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	<title>Il Fatto Quotidiano &#187; Media &amp; regime</title>
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		<title>Sesso, quello che Facebook non dice</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 09:04:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valdambrini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Foto o contenuto rimosso da Facebook? La logica c’è, anche se non si vede Le spiegazioni  si trovano tutte, fin nei minimi dettagli in un manualetto di sole 13 pagine &#8211; ma soggetto, come ci si potrebbe aspettare, a continuo aggiornamento &#8211; che rappresenta in sostanza la bibbia del moderatore del social network. Per esempio, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Foto o contenuto <strong>rimosso da Facebook</strong>? La logica c’è, anche se non si vede</p>
<p><a href="http://gawker.com/5885836/facebook-releases-new-content-guidelines-now-allows-bodily-fluids" target="_blank">Le spiegazioni  si trovano tutte</a>, fin nei minimi dettagli in un manualetto di sole 13 pagine &#8211; ma soggetto, come ci si potrebbe aspettare, a continuo aggiornamento &#8211; che rappresenta in sostanza la <strong>bibbia del moderatore </strong>del <em>social network</em>.</p>
<p>Per esempio, il seno un po’ nudo sì, ma solo fino a che non si vedono i capezzoli (mamme che allattano siete avvertite). Gli animali si possono anche mostrare in accoppiamento, ove colti non loro habitat naturale, ma per il genere umano non sono ammesse né parti intime, né scene esplicite, né alcuni “fluidi”, come <strong>urina, feci, vomito,</strong> seme e cerume nelle orecchie. Via libera invece per il muco, ritenuto, chissà perché meno offensivo o diversamente schifoso. E poi, <strong>sesso </strong>nell’arte sì, nudo nei disegni no.</p>
<p>Sì alla marijuana se è solo un simbolo, ma no a scene o oggetti riferito all&#8217;uso esplicito di <strong>droghe o alcol</strong> e con persone in stato di incoscienza, e poi, entrando in zona <em>politically correct</em>, no a insulti razziali o di genere, sempre a patto che non siano fatti in chiave umoristica. Elemento, quest’ultimo, che getta luce su quanto importante sia in effetti il giudizio del moderatore, e quanto sensibile, ad esempio, alle <strong>differenze culturali</strong>.</p>
<p>Piuttosto strano, sembrerebbe invece, che a fronte della casistica strettissima su sesso e nudo, Facebook dia il via libera al <strong>sangue</strong>, e perfino allo <em>splatter</em> di corpi o arti massacrati. Sempre che non appaiano gli organi interni, viene precisato nelle linee guida.</p>
<p>E qui viene il sospetto. Intanto proprio su Facebook, democratico e libero quanto si vuole, eppure regolato da norme che non appaiono <strong>né indiscutibili, né trasparenti</strong>. Il documento, infatti, è emerso non per volontà del social network, ma perché è stato fatto filtrare già la settimana scorsa dal sito americano <a href="http://gawker.com/5885714/inside-facebooks-outsourced-anti+porn-and-gore-brigade-where-camel-toes-are-more-offensive-than-crushed-heads" target="_blank"><em>Gawker</em></a>.<br />
<strong><br />
Amine Derkaoui</strong>, 21enne marocchino veniva pagato un dollaro l’ora da una società esterna che offre servizi a Facebook per controllare che foto e contenuti sul social network fossero conformi alle linee guida. Oltre a definirsi <strong>“<em><span style="font-weight: normal;">umiliato</span></em>”</strong> per il <strong>trattamento economico</strong>, una volta fuori dal posto di lavoro Amine si è almeno preso una soddisfazione. Quella di rivelare un segreto che, per quanto “di pulcinella”, Facebook aveva finora <strong>ben custodito.</strong></p>
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		<title>Formigli-Fiat, non basta il diritto di replica?</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 07:56:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Loris Mazzetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Credo di essere al di sopra di ogni sospetto, sono sempre stato dalla parte della giustizia e per l’indipendenza dei magistrati, a questo proposito mi onoro di aver scritto recentemente un libro su questi temi insieme al magistrato antimafia di Palermo Nino Di Matteo. Sulla vicenda Formigli-Fiat non ci sto. Non ho dubbi, sto con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Credo di essere al di sopra di ogni sospetto, sono sempre stato dalla parte della giustizia e per l’indipendenza dei magistrati, a questo proposito mi onoro di aver scritto recentemente un libro su questi temi insieme al magistrato antimafia di Palermo Nino Di Matteo. Sulla <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/20/condanna-annozero-puntata-alfa-mito-risarcimento-record-favore-fiat/192561/" target="_blank">vicenda Formigli-Fiat</a></span></strong> non ci sto.</p>
<p>Non ho dubbi, sto con <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/21/io-la-rai-e-fiat-tanti-saluti-al-diritto-di-critica/192810/" target="_blank">Corrado</a></span>, che, in una delle puntate di <em>Annozero</em>, ha realizzato un servizio dove è stato confermato ciò che in precedenza era stato scritto sull’autorevole rivista <em>Quattroruote</em>: sullo stesso percorso <strong>l’Alfa Romeo Mito</strong> era risultata più lenta della Mini Cooper e della Citroen DS3. Anche il giornale è stato querelato dalla società torinese?</p>
<p>Il giudice ha condannato la Rai e Riccardo Formigli a pagare <strong>1 milione 750 mila euro</strong> per danno patrimoniale e <strong>5 milioni 250 mila euro</strong> per danno non patrimoniale, cioè morale e d’immagine.</p>
<p>Conosco Formigli, so quanto vale professionalmente, lo ha dimostrato lavorando nella squadra di Santoro, a Sky, ora tutti i giovedì andando in onda su La7 con <em>Piazzapulita</em>. Non conosco il giudice che ha emesso la sentenza, avrà avuto le sue buone ragioni, ma in questa brutta storia, che mette in discussione la libertà di opinione, <strong>qualche cosa che non quadra</strong> c’è.</p>
<p>Lo ha scritto puntualmente <strong>Milena Gabanelli</strong> sul <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.corriere.it/inchieste/12_febbraio_21/fiat-formigli-gabanelli-reportime_c17141f8-5cda-11e1-beff-3dad6e87678a.shtml" target="_blank">Corriere della sera</a></span></em>: il collegio di esperti, a cui il tribunale ha affidato la perizia, era composto dal professor <strong>Francesco Profumo</strong> (oggi ministro nel governo Monti), allora rettore del Politecnico di Torino che, grazie al finanziamento dalla Fiat (rinnovato fino al 2014), ha potuto istituire il corso di laurea in ingegneria dell’autoveicolo; il professor <strong>Federico Cheli</strong>, responsabile di una serie di contratti di ricerca tra Politecnico di Milano e Pirelli pneumatici, Bridgestone, Centro Ricerche Fiat, Ferrari Auto, Fiat Auto; <strong>Salvatore Vicari</strong>, docente della Bocconi, è stato nel consiglio di amministrazione della Valdani-Vicari &amp; Associati, all’interno della quale vi è l’ex direttore generale di Taksid France (griuppo siderurgico fondato dalla Fiat). Dalla Valdani-Vicari proviene uno dei massimi dirigenti di Fiat Service.</p>
<p>Forse, senza mettere in discussione le capacità dei tre esperti, qualcuno potrebbe obiettare che nella loro scelta vi è la presenza di un vizio, molto comune nel nostro Paese, di <strong>conflitto di interessi</strong>.</p>
<p>Democraticamente mi sento in dovere di esprimere un’opinione in contrasto con quella del giudice e di contestare la decisione della Fiat per aver portato la Rai e Formigli in tribunale. E’ una sentenza che va <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/21/liberta-di-stampa-addio-chi-tocca-fiat-paga-caro/192746/" target="_blank">contro la libertà di opinione</a></span></strong>, rischia, se confermata, di seppelliree quella giurisprudenza che assegna al giornalista il ruolo di “cane da guardia della democrazia”, che può anche sbagliare purché in buona fede. E’ una sentenza che rischia di scatenare l’autocensura quando il fatto ha come protagonista una grande azienda.</p>
<p>Marchionne e Formigli non possono essere messi sullo stesso piano: è il reddito che li divide. Per questa sentenza che <em>sputtanata</em> si sta prendendo, la Fiat poteva risolvere chiedendo semplicemente ad <em>Annozero </em>il <strong>diritto di replica</strong>.</p>
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		<title>Celentano a Servizio pubblico, Parenzo: &#8220;Non lo mando in onda se non leggo il testo&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 19:21:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8221;Se non vedo il testo di Celentano, non lo mando in onda&#8221;. Lo dice all&#8217;Ansa Sandro Parenzo, patron di Mediapason, la società che controlla Telelombardia, una delle emittenti che trasmettono Servizio Pubblico, la trasmissione di Michele Santoro che stasera prevede un intervento di Adriano Celentano dopo le sue controverse apparizioni al Festival di Sanremo. &#8220;Non possiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_191406" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/celentano_interna1.jpg"><img class="size-full wp-image-191406" title="celentano_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/celentano_interna1.jpg" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Adriano Celentano</p></div>
<p>&#8221;Se non vedo il testo di Celentano, non lo mando in onda&#8221;. Lo dice all&#8217;Ansa <strong>Sandro Parenzo</strong>, patron di Mediapason, la società che controlla Telelombardia, una delle emittenti che trasmettono <em>Servizio Pubblico</em>, la trasmissione di <strong>Michele Santoro</strong> che stasera prevede un intervento di <strong>Adriano Celentano</strong> dopo le sue controverse apparizioni al Festival di Sanremo. &#8220;Non possiamo rischiare risarcimenti milionari&#8221;, chiarisce Parenzo. Senza controllo preventivo, &#8220;non lo manderanno in onda venti emittenti che trasmettono il programma&#8221;.</p>
<p>&#8221;Siamo al buio &#8211; spiega ancora l&#8217;editore &#8211; Non si sa nulla dell&#8217;intervento di Celentano. Santoro non vuole dirci nulla di questa intervista. Ci mandino il testo, oppure ci diano una fidejussione, altrimenti manderemo in onda <em>Servizio Pubblico</em> e quando ci sarà Celentano lo oscuriamo”.</p>
<p>Il patron di Telelombardia cita <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/20/condanna-annozero-puntata-alfa-mito-risarcimento-record-favore-fiat/192561/" target="_blank">la sentenza che ha condannato il giornalista <strong>Corrado Formigli</strong> per un servizio sulla Alfa Mito andato in onda durante Annozero</a>. &#8220;La Rai dovrà pagare cinque milioni per aver criticato la Fiat. Io da domani dico solo che la Fiat è una grande azienda, perché chi paga alla fine sono io. E se nella puntata venisse fuori qualcosa contro la Rai? E se la Rai poi ci fa causa, chi paga?&#8221;.</p>
<p>Il timore è che, per esempio, il cantante inviti il pubblico a non pagare il canone: &#8220;E se Adriano dicesse che la Rai non deve prendere il canone? Per molto meno la Rai ha preso cinque milioni di multa. Se uno dice una cosa del genere, quanti ne prende, dieci?&#8221;. Parenzo spiega quindi che &#8220;l&#8217;intervento di Celentano, se le cose non cambieranno, non andrà in onda su <strong>Telelombardia </strong>in Lombardia, su Antenna 3 in Veneto e su tutte le altre emittenti del digitale terrestre, che sono venti&#8221;.</p>
<p>Immediata la replica di <strong>Michele Santoro</strong>: &#8220;E&#8217; evidente che Parenzo sta a modo suo esprimendo la critica per una sentenza che se confermata in appello limiterebbe molto la libertà d&#8217;espressione. Ciò detto, ho buone ragioni per credere che il programma andrà in onda su tutti i segmenti della multipiattaforma&#8221;. Il giornalista ricorda che il programma è trasmesso, oltre che via web, anche da Sky, Cielo e altri canali del digitale terrestre. Ma si dice fiducioso del fatto che &#8220;l&#8217;intervento di Celentano sarà trasmesso regolarmente. Andrà in onda anche se Parenzo non avrà prima il testo. D&#8217;altronde non so nemmeno io quello che dirà Celentano&#8221;. In conclusione, afferma Santoro, &#8220;non mi pongo il problema di quello che dirà Celentano. Mi preoccupa solo che le cose che deve dire arrivino in tempo per la messa in onda&#8221;.</p>
<p>Santoro ha aggiunto altri particolari sulla vicenda. &#8221;Ho cercato a lungo<strong> </strong><strong>Sandro Parenzo</strong> perché fosse lui direttamente a chiarire il senso delle sue parole, anche perché siamo onorati di ospitare una sorpresa di <strong>Adriano Celentano</strong> e abbiamo il massimo rispetto sia della sua libertà sia della sua grandezza di artista&#8221;. Il giornalista salernitano, poi, ha cercato una chiave di lettura &#8216;diversa&#8217; per le parole di Parenzo. &#8220;Sono fermamente convinto &#8211; è il parere di Santoro &#8211; che Parenzo, il quale condivide pianamente questi miei sentimenti nei confronti di Adriano, volesse soltanto protestare in maniera paradossale per l&#8217;abnormità della sentenza che ha condannato la Rai e <strong>Corrado Formigli</strong>, visto che i nostri accordi, per scelta di Parenzo e mia, non prevedono nessuna forma di controllo preventivo essendo noi legalmente responsabili di ciò che va in onda&#8221;.</p>
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		<title>Militari all’estero: soldi tanti, attenzione zero</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 18:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero Gramaglia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel giorno in cui rientrano dall’Afghanistan le salme degli ultimi tre militari italiani morti in quel Paese – e sono 49 dal 2004 -, il Senato, con 223 sì, 35 no e due astenuti, converte in legge in via definitiva il decreto che rifinanzia le missioni internazionali delle Forze Armate italiane, tra cui quella in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel giorno in cui rientrano dall’Afghanistan le salme degli ultimi <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/20/afghanistan-incidente-stradale-morti-soldati-italiani/192435/" target="_blank">tre militari italiani morti</a></span> in quel Paese – e sono  49 dal 2004 -, il Senato, con 223 sì, 35 no e due astenuti, converte in legge in via definitiva il decreto che <strong>rifinanzia le missioni internazionali</strong> delle Forze Armate italiane, tra cui quella in Afghanistan,  e iniziative di cooperative. Votano a favore Pdl, Pd, Terzo Polo, contro Idv e Lega Nord. Il tutto passa senza un fremito d’interesse nell’opinione pubblica, un sussulto di polemica o, quanto meno, un interrogativo d’opportunità sui media.</p>
<p>Certo, non c’è più la Libia a gonfiare i costi e il ministro La Russa ad accendere il dibattito; e il no della Lega non mette più in forse la coesione della maggioranza. Ma la cifra stanziata è comunque grossa, in tempi di crisi e di tagli: <strong>1,4 miliardi di euro</strong>, quasi il doppio di quella cui eravamo abituati, perché stavolta il decreto copre tutto il 2012, mentre quelli precedenti avevano durata semestrale.</p>
<p>Probabilmente, il rifinanziamento è una decisione giusta, nonostante quelle salme dei tre caporalmaggiori del 66° Reggimento ‘Friuli’ di Forlì ci ricordino che le missioni militari, anche quando si dicono, magari impropriamente, di pace, sono sempre rischiose: il <strong>pericolo </strong>non è solo l’attacco del nemico, o l’ordigno che esplode lungo la strada, ma anche un guado assassino.</p>
<p>L’Italia deve assolvere alle responsabilità assunte sulla scena internazionale: non tutte sono al di sopra d’ogni dubbio, ma le più contestabili, come ormai quella in Afghanistan, volgono al termine e non c’è nessuno, compresi gli americani, che non veda l’ora che finiscano. E poi il Governo ha limato le presenze: niente più Repubblica democratica del Congo, ad esempio,  e basta consulenza, formazione e addestramento, in ambito Nato, delle forze armate e di polizia irachene; interventi di <strong>cooperazione</strong>, invece, in Iraq, Libia, Libano, Somalia, Sudan e Sud Sudan, Myanmar e altri Paesi.</p>
<p>Ma colpisce<strong> l’assenza di dibattito</strong> e d’interesse. Una prova in più – ma non serviva &#8211; che in Italia la politica estera e di difesa interessa solo in funzione della politica interna: se non c’è il sale della polemica e dello scontro, a chi gliene importa perché stiamo in Afghanistan oggi? Già, a proposito, perché ci stiamo?</p>
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		<title>Il giornalismo tra riforme e sindrome Nimby</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 15:19:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Pasteris</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi mesi si parla molto di liberalizzazioni, visto che il Governo Monti e l&#8217;Unione Europea stanno cercando di liberalizzare il liberalizzabile. L&#8217;inverso logico delle liberalizzazioni nel mondo del lavoro sono gli Ordini Professionali. La posizione Europea è chiara: gli ordini professionali possono esistere se è chiara la loro funzione di interesse pubblico nella società. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi mesi si parla molto di liberalizzazioni, visto che il Governo Monti e l&#8217;Unione Europea stanno cercando di liberalizzare il liberalizzabile. L&#8217;inverso logico delle liberalizzazioni nel mondo del lavoro sono gli<strong> <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ordine_professionale" target="_blank">Ordini Professionali</a></span></strong>. La posizione Europea è chiara: gli ordini professionali possono esistere se è chiara la loro funzione di interesse pubblico nella società. Se sono fonti di monopoli, oligarchie, posizioni dominanti, e non servono pubblicamente, vanno sciolti o regolamentati meglio. I due recenti decreti sul tema dei Governi Berlusconi e Monti hanno suscitato un dibattito pubblico sulla funzione sociale degli Ordini e sulle implicazioni occupazionali della loro <strong>riforma</strong>, mentre all&#8217;interno dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ordine_professionale#Albi_professionali_italiani" target="_blank">singoli Albi professionali</a>, oltre a organizzare degli <a href="http://www.governo.it/Presidente/AudioVisivi/dettaglio.asp?d=65661" target="_blank">incontri con il Governo</a>, si stanno proponendo delle auto-riforme con l&#8217;obiettivo di farcela per il prossimo 18 agosto. Addirittura si sta organizzando per il 1 marzo un <a href="http://www.odg.it/content/professional-day-%E2%80%93-1-marzo-2012-news" target="_blank">Professional Day</a> con tanto di evento televisivo e streaming su Internet.</p>
<p>Di quanto sta accadendo all&#8217;<a href="http://www.odg.it/" target="_blank"><strong>Ordine dei Giornalisti</strong></a> si parla poco, soprattutto se ne parla poco ai cittadini, che meritano trasparenza su quelli che dovrebbero essere i loro fornitori di informazioni&#8230; ma si sa, i giornalisti non amano parlare delle loro cose in pubblico. Riservatezza o vergogna ? Ai posteri l&#8217;ardua sentenza. O forse in questo caso si tratta più della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/NIMBY" target="_blank">sindrome Nimby</a> di un gruppo di professionisti &#8211; non tutti, ad essere sinceri &#8211; che per mestiere raccontano degli altri, ma non delle loro cose. Che chiedono riforme, ma che non amano essere riformati.</p>
<p>Cerchiamo quindi di spiegare un po&#8217; la situazione. L&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ordine_dei_giornalisti" target="_blank">Ordine dei giornalisti</a> è una peculiarità italiana, da molti deprecata. L&#8217;Ordine è stato istituito con la <a href="http://it.wikisource.org/wiki/Legge_n._69_del_1963" target="_blank">legge n. 69 del 3 febbraio 1963</a>, Come ricorderete nel 1997 ci fu anche un<strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_abrogativi_del_1997_in_Italia#Ordine_dei_giornalisti" target="_blank"> referendum</a> </strong>promosso dai radicali per l&#8217;abolizione dell&#8217;Ordine dei Giornalisti, che non raggiunse il quorum necessario ma che vide vincere nettamente i sì favorevoli all&#8217;abrogazione.</p>
<p>Sono anni che si parla di una riforma dell&#8217;Ordine, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ordine_dei_giornalisti#La_riforma_dell.27Ordine" target="_blank">ci sono state varie proposte di legge</a>, ma non essendoci pressione verso il cambiamento tutto è rimasto come prima. Tra le cose strane dell&#8217;Odg c&#8217;è il fatto che al suo interno coesistano due figure professionali diverse come <strong>pubblicisti e professionisti</strong>, con percorsi di accesso alla professione, diritti, doveri e inquadramenti contrattuali differenziati. Infatti, appena si è parlato di una riforma forzosa della professione, c&#8217;è stata una levata di scudi dei pubblicisti che, per quanto <a href="http://www.lsdi.it/2012/una-professione-sempre-piu-frammentata/" target="_blank">siano numericamente molti di più</a>, temevano di essere cancellati. Fra di loro ci sono giornalisti che non scrivono assolutamente nulla, ma usano il tesserino dell&#8217;Ordine per darsi un tono ed entrare gratis nei musei, e giornalisti di competenze pari ai professionisti che meriterbbero di fare il salto &#8220;verso l&#8217;alto&#8221; e a cui questo viene impedito dalla situazione demenziale, e ora in piena crisi, del mercato editoriale.</p>
<p>Alla fine, dopo molte discussioni interne, il 19 gennaio 2012 l&#8217;Ordine Nazionale dei giornalisti ha votato e rese pubbliche le <strong>&#8220;<a href="http://www.slideshare.net/vittorio.pasteris/sintesi-ipotesi-di-autoriforma-dell-ordine-dei-giornalisti" target="_blank">Linee Guida di riforma dell&#8217;ordinamento giornalistico</a>&#8220;</strong>. Si tratta di una serie di proposte minimali, sostanzialmente non decisioni.</p>
<p>Per quello che riguarda l&#8217;accesso alla professione, viene richiesta la <strong>laurea </strong>insieme a un tirocinio di 18 mesi, ma se ne prevedono ben <strong>cinque tipi diversi</strong>. Poi c&#8217;è il non chiaro passaggio della scelta tra <em>&#8220;l’Elenco Professionisti o in quello Pubblicisti non possedendo il requisito dell’esclusività professionale&#8221;</em>. E poi una norma che non si capisce se clientelare, comica  o tragica: <em>&#8220;Chi ha già superato un esame di Stato per l’iscrizione a un diverso Albo professionale e ha svolto il tirocinio giornalistico, può accedere direttamente all’Elenco Pubblicisti&#8221;</em>. Come dire: se uno è iscritto all&#8217;ordine dei medici o degli ingegneri lo si puo iscrivere direttamente, dopo 18 mesi di tirocinio e senza specifico esame all&#8217;Ordine dei Giornalisti. Della serie &#8220;strano ma vero&#8221;. Sul tema della formazione permanente le proposte si tengono sul vago, ma dicono chiaramente che la <strong>formazione </strong>sarà una delle <em>mission</em> specifiche dell&#8217; &#8220;Ordine riformato&#8221;.</p>
<p>Veniamo ai Consigli di disciplina: la loro nascita deriva dalla volontà di realizzare una entità indipendente che giudichi i comportamenti deontologici degli iscritti dotati di indipendenza di giudizio, per evitare i conflitti di interessi e  le situazioni del tipo &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Canis_canem_non_est" target="_blank">Cane non mangia cane</a>&#8220;. La proposta di riforma è<strong> <a href="http://www.pasteris.it/blog/2012/01/20/le-prime-proposte-per-la-riforma-dellordine-dei-giornalisti-e-la-mostruosa-proposta-per-la-composizione-dei-consigli-di-disciplina/#.T0Tm_Mw32po" target="_blank">un conflitto di interessi dopo l&#8217;altro</a></strong> perchè i membri dei Consigli di disciplina dovrebbero essere nominati dall’omologo Consiglio ordinistico, alla faccia dell&#8217;indipendenza di giudizio. Poi, per essere nominati negli stessi occorrono  15 anni di iscrizione all’albo e per le cariche nazionali l’aver avuto precedenti cariche.</p>
<p>Ora, se i cittadini possono anche dire &#8220;Ce ne capisco poco&#8221;, dovrebbero essere gli stessi giornalisti, quelli seri e onesti &#8211; ne esistono ancora, e molti, anche se non sempre occupano posizioni molto visibili &#8211; a indignarsi per una <strong>non riforma</strong> del loro Ordine. Non c&#8217;è da pensare che il Governo Monti approvi per serietà queste  proposte, anche perchè vanno armonizzate con quelle degli altri albi  professionali. Se per errore fossero approvate, ci sarebbero dei giornalisti in grado di manifestare contro possibili obbrobri legislativi. Dopo che la loro professione è stata svuotata ed impoverita da editori e colleghi poco degni del sostantivo utilizzato, dopo che la credibilità e l&#8217;eticità del loro mestiere si è <a href="http://www.pasteris.it/blog/2011/10/07/gli-italiani-bocciano-letica-dei-media-italiani-si-salva-internet/" target="_blank">persa nella percezione dei cittadini </a>, occorre un cambiamento forte, deciso, radicale, non un papocchio. Se no, tanto vale, come oramai si legge in giro, pensare a un decoroso<a href="http://www.lsdi.it/2012/giornalisti-e-se-l-ordine-si-autosciogliesse/" target="_blank"><strong> autosciolgimento dell&#8217;Ordine</strong></a>.</p>
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		<title>Quando i media ignorano le assoluzioni</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 15:01:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Iurillo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E così a undici mesi da un clamoroso arresto con pesanti accuse di collusioni con i clan casalesi, e dopo aver trascorso otto mesi in carcere e due ai domiciliari, Giorgio Magliocca, avvocato, ex sindaco Pdl di Pignataro Maggiore (Caserta) e membro dello staff del sindaco di Roma Gianni Alemanno, è stato assolto con formula [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E così a undici mesi da un <strong>clamoroso arresto </strong>con pesanti accuse di collusioni con i clan casalesi, e dopo aver trascorso otto mesi in carcere e due ai domiciliari,<strong> Giorgio Magliocca</strong>, avvocato, ex sindaco Pdl di Pignataro Maggiore (Caserta) e membro dello staff del sindaco di Roma<strong> Gianni Alemanno</strong>, è stato assolto con formula piena dal reato di concorso esterno in associazione camorristica “perché il fatto non sussiste”. Lo ha sentenziato il Gup di Napoli Eduardo De Gregorio al termine di un processo svolto col rito abbreviato. La Dda aveva chiesto una condanna di sette anni e mezzo.<br />
Non è il caso di azzardarsi a commentare una sentenza di cui non si conoscono ancora le motivazioni. La magistratura va rispettata in ogni momento: quando assolve e quando condanna, quando emette misure cautelari e quando le revoca. Del resto, più controlli e più gradi di giudizio servono proprio a ridurre al minimo l’<strong>errore giudiziario</strong>, che è umano ed è sempre in agguato.</p>
<p>E’ il caso invece di dedicare le poche righe di questo blog a una <strong>(auto) critica al mondo del giornalismo</strong> e dei media. La notizia dell’assoluzione di Magliocca è stata sostanzialmente ignorata o liquidata con trafiletti di poche righe. Spazi notevolmente inferiori alle pagine e pagine dedicate all’arresto e alle motivazioni della custodia cautelare, che dipingevano Magliocca come un complice della camorra casertana sul delicato tema della gestione dei beni confiscati. La sproporzione tra l’attenzione dedicata alle indagini preliminari, dove i pm agiscono (legittimamente) senza contraddittorio, e quella dedicata alle <strong>sentenze</strong>, pronunciate dopo un confronto tra accusa e difesa mediato da giudici che si muovono all’accertamento della verità, è un corto circuito grave nel sistema dell’informazione. Che si ripete troppo stesso. Dovremmo tutti fare ammenda.</p>
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		<title>Anonymous oscura il sito della Binetti e di Miss Padania. E&#8217; il &#8220;Fuck Politicians February&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 12:59:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Bianchini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Media & regime]]></category>
		<category><![CDATA[Anonymous]]></category>
		<category><![CDATA[hacker]]></category>
		<category><![CDATA[miss padania]]></category>
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		<description><![CDATA[Anonymous Italia colpisce ancora. Il gruppo di hacker oggi ha oscurato il sito della senatrice Paola Binetti e quello di Miss Padania, il concorso di bellezza della Lega Nord. E dalla homepage dell&#8217;onorevole Udc lancia il &#8220;Fuck Politicians February&#8221;, un mese attacchi in Rete per rivendicare il diritto di essere ascoltati dalla Casta. &#8220;E il nostro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_193034" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/anonym_INTERNA.jpg"><img class="size-full wp-image-193034" title="anonym_INTERNA" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/anonym_INTERNA.jpg" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Il sito della Binetti attaccato da Anonymous</p></div>
<p>Anonymous Italia colpisce ancora. Il gruppo di hacker oggi ha oscurato il <a href="http://www.paolabinetti.it/">sito della senatrice <strong>Paola Binetti</strong></a> e quello di <a href="http://www.padanianet.com/misspadania/pagina.asp?pag=3"><strong>Miss Padania</strong></a>, il concorso di bellezza della Lega Nord. E dalla homepage dell&#8217;onorevole Udc lancia il &#8220;Fuck Politicians February&#8221;, un mese attacchi in Rete per rivendicare il diritto di essere ascoltati dalla Casta.</p>
<div id="_mcePaste">
<p>&#8220;E il nostro modo per dirvi che ci avete rotto i coglioni&#8221;, scrivono <a href="http://www.paolabinetti.it/">online</a> i pirati informatici, che in passato hanno preso di mira anche le pagine web di <strong>Maurizio Paniz </strong>e <strong>Raffaele Fitto</strong>. Poi proseguono descrivendo le ragioni della loro protesta. &#8220;Mentre il paese va a rotoli a discapito delle classi più svantaggiate voi continuate a perdere ottime occasioni per tacere &#8211; aggiungono -, per smetterla di rubare e per piantarla di farvi sempre e soltanto gli affari vostri&#8221;.</p>
<div>
<p>Il riferimento corre allo scandalo che ha travolto la Margherita e <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/caso-lusi-libera-sequestro-delle-quote-societarie/192032/">Luigi Lusi, l’ex tesoriere della Margherita indagato per appropriazione indebita aggravata in relazione all’ammanco di 13 milioni dai bilanci del partito</a>. &#8220;Come potevano Rutelli/Bersani &amp; Co non sapere nulla? Come fanno 13 milioni di soldi nostri a sparire senza che nessuno se ne accorga?&#8221;. Poi incalzano ed elencano le loro richieste, perché &#8221;qualcuno paghi&#8221;. Vogliono l&#8217;abolizione di &#8220;questa porcata di legge elettorale&#8221; e dei finanziamenti ai partiti &#8220;come il popolo italiano aveva già deciso nel 1993&#8243;, un &#8220;parlamento pulito&#8221;, senza &#8220;condannati, pregiudicati, puttane, nani, ballerini e mafiosi&#8221;. Sulla pagina sotto attacco si rivolgono ai politici che, come hanno fatto il viceministro del Lavoro <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/24/anni-laureato-sfigato-parola-viceministro-michel-martone/186094/"><strong>Michel Martone</strong></a> e il titolare del Viminale <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/06/posto-fisso-unillusione-lavoro-fornero-come-monti/189316/"><strong>Annamaria Cancellieri</strong></a>, non perdono occasione &#8220;per chiamarci &#8216;sfigati&#8217; , &#8216;mammoni&#8217; , &#8216;bamboccioni&#8221;.  E concludono annunciando un mese in cui &#8220;ne vedrete delle belle&#8221;.</p>
<p>In mattinata lo stesso messaggio era stato postato anche sul sito personale del deputato Udc <a href="http://www.lorenzoria.it/"><strong>Lorenzo Ria</strong></a> che, a differenza di quello di Binetti, è stato ripristinato. Ma la vendetta di Anonymous non si è fermata qui e in mattinata ha colpito anche Miss Padania, oscurando le pagine relative al <a href="http://www.padanianet.com/misspadania/pagina.asp?pag=1">concorso</a> e al <a href="http://www.padanianet.com/misspadania/pagina.asp?pag=3">regolamento</a>. Nel mirino lo Stato che &#8220;non esiste&#8221;. Per spiegarsi meglio riprendono un <a href="http://www.beppegrillo.it/2010/08/se_la_padania_n.html">post dal blog di Beppe Grillo</a>: &#8220;La Padania &#8211; riportano &#8211; è una invenzione di marketing di Miglio prima e di Boss(ol)i&#8221;. Condividono la posizione di Grillo secondo cui &#8220;la Padania è una balla&#8221; ma &#8220;il Piemonte, il Veneto, la Toscana sono invece reali, sono Stati non Regioni, così come lo sono la Sicilia e la Sardegna&#8221;. Il &#8221;Fuck Politicians February&#8221;, secondo loro, è appena iniziato.</p>
</div>
</div>
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		<title>Reintegro Minzolini, tribunale del lavoro rinvia decisione al 7 marzo</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 12:34:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Media & regime]]></category>
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		<category><![CDATA[Rai]]></category>
		<category><![CDATA[reintegro]]></category>
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		<description><![CDATA[Udienza oggi al tribunale del lavoro di Roma sul ricorso d’urgenza presentato dai legali di Augusto Minzolini, Federico Tedeschini e Nicola Petracca, per chiedere la sospensione della rimozione decisa dal cda Rai a carico dell’ex direttore del Tg1 e il suo reintegro alla guida della testata. Il giudice Giovanni Mimmo ha rinviato al 7 marzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_193011" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/MinzoliniTg_INTERNA.jpg"><img class="size-full wp-image-193011" title="MinzoliniTg_INTERNA" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/MinzoliniTg_INTERNA.jpg" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;ex direttore del Tg1 Augusto Minzolini</p></div>
<p>Udienza oggi al tribunale del lavoro di Roma sul ricorso d’urgenza presentato dai legali di <strong>Augusto Minzolini</strong>, Federico Tedeschini e Nicola Petracca, per chiedere la sospensione della rimozione decisa dal cda Rai a carico dell’ex direttore del Tg1 e il suo reintegro alla guida della testata. Il giudice Giovanni Mimmo ha rinviato al 7 marzo invitando le parti a verificare la possibilità di un accordo transattivo.</p>
<p>&#8221;Il giudice &#8211; spiega Tedeschini &#8211; hapreso atto delle posizioni delle parti, confermate in udienza, e ha rinviato al 7 marzo invitando a valutare la possibilità di una eventuale proposta transattiva di accordo, che consenta di coprire il periodo che va dal momento in cui Minzolini è stato rimosso (il 13 dicembre 2011, ndr) al momento in cui verrà assunta la decisione in sede penale”. L’ex direttore del Tg1 è stato infatti rinviato a giudizio per peculato per la vicenda delle spese sostenute con la carta di credito aziendale: “E&#8217; chiaro che se Minzolini verrà assolto &#8211; sottolinea Tedeschini &#8211; dovrà tornare un minuto dopo alla direzione del Tg1”. “A questo punto &#8211; conclude il legale &#8211; proveremo anche noi a studiare un’ipotesi di accordo, ma il pallino è nelle mani della Rai”.</p>
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		<title>Minzolini, oggi l&#8217;udienza per il reintegro al Tg1. La Rai teme la sentenza del tribunale</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 06:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Tecce</dc:creator>
				<category><![CDATA[Media & regime]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Maccari]]></category>
		<category><![CDATA[Augusto Minzolini]]></category>
		<category><![CDATA[Rai]]></category>
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		<description><![CDATA[Com&#8217;era il grido di battaglia? Tremate, tremate, Augusto Minzolini sta per tornare. Abituato a frequenti e fluenti monologhi al Tg1, l&#8217;ex direttore ha trascorso due mesi rintanato nel palazzo Rai di Borgo Pio (che l&#8217;anno scorso ospitava la redazione di Annozero): sempre zitto e sempre compìto, mai una lettera per rivendicare l&#8217;esilio. Oggi si farà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_193011" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/MinzoliniTg_INTERNA.jpg"><img class="size-full wp-image-193011" title="MinzoliniTg_INTERNA" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/MinzoliniTg_INTERNA.jpg" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;ex direttore del Tg1 Augusto Minzolini</p></div>
<p>Com&#8217;era il grido di battaglia? Tremate, tremate,<strong> Augusto Minzolini</strong> sta per tornare. Abituato a frequenti e fluenti monologhi al Tg1, l&#8217;ex direttore ha trascorso due mesi rintanato nel palazzo Rai di Borgo Pio (che l&#8217;anno scorso ospitava la redazione di <em>Annozero</em>): sempre zitto e sempre compìto, mai una lettera per rivendicare l&#8217;esilio. Oggi si farà sentire, però: il ricorso urgente per il reintegro al Tg1 arriva al Tribunale del Lavoro per la prima e unica udienza.</p>
<p>E nonostante il rinvio a giudizio per peculato, stavolta Minzolini pensa di avere ragione perché &#8211; dicono i suoi avvocati, <strong>Nicola Petracca</strong> e <strong>Federico Tedeschini</strong> – il 13 dicembre la Rai ha sbagliato a rimuovere il direttore applicando la legge 97/2001 che riguarda il dipendente pubblico coinvolto in un procedimento penale. E ancora, l&#8217;ultimo appiglio per i legali di Minzolini: prima di cercare coraggio altrove, la Rai poteva avviare un&#8217;inchiesta interna e poi sanzionare il direttorissimo. Un errore pericoloso, si chiedono in viale Mazzini, che ricorda la sentenza favorevole ad <strong>Agostino Saccà</strong> (2008), all&#8217;epoca difeso proprio da Petracca e Tedeschini. Ma c&#8217;è una differenza sostanziale: l&#8217;allora direttore di <em>Rai Fiction</em>, beccato al telefono con <strong>Silvio Berlusconi</strong> per raccomandare le attrici amiche, indagato a Napoli e archiviato a Roma, rimase sospeso per troppo tempo in attesa di giudizio, mentre Minzolini ha rifiutato le tre canoniche offerte di viale Mazzini.</p>
<p>Anzi, tre più una: il coordinamento del gruppo di sedi di corrispondenza Rai, non soltanto New York e Parigi, ma una poltrona comoda e prestigiosa per girare letteralmente il mondo. Che la Rai sia preoccupata l&#8217;ha dimostrato la clausola per <strong>Alberto Maccari </strong>al Tg 1: l&#8217;azienda può rescindere il contratto annuale, scadenza 31 dicembre 2012, in maniera unilaterale. In pratica, Maccari rinuncia ai suoi diritti: per il giornalista vicino al Pdl, che a gennaio poteva godersi la pensione, l’incarico provvisorio al Tg 1 è già un grande successo. Ieri viale Mazzini ha riscoperto il nome e la figura di Minzolini con intense e nervose telefonate fra i vertici per trovare un rimedio in caso di sentenza negativa per l’azienda: la Rai può fare ricorso, ma il provvedimento è immediatamente esecutivo. Ieri Minzolini ha iniziato a richiamare i suoi a Saxa Rubra.</p>
<p><em>da Il Fatto quotidiano, 22 febbraio 2012</em></p>
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		<title>Io, la Rai e la Fiat: tanti saluti al diritto di critica</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 17:44:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Corrado Formigli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Media & regime]]></category>
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		<description><![CDATA[Un giudice di Torino ha condannato me e la Rai a risarcire con 7 milioni di euro Fiat per aver realizzato un servizio, nel dicembre del 2010, per la trasmissione Annozero. Si tratta di una condanna senza precedenti, applicata sulla base del codice civile. Una cifra impressionante, del tutto insostenibile. Una sentenza che investe non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un giudice di Torino ha <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/20/condanna-annozero-puntata-alfa-mito-risarcimento-record-favore-fiat/192561/" target="_blank">condannato me e la Rai</a></span> </strong>a risarcire con<strong> 7 milioni </strong>di euro Fiat per aver realizzato un servizio, nel dicembre del 2010, per la trasmissione <em>Annozero</em>. Si tratta di una condanna senza precedenti, applicata sulla base del codice civile. Una cifra impressionante, del tutto insostenibile. Una sentenza che investe non soltanto la vita di una persona, ma le ragioni stesse della nostra professione.</p>
<p>Nel servizio incriminato, al fine di valutare la competitività di Alfa Romeo sul mercato delle auto sportive, avevo messo a confronto tre piccole &#8220;belve&#8221; su una pista per testare le loro prestazioni assieme a un pilota collaudatore. Un confronto già peraltro realizzato dalla più autorevole rivista di settore, <em>Quattroruote</em>, la quale aveva sancito con tanto di responso cronometrico che <strong>l&#8217;Alfa Romeo Mito Quadrifoglio Verde</strong>, una delle tre auto a confronto, era la più lenta su circuito, distanziata dalla Mini Cooper S di tre secondi e dalla Citroen DS3 di un secondo e mezzo. Insomma, il test di <em>Annozero</em> si era limitato a ribadire un confronto già realizzato e mai contestato.</p>
<p>In uscita dal servizio, dentro lo studio della Rai dove mi trovavo, mi sono limitato a constatare che la Mito<em> &#8220;si è beccata tre secondi dalla Mini&#8221;</em>. Frase che, agli occhi di Fiat, è risultata un&#8217;insopportabile aggressione mediatica. Non mi addentro nelle ragioni giuridiche di questa sentenza, mi limito a osservare l&#8217;immensa <strong>sproporzione tra fatto e ammenda</strong>, quindi il suo intento punitivo. Del totale, &#8220;solo&#8221; un milione e settecentocinquanta mila euro quantificano il danno patrimoniale, mentre ben cinque milioni e duecentocinquantamila euro rappresentano il danno non patrimoniale. Insomma, cinquanta secondi di filmato nel quale il giornalista afferma <strong>non </strong>che l&#8217;Alfa Mito perde le ruote a 180 all&#8217;ora in autostrada e causa la morte di chi la guida, bensì che in pista è sì stabile e sicura, ma meno veloce di una Mini (fatto non contestato dalla Fiat) valgono molto più della vita di una persona: le tabelle in vigore presso il tribunale di Milano, fatte proprie dalla Suprema Corte, riconoscono al padre che ha perso un figlio un danno non patrimoniale massimo di <strong>308.700 euro</strong>.</p>
<p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/21/io-la-rai-e-fiat-tanti-saluti-al-diritto-di-critica/192810/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p><br />
Naturalmente sul mio servizio si può dissentire. Ma quale principio democratico afferma una sentenza che contesta non il fatto raccontato, bensì l&#8217;incompletezza dell&#8217;informazione in questione? In sostanza Fiat sostiene (e il giudice accoglie) che non puoi parlare della sportività di un&#8217;auto senza citare anche l&#8217;ampiezza del suo bagagliaio, la qualità delle sue finiture e la comodità del suo abitacolo. Insomma, se dici che un&#8217;auto è più lenta di un&#8217;altra (dato, insisto, mai contestato da Fiat), devi anche aggiungere che in compenso è bella spaziosa. Con<strong> tanti saluti al diritto di critica</strong> e di scelta del terreno del confronto.</p>
<p>Questa sentenza è un atto di intimidazione nei confronti di chi si azzarda a criticare un prodotto industriale. Nell&#8217;era della crisi globale, quando crescita e competitività diventano fattori cruciali per il futuro di un paese, una stampa orientata più ai consumatori che ai produttori è non solo necessaria, ma utile a stimolare le imprese. La domanda è: in Italia questo <strong>giornalismo libero</strong> di confrontare e criticare un prodotto ce lo possiamo ancora permettere? O questi 7 milioni di euro stabiliscono il limite oltre il quale non ci si può spingere? In Italia, guardando la tv o leggendo le riviste specializzate, tutte le auto sono belle, comode e veloci. Ma è sufficiente guardare un programma della Bbc (per esempio il mitico Top Gear) per rendersi conto di quanto lontano si spinga nel mondo anglosassone la facoltà di critica.</p>
<p>In Italia può esercitare il ruolo di perito indipendente del tribunale chi riceve finanziamenti da una delle parti: nel mio caso è successo per ben due dei tre consulenti indipendenti, i quali hanno ammesso di fronte al giudice che i rispettivi istituti ricevono<strong> finanziamenti da Fiat</strong>. Eppure sono rimasti tranquillamente al loro posto. Difficile per un giornalista, solo di fronte a questa condanna immensa, immaginare di continuare a esercitare il proprio diritto di critica. Chi parla male di un&#8217;auto Fiat, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/21/liberta-di-stampa-addio-chi-tocca-fiat-paga-caro/192746/" target="_blank">in Italia paga</a></span>. Questa è la morale, questo deve sapere chi si appresta a fare il nostro mestiere.</p>
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		<title>Canone per pc e tablet, la marcia indietro della Rai: &#8220;Pagherà solo chi possiede un televisore&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 15:45:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se non è una marcia indietro poco ci manca. In seguito alle veementi polemiche scoppiate &#8211; soprattutto in Rete - dopo che la Rai aveva fatto intendere di esigere il pagamento del canone anche da parte dei possessori di pc, tablet e smartphone, viale Mazzini ha corretto il tiro. In maniera ufficiale, con una nota di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_165723" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/10/rai_viale_mazzini_interna.jpg"><img class="size-full wp-image-165723" title="rai_viale_mazzini_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/10/rai_viale_mazzini_interna.jpg" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Il palazzo della Rai a viale Mazzini</p></div>
<p>Se non è una marcia indietro poco ci manca. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/20/canone-dispositivi-collegati-rete-rivolta-monti-passera-tacciono/192569/" target="_blank">In seguito alle veementi polemiche scoppiate &#8211; soprattutto in Rete -</a> dopo che la <strong>Rai </strong>aveva fatto intendere di esigere il pagamento del canone anche da parte dei possessori di pc, tablet e smartphone, <strong>viale Mazzini </strong>ha corretto il tiro. In maniera ufficiale, con una nota di chiarimento sulla questione. &#8220;In Italia il canone ordinario deve essere pagato solo per il possesso di un televisore&#8221; hanno fatto sapere i vertici della tv di Stato, i quali poi hanno specificato che &#8220;la Rai non ha mai richiesto il pagamento del canone per il mero possesso di un personal computer&#8221;. Il riferimento di Viale Mazzini è alla &#8220;lettera inviata dalla Direzione Abbonamenti Rai&#8221;, che &#8220;si riferisce al canone speciale dovuto nel caso in cui i computer siano utilizzati come televisori, fermo restando che il canone speciale non va corrisposto nel caso in cui tali imprese, società ed enti&#8221; abbiano già pagato per il possesso di uno o più tv. Tutto come prima, quindi: secondo la televisione di Stato si è trattato di un qui pro quo o, meglio, di una sorta di interpretazione sbagliata di una norma che prende spunto da quanto accade nel resto d&#8217;Europa.</p>
<p>La nota di viale <strong>Mazzini</strong>, del resto, insiste molto sul punto: &#8220;Ciò, quindi, limita il campo di applicazione del tributo ad una utilizzazione molto specifica del computer &#8211; è scritto nel comunicato della Rai &#8211; rispetto a quanto previsto in altri Paesi europei per i loro <strong><em>broadcaster </em></strong>(Bbc) che nella richiesta del canone hanno inserito tra gli apparecchi atti o adattabili alla ricezione radiotelevisiva, oltre alla televisione, il possesso dei computer collegati alla Rete, i tablet e gli smartphone&#8221;. Detto questo, &#8220;si ribadisce pertanto che in Italia il canone ordinario deve essere pagato solo per il possesso di un televisore&#8221;.   Già ieri la Rai aveva chiarito che &#8220;le lettere inviate non si riferiscono al canone ordinario (relativo alla detenzione dell&#8217;apparecchio da parte delle famiglie) ma si riferiscono specificamente al cosiddetto canone speciale, cioè quello relativo a chiunque detenga &#8211; fuori dall&#8217;ambito familiare (ad esempio imprese, società, uffici) &#8211; uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezioni di trasmissioni radiotelevisive&#8221;.</p>
<p>Sulla questione, tuttavia, continua i silenzio del ministro dello Sviluppo Economico <strong>Corrado Passera</strong>, a cui alcuni parlamentari sia di centrodestra che di centrosinistra (oltre che ad una serie di enti) si erano rivolti per chiedere di intervenire sulla stramba richiesta di viale Mazzini.</p>
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		<title>Clausola maternità, proteste su Facebook  &#8220;Lei? Un dirigente che non conosce la legge&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 13:18:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Bianchini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Credo sia la sostanza che conta, non la &#8216;formulazione&#8217;. Se ha intenzione di scriverlo con altre parole ci prende in giro&#8221;. Lorenza Lei fa un passo indietro sulla &#8220;clausola maternità&#8221; che si è detta disposta a togliere senza &#8220;alcuna difficoltà&#8221;. Ma su Facebook e Twitter anche oggi sono durissimi i commenti contro il direttore generale. La norma, contenuta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Credo sia la sostanza che conta, non la &#8216;formulazione&#8217;. Se ha intenzione di scriverlo con altre parole ci prende in giro&#8221;. <strong>Lorenza Lei</strong> fa un passo indietro sulla &#8220;clausola maternità&#8221; che si è detta disposta a togliere senza <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/21/lorenza-toglie-clausola-maternita-contratti-precisa-nessuna-discriminazione/192736/">&#8220;alcuna difficoltà&#8221;</a>. Ma su Facebook e Twitter anche oggi sono durissimi i commenti contro il direttore generale.<strong> </strong>La norma, contenuta nei contratti stipulati dall&#8217;azienda, prevedeva il licenziamento delle collaboratrici a partita Iva <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/20/licenziamento-giornaliste-incinte-spunta-clausola-gravidanza/192574/">se la gravidanza avesse compromesso la produttività</a>.</p>
<p>Sulla sua <a href="http://www.facebook.com/pages/Lorenza-Lei/224615157553418?ref=ts&amp;sk=info">pagina facebook non ufficiale </a> gli iscritti esprimono dubbi sulle reali intenzioni dell&#8217;azienda di cambiare il contratto e sono convinti che la Rai troverà altri escamotage per non garantire adeguatamente lavoratori e lavoratrici. &#8220;Che vuol dire un&#8217;altra formulazione, un altro modo per licenziare lo stesso?&#8221;, chiede <em>Maria Teresa </em>e <em>Arianna</em> conferma di dubbi: &#8220;Un&#8217;altra formulazione per lo stesso concetto?&#8221;. <em>Robi</em> completa le insinuazioni con l&#8217;ipotesi peggiore e sostiene che la Rai penserà a un&#8217;altra modalità &#8220;per licenziare chi le pare&#8221;. <em>Teresa</em> crede poi che il comunicato di oggi non risolva la faccenda perché non spiega chiaramente di volere &#8220;eliminare la clausola&#8221;. Decine di iscritti al social network sono preoccupati per i lavoratori, sempre più a rischio &#8220;mentre il popolo sta a guardare&#8221;, e per la violazione del diritto alla maternità che deve essere garantito per legge. Alcuni utenti si scagliano direttamente contro la Rai e ricordano che, oltre alla clausola contestata, &#8220;ora tocca al canone su pc, tablet e smartphones&#8221;. Parole dure anche contro Lorenza Lei (&#8220;ma questa da dove arriva?&#8221;, &#8220;cerebrolesa&#8221;, &#8220;un dirigente che non conosce la legge&#8221;, &#8220;quando vedremo in RAI ci sarà la circolare contro l&#8217;incapacità professionale?&#8221;) e c&#8217;è chi nota sarcastico che &#8220;la prossima clausola che inseriranno sarà la sterilizzazione&#8221;. Nessun commento invece sulla <a href="http://www.facebook.com/pages/Raitv/88988179171">pagina ufficiale di Rai.tv</a> dove nè la notizia nè il comunicato di oggi sono stati postati.</p>
<p>Proseguono sullo stesso tono i messaggi su Twitter con gli hashtag <a href="https://twitter.com/#!/search/lorenza%20lei">Lorenza Lei</a> , <a href="https://twitter.com/#!/search/rai">Rai</a> e <a href="https://twitter.com/#!/search/maternit%C3%A0">maternità</a>. Sul sito di microblogging fanno capolino anche le opinioni dei politici che si uniscono al coro delle proteste. La <a href="https://twitter.com/#!/GioMelandri">deputata pd Giovanna Melandri</a> ignora il comunicato di oggi perché &#8220;Mamma rai è diventata matrigna&#8221;. E si rivolge al dg: &#8220;La clausola maternità deve essere tolta e basta, dottoressa Lei&#8221;. <a href="http://www.massimodonadi.it/blog/mamma-rai-uno-corno">Massimo Donadi dell&#8217;Italia dei Valori scrive un post sul suo blog dal titolo &#8220;Mamma Rai un corno!&#8221;</a>, perché &#8220;lo scandalo dei contratti di collaborazione con la clausola del licenziamento possibile in caso di gravidanza è roba da Medioevo&#8221;. E sottolinea anche l&#8217;annuncio dell&#8217;azienda del servizio pubblico di <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/20/canone-dispositivi-collegati-rete-rivolta-monti-passera-tacciono/192569/">estendere il pagamento della tassa annuale a chi è provvisto di connessione internet</a>: &#8220;Così come da Medioevo &#8211; ha infatti puntualizzato -è il tentativo di affossare l’innovazione nel Paese pretendendo il pagamento del canone da chi ha un Pc, un tablet, uno smartphone&#8221;.</p>
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		<title>Libertà di stampa addio, chi tocca Fiat paga caro</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 12:46:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Telese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è qualcosa di inquietante e violento nella sentenza che ieri ha colpito (in primo grado), Corrado Formigli e Annozero, condannandoli a pagare cinque milioni (cinque milioni!) di euro per aver criticato in una puntata le prestazioni di un&#8217;auto della Fiat, la Mito, definendole inferiori a quelle di altri modelli concorrenti. Cinque milioni per aver realizzato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è qualcosa di inquietante e violento nella <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/20/condanna-annozero-puntata-alfa-mito-risarcimento-record-favore-fiat/192561/" target="_blank">sentenza</a></span> che ieri ha colpito (in primo grado),<strong> Corrado Formigli</strong> e <em><strong>Annozero</strong></em>, condannandoli a pagare cinque milioni (cinque milioni!) di euro per aver criticato in una puntata le prestazioni di un&#8217;auto della Fiat, la Mito, definendole inferiori a quelle di altri modelli concorrenti. Cinque milioni per aver realizzato un servizio comparativo  in cui si sosteneva che la Alfa Mito in circuito va più piano di altri due modelli di altre case. Il dato della velocità é un dato tecnico: ma anche se fosse stato un eccesso, o una forzatura? Anche se fosse stato un errore? Anche se fosse stato un dato interpretato male? Cosa significa condannare un giornalista a pagare cinque milioni di euro?</p>
<p>Il messaggio che arriva da questa sentenza é davvero preoccupante. Cosa accadrebbe a Formigli se, come sempre succede in questi casi, la Rai gli facesse pagare anche solo metá della cifra dovuta?  Se questa incredibile condanna venisse confermata ci sarebbero due conseguenze immediate: in primo luogo la vita di Formigli verrebbe rovinata (costretto a lavorare fino alla fine dei suoi giorni per risarcire il Lingotto). E subito dopo sarebbe sancito da una sentenza il principio per cui i prodotti Fiat non possono essere criticati. Insomma: chi tocca paga, <strong>colpirne uno per educarne cento</strong>. E non con un risarcimento simbolico, ma con una pena insostenibile per un privato.</p>
<p>Tutto questo è incredibile per almeno due motivi. Il primo: in questi stessi mesi, malgrado sentenze sfavorevoli, é stato consentito alla Fiat di escludere alcuni dei suoi operai dalla rappresentanza, senza che questo abbia comportato (per ora) sanzioni o scandalo. A Pomigliano l&#8217;azienda ha potuto evitare di riassumere tutti gli iscritti a un sindacato (la Fiom) perché giudicati ostili o indesiderati. Il che vuol dire che nessuno può criticare le merci, ma che invece si possono<strong> colpire gli uomini</strong>.</p>
<p>Il secondo elemento di inquietudine riguarda il collegio dei periti che ha assistito i magistrati. Un pool ben assortito, composto di professori che hanno avuti rapporti con istituzioni finanziate dalla Fiat, a partire dall&#8217;attuale ministro Profumo. Se un giornalista viene schiantato da una pena insostenibile non si colpisce solo lui, ma anche tutti i suoi colleghi, che domani dovranno pensare cento volte anche prima di scrivere una sola riga. Chissà, <strong>forse anche io dovrei preoccuparmi</strong> prima di pubblicare questo post. Viviamo in un tempo in cui i diritti dei singoli sono ridotti a dettaglio irrilevante, e le merci diventano sacre e inviolabili.</p>
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		<title>Twitter e l’invasione dei bimbiminkia</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 12:25:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Mello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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		<description><![CDATA[Certo, ci sono questioni più importanti su cui si divide il Paese. Eppure una vicenda come questa racconta perfettamente quello che succede on line, come “culture” diverse, ma pur sempre mutevoli, dividano community da community, social network da social network. Ieri tra le hashtag di Twitter svettava #TornateSuFacebook. Un ordine perentorio partito da una parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Certo, ci sono questioni più importanti su cui si divide il Paese. Eppure una vicenda come questa racconta perfettamente quello che succede on line, come “culture” diverse, ma pur sempre mutevoli, dividano community da community, social network da social network. Ieri tra le hashtag di <strong>Twitter</strong> svettava <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://twitter.com/#!/search?q=%23tornatesufacebok" target="_blank">#TornateSuFacebook</a></span>. Un ordine perentorio partito da una parte dei “vecchi” utenti contro i nuovi, in gran parte identificati come <strong>“bimbiminkia”</strong>.</p>
<p>Sul termine, squisito neologismo nato in Rete, il vocabolario Treccani fa scena muta. A spiegarne il significato è la meno autorevole (ma più “pop”) <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Bimbominkia" target="_blank">Nonciclopedia</a></span> che così descrive le nuove tribù connesse: <em>“Tipicamente di età compresa fra i 9 e i 18 anni, i Bimbiminkia si riconoscono principalmente per il <strong>modo di scrivere </strong>on line; hanno sprezzo totale dello stile classico e preferiscono cose luminose, rumorose, colorate e lampeggianti con le quali possono allegramente sgretolare i maroni a tutta la lista di contatti. Utilizzano una media di 8 emoticon per ogni lettera e adorano dire in giro che ascoltano i Tokyo Hotel (TH per i veri fan): sono disposti a tutto per difendere i loro beniamini dalle maldicenze”</em>.</p>
<p>Ecco: questi i “bimbimikia”, adolescenti rumorosi finora alieni nel pettinato mondo di Twitter dove pullulano politici e giornalisti e l’utente medio ha tra i 30 e i 40 anni, vanta una buona preparazione, segue l’attualità ed è sempre pronto a battute disincantate. Orde di Bimbiminkia, invece, da venerdì hanno invaso Twitter quando sul palco di <strong>Sanremo </strong>sono saliti i britannici One Direction (OneD per gli adolescenti), perfetto esempio di Boy Band assemblata con i concorrenti bellocci di un reality e poi arrivata in vetta alle classifiche di mezza Europa. Per i OneD i bimbiminkia hanno twittato compulsivamente, sia in attesa del loro arrivo che dopo la loro esibizione (visto che una trasmissione Rai aveva definito la band “inutile”, è stata scelta l’hashtag <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://twitter.com/#!/search?q=%23raimerda" target="_blank">#raimerda</a></span> – la stessa usata contro il canone Rai imposto ai tablet).</p>
<p>Ieri è partito l’attacco di alcuni utenti storici:<em> “#TornateSuFacebook voi adulatrici di 4 deficienti”</em>; <em>“Non rompeteci Bimbiminchia del Cavolo”</em>,<em> “#TornateSuFacebook voi che vi iscrivete a Twitter solo per seguire i vostri idoli”</em>. Facebook, naturalmente, è vista come sinonimo di community meno chic e più di massa. Eppure a molti altri twitteristi non è piaciuto questo <strong>snobismo</strong>: <em>“#TornateSuFaceBook è il simbolo della classica puzza sotto il naso di chi usa Twitter” </em>specificano. Si fa fatica a non dare ragione a questi ultimi. Anche perché è meglio prepararsi: l’invasione dei bimbiminkia è appena cominciata.<br />
<em></em></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-style: italic;"><a href="https://twitter.com/#!/fedemello" target="_blank">twitter.com/fedemello</a><br />
Il Fatto Quotidiano, 21 febbraio 2012</span></p>
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		<item>
		<title>Rai, Lorenza Lei toglie la &#8220;clausola maternità&#8221;  E precisa: &#8220;Nessuna discriminazione&#8221;</title>
		<link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/21/lorenza-toglie-clausola-maternita-contratti-precisa-nessuna-discriminazione/192736/</link>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 11:30:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[All&#8217;indomani delle polemiche sulla clausola gravidanza per i collaboratori Rai a partita Iva, il direttore generale della Rai Lorenza Lei “non ha alcuna difficoltà a togliere” la contestata clausola sulla maternità “dai contratti, per una diversa formulazione che non urti la suscettibilità fatta salva la normativa vigente che non è nella disponibilità della Rai poter [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>All&#8217;indomani delle polemiche sulla <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/20/licenziamento-giornaliste-incinte-spunta-clausola-gravidanza/192574/">clausola gravidanza per i collaboratori Rai a partita Iva</a>, il direttore generale della Rai <strong>Lorenza Lei</strong> “non ha alcuna difficoltà a togliere” la contestata clausola sulla maternità “dai contratti, per una diversa formulazione che non urti la suscettibilità fatta salva la normativa vigente che non è nella disponibilità della Rai poter cambiare”. Lo rende noto l’azienda.</p>
<p>&#8220;Onde evitare inutili strumentalizzazioni ad ulteriore testimonianza che la clausola in contestazione non ha il rilievo che le viene attribuito la Direzione Generale non ha alcuna difficoltà a toglierla dai contratti per una diversa formulazione che non urti suscettibilità fatta salva la normativa vigente che non è nella disponibilità della Rai poter cambiare”, scrive l&#8217;azienda in un comunicato, precisando al contempo che comunque che non c&#8217;è stata &#8220;nessuna discriminazione&#8221;.</p>
<p>&#8220;La Rai &#8211; <a href="http://www.ufficiostampa.rai.it/comunicati_aziendali/20120221/rai__dg_lei___nessuna_discriminazione__ma_si_cambi_la_clausola_per_evitare_strumentalizzazioni_.html">si legge in un comunicato di Viale Mazzini</a>- si vede costretta a tornare sulla vicenda relativa alla tutela della maternità, intorno alla quale, nonostante i chiarimenti già forniti nella giornata di ieri, la confusione regna sovrana, al punto da far dubitare che tutti coloro che ne parlano o ne scrivono siano animati da assoluta buona fede&#8221;.     &#8220;I cosiddetti precari &#8211; precisa l’azienda- della Rai sono i collaboratori legati all’Azienda da contratti di lavoro subordinato a tempo determinato e godono, tutti, delle tutele previste dallo <strong>Statuto dei Lavoratori</strong>, quelle riferite alla maternità incluse. Al riguardo, giusto per evidenziare l’atteggiamento della Rai nei confronti del precariato, val la pena di aggiungere che la Rai è stata se non la prima, tra le prime aziende ad assicurare stabilità ai precari, garantendo loro un numero di mesi minimo di lavoro all’anno, nonchè l&#8217;assunzione a tempo indeterminato al maturare di determinati requisiti temporali. Questo ben da prima che intervenisse una legge dello Stato a regolare la materia, e, inoltre, addirittura riconoscendo i periodi di assenza per maternità come periodi lavorati validi ai fini della maturazione dei requisiti per il diritto alla garanzia di impegno&#8221;.     &#8220;Vi sono, poi, i lavoratori autonomi -prosegue la Rai- che, invece, non godono delle tutele previste dallo Statuto dei Lavoratori, evidentemente per la scelta del legislatore &#8211; e non certo della Rai &#8211; di regolare in modo diverso le due tipologie contrattuali&#8221;.</p>
<p>&#8220;I contratti di lavoro autonomo -spiega ancora Viale Mazzini &#8211; hanno &#8211; da sempre &#8211; previsto clausole che regolano la impossibilità di proseguire il rapporto, sia per causa del lavoratore che per causa dell’Azienda, con previsione, solo per quest’ultima, di una somma risarcitoria da versare al collaboratore in caso di recesso anticipato&#8221;.     &#8220;L&#8217;esplicitazione delle cause di impossibilità a proseguire il rapporto -rileva la Rai- risale ormai a quasi 10 anni fa, comprende anche malattia, infortunio e cause di forza maggiore e non fa che declinare ciò che, in precedenza, era previsto senza specificazione delle singole ipotesi&#8221;.</p>
<p>&#8220;Nè prima della introduzione delle cause di impossibilità &#8211; fa notare ancora l’azienda- nè da quando esse sono state inserite, nessuno mai ha avuto nulla da eccepire, nè in fase negoziale, nè in fase di perfezionamento del contratto, nè in eventuali momenti di successive contestazioni, che, pure, come immaginabile, vi sono state, anche a livello giudiziario, ma mai e poi mai hanno riguardato la tutela della maternità. Al riguardo, è il caso di sottolineare che tale universale accettazione della clausola non ha riguardato solo i collaboratori o i contratti di lieve entità. Da ciò potrebbe legittimamente ritenersi che sia avvenuto per la debolezza della posizione del collaboratore autonomo rispetto alla Rai&#8221;.</p>
<p>&#8220;Al contrario -assicura la Rai- la condivisione sulla correttezza della clausola non è mai stata messa in discussione dai migliori agenti, procuratori e avvocati che assai spesso rappresentano i collaboratori autonomi che poi firmano i contratti. Parimenti, tale condivisione ha riguardato, indistintamente tutti i contratti, tanto quelli di basso livello retributivo, quanto quelli più ricchi&#8221;.     Viale Mazzini sostiene che &#8220;quanto precede è avvenuto per due ordini di ragioni&#8221;. Chiarisce che &#8220;non vi è nulla di illegittimo &#8211; come erroneamente da molti affermato &#8211; nella clausola in esame&#8221; e che &#8220;nella sostanza, come la Rai ha già avuto modo di evidenziare, nessun contratto è stato mai risolto (parlare di licenziamento è del tutto improprio) a causa di una gravidanza. Al contrario &#8211; si legge nel comunicato-, la Rai ha sempre favorito le collaboratrici in gravidanza, ben al di là dei meri obblighi di legge, in particolare, evitando di risolvere i contratti e, così, penalizzarle economicamente, determinando le condizioni affinchè esse potessero rendere la loro prestazione in modo compatibile con la loro condizione e, in ogni caso, il contratto in corso potesse essere fino in fondo onorato&#8221;.</p>
<p>E ribadisce che &#8220;l’Azienda, ha sempre riaccolto le lavoratrici madri dopo la maternità, individuando per loro nuove possibilità di lavoro&#8221; e l&#8217;azienda è certa che &#8220;di quanto precede non sarà difficile trovare moltetestimonianze, sia sotto il profilo giuridico, sia sotto l’aspetto della gestione concreta dei contratti, per tutti gli operatori dell’informazione che saranno interessati ad accertarlo&#8221;. Infine la disponibilità a cambiare la norma: &#8220;In ogni caso onde evitare inutili strumentalizzazioni ad ulteriore testimonianza che la clausola in contestazione non ha il rilievo che le viene attribuito la Direzione Generale non ha alcuna difficoltà a toglierla dai contratti per una diversa formulazione che non urti suscettibilità fatta salvala normativa vigente che non è nella disponibilità della Rai poter cambiare”.</p>
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		<title>Colleghi salernitani, querelate De Luca</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 09:26:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Iurillo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Querelatelo. E’ l’invito, è la preghiera, è l’appello che rivolgo ai colleghi giornalisti salernitani. Querelate Vincenzo De Luca. Presentate una denuncia in Procura, oppure citatelo in giudizio civile per chiedere il risarcimento dei danni. Non lasciate impunita l’ennesima gratuita offesa che il sindaco Pd di Salerno ha rivolto ai giornalisti, in questo caso a quelli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Querelatelo. E’ l’invito, è la preghiera, è l’appello che rivolgo ai colleghi giornalisti salernitani. Querelate Vincenzo De Luca. Presentate una denuncia in Procura, oppure citatelo in giudizio civile per chiedere il risarcimento dei danni. Non lasciate impunita<strong> l’ennesima gratuita offesa che il sindaco Pd di Salerno </strong>ha rivolto ai giornalisti, in questo caso a quelli che lavorano nelle redazioni delle testate salernitane, definiti “cafoni e imbecilli” nel corso di un dibattito pubblico alla Camera di Commercio, perché ‘colpevoli’ di aver criticato, interpretato, analizzato, <strong>e comunque non lodato acriticamente</strong>, le sue iniziative natalizie, i dati sulle ‘Luci d’Artista’, e tutti i portentosi successi che Egli, Lui, Vincenzo Il Magnifico, ritiene di aver raggiunto nell’amministrare Salerno.</p>
<p>Per completezza d’informazione, ecco cosa De Luca ha detto di preciso: &#8220;Abbiamo avuto un risultato straordinario, settanta-settantacinque per cento, e ci ritroviamo le televisioni e i giornali locali che dicono il contrario. Ma veramente questa è una città di imbecilli e la principale testimonianza di <strong>imbecillità e di cafoneria</strong> è nelle redazioni dei giornali locali che sono piene di imbecilli. Io lancerò nei prossimi giorni la <strong>lotta di liberazione dai cafoni</strong>, apro una nuova stagione di impegno politico in questa città. Dobbiamo aprire una lotta di liberazione, una lotta armata, dobbiamo fare un appello. C’è qualche rarissima eccezione, rarissima, qualcuno che si distrae e che diventa perfino serio e dice perfino cose ragionevoli, ma in generale il 90 per cento sono imbecilli. Gente che è preoccupata solo di fare polemica, di fare<strong> titoli falsi </strong>per vendere tre copie in più…&#8221;.</p>
<p>Querelatelo. Colleghi salernitani, querelatelo. Anche a nome dei salernitani non giornalisti che non si riconoscono nella ‘città di imbecilli’ descritta dal sindaco. Che poi è la stessa città che lo ha rieletto col 75% dei consensi al primo turno &#8211; e quindi, caro De Luca, se hai ragione significa che sono stati imbecilli anche nel votarti. E comunque, scherzi a parte, ora basta. Non se ne può più. La linea dell’indecenza è stata superata. Lo so che è antipatico chiedere azioni legali, proprio noi giornalisti che di querele siamo spesso, ingiustamente, vittime. Ma De Luca non ha esitato, anche in un recente passato, a <strong>mettere in campo gli avvocati </strong>per notificare richieste di cospicui risarcimenti danni alle testate che hanno ospitato opinioni e notizie dissonanti – a cominciare dalle citazioni civili contro il <a href="http://www.nocrescent.it/" target="_blank">comitato ‘No Crescent’</a> e gli esponenti della carta stampata che hanno riportato il loro pensiero.</p>
<p>Quindi, cari giornalisti salernitani, non abbiate scrupoli. Reagite. Lasciate perdere le invocazioni al confronto, al dibattito, alla difesa del libero pensiero. Sarebbe fiato sprecato. E non aspettatevi scuse sincere. Non arriveranno. Il personaggio non ama queste cose. Aggredisce. Insulta. Minaccia. E’ recidivo. Vi ricordate quella incredibile affermazione dal palco della convention Pd a Città della Scienza, a Napoli, durante la sfortunata campagna per la poltrona di Governatore della Campania? Era il 4 marzo 2010 e De Luca rivolse la sua attenzione verso la firma di punta de ‘Il Fatto Quotidiano’, il giornalista che sin dal primo minuto si era schierato contro la sua candidatura e contro la scelta di Idv di appoggiarlo, ricordandone le (numerose) vicissitudini giudiziarie. Dicendo: “Spero di incontrare quel grandissimo sfessato di <strong>Marco Travaglio </strong>di notte, al buio”. Per cantargli una serenata d’amore? Dalla faccia e dal tono, non pareva proprio. <strong>Bersani ridacchiava, contento lui</strong>. Noi colleghi di Marco, non ridemmo affatto. E le scuse che Di Pietro ‘estorse’ a De Luca nei giorni successivi non cancellarono la violenza di quelle parole. Travaglio rispose querelandolo. E ne ha ottenuto il rinvio a giudizio.</p>
<p>Fatelo anche voi, colleghi salernitani. Querelate Vincenzo De Luca. Altrimenti passerete davvero per imbecilli.</p>
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		<title>Canone Rai sui &#8220;dispositivi collegati in Rete&#8221;. Web in rivolta. Monti e Passera tacciono</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 19:59:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Bianchini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Incredibile: tutti coloro che hanno un video citofono, anche rotto, devono pagare il Canone rai #raimerda”. Sono centinaia i commenti su Twitter contrassegnati da questo hashtag, ideato dagli internauti per protestare contro il pagamento del canone tv anche per chi possiede tablet, pc o smartphone. Ovvero apparecchi dotati di una connessione internet. Il web è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/canone-rai-interna.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-192570" title="canone rai interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/canone-rai-interna.jpg" alt="" width="295" height="152" /></a>“Incredibile: tutti coloro che hanno un video citofono, anche rotto, devono pagare il Canone rai #raimerda”. Sono centinaia i commenti su Twitter <a href="https://twitter.com/#!/search/raimerda" target="_blank">contrassegnati da questo hashtag</a>, ideato dagli internauti per protestare contro il pagamento del canone tv anche per chi possiede tablet, pc o smartphone. Ovvero apparecchi dotati di una connessione internet.</p>
<p>Il web è infuriato contro viale Mazzini che quest&#8217;anno ha annunciato di voler far pagare il canone a chiunque possieda un dispositivo collegato alla Rete, colpendo in particolare aziende e liberi professionisti. Per farlo, ha deciso di applicare il <a href="http://www.associttadini.org/canonerai/disciplina.html">regio decreto 246 del 21 febbraio 1938</a> che stabilisce il versamento della tassa per “chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni”. A giustificare la disposizione è <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/06/manovra-cosa-prevede-pacchetto-salva-italiadal-superbollo-alle-detrazioni-imprese/175557/">l&#8217;articolo 17 del decreto &#8216;Salva Italia&#8217;</a> varato dal governo Monti, secondo cui “le imprese e le società [...] devono indicare il numero di abbonamento speciale alla radio o alla televisione la categoria di appartenenza ai fini dell’applicazione della tariffa di abbonamento radiotelevisivo speciale”. E il costo varia dai 200 ai 6mila euro.</p>
<p>“Hai un cesso, in casa? Paghi il canone Rai, perché è adattabile alla ricezione TV”, scrive Daily Twetter News e Davide replica con sarcasmo: “Se hai un lenzuolo bianco appeso al muro devi pagare il canone”. C&#8217;è poi chi fa ironia: “Questa notte – twitta Oreste &#8211; spero di non sognare la farfallina di Belen altrimenti dovrò pagare il canone”, ma a lui si aggiungono decine di utenti che esprimono indignazione. “Il mio computer non si tocca”, notano sul sito di microblogging perché “se ho solo un pc non devo pagare il canone”.</p>
<p>&#8220;Questa iniziativa della Rai è aggressiva e intollerabile&#8221;. Dalla Rete la protesta si estende anche alle aziende e al mondo della politica. <strong>Mario Venturi</strong>, presidente di Rete Imprese Italia, scrive che “la richiesta del pagamento del canone a tutte le imprese, senza un riscontro delle reali situazioni operative, sembra rispondere ad una non dichiarata ma evidente esigenza di &#8216;far cassa&#8217;” e data la “palese iniquità” del provvedimento, chiede l&#8217;immediato “intervento del  governo” perché siano esclusi dal pagamento gli apparecchi che “fungono da strumenti di lavoro per le aziende, quali computer, telefoni cellulari e strumenti similari. Questa iniziativa della Rai è aggressiva e intollerabile&#8221;. Gli stessi motivi che hanno indotto il senatore <strong>Alessio Butti</strong>, capogruppo del Pdl nella Commissione di Vigilanza sulla Rai, a chiedere al ministro dello Sviluppo Corrado Passera di intervenire sulla richiesta della Rai e hanno convinto il senatore pd Salvatore Tomaselli della Commissione Industria del Senato a presentare un&#8217;interrogazione urgente al premier Mario Monti. Ma per il momento, da parte dell&#8217;esecutivo, non è arrivata nessuna risposta.</p>
<p>Ma se la norma è del 1938 perché soltanto oggi scoppia la polemica? “Anche in passato la Rai aveva tentato di avanzare le stesse pretese”,<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/20/la-rai-e-il-canone-sui-pc/192459/" target="_blank"> spiega <strong>Guido Scorza</strong>, esperto di tecnologie e diritto digitale</a>. Solo quest&#8217;anno, e grazie all&#8217;articolo 17 del decreto &#8216;Salva Italia&#8217;, Viale Mazzini ha deciso di formalizzarle per la prima volta in maniera scritta. Se la norma passa per liberi professionisti e aziende, le conseguenze saranno pesanti anche per i cittadini, perché “il decreto regio del 1938 non fa alcuna distinzione tra loro e le imprese”. E in attesa di una risposta del governo, sul web continua la protesta anche sulla qualità dell&#8217;offerta del servizio pubblico: “Si, il mio smartphone è in grado di riprodurre i vostri contenuti – scrive su Twitter Matteo &#8211; ma è la mia dignità a non consentiglielo”. Un&#8217;altra voce che si aggiunge al coro di chi il canone hi tech non lo vuole proprio pagare.</p>
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		<title>Condanna ad Annozero per puntata su Alfa Mito. Risarcimento record a favore di Fiat</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 19:52:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Giambartolomei</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Corrado Formigli e Rai condannati a pagare 5 milioni di euro alla Fiat, più due milioni di euro per pagare la pubblicazione della sentenza su quattro giornali. Assolto Michele Santoro. È il risarcimento stabilito dal giudice del Tribunale di Torino Maura Sabbione al termine del processo per diffamazione intentato dal Lingotto contro conduttore, giornalista e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/santoro_formigli_interna.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-192564" title="santoro_formigli_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/santoro_formigli_interna.jpg" alt="" width="295" height="152" /></a><strong>Corrado Formigli </strong>e Rai condannati a pagare 5 milioni di euro alla Fiat, più due milioni di euro per pagare la pubblicazione della sentenza su quattro giornali. Assolto <strong>Michele Santoro</strong>. È il risarcimento stabilito dal giudice del Tribunale di Torino Maura <strong>Sabbione</strong> al termine del <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/16/annozero-fiat-chiede-20-milioni-di-risarcimento/82343/" target="_blank">processo per <strong>diffamazione</strong> intentato dal Lingotto contro conduttore, giornalista e azienda dopo il servizio di “Annozero” del 2 dicembre 2010 <strong>&#8220;Forse Italia&#8221;</strong></a>. L&#8217;informazione, ha scritto il magistrato – “era incompleta e parziale e, come tale, atta a indurre nel telespettatore medio una percezione errata del confronto tra le autovetture” e procurare un danno al “sub-brand” <strong>MiTo</strong>, l’autovettura al centro dell’inchiesta dell’ex inviato di Annozero.</p>
<p>Si tratta di una sentenza che si basa su un principio usato di rado: la Rai come persona giuridica è responsabile del danno morale del suo dipendente. Una colpa che non ricade su Santoro, però: secondo il giudice, la Fiat “non ha fornito la piena  prova di un illecito a carattere diffamatorio”, né può essere mosso contro il presentatore “alcun serio e specifico addebito”.</p>
<p>Nel servizio Formigli faceva una comparazione delle performance dell’Alfa MiTo e altre auto della stessa categoria, una <strong>Mini Cooper </strong>e una <strong>Citroen Ds</strong>. Secondo gli avvocati Michele <strong>Briamonte </strong>e Marco <strong>Carbonaro</strong>, dello studio Grande Stevens che assiste il Lingotto, in quella puntata (seguita da più di cinque milioni di persone) il conduttore e l’inviato omettevano di “riferire tutti i dati significativi dei tre veicoli in gara” e poi “maliziosamente, si limitavano a ‘rappresentare’ l’unico dato sfavorevole alla Alfa Mito, relativo alla velocità massima delle singole automobili, in una ottica di discredito della vettura Mito Alfa Romeo e della intera  Fiat Group”. La difesa (rappresentata dagli avvocati Natalia <strong>Ferro</strong> e Anna Maria<strong> Simonotti</strong>) chiedeva invece di rigettare il ricorso perché “la condotta dei convenuti” era “inidonea a causare danni risarcibili siccome non lesiva, né diffamatoria e, comunque, scriminata dal legittimo esercizio del diritto di critica”.</p>
<p>La perizia dei consulenti tecnici del tribunale, redatta dall’allora rettore del Politecnico di Torino <strong>Francesco Profumo</strong> insieme ai professori <strong>Federico Cheli</strong> e <strong>Salvatore Vicari</strong>, stabiliva non solo che la le informazioni del servizio fossero parziali, ma tali anche a provocare un danno d’immagine “manifestato in un cambiamento nella percezione dei clienti, pari all&#8217;1,2% dei telespettatori, coerente con una discontinuità di risultati in termini di minori immatricolazioni”. Per il calo di vendite i periti avevano quantificavano il danno in 1,8 milioni di euro.</p>
<p>Dopo aver ricevuto le conclusioni di parte nei giorni scorsi il giudice Sabbione ha verificato invece l’esistenza di un danno al marchio MiTo, ma ha precisato anche che non ci sono state ripercussioni sul gruppo Fiat e sul marchio Alfa Romeo. Tramite le perizie di parte e quelle stabilite dal tribunale si è verificato che il test di “Annozero” tra la Mito QV, la Mini Cooper e una Citroen DS, “nel quale la  vettura, Alfa Mito veniva presentata come ‘perdente’&#8221; non era “tecnicamente valido”, ed era diverso da quello effettuato da <em>Quattroruote</em>, presentato invece da Formigli come “sovrapponibile”.</p>
<p>Il risarcimento è stato ottenuto sommando “danno patrimoniale e non patrimoniale, complessivamente quantificabile in sette milioni di euro ottenuti dalla somma dei valori  capitali di € 1.750.000 (per danno  patrimoniale) e di € 5.250.000 (per danno non  patrimoniale), oltre accessori”, si legge nella sentenza. Due milioni serviranno a pagare il costo della pubblicazione di un estratto della sentenza su <em>&#8220;La  Stampa&#8221;, &#8220;La Repubblica&#8221;, &#8220;Il  Corriere della Sera&#8221;</em> e su <em>&#8220;Quattroruote&#8221;.</em> <a href="http://www.rai.tv/dl/portali/site/puntata/ContentItem-7ed971f6-4189-440a-89fd-c0492df9d9e6.html" target="_blank">Inoltre la Rai dovrà cancellare dal sito internet di Annozero la puntata del 2 dicembre 2010</a>. “Sono soddisfatto che il tribunale abbia ammesso come risarcibile dei valori, l’eccellenza e la qualità dei suoi prodotti, su cui la Fiat punta molto”, ha dichiara l’avvocato Briamonte.</p>
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		<title>Santoro, noi che facciamo tv siamo classisti?</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 13:29:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariano Cirino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il grande pubblico ormai lo sa, le fatiche degli autori televisivi sono sempre appesantite dalla domanda del giorno dopo: “Quanto ascolto abbiamo fatto?” L’Auditel, ricordo quando lo diceva Santoro ed era uno dei maestri di come si fa televisione, è una forza democratica, perché misura il reale interesse delle persone per qualcosa. Ma il grande [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il grande pubblico ormai lo sa, le fatiche degli autori televisivi sono sempre appesantite dalla domanda del giorno dopo: “Quanto ascolto abbiamo fatto?”</p>
<p><strong>L’Auditel</strong>, ricordo quando lo diceva Santoro ed era uno dei maestri di come si fa televisione, è una forza democratica, perché misura il reale interesse delle persone per qualcosa. Ma il grande pubblico sa meno che l’ascolto viene vivisezionato, per capire chi ti guarda: più donne o più uomini? Ricchi o poveri? Gente del nord o del sud? Laureati o persone con la quinta elementare?</p>
<p>Quando sabato ho visto a tutta pagina sull’edizione cartacea del <em>Fatto </em>il grande ritratto di <strong>Michele Santoro</strong>, circondato da un florilegio di dati sulle prime puntate di <em><strong>Servizio Pubblico</strong></em> del 2011, mi è preso lo sconforto. Non ci volevo credere, sul serio. Man mano che leggevo i dati e i commenti pubblicizzati da “Mediaitalia” sbigottivo.</p>
<p>Come può Santoro mettere la sua fiera faccia soddisfatta su frasi così?</p>
<p>Eccole:</p>
<p><em>“Il profilo d’ascolto TV di Servizio Pubblico è <strong>migliorato </strong>rispetto ad Annozero”</em>. In che senso è migliorato? Leggo: <em>“Il pubblico è più maschile, + 3,4% rispetto ad Annozero”</em>. Più maschile, dunque migliore!?! Ma siamo matti? <em>“Il pubblico è di più elevata istruzione + 8,4% rispetto ad Annozero”</em>. Cosa? Chi ha studiato di più vale di più?<em> “Il pubblico è di più elevata classe socio-economica, + 13% rispetto ad Annozero”</em>. Dunque, chi è più ricco vale di più?</p>
<p>Insomma il pubblico è migliore e ce ne facciamo un vanto, se è <strong>maschio, laureato e ricco</strong>? Insomma, noi che facciamo programmi che raccontano l’Italia vera che Vespa non fa vedere, mostriamo i poveracci che non arrivano a fine mese strangolati da Monti e dalla crisi, però siamo orgogliosi che non siano loro a guardarci, ma quelli che la crisi la sentono di certo meno, i ricchi maschi dall’eloquio forbito? Gli straccioni sullo schermo, i ricchi davanti allo schermo?</p>
<p>Tralascio altri dati più neutri e spiego perché c’è un’ambiguità di fondo nel ragionamento, e basterebbe renderla trasparente senza ipocrisie per non rischiare, con campagne di comunicazione del genere, di sembrare classisti verso le categorie di italiani più sfortunati di noi, che per ora abbiamo un lavoro ben pagato.</p>
<p>Non cerco un facile moralismo, anche perché sono un autore di <strong><em>Piazzapulita</em></strong>, e dunque in questi mesi, speriamo non per sempre, sono concorrente diretto di <em>Servizio Pubblico</em>. E’ noto che i pubblicitari preferiscano i maschi, i ricchi, quelli che hanno studiato. Sono loro infatti i <em>big spender</em>, cioè quelli che spendono e dunque comprano i prodotti pubblicizzati dentro le trasmissioni. Niente di male, con la pubblicità ci campiamo, sia noi che Santoro. Come direbbe Vauro, bisogna essere consapevoli dei propri limiti, fratelli peccatori!</p>
<p>Quello che reputo un brutto scivolone, e che se fosse successo a mia insaputa riparerei subito in qualche modo, è rivendicare con la propria faccia quello che i pubblicitari rivendicano come un merito del programma: rivolgersi “di più” ai maschi, ai ricchi. Che la pubblicità sia un po’ classista, insomma ci sta. Non possiamo pretendere che chi venda gioielli voglia rivolgersi al giovane senza lavoro. Per noi <strong>autori televisivi</strong>, però, la logica è diversa. Noi non vendiamo gioielli a persone con il portafoglio gonfio. Noi vogliamo rivolgerci a <strong>quanta più gente possibile</strong>. Soprattutto se facciamo un programma di informazione, un programma politico. Il nostro sogno è essere sul canale che fa più ascolto, è dire quello che riteniamo importante a più telespettatori possibili, no? Se vogliamo parlare alle <em>élite</em>, ci sono altri luoghi e altri mezzi.</p>
<p>Come facciamo a essere orgogliosi del fatto che ci guardano <strong>meno </strong>le donne italiane sempre più disoccupate, che non hanno soldi per consumare, o quelli che non sono laureati, che magari hanno addirittura la quinta elementare? Siamo fieri che non ci guardino o dovremmo essere tristi e quindi avere un sentimento contrario a quello dei pubblicitari? Non è <strong>classismo </strong>questo? Non è qualcosa di cui dispiacersi invece che andarne fieri? Perdere ascolti significa perdere persone, e niente può ripagarci, nemmeno la soddisfazione di essere seguiti da una dorata nicchia di<em> big spender</em>.</p>
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		<title>La Rai e il canone sui Pc</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 12:12:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido Scorza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sulla recente iniziativa della Rai – concessionaria pubblica del servizio radiotelevisivo – di esigere il pagamento del canone da milioni di imprenditori italiani, possessori di Pc, tablet e smartphone, si è già scritto molto e, si tratta, nella più parte dei casi, di considerazioni ampiamente condivisibili. Ci sono, tuttavia, almeno due buone ragioni per le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sulla recente iniziativa della <strong>Rai </strong>– concessionaria pubblica del servizio radiotelevisivo – di esigere il pagamento del <strong>canone</strong> da milioni di imprenditori italiani, possessori di Pc, tablet e smartphone, si è già scritto molto e, si tratta, nella più parte dei casi, di considerazioni ampiamente condivisibili.</p>
<p>Ci sono, tuttavia, almeno due buone ragioni per le quali se il Governo dei Professori non si affretterà a censurare l’iniziativa della Rai, prendendone le distanze e chiarendo che nulla è dovuto da parte di chi possiede Pc, tablet e smartphone, il premier – anche in qualità di ministro ad interim dell’economia &#8211; e il suo ministro dello Sviluppo economico dovrebbero essere invitati a <strong>dimettersi</strong>.</p>
<p>La prima ragione è di merito.</p>
<p>L’Italia è un Paese che sconta – lo si può scrivere senza tema di essere smentiti sulla base di dozzine di analisi e ricerche – un gap in termini di informatizzazione e sviluppo tecnologico mostruoso rispetto al resto d’Europa. Siamo il<strong> fanalino di coda </strong>dell’Europa a 27 per livello di alfabetizzazione informatica, diffusione ed utilizzo di Internet ed e-commerce.</p>
<p>In un contesto di questo genere tassare chiunque possieda un Pc, un tablet o uno smartphone per foraggiare l’impresa televisiva di Stato è un autentico <strong>delitto contro il futuro del Paese</strong>, uno dei più gravi dei quali un Governo, nel 2012, in Italia, possa macchiarsi.</p>
<p>Gli imprenditori italiani, così come i comuni cittadini, che possiedono e usano Pc, tablet e smartphone andrebbero <strong>premiati fiscalmente</strong>, altroché tassati.</p>
<p>La seconda ragione è di metodo ed è, probabilmente, ancor più grave della prima.</p>
<p>La Rai non è un imprenditore qualunque con un’idea folle, anacronistica e giuridicamente claudicante in testa. La Rai è un’azienda di Stato, posseduta per il 99,6% dal Ministero dell’Economia. <strong>La Rai è un pezzo di Stato</strong>, controllato dal Governo.</p>
<p>E’, pertanto, ovvio che delle sue azioni e iniziative il premier, ministro ad interim dell’Economia, e i suoi ministri – primo tra tutti Corrado Passera, responsabile del Dicastero dello Sviluppo economico e, quindi, delle comunicazioni – <strong>debbano risponderne</strong>.</p>
<p>In questa vicenda c’è un’azienda di Stato che sta chiedendo a milioni di imprenditori di mettere mano al portafoglio per saldare un credito nei suoi confronti nella piena consapevolezza – o nella colpevole ignoranza – che tale credito è tutt’altro che certo ed è, anzi, assai probabilmente inesistente, e quindi <strong>inesigibile</strong>.</p>
<p>Rai e Governo non possono dirsi all&#8217;oscuro di tale circostanza giacché è fatto notorio che negli ultimi anni la stessa Rai, l’Agenzia delle entrate – e quindi il Ministero dell’Economia – e il Ministero dello Sviluppo economico <strong>si siano più volte sottratti </strong>dal rispondere al quesito relativo alla sussistenza o meno di un obbligo di pagamento del canone da parte dei possessori di Pc.</p>
<p>Se dunque è lecito dubitare della legittimità dell’operato di un creditore che agisca nella quasi certezza dell’insussistenza del proprio credito o, almeno, nella piena consapevolezza dell’incertezza dello stesso, lo è a maggior ragione quando questo imprenditore è un pezzo dello Stato.</p>
<p>Se lo Stato, attraverso la Rai, chiede il pagamento di un tributo come se esso fosse effettivamente e sicuramente dovuto, molti imprenditori e cittadini potrebbero pagarlo per l’autorevolezza del creditore e per sottrarsi al rischio di possibili <strong>sanzioni</strong>.</p>
<p>E’ per questo che l’iniziativa della Rai e quella del Governo – se non si affretterà a prenderne le distanze e a sconfessare l’operato del management della Sua azienda radiotelevisiva di Stato – è <strong>scorretta</strong> eticamente e, probabilmente, anche giuridicamente.</p>
<p>Bisogna, infatti, chiedersi se l’iniziativa della Rai non nasconda l’intento di “risanare” artificiosamente e a spese degli imprenditori italiani il proprio bilancio, facendo apparire come sussistenti dei crediti che invece sono, più realisticamente, insussistenti e quindi inesigibili.</p>
<p>Se così fosse, alla totale assenza di etica dello Stato già ora imputabile al Governo dei Professori, si aggiungerebbe una grave<strong> responsabilità giuridica </strong>giacché i bilanci dell’azienda di Stato racconterebbero una realtà diversa da quella effettiva perché narrerebbero di crediti che, in realtà, non ci sono.</p>
<p>Due buone ragioni perché il premier <strong>chiarisca subito la sua posizione</strong> sulla vicenda. In caso contrario, le sue dimissioni, sarebbero un’esigenza istituzionale irrinunciabile, a nulla valendo i meriti – veri o presunti – sin qui acquisiti sul campo.</p>
<p>In una democrazia <strong>non c’è spazio per eccezioni </strong>alle regole etiche e costituzionali neppure per gli eroi o i salvatori della patria, sempre ammesso che questo Governo, per quanto fatto sin qui, meriti davvero tanti onori.</p>
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