<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Tana de Zulueta</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/tdezulueta/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Per salvare l&#8217;euro dobbiamo fare l&#8217;Europa politica</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/21/salvare-leuro-dobbiamo-fare-leuropa-politica/236213/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/21/salvare-leuro-dobbiamo-fare-leuropa-politica/236213/#comments</comments> <pubDate>Mon, 21 May 2012 06:42:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Tana de Zulueta</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Bce]]></category> <category><![CDATA[Eurozona]]></category> <category><![CDATA[Fmi]]></category> <category><![CDATA[Grecia]]></category> <category><![CDATA[memorandum]]></category> <category><![CDATA[Romano Prodi]]></category> <category><![CDATA[Troika]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=236213</guid> <description><![CDATA[&#8216;Hic sunt leones&#8217;, si scriveva un tempo sulle carte geografiche per descrivere l&#8217;ignoto. Un monito per chi si fosse avventurato in terre sconosciute. Forse ne avrebbero dovuto tenere conto i vertici dell&#8217;Unione Europea quando si lanciarono nell&#8217;invenzione di nuovi strumenti &#8211; mai previsti dai trattati &#8211; per fare fronte alla crisi del debito esplosa due...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>&#8216;<em>Hic sunt leones&#8217;,</em> si scriveva un tempo sulle carte geografiche per descrivere l&#8217;ignoto. Un monito per chi si fosse avventurato in terre sconosciute. Forse ne avrebbero dovuto tenere conto i vertici dell&#8217;Unione Europea quando si lanciarono nell&#8217;invenzione di nuovi strumenti &#8211; mai previsti dai trattati &#8211; per fare fronte alla crisi del debito esplosa due anni fa, e per riportare ordine nell&#8217;Eurozona. Forse il più strano fra questi è stato la cosiddetta &#8220;troika&#8221;, il gruppo di ispettori costituito dalle tre istituzioni internazionali mobilitate nel 2010 <strong>per rifinanziare i governi più esposti</strong>: la Commissione, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale.</p><p>Gli anonimi funzionari della troika si sono fatti conoscere in Grecia, il più colpito fra tutti i paesi di Eurolandia, sbarcando a scadenza fissa nella capitale, con sempre più esose richieste di tagli a fronte dei crediti concessi a denti stretti dall&#8217;Europa. Ma le condizioni per accedere a questi finanziamenti sono state talmente punitive che oggi in Grecia il nome della troika potrebbe tranquillamente essere <strong>sostituito da quello delle erinni</strong>, le tre furie della mitologia greca che personificavano la vendetta. I tagli al bilancio, ai salari e alle pensioni operati fin qui hanno ridotto il prodotto interno del paese del 20%.</p><p><strong>Palesemente la medicina non funziona</strong>, e rischia di uccidere il malato. In questa situazione, infatti, il debito cresce invece di diminuire, mentre si riducono le risorse disponibili per ripagarlo. Senza parlare del colpo inferto all&#8217;idea stessa di modello sociale europeo, teso a tutelare valori come l&#8217;accesso alle cure e la formazione. Ma non è finita. Nel corso del 2012, secondo l&#8217;accordo tristemente noto come &#8220;<strong>Memorandum</strong>&#8220;, firmato dal precedente governo, sono attesi 50.000 nuovi licenziamenti nell&#8217;amministrazione pubblica, ulteriori tagli alla spesa sanitaria e un altro colpo ai salari.</p><p>Come era prevedibile, i greci si sono ribellati, punendo i due grandi partiti storici del paese alle ultime elezioni, e premiando quelli che hanno promesso di rimettere in discussione il fatidico Memorandum. O forse si sono rassegnati. Mentre i grandi della terra si agitano, e si discute a Camp David sulla posizione della parola &#8220;crescita&#8221; nella dichiarazione finale del G8, dicono che ad Atene si respira una calma irreale &#8211; in attesa delle nuove elezioni, visto che dalle ultime non è uscito un vincitore.</p><p>L&#8217;uscita di un paese dall&#8217;euro <strong>non è prevista dai trattati</strong>, ma pare che le grandi banche europee &#8211; e anche i vertici dell&#8217;Unione Europea &#8211; si stiano organizzando per questa evenienza. Il tempo non è passato invano, dicono banchieri e politici: abbiamo usato questi due anni per disinvestire dalla Grecia. Come dire, avendo tolto i nostri averi, possiamo anche affondare il paese.</p><p> l discorso è raggelante, svelando l&#8217;abisso degli <strong>egoismi nazionali</strong> in cui siamo scivolati in questi anni. Ma l&#8217;errore, a mio avviso, è doppio. In primo luogo perché l&#8217;effetto del sacrificio greco di cui si parla con tanta tranquillità sarà prevedibilmente devastante per tutti, mettendo a repentaglio la tenuta stessa dell&#8217;euro. La vera catastrofe sarà più politica che economica, perché è l&#8217;intero edificio del progetto europeo, insieme ai suoi valori fondanti, che rischia di essere spazzato via.</p><p>In questa situazione è il silenzio della politica che colpisce. Se tutti speravano nella vittoria di <strong>François Hollande</strong> per riuscire a coniugare rigore, crescita ed equità, manca ancora una presa di posizione forte ed unitaria della sinistra europea per tracciare il necessario percorso federativo e alternativo alle mezze misure sperimentate fin qui. Come dice il premio Nobel per l&#8217;Economia <strong>Paul Krugman</strong>, l&#8217;euro è stato &#8220;un ambizioso esperimento di unione monetaria senza unione politica&#8221;. Prendiamo atto che l&#8217;esperimento è fallito, e lavoriamo per una soluzione comune. Per salvare l&#8217;euro dobbiamo fare l&#8217;Europa politica.</p><p>Ancora una volta, l&#8217;unico politico italiano che dice queste cose con chiarezza è <strong>Romano Prodi</strong>. «<em>Il problema è economico, ma anche e soprattutto politico: solo una forte alleanza per un disegno nuovo dell’Europa può salvare la Grecia e la stessa Europa. Quel che bisogna far vedere alla speculazione è che c’è solidarietà</em>&#8220;, ha detto l&#8217;ex-Presidente della Commissione Europea in una recente intervista. Parole sagge, questa volta speriamo che lo ascoltino. </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/21/salvare-leuro-dobbiamo-fare-leuropa-politica/236213/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Una Rai indipendente: ce lo chiede l&#8217;Europa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/28/indipendente-chiede-leuropa/211459/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/28/indipendente-chiede-leuropa/211459/#comments</comments> <pubDate>Sat, 28 Apr 2012 07:04:42 +0000</pubDate> <dc:creator>Tana de Zulueta</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Consiglio d'Europa]]></category> <category><![CDATA[libertà di espressione]]></category> <category><![CDATA[Rai]]></category> <category><![CDATA[servizio pubblico]]></category> <category><![CDATA[Tana De Zulueta]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=211459</guid> <description><![CDATA[Nell&#8217;attesa che il governo esca allo scoperto nella delicata partita delle nomine Rai, potrebbe essere utile ricordare sia al presidente Monti che al ministro Passera un impegno europeo &#8211; da loro stessi sottoscritto &#8211; che riguarda il servizio pubblico radiotelevisivo. Lo hanno già fatto i rappresentanti della Federazione Nazionale della Stampa, e anche di USIGRAI,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center">Nell&#8217;attesa che il governo esca allo scoperto nella delicata partita delle nomine Rai, potrebbe essere utile ricordare sia al presidente Monti che al ministro Passera un impegno europeo &#8211; da loro stessi sottoscritto &#8211; che riguarda il <strong>servizio pubblico radiotelevisivo</strong>.</p><p style="text-align: left;">Lo hanno già fatto i rappresentanti della Federazione Nazionale della Stampa, e anche di USIGRAI, il sindacato dei giornalisti Rai, facendo notare che l&#8217;adesione all&#8217;Europa non è solo questione di bilanci in ordine, così come la riforma della Rai non può essere affrontata solo in chiave contabile. Lo ripetiamo noi sostenitori della campagna &#8220;<a href="https://www.facebook.com/pages/La-RAI-ai-Cittadini-Aderisci-anche-tu-MoveOn-italiano/121908307873040" target="_blank">La Rai ai Cittadini</a>&#8221; promossa da MoveOn Italia, come ricordato nella lettera consegnata alla Presidenza del Consiglio il 18 aprile, in occasione del decimo anniversario del fatidico &#8220;editto bulgaro&#8221; nei confronti di Biagi, Luttazzi e Santoro.</p><p style="text-align: left;">Il 15 febbraio di quest&#8217;anno il Comitato dei ministri del Consiglio d&#8217;Europa, riunito a Strasburgo, ha approvato una <strong><a href="https://wcd.coe.int/ViewDoc.jsp?id=1908265" target="_blank">Raccomandazione sui media del servizio pubblico</a></strong>, sottolineando l&#8217;importanza del servizio pubblico nel garantire il diritto all&#8217;informazione in un momento di grandi trasformazioni nel mondo dei media, e nella presenza di forti concentrazioni nelle mani di pochi imprenditori (primo fra tutti, il nostro Berlusconi). Il Consiglio d&#8217;Europa, che ingloba anche l&#8217;Unione Europea, è composto dai 48 paesi firmatari della Convenzione Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo. Ed è nel nome del diritto alla libertà di espressione, tutelato dall&#8217;articolo 11 del Trattato, che i rappresentanti dei governi europei hanno ribadito l&#8217;importanza di un servizio pubblico all&#8217;altezza delle sfide del XXI secolo.</p><p style="text-align: left;">La Raccomandazione è un documento molto concreto, frutto di una riflessione sulla rivoluzione tecnologica in atto, la moltiplicazione dell&#8217;offerta, i nuovi servizi interattivi e l&#8217;esplosione del web. Non a caso il documento parla di media del servizio pubblico, prendendo atto della diversificazione delle modalità di comunicazione e dei sistemi di trasmissione. Il documento sintetizza le principali sfide aperte, ed elenca gli obiettivi essenziali affinché i media del servizio pubblico possano svolgere un ruolo di fornitori di contenuti di qualità, contribuendo &#8220;al <strong>rafforzamento della democrazia e alla coesione sociale</strong>&#8220;.</p><p style="text-align: left;">La prima priorità sottolineata dalla Raccomandazione è quella di garantire una piena <strong>indipendenza</strong> &#8220;editoriale e operativa&#8221; ai media del servizio pubblico. E&#8217; un obiettivo &#8211; a dire poco &#8211; trascurato nella lunga storia delle interferenze politiche in Rai. Sarebbe ora di ripristinarlo. &#8220;L&#8217;indipendenza è il principio chiave di qualsiasi organizzazione di media pubblici&#8221;, scrive il Consiglio d&#8217;Europa. &#8220;Senza una provata indipendenza di azione e di iniziativa, nei confronti del governo come di altri gruppi di interesse, i media del servizio pubblico non riusciranno a mantenere la loro credibilità e perderanno (&#8230;) la propria capacità come foro di discussione nazionale e strumento di controllo del potere&#8221;. Il Consiglio d&#8217;Europa raccomanda ai governi di bilanciare l&#8217;indipendenza del servizio pubblico con un sistema di valutazione continua, coinvolgendo anche gli utenti.   </p><p style="text-align: left;">Qualsiasi azione del governo non può prescindere da questi obiettivi, che costituiscono un vincolo europeo &#8211; questa volta si! &#8211; più che benvenuto.</p><p style="text-align: left;">E&#8217; questione di riscoprire il valore dello spazio pubblico nella vita di una comunità. A mo&#8217; di viatico, cito da un giornale che immagino faccia parte della &#8220;mazzetta&#8221; quotidiana del governo Monti, il <em>Financial Times</em>: &#8220;I beni pubblici sono i mattoni della civiltà. La stabilità economica è essa stessa un bene pubblico. Così come la sicurezza, la scienza, un ambiente sano, la fiducia, un&#8217;amministrazione onesta e la <strong>libertà di espressione</strong>&#8220;. (Martin Wolf, FT 25/1/2012). </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/28/indipendente-chiede-leuropa/211459/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Quale Europa vogliamo?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/10/leuropa-lavoro/203412/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/10/leuropa-lavoro/203412/#comments</comments> <pubDate>Tue, 10 Apr 2012 08:35:10 +0000</pubDate> <dc:creator>Tana de Zulueta</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[Bce]]></category> <category><![CDATA[crescita]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[Europa]]></category> <category><![CDATA[flessibilità]]></category> <category><![CDATA[Fornero]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[modello sociale]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[Sbilanciamoci!]]></category> <category><![CDATA[stato sociale]]></category> <category><![CDATA[zonaeuro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=203412</guid> <description><![CDATA[Nella battaglia degli annunci e contro-annunci che si è svolta intorno alla riforma del lavoro del governo Monti, l&#8217;Europa è stata, come di prammatica, più volte invocata. Ma come un bersaglio mobile, quest&#8217;invocazione cambiava di giorno in giorno. Per Elsa Fornero in versione granitico tutore delle ragioni del mercato, la riforma del lavoro con sostanziale...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nella battaglia degli annunci e contro-annunci che si è svolta intorno alla riforma del lavoro del governo Monti, l&#8217;Europa è stata, come di prammatica, più volte invocata. Ma come un bersaglio mobile, quest&#8217;invocazione cambiava di giorno in giorno. Per <strong>Elsa Fornero</strong> in versione granitico tutore delle ragioni del mercato, la riforma del lavoro con sostanziale abolizione dell&#8217;articolo 18 (niente reintegro) era una necessità chiesta dall&#8217;Europa per mettere al riparo dagli speculatori il nostro debito pubblico. Pochi giorni dopo, Bersani citava la legislazione vigente nel più competitivo di tutti i paesi europei, la Germania, per invocare &#8220;il modello tedesco&#8221;, dove la reintegrazione da parte di un giudice è prevista per legge. Alla fine sembra che abbiano vinto Bersani e il buonsenso, puntellati da qualche buon argomento costituzionale, e il reintegro è rimasto, con buona pace del precedente pressante appello di Monti &#8211; forse contagiato dall&#8217;esempio della Cina, dove in quel momento si trovava &#8211; ad abrogare un articolo del diritto del lavoro che avrebbe assunto un valore &#8220;simbolico&#8221; e fortemente deterrente per gli <strong>investitori stranier</strong>i. A trattativa chiusa, con il disegno di legge depositato in Parlamento, la cautela sembra d&#8217;obbligo e si fatica a capire il valore salvifico di una legge un po&#8217; pomposamente definita &#8220;Riforma del lavoro in una prospettiva di crescita&#8221;.</p><p>Queste contraddizioni, e anche l&#8217;evidente strumentalità di molti argomenti portati a giustificazione del tentativo di cancellazione di un punto chiave del diritto del lavoro, rischiano di offuscare un problema vero, e non solo italiano: quello dello <strong>svuotamento del modello sociale europeo</strong> da parte degli attuali vertici europei.<span style="color: #000000;"> </span>Se c’è un elemento che più di ogni altro potrebbe e dovrebbe fondare l’unità della UE, è il suo modello sociale, cioè l’insieme dei sistemi pubblici intesi a proteggerci tutti dai rischi connessi a malattia, disoccupazione, vecchiaia e povertà. Un europeista convinto come Romano Prodi invocava il modello sociale europeo come esempio a livello mondiale. Poi è arrivata la crisi, e il gioco è cambiato.</p><p><strong>Il Trattato di Lisbona</strong>, atto di fatto costituente dell&#8217;Europa, ribadisce la centralità della dimensione sociale. Leggo sul sito della Commissione europea: &#8220;<span style="color: #333333;">Gli obiettivi della politica sociale definiti nel trattato CE annoverano: la promozione dell&#8217;occupazione, il miglioramento delle condizioni di lavoro, un&#8217;adeguata protezione sociale, il dialogo sociale, uno sviluppo delle risorse umane che consenta un elevato e durevole livello di occupazione e la lotta contro l&#8217;emarginazione. Questi principi si ispirano alla carta sociale europea del 1961 e alla carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori del 1989.&#8221; Belle parole, ma nei fatti la strategia economica dell&#8217;Unione è andata sempre più restringendosi su obiettivi molto diversi dell&#8217;ambizioso &#8220;</span><em>nuovo obiettivo strategico&#8221;</em> della Strategia di Lisbona del 2000: “diventare l’economia più competitiva e dinamica basata sulla conoscenza,<em> </em>capace di una crescita economica sostenibile con maggiore e migliore occupazione e una più grande coesione sociale”.</p><p>Ora ci basta essere<strong> competitivi, e sopratutto flessibili</strong>. Cosa si intende oggi imponendo la &#8220;flessibilità&#8221; del mercato del lavoro nei paesi cosiddetti periferici dell&#8217;Europa &#8211; Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna, ma anche Italia &#8211; lo dicono chiaro e tondo giornali come il Wall Street Journal, ma anche il New York Times, dove si parla di riforme in questi paesi tese alla riduzione degli salari. Visto che i lavoratori dell&#8217;industria automobilistica italiana prendono già uno stipendio che vale la metà di quello dei loro omologhi tedeschi, possiamo anche dissentire. Ma questo è il motivo per il disappunto della Marcegaglia, che si è sfogata proprio sul WSJ, e anche sul <em>Financial Times</em>, per una riforma del lavoro dal suo punto di vista depotenziata, e dunque &#8220;very bad&#8221;.</p><p>Sotto pressione dello <em>spread</em> anche l&#8217;Italia è entrata in quel <strong>cono d&#8217;ombra</strong> che ha portato alla sospensione, di fatto, del principio di solidarietà europea sancito dai trattati con le misure oltremodo punitive imposte alla Grecia. Ricordiamoci della lettera &#8220;riservata&#8221; dei governatori della Banca Centrale Europea Trichet e Draghi al governo Berlusconi. Commentando questa lettera sulle pagine di <em>Repubblica</em>, Barbara Spinelli lo paragonò ad un <strong>rapporto feudale</strong>: &#8220;<span style="color: #222222;">il vassallo inadempiente è salvato dal vero sovrano, e in cambio gli giura obbedienza e restringe le proprie libertà&#8221;. La lettera chiedeva perentoriamente, tra l&#8217;altro, la privatizzazione dei servizi pubblici locali (in barba al referendum contro la privatizzazione dell&#8217;acqua), la riduzione del numero degli dipendenti pubblici o, in alternativa, la riduzione dei loro stipendi, l&#8217;allungamento dell&#8217;età pensionabile, licenziamenti più facili, il superamento dei contratti collettivi e l&#8217;abolizione delle Province &#8211; il tutto per decreto, per fare presto. In spregio alle regole costituzionali. </span></p><p><span style="color: #222222;"> In parte, almeno, il programma del governo Monti. Ci manca ancora, purtroppo, un sistema universale di assicurazione dalla disoccupazione, che figura tra le richieste della lettera, ma pare che per questo non c&#8217;erano i soldi. </span></p><p><span style="color: #222222;"> La domanda, in fondo, è <strong>quale Europa vogliamo</strong>. Ne hanno discusso il 9 dicembre 2011 in un convegno, <a href="http://www.sbilanciamoci.org/e-book-la-rotta-deuropa/" target="_blank">&#8216;</a></span><a href="http://www.sbilanciamoci.org/e-book-la-rotta-deuropa/" target="_blank">La rotta d’Europa&#8217;</a>,<span style="color: #222222;"> organizzato dal </span><span style="color: #222222;"><em>Manifesto</em></span><span style="color: #222222;"> e Sbilanciamoci. Gli interventi sono reperibili in due volumi gratuiti ora scaricabili dal sito di Sbilanciamoci. Il secondo volume, &#8216;</span>La Politica&#8217;, a cura di Rossana Rossanda e Mario Pianta,<span style="color: #222222;"> cita un articolo sull&#8217;identità europea di Manuel Castells nel quale il sociologo spagnolo </span>aveva sostenuto la necessità di una “comune identità europea in base alla quale i cittadini in tutta Europa possano condividere i problemi e cercarne insieme la soluzione”. Dopo aver scartato cultura e religione come base unificante di identità europea, Castells aveva individuato “i sentimenti condivisi sulla necessità di una protezione sociale universale delle condizioni di vita, la solidarietà sociale, un lavoro stabile, i diritti dei lavoratori, i diritti umani universali, la preoccupazione per i poveri del mondo, l’estensione della democrazia a tutti i livelli,” come valori intorno ai quali costruire una identità condivisa. Una base più solida che gli imperativi del mercato.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/10/leuropa-lavoro/203412/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Fortezza Europa, una sentenza storica</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/24/fortezza-europa-sentenza-storica/193536/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/24/fortezza-europa-sentenza-storica/193536/#comments</comments> <pubDate>Fri, 24 Feb 2012 09:14:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Tana de Zulueta</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Corte Europea dei diritti dell’uomo]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[Libia]]></category> <category><![CDATA[respingimenti]]></category> <category><![CDATA[sentenza]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=193536</guid> <description><![CDATA[Un post per salutare l&#8217;Europa dei diritti, dimenticata e trascurata di questi tempi a favore dell&#8217;Europa dei mercati. 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Ieri <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/23/immigrazione-italia-condannata-corte-europea-respingimenti-libia/193241/" target="_blank">la  Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo ha condannato l&#8217;Italia</a> per avere violato la Convenzione Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo respingendo in alto mare delle persone che cercavano protezione, e rimandandole contro la loro volontà in Libia. &#8220;Una sentenza storica&#8221;, secondo l&#8217;Alto Commissariato per i Rifugiati dell&#8217;ONU (UNHCR) &#8212; che avrà ripercussioni anche in altri paesi della nostra <strong>vecchia e sempre più arcigna &#8220;Fortezza Europa&#8221;</strong>.</p><p>E non solo perché ai <strong>22 ricorrenti eritrei, somali ed etiopici </strong>è stato riconosciuto un compenso di 15.000 euro per i danni subiti, ma perché la sentenza obbligherà l&#8217;Italia a rivedere un modello di lotta all&#8217;immigrazione irregolare che ha messo in pericolo la vita e l&#8217;incolumità di centinaia di persone, privando chi ne aveva disperatamene bisogno del diritto alla protezione. L&#8217;UNHCR stima che almeno 1000 persone sono state intercettate in mare e rispedite in Libia, dove rischiavano abusi e torture, a seguito dell&#8217;accordo di cooperazione firmato tra Italia e Libia nel 2009.</p><p>Il giudizio è netto: i diciasette giudici della Grande camera hanno votato all&#8217;unanimità. “Le misure di controllo delle frontiere non esonerano gli stati dai loro obblighi internazionali”, come ricorda il rappresentante dell&#8217;Alto Commissario. Che rammenta, però, che<strong> l&#8217;Italia ha riattivato il trattato bilaterale con l&#8217;attuale Governo libico </strong>senza rinunciare formalmente alla pratica dei respingimenti che è il risultato dell&#8217;accordo firmato tra Gheddafi e Berlusconi.</p><p>Nessuno dei 22 ricorrenti era presente in aula a Strasburgo questa mattina. Dopo lo scoppio della guerra in Libia alcuni fra i 200 migranti, tra cui donne e bambini, caricati su navi italiane e riportati in Libia quella mattina di marzo del 2009 sono riusciti a raggiungere l&#8217;Europa o a mettersi in salvo. Altri sono stati meno fortunati. Cito da una nota dei loro avvocati: &#8220;Sulla base di testimonianze, si teme che altri ricorrenti abbiano perso la vita nel tentativo di raggiungere l’Italia via mare. Al riguardo, si deve ricordare che secondo le stime dell’UNHCR sarebbero circa<strong> 1.500 i migranti </strong>ad aver perso la vita nel tentativo di raggiungere l’Italia via mare nel 2011.&#8221;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/24/fortezza-europa-sentenza-storica/193536/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ce lo chiede l&#8217;Europa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/22/chiede-leuropa/193023/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/22/chiede-leuropa/193023/#comments</comments> <pubDate>Wed, 22 Feb 2012 12:31:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Tana de Zulueta</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Europa]]></category> <category><![CDATA[Luigi Einaudi]]></category> <category><![CDATA[Tana De Zulueta]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=193023</guid> <description><![CDATA[&#8220;Se noi non sapremo farci portatori di un ideale umano e moderno nell&#8217;Europa d&#8217;oggi, smarrita e incerta sulla via da percorrere, noi siamo perduti e con noi è perduta l&#8217;Europa. Esiste, in questo nostro vecchio continente, un vuoto ideale spaventoso.&#8221; Luigi Einaudi, 29 luglio 1947. Nei giorni in cui si barattano diritti del lavoro faticosamente...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Se noi non sapremo farci portatori di un ideale umano e moderno nell&#8217;Europa d&#8217;oggi, smarrita e incerta sulla via da percorrere, noi siamo perduti e con noi è perduta l&#8217;Europa. Esiste, in questo nostro vecchio continente, un vuoto ideale spaventoso.&#8221;<br /> </em><strong>Luigi Einaudi</strong>, 29 luglio 1947.</p><p>Nei giorni in cui si barattano diritti del lavoro faticosamente conquistati in cambio di qualche punto di <strong>spread</strong>, fa un certo effetto rileggere queste parole, pronunciate davanti all&#8217;Assemblea Costituente. Einaudi, che di lì a poco sarebbe diventato presidente della Repubblica, ed era ministro in carica, chiese di parlare dal suo banco di deputato della guerra appena conclusa e del futuro dell&#8217;Europa. Parlava dell&#8217;Europa di allora, stremata dal conflitto, ma potrebbe essere quella di oggi. Vi consiglio la lettura del <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://public.it/federalismo/ACTA/einaudi_costituente_29luglio1947.pdf" target="_blank">resto del discorso</a></span>. Così. Per guardare oltre, e per ricordarci dell&#8217;importanza di obiettivi politici alti, soprattutto in momenti di<em> &#8220;vuoto ideale spaventoso&#8221;</em> &#8212; una descrizione del clima politico molto più vera oggi che allora. Anche Einaudi era un tecnico, e dei più qualificati, ma credeva nella responsabilità della politica e nella forza delle idee.<em> &#8220;<strong>L&#8217;Europa </strong>che l&#8217;Italia auspica,&#8221;</em> disse, <em>&#8220;per la cui attuazione essa deve lottare, non è un&#8217;Europa chiusa contra nessuno, è un&#8217;Europa aperta a tutti, un&#8217;Europa nella quale gli uomini possano liberamente far valere i loro contrastanti ideali&#8230;&#8221;</p><p>*** </em></p><p><strong>Ce lo chiede l&#8217;Europa</strong>. Il balsamo della supposta, la frasetta lenitiva di tutti i politici che vogliono &#8211; debbono? &#8211; fare passare un provvedimento impopolare. O peggio, il mantra grazie al quale fare passare provvedimenti che con l&#8217;Europa c&#8217;entrano poco o niente, ma che fanno comodo ad interessi corposi o ad appetiti inconfessabili. Questo blog vorrebbe guardare oltre. Se ne usciamo, dicono tutti, ne usciamo tutti insieme. Ma cosa sta diventando l&#8217;Europa oggi? E come potrà essere domani? Su questo blog vorrei segnalare qualche idea, parlare di altri europei, in gamba o in difficoltà &#8211; e non solo di spread. Di democrazia, di diritti, di sviluppo sostenibile. Ma anche delle promesse mancate. Notizie concrete, cose che succedono, e le molte altre cose che ci chiedono le istituzioni europee ma di cui si parla poco. Oltre i bilanci in ordine, le cose che avremmo dovuto avere, ma che tuttora mancano: rifiuti differenziati, tutela della biodiversità, diritti dei rom, aria più pulita nelle nostre città&#8230; <strong>La lista è lunga.</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/22/chiede-leuropa/193023/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Bavaglio: il Ruanda è vicino</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/29/bavaglio-il-ruanda-e-vicino/45415/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/29/bavaglio-il-ruanda-e-vicino/45415/#comments</comments> <pubDate>Thu, 29 Jul 2010 10:10:45 +0000</pubDate> <dc:creator>Tana de Zulueta</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[bavaglio]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Bush]]></category> <category><![CDATA[Ruanda]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=45415</guid> <description><![CDATA[Mi ha colpito questa frase di Berlusconi, a proposito degli emendamenti alla legge bavaglio, che ho letto dal Ruanda, dove mi trovo in missione per conto della Commissione UE: &#8220;Abbiamo mandato fuori un bel cavallo e ci va bene se esce un ippopotamo&#8230; questa legge non ridà al cittadino l&#8217;inviolabilità della comunicazione scritta e orale,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mi ha colpito questa frase di Berlusconi, a proposito degli emendamenti alla legge bavaglio, che ho letto dal Ruanda, dove mi trovo in missione per conto della Commissione UE: &#8220;Abbiamo mandato fuori un bel cavallo e ci va bene se esce un ippopotamo&#8230; questa legge non ridà al cittadino l&#8217;inviolabilità della comunicazione scritta e orale, garantita dalla Costituzione come diritto alla libertà&#8221;.</p><p>Da quando Berlusconi si preoccupa dell&#8217;inviolabilità della comunicazione scritta e orale? (E, tanto meno, aggiungo, dei diritti garantiti da una Costituzione che lui stesso ritiene vecchia e superata?)</p><p>La legge Pisanu, approvata dal suo governo nel 2005, autorizza gli ascolti telefonici da parte dei servizi di sicurezza nazionali senza autorizzazione preventiva e senza controllo giurisdizionale. Un tentativo simile di ascolti generalizzati dei cittadini con la scusa della caccia ai terroristi da parte di George Bush suscitò uno scandalo nazionale e fu prontamente rivisto. Da noi il grande frattello opera indisturbato da cinque anni.</p><p>La contradizione per quanto riguarda la libertà di comunizazione scritta è ancora più lampante. Perché è la sua stessa legge &#8220;cavallo&#8221; (o &#8220;ippopotamo&#8221;, la sostanza non cambia), che lui sostiene a tambur battente, a limitare la libertà di comunicazione scritta come non mai nella storia della Repubblica. Visto che Berlusconi parlava ai diplomatici della Farnesina, forse qualcuno tra di loro avrebbe potuto alzare la mano per ricordargli un piccolo problema di cooerenza: i nostri diplomatici, come sostenitori di politiche europee fondate sul rispetto dei diritti umani, si sbracciano, quando si trovano a dialogare con paesi come quello in cui mi trovo ora, per raccommandare la tutela della libertà d&#8217;informazione. D&#8217;ora in poi, da che pulpito lo potranno fare?</p><p>Insomma, l&#8217;Italia si avvicina al modello ruandese. Anche qui gli ascolti sono sanciti per legge e attuati dai servizi di sicurezza senza l&#8217;ombra di un controllo democratico o giudiziario. La tecnologia usata è tra le più avanzate fa parte dell&#8217;invaghimento nazionale per l&#8217;&#8221;information technology&#8221;. (Tra poco il paese sarà dotato di una rete di fibre ottiche.) Di informazione vera, invece, si parla poco.</p><p>I media, dopo la chiusura di tre giornali critici, (e l&#8217;assassinio di un loro giornalista) sono cauti e rispettosi. Per le notizie vere la gente ascolta la BBC, che trasmette anche nella loro lingua. Come dovremmo fare noi, se il Parlamento approverà la nostra legge bavaglio.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/29/bavaglio-il-ruanda-e-vicino/45415/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>54</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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