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domenica 18/06/2017

Raggi, non passi lo straniero

Virginia Raggi, sindaca di Roma, ha capito e ha condiviso subito la sua scoperta con i cittadini: migranti e rom sono le piaghe. Basta allontanarli dalla città per eliminare le bande di topi, le incursioni improvvise dei gabbiani rapaci, il tappeto di ciò che resta delle sigarette semi fumate che, in Europa, sono un’esclusiva di Roma. E non ti capiterà più di dare calci alle bottigliette vuote di plastica e inciampare in quelle da un litro e mezzo abbandonate da comitive di vagabondi (ovvio, migranti o rom) intorno alle fontane. Anche il lavaggio dei piedi e i selfie dentro l’acqua delle fontane, finalmente finiranno, se migranti e rom verranno finalmente tenuti lontani da Roma.

Ma c’è di più, nella giusta rivolta guidata dal sindaco di Roma: vi rendete conto che in questa città, che poi è la Capitale, migranti e rom girano senza sosta per le strade strette del centro, intasando tutto, con immensi autobus a due piani per godersi senza disturbo la vista della Città Eterna? Vi rendete conto che il parcheggio di quegli autobus blocca interi quartieri di Roma? Ma se voi impedite l’arrivo anche di un solo migrante in più, e cacciate con le ruspe l’ultimo rom, la città è salva. Roma tornerà quasi automaticamente una città modello. Non vedete già adesso che il tappeto di cicche che copre le strade di Roma, come per miracolo, volerà via insieme ai gabbiani rapaci, mentre inizia la grande fuga dei topi, a cui sarà dedicato qualche indimenticabile racconto per bambini (Virginia Raggi, “La liberazione di Roma”)? Importante ricordare l’autorevole intimazione del leader Grillo, con quella sua dura ma saggia sequenza di “sei fuori”, avvertimento fermo a coloro che fanno cose inaudite ed estranee alla nostra civiltà, come mendicare nella metro. Insomma, l’opinione pubblica si fa più compatta e su questa compattezza si fonda la nuova politica elettorale dei Cinque Stelle: chiudi la porta al nero, sfonda la porta al campo nomadi e hai risolto il problema. O almeno la percezione del problema. Perciò ti votano. Di tutto ciò che ho scritto fin qui, è vera solo l’ultima frase, la ricerca del voto anche a prezzi umani e morali molto alti e anche a costo di raccontare storie e numeri non veri.

Roma sta soffrendo molto perché non è governata, perché è preda di un turismo incontrollato e selvaggio, perché non ha polizia (Pubblica sicurezza, Carabinieri) adeguata per numero di persone e qualità dei mezzi, perché un popolo senza controllo di “turisti”, in preda a vendite e offerte senza connessioni e senza limiti, a viaggi “low cost” senza sicurezza, al nuovo tipo di ospitalità dentro le case (AirB&B) controllate da nessuno (quanti arrivi, da dove, per quando, per quanto?) che entra nella città da punti ignoti e mal serviti (chi arriva non trova nessuno a cui rivolgersi, e ha subito l’impressione, che si diffonde sulla città, che tutto sia possibile e niente sia regolato o sorvegliato. È l’impressione giusta. Nessuno ha un’idea sul dove sia Virginia Raggi tutto il tempo. Ne conosciamo il buon gusto, il bell’aspetto e un gelido e svogliato rapporto con “il pubblico”, quando proprio deve parlare. “Lasciatemi in pace” sembra il suo motto, poco adatto al compito, ma frutto di un cattivo umore stabile. O almeno, nei momenti migliori, di un umore indifferente.

Qualcuno ha mai sentito il suono di una risata di Virginia Raggi? Chiunque facesse l’elenco dei problemi che il sindaco di Roma deve affrontare, e che comprendono il trasporto di massa, le scuole in ordine, rifiuti e pulizia, presenza costante della città sulla città (vigili urbani, divenuti fantasmi nella vita di Roma) accordi con Questore e Prefetto sui punti da sorvegliare e tranquillizzare, presenza fisica del sindaco, troverebbe che i gruppi umani detti “migranti” e i gruppi umani (immensamente più piccoli) detti rom non sono e non potrebbero essere un’emergenza.

Certo, c’è chi vende il prodotto paura, ma perché comprarlo usato da altri che ne hanno già tratto il frutto politico invece di vedere, con occhi nuovi, che la vera emergenza di Roma è un turismo cresciuto in dimensioni pericolose, controllato da nessuno, composto da masse di persone che, incoraggiate dal vuoto e dall’isolamento in migliaia di stanze e appartamenti diversi (non più gli alberghi che avviavano a un rapporto civile con la città) si sentono libere di considerare tutto “low cost”, “bed and breakfast”, “do it yourself”, e dunque non necessariamente rispettabile, un vasto luogo colorful dove tu non hai alcun dovere verso nessuno, anche perché nessuno lo ha verso di te: e i tavolini selvaggi sono un simbolo ma anche un forte incoraggiamento al “fai come vuoi”. Se qualcuno ti indica 4000 migranti e meno di 700 rom come “l’emergenza” soffre di strabismo. Oppure di opportunismo. Roma senza presenza-guida e senza governo, intanto, è invasa da milioni di predatori da un giorno detti “turisti”. Ciascuno, per ogni giorno, ne rompe un pezzo.

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