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La difficile lingua del Pd

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Leggo con attenzione le cronache sulla corsa alla segreteria del Pd e non capisco. Avrà anche ragione Eugenio Scalfari a dire che tra Franceschini, Bersani e Marino si sta svolgendo un dibattito serio. Ma quanti potranno apprezzarla questa serietà se occorre un dizionario di politichese per cogliere le differenze di linea o se tutto si limita a un battibecco più o meno cifrato? L’altro giorno Franceschini ha detto che il suo Pd “sarà solido ma non degli anni ’50”. E Bersani ha risposto “che è da cretini pensare a partiti di 50 anni fa”. Boh. Che avranno voluto dire?

Tessere moltiplicate e voti spariti
Per giorni la nomenklatura del pd si è accapigliata intorno al problema. Grillo sì Grillo no. Ottenendo l’esatto risultato che Grillo si aspettava quando ha chiesto di partecipare alle primarie. E cioé una babele di voci e di insulti che ha mostrato un gruppo dirigente chiuso a riccio a difesa di se stesso. E mentre ci si azzuffava su Grillo neanche una parola sui 4 milioni e passa di voti che il Pd ha perduto per strada dalle elezioni già non brillantissime del 2008. Non una sillaba sullo scandalo delle tessere che in Campania e nel Lazio si stanno moltiplicando per incanto, guarda caso, proprio alla vigilia del congresso.

La lingua di Obama
Per farsi capire dai loro elettori sempre più disamorati basterebbe che i nostri cari dirigenti ripassassero i discorsi di Barak Obama. Uno che parla di uomini, donne, giovani e vecchi e non del partito solido e liquido. Sentite questa frase:” Non possiamo dire ai nostri giovani di andare bene a scuola e poi non aiutarli quando tornano a casa”. E’ così difficile parlare al cuore della gente?

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