<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Silvia Truzzi</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/struzzi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description>News, inchieste e blog su politica, cronaca, giustizia, economia</description> <lastBuildDate>Mon, 20 May 2013 21:38:09 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Salone del libro 2013, i ragazzi salvano gli editori. E cresce il mercato del digitale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/17/salone-del-libro-2013-ragazzi-salvano-editori-e-cresce-mercato-del-digitale/597275/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/17/salone-del-libro-2013-ragazzi-salvano-editori-e-cresce-mercato-del-digitale/597275/#comments</comments> <pubDate>Fri, 17 May 2013 12:57:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia Truzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Amazon]]></category> <category><![CDATA[Crisi Economica]]></category> <category><![CDATA[Editoria]]></category> <category><![CDATA[Librerie]]></category> <category><![CDATA[Libri Digitali]]></category> <category><![CDATA[Prezzi]]></category> <category><![CDATA[Salone del Libro di Torino]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=597275</guid> <description><![CDATA[I ragazzi salvano gli editori. La notizia arriva dal Salone del libro di Torino dove l’Associazione italiana editori (Aie) ha presentato un’indagine della società Nielsen. Che ne esce? Nei primi quattro mesi dell’anno si registra un boom dell’editoria per ragazzi, unico segmento positivo (+4% a valore), in un periodo in cui il mercato nel suo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>I <strong>ragazzi</strong> salvano gli <strong>editori</strong>. La notizia arriva dal <strong><a href="http://www.salonelibro.it/" target="_blank">Salone del libro di Torino</a></strong> dove l’<strong>Associazione italiana editori</strong> (Aie) ha presentato un’indagine della società Nielsen. Che ne esce? Nei primi quattro mesi dell’anno si registra un boom dell’<strong>editoria per ragazzi</strong>, unico segmento positivo (+4% a valore), in un periodo in cui il mercato nel suo complesso fa segnare un preoccupante -4,4% a valore e un -0,7% a copie. E qui c’è anche la seconda novità del 2013: il mercato resta stabile in termini di <strong>copie</strong> mentre diminuisce il <strong>giro d’affari</strong>. Cresce il peso del <strong>paperback</strong> mentre sono in “caduta libera”<strong> i prezzi</strong> dei libri: i lettori scelgono sempre più titoli nelle fasce basse di prezzo. Ovviamente questo è un effetto della crisi economica e gli editori non si stancano di ripetere che il libro è un <strong>bene di consumo</strong>: speciale, ma pur sempre un bene di consumo che in un momento di <strong>forte recessione</strong> è penalizzato come gli altri.</p><p><span style="color: #c4161c;"><strong>Piccoli lettori oggi, lettori forti domani.</strong></span> Il fatto che il settore dei libri per ragazzi sia in crescita è una buona notizia in una prospettiva di lungo periodo: i piccoli lettori di oggi saranno più facilmente i lettori forti di domani. In particolare, è la fascia dei più piccoli, quella da zero a cinque anni, a far crescere il segmento. Un grande contribuito l’ha dato il successo della serie di &#8220;<strong><a href="http://www.peppapig.com/" target="_blank">Peppa pig</a></strong>&#8221; (Giunti),<strong> la maialina</strong> diventata una beniamina dei piccolissimi e i cui libri non schiodano dalle classifiche da mesi. Il che conferma come i <strong>bestseller</strong> siano, in tutti i settori, fondamentali per gli editori (il 2012 di Mondadori è stato salvato dalla trilogia delle &#8220;Cinquanta sfumature&#8221;: oltre 3,5 milioni di copie). E gli<strong> altri settori?</strong> Soffrono tutti: perde il 10,7% a valore la non fiction pratica (<strong>guide cucina, viaggi</strong>), -8,7% per la non fiction specialistica (testi di <strong>management, computer</strong>). Più contenuto il calo per fiction (-3,7%) e non fiction generale (<strong>saggistica</strong>, -1,9%).</p><p><span style="color: #c4161c;"><strong>Sale il digitale, in difficoltà delle librerie indipendenti.</strong></span> Cresce ovviamente (e continuerà a farlo) il mercato dell’online passando dal 5,5% del 2012 al 6,3% del 2013. Il dato però non include <strong>Amazon</strong>, che non fornisce i propri dati (nemmeno a Nielsen). Questo significa, secondo gli addetti ai lavori, che il digitale sarebbe assestato attorno a un 10% del valore totale. E’ solo una stima, ma è verosimile. Cresce anche la quota di mercato coperta dalle <strong>librerie di catena</strong> (dal 41,5% al 42,2% del 2013). La<strong> grande distribuzione organizzata</strong> (gdo) cresce in termini di copie acquistate ma resta stabile a valore. I dati evidenziano invece chiaramente una sofferenza per le <strong>librerie indipendenti</strong>, che riducono ancora la loro quota di mercato: dal 37,1% del 2012 al 35,6% di quest’anno (confronto tra i primi quadrimestri). Su questo punto urge un intervento politico, come auspicato anche dal presidente della Repubblica <strong>Giorgio Napolitano</strong> nel suo videomessaggio di saluto all&#8217;inaugurazione del Salone del libro il 16 maggio: le <strong>piccole librerie</strong> garantiscono una diffusione del libro capillarmente in tutto il Paese, anche nei piccoli centri non raggiunti dalle catene. E poi tradizionalmente<strong> il libraio</strong> (non semplicemente un commesso, oberato da mille incombenze) è un <strong>operatore culturale</strong>, una figura che va ben oltre la funzione del <strong>commerciante</strong>.</p><p><span style="color: #c4161c;"><strong>Una crisi continua.</strong></span> Il 2012 è stato davvero l’<strong>annus horribilis</strong> per il mercato editoriale che ha chiuso con un -7,8% a valore e un -7% a copie il settore nei <strong>canali trade</strong> (librerie, online, grande distribuzione). Ha risentito meno della crisi il settore della <strong>fiction</strong> (-3.6%), seguito dall’<strong>editoria per ragazzi</strong> (con un -6.2%). Resta in sofferenza la <strong>non fiction</strong>. Nei primi quattro mesi dell’anno, si sono venduti oltre 27.800.000 copie libri, poco meno rispetto all’anno precedente (28.015.000). Significativa però la differenza di <strong>fatturato</strong>: 346milioni di euro in questo primo quadrimestre del 2013, contro i 362milioni di euro del corrispondente periodo del 2012.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/17/salone-del-libro-2013-ragazzi-salvano-editori-e-cresce-mercato-del-digitale/597275/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Morti bianche, il lavoro è un diritto. Solo sulla carta</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/12/lavoro-e-diritto-solo-sulla-carta/591365/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/12/lavoro-e-diritto-solo-sulla-carta/591365/#comments</comments> <pubDate>Sun, 12 May 2013 08:17:52 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia Truzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Articolo 1]]></category> <category><![CDATA[Costituzione]]></category> <category><![CDATA[Diritto al Lavoro]]></category> <category><![CDATA[Incidenti sul lavoro]]></category> <category><![CDATA[Lavoro]]></category> <category><![CDATA[Morti Bianche]]></category> <category><![CDATA[Morti sul Lavoro]]></category> <category><![CDATA[Sicurezza sul Lavoro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=591365</guid> <description><![CDATA[Giovedì 9 Maggio è stato il giorno nero delle “morti bianche”, espressione sbagliatissima per definire i morti sul lavoro (sbagliata perché in qualche modo attutisce la tragedia dei caduti sul lavoro). Giovedì hanno perso la vita Ruci Nouruz, operaio di Durazzo e residente ad Acqui Terme, morto folgorato; Massimo Vianello, conducente di un taxi acquatico...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>Giovedì 9 Maggio è stato<strong> il giorno nero delle “morti bianche”</strong>, espressione sbagliatissima per definire i morti sul lavoro (sbagliata perché in qualche modo attutisce la tragedia dei caduti sul lavoro).</div><div>Giovedì hanno perso la vita<strong> Ruci Nouruz</strong>, operaio di Durazzo e residente ad Acqui Terme, morto folgorato; <strong>Massimo Vianello</strong>, conducente di un taxi acquatico a Venezia, schiantato contro un molo; <strong>Giuseppe Mastrullo</strong>, agricoltore di Cerignola, schiacciato dal suo trattore; <strong>Piergiuseppe Zanesi</strong>, elettricista scivolato da una scala in un’azienda del Cremonese; <strong>Giovanni Cornacchia</strong>, manovratore, travolto da un vagone nell’area portuale di Monfalcone; <strong>Fernando Belli,</strong> 55 anni, imprigionato in una pressa nello stabilimento dove lavorava vicino a Chieti. Li ricordiamo perché non siano solo un numero, la notizia di una giornata di strage sul lavoro.</div><div>Dall’inizio dell’anno – i dati sono dell’Osservatorio indipendente di Bologna – sono documentati<strong> 172 lavoratori morti</strong> per infortuni sui luoghi di lavoro. A loro si aggiungono i lavoratori in nero che “spariscono dalle statistiche”, quelli che si ammalano a causa delle scarsa sicurezza delle fabbriche (e non c’è solo l’Ilva di Taranto) e, fenomeno sempre più in crescita, i disoccupati che si uccidono per la disperazione di non avere un impiego.</div><div>Il primo articolo della nostra Costituzione spiega: l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro; qualche buontempone, ciclicamente, salta fuori con l’idea di abolire la parola dalla Carta. Troppo “comunista” sostengono alcuni (siamo nel 2013, per favore), troppo simile a quelle società fondate sull’alleanza tra classi. L’unica verità è che quel dettato costituzionale è oggi un <strong>principio inapplicato</strong>. Specie se messo in relazione agli articoli 3 (<em>Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge&#8230; È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l&#8217;eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana&#8230;) </em>e 4<em> (La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto</em> ). Ora pare che perfino i nostri politici si siano accorti che il lavoro è un’emergenza, speriamo sia vero.</div><p>Mai come adesso c’è bisogno di un’azione che promuova “le condizioni” per rendere effettivo il <strong>diritto al lavoro</strong>. Restano i drammatici effetti di un imperdonabile ritardo (e qui a essere maggiormente chiamata in causa è la sinistra che ha smesso, da anni, di occuparsi di lavoro), figlio di un’idea pericolosa e criminale. La ricordava benissimo Furio Colombo, domenica scorsa su questo giornale: “Se prestate attenzione alla politica italiana, vi accorgerete che il lavoro esiste solo come opera buona, che alla fine, quando avremo accumulato di nuovo le giuste risorse, potremo tornare a distribuire, come i pasti caldi e le coperte dopo i terremoti”. Ma attenzione: i terremoti sono democratici. E questa volta, un paese impoverito e impaurito, popolato di persone di tutte le età costrette a elemosinare un impiego per vivere, non perdoneranno più lo spietato egoismo della miopia politica.</p><p><em>Twitter: @SilviaTruzzi1</em></p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 12 Maggio 2013</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/12/lavoro-e-diritto-solo-sulla-carta/591365/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Stefano Rodotà: “Su di me meschinità. Ha chiamato Prodi. Bersani non s’è degnato”</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/22/stefano-rodota-su-di-me-parole-meschine-mi-ha-chiamato-prodi-bersani-non/571391/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/22/stefano-rodota-su-di-me-parole-meschine-mi-ha-chiamato-prodi-bersani-non/571391/#comments</comments> <pubDate>Mon, 22 Apr 2013 09:12:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia Truzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Elezione Presidente della Repubblica]]></category> <category><![CDATA[Interviste]]></category> <category><![CDATA[PD]]></category> <category><![CDATA[Pier Luigi Bersani]]></category> <category><![CDATA[Presidenza della Repubblica]]></category> <category><![CDATA[Quirinale]]></category> <category><![CDATA[Stefano Rodotà]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=571391</guid> <description><![CDATA[Succede, purtroppo, di dover disturbare la domenica di un signore come Stefano Rodotà per chiedergli di rispondere ad alcune miserie che sono state scritte sul suo conto in questi giorni di Romanzo Quirinale. Lo si fa con un certo imbarazzo: non solo considerando la sua persona, ma anche tutti gli altri. Tutti quelli che in...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>Succede, purtroppo, di dover disturbare la domenica di un signore come <strong>Stefano Rodotà</strong> per chiedergli di rispondere ad alcune miserie che sono state scritte sul suo conto in questi giorni di <strong>Romanzo Quirinale</strong>. Lo si fa con un certo imbarazzo: non solo considerando la sua persona, ma anche tutti gli altri. Tutti quelli che in questi giorni lo hanno riconosciuto come simbolo del rinnovamento.</div><p><strong>Professore, si è scritto che per la seconda volta lei e Napolitano vi siete trovati a essere rivali per una presidenza. Ci racconta come andarono le cose nel ’92?</strong></p><p>Su quella vicenda non sono mai tornato. E, chiariamo subito, non ha mai provocato frizioni tra me e Giorgio Napolitano: io le questioni politiche non le mescolo con quelle personali. Dopo l’elezione di Scalfaro alla Presidenza della Repubblica, Napolitano fu eletto presidente della Camera. In precedenza ero stato designato dal <strong>Pds</strong> come candidato alla presidenza di Montecitorio, di cui ero vice-presidente. Sono stato impallinato in parte dai franchi tiratori del Pds e soprattutto dal veto di Craxi. Ebbi un incontro con Napolitano, perché i vertici del partito ben si guardavano dal fare chiarezza. Dopo, io ritirai la candidatura e andai a votare per Napolitano. Mi pare tutto chiaro. E poi non è vero, come è stato scritto, che allora lasciai il partito. Mi dimisi semplicemente dalla presidenza del Pds perché ero stato candidato e poi non sostenuto dal partito. C’era una contraddizione. Più tardi presentai le mie dimissioni da deputato, furono ripetutamente respinte. Sono rimasto in parlamento fino alla fine della legislatura . Ho detto no a una successiva candidatura, non per risentimento, ma perché volevo fare altro.</p><p><strong>Sabato invece, che è successo?</strong></p><p>Sono partito da Reggio Emilia e sono atterrato a Bari dopo le 16. Lì ho saputo che c’era un fatto nuovo, ovvero la candidatura di Napolitano. I giornalisti m’informano della cosa e mi chiedono se intenda ritirarmi: “Apprendo ora di questi nuovi sviluppi, non ho ricevuto nessuna sollecitazione in questo senso, ci sono 1007 grandi elettori e questi voteranno come credono”.</p><p><strong>Le hanno rinfacciato di non aver fatto un “gesto di cortesia”.</strong></p><p>Ma che vuol dire? Apprendo un fatto dai giornalisti, nessuno – sottolineo, nessuno – mi chiede di ritirarmi. Io non sono in Parlamento, nemmeno potevo discuterne lì. Non avrei certo potuto ritirarmi senza parlare con le persone che avevano proposto e sostenuto il mio nome dalla prima votazione. Non avrei mai sbattuto la porta in faccia al Movimento 5 Stelle o a Sel. La prima cosa che ho detto sul palco di Bari è stata: “Vorrei dare un saluto al rinnovato presidente della Repubblica”. Una dichiarazione istituzionalmente doverosa, io tengo molto alle istituzioni. Questo rilievo mi pare dunque politicamente infondato ed è una critica personale tutto sommato meschina.</p><p><strong>Le è stato rimproverato anche di non aver preso in mano il telefono e contattato il Pd.</strong></p><p>Ma per quale ragione dovevo chiamarli io? Il mio telefono e la mia email, durante la campagna elettorale, sono stati largamente contattati. Io, che nelle altre campagne elettorali mi ero molto tenuto in disparte, questa volta, vedendo il rischio, sono intervenuto. E poi guardi: il Pd mi aveva chiesto di candidarmi alle ultime europee, come capolista nel Nord-Est. Ho rifiutato, come ho sempre fatto da quando sono uscito dal Parlamento. Poi, me lo aveva chiesto con grandissimo garbo anche Nichi Vendola. Ma non avevo nessun dovere verso di loro. Dovevo forse chiedere il permesso al Pd per accettare la candidatura del Movimento 5 Stelle? Ma siamo pazzi? Loro credono di essere i proprietari delle vite altrui. Devo spiegare perché doveva essere Bersani a chiamarmi? Perché, più o meno responsabilmente, guida un partito e quando si crea una situazione di conflitto tra persone provenienti dallo stesso mondo, è lui che deve prendere l’iniziativa.Sa cosa le dico? Romano Prodi dal Mali mi ha telefonato.</p><p><strong>Cosa le ha detto Prodi?</strong></p><p>&#8220;Stefano, mi dispiace che ci troviamo in una situazione di conflitto”. E io gli ho risposto: “Questa telefonata dimostra di quale spessore politico diverso tu sia rispetto agli altri. Per quel che mi riguarda, ho fatto una dichiarazione concordata con i capigruppo del Movimento 5 Stelle le cui ultime parole sono: ‘Per parte mia non sarò d’ostacolo qualora il Movimento voglia prendere in considerazioni soluzioni diverse’”.</p><p><strong>Resta l’inspiegabile fatto che gli uomini del Pd si aspettavano che lei li chiamasse.</strong></p><p>Quando hanno bisogno di me si fanno vivi, quando invece io assumo un ruolo rispetto al quale loro dovrebbero esprimersi, scompaiono.</p><p><strong>Eugenio Scalfari ha scritto su Repubblica che il suo nome proprio non gli era venuto in mente. Eppure a giugno dell’anno scorso (precisamente il 2, festa della Repubblica, sic) il nostro giornale la intervistò perché proprio Scalfari aveva parlato di lei per una lista di intellettuali che facessero da “stampella” al Pd.</strong></p><p>Sono rimasto molto sorpreso. Ho trovato l’attacco di Scalfari inutilmente aggressivo e del tutto infondato per quanto riguarda i dati di fatto. E il complessivo significato politico di quello che è avvenuto.</p><p><strong>Ultima: nessuno ha spiegato perché il Pd non ha voluto convergere sul suo nome.</strong></p><p>Chissà. Forse avevano già definito una strategia che poi si è rivelata rovinosa: io ero probabilmente in rotta di collisione.</p><p><em>Twitter @SilviaTruzzi1 </em></p><p><strong><em>da il Fatto Quotidiano del 22 aprile 2013</em></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/22/stefano-rodota-su-di-me-parole-meschine-mi-ha-chiamato-prodi-bersani-non/571391/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Violenza sulle donne, rompiamo il silenzio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/21/violenza-sulle-donne-rompiamo-il-silenzio/570947/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/21/violenza-sulle-donne-rompiamo-il-silenzio/570947/#comments</comments> <pubDate>Sun, 21 Apr 2013 14:47:55 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia Truzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Donne di Fatto]]></category> <category><![CDATA[Femminicidio]]></category> <category><![CDATA[Legge]]></category> <category><![CDATA[Mass Media]]></category> <category><![CDATA[Stampa]]></category> <category><![CDATA[Violenza sulle Donne]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=570947</guid> <description><![CDATA[Denise aveva 22 anni, il suo &#8216;ex&#8217; l&#8217;ha freddata con un solo proiettile, alla nuca. Poi si è ucciso. Il corpo di Michela invece è stato crivellato di colpi dalla pistola d&#8217;ordinanza dell&#8217;ex marito, una guardia giurata che la picchiava abitualmente. Dopo, anche lui si è sparato. Lucia invece non è morta, è &#8216;solo&#8217; stata...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Denise</strong> aveva 22 anni,<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/16/femmicidio-uccide-ex-fidanzata-e-si-suicida-lei-aveva-lasciato-due-mesi-fa/565071/" target="_blank"> il suo &#8216;ex&#8217; l&#8217;ha freddata con un solo proiettile</a>, alla nuca. Poi si è ucciso. Il corpo di <strong>Michela</strong> invece è stato <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/18/roma-insegue-lex-moglie-in-auto-e-spara-sei-colpi-dal-finestrino-poi-tenta-suicidio/567872/" target="_blank">crivellato di colpi dalla pistola d&#8217;ordinanza dell&#8217;ex marito</a>, una guardia giurata che la picchiava abitualmente. Dopo, anche lui si è sparato.<strong> Lucia</strong> invece non è morta, è &#8216;solo&#8217; stata <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/17/pesaro-avvocatessa-sfigurata-con-acido-fermato-ex-collega-cercasi-due-albanesi/565854/" target="_blank">sfigurata con l&#8217;acido</a>: un suo ex fidanzato è in stato di fermo.</p><div id="attachment_571028" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/21/violenza-sulle-donne-rompiamo-il-silenzio/570947/rompiamo-silenzio/" rel="attachment wp-att-571028"><img class="size-full wp-image-571028" title="flash mob &quot;Rompiamo silenzio, un fiore per Michela e le altre&quot;" src="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/plugins/lazy-load/images/1x1.trans.gif?adf349" id="no-script-hide" data-lazy-src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/04/rompiamo-silenzio.jpg?adf349" alt="" width="300" height="225" /><noscript><img class="size-full wp-image-571028" title="flash mob &quot;Rompiamo silenzio, un fiore per Michela e le altre&quot;" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/04/rompiamo-silenzio.jpg?adf349" alt="" width="300" height="225" /></noscript></a><p class="wp-caption-text">Un&#39;immagine del flash mob &quot;Rompiamo silenzio, un fiore per Michela e le altre&quot; (foto di Manuela Campitelli)</p></div><p>È il bilancio di <strong>tre giorni d&#8217;aprile</strong>, in Italia, e pare un bollettino di guerra. L&#8217;aggressione con l&#8217;acido, un atto d&#8217;inimmaginabile viltà, è un tipo di violenza che siamo abituati a etichettare come “straniero”, perché  l&#8217;eco di atti del genere arriva da noi da paesi lontani, spesso a maggioranza musulmana. La storia di Lucia, ricoverata in condizioni gravissime a Parma, ci dovrebbe togliere ogni tipo di certezza. Sarà bene che guardiamo a queste situazioni come <strong>a cose nostre</strong>, che accadono qui. Sarà meglio anche che smettiamo di esprimerci con parole come<strong> &#8216;delitto passionale&#8217; o &#8216;raptus&#8217; </strong>che in qualche modo sottintendono <strong>una giustificazione</strong>, perché presuppongono un amore folle e definitivo. E quando c&#8217;è l&#8217;amore, allora va bene tutto. Purtroppo <strong>con l’amore questo non c’entra nulla</strong>. Ripeterlo non fa mai male.</p><p>In questa rubrica abbiamo parlato tante volte di violenza sulle donne. L&#8217;ultima il 25 novembre scorso, in occasione <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/25/scappiamo-al-primo-schiaffo/426060/" target="_blank">della <strong>Giornata mondiale contro la violenza sulle donne</strong></a>, quando abbiamo pubblicato <a href="http://www.casadonne.it/cms/images/pdf/pubblicazioni/materiali/femicidio%20in%20italia%202012.pdf" target="_blank">i dati (allora provvisori) dell&#8217;anno raccolti dalla <strong>Casa delle donne di Bologna</strong></a>: nel 2012 sono state uccise 124 donne, nella maggioranza dei casi da <strong>ex fidanzati</strong> o<strong> ex mariti</strong>. Ma forse il problema è che non se ne parla abbastanza, se questa settimana i casi di Lucia, Michela e Denise sono finiti in secondo piano, in un Paese anestetizzato dalle inutili manfrine di una classe politica d&#8217;inetti.</p><p>E forse anestetizzato anche dalla frequenza con cui le agenzie battono le notizie di <strong>omicidi e violenze contro le donne</strong>. Succede così spesso che diventano “normali”, quasi fossero incidenti stradali. Di cui infatti si dà conto sulla cronaca locale dei quotidiani o in breve sulle pagine nazionali, ma solo se sono in qualche modo &#8216;sensazionali&#8217;. Il fatto che le aggressioni alle donne siano diventate abituali non significa però che siano<strong> normali</strong>. Significa, al contrario, che sono <strong>un&#8217;emergenza quotidiana</strong>. E allora la reazione deve essere, al contrario, <strong>parlarne di più</strong>. Parlarne implica stimolare la sensibilità dell&#8217;opinione pubblica, la consapevolezza delle donne che tendono a non far caso o a perdonare i <strong>primi segni di violenza</strong>, perché hanno paura o perché pensano addirittura di meritarsi una punizione.</p><p>Parlarne può voler dire produrre una sanzione sociale reale, obbligare la politica a tornare a occuparsi dei <strong>problemi delle persone</strong> (non sarà mai troppo presto) e ad affrontarli, magari con una <strong>legge specifica sul femminicidio</strong>. Soprattutto per non far sentire sole le donne, ma per aiutarle a sentirsi più forti per potersi tutelare. E quindi sono benvenute le manifestazioni (come quella, molto partecipata, di questa mattina al pontile di Ostia, <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/19/femminicidio-rompiamo-il-silenzio-flash-mob-contro-la-violenza/569041/" target="_blank">&#8216;Rompiamo il silenzio un fiore per Michela e le altre&#8217;</a></strong>) che invitano a rompere il <strong>silenzio sul femminicidio</strong>. Facciamo più rumore possibile: la violenza sulle donne non è un incidente.</p><p>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 21 aprile 2013</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/21/violenza-sulle-donne-rompiamo-il-silenzio/570947/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Gianluca Nicoletti: &#8220;Il difficile mestiere di vivere con Tommy, figlio autistico&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/19/nicoletti-difficile-mestiere-di-vivere-con-tommy-figlio-autistico/565716/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/19/nicoletti-difficile-mestiere-di-vivere-con-tommy-figlio-autistico/565716/#comments</comments> <pubDate>Fri, 19 Apr 2013 06:43:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia Truzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Autismo]]></category> <category><![CDATA[Diritti dei Disabili]]></category> <category><![CDATA[Disabili]]></category> <category><![CDATA[Disabilità]]></category> <category><![CDATA[Interviste]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=565716</guid> <description><![CDATA[Papà è la parola: desiderata, inseguita, mai arrivata perché Tommy non l’ha mai pronunciata. E il suo innominato papà allora l’ha sognata. “Una notte ho sognato che parlavi” (Mondadori) è una spudorata dichiarazione d’amore di un papà per suo figlio Tommaso, 14 anni di silenzio chiuso in una malattia che noi chiamiamo autismo e della...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Papà è la parola: desiderata, inseguita, mai arrivata perché Tommy non l’ha mai pronunciata. E il suo innominato papà allora l’ha sognata. “<em>Una notte ho sognato che parlavi</em>” (Mondadori) è una spudorata dichiarazione d’amore di un papà per suo figlio <strong>Tommaso</strong>, 14 anni di silenzio chiuso in una malattia che noi chiamiamo autismo e della quale sappiamo molto poco. <strong>Gianluca Nicoletti</strong>, giornalista e scrittore, ci ha messo tutto: furia, dolcezza, ironia, rabbia, stupore, affetto. E un ingrediente rarissimo: la sincerità.</p><p><strong>Deve essere un’esperienza violenta scrivere un libro sulla malattia del proprio figlio.<br /></strong>Per me è stata una doppia violenza, dovevo contraddire una sorta di immagine che mi ero cucito addosso in questi 35 anni di professione. Passo per un cinico osservatore di fenomeni della contemporaneità&#8230; poi faccio un libro da cui esco come fossi Madre Teresa&#8230; Questo però è secondario. Il mio editor ha insistito molto: mi ha convinto l&#8217;idea di parlare di questo argomento in maniera concreta.</p><p><strong>Il racconto mette a nudo la sua vita e quella di suo figlio in modo assoluto.</strong> <br />L&#8217;ho scritto come se raccontassi a un amico o a un collega. Ho cercato di non omettere nulla, anche i particolari: c’è più cinismo che richiesta di commiserazione. È la mia quotidianità. Credo sia civilmente indispensabile che di autismo si parli in maniera concreta e non più fantasiosa. C&#8217;è una sofferenza indicibile: in Italia gli autistici sono 400 mila. Credo che ora i miei colleghi abbiano capito perché sono perennemente di corsa, perché preferisco lavorare da casa. È stato un po&#8217; un <em>coming out</em>.</p><p><strong>In famiglia erano d&#8217;accordo?</strong> <br />Io e mia moglie siamo una coppia abbastanza atipica, non facciamo quadretti d&#8217;amore eterno. Viviamo con realismo e concretezza la fatica quotidiana. Abbiamo una famiglia complessa e due lavori molto impegnativi. Da anni ci siamo organizzati in turni, lei lavora il pomeriggio fino alla sera tardi, io mi sono organizzato per fare la radio la mattina. Ho scritto di notte, quando tutti dormivano.</p><p><strong>C&#8217;è una definizione quasi spietata: &#8220;Un figlio nato orfano&#8221;. Perché?</strong><br />Sono figli di cui non hai mai la certezza che ti considerino un genitore. Come i grandi amori non consumati: ecco con un figlio autistico è difficile consumare un atto d&#8217;amore genitoriale. Il rapporto con mio figlio è tutto di atti materiali, di protezione. Anche rispetto alla possibilità che lui mi faccia del male. C&#8217;è una disperata ricerca di tracce, di fili sottili – a volte immaginari, a volte concreti – per trovare una dimensione parallela alla mia e alla sua dove ci si possa incontrare. È un esercizio quotidiano, faticosissimo.</p><p><strong>Il libro nasce in un momento choc, quando Tommy diventa adulto.</strong> <br />È stato un passaggio improvviso: avevo un bambino quando sono partito per il mare e un uomo quando sono tornato. Cambia tutto: un uomo con comportamenti da bambino è difficilissimo da gestire, perché è un essere ibrido che non esiste nella classificazione dei generi umani che conosci. Un gigante aggressivo, con un’interiorità profondissima che tu puoi sondare come chi vaga nella nebbia. Poi ci sono le chiusure, totali, improvvise. E tu non sai quando, perché accadono.</p><p><strong>Una vita perennemente all&#8217;erta.</strong> <br />Un po&#8217; come un latitante. Ha una città nella quale confondersi e nascondere i segni della sua diversità, ma deve fare una vita il più possibile simile a quella degli altri. Ha un segreto che pesa sulla testa e deve sempre stare con la pistola pronta. È quello che succede a me. Mio figlio non può star solo un istante: nel secondo che sta solo può succedere di tutto. Si fa male, apre il cassetto dei coltelli, distrugge qualcosa.</p><p><strong>E quando non siete insieme?</strong> <br />Quando mi chiama mia moglie mi viene sempre il batticuore. Lei in questo momento è molto più esposta di me perché lui è fisicamente preponderante. Pochi giorni fa a Vicenza un&#8217;insegnante di sostegno e un&#8217;operatrice di una cooperativa sociale sono state arrestate per maltrattamenti su un alunno autistico. Bisogna che si prenda atto della gravità dell&#8217;autismo. L’Istituto superiore di sanità ha emanato le linee guida, sono le più verificate e utili: devono diventare un dato acquisito dalle istituzioni. Oggi per assurdo lo Stato passa terapie inutili e quelle che servono le famiglie se le devono pagare da sole. Bisogna spendere bene i soldi. L&#8217;esempio di Vicenza ci dice che è inutile pagare persone che non hanno la necessaria preparazione. Basterebbe una gestione attenta e mirata delle risorse che già ci sono. Tra mezz&#8217;ora vado in Comune per vedere se almeno sono riuscito a ottenere uno spazio&#8230;</p><p><strong>&#8230;Insettopia, giusto?</strong> <br />Sì, la mia idea di un luogo dove le persone come Tommy possano avere un’esistenza serena e sicura<em> (nel libro Insettopia è la &#8220;la città felice dei ragazzi autistici&#8221;, ndr)</em>. Il guado è il dopo. Quando i genitori non ce la fanno più, loro e i figli diventano materiale da discarica, residui umani. Finiscono in istituti e un autistico, quando smetti di stimolarlo, regredisce e la vita finisce. Ripeto: lo Stato fornisce un’assistenza inutile. Gli operatori non formati costano quanto operatori capaci: chi conosce la patologia conosce i sintomi e sa come intervenire, sa gestire e prevenire l&#8217;ansia.</p><p><strong>Tommy un giorno si è rifiutato di andare nella vostra casa in Abruzzo. Era il giorno prima del terremoto.</strong> <br />Io non avvalorerò mai la teoria per cui gli autistici sono gli ambasciatori della nuova era dell&#8217;Acquario. Una cosa è vera: hanno una sensibilità incredibile per i particolari.</p><p><strong>Come la capacità di riconoscere uno scatolone tra cento uguali?</strong> <br />Durante il trasloco c&#8217;era una parete intera di scatoloni perfettamente uguali, avevamo impacchettato tutto giorni prima. Lui cercava una cassetta, mi ha indicato uno scatolone nel mucchio: era proprio lì. Non è una facoltà paranormale, è che ha una straordinaria capacità di memorizzare i particolari. E sì, si è rifiutato di muoversi da Roma quella volta del terremoto, forse ha sentito lo sciame sismico. È una strana malattia, molto legata alla suggestione, su questo sono nate leggende. Però è vero che mio figlio sente i miei stati d&#8217;animo, in modo accentuato. E se vuole riesce a rendermi straordinariamente sereno. Come nessun altro al mondo.</p><p><strong>Avete un altro figlio più grande.  Com  &#8216;è il rapporto tra i fratelli?</strong> <br />Per il fratello maggiore è un tradimento perenne. Non riesci a essere sufficientemente attento ai problemi del più grande, che già vive una grande solitudine in famiglia. L&#8217;ho capito tardi. E come l&#8217;avete risolto? Ci siamo divisi i ruoli, io mio occupo più di Tommy, mia moglie più del figlio maggiore. L&#8217;ideale sarebbe – accade in altri luoghi più civili di Roma – che tuo figlio potesse trascorrere con altri ragazzi e operatori il weekend in campagna, per esempio. Una volta all&#8217;anno Tommy va in settimana bianca. Lui è felicissimo. E noi così ubriachi di libertà che alla fine non usciamo nemmeno di casa.</p><p><em>Twitter: <a href="https://twitter.com/silviatruzzi1">@SilviaTruzzi1<br /></a></em></p><p><em>Da Il Fatto Quotidiano del 17 aprile 2013 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/19/nicoletti-difficile-mestiere-di-vivere-con-tommy-figlio-autistico/565716/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Kamala Harris e i complimenti &#8216;vietati&#8217; di Obama</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/07/kamala-harris-e-i-complimenti-vietati-di-obama/554219/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/07/kamala-harris-e-i-complimenti-vietati-di-obama/554219/#comments</comments> <pubDate>Sun, 07 Apr 2013 15:30:27 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia Truzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Donne di Fatto]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Barack Obama]]></category> <category><![CDATA[Donne]]></category> <category><![CDATA[Donne in Politica]]></category> <category><![CDATA[Femminilità]]></category> <category><![CDATA[Parità]]></category> <category><![CDATA[Questioni di Genere]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=554219</guid> <description><![CDATA[Barack Obama – c’informano le agenzie e i quotidiani – è incappato in una “gaffe”. 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Via, è la verità! Lei è un’amica e una sostenitrice da anni”. Apriti cielo, la tempesta si è abbattuta sul Presidente, sommerso di critiche da elettori e commentatori: <strong>sessista, sciovinista e via dicendo</strong>. Addirittura si parla di molestie e abusi. “Come si è permesso?”, tuonano le femministe. C’è chi rimpiange che non sia stato eletto Mitt Romney, chi vuol spedire il presidente a un corso sulla “sensibilità di genere”.</div><p>A costo di sembrare insensibile alla <strong>“sensibilità di genere”</strong>, tocca dire che tutto questo pare una colossale sciocchezza. Primo: il complimento non è assolutamente aggressivo, rivolto a un’amica di vecchia data. Che tra l’altro è una signora di quasi cinquant’anni, non una sprovveduta ventenne. Una donna che ha lavorato e fatto politica, conquistandosi un ruolo e un’indipendenza. L’apprezzamento non è certo paragonabile al “lei quante volte viene?” di Berlusconi, un uomo che non si vergogna di dire che mantiene <strong>42 ragazze,</strong> più giovani delle sue figlie più giovani. Ora se Obama non avesse aggiunto l’aggettivo “attraente” sarebbe stato meglio, era probabilmente fuori contesto: ma forse se l’è permesso in virtù della lunga amicizia. E che sia stato costretto a “scuse formali” pare francamente una stupida esagerazione. Più importante che nel suo secondo mandato abbia coinvolto un numero di donne maggiore rispetto al primo (mentre qui in Italia i saggi nominati da Napolitano sono tutti uomini sopra i sessant’anni).</p><p>Le persone sono, da un punto di vista fenomenico, anche “persone fisiche”. <strong>Sono gesti, sguardi, voce, sono uomini e donne</strong>. Le donne sono state per millenni ai margini, in un’indegna condizione di dipendenza, subalternità, esclusione sociale. Nel corso del Novecento molte battaglie sono state vinte per accorciare questo intollerabile divario. Che non è ancora definitivamente colmo. Siamo sicuri che la questione della <strong>parità</strong> (della “sensibilità di genere”) si risolva obbligando gli uomini a non fare complimenti? E non rivendicando una diversità che arricchisce, il diritto a conciliare, per esempio, il lavoro e la maternità? Sta all’indipendenza intellettuale e culturale (economica) delle donne realizzare un’affermazione che non sia negazione: né di sé né dell’altro da sé. Siamo diversi, ma <strong>la femminilità non deve essere nemica della parità</strong>. Senza contare che un mondo dove un uomo non può fare un complimento a una donna, nemmeno se è una vecchia amica, è piuttosto triste.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 7 Aprile 2013</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/07/kamala-harris-e-i-complimenti-vietati-di-obama/554219/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Movimento 5 Stelle: troppo rigore per nulla?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/01/5stelle-troppo-rigore-per-nulla/548586/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/01/5stelle-troppo-rigore-per-nulla/548586/#comments</comments> <pubDate>Mon, 01 Apr 2013 17:16:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia Truzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Cittadini]]></category> <category><![CDATA[Credibilità]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[Roberta Lombardi]]></category> <category><![CDATA[Vito Crimi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=548586</guid> <description><![CDATA[Cupezza a cinque stelle. Molto si è detto delle scelte (e delle non scelte) politiche del Movimento Cinque Stelle, vincitore morale delle elezioni. Parecchio si è detto anche dei comportamenti dei parlamentari, lontanissimi dall&#8217;ortodossia e talvolta anche dalle buone maniere (che però non sono una “porcata” o un residuato della vecchia politica da spazzare via)....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>Cupezza a cinque stelle. Molto si è detto delle scelte (e delle non scelte) politiche del <strong>Movimento Cinque Stelle</strong>, vincitore morale delle elezioni. Parecchio si è detto anche dei comportamenti dei parlamentari, lontanissimi dall&#8217;ortodossia e talvolta anche dalle buone maniere (che però non sono una “porcata” o un residuato della vecchia politica da spazzare via). Siccome non è il momento di fare troppo gli schizzinosi, si possono perdonare ai “pentastellati” gaffe e sbavature, anche in considerazione dell’improba fatica di dover imparare tutto in pochissimo tempo.</div><p>Due parole varrebbe la pena spenderle però per i toni che da un mese a questa parte ci siamo abituati ad ascoltare. Che sono d’incredibile cupezza, circostanza piuttosto strana per due ragioni. Primo: il leader è un comico. Secondo: il loro sbarco in Parlamento ha indubbiamente smosso una situazione paludata. Per esempio, ha costretto i democratici a rivedere le candidature per Camera e Senato e a inserire nel proprio programma provvedimenti che per anni sono stati solo sbiaditi slogan: un successo da salutare con soddisfazione. Invece permangono nei discorsi dei parlamentari cinque stelle<strong> accenti inutilmente tetri e intransigenti</strong>: troppo rigore per nulla?</p><p>Dopo il colloquio con Napolitano, <strong>Roberta Lombardi ha ripreso il collega Crimi che l’aveva improvvidamente chiamata “onorevole” e non “cittadina”</strong>: siamo tutti d’accordo sul fatto che il Parlamento sia stato abitato più da disonorevoli che da onorevoli, però questo eccesso di puntini sulle “i” diventa caricaturale. Le parole sono importanti, ma non sono solo pietre. Ed è chiaro, chiarissimo, che deputati e senatori grillini sono rappresentanti dei loro elettori, che così intendono il mandato parlamentare: non c’è bisogno di sottolinearlo ossessivamente. <strong>Aldo Grasso</strong> sul Corriere ha scritto che l’incontro Bersani &#8211; Cinque Stelle sembrava un interrogatorio della polizia bulgara. E un po&#8217; è vero. Ha detto la Lombardi: “Mi sembrava di stare a Ballarò”, “sono vent’anni che stiamo a sentire queste parole”. Noi “siamo le parti sociali, i cassintegrati, i disoccupati, gli studenti fuori sede”. Al di là della sicurezza di sé che quando eccede diventa spocchia, oltre l’assenza di <em>pars construens</em> (dare un paio di nomi a Napolitano?), c’è questa<strong> inspiegabile pesantezza, forse confusa con la credibilità</strong>. Qualche sorriso non guasterebbe, così come un po’ di ironia. I parlamentari cinque stelle sono giovani, in ogni senso: forse possono affrontare questo momento di guado, del quale sono protagonisti, con più ottimismo. Nella più celebre tra le &#8220;Lezioni Americane&#8221;, <strong>Italo Calvino</strong> dice: “Nei momenti in cui il regno dell&#8217;umano mi sembra condannato alla pesantezza, penso che dovrei volare come Perseo in un altro spazio (&#8230;).. Voglio dire che devo cambiare il mio approccio, devo guardare il mondo con un&#8217;altra ottica, un&#8217;altra logica, altri metodi di conoscenza e di verifica”. Chissà che da Calvino, una <strong>lezione sull&#8217;importanza della leggerezza</strong>, non la accettino, in un Paese già appesantito da una crisi senza fine.</p><p>Il Fatto Quotidiano, <em>31 marzo 2013</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/01/5stelle-troppo-rigore-per-nulla/548586/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Antonio Tabucchi, a un anno dalla morte una lezione sempre attuale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/25/tabucchi-ricordo-di-bajani-a-anno-dalla-morte/541748/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/25/tabucchi-ricordo-di-bajani-a-anno-dalla-morte/541748/#comments</comments> <pubDate>Mon, 25 Mar 2013 15:23:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia Truzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Andrea Bajani]]></category> <category><![CDATA[Antonio Tabucchi]]></category> <category><![CDATA[Sostiene Pereira]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=541748</guid> <description><![CDATA[Siccome &#8220;la professionalità è tutto&#8221;, è venuto il tempo di mettersi davanti al computer e scrivere un articolo: ricordo di Antonio Tabucchi, a un anno dalla morte. Per farlo bisogna dimenticare di aver udito, nel silenzio della mattina, un tumulto da dentro quando – scartando un pacco con la familiare dicitura “Feltrinelli editore” – è...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Siccome &#8220;la professionalità è tutto&#8221;, è venuto il tempo di mettersi davanti al computer e scrivere un articolo: ricordo di <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/25/tabucchi-uomo-libero/200072/"><strong>Antonio Tabucchi</strong>, a un anno dalla morte</a>. Per farlo bisogna dimenticare di aver udito, nel silenzio della mattina, un tumulto da dentro quando – scartando un pacco con la familiare dicitura “Feltrinelli editore” – è saltato fuori <em>Di tutto resta un poco</em>, l’ultima raccolta di scritti. Postuma: per questo libro non ci saranno telefonate e nemmeno chiacchiere sulla politica, sui romanzi appena finiti, sugli amici in comune. <em>Quanto gli piaceva il mestiere di scrivere</em> è il primo pensiero mentre con le dita si scorre l’indice. Il sottotitolo ci spiega che qui si parla di “<strong>Letteratura e cinema</strong>”. Infatti il benvenuto, il primo saggio, è un elogio della letteratura “compito che non avrei mai pensato di assumermi”, avverte l’autore nell’incipit. Quel che segue è una dichiarazione d’amore. Un amore cieco che non si smarrisce, appassionato eppure così analitico. “La letteratura è nomade, non stanziale (&#8230;) Inoltre è correttiva”, rispetto “alla Storia più matrigna”. “È il territorio della libertà assoluta”. E poi, con il maestro Pessoa: “<strong>È la dimostrazione che la vita non basta”</strong>. “La letteratura, come la scienza, è ovviamente creativa, nel senso che produce qualcosa che prima non c&#8217;era, vale a dire che inventa. Ma al pari della scienza non si limita a questo, che è già straordinario: scopre”.</p><p>E allora ecco <strong>Flaubert</strong> – uno dei mille autori in cui ci s’imbatte – che “non inventò il bovarismo, lo scoprì”. Tra le tante, una definizione in particolare è stata citata in questi giorni tristi d’anniversario: “La letteratura è sostanzialmente una visione del mondo differente da quella imposta dal pensiero dominante, o meglio dal pensiero al potere, qualsiasi esso sia”.</p><p>Naturale, si dirà: la scrittura cosiddetta “civile” è stata una cifra dell&#8217;intero “essere Antonio Tabucchi”, del suo modo di guardare il mondo anche oltre la pagina di un libro, letto o scritto che fosse. Questo tratto – di penna e di vita – è stato ricordato solo con fugaci cenni, ma per il professore era tutt&#8217;altro che un vezzo: e non solo perché il suo romanzo più famoso, <em>Sostiene Pereira</em>, è una storia di ribellione contro una dittatura. Soprattutto perché lui più che all&#8217;indignazione gridata dalla finestra, era vocato a fare i nomi. Attitudine che lo rese meno popolare di quanto la memorialistica <em>post mortem</em> non voglia oggi, anche tra i suoi colleghi “intellettuali” e tra i direttori dei giornali. I nomi, il professore, li fa anche in questo libro. “Per un mondo più umano” è il titolo del quarto capitolo e insieme una battaglia per cui lo scrittore che è morto in Portogallo amando follemente l’Italia, si è speso mettendoci la faccia e usando la sciabola della scrittura. Si parla delle torture di <strong>Bolzaneto</strong> (citando diffusamente gli scritti di Antonio Cassese) e di molte altre vergogne che questo Paese non ha avuto il coraggio di ripulire dalla colpa dell’omertà: “Non ho mai smesso di indignarmi e credo, con noi, molti italiani che mantengono memoria: per <strong>Piazza Fontana</strong>, per P<strong>iazza della Loggia</strong>, per <strong>l’Italicus</strong>, per la strage di <strong>Peteano</strong>, per il massacro nella <strong>stazione di Bologna</strong>, per i <strong>Servizi segreti</strong> cosiddetti <strong>deviati</strong>, per lo <strong>spionaggio</strong> operato dalla <strong>Telecom</strong> in collaborazione con lo Stato”.</p><p>Attenzione però: “Non è l’indignazione a mantenere in vita la democrazia, sono le leggi. Per questo mi piacerebbe che le gravi anomalie italiane fossero portate a conoscenza del mondo”. E per questo, a ogni maldestro – ma non innocuo – tentativo di scassinare la Costituzione, i lettori del <strong><em>Fatto</em></strong> hanno potuto, fino a un anno fa, leggere gli articoli di Tabucchi. Che non erano mai moniti: erano tentativi di mettere con le spalle al muro chi aveva responsabilità, anche solo quella di essersi girato dall’altra parte. Di solito, la risposta era una milionaria richiesta di risarcimento danni. Come quella di Renato Schifani, tanto per rifare i nomi.</p><p><em>Di tutto resta un poco</em> è un Sillabario senza alfabeto o forse uno Zibaldone dei commiati: c’è il film della vita, quella “dolce” di Fellini (“a Parigi non sarei mai andato senza <em>La dolce vita</em>), il battito d’ala di una farfalla che &#8220;credeva di essere un fantasma&#8221; (Marylin), le parole difficili (<em>saudade</em>). Ci sono gli scrittori, gli amici e può succedere che le due categorie si sovrappongano. Lo si capisce qualche giorno dopo. In un’altra mattina con il cielo d’umor nero e dunque perfettamente intonato, quando dal solito pacco familiare esce un altro libro, <em>Mi riconosci</em>. E&#8217; un romanzo, bellissimo e straziante, dove <strong>Andrea Bajani</strong> ripercorre la storia di un’amicizia, dà del tu alla morte e intanto parla con Antonio Tabucchi.</p><p>Ci racconta una telefonata che sarà inevitabilmente l’ultima, il viaggio clandestino contro il tempo, per arrivare a Lisbona prima che sia troppo tardi. Le mail che parlano sempre meno di letteratura e diventano bollettini medici: “In mezzo ci stavano la chemioterapia, i ricoveri, il letto d’ospedale, <strong>la fatica di provare ad accettare il corpo non soltanto come un nemico pronto a uccidere, non soltanto come uno che ha tradito, un doppiogiochista, uno passato dall’altra parte a fare da complice alla morte</strong>”. Dove Bajani abbia trovato il coraggio di mettere <em>queste</em> parole una in fila all’altra, è una domanda che trova risposta solo nella forza della scrittura. Che certe volte è sovrumana. Altre ingenua, come quando l’autore in fondo all’ultimo capitolo mette la parola “FINE” a una storia scritta proprio per non dare al destino la soddisfazione di aver dettato lui quella parola, l&#8217;ultima.</p><p>Se questo romanzo fosse una meditazione sepolcrale, avrebbe qualcosa di estremamente tranquillizzante, come lo sono i cimiteri di campagna verso sera. Invece è <strong>un valzer dolente attorno alla parola “orfano”</strong>: questa parola si può usarla perché i padri sono quelli che ci amano e che ci insegnano. Tutt’insieme, ci insegnano quello che amano: i padri non sempre sono papà ma spesso sono maestri, con l’amore in più. Di qui l’impossibilità dell’addio: “Il lutto, in fondo, è il tentativo di abitare il vuoto di qualcuno che si è perso”, scrive Bajani nella postfazione. “<strong>Questa storia l’ho scritta così, cercando di arredare quello spazio con il mio mobilio</strong>”. Una risposta alla domanda che Tabucchi si fa in <em>Di tutto resta poco</em>: “Perché si scrive? (&#8230;) Le risposte possibili sono tutte plausibili senza che nessuna davvero lo sia. Si scrive perché si ha paura della morte? È possibile. O non si scrive piuttosto perché si ha paura di vivere?”. Si scrive, anche perché la manutenzione degli affetti non si esaurisce, non si può arrendere davanti ai corpi traditori: “Ora mi stavi davanti, ridotto quasi agli occhi”. Pensiamo che il dolore debba seguire il sentiero del pudore taciturno, per evitare incidenti. Ma nel labirinto dove si guardano gli altri andare via, non esistono indicazioni o navigatori satellitari. Ognuno cerca la propria strada, con una certezza a far da bussola: in questa Commedia ferocemente umana si può solo andare per tentativi.</p><p>Twitter: @SilviaTruzzi1</p><p>Da <em>Il Fatto quotidiano</em> del 23 marzo 2013</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/25/tabucchi-ricordo-di-bajani-a-anno-dalla-morte/541748/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Papa Francesco: perché semplicemente non chiarire?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/17/papa-francesco-perche-semplicemente-non-chiarire/533103/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/17/papa-francesco-perche-semplicemente-non-chiarire/533103/#comments</comments> <pubDate>Sun, 17 Mar 2013 09:01:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia Truzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Conclave 2013]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Diritti delle donne]]></category> <category><![CDATA[Elezione Papa]]></category> <category><![CDATA[Horacio Verbitsky]]></category> <category><![CDATA[Jorge Mario Bergoglio]]></category> <category><![CDATA[Jorge Rafael Videla]]></category> <category><![CDATA[Papa]]></category> <category><![CDATA[Papa Francesco]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=533103</guid> <description><![CDATA[L&#8217;hanno già soprannominato Papa grillino: le foto del neo pontefice in pulmino con gli altri cardinali, intento a pagare il conto dell’hotel (“albergo che nella notte era diventato suo”, scherzava venerdì sera Maurizio Crozza) hanno fatto il giro del mondo. Che l’aria era cambiata si è capito subito, sin dal debutto. Per lo stile umile,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>L&#8217;hanno già soprannominato <strong>Papa grillino</strong>: le foto del neo pontefice in pulmino con gli altri cardinali, intento a pagare il conto dell’hotel (“albergo che nella notte era diventato suo”, scherzava venerdì sera Maurizio Crozza) hanno fatto il giro del mondo. Che<strong> l’aria era cambiata</strong> si è capito subito, sin dal debutto. Per lo stile umile, per la stola assente, per quel saluto semplice quando si è affacciato dal balcone la prima volta: “Buonasera”. Come   uno che arriva a casa e saluta la sua famiglia, faceva notare <strong>don Gallo.</strong> Uno che senza tanti fronzoli si presenta come “il vescovo di Roma”.</div><div>E poi, naturalmente, il nome. Che si riferisce proprio al poverello di Assisi, non ad altri. <strong>Francesco</strong> senza numero perché nessuno prima di lui aveva avuto il coraggio di evocare il santo degli ultimi, prendendosi implicitamente la responsabilità di illuminare una Chiesa più attenta a chi ha bisogno che al potere. Prima della vocazione, in gioventù, ha avuto una fidanzata. Da cardinale girava abitualmente in metropolitana, gli piace il tango, ascolta Beethoven, ama Dante “I promessi sposi”. Contro ogni eco di oscurantismo, è un uomo che sorride volentieri. Ai seimila giornalisti accreditati per il primo saluto alla stampa, ieri ha detto: “Vi voglio bene”. Piccola consolazione per un mestiere sbeffeggiato – spesso non a torto – dai più. Insomma, benvenuto <strong>Papa Francesco</strong> e grazie per quella carezza sulla testa che giovedì ci ha fatto sentire più al caldo: nonostante l’eccesso di esaltazione nei toni di alcuni commentatori che l’hanno già fatto santo, la scelta del conclave è una buonissima notizia.</div><p>Poi però c’è <strong>Jorge Mario Bergoglio </strong>che ha avuto <strong>una lunga vita prima di quel saluto dal balcone</strong>. Ed è stato accusato di aver collaborato con la dittatura di Videla, in quegli anni terribili di torture, omicidi, sequestri. Padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano, ha risposto alle <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/15/papa-francesco-laccusa-di-verbitsky-documenti-e-testimoni-collaboro-con-dittatori/531362/" target="_blank">accuse mosse dal giornalista Horacio Verbitsky</a> e riprese dai giornali di tutto il mondo: <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/15/papa-francesco-santa-sede-su-accuse-a-bergoglio-diffamazioni-da-sinistra-anticlericale/531617/" target="_blank">“Diffamazioni da elementi della sinistra anticlericale per attaccare la Chiesa”</a>.</p><p>Una frase che andava bene negli anni Cinquanta e sembra uscita dal Mondo piccolo di Guareschi. Sarebbe bello che papa Francesco spiegasse perché quelle accuse sono infondate, con la stessa semplicità con cui ha salutato i fedeli in San Pietro.</p><p>E sarebbe bello che spiegasse anche la infelice e presunta frase del cardinal Bergoglio: “Le <strong>donne</strong> sono naturalmente inadatte per compiti politici. L’ordine naturale e i fatti ci insegnano che l’uomo è politico per eccellenza, le donne da sempre supportano il pensare e il creare dell’uomo, niente di più”.  Un’affermazione basata su una presunta teoria genetica che vuole le donne inadatte per natura, biologicamente un non sense: quanto queste idee siano pericolose lo abbiamo visto nel corso del Novecento. Senza contare che la Chiesa riconosce la parità tra uomo e donna ma solo in teoria, non quando si tratta di ruoli che sono sempre marginali, nascosti o di accudimento. E dire che il messaggio di Gesù, disseminato nei Vangeli, è di segno decisamente opposto.</p><p><em>Twitter: SilviaTruzzi1</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/17/papa-francesco-perche-semplicemente-non-chiarire/533103/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Panico grillini, ridateci De Gregorio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/04/panico-grillini-ridateci-de-gregorio/519282/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/04/panico-grillini-ridateci-de-gregorio/519282/#comments</comments> <pubDate>Mon, 04 Mar 2013 08:12:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia Truzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Elezioni 2013]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Antipolitica]]></category> <category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category> <category><![CDATA[Domenico Scilipoti]]></category> <category><![CDATA[Eletti]]></category> <category><![CDATA[Elezioni Politiche 2013]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[Parlamento]]></category> <category><![CDATA[Sergio De Gregorio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=519282</guid> <description><![CDATA[Allarme grillini. Le prime reazioni all’esito del voto sono state nell’ordine: panico, ansia, disorientamento. Mancano i tremori e sembrano gli effetti collaterali nel bugiardino di qualche psicofarmaco. Nei salotti televisivi non si fa che parlare con sospetto – ora con più cautela – di questi carneadi. Chi sono costoro lo scopriremo presto, per ora abbiamo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div><strong>Allarme grillini.</strong> Le prime reazioni all’esito del voto sono state nell’ordine: panico, ansia, disorientamento. Mancano i tremori e sembrano gli effetti collaterali nel bugiardino di qualche psicofarmaco. Nei salotti televisivi non si fa che parlare con sospetto – ora con più cautela – di questi carneadi. Chi sono costoro lo scopriremo presto, per ora abbiamo solo visto le loro facce e ascoltato qualche scarna dichiarazione.</div><div>Desta una certa preoccupazione la <strong>reazione terrorizzata</strong> dei cosiddetti “osservatori” che si sono scoperti attoniti di fronte alla chiara indicazione degli elettori: non per scarsa lungimiranza, ma per assoluta mancanza di percezione degli umori del Paese. La preoccupazione nasce non tanto per la diffidenza verso i grillini, da cui la maggioranza dei commentatori è lontanissima da un punto di vista anagrafico. Ascoltando le dichiarazioni di politologi e giornalisti, sembra che abbiamo abbandonato una classe politica di alto livello istituzionale per lanciarci in un inquietante vuoto. Ora, le nostre Camere sono state abitate in questi anni – oltre che dagli inconsapevoli esecutori testamentari della Seconda Repubblica – da felloni di ogni genere.</div><p><strong>E non è populismo</strong>, basta guardare chi erano, cosa hanno detto e fatto. Nani, ballerine, showgirl, tesorieri ladroni, attrici hard, corruttori e corrotti, pregiudicati, poeti da quattro soldi, gente che ha fatto politica per allargare il proprio giro d’affari e per ogni sorta di tornaconto personale. Quelli che hanno messo all’asta il proprio voto, i consiglieri regionali di ogni parte che hanno fatto qualunque porcheria – ben oltre la soglia del ridicolo – con i soldi dei rimborsi elettorali.</p><p>Mai i cittadini italiani erano stati tanto presi in giro e tanto umiliati come negli ultimi anni. Ci hanno rifilato, qualcuno perfino con protervia, <strong>giustificazioni assurde per spese ancora più assurde</strong>: pranzi di nozze dei figli, cartucce per la caccia, champagne, resort di lusso, aperitivi, spaghetti da 180 euro al piatto. Che si guardi a queste persone – che non erano le mele marce in un cestino sano, per dirla con Bettino Craxi – come a una classe politica di importanti statisti è ridicolo. Può darsi che i parlamentari del Movimento 5 stelle si rivelino irresponsabili, ma sarà bene ricordare che i responsabili del recente passato sono persone come Scilipoti.</p><p>Sarà bene ricordare anche che, con grande rispetto delle istituzioni, il Senato ha votato Ruby nipote di Mubarak, che le leggi di iniziativa parlamentare sono state pochissime, che i deputati avevano una settimana “cortissima” di tre giorni di lavoro. Insomma, <strong>non tutti padri costituenti</strong>. In assenza di coordinate politiche, resta la fisiognomica. Senza scomodare Lombroso, basta guardare le immagini del senatore <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/28/berlusconi-indagato-de-gregorio-mi-diede-tre-milioni-per-passare-con-lui/515581/" target="_blank"> <strong>De Gregorio</strong> – eletto con l’Idv e passato al Pdl per la modica cifra di tre milioni di euro</a>, parole sue – anche con l’audio silenziato. E poi metterle accanto a quelle dei neoeletti del Movimento 5 stelle.</p><p><em>@Silvia Truzzi1</em></p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 3 Marzo 2013</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/04/panico-grillini-ridateci-de-gregorio/519282/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Sanremo 2013, al Festival dei buoni sentimenti tiene banco il televoto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/16/sanremo-2013-al-festival-dei-buoni-sentimenti-tiene-banco-televoto/502406/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/16/sanremo-2013-al-festival-dei-buoni-sentimenti-tiene-banco-televoto/502406/#comments</comments> <pubDate>Sat, 16 Feb 2013 16:25:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia Truzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Festival di Sanremo]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Gori]]></category> <category><![CDATA[Guardia di Finanza]]></category> <category><![CDATA[Luciana Littizzetto]]></category> <category><![CDATA[Rai]]></category> <category><![CDATA[Televoto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=502406</guid> <description><![CDATA[È il Festival meno polemico, polemista, polemofilo di sempre. E dire che si è parlato di diritti civili (i due innamorati gay sul palco), abbiamo ascoltato il monologo di Luciana Littizzetto contro la violenza sulle donne e il discorso sul Terzo mondo di Roberto Baggio. Insomma lo spettacolo più politico della campagna elettorale della sinistra....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>È il <strong>Festival</strong> meno polemico, polemista, polemofilo di sempre. E dire che si è parlato di diritti civili (i due innamorati gay sul palco), abbiamo ascoltato il monologo di <strong>Luciana Littizzetto</strong> contro la violenza sulle donne e il discorso sul Terzo mondo di <strong>Roberto Baggio</strong>. Insomma lo spettacolo più politico della campagna elettorale della sinistra. Fila tutto liscio? Naturalmente no: perché Sanremo è Sanremo, il festival delle dispute.</p><p>Il <strong>televoto</strong> tiene banco, in mattinata, con un serrato interrogatorio al mitissimo <strong>Nando Pagnoncelli</strong> (la sua Ipsos elabora i dati). Si cerca di capire se il risultato della classifica uscita dalla serata di giovedì si può correggere: Marco Mengoni, Modà, Chiara e al quarto posto Annalisa non soddisfano i giornalisti. E, pare di capire, non sono arrivati molti voti nonostante i tantissimi telespettatori. I critici musicali notano che questo è un anno buono, con molti brani di qualità (Elio e le storie tese, Gualazzi, Malika, Max Gazzè, Cristicchi) ed è un peccato che si facciano concessioni ai “talentini” dei <strong>talent show</strong>.</p><p>Non c&#8217;è più nulla da fare? No, può ancora succedere di tutto, spiegano gli organizzatori, perché la giuria di qualità peserà per il 50%. Del correttivo-qualitativo non si accontenta però, il <strong>Codacons</strong>: “La classifica provvisoria dei cantanti in gara, dimostra senza più alcun dubbio come il televoto non sia un sistema equo e corretto, e non garantisca uguale trattamento agli artisti che gareggiano per vincere il festival. La metà dei voti proveniente dal televoto è in grado di alterare la classifica finale, premiando gli artisti con maggiore visibilità mediatica”. La <strong>Rai</strong> si difende – la striscia compare in sovrimpressione diverse volte che non è possibile prevenire eventuali abusi: ne sia prova la storia dei 500 cellulari trovati a casa del boss napoletano padre di una concorrente di <em>Ti lascio una canzone</em>.</p><p>Ma c’è qualcun altro che vuole vederci più chiaro: la <strong>Guardia di Finanza</strong> di Roma sta facendo accertamenti sul televoto di Sanremo 2013. In particolare sul legame tra Viale Mazzini e <strong>Zodiak active</strong>, il wasp (in gergo il fornitore di servizi applicativi wireless) di riferimento per moltissime trasmissioni Rai che prevedono il televoto. Zodiak active è parte del gruppo Zodiak media (che controlla anche la società di produzione Magnolia e altre aziende simili sparse in mezza Europa): fino a settembre scorso <strong>Giorgio Gori</strong> possedeva il 4% delle quote, cedute prima dell’inizio della campagna elettorale di <strong>Matteo Renzi</strong> per le primarie. Il resto del capitale fa capo alla <strong>De Agostini</strong>, che da tempo ha abbandonato atlanti e cartine geografiche (gestisce anche Lottomatica) ed è guidata da <strong>Lorenzo Pellicioli</strong>, vecchia conoscenza di Gori fin dai tempi di <em>Rete4</em>, negli anni Ottanta, prima dell’arrivo di B.</p><p>Gli affari per Zodiak non vanno proprio benissimo. Almeno stando al bilancio 2011, chiuso <strong>in rosso</strong> per 14 milioni di euro. Nel 2010 le perdite avevano sfiorato i 100 milioni, così Zodiak ha bussato alla porta delle banche e diversi istituti di credito (Intesa Intesa, Bnp Paribas ma anche Monte dei Paschi) hanno fornito 160 milioni al gruppo. Zodiak collabora con la Rai da anni: negli ultimi nove la società ha fatto sette edizioni di Sanremo (compresa quella del 2011 che vide un televoto annullato ). Che rapporto ha dunque la società con la Rai, dove la direzione commerciale è guidata da <strong>Luigi De Siervo</strong> (presente, con Gori, a Verona per l’apertura della campagna dell’amico Renzi)?</p><p>La domanda – in un Paese dove le richieste di chiarimenti da parte della stampa sono accolte, quando va bene, con sdegnata insofferenza – suscita reazioni scomposte: volano paroloni. Secondo un’ordinanza della <strong>Cassazione</strong> (22 dicembre 2009) la Rai è tenuta all’osservanza delle procedure di evidenza pubblica nell’affidamento di appalti in quanto “organismo di diritto pubblico” ai sensi della normativa comunitaria in materia. Avrebbe dovuto farlo anche con Zodiak? La risposta della Rai non è per nulla semplice: “Per Sanremo 2013 la Rai ha concluso con Zodiak Active un contratto attivo di licenza per il diritto di sfruttamento dei new media telefonici, relativi alla telefonia mobile”. Ovvero il contratto, come negli anni passati, è stato affidato <strong>senza gara</strong>. Zodiak active – spiegano – è stata individuata per le caratteristiche di affidabilità tecnica e finanziaria, per l’esperienza e il numero di dipendenti. Tutto qui? No, le cose cambieranno: “Anche se il servizio non è soggetto a gara pubblica la Rai ha cambiato impostazione, e verrà predisposta una gara ad evidenza pubblica per garantire la massima partecipazione che coprirà tutti i fabbisogni delle trasmissioni Rai in materia di servizi telefonici interattivi per le prossime due stagioni”. Visto che le procedure cambieranno, è lecito dedurre che qualche dubbio sia venuto anche ai dirigenti di Viale Mazzini. E quanto vale questo rapporto per la Zodiak? Si sussurra una cifra che si aggira sui due milioni di euro, ma la Rai ridimensiona il tutto a 80 mila euro all’anno. Comunque non bruscolini, tantomeno canzonette.</p><p><strong>Da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 16 febbraio 2013</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/16/sanremo-2013-al-festival-dei-buoni-sentimenti-tiene-banco-televoto/502406/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Sanremo, dopo il boom di ascolti fari puntati sulla finalissima</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/16/sanremo-dopo-boom-di-ascolti-fari-puntati-sulla-finalissima/502377/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/16/sanremo-dopo-boom-di-ascolti-fari-puntati-sulla-finalissima/502377/#comments</comments> <pubDate>Sat, 16 Feb 2013 15:41:15 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia Truzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Fabio Fazio]]></category> <category><![CDATA[Festival di Sanremo]]></category> <category><![CDATA[Maurizio Crozza]]></category> <category><![CDATA[Nicola Piovani]]></category> <category><![CDATA[Stefano Bollani]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=502377</guid> <description><![CDATA[Vola il festival di Sanremo, con ascolti super (oltre il 47 per cento) nella serata forse più bella di questa edizione, quella dedicata alla storia della kermesse con grande musica (davvero): vedere Caetano Veloso e Stefano Bollani duettare non è cosa da tutti i giorni. Fazio è di umore stellare e non solo perché a fianco,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Vola il festival di<strong> Sanremo</strong>, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/16/sanremo-2013-tra-giovani-vince-antonio-maggio-con-mi-piacerebbe-sapere/501978/" target="_blank">con ascolti super (oltre il 47 per cento) nella serata forse più bella di questa edizione, </a>quella dedicata alla storia della kermesse con grande musica (davvero): vedere <strong>Caetano Veloso</strong> e <strong>Stefano Bollani</strong> duettare non è cosa da tutti i giorni. Fazio è di umore stellare e non solo perché a fianco, in conferenza stampa, ha <strong>Bianca Balti</strong>: sofisticata, bellissima, spigliata. La supermodella ammette: “Non vedo l’ora di salire sul palco stasera”. E certamente anche moltissimi telespettatori. L’esibizione di <strong>Crozza</strong> è stata l’unico momento di tensione e anche l’unica polemica di un’edizione in cui sul palco è filato tutto liscio e fuori dal palco è successo di tutto, compresi i meteoriti annunciati in diretta dal profetico Giacobbo.</p><p>Fazio torna a parlare della bagarre di lunedì sera, quando il comico è stato fischiato. “Voi tutti avete scritto che Maurizio avrebbe fatto meglio a cominciare con <strong>Bersani</strong> e a chiudere con <strong>Berlusconi</strong>, in modo da evitare i fischi. Forse è vero. Però è un brutto segnale, anzi bruttissimo: viviamo in un paese dove un comico deve fare attenzione a queste cose”. Ma sulla maturità di questa nazione bambina non avevamo, da tempo, dubbi. Una cosa è riuscito a farla: voleva la musica al centro e infatti abbiamo visto uno spettacolo musicale. Nonostante il budget ridotto, nonostante le defezioni. Le concessioni al gusto nazional popolare sono state contenute e gli <strong>ascolti</strong> hanno comunque tenuto, non era scontato.</p><p><strong>Nicola Piovani</strong> è il presidente della giuria di qualità, su cui si riversano le aspettative dei critici. Promuoveranno la buona musica? Il <strong>premio Oscar</strong> spiazza tutti con un discorso che un po’ mette le mani avanti e un po’ è una dichiarazione di indipendenza intellettuale: “Siamo qui per esprimere i nostri gusti e cerchiamo di farlo nel modo più sereno e libero possibile. Lavoriamo con il criterio della massima tranquillità, serenità e con i silenzi. Ho chiesto ai colleghi di esprimere semplicemente il proprio parere, senza pensare che il parere di una giuria, addirittura di qualità, debba essere storico: tutti i verdetti delle giurie sono stati ribaltati, si esprime se stessi, l&#8217;importante è farlo con libertà. Leggendo quello che scrivono i giornali si rischia di sentirsi assediati. Cercheremo di tenere fuori tutto questo. Non ci interessa da dove vengano i cantanti, in molti casi neanche lo sappiamo, cercheremo di fare tutto nel modo più normale possibile. Quando ho accettato questa proposta, l&#8217;ho fatto in nome della <strong>leggerezza</strong>, categoria preziosa in questo momento”. Piovani scherza anche su quanto accadrà da domani, anzi da stanotte: “Qualunque sia il verdetto, alla fine avremo due o tre amici e una valanga di nemici, come sempre è successo in tutte le giurie cui ho partecipato, specie di cinema. Appena espresso un verdetto bisognerebbe scomparire&#8221;. Lo soccorre<strong> Fabio Fazio</strong>: “C&#8217;è un aereo pronto, o un motoscafo se preferisci con il motore acceso”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/16/sanremo-dopo-boom-di-ascolti-fari-puntati-sulla-finalissima/502377/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Sanremo, il festival diviso tra musica di qualità e l&#8217;intrusione del modello talent</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/15/sanremo-festival-tra-musica-di-qualita-e-lintrusione-del-modello-talent/501261/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/15/sanremo-festival-tra-musica-di-qualita-e-lintrusione-del-modello-talent/501261/#comments</comments> <pubDate>Fri, 15 Feb 2013 15:03:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia Truzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Elio e le Storie Tese]]></category> <category><![CDATA[Fabio Fazio]]></category> <category><![CDATA[Festival di Sanremo]]></category> <category><![CDATA[Luciana Littizzetto]]></category> <category><![CDATA[Mauro Pagani]]></category> <category><![CDATA[Raphael Gualazzi]]></category> <category><![CDATA[Sanremo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=501261</guid> <description><![CDATA[Si era fatto un gran parlare dell’avvento di Mauro Pagani, un musicista vero e non un marchettaro, alla direzione musicale del Festival. E infatti di canzoni belle ne abbiamo ascoltate: una su tutte la Canzone mononota di Elio e le storie tese, ma anche Gualazzi, Simona Molinari, Malika. Poi è arrivato il televoto e nulla...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Si era fatto un gran parlare dell’avvento di <strong>Mauro Pagani</strong>, un musicista vero e non un marchettaro, alla direzione musicale del Festival. E infatti di canzoni belle ne abbiamo ascoltate: una su tutte la <em>Canzone mononota</em> di<strong> Elio e le storie tese</strong>, ma anche <strong>Gualazzi</strong>, Simona Molinari, <strong>Malika</strong>. Poi è arrivato il televoto e nulla è stato più come doveva. I telespettatori hanno &#8216;nominato&#8217; il seguente podio: <strong>Marco Mengoni</strong>, Modà, Chiara. Quarta: Annalisa. <strong>Nando Pagnoncelli</strong> (Ipsos) in conferenza stampa ha spiegato che in realtà domani l’intervento della giuria di qualità potrà ribaltare il risultato perché il voto degli esperti peserà per il cinquanta per cento (grazie). Ma l’obiezione sorge spontanea ed è: perché li avete invitati? <strong>Fazio</strong> è riuscito a portare la musica classica a <strong>Sanremo</strong> (dopo il <em>Va’ pensiero</em> inaugurale e l’esecuzione di Chopin ieri sera, domani arriva Daniel Harding per ricordare il bicentenario di Verdi e Wagner), ad avere anche bella musica sul palco (tra i super ospiti, <strong>Antony</strong> su tutti): c’era davvero bisogno di fare concessioni al modello <em><strong>talent</strong></em> (che peraltro non soffre certo durante il resto delle programmazioni nei vari palinsesti)?</p><p>E’ possibile che il timore fosse quello di apparire troppo <em><strong>snob</strong></em> o <em>radical chic</em>, del resto Fazio ha voluto chiarire ieri di non avere mai avuto &#8220;intenti pedagogici&#8221;. Più probabile che la squadra abbia cercato un bilanciamento tra buona musica e sicure hit. Qui non si fa che ricordare che i <strong>Modà</strong> sono un gruppo da mezzo milione di dischi venduti. E vabbè. In compenso<strong> Stefano Bollani</strong> (si esibirà stasera in uno dei suoi famosi <em>medley</em>) fa notare che l’hanno colpito due artisti in gara: &#8220;<strong>Matteo Renzi</strong> che suonava la canzone di Raphael Gualazzi e <strong>Sammy Davis jr</strong> quella di Marco Mengoni&#8221;. Nella polemica su artisti e talentini non vuole entrare: &#8220;Io sto con Elio. Perché? Perché si, perché è Elio. Ma non è così importante che i Silvestri o i <strong>Gazzè</strong> vincano il Festival. La storia ha dimostrato che le belle canzoni restano e vengono premiate dal pubblico, dopo l’Ariston&#8221;.</p><p><span style="***********************************">Stasera pausa della gara. Sarà una puntata omaggio alla storia del Festival, con i duetti che ripercorrono le canzoni celebri di sessant’anni di Sanremo.<strong> Luciana Littizzetto</strong> aspetta con ansia di rivedere<strong> Pippo Baudo</strong>, incrociato nel 2003 con il famoso bacio. Ci sarà <strong>Caetano Veloso</strong> e verrà scoperta una statua di <strong>Mike Buongiorno</strong>. Qualunque cosa sarà meglio che sentire <strong>Al Bano</strong> replicare tristemente se stesso per la milionesima volta, &#8220;un bicchiere di vino con un panino&#8221;: <em>too much</em> anche per i palati più allenati.</span></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/15/sanremo-festival-tra-musica-di-qualita-e-lintrusione-del-modello-talent/501261/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Sanremo 2013, forfait di Barenboim e di Raffaella Carrà</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/14/sanremo-2013-forfait-di-baremboim-e-carra-arriva-solo-sabato/499441/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/14/sanremo-2013-forfait-di-baremboim-e-carra-arriva-solo-sabato/499441/#comments</comments> <pubDate>Thu, 14 Feb 2013 14:12:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia Truzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Albano]]></category> <category><![CDATA[Elio e le Storie Tese]]></category> <category><![CDATA[Fabio Fazio]]></category> <category><![CDATA[Festival di Sanremo]]></category> <category><![CDATA[litizzetto]]></category> <category><![CDATA[Raffaella Carrà]]></category> <category><![CDATA[Sanremo]]></category> <category><![CDATA[Stefano Bollani]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=499441</guid> <description><![CDATA[Inspiegabilmente il Festival va bene: 42 per cento gli ascolti di una seconda serata incolore e piuttosto noiosa con la sola eccezione di Elio e le storie tese, interpreti della strepitosa Canzone mononota, in cui si alternano genio, creatività e la capacità di giocare con l’orchestra. E di non facile esecuzione dal vivo, tra l’altro....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Inspiegabilmente il Festival va bene: <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/14/sanremo-2013-ascolti-picchi-con-cristicchi-ed-elio-e-storie-tese/499201/"><strong>42 per cento</strong> gli ascolti di una seconda serata incolore e piuttosto noiosa </a>con la sola eccezione di<strong> Elio e le storie tese</strong>, interpreti della strepitosa <strong>Canzone mononota</strong>, in cui si alternano genio, creatività e la capacità di giocare con l’orchestra. E di non facile esecuzione dal vivo, tra l’altro. Tutti contenti quindi: per la seconda serata si tratta del<strong> risultato più alto dal 2000</strong> (conduceva sempre Fazio). Rispetto al debutto, il festival sconta di solito un calo fisiologico perdendo circa 6 punti di share. Ma la mattina si apre con un altro (davvero, dovevano farsi fare l’oroscopo prima di cominciare) fulmine a ciel sereno. <strong>Daniel Barenboim</strong> stasera non ci sarà. Ha mal di schiena &#8211; dice Fazio &#8211; e non ce la fa proprio. L’amicizia con il conduttore di &#8220;Che tempo che fa&#8221; era stata fondamentale per superare le grosse difficoltà che si erano presentate quando la <strong>Rai</strong> aveva fatto un’offerta piuttosto ridicola per il cachet.</p><p>Tutto risolto, sembrava, tanto che Fazio aveva puntato molto sulla presenza del maestro, una delle partecipazioni che più avrebbero dovuto caratterizzare la cifra di questa edizione. Musica popolare e musica colta, grazie a uno dei protagonisti più noti al pubblico della classica. Invece no. Il maestro non era sostituibile, perciò in corsa arriverà una giovanissima pianista,<strong> Lenora Armellini</strong>: ventenne padovana, si è già fatta notare in molti festival internazionali. E se la scelta è intelligente, il ritorno d’immagine ovviamente è tutt’altra cosa. <strong>Raffaella Carrà</strong> invece non ci sarà, in compenso arriverà sabato (“a giocare” ha detto Fazio) <strong>Stefano Bollani</strong>. Mentre la squadra dei veterani, dopo <strong>Toto Cutugno</strong> e <strong>Al Bano</strong>, sarà rimpinguata dal Super Pippo nazionale, <strong>Baudo</strong>. Stasera vedremo un po’ di &#8220;<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/13/one-billion-raising-flash-mob-per-sollervarsi-contro-violenza-sulle-donne-ballando/497236/"><strong>One Billion Rising&#8221;</strong> (l&#8217;iniziativa internazionale che prevede flash mob in tutto il mondo contro la violenza sulle donne)</a> anche sul palco dell’Ariston, con duecento donne più una (la <strong>Litizzetto</strong> ovviamente) che balleranno. Superstar Antony di &#8220;Antony &amp; The Johnsons&#8221;, per la prima volta sugli schermi della tv italiana, che stasera suonerà “You are my sister” al pianoforte, accompagnato dall’orchestra.</p><p>Che il Festival sia stato travolto dagli accadimenti lo si capisce prendendo in mano il Corriere della Sera in edicola stamattina: l’unico accenno alla kermesse è la <strong>vignetta di Giannelli</strong> dove una signora chiede al marito: “Ma questo Orsi ha cantato?”. Dimissioni papali, arresti di imprenditori e manager (Orsi appunto, e poi Rizzoli, Cellino), lo tsunami delle imbarazzanti testimonianze contro l’ex governatore della Lombardia <strong>Roberto Formigoni</strong>, Pistorius che uccide la fidanzata: la tempesta perfetta continua ad abbattersi sul Festival. </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/14/sanremo-2013-forfait-di-baremboim-e-carra-arriva-solo-sabato/499441/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Sanremo 2013, gli organizzatori: &#8220;Fischi a Crozza opera di una claque&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/13/sanremo-organizzatori-in-sala-stampa-fischi-a-crozza-opera-di-claque/497485/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/13/sanremo-organizzatori-in-sala-stampa-fischi-a-crozza-opera-di-claque/497485/#comments</comments> <pubDate>Tue, 12 Feb 2013 23:22:55 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia Truzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Festival di Sanremo]]></category> <category><![CDATA[Maurizio Crozza]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=497485</guid> <description><![CDATA[Ci è rimasto malissimo, Maurizio Crozza. Non se lo aspettava, non ci è abituato. Non li aveva previsti questi sguaiati tentativi di attirare l’attenzione sulla campagna elettorale. Eppure bisognava aspettarseli, perché la campagna elettorale è una guerra misera e questa è la solita storia del Festival, che si ripete tutti gli anni. Le urla “basta...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ci è rimasto malissimo,<strong> Maurizio Crozza</strong>. Non se lo aspettava, non ci è abituato. Non li aveva previsti questi sguaiati tentativi di attirare l’attenzione sulla campagna elettorale. Eppure bisognava aspettarseli, perché la campagna elettorale è una guerra misera e questa è la solita storia del <strong>Festival</strong>, che si ripete tutti gli anni. Le urla “basta con la politica” si sono sovrapposte ai fischi degli spettatori che volevano cacciare i “contestatori”. Tanto che deve intervenire la polizia, i due (ma davvero sembravano di più) vengono accompagnati nel foyer: sono gli stessi che contestarono <strong>Adriano Celentano</strong>, l’anno scorso.</p><p><strong>Fabio Fazio</strong> si è arrabbiato e ha fatto bene a intervenire perché la sensazione è stata che <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/12/sanremo-2013-crozza-contestato-dal-pubblico-dopo-parodia-di-berlusconi/497361/">Crozza non sapesse davvero che cosa fare. Fermarsi o proseguire?</a> Per qualche secondo è sembrato indeciso. In sala stampa cominciano ad arrivare uffici stampa, funzionari e <strong>capistruttura Rai</strong>. Vogliono chiarire che era una <strong><em>claque</em></strong>, una sceneggiata organizzata. E ne aveva tutta l’aria. Chissà se ha fatto il gioco dei leader, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/12/sanremo-al-via-politici-inseguono-festival-in-cerca-di-visibilita/497308/" target="_blank">che in questi giorni elemosinano presenze ovunque</a>. Perché il punto è questo: le imitazioni di Crozza (strepitosa l’esibizione nei panni di Ingroia) hanno dato una mano a qualcuno? Il caso comunque, nonostante i musi lunghi dell’organizzazione è perfetto per lanciare quest’edizione<em> low cost</em> del Festival. Domani il banco di prova saranno gli ascolti, l’unico vero giudice del Festival e lo strascico delle inevitabili polemiche.</p><p>Intanto sul mega schermo della sala stampa scorrono i cartelli dei due <strong>ragazzi gay</strong> che andranno a sposarsi a New York, &#8220;perché si amano&#8221; e le leggi di questo Paese non lo permettono. Ma la concitazione della sala quasi impedisce di vederli: Crozza è partito per Genova, ci dicono. Intanto i suoi collaboratori passano tra i banchi: &#8220;No, non era tanto incazzato. L’interruzione l’ha un po’ spiazzato, lui è uno che prova le cose al millimetro&#8221;. Venerdì torna con il suo programma, ma su <strong><em>La7</em></strong>. E da lì magari qualche sassolino dalla scarpa se lo toglierà.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/13/sanremo-organizzatori-in-sala-stampa-fischi-a-crozza-opera-di-claque/497485/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Sanremo 2013 al via. I politici inseguono il Festival in cerca di visibilità</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/12/sanremo-al-via-politici-inseguono-festival-in-cerca-di-visibilita/497308/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/12/sanremo-al-via-politici-inseguono-festival-in-cerca-di-visibilita/497308/#comments</comments> <pubDate>Tue, 12 Feb 2013 19:41:56 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia Truzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Campagna Elettorale]]></category> <category><![CDATA[Fabio Fazio]]></category> <category><![CDATA[Festival di Sanremo]]></category> <category><![CDATA[Luciana Littizzetto]]></category> <category><![CDATA[Sanremo]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=497308</guid> <description><![CDATA[Come ogni anno, all’alba del circo sanremese, l’avvertenza è d’obbligo: per cinque giorni tutto quello che accade qui diventa importante, anzi importantissimo. Serio, anzi serissimo. Sono solo canzonette, ma non c’è verso: la farsa diventa sempre tragedia. In una campagna elettorale super-mediatica (per fortuna che la televisione era data per morta) il Festival cerca di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>Come ogni anno, all’alba del <strong>circo sanremese</strong>, l’avvertenza è d’obbligo: per cinque giorni tutto quello che accade qui diventa importante, anzi importantissimo. Serio, anzi serissimo. Sono solo canzonette, ma non c’è verso: la farsa diventa sempre tragedia. In una campagna elettorale super-mediatica (per fortuna che la televisione era data per morta) il Festival cerca di smarcarsi dalla politica, ma la politica non ci pensa affatto. E se per caso all’<strong>Ariston</strong> dovesse andare in scena davvero un <strong>Festival della canzone</strong>, candidati, funzionari e compagnia cantante appunto, ci resterebbero malissimo. Alla prima conferenza stampa, sotto un cielo sanremese trasfigurato dalle nuvole, <strong>Fabio Fazio</strong> prova a smarcarsi, ma le esternazioni dei vari leader lo inseguono. Di musica si parla poco, il minimo sindacale, il resto è tutto un minuetto, un gioco delle parti perfettamente consapevole: il palco dell’Ariston è troppo ghiotto e l’horror vacui dell’oblio agita i candidati. <strong>Berlusconi</strong> – dopo aver vaticinato una estesa disobbedienza fiscale nel caso il Festival di Sanremo si trasformi in Festival dell’Unità – si è detto pronto a presentarsi all’<strong>Ariston</strong>: “Ci andrei subito. Potrei portare una mia canzone”. Segue polemica sul canone, vista mille volte.</div><script charset='utf-8' src='http://widgets.twimg.com/j/2/widget.js'></script><script type='text/javascript'>// <![CDATA[
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Di seguito, breviario politico dei protagonisti(compresi gli assenti, lontani ma vicini).</p><p><span style="color: #c4161c;"><strong>ROBERTO BENIGNI</strong></span>. Alla domanda sul comico fiorentino, il direttore di RaiUno <strong>Giancarlo Leone</strong> risponde con un candore molto convincente: “L’avevamo invitato già prima della sua serata sulla Costituzione, ma aveva detto no già da allora. Prevedeva che sarebbe stato scarico e stanco”. Lo dice così bene che quasi quasi uno gli crede. In realtà c’era una trattativa, ma il budget che Fazio avrebbe voluto gestire da solo (e con qualche diritto visto che se il Festival andrà male o solo benino sarà colpa sua), invece è stato amministrato dalla Rai e la trattativa non è andata a buon fine. Purtroppo per noi.</p><p><span style="color: #c4161c;"><strong>CLAUDIO BISIO</strong></span>. Quest’anno spopolano i comici non proprio capelloni. L’ultimo giorno Bisio dovrebbe fare un numero sugli impresentabili. Non i candidati (a proposito: <strong>Marcello Dell’Utri</strong> ieri si è sentito in dovere di dare manforte a Berlusconi che “voleva giustamente spostare il Festival”). Bisio dovrebbe parlare degli elettori impresentabili. Per la serie popolo di navigatori, santi ed evasori.</p><p><span style="color: #c4161c;"><strong>CARLA BRUNI</strong></span>. La ex <em>première dame</em> viene all’Ariston per cantare, ma già la sua presenza si colora di polemica per via dell’<em>affaire</em> <strong>Battisti</strong>. I familiari delle vittime hanno pubblicamente chiesto a Fazio di fare una domanda a Madame Sarkozy perché chiarisca quale aiuto, se c’è stato, lei e il marito hanno fornito a Battisti. Ma il presentatore se ne guarderà bene, Carlà spiegò molto bene in base a quali criteri ha preso marito: “Uno che maneggia la bomba atomica”.</p><p><span style="color: #c4161c;"><strong>MAURIZIO CROZZA</strong>.</span> È l’ospite più atteso della campagna elettorale festivaliera. Fazio ha detto che “non sa cosa farà e dirà ciò che vuole”. Ieri Berlusconi ha dichiarato di apprezzare la sua imitazione (“molto azzeccata”): chissà se il comico gli farà la cortesia di ripeterla. E se prenderà in giro lo smacchiatore di leopardi <strong>Bersani</strong> o – ultima strepitosa interpretazione – l’ex pm <strong>Ingroia</strong>? Vedremo, difficile pensare che butti la palla fuori dal campo e parli d&#8217;altro.</p><p><span style="color: #c4161c;"><strong>BEPPE GRILLO</strong>.</span> A Fazio tocca rispondere pure alle fanta-domande. Se non ci fosse stata la <em>par condicio</em>, avrebbe inviato il suo concittadino? Qui la prova di equilibrismo del conduttore è notevole? “Anziano e non più famoso, un giorno Buster Keaton venne a Genova, due camalli al porto lo salutarono sorridendogli. Lui disse che il regalo più grande è far sorridere le persone. Da guitto penso che far ridere sia di pochi e la politica sia di molti. Il mio affetto il mio rimpianto non discutono le scelte di Grillo”.</p><p><span style="color: #c4161c;"><strong>ELIO E LE STORIE TESE</strong>.</span> La loro canzone <strong>Dannati forever</strong> farà drizzare i capelli ai pidiellini: storia di gironi infernali dove finiscono onanisti, comunisti e pure i giornalisti. Ma attenzione, anche tu che “dopo una cena elegante, all’improvviso fornichi”. Il brano, dice Elio, è stato in qualche modo profetico, viste le dimissioni papali.</p><p><span style="color: #c4161c;"><strong>LUCIANA LITTIZZETTO</strong>.</span> Appena Fazio ha saputo del papa le ha chiesto: “Cosa hai fatto? Stavolta lei non c’entra. Si è limitata a proporre B. come successore sul soglio di Pietro e Fabio come camerlengo. Per quanto la riguarda assicura che non farà scorribande alla <strong>Che tempo che fa</strong>. Ruoli diversi. La crediamo a metà.</p><p><span style="color: #c4161c;"><strong>NERI MARCORÈ</strong>.</span> Fresco fresco di polemica con la<strong> Carfagna</strong>, a Ballarò, mercoledì sera si sussurra possa interpretare <strong>Monti</strong> (ieri il premier ha detto che prima di giudicare la scelta di portare sul palco dell’Ariston due gay, vuole vedere). Invece no, niente politici per Neri, ma forse una seconda serata venerdì.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/12/sanremo-al-via-politici-inseguono-festival-in-cerca-di-visibilita/497308/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La Giornata della Memoria non è una bandierina</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/27/il-giorno-della-memoria-non-e-una-bandierina/481249/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/27/il-giorno-della-memoria-non-e-una-bandierina/481249/#comments</comments> <pubDate>Sun, 27 Jan 2013 08:34:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia Truzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Antisemitismo]]></category> <category><![CDATA[Auschwitz]]></category> <category><![CDATA[Casapound]]></category> <category><![CDATA[Giornata della Memoria]]></category> <category><![CDATA[Olocausto]]></category> <category><![CDATA[Shoah]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=481249</guid> <description><![CDATA[&#8220;Perché io pure sono d&#8217;accordo che non sono mai esistite le camere a gas e non c&#8217;è mai stata nessuna deportazione, sono il primo a dirtelo&#8230;”. “Quella studentessa ebrea mi ‘stizza’. 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Invece quest’operazione dei <strong>Ros</strong> che giovedì <a href="http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/01/24/napoli-10-arresti-tra-estremisti-di-destra/218171/" target="_blank">ha portato in carcere sette esponenti di un’organizzazione di <strong>estrema destra</strong>, alcuni dei quali legati anche a CasaPound</a>, tra Napoli, Salerno e Latina, qualche commento lo merita. Le ipotesi di reato sono banda armata, associazione sovversiva, detenzione e porto illegale di armi e di materiale esplosivo, lesioni a pubblico ufficiale e attentati incendiari. I “ragazzi” sono accusati di aver organizzato scontri di piazza a Napoli, assalti a un centro sociale con bottiglie incendiarie, istigato giovani militanti all&#8217;odio etnico e all&#8217;antisemitismo, stavano progettando un attentato ai danni di un commerciante ebreo. <strong>Si può liquidare questa storia come una vicenda che coinvolge un manipolo di esaltati?</strong> Dall’ordinanza che dispone le misure cautelari emergono connivenze con gli ultrà picchiatori e il ruolo di un munifico benefattore.</div><p>“Li vedi questi soldi – dice uno degli arrestati, intercettato nella sede di CasaPound – ce li ha dati un camerata, uno che possiede una quarantina di pizzerie tra Napoli e provincia e ci ha dato un contributo, lui è miliardario e ci ha dato una cosa di soldi”. Quindi non sono né sfessati, né isolati, né innocui. Forse non c’è un <strong>pericolo neofascista</strong> in Italia. Ma è stupefacente che all’alba del 2013 questa ignoranza offensiva, volgare, violenta abbia tanta presa. Perché non abbiamo sviluppato gli anticorpi necessari – e parlo di conoscenza e consapevolezza – è quindi un interrogativo da non trascurare.</p><p><strong>Liliana Segre</strong> è un’ebrea sopravvissuta prima ad Auschwitz e poi a umiliazioni come “le camere a gas non sono mai esistite”: è doveroso scusarsi con lei se il suo nome viene menzionato nello stesso articolo in cui compaiono tante dolorose menzogne. Mentre a Napoli i camerati venivano arrestati, lei – numero di “matricola” 75190 tatuato sull’avambraccio – a Milano raccontava l’inizio della deportazione, con l’arresto e il trasferimento nel carcere di San Vittore. Oggi ha 83 anni, <strong>ne aveva 13 quando arrivò nel lager</strong>: ha parlato di sé e di quello che ha visto con un’energia e un’indignazione commoventi. Del suo intervento, basta ricordare un passaggio: “Quando sono tornata da Auschwitz qualcuno ha avuto il coraggio di avvicinarmi e di chiedermi dov’ero ‘sparita’. Dicevano che loro non sapevano nulla, ma non è vero. Bastava così poco per sapere, per vedere”.</p><p>Dopo ci sono stati i libri, i film, le testimonianze dei pochi superstiti all’Olocausto: ebrei, rom, omosessuali, disabili, oppositori politici. Eppure non basta. <strong>Oggi è il giorno della memoria</strong>: le edificanti conversazioni dei camerati napoletani sono la dimostrazione che non è affatto una bandierina del politicamente corretto.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 27 gennaio 2013</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/27/il-giorno-della-memoria-non-e-una-bandierina/481249/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Fabrizio Corona, il maschio Alpha scappa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/21/fabrizio-corona-maschio-alpha-scappa/475947/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/21/fabrizio-corona-maschio-alpha-scappa/475947/#comments</comments> <pubDate>Mon, 21 Jan 2013 11:29:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia Truzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Berlusconismo]]></category> <category><![CDATA[Estorsione]]></category> <category><![CDATA[Fabrizio Corona]]></category> <category><![CDATA[Vallettopoli]]></category> <category><![CDATA[Videocracy]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=475947</guid> <description><![CDATA[“Sono il maschio Alpha. Sono Robin Hood. Sono un pezzo di storia di questo Paese. Sono il generale dei paparazzi. Sono circondato da persone adoranti. Se non lo fossero, lo diventerebbero in un mese standomi vicino”: patchwork di autodefinizioni di Fabrizio Corona, da un paio di giorni latitante dopo la condanna definitiva della Cassazione a...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>“Sono il maschio Alpha. Sono Robin Hood. Sono un pezzo di storia di questo Paese. Sono il generale dei paparazzi. Sono circondato da persone adoranti. Se non lo fossero, lo diventerebbero in un mese standomi vicino”: patchwork di autodefinizioni di<strong> Fabrizio Corona</strong>, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/18/vallettopoli-condanna-definitiva-a-5-anni-per-corona-per-estorsione/473791/" target="_blank">da un paio di giorni latitante dopo la condanna definitiva della Cassazione a cinque anni di carcere</a>. Qualche giorno fa, ospite di <strong>Cristina Parodi</strong>, ha ribadito uno dei suoi pezzi forti: “Incarno il prototipo del sogno dell’italiano medio: soldi, belle fighe e macchine potenti”. Poi un bel giorno il castello dell’Ego è caduto giù. Ora lo cercano tutti, anche l’Interpol, perché i giochi finiscono sempre. Ed è finito anche quello di Corona, uno che ha giocato pesante, con il fuoco delle <strong>estorsioni</strong>, della bancarotta fraudolenta, della corruzione e di un’altra serie di reati per i quali ha processi in corso. Certe volte ci si brucia e succede anche se, incredibile dictu, ci si racconta come una leggenda. Sta volta la storia va diversamente.</div><p>Si è detto, e pure lui lo ha ripetuto più volte, che Corona incarnava il<strong> berlusconismo</strong>, il mito del successo e del denaro. Ma avrebbe anche potuto non farlo, avrebbe potuto essere qualcun altro. È pronipote di un compositore siciliano, Gaetano Emanuel Calì, soprattutto è figlio di un grande giornalista, Vittorio, che fu anche art director e vicedirettore della <em>Voce</em> di Montanelli e morì qualche settimana prima dell’arresto di Fabrizio per la vicenda Vallettopoli. Recentemente ha detto che il padre sarebbe fiero di lui. Chissà, certo sarebbe addolorato, come si sono detti i fratelli e la mamma che nelle prime ore di latitanza pubblicamente gli hanno chiesto di costituirsi. Ma la prospettiva di passare almeno tre anni in carcere (con l’incognita degli altri procedimenti) non è esattamente “figa”: lui c’è già stato in prigione, un paio di mesi. Sa cosa vuol dire. Così, <strong>anche il maschio Alpha scappa</strong>, anche se la fuga non è esattamente un comportamento virile. Del berlusconismo c’è in questa storia &#8211; oltre ai soldi e alle donne, ossessivamente sbandierati dall’uno come dall’altro – l’idea di essere in qualche modo diversi. Migliori. Onnipotenti. Comunque non assoggettabili alle regole che valgono per tutti. Essì, perché l’uguaglianza vale nelle <em>democracy</em>, non nelle <em>videocracy</em>. Invece Corona è rimasto fregato dallo specchio, quello in cui si rimira nudo e compiaciuto<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Videocracy_-_Basta_apparire" target="_blank"> nel film di Erik Gandini</a>.</p><p><strong>Credeva nell’impunità della bellezza</strong>, del consenso (ma c’è davvero tanta gente che lo ritiene un mito?), del grano, della televisione. Ma questo non è un film e nemmeno un programma tv. Non è un reality, ma la realtà proprio. Non c’è la pubblicità, non ce la si cava con una battuta, una cazzata, non si può buttare la palla fuori dal campo per creare un diversivo. E qui l’intelligenza, la potenza, il genio del maschio Alpha servirebbero non per fare audience o incassare assegni, ma per fermarsi a dieci centimetri dal baratro. O dal portone di San Vittore.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 20 gennaio 2013</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/21/fabrizio-corona-maschio-alpha-scappa/475947/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Natale, la favola di Guareschi per i nostri lettori</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/24/la-favola-di-natale-di-guareschi-per-i-nostri-lettori/454984/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/24/la-favola-di-natale-di-guareschi-per-i-nostri-lettori/454984/#comments</comments> <pubDate>Mon, 24 Dec 2012 17:57:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia Truzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Natale]]></category> <category><![CDATA[Poesia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=454984</guid> <description><![CDATA[“C&#8217;era una volta un prigioniero. No: c&#8217;era una volta un bambino. Meglio ancora: c&#8217;era una volta una Poesia. Anzi, facciamo così: C&#8217;era una volta un bambino che aveva il papà prigioniero.  E la Poesia? &#8211; direte voi &#8211; cosa c&#8217;entra?   La Poesia c&#8217;entra perché il bambino l&#8217;aveva imparata a memoria per recitarla al suo papà,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>“C&#8217;era una volta un prigioniero. No: c&#8217;era una volta un bambino. Meglio ancora: c&#8217;era una volta una Poesia. Anzi, facciamo così: C&#8217;era una volta un bambino che aveva il papà prigioniero.  E la Poesia? &#8211; direte voi &#8211; cosa c&#8217;entra? </p><p> La Poesia c&#8217;entra perché il bambino l&#8217;aveva imparata a memoria per recitarla al suo papà, la sera di Natale. Ma, come abbiamo spiegato, il papà del bambino era prigioniero in un paese lontano lontano.  Un paese curioso, dove l&#8217;estate durava soltanto un giorno e, spesso, anche quel giorno pioveva o nevicava. Un paese straordinario, dove tutto si tirava fuori dal carbone: lo zucchero, il burro, la benzina, la gomma.  Un paese senza l&#8217;uguale, dove tutto quello che è necessario all&#8217;esistenza era calcolato con così mirabile esattezza in milligrammi, calorie, erg e ampère, che bastava sbagliare un&#8217;addizione &#8211; durante il pasto &#8211; per rimanerci morti stecchiti di fame”.  </p><p>Alla sera della Vigilia il bambino continuava a fissare una sedia vuota: quando i papà non ci sono il Natale non è più né felice né spensierato. Allora Albertino, così si chiamava, recitò la sua poesia:  &#8220;Din don dan la campanella  questa notte suonerà  e una grande, argentea stella su nel ciel s&#8217;accenderà”. Alla fine la finestra si spalancò e la Poesia, trasformata in un uccellino, volò via.  &#8220;Dove vuoi che ti porti?&#8221; domandò il Vento. &#8221;Portami nel Paese dove è adesso il papà del mio bambino&#8221;, disse la Poesia.  &#8220;Stai fresca!&#8221; rispose il Vento, &#8220;Perché prendano anche me e mi mandino al lavoro obbligatorio a far girare le pale dei loro mulini a vento! Niente da fare: scendi! &#8220; Ma la Poesia tanto pregò che il Vento acconsentì a portarla almeno alla frontiera. “Faceva tanto freddo che la povera poesiola aveva tutte le rime gelate e non riusciva neppure a spiccare il volo.  &#8221;Dove vai?&#8221; le chiese un vecchio il quale, con uno stoppino legato in cima a una pertica, cercava invano d&#8217;accendere qualche stellina nel cielo nero.  &#8220;Al campo di concentramento&#8221;, rispose la Poesia senza fermarsi.  &#8220;Ohimè&#8221;, sospirò il vecchio, &#8220;internano anche la Poesia, adesso?”. Alla fine il coraggio e l’amore di Albertino gli faranno riabbracciare il suo adorato papà.</p><p><strong>Giovannino Guareschi</strong> scrisse “La favola di Natale” a Sandbostel, nel campo dove era internato. Arturo Coppola, compagno di prigionia dello scrittore, musicò la fiaba e diresse l’orchestra e il coro degli internati per una rappresentazione che si svolse in una baracca del campo la sera di Natale del 1944: “Per l’umidità i violini si scollavano, perdevano il manico”, scrisse dopo la guerra Guareschi. “Le voci faticavano a uscire da quella fame vestita di stracci e di freddo”. Eppure la fiaba di Albertino restituì un sorriso ai prigionieri. E speriamo anche ai nostri lettori. Che sotto l’albero ci sia un po’ di speranza: Buon Natale.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/24/la-favola-di-natale-di-guareschi-per-i-nostri-lettori/454984/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Lombardia: il non comune non-senso del pudore</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/23/lombardia-non-comune-non-senso-del-pudore/453975/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/23/lombardia-non-comune-non-senso-del-pudore/453975/#comments</comments> <pubDate>Sun, 23 Dec 2012 09:02:56 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia Truzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Consiglieri Regionali]]></category> <category><![CDATA[Il Trota]]></category> <category><![CDATA[Nicole Minetti]]></category> <category><![CDATA[Note Spese]]></category> <category><![CDATA[Regione Lombardia]]></category> <category><![CDATA[Rimborso Spese]]></category> <category><![CDATA[Scandali Regione Lombardia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=453975</guid> <description><![CDATA[Bevande tonificanti, lecca lecca, ostriche, film in dvd, munizioni, gratta e vinci. Colazioni, pranzi e cene per parenti e amici, banchetti nuziali. I consiglieri regionali della Lombardia indagati per peculato sono 62 su 80: brividi. La linea di difesa generale è che le regole (che loro medesimi si sono dati) per i rimborsi spese sono...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Bevande tonificanti,<strong> lecca lecca, ostriche</strong>, film in dvd, munizioni, gratta e vinci. Colazioni, pranzi e cene per parenti e amici, banchetti nuziali. I <strong>consiglieri regionali </strong>della Lombardia indagati per peculato sono<strong> 62 su 80</strong>: brividi.</p><p>La linea di difesa generale è che le regole (che loro medesimi si sono dati) per i rimborsi spese sono assai permissive: praticamente tutto, comprese le patatine in Autogrill, può essere considerato un contributo per il lavoro istituzionale. Del resto gente che guadagna <strong>12mila euro al mese</strong> comprensibilmente fa fatica a comprarsi le sigarette.</p><p>Prese singolarmente le giustificazioni sono meravigliose.</p><p>“Prendevo tanti taxi, così non guidando potevo studiare le attività del consiglio regionale”, ha spiegato Angelo Gianmario (Pdl) chiamato a rispondere di <strong>114mila euro</strong> spesi e certificati in taxi e noleggio auto. Ma ci sono anche <strong>90 euro di gelati</strong> comprati in Liguria. Sentite questa: “Ad Alassio offrivo il gelato ai bagnanti provenienti dalla Lombardia”. Se eri di Napoli niente cono, ma per i milanesi gelati a più non posso. <br />Il leghista Cesare Bossetti è, a suo dire, diabetico: ha speso<strong> 15mila euro</strong> in pasticceria. Perché se uno offre un caffè o una pastarella a un elettore scatta immediatamente il rimborso istituzionale. Più che di rappresentanza politica, una strana idea di spese di rappresentanza.<br />Un altro leghista di stanza al Pirellone, Pierluigi Toscani, ha messo in conto le cartucce e le armi da caccia. Spiegazione: “L’impiegata addetta ai rimborsi ha registrato questo scontrino, scambiandolo per uno scontrino relativo a cartucce del toner stampante”. In un sussulto di pudore ha aggiunto: “Sto già provvedendo a restituire i 752 euro al gruppo Lega”. Ma scaricare sulla segretaria è uno sport comune. Il capogruppo del Carroccio Stefano Galli ha fatto sapere via Facebook (!) di aver provveduto spontaneamente a restituire i seimila euro rimborsati “erroneamente” dalla segretaria per il pranzo di nozze della figlia.</p><p>Anche l&#8217;igienista dentale più famosa d’Italia ha azzardato un “se volete restituisco i 16 euro”. Cioè quanto aveva speso – e poi rendicontato per il rimborso – per il libro di Paolo Guzzanti, &#8216;<em>Mignottograzia</em>&#8216;. Contributo alla causa.<br /><strong> Imbattibile il Trota</strong>: spazzolini, un localizzatore di autovelox, mojto, Aperol, Negroni, un mini frigo, caramelle, sigarette, tablets, cellulari.Totale: 22 mila euro. Qualche giorno fa il suo avvocato aveva fatto sapere che “tutte le spese di Renzo Bossi sono documentalmente riferibili all’attività politica e non ve ne è alcuna che possa essere ricondotta ad esigenze personali”.</p><p>Almeno lui si è dimesso. <strong>Formigoni ha chiesto scusa</strong> per i suoi viaggi da Nababbo ai Caraibi: abbiamo fatto fatica a credergli. Un minuto dopo, era di nuovo arroganza e insofferenza. Durante Mani Pulite se un politico riceveva un avviso di garanzia si scusava e si precipitava a dimettersi. Lo fece anche Claudio Martelli, da ministro. Dopo, ci siamo abituati a premier e ministri indagati e condannati praticamente per tutto. Però c’è di buono che se noi elettori non siamo completamente fessi, ‘sta volta la pacchia è finita.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 23 Dicembre 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/23/lombardia-non-comune-non-senso-del-pudore/453975/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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