<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Tomaso Montanari</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/tmontanari/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description>News, inchieste e blog su politica, cronaca, giustizia, economia</description> <lastBuildDate>Tue, 21 May 2013 23:03:52 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Commissioni, Galan alla Cultura: aiuto!</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/11/commissioni-galan-alla-cultura-aiuto/590544/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/11/commissioni-galan-alla-cultura-aiuto/590544/#comments</comments> <pubDate>Sat, 11 May 2013 07:17:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Tomaso Montanari</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Biblioteca Girolamini]]></category> <category><![CDATA[Commissione Cultura]]></category> <category><![CDATA[Commissioni Parlamentari]]></category> <category><![CDATA[Giancarlo Galan]]></category> <category><![CDATA[Marcello Dell’Utri]]></category> <category><![CDATA[Marino Massimo De Caro]]></category> <category><![CDATA[Ministero dei Beni Culturali]]></category> <category><![CDATA[Saccheggio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=590544</guid> <description><![CDATA[Salvatore Settis ha scritto che una serie di ministri per i Beni culturali come Sandro Bondi, Giancarlo Galan e Lorenzo Ornaghi, “fosse stata a Firenze nel Quattrocento, sarebbe riuscita a insabbiare il Rinascimento”. Ottimo motivo per eleggere uno di questi tre draghi (Galan, nella fattispecie) alla presidenza della commissione Cultura della Camera, no? Se tra...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Salvatore Settis</strong> ha scritto che una serie di <strong>ministri</strong> per i Beni culturali come Sandro Bondi, Giancarlo Galan e Lorenzo Ornaghi, “fosse stata a Firenze nel Quattrocento, sarebbe riuscita a insabbiare il Rinascimento”. Ottimo motivo per eleggere uno di questi tre draghi (<strong>Galan</strong>, nella fattispecie) alla presidenza della <strong>commissione Cultura</strong> della Camera, no? Se tra le macerie del <strong>Pd</strong> qualcuno avesse ancora a cuore le sorti della cultura, tuttavia, avrebbe potuto ricordare che esiste un motivo ben più grave e specifico per ritenere il nome di Galan davvero impresentabile e radicalmente incompatibile con ogni responsabilità in fatto di cultura: ancora più incompatibile, se possibile, di quanto sia quello di Nitto Palma con la commissione Giustizia.</p><p>Quel motivo è il <strong>saccheggio</strong> della <strong>Biblioteca dei Girolamini</strong> a Napoli. Del quale saccheggio Galan non ha responsabilità penale: ma ha tutta intera la responsabilità politica, pesante come un macigno. Nell&#8217;ordinanza del Gip di Napoli, Francesca Ferri, che ha confermato la detenzione in carcere del direttore-ladro <strong>Marino Massimo De Caro</strong> (condannato a sette anni in un primo processo, e ora rinviato a un secondo giudizio) si legge che la nomina dello stesso De Caro alla direzione dei Girolamini è avvenuta “ad onta di ogni regola e grazie all&#8217;influenza politica correlata all&#8217;incarico <strong>fiduciario</strong> di consigliere dell’ex ministro per i Beni e le attività culturali, Gianfranco Galan”. La nomina a direttore (non fatta da Galan, ma resa possibile solo dal fatto che De Caro era consigliere di Galan al Mibac) fu dunque il decisivo punto di partenza di “un piano criminale studiato in ogni dettaglio” , facilitato dalla “perdurante assenza di controllo e vigilanza da parte degli organi del ministero a ciò deputati” (così sempre il Gip).</p><p>Galan ha chiesto pubblicamente <strong>scusa</strong> per la sua parte di responsabilità in questa storiaccia, ma poi si è appreso che un altro consigliere ministeriale (Franco Miracco) dette l’allarme sulla figura e l’opera di De Caro fin dall&#8217;estate del 2011: perché, allora, né Galan né il suo staff ne tennero conto? Perché De Caro era il braccio destro di <strong>Marcello Dell&#8217;Utri</strong> (anche lui indagato perché in possesso di alcuni volumi rubati ai Girolamini), ex capo di Galan in Publitalia. E quando è stato chiesto a Galan perché avesse nominato proprio consigliere uno come De Caro (senza alcun titolo: non è manco laureato), Galan ha risposto candidamente: “Me lo aveva presentato un uomo al quale devo tutto nella vita: Marcello Dell’Utri”. C’è dunque solo da sperare che Dell’Utri non abbia più nulla da chiedere al novello presidente di commissione.</p><p>Particolare grottesco, anche Galan aveva ricevuto in dono un libro rubato ai Girolamini da De Caro: ma l’attuale presidente della commissione Cultura è così interessato alla cultura da aver gettato quel volume a casaccio nella sua anticamera ministeriale, dove la <strong>Procura di Napoli</strong> l&#8217;ha rinvenuto. Ora nessuno chiede la gogna mediatica o l’esilio, ma in quale paese ad appena un anno dall’esplosione dello scandalo dei Girolamini uno con le responsabilità di Galan avrebbe la faccia di tornare a occuparsi di cultura? E in quale paese il partito (ex) antagonista del suo lo voterebbe per una simile posizione, umiliando e offendendo Napoli, e tutto il mondo della cultura italiana? Irresponsabilità, amnesia, incompetenza, impudente arroganza: una perfetta costellazione per illuminare le magnifiche sorti e progressive della cultura italiana nell&#8217;era Letta-Letta.</p><p><em>il Fatto Quotidiano, 11 Maggio 2013</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/11/commissioni-galan-alla-cultura-aiuto/590544/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Gli storici dell&#8217;arte per l&#8217;Aquila</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/06/storici-dellarte-per-laquila/584344/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/06/storici-dellarte-per-laquila/584344/#comments</comments> <pubDate>Mon, 06 May 2013 07:48:56 +0000</pubDate> <dc:creator>Tomaso Montanari</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Appello]]></category> <category><![CDATA[Arte]]></category> <category><![CDATA[L’Aquila]]></category> <category><![CDATA[Patrimonio Culturale]]></category> <category><![CDATA[Ricostruzione]]></category> <category><![CDATA[Terremoto L'Aquila]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=584344</guid> <description><![CDATA[Ieri all&#8217;Aquila 1000 storici dell&#8217;arte hanno chiesto una «ricostruzione civile» per la città martire del patrimonio artistico europeo. Questo il documento finale, che è stato anche consegnato al ministro Bray, presente per tutta la giornata.  «Gli storici dell&#8217;arte riuniti all&#8217;Aquila oggi, 5 maggio 2013, intendono scuotere con forza tutte le istituzioni e ogni cittadino italiano....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>Ieri all&#8217;Aquila 1000 storici dell&#8217;arte hanno chiesto una «ricostruzione civile» per la città martire del patrimonio artistico europeo. Questo il documento finale, che è stato anche consegnato al <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/videogallery/italia/2013/05/05/Storici-arte-manifestano-Aquila_8657695.html" target="_blank">ministro Bray, presente per tutta la giornata.</a></em></p><p> «Gli storici dell&#8217;arte riuniti all&#8217;Aquila oggi, 5 maggio 2013, intendono <strong>scuotere con forza tutte le istituzioni e ogni cittadino italiano</strong>. Vogliamo ricordare che non ha paragone al mondo la tragedia di un simile <strong>centro monumentale</strong> abitato che ancora giaccia distrutto, a quattro anni dal terremoto che l&#8217;ha devastato e a quattro anni dalle scelte politiche che l&#8217;hanno condannato a una seconda morte.</p><p>La prima cosa che vogliamo dire è che <strong>l&#8217;Aquila è una tragedia italiana</strong>, non un problema locale. È questo il senso della nostra presenza fisica, è questo il senso della volontà di guardare con i nostri occhi i monumenti aquilani in rovina. L&#8217;articolo 9 della Costituzione impone alla Repubblica di tutelare il patrimonio storico e artistico «della Nazione» attraverso la ricerca: ecco, oggi la comunità nazionale della storia dell&#8217;arte è all&#8217;Aquila. Per dire che <strong>il centro dell&#8217;Aquila è un unico monumento di assoluto valore culturale</strong> che appartiene alla Nazione: e che ora la Nazione deve essere al servizio dell&#8217;Aquila.</p><p>Mai come oggi, mentre finalmente i primi ventitré cantieri iniziano a prendersi cura di alcuni tra gli edifici monumentali del centro, è vitale che il sapere critico, la ricerca, l&#8217;insegnamento, la professionalità degli storici dell&#8217;arte siano a disposizione degli organi di tutela pubblici. <strong>E noi ci siamo</strong>.</p><p>Siamo anche profondamente consapevoli del valore civile della storia dell&#8217;arte, e non accettiamo la riduzione della nostra disciplina a leva dell&#8217;industria dell&#8217;intrattenimento &#8216;culturale&#8217; al servizio del mercato.</p><p> Ed è per questo che affermiamo con forza che<strong> la ricostruzione della città di pietre</strong> non basta. Per questo la nostra giornata è intitolata alla <strong>«ricostruzione civile».</strong></p><p>Gli storici dell&#8217;arte sanno che la città di pietre ha senso solo se è vissuta, giorno dopo giorno, dalla comunità dei cittadini. E questo legame vitale all&#8217;Aquila è stato<strong> volontariamente spezzato</strong>. Così, anche ammesso che, tra vent&#8217;anni, riusciamo ad avere l&#8217;Aquila com&#8217;era e dov&#8217;era, avremo una generazione di aquilani che non è cresciuta in una città, ma nelle cosiddette <strong>new town</strong>: cementificazioni del territorio senza alcun progetto urbanistico, e anzi immaginate come somme di luoghi privati. <strong>Senza spazio pubblico, senza arte</strong>, con un paesaggio violato.</p><p>Dunque, gli storici dell&#8217;arte riuniti all&#8217;Aquila chiedono con forza:</p><p> 1) Che il restauro del centro monumentale dell&#8217;Aquila, inteso come un unico e indivisibile bene culturale da proteggere, sia<strong> la prima urgenza della politica nazionale</strong> del patrimonio culturale. Che il flusso del finanziamento sia costante, e che l&#8217;andamento dei lavori sia <strong>pubblico</strong>, e totalmente trasparente. Che questo processo riguardi anche tutti gli altri centri storici del cratere, parti di un unico sistema ambientale, paesaggistico, urbanistico, storico-artistico.</p><p> 2) Che l&#8217;Aquila risorga <strong>com&#8217;era e dov&#8217;era</strong>. Che non si ricorra a demolizioni, e non si ceda all&#8217;assurda tentazione di improprie &#8216;modernizzazioni&#8217; del tessuto urbano che violino la Carta di Gubbio. Che il significato civile e sociale di ogni monumento, del suo aspetto storico e della sua connessione con tutto l&#8217;organismo urbano che lo accoglie, sia considerato il primo, più importante, inderogabile valore.</p><p> 3) Che si rinunci ad ogni progetto di trasformare l&#8217;Aquila in una sorta di <strong><em>Aquilaland</em>,</strong> cioè in un parco a tema che estremizzi quella perdita di nesso tra monumenti e cittadini che consuma giorno per giorno città come Venezia e Firenze. Per questo diciamo no ai progetti di realizzare parcheggi sotterranei, centri commerciali, richiami turistici a spese del tessuto storico monumentale e abitativo.</p><p> 4) Che il restauro del centro sia progressivamente accompagnato dal ritorno degli abitanti. Non possiamo aspettare venti anni per far trasferire gli aquilani<strong> dalle &#8216;new town&#8217; nelle loro vere case</strong>: bisogna immaginare una politica di incentivi che acceleri questo processo, e che faccia progressivamente rivivere il centro. Per far questo, la ricostruzione deve inserirsi in una pianificazione urbanistica governata dalla mano pubblica, e<strong> non deviata da interessi privati</strong>. A questa pianificazione spetterà anche decidere del futuro delle &#8216;new town&#8217;: alcune dovranno essere abbattute, per ripristinare il paesaggio, altre potranno forse trovare un uso proficuo, ma solo all&#8217;interno di un piano preciso.</p><p><strong>Non c&#8217;è più tempo</strong>: il momento di restituire l&#8217;Aquila e i suoi monumenti ai cittadini aquilani e alla nazione italiana è ora».</p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/06/storici-dellarte-per-laquila/584344/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il ministro della cultura Bray parte bene: da L&#8217;Aquila, il 5 maggio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/01/ministro-della-cultura-bray-parte-bene-da-laquila-5-maggio/580138/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/01/ministro-della-cultura-bray-parte-bene-da-laquila-5-maggio/580138/#comments</comments> <pubDate>Wed, 01 May 2013 10:33:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Tomaso Montanari</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[L’Aquila]]></category> <category><![CDATA[Massimo Bray]]></category> <category><![CDATA[Ministero dei Beni Culturali]]></category> <category><![CDATA[Ricostruzione]]></category> <category><![CDATA[Storia dell'Arte]]></category> <category><![CDATA[Terremoto L'Aquila]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=580138</guid> <description><![CDATA[Il primo segnale che arriva dal nuovo ministro per i Beni culturali è un segnale incoraggiante. Massimo Bray ha accettato l&#8217;invito degli storici dell&#8217;arte italiani, e il 5 maggio sarà con loro a L&#8217;Aquila: «non per parlare, ma per ascoltare quello che ha da dire la comunità scientifica della storia dell&#8217;arte», mi ha detto. 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Naturalmente non si tratta ancora di un &#8216;fatto&#8217; (un provvedimento, una decisione) su cui basare un giudizio: per questo ci sarà tempo. Ma che il mandato di Bray inizi con la sua partecipazione ad una <strong>giornata</strong> promossa dal basso e intitolata alla «ricostruzione civile» de L&#8217;Aquila è significativo.</p><p>Ma perché <a href="http://laquila5maggio.wordpress.com/" target="_blank">domenica prossima quasi mille storici dell&#8217;arte si riuniscono all&#8217;Aquila?</a></p><p>Innanzitutto lo facciamo per vedere con i nostri occhi. Forse è questo il principale dovere professionale di uno storico dell&#8217;arte. E domenica vogliamo vedere con i nostri occhi la realtà (senza paragone al mondo) di un simile centro <strong>monumentale</strong> abitato che ancora giace distrutto, a quattro anni dal <strong>terremoto</strong> che l&#8217;ha devastato e a quattro anni dalle scelte politiche che l&#8217;hanno condannato a una seconda morte.</p><p>Se nell’Italia del 2013 c’è un fronte in cui lo scempio del paesaggio e la distruzione del patrimonio artistico si fondono in un unico micidiale attacco alle libertà fondamentali dei cittadini, quel fronte è L’Aquila.</p><p>La prima cosa che vogliamo dire è che L&#8217;Aquila è una tragedia italiana, non un problema locale. È questo il senso della nostra presenza fisica, è questo il senso della volontà di guardare con i nostri occhi i monumenti aquilani in rovina. L&#8217;<strong>articolo 9 della Costituzione</strong> impone alla Repubblica di tutelare il patrimonio storico e artistico «della Nazione» attraverso la ricerca: ecco, oggi la comunità nazionale della storia dell&#8217;arte è all&#8217;Aquila. Per dire che L&#8217;Aquila appartiene alla Nazione, e che la Nazione deve essere al servizio de L&#8217;Aquila.</p><p>È per questo che gli storici dell&#8217;arte devono andare a L&#8217;Aquila: per portare, attraverso i loro occhi allenati, nella coscienza intellettuale di tutta Italia che cosa è, veramente, la tragedia de L&#8217;Aquila; per avviare una vicinanza di tutta la <strong>comunità scientifica</strong> della storia dell&#8217;arte alla ricostruzione materiale dei monumenti, con tutti i problemi enormi che le sono collegati; per riscoprire la vera identità della loro missione professionale. Per comprendere, cioè, che la storia dell&#8217;arte non serve a intrattenere ricchi signori attraverso le mostre mondane della domenica pomeriggio, ma serve a restituire – attraverso la conoscenza – ai cittadini italiani l&#8217;arte e la storia delle loro città.</p><p>Mai come oggi, mentre finalmente i primi ventitré cantieri iniziano a prendersi cura di alcuni tra gli edifici monumentali del centro, è vitale che il sapere critico, la ricerca, l&#8217;insegnamento, la professionalità degli storici dell&#8217;arte siano a disposizione degli organi di tutela pubblici. E noi ci siamo.</p><p>Ma la ricostruzione della città di pietre non basta. Per questo la nostra giornata è intitolata alla «ricostruzione civile». Gli storici dell&#8217;arte sanno che la città di pietre ha senso solo se è <strong>vissuta</strong>, giorno dopo giorno, dalla comunità dei cittadini. E questo legame vitale a L&#8217;Aquila è stato volontariamente spezzato. Così, anche ammesso che, tra vent&#8217;anni, riusciamo ad avere L&#8217;Aquila com&#8217;era e dov&#8217;era, avremo una generazione di <strong>aquilani</strong> che non è cresciuta in una città, ma nelle cosiddette new town: cementificazioni del territorio senza alcun progetto urbanistico, e anzi immaginate come somme di luoghi privati. Senza spazio pubblico, senza arte, con un paesaggio violato.</p><p>Il rischio è allora che qualcuno pensi di trasformare L’Aquila ricostruita in una specie di set cinematografico, o di disneyland antiquariale, fatto di facciate e gusci pseudo-antichi che ospitano servizi turistici in mano a potenti holdings economiche. Si tratterebbe, cioè, di fare a L’Aquila in un colpo solo ciò che un lento processo sta facendo a <strong>Venezia</strong> o a <strong>Firenze</strong>: deportare i cittadini in periferie abbrutenti e mettere a reddito centri monumentali progressivamente falsificati.</p><p>Il 5 maggio gli storici dell&#8217;arte sono a L&#8217;Aquila per affermare che non basta una ricostruzione materiale: è il tempo di una ricostruzione civile.</p><p>E il fatto che il nuovo ministro per i Beni culturali sia disposto a vedere e ad ascoltare tutto questo è un piccolo segno di <strong>primavera</strong> in questo terribile, eterno inverno politico italiano.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/01/ministro-della-cultura-bray-parte-bene-da-laquila-5-maggio/580138/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Governo Letta, solo belle parole dal ministro della cultura Bray?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/28/governo-letta-solo-belle-parole-dal-ministro-della-cultura-bray/577761/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/28/governo-letta-solo-belle-parole-dal-ministro-della-cultura-bray/577761/#comments</comments> <pubDate>Sun, 28 Apr 2013 16:24:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Tomaso Montanari</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Biblioteca Girolamini]]></category> <category><![CDATA[Flavio Zanonato]]></category> <category><![CDATA[Giuliano Amato]]></category> <category><![CDATA[Governo Letta]]></category> <category><![CDATA[italianieuropei]]></category> <category><![CDATA[Massimo Bray]]></category> <category><![CDATA[Massimo D’Alema]]></category> <category><![CDATA[Ministero dei Beni Culturali]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=577761</guid> <description><![CDATA[Salvatore Settis ha scritto che una serie di ministri per i Beni culturali come Sandro Bondi, Giancarlo Galan e Lorenzo Ornaghi, «fosse stata a Firenze nel Quattrocento, sarebbe riuscita a insabbiare il Rinascimento». Ce la farà ora il non molto noto Massimo Bray a invertire questa tragicomica tendenza? C&#8217;è purtroppo qualche motivo di dubitarne. Ernesto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Salvatore Settis</strong> ha scritto che una serie di ministri per i <strong>Beni culturali</strong> come Sandro Bondi, Giancarlo Galan e Lorenzo Ornaghi, «fosse stata a Firenze nel Quattrocento, sarebbe riuscita a insabbiare il Rinascimento». Ce la farà ora il non molto noto <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/27/governo-letta-ministri-alfano-interni-bonino-esteri-cancellieri-giustizia/576688/" target="_blank">Massimo Bray</a></strong> a invertire questa tragicomica tendenza?</p><p>C&#8217;è purtroppo qualche motivo di dubitarne. Ernesto Galli Della Loggia ha oggi spiegato sul «Corriere della sera» (in un articolo per lui insolitamente duro ed esplicito) perché la scelta di Bray appare infelice. In sostanza, dice Galli Della Loggia, nessuno avrebbe mai pensato a Bray per il suo ruolo di direttore editoriale della <strong>Enciclopedia Treccani</strong>: se oggi Bray è ministro dei Beni culturali è solo perché è una sorta di <strong>super-segretario</strong>, factotum e uomo di fiducia di <strong>Massimo D&#8217;Alema</strong> e Giuliano Amato (l&#8217;attuale presidente della Treccani), per i quali dirige <strong>Italianieuropei</strong>, rivista della loro comune e omonima Fondazione. <br />E, aggiungo io, la lottizzazione politica del patrimonio è un&#8217;orrenda piaga nazionale, culminata nel <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/18/girolamini-saccheggio-di-stato/266828/" target="_blank">sacco della Biblioteca napoletana dei <strong>Girolamini</strong> perpetrato dal braccio destro di <strong>Marcello Dell&#8217;Utri</strong></a>.</p><p>L&#8217;articolo di Galli Della Loggia è dunque da sottoscrivere parola per parola, ma fa un po&#8217; sorridere per il tono stupito. Cosa c&#8217;era, infatti, da aspettarsi da un governo che (con l&#8217;eccezione di <strong>Saccomanni</strong> e forse della <strong>Bonino</strong>) appare mediocre in modo perfino imbarazzante? E cosa c&#8217;era da aspettarsi, se non lottizzazione politica estrema, da un governo che nasconde sotto il velo dell&#8217;emergenza nazionale la più grossa operazione di spartizione e inciucio della storia repubblicana?</p><p>Il disastro politico culminato nel suicidio del <strong>Pd</strong> durante l&#8217;elezione presidenziale ha aperto la porta allo scenario da incubo in cui ci troviamo, e ci troveremo a lungo, immersi. L&#8217;incapacità politica di <strong>Grillo</strong> e il marcio del Pd hanno portato all&#8217;umiliazione dell&#8217;elettorato Pd (la cui volontà è stata tradita nel modo più clamoroso), alla rielezione di un presidente quasi novantenne con la benedizione del rottamatore-pugnalatore-di-Prodi, allo sdoganamento definitivo del <strong>Pdl</strong>. Uno scenario che rischia di culminare in un prossimo settennato di <strong>Silvio Berlusconi</strong> al Quirinale.</p><p>In tutto questo, francamente, la nomina di Massimo Bray ai Beni culturali mi pare tutto tranne che una sorpresa.</p><p>In che direzione andrà il nuovo ministro? È presto per dirlo, ma già la nomina dei sottosegretari aiuterà a capirlo. Alcuni segnali appaiono fin da ora negativi, altri timidamente incoraggianti. Pessima, è per esempio, la convivenza con un <strong>Flavio Zanonato</strong> allo <strong>Sviluppo</strong> (un <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2012-03-06/acqua-minaccia-scrovegni-124552.shtml?uuid=AbxOtB3E" target="_blank">sindaco di Padova che promuove la cementificazione della sua città incurante dei rischi che corre perfino la Cappella degli Scrovegni di Giotto</a>) e con il <a href="http://archivio.eddyburg.it/article/articleview/3010/1/151" target="_blank">grande apostolo del cemento Maurizio Lupi, ministro per le Infrastrutture.</a> Come dire che Bray si troverà a dover difendere il <strong>paesaggio</strong> innanzitutto dai suoi stessi colleghi di governo.</p><p>Ma le insidie sono anche interne: invece che fonderlo con il Ministero dell&#8217;Ambiente (l&#8217;unica vera prospettiva), o lasciarlo da solo, il <strong>Mibac</strong> è ora di nuovo appaiato al <strong>Turismo</strong>, del quale Bray ha ricevuto la delega. Capisco che una delle maggiori credenziali del salentino Bray è il rilancio della <strong><em>Notte della Taranta</em></strong>, ma questo accostamento rischia di essere un grosso pericolo. La retorica del patrimonio storico-artistico come petrolio d&#8217;Italia (una retorica nata, non a caso, nella stagione craxiana di cui Amato, principale di Bray, è l&#8217;unico vero sopravvissuto) ha fatto infiniti danni: invece di sviluppare una vera e sana economia culturale ha condannato il patrimonio ad un assurda bipartizione tra <strong>ipersfruttamento</strong> commerciale di pochi monumenti-simbolo e degrado mortale di tutto il resto. E in più ha fatto dimenticare che il progetto della Costituzione sul patrimonio e sul paesaggio non è quello di renderli fonte di reddito e strumenti del dio mercato, ma invece leve per la costruzione dell&#8217;eguaglianza e della cittadinanza attraverso la conoscenza. Ma certo pretendere una <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/22/politica-di-sinistra-per-patrimonio-artistico/508926/" target="_blank">politica costituzionale come questa da un governo il cui vicepremier è Angelino Alfano</a> è davvero un po&#8217; ingenuo.</p><p>D&#8217;altra parte, leggendo il <a href="http://www.huffingtonpost.it/massimo-bray/la-cultura-prima-di-tutto_b_2623041.html" target="_blank">blog di Bray sull&#8217;Huffington Post</a> è possibile trovare invece affermazioni condivisibili. Per esempio questa: «Non c&#8217;è futuro, infatti, per un paese che non sa prendersi cura delle testimonianze del suo passato, porre freno alla devastazione del suo territorio, tutelare il patrimonio artistico di cui è custode e la cui salvaguardia deve diventare il segno di un profondo <strong>cambiamento</strong> nelle scelte di governo. Non vorrei ascoltare nessuna obiezione &#8220;politica&#8221; alla proposta che il prossimo governo si impegni, in uno dei primi provvedimenti, a indirizzare tutti gli sforzi e le risorse necessarie a restaurare Pompei e a fare di questo straordinario monumento, il simbolo della rinascita del Paese». Solo belle parole? Lo capiremo assai presto. Buon lavoro, ministro Bray.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/28/governo-letta-solo-belle-parole-dal-ministro-della-cultura-bray/577761/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Elezioni Presidente della Repubblica. Il suicidio del Pd</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/18/elezioni-presidente-della-repubblica-suicidio-del-pd/567069/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/18/elezioni-presidente-della-repubblica-suicidio-del-pd/567069/#comments</comments> <pubDate>Thu, 18 Apr 2013 11:31:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Tomaso Montanari</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Elezione Presidente della Repubblica]]></category> <category><![CDATA[Franco Marini]]></category> <category><![CDATA[PD]]></category> <category><![CDATA[Pier Luigi Bersani]]></category> <category><![CDATA[Stefano Rodotà]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=567069</guid> <description><![CDATA[Il suicidio del Pd in diretta tv. È quello a cui stiamo assistendo in queste ore. Ma come è possibile scegliere di eleggere alla Presidenza della Repubblica Franco Marini con Berlusconi, quando sarebbe possibile votare Stefano Rodotà con il Movimento 5 stelle? Come è possibile avere anche un solo dubbio tra il delfino di Donat-Cattin...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il suicidio del Pd in diretta tv. È quello a cui stiamo assistendo in queste ore. Ma come è possibile scegliere di eleggere alla Presidenza della Repubblica <strong>Franco Marini</strong> con Berlusconi, quando sarebbe possibile votare<strong> Stefano Rodotà</strong> con il Movimento 5 stelle? Come è possibile avere anche un solo dubbio tra il delfino di Donat-Cattin e il padre del diritto dei beni comuni in Italia? Tra un residuo (non dei peggiori, certo) della Democrazia Cristiana e il primo presidente del Pds?</p><p>Con una scelta come questa <strong>il Pd tronca definitivamente con la storia della Sinistra italiana</strong>.</p><p>Perché? L&#8217;unico motivo plausibile è l&#8217;ossessione di fare comunque un <strong>governo Bersani</strong>, ottenendo la desistenza, la benevolenza, l&#8217;astensione o cosa volete dal Pdl in cambio del salvacondotto personale per il Caimano. Non si vede alcun&#8217;altra ragione.</p><p>Sull&#8217;altare di una classe dirigente finita non viene <strong>sacrificata</strong> &#8216;solo&#8217; la presidenza della Repubblica, e non solo l&#8217;alleanza con Sel: è lo stesso Pd ad uscire distrutto.</p><p>Se il Pd potesse consultare i suoi elettori, e perfino i suoi iscritti, in tempo reale, sarebbe travolto dallo <strong>sdegno</strong>. Centinaia di migliaia di persone giurano in queste ore che non voteranno mai più Pd, e moltissimi iscritti sono pronti a restituire la tessera.</p><p>Non so per chi voteranno i Grandi Elettori renziani, ma<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/17/quirinale-renzi-votare-marini-vuol-dire-fare-dispetto-al-paese/566297/" target="_blank"> le parole pronunciate ieri da Matteo Renzi</a> sono da sottoscrivere una per una (come spesso succede per la <em>pars destruens</em>: tutt&#8217;altro discorso vale, purtroppo, per il suo progetto, o meglio non-progetto, politico).</p><p>Si rimane invece allibiti di fronte a quanto dichiarato da Matteo Orfini, che ha sostanzialmente detto che non condivide la scelta di Marini, ma lo voterà. Ma come? Siamo a fare, giustamente, la predica ai grillini che calpestano allegramente l&#8217;articolo 67 della Costituzione (quello che garantisce la libertà del mandato di ogni singolo parlamentare), e proprio il responsabile cultura del Pd è così civilmente e politicamente incolto da inginocchiarsi alla disciplina di partito? Ma davvero vogliamo distruggere ogni possibilità di futuro?</p><p>Se a Marini mancheranno trenta voti nel primo scrutinio,<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/18/quirinale-lappello-momento-e-ora-votiamo-rodota/566872/" target="_blank"> uno spiraglio sarà ancora aperto</a>.</p><p>Se il Pd non tornerà in sé, se continuerà a preferire l&#8217;abbraccio d Berlusconi alla possibilità di cambiare il Paese, sarà davvero finita. E non solo per il Pd.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/18/elezioni-presidente-della-repubblica-suicidio-del-pd/567069/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Dalla Costituzione alla prostituzione: il piano dei Saggi per il patrimonio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/16/dalla-costituzione-alla-prostituzione-progetto-sul-patrimonio-artistico-dei-saggi/564542/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/16/dalla-costituzione-alla-prostituzione-progetto-sul-patrimonio-artistico-dei-saggi/564542/#comments</comments> <pubDate>Tue, 16 Apr 2013 15:01:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Tomaso Montanari</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Arte]]></category> <category><![CDATA[Beni culturali]]></category> <category><![CDATA[Costituzione]]></category> <category><![CDATA[Evasione Fiscale]]></category> <category><![CDATA[Firenze]]></category> <category><![CDATA[I 10 saggi]]></category> <category><![CDATA[Patrimonio Culturale]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=564542</guid> <description><![CDATA[Tra le perle contenute nell&#8217;agenda economica prodotta dal collegio di cervelli nominati da Napolitano c&#8217;è anche questa ideona: «Allo scopo di moltiplicare i luoghi in cui rendere accessibile il patrimonio culturale disponibile, si potrebbero sperimentare forme di prestito oneroso ai privati &#8230; di parte delle opere attualmente chiuse nei magazzini, così da finanziare con il ricavato...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Tra le perle contenute nell&#8217;<a href="http://www.quirinale.it/qrnw/statico/attivita/consultazioni/c_20mar2013/dossier_gruppi.aspx" target="_blank">agenda economica prodotta dal collegio di cervelli nominati da Napolitano</a> c&#8217;è anche questa ideona: «<em>Allo scopo di moltiplicare i luoghi in cui rendere accessibile il patrimonio culturale disponibile, si potrebbero sperimentare forme di prestito oneroso ai privati &#8230; di parte delle opere attualmente chiuse nei magazzini, così da finanziare con il ricavato attività e gestione dei musei esistenti</em>».</p><p>Non è una novità: la stessa proposta era contenuta in un <a href="http://leg16.camera.it/126?tab=&#038;leg=16&#038;idDocumento=3563&#038;sede=&#038;tipo=" target="_blank">disegno di legge presentato il 22 giugno 2010 da un certo Domenico Scilipoti</a>. In compenso è una genialata perfettamente bipartisan, visto che era contenuta anche nel programma di <strong>Laura Puppato</strong> per le Primarie poi vinte da Bersani: «<em>Altra proposta dissacrante è l’utilizzazione intelligente delle opere d’arte e dei reperti archeologici custoditi nei magazzini dei musei e che non vengono esposti per mancanza di spazio. Si potrebbe affidarli a fronte di adeguato compenso, in locazione ad organizzazioni private che ne curerebbero l’esibizione al pubblico, oppure con apposita convenzione affidarli a enti, istituzioni, fonti termali e alberghi affinché ne curino l’esposizione</em>».</p><p>Chi avanza proposte del genere dimostra di non avere neanche la più pallida idea di che cosa sia il nostro <strong>patrimonio</strong>. Che non ha bisogno di «<em>moltiplicare i luoghi</em>» di fruizione (che andrebbero semmai razionalizzati, e forse diminuiti), perché è già iper capillarmente diffuso sul territorio. Sviati dal modello americano, la nostra percezione è invece <strong>museo-centrica</strong>: pensiamo di salvare il patrimonio trasformando i grandi musei in fondazioni, e ci preoccupiamo per le opere conservate nei depositi. Ma la percentuale di arte musealizzata è minima, ed è quella più al sicuro. E non c&#8217;è nulla di scandaloso nel fatto che i musei abbiano depositi: che non sono magazzini, e tantomeno scantinati umidi, o soffitte polverose, ma sono polmoni attraverso cui il percorso espositivo del museo &#8216;respira&#8217;.</p><p>Ma andiamo al cuore del problema: è sensato <strong>mettere a reddito il patrimonio</strong>, per esempio noleggiando le opere d&#8217;arte pubbliche ai privati? Io credo di no.</p><p>Nel 1948 la Costituzione ha spaccato in due la storia dell’<strong>arte italiana</strong>, assegnando al patrimonio storico e artistico della Nazione una missione nuova al servizio del nuovo sovrano, il <strong>popolo</strong>. La storia dell’arte è in grande parte la storia dell&#8217;autorappresentazione delle classe dominanti, e per un lungo tratto i suoi monumenti sono stati costruiti con denaro sottratto all&#8217;interesse comune. Ma la Costituzione ha redento questa storia: le ha dato un senso di lettura radicalmente nuovo. Il patrimonio artistico è divenuto un <strong>luogo dei diritti della persona</strong>, una leva di costruzione dell’eguaglianza, un mezzo per includere coloro che erano sempre stati sottomessi ed espropriati.</p><p>Ma se noi torniamo a rimettere quel patrimonio nelle mani dei ricchi, se lo privatizziamo, se lo riduciamo ad un&#8217;attrezzeria scenica da noleggiare a pagamento, ebbene prendiamo il progetto della Costituzione e lo buttiamo nel cesso. Del resto lo facciamo già: <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/04/16/Nozze-Firenze-figlia-magnate-India_8561304.html" target="_blank">in questi giorni le piazze e i monumenti di Firenze sono, per esempio, privatizzati da un miliardario indiano che ha noleggiato (per un tozzo di pane) mezza città</a> come una location di stralusso in cui organizzare il proprio matrimonio. E il Comune è felicissimo: è l&#8217;occasione perfetta per una città il cui unico progetto sul futuro è lo sciacallaggio del passato. Il modello è <strong>la Venezia di Cacciari &amp; c.</strong>, insomma: la conversione della città in un luna park a gettone.</p><p>Allora cosa fare, dove trovare i soldi? Partiamo dai numeri. L&#8217;Italia spende in cultura<strong> l&#8217;1,1% del Pil,</strong> la metà della media europea (2,2%). Per l&#8217;anno in corso saranno tolti altri sessanta milioni alla tutela e alla valorizzazione dei beni storici e artistici, che già cadono a pezzi. L&#8217;intero<strong> bilancio del Ministero per i Beni culturali</strong> (già dimezzato da Bondi e Berlusconi) sarà ulteriormente tagliato, arrivando a un miliardo e 589 milioni di euro. Il <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/03/mafia-dia-confisca-miliardo-e-300-milioni-al-re-delleolico/549817/" target="_blank">patrimonio recentemente sequestrato ad un singolo imprenditore dell&#8217;eolico accusato</a> (tra l&#8217;altro) di aver devastato il paesaggio italiano è pari a un miliardo e 300 milioni: cioè, noi difendiamo il paesaggio e il patrimonio di tutti con gli stessi soldi messi in campo da uno solo tra le sue migliaia di nemici!</p><p>Dove trovarli, dunque, questi soldi? L&#8217;Italia ha l&#8217;<strong>evasione fiscale</strong> più grande del mondo: peggio di noi solo la Turchia e il Messico. Con il 2,5 % dell&#8217;evasione annuale italiana (che ammonta a 150 miliardi di euro) il patrimonio si potrebbe mantenere sontuosamente: senza regalarlo a speculatori privati, senza ricorrere alla beneficenza, senza ridurci ad avidi usufruttuari del passato.</p><p>Ma è molto più facile trattare le opere d&#8217;arte come orsi ballerini che si aggirano nei cocktail col piattino delle offerte tra le zampe: e non importa se questo significa umiliarle fino a privarle di quei poteri di umanizzazione, liberazione morale ed educazione intellettuale che le rendono presenze uniche ed insostituibili nella nostra vita spirituale.</p><p>Un suggerimento per i saggi del Quirinale: ora che il presidente Napolitano va in pensione, perché non noleggiarlo a pagamento per impreziosire le serate dei vip e ripianare i conti dello Stato?</p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/16/dalla-costituzione-alla-prostituzione-progetto-sul-patrimonio-artistico-dei-saggi/564542/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Alberto Sordi, la Madonna, il Papa e la legge</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/07/e-tutto-mio-sordi-la-madonna-il-papa-e-la-legge/554188/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/07/e-tutto-mio-sordi-la-madonna-il-papa-e-la-legge/554188/#comments</comments> <pubDate>Sun, 07 Apr 2013 08:06:15 +0000</pubDate> <dc:creator>Tomaso Montanari</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Alberto Sordi]]></category> <category><![CDATA[Arte]]></category> <category><![CDATA[Beni culturali]]></category> <category><![CDATA[Francesco Rutelli]]></category> <category><![CDATA[Papa]]></category> <category><![CDATA[Vaticano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=554188</guid> <description><![CDATA[La storia è per certi versi straordinaria: per altri, terribilmente ovvia. Alberto Sordi era notoriamente assai sorvegliato nelle spese. Ma era anche molto devoto. Così non stupisce troppo che l&#8217;unico oggetto d&#8217;arte di vero pregio che possedesse fosse una Madonna: non addirittura una «pala» d&#8217;altare (come si è scritto), ma un quadro da stanza del secondo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La storia è per certi versi straordinaria: per altri, terribilmente ovvia.</p><p><strong>Alberto Sordi</strong> era notoriamente assai sorvegliato nelle spese. Ma era anche <strong>molto devoto</strong>. Così non stupisce troppo che l&#8217;unico oggetto d&#8217;arte di vero pregio che possedesse fosse una <em>Madonna</em>: non addirittura una «pala» d&#8217;altare (come si è scritto), ma un quadro da stanza del secondo Quattrocento senese, probabilmente un&#8217;opera legata al raro <strong>Francesco di Giorgio Martini</strong>. </p><p><a href="http://www.corriere.it/cronache/13_aprile_05/sordi-giallo-dipinto-sparito_982fefe8-9dd3-11e2-9da0-834a30d18cb2.shtml" target="_blank">Sabato il <em>Corriere</em> dava in prima la notizia che il quadro era sparito dalla casa dell&#8217;attore</a>, da settimane al centro di tristi vicende. A denunciarlo l&#8217;ex ministro per i Beni culturali Francesco Rutelli: «Sordi ed io alla fine degli anni Novanta eravamo diventati grandi amici, festeggiavamo il nostro compleanno insieme, io sono nato il 14 giugno e lui era nato il 15. Comunque, un giorno mi invitò a casa sua e mi mostrò con orgoglio la splendida tavola dicendomi: &#8220;È il pezzo a cui tengo di più, sono legatissimo a questo gioiello. Sappi che, quando non ci sarò più, voglio che sia regalata a Roma, alla nostra città. Deciderai poi tu dove&#8230;&#8221;».</p><p>Già la domenica il colpo di scena: <a href="http://www.corriere.it/cronache/13_aprile_06/quadro-sordi-ratzinger-giallo-conti_9794945e-9e7c-11e2-8717-9b3e51409b57.shtml" target="_blank">il quadro sta nel più insospettabile dei luoghi</a>, quell&#8217;Appartamento pontificio in cui (evidentemente a ragione) <strong>papa Francesco rifiuta di trasferirsi</strong>. Ma com&#8217;è stato possibile? Semplice, il 4 febbraio 2009 la sorella di Sordi fu ricevuta in udienza da Benedetto XVI, il quale gradì molto il semplice dono consegnatogli dalla pia signora: la tavola senese!</p><p><strong>Rutelli</strong>, appreso del ritrovamento, si è subito chinato al bacio dell&#8217;(ex) sacra pantofola: «è confortante rispetto ai rischi di dispersione che l&#8217;opera abbia avuto una destinazione tanto autorevole», limitandosi ad auspicare «che quest&#8217;opera venga resa accessibile a tutti secondo quella che era la volontà di Alberto».</p><p>Una dichiarazione un po&#8217; troppo arrendevole, specie in bocca ad un <strong>ex ministro per i Beni culturali della Repubblica</strong>. Come ha puntualmente notato il noto avvocato divorzista Cesare Rimini (interpellato dal <em>Corriere </em>in quanto collezionista e giurista): « Sicuramente è avvenuto tutto in buona fede, ma Aurelia Sordi e lo Stato della Città del Vaticano hanno oggettivamente commesso una violazione gravissima. Gli appartamenti papali si trovano in territorio vaticano, per noi straniero: e dallo Stato italiano possono uscire solo opere che abbiano un attestato di libera circolazione. Giustamente Rutelli chiedeva che ci fosse una adeguata notifica di interesse culturale su quella tavola. Di fatto gli eredi Sordi hanno illecitamente, anche se con ottime intenzioni, esportato un bene culturale di notevole valore in un altro Stato».</p><p>Negli stessi mesi in cui la <strong>Madonna Sordi</strong> veniva illegalmente esportata in Vaticano, <strong>il governo Berlusconi comprava a carissimo prezzo un Crocifisso ligneo</strong> implausibilmente attribuito a Michelangelo, esaltandone il valore religioso ed esibendolo in pompa magna proprio a Ratzinger.</p><p>E oggi abbiamo come ministro per i Beni Culturali un ex rettore della Cattolica che si autodefinisce &#8216;guelfo&#8217;, che <a href="http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&#038;id=103525" target="_blank">esorta i suoi soprintendenti a prestare opere pubbliche per iniziative confessionali nell&#8217;ambito dell&#8217;Anno della Fede</a>, e che non ha nulla da obiettare contro<a href="http://fidesetforma.blogspot.it/2012/04/vergogne-ditalia-unaltra-cattedrale.html" target="_blank"> i vescovi che vandalizzano le loro cattedrali monumentali in nome del rinnovamento liturgico</a>.</p><p>Come si comporteranno dunque il Ministero per i Beni culturali e la Procura di Roma: la legge sarà uguale per tutti? Si riuscirà ad ottenere una sollecita restituzione dell&#8217;opera uscita illegalmente dai confini della Repubblica? Si capirà se qualche occhio si è chiuso (e, se sì, quanti e quali)?</p><p>O il patrimonio artistico di uno Stato laico protetto dall&#8217;articolo 9 della Costituzione dovrà per l&#8217;ennesima volta chinare il capo di fronte all&#8217;arroganza vaticana?</p><p>Vedremo, ma qualcosa mi dice che la morale sarà sempre quella del mirabile sonetto scritto dal Belli nel 1835: « Cosa fa er Papa? Eh, ttrinca, fa la nanna, / Taffia, pijja er caffè, sta a la finestra,/ Se svaria, se scrapiccia, se scapestra, / E ttiè Rroma pe ccammera-locanna. &#8230; / Lui l&#8217;aria, l&#8217;acqua, er zole, er vino, er pane, / Li crede robba sua: <em>È tutto mio</em>; / Come a sto monno nun ce fussi un cane».</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/07/e-tutto-mio-sordi-la-madonna-il-papa-e-la-legge/554188/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Stallo politico: ma quale realismo?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/31/stallo-politico-ma-quale-realismo/547985/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/31/stallo-politico-ma-quale-realismo/547985/#comments</comments> <pubDate>Sun, 31 Mar 2013 13:51:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Tomaso Montanari</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Elezioni 2013]]></category> <category><![CDATA[I 10 saggi]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[Stefano Rodotà]]></category> <category><![CDATA[Valerio Onida]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=547985</guid> <description><![CDATA[Nel cuore della notte della Resurrezione papa Francesco implora: «Non chiudetevi alla novità!». Poche ore prima, un presidente quasi novantenne e sulla soglia del mandato insedia una specie di consiglio di reggenza, ignoto alla Costituzione, la cui unica missione è chiudere alla novità. A questo drammatico risultato ci trascina il cannibalismo del Caimano, l&#8217;incapacità suicidiaria...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nel cuore della notte della Resurrezione <strong>papa Francesco</strong> implora: «Non chiudetevi alla novità!».</p><p>Poche ore prima, un presidente quasi novantenne e sulla soglia del mandato insedia una specie di <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/30/napolitano-sceglie-dieci-saggi-per-riformare-paese-ma-vince-vecchia-politica/547569/" target="_blank">consiglio di reggenza</a>, ignoto alla Costituzione, la cui unica missione è <strong>chiudere alla novità.</strong> A questo drammatico risultato ci trascina il cannibalismo del Caimano, l&#8217;incapacità suicidiaria del Pd, l&#8217;inadeguatezza di Grillo e dei 5 Stelle. Lo spiegava benissimo <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/30/autoscacco-a-5-stelle/547315/" target="_blank">ieri Marco Travaglio</a>: magari l&#8217;avesse scritto dieci o venti giorni fa.</p><p><strong>Nessuno ha avuto il coraggio di fare un nome alto</strong>, di sinistra, noto ai cittadini e credibile agli occhi del Movimento che ha vinto le elezioni: un nome come quello di <strong>Stefano Rodotà</strong>, o uno paragonabile. Certo, per non più di un anno: per cambiare la legge elettorale, fare leggi contro la corruzione e il conflitto d&#8217;interesse, rappresentarci nell&#8217;emergenza europea. Un pio desiderio di intellettuali ingenui, si è detto: e allora prendiamoci ora la reggenza dei &#8216;saggi&#8217;. Dove la foglia di fico di <strong>Onida</strong> non riesce a coprire metà della vergogna. E intanto perdura il governo Monti: non sfiduciato, ma degno di nessunissima fiducia.</p><p>Siamo arrivati a questo stallo surreale grazie al «buon senso» e al «realismo».  Che coinciderebbero con un governo Pd-Pdl, e con l&#8217;idea di mandare al Quirinale un relitto &#8216;moderato e cattolico&#8217; della cosiddetta prima Repubblica. </p><p>Lo chiedeva ogni giorno il «Corriere della sera», lo pretendeva <strong>Mario Monti</strong>, lo insinuava l&#8217;archeologico <strong>Matteo Renzi</strong> (che ha rottamato Massimo D&#8217;Alema solo per dire, assai peggio, le identiche cose), lo dichiarava perfino <strong>Stefano Fassina</strong>, per il quale i voti della Lega (il partito anticostituzionale per eccellenza) non sarebbero poi da buttare.</p><p>Il «buon senso» e il «realismo» spingerebbero, dunque, ad affrontare questa crisi politica come se fosse una crisi parlamentare: sommando voti, riempiendo caselle, mettendo in piedi un governo fotocopia di quello Monti. E mescolando, anzi barattando, il piano delle riforme istituzionali con quello del governo. I nomi da &#8216;governo civico&#8217; che filtrano sui giornali erano, al contrario, il sintomo di una perdita di senso della realtà, da liquidare con l&#8217;ironia machiavellica sull&#8217;<strong>ingenuità irresponsabile della &#8216;fantasia al potere&#8217;</strong>.</p><p><strong>Ma di quale realtà parliamo?</strong> Di quella del Palazzo o di quella del Paese? Come è possibile non vedere che metà degli italiani (il 25 % che non  ha votato e il 25 % che ha votato i 5 Stelle)  ritiene di non avere più niente da perdere? Come è possibile continuare a parlare di &#8216;antipolitica&#8217; di fronte a questa larghissima richiesta di una nuova politica? E fare ancora un governo mettendosi (in qualunque modo) <strong>d&#8217;accordo con chi ha precipitato il Paese in questo baratro</strong> sarebbe invece una forma di realismo? Cosa hanno di saggio Quagliarello o Giorgetti?</p><p>Gli italiani che hanno votato il Pdl rappresentano (anche anagraficamente) un&#8217;Italia che non è disposta a cambiare, un Paese immobile che sta divorando i suoi figli come Saturno. È realismo genuflettersi di fronte a tutto questo? Per difendere un immobile sistema di <strong>privilegi illegali</strong>, in un Paese votato al suicidio?</p><p>Questa visione si basa sull&#8217;assunto che l&#8217;esplosione del Movimento 5 Stelle sia <strong>una malattia da curare</strong> attraverso una tattica somministrazione di farmaci politici. Ma è questo assunto la vera perdita di contatto con il reale. Chiunque viva questo Paese, chiunque ne conosca i cittadini sa che, al contrario, quell&#8217;esplosione elettorale è il sintomo più evidente della malattia degenerativa di un Paese che agli occhi della metà dei suoi abitanti non sembra avere un futuro.</p><p>Il fatto che questa disperazione (non trovo altre parole) non abbia assunto forme distruttive, ma si sia potuta incanalare nella lista di Grillo offre ora la possibilità di un vero cambiamento. Come non vedere che un governo civico guidato e formato da personalità credibili agli occhi di questa parte del Paese (e ora del Parlamento) avrebbe avuto, e potrebbe avere ancora, la possibilità e la forza di avviare la rivoluzione necessaria, col sostegno della coalizione Italia Bene Comune e del Movimento 5 Stelle, che a questo punto non avrebbe più argomenti per ritrarsi dalla responsabilità?</p><p><strong>Giuliano Ferrara</strong> ha detto che di fronte ad un governo Rodotà (o Zagrebelsky) si sarebbe suicidato. <strong>Invece ora è l&#8217;Italia è suicidarsi</strong>, grazie a Napolitano, Bersani, Berlusconi, Monti e Grillo.</p><p>Tutti insieme appassionatamente: pur di non aprirsi a nessuna novità.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/31/stallo-politico-ma-quale-realismo/547985/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Pd: coraggio lascia i vecchi e punta tutto su un Rodotà</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/pd-coraggio-lascia-vecchi-e-punta-tutto-su-rodota/536026/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/pd-coraggio-lascia-vecchi-e-punta-tutto-su-rodota/536026/#comments</comments> <pubDate>Wed, 20 Mar 2013 08:31:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Tomaso Montanari</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Jorge Mario Bergoglio]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[Nuovo Governo]]></category> <category><![CDATA[PD]]></category> <category><![CDATA[Pier Luigi Bersani]]></category> <category><![CDATA[Pietro Grasso]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=536026</guid> <description><![CDATA[Secondo gli intramontabili guru della politologia italica gli &#8216;intellettuali&#8217; che si sono rivolti al Movimento 5 stelle perché non getti via la straordinaria possibilità di cambiamento che ha contribuito a creare sono degli ingenui, indegni epigoni della tradizione che dette al mondo Nicolò Machiavelli. Peggio: sono (siamo, visto che ho firmato anche io) incapaci di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Secondo gli intramontabili guru della politologia italica <a href="http://temi.repubblica.it/repubblica-appelli/?action=vediappello&#038;idappello=391293&#038;ref=HREC1-2" target="_blank">gli &#8216;intellettuali&#8217; che si sono rivolti al Movimento 5 stelle perché non getti via la straordinaria possibilità di cambiamento</a> che ha contribuito a creare sono degli ingenui, indegni epigoni della tradizione che dette al mondo Nicolò Machiavelli. Peggio: sono (siamo, visto che ho firmato anche io) <a href="http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/politica/2013/12-marzo-2013/gli-intellettuali-che-si-appellano-grillo-non-sarebbero-piaciuti-machiavelli-212138986364.shtml" target="_blank">incapaci di distinguere i propri pii desideri dalla dura realtà</a>. E dunque, secondo loro, <strong>Piero Grasso</strong> non è mai stato eletto presidente del Senato. O, se proprio bisogna ammettere che questa bizzarria sia avvenuta, certo non rappresenta un&#8217;indicazione politica, una possibile via d&#8217;uscita. Sarebbe interessante intrattenersi sull&#8217;aderenza al reale del grande giornalismo che non è riuscito non dico a capire l&#8217;entità del risultato che avrebbe avuto la lista di <strong>Beppe Grillo</strong>, ma nemmeno a piazzare il nome di <strong>Jorge Mario Bergoglio</strong> foss&#8217;anche all&#8217;ultimo posto dei cardinali papabili.</p><p>Ma è assai più interessante chiedersi se ciò che è avvenuto in Senato non sia invece il segno che <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/16/presidenti-delle-camere-qualcosa-sta-cambiando/533019/" target="_blank">«qualcosa nella politica italiana si muove», come ha scritto Peter Gomez</a>.</p><p>Grillo ha detto più volte che la linea del Movimento sarebbe stata quella di votare i singoli provvedimenti che corrispondono al programma, o alla prospettiva, a 5 stelle. Su queste basi è difficile dire che i senatori che hanno votato Grasso invece di Schifani abbiano &#8216;tradito&#8217;. A meno che non si evochi il perseguimento di una politica che prescinde, cinicamente, dal merito delle singole scelte in vista della conquista del potere (come ha fatto, in quella stessa votazione, <strong>Mario Monti</strong>: perdendo definitivamente la faccia). Ma gli elettori del Movimento si aspettano che a decidere siano due anziani ed eccentrici milionari che non siedono in Parlamento, o invece si aspettano che i deputati e i senatori si assumano le loro responsabilità in prima persona?</p><p>Quegli elettori si aspettano soprattutto una radicale <strong>discontinuità</strong>. E ciò che è successo al Senato è stato come abbattere un ecomostro abusivo in cemento e sostituirlo in un secondo con una villa palladiana. E anche se Grasso è stato portato in Parlamento dal Pd e anche se la tattica che l&#8217;ha portato alla presidenza del Senato è stata l&#8217;unica mossa geniale di <strong>Bersani</strong>, la sua elezione (come quella, ancor più entusiasmante, della Boldrini alla Camera) è obiettivamente un prodotto e un successo non del Pd, ma del Movimento. O meglio, la forza di quest&#8217;ultimo ha costretto Bersani a fare ciò che davvero vogliono i suoi stessi elettori piuttosto che ciò che vuole la dirigenza del partito.</p><p>Ma è possibile trasferire questo felice <strong>esperimento</strong> sul piano, ben più inclinato e scivoloso, della nascita di un governo che ci porti a nuove elezioni cambiando la <strong>legge elettorale,</strong> affrontando l&#8217;emergenza economica e ripristinando alcune minime regole di legalità costituzionale? Secondo l&#8217;organo ufficiale del pensiero neomachiavellico, è impossibile: come ha spiegato domenica Ernesto Galli della Loggia, l&#8217;elezione dei due presidenti avvicinerebbe le elezioni perché allontana quella che pare l&#8217;unica soluzione &#8216;realistica&#8217;, la Grande Coalizione col Caimano.</p><p>In molti crediamo che le cose non stiano così: ma la premessa indispensabile è che Bersani abbia il coraggio di compiere un passo indietro ancora più radicale (e per lui doloroso). E cioè che faccia subito spazio ad una proposta davvero in discontinuità con la classe dirigente del suo stesso partito: una proposta come, per esempio, un governo guidato da una personalità come<strong> Stefano Rodotà</strong> (o da altre paragonabili per caratura e indipendenza), formato da ministri con le stesse caratteristiche.</p><p>Non so come Grillo potrebbe dire di no a un Rodotà (padre del cruciale successo del referendum sull&#8217;acqua bene comune, che è la prima delle famose 5 stelle). Perché non si tratterebbe del <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/19/m5s-dizionario-dellinciucio/535787/" target="_blank">ricatto del meno peggio denunciato da Marco Travaglio</a>: si tratterebbe finalmente di un <strong>buon governo</strong>, anche se di emergenza e a tempo.</p><p>E se non riesco a credere che i parlamentari a 5 stelle perderebbero una simile occasione, concreta e immediata, di vero cambiamento, riesco quasi a vedere i cittadini pronti a inseguire col forcone i senatori che dicessero no a tutto questo in nome dei vincoli di appartenenza, o della disciplina di partito. Come ha scritto <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/19/berlusconi-e-il-quirinale-puo-ancora-vincere-lui/535211/" target="_blank">Antonio Padellaro, «l’idea che sia tutta un’illusione passeggera perché presto si tornerà alle urne è davvero crudele</a>. L’uomo con gli occhiali neri non aspetta altro».</p><p>Sarebbe – ancora una volta – il morto che afferra e trascina a fondo il vivo.</p><p><em>il Fatto Quotidiano, 19 Marzo 2013</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/pd-coraggio-lascia-vecchi-e-punta-tutto-su-rodota/536026/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il senso del nostro appello a Beppe Grillo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/13/il-senso-del-nostro-appello-a-beppe-grillo/528907/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/13/il-senso-del-nostro-appello-a-beppe-grillo/528907/#comments</comments> <pubDate>Wed, 13 Mar 2013 14:29:21 +0000</pubDate> <dc:creator>Tomaso Montanari</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Elezioni 2013]]></category> <category><![CDATA[Appello]]></category> <category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[La Repubblica]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[PD]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=528907</guid> <description><![CDATA[A cosa servono gli intellettuali? A far capire, per esempio, che non ha senso parlare di &#8216;intellettuali&#8217; in genere. Per avere un&#8217;opinione fondata, il primo passo è distinguere. Non giudicare in base alle appartenenze, ma al merito delle cose e delle parole. Il fatto che l&#8217;appello a Beppe Grillo e al Movimento 5 Stelle sia...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>A cosa servono gli intellettuali?</strong> A far capire, per esempio, che non ha senso parlare di &#8216;intellettuali&#8217; in genere. Per avere un&#8217;opinione fondata, il primo passo è distinguere. Non giudicare in base alle appartenenze, ma al merito delle cose e delle parole.</p><p>Il fatto che <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/11/movimento-5-stelle-e-governo-se-non-ora-quando/526573/" target="_blank">l&#8217;appello a Beppe Grillo e al Movimento 5 Stelle</a> sia stato definito (non dai firmatari!) un appello di &#8216;intellettuali&#8217; e il fatto che sia apparso su<em> Repubblica</em> ne hanno consentito la chiave di lettura che<a href="http://www.beppegrillo.it/2013/03/la_funzione_deg.html" target="_blank"> Grillo stesso ha utilizzato per liquidarlo a scatola chiusa: «Pdmenoelle chiama, intellettuale risponde»</a>. E la risposta, sul web (anche su questo blog) e dalla viva voce dei parlamentari 5 Stelle, è stata (quasi) univoca: «Non daremo la fiducia ad un governo Bersani».</p><p>Ma l&#8217;appello voluto da Barbara Spinelli – firmato da Remo Bodei, Roberta de Monticelli, Antonio Padoa Schioppa, Salvatore Settis e da me: e soprattutto da <strong>72.000 persone in tre giorni</strong> – non parla affatto di un governo Bersani, e nemmeno di un governo del Pd.</p><p>Come anche l&#8217;appello analogo promosso da Michele Serra (e uscito sull&#8217;<em>Ansa</em>, non su<em> Repubblica</em>) noi abbiamo chiesto al Movimento di accettare la responsabilità di un governo. Abbiamo chiesto di non «dire no a un governo che facesse propri alcuni punti fondamentali della vostra battaglia». E abbiamo aggiunto che «Non sappiamo quale possa essere la via che vi permetta di dire sì a questi punti di programma consentendo la formazione del nuovo governo che decida di attuarli, e al tempo stesso di non contraddire la vostra vocazione».</p><p>I cittadini (qualunque sia la loro professione) hanno<strong> il diritto di chiedere</strong> che non si torni a votare senza prima aver cambiato la legge elettorale, senza aver estirpato il cancro berlusconiano, senza aver preso parte alle decisioni urgenti che l&#8217;Europa sta prendendo per noi, ma senza di noi.</p><p>Decidere quale governo possa farlo spetta <strong>al Presidente della Repubblica e al Parlamento</strong>. Ciascuno di coloro che hanno firmato l&#8217;appello ha una propria preferenza. Io personalmente vedrei bene un governo senza ministri di partito (guidato per esempio da Stefano Rodotà, o da una personalità dello stesso livello). Ma se il Movimento 5 Stelle, primo partito nel Paese, fosse pronto a formare e guidare un governo, io troverei ovvio che cercasse i voti in Parlamento.</p><p>E a quel punto toccherebbe al Pd essere responsabile, e non perdere questa occasione. Insomma, in nessun modo l&#8217;appello chiede la fiducia ad un governo Bersani: l&#8217;appello chiede <em>un</em> governo. Con la sola condizione che non comprenda il Pdl.</p><p>Ci siamo rivolti al <strong>Movimento 5 stelle</strong> perché la dichiarata aspirazione a raggiungere il 100 %, oltre ad essere inquietante, fa capire che questa legislatura appena nata è<strong> già data per morta</strong>. E a noi questo sembra uno spreco atroce. Dopo vent&#8217;anni si può cambiare: e non è affatto detto che nuove elezioni ravvicinate permettano di cambiare meglio e di più. E se un paese allo sbando riconsacrasse invece l&#8217;eterno Caimano? L&#8217;appello si chiude così: «Avete detto: &#8216;Lo Stato siamo noi&#8217;. Avete svegliato in Italia una cittadinanza che vuole essere attiva e contare, non più delegando ai partiti tradizionali le proprie aspirazioni. Vale per voi, per noi tutti, la parola con cui questa cittadinanza attiva si è alzata e ha cominciato a camminare, nell’era Berlusconi: &#8216;Se non ora, quando?&#8217;».</p><p>Ed è quello che ripetiamo: se non ora, quando? Non abbiate paura di cambiarlo davvero, questo Paese.</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/13/il-senso-del-nostro-appello-a-beppe-grillo/528907/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Movimento 5 Stelle e governo: se non ora quando?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/11/movimento-5-stelle-e-governo-se-non-ora-quando/526573/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/11/movimento-5-stelle-e-governo-se-non-ora-quando/526573/#comments</comments> <pubDate>Mon, 11 Mar 2013 12:00:45 +0000</pubDate> <dc:creator>Tomaso Montanari</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Elezioni 2013]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Appello]]></category> <category><![CDATA[Barbara Spinelli]]></category> <category><![CDATA[Dario Fo]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[Governo di Larghe Intese]]></category> <category><![CDATA[Intellettuali]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[Nuovo Governo]]></category> <category><![CDATA[PD]]></category> <category><![CDATA[Salvatore Settis]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=526573</guid> <description><![CDATA[Ho deciso di essere tra i promotori dell&#8217;appello a Beppe Grillo e al Movimento 5 stelle voluto da Barbara Spinelli, e da sabato online sul sito di «Repubblica», perché non voglio più aspettare. Per metà della mia vita ho vissuto in un Paese sfigurato dall&#8217;illegalità eretta a sistema da Silvio Berlusconi, dove ogni principio fondamentale...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ho deciso di essere tra i <a href="http://temi.repubblica.it/repubblica-appelli/?action=vediappello&#038;idappello=391293&#038;ref=HREC1-1" target="_blank">promotori dell&#8217;appello a <strong>Beppe Grillo</strong> e al <strong>Movimento 5 stelle</strong> voluto da <strong>Barbara Spinelli</strong>, e da sabato online sul sito di «Repubblica»</a>, perché non voglio più aspettare.</p><p>Per metà della mia vita ho vissuto in un Paese sfigurato dall&#8217;<strong>illegalità</strong> eretta a sistema da <strong>Silvio Berlusconi</strong>, dove ogni principio fondamentale della nostra Costituzione è stato ribaltato nel suo contrario, fino alla costruzione di un antistato annidato nello Stato. Nell&#8217;ultimo anno, col <strong>governo Monti</strong>, al dominio dell&#8217;antistato si è sostituito un culto pressoché religioso del dio mercato. E tutto questo è avvenuto con la complicità, attiva o passiva, di una gran parte della classe dirigente di quello che oggi si chiama Partito Democratico.</p><p>Le <strong>ultime elezioni</strong>, per la prima volta in vent&#8217;anni, creano le premesse per cambiare lo stato delle cose. Come ora dice un <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2013/03/10/Serra-Benigni-appello-governo_8375391.html" target="_blank">analogo appello promosso da <strong>Michele Serra</strong></a>, il Parlamento più <strong>femminile</strong> e <strong>giovane</strong> d&#8217;Europa può davvero fare la differenza. Ed è innegabile che in questa rivoluzione, per ora solo potenziale, il Movimento 5 Stelle ha avuto un ruolo determinante, perché ha offerto ai cittadini un canale verso le istituzioni.</p><p>L&#8217;appello che ho firmato si rivolge proprio ai <strong>cittadini</strong> divenuti <strong>parlamentari</strong> nelle<strong> liste a 5 stelle</strong>. Per dire questo: le aspirazioni e i desideri di chi vi ha votato coincidono almeno in una parte significativa con quelle di coloro che hanno votato (nonostante tutto) il Partito Democratico, o la sua coalizione (come me: che ho votato <strong>Sel</strong> perché credo nelle idee della sinistra, e non mi fido di chi ha governato con Berlusconi). La prima di queste aspirazioni è tornare alla <strong>legalità costituzionale</strong>. Per esempio attraverso una legge che ci permetta di avere un parlamento di eletti, e non di nominati; per esempio attraverso una vera <strong>legge</strong> <strong>sul</strong> <strong>conflitto di interesse</strong>; per esempio attraverso una dura <strong>legge anticorruzione</strong>; per esempio attraverso una vera tutela del <strong>diritto all&#8217;istruzione</strong>, all&#8217;<strong>ambiente</strong> (una delle 5 stelle che danno il nome al Movimento), alla cultura.</p><p>Ora questo Parlamento può fare almeno alcune di queste cose. A me, come a moltissimi altri cittadini, non interessa con quali formule politiche. Ci interessa di <strong>non sprecare questa occasione</strong>. E per questo chiediamo impegno, non disimpegno. Chiediamo di provarci, e di non fuggire. L&#8217;obiettivo di raggiungere il 100% dei voti è, spero, solo un artificio retorico. E capisco perfettamente quanto sia difficile governare con chi fino a ieri lo ha fatto con Berlusconi.</p><p>Ma ora è il momento di trasformare la <strong>speranza</strong> in <strong>governo</strong>, la denuncia in azione, la sacrosanta distruzione in <strong>ricostruzione civile</strong>.</p><p>Beppe Grillo non ha risposto agli argomenti del nostro appello, ma ci ha presi in giro attraverso una famosa e bellissima canzone di <strong>Giorgio Gaber</strong>. Sono vent&#8217;anni che Berlusconi insulta chi per professione dovrebbe pensare con la propria testa. E più di recente ha cominciato a farlo <strong>Matteo Renzi</strong>. Niente di nuovo, dunque.</p><p>L&#8217;unica risposta possibile è invitare Grillo a distinguere. Barbara Spinelli è forse l&#8217;unica giornalista di «Repubblica» che è stata capace di comprendere e raccontare la sollevazione che ha portato al trionfo del Movimento 5 stelle. <strong>Salvatore Settis</strong> è un punto di riferimento per la <strong>cittadinanza attiva</strong> di tutta Italia, che si specchia e cresce attraverso il suo ultimo libro, che si chiama <em>Azione popolare. Cittadini per il bene comune</em>. Sarà un caso che <strong>Dario Fo</strong> abbia detto che vedrebbe bene Settis al Quirinale? E per quanto riguarda (molto più modestamente) me, le querele che ho preso scrivendo su il Fatto Quotidiano sono arrivate tutte da cosiddetti intellettuali posizionati tra <strong>Pd</strong> e <strong>Monti</strong> (da Carandini a Ornaghi). E, a proposito di appelli, uno dei due che ho promosso ha salvato la <strong>biblioteca dei Girolamini</strong>, portando in carcere il braccio destro di <strong>Dell&#8217;Utri</strong>.</p><p>E dire (come ha fatto Grillo) che l&#8217;appello sia stato sollecitato dal Pd è pura follia: la maggior parte delle cose che ci sono scritte fanno arricciare il naso al notabilato di quel partito. Col quale, peraltro, nessuno dei firmatari ha rapporti diretti.</p><p>Ma il punto non è quello che dice Grillo. Il punto è che abbiamo firmato quell&#8217;appello come cittadini che si rivolgono ad altri cittadini. E il punto è soprattutto quello che vorranno fare i cittadini eletti in Parlamento dal popolo italiano.</p><p>Le <strong>42mila persone che hanno già firmato l&#8217;appello</strong> non sono intellettuali come quelli sfottuti da Gaber. Sono cittadini che chiedono quello che chiediamo noi: che non si rimandi ancora il momento in cui rivoltare il Paese dalle fondamenta.</p><p>È il momento di cambiare. Finalmente possiamo farlo: perché aspettare ancora? Se non ora, quando?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/11/movimento-5-stelle-e-governo-se-non-ora-quando/526573/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La strada del Papa soffocata dal cemento</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/09/strada-del-papa-soffocata-dal-cemento/525171/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/09/strada-del-papa-soffocata-dal-cemento/525171/#comments</comments> <pubDate>Sat, 09 Mar 2013 11:17:55 +0000</pubDate> <dc:creator>Tomaso Montanari</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Cementificazione]]></category> <category><![CDATA[Cemento]]></category> <category><![CDATA[Firenze]]></category> <category><![CDATA[Lorenzo Ornaghi]]></category> <category><![CDATA[Piano Urbanistico]]></category> <category><![CDATA[Roma]]></category> <category><![CDATA[Terremoto L'Aquila]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=525171</guid> <description><![CDATA[La più bella delle strade dell’antichità (l&#8217;Appia, regina viarum) fu a stento salvata dal grande Antonio Cederna, in una battaglia contro il cemento culminata vent&#8217;anni fa con la creazione del Parco. Oggi la partita si gioca sulla regina delle strade dell&#8217;età moderna, quella Via Giulia che corre parallela al Tevere nel cuore di Roma, un’“utopia...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La più bella delle strade dell’antichità (l&#8217;<strong>Appia</strong>, regina viarum) fu a stento salvata dal grande <strong>Antonio Cederna</strong>, in una<strong> battaglia contro il cemento</strong> culminata vent&#8217;anni fa con la creazione del <strong>Parco</strong>. Oggi la partita si gioca sulla regina delle strade dell&#8217;età moderna, quella <strong>Via Giulia</strong> che corre parallela al <strong>Tevere</strong> nel cuore di Roma, un’“utopia urbanistica del ’500”. In qualunque paese una strada immaginata e voluta da un papa come <strong>Giulio II Della Rovere</strong> (quello che commissionò a Michelangelo gli affreschi della volta della Cappella Sistina, per intenderci), e progettata e costruita, nei secoli, da architetti come Bramante, Michelangelo e Borromini sarebbe considerata un testo prezioso come la Divina Commedia o il Furioso, essendo in più una cosa viva e traboccante di esseri umani: e dunque sarebbe sacra e intoccabile.</p><p>E invece no. Alcuni anni fa il Comune di Roma ha deciso di “riempire” il vuoto che fu creato alla metà di Via Giulia dai dissennati <strong>sventramenti fascisti</strong>. Ma invece di farlo nel più ovvio e civile dei modi (e cioè con un discreto e funzionalissimo parco pubblico), si è pensato bene di realizzare un cosiddetto “<strong>urban center</strong>” da 1.900 metri quadrati, un <strong>auditorium</strong>, un <strong>albergo</strong> con ristorante di lusso e <strong>28 appartamenti</strong>, non meno esclusivi, contenuti in un cubo di cemento di quattro piani destinato a deturpare per sempre la strada di papa Giulio. Senza contare i parcheggi (circa 350 posti auto, su tre livelli), che non potranno essere tutti sotterranei a causa del ritrovamento delle stalle dei <strong>gladiatori</strong> di età augustea, e che dunque deborderanno anche nelle vie contigue. La notizia incredibile è che le <strong>soprintendenze</strong> hanno detto di <strong>sì</strong> a questo scempio. E l&#8217;hanno fatto nonostante che il 20 febbraio Italia Nostra di Roma sia arrivata a compiere l&#8217;inaudito (ma sacrosanto) passo di diffidare il tramontante ministro <strong>Lorenzo Ornaghi</strong> dal “concedere qualsiasi parere favorevole al rilascio dell’autorizzazione”, perché il progetto attuale è “un inaccettabile baratto tra affari e tutela delle aree storiche ed archeologiche”.</p><p>Le pressioni erano così forti che si è tirato diritto nonostante che l&#8217;integerrimo funzionario della Soprintendenza architettonica di Roma a cui è stato ordinato di predisporre il parere favorevole si sia categoricamente rifiutato di controfirmare quello stesso parere. Siamo ridotti al punto in cui chi dovrebbe difendere il bene comune è costretto all&#8217;obiezione di coscienza. E non è un caso isolato. A <strong>Padova</strong> il sindaco <strong>Zanonato</strong> non recede dal progetto di costruire un <strong>auditorium</strong> e <strong>due grattacieli</strong> che, oltre a cambiare l&#8217;aspetto della città affogandola in ulteriore cemento, rischiano di alterare la circolazione delle acque sotterranee e conseguentemente di far crollare la <strong>Cappella</strong> <strong>degli Scrovegni</strong> affrescata da <strong>Giotto</strong>. A Milano solo la perseveranza di una parte di Italia Nostra ha ottenuto finalmente che un tribunale disponesse nuovi e accurati studi che dicano se è possibile aprire piazza Sant&#8217;Ambrogio (con le sue tombe di varia epoca) per trasformarla nel coperchio di un gigantesco parcheggio interrato. In una <strong>L’Aquila</strong> ancora distrutta si è proposto di scavare un <strong>centro commerciale</strong> sotto la piazza del Duomo. E a <strong>Firenze</strong> una partecipata del Comune governata da uno dei più stretti sodali di <strong>Matteo Renzi</strong> (la Firenze Parcheggi) pensa di sventrare <strong>Piazza del Carmine</strong> per realizzare un <strong>parcheggio sotterraneo </strong>che rischia di “gentrificare” il quartiere ancora popolare dell&#8217;Oltrarno (cioè di espellerne i cittadini residenti), e di mettere a rischio gli affreschi di Masaccio nella Cappella Brancacci che si affaccia sulla piazza.</p><p>Un unico filo lega questi episodi, in male e in bene: da una parte un’oscura decadenza intellettuale spinge le amministrazioni comunali a <strong>cannibalizzare</strong> e <strong>distruggere</strong> i luoghi più belli e importanti delle loro stesse città, dall&#8217;altra si creano e si consolidano reti e comitati di cittadini che studiano, manifestano, si espongono per difendere i luoghi che danno forma e senso alla loro vita quotidiana. Nell&#8217;analisi del voto che due settimane fa ha (forse felicemente) sconquassato la geografia politica italiana non ci si può limitare ad un&#8217;analisi nazionale: è anche il tradimento della politica locale, dei poteri che dovrebbero essere vicini ai cittadini, a motivare un violento desiderio di fare tabula rasa. Perché è evidente che quando i cittadini di Via Giulia traditi dal Comune e dalle soprintendenze andranno a votare, vorranno affermare con forza che il potere pubblico deve realizzare i progetti e i desideri dei cittadini stessi, e non curare gli interessi già fortissimi del mercato e della speculazione immobiliare. È questa non è <strong>antipolitica</strong>, è Politica con la “p” miauscola. Cioè, letteralmente, arte di costruire armonicamente le città, e dunque il Paese.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 9 Marzo 2013</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/09/strada-del-papa-soffocata-dal-cemento/525171/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L’Aquila 5 maggio. Storici dell’arte e ricostruzione civile</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/04/laquila-5-maggio-storici-dellarte-e-ricostruzione-civile/519327/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/04/laquila-5-maggio-storici-dellarte-e-ricostruzione-civile/519327/#comments</comments> <pubDate>Mon, 04 Mar 2013 09:17:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Tomaso Montanari</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[L’Aquila]]></category> <category><![CDATA[Patrimonio Artistico]]></category> <category><![CDATA[Patrimonio Culturale]]></category> <category><![CDATA[Ricostruzione]]></category> <category><![CDATA[Terremoto L'Aquila]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=519327</guid> <description><![CDATA[Il prossimo 5 maggio gli storici dell’arte italiani sono chiamati a riunirsi all’Aquila. È la prima volta che tutti gli storici dell’arte si incontrano: senza distinzioni tra insegnanti di scuola, professori universitari, funzionari del Mibac o di altri enti, studenti, dottorandi, laureandi, pensionati. Lo faranno a L’Aquila, perché se nella distruzione del monumentale centro della...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://laquila5maggio.wordpress.com" target="_blank">Il prossimo <strong>5 maggio </strong>gli storici dell’arte italiani sono chiamati a riunirsi all’Aquila</a>. È la <strong>prima volta</strong> che tutti gli storici dell’arte si incontrano: senza distinzioni tra insegnanti di scuola, professori universitari, funzionari del Mibac o di altri enti, studenti, dottorandi, laureandi, pensionati.</p><p><strong>Lo faranno a L’Aquila</strong>, perché se nella distruzione del monumentale centro della città, devastato dal terremoto del 2009, vediamo <strong>l’annullamento della nostra stessa missione culturale</strong> civile, sentiamo il dovere di partecipare alla ricostruzione, che sta finalmente e faticosamente ripartendo.</p><p>Lo stato terribile di L’Aquila, divisa tra monumenti annullati e new towns di cemento, è una <strong>metafora perfetta di un Paese</strong> che affianca all’inarrestabile stupro edilizio del territorio la distruzione, l’alienazione, la banalizzazione del patrimonio storico monumentale, condannando così all’abbrutimento morale e civile le prossime generazioni.</p><p>Gli storici dell’arte vogliono dire con forza che è giunto <strong>il momento di ricostruire</strong>, e di farlo attraverso la conoscenza: ricostruire, restaurare e restituire alla vita quotidiana dei cittadini il centro di L’Aquila; ricostruire il tessuto civile della nazione; ricostruire il ruolo della storia dell’arte come strumento di formazione alla cittadinanza e non come alienante dell’industria dell’intrattenimento culturale. </p><p><strong>Programma<br /></strong>Dalle 11 (appuntamento alla Fontana Luminosa) alle 13 gli storici dell’arte visiteranno, in corteo o silenziosa processione, i luoghi simbolo del patrimonio monumentale colpito dal sisma e abbandonato a se stesso.</p><p>Dalle 14 alle 17 (nella chiesa di San Biagio) si riuniranno in assemblea. Qui, la lettura di brani fondamentali della letteratura artistica italiana accompagnerà la voce di L&#8217;Aquila e le testimonianze dell&#8217;Emilia terremotata, collegando i nodi del presente ad una identità secolare.</p><p>Introdurrà Tomaso Montanari, concluderà Salvatore Settis.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/hiepYQa5stA" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div> </p><p>L’Aquila 5 maggio. Storici dell’arte e ricostruzione civile è un’idea di Tomaso Montanari, che è cresciuta nella comunità scientifica degli storici dell’arte italiani. Con il sostegno di Italia Nostra.</p><p><strong>È promossa da:<br /></strong>AAA/Italia (Associazione nazionale Archivi di architettura contemporanea)<br />Anisa (Associazione nazionale insegnanti di storia dell’arte)<br />Comitato per la Bellezza<br />Cunsta (Consulta universitaria di storia dell’arte)<br />Eddyburg.it<br />Italia Nostra<br />Patrimoniosos<br />TQ.</p><p><strong>Hanno aderito:<br /></strong>Associazione Amici dei Musei d&#8217;Abruzzo<br />Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli<br />Associazione Mica Aurea, Roma<br />Legambiente Abruzzo Beni Culturali<br />Red de Patrimonio Velázquez<br />Sisca -Società Italiana di Storia della Critica d&#8217;Arte</p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/04/laquila-5-maggio-storici-dellarte-e-ricostruzione-civile/519327/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Una politica di sinistra per il patrimonio artistico</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/22/politica-di-sinistra-per-patrimonio-artistico/508926/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/22/politica-di-sinistra-per-patrimonio-artistico/508926/#comments</comments> <pubDate>Fri, 22 Feb 2013 13:58:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Tomaso Montanari</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Elezioni 2013]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Beni Comuni]]></category> <category><![CDATA[Beni culturali]]></category> <category><![CDATA[Clientelismo]]></category> <category><![CDATA[FAI]]></category> <category><![CDATA[Giulio Tremonti]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Ministero dei Beni Culturali]]></category> <category><![CDATA[Pier Luigi Bersani]]></category> <category><![CDATA[Sandro Bondi]]></category> <category><![CDATA[SEL]]></category> <category><![CDATA[Sinistra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=508926</guid> <description><![CDATA[Mai come ora è vitale andare a votare. E, per quanto mi riguarda, mai come ora è vitale votare a sinistra. Il primo obiettivo è risvegliarsi dall&#8217;incubo di Silvio Berlusconi: e dunque votare chi può vincere, e cioè la coalizione Italia Bene Comune, con Pier Luigi Bersani candidato premier. Ma all&#8217;interno di quella coalizione credo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mai come ora è vitale andare a votare. E, per quanto mi riguarda, mai come ora è vitale <strong>votare a sinistra</strong>.</p><p>Il primo obiettivo è risvegliarsi dall&#8217;incubo di <strong>Silvio Berlusconi</strong>: e dunque votare chi può vincere, e cioè la coalizione Italia Bene Comune, con <strong>Pier Luigi Bersani</strong> candidato premier. Ma all&#8217;interno di quella coalizione credo sia importante dare forza alla sinistra: ed è per questo che voterò <strong>Sel</strong> di Nichi Vendola. E se qualcuno si chiede perché, può sempre riascoltare un vampiresco Mario Monti che spiega perché ormai le categorie di destra e sinistra non avrebbero più senso: a superarle sarebbe stata la <strong>teocrazia del mercato</strong>, che tutto regola e tutto governa, liquidando per sempre idee obsolete come quelle di <strong>giustizia sociale, eguaglianza, laicità</strong>.</p><p>Tra le molte scelte strategiche della prossima legislatura ci sarà anche quella relativa al patrimonio, che è a un bivio fatale. L&#8217;unica cosa su cui tutti concordano è lo stato terminale del Ministero per i Beni culturali: minato alle fondamenta dai tagli finanziari di <strong>Bondi e Tremonti</strong>, delegittimato dalla pochezza di Ornaghi, e balcanizzato in piccoli e grandi potentati interni.</p><p>Una larga parte degli &#8216;addetti ai lavori&#8217; pensa che la ricetta sia una sostanziale eutanasia del Ministero, e della stessa esistenza di una politica pubblica dei <strong>beni culturali</strong>. E se la destra berlusconiana continua a considerare il patrimonio come un&#8217;enorme riserva di petrolio da alienare, trivellare, bruciare, la destra &#8216;col loden&#8217; di Monti lo vede invece come una leva per creare ricchezza privata. Monti vorrebbe come ministro dei Beni culturali l&#8217;ex presidente del Fai, Ilaria Borletti Buitoni, per applicare la linea sinteticamente espressa nell&#8217;ultima riga di documento del 4 febbraio sulle richieste del Fai ai politici: «<strong>La gestione ai privati, la tutela allo Stato</strong>». E nelle sue prime dichiarazioni da nuovo presidente del Fai, l&#8217;ex comunista Andrea Carandini sta cominciando a chiedere che Pompei sia sottratta alla mano pubblica: poi sarà la volta di Brera, degli Uffizi e così via.</p><p>Ma questa non è una novità, è l&#8217;estremizzazione della linea anticostituzionale di Alberto Ronchey (ministro per i beni culturali dal 1992 al 94), guidata da un micidiale cocktail ideologico nel quale erano mescolati la dottrina del patrimonio come ‘petrolio d’Italia’, <strong>la religione del privato con l’annesso rito della privatizzazione</strong>, e (specie dopo il ministero di Walter Veltroni) lo slittamento ‘televisivo’ per cui il patrimonio non ha più una funzione conoscitiva, educativa, civile, ma si trasforma in un grande luna park per il divertimento e il tempo libero.</p><p>Al contrario, la dimensione e la missione costituzionali del patrimonio artistico non sono mai realmente entrate nell’agenda della politica e dei governi: il Ministero per i Beni culturali non è mai stato avvertito come un ministero dei diritti della persona (quale invece è: esattamente come lo sono quelli della Salute e dell’Istruzione), ma sempre come una cabina di coordinamento burocratico e una <strong>centrale di clientelismo</strong>.</p><p>È sacrosanto voler difendere Pompei, gli Uffizi o Brera perché sono ‘belli’, o anche perché rappresentano la nostra memoria collettiva. Ma forse è più importante fa comprendere che il vero motivo per cui la Costituzione li tutela e per cui noi li manteniamo con le nostre tasse (cosa che dobbiamo e possiamo continuare a fare), è che essi sono una scuola di cittadinanza, un strumento di liberazione culturale, un mezzo per costruire l’eguaglianza in tutte le sue accezioni.</p><p>La storia dell’arte è in grande parte la storia dell&#8217;autorappresentazione delle classe dominanti, e per un lungo tratto i suoi monumenti sono stati costruiti con <strong>denaro sottratto all’interesse comune</strong>. Ma la Costituzione ha redento questa storia: le ha dato un senso di lettura radicalmente nuovo. Il patrimonio artistico è divenuto un luogo dei diritti della persona, una leva di costruzione dell’eguaglianza, un mezzo per includere coloro che erano sempre stati sottomessi ed espropriati.</p><p>È questa la politica culturale che mi aspetto dalla prossima legislatura. Una politica costituzionale, una <strong>politica di sinistra</strong>. Finalmente.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/22/politica-di-sinistra-per-patrimonio-artistico/508926/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Leonardo e Monna Lisa: se il giornalismo storico-artistico non esiste più</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/18/se-giornalismo-storico-artistico-non-esiste-piu/504249/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/18/se-giornalismo-storico-artistico-non-esiste-piu/504249/#comments</comments> <pubDate>Mon, 18 Feb 2013 16:11:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Tomaso Montanari</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Leonardo]]></category> <category><![CDATA[Pittura]]></category> <category><![CDATA[Plagio]]></category> <category><![CDATA[Quadri]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=504249</guid> <description><![CDATA[«Se dichiaro di aver visto a occhio nudo il Bosone di Higgs nel mio salotto, mi portano alla neuro: ma se il primo che passa sostiene di aver scoperto un Michelangelo, un Leonardo o un Caravaggio, il circo mediatico lo porta, immediatamente, in trionfo. Quando si parla di storia dell’arte tutto è possibile: in Italia...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>«Se dichiaro di aver visto a occhio nudo il <strong>Bosone di Higgs</strong> nel mio salotto, mi portano alla neuro: ma se il primo che passa sostiene di aver scoperto un Michelangelo, un Leonardo o un Caravaggio, il circo mediatico lo porta, immediatamente, in trionfo. Quando si parla di storia dell’arte tutto è possibile: in Italia il <strong>giornalismo storico-artistico</strong> è pressoché defunto, ed è ormai talmente abituato a concepire se stesso come il megafono celebrativo dei Grandi Eventi da non essere più in grado di distinguere una notizia da una bufala. […] La prossima volta che qualcuno si presenterà all’Ansa con cento terrecotte di <strong>Leonardo</strong> o cinquanta marmi di Michelangelo verrà dunque sottoposto a una qualche verifica? Tutto lascia credere di no: per la prossima bufala storico-artistica è solo questione di giorni».</p><p>Così scrivevo, ad agosto, nella premessa a La madre dei Caravaggio è sempre incinta. Non era una profezia difficile, ma si è realizzata al punto che potrei già aggiungere una nutrita appendice al libretto.</p><p>A fine settembre è spuntata una seconda <strong>Gioconda</strong>. La notizia è stata data da Silvano Vinceti, l’ormai celebre cercatore dei resti di Caravaggio, e di quelli di Monna Lisa (in carne e, appunto, ossa) nel complesso fiorentino di Sant’Orsola (un’operazione finanziata con i nostri soldi dalla Provincia di Firenze): «Si trova a San Pietroburgo ed appartiene ad un collezionista privato – ha spiegato Vinceti – sono già in corso tutte le perizie e le ricerche del caso per certificare che l&#8217;opera è stata realizzata da Leonardo». Dove trovo bellissima questa idea da Asl: &#8216;Per certificare i Leonardo prendete il bigliettino e mettetevi in fila allo sportello 4. Per il Santo Graal, invece, sportello 3. Precedenza a templari e donne incinte&#8217;. Inoppugnabili, d’altra parte, gli argomenti di Vinceti: «ha le mani più scure del viso, tratto tipico dello stile del maestro, che condividerebbe con l&#8217;originale custodito al Louvre». Ma potevate dirlo subito: e che dubbio rimane?!</p><p>Di qualche giorno, fa invece, è il rilancio di un’altra Monna Lisa: se ne sentiva la mancanza, no?</p><p>La <strong>terza</strong> Monna Lisa è stata affidata dai proprietari nientemeno che ad una Fondazione (<a href="http://monalisa.org" target="_blank">The Mona Lisa Foundation</a>, con sede a Zurigo), senza scopo di lucro (lei). Nel board e nei consulenti non si conta nemmeno un vero storico dell&#8217;arte, ma questo non impedisce alla Fondazione di avere le idee molto chiare sull&#8217;opera. Il <a href="http://www.guardian.co.uk/artanddesign/2013/feb/13/swiss-mona-lisa-leonardo-original" target="_blank">sito del Guardian</a> informa (senza un filo di ironia) che la Fondazione ha fatto esaminare l&#8217;opera da un esperto di «<strong>sacred geometry</strong>» (qualunque cosa sia!), e poi ha fatto condurre un analisi al carbonio 14 per datare l&#8217;opera. In un eccesso di zelo, l&#8217;analisi ha dimostrato «that it was almost certainly manufactured between 1410 and 1455». Cosa davvero stupefacente, visto che Leonardo è nato nel 1452. Naturalmente, l&#8217;analisi del c14 si riferisce solo alla datazione della tela (già, perché sarebbe l&#8217;unico Leonardo su tela!) che potrebbe essere stata dipinta da Leonardo anche 50 anni dopo la morte della pianta da cui la tela fu ricavata: ma se è per questo potrebbe essere anche stata dipinta ieri l&#8217;altro su una vecchia tela. E il punto vero è che il quadro sta a Leonardo come Berlusconi a Gandhi. Certo, se uno crede alla &#8216;sacra geometria&#8217; può anche credere al fatto che Leonardo abbia dipinto il quadro svizzero a tre anni: anzi, mi pare una scoperta destinata a rifondare la storia dell&#8217;arte.</p><p>La risposta più seria a tutto questo è la meravigliosa <strong>serie satirica sui Misteri di Leonardo</strong> che andava in onda in «Non perdiamoci di vista». Ma, dopo aver seppellito tutto ciò sotto la meritata coltre di ridicolo, non si può non pensare che se il patrimonio storico e artistico italiano è nello stato in cui è, lo si deve anche alla trasformazione della storia dell&#8217;arte in un gigantesco, grottesco, circo equestre.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/IyTgluHaRVI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/18/se-giornalismo-storico-artistico-non-esiste-piu/504249/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>I candidati di Monti alla Cultura, tra noia e borghesia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/02/i-candidati-di-monti-alla-cultura-tra-noia-e-borghesia/487042/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/02/i-candidati-di-monti-alla-cultura-tra-noia-e-borghesia/487042/#comments</comments> <pubDate>Sat, 02 Feb 2013 08:10:40 +0000</pubDate> <dc:creator>Tomaso Montanari</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Beni culturali]]></category> <category><![CDATA[FAI]]></category> <category><![CDATA[Ministero dei Beni Culturali]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=487042</guid> <description><![CDATA[Qualche giorno fa Ernesto Galli Della Loggia e Roberto Esposito hanno proposto di cambiare il nome e la missione del Ministero dei Beni culturali in quelli di «Ministero della Cultura». Proprio ciò di cui c’è bisogno, no? Tra gli entusiasti plaudenti, si segnala il noto archeologo Andrea Carandini, che ha sobriamente dichiarato: «Questa ipotesi è...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa <strong>Ernesto Galli Della Loggia</strong> e <strong>Roberto Esposito</strong> hanno proposto di cambiare il nome e la missione del Ministero dei Beni culturali in quelli di «Ministero della Cultura».</p><p>Proprio ciò di cui c’è bisogno, no?</p><p>Tra gli entusiasti plaudenti, si segnala il noto archeologo <strong>Andrea Carandini</strong>, che ha sobriamente dichiarato: «Questa ipotesi è verosimile solo a un patto: che un nuovo governo dimentichi le tristi vicende di un Ministero dei Beni culturali ormai morto, e sposi una concezione della cultura come ingrediente caratterizzante qualsiasi produzione legata al marchio Italia» (<em>Corriere della sera</em>, 26 gennaio 2013).</p><p>Il ‘marchio Italia’: <strong>ecco un’idea originale</strong>. Proprio quello che ci aspettiamo da un intellettuale: asservire la cultura all’onnipotenza del mercato.</p><p>Ma da tempo Carandini è un ardente sostenitore della privatizzazione del patrimonio storico e artistico della nazione: perfettamente in sintonia con il programma di <strong>Ilaria Borletti Buitoni</strong>, l’ex presidente del Fai che Mario Monti ha voluto capolista in Lombardia perché secondo lui rappresenterebbe «un’eccellenza nella conservazione dei Beni Culturali» (<em>Corriere della sera</em>, 1° febbraio 2013). Non uno storico dell’arte, un soprintendente, un archeologo: ma una gentile ed edificante dama della carità. Charity e Brand Italia: un binomio perfetto.</p><p>E infatti, notizia del 1° febbraio (sempre il «Corriere»), Andrea Carandini è in pole position per succedere alla signora Borletti Buitoni alla <strong>presidenza del Fai</strong>.</p><p>Un ammirevole caso di ripensamento, visto ciò che, nel 2000, Carandini scriveva della fondatrice del Fai, l’affascinante e carismatica Giulia Maria Crespi: «Giulia Maria Crespi, breve incontro. Ho incontrato a una cena Giulia Crespi. Walter Veltroni l’ha nominata nel Consiglio Nazionale dei Beni Culturali, immagino in quanto presidente del FAI. “Chi è lei? – mi ha chiesto – e io: Andrea Carandini, nipote di Luigi Albertini”. Ha capito subito, avendo contribuito i Crespi a far fuori Albertini da il ‘Corriere della Sera’, che era stato lui a creare come grande giornale nazionale. Ho pensato, quella sera, a quanto aveva sofferto mio nonno per quel nome, che ora davanti a me sentenziava nel suo esponente attuale. A un certo punto ho parlato della legge 1089 e del problema che manca ad esso un regolamento … A quel punto lei mi suggerisce: “Mi scriva, la prego, sull’argomento…” Ho cercato di spiegare alla signora che la cosa era semplice, e non abbisognava di petizione alcuna. Poi lei candidamente: “Mi dica Carandini, cosa è la 1089?”, che è una debolezza per un consigliere nazionale dei beni culturali. … Sì, una patina di borghesia la vedevo depositata sul suo volto stanco, ma continuavo a sentirmi in imbarazzo, per ragioni sociologiche ed emotive». (<em>Giornale di scavo</em>, Torino, Einaudi, 2000, pp. 79-80).</p><p>Ora Carandini deve aver superato l’imbarazzo, e <strong>Giulia Maria Crespi</strong> non deve sembrargli più sentenziante, o debole. Né il suo volto così stanco.</p><p>Certo, forse avrebbe preferito essere al posto di Ilaria Borletti Buitoni, candidata di Monti al Ministero dei Beni culturali. Ma anche prenderne il posto alla presidenza del Fai è meglio di nulla.</p><p>E il resto è noia. Patinata di borghesia.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/02/i-candidati-di-monti-alla-cultura-tra-noia-e-borghesia/487042/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Marcello Dell’Utri e il saccheggio dei Girolamini</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/30/marcello-dellutri-e-saccheggio-dei-girolamini/484367/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/30/marcello-dellutri-e-saccheggio-dei-girolamini/484367/#comments</comments> <pubDate>Wed, 30 Jan 2013 15:36:55 +0000</pubDate> <dc:creator>Tomaso Montanari</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Biblioteca Girolamini]]></category> <category><![CDATA[Giancarlo Galan]]></category> <category><![CDATA[Girolamini]]></category> <category><![CDATA[Lorenzo Ornaghi]]></category> <category><![CDATA[Marcello Dell’Utri]]></category> <category><![CDATA[Marino Massimo De Caro]]></category> <category><![CDATA[Massimo De Caro]]></category> <category><![CDATA[Napoli]]></category> <category><![CDATA[Tomaso Montanari]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=484367</guid> <description><![CDATA[Marcello Dell’Utri è indagato a Napoli per concorso in peculato nel saccheggio della Biblioteca dei Girolamini. Il che vuol dire che la Procura suppone che il senatore non abbia semplicemente comprato dei libri rubati, ma abbia pianificato i furti insieme al direttore-saccheggiatore dei Girolamini Marino Massimo De Caro (detenuto a Poggioreale, in parte reo confesso e oggi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/29/biblioteca-girolamini-dellutri-indagato-a-napoli-per-concorso-in-peculato/482790/" target="_blank"><strong>Marcello Dell’Utri</strong> è indagato a Napoli per concorso in peculato nel saccheggio della <strong>Biblioteca dei Girolamini</strong></a>. Il che vuol dire che la Procura suppone che il senatore non abbia semplicemente comprato dei libri rubati, ma abbia pianificato i furti insieme al direttore-saccheggiatore dei Girolamini Marino Massimo De Caro (detenuto a Poggioreale, in parte reo confesso e oggi a processo). <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Volumi-rubati-alla-Biblioteca-Girolamini-altri-6-arresti-Perquisizioni-in-tutta-Italia_314128340983.html">Il senatore Dell’Utri ha dichiarato all’Adnkronos che il suo coinvolgimento sarebbe invece «una bufala, una balla assoluta»</a>.</p><p>Vediamo dunque i nudi fatti. <strong>Marino Massimo De Caro</strong> è stato socio al 50 % del figlio Marco Jacopo Dell’Utri (figlio del senatore) nella società <strong>Mitra Energy Consulting</strong>. Ed era (fino all’arresto) segretario organizzativo del Buongoverno, componente del Pdl il cui presidente onorario è Marcello Dell’Utri.</p><p>Nel 2010 un <strong>Giancarlo Galan</strong> allora Ministro dell’Agricoltura nomina De Caro suo consigliere per le bioenergie, su richiesta di Marcello Dell’Utri, ex capo di Galan a Publitalia. «Gli devo tutto, non potevo dirgli di no», dirà poi Galan. Quando, nel marzo 2011, Galan passa ai Beni culturali, Dell’Utri gli chiede di portarsi dietro il consigliere De Caro. E come dirgli di no?</p><p>Nel giugno del 2011 la Congregazione dell’Oratorio che governa la Biblioteca (che è di proprietà pubblica: una delle 46 biblioteche statali d’Italia), nomina De Caro direttore «ad onta di ogni regola, e grazie all’influenza politica correlata all&#8217;incarico fiduciario di consigliere dell&#8217;ex ministro per i Beni e le attività culturali Gianfranco Galan» (così l’ordinanza del Gip di Napoli).</p><p>Nel novembre del 2011, il ministro per i Beni culturali del governo Monti, <strong>Lorenzo Ornaghi</strong>, conferma De Caro nel ruolo di consigliere: e lo fa «per insistenti pressioni di un uomo politico», come mi dirà in seguito uno strettissimo collaboratore di Ornaghi al Mibac.</p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/16/la-raffinatezza-di-ornaghi/295696/">Il 25 febbraio 2012 De Caro comunica a Dell’Utri</a> (allora momentaneamente espatriato in America Latina, in attesa del verdetto della Cassazione sui suoi rapporti con la mafia) che i senatori del Buongoverno hanno presentato un subemendamento per esentare dall’Imu gli edifici storici di proprietà della Chiesa. Il consigliere De Caro può anche riferire al senatore che il ministro Ornaghi «è contentissimo». Memorabile il commento di Dell’Utri che, con un piede nella <strong>latitanza</strong>, benedice l’operazione: «È cosa di giustizia, sottoscrivo». Si apprenderà poi che esattamente una settimana prima di quella conversazione un’<strong>ispezione ministeriale</strong> ai Girolamini era stata disposta, ma anche subito insabbiata.</p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/libri-uomini-e-topi/201126/">Quando, nel marzo del 2012, scopro che De Caro sta saccheggiando la biblioteca e lo denuncio sul Fatto</a> (30 marzo), il direttore-saccheggiatore reagisce con una serie di interviste a raffica al «Mattino» di Napoli, allora diretto dal nipote di Marcello Dell’Utri.</p><p>Quando, poco dopo, <strong>Francesco Caglioti</strong> (che, come me, insegna storia dell’arte alla Federico II di Napoli) scrive un <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/13/in-500-ornaghi-dimetta-de-caro/204086/">appello che chiede l’allontanamento di De Caro dai Girolamini e dal Mibac</a>, due senatori del Buongoverno di Dell’Utri (si chiamano Palmizio e Piscitelli) presentano un’interrogazione al ministro dell’Università per chiedere se io e il mio collega facciamo il nostro dovere, e se questo nostro impegno per i Girolamini «si riconduca allo svolgimento delle normali attività accademiche loro imposte dalla legge e se &#8211; soprattutto &#8211; non rischi di gettare discredito sulle istituzioni accademiche».</p><p>Nelle prime fasi dell’inchiesta, poi, De Caro riesce ad impedire la <strong>perquisizione</strong> di un appartamento romano (in Via Crispi) a lui collegato, sostenendo che, essendo utilizzato dal senatore Dell’Utri, sarebbe stato coperto dall’immunità parlamentare. E d’altra parte, nelle intercettazioni telefoniche della collaboratrice di Dell’Utri (Maria Grazia Cerone, anch’essa indagata) si legge: «Sinceramente la roba è tanta, la roba è tanta, eh&#8230; Tante scatole, perciò è impossibile portarle via».</p><p>Infine, lo stesso Dell’Utri ha restituito alla <strong>Procura di Napoli</strong> alcuni libri (tra i quali cimeli del valore di milioni di euro) dei Girolamini: dichiarando di non aver mai saputo che provenissero dalla biblioteca diretta dal suo braccio destro. Leggendo questi fatti ciascuno può farsi un’idea di quale sia la ‘balla assoluta’ e quale sia la verità. Una verità che speriamo diventi presto anche una verità processuale.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/30/marcello-dellutri-e-saccheggio-dei-girolamini/484367/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L’Aquila, un centro commerciale sotto la piazza fantasma</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/29/laquila-centro-commerciale-sotto-piazza-fantasma/483363/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/29/laquila-centro-commerciale-sotto-piazza-fantasma/483363/#comments</comments> <pubDate>Tue, 29 Jan 2013 16:05:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Tomaso Montanari</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Bettino Craxi]]></category> <category><![CDATA[Guido Bertolaso]]></category> <category><![CDATA[Massimo Cialente]]></category> <category><![CDATA[Monumenti]]></category> <category><![CDATA[New Town]]></category> <category><![CDATA[Ricostruzione]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Terremoto L'Aquila]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=483363</guid> <description><![CDATA[Il sindaco Massimo Cialente (Pd) ha presentato il progetto per costruire, sotto la grande piazza del Duomo de L’Aquila, un centro commerciale sotterraneo con negozi «di lusso» e con annesso un parcheggio da cinquecento posti: «una seconda ‘Galleria Alberto Sordi’, dopo quella di Roma». I lavori dovrebbero durare due anni, alimentati con trentasei milioni di euro...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il sindaco <strong>Massimo Cialente</strong> (<strong>Pd</strong>) ha presentato il progetto per <strong>costruire</strong>, sotto la grande <strong>piazza del Duomo de L’Aquila</strong>, un <strong>centro commerciale</strong> sotterraneo con negozi «di lusso» e con annesso un parcheggio da cinquecento posti: «una seconda ‘Galleria Alberto Sordi’, dopo quella di Roma». I lavori dovrebbero durare due anni, alimentati con trentasei milioni di euro in <em>project financing. </em>«Entro due anni vorremmo che il salotto diventasse realtà», ha dichiarato Cialente.</p><p><a href="http://www.appelloperlaquila.org/" target="_blank">L’Appello per L’Aquila, il movimento di cittadinanza attiva che alle ultime elezioni ha espresso la candidatura di Ettore Di Cesare</a>, ha respinto la proposta, con argomenti difficilmente oppugnabili: «A quasi quattro anni dal <strong>sisma</strong>, il centro storico è ancora una città fantasma. Le pratiche relative alla <strong>ricostruzione</strong> sono scandalosamente ferme, confinate in un limbo istituzionale, nella più totale incertezza: non si sa chi deve fare cosa, né quando e con quali modalità lo farà. Tanto è vero che, al momento, nessuno fa nulla. È tutto immobile. Ora, in una situazione del genere, invece che mettere al centro la ricostruzione, si mette al centro (sia metaforicamente, sia materialmente) un’opera mastodontica, di grandissimo impatto e di dubbia opportunità.» E ancora: «manca il progetto complessivo della nuova città… Senza pianificazione, la città diventa terra di conquista, dilaniata da una serie di interventi volti a soddisfare l’esclusivo interesse dei finanziatori».</p><p>Forse inconsapevolmente, ma il progetto presentato da Cialente è in perfetta continuità culturale con la distruzione del tessuto civile provocato dalle <strong>new town</strong> di <strong>Berlusconi</strong> e <strong>Bertolaso</strong>. Se in quel caso si rimuoveva il cadavere della <strong>città storica</strong> andando a cementificare la campagna, qui sembra gli si voglia scavare la fossa, letteralmente e metaforicamente.</p><p>Un ‘salotto’ commerciale di lusso scavato sotto un centro monumentale in rovina: difficile immaginare un’immagine più eloquente per alludere al destino di molte delle città storiche italiane. Il sociologo americano<strong> Cristopher Lasch</strong> ha scritto che fra le ragioni del deterioramento della democrazia negli Stati Uniti va annoverata la «decadenza delle istituzioni civiche, dai partiti politici ai parchi pubblici, ai luoghi d’incontro informali … su di loro, oggi, incombe la minaccia dell’estinzione, man mano che cedono il passo agli shopping malls, alle catene di fast food, ai take away». Lasch nota ancora che le città americane hanno perso «le attrattive cittadine, la convivialità, la conversazione, la politica…in pratica quasi tutto ciò che rende la vita degna di essere vissuta. Quando il mercato esercita il diritto di prelazione su qualsiasi <strong>spazio pubblico</strong> e la socializzazione deve ‘ritirarsi’ nei luoghi privati, la gente corre il rischio di perdere la capacità di divertirsi e di autogovernarsi».</p><p>Queste parole descrivono con straordinaria aderenza ciò che è accaduto anche alle città italiane, negli ultimi tre decenni. Con la differenza che questi ‘luoghi terzi’, da noi, erano stati plasmati e consacrati da una delle <strong>civiltà artistiche</strong> più alte della storia umana. Il valore civico dei <strong>monumenti</strong> e delle <strong>piazze</strong> è stato negato a favore della loro rendita economica, e cioè del loro potenziale turistico. Lo sviluppo della dottrina del patrimonio storico e artistico come ‘petrolio d’Italia’ (nata negli anni ottanta di <strong>Craxi</strong>) ha accompagnato la progressiva trasformazione delle nostre città storiche in <strong>luna park</strong> gestiti da una pletora di avidi usufruttuari. Le attività civiche sono state espulse da chiese, parchi e palazzi storici, in cui ora si entra a pagamento, mentre immobili monumentali vengono incessantemente alienati a privati, che li chiudono o li trasformano in attrazioni turistiche.</p><p>Come è sempre più evidente, L’Aquila è un gigantesco e drammatico laboratorio dove prende forma il futuro delle città italiane. Città senza cittadini, templi del mercato, fabbriche di clienti.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/29/laquila-centro-commerciale-sotto-piazza-fantasma/483363/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il Colosseo e le rovine della politica</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/24/colosseo-e-rovine-della-politica/478797/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/24/colosseo-e-rovine-della-politica/478797/#comments</comments> <pubDate>Thu, 24 Jan 2013 09:19:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Tomaso Montanari</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Beni culturali]]></category> <category><![CDATA[Colosseo]]></category> <category><![CDATA[Diego della Valle]]></category> <category><![CDATA[Gianni Alemanno]]></category> <category><![CDATA[Lorenzo Ornaghi]]></category> <category><![CDATA[Restauro]]></category> <category><![CDATA[Roma]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=478797</guid> <description><![CDATA[Il Colosseo è una rovina. Non è precisamente una notizia, ma il sindaco di Roma non riesce a farsene una ragione. Due giorni fa Gianni Alemanno ha attaccato frontalmente la soprintendente archeologica della capitale, Mariarosaria Barbera, accusandola di «creare una situazione di elevato allarme». Quest’ultima aveva il torto di essersi preoccupata dei frammenti di pietra...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>Il <strong>Colosseo</strong> è una rovina. Non è precisamente una notizia, ma il <strong>sindaco di Roma</strong> non riesce a farsene una ragione. <a href="http://www.romah24.it/no-allimpacchettamento-del-colosseo-alemanno-contro-il-soprintendente-barbera/2013/01/21/17746" target="_blank">Due giorni fa Gianni Alemanno ha attaccato frontalmente la soprintendente archeologica della capitale, Mariarosaria Barbera,</a> accusandola di «creare una situazione di elevato allarme». Quest’ultima aveva il torto di essersi preoccupata dei frammenti di pietra che, specie con le piogge forti, si staccano e precipitano al suolo, rischiando di rendere davvero indimenticabile la visita di qualche turista. Da qui l’esigenza di imporre una sorta di ‘zona rossa’ che tenesse i visitatori fuori pericolo: ma siccome per Alemanno il Colosseo è soprattutto un grande spartitraffico (la battuta è di Antonio Cederna), non gli sembrava pensabile spostare nemmeno una fermata dell’autobus: e dunque Comune e Soprintendenza si erano accordati per la soluzione (indecente) di avvolgere il gigante in <strong>grandi reti di protezione</strong>.</div><p><strong>E il sindaco rovesciò il tavolo<br /></strong>Tuttavia, di fronte alla (comprensibile) gragnuola di critiche ricevuta dalle opposizioni, Alemanno ha rovesciato il tavolo e ha telefonato direttamente al capo dell’odiata soprintendente, il ben più malleabile ministro per i Beni culturali, Lorenzo Ornaghi. E ha fatto bingo: dopo una «chiacchierata cordiale», i due politici hanno deciso di «affidare ad un tavolo tecnico presso il dicastero i temi relativi alla sicurezza delle aree circostanti l’anfiteatro Flavio, presieduto dal segretario generale [del Mibac] Antonia Pasqua Recchia». Tradotto dal burocratese, si tratta di una clamorosa<strong> sconfessione della soprintendente</strong>, alla quale il suo stesso ministro spara alla schiena, sottraendole di fatto la competenza sul principale monumento archeologico della città.</p><p>Questo grottesco teatrino apparirà ancora più sconcertante a chi ricordi il trionfalismo con cui Alemanno aveva annunciato, nel giugno 2011, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/03/colosseo-restauro-da-25-milioni-di-euro-offerto-da-della-valle/313548/">il salvifico super-restauro del Colosseo sponsorizzato da<strong> Diego Della Valle</strong></a>. Ebbene, che fine ha fatto il progetto-pilota della nuova, risolutiva sinergia tra pubblico e privato? È mestamente arenato alla II sezione del Tar del Lazio, dove pende il ricorso delle imprese escluse dal restauro, mentre il Consiglio di Stato dovrà decidere sul ricorso del Codacons contro l’affidamento della sponsorizzazione a Mister Tod’s. Insomma, il Comune e il Ministero avevano concepito un autentico capolavoro amministrativo.</p><p>Al di là dell’umiliante cronaca spicciola, questa vicenda è assai interessante perché permette di vedere con estrema chiarezza ciò che condanna il patrimonio storico e artistico italiano ad una fine così ingloriosa.</p><p>La prima cosa da dire è che se Roma fosse la capitale di un qualunque altro stato europeo, tutta l’area del Colosseo e dei Fori imperiali sarebbe stata <strong>pedonalizzata da decenni</strong>. E la riduzione delle<strong> vibrazioni e delle emissioni di scarico</strong> sarebbe un passo decisivo per la conservazione e la sicurezza dell’anfiteatro: oltre che per la vivibilità e la godibilità di uno dei luoghi più sacri della civiltà occidentale. Ma quest’ultima ovvietà è, d’altra parte, difficilmente comprensibile ad un’amministrazione che tollera il circo equestre dei ‘gladiatori’ che staziona di fronte al Colosseo.</p><p><strong>Il falso mito del “restauro-evento”<br /></strong>In secondo luogo, il miglior restauro è quello che non si deve fare: quello che viene prevenuto dall’umilissima<strong> manutenzione ordinaria</strong>. Un’operazione per cui è difficile trovare un paperone in cerca di visibilità globale, e che è invece il precipuo compito delle soprintendenze. E qua veniamo al punto centrale. Che Ornaghi abbia delegittimato la soprintendente di Roma cedendo alle sguaiate pressioni di Alemanno è gravissimo, ma non è una novità. Il fatto che il Colosseo perda pezzi è, infatti, la diretta, necessaria conseguenza dei micidial<strong>i tagli ai fondi e al personale</strong> che i governi di ogni colore hanno inferto per decenni al sistema delle soprintendenze, umiliando e svuotando il sistema di tutela migliore del mondo e pensando semmai alla giostra degli eventi.</p><p>Ciò che è quasi impossibile far capire alla classe politica italiana, e spesso anche ai giornali e all’intera classe dirigente, è che i danni straordinari del patrimonio si prevengono con la cura ordinaria e con la competenza tecnica degli addetti ai lavori, <strong>non con i restauri-evento</strong>.</p><p>In piena età barocca, il grande scrittore Emanuele Tesauro scriveva che il Colosseo simboleggiava una Roma che «non cessa di ritorcer gli occhi alle deboli vestigia delle sue fuggite potenze, e vi mira sparse per terra le marmoree sue viscere». E che «in quello anfiteatro invece di gladiatori, l’arte con la natura combatte». Oggi, dopo quattrocento anni siamo invece ridotti a guardare sparsi per terra i frammenti di pietra che cadono dal monumento, e a veder combattere l’assenza della politica con l’assenza della tutela.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 23 Gennaio 2013</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/24/colosseo-e-rovine-della-politica/478797/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Biblioteca dei Girolamini, dal Mibac la ciliegina sulla torta</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/20/biblioteca-dei-girolamini-dal-mibac-la-ciliegina-sulla-torta/475101/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/20/biblioteca-dei-girolamini-dal-mibac-la-ciliegina-sulla-torta/475101/#comments</comments> <pubDate>Sun, 20 Jan 2013 08:58:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Tomaso Montanari</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Biblioteca Girolamini]]></category> <category><![CDATA[Lorenzo Ornaghi]]></category> <category><![CDATA[Mibac]]></category> <category><![CDATA[Parte Civile]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=475101</guid> <description><![CDATA[La notizia è quasi incredibile. Il Ministero per i Beni e le Attività culturali non si è costituito parte civile al processo napoletano per il saccheggio della Biblioteca dei Girolaminiche si è aperto pochi giorni fa, e che vede imputati l’ex direttore Marino Massimo De Caro (reo confesso, almeno in parte) e quattro dei suoi complici....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La notizia è quasi incredibile. Il Ministero per i Beni e le Attività culturali non si è costituito parte civile al processo napoletano per il saccheggio della <strong>Biblioteca </strong><strong>dei Girolamini</strong>che si è aperto pochi giorni fa, e che vede imputati l’ex direttore Marino Massimo De Caro (reo confesso, almeno in parte) e quattro dei suoi complici.</p><p>Non più tardi del 3 gennaio (quando il presidente Napolitano ha visitato la biblioteca devastata), il Mibac aveva ribadito la determinazione a costituirsi parte civile. Ma mentre il Comune di Napoli lo ha fatto davvero,<strong> del Ministero nessuna traccia</strong>: e ormai è tardi, l’errore è irreparabile. Ma si è trattato davvero di un errore? La versione del Mibac è quasi più incredibile della notizia stessa. Mercoledì è stato diramato un comunicato iperburocratico che contiene date e numeri di protocollo delle lettere che dimostrano come <strong>Lorenzo Ornaghi</strong> abbia in effetti disposto la costituzione. Ma la catena si ferma all’Avvocatura dello Stato: come a suggerire che ci sia stata un’omissione di quest’ultima. A voce, invece, si sussurra che è mancata la necessaria autorizzazione della Presidenza del Consiglio: che, in altre parole, tutto si sarebbe arenato negli uffici del sottosegretario Catricalà.<br />Insomma,<strong> il più classico e indecoroso scaricabarile italico</strong>: e senza che nessuna testa accenni a cadere.</p><p>A questo punto è legittimo credere che non si tratti solo di colpevole negligenza. De Caro ha amici potenti: è stato fino alla soglia del carcere uno dei più stretti collaboratori di <strong>Marcello Dell’Utri</strong>, il quale sta, peraltro, lentamente restituendo alcuni dei libri rubati ai Girolamini. Il curiale Ornaghi non ha detto in pubblico una mezza parola di riprovazione sul suo ex consigliere ladro e sui di lui mandanti: non ha mai risposto all’appello firmato da migliaia di cittadini, e non ha mai chiesto scusa per un &#8220;un piano criminale&#8221; (sono parole dell’ordinanza del Gip Francesca Ferri) reso possibile dalla &#8220;perdurante assenza di controllo e vigilanza da parte degli organi del Ministero a ciò deputati&#8221;. È dunque ben possibile che né Ornaghi né Catricalà (fedelissimo a Gianni Letta) abbiano avuto voglia di schierare il Ministero.</p><p>In alternativa, dobbiamo credere che un ministro della Repubblica non riesca a fare in modo che il suo ministero si costituisca contro un suo ex consigliere che ha perduto per sempre un bene preziosissimo. Ma quando Ornaghi ha nominato un suo giovane amico nel Consiglio d’amministrazione della Scala, quella pratica è andata subito in porto. Così come quella della nomina di Giovanna Melandri alla guida del Maxxi, per fare un altro esempio. E il solerte capo di gabinetto, <strong>Antonio Rasi Caldogno</strong>, non poteva seguire questa pratica con almeno un decimo dell’attenzione che ha dedicato alla sua stessa nomina nel consiglio di amministrazione della Biennale di Venezia? E visto che si parla di Avvocatura dello Stato, quando lo stesso Ornaghi ha deciso di chiedere i danni per diffamazione al sottoscritto e al &#8216;Fatto&#8217; (quelli, cioè, che hanno denunciato per primi il saccheggio dei Girolamini), ebbene in quel caso la catena burocratica non si è per nulla interrotta.</p><p>Segno che, quando una cosa interessa, <strong>perfino al Mibac si riesce a farla</strong>. Se c’è una storia che ha colpito i media, anche internazionali, è questa: e mai come in questo caso l’immagine del Ministero è stata devastata. Possibile che non lo si capisca? Possibile che ora non si riesca a fare un comunicato stampa che invece di contenere un ermetico scaricabarile, provi a <strong>chiedere scusa dell’ennesimo errore</strong>, e assicuri i cittadini che una tutela pubblica esiste ancora? E, soprattutto, possibile che non si sia avvertita l’importanza simbolica ed educativa di una forte scelta di campo per la legalità e contro le deviazioni politiche e criminali del ministero stesso?</p><div>Ebbene, non lo si è fatto: e non è che la ciliegina finale sulla imbarazzante e monumentale torta del disprezzo del governo Monti per il patrimonio storico e artistico della nazione.</div><div><em>Il Fatto Quotidiano, 19 Gennaio 2012</em></div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/20/biblioteca-dei-girolamini-dal-mibac-la-ciliegina-sulla-torta/475101/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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