<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Vincenzo De Cecco &amp; Riccardo Cremona</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/vdececco/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sun, 27 May 2012 06:55:24 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Wall Street, dal sublime al ridicolo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/sublime-ridicolo/200970/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/sublime-ridicolo/200970/#comments</comments> <pubDate>Thu, 29 Mar 2012 12:42:48 +0000</pubDate> <dc:creator>Vincenzo De Cecco &#38; Riccardo Cremona</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category> <category><![CDATA[high frequency trading]]></category> <category><![CDATA[mutui subprime]]></category> <category><![CDATA[The Alchemists of Wall Street]]></category> <category><![CDATA[trading]]></category> <category><![CDATA[wall street]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=200970</guid> <description><![CDATA[Immaginiamo una scatola (black box) contenente un algoritmo che analizza le parole più ricercate su google momento per momento e di conseguenza compra e vende azioni nell&#8217;arco di un secondo senza nessun intervento umano. Immaginiamo i colossi di Wall Street che competono tra di loro per poter avere la loro black box più vicina delle altre...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Immaginiamo una scatola (black box) contenente un algoritmo che analizza le parole più ricercate su google momento per momento e di conseguenza compra e vende azioni nell&#8217;arco di un secondo senza nessun <strong>intervento umano</strong>. Immaginiamo i colossi di Wall Street che competono tra di loro per poter avere la loro black box più vicina delle altre al server di Wall Street, perché un vantaggio di un decimo di secondo può costituire la differenza tra una black box &#8220;vincente&#8221; e una &#8220;perdente&#8221;.</p><p>Immaginiamo infine una notizia sbagliata riguardo a una società che per errore viene messa in rete dalle agenzie e nell&#8217;arco di pochi minuti porta alla perdita del 50% del valore delle azioni di questa società. fantascienza? Purtroppo no. E&#8217; il fantastico <strong>mondo</strong> dello high frequency trading, ovvero la nuova frontiera del mercato azionario, il definitivo passaggio nel quale viene rotto ogni residuo legame tra valore e prezzo e nel quale le decisioni su cosa comprare e vendere non vengono più prese da esseri umani, ma da algoritmi.<br /> <strong></strong></p><p><strong>Quants: The Alchemists of Wall Street </strong>è un affascinante viaggio tra gli artefici di quest<strong>i algoritmi</strong>, i maghi dei numeri di Wall Street, menti rubate alla fisica, alla matematica pura e all&#8217;ingegneria. Scienziati che utilizzano le loro brillanti menti  per produrre i modelli matematici alla base di grandi contributi per l&#8217;umanità come i mutui subprime ed ora il trading alla velocità della luce.</p><p>Se nutrite qualche residua speranza che l&#8217;attuale crisi possa finire bene non guardate questo documentario.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/ed2FWNWwE3I" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p><em>di Vincenzo De Cecco</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/sublime-ridicolo/200970/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Automi Autonomi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/22/automi-autonomi/179455/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/22/automi-autonomi/179455/#comments</comments> <pubDate>Thu, 22 Dec 2011 19:17:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Vincenzo De Cecco &#38; Riccardo Cremona</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[Adam Curtis]]></category> <category><![CDATA[bbc]]></category> <category><![CDATA[computer]]></category> <category><![CDATA[network society]]></category> <category><![CDATA[new economy]]></category> <category><![CDATA[partecipazione]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[Pong]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=179455</guid> <description><![CDATA[Nel 1991 Loren Carpenter organizzò un esperimento: mise centinaia di persone insieme di fronte a un grande schermo, con in mano una paletta, senza dire loro cosa fare. Sullo schermo venne proiettato Pong, uno dei primi giochi per computer, una sorta di tennis stilizzato. Tramite la paletta metà dei partecipanti controllava una delle due racchette di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1991 <strong>Loren Carpenter</strong> organizzò un esperimento: mise centinaia di persone insieme di fronte a un grande schermo, con in mano una paletta, senza dire loro cosa fare. Sullo schermo venne proiettato <strong>Pong</strong>, uno dei primi giochi per computer, una sorta di tennis stilizzato.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/LPkUvfL8T1I" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Tramite la paletta metà dei partecipanti controllava una delle due racchette di Pong, l&#8217;altra metà l&#8217;altra racchetta. Per muovere ogni racchetta era necessario che i giocatori di ogni metà facessero movimenti anche opposti, ma tra loro coordinati. Senza alcuna istruzione e in un clima di giocosa collaborazione questo fu esattamente quello che successe.</p><p>E&#8217; il punto di partenza di <strong><a href="http://www.bbc.co.uk/blogs/adamcurtis/2011/05/all_watched_over_by_machines_o.html" target="_blank">All Watched Over By Machines Of Loving Grace</a>, </strong>una straordinaria miniserie in tre puntate di <strong>Adam Curtis</strong>, prodotta dalla <strong>BBC</strong>, che si chiede se i computer ci abbiano davvero liberati o se piuttosto non ci abbiano fatto perdere una nostra visione del mondo.</p><p>Negli anni 60 penetrò nell&#8217;immaginario collettivo l&#8217;idea (successivamente dimostratasi sbagliata) che la natura fosse un <strong>ecosistema autoregolato </strong>nel quale esiste un ordine. L&#8217;idea attecchì e si diffuse. Si iniziò a credere che ci fosse un ordine sottostante a tutto il mondo e tutto fosse parte di un sistema, come in un computer. E che il <strong>computer</strong> potesse essere il modello autoregolante a cui ispirarsi per una società perfetta.</p><p>Nel mentre la scrittrice <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ayn_Rand" target="_blank">Ayn Rand</a> </strong>teorizzava una filosofia che aborriva l&#8217;altruismo, elogiando la virtù dell&#8217;egoismo e &#8220;la tecnologia, che avrebbe potuto trasformare chiunque in un individuo eroico, completamente libero di seguire le proprie idee.&#8221; Ispirato dalla Rand, <strong>Alan Greenspan</strong>, per anni il banchiere centrale degli Usa “credeva che le reti di computer, come le reti della natura, si potessero stabilizzare&#8221;, afferma Curtis. I computer permettevano alle banche di investimento la creazione di <strong>modelli matematici </strong>in grado, per qualsiasi prestito o investimento, di predire il rischio e bilanciarlo. Non ci sarebbero più stati alti e bassi nel mercato, solo crescita: nasceva la &#8220;<strong>new economy</strong>&#8220;.  Questa stabilità era, naturalmente, solo un&#8217;illusione e fu seguita dal maggior crollo economico dal 1929.</p><p>Curtis traccia un parallelo con le comuni, formatesi negli anni 70 adottando l&#8217;idea della<strong> network society</strong>, credendo che questo modo alternativo di ordinare il mondo eliminasse ogni forma di potere, basandosi su un ordine naturale. “Esperimenti molto rapidamente falliti” li definisce Curtis, “travolti proprio dalla cosa che doveva essere bandita: il potere&#8221;. Le personalità forti schiacciavano quelle più deboli, che non potevano associarsi o essere difese da altri, perché questa sarebbe stata l&#8217;aborrita politica. &#8220;Oggi siamo tutti<strong> disillusi dalla politica</strong>, e il principio della macchina-organizzatrice è l&#8217;ideologia dominante della nostra epoca.&#8221;</p><p>Questo ha anche ripercussioni culturali. Oggi noi e i nostri sentimenti siamo al centro di tutto, <strong>dai reality fino ai blog</strong>.&#8221;Non c&#8217;è nessuno come, ad esempio, Tolstoj, che scriva sia dell&#8217;uomo, sia dell&#8217;architettura del mondo nel quale l&#8217;uomo esiste&#8221;, dice Curtis. &#8220;Oggi non c&#8217;è contesto. La filosofia del nostro tempo è riassunta da Bill Murray in <strong><em>Le avventure acquatiche di Steve Zissou</em></strong>: &#8216;Siamo tutti un po&#8217; delle merde ma va bene così&#8217;. Non abbiamo grandi sogni. Così abbracciamo il sogno di un ordine piacevole e stabile &#8220;.  &#8221;Se oggi non esiste niente di più importante di te, come si può mai perdersi in un&#8217;idea grandiosa? Siamo spaventati dall&#8217;eccentricità, dalla solitudine. L&#8217;individualismo vuole solo mantenere la stabilità della macchina, il che porta ad un mondo statico e impotente&#8221;. E ancora: &#8220;Pensiamo di vivere in un mondo non-gerarchico, e facciamo finta di non essere elitari. E&#8217; un&#8217;idea emotivamente accattivante, ma non è questo il mondo nel quale viviamo. Questo è pericoloso&#8221;. Proprio come in quel <strong>gioco di massa</strong> di Pong &#8220;Internet ha giocato un ruolo chiave nel guidare le recenti rivoluzioni, che non hanno un&#8217; ideologia guida, ma solo un desiderio di autodeterminazione e libertà&#8221;.</p><p>Il <strong>desiderio di libertà </strong>in sé però non basta. &#8220;Quel senso di libertà dura solo per un attimo; la gente è capace di rovesciare il potere, ma poi che succede?” Il problema è che la democrazia ha bisogno della politica, ma la politica ha rinunciato a dire che vuole cambiare il mondo.</p><p>Le idee in <strong>All Watched Over By Machines Of Loving Grace</strong> sono affascinanti e inquietanti, ma sono soprattutto una provocazione: abbiamo davvero rinunciato alla speranza di cambiare il mondo nel corso della nostra vita? O questa stessa idea è diventata qualcosa per la quale vale la pena lottare?</p><p>Per guardare le tre puntate:<br /> <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://thoughtmaybe.com/video/all-watched-over-by-machines-of-loving-grace" target="_blank">http://thoughtmaybe.com/video/all-watched-over-by-machines-of-loving-grace<br /> </a></span><a href="http://www.archive.org/details/AdamCurtis-AllWatchedOverByMachinesOfLovingGrace" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">http://www.archive.org/details/AdamCurtis-AllWatchedOverByMachinesOfLovingGrace</span></a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/22/automi-autonomi/179455/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Acqua, in video le ragioni per votare Sì</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/08/acqua-in-video-le-ragioni-per-votare-si/116790/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/08/acqua-in-video-le-ragioni-per-votare-si/116790/#comments</comments> <pubDate>Wed, 08 Jun 2011 16:52:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Vincenzo De Cecco &#38; Riccardo Cremona</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[acqua pubblica]]></category> <category><![CDATA[Blue Gold]]></category> <category><![CDATA[documentari]]></category> <category><![CDATA[Flow]]></category> <category><![CDATA[referendum]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=116790</guid> <description><![CDATA[Wystan Hugh Auden scriveva: &#8220;A migliaia sono vissuti senza amore, nessuno senz&#8217;acqua&#8220;. Se vi si è seccata la gola a furia di enumerare le ragioni per cui occorre votare Sì anche ai referendum sulla privatizzazione dell&#8217;acqua, ecco a vostro supporto due documentari del 2008 sull&#8217;argomento: nell&#8217;ordine, Flow di Irena Salina, gran premio della giuria al Sundance Film Festival...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wystan_Hugh_Auden" target="_blank">Wystan Hugh Auden</a></span> scriveva: <em>&#8220;A migliaia sono vissuti senza amore, nessuno <strong>senz&#8217;acqua</strong>&#8220;</em>. Se vi si è seccata la gola a furia di enumerare le ragioni per cui occorre votare Sì anche ai referendum sulla privatizzazione dell&#8217;acqua, ecco a vostro supporto due documentari del 2008 sull&#8217;argomento: nell&#8217;ordine, <em><strong>Flow</strong> </em>di Irena Salina, gran premio della giuria al Sundance Film Festival 2008, e <em><strong>Blue Gold</strong> </em>di Sam Bozzo.</p><p>Buona visione.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/W1j_LO7mrAQ" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/-_HOpYhFP48" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/08/acqua-in-video-le-ragioni-per-votare-si/116790/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Le guerre che non vediamo. Grazie ai media</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/06/le-guerre-che-non-vediamo-grazie-ai-media/116212/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/06/le-guerre-che-non-vediamo-grazie-ai-media/116212/#comments</comments> <pubDate>Mon, 06 Jun 2011 12:58:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Vincenzo De Cecco &#38; Riccardo Cremona</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[guerre]]></category> <category><![CDATA[informazione]]></category> <category><![CDATA[john pilger]]></category> <category><![CDATA[Julian Assange]]></category> <category><![CDATA[media]]></category> <category><![CDATA[the war you don't see]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=116212</guid> <description><![CDATA[La critica che viene mossa più frequentemente alla libera informazione in rete è che la notizia o l&#8217;opinione che proviene da fonti non ufficiali non sarebbe attendibile in quanto non &#8220;certificata&#8221;; come se la bontà di una notizia dipendesse esclusivamente dal nome della testata che la ospita. Gli esempi che smentiscono questa tesi sono tantissimi,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La critica che viene mossa più frequentemente alla <strong>libera informazione in rete</strong> è che la notizia o l&#8217;opinione che proviene da fonti non ufficiali non sarebbe attendibile in quanto non &#8220;certificata&#8221;; come se la bontà di una notizia dipendesse esclusivamente dal nome della testata che la ospita. Gli esempi che smentiscono questa tesi sono tantissimi, ci sono centinaia di giornalisti indipendenti che lavorano (spesso gratis) per raccontare ciò che succede, da un punto di vista, appunto, indipendente, non <em>embedded </em>e quindi svincolato dagli interessi di chiunque altro che non siano i cittadini. E&#8217; gente che, invece di adagiarsi comodamente sulle terrazze degli hotel di Baghdad o di Gerusalemme in attesa di ricopiare il mattinale dell&#8217;ambasciata e inviarlo alla redazione, scende in strada e cerca di capire cosa succede veramente.</p><p>In Italia tantissimi bravi giornalisti che riescono a parlare tutti i giorni in rete di mafie, corruzione, &#8220;casta&#8221;, morti sul lavoro, malapolitca, fino a qualche anno fa non avrebbero trovato un posto neanche per trascrivere gli annunci immobiliari. Molti hanno pagato con la vita il loro coraggio, vale sempre la pena di ricordarlo perchè è proprio questa la missione di chi fa informazione: <strong>cercare sempre la verità</strong>, mettere alla prova la versione ufficiale, essere i nostri occhi e orecchie sul mondo senza guinzagli e censure. In più, spesso i media ufficiali sembrano preoccupati di rispondere a un&#8217;agenda politica piuttosto che rispettare la loro responsabilità verso i cittadini, che a loro volta non sono abbastanza allenati a dubitare e a pretendere che i giornalisti facciano il loro dovere.</p><p>Uno dei nostri &#8220;occhi&#8221; preferiti è <strong>John Pilger</strong>, il cui ultimo documentario, <em><strong>The War You Don&#8217;t See</strong></em>, racconta il ruolo fondamentale dei media nello spacciare per <em>giuste</em> guerre devastanti e infondate. Pilger conclude la sua ottima inchiesta (che include fra l&#8217;altro una bella intervista a <strong>Julian Assange</strong>, fondatore di Wikileaks) con queste parole: <em>&#8220;Noi giornalisti non dobbiamo per forza rischiare la vita per raccontare la verità, ma dobbiamo essere abbastanza coraggiosi da sfidare coloro che cercano la nostra complicità nel vendervi la loro ultima sanguinosa avventura nel Paese di qualcun altro. Ciò significa mettere sempre in discussione la versione ufficiale, per quanto patriottica possa apparire. (&#8230;) In quest&#8217;epoca di infinite guerre imperialiste, la vita di innumerevoli uomini, donne e bambini dipende dalla verità; altrimenti, il loro sangue è sulle nostre mani.&#8221;<br /> </em><br /> Non esiste una versione italiana, ma il film è disponibile in inglese sottotitolato in spagnolo.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/mx8ZhrPomHc" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/06/le-guerre-che-non-vediamo-grazie-ai-media/116212/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>12</slash:comments> </item> <item><title>Nella mente del neurochirurgo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/31/nella-mente-del-neurochirurgo/114985/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/31/nella-mente-del-neurochirurgo/114985/#comments</comments> <pubDate>Tue, 31 May 2011 15:50:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Vincenzo De Cecco &#38; Riccardo Cremona</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Geoffrey Smith]]></category> <category><![CDATA[neurochirurgo]]></category> <category><![CDATA[The English Surgeon]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=114985</guid> <description><![CDATA[Il recentemente scomparso Gil Scott-Heron in un&#8217;intervista affermava: &#8220;Se qualcuno viene da voi a chiedere aiuto e potete aiutarlo, dovete aiutarlo. Perché non dovreste? Siete stati messi in un qualche modo nella posizione di aiutare questa persona&#8221;. Henry Marsh, il protagonista di The English Surgeon, documentario del 2007 di Geoffrey Smith, si muove da questa premessa. Neurochirurgo di fama in Inghilterra, Marsh, cercando...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il recentemente scomparso <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gil_Scott-Heron" target="_blank">Gil Scott-Heron</a></span></strong> in un&#8217;intervista affermava: &#8220;Se qualcuno viene da voi a chiedere aiuto e potete aiutarlo, dovete aiutarlo. Perché non dovreste? Siete stati messi in un qualche modo nella posizione di aiutare questa persona&#8221;.</p><p>Henry Marsh, il protagonista di <strong>The English Surgeon</strong>, documentario del 2007 di <strong>Geoffrey Smith</strong>, si muove da questa premessa. Neurochirurgo di fama in Inghilterra, Marsh, cercando di fare del bene in un mondo egoista e imperfetto, ogni anno si reca a Kiev, per insegnare tecniche nuove, operare i casi più difficili e migliorare la drammatica situazione ospedaliera del paese. In questo contesto la soddisfazione per essere riuscito a salvare una vita viene spesso cancellata dal dolore di aver fallito, o dalla frustrazione di non poterne operare un maggior numero. E sullo sfondo un dilemma: &#8221;E&#8217; molto difficile capire se ci si sta comportando da coraggioso o da sconsiderato, da saggio o da codardo&#8221;</p><p>La prima volta che lo vediamo Marsh è nel suo laboratorio di falegnameria, intento a costruire una cassa di legno. Gli strumenti che lo vediamo usare sono in fondo gli stessi che  userà sui suoi pazienti, quasi a volerci suggerire che i due mestieri sono in fondo lo stesso, anche se: &#8221;Io opero sui pensieri e i sentimenti delle persone e, sbagliando posso distruggere il carattere di una persona. Per sempre&#8221;.</p><p>Marian Dolishny vive in un piccolo villaggio ucraino. Un tumore al cervello (diagnosticato come inoperabile in Ucraina) gli causa forti attacchi epilettici e lo porterà inevitabilmente alla morte. Henry Marsh ritiene invece che possa essere salvato, a patto di rimanere cosciente durante la lunga operazione, che <strong>Geoffrey Smith</strong> gira con enorme maestria, cambiando di continuo registro, dal drammatico al surreale al comico.</p><p><strong>Smith</strong>, accompagnato dalla splendida colonna sonora di <strong>Nick Cave</strong> e <strong>Warren Ellis</strong>, riesce a farci viaggiare attraverso i dubbi, le contraddizioni, la determinazione e il coraggio nella mente di Marsh, insomma quella stessa fragile umanità che è a rischio ogni volta che opera, umanità che rende <strong>The English Surgeon</strong> uno dei migliori documentari degli ultimi anni.</p><p>Qui il film completo:</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/pbHeu-Dn1iY" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/31/nella-mente-del-neurochirurgo/114985/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Srebrenica, per non dimenticare</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/26/srebrenica-per-non-dimenticare/113971/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/26/srebrenica-per-non-dimenticare/113971/#comments</comments> <pubDate>Thu, 26 May 2011 17:32:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Vincenzo De Cecco &#38; Riccardo Cremona</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[A Cry From The Grave]]></category> <category><![CDATA[bosnia]]></category> <category><![CDATA[genocidio]]></category> <category><![CDATA[Leslie Woodhead]]></category> <category><![CDATA[Ratko Mladic]]></category> <category><![CDATA[Srebrenica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=113971</guid> <description><![CDATA[Se qualcuno si fosse dimenticato i crimini di Ratko Mladic, ad esempio il sistematico massacro di 7000 civili a Srebrenica (compiuto sotto gli occhi e con l&#8217;indiretta complicità dei caschi blu e della comunità internazionale), consigliamo vivamente il bellissimo e terribile documentario del 1999 A Cry From The Grave, di Leslie Woodhead, composto per la gran parte di materiale girato durante...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Se qualcuno si fosse dimenticato i crimini di <strong>Ratko Mladic</strong>, ad esempio il sistematico massacro di 7000 civili a Srebrenica (compiuto sotto gli occhi e con l&#8217;indiretta complicità dei caschi blu e della comunità internazionale), consigliamo vivamente il bellissimo e terribile documentario del 1999 <strong>A Cry From The Grave</strong>, di <strong>Leslie Woodhead</strong>, composto per la gran parte di materiale girato durante i fatti. Crediamo ogni commento sia superfluo.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/X-DUsQyklUM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/26/srebrenica-per-non-dimenticare/113971/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>11</slash:comments> </item> <item><title>Prison Valley, dove anche il carcere è privatizzato</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/23/prison-valley-dove-anche-il-carcere-e-privatizzato/106590/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/23/prison-valley-dove-anche-il-carcere-e-privatizzato/106590/#comments</comments> <pubDate>Sat, 23 Apr 2011 09:21:37 +0000</pubDate> <dc:creator>Vincenzo De Cecco &#38; Riccardo Cremona</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[carcere]]></category> <category><![CDATA[David Dufresne]]></category> <category><![CDATA[Philippe Brault]]></category> <category><![CDATA[Prison Valley]]></category> <category><![CDATA[privatizzazione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=106590</guid> <description><![CDATA[Apparentemente uno dei pochi rami dell&#8217;economia americana a non soffrire la recessione è stato quello carcerario, perché i carcerati non diminuiscono durante le crisi economiche, anzi. In Italia (dove le carceri sono sovraffollate all&#8217;inverosimile e il problema è risolto con amnistie periodiche) l&#8217;inventivo ministro Brunetta proponeva non più tardi del 2008 di riconvertire villaggi vacanze dismessi in carceri...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Apparentemente uno dei pochi rami dell&#8217;economia americana a non soffrire la recessione è stato quello carcerario, perché i carcerati non diminuiscono durante le crisi economiche, anzi. In Italia (dove le carceri sono sovraffollate all&#8217;inverosimile e il problema è risolto con amnistie periodiche) l&#8217;inventivo ministro Brunetta proponeva non più tardi del 2008 di riconvertire villaggi vacanze dismessi in <strong>carceri private</strong>.</p><p>Se vi venisse voglia di saperne di più sull&#8217;universo carcerario privato o semi pubblico, un buon punto di partenza potrebbe essere il bel webdocumentario (formato molto popolare in Francia e molto meno qui da noi) <strong><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://prisonvalley.arte.tv/?lang=en" target="_blank">Prison Valley</a></span> </em></strong>di Philippe Brault e David Dufresne, disponibile in inglese, francese e tedesco. Prison Valley è un viaggio interattivo nella città di Canon City in Colorado, la cui economia ruota quasi totalmente attorno alle 13 carceri della zona, e nella quale anche i liberi cittadini finiscono in qualche modo per &#8220;stare dentro&#8221;. Un inquietante sguardo su un possibile futuro in un <strong>mondo tutto privatizzato</strong>.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/o4DYD-gCYeM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/23/prison-valley-dove-anche-il-carcere-e-privatizzato/106590/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Le crociate pro domo sua di Asor Rosa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/15/le-crociate-pro-domo-sua-di-asor-rosa/104703/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/15/le-crociate-pro-domo-sua-di-asor-rosa/104703/#comments</comments> <pubDate>Fri, 15 Apr 2011 11:32:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Vincenzo De Cecco &#38; Riccardo Cremona</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Asor Rosa]]></category> <category><![CDATA[Deberlusconizer]]></category> <category><![CDATA[golpe]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category> <category><![CDATA[speculazione edilizia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=104703</guid> <description><![CDATA[Di Asor Rosa, uomo che ha notoriamente a cuore le sorti dell’umanità, ricordavamo la scoperta dell’esistenza della speculazione edilizia quando, avendo comperato anni fa un casale a Monticchiello, ridente località della val d’Orcia “per ritemprarsi, godere una serena vecchiaia al riparo della frenesia caotica della città” si era visto costruire vicino al buen retiro delle...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Di <strong>Asor Rosa</strong>, uomo che ha notoriamente a cuore le sorti dell’umanità, ricordavamo la scoperta dell’esistenza della speculazione edilizia quando, avendo comperato anni fa un casale a Monticchiello, ridente località della val d’Orcia <em>“</em><em>per ritemprarsi, godere una serena vecchiaia al riparo della frenesia caotica della città</em><em>”</em> si era visto costruire vicino al buen retiro delle villette a schiera per le quali <em>“</em><em>pare a me che la definizione ecomostro non sia esagerata</em><em>”</em> (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://eddyburg.it/article/articleview/7193/0/255/" target="_blank"><em>la Repubblica</em>, 24 agosto 2006</a></span>). Addirittura i suoi avvocati sostenevano che <em>“</em><em>le condizioni di salute psicofisica del professor Asor Rosa non potranno continuare a beneficiare della realtà in cui si era calato</em><em>”</em>. Posto che non potevamo che concordare col professore sullo svilimento del paesaggio italiano ad opera di una speculazione edilizia (che sembra non avere altro fine che quello di arricchire gli speculatori stessi), già allora ci parve singolare la <strong>crociata pro domo sua</strong> a mezzo stampa di Asor Rosa, mentre in tutta Italia il cemento inghiottiva le bellezze del paese nell’olimpica indifferenza del professore.</p><p>Ieri il palindromo più celebre d’Italia si è svegliato e ha deciso che, giunta la primavera, <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/archivi/commento/anno/2011/mese/04/articolo/4446/" target="_blank">lui non ne può più di Berlusconi</a></span></strong>. Ha chiesto l’intervento della polizia, dei carabinieri, dell’Onu; insomma, chiunque, ma si faccia qualcosa per toglierci dalle balle questo Berlusconi, che impedisce alle condizioni di salute psicofisica del professor Asor Rosa di continuare a beneficiare della realtà in cui si è calato, mentre pondera la <em>“maturazione quasi secolare di cui sono portatore”</em> (che gli ha permesso di riconoscere come legittime le forze dell’ordine). Vorremmo invitare Asor Rosa, anche se è primavera, a reibernarsi per completare la maturazione quasi secolare negli incantevoli scenari della val d’Orcia. Vorremmo però anche invitare <em>ilfattoquotidiano.it</em> a dare le notizie con più tempestività: se solo avesse dato la notizia del <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/13/berlusconi-cancellato-dalla-rete-con-il-deberlusconizer/102584/" target="_blank">Deberlusconizer</a></span> </strong>un giorno prima il nostro starebbe ancora beneficiando beato delle prime fioriture primaverili.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/15/le-crociate-pro-domo-sua-di-asor-rosa/104703/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>45</slash:comments> </item> <item><title>Una buona notizia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/17/una-buona-notizia/92609/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/17/una-buona-notizia/92609/#comments</comments> <pubDate>Thu, 17 Feb 2011 12:41:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Vincenzo De Cecco &#38; Riccardo Cremona</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Chevron]]></category> <category><![CDATA[Crude]]></category> <category><![CDATA[disastro ambientale]]></category> <category><![CDATA[ecuador]]></category> <category><![CDATA[Joe Berlinger]]></category> <category><![CDATA[multa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=92609</guid> <description><![CDATA[In un post di qualche mese addietro parlammo di Ecuador, della tragedia ambientale là in atto, e della causa che i locali avevano intentato a Chevron per aver riversato, tra il 1964 e il 1990, attorno a 70.000 milioni di litri di rifiuti tossici  nei fiumi amazzonici dell’Ecuador, abbandonando almeno 900 pozze piene di rifiuti di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In un <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/25/crude-volgendosi-invece-verso-latlantico/31324/" target="_blank">post di qualche mese addietro</a></span> parlammo di <strong>Ecuador</strong>, della tragedia ambientale là in atto, e della causa che i locali avevano intentato a <strong>Chevron </strong>per aver riversato, tra il 1964 e il 1990, attorno a 70.000 milioni di litri di rifiuti tossici  nei fiumi amazzonici dell’Ecuador, abbandonando almeno 900 pozze piene di rifiuti di estrazione, oltre a sversare accidentalmente oltre 64 milioni di litri di greggio a causa di rotture di oleodotti.</p><p>Il tutto condito con le conseguenze per la <strong>salute </strong>degli abitanti della zona (che poi sono quelli per cui tanto ci si commuove vedendo le foto dall’alto di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.survival.it/" target="_blank">Survival</a></span>) che lasciamo immaginare.</p><p>Di tutto questo si parlava in <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.crudethemovie.com/" target="_blank">Crude</a></span></strong> di <strong>Joe Berlinger</strong>.</p><p>La buona notizia è che una corte ecuadoregna ha condannato la Chevron a pagare <strong>9 miliardi di dollari di multa</strong>, multa che raddoppierà qualora la Chevron non riconosca pubblicamente le proprie responsabilità e si scusi per le sue azioni entro 15 giorni. La Chevron naturalmente ha annunciato che farà appello, definendo la sentenza opera di “giudici corrotti”.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/duFXuRnd2CU" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/17/una-buona-notizia/92609/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Percolato e nucleare:&#8216;Into Eternity&#8217;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/04/percolato-e-nucleare/90218/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/04/percolato-e-nucleare/90218/#comments</comments> <pubDate>Fri, 04 Feb 2011 15:37:48 +0000</pubDate> <dc:creator>Vincenzo De Cecco &#38; Riccardo Cremona</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[energia atomica]]></category> <category><![CDATA[Nucleare]]></category> <category><![CDATA[Onkalo]]></category> <category><![CDATA[scorie radioattive]]></category> <category><![CDATA[stoccaggio delle scorie]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=90218</guid> <description><![CDATA[In Italia il dibattito favorevoli/contrari all’energia atomica apparentemente ruota attorno a una stilosa partita di scacchi: la questione stoccaggio e smaltimento delle scorie radioattive in questa partita viene stranamente evitata, mentre è invece il fulcro del bellissimo documentario Into Eternity di Michael Madsen. In Finlandia, paese che da qualche tempo si serve di centrali nucleari, ci...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT">In Italia il dibattito favorevoli/contrari all’energia atomica apparentemente ruota attorno a una stilosa partita di scacchi:</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/R29l7GkBl64" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>la questione stoccaggio e smaltimento delle scorie radioattive in questa partita viene stranamente evitata, mentre è invece il fulcro del bellissimo documentario <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.intoeternitythemovie.com/" target="_blank">Into Eternity</a></span> </strong>di <strong>Michael Madsen</strong>.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/qoyKe-HxmFk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p lang="it-IT">In Finlandia, paese che da qualche tempo si serve di centrali nucleari, ci si è posto il problema di come smaltire queste scorie in modo definitivo e sicuro. Al momento vengono temporaneamente stoccate in cilindri metallici che vengono immersi in enormi vasche refrigerate. Tutto ciò è molto pericoloso, perchè necessita di un afflusso costante di energia elettrica ed è estrememente a rischio, in caso di terremoto, black out o anche solo errore umano.</p><p lang="it-IT">Per questo i finlandesi stanno costruendo <strong>Onkalo</strong>, un complesso sotterraneo di stoccaggio costituito da una serie di tunnel scavati nella pietra a 4km di profondità. Questa enorme struttura, che verrà completata nel 2100 e sarà sufficiente solo per le scorie finlandesi, dovrà resistere per almeno centomila anni, quando le scorie diverranno inoffensive.</p><p lang="it-IT">Per dare un’idea della scala temporale: centomila anni fa l’uomo neppure esisteva nella sua forma attuale. Di qui la dicussione tra i responsabili del progetto, burocrati e ingegneri, ma anche teologi e filosofi, che si interrogano su come riuscire in qualche modo a cancellare le nostre colpe nei confronti delle generazioni future.</p><p lang="it-IT">Il problema è che guardando 100.000 (o anche 5000) anni avanti <strong>si finisce metaforicamente per perdersi </strong>nel buio che avvolge le profondità di Onkalo.  Chi o che cosa popolerà allora la terra (o anche solo la Finlandia)? Se pensiamo a quanto poco accuratamente conosciamo oggi la tecnologia ellenistica (poco più di 2000 anni fa) possiamo realisticamete pensare di trasmettere la conoscenza della nostra? E poi: può una struttura resistere per 100000 anni, considerando che le piramidi hanno &#8220;solo&#8221; 5000 anni?  Utilizzando una scala temporale tanto dilatata si finisce per perdere qualsiasi punto di riferimento. Un problema in fondo banale, come segnalare (e poi con quale lingua o simbologia?) o nascondere (per evitare che qualcuno magari scavi pensando ci sia nascosto un tesoro) l’esistenza di Onkalo diventa un problema necessariamente senza risposta e rispetto al quale sarà necessario prendere una decisione al buio.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/sioLKHyf108" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p lang="it-IT">Senza contare che se tutto il mondo utilizzasse questa fonte energetica si calcola che in circa 50 anni le materie prime necessarie si esaurirebbero, a fronte della necessità di creare in ogni paese strutture come Onkalo, che, lo ricordiamo è sufficiente solo per un piccolo paese come la Finlandia. Il film di Madsen ci confronta con la realtà: rispetto all’energia atomica nel suo complesso <strong>non siamo in grado di dare risposte</strong>, altro che partite di scacchi.</p><p><em>Into Eternity</em> è un film che potrebbe essere stato girato dal miglior Herzog; si rivolge non a noi ma ai <strong>futuri abitanti del pianeta</strong> mettendoci a confronto con i dilemmi etici (ma anche a quelli pratici) che un paese serio deve necessariamente affrontare nel momento in cui si confronta con il nucleare.</p><p lang="it-IT">Tutto ciò a fronte della notizia che in Italia apparati dello stato risolvono il problema del percolato limitandosi a buttarlo in mare. Non molto rassicurante.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/LicOO8i1N3s" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/04/percolato-e-nucleare/90218/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>177</slash:comments> </item> <item><title>Documentari, and the winner is&#8230;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/26/documentari-and-the-winner-is/88474/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/26/documentari-and-the-winner-is/88474/#comments</comments> <pubDate>Wed, 26 Jan 2011 15:22:40 +0000</pubDate> <dc:creator>Vincenzo De Cecco &#38; Riccardo Cremona</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[banksy]]></category> <category><![CDATA[Charles Ferguson]]></category> <category><![CDATA[documentario]]></category> <category><![CDATA[exit through the gift shop]]></category> <category><![CDATA[Gasland]]></category> <category><![CDATA[Inside Job]]></category> <category><![CDATA[Josh Fox]]></category> <category><![CDATA[Lucy Walker]]></category> <category><![CDATA[Restrepo]]></category> <category><![CDATA[Sebastian Junger]]></category> <category><![CDATA[Tim Hetherington]]></category> <category><![CDATA[Waste Land]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=88474</guid> <description><![CDATA[Le nomination agli Oscar per il miglior documentario: Exit Through the Gift Shop di Banksy, di cui abbiamo già parlato. Gasland di Josh Fox, sulle conseguenze dell’estrazione di gas scistosi, un pericolo che ora corriamo anche in Europa. Inside Job di Charles Ferguson, di cui avevamo parlato qui. Restrepo di Sebastian Junger e Tim Hetherington, su un avamposto americano...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Le nomination agli Oscar per il miglior documentario:</p><p><strong><em>Exit Through the Gift Shop</em></strong> di Banksy, di cui <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/22/e%E2%80%99-vero-ma-non-ci-credo/73073/" target="_blank">abbiamo già parlato</a></span>.</p><p><em><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.gaslandthemovie.com/" target="_blank">Gasland</a></span></strong> </em>di Josh Fox, sulle conseguenze dell’estrazione di gas scistosi, un pericolo che ora corriamo anche in Europa.</p><p><strong><em>Inside Job</em></strong> di Charles Ferguson, di cui avevamo parlato <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/03/perche-obama-ha-perso/75028/" target="_blank">qui</a></span>.</p><p><strong><span style="text-decoration: underline;"><em><a href="http://restrepothemovie.com/" target="_blank">Restrepo</a></em></span></strong> di Sebastian Junger e Tim Hetherington, su un avamposto americano in Afghanistan. A proposito, è di pochi giorni fa la notizia che tra le truppe impegnate in Afghanistan e Iraq, per il secondo anno consecutivo, è <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.congress.org/news/2011/01/24/more_troops_lost_to_suicide" target="_blank">più alto il numero dei suicidi</a></span> dei morti in combattimento.</p><p><strong><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.wastelandmovie.com/index.html" target="_blank">Waste Land</a></span></em></strong> di Lucy Walker, su Vik Muniz e il suo viaggio a Jardin Gramacho, la più grande discarica del mondo, appena fuori Rio de Janeiro.</p><p>A voi commenti e previsioni.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/26/documentari-and-the-winner-is/88474/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>Wikileaks raccontata dai protagonisti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/14/wikileaks-raccontata-dai-protagonisti/81838/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/14/wikileaks-raccontata-dai-protagonisti/81838/#comments</comments> <pubDate>Tue, 14 Dec 2010 08:37:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Vincenzo De Cecco &#38; Riccardo Cremona</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Julian Assange]]></category> <category><![CDATA[wikileaks]]></category> <category><![CDATA[wikirebels]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=81838</guid> <description><![CDATA[&#8220;Ogni volta che facciamo uscire del materiale, questo porta con sé un messaggio: Chiunque si comporti in modo immorale e ingiusto sarà scoperto e ne pagherà le conseguenze&#8221; ci dice Julian Assange all&#8217;inizio del documentario Wikirebels, di Jesper Huor e Bosse Lindquist, un buono strumento per conoscere meglio la storia e le motivazioni di Wikileaks, raccontate per...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Ogni volta che facciamo uscire del materiale, questo porta con sé un messaggio: Chiunque si comporti in modo immorale e ingiusto sarà scoperto e ne pagherà le conseguenze</em>&#8221; ci dice <strong>Julian Assange</strong> all&#8217;inizio del documentario <strong>Wikirebels</strong>, di<strong> </strong><strong>Jesper Huor</strong> e <strong>Bosse Lindquist</strong>, un buono strumento per conoscere meglio la storia e le motivazioni di Wikileaks, raccontate per una volta dalle voci dei protagonisti.</p><p>Il documentario completo (in inglese) lo trovate <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://svtplay.se/v/2264028/wikirebels_the_documentary" target="_blank">qui</a></span>.<a href="http://svtplay.se/v/2264028/wikirebels_the_documentary" target="_blank"><br /> </a><br /> Oppure su <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=NhTfOL9_HBE" target="_blank">Youtube</a></span>, diviso in quattro parti.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/NhTfOL9_HBE" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Grazie a Marco Filoni per la segnalazione</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/14/wikileaks-raccontata-dai-protagonisti/81838/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>17</slash:comments> </item> <item><title>Come sostenere WikiLeaks</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/06/come-sostenere-wikileaks/80466/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/06/come-sostenere-wikileaks/80466/#comments</comments> <pubDate>Mon, 06 Dec 2010 09:30:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Vincenzo De Cecco &#38; Riccardo Cremona</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Amazon]]></category> <category><![CDATA[censura]]></category> <category><![CDATA[ebay]]></category> <category><![CDATA[hillary clinton]]></category> <category><![CDATA[Julian Assange]]></category> <category><![CDATA[wikileaks]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=80466</guid> <description><![CDATA[In un’intervista di qualche tempo fa Julian Assange rifletteva sulla censura, sostenendo che questa opera solamente quando le idee hanno vera forza. In Occidente si può dire tutto non perché siamo più liberi, ma perché le idee ormai sono inoffensive per il potere. In paesi come la Cina la censura è invece imposta proprio perché...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In un’intervista di qualche tempo fa <strong>Julian Assange</strong> rifletteva sulla censura, sostenendo che questa opera solamente quando le idee hanno vera forza. In Occidente si può dire tutto non perché siamo più liberi, ma perché le idee ormai sono inoffensive per il potere. In paesi come la Cina la censura è invece imposta proprio perché le idee sono percepite come pericolose.</p><p>Se fino a poco tempo fa questo ragionamento poteva a molti sembrare assurdo, quello che sta accadendo in questi giorni ci pare la prova di quanto fosse invece sensato. Finora i <em>leaks</em> avevano toccato le gerarchie militari, messo in pericolo confidenti, addirittura fatto cadere governi (In Kenya). Ma non c’era stata una vera <strong>reazione oltre le parole</strong>.</p><p>Nel momento in cui i <em>leaks </em>hanno però toccato le leve del potere, la repressione sul web si è scatenata eccome, in modi del tutto affini a quelli dei cinesi.</p><p>Ci dicono che questa reazione sia giustificata dal fatto che Wikileaks abbia ucciso la diplomazia come segreta arte del compromesso. C’è da chiedersi però se in una socità moderna sia un <strong>compromesso accettabile</strong> offrire sostegno a regimi sanguinari in cambio di lavori sporchi o far finta di nulla mentre l’Arabia Saudita fa il “bancomat di Al Quaeda” (per non parlare poi dei nostri governanti).</p><p>In Italia non si fa altro che dire quanto poco di importante ci sia in questi <em>leaks</em>. Ma se è veramente così, perché i potenti di tutto il mondo si affannano per cancellare Wikileaks dalla faccia della terra?</p><p>Forse perchè Assange &amp;Co hanno squarciato il velo sul fatto che viviamo sempre meno in una democrazia di uguali e che si sta combattendo una battaglia senza precedenti sulla libertà d’informazione.</p><p>Quando negli anni &#8217;60 <strong>Daniel Ellsberg</strong>, di cui <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/13/the-most-dangerous-man-in-america/39548/" target="_blank">parlammo qualche mese fa</a></span><a href="../../../../../2010/07/13/the-most-dangerous-man-in-america/39548/" target="_blank"></a> diffuse i <strong>Pentagon Papers</strong> ci fu un’enorme reazione nell’opinione pubblica.</p><p>E oggi? Invece di chiedersi quale “manina” c’è dietro Wikileaks forse sarebbe il caso di <strong>offrire il proprio sostegno</strong> a chi ha avuto il coraggio di sfidare lo status quo, invece di assistere come in un reality alla caccia all’uomo che nell’indifferenza generale ci dice che avanziamo a grandi passi verso la tirannide.</p><p>Anche perchè non possiamo certo contare sui poteri forti di Internet, che si stanno allineando alla velocità della luce. Lo avevamo visto con Google in Cina, lo vediamo ora con <strong>Amazon</strong> che cancella Wikileaks dai suoi server ed <strong>Ebay</strong> che, attraverso la sua controllata Paypal, blocca le donazioni online.</p><p>Perchè non iniziare col boicottaggio di Amazon, Ebay e Paypal, che a parole si dichiarano paladine della cultura e dello scambio di idee mentre invece, senza  la minima resistenza, cedono di fronte alla politica repressiva del penultimo Nobel per la pace e della signora <strong>Clinton</strong> la quale, dopo aver richiesto campioni di dna e numeri di carta di credito dei funzionari Onu, ora sogna di tornare a fare l’avvocato e combattere per quei diritti civili che come segretario di stato sembra aver dimenticato?</p><p><span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="https://donations.datacell.com/" target="_blank">Qui si può ancora donare a Wikileaks</a></strong></span></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/06/come-sostenere-wikileaks/80466/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>28</slash:comments> </item> <item><title>L’Armadillo e il finto Mullah</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/24/l%e2%80%99armadillo-e-il-finto-mullah/78539/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/24/l%e2%80%99armadillo-e-il-finto-mullah/78539/#comments</comments> <pubDate>Wed, 24 Nov 2010 14:01:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Vincenzo De Cecco &#38; Riccardo Cremona</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Afghanistan]]></category> <category><![CDATA[armadillo]]></category> <category><![CDATA[Janus Metz]]></category> <category><![CDATA[soldati]]></category> <category><![CDATA[truppe]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=78539</guid> <description><![CDATA[Capita che un film di guerra ci sbatta il muso contro qualcosa che è anni luce dalla finzione dei funerali con applausi e autorità in prima fila, ma anche dalla finzione simil-documentaristica alla Bigelow. Capita che un film ci dia, senza ostentarli, tutti gli strumenti necessari ad analizzare una situazione nel modo più profondo e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT">Capita che un film di guerra ci sbatta il muso contro qualcosa che è anni luce dalla finzione dei funerali con applausi e autorità in prima fila, ma anche dalla finzione simil-documentaristica alla Bigelow. Capita che un film ci dia, senza ostentarli, tutti gli strumenti necessari ad analizzare una situazione nel modo più profondo e giusto. Il documentario <em><strong>Armadillo </strong></em>di <strong>Janus Metz</strong>, gran premio della giuria a Cannes e naturalmente non distribuito in Italia, è quel genere di film.</p><p>La Danimarca ha, come abbiamo noi, <strong>truppe in Afghanistan</strong>, ma al contrario di quello che facciamo noi non manda un telecronista sportivo a cantare le canzonette o a guardare le partite dell’Italia insieme ai soldati. Manda invece il bravissimo Janus Metz, che parte e si fa per mesi un intero turno in Afghanistan con un plotone di soldati danesi, realizzando un documentario d’osservazione importantissimo. Metz inizia a riprendere i soldati in Danimarca, nelle loro case e poi a una festa stranamente somigliante a una festa di addio al celibato, e li lascia solo al loro ritorno in patria. Alcuni sono morti, altri sono feriti, altri ancora sono morti dentro, uno stato che molti attori hanno provato a riprodurre. Eppure basta guardare come cambia lo sguardo di alcuni di questi ragazzi nel corso del film per capire l’essenza di questa morte e capire anche che questo stato forse non li lascerà mai più. Ragazzi che all’inizio del film guardavano quasi con ammirazione ai talebani, gente “con le palle” che, nonostante l’inferiorità numerica e tecnologica, combatte con coraggio e successo. Dopo un’ora e mezza di film, <strong>gli stessi Talebani sono diventati bastardi su cui vendicarsi e accanirsi</strong>. Subumani da uccidere. Orrore che è cresciuto pian piano dentro a dei poveri ragazzi mandati a pattugliare e controllare un’area “in modo da poterci poi costruire una scuola”.</p><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=0DDuRraJbOg&amp;feature=related" target="_blank"><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/0DDuRraJbOg" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></a></p><p>E’ necessario guardare questo film eccezionale per capire <strong>quanto sia inutile e dannosa la nostra presenza</strong>. E pazienza se ce lo deve dire un regista danese; del resto aspettarsi che Caressa andasse oltre lo schema “italiani brava gente a cui il gli afghani vogliono tanto bene” era un po&#8217; troppo. Vorremmo che guardaste in maniera non ideologica <em>Armadillo </em>per capire in maniera veramente viscerale quanto male a loro, ma soprattutto a noi, sta facendo questa inutile guerra lunga ormai quasi dieci anni, durante la quale per ottenere consenso abbiamo dato Viagra ai capi villaggio e antidepressivi al presidente della “Repubblica”. Una scena per tutte: un uomo attempato, la cui casa è stata sottoposta a un raid, viene nel compound per lamentare l’uccisione della moglie e dei figli da parte delle truppe danesi. Gli viene chiesto di quantificare quanti beni gli sono stati distrutti e gli vengono messi dei soldi in mano. La sua immobilità una volta ricevuta la mazzetta è il simbolo definitivo del fallimento delle missioni in Afghanistan. Non sorprenda poi che con questo grado di comprensione della realtà afghana ci si trovi a negoziare con un finto emissario del Mullah Omar.</p><p>Qui il sito del film: <a href="http://www.armadillothemovie.com" target="_blank">www.armadillothemovie.com</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/24/l%e2%80%99armadillo-e-il-finto-mullah/78539/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;istruzione e il futuro</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/11/listruzione-e-il-futuro/76378/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/11/listruzione-e-il-futuro/76378/#comments</comments> <pubDate>Thu, 11 Nov 2010 12:06:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Vincenzo De Cecco &#38; Riccardo Cremona</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cervelli in fuga]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Davis Guggenheim]]></category> <category><![CDATA[proteste studenti inglesi]]></category> <category><![CDATA[università]]></category> <category><![CDATA[Waiting for Superman]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=76378</guid> <description><![CDATA[Nel guardare gli studenti inglesi distruggere la sede del partito conservatore mentre protestano contro il triplicare delle rette universitarie, non si può non allargare lo sguardo a un problema più ampio, ovvero il futuro della nostra società. Assumiamo per un momento che il mondo debba funzionare così: nel primo mondo si sfornano le idee, nel...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT">Nel guardare <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.notizie.yahoo.com/56/20101110/video/vmondo-protesta-degli-studenti-contro-aumen-834a571.html" target="_blank">gli studenti inglesi distruggere la sede del partito conservatore</a></span> mentre protestano contro il triplicare delle rette universitarie, non si può non allargare lo sguardo a un problema più ampio, ovvero il <strong>futuro della nostra società</strong>.</p><p>Assumiamo per un momento che il mondo debba funzionare così: nel primo mondo si sfornano le idee, nel secondo e terzo mondo si produce e tutti vivono felici e contenti (almeno per ora).</p><p>Alla luce di questo sembrerebbe naturale che i governi del cosiddetto primo mondo investissero a più non posso per migliorare il proprio sistema scolastico e universitario. E invece quello a cui stiamo assistendo da un bel po&#8217; di tempo è un sistematico taglio dei fondi all’istruzione.</p><p>Nel documentario <strong><em>Waiting for Superman</em> </strong>di <strong>Davis Guggenheim</strong><strong> </strong>Bill Gates (non certo un arrabbiato comunista) ci spiega che tra una ventina di anni gli USA produrranno un terzo dei laureati necessari a svolgere quei lavori altamente qualificati richiesti per essere la prima potenza tecnologica mondiale. Quindi i restanti due terzi dovranno essere “importati” da paesi del terzo mondo la cui istruzione è già oggi migliore di quella USA.</p><p lang="it-IT"><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/Awirom2bh0s" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Solo alla luce di questo sembrerebbe folle tagliare scuole e università. Ma questo è successo e succede senza grandi proteste. Ci è sembrato naturale e inevitabile. E anche un liberal come Guggenheim apre il film con una confessione: ogni mattina tradisce i propri ideali passando davanti alla scuola pubblica dove il figlio sarebbe dovuto andare, mentre lo porta alla <strong>scuola privata</strong> dove invece studia. Come è potuto succedere questo, in un paese nei quali i migliori cervelli (e Guggenheim ne fa una lunga carrellata) sono usciti dalla scuola pubblica? E come è possibile che negli USA i più restii al miglioramento siano proprio i sindacati degli insegnanti? Guggenheim si chiede: abbiamo smesso di pensare al futuro? E i nostri figli ci interessano veramente o sono solo un gioco per adulti?</p><p>Oggi in tutta Europa i tagli sono sempre più drastici ed è chiaro che le conseguenze a lungo termine di questo saranno disastrose per tutti. Quindi, prima di pontificare sul fatto che la protesta dovrebbe essere civile, chiediamoci che genere di società il nostro governo sta offrendo ai nostri figli e se non sia meglio <strong>far sentire la propria voce</strong> che cercare di salvarsi singolarmente.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/11/listruzione-e-il-futuro/76378/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>16</slash:comments> </item> <item><title>Perché Obama ha perso</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/03/perche-obama-ha-perso/75028/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/03/perche-obama-ha-perso/75028/#comments</comments> <pubDate>Wed, 03 Nov 2010 15:47:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Vincenzo De Cecco &#38; Riccardo Cremona</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Charles Ferguson]]></category> <category><![CDATA[crisi economica]]></category> <category><![CDATA[festival cinema roma]]></category> <category><![CDATA[obama]]></category> <category><![CDATA[the inside job]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=75028</guid> <description><![CDATA[C’è un film al Festival del Cinema di Roma che è passato sotto silenzio, perché naturalmente bisognava parlare di The Social Network, che non è un film su Facebook o sul suo impatto sulla società (come è invece l&#8217;ottimo Catfish di cui abbiamo parlato recentemente), ma la solita success story all’americana, con una spruzzata di cinismo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>C’è un film al Festival del Cinema di Roma che è passato sotto silenzio, perché naturalmente bisognava parlare di <strong>The Social Network</strong>, che non è un film su Facebook o sul suo impatto sulla società (come è invece l&#8217;ottimo <strong>Catfish</strong> di cui abbiamo parlato recentemente), ma la solita success story all’americana, con una spruzzata di cinismo e arrivismo (quale storia di successo non la ha?) messa in scena in modo competente da un regista brillante qual è Fincher.</p><p>Stiamo parlando di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.sonyclassics.com/insidejob/" target="_blank"><strong>Inside Job</strong></a></span>, forse il film piu importante dell’anno, che in Italia ovviamente non verrà mai distribuito perchè a noi che ce frega della crisi economica, a noi interessa Facebook (siamo il paese al mondo che trascorre piu ore sul social network).</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/X2DRm5ES-uA" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Il regista <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.huffingtonpost.com/charles-ferguson" target="_blank"><strong>Charles Ferguson</strong></a></span> è un geniaccio delle dotcom il cui percorso non ha nulla da invidiare a quello di Zuckerberg, ma a differenza del profeta del social network (che per rifarsi il look ha donato 100 milioni di dollari al sistema scolastico del New Jersey il giorno prima dell’uscita del film), Ferguson ha deciso con le centinaia di milioni di dollari che si era messo in tasca vendendo la sua società a Microsoft di fare qualcosa di concreto per aumentare la nostra consapevolezza. Fare film documentari. E già questo sarebbe un motivo sufficente per parlare di lui.</p><p>Mario Sesti, nel suo resoconto (sul <em>Fatto Quotidiano</em>) sulla visita di Bruce Springsteen a Roma ci riporta una sua definizione a nostro avviso molto importante: Un artista è come un meccanico. Ferguson è decisamente un meccanico, il suo primo film parla della guerra in Iraq (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.noendinsightmovie.com/" target="_blank"><strong>No End in Sight</strong></a></span>, candidato all’Oscar). <strong>Inside Job</strong> punta invece lo sguardo sulla crisi economica che stiamo attraversando, nei confronti della quale incredibilmente continuiamo a vivere nella beata ignoranza.</p><p>Ci si è mai chiesti ad esempio come funzionano i prodotti finanziari derivati, i credit swaps o i subprime e che conseguenze abbiano avuto sull’economia mondiale? Inside Job, con quella grande chiarezza che è propria di chi non disprezza il proprio pubblico ma ha invece come priorità quella di farsi comprendere, ce lo spiega e senza mai cedere al populismo (che in fondo è solo un altro modo di disprezzare il proprio pubblico) ci mostra il terrificante percorso dell’economia mondiale verso il collasso, facendo parlare i protagonisti e le voci più autorevoli del settore.</p><p>Vedendolo in questi giorni ci offre anche un’ottima chiave interpreatativa su come mai Obama abbia perso il consenso del suo elettorato.</p><p>“<em>Il presidente avrà certamente commesso molti errori, ma soltanto gli ingenui e gli ignoranti potevano scambiare un politico per un messia, aspettandosi da lui una palingenesi epocale dopo i disastri dell’era Bush, tanto più nel mezzo di una tempesta finanziaria senza precedenti</em>”, ci dice sul <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/03/quei-ragazzi-che-hanno-tradito-obama/74988/" target="_blank">suo blog Chiaberge</a></strong></span> facendo un’analisi veramente troppo semplicistica per la sua intelligenza.</p><p><strong>Inside Job</strong> ci mostra la ragione profonda di questa sconfitta: Wall Street ha in gran parte finanziato la campagna elettorale di Obama e una volta eletto lo ha circondato di suoi uomini, da Larry Summers a Timothy Geithner, passando per Bernanke e uno stuolo di ex (ex?) dirigenti di Wall Street ora alla Casa Bianca. <strong>Obama</strong> non ha commesso errori. Semplicemente non ha potuto regolare il mercato perchè il suo padrone non voleva che lo facesse.E quindi la palingenesi epocale che era legittimo aspettarsi (perchè era già avvenuta sotto Roosevelt dopo il crollo del 28) non poteva avvenire,  non perchè si era in una tempesta finanziaria senza precedenti, ma perchè coloro che avevano scientemente creato e sfruttato questa crisi a proprio vantaggio non volevano che fossero imposte regole simili a quelle che avevano salvato e fatto ripartire il paese dopo la crisi del 28.</p><p>Alla faccia di tutti i poveri disgraziati che avevano creduto, fatto campagna elettorale e votato per Obama e che hanno finito per pagare il conto della crisi economica mentre a Wall Street si festeggiava a suon di bonus multimilionari.  <strong>It’s the economy, stupid</strong>, come si diceva alla corte dei Clinton.</p><p>E’ meglio Sarah Palin? Certo che no, è molto peggio. Ma se il meno peggio fosse sufficiente a vincere le elezioni qui da noi il Pd sarebbe al governo da 15 anni.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/03/perche-obama-ha-perso/75028/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>43</slash:comments> </item> <item><title>Il &#8216;Cinema&#8217; occupa la sua casa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/23/il-cinema-occupa-la-sua-casa/73272/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/23/il-cinema-occupa-la-sua-casa/73272/#comments</comments> <pubDate>Sat, 23 Oct 2010 16:40:30 +0000</pubDate> <dc:creator>Vincenzo De Cecco &#38; Riccardo Cremona</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[100]]></category> <category><![CDATA[autori]]></category> <category><![CDATA[Bondi]]></category> <category><![CDATA[borghese]]></category> <category><![CDATA[casa]]></category> <category><![CDATA[Cinema]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[registi]]></category> <category><![CDATA[tagli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=73272</guid> <description><![CDATA[Di seguito il comunicato dei 100 autori: Roma, sabato 23 ottobre. Il mondo del cinema e della televisione ha deciso di occupare la Casa del Cinema venerdì sera per fronteggiare una crisi finanziaria e industriale a cui si salda la pochezza di un governo che considera la cultura un elemento residuale e insieme di segno...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Di seguito il comunicato dei 100 autori:</p><p><strong>Roma</strong>,  sabato 23 ottobre. Il mondo del cinema e della televisione ha deciso di  occupare la Casa del Cinema venerdì sera per fronteggiare una crisi  finanziaria e industriale a cui si salda la pochezza di un governo che  considera la cultura un elemento residuale e insieme di segno politico  avverso di cui è auspicabile la chiusura per fallimento.</p><p>Come  per l’informazione, la ricerca, la scuola, anche il nostro settore è  stato smontato pezzo per pezzo, giorno dopo giorno. 1) Il taglio  radicale del Fondo Unico per lo Spettacolo, che ha raggiunto il minimo  storico; 2) il rinvio sine die di una nuova legge cinema, superata da un  non meglio precisato decreto Bondi; 3) il decreto Romani che ha  fortemente ridotto gli investimenti nella produzione cinemtaografica  italiana; 4) la riduzione del 30% degli investimenti nella fiction  italiana, mentre il mercato pubblicitario è in ripresa; 5) la  delocalizzazione sistematica e crescente delle nostre produzioni  televisive; 6) il mancato rinnovo del tax credit e tax shelter.</p><p>A  questo si è aggiunta la notizia che il Comune di Roma ha approvato una  memoria di giunta dove si dispone una radicale revisione del modello  gestionale della Casa del Cinema. In particolare, la figura del  Direttore Artistico verrebbe sostituita da un comitato di 7 membri, di  cui 5 “che apportino un contributo di almeno 50.000 euro annui”. In  altre parole, la Casa del Cinema sarebbe così appaltata ad un Comitato  d’affari che gestirebbe questo spazio come meglio crede. A restare fuori  a questo punto non saranno solo gli autori, ma il pubblico che ha  aderito in tutti questi anni alle manifestazioni e rassegne gratuite.</p><p>Il  mondo del cinema riunito in assemblea ieri notte ha deciso di dire NO.  Un punto fermo, un atto simbolico per affermare che non accetta  l’espropriazione dei suoi diritti: da quelli che gli autori sono  costretti a cedere in blocco quando firmano un contratto, a quello di  vedere la Casa del Cinema, nata dall’idea di uno dei nostri padri,  Sergio Amidei, trasformata in una “casa d’altri”. Un gesto simbolico per  dire che ognuno di noi sente il dovere di fare la sua parte, di  prendersi le sue responsabilità, ma anche un gesto concreto per  affermare una reale volontà di cambiamento e avanzare proposte.</p><p>Quest’anno  le ore lavorate per produrre film e fiction si sono dimezzate. E un  intero comparto industriale è in ginocchio con la certezza della  disoccupazione per migliaia di famiglie. Però è possibile invertire  questo segno negativo.</p><p>Le proposte elaborate dall’assemblea sono:</p><p><strong>Per il Cinema:</strong></p><p>•	immediato e certo rinnovo del tax credit e del tax shelter;<br /> • 	approvazione di una legge di sistema che crei un Centro nazionale della  cinematografia sganciato da qualsiasi controllo della politica;<br /> • 	un prelievo di scopo con il quale chi utilizza il cinema e  l’audiovisivo italiani (televisioni generaliste e satellitari, provider e  Telecom) reinvesta una parte dei profitti nella produzione nazionale e  un prelievo sul costo del biglietto delle sale che inciderebbe per il  70% sui profitti delle major straniere.<br /> • 	Reintegro del FUS, che può avvenire immediatamente e senza oneri per lo  Stato semplicemente mettendo all’asta, come accade in tutta Europa, le  frequenze del digitale terrestre che oggi vengono regalate a Mediaset;<br /> •	Sostegno e difesa delle sale di città, spazio privilegiato del cinema italiano;<br /> •	Promozione del cinema italiano all’estero;<br /> • 	Divieto per i network televisivi di mantenere posizioni dominanti sul  mercato con il controllo di produzione, distribuzione e sale.</p><p><strong>Per la televisione:</strong></p><p>•	Nascita di un mercato liberato dal monopolio di Rai e Mediaset;<br /> • 	Riappropriazione dei diritti sulla fiction da parte di autori e  produttori, in grado di creare un mercato internazionale per le opere  televisive italiane;<br /> •	 Utilizzazione dei canali del digitale terrestre e dei canali satellitari  &#8211; molti dei quali sfruttano gratuitamente e illegalmente le nostre  opere &#8211; come nuove opportunità di una pluralità narrativa;<br /> •	Obbligo di realizzare sul territorio nazionale la fiction finanziata con il soldi del servizio pubblico;<br /> •	Attenzione alla produzione e diffusione del documentario in tutte le sue forme.</p><p><strong>Per la Casa del cinema chiediamo al Comune di Roma:</strong></p><p>-	La revoca della memoria di Giunta che affida di fatto la gestione a una sorta di “comitato d’affari”;<br /> - 	La convocazione delle associazioni del mondo del cinema che si  propongono come protagoniste della gestione della Casa e del suo  indirizzo culturale.</p><p>Queste  nostre richieste, per le quali siamo quotidianamente insultati, non  hanno nulla a che fare con la difesa di privilegi, ma sono il minimo  necessario per far ripartire un‘industria che occupa oltre 250.000  lavoratori, che crea ricchezza per lo stato e cultura per il Paese, ed è  già legge in tutte le nazioni avanzate d’ Europa.</p><p>“La  cultura non si mangia”, sostiene <strong>Tremonti.</strong> Ma, forse lui non lo sa,  nutre lo stesso e fornisce a quei cittadini che si fanno pubblico un  alimento immateriale eppure decisivo, fatto di emozioni e sogni,  consapevolezza e senso dell’identità nazionale, per guardare la realtà  con occhi nuovi e immaginare un paese migliore.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/23/il-cinema-occupa-la-sua-casa/73272/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>E’ vero ma non ci credo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/22/e%e2%80%99-vero-ma-non-ci-credo/73073/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/22/e%e2%80%99-vero-ma-non-ci-credo/73073/#comments</comments> <pubDate>Fri, 22 Oct 2010 15:12:42 +0000</pubDate> <dc:creator>Vincenzo De Cecco &#38; Riccardo Cremona</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[catfish]]></category> <category><![CDATA[exit through the gift shop]]></category> <category><![CDATA[Sundance]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=73073</guid> <description><![CDATA[Il patto di sangue che lega autore e spettatore di documentari è che quello che si vede sullo schermo sia veramente quello che è successo. Due ottimi film selezionati al Sundance di quest’anno, Exit throuh the Gift Shop e Catfish, entrambi giocano con questo assunto, l’uno per parlarci del mondo dell’arte contemporanea, l’altro dell’impatto di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT">Il patto di sangue che lega autore e spettatore di 		documentari è che quello che si vede sullo schermo sia <strong>veramente 		quello che è successo</strong>. Due ottimi film selezionati al <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.sundance.org/festival/" target="_blank"><em>Sundance</em></a></strong></span> di 		quest’anno, <strong>Exit throuh the Gift Shop</strong> e <strong>Catfish</strong>, 		entrambi giocano con questo assunto, l’uno per parlarci del mondo 		dell’arte contemporanea, l’altro dell’impatto di Facebook sul 		nostro modo di vivere, ma entrambi in fondo per chiederci quanta 		parte di quello che viviamo e vediamo sia realtà e quanta parte 		finzione.</p><p><iframe title="YouTube video player" class="youtube-player" type="text/html" width="640" height="390" src="http://www.youtube.com/embed/oHJBdDSTbLw?rel=0" frameborder="0"></iframe></p><p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=a0b90YppquE" target="_blank"><strong>Exit Through The Gift Shop</strong></a></span> è 		un documentario di <strong>Banksy </strong>o 		su Banksy? Banksy stesso ci informa subito che il film doveva 		essere su di lui, ma che era più interessante il personaggio del 		regista e che quindi il film è sul regista, il paffuto francese 		Thierry Guetta. Venditore di vestiti usati a Los Angeles, Guetta 		gira ovunque armato di una videocamera riprendendo metodicamente la 		propria vita. Si imbatte nella Street Art, ed inizia freneticamente 		a frequentare la scena, riprendendo tutti i principali esponenti, 		da Space Invader (in questi giorni a Roma) all’arcinoto Sheperd 		Fairey, autore del poster di Obama. Guetta segue insomma la Stret 		Art nel suo percorso dalla strada alle gallerie e ai musei, fino ad 		imbattersi nel  rappresentante supremo del genere: Banksy, 		regista del film. Non appena iniziamo a pensare che la nostra 		curiosità sul primattore della Street Art sarà finalmente 		soddisfatta, Banksy gira la camera e da allora cominciamo a seguire 		Thierry Guetta e la sua incredibile ascesa. E’ vero? Non è vero? 		In un documentario questa domanda non è necessario porsela. E’ 		stato stabilito all’inizio. Ma Exit Through the Gift Shop è un 		documentario? Banksy ha casualmente trovato una persona che gli ha 		donato il progetto della sua vita in cambio del successo? Questo 		patto faustiano è un documentario vero su un personaggio finto? 		Banksy vuole dimostrarci che viviamo nella finzione? O che siccome 		nessuno ne capisce nulla l’arte contemporanea è una truffa? E se 		nulla di quello che abbiamo visto è vero perchè continua a vivere 		quando il film è ormai finito?</p><p><strong>Catfish</strong>, di <strong>Henry Joost</strong> e <strong>Ariel Shulman</strong> (<strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=AFKe75Q6eVw" target="_blank">guarda il trailer</a></span></strong>) racconta invece la storia di Nev, giovane fotografo newyorkese e 		fratello di uno dei registi, il quale fa amicizia su Facebook con 		Amy. Amy ha 8 anni e vive a Ishpeming, Michigan, ma nonostante 		questo è una pittrice di successo che vende i suoi quadri per 		cifre decisamente elevate. Amy ha una sorella, Megan diciannove 		anni, bellissima e di talento, che pure diventa amica di Nev sul 		social network e in breve tempo si innamora di lui, mentre la 		madre, donna meravigliosa, sembra avero già benevolmente accolto 		nella sua “famiglia di Facebook”. Tutto troppo bello per essere 		vero. E infatti, mentre la camera traballa e le discussioni sono 		lunghe, a dirci che siamo proprio in un documentario, si scopre che 		non è vero nulla: i tre protagonisti, (due dei quali registi) si 		accorgono casualmente che le canzoni che Megan manda a Nev su 		Facebook come cantate da lei sono in realtà l’audio rubato da 		alcune registrazioni su YouTube di una cantante seminota. E non 		solo. Dietro al profilo di Facebook di Megan si nasconde ben altro, 		e quello che vediamo è tutto vero. O no? I registi riprendendo se 		stessi determinano attivamente dove la storia deve andare e per 		scoprire la verità partono alla volta di Ishpeming, dove arrivano 		nottetempo. Davanti a una fattoria abbandonata, illuminata solo dai 		fari della loro auto lo scenario all’improvviso si trasforma da 		quello di un reality a quello di un horror. Ma non preoccupatevi, 		alla fine del film i protagonisti sono ancora tutti amici su 		Facebook, quindi vivi, vegeti e soprattutto veri. O no?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/22/e%e2%80%99-vero-ma-non-ci-credo/73073/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>Difendiamo l&#8217;utopia del web: la libertà</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/05/difendiamo-lutopia-del-web-la-liberta/68018/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/05/difendiamo-lutopia-del-web-la-liberta/68018/#comments</comments> <pubDate>Tue, 05 Oct 2010 13:46:45 +0000</pubDate> <dc:creator>Vincenzo De Cecco &#38; Riccardo Cremona</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[CAssazione]]></category> <category><![CDATA[chris smith]]></category> <category><![CDATA[collapse]]></category> <category><![CDATA[libertà]]></category> <category><![CDATA[sole 24 ore]]></category> <category><![CDATA[utopia]]></category> <category><![CDATA[Web]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=68018</guid> <description><![CDATA[Caro Polaris, Siamo stati incuriositi dal suo fondo sul domenicale del Sole 24 Ore: “La Cassazione non ferma il caos nel web. Che peccato” “la sentenza della Cassazione, quel volubile forum della giustizia italiana, ha deciso che sui blog non esiste alcun principio di responsabilità sarà celebrata, c’è da temere, come un trionfo della libertà...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Caro Polaris,</p><p>Siamo stati incuriositi dal suo fondo sul domenicale del <em>Sole 24 Ore</em>: “<em>La Cassazione non ferma il caos nel web. Che peccato</em>”</p><p>“<em>la sentenza della Cassazione, quel volubile forum della giustizia italiana, ha deciso che sui blog non esiste alcun principio di responsabilità sarà celebrata, c’è da temere, come un trionfo della libertà di stampa: Polaris è persuasa, al contrario, che sancirà l’irrilevanza dell’informazione online non professionale, fino a un mondo di 6 miliardi di blogger, ciascuno scritto e letto solo dal proprio autore. Se infatti è lecito far circolare qualunque sesquipedale asinità, esagerazione, calunnia, grottesca teoria del complotto, ad avvantaggiarsene non sarà la verità, già così maltrattata su web, ma la diffidenza, il disgusto e l’inerzia. La presunta licenza di dire tutto determinerà lo scetticismo assoluto di chi a leggere ancora prova.</em>”</p><p><strong>Noi invece ne siamo felici</strong>. La nostra opinione è che in Italia per far circolare qualunque sesquipedale asinità, esagerazione, calunnia, grottesca teoria del complotto non sia stato necessario andare a scovare un blogger squilibrato che scrive pe se stesso chiuso nel suo stanzino. E’ bastato rivolgersi ai maggiori giornali e tg. Ma per lei evidentemente questo tipo di informazione va bene, perchè è premiato dal mercato.</p><p>Invece gli altri:</p><p>“<em>Pian piano, come pula al vento, meschini sordi rancori verranno dispersi nell’inesorabile rombo dei motori di ricerca. E nulla piu resterà se non un roco slogan in un sito non aggiornato da mesi, una foto ingiallita su Facebook, una correzione acida di Wiki che forse nessuno mai leggerà, fossile online della frustrazione&#8230; Non era questa l’utopia del web e la Cassazione, credendo forse tra gli ermellini di sostenere la libertà, assicura irrilevanza al rumore di fondo che si spaccia oggi per cronaca online. Peccato.</em>”</p><p>Il documentarista <strong>Chris Smith</strong>, per il suo film <em><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.collapsemovie.com/synopsis.html" target="_blank">Collapse</a></span></strong></em> ha un approccio a nostro avviso piu interessante di quello di Polaris.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/WAyHIOg5aHk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Nello stile di <strong>Errol Morris</strong> (cui questo film è un evidente tributo) ci mette davanti un uomo, <strong>Michael Ruppert e le sue teorie</strong>, lasciandoci liberi di decidere se la persona che ce le sta espondendo sia sana di mente o totalmente squilibrata. E’ la necessità di un fruitore dotato di capacità critica che da tanto fastidio a Polaris? O la facilità con a quale si possono prendere delle gran cantonate? Michael Ruppert espone idee, giuste o sbagliate, come in tanti hanno fatto prima di lui, molto prima dell’invenzione del web.</p><p>E a noi questa libertà, peraltro molto affine all’utopia del web, pare da difendere.</p><p>Ma evidentemente Polaris, a partire dal nome che si è scelto pensa in grande, e la sua era forse un’utopia di dominio. O magari lo preoccupa solo il calo nelle vendite del suo giornale (ahi Il mercato!).</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/05/difendiamo-lutopia-del-web-la-liberta/68018/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>9</slash:comments> </item> <item><title>Religione: se la conosci la eviti?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/29/religione-se-la-conosci-la-eviti/65835/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/29/religione-se-la-conosci-la-eviti/65835/#comments</comments> <pubDate>Wed, 29 Sep 2010 11:27:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Vincenzo De Cecco &#38; Riccardo Cremona</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[cattolicesimo]]></category> <category><![CDATA[gesù]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[madre teresa]]></category> <category><![CDATA[Religione]]></category> <category><![CDATA[Usa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=65835</guid> <description><![CDATA[Se si volesse fare un documentario su cos’è la religione oggi, un buon punto di partenza potrebbe essere un  sondaggio condotto dal Pew Research Center negli Usa. Lo US Religious Knowledge Survey consiste in 32 domande su tutte le principali religioni rivolte a cristiani, ebrei ed atei/agnostici. La media delle risposte corrette è stata attorno...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Se si volesse fare un documentario su cos’è la religione oggi, un buon punto di partenza potrebbe essere un  sondaggio condotto dal <strong>Pew Research Center</strong> negli <strong>Usa</strong>.<br /> Lo <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.pewforum.org/Other-Beliefs-and-Practices/U-S-Religious-Knowledge-Survey.aspx " target="_blank">US Religious Knowledge Survey</a></span></strong> consiste in 32 domande su tutte le principali religioni rivolte a cristiani, ebrei ed atei/agnostici.</p><p>La media delle risposte corrette è stata attorno a 16. Ma le singole categorie come hanno risposto?</p><p>In cima alla classifica (con 20.9 risposte corrette) troviamo coloro che si dichiarano <strong>atei</strong> e <strong>agnostici</strong>, seguiti da ebrei e mormoni (con rispettivamente 20.5 e 20.3). I cattolici rispondono correttamente in media 14.7 volte.</p><p>Piu che legittimo, direte voi. In fondo un cattolico non è tenuto a conoscere altra religione che la propria. Andiamo a vedere allora i risultati alle domande su <strong>Bibbia e cristianità</strong> (12 domande): qui i migliori risultati sono dei soliti mormoni (7,9), seguiti dagli evangelici (7,3), dagli atei e agnostici (6,7) , dagli ebrei (6.3) via via fino al 5,4 dei cattolici.</p><p>Alcune delle domande: dov’è nato <strong>Gesù</strong>? Di che religione era <strong>Madre Teresa</strong>? Qual’è la figura biblica associata all’<strong>Esodo</strong>?</p><p>A proposito di religione e ignoranza segnaliamo un bel documentario di qualche anno fa: <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=fOqGhcwwE1s" target="_blank">Jesus Camp</a></span></strong>, di <strong>Rachel Grady</strong> e <strong>Heidi Ewing.</strong></p><p>Questo documentario, così come il sondaggio di cui sopra si riferiscono agli Usa dove, si sa, sono tutti degli ignorantoni. In <strong>Italia</strong>, culla della civiltà e della cristianità che risultati avremmo?</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/fOqGhcwwE1s" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/29/religione-se-la-conosci-la-eviti/65835/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>237</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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