<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Salvatore Cannavò</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/scannavo/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>I conti con Grillo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/24/conti-grillo/240485/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/24/conti-grillo/240485/#comments</comments> <pubDate>Thu, 24 May 2012 12:57:56 +0000</pubDate> <dc:creator>Salvatore Cannavò</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[alba]]></category> <category><![CDATA[capitalismo]]></category> <category><![CDATA[coalizione anticapitalista]]></category> <category><![CDATA[De Magistris]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[ecologia]]></category> <category><![CDATA[Emiliano]]></category> <category><![CDATA[Federazione della sinistra]]></category> <category><![CDATA[Grecia]]></category> <category><![CDATA[grillo]]></category> <category><![CDATA[idv]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category> <category><![CDATA[pisapia]]></category> <category><![CDATA[SeL]]></category> <category><![CDATA[trasparenza]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=240485</guid> <description><![CDATA[Sarà Grillo il futuro della politica italiana? E della sinistra? Difficile dirlo. Nonostante il vento in poppa la sensazione che il movimento sia estemporaneo e congiunturale è forte. Non si riescono a cogliere gli elementi culturali di fondo, l&#8217;ideologia, di un proto-partito che partito certamente non lo diventerà mai e che oggi raccoglie un&#8217;ondata le cui dimensioni...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sarà Grillo il futuro della politica italiana? E della sinistra? Difficile dirlo. Nonostante il vento in poppa la sensazione che il movimento sia estemporaneo e congiunturale è forte. Non si riescono a cogliere gli elementi culturali di fondo, l&#8217;ideologia, di un <strong>proto-partito</strong> che partito certamente non lo diventerà mai e che oggi raccoglie un&#8217;ondata le cui dimensioni appaiono inaspettate ma la cui venuta non era difficile prevedere. Nella nostra insistenza sulla necessità per la sinistra radicale di fare due cose &#8211; rendersi definitivamente autonoma dal Pd e costruire una novità politica, legata al bisogno di partecipazione democratica &#8211; abbiamo sempre cercato di sostenere questa tesi. Non abbiamo avuto la forza per affermare questa ipotesi e il grosso della sinistra radicale, non solo Vendola, non ha fatto nessuna delle due cose.</p><p>Al di là dell&#8217;analisi dei flussi, che non è esaustiva nell&#8217;individuare la natura politica di un determinato soggetto, il <strong>Movimento 5 Stelle parla fortemente a sinistra</strong>. Perché agita temi radicalmente ecologisti, perché fa della questione democratica, del controllo e della trasparenza un punto dirimente, perché contesta gli apparati esistenti, alcuni poteri costituiti, perché lo stesso Grillo trova naturale descrivere la propria vittoria con la <em>&#8220;democrazia che batte il capitalismo&#8221;.</em> Soprattutto perché si pone come rappresentanza di una contestazione, interclassista ma reale, degli equilibri esistenti, della politica tradizionale come strumento di gestione della crisi e di governo delle sue contraddizioni. Quello che dovrebbe, o avrebbe dovuto, fare una sinistra adeguata. Consegnare questo movimento a una dinamica di destra, solo perché a Parma ha raccolto ampi consensi in quello schieramento, <strong>sarebbe dunque un errore.</strong> Così come sarebbe sbagliato non coglierne la natura a-classista, al di là di rivendicazioni corrette rispetto ai potentati economici. La critica al capitalismo sembra essere piuttosto quella di un <strong>radicalismo democratico</strong>, importante, ma che non esaurisce lo spazio e l&#8217;azione di una sinistra di classe. I fatti diranno di più su questa ipotesi. A Parma si vedrà sul campo quali scelte di fondo quel movimento sarà in grado di portare avanti. Ma l&#8217;ambivalenza fin qui descritta accompagnerà la parabola, per ora crescente, di un soggetto politico tra i più anomali della storia italiana e, quindi, tra i più imprevedibili. E che condizionerà non poco le prossime elezioni politiche nazionali. Dunque, <strong>un soggetto con cui fare i conti.</strong></p><p>Che fa la sinistra rispetto a questo dato? <strong>Sel</strong> rilancia l&#8217;ipotesi di coalizione a tre, con Pd e Idv, anche se costruita con un rapporto privilegiato con sindacati e associazionismo, in una prospettiva classica che poco sembra recepire della novità. Più a sinistra, la <strong>Federazione della sinistra</strong>, dopo aver ribadito la propria identità tradizionale, auspica un centrosinistra &#8220;che guardi a sinistra&#8221; nell&#8217;ipotesi, mai lasciata cadere, di un&#8217;alleanza elettorale. Verrebbe da dire, auguri. Non sappiamo se ci sarà il tempo, e le forze, per costruire l&#8217;unica prospettiva che potrebbe inserirsi davvero in questo scenario: <strong>una coalizione anticapitalista,</strong> non partitica, non rigidamente strutturata o immaginata in funzione di proto-partiti, non costruita su un&#8217;identità del passato ma un&#8217;alleanza in cui la movimentazione sociale fosse la protagonista. La Tav, le occupazioni culturali, i movimenti per il reddito, per lo studio, il salario, contro l&#8217;articolo 18, il nuovo femminismo, i movimenti per l&#8217;acqua, l&#8217;alleanza dei beni comuni. Tutto questo potrebbe avere un ruolo in questo difficile passaggio italiano, con una dinamica aperta, inclusiva, in grado di parlare e far parlare figure e istanze altrimenti incomunicanti. Se si spezzassero alcuni solidi recinti e si provasse a fare un ragionamento comune si potrebbe aprire una nuova fase politica. Ci ha provato la neonata <strong>Alba</strong> a fare questo discorso ma è sembrata poi chiudersi in un progetto <strong>autocentrato</strong>. Gran parte di queste istanze, non è difficile prevederlo, saranno assorbite dalla dinamica del Movimento 5 Stelle. Altre, forse, guarderanno alle &#8220;liste civiche&#8221; che alcuni sindaci sembrano voler promuovere (De Magistris, Emiliano, forse Pisapia).</p><p>Ma si tratta di ipotesi che, al momento, non si collocano, come sarebbe utile e saggio, in <strong>alternativa al Pd</strong> e alla sua crisi mortifera. Per altri progetti rischia di essere tardi visto che a sinistra si è perso molto tempo in logiche identitarie e autoreferenziali. Ma sarebbe interessante, in ogni caso, se qualcosa si muovesse e si riaprisse la partita. Altrimenti, non ci resta che Grillo.</p><p>twitter@scannavo</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/24/conti-grillo/240485/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Addio al Tas, angelo ribelle</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/addio-angelo-ribelle/224555/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/addio-angelo-ribelle/224555/#comments</comments> <pubDate>Wed, 09 May 2012 15:28:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Salvatore Cannavò</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[anni0'70]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[comunista]]></category> <category><![CDATA[Intellettuale]]></category> <category><![CDATA[morte]]></category> <category><![CDATA[Stefano Tassinari]]></category> <category><![CDATA[teatro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=224555</guid> <description><![CDATA[Stefano Tassinari, il Tas per gli amici, se n&#8217;è andato ieri mattina dopo anni di battaglia dura contro un tumore assassino. Conoscerlo e lavorare con lui è stato un privilegio perché Tassinari non è stato solo uno scrittore raffinato ma anche quello che una volta si sarebbe detto un intellettuale organico. La voglia di scrivere e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/morto-scrittore-autore-teatrale-stefano-tassinari/222659/">Stefano Tassinari, <strong>il Tas</strong> per gli amici, se n&#8217;è andato ieri mattina</a> dopo anni di battaglia dura contro un tumore assassino. Conoscerlo e lavorare con lui è stato un privilegio perché Tassinari non è stato solo uno scrittore raffinato ma anche quello che una volta si sarebbe detto<strong> un intellettuale organico</strong>. La voglia di scrivere e di dibattere di letteratura era intimamente connessa alla sua voglia di trasformare il mondo, l&#8217;una animava l&#8217;altra e viceversa.</p><p>Tassinari aveva attraversato gli anni 70, il movimento, Avanguardia operaia prima e Democrazia proletaria dopo, giornalista al Quotidiano dei lavoratori e a Radio città futura, infine Rifondazione comunista. Questo suo essere &#8220;d&#8217;altri tempi&#8221; se lo portava dentro non come identità supponente ma come<strong> ricordo geloso di una stagione decisiva</strong> della vita italiana troppo spesso liquidata nel piombo di quegli anni. E non a caso, il suo libro di racconti dedicati agli anni 70, aveva voluto titolarlo &#8220;D&#8217;altri tempi&#8221;. Ci teneva molto al modo in cui aveva fatto rivivere una stagione, semplicemente narrando storie, personaggi legati a quell&#8217;epoca, alla vita tumultuosa di quegli anni. Senza alcun &#8220;reducismo&#8221; ma con l&#8217;idea, invece, di riattivare un &#8220;ponte&#8221; tra la sua generazione, che aveva tentato la trasformazione, e le generazioni attuali che, &#8220;quando gli chiedi chi ha fatto la strage di Bologna dicono che è stato Renato Curcio&#8221;. Era stata questa, del resto, l&#8217;ispirazione che ha mosso il libro con cui più compiutamente si è messo a confronto con quegli anni, &#8220;L&#8217;amore degli insorti&#8221;.</p><p>In Rifondazione, dove non ha mai cercato, né ottenuto, ruoli e visibilità, ha cercato di<strong> tenere alta l&#8217;attenzione per l&#8217;attività culturale</strong> lavorando in un circolo &#8220;culturale&#8221; dedicato a Victor Jara. <strong>Un comunista controcorrente</strong> che non sopportava i riti, le burocrazie e il conformismo. Che amava Trotzky &#8211; e da qui nasce &#8220;L&#8217;ora del ritorno&#8221; e &#8220;Il vento contro&#8221; dedicato &#8211; e soprattutto la sua idea di cultura e letteratura fuori e contro ogni &#8220;ordine&#8221; di partito. Contro lo zdanovismo e per la libertà dell&#8217;artista.</p><p>La capacità di organizzatore si è espressa con forza nell&#8217;attività teatrale, dove i suoi anni 70 hanno ispirato lo spettacolo &#8220;Agli angeli ribelli&#8221;, e in cui dava grande prova di interpretazione anche grazie a una voce molto bella. Sulla stessa scia le trasmissioni radio come l&#8217;ultima su Radio3, &#8220;Passioni&#8221;.  Politica, letteratura, organizzazione teatrale, la vicepresidenza dell&#8217;associazione degli scrittori di Bologna e poi altre iniziative fino alla &#8220;Nuova rivista Letteraria&#8221;, la rivista che ha fatto nascere, di cui ha garantito l&#8217;equilibrio economico e che ha consentito a figure artistiche e intellettuali diverse (da Lucarelli a Wu Ming, da Maria Rosa Cutrufelli a Pino Cacucci) di trovare un filo comune, e di ridare prestigio alla <strong>forma rivista</strong>, grazie anche al contributo di un grande fotografo come Mario Dondero. Il 19 maggio avrebbe ricevuto dal Comune di Bologna il Nettuno d&#8217;oro; il sindaco Merola ha fatto appena in tempo a comunicarglielo qualche giorno fa in ospedale.</p><p>Della sua ultima invenzione, &#8220;Lavoro vivo&#8221;, il libro di dieci racconti di altrettanti autori, scritto per la Fiom,<a href="http://www.youtube.com/watch?v=yq3mxoYjvJU" target="_blank"> Carlo Lucarelli ha letto un brano dal palco del concerto del Primo maggio</a>. Il brano era quello scritto da Tassinari e dedicato <strong>ai ragazzi che muoiono sul lavoro</strong>. In qualche modo resta il suo lascito come il numero di Letteraria a cui ha lavorato fino all&#8217;ultimo e che uscirà lo stesso anche senza il suo immancabile editoriale. Sì, lavorare con lui è stato davvero un privilegio.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 9 Maggio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/addio-angelo-ribelle/224555/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Esodati guerra di numeri, il governo: sono 65mila. Per l&#8217;Inps: &#8220;Non meno di 130mila&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/ma-quanti-sono-gli-esodati-dipende-dai-fondi/203891/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/ma-quanti-sono-gli-esodati-dipende-dai-fondi/203891/#comments</comments> <pubDate>Thu, 12 Apr 2012 01:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Salvatore Cannavò</dc:creator> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Alfano]]></category> <category><![CDATA[Angeletti]]></category> <category><![CDATA[camusso]]></category> <category><![CDATA[carlino]]></category> <category><![CDATA[Cgil]]></category> <category><![CDATA[Epifani]]></category> <category><![CDATA[esodati]]></category> <category><![CDATA[Fornero]]></category> <category><![CDATA[inca]]></category> <category><![CDATA[Inps]]></category> <category><![CDATA[nori]]></category> <category><![CDATA[pdl]]></category> <category><![CDATA[SinPa]]></category> <category><![CDATA[Squinzi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/ma-quanti-sono-gli-esodati-dipende-dai-fondi/203891/</guid> <description><![CDATA[Secondo il ministero del Lavoro Elsa Fornero, sarebbero 65mila gli esodati, ovvero i lavoratori che hanno lasciato il lavoro in cambio di incentivi e che si trovano, dopo la riforma Fornero sul sistema previdenziale, senza stipendio e senza pensione. Il numero fornito dal dicastero del Welfare, però, non convince né l&#8217;Inps (secondo cui sono 130mila) né...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_204063" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/camusso_angeletti_epifani_interna.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-204063" title="camusso_angeletti_epifani_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/camusso_angeletti_epifani_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, rispettivamente segretari di Cgil, Cisl e Uil</p></div><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/esodati-numeri-ministero-sono-65mila-risorse-accantonate-loro-sono-adeguate/204051/" target="_blank">Secondo il ministero del Lavoro<strong> Elsa Fornero</strong>, sarebbero 65mila gli esodati,</a> ovvero i lavoratori che hanno lasciato il lavoro in cambio di incentivi e che si trovano, dopo la riforma Fornero sul sistema previdenziale, senza stipendio e senza pensione. Il numero fornito dal dicastero del Welfare, però, non convince né l&#8217;<strong>Inps</strong> (secondo cui sono 130mila) né la <strong>Cgil</strong>, che stima cifre ancor più alte. Il problema, però, non è tanto la difficoltà di conteggio, quanto le valutazioni complessive, di ordine politico, che su questi numeri devono essere fatti. Come afferma il patronato <strong>Inca</strong> della Cgil, i dati esistono già e sono tutti inseriti nelle anagrafiche contributive, basta classificarli. Il problema è dunque la <strong>classificazione </strong>e quindi la lista che dovrà essere presa a riferimento per programmare un intervento destinato a costare svariati miliardi di euro.</p><p>Si prendano, ad esempio, i numeri emersi mercoledì durante l&#8217;audizione alla Camera svolta dal direttore generale dell&#8217;Inps, <strong>Mauro Nori</strong>. Nori ha parlato di 130mila lavoratori coinvolti in questa scomoda posizione così suddivisi: circa 45mila quelli in mobilità, altri 13-15mila inseriti nel fondo di solidarietà del credito e 70mila, infine, quelli usciti dal lavoro sulla base di accordi volontari, gli <strong>esodati </strong>&#8216;puri&#8217;. Secondo il dirigente Inps, si tratta solo della platea massima perché una parte di questi avranno nei prossimi 4 anni i nuovi requisiti per la pensione. Ma in queste cifre mancano i lavoratori ammessi ai <strong>contributi </strong>volontari che sono svariate centinaia di migliaia, in alcune stime sfiorano il milione di persone (non tutte esodate, ovviamente).</p><p>Il rischio, dunque, è che si individui un numero, si stanzino delle risorse ma che tanti lavoratori siano costretti a restare comunque fuori dalle <strong>protezioni </strong>oppure a dover accettare una sorta di lotteria. Per questo Cgil, Cisl e Uil scenderanno in piazza domani a Roma con un corteo fino a<strong> Piazza Santi Apostoli </strong>dove parleranno i tre leader sindacali, <strong>Susanna Camusso</strong>, Raffaele Bonanni e <strong>Luigi Angeletti</strong>. Il paradosso è che i sindacati, che criticano duramente la riforma delle pensioni e che sia pure in forme diverse hanno criticato la più recente riforma del lavoro – Angeletti ha parlato di &#8220;licenziamento con giusta causa&#8221; per il ministro <strong>Fornero </strong>– potrebbero essere costretti a difenderne l&#8217;impianto complessivo.</p><p>Infatti, nel giorno in cui la riforma ha fatto il suo debutto in <strong>Parlamento</strong>, con la riunione della Commissione Lavoro del Senato, è iniziato un fuoco di fila da parte del centrodestra per giungere a una &#8220;profonda revisione&#8221; del disegno di legge. Elsa Fornero chiede che non venga destrutturato, ma il <strong>Pdl </strong>ha intenzione di fare da cassa di risonanza alle richieste delle imprese soprattutto in tema di flessibilità in entrata. &#8220;Vi è un certo sbilanciamento che consente un passo nella direzione della Cgil per quanto riguarda l&#8217;articolo 18 – spiega <strong>Angelino Alfano</strong> – per la flessibilità in entrata noi crediamo che ci sia un appesantimento burocratico&#8221;. Il punto è esattamente quello richiesto da Confindustria dove, tra l&#8217;altro, si sta giocando anche una partita interna in vista degli assetti che saranno fissati dalla nuova presidenza di <strong>Giorgio Squinzi</strong>.</p><p>Al Senato dunque si è già cominciato a ballare, anche se uno dei due relatori del provvedimento, il democratico <strong>Tiziano Treu</strong>, si dice fiducioso sul clima concorde e sul fatto che la Commissione concluderà i suoi lavori entro il 2 maggio. Ieri intanto sono andate avanti le audizioni delle varie componenti sociali, da Confindustria ai sindacati. E mentre da fuori la Federazione dei Consulenti del lavoro giudica &#8220;insufficienti&#8221; le modifiche perché l&#8217;apprendistato diventi &#8220;un vero contratto&#8221;, la senatrice dell&#8217;Idv <strong>Giuliana Carlino</strong> ha messo in evidenza una delle tante anomalie del sistema istituzionale. Nelle audizioni del Senato, infatti, è previsto intervenga anche il sindacato leghista, SinPa (<strong>Sindacato Padano</strong>) la cui sostanziale inesistenza è stata accertata dalle cronache di questi giorni. Carlino ha chiesto invece che venga ascoltata invece la <strong>Fiom </strong>rivolgendo alla Cgil la richiesta di immettere un rappresentante dei metalmeccanici nella propria delegazione.</p><p><strong><em>da Il Fatto Quotidiano del 12 aprile 2012</em></strong></p><p><strong><em>aggiornato da Redazione web alle 19.26 del 12 aprile 2012</em></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/ma-quanti-sono-gli-esodati-dipende-dai-fondi/203891/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>15</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;Inps non quantifica le &#8216;posizioni silenti&#8217;. Sindacati e Radicali al contrattacco</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/10/inps-il-furto-silente/203374/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/10/inps-il-furto-silente/203374/#comments</comments> <pubDate>Tue, 10 Apr 2012 01:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Salvatore Cannavò</dc:creator> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[ago]]></category> <category><![CDATA[contributivo]]></category> <category><![CDATA[de santis]]></category> <category><![CDATA[Dini]]></category> <category><![CDATA[Fornero]]></category> <category><![CDATA[inpdap]]></category> <category><![CDATA[Inps]]></category> <category><![CDATA[mastrapasqua]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[pensione]]></category> <category><![CDATA[Report]]></category> <category><![CDATA[retributivo]]></category> <category><![CDATA[silenti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/10/inps-il-furto-silente/203374/</guid> <description><![CDATA[Sono tantissimi ma l&#8217;Inps non li quantifica o per lo meno si rifiuta di farlo. 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Parliamo delle <strong>Posizioni silenti</strong>, cioè quelle posizioni iscritte all&#8217;Inps che hanno versato contributi senza raggiungere i requisiti minimi previsti dalla legge per andare in pensione. Per la pensione di vecchiaia, infatti, legata all&#8217;età anagrafica (66 e 67 anni con la riforma <strong>Fornero</strong>) servono almeno 20 anni di contributi versati nella medesima cassa previdenziale (all&#8217;Inps, all&#8217;Inpdap, all&#8217;Inpgi, etc.). Il problema dei contributi silenti si pone quando un contribuente non raggiunge quel requisito, dando origine a quella che <strong>sindacati </strong>ed esperti previdenziali definiscono senza giri di parole una truffa, un furto.</p><p>Mettiamo il caso, infatti, di chi abbia potuto versare <strong>contributi </strong>solo per 18 o 19 anni: senza raggiungere il requisito minimo di 20, quegli anni non daranno vita ad alcuna pensione. In realtà, si tratta di un caso limite perché essendo molto ridotto il margine di differenza è possibile colmare il vuoto ricorrendo alla contribuzione volontaria cui si può accedere con un minimo di 5 anni di contribuzione versata. Questa si calcola sulla base dell&#8217;ultima <strong>retribuzione </strong>percepita e quindi sale in relazione a quella. Stiamo comunque parlando di cifre consistenti: su uno stipendio di 1300 euro si versa fino a 8000 euro all&#8217;anno. Se gli anni da colmare, quindi, ammontano – come nella maggior parte dei casi – a 7, 9 o anche di più si pagano cifre impossibili.</p><p>&#8220;In questa condizione si trovano moltissime donne – spiega <strong>Luigina De Santis</strong>, esperta previdenziale dell&#8217;Inca-Cgil – perché sono quelle dall&#8217;attività lavorativa più incostante e frammentata&#8221;. Chi ha versato, ad esempio, 12 anni di contributi, quando arriva all&#8217;età per la pensione non si ritrova nulla in mano. &#8220;E &#8216; un furto. E&#8217; scandaloso e lo è ancora di più il fatto che l&#8217;Inps non dia le cifre esatte di questo fenomeno: si fanno morti e feriti ma non li si vogliono dichiarare&#8221; commenta ancora De Santis. Sul problema del silenzio <strong>Inps </strong>e della indisponibilità a fornire i dati batte anche il deputato radicale <strong>Maurizio Turco </strong>che sta preparando un&#8217;iniziativa eclatante: &#8220;Presenterò a breve un progetto di legge per istituire una Commissione di inchiesta con poteri giudiziari per dire una cosa chiara: se l&#8217;Inps non ci consegna i dati manderemo i carabinieri a prenderli&#8221;.</p><p>Non avendo a disposizione i dati è molto difficile fare una <strong>stima</strong>. E infatti di stime non ce ne sono. Si possono fare delle valutazioni induttive. Ad esempio, una fonte rilevantissima di posizioni silenti è data dai contributi versati dai lavoratori immigrati che, spesso, ritornano nel loro paese e, se vogliono recuperare quanto versato in <strong>Italia</strong>, devono disporre di adeguate convenzioni internazionali e attivarsi per fare regolare domanda. Gl immigrati iscritti all&#8217;Inps sono 2, 7 milioni (dati al 2007) e i contributi che li riguardano ammontano a circa 8 miliardi di euro. Altre stime calcolano in circa 600 mila le donne <strong>casalinghe </strong>che hanno pochi anni di contribuzione all&#8217;attivo e così via.</p><p>Formalmente la <strong>riforma </strong>Fornero dovrebbe sanare la ferita con il sistema contributivo. Infatti, con questo nuovo sistema di calcolo tutti i contributi versati saranno accumulati per calcolare una pensione finale e, se non si raggiunge il requisito minimo dei 20 anni, si potrà comunque andare in pensione a 70 anni oppure se la stessa supera di 1,5 volte l&#8217;assegno sociale. &#8220;In ogni caso c&#8217;è il limite dei 5 anni di contributi – commenta però <strong>De Santis</strong> – e se non si raggiungono, si regalano all&#8217;Inps&#8221;. &#8220;E poi, aggiunge, chi può vantare un importo pari a 1,5 volte l&#8217;assegno sociale (tra i 7 e gli 800 euro) con meno di 20 anni di contributi è solo chi ha avuto retribuzioni molto alte&#8221;.</p><p>Inoltre i casi sono destinati a crescere con il sistema delle <strong>ricongiunzioni </strong>onerose deciso dal governo <strong>Berlusconi </strong>nel 2010 e avallato dall&#8217;attuale governo. In questo caso ricadono quelle posizioni previdenziali aperte in istituti diversi. Un&#8217;insegnante che abbia lavorato in una scuola privata, ad esempio, per un certo numero di anni e poi in una pubblica per il resto della sua vita lavorativa avrà una parte di contributi all&#8217;Inps e un&#8217;altra parte all&#8217;<strong>Inpdap</strong>. Per riunificarli (tecnicamente: ricongiungerli) dovrà pagare una somma molto elevata e se non la possiede utilizzerà la posizione più favorevole lasciando &#8220;silenti&#8221; gli altri contributi. Che restano lì, a disposizione dell&#8217;Inps che, ovviamente, li utilizzerà – lo sta già facendo – per pagare le pensioni in essere.</p><p>&#8220;Le ricongiunzioni onerose sono uno scandalo&#8221; aggiunge Luigina De Santis. Intervenendo su questo nella trasmissione <strong><em>Report </em></strong>su Rai 3, &#8220;la ministra Fornero ha detto cose inesatte perché le ricongiunzioni non servono ad avere pensioni più alte ma semplicemente commisurate ai contributi versati&#8221;. In realtà anche prima della legge del 2010 le ricongiunzioni verso regimi previdenziali più favorevoli (ad esempio dall&#8217;Inps verso l&#8217;Inpdap) erano onerose ma non quelle verso il regime dell&#8217;Assicurazione generale obbligatoria (<strong>Ago</strong>) gestito dall&#8217;Inps. Ora si paga anche questo e ci si può vedere richiedere importi di 100 mila o anche 200 mila euro. Ma <strong>Fornero </strong>ha invitato a utilizzare un altro sistema, che invece è gratuito, la totalizzazione dei contributi. &#8220;Ma è un sistema con il quale si sceglie di entrare integralmente nel sistema contributivo anche se si ha ancora diritto a una parte di <strong>retributivo </strong>(doppio sistema entrato in vigore nel 1996 con la riforma <strong>Dini</strong>, ndr). E favorisce solo i salari molto alti che da quel tipo di conteggio vengono particolarmente valorizzati. Ai salari più bassi la pensione viene tagliata&#8221;.</p><p><strong><em>da Il Fatto Quotidiano del 10 aprile 2012</em></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/10/inps-il-furto-silente/203374/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Dopo gli esodati, i contributi silenti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/03/dopo-esodati-contributi-silenti/202081/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/03/dopo-esodati-contributi-silenti/202081/#comments</comments> <pubDate>Tue, 03 Apr 2012 16:46:52 +0000</pubDate> <dc:creator>Salvatore Cannavò</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Antonio Mastrapasqua]]></category> <category><![CDATA[contributi silenti]]></category> <category><![CDATA[esodati]]></category> <category><![CDATA[maurizio turco]]></category> <category><![CDATA[pensioni]]></category> <category><![CDATA[Report]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=202081</guid> <description><![CDATA[Grazie a questo blog e alle vostre risposte, sulla vicenda dei lavoratori incentivati all&#8217;esodo &#8211; che abbiamo raccolto a decine su queste pagine e sull&#8217;edizione cartacea &#8211; abbiamo contribuito ad attirare l&#8217;attenzione, grazie anche all&#8217;importante contributo di Report. Ora vogliamo spostare leggermente il tiro e invitarvi a raccontare le vostre storie relative ai contributi silenti. Sono...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/inps-interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-202110" title="inps interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/inps-interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Grazie a <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/SCannavo/" target="_blank">questo blog</a></span> e alle vostre risposte, sulla vicenda dei lavoratori incentivati all&#8217;esodo &#8211; che abbiamo raccolto a decine su queste pagine e sull&#8217;edizione cartacea &#8211; abbiamo contribuito ad attirare l&#8217;attenzione, grazie anche all&#8217;importante contributo di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.report.rai.it/dl/Report/Page-8200206a-0877-46c1-ab57-c774db2c6d38.html" target="_blank">Report</a></span>. Ora vogliamo spostare leggermente il tiro e invitarvi a raccontare le vostre storie relative ai <strong>contributi silenti</strong>. Sono tantissimi ma l&#8217;Inps non li quantifica o per lo meno si rifiuta di farlo. Parliamo di quelle posizioni iscritte all&#8217;Inps che hanno versato contributi senza raggiungere i requisiti minimi previsti dalla legge per andare in pensione. Per la pensione di vecchiaia, infatti, legata all&#8217;età anagrafica (66 e 67 anni con la riforma Fornero) servono almeno 20 anni di contributi versati nella medesima cassa previdenziale (all&#8217;Inps, all&#8217;Inpdap, all&#8217;Inpgi, etc.).</p><p>Il problema dei contributi silenti si pone quando un contribuente non raggiunge quel requisito dando origine a quella che sindacati ed esperti previdenziali definiscono senza giri di parole <strong>una truffa</strong>. Mettiamo il caso, infatti, di chi abbia potuto versare contributi solo per 18 o 19 anni: senza raggiungere il requisito minimo di 20, quegli anni non daranno vita ad alcuna pensione. In realtà, si tratta di un caso limite perché essendo molto ridotto il margine di differenza è possibile colmare il vuoto ricorrendo alla contribuzione volontaria cui si può accedere con un minimo di 5 anni di contribuzione versata. Questa si calcola sulla base dell&#8217;ultima retribuzione percepita e quindi sale in relazione a quella. Stiamo comunque parlando di cifre consistenti: su uno stipendio di 1300 euro si versa fino a 8000 euro all&#8217;anno. Se gli anni da colmare, quindi, ammontano – come nella maggior parte dei casi – a 7, 9 o anche di più <strong>si pagano cifre impossibili</strong>.</p><p>L&#8217;alternativa è lasciare alle casse dell&#8217;Istituto anni e anni di contribuzione senza poterne usufruire. E assistendo impotenti all&#8217;utilizzo di quelle risorse per altri scopi. La nuova norma sulle ricongiunzioni onerose rischia di alimentare queste posizioni sulle quali il presidente Inps, <strong>Antonio Mastrapasqua</strong>, si è finora riufiutato di fornire dati esatti. Tanto che il deputato radicale, <strong>Maurizio Turco</strong>, sta preparando una legge per istituire una Commissione di inchiesta ad hoc.</p><p>A voi la parola.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/03/dopo-esodati-contributi-silenti/202081/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Esodati, le vostre storie</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/27/esodati-vostre-storie/200243/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/27/esodati-vostre-storie/200243/#comments</comments> <pubDate>Tue, 27 Mar 2012 09:16:21 +0000</pubDate> <dc:creator>Salvatore Cannavò</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[esodati]]></category> <category><![CDATA[Fornero]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[mobilità]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[pensione]]></category> <category><![CDATA[reddito]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=200243</guid> <description><![CDATA[Mario Monti chiede al paese di &#8220;essere pronto&#8221; alle riforme che il suo governo sta portando avanti. Si riferisce in particolare alla polemica sull&#8217;articolo 18 e alla riforma del mercato del lavoro. Ma il discorso potrebbe valere anche per una questione apparentemente minore ma che sintetizza, invece, assai bene come si possano creare veri e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>Mario Monti chiede al paese di &#8220;essere pronto&#8221; alle riforme che il suo governo sta portando avanti. Si riferisce in particolare alla polemica sull&#8217;articolo 18 e alla riforma del mercato del lavoro. Ma il discorso potrebbe valere anche per una questione apparentemente minore ma che sintetizza, invece, assai bene come si possano creare<strong> veri e propri danni in nome del rigore</strong>.<br /> </em><span style="font-style: italic;"><br /> Si tratta dei cosiddetti </span><em>lavoratori esodati,</em><span style="font-style: italic;"> nome terribile che la stampa ha ormai scelto per descrivere la vicenda di quei dipendenti incentivati a uscire dalla propria azienda o fabbrica con la prospettiva di poter approdare alla pensione. </span><em>Licenziamenti concordati</em><span style="font-style: italic;">, dunque, in cui un certo numero di lavoratori ha scelto di rimanere disoccupato in cambio di una certa quota di reddito tale da accompagnarli alla rendita pensionistica. Solo che questo avveniva con le vecchie regole del sistema previdenziale, prima che, in un solo colpo, il governo Monti portasse l&#8217;età minima per la pensione a 66-67 anni. Uno &#8220;scalone&#8221; che ha imposto a molti di quei lavoratori una prospettiva di vita, non breve, da passare </span><em>senza reddito</em><span style="font-style: italic;">. Abbiamo lanciato sul </span><a style="font-style: italic;" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/20/esodati-raccontateci-vostra-storia/198849/" target="_blank">blog del Fatto</a><span style="font-style: italic;"> l&#8217;invito a raccontare delle storie. Ne sono arrivate molte. Eccone alcune diverse tra loro. (SC)</span></p><p><span style="font-weight: bold;"> Claudio MN<br /> </span>Esodato bancario, volontariamente ho accettato l&#8217;esodo, pagato da me con i miei contributi e quelli della banca, perchè mi era stato garantito che, nel momento in cui firmavo, il mio sarebbe stato un diritto acquisito e garantito dallo stato. Ora vengo a  scoprire che non era così e dovrò partecipare alla lotteria dei fondi stabiliti dalla Fornero con il rischio di rimanere 4 anni senza stipendio o pensione. Solo i miei diritti acquisiti possono essere  toccati mentre sono salvi quelli dei parlamentari, delle macchine blu,  degli evasori che possono patteggiare e pagare meno del dovuto <strong>mentre io devo solo sperar</strong>e.</p><p><strong>Carlo Filippa<br /> </strong>Il mio caso è emblematico: ho rassegnato le dimissioni a novembre siglando una conciliazione e depositandola immediatamente al mio sindacato.Poi siccome avevo 5 mesi di ferie arretrate, l&#8217;azienda mi ha chiesto di fruirne e quindi abbiamo firmato e registrato  la conciliazione a novembre, ma con decorrenza a fine marzo. <strong>Sarei dovuto andare in pensione nel 2012</strong> con finestra nel 2013. Ora la riforma rimanda tutto al 2016, per cui 4 anni senza lavoro e senza stipendio.E non posso essere censito dall&#8217;INPS perché ufficialmente io lavoro ancora!!!!!!!!!</p><p><strong>Rosa Mascitti</strong><br /> Sono un&#8217;esodata di Poste italiane, ho firmato in azienda a marzo 2011 e all&#8217;Unione Industriali a luglio 2011 quando non si parlava  di riforma pensionistica, sono andata in esodo con<strong> i 58 anni di età e 34 di contributi</strong>, l&#8217;azienda mi ha accompagnato con un incentivo fino a luglio 2014 ,data in cui avrei percepito il primo assegno pensionistico. Con la riforma pensionistica  andrei a prendere la pensione a ottobre 2020!!! significa 6 anni senza pensione e senza una lira!!! Da dicembre non dormo la notte, perché<strong> uno stato di diritto ci priva di quello che è un nostro diritto.<br /> </strong>Ho lavorato sempre con  serietà e professionalità, in 34 anni di servizio avrò accumulato un mese di malattia, eccetto la maternità, ho sicuramente collaborato, come molti miei colleghi, a far sì che Poste italiane sia una delle poche aziende in attivo ormai da anni.</p><p><strong>Felice Rendinella<br /> </strong>Chi Vi scrive è un disoccupato della<strong> Classe 1952</strong>; disoccupato (non incentivato all&#8217;esodo) in quanto licenziato il 14/10/2011 da una azienda, ora messa in liquidazione, che attraversava una profonda crisi di mercato. Essendo stato licenziato mi sono iscritto all&#8217;ufficio per l&#8217;impiego e percepisco l&#8217;indennità di disoccupazione ordinaria dal 22/10/2011 e fino a 10/2012. Sarei dovuto andare in pensione al raggiungimento di quota 96 (avvenuto il 12/03 e con finestra che si apriva ad 04/2013), ma invece con la riforma Fornero potrò andare al compimento del 64° anno di età (+ l&#8217;eventuale innalzamento per l&#8217;aspettativa di vita), cioè fra 4 anni.</p><p>C&#8217;è però un problema: terminando il periodo in cui godrò dell&#8217;indennità di disoccupazione, <strong>come farò a vivere</strong> per questi quattro anni???</p><p>Agli &#8220;esodati&#8221; (cioè quei lavoratori che sono stati incentivati al licenziamento perchè prossimi alla pensione è stata data la possibilità, con determinate caratteristiche, di poter utilizzare ancora il vecchio sistema. Ai <strong>&#8220;disoccupati&#8221;</strong>, niente! Vorrei che mi venisse spiegata la differenza tra un lavoratore &#8220;esodato&#8221; (incentivato all&#8217;esodo) e uno &#8220;disoccupato&#8221; (licenziato da una azienda che ha chiuso bottega per crisi di lavoro).<br /> Non riesco a capire perchè alla prima categoria di ex lavoratori, che hanno determinate caratteristiche, venga applicato il diritto di utilizzo della &#8220;vecchia&#8221; normativa sulle pensioni; e, invece, alla seconda (con le stesse caratteristiche) no!  Eppure le persone che compongono le due categorie sono cittadini italiani; dovrebbero essere uguali di fronte allo Stato! Oppure c&#8217;è effettivamente qualche differenza che io non capisco?Me spiegate, per favore,grazie</p><p><strong>Marco</strong><br /> Sono in mobilita&#8217; (crisi aziendale accordo fatto nel gennaio 2010) dal 7/10/10 per tre anni. Ho compiuto 58 anni in gennaio, a dicembre 2010 ho maturato 35 anni di contributi. La mia <strong>ancora di salvezza era quota 97</strong> (61+36) sapevo che sarei rimasto senza nessun tipo di entrata per circa 20 mesi ma non mi sarei mai aspettato oggi come oggi  di non sapere<strong> quale sarà il mio futuro pensionistico</strong> e di conseguenza come farò a campare nel caso dovessi andarci a quasi 67 anni.</p><p><strong>Majden<br /> </strong>Upim viene comprata da Coin, la sede amministrativa di Coin è a Mestre, la sede di Upim a Milano viene chiusa. <strong>200 persone in cassa integrazione </strong>da giugno 2010 per 2 anni; ad oggi in cassa integrazione siamo in 50 e il 9 giugno finisce la cassa integrazione. Coin dice che non apre la mobilità perchè costa e non ha soldi. Io avevo 54 anni ho<strong> cercato lavoro senza alcun successo</strong> poi mi sono detta &#8216;vabbè 2 anni di cassa 3 anni di mobilità  aspetto 1 anno e vado in pensione a 60 anni&#8217; . Zac, ad agosto Berlusconi/Tremonti spostano la pensione in avanti di un altro anno,  poi arriva Monti e zac mi tolgono proprio la pensione ora ho 56 anni non ho un lavoro e credo mi ci vogliano 10 anni di lavoro per andare in pensione.</p><p>Questi prof non ci capiscono molto di vita vera.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/27/esodati-vostre-storie/200243/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Lavoro, 18 punti da chiarire</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/lavoro-i-18-punti-da-chiarire/199296/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/lavoro-i-18-punti-da-chiarire/199296/#comments</comments> <pubDate>Thu, 22 Mar 2012 02:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Salvatore Cannavò</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[articolo 18]]></category> <category><![CDATA[Aspi]]></category> <category><![CDATA[atipici]]></category> <category><![CDATA[cassa integrazione]]></category> <category><![CDATA[contratto]]></category> <category><![CDATA[Fornero]]></category> <category><![CDATA[indennizzo]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[licenziamento]]></category> <category><![CDATA[mobilità]]></category> <category><![CDATA[modello tedesco]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[precari]]></category> <category><![CDATA[reintegro]]></category> <category><![CDATA[riforma lavoro]]></category> <category><![CDATA[stage]]></category> <category><![CDATA[statali]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/lavoro-i-18-punti-da-chiarire/199296/</guid> <description><![CDATA[Doveva essere l&#8217;ultimo punto della riforma e invece l&#8217;articolo 18 è l&#8217;elemento regolatore dell&#8217;iniziativa del governo. Ecco quindi che abbiamo selezionato 18 domande che aiutano a spiegare le modifiche in programma. 1. È vero che l&#8217;articolo 18 varrà per tutti? Il governo dice che è esteso anche alle aziende con meno di 15 dipendenti la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_199386" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/articolo-18_nardi.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-199386" title="articolo 18_nardi" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/articolo-18_nardi.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Il licenziamento visto da Marilena Nardi</p></div><p>Doveva essere l&#8217;ultimo punto della riforma e invece l&#8217;articolo 18 è l&#8217;elemento regolatore dell&#8217;iniziativa del governo. Ecco quindi che abbiamo selezionato 18 domande che aiutano a spiegare le modifiche in programma.</p><p><strong>1. È vero che l&#8217;articolo 18 varrà per tutti? </strong><br /> Il governo dice che è esteso anche alle aziende con meno di 15 dipendenti la regolamentazione del cosiddetto licenziamento discriminatorio per “discriminazione sindacale, politica, religiosa, razziale, di lingua o di sesso, di handicap, di età o basata sull&#8217;orientamento sessuale”. In questi casi il licenziamento è nullo, cioè è come se non fosse mai esistito e, in forza dell&#8217;articolo 18, si viene reintegrati al posto di lavoro. Ma la sua applicabilità per tutti i lavoratori a prescindere dal numero dei dipendenti di una azienda era stata già stabilita dalla legge 108 del 1990</p><p><strong>2. È possibile che un licenziamento discriminatorio venga camuffato da licenziamento economico o disciplinare?</strong><br /> È quello che avviene nella maggior parte dei casi. L&#8217;impresa, ad esempio, dichiara di avere esubero di personale, o riduzione del fatturato, e licenzia quel lavoratore che a suo giudizio non rende abbastanza o magari è troppo vicino al sindacato o altro ancora. Può succedere che quel posto di lavoro soppresso venga successivamente offerto a un altro dipendente. Se il lavoratore licenziato, a regime attuale, fa ricorso contro il licenziamento ingiustificato – perché in effetti il posto di lavoro è occupato da altri – e vince viene reintegrato con il pagamento degli stipendi arretrati. Con le norme di Monti, invece, se vince la causa, al massimo beneficerà di indennizzo compreso tra le 15 e le 27 mensilità.</p><p><strong>3. E per i licenziamenti disciplinari? </strong><br /> Sono quei licenziamenti definiti per giustificato motivo soggettivo e/o per giusta causa, riconducibili a presunti inadempimenti contrattuali o comportamenti illeciti del lavoratore. Attualmente il giudice, ove ritenga che i fatti addebitati siano inesistenti, ovvero che il licenziamento sia una sanzione non proporzionata all’infrazione, nelle aziende con più di 15 dipendenti ordina la reintegrazione, mentre in quelle con meno di 16 condanna ad un’indennità non superiore alle 6 mensilità. Con le nuove norme il giudice potrà scegliere tra reintegro e indennizzo, in questo caso compreso tra le 15 e le 24 mensilità.</p><p><strong>4. Che vuole dire &#8220;modello tedesco&#8221;?</strong><br /> È esattamente questo, la possibilità che sia il giudice a scegliere tra reintegro e indennizzo. In Germania vale per tutti i tipi di licenziamento, in Italia solo per quelli &#8220;disciplinari &#8221; ma non vale per quelli &#8220;economici&#8221;. Ed è su questo che si concentrerà la richiesta del Pd e, in parte, della Cgil</p><p><strong>5. L&#8217;articolo 18 quindi resiste? </strong><br /> Resiste sul piano astratto e di principio, ma di fatto viene sostanzialmente cancellato.</p><p><strong>6. Non basta la tutela dell’indennizzo? </strong><br /> Nessuno procede a un licenziamento per ragioni discriminatore ma si procede per via “economica” o “disciplinare”. Quindi il reintegro è il contrasto più efficace a disposizione dei lavoratori.</p><p><strong>7. Che vantaggio hanno i precari dall&#8217;articolo 18?</strong><br /> In caso di contenzioso con il datore di lavoro, per vedersi riconosciuto un legittimo contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, questi beneficerebbero dell&#8217;articolo 18 e questo aumenta il loro potere contrattuale.</p><p><strong>8. Il governo dice che riequilibra il mercato del lavoro tra giovani e vecchi. </strong><br /> Sembrava fosse così. Si ricorderà l&#8217;enfasi che è stata messa sulle proposte di Pietro Ichino o Tito Boeri, sul “contratto unico”. Nella riforma il contratto “unico” non c&#8217;è e non c&#8217;è nemmeno la soppressione delle 46 tipologie contrattuali esistenti. Non c&#8217;è nessun ingresso stabile e ordinato nel mercato del lavoro. Si entra come prima solo che in alcuni casi si può beneficiare di qualche vantaggio.</p><p><strong>9. Le modifiche cambiano qualcosa per gli statali?</strong><br /> Secondo il Dipartimento della Funzione pubblica si: in caso di licenziamento ingiustificato, il reintegro sarebbe assicurato solo in caso di licenziamento discriminatorio. Per i licenziamenti per motivi economici che risultassero illegittimi, al lavoratore andrebbe solo un indennizzo economico. I sindacati e la Fornero contestano questa interpretazione.</p><p><strong>10. Quali sono i vantaggi della riforma?</strong><br /> Vincoli e controlli sui contratti atipici: il contratto a progetto deve avere un “progetto” definito che lo faccia rifuggire dalla prestazione di lavoro subordinato. Le Partite Iva se esercitano la prestazione presso il committente – cioè sono di fatto lavoro subordinato – dopo sei mesi vanno regolarizzate. Scompare l&#8217;Associazione in partecipazione – cioè le commesse dei negozi “socie” del titolare per aggirare i contributi e le tasse – che sarà riservata solo a genitori e figli. Utile è l&#8217;aliquota dell&#8217; 1, 4 per cento che i contratti a termine dovranno pagare in più. Però sono tutte misure facilmente aggirabili.</p><p><strong>11. Quindi i precari saranno più tutelati? </strong><br /> Un contratto “precario” reiterato per 36 mesi consecutivi, compresi anche i periodi di vacanza tra un rapporto e l&#8217;altro, presso lo stesso datore di lavoro devono essere assunto. Ma è una misura aggirabile.</p><p><strong>12. E per chi è in mobilità?</strong><br /> La mobilità è destinata a scomparire dal 2017 ma nel periodo transitorio ci sarà una tutela decrescente per i lavoratori sopra i 49 e 55 anni. Oggi la mobilità copre fino a 48 mesi mentre la nuova protezione sociale, l&#8217;Aspi, arriva al massimo a 18 mesi per i lavoratori sopra i 54 anni.</p><p><strong>13. Non c&#8217;è il rischio che tanti lavoratori anziani, dopo l&#8217;innalzamento della pensione, restino senza lavoro e senza reddito?</strong><br /> Sì, il governo vuole istituire un Fondo per i lavoratori anziani che sarà pagato dalle aziende e dovrebbe fornire un sussidio su base assicurativa. L&#8217;aliquota contributiva è dello 0, 5 per cento.</p><p><strong>14. Che differenza c&#8217;è tra l&#8217;Aspi, la disoccupazione e la Cassa integrazione?</strong><br /> Il nuovo modello si regge su due gambe: Cassa integrazione e Aspi. La prima accompagna coloro che mantengono il posto di lavoro e resta, come quella attuale. L&#8217;Aspi tutelerà i dipendenti con contratto a tempo determinato ma anche gli apprendisti e gli artisti. Per beneficiarne occorrerà aver versato contributi per 52 settimane negli ultimi due anni. E ’ difficile che ne possano godere i lavoratori precari, soprattutto se saltuari.</p><p><strong>15. Quanto ha stanziato il governo?</strong><br /> Non è chiaro. Si parla di 1, 7-1, 8 miliardi che, assicura Fornero, sarebbero stati già reperiti. Sono meno di quanto previsto (2 miliardi) e non è chiaro soprattutto quanto sia la spesa complessiva finale. Oggi per gli ammortizzatori sociali si spendono più di 20 miliardi.</p><p><strong>16. Cosa cambia per gli stagisti? </strong><br /> Dopo la laurea o dopo un master, se si va in azienda non lo si farà con uno stage gratuito, ma occorre attivare una collaborazione o un lavoro a tempo determinato.</p><p><strong>17. È vero che scompare la norma sulla dimissioni in bianco?</strong><br /> Sì, è prevista una norma di questo tipo contro le dimissioni firmate in bianco al momento dell&#8217;assunzione soprattutto da lavoratrici.</p><p><strong>18. I precari potranno impugnare i contratti contestati in termini più agevoli?</strong><br /> L’intenzione è quella di eliminare l&#8217;onere di impugnazione stragiudiziale (con un conciliatore esterno) entro 60 giorni dalla cessazione del contratto stesso. Un termine che esponeva un precario a una rottura troppo rapida con il datore di lavoro, oppure a rinunciare a far valere i propri diritti. Il termine per ricorrere in giudizio è ridotto da 330 a 270 giorni</p><p>da <em>Il Fatto Quotidiano </em>del 22 marzo 2012</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/lavoro-i-18-punti-da-chiarire/199296/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>&#8216;Esodati&#8217;, raccontateci la vostra storia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/20/esodati-raccontateci-vostra-storia/198849/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/20/esodati-raccontateci-vostra-storia/198849/#comments</comments> <pubDate>Tue, 20 Mar 2012 11:53:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Salvatore Cannavò</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[cifre]]></category> <category><![CDATA[errore]]></category> <category><![CDATA[esodi]]></category> <category><![CDATA[Fornero]]></category> <category><![CDATA[lavoratori]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[riforma pensioni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=198849</guid> <description><![CDATA[A leggere l&#8217;ammissione del ministro Fornero al Sole 24 Ore c&#8217;è da dubitare delle sue grandi doti di tecnico. Nel fare la riforma pensionistica, infatti, il governo non ha ben calcolato l&#8217;entità del problema rappresentato dai cosiddetti esodati, quei lavoratori incentivati a uscire dal posto di lavoro in cambio del diritto alla pensione. Diritto che,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>A leggere l&#8217;<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-03-19/entro-giugno-decreto-casoesodi-232623.shtml?uuid=AbjHK6AF" target="_blank">ammissione </a>del ministro <strong>Fornero </strong>al <em>Sole 24 Ore</em> c&#8217;è da dubitare delle sue grandi doti di tecnico.</p><p>Nel fare la <strong>riforma pensionistica</strong>, infatti, il governo non ha ben calcolato l&#8217;entità del problema rappresentato dai cosiddetti <strong>esodati</strong>, quei lavoratori incentivati a uscire dal posto di lavoro in cambio del diritto alla pensione. Diritto che, però, con la riforma è stato modificato allungando i termini inizialmente previsti. Ma se il governo aveva calcolato in circa <strong>50 mila </strong>i lavoratori da tutelare con un apposito &#8220;paracadute&#8221; i calcoli appena fatti dall&#8217;Inps, pur non ufficiali, dicono che si potrebbe trattare di <strong>350 mila persone.</strong></p><p>Lo sbaglio è consistente e l&#8217;onere per risolvere il problema non sarà poca cosa. Il ministro assicura che entro il 30 giugno ci sarà un apposito decreto e chiede a questi lavoratori e lavoratrici di<strong> &#8220;pazientare&#8221;</strong>. Ma non dice come risolverà il problema. Concedendo a tutti il diritto che spetta loro? Oppure tagliando prestazioni che erano state stabilite legittimamente e su cui si misurano legittime aspettative? Visto il modo in cui il governo si muove c&#8217;è da aspettarsi nuovi tagli.</p><p>La vicenda, tra l&#8217;altro, è sintomatica di un nodo non indifferente dell&#8217;economia italiana perché questi lavoratori costituiscono la faccia, spesso nascosta, di<strong> miriadi di ristrutturazioni aziendali scaricate sui conti dello Stato</strong>. Un costo che oggi viene riportato sulle spalle dei lavoratori stessi: <strong>&#8220;esodati&#8221; e &#8220;mazziati&#8221;</strong>. Sul Fatto <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/20/noi-gli-esodati-la-terra-di-nessuno-dei-senza-pensione/178789/" target="_blank">abbiamo parlato in tempi</a> non sospetti del problema e vogliamo continuare a mantenere il riflettore acceso.</p><p><strong>Per questo propongo a chi sta vivendo questa situazione di raccontare qui la sua storia, darci gli elementi generali &#8211; l&#8217;azienda, l&#8217;accordo siglato, l&#8217;incentivo, gli anni per la pensione, etc. &#8211; per poter continuare a raccontare questa, brutta, storia.</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/20/esodati-raccontateci-vostra-storia/198849/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Dalla foto di Vasto  a quella di Casini</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/dalla-foto-vasto-quella-casini/197774/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/dalla-foto-vasto-quella-casini/197774/#comments</comments> <pubDate>Fri, 16 Mar 2012 11:06:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Salvatore Cannavò</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Casini twitter]]></category> <category><![CDATA[foto Bersani Casini Monti Alfano]]></category> <category><![CDATA[foto Casini]]></category> <category><![CDATA[foto di Vasto]]></category> <category><![CDATA[grande coalizione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=197774</guid> <description><![CDATA[E&#8217; senz&#8217;altro l&#8217;immagine del giorno, il riassunto della fase attuale di quella &#8220;grande coalizione&#8221; che opera nei fatti, governa, cambia le vite, rimodella lo stato sociale, redistribuisce il reddito ma che viene negata dai vertici politici. E invece esiste, è viva e ovviamente il leader dell&#8217;Udc, autore della &#8220;mossa mediatica&#8221; con cui la foto è...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/casini.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-197775" title="casini" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/casini-300x225.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="225" /></a>E&#8217; senz&#8217;altro l&#8217;immagine del giorno, il riassunto della fase attuale di quella &#8220;grande coalizione&#8221; che opera nei fatti, governa, cambia le vite, rimodella lo stato sociale, redistribuisce il reddito ma che viene negata dai vertici politici. E invece esiste, è viva e ovviamente il leader dell&#8217;Udc, autore della &#8220;mossa mediatica&#8221; con cui la foto è stata inviata a tutti è il più interessato a fissare il <strong>fermo-immagine</strong> perché vorrebbe estenderlo al futuro. E forse ci riuscirà.</p><p>Certo, sarà difficile immaginare che alle prossime elezioni si presenti una coalizione bipartisan del tutto innaturale rispetto alla storia degli ultimi venti anni ma la &#8220;grande coalizione&#8221; prossima ventura potrebbe darsi in <strong>tante altre forme</strong>. E comunque esiste ora. Ieri ha deciso come modificare l&#8217;articolo 18 &#8211; con il consenso esterno della Cgil &#8211; e come portare a compimento alcuni degli auspici di Berlusconi sulle intercettazioni e la giustizia. Domani deciderà altre cose, magari si metterà d&#8217;accordo sulla Rai e poi sulla legge elettorale, la Costituzione. E così via.</p><p>Si è discusso a lungo nei giorni scorsi se il Pd dovesse restare fermo alla &#8220;<strong>foto di Vasto</strong>&#8221; &#8211; quella tra Bersani, Vendola e Di Pietro &#8211; oppure evolvere. Oggi la foto è cambiata. Da Vasto si è passati alla foto di Casini. Ed è la giusta immagine di un Pd che al di là delle sue schermaglie interne è l&#8217;architrave di questa <strong>fase politica</strong>. Non a caso, nella foto, Bersani ride.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/dalla-foto-vasto-quella-casini/197774/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Fornero, un ministro anti-welfare</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/14/fornero-ministro-anti-welfare/197112/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/14/fornero-ministro-anti-welfare/197112/#comments</comments> <pubDate>Wed, 14 Mar 2012 09:47:36 +0000</pubDate> <dc:creator>Salvatore Cannavò</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=197112</guid> <description><![CDATA[La &#8220;paccata di soldi&#8221; tirata fuori dal ministro Fornero fa pensare seriamente a quel linguaggio berlusconiano che tanto abbiamo contestato in questi lunghi anni. Sappiamo bene che il paragone può essere indecente &#8211; su questo stesso blog abbiamo definito l&#8217;ex ministro Maurizio Sacconi un novello &#8220;talebano&#8221; proprio per l&#8217;ideologizzazione forzata che aveva impresso al tema...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La &#8220;<em>paccata di soldi&#8221; </em>tirata fuori dal ministro <strong>Fornero</strong> fa pensare seriamente a quel linguaggio berlusconiano che tanto abbiamo contestato in questi lunghi anni. Sappiamo bene che il paragone può essere indecente &#8211; su questo stesso blog abbiamo definito l&#8217;ex ministro Maurizio <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/08/sacconi-il-talebano/75800/" target="_blank">Sacconi un novello &#8220;talebano&#8221;</a> proprio per l&#8217;ideologizzazione forzata che aveva impresso al tema della riforma del lavoro. E dispiace che sia così, perché in questo modo la politica diventa una melassa indistinta e perde di significato. E&#8217; bene, però, evitare di soffermarsi sulle forme &#8211; anche quando, come in questo caso, sono rivelatrici di tic di fondo &#8211; e guardare alla sostanza. E la sostanza del dibattito sui temi sociali oggi parla di una <strong>riorganizzazione della spesa sociale </strong>che allude a una riorganizzazione complessiva della società con <strong>pesanti ricadute </strong>per le generazioni passate e per quelle a venire.</p><p>Già con le pensioni si è proceduto a colpi di machete, sapendo che sull&#8217;onda del fallimento berlusconiano, della paura del default, della volontà di vedere alla prova i &#8220;tecnici&#8221; al governo, <strong>Mario Monti</strong> e i suoi ministri avevano carta bianca. Si è allungata terribilmente <strong>l&#8217;età di pensionamento</strong>, si sono ridotte le prestazioni e, soprattutto, si è introdotto integralmente quel <strong>sistema contributivo</strong> i cui effetti si vedranno davvero solo fra trenta-quarant&#8217;anni, quando di scoprirà che le pensioni non raggiungeranno il <strong>40 per cento dell&#8217;ultimo reddito disponibile.</strong></p><p>Ora ci si riprova con il lavoro. E si scopre che gli intenti di &#8220;grande riforma&#8221; avanzati all&#8217;inizio erano solo un bluff. Basti guardare al dibattito sul <strong>contratto unico</strong>. Ci si ricorderà tutta la discussione sul<em> &#8220;modello Boeri&#8221;</em> o <em>&#8220;modello Ichino&#8221;,</em> sulla possibilità di eliminare tutta la giungla dei contratti atipici. Nel dicembre scorso, in una molto citata intervista al Corriere della Sera, Elsa Fornero spiegava di voler giungere proprio <em>&#8220;al contratto unico, che includa le persone oggi escluse e che non tuteli più al 100 per cento il solito segmento iperprotetto&#8221;</em>. In effetti era chiaro che il contratto unico costituisse, già allora, solo merce di scambio con l&#8217;articolo 18, cioè con l&#8217;eliminazione della supposta protezione per gli iperprotetti. Una volta che lo scambio è saltato, il contratto unico &#8211; risposta parziale ma nella giusta direzione &#8211; è saltato e oggi di eliminare i contratti atipici non si discute più.</p><p>Sugli <strong>ammortizzatori</strong>, invece, si rischia una vera e propria truffa. Perché con l&#8217;idea, giusta e doverosa, di tutelare anche coloro che non hanno alcun beneficio fiscale &#8211; secondo la Banca d&#8217;Italia sono almeno <strong>1,6 milioni </strong>di persone ma in realtà ci sarebbe da considerare più estesamente tutta l&#8217;area del non lavoro &#8211; si prendono le risorse attuali e le si spacchettano su una platea più ampia. Riducendo le prestazioni, già scarse, e senza nemmeno arrivare a tutte le tipologie di lavoro. La sostanza dello scontro è questa e non se ne esce se non c&#8217;è un afflusso cospicuo di maggiori risorse da destinare ad ammortizzatori della crisi.</p><p><strong>Sull&#8217;articolo 18, </strong>infine, si procede a colpi di ideologismi facendo diventare una tutela contro il licenziamento discriminatorio &#8211; protetto dal reintegro sul posto di lavoro &#8211; una sorta di impedimento complessivo a licenziare. Basta guardare ai mille licenziamenti diversi cui assistiamo ogni giorno per capire dov&#8217;è la realtà.</p><p>Il problema di fondo, però, al di là delle &#8220;paccate di soldi&#8221;, è che l&#8217;intera operazione si giustifica solo con la volontà di <strong>ridurre l&#8217;attuale sistema di welfare.</strong> <em>&#8220;E&#8217; il debito che si è giocato il welfare&#8221; </em>diceva recentemente il ministro in una conversazione con Repubblica. Ma il debito non lo hanno certo provocato i pensionati, i precari o i lavoratori in mobilità. Proprio qualche giorno fa è stato pubblico lo<a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/product_details/publication?p_product_code=KS-SF-12-014" target="_blank"> studio <strong>Eurostat</strong></a> sulla<strong> spesa sociale europea</strong> da cui emerge che l&#8217;Italia è perfettamente in linea con la spesa dell&#8217;Europa a 27, il <strong>28,4 per cento del Pil.</strong> Solo che questa percentuale, riferita al 2009, deve tenere conto del fatto che nel 2008 il Pill italiano è sceso dell&#8217;1,4 per cento e addirittura del 5,1 per cento nel 2009. Solo così si spiega perché una percentuale di circa il 26 per cento mantenuta costante per tutti gli anni 2000 sale di colpo al 27 e poi al 28 per cento negli ultimi due anni (2008 e 2009) presi in esame dal rapporto Eurostat.</p><p>L&#8217;Istituto statistico europeo fa notare però che se l&#8217;Italia è ampiamente sotto la media europea per quanto riguarda la spesa per disoccupazione, malattia, assistenza alle famiglie e edilizia sociale, si colloca ben sopra per quanto riguarda la spesa pensionistica: il <strong>17 per cento </strong>contro una media della Ue a 27 del<strong> 12,8</strong>. Ma sempre l&#8217;Eurostat è costretta a ricordare due cose: che nella spesa pensionistica italiana è calcolato anche il <strong>Tfr</strong> e soprattutto che l&#8217;Italia ha una <strong>popolazione sopra i 60 anni pari al 26,1 per cento</strong> contro una media europea del 22,8. Insomma, ci sono gli anziani, soprattutto donne &#8211; che usufruiscono della pensione di reversibilità &#8211; e quindi occorre spendere di più in questa direzione.</p><p>Fatti i conti, l&#8217;Italia non ha aumentato la spesa sociale in modo tale da giustificare l&#8217;argomento del <strong>debito</strong>. Semmai, occorre andare a guardare la spaventosa evasione fiscale, e i regali fiscali alle imprese finanziarie e non &#8211; circa il 10 per cento in un decennio, sempre secondo i dati Eurostat &#8211; per capire chi ha generato il debito. Ma la realtà è spesso una medicina amara quando si persegue una missione (e non a caso anche in Italia sta nascendo l&#8217;iniziativa per un <a href="http://rivoltaildebito.globalist.it/contenuto/appello-un-audit-dei-cittadini-sul-debito-pubblico/" target="_blank">Audit sul debito pubblico</a> per capire da chi e come è stato generato). In realtà, la missione del governo Monti è quella, in sintonia con la Bce, <strong>di rivedere il modello sociale europeo</strong> e il ministro Fornero con tutta la sua competenza e la sua internità al <strong>mondo illuminato della buona borghesia bancaria torinese</strong>, si è prestata, convinta, allo scopo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/14/fornero-ministro-anti-welfare/197112/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Venerdì 9 marzo sul fatto.it dirette, analisi e commenti sul corteo e lo sciopero della Fiom</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/08/%e2%80%9cdemocrazia-lavoro%e2%80%9d-venerdi-marzo-fatto-diretta-analisi-commenti/196225/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/08/%e2%80%9cdemocrazia-lavoro%e2%80%9d-venerdi-marzo-fatto-diretta-analisi-commenti/196225/#comments</comments> <pubDate>Thu, 08 Mar 2012 15:07:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Salvatore Cannavò</dc:creator> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[articolo 18]]></category> <category><![CDATA[Cgil]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[diritti]]></category> <category><![CDATA[fiat]]></category> <category><![CDATA[Fiom]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[Lingotto]]></category> <category><![CDATA[marchionne]]></category> <category><![CDATA[Marchionnemente]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category> <category><![CDATA[precarietà]]></category> <category><![CDATA[sindacato]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196225</guid> <description><![CDATA[Venerdì 9 marzo, ilfattoquotidiano.it seguirà in diretta streaming, dalle 9:30 alle 14:30, il corteo della Fiom-Cgil “Democrazia al lavoro”. Numerosi ospiti assieme alle firme del nostro giornale seguiranno in diretta la manifestazione con analisi e commenti. Sarà anche l’occasione per presentare “Marchionnemente ”, il libro a cura della redazione del nostro giornale (che uscirà in...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/fiom-pezzo-ok.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-196226 alignleft" title="fiom pezzo ok" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/fiom-pezzo-ok.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Venerdì 9 marzo, <strong>ilfattoquotidiano.it </strong>seguirà in diretta streaming, dalle 9:30 alle 14:30, il corteo della <strong>Fiom-Cgil</strong> “Democrazia al lavoro”. Numerosi ospiti assieme alle firme del nostro giornale seguiranno in diretta la manifestazione con analisi e commenti. Sarà anche l’occasione per presentare <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/08/marchionnemente-libro-svela-bluff-della-fiat/196222/">“<strong>Marchionnemente</strong><strong> </strong>”, il libro a cura della redazione del nostro giornale</a> (che uscirà in allegato venerdì per poi rimanere in vendita per una settimana) dedicato al declino del mondo <strong>Fiat</strong>.</p><p>Al fianco delle dirette dal corteo, intervengono in studio <strong>Marco Ferrante</strong>, autore del libro “Marchionne. Rivoluzione Fiat”, <strong>Giorgio Airaudo</strong>, segretario Fiom &#8211; responsabile nazionale Auto, <strong>Benedetto Della Vedova</strong> capogruppo di Fli alla Camera, <strong>Stefano Fassina</strong>, responsabile del settore Economia e Lavoro del Pd. Assieme a loro interverranno i nostri cronisti: <strong>Giorgio Meletti</strong>, <strong>Luca Telese</strong>, <strong>Stefano Feltri</strong> e il direttore <strong>Antonio Padellaro</strong>.</p><p>Anche se il <strong>Pd</strong> si è accorto solo questa settimana che la <strong>Fiom</strong> sta con il movimento No Tav, lo sciopero generale di venerdì 9 marzo e la manifestazione nazionale a Roma (partenza alle 9,30 da Piazza della Repubblica) non saranno centrati sulla Val di Susa, ma sulle questioni cruciali del lavoro. A partire dal caso <strong>Fiat</strong>, dopo il contratto aziendale per tutte le imprese del gruppo che ha visto tagliato fuori proprio il sindacato delle tute blu della <strong>Cgil</strong>. L’organizzazione di <strong>Maurizio</strong> <strong>Landini</strong> si è vista negare, in seguito all’accordo separato, non solo l’agibilità sindacale nelle fabbriche ma anche le ritenute sindacali e tutto quello che rende un sindacato degno di questo nome. Ma non c’è solo lo scontro “Fiom-Marchionne”  a tenere banco perché lo sciopero chiama in causa anche il governo: il no “a ogni manomissione all&#8217;Articolo 18” rappresenta infatti il primo punto della piattaforma di domani insieme alla riduzione della <strong>precarietà</strong>, all’estensione degli <strong>ammortizzatori</strong> <strong>sociali</strong>, un piano di investimenti pubblici, la sostenibilità ambientale delle produzioni e,ovviamente, la difesa del Contratto nazionale dei metalmeccanici che deve essere rinnovato ma che vede <strong>Confindustria</strong> posizionata sulla linea di Marchionne.</p><p>Una manifestazione “generale” quindi, non prettamente di categoria, che non a caso ha visto adesioni e sostegni di vario tipo. Innanzitutto la <strong>Val di Susa</strong> che troverà nella piazza Fiom un ulteriore elemento di visibilità, ma poi anche i movimenti studenteschi, che avranno un loro spezzone, il mondo della ricerca, altre categorie della Cgil come i Pensionati o la Conoscenza, i partiti della sinistra radicale ma anche l’<strong>Idv </strong>che scenderà in campo con tutto il suo gruppo dirigente per non far notare l’assenza di Di Pietro costretto a letto da una costola incrinata. Tra le adesioni del mondo della cultura, Andrea Camilleri, Margherita Hack, <strong>Paolo Flores D’Arcais</strong>, Antonio Tabucchi, <strong>don Andrea Gallo</strong>, <strong>Carlo Lucarelli</strong> e tanti altri (l’elenco sul <a href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=1&amp;cts=1331219425685&amp;ved=0CDsQFjAA&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.fiom.cgil.it%2F&amp;ei=38tYT-e8NNP64QTy66DHDw&amp;usg=AFQjCNHP3DFPnUOCHANs7ANCJfRFJ5MH-Q&amp;sig2=acXjq1IG-tR0A9kC3G6JBA" target="_blank">sito della Fiom</a> o su <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/" target="_blank">Micromega</a>).</p><p>Non tutto il Pd seguirà l’indicazione del partito di non scendere in piazza: ci saranno infatti  <strong>Sergio Cofferati</strong> e <strong>Paolo Nerozzi</strong>, ma anche il Forum dei movimenti per l’acqua e altre sigle ancora.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/08/%e2%80%9cdemocrazia-lavoro%e2%80%9d-venerdi-marzo-fatto-diretta-analisi-commenti/196225/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Delocalizzazione, in Italia persi 34 mila posti di lavoro in due anni. Emorragia dalla Fiat</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/lexport-del-lavoro/193679/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/lexport-del-lavoro/193679/#comments</comments> <pubDate>Sat, 25 Feb 2012 06:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Salvatore Cannavò</dc:creator> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Bialetti]]></category> <category><![CDATA[Cina]]></category> <category><![CDATA[Dainese]]></category> <category><![CDATA[delocalizzazione]]></category> <category><![CDATA[fiat]]></category> <category><![CDATA[Geox]]></category> <category><![CDATA[Istat]]></category> <category><![CDATA[omsa]]></category> <category><![CDATA[Rossignol]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/lexport-del-lavoro/193679/</guid> <description><![CDATA[Sergio Marchionne ventila l&#8217;ipotesi di chiudere due stabilimenti Fiat in Italia che, evidentemente, sarebbero sostituiti da produzioni all&#8217;estero. Non importa come e dove: non necessariamente negli Stati Uniti, ma magari in Serbia o in Cina. Pochi gli ricordano che negli ultimi dieci anni i posti di lavoro persi in Italia dal gruppo Fiat a causa...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/fabbrica-chiusa-innse_interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-193845" title="fabbrica chiusa innse_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/fabbrica-chiusa-innse_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Sergio Marchionne ventila l&#8217;ipotesi di chiudere due stabilimenti Fiat in Italia che, evidentemente, sarebbero sostituiti da produzioni all&#8217;estero. Non importa come e dove: non necessariamente negli Stati Uniti, ma magari in Serbia o in Cina. Pochi gli ricordano che negli ultimi dieci anni i posti di lavoro persi in Italia dal gruppo <strong>Fiat</strong> a causa del fenomeno delle delocalizzazioni sono stati ben 20 mila. Cinquemila quelli dei call center, altrettanti nella telefonia. Delocalizzazioni come quella della <strong>Omsa</strong> fanno perdere all&#8217;Italia 400 posti di lavoro, mentre la <strong>Dainese</strong> di Molveno, la casa delle tute sportive e motociclistiche che rifornisce anche <strong>Valentino Rossi</strong>, sposta tutto in Tunisia, dove impiega già 500 persone, salvando solo 80 lavoratori su 250. E poi, ancora, il caso di <strong>Bialetti</strong>, <strong>Rossignol</strong>, <strong>Geox</strong> e la complessa situazione del nord-est dove il fenomeno della delocalizzazione nei settori del tessile e abbigliamento e calzaturiero è stata devastante con le perdite, solo nel distretto tessile veneto (Verona, Vicenza, Padova e Treviso) di decine di migliaia di posti con un impatto sui piccoli laboratori artigiani che facevano da sub-fornitori alle imprese medio-grandi.</p><p>Prendendo come base della propria ricerca le imprese italiane dell&#8217;industria e dei servizi con più di 50 addetti, l&#8217;Istat ha rilevato che nel periodo 2001-2006, circa 3. 000 imprese, pari al 13, 4 per cento delle grandi e medie imprese industriali e dei servizi, hanno avviato processi di questo tipo. L&#8217;internazionalizzazione ha interessato maggiormente le<strong> imprese industriali</strong> (17, 9 per cento) rispetto a quelle operanti nel settore dei servizi (6, 8). Ad attirare di più le imprese italiane nel periodo 2001-06 è stata l&#8217;<strong>Europa</strong>, verso la quale si è indirizzato il 55 per cento delle imprese internazionalizzate. Nel resto del mondo si distinguono <strong>Cina</strong> (16, 8) e <strong>Usa</strong> e <strong>Canada</strong> (complessivamente 9, 7), seguiti da <strong>Africa</strong> centro-meridionale (5) e <strong>India </strong>(3, 7). Per il periodo 2007-2009 l&#8217;Istat segnala una forte crescita degli investimenti in India, Africa e nei paesi europei extra Ue. Secondo i dati dell&#8217;European Restructuring Monitor, progetto che monitora i processi di ristrutturazione aziendale nei 27 paesi Ue più la Norvegia, la percentuale di incidenza degli stati asiatici è al 25 per cento.</p><p>La motivazione fondamentale di questa scelta è scontata, la riduzione del costo del lavoro e degli altri costi di impresa. Nelle brochure di consulenti aziendali come la Pricewaterhouse si può leggere che le opportunità della delocalizzazione sono date dalla crescita dei paesi emergenti, dal formarsi di una nuova classe media, dallo sviluppo delle infrastrutture e dall&#8217;emergere di sempre nuovi paesi (non solo est europeo ma anche Cina, <strong>Vietnam</strong> e <strong>Thailandia</strong>). Riguardo all’impatto sui posti di lavoro, secondo i dati dell&#8217;Erm, il 6,4 per cento dei posti di lavoro persi in seguito a ristrutturazioni aziendali è “imputabile a iniziative di delocalizzazione”. Numero che, per il 2009-10 significa circa 34 mila posti persi.</p><p>All&#8217;Italia va un po&#8217; meglio di altri paesi europei che in termini di occupazione soffrono perdite maggiori: il 6,6 per la <strong>Francia</strong>, il 6,9 per la <strong>Germania</strong> e, addirittura, l&#8217; 8,9 per cento per la <strong>Gran Bretagna</strong>. I comparti maggiormente colpiti sono quello tessile, l&#8217;abbigliamento e calzaturiero, la meccanica e le apparecchiature, industriali e per ufficio, la meccanica elettrica e il settore automobilistico (la Fiat in Serbia insegna).</p><p>Un ultimo sguardo sul fenomeno lo offrono i dati dell&#8217;Istituto per il commercio estero secondo i quali il numero di <strong>investitori italiani</strong> (gruppi industriali o imprese autonome) attivi sui mercati internazionali ammonta a quasi 5. 800 unità, per un totale di 17. 200 imprese estere partecipate a vario titolo con un numero di dipendenti totali pari a 1.120.550 unità per un fatturato realizzato dalle affiliate nel 2005 di quasi 322 miliardi di euro.</p><p>Per contro, le imprese italiane partecipate da società estere sono circa 7.000, con l’intervento di quasi 4.000 imprese investitrici, un totale di dipendenti in Italia di quasi 860.000 unità. Un saldo negativo per 260 mila posti di lavoro. Secondo la Banca d&#8217;Italia, la delocalizzazione è uno degli effetti della “nuova globalizzazione” in cui cresce l&#8217;interdipendenza tra imprese diverse collegate fra loro in una catena del valore. Ma, si domanda l&#8217;Istituto centrale, “occorre chiedersi che ruolo le imprese italiane stiano giocando, e possano in prospettiva giocare, in questo nuovo mondo”.</p><p><strong>Da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 25 febbraio 2012</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/lexport-del-lavoro/193679/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>6</slash:comments> </item> <item><title>Melfi, Fiat ai tre lavoratori reintegrati: &#8220;Restate a casa&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/24/melfi-fiat-lavoratori-reintegrati-restate-casa/193617/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/24/melfi-fiat-lavoratori-reintegrati-restate-casa/193617/#comments</comments> <pubDate>Fri, 24 Feb 2012 16:37:47 +0000</pubDate> <dc:creator>Salvatore Cannavò</dc:creator> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[articolo 18]]></category> <category><![CDATA[fiat]]></category> <category><![CDATA[Melfi]]></category> <category><![CDATA[reintegro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=193617</guid> <description><![CDATA[&#8220;Sentitevi liberi di non entrare in fabbrica&#8221;. 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E&#8217; questa la sostanza del telegramma arrivato nel pomeriggio a <strong>Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli</strong>, i tre operai licenziati dalla Fiat di Melfi che il giudice ha fatto rientrare in fabbrica avendo dichiarato antisindacale il provvedimento dell&#8217;azienda. Ma la Fiat non sembra voler dar seguito alla sentenza. O almeno non vuole darle un seguito completo.</p><p>Nel telegramma, infatti, la Fiat ribadisce che pagherà stipendi e contributi regolarmente, solo che non vuole la presenza dei tre operai nello stabilimento. Lo fece già nel 2010 in seguito alla prima sentenza costringendo i tre lavoratori a stazionare nella saletta sindacale. Oggi lo fa di nuovo costringendo così gli operai a una nuova azione legale.</p><p>Sentiti dal Fatto, gli avvocati del lavoro che hanno vinto il ricorso in appello annunciano che provvederanno a nuove iniziative alcune delle quali &#8220;mai prese prima&#8221; in casi come questi.</p><p>Proprio stamattina la Fiom aveva organizzato davanti alla sede dello stabilimento un volantinaggio per distribuire la sentenza con cui ieri la corte d’Appello di Potenza ha reintegrato al lavoro i tre operai. <strong>Emanuele De Nicola</strong>, segretario regionale dei metalmeccanici, aveva spiegato: &#8220;Si tratta di un’iniziativa per informare tutti su quanto è accaduto, e in particolare sul fatto che l’attività sindacale non può essere oggetto di licenziamento&#8221;.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/24/melfi-fiat-lavoratori-reintegrati-restate-casa/193617/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La scelta di Marchionne</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/24/scelta-marchionne/193566/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/24/scelta-marchionne/193566/#comments</comments> <pubDate>Fri, 24 Feb 2012 13:24:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Salvatore Cannavò</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[chiusura]]></category> <category><![CDATA[Chrysler]]></category> <category><![CDATA[Corriere Della Sera]]></category> <category><![CDATA[fiat]]></category> <category><![CDATA[marchionne]]></category> <category><![CDATA[Melfi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=193566</guid> <description><![CDATA[Si deve sentire molto sicuro, Sergio Marchionne, se decide di affrontare un&#8217;intervista molto diretta e puntigliosa con Massimo Mucchetti sul Corriere della Sera &#8211; intervista di grido, molto ampia, in apertura del giornale &#8211; ma soprattutto se decide di calcare il tono arrogante con cui si rivolge, indirettamente, al sindacato, ai lavoratori e alla politica italiana....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Si deve sentire molto sicuro, <strong>Sergio Marchionne</strong>, se decide di affrontare un&#8217;intervista molto diretta e puntigliosa con <strong>Massimo Mucchetti </strong>sul <a href="http://www.corriere.it/economia/12_febbraio_24/le-fabbriche-italiane-saranno-salve-solo-se-esporteranno-in-america-intervista-marchionne-massimo-mucchetti_fcf3820c-5ead-11e1-9f4b-893d7a56e4a4.shtml" target="_blank"><em>Corriere della Sera</em></a> &#8211; intervista di grido, molto ampia, in apertura del giornale &#8211; ma soprattutto se decide di calcare il tono arrogante con cui si rivolge, indirettamente, al sindacato, ai lavoratori e alla politica italiana. L&#8217;atteggiamento è netto: se Fiat non avrà quello che cerca, chiuderà due stabilimenti in Italia e, in ogni caso, la partita per la sopravvivenza si gioca sulla capacità di <em>&#8220;esportare negli Stati Uniti&#8221;</em>.</p><p>L&#8217;intervista è lunga, complessa (quando si sofferma minuziosamente sui bilanci del gruppo, sulle passività e sui programmi di investimento), ma alla fine ne resta nella memoria il messaggio più duro e crudo, la possibile <strong>chiusura degli impianti</strong>. Non è sicuro ma dipende, come è ovvio, dalla garanzie di competitività che l&#8217;Italia e l&#8217;Europa, compresa la valutazione dell&#8217;euro, sapranno dare. Però l&#8217;avvertimento è lanciato e costituirà un macigno all&#8217;interno delle vicende del gruppo (anche se Marchionne, citando <em><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_scelta_di_Sophie" target="_blank">La scelta di Sophie</a></span>,</strong></em> rifiuta di dire quali sono gli stabilimenti a rischio). E non sembra un caso che l&#8217;intervista esca con tale evidenza proprio il giorno dopo la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/23/fiat-melfi/193323/" target="_blank">sentenza di Melfi</a></span> che condanna, ancora una volta, la Fiat per comportamento antisindacale.</p><p>Gli stabilimenti che sembrano maggiormente minacciati sono quelli di <strong>Mirafiori</strong> e <strong>Cassino</strong>: il primo ormai chiuso quasi stabilmente per cassa integrazione e il secondo privo di un modello affidabile con un mercato di riferimento. Impossibile chiudere <strong>Pomigliano</strong> e difficile che la scelta cada su <strong>Melfi</strong>, che resta ancora uno degli impianti a più alta produttività della Fiat, forte della politica del &#8220;prato verde&#8221; che ne ha garantito l&#8217;avvio. Quanto alla <strong>Sevel di Atessa</strong>, si tratta di una società mista con <strong>Peugeot-Citroen</strong> e potrebbe essere prevista anche una cessione, ma si tratta di una produzione &#8211; il Ducato &#8211; che è tra le più redditizie.</p><p>Il punto è quello che Marchionne spiega al suo interlocutore, che invece lo incalza sui limiti tecnologici dei prodotti Fiat: <em>&#8220;L&#8217;indebolimento dell&#8217;euro verso il dollaro aiuta, ma servono costi competitivi&#8221;.</em> dice Marchionne. <em>&#8220;Sa perché gli Usa funzionano con un costo orario del lavoro più alto di quello italiano? Perché si utilizzano in modo pieno e flessibile gli impianti. L&#8217;Italia deve tenerne conto&#8221;</em>.<br /> <em>&#8220;Ma bisogna anche avere il prodotto. La Chrysler ha avuto la tecnologia Fiat&#8230;&#8221; </em>chiede Mucchetti.<br /> <em>&#8220;Chrysler è tornata al profitto ristrutturandosi, e cioè con le sue forze&#8221;.</em></p><p>La ristrutturazione, il &#8220;bail out&#8221; pilotato &#8211; pochi sanno che le americane <strong>General Motors</strong> e <strong>Chrysler</strong>, all&#8217;atto del fallimento, hanno messo le attività inservibili in &#8220;bad company&#8221;, società destinata a socializzare le perdite come nel caso dell&#8217;Alitalia &#8211; la riduzione del costo del lavoro restano i meccanismi fondamentali per recuperare profitti e presenza sui mercati. Ed è questo il cuore del messaggio di Marchionne. Che si permette anche di strapazzare <strong>Landini</strong> e <strong>Camusso</strong>, definiti troppo <em>&#8220;rigidi&#8221;</em>, <em>&#8220;politici&#8221;</em> se non ideologici mentre con il loro predecessori, <strong>Rinaldini</strong> ed <strong>Epifani</strong>,<em> &#8220;si poteva dialogare&#8221;</em>. Un classico del modello padronale per sminuire la controparte.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/24/scelta-marchionne/193566/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Fiat Melfi, Fiom vince il ricorso: reintegro per i tre operai licenziati durante uno sciopero</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/23/fiat-melfi/193323/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/23/fiat-melfi/193323/#comments</comments> <pubDate>Thu, 23 Feb 2012 14:41:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Salvatore Cannavò</dc:creator> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Barozzino]]></category> <category><![CDATA[fiat]]></category> <category><![CDATA[Fiom]]></category> <category><![CDATA[Lamorte]]></category> <category><![CDATA[Melfi]]></category> <category><![CDATA[operai licenziati]]></category> <category><![CDATA[Pignatello]]></category> <category><![CDATA[potenza]]></category> <category><![CDATA[reintegro]]></category> <category><![CDATA[Sata]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=193323</guid> <description><![CDATA[La Fiat a Melfi ha perso nuovamente in tribunale ed è stata condannata per comportamento antisindacale e dovrà dunque provvedere al reintegro dei tre operai Fiom dello stabilimento Sata che erano stati licenziati durante uno sciopero. I loro nomi sono ormai famosi &#8211; Barozzino, Lamorte e Pignatello - e dopo la sentenza appena pronunciata dal Tribunale di Potenza la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_193330" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/operai_melfi_interna.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-193330" title="operai_melfi_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/operai_melfi_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">I tre operai della Fiat di Melfi licenziati durante uno sciopero</p></div><p>La <strong>Fiat </strong>a <strong>Melfi </strong>ha perso nuovamente in tribunale ed è stata condannata per comportamento <strong>antisindacale </strong>e dovrà dunque provvedere al reintegro dei tre operai Fiom dello stabilimento <strong>Sata </strong>che erano stati licenziati durante uno sciopero. I loro nomi sono ormai famosi &#8211; <strong>Barozzino</strong>, <strong>Lamorte </strong>e <strong>Pignatello </strong>- e dopo la sentenza appena pronunciata dal Tribunale di <strong>Potenza </strong>la loro vicenda subisce un&#8217;ulteriore svolta. In seguito a uno sciopero spontaneo in cui la Fiat accusò gli operai di aver compiuto atti di sabotaggio alla produzione l&#8217;azienda licenziò i tre operai che vinsero però il loro primo ricorso in tribunale.</p><p>Il giudice allora confermò che quel licenziamento violava l&#8217;articolo 28 dello Statuto dei lavoratori. La Fiat si oppose e, sempre in primo grado, riuscì a ribaltare il verdetto ottenendo una sentenza a lei favorevole. In seguito a quella, Barozzino, Lamorte e Pignatello sono stati messi di nuovo dalla fabbrica lucana nella quale, in ogni caso, erano potuti entrare solo simbolicamente perché relegati in una saletta sindacale. Oggi, con l&#8217;appello promosso dalla <strong>Fiom</strong>, la sentenza del giudice riporta tutto alla casella di partenza: il licenziamento viene giudicato &#8220;antisindacale&#8221; e la <strong>Fiat </strong>condannata a reintegrare i tre operai.</p><p>Inoltre, il Tribunale condanna l&#8217;azienda a rimborsare alla Fiom le spese sostenute per la pubblicazione della sentenza su due quotidiani, <em><strong>Repubblica </strong></em>e <strong><em>Corriere della Sera</em></strong>, a  dimostrazione della volontà di rendere evidente il comportamento illecito della Fiat. Una vittoria per la Fiom, per i tre operai che, probabilmente, riapre tutta la partita in corso da ormai due anni e rende questo conflitto sempre più complicato.</p><p>Non si è fatta attendere la reazione della <strong>Fiat </strong>alla sentenza del Tribunale del capoluogo lucano. &#8220;Seguendo la linea già tenuta nei precedenti gradi di giudizio, la Fiat non intende rilasciare alcun commento sulla sentenza della Corte d&#8217;Appello di <strong>Potenza</strong>, contro la quale presenterà ricorso in Cassazione&#8221; si legge in una nota del Lingotto, che, comunque, &#8220;tiene a sottolineare che considera inaccettabili comportamenti come quelli tenuti dai tre lavoratori e che proseguirà le azioni per impedire che simili condotte si ripetano&#8221;. Da parte loro, i tre operai ci tengono a mantenere un profilo basso: il loro desiderio è tornare alla quotidianità. &#8221;Non abbiamo mai voluto le prime pagine dei giornali e, sinceramente, ne avremmo fatto a meno &#8211; ha detto <strong>Giovanni Barozzino</strong> &#8211; Ora vogliamo solo ritornare alla normalità, al nostro posto di lavoro, ad essere gli uomini comuni che eravamo un anno e mezzo fa&#8221;.</p><p><strong><em>aggiornato da Redazione Web alle 16.19 del 23 febbraio 2012</em></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/23/fiat-melfi/193323/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Sbanca la banca, ma non è una rapina</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/18/sbanca-banca-rapina/192203/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/18/sbanca-banca-rapina/192203/#comments</comments> <pubDate>Sat, 18 Feb 2012 13:54:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Salvatore Cannavò</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Banche]]></category> <category><![CDATA[debito]]></category> <category><![CDATA[Flash Mob]]></category> <category><![CDATA[proteste]]></category> <category><![CDATA[Rivolta il Debito]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=192203</guid> <description><![CDATA[Non è stata una rapina ma solo un modo per difendersi dalla rapina vera. Del resto, non è stato Bertolt Brecht a dire che i veri rapinatori sono quelli che le banche le fondano? E così in una cinquantina si sono presentati davanti alla nuova filiale di Che Banca a Castro Pretorio (Roma), per un flash-mob...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non è stata una rapina ma solo un modo per difendersi dalla rapina vera. Del resto, non è stato <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bertolt_Brecht" target="_blank">Bertolt Brecht</a></span> a dire che i veri rapinatori sono quelli che le banche le fondano? E così in una cinquantina si sono presentati davanti alla nuova filiale di Che Banca a Castro Pretorio (Roma), per un flash-mob che si è spostato poi verso la stazione Termini, al grido di <strong><em>&#8220;Sbanchiamo la banca&#8221;</em></strong>, lanciando così una nuova campagna semplice e complicata allo stesso tempo. L&#8217;obiettivo, infatti, è quello di ritirare i risparmi dalle aziende di credito italiane per rivendicare la pubblicizzazione del sistema bancario, il controllo di lavoratori e cittadini sui propri risparmi e, in particolare, il non pagamento del debito pubblico con la realizzazione di un vero e proprio Audit. E&#8217; la campagna lanciata da <a href="http://rivoltaildebito.globalist.it/" target="_blank"><strong>Rivolta il Debito</strong></a>, network e sito internet particolarmente competente e preparato sui temi della crisi globale e della necessità di un&#8217;auditoria sul debito.</p><p>Dietro a uno striscione con su scritto<em> &#8220;La crisi la paghi chi l&#8217;ha creata&#8221;</em>, i giovani manifestanti hanno omaggiato anche Gianni Morandi nei giorni di Sanremo, cantando <em>&#8220;fatti mandare dalla mamma a chiudere il conto&#8221;</em>.</p><p>Il dito puntato contro le banche è inflessibile: <em>&#8220;Durante la crisi hanno usufruito di aiuti pubblici mastodontici in tutto il mondo e adesso continuano a essere aiutate con denaro pubblico in vario modo&#8221;</em>. Un esempio?  La <strong>Bce</strong> presta denaro con un tasso di interesse dell’1% ed è reinvestito dalle banche nel debito pubblico, nella concessione dei mutui o di prestiti a tassi da strozzini. <em>&#8220;Tutto ciò non fa che aumentare la crisi&#8221;</em> dicono quelli di RiD.</p><p>La proposta probabilmente farà discutere &#8211; e viene spiegata con un video altamente professionale: <em>&#8220;Vogliamo iniziare a boicottarle chiudendo i nostri conti correnti e rivendicando la pubblicizzazione del sistema bancario e finanziario&#8221;</em>. Ritirare i risparmi dunque, magari non tutti, per poi collocarli o sotto il buon vecchio materasso oppure utilizzando forme alternative: <em>&#8220;<strong>Banca Etica</strong> può essere una di quelle perché è più trasparente, ma poi ci sono le <strong>Poste </strong>che, pur essendo privatizzate, sono ancora in mano pubblica e sono obbligate a investire su titoli pubblici&#8221;</em>.</p><p>I giovani di RiD citano anche una campagna parallela che è stata lanciata dall&#8217;associazione <a href="http://www.attac.it/" target="_blank"><strong>Attac Italia</strong></a> e che propone la totale pubblicizzazione della Cassa Depositi e Prestiti e l&#8217;impiego delle sue enormi risorse per progetti a forte valenza pubblica e sociale.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/Xry9ZScyvW8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/18/sbanca-banca-rapina/192203/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Eleftherotypia, il giornale greco in autogestione</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/15/eleftherotypia-giornale-greco-autogestione/191473/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/15/eleftherotypia-giornale-greco-autogestione/191473/#comments</comments> <pubDate>Wed, 15 Feb 2012 17:37:40 +0000</pubDate> <dc:creator>Salvatore Cannavò</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[autogestione]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[Eleftherotypia]]></category> <category><![CDATA[Grecia]]></category> <category><![CDATA[quotidiano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=191473</guid> <description><![CDATA[«E’ fatta!», grida dalla sua “Tribuna libera” (l’editoriale del giornale), Moissis Litsis, redattore economico e uno dei leader degli scioperanti di Eleftherotypia (Libertà di stampa), uno dei due più grandi quotidiani greci. Da oggi esce in tutta la Grecia con la testata &#8220;Lavoratori a Eleftherotypia&#8221;, autogestito dagli 800 lavoratori in sciopero e solidali con l’ondata...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>«E’ fatta!», grida dalla sua “Tribuna libera” (l’editoriale del giornale), <strong>Moissis Litsis</strong>, redattore economico e uno dei leader degli scioperanti di <em><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Eleftherotypia" target="_blank">Eleftherotypia</a> </strong></em>(Libertà di stampa), uno dei due più grandi quotidiani greci. Da oggi esce in tutta la Grecia con la testata &#8220;Lavoratori a Eleftherotypia&#8221;, <strong>autogestito dagli 800 lavoratori in sciopero</strong> e solidali con l’ondata di proteste che scuote il paese. I suoi lavoratori scioperano dal 22 dicembre poiché l’azienda non paga gli stipendi dal mese di agosto. Gli incassi serviranno anzitutto a sostenere la cassa di solidarietà. I lavoratori, di fronte alla richiesta dell’editore di applicare l’articolo 99 del codice fallimentare greco, per proteggere il loro credito complessivo di 7 milioni di salari mai corrisposti, hanno scelto di autogestire il giornale, sostenuti da collettivi e singoli cittadini. Parallelamente alle azioni legali.</p><p>La direzione non ha gradito l’impresa degli scioperanti e <strong>ha tagliato loro il riscaldamento e il collegamento informatico</strong> fino a minacciare ritorsioni gravi. Così il giornale è stato redatto come un foglio clandestino, in una redazione esterna e stampato con l’appoggio del sindacato dei poligrafici. Tuttavia, i lettori, non solo quelli di <em>Eleftherotypia</em> hanno atteso con grande interesse l’uscita di questo esperimento e hanno incoraggiato gli autogestionari sommergendoli di messaggi di solidarietà contro la dittatura del mercato che rende opaca la realtà greca. <em>«Se non ci fosse stato un clima di consenso nella maggior parte dei media &#8211; scive Litsis &#8211; con la scusa che non ci sarebbe stata alternativa alla firma del primo catastrofico memorandum da parte di Papandreu nel 2010, può darsi che avremmo visto il popolo greco rivoltarsi in tempo per ribaltare una politica catastrofica per tutta l’Europa»</em>.</p><p>Il caso non è isolato: sono sempre di più le aziende hanno cessato da tempo di pagare i loro lavoratori e virtualmente <strong>abbandonate dai propri azionisti</strong> in attesa di tempi migliori. Recente il caso dell&#8217;<strong>ospedale di Kilikis </strong>nel centro della Grecia, ormai <strong>occupato dal 6 febbraio e autogestito dai suoi lavoratori.</strong> Cure garantite finché ci saranno le risorse e decisioni prese nell&#8217;assemblea pubblica. In questo contesto, Eleftherotypia prova con l’autogestione a recuperare un ruolo che aveva già svolto nel ’75 quando nacque come “giornale dei suoi redattori” sulla spinta della radicalizzazione che seguì la fine della dittatura dei colonnelli.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/15/eleftherotypia-giornale-greco-autogestione/191473/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Alemanno e il bipolarismo delle responsabilità</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/06/alemanno-bipolarismo-delle-responsabilita/189310/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/06/alemanno-bipolarismo-delle-responsabilita/189310/#comments</comments> <pubDate>Mon, 06 Feb 2012 12:07:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Salvatore Cannavò</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Alemanno]]></category> <category><![CDATA[emergenze]]></category> <category><![CDATA[Gabrielli]]></category> <category><![CDATA[neve]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category> <category><![CDATA[servizi pubblici]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=189310</guid> <description><![CDATA[Non bisogna farsi distrarre dalla polemica innescata da Gianni Alemanno contro la Protezione civile. Il sindaco di Roma, colto in flagranza nella sua evidente incapacità, ha deciso lucidamente di spostare l&#8217;attenzione riproponendo il ritornello antico della politica italiana, il bipolarismo delle responsabilità. Non ha, infatti, cercato di scaricare le colpe solo su un&#8217;istituzione nazionale per...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non bisogna farsi distrarre dalla polemica innescata da Gianni Alemanno contro la Protezione civile. Il sindaco di Roma, colto in flagranza nella sua evidente incapacità, ha deciso lucidamente di spostare l&#8217;attenzione riproponendo il ritornello antico della politica italiana, <strong>il bipolarismo delle responsabilità.</strong> Non ha, infatti, cercato di scaricare le colpe solo su un&#8217;istituzione nazionale per provare a salvare la propria inattendibile amministrazione e misera prestazione &#8220;professionale&#8221; ma ha cercato di ricreare quella <strong>contrapposizione politica</strong> che la nascita del governo Monti ha invece messo in secondo piano. Non a caso, durante la sua arrogante e pietosa esibizione nel corso della trasmissione &#8220;<strong><a href="http://www.la7.it/inonda/pvideo-stream?id=i507159" target="_blank">In Onda</a>&#8220;</strong><strong> di Luca Telese e Nicola Porro</strong>, è arrivato ad alludere a un possibile futuro politico per Franco Gabrielli, come spiegazione dei comportamenti della Protezione civile. Insomma, Alemanno si è cercato uno <strong>sparring-partner</strong> per buttare la palla dall&#8217;altra parte del campo e poter così ricorrere di nuovo alla propaganda.</p><p>Ricordate il ritornello di centrodestra e centrosinistra degli ultimi quindici anni di fronte a ognuno dei gravi problemi italiani: <em>&#8220;la colpa è di chi è stato al governo prima di noi&#8221;</em>. La colpa, cioè, non è solo di qualcun altro, ma esattamente &#8220;dell&#8217;altro&#8221;, cioè dell&#8217;altra parte politica che, per il solo fatto di esistere e di aver governato, ci impedisce di fare bene. Siccome Alemanno governa (?) Roma da quattro anni, siccome la Provincia non ha responsabilità e la Regione è amica sua e siccome il governo è di tutti, &#8220;l&#8217;altra parte&#8221; è stata individuata in Gabrielli. E&#8217; l&#8217;atteggiamento di chi ha sempre surrogato le competenze e le capacità con la propaganda e l&#8217;insulto, l&#8217;invettiva in luogo della serietà, l&#8217;arroganza al posto della responsabilità. <strong>A</strong><strong>lemanno rispolvera il giochetto che ha tenuto in piedi la politica italiana da quando Berlusconi, maestro del genere, è &#8220;sceso in campo&#8221;</strong>. <em>&#8220;E&#8217; colpa dei comunisti&#8221;</em> oggi diventa, nell&#8217;Italia di Monti, &#8220;<em>è colpa della Protezione civile&#8221;</em>. E&#8217; lo stesso refrain di Alberto Sordi quando diceva <em>&#8220;a me m&#8217;ha fregato &#8216;a malattia&#8221; </em>e, se ci si pensa, è l&#8217;espediente che è servito a nascondere sotto il tappeto la montagna di ritardi strutturali di questo paese sacrificati sull&#8217;altare della corsa elettorale, della &#8220;parentopoli&#8221; di turno, del malaffare e dell&#8217;incompetenza. Nessuno finora ha chiesto ad Alemanno di quali consulenti si circonda, chi è che lo aiuta a decifrare i bollettini della Protezione civile, chi gli sieda accanto a spiegargli che 35 mm di pioggia se trasformati in neve diventano centimetri.</p><p>Il <strong>rimpallo </strong>serve anche a far dimenticare che non esistono solo l&#8217;incompetenza, la propaganda, la rozzaggine. Ma esistono anche il malaffare, la corruzione, gli interessi privati e, soprattutto, un sistema pubblico progressivamente smantellato di cui ora scopriamo la necessità. Sembra, infatti, che i famosi <strong>250 &#8220;spazzaneve&#8221;</strong> sbandierati da Alemanno sarebbero solo dei camioncini messi a disposizione dai privati che, però, nessuno ha visto. Scopriamo che gli autobus non hanno nessun sistema di emergenza perché l&#8217;Atac affonda nei debiti prodotti da &#8220;parenti&#8221; e amici di turno. Scopriamo che il paese, nel suo insieme, non ha <strong>uno straccio di piano ambientale e di protezione del territorio </strong>perché si è teorizzato che &#8220;privato è bello&#8221; e che &#8220;pubblico è spreco&#8221;. Scopriamo che centinaia di chilometri di <strong>Alta velocità</strong> non salvano i treni da mostruosi ritardi.</p><p>Ma quando ci sono <strong>le emergenze</strong> e, dunque, c&#8217;è la vita di tutti noi in ballo, quel pubblico rappresenta il solo baluardo per farvi fronte. E quel pubblico siamo, saremmo, noi. Nella gazzarra montata ad arte da Alemanno non dovremmo perdere di vista questa visione che, anche sotto la neve, rappresenta l&#8217;essenziale.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/06/alemanno-bipolarismo-delle-responsabilita/189310/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Monotono, troppo monotono</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/02/monotono-troppo-monotono/188442/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/02/monotono-troppo-monotono/188442/#comments</comments> <pubDate>Thu, 02 Feb 2012 10:14:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Salvatore Cannavò</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[co.co.pro]]></category> <category><![CDATA[Giovani]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[posto fisso]]></category> <category><![CDATA[precari]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=188442</guid> <description><![CDATA[&#8220;Monotono, troppo monotono. Non era per me. Mia madre non ci credeva, mio padre non ha fatto in tempo a vedere quanta tristezza e noia si accumulava dentro di me. Quel posto fisso…. Ogni mattina gli stessi orari, lo stesso ufficio, le stesse facce, la stessa mansione, lo stesso, mesto, ritorno a casa. E poi,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Monotono, troppo monotono. Non era per me. Mia madre non ci credeva, mio padre non ha fatto in tempo a vedere quanta tristezza e noia si accumulava dentro di me. Quel posto fisso…. <strong>Ogni mattina gli stessi orari, lo stesso ufficio, le stesse facce, la stessa mansione, lo stesso, mesto, ritorno a casa</strong>. E poi, figurati, ogni mese ero pagato puntualmente, mi versavano i contributi regolari, lavoravo in un&#8217;azienda sopra i 15 dipendenti e quindi, se mi avessero licenziato senza giusta causa, <strong>sarebbero stati costretti a reintegrarmi</strong>. Avevo la malattia pagata, potevo prendere dei permessi, godevo di tredicesima e, addirittura, quattordicesima. E, in effetti, in dieci anni di quel lavoro ho risparmiato qualcosa, pensa ce l&#8217;ho ancora, mi dà sicurezza per il futuro… Ma, bando alla nostalgia, non facciamoci prendere dalla tenerezza. Quel lavoro era una noia, le ferie pagate sì, erano gustose, ma poi bisognava tornare. <strong>E così ho detto basta!</strong> Basta a quella giostra sempre uguale, a quella fissità, qui ci vuole movimento &#8211; mi sono detto -  dinamicità, ritmo. E così mi sono licenziato e ho iniziato a cambiare lavoro, perché cambiare lavoro è molto più divertente. Avevo quarant&#8217;anni e anche una discreta formazione. Mi sono presentato in altri uffici, in altre aziende, e mi hanno preso. E quando hanno saputo delle mie ragioni mi hanno sorriso e aperto ancora di più la porta: <em>&#8220;Ma davvero? Lei è uno di quelli che rinuncia al posto fisso perché è noioso? Ma bravo, complimenti, grazie per il coraggio, lei sì che indica un futuro diverso a questo paese, ce ne fossero così&#8221;</em>. Bene, bravo, bis. E così, improvvisamente si è aperto davanti a me il rutilante mondo del lavoro flessibile e della vita movimentata. E che movimento!&#8221;.</p><p>&#8220;Avevo un contratto di collaborazione coordinata e continuativa, <strong>un co.co.co</strong>. Già il nome sembra una danza sudamericana. La mattina mi alzavo a orari sempre diversi perché ogni giorno aveva un ritmo diverso da rispettare. <em>&#8220;Domani vieni prima che c&#8217;è da lavorare al lancio del nuovo prodotto?&#8221;</em>. Certo. <em>&#8220;Domani vieni un po&#8217; dopo che tanto la mattina abbiamo una riunione del consiglio di amministrazione e non possiamo fare niente?</em>&#8220;. Va bene. Ho iniziato ad avere problemi con la sveglia, a volte non ricordavo se dovevo alzarmi prima oppure potevo restare a letto un po&#8217; di più. Per non sbagliare ho iniziato a svegliarmi alla stessa ora, che tanto fa bene.</p><p>Fino a quando sono arrivate le richieste più &#8220;divertenti&#8221;: &#8220;<em>Senti, siccome quel prodotto è stato rinviato e abbiamo problemi con la distribuzione, prossimi due mesi non riusciamo a rispettare gli impegni. Se per te va bene, sospendiamo la collaborazione per questo periodo e poi la riprendiamo, ok?&#8221;</em>. Come rifiutarsi? Più che una richiesta, sembrava un comunicato.  Salvo che, in quei due mesi in cui stavo cercando una soluzione alternativa all&#8217;erosione dei miei risparmi, insomma cercavo un&#8217;occupazione temporanea per riempire il buco, mi richiamano per dirmi che hanno bisogno di me per una settimana. <em>&#8220;Ci sei vero?&#8221;.</em> Certo che ci sono, che faccio rinuncio a questa collaborazione? In fondo è un lavoro importante, non ho orari, mi muovo molto, batto la noia. E così l&#8217;occupazione temporanea, che nel frattempo avevo trovato, la lascio stare. Torno in ufficio per una settimana, lavoro dieci ore al giorno &#8211; perché c&#8217;è un picco e in effetti il lavoro è tanto &#8211; e poi torno a casa. Se ne riparla fra un mese e mezzo. Intanto mi sono accorto che a casa ci sto meno, rientro sempre abbastanza tardi. <strong>E dopo due anni di questo lavoro mi accorgo di aver guadagnato meno di prima</strong> e ho scoperto che i contributi che mi vengono versati sono circa il 10 per cento in meno di quando avevo il contratto fisso. Non ho ferie né malattia. E non godo nemmeno della disoccupazione. Ho quarantadue anni e me ne mancano venticinque alla pensione. In realtà, non sono sicuro di avercela una pensione. Però non fa niente, mi diverto, non mi annoio. Spero solo di sopravvivere&#8221;.</p><p>Non so se abbiamo reso l&#8217;idea. <strong>La testimonianza è quella di una amico.</strong> Il posto fisso non lo ha più e ha capito che non lo avrà più. Se potesse, mi ha confessato, tornerebbe indietro. Ma la strada per tornare indietro è sbarrata. Poi mi spiega una cosa: <em>&#8220;Quando dicono che il posto fisso è una noia e che occorre poter cambiare, hanno ragione. Ma pensano sempre a una realtà che assomiglia ai film americani, a una mobilità che nella realtà non esiste. Il lavoro flessibile non è quello che viene promesso, tranne che per super-consulenze aziendali o impieghi di fascia molto alta&#8221;</em>.<br /> <strong>Mario Monti dovrebbe saperlo</strong>, anzi lo sa benissimo a meno che non pensi che la realtà sia solo quella che vede lui tra Milano e Bruxelles, tra il Rettorato di un&#8217;università e la stanza luminosa di un ufficio europeo&#8221;. Sì, Mario Monti dovrebbe saperlo, per quanto il governo dei tecnici dia spesso l&#8217;impressione di relazionarsi a una realtà, tecnica, appunto, appresa su fogli e diagrammi più che nella vita reale. Ma poi mi viene in mente anche un&#8217;altra cosa. Quando andavo all&#8217;università, negli anni 80, un dirigente del Partito socialista, credo fosse <strong>Gianni De Michelis</strong>, disse ai giovani che il loro futuro avrebbe dovuto basarsi su un principio molto semplice e una parola d&#8217;ordine molto chiara: &#8220;<em>Arrangiatevi!&#8221;</em>. Mario Monti non fa che riproporre quella cosa lì.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/02/monotono-troppo-monotono/188442/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Fiat Melfi, è guerra di numeri tra i sindacati&#8220;200 iscritti della Fiom passano alla Cisl&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/31/fiat-200-iscritti-passano-alla-cisl/187873/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/31/fiat-200-iscritti-passano-alla-cisl/187873/#comments</comments> <pubDate>Tue, 31 Jan 2012 06:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Salvatore Cannavò</dc:creator> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[basilicata]]></category> <category><![CDATA[Cgil]]></category> <category><![CDATA[fiat]]></category> <category><![CDATA[Fim]]></category> <category><![CDATA[Fiom]]></category> <category><![CDATA[ilva]]></category> <category><![CDATA[iscritti]]></category> <category><![CDATA[Landini]]></category> <category><![CDATA[marchionne]]></category> <category><![CDATA[Melfi]]></category> <category><![CDATA[parti sociali]]></category> <category><![CDATA[sindacato]]></category> <category><![CDATA[taranto]]></category> <category><![CDATA[Uilm]]></category> <category><![CDATA[zenga]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/31/fiat-200-iscritti-passano-alla-cisl/187873/</guid> <description><![CDATA[La Fim-Cisl annuncia che duecento iscritti alla Fiom della Fiat di Melfi hanno cambiato casacca e sono passati sotto le sue bandiere. Una vittoria per il sindacato guidato da Giuseppe Farina e che si è impegnato a fondo per garantire l&#8217;intesa con Sergio Marchionne. Il segretario regionale, Antonio Zenga, grida vittoria e si lascia andare...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/01/fiat_melfi_interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-187918" title="Melfi Sata 25 08 2010 operai" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/01/fiat_melfi_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>La <strong>Fim-Cisl</strong> annuncia che duecento iscritti alla <strong>Fiom </strong>della Fiat di <strong>Melfi </strong>hanno cambiato casacca e sono passati sotto le sue bandiere. Una vittoria per il sindacato guidato da <strong>Giuseppe Farina</strong> e che si è impegnato a fondo per garantire l&#8217;intesa con<strong> Sergio Marchionne</strong>. Il segretario regionale, <strong>Antonio Zenga</strong>, grida vittoria e si lascia andare a dichiarazioni di giubilo per il fatto di essere ormai il primo sindacato. La Fiom, invece, cerca di minimizzare e punta il dito contro le intimidazioni e i ricatti della Fiat individuata come la vera ispiratrice di una manovra a tenaglia che punta a stritolarla. E sfida le altre sigle sul terreno della democrazia invitando a contarsi davvero in un voto diretto dei lavoratori.</p><p>La vicenda Fiat, quindi, continua a creare uno strascico di divisioni e veleni. La dichiarazione del segretario regionale Fim della <strong>Basilicata</strong>, Antonio Zenga, è ovviamente soddisfatta e insidiosa allo stesso tempo anche perché si fa forte di un analogo passaggio di iscritti &#8211; forse 400 &#8211; che sarebbe avvenuto all&#8217;<strong>Ilva</strong> di Taranto. &#8220;Si tratta di un importante e inequivocabile segnale politico dei duecento lavoratori in polemica con le posizioni di <strong>Landini </strong>e del gruppo dirigente locale della Fiom &#8211; ha detto Zenga -, e di una scelta che premia il senso di responsabilità e la coerenza che la Fim ha dimostrato in questi difficili mesi per salvaguardare il futuro della Fiat in Italia e della Sata di Melfi&#8221;. Il sindacato metalmeccanico della Cisl è il primo per numero di iscritti nello stabilimento di Melfi della Fiat, davanti alla <strong>Uilm </strong>e alla stessa Fiom&#8221;, conclude il segretario Fim secondo il quale sono previsti altre &#8216;dimissioni&#8217; di questo tipo in altre fabbriche italiane e la Fim sembra aver lanciato una vera e propria campagna.</p><p><a href="http://www.fim.cisl.it/" target="_blank">Sul suo sito campeggia infatti la scritta &#8220;La Fiom perde pezzi, la Fim pensa al futuro dei lavoratori&#8221;</a>. Una lettura che non può non essere accolta dal sindacato Cgil. A parlare con il <em>Fatto </em>è <strong>Emanuele De Nicola</strong>, segretario della Fiom in Basilicata: &#8220;Quel numero a me non risulta, lo dichiara la Fim ma occorrerebbe leggere gli elenchi&#8221;. De Nicola ammette che qualche iscritto può aver seguito l&#8217;uscita dalla Fiom di tre delegati avvenuta la scorsa settimana. Si tratta di dirigenti locali che avevano già criticato le posizioni del sindacato di Landini e si erano già discostati dalla vita interna della Fiom. &#8220;Ma non credo che sia quel numero&#8221; precisa, anche se non esclude che si possa parlare di 100 iscritti. A <strong>Melfi</strong> la Fiom di iscritti ne ha 650.</p><p>&#8220;Ma se vogliamo fare un discorso serio sulla democrazia – continua <strong>De Nicola</strong> – bisognerebbe accettare la sfida del voto diretto dei lavoratori a partire dai risultati delle ultime Rsu dove la Fiom ha ottenuto 1400 voti e la Fim circa 850&#8243;. Il punto, dice il segretario Fiom, è andare a votare e su questo sfida la Fim che, secondo il suo giudizio, sta &#8220;beneficiando&#8221; dell&#8217;atteggiamento intimidatorio e &#8220;ricattatorio&#8221; della <strong>Fiat </strong>con pressioni sui lavoratori. &#8220;Se dunque vogliono misurare il consenso accettino il referendum sul contratto Fiat&#8221;. De Nicola annuncia poi che la <strong>Fiom </strong>sta lavorando a un dossier sulle intimidazioni subite dalla Fiat in fabbrica che sarà pronto al più presto. Situazione complicata dunque che, per quanto riguarda il referendum sul contratto Fiat chiesto dalla Fiom, probabilmente approderà al tavolo tra azienda e sindacati convocati dall&#8217;ammnistratore Sergio Marchionne per mercoledì pomeriggio al <strong>Lingotto</strong>, dopo i Cda e le conference call della Spa e di Industrial.</p><p><strong><em>da Il Fatto Quotidiano del 31 gennaio 2012</em></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/31/fiat-200-iscritti-passano-alla-cisl/187873/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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