<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Simone Strozzi</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/sstrozzi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Smartphone e console: la rivoluzione digitale nei musei</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/29/smartphone-e-console-la-rivoluzione-digitale-nei-musei/212948/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/29/smartphone-e-console-la-rivoluzione-digitale-nei-musei/212948/#comments</comments> <pubDate>Sun, 29 Apr 2012 14:59:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Simone Strozzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Artclix]]></category> <category><![CDATA[Hervé Barbaret]]></category> <category><![CDATA[Louvre]]></category> <category><![CDATA[nintendo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=212948</guid> <description><![CDATA[Passeggi lunga la galleria del museo e un’opera attira la tua attenzione: leggi le note informative ma ne vuoi sapere ancora di più.. Non ti resta che tirare fuori il tuo smartphone, inquadrare l’opera in questione con la fotocamera e il gioco è fatto: immediatamente appariranno sul tuo telefono informazioni aggiuntive sull’opera, l’autore e il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/29/smartphone-e-console-la-rivoluzione-digitale-nei-musei/212948/artclix/" rel="attachment wp-att-212952"><img class="alignleft size-medium wp-image-212952" title="artclix" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/artclix-300x224.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="224" /></a>Passeggi lunga la galleria del museo e un’opera attira la tua attenzione: leggi le note informative ma ne vuoi sapere ancora di più.. Non ti resta che tirare fuori il tuo smartphone, inquadrare l’opera in questione con la fotocamera e il gioco è fatto: immediatamente appariranno sul tuo telefono informazioni aggiuntive sull’opera, l’autore e il museo, nuove immagini, i commenti della community e la possibilità di condividere in modo creativo l’opera su Facebook, Twitter, email, ecc.</p><p>L’applicazione si chiama <a href="http://secondstory.com/project/artclix" target="_blank"><strong>ArtClix</strong></a>, sviluppata dall’agenzia Second Story per <a href="http://www.high.org/moma.aspx#/Picasso-to-Warhol/artclix" target="_blank"><strong>l’High Museum of Art di Atlanta</strong></a> con l’obiettivo di consentire ai visitatori del museo di fruire in modo innovativo dei contenuti extra legati alle opere di Picasso, Matisse e Warhol. Certo, è una soluzione adottata già da moti musei (e da tanti brand) che sfruttano però quei codici bianconeri che avrete sicuramente visto in giro: i QR code. <br /> In questo caso però non c’è nessun codice esposto, perché l’applicazione sfrutta un innovativo sistema di riconoscimento grafico, che potrà essere adattato e personalizzato a seconda delle esigenze del museo (nuove installazioni e nuove mostre).</p><p>L’applicazione ha vinto il premio <a href="http://www.museumsandtheweb.com/mw2012/best/mobile/artclix" target="_blank">“Mobile”</a> all’ultima edizione di Museums and the Web 2012.  </p><p>Rimanendo in tema di gadget tecnologici, un grande (e avventuroso) investimento è stato fatto dal <strong>Louvre</strong> negli ultimi anni insieme a <strong>Nintendo</strong>: sviluppare cioè un’audioguida rivoluzionaria con mappe interattive e gallerie di immagini in alta definizione, sfruttando la consolle portatile <strong>3DS</strong>. Il progetto, che ha avuto una gestazione di 2 anni, è stato lanciato proprio pochi mesi fa.</p><p>Sul sito della Nintendo c’è <a href="http://www.nintendo.it/NOE/it_IT/news/2011/il_louvre_e_nintendo_presentano_la_nuova_audioguida_louvre_-_nintendo_3ds_49363.html" target="_blank">un articolo</a> che presenta in dettaglio funzionalità e potenzialità di questa audio guida. Inoltre, è riportata la comunicazione di <strong>Hervé Barbaret</strong>, Amministratore generale del Louvre:</p><p><em>“Sono particolarmente soddisfatto della nuova forma che ha assunto oggi la nostra collaborazione con Nintendo, grazie alla nuova audioguida multimediale sulla console Nintendo 3DS. […] Pensiamo che Nintendo 3DS sia lo strumento ideale per raggiungere questo obiettivo. Nintendo ha contribuito con oltre 35 anni di esperienza nel settore dei videogiochi e lo sviluppo di console e siamo certi che la nuova audioguida costituirà un valido ausilio per tutti i visitatori del Louvre che desiderano vivere un&#8217;esperienza più dinamica e gratificante, in particolare coloro che non hanno molta dimestichezza con gli ambienti museali.”</em></p><p>Se nei prossimi messi siete diretti al Louvre, provate per noi la nuova audioguida e diteci come vi sembra!</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/29/smartphone-e-console-la-rivoluzione-digitale-nei-musei/212948/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Facebook, un racconto d&#8217;archivio con la Timeline</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/03/facebook-racconto-darchivio-timeline/195363/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/03/facebook-racconto-darchivio-timeline/195363/#comments</comments> <pubDate>Sat, 03 Mar 2012 16:48:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Simone Strozzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Facebook Timeline]]></category> <category><![CDATA[New york times]]></category> <category><![CDATA[Nuove Pagine Facebook]]></category> <category><![CDATA[Smithsoniam]]></category> <category><![CDATA[Timeline Facebook]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195363</guid> <description><![CDATA[La storia di un brand, di un prodotto specifico, oppure, perché no, di un quotidiano o di un museo. Tutto questo completamente consultabile sotto forma di linea del tempo multimediale. Naturalmente su Facebook. La logica della Timelime (la linea temporale, per capirci) e già stata introdotta da qualche mese all&#8217;interno dei profili personali su Facebook:...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/FacebookTimeline_times.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-195372" title="FacebookTimeline_times" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/FacebookTimeline_times-300x181.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="181" /></a>La storia di un brand, di un prodotto specifico, oppure, perché no, di un quotidiano o di un museo. Tutto questo completamente consultabile sotto forma di linea del tempo multimediale. Naturalmente su Facebook.</p><p>La logica della Timelime (la linea temporale, per capirci) e già stata introdotta da qualche mese all&#8217;interno dei <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.facebook.com/about/timeline" target="_blank">profili personali su Facebook</a></span>:  tuttavia, dal <strong>30 marzo</strong> questa struttura sarà impostata anche per le Pagine. Le cosiddette <strong>fan page</strong>, che spesso riguardano prodotti, marchi di ogni tipologia, celebrities e, cosa forse molto più interessante anche attori più sociali come <strong>organi di informazione e musei.</strong></p><p>Proprio grazie da uno storico quotidiano statunitense mi è saltata alla mente l&#8217;effettiva utilità che queste nuove pagine Facebook possono avere per musei e istituti culturali.  Il quotidiano in questione e niente di meno che il <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.facebook.com/nytimes" target="_blank"><strong>New York Times</strong></a></span>. In questi giorni molti stanno infatti sperimentando queste nuove pagine, ma soprattutto dal punto di vista puramente grafico.</p><p>Il New York Times ha fatto molto di più: ha deciso di sfruttare la linea del tempo presente sulla destra della nuova struttura di Facebook per <strong>mostrare i fatti salienti della sua storia, fin dall&#8217;anno della sua fondazione</strong>. Come? Semplice, pubblicando in ogni anno un contenuto presente nel loro sterminato archivio. Ovviamente il lavoro è appena iniziato, e sarà sicuramente lungo, ma già adesso è un piacere navigare tra la sua storia all&#8217;interno della pagina Facebook che in questo modo assume veramente una valenza informativa notevole.</p><p>Ora immaginiamo come questo possa essere sfruttato da un museo, da un&#8217;istituzione culturale oppure ancora, ovviamente, da un archivio storico. La pagina dello Smithsonian Institute, per fare un esempio,  potrebbe condividere le foto e le descrizioni dei propri contenuti classificandoli per anno. Ma la stessa struttura museale potrebbe raccontare la sua storia anno dopo anno, proprio come fatto dal New York Times.</p><p>Molto probabilmente questa funzione di diario temporale era stata pensata per arricchire ancora di più i propri profili personali, ma credo che la vera valenza di questa nuova applicazione Facebook si rivelerà interessante<strong> solamente per le Pagine</strong> e soprattutto per chi adotterà un approccio creativo nel condividere i contenuti.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/03/facebook-racconto-darchivio-timeline/195363/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Dark London, la graphic novel diventa un&#8217;app</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/24/dark-london-graphic-novel-diventa-unapp/186048/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/24/dark-london-graphic-novel-diventa-unapp/186048/#comments</comments> <pubDate>Tue, 24 Jan 2012 09:17:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Simone Strozzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Piacere quotidiano]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[Dark London]]></category> <category><![CDATA[Dickens]]></category> <category><![CDATA[mostra]]></category> <category><![CDATA[multimediale]]></category> <category><![CDATA[Museum of London]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=186048</guid> <description><![CDATA[Qualche mese fa avevo raccontato dello splendido progetto dedicato a Monet, un vero racconto multimediale emozionale legato alle opere del pittore impressionista.Un altro progetto per certi versi simile e&#8217; stato realizzato dal Museum of London per celebrare il bicentenario dalla nascita del grande scrittore Charles Dickens. Come nel caso francese, anche qui tutto parte da una...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/01/darklondon.jpg?47e3a5"></a></p><p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/01/darklondon.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-186054" title="darklondon" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/01/darklondon-300x225.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="225" /></a>Qualche mese fa avevo raccontato dello splendido <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/13/monet2010esperienza-multimediale/151408/" target="_blank">progetto dedicato a Monet</a>, un vero racconto multimediale emozionale legato alle opere del pittore impressionista.<a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/01/darklondon.jpg?47e3a5"></a>Un altro progetto per certi versi simile e&#8217; stato realizzato dal <strong>Museum of London</strong> per celebrare il bicentenario dalla nascita del grande scrittore <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Dickens" target="_blank">Charles Dickens</a></strong>. Come nel caso francese, anche qui tutto parte da una mostra &#8220;fisica&#8221;: fino al 12 giugno 2012 si può entrare nel mondo dickensiano proprio al <a href="http://www.museumoflondon.org.uk/London-Wall/Whats-on/Exhibitions-Displays/Dickens-London/Default.htm" target="_blank">Museum of London</a>, grazie ad una installazione che mescola dipinti, bozze, abiti e rari manoscritti. Ma appena si nomina Dickens, una cosa su tutte salta alla mente: <strong>l&#8217;atmosfera</strong>.</p><p>Una Londra, scura, cupa e piena di una nebbia dal fascino sinistro. Proprio questo mix e&#8217; perfettamente rappresentato e comunicato con l&#8217;applicazione per iPhone/iPad <strong><a href="http://www.museumoflondon.org.uk/Resources/app/Dickens_webpage/index.html" target="_blank">&#8220;Dark London&#8221;</a>,</strong> appendice multimediale che affianca la mostra fisica dedicata allo scrittore.</p><p>L&#8217;applicazione è gratuita e presenta una <strong>mappa interattiva che mescola la  Londra moderna con quella vittoriana </strong>con indicazioni legate al lavoro di Dickens, una sezione che introduce brevemente alla mostra fisica, e una parte dedicata alle diverse edizioni della graphic novel Dark London, appunto.<br /> La prima edizione &#8220;<em><a href="http://itunes.apple.com/gb/app/dickens-dark-london/id483346931?mt=8" target="_blank">Seven Dials</a></em>&#8221; si scarica direttamente dalla sezione apposita dentro l&#8217;applicazione, ed è  gratuita. Le prossime puntate saranno disponibili come aggiornamenti dell&#8217;applicazione durante le prossime settimane per coprire interamente la durata della mostra reale (purtroppo le prossime puntate saranno al costo di 1,50euro circa).</p><p>Questa prima graphic novel è davvero ben fatta ricca di <strong>schizzi grafici in bianco e nero,</strong> audio (con qualche problema, forse) e punti di interesse cliccabili che aprono pop-up di approfondimento, i quali mostrano sia testi sia contenuti presenti in Museo. Niente male.  Dark London e&#8217; quindi una di quelle applicazioni che va oltre la semplice trasposizione in digitale dei contenuti fisici, ma <strong>punta a raccontare la mostra sfruttando le potenzialità multimediali </strong>per arricchire l&#8217;esperienza dell&#8217;utente interessato, portandolo dentro quelle atmosfere e quel mondo.</p><p>Lo staff del Museum of London è del resto già noto per le ottime idee legate alle applicazioni mobile. <strong><a href="http://itunes.apple.com/gb/app/museum-london-streetmuseum/id369684330?mt=8">StreetMuseum</a></strong> non ti dice niente? Prova a dargli un&#8217;occhiata!</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/24/dark-london-graphic-novel-diventa-unapp/186048/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>ArtBabble, l&#8217;arte è in video</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/30/artbabble-larte-video/180744/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/30/artbabble-larte-video/180744/#comments</comments> <pubDate>Fri, 30 Dec 2011 09:08:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Simone Strozzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[ArtBabble]]></category> <category><![CDATA[arte]]></category> <category><![CDATA[New York]]></category> <category><![CDATA[piattaforma]]></category> <category><![CDATA[Prado]]></category> <category><![CDATA[video]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=180744</guid> <description><![CDATA[Vuoi gettare uno sguardo “dietro le quinte” del dipartimento di conservazione del Museo Nazionale del Prado per scoprire trattamenti e tecniche utilizzate? Oppure preferisci scoprire New York attraverso le gesta di artisti contemporanei grazie alla serie New York Close Up? Forse però ti interessano di più i video dedicati alle tecniche artistiche realizzate dal J....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Vuoi gettare uno sguardo “dietro le quinte” del dipartimento di conservazione del <strong>Museo Nazionale del Prado</strong> per scoprire trattamenti e tecniche utilizzate? Oppure preferisci scoprire New York attraverso le gesta di artisti contemporanei grazie alla serie <strong>New York Close Up?</strong> Forse però ti interessano di più i video dedicati alle tecniche artistiche realizzate dal J. Paul Getty Museum…</p><p>Tutto questo, e tantissimo altro materiale, lo trovate all’interno della piattaforma video dedicata all’arte a 360°, <strong><a href="http://www.artbabble.org/">ArtBabble</a></strong>, nata da una<strong> folgorante idea</strong> di un gruppo di lavoro interno al Indianapolis Museum of Art (IMA). L’idea è partita da questo museo qualche anno fa e si è caratterizzata subito da una forte voglia di aggregare anche i contenuti provenienti da altri musei, istituzioni culturali e organizzazioni nonprofit in giro per il mondo (scoprili tutti nella sezione <a href="http://www.artbabble.org/partner">partner</a>). L’elemento centrale è l’arte in tutte le sue forme, raccontata “dietro le quinte” oppure attraverso interviste, making-of, video tutorial, ecc. Tutti di altissima qualità.<br /> Ci sono vere e proprie serie (Series) di più video dedicati a singoli progetti: come sopra accennato, date un’occhiata a “<a href="http://www.artbabble.org/series/restoration-prado">Restoration at the Prado</a>” oppure al più moderno “<a href="http://www.artbabble.org/series/new-york-close">New York Close Up</a>”, serie di video  realizzati da Art21 (nonprofit newyorkese) che hanno l’obiettivo di catturare aspetti raramente documentati del processo creativo e raccontare l&#8217;esperienza di essere un giovane artista a New York City.</p><p>ArtBabble è quindi una piattaforma molto ben progettata (aggiornata proprio recentemente), ricca di contenuti da scoprire: inoltre, alcuni video possono essere scaricati gratuitamente con un click.<br /> Buona visione!</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/_QNlwAtZDYI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/30/artbabble-larte-video/180744/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Vai a New York? Dona un fiore a uno sconosciuto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/28/vai-a-new-york-dona-un-fiore-a-uno-sconosciuto/173708/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/28/vai-a-new-york-dona-un-fiore-a-uno-sconosciuto/173708/#comments</comments> <pubDate>Mon, 28 Nov 2011 15:35:21 +0000</pubDate> <dc:creator>Simone Strozzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Brooklyn Museum]]></category> <category><![CDATA[fiore]]></category> <category><![CDATA[Foto]]></category> <category><![CDATA[Lee Mingwei]]></category> <category><![CDATA[New York]]></category> <category><![CDATA[Twitter]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=173708</guid> <description><![CDATA[Il Brooklyn Museum di New York è uno dei musei più grandi e antichi d’America, e dista circa 30 minuti di metropolitana dal centro di Manhattan: il museo è noto per le sue incredibili collezioni permanenti, con pezzi che vanno dall’Antico Egitto all’arte contemporanea. Il Museo è parte di un complesso del XIX secolo tra...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/11/postartenyork.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-173710" title="postartenyork" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/11/postartenyork-300x300.jpg?47e3a5" alt="La donazione del fiore del Brooklyn Museum, New York" width="300" height="300" /></a>Il <strong>Brooklyn Museum</strong> di New York è uno dei musei più grandi e antichi d’America, e dista circa 30 minuti di metropolitana dal centro di Manhattan: il museo è noto per le sue incredibili collezioni permanenti, con pezzi che vanno dall’Antico Egitto all’arte contemporanea. Il Museo è parte di un complesso del XIX secolo tra parchi e giardini, che comprende anche Prospect Park, il Brooklyn Botanic Garden e il Prospect Park Zoo.</p><p>Anche da un punto di vista prettamente comunicativo il museo rappresenta un caso di studio per tutti gli addetti ai lavori che si interessano di arte e nuovi media.  In questo senso un esempio perfetto è rappresentato dal progetto messo in atto per promuovere l’installazione di Lee Mingwei: <strong><a style="text-decoration: underline;" href="http://www.brooklynmuseum.org/exhibitions/moving_garden/" target="_blank"><em>The Moving Garden</em></a></strong> (5 ottobre 2011 &#8211; 22 gennaio 2012).</p><p>“Il giardino in movimento” è una installazione che vede un blocco di granito con un centinaio di fiori freschi che sembrano nascere da un crepa. I visitatori sono invitati a prendere i fiori quando lasciano il Museo, a condizione di<strong> donare il fiore a un estraneo</strong> mentre si recano alla loro prossima destinazione. Ovviamente alla fine della giornata vengono inseriti nuovi fiori freschi nell’installazione e lo “scambio” ricomincia la giornata successiva.</p><p>Cosa ha pensato di fare lo staff che si occupa della comunicazione digitale? Be&#8217;, grazie al proliferare di smartphone e fotocamere, che portiamo sempre con noi, perché non scattare una <strong>foto ricordo</strong> documentando la “donazione del fiore”? Contrassegnando i nostri scatti con <strong>#mygardengift</strong> via Flickr, Instagram o Twitter (ma possiamo usare anche gli Sms) questa foto sarà immediatamente diffusa online e visibile nella <span style="text-decoration: underline;"><strong><a style="text-decoration: underline;" href="http://www.brooklynmuseum.org/exhibitions/moving_garden/participate.php" target="_blank">galleria multimediale</a></strong></span> presente sul sito. In questo modo, anche grazie alla geolocalizzazione dei messaggi è possibile vedere in che zona di New York è avvenuto il dono e grazie ai tweet si scoprono storie e momenti davvero surreali.</p><p>Questo progetto è un esempio di come le nuove tecnologie mobili possono far vivere anche fuori dalle mura del museo un’installazione. Non solo: questo è anche un modo di promuovere la mostra e il museo stesso attraverso una soluzione intelligente e piacevole.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/28/vai-a-new-york-dona-un-fiore-a-uno-sconosciuto/173708/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Europeana, un tour digitale per l&#8217;Europa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/20/europeana-tour-digitale-leuropa/171982/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/20/europeana-tour-digitale-leuropa/171982/#comments</comments> <pubDate>Sun, 20 Nov 2011 10:58:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Simone Strozzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Europa]]></category> <category><![CDATA[Europeana]]></category> <category><![CDATA[patrimonio culturale]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=171982</guid> <description><![CDATA[Come vediamo ormai tutti i giorni, l’Europa ha grandi difficoltà a “ragionare” in modo omogeneo, almeno in termini politici ed economico-finanziari. Per risollevarci un po’ il morale e scoprire qualcosa di nuovo in modo assolutamente piacevole, possiamo apprezzare culturalmente e artisticamente l’universo europeo nel suo insieme grazie ad Europeana, uno spazio digitale (ma anche fisico)...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/11/Europeana.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-171985" title="Europeana" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/11/Europeana-300x127.jpg?47e3a5" alt="Europeana" width="300" height="127" /></a>Come vediamo ormai tutti i giorni, l’Europa ha grandi difficoltà a “ragionare” in modo omogeneo, almeno in termini politici ed economico-finanziari. Per risollevarci un po’ il morale e scoprire qualcosa di nuovo in modo assolutamente piacevole,  possiamo apprezzare culturalmente e artisticamente l’universo europeo nel suo insieme grazie ad <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.europeana.eu/portal/" target="_blank"><strong>Europeana</strong></a></span>, uno spazio digitale (ma anche fisico) che ha l’obiettivo di rendere il <strong>patrimonio culturale e scientifico europeo</strong> accessibile al pubblico.</p><p>Il progetto è partito nel 2008 finanziato dalla Commissione europea e ospitato fisicamente presso la Biblioteca nazionale olandese, la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.kb.nl/" target="_blank"><strong>Koninklijke Bibliotheek</strong></a></span>: nel corso di questi anni si è evoluto grazie a nuovi finanziamenti, puntando sempre di più sull’interattività dei contenuti digitali e realizzando, in partnership con le strutture istituzionali dei vari paesi, diversi progetti a cavallo tra soluzioni digitali ed eventi fisici.</p><p>A luglio 2010 ha raggiunto i<strong> 10 milioni di oggetti digitali</strong>!</p><p>Europeana rappresenta dunque una grandissima banca dati ricca di schede informative su stampe, oggetti, dipinti, sculture, libri, ecc. Non aspettatevi effetti speciali, ma tutto è all’insegna della comprensione, dell’accessibilità e della facilità di fruizione: Europeana consente agli utenti  di esplorare le risorse digitali dei <strong>musei d&#8217;Europa</strong>, biblioteche, archivi e collezioni audiovisive.<br /> C’è un blog aggiornato in più lingue con notizie sulle iniziative e sulle collezioni di mezz’Europa.</p><p>Inoltre ci sono alcuni progetti speciali. Su tutti emerge <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://remix.europeana.eu/" target="_blank"><em><strong>Europeana Remix</strong></em></a></span><strong>,</strong><strong> </strong>basato su un cortometraggio prodotto grazie al crowdsourcing, <em>&#8220;La prima guerra mondiale nei documenti di tutti i giorni &#8220;</em>. Come spiega bene il sito, Europeana Remix è sostanzialmente un video interattivo che permette di navigare attraverso i contenuti correlati (mappe, fotografie), condividere il video con gli amici e interagire con altri utenti attraverso i commenti che si possono inviare in qualsiasi momento del film.</p><p>Tra gli altri progetti segnalo <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.theeuropeanlibrary.org/exhibition-reading-europe/" target="_blank"><em>Reading Europe: European culture through the book</em></a></span> e il recente concorso fotografico promosso da Europeana e diffuso su tutto il territorio europeo, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.wikilovesmonuments.eu/" target="_blank"><strong>WikiLovesMonuments</strong></a></span>.</p><p>Perdetevi un po’ tra gli oggetti provenienti dai musei di tutta Europa… Buon Europeana Tour!</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/20/europeana-tour-digitale-leuropa/171982/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Caccia al tesoro in museo con HiddenCity!</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/01/caccia-al-tesoro-in-museo-con-hiddencity/167801/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/01/caccia-al-tesoro-in-museo-con-hiddencity/167801/#comments</comments> <pubDate>Tue, 01 Nov 2011 18:00:42 +0000</pubDate> <dc:creator>Simone Strozzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[caccia al tesoro]]></category> <category><![CDATA[città]]></category> <category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category> <category><![CDATA[HiddenCity]]></category> <category><![CDATA[musei]]></category> <category><![CDATA[smartphone]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=167801</guid> <description><![CDATA[Agli inglesi non manca di certo il gusto per il mistero e la voglia di giocare con la storia dei propri luoghi. Su questi elementi si basa infatti il successo di HiddenCity, uno staff di ragazzi che ha creato un format di caccia al tesoro in diverse location di quattro città inglesi: Brighton, Londra, Newcastle...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Agli inglesi non manca di certo il gusto per il mistero e la voglia di giocare con la storia dei propri luoghi. Su questi elementi si basa infatti il successo di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.inthehiddencity.com/" target="_blank"><strong>HiddenCity</strong></a></span>, uno staff di ragazzi che ha creato un format di caccia al tesoro in diverse location di quattro città inglesi: Brighton, Londra, Newcastle e York.</p><p>In pratica si utilizzano gli <strong>sms via smartphone</strong> per leggere gli indizi e rispondere, dopo avere cercato attentamente le risposte nei luoghi indicati. Un bel modo di scoprire spazi pubblici, location particolari e musei alla modica cifra di 16 sterline per team:  si può anche scegliere di “sfidare” altri gruppi di amici per vedere chi riesce a rispondere a tutti i quesiti nel minor tempo possibile.</p><p>Proprio un museo figura tra le ultime location inserite a metà ottobre: il <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.inthehiddencity.com/museum-of-london-discovery-trail/" target="_blank">Museum Of London</a></span></strong>. Grazie alla partnership con HiddenCity, le famiglie possono ora esplorare le gallerie del museo in un modo nuovo e accattivante risolvendo gli indizi mentre guardano, toccano, sentono e persino annusano oggetti preistorici, romani e medievali.</p><p>A giudicare dal video qui sotto il risultato pare essere particolarmente gradito ai più piccoli. In palio, alla conclusione del tour, una bella spilletta “Certified Londoner” per promuovere il museo e comunicarlo in modo piacevole ai <strong>bambini</strong>, che certamente saranno ben lieti di tornare in futuro per altre visite.</p><p>Un’iniziativa soprattutto d’immagine, certo, che però è utile nel comunicare mostre e gallerie permanenti.<br /><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/u35oY050vN8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/01/caccia-al-tesoro-in-museo-con-hiddencity/167801/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Mural Explorer, in visita ai murales di Philadelphia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/03/storie-di-persone-e-murales-con-mural-explorer/161739/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/03/storie-di-persone-e-murales-con-mural-explorer/161739/#comments</comments> <pubDate>Mon, 03 Oct 2011 12:12:14 +0000</pubDate> <dc:creator>Simone Strozzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Mural Explorer]]></category> <category><![CDATA[murales]]></category> <category><![CDATA[Philadelphia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=161739</guid> <description><![CDATA[The City of Philadelphia Mural Arts Program unisce artisti e comunità attraverso un processo collaborativo che mescola la storia dei luoghi con la street art, trasformando gli spazi pubblici, spesso in modo incredibile. La mole di lavori realizzati è veramente notevole: in 27 anni di vita questo progetto ha prodotto ben 3.000 creazioni! Un progetto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/10/muralexplorer.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-161765" title="muralexplorer" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/10/muralexplorer-300x174.jpg?47e3a5" alt="I graffiti di Mural Explorer" width="300" height="174" /></a>The City of Philadelphia Mural Arts Program</strong> unisce artisti e comunità attraverso un processo collaborativo che mescola la storia dei luoghi con la <em>street art</em>,  trasformando gli spazi pubblici, spesso in modo incredibile. La mole di lavori realizzati è veramente notevole: in 27 anni di vita questo progetto ha prodotto ben 3.000 creazioni!</p><p>Un progetto che è partito nel 1984 e si è caratterizzato e distinto per la forti componente di valorizzazione e ri-qualificazione, sia artistica sia territoriale.  In quell’anno il lungimirante sindaco di Philadelphia, Wilson Goode, era in testa al Philadelphia Anti-Graffiti Network per combattere la dilagante moda di graffiti che rovinavano ogni angolo cittadino: la scelta fu quella di non reprimere ma anzi di <strong>convogliare tutta quella energia e quella voglia (e competenza!) artistica </strong>in qualcosa che non solo abbellisse la città ma che la raccontasse, unendo artisti, comunità e tradizione.  La mossa giusta fu quella di affidare le operazioni al <em>muralist</em> Jane Golden che si fece presto ben volere dai <em>writer</em>.</p><p>Negli anni il progetto è cresciuto, e rappresenta un caso innovativo e di successo di partnership pubblica/privata.</p><p>Un parte dei murales e delle storie sono disponibili sul web, mostrate e raccontate dallo splendido <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://explorer.muralarts.org/" target="_blank"><strong>Mural Explorer</strong></a></span>: sito che mescola testi con file audio e video in modo piacevole e molto coinvolgente.  Si può quindi navigare tra i murales, zoomando oppure scoprendo dove si trovano esattamente grazie a Google Maps. Ovviamente ogni immagine dei murales può essere condivisa su Facebook e Twitter.</p><p>Le informazioni e le storie dietro ad ogni creazione possono essere approfondite grazie a comodissimi e veloci menù a tendina o ai diversi punti di interesse individuati sopra al murales: ci sono anche gallerie di immagini (slideshow) che mostrano il making-of delle creazioni. Passione per l’arte e per la propria città emergono ad esempio in <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://explorer.muralarts.org/#/mural/civic_engagement" target="_blank"><strong>Civic Engagement</strong></a></span>., ma da non perdere assolutamente per lo straripante mix di arte/storia/comunità locale è <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://explorer.muralarts.org/#/mural/heart_of_baltimore" target="_blank"><strong>The Heart of Baltimore Avenue</strong></a></span><strong>.</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/03/storie-di-persone-e-murales-con-mural-explorer/161739/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Monet2010:esperienza multimediale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/13/monet2010esperienza-multimediale/151408/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/13/monet2010esperienza-multimediale/151408/#comments</comments> <pubDate>Sat, 13 Aug 2011 06:14:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Simone Strozzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Claude Monet: 1840 -1926]]></category> <category><![CDATA[monet]]></category> <category><![CDATA[Monet2010]]></category> <category><![CDATA[parigi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=151408</guid> <description><![CDATA[La mostra “Claude Monet: 1840 -1926” si è conclusa a Parigi nel gennaio 2011 tuttavia è rimasto online il sito Monet2010 dedicato all’evento e che consente di indagare le opere e la storia del pittore impressionista. Il sito è tutt’ora completamente consultabile, ma non si tratta di una semplice navigazione tra contenuti bensì di una...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/08/monet.png?47e3a5"><img class="alignnone size-full wp-image-151409" title="monet" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/08/monet.png?47e3a5" alt="" width="390" height="156" /></a>La mostra “<em>Claude Monet: 1840 -1926</em>” si è conclusa a Parigi nel gennaio 2011 tuttavia è rimasto online il sito <strong><a href="http://www.monet2010.com/" target="_blank"><span style="text-decoration: none;">Monet2010</span></a></strong> dedicato all’evento e che consente di indagare le opere e la storia del pittore impressionista.<br /> Il sito è tutt’ora completamente consultabile, ma non si tratta di una semplice navigazione tra contenuti bensì di una vera e propria <strong>esperienza multimediale con il mondo di Monet</strong>.</p><p>Due sono le grandi opzioni di navigazione “<strong>Gallery</strong>” e “<strong>Journey</strong>”.<br /> Entrando nella prima trovate una coinvolgente “linea del tempo” sfogliabile con tutte le opere cliccabili e una serie di scelte di navigazione che ripercorrono le linee guida del tour reale (con tanto di filo bianco che evidenzia il collegamento tra le opere).</p><p>Tuttavia la parte più sensazionale è appunto <span style="text-decoration: underline;">“</span><a href="http://www.monet2010.com/en#/voyage/" target="_blank">Journey</a><span style="text-decoration: underline;">”</span>: dimenticatevi i classici tour digitali con immagini 3D, qui regna il suono di <strong>un pianoforte che accompagna </strong>lo scorrere di animazioni interattive.<br /> Il mio consiglio è quello di prendervi 10 minuti di relax per entrare in un sogno: infilatevi le cuffie (con microfono!) e rovesciate con un colpo di mouse l’inchiostro … Da qui partirete per un viaggio attraverso le stagioni, soffierete su mulini a vento e giocherete con l’acqua di uno stagno! Il tutto godendo a pieno schermo dei capolavori di Monet.<br /> Raramente credo si sia vista un’esperienza digitale così “calda” ed emozionante:  il sito presente inoltre anche una web tv con diversi filmati caricati!<br /> <em>Bon voyage !<span style="font-style: normal;"> </span></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/13/monet2010esperienza-multimediale/151408/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>30 giorni in museo: la scienza non dorme mai</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/09/30-giorni-in-museo-la-scienza-non-dorme-mai/150681/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/09/30-giorni-in-museo-la-scienza-non-dorme-mai/150681/#comments</comments> <pubDate>Tue, 09 Aug 2011 14:05:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Simone Strozzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Kate McGroarty]]></category> <category><![CDATA[Month at the museum]]></category> <category><![CDATA[Museum of Science and Industry]]></category> <category><![CDATA[Science never sleeps]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=150681</guid> <description><![CDATA[Un po’ Grande fratello, un po’ The terminal (ricordate la pellicola in cui Tom Hanks viveva in aeroporto?) e, a ben guardare anche un tocco dell’Oliver Stone di Wall Street 2. Di cosa stiamo parlando? Si tratta del progetto ideato dal Museum of Science and Industry di Chicago, chiamato “Month at the Museum”: in poche...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/08/museo.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-150684" title="month at the museum" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/08/museo-300x225.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="225" /></a>Un po’ <em>Grande fratello</em>, un po’ <em>The terminal</em> (ricordate la pellicola in cui Tom Hanks viveva in aeroporto?) e, a ben guardare anche un tocco dell’Oliver Stone di <em>Wall Street 2</em>.<br /> Di cosa stiamo parlando?<br /> Si tratta del progetto ideato  dal <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.msichicago.org/" target="_blank"><strong>Museum of Science and Industry di Chicago</strong></a></span>, chiamato “<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.msichicago.org/matm/details/" target="_blank"><strong>Month at the Museum</strong></a></span>”: in poche parole, il fortunato vincitore del contest, <strong>vivrà 24 ore al giorno per 30 giorni</strong>, dentro al museo di Chicago, venendo a contatto con tutte le attività realizzate dal museo. Divertente il claim del progetto che richiama appunto il secondo capitolo della saga cinematografica<em> Wall Street </em>con Michael Duglas: qui il motto non è più “Money never sleeps” ma “<strong>Science never sleeps</strong>”, la scienza non dorme mai.</p><p>Dal 19 ottobre 2011 al 17 novembre 2011 il vincitore del contest diventerà quindi “l’inquilino” del museo: seguirà le attività didattiche, gli eventi, le mostre, le collezioni, e tutto quello che in quel mese accadrà all’interno del museo. Il progetto, in sostanza, ha l’obiettivo di trovare in questa persona <strong>un reporter </strong>che prima, durante e dopo le diverse attività comunichi e condivida con tutto il mondo la propria esperienza e cosa avviene in museo. Ovviamente con tutti gli strumenti digitali possibili. Una sorta di “live reporter”.</p><p>L’impronta comunicativa del progetto è ben definita anche dalle competenze richieste per partecipate alla selezione: “<em>Siamo alla ricerca di un buon comunicatore con ottime capacità di scrittura. Deve avere una certa esperienza con il parlare in pubblico, col fare interviste e nel gestire un blog. Sono anche richieste competenze web per la diffusione di contenuti su Twitter e altri social media, oltre a buone conoscenze in ambito fotografico e video</em>”.</p><p>La selezione si è chiusa recentemente e sarà interessante anche seguire come sarà comunicato e presentato il vincitore.</p><p>Il progetto è alla sua seconda edizione: l’inquilino dell’anno scorso, <strong>Kate McGroarty</strong>, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.msichicago.org/matm/kate-s-month-at-the-museum/" target="_blank">ha tenuto un blog</a></span> (ancora online) dove, fin dal primo giorno di “insediamento” in museo, ha raccontato eventi, incontri, lezioni, laboratori, condividendo scatti fotografici e video. Non solo: Kate oltre al blog comunicava anche attraverso Twitter e Facebook condividendo informazioni e news  in tempo reale e raccogliendo molto spesso anche le richieste di alcuni utenti su mostre o particolari eventi.</p><p>Come si può notare i commenti ai post di Kate sono stati numerosi, con utenti che hanno apprezzato davvero il suo lavoro tanto da sperare in una “foto” con la reporter una volta arrivati in museo!</p><p>L’iniziativa ha dato grande visibilità a tutta una serie di attività che solitamente rimangono &#8220;invisibili&#8221; e che non hanno la stessa forza comunicativa di mostre o nuovi allestimenti.</p><p><em>Foto tratta da: <a href="http://www.msichicago.org/matm/kate-s-month-at-the-museum/" target="_blank">www.msichicago.org/matm/kate-s-month-at-the-museum/</a></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/09/30-giorni-in-museo-la-scienza-non-dorme-mai/150681/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Historypin, la macchina del tempo digitale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/06/historypin-scopri-la-macchina-del-tempo-digitale/150236/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/06/historypin-scopri-la-macchina-del-tempo-digitale/150236/#comments</comments> <pubDate>Sat, 06 Aug 2011 12:16:12 +0000</pubDate> <dc:creator>Simone Strozzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[Historypin]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=150236</guid> <description><![CDATA[Viaggiare attraverso lo spazio e il tempo perdendosi tra immagini in bianco e nero, storie, volti, scene, paesaggi, città e immediati e dinamici confronti tra passato e futuro. Tutto questo è Historypin, splendido progetto realizzato da We Are What We Do in partnership con Google. In poche parole si tratta di una piattaforma digitale nella...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Viaggiare attraverso lo spazio e il tempo perdendosi tra immagini in bianco e nero, storie, volti, scene, paesaggi, città e immediati e dinamici confronti tra passato e futuro. Tutto questo è <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.historypin.com/" target="_blank"><strong>Historypin</strong></a></span>, splendido progetto realizzato da <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.wearewhatwedo.org/" target="_blank"><em>We Are What We Do</em></a></span> in partnership con Google<em>.</em></p><p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/08/hystorypin.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-150237" title="hystorypin" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/08/hystorypin-300x153.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="153" /></a></p><p>In poche parole si tratta di una piattaforma digitale nella quale, in maniera del tutto simile a Google Maps e StreetView, è possibile girovagare per il pianeta: qui tuttavia c’è qualcosa in più. Gli utenti registrati possono caricare fotografie e aggiungere storie legate agli scatti caricati. Inoltre, grazie alla tecnologia di Google, è possibile vedere l’immagine d’epoca “montata” sullo scenario contemporaneo e sfumando si ottiene un confronto immediato tra passato e presente. Si possono creare tour, slideshow e molto altro.</p><p>Tuttavia, anche senza contribuire in modo diretto con il caricamento di foto, il progetto è davvero piacevole: è sufficiente infatti scegliere luogo, parola chiave e periodo preferito nella barra del tempo (dal 1840 a oggi) e sarete pronti a partire per un viaggio fatto di immagini e storie! Ecco qui un breve video di presentazione:</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/FdT3eKdto4w" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Il team che cura la piattaforma ha inoltre realizzato dei tour davvero spettacolari (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.historypin.com/tours/take/id/6605832/title/Beatlemania/#1" target="_blank">Qui</a></span> trovate quello dedicato alla Beatlemania!), nei quali si mescolano audio, foto e testi di approfondimento.<br /> Il progetto è stato lanciato in versione di prova nel corso del 2010, ma solo a metà luglio 2011 è stato pubblicato online nella sua versione più aggiornata.</p><p>Uno strumento per scoprire la storia di luoghi, persone e momenti storici: tra i principali protagonisti che hanno aderito al progetto ci sono già oltre 100 istituzioni tra musei, gallerie, archivi e biblioteche.</p><p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/08/hystorypin.jpg?47e3a5" target="_blank">Clicca qui per ingrandire l&#8217;immagine</a></span></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/06/historypin-scopri-la-macchina-del-tempo-digitale/150236/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Rubato il Tricolore a Reggio Emilia!</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/19/rubato-il-tricolore-a-reggio-emilia/146344/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/19/rubato-il-tricolore-a-reggio-emilia/146344/#comments</comments> <pubDate>Tue, 19 Jul 2011 10:59:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Simone Strozzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[All’armi! 2.0]]></category> <category><![CDATA[caccia al tesoro]]></category> <category><![CDATA[Reggio Emilia]]></category> <category><![CDATA[tricolore]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=146344</guid> <description><![CDATA[Sono davvero molto orgoglioso di comunicare questa “Caccia al tesoro multimediale” lungo le strade della mia città, Reggio Emilia: il progetto All’armi! 2.0 è promosso dal Comune di Reggio Emilia e dai Musei Civici e ha l’obiettivo di far conoscere in un modo nuovo e divertente i luoghi storici e gli aneddoti della Reggio risorgimentale....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/i8hky80qeAk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Sono davvero <strong>molto orgoglioso</strong> di comunicare questa “<em>Caccia al tesoro multimediale</em>” lungo le strade della mia città,<strong> Reggio Emilia</strong>: il progetto <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.reggioemilia150.it/Sezione.jsp?titolo=%27%27ALL%27ARMI%21%202.0%27%27&amp;idSezione=615" target="_blank"><strong>All’armi! 2.0</strong></a></span> è promosso dal Comune di Reggio Emilia e dai <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.musei.re.it/" target="_blank"><strong>Musei Civici</strong></a></span> e ha l’obiettivo di far conoscere in un modo nuovo e divertente i luoghi storici e gli aneddoti della Reggio risorgimentale.</p><p>L’appuntamento dunque è per <strong>mercoledì 20 luglio, dalle ore 21,30 alle ore 24,00 circa, nel centro storico di Reggio Emilia</strong> per una gara di abilità a squadre caratterizzata dalla risoluzione di enigmi e quesiti e dalla ricerca di luoghi nel centro storico. Il superamento delle singole prove di gara e l’acquisizione di quelle successive avvengono esclusivamente tramite dispositivi di telefonia mobile (<strong>Qr Code</strong>).</p><p>Trovate tutte le indicazioni e il regolamento <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.reggioemilia150.it/allegati/regolamento%20all%27armi_110707061842.pdf" target="_blank"><strong>qui</strong></a></span>.</p><p>Di seguito “la chiamata all’armi!2.0”:</p><p>“<em>In missione per le vie del centro storico di Reggio Emilia, alla ricerca di indizi, luoghi e segreti che conducano al tesoro smarrito…<br /> Squadre di moderni garibaldini, muniti di smartphone, buon intuito e scarpe comode, indagheranno su strani messaggi, misteriosi codici, luoghi nascosti ed enigmi intricati.<br /> Chi fra loro sarà il più abile e si aggiudicherà i premi ? In palio viaggi nelle tre capitali d&#8217;Italia: Roma, Torino e Firenze.”</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/19/rubato-il-tricolore-a-reggio-emilia/146344/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>I messaggi dei visitatori del MoMA</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/17/i-messaggi-dei-visitatori-del-moma/146036/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/17/i-messaggi-dei-visitatori-del-moma/146036/#comments</comments> <pubDate>Sun, 17 Jul 2011 09:57:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Simone Strozzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Piacere quotidiano]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[I went to Moma and...]]></category> <category><![CDATA[moma]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=146036</guid> <description><![CDATA[Un progetto semplice, bello, immediato, in grado di sfruttare in modo creativo i feedback, i riscontri, dei visitatori per comunicare il museo: il tutto tra web e location fisiche. Si tratta di “I went to MoMA and…”, splendida attività di coinvolgimento e partecipazione messa in piedi dal Museum of Modern Art di New York. In...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/07/Senza-titolo1.png?47e3a5"><img class="alignnone size-full wp-image-146037" title="Senza titolo1" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/07/Senza-titolo1.png?47e3a5" alt="" width="345" height="225" /></a></p><p>Un progetto semplice, bello, immediato, in grado di sfruttare in modo creativo i <em>feedback</em>, i riscontri, dei visitatori per comunicare il museo: il tutto <strong>tra web e location fisiche.</strong><br /> Si tratta di “<strong><a href="http://www.moma.org/iwent/" target="_blank">I went to MoMA and…”</a></strong>, splendida attività di coinvolgimento e partecipazione messa in piedi dal <strong>Museum of Modern Art di New York</strong>.</p><p>In sostanza è stato chiesto ai visitatori del museo di <strong>condividere, su un foglietto di carta</strong>, brevi messaggi, disegni, schizzi che raccontassero la propria esperienza in museo. La risposta è stata notevole e davvero molto creativa.Tutti i foglietti sono stati pubblicati <em>online</em>, facili da leggere e condividere sui principali social media. Sfogliarli online è molto divertente e mi è capitato anche di “scovare” una ragazza italiana, Silvia, che ha condiviso un simpatico messaggio: &#8220;<em>I went to Moma and&#8230;<strong>Ho vinto l&#8217;ansia!</strong></em>&#8221;</p><p>Il progetto può apparire poco più che un gioco, tuttavia il museo ha utilizzato questi <em>feedback</em> creativi per realizzare una vera e propria campagna di comunicazione, siano <em>online</em> sia <em>offline</em>.</p><p>I foglietti sono finiti così per tappezzare le <strong>fermate dell’autobus,</strong> le bacheche stradali, gli spazi del museo stesso: da un punto di vista digitale, invece, sono stati realizzati <em>banner, </em>cioè le &#8220;strisce&#8221; in alto nella pagina web, identici ai foglietti stessi.</p><p><a href="http://www.slideshare.net/CommunicatingtheMuseum/ctm2011-victor-samra" target="_blank">Potete trovare tutto il racconto per immagini di questa esperienza nelle ultime slide di questa presentazione, a questo link.</a></p><p>Inutile dire che il progetto “<em>I Went to MoMA and…</em>” ha avuto un grande successo, riuscendo a creare un bel legame tra il museo e il suo pubblico, un legame che ha spinto le persone ha produrre un contenuto che fosse anche minimamente creativo, significativo e facilmente “condivisibile&#8221;, ovunque.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/17/i-messaggi-dei-visitatori-del-moma/146036/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>MovimEnti e UmbriaApp: la cultura 2.0</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/07/socia-media-e-ipad-app-per-girare-litalia/116501/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/07/socia-media-e-ipad-app-per-girare-litalia/116501/#comments</comments> <pubDate>Tue, 07 Jun 2011 15:58:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Simone Strozzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[app]]></category> <category><![CDATA[iPad]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[lazio]]></category> <category><![CDATA[musei]]></category> <category><![CDATA[social network]]></category> <category><![CDATA[umbria]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=116501</guid> <description><![CDATA[Questi primi giorni di giugno non hanno regalato un tempo memorabile, almeno per quanto riguarda il centro-nord: mi sono così dedicato a navigare qualche sito web che mi ero “segnato” tempo fa e che poi, per un motivo o per l’altro, era finito nel dimenticatoio. Un grave errore perché si tratta di due iniziative italiane...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/06/UmbriaApp.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-116505" title="UmbriaApp" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/06/UmbriaApp-226x300.jpg?47e3a5" alt="L'Umbria App per iPad sviluppata dalla Regione Umbria" width="226" height="300" /></a>Questi primi giorni di giugno non hanno regalato un tempo memorabile, almeno per quanto riguarda il centro-nord: mi sono così dedicato a navigare qualche sito web che mi ero “segnato” tempo fa e che poi, per un motivo o per l’altro, era finito nel dimenticatoio. Un grave errore perché si tratta di <strong>due iniziative italiane</strong> davvero degne di nota, e che testimoniano ancora una volta, la voglia di innovazione “dal basso”.</p><p>Il primo esempio, che non conoscevo, ma che seguirò con estrema attenzione è “<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://movimenti.ning.com/" target="_blank"><strong>movimEnti culturali</strong></a></span><strong> </strong>- Archivi, biblioteche e musei nel Lazio (e non solo). Attività e progetti di innovazione”. Un social network che sfrutta la piattaforma <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ning.com/" target="_blank">Ning</a></span>, nel quale è possibile creare il proprio profilo, scrivere post e invitare amici. Inoltre, ci potete trovare video, foto, gruppi di discussione ma soprattutto sono segnalati in primo piano gli eventi, molti dei quali davvero molto interessanti: si spazia dalle iniziative su eBook ed editoria digitale, dai nuovi scenari di archivi e biblioteche fino alle applicazioni mobili dei musei.</p><p>Proprio quest’ultima voce rappresenta la mia seconda segnalazione di oggi: avete appena comprato un iPad? Bene, allora testate le 4 nuove App sviluppate dalla regione Umbria per promuovere e diffondere i contenuti di parchi, eventi e musei. Il progetto si chiama <strong>UmbriaApp</strong>:  il nuovo contenitore di informazioni multimediali consultabili tramite tablet e smartphone e aggiornabili periodicamente attraverso il web.</p><p>Le app al momento realizzate riguardano <strong>Umbria Jazz, Musei, Parchi</strong> e<strong> Festival di Spoleto</strong> e potete scaricarle <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://itunes.apple.com/it/app/umbriaapp-musei/id430844052?mt=8." target="_blank"><strong>qui</strong></a></span>. Non mi resta che augurarvi buona Umbria a tutti!</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/07/socia-media-e-ipad-app-per-girare-litalia/116501/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Musei e gallerie d&#8217;arte sono sempre più &#8220;social&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/03/musei-e-gallerie-darte-sono-sempre-piu-social/115723/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/03/musei-e-gallerie-darte-sono-sempre-piu-social/115723/#comments</comments> <pubDate>Fri, 03 Jun 2011 12:36:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Simone Strozzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[musei]]></category> <category><![CDATA[museumnext]]></category> <category><![CDATA[social media]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=115723</guid> <description><![CDATA[Comunicazione interna, consapevolezza diffusa e strategia “globale”. Sono i tre elementi che ho visto toccare maggiormente nelle ultime conferenze sul tema “musei e nuovi media”. Tre elementi che testimoniano anche una maturazione dello scenario digitale all’interno dei musei: un’importanza sempre maggiore per strumenti che non sono più visti esclusivamente come strumento di marketing e promozione (seppur per...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Comunicazione interna, consapevolezza diffusa e strategia “globale”. Sono i tre elementi che ho visto toccare maggiormente nelle ultime conferenze sul tema “musei e nuovi media”. Tre elementi che testimoniano anche una<strong> maturazione dello scenario digitale </strong>all’interno dei musei: un’importanza sempre maggiore per strumenti che non sono più visti esclusivamente come strumento di marketing e promozione (seppur per questi importantissimi), e che, soprattutto, stanno uscendo dalle porte di pochi volenterosi operatori per “bussare” a tutta l’istituzione nel suo complesso.</p><p>Quello che emerge con forza dalle conferenze internazionali (da <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://conference.archimuse.com/forum/congratulations_to_the_mw2011_best_of_the_web_winners" target="_blank">Museums and the Web</a></span></em> a <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.museumnext.org" target="_blank">MuseumNext</a></span></em>) è che strumenti digitali come i social media stanno entrando con sempre maggior forza all’interno di più ampie strategie di comunicazione di musei e istituzioni culturali. Si assiste così, anche in piccole realtà, ad una <strong>maggiore strutturazione</strong> con la compilazione di piani editoriali, riunioni interne di redazione aperte a tutti gli operatori museali, media strategy, linee guida per la comunicazione digitale.</p><p>In queste senso una risorsa imperdibile e molto ricca di esperienze concrete è rappresentata dal database online <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://socialmediagovernance.com/policies.php" target="_blank"><strong>Social Media Governance</strong></a></span>: qui trovate 176 esempi di piani operativi per l’utilizzo dei social media, blog, website, ecc. Esempi grazie ai quali capirete come organizzano la loro comunicazione digitale il Walker Art Center, Smithsonian Institution, American Red Cross, moltissime università, e tante altre realtà. Rimanendo strettamente legati al mondo dei musei e degli istituti culturali, c’è poi uno spazio wiki che ha l’obiettivo di raccogliere i migliori piani operativi del settore: <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://museumsocialmedia.pbworks.com/w/page/38318824/Example-Social-Media-Policies-and-Plans" target="_blank"><strong>Example Social Media Policies and Plans.</strong></a></span><strong> </strong>Qui scoprirete come il Getty struttura la sua presenza sul web.</p><p>Altro elemento importante è che, a quanto pare, le figure che per prime in museo hanno affrontato la nuova comunicazione digitale stanno acquistando <strong>sempre maggiore audience interna</strong>, grazie a forza, intuizione e ostinazione. Spesso il primo ostacolo all’adozione di nuovi strumenti comunicativi è proprio l’ambiente interno: leggere per credere il recente documento <a href="http://conference.archimuse.com/mw2011/papers/social_media_and_organizational_change" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><strong><em>Social Media and Organizational Change</em></strong></span></a>, dove si espongono criticità legate alla gestione e organizzazione interna della comunicazione digitale. All’interno del documento emerge chiaramente la necessità di coinvolgere l’intero staff museale sulle tematiche relative agli strumenti digitali e come, per fare questo, sia necessario realizzare piani operativi sempre più strutturati e “diffusi” in tutta l’organizzazione.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/03/musei-e-gallerie-darte-sono-sempre-piu-social/115723/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>La salvaguardia delle memorie virtuali</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/17/a-bologna-per-salvare-le-memorie-virtuali/111757/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/17/a-bologna-per-salvare-le-memorie-virtuali/111757/#comments</comments> <pubDate>Tue, 17 May 2011 08:09:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Simone Strozzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[archiviazione]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[ICT]]></category> <category><![CDATA[memoria]]></category> <category><![CDATA[musei]]></category> <category><![CDATA[olocausto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=111757</guid> <description><![CDATA[Tecnologicamente parlando, l’innovazione corre veloce. Dall’inizio degli anni ’90 ad oggi abbiamo assistito ad un crescente utilizzo di Ict (Information and communication technologies) nel settore dei beni culturali: strumenti sempre più interattivi, presentazioni che mescolano audio/video, ricostruzioni tridimensionali e molto altro. Strumenti che in molti casi hanno consentito agli operatori museali di “raccontare” il museo con...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Tecnologicamente parlando, l’innovazione corre veloce. Dall’inizio degli anni ’90 ad oggi abbiamo assistito ad un crescente utilizzo di <strong>Ict </strong>(Information and communication technologies) nel settore dei beni culturali: strumenti sempre più interattivi, presentazioni che mescolano audio/video, ricostruzioni tridimensionali e molto altro. Strumenti che in molti casi hanno consentito agli operatori museali di <strong>“raccontare” il museo con modalità nuove.</strong></p><p>Ma la tecnologia avanza rapida ed inesorabile e accade che oggi molti <strong>archivi </strong><strong>siano di difficile lettura e aggiornamento </strong>a causa di problemi <em>hardware</em> (il supporto su cui venivano conservati i dati non viene più supportato, se non con costi alti, o perde le funzionalità di lettura) oppure perché i formati informatici con cui venivano salvati i dati vengono a mancare nei <em>software</em> comuni o speciali.</p><p>Una problematica, quella della salvaguardia delle memorie virtuali, che non ha l’attenzione che merita anche perché ci sono archivi multimediali che rappresentano un patrimonio preziosissimo. E’ quindi con estremo piacere che segnalo l’iniziativa che ha luogo il prossimo<strong> 19 maggio</strong> (giornata internazionale dei musei) a Bologna, presso il Museo Internazionale e Biblioteca della Musica: <strong><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.icom-italia.org/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=810&amp;Itemid=30" target="_blank">La salvaguardia delle memorie virtuali</a></span></em></strong><em> &#8211; Giornata di studi, rivolta a operatori museali, sulla conservazione delle memorie informatiche e sulle problematiche dei formati informatici nei musei. </em>L’iniziativa, a cura dell’Istituzione Musei Civici del Comune di Bologna e di Icom Italia, vedrà relatori italiani e internazionali discutere le problematiche in oggetto durante il convegno del mattino mentre nel pomeriggio i lavori riprenderanno sotto forma di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/BarCamp" target="_blank">barcamp</a></span>.</p><p>Il tema può sembrare molto “tecnico” ma a conferire importanza e attualità a questa problematica ci hanno pensato lo <strong>US</strong><strong> Holocaust Memorial Museum</strong> e <strong>Ancestry.com</strong> annunciando martedì 3 maggio scorso lo sviluppo di un progetto che ha l’obiettivo di reclutare quanti più volontari possibile per aiutare a costruire <strong>il più grande database online </strong>al mondo di informazioni sulle vittime dell&#8217;<strong>Olocausto.</strong></p><p><strong> </strong></p><p><strong><em><a href="http://www.worldmemoryproject.org/" target="_blank">The World Memory Project</a></em></strong> mira a rendere i 170 milioni di documenti del Museo facilmente consultabili online. Circa 50 mila di questi registri sono attualmente ricercabili per nome sul sito web, ma molto lavoro deve essere fatto, ha detto Lisa Yavnai , direttore del museo <em>Holocaust Survivors and Victims Resource Center</em>. Inoltre, si potrebbero avere <strong>700 microfilm </strong>provenienti dalla Polonia. Supporti video e audio che necessitano di gestione, cura, ricerca e di essere attualizzati nelle forme: per essere condivisi al meglio con tutti quanti attraverso un clic. Memorie “virtuali” che contengono la nostra storia e che abbiamo l’obbligo di salvaguardare al meglio.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/17/a-bologna-per-salvare-le-memorie-virtuali/111757/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Se la storia dei vaccini vale un premio del web</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/01/quando-la-storia-dei-vaccini-vale-un-premio-del-web/108314/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/01/quando-la-storia-dei-vaccini-vale-un-premio-del-web/108314/#comments</comments> <pubDate>Sun, 01 May 2011 11:07:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Simone Strozzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[museo]]></category> <category><![CDATA[Mütter Museum]]></category> <category><![CDATA[premio]]></category> <category><![CDATA[sito]]></category> <category><![CDATA[storia]]></category> <category><![CDATA[vaccini]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=108314</guid> <description><![CDATA[Ecco qua un bell’esempio di divulgazione scientifica. Quanti di noi conoscono la storia dei vaccini? Andando oltre agli episodi più significativi, il tema è molto interessante ma, come spesso accade per certe tematiche, è di difficile approccio ai non addetti ai lavori. In questo caso ci viene incontro il sito The History of Vaccines,  gestito...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/05/timelinevaccini.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-108316" title="timelinevaccini" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/05/timelinevaccini-300x216.jpg?47e3a5" alt="La linea del tempo dei vaccini tratta dal sito Historyofvaccines.org" width="300" height="216" /></a>Ecco qua un bell’esempio di divulgazione scientifica. Quanti di noi conoscono la<strong> storia dei vaccini</strong>? Andando oltre agli episodi più significativi, il tema è molto interessante ma, come spesso accade per certe tematiche, è di difficile approccio ai non addetti ai lavori.</p><p>In questo caso ci viene incontro il sito <strong><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.historyofvaccines.org" target="_blank">The History of Vaccines</a></span></em></strong>,  gestito dal College of Physicians of Philadelphia del <a href="http://www.collegeofphysicians.org/Site/mutter_museum.html" target="_blank">Mütter Museum</a>, dedicato al miglioramento della salute dei cittadini attraverso i suoi programmi di educazione, servizi e risorse.</p><p>La storia dei vaccini è qui spiegata con una <strong>linea del tempo</strong> davvero immediata e diretta, piacevole da scorrere e approfondire,  che invoglia l’utente alla lettura delle diverse tappe storiche. Immagini e pop-up informativi  hanno l’obiettivo di informare in modo veloce, con link a schede che approfondiscono i vari temi.</p><p>C’è una grande quantità di immagini, molte delle quali visualizzabili a tutto schermo con la possibilità di ingrandimento, alcune <strong>video interviste</strong> e un <strong>blog </strong>aggiornatissimo. Tra gli elementi che mi hanno colpito, la sezione che spiega con <strong>animazioni </strong>come lavora un vaccino, <em>How Vaccines Work</em>: una vera e propria presentazione che unisce testi e animazioni grafiche in modo accattivante ed estremamente semplice. Come questa sezione <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.historyofvaccines.org/activities" target="_blank">ce ne sono diverse</a></span>.</p><p>Un ottimo sito con ottime risorse gratuite e a completa disposizione di scuole e studenti, che infatti è stato premiato all’ultima edizione di <a href="http://conference.archimuse.com/forum/congratulations_to_the_mw2011_best_of_the_web_winners" target="_blank"><strong>Museums and the Web 2011</strong></a> nella sezione “Education”.</p><p><em>Nell&#8217;immagine, la linea del tempo dei vaccini tratta dal sito Historyofvaccines.org.<br /> Per ingrandire <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/05/timelinevaccini.jpg?47e3a5" target="_blank">clicca qui</a></span></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/01/quando-la-storia-dei-vaccini-vale-un-premio-del-web/108314/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>Cosa fanno i musei italiani sul web?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/25/le-strategie-digitali-dei-musei-italiani/106869/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/25/le-strategie-digitali-dei-musei-italiani/106869/#comments</comments> <pubDate>Mon, 25 Apr 2011 08:22:10 +0000</pubDate> <dc:creator>Simone Strozzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Luca Melchionna]]></category> <category><![CDATA[maxxi]]></category> <category><![CDATA[musei]]></category> <category><![CDATA[museo della scienza]]></category> <category><![CDATA[nuovi media]]></category> <category><![CDATA[Paolo Cavallotti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=106869</guid> <description><![CDATA[Non so se esiste una ricerca qualitativa completa che mostra come si stiano muovendo sul web i musei italiani: non parlo, ovviamente, di quanti abbiano un sito web o una pagina Facebook. Piuttosto sarebbe bello capire in che modo utilizzano le possibilità di dialogo offerte dai nuovi spazi digitali, o meglio ancora, quali soluzioni adottano...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/04/maxxi.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-106872" title="maxxi online" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/04/maxxi-300x187.jpg?47e3a5" alt="maxxi online" width="300" height="187" /></a>Non so se esiste una ricerca qualitativa completa che mostra come si stiano muovendo sul web i musei italiani: non parlo, ovviamente, di quanti abbiano un sito web o una pagina Facebook. Piuttosto sarebbe bello capire in che modo utilizzano le possibilità di dialogo offerte dai nuovi spazi digitali, o meglio ancora, quali soluzioni adottano per realizzare sinergie tra attività online e offline.</p><p>Una bella riflessione sulle possibilità di dialogo consentite dai nuovi strumenti digitali è quella espressa nel post di <a href="http://www.scottbillings.co.uk/" target="_blank">Scott Billings</a>, “<strong><a href="http://www.museumnext.org/2010/blog/social-media-dialogue" target="_blank">Social Media Dialogue</a>”. </strong></p><p>Tornando al panorama del nostro paese, nel corso del 2009/2010 ho realizzato alcune interviste a diversi responsabili web e comunicazione, direttori, collaboratori, di alcuni più o meno grandi musei Italiani: Mart, MAXXI, Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia L. Da Vinci, Fondazione Musei Civici di Venezia, Musei di Strada Nuova (Genova).</p><p>Certo, le domande sono lontane dal fornire una indagine esaustiva, però emergono una confortante voglia di fare e una sana apertura alle possibilità offerte dai nuovi media: soprattutto si evidenzia la capacità di tanti professionisti culturali italiani.</p><p>Tra questi emerge Luca Melchionna, collaboratore settore Comunicazione del <a href="http://www.mart.trento.it/" target="_blank">Mart</a>, che nella lunga <a href="http://issuu.com/strozzi/docs/ebook_fucktorymuseum_mart" target="_blank">intervista</a> racconta la <strong>strategia digitale</strong> del Museo:<br /> <em>“E’ nata a fine 2006, come naturale evoluzione di un duplice processo. Innanzitutto un potenziamento globale di tutte le attività di comunicazione, incentrato su un grosso lavoro di ufficio stampa. Dall’altro, il rinnovamento completo di un sito web che era invecchiato troppo in fretta. La spinta finale è stata l’arrivo al Mart di un “presidente tecnologico”, Franco Bernabè, e da un Consiglio di Amministrazione che ha posto degli obiettivi chiari per la comunicazione online”.</em></p><p>Luca spiega anche le problematiche, le paure e le criticità che si incontrano nell’approccio delle soluzioni digitali, dal <strong>copyright</strong> alla autorevolezza dell&#8217;istituzione:<br /> <em>“Mi sono reso conto che ci sono diversi tipi di paure, alcune giustificate, altre meno. In tutti i casi, sottovalutarle è suicida. Bisogna capire e valutare. La paura di infrangere il copyright e trovarsi a processo è molto seria. E’ folle fare i techno-optimist e non prenderla in considerazione. Invece, va portato all’attenzione di curatori e direzione il fatto di cui sopra, e cioè che le regole del gioco stanno cambiando. Ad esempio, può essere utile fare leva sull’esperienza altrui. Nel momento in cui il <a href="http://www.brooklynmuseum.org/" target="_blank">Brooklyn Museum</a> mette online immagini su <a href="http://www.flickr.com/groups/mart/" target="_blank">Flickr</a> con la licenza <a href="http://www.creativecommons.it/" target="_blank">Creative Commons</a>, si possono coinvolgere i colleghi per ragionare con loro su come fare una cosa del genere nel contesto italiano.<br /> Una seconda paura riguarda il timore di perdere autorevolezza e autorità. In questo caso, penso che molti dei timori siano ingiustificati. Proprio per questo, bisogna impegnarsi e spiegare che il web fa parte del mondo reale, e proprio grazie al 2.0 sta diventando *più* reale: ognuno ci mette la faccia, comprese le istituzioni. Quindi il web non è un contesto frivolo dove si perde autorevolezza: è uno strumento di comunicazione che si può usare per molte cose, compresa la tutela della propria autorevolezza.”</em></p><p>Altra <a href="http://fucktory.wordpress.com/2010/03/29/nuova-intervista-2-0-museo-nazionale-della-scienza-e-della-tecnologia/" target="_blank">testimonianza preziosa</a> è quella di <strong>Paolo Cavallotti</strong>, dell’Ufficio Internet e Media Interattivi del <a href="http://www.museoscienza.org/" target="_blank">Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia L. Da Vinci</a><strong> di Milano.</strong><br /> <em>“Il Museo Leonardo da Vinci è stato il primo in Italia (fin dal <strong>1998</strong>) ad investire sui media digitali con personale interno dedicato a lavorarci. Dal 2001, col passaggio a fondazione di diritto privato e la nuova direzione, questa strategia è stata perseguita con sempre maggior convinzione e investimenti con la strutturazione dell’ ufficio <strong>“Internet e Media Interattivi” </strong>che si occupa del <a href="http://www.museoscienza.org/" target="_blank">sito web</a> e di tutte le attività digitali del Museo.<br /> Oggi l’ufficio è costituito da <strong>quattro persone</strong>, assunte a tempo indeterminato, che lavorano a tempo pieno su questo.”</em></p><p>Davvero molto interessante è anche capire come risponde il pubblico alle attività digitali.<br /> <em>“L’attività digitale che da molti anni facciamo ha sempre ottenuto <strong>un ottimo riscontro dal parte del nostro pubblico</strong>, in termini di numeri e di visite.<br /> Quando si entra nel merito del chiedere un contributo attivo il campo si fa sempre più spinoso. In passato abbiamo talvolta chiesto troppo al nostro pubblico, imparando la lezione che <strong>è molto difficile ottenere molti contributi quando l’attività che viene proposta è troppo lunga o strutturata</strong>. Con attività più semplici e immediate i risultati sono invece sempre stati ottimi.<br /> Nel merito invece di comunicazione diretta col nostro pubblico direi che sono proprio questi nuovi canali di cui abbiamo parlato ora ad offrirci <strong>un nuovo scenario di interscambio e comunicazione”</strong>.</em></p><p>Di assoluto valore anche <a href="http://fucktory.wordpress.com/2010/10/02/nuova-intervista-2-0-lesperienza-web-del-maxxi/" target="_blank">l’intervista a <strong>Pio Baldi</strong></a><strong> </strong>Presidente della <a href="http://www.fondazionemaxxi.it/index.aspx" target="_blank">Fondazione MAXXI</a> nel quale è stato creato un team preposto alle attività digitali all’interno dell’Ufficio Comunicazione.<br /> Elemento sorprendente è il fatto che la progettualità dell’attività digitale del MAXXI sia iniziata prima della sua apertura:<br /> <em>“La pianificazione della presenza e delle attività sul web del MAXXI è iniziata ben prima della sua apertura al pubblico. Inizialmente con una sezione di approfondimento all’interno del sito della direzione generale del MiBAC di cui era parte; successivamente, dal 2007, con un suo sito web che aveva l’obiettivo non solo di informare sulle attività in corso ma anche di monitorare e raccontare il cantiere e di creare un primo contatto, virtuale ma diretto, con il nostro pubblico online. I tre anni che ancora ci separavano dall’inaugurazione sono stati, non solo dal punto di vista della comunicazione web, un importante banco di prova e sperimentazione che ci ha visto attivi anche su Flickr e YouTube”</em></p><p><em>Per approfondire e per scoprire obiettivi, nuovi progetti e attività trovate tutte le interviste complete <strong><a href="http://fucktory.wordpress.com/category/interviste-2-0/" target="_blank">qui</a></strong>.</em><em> </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/25/le-strategie-digitali-dei-musei-italiani/106869/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>La Tate e Ai Weiwei, tra Internet e censura</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/10/il-tate-e-ai-weiwei-tra-internet-e-censura/103512/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/10/il-tate-e-ai-weiwei-tra-internet-e-censura/103512/#comments</comments> <pubDate>Sun, 10 Apr 2011 13:45:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Simone Strozzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Ai Weiwei]]></category> <category><![CDATA[musei]]></category> <category><![CDATA[nuovi media]]></category> <category><![CDATA[Tate]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=103512</guid> <description><![CDATA[L’anno scorso John Stack (Direttore della Tate Online) realizzò un documento strategico sull’attività digitale di Tate fino al 2012: in sostanza un vero e proprio piano triennale di attività con i nuovi media: Tate Online Strategy 2010–12. Il documento rappresenta uno strumento prezioso per tantissime istituzioni perché parte da considerazioni anche critiche sulla presenza web di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/04/Ai_Weiwei.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-103515" title="Ai Weiwei" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/04/Ai_Weiwei-300x226.jpg?47e3a5" alt="Ai Weiwei" width="300" height="226" /></a>L’anno scorso John Stack (Direttore della <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.tate.org.uk/" target="_blank">Tate Online</a></span>) realizzò un documento strategico sull’attività digitale di Tate fino al 2012: in sostanza un vero e proprio piano triennale di attività con i nuovi media: <strong><a href="http://www.tate.org.uk/research/tateresearch/tatepapers/10spring/stack.shtm" target="_blank">Tate Online Strategy 2010–12</a>.</strong></p><p>Il documento rappresenta uno strumento prezioso per tantissime istituzioni perché parte da <strong>considerazioni anche critiche sulla presenza web di Tate</strong> e sviluppa una vision per punti su cui progettare poi tutte le attività digitali future, a partire dal sito web istituzionale<strong>.</strong></p><p>L’introduzione spiega tutto:<br /> <em>La nostra ambizione è di rendere Tate Online il sito web d’arte più accattivante e più “social”, oltre a condividere contenuti che siano i più ricchi e approfonditi che si possano trovare in Rete: per fare questo occorre progettare una maggiore presenza per la Tate al di fuori del nostro sito web, in modo da impegnarsi con il pubblico Tate ovunque essi siano attivi online.<br /> Per raggiungere questo ambizioso obiettivo si dovrebbe passare dal considerare Tate Online come &#8216;quinta galleria Tate&#8217; verso una dimensione online che inglobi tutto quello che Tate fa praticamente: dalla ricerca e la conservazione a programmi di raccolta fondi. (</em>John Stack)<em></em></p><p>Molto esemplificativi in questo senso <strong>i 10 principi per la Tate Online</strong>:</p><ol><li>Tate Online deve essere prima di tutto      orientata verso gli utenti.</li><li>Il sito internet è una piattaforma per la      pubblicazione e per l&#8217;interazione.</li><li><strong>Il sito web deve essere vivo con i pensieri, conversazioni,      opinioni.</strong></li><li><strong>I contenuti online, l’e-commerce e la community devono essere      interconnessi.</strong></li><li>Tutte le pagine web sono l&#8217;inizio di una      serie di percorsi possibili per gli utenti.</li><li>I proprietari di contenuti devono essere      in grado di gestire i loro contenuti.</li><li><strong>I contenuti on-line devono essere aperti e consentire la loro      condivisione in rete.</strong></li><li>Contenuti e interazione devono “avvenire”      dove il pubblico è più attivo.</li><li>Offrire l’opportunità di personalizzare      la propria navigazione migliorerà l&#8217;esperienza dei visitatori.</li><li>Il sito web deve essere sostenibile.</li></ol><p>Una visione, quindi, che mira a fare del sito un presidio ufficiale assolutamente contemporaneo grazie a una progettazione che tenga conto della <strong>sinergia con le piattaforme social</strong>, dei <strong>contenuti creati dagli utenti</strong>, e che segua logiche lontane anni luce dalla formalità di molti siti istituzionali.</p><p>Proprio in questi giorni Tate ha vinto il premio <strong>Best of The Web</strong> (categoria Social) del prestigioso <a href="http://conference.archimuse.com/forum/congratulations_to_the_mw2011_best_of_the_web_winners">Museums and The Web 2011</a>, con il progetto “<em><a href="http://aiweiwei.tate.org.uk/" target="_blank">One-to-one with the Artist: Ai Weiwei</a></em>”.</p><p>In sostanza, in occasione dell’esposizione “<a href="http://www.tate.org.uk/modern/exhibitions/unileverseries2010/default.shtm" target="_blank">The Unilever Series: Ai Weiwei Sunflower Seeds 2010</a>”, dell’artista <strong>Ai Weiwei</strong> è possibile andare davanti ad una videocamera e registrare la propria domanda all’artista: tutti i video e le risposte di Ai Weiwei sono organizzati, in modo  molto semplice ma immediato sul minisito creato appositamente per l’evento.</p><p>Il risultato (a dire il vero molto <em>Camerà Cafè</em>) è quello di rendere protagonista il pubblico con domande sui contenuti della mostra oltre ad interagire con l’artista in modo originale.</p><p>Purtroppo nei giorni scorsi <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ai_Weiwei" target="_blank">Ai Weiwei</a></span> è stato <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://tech.fanpage.it/ai-weiwei-libero-lo-chiede-la-rete-ma-la-cina-non-vuole-interferenze/" target="_blank">arrestato</a></span> dal governo Cinese e attualmente non è chiaro dove si trovi l’artista. Per spingere al suo rilascio tantissimi musei mondiali si sono uniti in un’iniziativa, alla quale tutti possiamo contribuire. Trovate tutte le informazioni <strong><a href="http://www.change.org/petitions/call-for-the-release-of-ai-weiwei#?opt_new=t&amp;opt_fb=t" target="_blank">qui</a></strong>. (Nella foto l&#8217;artista cinese Ai Weiwei).</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/10/il-tate-e-ai-weiwei-tra-internet-e-censura/103512/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Viaggio nel tempo attraverso gli oggetti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/14/viaggio-nel-tempo-attraverso-gli-oggetti/97477/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/14/viaggio-nel-tempo-attraverso-gli-oggetti/97477/#comments</comments> <pubDate>Mon, 14 Mar 2011 10:10:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Simone Strozzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[bbc]]></category> <category><![CDATA[British Museum]]></category> <category><![CDATA[History of the World in 100 Objects]]></category> <category><![CDATA[mostra]]></category> <category><![CDATA[musei]]></category> <category><![CDATA[oggetti]]></category> <category><![CDATA[radio]]></category> <category><![CDATA[storia]]></category> <category><![CDATA[Web]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=97477</guid> <description><![CDATA[La storia del mondo raccontata attraverso 100 oggetti è un vero e proprio viaggio nel tempo crossmediale realizzato unendo in modo sinergico radio, web e mostre fisiche in loco; ma soprattutto rappresenta un sublime esempio di servizio pubblico. Bbc Radio (sostenuta dal canone) e il British Museum (grazie ad un finanziamento statale) nel corso del 2010...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/03/History-of-the-world.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-97479" title="History of the world" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/03/History-of-the-world-300x180.jpg?47e3a5" alt="Il sito dell'iniziativa A History of the World realizzata dalla Bbc e dal British Museum" width="300" height="180" /></a>La storia del mondo raccontata attraverso 100 oggetti è un vero e proprio <strong>viaggio nel tempo crossmediale</strong> realizzato unendo in modo sinergico radio, web e mostre fisiche in loco; ma soprattutto rappresenta un sublime esempio di servizio pubblico. Bbc Radio (sostenuta dal canone) e il British Museum (grazie ad un finanziamento statale) nel corso del 2010 hanno infatti dato vita a un progetto culturale enorme, ambizioso ma dall’incredibile successo di pubblico:<strong> <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.bbc.co.uk/ahistoryoftheworld/" target="_blank">History of the World in 100 Objects</a></span></em></strong><em>. </em></p><p>Il cuore del progetto è stata la BBC Radio 4 con la realizzazione di <strong>un centinaio di programmi </strong>di 15 minuti, ciascuno incentrato su un oggetto della collezione del British Museum, scritto e narrato da Neil MacGregor, direttore del British Museum. I programmi raccontano una storia di due milioni di anni di umanità attraverso gli oggetti che abbiamo fatto, a partire dai primi oggetti della collezione del museo.</p><p>Con la trasmissione radiofonica è stato pubblicato <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.bbc.co.uk/ahistoryoftheworld/" target="_blank">il sito</a></span></strong>, con la funzione di nodo digitale per approfondire i vari episodi, guardare in dettaglio i singoli reperti, scaricare i vari episodi e organizzarsi così privatamente l’ascolto della narrazione con la visione degli oggetti. Inoltre è stato creato un blog in cui discutere delle varie puntate, commentare e condividere idee e consigli.</p><p>Oltre alla Radio e al Web si è unita una forte componente “fisica”: i 100 oggetti narrati in trasmissione sono <strong>esposti al</strong> <strong>British Museum</strong> (fino al 2012) non in una “rassegna” dedicata, ma evidenziati con una grafica particolare all’interno delle singole collezioni permanenti. Per molti degli oggetti  è stato richiesto un certo grado di intervento per migliorarne la visibilità all’interno delle collezioni.</p><p>Il rapporto tra radio, web e collezioni ha funzionato al meglio, ma l’elemento intrigante è rappresentato dalla Rete e dall’opportunità che questa offre nel conferire maggior respiro ai progetti. Il sito infatti è diventato la piattaforma per l&#8217;estensione del progetto verso altri attori, includendo così <strong>oggetti presentati dai musei di tutto il Regno Unito, nonché dagli utenti</strong>, mentre la partecipazione è stata incoraggiata attraverso blog e la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.facebook.com/ahotw" target="_blank">pagina Facebook del progetto</a></span>. Ovviamente per quanto riguarda la <em>call to action</em> (l&#8217;invito ad agire) del pubblico, sono state create precise linee guida da seguire nel caricamento delle immagini: gli oggetti dovevano avere un contenuto narrativo simile a quello evocato dai contenuti provenienti dai musei.</p><p>A dicembre 2010 erano <strong>1.500 </strong>gli oggetti caricati sul sito da<strong> 551</strong> musei/istituzioni storiche del Regno Unito, mentre il numero totale di oggetti caricati dal pubblico durante il corso del progetto è stato di circa <strong>4.000</strong>. Per tutto il corso del 2010, all’esperienza digitale si è affiancata un’intesa attività in loco diffusa con circa <strong>120 </strong>eventi organizzati mostrando gli oggetti protagonisti dell’iniziativa.</p><p>Tornando all’esperienza online, non perdete la splendida <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.bbc.co.uk/ahistoryoftheworld/explorerflash/?timeregion=7" target="_blank">linea del tempo interattiva</a></span></strong> che consente un’immersione grafica negli oggetti e nella storia.</p><p><em>History of the World in 100 Objects è</em> uno splendido progetto con <strong>diversi meriti</strong> oltre alla creazione e diffusione di cultura e sapere:<br /> - L’utilizzo della radio (un media spesso dimenticato) per raccontare la nostra storia;<br /> - Una sinergia tra media che esalta ancora di più le singole specificità di web e radio;<br /> - Un ponte concreto tra online, offline e diretta radiofonica;<br /> - La natura diffusa del progetto;<br /> - Conferire nuovo lustro agli oggetti delle collezioni;<br /> - Un coinvolgimento concreto e tangibile degli utenti.</p><p>Il progetto concorrerà, con molti altri, alla prossima edizione della conferenza <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://conference.archimuse.com/mw2011/index.html" target="_blank"><strong>Museums and the web</strong></a></span> </em>di Filadelfia.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/14/viaggio-nel-tempo-attraverso-gli-oggetti/97477/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Minified using memcached
Page Caching using memcached (User agent is rejected)
Object Caching 1685/1686 objects using memcached
Content Delivery Network via st.ilfattoquotidiano.it

Served from: www.ilfattoquotidiano.it @ 2012-05-27 08:52:29 -->
