<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Zonaeuro</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/category/zonaeuro/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Bruxelles, il Consiglio europeo si apre con lo scontro Merkel-Hollande sugli eurobond</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/23/bruxelles-consiglio-europeo-apre-scontro-merkel-hollande-sugli-eurobond/239785/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/23/bruxelles-consiglio-europeo-apre-scontro-merkel-hollande-sugli-eurobond/239785/#comments</comments> <pubDate>Wed, 23 May 2012 17:31:15 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessio Pisanò</dc:creator> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[euro]]></category> <category><![CDATA[Eurobond]]></category> <category><![CDATA[Europa]]></category> <category><![CDATA[hollande]]></category> <category><![CDATA[Merkel]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[Ue]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=239785</guid> <description><![CDATA[La crisi del debito e la recessione incalzano, la Grecia fa paura e i mercati mordono dopo le voci di un piano europeo su una possibile uscita di Atene dall’euro: l’Europa deve uscire dal guado e la sfida ora è la crescita, perchè il rigore, da solo, non basta. Ma la sfida sul tavolo stasera...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La crisi del debito e la recessione incalzano, la Grecia fa paura e i mercati mordono dopo le voci di un piano europeo su una possibile uscita di Atene dall’euro: l’Europa deve uscire dal guado e la sfida ora è la crescita, perchè il rigore, da solo, non basta. Ma la sfida sul tavolo stasera dei 27 a Bruxelles &#8211; in un vertice “cruciale” anche in vista del Consiglio europeo di giugno &#8211; è tutt&#8217;altro che facile. Resa ancor più complicata dai tanti distinguo e divisioni. A cominciare dagli eurobond, fortemente caldeggiati da Roma e Parigi che sanciscono un nuovo asse al posto di quella tradizionale alleanza tra Francia e Germania che si è rotta con l’arrivo di Hollande all’Eliseo. E che ha lasciato Angela Merkel sempre più isolata. Voce, quasi unica, a continuare a brandire quel niet alle euro obbligazioni &#8211; “non rilanciano la crescita”, è tornata a dire stasera &#8211; in nome di un rigore che ormai sta stretto a tutti. E che resta contraria ad ogni &#8216;mutualizzazione del debitò e qualsiasi allentamento dei cordoni, anche se in chiave produttivà, come la golden rule. </p><p>Il vertice è continuato fino a tarda sera. Alle scintille delle dichiarazioni di <strong>Merkel e Hollande</strong> all&#8217;ingresso della sala segue il silenzio della riunione dove sul tavolo ci sono argomenti fino al mese scorso tabù in queste riunioni. Due le posizioni a sfidarsi nel chiuso dell&#8217;aula: l&#8217;austerità a tutti i costi della Germania contro gli incentivi alla crescita della Francia.</p><p>Un dato su tutti: prima del vertice Hollande ha parlato con Monti e Rajoy. La Merkel non ha parlato con nessuno. Questo fatto tradisce un certo isolamento della Cancelliera adesso che il suo compagno Sarkozy non c&#8217;è più. Perfino lo spagnolo <strong>Mariano Rajoy</strong>, popolare come la Merkel, è più vicino alla posizione di Hollande, d&#8217;altronde di mezzo c&#8217;è il destino della sua Spagna.</p><p>Entrando al vertice, i due duellanti, Merkel e Hollande, avevano manifestato idee perfettamente opposte sugli Eurobond (obbligazioni comuni dei Paesi zona Euro). “Possibilità da considerare” per il presidente francese e “inutili per la crescita” per la tedesca. Di mezzo Monti, che quasi a smorzare i toni aveva precisato che “quella di oggi è una riunione importante ma dove non si prederanno decisioni”. E meno male che il Presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy aveva invitato i leader europei a venire a Bruxelles “senza tabù” e con “la mente aperta a ogni soluzione”.</p><p>Tuttavia le parole di Monti, così simili a quelle di Hollande a tratti, avevano tradito l&#8217;incontro a tu per tu tra i due poco prima del summit. “Ci saranno delle idee forti che saranno menzionate, e gli Eurobond appartengono a questa categoria”, aveva detto Monti. “Sappiamo che per diversi stati membri non sono digeribili in questo periodo, ma è ben elencarle”. Insomma, “una riunione forse più importante di tante altre perché è una pagina aperta”.</p><p>È la prima volta che il discorso, o meglio lo scontro, sugli Eurobond finisce sul tavolo del vertice europeo. La ferma opposizione della Germania non è di certo una novità (sia per motivi di interesse nazionale a non avere un unico debito europeo che per fedeltà alla filosofia dell&#8217;austerità fiscale in tutti i Paese dell&#8217;Eurozona), ma per parlarne a Bruxelles c&#8217;è voluto un nuovo presidente francese che non avesse paura di contraddire la collega tedesca.</p><p>E la Merkel non può trovare appoggio nemmeno nel connazionale Presidente del Parlamento europeo, il tedesco Martin Schulz, che a vertice iniziato ha detto in conferenza stampa che “la Germania deve riflettere”, la situazione attuale “a lungo termine non è sostenibile”, perché se ora i tedeschi “sono avvantaggiati dall&#8217;avere prestiti allo 0,01% mentre gli altri pagano il 6%”, il risultato finale sarà che “non ci sarà più un mercato europeo per i prodotti tedeschi”, perché “gli altri non avranno i mezzi per comprarli”. </p><p>A rimbalzare sul tavolo della riunione di Bruxelles di stasera, tutta concentrata sulla crescita, c&#8217;è anche la drammatica situazione della Grecia. E quello spettro &#8211; l&#8217;uscita dall’euro, paventato anche oggi dal suo ex premier Papademos &#8211; che aleggia con l’avvicinarsi delle nuove elezioni del 17 giugno da cui si teme esca una vittoria dei partiti che non sostengono il piano di salvataggio. L’Europa si prepara. La Bce &#8211; si è saputo oggi &#8211; ha in cantiere un comitato ad hoc per valutare (e forse gestire) il possibile impatto di una riapparizione della dracma, mentre gli sherpa dell’Eurogruppo avrebbero già invitato i Paesi membri a preparare piani nazionali per sostenere l’impatto dell’addio greco: una notizia accompagnata da qualche smentita, ma anche da molte conferme.</p><p>E sulla quale Monti glissa, mentre le indiscrezioni parlano di un possibile &#8216;indennizzò (50 miliardi di euro) ai greci cui si preparerebbero Bce e Fmi. Anche la Bundesbank esamina lo scenario, giudicandolo “gestibile” anche se “complicato”. Di certo il problema Atene c&#8217;è e va affrontato. Come quelli sul tavolo dei leader stasera. Lo ha chiesto il G8. Ma soprattutto lo esigono i mercati. Come hanno dimostrato oggi, innervositi dalle notizie e le attese sul vertice di Bruxelles, anche in chiave greca: le piazze europee hanno bruciato 140 miliardi (fino a -3,5 Piazza Affari) mentre l’euro si è portato ai minimi degli ultimi due anni sul dollaro e lo spread sui bund tedeschi ha ripreso a volare. Sui btp italiani (oltre 440 punti) e sui bonos spagnoli (sopra 480).</p><p>I mercati restano ora alla finestra, in attesa di riaprire domani mattina i listini, forse con un incoraggiamento &#8211; magari nero su bianco in un comunicato finale del vertice &#8211; che superi le divisioni. Come sollecitato anche dal presidente del Pe Martin Schulz, che ha invitato la Germania a fare un passo avanti, a “riflettere”. Perchè le istituzioni europee &#8211; parlamento, commissione e consiglio &#8211; guardano dall’altra parte rispetto a Berlino. Ad un pacchetto più orientato alla ripresa, come dimostrato dal via libera ai project bond, alla Tobin Tax e all’apertura al &#8216;redemption fund’(fondo per &#8216;mutualizzarè l&#8217;eccedenza dei debiti oltre il 60% del Pil, che rappresenta un embrione degli eurobond).</p><p>Tra i punti affrontati stasera, anche la ricapitalizzazione della Bei e l’uso dei fondi strutturali. E se non è esclusa anche una riflessione sulla politica della Bce &#8211; al vertice c&#8217;è anche il responsabile dell’Eurotower <strong>Mario Draghi</strong> &#8211; e sulla necessità di un allentamento del costo del denaro per liberare potenza di fuoco, un giro di tavolo potrebbe toccare anche la Spagna, alle prese anche con il nodo della ristrutturazione del suo sistema bancario. E, ancora, il rischio di una corsa ai depositi da parte dei cittadini europei. Sempre più angosciati dalla crisi, dall’austerity e dalla mancanza di lavoro.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/23/bruxelles-consiglio-europeo-apre-scontro-merkel-hollande-sugli-eurobond/239785/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il buco segreto nei conti della Spagna, le Regioni della destra inguaiano Rajoy</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/buco-segreto-conti-della-spagna-regioni-destra-inguaiano-rajoy/234896/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/buco-segreto-conti-della-spagna-regioni-destra-inguaiano-rajoy/234896/#comments</comments> <pubDate>Sat, 19 May 2012 14:25:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandro Oppes</dc:creator> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[Banche]]></category> <category><![CDATA[Bankia]]></category> <category><![CDATA[buco]]></category> <category><![CDATA[Caja]]></category> <category><![CDATA[Calatrava]]></category> <category><![CDATA[Gurtel]]></category> <category><![CDATA[Rajoy]]></category> <category><![CDATA[Spagna]]></category> <category><![CDATA[valencia]]></category> <category><![CDATA[Zapatero]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=234896</guid> <description><![CDATA[La frecciata arriva sotto forma di &#8220;tweet&#8221;, e reca la firma di Alfredo Pérez Rubalcaba: &#8220;Ma non era Zapatero ad aver ingannato Rajoy?&#8221;. Domanda retorica, ovviamente, quella del leader socialista, dopo che, a sorpresa, il governo è stato costretto a rivedere al rialzo il deficit già disastroso del 2011: non più l&#8217;annunciato 8,5 per cento (che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La frecciata arriva sotto forma di &#8220;tweet&#8221;, e reca la firma di<strong> Alfredo Pérez Rubalcaba</strong>: &#8220;Ma non era Zapatero ad aver ingannato Rajoy?&#8221;. Domanda retorica, ovviamente, quella del leader socialista, dopo che, a sorpresa, il governo è stato costretto a rivedere al rialzo il deficit già disastroso del 2011: non più l&#8217;annunciato 8,5 per cento (che sforava comunque in modo clamoroso il tetto del 6 per cento previsto dal precedente esecutivo del Psoe) ma addirittura 8,9, che tradotto in euro fanno 4 miliardi in più. Tutta colpa dei conti delle amministrazioni regionali, e guarda caso proprio di quelle controllate dai popolari, il partito del presidente. A cominciare da Madrid, guidata dalla &#8220;lady di ferro&#8221; della destra spagnola, <strong>Esperanza Aguirre</strong>, che si vantava di essere l&#8217;unica ad aver fatto &#8220;bene i compiti&#8221;, mantenendosi abbondantemente al di sotto dell&#8217;obiettivo dell&#8217;1,3 per cento fissato dal governo: &#8220;Abbiamo chiuso l&#8217;esercizio all&#8217;1,1&#8243;, annunciava trionfante la &#8220;Espe&#8221;, ma a conti fatti il disavanzo è stato esattamente il doppio, 2,2 per cento. Particolare curioso: quello che doveva essere il &#8220;guardiano del rigore&#8221; del governo regionale, l&#8217;assessore all&#8217;Economia Antonio Beteta, nel frattempo è stato promosso da Rajoy vice-ministro della pubblica amministrazione, con il compito di vigilare sui bilanci delle autonomie locali.</p><p>Stesso discorso &#8211; anzi molto più grave &#8211; per la Comunità Valenciana, che per anni era stata indicata proprio dall&#8217;attuale premier come esempio di &#8220;buona gestione&#8221;. Erano i tempi dei progetti faraonici, quando sembrava che con i proventi della speculazione immobiliare si potesse finanziare qualunque stravaganza: dal fiasco del parco di divertimenti Terra Mitica al Gran Premio d&#8217;Europa di Formula1 (con condizioni capestro fissate da <strong>Bernie Ecclestone,</strong> che a questo punto renderebbero molto più gravoso per le casse pubbliche recedere dal contratto che continuare a organizzare una manifestazione diventata un lusso insostenibile).</p><p>E poi la Ciutat de les Arts i de les Ciències, sfavillante fiore all&#8217;occhiello della città, però costata molto più del previsto (come tutte le grandi opere dell&#8217;architetto Santiago Calatrava) e rimasta incompiuta. E ancora l&#8217;America&#8217;s Cup di vela, la visita di Papa <strong>Benedetto XVI</strong> nel 2006 (sulla quale indaga la magistratura) e l&#8217;aeroporto fantasma di Castellón, dal quale non è mai decollato un aereo. Opere finanziate generosamente dai tre istituti del sistema finanziario locale, che non a caso sono tutti scomparsi. Il <strong>Banco de Valencia</strong> e la cassa di risparmio Cam sono state commissariate dal Banco de España, mentre Bancaja si è unita a Caja Madrid nella fusione che ha dato vita a Bankia e che rischia di trasformarsi in un abbraccio mortale. Costretto alle dimissioni il presidente regionale degli sprechi, Francisco Camps &#8211; processato e poi assolto dall&#8217;accusa di aver ricevuto in regalo dodici abiti e alcune cravatte dai responsabili della trama di corruzione finanziaria Gurtel &#8211; il nuovo capo del governo locale Alberto Fabra ha trovato le casse vuote e ha dovuto mettere mano alla scure dei tagli: dai funzionari pubblici alla sanità all&#8217;educazione e ai trasporti. Ma qualunque piano d&#8217;austerità sembra insufficiente. I &#8220;bonos&#8221; regionali sono stati classificati come &#8220;spazzatura&#8221; dalle grandi agenzie di rating. E Valencia viene già indicata come la &#8220;Grecia spagnola&#8221;, un territorio sull&#8217;orlo della bancarotta.</p><p>Ma, se questo è il caso più clamoroso, anche i bilanci di altre regioni generano inquietudine. <strong>Rajoy</strong> sa bene che, a parte le difficoltà del sistema bancario intossicato dagli asset della bolla immobiliare, la galassia delle autonomie locali è l&#8217;altro elemento che mette a rischio la credibilità spagnola sui mercati e nella comunità internazionale. Per questo la vice-premier<strong> Soraya Sáenz de Santamaría</strong> ha giudicato &#8220;estremamente positivo&#8221; l&#8217;accordo raggiunto venerdì con le Comunità Autonome in seno al Comitato di politica fiscale e finanziaria: un&#8217;intesa in base alla quale le regioni si impegnano a realizzare un piano d&#8217;austerità da 18 miliardi, per chiudere l&#8217;anno con un deficit dell&#8217;1,5 per cento, così come concordato con <strong>Bruxelles</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/buco-segreto-conti-della-spagna-regioni-destra-inguaiano-rajoy/234896/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Atene, guastafeste del G8</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/atene-guastafeste/234525/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/atene-guastafeste/234525/#comments</comments> <pubDate>Sat, 19 May 2012 08:33:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampiero Gramaglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[Camp David]]></category> <category><![CDATA[crescita]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[g8]]></category> <category><![CDATA[Grecia]]></category> <category><![CDATA[hollande]]></category> <category><![CDATA[Merkel]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[obama]]></category> <category><![CDATA[zonaeuro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=234525</guid> <description><![CDATA[Un piccolo alla corte dei Grandi. Ed è il guastafeste di turno: altro che convitato di pietra. La Grecia diventa protagonista al Vertice del G8 di Camp David, dove i leader discutono su come uscire dalla crisi economica. L’emergenza dei conti di Atene e il rischio di un effetto domino su altri Paesi, che comprometta...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Un piccolo alla corte dei Grandi. Ed è il guastafeste di turno: altro che convitato di pietra. La<strong> Grecia</strong> diventa protagonista al Vertice del G8 di Camp David, dove i leader discutono su come uscire dalla crisi economica. L’emergenza dei conti di Atene e il rischio di un effetto domino su altri Paesi, che comprometta la stabilità dell’euro e l’assetto della finanza internazionale, aleggiano sulla riunione. E a dare al Vertice un’atmosfera un po’ surreale contribuiscono due “fughe di notizie” che sono altrettanti “incidenti di percorso”.</p><p><strong>Il Times di Londra</strong> scrive che De La Rue, l&#8217;azienda britannica che produce banconote per oltre 150 Paesi del mondo, si sta preparando a ristampare dracme: la società, che stampa pure le sterline e l&#8217;euro, avrebbe avviato la valutazione degli eventuali rischi per una nuova moneta e starebbe recuperando una collezione di matrici di rame per la filigrana, da utilizzare nel caso in cui la Grecia dovesse uscire dall&#8217;euro e ritornare alla vecchia divisa. <br />E, a Bruxelles, il commissario europeo <strong>Karel De Gucht</strong>, belga, responsabile del Commercio internazionale, rivela l’esistenza di un piano B della Commissione europea in caso che Atene abbandoni l’euro. De Gucht viene zittito (“Taci!, tu che c’entri?”) e sommerso dalle smentite: Olli Rehn, responsabile dell’Economia, finlandese, nega che l’esecutivo della Ue stia lavorando a uno scenario del genere e assicura che, anzi, tutti stanno dandosi da fare perché Atene resti nella Ue e nell’euro. </p><p>In realtà, hanno ragione entrambi i commissari e pure il Times. L’Unione europea non vuole che la Grecia molli, ma, nel contempo, sarebbe assurdo che non studiasse le conseguenze di un’eventualità del genere sia come deterrente (“Guardate, greci, che cosa succederebbe”) sia come scialuppa di salvataggio. Il mix di indiscrezioni di stampa e sviluppi sul terreno, con la Grecia che si ritrova in campagna elettorale, proprio quando s’insedia il nuovo Parlamento, produce l’ennesima giornata di alta tensione sui mercati, con le Borse che chiudono in calo e lo spread che resta lì a 438.</p><p>La cancelliera tedesca <strong>Angela Merkel</strong> chiama il presidente greco <strong>Karolos Papoulias</strong>, per capire come stanno le cose, ma la telefonata da Berlino non basta di certo a rassicurare i cittadini ellenici che continuano a ritirare i soldi dalle banche – e lo fanno pure gli spagnoli –. Del resto, la linea della Merkel, sostanzialmente coincidente, almeno nelle prese di posizione ufficiali, con quella dei partner, è chiara: “Vogliamo che la Grecia resti nell’Ue e nell’euro, ma Atene deve prima fare la sua parte”. La Merkel e Monti, Cameron e Hollande vi hanno convenuto in video-conferenza, giovedì sera, prima di partire per Camp David. Dove, al presidente Obama, che lo chiede esplicitamente, dicono che il loro credo è coniugare il rigore con la crescita. Sarà il Professore a spiegarlo, aprendo, su invito del presidente americano, la sessione di lavoro sull’economia.</p><p>Il premier italiano arriva a Camp David con <strong>il biglietto da visita ‘rooseveltiano’</strong> del piano di lavori pubblici da 100 miliardi di euro e 400 mila posti di lavoro varato ieri: il ministro Passera ci crede (“Tutti cantieri che possono essere aperti presto”), i sindacati un po’ meno (e parlano del 2015). Ma la mossa autorizza Monti a dire che l&#8217;Italia ha le carte in regola per chiedere più crescita a livello mondiale ed europeo e anche per mantenere gli equilibri di bilancio. Il Vertice (si parlerà pure di Siria e di Afghanistan ), sarà un successo: Obama si gioca la carta dei Grandi anche in chiave elettorale e non vuole screzi. Ma, concretamente, questo G8, svuotato di contenuti dal G20, a sua volta privo di poteri, potrà fare ben poco. Gli europei, però, possono ripartire da Camp David con un piano di lavoro “avallato” dal presidente Usa: avranno un mese, di qui al Vertice europeo di fine giugno, per impostare una strategia della crescita senza rinnegare il rigore.</p><p>Ne parleranno, a 27, già nella cena di lavoro del 23 maggio. La Germania è la guardiana del rigore, ma sottoscrive che rigore e crescita &#8220;sono entrambi necessari”. E <strong>Cameron</strong>, inopinatamente, rivendica il diritto di Londra a dire la sua sulla situazione dell&#8217;euro e brandisce gli eurobonds: “O l’Europa si dota di un’efficace firewall, banche regolamentate e ben capitalizzate, un sistema di condivisione del peso del debito e una politica monetaria a sostegno, o ci troveremo in territori inesplorati che pongono rischi per tutti”. <strong>Italia e Francia</strong> appaiono molto vicine sulla necessità di integrare il Patto di Bilancio, stabilendo che gli investimenti non vanno computati nel calcolo del deficit di bilancio. Nel pacchetto, probabilmente, verranno inseriti altri due punti: il potenziamento del ruolo della Banca europea per gli investimenti e l’introduzione dello strumento dei &#8216;project bonds&#8217;, obbligazioni europee legate a singoli progetti. <strong>Sempre che Berlino ci stia.</strong></p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 19 Maggio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/atene-guastafeste/234525/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Commissario Ue: &#8220;Grecia via dall&#8217;Euro&#8221;. Per Berlino ritorno alla dracma &#8220;gestibile&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/18/commissario-grecia-fuori-dalleuro-voci-vertici-segreti-germania/233571/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/18/commissario-grecia-fuori-dalleuro-voci-vertici-segreti-germania/233571/#comments</comments> <pubDate>Fri, 18 May 2012 11:04:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Mauro Meggiolaro e Matteo Cavallito</dc:creator> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[atene]]></category> <category><![CDATA[Berlino]]></category> <category><![CDATA[de gucht]]></category> <category><![CDATA[dracma]]></category> <category><![CDATA[euro]]></category> <category><![CDATA[Grecia]]></category> <category><![CDATA[Merkel]]></category> <category><![CDATA[moneta unica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=233571</guid> <description><![CDATA[La Bce e la Commissione europea stanno lavorando ad un piano di emergenza per gestire in modo ordinato l’uscita della Grecia dall’euro, un’eventualità impensabile fino a qualche tempo fa ma oggi sempre più concreta. Lo ha affermato Karel De Gucht, commissario belga al commercio Ue, in un’intervista al quotidiano De Standaard. De Gucht è il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La Bce e la Commissione europea stanno lavorando ad un piano di emergenza per gestire in modo ordinato l’uscita della Grecia dall’euro, un’eventualità impensabile fino a qualche tempo fa ma oggi sempre più concreta. Lo ha affermato <strong>Karel De Gucht</strong>, commissario belga al commercio Ue, in un’intervista al quotidiano <em>De Standaard</em>. De Gucht è il primo dirigente dell’Unione ad ammettere apertamente l’esistenza di un simile piano. “Sono sicuro del fatto che non ci sarà un effetto contagio: l’uscita della Grecia non implica la fine dell’euro &#8211; ha spiegato -. Un anno e mezzo fa ci sarebbe stato il rischio di un effetto domino, ma adesso la Commissione e la Bce sono al lavoro sui possibili scenari di emergenza nel caso la Grecia non ce la faccia”. Un ragionamento che sembra costruito nel pieno rispetto della linea tedesca, al tempo stesso rigorista e anti-allarmista.</p><p>Intanto gli esperti del governo tedesco si starebbero preparando all&#8217;uscita della Grecia dalla moneta unica in &#8220;riunioni segrete&#8221;. Lo riporta oggi in esclusiva il quotidiano economico tedesco <em>Handelsblatt</em>, che minimizza: secondo fonti governative il ritorno alla dracma sarebbe &#8220;costoso&#8221; ma tutto sommato &#8220;gestibile&#8221;. Nei palazzi del governo di Berlino l&#8217;uscita della Grecia sarebbe paragonata a un salto nel vuoto dall&#8217;alto di un palazzo. &#8220;Due anni fa il salto sarebbe stato dal decimo piano e avrebbe portato alla morte dell&#8217;euro. Un anno fa dal quinto piano. Oggi è come buttarsi dal secondo piano &#8211; forse ci si rompe qualche osso, ma l&#8217;impatto non sarà irreversibile&#8221;. Questi i commenti riportati da Handelsblatt di non meglio definite fonti governative. A sentire le indiscrezioni che trapelano dalla cancelleria e dai ministeri finanziari, il governo di <strong>Angela Merkel</strong> starebbe preparando un piano B per la Grecia con il ritorno alla dracma. &#8220;L&#8217;Eurozona sarebbe in grado di sopportare un&#8217;uscita della Grecia&#8221;, ha dichiarato il capogruppo dei liberali (Fdp) nel Bundestag <strong>Rainer Brüderle</strong>. &#8220;Certo, sarebbe molto costoso, ma si potrebbe gestire&#8221;.</p><p>Secondo il ministro delle finanze <strong>Wolfgang Schäuble</strong>, lo stesso che pochi giorni fa dichiarato che l&#8217;uscita della Grecia non sarebbe una tragedia, ha calcolato il costo della fine dell&#8217;euro in Grecia in 80 miliardi di euro per i cittadini tedeschi, nei quali sono compresi i 32 miliardi di euro di crediti a cui la Germania dovrebbe rinunciare e i contributi aggiuntivi per il consolidamento del fondo di salvataggio ESM da 700 miliardi di euro. Ma non si parla solo di costi. Gli esperti del governo starebbero pensando anche a scenari che prevedono il controllo della circolazione dei capitali in uscita dalla Grecia, visto che &#8220;i greci hanno già iniziato a prelevare disponibilità monetarie dai loro conti per trasferirle all&#8217;estero&#8221;. E per impedire una crisi di liquidità delle banche il governo greco dovrebbe introdurre &#8220;severi controlli alle frontiere&#8221;.</p><p>Oggi la stessa <strong>Merkel</strong> ha chiamato il presidente della Repubblica greco <strong>Karolos Papoulias</strong>. Una conversazione che la Merkel ha voluto per informarsi sulla difficile situazione del Paese. La cancelliera, ha spiegato un suo portavoce, ha chiarito nuovamente che la Germania e gli altri partner europei si aspettano che <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/grecia-torna-voto-giugno-pikrammenos-premier-interim/231412/" target="_blank">dopo le prossime elezioni del 17 giugno </a>venga al più presto formato un nuovo governo in grado di agire.</p><p>Lo stesso ministro degli Esteri tedesco <strong>Guido Westerwelle</strong> è parso meno conciliante in un altro colloquio telefonico questa volta con il suo omologo del governo di transizione greco. “Siamo con la Grecia &#8211; ha detto oggi un portavoce del ministro &#8211; ma è importante che Atene faccia i compiti”. Westerwelle ha sottolineato nel suo colloquio che non ci saranno nuove trattative con i greci sulle riforme concordate con la troika di Ue, Bce e Fmi, nè sui programmi di aiuto. “La Grecia si deve attenere ai programmi”.</p><p>In realtà l&#8217;uscita della Grecia dall&#8217;euro potrebbe essere molto più pericolosa di quanto si stia mormorando in queste ore nelle stanze del Bundesregierung. &#8220;La dimostrazione che l&#8217;euro è, di fatto, reversibile potrebbe portare a un attacco senza precedenti alle banche spagnole e italiane&#8221;, spiega oggi sul New York Times il premio nobel per l&#8217;economia <strong>Paul Krugman</strong>. &#8220;Ancora una volta la Banca Centrale Europea dovrebbe scegliere se fornire o meno un appoggio illimitato con un finanziamento senza limiti. Se la risposta dovesse essere ancora negativa per l&#8217;euro sarebbe la fine&#8221;. Krugman richiama anche la possibilità &#8211; da parte della BCE &#8211; di accettare tassi di inflazione del 3-4% in Europa per permettere a paesi come l&#8217;Italia e la Spagna di uscire dalla depressione economica provocata dai piani di austerity. &#8220;Ma sia i banchieri centrali sia i tedeschi odiano questa idea&#8221;, continua Krugman, &#8220;anche se è il solo modo plausibile per salvare l&#8217;euro, perché il tempo è ormai scaduto&#8221;.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/18/commissario-grecia-fuori-dalleuro-voci-vertici-segreti-germania/233571/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Dall&#8217;euro non si esce uno alla volta</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/18/dalleuro-esce-alla-volta/233415/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/18/dalleuro-esce-alla-volta/233415/#comments</comments> <pubDate>Fri, 18 May 2012 08:05:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Luciano Giovannetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[Banche]]></category> <category><![CDATA[Bce]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[Grecia]]></category> <category><![CDATA[prestiti]]></category> <category><![CDATA[zonaeuro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=233415</guid> <description><![CDATA[La Bce interrompe i prestiti ad alcune banche greche e per la prima volta ammette che il paese potrebbe uscire dall&#8217;euro. La Federal Reserve considera un ulteriore stimolo monetario per proteggere l&#8217;economia Usa. Il mercato azionario europeo registra la quarta giornata di ribasso mentre i rendimenti delle obbligazioni di Spagna e Italia si avvicinano a...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La Bce interrompe i prestiti ad alcune banche greche e per la prima volta ammette che il paese potrebbe uscire dall&#8217;euro. La Federal Reserve considera un ulteriore stimolo monetario per proteggere l&#8217;economia Usa. Il mercato azionario europeo registra la quarta giornata di ribasso mentre i rendimenti delle obbligazioni di Spagna e Italia si avvicinano a livelli critici.</p><p>Ospite in collegamento: Giulio Baresani Varini,  Responsabile pianificazione del risparmio di Millenium Sim:</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/kkh754e5jVk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/18/dalleuro-esce-alla-volta/233415/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La vera storia del buco di JP Morgan</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/vera-storia-buco-morgan/231879/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/vera-storia-buco-morgan/231879/#comments</comments> <pubDate>Thu, 17 May 2012 17:20:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Mario Seminerio</dc:creator> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[Bruno Iskil]]></category> <category><![CDATA[buco]]></category> <category><![CDATA[Dimon]]></category> <category><![CDATA[Ina Drew]]></category> <category><![CDATA[jp morgan]]></category> <category><![CDATA[New York]]></category> <category><![CDATA[spread]]></category> <category><![CDATA[wall street]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=231879</guid> <description><![CDATA[Non è ancora chiara la dinamica della enorme perdita, stimata parzialmente a due miliardi di dollari, prodottasi nella struttura londinese di JPMorgan nota come Chief Investment Office (CIO) tra la fine del primo trimestre e la precipitosa conferenza stampa convocata dal dominus della banca, Jamie Dimon, pochi giorni addietro. Le ipotesi sono diverse, tutte verosimili. Si è parlato (lo ha...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non è ancora chiara la dinamica della enorme perdita, stimata parzialmente a due miliardi di dollari, prodottasi nella struttura londinese di <strong>JPMorgan</strong> nota come <em>Chief Investment Office</em> (CIO) tra la fine del primo trimestre e la precipitosa conferenza stampa convocata dal dominus della banca,<em> </em><strong>Jamie Dimon</strong>, pochi giorni addietro. Le ipotesi sono diverse, tutte verosimili. Si è parlato (lo ha fatto lo stesso Dimon) di incaute operazioni di &#8220;copertura&#8221;, ma pare evidente che di copertura non si trattasse. Intanto, il CIO ha come missione istituzionale quella di impiegare ed ottimizzare le eccedenze di depositi sugli impieghi. In condizioni normali, dovrebbe trattarsi di impieghi temporanei, con alto turnover di posizioni e proprio per questo motivo a basso rischio e rendimento. Pare invece (il condizionale è e resterà d&#8217;obbligo ancora per molto tempo, in questa vicenda) che Dimon abbia dato un preciso mandato alla struttura in direzione di divenire un vero e proprio centro di profitto. Delle operazioni effettuate dal trader francese <strong>Bruno Iksil</strong> sotto il comando della responsabile del CIO, <strong>Ina Drew</strong>, si è ipotizzato potessero essere del <em>basis trading</em>, in cui è stata venduta protezione su un indice di credit default swap e si è venduto un paniere di obbligazioni societarie, per scommettere sul restringimento del differenziale tra i due spread. L&#8217;operazione pare aver coinvolto un capitale nozionale di 100 miliardi di dollari, il che indica un massiccio ricorso alla leva finanziaria, cioè al debito.</p><p>Ci sono poi ipotesi che possa essersi trattato di una sorta di <em>calendar</em><em> spread</em>, in cui si vende protezione su un indice e se ne compra su un altro, di scadenza differente, per scommettere sulla inclinazione della curva di credito. Dal mese di marzo, inoltre, sappiamo che molti trader su derivati di credito avevano fatto giungere alla stampa specializzata il proprio malumore per un accumulo di posizioni da parte di Iksil che rischiava di alterare il mercato, e creare condizioni di potenziale <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Cornering_the_market">cornering</a>. Ma è un fatto che, quando si cerca di controllare un mercato acquisendone ampia parte, si finisce anche col modificarne profondamente le condizioni di liquidità, mettendo a grave rischio la possibilità di eseguire l&#8217;operazione di segno opposto (<em>unwinding</em>).</p><p>Ma queste sono cose risapute, sarebbe sconcertante dover scoprire che un trader esporto come Iksil (che ha circa quarant&#8217;anni) e la sua responsabile Drew (che è del 1956) ignorassero queste basilari norme di condotta del trading. Gli stessi modelli di controllo del rischio tendono infatti ad essere demoliti al verificarsi di alterazioni della liquidità dei mercati. E&#8217; la regola eterna che ha messo in ginocchio molti brillanti <em>rocket scientist</em> quantitativi, a partire dai giorni del <em>Long Term Capital Management</em>, l&#8217;hedge fund dei premi Nobel nel cui consiglio di amministrazione sedevano <strong>Myron Scholes</strong> e <strong>Robert Merton</strong>, che nel 1998 cadde rovinosamente proprio perché cercò di eseguire arbitraggi statistici con alta leva finanziaria di fatto ignorando la variabile liquidità, e che fu salvato da un pool di investitori-creditori orchestrato dalla Fed di <strong>Alan Greenspan</strong>, che evitò anche il panico sui mercati iniettando liquidità, in quello che probabilmente fu il primo (e certamente il più eclatante) episodio di bailout di una entità <em>too big to fail</em>.</p><p>E proprio le apparenti similitudini, ed il fatto che quasi quindici anni siano passati invano, tra un tentativo di regolazione e l&#8217;altro, sono destinate a mettere sul banco degli imputati lo &#8220;<em>smart guy</em>&#8221; Dimon, l&#8217;uomo che era fin qui riuscito ad evitare una legislazione più occhiuta sull&#8217;attività delle banche globali, attivamente coadiuvato in questo dal fatto che Wall Street ha a libro paga un impressionante numero di <em>congressmen</em>, soprattutto tra le file Repubblicane.</p><p>Altro aspetto eclatante è il fatto che Dimon sieda nel consiglio di amministrazione della Fed di New York: quella che, guidata dall&#8217;attuale segretario al Tesoro, <strong>Timothy Geithner</strong>, ha gestito il salvataggio del sistema finanziario americano all&#8217;indomani del crack di <strong>Lehman</strong>. Qualcosa su cui riflettere, per l&#8217;abnorme conflitto d&#8217;interesse che ciò implica, e che mette a nudo la natura ormai scopertamente oligarchica ed autoreferenziale del capitalismo finanziario statunitense, quanto e più dei guasti ottenuti in passato con l&#8217;abrogazione del <em>Glass-Steagall Act</em>, che ha consentito alle banche commerciali di entrare nell&#8217;investment banking, o del <em>Commodity Futures Modernization Act</em> del 2000, che ha deregolamentato i derivati non quotati (over the counter, OTC).</p><p>Ed infatti qualche isolata voce comincia a farsi sentire: il senatore indipendente del Vermont, <strong>Bernie Sanders</strong>, che ha chiesto l&#8217;esclusione di Dimon dal board della Fed di New York, aggiungendo la propria flebile voce a quella della &#8220;bestia nera&#8221; di Wall Street, <strong>Elizabeth Warren</strong>, giurista e candidata Democratica al Senato in Massachusetts alle elezioni del prossimo novembre, già presidente del panel del Congresso preposto al monitoraggio delle applicazione dell&#8217;<em>Emergency Economic Stabilization Ac</em>t del 2008, la legge che ha gestito l&#8217;uscita del sistema finanziario americano dalla crisi del 2008. Elizabeth Warren era considerata la candidata naturale alla guida del <em>Consumer Financial Protection Bureau</em>, l&#8217;agenzia federale che avrebbe dovuto tutelare i risparmiatori, voluta da Obama ma finora affossata dall&#8217;ostruzionismo Repubblicano. Ma, anche prima di questo esito, l&#8217;ostilità di Tim Geithner (che è il referente del Big Money americano) aveva impedito ad Obama di designare la Warren alla guida dell&#8217;agenzia. Tutto si tiene.</p><p>La legge <strong>Dodd-Frank</strong>, che dovrebbe limitare gli eccessi della debordante &#8220;innovazione&#8221; finanziaria statunitense è nata morta, ma questo non lo scopriamo oggi. Le grandi banche riescono comunque ad aggirare lo spirito delle norme, pur salvaguardandone la lettera, proprio in virtù del carattere estremamente &#8220;liquido&#8221; dell&#8217;attività finanziaria, che poco e nulla si presa ad essere regolata. Ma potrebbe esserci un aspetto ancora più inquietante, nel ripetersi di vicende come questa: l&#8217;eccesso di presunzione di controllo e comprensione della propria operatività da parte dei vertici delle banche. Delle due, l&#8217;una: o Dimon ha deliberatamente mentito ai regolatore ed al pubblico settimane addietro, quando negava che vi fossero problemi al CIO londinese; oppure non sapeva, né lui né i suoi collaboratori, che la banca stesse assumendo un rischio di questa magnitudine. Nell&#8217;uno e nell&#8217;altro caso, c&#8217;è di che essere inquieti.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/vera-storia-buco-morgan/231879/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>&#8220;Se l&#8217;Europa caccia la Grecia ci saranno esplosioni di violenza mai viste&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/leuropa-caccia-grecia-saranno-esplosioni-violenza-viste/231151/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/leuropa-caccia-grecia-saranno-esplosioni-violenza-viste/231151/#comments</comments> <pubDate>Wed, 16 May 2012 09:18:43 +0000</pubDate> <dc:creator>Stefano Vergine</dc:creator> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[Alexis Tsipras]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[Dimitri Deliolanes]]></category> <category><![CDATA[Grecia]]></category> <category><![CDATA[Nuova Democrazia]]></category> <category><![CDATA[nuove elezioni]]></category> <category><![CDATA[Pasok]]></category> <category><![CDATA[Sinistra democratica]]></category> <category><![CDATA[Troika]]></category> <category><![CDATA[uscita dall'euro]]></category> <category><![CDATA[Venizelos]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=231151</guid> <description><![CDATA[E&#8217; probabile che a governare la Grecia sarà la sinistra radicale. Dimitri Deliolanes, corrispondente in Italia della tv ellenica Ert, commenta così l&#8217;ennesima fumata grigia arrivata da Atene martedì 15 maggio. A nulla è servita la riunione tra i leader di partito per formare un governo tecnico di transizione. Un esecutivo che, nell&#8217;intenzione di Unione...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; probabile che a governare la Grecia sarà la sinistra radicale. Dimitri Deliolanes, corrispondente in Italia della tv ellenica Ert, commenta così l&#8217;ennesima fumata grigia arrivata da Atene martedì 15 maggio. A nulla è servita la riunione tra i leader di partito per formare un governo tecnico di transizione. Un esecutivo che, nell&#8217;intenzione di Unione europea e Fondo monetario internazionale (i principali creditori della Grecia), avrebbe dovuto convincere il Paese a rispettare i patti firmati finora per ridurre il debito pubblico in cambio di prestiti. Invece niente da fare. E così il risultato delle elezioni del 6 maggio va in archivio. Vale la pena tenere a mente quei numeri, visto che tra un mese si tornerà alle urne. Le elezioni parlamentari avevano reso evidente il calo di popolarità dei due grandi partiti ellenici: il conservatore Nuova Democrazia e il socialista Pasok, che si sono spartiti il potere negli ultimi quattro decenni, avevano racimolato insieme poco più del 32 per cento dei consensi. Un&#8217;ecatombe, se si pensa che il solo Pasok nel 2009 aveva ottenuto il 44 per cento. A beneficiare della crisi economica finora sono state le forze che non hanno firmato i patti con Europa e Fmi. Primo fra tutti Syriza, il partito della sinistra radicale guidato dal 37enne Alexis Tsipras, divenuto il 6 maggio scorso il secondo del Paese con il 16,6 per cento dei voti. La sua tesi: la Grecia deve restare nell&#8217;euro, ma i patti con l&#8217;Europa vanno rivisti. Successo più moderato per il partito di destra dei Greci indipendenti, Sinistra Democratica e Partito Comunista, tutti abbondantemente sopra la soglia di sbarramento del 3 per cento. Sorprendente il 6,9 per cento andato ai neonazisti di Alba Dorata, il cui leader proprio ieri ha negato la Shoah.</p><p><strong>Dimitri Deliolanes, che succederà adesso?</strong></p><p>La costituzione prevede che ci siano elezioni entro un mese. Oggi sarà definita la data del voto, che secondo quanto si è capito dovrebbe tenersi il 10 o il 17 giugno, e verrà annunciata la composizione del governo che traghetterà il Paese per un mese. Comunque tutto questo rappresenta una formalità. Il governo sarà formato da tecnici dello Stato e presieduto da un alto magistrato. La verità è che in Grecia è già iniziata la nuova campagna elettorale.</p><p><strong>Il leader del Pasok, Evangelos Venizelos, ha detto che la trattativa è fallita “per colpa di qualcuno che ha messo i propri temporanei interessi politici al di sopra degli interessi della nazione”. Parere condiviso dall&#8217;altro grande partito, Nuova Democrazia. Chi è questo qualcuno?</strong></p><p>E&#8217;  Tsipras, il leader di Syriza, ma in realtà sono stati loro stessi a mettere i propri interessi al di sopra di quelli nazionali.</p><p><strong>Perché? </strong></p><p>Perché una maggioranza possibile c&#8217;era, ed era quella formata da Nuova Democrazia, Pasok e Sinistra Democratica. Il problema è che questi partiti volevano includere nel governo anche la sinistra radicale, eliminando così l&#8217;opposizione.</p><p><strong>Perché era così necessario includere anche Syriza? </strong></p><p align="JUSTIFY">Perché il nuovo governo avrebbe dovuto applicare la parte più scabrosa dell&#8217;ultimo memorandum firmato con la Troika. Un piano che prevede nuovi tagli alla spesa pubblica per 11,5 miliardi e il licenziamento di 150 mila lavoratori statali entro 2015. Poi le svendite. Innanzitutto quelle delle aziende pubbliche. Dico svendite perché è previsto che da queste cessioni si dovrebbero ricavare 50 miliardi di euro, mentre invece, agli attuali valori di mercato, quello è il prezzo al massimo di due delle varie società. Svendita anche di parecchi asset pubblici, in particolari terreni da destinare a privati per costruzioni turistiche. Infine il memorandum prevede una riforma della costituzione che imponga quanto segue: se lo stato greco ha un surplus primario, questo non può essere utilizzato per rilanciare l&#8217;economia, ad esempio abbassando le tasse o investendoli in altro, ma deve essere indirizzato subito a pagare il debito pubblico. Praticamente un suicidio.</p><p><strong>Chi sono i vincitori e i vinti di questo mancato accordo?</strong></p><p align="JUSTIFY">A giugno i vinti saranno ancora, come già è stato il 6 maggio, i partiti storici che hanno governato negli ultimi decenni, mentre il vincitore del mancato accordo è Syriza che potrebbe diventare il primo partito greco. Secondo i sondaggi otterrà tra il 20 e il 23 per cento dei voti, che in questo momento equivale alla maggioranza relativa.</p><p align="JUSTIFY"><strong>Il direttore dell&#8217;Fmi, Christine Lagarde, ha detto che un&#8217;uscita della Grecia dall&#8217;euro è possibile.</strong> <strong>Così ha fatto anche qualche ministro europeo. Sono frasi che fino a qualche settimana fa nessuno si sarebbe azzardato a pronunciare ufficialmente. Come si spiega questo improvviso cambiamento? </strong></p><p>Credo sia una minaccia per convincere i greci a svendere e tagliare, come previsto dal piano.</p><p><strong>In generale i greci cosa pensano dell&#8217;uscita dall&#8217;euro?</strong></p><p align="JUSTIFY">Secondo diversi sondaggi, il 70 per cento della popolazione vuole restare nell&#8217;euro. Non a caso la maggioranza dei voti non è andata al partito comunista, ma alla sinistra europeista.</p><p><strong>Come si spiega il successo dei neonazisti di Alba dorata?</strong></p><p>Principalmente con la questione dell&#8217;immigrazione clandestina. In questi anni c&#8217;è stata una totale sottovalutazione del problema da parte dei partiti che hanno governato e anche della polizia. Dal confine greco-turco passa quasi l&#8217;80 per cento dei clandestini diretti verso il Nord Europa. La stragrande maggioranza di loro resta bloccata in Grecia, senza un reddito. E dunque spesso delinque per sopravvivere. Alba Dorata propone una risposta sbagliata ad un problema reale.</p><p><strong>Però il loro successo è arrivato solo alle ultime elezioni, in concomitanza all&#8217;inasprirsi della crisi economica. In che modo ha pesato questo fattore sul loro exploit?</strong></p><p>Alba Dorata ha preso i voti del Laos, altro partito di estrema destra che però ha partecipato, anche se per soli 3 mesi, all&#8217;ultimo governo, quello guidato da Lucas Papademos. Gli elettori hanno punito duramente Laos che non ha nemmeno ottenuto il 3 per cento necessario per entrare in Parlamento. Di questo ha beneficiato Alba Dorata. L&#8217;indicazione generale, comunque, è che chiunque sposa le misure della Troika viene punito dagli elettori.</p><p><strong>Al prossimo voto la popolarità di Alba Dorata aumenterà ancora?</strong></p><p>Secondo me no, hanno raggiunto il loro massimo storico. Almeno spero.</p><p><strong>Il ministro degli Interni, Michalis Chrisochoidis, ha detto che l&#8217;uscita dall&#8217;euro porterebbe il Paese alla guerra civile. E&#8217; un&#8217;ipotesi plausibile?</strong></p><p>Una guerra civile mi sembra assurda, non si capisce chi combatterebbe contro chi. Credo però che se l&#8217;Europa non deciderà di cambiare strategia al più presto, peggio ancora se deciderà di espellerci dalla zona euro, in Grecia ci sarà una vera esplosione sociale, con episodi di violenza per le strade finora mai visti.</p><p><strong>Vivendo e lavorando in Italia, quali sono le principali differenze con la Grecia? </strong></p><p>La situazione in Grecia è disperata, niente a che vedere con quella italiana. Secondo l&#8217;Unicef da noi ci sono 400mila minori in stato denutrizione. I centri di accoglienza fanno da mangiare a famiglie intere. In molti casi, chi ha i genitori in campagna va lì per mangiare qualcosa, altrimenti non sa come campare. Detto questo, sia in Italia che da noi si sta attuando una politica duramente liberista. Voi potete però contare su una struttura economica più solida e fin da subito avete avuto un governo tecnico che ha detto all&#8217;Europa “accettiamo l&#8217;austerità ma vogliamo anche la crescita”. Certo che se la Grecia esce dall&#8217;euro, italiani, spagnoli e portoghesi inizieranno a chiedersi “chi sarà il prossimo?”.</p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/leuropa-caccia-grecia-saranno-esplosioni-violenza-viste/231151/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Spine di Trote</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/spine-trote/230973/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/spine-trote/230973/#comments</comments> <pubDate>Wed, 16 May 2012 07:14:55 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Scacciavillani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[Governo Monti]]></category> <category><![CDATA[Grecia]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[Napolitano Grillo]]></category> <category><![CDATA[referendum]]></category> <category><![CDATA[Spagna]]></category> <category><![CDATA[spesa pubblca]]></category> <category><![CDATA[spesa pubblica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=230973</guid> <description><![CDATA[Dopo le elezioni amministrative in Italia (e quelle in Grecia) prende corpo la fase conclusiva di un cataclisma di cui il ceto politico, come gli equini prima del terremoto, percepisce le oscure vibrazioni, senza però riuscirne a cogliere la magnitudine. Della parabola di questa casta, sia di governo che di opposizione (più o meno posticcia)...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Dopo le elezioni amministrative in Italia (e quelle in Grecia) prende corpo la fase conclusiva di un<strong> cataclisma</strong> di cui il ceto politico, come gli equini prima del terremoto, percepisce le oscure vibrazioni, senza però riuscirne a cogliere la magnitudine. Della parabola di questa casta,<strong> sia di governo che di opposizione</strong> (più o meno posticcia) si sta scrivendo l’epilogo. La Seconda Repubblica ha esaurito la propria spinta repulsiva esattamente per le stesse ragioni che decretarono lo sfarinamento della Prima: si sono prosciugate le risorse prese copiosamente a prestito per tenere in piedi il sistema di <strong>corruttele, sprechi, ricatti e complicit</strong>à, in cui e stata cooptata anche la Lega con il compito di imbonire i poveretti di corna vestiti.</p><p>Le esequie in terra sconsacrata delle salme dei PD, con e senza la L, (il terzo po(l)lo è già stato spennato) avverranno al compimento di un processo che può sfociare in<strong> due esiti alternativi</strong>: <br />1) Monti riesce a rimettere in carreggiata il treno deragliato dell’economia italiana con una terapia d’urto; a quel punto acquisisce un capitale politico che ne fa il naturale catalizzatore dell’elettorato moderato, in grado di attirare anche frange anti-berlusconiane a cui il PD va stretto da sempre; <br />2) A Monti sfugge il bandolo della matassa, la crisi economica si avvita verso esiti tragici tra recessione e inasprimenti fiscali e la casta finisce come Papandreu sotto i colpi del voto di rottura al Movimento 5 Stelle, alla galassia di sinistre extra PD, e chissà quale Alba Dorata (o tragica) potrebbe sorgere sullo Stivale.</p><p>Il primo esito, che sembrava a portata di mano a dicembre, è <strong>sempre più evanescente</strong> perché Monti (e Napolitano) non hanno avuto il coraggio di operare una rottura drastica optando invece per una strategia “gorbacioviana” tesa a preservare la Repubblica del Bunga Bunga purgandola di Berlusconi (e Tremonti). Il governo avrebbe dovuto aggredire i nodi strutturali mettendo il Parlamento di fronte all’alternativa di ingoiare le riforme strutturali o di assumersi il rischio di elezioni anticipate (e la perdita della pensione). Invece Monti si è baloccato nell’aspettativa (esattamente la stessa nutrita da Tremonti) che le castagne dal fuoco gliele avrebbe tolte in qualche modo l’Unione Europea e nell’illusione di poter ottenere il consenso entusiasta di ABC alla loro sepoltura politica.</p><p>Per un po’ di tempo le operazioni di<strong> rifinanziamento della Bce</strong> hanno cullato beatamente i sogni. Brusco è arrivato il risveglio con le rinnovate bordate sugli spread e il boom di Grillo (che non desta Morfeo). I vacui boatos contro i demagoghi in tandem con le reazioni stizzite del Premier alle critiche sacrosante sulla crescita e la politica fiscale demenziale, sono sintomatiche del nervo scoperto e al contempo sanzionano la fine del gorbaciovismo di rito quirinalizio. Il tempo vanamente dedicato a questa strategia del “tirare a crepare” con un filotto di fiaschi su liberalizzazioni, semplificazioni e diritto del lavoro, ha dilapidato quel poco di credibilità ottenuta con i provvedimenti di emergenza sulle pensioni.</p><p>Recuperare il tempo perduto sarà impresa ardua non fosse altro perché le <strong>elezioni in Francia ed in Grecia</strong>, contrariamente a quanto speravano i chierici dello status quo, hanno mandato in frantumi un vaso di Pandora globale. La Grecia è di fatto ingovernabile, mentre Hollande si dovrà barcamenare per mesi tra promesse elettorali (per le quali non ci sono soldi) e risparmiatori con poca voglia di rischiare sulla roulette dell’Eliseo. La Grecia è a un passo da una catastrofica uscita dell’euro e la<strong> Spagna</strong> sarà a breve costretta a ricorrere al sostegno dei vari programmi del Fmi e della Eu. Difficile pensare che l’Italia non risentirà di questi sconvolgimenti.</p><p> Invece di allontanare il calice amaro porgendolo a un Bondi senza poteri e senza risorse, Monti farebbe meglio a liberarsi di cinque o sei pesi morti tra i suoi ministri, nominando un Ministro dell’Economia competente con il mandato di <strong>prosciugare la palude del parassitismo</strong>, di centralizzare la spesa delle regioni (specie quella sanitaria), di eliminare la vergogna dei debiti dello Stato non pagati alle imprese, e di ridurre la <strong>manomorta pubblica</strong> che alimenta i meccanismi opachi del consenso. Un dato, non a caso molto trascurato, fornisce al governo copertura politica: i referendum in Sardegna hanno lanciato un segnale senza ambiguità contro le degenerazioni della spesa pubblica. Lo coglierà questo governo di trote con ubbie da tecnici?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/spine-trote/230973/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il Pdl si eccita per il Merkel-flop</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/pdl-eccita-merkel-flop/229853/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/pdl-eccita-merkel-flop/229853/#comments</comments> <pubDate>Tue, 15 May 2012 07:39:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampiero Gramaglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[cicchitto]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[gasparri]]></category> <category><![CDATA[Germania]]></category> <category><![CDATA[Hannelore Kraft]]></category> <category><![CDATA[Meloni]]></category> <category><![CDATA[Merkel]]></category> <category><![CDATA[pdl]]></category> <category><![CDATA[zonaeuro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=229853</guid> <description><![CDATA[In Italia, votano tutti contro Angela Merkel: fosse qui da noi il Nord Reno Vestfalia, i cristiano-democratici della cancelliera tedesca se ne uscirebbero con le pive nel sacco peggio di quanto successo a casa loro (ed è già stata una batosta). Le votano contro destra e sinistra, specie le estreme, e l’Idv, all’insegna de “l’Italia...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div><strong>In Italia, votano tutti contro Angela Merkel</strong>: fosse qui da noi il Nord Reno Vestfalia, i cristiano-democratici della cancelliera tedesca se ne uscirebbero con le pive nel sacco peggio di quanto successo a casa loro (ed è già stata una batosta). Le votano contro destra e sinistra, specie le estreme, e l’Idv, all’insegna de “l’Italia deve cambiare rotta”, adesso che “in Europa soffia un vento nuovo”; qualunquisti ed euro-scettici, che spesso si equivalgono; e i voltagabbana sotto tutte le bandiere. E il <em>Giornale</em>tira la sarabanda, titolando elegantemente ‘Figura di Merkel’.</p><p>Intendiamoci, le votano contro soprattutto quelli per cui io non voterei mai. Senza, per questo, votare necessariamente per Angela, ché<strong> Hannelore</strong>, la sua nemesi socialdemocratica, donna e bionda come lei, sembra meglio (politicamente, sia ben chiaro). Si direbbe, a leggere in particolare i commenti targati Pdl, che la sconfitta della Merkel abbia il sapore di una vendetta: come la defenestrazione di Nicolas Sarkozy, ripaga i portaborse di Mr B. dei sorrisetti ironici che il presidente francese e la cancelliera tedesca si scambiavano q<strong>uando c’era di mezzo Silvio</strong>. Perché ci sta che il successo socialdemocratico “gasi” le sinistre d’opposizione e pure quelle di governo. E ci sta pure che la sconfessione alla linea del rigore dia forza al ‘partito della crescita’ nel governo e dentro le Istituzioni.</p></div><div>Il <strong>presidente Napolitano</strong> constata l’emergere da Francia e Germania di “elementi di novità” nel panorama europeo. Il ministro Corrado Passera vi legge “una crescita di sensibilità nell’Ue per l’occupazione”. E il ministro Fabrizio Barca “una domanda di crescita”. Solo la ministra Elsa Fornero va <strong>controcorrente</strong>, sostenendo che il voto di domenica “non è una sconfessione della linea del rigore”, anche se a vincere è la regina dei debiti. Sono in tanti, in Italia e in Europa, a sentirsi stretti nella gabbia dei conti in ordine in cui la Germania ci tiene chiusi. New York Times e Pd hanno analisi equivalenti: il giornale americano ritiene che l’esito del voto “aumenta le possibilità di un cambio di linea nell’Ue”, che, detto per inciso, farebbe solo piacere al presidente Usa Barack Obama; e il Pd giudica ormai “isolata” la cancelliera e “al capolinea” la sua politica. E anche nel Pdl c’è chi conserva una misura diplomatica nei commenti, come Frattini, che, memore d’essere stato ministro degli esteri, s’esprime con garbo: “La Merkel capisce che il rigore da solo non basta” (e vorrei pure vedere che il tagliare fosse un fine e non un mezzo).</div><p>Ma Giorgia Meloni, Pdl, addirittura “gioisce” per la sconfitta della cancelliera, come se Hannelore la rossa fosse un’amica sua, e i dioscuri di tutti i commenti, Cicchitto e Gasparri, gongolano e pontificano. “I tedeschi hanno esodato la Merkel”, dice <strong>Gasparri</strong>, che se ne intende, perché già esodato a sua volta. E aggiunge, non solo vagamente minaccioso: “Monti ne prenda atto. Noi lo faremo . Meglio che il governo faccia altrettanto”. Cicchitto è più didascalico e spiega: “La linea della Merkel è in crisi anche in Germania, perché i tedeschi si rendono conto che questa linea ultrarigorista uccide il consumo degli altri Paesi; e dunque anche la Germania, che ha imprese esportatrici, viene a subirne indirettamente le conseguenze”. Elementare, Fabrizio! Che tonta ‘sta Angela che non l’ha ancora capito, pur se la Germania, a dire il vero, continua a crescere più degli altri in Europa.</p><p><strong>Che succede in Europa?</strong> E soprattutto in Italia? Tutti a sinistra, sotto le insegne di Hollande e della Kraft, che pare un po’ la vecchia abitudine di <strong>salire sul carro del vincitore?</strong> Il problema non è volere la crescita, ché quella la vogliono tutti, persino la Merkel; il problema è capire come innescarla (e in fretta). Hollande che vince, la Merkel che perde: pare il coro dell’Adelchi, con tutti i godere perché l’oppressore è battuto. Finché il nuovo signore non si mesce al vinto nemico e l’un popolo e l’altro sul collo ci sta. <br />Scommettiamo che, se non ci diamo da fare, al Vertice europeo di fine giugno siamo di nuovo a parlare del direttorio franco-tedesco?</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 15 Maggio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/pdl-eccita-merkel-flop/229853/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Eurocrac, il debito di Italia e Spagna preoccupa le Borse ancor più della Grecia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/14/altro-grecia-mercati-sono-spaventari-dalla-situazione-critica-debito-spagna-italia/229371/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/14/altro-grecia-mercati-sono-spaventari-dalla-situazione-critica-debito-spagna-italia/229371/#comments</comments> <pubDate>Mon, 14 May 2012 15:50:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Superbonus</dc:creator> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[Btp]]></category> <category><![CDATA[bund]]></category> <category><![CDATA[debito pubblico]]></category> <category><![CDATA[Europa]]></category> <category><![CDATA[Germania]]></category> <category><![CDATA[Grecia]]></category> <category><![CDATA[investitori]]></category> <category><![CDATA[mercato]]></category> <category><![CDATA[Merkel]]></category> <category><![CDATA[spread]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=229371</guid> <description><![CDATA[Oggi, mentre i ministri delle finanze europei si riunivano a Bruxelles, i mercati segnalavano la loro sfiducia verso l’Europa. L’esito delle elezioni greche ha esaltato le debolezze della governance europea e gli investitori hanno immediatamente alleggerito le proprie posizioni su titoli di stato e borse europee. Il Btp decennale è arrivato a toccare i 435 punti si...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, mentre i ministri delle finanze europei si riunivano a Bruxelles, i mercati segnalavano la loro sfiducia verso l’Europa. L’esito delle elezioni greche ha esaltato le debolezze della governance europea e gli investitori hanno immediatamente alleggerito le proprie posizioni su titoli di stato e borse europee<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/14/spread-parte-punti-sconfitta-elettorale-merkel-incertezza-greca/228687/">. Il<strong> Btp decennale </strong>è arrivato a toccare i 435 punti si spread sul Bund tedesco mentre la Borsa, arrivata a perdere in giornata il 3,60% ha chiuso a – 2,74%.</a></p><p>Ma c’è a chi è andata peggio, la Spagna è entrata in una spirale debito privato insolvente, banche deboli, costo del debito pubblico alle stelle che ricorda molto da vicino la dinamica che ha portato l’Irlanda al collasso. La dimensione è l’unica cosa che cambia, la Spagna ha <strong>mille miliardi</strong> di euro di debito pubblico e le sue banche sono di dimensioni tali da poter trascinare nell’abisso tutta l’Europa. Così lo spread dei titoli di stato spagnoli è schizzato a 490 punti e la borsa di <strong>Madrid </strong>ha perso il 3 per cento tornando sui livelli più bassi dal 2003. Il motto generale del mercato era “out of Europe” e si sono visti fondi liquidare posizioni sui paesi periferici con vendite di 1 miliardo a botta, chi deve per forza avere in portafoglio euro (banche centrali e fondi specializzati) ha comprato Bund visto come l’ultima protezione nei confronti di una disintegrazione dell’Euro area.</p><p>Le banche e i fondi italiani hanno fatto la loro parte comprando integralmente le emissioni di Btp fatte dal Tesoro, ma chi ha accesso alle tesorerie più importanti del Paese sa che le munizioni stanno per finire e se prima i grandi istituti riuscivano a tenere lo spread sotto 400 oggi si accontenterebbero che non sfondasse i <strong>450 punti</strong>. Le parole di un famoso gestore di hedge fund valgono più di mille analisi: “Spagna e Italia sono su uno scivolo, per quanti sforzi facciano non riescono a risalire verso il punto di partenza e si avvicinano ogni giorno di più all’abisso”. Un quadro confermato dai dati rilasciati da Bankitalia che mostrano entrate fiscali in calo del 3,6 per cento nei primi tre mesi del 2012 rispetto allo stesso periodo di un anno fa.</p><p>Il gelo è calato nelle sale operative quando le agenzie hanno diffuso la notizia: i trader sono tutti in attesa del primo dato sul Pil italiano dell’anno che sarà reso noto mercoledì, l’antipasto fornito dalla Banca d’Italia non fa ben sperare, ed allora si vende o quanto meno non si compra a nessun prezzo. Ma anche questo sarebbe superabile se si vedesse una luce all’orizzonte, se la Germania avesse dato segnali di voler cambiare lo statuto della Bce per usarla come prestatore di ultima istanza, ma le dichiarazioni della cancelliera <strong>Angela</strong> <strong>Merkel</strong> di oggi e quelle del presidente della <strong>Bundesbank</strong> di domenica non lasciano dubbi: non dobbiamo aspettarci nessun cambiamento repentino delle linee guida della politica monetaria.</p><p>A cosa possono aggrapparsi allora gli investitori per tornare a comprare il debito dei paesi periferici? In un cavaliere bianco che corra in soccorso del vecchio continente? Gli Usa si sono rifiutati di sottoscrivere l’aumento di capitale del Fmi per eventuali ulteriori aiuti all’Europa e la Cina ha fatto sapere tramite il suo fondo sovrano che non acquisterà più titoli pubblici dell’area euro. Le porte sono tutte chiuse, presto si chiuderanno anche le porte del mercato e sarà sempre più difficile collocare i nostri titoli di debito pubblico. Non sembra che questo governo abbia ancora capito il senso dell’urgenza, si è cullato per troppi mesi su un restringimento dello spread<em> </em>che era dovuto esclusivamente alle immissioni di liquidità della Bce e non ha affrontato di petto i nodi fondamentali della governance europea. <strong>Mario Monti </strong>ama ripetere “ci avete chiamato perché il paese era sull’orlo dell’abisso”, non vorremo che ci avesse fatto fare un passo in avanti. </p><p align="JUSTIFY"><a href="http://www.superbonus.name/">www.superbonus.name</a></p><p align="JUSTIFY"> </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/14/altro-grecia-mercati-sono-spaventari-dalla-situazione-critica-debito-spagna-italia/229371/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Lettera della Bce, la vera storia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/12/lettera-della-vera-storia/227690/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/12/lettera-della-vera-storia/227690/#comments</comments> <pubDate>Sat, 12 May 2012 13:51:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Stefano Feltri</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[Bce]]></category> <category><![CDATA[Carlo De Bendetti]]></category> <category><![CDATA[governo berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Governo Monti]]></category> <category><![CDATA[Jean-claude trichet]]></category> <category><![CDATA[John Lipsky]]></category> <category><![CDATA[lettera Bce]]></category> <category><![CDATA[Mario Draghi]]></category> <category><![CDATA[Renato Brunetta]]></category> <category><![CDATA[Romano Prodi]]></category> <category><![CDATA[Tremonti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=227690</guid> <description><![CDATA[Basta leggere la lettera della Bce per capire che è stata scritta a Roma. Quella lettera è un passaggio politico di grande rilievo che entra nella sovranità di un Paese”, ha buttato lì l’ex ministro del Tesoro Giulio Tremonti durante la puntata di Servizio Pubblico di giovedì sera. “E qualcuno l’ha chiesta, dentro il governo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Basta leggere la lettera della Bce per capire che è stata scritta a Roma. Quella lettera è un passaggio politico di grande<strong> rilievo</strong> che entra nella sovranità di un Paese”, ha buttato lì l’ex ministro del Tesoro Giulio Tremonti durante la puntata di Servizio Pubblico di giovedì sera. “E qualcuno l’ha chiesta, dentro il governo e non solo, c’era un certo tifo per quel tipo di intervento a vari livelli. L’attuale presidente del Consiglio ha detto in Parlamento: ‘non starei in un governo che chiede una lettera’ e in modo inglese stava facendo capire che quella della Bce è stata richiesta da quello precedente”, allude, dice e non dice, ma Tremonti invita a rileggere la storia di quel documento che ha cambiato molto. Perché tutto cominciò da lì. E lì bisogna tornare ora che, dopo sei mesi, si può cominciare a guardare con l’oggettività della distanza alla<strong> nascita</strong> del governo Monti.</p><p><strong>L’ultima chance per B.</strong></p><p>La lettera della Bce, il programma di emergenza firmato da Mario Draghi e Jean Claude Trichet che ha prima accompagnato Silvio Berlusconi alla porta e poi ha dato le basi per l&#8217;azione dei tecnici. Nella vulgata giornalistica la lettera è diventata la condanna a morte del governo Berlusconi, secondo quanto ha <strong>ricostruito</strong> il Fatto Quotidiano, grazie al racconto di alcune delle persone coinvolte, quel documento era invece l&#8217;ultimo tentativo di rendere accettabile ai mercati un esecutivo screditato, ridimensionando la probabilità di una crisi politica che all&#8217;epoca, nell&#8217;estate 2011, poteva dare il colpo finale alle finanze del Paese.</p><p>Una lettura critica della storia della lettera deve partire dal 4 agosto, dalla conferenza stampa convocata a sorpresa in cui il governo Berlusconi ammette di dover riscrivere la manovra di luglio giudicata <strong>inadeguata</strong> dai mercati, anticipando al 2013 il pareggio di bilancio previsto in origine per il 2014 (ma con oltre 20 miliardi di interventi rinviati a dopo la fine della legislatura). I giornali liquidano come un “siparietto” l&#8217;educato ma violento dialogo tra Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti. Il ministro dell&#8217;Economia accenna ai contatti del governo avviati con diverse istituzioni finanziarie per discutere insieme le misure da adottare, e cita l&#8217;Ocse e il Fondo monetario internazionale, “Noi saremo attivi aprendoci al confronto con queste istituzioni internazionali”. Berlusconi lo interrompe aggiungendo: “Anche la Bce”. Tremonti lo guarda stupito, con l&#8217;espressione di chi pensava che il Cavaliere, alle prese in quel periodo con le vicende bunga bunga, avesse solo una vaga idea di cosa fosse la Banca centrale europea. “Credo sia molto importante, ma non coinvolgibile in questa fase”, precisa il ministro, pensando a quanto Francoforte tenga alla sua indipendenza dai governi e viceversa. E Berlusconi, sibillino: “Ma informabile sì”.</p><p><strong>Il negoziato segreto.</strong></p><p>Tremonti non insiste. Ma al ministro suona bizzarro: in quei giorni il Cavaliere è già un paria per i partner europei, Tremonti è rimasto l&#8217;unico ambasciatore del governo nei consessi internazionali, con una mossa di immagine e di <strong>sostanza</strong> ha appena avvicinato John Lipsky, allora vicedirettore generale del Fmi in procinto di lasciare il suo posto a Washington. Lipsky doveva diventare un super consulente, anello di congiunzione con il Fmi di Christine Lagarde che Tremonti aveva individuato all’inizio dell’estate come la sponda adatta nei mesi difficili dello spread. Invece sorpresa: Berlusconi trattava con la Bce di Mario Draghi, da sempre poco in sintonia con Tremonti (il cui ultimo libro, Uscita di sicurezza è un lungo atto d&#8217;accusa implicito a Draghi).</p><p>La lettera della Bce “arriva” al governo il 4 agosto (e, a quanto risulta al Fatto, è arrivata in simultanea a palazzo Chigi e al Tesoro). Raccontano diverse fonti, quel documento è stato elaborato più a Roma che a Francoforte e l&#8217;ordine delle firme in calce, Mario Draghi, Jean Claude Trichet, non è soltanto<strong> alfabetico</strong>. Certo, anche alla Bce ci sono monitoring team che sanno quanto via Nazionale delle cose italiane. E le richieste della lettera non erano molto diverse dai punti principali delle considerazioni finali di Draghi, a fine anno (e dalle richieste dei mercati). Ma il documento è frutto di un negoziato che si svolge a Roma. Ci ha lavorato l&#8217;altro cervello economico del governo berlusconiano, Renato Brunetta, che oggi oppone un drastico “Non ho niente da dire, ho scritto tutto nelle mie slide”, alludendo alle corpose presentazioni che manda con cadenza settimanale ai giornalisti per commentare l&#8217;attualità. A ben guardare, Brunetta ha fatto il suo coming out, sul Foglio, il primo di ottobre: “Ora che la lettera della Bce è divenuta pubblica posso smettere di nascondere la mia reazione quando la lessi: i signori della Bce hanno ragione, i loro suggerimenti sono il nostro programma”. E nella conclusione dell&#8217;articolo che argomenta come la lettera “annienta gli avversari del governo”, Brunetta scriveva: “In quella missiva, quindi, più che l’intimazione a cambiare rotta c’è, per il governo, la pressante richiesta di procedere più speditamente. E di farlo nella direzione fin qui intrapresa”. Così veniva vissuta, in quell&#8217;ala del governo, ciò che ad altri pareva commissariamento internazionale: un&#8217;assicurazione che permetteva a Berlusconi di sopravvivere.</p><p><strong>La pausa di Monti</strong></p><p>Ma torniamo ai giorni cruciali di agosto. L&#8217;8 agosto il Corriere della Sera rivela i contenuti della lettera che qualcuno, c&#8217;è chi dice Draghi chi Tremonti, ha allungato a via Solferino: privatizzazioni dei servizi pubblici locali, liberalizzazioni, riforma del lavoro con intervento sull&#8217;articolo 18, e una riforma della Pubblica amministrazione, punto questo che sembra una firma di Brunetta che certifica il suo coinvolgimento (tipicamente brunettiano il passaggio “negli organismi pubblici dovrebbe diventare sistematico l&#8217;uso di indicatori di performance”). In cambio, anche se non si può esplicitare il do ut des, la Bce<strong> comprende</strong> buoni del Tesoro italiani sul mercato secondario per ridurre lo spread e quindi i rendimenti, cioè il costo. È il Securities Market Program che, forzando un po&#8217; i limiti del mandato della Bce spingerà alle dimissioni il membro tedesco del board Jürgen Sark. Il giorno prima della rivelazione dei contenuti della lettera, quasi a darvi l&#8217;imprimatur, il Corriere pubblica un editoriale del professor Mario Monti: “Il podestà forestiero”. La frase importante è questa: “Il governo e la maggioranza, dopo avere rivendicato la propria autonoma capacità di risolvere i problemi del Paese, dopo avere rifiutato l&#8217;ipotesi di un impegno comune con altre forze politiche per cercare di risollevare un&#8217;Italia in crisi e sfiduciata, hanno accettato in questi ultimi giorni, nella sostanza, un ‘governo tecnico’”. Quindi: “Le forme sono salve. I ministri restano in carica. La primazia della politica è intatta. Ma le decisioni principali sono state prese da un ‘governo tecnico sopranazionale’ ”. É il segnale a un certo mondo che l&#8217;operazione governo tecnico è sospesa. O meglio, delegata a Draghi. Così da salvare – come nota Monti – almeno nelle forme la sovranità italiana. E soprattutto rimandare la caduta di Berlusconi di cui nessuno, allora, era in grado di prevedere le conseguenze.</p><p>Come aveva rivelato Fabio Martini su La Stampa il 24 luglio, infatti, l&#8217;idea che il premier lo dovesse fare Monti era già condivisa in <strong>ambienti</strong> influenti. In una riunione lunedì 18 luglio, nella sede della banca Intesa Sanpaolo, ci sono Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza, l&#8217;editore di Repubblica Carlo De Bendetti, Romano Prodi, il banchiere vaticano Angelo Caloia e il futuro ministro Corrado Passera, allora capo azienda di Intesa. Monti, come suo stile, si mette a disposizione ma soltanto nel caso ci sia un consenso generale dietro il suo nome, non vuole imporsi ma essere imposto. Poi la lettera Bce offre un&#8217;ultima chance a Berlusconi. Sappiamo come è finita.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 12 Maggio 2012</em></p><p>Twitter @stefanofeltri</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/12/lettera-della-vera-storia/227690/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La svolta di Monti dopo Hollande</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/debiti-investimenti-monti-vuole-risposta-berlino/223873/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/debiti-investimenti-monti-vuole-risposta-berlino/223873/#comments</comments> <pubDate>Wed, 09 May 2012 09:02:10 +0000</pubDate> <dc:creator>Stefano Feltri</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[Angela Merkel]]></category> <category><![CDATA[Bruxelles]]></category> <category><![CDATA[David Cameron]]></category> <category><![CDATA[Germania]]></category> <category><![CDATA[hollande]]></category> <category><![CDATA[Hollywood]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[Nicolas Sarkozy]]></category> <category><![CDATA[Olli Rehn]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=223873</guid> <description><![CDATA[L’elezione di Fraçois Hollande sta davvero cambiando l’Europa: il presidente del Consiglio europeo Herman van Rompuy ha convocato per il 23 maggio un vertice informale, sulla crescita. Mario Monti ha una sua idea di crescita, che è diversa da quella di Hollande: “C’è una visione keynesiana che punta su una crescita generata dalla domanda, e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L’elezione di Fraçois Hollande sta davvero cambiando l’Europa: il presidente del Consiglio europeo Herman van Rompuy ha convocato per il 23 maggio un vertice informale, sulla crescita. Mario Monti ha una sua idea di <strong>crescita</strong>, che è diversa da quella di Hollande: “C’è una visione keynesiana che punta su una crescita generata dalla domanda, e una visione tedesca che considera la crescita un prodotto di comportamenti etici, bisogna trovare una mediazione tra questi approcci”. Traduzione: Hollande vuole far salire il Pil con più tasse e più spesa pubblica, Monti con investimenti, mercato unico (rimuovere ostacoli al commercio tra Paesi). Uno pensa ai consumatori, l’altro alle imprese. Poi c’è la Germania, il cui riflesso è non aiutare proprio nessuno, imponendo un <strong>rigore contabile</strong> cui non intende rinunciare ma che ormai convince poco i mercati.</p><p>Nell&#8217;Europa di Hollande tutti hanno bisogno di Mario Monti. Per mesi ha lavorato, con la benedizione degli Stati Uniti di Barack Obama, per indirizzare gli eccessi fiscali di Angela Merkel nella direzione più innocua, ha tenuto agganciata la Gran Bretagna di David Cameron in rotta col rigore di Berlino, ha aggregato un fronte di 12 Paesi firmatari di una lettera per la crescita e ha tessuto una rete con gli emergenti tipo la Polonia. Con la Grecia nel caos e un Hollande che pensa più ai francesi che agli europei, con Angela Merkel che ha perso il suo sparring partner Nicolas Sarkozy, Monti è il mediatore che serve. Ieri il premier ha incontrato i giornalisti a fianco di Olli Rehn, Mister euro, il commissario europeo alle Finanze, in uno strano <strong>dibattito</strong> che sembrava più una conferenza stampa. Utile soprattutto a chiarire che la Commissione europea sostiene la linea Monti e avalla i suoi tentativi di compromesso tra esigenze francesi e paure tedesche. La benedizione di Bruxelles sarà ribadita oggi a Firenze, dove caleranno tutte le autorità comunitarie (incluso Rehn) per il simposio annuale sullo “Stato dell’Unione”.</p><p>La situazione è chiara: la Spagna è sull’orlo di una crisi bancaria terribile, epilogo di una bolla immobiliare mai sgonfiata del tutto, il governo olandese è caduto sulle misure di austerità, la Grecia pare ingovernabile dopo il voto e si torna a parlare di una sua uscita dall’euro, il Porto-gallo è uno <strong>zombie</strong> finanziario dipendente dai prestiti europei, come l’Irlanda. L’Italia appare in perenne bilico tra sommersi e salvati, con i mercati che diventeranno sempre più nervosi all’avvicinarsi delle elezioni 2013. Per questo, spiega Monti, “non possiamo più solo studiare” in vista di misure per la crescita e “mi sento davvero di poter esortare” la Commissione europea ad avere un ruolo attivo. “É importante ratificare il trattato per il fiscal compact e procedere con un’agenda per la crescita robusta”, dice il commissario Rehn.</p><p>Dopo i negoziati affidati al felpato ministro per gli Affari europei Enzo Moavero, Monti avanza due esplicite richieste alla Commissione e soprattutto a Berlino. <strong>Primo:</strong> consentire all’Italia di trasformare in debito pubblico i <strong>debiti commerciali</strong> dello Stato verso le imprese fornitrici della pubblica amministrazione (oltre 70 miliardi di euro), così da poterle pagare. <strong>Secondo:</strong> favorire gli <strong>investimenti</strong> pubblici per “un ampliamento della capacità produttiva”, evitando che la spesa che serve alla crescita venga trattata come quella corrente. Come spiega il presidente Franco Bassanini, la Cassa depositi e prestiti è pronta: appena il debito commerciale, quello verso i fornitori oggi fuori dal bilancio pubblico, comparirà diventando debito normale, la Cassa interverrà a sostegno degli enti locali e delle altre amministrazioni per aiutarle a pagare le imprese. Ma si può fare soltanto se l’Europa, e la Germania, accettano di presentare questo intervento come una misura per la crescita, “non può essere percepito come un allentamento della linea di rigore adottata in questi mesi dall’Italia”. Se ci sarà il giusto contesto, lo spread potrebbe addirittura scendere nonostante, guardando da ragionieri un bilancio con 70-80 miliardi di debiti in più, tutti gli obiettivi (tipo il pareggio nel 2013) sarebbero da archiviare. “Dopo le elezioni di domenica, è più probabile che l’Italia riesca a far valere la propria agenda europea”, sostiene Monti. Perché la Germania e i rigoristi ora possono soltanto scegliere se accettare la linea Monti o subire l’onda francese.</p><p>Un discorso strategico, preparato nei dettagli, ma con un incidente di comunicazione. Il premier, parlando dello Stato che non paga le imprese fornitrici, accenna alle “conseguenze umane della crisi” che “dovrebbero far <strong>riflettere</strong> chi ha portato l’economia italiana in questo stato e non chi sta cercando di farla uscire”. Il messaggio che passa è che i suicidi degli imprenditori sono colpa dei governi precedenti, a cominciare da quello Berlusconi, e non delle tasse dei tecnici. Monti prova a schivare le polemiche e precisa: “Non ho parlato di suicidi” e “non mi riferivo ad alcun particolare governo”. Ma è troppo tardi e la polemica oscura il ritrovato vigore europeo.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 9 Maggio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/debiti-investimenti-monti-vuole-risposta-berlino/223873/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Crolla Bankia e la Spagna scopre di essere sull&#8217;orlo di una terribile crisi bancaria</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/bankia-rotta-spagna-sullorlo-nuova-crisi-finanziaria/223675/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/bankia-rotta-spagna-sullorlo-nuova-crisi-finanziaria/223675/#comments</comments> <pubDate>Tue, 08 May 2012 20:03:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandro Oppes</dc:creator> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[Aznar]]></category> <category><![CDATA[Bankia]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[bolla]]></category> <category><![CDATA[Caixa]]></category> <category><![CDATA[Merkel]]></category> <category><![CDATA[Rajoy]]></category> <category><![CDATA[Rodrigo Rato]]></category> <category><![CDATA[Spagna]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=223675</guid> <description><![CDATA[Questa volta è vero allarme rosso. Sprofonda sotto il peso degli attivi tossici Bankia, l&#8217;istituto di credito che controlla il dieci per cento dei depositi spagnoli. E per scongiurare una bancarotta che potrebbe portare l&#8217;intero paese sull&#8217;orlo del crack finanziario, il governo di Mariano Rajoy è costretto a correre ai ripari con una terapia d&#8217;urto nella quale ad...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Questa volta è vero allarme rosso. Sprofonda sotto il peso degli attivi tossici <strong>Bankia</strong>, l&#8217;istituto di credito che controlla il dieci per cento dei depositi spagnoli. E per scongiurare una bancarotta che potrebbe portare l&#8217;intero paese sull&#8217;orlo del crack finanziario, il governo di <strong>Mariano Rajoy</strong> è costretto a correre ai ripari con una terapia d&#8217;urto nella quale ad alcuni punti fermi si accavallano pericolose indiscrezioni incontrollate. Nessuna conferma, almeno per il momento, all&#8217;informazione anticipata dal sito <strong>El Confidencial</strong> che anticipava l&#8217;imminente nazionalizzazione dell&#8217;istituto, nato due anni fa dalla fusione tra<strong> Caja Madrid</strong>, <strong>Bancaja</strong> e altre cinque piccole casse di risparmio e quotato in Borsa dal luglio dello scorso anno. Un&#8217;operazione che ha finito per rivelarsi fallimentare per la miscela esplosiva tra una cattiva gestione, le scarse entrate e l&#8217;eccessiva esposizione ai crediti del settore delle costruzioni entrato in crisi a partire dal 2008.</p><p>Il risultato è che, da quando Bankia è quotata alla Borsa di Madrid, il valore delle sue azioni si è ridotto di oltre il 40 per cento, da 3,75 a circa 2 euro. Con un totale di 31 miliardi e 800 milioni di attivi immobiliari problematici, questa banca è considerata l&#8217;anello più debole di un sistema finanziario già in sofferenza come quello spagnolo. A lanciare l&#8217;allarme è stato, con una mossa che non ha precedenti, lo stesso<strong> Fondo Monetario Internazionale</strong>, in un rapporto che a detta di diversi osservatori è direttamente ispirato dal ministero dell&#8217;Economia spagnolo. In sostanza, si tratterebbe di una scelta strategica che dovrebbe facilitare l&#8217;adozione di una soluzione drastica e immediata. La prima conseguenza dell&#8217;avvertimento dell&#8217;Fmi è stata l&#8217;uscita di scena forzata dell&#8217;attuale presidente di Bankia, <strong>Rodrigo Rato</strong>, imposta lunedì dal governo dopo una breve e drammatica trattativa. Il caso vuole che il manager messo alla porta senza tanti complimenti sia proprio l&#8217;ex direttore del Fondo (predecessore nell&#8217;incarico di <strong>Dominique Strauss-Kahn</strong>). Ma non solo. Rato, compagno di partito di Rajoy, è stato vice-premier economico ai tempi del governo di<strong> José Maria Aznar</strong>. A lungo venne indicato come il possibile successore designato del presidente quando l&#8217;allora leader della destra annunciò nel 2004 il ritiro dall&#8217;attività politica. Ma alla fine Aznar gli preferì proprio Rajoy.</p><p>A questo punto, non è un mistero che la sua uscita di scena pilotata sia direttamente legata alla sua appartenenza politica: per salvare Bankia avrebbe infatti pensato a un&#8217;iniezione di fondi da un minimo di 7 fino a un massimo di 10 miliardi di euro. Un&#8217;operazione destinata in ogni caso a suscitare polemiche, ma che risulterebbe molto più imbarazzante se ai vertici dell&#8217;istituto ci fosse un autorevole compagno di partito di Rajoy quale è appunto Rato. Il capo dell&#8217;esecutivo ha così accettato dallo stesso presidente uscente un “suggerimento” sul nome del successore: si tratta di <strong>José Ignacio Goirigolzarri</strong>, ex amministratore delegato del Bbva, che andò in pensione nel 2009 con una liquidazione di 68,7 milioni di euro. Ce n&#8217;è abbastanza, insomma, per riaccendere la fiamma della polemica su un settore, come quello bancario, che continua a ricevere ricche sovvenzioni mentre il governo applica implacabile la scure sullo stato sociale. Se è vero che Bankia verrà salvata con un aiuto di 10 miliardi di euro, si tratta proprio della stessa cifra a cui ammontano i tagli alla sanità e all&#8217;educazione annunciati nelle scorse settimane. E&#8217; per questo che, mentre i socialisti criticano la gestione fallimentare della banca, il gruppo della sinistra parlamentare <strong>Izquierda Unida</strong> chiede che si opti per la nazionalizzazione dell&#8217;istituto. Come sempre, a rischiare di più sono i risparmiatori. Sono garantiti solo i depositi fino ai 100mila euro. In caso di bancarotta, si rischia un “<strong>corralito</strong>” sul modello della crisi argentina di dieci anni fa.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/bankia-rotta-spagna-sullorlo-nuova-crisi-finanziaria/223675/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Btp per pagare le imprese creditrici, Monti può convincere la Ue ma non i mercati</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/titoli-stato-pagare-imprese-creditrici-monti-convincere-mercati/222041/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/titoli-stato-pagare-imprese-creditrici-monti-convincere-mercati/222041/#comments</comments> <pubDate>Mon, 07 May 2012 18:23:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Superbonus</dc:creator> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[Berlino]]></category> <category><![CDATA[Btp]]></category> <category><![CDATA[Buttiglione]]></category> <category><![CDATA[debito]]></category> <category><![CDATA[fiscal compact]]></category> <category><![CDATA[imprese]]></category> <category><![CDATA[Merkel]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[passera]]></category> <category><![CDATA[suicidi]]></category> <category><![CDATA[Sviluppo]]></category> <category><![CDATA[titoli di stato]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=222041</guid> <description><![CDATA[Il “piano Monti” per ripagare i debiti della pubblica amministrazione verso le imprese e rilanciare gli investimenti pubblici non può funzionare. Se partiamo dall’ipotesi che i 70 miliardi dei debiti commerciali dello Stato verso le imprese creditrici siano stati tutti contabilizzati regolarmente nel corso degli anni vuol dire che ci troviamo di fronte ad un...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il “<strong>piano Monti</strong>” per ripagare i debiti della pubblica amministrazione verso le imprese e rilanciare gli investimenti pubblici non può funzionare. Se partiamo dall’ipotesi che i 70 miliardi dei debiti commerciali dello Stato verso le imprese creditrici siano stati tutti contabilizzati regolarmente nel corso degli anni vuol dire che ci troviamo di fronte ad un ammanco di cassa spaventoso, che dovrà essere recuperato con pesantissimi tagli alla spesa o con nuove imposte. Se invece partiamo dalla più realistica premessa che mentre <strong>Tommaso Padoa-Schioppa</strong> e <strong>Giulio Tremonti</strong> effettuavano i tagli alla spesa le amministrazioni pubbliche continuavano a comprare beni e servizi come se niente fosse ed accumulavano debiti non iscrivendoli a bilancio ci troveremmo, come ha sostenuto <strong>Rocco Buttiglione </strong>alla Camera, davanti ad almeno quattro punti di Pil di debito non contabilizzati. Per questo motivo la proposta demagogica del segretario Pdl <strong>Angelino Alfano</strong> di compensare i crediti verso le p.a. con i debiti verso l’erario, se fosse applicata, genererebbe un buco enorme nelle casse dello Stato.</p><p align="JUSTIFY">La scelleratezza della classe politica ha generato un circolo vizioso: le imprese hanno registrato contabilmente fatturato e profitti, emettendo fatture contro gli enti pubblici e quindi devono pagare le imposte, ma i crediti non possono essere escussi perché le p.a non hanno contabilizzato i debiti. Il sistema bancario ha negli anni finanziato le imprese comprando i crediti verso le amministrazioni più indebitate ma anch’esso è arrivato al limite dell’esposizione quando, con l’aggravarsi della crisi, i grandi istituti internazionali si sono ritirati dal mercato dei crediti commerciali italiani. Il mercato dei titoli di Stato ha sino ad ora ignorato il debito sommerso della p.a. (agli investitori in Btp importa solo che si paghino gli interessi sul debito ufficiale).</p><p align="JUSTIFY">Pressato politicamente e dall’opinione pubblica per dare una risposta alle migliaia di aziende in difficoltà, <strong>Mario Monti</strong> pensa di chiedere all’Unione Europea una deroga al fiscal compact per poter emettere titoli di Stato per pagare i fornitori ed effettuare gli investimenti. Non abbiamo dubbi che la Germania accetterà tale proposta e che il governo la rivendicherà come una vittoria, ma cosa ne penserà il mercato? Contabilizzando tutti i crediti verso le p.a. il debito pubblico schizzerebbe al <strong>124 per cento del Pil</strong>. Mentre il deficit contabilizzato per l’Unione Europea rimarrebbe invariato, quello reale andrebbe al 8% spaventando gli investitori in titoli di Stato italiani.</p><p align="JUSTIFY">Inoltre i Btp per finanziare tale operazione sarebbero emessi regolarmente o consegnati ai creditori per poi scontarli in banca? E che scadenza avrebbero tali titoli? Se troppo corta confliggerebbe con la ragionevole aspettativa dei detentori di Btp di veder ripagato il proprio credito alla scadenza prima di ogni altro debito dello Stato, se troppo lunga sarebbero una vera e propria stampa di denaro nazionale attraverso lo sconto di questi titoli nella Banca centrale e l’immissione di liquidità addizionale che farebbe decollare l’inflazione e gonfierebbe ancora di più il mastodontico bilancio della Bce. In un caso o nell’altro andare al mercato a raccontare che si emettono in pochi mesi titoli per 70 miliardi perché non sono stati contabilizzati correttamente i debiti non è mai una buona idea.</p><p align="JUSTIFY">Il dibattito sui giornali di questi giorni inizia a preoccupare seriamente i grossi investitori internazionali che già si tengono a debita distanza dai nostri titoli di stato. Su questo argomento Monti sta scherzando con il fuoco oltre che con la partita doppia. Probabilmente il piano proviene dal ministro dello sviluppo <strong>Corrado Passera</strong> che, con la Banca Infrastrutture e Sviluppo (gruppo Intesa) ha finanziato miliardi e miliardi di crediti non contabilizzati dalle pubbliche amministrazioni. Dal punto di vista bancario il ragionamento non fa una piega: consentirebbe alle banche di scaricare sullo Stato centrale crediti dubbi nei confronti di amministrazioni traballanti; dal punto di vista dei contribuenti e delle amministrazioni virtuose sarebbe una socializzazione delle spese pazze di amministratori incompetenti se non corrotti. Il conto lo pagheremmo tutti tramite un allargamento immediato degli spread ed un costo del debito pubblico molto più alto.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/titoli-stato-pagare-imprese-creditrici-monti-convincere-mercati/222041/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;euro vota la sua oligarchia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/leuro-vota-oligarchia/219907/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/leuro-vota-oligarchia/219907/#comments</comments> <pubDate>Sun, 06 May 2012 08:19:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Luciano Giovannetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[austerità]]></category> <category><![CDATA[crescita]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[Grecia]]></category> <category><![CDATA[Maurizio Piglia]]></category> <category><![CDATA[Unione Europea]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=219907</guid> <description><![CDATA[Le elezioni di domenica in Grecia, Francia, Italia e Germania hanno il potenziale per ridisegnare la mappa politica dell&#8217;euro e per mostrare che la risposta alla crisi finanziaria rimane nelle mani dei cittadini, nonostante le severe divergenze economiche. Ospite in collegamento Maurizio Piglia, Direttore degli investimenti della banca Savings &#38; Investments a Auckland.]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Le elezioni di domenica in Grecia, Francia, Italia e Germania hanno il potenziale per ridisegnare la mappa politica dell&#8217;euro e per mostrare che la risposta alla crisi finanziaria rimane nelle mani dei cittadini, nonostante le severe divergenze economiche.</p><p>Ospite in collegamento Maurizio Piglia, Direttore degli investimenti della banca Savings &amp; Investments a Auckland.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/7v3obSnElkg" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/leuro-vota-oligarchia/219907/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>UE al voto, è tempo di Merkonti?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/unione-europea-voto-sognando-crescita/219894/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/unione-europea-voto-sognando-crescita/219894/#comments</comments> <pubDate>Sun, 06 May 2012 08:10:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampiero Gramaglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[asse parigi berlino]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[Merkel]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[Patto di Bilancio]]></category> <category><![CDATA[presidenziali]]></category> <category><![CDATA[sarkozy]]></category> <category><![CDATA[zonaeuro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=219894</guid> <description><![CDATA[Domenica di maggio con mezza Europa che va alle urne: Francia, Grecia, un land della Germania, mille comuni in Italia, la Serbia al bivio tra un futuro nell’Ue le nostalgie slave. Un voto sulla crisi, è la formula di sintesi dei media. E, finora, nessun governo europeo è sopravvissuto alla crisi: con le elezioni, come...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Domenica di maggio con mezza Europa che va alle urne: Francia, Grecia, un land della Germania, mille comuni in Italia, la Serbia al bivio tra un futuro nell’Ue le nostalgie slave. <strong>Un voto sulla crisi</strong>, è la formula di sintesi dei media. E, finora, nessun governo europeo è sopravvissuto alla crisi: con le elezioni, come in Spagna, Portogallo, Irlanda, e pure Finlandia, Danimarca, Olanda, Belgio e altrove, o senza, come in Italia e Grecia. Il che suona campane a morto per il presidente francese<strong> Nicolas Sarkozy</strong>, anche se gli ultimi sondaggi alimentano l’incertezza.</p><p>Quale che ne sia l’esito, le presidenziali in Francia e anche le politiche in Grecia avranno rilevanti ripercussioni nell’Ue. E, per l’Italia, si potrebbe consolidare il nuovo ruolo che s’è andato delineando negli ultimi mesi. <strong>Da Merkozy a Merkonti</strong>: il gioco di parole sul cambio di cavaliere in Europa della cancelliera tedesca Angela Merkel gira dal Vertice di Bruxelles, a inizio marzo. Troppo preso dalla campagna elettorale, Sarkozy non teneva più bordone alla Merkel sul fronte europeo; e Monti cercava di convincere la Germania a guadare il fiume della crisi, dalla sponda del rigore a quella della crescita.</p><p>E la storia va avanti: in settimana, il Wall Street Journal, che non sarà una bibbia sull’Europa, ma che non manca d’autorevolezza, scriveva che <strong>Mario sarà il prossimo fidanzato europeo di Angela</strong>. Un titolo ammiccante (&#8220;Il nuovo spasimante (romano)&#8221; della Merkel), ma dentro nulla di pruriginoso. La tesi è che se Sarkozy perdesse le elezioni contro il rivale socialista Francois Hollande, la lunga e proficua intesa franco-tedesca a guida dell&#8217;Europa si concluderebbe o, almeno, attraversarebbe una fase di aggiustamento. In tal caso, afferma il WSJ, &#8220;Roma è pronta a rimpiazzare Parigi&#8221;.</p><p>In realtà, c’è qualcosa di più che semplici illazioni giornalistiche. Negli ultimi mesi, Monti e il suo governo, dove spiccano le competenze europee del ministro per gli Affari europei –appunto- Enzo Moavero e del ministro per la coesione Fabrizio Barca, hanno saputo costruire un sistema di alleanze a geometria variabile –la definizione è dello stesso Barca- che ha riportato l’Italia nel cuore dei giochi europei (e che ha pure saputo ‘riportare a bordo’ la Gran Bretagna, quando, dopo il no al Patto di Bilancio, Londra poteva essere tentata di ‘prendere il largo’ da sola).</p><p>Prima, la ‘lettera dei liberisti e mercantilisti’: l’iniziativa per completare il mercato unico e liberarne le risorse, inizialmente sottoscritta da 12 capi di Stato o di governo –Monti e il britannico David Cameron in primo luogo, ma anche lo spagnolo Rayoj e il polacco Tusk fra gli altri- e inviata alla Commissione e al Consiglio nell’imminenza dell’ultimo Vertice europeo: Germania e Francia non c’erano, ma la Germania s’è poi lasciata convincere, con vari Paesi –oggi, sono una ventina- che quella era una via giusta, mentre la Francia mantiene le sue riserve (Sarkozy o Hollande, qui, fa poca differenza).</p><p>Poi, l’alleanza asimmetrica, cucita da <strong>Barca</strong> sul fronte della coesione, con la Gran Bretagna e la Polonia, unendo tre visioni diverse sui fondi strutturali: l’anglosassone, la centro-orientale e la mediterranea.</p><p>Infine, la lettera dei cosiddetti ‘amici dello spendere bene’, cioè tutti i Paesi contribuenti netti al bilancio Ue –tranne uno, la Gran Bretagna-, ben decisi a <strong>re-orientare nel senso della crescita il bilancio dell’Ue</strong> (ma non ancora pronti a investirvi di più: la battaglia sulle risorse finanziarie 2014-2020 s’annuncia aspra). Anche in questo caso, nei contenuti, Sarkozy o Hollande fa poca differenza: da domani, la Francia metterà di più l’accento sulla crescita.</p><p>E c’è pure l’idea che i parlamenti nazionali italiano e tedesco ratifichino insieme, simultaneamente, il Patto di Bilancio, con un gesto simbolico destinato a enfatizzare i legami fra i due Paesi.</p><p>Una serie di iniziative che il premier Monti e i suoi ministri non nascondono. Monti dice: “Siamo divenuti più presenti e, mi auguro, più persuasivi nel contesto europeo”. E racconta: “Il presidente Obama mi ha recentemente chiesto come si possono persuadere i tedeschi” a spingere per la crescita; e lui gli ha spiegato che, per i tedeschi, “la crescita è il premio a un comportamento virtuoso&#8221;. Si tratta di lasciarsi alle spalle il capo del Rigore per puntare, navigando di cabotaggio, <strong>alla baia della Crescita</strong>: &#8220;Quello che stiamo dicendo al Consiglio europeo, alla Commissione europea e alla cancelliera Merkel è che noi stiamo facendo le riforme strutturali con una riduzione del disavanzo forte, ma che è chiaro che il tema della domanda è altrettanto fondamentale&#8221;. Però, la Germania considera la domanda “un&#8217;entità cattiva&#8221;, soprattutto quella che viene &#8220;dal settore pubblico”.</p><p>Certo, l’Italia non si propone alla Germania come alternativa alla Francia. Ma quanto accade in Francia oggi influirà, e molto, sui rapporti europei prossimi venturi; e Monti crede che “l’Italia si sia piazzata in una buona posizione per aiutare Francia e Germania a trovare un nuovo equilibrio”, specie se Sarkozy perde e Hollande vince (ma non solo). La Merkel non ha nascosto in campagna elettorale la sua preferenza per Sarkozy, un po’ per solidarietà politica –entrambi stanno nel Partito popolare europeo-, un po’ per consolidata amicizia –o, almeno, frequentazione- e un po’ perché Hollande la irrita e la spaventa, andando in giro a promettere che, se sarà eletto, chiederà di <strong>rinegoziare il Patto di Bilancio</strong>, nonostante la cancelliera lo consideri ‘blindato’.</p><p><strong>Ma il tandem, o l’asse, o il direttorio Parigi-Berlino non sparirà</strong>. Pur lontano dall’idea d’un&#8217;Unione piena, ma subordinando piuttosto l’integrazione a una visione intergovernativa, Sarkozy ha fatto asse con la Merkel per affrontare la questione del salvataggio di Atene e, soprattutto, per salvare l&#8217;euro. Il presidente e la cancelliera, da ultimo con l’aiuto del Professore, hanno trascinato 25 dei 27 – tutti tranne Londra e Praga &#8211; alla firma del trattato che serra i bulloni del rigore di bilancio, senza dare respiro alla crescita. Una vittoria di Hollande può spingere l’Unione verso politiche di crescita, ma senza rompere con la Merkel. Stretti collaboratori del candidato socialista non hanno dubbi: se sarà presidente, Hollande andrà in Germania per la sua prima missione estera. L’intesa franco-tedesca è stata forte anche quando è stata asimmetrica: anzi, il socialista Mitterrand ed il popolare Kohl andarono, mano nella mano, alla riunificazione tedesca, al passaggio dalla Comunità all’Unione e alla decisione di creare l’euro.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/unione-europea-voto-sognando-crescita/219894/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Meglio Draghi di Hollande</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/05/meglio-draghi-hollande/219598/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/05/meglio-draghi-hollande/219598/#comments</comments> <pubDate>Sat, 05 May 2012 15:42:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Michele Boldrin</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[Angela Merkel]]></category> <category><![CDATA[austerity]]></category> <category><![CDATA[crescita europa]]></category> <category><![CDATA[debito]]></category> <category><![CDATA[deficit]]></category> <category><![CDATA[Europa]]></category> <category><![CDATA[francois hollande]]></category> <category><![CDATA[Mario Draghi]]></category> <category><![CDATA[spesa pubblica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=219598</guid> <description><![CDATA[Un alito di speranza attraversa in questi giorni l’Europa mentre, con animo trepidante, tutti (ok, non tutti: molti) guardano al risultato del secondo turno francese augurandosi che il vincitore designato, François Hollande riesca a farcela mandando per sempre a casa l’insopportabile consorte della modella italiana più radical chic e politicamente flessibile di tutti i tempi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Un alito di speranza attraversa in questi giorni l’Europa mentre, con animo trepidante, tutti (ok, non tutti: molti) guardano al <strong>risultato</strong> del secondo turno francese augurandosi che il vincitore designato, François Hollande riesca a farcela mandando per sempre a casa l’insopportabile consorte della modella italiana più radical chic e politicamente <strong>flessibile</strong> di tutti i tempi (speriamo, che al peggio non c’è mai limite).</p><p>La mia impressione è che le cose siano meno scontate di quanto appaiano, ma questo lo discuteremo lunedì. Oggi, nell’attesa del voto, occupiamoci delle sue tanto dibattute implicazioni economiche che, a leggere la stampa nostrana ma non solo, sarebbero essenzialmente le seguenti. Hollande agirebbe per dare all’Europa una “nuova” politica economica orientata alla crescita e alla creazione di posti di lavoro stabili e ben remunerati dopo anni di inutile e dannosa <strong>“austerità”</strong> che ha causato e sta causando recessione, disoccupazione, caduta del reddito. Non è un caso che, grazie a questi saggi propositi, la candidatura di Hollande abbia ricevuto l’appoggio di tutti i socialisti e socialdemocratici europei, compresi i nostri Bondi, Brunetta e Tremonti&#8230;</p><p>Da svariate parti abbiamo appreso come Hollande sia l’anti-Merkel, l’unico capace di fermare l’aggressiva distruttività della cancelliera tedesca e di ricondurre l’Europa sulla strada della crescita e della prosperità economica. Come? Semplice: fermando le politiche di riduzione dei deficit pubblici in atto in svariati paesi, rilanciando (che vorrebbe dire “aumentando” ma fa meno paura) la <strong>spesa pubblica</strong> e agendo a livello politico europeo perché, da un lato, la Bce aumenti il tasso di creazione della moneta e, dall’altro, perché si arrivi all’emissione di Eurobond con i quali finanziare grandi progetti europei di spesa pubblica aggiuntiva.</p><p>In questo grande progetto di rinnovamento delle politiche economiche europee parecchi commentatori hanno rapidamente arruolato anche Mario Draghi il quale, da tempo, insiste sulla necessità che i governi dei vari paesi europei adottino politiche orientate alle crescita. Chi abbia fatto anche solo superficiale attenzione alle relazioni presentate negli anni scorsi da Mario Draghi nel suo ruolo di Governatore della Banca d’Italia non si sorprenderà di scoprire che, almeno nell’opinione dell’attuale presidente della Bce che è anche la mia, la crescita non viene né da addizionale spesa pubblica né da ulteriori e miracolosi aumenti della quantità di<strong> moneta in circolazione</strong>.</p><p>Perché, come tutti sappiamo, i due grandi paesi europei che si trovano oggi in seria recessione sono l’Italia e la Spagna, ossia i due con il maggiore, non il minore, deficit pubblico. Perché, come tutti sappiamo, il deficit pubblico italiano è stato ampiamente negativo e la sua spesa pubblica è aumentata in ognuno degli ultimi, dieci, venti, trenta&#8230; anni e questo continuo e persistente aumento della spesa e del debito non ha condotto ad alcuna, miracolosa, grande crescita economica, ma esattamente al suo contrario. Perché, come tutti sappiamo ma amiamo scordare, i paesi del Nord Europa che non soffrono della<strong> recessione</strong> ma anzi crescono (non solo la Germania, ma anche la Svezia e altri) i tagli alla spesa pubblica li han fatti in tempo utile (la Svezia, per dire, ha tagliato quasi 17 punti percentuali di Pil di spesa pubblica in vent’anni e cresce a ritmi che noi non vediamo dall’inizio degli anni 70!) e agiscono oggi per mantenere il loro deficit sotto controllo. Queste cose non le sappiamo solo voi e io: le sa anche Draghi il quale, grazie a dio, di nuovo e contrariamente al signor Tremonti e al signor Bersani, non se le scorda quando possa apparire politicamente conveniente farlo.</p><p>Per questa ragione ha avuto l’onestà intellettuale e il coraggio politico di ricordare al Parlamento europeo non solo che da un’ulteriore espansione monetaria e della spesa pubblica non verrà alcuna crescita, ma anche e per l’ennesima volta, che la crescita economica può venire solo da riforme strutturali che aumentino la produttività e favoriscano la concorrenza e che, soprattutto, facciano della spesa pubblica una fonte di servizi produttivi efficienti e non di <strong>redistribuzione</strong>, inefficienza, acquisto del consenso, parassitismo, corruzione. Tutte cose banali che, ripeto, Mario Draghi andava scrivendo da anni, in italiano, nelle sue relazioni da Governatore.</p><p>Un vero peccato, quindi, che né il governo dei tecnici né, e ancor meno, la classe politica italiana dimostrino alcuna capacità di fare attenzione alle cose che questo signore (non da solo) va dicendo da più di un decennio. Trastullarsi con la nuova fantasia, quella di un Hollande che lancia in resta salverà l’Europa a cavallo della spesa pubblica e dell’espansione monetaria, è non solo infantile perdita di tempo ma anche gioco pericoloso. Da un lato perché, se Hollande vincesse e si dovesse aprire a livello europeo uno scontro politico sulla questione spesa sono abbastanza certo che la Bce non starebbe con il partito che vuole più deficit. Dall’altro perché un simile scontro politico avrebbe <strong>effetti deleteri</strong> sul debito di svariati paesi europei, sulla stabilità dell’euro e, alla fine, sul nostro benessere economico. È per questo che, nonostante l’antipatia profonda che provo per il signor Sarkozy e la sua consorte, non mi resta che augurarmi di doverli vedere per qualche anno in più intonare ufficialmente la Marsigliese.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 5 Maggio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/05/meglio-draghi-hollande/219598/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Saldare i debiti verso le imprese per dare ossigeno all&#8217;economia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/come-dare-ossigeno-alleconomia-italiana/218093/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/come-dare-ossigeno-alleconomia-italiana/218093/#comments</comments> <pubDate>Fri, 04 May 2012 10:04:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Lavoce</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[crescita]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[debiti Stato]]></category> <category><![CDATA[fiscal compact]]></category> <category><![CDATA[growth compact]]></category> <category><![CDATA[imprese]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[recessione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=218093</guid> <description><![CDATA[Rigore e riforme strutturali sono certo indispensabili, ma danno risultati di lungo periodo. Nel breve, la politica per la crescita è il contrasto della recessione tramite stimolo della domanda, come sanno bene negli Stati Uniti. E nessuna politica anti-recessiva può essere fatta in un solo paese europeo, tanto che si inizia a parlare di un...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>Rigore e riforme strutturali sono certo indispensabili, ma danno risultati di lungo periodo. Nel breve, la politica per la crescita è il contrasto della recessione tramite stimolo della domanda, come sanno bene negli Stati Uniti. E nessuna politica anti-recessiva può essere fatta in un solo paese europeo, tanto che si inizia a parlare di un &#8220;growth compact&#8221;. Una boccata d&#8217;ossigeno per l&#8217;economia italiana può arrivare dal pagamento di una parte dei debiti dello Stato verso le imprese, con un intervento una tantum che non violerebbe gli impegni con l&#8217;Europa sui conti pubblici del 2012.</em></p><p><strong>di <a href="http://www.lavoce.info/lavocepuntoinfo/autori/pagina33.html">Andrea Boitani</a> , <a href="http://www.lavoce.info/lavocepuntoinfo/autori/pagina13.html">Giuseppe Pisauro</a> e <a href="http://www.lavoce.info/lavocepuntoinfo/autori/pagina1125.html">Pippo Ranci</a>, 3 maggio 2012, <a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1003050.html" target="_blank">lavoce.info</a></strong></p><div><div><p>Nel resto del mondo, l’Europa è sempre più avvertita come un problema, come una probabile fonte di <strong>contagio recessivo</strong>. Paul Krugman <a href="http://www.nytimes.com/2012/04/16/opinion/krugman-europes-economic-suicide.html?_r=1&amp;partner=rssnyt&amp;emc=rss" target="_blank">ha scritto recentemente</a> che “piuttosto che ammettere di aver sbagliato, i leader europei sembrano determinati a guidare la loro economia giù dalla scogliera. E tutto il mondo ne pagherà il prezzo”. Forse, però, è ancora possibile evitare il precipizio del consenso di Angela Merkel e Mario Monti e le parole di Mario Draghi, sommati al possibile successo elettorale di François Hollande in Francia, possono davvero aprire una fase nuova.</p></div><div><div><div><p>Purché non ci si faccia prendere da un riflesso condizionato che, purtroppo, sembra scattare anche tra molti economisti. Quando si parla di crescita si aggiunge subito che promuoverla non implica allentare il rigore sulla finanza pubblica e che la crescita <em>duratura</em> si ottiene con le riforme “strutturali”. Cose vere entrambe, sia chiaro. Ma c’è rigore e rigore: quello del consolidamento fiscale <strong>rapido e simultaneo </strong>in tutta Europa, dei bilanci in pareggio nel 2013 è <em>rigor mortis</em>. E le riforme, che pure riteniamo indispensabili, hanno effetto nel periodo lungo: lo stesso governo italiano ha giustamente rivisto verso il basso le stime iniziali dell’impatto delle riforme sulla crescita e, forse, si tratta ancora di calcoli troppo ottimistici, soprattutto con riferimento ai primi due, tre anni.</p><p>In effetti, le <strong>riforme</strong> non solo sono più difficili da fare in fase di recessione (soprattutto se gli ammortizzatori sociali sono deboli e non universali), ma hanno anche un’efficacia minore. Come ha scritto Peter Bofinger (componente del consiglio degli esperti economici della cancelliera Merkel) insieme a Sony Kapoor <a href="http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/feb/06/europe-cant-cut-and-grow" target="_blank">sul <em>Guardian</em></a> “le riforme strutturali nei paesi in crisi devono continuare e la liberalizzazione dei servizi nel mercato unico deve essere accelerata. Queste politiche aiuteranno a stimolare la crescita futura ma funzionano al meglio in un’economia che cresce e non in una che si contrae”.</p><p>Insomma, le riforme sono necessarie per la crescita <em>duratura</em>, ma servono molto meno a riaccendere i motori oggi e funzionano poco a motore spento. Di qui la proposta avanzata da Bofinger e Kapoor di un “growth compact” che coordini le politiche di bilancio (spesa e tassazione) dei paesi euro in senso <em>growth friendly</em>. La politica per la crescita, nel breve periodo, è politica di contrasto della recessione tramite <strong>stimolo della domanda</strong>: è inutile far finta di non saperlo o usare eufemismi. Negli Stati Uniti, tanto gli economisti quanto i politici sono chiari in proposito, tanto che siano favorevoli quanto che siano contrari.<br />Nessuna politica anti-recessiva può essere fatta in un solo paese europeo (eccezion fatta per la Germania, forse) e soprattutto non può essere fatta unilateralmente dai paesi con disavanzi e debiti eccessivi. Perciò un vero <em>growth compact</em> passa necessariamente per una revisione, in una prospettiva di medio periodo, del suo fratello maggiore, il <em>fiscal compact</em>, laddove prevede tempi troppo rapidi per il pareggio del bilancio e per la riduzione del debito pubblico. Così rapidi da non essere neanche credibili, con la recessione in corso. E bisogna cominciare a pensare a mettere in piedi una <strong>politica fiscale federale </strong>europea, senza mettere la testa sotto la sabbia con il pretesto dell’immaturità dei tempi politici. Questo significa ammettere gli errori prima di finire giù dalla scogliera.</p><p><strong>Saldare una parte dei debiti verso le imprese<br /></strong>Intanto qualcosina per far riprendere la circolazione nell’esangue economia italiana si potrebbe fare, senza violare gli impegni presi con l’Europa sui conti pubblici del 2012. <br />La pubblica amministrazione italiana (centrale, regionale e locale) ha accumulato debiti verso le imprese per una cifra molto grande. Pare si tratti di <strong>60-70 miliardi</strong>, almeno quattro punti percentuali del Pil. È un&#8217;anomalia grave dell’Italia: il ritardo medio di pagamento è molto più elevato rispetto a quello di altri stati e alla media del settore privato. È un difetto strutturale: lo Stato italiano è un <strong>cattivo cliente</strong>, le imprese migliori lo evitano se hanno alternative, tutte le imprese fornitrici cercano di inglobare nei prezzi il costo della futura attesa e dell’incertezza, con il risultato che lo Stato italiano paga prezzi più alti. Nella congiuntura attuale il ritardo e l’incertezza aggravano le condizioni già precarie di molte aziende. Molto opportunamente il governo ha avviato una procedura per accelerare i pagamenti e smaltire parte del debito. La procedura è complessa per vari motivi: ad esempio, un intervento dello Stato a sanare debiti contratti da un ente locale o da una azienda sanitaria che non hanno attuato le misure di efficienza necessarie, potrebbero costituire un incoraggiamento a proseguire in una <strong>condotta irresponsabile</strong>. Giusto quindi procedere alla ricognizione accurata dei debiti e accompagnare qualsiasi ripianamento con un giro di vite sul monitoraggio della spesa anche a livello locale.</p><p>L’ostacolo maggiore è comunque l’effetto che i pagamenti ai fornitori avrebbero sui conti pubblici. È probabile che buona parte dei debiti siano <strong>fuori bilancio</strong>: arretrati di pagamenti per impegni che <a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002863-351.html" target="_blank">non sono mai stati registrati nel bilancio</a> di competenza. In tal caso, la loro emersione avrebbe l’effetto di un aumento del disavanzo e del debito, con i rischi che questo comporta in un contesto di tensione dei mercati finanziari. Qualche spazio ci può essere, tuttavia, per un <strong>intervento una tantum</strong>. Secondo le previsioni del Documento di economia e finanza, nel 2012 l’<strong>indebitamento netto</strong> dovrebbe attestarsi all’1,7 per cento del Pil, un livello ampiamente al di sotto della soglia del 3 per cento e che migliorerebbe di 2,2 punti di Pil il risultato del 2011.</p><p>Una manovra espansiva limitata al 2012 dell’ordine di grandezza di 10-15 miliardi, che corrisponderebbe alla liquidazione di una quota probabilmente vicina a un quarto del debito esistente, sarebbe coerente con il rispetto dei vincoli europei. Non intaccherebbe l’impegno al pareggio strutturale del bilancio nel 2013 e darebbe un contributo non trascurabile al contrasto della recessione nel 2012. In attesa di un vero <em>growth compact</em> europeo, sarebbe meglio che niente.</p></div></div></div></div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/come-dare-ossigeno-alleconomia-italiana/218093/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il silenzio di Berlino su Juncker nasconde l&#8217;inizio del risiko delle poltrone europee</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/silenzio-berlino-dopo-dimissioni-juncker-imbarazzo-strategia/215993/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/silenzio-berlino-dopo-dimissioni-juncker-imbarazzo-strategia/215993/#comments</comments> <pubDate>Thu, 03 May 2012 18:38:47 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabrizio Numi</dc:creator> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[dimissioni]]></category> <category><![CDATA[Eurogruppo]]></category> <category><![CDATA[Jean-Claude Juncker]]></category> <category><![CDATA[Merkel]]></category> <category><![CDATA[Ue]]></category> <category><![CDATA[Wolfgang Schäuble]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=215993</guid> <description><![CDATA[Un paragrafo alla fine di un articolo in prima pagina sia sulla Süddeutsche Zeitung che sulla Welt, un trafiletto nelle pagine di economia sulla Faz, neanche una riga sull&#8217;Handelsblatt, il maggior quotidiano economico del Paese. Sarà stato forse perché, a causa della Festa del lavoro, i giornali tedeschi – a differenza di quelli italiani &#8211;...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Un paragrafo alla fine di un articolo in prima pagina sia sulla <em>Süddeutsche Zeitung</em> che sulla <em>Welt</em>, un trafiletto nelle pagine di economia sulla <em>Faz</em>, neanche una riga sull&#8217;<em>Handelsblatt</em>, il maggior quotidiano economico del Paese. Sarà stato forse perché, a causa della Festa del lavoro, i giornali tedeschi – a differenza di quelli italiani &#8211; non sono usciti martedì primo maggio, ma sono tornati in edicola soltanto mercoledì. Fatto sta che la tirata d&#8217;orecchie del presidente dell&#8217;Eurogruppo <strong>Jean-Claude Juncker</strong>, che lunedì sera ha annunciato di voler abbandonare il suo posto anche a causa delle ingerenze di Germania e Francia, ha trovato ben poco spazio sui quotidiani della Repubblica federale.</p><p>Stupisce pertanto fino a un certo punto che, interpellato su quelle dichiarazioni pesanti come macigni, su quel &#8220;leggo in continuazione che ci sono molti che sanno ricoprire questo posto meglio di me, che ora lo facciano&#8221; lanciato da Juncker in direzione di Berlino e Parigi, o su quel suo &#8220;Germania e Francia si comportano come se potessero decidere da soli come vanno le cose in Europa&#8221;, il portavoce del governo tedesco <strong>Steffen Seibert</strong> abbia fatto scena muta durante la tradizionale conferenza stampa del mercoledì. Come giudica la Germania le accuse del premier lussemburghese? Sono forse l&#8217;occasione per fare autocritica? &#8220;Non conosco le dichiarazioni di Juncker&#8221;, risponde laconico Seibert. Che poi aggiunge: &#8220;&#8216;ingerenza&#8217; è la parola sbagliata, Germania e Francia hanno in Europa una responsabilità particolarmente grande e cercano sempre di essere all&#8217;altezza di tale responsabilità&#8221;. Sulla stessa linea anche una portavoce del ministro delle Finanze <strong>Wolfgang Schäuble</strong>: &#8220;Nel settore della politica finanziaria il motore franco-tedesco è stato molto importante durante la crisi e ha dato buona prova di sé&#8221;. Le bordate di Juncker rimbalzano insomma contro il muro di gomma alzato dalla Germania, che non sembra disposta a fare autocritica sulla sua gestione della crisi nell&#8217;Eurozona.</p><p>Discorso ben diverso, invece, quando si parla della proposta del presidente dell&#8217;Eurogruppo di nominare come suo successore proprio Wolfgang Schäuble. &#8220;<strong>Ha il mio pieno appoggio</strong>&#8220;, perché &#8220;quando parla di questioni legate all&#8217;euro sa di cosa sta parlando&#8221;, perché non agisce solo con competenza &#8220;ma anche con passione&#8221;, e perché &#8220;è l&#8217;europeista al tavolo del governo a Berlino&#8221;, ha spiegato Juncker lunedì sera. Una fonte governativa tedesca, protetta dall&#8217;anonimato, chiarisce il gioco d&#8217;incastri che potrebbe portare il sessantanovenne cristiano-democratico alla guida del gruppo dei ministri finanziari dei Paesi che adottano la moneta comune. &#8220;Non è improbabile che la presidenza dell&#8217;Eurogruppo venga decisa nell&#8217;ambito di un pacchetto&#8221; di nomine, &#8220;com&#8217;è del resto usuale a Bruxelles&#8221;, spiega la fonte. &#8220;Ci sono altre decisioni relative al personale europeo che sono ancora aperte, tra cui nella EBRD, nella BCE, nell&#8217;ESM: <strong>noi riteniamo che tutti questi posti verranno assegnati nell&#8217;ambito di un pacchetto</strong>, per cui al momento non ha senso fare speculazioni in materia&#8221;.</p><p>Tradotto negli stessi termini pratici di cui a Berlino si vocifera da qualche tempo: il Lussemburgo potrebbe lasciare la guida dell&#8217;Eurogruppo e incasserebbe in cambio, per il suo banchiere centrale <strong>Yves Mersch</strong>, un posto nel comitato esecutivo della Banca centrale europea; la Spagna potrebbe rinunciare a un suo candidato per il board della Bce e aggiudicarsi la guida del fondo salva-Stati ESM; la Germania abbandonerebbe la guida della EBRD o BERS (la Banca europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo), oggi affidata al tedesco <strong>Thomas Mirow</strong>, e farebbe eventualmente spazio a un candidato francese. In cambio Berlino otterrebbe la poltrona di presidente dell&#8217;Eurogruppo per Schäuble, sostenuto con decisione dalla cancelliera <strong>Angela Merkel</strong>. Proprio mercoledì si è discusso a Bruxelles della successione ai vertici della EBRD, ma non è stata raggiunta alcuna decisione. È insomma tutta una questione di tempi. E di incastri giusti.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/silenzio-berlino-dopo-dimissioni-juncker-imbarazzo-strategia/215993/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Juncker va via, Monti tornerà in Europa?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/02/juncker-troppo-direttorio-comincia-valzer-europeo/215321/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/02/juncker-troppo-direttorio-comincia-valzer-europeo/215321/#comments</comments> <pubDate>Wed, 02 May 2012 08:34:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampiero Gramaglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[EurActiv.com]]></category> <category><![CDATA[Eurogruppo]]></category> <category><![CDATA[Herman Van Rompuy]]></category> <category><![CDATA[Jean-Claude Juncker]]></category> <category><![CDATA[Martin Schulz]]></category> <category><![CDATA[Ppe]]></category> <category><![CDATA[viviane reding]]></category> <category><![CDATA[Walter Hallstein]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=215321</guid> <description><![CDATA[Che stesse per andarsene, lo si sapeva. Ma la motivazione non l’aveva mai data con tanta chiarezza. Jean-Claude Juncker, premier e ministro delle finanze lussemburghese, uno dei saggi d’Europa, lascerà la presidenza dell&#8217;Eurogruppo, il club dei ministri delle finanze dei Paesi dell’euro, perché – dice, parlando ad Amburgo &#8211; è “stanco” delle ingerenze franco-tedesche. E,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Che stesse per andarsene, lo si sapeva. Ma la motivazione non l’aveva mai data con tanta <strong>chiarezza</strong>. Jean-Claude Juncker, premier e ministro delle finanze lussemburghese, uno dei saggi d’Europa, lascerà la presidenza dell&#8217;Eurogruppo, il club dei ministri delle finanze dei Paesi dell’euro, perché – dice, parlando ad Amburgo &#8211; è “stanco” delle <strong>ingerenze</strong> franco-tedesche. E, aggiunge, tanto vale che al suo posto vada il ministro dell’economia tedesco Wolfgang Schauble, che agisce già da padrone del <strong>vapore</strong>.</p><p>La decisione sarà presa a giugno dal Consiglio europeo. Molti, anche la Merkel, pensavano a Monti, ma è <strong>difficile</strong> un tandem italiano (e per di più di Mario) tra Eurogruppo e Bce. Certo, il puzzle delle nomine europee è complicato, ma, Eurogruppo a parte, i tempi sono lunghi: orizzonte 2014. Su <a href="www.euractiv.com/ " target="_blank">EurActiv.com</a>, circolano ipotesi per il presidente della Commissione europea, quando il portoghese Ppe José Manuel Durao Barroso concluderà il <strong>secondo</strong> (e ultimo) mandato.</p><p>Criteri non scritti d’alternanza indicano che il successore non sarà un Ppe e che potrebbe non venire da un piccolo Paese: il socialista tedesco Martin Schulz, da poco presidente del Parlamento europeo, andrebbe bene – i tedeschi non hanno il posto dai tempi di Walter Hallstein, addirittura 1958/’69. Quotata pure Viviane Reding, lussemburghese, liberale, una tosta: sarebbe la prima <strong>donna</strong>. E citato Monti, che, però avrà forse già assunto un incarico settennale in Italia. La scelta del ‘dopo Barroso’ s’intreccerà con quelle dei nuovo presidenti del Consiglio europeo &#8211; Herman van Rompuy, belga, è stato <strong>appena</strong> rinnovato fino a metà 2014 &#8211; e dell’Assemblea di Strasburgo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/02/juncker-troppo-direttorio-comincia-valzer-europeo/215321/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Minified using memcached
Page Caching using memcached (User agent is rejected)
Object Caching 1831/1851 objects using memcached
Content Delivery Network via st.ilfattoquotidiano.it

Served from: www.ilfattoquotidiano.it @ 2012-05-27 07:47:40 -->
