<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Tv Popolare</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/tvpopolare/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sun, 27 May 2012 06:55:24 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Edifici abbandonati, nuovi spazi pubblici</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/25/edifci-abbandonati-nuovi-spazi-pubblici/241766/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/25/edifci-abbandonati-nuovi-spazi-pubblici/241766/#comments</comments> <pubDate>Fri, 25 May 2012 15:03:14 +0000</pubDate> <dc:creator>Tv Popolare</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[beni comuni]]></category> <category><![CDATA[crowfunding]]></category> <category><![CDATA[edifici abbandonati]]></category> <category><![CDATA[fuorisalone]]></category> <category><![CDATA[impossibile living]]></category> <category><![CDATA[impossible living]]></category> <category><![CDATA[macao]]></category> <category><![CDATA[spazi pubblici]]></category> <category><![CDATA[tv popolare]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=241766</guid> <description><![CDATA[Recentemente i fatti di MACAO a Milano, fra le molte altre polemiche, hanno portato alla ribalta le problematiche legate agli spazi dimessi e alla necessità di recuperarli per restituirli alla collettività come luoghi di incontro, di partecipazione civile e produzione artistica. Noi di TV Popolare crediamo fermamente che è negli spazi pubblici, terreno di condivisione...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Recentemente i fatti di<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/milano-dopo-torre-galfa-macao-sgomberato-anche-palazzo-citterio/237667/" target="_blank"> MACAO</a> a Milano, fra le molte altre polemiche, hanno portato alla ribalta le problematiche legate agli spazi dimessi e alla necessità di recuperarli per restituirli alla collettività come luoghi di incontro, di partecipazione civile e produzione artistica.</p><p>Noi di <a href="http://www.tvpopolare.it/" target="_blank">TV Popolare</a> crediamo fermamente che è negli<strong> spazi pubblici</strong>, terreno di condivisione e scambio, che si scriva la storia di una comunità, che si ordisca e trami quel tessuto sociale che è alla base della collettività, del <strong>bene comune</strong>.</p><p>Partendo da queste riflessioni  vogliamo parlarvi del nostro incontro con una start up web dedicata proprio agli edifici abbandonati, <a href="http://www.impossibleliving.com/" target="_blank">[im]possible living</a> – di cui anche il <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/22/obiettivo-riqualificare-edifici-abbandonati-lapplicazione-impossible-living/206240/" target="_blank">Fatto Quotidiano</a> si è occupato – e che con la sua proposta, ambiziosa, vuole proporre una riflessione sul valore civile e sociale, oltre che architettonico, della pratica critico-selettiva del paesaggio che ci circonda. <strong>[im]possible living</strong> nasce nel 2010 dall’idea di Andrea Sesta, ingegnere, e di Daniela Galvani, architetto, e ha l’obiettivo di creare una mappa degli <strong>edifici abbandonati</strong> in Italia e nel mondo attraverso un applicazione web e di proporre, seguire ed organizzare progetti di recupero.</p><p>Abbiamo incontrato Daniela Galvani durante la settimana del <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/25/design-sociale/206915/" target="_blank">Salone del Mobile di Milano 2012</a> alla Cascina Cuccagna, in cui [im]possible living ha proposto una serie di incontri e dibattiti per presentare il proprio processo di riqualificazione degli edifici abbandonati, e le abbiamo chiesto di conoscere meglio il progetto. <strong>“</strong>La vocazione di [im]possible living è di creare il punto di riferimento sul tema dell’abbandono degli edifici nel mondo, cercando di far sviluppare una nuova coscienza che provi a rimettere in moto il meccanismo di riqualificazione di questi <em>oggetti</em> dimenticati.”</p><p><em>Cosa significa dare nuova vita ad uno spazio abbandonato?<br /></em>Ci sono vari modi per ridar vita ad un luogo abbandonato. Si passa dal minimo intervento, come quello che abbiamo realizzato nel 2011 per il Fuori Salone, sulla <strong>Ex Casa degli artisti di Brera</strong>, con il <a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&amp;v=pdhuu0dcmnk" target="_blank">flash mob</a>, a progetti di riqualificazione complessiva in modalità <strong>crowdfunding</strong>, come Cascina Cuccagna a Milano ri-destinando alla città, dopo un restauro totale, questo luogo preziosissimo. Una delle peculiarità del progetto è l’interazione con il pubblico, attraverso il sito, progettato in modalità <strong>Wiki</strong>, è possibile contribuire alla mappatura degli edifici abbandonati. Se Wikipedia è un enciclopedia del sapere generata dall’aiuto di tutti gli utenti, [im]possible living vuole diventare il punto di riferimento sull’abbandono per trovare soluzioni di riqualificazione possibili. Il sito, online dallo scorso dicembre, ha già raccolto oltre 400 segnalazioni di edifici.</p><p><em>Dopo questa mappatura cosa succede? <br /></em>Per questioni di budget, non è stato possibile fin dall’inizio – visto che al momento autofinanziamo il nostro lavoro – sviluppare completamente la tecnologia di tutto il processo. Oggi è possibile solo vedere una mappatura, ma a  breve, si potranno esprimere i propri bisogni rispetto all’edificio segnalato e ci si potrà candidare come responsabile della riattivazione in tutte le sue forme e innescare, in questo modo, il processo di <em>riabilitazione</em> di quel luogo. La fase di riqualificazione degli spazi sarà possibile grazie ad un prezioso <strong>network di professionisti</strong>, coinvolti nell’ambito universitario e privato, fatto di architetti, artigiani, sociologi, antropologi, ingegneri, economisti e tutte le figure che possono migliorare il progetto in modo attivo e concreto. Ma questa fase è chiaramente complessa e necessità di tempo e risorse anche nell’ambito istituzionale, e già alcune<strong> amministrazioni </strong>si sono dimostrate interessate alle proposte e alla richiesta di collaborazione.</p><p><em>Sostenete che il recupero sistematico del degrado sia la vera strada per costruire un mondo sostenibile. Cosa significa?<br /></em>Crediamo che la vera strada sia l’equilibrio, la moderazione delle cose. Nel nostro campo non si può continuare con un <strong>consumo di suolo</strong> così agguerrito senza guardare a cosa ci lasciamo sulla strada. Se in Italia ci sono oltre 2 milioni di edifici abbandonati dobbiamo fare qualcosa in maniera equilibrata per prendercene cura, riusarli e magari costruire meno. Bisogna che ci sia moderazione nel vivere, dobbiamo rispettare le generazioni passate, quello che ci hanno lasciato, e le generazioni future, creando un mondo più vivibile, stimolante, migliore.<br />[im]possible living oltre a ridare vita concretamente agli edifici dimenticati, vuole contribuire alla creazione di una consapevolezza nuova, che faccia riflettere sulla fisionomia dei luoghi che abitiamo e sulla<strong> funzione sociale</strong> degli spazi e della loro organizzazione, una <strong>visione popolare.</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/25/edifci-abbandonati-nuovi-spazi-pubblici/241766/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Fare Arte sociale a Milano</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/fare-arte-sociale-milano/223884/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/fare-arte-sociale-milano/223884/#comments</comments> <pubDate>Wed, 09 May 2012 12:59:42 +0000</pubDate> <dc:creator>Tv Popolare</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Art Kitchen]]></category> <category><![CDATA[ivan tresoldi]]></category> <category><![CDATA[Marco Maccarini]]></category> <category><![CDATA[Pagina Bianca]]></category> <category><![CDATA[street art]]></category> <category><![CDATA[tv popolare]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=223884</guid> <description><![CDATA[Nella ricerca di progetti affini al desiderio di partecipazione e condivisione creativa e sociale di Tv Popolare siamo incappati nella bella e complessa realtà di Art Kitchen, progetto che si propone come fucina di idee di comunicazione e produzione di arte sociale. Venuta allo scoperto nel 2007 dall&#8217;idea del giovane poeta e artista Ivan e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nella ricerca di progetti affini al desiderio di partecipazione e condivisione creativa e sociale di <a href="http://www.tvpopolare.it/">Tv Popolare</a> siamo incappati nella bella e complessa realtà di <a href="http://artkitchen.org/">Art Kitchen</a>, progetto che si propone come fucina di idee di comunicazione e produzione di arte sociale.</p><p>Venuta allo scoperto nel 2007 dall&#8217;idea del giovane poeta e artista <strong>Ivan</strong> e del curatore <strong>Jacopo Perfetti</strong>, come prosecuzione naturale  dell&#8217;esperienza della mostra <a href="http://www.comune.milano.it/dseserver/webcity/Documenti.nsf/d38e0f65f96d36fc0125690e00465e37/0650aa3c20b4706cc1257281003ff39e?OpenDocument">Street Art Sweet Art al Pac</a> di Milano, Art Kitchen è nata con il proposito di <strong>fare dell&#8217;arte il comune denominatore di ogni genere di produzione</strong>,<strong> </strong>dai progetti sociali al marketing aziendale. </p><p>Li abbiamo incontrati per farci spiegare la loro realtà e cosa propongono.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/GKl7k9YKmfk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Con questo spirito negli anni le attività sono cresciute e si sono moltiplicate guardando a tre grandi aree di interesse: <strong>Cultural Creativity, </strong>rivolta ad aziende ed enti pubblici, <strong>Public Art, </strong>in cui trova sfogo la necessità di investire e costruire in progetti sociali d&#8217;arte in collaborazione con il pubblico ed infine la parte di <strong>Social Activity</strong> rivolta principalmente al sostegno di progetti benefici in collaborazione con organizzazioni che operano nel sociale.</p><p>Il contenitore capace di accogliere tutte queste istanze è il <strong><a href="http://www.superground.org/">Superground</a></strong>, uno spazio di circa 300 mq interni e 200 mq di giardino, nato dalle ceneri di una vecchia mensa dell&#8217;ATM, che dopo anni di abbandono e degrado è stato dato in affitto dal Comune di Milano ad Art Kitchen. Rimesso a nuovo, oggi lo spazio è un luogo culturale pensato per promuovere e accogliere creatività. In un lavoro di continuo confronto con il territorio, sono ospitati e promossi all&#8217;interno di Superground spettacoli di giovani compagnie teatrali, laboratori e mostre d&#8217;arte contemporanea come la recente <a href="http://boats.artkitchen.org/preview-neopop-pop-surrealism-vs-urban-art/">Neo Pop &#8211; Pop surrealism vs Urban Art</a>, una collettiva che affiancava nomi di fama internazionale come <strong>Blu</strong> e <strong>Kenny Scharf</strong> a quelli di giovani artisti emergenti.</p><p>Quello che colpisce del progetto Art Kitchen è <strong>l’attitudine di coniugare il pensiero poetico con la capacità di realizzare</strong>, di produrre, sviluppando nella pratica un modello di <strong>imprenditoria creativa</strong>, in cui i lavori più commerciali come <strong>InTralci</strong>,  progetto di residenza di un gruppo di artisti in Franciacorta per celebrare i 50 anni del Consorzio, foraggiano progetti benefici come <strong>Scuole di Strada</strong>, programma educativo per i bambini di Haiti in collaborazione con la <strong>Fondazione Rava</strong> e sostenuto da Nescafè.</p><p>La prerogativa è sempre l&#8217;arte, e alla base di ogni iniziativa la qualità dei rapporti umani. Con questo spirito dal 2007 Art Kitchen ha collaborato con moltissimi Enti, Associazioni e Società realizzando eventi capaci di creare un&#8217;interazione con il pubblico attraverso l&#8217;azione poetica, in questo senso il progetto emblema del loro Manifesto è <strong><a href="http://www.poesiaviva.it/ivan/archives/performance/">Pagina Bianca</a></strong>, una performance di arte pubblica realizzata in moltissime piazze italiane in cui migliaia di persone sono chiamate a riappropriarsi di importanti spazi urbani colorando enormi superfici bianche.</p><p><em>Chi getta semi al vento farà fiorire il cielo</em>, questo il concept poetico da cui nasce l&#8217;idea del collettivo di produzione creativa Art Kitchen, credendo fermamente che <strong>la <em>conoscenza</em> che non è condivisa non sarà mai all’altezza dei bisogni della collettività</strong>.</p><p>Partecipare significa aderire ad un progetto e decidere di avere peso nella sua realizzazione, partecipare attraverso un’azione artistica significa credere nella cultura popolare ed investire sul suo ritorno sociale.</p><p><em>di Anna Giordano</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/fare-arte-sociale-milano/223884/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Se il Design è sociale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/25/design-sociale/206915/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/25/design-sociale/206915/#comments</comments> <pubDate>Wed, 25 Apr 2012 13:26:12 +0000</pubDate> <dc:creator>Tv Popolare</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Design Week]]></category> <category><![CDATA[fuorisalone]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Salone Internazionale del Mobile]]></category> <category><![CDATA[tv popolare]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=206915</guid> <description><![CDATA[A pochi giorni dalla chiusura del Design Week 2012 facciamo il punto sulle iniziative di valore sociale viste&#8230; Si è chiusa, infatti, domenica la 51° edizione del Salone Internazionale del Mobile, l&#8217;evento di riferimento del design che porta a Milano centinaia di migliaia di visitatori da tutto il mondo e che quest’anno in quanto a...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>A pochi giorni dalla chiusura del Design Week 2012 facciamo il punto sulle iniziative di valore sociale viste&#8230;</strong></p><p>Si è chiusa, infatti, domenica la 51° edizione del <strong><a href="http://www.cosmit.it/tool/home.php?s=0,1,21,27,28">Salone Internazionale del Mobile</a></strong>, l&#8217;evento di riferimento del design che porta a Milano centinaia di migliaia di visitatori da tutto il mondo e che quest’anno in quanto a presenze dovrebbe aver superato il bilancio dello scorso anno chiuso a quota 250 mila. Pienone di visitatori, dunque, e una moderata fiducia degli espositori, galvanizzati anche dalla visita a sorpreso sabato del Premier Mario Monti. Un evento che nato negli anni &#8217;60 come fiera di settore della produzione di arredamento, e che da qualche tempo ha preso il nome di <strong>Design Week</strong>, è diventato via via negli anni sempre più importante. Non più, quindi, (solo) lampade e tavoli, ma un appuntamento che vuole raccogliere la complessità della creatività internazionale.</p><p>Chi frequenta i Saloni sa che uno degli appuntamenti collaterali più interessanti del periodo è il <strong><a href="http://fuorisalone.it/2012/">Fuorisalone</a></strong>, una serie di eventi e feste, organizzati dall&#8217;iniziativa di aziende e associazioni, che animano molti quartieri della città. Zona Tortona, Garibaldi, Brera, Porta Romana, Lambrate, Mecenate e Porta Venezia diventano i luoghi deputati ad ospitare centinaia di eventi, mostre e iniziative varie, che, anche qui, a dispetto delle voci che circolavano prima di questa ultima edizione, hanno avuto un incremento di affluenza  rispetto allo scorso anno.</p><p>Il Design quindi sembrerebbe resistere alla crisi, ma fra un evento modano e l&#8217;altro e le tante esposizioni fieristiche ci siamo chiesti cosa ci fosse di realmente interessante. Se è vero che il nuovo compito del design è<strong> disegnare processi </strong>che contribuiscano a migliorare il benessere della società in cui viviamo, cosa c&#8217;era di davvero propositivo sui temi di emergenza sociale ambientale? Proviamo a rintracciare fra le cose viste quelle che più ci sono sembrate andare in questa direzione.</p><p>Partiamo da un luogo simbolo della partecipazione civile Milanese, <strong><a href="http://www.cuccagna.org/portal/IT/handle/?page=homepage">Cascina Cuccagna</a></strong>, che durante tutto il periodo del Salone ha ospitato all&#8217;interno del macro progetto <strong><a href="http://www.cuccagna.org/portal/IT/news/view.php?id=360">Goodesign</a></strong> diversi eventi, incontri e workshop e oltre 50 aziende che lavorano sul concetto di design sociale, design responsabile. Fra queste Materiavera, Cantiere 11, Giussani e Rivaviva che si uniscono per dare vita al progetto <strong><a href="http://www.metroquadrosostenibile.it/">Metroquadrosostenibile</a></strong>: <strong>il prototipo </strong>della casa tipo eco-compatibile, dal progetto alla ristrutturazione e agli impianti, fino alla fornitura di elettrodomestici e arredi completamente ecologici.</p><p>Anche <strong>Leaf <a href="http://energy.loccioni.com/sustainable-community/leaf-meter/" target="_blank">Meter</a></strong> di Gruppo Loccioni sposa la causa ambientale, si tratta, infatti, di <strong>un misuratore di sostenibilità </strong>per visualizzare in tempo reale i dati relativi alle performance energetiche e all&#8217;impatto ambientale di edifici, prodotti e processi produttivi.</p><p>Trova posto in Cascina Cuccagna anche <strong><a href="http://www.impossibleliving.com/">[IM]possible Living</a></strong>, un progetto che si occupa del tema dell&#8217;abbandono degli edifici e della loro riqualificazione.</p><p>Cambiando location ci spostiamo ai Navigli che sono stati animati da diversi eventi fra i quali vi vogliamo segnalare quelli organizzati da <strong><a href="http://www.naba.it/">Naba</a></strong> &#8211; Nuova Accademia di Belle Arti, che con il progetto <strong><a href="http://wequi.naba.it/">WeQui</a></strong>, una serie di workshop tematici, itinerari sui luoghi simbolo del Fuorisalone e molto altro ancora, ha messo a fuoco il concetto del reale-locale, con proposte di riqualificazione degli spazi pubblici e di sviluppo delle relazioni sul territorio come il workshop <strong>Il frullatore di quartiere</strong>, con cui un negozio di frutta e verdura in via Gola è diventato un <strong>luogo di aggregazione sociale</strong> del quartiere grazie alla produzione di succhi di frutta freschi preparati con un vecchio tandem trasformato in frullatore da un gruppo di studenti guidati da Remo Ricchetti.</p><p>Improntata sul binomio creatività-sostenibilità, poi, la mostra <strong><a href="http://milanosiautoproducedesign.com/">Misiad</a></strong> &#8211; Milano si auto-produce design &#8211; organizzata dalla associazione <strong><a href="http://www.changeup.it/Hpm00.asp?IdCanale=98">Change Up</a></strong> e ospitata alla <strong><a href="http://www.fabbricadelvapore.org/index_noflash.html">Fabbrica del Vapore</a></strong>, in cui trovano posto le creazioni di oggetti di design in cartone, sculture in materiali di scarto o oggetti abbandonati e reinventati secondo una logica di riutilizzo e recupero dei materiali.</p><p>Voi che eravate a Milano, cosa avete visto d’interessante? E in generale cosa pensate del <strong>design sociale</strong>, è possibile, secondo voi, che il ruolo del design, sempre più orientato verso la progettazione di azioni di design, sia quello di <strong>promuovere attenzione </strong>sui grandi temi del vivere quotidiano?</p><p><em>di Anna Giordano</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/25/design-sociale/206915/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Quando il business diventa sociale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/quando-business-diventa-sociale/199587/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/quando-business-diventa-sociale/199587/#comments</comments> <pubDate>Fri, 23 Mar 2012 14:04:40 +0000</pubDate> <dc:creator>Tv Popolare</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Andrea Rapaccini]]></category> <category><![CDATA[aziende non profit]]></category> <category><![CDATA[Business Sociale]]></category> <category><![CDATA[imprenditoria sociale]]></category> <category><![CDATA[Make a Change]]></category> <category><![CDATA[Marco Maccarini]]></category> <category><![CDATA[tv popolare]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=199587</guid> <description><![CDATA[Il contenitore di Tv Popolare si espande, aprendo a nuovi mondi, nuove tematiche e nuovi stili di vita. Con enorme contentezza ci rendiamo sempre più conto che le strade per il cambiamento sono davvero infinite! Invitiamo sin dal primo giorno a partecipare al cambiamento, in queste prossime righe vi presenteremo una realtà che non solo ha...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il contenitore di <strong><a href="http://tvpopolare.it/" target="_blank">Tv Popolare</a></strong> si espande, aprendo a nuovi mondi, nuove tematiche e nuovi stili di vita. Con enorme contentezza ci rendiamo sempre più conto che le strade per il <strong>cambiamento</strong> sono davvero infinite!</p><p>Invitiamo sin dal primo giorno a <strong>partecipare al cambiamento</strong>, in queste prossime righe vi presenteremo una realtà che non solo ha saputo prontamente rispondere a questa chiamata, ma si spende quotidianamente per <strong>creare</strong> questo cambiamento..un nome un programma insomma, <strong><a href="http://www.makeachange.it/" target="_blank">Make a Change</a></strong>.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/6dto-KFVKmo" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>In un momento di difficoltà dei sistemi economici e di profonda crisi di credibilità e di progettualità da parte delle amministrazioni pubbliche, una parte della società civile laica<strong> </strong>sta provando a fare <strong>qualcosa di concreto per il proprio paese</strong>. Sono persone che non sono mosse da obiettivi di ricchezza personale o dal potere, che non si fermano alla sterile critica al «sistema», ma che &#8211; in modo responsabile &#8211; vogliono contribuire a cambiarlo questo « sistema» , dall’interno.</p><p>Queste persone sono gli <strong>imprenditori sociali</strong>, ovvero dei veri irragionevoli, che si ostinano a ritenere la persona al centro di una nuova economia dove il capitale, rappresenta uno strumento per produrre ricchezza sociale ed ambientale sul proprio territorio. Tale nuova economia è definita business sociale<strong>.</strong></p><p><strong> </strong>Il social business è dunque costituito da vere e proprie <strong>aziende che hanno un obiettivo sociale</strong> (o ambientale) ma che intendono perseguirlo attraverso modelli di business competitivi sul mercato, <strong>senza fare ricorso a finanziamenti pubblici o a donazioni</strong>, se non in una prima fase di start up.</p><p>Il business sociale, in crescita a livello mondiale dall’ Asia agli USA, è una sorta di “non profit sostenibile”, di welfare privato, un’economia solidale che si affianca e che integra l&#8217;economia profit tradizionale.</p><p>Una vera e propria <strong>terza via</strong> dunque, capace di rappresentare una rivoluzione culturale di <strong>valori per il mondo profit</strong> e allo stesso tempo aumentare la <strong>sostenibilità e l’impatto sociale del Terzo Settore.</strong></p><p><strong>Make a Change </strong>è stata creata nel 2009 con la finalità di promuovere anche nel nostro paese lo sviluppo di imprese a<strong> finalità sociale</strong>, siano esse cooperative sociali sostenibili, imprese sociali <strong>ex lege </strong>oppure <strong>aziende “low profit”</strong> con obiettivi di tipo sociale/ambientale. I soci fondatori comprendono tre società (<a href="http://www.mbsconsulting.it/" target="_blank">MBS Consulting</a>, <a href="http://www.key2people.com/" target="_blank">Key2People</a>, <a href="http://www.oltreventure.com/" target="_blank">Oltre Venture</a>) e dodici professionalità diverse e complementari (manager, imprenditori, finanziari, professionisti&#8230;) che operano eticamente in vari settori.</p><p>Persone unite da un’etica sociale e dal desiderio di operare un cambiamento reale nella società introducendo un nuovo modello d’impresa all’interno del mondo degli affari, con equilibrio e senso di giustizia, mettendo a frutto la propria esperienza e capacità.</p><p>Attraverso un’organizzazione operativa, il movimento Make a Change vuole perseguire degli obiettivi tanto semplici quanto ambiziosi:</p><ul><li>Favorire concretamente la       nascita e lo sviluppo di <strong>nuovi imprenditori</strong> sociali in Italia</li><li>Promuovere l’impresa a       finalità sociale come un nuovo <strong>asset class per gli investimenti       responsabili</strong></li><li>Proporre presso i giovani <strong>valori       di equilibrio e di responsabilità sociale</strong>, in alternativa (a fianco)       a quelli della ricerca del denaro e del potere ad ogni costo</li></ul><p>Le nostre attività, coerenti con la nostra missione, si possono dividere in tre filoni principali, di cui vi riportiamo qui i nomi e link per tutte le informazioni:</p><p>1 Il concorso “<strong><a href="http://www.makeachange.it/bel-lavoro-mondo/lavoro-piu-bello.asp" target="_blank">Il più bel lavoro del mondo</a></strong>”</p><p>2 L’<a href="http://www.makeachange.it/osservatorio/i-pionieri.asp" target="_blank">Osservatorio sulle imprese a finalità sociale</a> operati sul territorio italiano.</p><p>3. <a href="http://www.makeacube.com/" target="_blank">Make a Cube</a> <em> </em></p><p>Crediamo che l’informazione di qualità rappresenti un servizio sociale e come tale vada garantito ai cittadini, in particolar modo quando il servizio pubblico fatica e non poco in termini di credibilità. Per questo motivo è nato il progetto di Tv Popolare in coerenza con i nostri obiettivi, per dar vita a un modello di business innovativo in grado di superare il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Raccolta_di_fondi" target="_blank">fund raising</a> tradizionale.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/quando-business-diventa-sociale/199587/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Pedalando verso il cambiamento</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/06/pedalando-verso-cambiamento/194884/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/06/pedalando-verso-cambiamento/194884/#comments</comments> <pubDate>Tue, 06 Mar 2012 08:24:12 +0000</pubDate> <dc:creator>Tv Popolare</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[#salvaiciclisti]]></category> <category><![CDATA[andrea zanchetta]]></category> <category><![CDATA[cities fit for cycling]]></category> <category><![CDATA[ddl]]></category> <category><![CDATA[proposta di legge]]></category> <category><![CDATA[Salva i ciclisti]]></category> <category><![CDATA[the times]]></category> <category><![CDATA[tv popolare]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=194884</guid> <description><![CDATA[Abbiamo incontrato Andrea Zanchetta, attivista di “Salva i ciclisti”, movimento nato a seguito dell’iniziativa proposta dal quotidiano britannico The Times, promotore della campagna Cities Fit for Cycling (Città a misura di ciclisti) e sostenuta anche dal Fatto Quotidiano. Ci siamo da subito appassionati a questa iniziativa, sin dal primo approccio abbiamo riconosciuto un forte slancio...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo incontrato <strong>Andrea Zanchetta</strong>, attivista di “<strong><a href="http://www.facebook.com/groups/salvaiciclisti/" target="_blank">Salva i ciclisti</a>”</strong>, movimento nato a seguito dell’iniziativa proposta dal quotidiano britannico <strong><em>The Times</em></strong><strong>, </strong>promotore della campagna <strong><a href="http://www.thetimes.co.uk/tto/public/cyclesafety/contact/" target="_blank">Cities Fit for Cycling</a> (Città a misura di ciclisti)</strong> <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/salvaciclisti/" target="_blank">e sostenuta anche dal Fatto Quotidiano</a></span>.</p><p>Ci siamo da subito appassionati a questa iniziativa, sin dal primo approccio abbiamo riconosciuto un forte slancio al <strong>cambiamento</strong>. Questa <strong>campagna internazionale</strong> propone una <strong>trasformazione</strong> che potrebbe realmente <strong>cambiare la </strong><strong>visione delle</strong><strong> </strong><strong>nostre città</strong>, rendendole a misura d’uomo, dove un semplice cambiamento personale possa essere in grado di mutare la qualità della vita non solo del singolo, ma anche di chi lo circonda. Un cambiamento in cui le persone vengono<strong> per prime</strong>, basato su principi di condivisione degli spazi più equi, vivibili e soprattutto non dominati dal solo mezzo a motore. Una riqualificazione di un mezzo utile al corpo, all’umore e all’ambiente, economico e quindi <strong>popolare!</strong></p><p>Un’iniziativa non certo isolata, ma rafforzata piuttosto dalla<strong> </strong><strong>n</strong><strong>ascita di diverse associazioni no-profit, </strong><strong>da un numero crescente di</strong><strong> ciclofficine autogestite</strong><strong> </strong>e<strong> </strong><strong>sempre più</strong><strong> cittadini </strong><strong>che</strong><strong>, </strong>attraverso <strong>azioni comuni</strong> di sensibilizzazione,<strong> </strong><strong>blog e mezzi multimediali</strong><strong> </strong>si fanno promotori dell’iniziativa, dimostrando <strong>una partecipazione nuova e motivata alla società civile.<br /> </strong><br /> Andrea Zanchetta ci racconta qualcosa in più di questa realtà e del cambiamento a cui mira. <strong><a href="http://tvpopolare.it/" target="_blank">Tv popolare</a> sposa gli stessi valori e lo stesso desiderio, e per questo vogliamo dare anche dalla nostra spazio e sostegno alla campagna.</strong></p><p>“Racconta mio padre che, quando lavorava come operaio in fabbrica all&#8217;inizio degli anni &#8217;70, ogni giorno si recava al lavoro in bici, con il risultato indiretto di essere etichettato come tirchio. Perché usare la bici, proprio nel pieno del &#8220;boom economico&#8221;, quando tutti si possono finalmente permettere una Fiat 500? Circa quarant&#8217;anni dopo, mio padre si giustifica con un intuitivo &#8220;La bici mi è sempre piaciuta, era meglio così&#8221;.<br /> Oggi è cosa provata che la bici sia un mezzo di trasporto adeguato per spostarsi nelle città congestionate: costa poco e inquina ancora meno, è alla portata di tutti, è utile per chi lo fa e un gesto di civiltà nei confronti degli altri. Tutto molto romantico. <strong>Ma muoversi con la bici in città è davvero così &#8220;facile&#8221;? A guardare i fatti si direbbe di no</strong>.</p><p>Solo sulle strade italiane, negli ultimi dieci anni, quasi 2600 persone sono morte a causa di incidenti tra ciclisti e autoveicoli, 50 vittime solo negli ultimi due mesi, e naturalmente a trarne le conseguenze peggiori non sono gli automobilisti. Non si tratta di spericolati sportivi professionisti ma di pensionati, bambini o altra gente comune che per muoversi preferisce inforcare la bici piuttosto che sedersi dentro un&#8217;auto. <strong>Un tema scottante che </strong><strong>però, nonostante gli sforzi, non riesce ad uscire dai</strong><strong> ridotti spazi dell&#8217;underground culturale o dalle notizie di cronaca di provincia</strong>.</p><p>Questo fino a <strong>venti giorni fa</strong>, quando il prestigioso quotidiano britannico <strong><em>The Times</em> </strong><strong>si annuncia promotore della campagna</strong><strong> <em>Cities Fit for Cycling </em>(Città a misura di ciclisti),</strong> con il fine di chiedere interventi strutturali in materia di sicurezza per la viabilità su due ruote. <strong>In Italia, sotto il nome di &#8220;<a href="http://twitter.com/search/salvaiciclisti" target="_blank">Salva i ciclisti</a>&#8220;,</strong> l&#8217;iniziativa viene ripresa da oltre 40 blog che trattano di cultura della bici e di mobilità sostenibile e sostenuta da migliaia cittadini di ogni parte d&#8217;Italia riuniti nel gruppo su Facebook.</p><p>Un esempio straordinario di <strong>partecipazione alla vita civile in versione 2.0. </strong>Solo successivamente arriva <strong>l&#8217;appoggio mediatico di testate giornalistiche nazionali e il timido sostegno di alcuni sindaci</strong> delle maggiori città italiane, Milano e Firenze tra le prime.</p><p>Ma #salvaiciclisti, dall&#8217;<em>hashtag</em> di Twitter, non si limita a sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica e gli amministratori: in meno di quindici giorni dall&#8217;inizio della campagna diventa<strong> </strong>u<strong>na</strong><strong> <a style="font-weight: bold;" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/26/ciclisti-manifesto-sicurezza-diventa-pronto-alla-discussione-parlamento/193958/" target="_blank">proposta di legge</a></strong><strong> presentata in Parlamento e ora in attesa di approvazione</strong>. Tempi da record, soprattutto se abituati alla politica nostrana.</p><p>Questa la cronaca. Ma nel quotidiano chi sceglie la mobilità sostenibile in città, che sia ciclista o pedone, si trova ingabbiato in un contesto pensato esclusivamente ad uso e consumo dell&#8217;autotrasporto privato. In questo senso, negli ultimi anni diventano significativi due fenomeni che dimostrano l&#8217;effettiva necessità di provvedimenti strutturali.<br /> <strong>Da una parte, nascono molte associazioni no-profit e ciclofficine autogestite</strong>, impegnate nella diffusione la cultura della bici come mezzo di trasporto e nel trasferire alle municipalità le esigenze di coloro che fanno questa scelta. <strong>Dall&#8217;altra, le municipalità iniziano a distribuire vademecum </strong><strong>nel tentativo di &#8220;riorganizzare&#8221; il traffico ciclistico, con risultati molto deludenti</strong>. La prassi vuole che tali vademecum si traducano in una mera lista di doveri senza alcun diritto, con qualche suggerimento informale e superficiale su come schivare le auto e – ciliegina sulla torta – in una lista di sanzioni a cui si potrebbe essere soggetti in caso non si seguissero le indicazioni appena esposte.</p><p><strong>Al contrario, #salvaiciclisti chiede provvedimenti di tipo strutturale e culturale</strong>, a garanzia della sicurezza dei ciclisti. Tra gli 8 punti presentati, l&#8217;identificazione e la revisione degli incroci più pericolosi, la creazione di una nuova generazione di <strong>piste ciclabili</strong> attingendo da fondi già riservati alle infrastrutture e il limite di 30 km/h per le auto che circolano in centri urbani sprovvisti di piste ciclabili. Richieste così sensate e a portata di mano che c&#8217;è da chiedersi come sia possibile che non esistano ancora.</p><p>#salvaiciclisti non chiede la cancellazione delle regole, ad uso e consumo di un&#8217;anarchia ciclistica, tutt&#8217;altro. <strong>Si chiedono</strong><strong> regole diverse</strong><strong>, pensate per una città a misura di essere umano</strong> e in contrasto con la <em>forma mentis</em> della città a misura d&#8217;auto. Si chiede tutela per chi, in termini di sostenibilità, costa poco o nulla alla società ma nonostante questo non ha alcun diritto o beneficio.</p><p>Come mio padre allora, anche io oggi mi sono recato al lavoro in bici.</p><p>Utilizzare la bici per me assume il significato di libertà: dall&#8217;economia e dalle logiche del petrolio, dal problema del parcheggio e di quanto costa, dallo stress, dalla visione del mondo attraverso un finestrino. <strong>Mi sposto in modo veloce ed efficiente senza inquinare, non rubo spazio dove ce n&#8217;è già poco e il solo rumore che produco è il sibilo dell&#8217;aria attorno a me.</strong> Qualcuno sostiene che faccia persino bene alla salute ma sopratutto vi posso garantire che risparmio 50 euro per ogni pieno di benzina che <em>non</em> faccio.</p><p>Perché, alla fine, tutti si fanno anche due conti in tasca&#8230;”</p><p>Andrea Zanchetta</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/06/pedalando-verso-cambiamento/194884/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tv Popolare: istruzioni per l’uso</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/03/popolare-istruzioni-l%e2%80%99uso/186743/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/03/popolare-istruzioni-l%e2%80%99uso/186743/#comments</comments> <pubDate>Fri, 03 Feb 2012 15:32:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Tv Popolare</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Davide Scalisi]]></category> <category><![CDATA[democrazia diretta]]></category> <category><![CDATA[Marco Maccarini]]></category> <category><![CDATA[tv popolare]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=186743</guid> <description><![CDATA[Maciniamo strada e incontriamo ogni giorno nuove energie e nuove persone che si offrono a darci sostegno e spinta, segno forte che il desiderio è comune e condiviso. Abbiamo accolto tramite newsletter e social centinaia di mail di cittadini che hanno manifestato voglia e necessità di parlare delle loro realtà e delle loro esperienze, altre ancora...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Maciniamo strada e incontriamo ogni giorno nuove energie e nuove persone che si offrono a darci sostegno e spinta, segno forte che <strong>il desiderio è comune e condiviso</strong>.</p><p>Abbiamo accolto tramite newsletter e social centinaia di mail di cittadini che hanno manifestato voglia e necessità di parlare delle loro realtà e delle loro esperienze, altre ancora di professionisti del settore che si dicono volenterosi di partecipare e dare il loro contributo…si inizia forse a capire pian piano che non basterà dire che “il progetto è bello e quindi in bocca al lupo..”.. ma che si dovrà conquistare insieme il nostro spazio e, attraverso il <strong>contributo di tutti</strong>, raggiungere una nostra vera <strong>identità</strong>.</p><p>Ottima e galvanizzante quindi la risposta alle singole azioni, ma manca ancora però la giusta <strong>consapevolezza</strong>. Ci rendiamo conto che il messaggio è tanto semplice nella sua idea, quanto articolato e complesso nel suo sviluppo, e dove la parola non riuscirà ad arrivare abbiamo deciso di iniziare a render viva anche la parte video, attraverso quindi quel linguaggio a cui ad oggi siamo più abituati.</p><p>Da qualche mese si è unito a noi <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Maccarini" target="_blank">Marco Maccarini</a>, abbiamo avuto la fortuna di conoscere la sua versione da <strong>cittadino</strong>, andando a scavare sotto lo strato che eravamo abituati a vedere dallo schermo, è stato un progressivo conoscersi che ci ha portato giorno dopo giorno a sentirci reciprocamente <strong>parte di una stessa volontà</strong>. Con la semplicità e sincerità che lo caratterizzano, ha deciso di mettere a disposizione del progetto le sue competenze e la sua esperienza.  Conosce bene la <strong>macchina televisiva</strong> e in tutti questi anni ha certamente avuto modo di costruirsi una sua idea.</p><p>Oggi con entusiamo ha deciso di spendersi per il nostro progetto attraverso una serie di <strong>video incontri </strong>- da lui stesso prodotti &#8211; in cui andrà ad <strong>esplorare e sviscerare tv Popolare</strong> in tutte le sue mille sfaccettature.  Con lui incontreremo tante persone, non solo i promotori del progetto, ma anche personaggi noti e meno noti che ci racconteranno la loro idea di tv Popolare. Un modo interessante per conoscere e confrontarsi con punti di vista diversi.</p><p>Ecco come lui stesso spiega le ragioni alla base di questa sua scelta.</p><p>&#8220;La prima volta che venni a conoscenza del progetto <a href="http://www.tvpopolare.it/" target="_blank">Tv Popolare</a> (nel maggio 2011 lessi un <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/17/tv-popolare-partono-le-sottoscrizioni-per-la-televisione-solidale/111838/" target="_blank">articolo</a> in proposito sul <em>Fatto Quotidiano</em>) pensai: <em>&#8220;Santa magnesia purgativa! Ma questo è un progetto straordinario!&#8221; </em>Poi commisi un errore madornale. Mi crogiolai nell&#8217;idea che esistessero delle persone capaci di progettare un intero canale televisivo <strong>governato direttamente e democraticamente dai cittadini</strong>.<br /> Mi presento: Mi chiamo <strong>Marco Maccarini</strong>, dal 1998 ho condotto molti programmi su Mtv, due edizioni del Festivalbar e un sacco di altre robe sparse per l&#8217;etere. Ho sempre lavorato nel campo dell&#8217;intrattenimento con grandi soddisfazioni e svariate incazzature ma mi sono mantenuto con i piedi per terra e mi posso considerare &#8211; concedetemi il termine &#8211; pulito (anche grazie a chi mi sta accanto, figli compresi). Non ho mai ceduto al gioco del gossip, non ho mai sgomitato o chiesto spintarelle per arrivare; piuttosto ho &#8220;lanciato&#8221; molte persone meritevoli senza chiedere nulla in cambio, ho trattato tutti i miei collaboratori con il rispetto dovuto, ho sempre considerato il pubblico più importante dei direttori di rete.</p><p>Tutti atteggiamenti teoricamente normali. Non in televisione. Non in Italia, dove un Corona, per le sue malefatte, è molto più famoso di me e, a conti fatti, vince. Dove ci si lamenta per quello che gli altri fanno senza proporre una valida <strong>alternativa</strong>. E qui torno al mio errore: mi sono accontentato di delegare, senza comprendere fino in fondo che TvPopolare è un progetto sì per la gente, ma soprattutto <strong>fatto </strong>dalla gente! Da buon torinese mi son dato del<em> piciu</em> ed ho agito.</p><p>Mi sono <strong>associato </strong>ed ho messo immediatamente a disposizione le mie capacità (tra cui c&#8217;è anche quella di riuscire a roteare in senso orario la punta del piede ed in senso antiorario l&#8217;indice, poi cambiare la direzione di entrambi&#8230; eh! eh! provaci tu!) per poter spiegare un progetto così <strong>ambizioso</strong>, <strong>nuovo </strong>e allo stesso tempo <strong>fondamentale </strong>anche come <strong>esperimento sociale</strong>. Ho quindi deciso di incontrare gli <strong>ideatori </strong>del progetto e coloro che già hanno <strong>sposato la causa </strong>attraverso una serie di <strong>vlog</strong>, per districare dal principio il complesso meccanismo di TvPop.</p><p>Poi, sta a voi.&#8221;</p><p>M.M.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/F7td5pKxcBY" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/03/popolare-istruzioni-l%e2%80%99uso/186743/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Una iniezione di nonviolenza</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/19/una-iniezione-di-nonviolenza/185030/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/19/una-iniezione-di-nonviolenza/185030/#comments</comments> <pubDate>Thu, 19 Jan 2012 17:30:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Tv Popolare</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Grazia Ferrari]]></category> <category><![CDATA[La Comunità per lo Sviluppo Umano]]></category> <category><![CDATA[nonviolenza]]></category> <category><![CDATA[tv popolare]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=185030</guid> <description><![CDATA[Una settimana è trascorsa dal nostro primo post e numerosi avete saputo cogliere lo spirito e la direzione di questo nostro viaggio. E’ stata una partenza che ci ha realmente emozionati, iniettandoci un’ulteriore carica di energia e di questo, credeteci, vi siamo sinceramente grati. Siamo certi di ripagare, con il nostro quotidiano lavoro e impegno,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Una settimana è trascorsa dal nostro primo post e numerosi avete saputo cogliere lo spirito e la direzione di questo nostro viaggio. E’ stata una partenza che ci ha realmente emozionati, iniettandoci un’ulteriore carica di energia e di questo, credeteci, vi siamo sinceramente grati. Siamo certi di ripagare, con il nostro quotidiano lavoro e impegno, la fiducia riposta in noi.</p><p>La strada continua e, per iniziare fin da ora a dar voce alle persone, abbiamo scelto di presentare e dare spazio, passo dopo passo, a quelli che saranno i nostri compagni di viaggio. Oggi conosciamo <strong>Grazia Ferrari</strong> dell’associazione “<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.lacomunita.net/" target="_blank"><strong>La Comunità per lo Sviluppo Umano</strong></a></span>”.</p><p><strong>Cos’è la Comunità per  lo Sviluppo Umano?</strong><br /> L’associazione “La Comunità per lo Sviluppo Umano” nasce a metà degli anni ’80 come organismo sociale e culturale del Movimento Umanista. I nostri obiettivi sono da sempre lo studio, lo sviluppo, la diffusione e l’insediamento di una nuova cultura, basata sul principio della nonviolenza. L’associazione  lavora da sempre nei differenti ambiti della vita personale e sociale, ripudia ogni forma di violenza, considerando non solamente la violenza fisica, come fattore unico, ma anche la violenza economica, razziale, religiosa, morale e psicologica, in quanto casi quotidiani e radicati nella società in cui viviamo.</p><p><strong>Perché avete scelto di aderire a Tv Popolare?</strong><br /> Ritroviamo fortemente il tema della nonviolenza   nella filosofia e nello spirito di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.tvpopolare.it/" target="_blank">Tv Popolare</a></span> che, oltre a viverlo tra i suoi principi fondanti, lo sottolinea marcatamente inserendolo come garanzia da rispettare all’interno del proprio <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://sites.google.com/site/tvpopolare/tv-popolare/statuto" target="_blank">statuto</a></span>.<br /> Riteniamo che questo progetto, oltre che solido e valido, sia un’occasione da non perdere. Ci occupiamo di cultura e non possiamo condividere i modelli culturali violenti che attualmente vengono diffusi dai media, per questo motivo riteniamo indispensabile lavorare con priorità su comunicazione e informazione. C’è bisogno di un mezzo di comunicazione forte ed efficace per diffondere, denunciare e informare su situazioni che infrangono i diritti fondamentali dell’uomo.<br /> Anche per questa ragione appoggiamo concretamente Tv Popolare, perché rispecchia a pieno queste caratteristiche e perché crediamo possa propagare efficacemente quei nuovi modelli culturali che sono in gestazione nella base sociale, quali il valore primario dato all&#8217;essere umano, la nonviolenza, la multiculturalità, la non discriminazione e molti altri.<br /> E’ importante a nostro parere partecipare e aderire come associazione, in quanto questa televisione potrà essere uno spazio dove poter affrontare tematiche che, tanto nel web quanto nella tv, in genere non vengono trattate, uno spazio che dia finalmente voce  anche alla  gente comune, un’opportunità di sensibilizzare le persone riguardo realtà che stanno sotto ai nostri occhi ma spesso non vediamo o conosciamo. Crediamo tutto questo  possibile se si farà una comunicazione pluralista.</p><p><strong>Quali sono le vostre proposte?</strong><br /> Come associazione ci piacerebbe creare documentari sul tema della nonviolenza, sia a livello personale che a livello sociale.  Uno spazio dove si possa non solo denunciare ma anche proporre iniziative positive, dove lo spettatore riesca ad indentificarsi  e possa prendere spunto per dare delle risposte concrete nella propria vita quotidiana.<br /> Pensiamo che Tv Popolare sia un progetto innovativo, originale e senza dubbio l’unica alternativa che abbiamo di fronte ad un informazione manipolata e controllata.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/19/una-iniezione-di-nonviolenza/185030/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tv: uscire dalla passività</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/12/uscire-dalla-passivita/183290/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/12/uscire-dalla-passivita/183290/#comments</comments> <pubDate>Thu, 12 Jan 2012 10:19:43 +0000</pubDate> <dc:creator>Tv Popolare</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[multipiattaforma]]></category> <category><![CDATA[servizio pubblico]]></category> <category><![CDATA[tv popolare]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=183290</guid> <description><![CDATA[Ci siamo. E’ tempo di rimetterci in marcia! Ci aspetta un viaggio non certo facile, che vorremmo comunque vivere, passo dopo passo e fianco a fianco con voi, autostoppisti di idee che negli ultimi anni avete saputo credere, spingere e sostenere iniziative giornalistiche e televisive capaci, proprio grazie alla vostra forte presenza, di diventare imprese memorabili...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ci siamo. E’ tempo di rimetterci in marcia! Ci aspetta un viaggio non certo facile, che vorremmo comunque vivere, passo dopo passo e fianco a fianco con <strong>voi</strong>, autostoppisti di idee che negli ultimi anni avete saputo credere, spingere e sostenere iniziative giornalistiche e televisive capaci, proprio grazie alla vostra forte presenza, di diventare imprese <strong>memorabili</strong> e <strong>senza precedenti</strong>.</p><p>Come per ogni viaggio prima di partire è stata necessaria una profonda e accurata fase di <strong>preparazione</strong>, che &#8211; <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/17/tv-popolare-partono-le-sottoscrizioni-per-la-televisione-solidale/111838/" target="_blank">come i lettori più attenti de “Il Fatto” ricorderanno</a></span> &#8211; ha avuto inizio lo scorso maggio. Alla sua prima forte esposizione <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.tvpopolare.it/" target="_blank">Tv Popolare</a></span> ha dimostrato di arrivare a pieno e in profondità ai cittadini, generando nell’immediato fortissimo <strong>interesse</strong> e un generale <strong>consenso</strong>.</p><p>E’ stato questo il nostro rodaggio, sicuramente d’obbligo prima di una partenza così importante.  A seguito di ulteriori studi e analisi, abbiamo appreso la necessità di affinare ulteriormente il modello organizzativo, proprio al fine di evitare di imbatterci in intoppi lungo la strada.</p><p>Il bisogno che avvertiamo di rendere la <strong>comunicazione</strong> <strong>indipendente</strong> e <strong>libera</strong> da quei soliti soggetti che spesso si devono muovere in campi minati da interessi  economici o politici, è <strong>comune e condiviso</strong>.</p><p>Vogliamo creare una televisione “<strong>Nuova</strong>”, attiva e propositiva, che andrà a svilupparsi su web, digitale terrestre e satellite, una tv partecipata e finalmente priva di editori, in cui il cittadino non sarà più mero spettatore ma protagonista. Una televisione che avrà la forza ed il coraggio di intraprendere percorsi tortuosi ed impervi, spinta dalla volontà dei tanti che, una volta  sposato il progetto, parteciperanno  attivamente e in modo totale ad ogni suo passo, dalla creazione all’accensione.</p><p>E’ nostro intento arrivare a far sì che realtà come quella di <strong>Michele Santoro</strong>, e come lui molte altre iniziative, possano esistere ed esser godute dai più. La riuscita di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.serviziopubblico.it/" target="_blank">“Servizio Pubblico”</a></span> conferma ciò che pensavamo e non può che darci grande fiducia e farci abbracciare la speranza che, ottenuta così tanta adesione per un programma, si sia finalmente giunti alla <strong>consapevolezza</strong> che <strong>insieme</strong> possiamo <strong>conquistarci un nostro spazio</strong><em>. </em>I tempi sono maturi per un nuovo modo di concepire l’informazione televisiva e questo ci spinge a sognare più in grande e osare. Per creare la tv che vogliamo abbiamo bisogno di tutti gli strumenti che la democrazia ci offre.</p><p>Per arrivare a questo abbiamo studiato un modello innovativo, non solo per la sua sostenibilità e indipendenza ma anche in fase di creazione dei contenuti. Un modello teso a coinvolgere <strong>cittadini</strong> e <strong>sostenitori</strong> per primi, per arrivare poi a chiamare in causa voci tanto forti quanto ad oggi inspiegabilmente silenziose, mi riferisco alle <strong>associazioni</strong> e <strong>organizzazioni</strong> che quotidianamente si spendono su tutto il territorio senza ancora aver avuto la possibilità di creare consapevolezza sulle proprie iniziative e sui valori che stanno alla base della propria missione.</p><p>Sicuramente non si tratterà di scegliere l’opzione più facile che solitamente richiede meno energie e meno tempo. Per arrivare a quello che desideriamo non esistono scorciatoie, ma la possibilità di uscire dalla passività alla quale il mezzo televisivo ci ha abituati non avrà mai prezzo!</p><p>Abbiamo cercato fin da subito di restituire la massima  trasparenza delle nostre azioni.Siamo comuni cittadini con <strong>un profondo desiderio di attuare un cambiamento</strong> che potrà però avvenire solo grazie alla partecipazione di tutti ! Non basterà ora accontentarsi della sola esistenza di una bella idea, ma sarà indispensabile, dopo averla analizzata e approfondita, agire e adoperarsi affinchè venga realizzata.</p><p>Porte aperte quindi, salite a bordo con noi !</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/12/uscire-dalla-passivita/183290/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Minified using memcached
Page Caching using memcached (User agent is rejected)
Object Caching 1035/1036 objects using memcached
Content Delivery Network via st.ilfattoquotidiano.it

Served from: www.ilfattoquotidiano.it @ 2012-05-27 08:50:54 -->
