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	<title>Il Fatto Quotidiano &#187; Politica &amp; Palazzo</title>
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		<title>E Berlusconi adesso vuol fare il senatore a vita</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 15:10:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Nicoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ai ferri corti. Tra Berlusconi e Bossi è gelo e la temperatura di questi giorni non c’entra nulla. Anche ieri, d’altra parte, l’incontro tra i maggiorenti pidiellini, la Lega e il Pd per la modifica della legge elettorale è servito solo a chiarire la distanza siderale che ormai esiste tra il Cavaliere e il Senatùr. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ai ferri corti. Tra <strong>Berlusconi </strong>e <strong>Bossi </strong>è gelo e la temperatura di questi giorni non c’entra nulla. Anche ieri, d’altra parte, l’incontro tra i maggiorenti pidiellini, la Lega e il Pd per la modifica della legge elettorale è servito solo a chiarire la distanza siderale che ormai esiste tra il Cavaliere e il Senatùr. D’altra parte, la sera prima – lunedì sera, cioè – ad Arcore si è consumata una cena molto tesa, che poi è finita in modo piuttosto burrascoso. Bossi, per la verità, non ci voleva nemmeno andare, è stato Calderoli a convincerlo per parlare di legge elettorale, ma poi è finita che s’è parlato d’altro. Molto altro. La verità è che Berlusconi voleva sondare, alla luce degli ultimi accadimenti in terra leghista (Tosi che vuole fare da solo, Bossi che gli impone di seguire la linea, Maroni sempre più in Aventino e il “cerchio magico” in evidente difficoltà con la base) quanto Bossi fosse ancora “padrone” del suo partito. Se, insomma, alla luce del divenire politico e della necessità di prendere decisioni sulle alleanze future, il Senatùr restasse l’interlocutore giusto. Solo che Bossi è partito all’attacco, non appena Berlusconi gli ha prospettato la necessità di trovare un accordo anche con il Pd sul fronte della legge elettorale.</p>
<p><em>“Se tratti con il Pd</em> – ha ringhiato il Senatùr – <em>faccio saltare tutte le giunte regionali e mi metto d’accordo io con loro, anche per far fuori le tue aziende&#8230;”</em>. Minacce che il Cavaliere proprio non si aspettava e che gli hanno fatto capire chiaramente le<strong> difficoltà di Bossi dentro il partito</strong> e non solo. A quel punto la cena poteva dirsi conclusa, ma Berlusconi, è noto, non rompe mai con nessuno, figurarsi con Bossi.<em> “Umberto, tu devi capire</em> – ha esordito il Cavaliere – <em>che se vogliamo che le riforme non ci danneggino dobbiamo essere noi i primi registi&#8230;”</em>.</p>
<p>Non solo. Berlusconi ha chiarito a Bossi la sua tattica del momento, quella di mostrarsi uomo di alto profilo istituzionale per non vanificare<em> “l’immagine che ho creato e il sacrificio che ho fatto facendo un passo indietro”</em>. E questo, secondo Berlusconi, è un fatto di cui <em>“Napolitano non può non tenere conto”</em>, anche nell’ottica di nominare<em> “dei nuovi senatori a vita”</em>. Già – ragionava l’altra sera il Cavaliere ad alta voce – quello che <em>“ho fatto per il Paese è sotto gli occhi di tutti, se non ci fossi stato io, nel ‘ 94 saremmo stati tutti in mano ai comunisti, invece ho garantito la formazione di uno schieramento moderato che ha salvato la democrazia in Italia&#8230; poi mi è stato chiesto di fare un passo indietro e io l’ho fatto per senso di responsabilità, ora mi propongo come regista delle riforme condivise&#8230; la carica di <strong>senatore a vita</strong> credo che sarebbe il giusto compenso”</em>.</p>
<p>Perché, poi, <em>“a Monti” </em>è stato riconosciuto il merito di una carriera e a lui non dovrebbe essere fatto altrettanto? Però – ha spiegato Berlusconi a un sorpreso Bossi – perché Napolitano ci cominci a pensare sul serio ci vuole che nessuna forza politica primaria sia contraria alla nomina. È per questo, insomma, che oggi val la pena giocare sul tavolo del ruolo istituzionale. E se serve fare un <strong>accordo con il Pd</strong> per non avere <em>“nessun nemico”</em> che si metta di traverso con il Quirinale, allora che l’accordo si faccia.</p>
<p>Inutile dire che Bossi è andato su tutte le furie, stavolta spalleggiato da Calderoli che parlava chiaramente di <em>“barricate” </em>nel caso in cui il Pdl decidesse <em>“di inoltrarsi lungo la strada dell’inciucio”</em>. Neppure le parole di Angelino Alfano (<em>“C’è troppo poco tempo per cambiare la legge elettorale, vedrete che non se ne farà niente&#8230;”</em>) hanno calmato Bossi. Il Senatùr resta distante mentre il Cavaliere continua la sua strategia. Che se dovesse fallire la “salita al Quirinale”, come senatore a vita continuerebbe a tenere a bada i suoi interessi personali. E, soprattutto, a <strong>farla franca</strong>. I suoi lavorano per questo.</p>
<p><em>Il Fatto Quotidiano, 8 febbraio 2012 </em></p>
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		<title>Evasione e burocrazia, tumori d&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 14:23:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Achille Saletti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La burocrazia sta alle coronarie e al fegato come lo smog ai polmoni. Forse è anche più pericolosa. L’esempio accademico è il seguente. Compri un bilocale a Milano? Bene, devi sapere che la porta del bagno di questo bilocale, se si affaccia sulla sala-cucina dovrà avere necessariamente un anti bagno. Perché? Perché non si può [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>burocrazia </strong>sta alle coronarie e al fegato come lo smog ai polmoni. Forse è anche più pericolosa.</p>
<p>L’esempio accademico è il seguente. Compri un bilocale a Milano? Bene, devi sapere che la porta del bagno di questo bilocale, se si affaccia sulla sala-cucina dovrà avere necessariamente un anti bagno. Perché? Perché non si può permettere che i tuoi odori, a seguito di una seduta plenaria nel bagno, trasmigrino nella sala dove, casualmente, potresti anche fare da mangiare. I <strong>tuoi</strong> odori all’interno della <strong>tua</strong> casa.</p>
<p>In questo esempio è riassunto uno dei <strong>tumori </strong>che assilla la vita sociale di questa Italia. La volontà, da parte di un esercito di inutili burocrati, di assillare il prossimo con inutili leggi, norme, codici che ammorbano l’aria molto più del cesso senza antibagno,  e la cui esistenza si giustifica solamente nel loro stipendio. La loro motivazione  è eroica e innocente: le leggi lo prevedono.</p>
<p>Le <strong>leggi </strong>non necessariamente sono una buona cosa e l’Italia, bulimica di norme idiote, ne è un buon esempio.   Viene da pensare che la sopraproduzione normativa serva esclusivamente a dare un lavoro a persone che altrimenti sarebbero disoccupate. Una sorta di <em>new deal</em> statale che inventa, giorno dopo giorno, inghippi e pasticci da scaricare su imprese, lavoratori e singoli cittadini.</p>
<p>Le pubbliche amministrazioni locali si sbizzarriscono,  in questa continua e fantasiosa rincorsa verso la scannerizzazione della tua vita intima. Il cittadino viene smembrato e i sogni o desideri devono, per forza di cose, aderire alle norme e ai regolamenti. Altrimenti è semplicemente <strong>vietato</strong>: la legge non lo consente.</p>
<p>Come la evasione fiscale sottrae futuro, la burocrazia sottrae <strong>presente</strong>.  In mezzo la mortificazione della singola persona che comprende che in questa Italia non si è nemmeno liberi a casa propria.</p>
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		<title>Il governo sta perdendo sobrietà comunicativa?</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 12:29:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanna Cosenza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È una domanda che si fanno in molti, da una settimana a questa parte. Ha cominciato Monti con la monotonia del posto fisso: «I giovani devono abituarsi all&#8217;idea che non avranno un posto fisso tutta la vita. E del resto, diciamo la verità, che monotonia un posto fisso tutta la vita». Ha soffiato sul fuoco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È una domanda che si fanno in molti, da una settimana a questa parte. Ha cominciato <strong>Monti</strong> con la<strong> monotonia del posto fisso</strong>: «I giovani devono abituarsi all&#8217;idea che non avranno un posto fisso tutta la vita. E del resto, diciamo la verità, che monotonia un posto fisso tutta la vita». Ha soffiato sul fuoco la <strong>ministra Fornero</strong>: «Il posto fisso per tutti è un&#8217;illusione». Ha ulteriormente rincarato la dose la <strong>ministra Cancellieri</strong>: «Noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città, di fianco a mamma e papà».</p>
<p><strong>Certo, sono frasi estrapolate</strong>, che fuori dal contesto assumono significati in parte diversi da quello originario: se le riascoltiamo nel contesto, né Monti né Fornero né Cancellieri sono stati così drastici come le frasi isolate li fanno apparire. Né così irrispettosi nei confronti dei precari, dei disoccupati, delle migliaia di giovani che ogni anno si spostano o addirittura se ne vanno dall&#8217;Italia per lavorare altrove.</p>
<p><strong>Ma i media fanno così:</strong> ritagliano le frasi per farle diventare titoli, sottotitoli, occhielli. Pretesti per domande incalzanti. È sempre stato così e non c&#8217;è testata giornalistica che non lo faccia. O meglio: tutte dicono di non farlo, ma poi lo fanno, eccome. In Italia e in tutto il mondo. <strong>Chi fa politica deve saperlo</strong>, non ci sono scusanti. Altrimenti rischia di trasformarsi nel Berlusconi degli ultimi tempi: «I media travisano tutto, mentono, sono contro di me».</p>
<p>Dunque? Dunque <strong>la risposta è sì</strong>: il governo Monti sta perdendo un po&#8217; della sobrietà con cui aveva cominciato e sarebbe opportuno, invece, che la recuperasse. <strong>Non fate dichiarazioni frettolose</strong>, vi prego, signori ministri.<strong> </strong>Non sparate.</p>
<p>Dice: lo fanno strategicamente, per distrarre l&#8217;opinione pubblica da altro. Bah. Dice: lo fanno perché non sono bravi comunicatori. Ri-bah. Credo piuttosto si siano fatti prendere la mano dal piacere di andare in tv, essere intervistati, assediati. La girandola mediatica<strong> prima seduce, poi ipnotizza, infine stordisce.</strong> D&#8217;altra parte, le uscite infelici di Monti non riguardano solo il posto fisso. Basta ascoltare la collezione che ha mandato in onda Giuseppe Cruciani a <em>La Zanzara</em> su Radio 24, lunedì 6 febbraio. Frasi maliziosamente estrapolate dalla redazione. Però fanno impressione, fanno.</p>
<p>Le perle di Monti, «La Zanzara», 6 febbraio 2012:</p>
<p><iframe width="100%" height="166" scrolling="no" frameborder="no" src="http://w.soundcloud.com/player/?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F35944756&amp;auto_play=false&amp;show_artwork=false&amp;color=ff7700"></iframe></p>
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		<title>Sfigati, mammoni: a lavurar!</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 11:28:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PierGiorgio Gawronski</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Miguel Gotor descrive lucidamente la caduta di consenso del governo sul tema dei giovani: ex &#8216;bamboccioni&#8217;, &#8216;sfigati&#8217; e &#8216;mammoni&#8217;. Il paese è cambiato trent’anni fa, ma i tecnocrati non sembrano averlo notato: già negli anni &#8217;80 diverse analisi empiriche (ad es. Creazione e distruzione di posti-lavoro in Italia, 1984-89, Temi di discussione, Banca d&#8217;Italia – [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Miguel Gotor  <a href="http://triskel182.wordpress.com/2012/02/07/gli-stereotipi-dei-tecnicimiguel-gotor/" target="_blank">descrive lucidamente</a> la caduta di consenso del governo sul tema dei <strong>giovani</strong>: ex &#8216;bamboccioni&#8217;, &#8216;sfigati&#8217; e &#8216;mammoni&#8217;. Il paese è cambiato trent’anni fa, ma i tecnocrati non sembrano averlo notato: già negli anni &#8217;80 diverse <strong>analisi empiriche</strong> (ad es. <em><a href="http://www.laboratoriorevelli.it/index.php?t=2&amp;p=3&amp;s=3&amp;l=en" target="_blank">Creazione e distruzione di posti-lavoro in Italia, 1984-89</a></em>, Temi di discussione, Banca d&#8217;Italia – B.Contini, A.Gavosto, R.Revelli, P.Sestito) dimostravano che la mobilità del lavoro in Italia aveva superato quella degli altri paesi europei.</p>
<p>Ma i ripetuti inciampi comunicativi dei tecnici al governo non sono casuali, e non dipendono soltanto da una certa distanza “di classe” (niente di male, per carità), bensì anche dalle priorità e da <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/19/lintervista-draghi-fine-delleuro/178594/" target="_blank">un’ideologia</a></span>.</p>
<p>Se, infatti, la crisi (la disoccupazione) non dipende dalla caduta della <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/05/riflessioni-sulla-crisi/155348/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">domanda</span> globale</a> (= spesa privata: consumi, investimenti, ecc.) registratasi fra il settembre 2008 e il marzo 2009; crollo alimentato successivamente dalla caduta dei redditi (PIL), dall’<strong>incertezza economica </strong>(precariato, disoccupazione), dagli spread, dalle manovre di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.project-syndicate.org/commentary/skidelsky49/English" target="_blank">austerità</a></span>, e perciò dall’ulteriore aumento dei risparmi precauzionali&#8230; Se la crisi non dipende dalla difficoltà di vendere il prodotto, bensì dalla difficoltà di produrre, dai problemi dell’offerta… Se è nata alla fine del 2008 da un improvviso e perdurante calo della disponibilità dei giovani a ‘muoversi’; da un’impennata dei privilegi di farmacisti e tassisti; da un calo d’efficienza della rete Snam causata dalle manovre anticompetitive dell’ENI; da un aumento della corruzione e dell’<strong>inefficienza</strong> del settore pubblico; ecc.. Allora si capisce l’urgenza del governo di promuovere riforme strutturali, e di comunicarne le ragioni.</p>
<p>Se invece la recessione è<strong> dal lato della domanda</strong>, allora vuol dire che il governo ha le priorità del 2007! (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.project-syndicate.org/commentary/farano1/English" target="_blank">Niente di male, per carità</a></span>). Contro la crisi? Solo vecchi stereotipi. Perché la disoccupazione aumenta? Forse le imprese non sanno che farsene persino degli attuali occupati? Macché! <em>Le imprese vorrebbero assumere, ma hanno paura …</em> dei giovani; notoriamente un po’ <strong>pigri e viziati</strong>, <em>se poi &#8211; grazie all’art.18 dello Statuto dei Lavoratori </em>(che dice tutt’altro)<em> &#8211; non se ne vanno più, che si fa, eh?!</em> La comunicazione del governo è coerente con le sue politiche, e con le sue analisi attempate.</p>
<p>Gentili lettori, a questo punto non vorrete mica mettere in discussione <strong>un</strong> <strong>Governo</strong> che finalmente <em>non</em> attacca la Costituzione, <em>non</em> ruba, <em>non</em> fa leggi <em>ad personam</em>, <em>non</em> manda fallito lo Stato, e si occupa pure di colpire le rendite? La lotta agli oligopoli non è sempre stata un obiettivo anche della sinistra (oltre che delle destre moderne e liberali)? E allora che volete <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.borse.it/articolo/ultime/Spagna_Premier_nel_2012_non_raggiungeremo_l_obiettivo_crescita_354504" target="_blank">di più</a></span>?</p>
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		<title>La grande colazione</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 10:11:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un testimone racconta che nel 1997, in piena Bicamerale, il presidente della medesima Massimo D’Alema incontrò a Venezia l’allora sindaco Massimo Cacciari. Al governo c’era Prodi e B. era reduce dalle rovinose elezioni del &#8216; 96, politicamente defunto, tant’è che i suoi alleati cercavano un modo carino per dirgli che era finita e gli cercavano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un testimone racconta che nel 1997, in piena Bicamerale, il presidente della medesima <strong>Massimo D’Alema</strong> incontrò a Venezia l’allora sindaco <strong>Massimo Cacciari</strong>. Al governo c’era Prodi e B. era reduce dalle rovinose elezioni del &#8216; 96, politicamente defunto, tant’è che i suoi alleati cercavano un modo carino per dirgli che era finita e gli cercavano sottobanco un successore (Di Pietro o Fazio o Monti).</p>
<p>Cacciari domandò: <em>“Scusa, Max, ma sei sicuro di questo <strong>accordo con Berlusconi</strong>? Non è che poi quello, come sempre, alla fine te lo mette in quel posto?”</em>. Il conte Max lo guardò dall’alto in basso pur essendo meno alto, sorrise a lungo in silenzio, congiunse il pollice e l’indice della mano destra rivolti verso il basso e li fece ciondolare con lieve moto ondulatorio. Poi sibilò: <em>“Tranquillo, Massimo, lo tengo per le palle”</em>.</p>
<p>Naturalmente finì che B., promosso al rango di padre ricostituente, dopo aver portato a spasso la Volpe del Tavoliere (e con lui tutto il centrosinistra) per quasi tre anni, fece saltare il tavolo della Bicamerale. E, da morto che era, rinacque a nuova vita più fresco che pria: nel 2001 era <strong>di nuovo a Palazzo Chigi</strong>.</p>
<p>La scena si ripeté dieci anni dopo, nell’autunno 2007, con <strong>Veltroni </strong>al posto di Max. Anche allora governava Prodi e B. era dato per defunto, tant’è che cercava disperatamente di comprare senatori dell’Unione. Ma Uòlter, neosegretario del Pd, incurante delle sfighe precedenti, aprì un bel <em>“tavolo”</em> per <em>“le riforme insieme”</em>. Legge elettorale, Costituzione e tutto il resto. Il cadaverino risorse un’altra volta: sei mesi dopo, complice Mastella, era <strong>di nuovo premier</strong>; intanto Uòlter, che in tutta la campagna elettorale non l’aveva neppure nominato (<em>“il principale esponente dello schieramento avverso”</em>), perse tutte le elezioni nazionali e locali e dovette dimettersi.</p>
<p>Ora, non c’è il due senza il tre, tocca a <strong>Bersani</strong>. Tre mesi fa aveva le elezioni in tasca, persino se si candidava lui. Poi sostenne il governo Monti con B., ma giurò che non era una maggioranza politica. In realtà lo era, ma si riuniva nelle catacombe. Ora è uscita allo scoperto, ha fatto outing: incontri alla luce del sole, comunicati congiunti. Mancano solo le pubblicazioni, ma i rapporti prematrimoniali sono tutt’altro che vietati. <strong>L’inciucio </strong>parte dalla legge elettorale, poi si vedrà. Ci sono tante pratiche da archiviare tipo i magistrati, che danno noia a destra e a sinistra. Tanto, dicono gli strateghi del Pd, B. è morto.</p>
<p>Lui manda avanti Al Fano (ma è solo un trompe l’oeil, neppure fra i più riusciti). E, siccome è Carnevale, estrae dalla naftalina il travestimento da statista, col fazzoletto da piccolo partigiano al collo, inaugurato tre anni fa a Onna con un certo successo. Punta al <strong>Quirinale </strong>e pur di arrivarci è pronto a tutto, anche a proseguire l’inciucio nella prossima legislatura con un bel governissimo Pdl-Pd-Terzo polo, magari guidato da Passera (sennò la gente si disabitua al conflitto d’interessi).</p>
<p>Il paraninfo di Pier Luigi e Silvio promessi sposi è <strong>Violante</strong>, che già vegliava sulla Bicamerale da presidente della Camera. Nel 1994 tuonava: <em>“Il nucleo di interessi che si aggruma intorno a Forza Italia è in profonda continuità col sistema di potere che ha causato tanti lutti e danni all’Italia&#8230; Forza Italia è un manipolo di piduisti e del peggio del vecchio regime. Berlusconi, con la chiamata alle armi contro il comunismo, ripete la parola d’ordine del fascismo e del nazismo quando morivano nei lager comunisti, socialisti ed ebrei. E con questa parola d’ordine la mafia uccideva i sindacalisti. È una chiamata alla mafia quella di Berlusconi”</em>.</p>
<p>Nel 2002 Violante diceva che <em>“le proposte di Berlusconi rispondono alle richieste dei grandi mafiosi”</em>. Nel 2004 parlava di <em>“interessi penali e criminali” </em>del centrodestra. E nel 2006 denunciò<em> “un giro di mafia intorno a Berlusconi”</em>. Oggi si batte come un leone per maritare Bersani con quel bel soggetto, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/intercettazione-fassino-consorte-berlusconi-ascoltata-ricorderei/189536/" target="_blank">rinviato a giudizio proprio ieri</a></span> perché passò al suo <em>Giornale </em>la bobina rubata della telefonata segreta tra Fassino e Consorte. Che gli fai a uno così? <strong>Te lo sposi.</strong></p>
<p><em>Il Fatto Quotidiano, 8 febbraio 2012 </em></p>
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		<title>Responsabilità civile dei magistrati  Anm: &#8220;Soddisfatti per l&#8217;impegno di Monti&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 10:04:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;E&#8217; ferma intenzione del Governo attivare un dialogo con le forze parlamentari per raggiungere il massimo dell&#8217;intesa su una modifica che assicuri una corretta interpretazione della giurisprudenza europea e, al contempo, consenta ai magistrati di lavorare con serenità di giudizio nell&#8217;esercizio delle loro funzioni&#8221;. Lo scrive un comunicato di Palazzo Chigi, dopo l&#8217;incontro tra il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;E&#8217; ferma intenzione del Governo attivare un dialogo con le forze parlamentari per raggiungere il massimo dell&#8217;intesa su una modifica che assicuri una corretta interpretazione della giurisprudenza europea e, al contempo, consenta ai magistrati di lavorare con serenità di giudizio nell&#8217;esercizio delle loro funzioni&#8221;. Lo scrive un comunicato di Palazzo Chigi, dopo l&#8217;incontro tra il Presidente del Consiglio<strong> Mario Monti</strong>, il ministro della Giustizia <strong>Paola Severino</strong> e il sottosegretario <strong>Antonio Catricalà</strong> e una delegazione dell&#8217;Anm guidata dal presidente <strong>Luca Palamara</strong> all&#8217;indomani dell&#8217;approvazione alla Camera dell&#8217;emendamento Pini (proposto dal deputato leghista Gianluca Pini,<em> ndr</em>) che introduce modifiche sulla responsabilità civile dei magistrati.</p>
<p>A sollecitare l&#8217;incontro era stata la stessa Anm a seguito dell&#8217;approvazione alla Camera dei Deputati dell&#8217;emendamento alla legge comunitaria che ritiene &#8220;intimidatorio&#8221;. Il presidente Monti ha confermato &#8220;l&#8217;impegno del Governo a studiare soluzioni che permettano di adeguare le norme italiane ai principi europei, anche attraverso un esame comparativo delle legislazioni nei vari paesi dell&#8217;Ue&#8221; e l&#8217;esecutivo attiverà &#8221;un dialogo conle forze parlamentari per raggiungere il massimo dell’intesa su una modifica” della norma sulla responsabilità civile dei magistrati.</p>
<p>Il presidente dell&#8217;Anm Luca Palamara esprime &#8220;soddisfazione&#8221; dopo l&#8217;incontro con il presidente del Consiglio, Mario Monti. In particolare, Palamara si dice soddisfatto &#8220;per l&#8217;impegno del Governo a trovare soluzioni per modificare la norma&#8221;, approvata alla Camera e ora al vaglio del Senato, che introduce la responsabilità diretta del giudice.</p>
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		<title>Alemanno, il re nudo</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 09:05:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Colonna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il re stavolta non è solo nudo. È depilato, scorticato, privato d’ogni parvenza di credibilità. La neve capitolina ha spogliato Alemanno del ruolo politico e l’ha trasformato in un sindaco a una sola dimensione: gli è rimasta, per scelta, solo quella umana. Pre-politica. È diventato un analfabeta istituzionale. Come nella serie cult Misfits, in cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il re stavolta non è solo nudo. È depilato, scorticato, privato d’ogni parvenza di credibilità. La neve capitolina ha spogliato Alemanno del <strong>ruolo politico</strong> e l’ha trasformato in un sindaco a una sola dimensione: gli è rimasta, per scelta, solo quella umana. Pre-politica. È diventato un analfabeta istituzionale.</p>
<p>Come nella serie cult <em>Misfits</em>, in cui un gruppo di persone acquista dopo una tempesta <strong>poteri speciali</strong>, così è avvenuto per il caro Gianni. Gli eventi climatici l’hanno trasformato in un <em>one dimensional major</em>. Ha scelto di reagire su un piano esclusivamente pre-politico, ha risposto alle domande dei giornalisti come se dovesse difendere la propria persona e non il proprio ruolo istituzionale, non il Campidoglio. Ha dimostrato una <strong>incompetenza comunicativa</strong> (dopo quella amministrativa, più grave) difficile da perdonare. Ha toccato l’apice nelle due trasmissioni<em> In Onda</em> e<em> Presa Diretta</em> dove, come direbbero i suoi concittadini, ha cercato di buttarla in caciara. E si è, probabilmente, giocato non solo una complicata rielezione ma persino un&#8217;agognata ricandidatura.</p>
<p>L’abilità prepolitica, eppure, non è pura e peccaminosa propaganda, come certa vetero retorica è usa insinuare. Si tratta, invece, di merce preziosa, dote rara, tipica dei più abili politici. Ma il <strong>fascino prepolitico</strong> è materiale quasi magico, va gestito, richiede una certa sapienza. Il discorso prepolitico consiste nella costruzione e nella gestione di un dialogo con i cittadini e gli elettori fondato sull’esperienza e sulla vita quotidiana. Significa saper parlare al cuore oltre che al cervello delle persone, significa saperle coinvolgere e magari renderle partecipi di una soluzione comune, condivisa. Come se il sindaco fosse un compagno di vita in grado di prendersi una grande responsabilità ma anche, quando è necessario e nelle situazioni di emergenza, capace di chiamare a raccolta le energie della città, anche in suo aiuto.</p>
<p>Invece Alemanno con la pala e il caschetto, dopo Alemanno urlatore in tv, non è altro che l’ultima figurina di una serie di<strong> immagini poco credibili</strong>: Alemanno il divoratore di <em>pajata </em>in piazza, Alemanno amico <em>Chips</em> in moto per Roma. Insomma, così non va. Il sindaco a una dimensione è il risultato di una tecnica comunicativa superficiale, che confonde, come spesso accade, strategia con visibilità.</p>
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		<title>Finanziamenti ai partiti, non sono tutti uguali</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 08:29:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Ferrero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi giorni si discute molto dei bilanci dei partiti e della loro irregolarità. Vorrei far notare che non tutti sono uguali. Nel libro Partiti SpA di Paolo Bracalini, autore non sospettabile per simpatie comuniste, si afferma infatti testualmente che “Rifondazione Comunista è lodevole e presenta un bilancio regolarissimo”. Mi piace farlo notare perché per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni si discute molto dei <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://isegretidellacasta.blogspot.com/2012/02/la-vera-storia-dei-bilanci-dei-partiti.html" target="_blank">bilanci dei partiti</a></span></strong> e della loro irregolarità. Vorrei far notare che non tutti sono uguali. Nel libro <em>Partiti SpA</em> di Paolo Bracalini, autore non sospettabile per simpatie comuniste, si afferma infatti testualmente che <em>“Rifondazione Comunista è lodevole e presenta un bilancio regolarissimo”</em>.</p>
<p>Mi piace farlo notare perché per noi la <strong>questione morale</strong> posta da Enrico Berlinguer non è solo un vuoto slogan con cui riempirsi la bocca.</p>
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		<title>I partiti e l&#8217;antipolitica conveniente</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 08:17:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non sono giorni felici per i partiti italiani. Una ricerca di Mannheimer ripresa oggi da Fabio Chiusi su L&#8217;Espresso dice che solo l&#8217;8% degli italiani ha fiducia nei partiti e solo il 15% nel Parlamento. Il Pd è in imbarazzo per le evoluzioni del caso Lusi, che pare possa interessare la Guardia di Finanza. Nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono giorni felici per i partiti italiani.</p>
<p>Una <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/partiti-ultima-chiamata/2173497" target="_blank">ricerca</a> di Mannheimer ripresa oggi da Fabio Chiusi su <em>L&#8217;Espresso </em>dice che solo l&#8217;<strong>8% degli italiani ha fiducia nei partiti</strong> e solo il 15% nel Parlamento. Il Pd è in imbarazzo per le evoluzioni del <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/caso-lusi-chiede-accesso-conti-della-margherita/189569/" target="_blank">caso Lusi</a>, che pare possa interessare la Guardia di Finanza.</p>
<p>Nel Pdl sono settimane di congressi e giornate in cui assistiamo, per l&#8217;ennesima volta, a singolari meccanismi di tesseramento: a <a href="http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2012/01/04/AObeW8bB-quelli_tesserati_pure.shtml" target="_blank">Savona</a> risultano anche simpatizzanti del Partito Democratico iscritti a loro insaputa. A Bari la denuncia di irregolarità è stata effettuata addirittura dalla minoranza guidata dalla coppia Quagliarello-Mantovano contro la maggioranza di area Fitto nel bel mezzo del congresso cittadino, come segnalato da <a href="http://www.go-bari.it/notizie/politica/6270-congresso-pdl-laccusa-di-melchiorre-sulle-tessere-false.html" target="_blank"><em>Go-Bari</em></a>. E non è una denuncia proprio banale: <strong>120 iscritti al Pdl risultano residenti nello stesso luogo</strong> che, alla prova dei fatti, è un sottoscala di uno studio di consulenza dove certamente non abita tutta quella gente.</p>
<p>Le vicende di Lusi e quelle dei tesseramenti illegali del Pdl hanno per me un uguale tasso di gravità e una matrice comune. Sono la prova che i partiti <strong>non sono organizzazioni trasparenti</strong> e che le regole possono essere violate senza alcun tipo di punizione, prima di tutto politica: a Bari, ad esempio, il congresso è stato regolarmente celebrato senza particolari contestazioni. È come se due squadre di calcio si sfidassero, una delle due sapesse che un giocatore ha fatto uso di doping e nonostante questo disputasse regolarmente la partita e accettasse serenamente l&#8217;eventuale sconfitta.</p>
<p>In Italia si discute molto di democrazia, c&#8217;è un larghissimo movimento d&#8217;opinione affinché cambi la legge elettorale, ma la <strong>democrazia interna ai partiti</strong> non è mai stato oggetto di discussione profonda. Eppure per me è il punto di partenza per ogni speranza di partecipazione popolare alla vita politica e le due storie fosche di questi giorni lo dimostrano.</p>
<p>I bilanci dei partiti sono opachi; la rappresentanza non è garantita dall&#8217;equivalenza &#8220;una testa un voto&#8221;, perché esistono pacchetti di tessere acquistati dai grandi elettori per poter pesare di più in sede congressuale. Entrambe le verità sono, in realtà, segreti di Pulcinella. L&#8217;espressione <strong>&#8220;signori delle tessere&#8221;</strong>, usata per parlare di quei potentissimi dirigenti e funzionari dei partiti che investono grandi somme di denaro per &#8216;far iscrivere&#8217; cittadini al proprio partito, fa parte del senso comune ed è silenziosamente accettata, pur essendo la prova di un&#8217;evidente irregolarità.</p>
<p>Questo restituisce il risultato che tutti noi conosciamo: il distacco, la disaffezione, la disillusione dei cittadini nei confronti dei partiti è al massimo. L&#8217;Italia, nazione dove si è sempre andato a votare molto e dove il tasso di affluenza alle politiche è arrivato fino all&#8217;ottanta percento, conta oggi un tasso di <strong>astensione potenziale del 40-45%</strong>, come rilevato da settimane da <a href="http://www.sondaggipoliticoelettorali.it/asp/visualizza_sondaggio.asp?idsondaggio=5185" target="_blank">Nando Pagnoncelli</a>.</p>
<p><strong>Ma per i partiti questa deriva è davvero un problema?</strong> Se la fiducia fosse del 90% cosa cambierebbe? I partiti continuano e continueranno a essere l&#8217;unico luogo preposto alla nomina dei parlamentari (con questa legge elettorale come non mai), dunque il numero di iscritti non è poi così importante. Anzi, meno gente c&#8217;è in giro, meglio è: i signori delle tessere si comprano la ricandidatura per sè e per i propri accoliti, appaltano i meccanismi decisionali, nominano e (non) controllano i bilanci, distraggono i fondi.</p>
<p>E se la gente smettesse di andare a votare cosa cambierebbe? Forse solo la quantità netta di rimborsi elettorali (ogni voto porta cinque euro nelle casse del partito), ma se l&#8217;affluenza fosse, per assurdo, del 10%, il risultato elettorale<strong> sarebbe ugualmente valido</strong>. Conterebbero le percentuali, le maggioranze, gli accordi e si riuscirebbe comunque a giungere al potere, contro tutto e contro tutti, italiani inclusi.</p>
<p><strong>Chiedete a un italiano: &#8220;Hai una tessera di partito?</strong>&#8220;. Per molti è quasi un&#8217;offesa e chi ce l&#8217;ha è visto come una persona che è iscritta per motivi di interesse personale. Però questo atteggiamento è il presupposto grazie al quale possono accadere episodi come quello di Lusi o delle tessere nei sottoscala di Bari. Allo stesso tempo iscriversi a un partito appare un&#8217;impresa del tutto inutile, dato che la competizione contro i signori delle tessere è basata su regole non rispettate e su scorrettezze che oramai fanno parte dei meccanismi di funzionamento dei politici.</p>
<p><strong>E se i partiti perseguissero volontariamente l&#8217;antipolitica? </strong></p>
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		<title>&#8220;Il disagio psicologico di Alemanno&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 06:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Malcom Pagani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un parco studio nel centro di Roma. Due quadri, una scrivania, qualche libro. La barba di Umberto Croppi, un bianco sporco, come la neve che ha sepolto forse definitivamente l’esperienza politica del sindaco Gianni Alemanno. Croppi lo conosce da 30 anni: “E ancora gli voglio bene, ma la dissennata corsa di queste ore a farsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un parco studio nel centro di Roma. Due quadri, una scrivania, qualche libro. La barba di <strong>Umberto Croppi</strong>, un bianco sporco, come la neve che ha sepolto forse definitivamente l’esperienza politica del sindaco <strong>Gianni Alemanno</strong>. Croppi lo conosce da 30 anni: “E ancora gli voglio bene, ma la dissennata corsa di queste ore a farsi fotografare gli costerà cara. Gianni certamente non sarà rieletto e soprattutto, ogni istantanea di questa vicenda rimarrà nella storia. Perché ogni frammento, in un effetto domino, corrisponde a un’ulteriore gaffe”.</p>
<p><strong>Esempi?<br />
</strong>Alemanno con la pala in mano che sposta una pigna. Alemanno immortalato vicino ai sacchetti di sale da cucina. Alemanno mentre toglie neve da un marciapiede e la ributta in mezzo alla strada. Devastante. Inutile. Controproducente.</p>
<p><strong>Quante responsabilità reali ha avuto nella disfatta?</strong><br />
Non molte. Roma non è attrezzata e molti altri, prima di lui, si erano trovati a mal partito con un fenomeno alieno alla città. Ha sbagliato altrove. Invece di reagire alle mancanze altrui nelle sedi competenti, è stato assalito da una furia iconoclasta. All’assalto, quando nessuno, almeno all’inizio, l’aveva accusato di nulla.</p>
<p><strong>Perché?</strong><br />
È difficile dirlo. L’Alemanno attuale è il manifesto di un disagio psicologico. Quando sabato mattina l’ho visto sventolare quei fogli bianchi con le previsioni mi è venuto un brivido. Ho capito subito che si trattava di un’interpretazione sbagliata. Di dati equivocati.</p>
<p><strong>Un fatto grave?</strong><br />
Da un laureato in Ingegneria ambientale, responsabile dell’unica metropoli d’Italia, ci si aspetterebbe una cognizione maggiore. Incorrere nell’errore ed esporlo all’Italia e al mondo è uno scivolone incomprensibile.</p>
<p><strong>Ci sono altri responsabili?</strong><br />
Certo. Tre o quattro assessorati, forse la Protezione civile e i vigili del fuoco. Ma il problema è altrove. Perché Alemanno non ha chiesto spiegazioni ai suoi? Dove è finita la giunta di questa città?</p>
<p><strong>Poteva essere fatto di più?</strong><br />
Sicuramente sì, tutti sapevamo da 15 giorni che avrebbe nevicato. Se da un lato offro a Gianni la mia solidarietà, dall’altro non posso non vedere che in questa situazione appare, a essere bene-voli, del tutto smarrito.</p>
<p><strong>Perché?</strong><br />
Perché è preoccupato soltanto della gestione della propria immagine. Uno slalom tra twitter e le tv, come se la nevicata lo ponesse di fronte a un referendum sulla sua capacità di governo.</p>
<p><strong>Da cosa nasce l&#8217;urgenza?</strong><br />
Dai sondaggi del recente passato. Quando esondò il Tevere e Gianni si presentò in stivali sul greto, ebbe il picco massimo di popolarità. Ha deciso di riproporre l’esperi-mento, cadendo nel ridicolo. Nella drammatica caricatura. Nella saga di se stesso. È vero che all’epoca delle piene si percepì la sua presenza, ma è altrettanto innegabile che il Comune istituì un’unità di crisi attiva 24 ore su 24.</p>
<p><strong>Questa volta?</strong><br />
Nessuna traccia. Un’anarchia desolante. Una città in balia di se stessa. Dopo una buona intuizione, la chiusura delle scuole, Gianni è sprofondato nelle contraddizioni. Aveva un vantaggio, non c’era neanche bisogno che lo sventolasse. Lo ha depauperato giocando d’attacco e innescando un meccanismo in cui una volta compreso di aver sbagliato, ha deciso di rilanciare senza sosta.</p>
<p><strong>Come è stato possibile?</strong><br />
È stato mal consigliato. La sovraesposizione di Gianni è grottesca. Nell’ultimo anno lo si è visto con il casco sui cantieri, in bicicletta a inaugurare le piste, troppo. Dovrebbe rendersi conto che l’attenzione eccessiva lo danneggia.</p>
<p><strong>Nella ricostruzione del sindaco, le responsabilità sono sempre degli altri.</strong><br />
Come nei tennisti italiani descritti da Nanni Moretti, per i quali la colpa della sconfitta risiede sempre altrove o nella metafora del cacciatore, per cui l’obiettivo mancato è addebitabile al cattivo funzionamento della cartuccia.</p>
<p><strong>Dal suo blog ha lanciato messaggi allarmistici</strong><br />
Il blog è un boomerang. Si presenta come il simulacro della modernità 2. 0 e poi, in un amen, ti fa riprecipitare nella preistoria delle pale. Se sabato mattina, invece di dare addosso alla Protezione civile, Gianni fosse apparso per dire: “Ce la stiamo mettendo tutta, dateci una mano”, la percezione collettiva sarebbe stata diversa.</p>
<p><strong>Invece? </strong><br />
È parso dicesse: “Arrangiatevi”.</p>
<p><strong>Lei lo conosce da sempre. È cambiato?</strong><br />
Non molto. Ha dedizione e ambizione, pregi e limiti. Il più grande? Chiude tutto all’interno di schemi rigidi. È molto ideologico.</p>
<p><strong>La cacciò dalla giunta</strong><br />
Non covo alcuna revanche, ma in quell’istante, si è chiusa la sua esperienza politica. Invece di puntare alla qualità, ha pensato di cedere alle pressioni. Parentopoli e le assunzioni senza freni sono solo un riflesso di quel cedimento.</p>
<p><strong>Ma lei gliel’ha detto?</strong><br />
Decine di volte. Cercava giustificazioni che erano soprattutto scuse da presentare a se stesso.</p>
<p><strong>Litigaste anche sulla vicenda Colosseo-Della Valle? </strong><br />
Da assessore non sono mai stato contrario, ma estraneo alla vicenda. Mi sono mosso su binari paralleli. La camera di commercio mise a disposizione una cifra analoga a quella di Della Valle e io andai ad Abu Dhabi, riscontrando interesse per il restauro a cifre ben superiori a quelle poi erogate. Della Valle, onore al merito, si è preoccupato di reperire i fondi. Le modalità dai profili curiosi atte a trovare il denaro non mi riguardano. Comunque, anche in quell’occasione, Gianni sbagliò. Sul piano politico poteva fregiarsi dell’operazione, ma su quello delle procedura non c’entrava niente e avrebbe potuto, anzi avrebbe fatto meglio a stare zitto.</p>
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		<title>Puglia, politica dei fratelli coltelli: Pd litiga  per il dopo Vendola, il Pdl per la leadership</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 19:59:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tiziana Colluto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sergio Blasi contro Michele Emiliano, Raffele Fitto contro Alfredo Mantovano. Le strategie future del Pd in vista del dopo Vendola (e, perché no, del dopo Monti) e la leadership del Pdl nei congressi, dove non sono mancate strane vicende, come quella delle 140 tessere &#8216;a loro insaputa&#8217; emersa a Bari. Che si parli di centrodestra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_189644" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/emiliano_fini_bari_interna.jpg"><img class="size-full wp-image-189644" title="emiliano_fini_bari_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/emiliano_fini_bari_interna.jpg" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Michele Emiliano e Gianfranco Fini a Bari</p></div>
<p><strong>Sergio Blasi</strong> contro <strong>Michele Emiliano</strong>, <strong>Raffele Fitto</strong> contro <strong>Alfredo Mantovano</strong>. Le strategie future del Pd in vista del dopo Vendola (e, perché no, del dopo Monti) e la leadership del Pdl nei congressi, dove non sono mancate strane vicende, come quella delle 140 tessere &#8216;a loro insaputa&#8217; emersa a Bari. Che si parli di centrodestra o centrosinistra, quello che sta vivendo la politica pugliese è un momento di grandi movimenti politici, con vecchie alleanze che vacillano e nuove che fanno saltare equilibri apparentemente consolidati. Minimo comune denominatore il carattere interno degli scontri: più lotte intestine che semplice dialettica tra colleghi di partito.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>NEL PARTITO DEMOCRATICO</strong></span> <span style="color: #ff0000;"><strong>E&#8217; SCONTRO PER IL DOPO VENDOLA</strong></span><br />
Quando è arrivato, all&#8217;improvviso, ha rubato la scena anche al Presidente della Camera. <strong>Michele Emiliano</strong>, sindaco di Bari e presidente regionale del Pd, ieri sera è stato accolto con un applauso dal popolo che all&#8217;hotel Tiziano, a Lecce, era intento ad ascoltare <strong>Gianfranco Fini</strong>, lì non nella sua veste istituzionale ma in quella di leader di partito. &#8220;Sono venuto apposta da Bari per salutarlo &#8211; ha detto Emiliano &#8211; e non soltanto perché è la terza carica dello Stato. Dopo l&#8217;evento pubblico, abbiamo avuto un colloquio privato di mezz&#8217;ora. C&#8217;è un rapporto personale tra me e lui. Inoltre, in consiglio comunale a Bari il Terzo Polo è già in maggioranza. O meglio, sia Api che l&#8217;Udc lo sono. Fli si è costituito di recente e ci stiamo relazionando bene&#8221;.</p>
<p>Ma la presenza di Emiliano in prima fila, accanto all&#8217;europarlamentare finiano <strong>Salvatore Tatarella</strong> e alla senatrice di Io Sud <strong>Adriana Poli Bortone</strong>, non ha lasciato proprio indifferenti i democratici di Puglia. &#8220;Si sa com&#8217;è il sindaco di Bari, lui gira. Va un po&#8217; al congresso di Sel, un po&#8217; a quello del Pdl, ora da Fli. Noi, invece, siamo intenti a lavorare su un altro obiettivo, quello di isolare il Pdl e allargare all&#8217;Udc. Tutti dovrebbero essere impegnati a far questo. Ci sembra, al contrario, che Emiliano sia volubile, che ogni tanto cambi rotta&#8221;. Autore della tiratina d&#8217;orecchie è direttamente il segretario regionale del Pd, <strong>Sergio Blasi</strong>. Che tra lui e il &#8216;suo&#8217; presidente non ci sia empatia è noto. Ma Blasi nega che sulla pelle del partito stia man mano maturando uno strappo. &#8220;Solo punti di vista diversi. Lui crede nel leaderismo e nel personalismo, io no. E poi Emiliano non ha sue liste. Ha dichiarato che le organizzerà solo se glielo chiederà il Pd. Non lo faremo. Ad ogni modo, non ci sono le regionali alle porte&#8221;.</p>
<p>Blasi anticipa la domanda e questo tradisce nervosismo. I motivi della capatina leccese di <strong>Michele Emiliano,</strong> infatti, non si esauriscono solo nei confini politici del consiglio comunale del capoluogo. Di mezzo c&#8217;è, appunto, la questione regionale, la corsa al dopo <strong>Vendola</strong>, per cui Emiliano sta già scaldando i muscoli. Di più. Di mezzo c&#8217;è anche il progetto della lista civica nazionale lanciato proprio dal sindaco. &#8220;Il suo presupposto &#8211; spiega Emiliano &#8211; è che Pd, Idv e Sel riusciranno forse a vincere le prossime elezioni, ma non avranno la forza politica necessaria per attuare le riforme di sistema. Moltissime sono le persone che si interesserebbero ad un progetto del genere, se i suoi testimonial fossero non solo uomini di partito, ma anche grandi personalità della cultura o della scienza. La civica nazionale dovrebbe essere promossa da Pd, Idv e Sel, rispettare il programma della coalizione e far confluire tutte le forze in un unico gruppo parlamentare alla Camera e al Senato. Solo così i tre partiti potrebbero essere tanto forti da immaginare di costruire un accordo con il Terzo Polo, senza che i democratici subiscano l&#8217;aut aut dell&#8217;Udc, il suo &#8216;o con me o con Sel&#8217;, che sta portando il mio partito a polverizzarsi&#8221;.</p>
<p><strong>Blasi</strong>, però, bacchetta: &#8220;Di civico abbiamo già il Pd e basta quello. Se poi un iscritto costituisce un movimento suo, come dice lo statuto, è fuori dalle regole e fuori dal partito. Vedremo. Ne discuteremo a livello nazionale&#8221;. Parole che non scendono giù al sindaco di Bari, che replica a distanza: &#8220;<strong>De Magistris</strong> e Vendola sono d&#8217;accordo, solo il Pd ancora non si pronuncia nel merito. Se poi la mette su questo piano, allora è davvero un partito finito&#8221;.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>NEL PDL SFIDA PER LA LEADERSHIP TRA PEZZI DA NOVANTA</strong></span><br />
Ma Michele Emiliano e Sergio Blasi non sono gli unici fratelli coltelli di Puglia. Nel Pdl, i conterranei <strong>Raffaele Fitto</strong> e <strong>Alfredo Mantovano </strong>hanno abbandonato il fioretto e dissotterrato la sciabola. Si combatte a muso duro per i congressi. L&#8217;ex ministro agli Affari Regionali si è aggiudicato quello per l&#8217;elezione del segretario cittadino barese. La sua corrente, tuttavia, ha sì vinto, ma non convinto. I mantovaniani, secondo le previsioni, non avrebbero dovuto superare il tetto del 10 per cento. Invece, hanno sfondato quello del 33 per cento. &#8220;Da una parte c&#8217;erano tutti i parlamentari e i consiglieri regionali della città, tranne <strong>Lanzillotta </strong>- puntualizza l&#8217;ex sottosegretario &#8211; dall&#8217;altra solo due consiglieri comunali e un consigliere circoscrizionale. Ora non esistono più sudditanze o timori reverenziali. Questo fa pensare ad uno stop definitivo a scelte imposte dall&#8217;alto&#8221;.</p>
<p>Mantovano incita la base a scrollarsi di dosso l&#8217;egemonia di Fitto, il quale, da parte sua, non ha fatto mancare i colpi bassi. Così è stata letta la candidatura di <strong>Antonio Gabellone</strong> al congresso provinciale di Lecce del prossimo fine settimana. Gabellone, che corre in quota Fitto, di quella Provincia è già il presidente. &#8220;Fitto ha scelto di candidare un&#8217;istituzione e questo non potrà non avere ripercussioni anche sulle amministrative di maggio&#8221; ha tuonato l&#8217;ex sottosegretario. Che a sua volta ha calato il suo asso nella manica, il consigliere regionale <strong>Saverio Congedo</strong>. Con queste premesse, sarà proprio Lecce il vero campo di battaglia del Pdl in Puglia. &#8220;Se ne vedranno delle belle&#8221; scommettono gli anti- Fitto, che hanno come punto di riferimento anche <strong>Gaetano Quagliarello</strong>.</p>
<p>Di certo c&#8217;è che, qualunque sarà il risultato, lo strappo, anche qui, è già in atto e si è già pronti a impugnare la lente d&#8217;ingrandimento per passare al setaccio nomi e indirizzi dei tesserati. Si vuole evitare, insomma, che si ripeta lo scandalo prima di Vicenza, poi di Milano, infine di Bari, quello cioè delle tessere false. Tra i seimila iscritti del capoluogo pugliese, infatti, 139 sono risultati tutti residenti al civico 10 di <strong>via Colaianni</strong>, in un ufficio. A portare a galla l&#8217;anomalia, che potrebbe aver falsato l&#8217;elezione di <strong>Filippo D&#8217;Ambrosio Lettieri </strong>alla segreteria cittadina, sono stati <strong>Filippo Melchiorre</strong> e <strong>Massimo Posca</strong>, esponenti della mozione di minoranza. A completare il quadro, <strong>Fabio e Mingo</strong> di <em>Striscia La Notizia</em>. A loro, infatti, una delle persone dell&#8217;elenco ha dichiarato di non aver mai abitato in quel sottoscala e di non aver mai sottoscritto la tessera del partito. &#8220;L&#8217;indirizzo corrisponderebbe alla sede di un&#8217;associazione&#8221;, ha replicato l&#8217;onorevole pidiellino <strong>Francesco Paolo Sisto</strong>. E invece i due inviati hanno scoperto che si tratta di uno studio di consulenza, il cui responsabile è stato categorico: &#8220;Sono rimasto sorpreso quando hanno tentato di consegnare qui le tessere. Infatti questa non è un&#8217;associazione&#8221;.</p>
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		<title>Legge elettorale, Pd e Pdl: &#8220;Ridare ai cittadini la possibilità di scegliere i rappresentanti&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 16:22:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_189629" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/luciano_violante_ignazio_larussa_interna.jpg"><img class="size-full wp-image-189629" title="luciano_violante_ignazio_larussa_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/luciano_violante_ignazio_larussa_interna.jpg" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Luciano Violante e Ignazio La Russa, entrambi presenti alla riunione di oggi</p></div>
<p>Saranno pure d&#8217;accordo a cambiare la legge elettorale, ma sul come e con quale sistema brancolano nel buio. Così, l&#8217;entusiastica condivisione d&#8217;intenti, annunciata in mattinata addirittura con un comunicato congiunto Pd-Pdl, è durata poche ore. E&#8217; bastato che <strong>Ignazio La Russa </strong>comunicasse l&#8217;intesa raggiunta con la Lega di &#8220;correggere i limiti individuati del Porcellum&#8221; a scatenare la presa di distanza del Partito Democratico, che una legge la vuole nuova. E manca ancora l&#8217;incontro con il Terzo Polo e <strong>Pierferdinando Casini, </strong> fermamente contrario a ciò che il Pdl ritiene invece indispensabile: il bipolarismo. In serata di certo rimane solamente un dato: la volontà di tornare a un sistema che permetta ai cittadini la scelta diretta dei loro rappresentanti. Insomma, è tutto fuorché risolto. &#8220;Ognuno parla in libertà&#8221;, dice <strong>Roberto Calderoli</strong>. Che dopo il monito si spinge a porre come condizione &#8220;la riduzione del numero dei parlamentari prima di mettere mano alla riforma elettorale&#8221;. Mentre il Pd si affida al tecnico <strong>Gianclaudio Bressa</strong>, capogruppo in commissione affari Costituzionali, per indicare chiaramente la posizione del partito: &#8220;Quando noi diciamo di esserecontrari alle preferenze intendiamo dire che preferiamo i collegi uninominali, non che non vogliamo garantire ai cittadini il diritto di scegliersi i propri rappresentanti&#8221;. Precisazione necessaria, nella convulsa giornata scandita da una scarica infinita di dichiarazioni. Ma certo ora si apre anche un fronte interno al partito di <strong>Pierluigi Bersani</strong>, perché <strong>Luciano Violante </strong>si è detto contrario al ritorno delle preferenze. Eppure al mattino erano tutti d&#8217;accordo.</p>
<p>&#8221;Per quanto attiene alla legge elettorale si è convenuto sulla necessità di cambiare l&#8217;attuale sistema restituendo ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti&#8221;, recitava il comunicato diffuso al termine dell&#8217;incontro tra la delegazione del <strong>Pdl </strong>e quella del <strong>Pd </strong>sulla riforma della legge elettorale. Quest&#8217;ultima, secondo quanto scritto nella nota, &#8221;dovrà evitare la frantumazione della rappresentanza parlamentare e mantenere un impianto tendenziale bipolare&#8221;. Il Pd e il Pdl, quindi, sono d&#8217;accordo: &#8220;Le delegazioni hanno innanzitutto convenuto sulla necessità di utilizzare quest&#8217;ultima parte della legislatura &#8211; si legge nella nota &#8211; per procedere rapidamente a riforme idonee a dare credibilità e forza al sistema politico e istituzionale&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/legge-elettorale-pd-pdl-daccordo-riforma-mantenere-sistema-bipolare/189620/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Insomma: evitare la <strong>frantumazione </strong>della rappresentanza parlamentare e mantenere un impianto tendenzialmente bipolare. Sono questi i punti fissi attorno ai quali costruire una nuova legge elettorale. A metà giornata. Nella riunione, durata un&#8217;ora e mezza, si sono affrontati i temi della riforma istituzionale e della riforma elettorale ribadendo la necessità di collegare i due aspetti e di operare affinché entrambe le riforme possano ottenere il più ampio consenso parlamentare. Affrontata anche la possibilità di avviare il superamento del <strong>bicameralismo</strong> perfetto, di ridurre il numero dei parlamentari, di rafforzare la stabilità di governo e il ruolo dell&#8217;esecutivo in coerenza con i principi del sistema parlamentare.</p>
<p>Per quanto attiene alla legge elettorale, si è convenuto sulla necessità di cambiare l&#8217;attuale sistema elettorale restituendo ai cittadini il diritto di eleggere i propri rappresentanti. Si è convenuto, inoltre, sull&#8217;opportunità di procedere rapidamente e concordemente tra camera e Senato alla riforma dei regolamenti parlamentari, favorendo soprattutto la celerità e la trasparenza del procedimento legislativo. All&#8217;incontro, che si è tenuto negli uffici del Pd, hanno partecipato <strong>Luciano Violante</strong>, <strong>Luigi Zanda</strong> e <strong>Gianclaudio Bressa </strong>per i democratici; <strong>Ignazio La Russa</strong>, <strong>Donato Bruno</strong> e <strong>Gaetano Quagliariello</strong> per il Pdl.</p>
<p>Secondo quest&#8217;ultimo, c&#8217;è &#8220;la necessità innanzitutto di ridare ai cittadini la possibilità di scegliere i loro rappresentanti. Su questa necessità &#8211; ha garantito Quagliariello &#8211; sono d&#8217;accordo con noi sia il Pd che la <strong>Lega</strong>. Alla fine di questo percorso di incontri bisogna fare in fretta  per arrivare a delle soluzioni&#8221;. Soluzioni che certamente non passano da incontri di questo tipo, almeno a sentire <strong>Antonio Di Pietro</strong>. &#8220;Riteniamo pericolosi e oscuri per la democrazia questi incontri da sottoscala fatti non alla luce del sole&#8221; ha detto il leader dell&#8217;Idv per annunciare che non parteciperà alle consultazioni promosse dal Pdl sulla riforma elettorale, mentre invece una delegazione dell&#8217;Idv incontrerà il Pd.</p>
<p>E mentre la polemica divampa, sono emersi altri particolari sull&#8217;incontro di oggi. Il Pd, ad esempio, ha chiesto al Pdl che l&#8217;iter delle due riforme sia diviso tra Camera e Senato. Il Pdl non ha posto veti, purché &#8220;ci sia un&#8217;intesa non marginale sulle riforme costituzionali, altrimenti poiché i tempi per fare queste riforme sono più lunghi, sarebbe una presa in giro&#8221;. Neanche il tempo di uscire dall&#8217;incontro ed ecco i primi distinguo, che lasciano presagire come l&#8217;accordo tra Pd e Pdl sia tutto in definire e non solido come riferito dalla nota comune. &#8220;Siamo assolutamente contrari al ritorno delle preferenze che aumentano i costi della politica, premiano chi ha clientele e non sempre il merito&#8221; ha detto <strong>Luciano Violante</strong>, il quale ha precisato che &#8220;con il Pdl abbiamo un accordo di fondo su una legge che riduca la <strong>frammentazione </strong>parlamentare. Abbiamo parlato anche di riforme costituzionali, in particolare della riduzione del numero dei parlamentari e del superamento del bicameralismo paritario&#8221;.     Violante poi ha risposto a Di Pietro, che ha accusato Pd e Pdl di fare incontri &#8220;poco chiari&#8221; e da &#8220;sottoscala&#8221;. &#8220;Non c&#8217;è nessun &#8216;sottoscala&#8217;, si tratta di incontri normalissimi&#8221; ha detto l&#8217;esponente del Pd, secondo cui &#8220;è dovere nostro ascoltare tutte le forze politiche, così come stiamo facendo, senza particolare chiasso e con la riservatezza che dovrebbe accompagnare questo tipo di incontri&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/legge-elettorale-pd-pdl-daccordo-riforma-mantenere-sistema-bipolare/189620/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Il padre del Porcellum, <strong>Roberto Calderoli</strong>, ha espresso invece la posizione della Lega, che non vuole spostare l&#8217;attenzione dal tema della diminuzione del numero dei parlamentari. &#8220;Si sentono troppe chiacchiere in libertà sulla legge elettorale, per cui è bene fare chiarezza &#8211; ha detto l&#8217;ex ministro &#8211; La Lega è categorica in proposito nel ribadire che prima si riduce il numero dei parlamentari e poi si affronta la materia elettorale. Non vorrei dover pensare che il dibattito sulla legge elettorale serva soltanto ad evitare la riduzione del numero dei parlamentari&#8221;. A Calderoli ha risposto indirettamente Ignazio La Russa, che rimanda al mittente le accuse dell&#8217;esponente del <strong>Carroccio</strong>. &#8220;Non c&#8217;è nulla di discusso sinora che possa far temere qualcosa di negativo alla Lega e al Terzo Polo. Quello che stiamo facendo con queste riunioni &#8211; ha detto l&#8217;ex ministro della Difesa &#8211; non è un&#8217;ammuina, ma il tentativo del Pdl, che è il primo partito di maggioranza relativa, di accelerare al massimo le cose sulla strada delle riforme. Né vogliamo essere quelli che danno le carte&#8221;.</p>
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		<title>Pdl, Podestà si candida al provinciale  &#8220;A Milano ha elettroencefalogramma piatto&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 15:27:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Per il Pdl a Milano e provincia è necessaria &#8220;una conduzione esperta, capace, in grado di far ripartire il partito che in questi ultimi tempi ha mostrato un elettroencefalogramma piatto&#8221;. Non usa mezzi termini il presidente della Provincia di Milano, <strong>Guido Podestà</strong>, per criticare il suo partito. E lo fa con un video su youtube con cui lancia la sua candidatura al congresso provinciale milanese in programma domenica prossima. L&#8217;ex coordinatore regionale del Pdl, del resto, non ha mai accettato la sua sostituzione, voluta dal premier, con Mario Mantovani. E non a caso Podestà ricorda  &#8221;la sconfitta di Milano che per tanti aspetti ci siamo voluti e meritati” e ha sostenuto che “da quel momento in avanti il partito non è più esistito&#8221;. Riferendosi alla vittoria di Giuliano Pisapia e al caso di Lassini, il candidato nella lista di Letizia Moratti che si prese la responsabilità dei manifesti &#8220;Fuori le Br dalle procure&#8221;, fortemente difeso da Mantovani.<br />
<iframe width="620" height="480" src="http://www.youtube.com/embed/kQ71OsMv9X8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>In pieno stile Berlusconi, Podestà parla seduto alla sua scrivania. &#8220;La grande Milano è il territorio che amo&#8221;, esordisce. &#8221;Vogliamo difendere la legalità &#8211; ha detto in un altro passaggio del video &#8211; e alcuni episodi recenti ci fanno capire come l’asticella debba essere alzata. Non è pensabile che alcuni tra noi abbiano dei comportamenti contrari al convivere civile, alle regole, alle leggi. Candidandomi &#8211; ha concluso &#8211; credo di fare un gesto d’amore nei confronti del nostro partito perché i congressi, che sono il sale della democrazia all’interno di un partito, non siano finti ma veri, dove si confrontano idee, programmi e personalità&#8221;.</p>
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		<title>Cercasi sobrietà</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 13:05:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BGiulietti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo posto fisso è un tabù da sfatare. Che monotonia il posto fisso. L&#8217;articolo 18 non è un tabù. Vogliono stare a casa con la mamma. Chi non si è laureato prima dei 28 anni è uno sfigato. Il referendum sull&#8217;acqua è stato un mezzo imbroglio. Queste solo alcune delle &#8220;perle&#8221; uscite dalle bocche di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/ministri-scatenati-posto-fisso-polemica-siamo-scemi/189516/" target="_blank"><strong>posto fisso</strong> </a>è un tabù da sfatare.<br />
Che <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/lavoro-monti-posto-fisso-monotono-sullo-spread-scendera-ancora/188328/" target="_blank">monotonia</a></span> il posto fisso.<br />
L&#8217;articolo 18 non è un tabù.<br />
Vogliono stare a casa con la mamma.<br />
Chi non si è laureato prima dei 28 anni è uno <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/24/anni-laureato-sfigato-parola-viceministro-michel-martone/186094/" target="_blank">sfigato</a></strong>.<br />
Il referendum sull&#8217;acqua è stato un mezzo imbroglio.</p>
<p>Queste solo alcune delle &#8220;perle&#8221; uscite dalle bocche di ministri e vice del <strong>governo Monti</strong>.</p>
<p>Da qualche tempo hanno preso anche loro l&#8217;abitudine di dichiarare e poi di <strong>rettificare</strong>, o meglio di precisare, e magari di chiedere scusa; intanto hanno tirato le pietre e le hanno tirate sempre contro l&#8217;<strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/03/monti-monotonia-posto-fisso-equivocoe-annuncia-interventi-articolo-chiesa/188859/" target="_blank">articolo 18</a></strong>, contro la contrattazione, contro il &#8220;posto fisso&#8221; degli altri.</p>
<p>Mai che scappi una esternazione contro il conflitto di interessi, per introdurre la patrimoniale, per tagliare le spese militari, a cominciare dall&#8217;acquisto degli F 35. Speriamo di sbagliare, ma questa &#8220;<strong>berlusconizzazione</strong>&#8221; del linguaggio non promette nulla di buono, la via della sobrietà sembra smarrita.</p>
<p>Non a caso <strong>Berlusconi</strong>, dopo una prolungata diffidenza, ha ora vestito i panni dell&#8217;entusiastico tifoso del governo Monti. Una mossa tattica o la certezza che nulla accadrà, per esempio, in materia di frequenze digitali, di antitrust, di autonomia della Rai dai governi e dai partiti?</p>
<p>Se così fosse la &#8221; berlusconizzazione&#8221; non sarebbe più solo di tipo &#8220;verbale&#8221;&#8230;</p>
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		<title>Claudio Sacchetto, un nome da ricordare</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 12:55:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Balocco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si chiama Claudio Sacchetto. E’ uno di quei politici che portano la cravatta verde. I politici in genere non si distinguono gli uni dagli altri. I leghisti di solito sì, per gli indumenti che indossano. Claudio Sacchetto è l’attuale Assessore Regionale all’Agricoltura, Caccia e Pesca della Regione Piemonte. È dal 1987 che la popolazione piemontese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si chiama Claudio Sacchetto. E’ uno di quei politici che portano la cravatta verde. <strong>I politici in genere non si distinguono gli uni dagli altri. </strong>I leghisti di solito sì, per gli indumenti che indossano. Claudio Sacchetto è l’attuale Assessore Regionale all’Agricoltura, Caccia e Pesca della Regione Piemonte.</p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/17/blitz-leghista-piemonte-referendum-contro-caccia-rischia-essere-cancellato/184078/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">È dal<strong> 1987</strong> che la popolazione piemontese ha diritto di andare alle urne per ridurre drasticamente il fenomeno della caccia</span></a>: diminuire il <strong>numero delle specie  cacciabili</strong>, vietare la caccia di domenica, evitarla su terreni innevati, ed altro ancora. Allora la giunta di centro sinistra ritenne di impedirglielo cambiando la legge (si chiama democrazia: si legge “fascismo”).</p>
<p>Sono trascorsi 25 anni, e, dopo che la magistratura ha sancito che quell’operazione era perfettamente illegittima, ora che il TAR Piemonte sta per nominare un commissario ad acta che indica il referendum, visto che la Regione si ostina a non adempiere, cosa fa questo Sacchetto con la cravatta verde? <a style="text-decoration: underline;" href="http://piemonte.abolizionecaccia.it/" target="_blank"><strong>Presenta un emendamento a proposta di legge</strong></a>, che prevede l’ampliamento delle specie cacciabili da 29 a 39, l’introduzione della caccia con l’arco; l’ampliamento dei periodi di caccia e la caccia in deroga alle specie protette dalla Comunità Europea. <strong>Surreale</strong>. La gente chiede/ha il sacrosanto diritto che si voti e lui cosa fa? Propone una legge che non solo non recepisce i quesiti referendari, ma peggiora la disciplina. Ripeto: surreale. E, udite udite, cosa sta scritto sul suo <a style="text-decoration: underline;" href="http://claudiosacchetto.com/current.htm" target="_blank">sito</a>:</p>
<p><em>“Solo con una nuova normativa potremo finalmente lasciarci alle spalle una legge oramai superata e dotare il Piemonte di una regolamentazione moderna, portandolo sotto questo punto di vista in linea con le altre regioni italiane. In questo modo si può evitare il referendum, risparmiare una cifra che si aggira intorno ai 20 milioni di euro e, soprattutto, rispettando la legge, dare dignità ai cacciatori, sempre più al centro di un accanimento mediatico e non solo che non è giustificabile in alcun modo. La nuova normativa deve contemplare la caccia non come attività da relegare e soffocare, ma nel rispetto delle regole, deve valorizzarne il ruolo di promozione turistica, di difesa dell’agricoltura dalla fauna selvatica in eccesso, di antica tradizione della nostra terra.<br />
<strong>Sono convinto che la libertà di ciascuno deve finire dove inizia quella degli altri, allo stesso modo penso che la democrazia indiretta, al pari (e non meno) di quella diretta, debba poter essere garantita con tutte le forze</strong>: a questo proposito sto lavorando con il massimo impegno nel mio ruolo di Assessore Regionale all’Agricoltura, Foreste, Caccia e Pesca nel tentativo di raggiungere un risultato costruttivo; attacchi continui mirati, volti solo a screditare spesso conoscendo poco la materia, non fanno il bene del Piemonte. Posizioni ambientaliste intransigenti di principio non possono guidare la regolamentazione della caccia: al residente in centro città probabilmente egoisticamente non importa del ruolo dell’attività venatoria nel contenimento della fauna selvatica e inconsapevole protesta, ma ai titolari delle 67 mila aziende agricole insediate in Piemonte interessa la possibilità di non vedere i propri appezzamenti disastrati ogni anno dagli ungulati. ”</em></p>
<p>Non credo che sia il caso di commentare. Mi limito a sottolineare il passo evidenziato in grassetto. <strong>Sono 25 anni che il popolo piemontese ha il diritto di esercitare la democrazia diretta</strong> ed i politici al governo, prima vestiti di grigio ed ora di verde glielo impediscono, facendosi forza della democrazia indiretta.</p>
<p>Diceva il compianto Giorgio Bocca: “Ma la democrazia dov’è? Che democrazia è questa autoritaria che si va affermando nel nostro Paese?”.<br />
Per quanto mi riguarda, un rimpianto. I paesi sono tutti più o meno uguali, il capitalismo domina dappertutto, ma almeno se fossi nato chessò in Svezia, in Olanda,<strong> non mi vergognerei</strong> come invece sono costretto a fare ormai da tempo.</p>
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		<title>Un governo ossessionato dal posto fisso</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 11:08:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Feltri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sarà la precarietà strutturale di un esecutivo destinato a scadere nel 2013, oppure la necessità di piegare i sindacati nel negoziato sul lavoro: il governo Monti non riesce a smettere di denunciare “l’illusione del posto fisso”. Ieri se ne è occupata Anna Maria Cancellieri, ministro dell’Interno, che non sarebbe competente in materia ma al Tgcom [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà la precarietà strutturale di un esecutivo destinato a scadere nel 2013, oppure la necessità di piegare i sindacati nel negoziato sul lavoro: il governo Monti <strong>non riesce a smettere</strong> di denunciare “l’illusione del posto fisso”. Ieri se ne è occupata <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/06/posto-fisso-unillusione-lavoro-fornero-come-monti/189316/" target="_blank">Anna Maria Cancellieri</a></span>, ministro dell’Interno, che non sarebbe competente in materia ma al Tgcom 24 ha esternato: “<em>Noi viviamo nella cultura del posto fisso. Il mondo sta cambiando, come avviene nei Paesi emergenti. Noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città di fianco a mamma e papà</em>”. E pensare che lo scopo della Cancellieri era chiarire una “querelle frutto di una fretta d’interpretazione” dopo la battuta di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/lavoro-monti-posto-fisso-monotono-sullo-spread-scendera-ancora/188328/" target="_blank">Mario Monti, a Matrix</a></span>, cinque giorni fa. In effetti la visione del governo si è chiarita, perché se Monti denunciava la “monotonia” di fare lo stesso lavoro tutta la vita, la Cancellieri lo considera già archiviato (pur avendone ampiamente approfittato, essendo un prefetto in pensione). Anche il ministro del Welfare Elsa Fornero <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/06/posto-fisso-unillusione-lavoro-fornero-come-monti/189316/" target="_blank">invita alla rassegnazione</a></span>: “Bisogna spalmare le tutele su tutti, non promettere il posto fisso che non si può dare. Questo vuol dire fare promesse facili, dare illusioni”.</p>
<p>Si possono dare due letture di queste dichiarazioni. La prima: sono errori di comunicazione, che ricadono nella <strong>categoria delle gaffe</strong>. Come quando Corrado Passera chiama Elsa Fornero “Emma” (evocando la Marcegaglia, con cui è più in confidenza) o quando un comunicato ufficiale della portavoce del premier Elisabetta Olivi annuncia la liberalizzazione dei farmaci di fascia C, in realtà bloccata dalle lobby.</p>
<p>Seconda opzione: non sono gaffe, ma<strong> lapsus</strong>. Non bisticci linguistici ma sprazzi di verità, squarci nell’autocontrollo tecnico che tradiscono come la pensano davvero i ministri. Un po’ come quando il ministro <strong>Corrado Clini</strong>, appena insediato, arringa il pubblico di <em>Un giorno da pecora</em>, su Radio 2, sui benefici del <strong>nucleare</strong>. O quando il viceministro del Welfare, Michel Martone, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/24/anni-laureato-sfigato-parola-viceministro-michel-martone/186094/" target="_blank">apostrofa come “sfigati”</a></span> i giovani che ci mettono dieci anni a laurearsi, senza fare alcun distinguo tra i “bamboccioni” (copyright Tommaso Padoa-Schioppa) e gli studenti-lavoratori.</p>
<p>Nel caso della Fornero queste dichiarazioni hanno un valore programmatico. Il dibattito con i sindacati sta andando in questa direzione: per i giovani contratti di tre anni, durante i quali non vale l’articolo 18, poi, se l’azienda ne ha voglia, l’assunzione a tempo indeterminato, forse qualche ammortizzatore sociale (se si riesce a riformare la cassa integrazione straordinaria) ma non subito, perché c’è la crisi. Le prospettive, quindi, non sono granché: il posto fisso già da tempo non è più a portata di mano per i giovani. <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.datagiovani.it/newsite/wp-content/uploads/2011/11/Il-part-time-in-Italia-1-sem-2008-e-2011.pdf" target="_blank">Secondo l’osservatorio Datagiovani</a></span>, nel 2011 tre su dieci dei 454 mila ragazzi alla prima occupazione hanno avuto un orario parziale. La percentuale sale al 43 per cento per le donne. Non lo fanno per scelta, ma perché le aziende<strong> offrono solo quello</strong>. Sono ovviamente i primi a pagare se le cose vanno male: nell’ultimo anno il part time si è ridotto dal 12 al 6 per cento tra gli under 24, mentre è cresciuto del 23 nella fascia d’età 45-54 (il tempo parziale è usato per ridurre il costo per l’azienda, e dunque il salario). E secondo l’Istat sette assunzioni su dieci nel periodo 2005-2010 sono state a tempo determinato.</p>
<p><strong>Il posto fisso è dunque già archiviato, non c’è bisogno di infierire</strong>. Lo scopo del governo è infatti, pur con risultati disastrosi dal punto di vista della comunicazione, presentare il lato positivo della flessibilità. Su <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.lavoce.info/" target="_blank">lavoce. info</a></span> due economisti, Marco Leonardi e Giovanni Pica, hanno scritto: “<em>La maggiore stabilità non è gratuita. Un aspetto spesso ignorato dei costi di licenziamento consiste nella possibilità che le imprese li aggirino facendoli pagare ai lavoratori attraverso minori salari. Un’analisi della riforma del 1990 mostra che la legge ha ottenuto gli effetti previsti: alzando i costi di licenziamento sulle piccole imprese ne ha ridotto i licenziamenti, ma anche le assunzioni</em>”. I tecnici muovono da questa premessa, convinti che modificare l<strong>’articolo 18 </strong>sul reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa, serva a incentivare gli investimenti e perfino a far salire gli stipendi. Se si sbagliano il conto lo pagheranno, come sempre, i nuovi assunti. Cioè i giovani.</p>
<p><em>Il Fatto Quotidiano, 7 febbraio 2012</em></p>
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		<title>Le favorite di B.: il ritorno di Mariastella</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 09:23:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisabetta Reguitti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nonostante i suoi precedenti poco rassicuranti Mariastella Gelmini sarà il capo della macchina elettorale per le prossime amministrative nonché responsabile della “formazione degli amministratori” nel settore “Enti locali” del Pdl. Pensare che la stessa (tra le preferite di B.) era stata sfiduciata per la “scarsa sollecitudine nell’adempimento dei suoi doveri istituzionali” proprio nel suo mandato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nonostante i suoi precedenti poco rassicuranti <strong>Mariastella Gelmini </strong>sarà il capo della macchina elettorale per le prossime amministrative nonché responsabile della “formazione degli amministratori” nel settore “Enti locali” del Pdl.</p>
<p>Pensare che la stessa (tra le preferite di B.) era stata sfiduciata per la<em> “scarsa sollecitudine nell’adempimento dei suoi doveri istituzionali” </em>proprio nel suo mandato in una macchina amministrativa locale. Ma il segretario <strong>Angelino Alfano</strong>, volente o nolente (sembra che B. avesse tentato di piazzarla anche nel passaggio di consegne a Monti) l’ha premiata con il delicato incarico.</p>
<p>Di contro, la signora, ha già messo le mani avanti dichiarando a Tgcom 24: <em>“Per le elezioni amministrative però siamo in difficoltà perché è fondamentale tentare un riavvicinamento alla <strong>Lega</strong>, anche se le divergenze politiche esistono. La fase è difficile”</em>. Come a dire: <em>”Comunque vada io l’avevo detto”</em>.</p>
<p>Non a caso, la collega <strong>Michaela Biancofiore</strong> parlando di lei l’ha definita <em>“tra le migliori espressioni della Berlusconi generation”</em>.</p>
<p><em>Il Fatto Quotidiano, 7 febbraio 2012 </em></p>
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		<title>Ministri scatenati sul posto fisso  Polemica sul web: &#8220;Non siamo scemi&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 08:52:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Bianchini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In principio furono i bamboccioni di Tommaso Padoa Schioppa, che non si decidevano ad andare fuori casa e ad affrancarsi dalla famiglia. Poi arrivò il governo Monti col suo sottosegretario al lavoro Michel Martone, che considera &#8220;sfigato&#8221; chi a 28 anni non è ancora laureato. In seguito il premier incentiva alla flessibilità spiegando che il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/postofissoINTERNA.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-189521" title="postofissoINTERNA" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/postofissoINTERNA.jpg" alt="" width="295" height="152" /></a>In principio furono i bamboccioni di <strong>Tommaso Padoa Schioppa</strong>, che non si decidevano ad andare fuori casa e ad affrancarsi dalla famiglia. Poi arrivò il governo <strong>Monti</strong> col suo sottosegretario al lavoro <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/24/anni-laureato-sfigato-parola-viceministro-michel-martone/186094/"><strong>Michel Martone</strong>, che considera &#8220;sfigato&#8221; chi a 28 anni non è ancora laureato</a>. In seguito il premier incentiva alla flessibilità spiegando che il posto fisso è &#8220;monotono&#8221;, mentre <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/06/posto-fisso-unillusione-lavoro-fornero-come-monti/189316/">le due ministre <strong>Fornero</strong> e <strong>Cancellieri</strong> aggiungono che si tratta di &#8220;un&#8217;illusione&#8221; e che ci ostiniamo a rimanere vicini a &#8220;mamma e papà&#8221;</a>. E in Rete scoppia la bufera.</p>
<p>Dopo la boutade di Martone, centinaia di utenti hanno ricordato online al viceministro la sua condizione di privilegiato oltre alle sfumature personali che possono far ritardare il momento della laurea fino ai 28 anni. In tanti hanno ripescato l’esempio di Steve Jobs, star planetaria e imprenditore di successo non laureato (“Ma sbaglio o Steve Jobs era uno #sfigato pure lui?”, scrive Alessandro) ed esempi paradossali (“Ho 38 anni, tredicesimo fuoricorso di Ingegneria. L’anno scorso fatto 6 al Superenalotto. Sono uno sfigato?”, chiede Tommaso) mentre altri rinfacciano con sarcasmo la sua gavetta d’elite: “Diciamo la verità – nota Fabrizio -: l’ideale, a 28 anni, è avere un papà importante di nome Antonio che va a cena da Verdini in odor di P3″. Prosegue pungente Paolo: “Guardate che il viceministro #martone voleva dire un’altra cosa”, ovvero “se a 28 anni non sei figlio di qualcuno, sei uno #sfigato”. E, commentano online, “c’è pure chi è tanto sfigato da non nascere amico di famiglia di Previti“.</p>
<p>Poi il web, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/lavoro-monti-posto-fisso-monotono-sullo-spread-scendera-ancora/188328/">a seguito della partecipazione di Monti a Matrix con la sua dichiarazione sul posto fisso</a>, si è concentrato sul premier. &#8220;Quando nonno Mario dice che non può esistere più il posto fisso, allude anche ai politici che sono incollati alle poltrone da un trentennio?&#8221;, scrive <em>Stop alla Casta</em> su <a href="https://twitter.com/#!/search/posto%20fisso">Twitter</a> e anche per <em>Simone</em> &#8220;l&#8217;unico posto fisso in Italia ce l&#8217;hanno i politici che stanno in parlamento per 30 anni&#8221;. Sul sito di microblogging sono in tanti a ricordare al Presidente del Consiglio che sono proprie le &#8220;sue banche&#8221; le prime ad ostacolare chi non ha il lavoro a tempo indeterminato. &#8220;Caro Monti, &#8211; leggiamo online- in banca se non sei monotono un mutuo non te l’accendono&#8221; e <em>Costantino</em> suggerisce che la flessibilità è un valore soltanto se accompagnata da condizioni economiche adeguate (&#8220;Sarei favorevole a garantire il &#8216;posto fisso&#8217; se qualcuno potesse garantire &#8216;l&#8217;utile certo&#8217;) specie alla luce delle cifre sulla disoccupazione giovanile (&#8220;Lavoro: in Italia 2,7 mln senza posto fisso, +7,6% i dipendenti a termine&#8221;).</p>
<p>C&#8217;è chi invece è contro la flessibilità e per un impiego stabile e secondo <em>Victor</em>, se fosse garantito a tutti, &#8220;sarebbe risolta la crisi, niente affanni, più crescita, più cultura del proprio tempo, più bimbi&#8221;. A maggior ragione perché &#8220;<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/06/posto-fisso-monti-monotono-figlia-ministro-fornero/189284/">Silvia, la figlia della Fornero con il posto fisso vicino a mamma e papà</a>&#8221; è il primo esempio di incoerenza tra le dichiarazioni dei ministri e le loro realtà famigliari. La vicenda della figlia del ministro fa il giro della Rete, ma sono le dichiarazioni di Annamaria Cancellieri a scatenare il dibattito. E il nodo del finanziamento e delle garanzie delle banche richieste per ottenere un mutuo ritornano nel mirino. &#8220;#Cancellieri  - scrivono nei tweet- italiani fermi al posto fisso vicino a mamma e papà. Sono l&#8217;unica banca rimasta grazie ai tuoi amici&#8221;, e <em>Sabrina</em> riporta l&#8217;attenzione sull&#8217;indifferenza dei ministri che parlano senza conoscere le difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro: &#8220;L&#8217;ultima è che &#8216;i giovani vogliono il posto fisso vicino a mamma e papà&#8217; ma hanno solo un po&#8217; idea di tutti gli sbatti che ci facciamo?&#8221;. Infine <em>Martina </em>si limita a chiedere: &#8221;Ministri, per favore, la smettete di trattarci da scemi?&#8221;</p>
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		<title>Berlusconi alla riscossa  E la scalata al Quirinale</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 06:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio d'Esposito</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella primavera di due anni fa, fu chiamato “lo spirito di Onna”. Silvio Berlusconi, in una delle località simbolo dell’Abruzzo disastrato dal terremoto, tenne un discorso pacificatore e bipartisan nel giorno della Liberazione. Le cronache di allora raccontarono di un indice di gradimento dell’ 85 per cento, trampolino di lancio perfetto per lo “statista” B. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_189549" class="wp-caption alignleft" style="width: 404px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/vignetta-natangelo_berlusconi_quirinale.jpg"><img class="size-full wp-image-189549" title="vignetta natangelo_berlusconi_quirinale" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/vignetta-natangelo_berlusconi_quirinale.jpg" alt="" width="394" height="393" /></a><p class="wp-caption-text">La vignetta di Natangelo</p></div>
<p>Nella primavera di due anni fa, fu chiamato “lo spirito di Onna”. <strong>Silvio Berlusconi</strong>, in una delle località simbolo dell’Abruzzo disastrato dal terremoto, tenne un discorso pacificatore e bipartisan nel giorno della Liberazione. Le cronache di allora raccontarono di un indice di gradimento dell’ 85 per cento, trampolino di lancio perfetto per lo “statista” B. al Quirinale.</p>
<p>Una manciata di giorni però e a fine aprile scattò quella che secondo l’ex ministro <strong>Gianfranco Rotondi</strong> fu “una congiura per frenare l’ascesa del premier”. Da<strong> Noemi Letizia</strong> in poi, uno scandalo sessuale dopo l’altro, che nel gennaio di un anno fa a Cortina d’Ampezzo fecero dire a<strong> Vittorio Feltri</strong>, da direttore di <em>Libero</em>: “Spero che il prossimo presidente della Repubblica non sia Berlusconi: immaginate cosa potrebbe succedere con le escort al Quirinale”.</p>
<p>Adesso, in questo freddissimo febbraio, “lo spirito di Onna” è risorto in un contesto diverso. A Palazzo Chigi c’è il tecnico <strong>Mario Monti</strong> e Berlusconi si sta ritagliando un ruolo di padre nobile “responsabile” del governo. Appena una settimana fa il tema imperante a destra era la libanizzazione del Pdl e i mal di pancia dei falchi contro “l’esecutivo delle banche”.</p>
<p>Oggi la scena appare completamente cambiata. Berlusconi è tornato a far sentire la sua voce con varie interviste, dimostrando di essere ancora lui il dominus del Pdl, e non l’evanescente segretario <strong>Angelino Alfano</strong>, e ha messo sul tavolo della maggioranza tripartita l’offerta concreta di dialogo (inciucio) sulla legge elettorale.</p>
<p>Il confronto tra i partiti inizierà oggi, con la delegazione del Pdl che incontrerà le altre, anche quelle delle forze di opposizione (<strong>Lega </strong>e<strong> Idv</strong>) e dei movimenti non presenti in Parlamento (<strong>Sel, Rifondazione</strong> e <strong>Destra di Storace</strong>). Ma nel grande ventre parlamentare del Pdl a tenere banco è un interrogativo che riguarda proprio il Cavaliere. Se fino a sette giorni fa, il dilemma era “responsabile” o “falco”, ieri c’è stata un’altra metamorfosi. Come riassumono vari deputati berlusconiani sorpresi e disorientati: “Abbiamo di nuovo due Berlusconi. Uno è quello di <em>Libero</em> che dice di essere bipolarista, vuole l’inciucio solo con il Pd e conferma Alfano candidato-premier, l’altro è quello del <em>Giornale </em>di <strong>Sallusti </strong>e <strong>Feltri </strong>che fonda un nuovo partito, sconfessa Alfano e propende per un sistema proporzionale”.</p>
<p>Il Cavaliere, con toni diversi, ha smentito entrambi i quotidiani a lui vicini e questo ha finito per alimentare altri dubbi e voci. Sulla <strong>legge elettorale </strong>e il relativo sistema politico, il nodo sarà sciolto solo a settembre, dopo un logorante confronto di almeno sei-sette mesi, ma nel frattempo è chiaro a tutti che al ritorno del Cavaliere corrisponde un altro interrogativo: che farà il “padre nobile” B.? Ieri il redivivo <strong>Sandro Bondi</strong> lo ha definito il più grande statista italiano dopo De Gasperi e qualche giorno prima il sottosegretario tecnico <strong>Gianfranco Polillo</strong> (in realtà sia socialista legato a Cicchitto, sia repubblicano vicino a Nucara) ha esplicitato un desiderio comune a molti: “Spero vada al Quirinale”. Il tema ritorna e tutte le mosse dell’ex premier sembrano andare nella direzione del Quirinale. Dice un ex ministro del suo governo, a microfoni spenti: “Il nuovo capo dello Stato sarà eletto nel 2013, quando si celebrerà il ventennio berlusconiano”.</p>
<p>Chi ha parlato con il Cavaliere in queste ore offre un altro indizio: “Ha la testa soprattutto per i suoi guai giudiziari (Mills e Ruby, <em>ndr</em>) e se dovesse risolverli a suo favore tutto è possibile, compreso un rinnovato interesse per il Quirinale”. Anche per questo, Berlusconi ha inaugurato una serie di interviste all’estero (<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/06/berlusconi-piugayci-sono-meglio-meno-competizione/189427/" target="_blank">ieri a The Atlantic: “Con gli italiani non mi devo scusare di nulla, sanno che sono una brava persona”</a>) con l’obiettivo principale di riabilitare la sua immagine, devastata dallo spread e dagli scandali sessuali. Poi, la scelta di sistema per la <strong>Terza Repubblica</strong> prossima a venire farà il resto: Berlusconi al Quirinale, Monti o Passera a Palazzo Chigi (qualcuno fa il nome della Cancellieri), il centrista Casini presidente del Senato, il democrat D’Alema a capo della Camera. Solo fantapolitica? No, in Transatlantico sono in tanti ormai a disegnare solo scenari di inciucio per il futuro. E adesso, dopo tre mesi di silenzio, si torna a parlare di una casella da destinare al padre-padrone della destra. La più autorevole e prestigiosa. Persino Fini ha definito la sua disponibilità al dialogo come “prova di grande maturazione”. Con B. di nuovo in campo, il film della Terza Repubblica sta per cominciare sul serio. Senza dimenticare che, alla fine dell’anno, più di cento parlamentari del Pdl hanno presentato una proposta di legge per l’elezione diretta del capo dello Stato.</p>
<p>da<em> Il Fatto Quotidiano </em>del 7 febbraio 2012</p>
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		<title>Berlusconi: &#8220;Più gay ci sono meglio è  In giro meno competizione&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 22:23:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/berlusconi_atlantic_interna.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-189428" title="berlusconi_atlantic_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/berlusconi_atlantic_interna.jpg" alt="" width="295" height="152" /></a>&#8220;Berlusconi in inverno&#8221;. Si intitola così la <a href="http://www.theatlantic.com/international/archive/2012/02/berlusconi-in-winter/252614/" target="_blank">lunghissima intervista rilasciata al periodico americano The Atlantic</a> dall&#8217;ex presidente del Consiglio <strong>Silvio Berlusconi</strong>. Un &#8220;Berlusconi quasi &#8220;inedito&#8221;, scrive il giornalista <strong>Philip Delves Broughton </strong>&#8220;in tuta, scarpe da ginnastica, più robusto di quanto appaia in tv, con le borse sotto gli occhi&#8221;, incontrato a fine gennaio a Palazzo Grazioli. Ma un Berlusconi sempre uguale a se stesso nell&#8217;uso di un repertorio di battute ben noto agli italiani: &#8220;Più che un playboy, sono play-uomo&#8221;, dice sottolineando: “L&#8217;unica cosa di cui non mi  hanno accusato è di <strong>essere gay</strong>”. E comunque, tiene a precisare il Cavaliere, non “ho nulla contro gli  omossessuali”, anche perché “più ce ne sono, minore è la competizione”.</p>
<p>&#8220;Sono dispiaciuto&#8221;, spiega ancora Berlusconi in quasi dieci pagine di intervista, pubblicata sull&#8217;online della rivista, per le ripercussioni ma “non ho <strong>nulla di cui chiedere perdono</strong>: tutto quello che ho fatto era assolutamente normale, legittimo”. L’ex premier ripercorre tutta la sua storia politica: dalla discesa in campo per arginare il rischio del “comunismo”, al suo passato di “imprenditore” &#8211; e “non di business-man” tiene a precisare &#8211; fino al chiodo fisso dei <strong>giudici</strong>. Primi tra tutti quelli costituzionali: “Qualsiasi magistrato può impugnare qualsiasi legge presso la Corte costituzionale e rovesciarla”, dice insistendo sul fatto che di quei “15 giudici, 11 sono del centrosinistra” e “in grado di vanificare il lavoro di 1000 parlamentari e dell’intero governo per due anni”.</p>
<p>“Questa è l’architettura costituzionale dell’Italia” stigmatizza durante l&#8217;incontro in cui l’autore dell’intervista descrive un ex premier che sembra aver mal digerito l’uscita di scena legata a quelle accuse di non aver saputo affrontare la situazione economica del paese che i mercati davano verso il default: “Le cose non stavano così, non erano così gravi”, insiste. E torna a ricordare l’alto debito del paese ma anche la “ricchezza” delle famiglie, rilanciando il suo cavallo di battaglia, quello del risparmio privato: “Lo Stato italiano è in debito, ma gli italiani, le famiglie e le aziende sono ricche”.</p>
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