<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Valeria Merola</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/vmerola/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Capitoli di un kolossal</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/22/capitoli-kolossal/206257/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/22/capitoli-kolossal/206257/#comments</comments> <pubDate>Sun, 22 Apr 2012 08:35:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Valeria Merola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Francesca Della Monica]]></category> <category><![CDATA[La meglio gioventù]]></category> <category><![CDATA[marco tullio giordana]]></category> <category><![CDATA[Massimo Verdastro]]></category> <category><![CDATA[romanzo di una strage]]></category> <category><![CDATA[Satyricon]]></category> <category><![CDATA[Teatro di Roma]]></category> <category><![CDATA[Teatro Stabile di Torino]]></category> <category><![CDATA[Teatro Vascello]]></category> <category><![CDATA[The Coast of Utopia]]></category> <category><![CDATA[Tom Stoppard]]></category> <category><![CDATA[Valeria Merola]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=206257</guid> <description><![CDATA[Sulle scene romane è tempo di spettacoli a puntate. O forse sarebbe meglio dire a capitoli, visto che si tratta di opere con una forte componente letteraria. Al Teatro Vascello è attualmente in cartellone (fino alla fine del mese) un allestimento molto particolare del Satyricon di Petronio, in quella che la compagnia Verdastro Della Monica...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sulle scene romane è tempo di spettacoli<strong> a puntate</strong>. O forse sarebbe meglio dire a capitoli, visto che si tratta di opere con una forte componente letteraria. Al <a href="http://www.teatrovascello.it/2011_12/schede/satyricon.htm">Teatro Vascello</a> è attualmente in cartellone (fino alla fine del mese) un <strong>allestimento </strong>molto particolare del <em>Satyricon</em> di Petronio, in quella che la compagnia <a href="http://www.verdastrodellamonica.com/">Verdastro Della Monica</a> ha chiamato “una visione contemporanea”. Sei drammaturghi si sono cimentati con una riscrittura che dimostra l’attualità del testo, che viene trasposto in un presente che parla di <strong>precariato, sms e televisione</strong>, ma usa anche il latino maccheronico.</p><p>Anche il lavoro di <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tom_Stoppard">Tom Stoppard</a>, <em>The Coast of Utopia</em></strong>, al momento in scena al Teatro Argentina (dove, con i suoi capitoli <em>Viaggio, Naufragio </em>e <em>Salvataggio</em>, rimane fino al 29 aprile) con la regia di Marco Tullio Giordana, sembra quasi leggere il clima culturale e politico della Russia del XIX secolo come <strong>allusivo </strong>alla nostra epoca e all&#8217;attuale bisogno di utopie, senza però per questo perdere l’affondo analitico che realizza il grande affresco storico.</p><p>Un kolossal teatrale, una immensa<strong> produzione</strong> per cui si sono mobilitati il Teatro di Roma di Gabriele Lavia e il Teatro Stabile di Torino di Mario Martone, con l’importante sostegno della casa di produzione Zachàr di Michela Cescon. È la stessa attrice e produttrice ad aver creduto in questo progetto ambizioso, acquisendo i diritti dell’opera, forte di un <strong>enorme successo</strong> ottenuto nei palchi inglesi e americani. Un lavoro pluriennale, per il quale, afferma la produttrice, si è speso un decimo della analoga produzione americana. Tuttavia, vedere sulla scena <strong>31 attori</strong> meraviglia non poco, soprattutto in un periodo come questo in cui il teatro e la cultura in genere stanno vivendo una crisi totale. Ne parla lo stesso Giordana nelle sue <em>Note di regia</em>, dove precisa che il cast è stato composto attingendo alle centinaia di attori <strong>«<em>fuori dal giro e senza opportunità</em>»</strong> che il regista ha avuto modo di incontrare per la realizzazione dei suoi film: «<em>quelli che mi colpivano o di cui intuivo grandi potenzialità</em>» e che hanno dimostrato <strong>«<em>quanta energia e voglia di fare ci sia in Italia</em>»</strong>.</p><p>Non mi dilungo sulla descrizione dello spettacolo, che ho trovato ben recitato e <strong>coinvolgente</strong> (ma rimando alle recensioni di <a href="http://grazianograziani.wordpress.com/2012/04/11/lorigine-dellutopia-secondo-tom-stoppard/">Graziano Graziani</a> e di <a href="http://www.dramma.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=7102:the-coast-of-utopia&amp;catid=40:articoli&amp;Itemid=12">Daniela Pandolfi</a> per chi volesse un resoconto dettagliato), nel suo rappresentare i grandi intellettuali e rivoluzionari russi, tra Romanticismo e Idealismo, sentimenti e ragione, libertà e necessità. Eppure, per quanto il giudizio complessivo sia positivo e anche nel pubblico si sia notata una generale soddisfazione, mi ha lasciato abbastanza perplessa <strong>lo stile molto cinematografico, </strong>se non addirittura televisivo a tratti, della narrazione. Non èsolo l’immensa macchina messa in piedi, decisamente poco usuale per il teatro, a far pensare al cinema. Ma è proprio lo spettacolo, con i suoi continui salti e sfasamenti <strong>temporali</strong>, a richiamare le tecniche della settima arte. Certo, la firma di Giordana condiziona non poco questa sensazione, perché magari lo spettatore ha negli occhi anche le scene di <em>Romanzo di una strage</em>, al cinema in questi giorni. Ma è il Giordana della <strong><em>Meglio gioventù</em></strong> che mi è venuto in mente per tutta la durata dello spettacolo. Forse per lo <strong>spaccato di una generazione</strong> alle prese con la Storia. Forse anche a causa della <strong>serialità</strong>, sicuramente giustificata con la scelta di non tenere il pubblico incollato alla poltrona per sette ore e di rispettare la ripartizione del testo, ma di fatto leggibile come una <strong>trasposizione </strong>teatrale del <em>feuilleton</em>.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/aX9l2Kfpoyw" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/22/capitoli-kolossal/206257/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Oltre l&#8217;otto marzo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/08/oltre-l%e2%80%99otto-marzo/196111/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/08/oltre-l%e2%80%99otto-marzo/196111/#comments</comments> <pubDate>Thu, 08 Mar 2012 08:30:47 +0000</pubDate> <dc:creator>Valeria Merola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Alessandra Magrini]]></category> <category><![CDATA[Carla Verbano]]></category> <category><![CDATA[delitto del Circeo]]></category> <category><![CDATA[Donatella Colasanti]]></category> <category><![CDATA[Donatella Mei]]></category> <category><![CDATA[otto marzo]]></category> <category><![CDATA[Teatro Argot]]></category> <category><![CDATA[Valeria Merola]]></category> <category><![CDATA[Valerio Verbano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196111</guid> <description><![CDATA[Due donne, due attrici. E le storie che mettono in scena: storie di donne. Ma niente a che vedere con percorsi al femminile, perché gli spettacoli di Alessandra Magrini e Donatella Mei sono forti testimonianze di teatro civile, al di là di qualsiasi identificazione di genere e di sesso. Nei monologhi che stanno portando sui...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Due donne, due attrici. E le storie che mettono in scena: storie di donne. Ma niente a che vedere con percorsi al femminile, perché gli spettacoli di <a href="http://attricecontro.altervista.org" target="_blank">Alessandra Magrini</a> e <a href="http://www.donatellamei.com" target="_blank">Donatella Mei</a> sono forti testimonianze di teatro civile, <strong>al di là di qualsiasi identificazione di genere e di sesso</strong>. Nei monologhi che stanno portando sui palchi italiani ci sono due momenti diversi della storia recente del nostro Paese: <strong>l’<a href="http://www.valerioverbano.it" target="_blank">omicidio</a> di Valerio Verbano e il <a href="http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=267" target="_blank">massacro</a> del Circeo</strong>. In entrambi i casi si è scelto di rappresentare le ferite ancora aperte, i dubbi sulle verità che sono emerse, il dolore di chi è rimasto, la continua attesa di risposte e risarcimenti morali mai arrivati. E in entrambi i casi le attrici hanno adottato la strada della fusione con il personaggio, di cui non si limitano ad assumere il punto di vista, ma con cui entrano in un <strong>rapporto osmotico</strong>.</p><p>È quello che mi ha detto Alessandra Magrini, che proprio nei giorni in cui ricorreva il <strong>trentaduesimo anniversario</strong> del feroce assassinio di Valerio Verbano (22 febbraio) era in scena tra Roma e Milano con <em>Rosso vivo</em>, uno <a href="http://www.paesesera.it/Cultura-e-spettacolo/Teatro-danza/Il-Rosso-vivo-del-dolore-e-della-lotta-In-scena-la-storia-di-Valerio-Verbano" target="_blank">spettacolo</a> in cui dà voce direttamente a Carla, la madre del ragazzo: «<em>ho dovuto affrontare un dramma senza esasperarlo, ho dovuto imparare a trattenere il dolore, a plasmare minuziosamente ogni singolo respiro, per partorire il personaggio, con le sue parole, con i suoi stati d’animo</em>». Donatella Mei invece arriva alla quasi totale identificazione con <strong>Donatella Colasanti</strong>, la donna sopravvissuta al massacro del Circeo, alla quale si rivolge direttamente nel suo <a href="http://www.dramma.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=5202:limportanza-di-donatella&amp;catid=39:recensioni&amp;Itemid=14" target="_blank">monologo</a> poetico: «<em>Scrivo per me e per te, parlo di te per dire di me</em>». Con <em>L’importanza di Donatella</em>, che domenica sarà al Teatro Argot di Roma nell’ambito della <a href="http://www.teatroargotstudio.com/teatroargotstudio.com/Scena_Sensibile_2012.html" target="_blank">rassegna</a> <em>Scena sensibile</em> dedicata alla drammaturgia femminile, l’attrice denuncia l<strong>’isolamento subìto dal suo personaggio</strong> e una «<em>disattenzione nei confronti delle donne, che c’è ancora</em>».</p><p>Sia Alessandra sia Donatella entrano nel ruolo in punta di piedi, come compimento di un <strong>lungo processo di identificazione</strong>, che le porta a misurarsi con toni molto forti e spesso diversi dal loro solito. Donatella Mei è un’attrice comica, una cabarettista, che sceglie di raccontare la Colasanti attraverso il procedimento giudiziario e con la poesia dei suoi versi. Alessandra Magrini si definisce invece un’<em>attricecontro</em>, che, stanca delle regole del gioco del mondo di provini e tv, ha deciso di reiventarsi un modo di fare teatro: «<em>o smettevo o continuavo, chiamarmi attrice contro è stato come dire, vabbè continuo, ma le regole le faccio io costi quel che costi</em>!».</p><p>E se <em>L’importanza di Donatella</em> nasce dal desiderio di <strong>ridare voce a Donatella Colasanti</strong>, «<em>perché si parla sempre del massacro e mai di lei</em>», con <em>Rosso vivo</em> Alessandra Magrini vuole <strong>contribuire allo sforzo di Carla Verbano</strong>, che instancabilmente continua a indagare e a tenere viva la memoria del figlio. Storie di donne, senza dubbio. Ma qui l’otto marzo non c’entra.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/08/oltre-l%e2%80%99otto-marzo/196111/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Castellucci e il terremoto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/castellucci-terremoto/186382/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/castellucci-terremoto/186382/#comments</comments> <pubDate>Wed, 25 Jan 2012 14:45:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Valeria Merola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Andrée Ruth Shammah]]></category> <category><![CDATA[censura]]></category> <category><![CDATA[milano]]></category> <category><![CDATA[Pontifex Roma]]></category> <category><![CDATA[Romeo Castellucci. Teatro Franco Parenti]]></category> <category><![CDATA[Societas Raffaello Sanzio]]></category> <category><![CDATA[Valeria Merola]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=186382</guid> <description><![CDATA[Alla fine ce l’ha fatta Romeo Castellucci a mettere in scena il suo Sul concetto del volto del figlio di Dio al Teatro Franco Parenti di Milano. Questo non significa però che le polemiche si siano placate, anzi. Gli integralisti che gridano allo scandalo e alla blasfemia continuano ad organizzare manifestazioni di protesta per i...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Alla fine ce l’ha fatta Romeo Castellucci a <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/milano-debutta-teatro-blasfemo-prima-castellucci-proteste-forza-nuova/186301/" target="_blank">mettere in scena</a> il suo <em>Sul concetto del volto del figlio di Dio</em> al Teatro Franco Parenti di Milano. Questo non significa però che le polemiche si siano placate, anzi. Gli integralisti che gridano allo scandalo e alla blasfemia continuano ad organizzare <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/feci-preghiere-forza-nuova-scena-piece-castellucci/186363/" target="_blank">manifestazioni di protesta</a></strong> per i prossimi giorni. Navigando su internet nei siti cattolici più coinvolti, si leggono cose surreali, se pensiamo di essere nel Terzo Millennio. Sì perché si trova addirittura l’elenco delle numerose <strong><a href="http://blog.messainlatino.it/2012/01/s-messe-e-s-rosarii-in-riparazione-allo.html" target="_blank">messe riparatrici</a></strong> per contrastare gli effetti nefasti dello spettacolo della Socìetas Raffaello Sanzio, in attesa del 28, quando ci sarà una manifestazione speciale, per cui si stanno organizzando pullman da tutta l’Italia. Una di queste messe si è svolta ieri a Milano, a pochi metri dal Teatro in cui stava per andare in scena la <em>pièce</em>. Il lefebvriano Floriano Abrahamowicz ha celebrato una funzione di riparazione dentro un furgone aperto su un lato, davanti ad un pubblico che ostentava crocifissi e icone religiose, creando un <strong>effetto a dir poco grottesco</strong>. A vedere <a href="http://milano.repubblica.it/cronaca/2012/01/24/foto/quello_uno_spettacolo_blasfemo_messa_di_riparazione_davanti_al_teatro-28707817/1/" target="_blank">le foto in rete</a>, si ha la sensazione di un <strong>teatro buono da contrapporre a quello cattivo</strong>, quasi una sacra rappresentazione degli anni Duemila.</p><p>Accanto a questi atteggiamenti da Medioevo (perché è una censura preventiva: quanti di questi signori hanno visto <a href="http://www.ilprimoamore.com/blog/?p=789" target="_blank">lo spettacolo</a>?) si scoprono anche forme di protesta ugualmente oscurantiste, ma più in linea con i tempi e le nuove tecnologie. Il <strong>nuovo integralismo 2.0</strong> passa per il blog <a href="http://blog.messainlatino.it/2012/01/il-popolo-di-facebook-si-mobilita.html">messainlatino.it</a>, che invita i suoi adepti a cambiare la propria immagine del profilo su facebook con il quadro <em>Salvator Mundi </em>di Antonello da Messina, che Castellucci oltraggerebbe sulla scena. Accuse da cui <a href="http://www.doppiozero.com/materiali/scene/oltre-l%E2%80%99osceno-intervista-romeo-castellucci" target="_blank">il regista</a>, che ha ricevuto la <a href="http://www.teatroecritica.net/2012/01/lo-spettacolo-di-castellucci-deve-andare-in-scena-un-appello/" target="_blank">solidarietà</a> del mondo della cultura e dello spettacolo, <strong>si è ampiamente difeso</strong>, anche scrivendo una <a href="http://www.teatrofrancoparenti.it/romeo_castellucci" target="_blank">lettera ai giornali</a>, in cui ribadisce che il suo spettacolo parla del dramma dell’uomo e riflette sul quarto comandamento.</p><p>Mentre rappresenta la miseria della condizione umana, il drammaturgo ricorda che bisogna onorare il padre e la madre. E la presenza di quel volto, che fissa negli occhi lo spettatore, crea un corto circuito tra scena e platea, per cui chi guarda è anche guardato:  «<em>il Figlio dell’uomo, messo a nudo dagli uomini, mette a nudo noi, ora</em>». In un’intervista Castellucci parla di <strong>un esercizio spirituale</strong> a cui il pubblico è chiamato, passando attraverso l’esibizione del dolore, in una prospettiva in cui l’escatologico (il volto di Cristo) è messo a reagire con lo scatologico (le feci del vecchio padre sulla scena).</p><p>Ospite <a href="http://www.la7.tv/richplayer/index.html?assetid=50249670" target="_blank">dell’<em>Infedele</em> </a>insieme con Andrée Ruth Shammah (direttrice artistica del Teatro Parenti), Castellucci ha dichiarato che lo spettacolo ha avuto vari <strong>segnali di approvazione dal mondo cattolico</strong>, per esempio dall’arcivescovo di Parigi e da quello di Rennes in occasione della tanto dibattuta messinscena al Théâtre de la Ville e che anche la diocesi di Milano si è espressa contro le esagerazioni di questi giorni. Eppure, mentre stiamo qui a riflettere sull’assurdità di questo clima da <strong>caccia alle streghe</strong>, sul sito <a href="http://www.pontifex.roma.it/index.php/editoriale/il-fatto/10328-litalia-dei-castellucci-stiamo-stancando-dio-con-oscenita-e-ribellioni-ecco-il-terremoto" target="_blank">Pontifex Roma</a> si legge: «<em>L’Italia dei Castellucci. Stiamo stancando Dio con oscenità e ribellioni. Ecco il terremoto</em>».</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/JBLkm5uNW0s" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/castellucci-terremoto/186382/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ripensare il teatro, partendo dal presente</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/23/ripensare-teatro-partendo-presente/185805/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/23/ripensare-teatro-partendo-presente/185805/#comments</comments> <pubDate>Mon, 23 Jan 2012 11:01:43 +0000</pubDate> <dc:creator>Valeria Merola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Centro Nazionale Drammaturgia Italiana Contemporanea]]></category> <category><![CDATA[Renato Sarti]]></category> <category><![CDATA[siae]]></category> <category><![CDATA[teatro]]></category> <category><![CDATA[Teatro Quirinetta]]></category> <category><![CDATA[Valeria Merola]]></category> <category><![CDATA[welfare]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=185805</guid> <description><![CDATA[Parte dall’attenzione ai diritti dei lavoratori l’attività del neonato Centro Nazionale Drammaturgia Italiana Contemporanea. Costituito nei primi giorni del nuovo anno, il Centro sta ora affrontando la spinosa questione della soppressione del fondo di solidarietà previsto nel nuovo regolamento Siae. Il tema era emerso già in occasione della conferenza stampa di presentazione del Centro, lunedì...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Parte dall’attenzione ai diritti dei lavoratori l’attività del neonato <strong><a href="http://www.centrodrammaturgia.it" target="_blank">Centro Nazionale Drammaturgia Italiana Contemporanea</a></strong>. Costituito nei primi giorni del nuovo anno, il Centro sta ora affrontando la spinosa questione della <a href="http://www.siae.it/edicola.asp?click_level=0500.0100.0200&amp;view=4&amp;open_menu=yes&amp;id_news=10890#doc" target="_blank">soppressione</a> del fondo di solidarietà previsto nel nuovo regolamento Siae. Il tema era emerso già in occasione della conferenza stampa di presentazione del Centro, lunedì 16 gennaio, quando la notizia ha scatenato un vivace dibattito con il pubblico presente nella sala del Teatro Quirinetta. Sempre nel teatro romano, gli autori teatrali riuniti si sono dati appuntamento domani (martedì 24) alle 11, per sottoscrivere una <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.centrodrammaturgia.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=52:appello-al-presidente-della-repubblica&amp;catid=35:comunicazioni&amp;Itemid=29" target="_blank">lettera alle istituzioni</a></span></strong> con cui chiedere la sospensione del regolamento in merito agli assegni di professionalità per gli artisti anziani o comunque bisognosi di sostegno. Il Centro propone di aprire una trattativa per rivedere la normativa che regola il funzionamento del fondo, perché possa continuare a svolgere il suo ruolo di <strong>cassa solidale</strong> verso una categoria, quella degli autori (ma non sono solo loro), completamente priva di welfare.</p><p>Del resto, tra gli obiettivi principali del Centro c’è la tutela della professionalità del <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Drammaturgo" target="_blank">drammaturgo</a></strong>, figura poco riconosciuta e che fatica a vivere del proprio lavoro. È per questo che gli autori si occuperanno delle relazioni con le istituzioni, soprattutto in materia di legislazione, ma anche di creare una rete di opportunità, per ottimizzare l’impegno dei singoli su scala nazionale. Come hanno ribadito in conferenza stampa gli organizzatori, il Centro nasce <strong>per gli autori e per il teatro italiano</strong>, seguendo il modello di molti paesi europei. Partendo dalla constatazione che in Italia si rappresenta soprattutto repertorio (nei teatri stabili si arriva all’80%, esattamente al contrario della tendenza europea), i drammaturghi lavorano per invertire questo <em>trend</em>. In che modo? Sicuramente occupandosi di promozione in Italia e all’estero, ma anche intervenendo sulla <strong>formazione</strong>. Il progetto è a questo proposito particolarmente interessante, perché il Centro non intende solo  organizzare stage e seminari per i giovani autori, ma <strong>punta al pubblico</strong>. La formazione degli spettatori si traduce in primo luogo in incontri e presentazioni nei teatri, ma poi anche in una battaglia per l’inserimento dello studio della storia del teatro nelle scuole.</p><p>L’idea è che il teatro contemporaneo sia troppo poco conosciuto per essere apprezzato e che, complici le programmazioni dei grandi teatri, il pubblico tenda a disinteressarsi completamente. E da qui il circolo vizioso, perché se non viene rappresentato, il teatro contemporaneo muore. Loro parlano di «<em>museificazione</em>» dell’offerta e rilanciano la drammaturgia del presente, intesa come possibilità di <strong>raccontare la società attuale</strong>. Un teatro militante e attivo a livello sociale e culturale, quindi, che riporti al centro le questioni della vita quotidiana e si riconquisti la funzione originaria di <strong>mezzo di comunicazione</strong>. Questo non significa abolizione del repertorio, ma apertura verso il nuovo, contro la sclerosi dell’attuale sistema. A tal fine il Centro sta pensando ad un <strong>«archivio vivo»</strong>, che metta in rete testi, autori, traduzioni, spazi, video e che funzioni come «vetrina on line». L’intento è di ripensare al teatro come <strong>un’occasione per i giovani</strong>, perché, usando le parole di <a href="http://www.teatrodellacooperativa.it/index.php?page=renato-sarti" target="_blank">Renato Sarti</a> in conferenza stampa, «<em>non si consumino le nocche, fino a farle sanguinare</em>», bussando alle porte sbagliate.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/ZTeU7jwVWDM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/23/ripensare-teatro-partendo-presente/185805/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Una società di pupazzi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/14/societa-pupazzi/183853/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/14/societa-pupazzi/183853/#comments</comments> <pubDate>Sat, 14 Jan 2012 15:08:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Valeria Merola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Alessandro Camera]]></category> <category><![CDATA[Gabriele Lavia]]></category> <category><![CDATA[Gianni De Lellis]]></category> <category><![CDATA[Lucia Lavia]]></category> <category><![CDATA[Luigi Pirandello]]></category> <category><![CDATA[Ruggero Ruggeri]]></category> <category><![CDATA[Teatro Argentina]]></category> <category><![CDATA[teatro del mondo]]></category> <category><![CDATA[Valeria Merola]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=183853</guid> <description><![CDATA[Ha i tratti del protagonista della novella Tutto per bene che Pirandello pubblicò nel 1906, il Martino Lori portato in scena da Gabriele Lavia al Teatro Argentina di Roma (fino al 10 febbraio e poi in tournée). L’interprete, che è anche il regista di questo spettacolo, ha fuso il racconto con la pièce omonima che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ha i tratti del protagonista della novella <em><a href="http://www.classicitaliani.it/pirandel/novelle/02_024.htm" target="_blank">Tutto per bene</a></em> che <a href="http://www.studiodiluigipirandello.it/" target="_blank">Pirandello</a> pubblicò nel 1906, il<strong> Martino Lori</strong> portato in scena da <strong>Gabriele Lavia al Teatro Argentina</strong> di Roma (fino al 10 febbraio e poi in tournée). L’interprete, che è anche il regista di questo spettacolo, ha fuso il racconto con la <a href="http://www.classicitaliani.it/index117.htm" target="_blank"><em>pièce</em> omonima</a> che lo stesso Pirandello scrisse nel 1920 per l’attore <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ruggero_Ruggeri" target="_blank">Ruggero Ruggeri</a>, forse accogliendo la teoria di molti critici circa la superiorità del testo narrativo su quello teatrale. Il risultato è evidente in modo particolare nel primo atto, in cui il personaggio principale sembra <strong>ricalcato dalle pagine del racconto</strong>, nel suo procedere a testa bassa e nell’atteggiamento dimesso di chi è stato ampiamente mortificato. Non è un caso che lo spettacolo sembri <strong>esplodere dopo l’intervallo</strong>, quando la compressione dei gesti e i toni di voce smorzati di Martino Lori lasciano il posto ad un’interpretazione da <strong>grande mattatore</strong>.</p><p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/01/gabriele-lavia-21.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-183859" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/01/gabriele-lavia-21-199x300.jpg?47e3a5" alt="" width="199" height="300" /></a></p><p>Anzi, la difficoltà e per certi aspetti lentezza del primo atto risulta preparatoria rispetto alla forte impennata emotiva del secondo, che tiene lo spettatore incollato alla poltrona anche nell’atto conclusivo. A vedere questa messa in scena si ha la conferma che abbia ragione Lavia, quando dice che <strong>Pirandello è uno dei più grandi autori di teatro di sempre</strong>, che sta accanto ai tragici greci, a Shakespeare, a Molière e a Brecht senza sfigurare. Ed è evidente nella capacità di questa drammaturgia di rimanere <strong>attuale</strong>, reggendo agli anni e ai cambiamenti epocali. È passato quasi un secolo dalla prima rappresentazione al Quirino di questo testo, eppure il pubblico continua a seguire con partecipazione la vicenda di un uomo che scopre a distanza di anni il <strong>tradimento della moglie</strong>, che è morta lasciandogli una figlia, Palma (ben interpretata da Lucia Lavia, figlia del regista).</p><p>Martino Lori ha venerato per sedici anni la tomba di Silvia, accettando con remissione le intemperanze della giovane figlia e il suo attaccamento al senatore Salvo Manfroni (Gianni De Lellis). Improvvisamente però, durante quella che il regista ha definito in conferenza stampa una «<em>agnizione rovesciata</em>», il protagonista si rende conto dell’<strong>inganno su cui ha costruito tutta la sua vita</strong>. In una scena buia, illuminata solo dai lampi che cadono fuori dalla finestra, lo spettatore scorge nell’abbraccio tra il padre e la presunta figlia la presa di coscienza di Martino Lori, e la sua consapevolezza di aver partecipato senza saperlo «<em>ad una grande messinscena in una <strong>società di pupazzi</strong></em>». Il personaggio interpretato da Lavia propone il tema <a href="http://www.pirandelloweb.com/">pirandelliano</a> del <strong>mondo come teatro</strong>, in cui la vita è una «pagliacciata», secondo la teoria arcinota delle maschere, ma anche, e questo è a mio parere più interessante, la questione di chi, avendo inconsapevolmente recitato una parte per tutta la vita è costretto dalla <strong>convenienza sociale</strong> a rimanere all’interno di quel ruolo. L’idea è sottolineata anche dal titolo, che allude all’apparenza perbenista del comportamento, cui Martino Lori si adegua. E questo adeguamento è claustrofobico come la scenografia di <a href="http://www.teatrodiroma.net/adon.pl?act=doc&amp;doc=1656">Alessandro Camera</a>, che gioca sul buio e sulla fissità di quella che nel programma di sala chiama «una scatola asfittica».</p><p>Nel proscenio c’è l’imponente catafalco su cui Martino si reca tutti i giorni a onorare la «moglie puttana», l’unica ad averlo amato veramente per nascondere i suoi peccati. È una società in cui tutto va al contrario di come dovrebbe, perché <strong>il mondo è capovolto</strong>, come dimostra il lento camminare all’indietro dei personaggi, nei momenti cruciali del dramma.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/k0Kl9sHXAkA" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/14/societa-pupazzi/183853/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Bambini a teatro: in fondo è un gioco</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/05/bambini-a-teatro-in-fondo-e-un-gioco/181565/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/05/bambini-a-teatro-in-fondo-e-un-gioco/181565/#comments</comments> <pubDate>Thu, 05 Jan 2012 09:55:14 +0000</pubDate> <dc:creator>Valeria Merola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[bambini]]></category> <category><![CDATA[favole]]></category> <category><![CDATA[Laboratori teatrali]]></category> <category><![CDATA[teatro]]></category> <category><![CDATA[Valeria Merola]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=181565</guid> <description><![CDATA[Confesso di non aver avuto mai una curiosità eccessiva per gli spettacoli teatrali per bambini: semplicemente non ci ho mai fatto troppo caso. Un teatro di serie B? Più o meno così. Forse è quello che capita a molti di coloro che non hanno figli o nipoti e che mai si sognerebbero di andare a...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Confesso di non aver avuto mai una curiosità eccessiva per gli <strong>spettacoli teatrali per bambini</strong>: semplicemente non ci ho mai fatto troppo caso. Un teatro di serie B? Più o meno così. Forse è quello che capita a molti di coloro che non hanno figli o nipoti e che mai si sognerebbero di andare a vedere le avventure di Pippi calzelunghe o Cappuccetto rosso. Poi però succede che quando un bambino ce l’hai e inizia ad avere un’età in cui ci si preoccupa di fargli fare cose, improvvisamente <strong>ti si spalanca un mondo</strong>. Quello che fino a due giorni prima ti sembrava impensabile diventa realtà e ti ritrovi a navigare in internet a caccia di <a href="http://www.teatroverde.it/" target="_blank">teatri adatti</a> a un pubblico under 6.</p><p>Dire che a questo punto la sorpresa è grande e che ci sono <a href="http://www.lenuvole.com/home" target="_blank">tanti spettacoli</a>, molti dei quali di qualità, sarebbe banale e scontato, anche se vero. <strong><a href="http://www.sancarlino.it/" target="_blank">Teatri di marionette</a>, <a href="http://93.191.240.173/fondazionetrg.it/" target="_blank">laboratori</a>, commedie, musica, favole, balletti</strong>: basta provare a fare una ricerca in rete, tra i cartelloni delle principali città italiane, per rendersi conto della ricchezza dell’offerta, soprattutto in periodi come questo, tradizionalmente dedicati all’infanzia.</p><p>Quello che più mi stupisce, in realtà, è scoprire un modo diverso di stare a teatro. Sì perché ritrovandosi quasi per caso in una platea composta in gran parte di bambini, si sperimenta una dimensione completamente inedita di visione. Intanto i bambini sono <strong>spettatori fuori dal comune</strong>: si pongono con un atteggiamento misto di curiosità e timore di fronte ad una situazione che non conoscono. Ma soprattutto non si comportano come un pubblico normale, perché non accettano la prima regola fondamentale dello stare a teatro, quella per cui si sta seduti in silenzio a guardare. <strong>Loro no</strong>: loro si alzano e parlottano con i vicini, si agitano sulle poltrone, magari si arrampicano perché non vedono bene.</p><p>La mia impressione è che in contesti simili si possa recuperare la dimensione originaria del <strong><a href="http://93.191.240.177/~admin28/index.php?option=com_content&amp;view=frontpage&amp;Itemid=1">teatro come gioco</a></strong>, per cui la recitazione non è altro che una ripetizione dei travestimenti e delle finzioni infantili (e non è un caso se sia in inglese che in francese le due attività siano indicate dallo stesso verbo: <em>to play</em> e <em>jouer</em>). Un gioco che nasce dalla totale identificazione e che ha come effetto più eclatante la rottura di quella che convenzionalmente viene chiamata “quarta parete”, cioè la divisione immaginaria che separa la scena dalla platea. La sensazione è che gli ammiccamenti degli attori ai bambini, spesso invitati a <strong>partecipare attivamente</strong> alla messinscena, siano pensati in risposta alla tendenza di questo pubblico speciale a intervenire. E allora i loro commenti entrano a far parte dello spettacolo di buon diritto.</p><p>Spesso questi testi sono tratti da <strong>favole</strong> che i bambini <a href="http://www.teatroragazzi.com/" target="_blank">sanno a memoria</a>. Nessuna sorpresa quindi: sono lì che anticipano la trama, o che si chiedono quando finalmente arriverà il lupo. Non si sconvolgono nemmeno troppo del confronto con il loro immaginario cinematografico, perché questa realtà teatrale, che è fatta con <strong>pochi soldi</strong> e che <strong>lotta per sopravvivere</strong> nonostante gli ingenti tagli al settore, riesce comunque a mantenere uno standard alto.</p><p>Mentre aspettano il momento <em>clou</em>, i bambini cercano elementi narrativi che già conoscono, perché della storia, si sa, amano in modo speciale la <strong>reiterazione</strong>. Non così i genitori, abituati dai loro pargoli a ripetere ossessivamente racconti e a rivedere miliardi di volte lo stesso video su YouTube. Qualche padre approfitta della situazione per sonnecchiare in fondo alla sala, tanto già lo sa che a casa si continuerà a parlare molto spesso del pomeriggio a teatro.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/05/bambini-a-teatro-in-fondo-e-un-gioco/181565/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Teatro senza pretesti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/19/teatro-senza-pretesti/178577/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/19/teatro-senza-pretesti/178577/#comments</comments> <pubDate>Mon, 19 Dec 2011 10:08:52 +0000</pubDate> <dc:creator>Valeria Merola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[emma dante]]></category> <category><![CDATA[Maria Paiato]]></category> <category><![CDATA[Maria Zanella]]></category> <category><![CDATA[sergio pierattini]]></category> <category><![CDATA[teatro]]></category> <category><![CDATA[trilogia degli occhiali]]></category> <category><![CDATA[Valeria Merola]]></category> <category><![CDATA[Veronica Cruciani]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=178577</guid> <description><![CDATA[Per fortuna il teatro non è soltanto una replica della televisione. Esiste una scena nella quale non c’è spazio per le soubrette o per i numerosi fenomeni da tubo catodico, che, per carità, hanno un loro pubblico appassionato e fedele, che ha tutto il diritto di applaudire i vari comici, attori e comparse tv. Ma ...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Per fortuna il teatro non è soltanto una replica della televisione. Esiste una scena nella quale non c’è spazio per le soubrette o per i numerosi fenomeni da tubo catodico, che, per carità, hanno un loro pubblico appassionato e fedele, che ha tutto il diritto di applaudire i vari comici, attori e comparse tv. Ma  non si deve dimenticare che <strong>il teatro è altro</strong> e che sarebbe bene parlarne in modo diverso da come si fa troppo spesso. Negli ultimi giorni, per esempio, mi è capitato di assistere a Roma a due spettacoli molto distanti tra loro, forse nemmeno paragonabili, per la differente impostazione, per l’uso di linguaggi lontani, per la scelta di porsi in modo opposto nei confronti della tradizione. Eppure, anche nella loro divergenza indiscutibile, entrambi mi hanno fatto riflettere sulla<strong> centralità della parola sulla scena</strong>.</p><p>Vedendo <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.dramma.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=5791:il-ritorno&amp;catid=39:recensioni&amp;Itemid=14" target="_blank">Il ritorno</a></span></em> di Sergio Pierattini, con la regia di Veronica Cruciani al Piccolo Eliseo (in tournée), e la <em>Trilogia degli occhiali</em>, di cui Emma Dante è regista e drammaturga (in scena al Palladium fino al 23 dicembre), si ha la piacevole sensazione di <strong>un’alchimia perfetta</strong>. Quella di un teatro destinato ad essere ricordato; in cui le diverse componenti, dalle parole ai gesti, dalle scene alle musiche, si combinano con equilibrio e purezza. Ma quello che mi sembra interessante sottolineare è il rapporto che questi spettacoli intrattengono con il testo di partenza, che non è mai un pretesto.</p><p>Nel caso di Pierattini, che è più conosciuto per il grande successo della<em> Maria Zanella</em> (interpretato da Maria Paiato e dedicato all’alluvione del Polesine), si nota il recupero delle strutture del teatro classico, in cui la forza della parola letteraria non è mai sminuita, grazie a una messinscena sapiente e misurata. Il piacere di una storia forte e ben scritta si coniuga con il gusto per una regia sensibile alle sfumature e intenta a valorizzare i gesti più piccoli, senza mai prevaricare con la presenza scenica degli attori gli snodi del testo. Testo che torna al classico anche nella scelta dei temi, tuffandosi nel groviglio di passioni di una famiglia del Nord Italia, ritratta nelle quattro mura della casa. Ma <em>Il ritorno </em>sa essere anche<strong> molto radicato nel presente</strong>, perché Pierattini si confronta con i temi tragici del lavoro nero e dell’immigrazione.</p><p>Il salto dalla provincia bergamasca al Sud di Emma Dante è segnato da un cambio radicale di prospettiva, verso un teatro che smonta il testo tradizionale, per usare la parola come segno e non necessariamente come veicolo di un messaggio. Nella <em>Trilogia degli occhiali</em>, che si articola in tre spettacoli autonomi, ma legati tra loro da un discorso comune sull’isolamento e sulla difficoltà di vedere il mondo (<em>Acquasanta</em>, <em>Il castello della Zisa</em> e <em>Ballarini</em>), si ritrova la tradizione del teatro dei Pupi, che però viene reinterpretata alla luce di una drammaturgia del corpo. Emma Dante lo definisce «un teatro di necessità», che<strong> pone domande allo spettatore e non lo intrattiene</strong>. Anzi, semmai lo provoca, lo infastidisce, lo costringe a guardarsi dentro, mentre segue i sussulti elastici dello Spicchiato (in <em>Acquasanta</em>), le visioni deliranti di Nicola (<em>Il castello della Zisa</em>) o ancora la danza carnale alla ricerca della memoria dei vecchi <em>Ballarini</em>.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/VAnKyjYWHMw" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/19/teatro-senza-pretesti/178577/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Cinema Palazzo e Teatro Valle: scene di resistenza</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/13/cinema-palazzo-teatro-valle-scene-resistenza/177149/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/13/cinema-palazzo-teatro-valle-scene-resistenza/177149/#comments</comments> <pubDate>Tue, 13 Dec 2011 12:36:45 +0000</pubDate> <dc:creator>Valeria Merola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Ascanio Celestini]]></category> <category><![CDATA[Cinema Palazzo occupato]]></category> <category><![CDATA[Cinema Volturno]]></category> <category><![CDATA[Guido Farinelli]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category> <category><![CDATA[sabina guzzanti]]></category> <category><![CDATA[Sara Palombo]]></category> <category><![CDATA[Teatro Valle occupato]]></category> <category><![CDATA[Valeria Merola]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=177149</guid> <description><![CDATA[«Dobbiamo restare per forza qua dentro, altrimenti tutta la battaglia che abbiamo fatto rischia di andare in fumo»: con queste parole Sabina Guzzanti ha commentato il tentativo di sgombero del Cinema Palazzo a Roma, messo in atto lunedì mattina dalla polizia giudiziaria. In mezzo a una folla accorsa in pochi minuti, rispondendo al grido d’allarme...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>«Dobbiamo restare per forza qua dentro, altrimenti tutta la battaglia che abbiamo fatto rischia di andare in fumo»</em>: con queste parole <strong>Sabina Guzzanti</strong> ha <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/13/cinema-palazzo-guzzanti-allo-sgombero-questo-posto-bene-comune/177109/" target="_blank">commentato</a></span> il tentativo di sgombero del <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://salavittorioarrigoni.wordpress.com/" target="_blank">Cinema Palazzo</a></span></strong> a Roma, messo in atto lunedì mattina dalla polizia giudiziaria. In mezzo a una folla accorsa in pochi minuti, rispondendo al grido d’allarme apparso su Facebook e Twitter, Sabina mi ha  spiegato cosa fosse successo esattamente. <em>«Il giudice ha disposto il sequestro</em> – ha detto mentre arrivava la notizia che i poliziotti avevano deciso di andare via -, <em>che però non è un sequestro contro di noi, né a favore della società che ha affittato il Palazzo: ma per capire se abbiamo ragione noi»</em>.</p><p>Niente sigilli comunque, almeno per adesso, perché le forze dell’ordine hanno desistito per ragioni di ordine pubblico. Ma i dissidenti della Sala Arrigoni sanno bene che è una questione di tempo, perché prima o poi il problema si riproporrà. <em>«Siamo in emergenza </em>- mi dice <strong>Guido Farinelli</strong>, uno dei partecipanti all’azione di dissenso iniziata ad aprile &#8211; <em>noi lavoriamo intanto per l’affidamento giudiziario»</em>.</p><p>Che qualcosa dovesse succedere era nell’aria da giorni, osserva <strong>Sara Palombo</strong>, che mi racconta di una programmazione speciale allestita nelle ultime settimane, proprio per far fronte all’imminente provvedimento giudiziario. <em>«Questo cinema è vivo solo se ci siamo dentro noi»</em> dice Sara e intanto scopriamo che ci sono manifestanti anche sul tetto.  Pronti ad andare avanti con la loro intensa attività di <em>«resistenza passiva e organizzata»</em>, come l’ha definita Sabina Guzzanti,  gli occupanti chiedono che alla città e al quartiere non venga sottratto uno spazio culturale capace di quello che abbiamo visto in questi mesi.</p><p>Per difendere il teatro sulle cui tavole ha recitato Ettore Petrolini, sono scesi in campo Dario Fo e Franca Rame, Franca Valeri, Elio Germano, Valerio Mastandrea, Ulderico Pesce e tantissimi altri. Oggi è la volta di <strong>Ascanio Celestini</strong>, che torna nella Sala Arrigoni per una serata di musica e parole insieme con i parenti dei giovani arrestati e poi morti in circostanze poco chiare: da Aldovrandi a Cucchi.</p><p>E intanto, mentre l’ex Cinema Palazzo lotta per la cultura e il teatro come bene comune, cercando di riconquistare lo spazio con laboratori, incontri e dibattiti, Roma sembra essere al centro di una vera e propria febbre teatrale. In unʼaltra sala occupata, il <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.volturnoccupato.org/" target="_blank">cinema Volturno</a></span></strong>, stasera si riunisce la rete dei &#8220;teatri©attivi&#8221;, che ricorre allʼarte performativa come strumento di azione sociale.</p><p>Progetto in cui crede anche il <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.teatrovalleoccupato.it/" target="_blank">Teatro Valle Occupato</a></span></strong>, che prosegue da giugno con un cartellone fitto di eventi di alto profilo. Si è appena chiuso, con l’azione teatrale <em>Cul de sac</em>, il laboratorio di Riccardo Caporossi, che è seguito ai corsi di Marco Baliani, agli incontri con Peter Stein, Dario Fo, Emma Dante, ai workshop di drammaturgia. Un impegno che nella stessa giornata di lunedì, per una divertente coincidenza, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.teatroecritica.net/2011/12/teatro-news-premi-ubu-2011-ecco-i-vincitori/" target="_blank">ha ottenuto un premio speciale</a></span> alla cerimonia di consegna degli Ubu <em>«per lʼesempio di vivere il <strong>teatro come bene comune</strong>»</em>.</p><p>E da qui credo sia il caso di partire, per ritornare a pensare la scena come un luogo di riflessione e confronto.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/WCTi8F7ghSA" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/13/cinema-palazzo-teatro-valle-scene-resistenza/177149/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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