<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Titti De Simone</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/tdsimone/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Palermo, la sfida che la sinistra non può perdere</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/01/palermo-la-sfida-che-la-sinistra-non-puo-perdere/161426/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/01/palermo-la-sfida-che-la-sinistra-non-puo-perdere/161426/#comments</comments> <pubDate>Sat, 01 Oct 2011 15:14:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Titti De Simone</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[Palermo]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category> <category><![CDATA[Per Palermo è ora]]></category> <category><![CDATA[primarie]]></category> <category><![CDATA[sinistra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=161426</guid> <description><![CDATA[La banale idea di unire, di mettere al lavoro, insieme, le forze progressiste di una città agonizzante come Palermo, partiti e movimenti alla pari, espressioni dell&#8217;attivismo sociale e culturale, per un cambiamento quanto mai urgente, anche nel momento di massimo degrado politico e culturale, non è impresa facile. Non lo è, non lo è mai stato....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La banale idea di unire, di mettere al lavoro, insieme, le forze progressiste di  una città agonizzante come <strong>Palermo</strong>, partiti e movimenti alla pari, espressioni dell&#8217;attivismo sociale e culturale, per un cambiamento quanto mai urgente, anche nel momento di massimo degrado politico e culturale, non è impresa facile. Non lo è, non lo è mai stato. Molte, troppe divisioni hanno finora prevalso nel campo della politica a tutti i livelli, non solo fra partiti, ma anche nelle espressioni della società civile, nei movimenti, nelle realtà sociali autoorganizzate. Questa Palermo appare spesso incastrata fra rassegnazione, nostalgie e rancori, che finiscono per alimentare la difficoltà di mettere in moto quel processo di cambiamento possibile e necessario.</p><p>Quando un anno fa è nato <strong>Per Palermo è ora</strong>, il cartello di movimenti e partiti che sta provando a costruire una proposta unitaria del centrosinistra per le prossime amministrative di primavera, era evidente l&#8217;insufficienza dell&#8217;iniziativa politica che fino a quel momento si era espressa sul terreno unitario. Banalmente, il ricominciare a parlarsi, ad ascoltarsi, non era affatto semplice e scontato. La stessa opposizione appariva troppo frammentata nelle sue iniziative, pagando il vuoto di una azione e di una proposta politica unitaria, che apparisse alla città con una identità e una capacità di rappresentazione forte. Le scelte politiche che si sono realizzate a livello del governo regionale, con il sostegno del Pd al governo Lombardo, hanno di fatto prodotto quella <strong>rottura del centrosinistra</strong> che rende oggi questo percorso difficile, per nulla scontato.</p><p>Insomma la strada è in salita. Ma nessun può far finta di non vedere che forte è il segnale di una domanda di cambiamento e di partecipazione democratica alle scelte future. Lo hanno compreso i partiti che hanno aderito fin dall&#8217;inizio a questo percorso, (Idv, Sel, Federazione della sinistra e Verdi) e forse comincia anche a capirlo il <strong>Pd</strong>, che, diviso e inerme, è comunque a un bivio: da una parte la scelta di ricostruire il centrosinistra anche a Palermo, dall&#8217;altra quella di romperlo, scegliendo la strada dell&#8217;alleanza con il terzo polo.</p><p>E&#8217; il momento delle scelte per tutti. Riserve e ambiguità devono essere superati partendo dal programma, dalle idee, dai contenuti. Occorre mettere subito in campo, cioè, una forte iniziativa politica e programmatica per sfidare il centrodestra e riportare le forze progressiste della città al governo, con un programma di discontinuità e di rinascita. Non dobbiamo riconsegnare la città al centrodestra, ma nemmeno metterla nelle mani di <strong>Raffaele Lombardo</strong> e di una classe politica, quella dell&#8217;<strong>Udc siciliano</strong> che non può certo rappresentare quella discontinuità oggi necessaria.</p><p>La <strong>questione morale</strong> deve ritornare al centro dell&#8217;alternativa per Palermo. Questa sfida è la sfida del centrosinistra, di un centrosinistra  rafforzato e rifondato, per cambiare Palermo e il Paese. Per farlo concretamente, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/10/01/news/il_centrosinistra_trova_l_accordo_primarie_per_il_sindaco_il_29_gennaio-22507865/" target="_blank">Per Palermo è ora ha lanciato il percorso delle <strong>primarie del centrosinistra</strong></a></span>, indicando la data del 29 gennaio prossimo. Un percorso aperto, che mette in campo una pratica di unitarietà e pari dignità  fra tutte le forze progressiste della città, movimenti e partiti. Le primarie saranno anche il percorso di costruzione del programma, con assemblee in tutti i quartieri e particolare attenzione per le periferie.</p><p>Palermo vive anni bui e dolorosi, il <strong>fallimento del centrodestra </strong>è sotto gli occhi di tutti. Palermo non deve e non può dimenticare le responsabilità che si è assunto il centrodestra riducendo la città al massimo degrado sociale, urbano, ambientale e anche morale, impoverendo l&#8217;amministrazione comunale dei suoi valori e delle sue potenzialità, mortificando le professionalità interne, sperperando denaro pubblico con consulenze, viaggi e festini, una cattiva gestione che ha riguardato anche le aziende municipalizzate, la cui situazione di crisi è di dominio pubblico. Tutto questo a discapito dei <strong>servizi sociali </strong>essenziali, cito fra tutti, il caso degli 800 bambini palermitani che quest&#8217;anno rimarranno senza scuola dell&#8217;infanzia.</p><p>Le elezioni si vincono con le idee e i valori, con un progetto per la città.</p><p>Anche Palermo può essere liberata dal centrodestra e scrivere una nuova pagina della sua storia, una pagina di cambiamento, che ricostruisca un&#8217;identità, una cultura della legalità, ma anche e sopratutto un&#8217;anima di questa città, dove troppe solitudini e disagi hanno frammentato il senso di una comunità. Molto di questa speranza risiede oggi fuori dalle forme tradizionali della politica, nei comitati, nelle associazioni e nei movimenti. Palermo può cambiare se riusciremo a riattivare un nuovo protagonismo civile e democratico, un perimetro ideale e un metodo che tenga insieme istanze di democrazia, libertà, legalità, rivendicazione e tutela di diritti sociali e civili, in un progetto comune di cittadinanza inclusiva.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/01/palermo-la-sfida-che-la-sinistra-non-puo-perdere/161426/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>7</slash:comments> </item> <item><title>E ora, chi ha pauradelle donne?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/15/e-ora-chi-ha-paura-delle-donne/92202/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/15/e-ora-chi-ha-paura-delle-donne/92202/#comments</comments> <pubDate>Tue, 15 Feb 2011 17:41:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Titti De Simone</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[13 febbraio]]></category> <category><![CDATA[cambiamento]]></category> <category><![CDATA[donne]]></category> <category><![CDATA[femminismo]]></category> <category><![CDATA[manifestazione]]></category> <category><![CDATA[partiti]]></category> <category><![CDATA[piazza]]></category> <category><![CDATA[se non ora quando]]></category> <category><![CDATA[Uomini]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=92202</guid> <description><![CDATA[La grande piazza di ieri, promossa dalle donne in modo del tutto autonomo dai partiti, a Roma come a Torino, Palermo, Bari, Napoli, Bologna, dice alcune cose chiaramente: Che le donne non sono affatto mute, o assenti dalla scena sociale del paese. Non assistono indifferenti, senza parole e azioni, al degrado morale e civile. 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Non 	assistono indifferenti, senza parole e azioni, al degrado morale e 	civile. Le donne ci sono e sono un <strong>motore fondamentale del 	cambiamento</strong>, ora come ieri, ora per domani. In questi anni di 	berlusconismo, mentre gli spazi tradizionali della politica si 	svuotavano di autorevolezza e spesso di senso, diventando giocattolo 	del potere e delle ambizioni maschili, le donne hanno lottato, 	mantenuto e alimentato uno <strong>spazio pubblico “altro”</strong>, uno spazio 	di trasformazione: nel privato, nel sociale, nel lavoro, nella 	scuola, nell&#8217;associazionismo e nel volontariato, nelle professioni e 	nel sindacato, nel mondo della cultura. Non si improvvisa un fiume 	come quello di ieri. Le manifestazioni rappresentano il punto di 	arrivo e di ripartenza di questa crescente forza femminile. Altro 	che silenzio!</li><li>Alla perdita di 	autorevolezza del maschile, nella sue forme di rappresentazione 	politica e culturale, si contrappone una crescita di <strong>autorevolezza 	femminile</strong>, forse inedita. Le donne sono considerate da tutte le 	statistiche italiane le più preparate culturalmente, le più 	credibili alla sfida delle classi dirigenti. Al contempo sono le più 	colpite dalla crisi economica, dalla precarietà, da un welfare a 	macchia di leopardo. Ancora troppo lontane dai ruoli di dirigenza e 	da un sistema che premia il merito.</li><li>La retorica 	moralista contro escort e prostitute è stata marginale. Ha prevalso 	il sentimento unitario di <strong>rottura con una cultura misogina</strong> e di 	mercificazione che attraversa la società italiana. Ha prevalso la 	critica ad un sistema di potere che usa il corpo delle donne anche 	attraverso il messaggio televisivo. Ha prevalso il senso di nausea 	per un degrado culturale e politico a cui non è sensibile solo 	l&#8217;opposizione (per altro poco incisiva), ma che comincia a fare 	breccia anche nel blocco sociale di destra.</li><li>La dignità delle 	donne non è mai stata in discussione. <noscript></noscript><noscript></noscript>La 	dignità delle donne italiane non è mai stata scalfita dai maschi 	che vanno a puttane. E certo non ce la prendiamo con le seconde che 	sono il prodotto dell&#8217;immaginario e del potere maschile sulle donne. 	Piuttosto è in ballo la <strong>dignità di un Paese</strong> che ha smarrito 	valori, sentimenti persino, e una visione del proprio futuro. La 	piazza di ieri, multipla, trasversale, ricca di sfumature e slogan 	differenti ha saputo con ironia e forza, trasmettere un messaggio di 	cambiamento per tutto il paese, senza rimuovere le grandi questioni 	sociali, in primis quello della precarietà. Come nessuna forza di 	opposizione aveva finora saputo fare, si è scesi in strada e un 	milione di persone ha presentato il conto al despota Berlusconi.</li><li><strong>L&#8217;autonomia delle 	manifestazioni </strong>da sigle, partiti, organizzazioni politiche, con la 	richiesta di non esporre simboli, bandiere o striscioni, è una 	novità importante e preziosa. Credo che ciò dipenda dalla grande 	sfiducia che le donne ripongono oggi nella politica istituzionale. E 	dal timore di una strumentalizzazione che avrebbe certo ridotto le 	potenzialità di questa mobilitazione. Ora la sfida sarà mantenere 	questo livello di autonomia, non cedendo alle lusinghe dei partiti, 	che devono rimettere in discussione molto delle proprie pratiche 	maschili.</li><li>Ma il punto più 	importante a mio avviso è il ritorno sulla scena sociale e politica 	di un nuovo<strong> “femminismo di femminismi”</strong>. Ovvero di pratiche, 	esperienze, culture in grado di ricomporre in termini fortemente 	simbolici e politici, il tema della libertà femminile dentro 	l&#8217;orizzonte di una sfida a questo millennio. I femminismi non sono 	morti. Ma non sono nemmeno un revival del secolo scorso, come si è 	visto, in nome di linguaggi e corpi sociali del tutto nuovi, nel 	tempo di una precarizzazione esistenziale senza fine. Le ragioni di 	questi femminismi sono quanto di più vero, attuale e urgente si 	ponga oggi all&#8217;attenzione di un processo di trasformazione globale. 	Se guardiamo la scena mondiale, i femminismi del nostro tempo 	rappresentano, dall&#8217;America Latina, all&#8217;Africa, al Medio Oriente, un 	motore straordinario di giustizia sociale, di pace, di cambiamento 	del modello di sviluppo. Ma occorre dirlo: fuori dalle pratiche “dal basso”, e dalle comunità reali, questo femminismo è anche tanto <strong>scomodo</strong>. In casa nostra, per la politica e per i partiti è motivo di orticaria. Le regole maschili di autoriproduzione del potere e delle lobby mal digeriscono l&#8217;autonomia delle donne.</li></ol><p>Le donne che fanno politica oggi sono scelte dagli uomini. Per questo adesso bisognerà essere ferme nel dire che cosa si vuole, quale politica, quale progetto. Il crollo del berlusconismo, dentro alla pesante crisi economica che attraversa il paese, potrà portarci alla ricostruzione di un sistema che riscriva un <strong>nuovo patto sociale </strong>fra donne e uomini, come fra migranti e native, partendo dal riconoscimento delle disuguaglianze (oltre il reddito)? E fra generazioni di donne (tema fra l&#8217;altro su cui permane un limite di comunicazione)? Non è forse il terreno dell&#8217;autodeterminazione a riproporsi, non solo per evitare che conquiste importanti vengano cancellate, ma per estendere quei diritti di cittadinanza e di civiltà che oggi sono preclusi ad altre donne, lesbiche e migranti ad esempio? O in tema di fecondazione assistita? La legge 40 è lì ad aspettarci con tutto il suo dispositivo di odio verso le donne.</p><p>Ha ragione Giulia Bongiorno, quando dal palco di Piazza del Popolo dice che <strong>fanno paura</strong> le donne (e gli uomini) che ieri erano in piazza. Fanno paura, se questa mobilitazione continuerà. Non è solo perchè l&#8217;immagine del potere berlusconiano nel mondo e nel paese, ieri ha subito un durissimo colpo. Quei volti e quelle voci di ieri parlano di un risveglio civile, e forse di un auspicabile straripamento di partecipazione, dopo anni di vuoto politico, in grado di mettere in discussione le regole e le mediazioni politiche di palazzo.</p><p>Insomma, per cacciare Berlusconi il gioco non può essere sempre lo stesso, e una volta che Berlusconi lascerà, la politica, la sinistra, non potranno essere uguali a se stesse. Quanto si sono allontanate dalle donne? Tantissimo. Sono in grado di ripensarsi? Ecco la domanda piantata ieri: <strong><em>n</em></strong><em><strong>é coccodè né co.co.pro.</strong></em>, diceva un cartello. Una domanda di cambiamento reale, che nel galleggiamento italico può far paura, a tutti.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/15/e-ora-chi-ha-paura-delle-donne/92202/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>25</slash:comments> </item> <item><title>I cantieri che vogliamo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/12/i-cantieri-che-vogliamo/91654/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/12/i-cantieri-che-vogliamo/91654/#comments</comments> <pubDate>Sat, 12 Feb 2011 12:17:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Titti De Simone</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[cantieri zisa]]></category> <category><![CDATA[Palermo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=91654</guid> <description><![CDATA[Non abbiamo scherzato. Il 10 novembre scorso, scrivevo un pezzo sul deserto dei Cantieri culturali della Zisa, impressionata dal reportage denuncia di Emma Dante. Uno degli spazi pubblici più grandi d&#8217;Europa, simbolo, nella metà degli anni &#8217;90 della rinascita culturale e civile di Palermo, oggi ridotto ad un deserto, fra degrado e abbandono. E mentre...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/02/zisa.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-91655" title="Cantieri culturali della Zisa" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/02/zisa-300x162.jpg?47e3a5" alt="Cantieri culturali della Zisa" width="300" height="162" /></a>Non abbiamo scherzato. Il 10 novembre scorso, scrivevo <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/30/il-deserto-culturale-della-zisa-di-palermo/79534/" target="_blank">un pezzo sul deserto dei Cantieri culturali della Zisa</a></span>, impressionata dal <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/11/25/il-mio-viaggio-alla-zisa-nel-cimitero.html" target="_blank">reportage denuncia di Emma Dante</a></span>. Uno degli spazi pubblici più grandi d&#8217;Europa, simbolo, nella metà degli anni &#8217;90 della rinascita culturale e civile di Palermo, oggi ridotto ad un deserto, fra degrado e abbandono. E mentre <strong>l&#8217;amministrazione comunale di Palermo continua a tacere</strong>, (malgrado le denunce e gli articoli sui giornali), c&#8217;è chi dice basta.</p><p>Ci si cerca, ci si incontra, si scrive un appello, una lettera aperta al sindaco (vedi sotto). Arrivano le adesioni, oltre a quella di Emma Dante, anche <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/RTorre" target="_blank">Roberta Torre</a></span>, Marco Baliani, Marco Betta, Giorgio Vasta, fra gli altri. E così si apre un blog. Dove si ricostruisce una memoria, quella di Harold Pinter, Ascanio Celestini, Peter Sellars&#8230; e di tanti artisti che i Cantieri li hanno vissuti, respirati, amati.</p><p>Tutto insomma, nasce da una incazzatura. Una di quelle sane, che quando il sangue ti arriva al cervello si accende una domanda, luminosa, lampeggiante: che sta succedendo? Che fine hanno fatto i Cantieri culturali di Palermo? Ce lo siamo chiesti, nello stesso momento e senza saperlo, prima in due, poi tre, poi trenta. Ci siamo cercati e abbiamo deciso di fare quella domanda ad alta voce: <strong>al Sindaco di Palermo</strong> ma anche a tutti quelli che, quando pensano ai Cantieri Culturali della Zisa, a quello che erano e a quello che non sono più, s’incazzano. Siamo partiti da una domanda semplice: volete che i Cantieri della Zisa tornino a essere Culturali? Ditelo, e se volete ditelo al sito <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.cantierizisa.it" target="_blank"><strong>www.cantierizisa.it</strong></a></span>: dite di sì, di no, del come e del perché. Ditelo come volete, ma rompete il silenzio, perchè di silenzio si muore.</p><p>Aderite se volete anche attraverso la pagina Facebook “<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.facebook.com/home.php#!/pages/I-Cantieri-che-vogliamo/182439041796620" target="_blank">I cantieri che vogliamo</a></span>”.</p><p><strong>Lettera aperta al sindaco di Palermo</strong></p><p>Nelle ultime settimane si sono succeduti, sulla stampa locale, gli interventi di diversi esponenti della cultura, che hanno denunciato lo stato di abbandono in cui versano i Cantieri Culturali della Zisa: uno spazio pubblico di grande pregio che ha rappresentato, nel tempo, uno dei luoghi strategici del disegno culturale della città, ammirato in Italia e nel resto d’Europa. Disegno che l’Amministrazione Comunale, che Lei guida da otto anni, sembrava voler proseguire, almeno a giudicare dagli intenti enunciati dopo la Sua elezione nel 2002 e dal poderoso progetto di restauro per cui sono state impegnate ingenti risorse economiche.</p><p>Oggi però, tanti progetti, annunci, idee, sembrano rimasti solo sulla carta e – malgrado i soldi spesi – quello che doveva diventare il cuore pulsante delle attività artistiche e culturali, in realtà fa i conti con degrado e incuria: entrando ai Cantieri Culturali, e vedendo la loro attuale condizione, è un senso di morte e di abbandono quello che assale. Senza nulla togliere a quelle istituzioni che – nei pochissimi spazi concessi in uso – svolgono una meritoria e importante attività didattica.</p><p>Insieme all’abbandono e al degrado che abbiamo visto, ci ha allarmati sentire che, dopo tutto questo tempo in cui i Cantieri sono stati negati alla fruizione dei cittadini, <strong>ad oggi soltanto 6 padiglioni su 19 sono utilizzabili e, tra questi 6, quelli concessi all’Accademia di Belle Arti non lo sono ancora </strong>a causa della mancata messa in sicurezza delle strutture. Per non parlare degli spazi altrimenti utilizzabili e inspiegabilmente chiusi (ci dicono per problemi burocratici), come la sala cinema da 500 posti, idealmente annessa alla Filmoteca regionale ma ad essa mai consegnata.</p><p><strong>Se veramente le cose stanno così, ci chiediamo e Le chiediamo come è stato speso il tempo e il denaro in questi otto anni.</strong></p><p>Ma oltre al motivo di questi impedimenti strutturali e burocratici, ci chiediamo – e proprio non capiamo – perché la città non possa riappropriarsi interamente di uno spazio che rappresenta tantissime potenzialità per la vita culturale di questa città; di più, perché non possa nemmeno discuterne con Lei e con l’Amministrazione Comunale, a cui è delegata dalla nostra comunità di cittadini la gestione di questo patrimonio. Ciò che ci colpisce è la separatezza assoluta di questo spazio (che era stato recuperato con grandi sacrifici) dalla città e dai suoi operatori culturali. L’abbandono peggiore è proprio questo, a cui corrisponde lo stato di incuria in cui versa la maggior parte dei capannoni. Come cittadini innanzitutto, e come operatori culturali, associazioni, artisti, di questa come di altre città, vogliamo conoscere le ragioni di questo abbandono.</p><p><strong>Vogliamo sapere perché in tutti questi anni non si è aperto un confronto pubblico con la città e i suoi operatori, al fine di restituire i Cantieri Culturali alla fruizione, attraverso un progetto condiviso. Vogliamo sapere se e quali progetti questa Amministrazione intenda produrre, e con quali criteri di gestione per i Cantieri della Zisa.</strong></p><p>Del resto, senza questo confronto tra cittadini e amministratori, sulla base di quale processo, di quale progetto, di quale ragionamento sugli spazi e sulle infrastrutture, si può realmente avanzare l’idea di candidare Palermo a città europea della cultura, come qualcuno dentro l’Amministrazione aveva ipotizzato solo qualche mese fa?</p><p>Le chiediamo risposta, perché speriamo concordi con noi che <strong>il silenzio e l’abbandono non possono continuare, in una città in cui silenzio e abbandono, da sempre, soffocano il bene comune.</strong></p><p>Emma Dante – Titti De Simone – Sandro Tranchina – Francesco Giambrone – Valeria Ferrante – Roberto Alajmo – Roberto Andò – Arrigo Benedetti Ciampi – Marco Baliani – Marco Betta – Mario Bellone – Salvo Cuccia – Giuseppe Cutino – Sabrina Petyx – Daniela Cernigliaro – I Draghi Locopei – Alessandro Rais – Beatrice Agnello – Marcello Benfante – Roberta Torre – Filippo Luna – Giorgio Vasta – Claudio Collovà – Giuseppe Schillaci – Matteo Di Gesù – Giuseppe Marsala – Simona Marchini – Franco Lannino – Ruggero Cappuccio – Davide Enia – Associazione Culturale ‘Nzocchè</p><p>Foto tratta da: <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.cantierizisa.it" target="_blank">www.cantierizisa.it</a></span></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/12/i-cantieri-che-vogliamo/91654/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Per rilanciare il Teatro Stabile di Palermo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/13/per-rilanciare-il-teatro-stabile-di-palermo/86212/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/13/per-rilanciare-il-teatro-stabile-di-palermo/86212/#comments</comments> <pubDate>Thu, 13 Jan 2011 09:22:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Titti De Simone</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Palermo]]></category> <category><![CDATA[piero carriglio]]></category> <category><![CDATA[teatro biondo]]></category> <category><![CDATA[teatro stabile di palermo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=86212</guid> <description><![CDATA[Qualche giorno fa sulle pagine di Repubblica di Palermo, Roberto Alajmo analizzando la situazione del Teatro Stabile, proponeva al suo direttore artistico, un atto di eroismo “mettersi una mano sulla coscienza e dimettersi”. Un atto di intelligenza, non certo di generosità, dato che Piero Carriglio ha gestito il teatro Biondo, in diverse fasi, dal lontano...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa sulle pagine di <em>Repubblica</em> di Palermo, <strong>Roberto Alajmo</strong> analizzando la situazione del Teatro Stabile, proponeva al suo direttore artistico, un atto di eroismo “<em>mettersi una mano sulla coscienza e dimettersi</em>”. Un atto di intelligenza, non certo di generosità, dato che <strong>Piero Carriglio</strong> ha gestito il teatro Biondo, in diverse fasi, dal lontano 1978 e certamente non può tirarsi fuori dalla responsabilità di questo tracollo. Sono tante le domande che ci poniamo: chi ne pagherà le spese? Perché i bilanci del teatro non sono mai stati resi pubblici, ancor sollecitati da interrogazioni consiliari (a partire da quella recente di Fabrizio Ferrandelli?) La responsabilità di un buco di 5 milioni di euro su chi sarà fatta ricadere? Sui lavoratori, sulle maestranze, sulle professionalità di cui il teatro stabile dispone? O su chi lo ha gestito come un carrozzone, senza alcuna ricaduta culturale e sociale sulla città?</p><p>Recentemente avevamo anche appreso che il Comune aveva intenzione di donare alla Fondazione Teatro Biondo l’ennesimo spazio delle Carmelitane in piazza Magione, probabilmente per usarlo come ipoteca per le banche: un edificio stimato 4 milioni di euro dato in ostaggio a un teatro che vive in maniera parassitaria, con meno abbonati in Italia! Ma che soluzione scellerata sarebbe questa?</p><p><strong>Palermo è da tempo metafora di una città mal governata</strong>, che vive un declino morale prima che culturale profondissimo. Non ci illudiamo, il potere di chi comanda anche dentro il teatro Biondo è grande. Prova ne sia il silenzio che ha spesso accompagnato a più riprese questa vicenda. Perché a Palermo, il <strong>ricatto del potere</strong> sulla carriera degli artisti, sulla credibilità della borghesia intellettuale è forte. Fortissimo. E tutti lo sappiamo. Ed è difficile rompere con questo sistema che divora le migliori menti, che cerca di cancellare tutto ciò che luccica. Ma con questo modus vivendi nessuno si salverà, alla fine tutti saremo “anime morte”. Forse invece, si può aprire una pagina nuova, si può chiedere maggiore serietà e trasparenza, e legalità, nei criteri e nella gestione degli spazi pubblici. Modelli virtuosi, innovativi, che pretendano qualità, come avviene in mezza Europa, soprattutto per mano di giovani direttori artistici.</p><p>Le dimissioni di Carriglio sono un atto dovuto verso la città. Ma non bastano. <strong>Serve un azzeramento</strong>. Serve una moratoria, che imponga alle istituzioni regole nuove, criteri condivisi con gli artisti, le compagnie, gli operatori dell’arte e della cultura. Serve un ricambio generazionale che apra le porte del teatro stabile ai talenti di cui questa città dispone, quelli che mezzo mondo ci invidia, e che qui sono invisibili, come <strong>Emma Dante</strong>. Se non vogliamo morire sommersi dal fetore, prima che dalla <em>munnizza</em>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/13/per-rilanciare-il-teatro-stabile-di-palermo/86212/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>30</slash:comments> </item> <item><title>La Sicilia racconta l&#8217;Italia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/06/a-palermo-si-racconta-litalia/80491/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/06/a-palermo-si-racconta-litalia/80491/#comments</comments> <pubDate>Mon, 06 Dec 2010 12:11:47 +0000</pubDate> <dc:creator>Titti De Simone</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[circolo nzocchè]]></category> <category><![CDATA[emma dante]]></category> <category><![CDATA[libro]]></category> <category><![CDATA[Palermo]]></category> <category><![CDATA[teatro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=80491</guid> <description><![CDATA[Succede a Palermo che un ciclo di interviste pubbliche diventi lo spunto di una collana editoriale pubblicata da una giovane e coraggiosa casa editrice siciliana, Navarra, che da febbraio sarà distribuita in tutte le librerie italiane. Il primo libro è dedicato alla vulcanica regista teatrale Emma Dante e sarà presentato in anteprima sabato 11 dicembre...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Succede a Palermo che un ciclo di interviste pubbliche diventi lo spunto di una collana editoriale pubblicata da una giovane e coraggiosa casa editrice siciliana, Navarra, che da febbraio sarà distribuita in tutte le librerie italiane. Il <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.navarraeditore.it/catalogo.html?page=shop.product_details&amp;flypage=shop.flypage&amp;product_id=82&amp;category_id=4" target="_blank">primo libro</a></span> è dedicato alla vulcanica regista teatrale<strong> Emma Dante </strong>e sarà presentato in anteprima sabato 11 dicembre alle ore 19 alla Vicaria (via Polito 5/c), lo spazio autofinanziato fondato dall’artista a Palermo.</p><p>Una <strong>scommessa editoriale</strong> che nasce dalla necessità di segnare “da qui giù”, una simbolica linea d&#8217;ombra, fra un presente e un futuro migliore per il Paese, fra il degrado morale, culturale, sociale, e politico di questi anni e una fase di rinascita complessiva. Una sfida che sta tutta dentro il profilo editoriale della Navarra Editore, impegnata da anni in un lavoro di valorizzazione di tutte le energie positive di questa terra: della sua cultura, della creatività e dell’impegno civile. Una sfida che condivide con il <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://nzocche.wordpress.com/" target="_blank">Circolo Arci  Nzocchè</a></span>, che ho contribuito a fondare nel cuore ferito della città (Borgo vecchio), insieme a Rosi Castellese e Cathy La Torre, e dove sono state originariamente realizzate le interviste, per la rassegna <em>Palermo, che puzza. </em></p><p>I contenuti e gli spunti di analisi scaturiti da queste conversazioni realizzate a esponenti di rilievo della cultura e della società, non appartengono solo a questa città, ma la loro forza tracima il confine periferico e geografico per offrirsi a un pensiero e a un sentire ancor più collettivo. <strong>Palermo racconta oggi l&#8217;Italia</strong>. E a partire da chi scrive, da chi pubblica, dal mondo della cultura e dell’editoria, si avverte l&#8217;urgenza di contribuire alla narrazione di un nuovo racconto sociale. Per farlo, abbiamo bisogno di uno sguardo visionario e crudele sulla realtà, sulle ferite e sul dolore sociale.</p><p>Nei panni di autrice della collana ho scelto innanzitutto lo sguardo appassionato della regista e drammaturga palermitana Emma Dante, grande talento del <strong>teatro contemporaneo</strong>. A lei è dedicato il primo libro, che scava nel rapporto controverso fra l’arte e le sue origini: un prezioso manifesto di passione civile e di impegno culturale. Parole che riescono a dare un nome giusto alle cose, alla Sicilia e a Palermo, come metafora di un Paese a cui stanno strappando ogni giorno un pezzo di carne, e non si sente il dolore. Un paese in cui non resta che <em>“cercare e cercarsi”</em>, come dice Emma Dante più volte nella intensissima intervista raccolta nel libro, e realizzata insieme a Beatrice Monroy: <em>“Allora io dico: <strong>rimango e resisto!</strong>”</em>.</p><p>Palermo oggi è una città culturalmente in declino, ma come tutto il paese è ricca di <strong>talenti e intelligenze</strong> che molti ci invidiano. Tuttavia le belle teste spesso vengono umiliate ed emarginate.  E’ da questo rimosso che dobbiamo ricominciare, liberandoci dal peso dell’autoreferenzialità, e mettendo in circolo le energie migliori. La cultura è il primo punto, perché è da qui che si può vincere il degrado morale e sociale che ha investito Palermo e il paese negli ultimi 15 anni.</p><p>Il libro è un modo per onorare l’idea che in questa città si possa <strong>cambiare a partire dai grandi talenti</strong> che abbiamo. Nzocchè da questo punto di vista è un’officina dove si sperimentano delle cose, dei percorsi, ci si confronta, si pensa insieme ad altri, si prova ad abbattere delle pareti che ci dividono dalla realtà concreta, quella ad esempio di un quartiere degradato e in mano alla malavita, a due passi dai salotti bene della città. Le interviste di <em>Palermo, che puzza</em> su cui si basa la collana, hanno avuto per noi il significato di provare a dare un nome giusto alle cose. E abbiamo scelto delle persone che, secondo noi, anche per un fatto generazionale, interpretano oggi in modo più autentico e innovativo le potenzialità, il desiderio e la rabbia di un cambiamento che parla a tutto il Paese.</p><p>Emma Dante è una donna eccezionale, un’artista unica e una grande cittadina di Palermo. Anche se in questa città lei è costretta a vivere in una condizione clandestina. Ma è questo il punto. Questa città non sa più riconoscere la <strong>bellezza</strong>, che è poi quella che ci apre gli occhi e ci insegna a essere menti pensanti e ad avere un’anima. Ma è con questa bellezza ferita, sfregiata e dimenticata che dobbiamo fare i conti fino in fondo, noi palermitani e noi italiani. Emma è la voce di una generazione culturale che non si è rassegnata, ma che ha pagato e paga ancora per questo, un prezzo molto alto. Non tutti, certo, ma chi non ha ceduto alle lusinghe del potere corrotto oggi, per le istituzioni, non esiste. Il punto è: avremo la forza di cambiare questa situazione? Io penso che ci sia ancora speranza, e il lavoro di Emma Dante contribuisce a crearla, perché costruisce, dalle macerie e dal dolore, un nuovo immaginario, una nuova <strong>narrazione civile, culturale e sociale</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/06/a-palermo-si-racconta-litalia/80491/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Il deserto culturale della Zisa di Palermo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/30/il-deserto-culturale-della-zisa-di-palermo/79534/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/30/il-deserto-culturale-della-zisa-di-palermo/79534/#comments</comments> <pubDate>Tue, 30 Nov 2010 14:40:59 +0000</pubDate> <dc:creator>Titti De Simone</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[clientela]]></category> <category><![CDATA[cultura]]></category> <category><![CDATA[Palermo]]></category> <category><![CDATA[spazi pubblici]]></category> <category><![CDATA[zisa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=79534</guid> <description><![CDATA[Il grido di dolore lanciato da Emma Dante sulle pagine di Repubblica di oggi, circa lo stato di abbandono e di inagibilità in cui versano nel suo complesso gli spazi pubblici dei Cantieri culturali della Zisa di Palermo, non può non scuotere le coscienze e invitarci ad una riflessione vera e profonda sulle tante risorse...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il grido di dolore lanciato da <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/11/25/il-mio-viaggio-alla-zisa-nel-cimitero.html" target="_blank">Emma Dante sulle pagine di Repubblica</a></span> di oggi, circa lo stato di abbandono e di inagibilità in cui versano nel suo complesso gli spazi pubblici dei <strong>Cantieri culturali della Zisa</strong> di Palermo, non può non scuotere le coscienze e invitarci ad una riflessione vera e profonda sulle tante risorse sciupate, sprecate, sperperate del capoluogo siciliano. A partire da quanti (e sono tantissimi) non si rassegnano a questo degrado, a questa rimozione dei nostri, tanti “cimiteri” nascosti. Spazi pubblici che malgrado l&#8217;investimento economico e progettuale straordinario che caratterizzo una stagione del passato, fertile per questa città, oggi sono simbolo di morte (culturale oltre che morale), separati dalla città, chiusi, dimenticati.</p><p>L&#8217;abbandono in cui versano ha delle <strong>responsabilità politiche</strong> molto precise, innanzittutto da parte delle attuali istituzioni pubbliche che avrebbero dovuto in questi anni tutelarne e promuoverne la fruizione, l&#8217;utilizzo, la valorizzazione attraverso un progetto condiviso, con regole trasparenti, che coinvolgesse gli operatori culturali di questa città. Cosa che invece non si è voluto fare, preferendo la strada delle clientele, delle concessioni agli amici, dei ricatti per qualche briciola di finanziamento pubblico. Il potere politico ha agito così in modo del tutto spregiudicato e sconfinato. Limitando lo spazio di pensiero e di pluralismo culturale, e guai a chi si mette contro. I Cantieri culturali sono uno spazio pubblico, quindi <strong>pagato dai cittadini</strong>, che oggi non ha un progetto, una “missione” per la città.</p><p>Un contenitore bello, bellissimo, ma vuoto. Misero, povero, senza anima, senza memoria, senza parole. Tutto ciò nel vuoto pressocchè totale di una <strong>programmazione culturale</strong> che metta a valore i talenti, le produzioni, le idee che spesso mezzo mondo ci invidia, ma che in questa città restano dimenticate, estranee, cancellate. Non è una novità, si potrebbe dire. E l&#8217;elenco dei nomi<strong> </strong>e delle realtà che hanno pagato in prima persona il prezzo di questo cinico e spregiudicato atteggiamento è lungo. Ne piangiamo la scomparsa (come nel caso di Michele Perriera), spesso con una doppia morale che fa rabbia. Ci laviamo la coscienza, dimenticando le storie e le ragioni di questa latitanza forzata.</p><p>Mi chiedo, da cittadina oltre che da operatrice culturale di Palermo, che non ha nessun interesse personale su questo o quell&#8217;altro progetto, se non sia giunto il momento di alzare la testa, e di porre con forza il tema degli <strong>spazi pubblici destinati alla cultura</strong>, della loro gestione, della loro apertura, della loro progettualità. Se non sia giunto il momento, in mezzo a questo deserto culturale di intraprendere una iniziativa collettiva: un&#8217;azione concreta, promossa dalle associazioni culturali della città, tesa alla riapertura dei Cantieri culturali della Zisa e di tutti gli spazi pubblici analoghi, che metta in mora le logiche clientelari fin qui praticate, e pretenda un regolamento pubblico e criteri di trasparenza nell&#8217;affidamento di questi spazi.</p><p>Potremmo produrre un&#8217;azione ad esempio, partendo dal <strong>forum sulla cultura</strong> proposto dal movimento Per Palermo è ora. Il primo problema degli operatori culturali è proprio quello degli spazi, ma il paradosso è che questi ci sarebbero per tutte le realtà significative della città, garantendo quel pluralismo culturale che abbiamo perduto e pratiche di gestione virtuose, anche dal punto di vista non secondario delle potenzialità di ricaduta economica per la città. Solo che <strong>questi spazi o sono chiusi o sono già assegnati</strong>, non si sa sulla base di quale criterio. Questa modalità alla lunga ha seminato solo deserto, e le posizioni di rendita individuale non possono coprire il vuoto che c&#8217;è, o imporre una silente accettazione dello status quo. Prima o poi il deserto mangia tutti. Impoverisce la qualità, rende arido il pensiero, costruisce solo cimiteri.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/30/il-deserto-culturale-della-zisa-di-palermo/79534/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>18</slash:comments> </item> <item><title>Il centrosinistra e il dopo Cammarata</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/08/il-centrosinistra-e-il-dopo-cammarata/75778/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/08/il-centrosinistra-e-il-dopo-cammarata/75778/#comments</comments> <pubDate>Mon, 08 Nov 2010 11:29:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Titti De Simone</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Finocchiaro]]></category> <category><![CDATA[Lombardo]]></category> <category><![CDATA[mafia]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category> <category><![CDATA[sicilia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=75778</guid> <description><![CDATA[E&#8217; possibile che in Sicilia la questione morale sia stata abbandonata dal principale partito del centrosinistra? Mi riferisco al sostegno del Pd al governo Lombardo, e alla pratica del trasformismo tanto diffusa nella classe politica siciliana. Una classe dirigente da rottamare, non tanto per un fatto di età, (a volte anche i giovani sono vecchi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; possibile che in <strong>Sicilia</strong> la questione morale sia stata abbandonata dal principale partito del centrosinistra?</p><p>Mi riferisco al sostegno del <strong>Pd </strong>al governo Lombardo, e alla pratica del trasformismo tanto diffusa nella classe politica siciliana. Una classe dirigente da rottamare, non tanto per un fatto di età, (a volte anche i giovani sono vecchi dentro) ma perchè ripiegata nell&#8217;autoconservazione e nell&#8217;immobilismo, quando non in compromessi molto compromettenti. Perché il Pd non rompe oggi con <strong>Lombardo</strong>? C&#8217;è molto malumore nella sua base per la messa in mora di un pezzo della propria storia e delle proprie origini, rappresentata da personalità come <strong>Rita Borsellino</strong>, che avrebbe con molta probabilità vinto le elezioni regionali in Sicilia se il suo partito innanzitutto avesse voluto sostenerla veramente. E se poi l&#8217;on.le <strong>Anna Finocchiaro </strong>spinta da ordini romani, non l&#8217;avesse costretta a ritirarsi nella sfida contro Lombardo. Per andarci oggi a braccetto. Io non so quale istinto suicida spinga il Pd, o se questi dirigenti hanno oramai introiettato l&#8217;impossibilità del cambiamento, tanto da arrendersi all&#8217;accomodamento. Se così fosse, a maggior ragione, dovrebbero essere invitati a lasciare il posto a chi non è logorato, ed è più fresco e con più speranze.</p><p>Ma è una follia pensare che la Sicilia non possa cambiare e che l&#8217;orientamento dell&#8217;elettorato sia immodificabile. L&#8217;errore del Pd rischia di pagarlo tutto il centrosinistra mentre osservo che nei gruppi dirigenti democratici chi chiede di rompere con Lombardo ha il volto del vecchio e a volte anche dell&#8217;impresentabile. Che il malumore della base possa aumentare e coinvolgere un pezzo del gruppo dirigente non è da escludersi e in un certo senso occorre fare qualcosa perchè possa avvenire. Per <strong>Palermo</strong>, al <strong>collasso economico e sociale</strong>, vale lo stesso ragionamento. Sarebbe impossibile (come ha dichiarato ieri <strong>Luca Orlando</strong>), fare un accordo con il Pd se questo partito non si decidesse a rompere con il governo Lombardo. Anche perchè in tal caso il Pd penserebbe di proporre una analoga esperienza anche per l&#8217;amministrazione comunale. Inaccettable. Per un fatto di contenuti, progetti e idee che ci differenziano dal centrodestra di cui Lombardo è parte e cultura, in tutti i sensi.</p><p>Non si può lasciare ai partiti il compito esclusivo di districare questa difficile matassa. Sono i cittadini che devono essere protagonisti di questa fase così delicata. Innanzitutto il nostro popolo, quello del centrosinistra, quello dei movimenti, dell&#8217;associazionismo, di tutte le forze sociali e culturali del cambiamento. Questo è quello che stiamo provando a costruire con <strong><em>&#8220;Per Palermo&#8221;</em>,</strong> l&#8217;assemblea cittadina indetta per il <strong>17 novembre</strong> da oltre 200 persone e personalità dei movimenti e dei partiti, (<strong>Idv, Sel e Fed.dellaSinistra</strong>), ma anche elettori del Pd, e tanti singoli cittadini, alla pari. Attenzione, lo dico a tutti noi: sbaglieremmo a considerare l&#8217;oggi la naturale premessa per riproporre schemi e pratiche del passato. Il clima democratico è inaridito. Questi ultimi dieci anni hanno coltivato un deserto spaventeso. E per questo dobbiamo innanzitutto lavorare ad un progetto che chiami alla più ampia partecipazione. <strong>Dobbiamo lavorare per l&#8217;unità </strong>ma su un progetto chiaro, creare relazione fra i soggetti del cambiamento. Per uscire dal guado dobbiamo mettere sopra ogni cosa il bene di questa città, prima dei destini e delle scelte personali. Non possiamo consegnarla ancora una volta al malgoverno.</p><p>Abbiamo bisogno di un vero protagonismo civile, di saperi, esperienze, volontariato. Abbiamo bisogno di chi non ha nulla perché questa città possa cambiare nel segno di un nuovo benessere sociale. E per farlo abbiamo la necessità di aprire in tempi rapidi, un percorso di partecipazione alle scelte del candidato o candidata a sindaco: le primarie. Bisogna fissare questa data. Costruiamo una nuova primavera per Palermo e per la Sicilia.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/08/il-centrosinistra-e-il-dopo-cammarata/75778/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>51</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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