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	<title>Il Fatto Quotidiano &#187; Giustizia &amp; impunità</title>
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		<title>Giorgio Sandri, a un passo dalla giustizia</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 16:14:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Martucci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quattro anni, tre mesi e tre giorni dopo. Martedì 14 Febbraio Luigi Spaccarotella potrebbe avere una nuova matricola. Non più fregio sul berretto e mostrine d’ordinanza sulla divisa da poliziotto. Ma codici identificativi, numeri da casa circondariale. L&#8217;ingresso in carcere dopo una carriera al servizio dello Stato, svanita nella Polstrada di Battifolle (Arezzo) con l&#8217;omicidio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Quattro anni, tre mesi e tre giorni dopo</strong>. Martedì 14 Febbraio Luigi Spaccarotella potrebbe avere una nuova matricola. Non più fregio sul berretto e mostrine d’ordinanza sulla divisa da poliziotto. Ma codici identificativi, numeri da casa circondariale. L&#8217;ingresso in carcere dopo una carriera al servizio dello Stato, svanita nella Polstrada di Battifolle (Arezzo) con l&#8217;omicidio di <strong>Gabriele Sandri</strong>. Era <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/collection/rubriche_cronaca/03/04/visualizza_new.html_1559951502.html" target="_blank">l’</a><a href="http://www.ansa.it/web/notizie/collection/rubriche_cronaca/03/04/visualizza_new.html_1559951502.html" target="_blank">11 Novembre 2007, autostrada del Sole, autogrill di Badia Al Pino</a>. “<em>Da quel giorno la mia vita s’è spezzata. E&#8217; finita col delitto di mio figlio</em>”. Giorgio Sandri, papà coraggio, è a un passo dall’agognata giustizia. Per Gabbo ha combattuto dappertutto, ovunque. Ormai l&#8217;iter è al termine.</p>
<p>Nel giorno di San Valentino, la Corte Suprema di Cassazione può emettere il verdetto finale, il terzo, quello definitivo. Nel 2009,  omicidio colposo con colpa cosciente, cioè previsione dell’evento, <a href="http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/photostory/visualizza_new.html_1618385719.html" target="_blank">condanna a 6 anni in </a><strong><a href="http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/photostory/visualizza_new.html_1618385719.html" target="_blank">Corte d&#8217;Assise ad Arezzo</a></strong>. <strong>In appello a Firenze</strong>, <em>reformatio in peius</em>, omicidio volontario con dolo eventuale, interdizione dai pubblici uffici, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/01/comincia-oggi-a-firenze-ludienza-dappello-per-il-caso-sandri/79705/" target="_blank">9 anni e 4 mesi, era il 2010</a>. L&#8217;ultimo grado può chiudere una vicenda anomala e controversa. Stereotipi da vittima e carnefice a parti inverse, con una scena da <em>far west</em> sull’A1, proscenio di lucida follia umana. Non c’entrano tifo, calcio, né bandiere faziose. “<em>L’opinione pubblica fu anestetizzata. Passò il teorema delle violenze ultrà, depistando verità e gravità dell’accaduto. Si parlò dell’Heysel e del G8, quell&#8217;etichetta c&#8217;è rimasta addosso. Ma mio figlio, cittadino 26enne, è stato ucciso all&#8217;interno di un auto in movimento, senza aver fatto nulla. Quel colpo sparato tra le corsie autostradali, avrebbe potuto colpire chiunque. Un paese civile non lo può tollerare&#8230;</em>”</p>
<p><span style="font-weight: bold;">S’è mai spiegato quel gesto?<br />
</span><em><strong>Giorgio Sandri</strong>: </em><em>No, anche perché quell’individuo, oltre a non essersi mai pentito, non l’ha chiarito nemmeno ai giudici. Ha sempre mentito</em>,<em> cambiando versione a seconda delle convenienze. Avrebbero dovuto fargli un test sull’uso di droghe, un test di indagine psicologica per capire in quali condizioni prestò servizio quel giorno maledetto.</em></p>
<p><span style="font-weight: bold;">Cosa dirà la Cassazione martedì prossimo?<br />
</span><span style="font-style: italic;">Mi aspetto giustizia giusta, la conferma della regolarità del processo. E che finalmente quell’individuo possa iniziare il suo percorso di pena e riabilitazione, come prevede uno Stato di diritto per chi si macchia di omicidio.</span></p>
<p><em><strong>&#8220;</strong><strong>La sentenza dell’appello è mal motivata in punto di sussistenza dell’elemento psicologico del dolo”</strong></em>, <strong>dicono i legali di Spaccarotella. Puntano su presunti vizi di motivazione per annullare il processo o rifarlo tutto daccapo…<br />
</strong><span style="font-style: italic;">Non voglio credere a questa eventualità. E’ fantozziana. Avanzò ricorso in appello anche la Procura Generale della Toscana, opponendosi al primo grado. E poi l’ultima sentenza ha ristabilito una verità giuridica equa, l’omicidio volontario. Come giudicare chi punta la pistola su una macchina in viaggio, con dei giovani a bordo, sparando a braccia tese, come al poligono di tiro?<br />
</span><span style="font-weight: bold;"><br />
Quale sentenza potrà risarcirla?<br />
</span><span style="font-style: italic;">Nessuna. Ma almeno potrò dire di non aver lottato invano e che la legge è uguale per tutti. Non mi sono mai arreso, perché la mia battaglia è di principio. Non un anno in più o in meno di carcere, ma il riconoscimento della volontarietà dell’atto omicida. Senza attenuanti: chi deve difendere la vita dei cittadini, non può compiere questa pazzia. Merito al Capo della Polizia Manganelli: assunse pubblicamente una posizione chiara. Chi uccise mio figlio, tradì anche il vincolo con Stato e divisa&#8230;</span></p>
<p><span style="font-weight: bold;">Teme colpi di scena dell’ultima ora?<br />
</span><span style="font-style: italic;">No, sono sereno. Ma continuerò a vigilare, come ho sempre fatto. Anche dopo la sentenza. Anzi, io Spaccarotella non lo mollo. Martedì sarò in aula, come ho fatto nelle precedenti udienze di Firenze e Arezzo. E poi, aggiungo una cosa…</span></p>
<p><span style="font-weight: bold;">&#8230; quale?<br />
</span><span style="font-style: italic;">Ho apprezzato le ultime parole del Guardasigilli Paola Severino: il Ministro ha detto che per migliorare il sistema della giustizia italiana c’è bisogno di rinunciare a qualche privilegio.</span></p>
<p>… <strong>vuol dire che Spaccarotella ha goduto di privilegi?<br />
</strong><span style="font-style: italic;">Alle stesse condizioni, al suo posto, non so quante altre persone non avrebbero fatto nemmeno un giorno, anzi neanche un minuto in carcere. Finora è sempre stato a piede libero, rilasciava interviste a giornali, ha fatto foto e servizi televisivi. Come se noi dovessimo scusarci con lui per il disturbo. Ha recitato la parte della vittima.</span></p>
<p>… <strong>e invece…<br />
</strong><span style="font-style: italic;">Invece da quattro anni vado a trovare mio figlio al cimitero, posando fiori sulla sua tomba. Oggi Gabriele avrebbe avuto più di 30 anni. Lo avrei voluto vedere adulto, sposato, con dei figli. Non ho mai nutrito sentimenti di vendetta verso quell’individuo ma solo desiderio di giustizia. E’ ora che Spaccarotella paghi. Nessun altro cittadino deve subire un altro 11 Novembre.</span></p>
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		<title>Genova, la corte d&#8217;appello assolve Antonio Rasero: &#8220;Non ha ucciso il piccolo Alessandro&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 16:06:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category>
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		<description><![CDATA[In primo grado era stato condannato a 26 anni per l&#8217;omicidio di Alessandro Mathas, bimbo di 8 mesi, figlio della sua ex compagna, ucciso in un residence nel marzo 2010. Oggi la Coste d&#8217;assise d&#8217;appello di Genova, dopo 5 ore di camera di consiglio, ha assolto il 32enne Antonio Rasero dall&#8217;accusa per “non aver commesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/rasero-interna.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-189872" title="rasero interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/rasero-interna.jpg" alt="" width="295" height="152" /></a>In primo grado era stato condannato a 26 anni per l&#8217;omicidio di Alessandro Mathas, bimbo di 8 mesi, figlio della sua ex compagna, ucciso in un residence nel marzo 2010. Oggi la Coste d&#8217;assise d&#8217;appello di Genova, dopo 5 ore di camera di consiglio, ha assolto il 32enne Antonio Rasero dall&#8217;accusa per “non aver commesso il fatto”. I giudici hanno disposto la scarcerazione immediata del giovane broker, in carcere dal gennaio dello scorso anno. “Sono innocente”, aveva detto questa mattina l&#8217;imputato in aula prima che i giudici si ritirassero per decidere. E all&#8217;uscita dal tribunale, Rasero si è lasciato andare: &#8220;E&#8217; la fine di un incubo&#8221;. Katerina Mathas, mamma del piccolo Alessandro, si dice &#8220;allibita da questa sentenza&#8221;, parlando ad alta voce di fronte ai suoi avvocati dopo la sentenza.</p>
<p>“Ci aspettavamo questo risultato, eravamo convinti dell’innocenza di Antonio”, commenta soddisfatto il legale di Rasero, l’avvocato Luigi Chiappero. “Ero convinto &#8211; aggiunge il legale che ha difeso Rasero con il collega genovese Andrea Vernazza &#8211; che negli atti c&#8217;erano tutti gli elementi per dire che era innocente. Questa è una sentenza importante, non era facile pronunciarla per la grande pressione mediatica sul caso”.</p>
<p>&#8221;Aspetteremo le motivazioni della sentenza per valutare cosa fare nei confronti di Katerina Mathas”. Lo ha detto il procuratore capo facente funzioni di Genova, Vincenzo Scolastico, che due anni fa ha coordinato insieme al pm Marco Ayroldi le indagini sull&#8217;omicidio del piccolo Alessandro Mathas. “Noi abbiamo esercitato l’azione penale &#8211; ha aggiunto &#8211; convinti che ci fossero solidi elementi di accusa nei confronti di Rasero. Spetterà ora al Procuratore generale decidere se impugnare o meno la sentenza”.</p>
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		<title>Per l&#8217;autonomia dei giudici e degli avvocati</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 15:54:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Marcelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8216;autonomia degli operatori del diritto costituisce una delle principali garanzie dello Stato di diritto cui tutti aspiriamo. In quanto tale, essa è ovviamente al tempo stesso precondizione e risultato di una macchina della giustizia funzionante. Quest&#8217;ultima deve essere lo scopo cui mirare destinando a questo settore nevralgico risorse adeguate. Da questo punto di vista, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L<strong>&#8216;autonomia degli operatori del diritto</strong> costituisce una delle principali garanzie dello Stato di diritto cui tutti aspiriamo. In quanto tale, essa è ovviamente al tempo stesso precondizione e risultato di una macchina della giustizia funzionante. Quest&#8217;ultima deve essere lo scopo cui mirare destinando a questo settore nevralgico risorse adeguate. Da questo punto di vista, il calo di disponibilità che ha colpito questo come altri servizi pubblici costituisce una grave iattura. Non sono mancate, in questo come altri campi, indebite e strumentali lamentele da parte di soggetti scarsamente titolati, come ad esempio il per nulla rimpianto &#8220;ministro&#8221; <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/04/povera-giustizia/84668/" target="_blank">Brunetta</a>, che passerà alla storia per la sua bassa statura non tanto fisica quanto intellettuale e morale, al pari del resto degli altri suoi consorti del fu governo Berlusconi, primo fra tutti l&#8217;improbabile Alfano, oggi riciclato come segretario predellino del Pdl in vena di inciuci con il suo analogo Bersani.</p>
<p>Ma il <strong>governo Monti</strong>, complice anche il Pd senza L, non è in fondo da meno. L&#8217;attacco alla giustizia prosegue su varie direttrici. Primo, <strong>continuare a negare le risorse</strong>, con la scusa della crisi che impone, ad avviso di questi signori, la demolizione di ogni spazio e funzione pubblica. Ma non negarle per i cacciabombardieri ovviamente, e forse la Celere visti i tempi che corrono, mentre il resto della Polizia &#8211; come intima ai romani Alemanno a proposito della neve &#8211; deve arrangiarsi e la  Finanza, invece di perseguire evasori e colletti bianchi criminali, continua a dedicarsi in modo scarsamente professionale al mantenimento dell&#8217;ordine pubblico.</p>
<p>Secondo, rispolverare la <strong>responsabilità civile dei giudici</strong> come deterrente nei confronti di quelli fra di loro che vogliano continuare ad essere indipendenti da ogni potere. L&#8217;Associazione dei giuristi democratici ha emesso a tale proposito il <a href="http://www.giuristidemocratici.it/post/20120203213705/post_html" target="_blank">comunicato</a> di cui riporto alcuni stralci:</p>
<p><em>&#8220;L’approvazione dell’emendamento sulla responsabilità civile dei magistrati rappresenta un momento della battaglia portata avanti da anni dal centro-destra contro l’autonomia, l’indipendenza e la terzietà della Magistratura&#8230; A giustificazione della scelta normativa assunta, si fa riferimento alle decisioni della Corte di Giustizia europea&#8230; Ciò che la Corte di giustizia dice è che in questi casi deve esserci responsabilità dello Stato a tutela della preminenza del diritto dell’Unione, ma non responsabilità diretta dei magistrati. Preoccupante, poi, appare l’inserimento nelle attività che possono produrre risarcimento dei danni al cittadino di quell&#8217;attività di interpretazione di norme del diritto e valutazione del fatto e delle prove, che costituisce l’”in sé” dell’attività del giudice: si vuole, cioè, tornare al giudice “bocca della legge”, senza margini di interpretazione, facilmente sostituibile da un computer&#8221;</em>.</p>
<p>La terza direttrice dell’attacco è poi costituita dal tentativo di <strong>svendere anche la Difesa alle società di capitali </strong>e quindi al capitale finanziario.</p>
<p>Anche a tale riguardo i giuristi democratici hanno <a href="http://www.giuristidemocratici.it/post/20111110151016/post_html" target="_blank">preso posizione</a> affermando fra l&#8217;altro che<em> “il maxiemendamento che verrà presentato in sede di approvazione della legge di stabilità, contiene misure ancora una volta, e drammaticamente, contrarie ai principi di civiltà giuridica, volte a rendere della giustizia un&#8217;idea distorta, una merce che deve essere assoggettata e guidata dai principi di mercato e di profitto&#8230; Altrettanto grave è l&#8217;ennesimo ostacolo frapposto alla domanda di giustizia dei cittadini, che va man mano trasformandosi in un lusso per ricchi, se, come previsto, si darà luogo all&#8217;aumento del contributo unificato&#8221;</em>.</p>
<p>Una giustizia che funzioni rappresenta <strong>un bene comune e un interesse generale della società</strong>. In quest’ottica va respinto l’attacco all’autonomia di giudici e avvocati lungo le tre direttrici indicate e lanciata una controffensiva per assicurare e garantire <strong>lo Stato di diritto</strong>, che è un investimento di civiltà e anche economico, visto quanto ci costano la corruzione e la criminalità in genere.</p>
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		<title>Svuota Carceri, Lega e Idv all&#8217;attacco&#8220;Indulto mascherato, così delinquenti liberi&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 11:23:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_178076" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/severino_interna.jpg"><img class="size-full wp-image-178076" title="severino_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/severino_interna.jpg" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Il ministro della Giustizia Paola Severino</p></div>
<p>Un indulto mascherato: <strong>Lega Nord</strong> e l&#8217;Idv non usano mezze misure per bollare il decreto svuota carceri. E contro il governo e il suo modus operandi c&#8217;è qualche mugugno anche all&#8217;interno del Pdl, con il deputato <strong>Bianconi </strong>che denuncia: &#8220;Ci trattano da <em>minus quam merdam</em>&#8220;. Il Carroccio, invece, non si limita agli attacchi verbali, sommergendo di fischi il ministro Giarda quando ha annunciato la questione di fiducia.</p>
<p>&#8220;Dal punto di vista della Lega posso comprendere le ragioni politiche&#8221; della protesta, ma &#8220;porre la fiducia sul decreto &#8216;svuota carceri&#8217; era assolutamente necessario&#8221;. Il Guardasigilli <strong>Paola Severino</strong> ha giustificato con queste parole le veementi proteste del Carroccio dopo che l&#8217;esecutivo, come annunciato nei giorni scorsi, ha deciso di mettere la fiducia sul dl contestato dal partito di Bossi. Una protesta, quella dei deputati leghisti, ormai consueta a Montecitorio: mentre il ministro ha annunciato la mossa del governo, infatti, dai banchi &#8216;verdi&#8217; si sono levate urla e fischi.</p>
<p>&#8221;Vi erano circa 600 emendamenti della Lega che aveva pienamente annunciato la sua attività ostruzionistica e, dunque, il voto di fiducia sul decreto era una necessità&#8221; ha detto il ministro della <strong>Giustizia</strong>, che poi ha precisato che &#8220;il problema è esclusivamente quello del tempo: credo vi fossero tutti i requisiti perché questo decreto legge per alleggerire la tensione nelle carceri arrivasse a maturazione. Lo strumento era corretto e i tempi per il suo utilizzo li detta la legge&#8221;. Sul contenuto del decreto, poi, Paola Severino ha assicurato che &#8220;nessun delinquente pericoloso sarà libero di camminare per la strada&#8221;. Sulle polemiche circa i temuti effetti della detenzione domiciliare per i fermati in flagranza in attesa di giudizio per direttissima, il ministro ha ribadito che il <strong>provvedimento </strong>&#8220;offre al magistrato la possibilità di agire su tre diverse alternative nell&#8217;utilizzo della misura cautelare: la detenzione domiciliare, quella nelle strutture idonee in utilizzo alle forze dell&#8217;ordine e, in ultima ipotesi, il carcere&#8221;. Il ministro ha anche sottolineato che il decreto ha ridotto da 96 a 48 ore &#8220;il tempo che deve intercorrere dal momento del fermo a quello della convalida della detenzione&#8221;.</p>
<p>Tra le fila della Lega, però, le parole del ministro non fanno presa. &#8220;La politica è fatta da professionisti del Palazzo, ci sono personaggi in Parlamento da trent&#8217;anni e i cittadini non li conoscono. Poi oggi c&#8217;è un governo non eletto, allora capisco lo sconforto del cittadino verso la politica&#8221; ha detto il &#8216;padano&#8217;<strong> Marco Reguzzoni</strong>, che poi ha attaccato fortemente il provvedimento del governo: &#8220;Adesso con lo svuota carceri ci sarà un governo non eletto che lascerà a piede libero i carcerati con un indulto mascherato, mentre tutti chiedono certezza delle pene. Da cittadino io sarei arrabbiato&#8221;. La Lega Nord, però, non è l&#8217;unico partito a protestare. Anche l&#8217;<strong>Idv </strong>voterà contro la fiducia posta dal governo. &#8220;Ci costringete a farlo ancora una volta. Sono state chieste troppe fiducie, siete sulla stessa media del governo Berlusconi con la differenza che questo governo non è politico e quindi deve essere quanto mai attento alle esigenze del Parlamento e dei deputati&#8221; ha detto <strong>Fabio Evangelisti</strong>. Sulla stessa linea d&#8217;onda il capogruppo dipietrista alla Camera <strong>Massimo Donadi</strong>, secondo cui il decreto svuota carceri è un intervento &#8220;tampone che non risolve il problema del sovraffollamento delle carceri. Ottiene solo di fare uscire di galera i delinquenti&#8221;.</p>
<p>Voce fuori dal coro del sì al decreto anche all&#8217;interno del Pdl. E&#8217; quella di <strong>Maurizio Bianconi</strong>, che denuncia: &#8220;Quattro provvedimenti, quattro fiducie e Napolitano non dice niente&#8230;&#8221; Il deputato berlusconiano, poi, sul comportamento del governo ha aggiunto:  &#8221;Mettono la fiducia e se ne vanno! Siamo meno di merde! <em>Minus quam merdam</em>!&#8221;.</p>
<p>Nel frattempo, la riunione dei capigruppo di <strong>Montecitorio </strong>ha stabilito che il voto di fiducia sul dl &#8216;svuota carceri&#8217; si svolgerà domani alle 12. Dalle 10,15 in poi dichiarazioni di voto, mentre il voto finale sul provvedimento sarà martedì 14 febbraio. All&#8217;interno del dl &#8216;svuota carceri&#8217; è previsto l&#8217;innalzamento da dodici a diciotto mesi della pena scontabile presso il domicilio del condannato anziché in carcere, permettendo quindi di applicare la detenzione presso il domicilio introdotta dalla Legge 26 novembre 2010, n. 199 (&#8220;<strong>sfolla carceri</strong>&#8220;) ad un maggior numero di detenuti e riducendo il fenomeno delle cosiddette porte girevoli. Gli arresti domiciliari non sono applicabili ai soggetti condannati per delitti gravi (terrorismo, mafia, traffico di stupefacenti, omicidio, violenza sessuale di gruppo), ai delinquenti abituali, professionali o per tendenza, ai detenuti che sono sottoposti al regime di sorveglianza particolare e nei casi di concreta possibilità che il condannato possa darsi alla fuga o sussistano specifiche e motivate ragioni per ritenere che il condannato possa commettere altri delitti.</p>
<p>Più in dettaglio, lo svuota carceri introduce due modifiche nell&#8217;articolo 558 del codice di <strong>procedura penale</strong>. Con la prima si prevede che, nei casi di arresto in flagranza, il giudizio direttissimo debba essere necessariamente tenuto entro, e non oltre, le 48 ore dall&#8217;arresto, non essendo più consentito al giudice di fissare l&#8217;udienza nelle successive quarantotto ore.  Con la seconda modifica viene introdotto il divieto di condurre in carcere le persone arrestate per reati di non particolare gravità, prima della loro presentazione dinanzi al giudice per la convalida dell&#8217;arresto e il <strong>giudizio direttissimo</strong>. In questi casi l&#8217;arrestato dovrà essere, di norma, custodito dalle forze di polizia, salvo che ciò non sia possibile per mancanza di adeguate strutture o per altri motivi, quali lo stato di salute dell&#8217;arrestato o la sua pericolosità. In tali casi, il pubblico ministero dovrà adottare uno specifico provvedimento motivato.</p>
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		<title>Commissione direttivi del Csm: Giuseppe Pignatone nuovo procuratore capo a Roma</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 20:56:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_189670" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/pignatone_interna.jpg"><img class="size-full wp-image-189670" title="pignatone_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/pignatone_interna.jpg" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Giuseppe Pignatone, attuale procuratore di Reggio Calabria</p></div>
<p>L&#8217;attuale procuratore di Reggio Calabria, <strong>Giuseppe Pignatone</strong>, sarà il prossimo capo della Procura di Roma, dove prenderà il posto di <strong>Giovanni Ferrara</strong>, diventato sottosegretario del governo Monti. Per la conferma definitiva servirà il sì del plenum del Consiglio superiore della magistratura, ma questo passaggio sembra quasi una formalità in considerazione del fatto che il nome di Pignatone è stato indicato all&#8217;unanimità dalla Commissione direttivi del Csm, il che rende praticamente scontato il via libera alla nomina.</p>
<p>Giuseppe Pignatone, 62 anni, si insediò alla guida della Procura di Reggio Calabria quattro anni fa e da allora il magistrato siciliano ha guidato una lotta senza quartiere alla &#8216;ndrangheta. Prima dell&#8217;esperienza calabrese, il procuratore era stato a Palermo, dove da procuratore aggiunto aveva, tra le altre cose, coordinato le indagini che hanno poi portato alla cattura di <strong>Bernardo Provenzano</strong>. Nei quattro anni alla guida della procura reggina, Pignatone &#8211; oggetto anche di pesanti intimidazioni mafiose &#8211; ha guidato una serie di indagini contro le cosche di Reggio Calabria e provincia culminate nell&#8217;operazione del 13 luglio 2010 in Italia e all&#8217;estero, con oltre 300 arresti.</p>
<p>Anche grazie al coordinamento con la procura della Repubblica di <strong>Milano</strong>, poi, le indagini di Pignatone e dei suoi pm ha portato al delinearsi di una struttura unitaria delle cosche della &#8216;ndrangheta calabrese, capaci di inserirsi di prepotenza nel tessuto economico e sociale di molte regioni del nord (Lombardia, Piemonte e Liguria in primo luogo) ma di far rimanere la testa dell&#8217;organizzazione a Reggio Calabria. Un quadro a tinte fosche, quindi, testimoniato anche dai sequestri e dalle confische di beni dal 2008 in avanti, dalle indagini sul narcotraffico, sui rapporti con la politica, dall&#8217;area grigia. L&#8217;ultimo allarme di <strong>Pignatone </strong>è arrivato il primo febbraio scorso, in un convegno in cui il procuratore ha descritto la situazione reggina dopo gli ultimi sviluppi: &#8220;Non c&#8217;è &#8211; ha detto &#8211; una sola fetta sociale vergine e i rischi di contagio sono costanti. Ciò è essenzialmente dovuto al crescente ruolo degli enti locali, agli appalti, alle assunzioni, alla fornitura dei servizi, nel quadro del controllo del territorio che le cosche perseguono. Interfacciarsi con i politici, per la &#8216;ndrangheta, significa governare la clientela che aumenta il suo potere e il suo &#8216;riconoscimento sociale&#8217;&#8221;. E infine una considerazione: non c&#8217;è &#8220;così come per il terrorismo, la figura di un &#8216;grande vecchio&#8217; che sta dietro ogni decisione delle cosche, sia singolo o come gruppo di persone, poiché le indagini finora svolte danno sì un&#8217;idea unitaria del fenomeno, ma è illusorio credere che basterebbe individuare e colpire quella &#8216;figura&#8217; per sconfiggere definitivamente la &#8216;ndrangheta&#8221;.</p>
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		<title>Intercettazione Fassino-ConsorteSilvio Berlusconi rinviato a giudizio</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 10:29:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Silvio Berlusconi è stato rinviato a giudizio con l&#8217;accusa di concorso in rivelazione del segreto d&#8217;ufficio nel procedimento per il passaggio di mano dell’intercettazione tra Piero Fassino e Giovanni Consorte ai tempi della mancata scalata alla Bnl. Così ha deciso il gup Maria Grazia Domanico al termine dell&#8217;udienza di questa mattina. &#8220;Mai ascoltato conversazioni del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_177528" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/berlusconi_interna.jpg"><img class="size-full wp-image-177528" title="berlusconi_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/berlusconi_interna.jpg" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;ex premier Silvio Berlusconi</p></div>
<p><strong>Silvio Berlusconi</strong> è stato rinviato a giudizio con l&#8217;accusa di concorso in rivelazione del segreto d&#8217;ufficio nel procedimento per il passaggio di mano dell’intercettazione tra <strong>Piero Fassino</strong> e <strong>Giovanni Consorte</strong> ai tempi della mancata scalata alla Bnl. Così ha deciso il gup <strong>Maria Grazia Domanico</strong> al termine dell&#8217;udienza di questa mattina. &#8220;Mai ascoltato conversazioni del genere&#8221; altrimenti &#8220;me lo ricorderei&#8221; aveva dichiarato <strong>Silvio Berlusconi</strong> rendendo dichiarazioni spontanee.</p>
<p>L&#8217;ex premier, insomma, non avrebbe mai saputo niente della famosa telefonata &#8211; &#8220;abbiamo una banca&#8221; &#8211; tra l’attuale sindaco di Torino e l’ex presidente di Unipol. Di certo, però, ne ebbe un vantaggio politico. Da quella fine 2005 cadde definitivamente il mito della &#8216;diversità morale&#8217; della sinistra. E da lì in poi una <strong>Unione</strong> in netto vantaggio dopo la vittoria schiacciante nelle elezioni regionali si avviò verso un crollo che portò al sostanziale pareggio nelle elezioni politiche della primavera del 2006, da cui uscì un governo Prodi spuntato in partenza.</p>
<p>Quale che sia il percorso politico, gli inquirenti hanno deciso il rinvio a giudizio per l&#8217;ex premier. Si apre così il quarto processo a Milano per Berlusconi, già a giudizio per il caso <strong>Ruby</strong><strong> (prostituzione minorile e abuso d&#8217;ufficio)</strong>, per la corruzione dell&#8217;avvocato <strong>David Mills</strong> e per la compravendita dei diritti <strong>Mediaset</strong>. Stando alle ricostruzioni, Berlusconi avrebbe ascoltato il nastro direttamente nella sua villa di Arcore alla vigilia del Natale 2005. La telefonata finì poi pubblicata sulla prima pagina de <em>Il Giornale </em>di Paolo Berlusconi pochi giorni dopo, il 31 dicembre. Alla scena partecipano lo stesso Berlusconi, suo fratello Paolo e due manager: <strong>Roberto Raffaelli</strong> e <strong>Fabrizio Favata</strong>. Sono i due a portare in dono a Berlusconi la telefonata, contenuta in una chiavetta Usb. Secondo il racconto della vicenda fatto dallo stesso Favata, solo ascoltando la conversazione tra Fassino e Consorte, l&#8217;ex premier, fino ad allora sprofondato nella poltrona, si risveglia dal &#8216;torpore&#8217; per dire ai suoi ospiti: &#8220;Grazie, la mia famiglia vi sarà grata in eterno&#8221;. Circostanza negata dal Cavaliere, che di fronte al gup non avrebbe né smentito né confermato l&#8217;incontro &#8211; &#8220;Ricevo tanta gente&#8221; &#8211; ma ha negato nello specifico che sia stato possibile un suo assopimento davanti agli ospiti. Diversa la ricostruzione di Raffaelli, Nel corso dell’inchiesta, il manager aveva ammesso di avere portato un file audio con la registrazione della telefonata Consorte-Fassino nella residenza di Berlusconi. Ma aveva anche detto che il lettore audio (e non una chiavetta Usb) si era inceppato, impedendo l&#8217;ascolto del nastro.</p>
<p>Da oggi, in ogni caso, Berlusconi è imputato di concorso in rivelazione di segreto d’ufficio. Stando a quanto stabilito nei mesi scorsi dal gup <strong>Stefania Donadeo</strong> &#8211; che ha formulato l’imputazione coatta dopo una prima richiesta di archiviazione dei pm &#8211; sarebbe stato consapevole che l’intercettazione era stata trafugata quando esisteva solo come file &#8211; non ancora trascritto &#8211; agli atti dell’indagine sulla tentata scalata alla Bnl. Per il gup l’ex premier ascoltò quella conversazione e dimostrò gratitudine verso i due imprenditori, acconsentendo che il fratello Paolo &#8211; a processo per la stessa vicenda &#8211; “completasse il regalo ricevuto” pubblicando la notizia. Il pm di Milano, <strong>Maurizio Romanelli</strong>, dopo un’iniziale richiesta di archiviazione in fase di indagini, in udienza ha chiesto il rinvio a giudizio del leader del Pdl, mentre la difesa ha sollevato una serie di eccezioni, tra cui quella di competenza territoriale, chiedendo di mandare gli atti a Monza. La prima udienza del processo è fissata per il prossimo <strong>15 marzo</strong>. Ironico il primo commento dei legali dell&#8217;ex premier. Per Ghedini “è tutto come da programma&#8221;. Tanto, dice &#8220;ormai abbiamo perso il conto dei processi”.</p>
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		<title>La Cassazione: &#8220;Alfonso Papa  è ancora pericoloso&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 06:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Massari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alfonso Papa è libero da più d’un mese, dopo 101 giorni trascorsi in carcere e alcune settimane ai domiciliari, eppure, secondo la corte di Cassazione, il “pericolo di recidiva” messo in evidenza dal tribunale del Riesame si basa su una motivazione “congrua e logica”. La sentenza è del 27 gennaio e l’uomo chiave della cosiddetta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Alfonso Papa</strong> è libero da più d’un mese, dopo 101 giorni trascorsi in carcere e alcune settimane ai domiciliari, eppure, secondo la corte di Cassazione, il “pericolo di recidiva” messo in evidenza dal tribunale del Riesame si basa su una motivazione “congrua e logica”. La sentenza è del 27 gennaio e l’uomo chiave della cosiddetta “P 4” – con <strong>Luigi Bisignani</strong> che ha già patteggiato la pena – resta potenzialmente recidivo, come ritiene il Riesame, “dal momento che ha continuato a mantenere relazioni e rapporti con politici, nonché con imprenditori coinvolti nelle vicende”.</p>
<p>Scrive la suprema corte: “Secondo l&#8217;ordinanza (impugnata da Papa, difeso dall’avvocato <strong>Giuseppe d’Alise</strong> ndr) si è ritenuto che il rischio di ulteriori condotte illecite (…) non sia direttamente collegato alle funzioni pubbliche dalle quali Papa è stato sospeso, ma sia reso probabile da una permanente posizione soggettiva che gli consente di continuare a porre in essere condotte antigiuridiche, aventi lo stesso rilievo, e offensive della stessa categoria di beni e valori di appartenenza del reato commesso”.</p>
<p>La Cassazione conferma il giudizio &#8211; “La motivazione appare congrua e logica” – e rigetta parzialmente il ricorso di Papa, rinviando il tutto al Riesame di Napoli che, in astratto, potrebbe nuovamente chiedere il carcere. Ipotesi di scuola, considerato che, su quest’eventuale richiesta, dovrebbe tornare a pronunciarsi prima la Cassazione e poi il Parlamento. Ipotesi di scuola, infine, per un altro motivo essenziale: molti dei capi d’imputazione, sui quali Papa aveva presentato ricorso per le misure caute-lari, dalla Cassazione sono stati annullati, in ben tre sentenze, a partire dall’associazione per delinquere per finire alla ricettazione.</p>
<p>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 7 febbraio 2012</p>
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		<title>Stupro di gruppo, titoli di giornale e nervi scoperti</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 12:40:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanna Cosenza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La settimana scorsa la Corte di Cassazione ha emesso una sentenza con cui ha esteso alla violenza di gruppo ciò che nel 2010 la Corte Costituzionale – con la sentenza 265/2010 – aveva già fissato per i reati di violenza sessuale compiuti da singoli e per gli atti sessuali su minori, dichiarando incostituzionale la legge [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La settimana scorsa la Corte di Cassazione ha emesso una <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.cortedicassazione.it/Notizie/GiurisprudenzaPenale/SezioniSemplici/SchedaNews.asp?ID=1741" target="_blank"><strong>sentenza</strong></a></span> con cui ha esteso alla violenza di gruppo ciò che nel 2010 la Corte Costituzionale – con la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2010&amp;numero=265" target="_blank"><strong>sentenza 265/2010</strong></a></span> – aveva già fissato per i reati di violenza sessuale compiuti da singoli e per gli atti sessuali su minori, dichiarando incostituzionale <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.altalex.com/index.php?idnot=45802" target="_blank"><strong>la legge del 2009 sulla violenza sessuale</strong></a></span>.</p>
<p>Sommando la sentenza della Cassazione a quella della Corte Costituzionale 265/2010, emerge che, contrariamente a quanto diceva la legge del 2009, il carcere preventivo <strong>non</strong> è obbligatorio per i reati di violenza sessuale (che sia di gruppo, individuale o su minori), esattamente come non lo è per tutti gli altri reati (tranne quelli di mafia e criminalità organizzata), ma <strong>il giudice è tenuto a valutare, caso per caso, misure cautelari alternative</strong> come gli arresti domiciliari, l’obbligo di dimorare in un certo comune, e così via. A meno che non ci sia il rischio (come dice <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.diritto24.ilsole24ore.com/guidaAlDiritto/codici/codiceProceduraPenale/indice/articolo.638.3.0.0.2.html" target="_blank"><strong>l&#8217;articolo 274 del Codice penale</strong></a></span>) che l&#8217;indagato commetta altri reati gravi, si dia alla fuga o cerchi di inquinare le prove.</p>
<p>Ora, per quanto i media abbiano spesso chiarito che la questione riguarda <strong>il carcere come</strong> <strong>«misura cautelare»</strong>, e cioè prima della condanna, e <strong>non</strong> la pena comminata dopo la sentenza definitiva (vedi ad esempio<strong> </strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/02/violenza-gruppo-cassazione-possibili-anche-misure-cautelari-diverse-carcere/188551/" target="_blank"><strong>qui</strong></a></span> e <span style="text-decoration: underline;"><a style="font-weight: bold;" href="http://www.repubblica.it/cronaca/2012/02/02/news/cassazione_per_stupro_del_branco_anche_misure_diverse_da_carcere-29216266/?ref=HREC2-6" target="_blank">qui</a>)</span> e per quanto la Corte di Cassazione abbia a sua volta pubblicato <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.repubblica.it/politica/2012/02/03/news/violenza_branco_cassazione_interpretata_sentenza_consulta_altrimenti_atti_a_corte_costituzionale_e_rischio_scarcerazione-29266805/" target="_blank"><strong>una precisazione</strong></a></span> che spiega le ragioni della sentenza nel caso specifico, le polemiche dei giorni scorsi sui <strong>media e sui social network</strong> si sono, come spesso accade, scatenate più per una lettura frettolosa dei titoli che per reali approfondimenti del caso.</p>
<p>Se a questo aggiungiamo la <strong>rapidità</strong> e <strong>superficialità</strong> con cui si scrivono e leggono i microtesti che circolano su Facebook e Twitter, la frittata e fatta: tutti parlano e litigano, ma su cosa di preciso? E perché? <strong>È colpa dei giornali, che producono titoli fuorvianti?</strong> Un po&#8217; sì, perché titoli come «La Cassazione e lo stupro di gruppo, il carcere non è più obbligatorio», o «La Cassazione: per lo stupro di gruppo il carcere è facoltativo», fanno davvero pensare che lo stupro di gruppo sia stato depenalizzato da una Cassazione d&#8217;improvviso impazzita. In effetti si possono pensare titoli più corretti, ma mettiamoci il cuore in pace: <strong>la riduzione e semplificazione che stanno dietro a un titolo</strong> possono dare risultati aberranti anche se il/la titolista ha le migliori intenzioni, perché crede di aver scritto giusto e invece il giusto era solo nella sua testa. O era solo implicito, a fronte di altri dieci impliciti che portano da tutt&#8217;altra parte.</p>
<p><strong>È colpa dei social media?</strong> In parte sì, perché i testi brevi e brevissimi che circolano su Facebook e Twitter derivano da processi cognitivi di astrazione e semplificazione analoghi a quelli che portano ai titoli giornalistici. Ma non solo: di microtesto in microtesto, di riduzione in riduzione, si fa un po&#8217; come nel gioco del bisbigliarsi veloce una parola da un orecchio all&#8217;altro: la parola che arriva all&#8217;ultimo della catena è completamente diversa da quella sussurrata dal primo. Nel gioco la distorsione fa sorridere. Quando si parla di cose gravi come lo stupro, bisogna starci molto attenti.</p>
<p><strong>È colpa delle donne e degli uomini che se la sono presa</strong> con la Cassazione senza essersi studiati le sentenze? Ecco, su questo ci andrei ancor più cauta: lo stupro è un tema doloroso, a volte purtroppo anche tragico. Le donne italiane, negli ultimi anni, si sono spesso sentite poco ascoltate, come se i problemi di disoccupazione, emarginazione e discriminazione che le fanno soffrire nella quotidianità fossero solo nella testa delle neofemministe e non nella realtà economica e sociale del nostro paese. C&#8217;è allora da stupirsi se, alla lettura di certi titoli e microtesti sui social media, molte/i siano scattate/i come per un riflesso condizionato? Direi proprio di no.</p>
<p>E aggiungo: non solo non c&#8217;è da stupirsi né scandalizzarsi, ma<strong> è un bene che molte/i siano scattati</strong>. Lo stupro è un problema grave della nostra società (come di molte altre), che va ben oltre gli stupri in strada, che accade nelle case prima ancora che fuori, accade senza che sia denunciato, accade e accade ancora. <strong>Lo stupro è un problema culturale, prima che giuridico</strong>. E poiché le sentenze della Cassazione e della Corte Costituzionale hanno demandato la decisione sul carcere preventivo alle valutazioni dei giudici caso per caso, è bene che questi giudici sappiano e sentano tutti i giorni che la società in cui vivono e lavorano è attentissima a ciò che fanno, pronta a scattare. E magari qualcuno potrà sbagliare a leggere questa o quella sentenza, ma poco importa: i giuristi preciseranno e le persone capiranno, ma continueranno a stare attente, discutere e, se il caso, criticare e arrabbiarsi. L&#8217;importante è che l&#8217;attenzione sul tema sia sempre alta. Da parte dei media, dei social media e di tutti. E non solo in occasione di una sentenza.</p>
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		<title>La verità sulla Cassazione e lo stupro</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 09:30:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rita Guma</dc:creator>
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		<category><![CDATA[violenza sessuale]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho letto con stupore molti commenti che hanno attaccato la sentenza della Cassazione sullo stupro di gruppo. Infatti, leggendo la sentenza della Cassazione (e quella della Corte Costituzionale cui essa si richiama), non soltanto si vede che non c’è nulla da allarmarsi (cioè i condannati per stupro di gruppo non verranno lasciati in libertà, come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto con stupore<strong> </strong>molti commenti che hanno attaccato la sentenza della Cassazione sullo <strong>stupro di gruppo</strong>.</p>
<p>Infatti, leggendo la <a href="http://www.cortedicassazione.it/Documenti/4377_02_12.pdf" target="_blank">sentenza della Cassazione</a> (e <a href="http://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2010&amp;numero=265" target="_blank">quella della Corte Costituzionale</a> cui essa si richiama), non soltanto si vede che non c’è nulla da allarmarsi (cioè i <strong>condannati</strong> per stupro di gruppo non verranno lasciati in libertà, come alcuni hanno invece capito) ma si rilevano anche le ragioni della decisione della Cassazione, che riguarda gli accusati, cioè coloro per i quali la  Costituzione stabilisce la <strong>presunzione di innocenza</strong>. Costoro potranno essere tenuti anche solo agli arresti domiciliari qualora non ricorrano le condizioni per la carcerazione preventiva.</p>
<p>L&#8217;esperienza dimostra che un accusato non è colpevole solo perché lo dice il suo accusatore e tutti sappiamo che ci sono state persone accusate di stupro di gruppo <strong>scagionate poi da prove del dna</strong>, ma i non colpevoli sono rimasti oltre un mese in prigione. Vorreste essere al loro posto?</p>
<p>La Cassazione ha fatto riferimento, per la sua decisione (sentenza n. 4377 / 2012), alla precedente sentenza 265/2010 della Corte Costituzionale che ha richiamato il<em> </em>principio di inviolabilità della libertà personale (art. 13 della Costituzione) e soprattutto quello della presunzione di non colpevolezza (art. 27, secondo comma, Costituzione) come limiti alla carcerazione preventiva, ricordando che “<em>le restrizioni della libertà personale dell’indagato o dell’imputato nel corso del procedimento debbono assumere connotazioni nitidamente differenziate da quelle della pena, irrogabile solo <strong>dopo l’accertamento definitivo della responsabilità</strong></em>&#8220;.</p>
<p>In quella sentenza, la Consulta dichiarava l’<strong>illegittimità costituzionale</strong> dell’articolo di legge contenuto nelle <em>Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori</em> dove prevedeva che l’unica ipotesi di custodia cautelare per gli accusati di stupro fosse quella in carcere.</p>
<p>Si trattava sì di un altro reato (stupro invece che stupro di gruppo) ma in quella sentenza la Corte Costituzionale evidenziava l’eccezionalità del caso di delitti di mafia, per i quali si prevede la sola misura della carcerazione preventiva, carcerazione che è stata sottoposta al vaglio Corte dei diritti dell’uomo (che l’ha accettata per la peculiarità del delitto) proprio per il vulnus che essa porta alla libertà personale.</p>
<p>Quindi la Cassazione ha potuto estendere allo stupro di gruppo il ragionamento della Corte Costituzionale perchè se la custodia cautelare in carcere può essere prevista come unica misura <strong>soltanto per i reati di mafia</strong>, non può esserlo per tutti gli altri reati, compreso lo stupro di gruppo.</p>
<p>Ora, qualcuno ha eccepito che il provvedimento della Cassazione non è &#8220;tecnicamente corretto&#8221;. Questo perchè la Cassazione dovrebbe stabilire l&#8217;illegittimità delle sentenze, non delle leggi, compito che spetta alla Corte Costituzionale, tuttavia si tratta di una osservazione cavillosa e non significativa, per quanto appena illustrato. Fra l&#8217;altro, in una nota successiva alle critiche alla sentenza, la Cassazione ha evidenziato che se invece avesse sottoposto la questione di legittimità alla Corte Costituzionale, i <strong>tempi tecnici</strong> avrebbero portato alla rimessa in libertà degli accusati. Forse è questo il risultato che si preferiva ottenere?</p>
<p>Ogni donna (o uomo) potrebbe essere vittima di stupro ma ogni uomo (o donna) potrebbe pure essere <strong>accusato ingiustamente</strong>, anche in buona fede. Chi sia vittima di stupro di gruppo non trarrebbe alcun vantaggio dalla carcerazione di persone innocenti, mentre il giudice potrà comunque disporre la carcerazione preventiva per gli accusati di stupro di gruppo ove ne ravvisi la necessità.</p>
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		<title>Chi mente agli elettori costretto a dimettersi</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 08:45:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caterina Soffici</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[chris huhne]]></category>
		<category><![CDATA[dimissioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Luigi Lusi]]></category>
		<category><![CDATA[ministro]]></category>
		<category><![CDATA[Riccardo Conti]]></category>

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		<description><![CDATA[Dimettersi per una multa è troppo? Chris Huhne, ministro dell’Ambiente britannico nonché numero due del partito LibDem, ha lasciato ieri, dopo la decisione del Crown Prosecution Service, di procedere contro di lui per una multa del 2003. Il grave reato di cui è accusato può far sorridere: Huhne aveva convinto la ex moglie Vicky Price, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dimettersi per una multa è troppo? <strong>Chris Huhne</strong>, <strong>ministro dell’Ambiente</strong> britannico nonché<strong> </strong>numero due del partito LibDem, ha lasciato ieri, dopo la decisione del Crown Prosecution Service, di procedere contro di lui <strong>per una multa del 2003</strong>. Il grave reato di cui è accusato può far sorridere: Huhne aveva convinto la ex moglie Vicky Price, nota economista spesso intervistata in tv, a dire che era lei alla guida della macchina beccata dall’autovelox per eccesso di velocità. Dimissioni non richieste, ma che in Inghilterra di fronte a un’incriminazione del genere sono un atto quasi dovuto. Huhne si è dimesso dichiarandosi innocente, ha detto che risponderà alle accuse in tribunale e in sostanza lo ha fatto per non arrecare danno al partito e alla coalizione di governo. “Non ridete”, ha detto così.</p>
<p>Perché qui <strong>il rapporto tra etica e politica è molto stretto</strong>. E soprattutto è considerato grave non la multa per eccesso di velocità, ma il fatto che un ministro abbia intralciato il corso della giustizia e mentito ai suoi elettori. Il reato per cui è incriminato è infatti “ostruzione della giustizia”, per il quale è prevista la pena massima dell’ergastolo. Nessun giudice sarà così talebano da arrivare a tanto, ma Huhne e la ex moglie, incriminata come complice, rischiano di finire in carcere per due anni.</p>
<p>È forse antipatico continuare a fare confronti. Ma di fronte a notizie come questa, difficile non pensare all’ex tesoriere della Margherita <strong>Luigi Lusi</strong>, che sta cercando di patteggiare (quindi non si dichiara innocente, come Huhne) per i 13 milioni rubati al partito. Non si dimette Lusi e men che mai ci pensa il pidiellino <strong>Riccardo Conti,</strong> quello con i poteri magici che riesce a far lievitare in una notte il prezzo di un palazzo nel centro di Roma da 26, 5 a 44, 5 milioni di euro. E con loro tutti gli altri colti in flagranza, processati, condannati, casta di intoccabili trincerati dietro i privilegi parlamentari. Le dimissioni di Huhne, per un motivo in apparenza futile, sono invece il segno del rispetto che un ministro deve ai suoi elettori e ai cittadini. E lui rischia di fare la fine di tanti suo predecessori, ancora in cella per aver gonfiato le note spese e comprato le fioriere del giardino o la gabbietta dell’uccellino con i soldi dei contribuenti.</p>
<p><em>Il Fatto Quotidiano, 4 Febbraio 2012</em></p>
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		<title>Quando Ligresti chiese un miliardo al pretore che indagava su di lui</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 06:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Barbacetto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Dettori]]></category>
		<category><![CDATA[Liberati]]></category>
		<category><![CDATA[ligresti]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[Vassalli]]></category>

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		<description><![CDATA[Attenti all’effetto Dettori. Lui, Francesco Dettori, l’ha vissuta sulla sua pelle, la “responsabilità civile” del magistrato. Oggi è procuratore della Repubblica a Busto Arsizio e ha poca voglia di raccontare la sua storia. Ma alla fine degli anni Ottanta ha rischiato di dover pagare di tasca propria un miliardo di lire, che gli era stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Attenti all’effetto Dettori. Lui, <strong>Francesco Dettori</strong>, l’ha vissuta sulla sua pelle, la “responsabilità civile” del magistrato. Oggi è procuratore della Repubblica a<strong> Busto Arsizio</strong> e ha poca voglia di raccontare la sua storia. Ma alla fine degli anni Ottanta ha rischiato di dover pagare di tasca propria un miliardo di lire, che gli era stato chiesto da un suo indagato eccellente e dalle spalle larghe: <strong>Salvatore Ligresti</strong>. Ha vissuto anni di incubo e ha dovuto subire perfino un precedimento disciplinare. Poi tutto si è risolto: “Ma che paura. Ho una sola proprietà, la casa in cui vivo. E per anni ho temuto che potessero portarmela via”. Tutto per aver fatto soltanto il suo dovere.</p>
<p>Nel 1985 scoppia a Milano lo scandalo “delle aree d’oro”: si scopre che Ligresti, immobiliarista allora ancora poco conosciuto, ma in ottime relazioni con <strong>Bettino Craxi</strong> e con gli amministratori socialisti dell’epoca, aveva sottoscritto con il Comune di Milano impegni poco trasparenti sull’utilizzo di alcuni terreni diventati edificabili. La città scopre di colpo che don Salvatore, arrivato dalla Sicilia senza capitali, era diventato in pochi anni “il re del mattone”, il più attivo degli operatori immobiliari sulla piazza. Stava costruendo le sue torri ai quattro punti cardinali della città. Scattano i controlli dei suoi cantieri, ordinati da Francesco Dettori, allora giovane ma già esperto pretore specializzato in reati urbanistici. Nell’aprile 1987 il magistrato visita di persona il grande complesso che Ligresti sta costruendo in <strong>via dei</strong> <strong>Missaglia</strong>, a sud di Milano. Controlla anche le torri in costruzione in via Tucidide, nella zona dell’aeroporto di Linate. Mette i sigilli e pone sotto sequestro cinque cantieri. Raccoglie una montagna di documenti. Interroga una folla di testimoni.</p>
<p><strong>TRA I CANTIERI</strong> sequestrati, anche quello di via Tucidide. Ligresti fa ricorso. Il tribunale della libertà conferma i sigilli. Ligresti ricorre di nuovo: la Cassazione nel 1988 gli dà ragione e ordina il dissequestro di parte del complesso, i vecchi edifici della Richard Ginori ristrutturati dall’immobiliarista siciliano, escludendo che sia stato commesso il reato di lottizzazione abusiva. A questo punto iniziano anni da incubo. Ligresti chiede a Dettori il risarcimento di un miliardo. È l’effetto del referendum sulla responsabilità civile dei magistrati promosso nel 1987 da radicali e socialisti. Ligresti si trova in buona compagnia. A chiedere risarcimenti milionari ai loro giudici non ci sono cittadini inermi, vittime delle macchinazioni di magistrati arroganti, ma potenti decisi a proseguire il loro match con la giustizia fino all’ultimo round: don <strong>Giovanni Stilo</strong>, il prete di Africo amico dei boss della ’ndrangheta; <strong>Nicola Falde</strong>, ex direttore del periodico di <strong>Mino Pecorelli</strong> <em>Op</em>; <strong>Wilfredo Vitalone</strong>, l’avvocato arrestato dopo la morte del banchiere Roberto Calvi&#8230;</p>
<p><strong>IL CALENDARIO</strong> aggiunge un problema che per Dettori rischia di diventare insormontabile: il caso vuole che il pretore abbia firmato l’atto di sequestro del cantiere di via Tucidide proprio nella settimana in cui la vecchia legge sulla responsabilità civile dei magistrati è decaduta, abrogata dal referendum; e quella nuova non è ancora entrata in vigore. Quella settimana di confine non è coperta dall’assicurazione che Dettori, come tanti suoi colleghi, ha subito stipulato per tutelarsi da spiacevoli “incidenti sul lavoro”. Il miliardo, dunque, dovrà essere pagato di tasca sua. Non basta. L’allora ministro di Grazia e giustizia, il socialista <strong>Giuliano Vassalli</strong>, getta sulle spalle del pretore che aveva osato sfidare Ligresti un peso ulteriore: un procedimento disciplinare, aperto subito dopo aver ricevuto un esposto in cui Dettori criticava la sentenza della Cassazione che annullava il suo provvedimento di sequestro. Negli anni seguenti, in effetti, la Cassazione sui reati urbanistici cambierà orientamento. Intanto a difendere il magistrato davanti al Consiglio superiore della magistratura arriva <strong>Edmondo Bruti Liberati</strong>, oggi procuratore della Repubblica a Milano. Il Csm deciderà di proscioglierlo.</p>
<p><strong>PERÒ DETTORI</strong> viene trasferito dalla Pretura alla Corte d’appello e dovrà essere il Tar a dichiarare non valido il passaggio. E comunque è il miliardo di risarcimento a pesare come una spada di Damocle sulla sua testa. Per anni. Finche il giudice civile deciderà che a Ligresti nulla è dovuto. Un altro giudice, a cui Dettori si rivolge denunciando l’immobiliarista per lite temeraria, decide infine che è il magistrato ad avere il diritto di essere risarcito, con un simbolico milione di lire. L’incubo è finito. Ma oggi c’è chi lo vuole riaprire per tutte quelle toghe che fanno il loro dovere senza guardare la potenza di fuoco dei loro indagati.</p>
<p><strong>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 5 febbraio 2012</strong></p>
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		<title>Di Paola, non solo F35: pressioni anche per un altro aereo patacca</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 06:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Tecce</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category>
		<category><![CDATA[f35]]></category>
		<category><![CDATA[Giampaolo Di Paola]]></category>
		<category><![CDATA[ministero della Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[rocco buttiglione]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Italia che ripudia la guerra, e accetta sacrifici e sobrietà, non rinuncia ai 131 cacciabombardieri F35 di fabbricazione americana: un mutuo nazionale di 14 anni che costa 15 miliardi di euro. Il governo ha tergiversato, promesso e ritrattato, finché l&#8217;ammiraglio, ministro per la Difesa, ha rimosso scrupoli e risparmi: “Sbagliato cambiare idea”. Non poteva smentire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/DiPaolaINTERNO.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-189267" title="DiPaolaINTERNO" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/DiPaolaINTERNO.jpg" alt="" width="295" height="152" /></a>L’Italia che ripudia la guerra, e accetta sacrifici e sobrietà, non rinuncia ai 131 cacciabombardieri F35 di fabbricazione americana: un mutuo nazionale di 14 anni che costa 15 miliardi di euro. Il governo ha tergiversato, promesso e ritrattato, finché l&#8217;ammiraglio, ministro per la Difesa, ha rimosso scrupoli e risparmi: “Sbagliato cambiare idea”. Non poteva smentire se stesso, nonostante le incognite tecnologiche che turbano gli americani e le ritirate strategiche di Australia, Norvegia e Danimarca. Il protocollo d&#8217;intesa (2002) indica la firma di Di Paola, all&#8217;epoca segretario generale al ministero nonché componente Nato.</p>
<p>Non è mai semplice per la Difesa sigillare operazioni miliardarie. E il ministro è protagonista di una seconda vicenda. L’&#8217;ex responsabile armamenti Di Paola, che conosceva la pratica per l’incarico che ricopriva (marzo 2001-marzo 2004), ricorderà il putiferio per l&#8217;adesione italiana al consorzio europeo – con investimenti totali per 25 miliardi di euro, di cui 8 a carico di Roma &#8211; per la costruzione di 175 Airbus A 400 M, un quadrimotore per il trasporto militare. A distanza di 11 anni, oggi, cadono le resistenze diplomatiche e le ritrosie personali, allora si può raccontare perché l&#8217;Italia deluse francesi e tedeschi. Quelli che aspettano la consegna del primo esemplare con 6 anni di ritardo, esordio previsto per il 2007 e rimandato al 2013: “Ho avuto impressione che intorno a quell&#8217;affare ci fosse un enorme giro di tangenti, io ne fui testimone, e così scrissi una lettera al presidente del Consiglio”, denuncia al <em>Fatto</em> <strong>Rocco Buttiglione</strong>, ministro per le politiche europee nel governo di Silvio Berlusconi che annusò per primo le maniere sporche.</p>
<p>Torniamo indietro con il calendario: fine 2001, inizio 2002. Il ministro per la Difesa è il professor <strong>Antonio Martino</strong>, tessera di Forza Italia numero 2. Martino ripercorre l&#8217;intricata vicenda nel libro <em>Presidente, ci consenta</em> di Angelo Polimeno: “Divento ministro l&#8217; 11 maggio, il generale <strong>Rolando Mosca Moschini </strong>mi dice che l&#8217;indomani dovevo siglare l&#8217;accordo. Non sapevo di cosa si parlasse, e chiesi chiarimenti agli ufficiali che se ne occupavano”. Martino convoca Di Paola (e un generale): “Mi spiegano che si tratta di un aereo particolare per il trasporto, un prodotto di un progetto europeo. Domando: &#8216;Ci serve?&#8217;. Le loro risposte non mi paiono convincenti”. Non si fida, il ministro, e respinge le pressioni. Chiama il capo di Stato maggiore per l’Aeronautica, <strong>Sandro Ferraguti</strong>: “Generale, qui dentro siamo soli, mi spieghi se l&#8217;apparecchio è utile per le nostre esigenze”. Ferraguti è sincero: “Ministro, se me lo regalassero, non saprei cosa farne”.</p>
<p>Il governo annuncia di voler rivedere il progetto: protestano i Democratici di Sinistra, la Margherita, Alleanza Nazionale, un pezzo di Forza Italia e, soprattutto, il ministro <strong>Renato Ruggiero</strong> (Esteri). Passa un mese di violente polemiche, audizioni in parlamento, interrogazioni urgenti, riunioni segrete. In visita al salone aeronautico di Parigi, dove i francesi mostrano le innovazioni tecnologiche più raffinate, il 20 giugno 2001, l&#8217;ammiraglio Di Paola rassicura gli alleati: “Non c&#8217;è alcun mistero dietro la mancata firma del governo &#8211; riporta l’archivio Ansa &#8211; al memorandum di intesa sul nuovo aereo di trasporto militare realizzato da Airbus. Si sapeva che non si sarebbe firmato ora, ma spero che prima possibile, entro settembre, arrivi la firma. Speriamo sia una questione di settimane e non di mesi”. Il responsabile armamenti dimentica, però, che l’Italia aveva già stipulato dei contratti per noleggiare velivoli sostanzialmente identici seppur di vecchia generazione.</p>
<p>Il nervosismo dei ministri ammazza le speranze di Di Paola: il 25 luglio, in Commissione Difesa a Montecitorio, si rifiuta di commentare. Ruggiero parla per mezzo di comunicati ufficiali: “Il ministro difenderà fino in fondo le sue tesi: la partecipazione italiana è necessaria”. L&#8217;ex direttore per le relazioni internazionali di Fiat, che simboleggiava la tregua fra l&#8217;avvocato Agnelli e il Cavaliere, si dimetterà il 6 gennaio 2002. Dice Martino di Ruggiero: “Non aveva interessi personali, ma intorno a questa operazione c&#8217;erano ovviamente molte attese. La famiglia Agnelli avrebbe guadagnato qualcosa come mille miliardi di lire (500 milioni di euro, ndr)”. Servono 11 anni per scoprire perché l&#8217;Italia abbandonò quell&#8217;operazione, che succhia ancora milioni a 8 paesi europei. Nel Consiglio dei ministri decisivo, Martino indica l&#8217;onestà di Buttiglione, e un fallito tentativo di corruzione. Tutti sanno l’origine dei dubbi, nessuno, però, si rivolge ai magistrati. Il vicepresidente di Montecitorio Buttiglione ricostruisce l&#8217;episodio: “Una persona notoriamente vicina al governo francese, quando cominciai il mio mandato (e dunque a metà 2001, ndr), aveva iniziato un discorso non proprio impeccabile. Mi faceva intuire che fossero pronte cospicue offerte in denaro se avessimo sostenuto il consorzio per l&#8217;Airbus. A quel punto, interruppi il discorso. Ritenni mio dovere avvertire Berlusconi. In quei giorni circolavano voci sui modi poco trasparenti per coinvolgere nel progetto gli altri paesi europei. Ho avuto impressione che intorno a questa commessa ci fosse un enorme giro di tangenti. Quell&#8217;affare poteva compromettere i nostri rapporti diplomatici con alcuni alleati europei”. E così l&#8217;Italia ha risparmiato 8 miliardi di euro e un investimento pericoloso. Già nel 2002, in Germania, la Corte federale dei Conti giudicò eccessiva e costosa la commessa di 73 A 400 M pagati 8, 3 miliardi di euro. Con il tempo che s&#8217;è perso, la Germania con quei soldi potrà ricevere 60 esemplari.</p>
<p>La spesa complessiva supererà i 25 miliardi di euro: per l’esercito tedesco, il primo modello di A 400 M è in fase di collaudo, e ci resterà per tre anni. La commessa è fuori controllo: diminuisce la quantità, crescono i costi. Un problemino che riguarda pure il caccia F 35, che si vendeva a 80 milioni e adesso sfiora i 130. Prima di accendere un mutuo di 15 miliardi, forse Di Paola potrebbe rifletterci ancora un pochino.</p>
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		<title>Processo Mills, la ricusazione è infondata</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 19:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno Tinti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[difesa]]></category>
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		<category><![CDATA[ricusazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Diciamo subito che l’imputato B. e i suoi difensori, gli avvocati Ghedini e Longo, fanno il loro mestiere nel rispetto della legge: B. ha tutto il diritto di cercare di non finire in galera; e gli avvocati hanno il dovere di perseguire questo scopo con gli strumenti previsti dalla legge. Tutti, nessuno escluso: si chiama, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Diciamo subito che l’imputato <strong>B. </strong>e i suoi difensori, gli avvocati <strong>Ghedini</strong> e <strong>Longo</strong>, fanno il loro mestiere nel rispetto della legge: B. ha tutto il diritto di cercare di non finire in galera; e gli avvocati hanno il dovere di perseguire questo scopo con gli strumenti previsti dalla legge. Tutti, nessuno escluso: si chiama, in gergo, arrampicarsi sui vetri; ma è legittimo e, come ho detto, perfino doveroso.</p>
<p>Sicché aver <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/30/nastro-fassino-consorte-berlusconi-udienza-rinviata-ritardare-ruby/187599/" target="_blank">ricusato i giudici del<strong> processo Mills</strong></a></span> con lo scopo di arrivare alla prescrizione rientra a pieno titolo nell’attività difensiva. Naturalmente questo non vuol dire che l’istanza di ricusazione sia fondata. E, come gli avvocati hanno il dovere di presentarla (se può servire ad arrivare alla prescrizione), così i giudici hanno il dovere di giudicare secondo giustizia, senza farsi turlupinare e senza accondiscendenze. Ecco perché fatico a capire la decisione della Corte d’appello.</p>
<p>In diritto: Cassazione (n. 31882 / 2008) e Corte europea dei Diritti del’Uomo hanno detto che le pronunzie del giudice in materia di ammissione delle prove non possono essere valutate ai fini di una ricusazione. In altri termini, non si può presentare un’istanza di ricusazione sostenendo che il giudice ha <strong>anticipato </strong>un giudizio di colpevolezza, ciò desumendo dalla sua decisione di non sentire alcuni testi presentati dalla difesa. Queste decisioni del giudice possono essere censurate in Appello o in Cassazione (<em>“il giudice di primo grado ha sbagliato; se avesse sentito i testi avrebbe potuto decidere in altro modo”</em>); ma non possono essere ritenute prova di un’anticipazione di giudizio. Il che, per la verità, è anche facile da capire: se non fosse così, ogni decisione del giudice contraria a una richiesta della difesa sarebbe prova di una presunta anticipazione, in chiave colpevolista, del giudizio; e lo sarebbe perfino ogni accoglimento di una richiesta dell’accusa a cui la difesa si opponesse. Insomma il processo sarebbe paralizzato.</p>
<p>Sicché<strong> B. e i suoi avvocati hanno torto</strong>. E la loro istanza di ricusazione avrebbe dovuto essere giudicata inammissibile. Attenzione: non respinta. Proprio giudicata inammissibile perché “manifestamente infondata” (art. 41 codice di procedura). Invece la Corte d’appello l’ha giudicata ammissibile. Perché? Lo sapremo dopo il 18 febbraio, quando deciderà nel merito.</p>
<p>Però è proprio strano. Anche perché, con un processo per un reato che sta<strong> lì lì per prescriversi</strong>, aver fissato la camera di consiglio il 18 febbraio è veramente privo di senso comune. Qui non si sta giudicando Romoletto Gratta che ha rubato un paio di Cd al supermercato; di processi così se ne prescrivono migliaia, e che sarà mai se si prescrive anche questo?! Qui si giudica B., che è stato presidente del Consiglio dei ministri per una vita e che è imputato di aver corrotto un testimone. Roba forte. Un elementare programmazione, fondata – come in ogni ufficio giudiziario – sull’importanza dei processi, avrebbe dovuto indurre la Corte a fissare la camera di consiglio il prima possibile, magari un sabato pomeriggio. Che direste di un giudice che, per fare i processi già in calendario, magari processi da poco, fa prescrivere un omicidio? Invece&#8230;</p>
<p>Ma la prescrizione è sospesa durante la procedura di ricusazione (art. 159 codice penale); quindi comunque una <strong>sentenza </strong>nel merito potrà essere emessa. Sì però, perché andare a cercarsi guai? Non era più semplice dirgli “tutte balle, tornate in tribunale e fatevi giudicare”? Respinti con perdite e chiasso finito. Mah. <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://books.google.it/books?id=hjiMpXCMCvsC&amp;pg=PA334&amp;lpg=PA334&amp;dq=Habent+sua+sidera+lites&amp;source=bl&amp;ots=cTThqYENWZ&amp;sig=Qg4ZJDuDTpKUy0SDWE5BYCbi5Gc&amp;hl=it&amp;sa=X&amp;ei=YDAsT5GwOpCyhAeT5Yz7Cg&amp;ved=0CDMQ6AEwAg#v=onepage&amp;q=Habent%20sua%20sidera%20lites&amp;f=false" target="_blank"><em>Habent sua sidera lites</em></a></span>: anche i processi hanno il loro destino.</p>
<p><em>Il Fatto Quotidiano, 3 febbraio 2012 </em></p>
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		<title>Per due volte sindaco di comuni sciolti per mafia. Per i magistrati adesso è incandidabile</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 17:34:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nello Trocchia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category>
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		<description><![CDATA[Ha battuto un altro record il medico politico Antonio Agostino Ambrosio, coordinatore provinciale del Pid (il partito dell&#8217;ex ministro Saverio Romano), ras politico di San Giuseppe Vesuviano, paese in provincia di Napoli, regno incontrastato del boss Mario Fabbrocino. Ambrosio nel 1992 era primo cittadino, l&#8217;anno dopo il comune fu sciolto per infiltrazioni mafiose. Sindaco (allora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ha battuto un altro record il medico politico <strong>Antonio Agostino Ambrosio</strong>, coordinatore provinciale del Pid (il partito dell&#8217;ex ministro <strong>Saverio Romano</strong>), ras politico di San Giuseppe Vesuviano, paese in provincia di Napoli, regno incontrastato del boss <strong>Mario Fabbrocino</strong>. Ambrosio nel 1992 era primo cittadino, l&#8217;anno dopo il comune fu sciolto per infiltrazioni mafiose. Sindaco (allora Pdl) anche nel 2009 quando la prefettura di Napoli, grazie al lavoro del funzionario Salvatore Carli e dal vicequestore <strong>Paolo Iodice</strong>, decise di azzerare nuovamente l&#8217;ente locale per condizionamento della camorra. Pronunciamento prima annullato dal Tar, poi confermato dal Consiglio di Stato. Ora arriva la sentenza del Tribunale di Nola, sezione civile, che assicura un altro record per Ambrosio. I magistrati lo hanno giudicato incandidabile alle prossime elezioni applicando la nuova legge 94 del 2009 sugli scioglimenti degli enti per mafia.</p>
<p>Ambrosio è il primo politico campano giudicato incandidabile, altri tre casi si registrano solo in Calabria. La prima sezione civile, presidente <strong>Fragola Giovanni Rabuano</strong>, giudici <strong>Vincenza Barbalucca e Roberta Guardasole</strong> ha accolto la richiesta del procuratore aggiunto della Procura di Nola <strong>Maria Antonietta Troncone</strong>, in passato pm anticamorra. L&#8217;incandibalità è una misura preventiva che riguarda solo una tornata elettorale. Una sentenza che rompe il feudo che Ambrosio ha costruito a partire dalla prima elezione a sindaco nel 1985, in sella per decenni, esclusa una parentesi negli anni novanta prima di tornare primo cittadino nel 2002 nonostante avesse patteggiato una pena, sospesa, a due anni per il reato di concussione.</p>
<p>Ambrosio vanta amicizie importanti come quella con l&#8217;ex deputato <strong>Alfredo Vito</strong> e il senatore Pdl <strong>Sergio De Gregorio</strong>, sempre presenti nelle adunate vesuviane di Tonino o biondo, nome di battaglia di Ambrosio. La sentenza ripercorre le doti relazionali del sindaco. I giudici riportano gli atti di una inchiesta della distrettuale antimafia di Napoli e scrivono: “Nello stesso momento in cui si presentava pubblicamente come uomo della legalità (Ambrosio, ndr) impegnato a difendere le istituzioni nei processi di camorra, contestualmente in via occulta e riservata stringeva patti ed accordi secondo quanto emerge dall’attività di indagine con soggetti di spicco dei gruppi criminali”.</p>
<p>Durante l&#8217;annuale Festival del libro, negli anni del potere di Ambrosio, a San Giuseppe sfilavano anche importanti magistrati e il sindaco ricordava l&#8217;importanza di rompere “il muro di omertà”. I giudici individuano in Luigi Oncia, nipote di Antonio Cutolo, ras criminale di zona (condannato a 20 anni per una sfilza di reati), il “ Trait d&#8217;union tra il sindaco e la criminalità locale” e anche assumendo l&#8217;ipotesi di semplici contatti con gli uomini della mala vesuviana scrivono: “Non è dato giustificare che il primo cittadino, garante di trasparenza e organizzazione di un servizio pubblico, possa avere coinvolgimenti con tali personalità, offuscando in tal senso ed in ogni caso la linearità dell’operato”. Ma è sul fronte dei rifiuti, il piatto forte, che si concentra l&#8217;attenzione della commissione prefettizia e dei giudici nella sentenza di incandidabilità. Il feudo di Ambrosio nel settore spazzatura viene così descritto dal collegio: “In sostanza, secondo gli accertamenti della polizia di stato le società che si sono succedute nella gestione dell’igiene urbana del Comune , sin dal 1985, sia pur con diversa denominazione sociale, sono ritenute riconducibili di fatto allo stesso gruppo imprenditoriale <strong>Colucci</strong> – Ambrosio , interessato da numerosi precedenti penali e riconducibile al clan Fabbrocino”. Nel settore rifiuti il sindaco è &#8220;caratterizzato dalla volontà di mantenere in essere contatti con specifiche entità imprenditoriali gravate da controindicazioni antimafia; ha attuato scelte e condotte organizzative e procedurali violando norme di legge, statutarie e regolamentari; ha attuato scelte e condotte spesso in violazione fraudolenta della normativa antimafia”.</p>
<p>I magistrati ripercorrono le illegittimità nell&#8217;affidamento di appalti pubblici, l&#8217;immobilismo nel contrasto all&#8217;abusivismo edilizio, la disinvoltura nel rilascio delle autorizzazioni commerciali anche a “ soggetti correlati alla criminalità organizzata”. “A carico del Sindaco – conclude il collegio &#8211; emergono sufficienti elementi , concreti ed univoci, che fondano l’assunto della correlazione ad entità criminose”. Nella sentenza vengono dichiarati incandidabili anche i consiglieri Francesco Santorelli, Franco Giugliano e Gennaro Ambrosio.</p>
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		<title>Milano, il processo Mills contro Berlusconi bloccato da un trafiletto di Libero</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 17:09:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category>
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		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
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		<description><![CDATA[Un articolo di Libero blocca per oltre un&#8217;ora il processo Mills contro Silvio Berlusconi, in corso a Milano. Un trafiletto di tre righe apparso ieri sul sito del quotidiano diretto da Maurizio Belpietro evocava la possibilità che il pm Fabio De Pasquale indagasse l&#8217;avvocato inglese David Mills per falsa testimonianza, in relazione alle sue deposizioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/03/mills_berlusconi_interna.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-99028" title="mills_berlusconi_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/03/mills_berlusconi_interna.jpg" alt="" width="295" height="152" /></a>Un articolo di <em>Libero</em> blocca per oltre un&#8217;ora il processo Mills contro <strong>Silvio Berlusconi</strong>, in corso a Milano. Un trafiletto di tre righe apparso ieri sul sito del quotidiano diretto da <strong>Maurizio Belpietro</strong> evocava la possibilità che il pm <strong>Fabio De Pasquale</strong> indagasse l&#8217;avvocato inglese <strong>David Mills</strong> per falsa testimonianza, in relazione alle sue deposizioni <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/31/processo-mills-difesa-dollari-tangente-interessi-capitale/188022/" target="_blank">nel processo che vede <strong>Berlusconi</strong> indagato per corruzione in atti giudiziari</a>. Tanto è bastato perché i legali di Mills, collegati da Londra con il loro assistito e un giudice britannico, chiedessero un chiarimento a De Pasquale. Perché da indagato, hanno sostenuto, Mills non avrebbe più &#8220;l&#8217;obbligo di rendere testimonianza&#8221;.</p>
<p>Un processo bloccato per un trafiletto sul web è n caso senza precedenti, e infatti il presidente della Corte <strong>Francesca Vitale</strong> ha fatto presente che “questo tribunale non può dare peso e corpo ad articoli” di giornali. Nonostante questo, il pm De Pasquale ha chiarito che “nessuna decisione è stata presa da questo ufficio rispetto a profili di falsa testimonianza. Nulla debbo dire perché c&#8217;è il nulla”. E ha aggiunto una battuta: “Questa cosa mi sembra un po&#8217; <em>fabricated</em>&#8220;. De Pasquale ha notato che la lettera in cui i legali di Mills segnalavano alla corte dei &#8220;rumors&#8221; sull&#8217;incriminazione del loro assistito è stata inviata alle 12,27,  mentre l’articolo online è uscito intorno alle 17.</p>
<p>Alla fine della discussione, la testimonianza di Mills è ripresa regolarmente, con il consenso del giudice inglese che sovraintende alla regolarità del trattamento del cittadino britannico. &#8221;Il mio compito &#8211; ha spiegato &#8211; è stabilire se vi sia equità nei confronti dei testi ascoltati. Questa sospensione è stata molto utile perché ho notato in modo chiaro le risposte estremamente utili date da De Pasquale. Mills non è indiziato, né sotto accusa per la testimonianza&#8221;.</p>
<p>Sul processo che vede imputato l&#8217;ex premier Berlusconi  incombe la prescrizione, prevista a metà febbraio, e l&#8217;accelerazione delle udienze impressa dalla corte ha provocato scontri con la difesa, che ha chiesto tra l&#8217;altro la ricusazione dei giudici.</p>
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		<title>Responsabilità civile, la rivolta dei magistrati &#8220;Norma punitiva, giustizia a rischio&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 15:54:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category>
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		<description><![CDATA[Responsabilità civile, è rivolta tra i giudici. Dopo l&#8217;inaspettata approvazione alla Camera dell&#8217;emendamento leghista firmato da Gianluca Pini, contro il parere del governo e con il sì del Pdl, si moltiplicano le reazioni negative delle massime cariche della magistratura italiana. Una norma &#8220;inappropriata&#8221; per l&#8217;ex presidente della Corte costituzionale Cesare Mirabelli. Una &#8220;limitazione dell&#8217;indipendenza dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_188862" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/Michele-lupo-presidente-cassazione_interna.jpg"><img class="size-full wp-image-188862" title="Michele lupo presidente cassazione_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/Michele-lupo-presidente-cassazione_interna.jpg" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Il presidente della Corte di cassazione Michele Lupo</p></div>
<p>Responsabilità civile, è rivolta tra i giudici. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/02/responsabilita-civile-delle-toghe-approvato-emendamento-della-lega/188489/" target="_blank">Dopo l&#8217;inaspettata approvazione alla Camera dell&#8217;emendamento leghista firmato da <strong>Gianluca Pini</strong>, contro il parere del governo e con il sì del Pdl</a>, si moltiplicano le reazioni negative delle massime cariche della magistratura italiana. Una norma &#8220;inappropriata&#8221; per l&#8217;ex presidente della Corte costituzionale <strong>Cesare Mirabelli</strong>. Una &#8220;limitazione dell&#8217;indipendenza dei giudici&#8221; per il presidente della Cassazione <strong>Michele Lupo</strong>. Mentre il numero uno dell&#8217;Associazione nazionale magistrati <strong>Luca Palamara</strong> si augura senza mezzi termini che l&#8217;emendamento &#8220;venga tolto di mezzo&#8221; quando la legge comunitaria in cui è stato inserito sarà discussa in Senato.</p>
<p>Sul fronte politico, intanto, a difesa del provvedimento si ricompatta la &#8220;vecchia&#8221; maggioranza di centrodestra. Ma in un&#8217;intervista sul <em>Secolo XIX</em>, l&#8217;ex magistrato ed ex parlamentare Pd<strong> Luciano Violante</strong> definisce l&#8217;emendamento leghista un “pasticcio ideologico” che però “segnala un’insofferenza che non va sottovalutata”.</p>
<p>Giusto che lo Stato risarcisca il cittadino per i danni subiti &#8211; è la linea che emerge dalle dichiarazioni delle toghe &#8211; ma senza passare dalla punizione del magistrato, a meno di comportamenti dolosi. Che la norma sulla responsabilità &#8220;sia incostituzionale è discutibile, ma sicuramente è inappropriata&#8221;, spiega all&#8217;Adn Kronos il presidente emerito della Corte costituzionale <strong>Cesare Mirabelli</strong>. La tutela del cittadino dagli errori giudiziari &#8220;non può che essere il risarcimento del danno, certamente non il perseguire direttamente il magistrato che ha adottato l’atto. Sarà lo Stato a procedere successivamente&#8221;. Il che non significa &#8220;che il magistrato non debba rispondere&#8221;, continua. &#8220;Anzitutto disciplinarmente e deontologicamente, ma anche dal punto di vista patrimoniale, con un’azione che lo Stato potrà poi svolgere per rivalersi nei suoi confronti&#8221;.</p>
<p>Il primo presidente di Cassazione Michele Lupo, intervenuto a un convegno a Roma, punta invece sull&#8217;indipendenza dei giudici, che la responsabilità civile &#8220;in linea di principio, limita sempre. Questo è fuori discussione&#8221;. Lupo nega il legame, evocato dai leghisti, tra la reponsabilità civile e i richiami dell&#8217;Unione europea all&#8217;Italia in materia di giustizia. &#8220;La sentenza della Corte europea del novembre del 2011&#8243;, ha precisato, &#8220;ha condannato l’Italia perché ha limitato eccessivamente la responsabilità dello Stato per l’attività giudiziaria, ma ciò è ben diverso dalla responsabilità diretta del giudice&#8221;.</p>
<p>Quanto all&#8217;Associazione nazionale magistrati, già subito dopo il voto alla Camera era intervenuta con estrema durezza. Il presidente Luca Palamara e il segretario <strong>Giuseppe Cascini</strong> avevano parlato di &#8220;una forma intimidatoria e di vendetta verso il libero esercizio della funzione di giudice”, nonché di “un ennesimo tentativo di risentimento e di ritorsione” nei confronti della magistratura. Palamara torna alla carica: &#8220;Auspico che questo emendamento venga tolto di mezzo&#8221;, afferma ai microfoni di SkyTg24. &#8220;E&#8217; falso dire che in Italia il magistrato che sbaglia non paga, perché già oggi sono previste cinque forme di responsabilit”. Ma l&#8217;emendamento approvato dalla Camera, spiega Palamara, &#8220;introduce la responsabilità diretta del magistrato, il che comporta che tra le due parti nel processo quella alla quale si dà torto può agire contro il giudice, che pertanto nel decidere si sente vincolato, con un danno evidente per la sua indipendenza e autonomia”. E così di fronte all’eventualità di essere trascinato in giudizio, &#8220;finirà per non decidere&#8221;. Il Comitato direttivo centrale dell’Anm è convocato d’urgenza il 7 febbraio per discutere le iniziative da adottare.</p>
<p>Partecipano alla levata di scudi diversi pm impegnati sui fronti caldi. Per il procuratore aggiunto di Palermo <strong>Antonio Ingroia</strong>, la legge &#8221;rischia di avere un effetto intimidatorio, disturbando la serenità di tutti i magistrati&#8221;. Mentre <strong>Nello Rossi</strong>, procuratore aggiunto a Roma e componente del &#8220;parlamentino&#8221; dell’Anm, in un&#8217;intervista a <em>Repubblica</em> si dice “sinceramente stupefatto” dal via libera della Camera all’emendamento sulla responsabilità civile dei magistrati, un provvedimento “chiaramente punitivo” che “rischia di produrre effetti devastanti sul corretto funzionamento della giurisdizione”. Sul <em>Corriere della Sera</em>, il segretario di Magistratura indipendente <strong>Cosimo Ferri</strong> annuncia mobilitazioni che potrebbero arrivare alla &#8220;paralisi delle udienze&#8221;.</p>
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		<title>Il branco troglodita e la caverna del diritto</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 14:56:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rita Di Giovacchino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
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		<description><![CDATA[Una cattiva notizia ci ha svegliato questa mattina. Non la neve, come ci avevano annunciato, ma una sentenza di Cassazione destinata a portarci indietro di 35 anni, quando la maggior parte delle donne giovani, cui credevamo di aver consegnato un mondo migliore &#8211; dove poter uscire di notte, mettere una minigonna, vivere la propria sessualità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una cattiva notizia ci ha svegliato questa mattina. Non la neve, come ci avevano annunciato, ma una<strong> <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/02/violenza-gruppo-cassazione-possibili-anche-misure-cautelari-diverse-carcere/188551/" target="_blank">sentenza di Cassazione</a></span></strong> destinata a portarci indietro di 35 anni, quando la maggior parte delle donne giovani, cui credevamo di aver consegnato un mondo migliore &#8211; dove poter uscire di notte, mettere una minigonna, vivere la propria sessualità liberamente come i loro coetanei &#8211; non era ancora nata. La Corte di Cassazione, con una sentenza, in cui pure si rivendicano sacrosanti principi costituzionali quali la “libertà personale” e perfino la “funzione della pena”, ha affermato che la violenza sessuale non è poi un reato tanto grave da comportare la detenzione in carcere, al massimo possono  prevedersi i “domiciliari”.</p>
<p>Non parliamo delle tante violenze che le donne subiscono in famiglia, da parte dell&#8217;ex marito o innamorato respinto, ma del più spregevole dei reati: lo<strong> stupro di gruppo</strong>. Quando a commetterlo è il “branco”: due, tre o più uomini che concepiscono il sesso come atto predatorio e rivendicano il diritto di appropriarsene come e quando vogliono, anche per riaffermare la proprio superiorità di specie. Quasi fosse un <em>self service</em>. Il supremo giudice, con parrucca ed ermellino, sembra dimenticare che queste atroci violenze  mutilano la donna nel corpo e nella psiche, quando non sfociano, come spesso accade, in omicidio.</p>
<p>Non è soltanto una sentenza sbagliata<em> “sotto il profilo tecnico”</em>, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.tmnews.it/web/sezioni/top10/20120203_073804.shtml" target="_blank">come rivendica l&#8217;avvocata <strong>Giulia Bongiorno</strong></a></span>, è una sentenza aberrante  che cancella con un colpo di spugna decenni di battaglie che le donne hanno combattuto per rivendicare il proprio diritto a essere considerate “persone”. Pochi ricordano che prima che l&#8217;avvocato <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tina_Lagostena_Bassi" target="_blank">Tina Lagostena</a></span></strong>, allieva di Giuliano Vassalli, scendesse nell&#8217;arena sanguinaria dei processi per stupro, la violenza sessuale non era neppure considerato un reato “contro la persona”. Ma un reato contro la morale, perciò aveva un certo valore se la donna era ancora vergine (avendo provocato un danno irreparabile nei confronti del futuro marito e lo “ius primae noctis”) ma valeva ben poco se invece non lo era. Certe cose non accadono a donne “perbene”, ma a “quelle” che se la vanno a cercare era la filosofia di base.</p>
<p>Penso che molto si parlerà di questa sentenza, voglio soltanto ricordare quale vittoria immensa fu poter assistere al <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Processo_per_stupro" target="_blank"><strong>Processo per stupro</strong></a></span></em>, trasmesso dalla Rai il 26 aprile 1979. L&#8217;idea di documentare il processo era nata da un convegno internazionale femminista svoltosi nella Casa delle donne in via del Governo vecchio a Roma. Fu poi trasmesso al Festival di Berlino, dove ottenne perfino un premio. La vittima era Fiorella, 18 anni, di Latina: la ragazzina aveva denunciato quattro uomini, fra cui un conoscente, che l&#8217;aveva invitata, lei lavoratrice in nero, in una villa per discutere una proposta di lavoro stabile. Ahi, una ragazza per bene non accetta simili inviti!</p>
<p>Memorabile l&#8217;arringa di Tina: <em>“Presidente, giudici, noi donne siamo presenti a questo processo. Prima di tutto Fiorella, poi le compagne in aula, ed io, che sono qui prima di tutto come donna e poi come avvocato&#8230; noi chiediamo giustizia&#8230;noi vogliamo che in questa aula ci sia resa giustizia ed è una cosa diversa. Chiediamo che anche nelle aule dei tribunali, ed attraverso ciò che avviene nelle aule dei tribunali, si modifichi quella che è la concezione del nostro Paese:<strong> la donna non è un oggetto</strong>&#8230; Vi diranno gli imputati e io mi auguro di riuscire ad avere la forza di sentirli &#8211; non sempre ce l&#8217;ho, lo confesso &#8211; di non dovermi vergognare, come donna e come avvocato, per la toga che tutti insieme portiamo. La difesa è sacra, inviolabile&#8230; nessuno di noi avvocati si sognerebbe d&#8217;impostare una difesa per rapina come s&#8217;imposta un processo per violenza carnale. Nessuno degli avvocati direbbe nel caso di quattro rapinatori che entrano in una gioielleria: &#8216;Vabbè, però il gioielliere ha un passato poco chiaro, magari  ha ricettato, evade le tasse!&#8217;. Nessuno si sognerebbe di infangare la parte lesa. Io mi chiedo, perché se invece che quattro oggetti d&#8217;oro, l&#8217;oggetto del reato è una donna in carne ed ossa, perché ci si permette di fare un <strong>processo alla ragazza</strong>”. </em></p>
<p>Se lo chiedeva Tina Lagostena, ce lo chiediamo ancora oggi noi. Signori, giudici, abbiamo altro per la testa: cercare un lavoro, mantenere i figli, pagare le bollette. Quei trogloditi degli stupratori <strong>stiano in carcere </strong>almeno un po&#8217;,  noi nella vostra caverna non vogliamo tornarci.</p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/03/branco-troglodita-caverna-diritto/188847/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
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		<title>Violenza di gruppo e informazione demagogica</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 12:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Imperato</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La Cassazione ha stabilito che non deve applicarsi obbligatoriamente la misura cautelare della custodia in carcere per gli indagati del <strong>reato di violenza sessuale di gruppo</strong>. La notizia si è rapidamente sparsa sul web facendo ritenere che la Suprema Corte avrebbe detto che gli stupratori non devono più andare in carcere e così risultando in un&#8217;umiliazione per le donne o quanto meno in una grave e incomprensibile sottovalutazione di un delitto particolarmente odioso.</p>
<p>Ovviamente ne sono seguite le varie reazioni indignate in difesa delle donne. E chi non sta dalla parte della donna e della persona offesa in generale in fatti simili? La Cassazione allora è composta da maschilisti retrogradi e insensibili? Capisco che la notizia presentata così sia più appetitosa e stimoli maggiormente il populismo forcaiolo, ma le cose stanno diversamente e la Cassazione non solo non è impazzita ma ha applicato un <strong>principio addirittura di rango costituzionale</strong>. Proviamo a fare chiarezza.</p>
<p>Anzitutto qui non si sta parlando della pena, ma della <strong>misura cautelare applicabile</strong>. Quindi si tratta di capire quali misure applicare a indagati (non stupratori, ma indagati) ancora non dichiarati colpevoli con sentenza definitiva e che quindi godono ancora della presunzione di colpevolezza. L&#8217;ordinamento sacrifica parzialmente questo principio laddove qualcuno sia accusato di reati gravi e in presenza di due fondamentali e ulteriori presupposti: presenza di gravi indizi (che però appunto non sono prova certa e garanzia di condanna) e sussistenza di esigenze cautelari, ovvero se c&#8217;è il rischio che l&#8217;indagato commetta altri reati gravi oppure che si dia alla fuga o ancora che cerchi di inquinare le prove. Solo in presenza di questi rigidi presupposti è possibile infliggere una limitazione della libertà personale anche ad una persona ancora non giudicata in maniera definitiva colpevole.</p>
<p>E&#8217; una <strong>scelta sempre difficile e anche dolorosa</strong> perchè la presunzione di non colpevolezza è una cardine del nostro diritto, ma di fronte a determinati rischi e pericoli si giustifica la scelta di applicare una misura cautelare. Ciò detto si tratta di decidere quale misura. Il codice ci fornisce una regola di fondo: &#8220;la custodia cautelare in carcere può essere disposta soltanto quando ogni altra misura risulti inadeguata&#8221;. Il carcere, insomma, è l&#8217;ultima spiaggia, e si deve ricorre a tale estremo strumento solo se ogni altra strada appare insufficiente. Quali sono le altre strade? Gli arresti domiciliari, l&#8217;obbligo di dimorare in un certo comune o di non andare in un certo posto, il divieto di vivere con la famiglia (per determinati reati &#8220;domestici&#8221;), ecc&#8230;</p>
<p>Può anche accadere che nonostante si tratti di un reato molto grave sia sufficiente una misura meno grave del carcere e vi faccio un esempio per farmi capire. Esiste un reato più grave e orribile che uccidere un neonato? Non credo, eppure <strong>Anna Maria Franzoni </strong>ha atteso la sentenza definitiva da persona libera e solo dopo è andata in carcere. Un paradosso? Non direi, e che si sia trattato di una scelta equilibrata lo dimostra il fatto che nel frattempo ella non ha commesso altri reati: quindi da questo punto di vista i giudici hanno giustamente ritenuto che non fosse necessario adottare misure restrittive nonostante l&#8217;estrema gravità del delitto e la presenza di indizi gravissimi che infatti poi hanno condotto alla condonna e alla pena detentiva.</p>
<p>Per tornare al reato di violenza sessuale di gruppo, il legislatore aveva tentato di obbligare i magistrati a tenere sempre in carcere gli indagati per taluni reati (tra cui quelli di violenza sessuale). La Corte Costituzionale ha bocciato una simile scelta, priva di razionalità giuridica e di buon senso: la<strong> presunzione di innocenza</strong> non può essere gettata alle ortiche e dovrà sempre valutarsi caso per caso e persona per persona se è necessario applicare una misura e quale tra le varie misure sia la più idonea e quella comunque sufficiente a garantire le esigenze cautelari.</p>
<p>Aggiungo solo che lo Stato ogni anno paga svariati milioni di euro per <strong>risarcire persone ingiustamente detenute</strong>, ovvero che sono state tenute in carcere e poi assolte nel processo: questo dato, che non sto qui adesso a commentare, ci dice quanto meno che anche in fase cautelare ci si può sbagliare e quindi serve grande equilibrio. Equilibrio nel saper tutelare e proteggere la persona offesa e la sicurezza pubblica in generale da un lato, garantendo però i diritti dell&#8217;indagato e difendendo i principi fondamentali dello Stato di diritto, che non deve mai cedere alla paura.</p>
<p>Che l&#8217;ex ministro <strong>Carfagna</strong> dica che così &#8220;si manda un messaggio sbagliato&#8221; la dice lunga sul senso del diritto di certa politica: i magistrati con i loro provvedimenti non mandano messaggi, ma accertano fatti e applicano la legge e la Costituzione a casi specifici e persone specifiche. Esistono sistemi in cui le persone vengono usate per mandare messaggi tramite provvedimenti esemplari e non calibrati sul caso specifico: sono i sistemi fascisti e illiberali.</p>
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		<title>Gianni, Rocco e le molestie di gruppo</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 11:36:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Faiella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un po’ di tempo fa ho subito una molestia a sfondo sessuale. Qualcuno, (la cassazione ad esempio) l’avrebbe definita soltanto un corteggiamento un po’ spinto: in effetti non ci sono stati palpeggiamenti o mani sul sedere. Solo parole. Parole pesanti, volgari, cretine. Solo sguardi di un certo tipo, che cosa sarà mai in fondo un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un po’ di tempo fa ho subito una <strong>molestia </strong>a sfondo sessuale. Qualcuno, (la cassazione ad esempio) l’avrebbe definita soltanto un <em>corteggiamento un po’ spinto</em>: in effetti non ci sono stati palpeggiamenti o mani sul sedere. <em>Solo</em> parole. Parole <em>pesanti, volgari, cretine</em>. <em>Solo </em>sguardi di un certo tipo, che cosa sarà mai in fondo un innocente <strong>sguardo spermatozoico</strong>? <em>Che cosa sarà mai</em>. Ho pensato anch&#8217;io così e ho liquidato la faccenda con un “è solo un povero pirla allupato”. Eppure, le <em>avance </em>pesantissime del povero pirla  mi sono rimaste <strong>attaccate addosso</strong> per giorni e non riuscivo a scollarmi la sensazione frustrante di una <strong>violazione</strong>. A molti, a molte, a tutti coloro che non l’hanno mai provato sembrerà  una <em>esagerazione </em>eppure vi assicuro che di questo si tratta, della sensazione di essere state in qualche modo violate, offese, invase.</p>
<p>Non oso dunque nemmeno immaginare che cosa si provi subendo una violenza sessuale e non voglio commentare qui la <strong>sentenza della Cassazione</strong> sullo stupro di gruppo, altri l’hanno già fatto e lo faranno meglio di me. Constato soltanto, per l’ennesima volta, che le donne in Italia <em>non contano una cippa di nulla</em>. Rilevo che ancora una volta <strong>due presentatori</strong> di sesso maschile e di mezza età (diciamo così) si  sono permessi  di trattare una giovane donna come un oggetto, come una <em>decerebrata</em> qualsiasi (tutte le donne giovani e carine sono cretine, si sa). <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/30/quoque-gianni/187716/" target="_blank">Gianni Morandi e Rocco Papaleo</a></span></strong> (erano in <strong>due</strong>, quindi <strong>gruppo</strong>, quindi <em>meno </em>colpevoli), non sono particolarmente maschilisti credo. Sono solo italiani, questo sì, e si muovono in un contesto culturale dove si sentono autorizzati a comportarsi così: “che c’è di male” diranno.</p>
<p>Non chiedo <strong>vendette</strong>. Non servirebbe che una <strong>signora cinquantenne</strong> si permettesse di fare avances imbarazzanti a un giovanissimo “valletto”. Non sarebbe utile che una giovane “grechina”, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/30/quoque-gianni/187716/" target="_blank">per usare un termine caro a Lorella Zanardo</a></span>, <strong>si ribellasse</strong> al conduttore televisivo di turno dicendogli: “<em>Senti brutto porco viscido e schifoso</em> tieni la tue manacce a posto, ok? E vai a trattare da schifo quel palle mosce del tuo collega!” Non servirebbe no. <strong>Ma sarebbe tanto bello,</strong> oh sì tanto!</p>
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		<title>Lusi: &#8220;Mi autosospendo dal Pd&#8221; Arturo Parisi ascoltato in Procura</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 11:29:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre continua l&#8217;inchiesta sulla gestione dei fondi della Margherita, il senatore Luigi Lusi annuncia all&#8217;Ansa di essersi autosospeso “con effetto immediato dal Partito democratico”, per consentire al partito “una più piena libertà di azione politica”, e a se stesso una “difesa giudiziaria più libera”. Sul fronte dell&#8217;inchiesta giudiziaria condotta dalla Procura di Roma, è stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_188797" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/arturo_parisi_interna.jpg"><img class="size-full wp-image-188797" title="arturo_parisi_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/arturo_parisi_interna.jpg" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Arturo Parisi </p></div>
<p>Mentre continua l&#8217;inchiesta sulla gestione dei fondi della Margherita, il senatore <strong>Luigi Lusi</strong> annuncia all&#8217;Ansa di essersi autosospeso “con effetto immediato dal Partito democratico”, per consentire al partito “una più piena libertà di azione politica”, e a se stesso una “difesa giudiziaria più libera”.</p>
<p>Sul fronte dell&#8217;inchiesta giudiziaria condotta dalla Procura di Roma, è stato sentito dai magistrati <strong>Arturo Parisi</strong>. Dopo l&#8217;esplosione dello scandalo legato ai 13 milioni di euro sottratti da<strong> </strong><strong>Lusi</strong><strong> </strong>dai conti della Margherita, Parisi era stato il primo a ricordare i suoi dubbi su quei bilanci strani del partito. Proprio per questo motivo, oggi  il procuratore aggiunto della Procura di Roma, <strong>Alberto Caperna</strong>, e il sostituto Stefano Pesci hanno convocato l&#8217;ex ministro <strong>Arturo Parisi </strong>per ascoltarlo in qualità di persona informata dei fatti. L&#8217;audizione dell&#8217;esponente del Partito democratico è durata circa due ore e, secondo quanto trapela, oggetto dell&#8217;approfondimento degli inquirenti sono alcune dichiarazioni rilasciate da Parisi nei giorni scorsi.</p>
<p>Parisi, in particolare, ha affermato che nel corso dell&#8217;assemblea della <strong>Margherita </strong>del 2011 chiese &#8220;un approfondimento del bilancio perché c&#8217;erano voci opache e ampie. Non votai il bilancio preventivo e l&#8217;assemblea fu sospesa finché non si decise la formazione di un organismo che approfondisse successivamente. Ma questo organismo non si è mai riunito&#8221;.   L&#8217;esponente del Pd, inoltre, ha aggiunto che &#8220;<strong>Franco Marini</strong> propose di costruire un gruppo di analisi che si sarebbe riunito dopo la votazione dell&#8217;assemblea. Dell&#8217;organismo inizialmente avrebbero dovuto far parte pochi membri, Rutelli, Bocci, Bianco e Lusi, ma successivamente fu allargato ad altri, tra cui credo di ricordare Rosy Bindi, Dario Franceschini, Enrico Letta, Beppe Fioroni. Ma l&#8217;unica volta che venne convocato nel novembre del 2011 andò quasi deserto per cui io mi dimisi in polemica&#8221;.</p>
<p>E&#8217; probabile che la prossima settimana il procuratore aggiunto <strong>Alberto Caperna</strong> e il pm <strong>Stefano Pesci </strong>decidano di ascoltare a piazzale Clodio altri parlamentari, da convocare sempre come persone informate sui fatti. Tra questi, i pm potrebbero sentire come testi <strong>Renzo Lusetti</strong>, <strong>Enzo Carra</strong> e gli altri firmatari del ricorso presentato al tribunale civile di Roma per impugnare la validità dei rendiconti del partito riguardanti il periodo 2009-2010.</p>
<p>In mattinata, inoltre, il senatore del Pdl e membro della commissione affari costituzionali, <strong>Raffaele Lauro</strong>, ha preannunciato che lui e altri senatori presenteranno in queste ore una proposta di legge per istituire una commissione parlamentare di inchiesta sui rimborsi elettorali. &#8221;Di fronte allo scandalo dei rimborsi elettorali, molti politici si affannano a proporre la regolamentazione dei partiti, attesa da decenni, con vincoli rigidi sulla gestione del denaro pubblico, destinato alle campagne elettorali &#8211; ha detto Lauro &#8211; . Si chiudono le stalle, quando i buoi sono scappati. Non basterà, tuttavia, a contenere il discredito che sta investendo l&#8217;intera classe politica. E&#8217; necessario istituire, preliminarmente, una commissione parlamentare di inchiesta, che, avvalendosi di un collegio di periti indipendenti, analizzi tutti i bilanci dei partiti, a partire dal 1994 ad oggi, per accertare la correttezza degli impieghi di tutte le risorse pubbliche&#8221;. E&#8217; probabile che la prossima settimana il procuratore aggiunto Alberto Caperna e il pm Stefano Pesci decidano di ascoltare a piazzale <strong>Clodio </strong>altri parlamentari, da convocare sempre come persone informate sui fatti.</p>
<p>A prender posizione sulla &#8216;questione Lusi&#8217; anche la deputata dell&#8217;Api <strong>Linda Lanzillotta</strong>, secondo cui la vicenda è &#8220;sconvolgente e orrenda&#8221;. &#8220;Non dubito della buona fede e dell&#8217;onestà dei dirigenti della Margherita &#8211; ha detto l&#8217;esponente del partito di Rutelli &#8211; , c&#8217;è stato però un eccesso di delega, quando si amministrano risorse collettive ci dovrebbero essere più controlli al di là delle relazioni  fiduciarie&#8221;. Simili le parole di <strong>Lorenza Cesa</strong>, segretario nazionale dell&#8217;Udc: &#8220;Sono esterrefatto che possa accadere una cosa del genere. Nel mio partito abbiamo tre revisori dei conti presi dall&#8217;esterno, professionisti, che vigilano sul nostro amministratore &#8211; ha detto il braccio destro di <strong>Pierferdinando Casini </strong>- .A luglio convoco un consiglio nazionale che discute del bilancio del partito. E&#8217;necessario fare una legge che regoli in maniera netta la vita dei partiti. Per quanto ci riguarda da un anno e mezzo abbiamo depositato al Senato una proposta di legge: se si vuole si può approvare in due settimane&#8221;.</p>
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