<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Silvia D’Onghia</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/sdonghia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Villa Adriana: sfregio al patrimonio dell&#8217;Unesco</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/24/villa-adriana-sfregio-patrimonio-dellunesco/240094/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/24/villa-adriana-sfregio-patrimonio-dellunesco/240094/#comments</comments> <pubDate>Thu, 24 May 2012 08:41:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia D’Onghia</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Corcolle]]></category> <category><![CDATA[discarica]]></category> <category><![CDATA[patrimonio Unesco]]></category> <category><![CDATA[Villa Adriana]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=240094</guid> <description><![CDATA[Sempre dritti per il Canòpo, a sinistra per le Grandi terme e il palazzo residenziale, per la discarica invece in fondo a destra. Chissà se tra qualche anno le guide di Villa Adriana daranno questo tipo di indicazione, magari col naso tappato per evitare di respirare la puzza. E chissà cosa avrebbe detto il grande...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>Sempre dritti per il Canòpo, a sinistra per le Grandi terme e il palazzo residenziale, <strong>per la discarica invece in fondo a destra</strong>. Chissà se tra qualche anno le guide di Villa Adriana daranno questo tipo di indicazione, magari col naso tappato per evitare di respirare la puzza.</div><p>E chissà cosa avrebbe detto il grande imperatore nel vedere che dal luogo da lui più amato sulla faccia della terra si scorgeranno – <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/23/rifiuti-monti-dice-corcolle-governo-spacca-rivolta-villa-adriana/239872/" target="_blank">qualora la decisione dovesse essere confermata</a> – montagne di immondizia accanto all’incredibile distesa di Roma. Rifiuti ed eternità, a poche centinaia di metri gli uni dall’altra. Evidentemente a distruggere il patrimonio mondiale dell’Unesco non bastavano incuria e mancanza di fondi, tagli ai beni archeologici e abbandono. Se i rifiuti ci saranno, e con loro la puzza insopportabile (chi abita vicino a Malagrotta può confermarlo), i pochi turisti stranieri che oggi visitano Villa Adriana di certo sceglieranno altri siti. E <strong>l’ultima dimora dell’imperatore romano</strong> morirà definitivamente. Si tornerà alla tarda antichità, quando la Villa fu usata come enorme cava di mattoni e marmi per la costruzione della vicina città di Tivoli. Già adesso, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/12/tivoli-pericolo-crollo-villa-adriana-rischia-fine-pompei/227472/" target="_blank">come <em>il Fatto</em> ha documentato</a>, l’area archeologica – vasta più di Pompei – versa in quasi totale stato di abbandono, con volte e muri pericolanti, accessi interdetti e mosaici lasciati marcire sotto la pioggia. Le Piccole terme sono chiuse, ogni camminamento sotterraneo è vietato (persino il portico sotto la Peschiera, volte affrescate e incisioni storiche come la firma dell’architetto Piranesi). Il Teatro marittimo, una piccola villa isolata da un canale circolare, è diventata dimora tranquilla per le tartarughe. Eppure Villa Adriana , inserita nel 1999 nell’elenco dei <strong>patrimoni mondiali dell’Unesco</strong>, è definita come uno “straordinario complesso di costruzioni, non ancora sufficientemente studiato” da Ranuccio Bianchi Bandinelli nel suo testo sull’archeologia romana che si studia all’università. “Lavoro qui da nove anni e quel muretto l’ho sempre visto crollato”, spiegano le guide davanti ai turisti increduli.</p><p>Così come “increduli e indignati” si dicono i comitati di quartiere, che ora chiedono una mobilitazione istituzionale da parte di tutte le forze politiche contrarie alla discarica. E se la direttrice di Villa Adriana, <strong>Benedetta Adembri</strong>, non vuole commentare la direzione in cui sta andando il governo, Gianni Innocenti sa bene cosa dire: “La discarica potrebbe essere esiziale anche per il complesso archeologico. Sappiamo bene che non sarà provvisoria perché prevede un investimento, da parte dello Stato, pari a quello per i terremotati”. Eppure il Prefetto Pecoraro vuole andare avanti a tutti i costi. “È l’unico sito a non essere di Cerroni (il proprietario di Mala-grotta, ndr). Evidentemente si vuole togliere a Cerroni una larga fetta del giro d’affari, visto che il piano rifiuti prevede di andare avanti con le discariche ancora per molti anni”. “Ricordo che tra meno di un mese l’Unesco ha messo all’ordine del giorno la possibilità di <strong>togliere il prestigioso sigillo</strong> a Villa Adriana nel caso la discarica venisse aperta”, spiega il principe Urbano Barberini annunciando una “protesta bianca”, una campagna internazionale di stampa per salvare il luogo più amato dall’imperatore.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 24 maggio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/24/villa-adriana-sfregio-patrimonio-dellunesco/240094/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La storia di Emma: &#8220;Sono malata, volevo un figlio. Ma ci hanno lasciati soli&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/storia-emma-volevamo-figlio-hanno-lasciati-soli/234174/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/storia-emma-volevamo-figlio-hanno-lasciati-soli/234174/#comments</comments> <pubDate>Tue, 22 May 2012 17:50:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia D’Onghia</dc:creator> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Cerco Un Bimbo]]></category> <category><![CDATA[fecondazione assistita]]></category> <category><![CDATA[legge 40]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=234174</guid> <description><![CDATA[ Mi hanno detto che l’unica possibilità per avere un bambino era con la fecondazione eterologa proprio nei giorni in cui veniva varata la Legge 40. Da allora non ho mai smesso di combattere”. Emma (il nome è di fantasia) è una donna di 39 anni, da 23 sta con lo stesso uomo, da 11 ha...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p> Mi hanno detto che l’unica possibilità per avere un bambino era con la fecondazione eterologa proprio nei giorni in cui veniva varata la Legge 40. Da allora non ho mai smesso di combattere”. <strong>Emma</strong> (il nome è di fantasia) è una donna di 39 anni, da 23 sta con lo stesso uomo, da 11 ha rinunciato all’idea di poter concepire un bambino in modo naturale. “Sono affetta da endometriosi – racconta al <em>Fatto</em> – dopo il primo intervento, a 28 anni, mi hanno dato sei mesi di tempo per provare a diventare mamma. Ma poi mi è venuta la menopausa precoce. Ce la vede lei una ragazza di quell’età già in menopausa? Perciò quando la gente dice ‘vogliono fare l’eterologa perchè sono anziane’ mi viene da ridere”. Addio concepimento, addio fecondazione omologa. L’unica strada a quel punto era l’ovo-donazione.</p><p>“Il percorso mentale è stato lungo – prosegue Emma – ci pensi, ci ripensi, passi le nottate in bianco, piangi. Non è facile abituarsi all’idea. Dopo sette-otto mesi, poiché il desiderio era ancora troppo forte, io e mio marito abbiamo deciso di andare all’estero. Siamo stati quattro volte in <strong>Spagna</strong>, a Granada, abbiamo speso quasi 30mila euro tra viaggi e iter medico. Una volta sono rimasta incinta, ma poi purtroppo l’ho perso”. Chiunque si sarebbe arreso a quel punto. Non Emma, che ha fatto della “libera scelta di una coppia” una battaglia di vita. Il suo ricorso contro il divieto di fecondazione eterologa in Italia sarà valutato dopo il pronunciamento della Consulta.</p><p>“Se c’è una cosa che mi ha fatto male più delle altre? – conclude Emma – Potrei raccontarne a decine. Quello che mi ha colpito, però, in questo lungo e doloroso percorso, è che io e mio marito abbiamo perso gli amici. Si sono tutti allontanati. Man mano che loro avevano figli naturali e noi invece ci ostinavamo a parlare dei nostri tentativi, hanno cominciato a evitarci. Evidentemente il dolore degli altri fa paura. Solo i nostri familiari più stretti hanno capito. La gente mi diceva ‘ma perché non lo adottate’, ‘vi ostinate a volere un figlio con gli occhi azzurri’. E non parlo soltanto dei cattolici, anzi, molti cattolici sono arrabbiati con la Chiesa per queste chiusure. Parlo di gente laica, di sinistra. Le mie nuove amiche sono le donne dell’associazione Cub, Cerco un bimbo. Insieme con loro, cerchiamo di diffondere informazioni e dare sostegno. Se mi sono pentita? Mai. Rifarei tutto dall’inizio”.</p><p>&nbsp;</p><p><span style="color: #c4161c;"><strong>IL &#8220;TURISMO PROCREATIVO&#8221;, DALLA SPAGNA ALLA SVIZZERA</strong></span></p><p>Lo chiamano turismo procreativo. Più semplicemente è la fuga all’estero delle coppie che ricorrono alla fecondazione eterologa. Molti Paesi europei la consentono, con procedure variabili. La Spagna è la meta preferita degli italiani, con cliniche a Madrid, Barcellona, Granada e Valencia. La legislazione permette sia la donazione di gameti, sia quella di embrioni. Anche alle single e alle omosessuali. In Svizzera è consentita la donazione solo per il seme e solo alle coppie sposate, a Lugano, Locarno e Bellinzona. Nella Repubblica Ceca è permessa la donazione di gameti ed embrioni. In Belgio e in Grecia l’eterologa è consentita alle coppie sposate o conviventi, sia eterosessuali che omo, e alle donne single. In Austria l’accesso alle procedure è limitato alle coppie etero sposate o conviventi. Consentita la donazione di seme, non di ovociti.</p><p><strong>Da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 18 maggio 2012</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/storia-emma-volevamo-figlio-hanno-lasciati-soli/234174/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>San Camillo, vermi in bagno e barelle in coda nei corridoi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/vermi-bagno-barelle-coda-corridoi/234842/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/vermi-bagno-barelle-coda-corridoi/234842/#comments</comments> <pubDate>Sat, 19 May 2012 13:21:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia D’Onghia</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[I nostri video]]></category> <category><![CDATA[Videogallery]]></category> <category><![CDATA[Aldo Morrone]]></category> <category><![CDATA[malasanità]]></category> <category><![CDATA[ospedali]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category> <category><![CDATA[san camillo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=234842</guid> <description><![CDATA[&#8220;Ora è tutto sotto controllo” dice un infermiere che ha appena finito di fasciare la testa a un uomo con un trauma cranico. Si guarda attorno, poi sparisce dietro una porta scorrevole. Il “tutto sotto controllo” al Pronto soccorso dell’ospedale romano San Camillo vuol dire che nella sala d’attesa dei codici bianchi e verdi (i...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Ora è tutto sotto controllo” dice un infermiere che ha appena finito di fasciare la testa a un uomo con un trauma cranico. Si guarda attorno, poi sparisce dietro una porta scorrevole. Il “tutto sotto controllo” al Pronto soccorso dell’ospedale romano<strong> San Camillo</strong> vuol dire che nella sala d’attesa dei codici bianchi e verdi (i meno gravi) ci sono almeno 15 barelle ammassate una accanto all’altra. Non sedie, barelle. In <strong>sala d’attesa</strong>. Con sopra altrettanti pazienti affetti dai mali più diversi: c’è il 50enne con l’infiammazione intestinale che chiacchiera col vicino di sventura e l’anziana con la flebo attaccata e la badante di fianco, c’è il ragazzo addormentato e solo e la signora col piede rotto perché è caduta in una buca dell’asfalto stradale. E c’è il <strong>trauma</strong> <strong>cranico</strong>. La sala d’attesa non riesce a ospitare tutti, e allora il corridoio si riempie di sedie a rotelle e, ancora, barelle. Per non parlare dei vermi che fanno bella mostra nei bagni. “E oggi non è niente” , si affrettano a ripetere gli infermieri mentre rispondono alle domande dei portantini, parlano con i medici, compilano cartelle e chiamano le ambulanze per il trasporto degli anziani nelle case di cura convenzionate.</p><p><div style="display:none"></div><script type="text/javascript" src="http://admin.brightcove.com/js/BrightcoveExperiences.js"></script><div class="videoplayer" style="margin-top: 10px;"> <object id="myExperience1646202044001" class="BrightcoveExperience"><param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /><param name="width" value="630" /><param name="height" value="375" /><param name="playerID" value="1476763779001" /><param name="playerKey" value="AQ~~,AAABNTOXzWk~,XOQppeUuyCFS8ojoLW1Z6aFUpF_RsG9O" /><param name="isVid" value="true" /><param name="isUI" value="true" /><param name="dynamicStreaming" value="true" /><param name="@videoPlayer" value="1646202044001" /> </object></div><div class="clear"></div></p><p>A distanza di tre mesi dallo scandalo dei pazienti curati a terra, nonostante giornalisti, telecamere e promesse politiche, al San Camillo non è cambiato niente. Sabato scorso, nella zona riservata ai codici rossi – imminente pericolo di vita – non si riusciva neanche a entrare. Le <strong>troppe barelle</strong> impedivano al personale di muoversi agilmente. Ieri nel corridoio adiacente alle sale visita dei codici meno gravi erano parcheggiate sei lettighe. Che, tradotto, vuol dire sei persone. </p><p>ABBANDONATE lì, da sole, se non fosse per i sorrisi, le parole di conforto e la disponibilità totale del <strong>personale medico</strong> e paramedico. All’interno di una delle sale, c’erano altrettanti anziani. Uno di loro stava per essere trasferito in una clinica. “Bisognerebbe prima stabilizzarli – si lasciava sfuggire un medico –, altrimenti tra quattro giorni ci tornano qui molto più gravi”. Lo chiamano “gioco dell’oca”. Le barelle sono così vicine che ci si dà la mano. E, soprattutto, se non si trovano i posti letto in reparto, i pazienti rimangono lì anche per giorni. Il <strong>pronto soccorso ostetrico</strong> non è da meno. Sulle sedie in attesa ci sono pancioni ammassati accanto a donne costrette al raschiamento (e non per la 194, la legge sull’aborto), sorrisi di quasi-nonni e lacrime ingoiate a fatica. La vita e la morte. Per entrare in <strong>sala operatoria</strong> si attendono anche dieci ore, durante le quali ti lasciano senz’acqua, senza risposte ed è già tanto se c’è un letto disponibile. Il 30 aprile, lunedì del “ponte”, c’era un solo medico per l’intera palazzina, e quindi per tagli cesarei, urgenze e raschiamenti. E non è detto che chi prima arriva meglio alloggi. In reparto ci sono medici precari, a cui il contratto viene rinnovato – se va bene – di due anni in due anni. E se non ci fossero loro non si riuscirebbero a coprire neanche le guardie. Le donne vengono mandate a casa due giorni dopo il parto naturale, tre dopo il cesareo. Non certo a cuor leggero, ma è l’unico modo per garantire un minimo turnover sui letti.</p><p>“Al San Camillo non ci sono assolutamente i problemi denunciati in questi giorni”, aveva detto il Direttore generale, <strong>Aldo Morrone</strong>, poche ore prima di essere sentito dai pm il 22 febbraio, nove giorni dopo lo scandalo dei materassi a terra nel pronto soccorso (documentati da un video). Eppure il 29 marzo era stato costretto ad incontrare le organizzazioni sindacali e a siglare una bozza d’accordo che prevedeva, entro ottobre, il potenziamento dei posti letto in ospedale: 18 per pazienti acuti, più altri 6 di terapia intensiva in Area di emergenza più il personale necessario all’assistenza. Non numeri esagerati, “numeri appena necessari a tamponare il problema” secondo <strong>Bruno</strong> <strong>Schiavo</strong>, rappresentante intersindacale dei medici.</p><p>“IL DIRETTORE avrebbe voluto prima realizzare una ‘discharge room’, per i pazienti in dimissione in attesa di uscita – prosegue <strong>Sandro</strong> <strong>Petrolati</strong>, della segreteria nazionale dell’Anaoo Assomed –, pensando di decongestionare l’ospedale, e l’abbiamo dissuaso: non sarebbe servita a nulla. Poi voleva ampliare la boarding area del pronto soccorso portandola al primo piano. Ma manca persino l’ascensore”. Così la firma sull’accordo. Che non è servito a nulla: il 7 maggio la <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong> ha fatto sapere che, visti i vincoli che il ministero ha posto per lo sforamento del bilancio, non se ne parla. Nessun posto letto in più, solo 5 medici assunti (i precari sono una settantina, tra co.co.co. e borsisti, stipendio massimo 1.200 euro al mese). Il 12 maggio altra firma, stesse richieste, stesso impegno del Direttore con i sindacati. Che, però, non ci credono più e lunedì scorso sono entrati in stato di agitazione, occupando – per ora virtualmente – l’ospedale.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/vermi-bagno-barelle-coda-corridoi/234842/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tivoli, pericolo di crollo: Villa Adriana rischia la fine di Pompei</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/12/tivoli-pericolo-crollo-villa-adriana-rischia-fine-pompei/227472/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/12/tivoli-pericolo-crollo-villa-adriana-rischia-fine-pompei/227472/#comments</comments> <pubDate>Sat, 12 May 2012 10:38:42 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia D’Onghia</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[archeologia]]></category> <category><![CDATA[discarica]]></category> <category><![CDATA[Pompei]]></category> <category><![CDATA[rovine]]></category> <category><![CDATA[Tivoli]]></category> <category><![CDATA[Villa Adriana]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=227472</guid> <description><![CDATA[&#8220;Mi scusi, c’è un bagno?”. “No, qui sono tutti rotti. Quelli del plastico sono in manutenzione, deve arrivare al Canòpo”. Due toilette (anche la terza del Canòpo è fuori servizio) per un’area di 40 ettari. Benvenuti a Villa Adriana, patrimonio mondiale dell’Unesco, capolavoro dell’imperatore Adriano a Tivoli, 28 km dal centro di Roma. Il suo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Mi scusi, c’è un bagno?”. “No, qui sono tutti rotti. Quelli del plastico sono in manutenzione, deve arrivare al Canòpo”. Due toilette (anche la terza del Canòpo è fuori servizio) per un’area di 40 ettari. Benvenuti a Villa Adriana, patrimonio mondiale dell’<strong>Unesco</strong>, capolavoro dell’imperatore Adriano a <strong>Tivoli</strong>, 28 km dal centro di Roma. Il suo buen retiro, il luogo in cui trascorse la vecchiaia celebrando, attraverso l’architettura avveniristica, conquiste, passioni e amori di una vita. Il luogo a due passi dal quale, se Monti non lo frenerà – è di ieri la lettera dei ministri Clini e Ornaghi al premier per impedire lo scempio –, il Prefetto di Roma Pecoraro vuole costruire la nuova discarica di Corcolle. In tutto 120 ettari di residenze, giochi d’acqua e richiami d’oriente, soltanto 40 dei quali ben noti agli archeologi. E, si direbbe, solo a loro, visto che Villa Adriana cade a pezzi. Lo scorso anno, in risposta a Sergio Rizzo sul Corriere, l’allora ministro <strong>Galan</strong> promise lo sblocco dei fondi necessari alla manutenzione e al restauro delle zone malmesse.</p><p><div style="display:none"></div><script type="text/javascript" src="http://admin.brightcove.com/js/BrightcoveExperiences.js"></script><div class="videoplayer" style="margin-top: 10px;"> <object id="myExperience1636037722001" class="BrightcoveExperience"><param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /><param name="width" value="630" /><param name="height" value="375" /><param name="playerID" value="1476763779001" /><param name="playerKey" value="AQ~~,AAABNTOXzWk~,XOQppeUuyCFS8ojoLW1Z6aFUpF_RsG9O" /><param name="isVid" value="true" /><param name="isUI" value="true" /><param name="dynamicStreaming" value="true" /><param name="@videoPlayer" value="1636037722001" /> </object></div><div class="clear"></div></p><p>Arrivò anche la visita del <strong>sottosegretario</strong>, che voleva rendersi conto di persona dello stato in cui versava l’area. Ma, a distanza di quasi 12 mesi, quei fondi – a detta dei funzionari sono stati stanziati circa 2 milioni di euro – a Tivoli non sono mai arrivati. E così i sempre meno turisti (stranieri per la maggior parte, se si escludono le scolaresche) vengono accolti da transenne, puntelli, cartelli indicanti il pericolo di crollo, aree inaccessibili oltre le quali si vedono reperti ammassati e piante cresciute tra i mosaici. “Ma non dica che è un disastro”, ci tiene a precisare la direttrice di Villa Adriana, Benedetta Adembri, seccata più per le incursioni giornalisti che per i soldi che mancano. “Quando transenniamo, lo facciamo per motivi di sicurezza. Anche la caduta di un piccolo frammento può far male a qualcuno. Ma non abbiamo mai avuto crolli”. Non ancora. “Avremmo bisogno di risorse molto più cospicue – aggiunge –, ma per parlare di soldi deve rivolgersi al Soprintendente”.</p><p><strong>Marina Sapelli Ragni</strong>, che però, raggiunta al telefono, non ha tempo per le domande. L’ingresso nel “Pecile” è un colpo d’occhio meraviglioso: un antico porticato, del quale rimangono le basi delle colonne, con una vasca centrale lunga oltre 120 metri e larga 25. Un’enorme terrazza che domina Roma. Peccato che quell’antica piscina sia recintata con le transenne d’acciaio per evitare che la gente cada in acqua o che calpesti le piantine. Il percorso prosegue verso le terme, ma l’illusione dura poco. Le “Piccole terme” sono chiuse e le “Grandi” non se la passano poi così bene. Impossibile addentrarsi nelle “Cento camerelle”, gli edifici sotterranei che potrebbero essere stati dimore dell’antica servitù: ogni criptoportico, cunicolo o camminamento sotterraneo di Villa Adriana è <strong>chiuso</strong> al pubblico.</p><p>Persino il portico sotto la “Peschiera”, volte affrescate e incisioni storiche come la firma dell’architetto <strong>Piranesi.</strong> Piccoli cedimenti, un’incursione d’acqua e addio visitatori. “Quel muro crollato? Lavoro qui da nove anni e l’ho sempre visto così” si lascia scappare una guida davanti a un gruppo di turisti increduli. Anche il portico al lato dell’ “Edificio con pilastri dorici” è interdetto. Nel palazzo imperiale ci sono i mosaici a terra. Sono calpestabili da sempre, ma ormai sono anche coperti di fango: le tessere saltano o si sgretolano. E anche quelli dell’ “Hospitalia”, le residenze per gli ospiti, sono a cielo aperto. Nei libri universitari di archeologia sono ricordati come “piacevoli esempi delle variazioni in bianco e nero, tipici di questo periodo”, il II secolo dopo Cristo. Si studiano, ma non si preservano.</p><p>Ma a lasciare davvero l’amaro in bocca è il<strong> “Teatro marittimo”</strong>, una villetta costruita su un isolotto circolare artificiale. All’epoca di Adriano un ponte girevole ne poteva interrompere l’accesso. Oggi ci pensano le transenne. La villa nella villa si ammira solo da un punto, da cui si percorrono pochi metri prima di un’ulteriore sbarramento. E così le tartarughe vivono beate tra le antiche rovine. Villa Adriana è un enorme parco, con alcune aree attrezzate addirittura per i pic-nic (molte altre sono chiuse). Ma, se ci si va durante la settimana, quando i turisti si contano sulle dita delle mani, si è liberi di spaziare. E, volendo, di distruggere o rubare reperti. I custodi, dipendenti della <strong>Soprintendenza</strong>, sono appena una quarantina (rispetto ai cento che sarebbero necessari). Il che vuol dire che, divisi per turno, nei giorni feriali sono al massimo 8. Per un’area di 40 ettari. Senza straordinari dallo scorso novembre.</p><p>All’interno della villa non mancano solo i bagni. Non esiste un punto ristoro. L’unico bar che c’era, accanto alla biglietteria, è stato chiuso mesi fa. Il ristorante all’angolo ringrazia. Se si vuole una piantina bisogna pagarla. Ormai non è più possibile trascorrere le serate primaverili a Villa Adriana: le aperture notturne non esistono più. Il calcolo <strong>costi-benefici</strong> è stato fatto sui martedì di ottobre/novembre/dicembre e la sfida doveva essere “oltre 400 visitatori”. All’uscita di Villa Adriana un gruppetto di ragazzi americani s’incammina a piedi verso la fermata dell’autobus. Non sa che non esistono orari precisi e che l’attesa sotto il cocente sole di questo maggio romano potrebbe protrarsi per lunghe mezzore.</p><p><em>Da Il Fatto Quotidiano dell&#8217;11 maggio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/12/tivoli-pericolo-crollo-villa-adriana-rischia-fine-pompei/227472/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La morte di Uva senza colpevoli. Medico assolto, si indagherà sui carabinieri</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/morte-resta-senza-colpevoli-torna-indagare-carabinieri/206764/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/morte-resta-senza-colpevoli-torna-indagare-carabinieri/206764/#comments</comments> <pubDate>Tue, 24 Apr 2012 06:26:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia D’Onghia</dc:creator> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[agostino abate]]></category> <category><![CDATA[aldrovandi]]></category> <category><![CDATA[Attilio Fontana]]></category> <category><![CDATA[Cucchi]]></category> <category><![CDATA[Fabio Anselmo]]></category> <category><![CDATA[Luigi Manconi]]></category> <category><![CDATA[uva]]></category> <category><![CDATA[varese]]></category> <category><![CDATA[vittime delle forze di polizia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=206764</guid> <description><![CDATA[Quando telefoni a casa Uva per sapere come è stata accolta la sentenza, senti urla di gioia di donne emozionate. Una reazione che non ti spieghi, se non conosci bene il caso della morte di Giuseppe. Perché ieri il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Varese, Orazio Muscato, ha assolto l’unico imputato di quel...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Quando telefoni a casa <strong>Uva</strong> per sapere come è stata accolta la sentenza, senti urla di gioia di donne emozionate. Una reazione che non ti spieghi, se non conosci bene il caso della morte di <strong>Giuseppe</strong>. Perché ieri il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Varese, <strong>Orazio Muscato</strong>, ha assolto l’unico imputato di quel procedimento, lo psichiatra <strong>Carlo Fraticelli</strong>, “perché il fatto non sussiste”. A quattro anni dalla morte di Uva, dunque, la giustizia italiana non è stata ancora in grado di indicare il nome di un colpevole, di spiegare alla sorella Lucia chi ha ucciso suo fratello e perché. Eppure è proprio <strong>Lucia </strong>a urlare al telefono: “Ce l’abbiamo fatta!”. Vale allora la pena di ripercorrere questo strano processo per capire cosa è accaduto.</p><p>L’artigiano <strong>Giuseppe Uva</strong>, 43 anni, venne fermato dai carabinieri a Varese la notte tra il 13 e il 14 giugno 2008 assieme all’amico <strong>Alberto Biggiogero </strong>perché, a detta dei militari, i due – ubriachi – stavano chiudendo una strada con alcune transenne. Accompagnati in caserma, Uva venne interrogato mentre l’amico aspettava in un’altra stanza. E fu proprio Biggiogero a chiamare, di nascosto, l’ambulanza del 118 poco dopo. Perché, a suo dire, dalla camera dell’interrogatorio si sentivano le urla di Giuseppe, chiari segnali di un pestaggio.</p><p>Uva giunse nel reparto psichiatrico dell’ospedale varesotto alle 5,45 del mattino, dopo aver trascorso quasi tre ore nelle mani dello Stato. Alle 10,30 di quella stessa mattina l’artigiano morì, con il corpo martoriato. La famiglia denunciò subito quelle che sembravano lesioni provocate da violente percosse. Tra l’altro l’uomo indossava un pannolino sporco di sangue e dei suoi slip non c’era traccia (secondo la famiglia la perizia eseguita qualche mese fa dopo la riesumazione del cadavere dimostrerebbe un abuso sessuale). “Gli infermieri mi dissero che l’avevano dovuto lavare – raccontò a suo tempo Lucia –. Ma lavare da cosa, visto che mio fratello era uscito di casa pulito?”.</p><p>Eppure tutto questo, insieme col terribile sospetto che quelle urla sentite da Biggiogero e quelle lesioni fossero davvero la reazione a un pestaggio, non è finito in Tribunale. Davanti ai giudici sono arrivati tre medici: <strong>Matteo Catenazzi</strong>, colui che intervenne in caserma, prosciolto il primo dicembre 2010, ma la cui posizione è tornata in udienza preliminare dopo il ricorso presentato in Cassazione dalla Procura; <strong>Enrica Finazzi</strong>, la dottoressa che parlò per un’ora con Uva (e alla quale Uva raccontò di essere stato picchiato dai carabinieri), per la quale l’udienza preliminare si celebrerà in ottobre; e lo psichiatra Carlo Fraticelli, assolto ieri dall’accusa di omicidio colposo per aver somministrato al paziente un farmaco sbagliato.</p><p>Fin qui, dunque, nessun colpevole. Ma c’è qualcosa nel dispositivo della sentenza che ha fatto gridare a <strong>Lucia Uva</strong> “ce l’abbiamo fatta”. Il Gup Muscato ha infatti ordinato “la trasmissione degli atti al pubblico ministero in sede, con riferimento agli accadimenti occorsi tra l’arresto dei carabinieri e l’ingresso di Giuseppe Uva nel pronto soccorso dell’ospedale”. Si torni a indagare, ha detto il giudice, accogliendo in pieno le richieste della parte civile, ma stavolta lo si faccia su quelle ore di buio che hanno preceduto il Trattamento sanitario obbligatorio disposto quella notte dal sindaco di Varese, <strong>Attilio Fontana</strong>. “Me l’aspettavo, certo – spiega Lucia –, abbiamo perso quattro anni a piangere e a spendere soldi per fare un processo a un medico che non c’entrava nulla. Ma non poteva andare diversamente. Bisogna capire cosa è accaduto in quella caserma”. Già, ma stavolta chi condurrà le indagini? In tutti questi anni ci sono stati pesanti attriti in aula proprio tra il pm <strong>Agostino Abate </strong>(che aveva chiesto la condanna di Fraticelli a un anno di reclusione) e <strong>Fabio Anselmo</strong>, legale della famiglia Uva. Anche ieri, quando il Gup si è ritirato in camera di consiglio, molti hanno ascoltato le parole che l’accusa ha lanciato contro la parte civile. In due occasioni, tra l’altro, Abate aveva fatto allontanare dall’aula Lucia Uva, <strong>Patrizia Aldrovandi </strong>e <strong>Ilaria Cucchi</strong>. Anche <strong>Luigi Manconi</strong>, presidente dell’associazione “A buon diritto”, insinua un dubbio di opportunità: “La sentenza del Tribunale è un’ulteriore conferma dell’assoluta incompatibilità tra l’urgenza di arrivare alla verità sulla morte di Uva e l’attuale figura di pubblico ministero che ha condotto finora le indagini”.</p><p>Le tre donne, ormai, hanno fatto rete, accomunate dalla cattiva sorte di aver perso un figlio o un fratello per mano dello Stato. Patrizia era la mamma di Federico, ucciso dalla polizia a Ferrara. Ilaria era la sorella di Stefano, morto a Roma dopo un arresto per droga. A loro si è unita negli ultimi tempi anche <strong>Domenica Ferrulli</strong>, figlia di Michele, morto a Milano durante un fermo di polizia. Ieri erano tutte insieme, prima davanti al Tribunale di Varese a chiedere giustizia, poi a casa di Lucia a festeggiare per una morte che non ha ancora un colpevole. Ma che, se ieri fosse andata diversamente, ne avrebbe avuto uno sbagliato.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/morte-resta-senza-colpevoli-torna-indagare-carabinieri/206764/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Nastro adesivo? Non solo sul volo per Tunisi: un imbavagliato anche sul Milano-Roma</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/20/scotch-sulla-bocca-solo-sullaereo-tunisi-imbavagliato-anche-milano-roma/205895/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/20/scotch-sulla-bocca-solo-sullaereo-tunisi-imbavagliato-anche-milano-roma/205895/#comments</comments> <pubDate>Fri, 20 Apr 2012 08:51:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia D’Onghia</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Anna Maria Cancellieri]]></category> <category><![CDATA[extracomunitari]]></category> <category><![CDATA[mascherine]]></category> <category><![CDATA[nastro adesivo]]></category> <category><![CDATA[permessi di soggiorno]]></category> <category><![CDATA[Polizia]]></category> <category><![CDATA[rimpatrio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=205895</guid> <description><![CDATA[Volo Alitalia AZ2067 Linate-Fiumicino delle 18,30. È il 25 novembre 2011. Una passeggera posizionata in fondo all’aeromobile assiste a questa scena: un uomo, probabilmente di origine egiziana, è seduto nell’ultima fila. Ha le mani legate e una striscia di nastro adesivo sulla bocca. Si sentono dei lamenti. Accanto a lui, tre poliziotti in borghese in...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/face-imbavagliati-interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-205897" title="face imbavagliati interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/face-imbavagliati-interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Volo Alitalia AZ2067 Linate-Fiumicino delle 18,30. È il 25 novembre 2011. Una passeggera posizionata in fondo all’aeromobile assiste a questa scena: un uomo, probabilmente di origine egiziana, è seduto nell’ultima fila. Ha le mani legate e una striscia di nastro adesivo sulla bocca. Si sentono dei lamenti. Accanto a lui, tre poliziotti in borghese in atteggiamenti non troppo amichevoli. Una hostess continua a portare fazzoletti di carta.</p><p>La donna è scioccata, chiede al personale di bordo spiegazioni che non arrivano. Al loro posto, arriva l’occhiataccia di uno dei poliziotti. La donna non è in grado di dire se quell’uomo legato fosse un clandestino o un detenuto in trasferimento da un carcere all’altro. Quello che sa è che, quando mercoledì ha visto la foto postata su Facebook dal videomaker <strong>Francesco Sperandeo</strong>, le è tornata la nausea. Perché evidentemente avevano ragione quegli agenti interrogati dal regista: “Si tratta di una normale operazione di polizia”.</p><p>Nel giorno in cui il procuratore di Civitavecchia <strong>Gianfranco Amendola</strong> ha aperto un’inchiesta (al momento contro ignoti e senza alcuna ipotesi di reato) <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/18/clandestini-rimpatriati-scotch-sulla-bocca-volo-roma-tunisi-alitalia/205332/" target="_blank">sul caso dei due cittadini algerini legati e imbavagliati durante il volo di martedì che li ha riportati in patria</a>, <em>il Fatto</em> è in grado di raccontare un episodio analogo. Che dimostrerebbe come la procedura sia piuttosto comune. Sulla pagina Facebook di Alitalia, il giorno 26 novembre 2011, un utente ha scritto: “Vorrei raccontare un fatto accaduto ieri. Non ero presente di persona, ma lo era un mio amico assolutamente affidabile. Sul volo Milano-Roma delle 18,30, nelle ultime file, si sentivano dei lamenti. Si è scoperto che provenivano da un individuo, presumibilmente un carcerato, legato e imbavagliato, circondato da tre probabili agenti. Ora, a parte che non mi risulta possibile, a termini di legge, imbavagliare le persone (in realtà era una striscia di nastro adesivo, quindi ancora peggio), vorrei sapere per quale motivo un passeggero pagante deve assistere a uno spettacolo di tale gravità. La legge non consente tali procedure e l’equipaggio avrebbe dovuto informare, se già non lo sapeva, il comandante e impedire questo obbrobrio”.</p><p>Piovono commenti, ma – tra chi ci crede e chi no – c’è anche qualcuno che conferma: “C’era anche mio cugino su quel volo”. Qualcuno, evidentemente interno alla compagnia, sottolinea come le modalità delle traduzioni non dipendano dal personale Alitalia (in realtà è proprio il comandante del volo ad essere responsabile della sicurezza dei passeggeri, di tutti i passeggeri). Qualcun altro pensa alla sensibilità di chi ha pagato il biglietto. C’è chi difende il trattamento: “Tu solo immaginati i passeggeri se invece dei lamenti avessero dovuto ascoltare le grida di insulti”. Poi arrivano i dettagli: “Il volo in questione è AZ2067 LIN/FCO di ieri 25 novembre e il detenuto legato, imbavagliato con del nastro adesivo era bloccato da tre agenti in borghese. Il personale di cabina si è comportato benissimo”. La diretta testimone dell’accaduto, contattata dal <em>Fatto</em>, racconta persino di essersi sentita male di fronte a quello spettacolo poco decoroso.</p><p>La polizia di Stato si difende sostenendo che si tratta di procedure previste dagli accordi bilaterali con i Paesi d’origine degli immigrati: “Qualora si verifichino episodi di autolesionismo, il personale ha l’obbligo di mettere in sicurezza la persona e gli altri passeggeri”. Magari chiamando un medico, e non imbavagliando col nastro da pacchi. Dal Dipartimento di Pubblica sicurezza ricordano poi tutte le volte in cui, invece, a rimetterci anche fisicamente sono stati gli agenti contro i quali gli immigrati si sono scagliati. Ma certo questa non è una giustificazione.</p><p>Se, invece, l’immigrato del volo Milano-Roma era un semplice detenuto, affidato agli agenti penitenziari e non alla polizia di Stato, si tratterebbe di una violazione gravissima anche della normativa. “Il comandante del volo non permette di tenere a bordo persone ammanettate, figuriamoci imbavagliate – risponde il generale <strong>Mauro D’Amico</strong>, responsabile del Servizio centrale traduzioni del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria –. Addirittura non si può obbligare un detenuto a salire su un aereo, bisogna piuttosto organizzare il servizio con un furgone. E per evitare che i passeggeri assistano alla traduzione di un detenuto o che il detenuto si senta umiliato, sto lavorando da tempo alla possibilità che vengano utilizzati voli ‘dedicati’”. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/20/scotch-sulla-bocca-rimpatriati-cancellieri-offensivo-della-dignita/205892/" target="_blank">Questa mattina, intanto, il ministro dell’Interno Cancellieri ha riferito in aula alla Camera sull’episodio denunciato mercoledì da Sperandeo parlando di un comportamento offensivo della dignità umana. </a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/20/scotch-sulla-bocca-solo-sullaereo-tunisi-imbavagliato-anche-milano-roma/205895/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;anima nera dei ragazzi della Roma bene</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/13/lanima-nera-ragazzi-della-roma-bene/196926/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/13/lanima-nera-ragazzi-della-roma-bene/196926/#comments</comments> <pubDate>Tue, 13 Mar 2012 11:55:36 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia D’Onghia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Alemanno]]></category> <category><![CDATA[Casa Pound]]></category> <category><![CDATA[gruppi neofascisti]]></category> <category><![CDATA[Irruzione squadrista camilluccia]]></category> <category><![CDATA[Lotta Studentesca]]></category> <category><![CDATA[Roma gruppi neofascisti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196926</guid> <description><![CDATA[L’abbigliamento e l’atteggiamento sono sempre gli stessi: capelli rasati, anfibi, caschi neri, cinghie in mano, mazze e bastoni. Facce da ragazzini della media borghesia, modi da bulli, anzi da &#8220;coatti&#8221; di estrema periferia. Girano in bande più o meno organizzate, se la prendono con i rivali, gli &#8220;antifà&#8221;, ma anche con chi osa disturbare la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L’abbigliamento e l’atteggiamento sono sempre gli stessi: capelli rasati, anfibi, caschi neri, cinghie in mano, <strong>mazze e bastoni</strong>. Facce da ragazzini della media borghesia, modi da bulli, anzi da &#8220;coatti&#8221; di estrema periferia. Girano in bande più o meno organizzate, se la prendono con i rivali, <strong>gli &#8220;antifà&#8221;</strong>, ma anche con chi osa disturbare la quiete di un quartiere considerato di loro proprietà. Non guardano in faccia nessuno e picchiano, con le spranghe e coi caschi. Provocano ecchimosi e contusioni, rompono setti nasali e, se qualcuno non li ferma, sono in grado di mandare la gente in coma. Sono il nuovo volto dell’estrema destra romana, gruppi in parte riconducibili a movimenti organizzati. Sono nelle scuole. Quelle considerate &#8220;buone&#8221; nei quartieri della Roma bene, il Kennedy, il Giulio Cesare, il Tasso, il Righi.</p><p>L’episodio accaduto venerdì scorso in quest’ultimo istituto, dove due studenti sono finiti in ospedale col naso rotto <strong>dopo un’aggressione</strong> (o una rissa, le indagini sono ancora in corso) ad opera di militanti di ControTempo, è solo l’ultimo di una scia di violenze che nessuno pare voler contrastare. ControTempo è un movimento nato un anno fa, e non ancora registrato, che conta una cinquantina di aderenti, in gran parte liceali, che si ispirano alla &#8220;sovranità nazionale d’annunziana, ai moti risorgimentali e a Roma, dove sono nati i diritti&#8221;, spiega uno dei leader &#8220;anziani&#8221;.</p><p>Senza voler tornare con la memoria al giugno 2009, quando (come il Fatto ha raccontato) durante un’irruzione squadrista alla Camilluccia era presente come testimone anche il figlio del sindaco Alemanno, eletto nel<strong> Blocco Studentesco di CasaPound</strong>, basta scorgere gli archivi dell’ultimo anno per capire quanto le bande dilaghino senza che nessuno, nè la polizia né la politica, faccia nulla per fermarle.</p><p>Il 26 aprile 2011 un gruppo di una quindicina di appartenenti ai collettivi è stato aggredito a Talenti, in quella che è sembrata una spedizione punitiva. Qualche giorno più tardi, l’8 maggio, su un muro di piazzale degli Eroi e sulle saracinesche del Pdci sono apparsi svastiche e striscioni &#8220;realizzati con il retro di manifesti di Forza Nuova&#8221;, hanno detto i militanti del partito. Il 7 giugno i carabinieri hanno arrestato il 26enne Stefano Schiavulli, leader di Militia, con le accuse di sequestro di persona, <strong>rapina e lesioni</strong>. L’anno prima era già stato arrestato perché indagato, insieme con altri tre esponenti dell’organizzazione, per apologia del fascismo, diffusione di idee fondate sull’odio razziale ed etnico e violazione della Legge Mancino. Il 26 giugno 2011 Roma si è svegliata con un altro incubo: il giovane musicista Alberto Bonanni era stato aggredito e pestato a sangue la sera prima nel rione Monti da un &#8220;branco&#8221; che voleva marcare il <strong>proprio territorio</strong>. Cinque gli arresti, ragazzi &#8220;difficili&#8221; li hanno definiti. Sulle loro pagine Facebook saluti romani e fede giallorossa, in un binomio che confonde l’ideologia con lo squadrismo da stadio. Alberto è ancora in coma. Il 3 novembre cinque militanti del Pd sono stati aggrediti mentre affiggevano dei manifesti in via dei Prati Fiscali, zona nord di Roma. Per quel pestaggio è finito in carcere Andrea Palladino, dirigente di CasaPound, per il quale il pm Minisci ha chiesto il rito immediato: lesioni personali aggravate, violenza privata e porto d’arma impropria <strong>i capi d’imputazione</strong>. Il 12 novembre teatro di una spedizione punitiva è stato il liceo Socrate alla Garbatella. Ci avevano già provato una settimana prima, fermandosi però all&#8217;angolo con caschi e cinture in mano. Il 14 dicembre i carabinieri hanno eseguito <strong>cinque arresti</strong> e una decina di perquisizioni contro esponenti di Militia accusati di azioni contro la comunità ebraica. Ostia è stata invece il teatro di una ma-xi rissa tra centri sociali e CasaPound il 24 febbraio: bastoni e manganelli, tre feriti e 24 fermati, 17 dei collettivi e 7 dell’organizzazione che fa capo a Gianluca Iannone. Un’organizzazione che ogni volta si dice estranea ai fatti.</p><p>&#8220;Un augurio sincero a tutti i camerati che ancora credono, soffrono e combattono silenziosamente nelle sezioni, nelle piazze, nelle lunghe notti fra l’odore della colla o dentro le celle fredde delle patrie galere, ai camerati che sono morti per l’idea e ancora marciano con noi&#8221;. Così scrive sulla sua pagina Facebook <strong>Lotta Studentesca</strong>, il gruppo giovanile di Forza Nuova.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/13/lanima-nera-ragazzi-della-roma-bene/196926/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Lampedusa ricorda i cadaveri &#8220;neri&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/15/lampedusa-ricorda-cadaveri-neri/191489/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/15/lampedusa-ricorda-cadaveri-neri/191489/#comments</comments> <pubDate>Wed, 15 Feb 2012 17:53:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia D’Onghia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Bernardino De Rubeis]]></category> <category><![CDATA[cimitero]]></category> <category><![CDATA[clandestini]]></category> <category><![CDATA[Lampedusa]]></category> <category><![CDATA[sbarchi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=191489</guid> <description><![CDATA[“Salma numero sei. Immigrato non identificato di sesso maschile etnia africana di colore nero”. Ecco, adesso a Lampedusa gli uomini e le donne che hanno perso la vita nel Mediterraneo si ricordano attraverso il colore della pelle. Non hanno un nome, si dirà, e quindi neanche un familiare che possa portare un fiore su quelle...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/Lapide-cimitero1.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-191492" title="Lapide cimitero1" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/Lapide-cimitero1-300x200.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="200" /></a>“Salma numero sei. Immigrato non identificato di sesso maschile etnia africana di colore nero”. Ecco, adesso a Lampedusa gli uomini e le donne che hanno perso la vita nel Mediterraneo si ricordano attraverso il<strong> colore della pelle</strong>. Non hanno un nome, si dirà, e quindi neanche un familiare che possa portare un fiore su quelle tombe malmesse nel piccolo cimitero dell&#8217;isola, a pochi passi dal mare in cui sono annegati. Ma perchè fare riferimento al colore della pelle? Tra l&#8217;altro si è mai visto affiorare il cadavere di un bianco, tra le centinaia che il mare ha restituito?</p><p>La verità è che le lapidi comparse sui sei loculi degli immigrati morti nel naufragio del primo agosto 2011 sono la <strong>cattiva copertura di una storia incredibile</strong>. Le tombe vennero erette in fretta e furia dal sindaco di Lampedusa, <strong>Bernardino De Rubeis</strong>. Tre da una parte, tre dall&#8217;altra. In mezzo, uno strettissimo vano cementificato con una scritta sopra, “numero 3 cadaveri”, e una freccia ad indicare la sepoltura sottostante.</p><p>Cosa era successo? Qualche mese prima, l&#8217;8 maggio, c&#8217;era stato un altro naufragio. Altri tre corpi di migranti restituiti dal mare. De Rubeis li volle seppellire in pompa magna, con tanto di <strong>tv e carabinieri schierati</strong>. Ma, si sa, i posti in un piccolo cimitero scarseggiano sempre. E così, quando il primo agosto arrivò un barcone carico di altri disperati e 25 cadaveri, De Rubeis fece costruire una cappella con 6 loculi, proprio sulle tombe degli altri 3. Fatto anomalo, se si pensa che la magistratura potrebbe un giorno aver bisogno di riesumare quei corpi.</p><p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/Lapide-cimitero1.jpg?47e3a5" target="_blank">Clicca qui</a> per ingrandire la foto</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/15/lampedusa-ricorda-cadaveri-neri/191489/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Baglioni, la rotta della Costituzione</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/baglioni-rotta-della-costituzione/189804/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/baglioni-rotta-della-costituzione/189804/#comments</comments> <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 11:50:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia D’Onghia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[baglioni]]></category> <category><![CDATA[costituzione]]></category> <category><![CDATA[italia è]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=189804</guid> <description><![CDATA[Come i marinai alzano gli occhi al cielo e si lasciano guidare dalle stelle, così i cittadini nei momenti più bui della politica possono seguire una rotta, quella della Costituzione, carta fondante dei nostri diritti e doveri e punto di riferimento anche per le generazioni future. E&#8217; questo il senso di &#8220;L&#8217;Italia è&#8221;, il canto che Claudio...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/baglioni-lampedusa.jpg?47e3a5"><img src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/baglioni-lampedusa-300x199.jpg?47e3a5" alt="" title="baglioni lampedusa" width="300" height="199" class="alignnone size-medium wp-image-189810" /></a><em>Come i marinai alzano gli occhi al cielo e si lasciano guidare dalle stelle, così i cittadini nei momenti più bui della politica possono seguire una rotta, quella della Costituzione, carta fondante dei nostri diritti e doveri e punto di riferimento anche per le generazioni future. E&#8217; questo il senso di &#8220;L&#8217;Italia è&#8221;, il canto che Claudio Baglioni ha voluto donare al nostro Paese mettendo in musica proprio alcuni articoli della Costituzione. La diffondiamo, insieme alle parole che lui stesso ha usato per spiegare il senso di questo regalo.</em></p><p><iframe width="100%" height="166" scrolling="no" frameborder="no" src="http://w.soundcloud.com/player/?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F35941351&amp;auto_play=false&amp;show_artwork=false&amp;color=ff7700"></iframe></p><p>Cara Silvia,</p><p>nei momenti difficili si cerca rifugio e ispirazione nei valori che non temono le insidie del tempo e le fragilità degli uomini: stelle fisse che aiutano a tracciare una rotta in grado di condurre in porti sicuri e riparati.</p><p>Tra queste c’è, la nostra Costituzione.</p><p>Nessuna altra Carta, infatti, dice altrettanto.</p><p>Nessuna racconta parole così.</p><p>Per questo ho musicato alcune frasi tratte dai principi fondamentali,  con l&#8217;idea di offrire un seme di riflessione che aiuti a ritrovare quei passaggi autentici e quel senso profondo dello stare insieme, senza i quali è impossibile sia affrontare la crisi del presente, che immaginare un futuro degno di questo nome.</p><p>Ricordando che la nostra Costituzione approvata il 22 dicembre 1947 è  entrata in vigore il 1 gennaio 1948 , mi permetto di farti dono di questo canto “L’Italia è” (<em>brano che non è stato commercializzato, ma diffuso attraverso internet, per quanti lo hanno voluto ascoltare</em>) con l’augurio che  possa essere di buon auspicio  in questo momento e che consenta di guardare al domani con lo stesso spirito che, centocinquanta anni fa, animò i Padri dell’Unità d&#8217;Italia e, successivamente, quelli della Costituzione repubblicana.</p><p>Claudio Baglioni</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/baglioni-rotta-della-costituzione/189804/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Quando ti spaccano la macchina</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/31/quando-spaccano-macchina/187994/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/31/quando-spaccano-macchina/187994/#comments</comments> <pubDate>Tue, 31 Jan 2012 14:51:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia D’Onghia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Alemanno]]></category> <category><![CDATA[Polizia]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category> <category><![CDATA[vandalismo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=187994</guid> <description><![CDATA[Come è vero che, quando viviamo qualcosa di spiacevole sulla nostra pelle, gli allarmi lanciati dai giornali ci sembrano più vicini. Mi è capitato molto spesso di scrivere, sulle colonne del Fatto, di quanto sia male amministrata Roma, di quanto sia abbandonata a se stessa, dimenticata e oltraggiata. Così come ho più volte denunciato le...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Come è vero che, quando viviamo qualcosa di spiacevole sulla nostra pelle, gli allarmi lanciati dai giornali ci sembrano più vicini. Mi è capitato molto spesso di scrivere, sulle colonne del <em>Fatto</em>, di quanto sia male amministrata <strong>Roma</strong>, di quanto sia abbandonata a se stessa, dimenticata e oltraggiata. Così come ho più volte denunciato le pessime condizioni in cui versa la Polizia di Stato, lasciata senza più un euro per mettere la benzina alle volanti e controllare in maniera adeguata il territorio. Poi stanotte qualcuno ha pensato bene di spaccarmi il finestrino della macchina, parcheggiata sotto casa, e di mettermela a soqquadro dopo aver cosparso l&#8217;abitacolo di una serie infinita di microframmenti di vetro (persino sotto il cuscino del seggiolino di mia figlia). Non ha rubato nulla, ha solo rotto (in tutti i sensi). Spesa prevista: 120 euro se va bene. Ma non è questo il problema.</p><p>Il problema è che, oltre alla mia, hanno danneggiato almeno altre due auto sullo stesso isolato. Il problema è che, non più tardi di cinque mesi fa, mi avevano tagliato una gomma e lo stesso avevano fatto con altre vetture. Danneggiamenti e <strong>atti vandalici </strong>che si ripetono incessantemente <strong>da oltre un anno</strong>. Ogni maledetta notte, nelle stesse due strade che – messe insieme – non saranno più lunghe di 200 metri. Tanto che la mattina, mentre accompagno a scuola mia figlia, ci mettiamo a contare le macchine danneggiate.</p><p>Il problema è che, a due isolati da casa mia (due precisi, non un numero tanto per dire), c&#8217;è un <strong>commissariato di Polizia</strong> il cui dirigente sa benissimo, da un anno, quello che accade. Così come lo sa la Questura di Roma, più volte avvisata. Il problema è che, in oltre 12 mesi, <strong>nessuno ha fatto nulla</strong>. La stessa mano agisce indisturbata, perchè di notte non si vede passare una volante manco a pagarla.</p><p>Di certo non si possono impiegare i già pochi poliziotti a presidiare ogni notte 200 metri, ma possibile che in un anno non si sia riusciti a escogitare un altro piano? Cos&#8217;è la sicurezza, se non la risposta che si deve dare ai cittadini spaventati e, nel mio caso, molto arrabbiati? E dov&#8217;è finito il sindaco <strong>Alemanno</strong>, che in campagna elettorale prometteva più sicurezza (e più lampioni e telecamere) per tutti?</p><p>E&#8217; in questo vuoto di risposte che si annidano i pericolosi germi delle<strong> ronde padane</strong>. Forse a Roma, finchè siamo ancora in tempo, sarebbe meglio prevenirli.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/31/quando-spaccano-macchina/187994/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Roma, il Prefetto che rifiutò di schedare i romdiventa consigliere del ministro dell&#8217;Interno</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/27/torna-al-viminale-il-prefetto-che-rifiut-di-schedare-i-rom/180082/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/27/torna-al-viminale-il-prefetto-che-rifiut-di-schedare-i-rom/180082/#comments</comments> <pubDate>Tue, 27 Dec 2011 06:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia D’Onghia</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Alemanno]]></category> <category><![CDATA[cancellieri]]></category> <category><![CDATA[Carlo Mosca]]></category> <category><![CDATA[Pecoraro]]></category> <category><![CDATA[prefetto]]></category> <category><![CDATA[rom]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/27/torna-al-viminale-il-prefetto-che-rifiut-di-schedare-i-rom/180082/</guid> <description><![CDATA[Quando entravi nel suo ufficio, in Prefettura, avvertivi subito il clima di serenità. Carlo Mosca accoglieva i giornalisti col sorriso sulle labbra, il volto disteso e rassicurante anche nelle giornate più intense, la voce ferma ma pacata di chi ha ben chiaro cosa fare e cosa, soprattutto, non fare. Mai una parola di troppo, mai...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Quando entravi nel suo ufficio, in Prefettura, avvertivi subito il clima di serenità. <strong>Carlo Mosca </strong>accoglieva i giornalisti col sorriso sulle labbra, il volto disteso e rassicurante anche nelle giornate più intense, la voce ferma ma pacata di chi ha ben chiaro cosa fare e cosa, soprattutto, non fare. Mai una parola di troppo, mai una frase fuori luogo. Un uomo dall’infinita esperienza che sa esprimersi con la chiarezza delle persone semplici. Con quella stessa chiarezza con cui si è opposto, senza mediazioni, alle disposizioni razziste di un Viminale in mano ai leghisti. Non a caso il nome del Prefetto Mosca è circolato nei giorni antecedenti alla formazione del <strong>governo Monti</strong>, quale possibile ministro dell’Interno. Al suo posto è stato preferito un altro Prefetto, <strong>Annamaria Cancellieri.</strong> E però Mosca al Viminale tornerà, come uno dei <strong>sei consiglieri</strong> – senza compenso – dell’ex collega.</p><p>Milanese, classe 1945, laureato in giurisprudenza e scienze politiche a Sassari e Napoli, ha un curriculum di tutto rispetto. Direttore dell’ufficio per il Coordinamento e la Pianificazione generale dei servizi di ordine e sicurezza, Segretario del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza, vice Direttore del Sisde, Capo di Gabinetto del Viminale. Solo per citare alcuni suoi incarichi. Ma è a Roma che Mosca ha lasciato un’impronta indelebile. Nominato <strong>Prefetto della Capitale</strong> il 20 luglio 2007, con <strong>Veltroni </strong>sindaco, ha sempre indirizzato il suo operato alla fermezza, ma anche alla solidarietà, alla sicurezza, ma anche alla diplomazia. Controllo, non stato di polizia, anche quando l’ordine pubblico è diventato terreno fertile per lo scontro elettorale. Letti col senno di poi, fanno sorridere gli auguri dell’allora presidente della federazione romana di An<strong>, Gianni Alemanno</strong>, il giorno dell’insediamento di Mosca.</p><p><strong>Alemanno</strong> non sapeva che, di lì a un anno, il Prefetto sarebbe diventato il suo nemico numero uno nella battaglia contro l’inesistente “emergenza nomadi”. Mosca era consapevole che la percezione di insicurezza per le strade della capitale andava aumentando, e certo non la sottovalutava. Ma, anzichè reprimere, dialogava. Così fu in occasione del derby del 31 ottobre 2007, quando decise di far svolgere la gara alle 20. 30 e senza alcuna restrizione per le tifoserie, nonostante un clima non proprio pacifico. Uomo dello Stato, fino in fondo. Fino a condannare senza appello, ma con pacatezza, l’idea delle<strong> ronde</strong>: “Chi pensa di farsi giustizia da solo, è fuori dalla legge” dichiarò il 2 novembre dello stesso anno.</p><p>Ma è su stranieri e<strong> rom</strong> che il Prefetto ha giocato la sua battaglia più importante, quella che alla fine gli è costata la poltrona ma gli ha salvato l’anima. In linea più con Veltroni che con Alemanno, ma fermamente convinto che non esista sicurezza senza integrazione. E quindi gli sgomberi firmati a malincuore, quando non c’era la possibilità di garantire alle famiglie rom una sistemazione alternativa dignitosa. Tanto che una volta Mosca chiese anche al <strong>cardinal Ruini</strong> di mettere a disposizione le strutture della chiesa non occupate. Chi si aspettava un intervento massiccio sulle espulsioni, rimase deluso dalla sua azione “proporzionata”. Mosca sapeva bene che non ha senso parlare di “nomadi”, quando si tratta di persone stanziali da 40 anni. “La prima emergenza vera di Roma è la casa – spiegava –. Nel momento in cui si avviano percorsi per affrontare la questione abitativa, si evita la contrapposizione fra italiani e gli altri ritenuti diversi”. Casa, scuola, lavoro uguale integrazione. Anche perchè si parlava, all’epoca, di appena 15 mila persone.</p><p>Quando, il 31 maggio 2008, fu nominato da Alemanno commissario straordinario per l’emergenza rom, mise subito i primi paletti: sì al <strong>censimento,</strong> no a compiti di polizia. Non voleva gli sgomberi, Mosca, eppure il sindaco continuava a fargliene uno dietro l’altro. Ma soprattutto non voleva che i bambini rom diventassero criminali. La battaglia finale si è giocata su questo. Maroni e Alemanno da una parte, decisi a schedare con le impronte digitali anche i minori di 14 anni; il Prefetto dall’altra, intenzionato a fare solo una “ricognizione”, al limite attraverso le fotografie. Una frattura che si è consumata tra giugno e luglio del 2008 e che ha portato il Consiglio dei Ministri, il 13 novembre, a sostituire Mosca col Prefetto <strong>Pecoraro</strong>, più vicino alla linea del primo cittadino. “Ho fiducia nei tempi lunghi, nei tempi che danno ragione a chi opera nel giusto”, disse Mosca. Oggi, con il suo posto al Viminale, i tempi sembrano avergli dato ragione.</p><p>da<em> Il Fatto Quotidiano </em>del 27 dicembre 2011</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/27/torna-al-viminale-il-prefetto-che-rifiut-di-schedare-i-rom/180082/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Morto tre giorni dopo l&#8217;arresto. Il Garante chiede chiarezza: &#8220;Non sia altro caso Cucchi&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/15/pestato-dalla-polizia-detenuto-muore-a-viterbo/170796/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/15/pestato-dalla-polizia-detenuto-muore-a-viterbo/170796/#comments</comments> <pubDate>Tue, 15 Nov 2011 06:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia D’Onghia</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Angiolo Marroni]]></category> <category><![CDATA[Antigone]]></category> <category><![CDATA[Belcolle]]></category> <category><![CDATA[Cristian De Cupis]]></category> <category><![CDATA[Parizio Gonnella]]></category> <category><![CDATA[Stefano Cucchi]]></category> <category><![CDATA[viterbo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/15/pestato-dalla-polizia-detenuto-muore-a-viterbo/170796/</guid> <description><![CDATA[Un uomo è morto nel reparto detentivo di un ospedale tre giorni dopo un fermo di polizia. La mente corre a Stefano Cucchi, la storia si ripete. Il Garante per i detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, ha denunciato il caso di Cristian De Cupis, un 36 enne romano fermato il 9 novembre alla stazione Termini...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/07/carcere6.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-134401" title="carcere_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/07/carcere6.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Un uomo è morto nel reparto detentivo di un ospedale tre giorni dopo un fermo di polizia. La mente corre a <strong>Stefano Cucchi</strong>, la storia si ripete. Il Garante per i detenuti del Lazio, <strong>Angiolo Marroni</strong>, ha denunciato il caso di <strong>Cristian De Cupis</strong>, un 36 enne romano fermato il 9 novembre alla stazione Termini con le accuse di resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Giunto all&#8217;ospedale Santo Spirito con escoriazioni, De Cupis avrebbe detto di essere stato pestato dagli agenti della Polfer e avrebbe sporto denuncia.</p><p>Il giorno successivo, l&#8217;uomo (che viveva nel quartiere romano della Garbatella) è stato ricoverato nella struttura protetta del nosocomio <strong></strong><strong>Cristian De Cupis</strong>: gli è stata eseguita una Tac, poi il suo arresto è stato convalidato e il giudice ha disposto i domiciliari una volta terminato il ricovero. Ma non ha fatto in tempo: <strong>Cristian De Cupis</strong> è morto prima di poter tornare a casa. Una morte quanto meno sospetta, secondo il Garante, che chiede alla magistratura di fare presto. &#8220;A chi lo ha incontrato nei giorni del ricovero l&#8217;uomo era parso a tratti agitato e a tratti lucido, comunque non in condizioni che potessero far immaginare una morte repentina – ha spiegato Marroni –. A conferma di ciò, la circostanza che l&#8217;uomo, solo due giorni prima dell&#8217;arresto, si era rivolto ad una struttura di orientamento per detenuti per cercare un lavoro&#8221;.</p><p>Detenuti, pestaggi, numeri che non fanno più notizia. &#8220;La situazione è comparabile a quella dello scorso anno, non è accaduto nulla di significativo. Ma significativo è il fatto che non è accaduto nulla&#8221;. L&#8217;associazione <strong>Antigone </strong>presenta il suo annuale rapporto sulle condizioni di detenzione e il suo presidente <strong>Patrizio Gonnella</strong> pone l&#8217;accento su tutto quello che non è stato fatto. Il Piano carceri, per esempio, tanto sponsorizzato dall&#8217;ex Guardasigilli <strong>Alfano</strong>, ma rimasto sulla carta: soltanto in questi giorni sono usciti i primi tre bandi per l&#8217;ampliamento degli istituti di Lecce, Taranto e Trapani. Un Piano che costa 661 milioni di euro e che si sarebbe dovuto realizzare entro il 2012.</p><p>&#8220;Avrebbero dovuto realizzare un migliaio di posti letto in più –. Ma se i detenuti in eccesso sono 22 mila, cosa ce ne facciamo di mille brande?&#8221;. Al 30 settembre 2011 i detenuti erano 67. 428 a fronte di una capienza regolamentare di 45. 817. Tra di loro, gli stranieri sono 24. 401. Soltanto 37. 213 le persone con una sentenza passata in giudicato. L&#8217;affollamento carcerario ci vede agli ultimi posti in Europa. Colpa dei troppi delinquenti? &#8220;No, colpa di leggi ideologiche come la<strong> Fini-Giovanardi</strong> sulle droghe – spiega il presidente di Antigone – che fanno entrare in carcere persone pericolose soltanto verso se stesse. Il 37 per cento di chi è in galera ha violato quella legge. La media europea è del 15-18 per cento. Se si aggiunge la ex Cirielli sulla recidiva, i piccoli spacciatori ricevono pene più severe senza la possibilità di misure alternative&#8221;.</p><p>Proprio quelle che mancano in Italia. Secondo il rapporto, coloro che nel 2009 hanno iniziato a scontare una misura alternativa al carcere sono poco più di 13 mila (contro le 123 mila della Francia, per esempio). In carcere la dignità non esiste più. A <strong>San Vittore</strong> sono detenute 1. 635 persone contro una capienza di 712. A <strong>Poggioreale </strong>si fanno i turni anche per stare in piedi. In cella si muore: 154 decessi dal primo gennaio al 25 ottobre, di cui 53 suicidi. Non ci sono diritti neanche per i bambini: nel penitenziario romano di <strong>Rebibbia </strong>24 minori di tre anni vivono con le loro mamme (il nido ne potrebbe ospitare 19). Ma la notizia più grave è che non ci sono più soldi. Nel 2010, le direzioni degli istituti hanno denunciato un&#8217;esposizione finanziaria di 120 milioni di euro nei confronti dei fornitori dei servizi essenziali. Il risultato è che i detenuti rimangono pure senza riscaldamento. Solo il 20 per cento della popolazione carceraria lavora e i fondi per gli incentivi alle assunzioni da parte di cooperative sociali e imprese sono finiti. La polizia ha una carenza di organico di 6 mila unità.</p><p><em><strong>da Il Fatto Quotidiano del 15 novembre 2011</strong></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/15/pestato-dalla-polizia-detenuto-muore-a-viterbo/170796/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>30</slash:comments> </item> <item><title>Cucchi, assenti e ingiustificati</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/04/cucchi-assenti-e-ingiustificati/168340/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/04/cucchi-assenti-e-ingiustificati/168340/#comments</comments> <pubDate>Fri, 04 Nov 2011 11:56:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia D’Onghia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[148 Stefano. Mostri dell’inerzia]]></category> <category><![CDATA[articolo 21]]></category> <category><![CDATA[documentario]]></category> <category><![CDATA[festival del cinema]]></category> <category><![CDATA[Gianni Alemanno]]></category> <category><![CDATA[raccolta firme]]></category> <category><![CDATA[renata polverini]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category> <category><![CDATA[Stefano Cucchi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/04/cucchi-assenti-e-ingiustificati/168340/</guid> <description><![CDATA[Califano sì, Cucchi no. Quando deve scegliere con chi stare, il sindaco di Roma non ha dubbi. Ieri Alemanno è tornato al Festival del Cinema per assistere al documentario Noi di settembre su Franco Califano. E invece mercoledì si è ben guardato dal raggiungere la famiglia di Stefano Cucchi, durante la proiezione di 148 Stefano,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Califano sì, Cucchi no. Quando deve scegliere con chi stare, il sindaco di Roma non ha dubbi. Ieri <strong>Alemanno </strong>è tornato al Festival del Cinema per assistere al documentario <em>Noi di settembre</em> su Franco Califano. E invece mercoledì si è ben guardato dal raggiungere la famiglia di <strong>Stefano Cucchi</strong>, durante la proiezione di <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/02/ilaria-cucchi-%E2%80%9Cun-film-per-riaprire-il-processo-sulla-morte-di-mio-fratello%E2%80%9D/167879/" target="_blank">148 Stefano, i mostri dell’inerzia</a></span></em>, prodotto da Ambra Group e dal <em>Fatto</em>.</p><p>Impegni politici, dice il suo staff. Ma il primo cittadino non ha avuto neanche il cuore di mandare una lettera di scuse, o un messaggio ufficiale. Assente e silente anche la presidente del Lazio, <strong>Polverini</strong>, che pure in passato <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/22/festa-del-peperoncino-la-polverini-arriva-in-elicottero-e-il-cronista-del-fatto-viene-insultato/147026/" target="_blank">non ha disdegnato nemmeno la sagra del peperoncino</a></span>.</p><p>A colmare le assenze hanno pensato, per fortuna, i fotografi assiepati ai lati del red carpet, che hanno riservato ai Cucchi un applauso sincero. Ora <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.articolo21.org/101/appello/la-rai-trasmetta-il-documentario-su-stefano-cucchi.html" target="_blank">Articolo 21 raccoglie le firme</a></span></strong> per chiedere alla Rai di trasmettere il documentario.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 4 novembre 2011 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/04/cucchi-assenti-e-ingiustificati/168340/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>6</slash:comments> </item> <item><title>Fabrizio Moro: &#8220;Ricordare Cucchi è un dovere&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/02/fabrizio-moro-ricordare-cucchi-e-un-dovere/167904/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/02/fabrizio-moro-ricordare-cucchi-e-un-dovere/167904/#comments</comments> <pubDate>Wed, 02 Nov 2011 13:10:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia D’Onghia</dc:creator> <category><![CDATA[I nostri video]]></category> <category><![CDATA[Videogallery]]></category> <category><![CDATA[148 Stefano]]></category> <category><![CDATA[carceri]]></category> <category><![CDATA[Fabrizio Moro]]></category> <category><![CDATA[festival del cinema di roma]]></category> <category><![CDATA[ilaria cucchi]]></category> <category><![CDATA[mostri dell'inerzia]]></category> <category><![CDATA[Stefano Cucchi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=167904</guid> <description><![CDATA[Il cantautore Fabrizio Moro si racconta al fattoquotidiano.it. E spiega l&#8217;origine della canzone &#8220;Fermi con le mani&#8221; dedicata a Cucchi, pezzo di chiusura del documentario &#8220;148 Stefano, mostri dell&#8217;inerzia&#8221;. Il documentario (prodotto dal Fatto Quotidiano e da Ambra Group, regia di Maurizio Cartolano, colonna sonora di Riccardo Giagni) verrà proiettato stasera al Festival del Cinema di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/sAP_B_qQDmI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Il cantautore Fabrizio Moro si racconta al fattoquotidiano.it. E spiega l&#8217;origine della canzone &#8220;Fermi con le mani&#8221; dedicata a Cucchi, pezzo di chiusura del documentario  &#8220;148 Stefano, mostri dell&#8217;inerzia&#8221;. Il documentario (prodotto dal Fatto Quotidiano e da Ambra Group, regia di Maurizio Cartolano, colonna sonora di Riccardo Giagni) verrà proiettato stasera al Festival del Cinema di Roma.<br /> Intervista di Silvia D&#8217;Onghia</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/02/fabrizio-moro-ricordare-cucchi-e-un-dovere/167904/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Ex detenuto denuncia: &#8220;Gli agenti mi hanno picchiato perché denunciavo i loro furti&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/13/carceri-detenuto-denuncia-i-furti-degli-agenti-e-viene-pestato/145053/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/13/carceri-detenuto-denuncia-i-furti-degli-agenti-e-viene-pestato/145053/#comments</comments> <pubDate>Wed, 13 Jul 2011 17:48:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia D’Onghia</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[detenuto]]></category> <category><![CDATA[Ismail]]></category> <category><![CDATA[pestaggio]]></category> <category><![CDATA[polizia penitenziaria]]></category> <category><![CDATA[Velletri]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=145053</guid> <description><![CDATA[Ismail arriva alla Camera con una maglietta a righe e una giacca blu. Ha i capelli corvini, la pelle scura dei tunisini. Si sente fuori luogo. Eppure quando accende il microfono, la sua voce è ferma, pacata, il suo italiano è perfetto. È un uomo che tiene alla sua dignità, nonostante tutto quello che gli...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ismail arriva alla Camera con una maglietta a righe e una giacca blu. Ha i capelli corvini, la pelle scura dei tunisini. Si sente fuori luogo. Eppure quando accende il microfono, la sua voce è ferma, pacata, il suo italiano è perfetto. È un uomo che tiene alla sua dignità, nonostante tutto quello che gli è successo. Ha 45 anni, molti dei quali passati in carcere. “Io sono un criminale”, afferma guardando negli occhi la platea dei giornalisti, “ma mentre le guardie mi picchiavano mi contorcevo come un verme. Ho vomitato, mi sono pisciato addosso, poi ho perso i sensi”.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/vCpePVqnvK8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>La storia di Ismail Ltaief comincia nel penitenziario di Velletri, dove è recluso per scontare una condanna a cinque anni per detenzione illegale di armi (ne farà quattro, uscendo poi per buona condotta). Quando arriva, gli viene chiesto di lavorare in cucina, uno dei pochi luoghi in cui i detenuti possono lavorare: meglio trafficare con pentole e mestoli piuttosto che rimanere 23 ore in una cella sovraffollata. Eppure Ismail si rende subito conto che c’è qualcosa che non va: da quella cucina il cibo sparisce. “Arrivavano cozze, carciofi, peperoni – racconta –, ma ai detenuti veniva data pasta in bianco”.<br /> Ismail comincia ad annotare tutto su un diario. “Poi chiedo i motivi. Mi rispondono: ‘Ma sei diventato santo? O prendi anche tu un po’ di roba oppure stai zitto’”. È lì che scatta la prima minaccia: “Uno degli assistenti, tale Antonio – scrive il gip di Velletri, Alessandra Ilari nell’ordinanza di applicazione di misura coercitiva – lo aveva minacciato, dicendogli che, se avesse denunciato quanto accadeva, lo avrebbe murato in un pilastro di cemento”. Ismail si spaventa e decide di “ritrattare”, sostenendo di aver frainteso tutto.<br /> “Volevano fare un patto – prosegue l’ormai ex detenuto –: una cella singola o un computer in cambio del mio silenzio”. Il comandante di reparto Andrea Quattrocchi, scrive ancora il gip, “dava atto nella relazione di aver effettuato un’indagine interna e di poter escludere la veridicità delle accuse mosse dal Ltaief al personale”.</p><p>Eppure le vessazioni non cessano, così Ismail scrive al Magistrato di Sorveglianza, chiedendogli di acquisire il suo diario e di indagare; “e di fare presto, in quanto egli si sentiva in pericolo di vita”. Ma alla fine di maggio (tra il 19 e il 31), per due volte, l’uomo racconta di essere stato picchiato. La seconda, in particolare, brutalmente: “Trauma contusivo dell’emitorace sinistro, frattura dell’apofisi traversa destra di L1 ed ecchimosi in sede dorso-lombare”, si legge nelle considerazioni medico-legali della Procura. “Calci e pugni”, e anche un oggetto “a superficie relativamente ampia, privo di asperità, animato da notevole forza viva”, forse un bastone di plastica. “Quando hanno cominciato a picchiarmi – prosegue Ismail – ho sentito uno di loro dire: non lasciamogli segni. Questo, nel linguaggio carcerario, vuol dire che volevano risparmiarmi la vita. Poi, però, sono caduto a terra e si sono accaniti su di me. Mi contorcevo come un verme, vomitavo e mi pisciavo addosso. Poi sono svenuto”.<br /> La fortuna di Ismail è stata quella di trovare un Magistrato di Sorveglianza che ha compreso la gravità della situazione e che tre giorni dopo il pestaggio, lo ha fatto trasferire in ospedale. A quel punto sono scattate le indagini della Procura di Velletri che hanno portato, all’inizio di quest’anno, all’individuazione dei presunti responsabili di quelle violenze e all’emissione di alcune misure cautelari: l’ispettore Roberto Pagani e gli assistenti Giampiero Cresce e Carmine Fieramosca finiscono agli arresti domiciliari con l’accusa di lesioni personali aggravate, agli assistenti Mauro Bussoletti e Antonio Pirolozzi viene imposto l’obbligo di dimora per il reato di violenza privata.</p><p>Oggi la prima udienza, durante la quale Ismail, assistito dall’avvocato radicale Alessandro Gerardi, si costituirà parte civile. “Il problema è che adesso che è fuori – spiega Irene Testa dell’associazione “Il detenuto ignoto”, che ha preso a cuore la storia del tunisino – non ha di che sfamarsi. Dorme sulla spiaggia e spesso non mangia per tre giorni”. “Io non voglio più essere un criminale – ci racconta Ismail con gli occhi bassi –, ma nessuno mi dà un lavoro, appena dico che sono un ex detenuto mi voltano le spalle”. Già, la famosa funzione rieducativa del carcere garantita dalla Costituzione.</p><p>Da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 14 luglio 2011</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/13/carceri-detenuto-denuncia-i-furti-degli-agenti-e-viene-pestato/145053/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>39</slash:comments> </item> <item><title>Nucleare, la Cassazione dice sìal referendum del 12 e 13 giugno</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/01/nucleare-la-cassazione-dice-si-al-referendum-del-12-e-13-giugno/115087/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/01/nucleare-la-cassazione-dice-si-al-referendum-del-12-e-13-giugno/115087/#comments</comments> <pubDate>Wed, 01 Jun 2011 10:10:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia D’Onghia</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[acqua pubblica]]></category> <category><![CDATA[corte di cassazione]]></category> <category><![CDATA[Nucleare]]></category> <category><![CDATA[referendum]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=115087</guid> <description><![CDATA[La Corte di Cassazione ha deciso: all&#8217;interno della tornata referendaria del 12 e 13 giugno ci sarà anche il quesito che chiede di bloccare per sempre i piani nucleari del governo. Nonostante la fiducia posta al decreto Omnibus, con cui il governo ha fatto marcia indietro rispetto alla decisione di costruire nuove centrali, il collegio &#8211; composto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/06/referendum-greenpeace-pezzo.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-115105 alignleft" title="referendum greenpeace pezzo" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/06/referendum-greenpeace-pezzo.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>La <strong>Corte di Cassazione </strong>ha deciso: all&#8217;interno della tornata referendaria del 12 e 13 giugno ci sarà anche il quesito che chiede di bloccare per sempre i piani nucleari del governo. Nonostante la fiducia posta al decreto <strong>Omnibus</strong>, con cui il governo ha fatto marcia indietro rispetto alla decisione di costruire nuove centrali, il collegio &#8211; composto da 17 giudici e presieduto da <strong>Antonino Elefante </strong>- ha accolto l&#8217;istanza presentata dall&#8217;Idv. L&#8217;opposizione chiedeva di votare le nuove norme appena inserite nel decreto. Insomma, al posto del vecchio quesito, agli italiani sarà chiesto di esprimersi sulle leggi appena varate dal Parlamento che congelano per 12 mesi il programma governativo per tornare all&#8217;energia prodotta dall&#8217;atomo. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/01/referendum-agcom-richiama-la-raigarantisca-il-maggior-ascolto-degli-spot/115091/" target="_blank">E, intanto, dall&#8217;Autorità garante per le Comunicazioni è arrivato il richiamo alla tv di Stato affinché collochi i messaggi autogestiti sulla tornata in fasce orarie di maggior ascolto</a>.</p><p>Nonostante la decisione della suprema Corte, la sfida per raggiungere il quorum non sarà facile. Con l’attuale legge, servirebbero tutti i voti che le opposizioni hanno preso alle elezioni più – almeno – altre <strong>otto milioni </strong>di schede. E considerate le date, gli italiani potrebbero essere indotti ad andare al mare. Anche perché, come è stato dall’inizio, c’è un unico quesito che fa realmente paura a Berlusconi, quello sul <strong>legittimo impedimento</strong>. Nonostante ieri lo stesso presidente del Consiglio avesse messo le mani avanti: “Non mi sono mai occupato dei referendum – ha detto il premier – ma se la gente non lo vuole, non è che il governo può decidere, non possiamo obbligare nessuno a costruire centrali. Con molto dispiacere il governo si adeguerà”. “Berlusconi fa il gioco delle tre carte”, ribattono i Comitati.</p><p>E allora, se fino a prima delle amministrative in piazza scendevano l’Idv e i comitati referendari (cioè molta gente comune), adesso i muri delle città si riempiono di manifesti coi loghi dei partiti. Dopo la presa di posizione del presidente della Camera, <strong>Gianfranco Fini</strong>, che lunedì ha invitato tutti i cittadini ad andare a votare “per non rinunciare alle proprie prerogative” e ieri ha pranzato col leader Udc, <strong>Pier Ferdinando Casini </strong>anche per trovare una linea comune sul referendum , ieri è stata dunque la volta del centrosinistra. Ieri il segretario Pd, <strong>Pier Luigi Bersani</strong>, ha ribadito una massiccia campagna di iniziative: “Togliamo l’ultima macchietta”, ha detto riferendosi all’ormai celebre battuta sul giaguaro di Arcore. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/01/nucleare-di-pietro-ora-lultima-spallata-a-berlusconi-il-12-e-13-giugno/115127/" target="_blank"><strong><span style="text-decoration: underline;">“Crediamo che il 12 e il 13 giugno possiamo dargli l’ultima spallata e dimostrare che in termini di fiducia e di programma Berlusconi non ha più alcun rapporto con gli italiani”, ha ribadito il leader Idv, Antonio Di Pietro, che dall’inizio ha sposato la campagna referendaria. </span></strong></a>Un appello al voto è arrivato anche da<strong> Nichi Vendola</strong> e <strong>Francesco Rutelli</strong>, che per la verità ha insistito solo sul nucleare riferendosi alla scelta tedesca di chiudere l’ultima centrale entro il 2020.</p><p>Ma la scia positiva dei ballottaggi entusiasma tutti. “Coloro che hanno votato alle amministrative rivoteranno per esprimere il loro dissenso rispetto a una certa maniera di fare politica – commenta padre <strong>Alex Zanotelli</strong>, membro del Comitato per i referendum sull’acqua –, sono profondamente fiducioso. Stiamo lavorando sodo da cinque o sei anni e ho la sensazione che la gente abbia capito di che si tratta, quanto è importante l’acqua, un bene già scarso”. <strong>Padre Zanotelli</strong> è contento di ricevere il supporto dei partiti, ma avverte: “Deve essere chiara una cosa: non accettiamo tradimenti. Non chiediamo una cosa generica, chiediamo che l’acqua venga gestita da un ente di diritto pubblico e non da una Spa”.</p><p>L’indicazione a votare quattro sì viene anche dal mondo cattolico: “Al di là di quello sull’acqua, per il quale siamo nel Comitato promotore – spiega il presidente nazionale delle Acli, Andrea Olivero – avremmo preferito non arrivare al referendum. Ma adesso che ci siamo, daremo indicazione di votare sì anche sul nucleare e sul legittimo impedimento. L’importante è che il tentativo maldestro del governo di soffocare il voto non vada a buon fine. La partecipazione è l’elemento per riprendersi la democrazia”.</p><p><em>Aggiornato alle 12 dell&#8217;1 giugno 2011</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/01/nucleare-la-cassazione-dice-si-al-referendum-del-12-e-13-giugno/115087/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>563</slash:comments> </item> <item><title>O fai la donna o fai la mamma</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/29/o-fai-la-donna-o-fai-la-mamma/100746/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/29/o-fai-la-donna-o-fai-la-mamma/100746/#comments</comments> <pubDate>Tue, 29 Mar 2011 10:09:40 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia D’Onghia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Divorzio]]></category> <category><![CDATA[Famiglia]]></category> <category><![CDATA[figli]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[mamme]]></category> <category><![CDATA[maternità]]></category> <category><![CDATA[separazione]]></category> <category><![CDATA[servizi sociali]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=100746</guid> <description><![CDATA[Il Tribunale di Roma ha deciso di affidare i due figli di una coppia in via di separazione al padre e non alla madre. Voi direte: che male c’è? Nessuno, naturalmente, capita. E la notizia di per sé non è una notizia. Quello che mi ha colpito è la motivazione, per lo meno quella che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il Tribunale di Roma ha deciso di affidare i due figli di una coppia in via di separazione al padre e non alla madre. Voi direte: che male c’è? Nessuno, naturalmente, capita. E la notizia di per sé non è una notizia. Quello che mi ha colpito è la motivazione, per lo meno quella che è uscita sulle agenzie di stampa. Il giudice ha deciso così perché la madre dei due bambini è una <strong>giornalista</strong>. Da mamma-giornalista-separata mi appare francamente una discriminazione. Già è molto complicato, per tutte le donne, conciliare il lavoro con la maternità.</p><p>Io vedo mia figlia davvero poco: la accompagno a scuola la mattina, poi vado al giornale e torno a casa la sera tardi, quando lei già dorme. Naturalmente sfrutto tutti i minuti che ho a disposizione, nei giorni liberi e la domenica (e per fortuna <em>il Fatto</em> ancora non esce il lunedì), per stare con lei, per garantirle quel <em>quality time</em> necessario alla sua crescita serena. Inutile parlare dei <strong>sensi di colpa</strong>: nei primi sei mesi di vita del giornale, mi sono sentita una madre snaturata, indegna, a tratti cattiva. Sentivo addosso gli occhi del mondo, le domande silenziose di tutti quelli che pensavano: come fai a preferire la carriera a una figlia? Ho passato davvero dei brutti momenti. Poi, però, ho capito che amare un figlio non significa rinunciare a se stessi. Se io avessi detto addio al giornalismo, o solo al <em>Fatto</em>, per ricominciare a essere mamma a tempo pieno, avrei fatto un danno a me e alla mia bambina. Certo, avrei avuto molto più tempo da dedicarle, ma quel tempo sarebbe sempre stato <strong>tormentato e infelice</strong>. Perché la realizzazione di una donna è fondamentale per uno sviluppo equilibrato dei figli.</p><p>Il problema non siamo noi mamme che cerchiamo anche di continuare a essere donne. Il problema è la società italiana, che non garantisce a una donna-mamma il necessario sostegno, le indispensabili <strong>politiche familiari</strong>. Non ci sono posti negli asili pubblici, non ci sono asili che chiudano oltre le 17 (quanto meno al centro sud), con i tagli della Gelmini non esiste più il tempo pieno a scuola, non c’è la giusta flessibilità nel mondo del lavoro (se chiedi un part time sei tagliata fuori dalla carriera). In Italia continuiamo a essere penalizzate: <strong>o fai la donna o fai la mamma</strong>.</p><p>La sentenza del Tribunale di Roma (frutto anche dell’assurda legge sull’affido condiviso che, nonostante i trionfalismi della politica, ha reso molto più complicata una gestione serena dei figli) non fa che rimarcare questa separazione, anzi, questa <strong>discriminazione</strong>. Non invidio quella collega: ha davanti a sé anni di battaglie sacrosante per vedersi restituiti i suoi figli. Ma fino a quando ognuna di noi combatterà da sola, non sposteremo di una virgola l’immenso divario culturale che ci separa dal resto dell’Europa.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/29/o-fai-la-donna-o-fai-la-mamma/100746/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>321</slash:comments> </item> <item><title>Lampedusa, la voce dei poliziotti  “Turni massacranti, servono rinforzi”</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/29/%e2%80%9cturni-massacranti-servono-rinforzi%e2%80%9d/100646/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/29/%e2%80%9cturni-massacranti-servono-rinforzi%e2%80%9d/100646/#comments</comments> <pubDate>Tue, 29 Mar 2011 06:03:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia D’Onghia</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[isola]]></category> <category><![CDATA[Lampedusa]]></category> <category><![CDATA[migranti]]></category> <category><![CDATA[polizotti]]></category> <category><![CDATA[Roberto Maroni]]></category> <category><![CDATA[sbarchi]]></category> <category><![CDATA[sicilia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=100646</guid> <description><![CDATA[“Spaventati no, perché siamo abituati alla piazza. Il problema è che siamo in notevole minoranza”. A parlare è uno dei poliziotti inviati a Lampedusa da una città del nord. In molti hanno condiviso la sua scelta, hanno fatto di tutto per poterci essere, per poter arrotondare lo stipendio magro della Polizia di Stato. E qualcuno...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/03/small_110327-110008_to270311cro_0004.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-100772" title="migranti interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/03/small_110327-110008_to270311cro_0004.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>“Spaventati no, perché siamo abituati alla piazza. Il problema è che siamo<strong> in notevole minoranza</strong>”. A parlare è uno dei poliziotti inviati a Lampedusa da una città del nord. In molti hanno condiviso la sua scelta, hanno fatto di tutto per poterci essere, per poter arrotondare lo stipendio magro della <strong>Polizia di Stato</strong>. E qualcuno se n’è anche pentito. “Mi ero reso conto che il fenomeno era in aumento – racconta a <em>Il Fatto</em> – ma non pensavo che la situazione potesse essere questa”. Dormono in albergo, queste divise, e certo non se ne lamentano, ma i turni di lavoro sono massacranti: “C’è sempre bisogno di aiuto per gestire il flusso. Di solito lavoriamo o la mattina o il pomeriggio, ma capita spessissimo che montiamo prima del tempo o smontiamo dopo. Il clima è molto teso, gli isolani non ne possono più e noi dobbiamo mantenere la calma. Facciamo servizio all’interno del centro di accoglienza oppure alla stazione marittima. Ci impiegano anche durante la distribuzione dei pasti. Gli immigrati sono tanti e vanno gestiti: qualcuno di loro tenta di fare il furbo, di fare due volte la fila per mangiare. E noi siamo troppo pochi”.</p><p>“Finora non abbiamo assistito a situazioni di pericolo – spiega ancora – anche se c’è qualcuno più focoso di altri. Ma non abbiamo mai dovuto far ricorso all’uso della forza, anche perché gli stranieri non hanno nessun interesse a esacerbare il clima”. I poliziotti hanno in dotazione guanti e mascherina, non hanno fatto alcun tipo di profilassi: “Non sappiamo con chi abbiamo a che fare e <strong>questa fogna a cielo aperto</strong> può essere pericolosa. Cerchiamo di tenerci un po’ a distanza”. Colui che parla non crede all’idea che si stia cercando la rivolta: “Credo solo che abbiano sottovalutato il fenomeno. Spero davvero che mandino rinforzi”.</p><p>da<em> Il Fatto Quotidiano</em> del 29 marzo 2011</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/29/%e2%80%9cturni-massacranti-servono-rinforzi%e2%80%9d/100646/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>Una capitale allo sbando</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/26/una-capitale-allo-sbando/94136/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/26/una-capitale-allo-sbando/94136/#comments</comments> <pubDate>Sat, 26 Feb 2011 11:14:43 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia D’Onghia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[denuncia]]></category> <category><![CDATA[donne]]></category> <category><![CDATA[Gianni Alemanno]]></category> <category><![CDATA[parentopoli]]></category> <category><![CDATA[poliziotti di quartiere]]></category> <category><![CDATA[prostituzione]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category> <category><![CDATA[sicurezza]]></category> <category><![CDATA[statistiche]]></category> <category><![CDATA[stupri]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=94136</guid> <description><![CDATA[La capitale che avrebbe dovuto essere la più sicura del mondo, a tre anni dall&#8217;insediamento di una giunta di centrodestra che proprio sulla sicurezza ha vinto le elezioni, si scopre fragile e indifesa. Venerdì sera una ragazza di vent&#8217;anni è stata stuprata a pochi passi dal centro, in via dei Villini, zona di ambasciate e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>capitale </strong>che avrebbe dovuto essere la più sicura del mondo, a tre anni dall&#8217;insediamento di una giunta di centrodestra che proprio sulla sicurezza ha vinto le elezioni, si scopre fragile e indifesa. Venerdì sera una ragazza di vent&#8217;anni è stata stuprata a pochi passi dal centro, in via dei Villini, zona di ambasciate e appartamenti costosi. La polizia l&#8217;ha trovata seminuda e sotto choc. La violenza sarebbe avvenuta nell&#8217;edificio (abbandonato) dell&#8217;ex ambasciata somala. E&#8217; il <strong>terzo stupro in dieci giorni</strong>: il 15 febbraio una turista americana viene violentata in un sotterraneo del parco di Villa Borghese, il 18 febbraio una studentessa spagnola viene aggredita da due ragazzi nella centralissima Trinità dei Monti.</p><p>Il castello di sabbia di <strong>Alemanno </strong>si sgretola giorno dopo giorno. E pensare che fu proprio una sequenza di violenze sulle donne a portare alla vittoria elettorale il sindaco sceriffo. Una città insicura, poco illuminata e in preda ai clandestini e ai rom, l&#8217;aveva definita tre anni fa. Come se il problema degli stupri derivasse dalla presenza dei campi nomadi. E oggi, alla vigilia dei tre anni di mandato, cosa è cambiato? L&#8217;altro giorno, durante gli “Stati generali della città”, Alemanno ha decantato i dati sulla sicurezza, <em>“in calo del 26 per cento, certificati da Questura e Prefettura”</em>. Si è dimenticato di dire che quei dati in calo dipendono dal fatto che i cittadini <strong>denunciano sempre meno</strong> i reati.</p><p>Non solo: i sindacati di polizia sanno che molto spesso, per fare un favore alle statistiche, lo scippo o la rapina (che presuppongono una violenza sulla persona) vengono <strong>derubricati </strong>in furto. Ancora: i tanto amati (da B.) <strong>poliziotti di quartiere</strong> non esistono più: dopo averli formati ed equipaggiati, non ci sono i soldi per mandarli sul territorio. Così come non ci sono <strong>volanti </strong>sufficienti a compiere un&#8217;opera di prevenzione, e non solo di repressione. La Questura continua a compiere operazioni di facciata, come i cosiddetti <strong>pattuglioni antiprostituzione</strong>: raccolgono per strada sempre le stesse prostitute, le identificano e le lasciano andare (e quando le arrestano, perdono le cause di risarcimento danni).</p><p>Roma è una città completamente allo sbando, l&#8217;unica preoccupazione della giunta è <strong>sistemare amici e parenti</strong>, Alemanno non ha idea di come governare, di cosa fare e di come farlo. Si limita a recitare spot elettorali cui ormai non crede neanche lui stesso. Agevolato, va detto, dall&#8217;assoluta inconsistenza delle opposizioni.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/26/una-capitale-allo-sbando/94136/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>56</slash:comments> </item> <item><title>Bimbi rom, a rischio da un anno e tutti sapevano</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/08/a-rischio-da-un-anno-tutti-sapevano/90714/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/08/a-rischio-da-un-anno-tutti-sapevano/90714/#comments</comments> <pubDate>Tue, 08 Feb 2011 06:02:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Silvia D’Onghia</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Alemanno]]></category> <category><![CDATA[baraccopoli]]></category> <category><![CDATA[bimbi]]></category> <category><![CDATA[Fatto]]></category> <category><![CDATA[incendio]]></category> <category><![CDATA[quotidiano]]></category> <category><![CDATA[rom]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=90714</guid> <description><![CDATA[Il 4 maggio 2010 i carabinieri di Roma scrivono al sindaco Alemanno: “In via Appia Nuova 803 è stato rilevato un insediamento abusivo composto da 25 persone di origine romena, 7 uomini, 10 donne, 8 bambini, e come rifugio la presenza di 8 baracche create con materiale ligneo e di fortuna. Alto è il rischio...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il 4 maggio 2010 i carabinieri di Roma scrivono al sindaco <strong>Alemanno</strong>: “In via Appia Nuova 803 è stato rilevato un insediamento abusivo composto da 25 persone di origine romena, 7 uomini, 10 donne, 8 bambini, e come rifugio la presenza di 8 baracche create con materiale ligneo e di fortuna. <strong>Alto è il rischio di incendio</strong>. Vi sono alcuni giovani pregiudicati. La situazione igienico sanitaria è pessima”. Il 13 maggio il Municipio IX chiede al sindaco di “voler provvedere all’assistenza alloggiativa per le famiglie e alla bonifica dell’insediamento con smaltimento dei materiali pesanti”. Sono nove mesi che il primo cittadino della capitale sa che in via Appia Nuova c’è una situazione a rischio. Ma <strong>in nove mesi</strong> &#8211; prima che l’altra notte quattro bambini rom perdessero la vita nell’incendio della loro baracca &#8211; ha solo risposto, il 10 maggio 2010, che “gli uffici interessati sono stati invitati ad effettuare gli opportuni accertamenti”. Sono state inutili anche le successive segnalazioni fatte dalla polizia municipale e, nuovamente, dalla presidente del Municipio Susy Fantino: quelle famiglie non sono mai state aiutate. “Non sono intervenuto perchè c’erano dei bambini”, la dichiarazione fatta l’altra notte da Alemanno, che poi ha addossato la colpa alla burocrazia, “che ha bloccato per mesi il nostro campo nomadi”.</p><p>E poi giù col <strong>pugno duro</strong>: “Vogliamo rompere tutti i vincoli, tutti i lacci e laccioli che ci hanno bloccato in questi anni e hanno rallentato la nostra azione – ha spiegato il sindaco – E vogliamo battere anche la culture del no, bisogna procedere immediatamente allo sgombero dei microcampi abusivi. Oggi a Roma ci sono ancora 2.200 persone (circa 300 gli insediamenti abusivi, ndr) che stanno in questi microcampi: devono essere sgomberati tutti con delle misure di emergenza”. Dopo un vertice col Prefetto Pecoraro e con l’assessore alle Politiche sociali Belviso, Alemanno ha annunciato di voler chiedere al governo altri <strong>30 milioni di euro</strong> (rispetto ai 32 già ricevuti, 20 dei quali già spesi) e maggiori poteri per poter completare il suo piano nomadi.</p><p>Che sono quasi tre anni che non vede la luce: nessun amministratore vuole nel suo territorio insediamenti regolari e il sindaco di Ciampino, al quale Alemanno ha attribuito parte della <strong>colpa</strong> (“Se avessero detto sì questa tragedia non sarebbe avvenuta”) ha presentato ricorso al Tar contro il campo in costruzione in località La Barbuta. Ma il primo cittadino di Roma Capitale è andato anche oltre: vuole costruire delle tendopoli temporanee in cui riversare tutte quelle persone e a colore che si rifiuteranno, o che non si adegueranno alle nuove regole, verranno tolti e dati in affidamento i figli.  Più di tutte le risposte politiche, valgono le parole di <strong>Famiglia Cristiana</strong>: “Alemanno annuncia che chiederà urlando al governo di assegnare poteri speciali al Prefetto per realizzare finalmente tutti gli insediamenti organizzati. Peccato che le urla del sindaco debbano arrivare dopo il pianto straziato di una madre”.</p><p>da <em>il Fatto Quotidiano </em>dell&#8217;8 febbraio 2011</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/08/a-rischio-da-un-anno-tutti-sapevano/90714/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>108</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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