<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Sara Nicoli</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/snicoli/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Lo Stato non risarcirà il terremoto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/20/stato-risarcira-terremoto/235752/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/20/stato-risarcira-terremoto/235752/#comments</comments> <pubDate>Sun, 20 May 2012 14:06:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Sara Nicoli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[calamità naturali]]></category> <category><![CDATA[decreto]]></category> <category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[Protezione Civile]]></category> <category><![CDATA[risarcimenti]]></category> <category><![CDATA[stato.]]></category> <category><![CDATA[terremoto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=235752</guid> <description><![CDATA[Il danno e la beffa. Non c’è luogo comune più abusato, ma stamattina, quando il terremoto ha scosso il Nord, non poteva non venire in mente che solo un paio di settimane...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/ilfattoquotidiano/with/7232141000/" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-235783" title="terremoto" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/terremoto-300x199.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="199" /></a>Il danno e la beffa. Non c’è luogo comune più abusato, ma stamattina, quando il terremoto ha scosso il Nord, non poteva non venire in mente che solo un paio di settimane fa, <a href="http://www.diritto24.ilsole24ore.com/guidaAlDiritto/civile/civile/primiPiani/2012/05/protezione-civile-con-la-riforma-lo-stato-non-risarcira-piu-per-le-calamita-naturali.html" target="_blank">con un decreto, il governo ha chiuso con i risarcimenti ai cittadini colpiti dalle calamità naturali</a>, aprendo la strada alle <strong>assicurazioni private</strong>. L’iper liberista Monti, dopo aver ripristinato la possibilità di rispolverare la “tassa sulle disgrazie”, attraverso l’aumento dell’accise della benzina, con beffarda lungimiranza ha polverizzato la speranza di chi rimane vittima di alluvioni, terremoti e altri disastri naturali: niente soldi, non ce ne sono. Il Tesoro ha le casse vuote, è stato spiegato al momento, quindi che gli italiani si arrangino. Anche nei momenti più difficili – questo il messaggio, inutile dare letture diverse – <strong>non contate più sullo Stato</strong>.</p><p>Già, lo Stato. Questa entità che si sente il bisogno di evocare quando una bomba uccide una ragazzina a Brindisi – e chissà poi se è veramente la criminalità organizzata oppure il gesto di un folle – o quando la retorica inonda la celebrazione dei morti ammazzati dalla mafia o da un destino carogna, come <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/20/sostituisce-collega-muore-fabbrica/235464/" target="_blank">gli operai del turno di notte della fabbrica di Sant’Agostino</a>, caduti sul lavoro sotto le macerie come tanti, sempre troppi ogni giorno. E’ uno Stato che latita, la cui immagine plastica di queste ore è quella di Mario Monti, in pulloverino azzuro polvere (ovviamente di cachemire), che da oltre Oceano parla come un automa di “rigore e vicinanza alle famiglie delle vittime”, ma non sembra sfiorato dal pensiero di fare dietrofront, invece di restare a far passerella (anche personale) ad un<strong> G8 inutile</strong> come tutti quelli di sempre.</p><p>Ed è uno Stato che trova il verso d’indignarsi, certo, attraverso la faccia feroce del suo più alto rappresentante, ma solo perché c’è un Grillo che sta attentando alla sopravvivenza del corrotto sistema partitocratico. Che non c’entra nulla con la politica, sia chiaro, ma fa tanto comodo far credere che sia così. “Lo Stato, lo Stato…”, cantilenava amara, scuotendo la testa, dal pulpito di una chiesa stracolma di grandi papaveri delle Istituzioni <strong>Rosaria Costa</strong>, la vedova dell’agente di scorta di Giovanni Falcone, Vito Schifani, davanti alla bara del marito.</p><p>Son passati vent’anni e questo Paese <strong>è ancora inchiodato lì</strong>, vittima di pazzi, di mafia o di anarchici, ostaggio di una politica immonda e di una crisi che prima di essere economica è di identità, di struttura, di principi comuni. E che adesso – proprio adesso – dovrà anche guardare in faccia le vittime di questo ennesimo terremoto e spiegargli che siccome dobbiamo restare in Europa, per loro di Stato non potrà fare nulla; a Ferrara e dintorni non arriverà una lira. Lo stato di calamità non sarà più qualcosa che si dichiara con leggerezza. Come non vedranno un soldo i genitori di Melissa o le altre ragazze di Brindisi la cui bellezza resterà sfigurata per sempre. Gli italiani vittime di qualunque nemico saranno chiamati ad arrangiarsi ancora. L’hanno sempre fatto, in questo Paese logoro e sudato di pazienza antica. Infinita no, però..</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/20/stato-risarcira-terremoto/235752/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La disfatta dell&#8221;invitato d&#8217;onore&#8217; di Putin</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/disfatta-dellinvitato-donore-putin/222602/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/disfatta-dellinvitato-donore-putin/222602/#comments</comments> <pubDate>Tue, 08 May 2012 08:18:15 +0000</pubDate> <dc:creator>Sara Nicoli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Alfano]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[elezioni amministrative 2012]]></category> <category><![CDATA[La Russa]]></category> <category><![CDATA[pdl]]></category> <category><![CDATA[Putin]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=222602</guid> <description><![CDATA[Lo schianto è memorabile. E così tanto fragoroso da non poter essere mistificato in alcun modo. Da ieri il Pdl è polvere di stelle. Solo sette mesi fa governavano il Paese e oggi sono ridotti in percentuali imbarazzanti. Sgretolati dalle lotte intestine interne, dagli scandali giudiziari, ma anche dall&#8217;assenza di una proposta politica concreta, capace...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>Lo schianto è memorabile. E così tanto fragoroso da non poter essere mistificato in alcun modo. Da ieri il Pdl è <strong>polvere di stelle</strong>. Solo sette mesi fa governavano il Paese e oggi sono ridotti in percentuali imbarazzanti. Sgretolati dalle lotte intestine interne, dagli scandali giudiziari, ma anche dall&#8217;assenza di una proposta politica concreta, capace almeno di tenerli insieme nel momento più basso del consenso. E invece no. Il partito di plastica si è liquefatto nelle urne delle amministrative, mentre Berlusconi, scappato in Russia <strong>per non dover mettere la faccia sulla fine del suo impero politico</strong>, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/russia-putin-comincia-terzo-mandato-berlusconi-ospiti-giuramento/221095/" target="_blank">applaudiva in prima fila il proseguimento anacronistico di quello dell&#8217;amico “zar” Putin a Mosca</a> (ormai unico rappresentante in grande stile di quel leaderismo carismatico che in Europa si vede sconfitto), dopo aver tentato, a Parigi, di vendere il Milan sconfitto al principe Al Waleed ed essersi raccomandato con Tarak Ben Ammar di rendere la vita difficile a De Benedetti in caso di assalto reale di quest&#8217;ultimo a La7.</div><p>L&#8217;umiliazione più grande è stata la constatazione che a ridurre in atomi i numeri del consenso pidiellino in regioni e comuni che solo un anno fa sembravano fortilizi inespugnabili, sarebbe stato <strong>Grillo</strong> che ha convogliato su di sé il voto della destra schifata dal ventennio a colori. Peggio, insomma, non poteva andare. Scappando in Russia, Berlusconi ha lasciato<strong> il cerino in mano ad Alfano</strong>, mollandolo da solo davanti alle telecamere a dire che sì, si è trattato “di una sconfitta , ma non di una catastrofe”, che “combatteremo per i ballottaggi” e che questi dati così tanto penalizzanti altro non sono che il prezzo “pagato per il senso di responsabilità che abbiamo dimostrato con l&#8217;appoggio a Monti”, però &#8220;basta con i vertici Abc, che tanto non siamo d&#8217;accordo sulla legge elettorale&#8230;&#8221;. Poi, però, dietro di lui si potevano intravedere chiaramente solo macerie, anche se lui, da buon soldato, resterà fermo a fare la guardia: “No, non mi dimetto, non me l&#8217;hanno chiesto&#8230;”. Intanto Berlusconi, che ieri prima ha preso qualche distanza dall’esecutivo, e poi ha invertito completamente la rotta parlando a ruota libera, in serata lo smentisce: “Non condivido Alfano. Per me sono risultati superiori alle aspettative”.</p><p>Confermando che Alfano rappresenta qualcosa da archiviare, soprattutto dopo che il <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/sicilia-pdl-61azero/222552/" target="_blank">dato siciliano</a> ha reso ancora più evidente il nulla del suo peso politico personale in terra natia. “Questa sconfitta – dicevano ieri in via dell&#8217;Umiltà, raduno di un drappello di fedelissimi del Cavaliere di stanza nella Capitale – certifica la <strong>morte di un soggetto politico</strong> come il Pdl che non aveva già da tempo più anima; è il segnale del libera tutti &#8230; da questo momento in poi ci possiamo sentire sereni di guardarci intorno. Se non ci sarà presto una scossa, meglio andare altrove&#8230;”. Velenoso anche<strong> Ignazio La Russa</strong>, annoverato tra i falchi che vorrebbero indurre Berlusconi a staccare la spina a Monti per andare alle urne in ottobre e nervoso dalla mancanza di attenzione ricevuta dal Cavaliere sulla sua proposta: “Abbiamo sbagliato i candidati, non ho difficoltà ad ammetterlo – concionava ieri dalla Sicilia – c&#8217;è la mania di cercarli con la faccia carina senza sapere da quale esperienza amministrativa vengano&#8221;. Da oggi, nel Pdl comincia una sanguinosa resa dei conti che finirà, come preconizzato da più di un maggiorente del partito, con una diaspora verso Casini, non il contrario come avrebbe voluto il Cavaliere. Ma in realtà, altro che staccare la spina a Monti per andare alle urne in ottobre, battezzando casomai un nuovo leader come Montezemolo o come la Gelmini, gli unici due nomi che gli son passati davvero per la testa, più che quello di Passera, girato ieri. Tanto è vero che rilancia l’idea di “una forza dei moderati”. Per lui, ancora oggi, &#8220;non c&#8217;è alcun problema nel partito&#8221;. E su Monti: &#8220;Non credo che queste elezioni possano influire sulla tenuta del governo&#8221;. Insomma, il dato elettorale di ieri ha paradossalmente messo ciò che resta del Pdl e di Berlusconi in una trappola politica dalla quale sarà complicatissimo uscire. E il primo a non sapere come è proprio il Cavaliere.</p><p>Impietosamente, <strong>Giuliano Ferrara</strong> gli ha scritto un necrologio politico senza sconti: &#8221;Berlusconi non sa che cosa fare, non ha la minima idea di cosa fare, l&#8217;unica cosa è che ha capito di dover appoggiare il governo Monti. Non ha una strategia per le alleanze, il Pdl si è spappolato molto prima delle elezioni che hanno certificato uno sfilacciamento, ma questo si sapeva: dopo Berlusconi il Pdl è a rischio esistenziale”. O, forse, già non c&#8217;è più. Anche se Silvio, a Mosca, si spellava le mani ad applaudire Putin, prima di giocarci a hockey, “dalla prima fila, prima dei posti delle first lady – ha raccontato gioioso – è stata una cerimonia molto solenne; stavo nella fila subito dopo i parenti, ho avuto davvero un posto d&#8217;onore”. L&#8217;unico che gli è rimasto.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 8 Maggio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/disfatta-dellinvitato-donore-putin/222602/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>A ciascuno la sua badante</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/ciascuno-badante/218608/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/ciascuno-badante/218608/#comments</comments> <pubDate>Fri, 04 May 2012 14:27:47 +0000</pubDate> <dc:creator>Sara Nicoli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[carroccio]]></category> <category><![CDATA[Isabella Votino]]></category> <category><![CDATA[Pasquale Viespoli]]></category> <category><![CDATA[Renzo Bossi]]></category> <category><![CDATA[Roberto Maroni]]></category> <category><![CDATA[Rosi Mauro]]></category> <category><![CDATA[viminale]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=218608</guid> <description><![CDATA[Anzi, no: c&#8217;è una badante per ogni stagione. O, ancora meglio: cambiano i leader, ma le badanti migliori restano le terrone. È tempo di veleni nella Lega di stanza nei Palazzi romani. L&#8217;ombra di Rosi Mauro è ancora lì a ricordare un passato che non si allontana e c&#8217;è chi guarda al futuro sapendo che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Anzi, no: c&#8217;è una badante per ogni stagione. O, ancora meglio: cambiano i leader, ma le badanti migliori restano le terrone. È tempo di veleni nella Lega di stanza nei Palazzi romani.</p><p>L&#8217;ombra di Rosi Mauro è ancora lì a ricordare un passato che non si allontana e c&#8217;è chi guarda al futuro sapendo che somiglierà proprio a quel passato lì. Forse persino troppo. Al centro dei livori e dei <strong>rancori</strong> delle file del Carroccio di lotta e non di governo, è ritornata di recente la procace Isabella Votino, ex portavoce di Bobo Maroni al ministero dell&#8217;Interno, soprannominata dai cronisti di Palazzo “porta silenzi” per il muro omertoso che soleva ergere intorno al suo dante causa ai tempi del Viminale. Nelle ultime settimane eccola di nuovo lì, onnipresente alle spalle di Maroni. In tv come altrove. E c&#8217;è chi pensa – e non ne fa mistero – che la mora trentenne <strong>sannita</strong>, ombra del barbaro sognante da quando era capogruppo alla Camera, una volta eletto nuovo segretario della Lega, possa diventare addirittura qualcosa di peggio di quella che è stata Rosi Mauro con Bossi negli ultimi anni.</p><p>Le premesse paiono esserci tutte. Perché non solo Bobo le ha ritagliato un prestigioso posto nell&#8217;ufficio relazioni istituzionali del Milan, ma ha anche preteso che restasse a far parte del gruppo degli addetti stampa del Carroccio alla Camera. Dove non c&#8217;è mai, ma pazienza. È andata un po&#8217; così. Che l&#8217;estate scorsa, quando già <strong>tirava</strong> aria pesante per la tenuta del governo Berlusconi, Maroni abbia bussato alla porta di Adriano Galliani, suo amico personale e ad del Milan calcio, per trovare un lavoro a Isabella. Maroni, per inciso, tifa Milan dalla nascita e la Votino (pare) pure, anche se lei è di Montesarchio, cuore del Sannio, insomma un po’ terrona. Galliani, presosi tempo per riflettere su “un incarico adeguato allo spessore della persona”, si presentò poi con una proposta da non poter rifiutare, guarda caso alla vigilia del voto della Camera sull&#8217;arresto di Nicola Cosentino. Dove, si sa, Maroni aveva provato a fare fronda, uscendone però sconfitto.</p><p>Tanto, Isabella aveva già firmato come responsabile dell&#8217;Osservatorio per le manifestazioni sportive del Viminale. Per conto, ovviamente, del Milan. Uno stipendio serio per una ragazza di trent&#8217;anni, oltre i quattro mila euro mensili. Un po&#8217; meno, però, di quello che prendeva al Viminale. E, allora, toccava rimediare. Già, perché poi, da <strong>donna rossonera</strong>, le sarebbe stato complicato continuare ad avere una veste credibile di “ombra” di Maroni. Detto, fatto. Il generoso Bobo non solo l&#8217;ha confermata propria assistente personale come deputato, ma ha anche preteso il mantenimento del suo ruolo all&#8217;interno del gruppo comunicazione della Lega alla Camera.</p><p>Son partiti circa altri 4 mila euro (comprensivi, a quanto sembra, di ogni possibile rimborso spese) solo per poter seguire, nella consueta veste di addetta stampa, il Maroni ovunque lui vada. Insomma, non si può dire che Bobo sia uno che si fa parlare dietro; quando c&#8217;è da <strong>gratificare</strong> il valore personale, la scopa la ripone nel ripostiglio. Perché Isabella ha fatto tanto per lui. Arrivata a Roma sotto l&#8217;ala protettrice di Pasquale Viespoli, senatore di rautiana memoria, la beneventana Isabella Votino è amica personale di Alemanno e si muove con disinvoltura anche nella “Roma godona” delle feste vip, ma la si può incontrare anche nei locali più trendy di Milano, omaggiata, fra l’altro, come “donna più potente del Viminale dopo Rosa Russo Iervolino” da industriali e onorevoli, star televisive e fotografi di Chi.</p><p>Adora festeggiare il suo compleanno in <strong>locali glamour</strong>, dal Cavalli Just Cafè di Milano al Majestic di Roma, chef d&#8217;eccezione Filippo La Mantia, passando per Palazzo Ferrazzoli fino al mitico ristorante meneghino da Giannino, dove arriva di solito accanto al “suo” Bobo direttamente da San Siro dopo aver visto il Milan. Insomma, un&#8217;assistente davvero preziosa, di cui Maroni non sembra poter fare a meno. Le badanti, si sa, valgono tanto oro quanto costano.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 4 Maggio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/ciascuno-badante/218608/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tangenti Enac: patteggiano la pena e si presentano alla nuova gara d&#8217;appalto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/02/inchiesta-enac-patteggiarono-corruzione-imprenditori-presentano-nuovo-alla-gara/215855/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/02/inchiesta-enac-patteggiarono-corruzione-imprenditori-presentano-nuovo-alla-gara/215855/#comments</comments> <pubDate>Wed, 02 May 2012 16:05:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Sara Nicoli</dc:creator> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Altero Matteoli]]></category> <category><![CDATA[appalto]]></category> <category><![CDATA[aviazione]]></category> <category><![CDATA[campo nell'elba]]></category> <category><![CDATA[claudio boccardo]]></category> <category><![CDATA[Enac]]></category> <category><![CDATA[Franco Pronzato]]></category> <category><![CDATA[Massimo D'Alema]]></category> <category><![CDATA[Paolo Ielo]]></category> <category><![CDATA[riccardo paganelli]]></category> <category><![CDATA[Rotkopf Aviation]]></category> <category><![CDATA[viscardo paganelli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=215855</guid> <description><![CDATA[Pagano una tangente, patteggiano la pena, ma poi ritornano sul luogo del “delitto” e colpiscono ancora. Ma stavolta non li ferma nessuno. “I nostri aerei sono eccezionali e i piloti pure”, si vantavano, nel 2010, Viscardo Paganelli e il figlio Riccardo, responsabili della società aerea Rotkopf Aviation di quei fantastici monomotore Cessna 2008 Caravan, grazie...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Pagano una tangente, patteggiano la pena, ma poi ritornano sul luogo del “delitto” e colpiscono ancora. Ma stavolta non li ferma nessuno. “I nostri aerei sono eccezionali e i piloti pure”, si vantavano, nel 2010, <strong>Viscardo Paganelli</strong> e il figlio <strong>Riccardo</strong>, responsabili della società aerea <strong>Rotkopf Aviation</strong> di quei fantastici monomotore Cessna 2008 Caravan, grazie ai quali avevano vinto a mani basse la gara – poi annullata &#8211; bandita dall’Enac (l’Ente nazionale Aviazione Civile) per i collegamenti aerei di linea tra lo scalo di <strong>Campo dell’Elba</strong> e gli aereoporti di Firenze e Pisa. E in effetti ne avevano ben donde a vantarsi i Paganelli, soprattutto della robusta mano che gli aveva dato <strong>Franco Pronzato</strong>, responsabile nazionale del Pd per il trasporto aereo e consigliere Enac: Pronzato si era prodigato “con frenetica e intensa attività” per far ottenere alla Rotkopf il famoso Coa, ovvero il certificato di operatore aereo necessario per partecipare alla gara.</p><p>Il “servizio” fornito da Pronzato era stato ampiamente ripagato con una tangente da 40mila euro, fatto poi emerso grazie all’inchiesta del pm romano <strong>Paolo Ielo</strong>. L’intermediario tra Pronzato e i Paganelli era stato <strong>Vincenzo Morichini</strong>, storico procacciatore di fondi della Fondazione Italiani Europei di <strong>Massimo D’Alema</strong>, insomma una partita di giro tutta interna al Nazareno. Il 9 marzo 2012 poi, Viscardo e Riccardo Paganelli hanno patteggiato la pena rispettivamente a un anno e 4 mesi e a 11 mesi, per corruzione e turbativa d&#8217; asta.</p><p>Anche Franco Pronzato ha chiesto il patteggiamento. E la questione, in un Paese normale, si sarebbe chiusa lì. E invece no. I Paganelli sono ritornati. Per nulla intimoriti dalle &#8211; ovvie &#8211; perplessità sulla loro attendibilità imprenditoriale e decisi a mettere mano a quel milione e mezzo di fondi pubblici stanziati per far funzionale il servizio aereo, si sono ripresentati tranquillamente alla nuova gara indetta dall’Enac, stavolta non in beata solitudine, ma contro la <strong>Air Lydd</strong> e la <strong>Silver Air</strong>. Ancora una volta sono riusciti ad ottenere all&#8217; ultimo tuffo il solito Coa, che era stato loro sospeso il 14 dicembre del 2011. E sul “come” l’hanno ottenuto questa volta può darsi che la magistratura romana abbia intenzione di fare nuova luce, ma si vedrà.</p><p>Anche perché – e qui viene davvero il bello – la gara d’appalto si è svolta negli ultimi giorni di marzo 2012 ed è stata vinta dalla svizzera Silver Air, sede a Lugano, di cui è responsabile <strong>Dina Peverelli</strong>. E che aveva già messo in ponte di far partire il servizio di collegamento con la principale isola dell’arcipelago toscano il 14 maggio. Peccato, però, che i Paganelli, cui non mancano amicizie di alto lignaggio politico sul territorio, a partire dal “federale della Maremma”, il mitico <strong>Altero Matteoli</strong> del Pdl, abbiano rovinato tutto. Agganciandosi a presunte irregolarità nella gara d’appalto, hanno deciso di ricorrere al Tar, con conseguente sospensiva della gara. “E’ un enorme danno alla collettività – ha dichiarato nei giorni scorsi <strong>Claudio Boccardo</strong>, responsabile di Ala Toscana, la società che gestisce l’aeroporto dell’Elba – perché noi siamo pronti a partire e non si può lasciare la popolazione senza un servizio così importante”. Ma ai Paganelli questo pare interessare assai poco.</p><p>L’importante sembra essere il mettere le mani sul malloppo di denaro pubblico. D’altra parte, nell’inchiesta romana condotta da Paolo Ielo erano emersi anche altri dettagli che facevano pensare ad un collegamento dei Paganelli, via Pronzato, direttamente con i vertici della Regione Toscana, ma poi il patteggiamento ha chiuso ogni nuova indagine. Ora, però, con il ritorno dei Paganelli “sul luogo del delitto” e con un certificato di idoneità ottenuto ancora una volta chissà come, forse i pm romani decideranno anche loro di tornare loro “sul luogo del delitto”: i nuovi indizi abbondano.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/02/inchiesta-enac-patteggiarono-corruzione-imprenditori-presentano-nuovo-alla-gara/215855/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Finanziamenti: armiamoci e partite</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/finanziamenti-armiamoci-e-partite/202872/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/finanziamenti-armiamoci-e-partite/202872/#comments</comments> <pubDate>Sat, 07 Apr 2012 16:39:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Sara Nicoli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[angelino alfano]]></category> <category><![CDATA[antonio di pietro]]></category> <category><![CDATA[Belsito]]></category> <category><![CDATA[finanziamento ai partiti]]></category> <category><![CDATA[finanziamento pubblico]]></category> <category><![CDATA[legge finanziamenti ai partiti]]></category> <category><![CDATA[lusi]]></category> <category><![CDATA[Pierferdinando Casini]]></category> <category><![CDATA[Pierluigi Bersani]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/finanziamenti-armiamoci-e-partite/202872/</guid> <description><![CDATA[Si vede che le elezioni amministrative sono alle porte. E si vede anche che i sondaggi stanno penalizzando in modo feroce tutti i partiti, non solo quelli colpiti dagli scandali. E siccome tira una gran brutta aria ieri, sulle ceneri ancora calde della Lega, Pierluigi Bersani ha imbracciato la manichetta del pompiere per spegnere sul...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Si vede che le elezioni amministrative sono alle porte. E si vede anche che i sondaggi stanno penalizzando in modo feroce tutti i <strong>partiti</strong>, non solo quelli colpiti dagli scandali. E siccome tira una gran brutta aria ieri, sulle ceneri ancora calde della Lega, Pierluigi Bersani ha imbracciato la manichetta del pompiere per spegnere sul nascere ogni nuovo incendio polemico sulla <strong>legge </strong>sui rimborsi elettorali ai partiti.</p><p>“Facciamo subito un testo per cambiare questo scandalo!”, è stato il grido (populista) di <strong>battaglia</strong>. Un Lusi, in fondo, può anche sfuggire al controllo, così come un Belsito. Solo che, adesso, in Parlamento gli sguardi si sono fatti mogi mogi. Intanto Ugo Sposetti l’uomo che ha risanato le casse dei Ds e che ha ancora in mano le chiavi delle Fondazioni che fanno capo al Nazareno e che è anche il padre della famigerata legge in questione, quella sui rimborsi, la sua legge la difende strenuamente: “Togliere i finanziamenti ai partiti – ha detto anche ieri – è una pura follia”.</p><p>Però, dopo il crollo del Carroccio sotto i colpi dei fondi in Tanzania, delle macchine del Trota e del denaro per il “gigolò” di Rosy Mauro, sembra comunque più <strong>igienico </strong>dare addosso alla legge; l’imbufalito elettorato italiano potrebbe ammorbidirsi un po’. Val la pena provarci. Ecco, dunque, l ’ armiamoci e partiamo “con una nuova legge!”. &#8220;I fatti gravissimi delle inchieste giudiziarie &#8211; scrive Pier Luigi Bersani, ad Alfano e Casini con un’enfasi da Istituto Luce &#8211; rendono ormai improrogabile il cambiamento delle normative&#8221;. Applausi a scena aperta. Casini e Alfano si sono prodotti in un minuetto grondante miele ed entusiasmo: “Siamo d&#8217;accordo con te&#8221;, ha risposto a tambur battente il <strong>leader</strong> Udc. &#8220;Con me sfonda una porta aperta&#8221;, ha ecceduto, come sempre con zelo il segretario pidiellino. Insomma, una corsa sfrenata a chi si taglia per primo le vene.</p><p>Bersani, davanti ad un simile coro, ha persino esagerato: “Mi pare ci siano le condizioni politiche per approvare in tempi<strong> brevissimi</strong> una legge di pochi articoli che abbia una corsia di assoluta priorità&#8221;. A quel punto, però, Casini ha voluto far vedere che, in effetti, era arrivato prima lui: &#8220;Caro Pier Luigi, molti degli argomenti che mi sottoponi sono contenuti nella proposta di legge, di cui sono primo firmatario. Procediamo rapidamente, passando dalle parole ai fatti&#8221;. E Alfano? Poteva essere da meno? Figurarsi. Eccolo, anche lui a rivendicare la primogenitura dell’idea: “L’ho già detto che mi farò carico di un testo sul quale lavora già il Pdl&#8221;. Ma guarda un po’. Certo, a onor del vero, il primo a <strong>muoversi</strong> era stato Di Pietro. Che grazie al suo innegabile fiuto giudiziario (Bossi era ancora segretario), aveva battuto tutti sul tempo presentando in Cassazione due quesiti per abrogare i rimborsi via referendum “per una politica di austerità”.</p><p>Sarebbe sorprendente. Come è stato sorprendente ieri veder riemergere dalla polvere delle commissioni ben 18 disegni di legge in materia di tagli (a firma Turco, Castagnetti, Pisicchio, Briguglio, Iannaccone, Donadi, Gozi&#8230;) e sentire persino Fini che <strong>ordinava </strong>subito &#8220;un testo unico da esaminarsi prima dell&#8217;estate&#8221;. Dal Pd, Matteo Renzi ha chiesto a Monti addirittura di abolire il finanziamento “domattina” mentre il tesoriere Antonio Misiani, ha invocato un “rafforzamento delle sanzioni”.</p><p>Una corsa davvero <strong>sfrenata</strong>. Che – siamo pronti a scommettere – s’inchioderà di nuovo. Quando le amministrative saranno ormai un ricordo lontano&#8230;</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 7 Aprile 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/finanziamenti-armiamoci-e-partite/202872/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Maroni chiede &#8220;pulizia&#8221;. Sfida dell&#8217;eterno Delfino</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/04/maroni-ora-si-faccia-pulizia-leterno-delfino-sfida-bossi/202160/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/04/maroni-ora-si-faccia-pulizia-leterno-delfino-sfida-bossi/202160/#comments</comments> <pubDate>Wed, 04 Apr 2012 10:35:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Sara Nicoli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/04/maroni-ora-si-faccia-pulizia-leterno-delfino-sfida-bossi/202160/</guid> <description><![CDATA[A caldo, ha lanciato un atto d&#8217;accusa che è suonato un po &#8216; come un grido di battaglia. “Si poteva fare qualcosa prima”. Ecco l&#8217;indice di Roberto Maroni, a inchiesta appena sbocciata, contro il gruppo dirigente del Carroccio. “Ma non si è fatto niente; l&#8217;abbiamo anche chiesto, in un consiglio federale che ci portassero i...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>A caldo, ha lanciato un atto d&#8217;accusa che è suonato un po &#8216; come un grido di battaglia. “Si poteva fare qualcosa prima”. Ecco l&#8217;indice di Roberto Maroni, a <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/04/il-diploma-del-trota-la-supercar-e-lavori-per-la-villa/202171/" target="_blank">inchiesta</a> appena <strong>sbocciata</strong>, contro il gruppo dirigente del Carroccio. “Ma non si è fatto niente; l&#8217;abbiamo anche chiesto, in un consiglio federale che ci portassero i conti, che si facesse chiarezza e si facesse un passo indietro&#8221;.</p><p>E invece? E invece niente. E chi doveva decidere “non ha ascoltato”. Adesso, però, la misura è andata oltre il limite. Ora, giura Maroni, “è il momento di fare pulizia, perché queste cose fanno male alla Lega e ai suoi militanti, è il momento di fare un&#8217;operazione trasparenza e mettere le persone giuste al posto giusto”. Poi però, quell&#8217;enfasi delle <strong>prime ore</strong> si è trasformata nel (solito) atteggiamento maroniano guardingo e attendista. A via Bellerio, con Umberto Bossi chiuso dentro per ore con Roberto Calderoli, Roberto Cota e Roberto Castelli, Maroni non si è fatto vedere. Qualcuno ha sparso in giro la voce che temesse di subire l&#8217;ennesimo processo, nuove accuse di essere stato lui ad armare la mano del militante che ha consentito ai giudici di mezza Italia di mettere in ginocchio la Lega.</p><p>La spiegazione ufficiale: si parla di un Maroni”che non era neanche atteso” alla riunione più difficile degli ultimi anni dei vertici leghisti. Un&#8217;assenza che ha però fotografato meglio di ogni cosa il gelo siderale, ormai impossibile da celare, tra le due anime contrapposte della Lega. E che nei prossimi mesi darà probabilmente luogo a una battaglia interna al Carroccio dagli esiti incerti. Il percorso politico di Bossi appare ufficialmente esaurito. E per Maroni ora si apre l&#8217;ultima, reale possibilità di prendere saldamente in mano le redini della Lega. Ne va della sopravvivenza stessa del partito, non solo delle sorti politiche e di <strong>leadership </strong>dell&#8217;ex ministro dell&#8217;Interno. Lo scontro finale, dunque, sembra cominciato. Gli eserciti sono virtualmente già schierati da tempo: da un lato i maroniani, i “barbari sognanti” come Bobo stesso li ha voluti battezzare. Dall&#8217;altro il &#8216;cerchio magico&#8217;, quello stretto entourage di famigli come Rosi Mauro, ma anche come Calderoli, Castelli, Brancher, che in questi anni hanno fatto cortina intorno a Bossi, facendolo arrivare al punto, per dirla con Attilio Fontana, sindaco di Varese, di “non sapere nulla” di quanto gli succede intorno. Oggi è questo nucleo “regnante” a essere sotto accusa. Giudiziaria e politica.</p><p>Maroni, però, non è nuovo a improvvise battute d&#8217;arresto. Anche se stavolta sono i numeri dei piccoli congressi provinciali che si stanno tenendo da mesi nelle valli padane a dar ragione a lui e alla sua voglia di <strong>rinnovamento</strong>. L&#8217;ultimo domenica scorsa. Quando a Treviso è parso quasi un terremoto che a vincere di misura (425 voti contro 368) sia stato il candidato maroniano Giorgio Granello contro il bossiano Dimitri Coin; solo qualche tempo fa sarebbe parso impossibile anche solo immaginarlo. Maroni, dunque, avanza. E Verona, con l&#8217;inossidabile sindaco scaligero Flavio Tosi a un passo dalla riconferma plebiscitaria, sembra il suo avamposto più ambizioso. L&#8217;inchiesta di Milano sembra aver anticipato (e reso inevitabile) la necessità di una scelta netta di campo, che senza la mano dei giudici, probabilmente, sarebbe arrivata più in là, forse in autunno. Le prossime settimane chiariranno, dunque, come Maroni porterà avanti la sua<strong> azione</strong> di conquista del vertice leghi-sta. Se lo farà.</p><p>Certo non sarà facile per lui allontanare spietatamente quello che, ormai, è diventato “il marcio interno” e che, fino a solo ieri, era parte integrante della sua vita. Bobo, il “nemico” dell’ortodossia e dei suoi sacerdoti, è stato un compagno di vita di Bossi per oltre trent’anni. Maroni è l’unico cui il Senatùr ha sempre concesso libertà, persino quella di dissenso. Hanno sempre litigato i due, ma non sono mai arrivati alla rottura definitiva. Sfiorata più volte, ma immancabilmente rientrata. Il culmine lo raggiunsero nel &#8216; 94: Maroni voleva continuare a sostenere il governo Berlusconi, mentre Bossi era intenzionato a staccare la spina. Il Capo decise per il <strong>ribaltone</strong> e alzò la voce. “Chi tradisce sarà spazzato via dalla faccia della terra”. L’accusa era per Maroni, ma al PalaTrussardi di Milano, nel febbraio del ‘ 95, Bossi si espresse in modo ancora più esplicito: “A Maroni ho scaldato il latte tutte le mattine, ma è il nostro <strong>braccio </strong>debole e va amputato”. La lite rientrò dopo l’annuncio di Maroni di voler restare. Ritrovata la serenità, si presentarono al congresso federale straordinario di Milano. E, come sempre, fu Bossi a perdonarlo pubblicamente, ma con un intervento quasi premonitore: “Una Lega bis, caro Roberto, sarebbe solo uno specchietto per le allodole; purtroppo il coraggio se non lo si ha, non si può acquistare al supermercato”.</p><p>Ci sono voluti anni perché Maroni lo trovasse il coraggio di dire di no. È stato quando, pochi mesi fa, Bossi gli impedì di parlare a nome del partito, un diktat a cui Maroni non ha voluto allinearsi, comprendendo che <strong>obbedire </strong>sarebbe equivalso alla sua immediata cancellazione dal movimento. Così ha alzato la voce e ha avuto la meglio. Stavolta dovrà andare anche oltre. Un urlo solo non basta più.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 4 Aprile 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/04/maroni-ora-si-faccia-pulizia-leterno-delfino-sfida-bossi/202160/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Il procuratore Greco e la lotta alla corruzione &#8220;Il primo passo è il falso in bilancio&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/28/corruzione-batte-senza-falso-bilancio/200691/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/28/corruzione-batte-senza-falso-bilancio/200691/#comments</comments> <pubDate>Wed, 28 Mar 2012 12:14:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Sara Nicoli</dc:creator> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[antonio di pietro]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[corruzione]]></category> <category><![CDATA[evasione fiscale]]></category> <category><![CDATA[falso in bilancio]]></category> <category><![CDATA[fisco]]></category> <category><![CDATA[Francesco Greco]]></category> <category><![CDATA[reati economici]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=200691</guid> <description><![CDATA[In un Paese che Monti vorrebbe già iper liberista e dove la prima piaga da combattere resta l’evasione fiscale, il governo si dice pronto a immolarsi sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, ma non muove un muscolo per ripristinare il reato di falso in bilancio. Francesco Greco, procuratore aggiunto di Milano, davanti alla Commissione giustizia...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/francesco-greco-interna.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-200692 alignleft" title="francesco greco interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/francesco-greco-interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>In un Paese che Monti vorrebbe già iper liberista e dove la prima piaga da combattere resta l’evasione fiscale, il governo si dice pronto a immolarsi sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, ma non muove un muscolo per ripristinare il reato di falso in bilancio. <strong>Francesco Greco</strong>, procuratore aggiunto di Milano, davanti alla Commissione giustizia della Camera, l’ha messa giù dura: “Non si può pensare di contrastare la corruzione e l’evasione fiscale senza lo strumento del reato di falso in bilancio”. È inutile, in buona sostanza, che ci si ostini a pensare di poter costruire una nuova cornice legislativa per la corruzione, senza, però, inasprire le pene per i corrotti e senza ripristinare quanto cancellato da <strong>Berlusconi</strong>. Anche perché “la legislazione sulla trasparenza contabile – ha sottolineato ancora Greco – ci è richiesta da tutti gli organismi internazionali che si sono occupati di criminalità organizzata”.</p><p>Pensare di farne a meno, dunque, è pura utopia. “A Milano – ecco l’esempio più calzante portato da Greco – le iscrizioni nel registro degli indagati per il reato di falso in bilancio sono passate da 146 del 2000 con 54 rinvii a giudizio a 8 del 2012 con zero rinvii a giudizio; è la migliore dimostrazione di una riforma che funziona, non ci sono più reati”. D’altra parte, è la cronaca quotidiana che ci dimostra dell’esistenza ancora molto forte di un problema di falsificazione dei bilanci e per Greco, che a Milano gode ultimamente di un panorama particolarmente vivace sull’argomento, l’idea è quella che “sia dimostrabile un trend in aumento della criminalità economica” con un incremento del “180% delle frodi fiscali e dell’80% delle bancarotte”.</p><p>Negli ultimi tre anni, ha spiegato Greco, i reati per criminalità economica “sono cresciuti del 35% e tutti presuppongono una copertura contabile. Ad esempio, per l’esportazione di capitali è necessario un occultamento in bilancio di fondi neri; il bilancio è la carta d’identità di una società, così come pretendiamo che tutti i cittadini abbiano una carta d’identità anche le società devono avere un documento di riconoscimento corretto”.</p><p>La legalità economica, secondo Greco, “è il principale fattore di crescita di un Paese”. Perché è attraverso questa carta – e non certo attraverso la licenziabilità più facile dei lavoratori – che si attirano i capitali e gli investimenti stranieri sul territorio nazionale. Così come non è possibile esimersi, sempre secondo Greco, da una capillare lotta alla corruzione senza incidere sui tempi di prescrizione. Dice, a questo proposito, il procuratore di Milano: “Credo che sia necessario che per i reati di corruzione si superino i tempi di prescrizione attuali fissati in sette anni e mezzo; la concussione è un problema marginale, non è il centro del problema se vogliamo lottare contro la corruzione”, perché “se oggi scopro un reato di corruzione commesso nel 2005, è in prescrizione; se fai una grande riforma ci metti dentro anche la concussione, se devi fare una piccola riforma perché i tempi non ci sono, allora bisogna tener conto dei punti nevralgici”.</p><p>Ecco perché anche a parere di <strong>Di Pietro</strong>, riproporre come priorità la riforma del falso in bilancio “è più urgente per ridare fiducia al Paese degli interventi sull’articolo 18”. Ma il Pdl ieri ha annusato l’aria in Commissione giustizia e ha capito che la situazione sta per precipitare. Dal loro punto di vista, ovviamente. La ministra della Giustizia <strong>Severino</strong>, è infatti decisa a imprimere un’accelerata al ddl corruzione lavorando in commissione la parte “più delicata” del provvedimento a partire dalla settimana che inizia il 16 aprile, ossia le misure di prevenzione e di quelle penali. Intanto, venerdì prossimo la guardasigilli ha convocato i capigruppo alla Camera per discutere di tutto il pacchetto giustizia (dl anti-corruzione, responsabilità civile dei magistrati intercettazioni). In via dell’Umiltà hanno subito drizzato le antenne, timorosi che il governo possa “forzare la mano” e dar vita a un testo “precofenzionato” proprio su questi temi così cari a <strong>Silvio Berlusconi</strong>. “Non accettiamo nulla a scatola chiusa”, ha subito messo le mani avanti <strong>Cicchitto</strong>, ma di certo i tecnici pidiellini si vedranno prima del vertice con la Severino per decidere le prossime mosse. “Sia chiaro – tuonava ieri alla buvette della Camera uno dei maggiorenti di via dell’Umiltà – noi non accettiamo cambiali in bianco!”. Il tutto mentre <strong>Francesco Greco e Antonio Di Pietro</strong> da un lato sorbivano un caffè e dall’altro <strong>Aldo Brancher e Denis Verdini</strong> parlavano tra loro fitto fitto. Guardandosi le spalle.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/28/corruzione-batte-senza-falso-bilancio/200691/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La giusta causa del lavoro</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/giusta-causa-lavoro/199412/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/giusta-causa-lavoro/199412/#comments</comments> <pubDate>Thu, 22 Mar 2012 15:33:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Sara Nicoli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[articolo 18]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category> <category><![CDATA[riforma]]></category> <category><![CDATA[sciopero generale]]></category> <category><![CDATA[sindacati]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=199412</guid> <description><![CDATA[Una legge delega per modificare l&#8217;Art 18? Sembra l&#8217;unica via d&#8217;uscita possibile. Per non assistere alla deflagrazione del Pd prima delle amministrative, ma anche per allontanare da noi l&#8217;immagine di un governo – il governo Monti – che scopre finalmente le carte e ammette, attraverso azioni mirate, di avere un mandato preciso da parte dei...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div><strong>Una legge delega per modificare l&#8217;Art 18?</strong> Sembra l&#8217;unica via d&#8217;uscita possibile. Per non assistere alla deflagrazione del Pd prima delle amministrative, ma anche per allontanare da noi l&#8217;immagine di un governo – il governo Monti – che scopre finalmente le carte e ammette, attraverso azioni mirate, di avere un mandato preciso da parte dei poteri forti del Paese. Che vogliono, ora, una cittadinanza povera e ossequiosa, disposta a inginocchiarsi pur di mantenere un posto di lavoro e, quindi molto più malleabile sul fronte dei diritti. L&#8217;Europa – ormai è chiaro a tutti – <strong>non c&#8217;entra nulla</strong> in questo giro di vite intorno allo Statuto dei Lavoratori, né c&#8217;entrano fantomatici interessi di investitori esteri che, a sentir Monti, non verrebbero in Italia per paura, poi, di trovarsi invischiati in troppe cause di lavoro.</div><p>Non bisogna essere economisti di chiara fama per sapere che i grandi investitori stranieri sono più spaventati dalla criminalità organizzata e dalla burocrazia piuttosto che dalla possibilità di non poter licenziare, così come è noto che le aziende italiane hanno preferito spesso delocalizzare in Paesi dove non ci sono grandi diritti per i lavoratori solo per pagare di meno la manodopera e arricchirsi senza troppi vincoli; questo bengodi che vanno a cercare in nazioni ancora arretrate dal punto di vista del diritto, adesso lo vorrebbero<strong> ricreare anche in patria</strong>. E Monti sembra intenzionato a dar loro man forte.</p><p>Sull&#8217;articolo 18, dunque, il granitico Monti, quello che per il momento si è <strong>tolto il cappello solo davanti ai tassisti</strong>, che prende a calci i pensionati, ma è pronto a fare una vistosa marcia indietro per non scontentare i banchieri dell&#8217;Abi sul fronte delle commissioni, sembra deciso a non esitare davanti all&#8217;introduzione del licenziamento per motivi economici. Questo potrebbe metterlo, per la prima volta dall&#8217;insediamento, in reale difficoltà politica . Parlando prima con Napolitano e poi con Fini (che lo aveva bacchettato giorni fa per non aver informato il parlamento della mancanza di copertura su alcune norme contenute nelle liberalizzazioni) il professore è stato messo in guardia sulle conseguenze di un muro contro muro con i sindacati, ma lui è parso voler tirare dritto, anche se la via della mediazione attraverso una legge delega al governo sui licenziamenti facili (come suggerito da Bersani e da Bonanni) sarebbe apparsa migliore. Sembra, dunque, che Monti, infatuato all&#8217;idea di passare alla storia come colui che ha cambiato l&#8217;Italia, nel nome di un liberismo a vantaggio di pochi e a discapito di molti, non ricordi quanto è stata dura, negli ultimi dieci anni la lotta contro i reiterati tentativi del governo di centrodestra di modificare l&#8217;articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.</p><p>Che – vogliamo ricordarlo noi e ribadirlo – rappresenta un <strong>alto esempio di civiltà giuridica</strong>, non il contrario. Nel 2002 ci provò Berlusconi a scassare le tutele del mondo del lavoro, facendo scaturire uno scenario di tensione che culminò con l&#8217;assassinio di <strong>Marco Biagi</strong>, il 23 marzo del 2002. Si svolse anche la manifestazione della Cgil che con gli slogan &#8216;Per l&#8217;articolo 18&#8242; e &#8216;Contro il terrorismo&#8217; riempì il catino del Circo Massimo di Roma con oltre un milione di persone: iscritti alla Cgil, lavoratori provenienti da tutto il paese, ma anche studenti, cittadini, esponenti e militanti della sinistra (Ds, Rifondazione, Verdi), rappresentanti della Margherita, l&#8217;associazionismo, &#8216;girotondisti&#8217; e no global. All&#8217;epoca regnava Sergio Cofferati in Cgil e dal palco disse parole molto chiare: “Se il governo non ascolta, allora il sindacato non ha paura di &#8220;rispondere con la lotta&#8221; ne&#8217; ha paura di &#8220;ricorrere allo sciopero generale&#8221;. E, infatti, le bandiere di Corso Italia ripresero a sventolare con quelle di Cisl e Uil nel corso dello sciopero generale del 16 aprile, sempre del 2002.</p><p><strong>Sono passati dieci anni </strong>ma lo scenario è lo stesso. Solo che c&#8217;è una crisi famelica che morde, i posti di lavoro si assottigliano sempre più e anzichè licenziare facilmente, ci sarebbe bisogno di velocizzare le assunzioni, alla base di una ripresa economica duratura. Se quello che vuole Monti, con gli industriali e i banchieri a fargli da corona, passerà in modo traumatico (con un decreto o con la fiducia messa l&#8217;ultimo minuto su un ddl) la piazza si scatenerà nuovamente. Ma stavolta sarà più dura da affrontare per il governo e per tutte le forze politiche, <strong>a partire dal Pd </strong>che su questa trattativa si sta giocando la sua esistenza in vita. Sarà senz&#8217;altro una lotta dura. Ma per una giusta causa. La causa del lavoro e della sua dignità.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/giusta-causa-lavoro/199412/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Pdl, Pd e Terzo Polo insieme nel 2013</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/02/pdl-pd-e-terzo-polo-insieme-nel-2013/195028/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/02/pdl-pd-e-terzo-polo-insieme-nel-2013/195028/#comments</comments> <pubDate>Fri, 02 Mar 2012 15:10:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Sara Nicoli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[alleanza Pd-Pdl]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi governo 2013]]></category> <category><![CDATA[elezioni 2013]]></category> <category><![CDATA[Governo 2013]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/02/pdl-pd-e-terzo-polo-insieme-nel-2013/195028/</guid> <description><![CDATA[Cita Churchill, ricordando che una democrazia senza partiti non è democrazia. Ammette – forse per la prima volta – di portare giacche a doppio petto “per mascherare la pancia” e, soprattutto, stupisce parlando da statista del futuro politico del Paese. Sembra di aver davanti un altro Silvio, ma il bluff è da leggere in filigrana....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cita Churchill,</strong> ricordando che una democrazia senza partiti non è democrazia. Ammette – forse per la prima volta – di portare giacche a doppio petto “<strong>per mascherare la pancia</strong>” e, soprattutto, stupisce parlando da statista del futuro politico del Paese. Sembra di aver davanti un altro Silvio, ma il bluff è da leggere in filigrana. È un distillato di strategia politica. Per salvare ancora se stesso, ovviamente.</p><p>A Bruxelles per il vertice Ppe, <strong>il Cavaliere ha spiazzato tutti:</strong> “Nel 2013 sarà possibile un governo composto da Pd, Pdl e Terzo Polo”. Bersani è saltato sulla sedia: “Il partitone unico non esiste in natura! – ha urlato – io ho un’altra idea in testa, una democrazia rappresentativa normale ancorché riformata”. Casini, anche lui ieri a Bruxelles, pur tra molti distinguo, ha invece lasciato aperti alcuni spiragli: “Solo con Alfano alla guida del Pdl. E poi dovrebbe ammettere che ha sbagliato e che il suo governo è stato negativo per l&#8217;Italia”. Però, cosa frulla nella testa del Cavaliere? Mentre qualcuno, vicino ai centristi, ha letto l&#8217;intemerata politica berlusconiana come l’ennesimo tentativo di allontanare ancora di più Casini e Bersani, dall’altra tutti gli uomini più fedeli dell’ex premier sogghignavano compiaciuti. Berlusconi ci punta davvero a raggiungere quella che in gergo si chiama<strong> “grossa coalizione” </strong>alla tedesca.</p><p>Ecco il disegno. I partiti si presenterebbero ciascuno per conto proprio alle elezioni, con liste distinte, ma con un patto di alleanza parlamentare e programmatica chiuso in tasca e da suggellare dopo il verdetto delle urne. In questo modo – come ha avuto modo di spiegare (e svelare) anche il politologo Roberto D&#8217;Alimonte – con l&#8217;attuale legge elettorale, verrebbe impedito a chiunque il raggiungimento del premio di maggioranza e – di conseguenza – si tornerebbe automaticamente al sistema proporzionale senza fare lo sforzo di cambiare la legge elettorale. Casini sarebbe il primo a gioirne. E Bersani, visto lo stato in cui versa il Pd, vedrebbe sopirsi la guerriglia interna. Questo, poi, a livello generale, da un lato consentirebbe ai partiti di ritrovare una propria identità politica, senza aver bisogno di studiare alleanze innaturali per raggiungere la maggioranza in Parlamento e dall&#8217;altro renderebbe sempre più marginali le cosiddette “ali estreme”, che a quel punto avrebbero spazi limitati per organizzare un&#8217;opposizione. Anche sul fronte del Pdl, Berlusconi avrebbe solo vantaggi. Non dovrebbe far altro che <strong>continuare a tenere Alfano</strong> in panchina evitando le primarie del partito che oggi vede come la peste.</p><p>Insomma, tutto cristallizzato fino al 2013, perchè tanto “Monti sta di fatto proseguendo il lavoro del nostro governo”. E se dopo ci sarà una “grossa coalizione”, il sistema non subirà scosse evidenti, i partiti riprenderanno lentamente fiato, “si potranno fare le riforme di cui ha bisogno il Paese e senza le quali non è governabile”. Parole di rara saggezza che puntano alla ricostruzione di una verginità politica, aprendo una nuova stagione nel ruolo del “grande mediatore, mai sconfitto davvero”, a quel punto con le porte aperte non verso il <strong>Quirinale</strong>, ma verso lo scranno di senatore a vita su nomina del prossimo presidente della Repubblica (forse proprio Monti) che lui stesso avrà contribuito a tenere in piedi per salvare l&#8217;Italia. Diabolico? No, pragmatico. “La riforma delle istituzioni è la priorità assoluta – si è accreditato come statista il Cavaliere – è necessario riformare i poteri del governo, il percorso di approvazione delle leggi e il ruolo della Corte costituzionale”.</p><p>Ovviamente in questo percorso non rientra la Lega, ormai diventata marginale nel disegno berlusconiano, che ha anche un altro risvolto. Berlusconi sarebbe anche pronto a lanciare un “cartello elettorale” tra “soggetti diversi e distinti” dell&#8217;area moderata, sciogliendo il Pdl. Si chiamerebbe <strong>“Tutti per l&#8217;Italia”</strong>. “Pare dunque che Berlusconi – ha svelato Giuliano Ferrara – stia accarezzando con cautela un progetto: sciogliere il Pdl e chiedere all’Italia moderata, riformista e liberale. Il programma è il meglio che unisce, in una sottile linea di continuità e differenze, i tre cicli politici degli ultimi vent’anni, a partire dalla caduta rovinosa della Repubblica dei partiti&#8221;. Ecco la grande coalizione e lui il “grande regista”. Come sempre, di se stesso.</p><p>Il Fatto Quotidiano, 2 Marzo 2012</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/02/pdl-pd-e-terzo-polo-insieme-nel-2013/195028/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>E Berlusconi adesso vuol fare il senatore a vita</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/e-berlusconi-adesso-vuol-fare-il-senatore-a-vita/189742/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/e-berlusconi-adesso-vuol-fare-il-senatore-a-vita/189742/#comments</comments> <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 15:10:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Sara Nicoli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[bossi]]></category> <category><![CDATA[inciucio]]></category> <category><![CDATA[lega]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category> <category><![CDATA[pdl]]></category> <category><![CDATA[senatore a vita]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/berlusconi-cena-agitata-con-bossi-adesso-vuol-fare-il-senatore-a-vita/189742/</guid> <description><![CDATA[Ai ferri corti. Tra Berlusconi e Bossi è gelo e la temperatura di questi giorni non c’entra nulla. Anche ieri, d’altra parte, l’incontro tra i maggiorenti pidiellini, la Lega e il Pd per la modifica della legge elettorale è servito solo a chiarire la distanza siderale che ormai esiste tra il Cavaliere e il Senatùr....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ai ferri corti. Tra <strong>Berlusconi </strong>e <strong>Bossi </strong>è gelo e la temperatura di questi giorni non c’entra nulla. Anche ieri, d’altra parte, l’incontro tra i maggiorenti pidiellini, la Lega e il Pd per la modifica della legge elettorale è servito solo a chiarire la distanza siderale che ormai esiste tra il Cavaliere e il Senatùr. D’altra parte, la sera prima – lunedì sera, cioè – ad Arcore si è consumata una cena molto tesa, che poi è finita in modo piuttosto burrascoso. Bossi, per la verità, non ci voleva nemmeno andare, è stato Calderoli a convincerlo per parlare di legge elettorale, ma poi è finita che s’è parlato d’altro. Molto altro. La verità è che Berlusconi voleva sondare, alla luce degli ultimi accadimenti in terra leghista (Tosi che vuole fare da solo, Bossi che gli impone di seguire la linea, Maroni sempre più in Aventino e il “cerchio magico” in evidente difficoltà con la base) quanto Bossi fosse ancora “padrone” del suo partito. Se, insomma, alla luce del divenire politico e della necessità di prendere decisioni sulle alleanze future, il Senatùr restasse l’interlocutore giusto. Solo che Bossi è partito all’attacco, non appena Berlusconi gli ha prospettato la necessità di trovare un accordo anche con il Pd sul fronte della legge elettorale.</p><p><em>“Se tratti con il Pd</em> – ha ringhiato il Senatùr – <em>faccio saltare tutte le giunte regionali e mi metto d’accordo io con loro, anche per far fuori le tue aziende&#8230;”</em>. Minacce che il Cavaliere proprio non si aspettava e che gli hanno fatto capire chiaramente le<strong> difficoltà di Bossi dentro il partito</strong> e non solo. A quel punto la cena poteva dirsi conclusa, ma Berlusconi, è noto, non rompe mai con nessuno, figurarsi con Bossi.<em> “Umberto, tu devi capire</em> – ha esordito il Cavaliere – <em>che se vogliamo che le riforme non ci danneggino dobbiamo essere noi i primi registi&#8230;”</em>.</p><p>Non solo. Berlusconi ha chiarito a Bossi la sua tattica del momento, quella di mostrarsi uomo di alto profilo istituzionale per non vanificare<em> “l’immagine che ho creato e il sacrificio che ho fatto facendo un passo indietro”</em>. E questo, secondo Berlusconi, è un fatto di cui <em>“Napolitano non può non tenere conto”</em>, anche nell’ottica di nominare<em> “dei nuovi senatori a vita”</em>. Già – ragionava l’altra sera il Cavaliere ad alta voce – quello che <em>“ho fatto per il Paese è sotto gli occhi di tutti, se non ci fossi stato io, nel ‘ 94 saremmo stati tutti in mano ai comunisti, invece ho garantito la formazione di uno schieramento moderato che ha salvato la democrazia in Italia&#8230; poi mi è stato chiesto di fare un passo indietro e io l’ho fatto per senso di responsabilità, ora mi propongo come regista delle riforme condivise&#8230; la carica di <strong>senatore a vita</strong> credo che sarebbe il giusto compenso”</em>.</p><p>Perché, poi, <em>“a Monti” </em>è stato riconosciuto il merito di una carriera e a lui non dovrebbe essere fatto altrettanto? Però – ha spiegato Berlusconi a un sorpreso Bossi – perché Napolitano ci cominci a pensare sul serio ci vuole che nessuna forza politica primaria sia contraria alla nomina. È per questo, insomma, che oggi val la pena giocare sul tavolo del ruolo istituzionale. E se serve fare un <strong>accordo con il Pd</strong> per non avere <em>“nessun nemico”</em> che si metta di traverso con il Quirinale, allora che l’accordo si faccia.</p><p>Inutile dire che Bossi è andato su tutte le furie, stavolta spalleggiato da Calderoli che parlava chiaramente di <em>“barricate” </em>nel caso in cui il Pdl decidesse <em>“di inoltrarsi lungo la strada dell’inciucio”</em>. Neppure le parole di Angelino Alfano (<em>“C’è troppo poco tempo per cambiare la legge elettorale, vedrete che non se ne farà niente&#8230;”</em>) hanno calmato Bossi. Il Senatùr resta distante mentre il Cavaliere continua la sua strategia. Che se dovesse fallire la “salita al Quirinale”, come senatore a vita continuerebbe a tenere a bada i suoi interessi personali. E, soprattutto, a <strong>farla franca</strong>. I suoi lavorano per questo.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 8 febbraio 2012 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/e-berlusconi-adesso-vuol-fare-il-senatore-a-vita/189742/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Quando le leggine ad personam le fa il Pd</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/quando-le-leggine-ad-personam-le-fa-il-pd/188098/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/quando-le-leggine-ad-personam-le-fa-il-pd/188098/#comments</comments> <pubDate>Wed, 01 Feb 2012 18:23:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Sara Nicoli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Gianna Petricone]]></category> <category><![CDATA[legge ad personam]]></category> <category><![CDATA[legge mancia]]></category> <category><![CDATA[Luigi Lusi]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/che-specialista-le-leggine-per-la-moglie/188098/</guid> <description><![CDATA[È un presenzialista. Uno che ci tiene ad avere “l&#8217;onore di rappresentare una parte del Paese in Parlamento”, ma quando c&#8217;è di mezzo la famiglia, Luigi Lusi, classe 1961, tesoriere della Margherita e senatore al secondo mandato, non è secondo a nessuno. L&#8217;occhio di riguardo è per gli interessi della moglie, dei fratelli, dei parenti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>È un presenzialista. Uno che ci tiene ad avere <em>“l&#8217;onore di rappresentare una parte del Paese in Parlamento”</em>, ma quando c&#8217;è di mezzo la famiglia, <strong>Luigi Lusi</strong>, classe 1961, tesoriere della Margherita e senatore al secondo mandato, non è secondo a nessuno. L&#8217;occhio di riguardo è per gli interessi della moglie, dei fratelli, dei parenti tutti. E anche gli elettori del fratello Nino, sindaco di Capistrello, nonché i suoi concittadini a Genzano, in provincia di Roma.</p><p>Di sicuro, a Lusi non manca la liquidità, come dimostrerebbe la recente acquisizione di una <strong>casa a Roma</strong>, in via Monserrato 24, così come altri bonifici che sarebbero piovuti con generosità sui conti dello studio legale Lusi &amp; Partners (sedi a Genzano, in Abruzzo e a Toronto) e delle altre società, italiane e canadesi, della famiglia Lusi-Petricone. Ma anche in Parlamento non scherza. Ecco il “regalo” fatto alla dottoressa <strong>Gianna Petricone</strong>, chiropratica di fama, nonché moglie italo-canadese del senatore: è l&#8217;emendamento alla Finanziaria 2008, comma 355 dell&#8217;articolo 2, con cui Lusi avrebbe ottenuto che il Ssn spalancasse le porte alla figura del “dottore in chiropratica”.</p><p>Ma Lusi è anche uno specialista della cosiddetta <strong>“legge mancia”</strong>, quella con cui le Camere finanziano gli interventi sui collegi dei parlamentari. Il 2010 per Lusi è stato l’anno del record: eletto in Liguria, ha fatto avere<strong> 400 mila euro </strong>alle suore della Sacra famiglia di Sanremo per costruire una palestra presso l’istituto Padre Semeria; residente a Genzano, ha fatto avere una nuova ammiraglia da <strong>41 mila euro</strong> ai carabinieri, mentre il comune ha potuto rinnovare l’illuminazione pubblica (<strong>85 mila euro</strong>), costruire il parcheggio della biblioteca (<strong>95 mila</strong>) e installare pensiline nelle zone rurali (<strong>30 mila</strong>). Ancora meglio è andata a Capistrello (provincia de L’Aquila) di cui la famiglia Lusi è originaria e di cui il fratello del senatore, Nino, è sindaco Pd: <strong>275 mila euro</strong> per le scuole, <strong>80 mila </strong>per la strada in frazione Pescocanale, <strong>50 mila</strong> per il tetto della parrocchia, <strong>156 mila </strong>per la rete idrica&#8230; un pozzo quasi senza fondo.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 1 febbraio 2012 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/quando-le-leggine-ad-personam-le-fa-il-pd/188098/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Processo Mills, retromarcia del Pdl: &#8220;Niente manifestazione pro Berlusconi, rischio flop&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/piazza-berlusconi-teme-il-flop/188097/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/piazza-berlusconi-teme-il-flop/188097/#comments</comments> <pubDate>Wed, 01 Feb 2012 06:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Sara Nicoli</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[bossi]]></category> <category><![CDATA[Formigoni]]></category> <category><![CDATA[ghisleri]]></category> <category><![CDATA[mills]]></category> <category><![CDATA[pdl]]></category> <category><![CDATA[processo]]></category> <category><![CDATA[santanchè]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Verdini]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/piazza-berlusconi-teme-il-flop/188097/</guid> <description><![CDATA[Tutti in piazza contro la giustizia politica. 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Anzi no, meglio di no. “Che poi si rischia che ci sia solo la <strong>Santanchè</strong> – sibilava livido ieri pomeriggio un colonnello di <strong>Berlusconi </strong>in via dell&#8217;Umiltà – e che ci tirino anche gli ortaggi; non è proprio aria di manifestazioni, <strong>Verdini</strong> dovrebbe capirlo”. Ecco, è successo che i duri e puri del Pdl si fossero messi in testa di organizzare una mega manifestazione a Milano contro i giudici che sono a un passo dalla condanna per corruzione del Cavaliere nel processo<strong> Mills</strong>. Data prevista, sabato prossimo. Davanti al Palazzo di Giustizia, avrebbero voluto i falchi, in piazza Duomo, imploravano le colombe.</p><p>La feroce macchina da propaganda del Pdl contro la &#8220;sentenza politica&#8221; del processo Mills si era già messa in moto quando un sondaggio, piovuto di prima mattina sul tavolo dello studio di Berlusconi ad Arcore, ha fatto sobbalzare tutti. Persino <strong>Formigoni</strong>, venuto in visita all&#8217;ora di pranzo per fare il punto sulla questione del Pirellone e le minacce di <strong>Bossi</strong>. L&#8217;analista della real casa, <strong>Alessandra Ghisleri</strong>, dava come &#8220;assolutamente negativa&#8221; l&#8217;idea della manifestazione, vista dall&#8217;elettorato del Pdl come &#8220;giusta, ma inopportuna, soprattutto in un momento di crisi generale&#8221;. Di più: il dato sulle intenzioni di voto riportava una cifra bassa, molto bassa, &#8220;un pelino solo sopra il 19 % – si è lasciato sfuggire un uomo del Cavaliere – che ci obbliga a risalire, altrimenti rischiamo di fare la fine dei Panda&#8221;.</p><p>Berlusconi ha quindi chiamato Verdini e gli ha detto di fare marcia indietro su tutta la linea. &#8220;Non possiamo rischiare che ci siano poche persone – ha spiegato il Cavaliere – né di avere contestazioni; il clima è cambiato, ci dobbiamo muovere con attenzione, ora è il momento di dare un segnale di tenuta e di credibilità&#8221;. Una retromarcia clamorosa. E dire che erano già partite le convocazioni dei &#8220;Berlusconi boys&#8221; e dei tesserati di tutta la Lombardia per un numero che la segreteria di via dell&#8217;Umiltà già aveva stimato nell&#8217;ordine &#8220;delle 15 mila persone, quello che sarebbe bastato a riempire corso di Porta Vittoria&#8221; davanti all&#8217;ingresso principale della procura meneghina. Invece, niente. &#8220;Meglio stare coperti – ha detto Berlusconi parlando con Formigoni – anche se <strong>Niccolò (Ghedini)</strong> mi aveva detto che secondo lui era il modo migliore per fare pressione sulla Procura&#8221;. Già, perché l&#8217;idea è stata di Ghedini, che poi l&#8217;ha passata a Verdini che immediatamente ha messo in moto la prodigiosa macchina da guerra della &#8220;rivolta contro i giudici&#8221; targata Pdl.</p><p>Solo che poi, una volta deciso il dietrofront, è toccato sempre a Verdini di trovare una scusa buona per giustificare il passo indietro. &#8220;Il Pdl è inondato dalle richieste, ma una manifestazione in favore di Berlusconi e per la riforma della giustizia non ci sarà – ha detto il colonnello arcoriano – è vero, posso confermare che da giorni siamo inondati da mail, telefonate e richieste di cittadini, militanti e dirigenti locali del Pdl che premono per una grande manifestazione nazionale di sostegno al presidente Berlusconi e di sollecitazione alla grande riforma liberale della giustizia italiana&#8221;. &#8220;Comprendiamo le ragioni e i sentimenti del popolo azzurro – sono ancora parole di Verdini – e sappiamo bene che da anni, in Italia, si accetta un pervicace uso politico della giustizia, il tentativo di colpire l&#8217;avversario politico per via giudiziaria e di mettere in discussione nei tribunali ciò che gli elettori hanno deciso nelle urne. Ma la manifestazione, almeno per ora, non ci sarà&#8221;. Secondo Verdini, Berlusconi (&#8220;seppur emozionato e commosso per questa ondata di calore&#8221;) avrebbe scelto un profilo di responsabilità &#8220;al quale non intende derogare&#8221;. Meglio far finta di essere degli statisti che andare incontro a un boomerang mediatico di proporzioni gigantesche.</p><p><strong>Da <em>Il Fatto Quotidiano</em> dell&#8217;1/2/2012</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/piazza-berlusconi-teme-il-flop/188097/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Sparite collane, cappotti e IpadA Montecitorio si ruba di tutto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/27/collane-visoni-e-ipad-ruba-ruba-a-montecitorio/186839/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/27/collane-visoni-e-ipad-ruba-ruba-a-montecitorio/186839/#comments</comments> <pubDate>Fri, 27 Jan 2012 06:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Sara Nicoli</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[camera]]></category> <category><![CDATA[cappotti]]></category> <category><![CDATA[furti]]></category> <category><![CDATA[iPad]]></category> <category><![CDATA[Montecitorio]]></category> <category><![CDATA[Paola Gosis]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/27/collane-visoni-e-ipad-ruba-ruba-a-montecitorio/186839/</guid> <description><![CDATA[Ladri. 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Agiscono prevalentemente nelle zone più frequentate, il Transatlantico, l&#8217;ala “fumoir”, il cortiletto, i divani dei corridoi, le toilette delle deputate, gli uffici delle commissioni. L&#8217;aula stessa non è più un luogo sicuro. Anche qui sono spariti iPad, agende e portafogli, ma poi niente denunce. “Non è mica facile – scuote la testa un deputato Pdl – fare i nomi di chi ti stava accanto quando ti è sparita la roba&#8230; e puoi rovinare delle amicizie antiche perché è sparito un iPad da 600 euro?”. Mica sempre, però. L&#8217;altro giorno la leghista <strong>Paola Gosis</strong> girava per la Camera come una pazza “perché non mi rimborserà neanche l&#8217;assicurazione e questo è uno scandalo!”.</p><p>È successo che prima della pausa natalizia – si era in tempi di regali, in effetti – la Gosis abbia lasciato “la mia borsa blu, quella con il logo della Camera che usiamo per mettere dentro fogli e scartoffie” su uno dei divani rossi del Transatlantico “perché era suonata la chiama e sono corsa dentro a votare”. Tornata alla borsa dopo qualche minuto, l&#8217;ha ritrovata con tutte le carte, meno un astuccio con dentro una collana “del valore di 3 mila euro”. Ecco, pensare che il Transatlantico, il corridoio cuore di una delle massime istituzioni del Paese, non sia “controllato”, né “assicurato”, fa ridere. Poi, però, si scorre l&#8217;elenco dei <strong>furti </strong>(30 nel 2009, 33 nel 2010 e 26 nel 2011, cui vanno aggiunti una decina di minor entità solo prima di Natale) e si capisce che qualche ragione ce l&#8217;ha chi parla di “ladri alla Camera come in una kasbah”. In effetti sparisce di tutto. I più gettonati sono gli iPad, seguiti dai portatili e dai cellulari. Seguono le penne di pregio, i classici portafogli, le agende telefoniche, qualche prezioso delle signore e quindi pellicce, borsette e un profluvio di cappotti di cachemire. Ultimo: un navigatore satellitare da barca, per ritrovare chissà quale rotta politica. I <strong>cappotti</strong>, si diceva. Per dire: l&#8217;hanno rubato anche a <strong>Paolo Bonaiuti</strong>, l&#8217;ex portavoce del governo Berlusconi, “era quello blu, ci tenevo un sacco, l&#8217;ho appoggiato su una sedia, poi sono uscito e dopo non c&#8217;era più”.</p><p>Anche a <strong>Gianfranco Rotondi </strong>è capitata la stessa sorte, “cappotto simile a Bonaiuti, ma con le chiavi di casa dentro”, fino al memorabile “colpo” inferto all&#8217;ex ulivista <strong>Elisa Pozza Tasca</strong>: il suo visone color crema, valore 8 mila euro, era stato mollemente adagiato su un divano dell&#8217;agenzia di viaggi interna, poi una telefonata improvvisa ha fatto distrarre la parlamentare e il visone è volato via. Insomma, ladri veri, mica dilettanti. E nessuno, fino a oggi, si è preoccupato di fare indagini? “E come no – tuona, seccato, <strong>Gabriele Albonetti</strong>, questore piddino di lunga militanza – ma come si fa a controllare? Questo posto è peggio di un porto di mare, ogni giorno entrano 500 giornalisti accreditati, più di mille tra funzionari, commessi, altri impiegati, altrettanti collaboratori di parlamentari&#8230; è un mondo!”.</p><p>Di ladri potenziali, si potrebbe obiettare. Tanto che anche l&#8217;assicurazione, che è l&#8217;<strong>Assitalia</strong>, ha tirato un po&#8217; i remi in barca. “Prima – racconta Albonetti – bastava la parola del parlamentare che denunciava un furto di un oggetto e si rimborsava sulla parola”. Poi – ma questo Albonetti non lo dice, ma si sa – qualcuno ne ha approfittato. “Abbiamo cambiato le norme – ritorna Albonetti – ora si rimborsa solo se il furto avviene in posti controllati, nel guardaroba, per intendersi, e sopra i 600 euro”. Gli iPad ci rientrano per un pelo, ma non la collana, sparita in Transatlantico, della Gosis. Che, infatti, ieri era incontenibile: “Questo è diventato un posto davvero incivile, pieno di ladri!”. Mica è la sola a pensarlo.</p><p>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 27 gennaio 2012</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/27/collane-visoni-e-ipad-ruba-ruba-a-montecitorio/186839/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Pdl, tutti a difesa degli evasori</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/08/pdl-tutti-a-difesa-degli-evasori/182316/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/08/pdl-tutti-a-difesa-degli-evasori/182316/#comments</comments> <pubDate>Sun, 08 Jan 2012 16:48:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Sara Nicoli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Attilio Befera]]></category> <category><![CDATA[cortina]]></category> <category><![CDATA[Daniela Santanchè]]></category> <category><![CDATA[Daniele Capezzone]]></category> <category><![CDATA[evasione fiscale]]></category> <category><![CDATA[Fabrizio Cicchitto]]></category> <category><![CDATA[giorgio stracquadanio]]></category> <category><![CDATA[Guido Crosetto]]></category> <category><![CDATA[Ignazio La Russa]]></category> <category><![CDATA[Maurizio Gasparri]]></category> <category><![CDATA[Nunzia De Girolamo]]></category> <category><![CDATA[Osvaldo Napoli]]></category> <category><![CDATA[pdl]]></category> <category><![CDATA[Sara Nicoli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/08/pdl-tutti-insieme-appassionatamente-a-difesa-dei-furbi/182316/</guid> <description><![CDATA[Bei tempi, per il Pdl, quelli in cui la lotta all’evasione fiscale la faceva Tremonti. A cui il Cavaliere imponeva di non rompere le scatole al corpaccione molle dell’elettorato pidiellino, quello dello struscio in via Roma a Cortina a Capodanno, ma anche del Billionaire o della grigliata mista alla “Caravella” in costiera amalfitana, o del...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Bei tempi, per il Pdl, quelli in cui la <strong>lotta all’evasione fiscale</strong> la faceva Tremonti. A cui il Cavaliere imponeva di non rompere le scatole al corpaccione molle dell’elettorato pidiellino, quello dello struscio in via Roma a Cortina a Capodanno, ma anche del Billionaire o della grigliata mista alla “Caravella” in costiera amalfitana, o del barcone off shore di stanza, però, a Portofino.</p><p>Oggi è un’altra musica,<strong> Attilio Befera</strong> sta facendo il muso duro dalla poltrona più alta di Equitalia e il <strong>Pdl</strong>, quando si parla di lotta all’evasione, ora digrigna i denti e blinda il proprio territorio elettorale che affonda le gambe nella ricchezza (e molto anche nell’evasione). Le anime berlusconiane sono dilaniate tra il dire che “bisogna battere l’evasione” e il “però fatelo da un’altra parte”.<em> “Ma lo sapete</em> – mugugnava ieri famelico l’ex sottosegretario <strong>Guido Crosetto</strong> –<em> che dopo il blitz di Cortina i sondaggi ci danno in calo di altri due punti? Tutta la politica della lotta all’evasione va rivista…”</em>.</p><p>La crociata del Pdl contro il fisco durerà un bel po’. Ne vogliono fare una bandiera elettorale “dalla parte dei tartassati di Equitalia”. Il paladino c’è già. È<strong> Giorgio Stracquadanio</strong>, berlusconiano non nuovo a posizioni intransigenti. Soprattutto contro l’ex ministro dell’Economia, ancora più “odiato” perché in odore di essere in procinto di passare alla Lega. Stracquadanio, durante <em>Piazzapulita </em>di giovedì scorso, ha ammesso <em>“che il governo Berlusconi ha sbagliato tutto”</em> quando ha dato maggiori poteri a Equitalia, e che il blitz di Cortina (a cui se ne stanno aggiungendo altri in diverse località vip) altro non era che un’operazione di facciata,<em> “puramente propagandistica”</em>.</p><p>Persino<strong> Fabrizio Cicchitto</strong>, un tempo pasionario “impalatore” degli evasori, l’altro giorno ha menato durissimo in testa a Befera bollandolo come uno con una smania di protagonismo tale da arrivare a comportarsi <em>“come un leader politico ad alta intensità mediatica”</em>. Fino a chiedersi, velenoso: <em>“Ma come mai prima Befera stava zitto e ora si sbilancia in tv contro Berlusconi?”</em>.</p><p>È riemerso persino <strong>Daniele Capezzone</strong>, portavoce del Pdl, a dare addosso a Tremonti, <em>“che ha concesso a Equitalia poteri debordanti”</em>, fino a <strong>Nunzia De Girolamo</strong>, che si è chiesta come mai <em>“Befera sta ancora lì, a fare il controllore alle Entrate e il controllato a Equitalia”</em>. Già, ma non era lo stesso anche sotto Berlusconi? Ora, però è guerra a Befera, che Monti non ha alcuna intenzione di rimuovere da dove sta. Ecco che ieri qualche prudente voce pidiellina è uscita dal coro, perché in fondo non si sa mai. <strong>Maurizio Gasparri</strong>, per esempio: <em>“La lotta all’evasione? Va condotta a 360 gradi, ma con equilibrio”</em>. E, ancora, <strong>La Russa</strong>: <em>“Va bene colpire chi non paga le tasse, ma è meglio lasciare perdere gli interventi show”</em> oppure, più semplicemente,<em> “andiamoci piano con una lotta che sembra alla ricchezza” </em>(<strong>Osvaldo Napoli</strong>).</p><p>Però, nessuna richiesta di dimissioni, come invece si era azzardata a chiedere <strong>Daniela Garnero Santanchè</strong>, avvelenata dopo il blitz di Cortina: <em>”Cosa ha ottenuto Befera? Che tutti ora andranno a Sankt Moritz! Il direttore delle Entrate non ha danneggiato gli evasori ma un’intera cittadina; Befera deve dimettersi. Da Cortina a Capri, a Napoli, Roma e Milano, gli evasori stanno ovunque!”</em>. Ecco, a proposito della Santanchè. La signora, lasciata Cortina, ha fatto rotta con il suo suv verso Courmayeur e lo ha parcheggiato sulla strada regionale, in divieto di sosta. E siccome lì ci stanno attenti, le hanno fatto 50 euro di multa (sostiene che l’auto non è intestata a lei e non era alla guida). Per carità, pochi spiccioli per lei. Ma come ha lasciato la macchina è un gesto che vale più di tante parole.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 8 gennaio 2012 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/08/pdl-tutti-a-difesa-degli-evasori/182316/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La lobby della plastica riesce a salvare i sacchetti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/30/la-lobby-della-plastica-riesce-a-salvare-i-sacchetti/180718/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/30/la-lobby-della-plastica-riesce-a-salvare-i-sacchetti/180718/#comments</comments> <pubDate>Fri, 30 Dec 2011 06:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Sara Nicoli</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[bonsignori]]></category> <category><![CDATA[decreto Milleproroghe]]></category> <category><![CDATA[legambiente]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[passera]]></category> <category><![CDATA[stefano cifani]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/30/la-lobby-della-plastica-riesce-a-salvare-i-sacchetti/180718/</guid> <description><![CDATA[Avevano già intonato il de profundis per i sacchetti di plastica che sarebbero dovuti sparire con lo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre. E invece no. In calcio d’angolo, ma si potrebbe davvero dire fuori tempo massimo, la norma che metteva la parola fine sull’esistenza dei sacchetto inquinante sul suolo patrio è sparita dal decreto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/buste-di-plastica.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-180845" title="buste-di-plastica" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/buste-di-plastica.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Avevano già intonato il de profundis per i sacchetti di plastica che sarebbero dovuti sparire con lo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre. E invece no. In calcio d’angolo, ma si potrebbe davvero dire fuori tempo massimo, la norma che metteva la parola fine sull’esistenza dei sacchetto inquinante sul suolo patrio è sparita dal decreto “milleproroghe”. Un colpo di spunga netto, in apparenza inspiegabile, a ben guardare molto chiaro. È successo che ieri, subito dopo l’annuncio di<strong> Monti</strong> dell’inizio della nuova fase del governo, il vicepresidente di <strong>Legambiente</strong>, <strong>Stefano Ciafani</strong>, ha rotto l’incantesimo dei buoni propositi dell’esecutivo denunciando che dal “milleproroghe” era sparita la norma attesa da anni dagli ambientalisti (e non solo da loro).</p><p>L’aritcolo in questione stabiliva i corretti parametri di biodegradabilità nell&#8217;ambiente e compostabilità dei cosiddetti “shopper” (secondo la norma europea EN 13432 e annunciato ufficialmente dal governo il 23 dicembre); a parere di Ciafani, “la messa al bando dei sacchetti di plastica rischia così di essere seriamente compromesso consentendo scappatoie ai produttori”. Ecco, appunto, i produttori. Il sospetto – anzi, la prova – porta l’attenzione verso la<strong> Federazione Gomma Plastica</strong>, presieduta da <strong>Angelo Bonsignori</strong>, organismo rappresentato in <strong>Confindustria</strong>. Solo una settimana fa, il 21 dicembre, Bonsignori aveva rilasciato un’accorata intervista al Sole 24 Ore denunciando un’imminente catastrofe occupazionale nel settore della produzione dei sacchetti legata, ovviamente, all’imminente uscita di scena degli shopper. Solo che, alla fine dell’intervista, aggiungeva: “Però, sento aria di ritorno”. Un presagio? No, senz’altro un attento lavoro di lobby che pare aver dato i suoi frutti. Almeno sotto il profilo di un rinvio della norma. Visto il clamore suscitato dalla scomparsa dell’articolo dal “milleproroghe”, i ministri Clini e <strong>Passera</strong>, coinvolti nella materia, hanno subito garantito che l’impegno del governo sul fronte shopper non verrà meno. E che, anzi, non ci sarebbe alcuna intenzione di cambiare idea sulla chimica verde e sullo sviluppo sostenibile (e la produzione di sacchetti shopper “realmente” biodegradabili riguarda entrambi i temi).</p><p>Secondo i responsabili di <strong>Ambiente e Sviluppo Economico</strong>, infatti, la norma sui bio-shopper, approvata dal consiglio dei ministri del 23 dicembre scorso non sarebbe “scomparsa”, ma avrebbe due – prossime – possibilità di “emersione”. La prima è che diventi oggetto di un emendamento del governo all&#8217;ex milleproroghe, la seconda – hanno spiegato le fonti del governo – “riposa sul fatto che ci sono 6 mesi di tempo per un decreto in materia”. Insomma, in un modo o nell&#8217;altro l’articolo che stabiliva i corretti parametri di dissolvenza nell&#8217;ambiente degli shopper vedrà la luce. Probabilmente quando si sarà trovata una soluzione anche per le industrie collegate alla produzione dei sacchetti. “Non esiste un obbligo comunitario che imponga la sostituzione dei sacchetti di plastica con quelli biodegradabili – ecco quello che diceva, non a caso, Bonsignori – ma solo una norma alla quale ci si può adeguare in modo volontario. Il fattoè che è a partire dalla seconda metà del 2010 è stata condotta una campagna mediatica fortissima contro questo prodotto, non so se le ragioni fossero politiche o elettorali, ma il ministero dell&#8217;Ambiente si è impuntato, anche se la sperimentazione necessaria per segnare il passaggio non è stata mai eseguita; ci sono oltre 4000 addetti del settore in cassa integrazione, ferie forzate e part time, ma occorre trovare subito una soluzione per non lasciare a casa molti lavoratori e mettere nei guai migliaia di famiglie”. E per trovare una soluzione si è aspettato l’ultimo tuffo?</p><p><em><strong>Da &#8220;Il Fatto Quotidiano&#8221; del 30/12/2012</strong></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/30/la-lobby-della-plastica-riesce-a-salvare-i-sacchetti/180718/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Le promesse elettorali e i brillanti di Berlusconi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/23/le-promesse-elettorali-e-i-brillanti-di-berlusconi/179498/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/23/le-promesse-elettorali-e-i-brillanti-di-berlusconi/179498/#comments</comments> <pubDate>Fri, 23 Dec 2011 09:18:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Sara Nicoli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Alberta Casellati]]></category> <category><![CDATA[angelino alfano]]></category> <category><![CDATA[Diana De Feo]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[Filippo Berselli]]></category> <category><![CDATA[Gaetano Quagliariello]]></category> <category><![CDATA[Maurizio Gasparri]]></category> <category><![CDATA[Natale]]></category> <category><![CDATA[pdl]]></category> <category><![CDATA[Sara Nicoli]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/23/le-promesse-elettorali-e-i-brillanti-di-b/179498/</guid> <description><![CDATA[Promesse e gioielli. Sono volati regali di spessore l&#8217;altra sera alla festa di auguri dei senatori del Pdl, tutti in piedi in un buffet a base di salumi e formaggi, di gran lunga più modesto di quello dell&#8217;anno scorso, sempre &#8220;attovagliato &#8221; nel salone dell&#8217;hotel Minerva di Roma, a due passi da Palazzo Madama, ma...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Promesse e gioielli. Sono volati regali di spessore l&#8217;altra sera alla festa di auguri dei<strong> senatori del Pdl</strong>, tutti in piedi in un buffet a base di salumi e formaggi, di gran lunga più modesto di quello dell&#8217;anno scorso, sempre &#8220;attovagliato &#8221; nel salone dell&#8217;hotel Minerva di Roma, a due passi da Palazzo Madama, ma d&#8217;altra parte meglio non ostentare troppo in tempi cupi.</p><p>Il <strong>Cavaliere</strong>, però, non ha badato a spese, né elettorali, né “brillanti”. E già. Il primo, pesante regalo è arrivato alla fine di un discorso di rito, facendo scrosciare un applauso più che spontaneo, addirittura entusiasta. È stato quando, davanti a <strong>Gasparri </strong>e <strong>Quagliariello</strong>, il capogruppo e il suo vice, al presidente della commissione Giustizia, un<strong> Filippo Berselli </strong>raffreddatissimo e agli ex ministri <strong>Nitto Palma</strong>, <strong>Sacconi </strong>e <strong>Matteoli</strong>, Berlusconi ha spronato le truppe a <em>“darsi da fare perché le elezioni sono alle porte e noi le vinceremo”</em>. Quindi si è spinto più in là: <em>“Dobbiamo cambiare la legge elettorale, certo, ma siccome voi siete stati tra quelli a me più fedeli, i più presenti e non mi avete mai tradito, posso promettere che sarete<strong> tutti riconfermati</strong>”</em>.</p><p>Una promessa di valore di certo ben più pesante degli orecchini griffati Recarlo con cui “il Presidente” aveva omaggiato le undici senatrici (non tutte presenti, a dire il vero). Un omaggio <em>“doveroso”</em> per chi <em>“unisce la bellezza all&#8217;intelligenza”</em>, si era allargato Roberto Centaro facendo il baciamano a <strong>Diana De Feo</strong>, più nota come signora Fede. Quest&#8217;anno Berlusconi ha voluto chiudere in bellezza il trittico della “parure Italia”, inaugurata nel 2009 con un ciondolo tricolore, proseguita con le fedine tricolori e terminata l&#8217;altra sera con gli orecchini tricolori, un piccolo <em>pendant </em>con rubino, diamanti e smeraldo. <em>“Li ha fatti fare apposta per noi”</em>, se li gingillava felice anche <strong>Alberta Casellati</strong>, <em>“ha fatto lo stesso dono anche alle deputate&#8230;”</em>. Meglio sorvolare sul costo finale dell&#8217;operazione, specie di questi tempi.</p><p>Ma, sorrisi natalizi di circostanza, l&#8217;atmosfera più sommessa del solito tradiva un sottofondo di pensieri preoccupati. Il Cavaliere aveva appena parlato di elezioni, ma nessuno – davvero nessuno – gli ha sentito dire che il candidato a Palazzo Chigi per il Pdl sarà <strong>Angelino Alfano</strong>. <em>“Ci sono le primarie da fare </em>– stigmatizzava Gaetano Quagliariello, tentando di svicolare – <em>è presto per mettere etichette o corone; il partito si dovrà esprimere liberamente&#8230;”</em>. Più sfuggente ancora Maurizio Gasparri: <em>“Parlarne ora mi sembra davvero prematuro&#8230;”</em>. C&#8217;è voluto Filippo Berselli, con la solita franchezza emiliana, a svelare che Alfano potrebbe<em> “anche restare a fare il segretario del partito, che è comunque un ruolo fondamentale, come figura di leader deve ancora lavorare molto&#8230;”</em>.</p><p>Insomma potrebbe<strong> ricandidarsi anche Berlusconi</strong>? <em>“Chissà, qualcuno vuole un ricambio generazionale, io faccio il tifo per Marina, ma se vogliamo sperare di vincere davvero, allora toccherà ancora al presidente di sacrificarsi&#8230;”</em>. Brutta aria per la carriera di Angelino Alfano. Nessuno, l&#8217;altra sera, pareva in vena di scommettere una lira bucata sul suo futuro di leader e premier del Pdl. Neppure – a ben guardare – lo stesso Cavaliere. Che ha continuato a dire per tutta la sera che <em>“dobbiamo rivincere le elezioni e ce la faremo”</em>. Ma non ha mai detto con chi&#8230;</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 23 dicembre 2011</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/23/le-promesse-elettorali-e-i-brillanti-di-berlusconi/179498/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Berlusconi si imbuca al Colle</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/21/berlusconi-si-imbuca-al-colle/179062/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/21/berlusconi-si-imbuca-al-colle/179062/#comments</comments> <pubDate>Wed, 21 Dec 2011 16:32:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Sara Nicoli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[alte cariche]]></category> <category><![CDATA[auguri]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[napolitano]]></category> <category><![CDATA[Natale]]></category> <category><![CDATA[Quirinale]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/21/berlusconi-si-imbuca-al-colle/179062/</guid> <description><![CDATA[Difficile perdere la sana abitudine alla brutta figura. E ancor più riuscire ad avere la meglio su quella endemica cafoneria che è sempre stata, d’altra parte, la sua cifra nel mondo. Insomma, anche ieri il Cavaliere ci ha stupito. Al Quirinale, era appena cominciata la tradizionale cerimonia per gli auguri del presidente della Repubblica alle...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Difficile perdere la sana abitudine alla brutta figura. E ancor più riuscire ad avere la meglio su quella endemica cafoneria che è sempre stata, d’altra parte, <strong>la sua cifra nel mondo</strong>.<br /> Insomma, anche ieri il<strong> Cavaliere</strong> ci ha stupito.</p><p>Al Quirinale, era appena cominciata la tradizionale cerimonia per gli auguri del presidente della Repubblica alle alte cariche dello Stato e ormai tutti avevano preso posto alla spicciolata. Così, mentre in sala i tanti politici e le varie autorità attendevano pazienti l’arrivo di <strong>Giorgio Napolitano</strong>, il posto in prima fila riservato a Silvio Berlusconi appariva vuoto. Fino all’ultimo minuto. Che cos’era successo? Sorpresa: a pochi minuti dall’ingresso in sala del capo dello Stato, Berlusconi ha fatto capolino dalla porta d’ingresso delle più alte cariche dello Stato e non dalle porte laterali da cui entravano tutti gli altri, dai segretari di partito in giù, insomma, da dove doveva entrare <strong>anche lui</strong>.</p><p>Ma il bello è venuto poco dopo. Quando si è aperta la porta vicina al podio degli oratori e hanno fatto ingresso Napolitano, i presidenti delle Camere Fini e Schifani e il premier Mario Monti. <strong>E Berlusconi</strong>. Scenetta: i quattro (presidenti delle Camere più Monti) che si dirigono verso il podio, il Cavaliere, come sempre con un<strong> bel sorrisone stampato</strong> in faccia, è entrato piano, ha stretto alcune mani, ha scambiato due battute e poi, finalmente, ha preso posto in prima fila. E dove è parso e piaciuto a lui, ovvero non vicino al ministro Corrado Passera, come assegnato, ma accanto al titolare dell&#8217;Agricoltura Mario Catania. Quindi, mentre Napolitano pronunciava parole gravi anche nei suoi confronti (“con Berlusconi la sostenibilità, anche internazionale era al limite&#8230;”) lo si poteva ammirare non certo assorto o pensieroso, bensì <strong>profondamente addormentato</strong> come da tradizione negli appuntamenti ufficiali sotto lo sguardo imbarazzato dell’intero arco costituzionale. Capo dello Stato compreso, ovviamente.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 21 Dicembre 2011</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/21/berlusconi-si-imbuca-al-colle/179062/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Monti rischia di non arrivare al 2013 e accelera: in arrivo manovra da 40 miliardi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/18/governo-rischia-arrivare-2013-accelera-monti-prepara-nuova-manovra-miliardi/178410/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/18/governo-rischia-arrivare-2013-accelera-monti-prepara-nuova-manovra-miliardi/178410/#comments</comments> <pubDate>Sun, 18 Dec 2011 08:50:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Sara Nicoli</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[bot]]></category> <category><![CDATA[Btp]]></category> <category><![CDATA[debito pubblico]]></category> <category><![CDATA[dismissioni]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[liberalizzazioni]]></category> <category><![CDATA[manovra]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[napolitano]]></category> <category><![CDATA[patrimonio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=178410</guid> <description><![CDATA[La manovra sarà legge il prossimo 23 dicembre, antivigilia di Natale. Ma subito dopo le vacanze (le Camere riapriranno dopo il 10 gennaio) per il governo Monti si tratterà di mettere subito mano a quello che questa manovra non è riuscita a concludere: liberalizzazioni, riforma del lavoro, tagli alla casta, eventuale patrimoniale. Misure che saranno...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/manovra_interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-175271" title="manovra_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/manovra_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>La manovra sarà legge il prossimo 23 dicembre, antivigilia di Natale. Ma subito dopo le vacanze (le Camere riapriranno dopo il 10 gennaio) per il governo Monti si tratterà di mettere subito mano a quello che questa manovra non è riuscita a concludere: liberalizzazioni, riforma del lavoro, tagli alla casta, eventuale patrimoniale. Misure che saranno contenute in provvedimenti distinti, in modo da poter avviare, in molti casi, una concertazione profonda con le parti coinvolte, evitando il più possibile strappi o movimenti tellurici a livello politico. Altro, però, è quello che preoccupa il governo (e il Quirinale). La maggioranza che sostiene l’esecutivo, come si è visto nel voto alla Camera di venerdì, è tutt’altro che solida. Le minacce, per niente velate, che arrivano dal Pdl così come da Di Pietro, non fanno intravedere un tranquillo proseguimento dell’opera di Monti fino a fine legislatura. E Monti lo sa.</p><p>SUPER MANOVRA ENTRO APRILE &#8211; Così l’altro giorno al Quirinale, il Presidente del Consiglio si sarebbe lasciato andare ad uno sconcertato “così non si va avanti”, subito rintuzzato da Napolitano con un “allora facciamo presto”. Ecco, per mettere davvero in salvo i conti italiani prima di una (prossima) campagna elettorale che si annuncia senza esclusione di colpi bisognerà fare ancora qualche passo importante sul fronte economico. A quanto si apprende, allo studio dei tecnici del ministero dell’Economia (ma anche sotto la lente dell’intero governo, seppur per fasce diverse a seconda delle competenze) ci sarebbe una nuova manovra economica da fare entro fine aprile, prima della celebrazione di un’importante asta dei bot. La cifra che viene sussurrata nei corridoi dei palazzi della politica è raggelante: 40 miliardi di euro. Difficile pensare dove potrà essere individuata questa cifra, viste anche le resistenze della politica (e la minaccia di Berlusconi di “staccare la spina al governo a fine gennaio”, almeno secondo quanto raccontato da Nucara e Rotondi), ma la priorità di Monti sembra quella di rispondere appieno almeno ad uno dei punti contenuti nella lettera inviata dalla Bce al governo Berlusconi a fine luglio scorso e mai ritirata: abbassare il più possibile il debito pubblico.</p><p>CHIUDERE LA VORAGINE-DEBITO PUBBLICO &#8211; A ottobre la voragine del debito pubblico italiano ha raggiunto quota 1.909,192 miliardi di euro, oltre il 120% del Pil, comunque il doppio di quanto previsto in ogni trattato europeo.  Dunque, archiviata la manovra, che è servita &#8211; secondo i tecnici del ministero del Tesoro – a “pagare almeno una parte degli interessi”, per il governo Monti si apre,quindi, la prima vera sfida. E&#8217; un imperativo a cui l&#8217;Italia non può fuggire e nel governo si punta ad una riduzione graduale del 10, massimo 20%, il modo da raggiungere quota 100% del Pil. Un obiettivo ambizioso, che necessita della raccolta di una cifra enorme. La stessa, a detta dei tecnici del Tesoro, che si sarebbe potuta ottenere attraverso una massiccia patrimoniale unita ad una Tobin Tax di altrettante, robuste, proporzioni. Il problema è che entrambe le misure sono impossibili da varare nella composizione politica dell&#8217;attuale Parlamento. In poche parole: la maggioranza (ora costituita da Pdl, Terzo Polo e Pd) una patrimoniale davvero incisiva non la voterà mai. Nel Pdl la convinzione è granitica, in zona Casini e Bersani molto meno, ma comunque il governo si troverebbe con numeri troppo traballanti. E anche la minaccia della Tobin Tax, sventolata l&#8217;altro giorno da Monti durante la seduta fiume al Senato della scorsa settimana, è sembrato più un modo per intimorire le forze politiche piuttosto che un&#8217;idea concreta da perseguire. D&#8217;altra parte Monti, sempre a palazzo Madama parlando con i suoi, si era lamentato del fatto che “con queste forze politiche il dialogo è praticamente impossibile, facciamo quello che possiamo, ma non so fino a che punto potremo arrivare”.</p><p>IMMOBILI DELLO STATO IN VENDITA &#8211; Di certo, Monti non mollerà comunque l&#8217;idea di “salvare l&#8217;Italia”, anche a costo di imporre nuove misure fortemente impopolari. E una è in fase di progettazione. Tra marzo e aprile (ovvero prima dell&#8217;ultima asta dei titoli nazionali) gli italiani potrebbero essere chiamati ad anticipare gli incassi delle complesse dismissioni e alienazioni degli immobili pubblici. Sulla carta è anche previsto un rimborso da parte dello Stato o una detrazione della cifra sborsata. Si sta parlando, ovviamente, di qualcosa che, al momento, è nella prima fase di elaborazione, visto che mai prima si è anche solo ipotizzato una dismissione su così ampia scala del patrimonio pubblico così come, invece, sarà necessario fare nel prossimo futuro. E in una situazione di forte crisi economica che potrebbe non garantire allo Stato la possibilità di “vendere bene” gli immobili per mancanza di liquidità generale. Si sta parlando, comunque, di oltre 543 mila unità immobiliari di proprietà dello Stato, per oltre 222 milioni di metri quadrati, per un valore che oscilla tra 239 e 319 miliardi di euro. A questi vanno aggiunti 776 terreni, per oltre 13 miliardi di metri quadrati, che valgono tra gli 11 e i 49 miliardi (le stime sono della commissione Finanze della Camera) e che però non si sa se verranno messi all&#8217;incanto come gli immobili. La cifra che, infatti, ipotizzavano fonti governative come possibile “introito” si aggira sui 400 miliardi di euro.</p><p>FARE CASSA SUBITO CON I SOLDI DEGLI ITALIANI &#8211; Ecco, dunque, l&#8217;idea di creare un percorso che consentirebbe sempre allo Stato di mettere subito questa cifra a bilancio per l&#8217;abbassamento del debito pubblico in attesa di fare davvero “cassa” con le vendite all&#8217;incanto degli immobili. Nella pratica: verrebbero chiesti ai cittadini appartenenti ad una determinata fascia di reddito (si sta parlando di quelli medio alti) di “prestare” allo Stato una cifra (probabilmente corrispondente ad una percentuale sul reddito lordo) che sempre lo Stato assicurerebbe attraverso la creazione di un apposito Fondo della Cassa Depositi e Prestiti e all&#8217;emissione di una sorta di “cambiale” che poi potrà essere utilizzata o con finalità di sgravi fiscali oppure per riottenere la cifra sborsata (con un minimo d&#8217;interesse) come se si incassasse un qualsiasi altro titolo di Stato. Si parla – a quanto si apprende – di cifre piuttosto modeste che, però, spalmate su una fascia di italiani sicuramente ampia, potrebbero consentire di raggiungere l&#8217;obiettivo. E&#8217; chiaro che la misura fiscale che verrà utilizzata e il meccanismo che il governo vorrebbe creare per rispondere all&#8217;Europa, anche sotto il profilo dell&#8217;abbattimento del debito, sono allo studio di fattibilità da parte di più ministeri coinvolti, ma è anche vero “che altro modo per raccogliere denaro e abbassare il debito – ragionava ad alta voce ieri alla Camera una fonte vicina al ministro Passera – non c&#8217;è; ci si deve inventare per forza qualcosa”. La sensazione è che Monti sia intenzionato a provare tutto pur di portare a termine questa partita. Anche nella consapevolezza che nessuno dei suoi predecessori è mai riuscito in nulla del genere. Almeno non per il bene dell&#8217;Italia.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/18/governo-rischia-arrivare-2013-accelera-monti-prepara-nuova-manovra-miliardi/178410/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>226</slash:comments> </item> <item><title>Moglie, cognata, cognato della moglie, nipote e tata della figlia: in Rai è famiglia Comanducci</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/12/solo-minzolini-dalla-struttura-delta-alla-famiglia-comanducci-casa-berlusconi/176858/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/12/solo-minzolini-dalla-struttura-delta-alla-famiglia-comanducci-casa-berlusconi/176858/#comments</comments> <pubDate>Mon, 12 Dec 2011 08:01:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Sara Nicoli</dc:creator> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Agostino Saccà]]></category> <category><![CDATA[Augusto Minzolini]]></category> <category><![CDATA[Barbara Palmieri]]></category> <category><![CDATA[Claudio Cappon]]></category> <category><![CDATA[Clemente Mimun]]></category> <category><![CDATA[Flavio Cattaneo]]></category> <category><![CDATA[Gianfranco Comanducci]]></category> <category><![CDATA[Rai]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Sipra]]></category> <category><![CDATA[Tg1]]></category> <category><![CDATA[viale mazzini]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=176858</guid> <description><![CDATA[Non solo Minzo. 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Alla vigilia della soluzione del &#8220;caso <em>Tg1</em>&#8220;, in Rai si fanno nuovamente i conti di quanto i costi della politica abbiano gravato, negli anni, sui bilanci dell&#8217;azienda. <strong>Minzolini</strong> – è noto – resterà in Rai nonostante il &#8220;licenziamento&#8221; dalla poltrona più alta del <em>Tg1 </em>perché è stato assunto con la qualifica di caporedattore con funzioni di direttore, dunque non può essere allontanato dall&#8217;azienda come lo sarebbe stato se avesse avuto, invece, il contratto da direttore e basta. La Rai, quindi, si terrà Minzolini fino alla pensione, a 550 mila euro l&#8217;anno più benefit.</p><p>Ma il &#8220;direttorissimo&#8221;, come lo ha sempre chiamato il <strong>Cavaliere</strong>, in fondo è solo la punta dell&#8217;iceberg. Sono anni che i berlusconiani in Rai gravano in modo pesantissimo sui bilanci aziendali. Ce n&#8217;è uno che vale più di cento, in particolare, ed è ormai prossimo alla pensione, ma con speranze di rientrare direttamente al settimo piano di <strong>viale Mazzini</strong> come consigliere del prossimo cda. E&#8217; <strong>Gianfranco Comanducci</strong>, vice direttore generale per gli acquisti e lo sviluppo commerciale, uomo di <strong>Previti </strong>in Rai, che nel corso degli anni non solo ha &#8220;blindato&#8221; contrattualmente ed economicamente i &#8220;famigli&#8221; del Cavaliere in azienda, ma ha anche provveduto mettere al sicuro se stesso e i suoi affetti più cari, dalla moglie fino alla tata della figlia.</p><p>Ebbene, Comanducci (assunto in Rai come annunciatore, più volte sull&#8217;orlo del licenziamento per il modo disinvolto con cui ha sempre svolto il suo mestiere fin dagli esordi) ha scalato i vertici Rai solo per meriti politici. Il momento più alto del suo &#8220;mandato&#8221; è stato durante l&#8217;era della direzione generale di <strong>Flavio Cattaneo</strong> (2003 al 2006) quando, come direttore Risorse Umane, mise a posto un sacco di posizioni di amici. E anche familiari.</p><p>Stiamo parlando di una vera &#8220;dinasty&#8221; Rai che si è dipanata nel corso degli anni, sotto gli occhi di tutti ma senza che nessuno in Rai gridasse allo scandalo. Ora, però, visti i conti sempre più magri dell&#8217;azienda, pare che il clima intorno a questi potentati stia cambiando. Comanducci, dunque. Si parte dalla moglie,<strong> Anna Maria Callini</strong>, nominata dirigente in azienda nonostante il parere contrario dell&#8217;allora direttore generale <strong>Claudio Cappon</strong>. Si passa per la cognata (sorella della moglie, <strong>Ida Callini</strong>), promossa funzionario proprio dell&#8217;uffico Risorse Umane, da pochi mesi in pensione, e per il cognato della moglie (<strong>Claudio Callini</strong>) assunto come tecnico e poi passato in un batter d&#8217;occhio a cineoperatore giornalista a tutti gli effetti; un salto di retribuzione di oltre il 40 per cento. E si arriva alla nipote (figlia della sorella), che per superare una regola Rai che blocca l&#8217;assunzione ai figli dei dipendenti, è stata presa nella consociata per la pubblicità <strong>Sipra</strong>. Dove – e qui si tocca veramente il punto più alto – c&#8217;è stata una new entry davvero fenomenale: alla direzione Sipra è stata presa anche una signora di buone speranze (<strong>Barbara Palmieri</strong>). Che non aveva particolari qualità se non quella di essere stata la &#8220;tata&#8221; della figlia.</p><p>Comanducci, insomma, è un vicedirettore generale Rai che negli anni ha saputo ottimizzare nel modo &#8220;migliore&#8221; il proprio potere di fonte politica in azienda. Padrone indiscusso anche del &#8220;Circolo sportivo dei dipendenti Rai&#8221;, un gioiello sul <strong>Tevere</strong>, che ha trasformato in un luogo quasi esclusivo. Poco prima che Cattaneo lasciasse la Rai, Comanducci provvide a blindare (economicamente) le posizioni di alcuni degli uomini i cui nomi sarebbero poi finiti in un&#8217;indagine della magistratura di Milano sul crac Hdc.</p><p>Si tratta del gruppo di persone poi ribattezzati dalla stampa &#8220;struttura Delta&#8221;, che è stata smantellata, ma solo in apparenza. Ebbene, nel 2005 Flavio Cattaneo lasciò viale Mazzini per diventare amministratore delegato di <strong>Terna</strong>, poco prima della vittoria di <strong>Prodi </strong>alle elezioni del 2006. Ad un  passo dall&#8217;uscio della direzione generale Rai, Comanducci fece firmare a Cattaneo una serie di lettere indirizzate a <strong>Clemente Mimun</strong>, allora direttore del Tg1, <strong>Fabrizio Del Noce</strong><strong>,</strong><strong> Deborah Bergamini, Francesco Pionati</strong> e <strong>Carlo Nardello</strong>. Nelle lettere c&#8217;era scritto che, in caso di &#8220;cambio di ruolo&#8221; all&#8217;interno dell&#8217;azienda (un passaggio di direzione o altro, per intendersi), quest&#8217;ultima avrebbe dovuto pagare a ciascuno di loro, a titolo &#8220;di indennizzo&#8221;, ben 36 mensilità, tre anni di stipendio. Cifre, ovviamente, molto alte considerati i livelli di stipendio dei dirigenti in questione, che avrebbero reso – questa era l&#8217;obiettivo di Comanducci su ordine di Berlusconi – inamovibili gli &#8220;uomini Delta&#8221; all&#8217;interno di strutture chiave come, appunto, il <em>Tg1 </em>oppure la fiction (Del Noce) o il marketing strategico (Bergamini). Con le elezioni, Pionati e Bergamini sono finiti in Parlamento, Del Noce è ancora alla fiction, Nardello è stato nominato solo pochi giorni fa allo Sviluppo Strategico ed è il dirigente più pagato della Rai (la Corte dei Conti ha minacciato di comminare multe all&#8217;azienda se non fosse stato ricollocato dopo la chiusura di <strong>Raitrade</strong>, dove era amministratore delegato). Quanto a Clemente Mimun, prima di lasciare la Rai per <strong>Mediaset</strong>, il direttore del <em>Tg5 </em>fece valere la lettera firmata da Cattaneo, ma il nuovo direttore generale Cappon si rifiutò di riconoscerla, tanto che è ancora in corso un contenzionso tra Rai e Mimun dove &#8220;ballano&#8221; più di due milioni di euro.</p><p>Tirando le somme, la Rai negli anni ha fatto fronte ad esborsi economici pazzeschi per coprire veri e propri &#8220;<strong>mandarinati</strong>&#8221; di stretta osservanza politica, ma soprattutto per pagare dirigenti che mai, neanche per caso, hanno perseguito il bene aziendale ma solo ed esclusivamente il proprio tornaconto personale e del proprio dante causa nel Palazzo. <strong>Minzolini</strong>, quindi, è solo l&#8217;ultimo di una lunga serie. Ma anche lui, come gli altri, resterà in Rai fino alla pensione. A meno non sia la <strong>Rai</strong>, stavolta, a chiudere i battenti prima di quel tempo.</p><p><strong>articolo modificato da redazioneweb alle ore 20</strong></p><p><span style="color: #ff0000;">RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO LA PRECISAZIONE DI DEBORAH BERGAMINI</span></p><p>Gentile Direttore,</p><p>l’articolo a firma di Sara Nicoli, pubblicato oggi sul sito del Fatto Quotidiano Online, contiene alcune falsità che mi chiamano in causa. La prego pertanto di ospitare queste mie righe affinchè mi sia consentito tornare ancora una volta su questioni relative al mio trascorso rapporto lavorativo con la Rai. Vorrei precisare quanto segue:</p><p>1)      Non ho mai ricevuto alcuna lettera da parte dell’allora Direttore Generale della Rai Flavio Cattaneo destinata a “blindare (economicamente)” la mia posizione dirigenziale in Rai;</p><p>2)      Non sono mai stata al centro di alcuna indagine della magistratura di Napoli in cui è stato coinvolto Agostino Saccà;</p><p>3)      Non è mai esistita alcuna Struttura Delta, che, come per moltissime altre cose, è parto esclusivo della fantasia “investigativa” di uno specifico quotidiano.</p><p>Secondo me dovreste verificare le cose che scrivete, lo dico per la qualità della vostra copiosa produzione editoriale. Magari, se vi serve qualche informazione, chiamatemi senza problemi.</p><p>Cordiali saluti,</p><p><strong>Deborah Bergamini</strong></p><p><em>La replica di Sara Nicoli</em></p><p>Gentile onorevole Bergamini, prendiamo atto volentieri  del fatto che lei non ha ricevuto, come  altri berlusconiani in Rai, alcuna lettera dal direttore Cattaneo.  Probabilmente perché lei è stata la prima della cosiddetta &#8220;struttura Delta&#8221; (il copyright non è come lei ricorda del Fatto Quotidiano) a lasciare la Rai in seguito allo scandalo intercettazioni Hdc scoppiato nel novembre 2007 &#8211; i fatti risalivano al 2005.  Il 30 novembre del 2007 infatti la Rai, in attesa di chiarimenti, <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2007/11/30/rai-mediaset-bergamini-sospesa.html" target="_blank">decise di sospenderla  dalla Direzione del Marketing Strategico</a>. Una sospensione  contestata, con tanto di minaccia di causa contro, la Rai che si è poi risolta con un divorzio consensuale, sulla base di un accordo di cui si ignorano i contenuti economici . <a href="http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/06/29/news/la_struttura_delta_in_rai-17637869/" target="_blank">Il nome  &#8220;struttura Delta&#8221;</a>, come lei ricorda, è poi stato per la prima volta utilizzato da Repubblica e poi ripreso da quasi tutti i quotidiani per indicare una sorta di team che  all&#8217;interno della Rai agiva a volte accordandosi con la concorrenza</p><p><strong>Sara Nicoli </strong></p><p><em>La controreplica di Deborah Bergamini</em></p><p>Gentile signora Nicoli,</p><p>mi rendo conto che quando, magari per la fretta, si scrivono cose false e non si vuole ammetterlo né tantomeno scusarsi, diventa impervio il cammino per mantenere il punto ed essere allo stesso tempo congruenti. Lei dice che probabilmente non ho ricevuto, come altri, una presunta lettera di Cattaneo nel 2005 perché ho lasciato la Rai dopo lo scandalo intercettazioni avvenuto a fine 2007. Va bene che la posta interna di Viale Mazzini è un pò lenta, ma non le pare di esagerare? E&#8217; ovvia la sua intenzione di richiamare una vicenda che nulla ha a che fare con quella in oggetto, in modo da generare confusione in più. Dopodichè, lei richiama molto correttamente la conclusione del mio rapporto professionale con la Rai, compreso l&#8217;accordo di cui si ignorano i contenuti economici, come è giusto che sia (e meglio così perché temo che rimarreste molto molto delusi). Infine preciso che non ho mai attribuito il copyright del nome Struttura Delta al Fatto, ho solo citato &#8220;uno specifico quotidiano&#8221;, e mi riferivo ovviamente a Repubblica. Legga meglio.</p><p>Cordiali saluti, <strong>Deborah Bergamini</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/12/solo-minzolini-dalla-struttura-delta-alla-famiglia-comanducci-casa-berlusconi/176858/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>158</slash:comments> </item> <item><title>Il Governo dice no all&#8217;accordo con la SvizzeraLa lotta all&#8217;evasione fiscale si ferma al confine</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/07/evasione-fiscale/175963/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/07/evasione-fiscale/175963/#comments</comments> <pubDate>Wed, 07 Dec 2011 18:49:21 +0000</pubDate> <dc:creator>Sara Nicoli</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Agenzia delle Entrate]]></category> <category><![CDATA[Donadi]]></category> <category><![CDATA[evasione fiscale]]></category> <category><![CDATA[fisco]]></category> <category><![CDATA[Giarda]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=175963</guid> <description><![CDATA[E la lotta alla grande evasione fiscale? In Svizzera, secondo le stime del Tesoro, ma anche dell&#8217;Agenzia delle Entrate, sarebbero presenti oltre 100 miliardi di euro “italiani” nascosti nelle banche. Capitali evasi al fisco italiano che solo attraverso un accordo con il governo elvetico (sulla falsa riga di quelli già siglati da Inghilterra e Germania)...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E la lotta alla grande evasione fiscale? In Svizzera, secondo le stime del Tesoro, ma anche dell&#8217;Agenzia delle Entrate, sarebbero presenti oltre 100 miliardi di euro “italiani” nascosti nelle banche. Capitali evasi al fisco italiano che solo attraverso un accordo con il governo elvetico (sulla falsa riga di quelli già siglati da Inghilterra e Germania) potrebbero comunque fruttare all&#8217;Erario svariati miliardi sotto forma di “tassa” pagata all&#8217;Italia dagli evasori stessi. Perché, dunque, non tentare anche in Italia questo percorso? Lo ha chiesto <strong>Massimo Donadi </strong>dell&#8217;Idv con un&#8217;interrogazione al governo guidato da <strong>Mario Monti</strong> che della lotta all&#8217;evasione, almeno a parole, sembra voler fare uno dei suoi punti di forza. Ma almeno, non su questo fronte.</p><p>Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, <strong>Piero Giarda</strong>, ha infatti risposto (durante il question time alla Camera) che no, di trattare con la Svizzera non se ne parla proprio. Motivo? Gli accordi firmati dall&#8217;autorità elvetiche con Germania e Regno Unito non rientrano nella tipologia delle convenzioni sul risparmio, &#8220;ma sono basati su di una sanatoria o condono per il periodo pregresso mediante l&#8217;applicazione di una imposta una tantum ai valori mobiliari non tassati nei paesi di residenza dei contribuenti e collocati in Svizzera&#8221;. Inoltre, quegli accordi consentono “il mantenimento del segreto bancario in Svizzera”, cosa che “sta sollevando critiche e perplessità”. Comunque, in un momento di crisi come questo, ogni tentativo di aumentare il gettito fiscale andrebbe perseguito e, invece, ancora no.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/z3A7Axrg17k" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Perché gli accordi siglati da Germania e Regno Unito non sarebbero “in linea con lo standard richiesto dall&#8217;Ocse in materia di trasparenza fiscale e di scambio di informazioni; in sede Ocse è atteso per altro prossimamente l&#8217;esame dei due accordi in questione&#8221;. Conclusione di Giarda: “Le somme che le banche svizzere anticiperebbero a titolo di acconto alla Germania non sarebbero pagate immediatamente, ma soltanto successivamente all&#8217;entrata in vigore dell&#8217;accordo prevista per il 2013&#8243;. Spiegazioni respinte al mittente dall&#8217;Idv perché piuttosto fragili. In particolare da <strong>Massimo Donadi</strong>. &#8220;Questa spiegazione dimostra che il governo protegge capitali di evasori, mafiosi e criminali ed è di una gravità sconvolgente. E dispiace sottolineare che si tratta della risposta dello stesso Monti, solo illustrata dal ministro Giarda”.</p><p>“Di fronte alla disponibilità della Svizzera a stipulare un accordo per la tassazione dei capitali illegalmente esportati, accordo già fatto con Inghilterra e Germania _ ha proseguito Donadi &#8211; il governo italiano fa un passo indietro e rinuncia a 14 o 15 miliardi di euro trincerandosi dietro l&#8217;argomentazione di improbabili e risibili difficoltà che potrebbero essere sollevate dall&#8217;Unione Europe; è semplicemente indecente”. Ad agosto scorso, l&#8217;ex ministro dell&#8217;Economia <strong>Giulio Tremonti</strong> sottopose a <strong>Silvio Berlusconi</strong> la possibilità di stipulare con la Svizzera un accordo simile a quello siglato da Germania e Gran Bretagna, proprio per scovare gli evasori che non avevano neppure tentato il rientro in Italia attraverso lo scudo fiscale. Il Cavaliere, all&#8217;epoca, rispose fermamente di no, non adducendo, però, alcuna scusa “europea”, ma semplicemente pregando Tremonti di soprassedere. Monti, fino a oggi, ha garantito una continuità.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/07/evasione-fiscale/175963/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>165</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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