Germania

E’ l’unico Paese Ue, oltre all’Italia, dove le mafie italiane si sono fatte notare per un fatto di sangue eclatante: la strage di Duisburg nella notte del 15 agosto 2007, nella quale sei calabresi che lavoravano alla pizzeria “Da Bruno” furono sterminati a colpi di arma da fuoco. Una strage – dimostrerà poi il processo celebrato a Locri e chiuso definitivamente in Cassazione nel 2016 - maturata nell’ambito della faida di San Luca, paesino dell’Aspromonte calabrese, con il clan Nirta-Strangio in veste di carnefice e i rivali Pelle-Vottari in quello di vittime. Ma che ha posto con un clamore senza precedenti il tema della presenza delle mafie italiane in Europa.

Eppure le mafie italiane sono presenti in Germania almeno dagli anni Settanta, come dimostrano alcune richieste di assistenza giudiziaria risalenti a quegli anni, riportate da Francesco Forgione in Mafia export. “’Ndrangheta, camorra e Cosa nostra seguono il flusso degli italiani emigrati nell’Europa settentrionale già dagli anni Cinquanta”, nota la ricercatrice Verena Zoppei, attivista di Mafia Nein Danke. E negli anni Novanta, secondo uno studio congiunto della Direzione investigativa antimafia italiana e del Bundeskriminalamt, la polizia federale tedesca, erano un centinaio i residenti in Germania affiliati o con contatti con clan mafiosi, in particolare nel Baden Württemberg (oltre il 50%), nel Nord Reno Vestfalia e in Assia, con tentativi di stabilire contatti con il potere politico locale (semestrale Dia 1993).

Contatti messi in luce dall’indagine Galassia sul riciclaggio di denaro sporco, che nel 1993 portò in carcere un centinaio di calabresi nella zona di Stoccarda (la maggior parte poi assolti nel processo italiano). Tra loro, ricorda la Taz in un articolo del 10 marzo 2010, “il proprietario di una gastronomia amico di lunga data di diversi politici del Baden-Württemberg e in primo luogo di Günther Oettinger, governatore dello Stato dal 2005”. Si venne poi a sapere che l’ex ministro della giustizia del Land, Thomas Schäuble (futuro ministro delle Finanze tedesco, ndr)aveva informato il suo compagno di partito Oettinger sulle indagini di mafia a suo carico”. “La metà dei gruppi criminali identificati in Germania appartengono alla ‘ndrangheta che è il maggior gruppo criminale sin dagli anni Ottanta”, ebbe a dire nel 2013 Jörg Ziercke, il presidente della Bka.

Esemplare il caso di Singen, cittadina di 33mila abitanti del Baden-Württenberg, dove risiedono circa 4mila persone di origine calabrese. E dove nel marzo del 2011 l’inchiesta Crimine 2 della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, in collaborazione con la polizia tedesca, ha portato alla scoperta di una locale di ‘ndrangheta guidata, secondo l’accusa, da Bruno Nesci, originario di Fabrizia (Reggio Calabria) un personaggio in continuo contatto con i vertici del “Crimine” in Calabria. La polizia del Land riesce a registrare in un bar una riunione della locale, il 20 dicembre 2009, con tanto di antiche formule rituali: “Con ferri e catene io battezzo…”. Dalle intercettazioni emergono fra l’altro le mire espansionistiche della locale rivale di Frauenfeld, in Svizzera, verso il territorio tedesco.

Nell’ordine di custodia cautelare di Crimine 2 si legge inoltre che sono “accertate” delle “propaggini” della ‘ndrangheta anche “a Rielasingen, Radolfzell, Ravensburg, Engen e Francoforte”. Nel 2010, la Direzione nazionale antimafia ha ha stilato un elenco delle famiglie di ‘ndrangheta presenti nel Paese. Tra queste, Romeo, Pelle-Vottari, Nirta-Strangio (da San Luca), Farao (da Cirò Marina, Crotone), Mazzaferro (Marina di Gioiosa Ionica, Reggio Calabria). Nel 2012, inoltre, è stato ucciso in Sicilia Giuseppe Condello, ritenuto un emissario di Cosa nostra a Mannheim.

Ma non c’è solo la criminalità italiana. Per il 2015, il rapporto annuale del Bundeskriminalamt cita 566 indagini per crimine organizzato, per oltre un terzo legate al traffico di droga (37%), ma solo 12 per riciclaggio (2%). Su 8.675 “sospetti”, oltre il 63% sono “non tedeschi” (5.523). Tra questi, la nazionalità più rappresentata è quella lituana (990, l’11% del totale, legata soprattutto a un particolare tipo di truffe telefoniche), seguita dalla turca (841, il 10% del totale, per oltre la metà coinvolti nel traffico di droga con una recente tendenza a spostarsi dalla cannabis all’eroina e alla cocaina).

La Bka segnala anche 33 inchieste contro le mafie russofone, dominate per lo più dalle nazionalità georgiane, lituane e russe, ma anche da tedeschi di origine russofona. I gruppi criminali composti da italiani individuati nel 2015 sono stati 21, di cui 12 convolti nel traffico di droga, tre nella contraffazione, due nel riciclaggio; 17, riporta sempre il Bka, riguardavano presunti gruppi mafiosi (8 per ‘ndrangheta, tre per camorra, due per Cosa nostra e una per stidda, una mafia minore siciliana); tre avevano connessioni dirette con gruppi mafiosi italiani, in un caso con la criminalità pugliese. Gli italiani messi sotto inchiesta per crimine organizzato sono stati 113 nel 2016, a cui si aggiungono i 255 ancora indagati dagli anni precedenti, per un totale di 368. Le inchieste per crimine organizzato hanno portato al sequestro cautelativo di beni per 65 milioni di euro (erano 90 nel 2014). Ben 107 indagini sono state originate nel Land Nord Reno Westfalia, seguito dalla Baviera, con 70 indagini.

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