<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Vania Lucia Gaito</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/vgaito/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sun, 27 May 2012 06:55:24 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Palermo: un&#8217;analisi politica</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/14/palermo-unanalisi-politica/229052/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/14/palermo-unanalisi-politica/229052/#comments</comments> <pubDate>Mon, 14 May 2012 14:16:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Vania Lucia Gaito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[elezioni amministrative 2012]]></category> <category><![CDATA[Elezioni Amministrative 2012 Palermo]]></category> <category><![CDATA[Fabrizio Ferrandelli]]></category> <category><![CDATA[Idv Palermo]]></category> <category><![CDATA[Leoluca orlando]]></category> <category><![CDATA[Pd Palermo]]></category> <category><![CDATA[rita borsellino]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=229052</guid> <description><![CDATA[Le amministrative di Palermo, condite da una campagna elettorale al vetriolo, singolarmente sono state poco o per nulla correlate con le situazioni politiche nazionali. Vediamo di sopperire alla mancanza, partendo dall’inizio. Magari dalle primarie. La prima esclusa dalla competizione elettorale è stata proprio lei, quella che sembrava la grande favorita: Rita Borsellino. Rispetto al 2006,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Le amministrative di Palermo, condite da una campagna elettorale al vetriolo, singolarmente sono state poco o per nulla correlate con le situazioni politiche nazionali. Vediamo di sopperire alla mancanza, partendo dall’inizio. Magari dalle primarie.</p><p>La prima esclusa dalla competizione elettorale è stata proprio lei, quella che sembrava la grande favorita: <strong>Rita Borsellino</strong>. Rispetto al 2006, quando si presentò alle elezioni regionali contro Totò Cuffaro, la sua popolarità è in caduta libera. Eletta al Parlamento europeo nelle fila del Pd, la signora è praticamente scomparsa dalla scena politica locale. Eppure, il Partito Democratico e Sel decidono di proporla alle primarie. Perché?  I maligni sussurrano che Bruxelles è lontana, e fare su e giù ad una certa età è stancante. In realtà, Rita Borsellino rappresentava l’unico possibile candidato che potesse essere visto come <strong>appartenente</strong> alla cosiddetta società civile (fantomatica entità) e quindi condensare i consensi attorno ad una sinistra che in terra siciliana è stata sempre sconfitta.</p><p>Da un punto di vista politico, però, non si è tenuto conto che all’interno del Partito Democratico siciliano si andava consumando una lotta fratricida, che vedeva una parte del partito avversare il segretario regionale Lupo, vicino all’Opus Dei e inviso a molti. Sia chiaro, non è certo l’alleanza con Raffaele Lombardo, la vera pietra dello scandalo, quanto i giochi politici in vista delle prossime regionali e l’ambitissima poltrona di presidente. Così, Palermo è diventato il territorio di scontro: la sconfitta alle primarie di Rita Borsellino ha consentito alla frangia del Pd che si oppone a Lupo di chiederne la testa.</p><p>Peggio ancora sul fronte del centrodestra. Dopo lo scempio operato da Cammarata e dal PdL non ci si poteva aspettare certo un plebiscito, ma il candidato <strong>Massimo Costa</strong> è stato un vero e proprio agnello sacrificale immolato sull’altare di posizionamenti all’interno del partito. Il voto disgiunto sistematicamente operato dagli elettori del PdL è stato un segnale forte e chiaro: non ci piace Angelino Alfano a capo del partito. Solo così si spiega come mai, a fronte degli oltre 70.000 voti della coalizione (PdL, UdC, Grande Sud e Lista Costa), il candidato sindaco abbia raccattato soltanto 28.000 preferenze. A riprova, Giovane Italia, la sezione giovanile del PdL, occupa la sede palermitana del PdL e mette sotto accusa tutta la classe dirigente del partito. Tant’è.</p><p>C’è poi la questione dell’IdV e di <strong>Leoluca Orlando</strong>. Oltre le chiacchiere e le accuse, era necessaria la sua candidatura a Palermo? Lo stesso Orlando la giustifica con il pretesto dell’inquinamento delle primarie. Ma, se anche fosse, non sarebbe stato allora più logico e giusto che, non tenendo conto dei risultati del 4 marzo, fosse la stessa Rita Borsellino a candidarsi al primo turno? Eh no, non scherziamo. La signora aveva dimostrato di non saper trascinare i consensi, ci voleva un candidato forte, qualcuno capace di crearlo, quel consenso mancato. Sempre i maligni, sussurrano che Rita Borsellino sia stata “usata” come grimaldello per ottenere quello che si è ottenuto: la candidatura di Orlando. Il rischio era calcolato: se Rita avesse vinto le primarie, Fabio Giambrone, fedelissimo di Orlando, si sarebbe seduto sulla poltrona di vicesindaco. Se Rita fosse uscita dalla competizione, Leoluca si sarebbe presentato direttamente al primo turno.</p><p>Ma perché Orlando ci teneva tanto a candidarsi? La poltrona di sindaco, a Palermo, scotta. La situazione economica è tale che manco l’intervento di Santa Rosalia. E allora? Proviamo a guardarla dalla prospettiva delle dinamiche di partito, e tutto diventa più chiaro. Italia dei Valori è un partito minoritario, la sua attrattiva sta tutta nel carisma di alcuni suoi leader. Le amministrative di Napoli, lo scorso anno, hanno sancito la vittoria di Luigi De Magistris con oltre 265.000 voti. E, quando uno ha 265.000 voti suoi, il suo partito se lo tiene stretto stretto. Soprattutto se diventa sindaco della terza città d’Italia. Praticamente un ministero. La popolarità di De Magistris fa il paio con quella di Di Pietro, oscurando la figura del professore di Palermo.</p><p>Quando si è profilata all’orizzonte la candidatura di un altro figlio di IdV, Fabrizio Ferrandelli, forte del consenso di una quarantina di movimenti civici, lo scenario ha assunto le tinte fosche dell’apocalisse. Se “il ragazzino” avesse vinto le elezioni (come all’epoca era dato per certo), all’interno del partito ci sarebbe stato un nuovo riassetto. Un nuovo oscuramento. Una ulteriore perdita di potere. Si poteva permettere? Proprio nella sua città? Sarebbe stato un affronto inaccettabile.</p><p>Certo, quello tra Palermo e il professore non fu mai un matrimonio d’amore. Fu piuttosto un matrimonio combinato da papà Salvo Lima (furono i consiglieri di Lima ad eleggere la prima volta Orlando nel 1985 e Orlando si recò a ringraziarlo di persona) e da mamma DC. Cinque anni strani, quelli, all’insegna dell’antimafia sbandierata in televisione. Più papista del papa, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=JQohgOFBrxA">Leoluca arrivò perfino ad accusare Falcone di tenere “le carte nei cassetti”</a>. Strano, però, se si pensa che qualche “carta” era sfuggita perfino al professore stesso. Nello specifico, si trattava di una informativa dell’alto commissario antimafia Domenico Sica, diretta all’allora sindaco Orlando. L’informativa <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/06/06/la-seconda-volta-di-ciancimino.html">riguardava due ditte</a> che si occupavano della manutenzione delle strade e della rete fognaria: <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/06/08/tutti-business-di-don-vito-regista-occulto.html">la Sico e la Cosi</a>. Le due aziende avevano sede legale a Roma, e sulla fideiussione richiesta dal Comune di Palermo, a garanzia, figurava la firma del conte <a href="http://archiviostorico.corriere.it/1993/aprile/17/anche_Orlando_bersaglio_dei_pentiti_co_0_930417073.shtml">Vaselli, prestanome di Vito Ciancimino</a>. Una <a href="http://archiviostorico.corriere.it/1993/aprile/17/anche_Orlando_bersaglio_dei_pentiti_co_0_930417073.shtml">brutta faccenda</a>, che sfociò in un avviso di garanzia al professore, per falso e favoreggiamento. Antesignano di Scajola, Orlando affermò che l’informativa era arrivata “a sua insaputa”, quando lui non era a Palermo. E, al suo rientro in città, non gli era stata sottoposta. E gli era pure “sfuggita” la firma di Vaselli sulla fideiussione, evidentemente. Insomma, seguì l’archiviazione e non si seppe mai chi fosse ad aver “nascosto” al sindaco l’informativa del commissario Sica. Sulla vicenda Orlando-Falcone, lo stesso ex ministro Martelli durante una puntata di Samarcanda dirà: “Perché Orlando ce l&#8217;ha con Falcone? <a href="http://www.youtube.com/watch?v=zevMUuuyX8M">Perché Falcone aveva riarrestato Ciancimino con l&#8217;accusa che <strong>Ciancimino era tornato a fare affari e appalti con il sindaco Leoluca Orlando Cascio</strong></a>. Da questo nasce la rottura tra Orlando e Falcone: questo lo depone Falcone al Csm, lo racconta per filo e per segno e non va dimenticato!”</p><p>Fatto è che, a mandato concluso, la Dc pensò bene di non rieleggerlo. E Orlando, anche qui antesignano, ma in questo caso di Renzi, decise di rottamarla e di creare la Rete. Facendo proprio il motto pintacudiano “il sospetto è l’anticamera della verità”, il movimento riscuote un certo successo e il professore viene rieletto nel ’93 alla poltrona di primo cittadino. La tanto osannata “primavera di Palermo” non manca però di ombre. Il 2 agosto 1995 la Procura di Palermo emette <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1995/09/20/gambale-sull-avviso-romano-mi-dissocio.html">un avviso di garanzia per Leoluca Orlando</a> e per altre sette persone. L&#8217;accusa riguardava l&#8217;appalto concesso alla Sispi per l&#8217;informatizzazione dei servizi comunali. Secondo la Procura, la società avrebbe lavorato poco e male, incassando in 7 anni circa 140 miliardi. L’inchiesta fu poi archiviata. Anche il tanto sbandierato restauro del Teatro Massimo (durato più di quello della Fenice) non fu esente da travagli. E portò ad Orlando <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1994/06/18/avviso-di-garanzia-orlando.html">un nuovo avviso di garanzia</a> per abuso di ufficio, per non avere avviato le procedure di legge per l&#8217;appalto per i lavori di ristrutturazione del teatro, di proprietà del Comune di Palermo. Accuse da cui Orlando fu poi assolto.</p><p>Nel 1996 viene indagato per corruzione aggravata durante l’esercizio delle sue funzioni di Sindaco di Palermo. Il pentito <a href="http://archiviostorico.corriere.it/1996/giugno/30/Orlando_indagato_corruzione_co_0_96063013017.shtml">Tullio Cannella fornisce uno scenario inquietante</a> affermando che nel 1986 il Comune di Palermo, dopo una tangente di 200 milioni di lire, acquistò degli appartamenti di un certo Giuseppe Bonanno, un prestanome di Gaspare Finocchio (imprenditore) che era invece in odore di mafia. Destinatari della tangente, secondo il pentito, erano il Sindaco Leoluca Orlando e l’assessore Vincenzo Inzerillo, che all’epoca dei fatti era in carcere da 16 mesi per mafia. Orlando nega ogni responsabilità. La vicenda per Leoluca Orlando non ebbe alcun seguito giudiziario. A suo carico <a href="http://lnx.casertasette.com/modules.php?name=News&amp;file=print&amp;sid=2992">c’è solo una condanna in via definitiva per diffamazione aggravata</a>. In un comizio ha tacciato ventuno consiglieri comunali di essere collusi con la mafia. Così non era.</p><p>Il matrimonio con Palermo, che ad onta della sbandierata attività di restauro “primaverile” vanta ancora un centro storico che pare appena uscito da un bombardamento (ci sono ancora macerie dei bombardamenti della seconda guerra mondiale), si interrompe di nuovo nel 2001, quando il professore si dimette da sindaco per candidarsi alla presidenza della regione. Che non fosse un matrimonio d’amore, del resto, lo dice anche la prolungata assenza di Orlando dalla sua città. Dopo la sconfitta alle regionali contro Totò Cuffaro, il professore si dedicò alle vicende romane e si defilò dalla scena politica locale. Sempre i maligni, sussurrano che, ancora una volta, <a href="http://www.siciliainformazioni.com/sicilia-informazioni/lupo-si-schiera-con-orlando-bianco-accordi-sottobanco-e-trappole">stia corteggiando Palermo per una nuova scalata alla presidenza della regione</a>. Ovvio che se fosse eletto sindaco non potrebbe, ma basterebbe dichiarare il dissesto finanziario (di cui né lui, né la sua giunta, né i suoi consiglieri sarebbero responsabili) e si aprirebbero immediatamente nuovi scenari.</p><p>Certo, a pensar male si fa peccato. Ma quasi sempre si indovina.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/14/palermo-unanalisi-politica/229052/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Palermo: i voti si contano, non si pesano</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/palermo-voti-contano-pesano/222915/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/palermo-voti-contano-pesano/222915/#comments</comments> <pubDate>Tue, 08 May 2012 14:20:59 +0000</pubDate> <dc:creator>Vania Lucia Gaito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[amministrative]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[Elezioni Amministrative 2012 Palermo]]></category> <category><![CDATA[Palermo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=222915</guid> <description><![CDATA[E dunque facciamoli, questi conti. Senza roboanti chiacchiere, che servono solo a confondere l’occhio, come nel gioco delle tre carte. Al ballottaggio, a Palermo, alla fine ci vanno Ferrandelli e Orlando. Quasi il 40% dei palermitani, domenica e lunedì ha preferito non presentarsi alle urne. Il voto è un diritto, d’accordo, ma andarci due volte...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E dunque facciamoli, questi conti. Senza roboanti chiacchiere, che servono solo a confondere l’occhio, come nel gioco delle tre carte. Al ballottaggio, a Palermo, alla fine ci vanno Ferrandelli e Orlando. <strong>Quasi il 40% dei palermitani, </strong>domenica e lunedì ha preferito<strong> non presentarsi alle urne</strong>. Il voto è un diritto, d’accordo, ma andarci due volte in quindici giorni è pure un poco seccante: che si scannassero al primo turno e poi ne parliamo per il ballottaggio. Forse.</p><p>Anche stavolta Palermo non s’è smentita. Mentre in Francia i risultati delle urne arrivano nel giro di poche ore, qui succede di tutto. Si sbagliano i conteggi, le schede scompaiono e ricompaiono misteriosamente, fioriscono dal nulla schede già votate, il sito del comune che aveva garantito lo spoglio in diretta tracolla miseramente. Niente di nuovo, in sostanza.</p><p><strong>Il cambiamento delle modalità di voto </strong>ha disorientato non poco<strong>.</strong> Eliminato il voto “per trascinamento”, cioè l’attribuzione del voto al sindaco anche se non si esprime la preferenza diretta ma solo la preferenza ad una lista della coalizione, resta qualche dubbio. Gli elettori sapevano di dover esprimere una preferenza diretta? Dalla conta delle schede, molti hanno votato una lista e un consigliere ma non hanno espresso alcuna preferenza per il sindaco. In genere accade il contrario. E poi, non sarebbe stato più opportuno predisporre una scheda diversa per l’elezione del sindaco, vista la possibilità del voto disgiunto? E’ legittimo che si sappia, scheda alla mano, che il signor Rossi ha votato un consigliere di centrosinistra, tanto per dire, e un candidato sindaco di centrodestra? Il dubbio resta.</p><p>Ma torniamo ai conti. La grande sorpresa viene dal candidato sindaco del centrodestra, <strong>Massimo Costa</strong>. Sì, quello del famigerato “mammina”. Le previsioni lo vedevano al ballottaggio, ma Costa <strong>s’è fermato intorno al 13%</strong>. La sua coalizione, invece, quella di PdL, UdC e Grande Sud, <strong>si assesta intorno al 26%.</strong> Gli elettori del centrodestra gli hanno evidentemente preferito qualcun altro. Il tracollo di Berlusconi e la crisi economica si fanno sentire, complice anche forse quell’aria da ragazzo di famiglia troppo borghese.</p><p>Anche <strong>Alessandro Aricò</strong>, candidato del centro, non ha convinto. Le sue preferenze si attestano <strong>intorno al 9%</strong> mentre <strong>quelle della sua coalizione vanno oltre il 21%</strong>. Anche i cosiddetti moderati gli hanno preferito qualcun altro. I numeri parlano chiaro.</p><p>Stessa tendenza per <strong>Marianna Caronia</strong>, che <strong>si ferma a poco più del 5% a fronte del 13% </strong>della sua coalizione. La ex-vicesindaco di Cammarata si deve contentare del premio di consolazione: svernerà in consiglio comunale.</p><p><strong>Poco lo scarto, </strong>invece, tra i voti di Ferrandelli e quelli della sua coalizione:<strong> intorno all’1%.</strong> Ma su quel fronte i problemi non sono i franchi tiratori tra gli elettori. Perché l’elettore palermitano, si sa, è sempre pronto a schierarsi dalla parte di chi ha più potere. Perché in fondo, <strong>più che un elettore, </strong>il palermitano è un suddito. Quello che desidera non è il diritto, è il privilegio. E, in campagna elettorale, si schiera dalla parte di chi il potere ce l’ha, o potrebbe averlo, per elargirgli poi, nella sua magnanimità, quel privilegio cui anela. Il sostegno del Partito Democratico è stato il <strong>maggiore dei deterrenti</strong>, per gli elettori<strong>.</strong> Perdente per antonomasia, soprattutto in terra sicula, dove è arrivato al governo regionale con un triplo salto mortale degno di Yuri Chechi, <strong>il Pd i “numeri” non li ha e non li ha avuti mai</strong>. Bastava fare due conti e mettere sul piatto della bilancia da una parte i voti del Pd e dall’altra i voti che la sola presenza del Pdriesce a far volatilizzare. Le previsioni erano facili. Ma ne parleremo meglio in un secondo momento. Restate nei paraggi.</p><p>E, per concludere i conti facili, ci sono gli elettori di <strong>Orlando</strong>. Le due liste che lo sostengono arrivano circa al 15% mentre le sue preferenze come candidato sindaco viaggiano intorno al 48%. Non ci vuole l’arte di Pinna a capire che<strong> i voti del centrodestra sono andati al professore.</strong> Con buona pace della Palermo-colta che si trova a fare i conti con i risultati della sezione 67, quella di Ballarò, dove la maggioranza delle preferenze sono andate a Orlando, perfino i voti di Antonella Monastra, candidata nella lista civica di Ferrandelli.</p><p>Resta il fatto che i voti si contano, non si pesano. E, come direbbe Grillo, e forse questo è l’unico caso in cui è vero, <strong>uno </strong>vale uno. </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/palermo-voti-contano-pesano/222915/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Palermo: Sociologia elettorale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/palermo-sociologia-elettorale/217097/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/palermo-sociologia-elettorale/217097/#comments</comments> <pubDate>Thu, 03 May 2012 14:11:27 +0000</pubDate> <dc:creator>Vania Lucia Gaito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[amministrative]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[Palermo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=217097</guid> <description><![CDATA[Studiare la gente durante una campagna elettorale, soprattutto se le elezioni sono quelle amministrative, è più istruttivo dell’opera omnia di Weber e Durkheim messi insieme. Nessuno è immune alla febbre propagandistica, perfino quelli che hanno fatto della propria astensione una bandiera da sventolare con ottuso orgoglio. Sia chiaro, ben pochi son quelli che si leggono...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Studiare la gente durante una campagna elettorale, soprattutto se le elezioni sono quelle amministrative, è più istruttivo dell’opera omnia di Weber e Durkheim messi insieme. Nessuno è immune alla febbre propagandistica, perfino quelli che hanno fatto della propria astensione una bandiera da sventolare con ottuso orgoglio.</p><p>Sia chiaro, ben pochi son quelli che si leggono il programma dei candidati (quelli che ce l’hanno, perché in molti han deciso di fare senza e si limitano a ululare qualche frase fatta, salvo poi essere colpiti da una specie di labirintite fulminante quando si chiede loro qualche dettaglio), ancora meno sono quelli che ci credono.</p><p>Si vota per fede, per tifoseria, per identificazione, per ripicca, per appartenenza, per clientela. Qui a Palermo, come altrove, prima che altrove. Questa non è una città, è un prototipo: quello che accade qui poi accadrà anche altrove. E’ sempre stato così.</p><p>Tra gli elettori, prima di tutto ci sono <strong>i nostalgici</strong>. Non sono tanti, ma ci sono. Più che nostalgia della primavera di Orlando, però, sono nostalgici della propria primavera, del tempo in cui erano ancora giovani e battaglieri, e s’illudono di poter portare indietro le lancette dell’orologio col voto. Destinati ad essere disillusi in ogni caso. Una piccola fetta dei nostalgici, poi, nutre un profondo rimpianto per la Democrazia Cristiana, che “mangiava sì, ma faceva mangiare”. Solo che non si sono accorti che a forza di abbuffate, da una parte e dall’altra, abbiamo raschiato anche il fondo della pentola. Nostalgia canaglia!</p><p>Ci sono poi gli <strong>spocchiosi</strong>. Appartengono alla Palermo-bene, ai salotti borghesi, quelli in cui, prima che un “estraneo” possa essere introdotto, ci si informa su “come nasce”. Son pochi, pochissimi. Si riconoscono fra loro e fanno una indicibile tristezza, con la loro aria polverosa di vecchie cariatidi residui di un’aristocrazia che non ha mai avuto grandezze. La loro Palermo ha i contorni ristrettissimi di via Libertà, via Notarbartolo e il tratto tra il Politeama e il Massimo. Il resto è già periferia. Votano per casta, o meglio, per censo. Il programma non è contemplato, gli preferiscono l’albero genealogico. Sono in via di estinzione come il panda gigante.</p><p>Poi vengono i <strong>radical-chic</strong>. Rispetto agli spocchiosi, non “nascono bene”, ma sono <em>arrinisciuti</em>: luminari nelle proprie professioni, baroni universitari, primari di fama. Guardano chiunque non sia da loro reputato alla propria altezza come si guarda a certi cibi avariati: con la stessa aria di sdegnoso disgusto. In genere, sono presidenti di qualcosa. Non c’è niente di più erotizzante, per il palermitano, di essere chiamato “presidente”. Non importa se del Rotary o del circolo della bocciofila. E’ la parola in sé ad essere afrodisiaca.<br /> Per loro va tutto bene, nulla deve cambiare. Tanto loro problemi non ne hanno, ancorati alle loro poltrone e ai loro privilegi, non appartengono certo alle famiglie che vedono quindicimila giovani ogni anno lasciare la Sicilia per trovare lavoro altrove. Vuoi che papà, con gli amici e le conoscenze che ha, non ti trovi uno straccio di posticino da dirigente da qualche parte? Suvvia!</p><p>Dopo vengono i <strong>clientes</strong>. Sono tutti quelli che campano con la politica, sulle spalle della politica o grazie agli amici politici. Gestiscono tutto, gli enti, le fondazioni, le organizzazioni, le istituzioni, tutto quell’inutile carrozzone che riceve finanziamenti pubblici e li gestisce in regime di diritto privato. Anche quelli pochi, pochissimi. Una elite che si arroga perfino il diritto di definirsi Palermo-colta. Viscidi come anguille, sempre a caccia dell’amico giusto per accaparrarsi nuove fette della torta. Sono le sanguisughe del sistema, i nemici più radicati di qualsiasi cambiamento. Hanno l’aria di grandi benefattori, però a star loro vicino si sente un odore strano, dolciastro, nauseabondo. E’ la puzza di cadavere in decomposizione.</p><p>Infine ci sono gli altri. Tutti gli altri. Le migliaia di palermitani onesti, le migliaia di palermitani che vedono i propri figli partire, le migliaia di palermitani messi in ginocchio dalla crisi, le migliaia di palermitani che vorrebbero una città con più opportunità per tutti. Quelli che non hanno santi in paradiso, che tirano la cinghia per pagare l’università ai propri figli e che li vedono finire sfruttati e sottopagati nei call-center nonostante l’applauso accademico e magari il master. Quelli costretti a elemosinare un lavoro, precario, temporaneo, mal retribuito, per sopravvivere con una parvenza di dignità. Quelli che sono stanchi dei cumuli d’immondizia, della sopraffazione, dell’immobilità, dei soprusi, della Palermo degli spocchiosi, dei clientes, dei nostalgici, dei radical-chic.</p><p>Quelli che andranno a votare sperando che cambi il vento.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/palermo-sociologia-elettorale/217097/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Berlusconismo, 17 anni di villaggio vacanza</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/24/berlusconismo-vantanni-di-villaggio-vacanza/172808/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/24/berlusconismo-vantanni-di-villaggio-vacanza/172808/#comments</comments> <pubDate>Thu, 24 Nov 2011 11:52:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Vania Lucia Gaito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Berlusconismo]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[italiani]]></category> <category><![CDATA[villaggio vacanza]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=172808</guid> <description><![CDATA[A guardare a posteriori l’Italia degli ultimi vent’anni, l’impressione che si ricava, se si ha un occhio appena smaliziato, è quella di aver vissuto in un gigantesco villaggio vacanza. Uno di quei posti dove la vita è scandita dal ritmo di giochi di spiaggia, tornei di ping pong, spettacoli serali e giochi-aperitivo. Protagonisti assoluti di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>A guardare a posteriori l’Italia degli ultimi vent’anni, l’impressione che si ricava, se si ha un occhio appena smaliziato, è quella di aver vissuto in un gigantesco <strong>villaggio vacanza</strong>. Uno di quei posti dove la vita è scandita dal ritmo di giochi di spiaggia, tornei di ping pong, spettacoli serali e giochi-aperitivo.</p><p>Protagonisti assoluti di queste strutture sono gli <strong>animatori</strong>. L’animatore è un tizio che, indifferentemente, fa da baby sitter ai bambini, da istruttore di tennis, da cantante o attore nei quotidiani spettacolini serali, da costumista o scenografo nell’improvvisare gli spettacolini suddetti, qualche volta perfino da barman o gelataio. Fa quello che capita e che è necessario in quel momento, senza avere <strong>nessuna competenza specifica</strong>, o quella poca, irrilevante, acquisita sul campo. Perché, suvvia, per lo spettacolino serale non c’è certo bisogno di una scenografia vera, magari bastano due sedie e un tavolino, e si crea l’effetto di un salotto. Non c’è mica bisogno di attori veri: bastano un minimo di memoria e un paio di battute pecorecce, e si crea l’illusione della commedia brillante. <strong>L’illusione, appunto</strong>.</p><p>A guardare dunque l’Italia degli ultimi quattro lustri, si ricava la stessa impressione. Non parlo solo della classe politica, né solo della cosiddetta classe dirigente. <strong>L’improvvisazione</strong> è totale, a tutti i livelli. A cominciare da politici e classe dirigente. Caricature di politici, si capisce. Farse di dirigenti, s’intende. Per far ridere il pubblico. Come quando ci si traveste da dottore e si scimmiottano i tic della professione, le idiosincrasie, i vezzi. L’orrore sta nel fatto che, a un certo punto, <strong>si è smesso di avere la consapevolezza</strong> di star recitando, e s’è creduto davvero di esser dottori, di poter far diagnosi, prescrivere medicine. Senza ricordarsi che quel che era in ballo era la salute del malcapitato che s’è ritrovato ad essere ammalato sul serio.</p><p>E nell’immensa saga dell’improvvisazione, in questo villaggio vacanze di infima categoria, s’è generata una sorta di follia collettiva, quella che gli psicologi chiamano <strong>“contagio psichico”.</strong></p><p>Vero è che <strong>gli italiani son presuntuosi.</strong> Ce l’hanno nel codice genetico, non c’è niente da fare. Capiscono tutto di tutto, sanno tutto di tutto. Ogni quattr’anni, per esempio, trenta milioni di maschi italici diventan tutti allenatori della nazionale. Pure il barbiere, il portinaio, il macellaio. Stamattina il pescivendolo mi spiegava come mai i buoni del tesoro tedeschi siano andati invenduti: “<em>Ci colpa lo spread, c’ho dicu io… Chi s’accatta, i titoli tedeschi? Rendono picca e nenti… il due percento… ‘un vale a pena… megghio chiddi italiani, puru chiddi spagnoli, sentisse a mia… Che fa, ‘nci ‘ncarto quattro triglie? Fresche, piscate stanotte… Taliasse che biedde, pareno &#8216;e martorana…</em>” Dovessi mai fare una speculazione in borsa, non mancherei di consultarlo.</p><p>Però, fino a qualche lustro fa, la <em>devianza</em> da tuttologi pareva solo un’aberrazione che saltava fuori ogni tanto, per le chiacchiere da bar: tutto sommato innocua. Poi è diventata tragedia. Perché qualcuno s’è pigliato perfino la briga di <strong>elevare l’approssimazione da animatore a teoria ideologica.</strong> Sicché, secondo l’illustre pensatore, basta avere un pc per esser giornalisti, una videocamera per sentirsi registi, una tastiera per sentirsi scrittori. Del resto, a lui è bastato un poco di credulità per sentirsi un guru. E pazienza se non si sanno mettere quattro parole in fila senza stridore di congiuntivi, se pure nei filmati girati al compleanno venivano inquadrate solo le scarpe, se si rischia di rovinare ulteriormente mestieri fin troppo rovinati da sé.</p><p>Improvvisazione dopo improvvisazione, karaoke dopo karaoke, gli italiani non si son mai accorti che il loro palato diveniva sempre più rozzo, meno capace di distinguere tra un Barolo Fontanafredda del ‘54 e un vinello in brick. E dopo vent’anni si son trovati a inneggiare al vino da osteria.</p><p>Quello che abbiamo perso, ben prima della crisi, è stato il discernimento. E anche il senso del ridicolo. In fondo, abbiamo lasciato che i bottegai pigliassero il posto dei politici perché rappresentavano la quintessenza della mediocrità dell’italiano da villaggio vacanza. Incarnavano l’idea dell’<strong>uomo che s’è fatto da solo</strong>. Saltando tutto il passaggio della gavetta, si capisce. Perché siamo in un villaggio vacanza, e il lavoro, la fatica, il sacrificio, non  appartengono a questo mondo di animatori. E chiunque può improvvisarsi cantante, attore, scenografo, cabarettista, ma pure medico, insegnante, avvocato. Persino io potrei fare il pilota di Formula Uno.</p><p>Certo, per guidare, guido. Ma Alonso è un’altra cosa.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/24/berlusconismo-vantanni-di-villaggio-vacanza/172808/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>56</slash:comments> </item> <item><title>La Dc e il morso del lupo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/21/la-dc-e-il-morso-del-lupo/172104/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/21/la-dc-e-il-morso-del-lupo/172104/#comments</comments> <pubDate>Mon, 21 Nov 2011 12:39:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Vania Lucia Gaito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[ciriaco de mita]]></category> <category><![CDATA[dc]]></category> <category><![CDATA[democrazia cristiana]]></category> <category><![CDATA[paolo cirino pomicino]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=172104</guid> <description><![CDATA[Hanno dovuto aspettare quasi vent’anni, ma alla fine il tempo è stato galantuomo. Nascosti fra le pieghe di Forza Italia prima e del Pdl dopo, mimetizzati fra i Ds e il Partito Democratico, imboscati anche fra la Lega, l’Udc e perfino tra le fila di Rifondazione Comunista e di IdV. Da qualche mese sono ricomparsi....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Hanno dovuto aspettare <strong>quasi vent’anni</strong>, ma alla fine il tempo è stato galantuomo. Nascosti fra le pieghe di Forza Italia prima e del Pdl dopo, mimetizzati fra i Ds e il Partito Democratico, imboscati anche fra la Lega, l’Udc e perfino tra le fila di Rifondazione Comunista e di IdV. <strong>Da qualche mese sono ricomparsi.<br /> </strong><br /> Prima timidamente, in qualche trasmissione televisiva dallo <em>share</em> incerto, poi via via sempre più arditi, fino alla prima serata, nei programmi di punta. Fra i primi, <strong>Paolo Cirino Pomicino</strong>, condannato a un anno e otto mesi di reclusione per finanziamento illecito (tangente <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Enimont" target="_blank">Enimont</a>) e con alle spalle un patteggiamento di due mesi per corruzione per fondi neri <a title="Eni" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Eni" target="_blank">Eni</a>. Inoltre è stato coinvolto nella cattiva gestione dei fondi per il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Terremoto_dell%27Irpinia" target="_blank">terremoto dell&#8217;Irpinia</a> del 1980 (circa 60mila miliardi di lire), ma i reati sono stati prescritti per decorrenza dei termini processuali. Eppure, agli italiani è parso di sentire, al suo manifestarsi, un vago odore d’incenso. Una reminescenza antica, <strong>rassicurante</strong>, come l’odore delle cartelle di quando noi s’andava a scuola da piccoli e pareva che nulla potesse toglierci la beatitudine dell’innocenza, la sicurezza del futuro, la certezza che domani sarà sempre domenica.</p><p style="text-align: left;">Dopo aver ascoltato per anni le <strong>zuffe televisive</strong> dei vari Ghedini, Santanchè, Capezzone, le polemiche rissose di Sgarbi e Paolo Guzzanti, le dispute litigiose di Bersani, Bindi, dei politici e politicanti dei vari partiti, partitucoli, anime e schieramenti di destra e di sinistra, gli italiani sono restati affascinati, basiti, ipnotizzati come cobra di fronte all’incantatore di serpenti. Perché Cirino Pomicino è un politico di razza, della vecchia scuola. <strong>Non grida</strong>, non strepita, non inveisce, non interrompe, non offende. Al massimo schianta con un filo di ironia di matrice andreottiana. Non ha bisogno dei mezzucci da baraccone di fiera o della Pnl da marketing pubblicitario. Ascolta, ribatte, replica, reagisce. Ma <strong>con garbo</strong>, autorevolezza. Non sposta l’attenzione, affronta a viso aperto anche l’accusa di essere pregiudicato. Ha pagato il suo debito, è stato reintegrato, e tanto basta. Ascoltarlo è riposante per le orecchie, ma non per il cervello. E la sensazione che lascia è di uno che sa quello che dice, di uno che conosce la storia e l’ha vissuta, non s’è improvvisato.</p><p>Le stesse sensazioni che suscita anche <strong>De Mita</strong>, uscito indenne dal terremoto giuridico e istituzionale di <a title="Tangentopoli" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tangentopoli" target="_blank">Tangentopoli</a> grazie all’amnistia del 1990 che ha eliminato i risvolti penali dai reati di corruzione e concussione commessi sino al 1989, e apparso a <em>In Onda</em> ieri sera in un alone traslucido di istituzionalità. <strong>Perfino gli abiti che indossava profumavano di Democrazia Cristiana</strong>: un gessato grigio tra i più classici, una cravatta a tono che da sola narra una lunga storia di strette di mano, il rimpianto di un tempo in cui gli uomini di governo non suscitavano risate, sberleffi e dileggio.</p><p>La verità è che gli italiani lo sanno, lo hanno sempre saputo. Toccherà a loro stringere la cinghia, toccherà a loro far nuovi (ma son nuovi davvero?) sacrifici, toccherà a loro ripulire il salone di casa dopo feste e gozzovigli durati quasi vent’anni.  Ecco, l’impressione, a guardare ed ascoltare Monti, Cirino Pomicino, De Mita, è che siano tornati gli <strong>adulti in una casa gestita da ragazzini</strong> e preadolescenti per un tempo troppo lungo.</p><p>Un tempo in cui il lassismo ha regnato sovrano. Un tempo in cui quelli che avrebbero dovuto aver cura del bilancio familiare hanno passato il tempo a gareggiare a chi sputa più lontano. Un tempo in cui s’è fatta la spesa come la fanno i ragazzini, riempiendo il carrello di dolciumi e patatine, di cioccolata e inutile paccottiglia, dimenticando il pane, il latte, le bistecche. E pazienza se per comprare dolciumi e patatine, cioccolata e paccottiglia, si son dovuti vendere i gioielli di famiglia. E pazienza se i vicini si lamentano per la musica troppo alta, per i bagordi in giardino: dopo un po’ ci si sono abituati. Solo che, a un certo punto,se non si vuole che la casa sprofondi, <strong>bisogna proprio che tornino gli adulti</strong><span style="text-align: -webkit-auto;">. E riprendano il controllo della situazione.<br /> </span><br /> E si tira tutti un sospiro di sollievo. Ci si rinfranca. Perché questi sanno quello che fanno. <strong>Non s’improvvisano, non sono estemporanei, non sono approssimativi.</strong> Sanno parlare da pari a pari coi vicini che han chiamato la polizia per gli schiamazzi, sanno scusarsi per il disturbo, sono credibili quando rassicurano che non accadrà ancora.</p><p>Gli italiani, diciamoci la verità, <strong>non sono un popolo rivoluzionario</strong>, non sono un popolo di ribelli. Vogliono essere guidati, rassicurati, spogliati dalla fatica del pensiero critico, dalla tensione del sapere troppo. Importa poco chi siano questi adulti venuti a ripulire casa, a far la spesa. Purché il frigo sia di nuovo pieno, il marmo del salone lucidato a specchio. Importa poco perfino sapere che sono lupi. Anzi, quel loro esser lupi li rassicura, e non importa neppure sapere che quei lupi morderanno.</p><p>Perché esser morsi da un lupo è messo in conto. Quel che disturba è essere morsi da una pecora.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/21/la-dc-e-il-morso-del-lupo/172104/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>73</slash:comments> </item> <item><title>No Tav: ostaggi di Stato</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/04/no-tav-ostaggi-di-stato/139568/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/04/no-tav-ostaggi-di-stato/139568/#comments</comments> <pubDate>Mon, 04 Jul 2011 11:36:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Vania Lucia Gaito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[bolzaneto]]></category> <category><![CDATA[Chiomonte]]></category> <category><![CDATA[Guerra]]></category> <category><![CDATA[No Tav]]></category> <category><![CDATA[orgoglio]]></category> <category><![CDATA[Ostaggi]]></category> <category><![CDATA[scontri]]></category> <category><![CDATA[Val Susa]]></category> <category><![CDATA[violenze]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=139568</guid> <description><![CDATA[Ora che è caduta anche l’ultima ipocrisia, possiamo fare il punto, senza menzogne e senza la necessità di fingere. Non che a certe imposture gli italiani ci abbiano mai creduto, per carità. Semplicemente si fingeva, come si finge in certi matrimoni, per mantenere almeno le apparenze quando la sostanza s’è sgretolata via da un pezzo....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ora che è caduta anche l’ultima ipocrisia, possiamo fare il punto, senza menzogne e senza la necessità di fingere. Non che a certe imposture gli italiani ci abbiano mai creduto, per carità. Semplicemente si fingeva, come si finge in certi matrimoni, per mantenere almeno le apparenze quando la sostanza s’è sgretolata via da un pezzo. Ma adesso neanche più.</p><p>E alla luce dei veli caduti, dell’ipocrisia caduta, degli scenari squarciati, guardiamo in faccia la realtà. <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/04/val-susa-400-feriti-per-gli-scontri-manifestanti-eroi-polemica-sulle-parole-di-grillo/139532/" target="_blank">E’ una guerra questa</a>. </strong>Una guerra. Quotidiana. Lenta. Dolorosa. Una guerra che lascia sul campo morti che non possiamo neppure permetterci di piangere, perché ormai siamo consapevoli che i martiri sono necessari, i caduti sono necessari, anche solo per tentare di riprendersi una normalità a cui abbiamo abdicato da tempo, senza neppure saperlo.</p><p>Gli uomini e le donne che ho visto nelle immagini scattate in <strong>Val Susa</strong>, potrebbero appartenere indifferentemente a qualunque etnia, a qualunque nazionalità, a qualunque popolo. Sono <strong>i volti di chi non si è arreso, di chi non si arrenderà. </strong>Sono i volti di chi <strong>resiste alla sopraffazione</strong>, di chi, metro dopo metro, riconquista la terra che è sua e che, contro la sua volontà, un usurpatore vuole scippargli per sventrarla, squartarla, violentarla. Stuprando un territorio con il passaggio di una linea ferroviaria ad alta velocità pagata con i soldi pubblici, sebbene troppi studi sostengano l’inutilità del progetto e l’impossibilità di rientrare dei capitali investiti. Insomma, senza soldi pubblici nessuno investirebbe due lire: è un progetto a perdere.</p><p>Quegli uomini e quelle donne, dunque, sono lì per difendere un diritto. E’ l’ultimo baluardo. Via via sono stati esclusi da tutti i tavoli dove si discuteva sulle divisioni delle torte, perché loro la torta non volevano mangiarla. Senza dare nell’occhio, alla chetichella, senza che i media dessero loro un po’ di spazio e un po’ di fiato. Lasciati soli per vent’anni, l’attenzione mediatica si ridesta ora, quando l’odore del sangue richiama gli sciacalli. Perché ora, secondo gli esimi signori, “c’è la notizia”. Due parole su questa faccenda della notizia, poi, ve lo giuro su una pila di bibbie, non vi assillo più. Io credo nel mestiere che faccio. E il mestiere che faccio non è quello di raccontare briciole di fatti, avanzi di circostanze, epifenomeni di realtà. E’ molto più nobile di questo, il mestiere che faccio. E non corre dietro la scia di sangue quotidiana: racconta la realtà, spiega le ragioni, inquadra in panoramica.</p><p>Quello che accade è dunque questo: un rigurgito di dignità.<strong> Un sussulto insperato di orgoglio.</strong> Quell’orgoglio che tentano in ogni modo di soffocare, di sconfiggere, di piegare. La carica sui manifestanti contro la Tav può essere letta solo in quest’ottica. E’ una intimidazione, una rappresaglia, una ritorsione, una vendetta. E’ il tentativo estremo di prevaricazione. Quando, con un improbabile colpo di mano, ci si vede sottrarre di colpo un paniere d’affari come quelli legati al nucleare e all’acqua, la rabbia piglia il sopravvento. E allora, si torna al “colpirne uno per educarne cento”. Colpire magari quello che si era pensato più debole. <strong>Più facile da abbattere. Sottomettere. Piegare.</strong> Tentare di salvare l’ultimo affare, non importa se al prezzo di un costo sociale, umano e ambientale senza misura.</p><p><strong>Siamo ostaggi</strong>. Ostaggi in mano ad un gruppetto di affaristi e politicanti per i quali restiamo carne da cannone. Siamo ostaggi con l’illusione di essere uomini. E nell’illusione di essere uomini si combatte sui monti, novelli partigiani, affinché quell’illusione diventi reale. E non importa quante condanne, quante menzogne, possano piovere su questa battaglia. La verità è una sola, e non può essere nascosta. E dunque diciamola, questa verità.</p><p><strong>Jacopo</strong>, <strong>studente veneziano di 19 anni</strong>, è tuttora in ospedale con traumi gravissimi ed in condizioni molto serie. Il poliziotto che gli ha sparato una granata lacrimogena da guerra lanciata ad alzo zero lo ha fatto volontariamente e sapendo di poter uccidere.</p><p><strong>Fabiano </strong>è stato <strong>picchiato per ore</strong>, anche con un tubo di metallo, e sottoposto a <strong>torture </strong>dopo il suo fermo, fino a rendere necessario il suo <strong>trasporto d&#8217;urgenza </strong>con elicottero in ospedale. E’ stato ferito gravemente riportando traumi lacero-contusi al capo, il setto nasale fratturato ed ha una mano spaccata.</p><p><strong>Gianluca</strong>, un altro attivista, è stato fermato e trasportato in ospedale per le botte ricevute. Agli arrestati è stato riservato un trattamento violento e <strong>privazione delle cure mediche</strong>, tant&#8217;è che posti di blocco hanno più volte tentato di impedire il passaggio dell&#8217;ambulanza per soccorrere i feriti.</p><p>Oggi gli uomini delle istituzioni condannano le violenze non delle forze dell’ordine (che beffa, l’uso di certe parole!) ma le <strong>presunte violenze di chi, disarmato</strong>, senza protezione, vestito solo del proprio coraggio, tentava di tenere testa ad una <strong>fiumana in assetto da guerra</strong> che, a dieci anni da <strong>Bolzaneto</strong>, non ha abdicato a nessuno dei metodi che è solita usare.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/04/no-tav-ostaggi-di-stato/139568/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>69</slash:comments> </item> <item><title>Il referendum, la fame e la rabbia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/15/il-referendum-la-fame-e-la-rabbia/118265/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/15/il-referendum-la-fame-e-la-rabbia/118265/#comments</comments> <pubDate>Wed, 15 Jun 2011 11:28:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Vania Lucia Gaito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[italiani]]></category> <category><![CDATA[mafie]]></category> <category><![CDATA[Piano per il Sud]]></category> <category><![CDATA[ponte sullo stretto]]></category> <category><![CDATA[privilegi]]></category> <category><![CDATA[promesse]]></category> <category><![CDATA[Questione Meridionale]]></category> <category><![CDATA[referendum]]></category> <category><![CDATA[salerno-reggio calabria]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=118265</guid> <description><![CDATA[Quello che sto per dire, lo so, mi darà dei nemici. Mi procurerà l’antipatia di molti. E tuttavia, dopo le amministrative e i referendum, la tentazione di ritornare, come vili lumache, nel proprio guscio bavoso, già si sente. Gli italiani dell’impegno a singhiozzo sono pronti a tornare alla normalità, il loro piccolo sforzo lo hanno...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Quello che sto per dire, lo so, mi darà dei nemici. Mi procurerà l’antipatia di molti. E tuttavia, dopo le amministrative e i referendum, la tentazione di ritornare, come vili lumache, nel proprio guscio bavoso, già si sente. Gli italiani dell’impegno a singhiozzo sono pronti a <strong>tornare alla normalità</strong>, il loro piccolo sforzo lo hanno fatto, il rigurgito di coscienza civica adesso si avvia a spegnersi nella difesa del piccolo privilegio. E’ già accaduto con i festeggiamenti per<strong> l’unità d’Italia</strong>, del resto. Per due settimane, sull’onda di giornali e televisioni, non si è parlato d’altro. Poi, passata la festa, gabbato lo santo. E sì perché, fatte poche e doverose eccezioni, dell’unità nazionale, del divario tra Nord e Sud, della perpetua colonizzazione operata dal Nord sul Meridione, non se ne parla più. Con buona pace della Lega.</p><p>E però non è davvero proprio così. Perché se non ne parlano più media e politici, non è detto che non ci siano<strong> fuochi sotto le ceneri</strong>. Certo, pensavano che non accadesse, che non potesse accadere. Hanno atteso, con pazienza, che il 17 marzo scivolasse via, soffocato nelle pantomime pseudoistituzionali, affogato nelle lacrime di commozione e negli sberleffi degli idioti. Hanno atteso che il tempo, medico pietoso, diluisse la curiosità di chi non capiva, di chi non sapeva, di chi credeva alla storia scritta dai vincitori.</p><p>Con la perseveranza ottusa degli stupidi, hanno continuato a illudersi che potessimo ancora accettare qualunque inganno, qualunque propaganda. E si sbagliavano. Perché qui, in queste terre di insorti, temporaneamente assopiti dalle litanie televisive, l’orgoglio e il sangue caldo covano, covano, covano. E <strong>non si è più disposti a tollerare</strong> il paternalismo di chi, dopo averci saccheggiato, vuole anche colpevolizzarci. Non si è più disposti a tollerare il buonismo ipocrita che per decenni, mentre venivamo spogliati per vestire gli sfruttatori di turno, ci faceva cantare <em>Chi ha avuto, ha avuto</em>.</p><p>Il plebiscito nelle piazze di Napoli, per De Magistris, significa anche che non siamo più disposti a cullarci nelle menzogne, ad accettare che ci vengano raccontate favole a cui non sanno credere neppure gli sciocchi. E la favola più oltraggiosa, più insolente, più umiliante per i nostri cervelli, è stato quel<strong> &#8220;Piano per il Sud&#8221;</strong> con il quale questo governo sterile ha creduto di pigliarci ancora in giro. Il 28 settembre 2010 il premier, alla Camera dei Deputati, ha illustrato le iniziative in cantiere per il Meridione, con la solita faccia da piazzista e lo stile da imbonitore circense. Promesse, si capisce. Impossibili da mantenere, è chiaro. Tanto per tenerci buoni, nell’attesa di passare lo scoglio delle amministrative.</p><p>Ben lontano dallo spiegarci che fine hanno fatto i Fondi Fas, il premier esordisce sostenendo che dal 2002 al 2009 sono stati triplicati gli interventi nel Mezzogiorno. Sciocchezze, ovviamente, perché dal 2001 la spesa per gli investimenti al Sud, previsti nella misura del 45% della spesa pubblica, è stata drasticamente ridotta al lumicino. Sono stati attivati investimenti per il 32-35%, equivalenti a dieci miliardi di euro in meno all’anno. In dieci anni, uno <strong>scippo da 100 miliardi</strong>.</p><p>La parte del leone, in tutta questa pantomima, la fanno i soliti due protagonisti, le infrastrutture che dovrebbero essere la delizia del Sud e invece rappresentano sempre e solo una croce: la<strong> Salerno-Reggio Calabria</strong> e il fantomatico <strong>ponte sullo Stretto di Messina</strong>.</p><p>E’ noto anche ai bambini che gran parte di questa presunta autostrada è impervia, fatiscente e pericolosa. Dei complessivi 440 km della Salerno-Reggio Calabria (iniziata nel 1964: ben 47 anni orsono) soltanto 210 km sono percorribili, a rischio della pelle. Circa 174 km risultano appaltati e inattivi. Oltre 60 km non hanno né progetto esecutivo, né copertura economica. Già nel 2001, <strong>Berlusconi promise il completamento entro il 2005</strong>. Sono trascorsi 10 anni. E la favola continua.</p><p>E del resto, se si ha la faccia tosta di promettere <em>“il sostanziale avanzamento di opere quali l’autostrada Telesina”</em>, 71 km di collegamento tra Caianiello e Benevento, elencata già nel programma “Grandi opere” del 2001, e dopo 10 anni non si è mossa una pietra, perché tirarsi indietro di fronte alla promessa del completamento entro il 2013 dell’asse autostradale Ragusa-Catania? 68 km, costo previsto 900 milioni di euro, di cui 530 di quota privata e 370 di quota pubblica. A oggi, <strong>mancano 217 milioni di euro di stanziamento pubblico</strong>. Nel 2009 è stato firmato l’Accordo di Programma tra Stato, Anas e Regione Siciliana. Ma nulla di più.</p><p>Inutile parlare del fantomatico ponte o del potenziamento ferroviario: a colpi di chiacchiere non si costruisce niente e le risorse di cassa non ci sono.</p><p>In compenso, si sprecano le promesse riguardanti la <strong>lotta alle mafie</strong>: <em>“Voglio sottolineare che tutte le nostre strategie di contrasto alla criminalità organizzata vanno considerate come il primo pilastro del piano per il Sud, perché la liberazione del territorio dalla morsa della criminalità organizzata è il presupposto indispensabile per lo sviluppo del nostro Mezzogiorno”</em> .  E via, con devastanti tagli di risorse alle forze dell’ordine e con la guerra all’autonomia della magistratura. Se non è lotta alle mafie questa!</p><p>Insomma, chiacchiere, promesse, niente altro. E alla fine, per quanto il cervello possa essere ottenebrato da veline, Isole dei famosi e Grandi fratelli, ad un certo punto scatta qualcosa, da qualche parte. E comincia il dissenso. Perché, per fortuna, <strong>la fame e la rabbia</strong> non si placano con le parole. Perché la fame e la rabbia non si ingannano con i sofismi della retorica. Perché la fame e la rabbia non s’imbrigliano con promesse mai mantenute. Ed esplodono, scavalcando perfino la mediocrità della moderazione tesa soltanto al prudente mantenimento dei propri privilegi.</p><p>E di colpo non è più vero che siamo piegati, colonizzati, intruppati, sconfitti, arresi. Vi siete sbagliati. Questa è terra di vulcani. Vulcani che possono anche sembrare addormentati, ma pervasi da ondate sotterranee di fuoco vivo,<strong> pronti ad esplodere</strong>. Pronti. Basta niente. Bastano nuove promesse su decenni di promesse mai mantenute. Basta la disperazione di chi si vede costretto, di nuovo, a fare la valigia per riuscire a sopravvivere.</p><p>Avete acceso la miccia.<strong> Sentirete che botto.</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/15/il-referendum-la-fame-e-la-rabbia/118265/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>44</slash:comments> </item> <item><title>Dubbi terroni e certezze padane</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/07/dubbi-terroni-e-certezze-padane/116529/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/07/dubbi-terroni-e-certezze-padane/116529/#comments</comments> <pubDate>Tue, 07 Jun 2011 18:07:14 +0000</pubDate> <dc:creator>Vania Lucia Gaito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[miss Padania 2011]]></category> <category><![CDATA[razzismo]]></category> <category><![CDATA[tolleranza]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=116529</guid> <description><![CDATA[Che certe scempiaggini possano uscire dalla bocca degli uomini, lo sapevamo. In un certo qual modo siamo addirittura preparati, pronti. Ma quando escono dalla bocca di una donna, soprattutto da una donna giovane, ci giungono come uno schiaffo. Come nel caso di Jessica-qualchecosa, Miss Padania 2011. Senza eccessivamente soffermarci su certi capolavori di arte retorica,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Che certe scempiaggini possano uscire dalla bocca degli uomini, lo sapevamo. In un certo qual modo siamo addirittura preparati, pronti. Ma <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilgiornale.it/milano/felice_aver_vinto_ma_fuori_terroni_miss_padania/06-06-2011/articolo-id=527647-page=0-comments=1" target="_blank">quando escono dalla bocca di una donna</a></span>, soprattutto da una<strong> </strong>donna giovane, ci giungono come uno schiaffo. Come nel caso di Jessica-qualchecosa, <strong>Miss Padania 2011</strong>.</p><p>Senza eccessivamente soffermarci su certi capolavori di arte retorica, oppure sulla “faticaccia” che è stata per la liceale bergamasca quella “settimana intera di prove su prove” e sulla “grandissima soddisfazione” per aver “imparato tantissime cose”, basti sapere che la biondina diciottenne sente di “essere cresciuta”, attraverso questa esperienza, “nel carattere”. Manco fosse partita per un paio di mesi con <strong>Emergency!</strong></p><p>E’ triste che ci tocchi sentire dalla bocca di una ragazzina di neppure vent’anni che i “padani” siano meno <em>lazzaroni e svogliati</em> dei “terroni” e che la <em>debacle</em> elettorale della Lega e della destra sono riconducibili al fatto che “gli italiani hanno frainteso, non hanno capito bene la campagna elettorale”. Fortuna che sostiene di non voler ancora tuffarsi nell’agone politico, ché è troppo presto: un sospiro di sollievo da Caltanissetta a Bolzano.</p><p>Tutto questo, però, dovrebbe insegnarci qualcosa sulla generazione di veline, letterine e miss-qualcosa che <strong>ci stiamo allevando in seno</strong>. Mica tutte, per carità. Una minoranza, d’accordo. Ma in crescita. Ma preoccupante. Perché è sempre preoccupante constatare come sia facile prendere dei ragazzini, delle ragazzine, e istillargli idee bislacche sulla “padania” (bisognerà pur dirglielo, che non esiste neppure geograficamente e che non c’è uniformità manco orografica tra Chioggia e Belluno, tanto per dire), sui “terroni”, su come sono i padani e su come sono i terroni. Corbellerie, s’intende. Perché queste ragazzine cresciute col mito del Grande Fratello, non sanno neppure che esistono più biondi con gli occhi chiari ad Agrigento che non a Vicenza. Al sud ci sono stati i normanni, che hanno regnato per decenni e hanno allegramente mescolato il loro dna al nostro.</p><p>Ecco, a me queste ragazze fanno paura. Più paura dei loro coetanei maschi. Molta di più. Perché sono più ostinate, più feroci,<strong> più reazionarie</strong>, più crudeli. Mi fanno paura perché sono le più spietate custodi di una pseudo ideologia a un passo dalle leggi razziali, di un pensiero predone che divide la realtà complessa e poliedrica nel semplicismo di “noi” e “loro”, di noi contro loro. Del resto sono cresciute all’ombra di chi ha coltivato in loro la politica delle differenze e delle diffidenze, della paura e del “contro”. Perché è più facile unire tanta gente diversa per andare “contro”, unirla nell’odio, nella paura, e approfittando dell’odio, della paura, manipolarla per servirsene, per farne numero.</p><p>Ma soprattutto mi spaventano perché queste ragazzine saranno le donne di domani, le mogli di domani,<strong> le mamme di domani</strong>. E insegneranno ai loro figli che i padani sono migliori dei terroni, e per questo è giusto che i terroni vengano depredati dei fondi per le aree sottoutilizzate (sì, i fondi FAS, quelli che, se usati bene, dovrebbero rendere meno sottoutilizzate proprio quelle zone lì) che vanno invece usati per pagare le multe per le quote latte degli allevatori padani. Insegneranno ai loro figli che, quelli che hanno un accento diverso, un colore diverso, una vita diversa non sono proprio uguali uguali agli altri. E se non sono uguali agli altri, bisogna temerli, guardarli con sospetto, tenerli a distanza. Insegneranno ai loro figli che è più importante fare “il bene del nord” piuttosto che ricercare il più difficile cammino della crescita comune. E i loro figli cresceranno così, e saranno gli uomini di domani, i padri di domani, <strong>i politici di domani</strong>.</p><p>E avranno paura. Così, per sconfiggere la paura, si armeranno di croci e di fruste, come in passato, come adesso, indosseranno tuniche e cappucci, come in passato, come adesso, e daranno la caccia a chi è diverso, a chi non rientra in un ristretto e rassicurante concetto di normalità, a chi ha la pelle di un&#8217;altra sfumatura, i capelli di un altro colore, un accento caldo di mediterraneo. In nome delle loro paure useranno Cristo per andare casa per casa e stanare gli “irregolari”, i diversi, gli “altri”. <a href="http://vanialuciagaito.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=114:ama-il-prossimo-tuo&amp;catid=34:articoli&amp;Itemid=53" target="_blank">E’ già accaduto</a>. E accadrà ancora.</p><p>Per questo bisogna ricordare tutto, raccontare tutto, insegnare tutto. <strong>Soprattutto il dubbio</strong>, la ricerca, la critica. Insegnare ad ascoltare e a capire, anche quando sembra difficile, anche quando la lingua è diversa. Anche quando uno si chiama Giuseppe e l’altro Hassad. Insegnare che ci sono parole che è vergognoso pronunciare, e una di quelle parole è tolleranza. Perché porta con sé un paternalismo condiscendente che puzza di superiorità, di idea di superiorità. Quella superiorità che ci ha fatto credere di avere il dovere di colonizzare e sterminare in nome di una presunta missione civilizzatrice. Insegnare che la parola giusta non è tolleranza, è rispetto.</p><p>Insegnare a guardare oltre. Oltre quello che ci insegnano, oltre quello che ci propugnano, oltre quello che ci contrabbandano come verità assolute. Insegnare che non esistono le verità assolute, anche se riposarsi in esse è assai più comodo che non oscillare sul bordo di una perenne ricerca. Insegnare a cercare i <em>perché</em> più che i <em>perciò</em>. Insegnare <strong>l’autonomia di pensiero</strong>. Quella che rende l’uomo davvero grande, fin da quando rubò il frutto della conoscenza e divenne come dio. Quel giorno non nacque il peccato, come vogliono farci credere. Quel giorno nacque una splendida virtù, chiamata disobbedienza.</p><p>E noi dovremmo sempre ricordare di essere tutti figli di Adamo, quel vivace ragazzo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/07/dubbi-terroni-e-certezze-padane/116529/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>87</slash:comments> </item> <item><title>Grillo si è fermato a Eboli</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/20/grillo-si-e-fermato-a-eboli/112561/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/20/grillo-si-e-fermato-a-eboli/112561/#comments</comments> <pubDate>Fri, 20 May 2011 11:15:30 +0000</pubDate> <dc:creator>Vania Lucia Gaito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[beppe grillo]]></category> <category><![CDATA[bisogni]]></category> <category><![CDATA[Elezioni 2011]]></category> <category><![CDATA[Giovani]]></category> <category><![CDATA[M5S]]></category> <category><![CDATA[meritocrazia]]></category> <category><![CDATA[Sud]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=112561</guid> <description><![CDATA[E’ indiscutibile: hanno vinto loro. Loro, i grillini, anzi quelli del Movimento 5 Stelle, ché a chiamarli grillini s’offendono, se non s’offendono storcono il naso. E ora tutti a tesserne lodi sperticate. Gli stessi che fino alle scorse regionali li liquidavano con quel mezzo sorriso di scherno e sufficienza. Adesso eccoli lì, a blandirli: perché...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E’ indiscutibile: hanno vinto loro. Loro, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/17/cosi-simili-a-grillo-e-cosi-diversi-dove-nasce-il-successo-del-movimento-5-stelle/111839/" target="_blank">i grillini, anzi quelli del <strong>Movimento 5 Stelle</strong></a></span>, ché a chiamarli grillini s’offendono, se non s’offendono storcono il naso. E ora tutti a tesserne lodi sperticate. Gli stessi che fino alle scorse regionali li liquidavano con quel mezzo sorriso di scherno e sufficienza. Adesso eccoli lì, a blandirli: perché i numeri dei grillini (mi perdoneranno, ma per economia continuerò a chiamarli così, senza alcun intento denigratorio) fanno gola, oltre che paura.</p><p>Però, a guardare da vicino i risultati di queste amministrative, si delinea una differenza netta, nettissima, tra le preferenze che il 5 Stelle ha ricevuto nel centro-nord e quelle ricevute al sud e nelle isole. Il dato reale che emerge dai risultati del Movimento dovrebbe dare adito a riflessioni: come Cristo, anche <strong>Grillo s’è fermato a Eboli</strong>. Anzi, qualche centinaio di chilometri più su. E se è vero che a Bologna il risultato sfiora le due cifre, a Rimini incassa oltre l’11%, a Cattolica quasi il 15%, a Savona il 9% e via dicendo, sotto Roma i risultati elettorali sono totalmente diversi. Passi per <strong>Napoli</strong>, dove ha addirittura perso qualche decimale rispetto alle ultime regionali: la battaglia era decisamente difficile e De Magistris, amatissimo, ha un programma quasi identico a quello del Movimento, soprattutto in materia di gestione dei rifiuti. Perché una <strong>discrepanza </strong>così netta tra le preferenze al nord e quelle al sud?</p><p>Una disparità facilmente comprensibile se il programma portato avanti dal Movimento 5 Stelle viene letto alla luce di uno strumento come la<strong> scala di Maslow</strong>. Si tratta di una scala di bisogni suddivisa in cinque differenti livelli, dai bisogni più elementari (necessari alla sopravvivenza degli individui) a quelli più complessi (di carattere sociale). Gli individui si realizzano passando per i vari stadi, i quali devono essere soddisfatti in modo progressivo. Sicché, dove i bisogni di livello inferiore, per esempio legati alla sopravvivenza e alla sicurezza, risultino soddisfatti, si può passare a livelli superiori, per esempio quelli legati all’autostima e all’autorealizzazione.</p><p>Alla luce della scala di Maslow, Grillo e il Movimento parlano a chi<strong> i bisogni primari li ha già soddisfatti</strong>, almeno in larga parte, a chi ha una qualità della vita perlomeno dignitosa, a chi non vive il dramma della sopravvivenza quotidiana e può dedicarsi a questioni più “alte”. La conquista del Sud passa attraverso altre parole, altri impegni. Parole difficili, impegni pesanti. Il peso schiacciante sul meridione non è solo quello delle mafie. Le mafie sono un’economia alternativa, uno strumento per mantenere intere regioni in un perpetuo stato di degrado e sudditanza. Così, di fronte alla colonizzazione del Sud, Grillo e il Movimento non rappresentano nessuna alternativa, nessuna speranza. Come ci si può interessare all’abolizione dell’ordine dei giornalisti, o del wi-fi libero, qui al Sud, dove è a rischio la <strong>sopravvivenza</strong>, dove il diritto diventa privilegio, dove il proprio pane dipende dal padrone di turno?</p><p>Dunque, come gli altri, Grillo parla a mezzo paese. A quello “dove si sta meglio”, ignorando tematiche che invece sul territorio meridionale sono vive e drammatiche, tematiche che sono lo specchio di bisogni primari insoddisfatti: il lavoro, la casa, la sopravvivenza. E anche a quel mezzo paese, Grillo “canta la mezza messa”, come direbbe Montalbano. <strong>I grandi temi restano esclusi</strong>: della scuola, scempiata prima dalla Moratti e poi dalla Gelmini, non si parla; sulla sanità, devastata e depredata, manco un fiato; ad agricoltura e pesca, abbandonati a se stessi, neppure un accenno. L’Inps e le riforme pensionistiche sembrano non esistere, nel mondo di Grillo. Quasi bastassero le cinque stelle a risolvere tutto. Un <strong>eccesso di semplificazione </strong>che, nelle zone più problematiche del Paese, riesce a risultare stucchevole, se non ridicola.</p><p>E’ questo il motivo per cui, in queste “zone più problematiche”, il Movimento non ha la stessa rispondenza in termini di voto, pur avendo, probabilmente proprio al sud, portato avanti più battaglie vincenti che altrove. A problemi così gravi e complessi, non si può rispondere con candidati giovani, giovanissimi, che non hanno mai fatto neppure il consigliere comunale. L’amministrazione di una città è cosa delicata, non basta la buona volontà e la preparazione teorica. Ci vuole capacità, conoscenza, polso. Ecco, amministrare una città è un po’ come un’operazione chirurgica, un intervento al cuore. Mica lo può fare un  ragazzo fresco di laurea in medicina, anche se <em>cum laude</em>! Mica basta avere i titoli.<strong> Ci vuole esperienza.</strong></p><p>E questo porta a un altro argomento caro a Grillo, ma poco condivisibile, temo, nell’ottica dell’esperienza: le <strong>due legislature e poi a casa</strong>. Due legislature. Dieci anni. Quelli in cui qualcuno dell’età di Calise, per esempio, si costruisce il proprio futuro. Invece, in quei dieci anni, si “presta alla politica”, per usare un’espressione cara a Grillo e si ritrova a ricominciare da zero a trent’anni, a trentacinque, finendo con l’aver fatto magari il bene del paese ma non il proprio. Trovo sia inconcepibile l’idea di un politico che faccia bene il proprio lavoro e sia costretto a lasciarlo per scadenza contrattuale. E, se vale per gli “impiegati pubblici” come i politici, deve valere anche, chessò, per i giudici, gli insegnanti, le guardie municipali. Se si tratta di essere “al servizio del cittadino”, perché i politici sì e gli insegnanti no? Recuperare il concetto di <strong>meritocrazia </strong>è così difficile? Ci sono intere città che piangono all’idea di dover perdere un bravo sindaco solo perché non possono eleggerlo per la terza volta. E’ così difficile guardare oltre il famigerato “largo ai giovani” per adottare il più giusto “largo ai bravi”? La giovinezza non è un merito né un demerito, è un dato anagrafico. Nient’altro.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/20/grillo-si-e-fermato-a-eboli/112561/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>332</slash:comments> </item> <item><title>In politica solo dilettanti allo sbaraglio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/07/in-politica-solo-dilettanti-allo-sbaraglio/102809/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/07/in-politica-solo-dilettanti-allo-sbaraglio/102809/#comments</comments> <pubDate>Thu, 07 Apr 2011 14:14:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Vania Lucia Gaito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[dilettanti]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[politici]]></category> <category><![CDATA[privilegi]]></category> <category><![CDATA[seconda repubblica]]></category> <category><![CDATA[tangentopoli]]></category> <category><![CDATA[voto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=102809</guid> <description><![CDATA[La sensazione terribile che si sente, guardando in prospettiva come sono stati gestiti gli avvenimenti di politica internazionale dall’attuale governo, è quella di trovarsi di fronte ad un continuo improvvisare, ad un perpetuo raffazzonare. La politica, e le politiche, da noi si improvvisano. Così, all’impronta, come nella commedia dell’arte. E, come nella commedia dell’arte, ottiene...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La sensazione terribile che si sente, guardando in prospettiva come sono stati gestiti gli avvenimenti di <strong>politica internazionale </strong>dall’attuale governo, è quella di trovarsi di fronte ad un <strong>continuo improvvisare</strong>, ad un perpetuo raffazzonare. La politica, e le politiche, da noi si improvvisano. Così, all’impronta, come nella commedia dell’arte. E, come nella commedia dell’arte, ottiene un unico risultato: fa ridere. Ma mentre nella prima la risata è voluta, cercata, costruita, nella seconda è il risultato di incapacità assoluta. Quando ci si cimenta con cose troppo, troppo oltre le proprie competenze e facoltà, si diventa ridicoli. Come un improvvisato tenore che inanella una serie di stecche guadagnandosi fischi e sberleffi.</p><p>La verità è che gli italiani non ci pensano. Chiusi nell’ottica del privilegio che vale più del diritto, all’italiano medio bastano pochi parametri per decidere a chi accordare il proprio <strong>voto</strong>. E non si tratta mai di parametri sensati. Perché una parte dell’elettorato vota in base ad una specie di globalizzata<strong> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_di_Stoccolma" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">sindrome di Stoccolma</span></a></strong>, identificandosi col potente di turno, col prepotente di turno, meglio se truffaldino, fondamentalmente disonesto, manipolatore e capace di assicurarsi l’impunità. Così, per garantire a se stesso l’impunità, la garantisce a tutti. Perché infine secoli di cattolicesimo hanno insegnato agli italiani non il messaggio evangelico di amore e condivisione (troppo comunista, per la Chiesa romana), quanto piuttosto il clericalismo, che è ben altro e si identifica col privilegio.</p><p>Così, <strong>chi garantisce il privilegio </strong>merita la poltrona in Parlamento. Chiunque sia. Poco importa che non abbia assolutamente idea di cosa sia la politica, quella vera. Tanto l’essenziale, si sa, è prendersi quei 20mila euro al mese e tutti i privilegi, e la pensione principesca dopo 35 mesi. E per farlo ci si inchina a qualunque padrone. Tempi duri, si sa, e bisogna cogliere l’attimo. Garantire un’impunità, o almeno prestarsi a provarci, e prendersi in cambio, chessò, un Ministero dell’Agricoltura.</p><p>Il <strong>post-Tangentopoli</strong> (trovo ridicola la locuzione “Seconda Repubblica”, la Repubblica è una sola, quella minacciata dall’avanzare di questi cialtroni) ha buttato via il bambino con l’acqua sporca. La demonizzazione dei partiti ha aperto le frontiere della politica ad un’orda di <strong>dilettanti </strong>con scarsissime capacità e quasi nessuna competenza. Così, come in tempi di mondiali di calcio tutti si sentono le competenze di allenatori della nazionale, dal barbiere al fruttivendolo, pur non avendo mai giocato neppure alle partite della parrocchia scapoli-ammogliati, tutti si sono sentiti pronti a gettarsi nell’agone politico. A tutti i livelli, dal comune di poche centinaia di abitanti al parlamento. Basta garantire alcuni privilegi ad una parte dell’elettorato a discapito dell’altra e via, ci si garantisce la poltrona giusta per il proprio sedere, che una volta provata la comodità dei cuscini si trasformerà in granito, e non sarà più possibile spostarlo.</p><p>Così infine eccoci, i parlamentari, gli esponenti più illustri della classe politica del Paese, si trasformano nell’arco di una quindicina d’anni, da compassati membri di una istituzione che non si sarebbero mai neppure sognati di dare le spalle alla presidenza, in<strong> bottegai da mercatino rionale </strong>che in aula si insultano, tagliano fette di mortadella, sbeffeggiano il Paese, la Costituzione e i loro stessi elettori. Fino ad arrivare all’aggressione verbale al presidente della Camera, che prima di essere un avversario politico è una carica istituzionale e mancargli di rispetto significa mancare di rispetto a tutti gli italiani.</p><p>Lo <strong>sdoganamento della politica</strong> dagli ambiti dei partiti, che l’articolo 49 della Costituzione riconosce come organizzazioni attraverso le quali tutti i cittadini possono<em> “concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”</em>, ha fatto in modo che dilagasse il dilettantismo più assoluto, l’incapacità totale travestita da efficienza, la perpetua<strong> mancanza di progettualità </strong>in qualsiasi ambito fino alla totale assenza di politiche agricole, politiche delle infrastrutture, politiche economiche e via dicendo. Tutta la progettualità di questi governicchi inconcludenti è limitata, per esempio, al sì o no al ponte sullo stretto, e poco importa se per raggiungerlo da Salerno ci si mette tanto quanto una traversata transatlantica, al sì o no alla Tav, e chi se ne frega se Palermo-Ragusa in treno è come prendere l’Orient Express negli anni Venti e viaggiare per ore e ore fra polvere, sudore e il trionfo dell’inefficienza: sette ore e quattro cambi di treno per percorrere meno di 250 km (più o meno la distanza tra Napoli e Roma, che la Frecciarossa copre in un’ora e dieci).</p><p>Ad onta di quanto si vuol far credere con la bufala del terziario avanzato, la vocazione dell’Italia resta tuttora quella agricola e marittima, che vengono prima perfino del turismo. Il patrimonio reale di questa terra reale sono <strong>l’agricoltura e la pesca</strong>, totalmente dimenticati, se non per qualche estemporaneo aiuto scippato ad una parte per tamponarne un’altra. E se non vogliamo scoraggiarci, meglio non parlare di politiche economiche. Perché l’economia s’è ridotta al taglio dei fondi. Fare politica economica significa<strong> tagliare i fondi </strong>alla sanità (quella pubblica, s’intende, perché quella privata non si tocca), tagliare i fondi alla scuola e alle università (ma ingozzando di soldi le scuole private e le università private), scippare i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fondo_per_le_aree_sottoutilizzate" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">fondi Fas</span></a> al meridione per pagare le inique multe delle quote latte al settentrione. E via dicendo, senza ulteriori dettagli. Tanto la musica s’è capita.</p><p>La <strong>politica della <a href="http://it.wiktionary.org/wiki/pecetta" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><em>pecetta</em></span></a></strong>, dell’emergenza continua, dell’incapacità progettuale, non risolve nulla, dalla <em>monnezza</em> a Napoli fino alla crisi di Lampedusa, passando per la ricostruzione de L’Aquila alle alluvioni a Messina e in Veneto. Finché una domenica si scopre, com’è come non è, che questa gente ha trascinato l’Italia in una nuova guerra. Contro un dittatore che fino a poco fa veniva accolto con feste, onori, donnine e baciamani.</p><p>Arrivare a <strong>rimpiangere il malaffare dei politici pre-Tangentopoli </strong>significa essere ridotti davvero al lumicino, fa disgusto, prima che dispiacere. E mette paura. La paura che, decidendo di spazzar via questa classe di inetti, ne possa arrivare una ancora peggiore. Perché è proprio vero, particolarmente in Italia, che al peggio non c’è mai fine.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/07/in-politica-solo-dilettanti-allo-sbaraglio/102809/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>34</slash:comments> </item> <item><title>Don Ruggero condannato a 15 anni&#8220;Ha abusato di sette minorenni&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/03/don-ruggero-condannato-a-15-anniha-abusato-di-sette-minorenni/95015/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/03/don-ruggero-condannato-a-15-anniha-abusato-di-sette-minorenni/95015/#comments</comments> <pubDate>Thu, 03 Mar 2011 18:38:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Vania Lucia Gaito</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Alemanno]]></category> <category><![CDATA[curia]]></category> <category><![CDATA[Don Ruggiero Conti]]></category> <category><![CDATA[induzione alla prostituzione]]></category> <category><![CDATA[Vaticano]]></category> <category><![CDATA[violenza sessuale]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=95015</guid> <description><![CDATA[Don Ruggero Conti, ex parroco della Natività di Maria Santissima di Selva Candida ed ex garante di Alemanno per le periferie e la famiglia, già missionario in Uganda, è stato condannato oggi in primo grado a 15 anni e 4 mesi di detenzione per violenza sessuale continuata e aggravata su sette bambini nell&#8217;arco di dieci anni,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div><strong></strong></div><div id="attachment_95026" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/03/ruggero_conti.jpg?47e3a5"><strong><img class="size-full wp-image-95026" title="ruggero_conti interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/03/ruggero_conti.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></strong></a><p class="wp-caption-text">Ruggero Conti, ex parroco della Natività di Maria Santissima di Selva Candida</p></div><p>Don Ruggero Conti, ex parroco della Natività di Maria Santissima di Selva Candida ed ex garante di Alemanno per le periferie e la famiglia, già missionario in Uganda, è stato condannato oggi in primo grado a 15 anni e 4 mesi di detenzione per violenza sessuale continuata e aggravata su sette bambini nell&#8217;arco di dieci anni, tra il 1998 e il 2008. <br /> Lo ha deciso la VI sezione del Tribunale penale di Roma ipotizzando nei confronti di Don Ruggero i reati di atti sessuali con minori, violenza sessuale e induzione alla prostituzione minorile. Il presidente della VI sezione ha condannato il parroco al pagamento di una provvisionale di oltre 200 mila euro.</p><p>&#8220;Possiamo definirla una pena esemplare &#8211; ha dichiarato dopo la sentenza <strong>Roberto Mirabile, </strong>presidente de <a href="http://www.caramellabuona.org/" target="_blank">La Caramella Buona,</a> l’associazione antipedofilia costituitasi parte civile nel processo &#8211; anche se per un pedofilo seriale di questo genere non credo possa esistere, giuridicamente parlando, una pena valida. Sicuramente possiamo ritenerci soddisfatti del lavoro degli inquirenti, degli avvocati dell&#8217;accusa e della decisione del Tribunale: i ragazzi hanno sempre detto la verità e oggi finalmente è ufficiale&#8221;. &#8221;A testa alta abbiamo continuato a credere alle vittime – ha affermato Mirabile &#8211; forti di avere sempre riscontri obiettivi. Ora andrebbero accertate responsabilità ad alti livelli ecclesiastici&#8221;.</p><p>Il pubblico ministero<strong> Francesco Scavo</strong> aveva chiesto una condanna a 18 anni di reclusione più il pagamento di una multa pari a 50mila euro per i reati di violenza sessuale, atti sessuali con minori, induzione alla prostituzione minorile, continuati e aggravati. Per il magistrato, il sacerdote si è macchiato di &#8220;condotte di una gravità inaudita, insidiose e insistenti&#8221;.</p><p><strong>Don Ruggero</strong> fu arrestato il 30 giugno 2008 mentre stava organizzando con l&#8217;oratorio il viaggio per partecipare alla Giornata mondiale della gioventù di Sidney. L&#8217;accusa sosteneva che il sacerdote avesse ripetutamente abusato, per oltre dieci anni, dei giovani affidati alle sue cure, approfittando delle situazioni di debolezza o difficoltà familiare in cui versavano le vittime. Ulteriori indagini, effettuate dopo l’arresto, portarono alla luce altri casi di abusi che sarebbero avvenuti negli anni Ottanta, prima dell’ordinazione sacerdotale di don Conti, quando l’aspirante sacerdote insegnava educazione sessuale a Legnano. Sebbene gli episodi in questione fossero ormai prescritti, alcune vittime dell&#8217;epoca sono state comunque sentite in aula come testi dell&#8217;accusa.</p><p>Alle udienze hanno presenziato decine di fedeli, presenti in aula per sostenere emotivamente il sacerdote. Il vescovo di Porto e Santa Rufina, <strong>Gino Reali</strong>, ha accolto &#8220;con rispetto il pronunciamento dei magistrati”, esprimendo profondo dolore e &#8220;ferma condanna per i gravi delitti” e ribadendo la sua “vicinanza e la piena solidarietà della Diocesi alle vittime&#8221;.</p><p>Pochi mesi fa <strong>Monsignor Reali</strong> aveva rilasciato una testimonianza choc in aula. Il vescovo aveva confessato che, sebbene almeno dieci persone si fossero rivolte a lui per segnalare «comportamenti anomali» di don Ruggero Conti, non aveva mai preso alcun provvedimento nei confronti del parroco: «Non ho informato il Vaticano e la Congregazione per la dottrina della fede su don Conti &#8211; sostenne Reali &#8211; perché non ritenevo sufficienti gli elementi raccolti e non ho denunciato i fatti all’autorità giudiziaria italiana perché non conoscevo l’iter da seguire.» Il vescovo si limitò a qualche &#8216;lavata di capo&#8217;, ma non prese nessuna posizione, neppure per tutelare possibili altre vittime. &#8220;Incontrai don Ruggero più volte e gli feci alcune raccomandazioni – sostenne il vescovo nel corso del processo &#8211; Gli dissi di dedicarsi di più alla spiritualità, di avere un atteggiamento più prudente, di essere meno espansivo e di non accogliere ragazzi in casa&#8221;.</p><p>Nei confronti del sacerdote, che aveva già la proibizione dell&#8217;esercizio pubblico del ministero, &#8220;verranno presi &#8211; assicura la Diocesi in una nota &#8211; i provvedimenti previsti dalla disciplina della Chiesa, secondo le indicazioni della competente Congregazione per la Dottrina della Fede&#8221;. &#8220;Consapevole che quanto avvenuto ferisce l&#8217;intera comunità ecclesiale&#8221;, il vescovo &#8220;chiama tutti alla preghiera e alla penitenza e chiede ad ognuno, a cominciare dai sacerdoti, un rinnovato impegno di coerente testimonianza cristiana e di generoso servizio in favore di quanti, particolarmente minori e più deboli, sono affidati alle cure della Chiesa&#8221;.</p><p>Il difensore di Don Conti, l’avvocato <strong>Patrizio Spinelli</strong>, ha subito annunciato: &#8221;Faremo appello, un appello più grande degli articoli che domani usciranno sui giornali”. Il legale ha affermato di aspettarsi quel tipo di sentenza: &#8220;I giudici si sono adeguati alle richieste dei pm, hanno fatto solo un calcolo matematico. Il fatto che lo stesso pm non ha voluto concedere le repliche è il segno che l&#8217;esito di questa sentenza era scontato”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/03/don-ruggero-condannato-a-15-anniha-abusato-di-sette-minorenni/95015/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>43</slash:comments> </item> <item><title>Londra, la visita del Papa fu pagata con i fondi  pubblici destinati agli aiuti per il Terzo mondo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/04/londra-la-visita-del-papa-fu-pagata-con-i-fondi-pubblici-destinati-agli-aiuti-per-il-terzo-mondo/90235/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/04/londra-la-visita-del-papa-fu-pagata-con-i-fondi-pubblici-destinati-agli-aiuti-per-il-terzo-mondo/90235/#comments</comments> <pubDate>Fri, 04 Feb 2011 17:19:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Vania Lucia Gaito</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[aiuti]]></category> <category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category> <category><![CDATA[fondi pubblici]]></category> <category><![CDATA[laburisti]]></category> <category><![CDATA[londra]]></category> <category><![CDATA[Papa]]></category> <category><![CDATA[terzo mondo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=90235</guid> <description><![CDATA[La visita di Benedetto XVI in Gran Bretagna, lo scorso settembre, costò ai sudditi di Elisabetta oltre 10 milioni di sterline. Adesso, a distanza di pochi mesi, si scopre che i fondi con i quali fu finanziata la visita del pontefice furono sottratti ad altre spese, e infuria una nuova polemica. Vediamo da dove sono...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_90642" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/02/papa-londra.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-90642" title="papa londra" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/02/papa-londra.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Un momento della visita papale a Londra</p></div><p>La visita di <strong>Benedetto XVI</strong> in Gran Bretagna, lo scorso settembre, costò ai sudditi di Elisabetta oltre 10 milioni di sterline. Adesso, a distanza di pochi mesi, si scopre che i fondi con i quali fu finanziata la visita del pontefice furono sottratti ad altre spese, e infuria una nuova polemica.</p><p>Vediamo da dove sono stati presi i soldi. Il dipartimento degli Esteri e del Commonwealth è quello che ha investito meno, soltanto 750mila sterline. Il resto della somma, oltre nove milioni di sterline, è stato equamente diviso tra cinque dipartimenti che, secondo il Tesoro, avrebbero “obiettivi allineati con i fini governativi per la visita papale”: ambiente, agricoltura ed affari rurali, decentramento e governo locale, educazione, sviluppo internazionale. A ciascun dipartimento la visita del Papa è costata 1.850.000 sterline, circa due milioni e duecentomila euro. Per cercare di rientrare delle spese, si è pensato a far pagare i biglietti: 10 sterline per la veglia di preghiera ad Hyde Park del 18 settembre e 25 per la cerimonia di beatificazione del cardinale John Henry Newman, a Birmingham il giorno 19.</p><p>Il Guardian aveva già anticipato che il Tesoro britannico aveva giustificato la spesa a carico del Dipartimento per l’Ambiente sostenendo che la visita del papa avrebbe “proposto la questione dei cambiamenti climatici non solo come questione di economia e sicurezza energetica, ma anche di giustizia sociale&#8221;.</p><p>Nel frattempo un’indagine parlamentare ha svelato come i fondi stornati al Dipartimento dello Sviluppo Internazionale fossero invece destinati agli aiuti umanitari ai paesi in via di sviluppo. Oltre due milioni di euro sottratti ai paesi del cosiddetto Terzo mondo e usati per pagare le spese della trasferta di Benedetto XVI oltremanica.</p><p>“Molta gente rimarrà sorpresa nello scoprire che il denaro britannico destinato agli aiuti è stato utilizzato per finanziare la visita del Papa l’anno scorso”, ha affermato <strong>Malcolm Bruce</strong>, presidente della commissione sullo sviluppo internazionale. “Il governo deve spiegare precisamente a che cosa è servito questo denaro e come questo rientra nelle attribuzioni dell’aiuto all’estero”.</p><p>Un portavoce del Dipartimento dello Sviluppo Internazionale ha però spiegato che l’attribuzione dei fondi alla visita papale era “un riconoscimento del ruolo della chiesa cattolica per l’importanza del suo contributo di servizi sanitari e di istruzione nei Paesi in via di sviluppo”. Ma non è sufficiente a placare gli animi.</p><p>&#8220;Il governo non avrebbe dovuto appropriarsi dei fondi per sovvenzionare le visite di Stato&#8221;, ha dichiarato <strong>Harriet Harman</strong>, leader ad interim dei Laburisti, i quali chiedono il reintegro dei fondi sottratti. &#8220;Il denaro del dipartimento deve essere usato per combattere la povertà e la disuguaglianza globale, non per sostenere la diplomazia&#8221;.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/04/londra-la-visita-del-papa-fu-pagata-con-i-fondi-pubblici-destinati-agli-aiuti-per-il-terzo-mondo/90235/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>371</slash:comments> </item> <item><title>Fuori controllo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/27/fuori-controllo-2/88751/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/27/fuori-controllo-2/88751/#comments</comments> <pubDate>Thu, 27 Jan 2011 08:23:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Vania Lucia Gaito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[cuba]]></category> <category><![CDATA[prostituzione]]></category> <category><![CDATA[Ruby]]></category> <category><![CDATA[seduzione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=88751</guid> <description><![CDATA[Credo che prima o poi nella vita a tutti sia capitato di conoscere uno di questi uomini che un paio di volte l’anno fanno una capatina a Cuba o in qualche altra isoletta caraibica. Sia chiaro: non ci vanno per lavoro, né per le spiagge, né per il clima. Generalmente si tratta di uomini oltre...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Credo che prima o poi nella vita a tutti sia capitato di conoscere uno di questi uomini che un paio di volte l’anno fanno <strong>una capatina a Cuba</strong> o in qualche altra isoletta caraibica. Sia chiaro: non ci vanno per lavoro, né per le spiagge, né per il clima. Generalmente si tratta di uomini oltre la sessantina, che hanno scoperto l’isola caraibica per puro caso o perché un amico ce li ha portati.</p><p>Succede sempre così. Fino al giorno prima un dignitoso padre di famiglia attorno alla sessantina, al ritorno da Cuba un ridicolo ometto dalle rughe abbronzate e dalle carni flaccide che <strong>si illude di essere un Casanova</strong>. Il giorno prima di partire, un vestito color fumo di Londra, al ritorno, braghe di tela bianche e bandana. Perché il dramma è tutto lì, nell’illusione di cui ci si nutre, che rende patetici, ridicoli, grotteschi. La realtà è piuttosto banale e fin troppo ovvia, e accomuna tante, troppe donne che desiderano più di quello che possono permettersi. Che sia superfluo o necessario poco importa. E che sono spesso disposte a qualunque cosa per ottenerlo.</p><p>Così accade che, forti del fascino caraibico, ci si offra a un uomo anziano a cui non bastano i massaggi e il botulino a dar l’illusione della gioventù e che cerca disperatamente un <strong>brandello d’immortalità</strong>. E lo cerca in un corpo giovane, e in cambio di quell’illusione è disposto a pagare. Purché anche il pagamento rientri nell’inganno, e ci si possa imbrogliare: i soldi che si lasciano sul comodino non sono mai il pagamento di un po’ di sesso ma un aiuto al bilancio familiare. Perché la vera illusione, quella che si propugna a se stessi, è tutta lì, e per questo si deve volare fino ai Caraibi: il bisogno di quest’uomo ammalato di “febbre di Jennifer” è quello di sentirsi affascinante, irresistibile, capace di far perdere la testa a una donna con magari quarant’anni meno di lui. O, nei casi più tristi, più giovane ancora.</p><p>Ecco, io di uomini simili ne ho conosciuti. All’inizio, ai primi viaggi, quasi timidi, poi via via sempre più sfacciati, arroganti, malati. Sempre più fuori controllo. Disposti a qualunque compromesso, a qualunque inganno, pur di non rinunciare all’illusione. Perché con una puttana si può andare anche in Italia, ma non ci si può illudere che sia una brava ragazza e di averla fatta innamorare.</p><p>Ho letto quel triste, triste documento inviato in Parlamento e che da giorni circola in rete. E ho capito quale enorme danno abbiano fatto quelle pagine all’<strong>ego di Berlusconi</strong>, quale illusione si sia infranta. Il mito dell’uomo potente, affascinante, istrionico e sexy che s’era tentato di spacciare agli italiani. E non importa se sapesse oppure no che Ruby era minorenne, nipote di presidenti, egiziana o tunisina. Quello che infrange davvero l’illusione è leggere cosa dicano tra loro quelle donne, quelle che si riteneva fossero rimaste affascinate, stregate, soggiogate, innamorate. E ne vien fuori un quadro squallido, tetro, una scenografia strappata che rivela finzioni e miserie per come sono, senza neppure il velo della pietà.</p><p>Come se alle amanti caraibiche fosse data improvvisamente voce, rivelando il loro disprezzo per quegli uomini patetici che si illudono di essere irresistibili, quei vecchi viscidi che si considerano affascinanti, quegli individui attempati che si ritengono seducenti. Svelando il disgusto di quelle donne che credono di aver comprato e sedotto, palesando il loro ribrezzo e la derisione per chi è andato troppo, troppo oltre il senso del ridicolo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/27/fuori-controllo-2/88751/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>283</slash:comments> </item> <item><title>Scandalo pedofilia, il 2010 è stato  l&#8217;annus horribilis della Chiesa cattolica</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/03/scandalo-pedofilia-il-2010-e-stato-lannus-horribilis-della-chiesa-cattolica/84609/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/03/scandalo-pedofilia-il-2010-e-stato-lannus-horribilis-della-chiesa-cattolica/84609/#comments</comments> <pubDate>Mon, 03 Jan 2011 10:31:02 +0000</pubDate> <dc:creator>Vania Lucia Gaito</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Bendetto XVI]]></category> <category><![CDATA[Chiesa]]></category> <category><![CDATA[Papa]]></category> <category><![CDATA[pedofilia]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category> <category><![CDATA[Vaticano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=84609</guid> <description><![CDATA[Per la Chiesa cattolica il 2010 è stato un anno difficile. Soprattutto per lo scandalo degli abusi sessuali non più solo negli Stati Uniti ma anche in Europa. Dopo le migliaia di casi in Irlanda, denunciati nel 2009 dalle commissioni Ryan e Murphy, l&#8217;anno, appena passato, si è aperto con nuovi casi in Austria, in...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Per la Chiesa cattolica il 2010 è stato un anno difficile. Soprattutto per lo scandalo degli abusi sessuali non più solo negli Stati Uniti ma anche in Europa. Dopo le migliaia di casi in Irlanda, denunciati nel 2009 dalle commissioni Ryan e Murphy, l&#8217;anno, appena passato, si è aperto con nuovi casi in Austria, in Belgio, in Olanda e in Germania.</p><p>In Germania sono coinvolte soprattutto le scuole cattoliche: per decenni, alcuni dei più prestigiosi istituti cattolici tedeschi sono stati il luogo in cui si sono consumate violenze sessuali agghiaccianti. Accuse di abusi e maltrattamenti anche nel Coro di Ratisbona, diretto dal fratello del pontefice, <strong>Georg Ratzinger</strong>, dal 1964 al 1993. Anche in Austria sono i collegi i luoghi in cui vengono maggiormente consumati gli abusi sessuali, ma anche le parrocchie e perfino le case. La drammaticità della situazione spinge il Vaticano ad istituire commissioni indipendenti d’inchiesta, ma non basta ad arginare la disaffezione dei fedeli. Nella sola Austria, il 42% dei cattolici abbandona la Chiesa.</p><p>Incapaci di affrontare gli avvenimenti, i vescovi sono costretti ad ammettere di aver saputo e taciuto, trasferendo i preti colpevoli da una parrocchia all’altra. Le dimissioni cominciano in Irlanda, dove tre vescovi lasciano l’incarico. Il vescovo belga, <strong>Roger Vangheluwe</strong>, si dimette confessando di aver abusato di un bambino. Anche il vescovo norvegese <strong>Georg Muller</strong> lascia dopo aver rivelato di aver violentato un chierichetto.</p><p>E mentre il Papa, nel corso del viaggio a Malta, incontra le vittime dei preti pedofili e in diversi discorsi pubblici condanna senza riserve la pedofilia clericale, il <em>New York Times</em> pubblica una serie di dossier che rivelano come i vertici del Vaticano e lo stesso Ratzinger pur essendo a conoscenza di casi molto gravi abbiano adottato la politica del silenzio e della copertura. La Corte Suprema degli Stati Uniti rifiuta di pronunciarsi sul diritto all&#8217;immunità della Santa Sede: il Vaticano può essere considerato civilmente responsabile degli atti di un prete accusato di abusi su minori.</p><p>Anche sul fronte italiano, sono oltre una decina i sacerdoti condannati per abusi sessuali. Lo stesso monsignor <strong>Crociata</strong>, segretario generale della CEI, per la prima volta ammette che il Vaticano ha ricevuto denunce su circa 100 casi di preti pedofili negli ultimi dieci anni. Ma è una stima per difetto. Infine, Wikileaks pubblica alcuni cablo che rivelano come, nel caso irlandese, il Vaticano, nonostante la sbandierata disponibilità a fare luce sullo scandalo dei preti pedofili e a collaborare con le autorità civili, non abbia permesso ai suoi uomini di testimoniare di fronte alla commissione chiamata a fare chiarezza sugli abusi commessi dai sacerdoti irlandesi.</p><p>Si chiude così un anno drammatico, che ha portato migliaia di fedeli a lasciare la Chiesa. E la disaffezione non potrà che continuare, finché il problema della pedofilia clericale non sarà affrontato alla radice, riesaminando il pesantissimo ruolo dell’educazione sessuofobica impartita nei seminari nella genesi di quella che ormai è considerata una vera e propria piaga. Ecco, dunque, la cronaca di questo annus horribilis della Chiesa</p><p><strong>Gennaio</strong></p><p>Il Vaticano sancisce l’obbligo di denunciare i preti pedofili alle autorità civili. Tuttavia tale obbligo vale solo per i Paesi in cui la legge già lo impone. Benedetto XVI riduce allo stato laicale <strong>don Marco Dessì</strong>, missionario condannato per abusi sessuali su diversi bambini del Nicaragua.</p><p><strong>Febbraio</strong></p><p>Arrestato <strong>Angelo Balducci</strong>, gentiluomo di Sua Santità. Nell’inchiesta emerge anche uno scandalo che porta in Vaticano. Secondo l’accusa, un religioso nigeriano del coro di san Pietro  si occupa di reperire, per gli appetiti dell’ingegnere, giovani e ragazzi presentati, talvolta, come seminaristi.</p><p>Condannato in primo grado a 1 anno e 5 mesi <strong>don Paolo Biasi</strong>, per molestie ai danni di 4 bambine. Padre <strong>Aldo Nuvola</strong>, ex parroco nella chiesa Regina Pacis a Palermo, è rinviato a giudizio con l’accusa di avere tentato di ottenere prestazioni sessuali da un ragazzo di 17 anni.</p><p><strong>Marzo</strong></p><p>Mentre il Papa invia una lettera pastorale ai fedeli irlandesi, con una ferma condanna dei sacerdoti pedofili, il presidente della conferenza episcopale tedesca ammette che le diocesi hanno intenzionalmente taciuto per anni sui moltissimi casi di violenze commesse dai sacerdoti in Germania. Un giornale austriaco rivela una serie di abusi sessuali e fisici anche all&#8217;interno del rinomato coro dei Piccoli Cantori di Ratisbona. Negli Stati Uniti esplode il caso <strong>Murphy</strong>. I vertici del Vaticano, tra cui il futuro Papa Benedetto XVI, secondo il <em>New York Times</em>, occultarono gli abusi di un prete americano, sospettato di aver violentato circa 200 bambini sordi in una scuola del Wisconsin.</p><p>In Italia, è condannato in primo grado a 3 anni e 11 mesi <strong>don Pierpaolo Mologni</strong>, per aver abusato di un bambino disabile e per detenzione di materiale pedopornografico. Si prescrivono le accuse a <strong>don Giorgio Carli</strong>,  ma la Cassazione lo condanna a un risarcimento di 750.000 euro. Rinviato a giudizio <strong>don Jesus Vasquez</strong>, sacerdote a San Nicola Manfredi (BN), per violenza sessuale su due bambini. <strong>Don Claudio Ballerini</strong> è condannato per la terza volta per atti osceni di fronte a minori.</p><p><strong>Aprile</strong></p><p><strong>Georg Mueller</strong>, ex vescovo norvegese, confessa che è stato un abuso sessuale il motivo che lo ha spinto alle dimissioni. Si dimette anche il vescovo belga  <strong>Roger Vangheluwe</strong>, dopo aver rivelato di aver abusato sessualmente di un ragazzo. Anche il vescovo irlandese <strong>James Moriarty</strong>, accusato di aver coperto in passato abusi sessuali lascia l’incarico.</p><p>Il Papa, incontrando alcune vittime dei sacerdoti maltesi, esprime la sua vergogna e il suo dolore per quello che le vittime e le loro famiglie hanno sofferto. Ma da oltreoceano arrivano nuovi scandali. Una lettera del 1985 firmata dal cardinale Joseph Ratzinger dimostra la resistenza opposta dal futuro Papa alla rimozione di padre <strong>Stephen Kiesle</strong>, che aveva molestato diversi bambini. Il cardinale Angelo Sodano bolla come &#8220;chiacchiericcio” le critiche a Chiesa e Pontefice per la gestione dello scandalo dei preti pedofili. Un sacerdote 40enne di origini indiane viene arrestato a Teramo per violenza sessuale su una bimba di 10 anni.</p><p><strong>Maggio</strong></p><p>La Chiesa italiana ammette di aver ricevuto denunce su circa 100 casi di preti pedofili negli ultimi dieci anni. La Cei, tuttavia, si rifiuta di far conoscere il numero dei preti successivamente sospesi secondo la legge canonica. Per la prima volta in Italia  un vescovo è chiamato a testimoniare. <strong>Gino Reali</strong>, vescovo della diocesi di Porto Rufina, è chiamato in tribunale per chiarire come mai non abbia preso provvedimenti in merito alla vicenda processuale che vede imputato <strong>don Ruggero Conti</strong>, accusato di abusi sessuali.</p><p><strong>Giugno</strong></p><p>La Corte Suprema degli Stati Uniti rifiuta di pronunciarsi sul diritto all&#8217;immunità della Santa Sede, confermando la decisione della Corte d’Appello dell’Oregon di considerare il Vaticano come civilmente responsabile degli atti di un prete accusato di abusi su minori.</p><p>In Italia, viene ridotto allo stato laicale <strong>don Andrea Agostini</strong>, condannato nella primavera 2008 in primo grado a 6 anni e 10 mesi per molestie sessuali ai danni di dieci bambine (dai tre ai sei anni) che frequentavano l&#8217;asilo parrocchiale da lui diretto.</p><p><strong>Luglio</strong></p><p>Un ex sacerdote australiano <strong>John Sidney Denham</strong>, 67 anni, viene condannato a quasi 20 anni di carcere per aver abusato di almeno 25 ragazzi in diverse scuole, dove era  responsabile delle punizioni disciplinari e nelle quali aveva creato un clima di terrore e depravazione.</p><p>Il <em>New York Times</em> pubblica un reportage di documenti interni alla Chiesa che svelano come Joseph Ratzinger, quando dirigeva la Congregazione per la dottrina della fede, fosse &#8220;parte di una cultura di non-responsabilità, negazionismo, e ostruzionismo della giustizia&#8221; di fronte agli abusi sessuali commessi da sacerdoti. Tra le rivelazioni spunta un vertice segreto avvenuto in Vaticano nel 2000 tra Ratzinger e i vescovi delle nazioni anglofone più colpite dagli scandali di pedofilia: Stati Uniti, Irlanda, Australia.</p><p><strong>Settembre</strong></p><p>La parrocchia del Sacro Cuore di Foggia e l&#8217;Istituto nazionale dei Salesiani di Roma sono citati come responsabili civili nel processo che vede imputato un prete, un salesiano di 79 anni, vice parroco al Sacro Cuore di Foggia, che avrebbe molestato 4 ragazzine che si confessavano con lui.</p><p>Scompare nel nulla <strong>don Matteo Diletti</strong>, prete bergamasco di 39 anni, a pochi giorni dall’udienza in Cassazione che lo vedeva imputato per abusi sessuali su una ragazzina di 13 anni. La cassazione confermerà la condanna a 4 anni.</p><p><strong>Ottobre</strong></p><p>I quotidiani in lingua fiamminga riportano 103 nuove denunce contro i preti pedofili belgi. Tuttavia, la chiesa belga non istituirà una nuova commissione d’indagine. In Italia, <strong>don Secondo Bongiovanni</strong>, sacerdote 56enne, viene condannato a Sondrio per abusi sessuali ai danni di un bambino di 12 anni.</p><p><strong>Novembre</strong></p><p>Il Papa ammette ritardi e coperture nella gestione del caso di <strong>Marcial Maciel</strong>, fondatore dei Legionari di Cristo, pedofilo, tossicomane e padre di diversi figli illegittimi.</p><p><strong>Dicembre</strong></p><p>Pubblicati i cablo WikiLeaks sul Vaticano. Secondo le rivelazioni, il Vaticano ha rifiutato di permettere ai suoi uomini di testimoniare di fronte alla commissione chiamata a fare chiarezza sugli abusi dei sacerdoti su minori in Irlanda. Non solo: la richiesta di presentarsi di fronte alla commissione Murphy &#8220;ha offeso molte persone in Vaticano. Pensano che l&#8217;Irlanda non abbia protetto e rispettato la sovranità vaticana durante l&#8217;inchiesta&#8221;, dice un cablogramma. Una giuria nel Delaware stabilisce un risarcimento di 30 milioni di sterline per un uomo stuprato più di cento volte da un prete cattolico. E’ la somma più ingente che sia stata mai assegnata a una singola vittima. In Italia, <strong>don Domenico Pezzini</strong> è condannato a dieci anni di carcere per aver abusato sessualmente di un minorenne originario del Bangladesh.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/03/scandalo-pedofilia-il-2010-e-stato-lannus-horribilis-della-chiesa-cattolica/84609/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>402</slash:comments> </item> <item><title>Papa Benedetto XVI in Sicilia. Ma scatta la protesta per gli striscioni oscurati</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/03/papa-benedetto-xvi-in-sicilia-ma-le-polemiche-sui-costi-non-si-fermano/67359/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/03/papa-benedetto-xvi-in-sicilia-ma-le-polemiche-sui-costi-non-si-fermano/67359/#comments</comments> <pubDate>Sun, 03 Oct 2010 10:47:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Vania Lucia Gaito</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=67359</guid> <description><![CDATA[Una visita che è costata circa due milioni e mezzo di euro, 500.000 dei quali a carico del Comune di Palermo, che li attingerà dal fondo di riserva. Arriva Benedetto XVI e non accennano a placarsi le polemiche che da settimane infuriano nel capoluogo siciliano. La visita del pontefice, in occasione del diciassettesimo anniversario dell’uccisione...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/10/ratzinger_papa.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-67388" title="ratzinger_papa" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/10/ratzinger_papa-300x237.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="237" /></a>Una visita che è costata circa due milioni e mezzo di euro, 500.000 dei quali a carico del Comune di Palermo, che li attingerà dal fondo di riserva. Arriva <strong>Benedetto XVI</strong> e non accennano a placarsi le polemiche che da settimane infuriano nel capoluogo siciliano.</p><p>La visita del pontefice, in occasione del diciassettesimo anniversario dell’uccisione di padre <strong>Pino Puglisi</strong>, è durata in tutto dieci ore, ma già dall’alba i pullman di fedeli provenienti da tutta la Sicilia hanno cominciato ad affollare le aree di sosta. E arriva il primo allarme, quello dell’Amia, l’ex municipalizzata che si occupa di raccolta e smaltimento dei rifiuti: &#8220;C&#8217;è chi abbandona sacchetti di rifiuti indifferenziati per strada&#8221;, scrive in una nota la società che parla &#8220;di una vera e propria emergenza, con la formazione di enormi accumuli di rifiuti in una parte di Palermo che sarà interessata dalla visita del Santo padre&#8221;. In realtà, nulla di nuovo, visto che la raccolta differenziata dei rifiuti è stentatamente partita solo in una piccola parte della città, che continua a navigare tra cumuli di sacchetti e cassonetti trasbordanti.</p><p>Il papa è arrivato a Punta Raisi alle 9.15, ha raggiunto piazza <strong>Giovanni Paolo II</strong>, e, a bordo della papamobile si è diretto al Foro Italico dove ha celebrato l’Angelus: &#8220;Non rassegnatevi al male.  Oggi sono in mezzo a voi per testimoniare la mia vicinanza ed il mio ricordo nella preghiera” ha detto il pontefice. “Sono qui per darvi un forte incoraggiamento a non aver paura di testimoniare con chiarezza i valori umani e cristiani, così profondamente radicati nella fede e nella storia di questo territorio e della sua popolazione”. Ai centomila fedeli, il papa ha augurato un futuro di serenità e pace: “Sono venuto per condividere con voi gioie e speranze, fatiche e impegni, ideali e aspirazioni” consapevole tuttavia che a Palermo, e in tutta la Sicilia, “non mancano difficoltà, problemi e preoccupazioni: penso, in particolare, a quanti vivono concretamente la loro esistenza in condizioni di precarietà, a causa della mancanza del lavoro, dell&#8217;incertezza per il futuro, della sofferenza fisica e morale e, come ha ricordato l&#8217;Arcivescovo, a causa della criminalità organizzata”. L’anniversario dell’omicidio di padre Puglisi, il cui ricordo è vivissimo nel cuore dei palermitani, non poteva prescindere dalla condanna della mafia, come già fece, a suo tempo, Giovanni Paolo II, con parole durissime.</p><p>Alle 17.00 c&#8217;è stata una riunione con il clero e i seminaristi, alle 18.00 un incontro con i giovani a piazza Politeama. Ripartirà alle 19.15 per Ciampino. I costi della visita papale che hanno suscitato indignazione e polemiche non riguardano le spese per la sicurezza del pontefice ma i costi vivi sostenuti dall’amministrazione comunale e da quella regionale. Passi per i 200.000 spesi per le transenne (il percorso di Benedetto XVI è di circa 22 km), passi per i 15.000 euro per il noleggio dei 10 maxischermi per il Foro Italico e piazza Politeama e i 50.000 euro per il noleggio dei 400 gabinetti chimici, possibile che il solo palco al Foro Italico costi 200.000 euro? Più altri 150.000 euro per “abbellire” il palco, più altri 300.000 euro per l’impianto di amplificazione e ancora altri 150.000 per l’impianto di luci. Strano, tra l’altro, il confronto con il costo del palco a piazza Politeama, dove il papa incontrerà i giovani: “solo” 50.000 euro e altri 50.000 di piante.</p><p>Dalle prime luci dell’alba di ieri sono comparsi anche striscioni con la scritta: &#8220;Con <strong>Ratzinger</strong> contro matrimoni gay e relativismo”. Gli striscioni che sono comparsi in particolare per le vie del centro, via Roma, via Libertà, via Notarbartolo, via Autonomia Siciliana, via Duca della Verdura, sono stati affissi dagli aderenti a Giovane Italia, il movimento giovanile del Popolo della Libertà, “da sempre in prima linea nella difesa di quei valori non negoziabili, quali vita e famiglia, indicati dal Papa”. Gli stessi striscioni che lo stesso movimento aveva tirato fuori in occasione del primo Gay Pride siciliano, a giugno di quest’anno, che aveva portato in piazza 10.000 persone.</p><p>Su uno terrazzo, proprio di fronte al palco al Foro Italico, avrebbe dovuto esserci uno striscione, con una frase tratta dal Vangelo di Matteo, che invece non c’è. Un gruppo di palermitani lo aveva esposto ieri notte, dopo averci lavorato per giorni. Sullo striscione si leggeva:<em> </em>“La mia casa è casa di preghiera, ma voi<em> </em>ne avete fatto una spelonca di ladri<em>”.</em> Le forze dell’ordine sono intervenute immediatamente, hanno prima tentato di farsi ammettere in casa, ma erano sprovvisti di un qualsivoglia ordine di un magistrato e sono stati lasciati sulla porta. Sono quindi intervenuti i vigili del fuoco, su richiesta delle forze dell’ordine, e sono saliti con le scale mobili a strappare lo striscione. Ci sono riusciti solo per metà, l’altra metà (ma praticamente inservibile) è stata ritirata dalle persone in casa.</p><p><em>“</em>E’ un regime, neppure in casa nostra possiamo esprimere liberamente il nostro pensiero” ha affermato ieri Franca Gennuso, una delle persone presente nella casa “incriminata”, tenuta sveglia tutta la notte da continue telefonate delle forze dell’ordine che tentavano, con le buone e con le cattive, di persuaderli a ritirare lo striscione. “La verità è che non vogliono sbavature. Vogliono dare l’immagine di una visita perfetta, tra un consenso perfetto”. E’ chiaro che è tutt’altro che così.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/03/papa-benedetto-xvi-in-sicilia-ma-le-polemiche-sui-costi-non-si-fermano/67359/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>303</slash:comments> </item> <item><title>Il Papa: &#8220;Sulla pedofilia la Chiesa non ha vigilato&#8221;. Ma in Gb continuano le polemiche</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/16/il-papa-inizia-il-viaggio-in-gran-bretagna-sulla-pedofilia-la-chiesa-non-ha-vigilato/61332/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/16/il-papa-inizia-il-viaggio-in-gran-bretagna-sulla-pedofilia-la-chiesa-non-ha-vigilato/61332/#comments</comments> <pubDate>Thu, 16 Sep 2010 14:21:43 +0000</pubDate> <dc:creator>Vania Lucia Gaito</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category> <category><![CDATA[cardinale walter kasper]]></category> <category><![CDATA[edimburgo]]></category> <category><![CDATA[federici]]></category> <category><![CDATA[Papa]]></category> <category><![CDATA[pedofilia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=61332</guid> <description><![CDATA[Non c’è tregua alle polemiche intorno al viaggio di Benedetto XVI in Gran Bretagna. Che arriva nel Regno Unito dopo che lo scandalo sui preti pedofili ha intaccato l&#8217;immagine del Vaticano anche Oltremanica. Sul volo per Edimburgo,  il Papa ha definito &#8220;uno choc&#8221; le rivelazioni sulle violenze sessuali sui minori compiute da sacerdoti: &#8220;L&#8217;autorità della...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non c’è tregua alle polemiche intorno al viaggio di Benedetto XVI in Gran Bretagna. Che arriva nel Regno Unito dopo che lo scandalo sui preti pedofili ha intaccato l&#8217;immagine del Vaticano anche Oltremanica. Sul volo per Edimburgo,  il Papa ha definito &#8220;uno choc&#8221; le  rivelazioni sulle violenze sessuali sui minori compiute da sacerdoti:  &#8220;L&#8217;autorità della Chiesa non è stata sufficientemente vigilante, né  sufficientemente veloce e decisa nel prendere le misure necessarie&#8221;.</p><p><strong>Il caso pedofilia</strong> -  Anche nel Regno Unito, la reazione della Chiesa contro i sacerdoti che hanno abusato di minori non è stata veloce e decisa. Nel  2000 il Cardinale Cormac Murphy-O&#8217;Connor chiese al giudice Nolan di  istituire una commissione per la tutela della sicurezza dei bambini. Nel  settembre del 2001 Nolan presentò una relazione, accettata dai vescovi e  dai superiori delle congregazioni religiose, in cui, tra l’altro,  raccomandava la riduzione allo stato laicale dei sacerdoti colpevoli di  abusi su minori. <em>Channel 4</em> ha rivelato, invece, in una  dettagliata inchiesta, che su 37 sacerdoti condannati dai tribunali  inglesi, una gran parte di loro non è stata ridotta allo stato laicale,  ma ha continuato ad esercitare il ministero. Su 14 pratiche di sacerdoti  colpevoli, sei procedure per la riduzione allo stato laicale sono in  corso, tre sono state rifiutate o non processate per motivi di salute,  un’altra è stata portata a termine e quattro addirittura non sono mai  state aperte.</p><p><strong>&#8220;Inghilterra come Terzo mondo&#8221;</strong> &#8211; Ad aumentare le polemiche degli ultimi giorni, sono arrivate le affermazioni del cardinale Walter Kasper, presidente emerito del Pontificio Consiglio per la promozione dell&#8217;unità  dei Cristiani e membro della Congregazione per la dottrina della fede. Che a un settimanale tedesco ha dichiarato: &#8220;Delle volte quando si arriva a Heatrow sembra di essere atterrati in un Paese del Terzo mondo&#8221;. Le parole di Kasper, che è decennale amico di Ratzinger e collega ai tempi dell’insegnamento universitario, hanno avuto grande risalto sui giornali britannici. Il rimedio che ha tentato di metterci padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa del Vaticano, si è rivelato peggiore del male, poiché, secondo il prelato, le affermazioni di Kasper si riferivano &#8220;alla società multiculturale britannica&#8221;. Durissima è stata la reazione della British Humanist Association, che già non era favorevole alla visita papale: “Dovremmo essere orgogliosi del fatto che, a differenza della Santa Sede, il Regno Unito è un luogo di liberalismo e tolleranza“. Gli inglesi non hanno dimenticato che Kasper è stato uno dei più attivi nell’incoraggiare la fuoriuscita dei preti anglicani dalla chiesa inglese, quando quest’ultima si è aperta al sacerdozio femminile. Sempre il cardinale ha a lungo chiesto agli anglicani una presa di posizione comune contro l’omosessualità.</p><p>Così, il cardinale Kasper, che avrebbe dovuto seguire il papa in questo viaggio, si è provvidenzialmente ammalato e ha dovuto rinunciare. Una mossa diplomatica, suggeriscono alcuni, sebbene la sala stampa vaticana abbia smentito: la defezione è stata dettata da &#8221;motivi di salute&#8221;. La sua assenza, ha aggiunto padre Lombardi, &#8221;non ha nulla a che fare con nient&#8217;altro&#8221;.</p><p><strong>Sacerdoti abbracciati in una pubblicità</strong> &#8211; Altre polemiche sono state suscitate dai manifesti pubblicitari di un’azienda produttrice di gelati, quella di Antonio Federici, una delle più amate dagli inglesi. La pubblicità mostra una giovane suora incinta mentre mangia voluttuosamente un gelato. Sul nero dell’abito risalta lo slogan: &#8221;Concepita immacolatamente&#8221;. La pubblicità è stata bloccata dalla Advertising Standards Authorithy, perché ritenuta offensiva per la religione cattolica. Ma la Federici ha rincarato la dose proprio nel momento dell’arrivo del pontefice: nuovi manifesti dovrebbero venire affissi nell&#8217;area dell&#8217;Abbazia di Westminster dove Papa Benedetto XVI si recherà venerdì e sabato. La campagna pubblicitaria prevede anche l’immagine di una giovane suora e di un altrettanto giovane sacerdote in atteggiamenti difficilmente equivocabili. E soprattutto prevede l’immagine di due giovani uomini in tonaca e collare clericale che si abbracciano sulla scritta “Crediamo nella salivazione”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/16/il-papa-inizia-il-viaggio-in-gran-bretagna-sulla-pedofilia-la-chiesa-non-ha-vigilato/61332/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>125</slash:comments> </item> <item><title>Il papa arriva a Palermo, ma la sua visita costerà oltre due milioni alle istituzioni locali</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/15/il-papa-arriva-a-palermo-ma-la-sua-visita-costera-due-milioni-e-mezzo-alle-istituzioni-locali/60910/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/15/il-papa-arriva-a-palermo-ma-la-sua-visita-costera-due-milioni-e-mezzo-alle-istituzioni-locali/60910/#comments</comments> <pubDate>Wed, 15 Sep 2010 10:52:36 +0000</pubDate> <dc:creator>Vania Lucia Gaito</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Palermo]]></category> <category><![CDATA[Papa]]></category> <category><![CDATA[sprechi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=60910</guid> <description><![CDATA[Costerà due milioni e mezzo di euro, la visita di Papa Ratzinger a Palermo, e il Comune, la Provincia e la Regione sperano che sia lo Stato a sborsarli. Sia perché le casse sono vuote e si sta già grattando il fondo, sia perché la trasferta di Benedetto XVI in terra siciliana potrebbe passare come...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Costerà due milioni e mezzo di euro, la visita di Papa <strong>Ratzinger</strong> a Palermo, e il Comune, la Provincia e la Regione sperano che sia lo Stato a sborsarli. Sia perché le casse sono vuote e si sta già grattando il fondo, sia perché la trasferta di Benedetto XVI in terra siciliana potrebbe passare come “grande evento”. In un summit tenutosi a villa Whitaker tra il prefetto <strong>Giuseppe Caruso </strong>e le istituzioni locali coinvolte, è emerso chiaramente che se da Roma non arrivano i fondi, ogni istituzione dovrà farsi carico delle spese. Ed è quasi certo che non arriveranno. Così, i contribuenti dovranno farsi carico dei costi per lo spiegamento di forze previsto: 1.000 volontari della protezione civile, 3.000 uomini delle forze dell’ordine, 1.100 vigili urbani, 60 medici, 200 barellieri, 18 ambulanze, 3 pronto soccorso mobili e oltre 180 volontari di Croce Rossa e Misericordia, 12 autogru, 22 chilometri di transenne, 600 pullman.</p><p>E poiché di spese folli se ne son fatte anche troppo, i palermitani non hanno accolto bene la notizia, anzi. Tant’è che si è sentito in dovere di intervenire anche monsignor <strong>Paolo Romeo</strong>, arcivescovo di Palermo: &#8220;Perché nessuno si chiede quanto costa alla cittadinanza la cena di un magistrato con gli uomini di scorta o quella di un politico?&#8221;. Affermazione quanto meno azzardata nella città della strage di via D’Amelio</p><p>Ma se i magistrati, stando a quanto detto dal vescovo, devono risparmiare a tavola che bisogna direi dei politici. Basta pensare che in tempi di vacche magre come quelli che attraversa il Comune di Palermo, il sindaco <strong>Cammarata</strong> spende 22.000 euro in cocktail, 5.720 euro per cene di rappresentanza, 7.500 euro “per l’effettuazione delle proprie spese di rappresentanza, da spendere liberamente, autonomamente e celermente nel rispetto della normativa vigente ma prescindendo dai normali tempi di svolgimento delle procedure di acquisizione di beni e servizi”, come si legge nella apposita delibera. E poi ci sono le spese per le “scenografie”: 3.500 euro per piante ornamentali e addobbi floreali in occasione della messa di capodanno al Palazzo di Città, e poi altri 1.500 per l’addobbo floreale fornito in occasione della conferenza stampa che il sindaco ha tenuto pochi giorni dopo a Palazzo Galletti.</p><p>Ma la preoccupazione non è solo per quei due milioni e mezzo di euro che costerà la visita papale. Il programma infatti prevede la celebrazione della messa sul prato del Foro Italico e architetti, botanici, agronomi e paesaggisti già avvertono che sarà la morte sicura per quell’area verde che già è costata tanto alla città. Sì, perché quel prato ha un triste passato. Dal dopoguerra, l’area era rimasta incolta e abbandonata. Fu recuperata poco più di una decina d’anni fa, e si decise di impiantarvi 40 mila metri quadrati di manto erboso. Poco dopo il recupero dell’area e la semina, nel 2001, il prato sembrò spuntare rigoglioso, poi improvvisamente seccò. Bisognò chiamare un superesperto, <strong>Carlo Cereti</strong> dell&#8217;università di Viterbo, per capirne la ragione. E la ragione era semplice: il prato si era seccato a causa di una miscela di semi sbagliata. A essere piantata era stata la <em>festuca rubra</em> e non la <em>arundinacea</em>. E, per giunta, avevano sbagliato pure il sistema d’irrigazione, insufficiente e azionabile solo manualmente, e quindi di giorno, con l’ovvia conseguenza di un prato “bruciato”. Nel 2003 si avviò il rifacimento, e oggi il lungomare di Palermo è un lungo nastro verde costato troppo per vederlo morire per l’invasione delle oltre 100.000 persone attese per la messa papale. Dopo, per risistemare il manto erboso, saranno necessari dagli uno ai tre euro a metro quadro. Dai 40.000 ai 120.000 euro, secondo le stime di Mauro Sarno, professore associato di Agraria all’Università di Palermo. Stima e preoccupazione condivise anche da Angelo Palmieri, presidente di Wwf Palermo, e da Manlio Speciale, curatore dell&#8217;Orto botanico, che sostiene la necessità di avere subito disponibile &#8220;un vivaio di tappeti erbosi da poter sostituire subito dopo la messa&#8221;.</p><p>Molto meno preoccupata, invece, l’assessore al Verde <strong>Francesca Grisafi</strong>, che si fida delle rassicurazioni della curia: “Non capisco questi allarmismi: il prato è fatto per essere calpestato. La Curia mi ha poi assicurato che farà di tutto per proteggerlo e mi fido. A ottobre, poi, come ogni anno, ci sarà la trasemina. I danni saranno limitati.” Tanto, a pagare, saranno i palermitani.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/15/il-papa-arriva-a-palermo-ma-la-sua-visita-costera-due-milioni-e-mezzo-alle-istituzioni-locali/60910/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>444</slash:comments> </item> <item><title>Gran Bretagna, arriva Benedetto XVI Ad attenderlo indifferenza e contestazioni</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/12/gran-bretagna-arriva-benedetto-xvi-ad-attenderlo-indifferenza-e-contestazioni/59797/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/12/gran-bretagna-arriva-benedetto-xvi-ad-attenderlo-indifferenza-e-contestazioni/59797/#comments</comments> <pubDate>Sun, 12 Sep 2010 08:08:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Vania Lucia Gaito</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Benedetto]]></category> <category><![CDATA[cattolici]]></category> <category><![CDATA[inchilterra]]></category> <category><![CDATA[londra]]></category> <category><![CDATA[palmer]]></category> <category><![CDATA[Papa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=59797</guid> <description><![CDATA[Le proteste durano da mesi, ma con l’approssimarsi del 16 settembre, data prevista per l’arrivo di Benedetto XVI in Gran Bretagna, i sudditi di Elisabetta si scaldano, soprattutto dopo l’annuncio della presenza del principe Filippo ad accogliere il papa all’aeroporto. Certo, per Ratzinger non è una visita facile. Gli inglesi, poco propensi a scialacquare in...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Le proteste durano da mesi, ma con l’approssimarsi del 16 settembre, data prevista per l’arrivo di <strong>Benedetto XVI</strong> in Gran Bretagna, i sudditi di Elisabetta si scaldano, soprattutto dopo l’annuncio della presenza del <strong>principe Filippo</strong> ad accogliere il papa all’aeroporto.</p><p>Certo, per Ratzinger non è una visita facile. Gli inglesi, poco propensi a scialacquare in tempi di crisi, hanno aspramente criticato la spesa affrontata dal governo per la visita del pontefice. Solo per la sicurezza di Ratzinger durante la veglia di preghiera in Hyde Park, in programma per il 18 settembre, sono stati spesi 1.8 milioni di sterline, 2.2 milioni di euro. Complessivamente, i quattro giorni di visita papale alleggeriranno le tasche della Gran Bretagna di oltre 14 milioni di euro. <strong>Alan Palmer</strong>, presidente del Central London Humanists, aggiunge: &#8220;I cittadini si chiedono se nella situazione economica attuale si debba spendere milioni di sterline per fornire un palcoscenico ad un leader religioso che ha già criticato la nostra legislazione e condannato il modo in cui organizziamo la nostra società&#8221;.</p><p>Secondo un sondaggio commissionato dal <strong>Tablet</strong>, il giornale cattolico inglese, alla Ipsos Mori, la società di ricerca britannica leader in questo settore, il 79% dei britannici non nutre alcun interesse per la visita del pontefice, e il 77% ritiene che la visita di Ratzinger non avrebbe dovuto essere a carico dei contribuenti. E mentre un portavoce della Chiesa cattolica inglese ha affermato che l’interesse si risveglierà all’arrivo del papa, è certo che, fin dall’annuncio ufficiale della visita in Gran Bretagna, molti si sono mobilitati e non nel modo sperato.</p><p>Una lunga serie di manifestazioni e contestazioni attende Ratzinger. Il gruppo ‘Protest the Pope’, sostenuto da laici e da attivisti per la parità dei diritti per gli omosessuali, ha proposto di bloccare il convoglio del Papa lungo la strada che porta al St. Mary University College di Twickenham, dove è previsto un incontro del pontefice con 3500 ragazzi. Una manifestazione è in programma nel centro di Londra durante la veglia di Hyde Park. Altre contestazioni si attendono per le vicende legate agli abusi sessuali su minori commessi dai religiosi.</p><p>Anche sul fronte cattolico non mancheranno i contestatori. Le attiviste del Catholic Women&#8217;s Ordination, che chiedono l’accesso al sacerdozio per le donne, hanno investito 15.000 sterline: su 15 autobus, per tutto il mese, al posto dei consueti cartelloni pubblicitari ci sarà la scritta “Papa Benedetto, ordina le donne subito!”. Ma non chiedono soltanto questo. Insieme al comitato Voci per la riforma cattolica, il Cwo esprime le proprie critiche sull’operato della chiesa in merito a diverse questioni, come la pedofilia, il ruolo delle donne nella chiesa, il celibato ecclesiastico, l&#8217;omosessualità.</p><p>Dalla visita di Giovanni Paolo II, nel 1981, sono diminuiti fortemente il numero dei battesimi e dei matrimoni cattolici. Uguale decrescita anche nel numero dei sacerdoti e delle religiose, con una conseguente diminuzione delle chiese parrocchiali, oltre che delle scuole cattoliche.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/12/gran-bretagna-arriva-benedetto-xvi-ad-attenderlo-indifferenza-e-contestazioni/59797/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>257</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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