<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Valerio Jalongo</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/vjalongo/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>L’Italia minorenne</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/15/l%e2%80%99italia-minorenne/204632/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/15/l%e2%80%99italia-minorenne/204632/#comments</comments> <pubDate>Sun, 15 Apr 2012 11:44:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Valerio Jalongo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[familiari]]></category> <category><![CDATA[giustizia]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[piazza della loggia]]></category> <category><![CDATA[piazza fontana]]></category> <category><![CDATA[romanzo di una strage]]></category> <category><![CDATA[sentenze]]></category> <category><![CDATA[sottoscrizione]]></category> <category><![CDATA[stragi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=204632</guid> <description><![CDATA[Ho visto due volte Romanzo di una strage, una insieme a ognuno dei miei due figli. Volevo che sapessero che cos’è stata l’Italia che non conoscono, perché spesso non si studia neanche a scuola, perché “non ci si arriva con il programma”. Non voglio parlare del valore del film, dell’immane lavoro di documentazione e ricerca...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ho visto due volte <em><a href="http://www.mymovies.it/film/2012/romanzodiunastrage/" target="_blank">Romanzo di una strage</a></em>, una insieme a ognuno dei miei due figli. Volevo che sapessero<strong> che cos’è stata l’Italia che non conoscono</strong>, perché spesso non si studia neanche a scuola, perché “non ci si arriva con il programma”.</p><p>Non voglio parlare del valore del film, dell’immane lavoro di documentazione e ricerca compiuto dagli sceneggiatori, dall’accuratezza non oleografica della regia, dell’altissimo livello di tutte le collaborazioni, dalle acconciature alla musica, ai costumi, al suono, alla fotografia. C’è però una cosa che mi ha commosso profondamente, e non posso fare a meno di parlarne. Sono gli attori del film, tutti, protagonisti e comprimari, fino al figurante da due inquadrature, <strong>il ferramenta che vendette a Freda i 50 <em>timer</em>.</strong> Tutti, vecchi e giovani &#8211; ma soprattutto giovani. Così giovani che forse anche loro, come molti di quelli che hanno meno di quarant’anni, sapevano poco di quelle vicende. Forse anche loro non l’hanno studiate a scuola. Eppure questi attori in gran parte nati dopo la strage di Piazza Fontana – tra cui molti che normalmente fanno solo parti da protagonista, che sono star del cinema e della tv – <strong>pur di essere in questo film hanno anche accettato di fare una particina</strong>, o addirittura una comparsata.</p><p>Mi piace pensare che la loro bravura, la loro forza nell’interpretare i tanti personaggi di una vicenda vecchia di quarant’anni venga anche dalla consapevolezza che, proprio come succede nella vita di ogni uomo, anche un Paese che non riesce a conoscere le verità che lo riguardano è destinato a<strong> rimanere per sempre nella minore età,</strong> “fissato” per sempre a un destino che non conosce e che non può scegliere.</p><p>Il film racconta però anche un’altra storia, che non ha nulla a che vedere con stragi, strategia della tensione e omicidi politici. <strong>La drammatica spaccatura tra</strong><strong> fascisti e comunisti </strong>allora infatti impediva di vederne con chiarezza un’altra, che purtroppo continua fino a oggi. Ed è la scissione tra giornalisti, magistrati, politici e forze di polizia che credevano nei valori civili e nella verità e quelli invece disposti a vendersi o a piegarsi alle esigenze della convenienza personale o di parte.  Quelli che hanno “coperto”, che hanno insabbiato, che non hanno testimoniato.</p><p>I giovani attori di <em>Romanzo di una strage </em>hanno capito il <strong>valore della testimonianza</strong>: c’è tutta una generazione, che mi sembra si riconosca anche in una parola demodé e che da noi, nel paese del cinismo trionfante, ti devi anche un po’ vergognare a pronunciare. La dignità.</p><p>Il cinismo, la mancanza di dignità, il familismo partitico o mafioso: sono queste <strong>patologie delle classi dirigenti e intellettuali </strong>che hanno tenuto per tutti questi anni il nostro paese in uno stato di grottesca minore età.  Se volete un’immagine che sintetizzi tutto ciò, basta pensare <strong>all’involuzione dei palinsesti della nostra tv pubblica</strong>. In tutti questi anni gli interessi forti e la cattiva politica non hanno mai dovuto faticare per trovare il giornalista, il magistrato, il poliziotto &#8211; insomma una persona “ragionevole” disposta a sostituire il proprio collega che aveva pagato con il sacrificio della propria carriera o addirittura con la vita, la fedeltà ai valori della verità e della democrazia.</p><p>C’è un dettaglio, una piccola cosa forse, che compare nei titoli finali di <em>Romanzo di una strage, </em>su cui mi piacerebbe che questo giornale facesse una battaglia. I magistrati che hanno diretto i processi di Piazza Fontana (e anche Piazza della Loggia) <strong>non hanno sentito il bisogno di dimettersi </strong>pur di non condannare i familiari delle vittime alle spese processuali.</p><p><strong>Perché non aprire una grande sottoscrizione?</strong> La verità ha un prezzo che dobbiamo pagare tutti, non è un problema di chi in quelle orribili stragi ha perso delle persone care. Se non ci ridestiamo da questo “coma etico” che si prolunga dagli anni Settanta non potremo capire neanche la crisi che ci colpisce oggi. Ho letto che Walter Veltroni ha proposto che siano i partiti a pagare queste spese processuali. Io credo che se vogliono fare qualcosa di importante politicamente, se proprio vogliono aprire una pagina nuova, i partiti – tutti insieme – dovrebbero chiedere l’apertura anticipata degli archivi, italiani e stranieri, che tengono nascoste quelle verità, lontane ma essenziali, che ci riguardano. Dovrebbero avere il coraggio e la dignità di chiedere ai nostri amici americani, vent’anni dopo il crollo del muro di Berlino, di creare una <strong>commissione d’inchiesta congiunta,</strong> che stabilisca quelle verità che indagini e processi nostrani non sono mai stati in grado di scoprire.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/15/l%e2%80%99italia-minorenne/204632/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Piccoli eroici esami di maturità</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/23/piccoli-eroici-esami-di-maturita/123142/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/23/piccoli-eroici-esami-di-maturita/123142/#comments</comments> <pubDate>Thu, 23 Jun 2011 15:51:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Valerio Jalongo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=123142</guid> <description><![CDATA[Sono le 8 e 45. La seconda prova è cominciata, io e una dozzina di colleghi siamo confinati nella sala prof della nostra scuola. Il presidente della commissione non ci vuole. Dobbiamo stare lì se per caso cambiasse idea, insomma se ci volesse per fare assistenza all’esame. Ma questo presidente dev’essere uno serio. Non ci...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sono le 8 e 45</strong>. La seconda prova è cominciata, io e una dozzina di colleghi siamo confinati nella sala prof della nostra scuola.</p><p>Il presidente della commissione <strong>non ci vuole</strong>. Dobbiamo stare lì se per caso cambiasse idea, insomma se ci volesse per fare assistenza all’esame.</p><p>Ma questo presidente dev’essere uno serio. Non ci vuole tra i piedi. Non ci chiama.</p><p>Alle 11, in sala prof arrivano le prime notizie devastanti.</p><p>Sembra che qualcuno dei nostri allievi abbia <strong>dubbi sul Neorealismo</strong>. Visto che la nostra scuola è intitolata a Roberto Rossellini, la cosa assume un sapore beffardo… ma no, non sembra si tratti di una battuta di spirito. Qualcuno dei miei colleghi prova a giustificare lo studente ignoto: “<em>Poveretti sono pallidi pallidi, sconvolti. È il panico…</em>”</p><p>Un prof di educazione fisica si alza, stufo: “<em>Qualcuno sa se c’è un ufficio postale da queste parti? Che stiamo a fare qui?</em>”</p><p>In qualche modo le notizie continuano a superare la cortina che il presidente della commissione, per me comunque ormai un eroe, ha eretto tra noi e i nostri ex-studenti.</p><p>“<em>Hanno chiesto se Fellini è il massimo esponente della commedia all’italiana!</em>”, irrompe un altro collega eccitato, come tutti noi, dal<strong> lato catastrofico dell’esame di maturità</strong>.</p><p>Qualcuno cerca di giustificare pateticamente la domanda: “<em>Beh, in fondo, perché no?</em>”</p><p>“<em>Non è così sbagliato… Fellini non ha fatto commedie pure lui…?</em>”, rincara una collega di Italiano con voce tremula di chioccia, pensando all’immane stress che sta travolgendo i suoi cari studenti.</p><p>“<em>Certo. Peccato che è un tema per ricordare il grande Monicelli, morto quest’anno</em>”, rispondo implacabile. “<em>Sarebbe come sostenere non so, che Manzoni è un futurista: quanto gli daresti? Un sette per l’originalità?</em>”</p><p>La collega annuisce, possibilista.</p><p><strong>È mezzogiorno</strong>. Sui gradini della scuola ci sono i primi studenti che hanno già consegnato. La faccia di chi non ha mai bruciato tanti neuroni in una volta sola: quasi tre ore e mezza seduto a scrivere. “<em>Una cosa pazzesca… non ce capivo più niente, oh!</em>”<br /> “<em>Hai visto, non l’ha fatta mica entra’ la prof nostra, ‘sto malfidato…</em>”</p><p>Chissà chi è ‘sto matto, mi viene da pensare. Questo presidente di commissione che crede ancora all’esame di Stato uguale per tutti, in tutto il paese, dall’Alpi alla Sicilia. <strong>Eroico</strong>.</p><p>Finalmente un po’ di raccoglimento, in queste aule. Serietà e rigore.</p><p>Un po’ tardi, magari…</p><p>Un mio ex-studente sfugge per un attimo al controllo, mi raggiunge in sala professori. È contento, ha intuito il compito, ha visto tutti i film. Ha pure una tesina: “<em>Ho trovato quello che ha scritto lei su “Nashville”, professo’… su internet.</em>”</p><p>Non sapevo che qualcuno avesse messo qualche mia lezione in rete, ma poi capisco, sì è stato Igor, un alunno speciale, di qualche anno fa, di quelli che hanno trovato subito lavoro. Con una passione grande così.</p><p>Bravo, gli dico, “<em>Nashville”</em> è fondamentale per il suono.</p><p>“<em>Beh… Grazie per l’aiuto, professo’… io torno su.</em>”</p><p>“<em>Ma quale aiuto… hai fatto tutto tu, continua così.</em>”</p><p>E lui se ne va su, di corsa, e mi lancia un sorriso, sicuro che ce la farà.</p><p><strong>Un altro piccolo eroe</strong>, a crederci ancora che studiare può essere bello.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/23/piccoli-eroici-esami-di-maturita/123142/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>8</slash:comments> </item> <item><title>Forasticon 2 &#8211; La Tip: Tv, Internet e PlayStation</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/12/forasticon-2-la-tip-tv-internet-e-playstation/103845/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/12/forasticon-2-la-tip-tv-internet-e-playstation/103845/#comments</comments> <pubDate>Tue, 12 Apr 2011 08:25:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Valerio Jalongo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Giovani]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[Playstation]]></category> <category><![CDATA[tv]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=103845</guid> <description><![CDATA[“Mio figlio ha tutto”, esclama il padre di X che ho davanti in sala professori. “Xbox, PlayStation 3, la Tv in camera e Internet… ogni notte fino alle due su Facebook e compagnia bella.” È l’8 di aprile, l’anno scolastico è praticamente finito, e incontro per la prima volta il papà di X, uno dei...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>“Mio figlio ha tutto”</strong></em>, esclama il padre di X che ho davanti in sala professori. <em>“Xbox, PlayStation 3, la Tv in camera e Internet… ogni notte fino alle due su Facebook e compagnia bella.”</em></p><p>È l’8 di aprile, l’anno scolastico è praticamente finito, e incontro per la prima volta il papà di X, uno dei miei alunni ripetenti. <em>“Suo figlio ha tutto”</em>, mi verrebbe voglia di polemizzare, <em>“<strong>tranne il libro di testo</strong> della mia materia”</em>.<em> </em>Mi trattengo. È così raro vedere un genitore che viene a parlare con un professore di mattina, magari ha chiesto anche un permesso al lavoro. Non voglio frustrarlo.</p><p>Però gli racconto il mio avvilimento di prof della prima ora: alle 8.30 mi ritrovo davanti X e un’altra <strong>dozzina di vegetali</strong> abbandonati come lui sul banco per mancanza di sonno, gli occhioni spenti dalla penuria di zuccheri causata da precipitosi balzi dalle coltri alla metropolitana senza passare per il tavolo della colazione.</p><p>Il padre di X ribatte che ha preso provvedimenti. <em>“<strong>Gli ho tolto tutto</strong>. Niente PlayStation-Internet-Tv, niente, fino alla fine dell’anno”</em>.</p><p>Come in un <em>fast forward </em>mi passano per la testa urla, proteste, sotterfugi che una proibizione così crudele avrà generato. Cerco di infondergli coraggio: in fondo si tratta di resistere solo un mese e mezzo. Ma non mi faccio troppe illusioni. Resistere alla <strong>Tip </strong>(Tv, Internet e PlayStation), la<strong> trimurti che calamita il tempo di X </strong>e di gran parte dei suoi coetanei non è impresa facile.</p><p>Tra i genitori ci sono quelli che passano dalla parte del nemico: condividono con i figli interminabili sfide sulla PlayStation e visioni di partite di calcio a ripetizione. E quelli che invece, magari tardivamente, tentano di mettere un freno, dei limiti orari. Nel mezzo c’è la maggioranza, che ha gettato la spugna o si limita a minacciare di buttare <em>tutto</em> dalla finestra, ormai rassegnata al fatto che i propri virgulti siano <strong>sequestrati in casa da una tecnologia incomprensibile</strong>.</p><p>Molti dei miei allievi non leggono. Alcuni non hanno <strong>mai letto un libro in vita loro</strong>. I ragazzi che vivono nel mondo della Tip sono abituati a compiere svariate attività contemporaneamente, ma nessuno ha mai pensato di <strong>insegnar loro</strong> a sedersi in solitudine nella loro cameretta, davanti a uno schermo spento, senza cellulare a portata di mano, in silenzio, per concentrarsi davanti a quell’oggetto arcaico chiamato libro. Dare i compiti a casa, esigere lo studio approfondito dei libri di testo, è ormai una pretesa un po’ patetica.</p><p>Non sarà anche una pretesa un po’ antiquata?</p><p>Molti professori sanno che è importante sviluppare il gusto per i concetti, per l’argomentazione, in una parola per il pensiero astratto. Il <strong>pensiero astratto</strong>… ormai arriva sempre più tardi, sempre più faticosamente dentro le teste dei ragazzi, e i prof si sentono sempre più <strong>foresti</strong> nella loro stessa scuola, meno autorevoli, meno interessanti, meno rispettati. La concretezza del Tip ha vinto, è già diventata un modo di pensare, un modello di comportamento.</p><p><strong>Come regista, mi sento un po’ schizofrenico</strong>: in fondo il linguaggio che ho scelto per passione è proprio quello che sta togliendo alla scuola il terreno sotto i piedi. Perché è proprio questo che è venuto a mancare, una lingua comune. I nostri ragazzi sono sempre più <em>multi-tasking, </em>è vero,<em> </em>ma a cosa servirà? <strong>La scuola è finita</strong>, almeno per com’è stata concepita negli ultimi trent’anni. E questo è un problema politico prima ancora che un dramma culturale.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/12/forasticon-2-la-tip-tv-internet-e-playstation/103845/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>10</slash:comments> </item> <item><title>Forasticon, la scuola politically incorrect</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/05/forasticon-la-scuola-politically-incorrect/102248/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/05/forasticon-la-scuola-politically-incorrect/102248/#comments</comments> <pubDate>Tue, 05 Apr 2011 07:48:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Valerio Jalongo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[cultura]]></category> <category><![CDATA[docenti]]></category> <category><![CDATA[Mariastella Gelmini]]></category> <category><![CDATA[studenti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=102248</guid> <description><![CDATA[Lo potete riconoscere dall’espressione degli occhi, che è identica a quella dei protagonisti dei grandi film di Antonioni sull’incomunicabilità tipo L’Eclisse o L’Avventura: il profforastico è sempre più diffuso nelle scuole italiane. Rifugge i consigli di classe, gli scrutini, i collegi dei docenti. Più di ogni cosa, teme i colloqui con i genitori, che gli...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Lo potete riconoscere dall’espressione degli occhi, che è identica a quella dei protagonisti dei grandi film di Antonioni sull’incomunicabilità tipo <em>L’Eclisse</em> o <em>L’Avventura</em>: il <strong>profforastico</strong> è sempre più diffuso nelle scuole italiane. Rifugge i consigli di classe, gli scrutini, i collegi dei docenti. Più di ogni cosa, teme i colloqui con i genitori, che gli provocano gravi malesseri talvolta psico talvolta somatici. Nonostante dalla vicepresidenza si affannino per tenerlo informato, l’<em>email </em>del profforastico è invariabilmente bersaglio di virus apocalittici, il suo cellulare vittima di <strong>catastrofi fantozziane</strong>, per cui il nostro “buca” gli appuntamenti pomeridiani o arriva con un paio d’ore di ritardo, quando i colleghi stanno rimettendo a posto i verbali o finendo di copiare gli ultimi voti.</p><p>Ma l’aspetto più inquietante di questo animale scolastico è che non prova più<strong> nessun piacere a stare in classe, </strong>non sopportando l’80% dei suoi studenti, che accusa in cuor suo (ma pure confidandosi a mezza bocca con gli altri profforastici) di essere degli scostumati, degli oligofrenici, degli ignorantoni patentati e senza desiderio alcuno di apprendere ciò che il profforastico dovrebbe insegnare loro, e cioè quella materia che<strong> egli stesso, da tempo immemorabile, ha smesso di studiare.<br /> </strong><br /> È appena uscito il dvd del mio film, <em>La scuola è finita</em>, e da novembre &#8211; quando il film è uscito nelle sale &#8211; mi sono ormai abituato alle accuse di<strong> raccontare una scuola esagerata.</strong> Forse in un momento in cui la scuola pubblica è sotto attacco c’è chi ha pensato che un film che parla <em>così </em>della scuola non fosse politicamente corretto.</p><p>Si può raccontare che le scuole “ben tenute” e “ben frequentate” sono in realtà una minoranza, che i professori sono sempre più soli, le famiglie sempre più assenti, la convivenza scolastica sempre più avvelenata dalla diffusione degli stupefacenti e dal <strong>disprezzo per la cultura</strong> che si respira ovunque? E in questo contesto, si può immaginare una via di salvezza per i nostri ragazzi?</p><p>Ho scoperto che è molto rischioso prendere una posizione che non sia facilmente assimilabile a uno dei blocchi ideo-politici dominanti. Se parli male dei prof,<strong> sei con la Gelmini</strong>, e dunque contro la scuola pubblica. Se invece fai vedere che le scuole sono abbandonate a se stesse e l’edilizia scolastica è uno sfacelo, allora <strong>sei contro la Gelmini </strong>che taglia i fondi… insomma, è il trionfo di quella semplificazione che è il vero cavallo di battaglia dei leghisti e dei berlusconisti, entrambi maestri del genere che ormai occupa i nostri telegiornali: la <em>fiction.<br /> </em><br /> I primi si sono specializzati nel filone della farsa o del fescennino, i secondi nel genere<em> fantasy</em>. Vince chi è più regressivo. O chi la racconta meno ansiogena. Entrambi <strong>puntano sulla paura</strong> che alberga nel cuore profondo degli italiani, la paura di un futuro che in realtà è già passato: noi però, grazie ai nostri Tg e alle nostre scuole sempre più derelitte, non ce ne siamo ancora accorti.</p><p>Comunque, se non credete all’esistenza del profforastico, fate una prova. Piazzatevi un lunedì mattina alle 8,15 nel corridoio di uno degli oltre seimila istituti superiori italiani: licei, istituti tecnici, agrari, commerciali, magistrali, alberghieri… non fa differenza, il profforastico <strong>lo riconoscerete subito</strong>.</p><p>Allo squillo della campanella è ancora lì che smucina nel suo armadietto, si attarda al bar in una discussione rigorosamente extrascolastica, blandisce il bidello per scucirgli delle fotocopie senza aver fatto la domandina tre giorni prima, è imbottigliato perso in quel traffico mattutino che si ostina da anni a sottovalutare… intanto, nella <em>sua</em> classe, <strong>trenta forsennati</strong> discutono di calcio, dormono accasciati sui banchi e sperano in una stupenda, incontaminata<strong> ora di buco…</strong></p><p><em>Continua</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/05/forasticon-la-scuola-politically-incorrect/102248/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>11</slash:comments> </item> <item><title>Ma de che&#8230;?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/25/ma-de-che/78721/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/25/ma-de-che/78721/#comments</comments> <pubDate>Thu, 25 Nov 2010 09:14:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Valerio Jalongo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[auditel]]></category> <category><![CDATA[la scuola è finita]]></category> <category><![CDATA[Televisione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=78721</guid> <description><![CDATA[La televisione italiana è uno specchio. Ma come direbbero i miei studenti con il loro beffardo cinismo romanesco “Ma de che?” Tra format importati e replicati da altre tv del mondo, tra le fiction che ora-va-molto-il-remake (cioè prendiamo un bel film del cinema italiano classico e rifacciamolo tipo macinato, che va giù senza fatica e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La televisione italiana è uno specchio. Ma come direbbero i miei studenti con il loro beffardo cinismo romanesco <strong>“<em>Ma de che?</em>”</strong> Tra <em>format </em>importati e replicati da altre tv del mondo, tra le <em>fiction</em> che ora-va-molto-il-<em>remake </em>(cioè prendiamo un bel film del cinema italiano classico e rifacciamolo tipo macinato, che va giù senza fatica e senza rischi) e le <em>fiction </em>sui papi e sui santi, le TV generaliste (Rai e Mediaset) hanno perso milioni di spettatori. Hanno puntato sul sicuro, sui vecchi e sui bambini che a casa ci stanno (e dove scappano?). Hanno scommesso sull’<em>Auditel</em>, e hanno perso, perché purtroppo il pubblico delle TV generaliste è in gran parte un pubblico anziano, che ad un certo punto (ma questo l’<em>Auditel</em> l’aveva tenuto nascosto ai nostri dirigenti televisivi) tende a scomparire. <strong>A non presentarsi più davanti all’apparecchio.</strong></p><p>Insomma, a parte quella dozzina di programmi critici e intelligenti che tutti conosciamo, tutto il resto ha smesso da tempo di essere uno specchio del nostro paese.</p><p><strong>E invece no.</strong> Perché non siamo noi che guardiamo la tv, ma <strong>è la tv che guarda noi.</strong> Questa è la grande invenzione dell’<em>Auditel. </em> E questo spiega anche il Tg di Minzolini, o le centinaia di trasmissioni di Vespa e colleghi sui vari casi di <strong>Cogne, Avetrana, etc.</strong></p><p><strong>La TV italiana è lo specchio in cui la famiglia italiana si guarda, è lo specchio del suo solipsismo.</strong> Se avete dubbi in proposito, provate ad andare in qualche scuola, parlate con i professori. Fatevi raccontare cosa succede quando improvvisamente queste famiglie, che non sanno nulla neanche dei propri figli, scoprono che la scuola, questa entità a cui accompagnavano i figli quando erano piccoli, questo edificio in cui ad un certo punto i genitori hanno smesso di entrare, dove si suppone l’esistenza di docenti con cui non hanno mai interloquito… insomma questa entità astratta, ha osato bocciare il loro virgulto. <strong>Fatevi raccontare di queste famiglie imbufalite, </strong>sottratte con la violenza e l’inganno al loro <em>specchio amato specchio, </em>che irrompono nei corridoi di scuola chiedendo a gran voce giustizia, e minacciando ritorsioni orribili verso bidelli, professori e presidi fedifraghi. Ecco, è anche per questo che <strong><em>la scuola è finita</em></strong>. Questo è il tema profondo del mio film, l’impossibilità di uscire da un universo rappresentativo dove esiste solo la famiglia. Lo sapete chi se n’è accorto, tra tanti critici di professione che l’hanno, bene o male, recensito? Uno solo, e guarda caso non è italiano. <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.hollywoodreporter.com/review/school-over-film-review-33748" target="_blank">Natasha Senjanovic</a></span></strong>. Molti critici italiani, che forse non hanno figli o non sono mai entrati in scuole che non fossero per i figli della loro schiatta borghese, hanno pontificato sulle esagerazioni del film. Fanno parte anche loro di chi non vuole vedere, ma farsi guardare?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/25/ma-de-che/78721/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>11</slash:comments> </item> <item><title>Cinque anni per un fine settimana</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/21/cinque-anni-per-un-fine-settimana/78089/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/21/cinque-anni-per-un-fine-settimana/78089/#comments</comments> <pubDate>Sun, 21 Nov 2010 10:10:48 +0000</pubDate> <dc:creator>Valerio Jalongo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Piacere quotidiano]]></category> <category><![CDATA[auditel]]></category> <category><![CDATA[Cinema]]></category> <category><![CDATA[è]]></category> <category><![CDATA[fil]]></category> <category><![CDATA[finita]]></category> <category><![CDATA[Jalongo]]></category> <category><![CDATA[la scuola]]></category> <category><![CDATA[medusa]]></category> <category><![CDATA[roberto]]></category> <category><![CDATA[Valerio]]></category> <category><![CDATA[Vecchioni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=78089</guid> <description><![CDATA[Ieri ho avuto una bella sorpresa. Se volete sapere quale è, basta leggere cosa ha scritto un famoso cantante-professore del mio film &#8216;La scuola è finita&#8217;. Peccato che in molte città italiane il mio film non ci sia più. I Multiplex, concessi da Walter Veltroni agli americani con la promessa che avrebbero moltiplicato gli schermi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ieri ho avuto una bella sorpresa. Se volete sapere quale è, basta leggere cosa <a href="http://www3.lastampa.it/cultura/sezioni/articolo/lstp/375838/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">ha scritto un famoso <strong>cantante-professore</strong> </span></a>del mio film <strong>&#8216;La scuola è finita&#8217;</strong>.</p><p>Peccato che in molte città italiane il mio film non ci sia più. I Multiplex, concessi da Walter Veltroni agli americani con la promessa che avrebbero moltiplicato gli schermi e la diversità dei film, <strong>hanno ucciso molte sale dei nostri centri storici,</strong> dove si vedevano i film di qualità.  Oggi, senza più regole, i multiplex proiettano lo stesso film – quasi sempre un film americano – anche in 3-4 sale contemporaneamente, togliendo spazio ad altri film: esattamente il contrario della promessa fatta a Veltroni dagli americani.</p><p>Un regista in media impiega dai 3 ai 5 anni per scrivere, trovare i finanziamenti e realizzare un film. <strong>Poi basta un weekend per bruciare tutto il lavoro. </strong>Per un Roberto Vecchioni che crede che anche il cinema possa essere cultura, le pagine dei quotidiani e le nostre tv sono ormai desolatamente avare di considerazione sui nostri film. Questa divisione tra cultura alta (quella legata alla parola scritta) e cultura bassa (quella audiovisiva) ha fatto la fortuna del nostro presidente del consiglio, che su questa arretratezza del nostro dibattito culturale ha costruito la sua fortuna.</p><p>Presto i quotidiani <em>online</em> diventeranno sempre più audiovisivi, e forse tra non molto questa divisione sfumerà. Nel frattempo però è quasi svanita l’idea stessa che al cinema si possa trovare uno sguardo critico, una sperimentazione o un’ibridazione di linguaggio, una documentazione seria su cose che né tv né giornali hanno raccontato.</p><p>Nel frattempo però si afferma la visione dei film da multiplex e centri commerciali. <strong>I film pop corn, i film hamburger</strong> che si possono mangiare anche al buio. <strong>Senza bisogno di vedere. Solo guardare</strong>.</p><p>La domanda più comune che ho ricevuto dopo le proiezioni de <strong>&#8216;La scuola è finita&#8217; </strong>è quella da parte di genitori terrorizzati: “Ma davvero le scuole sono così?” Avevo voglia di rispondere: <strong>“Davvero pensate che basti rimanere seduti in salotto per sapere come stanno le cose?”</strong></p><p>Il bisogno primario della tv dominata dall’<strong>Auditel </strong>è la semplificazione. La fuga &#8211; da ciò che è ansiogeno, controverso, ambivalente &#8211; è premiata dagli ascolti. Ci sono cose che è meglio non vedere? O pensate davvero che la scuola sia quella che vi hanno raccontato nelle fiction TV?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/21/cinque-anni-per-un-fine-settimana/78089/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>21</slash:comments> </item> <item><title>Il contrario di scuola</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/15/il-contrario-di-scuola/76966/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/15/il-contrario-di-scuola/76966/#comments</comments> <pubDate>Mon, 15 Nov 2010 08:36:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Valerio Jalongo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[occupazioni]]></category> <category><![CDATA[studenti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=76966</guid> <description><![CDATA[Il 17 novembre cento cortei di studenti organizzati dalla Rete della Conoscenza sfileranno per le città italiane, ma già in questi giorni sono tantissime le scuole in agitazione o occupate. Da 40 anni ormai l’okkupazione è diventata una costante di ogni autunno. Fino a qualche anno fa, quando i ragazzi venivano a dirmi che il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il 17 novembre <strong>cento cortei di studenti</strong> organizzati dalla <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.retedellaconoscenza.it/" target="_blank"><em>Rete della Conoscenza</em></a></span> sfileranno per le città italiane, ma già in questi giorni sono tantissime <strong>le scuole in agitazione o occupate.</strong> Da 40 anni ormai l’<em>okkupazione</em> è diventata una costante di ogni autunno.</p><p>Fino a qualche anno fa, quando i ragazzi venivano a dirmi che il nostro istituto era occupato e che dovevo accomodarmi fuori, ero contento. Per l’inconfessabile motivo che avrei goduto di una diecina di giorni di ferie pagate. E perché pensavo che quel voler essere protagonisti, quel riappropriarsi della scuola fosse in qualche modo un impulso sano, vitale. Del resto, come la maggioranza di quelli che insegnano oggi, quando ero studente anch’io occupavo la mia scuola.</p><p>Il professor Talarico, nel mio film <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.lascuolaefinita.it/" target="_blank"><strong>La scuola è finita</strong></a></span>, assomiglia a me e a tanti miei colleghi in questa sua prolungata continuità con la propria giovinezza, che è al tempo stesso radice della sua vitalità e della sua frustrazione. Ecco, mi piacerebbe che quest’anno il <strong>rito stanco e svuotato dell’okkupazione </strong>si svolgesse invece come nel film, con la partecipazione attiva del professor Talarico. Perché il rito, per ritrovare senso, deve aiutare a rimarginare una ferita orribile, che ha fatto sì che per moltissimi ragazzi la scuola sia un luogo di noia invece che di partecipazione appassionata.</p><p>Per questo vorrei dire ai miei colleghi, quest’anno occupate anche voi insieme ai vostri studenti.</p><p>Mi sembra di capire che la <em>Rete della Conoscenza</em> proponga attività culturali e artistiche per animare le iniziative di mobilitazione. È una novità importante, essenziale rispetto alle iniziative che si fondano solo sulla proposta intellettuale o ideologica.</p><p>L&#8217;arte, la letteratura, la musica, il teatro, il cinema, insomma la bellezza che riesce a suscitare emozione e riflessione sulla realtà, ci rendono capaci di provare empatia, ci allenano a reagire all’<strong>anestesia</strong> in cui questo paese è precipitato. Una persona che si emoziona, che è capace di distinguere ciò che è bello e autentico da ciò che è posticcio, brutto, sarà un cittadino migliore, sarà più energico nel reagire alle ingiustizie o ai problemi della propria comunità.</p><p>Per questo, <strong>anche se il professor Talarico è un po’ patetico nel suo sentirsi ancora giovane</strong>, anche se è illegale e un po’ cialtronesco occupare insieme agli studenti, solo uno come lui può avere la folle idea di portare tutta la scuola a fare musica sul tetto, perché si ricorda l’emozione dei Beatles, e perché riscopre la gioia di condividere passione e talento.</p><p>È troppo facile, questo. Certo. Qualcuno ha storto la bocca, qualcun altro ha alzato il sopracciglio. Quasi tutti sono persone che nelle nostre scuole non mettono piede da anni.</p><p>In questo momento di crisi, rischia di passare un modello di scuola fatta per creare dei tecnici che siano <strong>docili esecutori</strong> all&#8217;interno di una macchina sociale sempre più complessa.  È una visione che mette paura, perché minimizza la capacità di condividere quello che ci rende più umani, e cioè dei sentimenti, degli ideali. Mette paura, come notava Neil Postman, perché si passa da un’oppressione esterna, alla Orwell, a una sorta di cancellazione interiore come quella descritta da Huxley ne <em>Il Mondo Nuovo.</em></p><p><em> </em></p><p>La scuola pubblica si fonda su un ideale di dinamismo sociale e di miglioramento dell&#8217;individuo: <strong>il suo contrario è</strong> <strong>la tv frutto della dittatura Auditel</strong>, che offre uno specchio immobile, culturalmente deprivato, un linguaggio semplificato e illusorio, dove quello che conta veramente è il colpo di fortuna, la favola del successo. Bisognerebbe dire ai ragazzi, vivete la vostra rabbia, il mondo è sempre più complesso, apritevi alle occasioni che avete per studiarlo, e rifiutate chi vi condanna alla paura e all&#8217;incomprensione di ciò che vi aspetterà in futuro.  Tutto questo i ragazzi, come il protagonista del mio film Alex, lo sentono, ma non lo sanno. Per questo dico, <em>voi che sapete,</em> non li lasciate soli in quelle scuole occupate. E vedrete, se sarete in molti, nessuno le distruggerà.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/15/il-contrario-di-scuola/76966/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>10</slash:comments> </item> <item><title>Il Prof anestetico</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/09/il-prof-anestetico/75968/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/09/il-prof-anestetico/75968/#comments</comments> <pubDate>Tue, 09 Nov 2010 12:01:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Valerio Jalongo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[la scuola è finita]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=75968</guid> <description><![CDATA[Ci sono tante domande che, come professore in un istituto professionale di Roma, mi inseguono da un bel po’. A guardare fiction, giornali e cinema degli ultimi anni, la nostra scuola sembrerebbe fatta esclusivamente da rassicuranti licei in palazzotti austeri del centro storico, in cui tutto ruota intorno alle problematiche sentimentali dei ragazzi o a...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono tante domande che, come professore in un istituto professionale di Roma, mi inseguono da un bel po’.  A guardare <em>fiction, </em>giornali e cinema degli ultimi anni, la nostra scuola sembrerebbe fatta esclusivamente da rassicuranti licei in palazzotti austeri del centro storico, in cui tutto ruota intorno alle problematiche sentimentali dei ragazzi o a volatili momenti di contestazione. Di tutto il resto, che è poi la scuola frequentata dal 70% dei ragazzi italiani, si scorgono vaghe tracce in occasione di qualche devastante occupazione, oppure quando un professore finisce nelle pagine di cronaca per questioni pruriginose o un ragazzo sceglie di suicidarsi per motivi apparentemente futili.  Del fatto che in Italia 3 ragazzi su 10 non arrivino al diploma, o che la droga sia diventata ormai una presenza tollerata fra le mura scolastiche… niente, solo un <strong>grande silenzio</strong>.</p><p>Mentre preparavo il mio film ho avuto modo di fare sopralluoghi in tante scuole: istituti tecnici, professionali, artistici, alberghieri… insomma tutte le <em>altre scuole, </em> quelle meno belle, quelle che esprimono in modo diretto e verace, attraverso intonaci malmessi, graffiti, <strong>banchi scassati</strong>, la fatica di mantenere in piedi un’idea di equità sociale fondata sul primato della cultura. Che il nostro sia un paese geneticamente ipocrita lo sappiamo, ma quando si tocca la scuola lo diventa all’ennesima potenza. Me ne sono accorto durante il Festival di Roma: su qualche giornale, più o meno apertamente, si è arrivati a dire <em>meglio non parlare di scuola se si</em> <em>deve mostrare una scuola così. </em>Peccato che questa scuola esista. Peccato che troppo spesso non sia un laboratorio del nuovo ma un’espressione dell’immobilismo culturale di questo paese.</p><p>Proprio come il film, il titolo “<strong>La scuola è finita</strong>” ha due letture. A me sta a cuore quella più semplice: al termine del film la scuola finisce, escono i quadri e per il giovane Alex arriva il momento della verità. E lo stesso accade ai due professori protagonisti, interpretati da Valeria Golino e Vincenzo Amato. Ho cercato di raccontare la scuola attraverso l’incontro tra un ragazzo e due professori perché nella mia esperienza la scuola come istituzione, come contenitore non riesce più a essere un <strong>orizzonte reale</strong>. Come tanti miei colleghi a volte confusi a volte stanchi e arrabbiati, i professori del film sentono però un profondo bisogno di creare un rapporto autentico con gli allievi. Lo fanno con Alex ricreando intorno a lui una famiglia che non c’è, mettendosi in gioco come persone, condividendo una propria passione. Lo fanno e sbagliano, perché sono troppo soli, come credo si sentano molti professori oggi in Italia.</p><p>Tante volte mi capita di scorgere nei miei studenti delle capacità che vanno incoraggiate, coltivate, specialmente in quelli più confusi, più insicuri, che facilmente si perdono d’animo se non sono aiutati. E ho capito una cosa semplicissima eppure difficilissima da applicare. <strong>Senza emozione dentro una classe non succede nulla</strong>. Non trasmetti nulla.  Credo che spesso agli occhi dei ragazzi, noi professori siamo noiosi.  E loro a noi sembrano abulici, irraggiungibili. Dietro questa distanza c’è qualcosa che accomuna professori e ragazzi, ed è la necessità di proteggersi da tante disfunzioni e dalla bruttezza di molte aule scolastiche, con una specie di anestesia generale.  Il fatto è che la generazione di ragazzi che è oggi a scuola non si fa illusioni sul posto che la nostra società riserva al merito e all’impegno. Forse aver passato più tempo<strong> davanti alla tv </strong>che sui banchi di scuola li ha resi cinici, convinti come sono che quello che conta veramente è avere le amicizie e le “spinte” giuste.  A scuola, condividere un entusiasmo, vivere una passione, o anche ricreare una situazione affettiva quasi familiare non basta, se manca quell’emozione più grande che viene dal <em>mondo di fuori</em>, che dà il senso profondo alla fatica di crescere e di imparare, il senso di appartenere ad una comunità vitale, che accoglie e valorizza i propri giovani, che non ha paura del futuro.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/09/il-prof-anestetico/75968/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>30</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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