<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Stefano Bonaga &amp; Giancarlo Vitali Ambrogio</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/sbonaga/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description>News, inchieste e blog su politica, cronaca, giustizia, economia</description> <lastBuildDate>Thu, 23 May 2013 07:31:27 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Bleaching the blacks</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/18/bleaching-the-blacks/164644/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/18/bleaching-the-blacks/164644/#comments</comments> <pubDate>Tue, 18 Oct 2011 14:57:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Stefano Bonaga &#38; Giancarlo Vitali Ambrogio</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Black Bloc]]></category> <category><![CDATA[Roma]]></category> <category><![CDATA[Scontri Roma]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=164644</guid> <description><![CDATA[Giovani mattoni umani, block bricks, se siete provocatori o infiltrati o ultras, non è diretta a voi questa invettiva. Se invece siete attivisti politici, qualunque cosa vi raccontiate per giustificare le vostre iniziative luddite quando va male o vandaliche quando va peggio, non solo è sbagliata ma è politicamente vile, anche se dettata da una...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Giovani mattoni umani, <em>block bricks</em>, se siete provocatori o infiltrati o ultras, non è diretta a voi questa invettiva. Se invece siete attivisti politici, qualunque cosa vi raccontiate per giustificare le vostre iniziative luddite quando va male o vandaliche quando va peggio, non solo è sbagliata ma è <strong>politicamente vile</strong>, anche se dettata da una rabbia legittima. Un rivoluzionario, qualora questa qualifica vi compiaccia, non si nasconde né dietro un passamontagna né dentro un corteo, quando esso si è consapevolmente e spontaneamente assemblato come pacifico nello spirito comune  della quasi totalità dei suoi partecipanti. Il proporsi pacifico, nelle forme, del corteo non corrisponde naturalmente alle sue istanze e ai suoi obiettivi, che sono radicalmente e per ora insanabilmente conflittuali.</p><p>La pericolosità politica della composizione fra non aggressività dei modi e radicalità degli obiettivi è infinitamente superiore allo spettacolo delle vostre vetrine rotte o automobili anonime bruciate. Con i vostri comportamenti più mediaticamente impressionanti, voi comprimete di fatto questa pericolosità e ne appannate i contenuti. Siete una forza insieme di censura e di <strong>repressione del movimento</strong>, la quale in qualche modo viene a supplire funzionalmente alla debolezza storica oggettiva e alla crisi di giustificazione dei poteri vigenti. Le vostre azioni arbitrarie offrono infatti loro il destro per svicolare dai temi reali e dalla incapacità di rispondervi in nome dei rischi per l’Ordine Pubblico.</p><p>Cosa si dovrebbe imparare da voi? Non certo la rabbia, che è uno dei motori stessi della manifestazione, ma che essa intendeva gestire con la massima efficacia possibile. In che modo dunque il vostro esempio rafforzerebbe il movimento? A chi è utile, se esso stesso, nel suo spirito più profondo, lo rifiuta? Vi piace godere da soli, in una specie di perversione di sovversivismo autoerotico? Qualora convergeste con gli obiettivi del movimento, <strong>come vi permettete di decidere da soli </strong>cosa e come fare? E allora fino a che punto?  E se decideste di distruggere oltre le cose anche le persone, con lo stesso cinismo del Capitale Finanziario? O rispondereste a queste questioni come fanno i commendatori: <em>“Lei non sa chi sono io ?”</em>. Andate piuttosto a farvi benedire da quella statuetta della madonnina che avete simpaticamente sbriciolato, ve lo dicono due vecchi atei convinti.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/18/bleaching-the-blacks/164644/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>29</slash:comments> </item> <item><title>I fenomeni di cittadinanza attiva</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/25/i-fenomeni-di-cittadinanza-attiva/147639/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/25/i-fenomeni-di-cittadinanza-attiva/147639/#comments</comments> <pubDate>Mon, 25 Jul 2011 13:12:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Stefano Bonaga &#38; Giancarlo Vitali Ambrogio</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Amministrazioni Locali]]></category> <category><![CDATA[Bene Comune]]></category> <category><![CDATA[Cittadinanzattiva]]></category> <category><![CDATA[Contratti di Lavoro]]></category> <category><![CDATA[Democrazia]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[Stato]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=147639</guid> <description><![CDATA[I fenomeni, sempre più diffusi nel mondo, di cittadinanza attiva cominciano a fare intravvedere una luce nel buio di un paradosso che l&#8217;ideologia politica prevalente ha fino ad ora relegato, più o meno consciamente nelle cantine del discorso pubblico. Per illustrare il paradosso ci avvaliamo della stilizzazione semplificata del Contratto statuale nel pensiero di Hobbes....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>I fenomeni, sempre più diffusi nel mondo, di <strong>cittadinanza attiva</strong> cominciano a fare intravvedere una luce nel buio di un paradosso che l&#8217;ideologia politica prevalente ha fino ad ora relegato, più o meno consciamente nelle cantine del discorso pubblico.</p><p>Per illustrare il paradosso ci avvaliamo della stilizzazione semplificata del <strong>Contratto statuale</strong> nel pensiero di Hobbes. Tale Contratto (<em>the Covenant</em>) si costituisce essenzialmente nella forma di una libera cessione di potere assoluto da parte dei cittadini al Sovrano, in cambio di un unico bene, la cui tutela ad esso dovrà competere: la sicurezza (un bene/finalità, non un diritto! &#8211; <em>end</em>, <em>goal</em>, <em>aim </em>- un bene infatti si tutela, mentre un diritto si garantisce: chi può garantire una vita sicura?). Nelle democrazie contemporanee avviene per lo più che il contratto con il Sovrano Delegato (nelle sue svariate figure istituzionali &#8211; singole o plurali &#8211; dal Sindaco al Governatore, dal Parlamento all&#8217;Esecutivo etc.) consiste di fatto nella libera cessione di un potere speciale, quello <strong>di servizio</strong> (dunque così poco assoluto che viene riconosciuto e legittimato solo relativamente ai risultati delle sue performances funzionali) in cambio della totalità dei beni (<em>well-being</em>, <em>prosperity</em>).</p><p><strong>L&#8217;insostenibilità </strong>di tale squilibrato contratto è costantemente rivelata dalla perenne impotenza del Sovrano a ottemperare adeguatamente alle pretese, e dall&#8217;altrettanto perenne e deluso lamento dei cittadini in ordine a tale fallimento. Pensare che in una società complessa, dunque nemmeno più stratificata come ai tempi di Hobbes, ma funzionalmente differenziata, il così poco di potere formalmente concesso possa sopperire al tutto dei beni pretesi è accreditare concettualmente la doppia ipocrisia che immagina come paradigma adeguato alla soluzione dei problemi la semplice <strong>connessione fiduciaria</strong>, la quale fonda nella fiducia attiva dei deleganti e nella fiducia passiva dei delegati la chiave di una gestione efficiente della cosa pubblica.</p><p>Ora, la crisi dell&#8217;autosufficienza della delega e della efficacia della rappresentanza è, se non sotto gli occhi di tutti, sempre più leggibile. Come uscire da queste aporie? Già da tempo la teoria dei sistemi aperti (Bertalanffy- Luhman) segnala che per ridurre la complessità dell&#8217;ambiente &#8211; vedi: bisogni, diritti, istanze e pretese sociali etc. &#8211; occorre aumentare la complessità del sistema &#8211; vedi: strutture decisionali, processi analitici, iniziative, progettualità etc. L&#8217;introduzione a pieno titolo, nella sfera della politica democratica di una società complessa, di una cittadinanza costantemente attiva che accompagni e irrobustisca ma anche ispiri i processi e le forme di delega, non costituisce semplicemente un supporto partecipativo o peggio di consenso di volta in volta agito a favore o contro i decisori, ma una vera e propria <strong>necessità funzionale</strong> della democrazia moderna.</p><p>L&#8217;autonomia sociale nell&#8217;attività politica e la fondamentale autovalorizzazione che vi è implicita è di fatto in grado di produrre mondo: oggetti e progetti e relazioni innovative. Queste semplici considerazioni introducono a un paradigma della politica che va al di là della sua prevalente forma amministrativa, peraltro inevitabile e necessaria. La <strong>politica come amministrazione</strong> si dà come risposta alla domanda &#8220;di che cosa ho bisogno?&#8221; e della questione correlata &#8220;chi me lo soddisfa?&#8221; . La delega e il suo monopolio vi sono impliciti. Ma esiste, e la storia delle rivoluzioni ma anche la storia delle innovazioni sono lì a mostrarlo, un altro paradigma della politica. Esso si costituisce a partire dalla domanda: &#8220;che cosa posso?&#8221; o meglio &#8221; che cosa possiamo?&#8221; e si articola in tutte le forme in cui la potenza virtuosa dell&#8217;autorganizzazione sociale si misura con le proprie risorse, la propria intensità e il proprio orientamento, <strong>in funzione del Bene Comune</strong>.</p><p>I due paradigmi non solo non sono alternativi ma possono e debbono ragionevolmente coordinarsi in un gioco cooperativo (in cui peraltro anche la delega si manifesta come specifica forma di potenza) e in cui il conflitto contingente è esso stesso dinamicamente positivo ai fini degli effetti virtuosi. Laddove la potenza liberata della cittadinanza attiva si manifesta nella sua capacità di autonomia, di autovalorizzazione, di sperimentazione e innovazione si potrebbe perfino, al di là di falsi pudori, parlare di <strong>democrazia rivoluzionaria</strong> senza provocare timore e tremore.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/25/i-fenomeni-di-cittadinanza-attiva/147639/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>La collina del disonore</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/21/la-collina-del-disonore/106142/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/21/la-collina-del-disonore/106142/#comments</comments> <pubDate>Thu, 21 Apr 2011 16:04:37 +0000</pubDate> <dc:creator>Stefano Bonaga &#38; Giancarlo Vitali Ambrogio</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Guerra Civile]]></category> <category><![CDATA[Italia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=106142</guid> <description><![CDATA[E’ chiaro che l’espressione ricorrente di guerra civile applicata alla situazione politica italiana è usata in senso metaforico. Non compaiono armi in giro, anche se talvolta sono evocate da figuri senza vergogna. Tuttavia è forse necessario interrogarsi su quale sia la base di realtà sottesa da una metafora, che come tutte le metafore copre una carenza...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/04/La-collina-del-disonore.jpg?adf349"><img class="alignnone size-medium wp-image-106146" title="La collina del disonore" src="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/plugins/lazy-load/images/1x1.trans.gif?adf349" id="no-script-hide" data-lazy-src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/04/La-collina-del-disonore-150x300.jpg?adf349" alt="La locandina del film &quot;La collina del disonore&quot; di Sidney Lumet" width="150" height="300" /><noscript><img class="alignnone size-medium wp-image-106146" title="La collina del disonore" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/04/La-collina-del-disonore-150x300.jpg?adf349" alt="La locandina del film &quot;La collina del disonore&quot; di Sidney Lumet" width="150" height="300" /></noscript></a>E’ chiaro che l’espressione ricorrente di <strong>guerra civile</strong> applicata alla situazione politica italiana è usata in senso metaforico. Non compaiono armi in giro, anche se talvolta sono evocate da figuri senza vergogna. Tuttavia è forse necessario interrogarsi su quale sia la base di realtà sottesa da una metafora, che come tutte le metafore copre una carenza di precisione.</p><p>In Italia si sta da tempo configurando una zona oscura fra la pianura della democrazia moderna e la montagna della guerra civile. La chiameremo, prendendo a prestito il titolo di un film,<strong> <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_collina_del_disonore" target="_blank">La collina del disonore</a></span></em></strong>. Nel film, un’autorità stupida e crudele costringe gli uomini ad ogni sorta di umiliazione psicologica nel percorrere in continuazione una artificiale collina di sabbia, godendo così dell’impotenza indotta, a sancire l’intoccabilità dell’autorità e l’impraticabile distanza fra essa e le sue vittime. Tale autorità, pur formalmente legittima, abusa della sua legittimità per imporre ai sottoposti esperienze insopportabili.</p><p><strong>Nel nostro Paese</strong> almeno la metà dei cittadini è vittima della <em>collina del disonore.</em> Milioni di persone oneste e normali, restie a farsi affascinare dai sinistri bagliori di un carisma costruito sulla prepotenza e il cattivo gusto, incapaci di accettare l’elogio dell’avvilimento della ragione e dell’argomentazione, stanchi dell’esibizione del non senso, degli arrampicatori sugli specchi, dei servi volontari e compiaciuti di ciò, dell’apologia del cinismo, attoniti di fronte all’irrisione della morale pubblica e al proliferare dei suoi cantori, tutti si sentono in qualche modo<strong> disonorati senza colpe</strong>. L’utilizzo infettivo della colpa sugli innocenti, della malattia sui sani ha una lunga tradizione: quella della strategia delle forze deboli per neutralizzare i forti di spirito e generosi. Seguendo Nietzsche, dobbiamo davvero cominciare a proteggere i forti contro i deboli.<em> Sursum corda!</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/21/la-collina-del-disonore/106142/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>11</slash:comments> </item> <item><title>Decalogo per scolaretti e somari non democratici</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/14/decalogo-per-bravi-scolaretti-e-somari-non-democratici/97578/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/14/decalogo-per-bravi-scolaretti-e-somari-non-democratici/97578/#comments</comments> <pubDate>Mon, 14 Mar 2011 18:19:59 +0000</pubDate> <dc:creator>Stefano Bonaga &#38; Giancarlo Vitali Ambrogio</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Costituzione]]></category> <category><![CDATA[Democrazia]]></category> <category><![CDATA[Sovranità Popolare]]></category> <category><![CDATA[Vademecum]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=97578</guid> <description><![CDATA[Le elezioni sono la condizione necessaria di ogni democrazia, ma non la condizione sufficiente [non c'è mai democrazia dove non ci sono elezioni, ma in molti Paesi ci furono elezioni, ma non democrazia]. Il popolo non è sovrano assolutamente. Lo è stato solo nel momento in cui si è dato la Costituzione. Da quel momento...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<ol><li>Le <strong>elezioni </strong>sono la condizione 	necessaria di ogni democrazia, ma non la condizione sufficiente [non 	c'è mai democrazia dove non ci sono elezioni, ma in molti Paesi ci 	furono elezioni, ma non democrazia].</li><li>Il popolo non è sovrano <em>assolutamente</em>. Lo è stato solo nel momento in cui si è dato 	la Costituzione. Da quel momento in poi il popolo è sottoposto ad 	essa.</li><li>La sovranità del popolo è dunque <em>relativa</em>, in quanto essa si esercita nei limiti e nelle forme 	della <strong>Costituzione</strong> (articolo 1, comma 2). [Ad esempio, il popolo non 	può decidere che i biondi possono votare e i bruni no: per farlo 	dovrebbe ribellarsi, abbattere la Costituzione e redigerne un'altra. 	Un colpo di stato peraltro dovrebbe fare la stessa cosa.]</li><li>I limiti e le forme di tale 	sovranità sono definiti all&#8217;interno della Costituzione stessa.</li><li>Le libere elezioni sono una delle 	forme di esercizio della relativa <strong>sovranità popolare</strong>. Anche tale 	libertà infatti, nei suoi modi e nei suoi tempi, non è assoluta, 	ma regolata per legge. [Ad esempio, non è il popolo che decide 	quando o come votare. I suoi stessi rappresentanti sono vincolati 	dalle leggi che vigono finché non vengano modificate].</li><li>Il <strong>potere esecutivo</strong> non è reso 	assoluto dal voto anche qualora esso ottenesse il 100% dei consensi. 	Esso è limitato dal potere legislativo e dal potere giudiziario. 	Dunque l&#8217;azione del governo, fosse anche approvata demoscopicamente 	dal 100% dei cittadini, sarebbe costituzionalmente illegittima se 	svincolata dal controllo degli altri due poteri.</li><li>Anche il Presidente della 	Repubblica, la Corte Costituzionale, la Cassazione, le autorità di 	Garanzia, costituiscono le forme e i limiti di ogni azione di 	governo. <strong>I contrasti fra i poteri</strong> non sono regolati dalla volontà 	popolare ma dalla Carta.</li><li>La <strong>magistratura</strong> è insieme un 	potere, una funzione e un sottosistema sociale. I difetti del 	sottosistema sociale, presenti tipicamente in ogni gruppo sociale, 	non destituiscono l&#8217;autorità della sua funzione e la legittimità 	del suo potere, che non sono messe in questione da giudici che 	talvolta, come tutti, possono sbagliare.</li><li>Inoltre, la legittimità dei tre 	poteri democratici, e il carattere cogente del loro esercizio legale 	non può dipendere né essere contestata sulla base delle <strong>biografie 	politiche</strong> dei loro membri. Il contenuto della loro attività può 	naturalmente essere democraticamente discusso.</li><li>Dunque la <strong>democrazia matura e 	coerente</strong> ha un <em>movimento</em> <em>circolare</em>, nel quale la 	stessa origine assoluta della sovranità popolare viene sussunta 	dalla Costituzione secondo forme legali che non consentono a loro 	volta il prevalere di nessuno sugli altri. Qualora un potere 	esorbiti dai suoi limiti si produce un <em>deficit</em> di democrazia 	la cui sopportabilità è la posta in gioco della democrazia stessa.</li></ol><p>P.S. Abbiamo scritto questo decalogo perché possa eventualmente essere utile come un vero e proprio <strong>prontuario razionale nei confronti delle sciocchezze argomentative</strong> di cui si avvalgono coscientemente e scientemente la maggioranza e i suoi famigli per <em>inculcare</em> ignoranza o falsa coscienza nei cittadini a proposito della nostra Costituzione.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/14/decalogo-per-bravi-scolaretti-e-somari-non-democratici/97578/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>42</slash:comments> </item> <item><title>Silvio Berluskeversoni</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/01/silvio-berluskeversoni/94564/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/01/silvio-berluskeversoni/94564/#comments</comments> <pubDate>Tue, 01 Mar 2011 16:44:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Stefano Bonaga &#38; Giancarlo Vitali Ambrogio</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[eversione]]></category> <category><![CDATA[Neologismi]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=94564</guid> <description><![CDATA[L’introduzione di neologismi si rende necessaria quando appare qualcosa che le vecchie parole non sono in grado di significare. Il settore più prolifico di questa attività è quello delle scienze, che di fronte a nuove scoperte deve attivare la creatività linguistica. Anche le scienze umane si danno da fare: è recente l’avvento del simpatico termine...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L’introduzione di<strong> neologismi</strong> si rende necessaria quando appare qualcosa che le vecchie parole non sono in grado di significare.</p><p>Il settore più prolifico di questa attività è quello delle scienze, che di fronte a nuove scoperte deve attivare la creatività linguistica.</p><p>Anche le scienze umane si danno da fare: è recente l’avvento del simpatico termine <strong><em>cleptocrazia</em></strong> per indicare i regimi che fanno dell’accumulo di denaro e beni illeciti a scapito del proprio popolo un caposaldo del proprio potere personale. Più raro è l’emergere di <em>neoonomatismi</em> o <em>paraonomatismi</em>, ovvero di modifiche dei nomi propri, esercizio in cui si esprime con particolare gusto <strong>Marco Travaglio</strong>, quasi sempre a scopo caricaturale.</p><p>Di fronte a qualcosa che non è nuovo, ma che perfeziona di giorno in giorno la sua anomalia democratico/istituzionale – il<strong> paradigma Berlusconi </strong>– avvertiamo necessaria l’introduzione di un neoonomatismo per niente caricaturale, applicato al suo fondatore eponimo e massimo interprete. Occorre un nome che contenga in sè, e che ogni volta ripetuto <em>inculchi</em> in chi lo sente, l’essenza profonda della sua natura destitutiva di ogni regola democratica e costituzionale, decostruttiva di ogni equilibrio dei poteri, distruttiva della grammatica stessa della convivenza civile: Silvio <em>Berluskeversoni</em> ci sembra adatto.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/01/silvio-berluskeversoni/94564/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>22</slash:comments> </item> <item><title>Silvio riprenditi!</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/18/silvio-riprenditi/92785/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/18/silvio-riprenditi/92785/#comments</comments> <pubDate>Fri, 18 Feb 2011 08:18:47 +0000</pubDate> <dc:creator>Stefano Bonaga &#38; Giancarlo Vitali Ambrogio</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Arcore]]></category> <category><![CDATA[Castità]]></category> <category><![CDATA[Dimissioni]]></category> <category><![CDATA[Escort]]></category> <category><![CDATA[Fidanzati]]></category> <category><![CDATA[libertinaggio]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=92785</guid> <description><![CDATA[Perché i parlamentari del Popolo della Libertà e le persone in mutande ma vive si battono così alacremente per difendere il diritto al libertinaggio di Berlusconi quando ci troviamo di fronte a un buon uomo dedito ad un ascetismo sessuale consolidato? Noi molto più di loro crediamo fino in fondo al nostro presidente del Consiglio....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Perché i parlamentari del Popolo della Libertà e le persone <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/12/in-mutande-ma-vivi-raduno-degli-antipuritani-di-giuliano-ferrara-per-sostenere-b/91644/" target="_blank">in mutande ma vive</a></span> si battono così alacremente per difendere il <strong>diritto al libertinaggio di Berlusconi</strong> quando ci troviamo di fronte a un buon uomo dedito ad un ascetismo sessuale consolidato?</p><p>Noi molto più di loro <strong>crediamo </strong>fino in fondo al nostro presidente del Consiglio.</p><p>Egli divorzio già due anni fa dalla <strong>moglie </strong>e, quanto alla <strong>fidanzata</strong>, lui stesso si accorse di non poterla esibire perché anche a lui risultò un tenero stratagemma di autodifesa. In merito poi alle serate con le <strong>ragazze </strong>egli  onestamente ci dichiarò che ivi non si faceva altro che chiacchierare, cantare e bere coca ligth, cosa per altro avvalorata dall’obiettiva testimonianza di Carlo Rossella. E dunque anche lì non risultando alcun rapporto sessuale consumato, persisteva il <strong>regime di castità</strong>.</p><p>Perché dunque o sodali di B. vi affannate a difendere un  diritto che B non intende esercitare da più di due anni dando così adito alla forte impressione che stia <strong>rinunciando a quella vitalità sessuale</strong> che ci ha reso tanto fieri di lui? A questo punto noi cittadini, che non possiamo pensare di essere rappresentati ai massimi livelli da un corpo non sessuato, invitiamo il presidente a riprendersi, e quindi a compiere un ultimo <strong>sforzo d’impegno sessuale</strong> robusto per far rinascere in noi ancora quella sana invidia o emulazione che ha fatto di lui per tanto tempo un modello umano condiviso e un esempio civile per tutti.</p><p>In assenza di tale generoso sforzo o nell’eventualità di un suo sfortunato insuccesso, ci vedremmo coerentemente  costretti a chiedere le sue <strong>dimissioni</strong>. Silvio riprenditi!</p><p><em>Comitato civico “Carisma Infoiato”</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/18/silvio-riprenditi/92785/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>8</slash:comments> </item> <item><title>Perché la scuola pubblica</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/15/perche-la-scuola-pubblica/71818/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/15/perche-la-scuola-pubblica/71818/#comments</comments> <pubDate>Fri, 15 Oct 2010 09:47:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Stefano Bonaga &#38; Giancarlo Vitali Ambrogio</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Identità]]></category> <category><![CDATA[Individualismo]]></category> <category><![CDATA[Interessi]]></category> <category><![CDATA[Privato]]></category> <category><![CDATA[Pubblico]]></category> <category><![CDATA[Scuole]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=71818</guid> <description><![CDATA[ La delicatissima questione del finanziamento pubblico delle scuole private è da tempo oggetto di dibattito politico, e riguarda in primis la sua coerenza costituzionale. Ma vorremmo sottolineare qui un aspetto non meno rilevante, e che per lo più é lasciato ai margini della discussione pubblica. Si tratta di ciò che potremmo definire come la posta in...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p> La delicatissima questione del finanziamento pubblico delle scuole private è da tempo oggetto di dibattito politico, e riguarda in primis la sua coerenza costituzionale.</p><p>Ma vorremmo sottolineare qui un aspetto non meno rilevante, e che per lo più é lasciato ai margini della discussione pubblica. Si tratta di ciò che potremmo definire come la posta in gioco della dualità dei modelli &#8211; <strong>pubblico/privato</strong> &#8211; in termini di impatto socioformativo.</p><p>Ecco il tema che cercheremo brevemente di argomentare:  la scuola privata soprattutto in Italia consolida le identità di censo, di ceto, di cultura e spesso di religione, mentre la scuola pubblica accoglie le specifiche differenze di censo, di ceto, di cultura e di religione in una esperienza comune che permette il loro confronto, scambio, sviluppo e maturazione.</p><p>Nel caso peculiare e diffuso delle scuole confessionali, l&#8217;assunzione di premesse indisponibili di tipo religioso confligge con l&#8217; autonomia della Ragione nella sua funzione di critica di ogni premessa, che è ciò che distingue il sapere logicoscientifico dal pensiero dogmatico.</p><p>Ma anche nel caso possibile di programmi laici nelle scuole private, esse rimangono il luogo di incontro di soggetti preselezionati in ragione di identità sociali precostituite, per lo più in base al censo e alle proprietà da esso derivanti.</p><p>Solo nella scuola pubblica il povero e il ricco, il bianco e il nero, il figlio di genitori colti e il figlio di genitori non colti, l&#8217;abile e il diversamente abile sperimentano <strong>l&#8217;incontro delle differenze</strong> in una comunità che invece di confermarle tende a trasformarle, rendendole fra loro compatibili e fertili in ordine a una vera maturazione civile e culturale.</p><p>Dunque la difesa a tutto campo della scuola pubblica non deriva semplicemente o formalmente dalla sua priorità costituzionale, ma è legittimata dalla sua specifica funzione socioeducativa che è tanto più rilevante quanto più la società complessa, differenziandosi, ha bisogno di <strong>contrastare lo sparpagliamento individualistico degli interessi</strong> costituiti e la resistenza delle identità stratificate verso nuove forme di identità funzionali, duttili, socialmente compatibili e dotate di un alto tasso di capacità cooperative. L&#8217;attacco governativo alla scuola pubblica condotto attraverso un definanziamento inspiegabile dal punto di vista di ogni teoria del superamento della crisi economica, va analizzato anche dal punto di vista di una operazione ideologicamente pericolosa: essa costituisce un&#8217;attacco reazionario alla mobilità sociale la cui compressione in Italia è rilevata da tutti i parametri internazionali e costituisce uno degli aspetti più retrogadi del nostro paese.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/15/perche-la-scuola-pubblica/71818/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>58</slash:comments> </item> <item><title>Una divagazione digitale, Bossi ci dà una mano</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/16/una-divagazione-digitale-ovvero-bossi-ci-da-una-mano/61397/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/16/una-divagazione-digitale-ovvero-bossi-ci-da-una-mano/61397/#comments</comments> <pubDate>Thu, 16 Sep 2010 17:42:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Stefano Bonaga &#38; Giancarlo Vitali Ambrogio</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Piacere quotidiano]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[dito medio]]></category> <category><![CDATA[Gianfranco Fini]]></category> <category><![CDATA[Padania]]></category> <category><![CDATA[Pier Ferdinando Casini]]></category> <category><![CDATA[Umberto Bossi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=61397</guid> <description><![CDATA[Bossi, nel suo ruolo mediatico di principale utilizzatore del dito medio in erezione si rifà alla tradizione classica – da Aristotele a Seneca – per i quali, in lingue diverse, più o meno in “medio stat virtus”, ovvero a quella più recente di Marshall Mc Luhan, secondo cui “il medium è il messaggio”? La questione...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Bossi</strong>, nel suo ruolo mediatico di principale utilizzatore del dito medio in erezione si rifà alla tradizione classica – da <strong>Aristotele</strong> a <strong>Seneca</strong> – per i quali, in lingue diverse, più o meno in “medio stat virtus”, o<span style="text-decoration: underline;">vvero a</span> quella più recente di <strong>Marshall Mc Luhan</strong>, secondo cui “il medium è il messaggio”?</p><p>La questione non è così irrilevante come appare. Se fosse la brillante e riconosciuta cultura classica di Bossi all’origine del gesto, quando Egli lo rivolge a <strong>Fini</strong> e <strong>Casini</strong> si tratterebbe di un gesto di solidarietà, a conferma della pervicace propensione a un moto politico di centro dei due suddetti leaders – saluteremmo quindi in lui preoccupati la rinuncia alla diversità padana.</p><p>Qualora invece l’altrettanto nota e brillante familiarità dell’uomo con la semiotica della comunicazione contemporanea di Mc Luhan fosse l’ispiratrice del gesto, dovremmo indirizzarci a una lettura diversa.</p><p>Se il medio &#8211; eretto &#8211; è il messaggio ci si chiede chi o cosa potrebbe essere il destinatario del messaggio stesso. Una persona o una sua parte? E se, ragionevolmente solo una parte di essa fosse il termine del messaggio, non saremmo di fronte a un gesto che, rivolgendosi alla parte per il tutto, rivelerebbe una grande fiducia nel fatto che questa parte possa influenzarlo, il tutto?</p><p>E dunque, è di fronte alla glorificazione della <strong>Padania</strong> che ci troveremmo.</p><p>Confidare che una parte locale possa migliorare il tutto nazionale è indubitabilmente un principio padano. Allora sulla base di questa ammirevole coerenza saluteremmo compiaciuti il gesto di Bossi e perfino contempleremmo il dito invece della Luna, ammirati della sua dirittura.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/16/una-divagazione-digitale-ovvero-bossi-ci-da-una-mano/61397/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>19</slash:comments> </item> <item><title>Bonificare il linguaggio. La sicurezza è un diritto?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/08/bonificare-il-linguaggio-la-sicurezza-e-un-diritto/58042/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/08/bonificare-il-linguaggio-la-sicurezza-e-un-diritto/58042/#comments</comments> <pubDate>Wed, 08 Sep 2010 14:25:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Stefano Bonaga &#38; Giancarlo Vitali Ambrogio</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[hobbes]]></category> <category><![CDATA[Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[Nord]]></category> <category><![CDATA[PD]]></category> <category><![CDATA[PDL]]></category> <category><![CDATA[Sicurezza]]></category> <category><![CDATA[Stefano Bonaga]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=58042</guid> <description><![CDATA[La mitopoiesi di una Lega Nord che imitando il vecchio PCI ne avrebbe imitato la pratica del radicamento sul territorio, ha contagiato anche la sempre faticosa immaginazione del PD che ha realmente “sloganato” la formula del “porta a porta”, come se questo ottimistico virus potesse attecchire ai corpi sociali immunizzati dagli antibiotici (etimologicamente) della pervasività...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La mitopoiesi di una <strong>Lega Nord</strong> che imitando il vecchio <strong>PCI</strong> ne avrebbe imitato la pratica del radicamento sul territorio, ha contagiato anche la sempre faticosa immaginazione del <strong>PD</strong> che ha realmente “sloganato” la formula del “porta a porta”, come se questo ottimistico virus potesse attecchire ai corpi sociali immunizzati dagli antibiotici (etimologicamente) della pervasività mediatica.</p><p>L’espressione radicamento nel territorio presuppone un territorio in sé fertile e degno di fiorire e fruttificare nella rappresentanza fotografica di una politica che si metterebbe al servizio della sua immediatezza. Purtroppo il territorio è ampiamente inquinato. Occorre dunque cominciare a dissodarlo e a piantare nuovi semi per frutti più civilmente commestibili.</p><p>Un esempio di dissodamento riguarda la bonifica del linguaggio, le cui formule antiche sono portatrici di equivoci e danni simbolici pericolosi per sé e per gli altri.</p><p>Ne è un esempio il tema strategico della sicurezza che nel discorso pubblico si articola costantemente nei termini di un supposto <strong>diritto alla sicurezza</strong>. Tenterò di mostrare la pericolosità sociale enorme di questa espressione, il cui uso ormai consolidato genera aspettative socialmente e tecnicamente insostenibili. A partire dal <strong>Leviatano di Hobbes</strong>, la sicurezza è un <strong>bene</strong> (final cause, end, or design of men), non un diritto. Il diritto naturale per Hobbes coincide con l’esercizio della propria potenza ai fini della propria preservazione, a cui si rinuncia liberamente per paura dell’altro (libertà e paura sono per<strong> </strong>Hobbes compatibili) a favore del <strong>Sovrano</strong>. Il libero conferimento del potere al Sovrano comporta da parte sua, in cambio, null’altro che la <strong>tutela </strong>della sicurezza: verso il nemico esterno, con la milizia armata, e all’interno dello Stato con l’amministrazione delle controversie. E tuttavia anche nel paradigma del patto politico più radicale dove il popolo conferisce al Sovrano il potere assoluto, ciò che esso riceve in cambio – la sicurezza – non è per nulla la <strong>garanzia di un diritto</strong>, ma la tutela di un bene.</p><p>Solo se si affronta la sicurezza come un bene, cioè come uno scopo, un fine, un obiettivo sociale, &#8211; e quindi solo parzialmente ottenibile -, e non come un diritto soggettivo, cioè formalmente esigibile, è possibile sdrammatizzare la percezione allarmata della sua scarsità. Viceversa ci troviamo di fronte a paradossi insuperabili. Il primo è la pretesa folle che l’insicurezza sia sottratta alla Vita. Su questa pretesa si sono costruite intere cattedrali metafisiche, religiose e mercantili. La vita sicura è un ossimoro, in qualche modo grottesco. La sua pericolosità le è intrinseca. Le vie di fuga da questa evidenza sono frutto delle promesse di imbroglioni e illusionisti di varia estrazione. Il secondo è che tale eliminazione di ogni insicurezza sia un diritto e non un progetto, sempre precario e reversibile, e sempre da sperimentare in ordine <em>al massimo della tutela possibile</em>. Chiedere allo <strong>Stato</strong> il massimo della tutela possibile della propria sicurezza è ragionevole, e comporta che si percepiscano le offese e i danni patiti non come un diritto negato, di cui si darebbero garanti assoluti, ma come un bene sottratto, del cui riacquisto occorre farsi carico con il realismo dell’intelligenza. Qualsivoglia progetto sicurezza mai garantirà sicurezza assoluta, e questo senso del limite dovrebbe impedire che di ogni potenziale evento rischioso, pericoloso o dannoso, venga pretesa la sparizione, e che di ogni aggressione subita da chiunque si faccia un caso inaudito e inconcepibile.</p><p>Nessuna politica, nessun ordine sociale può garantire l’assoluta <strong>sicurezza</strong> dei suoi cittadini. Può garantire (quando può) l’impegno sia preventivo che repressivo rispetto ai crimini, nei limiti della contingenza del vivere insieme. Lasciare circolare, enfatizzare e strumentalizzare l’idea che esista un vero e proprio diritto alla sicurezza fa sì che la spirale fra innalzamento delle pretese soggettive ed escalation delle soluzioni promesse produca un corto circuito disastroso fra delusione sociale permanente e deliri d’onnipotenza politica. <strong>Emendare il linguaggio</strong> sarebbe già un primo passo verso una ragionevole e civile impostazione di un problema peraltro coestensivo con l’esistenza stessa di una società. Ad esso dovrebbero naturalmente seguire più difficili e impegnative iniziative politiche in grado di disarticolare i vari registri e tipologie della domanda sociale di sicurezza in una visione collaborativa capace di far maturare aspettative razionali e risposte efficaci.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/08/bonificare-il-linguaggio-la-sicurezza-e-un-diritto/58042/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>33</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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