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	<title>Il Fatto Quotidiano</title>
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		<title>Inchiesta Penati: Procura Monza chiede sequestro di 15 milioni a società gruppo Gavio</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 21:30:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nuovi, possibili sviluppi sulla vicenda giudiziaria che ha coinvolto Filippo Penati, ex presidente della Provincia di Milano nonché capo della segreteria politica di Pier Luigi Bersani, accusato dai pm di corruzione e concussione per un presunto giro di tangenti. In questi giorni, infatti, secondo quanto pubblicato dal quotidiano Libero, la Procura della Repubblica di Monza ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/08/penati-PD_interna.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-153894" title="penati PD_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/08/penati-PD_interna.jpg" alt="" width="295" height="152" /></a>Nuovi, possibili sviluppi sulla vicenda giudiziaria che ha coinvolto <strong>Filippo Penati</strong>, ex presidente della Provincia di Milano nonché capo della segreteria politica di <strong>Pier Luigi Bersani</strong>, accusato dai pm di corruzione e concussione per un presunto giro di tangenti. In questi giorni, infatti, secondo quanto pubblicato dal quotidiano <em>Libero</em>,<em> </em>la Procura della Repubblica di Monza ha chiesto il sequestro preventivo di 15 milioni di euro di proprietà della Codelfa spa, società del gruppo Gavio. Una richiesta che però non è stata accettata dal gip <strong>Anna Magelli</strong>, che ha rigettato l&#8217;istanza. I magistrati hanno presentato ricorso contro la decisione del giudice per le indagini preliminari e la prossima settimana sarà il Tribunale del Riesame a decidere sulla richiesta di sequestro preventivo.</p>
<p>Il collegamento tra la richiesta del sequestro di 15 milioni e l&#8217;indagine su Filippo Penati deriva dal fatto che proprio la Codelfa spa è la società attraverso cui nel 2008 &#8211; sotto forma di caparra per un&#8217;operazione immobiliare mai avvenuta &#8211; vennero versati due milioni di euro all&#8217;imprenditore <strong>Pietro Di Caterina</strong>, il quale ha rivelato di aver pagato mazzette all&#8217;esponente di spicco del Partito democratico lombardo. Secondo gli inquirenti, quel pagamento sospetto è &#8220;parte della tangente per l&#8217;acquisto da parte della Provincia di Milano del 15 per cento delle azioni della Milano-Serravalle avvenuto in data 29 luglio 2005&#8243;.</p>
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		<title>Mancata tutela sulla salute dei lavoratori  A giudizio nuovi e vecchi vertice di Enel</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 21:18:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Frangini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I vertici dei colossi energetici italiani finiranno a processo. L’amministratore delegato di Enel Fulvio Conti, il suo predecessore Paolo Scaroni, oggi amministratore di Eni, e l’ex numero uno Francesco Luigi Tatò, sono stati rinviati a giudizio dal Giudice per le udienze preliminari di Rovigo Alessandra Testoni. I tre sono accusati, a vario titolo, di omissioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I vertici dei colossi energetici italiani finiranno a processo. L’amministratore delegato di Enel <strong>Fulvio Conti</strong>, il suo predecessore <strong>Paolo Scaroni</strong>, oggi amministratore di Eni, e l’ex numero uno <strong>Francesco Luigi Tatò</strong>, sono stati rinviati a giudizio dal Giudice per le udienze preliminari di Rovigo <strong>Alessandra Testoni</strong>. I tre sono accusati, a vario titolo, di omissioni dolose di cautele contro disastri e infortuni sul lavoro. Nel mirino degli inquirenti sono finte in tutto dieci persone, tra ex funzionari e dirigenti, per l’attività della centrale di Polesine Camerini a Porto Tolle, in provincia di Rovigo, nel periodo in cui il maxi impianto al confine con l’Emilia Romagna era alimentato ad olio combustibile.</p>
<p>Secondo l’accusa, gli imputati, all’epoca dei fatti contestati (dal 1998 al 2002) e “ciascuno limitatamente ai periodi di competenza (…) omettevano di collocare e far collocare impianti e apparecchi destinati a prevenire disastri e/o infortuni sul lavoro consistiti nel pericolo dell’insorgenza o nell’aggravamento di malattie respiratorie, nonché di bronco reattività aspecifica, asma e rinite allergica, e malattie cardiovascolari, in dipendenza dell’ inalazione e ingestione di sostanze inquinanti”.</p>
<p>Questo si legge nella richiesta di rinvio a giudizio formulata dal sostituto procuratore <strong>Manuela Fasolato</strong> che oggi è stata accolta in pieno dal Gup di Rovigo. In altre parole ci sarebbe stato un mancato adeguamento che, secondo la Procura &#8211; che a sua volta si basa su uno studio delle aziende sanitarie sui bambini tra gli zero e i 14 anni &#8211; avrebbe avuto ripercussioni pesanti. Gli accertamenti, poi finiti sotto la lente dei consulenti,  vennero fatti su svariati minori residenti nei Comuni veneti di Porto Tolle, Porto Viro, Ariano nel Polesine, Taglio di Po, Rosolina e in quello di Mesola, nel Ferrarese. Comuni individuati attraverso un approfondimento epidemiologico delle Asl di Rovigo e Adria  condotto tra il 1998 e il 2006. In particolare venne preso in esame il periodo tra il 1998 e il 2002 durante il quale, secondo l’accusa, “è stata calcolata nella misura dell’11% di tutti i ricoveri, la percentuale legata alle patologie respiratorie”. La prima udienza è fissata per il prossimo 24 settembre. Parti offese  il Comitato Cittadini liberi di Porto Tolle difeso dall’avvocato Matteo Ceruti del foro di Rovigo, i Comuni le Province e le Regioni interessante – Veneto ed Emilia Romagna – l’Ente Parco Delta del Po,  l’Ente Parco Emilia Romagna, il Ministero dell’Ambiente e il Ministero della Salute.</p>
<p>Alla luce dell’accaduto, dal canto suo Enel fa sapere di attendere “con fiducia il giudizio di merito”, nella “piena convinzione di aver sempre operato nel rispetto delle leggi e nell’interesse della collettività”.   Mentre l’avvocato Luigi Migliorini, che assiste alcuni Comuni e l’Ente Parco Delta del Po, plaude all’attività del sostituto procuratore Manuela Fasolato che ha avuto “il grande merito di svolgere un colossale e doveroso lavoro d’indagine che ha ottenuto, almeno per adesso, il giusto riconoscimento”.</p>
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		<title>Commissione direttivi del Csm: Giuseppe Pignatone nuovo procuratore capo a Roma</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 20:56:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_189670" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/pignatone_interna.jpg"><img class="size-full wp-image-189670" title="pignatone_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/pignatone_interna.jpg" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Giuseppe Pignatone, attuale procuratore di Reggio Calabria</p></div>
<p>L&#8217;attuale procuratore di Reggio Calabria, <strong>Giuseppe Pignatone</strong>, sarà il prossimo capo della Procura di Roma, dove prenderà il posto di <strong>Giovanni Ferrara</strong>, diventato sottosegretario del governo Monti. Per la conferma definitiva servirà il sì del plenum del Consiglio superiore della magistratura, ma questo passaggio sembra quasi una formalità in considerazione del fatto che il nome di Pignatone è stato indicato all&#8217;unanimità dalla Commissione direttivi del Csm, il che rende praticamente scontato il via libera alla nomina.</p>
<p>Giuseppe Pignatone, 62 anni, si insediò alla guida della Procura di Reggio Calabria quattro anni fa e da allora il magistrato siciliano ha guidato una lotta senza quartiere alla &#8216;ndrangheta. Prima dell&#8217;esperienza calabrese, il procuratore era stato a Palermo, dove da procuratore aggiunto aveva, tra le altre cose, coordinato le indagini che hanno poi portato alla cattura di <strong>Bernardo Provenzano</strong>. Nei quattro anni alla guida della procura reggina, Pignatone &#8211; oggetto anche di pesanti intimidazioni mafiose &#8211; ha guidato una serie di indagini contro le cosche di Reggio Calabria e provincia culminate nell&#8217;operazione del 13 luglio 2010 in Italia e all&#8217;estero, con oltre 300 arresti.</p>
<p>Anche grazie al coordinamento con la procura della Repubblica di <strong>Milano</strong>, poi, le indagini di Pignatone e dei suoi pm ha portato al delinearsi di una struttura unitaria delle cosche della &#8216;ndrangheta calabrese, capaci di inserirsi di prepotenza nel tessuto economico e sociale di molte regioni del nord (Lombardia, Piemonte e Liguria in primo luogo) ma di far rimanere la testa dell&#8217;organizzazione a Reggio Calabria. Un quadro a tinte fosche, quindi, testimoniato anche dai sequestri e dalle confische di beni dal 2008 in avanti, dalle indagini sul narcotraffico, sui rapporti con la politica, dall&#8217;area grigia. L&#8217;ultimo allarme di <strong>Pignatone </strong>è arrivato il primo febbraio scorso, in un convegno in cui il procuratore ha descritto la situazione reggina dopo gli ultimi sviluppi: &#8220;Non c&#8217;è &#8211; ha detto &#8211; una sola fetta sociale vergine e i rischi di contagio sono costanti. Ciò è essenzialmente dovuto al crescente ruolo degli enti locali, agli appalti, alle assunzioni, alla fornitura dei servizi, nel quadro del controllo del territorio che le cosche perseguono. Interfacciarsi con i politici, per la &#8216;ndrangheta, significa governare la clientela che aumenta il suo potere e il suo &#8216;riconoscimento sociale&#8217;&#8221;. E infine una considerazione: non c&#8217;è &#8220;così come per il terrorismo, la figura di un &#8216;grande vecchio&#8217; che sta dietro ogni decisione delle cosche, sia singolo o come gruppo di persone, poiché le indagini finora svolte danno sì un&#8217;idea unitaria del fenomeno, ma è illusorio credere che basterebbe individuare e colpire quella &#8216;figura&#8217; per sconfiggere definitivamente la &#8216;ndrangheta&#8221;.</p>
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		<title>Allarme corruzione nel calcio dell&#8217;Est Europa&#8220;Un quarto dei giocatori sa di partite falsate&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 20:12:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Pisapia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La corruzione è parte costituente dei campionati di calcio. Questa considerazione non è contenuta nelle motivazioni rese pubbliche ieri della sentenza che ha portato alla condanna di Moggi nel processo per Calciopoli. E nemmeno nelle indiscrezioni relative all&#8217;interrogatorio dell&#8217;ex barese Masiello, secondo le quali l&#8217;intero campionato di Serie A 2010-11 sarebbe falsato causa scommesse. E&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_189601" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/Anthony-Higgins_fifpro_interna.jpg"><img class="size-full wp-image-189601" title="Anthony Higgins_fifpro_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/Anthony-Higgins_fifpro_interna.jpg" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Anthony Higgins, direttore generale del sindacato mondiale dei calciatori</p></div>
<p>La corruzione è parte costituente dei campionati di calcio. Questa considerazione non è contenuta nelle motivazioni rese pubbliche ieri della sentenza che ha portato alla condanna di <strong>Moggi </strong>nel processo per <strong>Calciopoli</strong>. E nemmeno nelle indiscrezioni relative all&#8217;interrogatorio dell&#8217;ex barese <strong>Masiello</strong>, secondo le quali l&#8217;intero campionato di Serie A 2010-11 sarebbe falsato causa scommesse. E&#8217; piuttosto la costatazione che deriva dalla lettura del <em><a href="http://www.fifpro.org/img/uploads/file/FIFPro%20Black%20Book%20Eastern%20Europe%20WEB%20DOWNLOAD.pdf" target="_blank">Libro Nero del Calcio Est Europeo</a></em>.</p>
<p>Presentato oggi in una conferenza stampa a Bruxelles, il <em>Libro Nero</em> è il risultato di un&#8217;indagine cominciata due anni fa e condotta da una <em>task force</em> allestita dal <strong>Fifpro</strong>, il sindacato mondiale dei calciatori professionisti, con sede a <strong>Hoofddorp</strong>, in Olanda. L&#8217;inchiesta ha lo scopo di palesare il mancato rispetto dei diritti dei calciatori professionisti dell&#8217;est Europa, studiarne le conseguenze sul piano della regolarità dei campionati, e stabilire infine se il sistema di licenze messo in atto dalla <strong>Fifa</strong>, e amministrato dalle federazioni nazionali, sia sufficiente a proteggere i diritti dei calciatori.</p>
<p>A seguito di una riunione dei sindacati nazionali dei calciatori di Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria, Kazakhstan, Montenegro, Polonia, Russia, Serbia, Slovenia e Ucraina, è stato redatto un questionario, alle cui domande in questi due anni hanno risposto, ottenendo di rimanere anonimi, oltre <strong>3400 calciatori </strong>professionisti di quei campionati. Sono prese in considerazione le prime divisioni ma anche, e soprattutto, i campionati minori. E i risultati dell&#8217;inchiesta sono impietosi: un quarto dei calciatori intervistati (il 23,6 per cento) ha ammesso di essere a conoscenza che nel proprio campionato le partite sono falsate e i risultati decisi in anticipo; in <strong>Russia</strong>, dove verranno disputati i mondiali del 2018, i calciatori che hanno diretta conoscenza che le partite sono truccate sono addirittura il 43,5 per cento. Inoltre, l&#8217;11,9 per cento degli intervistati ha ammesso di essere stato contattato personalmente da membri di organizzazioni criminali per aggiustare i risultati di partite della propria squadra. In <strong>Grecia </strong>questa percentuale supera il 30 per cento.</p>
<p>E qui la <strong>Fifpro </strong>offre una prima chiave di lettura. Secondo il sindacato calciatori, la corruzione è direttamente proporzionale al mancato pagamento degli emolumenti dovuti ai calciatori da parte delle società. &#8220;Nell&#8217;Europa dell&#8217;est i giocatori spesso non sono pagati entro i termini stabiliti, o non sono pagati del tutto – ha spiegato <strong>Anthony Higgins</strong>, direttore generale di Fifpro, alla <em><strong>Bbc </strong></em>- Diventano più vulnerabili e quando poi sono avvicinati dalle organizzazioni criminali è più facile che siano corrotti&#8221;. Infatti, oltre il 41 per cento degli intervistati ha detto di non ricevere lo stipendio con regolarità, il 5,5 per cento ha raccontato che possono passare più di sei mesi prima di vedere il primo stipendio e il 2,2 per cento anche un anno o più. C&#8217;è poi anche un problema legato ai <strong>bonus</strong>, la nuova formula con cui le società pagano i calciatori riuscendo a tenere basso il tetto stipendi: il 53,4 per cento ha detto di non aver mai ricevuto i bonus concordati al momento della firma del contratto. Il risultato è che, dei 4 giocatori su 10 che lamentano ritardi o mancanze nei pagamenti, più della metà ha poi ammesso di essere stata contattata da organizzazioni criminali per falsare una partita.</p>
<p>Se il 92 per cento dei <strong>calciatori </strong>intervistati è consapevole che la sua squadra versa in serie difficoltà economiche, almeno un terzo ha raccontato di avere subito pressioni da parte del club di appartenenza per rinnovare o rescindere il contratto. Il 15 per cento ha raccontato di essere costretto ad allenarsi da solo, il 12 per cento di essere vittima di violenza psicologica e il 10 per cento di violenza fisica, tramite vessazioni o episodi di <strong>bullismo </strong>che possono essere addebitati alle società. Anche qui è evidente il collegamento tra giocatori vittime di pressioni o violenze e quelli che sono poi contattati per combinare i risultati delle partite, con la percentuale che sale a oltre un terzo del totale rispetto alla media dell&#8217;11,9 per cento. &#8220;Sono risultati assai preoccupanti &#8211; conclude <strong>Higgins </strong>- Questa inchiesta deve servire da sveglia per il mondo del calcio in generale, compreso quello dell&#8217;Europa occidentale&#8221;.</p>
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		<title>Puglia, politica dei fratelli coltelli: Pd litiga  per il dopo Vendola, il Pdl per la leadership</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 19:59:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tiziana Colluto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sergio Blasi contro Michele Emiliano, Raffele Fitto contro Alfredo Mantovano. Le strategie future del Pd in vista del dopo Vendola (e, perché no, del dopo Monti) e la leadership del Pdl nei congressi, dove non sono mancate strane vicende, come quella delle 140 tessere &#8216;a loro insaputa&#8217; emersa a Bari. Che si parli di centrodestra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_189644" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/emiliano_fini_bari_interna.jpg"><img class="size-full wp-image-189644" title="emiliano_fini_bari_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/emiliano_fini_bari_interna.jpg" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Michele Emiliano e Gianfranco Fini a Bari</p></div>
<p><strong>Sergio Blasi</strong> contro <strong>Michele Emiliano</strong>, <strong>Raffele Fitto</strong> contro <strong>Alfredo Mantovano</strong>. Le strategie future del Pd in vista del dopo Vendola (e, perché no, del dopo Monti) e la leadership del Pdl nei congressi, dove non sono mancate strane vicende, come quella delle 140 tessere &#8216;a loro insaputa&#8217; emersa a Bari. Che si parli di centrodestra o centrosinistra, quello che sta vivendo la politica pugliese è un momento di grandi movimenti politici, con vecchie alleanze che vacillano e nuove che fanno saltare equilibri apparentemente consolidati. Minimo comune denominatore il carattere interno degli scontri: più lotte intestine che semplice dialettica tra colleghi di partito.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>NEL PARTITO DEMOCRATICO</strong></span> <span style="color: #ff0000;"><strong>E&#8217; SCONTRO PER IL DOPO VENDOLA</strong></span><br />
Quando è arrivato, all&#8217;improvviso, ha rubato la scena anche al Presidente della Camera. <strong>Michele Emiliano</strong>, sindaco di Bari e presidente regionale del Pd, ieri sera è stato accolto con un applauso dal popolo che all&#8217;hotel Tiziano, a Lecce, era intento ad ascoltare <strong>Gianfranco Fini</strong>, lì non nella sua veste istituzionale ma in quella di leader di partito. &#8220;Sono venuto apposta da Bari per salutarlo &#8211; ha detto Emiliano &#8211; e non soltanto perché è la terza carica dello Stato. Dopo l&#8217;evento pubblico, abbiamo avuto un colloquio privato di mezz&#8217;ora. C&#8217;è un rapporto personale tra me e lui. Inoltre, in consiglio comunale a Bari il Terzo Polo è già in maggioranza. O meglio, sia Api che l&#8217;Udc lo sono. Fli si è costituito di recente e ci stiamo relazionando bene&#8221;.</p>
<p>Ma la presenza di Emiliano in prima fila, accanto all&#8217;europarlamentare finiano <strong>Salvatore Tatarella</strong> e alla senatrice di Io Sud <strong>Adriana Poli Bortone</strong>, non ha lasciato proprio indifferenti i democratici di Puglia. &#8220;Si sa com&#8217;è il sindaco di Bari, lui gira. Va un po&#8217; al congresso di Sel, un po&#8217; a quello del Pdl, ora da Fli. Noi, invece, siamo intenti a lavorare su un altro obiettivo, quello di isolare il Pdl e allargare all&#8217;Udc. Tutti dovrebbero essere impegnati a far questo. Ci sembra, al contrario, che Emiliano sia volubile, che ogni tanto cambi rotta&#8221;. Autore della tiratina d&#8217;orecchie è direttamente il segretario regionale del Pd, <strong>Sergio Blasi</strong>. Che tra lui e il &#8216;suo&#8217; presidente non ci sia empatia è noto. Ma Blasi nega che sulla pelle del partito stia man mano maturando uno strappo. &#8220;Solo punti di vista diversi. Lui crede nel leaderismo e nel personalismo, io no. E poi Emiliano non ha sue liste. Ha dichiarato che le organizzerà solo se glielo chiederà il Pd. Non lo faremo. Ad ogni modo, non ci sono le regionali alle porte&#8221;.</p>
<p>Blasi anticipa la domanda e questo tradisce nervosismo. I motivi della capatina leccese di <strong>Michele Emiliano,</strong> infatti, non si esauriscono solo nei confini politici del consiglio comunale del capoluogo. Di mezzo c&#8217;è, appunto, la questione regionale, la corsa al dopo <strong>Vendola</strong>, per cui Emiliano sta già scaldando i muscoli. Di più. Di mezzo c&#8217;è anche il progetto della lista civica nazionale lanciato proprio dal sindaco. &#8220;Il suo presupposto &#8211; spiega Emiliano &#8211; è che Pd, Idv e Sel riusciranno forse a vincere le prossime elezioni, ma non avranno la forza politica necessaria per attuare le riforme di sistema. Moltissime sono le persone che si interesserebbero ad un progetto del genere, se i suoi testimonial fossero non solo uomini di partito, ma anche grandi personalità della cultura o della scienza. La civica nazionale dovrebbe essere promossa da Pd, Idv e Sel, rispettare il programma della coalizione e far confluire tutte le forze in un unico gruppo parlamentare alla Camera e al Senato. Solo così i tre partiti potrebbero essere tanto forti da immaginare di costruire un accordo con il Terzo Polo, senza che i democratici subiscano l&#8217;aut aut dell&#8217;Udc, il suo &#8216;o con me o con Sel&#8217;, che sta portando il mio partito a polverizzarsi&#8221;.</p>
<p><strong>Blasi</strong>, però, bacchetta: &#8220;Di civico abbiamo già il Pd e basta quello. Se poi un iscritto costituisce un movimento suo, come dice lo statuto, è fuori dalle regole e fuori dal partito. Vedremo. Ne discuteremo a livello nazionale&#8221;. Parole che non scendono giù al sindaco di Bari, che replica a distanza: &#8220;<strong>De Magistris</strong> e Vendola sono d&#8217;accordo, solo il Pd ancora non si pronuncia nel merito. Se poi la mette su questo piano, allora è davvero un partito finito&#8221;.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>NEL PDL SFIDA PER LA LEADERSHIP TRA PEZZI DA NOVANTA</strong></span><br />
Ma Michele Emiliano e Sergio Blasi non sono gli unici fratelli coltelli di Puglia. Nel Pdl, i conterranei <strong>Raffaele Fitto</strong> e <strong>Alfredo Mantovano </strong>hanno abbandonato il fioretto e dissotterrato la sciabola. Si combatte a muso duro per i congressi. L&#8217;ex ministro agli Affari Regionali si è aggiudicato quello per l&#8217;elezione del segretario cittadino barese. La sua corrente, tuttavia, ha sì vinto, ma non convinto. I mantovaniani, secondo le previsioni, non avrebbero dovuto superare il tetto del 10 per cento. Invece, hanno sfondato quello del 33 per cento. &#8220;Da una parte c&#8217;erano tutti i parlamentari e i consiglieri regionali della città, tranne <strong>Lanzillotta </strong>- puntualizza l&#8217;ex sottosegretario &#8211; dall&#8217;altra solo due consiglieri comunali e un consigliere circoscrizionale. Ora non esistono più sudditanze o timori reverenziali. Questo fa pensare ad uno stop definitivo a scelte imposte dall&#8217;alto&#8221;.</p>
<p>Mantovano incita la base a scrollarsi di dosso l&#8217;egemonia di Fitto, il quale, da parte sua, non ha fatto mancare i colpi bassi. Così è stata letta la candidatura di <strong>Antonio Gabellone</strong> al congresso provinciale di Lecce del prossimo fine settimana. Gabellone, che corre in quota Fitto, di quella Provincia è già il presidente. &#8220;Fitto ha scelto di candidare un&#8217;istituzione e questo non potrà non avere ripercussioni anche sulle amministrative di maggio&#8221; ha tuonato l&#8217;ex sottosegretario. Che a sua volta ha calato il suo asso nella manica, il consigliere regionale <strong>Saverio Congedo</strong>. Con queste premesse, sarà proprio Lecce il vero campo di battaglia del Pdl in Puglia. &#8220;Se ne vedranno delle belle&#8221; scommettono gli anti- Fitto, che hanno come punto di riferimento anche <strong>Gaetano Quagliarello</strong>.</p>
<p>Di certo c&#8217;è che, qualunque sarà il risultato, lo strappo, anche qui, è già in atto e si è già pronti a impugnare la lente d&#8217;ingrandimento per passare al setaccio nomi e indirizzi dei tesserati. Si vuole evitare, insomma, che si ripeta lo scandalo prima di Vicenza, poi di Milano, infine di Bari, quello cioè delle tessere false. Tra i seimila iscritti del capoluogo pugliese, infatti, 139 sono risultati tutti residenti al civico 10 di <strong>via Colaianni</strong>, in un ufficio. A portare a galla l&#8217;anomalia, che potrebbe aver falsato l&#8217;elezione di <strong>Filippo D&#8217;Ambrosio Lettieri </strong>alla segreteria cittadina, sono stati <strong>Filippo Melchiorre</strong> e <strong>Massimo Posca</strong>, esponenti della mozione di minoranza. A completare il quadro, <strong>Fabio e Mingo</strong> di <em>Striscia La Notizia</em>. A loro, infatti, una delle persone dell&#8217;elenco ha dichiarato di non aver mai abitato in quel sottoscala e di non aver mai sottoscritto la tessera del partito. &#8220;L&#8217;indirizzo corrisponderebbe alla sede di un&#8217;associazione&#8221;, ha replicato l&#8217;onorevole pidiellino <strong>Francesco Paolo Sisto</strong>. E invece i due inviati hanno scoperto che si tratta di uno studio di consulenza, il cui responsabile è stato categorico: &#8220;Sono rimasto sorpreso quando hanno tentato di consegnare qui le tessere. Infatti questa non è un&#8217;associazione&#8221;.</p>
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		<title>San Marino, il viaggio dei soldi sporchi  In bici con gli euro in borraccia e nelle scarpe</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 19:50:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Yacht sulla darsena o bolidi pronti a scattare? Macché. Viaggiano in bici, meglio se di domenica o comunque nel weekend. Infilano i mazzi di banconote,]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/san-marino_er.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-189650" title="san marino_er" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/san-marino_er.jpg" alt="" width="620" height="241" /></a>Yacht sulla darsena o bolidi pronti a scattare? Macché. Viaggiano in <strong>bici</strong>, meglio se di domenica o comunque nel weekend. Infilano i mazzi di <strong>banconote</strong>, fascette da 500 euro, nelle borracce ma anche nelle finte solette delle scarpe, dove a quanto pare ci stanno fino a 10mila euro. E pure la biancheria intima resta un nascondiglio gettonato, soprattutto i reggiseno. In questi giorni di bufere e maltempo, magari, si saranno concessi un break. Ma sono pronti a ricominciare.</p>
<p>Li chiamano “amatori” o “corrieri del nero”, ma sono sempre meglio noti come &#8220;<strong>spalloni</strong>&#8221; i protagonisti dello scambio di denaro nero da e per San Marino. Le forze dell’ordine sanno che, ormai, i tempi dei viaggi sui mezzi di lusso sono finiti: non da oggi i nuovi corrieri sfrecciano sulla superstrada che collega l’Italia alla storica Repubblica “della libertà” soprattutto di domenica (quando la mattina gli istituti di credito a San Marino sono aperti), ogni volta pronti alla super salita che porta al monte Titano.</p>
<p>Se il<strong> governo Monti </strong>fin dal suo insediamento ha promesso lotta dura a tutti gli evasori, da queste parti la fuoriuscita dei capitali in nero appare sempre ben organizzata. Però la Guardia di Finanza di Rimini e la Guardia di Rocca sammarinese (analoga alla Polizia di frontiera italiana) non mollano la presa, se è vero che gli spalloni pizzicati sono in media tre ogni mese. L’Agenzia di informazione finanziaria di San Marino ha diffuso di recente gli ultimi dati disponibili: l’anno scorso 29 persone sono state beccate in flagrante proprio ai varchi d’ingresso della Repubblica, dove i guardiani della Rocca si appostano alla dogana e fermano tutti i sospetti. Centinaia e centinaia, certo, continuano a farla franca. Il 40% della somma confiscata resta alla Guardia di Rocca, poi scattano le sanzioni, amministrative e penali. Delle 450 segnalazioni di <strong>operazioni sospette</strong> giunte alla Finanza di Rimini dall’Unità di informazione finanziaria di Bankitalia, si calcola che almeno i tre quarti riguardino istituti bancari e fiduciarie sammarinesi.</p>
<p>L’Agenzia di informazione finanziaria sammarinese (Aif), secondo il proprio rapporto pubblicato a fine gennaio, rileva che nel 2010 le forze dell’ordine hanno scovato <strong>29 corrieri</strong> del nero con più di 10 mila euro in contanti addosso non denunciati. Sono state emesse multe per 49 mila euro. Certo, rispetto alla totalità dei controlli effettuati (oltre 7.500, più che raddoppiati dal 2009) la quota degli spalloni fermati non risulta un granché. Ma i 29, appunto oltre due al mese, vanno affiancati a quelli che la Guardia di Finanza pizzica sulla consolare per San Marino. E se nell’ultimo anno i Finanzieri hanno preferito lavorare sul Titano in altri modi alleggerendo, temporaneamente, i controlli sulla superstrada, nel 2009 sono state decine le persone beccate col contante nero con sé.</p>
<p>Dunque San Marino, tra blacklist e rapporti da recuperare con l’Italia, ancora per molti viene considerato un paradiso fiscale bello e buono. Con buona pace di <strong>Augusto Casali</strong>, segretario di Stato alle Finanze di San Marino, socialista sammarinese di lungo corso. Il quale, nel corso del dibattito sul bilancio 2012 della Repubblica in Consiglio grande e generale, a fine dicembre, ma anche nel corso di una puntata di Otto e Mezzo con Lilli Gruber, ha scandito: “Non siamo mai stati un paradiso fiscale”. Un’uscita perentoria, condita- non senza la consueta retorica- dalla “solidarietà a Garibaldi” o dalla “ospitalità a 100 mila sfollati riminesi durante la seconda guerra mondiale”.</p>
<p>Sta di fatto che nel 2010 sono state ben 296 le grandi operazioni finanziarie sospette. All’Aif sono giunte almeno il 15% in più di segnalazioni rispetto al 2009. Segnalazioni che in 17 casi sono diventate inchieste per <strong>riciclaggio</strong> su cui lavora la magistratura sammarinese, con la novità che sono sempre più le stesse banche a comunicare i movimenti sospetti. I settori in ballo? Gioco d’azzardo, auto di lusso, elettronica, smaltimento dei rifiuti, tanto per cambiare.</p>
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		<title>Massacrato a cinghiate sull&#8217;autobus  Le gang latine insanguinano Milano</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 19:48:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Franco</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Salgono sull’autobus fermo al copolinea. Sono una decina, indosso la felpa da banda latinoamericana. Si infilano il cappuccio in testa e veloci vanno verso i sedili in fondo, dove è seduto un ragazzo della <em>pandilla </em>rivale. Lo colpiscono in faccia con la fibbia della cintura. Lo trascinano per terra. Calci e pugni nello stomaco. Uno estrae un coltello e cerca di colpire più volte. La vittima si protegge con le braccia. Si divincola. Solo così riesce a salvarsi. Poche decine di secondi in tutto. Poi gli aggressori scendono in strada. Piazzale Lodi, zona sud-est di Milano. L’episodio, avvenuto a metà settembre 2011, è uno di quelli che oggi hanno portato all’arresto di 25 persone dai 16 ai 28 anni. Tra di loro due sono ragazze, mentre sette sono i minorenni. Un ricercato ancora libero. Giovani sudamericani, soprattutto ecuadoregni, coinvolti in cinque tentati omicidi e alcune rapine, secondo le accuse del pubblico ministero <strong>Adriano Scudieri</strong>, che ha coordinato le indagini del commissariato Mecenate.</p>
<p>Una guerra tra gang, fatta di raid punitivi e rappresaglie. I Latin King Luzbel alleati con i Neta e i Chicago contro i Trebol, gli Ms13 e i New York. Come armi, coltelli e cocci di bottiglia. Ma anche asce e machete. L’aggressione sull’autobus scatta contro un affiliato ai Trebol, che qualche tempo prima è stato visto parlare con la fidanzata di uno dei gruppi rivali. Uno sgarro da vendicare. Come da vendicare sono le coltellate sull’autobus: il 30 settembre è un appartenente ai Latin King Luzbel a essere aggredito all’interno della stazione della metropolitana di Cimiano. L’1 ottobre e il 23 novembre le ritorsioni: prima un membro dei Trebol viene ferito all&#8217;esterno della discoteca Secreta di via Boncompagni, poi uno degli Ms13 è aggredito in via Torino con una scure da cucina. La notte di Natale la vittima è dei Trebol: fuori dalla discoteca The Loft si becca un colpo di machete. Se la caverà con 80 punti di sutura. L’ultimo episodio è di appena due domeniche fa: i New York e gli Ms13 picchiano e rapinano un rivale su un vagone della linea gialla della metropolitana.</p>
<p>Episodi messi in fila nell’ordinanza con cui il gip di Milano <strong>Fabrizio D’Arcangelo</strong> ha disposto le 26 misure di custodia cautelare in carcere. E tra una violenza e l’altra, le vanterie su Facebook. Come quando sul profilo di uno degli aggressori – si legge nell’ordinanza &#8211; compaiono “immagini facenti riferimento alla banda rivale dei ‘Trebol’, associate a tombe e cimiteri, con chiaro riferimento a un sorta di ‘condanna a morte’ comminata ai rivali”. O come quando, il giorno stesso di una rapina, finisce sul social network la foto con il bottino: carta d’identità, scarpe, cellulare, berretto e t-shirt sottratti alla vittima. E intorno le mani dei vincitori in pose che sono simboli precisi: “Le dita incrociate riportate verso il basso rappresentano un forte disprezzo per la gang Neta”, scrive il gip. E di disprezzo sono pure i commenti sotto l’immagine, dove tra gli insulti in spagnolo compare un ‘hijos de puta’.</p>
<p>La maggior parte degli arrestati aveva precedenti penali. A scuola e al lavoro ci andavano di rado. Meglio incontrarsi nei parchi e cercare di controllare porzioni sempre più vaste di territorio: i Latin King la zona di Precotto, i Neta i giardini di largo Marinai d&#8217;Italia, gli Ms13 stabili nell&#8217;area di Maciachini e i Trebol radicati tra Romolo e Corsico. “Questi gruppi &#8211; spiega Paola Morsiani, dirigente del commissariato Mecenate &#8211; hanno un&#8217;organizzazione quasi militare: scelgono la vittima, l&#8217;accerchiano e usano una forza sproporzionata rispetto all’obiettivo”. Il gip D’Arcangelo sottolinea più volte i futili motivi delle loro azioni, legati solo alla rivalità tra diverse <em>pandillas</em>. “Gli indagati – si legge nell’ordinanza &#8211; hanno partecipato attivamente (e spesso anche armati) a violente e ingiustificate aggressioni, che si iscrivono nel preoccupante contesto di una aspra contrapposizione tra bande di giovani latinoamericani ormai tristemente nota e ampiamente degenerata”. Gli arresti di oggi intervengono su una faida che già nella primavera scorsa aveva portato a 24 ordinanze di custodia cautelare.</p>
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		<title>Roma, agguato a Primavalle. Ucciso un uomo con un colpo di pistola alla testa</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 19:42:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un uomo è stato assassinato in un agguato compiuto da dei killer in scooter. L&#8217;episodio si è consumato nel quartiere di Primavalle, in via di Torrevecchia. Si tratta della sesta vittima a Roma dall&#8217;inizio dell&#8217;anno. Mario Maida, questo il nome dell&#8217;uomo, aveva 61 anni ed era stato arrestato nel 2005 con l&#8217;accusa di aver ucciso il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/carabinieri_interna.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-189662" title="carabinieri_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/carabinieri_interna.jpg" alt="" width="295" height="152" /></a>Un uomo è stato assassinato in un agguato compiuto da dei killer in scooter. L&#8217;episodio si è consumato nel quartiere di Primavalle, in via di Torrevecchia. Si tratta della sesta vittima a Roma dall&#8217;inizio dell&#8217;anno. <strong>Mario Maida</strong>, questo il nome dell&#8217;uomo, aveva 61 anni ed era stato arrestato nel 2005 con l&#8217;accusa di aver ucciso il nipote, di 30 anni, per una faida familiare.</p>
<p>Maida è stato freddato con un colpo di pistola alla testa, mentre usciva da un parcheggio a bordo di una Mercedes Classe B. Due killer si sarebbero avvicinati all&#8217;auto con uno scooter, ed uno dei due avrebbe esploso almeno uno sparo. Il corpo è stato trovato a terra a poca distanza dalla vettura.</p>
<p>Si tratta del <strong>trentaseiesimo</strong> omicidio nella Capitale dall&#8217;inizio del 2011 e della quarta vittima in via di Torrevecchia dall&#8217;inizio dell&#8217;anno. Solo una settimana fa, all&#8217;inaugurazione dell&#8217;Anno giudiziario, il presidente della Corte d&#8217;Appello <strong>Giorgio Santacroce</strong> ha definito la provincia romana una &#8220;provincia da Romanzo criminale&#8221; con oltre trenta omicidi dall&#8217;inizio del 2011, tra Roma e l&#8217;hinterland, e parecchi episodi di gambizzazioni seguiti da scarsi risultati investigativi&#8221;.</p>
<p>Commenti sfiduciati giungono dal segretario del <strong>Pd</strong> Roma, <strong>Marco Miccoli</strong>: &#8220;A Roma continua la mattanza anche sotto la neve. La città è ormai senza controllo e allo sbando. Siamo arrivati al sesto omicidio dall&#8217;inizio dell&#8217;anno, l&#8217;ennesimo regolamento di conti in una città sempre più in mano alle bande criminali. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/05/sicurezza-roma-giunta-cambia-idea-materia-delle-amministrazioni/181833/" target="_blank">E&#8217; evidente come le promesse elettorali di Alemanno nel 2008 di una città più sicura siano evaporate nel nulla</a>&#8220;. Ed il deputato di <strong>Fli</strong> <strong>Fabio Granata </strong>ha aggiunto: &#8220;L&#8217;ennesimo omicidio a Roma  testimonia l&#8217;escalation criminale a Roma e il livello altissimo di presenza delle mafie sul territorio laziale. Altro che rom prostituzione e sicurezza. Si tratta, a partire dal sindaco, di iniziare a comprendere il livello gravissimo dell&#8217;inquinamento mafioso a cui si è arrivati&#8221;.</p>
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		<title>Nella discarica di Chiaiano c&#8217;è la camorra  Ma ad essere condannati sono i cittadini</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 19:28:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nello Trocchia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La discarica di Chiaiano a nord di Napoli, lo scorso novembre, è stata chiusa grazie anche all&#8217;impegno di comitati e cittadini che ne hanno denunciato l&#8217;illogicità della scelta, i limiti nella realizzazione e nella gestione. Le ditte che hanno allestito l&#8217;invaso, Ibi idroimpianti e Edilcar, in subappalto, sono state raggiunte da interdittiva antimafia e sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La discarica di <strong>Chiaiano </strong>a nord di Napoli, lo scorso novembre, è stata chiusa grazie anche all&#8217;impegno di comitati e cittadini che ne hanno denunciato l&#8217;illogicità della scelta, i limiti nella realizzazione e nella gestione. Le ditte che hanno allestito l&#8217;invaso, <strong>Ibi idroimpianti</strong> e <strong>Edilcar</strong>, in subappalto, sono state raggiunte da interdittiva antimafia e sono sotto indagine: la distrettuale antimafia di Napoli sospetta contiguità dei titolari con i clan <strong>Mallardo </strong>e <strong>Casalesi</strong>, oltre che l&#8217;uso di materiale scadente.</p>
<p>Ad oggi, gli unici a pagare, però, sono i rappresentanti dei comitati cittadini. In questi giorni sono stati notificati i decreti penali di condanna per 4 attivisti della <strong>Rete Commons</strong> che hanno violato la zona militare. La discarica, per volere del governo Berlusconi e dell&#8217;allora sottosegretario <strong>Guido Bertolaso</strong> è, infatti, sito militare. Lo scorso 16 luglio la zona è stata violata da <strong>Pietro Rinaldi</strong>, consigliere comunale di <em>Napoli è Tua</em>, <strong>Antonio Musella</strong>, portavoce di Commons, <strong>Ivo Poggiani</strong>, consigliere della VIII Municipalità e <strong>Palma Kaiser</strong> attivista dei comitati di Chiaiano. I quattro, insieme ad altri, avevano occupato la discarica per chiederne la verifica dello stato dei luoghi e la chiusura. Dopo quell&#8217;occupazione simbolica, la società provinciale, <strong>Sapna</strong>, che aveva in carico la gestione del sito, autorizzò un visita il 27 luglio successivo, al termine della quale un pozzo di percolato esplose.  Il primo agosto furono 300 le persone che occuparono la discarica di <strong>Chiaiano</strong>, violando nuovamente la zona militare.</p>
<p>Una zona militare che costa caro ai quattro attivisti, ma che non è servita ad evitare infiltrazioni della criminalità nella realizzazione della discarica. &#8220;Quando a passare erano i camion della <strong>camorra </strong>evidentemente i militari ci vedevano poco – commentano polemicamente gli attivisti – mentre quando entriamo noi tutti ci vedono benissimo&#8221;. Gli avvocati dei comitati stanno valutando l&#8217;eventualità di un ricorso contro il decreto penale di condanna. <strong>Antonio Musella</strong> difende quell&#8217;occupazione: &#8220;Abbiamo dato il via ad una mobilitazione permanente che ha condotto alla chiusura di quella discarica&#8221;. Per <strong>Pietro Rinaldi</strong>, consigliere comunale di Napoli è Tua, non sempre le leggi sono sinonimo di giustizia: “ La nostra azione di violazione di una legge era finalizzata a denunciare un’ingiustizia l’allargamento della discarica, allargamento sul quale settimane dopo ha iniziato ad indagare anche la magistratura&#8221;. Lo stesso partito del sindaco di Napoli Luigi De Magistris, che Rinaldi sostiene in consiglio comunale, ha più volte proposto l’incandidabilità per i condannati: “ Penso &#8211; conclude Rinaldi &#8211; che esista reato e reato, quello contro la pubblica amministrazione nell’esercizio delle proprie funzioni non può essere paragonato all’atto di resistenza civile contro un’ingiustizia anche se consentita dalla legge”.</p>
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		<title>Milano, i senzatetto nel night che fu della &#8216;ndrangheta</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 17:59:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Baraggino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Su alcune delle porte interne c&#8217;è ancora il nome del locale: &#8216;For a King&#8216;, per un re. Si chiamava così il night club inaugurato dalla &#8216;ndrangheta all&#8217;interno del grande ortomercato di Milano. Un tributo al boss calabrese Salvatore Morabito e al suo potere in Lombardia. Gli arredi ci sono ancora, compreso il palo per la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su alcune delle porte interne c&#8217;è ancora il nome del locale: &#8216;<strong>For a King</strong>&#8216;, per un re. Si chiamava così il night club inaugurato dalla &#8216;ndrangheta all&#8217;interno del grande ortomercato di Milano. Un tributo al boss calabrese <strong>Salvatore Morabito</strong> e al suo potere in Lombardia. Gli arredi ci sono ancora, compreso il palo per la lap dance, ma oggi ci dormono i senzatetto. Quelli che il Comune salva dal freddo eccezionale di questi giorni.</p>
<p>“Avevo appena ascoltato l&#8217;appello dell&#8217;assessore <strong>Majorino</strong> alla radio”, racconta <strong>Luca Baschenis</strong>, responsabile ambiente e sicurezza della <strong>Sogemi</strong>, la società del Comune che gestisce i mercati annonari di Milano. “Perché non utilizzare il night club come rifugio per la notte?”. Un&#8217;idea abbracciata immediatamente dalla dirigenza di Sogemi, che in poche ore ha disposto i locali per l&#8217;emergenza freddo. “Grazie al Comune e alla Protezione civile questa notte ospitiamo più di quaranta persone”, spiega l&#8217;avvocato <strong>Stefano Zani</strong>, direttore generale dei mercati Sogemi, “un segnale importante anche per la brutta vicenda che ha interessato questo luogo”.</p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/milano-senzatetto-night-della-ndrangheta/189640/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Il &#8216;For a King&#8217; era stato inaugurato il 19 aprile del 2007, nel grande palazzo della Sogemi che domina l&#8217;immenso ortomercato. “Sogemi aveva dato in gestione i locali a un incensurato, e nella licenza si parlava di ristorazione”, racconta l&#8217;avvocato Zani. Ma la sera del grande debutto, oltre agli uomini del clan Morabito ci sono gli agenti della Squadra mobile, e tutto viene filmato. All&#8217;alba del 3 maggio il blitz della polizia fa scattare le manette per venti persone. Vengono sequestrati 250 chili di cocaina, e già nell&#8217;agosto del 2008 il gup di Milano <strong>Fabio Paparella</strong> emette 14 condanne in rito abbreviato. Quella per Salvatore Morabito vale 13 anni e 8 mesi. Nel processo, al quale seguiranno altre condanne in via ordinaria, i magistrati dichiarano Sogemi parte lesa.</p>
<p>Quanto fosse importante per la &#8216;ndrangheta un locale dove i muri erano del Comune lo spiegano <strong>Gianni Barbacetto</strong> e <strong>Davide Milosa</strong> nel libro <em>Le mani sulla città</em> (<strong>Chiarelettere</strong>). “La scelta provocatoria di aprire il For a King”, scrivono citando il pm <strong>Laura Barbaini</strong>, “dimostra la capacità di infiltrazione nelle strutture dell&#8217;Ortomercato di Milano da parte di Salvatore Morabito e dell&#8217;organizzazione criminale”. Una rete di cento società che attraverso gli appalti delle cooperative sfruttava uffici e strutture del grande mercato Comunale per riciclare i milioni del &#8216;king&#8217; Morabito. Un re che non avrebbe mai immaginato di cedere le sue stanze ai senzatetto e alle brandine della protezione civile.</p>
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		<title>Centomila palette di ghiaccio</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 17:41:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego Marani</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Saturno]]></category>
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		<description><![CDATA[Alemanno fuori pista spala neve al Colosseo. Un passato d&#8217;alpinista gli fu provvido torneo. Traditore il protettore incivile non gli disse che la neve il dittatore ben più d&#8217;uno ne sconfisse. Ma dov&#8217;è lo spazzaneve? Un vigliacco di tassista? (qui bestemmia viene greve) Uno straccio di fascista che fra tutto questo bianco sappia ritrovare il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alemanno fuori pista<br />
spala neve al Colosseo.<br />
Un passato d&#8217;alpinista<br />
gli fu provvido torneo.</p>
<p>Traditore il protettore<br />
incivile non gli disse<br />
che la neve il dittatore<br />
ben più d&#8217;uno ne sconfisse.</p>
<p>Ma dov&#8217;è lo spazzaneve?<br />
Un vigliacco di tassista?<br />
(qui bestemmia viene greve)<br />
Uno straccio di fascista</p>
<p>che fra tutto questo bianco<br />
sappia ritrovare il nero?<br />
Giace il cingolo stanco<br />
seppellito al cimitero&#8230;</p>
<p>Il saluto fa il romano<br />
allo schermo del tiggì:<br />
&#8220;Se vedete Alemanno<br />
or mandatecelo qui!&#8221;</p>
<p>Ma Alemanno fuoripista<br />
spala neve al Campidoglio.<br />
Un passato di frontista<br />
Gli dà di gomito l&#8217;olio.</p>
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		<title>Il grande gelo del credito</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 17:36:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Onado</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category>
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		<description><![CDATA[Per le imprese italiane l’accesso al credito è sempre più selettivo e sempre più costoso. I dati pubblicati in questi giorni non lasciano dubbi: da quando è stata lanciata l’ampia indagine qualitativa sul mercato del credito nell’area dell’euro, cioè dal 2003, la situazione delle imprese italiane non è mai stata così difficile e soprattutto peggiore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per le imprese italiane l’accesso al credito è sempre <strong>più selettivo e sempre più costoso</strong>. I dati pubblicati in questi giorni non lasciano dubbi: da quando è stata lanciata l’ampia indagine qualitativa sul mercato del credito nell’area dell’euro, cioè dal 2003, la situazione delle imprese italiane non è mai stata così difficile e soprattutto peggiore rispetto alla media degli altri paesi di Eurolandia. Neanche nei mesi bui del crac di Lehman gli indicatori avevano toccato <strong>livelli di pericolosità </strong>così elevati. Un dato per tutti: in Italia, la percentuale di coloro che a gennaio valutano le condizioni di offerta più restrittive supera di 87,5 quella di chi ha una visione opposta. In ottobre era pari a 50 e un anno fa a 25. In Europa, l’analoga percentuale è pari a 35. Coloro che valutano una situazione di restrizione sono in Italia più del doppio della media dell’area monetaria.</p>
<p><strong>Il costo del credito </strong>sta aumentando: i dati della Banca d’Italia dicono che tra marzo e dicembre il costo medio dei <strong>prestiti a breve termine alle imprese</strong>, è passato da 3,7 a 5 per cento con un aumento di livello di oltre un terzo. Ed è aumentato in modo ancora più vistoso il differenziale con il tasso praticato alla clientela migliore: un modo pudico per dire che la generalità dei clienti paga tassi ben superiori a quello medio. Il <strong>credit crunch </strong>è quindi ormai un dato di fatto. Non era difficile prevedere che anche le imprese sarebbero state trascinate nel gorgo della crisi che ha investito il debito sovrano e le banche. Come più volte messo in evidenza dal <em>Fatto Quotidiano</em>, quando gli spread sul debito pubblico arrivano a livelli così elevati e per un periodo di tempo prolungato come nel caso italiano, le banche raccolgono sul mercato meno fondi e a costi più cari. Anche perché fra i tanti miti spazzati via dalla crisi c’è anche quello del risparmio italiano abbondante come in pochi altri paesi: il <strong>reddito disponibile delle famiglie italiane</strong> continua a diminuire e il risparmio è ormai al di sotto di molti altri Paesi europei, a cominciare dalla Germania.</p>
<p>E infatti nell’indagine citata l’87,5 per cento (un valore mai toccato) ritiene che la causa dell’attuale situazione sia da attribuire alla <strong>difficoltà della banca </strong>di finanziarsi sul mercato. L’analoga percentuale per l’intera area dell’euro è del 28 per cento. Dunque, le nostre banche stanno restringendo il credito alle imprese in modo molto più netto rispetto a quanto accade negli altri paesi e fanno molta più fatica a procurarsi i capitali necessari.<br />
Eppure <strong>la Bce non è mai stata così generosa con le banche</strong>. A dicembre le operazioni straordinarie a tre anni decise da Mario Draghi hanno immesso liquidità in Europa per quasi 500 miliardi, di cui 116 sono andati alle banche italiane. Per fine febbraio è attesa un’offerta ancora più abbondante. Possibile che alle imprese non arrivi nemmeno una goccia? E invece è proprio così. Le banche italiane dipendono ormai dalla Bce per la loro attività corrente: l’attuale finanziamento della Banca centrale equivale al 10 per cento dei loro depositi totali, ma la destinazione non è nuovo credito alle imprese e alle famiglie e neppure nuovi acquisti di titoli di Stato, almeno in forma massiccia. Semplicemente, le banche stanno sostituendo passività a costo elevato come le obbligazioni collocate sul mercato con debiti verso la Bce al prezzo “politico” dell’1 per cento. In questo modo rimettono in piedi i loro conti un po’ traballanti e possono promettere ai loro azionisti (i cui nervi sono un po’ scossi, soprattutto dopo le recenti ricapitalizzazioni) una remunerazione accettabile.</p>
<p>Infatti, i 116 miliardi di dicembre rappresentano il 61 per cento delle obbligazioni in scadenza nei prossimi 24 mesi. Dunque, per il <strong>credito al settore produttivo</strong>, si è pregati di ripassare quando le banche avranno adeguatamente rimpinguato i loro conti. Il disegno perseguito dalla Bce di Mario Draghi è realista al limite del cinismo: poiché l’Europa non è in grado di dare una risposta organica alla crisi europea e asseconda la fobia tedesca per soluzioni più drastiche, utilizziamo l’arma indiretta dei finanziamenti a pioggia della Bce per salvare almeno le banche. Questo dovrebbe portare a poco a poco il sereno sui mercati e alla fine la crisi sarà superata. Il problema è che questo processo è lento, tanto che siamo costretti a salutare come un successo il ritorno dello spread sotto quota 400. C’è un forte rischio che il peggioramento dell’economia reale sia più veloce del miglioramento dei conti dello Stato e delle banche e che dunque la<strong> strategia dei due tempi della Bce </strong>(condivisa da tutti i governi europei) non abbia successo.</p>
<p>Per proteggersi da questo rischio<strong> non si sta facendo abbastanza</strong>. Anche le misure di liberalizzazione del governo Monti possono dare un contributo nel medio periodo, ma non risolvere il problema immediato di un’attività produttiva sempre più stagnante e che rischia di non avere finanziamenti adeguati. Nei limiti purtroppo stretti della finanza pubblica, occorre utilizzare tutti i canali possibili di sostegno all’attività produttiva ed evitare di <strong>sprecare tempo prezioso</strong> su temi (l’art. 18, tanto per fare un esempio) che non sono certo le cause fondamentali della mancata crescita economica italiana e della distanza che sempre più ci separa dagli altri grandi paesi europei.</p>
<p><em>Il Fatto Quotidiano, 7 Febbraio 2012</em></p>
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		<title>Violante (Pd): &#8220;No al ritorno delle preferenze, costano troppo allo Stato&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 17:34:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/violnate-pd-ritorno-delle-preferenze-costano-troppo-allo-stato/189635/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>&#8220;Siamo assolutamente contrari alle preferenze&#8221;, Luciano Violante deputato del Partito Democratico, che insieme al senatore Luigi Zanda ha incontrato i colleghi del Pdl Quagliariello e La Russa, manifesta senza mezzi termini la contrarietà del PD dall&#8217;ipotesi di una eventuale reintroduzione delle preferenze nella prossima legge elettorale. &#8220;Con il Pdl c&#8217;è la convergenza sulle linee di fondo, su una legge elettorale tendenziale bipolare&#8221;</p>
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		<title>I social network, la nuova droga</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 17:29:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Shooter Hates You</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella puntata di oggi di Breaking Italy parliamo principalmente di social network e di uno studio americano che dimostra che, incredibilmente, inducono ad una dipendenza più forte di quella causata da alcool e tabacco. Parliamo anche della chiusura, dopo quella recente di Megaupload, di un altro noto e amato sito: Btjunkie.</p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/social-network-nuova-droga/189634/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
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		<title>Le risate e il silenzio  del pacchero</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 17:19:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Picchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel frequentare una coppia di vecchi amici vegetariani insieme ad altri, qualche anno fa, irruppi nella loro cucina con un “stasera cucino io”. E mi partì la voglia di sorprendermi e sorprenderli con un ragù. Dei paccheri troneggiavano negli scaffali della loro dispensa. E gli ulivi intorno casa garantivano il loro olio. Miglior partenza non potevo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel frequentare una coppia di vecchi amici <strong>vegetariani</strong> insieme ad altri, qualche anno fa, irruppi nella loro cucina con un “stasera cucino io”. E mi partì la voglia di sorprendermi e sorprenderli con un <strong>ragù</strong>. Dei paccheri troneggiavano negli scaffali della loro dispensa. E gli ulivi intorno casa <strong>garantivano</strong> il loro olio. <span style="color: #000000;">Miglior partenza non potevo desiderare. Entrambe del sud, avevano ovviamente una dispensa ben fornita e prodotti del loro orto riposti con cura in un frigorifero che, se non antico, ne simulava le fattezze.<br />
</span><br />
Feci così un <strong>soffritto</strong> di carote, sedano e cipolle che portai fino al primo<strong> color ram</strong>e, dopo di che ci misi a soffrire e indorare un paio di piccoli <strong>porri</strong> tritati e a seguire, sempre spezzettati finemente, dei cuori e gambi di <strong>carciofi</strong> ben mondati. Feci sentire poi il calore dell&#8217;olio a tre piccoli spicchi d&#8217;<strong>aglio</strong>, anch&#8217;essi tritati, e finii per scoprire che parenti siciliani avevano portato una cassetta di <strong>baccelli</strong> (fave fresche), che mangiammo a fine serata con il più classico e buono dei <strong>marzolini</strong>. Rubai una manciata di baccelli per sgranarli e spaccarli sgarbatamente prima di aggiungerli al tutto, con un non niente di scorza di <strong>limone</strong> tritata insieme a <strong>peperoncino</strong> e quattro pomodorini pelati, che ovviamente provenivano da qualche benedetta zia.<br />
Lasciai stufare, aggiungendo pochissima acqua, per non più di una ventina di minuti e, mentre chiudevo il fuoco, mi cascò l&#8217;occhio su un vasetto dove era stato raccolto del fiore giallo di <strong>finocchio</strong>. Ne aggiunsi un paio di cucchiaini.</p>
<p>Condimmo la pasta nel dubbio di doverci grattugiare del buon provolone, ma sostenni che non era estate e che <strong>nell&#8217;intingolo</strong> mancavano le melanzane per accoglierlo.<br />
Stessa sorte per il parmigiano che, anche con un po’ di riluttanza da parte mia, fu messo via da  quella che risultò essere una banda di sudisti. Ma gli amici sanno come prenderti e qualcuno di loro, mentre ragionavamo, aveva già allungato la forchetta dentro la zuppiera dichiarando a voce alta “sono perfetti così”.<br />
Fra le risate, aiutate da un<strong> Nero d&#8217;Avola</strong>, calò un silenzio da fame improvvisamente soddisfatta.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Magia Trenitalia sul Bologna-Lugo: in ritardo, gli cambiano numero e arriva puntuale</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 16:41:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Stinco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Italiani popolo di santi, poeti e navigatori. Ma sopratutto di santi, se parliamo dei pendolari di Trenitalia, letteralmente martirizzati]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/TreniNeve_er.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-189659" title="TreniNeve_er" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/TreniNeve_er.jpg" alt="" width="300" height="220" /></a>Italiani popolo di santi, poeti e navigatori. Ma sopratutto di santi, se parliamo dei pendolari di Trenitalia, letteralmente martirizzati da giorni di ghiaccio, neve e viabilità ferroviaria in <strong>tilt</strong>. Questa volta però, l&#8217;avventura che hanno dovuto subire i pendolari del regionale <strong>Bologna &#8211; Lugo</strong> ha davvero del surreale, e a sentirla viene quasi da dare ragione all&#8217;ufficio stampa di Trenitalia che dichiara di avere la situazione sotto controllo, salvo le ovvie criticità.</p>
<p>La storia &#8211; “di magia”, aggiunge lui &#8211; la racconta direttamente <strong>Yuri Rambelli</strong>, presidente di <strong>Legambiente</strong> Bassa Romagna. “Ho passato due ore in stazione mentre uno dopo l&#8217;altro venivano annullati i regionali in partenza per Lugo”. Non si tratta di una distanza così proibitiva, Bologna dista in linea d&#8217;aria circa 60 km dal paese del ravennate. Cinque euro di biglietto e in poco più di 50 minuti si arriva a casa. Salvo neve e ghiaccio ovviamente. E così Rambelli ha visto aumentare pian piano il ritardo del <strong>regionale</strong> 3007 dato in partenza per le 15 e 6 minuti. Prima 50 minuti di ritardo, poi 85, infine oltre 100 minuti. E mentre il ritardo aumentava arriva l&#8217;annuncio: il regionale successivo, il 3009 delle 16 e 6, è annullato. “Intanto – racconta Rambelli – la stazione si stava riempiendo di pendolari, quelli che volevano partire alle tre del pomeriggio, quelli delle quattro e quelli appena usciti dal posto di lavoro”. “In tutto – continua – il ritardo stava toccando le due ore. Poco prima delle 17 il treno parte e senza problemi arriva a Lugo poco dopo le 18”.</p>
<p>Tutto bene quel finisce bene? Quando lo racconta Rambelli prima ride, poi parla di “magie di Trenitalia”. “Quando siamo arrivati finalmente in stazione a Lugo gli altoparlanti del treno hanno spiegato che il ritardo era appena di 6 minuti”. Insomma, come partire con due ore di ritardo e arrivare praticamente in orario. Il tutto con un viaggio di meno di 60 minuti. “Se questo non è un gioco di prestigio allora è pura follia. Siamo stati <strong>presi in giro</strong>”. Il presidente di Legambiente prova a spiegare l&#8217;arcano: “Evidentemente durante il viaggio il treno è magicamente “diventato” il regionale 3011 che solitamente parte da Bologna alle 17:06 e arriva a Lugo verso le 18:00. Al di là dei giochi di prestigio, resta però il fatto che molti <strong>pendolari </strong>hanno dovuto impiegare quasi 3 ore per arrivare a casa.</p>
<p>“Un tempo, in situazioni meteorologiche avverse si consigliava sempre alle persone di utilizzare il treno, anziché viaggiare su strade <strong>ghiacciate</strong> – spiega Rambelli &#8211; Se ritardi simili potevano essere giustificabili in presenza di forti nevicate come quelle dei giorni scorsi, stupisce che in una situazione in cui gran parte delle strade della nostra regione è percorribile da giorni senza grossi inconvenienti, quello in crisi sembra essere proprio il trasporto ferroviario, nonostante i comunicati ufficiali di Trenitalia sulla percentuale di treni circolanti”.</p>
<p>Interpellato, l&#8217;ufficio stampa di <strong>Trenitalia </strong>spiega che “il treno è partito con 115 minuti di ritardo per del ghiaccio che impediva alle porte di chiudersi. Purtroppo il sistema informatico automatizzato deve avere <strong>confuso </strong>e sovrapposto il regionale 3007 con il successivo 3011. Il ritardo – è la rassicurazione &#8211; è segnato nei nostri registri interni ed è di 115 minuti”. Comunque, stando alle tabelle diffuse nei giorni scorsi dalla società, per ottenere il <strong>rimborso </strong>integrale del biglietto servono 4 ore di ritardo accertato. “Di certo – ironizza Rambelli – non è il caso di un treno arrivato nello stesso tempo in orario e con due ore di ritardo”.</p>
<p>Una situazione che i pendolari del comitato pendolari di Romagna<strong> RomBo</strong> definiscono una barzelletta. E sul web va in scena la solita lista infinita di domande senza risposta. “Devo arrivare a Bologna per le 10 domani mattina. A che ora devo partire?”. Risponde un&#8217;internauta: “Io mi alzo alle 5 e 30 di mattina, altrimenti non c&#8217;è modo di arrivare in tempo”. E ancora: “Viaggiatreno di pomeriggio diventa irraggiungibile”.</p>
<p>Basta una veloce verifica su internet e il malfunzionamento è confermato. “<strong>ViaggiaTreno</strong> – recita la descrizione di Trenitalia &#8211; è il servizio on-line che fornisce gratuitamente informazioni in tempo reale sui treni in circolazione e sulla situazione delle partenze e degli arrivi nelle principali stazioni”. Peccato che quando più serva non risulti accessibile se non a spizzichi e bocconi. Trenitalia nel frattempo assicura in Emilia-Romagna il 73% dei treni. Dato contestato dai pendolari che se la prendono con l&#8217;amministratore delegato della società: “E&#8217; andato da <strong>Vespa a</strong> dire che tutto va bene”, scrive qualcuno. Poi gli insulti. “Sette treni su dieci garantiti? Si vede che quel 30% di treni fermi – conclude amaramente un&#8217;internauta &#8211; riguardano i pendolari e gli orari di massimo afflusso”.</p>
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		<title>Siria, fuga degli ambasciatori da Damasco  Unicef: &#8220;400 minori uccisi nella repressione&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 16:37:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lettera22 per il Fatto</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT">
<div id="attachment_167426" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/10/assad_interna.jpg"><img class="size-full wp-image-167426" title="assad_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/10/assad_interna.jpg" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Il presidente siriano Bashar al Assad</p></div>
<p>E’ stato il giorno della fuga degli ambasciatori da Damasco. E dei colloqui nella capitale siriana del ministro degli esteri russo <strong>Sergei Lavrov</strong>, che ha incontrato il presidente siriano <strong>Bashar Assad</strong>. Ma è stato anche il giorno di nuovi cannoneggiamenti su Homs, e di nuove vittime, almeno 20, nella città assediata ormai da giorni dai tank dell’esercito regolare siriano che continua a bersagliare con colpi d’artiglieria i quartieri più riottosi.</p>
<p lang="it-IT">Al richiamo dell’ambasciatore statunitense, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/06/siria-chiudono-lambasciata-londra-pronta-fare-stesso-repressione-continua/189387/" target="_blank">deciso ieri da Washington</a> hanno fatto seguito la decisione spagnola e francese di richiamare in patria i rispettivi rappresentanti nella capitale siriana. L’Italia non è stata da meno: il ministro degli esteri <strong>Giulio Terzi di Sant’Agata </strong>ha annunciato il richiamo a Roma dell’ambasciatore a Damasco, <strong>Achille Amerio</strong>. Ieri era stato il portavoce della Farnesina <strong>Giampiero Massolo </strong>a presentare all’ambasciatore siriano a Roma <strong>Khaddour Hassan </strong>le ferme proteste dell’Italia per la repressione che dura ormai da undici mesi e non risparmia nessuno, nemmeno i bambini. Secondo i dati dell’Unicef, diffusi dall’ufficio dell’organizzazione a Ginevra, sono almeno 400 i minori e gli adolescenti uccisi dall’inizio della repressione. L’isolamento diplomatico della Siria, peraltro, potrebbe allargarsi nelle prossime ore, visto che diversi paesi arabi del Golfo hanno annunciato l’imminente espulsione degli ambasciatori siriani.</p>
<p lang="it-IT">Chi non rompe le relazioni diplomatiche, invece, è la <strong>Russia</strong>, che sabato scorso all’Onu ha bloccato con il veto la bozza di risoluzione di condanna stesa dalla Lega araba assieme ai diplomatici europei. Il capo della diplomazia del Cremlino, <strong>Sergei Lavrov, </strong>è stato a Damasco per incontrare il presidente Bashar Assad. Secondo Lavrov, che ha parlato con i cronisti &#8211; soprattutto siriani tranne i pochi giornalisti stranieri presenti nel paese &#8211; Assad è «pienamente impegnato» a far terminare lo spargimento di sangue nel paese. Assad, ha aggiunto Lavrov, dovrebbe annunciare a breve la data del referendum e la promulgazione di una nuova costituzione. «La Russia ha confermato la propria disponibilità a lavorare per una rapida soluzione basata sulle proposte della Lega Araba», ha detto ancora Lavrov, ma poco dopo queste dichiarazioni, secondo la <em><strong>Bbc</strong></em>, che ha a Damasco uno dei suoi inviati, alcuni funzionari siriani hanno precisato che Lavrov non si riferiva alle attuali proposte della Lega araba &#8211; che prevedono tra l’altro le dimissioni di Assad e il passaggio di consegne al vicepresidente &#8211; ma di nuove proposte. Quali, però, non è dato sapere. La Siria, secondo Lavrov, sarebbe pronta a chiedere alla Lega Araba un’estensione e un ampliamento della missione degli osservatori internazionali, sospesa pochi giorni fa dopo infinite polemiche sulla loro reale efficacia.</p>
<p lang="it-IT">Ma è una richiesta che, in mancanza di un cessate il fuoco e dell’ordine per far rientrare l’esercito nelle caserme &#8211; oltre alla liberazione delle migliaia di prigionieri politici chiesta delle opposizioni &#8211; rischia di rimanere solo una manovra diplomatica per guadagnare tempo, in attesa o del crollo delle manifestazioni, che per il momento non si vede, o di un qualche sviluppo diplomatico favorevole al regime. Al di là del sostegno russo e cinese e di quello, più discreto, dell’Iran, il governo siriano, però, appare sempre più solo.</p>
<p lang="it-IT">Ad Ankara, davanti ai parlamentari, il primo ministro turco <strong>Recep Tayyip Erdogan </strong>ha detto che la Turchia «è pronta a lanciare una nuova iniziativa con quei paesi che appoggiano il popolo siriano e non il regime». Erdogan è stato molto duro e ha definito lo stallo all’Onu «un fallimento per il mondo civilizzato». «Quelli che si stanno girando dall’altra parte e quelli che non stanno reagendo come dovrebbero &#8211; ha detto ancora il premier turco &#8211; subiranno le conseguenze come se loro stessi stessero alimentando il massacro». «Nessuno ha pagato per il massacro di Hama venti anni fa &#8211; ha detto ancora Erdogan ricordando lo sterminio di oltre 30mila persone, nel 1982, operato da Assad padre &#8211; Ma di sicuro qualcuno dovrà rendere conto per il massacro di Homs oggi».</p>
<p lang="it-IT">E a Homs, secondo le testimonianze che riescono a filtrare sulla rete, sono continuate a cadere le bombe, i colpi di mortaio e i proiettili dell’artiglieria. I tank dell’esercito regolare sono tornati in azione questa mattina all’alba e secondo gli scarni resoconti che si possono rintracciare, starebbero avanzando verso il centro della città, senza però che ci sia ancora stato il temuto assalto di fanteria, con i conseguenti rastrellamenti casa per casa alla caccia dei miliziani del <em><strong>Free Syria Army </strong></em>e degli oppositori al regime. Il ministro dell’interno siriano ha detto che le operazioni andranno avanti fino a quando «l’ordine e la sicurezza» non saranno ristabiliti a Homs. Come per Hama venti anni fa, però, l’ordine che il regime vuole ristabilire somiglia sempre di più a quello di un cimitero.</p>
<p lang="it-IT"><strong>di Joseph Zarlingo</strong></p>
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		<title>Andrea Baggio, la musica è un bene comune</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 16:26:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pasquale Rinaldis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La storia della musica elettronica è una storia di invenzioni e avventure imprenditoriali, oltre che di immaginazione artistica. Forse non tutti sanno che il primo importante strumento musicale elettronico fu il telharmonium brevettato nel 1897 dall&#8217;avvocato, imprenditore e inventore americano Thaddeus Cahill. Alla base, c&#8217;era l&#8217;idea di trasmettere musica nelle case e in luoghi pubblici attraverso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/AftergenesisArezzo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-189603" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/AftergenesisArezzo-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><em>La storia della musica elettronica è una storia di invenzioni e avventure imprenditoriali, oltre che di immaginazione artistica. Forse non tutti sanno che il primo importante strumento musicale elettronico fu il telharmonium brevettato nel 1897 dall&#8217;avvocato, imprenditore e inventore americano <strong>Thaddeus Cahill</strong>. Alla base, c&#8217;era l&#8217;idea di trasmettere musica nelle case e in luoghi pubblici attraverso le linee telefoniche da ascoltare con apposite cornette collegate agli apparecchi telefonici. Cahill riuscì a trovare degli investitori che finanziassero la sua idea, costruì questo gigante che pesava 200 tonnellate, convinse la compagnia telefonica di New York a firmare un contratto per la fornitura di questo servizio, ma per una serie di problemi, in particolar modo quello delle interferenze con le linee telefoniche, l&#8217;impresa fallì nel 1908.</em></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Fallimento a parte, da quel momento la musica incomincia a mutare la propria  natura: l&#8217;urbanizzazione e lo sviluppo delle comunicazioni favoriscono questo cambiamento, la musica scopre inoltre sentieri socialmente favorevoli non abbandonandoli mai più. E personaggi come <strong>John Cage</strong> ed <strong>Erik Satie</strong> incidono profondamente sul nuovo modo di creare e di intendere la musica, favorendo ogni tipo di sperimentazione. Sperimentazioni in tale ambito che proseguono tuttora, naturalmente tra successi &#8211; favoriti dalla tecnologia &#8211; e fallimenti; ne è passato di tempo da quando vide la luce il  mastodontico telharmonium, e fa quasi sorridere assistere musicisti mentre creano la propria musica su un iPad.</p>
<p>Ma per capire a che punto si è arrivati abbiamo intervistato il maestro <strong>Andrea Baggio,</strong> che recentemente ha dato vita al progetto “<em><strong>My worst enemy is myself</strong></em>”, presentato presso il Centro per l&#8217;Arte contemporanea EX3 di Firenze lo scorso 28 gennaio. Una performance digitale con musica e video eseguiti e creati in diretta, dove l&#8217;astratto e il descrittivo si alternano a delineare il conflitto più antico, resistente e inutile, e tuttavia tipico della nostra specie: quello fra l&#8217;uomo e il proprio simile, tra l&#8217;uomo e il proprio ambiente, quando non, addirittura, tra l&#8217;individuo e se stesso.</p>
<p><strong><a href="http://www.andreabaggio.net/Italiano/Home.html">Andrea Baggio</a></strong> dal 1987 si dedica alla musica elettronica e all&#8217;informatica, insegna pianoforte e tastiere presso la &#8220;Lizard&#8221; di Fiesole, la Scuola di Musica di Sesto Fiorentino e il Cmm di Pontassieve. Nei suoi esperimenti musicali utilizza i mezzi e gli strumenti elettronici che normalmente vengono adoperati per realizzare dj set, ma qui vengono sfruttati in una modalità leggermente diversa: il computer e i software diventano veri e propri strumenti musicali suonati in tempo reale, e l&#8217;azione del musicista non è più semplicemente combinatoria di elementi precostituiti, ma agisce direttamente sulla composizione della musica in diretta, e sulla modifica dei parametri del suono in tempo reale. Il musicista in questo modo ha la possibilità di intervenire sulla propria idea, accuratamente programmata, adattandola in diretta alle condizioni e agli stimoli del momento. La strumentazione comprende computer, un Launchpad (una piattaforma di recentissima proposizione sul mercato, che permette di pilotare in maniera molto libera i parametri di vari software), e una tastiera per suonare in diretta; alcuni interventi verranno anche suonati su programmi di live electronics presenti su iPhone. L&#8217;utilizzo di campionatori e sintetizzatori come produttori di suoni particolari o di effetti speciali nell&#8217;opera lirica è diventato il suo settore di intervento dal 1990, quando comincia ad applicare la sua esperienza di programmatore di suoni al settore classico. Oggi si occupa di ricreare strumenti musicali rari o effetti speciali che possano essere riprodotti non tramite un registratore, ma tramite una tastiera, cosa che rende la gestibilità dei suoni e la trasportabilità degli strumenti di gran lunga più affidabile e semplice.</p>
<p><strong>Andrea Baggio, come nasce la sua passione per le sperimentazioni, i sintetizzatori e i campionatori?</strong><br />
Ho sempre avuto fin da piccolo una passione per le sonorità sintetiche, anche se la mia formazione musicale è stata totalmente improntata allo studio della musica classica. I suoni sintetici mi facevano risuonare qualche corda particolare, impazzivo all&#8217;idea che si potesse ricreare un suono reale tramite la sintesi. Questa credo sia stata la vera molla iniziale, l&#8217;idea di poter simulare i suoni reali. La passione per i sintetizzatori (e quella successiva per i campionatori) è nata intorno al 1986, quando acquistai i primi sintetizzatori midi che stavano uscendo in quel periodo. C&#8217;è da dire che all&#8217;epoca, non esistendo ancora Internet e non esistendo nemmeno un granché di letteratura esplicativa sull&#8217;argomento, l&#8217;unica cosa che poteva aiutarti era studiare i manuali dei sintetizzatori per poter capire come utilizzarli. Questa è stata la partenza, poi la grande scoperta del Midi e dei campionatori, e di come poterli utilizzare in maniera creativa, nel senso di poter anche immaginare come un suono potesse trasformarsi se campionato e suonato in un&#8217;estensione non sua. Il colpo finale poi me lo dette il film <em>Home of the brave</em> che riuscii a vedere non so per quale colpo di fortuna in un cinemino <em>d&#8217;essai</em>, quando mi resi conto che <strong>Laurie Anderson</strong> in uno dei brani non danzava su una musica, ma riusciva a creare musica partendo da una danza in cui toccava il proprio corpo usando sensori collegati a una tastiera: fui come fulminato sulla via di Damasco. Mi fu evidente che in questo campo c&#8217;era una libertà assolutamente infinita. Intanto continuavo a seguire il mio percorso classico e nel 1990 iniziai a lavorare come maestro collaboratore di palcoscenico al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, dove ancora oggi lavoro. Lì ebbi l&#8217;idea di poter utilizzare i campionatori come strumenti sostitutivi di alcuni effetti particolari che spesso vengono utilizzati per le opere liriche, intendo effetti di interni in cui si richiedano suoni realistici (come il colpo di cannone in <em>Madama Butterfly</em> o Manon Lescaut, o la macchina del vento in <em>AlpenSymphonie </em>di Strauss) oppure campane da chiesa, spesso richieste esplicitamente in partiture come <em>Tosca</em> o <em>Parsifal </em>e sostituite nella pratica comune con i più riduttivi suoni di campane tubolari. Ebbi la fortuna di poter proporre il lavoro al maestro Zubin Mehta nel 1991, che fu molto soddisfatto del risultato, così creai un settore di lavoro che mi ha portato a lavorare con tutti i più grandi direttori d&#8217;orchestra (Maazel, Mehta, Muti, Abbado, Ozawa) e in vari paesi del mondo; ancora adesso sfrutto i miei suoni nelle opere. La cosa meravigliosa di queste macchine è che ti permettono di lavorare con il suono come se fosse plastilina in mano a uno scultore. Puoi partire da una singola forma d&#8217;onda e arrivare dove vuoi, non c&#8217;è alcun limite alla fantasia.</p>
<p><strong>Alla luce dei suoi studi e delle sue sperimentazioni, quale crede sia la naturale evoluzione della musica popolare? Come immagina  possa essere la musica di massa del futuro?</strong><br />
Magnifica domanda, ma mi toglie il respiro&#8230; io la musica del futuro la immagino bellissima, piena di collaborazione e di condivisione. Dopo questo periodo di introversione, dato da un&#8217;implosione del mercato che ha fatto sì che non ci fosse una vera libertà di espressione se non quella concessa &#8216;gentilmente&#8217; dalle <em>major </em>morenti, realtà come SoundCloud e Internet mi fanno sognare un mondo in cui ognuno sia libero di esprimersi influenzando gli altri. Il mio sogno sarebbe proprio questo, la musica condivisa come un bene comune, la condivisione di idee ed emozioni che non può portare altro che alla sollecitazione di altre idee, in un continuum di vibrazioni libere. Lo so che è una visione ingenua e utopistica, ma credo che la tecnologia (e la rete) in questo possano portare una vera democrazia anche nella creatività. Mi piacerebbe davvero.</p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/andrea-baggio-la-musica-e-un-bene-comune/189596/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
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		<title>Legge elettorale, Pd e Pdl: &#8220;Ridare ai cittadini la possibilità di scegliere i rappresentanti&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 16:22:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Saranno pure d&#8217;accordo a cambiare la legge elettorale, ma sul come e con quale sistema brancolano nel buio. Così, l&#8217;entusiastica condivisione d&#8217;intenti, annunciata in mattinata addirittura con un comunicato congiunto Pd-Pdl, è durata poche ore. E&#8217; bastato che Ignazio La Russa comunicasse l&#8217;intesa raggiunta con la Lega di &#8220;correggere i limiti individuati del Porcellum&#8221; a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_189629" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/luciano_violante_ignazio_larussa_interna.jpg"><img class="size-full wp-image-189629" title="luciano_violante_ignazio_larussa_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/luciano_violante_ignazio_larussa_interna.jpg" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Luciano Violante e Ignazio La Russa, entrambi presenti alla riunione di oggi</p></div>
<p>Saranno pure d&#8217;accordo a cambiare la legge elettorale, ma sul come e con quale sistema brancolano nel buio. Così, l&#8217;entusiastica condivisione d&#8217;intenti, annunciata in mattinata addirittura con un comunicato congiunto Pd-Pdl, è durata poche ore. E&#8217; bastato che <strong>Ignazio La Russa </strong>comunicasse l&#8217;intesa raggiunta con la Lega di &#8220;correggere i limiti individuati del Porcellum&#8221; a scatenare la presa di distanza del Partito Democratico, che una legge la vuole nuova. E manca ancora l&#8217;incontro con il Terzo Polo e <strong>Pierferdinando Casini, </strong> fermamente contrario a ciò che il Pdl ritiene invece indispensabile: il bipolarismo. In serata di certo rimane solamente un dato: la volontà di tornare a un sistema che permetta ai cittadini la scelta diretta dei loro rappresentanti. Insomma, è tutto fuorché risolto. &#8220;Ognuno parla in libertà&#8221;, dice <strong>Roberto Calderoli</strong>. Che dopo il monito si spinge a porre come condizione &#8220;la riduzione del numero dei parlamentari prima di mettere mano alla riforma elettorale&#8221;. Mentre il Pd si affida al tecnico <strong>Gianclaudio Bressa</strong>, capogruppo in commissione affari Costituzionali, per indicare chiaramente la posizione del partito: &#8220;Quando noi diciamo di esserecontrari alle preferenze intendiamo dire che preferiamo i collegi uninominali, non che non vogliamo garantire ai cittadini il diritto di scegliersi i propri rappresentanti&#8221;. Precisazione necessaria, nella convulsa giornata scandita da una scarica infinita di dichiarazioni. Ma certo ora si apre anche un fronte interno al partito di <strong>Pierluigi Bersani</strong>, perché <strong>Luciano Violante </strong>si è detto contrario al ritorno delle preferenze. Eppure al mattino erano tutti d&#8217;accordo.</p>
<p>&#8221;Per quanto attiene alla legge elettorale si è convenuto sulla necessità di cambiare l&#8217;attuale sistema restituendo ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti&#8221;, recitava il comunicato diffuso al termine dell&#8217;incontro tra la delegazione del <strong>Pdl </strong>e quella del <strong>Pd </strong>sulla riforma della legge elettorale. Quest&#8217;ultima, secondo quanto scritto nella nota, &#8221;dovrà evitare la frantumazione della rappresentanza parlamentare e mantenere un impianto tendenziale bipolare&#8221;. Il Pd e il Pdl, quindi, sono d&#8217;accordo: &#8220;Le delegazioni hanno innanzitutto convenuto sulla necessità di utilizzare quest&#8217;ultima parte della legislatura &#8211; si legge nella nota &#8211; per procedere rapidamente a riforme idonee a dare credibilità e forza al sistema politico e istituzionale&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/legge-elettorale-pd-pdl-daccordo-riforma-mantenere-sistema-bipolare/189620/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Insomma: evitare la <strong>frantumazione </strong>della rappresentanza parlamentare e mantenere un impianto tendenzialmente bipolare. Sono questi i punti fissi attorno ai quali costruire una nuova legge elettorale. A metà giornata. Nella riunione, durata un&#8217;ora e mezza, si sono affrontati i temi della riforma istituzionale e della riforma elettorale ribadendo la necessità di collegare i due aspetti e di operare affinché entrambe le riforme possano ottenere il più ampio consenso parlamentare. Affrontata anche la possibilità di avviare il superamento del <strong>bicameralismo</strong> perfetto, di ridurre il numero dei parlamentari, di rafforzare la stabilità di governo e il ruolo dell&#8217;esecutivo in coerenza con i principi del sistema parlamentare.</p>
<p>Per quanto attiene alla legge elettorale, si è convenuto sulla necessità di cambiare l&#8217;attuale sistema elettorale restituendo ai cittadini il diritto di eleggere i propri rappresentanti. Si è convenuto, inoltre, sull&#8217;opportunità di procedere rapidamente e concordemente tra camera e Senato alla riforma dei regolamenti parlamentari, favorendo soprattutto la celerità e la trasparenza del procedimento legislativo. All&#8217;incontro, che si è tenuto negli uffici del Pd, hanno partecipato <strong>Luciano Violante</strong>, <strong>Luigi Zanda</strong> e <strong>Gianclaudio Bressa </strong>per i democratici; <strong>Ignazio La Russa</strong>, <strong>Donato Bruno</strong> e <strong>Gaetano Quagliariello</strong> per il Pdl.</p>
<p>Secondo quest&#8217;ultimo, c&#8217;è &#8220;la necessità innanzitutto di ridare ai cittadini la possibilità di scegliere i loro rappresentanti. Su questa necessità &#8211; ha garantito Quagliariello &#8211; sono d&#8217;accordo con noi sia il Pd che la <strong>Lega</strong>. Alla fine di questo percorso di incontri bisogna fare in fretta  per arrivare a delle soluzioni&#8221;. Soluzioni che certamente non passano da incontri di questo tipo, almeno a sentire <strong>Antonio Di Pietro</strong>. &#8220;Riteniamo pericolosi e oscuri per la democrazia questi incontri da sottoscala fatti non alla luce del sole&#8221; ha detto il leader dell&#8217;Idv per annunciare che non parteciperà alle consultazioni promosse dal Pdl sulla riforma elettorale, mentre invece una delegazione dell&#8217;Idv incontrerà il Pd.</p>
<p>E mentre la polemica divampa, sono emersi altri particolari sull&#8217;incontro di oggi. Il Pd, ad esempio, ha chiesto al Pdl che l&#8217;iter delle due riforme sia diviso tra Camera e Senato. Il Pdl non ha posto veti, purché &#8220;ci sia un&#8217;intesa non marginale sulle riforme costituzionali, altrimenti poiché i tempi per fare queste riforme sono più lunghi, sarebbe una presa in giro&#8221;. Neanche il tempo di uscire dall&#8217;incontro ed ecco i primi distinguo, che lasciano presagire come l&#8217;accordo tra Pd e Pdl sia tutto in definire e non solido come riferito dalla nota comune. &#8220;Siamo assolutamente contrari al ritorno delle preferenze che aumentano i costi della politica, premiano chi ha clientele e non sempre il merito&#8221; ha detto <strong>Luciano Violante</strong>, il quale ha precisato che &#8220;con il Pdl abbiamo un accordo di fondo su una legge che riduca la <strong>frammentazione </strong>parlamentare. Abbiamo parlato anche di riforme costituzionali, in particolare della riduzione del numero dei parlamentari e del superamento del bicameralismo paritario&#8221;.     Violante poi ha risposto a Di Pietro, che ha accusato Pd e Pdl di fare incontri &#8220;poco chiari&#8221; e da &#8220;sottoscala&#8221;. &#8220;Non c&#8217;è nessun &#8216;sottoscala&#8217;, si tratta di incontri normalissimi&#8221; ha detto l&#8217;esponente del Pd, secondo cui &#8220;è dovere nostro ascoltare tutte le forze politiche, così come stiamo facendo, senza particolare chiasso e con la riservatezza che dovrebbe accompagnare questo tipo di incontri&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/legge-elettorale-pd-pdl-daccordo-riforma-mantenere-sistema-bipolare/189620/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Il padre del Porcellum, <strong>Roberto Calderoli</strong>, ha espresso invece la posizione della Lega, che non vuole spostare l&#8217;attenzione dal tema della diminuzione del numero dei parlamentari. &#8220;Si sentono troppe chiacchiere in libertà sulla legge elettorale, per cui è bene fare chiarezza &#8211; ha detto l&#8217;ex ministro &#8211; La Lega è categorica in proposito nel ribadire che prima si riduce il numero dei parlamentari e poi si affronta la materia elettorale. Non vorrei dover pensare che il dibattito sulla legge elettorale serva soltanto ad evitare la riduzione del numero dei parlamentari&#8221;. A Calderoli ha risposto indirettamente Ignazio La Russa, che rimanda al mittente le accuse dell&#8217;esponente del <strong>Carroccio</strong>. &#8220;Non c&#8217;è nulla di discusso sinora che possa far temere qualcosa di negativo alla Lega e al Terzo Polo. Quello che stiamo facendo con queste riunioni &#8211; ha detto l&#8217;ex ministro della Difesa &#8211; non è un&#8217;ammuina, ma il tentativo del Pdl, che è il primo partito di maggioranza relativa, di accelerare al massimo le cose sulla strada delle riforme. Né vogliamo essere quelli che danno le carte&#8221;.</p>
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		<title>Veneto, &#8220;carabinieri costringevano  gli immigrati a immergersi nel fiume&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 16:07:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberta Polese</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_189597" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/ponte-montegnana_interna.jpg"><img class="size-full wp-image-189597" title="ponte montegnana_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/ponte-montegnana_interna.jpg" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Il ponte sul fiume Frassine da cui secondo l&#39;accusa i carabinieri facevano &quot;tuffare&quot; gli stranieri</p></div>
<p>Una &#8220;punizione&#8221; consolidata dal tempo: un tuffo nel fiume per far capire che girare ubriachi per il paese, soprattutto se si è stranieri, non era affatto gradito. Accadeva a <strong>Montagnana</strong>, grosso centro della Bassa Padovana, fino a qualche tempo fa. A eseguire i <strong>&#8216;trattamenti speciali&#8217;</strong> lungo il fiume Frassine erano quattro carabinieri della locale stazione, ora indagati per violenza privata, sequestro di persona e omissione di atti d&#8217;ufficio. Le vittime predilette erano un gruppo di marocchini senza fissa dimora. Il modus operandi, che andava avanti da circa un anno, è venuto alla luce quando il cadavere di un 25enne marocchino è emerso dalle rive del fiume a fine maggio 2011.</p>
<p>Il ragazzo era stato prelevato il 15 maggio dai militari durante la festa di paese: era sbronzo, e, a giudicare dalle testimonianze, era molesto nei confronti della gente del posto. Il suo corpo era stato restituito dalle acque dieci giorni dopo. A quel punto sono scattate le indagini. Ed è emersa l&#8217;abitudine dei carabinieri di &#8220;dare una rinfrescata&#8221; agli ubriachi, una lezione che non prevedeva il passaggio in caserma, e nemmeno la segnalazione all&#8217;autorità giudiziaria. Dalla piazza al fiume. Lo hanno ammesso gli stessi militari durante gli interrogatori: &#8220;E&#8217; vero, capitava che li punissimo così, ma <strong>Abderrahman Sahli</strong> non lo abbiamo ammazzato noi&#8221;.</p>
<p>La relazione del medico legale <strong>Massimo Montisci</strong> dà, in parte, ragione ai carabinieri: la data della morte non coincide con il 15 maggio e quindi non sono stati loro ad ammazzarlo. Forse Abderrahman quella notte è riuscito a salvarsi dalle acque, salvo poi ricaderci da solo qualche giorno dopo. Ma le gravi accuse a carico dei carabinieri restano: sequestro di persona, violenza privata, omissione di atti d&#8217;ufficio, attribuiti a vario titolo all’appuntato scelto<strong> Daniele Berton</strong>, 43 anni, e ai colleghi <strong>Angelo Canazza</strong>, 42 anni, <strong>Giovanni Viola</strong>, 31, e il maresciallo capo <strong>Claudio Segata</strong>, 44. La procura di Padova ha chiuso le indagini a loro carico, atto che precede la formalizzazione della richiesta di rinvio a giudizio, e attribuisce loro almeno <strong>sei &#8216;tuffi&#8217; </strong>denunciati da altri stranieri. I primi risalgono all’estate 2010 quando in due occasioni il maresciallo Segata e il carabiniere Viola avevano preso con loro <strong>Abdelilah Achaari</strong>, detto “ Il Monaco”. “Colto in stato di manifesta ubriachezza, lo privavano della libertà personale” , e lo hanno portato sul Frassine, senza passare dalla caserma. Lì “con violenza fisica e minaccia consistita” lo “costringevano ad immergersi nell’acqua del fiume Frassine”.</p>
<p>La stessa cosa è capitata nell’estate 2010 e nel maggio 2011 a <strong>El Hassane Rahali</strong>, noto in paese con il soprannome di “Fragolino”. Anche lui era stato trovato ubriaco in centro a Montagnana e costretto al bagno fuori programma. Sorte toccata anche a Salhi nell’aprile 2011, e poi anche quel 15 maggio, quando il trattamento gli era stato imposto per l&#8217;ultima volta, prima che venisse trovato morto, anche se, stando a quanto ricostruito dalla procura, il ragazzo non sarebbe deceduto in seguito al quel tuffo. Alcuni abitanti del paese dicono infatti di averlo visto vivo aggirarsi per la zona della stazione un paio di giorni dopo. Al contrario però i suoi amici connazionali, con i quali condivideva una casa diroccata alle porte di Montagnana, sostengono di non averlo più visto dopo quel giorno. La data della morte ricostruita dall&#8217;esame autoptico scagiona però i carabinieri dall&#8217;accusa di omicidio colposo. Restano le altre gravi accuse emerse durante gli interrogatori. E formalizzate nei capi d&#8217;imputazione spediti agli avvocati difensori, che ora potranno presentare la loro memoria difensiva.</p>
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