<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Wanda Marra</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/wmarra/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Rimborsi elettorali, il Pd non può rinunciare. Il tesoriere Misiani: &#8220;Non sopravviveremmo&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/14/i-milioni-di-luglio-ci-servono-senn-i-partiti-chiudono/204361/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/14/i-milioni-di-luglio-ci-servono-senn-i-partiti-chiudono/204361/#comments</comments> <pubDate>Sat, 14 Apr 2012 01:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Wanda Marra</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Alfano]]></category> <category><![CDATA[authority]]></category> <category><![CDATA[Bersani]]></category> <category><![CDATA[Casini]]></category> <category><![CDATA[Di Pietro]]></category> <category><![CDATA[Dozzo]]></category> <category><![CDATA[Finanziamento]]></category> <category><![CDATA[lega]]></category> <category><![CDATA[luglio]]></category> <category><![CDATA[milioni]]></category> <category><![CDATA[misiani]]></category> <category><![CDATA[partiti]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category> <category><![CDATA[rimborsi elettorali]]></category> <category><![CDATA[tesoriere]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/14/i-milioni-di-luglio-ci-servono-senn-i-partiti-chiudono/204361/</guid> <description><![CDATA[&#8220;Rinunciare all&#8217;ultima tranche dei rimborsi elettorali? Impossibile, i partiti chiuderebbero. Sarà una verità impopolare, ma qualcuno deve dirla&#8221;. Antonio Misiani, tesoriere del Pd, bilanci alla mano, rivela un dato sorprendente. Soprattutto se rapportato alle cifre incassate dai partiti negli ultimi anni: 503 milioni di euro solo per le politiche del 2008. Onorevole Misiani, quanti soldi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_204428" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/antonio_misiani_tesoriere_pd_interna.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-204428" title="antonio_misiani_tesoriere_pd_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/antonio_misiani_tesoriere_pd_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Antonio Misiani, tesoriere del Pd</p></div><p>&#8220;Rinunciare all&#8217;ultima tranche dei rimborsi elettorali? Impossibile, i partiti chiuderebbero. Sarà una verità impopolare, ma qualcuno deve dirla&#8221;. <strong>Antonio Misiani</strong>, tesoriere del Pd, bilanci alla mano, rivela un dato sorprendente. Soprattutto se rapportato alle cifre incassate dai partiti negli ultimi anni: 503 milioni di euro solo per le politiche del 2008.</p><p><strong> Onorevole Misiani, quanti soldi ha in cassa il Pd?<br /> </strong>Abbiamo un disavanzo di 43 milioni di euro.</p><p><strong>Quindi siete in rosso? Ma negli ultimi 4 anni avete ricevuto 200 milioni di euro.<br /> </strong>I 5 anni di rimborsi elettorali per la legislatura del 2008 li abbiamo messi a bilancio tutti insieme, ma arrivano rateizzati. L&#8217;anno scorso ci siamo dovuti far anticipare qualche milione di euro per arrivare a luglio.</p><p><strong>Se l&#8217;ultima rata dei rimborsi non dovesse arrivare il Pd non sopravviverebbe?<br /> </strong>Esatto. L&#8217; 80-90 per cento dei nostri introiti sono i soldi pubblici. E il problema non vale solo per noi. Il Pdl i soldi dei rimborsi delle politiche del 2008 li ha tutti cartolarizzati, ovvero se li è fatti anticipare dalle banche. E&#8217; notizia risaputa. Tutti i partiti hanno bisogno di quella rata per sopravvivere.</p><p><strong>Stiamo parlando di tantissimi soldi, però.<br /> </strong>Negli ultimi 4 anni per i rimborsi relativi alle varie elezioni abbiamo incassato 37, 4 milioni di euro nel 2008, 46, 3 nel 2009, 60, 1 nel 2011, 58 nel 2012.</p><p><strong>Ma come avete fatto a spenderli tutti?<br /> </strong>Un partito vive sempre, mica solo in campagna elettorale. Quei soldi li usiamo per pagare l&#8217;attività politica, il personale. Il nostro bilancio è certificato. E rimborsi per le amministrative li trasferiamo sul territorio. Capisco il tema della corrispondenza tra spese e rimborsi, ma in tutta Europa i rimborsi elettorali vengono calcolati con criteri forfettari.</p><p><strong>Dipendete dallo Stato.<br /> </strong>Noi abbiamo una quota di autofinanziamento (circa 1500 euro mensili a parlamentare), ma le donazioni da privati sono poche. I cittadini hanno molta poca propensione a donare ai partiti, anche per effetto del logoramento del rapporto con la politica.</p><p><strong>Secondo la Gazzetta Ufficiale però nel 2010 i partiti in cassa avevano 205 milioni di euro.<br /> </strong>E&#8217; un dato legato al ciclo finanziario. I bilanci si chiudono a dicembre e a luglio quei soldi non ci sono più. Almeno per i partiti veri che fanno politica.</p><p><strong>Qual è la somma che i partiti riceveranno il 31 luglio?<br /> </strong>La tranche di luglio è di 180 milioni, perché si sommano – appunto – i rimborsi per le politiche, le europee e le amministrative.</p><p><strong>Alfano, Bersani e Casini hanno promesso un rinvio. Ma poi nel testo dell&#8217;emendamento, che la proposta di legge recepisce, non ce n&#8217;era traccia.<br /> </strong>Il rinvio è legato all&#8217;entrata in vigore delle norme sulla trasparenza e dei controlli dei bilanci. Si dovrebbe arrivare al 30 settembre. Ma non è scritto da nessuna parte. Era implicito nel passaggio in cui si parla del &#8220;giudizio di regolarità e conformità a legge&#8221; dei rendiconti dei partiti per il 2010 e il 2011. Certo, se poi si va molto per le lunghe, finisce che non ci sarà nessun rinvio.</p><p><strong>Dozzo della Lega ha detto che loro rinunceranno. Dai partiti di maggioranza nessuna rinuncia in programma?<br /> </strong>Anche Di Pietro ha detto che rinuncerà in favore degli esodati. Se può lo faccia. Noi non possiamo.</p><p><strong>Ma anche sulla trasparenza il compromesso non è convincente. Dopo il controllo sui bilanci dei partiti da parte dell&#8217;Authority l&#8217;ultima parola sulle sanzioni spetterà ai presidenti di Camera e Senato. Il controllato controlla il controllore.<br /> </strong>Nelle nostre intenzioni si tratta di una mera ratifica.</p><p><strong>Ma si sa che può succedere nelle pieghe delle &#8220;mere ratifiche&#8221;&#8230;<br /> </strong>Finirà che con tutte queste polemiche, non si farà neanche questa legge.</p><p><strong>Dunque, lei non crede che i finanziamenti siano troppi?<br /> </strong>Sicuramente si deve ripensare strutturalmente la questione, e noi faremo una proposta. Ma il taglio ai finanziamenti già c&#8217;è stato.</p><p><strong>Ma dal &#8217;93, quando il referendum abolisce i finanziamenti pubblici, i soldi erogati dallo Stato sono cresciuti 10 volte.<br /> </strong>E&#8217; vero che c&#8217;è stata un&#8217;escalation nei primi anni 2000, con punte massime tra 2008 e 2010, col rimborso doppio dovuto al fatto che i partiti prendevano i soldi anche se la legislatura finiva prima. Cosa cancellata con un decreto legge del 2011. Ma adesso siamo in una fase di effettiva discesa. I partiti prenderanno 180 milioni di euro quest&#8217;anno, 165 nel 2013, 163 nel 2014, 153 nel 2015. Come dovrebbe essere a regime.</p><p><strong><em>da Il Fatto Quotidiano del 14 aprile 2012</em></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/14/i-milioni-di-luglio-ci-servono-senn-i-partiti-chiudono/204361/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>24</slash:comments> </item> <item><title>I partiti spendono un quinto dei rimborsi elettorali che ricevono dallo Stato</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/parlamento-caro-costa-e-poco-rende/202874/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/parlamento-caro-costa-e-poco-rende/202874/#comments</comments> <pubDate>Sat, 07 Apr 2012 01:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Wanda Marra</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Belsito]]></category> <category><![CDATA[bossi]]></category> <category><![CDATA[buonfiglio]]></category> <category><![CDATA[Di Pietro]]></category> <category><![CDATA[lusi]]></category> <category><![CDATA[margherita]]></category> <category><![CDATA[occhetto]]></category> <category><![CDATA[pagliarini]]></category> <category><![CDATA[parisi]]></category> <category><![CDATA[partiti]]></category> <category><![CDATA[partiti spa]]></category> <category><![CDATA[raisi]]></category> <category><![CDATA[rimborsi elettorali]]></category> <category><![CDATA[Rutelli]]></category> <category><![CDATA[Staderini]]></category> <category><![CDATA[veltri]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/parlamento-caro-costa-e-poco-rende/202874/</guid> <description><![CDATA[&#8220;Di solito le riunioni dell&#8217;assemblea per discutere i bilanci vengono convocati in orari come quello del matrimonio di Renzo e Lucia. 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Ora quelle assemblee, così distratte da non accorgersi di buchi, anzi di crateri, nei bilanci di partiti, sono assurte ai disonori della cronaca. E con loro, gli abnormi <strong>rimborsi elettorali</strong>, l&#8217;opacità dei bilanci, le leggi che si moltiplicano per conservare la casta sana, felice e soprattutto ricca.</p><p>La politica costa. Oltre 2 miliardi e 253 milioni di euro per le tornate elettorali dal 1994 al 2008. Le elezioni del 2008 sono costate allo Stato oltre 503 milioni di euro, mentre i <strong>partiti </strong>hanno sostenuto spese accertate di poco più di un quinto, circa 110 milioni. La differenza, evidentemente, è rimasta nelle loro casse. E a fronte di tali costi, l&#8217;attività delle nostre Camere sembra ancor più misera. Oltre che travolta dagli scandali. &#8220;Questa classe politica non verrà seppellita da una risata, ma dal tintinnio delle manette&#8221;, fu amaramente profetico <strong>Umberto Bossi</strong>. Per tornare a Parisi e alle assemblee della fu <strong>Margherita</strong>, che è un partito tecnicamente morto, <strong>Luigi Lusi</strong>, ormai ex tesoriere, è accusato di appropriazione indebita e illecito reimpiego di capitali per aver utilizzato a fini personali circa 23 milioni di euro provenienti dai rimborsi elettorali.</p><p>Solo per le politiche del 2006 di rimborsi elettorali la ex Margherita incassò in Senato 30.769.000 milioni di euro a fronte di spese dichiarate di 10.441.000. E per la <strong>Camera</strong>, insieme ai Ds, 80.665.000 a fronte di 7.633.000 di spese. Se i dirigenti Dl impegnati in politica in vari partiti continuano a dire di non aver mai saputo nulla di quel che faceva Lusi, <strong>Bossi</strong>, dopo le inchieste che accusano il tesoriere (anche lui ex) <strong>Belsito </strong>di aver usato i rimborsi elettorali della Lega per sostenere la famiglia del Senatùr, oltre che per investimenti in <strong>Tanzania </strong>e non solo, si è dimesso. Il Carroccio solo per la legislatura del 2008 ha ricevuto complessivi 41.484.550 milioni di euro di rimborsi, a fronte di spese accertate di 2.939.987 milioni.</p><p>La stessa Lega, come ricorda <strong>Mario Staderini</strong> dei Radicali italiani &#8220;tra politiche 2006 e politiche 2008 ha documentato spese elettorali per 8 milioni e ricevuto rimborsi per 63&#8243;. Chiese nel 2006, in una lettera allo stesso Bossi, <strong>Giancarlo Pagliarini </strong>(lettera riportata da Paolo Bracalini nel suo libro <em><strong>Partiti Spa</strong></em>): &#8220;Che cosa ne facciamo di tutti quei soldi?&#8221;. Già cosa ne fanno? Quelli della ex Margherita e del Carroccio non sono gli unici casi. I finiani <strong>Antonio Buonfiglio</strong> ed <strong>Enzo Raisi </strong>hanno presentato un esposto alla magistratura sulla presunta scomparsa di 26 milioni di euro del tesoro di Alleanza nazionale. Tesoro di un altro partito morto valutato in decine e decine di milioni di euro.</p><p>Solo per la legislatura del 2006 riceveva 65.526.000 milioni a fronte di spese rendicontate di 6.234.000. Anche l&#8217;Idv ha la sua guerra interna: alcuni esponenti del <strong>Cantiere</strong>, l&#8217;associazione politica fondata nel 2004 da <strong>Elio Veltri</strong> insieme ad <strong>Achille Occhetto</strong> ed altri hanno portato in tribunale <strong>Di Pietro</strong>. Materia del contendere, la ripartizione del rimborso elettorale per le europee del 2004 (5 milioni 510 mila euro nell&#8217;arco dei 5 anni), per le quali Di Pietro e Occhetto diedero vita a un&#8217;alleanza. Dopo il suo scioglimento, Di Pietro decise di tenere i soldi per sé.</p><p>Gestiti disonestamente o no, i partiti sono comunque degli affari incredibilmente redditizi. Anche perché il sistema dei <strong>rimborsi elettorali</strong> è qualcosa di diabolico: nel 1993 un referendum disse basta al finanziamento pubblico. Fatta la legge, trovato l&#8217;inganno. Sparisce il finanziamento pubblico arrivano i rimborsi elettorali. Rimborsi che si calcolano a seconda dei voti presi dai partiti, in base al numero di iscritti alle liste elettorali alla Camera e al Senato: secondo una legge del &#8217;99, per ogni elettore prima 4000 lire, poi 5 euro (dal 2008 ridotte del 30 per cento). Fatto sta che dall&#8217;abolizione del finanziamento, i contributi sono aumentati di 10 volte. &#8220;A prescindere&#8221; dalle <strong>spese effettuate</strong>. Da sottolineare che ogni volta che si vota c&#8217;è un nuovo rimborso. E che questi tra l&#8217;altro si sommano. Nel 2009 la <strong>Lega </strong>somma il rimborso per tre tornate elettorali: le politiche del 2006 (4.491.000 annui), le politiche del 2008 9.625.000, le europee del 2009 (circa 6 milioni di euro). Altre &#8220;anomalie&#8221;? Per le politiche del 2006 i partiti hanno ricevuto i soldi anche oltre la fine della legislatura. E poi: chi non arriva in <strong>Parlamento</strong> prende comunque i rimborsi, e i partiti che ottengono meno dell&#8217;uno per cento se li vedono distribuiti tra gli altri.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/parlamento-caro-costa-e-poco-rende/202874/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>17</slash:comments> </item> <item><title>&#8220;TvB&#8221;, il lato Twitter di Casini &amp; Di Pietro</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/28/tvb-il-lato-twitter-di-casinidi-pietro/194218/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/28/tvb-il-lato-twitter-di-casinidi-pietro/194218/#comments</comments> <pubDate>Tue, 28 Feb 2012 14:55:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Wanda Marra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Casini]]></category> <category><![CDATA[Di Pietro]]></category> <category><![CDATA[gpverno]]></category> <category><![CDATA[parlamento]]></category> <category><![CDATA[partiti]]></category> <category><![CDATA[Twitter]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/28/tvb-il-lato-twitter-di-casinidi-pietro/194218/</guid> <description><![CDATA[“Tvb”: alle 14 e 35 di domenica su Twitter appare questa sconcertante dichiarazione nel gergo più tipico degli sms, in pieno stile adolescenziale. Autore: Pierferdinando Casini. Destinatario: Antonio Di Pietro. Che non solo sono due signori di una certa età, ma anche leader di due partiti su posizioni contrapposte. Il primo è l’inventore dell’Abc, nel...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>“Tvb”: alle 14 e 35 di domenica su Twitter appare questa sconcertante dichiarazione nel gergo più tipico degli sms, <strong>in pieno stile adolescenziale</strong>. Autore: Pierferdinando Casini. Destinatario: Antonio Di Pietro. Che non solo sono due signori di una certa età, ma anche leader di due partiti su posizioni contrapposte. Il primo è l’inventore dell’<strong>Abc</strong>, nel senso della maggioranza di Alfano-Bersani-Casini, l’altro ha scelto di stare sulle barricate, all’opposizione del governo Monti.</p><p>Lo scambio – come si addice a Twitter – è rapido e informale. Di Pietro (in persona, assicurano dal suo staff) <strong>lancia un Tweet</strong>: “Neanche sotto il governo di Berlusconi si era verificata una tale invasione di lobbisti” (il riferimento è alle lobby presenti in Senato pronte a portare a casa qualche modifica a loro favore nel pacchetto delle liberalizzazioni). Casini prova ad abbassare il tono: “Antonio non mi dire che sei nostalgico di Berlusconi”. Serio l’altro: “Neanche per sogno e neanche della Prima Repubblica&#8230;. Voi?”. E Pierferdy per tutta risposta: “tvb!!!”.</p><p>Il caso impazza su Twitter, tra chi insinua frequentazioni intime tra i due (“Su questo aspetto sono ancora all&#8217;antica. La penso come mio padre, contadino”, non può evitare di precisare Tonino) e chi gli dà dei “bimbominkia”. Ma, essendo Casini un noto discendente della scuola democristiana, la domanda sorge spontanea: <strong>offerta politica?</strong> Tentativo di ammorbidire l’avversario? Lui il giorno dopo ci tiene a chiarire che “è stata una battuta scherzosa. Lo prendevo in giro facendo questo &#8216;tvb &#8216; che di solito mi fanno le mie figlie”. E che no, “non è un fatto politico”.</p><p>Resta però da notare la differenza di tono tra i due: Di Pietro ci tiene persino su Twitter (pericolosissimo mezzo per mantenere le distanze) a marcare una differenza, Casini si insinua, si avvicina. Tra i suoi spiegano che <strong>Pierferdy </strong>quel Tweet l’ha scritto come un sms, che lui si rivolge così alle persone con cui è in confidenza. E che i rapporti con Di Pietro anche se politicamente distanti, umanamente sono buoni, distesi. <strong>Ci si appella al clima del Parlamento</strong>, dove, anche se nemici sugli scranni, in fondo sono tutti un po’ amici. Twitter rivelatore.<br /> E poi c’è il governo Monti, e la pacificazione politica in atto, che più si allarga meglio è. I due ufficialmente amici non sono mai stati. Qualcuno ricorderà il<strong> drammatico interrogatorio </strong>ai tempi di Mani Pulite in cui Di Pietro inchiodava Forlani, padre politico di Pierferdy. E l’ex Pm e l’attuale leader dell’Udc sono stati vicini solo in un momento, quando Di Pietro, volendo scendere in politica, non disdegnava la tradizione democristiana e guardava con interesse anche al Ccd di Casini e Mastella.</p><p>Solo a settembre scorso l’ex Pm definiva il leader Udc “escort della politica”. Beccandosi una replica feroce: “Basta pensare alla sua storia di magistrato e alle scatole di scarpe con cui prendeva i soldi. Non può impartire lezioni morali”. <strong>Altri tempi</strong>. Oggi qualcuno continua a immaginare un’alleanza che vada dal Terzo Polo a Nichi Vendola, passando per Tonino. E poi Casini tra le ambizioni non troppo inconfessabili conserva quella di salire al Colle: meglio farsi degli amici che nemici.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 28 Febbraio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/28/tvb-il-lato-twitter-di-casinidi-pietro/194218/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>Fassina, come ti boccio Monti nonostante il Pd</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/fassina-come-ti-boccio-monti-nonostante-il-pd/193703/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/fassina-come-ti-boccio-monti-nonostante-il-pd/193703/#comments</comments> <pubDate>Sat, 25 Feb 2012 15:31:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Wanda Marra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Bersani]]></category> <category><![CDATA[economia]]></category> <category><![CDATA[fassina]]></category> <category><![CDATA[libro]]></category> <category><![CDATA[manovre]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category> <category><![CDATA[pensioni]]></category> <category><![CDATA[riforma del lavoro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/fassina-il-governo-monti-ha-sbagliato-tutto/193703/</guid> <description><![CDATA[Il decreto Salva Italia? “Non è spiegato da ragioni economiche”. Anzi, “acuisce la contrazione dell’economia e, conseguentemente, l’ulteriore innalzamento del nostro debito pubblico”. Insomma, Monti fino ad ora ha sbagliato praticamente tutto. Non è l’analisi di un economista più o meno neutrale (ammesso che ce ne siano), nè lo sbobinato di un comizio del comunista...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il decreto Salva Italia? <em>“Non è spiegato da ragioni economiche”</em>. Anzi,<em> “acuisce la contrazione dell’economia e, conseguentemente, l’ulteriore innalzamento del nostro debito pubblico”</em>. Insomma, <strong>Monti </strong>fino ad ora ha sbagliato praticamente tutto. Non è l’analisi di un economista più o meno neutrale (ammesso che ce ne siano), nè lo sbobinato di un comizio del comunista Paolo Ferrero. No, è una delle tesi di fondo del libro di <strong>Stefano Fassina</strong> (<em>Il lavoro prima di tutto</em>). Nella vita, responsabile Economia del Pd, figura chiave della segretaria, fedelissimo di Bersani. Nei primi giorni dell’esecutivo del Professore, il “giovane” Fassina (di formazione bocconiano) si era fatto notare per attaccare un giorno sì e l’altro pure il governo che il suo partito appoggiava. Malumori nel partito alle stelle, tanto che qualcuno aveva chiesto le sue dimissioni. Lui allora si è dato una regolata. Apparente, evidentemente: tutto quello che i “montiani” del partito lo costringevano a ricacciare indietro è finito in questo libro, che esce in libreria il 29 febbraio.</p><p>Giusto a ridosso della<strong> riforma del lavoro</strong>, che promette di essere una buona occasione per spaccare il Pd. Proposte come la cancellazione dell’articolo 18 <em>“sono sbagliate”</em>, ribadisce Fassina. Che chiarisce:<em> “I riferimenti economici e sociali dell’alternativa progressista dovrebbero essere ancorati innanzitutto al lavoro subordinato”</em>. Monti è avvertito. Se Bersani media, il suo uomo di fiducia non le manda a dire. Inquadrando il tutto in una riflessione economica generale: la causa di fondo della rottura dell&#8217;equilibrio neo liberista <em>“non è la finanza, è la regressione del lavoro”</em>, il <em>“debito pubblico”</em> non si riduce <em>“senza attenzione all’<strong>economia reale</strong>”</em>. E a forza di manovre, il Pil scende.</p><p>E qui casca Monti: <em>“Data la scia di recessione-stagnazione-recessione alle nostre spalle, e lo scenario triste davanti a noi, il decreto Monti acuisce la contrazione dell’economia e, conseguentemente, l’ulteriore innalzamento del nostro debito pubblico”</em>. <strong>Una condanna senza appello</strong>. Che Fassina, dati e tabelle alla mano, circostanzia senza dubbi: Persistere sulla rotta della deflazione? <em>“È autolesionismo”</em>. Invocare riforme strutturali? <em>“Non è credibile”</em>. Perché la <em>“verità amara è che, data la linea di politica di bilancio imposta all’area euro dai conservatori tedeschi, la crescita è impossibile”</em>. E con questo, ecco sistemata anche l’Europa.</p><p>Non mancano critiche sui singoli punti: si chiede Fassina se sia equo cancellare le <strong>pensioni </strong>di anzianità a un operaio con 40 anni di lavoro, o se la liberalizzazione degli edicolanti non li strozzi. Mentre avverte chi insiste sui tagli nella Pa: <em>“Deve sapere che propongono, consapevolmente o meno, di aggravare le disuguaglianze sociali”</em>. In fondo, in fondo, per Mr Fassina evidentemente <strong>Berlusconi </strong>non era molto peggio (il quale, peraltro, come si legge nello stesso libro, secondo lui, per quanto in maniera sbagliata, a conti fatti aveva già fatto quello che ha fatto Monti: ridurre la spesa pubblica).</p><p>No, il Salva Italia era<em> “necessario”</em>. Ma perchè? <em>“Per rispondere alle domande del paese leader, per riconquistare un qualche potere negoziale a Bruxelles”</em>. Insomma, la <em>“missione europea è la ragione fondativa del governo Monti”</em>. Dunque, Fassina non ha paura di definire<em> “strumentale”</em> il <strong>sostegno del Pd</strong>. Quando l’obiettivo è costruire uno schieramento insieme a Sel e Idv. Peccato che buona parte del suo partito sia orientata su tutt’altre posizioni. parola d’ordine: <em>“non possiamo lasciare Monti alla destra”</em>. Quando sempre lui, Fassina, ha annunciato di voler andare alla manifestazione della Fiom qualche giorno fa, si è visto stoppare: non si può andare a una manifestazione contraria al governo che si appoggia. Lui nel libro, cita come una sorta di mantra Bersani e la frase con cui accompagnò la nascita dell’esecutivo:<em> “Vi sosterremo lealmente, ma con la bussola delle nostre idee”</em>.</p><p>Nel frattempo, il <strong>gradimento </strong>del Professore è altissimo, soprattutto tra gli elettori del Pd, e Bersani si trova a dover fare i conti con un’operazione di cui probabilmente sarà la sua leadership a fare i conti, spiazzata dai tempi e dai fatti. Tanto è vero che anche sull’articolo 18 è pieno di distinguo. Fassina intanto definisce quella attuale un’ <em>“emergenziale maggioranza parlamentare”</em>. Mentre tutti ormai parlano di <em>“maggioranza”</em>. Resterebbe da chiedere all’autore del saggio: come fa a restare responsabile economico di un partito che appoggia un governo la cui azione giudica fallimentare? O il suo partito è pronto a tirare le somme di ciò che il suo responsabile economico dice e mettere davvero alle corde Monti?</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 25 febbraio 2012 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/fassina-come-ti-boccio-monti-nonostante-il-pd/193703/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>E i democratici ora puntano a cambiarele regole: solo un candidato alle primarie</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/14/boomerang-primarie-basta-guerre-fratricide/191090/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/14/boomerang-primarie-basta-guerre-fratricide/191090/#comments</comments> <pubDate>Tue, 14 Feb 2012 09:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Wanda Marra</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Bersani]]></category> <category><![CDATA[boccia]]></category> <category><![CDATA[Cofferati]]></category> <category><![CDATA[De Magistris]]></category> <category><![CDATA[Emiliano]]></category> <category><![CDATA[gentiloni]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[Partito democratico]]></category> <category><![CDATA[pinotti]]></category> <category><![CDATA[pisapia]]></category> <category><![CDATA[primarie]]></category> <category><![CDATA[psicodramma]]></category> <category><![CDATA[Vendola]]></category> <category><![CDATA[vincenzi]]></category> <category><![CDATA[zoggia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/14/boomerang-primarie-basta-guerre-fratricide/191090/</guid> <description><![CDATA[&#8220;Solo un&#8217;ammaccatura&#8221;: Pier Luigi Bersani sminuisce, nega, rimuove. 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Non senza aggiungere, dettando la linea al partito: &#8220;Ora lavoriamo ventre a terra per la vittoria di <strong>Marco Doria</strong> alle elezioni&#8221;. &#8220;Sereno? Bersani dice che è sereno? Dovrebbe essere incazzato nero. E poi, certo, dopo, siamo tutti per Doria&#8221;, commenta il sindaco di Bari, <strong>Michele Emiliano</strong>. A guardare i meri fatti, c&#8217;è poco da star sereni: le due candidate del Pd a Genova, <strong>Marta Vincenzi</strong> e <strong>Roberta Pinotti </strong>sono state sbaragliate da Marco Doria, i vertici del Pd ligure sono dimissionari, la Vincenzi si sfoga su <strong><em>Twitter </em></strong>con furia rara, la Pinotti medita di ritirarsi a vita privata. E nel frattempo, i vertici del Pd che fanno? Ragionano intorno a un ripensamento dello Statuto in modo che in caso di primarie di coalizione, il Pd corra con un candidato unico: &#8220;Sarebbe cosa buona e logica che il Pd selezionasse la sua candidatura per vie interne&#8221;, spiega Bersani. Che già nel primo pomeriggio di ieri, dopo una notte e una mattinata di silenzio, aveva dato la sua versione: &#8220;Le primarie hanno una loro logica. Questi sono gli esiti di avere più candidati del Pd&#8221;.</p><p>Che la Vincenzi e la Pinotti rischiassero di perdere, però, era un timore che aleggiava al Nazareno. &#8220;Alla fine, quelle due si sono messe a litigare&#8221;, dice qualcuno dello staff del segretario. Personalismi inevitabili? Non si poteva chiedere un passo indietro? &#8220;Se si sono volute presentare, non potevamo impedirglielo. Le regole sono queste&#8221;, spiega <strong>Chiara Geloni</strong>, direttore di <em>Youdem</em>. Sarà colpa delle regole, ma la sequenza agghiacciante delle consultazioni perse in luoghi importanti pone più di qualche problema. Era il febbraio 2009 quando Renzi vinse le primarie di Firenze, contro i candidati sostenuti dai big democratici. Nel 2010 Vendola impose le consultazioni per la candidatura alla guida della Puglia e le vinse contro lo sfidante democratico, <strong>Francesco Boccia</strong>. La vittoria di <strong>Giuliano Pisapia</strong>, candidato di Sel, a Milano provocò un terremoto nei vertici del partito locale. Il candidato di Sel, <strong>Zedda</strong> prevalse pure a Cagliari. A Napoli le consultazioni finirono annullate a colpi di denunce di brogli, e alle elezioni vinse <strong>De Magistris</strong>, presentato dall&#8217;Idv.</p><p>Se è per la tornata in corso, a Palermo, dopo lunghe trattative, il Pd ha scelto di appoggiare <strong>Rita Borsellino</strong>, che del Pd non ha neanche la tessera (mentre il democratico <strong>Davide Faraone </strong>è sostenuto dai renziani) e a Taranto Vendola sta imponendo la ricandidatura di <strong>Stefàno</strong>, sindaco uscente. Possibile che il Pd non riesca a individuare un candidato vincente? Scrive su <em>Twitter</em>, <strong>Paolo Gentiloni</strong>: &#8220;Tutta colpa di un Pd diviso tra due candidati, si dice ora. Ma a Milano, Napoli e Cagliari ne avevamo uno. E a Torino due (dove ha vinto <strong>Fassino</strong>, ndr). O no?&#8221;. E Renzi: &#8220;La colpa non va data alle primarie, ma al candidato del Pd&#8221;. <strong>Davide Zoggia</strong>, responsabile Enti Locali del partito, ricorda che nel 2011 il Pd ha vinto ad Alessandria, Asti, Como, Monza, Verona, Gorizia, Parma, Piacenza (dove in realtà il candidato di Bersani è risultato perdente), Pistoia. Ma, mentre ribadisce che va considerata l&#8217;ipotesi di non correre con più di un candidato del partito, ammette che quanto meno un errore di valutazione politica c&#8217;è stata: &#8220;O il sindaco uscente viene ricandidato e non si fanno le primarie, oppure le primarie non si fanno. Altrimenti si danno degli strani messaggi agli elettori&#8221;.</p><p>Ambiguità. &#8220;Siamo di fronte non a un campanello, ma a un&#8217;orchestra d&#8217;allarme&#8221;, spiega <strong>Gentiloni</strong>. Perché, evidentemente &#8220;quelli del Pd non sono considerati candidati credibili&#8221;. Che fare, dunque? Ogni tanto le parole congresso anticipato tornano ad entrare nel vocabolario democratico. Gentiloni si limita a dire che non sarebbe male fare una riunione. Rincara la dose <strong>Sergio Cofferati</strong>: &#8220;C&#8217;è il calo secco e rilevante dei votanti dovuto al quadro politico nazionale e poi c&#8217;è una secca sconfitta del Pd&#8221;. Cofferati ricorda come l&#8217;affluenza sia stata &#8220;appena dignitosa&#8221;. Parla del gioco di rivalità personali e correntizie che non si riescono a ricomporre. E poi collega anche il risultato genovese al disimpegnodella politica, che sta anche nella delega che i partiti hanno dato a <strong>Monti</strong>. Certo, se accanto alle sconfitte nelle consultazioni, si leggono i sondaggi che registrano contemporaneamente una grande fiducia in Monti e la sfiducia nei dirigenti <em>democrats</em>, sembra proprio che gli elettori del Pd siano utili a qualcun&#8217;altro. <strong>Salvatore Vassallo</strong> (che dello statuto del Pd è autore e le primarie le difende a spada tratta) fa un&#8217;analisi in termini di voti: &#8220;La forza elettorale del Pd, misurata alle regionali del 2010, è pari al 35 per cento dei votanti, quella di Sel al 2,8 per cento. Il rapporto tra l&#8217;elettorato del Pd e quello dei partiti alla sua sinistra è di 5 a 1. Il problema sta forse nella reputazione della sua attuale classe dirigente&#8221;. E intanto sulla rivista <em><strong>Qdr </strong></em>i giovani veltroniani chiedono le dimissioni di <strong>Zoggia</strong>.</p><p><strong><em>da Il Fatto Quotidiano del 14 febbraio 2012 </em></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/14/boomerang-primarie-basta-guerre-fratricide/191090/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>Partito di lotta o di governo?  Nel Pd si litiga sullo sciopero</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/08/partito-lotta-governo-pd-litiga-sullo-sciopero/176086/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/08/partito-lotta-governo-pd-litiga-sullo-sciopero/176086/#comments</comments> <pubDate>Thu, 08 Dec 2011 09:24:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Wanda Marra</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[fassina]]></category> <category><![CDATA[letta]]></category> <category><![CDATA[orfini]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=176086</guid> <description><![CDATA[“Non si può tenere a lungo il piede in due staffe, magari protestando la mattina (in piazza) contro provvedimenti che il proprio partito vota la sera (in Parlamento)”. È il sito di Trecentosessanta &#8211; ovvero l’associazione di Enrico Letta &#8211; che pubblica in un articolo (a firma Alessia Mosca e Marco Meloni) un attacco a...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/alfano_bersani_casini_interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-176092" title="alfano_bersani_casini_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/alfano_bersani_casini_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>“Non si può tenere a lungo il piede in due staffe, magari protestando la mattina (in piazza) contro provvedimenti che il proprio partito vota la sera (in Parlamento)”. È <a href="http://it-it.facebook.com/associazione360.it" target="_blank">il sito di Trecentosessanta</a> &#8211; ovvero l’associazione di <strong>Enrico Letta</strong> &#8211; che pubblica in un articolo (a firma Alessia <strong>Mosca</strong> e Marco<strong> Meloni</strong>) un attacco a freddo contro il responsabile economico dei Democratici, <strong>Stefano Fassina</strong>, che aveva espresso<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/07/contro-manovra-sciopero-unitario-cgil-cisl-uilt-sindacati-piazza-dicembre/175798/" target="_blank"> la volontà di andare al presidio organizzato dai sindacati lunedì</a>. “Non mi interessa”, si limita a mormorare una versione del “no comment” particolarmente dolente l’interessato, che lo scopre in diretta telefonica col <em>Fatto</em>, col tono di chi non è in grado di sopportare altre domande, altre questioni. Indizi evidenti della temperatura che in casa democratica è sempre caldissima. L’articolo è al vetriolo: &#8220;Non esiste &#8211; se non nella mente di qualche nostalgico di altre stagioni &#8211; lo spazio per la creazione di &#8216;un partito di lotta e di governo”. Tanto più “se si hanno incarichi di responsabilità nel partito”. Commenta <strong>Matteo Orfini</strong>, responsabile Cultura e informazione dei Democratici, con il solito umorismo corrosivo: “Una minaccia? Ma no, era un’autocritica. Intendevano dire che hanno capito che non si può chiedere equità e festeggiare la manovra”. Ha un bel gettare acqua sul fuoco Letta, parlando di “scaramucce”. Lui che nelle vesti di mediatore ha annunciato l’ok condiviso di <strong>Pd, Pdl e Terzo Polo</strong> a modifiche su tre punti (“recupero dell’inflazione esteso a tutte le pensioni superiori almeno di tre volte alla minima; scalone meno rigido; aumento sulla franchigia sull&#8217;Ici sulla prima casa”). Ha un bel minimizzare, ma i più “radical” del partito sono messi sempre più all’angolo. E l’aria che si respira è elettrica.</p><p>Questo è solo l’ultimo episodio di un escalation di tensioni. Aveva iniziato l’altroieri sera Di Pietro annunciando voto contrario alla manovra e parlando di “inciuci” in Parlamento. Ripreso da <strong>Bersani</strong>, in diretta tv con la Berlinguer al Tg3 e visibilmente teso: “Se fa così andrà da solo”. L’alleanza con Idv e Sel (<strong>“la foto di Vasto”</strong>) vacilla. Anzi, forse già non esiste più. D’altra parte Bersani le accuse di inciucio proprio non le manda giù e rispetto a questo sembra pronto a lasciar andare i dipietristi per la loro strada. ”Basta giocare” è la parola d’ordine, e il Pd &#8211; in evidente difficoltà con i suoi elettori (che in questi giorni hanno invaso siti, blog e pagine Facebook di insulti e delusione) &#8211; sente che il leader Idv lucra sulle sue difficoltà. “Noi siamo responsabili, Di Pietro non si prende le sue responsabilità”, dice ancora lo stesso Fassina. Che si trova nella scomoda posizione di difendere una manovra che ha criticato e un governo sul quale ha espresso tutta la sua perplessità. “Non è il governo del Pd. È il governo anche del Pdl”. Sì, ma l’impressione è che sia un po’ troppo del Pdl. “Noi stiamo facendo di tutto per migliorare questa manovra”.</p><p>Bersani &#8211; infatti &#8211; sta facendo un’opera di mediazione in prima persona. Ieri ha parlato con <strong>Giarda, </strong>con <strong>Alfano, </strong>con <strong>Casini</strong>. E in mattinata ha riunito il gruppo del Pd chiedendo ancora una volta “responsabilità” sulla manovra. Richiesta sostanzialmente accolta da tutti, anche se da posizioni opposte: a molti l’impostazione di Monti va sostanzialmente bene, altri la mandano giù a fatica e insistono per modificarla il più possibile. Tra loro, <strong>Cesare Damiano</strong> (un altro che non ha escluso la partecipazione allo sciopero di lunedì). Espressione delle posizioni più radical nel partito ha portato avanti una vera e propria trattativa in Commissione Lavoro a Montecitorio. Tanto da giungere a un accordo condiviso con il Pdl, dopo una vera e propria trattativa (nel merito: oltre alla indicizzazione per le pensioni tre volte superiori alla minima, alla gradualità dello scalone, il superamento della penalizzazione dei lavoratori che vanno in pensione avendo meno di 62 anni di età). “È un compromesso”, ammette. Come afferma chiaramente: “Certo, l’alleanza di Vasto è condizionata da quel che è successo in questi mesi”. Se lui lo dice a malincuore, <strong>Francesco Boccia</strong> (non a caso lettiano) ha tutto un altro tono: “La foto di Vasto? Quell&#8217;alleanza non è mai esistita”. Il terzo protagonista di quella foto,<strong> Nichi Vendola</strong> (che ieri ha presentato una contromanovra, incentrata su una patrimoniale straordinaria con un gettito di addirittura 200 miliardi e il rifiuto dell’idea di fare cassa sulle pensioni) ha ammonito: “Nessuno, tranne gli elettori ha diritto a stracciare la foto di Vasto”. E poi ci ha tenuto a esprimere “rispetto” pur nel dissenso a Monti e lo stesso “rispetto” alla posizione assunta dai Democratici. Ieri nella sede di Sel si respirava un’aria di ri-partenza, quasi euforica. E Vendola ha scelto un profilo basso, una strategia opposta a quella di Di Pietro. Forse ha intercettato la volontà dell’elettorato di dialogare con Monti, seppur per criticarlo. O forse aspetta che qualcuno tra i Democratici non ne possa più dei “bocconi amari” e scelga Sel.</p><p>dal <em>Fatto Quotidiano</em> dell&#8217;8 dicembre 2011</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/08/partito-lotta-governo-pd-litiga-sullo-sciopero/176086/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>172</slash:comments> </item> <item><title>Renzi raccoglie le truppe per le primarie &#8220;Trattamento sanitario&#8221; se il Pd perderà</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/30/renzi-contro-i-burocrati-del-vecchio-pd-ma-non-siamo-qui-per-le-poltrone/167415/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/30/renzi-contro-i-burocrati-del-vecchio-pd-ma-non-siamo-qui-per-le-poltrone/167415/#comments</comments> <pubDate>Sun, 30 Oct 2011 12:51:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Wanda Marra</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Bersani]]></category> <category><![CDATA[Big Bang]]></category> <category><![CDATA[Leopolda]]></category> <category><![CDATA[Matteo Renzi]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category> <category><![CDATA[Primarie del Pd]]></category> <category><![CDATA[Renzi]]></category> <category><![CDATA[rottamatori]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=167415</guid> <description><![CDATA[Prima di cominciare a parlare Matteo Renzi si mette la giacca, se la sistema. Si alza in piedi. Sono le 12 e 35, quando inizia il discorso conclusivo della Leopolda anno secondo. Finisce alle 13 e 20: 45 minuti esatti per diventare “ufficialmente” grande, per passare dalla rottamazione alla proposta. Perché “non possiamo permetterci di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/10/renzi_interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-167396" title="renzi_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/10/renzi_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Prima di cominciare a parlare<strong> Matteo Renzi</strong> si mette la giacca, se la sistema.  Si alza in piedi. Sono le 12 e 35, quando inizia il discorso conclusivo della  Leopolda anno secondo. Finisce alle 13 e 20:  45 minuti esatti per diventare  “ufficialmente” grande, per passare dalla rottamazione alla proposta. Perché  “non possiamo permetterci di fare una Leopolda 3”, ma “dobbiamo ragionare sui  contenuti”. “Porre una speranza”, dice. E si dà 3 mesi di tempo: “In 3 mesi si  capirà che succede, che fine fa il governo Berlusconi”.</p><p>Eccolo qua, Matteo  Renzi, fa passare mezz&#8217;ora prima di dire che lui non si candida oggi alle  primarie, ma che si sta costruendo le basi per candidarsi, che non si brucia,  né si tira indietro, che si pone davanti al suo partito, dettando le regole e  non facendosele dettare. Che continuerà a turbare i sogni dei dirigenti del Pd  per parecchio tempo perché – come spiega nella conferenza stampa dopo la  chiusura &#8211; “se perdiamo le elezioni, ci fanno il Trattamento sanitario  obbligatorio”.  In tre giorni di Leopolda ci sono stati gli scrittori, gli amministratori, i  cittadini, tanti curiosi, tanta gente che di certo non è tra gli elettori  normali del centrosinistra: oggi Matteo Renzi si fa precedere dai nomi di peso,  da uomini chiave della televisione (più che dell&#8217;informazione) e dell&#8217;economia:  parlano <strong>Antonio Campo Dall&#8217;Orto</strong>, <strong>Giorgio Gori</strong>, <strong>Luigi Zingales</strong>. Ed è da loro che  arriva l&#8217;investitura, quasi ufficiale “Matteo io ci sono”.</p><p>Sembra quasi di  assistere al formarsi di una squadra di governo, che non arriva dai ranghi né  del centrosinistra, né del centrodestra.  Poi, lui la scena se la prende tutta: “Se qualcuno degli amici che stanno  fuori di qua pensava che dalla Leopolda uscisse fuori un elenco delle ambizioni  di giovanotti che vogliono scalciare e sgomitare questi tre giorni sono stati  una risposta”, manda a dire a <strong>Pier Luigi Bersani</strong> che ieri da Napoli gli aveva  fatto arrivare un&#8217;ammonizione (“i giovani non devono insultare e scalciare”).  Di più. “Reclamiamo il futuro”. Non risparmia critiche sostanziali al  centrosinistra: “Ho paura che al fallimento del centrodestra non saprà  rispondere o replichi senza coraggio e solo con slogan e conservazione&#8221;.   Mostra un video famosissimo di “Non ci resta che piangere”. “Ricordati che devi  morire”, dice una, due, tre volte il monaco a <strong>Massimo Troisi</strong>. E lui, alla fine  “Sì, mo&#8217; me lo segno”. Ogni riferimento a qualche uccello del malaugurio è  puramente casuale.</p><p>E ancora una stoccata: “Il Partito democratico è per  definizione un partito che sa ascoltare&#8221;, &#8220;non che reprime le energie”. E  spiega che “il modello di Pd per cui ci sono i dirigenti che danno la linea  agli eletti, i quali sono chiamati ad andare dagli elettori a fare  volantinaggio per spiegare, andava bene nel &#8217;900. Le primarie non sono solo un  modo per selezionare in un modo diverso la classe dirigente sono un  ribaltamento, gli elettori che scelgono, non con il casting, e che poi possono  andare a muso duro a dirgli cosa hanno fatto o cosa non hanno fatto. Se pensate  che io debba prendere la linea economica di questo paese da un signore che non  prende nemmeno i voti nel suo condominio, io non ci sto&#8221;.  E per essere ancora  più chiaro, non è possibile che “cambino i loghi dei partiti, ma non le facce”.</p><p>Prova a enunciare qualche principio base: uno stato “che non si sostituisce a  noi dall&#8217;inizio alla fine” , l &#8216;età pensionabile che “con il sistema contributivo, ovvero  ognuno prende quello che ha versato, può anche essere aumentata di due anni&#8221;. E poi, fuori i partiti dalla Rai, da  Finmeccanica, dalle municipalizzate. E un centrosinistra che non distingua tra  lavoratori e imprenditori. Quando qualcuno dei giornalisti più tardi gli chiede  se lo preoccupa piacere a molti di centrodestra, non fa una grinza.  A <strong>Silvio Berlusconi</strong> riserva solo un passaggio, perché “lui non è il nostro futuro”:  “Non gli perdono di aver  portato l&#8217;Italia ad essere considerata il paese della  volgarità e della vergogna e non della bellezza”. E poi chiarisce: “Non  ci  serve un altro uomo della Provvidenza, nel secolo scorso ne abbiamo già avuti  due”.  E allora, “nessuno ha l&#8217;ambizione di salvare il mondo da solo”.</p><p>Mentre si avvia alle conclusioni cita un sms arrivato da un  leader  nazionale: “Chi te lo fa fare? Hai 36 anni? Tra 8 anni finisci di fare il  Sindaco di Firenze e ne avrai 44. Che senso ha tu venga qui a candidarti?”.   Un po&#8217; di sufficienza e di scherno, mentre la platea risponde con le risate, e  poi va con la retorica: “Non so se alla fine ci candideremo, ma certo avremo  fatto un piacere all’Italia restituendo dignità alla politica. Così riporteremo  l’Italia ad essere patria della bellezza e non delle volgarità”.  La gente (tantissima) applaude, risuonano le parole di <strong>Jovanotti</strong> che in questi  giorni tutti hanno imparato a memoria. &#8220;Il più grande spettacolo dopo il Big  bang siamo noi, siamo noi”.</p><p>Entusiasmo ed energia sono palpabili.  Stasera online ci saranno le 100 proposte per il “Wiki Pd”, un primo esempio  di cosa ha davvero in mente Matteo Renzi. Dopodichè si apre di certo una  ennesima fase di “confronto” (per non dire di lotta interna) dentro il Pd. Di  certo lui, Renzi è uno che non molla. Raccontava un tassista: “Mi piace Renzi?  No, non mi piace. E certo non è di sinistra. Lui è uno che se gli chiedi una  cosa spesso ti risponde con una che non c&#8217;entra niente”. Sì, però a Firenze  tutti, praticamente tutti, parlano di lui. Sembra quasi un&#8217;ossessione. “E certo  perché lui ci rompe le scatole continuamente, non ci lascia in pace un momento”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/30/renzi-contro-i-burocrati-del-vecchio-pd-ma-non-siamo-qui-per-le-poltrone/167415/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>450</slash:comments> </item> <item><title>Ridurre la Casta? Ora il Senato dice no  E prende tempo per bloccare tutto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/29/ridurre-la-casta-ora-il-senato-dice-no/160752/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/29/ridurre-la-casta-ora-il-senato-dice-no/160752/#comments</comments> <pubDate>Thu, 29 Sep 2011 06:09:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Wanda Marra</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[casta]]></category> <category><![CDATA[Felice Belisario]]></category> <category><![CDATA[Francesco Rutelli]]></category> <category><![CDATA[Gaetano Quagliariello]]></category> <category><![CDATA[Luigi Zanda]]></category> <category><![CDATA[palazzo Madama]]></category> <category><![CDATA[Roberto Calderoli]]></category> <category><![CDATA[senato]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=160752</guid> <description><![CDATA[La riduzione dei parlamentari? Non è urgente. L&#8217;istituzione di una Commissione speciale con il compito di elaborare testi di riforma costituzionale che prevedano, tra le altre cose, la riformulazione dell&#8217;articolo 81 della Costituzione ai fini del perseguimento del pareggio di bilancio e l’abolizione delle Province? Rimandata a novembre. A decidere, l’aula del Senato. E così...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_160789" class="wp-caption alignnone" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/09/calderoli_interna.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-160789" title="calderoli_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/09/calderoli_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Il ministro Roberto Calderoli</p></div><p>La riduzione dei parlamentari? Non è urgente. L&#8217;istituzione di una Commissione speciale con il compito di elaborare testi di riforma costituzionale che prevedano, tra le altre cose,  la riformulazione dell&#8217;articolo 81 della Costituzione ai fini del perseguimento del pareggio di bilancio e l’abolizione delle Province? Rimandata a novembre. A decidere, l’aula del <strong>Senato</strong>.</p><p>E così la Casta ha perso l’ennesima occasione per dimostrare di voler davvero diminuire i costi della politica. Ieri a <strong>Palazzo Madama </strong>si è discusso di questo, in una seduta fiume, con dichiarazioni surreali, evidentemente tese più ad ottenere il mantenimento dello status quo, salvando la faccia, che ad avanzare di qualche millimetro sull’abbattimento dei costi della politica. È il vicepresidente vicario del gruppo Pd, <strong>Luigi Zanda</strong>, a illustrare la mozione con cui si chiedeva la costituzione di una Commissione, chiarendo anche che questa non doveva interferire con l’esame dei disegni di legge riguardanti la riduzione del numero dei parlamentari. Tutti d’accordo sulla carta. Ma tanto per cominciare il ministro <strong>Calderoli</strong> mette altra carne al fuoco, annunciando un disegno di legge di riforme costituzionali che arriverà in aula la prossima settimana. Non senza dichiarare di non essere d’accordo con nessuna delle mozioni presentate dall’opposizione.</p><p>Commenta Zanda: &#8220;L&#8217;iniziativa del ministro Calderoli di presentare una vasta proposta di revisione della Costituzione ha tutta l&#8217;aria del tentativo sterile di restituire un senso politico a un governo in agonia&#8221;. È <strong>Rutelli</strong>, che parla a nome del Terzo Polo, a trovare l’escamotage: nessun voto sulla Commissione, ma prendere tempo per valutare esattamente il progresso delle modifiche costituzionali. Prende la palla al balzo <strong>Gaetano Quagliariello</strong>, capogruppo del Pdl: per non bocciare la Commissione, chiede una sospensione di 40 giorni per verificarne utilità e competenze. E così è, Commissione rimandata. Allora è il capogruppo dell’Idv, <strong>Felice Belisario</strong> a lanciare un altro sasso nello stagno, chiedendo la procedura d’urgenza per l’esame dei disegni di legge atti a ridurre il numero dei parlamentari.</p><p>Il che vuol dire portare subito l&#8217;esame (che ora è nella Commissione Affari costituzionali) in aula. &#8220;Non ritengo di poter andare più veloce di così e dunque non voto la dichiarazione d’urgenza&#8221;, dice il presidente della Commissione Affari costituzionali <strong>Vizzini </strong>(lo stesso che aveva dichiarato al <em>Fatto Quotidiano </em>alla fine di agosto: “Questa volta se i parlamentari non li riduciamo, è meglio che emigriamo&#8221;). E&#8217; <strong>Rutelli </strong>a dare la linea al Terzo polo: &#8220;Non parteciperemo a una votazione che ci pare incomprensibile e totalmente priva di senso&#8221;. Morale della favola? Pdl e Lega si astengono (in Senato vale voto contrario), il Terzo Polo non partecipa al voto. Sintetizza Belisario: &#8220;L&#8217;intento di maggioranza e governo è quello di tenere tutto bloccato&#8221;.</p><p><strong>da Il Fatto Quotidiano del 29 settembre 2011</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/29/ridurre-la-casta-ora-il-senato-dice-no/160752/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Leader, attenti: a Pesaro c’è l’applausometro</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/06/leader-attenti-a-pesaro-c%e2%80%99e-l%e2%80%99applausometro/155534/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/06/leader-attenti-a-pesaro-c%e2%80%99e-l%e2%80%99applausometro/155534/#comments</comments> <pubDate>Tue, 06 Sep 2011 17:03:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Wanda Marra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[antonio di pietro]]></category> <category><![CDATA[Festa del PD]]></category> <category><![CDATA[Franco Marini]]></category> <category><![CDATA[Giuliano Amato]]></category> <category><![CDATA[ignazio marino]]></category> <category><![CDATA[Luigi De Magistris]]></category> <category><![CDATA[Matteo Ricci]]></category> <category><![CDATA[pesaro]]></category> <category><![CDATA[Pier Ferdinando Casini]]></category> <category><![CDATA[Rosy Bindi]]></category> <category><![CDATA[Susanna Camusso]]></category> <category><![CDATA[Walter Veltroni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=155534</guid> <description><![CDATA[“Buffone”. “Vattene a casa da Bonanni”. “Buh, buh”. Domenica tardo pomeriggio, la platea della Festa Democratica di Pesaro ce la fa a fischiare e a contestare. Sul palco ci sono Franco Marini e Susanna Camusso. Oggetto del contendere: lo sciopero di oggi. “Troppo precipitoso”, secondo l&#8217;ex segretario della Cisl. Anzi, quasi, quasi dannoso perché “chiede...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>“Buffone”. “Vattene a casa da Bonanni”. “Buh, buh”</em>. Domenica tardo pomeriggio, la platea della<strong> Festa Democratica di Pesaro </strong>ce la fa a fischiare e a contestare. Sul palco ci sono<strong> Franco Marini </strong>e Susanna Camusso. Oggetto del contendere: lo <strong>sciopero </strong>di oggi. <em>“Troppo precipitoso”</em>, secondo l&#8217;ex segretario della Cisl. Anzi, quasi, quasi dannoso perché <em>“chiede ai lavoratori di rinunciare a un giorno di compenso”</em>. Allora, <em>“meglio una manifestazione”</em>. Un crescendo di distinguo che la platea non manda proprio giù. E dire che Marini l&#8217;aveva applaudito empaticamente mentre ricordava <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/04/e-morto-mino-martinazzoli-ultimo-segretario-della-dc/155244/" target="_blank">Mino Martinazzoli</a></span>, l’ultimo segretario della Dc. E l’aveva sostenuto bonariamente persino mentre si perdeva i foglietti di carta dove s&#8217;era appuntato le critiche durissime, anzi feroci, da fare alla manovra, con una sequenza quanto meno comica (<em>“economisti e direttori di giornali hanno parlato contro queste misure&#8230; sì&#8230; ecco&#8230; mi ero scritto le loro affermazioni&#8230; no&#8230; non qui&#8230; ah, sì, eccole”</em>).</p><p>Ma di fronte alla nettezza della <strong>Camusso </strong>che ci va giù senza se e senza ma, chiedendosi<em> “che senso ha fare sindacato se non si scende in piazza, se non si cerca di cambiare i provvedimenti che vanno contro i lavoratori”</em>, la festa di Pesaro sceglie. Ovazione per lei, fischi per lui (che è pure costretto a ricordare: <em>“Sono anni ormai che sono un dirigente del Pd”</em>). Fischi educati, in realtà, nulla a che vedere con i fumogeni dell&#8217;anno scorso alla festa di Torino (contro Bonanni per l&#8217;appunto). Ma pur sempre fischi in un contesto generalmente talmente accogliente, da sembrare addomesticato.</p><p>Per esempio. Venerdì arrivano<strong> Walter Veltroni</strong> e <strong>Giuliano Amato</strong>, che educatamente evitano di affondare su qualsiasi questione. E il pubblico li applaude. Con calma, senza spellarsi le mani, ma li applaude. L&#8217;ex sindaco di Roma su Penati si limita a dire che <em>“non se la sente”</em> di <em>“invocare il fumus persecutionis”</em> e il pubblico applaude. Come sulla citazione di Napolitano. Un po&#8217; come si fa durante gli spettacoli teatrali, quando si accompagnano gli snodi della recitazione con un battere di mani, tra l&#8217;incoraggiamento e la partecipazione, anche se non c&#8217;è l&#8217;entusiasmo vero.</p><p>Quello però ogni tanto si coglie: e così Pesaro accoglie<strong> Rosy Bindi</strong>, ieri, come una rockstar. Spintoni per conquistare le prime file, processione per stringerle la mano sotto al palco, accompagnata da affermazioni forti (<em>“Rosy, mi raccomando. Ci affidiamo”</em>). Boati e ovazioni anche per lei quando annuncia la partecipazione allo sciopero. E nessuna protesta quando quella che rapidamente si guadagna il titolo di beniamina della festa duetta con <strong>Pier Ferdinando Casini</strong> in nome dei bei tempi andati della Dc. E cerca di portarlo sul terreno di un&#8217;alleanza elettorale con tutta l&#8217;opposizione, peraltro senza riuscirci, perché lui <em>“non ha fretta”</em>. Commenta qualche anziano signore tra il pubblico: <em>“Ci vorrebbe il contraddittorio, sono dalla stessa parte”</em>. Ma è poca roba. Casini si becca un lievissimo<em> “buh”</em> solo quando prova a dire che in fondo i politici non sono troppo privilegiati. Finisce a baci e abbracci sul palco tra i due. Il pubblico osserva.</p><p>Spiega <strong>Matteo Ricci</strong>, che è il padrone di casa come presidente della provincia di Pesaro:<em> “È la natura della città, che preferisce la cultura del fare e della solidarietà, a quella del conflitto”</em>. Curiosa esperienza antropologica il popolo democratico di Pesaro e dintorni, disponibile ed elegante. Ma pure in quest&#8217;onda di gentilezza quasi inquietante, da che parte va si capisce. Camusso e Bindi insegnano. E dunque la festa si appassiona al dibattito tra Luigi De Magistris e<strong> Ignazio Marino </strong>di sabato sera. E non fa niente che il sindaco di Napoli abbia attaccato Bersani subito prima di arrivare a Pesaro (dicendo a <em>Repubblica </em>che su Penati <em>“non poteva non sapere”</em>).</p><p>Gli applausi più sinceri, evidentemente, la festa li riserva a chi dice cose chiare e dirette (e a volte persino di sinistra) senza rifugiarsi nel politichese a rischio pure di sfidare la demagogia. E così rende merito a <strong>De Magistris</strong> che citando Gramsci declama:<em> “L&#8217;indignazione si è trasformata in mobilitazione. I leader devono avere una connessione sentimentale con il loro popolo”</em>. Dare <em>“messaggi credibili non è antipolitica è politica”</em>. Perché <em>“dobbiamo fare una rivoluzione culturale in questo paese. Conta essere operaio e non velina”</em>. Applausi anche quando a proposito di questione morale dice (ogni riferimento evidentemente non è casuale) che i leader si devono assumere<em> “la responsabilità politica”</em>. Tra le hit, l&#8217;odio per la casta, che fa guadagnare un applauso scrosciante a Marino mentre ribadisce che bisogna <em>“abolire le province” </em>e declama che <em>“forse basterebbero 50 senatori e 300 deputati”</em>.</p><p>Così, <strong>Antonio Di Pietro</strong>, anche lui ospite ieri, piace e convince quando parla di referendum. Ma per il suo dibattito con Fioroni – un incontro di fioretto tra due “vecchie volpi”, che cercano di stanarsi a vicenda – l&#8217;accoglienza è tiepida. Troppa strategia politicante.</p><p>È sabato notte a Pesaro quando un anziano volontario ferma due semi-giovani “promesse” democratiche come<strong> Andrea Orlando </strong>e<strong> Francesco Boccia</strong> in giro per le vie della città e lo dice papale papale: <em>“Ma voi a </em>Omnibus <em>la mattina dovete essere più cattivi”</em>.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 6 settembre 2011 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/06/leader-attenti-a-pesaro-c%e2%80%99e-l%e2%80%99applausometro/155534/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>11</slash:comments> </item> <item><title>Pesce grigliato? Per la casta solo tre euro</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/12/pesce-grigliato-per-la-casta-solo-tre-euro/151203/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/12/pesce-grigliato-per-la-casta-solo-tre-euro/151203/#comments</comments> <pubDate>Fri, 12 Aug 2011 13:54:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Wanda Marra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[buvette]]></category> <category><![CDATA[casta]]></category> <category><![CDATA[Donato Lenzi]]></category> <category><![CDATA[Renato Schifani]]></category> <category><![CDATA[ristorante]]></category> <category><![CDATA[senato]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=151203</guid> <description><![CDATA[Tutti lo sanno e tutti ne approfittano. La polemica monta ciclicamente: mangiare nei ristoranti di Senato e Camera costa nel peggiore dei casi quanto una pizza, nel migliore più o meno quanto un panino e una bevanda. Ma nell’era di Internet e in tempi di lacrime e sangue farla franca diventa più difficile. Qualche giorno...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/08/20110812_363834.jpg?47e3a5"><img src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/08/20110812_363834.jpg?47e3a5" alt="" /></a>Tutti lo sanno e tutti ne approfittano. La polemica monta ciclicamente: mangiare nei ristoranti di Senato e Camera costa nel peggiore dei casi quanto una pizza, nel migliore più o meno quanto un panino e una bevanda. Ma nell’era di Internet e in tempi di lacrime e sangue farla franca diventa più difficile. Qualche giorno fa <strong>Carlo Monai</strong>, deputato Idv, novello <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://isegretidellacasta.blogspot.com/" target="_blank">Spider Truman</a></span>, ha deciso di denunciare uno dei tanti privilegi di cui godono i parlamentari, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/pranzo-di-lusso-sette-euro/2156858" target="_blank">fornendo all’<em>Espresso</em></a></span>, la prova provata, certificata e fotografata: il menù del ristorante di Palazzo Madama. Un euro e 60 centesimi per un primo piatto, 3 euro e 55 per un secondo di pesce (spada alla griglia) o di carne (lombatina di vitello ai ferri), piatti pregiati come filetto di orata in crosta di patate o di bue a 5,23 euro. Un dolce costa 1 euro e 74. Altrettanto un contorno. Il ristorante di Montecitorio non è da meno: si può spendere addirittura 5 euro e 30 per un risotto gamberi e pachino, ma anche cavarsela con 2 per un piatto di pasta patate e zucchine. Un pesce del giorno può, sì, arrivare a 17 euro e 20, ma parte da 4 e 60. Mentre un carrè di agnello al forno costa 5 euro e 30. Monai parlando all’<em>Espresso</em> in quanto a privilegi ha vuotato il sacco: “La tavola è apparecchiata come un tre stelle Michelin, i camerieri sono in livrea, lo chef è bravo e prepara piatti di grande qualità”. A pancia piena si scherza meglio. E lui la battuta non se l’è fatta sfuggire: “L’unico appunto riguarda la cantina: ci sono ottimi vini, ma nessuna bottiglia friulana”.  Le rivelazioni di Monai non si sono fermate alle delizie del palato: ha raccontato come si entra gratis allo stadio e a teatro o come non si pagano le multe per eccesso di velocità.</p><p>Rivelazioni che non sono piaciute ai suoi colleghi, che lo hanno insultato in Aula. Una per tutte, <strong>Donata Lenzi</strong> del Pd, che difendendo il lavoro suo e dei colleghi ha dichiarato accorata: “Cerchiamo di capire, ci prepariamo, incontriamo gente, studiamo&#8230;”.</p><p>Per tornare in tema di ristorante, da notare che il prezzo pagato dagli avventori non basta a coprire le spese. Così per ogni coperto il Senato deve raddoppiare la cifra corrisposta. Uno scherzetto che costa circa <strong>1.200.000 euro l’anno</strong>.</p><p>E alla fine la rete s’è indignata: ieri una serie di gruppi nati su Facebook hanno rilanciato con grande enfasi lo scandalo pasti. Al grido (ironico) di “poverini”, che “hanno troppe spese”,  il popolo della rete ha scelto di far sentire “il proprio disgusto contro l&#8217;ultima ‘vergogna’ messa a segno dalla casta”. Tanto che l&#8217;ufficio stampa del Senato si è trovato costretto a ricordare che “è stato approvato un ordine del giorno specifico (G100)” per far pagare ai senatori quanto devono. Inoltre, “il presidente del Senato, <strong>Renato Schifani</strong>, ha già invitato i senatori Questori ad assumere nel più breve tempo possibile tutte le necessarie iniziative e decisioni”.</p><p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/08/20110812_363834.jpg?47e3a5" target="_blank">Clicca qui per ingrandire la foto</a></span></p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 12 agosto 2011</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/12/pesce-grigliato-per-la-casta-solo-tre-euro/151203/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>40</slash:comments> </item> <item><title>Pd: diversi, ma chi?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/26/%e2%80%9cdobbiamo-dimostrare-di-essere-diversi-dagli/147778/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/26/%e2%80%9cdobbiamo-dimostrare-di-essere-diversi-dagli/147778/#comments</comments> <pubDate>Tue, 26 Jul 2011 13:30:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Wanda Marra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Enrico Letta]]></category> <category><![CDATA[morale]]></category> <category><![CDATA[Paolo Gentiloni]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category> <category><![CDATA[questione]]></category> <category><![CDATA[Sergio Chiamparino]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=147778</guid> <description><![CDATA[“Dobbiamo dimostrare di essere diversi dagli altri, dobbiamo provare che per noi la questione morale, delle regole, l’etica, sono una questione essenziale” (Enrico Letta, “Corriere della Sera”). “La diversità va conquistata. Poteva forse essere un dato di appartenenza un tempo, quando c’era una rigida selezione per accedere ai partiti, oggi non è così (Sergio Chiamparino,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>“<em>Dobbiamo dimostrare di essere diversi dagli altri, dobbiamo provare che per noi la questione morale, delle regole, l’etica, sono una questione essenziale</em>” (<strong>Enrico Letta</strong>, “Corriere della Sera”). “<em>La diversità va conquistata. Poteva forse essere un dato di appartenenza un tempo, quando c’era una rigida selezione per accedere ai partiti, oggi non è così</em> (<strong>Sergio Chiamparino</strong>, “Corriere della Sera”). “<em>C’è bisogno di una reazione intransigente da parte nostra, forse ancora più netta di quella che c’è stata finora</em>” (<strong>Paolo Gentiloni</strong>, “l’Unità”).</p><p>Diversità morale, etica, intransigenza: parole che fanno parte del<strong> bagaglio culturale archetipico della sinistra</strong>. Sotto le parole, niente, viene da dire però dopo i guai giudiziari che funestano il Pd. E allora, si può trasformare questa affermazione in una domanda: che cosa intendono fare i vari Letta, Gentiloni e tutti i democratici a seguire, per dimostrare e difendere questa sbandierata diversità morale?</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 26 luglio 2011</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/26/%e2%80%9cdobbiamo-dimostrare-di-essere-diversi-dagli/147778/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>99</slash:comments> </item> <item><title>Strada: “Bisognava pensarci primaLa guerra? Non si deve fare mai”</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/20/strada-%e2%80%9cbisognava-pensarci-prima-la-guerra-non-si-deve-fare-mai%e2%80%9d/98894/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/20/strada-%e2%80%9cbisognava-pensarci-prima-la-guerra-non-si-deve-fare-mai%e2%80%9d/98894/#comments</comments> <pubDate>Sun, 20 Mar 2011 06:03:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Wanda Marra</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Arcobaleno]]></category> <category><![CDATA[emergency]]></category> <category><![CDATA[Gheddafi]]></category> <category><![CDATA[Gino Strada]]></category> <category><![CDATA[Guerra]]></category> <category><![CDATA[Libia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=98894</guid> <description><![CDATA[“La guerra è stupida e violenta. Ed è sempre una scelta, mai una necessità: rischia di diventarlo quando non si fa nulla per anni, anzi per decenni”. Gino Strada, fondatore di Emergency (che tra l’altro proprio in questi giorni sta lanciando il suo mensile E, in edicola dal 6 aprile), mentre arriva il via libera...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/03/strada-pezzo.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-98954 alignleft" title="strada pezzo" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/03/strada-pezzo.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>“La guerra è stupida e violenta. Ed è sempre una scelta, mai una necessità: rischia di diventarlo quando non si fa nulla per anni, anzi per decenni”. Gino Strada, fondatore di Emergency (che tra l’altro proprio in questi giorni sta lanciando il suo mensile E, in edicola dal 6 aprile), mentre arriva il via libera della comunità internazionale all’attacco contro la Libia e cominciano i primi bombardamenti, ribadisce il suo “no” deciso alla guerra come “mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, citando la Costituzione italiana.</p><p><strong> Che cosa pensa dell’intervento militare in Libia? </strong><br /> Questo è quello che succede quando ci si trova davanti a situazioni lasciate incancrenire. L’unica cosa che auspico è che si arrivi in fretta a un cessate il fuoco. La risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu è molto ambigua nella formulazione: vanno adottate “tutte le misure necessarie per proteggere la popolazione civile”. Vuol dire tutto e niente.</p><p><strong> Dunque, lei è contrario? </strong><br /> Assolutamente. Il mio punto di vista è sempre contro l’uso della forza, che non porta da nessuna  parte.</p><p><strong> Ma allora bisogna stare a guardare mentre Gheddafi bombarda la sua popolazione? </strong><br /> Sono un chirurgo. Non faccio il politico, il diplomatico, il capo di Stato. Non so in che modo si è cercato di convincere Gheddafi a cessare il fuoco. E poi le notizie che arrivano sono confuse e contraddittorie.</p><p><strong> Però, alcuni punti sembrano chiari: che Gheddafi è un dittatore, contro il quale c’è stata una rivolta popolare e che sta massacrando i civili, per esempio&#8230;</strong><br /> Che Gheddafi sia un dittatore è molto chiaro. Che stia massacrando i civili è chiaro, ma impreciso: lo fa da anni, se non da decenni. E noi, come Italia, abbiamo contribuito, per esempio col rifornimento di armi. Se il principio è che bisogna intervenire dovunque non c’è democrazia, mi aspetto che qualcuno cominci i preparativi per bombardare il Bahrein. Che facciamo, potenzialmente bombardiamo tutto il pianeta? Sia chiaro, non ho nessuna simpatia per Gheddafi, ma non credo che l’uso della violenza attenui la violenza. Quanti dittatori ci sono in Africa? Bisogna bombardarli tutti? E poi: con questo ragionamento, la Spagna potrebbe decidere di bombardare la Sicilia perché c’è la mafia.</p><p><strong> Questo conflitto però viene percepito come intervento umanitario, più di quanto non sia accaduto, per esempio,  con quelli in Afghanistan e in Iraq. Lei non crede che questo caso sia diverso da quelli?</strong><br /> Ogni situazione è diversa dall’altra. I cervelli più alti del pianeta hanno una visione della politica che esclude la guerra. Voglio rifarmi a ciò che scrivono Einstein e Russell, non a ciò che dicono i Borghezio e i Calderoli. Sarkozy non mi sembra un grande genio dell’umanità. E dietro ci sono sempre interessi economici.</p><p><strong> Ma qual è la soluzione?</strong><br /> A questo punto è molto difficile capire cosa si può fare. Si affrontano le questioni quando divengono insolubili. A questo punto che si può fare? Niente, trovarsi sotto le bombe. Non è possibile che si ragioni sempre in termini di “quanti aerei, quante truppe, quante bombe”. Invece, magari avremmo potuto smettere di fare affari con Gheddafi.</p><p><strong> Che cosa pensa della posizione italiana?</strong><br /> Vorrei conoscerla. Frattini un paio di giorni fa ha detto che “il Colonnello non può essere cacciato”. Cosa vuol dire: che non si deve o non si può? Noi non abbiamo nessuna politica estera, come d’altra parte è stato ai tempi dell’Afghanistan e dell’Iraq.</p><p><strong> Salta agli occhi come questa guerra stia scoppiando senza una vera partecipazione emozionale. E senza nessuna mobilitazione pacifista. Per protestare contro l’intervento in Afghanistan ci furono manifestazioni oceaniche in tutto il mondo.</strong><br /> A Roma eravamo tre milioni.</p><p><strong> E adesso dove sono quei tre milioni? </strong><br /> Non è un dettaglio il fatto che le forze politiche che allora promuovevano le mobilitazioni, in Parlamento poi hanno votato per la continuazione della guerra. E, infatti, la sinistra radicale ha perso 3 milioni di voti.</p><p><strong> Ma al di là della politica, l’opinione pubblica tace. </strong><br /> Questa guerra è arrivata inaspettata: se andrà avanti sicuramente ci sarà una mobilitazione per chiedere che si fermi il massacro.</p><p><strong> Inaspettata o no, il silenzio del movimento pacifista colpisce. </strong><br /> Il movimento pacifista esiste e porta avanti le sue battaglie, da quella per la solidarietà, alla lotta contro la privatizzazione dell’acqua, al no agli esperimenti nucleari. E certamente si farà sentire per chiedere la fine del massacro.</p><p><strong> Dunque, secondo lei non c’è un addormentamento delle coscienze?</strong><br /> Certo che c’è, e non potrebbe essere il contrario. Abbiamo un governo guidato da uno sporcaccione, e nessuno dice niente. Ha distrutto la giustizia, e nessuno dice niente. Sono anni che facciamo respingimenti e si incita all’odio e al razzismo. Non sono cose che passano come gocce d’acqua.</p><p><em><strong>Dal Fatto Quotidiano del 20 marzo 2011</strong></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/20/strada-%e2%80%9cbisognava-pensarci-prima-la-guerra-non-si-deve-fare-mai%e2%80%9d/98894/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>280</slash:comments> </item> <item><title>Una società diversamente difficile</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/13/manifestare-in-una-societa-diversamente-difficile/91880/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/13/manifestare-in-una-societa-diversamente-difficile/91880/#comments</comments> <pubDate>Sun, 13 Feb 2011 19:29:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Wanda Marra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[donne]]></category> <category><![CDATA[Internazionale]]></category> <category><![CDATA[manifestazione]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category> <category><![CDATA[se non ora quando]]></category> <category><![CDATA[Uomini]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=91880</guid> <description><![CDATA[Ci sono andata per caso. Sì, con il lavoro che faccio, ormai alle manifestazioni ci vado quasi sempre per raccontarle, difficilmente per partecipare. Ma vari amici mi hanno detto: “Noi andiamo, vieni?” (cosa che peraltro non capitava da tanto tempo per un appuntamento in piazza). E allora mi sono detta: “Perché no? Uno sguardo non...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono andata per caso. Sì, con il lavoro che faccio, ormai alle manifestazioni ci vado quasi sempre per raccontarle, difficilmente per partecipare. Ma vari amici mi hanno detto: <em>“Noi andiamo, vieni?” </em>(cosa che peraltro non capitava da tanto tempo per un appuntamento in piazza). E allora mi sono detta: <em>“Perché no? Uno sguardo non mi dispiace”</em>. Ma <strong>a piazza del Popolo a Roma</strong>, c’era tantissima gente. Di più, molta di più, di quanta ne hanno mobilitata le ultime manifestazioni politiche. Piazza pienissima, vie laterali invase. Tantissime donne, di tutte le età, ma anche uomini, famiglie e passeggini. Tantissima gente della mia generazione (ovvero di nati negli anni ’70). Mentre, all’inizio, risuonavano le note di <em>People has the power </em>di Patty Smith, ho sentito l’atmosfera delle grandi manifestazioni , quelle che evidentemente nascono da un’esigenza comune, dal bisogno sentito di dire basta, di partecipare, di fare massa, tutti insieme.</p><p>Questa settimana <em>Internazionale </em>pubblica l’articolo di una escort statunitense (che gestisce un blog, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://nightmarebrunette.blogspot.com/" target="_blank">Nightmarebrunette.blogspot.com</a></span>), dal titolo esplicito,<em> <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.salon.com/life/feature/2011/01/20/escort_girl_life_envy/index.html" target="_blank"><strong>A tutte le ragazze che mi invidiano</strong></a></span></em>. Nel quale tenta di rispondere a una domanda:<em> “Perché molte donne vogliono trovarsi nella mia condizione?”</em> E poi scrive:<em> “Ci viene continuamente ripetuto che guadagneremo un posto a tavola – qualunque tavola – se saremo curate e ben vestite, con i capelli lucidi e taglia 38. Le ragazze che mi scrivono hanno tante risorse (…) ma vivono in un mondo in cui il <strong>valore di una donna </strong>è perennemente identificato con il suo sex appeal. Perché stupirsi se per tante di loro diventa logico portare quell’equazione fino in fondo?”</em>. Io sono testarda, mi piace andare avanti per la mia strada, e una parte di me si è sempre rifiutata di accettare i discorsi <em>“sulle donne, per le donne, dalle donne”</em>. Ma devo ammettere che un’analisi come quella fatta dalla blogger statunitense è molto più vera, e anche molto più socialmente accettata, nell’Italia di oggi che in quella di quando avevo 20 anni.</p><p>Nello stesso numero di <em>Internazionale </em>c’è un altro articolo sul tema, <em><span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.nytimes.com/2011/02/03/world/europe/03italy.html" target="_blank">Le ragioni delle donne</a></strong></span></em> di Elisabetta Povoledo e Rachel Donadio (uscito sul <em>New York Times</em>) in cui si dimostra – numeri alla mano – come rispetto agli altri paesi dell’Unione europea l’Italia sia<em> “molto indietro per quanto riguarda gli indicatori che misurano la parità di genere, come il tasso di occupazione femminile e il numero di donne che ricoprono posizioni dirigenziali”</em>. Un passaggio colpisce: si dice che <em>“le strutture di potere più radicate” </em>ovvero <em>“la chiesa cattolica e la criminalità organizzata”</em> (…la criminalità organizzata…) sono ancora dominate dagli uomini. E comunque sostiene che <em>“in un paese noto per l’assenza di meritocrazia, <strong>il cammino delle donne è tutto in salita</strong>”</em>.  Anche questa, affermazione difficilmente contestabile.</p><p>E allora, ecco il senso di una manifestazione, dove Berlusconi e le sue frequentazioni di minorenni, dove la “sistemazione” in politica di un esercito di veline, non sono che l’estremizzazione di una tendenza. E peraltro, in una società in cui spesso saltano i parametri dei rapporti personali e professionali, privati e pubblici, non è detto che <strong>per gli uomini</strong> sia molto più facile e bello. Magari è solo <strong>diversamente difficile</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/13/manifestare-in-una-societa-diversamente-difficile/91880/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>19</slash:comments> </item> <item><title>Il passero solitario di&#8230; Signorini</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/13/come-ti-dissacro-anche-il-leopardi/86259/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/13/come-ti-dissacro-anche-il-leopardi/86259/#comments</comments> <pubDate>Thu, 13 Jan 2011 15:15:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Wanda Marra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Alfonso Signorini]]></category> <category><![CDATA[canale 5]]></category> <category><![CDATA[chi]]></category> <category><![CDATA[giacomo leopardi]]></category> <category><![CDATA[kalispera]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=86259</guid> <description><![CDATA[Evidentemente galvanizzato dal mega-servizio a Berlusconi in versione poli-familiare, uscito mercoledì su Chi, Alfonso Signorini nel salotto di Kalispera, “emanato” nelle case degli italiani da Canale 5, continua sul terreno dei buoni sentimenti. E così fa raccontare a Belén – sapiente accento spagnolo e inquadratura sempre in primo piano – la sua fede nell’amore eterno...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Evidentemente galvanizzato dal mega-servizio a Berlusconi in versione poli-familiare, uscito mercoledì su <em>Chi</em>, <strong>Alfonso Signorini</strong> nel salotto di Kalispera, “emanato” nelle case degli italiani da Canale 5, continua sul terreno dei buoni sentimenti.</p><p>E così fa raccontare a <strong>Belén </strong>– sapiente accento spagnolo e inquadratura sempre in primo piano – la sua fede nell’amore eterno (che però è eterno finchè dura, come si contraddice anche lei, mentre rimira l’ultimo anello recatole in dono da Fabrizio). Non può mancare un cammeo di <strong>Gianna Nannini</strong>, novella eroina della maternità insperata. Anche se poi, il buon conduttore indulge a lanciare un balletto presunto sexy (ma non si capisce il sexy dov’è).</p><p>Il momento più “alto”, però, è quando Signorini cita <em>Il passero solitario</em> di <strong>Giacomo Leopardi</strong>, una delle vette della poesia italiana. Prova a farlo leggere a <strong>Flavio Insinna</strong>, che si inceppa, si interrompe e sbaglia completamente il ritmo, forse a marcare il disappunto di dover essere accostato &#8211; anche se per un attimo &#8211; a qualcosa evidentemente troppo fuori dalle sue corde.</p><p>Ci pensa lui, Signorini, a trarlo dall’imbarazzo: <em>“Dedichiamo questa lettura a tutti i passeri solitari”</em>. Ammicca, ridacchia, cerca un doppio senso,che evidentemente la parola “passero” gli pare sufficiente a giustificare. Probabilmente &#8211; mentre prova ad annientare persino il fascino e la magia di Leopardi &#8211; si sente pure un <strong>eroe della divulgazione</strong>. E così può chiudere gloriosamente il programma ballando insieme a <strong>Emanuele Filiberto </strong>sulle note di una rediviva <strong>Orietta Berti</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/13/come-ti-dissacro-anche-il-leopardi/86259/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>85</slash:comments> </item> <item><title>Santiago del Cile tra memoria e futuro</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/01/il-cile-tra-memoria-e-futuro/84451/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/01/il-cile-tra-memoria-e-futuro/84451/#comments</comments> <pubDate>Sat, 01 Jan 2011 16:19:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Wanda Marra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Augusto Pinochet]]></category> <category><![CDATA[Cile]]></category> <category><![CDATA[Museo della Memoria e dei Diritti umani]]></category> <category><![CDATA[Salvador Allende]]></category> <category><![CDATA[Sebastian Pinera]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category> <category><![CDATA[wikileaks]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=84451</guid> <description><![CDATA[Sono venute in due: abitini estivi, capelli scuri legati, avranno qualcosa in più di 20 anni. Fuori, a Santiago del Cile, è piena estate. Dentro il Museo della Memoria e dei Diritti umani, si respira un&#8217;aria sospesa, tra passato e futuro. Le due ragazze si stringono mentre guardano scorrere davanti a loro le immagini del golpe del &#8217;73, mentre...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sono venute in due: abitini estivi, capelli scuri legati, avranno qualcosa in più di 20 anni. Fuori, a <strong>Santiago del Cile</strong>, è piena estate. Dentro il Museo della Memoria e dei Diritti umani, si respira un&#8217;aria sospesa, tra passato e futuro.</p><p>Le due ragazze si stringono mentre guardano scorrere davanti a loro le immagini del <strong>golpe del &#8217;73</strong>, mentre guardano la parete tappezzata di foto dei <em>desaparecidos</em>; hanno le lacrime agli occhi mentre ascoltano le ultime parole di Allende, che incoraggia il suo popolo a guardare oltre il buio del momento, e il discorso di insediamento di Pinochet. Davanti a uno schermo al piano di sopra, una madre e un bambino ridono guardando gli spot elettorali dell&#8217;epoca che invitavano a votare si o no al <strong>plebiscito sulla dittatura</strong>, nel 1988. E festeggiano &#8211; più di 22 anni dopo &#8211; di nuovo il no.</p><p>Il Museo &#8211; inaugurato il 14 gennaio del 2010, uno degli ultimi atti della Bachelet &#8211; è uno dei pochi posti di Santiago dove si parla del <strong>passato</strong>. Per <em>“un paese diviso a metà”</em>,  come lo definiscono senza esitare i cileni, dove i processi per i crimini commessi durante il regime militare sono stati comunque molti pochi.</p><p>E così del <strong>terremoto </strong>dello scorso febbraio non si vede praticamente segno: circondata dalle Ande, Santiago sembra un&#8217;isola nell&#8217;America Latina, dove tutto funziona. E dove il futuro sembra la terra delle opportunità. Atmosfera quieta, regole ed educazione: i santiaghini accettano di buon grado anche la presenza dei Carabinieri ad ogni angolo di strada. La <strong>sicurezza </strong>è un&#8217;ossessione: dopo la bomba all&#8217;ambasciata cilena, i notiziari hanno rilasciato bollettini continui sulle condizioni del ferito.</p><p>E qui &#8211; dove l&#8217;aborto terapeutico è vietato, e dove la stampa è quasi tutta filo-governativa &#8211; ha vinto di nuovo la destra. <em><strong>“Piñera? E&#8217; un Berlusconi”</strong></em>, spiegano i cileni. E intanto, i cables di <em>Wikileaks</em>, appena resi noti, che lo descrivono <em>“intelligente, deciso e lavoratore”</em>, sanciscono il gradimento degli States all&#8217;indomani della sua elezione. Non manca il paragone con il nostro premier, evidentemente punto di riferimento globale: <em>“E&#8217; meglio di Berlusconi, perché ha la stessa donna da trent&#8217;anni”</em>, si legge in uno dei dispacci.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/01/il-cile-tra-memoria-e-futuro/84451/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>A Buenos Aires rabbia e voglia di cambiare</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/21/a-buenos-aires-la-rabbia-spinge-il-cambiamento/83072/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/21/a-buenos-aires-la-rabbia-spinge-il-cambiamento/83072/#comments</comments> <pubDate>Tue, 21 Dec 2010 15:07:36 +0000</pubDate> <dc:creator>Wanda Marra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[buenos aires]]></category> <category><![CDATA[occupazioni]]></category> <category><![CDATA[proteste]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=83072</guid> <description><![CDATA[Con una cerimonia solenne vengono ordinati giovani sacerdoti in una chiesa di San Telmo. Poco più in là un gruppo composito (bambini, anziani signori, ragazzi) si lascia andare a un rumorosissimo concerto per strada, con balli e tamburi, annaffiati di birra. In un centro sociale, in un angolo dello stesso quartiere, la proiezione di un video collega...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Con una cerimonia solenne vengono ordinati giovani sacerdoti in una chiesa di <strong>San Telmo</strong>. Poco più in là un gruppo composito (bambini, anziani signori, ragazzi) si lascia andare a un rumorosissimo concerto per strada, con balli e tamburi, annaffiati di birra. In un centro sociale, in un angolo dello stesso quartiere, la proiezione di un video collega le occupazioni di terreni, all&#8217;ordine del giorno nella capitale, alle battaglie degli americani che vivono sugli alberi per salvarli.</p><p><strong>Protestare</strong>, reagire, farsi sentire: <strong>Buenos Aires</strong> significa musica a ogni angolo di strada, caffè sempre pieni di gente, orde di folla riversate per le strade del centro più commerciale e per i mercatini domenicali. Ma soprattutto, manifestazioni. In quattro giorni ci sono state: occupazioni di terreni in una periferia della città con repressione da parte delle forze dell&#8217;ordine, e tanto di polemica politica per la proibizione da parte del governo di usare armi da fuoco contro gli occupanti; l&#8217;incendio della porta del governo a Plaza de Mayo da parte di militanti di estrema sinistra, in occasione dell&#8217;anniversario della crisi sociale del 2001; problemi all&#8217;aereoporto internazionale con lunghe file e voli cancellati, a causa di proteste sindacali.</p><p>Anche <strong>Diego Armando Maradona</strong> ha voluto regalare una fine d&#8217;anno di protesta ai suoi tifosi: in un&#8217;intervista al <em>Clarín </em>ha sparato contro tutto e contro tutti, dal presidente dell&#8217;Afa, Grondona, al manager della Nazionale Bilardo (che l&#8217;ha &#8220;esonerato&#8221;). Mentre <em>la Presidenta</em> Cristina Kirchner critica la giustizia per la mancanza di sicurezza e Duhalde lancia la sua candidatura, un posticino lo occupa anche <strong>Silvio Berlusconi</strong>: alla fiducia italiana &#8211; conquistata per soli tre voti &#8211; gli editorialisti hanno regalato commenti decisamente critici (oggi il <em>Clarín </em>parla di <em>&#8220;governabilità precaria&#8221;</em>).</p><p>In una capitale che <strong>cambia moltissimo</strong> a seconda dei quartieri &#8211; si va dalla Recoleta, zona residenziale dei ricchi, dove sembra di stare a New York, al Boca, quartiere operaio, dominato dallo stadio, sia architettonicamente che simbolicamente, a San Telmo, che si porta dietro la storia argentina più recente &#8211; anche all&#8217;occhio superficiale del turista sono tangibili le crisi economiche e sociali degli ultimi anni. Accade persino che banconote ritirate a un insospettabile bancomat dell&#8217;aereoporto si rivelino false. La <strong>rabbia sociale</strong>, però, mostra il suo volto di vitalità. La povertà si mescola con l&#8217;orgoglio. Con la<strong> voglia di andare avanti</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/21/a-buenos-aires-la-rabbia-spinge-il-cambiamento/83072/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>6</slash:comments> </item> <item><title>Di Pietro: &#8220;Nichi e Grillo, rimaniamo uniti: non spacchiamo il fronte dell&#8217;intransigenza&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/19/di-pietro-nichi-e-grillo-stiamo-uniti-non-spacchiamo-il-fronte-dellintransigenza/62282/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/19/di-pietro-nichi-e-grillo-stiamo-uniti-non-spacchiamo-il-fronte-dellintransigenza/62282/#comments</comments> <pubDate>Sun, 19 Sep 2010 12:03:42 +0000</pubDate> <dc:creator>Wanda Marra</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[antonio di pietro]]></category> <category><![CDATA[grillo]]></category> <category><![CDATA[idv]]></category> <category><![CDATA[vasto]]></category> <category><![CDATA[Vendola]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=62282</guid> <description><![CDATA[È un Di Pietro decisamente di governo quello che chiude la tre giorni di Vasto. Un discorso compatto, deciso, incisivo. Ma senza dichiarazioni ad effetto. Parla all&#8217;insegna della responsabilità il leader dell&#8217;Italia dei valori. Gioca il ruolo del grande padre saggio, di chi – potendo contare su un partito in crescita, non travagliato da lotte...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>È un <strong>Di Pietro </strong>decisamente di governo quello che chiude la tre giorni di Vasto. Un discorso compatto, deciso, incisivo. Ma senza dichiarazioni ad effetto. Parla all&#8217;insegna della responsabilità il leader dell&#8217;Italia dei valori. Gioca il ruolo del grande padre saggio, di chi – potendo contare su un partito in crescita, non travagliato da lotte intestine – prova a dettare un&#8217;agenda agli altri, si pone come un punto di riferimento, pronto anche a mediare pur di costruire un&#8217; “alternativa”. Proprio questa la parola più ripetuta e gettonata durante la festa del partito. Come quell&#8217;altra, sulla quale Tonino ha messo l&#8217;accento anche nel discorso di apertura, “proposta”: “Siamo venuti qui per fare delle proposte”. E allora: è il momento di passare dalla protesta alla proposta. Di Pietro fa una scommessa. E parla all&#8217;elettorato deluso dal Pd e a quello potenziale di Futuro e Libertà, rivendendosi la coerenza dell&#8217;opposizione “senza se e senza ma” svolta in questa legislatura. Anche correndo il rischio di scoprire un fianco rispetto al movimentismo alla <strong>Grillo</strong>.</p><p>Si dice pronto a votare la mozione di sfiducia del Pd al governo, come quella di Fli contro <strong>Minzolini</strong>. Rilancia la proposta del <em>Fatto</em> sul ddl anticorruzione. Ribadisce la sua intenzione di “soprassedere” sulle elezioni anticipate, per fare una nuova legge elettorale, “uguale a quella che c&#8217;era prima o proporzionale sul modello tedesco”. Perché “dobbiamo togliere di mezzo il Porcellum”. E soprattutto, afferma la sua disponibilità a costruire un&#8217; “alleanza democratica”, basata su un programma. Ne indica i “confini”: Pd, Federazione della Sinistra, Federazione dei Verdi, Sinistra e Libertà (non a caso, i protagonisti del dibattito finale sono stati <strong>Bindi</strong>, <strong>Ferrero</strong>, <strong>Bonelli</strong>, <strong>Fava</strong>). Chiarisce: “Noi vogliamo essere cofondatori di questa nuova forza, non ospiti”. E ancora, prova di disponibilità: “Siamo pronti sia a metterci la faccia se ci saranno i tempi per le primarie, sia a sederci attorno a un tavolo con la coalizione per scegliere un leader”. Dopo l&#8217;affondo di sabato (aveva definito il Pd partito in “decomposizione”), riabbassa i toni: “Riconosciamo ai Democratici il ruolo di maggior partito d&#8217;opposizione, con il compito di guidare l&#8217;alleanza, e rispettiamo il loro travaglio. Ma dobbiamo sapere a chi dobbiamo telefonare nel Pd. In questi giorni accade che non sappiamo a chi rivolgerci. E se il Congresso lo ha eletto, per noi il punto di riferimento è il suo segretario, <strong>Pier Luigi Bersani</strong>. Abbiamo il dovere di rivolgerci a chi è stato eletto dal Congresso”.</p><p>Poi, il messaggio mandato a <strong>Vendola</strong> e Grillo, che fanno parte di quello che Di Pietro definisce il fronte dell&#8217;intransigenza: “Caro Nichi, caro Grillo non cadiamo nell&#8217;errore di farci passare per avversari. Non dobbiamo spaccare il fronte dell&#8217;intransigenza. Dobbiamo stare uniti”. E il monito, allora, è tutto per Grillo e per la sua intenzione di presentare liste nazionali col Movimento 5 Stelle: “L&#8217;appello non è di cadere in questo tranello, ma di stare uniti. Il voto disperso è un voto perso”. E intanto coglie l&#8217;occasione per rivolgersi di nuovo al fronte della protesta, rilanciando il no B-day del 2 ottobre.</p><p>Il finale è tutto sull&#8217;orgoglio. L&#8217;orgoglio del padre: “Guardateci. Siamo arrivati dal Manzanarre al Reno, dalle Alpi alla Sicilia. Sono 5 anni che veniamo a Vasto. Siamo una bella famiglia, sana. Una forza politica. E se vi dicono che il vostro presidente strilla troppo rispondete, che è per passione e amore per questo Paese”. Poi, gli abbracci finali. Mentre la festa si scioglie sulle note dei Cento passi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/19/di-pietro-nichi-e-grillo-stiamo-uniti-non-spacchiamo-il-fronte-dellintransigenza/62282/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>706</slash:comments> </item> <item><title>Scegliete il vostro leader  Chi di loro può fermare Berlusconi?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/09/scegliete-il-vostro-leaderchi-di-loro-puo-fermare-berlusconi/58665/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/09/scegliete-il-vostro-leaderchi-di-loro-puo-fermare-berlusconi/58665/#comments</comments> <pubDate>Thu, 09 Sep 2010 17:50:21 +0000</pubDate> <dc:creator>Wanda Marra</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=58665</guid> <description><![CDATA[Non è un mistero: le ultime esternazioni di Gianfranco Fini contro Berlusconi hanno fatto breccia anche in una parte non piccola dell’opinione pubblica di centrosinistra. Dai nostri non abbiamo mai sentito delle parole così dure, si sente dire nel Pd da coloro che rimproverano a Bersani un’opposizione poco incisiva e troppo altalenante. Una novità che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non è un mistero: le ultime esternazioni di Gianfranco Fini contro Berlusconi hanno fatto breccia anche in una parte non piccola dell’opinione pubblica di centrosinistra. Dai nostri non abbiamo mai sentito delle parole così dure, si sente dire nel Pd da coloro che rimproverano a Bersani un’opposizione poco incisiva e troppo altalenante. Una novità che ci ha suggerito di sondare i nostri lettori per capire chi secondo loro, al di là delle logiche di partito e di coalizione, dimostra di avere più frecce al suo arco. A chi, insomma, affidereste la missione di fermare l’uomo che da un quindicennio tiene in ostaggio la politica italiana? Con Fini da una parte e con Di Pietro dall’altra, il leader Democratico rischia di fare la fine del classico vaso di coccio anche se il Pd resta il partito più forte del fronte anti-Caimano. Anche se per chi ha votato da sempre a sinistra non sarà facile dimenticare il passato “nero” del presidente della Camera e l’acquiescenza con cui ha votato molte delle leggi vergogna. Ma a fermare B. possono provarci anche personaggi stagionati della politica italiana come Marco Pannella, che con rinnovata energia si batte contro il premier e la sua deriva populista. Ci sono anche Vendola e Grillo. Neanche loro nuovissimi ma popolari. Assai diversi entrambi esprimono una vitalità e una voglia di battersi apprezzata anche da chi ne ne condivide le idee. Questi i nomi che proponiamo pronti però ad allargare il ventaglio. Leggete i profili e votate il sondaggio in fondo.</p><p><strong>PIER LUIGI BERSANI</strong></p><p><span style="color: #ff0000;"><strong>Perché sì <span style="color: #000000;">-</span></strong><strong> </strong></span><strong>La tradizione che resiste. </strong>È il segretario del principale partito d’opposizione, con alle spalle una solida tradizione politica rigorosamente di sinistra. Come ministro dello Sviluppo economico nel governo Prodi le sue “lenzuolate” sulle liberalizzazioni sono state uno dei provvedimenti più importanti della legislatura. Avendo dato della “fogna” al berlusconismo fa sperare in una posizione più dura del Pd.<br /> <strong><span style="color: #ff0000;">Perché no</span> <span style="color: #000000;">-</span> </strong><strong>Poche idee e confuse. </strong>Gli rimproverano di non essere mai sulla palla, assente nei momenti decisivi e piuttosto confuso in tutti gli altri. Costantemente alla ricerca di una mediazione come leader di un partito in crisi di identità. Molto discutibile la gestione della Festa del Pd, con inviti quanto meno inopportuni, come quello a Schifani e l’incapacità di governare le contestazioni, come quella a Bonanni.</p><p><strong>ANTONIO DI PIETRO</strong></p><p><span style="color: #ff0000;"><strong>Perché sì</strong></span> &#8211; <strong>Contro B. senza se e senza ma.</strong> Campione dell’antiberlusconismo, è stato il vero oppositore del premier in questa legislatura, denunciandone con energia ogni abuso. Con un linguaggio semplice e immediato, parla alla pancia della gente. Legalità e sicurezza sono la sua bandiera. Fin dai tempi di Mani Pulite, per molti è un’icona della giustizia. In pochi anni, il suo partito è arrivato quasi al 10%.<br /> <strong><span style="color: #ff0000;">Perché no</span> &#8211; Troppe ”manette”</strong>. Tanto bravo a dire dei no, meno ferrato nel creare alleanze e aggregazioni. Fa paura all’elettorato moderato e non convince l’elettorato tradizionalmente di sinistra, dal quale è percepito solamente come un “manettaro” di destra. Ha fondato la sua carriera e la sua popolarità sulla legalità, ma &#8211; secondo i detrattori &#8211; non ha un vero programma politico a largo raggio.</p><p><strong>GIANFRANCO FINI</strong></p><p><span style="color: #ff0000;"><strong>Perché sì</strong></span> &#8211; <strong>Ha dichiarato guerra al capo.</strong> Ha avuto il coraggio di opporsi a Berlusconi, contraddicendolo su tutto. Lo ha messo in seria difficoltà, minacciando la sua maggioranza parlamentare. Porta avanti temi che parlano alla gente: legalità, sicurezza, meritocrazia. Vuole fondare un partito per una destra moderna, ora senza rappresentanza.<br /> <strong><span style="color: #ff0000;">Perché no</span> &#8211; 15 anni di convivenza</strong>. Un passato remoto da fascista, un passato più recente da alleato di Berlusconi. Negli ultimi 15 anni, ha governato con il Cavaliere, votandone tutti i provvedimenti, comprese le leggi ad personam. Nei giorni della macelleria del G8 era a Genova. Fino ad ora non è mai riuscito a imporsi davvero come leader.</p><p><strong>BEPPE GRILLO</strong></p><p><span style="color: #ff0000;"><strong>Perché sì</strong></span> &#8211; <strong>Contro le verità ufficiali</strong>. Ha riempito le piazze con iniziative di protesta come il V day. Il suo blog è un punto di riferimento per chi vuole andare dietro le quinte delle “verità ufficiali”. Passato da comico a tribuno delle folle, ha portato avanti battaglie popolari, da quella per il Parlamento pulito alla privatizzazione dell’acqua. Il suo MoVimento a 5 stelle ha avuto un risultato inaspettato alle Regionali.<br /> <strong><span style="color: #ff0000;">Perché no</span> &#8211; Proteste, non proposte.</strong> Accusato dai leader tradizionali di demagogia e populismo, e di essere troppo radicale per poter essere davvero rappresentativo. Considerato eccessivo, provocatorio, politicamente scorretto, da alcuni non viene percepito come un politico affidabile, in grado di passare dalla protesta alla proposta. Simbolo dell’antipolitica, non può scendere ai compromessi della politica. Ma forse questa è una qualità.</p><p><strong>MARCO PANNELLA</strong></p><p><span style="color: #ff0000;"><strong>Perché sì</strong></span> &#8211; <strong>Il simbolo della disobbedienza.</strong> È un vecchio leone, indomito e cocciuto. Tutte le grandi battaglie civili sono passate da lui, a partire da quelle per il divorzio e per l’aborto. Ha “inventato” in Italia lo sciopero della fame e della sete e la disobbedienza civile. Sul Fatto ha preso duramente posizione contro la visita di Gheddafi e ha scritto che Berlusconi ci porta verso il “baratro”.<br /> <strong><span style="color: #ff0000;">Perché no</span> &#8211; Appartiene a un’altra epoca</strong>. Classe di nascita 1930, fa parte ormai di un altro mondo e di un’altra cultura politica. Le sue parole d’ordine sono sempre meno rappresentative e il Partito Radicale non è mai riuscito a contare davvero. Alcuni gli rimproverano di aver allevato dei voltagabbana come Daniele Capezzone. Ma forse questa non è solo colpa sua.</p><p><strong>NICHI VENDOLA</strong></p><p><span style="color: #ff0000;"><strong>Perché sì</strong></span> &#8211; <strong>L’uomo delle sorprese.</strong> Grande affabulatore, arriva fino a suscitare il culto della personalità. Un’oratoria che affascina e una capacità mediatica fuori dal comune. È stato capace da outsider di vincere le Regionali in Puglia nel 2006. Andando allo scontro frontale con le oligarchie politiche è riuscito a imporre le primarie per il candidato governatore nel 2010, vincendole. Riconfermato alla guida della Puglia ha spiazzato di nuovo tutti, candidandosi leader del centrosinistra.<br /> <strong><span style="color: #ff0000;">Perché no</span> &#8211; Sogni, non solide realtà.</strong> Ultimo epigono della sinistra radicale, al di là del carisma personale il Governatore della Puglia (secondo i detrattori) non ha un programma politico solido e convincente. Il suo “racconto poetico” della politica difficilmente si traduce in proposte concrete per risolvere i problemi reali.</p><div>[poll id="10"]</div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/09/scegliete-il-vostro-leaderchi-di-loro-puo-fermare-berlusconi/58665/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>11373</slash:comments> </item> <item><title>Opposizioni in movimento Di Pietro: “Alleanza anche col diavolo”</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/12/opposizioni-in-movimento-di-pietro-%e2%80%9calleanza-anche-col-diavolo%e2%80%9d/49709/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/12/opposizioni-in-movimento-di-pietro-%e2%80%9calleanza-anche-col-diavolo%e2%80%9d/49709/#comments</comments> <pubDate>Thu, 12 Aug 2010 07:11:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Wanda Marra</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Bersani]]></category> <category><![CDATA[Bindi]]></category> <category><![CDATA[Di Pietro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=49709</guid> <description><![CDATA[“Per battere Berlusconi siamo pronti ad allearci anche con il diavolo”. Alla fine anche Antonio Di Pietro ammorbidisce le consuete posizioni da duro e puro e con questo spirito apre al governo tecnico per fare la legge elettorale. Ricevendo immediatamente il plauso del Pd, con Bersani che invita l’opposizione a unirsi e la Bindi che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>“Per battere Berlusconi siamo pronti ad allearci anche con il diavolo”. Alla fine anche <strong>Antonio Di Pietro</strong> ammorbidisce le consuete posizioni da duro e puro e con questo spirito apre al governo tecnico per fare la legge elettorale. Ricevendo immediatamente il plauso del Pd, con <strong>Bersani </strong>che invita l’opposizione a unirsi e la <strong>Bindi </strong>che mostra il suo gradimento per Pisanu, come leader di un eventuale esecutivo. D’altra parte, la maggioranza si sfalda ogni giorno di più e il centrodestra sembra marciare a passi veloci verso il voto.</p><p>“È inutile perdere tempo. Noi dell&#8217;Italia dei Valori ci battiamo affinché si vada al più presto alle urne, anche in autunno, e siamo disposti ad allearci perfino con il diavolo pur di ridare al Paese una speranza per il futuro”, dichiara Di Pietro. E lancia una proposta: “La prima cosa da fare è sfiduciare il governo Berlusconi e, quindi, è necessario che tutti, da noi dell’Italia dei Valori ai finiani, passando per il Pd e l’Udc, presentiamo insieme una mozione di sfiducia”. Poi, l’apertura esplicita fino ad ora sempre negata categoricamente: “Siamo anche disponibili, semmai ciò fosse possibile, a lavorare affinché il Parlamento dia al Paese una nuova legge elettorale e una legge che garantisca realmente il pluralismo e la correttezza dell&#8217;informazione. Ma, in questo caso, vogliamo dal presidente del Repubblica una data certa e un mandato chiaro per evitare che, come al solito, un governo tecnico di emergenza divenga governo di lunga durata, pur non avendo alcun consenso elettorale”.</p><p>Fino a questo momento, il leader dell’Idv si era spinto al massimo a dichiarare che non avrebbe osteggiato un eventuale governo tecnico, anche se escludeva la possibilità che il suo partito potesse farne parte. Questo mentre altri esponenti della stessa Idv, invece, già da settimane si dicevano disponibili a un governo di transizione a tempo con obiettivi precisi. Che cosa è successo nel frattempo? Di Pietro ci tiene a precisare che la sua è un’apertura “condizionata” e nata in risposta all’intervento di <strong>Paolo Flores d’Arcais</strong> sul <em>Fatto Quotidiano</em> di ieri.</p><p>Possibile che le opposizioni “non vogliano trovare subito quel minimo comun denominatore capace di togliere a Berlusconi gli strumenti (legge elettorale e monopolio tv) di un eccidio costituzionale annunciato?” si chiedeva ieri Flores. E a questa sollecitazione risponde Di Pietro, dicendosi disposto a un governo di 90 giorni solo per la legge elettorale e una legge sull’informazione. “Che non si dica che non si è riusciti a farlo per colpa dell’Idv”. E poi dà uno stop preventivo: “I vecchi marpioni della politica, Casini e i casiniani, non credano di potersela tirare con un governo come questo magari per 3 anni”.  Di Pietro, poi, interviene anche su Fini: “Lo voglio dire in dipietrese: Fini sta a casa sua, ce l’ha affianco il cognato e allora chieda al cognato: ma chi è questo da cui hai preso la casa in affitto? Se non fa chiarezza presto e bene, è fini&#8230;to pure lui”.</p><p>Bersani, intanto,  chiede l&#8217;intervento di Silvio Berlusconi in Parlamento. “Pretendiamo, dopo due anni, la sua presenza in Parlamento e pretendiamo di sentirgli dire che cosa intenda fare in questo indecoroso marasma che lui stesso ha provocato e alimentato”. E poi prende atto dell’apertura di Di Pietro: “Se la rottura del mitico predellino portasse ad una situazione tale da rendere inevitabili le elezioni e per giunta con questa vergognosa legge elettorale noi ci rivolgeremmo alle forze del centrosinistra e dell’opposizione per una strategia comune di cui siamo già pronti a proporre e a discutere le basi politiche e programmatiche”.</p><p>A dirsi favorevole al governo tecnico è anche la <strong>Bindi</strong>:  &#8221;Se Berlusconi continua assieme a Bossi a minacciare elezioni sappia che noi siamo pronti”. Però, dice, “vorremmo una nuova legge elettorale”: “Lo stesso Di Pietro in qualche modo si rende disponibile, penso che l’Udc non abbia ritirato la sua disponibilità vedo una disponibilità dei finiani”. Per quanto riguarda invece l’ipotesi proprio dei finiani che possa essere Beppe Pisanu a guidare un eventuale governo tecnico, osserva: “Io penso che tocchi al presidente della Repubblica. L’equilibrio e la saggezza che ha dimostrato Pisanu in questo periodo può renderlo importante per contribuire a questa operazione, a questa fase così complicata”.</p><p>da <em>Il Fatto Quotidiano </em>del 12 agosto 2010</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/12/opposizioni-in-movimento-di-pietro-%e2%80%9calleanza-anche-col-diavolo%e2%80%9d/49709/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>28</slash:comments> </item> <item><title>Fermi in ordine sparso</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/30/%e2%80%9cnon-sono-un-idiota-sono-all%e2%80%99opposizione/45738/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/30/%e2%80%9cnon-sono-un-idiota-sono-all%e2%80%99opposizione/45738/#comments</comments> <pubDate>Fri, 30 Jul 2010 06:07:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Wanda Marra</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=45738</guid> <description><![CDATA[“Non sono un idiota. Sono all’opposizione. Qui sto. E qui resto”. Un lapidario Pier Ferdinando Casini che attraversa un Transatlantico in piena fibrillazione senza scomporsi troppo sembra una rappresentazione perfetta degli umori e dell’atteggiamento della minoranza parlamentare, mentre si aspetta l’esito della battaglia finale nel Pdl. Lui, Casini, rivendica la sua posizione attendista. Anche perché...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/07/20100730_313885.jpg?47e3a5"><img src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/07/20100730_313885.jpg?47e3a5" alt="" /></a><br /> “Non sono un idiota. Sono all’opposizione. Qui sto. E qui resto”. Un lapidario <strong>Pier Ferdinando Casini</strong> che attraversa un Transatlantico in piena fibrillazione senza scomporsi troppo sembra una rappresentazione perfetta degli umori e dell’atteggiamento della minoranza parlamentare, mentre si aspetta l’esito della battaglia finale nel Pdl. Lui, Casini, rivendica la sua posizione attendista. Anche perché il ruolo di ago della bilancia è quello che più gli piace interpretare. “Le larghe intese? Certo che le ho lanciate io, però in questo momento sono un’opzione altamente improbabile, visto che Berlusconi non ci starà mai”.<br /> Finiani dentro, finiani fuori, gruppo autonomo, appoggio esterno, riappacificazione finale: mentre gli scenari possibili per l’esito della crisi nella maggioranza si moltiplicano, l’opposizione anche in questa situazione sembra giocare di pura rimessa. <strong>Emblematico Rutelli</strong>, che nel non saper bene che fare nel Pd ha fondato un nuovo partito Api, con il quale continua a galleggiare: “È tutto prematuro. Aspettiamo che decidano cosa fare. E poi vediamo. Quello che posso dire oggi è che può andare bene trovare convergenze sui singoli provvedimenti: e infatti in Senato votiamo la riforma dell’università. Ma di una linea generale, no, non ne abbiamo ancora parlato”.<br /> <strong>A lanciare una proposta è stato Bersani</strong>, nel suo intervento alla Camera di mercoledì: “Siamo alle Colonne d&#8217;Ercole della vicenda berlusconiana &#8211; ha detto &#8211; e per uscire dalla situazione di impasse politica, occorre una fase di transizione, alla quale il Pd è disponibile a impegnarsi”.<br /> Insomma, via libera al governo di transizione. Che avrebbe come principale obiettivo quello di arrivare al voto facendo una nuova legge elettorale, preferibilmente con il sistema proporzionale alla tedesca. Che poi significa la fine del bipolarismo. E dunque &#8211; come effetto collaterale &#8211; disinnescherebbe anche<strong> Nichi Vendola</strong> che per molti nel Pd è fumo negli occhi dopo la sua autocandidatura.<br /> La linea di Bersani potrebbe andar bene, almeno sulla carta, a Fini, alla Lega e all’Udc. Più facile, però, a dirsi che a farsi, visto che già nel Pd in molti non sono d’accordo. Ovvero la minoranza veltroniana, che spingerebbe per andare a votare subito: il che potrebbe persino portare a una spaccatura nel partito.<br /> Ma se nei Democratici ancora una volta il dibattito interno sembra più pressante di quello esterno, ieri è la giornata in cui tutti stanno un po’ protetti. E nessuno si espone a smentire o appoggiare il segretario. Se non in battuta, come <strong>Nicola Latorre</strong>, che appena fuori da Montecitorio si accompagna a <strong>Sergio Chiamparino</strong>: “Transizione? Ma no, a votare, dobbiamo andare a votare”. E <strong>Giuseppe Fioroni</strong> che in attesa di notizie appare piuttosto agitato: “È prematuro, troppo prematuro cercare strategie ora. Dobbiamo aspettare prima di vedere che fanno loro”. Non si sbilancia nemmeno in serata Franceschini, quando arrivano le notizie del deferimento ai probiviri dei finiani: “Sembrava non potesse accadere niente visto i numeri che hanno ed invece la maggioranza è esplosa. Staremo a vedere ma ci aspetta un autunno molto movimentato che noi dobbiamo movimentare ancora di più”.<br /> E Bersani coglie al volo le notizie della rottura conclamata nel Pdl, brindando “a un nuovo governo” in occasione del saluto finale prima della pausa estiva. Adesso, bisognerà capire quale.<br /> Assolutamente contrario a ogni forma di accordo con la maggioranza <strong>Antonio Di Pietro</strong>, che spiega: “Quando ho invitato Bersani e Fini a metterci insieme per la legalità, non stavo parlando di una nuova coalizione. A Fini volevo dire e dico ancora: mettiamoci insieme per far cadere Berlusconi. Ma io governi di transizione non ne faccio. E se si andrà alle elezioni, Fini si presenterà con  il centrodestra e io con il centrosinistra”.</p><p><em>dal Fatto Quotidiano del 30/07/2010</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/30/%e2%80%9cnon-sono-un-idiota-sono-all%e2%80%99opposizione/45738/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>29</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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