<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Valentina Giannella</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/vgiannella/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>La forza dei figli</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/forza-figli/223513/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/forza-figli/223513/#comments</comments> <pubDate>Wed, 09 May 2012 11:17:15 +0000</pubDate> <dc:creator>Valentina Giannella</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[amore]]></category> <category><![CDATA[Bovolenta]]></category> <category><![CDATA[figli]]></category> <category><![CDATA[suicidio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=223513</guid> <description><![CDATA[“Sono qui, non preoccuparti”. Quante volte lo abbiamo ripetuto ai nostri bimbi intimoriti da una situazione più grande di loro, sulla poltrona del dentista, feriti da una piccola caduta o febbricitanti per la solita influenza. Abbiamo l&#8217;illusione di essere sempre più forti di quegli esserini relativamente nuovi, di potergli offrire una sponda sicura. Spesso, è...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>“Sono qui, non preoccuparti”. Quante volte lo abbiamo ripetuto ai nostri bimbi intimoriti da una situazione più grande di loro, sulla <strong>poltrona</strong> del dentista, feriti da una piccola caduta o febbricitanti per la solita influenza. Abbiamo l&#8217;illusione di essere sempre più forti di quegli esserini relativamente nuovi, di potergli offrire una sponda sicura. Spesso, è anche il mio caso, ignoriamo quanto la cosa possa essere reciproca.</p><p>I figli sono la nostra forza. Finché hanno <strong>bisogno</strong> di noi siamo come ciclisti dopati d&#8217;amore con una sola cosa in mente: la vittoria. Dove la vittoria è la loro serenità, il loro benessere. A volte, però, la loro forza è davvero più grande della nostra e due storie di queste ore raccontano proprio questo.</p><p>La prima lo fa in modo disarmante, simbolico: una ragazzina di 15 anni che riesce a salvare, abbracciandolo con la forza di un<strong> amore</strong> disperato, il padre che aveva tentato di uccidersi lasciandosi penzolare con un cappio al collo. La seconda riguarda una madre, rimasta vedova durante una partita di pallavolo sei settimane fa, che trova nei suoi quattro figli la forza di andare avanti e pochi giorni dopo scopre il quinto in arrivo. “Non lo chiamerò Vigor”, ha dichiarato la vedova di Vigor Bovolenta, ex <strong>giocatore</strong> della nazionale volley italiana scomparso il 24 marzo scorso sul campo da gioco. “Non lo chiamerò Vigor perché lui vive già in ognuno dei suoi figli”. E Vigor, in latino, significa forza.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/forza-figli/223513/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>A Gianni, rimasto  senza Tonino</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/gianni-rimasto-senza-tonino/199400/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/gianni-rimasto-senza-tonino/199400/#comments</comments> <pubDate>Thu, 22 Mar 2012 14:53:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Valentina Giannella</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[amarcord]]></category> <category><![CDATA[Gianni]]></category> <category><![CDATA[pennabilli]]></category> <category><![CDATA[spot]]></category> <category><![CDATA[tonino guerra]]></category> <category><![CDATA[Unieuro]]></category> <category><![CDATA[Valmarecchia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=199400</guid> <description><![CDATA[La prima volta che ho incontrato Tonino, 20 anni fa, avevo 17 anni. Mio padre preparava con lui un numero speciale di Airone, il mensile di natura e civiltà della Giorgio Mondadori che all&#8217;epoca dirigeva.  Era un numero dedicato alla Valmarecchia, territorio a cavallo tra Marche e Romagna i cui paesaggi ispirarono i grandi artisti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La prima volta che ho incontrato Tonino, 20 anni fa, avevo 17 anni.<strong> </strong>Mio padre preparava con lui un numero speciale di <em>Airone</em>, il mensile di natura e civiltà della Giorgio Mondadori che all&#8217;epoca dirigeva.  Era un numero dedicato alla <strong>Valmarecchia, territorio a cavallo tra Marche e Romagna i cui paesaggi ispirarono i grandi artisti del Rinascimento italiano e in cui Tonino aveva costruito il proprio nido poetico</strong> dopo aver lasciato Roma nel 1984, in cerca di un luogo che alimentasse la sua fame continua di bellezza.</p><p><strong>A convincerlo a lasciare Cinecittà ma anche la nativa Santarcangelo di Romagna era stato Gianni, il famoso Gianni dello spot Unieuro.</strong> Un personaggio senza tempo, allora barbiere del borgo marchigiano (Pennabilli è passata alla provincia di Rimini nel 2009) che ebbe una intuizione formidabile: trasformare la valle grazie alla regia di un poeta, all&#8217;arte di Tonino. E così fece, per quasi 30 anni. <strong>Quei due, insieme, hanno seminato tra le pietre e i mandorli della Valmarecchia tappeti di mosaico, alberi d&#8217;acqua, orti dei frutti dimenticati e musei con un quadro solo.</strong></p><p>Hanno costruito quelli che Tonino chiamava i luoghi dell&#8217;anima e contaminato la cultura locale con blitz di artisti provenienti da ogni parte del mondo. Hanno creato giardini di pietra e rilanciato il nome del Montefeltro fino in Tibet. <strong>Persino il Dalai Lama</strong> (due volte in visita a Pennabilli, paese di origine di Orazio Olivieri, monaco che nel XVIII secolo si spinse fino a Lhasa e scrisse il primo <em>Dizionario italo-tibetano</em>) <strong>è stato travolto dalla loro poetica energia</strong>. Insieme, Tonino e Gianni, erano una potenza. Erano l&#8217;ottimismo dell&#8217;arte, della cultura, della bellezza. <strong>Gianni, da ieri, è rimasto senza Tonino.</strong> Nella sua Pennabilli vivificata dal poeta, proprio come lui aveva intuito trent’anni prima.</p><p><strong>La cosa che mi stupisce, tra i commentatori dell&#8217;ultimo minuto, è l’allusione contro “il poeta che ha ceduto alla pubblicità”.</strong> Tonino ha vissuto per tutta la vita del proprio lavoro. Era un artista completo: scriveva, dipingeva, disegnava oggetti e fontane e monumenti (l’ultimo sarà inaugurato il mese prossimo a Cesenatico: la <em>Cattedrale delle foglie</em>). <strong>Aveva un mondo, intorno, che si nutriva non solo della sua creatività ma anche, più prosaicamente, del suo sostegno economico.</strong></p><p>Decine, centinaia di giovani artisti provenivano dalle lande più remote dell&#8217;ex Unione Sovietica per chiedere consigli al maestro che avevano imparato a conoscere dopo che Tonino fece il suo ingresso nella cultura russa sposando una delle più promettenti sceneggiatrici della MosFilm, Lora Kreindlina, all&#8217;inizio degli anni Settanta. <strong>Tonino amava e aiutava i giovani.</strong> <strong>E non ha mai pesato sulle tasche dei contribuenti italiani</strong> con uno strumento pur legittimo, spesso utilizzato da poeti, scrittori e uomini dello spettacolo, come quello della legge Bacchelli. Insomma, per uno che con <em>Amarcord</em> , ancora oggi programmato in tutte le televisioni del mondo, prese solo e una tantum 4 milioni delle vecchie lire, <strong>lo spot Unieuro ha rappresentato un&#8217;importante fonte di autonomia e la possibilità di continuare a nutrire un mondo straordinario.</strong></p><p>Tonino ha lasciato un patrimonio immenso. <strong>120 film, decine di libri, romanzi, raccolte di poesie, di favole.</strong> Il suo primo e storico editore, Bompiani, proprio in questi giorni ha pubblicato <strong>l&#8217;ultima  raccolta. <em>Polvere di sole</em>, l&#8217;aveva chiamata, &#8220;101 storie per accendere l’umanità&#8221;. </strong>E il poeta ha aspettato di stringere la sua copia staffetta tra le mani, prima di liberarsi del proprio corpo. Prima di tornare a guardare il mondo con quei suoi occhietti appuntiti, luminosi, finalmente leggero nella sua polvere di sole.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/gianni-rimasto-senza-tonino/199400/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>E&#8217; il compleanno di Lucio, portate la chitarra</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/02/compleanno-lucio-portate-chitarra/194911/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/02/compleanno-lucio-portate-chitarra/194911/#comments</comments> <pubDate>Fri, 02 Mar 2012 15:29:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Valentina Giannella</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[compleanno]]></category> <category><![CDATA[Lucio Dalla]]></category> <category><![CDATA[musica. Monza]]></category> <category><![CDATA[social network]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=194911</guid> <description><![CDATA[E&#8217; un&#8217;idea bellissima. Commuovente e liberatoria, quasi gioiosa. A poche ore dalla scomparsa di Lucio Dalla, sui social network è partito un invito: “Caro amico ti canto (al parco)”. Ovvero troviamoci domenica pomeriggio, il 4 marzo, al parco di Monza e portate la chitarra, i bambini, una coperta per cantare insieme le canzoni di Dalla...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; un&#8217;idea bellissima. Commuovente e liberatoria, quasi gioiosa. A poche ore dalla scomparsa di Lucio Dalla, sui social network è partito un invito: “<strong>Caro amico ti canto (al parco)</strong>”. Ovvero troviamoci domenica pomeriggio, <strong>il 4 marzo, al parco di Monza</strong> e portate la chitarra, i bambini, una coperta per cantare insieme le canzoni di Dalla che hanno accompagnato la nostra vita.  Alcuni hanno già scritto sulla bacheca dell&#8217;evento (lanciato, tra gli altri, dall&#8217;art director monzese Antonio Cornacchia):  “<strong>Vi copiamo anche noi!</strong>”.</p><p>Sarebbe bello che quella del compleanno del poeta cantante a pochi giorni dalla sua scomparsa terrena si trasformasse in <strong>un grande e incontrollabile auto-concerto collettivo</strong> all&#8217;aperto, nei parchi di tutta Italia, nei cortili, sulle spiagge, i terrazzi, nelle case. Perché la musica che vale, quella che resta, sa fare questo. Sa attaccarsi al nostro passato con la colla dell&#8217;emozione,  colorare il nostro presente, unire gli sconosciuti davanti a un palco o anche solo a una chitarra.</p><p>Lucio Dalla era la <strong>colonna sonora di tanti viaggi </strong>che, da piccoli, io e mio fratello facevamo con mamma e papà. Era l&#8217;intermezzo stonato (quello nostro, ovviamente, dai sedili posteriori) tra l&#8217;ennesimo “quanto manca?” e il milionesimo “siamo arrivati?”. <strong>Lucio è partito.</strong> Non sappiamo per dove, o quando arriverà. Ma sabato nei parchi la sua musica potrebbe tornare così, senza amplificatori e luci di scena, per festeggiare il suo 4 marzo in tutta Italia nell&#8217;unico modo in cui si può fare. <strong>Semplicemente, cantando.</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/02/compleanno-lucio-portate-chitarra/194911/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Bambini malati per lo smog: cercasi volontari</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/tuo-figlio-si-ammala-per-lo-smog-diventa-volontario/186204/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/tuo-figlio-si-ammala-per-lo-smog-diventa-volontario/186204/#comments</comments> <pubDate>Wed, 25 Jan 2012 09:10:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Valentina Giannella</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[bambini]]></category> <category><![CDATA[bronchite]]></category> <category><![CDATA[figli]]></category> <category><![CDATA[genitori]]></category> <category><![CDATA[malattie]]></category> <category><![CDATA[milano]]></category> <category><![CDATA[policlinico]]></category> <category><![CDATA[smog]]></category> <category><![CDATA[studio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=186204</guid> <description><![CDATA[&#8220;Mamma, lo sai qual è il mio più grande desiderio? Non avere più la tosse&#8221;. Il Cobra ha solo tre anni, ma se potessi mettere in una vasca da bagno la quantità di sciroppo e antibiotico, cortisone e broncodilatatore che ha assunto in 36 mesi potrebbe agevolmente farci il bagno, con le papare e il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Mamma, lo sai qual è il mio più grande desiderio? Non avere più la tosse&#8221;.</em></p><p>Il Cobra ha solo tre anni, ma se potessi mettere in una vasca da bagno la quantità di <strong>sciroppo e antibiotico, cortisone e broncodilatatore</strong> che ha assunto in 36 mesi potrebbe agevolmente farci il bagno, con le papare e il suo t-rex di gomma. I bambini, si sa, si ammalano. Vanno a scuola, sputacchiano, toccano tutto con le loro manine curiose a appiccicose. E&#8217; normale. Ma in una grande città in cui la soglia degli inquinanti atmosferici viene costantemente superata è tutto più difficile, più lungo, più grave. E la bronchite diventa sempre più spesso <strong>asma bronchiale.</strong></p><p>Lo dicono i pediatri da anni, che lo smog fa ammalare i più piccoli. Oggi la <strong>Clinica De Marchi di Milano</strong> (Ospedale Policlinico) ha deciso di monitorare per un anno la salute di un campione di bambini dai 3 mesi ai 18 anni, incrociando i dati con quelli relativi agli inquinanti, giorno per giorno. Ma servono volontari, come racconta Beatrice Ascolese, tra gli specializzandi in pediatria che stanno seguendo il progetto:</p><p><em>“Si tratta di uno studio molto grande e importante, ogni singolo contributo è fondamentale alla composizione del quadro. Quello che chiediamo alle mamme e ai papà volontari è semplicemente di <strong>tenere un diario clinico</strong> sulla salute dei propri figli: in quali giorni si sono ammalati, che farmaco hanno assunto, come si è evoluta la malattia, se hanno lasciato la città e per quanto”</em>. Sono schede preimpostate, basta una crocetta al giorno, due parole. <em>“I bambini saranno visitati una volta al mese e le informazioni raccolte saranno confrontate con il calendario dell&#8217;inquinamento atmosferico”</em>.</p><p>Se abitate a Milano e avete bambini, sia che abbiano avuto episodi di asma bronchiale, <em>wheezing</em> (il respiro con fischio) oppure no, pensateci. E se volete partecipare allo studio contattate <a href="mailto:beatrice.ascolese@studenti.unimi.it" target="_self"><strong>beatrice.ascolese@studenti.unimi.it</strong></a>. Buon desiderio a tutti.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/tuo-figlio-si-ammala-per-lo-smog-diventa-volontario/186204/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La riforma fiscale?  E&#8217; meglio eco</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/10/riforma-fiscale-meglio/182823/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/10/riforma-fiscale-meglio/182823/#comments</comments> <pubDate>Tue, 10 Jan 2012 18:17:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Valentina Giannella</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[eea]]></category> <category><![CDATA[Europa]]></category> <category><![CDATA[Germania]]></category> <category><![CDATA[impatto ambientale]]></category> <category><![CDATA[imprese]]></category> <category><![CDATA[riforma]]></category> <category><![CDATA[tasse]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=182823</guid> <description><![CDATA[Meno tasse per tutti, più posti di lavoro e un&#8217;economia sostenibile dal punto di vista ambientale? Non è utopia: i governi europei potrebbero, contemporaneamente, aumentare il reddito disponibile individuale e dare una spinta all&#8217;innovazione, facendo crescere l&#8217;economia nella direzione della sostenibilità ambientale. E&#8217; la conclusione dello studio reso pubblico ieri, Environmental Tax Reform in Europe:...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Meno tasse per tutti, più posti di lavoro e un&#8217;<strong>economia sostenibile dal punto di vista ambientale</strong>? <strong>Non è utopia</strong>: i governi europei potrebbero, contemporaneamente, aumentare il reddito disponibile individuale e dare una spinta all&#8217;<strong>innovazione</strong>, facendo crescere l&#8217;economia nella direzione della sostenibilità ambientale. E&#8217; la conclusione dello studio reso pubblico ieri, <em><a href="http://www.eea.europa.eu/publications/environmental-tax-reform-in-europe" target="_blank">Environmental Tax Reform in Europe: implications for income distribution and opportunities for eco-innovation</a></em> dall&#8217;Agenzia Europea per l&#8217;Ambiente. Secondo l&#8217;<a href="http://www.eea.europa.eu/it" target="_blank">Eea</a>, i governi potrebbero <strong>diminuire le tasse sul reddito</strong>, spingere l&#8217;innovazione e tagliare le emissioni  introducendo <strong>tasse specifiche e molto ben mirate sulle </strong><strong>singole attività inquinanti</strong>, reinvestendo il ricavato nel far crescere l&#8217;economia del futuro attraverso le nuove fonti e il risparmio energetico, i mezzi alternativi, e la <strong>riconversione delle linee di produzione</strong> nella direzione di nuovi prodotti a minore impatto ambientale.</p><p>Environmental Tax Reform, letteralmente la <strong>riforma fiscale sull&#8217;impatto ambientale</strong>, viene definita come <em>“la riforma fiscale di uno stato in cui il carico delle imposte viene spostato dal lavoro generico alle attività ad alto impatto sull&#8217;ambiente, come quelle legate alle risorse non rinnovabili (una per tutte: il petrolio) o quelle più inquinanti”</em>. Gli effetti di questo spostamento sarebbero principalmente quattro. <em>“Il primo sarebbe <strong>rendere alcune</strong><strong> attività dannose molto più care di altre</strong>, ugualmente efficienti ma meno impattanti; il secondo, <strong>creare nuovi posti </strong>attraverso lo sviluppo di industrie più efficienti a cui verrebbero destinati i fondi per l&#8217;innovazione raccolti dalla tassazione; il terzo, <strong>alleggerire il</strong><strong> carico fiscale generico</strong> dal lavoro e dal reddito personale e, quarto ma non ultimo, ottenere <strong>benefici ambientali</strong> dati dalla riduzione delle attività inquinanti”</em>.</p><p>Le nuove industrie che si potrebbero sviluppare, secondo Eea, non riguarderebbero solo il settore energetico in modo diretto. Certo, gli incentivi darebbero una bella spinta alle risorse rinnovabili e a una loro maggiore efficienza, ma <strong>l&#8217;Europa potrebbe anche tornare a esportare </strong><strong>idee e tecnologia in tutto il mondo</strong>, cercando di riconquistare un ruolo che ormai è diventato più di consumo che di offerta.</p><p>L&#8217;analisi del rapporto ha riguardato anche gli effetti reali che alcuni stati europei hanno già ottenuto attraverso l&#8217;introduzione della Etr: in <strong>Germania</strong>, per esempio, è stato calcolato come questo tipo di tassazione abbia spinto alla creazione di <strong>250mila nuovi posti di lavoro</strong>. Già creati, non promessi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/10/riforma-fiscale-meglio/182823/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Smog, caro Pisapia si faccia aiutare</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/21/caro-pisapia-faccia-aiutare-milano-tornera-vivere/179162/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/21/caro-pisapia-faccia-aiutare-milano-tornera-vivere/179162/#comments</comments> <pubDate>Wed, 21 Dec 2011 18:44:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Valentina Giannella</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Area C]]></category> <category><![CDATA[Genitoriantismog]]></category> <category><![CDATA[Giuliano Pisapia]]></category> <category><![CDATA[milano]]></category> <category><![CDATA[Pierfrancesco Maran]]></category> <category><![CDATA[smog]]></category> <category><![CDATA[Valeria Corbella]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=179162</guid> <description><![CDATA[Caro sindaco Pisapia, si faccia aiutare e il luogo comune non vincerà. L&#8217;inerzia di chi è troppo concentrato a fissare il proprio ombelico per accorgersi dell&#8217;emergenza non avrà la meglio sui cittadini che vogliono lavorare per rendere Milano un posto in cui vivere, non solo sopravvivere. E&#8217; questo lo spirito dei milanesi che ci credono, nell&#8217;aria...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Caro sindaco Pisapia, si faccia aiutare e il luogo comune non vincerà. L&#8217;inerzia di chi è troppo concentrato a fissare il proprio ombelico per accorgersi dell&#8217;emergenza non avrà la meglio sui cittadini che vogliono lavorare per rendere<strong> Milano un posto in cui vivere, non solo sopravvivere.</strong> E&#8217; questo lo spirito dei milanesi che ci credono, nell&#8217;<strong>aria migliore</strong>. Che non si lasciano scoraggiare dai cori di protesta di chi non solo non ha mai contribuito a trovare soluzioni alternative ma non fa altro, da dieci anni, che contrastare qualsiasi misura di riduzione dell&#8217;inquinamento atmosferico.</p><p><em>Genitoriantismog, Legambiente, Wwf</em> e <em>Ciclobby</em> incontreranno domani il sindaco di Milano <strong>Giuliano Pisapia</strong> e gli consegneranno un documento fuori da ogni polemica e strumentalizzazione. Un promemoria degli esperti,<strong> una &#8220;to-do list&#8221;</strong> antismog a 360 gradi per non vanificare il mandato dei <strong>cinque referendum ambientali </strong>che la città ha votato, e promosso, sei mesi fa e che vedevano sì il potenziamento di <em>Ecopass</em> (che dovrebbe essere ben più vasto di Area C) ma anche misure complementari di sviluppo della mobilità sostenibile e della vivibilità urbana.</p><p>La speranza è che Giuliano Pisapia, che ha affidato il tema al giovane e attivo <strong>Pierfrancesco Maran</strong>, faccia tesoro dei consigli di chi, da anni, non solo non si muove per luoghi comuni ma ha fatto delle professionalità dei volontari e del contributo di scienziati di primo piano, uno strumento straordinario di indagine e progettazione civica. Perché, come commenta il presidente dei <em>Genitoriantismog</em>, <strong>Valeria Corbella</strong>, &#8220;da sempre crediamo fermamente in un principio: la salute e la qualità della vita sono un diritto, difenderle un dovere. Soprattutto a tutela dei bambini di questa città. Per questo, caro sindaco, oggi desideriamo consegnarle un elenco di suggerimenti per parole chiave, azioni anche veloci e a basso costo da implementare al più presto. Per rafforzare l&#8217;operazione Area C su un percorso di cambiamento che sappiamo, come lei, essere molto più complesso e articolato&#8221;. Ecco il riassunto in 15 punti, fuori dai tecnicismi, del documento.</p><p><strong>1. Programmazione. </strong>A Milano lo smog oltre i limiti è divenuto cronico. Le misure d&#8217;emergenza devono essere operative dopo soli 5 giorni di superamento dei limiti.<br /> <strong>2. Informazione e comunicazione. </strong>Dati su condizioni ambientali, danni alla salute, fonti di inquinamento, azioni di contrasto, comportamenti virtuosi da tenere. Non si può pretendere da tutti i cittadini consapevolezza in sostegno delle misure se non comunicando adeguatamente presupposti e scelte (un ampio archivio di ricerche e dati scientifici autorevoli sono a disposizione di tutti su <a href="http://www.genitoriantismog.it/"><em>www.genitoriantismog.it</em></a>).<br /> <strong>3. Controlli e sanzioni. </strong>Chiediamo molto di più di quanto è stato fatto sinora. Tutte le misure restrittive sulla circolazione, sulla velocità, sulla sosta, sulle temperature negli edifici sono rimaste sulla carta.<br /> <strong>4. Traffico privato.</strong> Durante le emergenze, poiché tutte le auto inquinano e sono la principale causa di emissioni nocive (dati <a href="http://ita.arpalombardia.it/ita/index.asp" target="_blank">Arpa</a> ufficiali) ipotizzare restrizioni alla circolazione in Area C e su tutto il territorio comunale. Programmare frequenti domeniche a piedi durante tutto l&#8217;inverno. Incentivare la circolazione dei veicoli privati con minimo tre persone a bordo (<em>car pooling</em>) e potenziare il <em>car sharing</em> elettrico.<br /> <strong>5. Veicoli commerciali.</strong> Delimitare in fasce orarie il carico scarico su tutto il territorio comunale. Aumentare le aree di parcheggio per i mezzi commerciali e sanzionarne l&#8217;uso non autorizzato.<br /> <strong>6. Scuole.</strong> Politiche per scoraggiare l&#8217;accompagnamento dei figli con auto privata. Rafforzare pedibus, mobilità alternativa e <em>car pooling</em>.<br /> <strong>7. Supermercati.</strong> Incoraggiare i gestori e tutti gli esercizi commerciali a dotarsi di furgoncini a metano o elettrici.<br /> <strong>8. Aziende.</strong> Molte sono dotate di <em>mobility manager</em>, ma spesso si tratta ancora di realtà virtuali. Le auto aziendali, per prime quelle di proprietà del comune, devono rispondere a standard emissivi virtuosi.<br /> <strong>9. Atm. </strong>Monitorare, incrementare e migliorare il grado di efficienza del servizio. E&#8217; la principale alternativa all&#8217;automobile e come tale va potenziata.<br /> <strong>10. Biciclette.</strong> Realizzare in tempi brevi le azioni del piano di mobilità ciclabile, prima fra tutte la posa di rastrelliere davanti alle scuole, ai palazzi istituzionali, agli esercizi commerciali. Sistemazione e ripristino dei tratti di pavé maggiormente sconnessi, oggi impraticabili e pericolosi per i ciclisti.<br /> <strong>11. Sosta selvaggia e redistribuzione dello spazio. </strong>Controlli severi sulla sosta e l’occupazione di corsie ciclabili e corsie preferenziali per i mezzi pubblici. Giù le auto e le moto dai marciapiedi.<br /> <strong>12. Riscaldamento e condizionamento. </strong>Rendere operativi i controlli sulle temperature, troppo alte in inverno e troppo basse d&#8217;estate. Non solo nelle abitazioni ma a partire dai negozi, dalle banche, dagli uffici pubblici. Perché non impiegare le guardie ecologiche? Sono gratuite e competenti.<br /> <strong>13. Zone 30, aree pedonali. </strong>Istituzione immediata delle zone a velocità ridotta e pedonali in prossimità di scuole e ospedali.<br /> <strong>14. Tangenziali.</strong> Controlli severi sulla velocità nelle tangenziali e nelle strade di accesso alla città.<br /> <strong>15. </strong>Ultimo, ma non per importanza,<strong> utilizzo delle risorse del territorio.</strong></p><p>Caro sindaco, si faccia aiutare! Coinvolga attivamente in questo sforzo tutti quelli che da sempre si sono posti questa <strong>svolta ambientale</strong> come obiettivo. Le associazioni, se supportate dal Comune, possono costituire una risorsa efficace e già operativa. Attendono solo di potersi rendere utili in modo leale e concreto. Senza competizione, ma con collaborazione per un fine comune.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/21/caro-pisapia-faccia-aiutare-milano-tornera-vivere/179162/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il rispetto deve girare</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/17/il-rispetto-deve-girare/158148/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/17/il-rispetto-deve-girare/158148/#comments</comments> <pubDate>Sat, 17 Sep 2011 17:23:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Valentina Giannella</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[cultura]]></category> <category><![CDATA[donne]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=158148</guid> <description><![CDATA[Cara bimba mia, meno male che sei così piccola. Meno male che il tuo livello linguistico non è ancora andato oltre la comprensione del baby vocabolario mamma-papà-pappa. Meno male che per te il giornale è ancora solo un mucchio di carta da strappare e provare a ingoiare di nascosto. Che la televisione è un mostro...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Cara bimba mia, meno male che sei così piccola. Meno male che il tuo livello linguistico non è ancora andato oltre la comprensione del baby vocabolario mamma-papà-pappa. Meno male che per te il giornale è ancora solo un mucchio di carta da strappare e provare a ingoiare di nascosto. Che la televisione è un mostro incomprensibile di suoni e colori che peraltro la mamma accende solo in casi estremi. Perché oggi, purtroppo, è un giorno davvero triste per chi è <strong>nata femmina</strong> in questo nostro <strong>Belpaese</strong>. Ora cerco di spiegartelo.</p><p>Un signore anziano, Silvio, che di signorile ha dimostrato avere ben poco, era stato eletto dagli abitanti di una casa chiamata <strong>Italia</strong> per fare il nonno serio e responsabile. Doveva cioè preoccuparsi che tutti vivessero in modo sereno in un ambiente pulito e sicuro, con il frigo rifornito dell’occorrente per diventare grandi e forti, aiutando i più piccoli a <strong>studiare</strong> e i più grandi a <strong>lavorare</strong>, permettendo a tutti di essere curati e di crescere anche in quei bei posti che si chiamano <strong>teatri</strong>, <strong>cinema</strong>, <strong>biblioteche</strong>.</p><p>Invece, piccola mia, questo signore ha fatto tutt’altro. La casa degli italiani è sporca e maleodorante, corruzione e infiltrazioni mafiose la stanno facendo marcire dalle fondamenta (come spiegano molto bene anche <strong>Gianni Barbacetto</strong> e <strong>Davide Milosa</strong> nell’ultimo libro edito da Chiarelettere, <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788861900875/BARBACETTO-GIANNI/LE--MANI-SULLA-CITTA-BOSS-DELLA-NDRANGHETA-VIVONO-TRA-NOI-CONTROLLANO-MILANO.html?shop=5277" target="_blank">Le mani sulla città</a></span></em>). La stanza dove dovreste studiare, imparare e diventare grandi – la scuola &#8211; cade a pezzi e non ci sono i soldi per impedire che accada. Il frigo della maggior parte degli italiani è sempre più vuoto: questo signore si è occupato del proprio interesse e ha preferito soddisfare i propri vizi invece di impegnarsi nel risolvere seriamente il problema della crisi economica. I grandi sono spesso a casa, perché non hanno più un posto dove andare a lavorare. Curarsi costa di più. La <strong>cultura</strong>, quella cosa che non serve a sopravvivere ma a vivere una vita degna di questo nome, il nonno l’ha lasciata fuori. Al freddo, da sola, anche perché si era permessa di suggerire agli abitanti della casa Italia che bisognava cambiarlo, magari sostituendolo con un signore o una signora davvero interessati a farli stare meglio.</p><p>Ma non è per questo che sono felice che tu sia così piccola. Non è solo perché spero che il tuo futuro sia migliore del nostro presente. Sono felice perché oggi non puoi capire cosa diceva questo nonno quando parlava al telefono con dei signori che volevano rubare in casa Italia e che gli offrivano <strong>signorine come se fossero caramelle al parco</strong>. Diceva una brutta cosa, soprattutto per un nonno: <em>“<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.corriere.it/politica/11_settembre_17/sarzanini_non-portarle-alte_7c854ed2-e0f6-11e0-98a6-ace789a755c8.shtml" target="_blank">La patonza deve girare</a></span>”</em>. Questo non te lo spiegherò. Ti insegnerò invece a dire: <em><strong>“Il rispetto deve girare”</strong></em>. Il rispetto per le donne, offeso dalle parole di chi dovrebbe lavorare perchè siano considerate semplicemente per quello che sono: delle persone, non caramelle di scambio o trofei da esporre. Il rispetto per i cittadini contribuenti, deriso quando appalti e soldi pubblici venivano trattati come in uno squallido gioco di carte con i visi delle ragazze “<em>non alte</em>” stampati sopra. Il rispetto per il nome della nostra casa Italia, sfregiato da questa ennesima prova telefonica del valore dei propri governanti.</p><p>Il rispetto deve girare, piccolina. E sarebbe normale, semplicemente normale, che almeno le signore ministre lo pretendessero ufficialmente dal loro “<em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/16/bari-inchiesta-sulle-escort-le-intercettazioni-e-gli-interrogatori/157988/" target="_blank">premier a tempo perso</a></span></em>”. Ma, come sembra sempre più evidente, l’Italia è ormai lontana dall’essere quel <strong>paese normale</strong> che auspicava un vero signore,<strong> Enzo Biagi </strong>(<em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788817041577/BIAGI-ENZO/CONSIGLI-PER-UN-PAESE-NORMALE.html?shop=5277" target="_blank">Consigli per un Paese normale</a></span></em>, Rizzoli).</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/17/il-rispetto-deve-girare/158148/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>18</slash:comments> </item> <item><title>Milano ha già il suo quorum</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/13/da-milano-parte-la-rivoluzione/117783/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/13/da-milano-parte-la-rivoluzione/117783/#comments</comments> <pubDate>Mon, 13 Jun 2011 11:25:21 +0000</pubDate> <dc:creator>Valentina Giannella</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Ambiente]]></category> <category><![CDATA[Giuliano Pisapia]]></category> <category><![CDATA[milano]]></category> <category><![CDATA[referendum]]></category> <category><![CDATA[social network]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=117783</guid> <description><![CDATA[Mentre scrivo non so ancora se raggiungeremo il quorum del referendum nazionale. Ma quello milanese che reimposta le scelte della città nella direzione di una Milano più respirabile e sostenibile, in una parola più vivibile, è già ben oltre la soglia del 30% necessaria e sufficiente a rendere validi i risultati. Bisognerà ovviamente capire come...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mentre scrivo non so ancora se raggiungeremo il quorum del referendum nazionale. Ma quello milanese che reimposta le scelte della città nella direzione di una Milano più respirabile e sostenibile, in una parola più vivibile, è già <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/13/i-cinque-referendum-milanesi-superano-il-quorum/117764/" target="_blank">ben oltre la soglia del 30%</a></span> necessaria e sufficiente a rendere validi i risultati. Bisognerà ovviamente capire come sono stati votati i 5 quesiti promossi da una fetta importante della <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.milanosimuove.it" target="_blank">Milano civica attenta all’ambiente</a></span></strong> insieme a Legambiente, Wwf, Ciclobby, Genitoriantismog. Ma vivo in questa città da 15 anni e, per la prima volta, sento che la storia si sta muovendo.</p><p>Non è retorica, ma una sensazione che si respira, che si percepisce fisicamente camminando tra le strade di una Milano più giovane, più attenta, “<em>più di buon umore</em>”, come osserva mio marito mentre spingiamo i passeggini fuori dai seggi per la terza volta in un mese. Intorno a noi, in coda con la tessera elettorale, trenta-quarantenni si sorridono. Uno guarda fuori dalla finestra e canticchia i Rolling Stones (<em>“You can’t always get what you want, but if you try sometimes you might find you get what you need”</em>, non puoi sempre ottenere ciò che desideri, ma se ci provi, a volte, puoi riuscire a trovare <strong>ciò di cui hai bisogno</strong>). Ragazzi di venticinque anni indicano una sedia a una signora vistosamente incinta, altri leggono un quotidiano (di carta, davvero!) e messaggiano contemporaneamente sul telefonino.</p><p>Le<strong> nuove tecnologie</strong> ci hanno aiutato. Hanno dato forza alla protesta, hanno alimentato la speranza e combattuto l’ansia con l’arma infallibile dell’ironia. “<em>Da Milano parte la rivoluzione</em>”, è la frase che arriva più frequentemente nelle caselle di posta elettronica e sulle bacheche dei social network dei giovani, e non solo, milanesi. E’ come se fossimo usciti tutti allo scoperto dopo un lungo temporale. Proprio come è successo l’ultimo giorno di campagna elettorale prima del ballottaggio tra l&#8217;attuale sindaco <strong>Giuliano Pisapia</strong> e <strong>Letizia Moratti</strong>, quando Piazza del Duomo si è riempita di ombrelli colorati a sfidare l’acqua che scrosciava sulle guglie della cattedrale e poco prima del calare del sole si è trovata ad ammirare un meraviglioso, improvviso e insperato <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/28/l%E2%80%99arcobaleno-di-pisapia/114414/" target="_blank">doppio arcobaleno</a></span> contro il cielo grigio. Il primo arcobaleno ce lo siamo guadagnato tre giorni dopo. Ora speriamo di acchiappare anche il secondo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/13/da-milano-parte-la-rivoluzione/117783/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>La casa dei mostri</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/17/la-casa-dei-mostri/92406/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/17/la-casa-dei-mostri/92406/#comments</comments> <pubDate>Thu, 17 Feb 2011 08:17:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Valentina Giannella</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Acquario]]></category> <category><![CDATA[bambini]]></category> <category><![CDATA[incuria]]></category> <category><![CDATA[milano]]></category> <category><![CDATA[Museo di storia naturale]]></category> <category><![CDATA[Planetario]]></category> <category><![CDATA[sponsor]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=92406</guid> <description><![CDATA[Sono i preferiti dei bambini. Luoghi magici, lontani dal rumore di sottofondo della frenesia metropolitana e dello shopping agonistico, che ingoiano i più piccoli nella penombra per raccontar loro storie senza tempo. Luoghi dove l’immaginazione trasforma nozioni scientifiche in infinite avventure, nomi impronunciabili in personaggi mitici e giganteschi catalizzatori di sogni. Sono i vecchi musei...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sono i preferiti dei bambini. Luoghi magici, lontani dal rumore di sottofondo della frenesia metropolitana e dello shopping agonistico, che ingoiano i più piccoli nella penombra per raccontar loro storie senza tempo. Luoghi dove <strong>l’immaginazione </strong>trasforma nozioni scientifiche in infinite avventure, nomi impronunciabili in personaggi mitici e giganteschi catalizzatori di sogni. Sono i vecchi<strong> </strong>musei di storia naturale. Gli acquari civici. I planetari.</p><p><strong>Milano</strong>, tutta gonfia di orgoglio per l’apertura del monumentale Museo del Novecento a pochi metri da Palazzo Reale e dal Duomo, ha dimenticato i suoi. Il mitico<strong> Museo di storia naturale</strong>, dove hanno passato pomeriggi piovosi generazioni di piccoli milanesi e dove, ancora oggi, centinaia di bambini ogni giorno trascinano i genitori per la centesima visita alla “casa dei mostri” (come lo chiama il Cobra e come, sicuramente, continuerà a chiamarlo sua sorella appena comincerà a pronunciare qualcosa di più articolato dell’attuale “uh”), è<strong> </strong>tristemente <strong>abbandonato </strong>all’incuria, alla polvere, al logorio del tempo<strong>.</strong> Tra le gigantesche ricostruzioni dei dinosauri, lo scheletro della balena e i diorami degli animali esotici (<em>“Mamma il babbuino ha il sedere rosso perché non si vuole cambiare mai il pannolino?”</em>) i più piccoli corrono tra le grandi teche ormai obsolete, comunque affascinati da un mondo che non appartiene al quotidiano ma al lessico della storia raccontata e, quindi, ai colori della loro immaginazione.</p><p>Forse i nostri bambini <strong>meriterebbero di più </strong>del rassegnato grigiore in cui oggi galleggiano “i mostri”. Forse Milano, che tanto sfarzo dedica alla moda (nel caso dell’Arengario qualche volta – fortunatamente &#8211; all’arte), potrebbe dirottare qualche manciata di brillantini per rendere questo luogo un po’ più vicino alle aspettative magiche dei milanesi sotto il metro d’altezza. Nel frattempo, anche solo <strong>pulire i bagni </strong>sarebbe d’aiuto: provate a cambiare un pannolino o a far fare pipì a un duenne lì dentro senza farvi venire tutti i capelli bianchi. Non è facile.</p><p>Il Comune di Milano è genericamente impegnato nella ricerca di uno <strong>sponsor </strong>per rilanciare il Museo. E’ la deprimente realtà: pare proprio che in questa città, senza un’azienda che ci metta il budget e il marchio in bella vista, non si riesca neanche a piantare un’aiuola. Ragionando per obiettivi e non per principi, però, a questo punto sarebbe auspicabile che qualche direttore marketing – magari ex bambino rapito dal fascino di questi luoghi &#8211; <strong>ci facesse un pensierino </strong>e una telefonata a Palazzo Marino.</p><p>Anche il <strong>Planetario, </strong>come il Museo di Storia naturale situato all’interno dei giardini  pubblici della centralissima via Palestro, ha bisogno di un restyling tecnologico e il Comune pare abbia promesso che entro il 2011 comprerà una nuova macchina per le proiezioni dal costo di 8 milioni di euro. Intanto, <strong>l’Acquario del Parco Sempione</strong>, che lo scorso anno ha registrato 170mila visitatori, sembra una metafora di come l’uomo tratta i propri mari tra sporcizia, vasche vuote e pesci malandati. Eppure, chiunque abbia portato i propri bimbi a visitarlo sa quanto possa conquistare la loro immaginazione e quante volte gli sia poi toccato inventare favole della buonanotte con pesci vari impegnati in improbabili avventure sottomarine. Non lasciatelo morire d’incuria. La vita in città è già abbastanza difficile per bimbi e genitori, fra orari lavorativi impossibili e veleni nell’aria tre volte oltre la soglia. <strong>Almeno, lasciateci i luoghi magici.<br /> </strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/17/la-casa-dei-mostri/92406/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>L’unico modo per farlo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/03/l%e2%80%99unico-modo-per-farlo/90042/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/03/l%e2%80%99unico-modo-per-farlo/90042/#comments</comments> <pubDate>Thu, 03 Feb 2011 18:01:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Valentina Giannella</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Anna Gerometta]]></category> <category><![CDATA[bronchiolite]]></category> <category><![CDATA[genitori antismog]]></category> <category><![CDATA[inquinamento]]></category> <category><![CDATA[smog]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=90042</guid> <description><![CDATA[&#8220;Mai dubitare che un piccolo gruppo di cittadini consapevoli e attenti possa cambiare il mondo: è sempre stato l’unico modo per farlo”. (Margaret Mead, antropologa) Ci risiamo. Gli occhi che bruciano, la gola che pizzica, il raffreddore dei neonati che si trasforma sempre più spesso in bronchiolite (l’allarme lo lanciano i pediatri sulle pagine della...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Mai dubitare che un piccolo gruppo di cittadini consapevoli e attenti possa cambiare il mondo: è sempre stato l’unico modo per farlo</em>”.<br /> (Margaret Mead, antropologa)</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/yi4di38jKJ4" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Ci risiamo. Gli occhi che bruciano, la gola che pizzica, il raffreddore dei neonati che si trasforma sempre più spesso in bronchiolite (l’allarme lo lanciano i pediatri sulle pagine della cronaca locale, mica un gruppo di madri ansiose). La coda dell’inverno porta a Milano il solito carico di polveri sottili fuori norma e in questi giorni le centraline segnalano dati ben <strong>tre volte oltre la soglia di allarme</strong>: fino a 159 microgrammi, il limite sarebbe 50. Il numero tre ricorre nella contabilità del grigio meneghino: l’Agenzia Europea per l’Ambiente ha stimato che ogni anno siano<strong> tremila i morti in città riconducibili all’inquinamento atmosferico.</strong> E anche quest’anno Milano ha già accumulato 29 giorni dei 35 consentiti “fuorilegge” dall’Unione Europea. Nel 2007 il limite lo avevamo superato il 15 febbraio, esattamente come nel 2010. Forse quest’anno riusciremo a bruciarlo ancora prima, nonostante i peana di vittoria del <strong>sindaco in scadenza Letizia Moratti </strong>che proclama a mezzo stampa di aver messo in moto una macchina virtuosa in grado di “proteggere i milanesi dallo smog”.</p><p>Parole, ma i fatti parlano chiaro: l’aria che si respira è pessima. Il 2010 è andato meglio, proclama la Moratti. Fingendo di non sapere che lo scorso anno ha chiuso in leggero miglioramento non per meriti amministrativi ma per <strong>motivi metereologici</strong><strong>:</strong> la media della piovosità del decennio 2000-2009 è stata di 862,7 mm distribuiti in 79 giorni, contro i 1375 mm del 2010 distribuiti in 102 giorni.  C’è stato dunque il 60% di pioggia in più.  Non basta: tra novembre e dicembre 2010 ci sono stati ben 27 giorni che hanno registrato una ventilazione sufficiente alla dispersione degli inquinanti, contro la media di 22 giorni “buoni” dello stesso bimestre  sul decennio 2000-2009.  Come dice <strong>Anna Gerometta</strong>, storica fondatrice dei Genitori Antismog:<strong> “Caro sindaco, non usi vento e pioggia per cantar vittoria”. </strong></p><p>Dopo un flash-mob, ribattezzato appositamente flash-smog, per promuovere l’evento, <strong>sabato 5 febbraio alle 11 in Piazza della Scala si raduneranno i cittadini che ne hanno pieni i polmoni della mancanza di soluzioni efficaci.</strong> Gli stessi che hanno firmato per poter votare, in primavera, il referendum sull’ambiente (informazioni sui cinque quesiti: <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.milanosimuove.it/" target="_blank">www.milanosimuove.it</a></span>). Insieme a Legambiente, Milano si muove, Fai, Italia Nostra, WWF, Lipu, Ciclobby e Genitori Antismog faranno sentire il loro colossale <strong>Colpo di tosse per Milano</strong>. Un colpo di tosse tristemente vero, che dovrebbe far riflettere amministratori uscenti e aspiranti entranti. Per saperne di più: <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.genitoriantismog.it" target="_blank">www.genitoriantismog.it</a></span></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/03/l%e2%80%99unico-modo-per-farlo/90042/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>18</slash:comments> </item> <item><title>Piccolo decalogo per nuove mamme</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/23/piccolo-decalogo-per-nuove-mamme/73220/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/23/piccolo-decalogo-per-nuove-mamme/73220/#comments</comments> <pubDate>Sat, 23 Oct 2010 09:47:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Valentina Giannella</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[depressione post partum]]></category> <category><![CDATA[gravidanza]]></category> <category><![CDATA[maternità]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=73220</guid> <description><![CDATA[Secondo uno studio del National Institute of Mental Health americano reso noto in questi giorni, il cervello delle neo mamme diventerebbe più grande subito dopo il parto. I ricercatori che hanno firmato lo studio sulla rivista della American Psychological Association, sostengono che “il cambiamento nei livelli ormonali uniti alla necessità di far fronte alla cura...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Secondo uno <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.apa.org/news/press/releases/2010/10/mommy-brain.aspx" target="_blank">studio</a></span></strong> del <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.nimh.nih.gov/index.shtml" target="_blank">National Institute of Mental Health</a></span> americano reso noto in questi giorni, il cervello delle neo mamme diventerebbe più grande subito dopo il parto. I ricercatori che hanno firmato lo studio sulla rivista della American Psychological Association, sostengono che “<em>il cambiamento nei livelli ormonali uniti alla necessità di far fronte alla cura del bambino potrebbero essere alla base dei cambiamenti</em>». Potrebbero? Non ci vuole un team di scienziati per capire quanto sia difficile affrontare il periodo successivo alla nascita di un figlio, soprattutto del primo. Nonostante, o forse anche a causa, di quello che ci vende il marketing del puerperio e della prima infanzia, tutto mamme sorridenti e bambini placidamente addormentati nei loro lettini (?!), i primi due mesi sono un <strong>campo minato di insicurezze</strong> e crisi d’inadeguatezza, sensi di colpa, pianti improvvisi e una stanchezza mai provata prima. Il problema non è superare questi due mesi, ma ricordarsi che <strong>ci siamo passate tutte</strong>. E che è temporaneo. Parlando con un gruppo di amiche, ex neomamme, è nata un’idea: un piccolo decalogo di cose da ricordare, quelle che avremmo voluto che qualcuno ci avesse raccontato prima di affrontare quel delicato e importante momento. Perché l’inizio di una nuova vita può essere tanto travolgente quanto sconvolgente. Casi estremi a parte (la depressione post partum è un dato di fatto e, fortunatamente, uno stato transitorio curabile con le terapie adeguate) ecco qualche consiglio da parte di chi c’è già passata.</p><p><strong>Primo: non state sole, incontrate altre mamme di primo pelo</strong>. Anche conosciute al supermercato. Anche se avete la casa in ordine come dopo il passaggio di un uragano, a turno aprite la porta del vostro nido e lasciate entrare chi sta vivendo la vostra stessa esperienza. Davanti a un caffè (e altre tre mamme sulla soglia dell’esaurimento) è più facile esorcizzare ansie e preoccupazioni.</p><p><strong>Secondo: la paura è normale.</strong> Avere paura è sano, in questo momento. Tutte abbiamo avuto paura. Paura che non respirasse. Paura di non avere abbastanza latte. Paura che si infettasse il moncherino del cordone o paura di addormentarci e soffocarlo col nostro corpo. La paura è una compagna fedele, in queste settimane. E’ ok, non preoccupatevi. Qualche esperto potrà dirvi che è funzionale a mantenere alta la soglia di attenzione. A noi basti sapere che non siamo paranoiche. E che poi passa.</p><p><strong>Terzo: abbiate fiducia nelle vostre capacità.</strong> A partire dalla gravidanza. Il mio ginecologo preferito dice sempre: “<em>Solo le madri sanno cosa gli succede, noi possiamo solo mettere la scienza a disposizione del loro istinto</em>”. Ascoltate i vostri bimbi e ascoltatevi: la risposta spesso è scritta da qualche parte dentro di voi.</p><p><strong>Quarto: vostra madre ha ragione, che vi piaccia o no.</strong> In quei momenti non ve ne renderete conto: il passaggio dal rapporto madre-figlia a quello tra madre e madre è faticoso e lacerante quanto il parto vero e proprio. Vi sentirete osservate, criticate, messe alla prova. Ma dopo qualche anno vi renderete conto che non era (sempre) così. E che ascoltando i loro consigli, nelle prime settimane, vi sareste risparmiate qualche fatica.</p><p><strong>Cinque: sbaglierete. Perdonatevi. </strong>Tutte le mamme del mondo hanno sbagliato, è normale. Abbiate la forza di accettarlo: nonostante tutti i vostri sforzi raggiungerete solo il 50% del risultato sperato. Va bene così. Respirate a fondo, imparate dai vostri errori e ricominciate da capo. Ricordate che per quei nuovi esserini siete comunque i migliori genitori del mondo.</p><p><strong>Sei: non dormirete. E sopravviverete lo stesso.</strong> Se non piangerà perché ha fame, sete, il pannolino sporco o il vomitino sul cuscino vi ritroverete comunque a fissarlo, in piena notte, per controllare che respiri, che non sudi, che non abbia freddo, che non stia male. Il nostro corpo è programmato per superare anche questa privazione del sonno che in altre condizioni avreste ritenuto incompatibile con la vostra sanità mentale.</p><p><strong>Sette: Google non ha figli.</strong> O meglio, la rete serve solo per facilitare il contatto tra le varie esperienze, ma non cercate ossessivamente risposte online a questioni pratiche, soprattutto mediche: il rischio panico è garantito, ci sono ricerche serie che evidenziano come l’80% delle informazioni mediche online siano fuorvianti se non del tutto errate. Meglio dotarsi di un contatto telefonico di fiducia per le emergenze (pediatra, ostetrica, amica medico meglio se con figli: l’esperienza vale più di una laurea in certi casi) e soprattutto tenere vivo il dialogo con le altre mamme anche sulla routine quotidiana.</p><p><strong>Otto: lasciate che i padri vi aiutino.</strong> Congedi/orari di lavoro a parte, all’inizio siamo noi a tenerli fuori dalla gestione quotidiana del piccolo perché, ammettiamolo pure, non ci fidiamo. Sarebbe tutto molto più facile e bello se riuscissimo con prudenza a superarlo. Loro amano quel fagotto quanto noi e si sentono più inadeguati di noi. Aiutatevi a vicenda, imparate insieme. I veri uomini, scrive un’amica australiana, cambiano i pannolini e si alzano di notte a riempire i biberon.</p><p><strong>Nove: fuggite. Solo un po’, solo ogni tanto.</strong> La maternità può essere davvero soffocante. Trovate il modo di uscire a camminare, anche solo per poco, in assoluta solitudine. Entrate in un cinema e guardatevi un film senza pretese. Fatevi un massaggio. Compratevi un vestito nuovo che vi stia bene anche con quei quattro chili ancora da smaltire dopo il parto. Perché…</p><p><strong>Dieci: ci rientrerete, in quei jeans. Ma non c’è fretta. </strong>Non credete a chi vi dice che allattare fa dimagrire: non è così per tutte. La natura ci ha dotate di un sistema di stoccaggio grassi che dà il meglio di sé proprio durante l’allattamento, è quindi normalissimo mantenere il peso in eccesso dopo il parto per tutta la durata dell’allattamento (sei mesi? Un anno? Di più? Ognuna decida quello che riesce a fare senza stressarsi troppo). Quando la piccola idrovora passerà definitivamente alle lasagne al forno, un po’ di moto e qualche caloria in meno vi riporteranno dentro il vostro vecchio guardaroba.</p><p>Ps. E comunque, ricordatevelo: fra qualche anno vi mancherà un sacco, tutto questo delirio. Io mi appresto ad affrontarlo, per la seconda volta, tra cinque giorni. A presto!</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/23/piccolo-decalogo-per-nuove-mamme/73220/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>50</slash:comments> </item> <item><title>Nati nel posto giusto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/25/nati-nel-posto-giusto/64561/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/25/nati-nel-posto-giusto/64561/#comments</comments> <pubDate>Sat, 25 Sep 2010 12:01:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Valentina Giannella</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[gianfranco gori]]></category> <category><![CDATA[mortalità]]></category> <category><![CDATA[Ong]]></category> <category><![CDATA[ONU]]></category> <category><![CDATA[sud del mondo]]></category> <category><![CDATA[world friends]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=64561</guid> <description><![CDATA[Nel mondo, ogni minuto che passa, muoiono 4 neonati e 1 madre. Quando sarete arrivati in fondo a questo post, cioè fra circa 5 minuti, saranno morti 5 mamme e 20 neonati. Non è malasanità. Non sono incidenti. E’ un mix diabolico tra ingiustizia sociale e destino. Quello che porta i bambini più fortunati a...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nel mondo, ogni minuto che passa, muoiono <strong>4 neonati e 1 madre.</strong> Quando sarete arrivati in fondo a questo post, cioè fra circa 5 minuti, saranno morti 5 mamme e 20 neonati. Non è malasanità. Non sono incidenti. E’ un mix diabolico tra ingiustizia sociale e destino. Quello che porta i bambini più fortunati a nascere “<em>nel posto giusto</em>”. Ovvero, in un qualsiasi reparto maternità di un qualsiasi ospedale del cosiddetto primo mondo. I 20 neonati che perderemo all’ultima riga e le 5 mamme che non sopravviveranno alla separazione fisica dal frutto del loro grembo, si trovano infatti in questo momento in una delle migliaia di bidonville, campi profughi, villaggi senza acqua e senza uno straccio di struttura sanitaria alla loro portata.</p><p>Mentre la nostra informazione riporta notizie di incidenti e malasanità nelle sale parto italiane che, intendiamoci, non dovrebbero avvenire ma che purtroppo fanno comunque parte della statistica anche in strutture tecnologicamente e sanitariamente avanzate,<strong> la grande maggioranza della popolazione mondiale vive in condizioni tali per cui nascere e morire sono due possibilità terribilmente coincidenti.</strong> Ne ho parlato con <strong>Gianfranco Gori</strong>, direttore dell’Unità operativa di <strong>ostetricia e ginecologia</strong> dell’Ausl di <strong>Forlì</strong> nonché collaboratore dell’Organizzazione mondiale della sanità per il Dipartimento <em><strong>Making pregnancy safer</strong></em> (rendere più sicura la gravidanza). Gori, come volontario, partecipa tra l’altro ai progetti dell’Ong <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.world-friends.it/campagna-NNPG.aspx" target="_blank">World Friends</a></span></strong> per la costruzione e l’allestimento di reparti di maternità e neonatologia in quei paesi e in quelle realtà in cui l’alternativa è partorire, e spesso morire, in una baracca di lamiera e che ha fatto dello slogan “<em><strong>Nati nel posto giusto</strong></em>” il suo ultimo impegno.</p><p>Partorire e morire, partorire figli che non sopravvivono. “<em>E’ una realtà quotidiana</em>”, racconta Gori, “<em>in tutto il sud del mondo: America latina, Africa, Asia del sud.</em><strong> </strong><em>La cosa più frustrante è sapere che le cause di questo dramma continuo sono banali e per lo più evitabili con poca spesa: le madri muoiono di emorragia o infezioni, i piccoli per parti “ostruiti” non riconosciuti per tempo. Se riescono a nascere, nei primissimi giorni di vita il pericolo mortale di infezioni e dissenterie è sempre dietro l’angolo</em>”.</p><p>La soluzione, a volte, è più immediata di quello che potrebbe sembrare. “<em>E’ forse sbagliato partire dal presupposto che sia necessario costruire strutture sanitarie sufficienti a istituzionalizzare tutti i parti, per esempio, dell’Africa. E’ molto più ragionevole, e fattibile in tempi brevi, pensare di formare in ogni comunità un piccolo gruppo di ostetriche locali, donne a cui viene affidato il compito e gli strumenti di base per riconoscere le principali complicazioni che possono insorgere durante la gravidanza, in modo che le madri in pericolo possano essere reindirizzate in tempo nella struttura sanitaria più vicina. Che siano in grado di assistere al parto fisiologico in condizioni igieniche più sicure, che conoscano e che abbiano a disposizione i pochi farmaci salvavita che sarebbero necessari per ridurre drasticamente la mortalità</em>”.</p><p>I costi di questi medicinali, tra l’altro, sono davvero irrisori. “<em>Sei compresse di misoprostolo possono salvare la maggior parte delle donne dalla morte per emorragia e costano solo <strong>1,5 euro</strong>. Cinquanta centesimi è il prezzo di una dose di soluzione salina che salverebbe un neonato dalla disidratazione per dissenteria</em>”.</p><p>Un reparto di maternità vero e proprio, quanto può costare? “<em>Nel 2009 il progetto del <strong>Neema Hospital</strong> tra le baraccopoli di <strong>Nairobi</strong> ha assorbito circa <strong>800mila euro</strong>, ma comprendeva diversi reparti (sul <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.world-friends.it/About-Us/Bilancio-Sociale.aspx" target="_blank">sito</a></span></strong> è possibile scaricare l’ultimo bilancio certificato con i costi, ndr)</em>. <em>La maternità è stata inaugurata quest’anno e penso sia ragionevole pensare che possa essere costata tra i<strong> 300mila</strong> e i<strong> 400mila euro</strong>, ma occorrerà verificarlo sul prossimo bilancio, quello del 2010</em>”.</p><p>E i singoli che volessero contribuire a questi progetti, come si possono tutelare da organizzazioni poco affidabili nella reale destinazione dei fondi? “<em>Io lavoro con World Friends e potrei dirvi: fidatevi. Ma controllare è semplice: basta scegliere Ong con bilanci trasparenti e certificati. Se date un’occhiata a quello di World Friends, potete per esempio verificare che su 100 euro donati, 91 vengono investiti nei progetti e solo 9 nella macchina organizzativa complessiva</em>”.</p><p>Intanto, nei giorni scorsi il vertice dell’<strong>Onu </strong>a <strong>New York</strong> si è concluso con l’annuncio in pompa magna di 40 miliardi di dollari, 8 all’anno, che le Nazioni Unite destineranno genericamente alla <strong>salute</strong> di donne e bambini nel mondo. “<em>A non sapere che nello stesso periodo se ne spenderanno a livello globale quasi 8mila, di miliardi</em> (fonte: <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.sipri.org" target="_blank">Stockholm International peace report institute</a></span></strong>), <em>in armamenti che colpiranno principalmente civili e, quindi, donne e bambini, potrebbe sembrare una buona notizia</em>”, conclude Gori. Invece andrà così: “<em>ogni 200 dollari spesi, 199 andranno ad alimentare la guerra e solo uno a compensarne il macabro effetto</em>”.</p><p>Vogliamo essere ottimisti e considerare i 40 miliardi un piccolo passo iniziale, <strong>Ban ki-moon</strong>. Ma la strada è ancora lunga. E i minuti passano.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/25/nati-nel-posto-giusto/64561/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>41</slash:comments> </item> <item><title>Mattoncini di nostalgia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/15/mattoncini-di-nostalgia/60886/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/15/mattoncini-di-nostalgia/60886/#comments</comments> <pubDate>Wed, 15 Sep 2010 10:00:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Valentina Giannella</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[costruzioni]]></category> <category><![CDATA[giocattoli]]></category> <category><![CDATA[lega]]></category> <category><![CDATA[lego]]></category> <category><![CDATA[mattoncini]]></category> <category><![CDATA[scuola nord]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=60886</guid> <description><![CDATA[Una volta al mese, io e mio fratello li buttavamo tutti nella vasca da bagno. Rovesciavamo i nostri due preziosissimi forzieri (in realtà, scatole di alluminio porta tutto che negli armadi della mamma avevano funzioni meno nobili, tipo custodire banali calzini) e aprivamo l’acqua dopo aver prima dosato l’unico tappo di bagnoschiuma che ci era...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Una volta al mese, io e mio fratello li buttavamo tutti nella vasca da bagno. Rovesciavamo i nostri due preziosissimi <strong>forzieri</strong> (in realtà, scatole di alluminio porta tutto che negli armadi della mamma avevano funzioni meno nobili, tipo custodire banali calzini) e aprivamo l’acqua dopo aver prima dosato l’unico tappo di bagnoschiuma che ci era concesso per la <strong>delicata operazione</strong>.  Pulire i Lego era un momento importante. Significava riconsegnarci, in un gioco infinito, <strong>la possibilità di ricominciare da capo.</strong></p><p>Mi ricordo la precisione con cui smontavamo le costruzioni sopravvissute all’ultima <strong>battaglia tra mostri di mattoncini</strong> e come strofinavamo con attenzione (al limite della manìa, in effetti) ogni singolo pezzo. Dopo aver passato un mese tra l’erba, la terra, la sabbia, le mani sporche di merenda, i colori primari tornavano piano piano a brillare. Era bellissimo.</p><p>Il Lego per noi era una religione. Con i suoi doni e le sue pene. Svegliarsi la mattina con un codice alieno (un rettangolo che racchiude tre cerchi) tatuato sotto la schiena perché avevi dormito su un mattoncino abbandonato era prassi quotidiana. Per non parlare dei pezzi più piccoli piantati sotto i piedi nudi. O della mamma che, riordinando, faceva cadere il tuo centro di ricerca spaziale portato a termine dopo giorni di calcoli fantascientifici.</p><p>A ottobre il marchio svedese, dopo qualche anno di appannamento del business lancia un “massively multiplayer online game”. La definizione suona inquietante, in realtà si tratta di un videogioco che, una volta acquistato, ti dovrebbe aprire le porte di un mondo virtuale in cui migliaia di utenti registrati possono interagire in un gioco di ruolo a livelli, dove si cerca di combattere nemici e salvare mondi attraverso strumenti creati virtualmente con i mattoncini che il punteggio o il gioco ti mette a disposizione.</p><p>Sarà “up to date”, al passo con i tempi, come dicono gli esperti di marketing. Ma questa evoluzione del mattoncino mi fa venire nostalgia del forziere segreto e della vasca da bagno piena di colori.</p><p>Il Cobra ha solo due anni, ma con i pezzi ereditati dal papà già comincia a costruire improbabili casette per la gatta tossica. Non credo che gli racconterò che attraverso il computer può vincere guerre e conquistare nuovi mondi di mattoncini. Il Lego ha una vita propria che non è fatta di bit  ma di colori, di piccole manine, di click, del rumore di crolli sul pavimento e della soddisfazione di costruire qualcosa che è più alto di te. Sarò una mamma vintage, che vi devo dire. Ma va bene così.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/15/mattoncini-di-nostalgia/60886/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>7</slash:comments> </item> <item><title>Il conto dei nonni</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/02/il-conto-dei-nonni/55667/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/02/il-conto-dei-nonni/55667/#comments</comments> <pubDate>Thu, 02 Sep 2010 07:48:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Valentina Giannella</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[bambine]]></category> <category><![CDATA[conto]]></category> <category><![CDATA[Famiglia]]></category> <category><![CDATA[madri]]></category> <category><![CDATA[nonni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=55667</guid> <description><![CDATA[Se i nonni del Cobra decidessero di presentarmi il conto, dopo aver letto che il lavoro di “assistenza familiare” che i nonni offrono ai figli per la custodia dei nipotini arriva a sfiorare l’1,2% del Pil, mi toccherebbe accendere un altro mutuo. Potrebbero in effetti argomentare il proprio peso contrattuale anche con gli ultimi dati...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Se i nonni del Cobra decidessero di presentarmi il conto, dopo aver letto che il lavoro di <strong>“assistenza familiare”</strong> che i nonni offrono ai figli per la custodia dei nipotini arriva a sfiorare <strong>l’1,2% del Pil</strong>, mi toccherebbe accendere un altro mutuo. Potrebbero in effetti argomentare il proprio peso contrattuale anche con gli ultimi dati di una ricerca Ires Cgil sul contributo che <strong>7 milioni di nonni</strong> ogni anno danno all’economia nazionale, permettendo con il loro aiuto che le donne, figlie e nuore, continuino a lavorare dopo la maternità.</p><p>“Evviva i nonni!”, sintetizzerebbe qualche sceneggiatore di allegri tv-movie a lieto fine. La triste realtà, invece, è un’altra: senza i nonni, è davvero durissima. Finito il congedo di maternità il bilancio familiare subisce un tracollo tra <strong>rette di asili nidi</strong> (spesso privati, visti i pochi posti comunali disponibili: 600-800 euro al mese) e <strong>baby sitter</strong>. Senza contare il <strong>pediatra</strong> a pagamento che è l’unico a venire a domicilio quando il nanerottolo ha 40 di febbre perché, con migliaia di pazienti a testa, quelli di base sono sepolti nei propri studi, <strong>assediati dai piccoli malati.</strong></p><p>Mentre la <strong>regione Lombardia</strong> trova senza sforzo 234mila euro l’anno, come scrive Ferruccio Sansa su <em>Il Fatto</em>, per sponsorizzare il meeting di CL a Rimini dove, guarda un po’, i temi che si toccano con più enfasi oratoria sono proprio quelli relativi alla “famiglia”, il nostro Paese è in coda ai colleghi europei nella spesa reale a sostegno di famiglia e maternità. Il Ministero dell’Economia dice 1,2,% del Pil, il Ministero del Tesoro si affretta a correggere: è l’1,4%. Ma la sostanza non cambia.</p><p>La <strong>Danimarca è al 3,7%,</strong> la <strong>Svezia al 3%.</strong> Sono scandinavi, direte voi, si sa: <strong>hanno una fissa per la prole numerosa</strong>, le corse in bicicletta agghindati di carretti straripanti di cuccioli di varie età, donne manager con pupo attaccato alla tetta. Noi siamo quelli delle <strong>famiglie latine autarchiche</strong> che fanno quadrato intorno ai nuovi nati, che si danno aiuto reciproco e che riescono sempre a cavarsela tra un nonno, una zia e una cugina che si accolla i pargoli il sabato sera in cambio di una paghetta settimanale per fare shopping da H&amp;M. In realtà è l’inverso: se gli scandinavi sono così autonomi è perché <strong>lo Stato gli rende fattibile conciliare una famiglia numerosa con la crescita professionale di entrambe i genitori</strong>: assistenti materno infantili a domicilio dopo il parto, nidi e micronidi a distanza minima da casa e garantiti, baby-sitter pagate dallo stato (lo ammetto, sto citando un capitolo del libro <em>Voglia di cambiare</em>, di Salvatore Giannella –uno dei nonni in questione che potrebbe chiedermi dei soldi in cambio di pomeriggi passati a subire le angherie del Cobra, magari si accontenta di questa piccola pubblicità occulta- edito da Chiarelettere).</p><p>E comunque non sono solo i prolifici scandinavi a investire il doppio di noi: la <strong>Germania segna il 2,8%</strong> (nonostante la crisi economica che toglie il sonno alla Merkel) e la <strong>Francia il 2,5%.</strong> Due paesi che hanno governi di centrodestra e che di famiglia non si riempiono solo la bocca. Fa sorridere ricordare gli slogan delle recenti campagne elettorali, conditi da <strong>quadretti pubblicitari più stucchevoli di uno spot delle merendine</strong>: mamme e papà sorridenti con almeno un paio di eredi felici. Hanno tenuto fuori i nonni e le tate extracomunitarie perché non ci stavano nell’inquadratura? Perché i nonni sono meno fotogenici dei genitori e le tate extracomunitarie potrebbero causare confusione con i messaggi di altre fazioni?</p><p>Sarebbe bello che chi ci governa, o chi ci governerà, mettesse tutti i giovani genitori nelle condizioni di poter accogliere i nuovi nati come una <strong>gioia privata e un capitale sociale prezioso.</strong> Non come un inaspettato corso a domicilio di <strong>finanza creativa per far quadrare il bilancio familiare.</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/02/il-conto-dei-nonni/55667/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>10</slash:comments> </item> <item><title>Cosa ci potevamo fare con 440 milioni?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/16/cosa-ci-potevamo-fare-con-440-milioni/50641/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/16/cosa-ci-potevamo-fare-con-440-milioni/50641/#comments</comments> <pubDate>Mon, 16 Aug 2010 10:09:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Valentina Giannella</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[bonifica]]></category> <category><![CDATA[Formigoni]]></category> <category><![CDATA[grossi]]></category> <category><![CDATA[Lombardia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=50641</guid> <description><![CDATA[Quando prendo una multa sulle strisce blu perché il mio concetto di tempo è entrato in conflitto con quello del “gratta e sosta”, di solito me la prendo con me stessa non solo per l’esborso economico, ma principalmente per il costo opportunità della contravvenzione. Se avessi rispettato l’orario del cartoncino tiranno avrei potuto investire la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Quando prendo una <strong>multa</strong> sulle strisce blu perché il mio concetto di tempo è entrato in conflitto con quello del “gratta e sosta”, di solito me la prendo con me stessa non solo per l’esborso economico, ma principalmente per il <strong>costo opportunità</strong> della contravvenzione. Se avessi rispettato l’orario del cartoncino tiranno avrei potuto investire la stessa somma, chessò, in tre cinema, tre libri, tre ore di baby sitter, un massaggio. Insomma, un mix infinito di possibili combinazioni anche superflue ma certamente più utili al mio benessere psicofisico di un bollettino da pagare in posta.  Ma è così, pagherò e la prossima volta starò più attenta.</p><p>La digressione personale è lecita per comprendere al meglio quella generale: leggo (in un bellissimo pezzo del collega Davide Milosa, giornalista de Il Fatto attento ai temi dell’ambiente e delle connessioni poco chiare tra imprese e politica) che le manovre del governatore in carica della <strong>Regione Lombardia Roberto Formigoni</strong>, chiamiamolo il conducente, causerebbero a fine 2010 una multa per i cittadini lombardi di 440 milioni di euro.  Perché? Riporto per chiarezza di sintesi l’attacco di Milosa:</p><p>“<em>Pioltello. Ex area Sisas. Tradotto: una bomba biologica a cielo aperto. Lascito del polo chimico fallito nel 2001. In sintesi: 290mila tonnellate di rifiuti industriali, 50mila di nerofumo, idrocarburi contaminati con mercurio. Il tutto precariamente mantenuto in superficie da un complicato sistema di pompe, che, per ora, non fanno scivolare le sostanze in falda. Un’eventualità non remota e che  avvelenerebbe mezza Lombardia. C’è, dunque, da bonificare. È stato fatto in parte. Ma Giuseppe Grossi, il plurindagato ras delle bonifiche che ha vinto l’appalto per due delle tre discariche, ha deciso di lasciare. E ora la Regione Lombardia corre inesorabile verso la multa prevista dalla Unione europea. Una bazzecola da 440 milioni di euro. A pagare, come al solito, i cittadini. In questo caso i lombardi. Ultimo giorno utile fissato dai commissari di Bruxelles, il 31 dicembre prossimo. Praticamente dopodomani. Colpa di Grossi, naturalmente. Ma anche del governatore Roberto Formigoni che ne ha incensato le qualità, ostinandosi a tacere, per esempio, sugli ultimi guai giudiziari dell’amico imprenditore”.</em></p><p>Chiariamo subito che non mi importa di quello che vanno commentando in questi casi gli esperti di manovre e schermaglie politico-amministrative, cioè che “<strong>le multe europee sono virtuali</strong>”. Io insegno a mio figlio a rispettare la legge, e “rispettarla virtualmente” non significa nulla. Ovvio che come lombarda mi auguro di non dover pagare 45 euro di multa (la cifra che toccherebbe a ogni cittadino della regione) per una manovra che non solo non ho condiviso ma di cui non ero neanche a conoscenza. Ma il principio, nella vita e in politica, dovrebbe essere che <strong>se sbagli, ti prendi la responsabilità dei tuoi errori</strong>. Cosa che mi sembra non accada mai in questi casi.</p><p>Torniamo alla premessa. il costo opportunità di una multa da 440 milioni di euro, in termini di progetti per migliorare l’ambiente regionale (materia in cui saremmo multati) è presto detto: il 10 agosto scorso il Pirellone ha stanziato un bando di <strong>6,8 milioni</strong> di euro per favorire la mobilità ciclistica in tutta la regione. Quante piste ciclabili, sottopassi, segnaletica, parcheggi e addirittura biciclette per il bike sharing si potevano comprare con 440 milioni? Pure troppe.</p><p>A fine aprile la regione ha approvato i fondi per la realizzazione di 55 progetti per lo sviluppo della mobilità sostenibile, urbana e interurbana: <strong>114,6 milioni</strong> di euro. Ne facevamo 220 di progetti. Molti amici pendolari non saranno felici di saperlo.</p><p>Ma la vera chicca si legge in un documento del 14 luglio scorso della Giunta regionale, che indica in circa 700 milioni di euro la stima degli effetti sulla Lombardia dei tagli ai trasferimenti contenuti nella manovra di Governo. A commento del calcolo, la dichiarazione: &#8220;<strong>Si profila per Regione Lombardia una significativa ricaduta, nonostante la virtuosità della nostra gestione</strong>”.</p><p>Avete letto bene: virtuosità. Che, in fondo, fa rima con virtualità.</p><p>Forse dovremmo ricordare alla stampa di farci un paio di conti seri, alla vigilia delle prossime elezioni. Perché la verità “virtuale”, ormai, è una realissima bufala.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/16/cosa-ci-potevamo-fare-con-440-milioni/50641/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Non voglio libretti per le istruzioni</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/03/non-voglio-libretti-per-le-istruzioni/47226/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/03/non-voglio-libretti-per-le-istruzioni/47226/#comments</comments> <pubDate>Tue, 03 Aug 2010 14:29:36 +0000</pubDate> <dc:creator>Valentina Giannella</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Giovanni Bollea]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=47226</guid> <description><![CDATA[Il Cobra ha una capacità di spalmarsi sul mio fianco durante la notte che è direttamente proporzionale all’innalzamento della temperatura stagionale. D’inverno se ne sta tutto raggomitolato nel suo piumino, in primavera comincia ad allungare un piedino sulla mia gamba e verso i 40 gradi di luglio-agosto si è ormai trasformato in un tatuaggio serpentato...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il Cobra ha una capacità di spalmarsi sul mio fianco durante la notte che è direttamente proporzionale all’innalzamento della temperatura stagionale. D’inverno se ne sta tutto raggomitolato nel suo piumino, in primavera comincia ad allungare un piedino sulla mia gamba e verso i 40 gradi di luglio-agosto si è ormai trasformato in un tatuaggio serpentato che parte dal mio ginocchio sinistro e si allunga fino alla spalla. Suda, suda e suda felicemente incollato alla sua mamma, e la sua mamma suda il doppio (al settimo mese di gravidanza vorresti dormire su una coppa di ghiaccio tritato fine fine).</p><p>Lo so, starete pensando: ma nel suo lettino non ci dorme? La risposta è sì, certo. Una quantità di ore sufficiente a giustificarne la presenza, del lettino. Per il resto, il lettone è per lui la cuccia gigante dove rifugiarsi dalle 4 in poi. E non mi importa di quello che dicono le tate e i cervelloni teorici dell’infanzia: non sono di certo una madre perfetta ma il Cobra è felice così, è sereno e comunque autonomo. Ne è la prova che se dorme dai nonni non fa una piega e non chiama mamma in preda al panico, anzi.</p><p>La nonna del Cobra conferma: “Tu facevi uguale, e non mi sembra di aver sbagliato ad aspettare che ti stufassi da sola. Tuo fratello, invece, ha sempre dormito nel suo lettino dal primo mese senza che facessi nulla di particolare per convincerlo. Ogni bambino è diverso”. Alla faccia dei best seller sulla nanna che cominciano con l’inquietante frase: “Un bambino è come un elettrodomestico: ha le sue istruzioni per l’uso. Solo che non te le allegano con l’articolo”. Come dice un vero, grande neuropsichiatra infantile dotato di buon senso oltre che di scienza, Giovanni Bollea (97 anni), “Una buona madre è la somma di tre elementi: istinto, tradizione e cultura”. Mica libretti per le istruzioni. Ribellatevi!</p><p>( E leggete, se ne avete il tempo, l’unico libro che vale la pena di consultare prima del lieto evento: “Le madri non sbagliano mai”, di Giovanni Bollea appunto, edito da Feltrinelli)</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/03/non-voglio-libretti-per-le-istruzioni/47226/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il mio voto è in vendita&#8230;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/27/il-mio-voto-e-in-vendita/44757/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/27/il-mio-voto-e-in-vendita/44757/#comments</comments> <pubDate>Tue, 27 Jul 2010 17:09:36 +0000</pubDate> <dc:creator>Valentina Giannella</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[cesano]]></category> <category><![CDATA[leucemia]]></category> <category><![CDATA[radio]]></category> <category><![CDATA[vaticana]]></category> <category><![CDATA[Vaticano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=44757</guid> <description><![CDATA[&#8230; leucemia on air -parte seconda. Magari mi sono persa il proclama supremo (allora se lo sono persi anche tre quotidiani al giorno nelle ultime due settimane), ma sembra che all’allarme suscitato nell’opinione pubblica dalla perizia scientifica dell&#8217;Istituto dei Tumori che evidenzia il nesso tra l’emissione oltre soglia delle onde elettromagnetiche (in questo caso provenienti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>&#8230; leucemia on air -parte seconda.</p><p>Magari mi sono persa il proclama supremo (allora se lo sono persi anche tre quotidiani al giorno nelle ultime due settimane), ma sembra che all’allarme suscitato nell’opinione pubblica dalla perizia scientifica dell&#8217;Istituto dei Tumori che evidenzia il nesso tra l’emissione oltre soglia delle onde elettromagnetiche (in questo caso provenienti dai ripetitori radiofonici di Radio Vaticana) e l’aumento del tasso di leucemie infantili, il Governo italiano abbia fatto seguire un diplomatico quanto inquietante silenzio stampa. Inquietante tanto quanto le interferenze radio che, a causa delle emissioni ancora troppo potenti, assediano gli abitanti di questa zona di Roma nord i cui elettrodomestici, compreso il citofono, verso le sei di sera risuonano dei programmi dell’emittente diretta da Padre Federico Lombardi (lo dichiarano a Repubblica Tv Augusto Rossi e Maria Angelone, i genitori di Flavia, bimba di Cesano che si ammalò di leucemia a 20 mesi e che fortunatamente ne è guarita).  Da dieci anni, da quando cioè è cominciato l’iter processuale contro i vertici della radio, il programma è sempre lo stesso: “La politica ci ha lasciati soli&#8221;, ripetono madri e padri, &#8220;il Governo non lo considera un allarme reale. Ne è la prova che la zona oltre il confine italiano è praticamente deserta perché agli stessi cittadini del Vaticano è stato sconsigliato da decine di anni qualsiasi insediamento. In territorio italiano non esiste alcun avviso ufficiale in tal senso, il nostro Stato continua a ignorare il principio di prudenza”. E dal luglio 2010, con la pubblicazione della ricerca dell’Istituto dei Tumori, evidentemente anche i dati scientifici.  </p><p>I mezzi di informazione, da questa data, non riportano infatti dichiarazioni ufficiali di tutela della salute dei propri cittadini da parte dei nostri rappresentanti politici principali (i medici ripetono che certe malattie si scatenano da un mix sfortunato, certo, ma eccedere con un ingrediente nocivo non migliora certo la situazione). Bisogna scavare ben bene on line per trovare un&#8217;interrogazione del 14 luglio 2010 che domanda al Parlamento “se sia al corrente dei gravissimi danni causati dalle antenne della Radio Vaticana” firmata  dal deputato Pd Maurizio Turco, già conosciuto peraltro per il suo impegno radicale  non troppo Vatican-friendly per cui, come si dice tra giornalisti, sicuramente “sul pezzo”. Esiste una risposta ufficiale? Quale? La vogliamo far sapere con la forza e la dignità di un paese libero a una decina di milioni di genitori italiani? Anche loro votano, sapete? </p><p>Anzi, loro votano eccome. A ben vedere, sono i primi ad avere un minimo di interesse nel futuro di questo Paese, perché nel futuro di questo paese ci vivranno i propri figli. Eppure, al di là di vuote e stucchevoli campagne elettorali sui valori della famiglia, sembra che i politici italiani non considerino quella dei genitori una lobby in grado di spostare voti in cambio di una città, di una regione e di uno stato in cui i cittadini del futuro siano realmente tutelati e valorizzati. </p><p>Forse è arrivato il momento che, Radio Vaticana a parte, i genitori considerino la propria scelta politica non più in base alle ideologie ma ai propri, leciti, interessi. Le associazioni comincino a bussare ai candidati senza timore di offrire il proprio voto in cambio di programmi seri, ragionati e magari anche studiati in collaborazione con le stesse associazioni locali che da anni si battono per i propri diritti.  </p><p>Io sono una mamma e vivo a Milano, dove l’anno prossimo saremo chiamati a votare il nuovo sindaco. Se il mio voto a un candidato che abbia i numeri per considerarsi eleggibile, può essere ripagato da un’aria più pulita, meno traffico privato, piste ciclabili, aree verdi e una vita migliore e più sana per i miei bambini ve lo dico subito: il mio voto è in vendita. E state certi che verificherò che il prezzo pattuito venga corrisposto dai dati di fatto, al di là dei numeri astratti messi in fila da abili uffici stampa alla vigilia della tornata elettorale successiva. Chi offre di più?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/27/il-mio-voto-e-in-vendita/44757/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>7</slash:comments> </item> <item><title>La leucemia è on-air?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/15/la-leucemia-e-on-air/40365/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/15/la-leucemia-e-on-air/40365/#comments</comments> <pubDate>Thu, 15 Jul 2010 08:18:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Valentina Giannella</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[leucemia]]></category> <category><![CDATA[morti]]></category> <category><![CDATA[onde]]></category> <category><![CDATA[radio]]></category> <category><![CDATA[vaticana]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=40365</guid> <description><![CDATA[L’equipe dei medici del San Gerardo di Monza, guidata da Giuseppe Masera e diventata un punto di riferimento mondiale nella cura alle leucemie infantili, sostiene che sia una malattia subdola per cui non si è ancora riusciti a trovare una causa precisa ma che scaturisce da un mix di ingredienti genetici, ambientali, persino virali. Da...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L’equipe dei medici del San Gerardo di Monza, guidata da Giuseppe Masera e diventata un punto di riferimento mondiale nella cura alle leucemie infantili, sostiene che sia una malattia subdola per cui non si è ancora riusciti a trovare una causa precisa ma che scaturisce da un mix di ingredienti genetici, ambientali, persino virali. Da ieri, però, l’elettrosmog è diventato uno dei principali imputati. Per la prima volta, una ricerca autorevole condotta in cinque anni dall’Istituto dei Tumori ha collegato la presenza di ripetitori radiofonici in zone densamente popolate con l’eccesso statistico di leucemie, linfomi e altri tipi di malattie della stessa famiglia.</p><p>A Roma infatti, da dieci anni un gruppo di genitori i cui figli si sono ammalati combattono una battaglia contro l’elettrosmog provocato dai ripetitori potentissimi di Radio Vaticana. Troppo vicini, continuano a ripetere, alle loro case alle porte di Roma Nord. E dopo lunghe indagini la ricerca epidemiologica dell’Istituto dei Tumori ha indicato “un&#8217;associazione importante, coerente e significativa tra esposizione residenziale all&#8217;emittente ed eccesso di rischio di morte per leucemia&#8221;. Di più: &#8220;l&#8217;esposizione alle antenne di Radio Vaticana è associata a un eccesso di incidenza di leucemie e linfomi&#8221;.</p><p>Questi genitori, i ragazzi che sono sopravvissuti ma che hanno perso la propria infanzia tra i corridoi di un reparto d’ospedale, chiedono oggi a Benedetto XVI di spegnere i ripetitori in attesa di accertamenti ulteriori o della decisione del Tribunale in merito. Ogni giorno che passa potrebbe essere fatale per un bambino che gioca nel giardino della propria casa, ma anche per il feto che aspetta di nascere da quelle parti.</p><p>In attesa di una risposta dalle stanze pontificie vi segnalo che l’Arpa, l’agenzia regionale per la protezione ambientale, ha un ufficio dedicato a valutare il grado di elettrosmog che investe o si propaga da casa vostra (a volte basta un vecchio impianto elettrico fatto male). Se avete dubbi su antenne radio o telefoniche troppo vicine al vostro balcone, per esempio, potete fare una semplice richiesta all’ufficio Arpa della vostra zona e, sebbene con qualche settimana di attesa, un tecnico verrà a misurare i livelli di emissioni. Gli strumenti per sapere, insomma, ci sono.</p><p>Bisogna poi capire che potere potremmo avere, in caso di emissioni eccessive, nei confronti dei soggetti proprietari dei ripetitori (in genere non proprio pesci piccolissimi, Radio Vaticana in testa). La giustizia, almeno quella terrena, è ancora in una fase di quieta attesa dei risultati. Che fine ha fatto il buon vecchio principio di prudenza? Probabilmente, un programma dal gradimento troppo basso.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/15/la-leucemia-e-on-air/40365/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Piccoli piedi sulla sabbia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/05/piccoli-piedi-sulla-sabbia/36654/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/05/piccoli-piedi-sulla-sabbia/36654/#comments</comments> <pubDate>Mon, 05 Jul 2010 17:35:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Valentina Giannella</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=36654</guid> <description><![CDATA[Non ci sarà la sabbia bianca che più bianca non si può. Il mare cristallino, quell&#8217;aria selvaggia che scalda il tramonto, il panorama che fatica a infilarsi nell&#8217;inquadratura. Ma il mare che amo di più al mondo è quello della Romagna, di Cervia e di Cesenatico. Su quella sabbia scura ricamata dai frammenti delle conchiglie...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non ci sarà la sabbia bianca che più bianca non si può. Il mare cristallino, quell&#8217;aria selvaggia che scalda il tramonto, il panorama che fatica a infilarsi nell&#8217;inquadratura. Ma il mare che amo di più al mondo è quello della Romagna, di Cervia e di Cesenatico. Su quella sabbia scura ricamata dai frammenti delle conchiglie ho mosso i primi passi. E dopo vent&#8217;anni di fuga in lidi più avventurosi, la nascita del Cobra ha riacceso l&#8217;amore sopito.</p><p>La vacanza oggi è quella cosa lì: l&#8217;ombrellone, il lido organizzato nei minimi dettagli in funzione dei più piccoli con nursery, pannolini, servizi igienici impeccabili, il cibo giusto, l&#8217;animazione, i giochi, la sicurezza. E poi il profumo della pineta e della piadina, quella vera, che si libera dalle casette a righe sul lungomare. Il bombolone caldo all&#8217;alba, che un tempo rappresentava la dolce conclusione di una lunga nottata e che oggi è invece il confortante inizio di una lunghissima giornata. Da non confondere con il krapfen: è un&#8217;altra storia, credetemi. E l&#8217;acqua è tra le più controllate d&#8217;Italia, con la nave Daphne dell&#8217;Arpa e del Centro di ricerche marine di Cesenatico guidato da Attilio Rinaldi che analizza e monitora il mare in continuazione, con l&#8217;unico scopo di proteggerne gli abitanti squamati e i visitatori bipedi.</p><p>Verrà ancora l&#8217;epoca dei viaggi intercontinentali, delle guide stropicciate e degli alloggi last minute su piazze che profumano di altri mondi. Ci saranno ancora ruvidi dammusi, pajare bianche tra i fichi d&#8217;india a picco sulla magia blu del finis terrae. Ora è il tempo di tornare ai miei primi passi, perché ci sono nuovi piccoli piedi che hanno bisogno di scaldarsi su quella sabbia scura, familiare e rassicurante.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/05/piccoli-piedi-sulla-sabbia/36654/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Ho messo via l&#8217;aerosol</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/30/ho-messo-via-laerosol/34446/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/30/ho-messo-via-laerosol/34446/#comments</comments> <pubDate>Wed, 30 Jun 2010 12:52:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Valentina Giannella</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[areosol]]></category> <category><![CDATA[Cobra]]></category> <category><![CDATA[inquinamento]]></category> <category><![CDATA[Marina Camatini]]></category> <category><![CDATA[milano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=34446</guid> <description><![CDATA[Ho messo via l’aerosol. L’ho messa via con le sciarpe di lana e i piumini invernali perché non sono una madre razionale e penso che con l’arrivo dell’estate non dovrò allacciare l’odiosa mascherina di gomma al Cobra almeno per i prossimi tre mesi. Quattro bronchiti, una decina di raffreddori e un’otite è stata la nostra personale...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ho messo via <strong>l’aerosol</strong>. L’ho messa via con le sciarpe di lana e i piumini invernali perché non sono una madre razionale e penso che con l’arrivo dell’estate non dovrò allacciare l’odiosa mascherina di gomma al <strong>Cobra </strong>almeno per i prossimi tre mesi. Quattro bronchiti, una decina di raffreddori e un’otite è stata la nostra personale variante del menu del primo anno di nido per un bambino che vive in una città costantemente oltre la soglia di <strong>inquinanti</strong>.</p><p>Anche nel 2010, <strong>Milano </strong>si è giocata il bonus europeo dello sforamento massimo del tetto di pm10 e affini solo a metà febbraio: da allora siamo in perenne contravvenzione Ue e l’ultimo rapporto <strong>Istat </strong>ha evidenziato che su 221 città europee le più inquinate in assoluto sono <strong>Plovdiv</strong>, in Bulgaria, subito seguita da Torino, Brescia e Milano. Non sono una madre razionale, dicevo. Per cui ho deciso di ignorare i dati scientifici di autorevoli istituti clinici e <strong>universitari </strong>che, negli ultimi anni, hanno verificato quanto d’estate lo smog sia più cattivo con i bambini.</p><p>Un gruppo di scienziati dell’Università degli studi Milano-<strong>Bicocca</strong>, per esempio, ha scoperto che il <strong>Pm10 </strong>con la bella stagione diventa più aggressivo nei confronti dei polmoni, specialmente quelli dei più piccoli.  Per dirla con le parole degli stessi ricercatori, coordinati da Marina <strong>Camatini</strong>: “<em>L’inquinamento da Pm10 estivo produce, sulle cellule alveolari dei polmoni, tossicità e infiammazione più rilevanti rispetto al Pm10 invernale</em>”. Anche perché il particolato, con la bella <strong>stagione</strong>, assorbe un’alta concentrazione di batteri e quindi diventa veicolo di una maggiore quantità di <strong>infezioni </strong>respiratorie.</p><p><strong>Fuggire </strong>nei weekend è una soluzione momentanea, ma non sempre e non per tutti è possibile. L’impegno ostinato della società civile è l’unico antidoto all’immobilismo delle <strong>istituzioni</strong>: anche se sono sempre pronte a stilare manciate di numeri su presunti investimenti e miglioramenti, il loro di impegno non è evidentemente, scientificamente, nei risultati neanche vicino alla <strong>sufficienza</strong>. Un gruppo di genitori milanesi sta combattendo con successo una <strong>battaglia </strong>a colpi di accessi agli atti di ricerche mai rese pubbliche perché troppo allarmanti, di controinformazione sul reale stato dell’inquinamento in città, promuovendo anche una petizione sensata per una <strong>Milano </strong>sostenibile (su <a href="http://www.genitoriantismog.it/" target="_blank"><strong>www.genitoriantismog.it</strong></a>). Dateci <strong>un’occhiata</strong>.</p><p>Io, nel frattempo, non sono una madre razionale e l’aerosol la metto via. Ma la petizione la firmo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/30/ho-messo-via-laerosol/34446/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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