<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Stefano Citati</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/scitati/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description>News, inchieste e blog su politica, cronaca, giustizia, economia</description> <lastBuildDate>Sat, 18 May 2013 21:19:50 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Domenico Quirico, se basta un tweet per cancellare la Siria</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/30/domenico-quirico-se-basta-tweet-per-cancellare-siria/579225/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/30/domenico-quirico-se-basta-tweet-per-cancellare-siria/579225/#comments</comments> <pubDate>Tue, 30 Apr 2013 10:00:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Stefano Citati</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Domenico Quirico]]></category> <category><![CDATA[Reporter]]></category> <category><![CDATA[Siria]]></category> <category><![CDATA[Twitter]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=579225</guid> <description><![CDATA[“Non mi farò sentire per una settimana”, ha detto al suo giornale Domenico Quirico – ma speriamo che dia, o arrivino, sue notizie presto. Una frase che viene da un tempo passato, quando gli inviati andavano nei luoghi ed erano gli unici a raccontarli: la tv non era l&#8217;infaticabile masticatore di notizie, Internet non esisteva,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/04/domenico-quirico.png?adf349"><img class="alignleft size-full wp-image-579231" title="domenico quirico" src="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/plugins/lazy-load/images/1x1.trans.gif?adf349" id="no-script-hide" data-lazy-src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/04/domenico-quirico.png?adf349" alt="domenico quirico" width="330" height="250" /><noscript><img class="alignleft size-full wp-image-579231" title="domenico quirico" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/04/domenico-quirico.png?adf349" alt="domenico quirico" width="330" height="250" /></noscript></a>“Non mi farò sentire per una settimana”, ha detto al suo giornale <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/29/siria-linviato-de-stampa-quirico-scomparso-da-20-giorni/578782/" target="_blank"><strong>Domenico Quirico</strong> – ma speriamo che dia, o arrivino, sue notizie presto</a>. Una frase che viene da un tempo passato, quando gli inviati andavano nei luoghi ed erano gli unici a raccontarli: la tv non era l&#8217;infaticabile masticatore di notizie, Internet non esisteva, la radio era un peso etereo. I <strong>reporter</strong> partivano, arrivavano sui luoghi – e l&#8217;aspetto logistico-organizzativo era essenziale – avevano il tempo di conoscerli, così come le persone, e poi mandavano le loro corrispondenze.</p><p>Poi i tempi si sono fatti più veloci, per via delle comunicazioni e delle trasmissioni delle immagini. Dalla Guerra del Golfo l&#8217;accelerazione delle notizie è cresciuta esponenzialmente, cancellando il ritmo “lento” (riflessivo) di chi doveva essere<strong> testimone di un&#8217;altra parte del mondo</strong>. La velocità ha avvicinato il mondo, tutto, ma lo ha anche banalizzato, mischiando la rilevanza e l&#8217;impatto delle notizie, confondendo il tempo, <strong>l&#8217;immediatezza</strong>, con lo spazio, la<strong> profondità</strong>. E Internet ha completato il processo: Quirico è in Siria per raccontare la guerra civile&#8230; ma arriva il tweet del neo-deputato Pinco Pallino e la Siria viene cancellata dalla memoria in continuo reset del video-audio-ascoltator-lettore. </p><p><em>(Foto Lapresse)</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/30/domenico-quirico-se-basta-tweet-per-cancellare-siria/579225/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Fotografia: Fabio Bucciarelli vince il Robert Capa, guerra e umanità</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/26/fotografia-fabio-bucciarelli-vince-robert-capa-guerra-e-umanita/575964/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/26/fotografia-fabio-bucciarelli-vince-robert-capa-guerra-e-umanita/575964/#comments</comments> <pubDate>Fri, 26 Apr 2013 11:25:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Stefano Citati</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Fabio Bucciarelli]]></category> <category><![CDATA[Fotografia]]></category> <category><![CDATA[Premio]]></category> <category><![CDATA[Siria]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=575964</guid> <description><![CDATA[Ciao Fabio, dove sei?” “Ad Aleppo. È peggio della Libia. Mai stato in un posto del genere”. La mail è fredda, ma le immagini che poi arrivarono in redazione erano calde. E belle. Molto belle. “Battle to death” è il nome del fotoreportage con il quale Fabio Bucciarelli ha appena vinto il Robert Capa gold medal, il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div><div id="attachment_575983" class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/04/bucciarelli-aleppo.jpg?adf349"><img class="size-full wp-image-575983" title="bucciarelli aleppo" src="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/plugins/lazy-load/images/1x1.trans.gif?adf349" id="no-script-hide" data-lazy-src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/04/bucciarelli-aleppo-e1366975332619.jpg?adf349" alt="bucciarelli aleppo" width="350" height="219" /><noscript><img class="size-full wp-image-575983" title="bucciarelli aleppo" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/04/bucciarelli-aleppo-e1366975332619.jpg?adf349" alt="bucciarelli aleppo" width="350" height="219" /></noscript></a><p class="wp-caption-text">Robert Capa Gold Metal - Aleppo, dopo il bombardamento, di Fabio Bucciarelli</p></div>Ciao Fabio, dove sei?” “Ad Aleppo. È peggio della Libia. Mai stato in un posto del genere”. La mail è fredda, ma le immagini che poi arrivarono in redazione erano calde. <strong>E belle. Molto belle</strong>. <a href="http://www.fabiobucciarelli.com/2013/02/20/battle-to-death-project-win-world-press-photo/" target="_blank">“<em>Battle to death</em>”</a> è il nome del fotoreportage con il quale <strong>Fabio Bucciarelli ha appena vinto il Robert Capa gold medal</strong>, il maggiore riconoscimento per un fotoreporter e che porta il nome del mitico fotografo di guerra (assegnato solo un&#8217;altra volta a un italiano, Paolo Pellegrin). Fabio all&#8217;inizio dell&#8217;anno ha vinto il secondo premio del<strong> World press photo</strong>, sempre con un reportage su Aleppo.</div><p>“Adesso mi sono preso uno smoking”, mi ha detto l’altro ieri alla vigilia della cerimonia, e ho immaginato il suo sorriso scanzonato nel dirmelo, lo stesso che avevo scoperto nel febbraio 2011, quando partimmo<strong> per la Libia</strong>. Era il primo servizio di guerra per Fabio, e <em>Il Fatto</em> ci aveva mandato insieme, cosa piuttosto rara per i giornali italiani. Ci siamo conosciuti durante il viaggio e ora provo affetto, invidia professionale, simpatia e ammirazione per lui, per il fotografo più premiato di quest’anno che ci tiene a ricordare: “È iniziato tutto con voi, con il nostro viaggio a Bengasi”.</p><p><strong>Esserci. Ed essere bravi a vedere. E a far vedere.</strong> Lo sguardo rapace e preciso. La fantasia e l’esattezza (da ingegnere elettronico, laurea a Torino). L&#8217;entusiasmo e l’incoscienza, ma anche la coscienza di un lavoro socialmente utile, e illuminante della vita degli altri, quelli che si raccontano quasi sempre per numeri e non per nome. “Beh, che dire, è una grande gioia, un grande riconoscimento. Sono contento che dopo mesi di silenzio da parte dei media internazionali, la<strong> Siria</strong> grazie a questo e ad altri premi è tornata sotto i riflettori. Questa è la cosa più importante . Ora, il mondo, i diversi paesi e i loro leader non potranno più dire ‘Non sappiamo cosa sta succedendo in Siria’ e se vogliono rimanere spettatori a questo massacro, devono prendersi le loro responsabilità”.</p><p>“Questo premio è per la gente siriana, per tutti coloro che combattono per ottenere la libertà. A volte sembra essere il fotografo o il giornalista premiato la news, ma non è così, noi siamo solo ambasciatori di una<strong> informazione necessaria</strong>, l&#8217;importante è quello che questi giornalisti documentano, le storie delle persone e dei popoli oppressi. Questo è ciò che conta”, mi ha detto Fabio da New York, tutto d’un fiato, con l’entusiasmo del suo lavoro.</p><p>La regola dei giornalisti sul fronte è: “<strong>Se vuoi vedere al meglio, segui i fotografi</strong>, loro sono costretti ad andare esattamente dove le cose accadono”. Il vantaggio, dopo il rischio, è che il loro è un linguaggio universale.</p><p>La Libia, la Siria, in gergo i “buchi del culo” del mondo di cui tutti sentono parlare ma nessuno sa come siano e che la comunità giovane, tumultuosa e visionaria dei fotografi, composta da individualisti con slancio umanitario, sospesi tra la gloria e l&#8217;impegno portano alla ribalta dell’informazione. Perché le immagini parlano meglio delle parole.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 26 Aprile 2012</em></p><div id="attachment_575979" class="wp-caption alignleft" style="width: 430px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/04/buciarelli-world-press.jpg?adf349"><img class="size-full wp-image-575979" title="bucciarelli-world-press photo" src="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/plugins/lazy-load/images/1x1.trans.gif?adf349" id="no-script-hide" data-lazy-src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/04/buciarelli-world-press.jpg?adf349" alt="bucciarelli-world-press photo" width="420" height="262" /><noscript><img class="size-full wp-image-575979" title="bucciarelli-world-press photo" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/04/buciarelli-world-press.jpg?adf349" alt="bucciarelli-world-press photo" width="420" height="262" /></noscript></a><p class="wp-caption-text">World Press Photo - 2° premio I ribelli di Aleppo, di Fabio Bucciarelli</p></div><div id="attachment_575976" class="wp-caption alignleft" style="width: 430px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/04/buciarelli-tripoli.jpg?adf349"><img class="size-full wp-image-575976" title="buciarelli-tripoli" src="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/plugins/lazy-load/images/1x1.trans.gif?adf349" id="no-script-hide" data-lazy-src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/04/buciarelli-tripoli.jpg?adf349" alt="buciarelli-tripoli" width="420" height="263" /><noscript><img class="size-full wp-image-575976" title="buciarelli-tripoli" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/04/buciarelli-tripoli.jpg?adf349" alt="buciarelli-tripoli" width="420" height="263" /></noscript></a><p class="wp-caption-text">Tripoli 2011 - Caccia al fantasma di Gheddafi di Fabio Bucciarelli</p></div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/26/fotografia-fabio-bucciarelli-vince-robert-capa-guerra-e-umanita/575964/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Mrs. Thatcher secondo Altichieri: &#8220;conservatrice rivoluzionaria&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/09/conservatrice-rivoluzionaria-versione-di-alessio-altichieri-su-mrs-thatcher/556670/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/09/conservatrice-rivoluzionaria-versione-di-alessio-altichieri-su-mrs-thatcher/556670/#comments</comments> <pubDate>Tue, 09 Apr 2013 11:09:14 +0000</pubDate> <dc:creator>Stefano Citati</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Comunismo]]></category> <category><![CDATA[David Cameron]]></category> <category><![CDATA[Falkland-Malvinas]]></category> <category><![CDATA[Lady di Ferro]]></category> <category><![CDATA[Margaret Thatcher]]></category> <category><![CDATA[Morte]]></category> <category><![CDATA[Sindacati]]></category> <category><![CDATA[Unione Sovietica]]></category> <category><![CDATA[Winston Churchill]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=556670</guid> <description><![CDATA[Pubblico con onore sul mio blog il pezzo di Alessio Altichieri: vita, opere e ossessioni della Thatcher &#8211;  un pezzo di giornalismo illuminante: Margaret Thatcher, la donna che inventò la politica che ancora marchia i nostri anni, è morta ieri a 87 anni, nella sua casa di Chester Square, a Londra, dopo l’ultimo ictus della...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Pubblico con onore sul mio blog il pezzo di <strong>Alessio Altichieri</strong>: vita, opere e ossessioni della <strong>Thatcher</strong> &#8211;  un pezzo di giornalismo illuminante:</p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/08/morta-margaret-thatcher-lady-di-ferro-premier-inglese-per-11-anni/555344/" target="_blank">Margaret Thatcher, la donna che inventò la politica che ancora marchia i nostri anni, è morta</a> ieri a 87 anni, nella sua casa di Chester Square, a Londra, dopo l’ultimo ictus della lunga serie che da anni l’aveva lasciata ammutolita, chiusa nella demenza senile a cui diede il volto, in “<em>The Iron Lady</em>”, Meryl Streep. Per riassumere una figura che ha segnato i nostri tempi, un giornale la definisce “un fenomeno”. Più preciso, con parole studiate, <strong>David Cameron</strong> dice che nel secolo scorso fu “il più grande primo ministro britannico in tempo di pace”, con ciò accostandola, solo uno scalino sotto, a <strong>Winston Churchill</strong>. E tale l&#8217;establishment, che s’aspettava la notizia, la vuole ricordata: non avrà funerali di stato, come Churchill, ma almeno una cerimonia con onori militari, come la principessa Diana e la regina madre, nella cattedrale di <strong>St. Paul</strong>. L’Inghilterra, d’un tratto, sente l’eco della storia, Cameron rientra dall&#8217;estero, Downing Street espone l’Union Jack a mezz&#8217;asta. Per qualche giorno, Londra sarà ancora il centro del mondo.</p><p>Margaret Hilda Roberts, in Thatcher, era un campione dell’individualismo, dell’antica fiducia in se stessi celebrata nel “Robinson Crusoe” di Defoe, che aveva respirato, così narra la leggenda, nella bottega di droghiere del padre, a Durham, nel Lincolnshire, dov&#8217;era nata nel 1925. Sarà, ma certo la ragazza aveva grinta se a 17 anni vinse un posto a Oxford per studiare chimica, a 26 sposò Denis Thatcher, un simpatico divorziato, a 28 mandò dall&#8217;ospedale, dove aveva partorito i gemelli Mark e Carol, l’ultima tesi per la laurea in legge e a 33, tra lo sbalordimento generale (“Una donna, così giovane!”), entrò ai <strong>Comuni</strong>, eletta a Finchley. Sempre sottovalutata in quanto donna, ma già fenomeno, nel 1974, sottosegretario nel governo Heath, compì il gesto, abolendo la tazza di latte quotidiana a tutti gli scolari del Regno Unito, che avrebbe definito la sua politica: basta con il consenso collettivista che, dal <strong>dopoguerra</strong>, dominava in Gran Bretagna. L’anno dopo, quasi in mancanza di meglio, sostituiva Heath alla guida dei conservatori.</p><p>Ci si chiede se, giunta alla guida del governo nel 1979, la Thatcher avesse già chiaro il suo programma. Forse non i mezzi, certo il fine: basta con il socialismo strisciante, basta con l’egalitarismo, basta col mito del pieno impiego e con l’economia di stato che tutto governa, dal carbone ai treni. Ma partì lentamente, scegliendosi i nemici a uno a uno, e solo nel 1982, cogliendo l’opportunità offerta dalla dittatura argentina con l’invasione delle <strong>Falklands</strong>, riconquistate senza pietà, vinse la popolarità del premier guerriero e, rieletta l’anno dopo, pieni poteri. Cominciò così le privatizzazioni, che non salvarono alcuna industria: energia, acciaio, telecomunicazioni, British Leyland, British Airways, e così via. Abolì il controllo sui <strong>cambi</strong>, vietò gli scioperi per alzata di mano e istituì il voto segreto preventivo. Con i proventi del <strong>petrolio</strong> estratto nel Mare del Nord, abbassò le tasse: molto per i ricchi (dall&#8217;82 al 40 per cento), ma anche per i poveri.</p><p>I <strong>sindacati</strong>, ormai in difesa, furono schiantati nella lunga battaglia contro i minatori. Anni di fuoco: il “Sun” di Rupert Murdoch difendeva la Thatcher come una Giovanna d’Arco, la maggioranza la sosteneva, la minoranza l’odiava: intanto l’Inghilterra cambiava. Perché lei interpretava la nuova classe emergente, la classe media borghese, che non sopportava più i privilegi aristocratici, le pastoie dell&#8217;establishement, i paludamenti della chiesa anglicana, i “<strong>closed shops</strong>” che limitavano l’accesso alle professioni, o le assunzioni operaie nell&#8217;industria. Quello che molti dicevano, solo la Thatcher ebbe il coraggio di fare.</p><p>Naturalmente, fuori dal Regno Unito, già chiamata Lady di Ferro, combatté la battaglia contro il collettivismo che s’incarnava nel <strong>comunismo</strong>: capì subito che quello strano russo, <strong>Gorbaciov</strong>, era uno con cui si potevano “fare affari”. Sottobraccio a Ronald Reagan, e in sintonia con Giovanni Paolo II, diede i colpi finali all&#8217;Unione Sovietica. Bastino due date: nel giorno di Natale del 1979, appena eletta, apprese che Mosca aveva invaso l’Afganistan, ma dieci Natali più tardi, nel 1989, ormai a fine carriera, vide cadere il muro di Berlino. E il successo le diede alla testa: istituendo la <strong>poll tax</strong>, che tassava ricchi e poveri allo stesso modo, diede ragione ai suoi nemici. O, preferendo l’apartheid a Nelson Mandela, che definì “terrorista”, alimentò il sospetto che il suo anticomunismo non facesse rima con democrazia. In Europa, poi, diventò acida e inaugurò l&#8217;euroscetticismo, che è la sua eredità più velenosa. Ciò che dimostra come, nel bene e nel male, con la baronessa Thatcher, morta ieri a Londra, dovremo ancora fare i conti.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/09/conservatrice-rivoluzionaria-versione-di-alessio-altichieri-su-mrs-thatcher/556670/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>I due marò e i due ministri ostaggi di se stessi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/26/due-maro-e-due-ministri-ostaggio-di-se-stessi/543005/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/26/due-maro-e-due-ministri-ostaggio-di-se-stessi/543005/#comments</comments> <pubDate>Tue, 26 Mar 2013 16:10:56 +0000</pubDate> <dc:creator>Stefano Citati</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Dimissioni]]></category> <category><![CDATA[Giampaolo de Paola]]></category> <category><![CDATA[Giulio Terzi di Sant’Agata]]></category> <category><![CDATA[India]]></category> <category><![CDATA[Marò]]></category> <category><![CDATA[Ministro degli Esteri]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=543005</guid> <description><![CDATA[Disarmiamoci e non partite più. La parabola già cadente del ministro degli Esteri a responsabilità limitata Giulio Terzi di Sant&#8217;Agata si schianta tra la difesa dell&#8217;incolumità – fisica e giuridica – di due servitori dello Stato e dell&#8217;orgoglio patrio. Prendendo le difese tardive e “facili” (secondo il collega della Difesa, ammiraglio prestato al governo tecnico Di Paola) dei fucilieri che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Disarmiamoci e non partite più. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/26/maro-terzi-mi-dimetto-per-salvare-lonorabilita-dellitalia/542777/" target="_blank">La parabola già cadente del ministro degli Esteri a responsabilità limitata<strong> Giulio Terzi di Sant&#8217;Agata</strong></a> si schianta tra la difesa dell&#8217;incolumità – fisica e giuridica – di due servitori dello Stato e dell&#8217;orgoglio patrio. Prendendo le difese tardive e “facili” (secondo il collega della Difesa, ammiraglio prestato al governo tecnico Di Paola) dei fucilieri che non dovevano essere rispediti in India, Terzi rivela l&#8217;incapacità sua e dell&#8217;intero esecutivo Monti, e compreso il Quirinale, di mantenere una<strong> traiettoria retta, e credibile</strong>, di fronte a una vicenda che da relativamente semplice e superabile è divenuto un pasticcio ad alto costo, politico, di immagine e di riuscita.</p><p>Sempre più impantanato in una crisi globale del paese, con un<strong> governo a scadenza, una crisi a oltranza, e una diplomazia spompata</strong> che non garantisce una buona difesa dei diritti dei suoi concittadini all&#8217;estero: per questo i militari sono sempre più arrabbiati con i politici intimoriti di rimaner indifesi nell&#8217;esercizio delle loro missioni all&#8217;estero.</p><p>Due marò restano in India in attesa di giudizio, un ministro si è sfilato – impallinato dall&#8217;incertezza delle mosse del governo – un primo ministro tecnico rivela ancora una volta l&#8217;inconsistenza nella quale sta scivolando lui e il paese.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/26/due-maro-e-due-ministri-ostaggio-di-se-stessi/543005/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Corea del Nord, la scheggia impazzita del passato atomico</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/26/corea-scheggia-impazzita-del-passato-atomico/542484/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/26/corea-scheggia-impazzita-del-passato-atomico/542484/#comments</comments> <pubDate>Tue, 26 Mar 2013 10:26:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Stefano Citati</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Aiuti Internazionali]]></category> <category><![CDATA[Corea del Nord]]></category> <category><![CDATA[Corea del Sud]]></category> <category><![CDATA[Guerra Fredda]]></category> <category><![CDATA[Pyongyang]]></category> <category><![CDATA[Seconda Guerra Mondiale]]></category> <category><![CDATA[Usa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=542484</guid> <description><![CDATA[Come un reperto del passato torna a galla nel Pacifico la retorica della Guerra fredda, con tutto l&#8217;armamentario – bellico e immaginifico – dello scontro atomico. La Corea del Nord minaccia di colpire con i suoi missili le Hawaii e Guam, isole “militari” americane. Le truppe di Pyongyang sono state messe in allerta per il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Come un reperto del passato torna a galla nel Pacifico la retorica della <strong>Guerra fredda</strong>, con tutto l&#8217;armamentario – bellico e immaginifico – dello scontro atomico. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/26/pyongyang-minaccia-washington-missili-puntati-contro-stati-uniti/542292/" target="_blank">La Corea del Nord minaccia di colpire con i suoi missili le Hawaii e Guam, isole “militari” americane</a>. Le truppe di Pyongyang sono state messe in allerta per il conflitto contro gli Stati Uniti, alleato del Sud che proprio 50 anni fa respinsero l&#8217;invasione del Nord comunista e crearono il più longevo degli stalli bellici planetari.</p><p>Da mezzo secolo Nord e Sud si guardano in cagnesco attraverso il <strong>Muro</strong> eretto lungo il 38° parallelo che divide due concezioni del mondo per come era venuto plasmandosi dopo la Seconda guerra mondiale. Kim Jong-un, il 30enne leader della Repubblica popolare, terzo della stirpe comunista che regge il paese più povero, e rigido, dell&#8217;Asia dal dopoguerra. I nemici giurati della Corea del Nord: <strong>SudCorea</strong>, <strong>Giappone</strong> e <strong>Stati Uniti</strong>, tornano a essere minacciati ancora un volta di bombardamento con i missili sviluppati in questi decenni con tecnologia – anche nucleare &#8211; cinese. Ma Pechino sponsor militare (e munifico salvatore della disastrata economia nordcoreana) non è favorevole all&#8217;escalation che mette a repentaglio la sua immagine e il suo ruolo di potenza continentale. Il rischio, solo potenziale, è che Kim III voglia ergersi a cane sciolto del (dis)ordine mondiale e immolare il suo paese.</p><p>Molto più probabile che l&#8217;ennesima prova di forza si risolva con una maggiore <strong>fornitura di</strong> <strong>aiuti</strong> (anche occidentali) all&#8217;ultimo baluardo comunista integralista da decenni sull&#8217;orlo di un collasso economico-sociale.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/26/corea-scheggia-impazzita-del-passato-atomico/542484/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Italia-India e marò: “Siam pronti alla morte” (loro)</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/23/italia-india-e-maro-siam-pronti-alla-morte-loro/539852/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/23/italia-india-e-maro-siam-pronti-alla-morte-loro/539852/#comments</comments> <pubDate>Sat, 23 Mar 2013 12:01:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Stefano Citati</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Giampaolo Di Paola]]></category> <category><![CDATA[Giulio Terzi di Sant’Agata]]></category> <category><![CDATA[India]]></category> <category><![CDATA[Marò]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=539852</guid> <description><![CDATA[Due uomini, due militari, pagano gli errori e le inettitudini di altri uomini, politici. Latorre e Girone sono ancora una volta in India, nell&#8217;ambasciata di New Delhi, in attesa che si compia la giustizia indiana. La stessa dalla quale il governo italiano aveva cercato di salvarli poche settimane fa, per poi cambiare idea in un...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Due uomini, due militari, pagano gli errori e le inettitudini di altri uomini, politici. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/21/maro-governo-ha-deciso-latorre-e-girone-torneranno-in-india/538201/"><strong>Latorre e Girone sono ancora una volta in India</strong></a>, nell&#8217;ambasciata di New Delhi, in attesa che si compia la giustizia indiana. La stessa dalla quale il governo italiano aveva cercato di salvarli poche settimane fa, per poi cambiare idea in un impasto di timori, interessi e orgoglio del rispetto della parola data. I due fucilieri di Marina sono <strong>pedine di scambio</strong> della credibilità &#8211; e della debolezza – italiana e mettono le loro vite (rischiando la morte) al servizio del paese che troppo confusamente ha cercato di difenderli.</p><p>Accuditi e salvaguardati almeno formalmente nella nostra rappresentanza diplomatica nella capitale indiana, da quello stesso ambasciatore – <strong>Daniele Mancini</strong>, temporaneo terzo caprone sacrificale &#8211; rimasto incastrato nella <strong>guerra di parole tra Roma e Delhi</strong>, è certo che i sentimenti personali dei due <em>italian marines</em> siano di spaesamento e frustrazione. Il ritorno alle famiglie per Natale e in rapida successione una seconda licenza “elettorale” con la rassicurante prospettiva di non finire più alla sbarra in India: i legami familiari e di fiducia verso le istituzioni infranti in un giorno, quanto di più sentito per un militare che obbedisce agli ordini che una sconclusionata catena di comando gli impone.</p><p>Responsabilità del Ministero della Difesa che ai tempi di <strong>La Russa</strong> ha permesso che militari italiani fossero affittati a mo&#8217; di “contractor” alla sicurezza di navi commerciali italiane; del Ministero degli Esteri che nelle persone di <strong>De Mistura e Terzi</strong> hanno condotto le trattative in un primo periodo, per poi esser affiancati – se non sopravanzati – dal ministro della Difesa <strong>Di Paola</strong>. E infine forse anche di Napolitano, che aveva dato la parola dell&#8217;Italia e non l&#8217;ha difesa abbastanza da chi non la pensava allo stesso modo. Due uomini, due militari, che troppi politici hanno voluto difendere ognuno a modo suo, malamente. </p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 23 marzo 2013</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/23/italia-india-e-maro-siam-pronti-alla-morte-loro/539852/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Laura Boldrini, un Casco blu nella Camera umanitaria</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/18/laura-boldrini-casco-blu-nella-camera-umanitaria/534387/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/18/laura-boldrini-casco-blu-nella-camera-umanitaria/534387/#comments</comments> <pubDate>Mon, 18 Mar 2013 16:35:48 +0000</pubDate> <dc:creator>Stefano Citati</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Camera dei deputati]]></category> <category><![CDATA[Laura Boldrini]]></category> <category><![CDATA[Migranti]]></category> <category><![CDATA[Presidente]]></category> <category><![CDATA[SEL]]></category> <category><![CDATA[Unhcr]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=534387</guid> <description><![CDATA[La commozione e gli applausi nell’Aula s’impastano in un’atmosfera di benevolenza umanitaria che strappa a un’ex parlamentare il paragone: “Laura come Francesco”. La Camera di carità pervasa elegge una donna che ha “sempre rappresentato i diritti degli ultimi” (definizione personale): “Con la Boldrini ha vinto l’Italia migliore”, afferma un commosso Vendola &#8211; dato da molti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La commozione e gli applausi nell’Aula s’impastano in un’atmosfera di benevolenza umanitaria che strappa a un’ex parlamentare il paragone: “Laura come Francesco”. La Camera di carità pervasa elegge <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/16/laura-boldrini-neo-presidente-della-camera-sia-casa-della-buona-politica/532491/" target="_blank">una donna che ha “sempre rappresentato i diritti degli ultimi” </a>(definizione personale): “Con la Boldrini ha vinto l’Italia migliore”, afferma un commosso Vendola &#8211; dato da molti come ghostwriter del discorso della neo-presidente &#8211; nel cui partito la 52enne marchigiana era candidata (seppur il Governatore pugliese avesse affermato la notte prima di esser favorevole a un 5Stelle). Ha vinto di certo<strong> il Partito democratico</strong> per il quale la notte ha portato il consiglio di dirottare la scelta su una figura dal profilo così umanitario che certo non può esser sgradita ai deputati grillini, attenti ai temi sociali come no global 2.0. Dagli scranni dei 5Stelle sono arrivate le salve di applausi più intensi dei 22 battimani contati in 20 minuti di discorso.</p><p>Eppure “la presidenta” è stata eletta con<strong> 327 voti, 18 in meno</strong> di quelli che poteva raccogliere al massimo.</p><p>Comunque Laura Boldrini siede sulla poltrona che fino al giorno prima era di Gianfranco Fini &#8211; che lei ricorda nelle sue frasi lette sui fogli tenuti ben stretti in mano, e rilette ogni volta che la sua frase viene interrotta dagli applausi &#8211; l’ex alleato di Berlusconi e autore della legge sugli immigrati che porta il suo cognome unito a quello dell’ex leader leghista Bossi: una legge che la Boldrini nei molti anni (1998 &#8211; 2012) come portavoce dell’Unhcr ha contrastato e criticato senza risparmiarsi.</p><p>La pasionaria dei diritti era già definita ieri nella sorpresa dai toni positivi dei media (più critici, e ironici, i commenti sui social network, soprattutto Twitter: Qualcuno informi #Boldrini che è presidente della Camera, non della Caritas, per fare un esempio). Ma in piedi davanti all’aula di Montecitorio <strong>Laura Boldrini</strong> ha impresso subito un’allure istituzionale, parlando in terza persona dei suoi compiti come presidente, delineando un programma “alto”, dai netti risvolti sociali, forse non così facilmente attuabile &#8211; e criticato da diversi esponenti dell’opposizione &#8211; in questo complicato e incerto inizio di legislatura. Emozionata al punto da avere la voce talvolta rotta, cercando con lo sguardo di abbracciare l’intero emiciclo, ma anche di fissare punti di riferimento alla sua sinistra, snocciola un Vangelo di impegni laici, missionaria umanitaria di uno Stato in crisi e di un paese in “sofferenza sociale”.</p><p>Spaesata subito dopo la fine del suo primo impegno istituzionale, ricevuta con un applauso amichevole all’ingresso del ristorante parlamentare, dopo la prima visita all’ufficio di presidenza: “Andrò avanti sul sentiero di sempre”. Sentieri professionali che l’hanno portata spesso nel Terzo Mondo, dall’Africa (Angola, Ruanda) all’Asia (Afghanistan, Iran, Iraq, Pakistan), e soprattutto nell’isola-simbolo dell’immigrazione italiana: <strong>Lampedusa</strong> (è in Sicilia che ha passato parte della sua campagna elettorale come capolista di Sel, oltre che nel collegio elettorale marchigiano).</p><p>Scelta naturale quella di <strong>Sinistra ecologia e libertà</strong> per Boldrini che così spiegava due mesi fa il suo impegno politico, sottolineando di “non essere una paracadutata”: “A Nichi potevo dire di no. Avevo il mio lavoro e potevo tranquillamente continuare a farlo. Inoltre Sel ha sempre mantenuto ferma la sua posizione sulle tematiche relative alla<strong> migrazione</strong>. Così non si può dire degli altri partiti di opposizione, che non mi sembra abbiano fatto granché per frenare le derive del centrodestra. Stavano zitti per paura di perdere consenso”. Mediaticamente presente a ogni recrudescenza dell’emergenza immigrazione, pronta nel ruolo di portavoce dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati a rispondere alle dichiarazioni di politici e ministri (come La Russa sui Ctp, i famigerati Centri di permanenza temporanea), nell’ambiente delle Ong è riconosciuta per le sue abilità di valutare l’opportunità politica del momento, insomma capacità di “navigazione” nei delicati rapporti con la politica nazionale. Nel mondo della comunicazione umanitaria si ricordano anche i “Boldrini tour” organizzati per i colleghi giornalisti sui fronti caldi delle emergenze nei Paesi in via di sviluppo. La sua professione ha affinato le capacità di persuasione suadente e di moderazione che si ritrovavano ieri nel dovuto accenno a Moro, poiché ieri cadeva l’anniversario della sparatoria con la scorta e il rapimento del fautore del “compromesso storico” democristiano. Attualissima invece la volontà di proporre come prima legge del nuovo Parlamento “per la tutela dell’immagine femminile nei mezzi di comunicazione”.</p><p>Nata in una famiglia della buona borghesia di Macerata (famiglia con attività antiquarie), cosmopolita con base a Roma, base di partenza e palcoscenico principale delle sue dichiarazioni onusiane. Per molti anni ha vissuto nel quartiere Monteverde, di recente si è trasferita a Trastevere, insieme al nuovo compagno, una figlia dalla precedente unione con un collega &#8211; ha lavorato alla Rai negli Anni ‘80 &#8211; e che ora studia a Londra.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 17 Marzo 2013</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/18/laura-boldrini-casco-blu-nella-camera-umanitaria/534387/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Marò: la doppia linea diplomatica di Esteri e Difesa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/16/maro-la-doppia-linea-diplomatica-di-esteri-e-difesa/532531/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/16/maro-la-doppia-linea-diplomatica-di-esteri-e-difesa/532531/#comments</comments> <pubDate>Sat, 16 Mar 2013 13:09:14 +0000</pubDate> <dc:creator>Stefano Citati</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Giampaolo Di Paola]]></category> <category><![CDATA[Giulio Terzi di Sant’Agata]]></category> <category><![CDATA[Marò]]></category> <category><![CDATA[Staffan De Mistura]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=532531</guid> <description><![CDATA[I due marò, durante il periodo di detenzione in India, sono stati visitati da diversi rappresentanti del governo italiano. Nei primi mesi della vicenda il più impegnato nella soluzione del caso diplomatico è stato Staffan de Mistura, sottosegretario agli Esteri dell’esecutivo Monti formatosi il 28 novembre 2011. Il diplomatico svedese naturalizzato italiano (dal presidente della...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>I due <strong>marò</strong>, durante il periodo di detenzione in India, sono stati visitati da diversi rappresentanti del governo italiano. Nei primi mesi della vicenda il più impegnato nella soluzione del caso diplomatico è stato <strong>Staffan de Mistura</strong>, sottosegretario agli Esteri dell’esecutivo Monti formatosi il 28 novembre 2011. Il diplomatico svedese naturalizzato italiano (dal presidente della Repubblica Ciampi nel 2000) ha messo a disposizione la sua lunga esperienza come rappresentante di varie agenzie dell’Onu. De Mistura ha incontrato i due fucilieri di Marina a Kochi, prima residenza dei militari italiani accusati dal governo indiano di aver ucciso due marinai, e si è adoperato per una soluzione che permettesse ai due marò di essere giudicati da organismi internazionali o italiani in quanto militari in missione internazionale.</div><p>Le lungaggini burocratiche e della giustizia italiana, con continui rinvii delle udienze del processo hanno messo a dura prova i nervi dei due accusati e di tutta la macchina diplomatica italiana, colta di sorpresa dalla decisione del capitano della nave su cui i due marò erano imbarcati di attraccare nel porto di Kochi, entrando nelle acque nazionali indiane.</p><p>Il perdurare dello stallo ha portato l’Italia a chiedere e ottenere una licenza “natalizia” ai due dietro l’assicurazione del ritorno entro il mese concesso in territorio indiano: a garanzia dei due militari, oltre alla <strong>parola d’onore del capo dello Stato</strong>, anche una cifra di circa 800mila dollari (l’Italia aveva già pagato circa 200 mila dollari di risarcimento per ognuna delle vittime, ndr).</p><p>A gennaio arriva in India il nuovo ambasciatore <strong>Daniele Mancini</strong> che incontra anch’egli i due marò; prima di lui, a metà dicembre, era stato in visita il ministro della Difesa <strong>Giampaolo Di Paola</strong> (l’ammiraglio campano ex capo di Stato maggiore ed ex capo delle forze militari Nato). Il passaggio del caso dalla responsabilità più diretta della Farnesina a quella del Ministero della Difesa potrebbe aver significato un diverso trattamento della vicenda, forse più muscolare e meno diplomatico, visto anche il buon esito della prima “licenza” concessa dall’India ai due fucilieri di Marina.</p><p>Ieri riuniti sul Colle c’erano i due rappresentanti dei ministeri coinvolti, Terzi e Di Paola, ma non De Mistura, il diplomatico che più a lungo ha seguito il caso, che rimane senza soluzione, con due marò in Italia e un ambasciatore bloccato in India.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 16 marzo 2013</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/16/maro-la-doppia-linea-diplomatica-di-esteri-e-difesa/532531/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Chavez, il telepredicatore con le stellette e gli sfottò in rete</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/06/telepredicatore-chavez-grillo-con-stellette/521967/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/06/telepredicatore-chavez-grillo-con-stellette/521967/#comments</comments> <pubDate>Wed, 06 Mar 2013 09:57:15 +0000</pubDate> <dc:creator>Stefano Citati</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Dittatura]]></category> <category><![CDATA[Hugo Chávez]]></category> <category><![CDATA[Morte]]></category> <category><![CDATA[Nicolás Maduro]]></category> <category><![CDATA[Venezuela]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=521967</guid> <description><![CDATA[C’è la foto della mano del leader morente con scritta a penna la verità: &#8220;Sono Maduro e Cabello a tenermi ostaggio per salire al potere senza dover tornare alle urne&#8221;. Ci sono le vignette con le sedute spiritiche dei fedelissimi del caudillo che invocano il suo spirito; le foto delle folle riunite in preghiera con i fumetti dei loro...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/03/chavez2.jpg?adf349"><img class="alignleft size-full wp-image-521983" title="Retrospettiva Hugo Chavez" src="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/plugins/lazy-load/images/1x1.trans.gif?adf349" id="no-script-hide" data-lazy-src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/03/chavez2-e1362563755233.jpg?adf349" alt="Retrospettiva Hugo Chavez" width="300" height="402" /><noscript><img class="alignleft size-full wp-image-521983" title="Retrospettiva Hugo Chavez" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/03/chavez2-e1362563755233.jpg?adf349" alt="Retrospettiva Hugo Chavez" width="300" height="402" /></noscript></a>C’è la foto della mano del leader morente con scritta a penna la verità: &#8220;Sono Maduro e Cabello a tenermi ostaggio per salire al potere senza dover tornare alle urne&#8221;. Ci sono le vignette con le sedute spiritiche dei fedelissimi del caudillo che invocano il suo spirito; le foto delle folle riunite in preghiera con i fumetti dei loro veri pensieri, tutt&#8217;altro che lusinghieri per il presidente agonizzante. </p><p>E&#8217; una fine triste e ferocemente satirica quella che <strong>Hugo Chavez</strong> &#8211; al potere in Venezuela dal 1999 &#8211; ha affrontato dal letto di ospedale nel quale sarebbe stato ricoverato dopo il suo ennesimo viaggio miracolistico a Cuba per la cura del cancro ai polmoni. Si racconta che anche la santeria, i riti del vudù caraibico, siano stati tentati per guarire il<strong> leader della rivoluzione bolivariana</strong> che con il -suo stile dittatorial-caritatevole ha tenuto il paese &#8211; uno dei maggiori produttori mondiali di petrolio &#8211; con il pugno di ferro e ha litigato di volta in volta con praticamente tutti i capi di Stato e di governo latino-americani e con gli yanqui, gli imperialisti nordamericani, divenendo protagonista di un portentoso portfolio di immagini con i peggiori leader della terra, da Gheddafi a Ahmadinejad.</p><p>Negli ultimi giorni solo la cortina fumogena del regime lo dava ancora vivo e vegeto, capace di guidare il paese dal letto di ospedale. E ora appare evidente che l&#8217;immagine dell&#8217;infaticabile oratore (secondo solo all&#8217;amico Fìdel Castro) è svanita ancor prima del suo corpo mortale. Chi di comunicazione ha ferito di comunicazione è perito, con la moltiplicazione esponenziale delle parodie sulla Rete, quella stessa Rete che Chavez &#8211; e il suo entourage, <strong>Maduro</strong>, il vice, e l&#8217;altro fedelissimo Cabello &#8211; hanno usato per creare e conservare il mito dello stakanovista della malattia che solo 3 giorni fa veniva annunciato aver iniziato un nuovo ciclo di chemioterapia, eppur capace<br />di esser sempre vigile, mentre nelle piazze della cattolica Venezuela le masse si riunivano in preghiera, non è ben chiaro per esaudire quale desiderio.</p><p>Adesso nelle strade è sceso anche l&#8217;esercito. <strong>Chissà cosa accadrà dopo le lacrime</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/06/telepredicatore-chavez-grillo-con-stellette/521967/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Grillo e i nipotini di Hessel, padre degli indignati</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/01/grillo-e-nipotini-di-hessel-padre-degli-indignati/516942/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/01/grillo-e-nipotini-di-hessel-padre-degli-indignati/516942/#comments</comments> <pubDate>Fri, 01 Mar 2013 11:32:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Stefano Citati</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Indignados]]></category> <category><![CDATA[Occupy Wall Street]]></category> <category><![CDATA[Partigiani]]></category> <category><![CDATA[Resistenza]]></category> <category><![CDATA[Seconda Guerra Mondiale]]></category> <category><![CDATA[Stéphane Hessel]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=516942</guid> <description><![CDATA[È morto il più vecchio indignato del mondo. A 93 anni Stephan Hessel sintetizzò la rabbia delle masse in crisi economica nel libello “Indignez-vous”. Il libriccino di una trentina di pagine, pubblicato da una piccola casa editrice nell&#8217;ottobre del 2010, vendette in 3 mesi 700mila copie e oltrepassò i confini dell’Esagono, tradotto nelle maggiori lingue...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>È morto il più vecchio indignato del mondo. A 93 anni<strong> Stephan Hessel</strong> sintetizzò la rabbia delle masse in crisi economica nel libello “<em><strong>Indignez-vous</strong></em>”. Il libriccino di una trentina di pagine, pubblicato da una piccola casa editrice nell&#8217;ottobre del 2010, vendette in 3 mesi <strong>700mila copie</strong> e oltrepassò i confini dell’Esagono, tradotto nelle maggiori lingue occidentali, finendo con l’esser comprato in oltre <strong>4 milioni e mezzo di copie</strong> (in quasi un centinaio di paesi). L’“ottobre 2010” come un nuovo maggio del ‘68, ma non guidato dai giovani studenti, bensì da un ultraottuagenario <strong>ex deportato</strong> e <strong>partigiano</strong> anti-nazista, che scrisse il suo j’accuse alla società capitalista e la necessità di un risveglio, un sursaut, un soprassalto di dignità e reazione contro questo male sociale.</p><p>Più del contenuto fu il titolo a rimbalzare tra i gruppi di protesta che erano nati e si stavano organizzando sulle due sponde dell’Atlantico. Tra i membri di <strong>Occupy Wall Street</strong> e ancor più tra le varie emanazioni continentali degli <strong>indignados</strong> <strong>spagnoli</strong> il pamphlet divenne uno dei fondamenti del pensiero alternativo alla dittatura della finanza. Ma fu capace di superare i confini settari delle organizzazioni radicali, diffondendosi nella società civile attraverso l’effetto moltiplicatore di stralci del libro breve su molti organi di stampa.</p><p>La vita di Hessel, nato a <strong>Berlino</strong> ed emigrato coni genitori ebrei le cui figure ispirarono i personaggi di Catherine e Jules nel film “<em><strong>Jules et Jim</strong></em>” di Truffaut &#8211; in Francia nel 1924, è stata altrettanto intensa e fascinante delle sue parole. Durante la <strong>Seconda guerra mondiale</strong> fu fatto prigioniero dai suoi ex compatrioti ma riuscì a evadere e a raggiungere il <strong>generale De Gaulle</strong> a Londra e partecipare così alla <strong>Resistenza</strong>. Inviato in Francia nel 1944, fu arrestato e deportato nel <strong>lager di Buchenwald</strong>. Evase di nuovo, venne catturato, ma saltò da un treno e riuscì a unirsi alle truppe alleate. Dopo la liberazione lavorò come diplomatico all’<strong>Onu</strong>: partecipò alla stesura della <strong>Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo</strong>. Il suo impegno mai rassegnato per la “dignità umana” (lo ha ricordato il presidente <strong>Hollande</strong>) continuò con i sans-papier e la causa palestinese. Nel 2011 scrisse il seguito di “Indignatevi”, “Engagez-vous!” “<strong>Impegnatev</strong>i” (110 pagine), che ha avuto molto meno successo.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 28 Febbraio 2013</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/01/grillo-e-nipotini-di-hessel-padre-degli-indignati/516942/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Le Olimpiadi di Putin e l&#8217;ultimo padrino russo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/23/olimpiadi-di-putin-e-lultimo-padrino-russo/477892/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/23/olimpiadi-di-putin-e-lultimo-padrino-russo/477892/#comments</comments> <pubDate>Wed, 23 Jan 2013 10:46:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Stefano Citati</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Mafia]]></category> <category><![CDATA[Russia]]></category> <category><![CDATA[Vladimir Putin]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=477892</guid> <description><![CDATA[La mafia russa non ha più il suo re. Aslan Usoian, bonariamente soprannominato “Ded (nonno, ndr) Ha-san” è stato ucciso mercoledì da un cecchino all’uscita da un ristorante caucasico di Mosca. Era il “padrino” della criminalità organizzata, salito ai vertici di “Seme nero”, il maggior gruppo della tradizione criminale sin dai tempi dell’Urss. “Chi lo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>La mafia russa non ha più il suo re. <strong>Aslan Usoian</strong>, bonariamente soprannominato “Ded (nonno, ndr) Ha-san” è stato <strong>ucciso</strong> mercoledì da un cecchino all’uscita da un ristorante caucasico di Mosca. Era il “padrino” della <strong>criminalità organizzata</strong>, salito ai vertici di “Seme nero”, il maggior gruppo della tradizione criminale sin dai tempi dell’Urss. “Chi lo ha ucciso &#8211; racconta al Fatto Quotidiano Nikolai Lilin, autore di Educazione siberiana, libro sulle famiglie mafiose russe che sarà un film (diretto da Gabriele Salvatores) in uscita tra un mese &#8211; ha lasciato la sua ‘firma’: Usoian è stato colpito da 6 pallottole calibro 9 sparate da un fucile di precisione in sequenze di due colpi, nessuno al volto, per lasciarne intatto l’aspetto. Il tipo di arma è in dotazione alla squadre di ricognizione del Gru (Glavnoe razvedyvatel&#8217;noe upravlenie), il servizio segreto militare russo” . Lilin parla con scioltezza e precisione di armi e attività degli 007 russi (da cui proviene anche il presidente <strong>Vladimir Putin</strong>) per la leva compiuta in Cecenia (esperienza raccontata in Caduta Libera), da dove provengono alcune delle famiglie mafiose che in passato hanno avuto grande peso nei traffici illegali dell’ex Urss.</div><p>“Dietro questo omicidio c’è l’ennesimo episodio che rivela la guerra tra bande mafiose collegate a due dei maggiori poteri russi: l’Fsb (Federal’naja sluba bezopasnosti Rossijskoj Federacii, più diretto erede del Kgb sovietico, ndr) che è il servizio segreto ‘civile’ e appunto il Gru. L’uno e l’altro spalleggiano e favoriscono gruppi mafiosi rivali, facilitandone gli affari. E il grande business prossimo venturo sono le Olimpiadi invernali a Soci nel 2014”, località turistica sulle montagne che si affacciano sul Mar Nero. Le aziende che costruiscono le strutture sportive avrebbero precisi referenti della malavita legati alle strutture dei servizi che controllano le attività illegali del paese.</p><p>“Nel 2011 &#8211; dopo l’uccisione di Ivankov, l’altro leader mafioso moscovita, ferito mortalmente nel 2009 &#8211; era stato trovato un accordo per la spartizione degli interessi criminali. Ora, con l’omicidio di ‘nonno Hasan’ gli influentissimi <strong>servizi segreti militari</strong> vogliono far capire alla mafia moscovita che non c’è più un ‘padrino’, un padrone assoluto, ma solo gruppi più o meno affiliati. Hanno liquidato i grandi capi, tradizionalmente modelli per le nuove leve della malavita (Hasan era stato in carcere per la prima volta a 19 anni per aver tentato di uccider e un poliziotto nella sua nativa Georgia, e in prigione aveva avuto la sua investitura come ‘ladro nella legge’, ovvero l’ingresso nella famiglia mafiosa). Un omicidio simbolico, che vuol dimostrare come il vero potere è nelle mani appunto del Gru, degli 007 militari della Federazione russa. Un potere acquisito sempre più dall&#8217;inizio dell’intervento di Mosca in Cecenia, tra la fine dei Novanta e gli inizi del Duemila, in un’area di traffici e illegalità”.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 19 gennaio 2013</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/23/olimpiadi-di-putin-e-lultimo-padrino-russo/477892/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il Sahara di Al Qaeda e la bussola dei Tuareg</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/18/sahara-di-al-qaeda-e-bussola-dei-tuareg/473844/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/18/sahara-di-al-qaeda-e-bussola-dei-tuareg/473844/#comments</comments> <pubDate>Fri, 18 Jan 2013 16:36:48 +0000</pubDate> <dc:creator>Stefano Citati</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[al Qaeda]]></category> <category><![CDATA[Algeria]]></category> <category><![CDATA[Sahara]]></category> <category><![CDATA[Tuareg]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=473844</guid> <description><![CDATA[Ho viaggiato per 13 ore su una jeep nel sud dell’Algeria. Una pietraia senza orizzonte che si alternava a onde di sabbia sulle quali lo sguardo mi pareva non potesse trovare riferimenti. Una monotonia di colori e di luce che cambiavano soltanto all’alba e al tramonto. Ore e ore di scossoni e sbalzi su tenui...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ho viaggiato per 13 ore su una jeep nel sud dell’<strong>Algeria</strong>. Una pietraia senza orizzonte che si alternava a onde di sabbia sulle quali lo sguardo mi pareva non potesse trovare riferimenti. Una monotonia di colori e di luce che cambiavano soltanto all’alba e al tramonto. Ore e ore di scossoni e sbalzi su tenui piste che l’occhio non allenato non sapeva nemmeno riconoscere.</p><p>Il guidatore della Toyota, il mezzo totale che ha sostituito il dromedario negli attraversamenti del <strong>Sahara</strong> compiuti dai <strong>Tuareg</strong> e dalle altre popolazioni nomadi che popolano “il grande deserto”, cambia traiettorie senza apparente motivo, seguendo riferimenti “invisibili” ma a lui familiari. Raggiungemmo infine i contrafforti di dune sassose sulle quali si ergevano i resti di un fortino dai quali si dominavano le distese desertiche che avevamo attraversato, talmente vaste da essere percepibile la curvatura terrestre.</p><p>Il <strong>senso di orientamento</strong> e la capacità di trovare la strada nel mare mare di pietra e sabbia &#8211; le stesse qualità che fanno dei guerriglieri islamici che combattono in Mali, e nel Sud dell’Algeria, un nemico temibile per le truppe francesi &#8211; ci fu tanto più evidente al ritorno verso la nostra tappa iniziale, l’oasi di Tindouf, base militare e “capitale” storica delle popolazioni Saharawi in esilio dai territori contesi con il Marocco del Sahara Occidentale.</p><p>Era il tramonto, la luce bassa del sole stava svanendo per lasciar posto al freddo pungente della notte desertica. Il guidatore compì all&#8217;improvviso, in uno spazio che ci sembrava assolutamente identico a quello percorso nelle ultime ore, una curva secca per arrestarsi accanto a un cespuglio rinsecchito.</p><p>Sceso dalla Toyota preparò un fuoco e preparò un té, e si mise a pregare rivolto alla Mecca. Poco dopo in quell&#8217;accampamento creato dal falò di sterpaglie apparvero altri equipaggio di jeep, arrivate dal nulla. In pochi minuti si formò un gruppo di <strong>viaggiatori del deserto</strong> che pareva si fossero dati appuntamento in un luogo a loro ben noto.</p><p>Come erano apparsi, così scomparvero dopo la cerimonia del té, con le luci delle auto che si dileguarono con sorprendente rapidità nei vari punti cardinali, come se l’orizzonte le avesse inghiottite, e lasciandoci soli come quando ci eravamo fermati.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/18/sahara-di-al-qaeda-e-bussola-dei-tuareg/473844/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La sposa grassa, sogno della piccola profuga</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/08/sposa-grassa-sogno-della-piccola-profuga/463787/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/08/sposa-grassa-sogno-della-piccola-profuga/463787/#comments</comments> <pubDate>Tue, 08 Jan 2013 10:37:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Stefano Citati</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Africa]]></category> <category><![CDATA[Bellezza]]></category> <category><![CDATA[Sierra Leone]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=463787</guid> <description><![CDATA[Era qualche anno fa in un campo profughi della Sierra Leone: non mi ricordo il nome, ma la bambina doveva avere dieci anni, era magra e aveva gli occhi sorridenti. Era l’unica femmina del nugolo di bambinetti che attorniava il giornalista in visita alla tendopoli &#8211; alla periferia di Freetown, la capitale assediata &#8211; ingrossata da...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Era qualche anno fa in un campo profughi della <strong>Sierra Leone</strong>: non mi ricordo il nome, ma la bambina doveva avere dieci anni, era magra e aveva gli occhi sorridenti.</p><p>Era l’unica femmina del nugolo di bambinetti che attorniava il giornalista in visita alla tendopoli &#8211; alla periferia di Freetown, la capitale assediata &#8211; ingrossata da chi fuggiva dai “tagliatori di braccia”, i ribelli di Foday Shankoh, il guerrigliero dei diamanti di sangue. Le avevo chiesto da dove venisse, perché la sua famiglia era fuggita e alla fine, quale era il sogno che voleva realizzare una volta finita la guerra civile. “Poter mangiare tanto per diventare grassa e sposarmi”.</p><p><strong>La bambina voleva diventare una ragazza tonda e florida</strong>, e il suo appetito non era tanto per fame, piuttosto per tradizione e immagine sociale: in tutta l’Africa le rotondità e i fianchi voluminosi restano simbolo di bellezza, legata alla fertilità e garanzia di prosecuzione della stirpe, tanto più in luoghi dove il cibo spesso scarseggia. E il momento più pericoloso della vita – per la madre e il bambino &#8211; è rappresentato proprio dalla nascita.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/08/sposa-grassa-sogno-della-piccola-profuga/463787/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Spezzeremo le reni a New Delhi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/17/spezzeremo-reni-a-new-delhi/448426/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/17/spezzeremo-reni-a-new-delhi/448426/#comments</comments> <pubDate>Mon, 17 Dec 2012 12:55:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Stefano Citati</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[India]]></category> <category><![CDATA[Marò]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=448426</guid> <description><![CDATA[La miopia fa sragionare i difensori del patrio orgoglio. Ignazio La Russa, ex ministro della Difesa dalle origini politiche colorate di nero, vuol “rompere le relazioni diplomatiche con New Delhi”, per rispondere allo schiaffo diplomatico dell’ennesimo rinvio della sentenza sui due marò detenuti nell’ex colonia britannica per aver ucciso due pescatori. Che il tira-e-molla sui nostri marines abbia ormai assunto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La miopia fa sragionare i difensori del patrio orgoglio. <strong>Ignazio La Russa</strong>, ex ministro della Difesa dalle origini politiche colorate di nero, vuol “rompere le relazioni diplomatiche con New Delhi”, per rispondere allo schiaffo diplomatico dell’ennesimo rinvio della sentenza <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/16/maro-di-paola-chiede-permesso-per-militari-di-trascorrere-natale-in-italia/447649/" target="_blank">sui due <strong>marò</strong> detenuti nell’ex colonia britannica per aver ucciso due pescatori</a>.</p><p>Che il tira-e-molla sui nostri marines abbia ormai assunto aspetti tra il burlesco e il beffardo è evidente, ma ciò che pare sfuggire a molti è che tempi e modi della vicenda li detta il governo della più grande democrazia del mondo &#8211; oltre un miliardo e cento milioni di cittadini, che tra pochi lustri saranno anche più dei cinesi.</p><p><strong>L’India</strong> è una potenza (economica, e anche atomica) sia regionale che globale: se la vede con la Cina per l’influenza dell’Asia centrale, con i colossi industriali internazionali per l’acquisizione di imprese nel Vecchio Continente, sfornando cervelli scientifici che occupano posti di prestigio in università e aziende occidentali. </p><p>E, semplicemente, non si scompone per le richieste di un paese assai meno influente, e non si fa dettare, e modificare, l’agenda e le priorità<strong> da Roma</strong>, capitale di un ex impero assai meno importante di quello di cui l’India faceva parte fino a poco più di mezzo secolo fa.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/17/spezzeremo-reni-a-new-delhi/448426/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>E&#8217; nato uno Stato, ora chi aiuterà la Palestina a camminare?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/30/e-nato-stato-ora-chi-aiutera-palestina-a-camminare/431423/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/30/e-nato-stato-ora-chi-aiutera-palestina-a-camminare/431423/#comments</comments> <pubDate>Fri, 30 Nov 2012 09:02:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Stefano Citati</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Abu Mazen]]></category> <category><![CDATA[Barack Obama]]></category> <category><![CDATA[Israele]]></category> <category><![CDATA[ONU]]></category> <category><![CDATA[Palestina]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=431423</guid> <description><![CDATA[L&#8217;Onu ha dato il &#8220;certificato di nascita&#8221; alla Palestina. Come ha detto ieri sera nell&#8217;accorato e commovente discorso all&#8217;Assemblea generale il presidente dell&#8217;Autorità nazionale palestinese Abu Mazen il consesso mondiale doveva sancire il riconoscimento &#8211; seppur parziale &#8211; dello Stato arabo. E lo ha fatto, con larga maggioranza. Un accadimento simbolico, ma storico. Se questo passo fosse avvenuto anche solo una...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/29/abu-mazen-lonu-ci-dia-certificato-di-nascita-come-stato/431216/" target="_blank">L&#8217;Onu ha dato il &#8220;certificato di nascita&#8221; alla Palestina</a>. Come ha detto ieri sera nell&#8217;accorato e commovente discorso all&#8217;Assemblea generale il presidente dell&#8217;Autorità nazionale palestinese <strong>Abu Mazen</strong> il consesso mondiale doveva sancire il riconoscimento &#8211; seppur parziale &#8211; dello Stato arabo. E lo ha fatto, con larga maggioranza. Un accadimento simbolico, ma storico.</p><p>Se questo passo fosse avvenuto anche solo una decina di anni fa sarebbe stato accolto come un cambiamento epocale: avviene in questi tempi di crisi economica, di ideologie che evaporano, di equilibri incerti tra potenze che non hanno più la forza del passato. E tra questi equilibri<strong> l&#8217;Italia ha alla fine deciso di esser più vicina per un momento al più piccolo</strong>, allo Stato che sarebbe sorto nelle urne dell&#8217;Assemblea generale, con buona scelta di tempo e di opportunità.</p><p>Incredibilmente si potrebbe iscrivere il passo che la maggioranza dei paesi &#8220;minori&#8221; &#8211; e tanti &#8220;poco allineati&#8221; &#8211; ha compiuto nel Palazzo di Vetro di New York come un successo della non-diplomazia di Obama (premio Nobel per scommessa di futura Pace, nominato nel 2009), al lasciar fare &#8211; non si sa quanto voluto &#8211; della Casa Bianca all&#8217;interno della gestione della primavera araba; invece gli Stati Uniti considerano il risultato <strong>un &#8220;passo contro la pace&#8221;</strong>, perché complica la posizione di Israele e dà l&#8217;impressione di ridurre gli spazi di manovra della diplomazia, poiché pone di fronte agli interlocutori mondiali uno Stato di Palestina con maggiori diritti internazionali e alleanze nell&#8217;area mediorientale.</p><p> L&#8217;Onu ha fatto ciò che talvolta sa fare, un <strong>gesto simbolico</strong> che solo dopo acquisisce un peso storico, e diviene &#8220;reale&#8221;. Come accadde tra la fine del 1947 e la primavera del 1948, quando votò &#8211; seppur in parte a cose fatte &#8211;  le risoluzioni sulla nascita dello Stato d&#8217;Israele (ma anche sulla nascita di uno Stato arabo, che alfine si compie).</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/30/e-nato-stato-ora-chi-aiutera-palestina-a-camminare/431423/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Siria, atto finale e il bilancino delle stragi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/28/siria-atto-finale-e-bilancino-delle-stragi/429437/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/28/siria-atto-finale-e-bilancino-delle-stragi/429437/#comments</comments> <pubDate>Wed, 28 Nov 2012 14:40:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Stefano Citati</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Bashar Al-assad]]></category> <category><![CDATA[Beirut]]></category> <category><![CDATA[Damasco]]></category> <category><![CDATA[Libano]]></category> <category><![CDATA[Siria]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=429437</guid> <description><![CDATA[Le autobombe esplose a Damasco annunciano l&#8217;inizio della fine di Assad e l&#8217;ultimo capitolo della guerra civile che compirà 2 anni &#8211; e oltre 50mila morti – nell&#8217;invero che sta per arrivare. La capitale siriana è entrata nella spirale della guerra che la lega nelle immagini e nelle modalità alla città a cui è affratellata...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Le <strong>autobombe</strong> esplose a <strong>Damasco</strong> annunciano <strong>l&#8217;inizio della fine di Assad</strong> e l&#8217;ultimo capitolo della guerra civile che compirà 2 anni &#8211; e oltre 50mila morti – nell&#8217;invero che sta per arrivare. La capitale siriana è entrata nella spirale della guerra che la lega nelle immagini e nelle modalità alla città a cui è affratellata nel destino e nei legami storici: Beirut. Bombardamenti, attentati, combattimenti strada per strada che negli anni &#8217;70 crearono l&#8217;immagine-simbolo di una città in preda alla distruzione compiuta dalle fazioni politiche e religiose: “Come è Beirut” è divenuto sinonimo di sangue e caos per ogni tipo di tragedia bellica o naturale. “Come a Damasco” potrebbe presto divenire un sinonimo efficace, replicando lo sfacelo prodotto dai combattimenti nelle altre città siriane: Homs, Aleppo.</p><p>La fase finale della guerra ad Assad e la strenua <strong>resistenza del regime alawita</strong> durerà mesi e il suo esito non è scontato, se non nella ferocia e assolutezza delle distruzioni che produrrà, e probabilmente non sufficienti perché la comunità internazionale – con l&#8217;America di un Obama al secondo mandato, storicamente più stimolante sul fronte internazionale – si convinca e s&#8217;arrischi a un intervento, almeno simile a quello libico (no-fly zone e aperto appoggio ai ribelli). La Siria non è la Libia, ben piantata com&#8217;è in mezzo al Medio Oriente e crocevia di traffici e alleanze che l&#8217;attraversano dall&#8217;Iran alla Palestina e il Libano, e confinando con Israele, e la Turchia (e legata alla questione del Kurdistan). In Occidente si calcolano costi e benefici di una nuova Siria libera dalla cappa della dinastia Assad ma in preda agli islamici: intanto la guerra fra ribelli e regime fa il suo corso.</p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/28/siria-atto-finale-e-bilancino-delle-stragi/429437/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Altro che Gaza..è l&#8217;Iran, stupidi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/27/altro-che-gaza-e-liran-stupidi/428475/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/27/altro-che-gaza-e-liran-stupidi/428475/#comments</comments> <pubDate>Tue, 27 Nov 2012 16:04:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Stefano Citati</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Barack Obama]]></category> <category><![CDATA[Gaza]]></category> <category><![CDATA[Hamas]]></category> <category><![CDATA[Hezbollah]]></category> <category><![CDATA[Iran]]></category> <category><![CDATA[Israele]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=428475</guid> <description><![CDATA[E&#8217; l&#8217;Iran, stupidi. Ciò che è successo a Gaza non è altro che la prova per ciò che Israele va preparando contro il suo “vero” Satana mediorientale. Un test per mettere alla prova le capacità di Hamas e la mentalità dell&#8217;organizzazione islamica che comanda nella Striscia dal 2007. Il movimento emanazione dei Fratelli Musulmani egiziani...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; l&#8217;<strong>Iran</strong>, stupidi. Ciò che è successo a <strong>Gaza</strong> non è altro che la prova per ciò che <strong>Israele</strong> va preparando contro il suo “vero” Satana mediorientale. Un test per mettere alla prova le<strong> capacità di Hamas</strong> e la mentalità dell&#8217;organizzazione islamica che comanda nella Striscia dal 2007. Il movimento emanazione dei Fratelli Musulmani egiziani creato 25 anni fa nell&#8217;enclave palestinese ha lanciato circa 1.500 razzi contro le cittadine israeliane: diverse centinaia sono stati intercettati da “Iron dome” il sistema anti-missile. Prova dell&#8217;efficacia dell&#8217;armamento difensivo che dovrebbe essere fondamentale contro i missili iraniani nel caso Israele portasse l&#8217;attacco contro le installazioni nucleari di Teheran.</p><p>Il congelamento prodotto dalle elezioni Usa e il tira-e-molla sulle ispezioni dell&#8217;Agenzia atomica internazionale (Aiea) agli impianti dove viene arricchito l&#8217;uranio (per soli scopi civili, ripetono i governati della teocrazia sciita, uno dei maggiori produttori mondiali di petrolio), hanno finora diluito i tempi. Che nel prossimo paio di anni Israele attacchi l&#8217;Iran – come già fatto contro lo stabilimento di Osiraq nel 1981 – con un raid aereo è assai probabile: i <strong>piani militari sono pronti</strong>. <strong>Obama</strong> al secondo mandato sarà <strong>più libero di agire sull&#8217;agenda internazionale</strong> (e gli Usa hanno già ridotto la loro dipendenza dal petrolio mediorientale); la centrale di Busher dovrebbe entrare in funzione nel 2013. Testare Hamas e la sua capacità offensiva avrebbe avuto anche lo scopo di spingere l&#8217;organizzazione ad avvicinarsi all&#8217;Egitto e agli sponsor del Golfo Persico allontanandola dall&#8217;alleato iraniano. Israele sa che, quando attaccherà l&#8217;Iran, avrà i nemici alle porte: Hamas a sud (Gaza) e Hezbollah (gli estremisti sciiti libanesi) a nord. </p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 26 novembre 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/27/altro-che-gaza-e-liran-stupidi/428475/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Goma, l&#8217;altra città-martire</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/23/goma-laltra-citta-martire/423975/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/23/goma-laltra-citta-martire/423975/#comments</comments> <pubDate>Fri, 23 Nov 2012 11:32:43 +0000</pubDate> <dc:creator>Stefano Citati</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Congo]]></category> <category><![CDATA[Genocidio]]></category> <category><![CDATA[Repubblica Democratica del Congo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=423975</guid> <description><![CDATA[Una città presa a cannonate, con la popolazione intrappolata che tenta un&#8217;incerta fuga. Una città assediata e conquistata. Una città adagiata sulle rive di un lago, ma senza acqua potabile, e senza luce. Una città simbolo di un conflitto e di tutte le guerre che da mezzo secolo insanguinano il continente, africano. Goma sta vivendo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Una città presa a cannonate, con la popolazione intrappolata che tenta un&#8217;incerta fuga. Una città assediata e conquistata. Una città adagiata sulle rive di un lago, ma senza acqua potabile, e senza luce. Una <strong>città simbolo di un conflitto e di tutte le guerre</strong> che da mezzo secolo insanguinano il continente, africano.</p><p><strong>Goma</strong> sta vivendo sulla sua carne fatta di lava nera l&#8217;ennesima piaga del suo destino. Questa volta sotto forma delle<strong> milizie M23</strong> (dalla data di creazione del movimento, il 23 marzo), gruppo di <strong>guerriglieri</strong> principalmente di <strong>etnia tutsi</strong>, che l&#8217;hanno presa per farne la capitale del loro regno al confine tra la <strong>Repubblica democratica del Congo</strong> (ex Zaire) e <strong>Ruanda</strong>. Con parte della popolazione che sta lasciando le case affacciata sul lago Kivu, nascondendosi tra le foreste che coprono le pendici del vulcano Nyiragongo, i miliziani &#8211; che annunciano di voler cacciare il presidente congolese Joseph Kabila dalla capitale a migliaia di chilometri da loro &#8211; si stanno abbandonando a<strong> esecuzioni sommarie</strong> e <strong>stupri</strong>. A riferirlo il contingente delle Nazioni Unite della Monusco, la mastodontica (e costosissima) missione di <strong>peacekeeping</strong> che da anni dovrebbe tenere a bada le fazioni che si combattono nella più sanguinosa &#8211; e nascosta &#8211; guerra del pianeta. Un calcolo approssimativo conta <strong>5 milioni</strong> di <strong>vittime</strong> di un conflitto che dal 1997 sale e cala di intensità al ritmo delle compagini guerrigliere &#8211; spesso a base etnica &#8211; che vogliono impadronirsi della regione nel cuore dei grandi Laghi africani.</p><p>Da Goma si è costantemente accesa la scintilla che, propagandosi, ha cambiato le sorti del Congo, in una ripetizione ossessiva e sempre nutrita di sangue, iniziata subito dopo <strong>l&#8217;indipendenza</strong> dal <strong>Belgio</strong>. Nelle foreste che fanno parte del bacino fluviale del fiume Congo che sfocia nell&#8217;Atlantico a Kinshasa, sbarcò con un drappello di armati anche Ernesto &#8220;<strong>Che</strong>&#8221; <strong>Guevara</strong>, nel 1965 per il fallimentare tentativo di esportare la rivoluzione cubana e far rivivere l&#8217;utopia del rivoluzionario Patrice Lumumba, ucciso dopo aver dato il via all&#8217;indipendenza. Il &#8220;Che&#8221;, il quale avrebbe poi finito la sua parabola ribelle in Bolivia, passò mesi nell&#8217;umidità costante della giungla, cercando di organizzare la rivolta, aiutato da un ufficiale di collegamento con i guerriglieri locali che si chiamava Larent Desirée Kabila, (quasi coetaneo del &#8220;Che&#8221;), più abile a fornire agli stranieri casse di whisky che informazioni e strategie. Eppure Kabila senior è stato in qualche modo capace di imparare la lezione nei decenni successivi e, approfittando dello sfaldamento della trentennale <strong>cleptocrazia</strong> instaurata nello Zaire da Mobutu Sese Seko, fu capace &#8211; partendo proprio dalla regione di Goma &#8211; di conquistare il potere a Kinshasa, nel 1997, e di tramandarlo al figlio, nel 2001, e ancora al potere.Nel 1994 il genocidio dei tutsi in Ruanda da parte della maggioranza hutu aveva innescato la fuga di due milioni di <strong>profughi</strong> che avevano gonfiato Goma di immense tendopoli nelle quali il colera aveva mietuto decine di migliaia di vittime. In quegli anni i fuggiaschi braccati dalle milizie avevano decimato, per combattere la fame, i gorilla di montagna che abitavano le foreste dei vulcani nel parco del Virunga.</p><p>Poi il nuovo regime di Kinshasa non era stato in grado di domare le continue ribellioni che si accendevano nelle lontane province orientali. Nella terra di nessuno tra il lago Kivu e i vulcani al confine con Ruanda e Uganda, gruppi militari spesso appoggiati dal regime tutsi instaurato dopo il <strong>genocidio</strong> in <em>Ruanda</em>, avevano compiuto le loro vendette etniche. Fino a che il dittatore ruandese dal volto gentile e credibile Paul Kagame era riuscito a ottenere il controllo di Goma, crocevia di traffici più o meno legali e soprattutto capitale della regine mineraria ricca di coltan (o tantalio), la polvere metallica usata nella produzione di telefoni cellulari. Goma era fiorita come centro di affari e finanze, piccolo paradiso in stile mafioso protetto dai massacri che si continuavano a compiere nelle foreste attorno. Ma la calma da oasi elvetica non sarebbe durata a lungo. Le milizie di composizione tutsi non sono rimaste a lungo sotto il padrone ruandese e stanno ora ammassandosi a Goma per tentare l&#8217;ennesima svolta del destino della città e del Congo: la città sul lago è la chiave di una nazione.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/23/goma-laltra-citta-martire/423975/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Gaza e il cronometro della pace</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/21/gaza-e-cronometro-della-pace/421919/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/21/gaza-e-cronometro-della-pace/421919/#comments</comments> <pubDate>Wed, 21 Nov 2012 18:05:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Stefano Citati</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[cessate il fuoco]]></category> <category><![CDATA[Egitto]]></category> <category><![CDATA[Gaza]]></category> <category><![CDATA[Hamas]]></category> <category><![CDATA[Israele]]></category> <category><![CDATA[Striscia di Gaza]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=421919</guid> <description><![CDATA[Nel giorno in cui il sangue lega Tel Aviv e Gaza, appare all&#8217;orizzonte della diplomazia una tregua dall&#8217;apparenza reale. 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Tra<strong> Hamas</strong> che si nutre della rabbia della popolazione della Striscia che si amplifica in tutta la Umma, la comunità musulmana del mondo, e lo <strong>Stato di Israele</strong>, con la reiterata dimostrazione di esser pronto con ogni mezzo ad annientare la minaccia dei razzi dell&#8217;organizzazione islamica.</p><p>Nel gioco delle parti tra<strong> responsabilità di guerra e di pace</strong> palestinesi e israeliani calcolano i vantaggi ottenuti sul terreno e quelli di immagine e di posizione nelle<strong> future trattative</strong> che la comunità internazionale vorrebbero una volta e per tutte definitive.</p><p>Ma basta un razzo o un missile a cancellare in un attimo. Facendo ripartire la guerra senza ombre di pace.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/21/gaza-e-cronometro-della-pace/421919/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Gaza, ombelico del mondo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/16/gaza-ombelico-del-mondo/416342/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/16/gaza-ombelico-del-mondo/416342/#comments</comments> <pubDate>Fri, 16 Nov 2012 11:24:37 +0000</pubDate> <dc:creator>Stefano Citati</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Benjamin Netanyahu]]></category> <category><![CDATA[Gaza]]></category> <category><![CDATA[Guerra]]></category> <category><![CDATA[Hamas]]></category> <category><![CDATA[Israele]]></category> <category><![CDATA[Palestina]]></category> <category><![CDATA[Striscia di Gaza]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=416342</guid> <description><![CDATA[Lunga una quarantina di chilometri, larga meno di dieci la Striscia di Gaza è, ancora, un simbolo globale. Adesso che i missili israeliani la tempestano per colpire &#8216;obiettivi militari&#8217; quella fetta di terra torna a rappresentare l&#8217;unità del mondo arabo pur trasformato dalle primavere rivoluzionarie. Il primo ministro egiziano ha portato la solidarietà del più influente stato del Medio Oriente, rappresentanti del...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Lunga una quarantina di chilometri, larga meno di dieci la <strong>Striscia di Gaza</strong> è, ancora, un simbolo globale.<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/16/gaza-israele-concede-tregua-di-tre-ore-durante-visita-del-premier-egiziano/416066/" target="_blank"> Adesso che i missili israeliani la tempestano per colpire &#8216;obiettivi militari&#8217;</a> quella fetta di terra torna a rappresentare <strong>l&#8217;unità del mondo arabo pur trasformato dalle primavere rivoluzionarie.</strong></p><p>Il primo ministro egiziano ha portato la solidarietà del più influente stato del Medio Oriente, rappresentanti del governo tunisino sono attesi (Il Cairo e Tunisi, che per prime si sono rivoltate contro i raìs che li dominavano da decenni); pochi giorni fa l&#8217;emiro del Qatar (sponsor delle rivoluzioni arabe) aveva visitato la Striscia e promesso una pioggia milionaria di aiuti.</p><p>Adesso i<strong> &#8216;Pilastri della difesa&#8217;</strong>, l&#8217;operazione militare israeliana fa dei circa 2 milioni di abitanti dell&#8217;enclave palestinese – e dei suoi governati di Hamas – i sofferenti e combattivi rappresentati della causa araba minacciata da Israele (e di conseguenza dagli Usa). </p><p>Nel perfetto<strong> timing post-elettorale statunitense</strong> il conflitto arabo-israeliano si è riacceso e promette rischiosi vantaggi per i suoi antagonisti più cruenti. Da una parte Netanyahu in campagna elettorale e in cerca di una coalizione che permetta di consolidare la sua politica di insediamenti e status quo con l&#8217;Autorità nazionale palestinese. Ma dall&#8217;altra parte anche <strong>i leader di Hamas</strong> possono guadagnare appoggio interno e internazionale dall&#8217;attacco israeliano, ribaltando così i rapporti di forza con l&#8217;Anp che sta perdendo completamente peso nella Striscia.</p><p>Avrà voglia Obama di guadagnarsi il Nobel per la Pace datogli nel 2009 come uomo della provvidenza (in quanto post-Bush delle “guerre al terrore”) e  impegnarsi per una soluzione alla <strong>questione palestinese</strong> che viene trascinata da oltre mezzo secolo?</p><p><div style="display:none"></div><div class="videoplayer" style="margin-top: 10px;"> <object id="myExperience1972877596001" class="BrightcoveExperience"><param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /><param name="width" value="630" /><param name="height" value="375" /><param name="playerID" value="1476763779001" /><param name="playerKey" value="AQ~~,AAABNTOXzWk~,XOQppeUuyCFS8ojoLW1Z6aFUpF_RsG9O" /><param name="isVid" value="true" /><param name="isUI" value="true" /><param name="dynamicStreaming" value="true" /><param name="@videoPlayer" value="1972877596001" /> </object></div><div class="clear"></div><script async="async" type="text/javascript">brightcove.createExperiences();</script></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/16/gaza-ombelico-del-mondo/416342/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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