<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; San Precario</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/sprecario/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Milano, fondi Anticrisi del Comune: aiuti al reddito per pochi intimi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/fondi-anticrisi-comune-aiuti-reddito-pochi-intimi/218727/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/fondi-anticrisi-comune-aiuti-reddito-pochi-intimi/218727/#comments</comments> <pubDate>Fri, 04 May 2012 16:32:15 +0000</pubDate> <dc:creator>San Precario</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[ammortizzatori sociali]]></category> <category><![CDATA[Comune di Milano]]></category> <category><![CDATA[Fondo Anticrisi]]></category> <category><![CDATA[May Day]]></category> <category><![CDATA[Mayday]]></category> <category><![CDATA[milano]]></category> <category><![CDATA[mobilità]]></category> <category><![CDATA[pisapia]]></category> <category><![CDATA[precari]]></category> <category><![CDATA[Welfare metropolitano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=218727</guid> <description><![CDATA[Da questa mattina sono disponibili sul sito del Comune di Milano due bandi per un valore totale di 4.166.985 euro del Fondo Anticrisi stanziati dall’assessorato alle politiche sociali. Il sostegno massimo che sarà concesso è di 5mila euro e le domande saranno accettate sia on line, che presso il punto di informazioni nella sede dell’assessorato,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>Da questa mattina sono disponibili sul sito del Comune di Milano due bandi per un valore totale di 4.166.985 euro del <strong>Fondo Anticrisi</strong> stanziati dall’assessorato alle politiche sociali. Il sostegno massimo che sarà concesso è di 5mila euro e le domande saranno accettate sia on line, che presso il punto di informazioni nella sede dell’assessorato, in Largo Treves (MM Moscova), mentre i disabili potranno recarsi all’apposito ufficio di via San Tomaso.</div><div> </div><div>Molto varia è la tipologia di persone che potranno accedere ai fondi ‘anticrisi’.  Si va dalle giovani coppie con meno di 40 anni, anche dello stesso sesso, sposate o conviventi nella stessa abitazione, ai cassaintegrati. Da chi ha perso il lavoro a chi è in mobilità. Anche i precari, ma solo se han lavorato<strong> almeno 300 giorni negli ultimi due anni. </strong> I requisiti sono diversi, ma il principale è quello di avere un reddito Isee inferiore ai 20mila euro annui nel caso di difficoltà lavorative e di 25mila euro in caso delle domande abitative che comprendono aiuti al reddito o aiuti all’acquisto della prima casa.</div><div> </div><div>La matematica non è un’opinione, ma una<strong> scienza esatta</strong>. Eppure non uno dei giornalisti che ieri ha così pomposamente pubblicato la notizia dei due bandi del Fondo Anticrisi, ha eseguito una semplice divisione. 4.166.985 che è la cifra stanziata dal Comune per i cittadini milanesi colpiti dalla crisi, diviso i 5mila euro di contributo massimo che verrà stanziato per ogni richiesta. Il risultato fa 833.  Anche ammettendo il dimezzamento del contributo, i cittadini e le famiglie aiutate con 2500 euro non sarebbero più di 1666. <strong>Un Welfare Metropolitano decisamente parziale</strong>. I numeri sono davvero esigui per una città che i <a href="http://rilevatorimilano.noblogs.org/" target="_blank">rilevatori del censimento</a> hanno recentemente scoperto essere di ben 1.200.000 cittadini più almeno 100mila persone sfuggite al censimento secondo quanto ammettono diversi dirigenti dell’Anagrafe.</div><div> </div><div>I fondi anticrisi, annunciati due giorni dopo la <a href="http://www.precaria.org/sotto-il-diluvio-note-dalla-mayday-2012.html" target="_blank">MayDay</a>,  il 1 maggio precario che ha visto la partecipazione di oltre 15mila cittadini nonostante il diluvio, possono essere considerati solo il timido inizio di un welfare metropolitano. La MayDay ha lanciato la richiesta, corredata da proposte a bilancio, di un<strong> biglietto unico e un abbonamento scontato </strong>valido oltre i confini del Comune di Milano, riassunta nelle campagne <a href="http://www.precaria.org/si-puo-dare-di-piu-trasporti-accessibili-per-precarie-e-disoccupati.html" target="_blank">‘Si può dare di più’</a> e ‘Facciamoglielo pagare’ promosse dalla Fornace di Rho, dal Foa Boccaccio di Monza e da San Precario. </div><div> </div><div>L’idea di fondo è semplice e <strong>non è un’elemosina</strong> alle istituzioni pubbliche. Se è vero che la precarietà è diventata ormai strutturale e crea valore per tutta l’economia metro-lombarda, quantomeno che si faciliti la mobilità di precari e disoccupati, invece che impedirla con costi esorbitanti, multe e controlli. A contribuire a questa elementare e moderatissima misura di politica economica non siano solo le istituzioni, ma anche le imprese e le fondazioni che producono profitti grazie ai precari, come <a href="http://www.sosfornace.org/fiera-milano-e-il-lavoro-nero-le-finte-promesse-della-d-enrico-pazzali/" target="_blank">Fondazione Fiera Spa</a>.</div><div> </div><div>Se l’instabilità di reddito è un tratto comune per molti dei cittadini che si muovono e che lavorano nella grande area metropolitana, <strong>garantire la mobilità a prezzi scontati </strong>può diventare un aiuto determinante, non solo al reddito, ma volano di tutta l’economia ambrosiana. Per fare un piccolo esempio: con i soli 5 milioni del Fondo Anticrisi stanziato dal Comune, esclusi quindi i contributi di altri soggetti pubblici e privati che potrebbero partecipare, si potrebbero fornire abbonamenti scontati a 25mila cittadini. </div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/fondi-anticrisi-comune-aiuti-reddito-pochi-intimi/218727/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Noi precari l&#8217;art.18 non lo abbiamo mai avuto&#8230;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/precari-lart-abbiamo-avuto/199669/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/precari-lart-abbiamo-avuto/199669/#comments</comments> <pubDate>Fri, 23 Mar 2012 18:39:52 +0000</pubDate> <dc:creator>San Precario</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[articolo 18]]></category> <category><![CDATA[Elsa Fornero]]></category> <category><![CDATA[precarietà]]></category> <category><![CDATA[reddito di base incondizionato]]></category> <category><![CDATA[riforma del lavoro]]></category> <category><![CDATA[welfare]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=199669</guid> <description><![CDATA[La ministra Fornero ha segnalato che la modifica dell&#8217;articolo 18 è solo una piccola parte della riforma, un piccolo capitoletto, e che non dovremmo focalizzarci solo su quello, dato che altri cambiamenti epocali miglioreranno la vita dei precari. Prendiamola in parola e andiamo a vedere quali altri importanti innovazioni la bozza di riforma riserverà a...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La ministra Fornero ha segnalato che la modifica dell&#8217;articolo 18 è solo una piccola parte della riforma, un piccolo capitoletto, e che non dovremmo focalizzarci solo su quello, dato che altri cambiamenti epocali <strong>miglioreranno</strong><strong> </strong><strong>la</strong><strong> </strong><strong>vita</strong><strong> </strong><strong>dei</strong><strong> </strong><strong>precari</strong>. Prendiamola in parola e andiamo a vedere quali altri importanti innovazioni la bozza di riforma riserverà a noi precari e precarie.</p><p>Come si sente spesso ripetere, il contratto a tempo indeterminato “dominerà sugli altri”. Ma questo non è un cambiamento, dato che <strong>già</strong><strong> </strong><strong>oggi</strong><strong> </strong><strong>i</strong><strong> </strong><strong>contratti</strong><strong> </strong><strong>di</strong><strong> </strong><strong>lavoro</strong><strong> </strong><strong>subordinato</strong><strong> </strong><strong>devono</strong><strong> </strong><strong>essere</strong><strong> </strong><strong>a</strong><strong> </strong><strong>tempo</strong><strong> </strong><strong>indeterminato</strong> a meno che non sussistano importanti ragioni organizzative. La stragrande maggioranza dei contratti precari, atipici, di collaborazione, sono già illegittimi. Con gli avvocati del Punto San Precario vinciamo quotidianamente cause contro aziende che usano contratti precari per pagare di meno lavoratori subordinati che lavorano in azienda, hanno un orario fisso, eccetera.</p><p>Il contratto a tempo determinato non potrà essere prolungato per più di 36 mesi, dopo di che sarà obbligatoria l&#8217;assunzione a tempo indeterminato. Bene, oggi la legge dice esattamente la stessa cosa, anche se in casi particolari prevede una proroga di otto mesi. Per scoraggiare l&#8217;uso del tempo determinato (che, ricordiamolo, per noi precari è già un miraggio dato che perlomeno paga contributi, tredicesima, Tfr, ferie, ecc) si aumenta la contribuzione dell&#8217;1,4%. <strong>Non</strong><strong> </strong><strong>è</strong><strong> </strong><strong>certo</strong><strong> </strong><strong>un</strong><strong> </strong><strong>gran</strong><strong> </strong><strong>deterrente</strong> per le imprese: stiamo parlando di una spesa mediamente di 20-30 euro al mese in più a fronte della possibilità di scaricare il lavoratore senza problemi.</p><p>Per i contratti “atipici”<strong> </strong><strong>i</strong><strong> </strong><strong>contributi</strong><strong> </strong><strong>saranno</strong><strong> </strong><strong>aumentati</strong><strong> </strong><strong>dell&#8217;1%</strong> all&#8217;anno sino al 2018. Vuol dire che i precari e le precarie continueranno per anni a non versare abbastanza contributi e quindi a non maturare pensioni dignitose. Sarebbe stato semplice, una misura di civiltà minima, parificare le aliquote contributive con quelle dei contratti a tempo determinato e indeterminato, punto. L&#8217;obiezione è questa: le imprese scaricherebbe sul lavoratore i costi dell&#8217;aumento, diminuendo il salario netto.</p><p>Questo ci porta a un altro problema: non c&#8217;è <strong>nessun</strong><strong> </strong><strong>intervento</strong><strong> </strong><strong>sui</strong><strong> </strong><strong>salari</strong>. Nessun tentativo, nemmeno timido, di obbligare le imprese a pagare un salario minimo adeguato al contratto nazionale di categoria. Altrimenti si potrebbero tranquillamente aumentare i contributi e contemporaneamente impedire alle aziende di farli pagare ai lavoratori.</p><p><strong>Resta</strong><strong> </strong><strong>invariata</strong><strong> </strong><strong>la</strong><strong> </strong><strong>giungla</strong> delle oltre quaranta forme di contratto oggi in vigore, dalla collaborazione a progetto alla somministrazione, e chi più ne ha più ne metta, che creano confusione, dividono i lavoratori all&#8217;interno delle aziende rendendoli più ricattabili e si prestano ad abusi di ogni tipo. Sarebbe stato semplice abolire le forme di contratto più abusate e semplificare il panorama permettendo la stipulazione di solo tre o quattro tipologie contrattuali. Ricordiamo che la riduzione delle forme contrattuali era stata una delle prime promesse di Fornero.</p><p><strong>Mancano</strong><strong> </strong><strong>interventi</strong><strong> </strong><strong>sul</strong><strong> </strong><strong>welfare</strong><strong> </strong><strong>e</strong><strong> </strong><strong>sui</strong><strong> </strong><strong>diritti.</strong> Certo, viene resa impossibile la firma delle dimissioni in bianco al momento dell&#8217;assunzione (una norma cancellata a suo tempo da Sacconi) e si introduce in via sperimentale l&#8217;obbligo di “paternità” che cerca di introdurre un po&#8217; di parità a scapito del ruolo subalterno delle donne e del peso del welfare familiare. Ma i precari e le precarie assunti con una delle quaranta e più forme contrattuali atipiche <strong>continueranno</strong><strong> </strong><strong>a</strong><strong> </strong><strong>non</strong><strong> </strong><strong>avere</strong><strong> </strong><strong>diritto</strong> non solo alla maternità, ma nemmeno alle ferie, al Tfr, alla tredicesima, alla rappresentanza sindacale, alla malattia. Infine, ci sono timidi tentativi di regolamentare gli stage, vero e proprio serbatoio di lavoro gratuito per le imprese, e le finte partite Iva.</p><p>E il reddito? Lo sbandierato (dalla stessa Fornero) <strong>reddito</strong><strong> </strong><strong>di</strong><strong> </strong><strong>base</strong> è semplicemente sparito dal dibattito. La misura di welfare universale che esiste in tutta Europa e tutela i precari e le precarie dalla ricattabilità estrema a cui sono soggetti oggi, non è più all&#8217;ordine del giorno. Al suo posto c&#8217;è l&#8217;Aspi, una riformulazione dell&#8217;assegno di disoccupazione che non è certo universale (non tutti possono accedervi) e non cambia le carte in tavola a chi vive nella precarietà.</p><p>Insomma, c&#8217;è <strong>ben</strong><strong> </strong><strong>poco</strong><strong> </strong><strong>da</strong><strong> </strong><strong>festeggiare</strong>: l&#8217;unico risultato certo di questa riforma è rendere precari tutti e tutte, anche chi fino a poco fa si riteneva garantito, abolendo l&#8217;articolo 18. In cambio non ci sono sostegni ai precari e non si riduce la portata della precarietà, che è sempre di più la forma strutturale di abbassamento dei salari e dei diritti adottata dalle imprese italiane.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/precari-lart-abbiamo-avuto/199669/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Controriforma del lavoro, uno zerbino per l&#8217;Europa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/lavoro-zerbino-leuropa/199181/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/lavoro-zerbino-leuropa/199181/#comments</comments> <pubDate>Wed, 21 Mar 2012 18:14:59 +0000</pubDate> <dc:creator>San Precario</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[ammortizzatori sociali]]></category> <category><![CDATA[articolo 18]]></category> <category><![CDATA[Aspi]]></category> <category><![CDATA[contratto unico]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[precariato]]></category> <category><![CDATA[riforma]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=199181</guid> <description><![CDATA[San Precario non si aspettava molto dalla controriforma del mercato del lavoro. Non siamo sorpresi. I punti nevralgici erano già stati delineati e soprattutto viene confermato il metodo odioso dei due tempi, volto a favorire un’ulteriore precarizzazione del lavoro. E&#8217; da trenta anni che è così: c’è il primo tempo che abbassa le tutele del...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>San Precario non si aspettava molto dalla<strong> <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/articolo-punti-esaminati-governo-documento-ministero-lavoro/199118/" target="_blank">controriforma del mercato del lavoro</a></strong>. Non siamo sorpresi. I punti nevralgici erano già stati delineati e soprattutto viene confermato il <strong>metodo odioso dei due tempi</strong>, volto a favorire un’ulteriore precarizzazione del lavoro. E&#8217; da trenta anni che è così: c’è il primo tempo che abbassa le tutele del lavoro, a cui si dice che seguirà un secondo tempo (che da lustri stiamo ancora aspettando) nel quale verranno istituite forme di sicurezza sociale che nessuno ha ancora visto. Inoltre nel trio Fornero-Monti-Napolitano che ha<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/20/riforma-lavoro-oggi-decide-nuovo-round-sullarticolo/198800/" target="_blank"> sponsorizzato la riforma</a> e nelle parti sociali convocate non c&#8217;è <strong>nessuno che rappresenti gli interessi dei precari</strong>, e forse non potrebbe essere altrimenti.</p><p>A chi vede di buon occhio tali riforme, magari perché non lo toccano personalmente, vogliamo far osservare che il ciclo di precarizzazione del lavoro arriva al suo compimento finale. Mancava solo la possibilità di licenziare individualmente con validità generale (e non solo per i nuovi assunti). Adesso, per la gioia degli investitori stranieri che caleranno come Unni sui nostri territori (secondo gli auspici del prof. Monti) (!!!), il governo propone di lasciare il reintegro per i soli licenziamenti discriminatori, che si estende però a tutte le imprese, anche quelle sotto i 15 dipendenti. <strong>Chi ha architettato questa truffa sa che tale norma sarà del tutto inapplicabile,</strong> poiché è praticamente impossibile dimostrare (tranne eccezioni masochiste) che un licenziamento possa essere originato da fattori di discriminazione, a maggior ragione ora, che si può licenziare per motivi economici e/o organizzativi.</p><p>Siamo convinti che tali norme non produrranno ondate di licenziamenti (tranne che forse nel pubblico impiego) dal momento che <strong>già esistono varie possibilità di licenziamento collettivo e</strong><strong> per i precari e le precarie il semplice non rinnovo del contratto.</strong> No, lo scopo è un ben altro, ben più <strong>importante e strategico</strong>: aumentare il grado di ricattabilità e di subalternità, instillare la paura e il servilismo per chi finora si poteva a ragione ritenere protetto anche solo dalla parziale attuazione dell’art. 18. Ci sarà sicuramente un effetto a cascata su tutti i lavoratori a partire da quelli oggi meno protetti. E quei precari che pensavano di non essere toccati da queste misure saranno i primi a pagarne le conseguenze.</p><p>La situazione è poi ulteriormente peggiorata dal lato degli ammortizzatori sociali. Secondo le intenzioni del governo, <strong>l&#8217;Aspi (Assicurazione Sociale Per l’Impiego) sostituisce il sussidio di disoccupazione ma esclude come oggi contratti a progetto e finte partite iva </strong>(per lo meno per come è formulata ora) . Sarà versata per un massimo di 12 mesi (a regime 18 per gli over 55, cioè i non più ricollocabili) poi ciccia in attesa della pensione che sia chiaro, non arriverà prima dei 67 anni. Gli importi lordi massimi &#8211; per il primo semestre, poi destinati a ridursi del 15% ogni sei mesi – sono di 1.119 euro al mese. Partirà, però nel <strong>2017</strong>. La prenderanno interinali e contratti a tempo determinato che avranno versato almeno due anni di contributi, sempre che abbiano lavorato negli ultimi 2 anni almeno 52 settimane, cioè un anno. L’ennesimo gioco dell’oca che esclude gran parte dei precari e disoccupati.</p><p>Sarà una <strong>corsa contro il tempo per non morire nel frattempo</strong>, se mai effettivamente tale misura partirà. In contemporanea si è ventilata la possibilità di abolire la CIGS e l’indennità di mobilità per fare cassa e, ulteriore presa per i fondelli, garantire così i fondi per l&#8217;Aspi. Per nascondere questo ulteriore peggioramento, il governo ci offre alcune ciliegine da mettere su questa torta indigeribile.  Il contratto di lavoro a tempo indeterminato &#8220;domina sugli altri per ragioni di produttività e di legame tra lavoratori e imprese&#8221;, spiega la ministra Fornero. Tradotto, significa che il ventilato contratto unico (basato comunque sull’apprendistato precario per i primi tre anni), trasformandosi in “dominante”, non va più a sostituire alcuni dei contratti precari più utilizzati.<strong><span style="font-weight: normal;"> Insomma restano i contratti a progetto, le false partite Iva, i contratti a termine, </span></strong><strong>nonostante tutte le dichiarazioni per ridurre l’abuso del loro utilizzo.</strong><strong> </strong>Non c’è che dire: provvedimenti che vanno verso il progresso dell’umanità e la giustizia sociale o forse, più prosaicamente, verso i diktat imposti da quella letterina della Bce di metà agosto.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/lavoro-zerbino-leuropa/199181/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Verso la primavera precaria!</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/stati-generali-della-precarieta-verso-primavera-precaria/197846/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/stati-generali-della-precarieta-verso-primavera-precaria/197846/#comments</comments> <pubDate>Fri, 16 Mar 2012 16:36:03 +0000</pubDate> <dc:creator>San Precario</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Elsa Fornero]]></category> <category><![CDATA[precarietà]]></category> <category><![CDATA[punto San Precario]]></category> <category><![CDATA[riforma del lavoro]]></category> <category><![CDATA[Stati Generali della Precarietà 4.0]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=197846</guid> <description><![CDATA[Mentre a Roma si gioca l’enorme partita della riforma del mercato del lavoro che vede tra i grandi esclusi i precari e le precarie, la rete degli Stati Generali della Precarietà torna a incontrarsi a Napoli il 17 e il 18 marzo per due giorni intensi, di workshop e dibattiti che rimettono al centro dell’agenda...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT">Mentre a Roma si gioca l’enorme partita della <strong>riforma del mercato del lavoro</strong> che vede tra i grandi esclusi i precari e le precarie, la rete degli <a href="http://http://www.precaria.org/stati-generali-della-precarieta-4-0.html" target="_blank">Stati Generali della Precarietà</a> torna a incontrarsi a Napoli il 17 e il 18 marzo per due giorni intensi, di workshop e dibattiti che rimettono al centro dell’agenda il tema della precarietà. Siete tutti invitati a partecipare.</p><p lang="it-IT">Per noi la precarietà non è uno strano animale da analizzare, o una parola di moda con la quale infarcire ragionamenti astratti o proposte politico-sindacali vuote. <strong>La precarietà è un elemento che caratterizza le vite di milioni di persone</strong>, quindi maledettamente concreto.</p><p lang="it-IT">Si partirà da chi le lotte nella precarietà le sta facendo e porterà alla due giorni le proprie esperienze:<em> </em>l&#8217;abbiamo chiamato <strong>sapere<em> </em>precario</strong><em>,</em> accumulato gradualmente nelle decine e decine di interventi nei luoghi di lavoro precario. Il sapere precario nasce nella precarietà vissuta da coloro che si rivolgono ai <strong>Punti San Precario</strong> per agire contro i precarizzatori con vertenze e azioni legali.</p><p lang="it-IT">In questi giorni sono in corso i tavoli di consultazione sulla riforma del lavoro e degli <strong>ammortizzatori sociali</strong>. Come al solito i precari e le precarie non sono rappresentati da nessuno, né da una politica che li mortifica né da un sindacato che non li conosce, e quindi non possono portare il proprio punto di vista e le proprie rivendicazioni sul tavolo del governo. È per questo che hei giorni scorsi le precarie di Roma hanno consegnato una<a href="http://www.precaria.org/lettera-aperta-al-governo-sul-mercato-del-lavoro.html" target="_blank"> lettera aperta al Ministro Fornero</a>, che ha risposto con la famosa frase sulla<strong> <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/occupywelfare-precarie-occupano-ministero-lavoro/196335/" target="_blank">pasta al pomodoro</a></strong>. E invece agli Stati Generali insisteremo: altro che pasta al pomodoro, vogliamo un <strong>reddito di base</strong> per tutte e tutti, e rifiutiamo il “pacco” Fornero-Monti.</p><p lang="it-IT">A Napoli ci saranno tre <strong>workshop</strong> che serviranno a preparare la nostra “primavera precaria”: uno sul Reddito di base, che vogliamo incondizionato e che serve per non sottostare al ricatto della precarietà per agevolare la libera scelta del lavoro. Uno sul funzionamento dei Punti San Precario, gli sportelli legali e di supporto alle mobilitazioni dei precari che stanno aprendo in sempre più città: noi li chiamiamo agenzie per il conflitto precario. E infine uno sulla Comunicazione, indispensabile per condividere azioni, pensieri, sogni al di là degli steccati dei media che parlano di precari solo come di sfigati da commiserare.</p><p lang="it-IT">Vi aspettiamo a Napoli all&#8217;Officina 99 in via Carlo di Tocco, sabato 17 e domenica 18.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/stati-generali-della-precarieta-verso-primavera-precaria/197846/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Le precarie occupano  il Ministero del lavoro</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/occupywelfare-precarie-occupano-ministero-lavoro/196335/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/occupywelfare-precarie-occupano-ministero-lavoro/196335/#comments</comments> <pubDate>Fri, 09 Mar 2012 10:07:38 +0000</pubDate> <dc:creator>San Precario</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[#occupywelfare]]></category> <category><![CDATA[Elsa Fornero]]></category> <category><![CDATA[flessibilità]]></category> <category><![CDATA[ministero Lavoro e Politiche Sociali]]></category> <category><![CDATA[reddito]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196335</guid> <description><![CDATA[Avete seguito l&#8217;hashtag #occupywelfare ieri? Per festeggiare l&#8217;otto marzo e per anticipare lo sciopero della Fiom di oggi, le precarie che hanno lanciato #occupywelfare hanno fatto un&#8217;incursione al Ministero del lavoro e hanno consegnato alla ministra Fornero la nostra lettera aperta al governo Monti. Tutto è cominciato con l&#8217;occupazione del Ministero da parte di un...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Avete seguito l&#8217;hashtag <strong>#occupywelfare</strong> ieri? Per festeggiare l&#8217;otto marzo e per anticipare lo sciopero della Fiom di oggi, le precarie che hanno lanciato #occupywelfare hanno fatto un&#8217;incursione al <strong>Ministero del lavoro</strong> e hanno consegnato alla ministra Fornero la nostra <a href="http://www.scioperoprecario.org/2012/03/lettera-aperta-al-governo-sul-mercato-del-lavoro/" target="_blank">lettera aperta</a> al governo Monti. Tutto è cominciato con l&#8217;<a href="http://www.indipendenti.eu/blog/?p=27257" target="_blank">occupazione del Ministero</a> da parte di un centinaio di valenti precari e precarie, che volevano evidenziare che l&#8217;annunciato “<strong>pacchetto Fornero</strong>” che il governo dice di voler approvare entro fine mese è più che altro un “<strong>pacco Fornero</strong>” imposto dalla troika europea. Il punto di arrivo delle politiche di flessibilizzazione, prima in entrata e ora in uscita, imposte negli ultimi due decenni.</p><p>Finalmente ieri la ministra ha incontrato i volti e il punto di vista di precari e precarie. Intere generazioni cresciute nel <strong>mito di quella flessibilità buona</strong> che ancora oggi la ministra pretendeva di spacciare alle tredici precarie che le hanno consegnato la lettera. La delegazione tutta al femminile che l&#8217;ha incontrata ha parlato di <strong>donne </strong>iperqualificate, con esperienze di lavoro all&#8217;estero e che in Italia non trovano altro che precarietà o disoccupazione, così come le altre giovani che da commesse con regolare contratto indeterminato vengono licenziate.</p><p>Per loro basta una presunta “giusta causa” per non aver diritto neanche all&#8217;indennità di disoccupazione, naturalmente quando sono così fortunate da avere un contratto a tempo indeterminato. Difendiamo a spada tratta l&#8217;articolo 18, ma oggi non possiamo non <strong>rivendicare nuovi diritti per tutti e tutte</strong>. A partire da un <strong>reddito di base e incondizionato</strong>, che per noi è l&#8217;unico strumento che permetterebbe il superamento di una precarietà che ormai non è più riformabile. Il reddito è lo strumento che permetterebbe a precari e precarie di poter rifiutare il lavoro al nero, quello gratuito o sottopagato. E poi un welfare accessibile a tutte/i è urgente: chiediamo maternità e paternità, ferie, pensione, malattia, diritti sindacali e accesso ai servizi per precari e precarie.</p><p>La ministra ha riconosciuto la necessità di una forma di reddito universale ma, in tono maternalistico, ci ha spiegato come in Italia tutti si adagerebbero se avessero un reddito garantito prendendo il sole per nove mesi l&#8217;anno e accontentandosi di mangiare pasta col pomodoro piuttosto che lavorare. <strong>La risposta di Fornero ricalca i luoghi comuni, le banalità e gli insulti delle ultime settimane</strong>: lavoro fisso monotono, flessibilità buona contro quella cattiva, precari perché sfigati e non preparati. Il tutto giustificato con la solita priorità del &#8220;salvare l&#8217;Italia&#8221;. Anche occupywelfare lavora per il bene dell&#8217;Italia, a partire dall&#8217;Italia precaria che di essere presa in giro e sfruttata non ne può più.</p><p>Oggi, 9 marzo, dalle ore 14, dopo la manifestazione della <strong>Fiom</strong>ci troviamo ancora davanti al Ministero in Via Veneto 56: per una vera Occupy, vogliamo dar vita a uno spazio in cui precari e precarie possano prendere la parola e l&#8217;iniziativa.</p><p>#OccupyWelfare &#8211; Roma, via Veneto 56.</p><p><div style="display:none"></div><script type="text/javascript" src="http://admin.brightcove.com/js/BrightcoveExperiences.js"></script><div class="videoplayer" style="margin-top: 10px;"> <object id="myExperience1496137592001" class="BrightcoveExperience"><param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /><param name="width" value="630" /><param name="height" value="375" /><param name="playerID" value="1476763779001" /><param name="playerKey" value="AQ~~,AAABNTOXzWk~,XOQppeUuyCFS8ojoLW1Z6aFUpF_RsG9O" /><param name="isVid" value="true" /><param name="isUI" value="true" /><param name="dynamicStreaming" value="true" /><param name="@videoPlayer" value="1496137592001" /> </object></div><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/occupywelfare-precarie-occupano-ministero-lavoro/196335/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Trasporti a Milano, si può dare di più!</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/22/campagna-comune-milano-dare/192803/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/22/campagna-comune-milano-dare/192803/#comments</comments> <pubDate>Wed, 22 Feb 2012 08:15:22 +0000</pubDate> <dc:creator>San Precario</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[atm]]></category> <category><![CDATA[campagna San Precario]]></category> <category><![CDATA[giunta Pisapia]]></category> <category><![CDATA[milano]]></category> <category><![CDATA[petizione]]></category> <category><![CDATA[precarietà]]></category> <category><![CDATA[trasporti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=192803</guid> <description><![CDATA[Il Comune di Milano il primo febbraio e alla chetichella lancia la campagna Milano Viaggia con Te: precari, disoccupati, cassa integrati possono fare richiesta via fax per ottenere l’abbonamento gratuito all’ ATM. I fondi stanziati sono 500 mila euro quindi più o meno 1600 abbonamenti. E’ forse per questo che i requisiti per accedere sono:...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il Comune di Milano il primo febbraio e alla chetichella lancia la <strong>campagna Milano Viaggia con Te</strong>: precari, disoccupati, cassa integrati possono fare richiesta via fax per ottenere l’abbonamento gratuito all’ ATM. I fondi stanziati sono 500 mila euro quindi <strong>più o meno</strong><strong> 1600 abbonamenti</strong>. E’ forse per questo che i requisiti per accedere sono: di essere sotto ai 33 anni e milanesità attestata da carta d’identità da faxare allegata al modulo compilato. Il fax si intasa e la contromossa del Comune è la pubblicazione di un avviso sul suo sito: ‘Si avverte che le domande arrivate dopo il 3 febbraio saranno poste in lista d’attesa’.</p><p>Quindi non solo si deve correre dalla metro al tram al bus per salterellare da un lavoro all’altro o da un colloquio all’altro, mancava la <strong>gara tra ‘fax’</strong> per rendere la vita precaria meno monotona. E dopo i 32 anni viene meno la condizione di precarietà? Non serve certo scomodare San Precario per sapere che <strong>la precarietà come fenomeno giovanile o pseudo giovanile è finita vent’anni fa</strong>.</p><p>Siamo seri. Una metropoli altamente precarizzata e ormai disoccupata come Milano con un <strong>hinterland </strong>che quotidianamente viene inghiottito dai mezzi pubblici milanesi meritava qualcosa di meglio.<strong> La mobilità non è una scelta</strong>, è imprescindibile per accedere all’agognato e troppo spesso misero reddito e nel mondo contemporaneo deve essere intesa come bene comune e inserita in una visione di nuovo welfare metropolitano, deve essere vista come un diritto.<br /> E’ per questo che San Precario lancia la sfida alla giunta Pisapia con la <strong><a href="http://www.precaria.org/si-puo-dare-di-piu-trasporti-accessibili-per-precarie-e-disoccupati.html" target="_blank">campagna ATM si può dare di più</a></strong> su <a href="http://www.precaria.org/">www.precaria.org</a> chiedendo abbonamenti accessibili per precari, disoccupati,  cassaintegrati milanesi e dell’hinterland senza limitazioni di età e invita a firmare la <strong><a href="http://www.firmiamo.it/abbonamenti-atm-per-precari-e-e-disoccupati-e" target="_blank">petizione</a></strong>.<br /> Anche su <a href="http://www.facebook.com/pages/Si-pu%C3%B2-dare-di-pi%C3%B9-Trasporti-accessibili-per-precarie-e-disoccupatie/296798037049832" target="_blank">Facebook</a> e twitter con l’hashtag #ATMgratis Si può dare di più!</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/22/campagna-comune-milano-dare/192803/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Un&#8217;inaugurazione col botto: precari 1 &#8211; Cesed 0</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/09/uninaugurazione-botto-precari-cesed/190117/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/09/uninaugurazione-botto-precari-cesed/190117/#comments</comments> <pubDate>Thu, 09 Feb 2012 14:49:23 +0000</pubDate> <dc:creator>San Precario</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Cesed]]></category> <category><![CDATA[monza]]></category> <category><![CDATA[precari]]></category> <category><![CDATA[San Precario]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=190117</guid> <description><![CDATA[Nasce con un&#8217;azione di 150 operatori sociali e Asa (ausiliari socio-assistenziali) il nuovo Punto San Precario di Monza con sede al centro sociale Foa Boccaccio. Tanti sono i precari e le precarie della cooperativa Cesed che si sono presentati all&#8217;assemblea dei soci con all&#8217;ordine del giorno la liquidazione della cooperativa stessa, la nomina del liquidatore...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nasce con <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.monzatoday.it/cronaca/assemblea-soci-cooperativa-cesed-scuole-nidi-monza-8-febbraio-2012.html" target="_blank">un&#8217;azione di 150 operatori sociali e Asa</a></span> (ausiliari socio-assistenziali) il nuovo <strong>Punto San Precario di Monza </strong>con sede al centro sociale Foa Boccaccio. Tanti sono i precari e le precarie della cooperativa <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.cesed.com/" target="_blank">Cesed</a></span> che si sono presentati all&#8217;assemblea dei soci con all&#8217;ordine del giorno la liquidazione della cooperativa stessa, la nomina del liquidatore e l&#8217;approvazione del bilancio, che si è scoperto avere un buco di oltre 7 milioni di euro.<br /> Oltre 500 operatori e operatrici sociali rischiano di perdere non solo il lavoro, ma il tfr, le mensilità non pagate da luglio e la quota sociale obbligatoria maggiorata di 1.000 euro di due anni. Tale quota era stata giusitficata dall&#8217;azienda come incremento del capitale sociale necessario per avere ancora la fiducia delle banche.</p><p><strong>Cesed </strong>è una delle cooperative di operatori sociali più importanti della Lombardia, legata a doppio filo a Formigoni e Comunione e Liberazione. Opera in Lombardia, Piemonte e Liguria. In Brianza era attiva nei comuni di Desio, Cesano Maderno, Varedo e Muggiò con il Consorzio Monza Brianza e con numerosi appalti nelle scuole, asili nido e scuole elementari. Nessuna comunicazione del reale stato delle cose è arrivata da parte della direzione che, dopo averla portata al fallimento con un buco del genere, non ha avuto neppure la decenza di affrontare i soci lavoratori in un’assemblea.</p><p>All&#8217;assemblea dei soci del 7 febbraio i dirigenti speravano di essere fra loro e sbrigarsela in fretta. 150 precari della cooperativa si sono presentati all&#8217;assemblea con San Precario e sono dovuti ricorrere a <strong>un&#8217;azione di forza</strong> per entrare nella sala, dato che l&#8217;attuale presidente della Cesed, il dott. Maffioletti, sosteneva a torto che non ne avessero diritto in quanto non più soci. Grande lo sconcerto dei dirigenti che hanno subito chiamato la polizia e si sono dileguati facendo saltare l&#8217;assemblea. Nessun problema per i centocinquanta &#8220;soci&#8221; che hanno continuato l&#8217;assemblea, eletto un loro presidente e dichiarato <strong>sfiduciato il Cda</strong><em> &#8220;in quanto non persegue, come da statuto (art.3) lo scopo e l&#8217;interesse generale mutualistico e solidaristico dei soci senza fini di speculazione privata, la continuità di occupazione lavorativa e le migliori condizioni economiche, sociali e professionali per i soci lavoratori&#8221;.</em></p><p>Sono oltre ottanta i precari e le precarie che hanno <strong>fatto causa </strong>alla Cesed con gli avvocati di San Precario e, dopo il grande risultato ottenuto con quest&#8217;azione, la vertenza è sulla buona strada per essere vinta. La partecipazione attiva di tantissimi precari e precarie a quest&#8217;iniziativa è e sarà determinante per la vertenza. Inoltre, per la prima volta, molti precari e precarie si sono messi in gioco per dare spessore e legittimità ai propri interessi, comprendendo quale sia la potenza che si può sviluppare quando l&#8217;intelligenza precaria si mette all&#8217;opera.</p><p>I precarizzatori, quando messi alle strette, prima chiamano la polizia, poi si defilano e come per incanto tanti lavoratori e lavoratrici capiscono qual è la realtà della precarietà. La costituzione del Psp di Monza continuerà con tre serate nel mese di marzo presso la Foa Boccaccio su cospirazione, reddito e diritto del lavoro nella precarietà.</p><p><strong>Precarizza il precarizzatore!</strong></p><p>Il Punto San Precario monzese è tutti i martedì dalle 19.30 alle 22.00.<br /> L’Osservatorio permanente degli educatori il giovedì dalle 19.30 alle 22.00.<br /> Al Foa Boccaccio, Via Rosmini 11.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/8LCZwMq00aE" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div><strong><br /> </strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/09/uninaugurazione-botto-precari-cesed/190117/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Flessibilità e posto fisso, parole già sentite</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/03/flessibilita-posto-fisso-parole-sentite/188770/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/03/flessibilita-posto-fisso-parole-sentite/188770/#comments</comments> <pubDate>Fri, 03 Feb 2012 09:00:43 +0000</pubDate> <dc:creator>San Precario</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[flessibilità]]></category> <category><![CDATA[Fornero]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[posto fisso]]></category> <category><![CDATA[precari]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=188770</guid> <description><![CDATA[‘Scordatevi il posto fisso’, ‘Flessibilità buona e cattiva’, ‘Il posto fisso è monotono’,‘Accettare le sfide della flessibilità’. A sentire le parole del duo Monti-Fornero sembra di esser tornati alla metà degli anni Novanta. Ma proff…Quanta poca fantasia, nemmeno le parole siete capaci di cambiare! Allora, tra i profeti di quei dogma spiccava Massimo D’Alema, il primo a...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>‘Scordatevi il posto fisso’, ‘Flessibilità buona e cattiva’, ‘Il posto fisso è monotono’,‘Accettare le sfide della flessibilità’. A sentire le parole del<strong> duo Monti-Fornero</strong> sembra di esser tornati alla <strong>metà degli anni Novanta</strong>. Ma proff…Quanta poca fantasia, nemmeno le parole siete capaci di cambiare!</p><p>Allora, tra i profeti di quei dogma spiccava <strong>Massimo D’Alema</strong>, il primo a diffonderli a reti unificate. I loro effetti, nonostante le overdosi televisive, sono sotto gli occhi di ogni cittadino dotato di buon senso. 15 anni fa il tabù da abbattere era la somministrazione di manodopera, cioè il caporalato, legalizzato dal peggiore harakiri di sempre della sinistra: il <strong>pacco Treu</strong>. Il lavoro interinale veniva giustificato dai cattolici progressisti fino alla Fiom, Rifo, Socialisti, Ulivi e ex Pci compresi. La scusa (anche quella) era la stessa di oggi: ‘Misure a sostegno dell’occupazione’.</p><p>Oggi il fine che giustifica i mezzi è lo <strong>Statuto dei Lavoratori</strong>, il vero responsabile della disoccupazione per i prof dittatori. I 10 commi in cui è diviso l’articolo 18 non li conosce nessuno. Ma la dignità e la libertà dei lavoratori, il titolo dello Statuto,  quelle sì sono concetti chiari a tutti. Per capire nel concreto di che parla la coppia Monti-Fornero eccovi due delle ultime sfide della flessibilità affrontate da San Precario a Milano.</p><p>I rilevatori del censimento del Comune, collaboratori occasionali per contratto, si sono permessi di svolgere una pacifica assemblea all’interno del luogo di lavoro. Così l’inflessibile funzionario del Comune guidato dal ‘Vento che cambia’ ha inviato la <strong>Digos</strong> a interrompere l’assemblea. Che c’è da stupirsi? I precari non sono lavoratori come gli altri.</p><p>L’altro esempio di flessibilità buona riguarda venti trentenni di una <strong>ultramoderna new company</strong> che opera su internet per conto della Telecom. Han chiesto più volte 50  centimetri quadrati di spazio in ufficio per poter scaldare le vivande portate da casa. Ma che monotone! Con 1000 euro lorde al mese si permettono anche di risparmiare sul pranzo? Le finestre del palazzo strafico non si aprono e i dirigenti non sopportano la puzza in ufficio. Guai ad affittare uno sgabuzzino, ci son così tanti bar la fuori… La richiesta scritta è rimasta senza risposta e i 3 contratti a progetto che hanno osato firmarla rischiano il posto. Non sapevano che anche mangiare poteva diventare un tabù!</p><p>Una domanda, a questo punto, sorge spontanea. Ma Monti-D’Alema-Treu-Fornero quanti posti di lavoro hanno cambiato negli ultimi 30 anni? Nessuno. Allora auguriamo anche a loro di scrollarsi di dosso tanta monotonia. Doniamogli tutti insieme un po’ di flessibilità buona. <strong>San Precario, il protettore dei flessibili</strong>, è nato proprio per questo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/03/flessibilita-posto-fisso-parole-sentite/188770/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Sull&#8217;operazione contro il movimento No Tav</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/30/sulloperazione-contro-movimento/187629/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/30/sulloperazione-contro-movimento/187629/#comments</comments> <pubDate>Mon, 30 Jan 2012 12:13:05 +0000</pubDate> <dc:creator>San Precario</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[antagonisti]]></category> <category><![CDATA[Arresti No Tav]]></category> <category><![CDATA[lotta]]></category> <category><![CDATA[movimenti]]></category> <category><![CDATA[No Tav]]></category> <category><![CDATA[Sarà Düra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=187629</guid> <description><![CDATA[Giovedì 26 gennaio, a poche ore dal blitz contro il movimento NoTav che ha portato in carcere 26 persone in diverse città italiane, il Procuratore Capo di Torino, Giancarlo Caselli dichiara: “Di che cosa vi lamentate? Non è un’operazione contro la Valle perché solo tre persone sono valsusine, le altre vengono da altre città”. Un...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Giovedì 26 gennaio, a poche ore dal blitz contro il movimento NoTav che ha portato in carcere 26 persone in diverse città italiane, il Procuratore Capo di Torino, <strong>Giancarlo Caselli</strong> dichiara: “<em>Di che cosa vi lamentate? <strong>Non è un’operazione contro la Valle perché solo tre persone sono valsusine, le altre vengono da altre città</strong></em>”. Un ingenuo potrebbe chiedere: “ma i numerosissimi militari che da mesi soggiornano in Val Susa, sono per caso dei valsusini pronti a difendere armi in pugno la Tav? Non verranno mica da altre città d’Italia?” Beata Ingenuità.</p><p>Il movimento NoTav vive da più di un decennio questa duplice e contraddittoria accusa: da un lato quella di essere un <strong>movimento “Nimby”</strong> (acronimo di “not in my back yard”) che mira solo a difendere il proprio orticello, dall’altro quando la solidarietà e le rivendicazioni sono portate da altre persone di diversa provenienza geografica, si imputa a questi soggetti la loro estraneità alla Valle confondendo (volontariamente) una connotazione geografica con una critica politica e sociale che trascende la specificità geografica per colpire l’idea che sorregge il progetto Alta Velocità. Questa idea critica ha permesso di travalicare i confini della valle e di collegarsi in questi anni con i diversi movimenti a difesa dei beni comuni (dall’acqua alla casa, dai movimenti aquilani a quelli contro gli inceneritori solo per citarne alcuni).</p><p>L’<strong>operazione poliziesca “Sì Tav”</strong> è anzitutto un potente messaggio politico, un messaggio mediatico. È rivolto, oltre che al movimento, all’intero paese. Si vuole dare una rappresentazione della lotta che ottenga l’obiettivo che la schiera di giornalisti mainstream non è finora riuscita ad ottenere: rendere i No Tav distanti e invisi alla massa dei telespettatori/elettori/consumatori.</p><p>Questa manovra mira a creare una rappresentazione secondo cui, dietro a una “etichetta”, No Tav, esiste una rete nazionale di oppositori ideologici, estremisti, slegati dalla Valle e perfetti nel ruolo di “<strong>nemico pubblico</strong>” dello Stato, alle prese con una crisi economica e sociale che mostra, giorno dopo giorno, la sua profondità. La crisi della rappresentanza è stata ben esemplificata proprio giovedì sera dall’operaio sardo che, nella <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.serviziopubblico.it/" target="_blank">trasmissione di Santoro</a></span>, manda a quel paese l’ex-ministro Castelli accusato, insieme all’intera classe politica, di aver mandato in rovina l’Italia<strong> rompendo il patto generazionale tra padri e figli</strong>.</p><p>I mezzi d’informazione sono stati ben attenti a qualificare gli arrestati non come semplici appartenenti al movimento No Tav, ma come “<strong>antagonisti No Tav</strong>”: non quindi una parte del movimento, ma una sua frangia estrema e marginale. Un’operazione da “divide et impera” condotta in maniera esemplare a cui il movimento risponde immediatamente respingendo questa visione caricaturale, come aveva respinto quest’estate tutta la retorica sui “black bloc” dicendo nei cortei successivi al 3 luglio, “Siamo tutti black bloc!”. Venerdì una partecipatissima fiaccolata a Bussoleno e sabato un altrettanto partecipato corteo a Torino a dimostrare la compattezza e la determinazione di questo movimento. Senza dimenticare le numerose azioni in <strong>solidarietà agli arrestati</strong> che si sono svolte fin da subito in diverse città italiane.</p><p>La lotta NoTav è tanto importante quanto più si inserisce nella <strong>critica del modello neoliberista</strong> di cui il governo Monti è ultimo difensore, nel suo paradossale tentativo di arginare la crisi del neoliberismo rendendo l’Italia ancora più liberista. Chi crede in un altro modello di sviluppo fondato sull’accesso e la difesa dei beni comuni e sui diritti sa da che parte stare.</p><p><strong>Sarà Düra!</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/30/sulloperazione-contro-movimento/187629/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Riforma del lavoro: proviamo a vederci chiaro</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/riforma-lavoro-proviamo-vederci-chiaro/186403/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/riforma-lavoro-proviamo-vederci-chiaro/186403/#comments</comments> <pubDate>Wed, 25 Jan 2012 16:55:42 +0000</pubDate> <dc:creator>San Precario</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[art. 18]]></category> <category><![CDATA[contratto unico]]></category> <category><![CDATA[Elsa Fornero]]></category> <category><![CDATA[pietro ichino]]></category> <category><![CDATA[precari]]></category> <category><![CDATA[riforma del lavoro]]></category> <category><![CDATA[salario minimo]]></category> <category><![CDATA[welfare]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=186403</guid> <description><![CDATA[Sono iniziate le consultazioni tra governo e parti sociali per avviare la riforma del mercato del lavoro. In campo, secondo le indiscrezioni, due proposte: quella formulata dal senatore del Pd Pietro Ichino, presentata a dicembre 2011, e quella presentata dal senatore (sempre del Pd) Paolo Nerozzi, tramite una proposta di legge che ha oramai due anni,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sono iniziate le consultazioni tra governo e parti sociali per avviare la <strong>riforma del mercato del lavoro</strong>. In campo, secondo le indiscrezioni, due proposte: <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.pietroichino.it/wp-content/uploads/2011/12/OUTSIDER_Contratto_Unico_PDL.pdf" target="_blank">quella formulata dal senatore del Pd Pietro Ichino</a></span>, presentata a dicembre 2011, e quella presentata dal senatore (sempre del Pd) Paolo Nerozzi, tramite una proposta di legge che ha oramai due anni, intitolata “<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.paolonerozzi.it/blog/?p=274" target="_blank">Contratto prevalente a tutele crescenti</a></span>”.</p><p>Fonti accreditate dicono che il governo intende far riferimento soprattutto alla seconda proposta, quella di Nerozzi, inserendo l’idea del contratto unico, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/24/contratti-confronto/186099/" target="_blank">proposta dagli economisti Boeri e Garibaldi</a></span> un paio di anni fa. L’intenzione (dichiarata, ma da  verificare) è quella di sostituire con un unico contratto gli attuali 48 censiti dall&#8217;Istat. Nascerà quindi il Cui, <strong>contratto unico di ingresso</strong>. Avrà due fasi: una di ingresso, che potrà durare, a seconda dei tipi di lavoro, fino a tre anni. E una seconda fase di stabilità, in cui il lavoratore godrà di tutte le tutele che oggi sono riservate ai contratti a tempo indeterminato.</p><p>Durante la <strong>fase di ingresso</strong>, in caso di licenziamento con motivazioni che non siano di tipo disciplinare (&#8220;giusta causa&#8221;), il datore di lavoro non avrà l&#8217;obbligo di reintegrare il dipendente ma potrà risarcirlo pagando una specie di penale pari alla paga di cinque giorni lavorativi per ogni mese lavorato. In caso di una fase di ingresso di tre anni, il licenziamento dovrà essere risarcito con un massimo di sei mesi di mensilità.</p><p>Pur non parlando esplicitamente di abrogazione o limitazione dell’art. 18 (come invece fa Ichino nella sua proposta), di fatto per i primi tre anni si ha la totale liberalizzazione del licenziamento, a fronte di un risarcimento monetario. Già oggi, durante il periodo di prova, non si applica la l&#8217;articolo 18 sui licenziamenti. La riforma si traduce quindi nell’<strong>allungamento del periodo di prova</strong> (oggi di 6 mesi massimo) fino a tre anni e in cambio concede che il contratto di ingresso si trasformi automaticamente, al termine della prova, <strong>a tempo indeterminato</strong>.</p><p>Si dichiara inoltre che tale contratto unico dovrebbe sostituire tutti gli altri contratti (con l’eccezione dei lavori stagionali o particolari). Abbiamo qualche dubbio al riguardo, e temiamo invece che il contratto unico possa diventare il <strong>49° contratto</strong> e andare così ad aggiungersi a quelli precedenti. Altrimenti non si spiegherebbe la volontà di intervenire anche sui contratti a progetto e su quelli a tempo determinato (invece che semplicemente abrogarli). Secondo la proposta della ministra Fornero, la possibilità di ricorrere a questi due contratti (che sono i più diffusi e utilizzati dalle imprese) verrebbe vincolata al livello di remunerazione. Per i contratti a progetto, si parla di una soglia di 30.000 euro lordi l’anno; per il tempo determinato di 25.000 euro.</p><p>Da questo punto di vista, l’impressione che si ricava è si tratti di una regolarizzazione e <strong>razionalizzazione della condizione precaria</strong>. Ognuno sarà infatti libero di passare da un contratto precario non ogni tre mesi, con effetti deleteri sulla produttività di sistema, ma ogni anno o due (sino a un massimo di tre). L’importante è che la spada di  Damocle della possibile conferma continui a operare come dispositivo disciplinare e di fidelizzazione. Inoltre, in tal modo, si mette ordine anche ai rischi connessi alle cause sempre più numerose intentate dai precari e precarie (San Precario ne sa qualcosa…). Una semplificazione formale del contratto che lasci inalterato il <strong>ricatto del rinnovo</strong> riduce infatti di molto la possibilità di intentare una causa giuridica.</p><p>Ma è sul lato degli ammortizzatori sociali e delle proposte di welfare, che la proposta di riforma mostra tutti i suoi limiti. Con l’obiettivo di semplificare e tornare alle origini, si propone l’utilizzo della cassa integrazione solo per far fronte alle crisi cicliche e temporanee dei settori. Per le crisi strutturali e il sostegno a chi ha perso il lavoro dovrebbe invece intervenire il <strong>reddito minimo di disoccupazione</strong>, una sorta di sussidio di disoccupazione allargato anche alle forme atipiche che vengono riassorbite dal contratto unico che, in base al progetto di legge Nerozzi, manterrebbe tuttavia le stesse modalità di accesso. Nulla si sa riguardo alla durata (oggi massimo otto mesi) e l’ammontare (pari al 60% della retribuzione lorda mensile per i primi 6 mesi, al 50% per il settimo e l’ottavo mese, per un livello comunque non superiore a 858 euro mensili).</p><p>Con l&#8217;inasprimento dei requisiti per maturare il diritto alla pensione, di fatto il reddito minimo di disoccupazione si trasformerebbe in un’indennità di mobilità come la <strong>mobilità lunga</strong>, oggi ampiamente sfruttata dalle aziende per ristrutturare scaricando una parte dei costi sull&#8217;Inps. In secondo luogo tale reddito minimo sarà comunque condizionato, vincolato e temporaneo. Un’idea distante dal reddito di base incondizionato <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/09/reddito-base-risponde-precario/182512/" target="_blank">come proposto da San Precario</a></span>.</p><p>Potrebbe essere positiva la proposta di introdurre un <strong>salario minimo</strong>: peccato che non sia calcolato su base oraria, ma<strong> mensile</strong> (almeno così pare). In tal modo si possono creare ampi margini di flessibilità nell’orario di lavoro. In Italia, oggi, il salario minimo (orario o mensile) non esiste, in quanto contrattato a livello di categoria o di azienda con elevata variabilità e sperequazioni. Ma esistono aree, come quelle dei precari che lavorano a progetto, in cui del salario minimo non c&#8217;è traccia. Non è così all&#8217;estero, dove gli Stati stabiliscono per legge qual è la paga oraria minima che un datore di lavoro può corrispondere. L&#8217;obiettivo è quello di stabilire un livello sotto il quale non è consentito andare per far sì che tutti i lavoratori abbiano una paga in grado di mantenere una famiglia in condizioni dignitose. Ogni paese ha fissato quella soglia (così in Francia il salario minimo è di circa 1.350 euro lordi mensili mentre in Spagna è di circa la metà, 600 euro lordi mensili). E in Italia?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/riforma-lavoro-proviamo-vederci-chiaro/186403/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Faq sul reddito di base: risponde San Precario</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/09/reddito-base-risponde-precario/182512/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/09/reddito-base-risponde-precario/182512/#comments</comments> <pubDate>Mon, 09 Jan 2012 14:33:58 +0000</pubDate> <dc:creator>San Precario</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Elsa Fornero]]></category> <category><![CDATA[precari]]></category> <category><![CDATA[RBI]]></category> <category><![CDATA[reddito]]></category> <category><![CDATA[reddito di base incondizionato]]></category> <category><![CDATA[reddito minimo]]></category> <category><![CDATA[welfare]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=182512</guid> <description><![CDATA[Se gli annunci alla stampa sono veritieri, a breve Monti dovrebbe proporre un rinnovamento degli ammortizzatori sociali. La ministra Fornero ha detto di essere una fan del reddito minimo (ma condizionato), che va parzialmente incontro alle richieste di sicurezza economica e sociale che i  movimenti dei precari chiedono da anni. Parzialmente, perché la proposta del...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Se gli annunci alla stampa sono veritieri, a breve Monti dovrebbe proporre un rinnovamento degli ammortizzatori sociali. La ministra Fornero ha detto di essere una fan del reddito minimo (ma condizionato), che va parzialmente incontro alle richieste di sicurezza economica e sociale che i  movimenti dei precari chiedono da anni. Parzialmente, perché la proposta del governo (a cui per la prima volta sono sensibili anche alcune forze sindacali e partitiche, un tempo fieramente contrari) parla solo di reddito minimo temporaneo, a scalare, comunque condizionato dall’obbligo di accettare qualunque attività lavorativa. San Precario preferisce parlare di <strong>reddito di base incondizionato (Rbi)</strong>. Qui, arriva il bello: come si fa? Cosa significa reddito di base incondizionato? È davvero possibile? Sperando di aiutare chi vuole capirci di più,  a voi le Faq sul reddito minimo. Fateci sapere cosa ne pensate.</p><p><strong>1. Cos’è il reddito di base incondizionato (Rbi)?</strong><br /> È una misura di welfare (sicurezza sociale) che parzialmente esiste in tutti i paesi dell’Unione europea eccetto Italia e Grecia: un sostegno economico alle persone con un lavoro intermittente o disoccupate. Varia da poche centinaia di euro ai 1.200 al mese della Danimarca e Lussemburgo. Secondo noi in Italia dovrebbe essere almeno di 720 euro al mese (20% in più della soglia di povertà relativa). Oggi ammortizzatori sociali come la cassa integrazione o il sussidio di disoccupazione sono riservati a chi ha perso un lavoro a tempo indeterminato e determinato, il Rbi invece dovrebbe essere dato a tutte le persone che hanno un reddito inferiore ai 720 euro/mese, per esempio ai precari tra un contratto e l’altro, ai disoccupati e ai lavoratori/trici che pur impiegati/e guadagnano salari da fame, inferiori ai 720 euro/mese, in modo incondizionato, ovvero slegato sia dal tipo di contratto precedente che dall’obbligo di accettare qualsiasi impiego proposto o i programmi di inserimento lavorativo.</p><p><strong>2. Di fronte a una misura del genere, chi lavorerebbe? </strong><br /> Casomai il reddito darebbe a ciascuno la possibilità di scegliere il lavoro. Nessuno vorrà più fare lavori pesanti e poco considerati? No, non necessariamente. Ogni prestazione lavorativa ha le sue specificità ed è la sua remunerazione a rendere un lavoro più o meno accettabile e vantaggioso. La garanzia di reddito, riducendo l’offerta di persone disposte ad accettare lavori mal pagati, alienanti e faticosi, pone le imprese di fronte a un bivio: pagare meglio chi svolge queste mansioni oppure adottare tecnologie e soluzioni organizzative più complesse in loro sostituzione. Obiezioni simili ci furono al tempo dei dibattiti sulla riduzione dell&#8217;orario di lavoro a 8 ore giornaliere; il risultato è stato non solo un netto miglioramento delle condizioni dei lavoratori ma anche una crescita.</p><p><strong>3. Quanto costa una simile misura e dove si trovano le risorse?<br /> </strong>Secondo i nostri calcoli, una misura di Rbi di 720 euro/mese necessita poco meno di 35 miliardi. Al netto dei sussidi oggi esistenti di uguale entità (pensioni sociali e di invalidità, sussidi di disoccupazione, indennità e casse integrazioni), le risorse effettive da aggiungere sono pari a 15,7 miliardi. Una cifra del tutto abbordabile che dovrebbe essere a carico della collettività (e non finanziato dai contributi sociali dell’Inps, come avviene oggi per i sussidi al reddito).Il sistema fiscale si basa sulla tassazione dei fattori produttivi. Oggi si tassano solo il lavoro dipendente (tanto), la proprietà delle macchine (poco) e il consumo (molto). Ma oggi ci sono ben altri fattori produttivi: la finanziarizzazione, la conoscenza, lo spazio. Si potrebbero tassare le transazioni finanziarie, anche solo per lo 0,01%; i diritti di proprietà intellettuale; i grandi patrimoni immobiliari che lucrano sugli spazi delle città. Ma anche l’uso delle forme contrattuali atipiche: ad esempio, introducendo l’Iva sull’intermediazione di lavoro effettuato dalle agenzie interinali. E poi ci sono le spese che potrebbero essere soppresse: avete mai sentito parlare degli F35 che la Difesa sta acquistando al prezzo di una finanziaria (15 miliardi di euro in tre anni!)? Si è parlato molto di patrimoniale. Una sua introduzione a livelli simili a quelle di molti paesi europei porterebbe da sola nelle casse dello Stato più di 10 miliardi. In altre parole, la questione non è di fattibilità ma di volontà politica. E notate bene: non abbiamo nemmeno citato l&#8217;evasione fiscale&#8230;</p><p><strong>4. Chi lo dà?<br /> </strong>Il Rbi potrebbe essere erogato da una Cassa Sociale per il reddito (Csr), all’interno di un bilancio autonomo di welfare, dove si registrano i soldi messi a disposizione e le uscite, con mandato agli sportelli per l’impiego, disseminati nei diversi comuni, di raccogliere le domande ed erogare il reddito. Un bilancio autonomo del welfare, centralizzando in un unico ambito tutti i centri di spesa (oggi a carico di diversi ministeri) rende razionali e trasparenti entrate e uscite relative a tutte le tematiche del welfare, con risparmi di spesa e minor possibilità di condizionamento lobbysta. Inoltre si sancirebbe finalmente la separazione tra previdenza (a carico dell’Inps) e politiche di sostegno al reddito.</p><p><strong>5. Perché il Rbi non è assistenzialismo?<br /> </strong>Oggi si lavora ben al di là del rapporto di lavoro. Il tempo per la formazione e l&#8217;aggiornamento, il tempo dedicato alla ricerca di lavoro, il tempo per raggiungere il luogo di lavoro, il tempo di cura e di consumo: tutto produce ricchezza, fa parte dell’attività lavorativa ma grava sulle spalle dei singoli. Inoltre negli ultimi vent’anni le imprese italiane hanno prosperato sfruttando la precarietà, risparmiando sui salari e mantenendo alti i profitti. Altro che assistenzialismo, il reddito minimo sarebbe la restituzione di una piccola parte del maltolto.</p><p><strong>6. Il reddito annullerebbe i conflitti sul luogo di lavoro?<br /> </strong>La garanzia di reddito diminuisce la ricattabilità individuale, la dipendenza, il senso di impotenza di lavoratori e lavoratrici nei confronti delle imprese. Richiedere un reddito minimo è la premessa perché i precari, disoccupati e lavoratori con basso salario possano sviluppare conflitto sui luoghi di lavoro. Oggi il ricatto del licenziamento o di mancato rinnovo del contratto, senza nessun tipo di tutela, è troppo forte. Precari e precarie possono subire ritorsioni anche solo per aver distribuito un volantino sindacale. Il reddito, unito a garanzie contrattuali dignitose e ad un salario minimo, renderebbe tutti meno ricattabili e quindi più forti. E perrmetterebbe di chiedere il miglioramento delle proprie condizioni lavorative e contrattuali.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/09/reddito-base-risponde-precario/182512/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Statali, attacco finale!</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/01/statali-attacco-finale/181019/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/01/statali-attacco-finale/181019/#comments</comments> <pubDate>Sun, 01 Jan 2012 12:50:39 +0000</pubDate> <dc:creator>San Precario</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[articolo 18]]></category> <category><![CDATA[fannulloni]]></category> <category><![CDATA[informazione]]></category> <category><![CDATA[inpdap]]></category> <category><![CDATA[Inps]]></category> <category><![CDATA[precari]]></category> <category><![CDATA[statali]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=181019</guid> <description><![CDATA[Uno, due, tre. E’ fuoco a raffica di articoli, servizi televisivi, news, approfondimenti. L’attacco finale a lavoratori di stato e enti locali è iniziato. Un bel regalo di Natale che prepara una quaresima anticipata per circa 3 milioni di italiani. Ingenuo pensare che colpi così ben coordinati siano frutto di una combinazione. Prima della ‘fase...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Uno, due, tre. E’ fuoco a raffica di articoli, servizi televisivi, news, approfondimenti. L’attacco finale a lavoratori di stato e enti locali è iniziato. Un bel regalo di Natale che prepara una quaresima anticipata per circa 3 milioni di italiani. Ingenuo pensare che colpi così ben coordinati siano frutto di una combinazione.</p><p>Prima della ‘fase due’ è necessario far piazza pulita delle ultime resistenze.</p><p><strong>I cecchini dei media han gioco facile</strong>, sparano nel mucchio. Dopo un bombardamento che dura da anni, tutti i dipendenti pubblici sono ormai conosciuti col termine di fannulloni. Gentile apprezzamento espresso dall’allora professore<strong> Ichino</strong>, diventato grazie a ‘meriti’ indiscussi senatore del Pd.</p><p>L’offensiva finale a un esercito abbandonato dagli ufficiali e ingannato dai sindacati, è ricca di cifre, come quelle sui secondi lavori dei dipendenti pubblici mandati in onda in prima serata dal Tg5 il 27 dicembre. Si avvale di dati forniti dall’agenzia delle entrate come quelli citati dalle ripetute inchieste firmate da Gianantonio Stella sul <em>Corriere</em>. E poi tanti alrti articoli, news, segnalazioni che puntano il dito sulle assunzioni nelle società municipalizzate, sui dipendenti infedeli, su chi percepisce la disoccupazione impropriamente. <strong>Il fuoco non risparmia nemmeno i precari</strong>. E’ il Tg3 a fare il lavoro ‘sporco’ nell’edizione serale del 28 dicembre. L’attacco alle stabilizzazioni di precari pronunciato dalla gelida Berlinguer, trova campo facile: stavolta da colpevolizzare sono le assunzioni fatte in Sicilia…</p><p>Il pungolo dell’informazione continua l’opera distruttrice di vari governi, ultimo compreso.</p><p>Il primo bastione a perdere pezzi è il più importante, cioè l’unica vera cassa dei dipendenti pubblici, <strong>l’Inpdap</strong>. Solo il pudore evita a qualche giornalista di far passare l’istituto di previdenza per un ente inutile. Falcidiato nel silenzio di sindacati e partiti già nel 2000 con la cartolarizzazione, leggasi svendita, di centinaia di edifici, terreni, appartamenti. Un ricco bottino che ha scatenato le mire ‘liberal’ dei governi dell’ultimo decennio. Nessuno fino ad oggi era riuscito a cannibalizzare la preda: Hannibal Monti ha deciso di eliminare l’Inpdap e il suo patrimonio accorpandolo (si fa per dire) all’Inps. Una riorganizzazione che puzza di dismissione. Una razionalizzazione che ha l’alito mortifero della disoccupazione. Infatti <strong>sono già partite 700 lettere di licenziamento</strong>, che nella neolingua dei tecno-dittatori ha sostituito il più appropriato termine di licenziamento. Restano in trepida attesa gli altri 3000mila dipendenti dell’ente previdenziale, dopo che il 28 dicembre a Roma una delegazione sindacale non ha avuto risposte scritte dal presidente dell’Inps Mastropasqua. Il nuovo datore di lavoro non sa né come, né quando e soprattutto se, dovrà assumere gli ex dipendenti Inpdap.</p><p>I fannulloni italiani, unica specie in via di estinzione ancora (per poco) protetta da quell’<strong>articolo 18</strong> che la maggioranza dei lavoratori non conosce nemmeno di nome, sono destinati a seguire il triste destino dei loro colleghi di Grecia, Portogallo e Irlanda. Una storia men che parzialmente raccontata dai nostri media, più impegnati a trasmettere immagini di violente manifestazioni di piazza quando parlano di quei paesi. Video utili a spaventare il telespettatore medio, più che a informare su <strong>quel che sta accadendo ai lavoratori statali nel resto d’Europa</strong>. Oltre alle centinaia di migliaia di licenziamenti, molte volte nemmeno mascherati dalla farsa della ‘mobilità’, vi sono corpose decurtazioni degli stipendi a parità di orario ed eliminazione di qualsiasi bonus. Quasi che 13ma e assegni familiari fossero gentili concessioni e non diritti sanciti (a caro prezzo) da contratti nazionali. Norme che nemmeno lo Stato italiano stesso riesce più a garantire. Restano i fatti. L’impiegato statale greco dal 1° gennaio si è visto decurtare lo stipendio da 1200 a 700 euro, ‘bonus inclusi’, mentre il nuovo programma del governo britannico si propone di lasciare a casa 200mila dipendenti pubblici nel 2012. In Portogallo, per ora, oltre alla decurtazione delle tredicesime c’è stato il taglio del 5% di tutti gli stipendi. E in Italia si è aperta la stagione della caccia grossa. Obiettivo è lui, l’odiato dipendente pubblico. <strong>Fannullone maledetto</strong>. Ma con la coesione e il superamento delle ‘sterili contrapposizioni’ come le ha definite recentemente il presidente della Repubblica Napolitano, siamo certi che anche questo ‘nemico della stabilità’ verrà eliminato. Mai come in questi momenti ‘così difficili per il nostro paese’ c’è bisogno di responsabilità. Non dimentichiamocelo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/01/statali-attacco-finale/181019/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Lettera aperta al ministro Fornero</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/22/lettera-aperta-ministro-fornero/179330/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/22/lettera-aperta-ministro-fornero/179330/#comments</comments> <pubDate>Thu, 22 Dec 2011 10:22:45 +0000</pubDate> <dc:creator>San Precario</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[ammortizzatori sociali]]></category> <category><![CDATA[co.co.pro]]></category> <category><![CDATA[crisi economica]]></category> <category><![CDATA[debito]]></category> <category><![CDATA[Elsa Fornero]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[pensione]]></category> <category><![CDATA[pracerietà]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=179330</guid> <description><![CDATA[Spett. ministro del Welfare Elsa Fornero, Siamo precarie e precari. Nel lavoro. Nel reddito. Nel welfare. Nei diritti. Negli affetti. Nelle tutele. Nell’accesso ai saperi ed ai consumi. Nell’esercizio della cittadinanza. Nei sogni, nel tempo. Siamo precari e precarie e non lo abbiamo scelto. Siamo i milioni di collaboratrici e collaboratori a progetto, partite iva,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/lavoro_italia_bassa.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-179343" title="lavoro_italia_bassa" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/lavoro_italia_bassa-300x255.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="255" /></a>Spett. ministro del Welfare Elsa Fornero</em>,</p><p>Siamo precarie e precari. Nel lavoro. Nel reddito. Nel welfare. <strong>Nei diritti</strong>. Negli affetti. Nelle tutele. Nell’accesso ai saperi ed ai consumi. Nell’esercizio della cittadinanza. Nei sogni, nel tempo. Siamo precari e precarie e non lo abbiamo scelto. Siamo i milioni di collaboratrici e collaboratori a progetto, partite iva, interinali, stagiste e stagisti, lavoratrici e lavoratori in affitto. <strong>Siamo il motore di un’economia in crisi</strong> e al contempo i primi soggetti sacrificabili.</p><p><strong>Ci può incontrare ovunque</strong>: nei call center, nelle agenzie strumentali dei vostri Ministeri, nelle università, nei centri di ricerca, nelle scuole, nei supermercati, nei giornali e nell’editoria, nelle corsie degli ospedali e nelle caserme dei vigili del fuoco. Non esistono luoghi in cui non siamo presenti, perché siamo il frutto delle politiche “per lo sviluppo e l’innovazione” e delle <strong>“riforme” del mercato del lavoro</strong> realizzate negli ultimi quindici anni da chi ci ha governato e ci governa.</p><p><strong>Siamo donne</strong> alle prese con una parità di genere tutta apparente, senza tutele, a partire dalla maternità; <strong>siamo migranti</strong> che sotto il ricatto del permesso di soggiorno legato al contratto di lavoro contribuiamo al benessere di questo paese, pagando pensioni che non avremo mai, partecipando a un sistema che non ci vuole cittadini, mentre un’aria pesante e razzista arma le mani più brutali. <strong>Siamo giovani e meno giovani</strong>, intere generazioni precarie costrette a vivere un presente dilatato che non permette di progettare il futuro: giovanissimi diplomati e laureati in un sistema di istruzione e formazione martoriato, vissuti all’ombra della retorica della meritocrazia ma senza un lavoro degno di questo nome; ultra 40enni, iperqualificati e supertitolati, spesso madri e padri di famiglia, costretti a cercare altrove il nostro destino; gli over 50, i <em>reietti</em>, quelli che il mercato del lavoro una volta espulsi considera “vuoti a perdere”. <strong>I nostri figli nascono già precari</strong>: per via del debito, del futuro oscuro e di un globo che non sa se sopravvivrà ai prossimi anni.La crisi ha fatto esplodere la precarietà, rendendo incerto il presente anche dei cosiddetti lavoratori “garantiti”. Noi che eravamo le giovani e i giovani in difficoltà abbiamo visto i nostri padri e le nostre madri diventare precari come noi, rischiare di essere licenziati a più di 50 anni e di vedere le loro pensioni sempre più lontane e sempre più misere.</p><p>E se una crisi iniziata 4 anni fa e negata nel corso degli ultimi 2 anni è stato il frutto avvelenato del governo Berlusconi e dei suoi ministri “nani e ballerine”, questo governo è certamente più serio e preparato. Lo è talmente tanto che riuscirà ad imporre per l’ennesima volta ricette fondate sul presupposto che il mercato (anzitutto finanziario) è sovrano e<strong> le nostre vite al suo servizio</strong>.</p><p>E noi, precari e precarie, continuiamo ad avere contratti di ogni tipo, con l’unica garanzia di uno sfruttamento costante e un debito, condiviso con tutti i cittadini e le cittadine del nostro paese. <strong>Un debito chiaramente non nostro</strong>, che ci chiedono di pagare per soddisfare gli appetiti insaziabili di una divinità onnipotente e dagli umori incostanti: il mercato, appunto, che sembra placarsi solo con sacrifici umani. Per noi non sono previste che briciole di uno stato sociale sempre più ridotto all’osso. Altro che workfare: WorkFear, un welfare fatto solo di paura messa al lavoro! Il Governo Monti, il Suo Governo, si è dato come prossimo impegno quello di convocare un tavolo “con le parti sociali al fine di riordinare il sistema degli ammortizzatori sociali e degli istituti di sostegno al reddito e della formazione continua”.</p><p><strong>Cara ministro, Lei sa benissimo che oggi i cosiddetti lavoratori parasubordinati, coloro che sono iscritti alla gestione separata, tengono in attivo i conti dell’Inps</strong>. Secondo le previsioni, l’ammontare medio di una pensione a gestione separata è di 1570 euro l’anno, 130 euro al mese. Come sa bene anche che<strong> i collaboratori a progetto non usufruiscono di alcun ammortizzatore sociale</strong>, se non nella ridicola formula dell’una tantum sperimentata dal precedente Governo. Con il passaggio generalizzato al sistema contributivo noi, intere generazioni di “intermittenti”, non avremo mai una vecchiaia sostenuta da un reddito minimamente degno. <strong>Dopo aver fatto i conti quotidianamente con la giungla della precarietà, </strong><strong>passeremo la seconda parte della nostra vita a fare i conti con i deserti della povertà</strong>. La riconfigurazione dell’attuale sistema degli ammortizzatori sociali, iniquo ed arretrato, passando per la riforma del sistema previdenziale, creerà inoltre un inevitabile conflitto generazionale.</p><p><strong>Non vogliamo tutele contrapposte a quelle di altri</strong><strong>, vogliamo rispetto, solidarietà e libertà comune</strong>. Il reddito che voi immaginate minimo e per sostenere la libertà di licenziarci, noi lo vogliamo di base, universale e incondizionato, lavoro o non lavoro, per sostenere la libertà di scelta sulle nostre vite. Ci siamo interrogati a lungo sul significato delle Sue lacrime, cara Ministro. Ma la sola cosa che sappiamo, al momento, è quel che fa la differenza: <strong>ci sono lacrime, pietistiche e paternalistiche, compatibili col sacrificio dei nostri diritti e dei nostri sogni; e ce ne sono altre scomode, di rabbia, furore e gioia, </strong><strong>che non hanno cittadinanza</strong>.</p><p>Noi precarie e precari, che distribuiamo quotidianamente ricchezza sociale a un paese che la utilizza non certo per il nostro benessere, il nostro futuro e la nostra felicità, <strong>noi “l’Italia peggiore”</strong> oggi riprendiamo la parola sul lavoro, sul reddito, sugli ammortizzatori sociali, sul sistema pensionistico, sulla maternità/paternità, sul welfare, sul modello di sviluppo, sulla vita.</p><p>(Vignetta di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.diversamenteoccupati.it/" target="_blank">Arnald</a></span>)</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/22/lettera-aperta-ministro-fornero/179330/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Cosa c’entra l’art. 18 con la precarietà?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/21/cosa-c%e2%80%99entra-l%e2%80%99art-precarieta/179098/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/21/cosa-c%e2%80%99entra-l%e2%80%99art-precarieta/179098/#comments</comments> <pubDate>Wed, 21 Dec 2011 11:10:41 +0000</pubDate> <dc:creator>San Precario</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[articolo 18]]></category> <category><![CDATA[contratto unico]]></category> <category><![CDATA[Fornero]]></category> <category><![CDATA[Ichino]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[precariato]]></category> <category><![CDATA[riforma]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=179098</guid> <description><![CDATA[E’ inevitabile. Tutte le volte che si annuncia una riforma del mercato del lavoro, si riapre l’annosa (e stantia) discussione sull’art. 18 dello Statuto dei lavoratori. Da quando è cominciata la crisi (4 anni fa), le politiche economiche nazionali (prima del duo Berlusconi-Tremonti ora del duo Monti-Napolitano) sono state proposte per coniugare rigore e crescita (l’equità è...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E’ inevitabile. Tutte le volte che si annuncia una <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/20/lavoro-ammortizzatori-sociali-ricetta-governo-monti-quattro-punti/178980/" target="_blank">riforma del mercato del lavoro</a>, si riapre l’annosa (e stantia) discussione sull’art. 18 dello Statuto dei lavoratori. Da quando è cominciata la crisi (4 anni fa), le politiche economiche nazionali (prima del duo Berlusconi-Tremonti ora del duo Monti-Napolitano) sono state proposte per coniugare <strong>rigore e crescita</strong> (l’equità è già dimenticata), secondo la classica logica dei due tempi: prima il rigore e poi la crescita.</p><p>Ciò che è sempre successo è che si è praticato solo rigore (nel 2011 le 3 finanziarie avranno un’incidenza di quasi 100 miliardi di euro pari a oltre il 5% del Pil) e che il secondo tempo (quello della crescita) non si sa se mai comincerà. Tutti ne sono coscienti, a cominciare dai sindacati e dallo stesso governo. Per questo dalla crisi di agosto è cominciata una gran cassa mediatica ed ideologica che vuol far intendere che le politiche della crescita sono sinonimo di politiche del lavoro e che le politiche del lavoro significano riforma del mercato del lavoro per creare<strong> più competitività, dar lavoro ai giovani e, audite, audite,risolvere il problema della precarietà!</strong> Condizione necessaria perché tale sogno, oggi interpretato dalla ministra Fornero e dal suo consulente Ichino, si possa realizzare è mettere mano all’art. 18.<br /> <strong>Che cosa c’entri l’art. 18 con la precarietà e la crescita risulta un mistero.</strong></p><p>L’art. 18 (che vieta il licenziamento senza giusta causa e obbliga il reintegro o il pagamento di un indennizzo per il lavoratore ingiustamente licenziato) si applica alle imprese con più di 15 addetti, interessa  poco più del30% della forza-lavoro, di cui la metà (3,4 milioni) nel settore pubblico. Tra questi, ne sono esclusi tutti coloro che hanno un contratto precario (interinale, a termine, collaborazione, stage&#8230;). Inoltre, con la legge <strong>223 del 1991</strong>, sono stati permessi i licenziamenti collettivi tramite l’istituto della mobilità, strumento utilizzato in tale quantità tanto da dover introdurre forme di <strong>casse integrazione in deroga</strong>. Non si può quindi affermare (come molti fanno in malafede) che in Italia non si possa licenziare, anche nel settore pubblico, dove, tramite il subappalto a cooperative di servizi e la creazione di SpA  per la gestione dei beni di pubblica utilità, il totale dei dipendenti pubblici ha subito un ridimensionamento (basti pensare al Comune di Milano oppure a Trenitalia con la soppressione dei treni notturni).  Aggiungiamo che, ad esempio in un’area industriale come quella milanese dove dei 200.000 giovani avviati al lavoro nell’ultimo anno solo il 9,8% è stato assunto con<strong> contratti di lavoro stabile</strong> (tempo indeterminato), viene da chiedersi perché tutta questa enfasi sull’art. 18: nella realtà è stato già superato.</p><p>La polemica in corso ha una valenza prevalentemente simbolica da ambo le parti. Si vuole  procedere alla <strong>flessibilizzazione completa </strong>(leggi precarizzazione) del mercato del lavoro, per puntare ad un nuovo livello di concertazione sindacale. Con l’avvento del governo Monti è diventato manifesto come il potere finanziario sia in grado di condizionare direttamente e non più indirettamente le nomine politiche e, di conseguenza, come le scelte di politica del lavoro e di welfare siano a tale potere del tutto subordinate. Non è un caso che interventi sulla struttura del mercato del lavoro, all’indomani dell’accordo sindacale del 28 giugno, si sono già verificati dalla finanziaria di agosto con l’approvazione dell’art. 8 (che consente delle deroghe all’applicazione dell’art. 18 per i contratti aziendali di II livello) e che a partire da gennaio 2012 la riforma del mercato del lavoro targata <strong>Fornero-Ichino</strong> diventerà l’asse portante delle tanto agognate quanto illusorie politiche di crescita. Al riguardo, proprio in questi giorni è ritornata in auge la vecchia proposta, per i nuovi assunti,  di un “<strong>contratto unico di lavoro a tempo indeterminato</strong>” <strong>contro la precarietà in cambio della liberalizzazione totale dei licenziamenti individuali e di un sussidio di disoccupazione</strong>. L’obiettivo che tramite la delega politica e sindacale si vuole perseguire è l’introduzione di una politica di flexsecurity, ancora nella tradizionale e mistificante logica dei due tempi. Prima si garantisce la totale precarizzazione del posto di lavoro, poi si propongono sussidi di disoccupazione (massimo 3 anni) con riduzione graduale del reddito erogato (Ichino propone una quota del 90% per il primo anno, poi una riduzione all’80% per il secondo e al 70% per il terzo, poi basta), ma generalizzati.</p><p>Si tratta di un’estensione dell’attuale sistema degli <strong>ammortizzatori sociali</strong>, che non elimina i fattori distorsivi e iniqui esistenti dal momento che la generalizzazione prevista vale solo per alcuni contratti di lavoro (non quelli dei precari). Inoltre, fattore di non poco conto, il “contratto unico” verrebbe assicurato dopo un congruo periodo di “prova”(si parla da 6 fino a 18 mesi), durante il quale il lavoratore è in balia dell’impresa, soprattutto se si considera che, grazie al Collegato Lavoro, l’abuso dei contratti precari non potrà più essere impugnato! Tutto ciò si basa sulla convinzione che in Italia esista una segmentazione del mercato del lavoro tra garantiti e non. Niente di più falso, come la vicenda Fiat (ma l’elenco è lungo) dimostra. <strong>La precarietà, oggi, in quanto esistenziale, generalizzata e strutturale, non è condizione che può essere riformata e quindi mediata: può essere solo superata</strong>. E per raggiungere tale obiettivo è necessario che invece di flexsecurity si parli di <strong>secur-flexibility</strong>.</p><p>Prima garanzia di reddito incondizionato e accesso libero e gratuito ai beni e servizi comuni materiali e immateriali (welfare del comune) poi, sulla base dei nuovi rapporti di forza che ne derivano, si può discutere delle condizioni di lavoro. Solo dopo che i precari si sono liberati dal vincolo del bisogno e della sopravvivenza, si può affrontare, senza ricatti e subalternità, il tema della riorganizzazione del lavoro e della produzione. Chiediamo l’inversione della politica dei due tempi. Altrimenti, non si fa altro che dare a tutti ciò che già oggi avviene nel mondo delle cooperative, dove il contratto di lavoro a tempo indeterminato è formalmente applicato in modo generalizzato, ma dove il <strong>grado di precarietà e subalternità </strong>è, guarda caso, il più elevato.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/21/cosa-c%e2%80%99entra-l%e2%80%99art-precarieta/179098/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Una precaria analisi della manovra</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/09/precaria-analisi-della-manovra/176329/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/09/precaria-analisi-della-manovra/176329/#comments</comments> <pubDate>Fri, 09 Dec 2011 12:18:28 +0000</pubDate> <dc:creator>San Precario</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Irpef]]></category> <category><![CDATA[Iva]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[manovra]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[pensioni]]></category> <category><![CDATA[precari]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=176329</guid> <description><![CDATA[Il contenuto della manovra è in totale di 30 miliardi di Euro: 24 mld per ridurre il deficit e 6 mld per la crescita; 17 mld di maggiori entrate e 13 di minori spese. La manovra si somma a quella di quasi 60 mld di Tremonti. Sostanzialmente il Paese ha sopportato un taglio della domanda...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il contenuto della manovra è in totale di <strong>30 miliardi di Euro</strong>: 24 mld  per ridurre il deficit e 6 mld per la crescita; 17 mld di maggiori entrate e 13 di minori spese. La manovra si somma a quella di quasi 60 mld di Tremonti. Sostanzialmente il Paese ha sopportato un taglio della domanda aggregata pari a quasi 100 mld di euro, senza che vi sia stato un qualsiasi miglioramento né dei conti pubblici, né della crescita. Appena il mercato si renderà conto che<strong> la manovra indebolirà la crescita</strong>, ritorneranno le pressioni finanziarie internazionali, ricominciando il <strong>balletto dello spread</strong> sui titoli pubblici.</p><p><strong></strong><strong>Capitolo pensioni</strong>. L’obiettivo è far cassa eliminando le pensioni di anzianità. Inoltre, con il passaggio al <strong>contributivo </strong><strong>per tutti</strong><strong> </strong>entro il 2018, le pensioni diminuiranno, perché calcolate sui contributi dell’intero arco della vita lavorativa. Ciò colpisce di fatto i lavoratori più anziani. Per i precari è già così: <strong>si generalizza a tutti ciò che fino ad oggi valeva per i precari</strong>. Infine il non adeguamento all&#8217;inflazione delle pensioni equivale ad un <strong>taglio dei salari</strong> (in particolare  per quelli che hanno un salario stabile).</p><p><strong>M</strong><strong>anovra fiscale</strong>. Lungi dall’essere equi, gli interventi del governo acuiscono le distorsioni già presenti nel sistema fiscale italiano, accentuandone il carattere di <strong>regressività</strong>, a danno delle fasce di reddito più basse e salvaguardando invece quelle più agiate. Invece di introdurre per la prima volta  in Italia una tassa patrimoniale (come in molti altri Paesi europei), si preferisce <strong>tassare la casa</strong>, l’unico bene diffusamente posseduto in Italia (oltre il 70% della popolazione). Inoltre <strong>si rincara la dose </strong>con l’<strong>aumento di 2 punti dell’</strong><strong>Iva</strong><strong> al 23%</strong> a partire dal 1 ottobre 2012 (e oltre nel 2014) e con l’aumento dell&#8217;accise sulla <strong>benzina</strong>.</p><p>L’aumento dell’Iva è stato deciso in alternativa a quello dell’Irpef per i redditi più alti. Si tratta di  una misura <strong>tra le più inique</strong>, perché l’Iva  (essendo uguale per tutti, come anche l&#8217;<strong>accise sulla benzina</strong>) diminuisce la progressività della tassazione a favore dei ricchi e a danno dei poveri. Inoltre verrà <strong>scaricata sui prezzi</strong> e, in presenza di salari bloccati, ne consegue una sicura perdita di un potere d’acquisto già fortemente compromesso dalla precarietà e dalla concertazione sindacale. Tali misure vengono giustificate in sede governativa adducendo  fantomatici interventi compensatori sui ricchi: un bollo sui titoli finanziari, pari allo 0,1%  per il 2012, dello 0,15% per il 2013 e comunque non superiore ai 1.200 euro l’anno; una tassa sulle macchine di lusso e sugli yacht sopra i 10 metri (povero D’Alema!); e infine l&#8217;applicazione dell&#8217;aliquota massima al 43% per i Tfr superiori al milione di Euro (!). Sono provvedimenti del tutto<strong> marginali</strong>, uno specchietto per allodole. Ben più rilevante sarà infatti la possibilità da parte delle Regioni di aumentare l’addizionale <strong>Irpef.</strong></p><p><strong>Capitolo crescita</strong>. Questo capitolo si è tradotto in <strong>interventi di tipo</strong><strong> assistenziale a favore dell</strong><strong>e sole imprese</strong>. Si è deciso il rafforzamento del <strong>fondo di garanzia per le imprese</strong>, con un credito di oltre 20 mld e agevolazioni fiscali per gli utili reinvestiti a favore della capitalizzazione d’impresa (a tutto vantaggio dei mercati finanziari). Inoltre nell’ottica tipica del capitalismo italiano Stato-assistito, sono stati sbloccati ben 3,8 mld di euro per le opere infrastrutturali strategiche (in particolar modo Alta Velocità). Sul <strong>versante lavoro</strong>, la manovra prevede solo  ulteriori agevolazioni a chi assume giovani e donne. E&#8217; stata infatti introdotta una riduzione dell’Irap, ma solo a vantaggio delle imprese. Un intervento sul cuneo fiscale avrebbe potuto anche dar luogo ad un incremento salariale con effetto positivo sui consumi e sulla domanda finale. Intervenire a vantaggio della profittabilità delle imprese, dando per scontato che le agevolazioni fiscali si traducano in <strong>investimenti e assunzioni</strong> (stabili!!)  in un contesto di crisi come quello attuale, non ha molto senso. Non occorre essere professori di economia per capire che solo aspettative positive sulla domanda possono stimolare gli investimenti e quindi la produzione e l’occupazione. E’ facile attendersi che la crescita sarà molto ridotta, anzi nulla, anche alla luce delle scelte fiscali fortemente regressive che abbiamo presentato.</p><p><strong>Sull’efficacia della manovra. </strong>Il principale effetto del contenimento della spesa pubblica aggregata europea è un ridimensionamento delle aspettative di crescita per il 2012, prefigurando una nuova fase recessiva. Sono in molti a considerare plausibile un segno meno nella crescita del Pil europeo per il 2012, mentre per l’Italia si avvertono segnali ancor più preoccupanti. Se con la manovra Tremonti la crescita economica per il 2012 era stata rivista al ribasso dello 0,5%, con la nuova manovra le previsioni viaggiano verso un meno 1,5-2%.</p><p>Le manovre di quest&#8217;anno diminuiscono il deficit ma anche il Pil. <strong>Il risultato non cambia</strong> e l&#8217;obiettivo di ridurre il rapporto debito-Pil diventa una rincorsa senza fine. <strong>Il caso della Grecia </strong><strong>è emblematico</strong>. Dopo 4 finanziarie draconiane le previsioni sul Pil greco per il 2011 sono disastrose (-5,3%), e il rapporto deficit-Pil lungi dal ridursi probabilmente aumenterà.<br /> L’Italia vive la stessa situazione. Tanto è vero che, in presenza di una minore crescita per il 2012, con la necessità di rifinanziare almeno 400 mld di debito pubblico e 150 mld di obbligazioni, servirà un&#8217;ulteriore manovra da 20 mld di euro <strong>entro i primi 4 mesi del 2012</strong>.</p><p>Una spirale senza fine, dunque, che ad inizio 2013 comincerà ad attaccare il mercato del lavoro con la scusa di aumentare la competitività e <strong>perorando la</strong><strong> totale precarizzazione</strong><strong> del lavoro</strong>, liberalizzando i licenziamenti individuali. Senza rendersi conto, che è proprio l’eccesso di precarietà del lavoro e l’intermittenza di reddito che ne consegue a rappresentare il principale ostacolo alla crescita economica italiana.</p><p>Chi di precarietà ferisce, prima o poi di precarietà perisce&#8230; E’ ora di prenderne atto.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/09/precaria-analisi-della-manovra/176329/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Vi ricordate il collegato lavoro?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/05/ricordate-collegato-lavoro/175291/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/05/ricordate-collegato-lavoro/175291/#comments</comments> <pubDate>Mon, 05 Dec 2011 11:21:37 +0000</pubDate> <dc:creator>San Precario</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[collegato lavoro]]></category> <category><![CDATA[contratti]]></category> <category><![CDATA[precari]]></category> <category><![CDATA[San Precario]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=175291</guid> <description><![CDATA[Un anno fa, di questi tempi, le Camere approvavano il cosiddetto collegato lavoro (la legge 183/2010). La sanatoria voluta dal passato Governo per colpire tutti i precari e le precarie. Scopo della riforma era quello di rendere praticamente impossibile l&#8217;impugnazione dei contratti atipici (che fra l&#8217;altro nella gran parte dei casi sono illegittimi) da parte...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Un anno fa, di questi tempi, le Camere approvavano il cosiddetto <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/23/alba-precaria-oltre-il-collegato-lavoro/87945/" target="_blank">collegato lavoro</a></strong></span> (la legge 183/2010). La sanatoria voluta dal passato Governo per colpire tutti i precari e le precarie.</p><p>Scopo della riforma era quello di rendere praticamente <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.precaria.org/il-bigino-del-collegato-lavoro.html" target="_blank">impossibile l&#8217;impugnazione dei contratti atipici</a></span></strong> (che fra l&#8217;altro nella gran parte dei casi sono illegittimi) da parte dei precari e delle precarie, introducendo tempi strettissimi per far valere i propri diritti. Una volta scaduto il contratto, se questo non viene impugnato entro <strong>60 giorni</strong>, addio diritti. La vecchia normativa garantiva invece anni di tempo a chi intendeva fare causa al suo ex-datore di lavoro: con il Collegato lavoro, visto che l’arco di tempo entro il quale si può fare causa al proprio datore di lavoro si accorcia appunto a 60 giorni, o ci si muove per tempo, o dopo non si può più rivendicare niente!</p><p>È fin troppo facile immaginarsi i dubbi amletici di chi vive sotto il ricatto perenne del rinnovo: <em>“Se impugno il contratto non me lo rinnovano più, ma se poi non lo rinnovano non posso più impugnarlo?”</em> La precarietà è isolamento e disinformazione, ma soprattutto è <strong>ricatto e consenso</strong>: spezziamo questa catena.</p><p>Quindi attenzione! La norma del collegato lavoro entrata in vigore il 24 novembre 2010, è stata di fatto congelata con il decreto mille proroghe fino al <strong>31 dicembre 2011</strong>. Ciò significa che i lavoratori i cui contratti a termine sono già scaduti hanno tempo fino al 31 dicembre 2011 per impugnarli. Non solo: il termine di 60 giorni a pena di decadenza, si applica anche per il caso di trasferimento, di cessione d’azienda, di appalti simulati (l’enorme galassia delle cooperative).</p><p>Ma non è finita qui. La riforma prevede che, anche nel caso fortunato che un lavoratore riesca a ottenere la trasformazione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato, ci sia un <strong>tetto al risarcimento massimo</strong> che il datore di lavoro può essere condannato a pagare. A prescindere da quanto tempo il lavoratore sia rimasto disoccupato per colpa del comportamento illegittimo del padrone, il risarcimento massimo sarà di dodici mesi di stipendio. Quest’ultima norma si applica pure alle cause in corso.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/05/ricordate-collegato-lavoro/175291/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La preghiera di Santa Insolvenza</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/11/preghiera-santa-insolvenza/169737/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/11/preghiera-santa-insolvenza/169737/#comments</comments> <pubDate>Fri, 11 Nov 2011 10:04:49 +0000</pubDate> <dc:creator>San Precario</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[debito]]></category> <category><![CDATA[precari]]></category> <category><![CDATA[Santa Insolvenza]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=169737</guid> <description><![CDATA[Mentre il debito sovrano fa implodere l&#8217;Italia e i debiti delle famiglie strozzano i lavoratori colpiti dalla crisi, un raggio di luce ci dona la speranza che davamo per persa. Avantieri a Bologna è apparsa Santa Insolvenza, la protettrice dei debitori senza colpe, colei che rimette i nostri debiti, soprattutto quando dobbiamo ripagarli agli speculatori...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mentre il <strong>debito sovrano</strong> fa implodere l&#8217;Italia e i debiti delle famiglie strozzano i lavoratori colpiti dalla crisi, un raggio di luce ci dona la speranza che davamo per persa. Avantieri a Bologna è apparsa <strong>Santa Insolvenza</strong>, la protettrice dei debitori senza colpe, colei che rimette i nostri debiti, soprattutto quando dobbiamo ripagarli agli speculatori e alla finanza che hanno causato il disastro in cui viviamo ora.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/bbbj_krhqTQ" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Santa Insolvenza è piena di rabbia perché sa che a pagare sarà chi ha subito la crisi e non chi l&#8217;ha provocata. Santa Insolvenza è la nuova santa dei precari e delle precarie. Questa è <strong>la sua preghiera</strong>:</p><p><em>Santa Insolvenza<br /> protettrice delle precarie e dei precari<br /> dacci oggi il nostro reddito quotidiano<br /> e allontana da noi i nostri debiti<br /> perchè non siamo noi i veri debitori.</em></p><p><em>Santa Insolvenza<br /> piena di rabbia, frega per noi peccatori<br /> la ricchezza che produciamo ma altri detengono<br /> perchè abbiamo diritto a casa,<br /> mobilità, saperi e desiderio.</em></p><p><em>Santa Insolvenza<br /> che sei nei nostri pensieri<br /> sia generalizzato il tuo nome<br /> e venga lo sciopero precario.<br /> Non privarci della tentazione<br /> ma liberaci dalla banca<br /> e dall’ufficiale giudiziario.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/11/preghiera-santa-insolvenza/169737/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>15</slash:comments> </item> <item><title>Anche Berlusconi scopre la precarietà</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/27/anche-berlusconi-ha-scoperto-la-precarieta/166717/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/27/anche-berlusconi-ha-scoperto-la-precarieta/166717/#comments</comments> <pubDate>Thu, 27 Oct 2011 09:59:04 +0000</pubDate> <dc:creator>San Precario</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[15 ottobre]]></category> <category><![CDATA[black bloc]]></category> <category><![CDATA[Europa]]></category> <category><![CDATA[precari]]></category> <category><![CDATA[precarietà]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category> <category><![CDATA[welfare]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=166717</guid> <description><![CDATA[“I contratti para-subordinati sono spesso utilizzati per lavoratori formalmente qualificati come indipendenti, ma sostanzialmente impiegati in una posizione di lavoro subordinato”. Indovinate da dove ho preso questa frase? Vi arrendete? Dalla ridicola lettera del governo all&#8217;Unione Europea, proprio vicino alle promesse sui licenziamenti facili e nel paragrafo dall&#8217;assurdo titolo “Efficientamento del mercato del lavoro”. Firma...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>“I contratti para-subordinati sono spesso utilizzati per lavoratori formalmente qualificati come indipendenti, ma sostanzialmente impiegati in una posizione di lavoro subordinato”</em>.</p><p>Indovinate da dove ho preso questa frase? Vi arrendete? Dalla ridicola <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/26/il-testo-integrale-della-lettera-del-governo-italiano-allunione-europea/166579/" target="_blank">lettera del governo all&#8217;Unione Europea</a></span></strong>, proprio vicino alle promesse sui licenziamenti facili e nel paragrafo dall&#8217;assurdo titolo <em>“Efficientamento del mercato del lavoro”</em>. Firma in calce: <em>“Un forte abbraccio, Silvio”</em>.</p><p>Vuoi dire che Silvio si è accorto di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/15/manifestazioni-degli-indignati-a-roma-citta-blindata-per-corteo-dei-draghi-ribelli" target="_blank">quello che è successo il 15 ottobre</a></span>? <strong>Finora si è parlato solo delle violenze</strong>. Eppure è chiaro che le macchine in fiamme in mezzo a un corteo e i blindati delle forze dell’ordine che attraversano a tutta velocità la piazza affollata non sono idee brillanti: casomai sono pericolose. Per capirlo non occorrono fiumi di inchiostro e ore di dibattiti televisivi più interessati a cavalcare l’onda emotiva degli eventi che a guardare con lucidità a una giornata complessa come quella di Roma.</p><p>Il dato significativo è un altro: in corteo c&#8217;erano <strong>200 mila persone</strong>, non una, ma più generazioni devastate dalla precarietà ben prima che dalla crisi. Persino Silvio ora dice che la precarietà serve a mascherare la perdita di diritti dei lavoratori. Eppure partiti e sindacati non sembrano in grado di rispondere a questi problemi. Anzi, spesso i responsabili sono proprio loro, laudatori impenitenti della flessibilità.</p><p>Proviamo a tracciare un quadro dei <strong>lavoratori al tempo della precarietà</strong>:</p><p>1. quando riescono a lavorare non hanno ferie, malattia, maternità, pensione. Sono soggetti a <strong>42 diverse tipologie di contratti atipici</strong>: un caos che serve solo a dividere e confondere i lavoratori;</p><p>2. <strong>guadagnano meno</strong> dei loro colleghi tutelati, anche se svolgono le stesse mansioni: questo vale per i medici a partita Iva negli ospedali, operai edili, tessili e telefoniste, badanti e cassiere, professori, redattori e ricercatrici precarie;</p><p>3. tra un contratto atipico  e l&#8217;altro non percepiscono un reddito e con la crisi si indebitano per vivere e rischiano di trovarsi in casa <strong>Equitalia</strong> et similia pronte a pignorarli.</p><p>Bene, a Roma migliaia di persone hanno cercato di portare all’attenzione del paese questi problemi. Non idee fantascientifiche, ma proposte concrete: riduzione delle tipologie contrattuali e <strong>nuovo welfare</strong> con diritti slegati dal contratto di lavoro, salario orario minimo, reddito di base incondizionato, diritto all’insolvenza (cioè a non pagare i debiti quando non si percepisce un reddito adeguato).</p><p>Sono proposte che fanno meno audience delle auto in fiamme o della fantomatica <strong>“<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/16/i-black-bloc-devastano-roma-la-rete-si-mobilita-per-smascherare-i-violenti/164280/" target="_blank">caccia al black bloc</a></span>”</strong>, ma dovrebbero entrare – subito – nell’agenda politica, e non c&#8217;è bisogno dell&#8217;abbraccio mortale di Silvio per capirlo.</p><p>Le obiezioni più banali le conosciamo: in Italia il mercato del lavoro è rigido (falso, è più flessibile che in Germania, ma la <strong>flessibilità “all’italiana”</strong> non è mai dalla parte dei lavoratori); salario minimo e reddito garantito uccidono la <strong>meritocrazia</strong> (ma quello attuale non è certo un sistema meritocratico, del resto con certi ministri che ci ritroviamo parlare di meritocrazia pare una barzelletta); il <strong>diritto all’insolvenza</strong> è utopico, non è possibile contrarre debiti e non pagarli (ma quante banche sono state salvate dagli interventi statali?).</p><p>Non possiamo più pagare per gli organismi finanziari parassitari che vogliono imporre gli interessi dell&#8217;1% al 99% delle persone: questo era il messaggio del 15 ottobre 2011 nel mondo, e da qui dovremmo ripartire per superare la rabbia cieca di piazza e portare <strong>proposte </strong>che possano migliorare le vite di noi precari e precarie.</p><p>Tra la borsa e la vita, deve vincere la vita.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/27/anche-berlusconi-ha-scoperto-la-precarieta/166717/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>33</slash:comments> </item> <item><title>Lettera aperta ai precari</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/13/lettera-aperta-ai-precari/163609/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/13/lettera-aperta-ai-precari/163609/#comments</comments> <pubDate>Thu, 13 Oct 2011 16:13:21 +0000</pubDate> <dc:creator>San Precario</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Occupy Wall Street]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=163609</guid> <description><![CDATA[Cara precaria, caro precario, sono stato a Barcellona, all&#8217;incontro che ha lanciato in tutto il mondo le manifestazioni del 15 ottobre contro l&#8217;austerità. C&#8217;era un&#8217;energia, una voglia di diventare protagonisti, di confrontarsi, di trovare idee nuove, di fregarsene degli schemi della politica, una cosa da non crederci. Mi sono rincuorato. E poi è arrivata Occupy...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Cara precaria, caro precario,</p><p>sono stato a Barcellona, all&#8217;incontro che ha lanciato in tutto il mondo le manifestazioni del <strong>15 ottobre contro l&#8217;austerità</strong>. C&#8217;era un&#8217;energia, una voglia di diventare protagonisti, di confrontarsi, di trovare idee nuove, di fregarsene degli schemi della politica, una cosa da non crederci. Mi sono rincuorato. E poi è arrivata <strong>Occupy Wall Street</strong>: chi l&#8217;avrebbe previsto, solo un mese fa, un movimento così potente proprio nelle vie della finanza globale, dove lavorano i vampiri che hanno distrutto l&#8217;economia mondiale e reso le nostre vite sempre più precarie? Nelle crisi si annidano le opportunità.</p><p>Credo che sia ora di dare un segnale forte per mostrare che la generazione precaria vuole riprendere in mano le redini del suo futuro. Ti scrivo per chiederti di <strong>scendere in piazza</strong> con noi il 15 ottobre, a Roma, insieme ai movimenti che in tutto il mondo hanno lanciato la Global Revolution. Come sai, questo 2011 ci ha mostrato il lato peggiore della crisi ma anche la risposta migliore dei popoli, che da piazza Tahrir alla Puerta del Sol di Madrid, dalle piazze di Atene a quelle di Israele, e oggi persino nel cuore della bestia, la stessa Wall Street, hanno cominciato a far vedere la loro rabbia e a immaginare un futuro migliore.</p><p>In Italia <strong>la situazione è tremenda</strong>: un governo che non so se definire criminale o ridicolo, una classe imprenditoriale ricattatrice e nepotista, e una vita sempre più dura per lavoratori e lavoratrici, che ormai si sognano un contratto, una garanzia, moltissimi dei quali non possono nemmeno accedere alla cassa integrazione – in un paese con il 30% di disoccupazione giovanile!</p><p>Negli ultimi vent&#8217;anni, altro che crisi, la percentuale di PIL che finisce nelle tasche di chi vive di rendita o di profitti è aumentata a discapito dei redditi di chi lavora (noi, il 99%, come dicono a Wall street). La <strong>precarietà</strong> è un modo per far fare più soldi ai soliti noti e tenerci<strong> buoni e zitti.</strong> C&#8217;è un futuro per noi in un paese senza investimenti pubblici, dove si svendono i beni comuni, senza ricerca, senza garanzie, senza speranza per chi vuole farsi una vita? Ma siccome so che tu non vivi nel chiuso dei palazzi della politica o nei piani alti dei consigli di amministrazione, sono certo che non hai bisogno di sentirti raccontare una situazione che vivi ogni giorno sulla tua pelle.</p><p>In questi anni le risposte che abbiamo sentito sono state <strong>deludenti.</strong> Partiti e sindacati hanno spesso firmato accordi sindacali e leggi che hanno favorito il dilagare della precarietà, salvo poi fare proposte irrealizzabili e populiste, ben sapendo che sarebbero state solo retorica. Se fino a ieri questo ci deludeva, <strong>oggi è semplicemente insopportabile</strong>, è la dimostrazione che se non ci pensiamo noi, nessuno ci salverà. In fin dei conti non chiediamo molto: un reddito minimo incondizionato per chi non lavora, un salario minimo per chi non è a tempo indeterminato, e un welfare che ci consenta in modo libero e gratuito l’accesso ai servizi sociali e ai beni comuni. Vogliamo poter scegliere una vita decente e senza al collo il cappio di Equitalia.</p><p>È ora di dire <strong>basta.</strong> Gettiamo alle ortiche tutte le divisioni, i piccoli opportunismi politici e le cordate di bandierine. Vorrei che gli unici interessi di cui ci occupiamo fossero quelli dei precari e delle precarie ridotti alla fame, delle famiglie che non ce la fanno più, della democrazia calpestata e della giustizia ridotta a parola vuota. Per questo ti chiedo di venire a Roma il 15 ottobre.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/13/lettera-aperta-ai-precari/163609/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>19</slash:comments> </item> <item><title>Vivo all&#8217;estero e sono precari@</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/03/vivo-allestero-e-sono-precari/161805/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/03/vivo-allestero-e-sono-precari/161805/#comments</comments> <pubDate>Mon, 03 Oct 2011 15:48:16 +0000</pubDate> <dc:creator>San Precario</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cervelli in fuga]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[indignados]]></category> <category><![CDATA[precari]]></category> <category><![CDATA[presa diretta]]></category> <category><![CDATA[salone del libro di Torino]]></category> <category><![CDATA[wall street]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=161805</guid> <description><![CDATA[La precarietà è sempre un ottimo argomento per la Tv, che ci tratta sempre immancabilmente allo stesso modo: poveri sfigati che con tre lauree e due master raccontano le loro incredibili storie. Scoop: i precari hanno contratti al limite della fantascienza, non possono comprare casa e a volte vanno persino a lavorare all&#8217;estero per la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La precarietà è sempre un ottimo argomento per la Tv, che ci tratta sempre immancabilmente allo stesso modo: <strong>poveri sfigati</strong> che con tre lauree e due master raccontano le loro incredibili storie. Scoop: i precari hanno contratti al limite della fantascienza, non possono comprare casa e a volte vanno persino a lavorare all&#8217;estero per la <strong>disperazione</strong>. Sai che notizia. Non ha mancato di seguire questo stile Iacona, con la puntata di domenica scorsa di “Presa diretta”, dall’eloquente titolo “<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-03cd89b1-7425-4962-9aa0-0f44ac3b62f6.html" target="_blank">Generazione sfruttata</a></span>”.</p><p>L’intera trasmissione ripeteva il cliché del “<strong>racconto della sfiga</strong>”: una carrellata di “giovani” (ormai almeno trentenni) precari che raccontano le loro difficoltà a sbarcare il lunario, la sequenza di lavori malpagati a cui sono costretti o il tunnel di stage da cui non riescono a uscire. Storie che conosciamo tutti, e che – viste da questa prospettiva, di sfiga e solitudine –  appaiono senza soluzione. O così o così; tutt’al più ci si può piangere addosso. Il conduttore riservava alla parte finale del programma una ventata di ottimismo: un giretto a Barcellona a trovare alcuni italiani emigrati nella città catalana, dove &#8211; dopo aver trovato un lavoro finalmente stabile e soddisfacente &#8211; hanno potuto finalmente dar vita al sogno italiano:<strong> metter su famiglia</strong>. Che bel quadretto! Peccato che, proprio dalla Spagna, la scorsa primavera, sia partito il movimento degli <strong><em>indignados </em></strong> in risposta alle politiche di austerità del governo Zapatero e della crescente disoccupazione (che ha toccato il 20%). Il movimento si sta rapidamente diffondendo in Europa e in questi giorni è sbarcato anche a <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.adbusters.org/campaigns/occupywallstreet" target="_blank">Wall Street</a></span></strong>. Possibile che Iacona non ne sapesse nulla? Eppure a Barcellona evidentemente non sono tutti felici e contenti.</p><p>Sulla mia pagina <a href="http://www.facebook.com/pages/San-Precario/128326730515950" target="_blank">Facebook</a> in queste ore un sacco di <strong>precari che vivono all&#8217;estero</strong> un po&#8217; incazzati per il programma di Iacona stanno raccontando storie di precarietà all&#8217;estero. Perché anche se è vero che in molti settori le cose vanno un po&#8217; meglio, spesso chi se ne va si trova in situazioni magari un po&#8217; migliori, ma non certo idilliache, oltre a dover lasciare i propri affetti e la propria terra per emigrare. Richard mi scrive che “a Barcellona si fa la fame e si salta di precariato in precariato come in Italia, partite iva ecc ecc, giusto si pagano meno tasse e la vita costa meno&#8230;”. Giorgia rincara la dose: “Da italiana all&#8217;estero posso dire che lo stereotipo dell&#8217;italiano all&#8217;estero &#8216;felice e contento&#8217; non corrisponde affatto al reale scoramento di moltissimi di noi&#8230; all&#8217;idea di non poter mai più tornare e nel vedere l&#8217;affanno dei propri amici e famigliari in Italia. E, come i precari in Italia, spesso vorremmo poter provare a rientrare e a lottare in Italia per migliorare le nostre vite e le sorti del paese”.</p><p>Forse le cose vanno meglio in altri paesi? Be&#8217; mica per forza: Paolo ci dice che “anche in Gran Bretagna le cose sono uguali: precariato galore (internship e volunteering) o contratti a breve termine (se non quando a settimana) sono la norma; in accademia baroni e portaborse non sono mai mancati e sarà sempre peggio. Molti di noi (emigrati) sono rimasti subalterni e precari, con l&#8217;aggravante di aver lasciato tutto e dover ricominciare sempre tutto daccapo”.</p><p>Torniamo in Italia. Maggio 2011: una troupe di <em>Presa Diretta</em> segue per due giorni San Precario all’interno del <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.precaria.org/san-precario-16%C2%B0-personaggio" target="_blank">Salone del Libro di Torino</a></strong></span>. In quell’occasione i lavoratori e le lavoratrici dell’editoria protestavano per le loro condizioni di lavoro e per l’uso indiscriminato di contratti atipici e finte Partite Iva. L’azione ha avuto molto successo, ricevendo la solidarietà delle decine di precari che mandavano avanti la fiera.</p><p>Durante quelle giornate la troupe ha filmato tutto e registrato varie interviste, ma di tutto il materiale è andata in onda solo una minima parte: qualche inquadratura fuori contesto e le parti di <strong>interviste più lacrimose</strong>. Non vogliamo qui entrare nel merito delle scelte televisive e del lavoro dei giornalisti di <em>Presa Diretta </em>(molti di loro precarissimi, come sottolineato e testimoniato in prima persona dai giornalisti stessi durante la trasmissione). Ma in quei giorni a Torino, così come in tante altre occasioni, da parte dei precari c’è stato molto altro: il bisogno di scrollarsi di dosso l’immagine avvilente che danno i media della precarietà, la voglia di fare rete e di reagire, di farsi sentire, di contestare le aziende precarizzatrici.</p><p>Già perché nelle interviste in Tv raramente si chiede al precario o alla precaria per chi lavori, chi ti sfrutta così, cosa vorresti fare per migliorare la tua situazione? Mai che intervistino qualcuno che ha fatto causa all&#8217;azienda (spessissimo i contratti precari sono illegali) e ha vinto soldi e stabilizzazione. Mi chiedo se i nostri media riusciranno mai a proporre <strong>un’idea diversa della precarietà</strong>, dimostrando come ci si possa autorganizzare e, in molti casi, far valere i propri diritti. Peccato che tutto questo ieri sera non sia andato in onda; avrebbe portato un messaggio di speranza, e non di sconfitta. E non avrebbe alimentato la falsa illusione che all&#8217;estero tutto sia rose e fiori. Ma tu vivi all’estero e vuoi raccontare la tua storia? Scrivimi!</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/03/vivo-allestero-e-sono-precari/161805/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>76</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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