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Un carniere elettronico

C’è il carniere da riempire in un viaggio in Africa. Può essere semplicemente l’anima, da stipare di sensazioni, di quel che può dare vivere questo mondo perduto e l’incontro con gli animali. E allora è facile. Basta usare i sensi, la mente per trasformare tutto in quel che saranno ricordi. Poi c’è la macchina fotografica, anch’essa capace di catturare ricordi. Perché per fortuna gli atroci trofei africani che tappezzano le pareti dei saloni dei manors britannici non sono più un vanto. E a questo punto il protagonista è solo uno: il teleobbiettivo. Il più potente possibile e il più luminoso possibile, il più gigantesco possibile. E’ vero, un tele potente fa la differenza nella fotografia naturalistica, perché secoli di caccia hanno reso diffidenti gli animali. Con tutto quel che segue.

E a questo punto il protagonista è solo uno: il teleobbiettivo. Il più potente possibile e il più luminoso possibile, il più gigantesco possibile.

Per esempio affrontare il problema del trasporto, dal momento della partenza da casa e poi durante il viaggio, perché un 600 millimetri F 4 può essere ingombrante come un bambino, poi procurarsi un solido cavalletto, inevitabilmente ingombrante anche questo, e poi pensare di dover gestire tutto questo tra gli scossoni della jeep. Mettendo in conto di dover scendere ogni volta e di doverlo piantare ogni volta quel maledetto cavalletto. Da dilettanti si resiste a fatica al fascino di un gigantesco tele. Guardate una Land Rover in safari: è irta di protuberanze tenute a fatica da affaticati safaristi.

In realtà per non trasformare la vacanza in un piccolo dramma e se non siete professionisti, la cosa più importante di cui tener conto è la leggerezza. Accontentatevi di uno zoom che arrivi a 200 millimetri, anche poco luminoso, così è più piccolo, perché la luce in Africa non manca, aggiungendo magari per l’emergenza un duplicatore di focale nel caso quel leopardo non ne voglia sapere di mettersi ad una distanza ragionevole. Mettetevelo sulle ginocchia e non abbandonatelo mai dal primo minuto fino all’ultimo perchè gli animali sono imprevedibili. E in tasca tenete una compatta. Di quelle moderne con zoom dall’escursione spaventosa: serve come la Dillinger di riserva che i pistoleri del West tenevano sotto la giacca a far da supporto alla Colt alla fondina. Come una Canon G1x Mark II per dire, la compatta usata per i filmati pubblicati qui. Piccola, tascabile, quasi miracolosa per quel che riesce a fare. Le foto invece sono state scattate con Canon EOS 5D Mark IV, EOS 7D, obiettivi dal EF24-70/2.8 fino al 300mm/2.8 spesso in abbinamento con in duplicatore originale. Raccomandazione, l’autonomia. Partite con una scorta adeguata di batterie e di schede fotografiche. Esattamente il doppio di quel che pensate che possa servire.

Foto di Luca Venturi
Video di Sergio Pitamitz
Grafica di Pierpaolo Balani

Un carniere elettronico

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