<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Sandra Amurri</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/samurri/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Mannino, &#8220;fuorionda&#8221; sulla trattativa: &#8220;Hanno capito tutto, stavolta ci fottono&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/10/mannino-fuorionda-sulla-trattativa-hanno-capito-tutto-stavolta-fottono/196466/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/10/mannino-fuorionda-sulla-trattativa-hanno-capito-tutto-stavolta-fottono/196466/#comments</comments> <pubDate>Sat, 10 Mar 2012 08:09:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Sandra Amurri</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[41 bis]]></category> <category><![CDATA[Ciancimino]]></category> <category><![CDATA[de mita]]></category> <category><![CDATA[Di Maggio]]></category> <category><![CDATA[Gargani]]></category> <category><![CDATA[Ingroia]]></category> <category><![CDATA[Mannino]]></category> <category><![CDATA[Palermo]]></category> <category><![CDATA[trattativa stato-mafia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196466</guid> <description><![CDATA[Sono circa le 12,30 di mercoledì 21 dicembre quando arrivo alla pasticceria Giolitti in via degli Uffici del Vicario, a due passi da Piazza del Parlamento, dove ho appuntamento per ragioni di lavoro con l’onorevole Aldo Di Biagio di Fli. Entro, ma non lo vedo. La voglia di accendere una sigaretta supera anche il freddo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_159774" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/09/mannino_interna.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-159774" title="mannino_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/09/mannino_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Calogero Mannino</p></div><p>Sono circa le 12,30 di mercoledì 21 dicembre quando arrivo alla pasticceria Giolitti in via degli Uffici del Vicario, a due passi da Piazza del Parlamento, dove ho appuntamento per ragioni di lavoro con l’onorevole <strong>Aldo Di Biagio</strong> di Fli. Entro, ma non lo vedo. La voglia di accendere una sigaretta supera anche il freddo pungente. Esco. Mi siedo a un tavolino e ordino un cappuccino. Sono sola.</p><p>Poco dopo vedo arrivare, a passo lento, l’onorevole <strong>Calogero Mannino</strong> in loden verde, in compagnia di un signore dai capelli bianchi, occhiali, cappotto scuro taglio impermeabile e in mano un libro e dei fogli. Non so chi sia. I due stanno parlando. E continuano a farlo fermandosi in piedi accanto al mio tavolo. Mannino, che mi dà le spalle, dice con tono preoccupato e guardandosi più volte intorno sospettoso: “Hai capito, questa volta ci fottono: dobbiamo dare tutti la stessa versione. Spiegalo a <strong>De Mita</strong>, se lo sentono a Palermo è perché hanno capito. E, quando va, deve dire anche lui la stessa cosa, perché questa volta ci fottono. Quel cretino di <strong>Ciancimino</strong> figlio ha detto tante cazzate, ma su di noi ha detto la verità. Hai capito? Quello&#8230; il padre&#8230; di noi sapeva tutto, lo sai no? Questa volta, se non siamo uniti, ci incastrano. Hanno capito tutto. Dobbiamo stare uniti e dare tutti la stessa versione”.</p><p>Il suo interlocutore annuisce con cenni del capo e ripete: “Certo, certo, stai tranquillo, non ti preoccupare, ci parlo io”. E Mannino ripete: “Fallo subito, è importante, mi raccomando”. Poi, avvicinandosi di più al signore coi capelli bianchi, gli sussurra all’orecchio parole che ovviamente mi sfuggono, ma che suscitano nell’interlocutore un’espressione di meraviglia. Subito dopo, i due si salutano, si abbracciano e si scambiano gli auguri di Natale. Mannino si dirige verso il Pantheon, mentre il signore occhialuto col cappotto scuro verso Piazza del Parlamento, dove poco dopo lo fotografo con il mio iPhone.</p><p>Subito dopo mi raggiunge l’onorevole Di Biagio. Il quale, vedendomi un po’ turbata, mi domanda cosa mi sia accaduto. Rispondo genericamente di aver ascoltato Mannino dire cose incredibili. Rientro in redazione nel primo pomeriggio e racconto per sommi capi quello che ho visto e sentito al direttore <strong>Antonio Padellaro</strong> e al vicedirettore <strong>Marco Travaglio</strong>. Quest’ultimo, quando gli mostro la foto scattata dal mio iPhone e gli chiedo se riconosca il signore occhialuto coi capelli bianchi, risponde sicuro : “Certo, è <strong>Giuseppe Gargani</strong>, ex democristiano, demitiano, poi berlusconiano”. Gargani è un ex Dc, ex Ppi, nominato commissario dell’Agcom dal governo dell’Ulivo, poi transitato in Forza Italia e di lì confluito nel Pdl, eletto europarlamentare, ultimamente fondatore di Europa Sud e da poco passato all’Udc di <strong>Casini</strong>. Alla luce di questa biografia, le parole che ho appena ascoltato diventano tante tessere che vanno a riempire una parte del mosaico.</p><p>Annoto quello strano episodio con le parole che ho ascoltato dalla viva voce di Mannino nel mio taccuino: un giorno questi appunti potrebbero tornare utili. Ci ripenso quando leggo che la Procura di Palermo, nel corso dell’indagine sulla trattativa Stato-mafia, è salita a Roma il 12 gennaio per sentire come testimone Ciriaco De Mita. Già so infatti quel che ha dichiarato a suo tempo <strong>Massimo Ciancimino</strong>: la trattativa fra gli uomini del Ros e suo padre Vito godeva di coperture politiche anche tra le file della sinistra Dc (la corrente, appunto, di De Mita e Mannino).</p><p>Mi riservo di approfondire e contestualizzare meglio. Intanto passa qualche altro giorno ed ecco accendersi definitivamente la lampadina quando,<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/23/ministro-calogero-mannino-indagato-trattativa-stato-mafia/193264/"> il 23 febbraio, le agenzie e i siti battono la notizia che Calogero Mannino, già assolto in Cassazione dopo un lungo e tortuoso processo per concorso esterno in associazione mafiosa, è di nuovo indagato a Palermo</a>. Questa volta per il suo presunto coinvolgimento nella trattativa Stato-mafia. Il reato contestato è quello previsto dall’articolo 338 del Codice penale, aggravato dall’articolo 7 (cioè dall’intenzione di favorire Cosa Nostra): per “violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario”. Lo stesso che vede già indagati il generale ex Ros <strong>Mario Mori</strong>, l’ex capitano <strong>Giuseppe De Donno</strong>, il senatore <strong>Marcello Dell’Utri</strong>, i boss <strong>Totò Riina</strong> e<strong> Bernardo Provenzano</strong>. Approfondisco le ultime mosse dei magistrati e apprendo che durante l’interrogatorio c’è stato un duro scontro tra il pm <strong>Antonio Ingroia</strong> e Ciriaco De Mita.</p><p>Ingroia definisce Mannino, nel periodo che era oggetto dell’interrogatorio, ministro degli Interventi straordinari del Mezzogiorno, De Mita puntualizza: “Ministro dell’Agricoltura”. Ma il pm insiste. “E come fa a permettersi di insistere?”, sbotta De Mita. Il pm replica: “Perché ricordo, ricordo diversamente”. “Giudice – ribatte De Mita – se lei ha la presunzione della verità delle sue opinioni, io temo per gli imputati!”. Ad avere ragione è Ingroia: Mannino fu ministro dell’Agricoltura nel 1982 e ministro per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno dal 12 aprile ‘91 al 28 giugno ‘92. Ma alla fine De Mita aveva dovuto ammettere di avere torto: “È grave, è grave per me&#8230;”.</p><p>Quanto al ruolo di Mannino, le cronache riferiscono che l’autista di <strong>Francesco Di Maggio</strong> (il magistrato promosso vent’anni fa vicedirettore del Dap e poi scomparso) ha rivelato ai pm di aver appreso dallo stesso Di Maggio che proprio Mannino fece pressioni affinché non venisse rinnovato il 41-bis ad alcuni mafiosi detenuti. Ecco di che cosa parlava Mannino con Gargani quel mattino poco prima di Natale. Ecco perché appariva così terrorizzato da possibili “voci stonate” sulla trattativa e interessato alla compattezza e all’uniformità delle versioni da parte di tutti gli “amici” della vecchia Dc. Ed ecco, ben chiare di fronte a me, le ultime tessere mancanti del mosaico di quell’episodio che temevo fosse destinato a restare confinato in qualche riga di appunti sul mio block notes.</p><p>Ne parlo con qualche mia fonte di ambiente investigativo e ben presto la scena cui ho assistito davanti al bar Giolitti giunge a conoscenza dei magistrati di Palermo. Vengo convocata dai pm <strong>Antonio Ingroia</strong>, <strong>Nino Di Matteo</strong>, <strong>Lia Sava</strong> e <strong>Paolo Guido</strong> che indagano sulla “trattativa” per essere ascoltata come persona informata sui fatti, cioè come testimone nel fascicolo sulla trattativa. Ovviamente accetto di raccontare tutto ciò che ho visto e sentito quel mattino. Dopo verranno subito sentiti i due politici protagonisti del colloquio da me casualmente ascoltato: cioè Mannino e Gargani.</p><p>Alla fine, al momento di firmare il verbale, i magistrati mi ricordano che le deposizioni dei testimoni sono coperte dal segreto investigativo. Obietto che sono una giornalista, oltreché la depositaria della notizia. Dunque, ultimate tutte le verifiche per contestualizzare il colloquio Mannino-Gargani, racconterò tutto anche ai lettori. Cosa che ho appena fatto.</p><p><strong>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 10 marzo 2012</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/10/mannino-fuorionda-sulla-trattativa-hanno-capito-tutto-stavolta-fottono/196466/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ingroia ribatte alle accuse &#8220;Se mi invita il Pdl vado anche lì&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/01/ingroia-ribatte-alle-accuse-se-mi-invita-il-pdl-vado-anche-l/167662/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/01/ingroia-ribatte-alle-accuse-se-mi-invita-il-pdl-vado-anche-l/167662/#comments</comments> <pubDate>Tue, 01 Nov 2011 06:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Sandra Amurri</dc:creator> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Antonio Ingroia]]></category> <category><![CDATA[comunisti italiani]]></category> <category><![CDATA[costituzione]]></category> <category><![CDATA[Palermo]]></category> <category><![CDATA[pdl]]></category> <category><![CDATA[procuratore aggiunto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/01/ingroia-ribatte-alle-accuse-se-mi-invita-il-pdl-vado-anche-l/167662/</guid> <description><![CDATA[Il Partito dei Comunisti Italiani invita il pm Antonio Ingroia a parlare di legalità e Costituzione, come recita lo slogan del Congresso di Rimini (“Difendi la Costituzione”). 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L’accusa è: Ingroia non è imparziale, ergo non lo sono neppure i processi da lui istruiti come quello, giusto per fare un esempio, al senatore <strong>Marcello Dell’Utri</strong>.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/VITCZNdFEgU" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p><strong>Dottor Ingroia, conta più ciò che un magistrato dice o dove lo dice?<br /> </strong>Premesso che è accaduto quello che temevo, o meglio, che mi aspettavo che accadesse, la domanda va al cuore del problema. Il magistrato possiede libertà di opinione e di espressione, compresa quella di interloquire con la politica senza compiere scelte di campo. Il tema centrale, meritevole di confronto, era la difesa della Costituzione posta continuamente sotto assedio. Mentre è diventato: chi lo ha detto? Il pm che si occupa anche di indagini su mafia e politica. E dove lo ha detto? Al Congresso di un partito. Da un lato esiste un imbarbarimento del confronto politico. Dall’altro quello che definirei un arretramento del dibattito, in quanto anche laddove ci sono state critiche civili si è evidenziato il profilo di inopportunità del mio intervento. Sono certo che 20 anni fa, e ancor prima, se un magistrato avesse detto le stesse cose – a prescindere dal contesto – si sarebbe sviluppato un dibattito sui contenuti.</p><p><strong>Lei ha affermato: io sono partigiano della Costituzione, dunque non imparziale come dovrebbe essere un magistrato. </strong>L’imparzialità è un dato centrale e fondamentale del ruolo della magistratura nell’esercizio delle sue funzioni, guai a quei magistrati – e ce ne sono, come dimostrano le indagini – che, fuori dalle aule di giustizia frequentano troppe stanze e salotti del potere e nelle aule di giustizia si comportano con contiguità. Per intenderci, magistrati forti con i deboli e deboli con i forti. Io mi sento imparziale nell’amministrare la giustizia e sfido chiunque a provare che non lo sia stato e non lo sia. Ma non debbo essere neutrale.</p><p><strong> Che imparzialità e neutralità non sono sinonimi dovrebbe spiegarlo anche al segretario dell’Anm Cascini, che l’ha indirettamente invitata a maggiore prudenza per evitare equivoci che possono appannare l’immagine di imparzialità.</strong> Nessun equivoco: non debbo essere neutrale, nel senso che ho delle opinioni di fondo a cui far riferimento che non sono né ideologiche né politiche, ma costituzionali, cioè quei valori consacrati dalla Carta su cui ho giurato. <strong></strong></p><p><strong>Per molti del Pdl il suo intervento è preparatorio a una sua candidatura.</strong> Siccome il dottor Ingroia le stesse cose le ha dette in più sedi congressuali, Fli, Idv, Sel, vorrebbe dire che va a caccia di candidature. Allora mi inviti anche il Pdl e prenderò in considerazione anche questa candidatura. Più seriamente, credo che un magistrato abbia il diritto e il dovere di confrontarsi sulla giustizia, sulla legalità, con la politica, cioè con chi fa le leggi. Così come i medici interloquiscono sulla sanità con la politica il magistrato lo fa sulla giustizia.<strong> </strong></p><p><strong>Lo dice perché sa che il Pdl, con ministri imputati per mafia, non la inviterebbe. </strong>Ritengo che sia grave che la politica non voglia ascoltare la voce dei magistrati.<strong> </strong></p><p><strong>Sarebbe più giusto dire: una certa politica. Non crede?</strong> Lei sta affermando una cosa ovvia.<strong> </strong></p><p><strong>Falcone e Borsellino sarebbero mai andati ospiti a un Congresso di partito?</strong> Credo che non siano mai stati invitati a un congresso. Ma sono andati a convegni organizzati da partiti politici sia di destra che di sinistra. Ricordo benissimo che Borsellino lo abbia fatto. <strong></strong></p><p><strong>Lei dal palco del Pdci ha detto che il Parlamento è diventato un notaio che ratifica decisioni prese altrove. Forse per questo il senatore Quagliariello l’accusa di usare la Costituzione come foglia di fico per coprire interventi politici?</strong><br /> Lei era presente e ricorderà che ho fatto una riflessione sui rischi che corre la Costituzione e che derivano da alcuni progetti di legge e da alcune prassi. C’è stato un progressivo – lo dicono molti costituzionalisti – impoverimento del ruolo del Parlamento. Ho espresso la preoccupazione che si stia andando verso un riassetto dell’architettura istituzionale del nostro Paese finalizzato alla mortificazione della separazione dei poteri e al concentramento nel potere esecutivo.</p><p><strong>E ha aggiunto che la politica, invece di chiedere passi indietro alla magistratura, dovrebbe fare essa stessa passi avanti.</strong> Credo che vi sia tra i cittadini un evidente abbassamento della credibilità nei confronti delle Istituzioni. E io, da uomo delle Istituzioni, non posso che augurarmi che questa fiducia venga riconquistata. Come? Non chiedendo alla magistratura – come spesso fa la politica – di fare passi indietro, ma pretendendo che la politica faccia passi avanti rispetto al bisogno di legalità, di diritti, di giustizia.</p><p><strong>Per finire: il senatore Gasparri ironizza e dice che alla luce del suo intervento ha più chiara la vicenda Ciancimino. </strong><br /> Non credo che questi non-argomenti di Gasparri meritino risposte. Ciancimino, come è noto, si trova in custodia cautelare, su richiesta della Procura di Palermo.</p><p>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 1 novembre 2011</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/01/ingroia-ribatte-alle-accuse-se-mi-invita-il-pdl-vado-anche-l/167662/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>68</slash:comments> </item> <item><title>Di Biagio (Fli) denuncia la compravendita  &#8220;Mi offrirono 1 milione di Finmeccanica&#8221;&quot;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/19/di-biagio-fli-denuncia-eccocome-verdini-tenta-di-comprarci/164797/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/19/di-biagio-fli-denuncia-eccocome-verdini-tenta-di-comprarci/164797/#comments</comments> <pubDate>Wed, 19 Oct 2011 06:10:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Sandra Amurri</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Aldo Di Biagio]]></category> <category><![CDATA[Casini]]></category> <category><![CDATA[Fini]]></category> <category><![CDATA[finmeccanica]]></category> <category><![CDATA[Lavitola]]></category> <category><![CDATA[Luca Bellotti]]></category> <category><![CDATA[Mirella Giai]]></category> <category><![CDATA[Ricardo Merlo]]></category> <category><![CDATA[Verdini]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=164797</guid> <description><![CDATA[&#8220;Aldo ti devo parlare, subito, subito”. 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Siamo a dicembre, nel pieno del mercato dei parlamentari, i telefoni dei possibili “acquistabili” sono incandescenti, il tempo stringe, la maggioranza langue e la fiducia per il governo è una questione di vita o di morte.</p><p>Di Biagio, doppia nazionalità italo-croata, passato in An, finiano doc, una vita nel patronato, nel sindacato e nel volontariato, sposato, padre di tre figlie, ha voglia di raccontarlo tutto il “disgusto” provato e confessa: “Se Fini non fosse stato cacciato e non fosse nato Fli me ne sarei andato nel Gruppo misto, non ne potevo più di vedere ruberie di ogni tipo, nani e ballerine come figurine telecomandate, scene indecenti”. I rapporti con la collega-imprenditrice inviata in avanscoperta, poi nel caso in cui il terreno si fosse rivelato fertile la mano passerebbe ad altri per sottoscrivere il  nobile “contratto”, sono sempre stati cordiali. Lei lo attende nel corridoio, lui le va incontro: “Sai Aldo, da te ci aspettiamo un atteggiamento serio e coerente. Guarda al futuro, fatti  una fondazione e noi  ti diamo 1 milione  e mezzo di euro di <strong>Finmeccanica</strong>”. “Mi dispiace ma la mattina  voglio continuare a guardarmi allo specchio per trovarci proprio quella persona coerente e seria che sono”. Lei lo guarda incredula. “Ci siamo salutati con la solita cordialità. Non aveva fatto altro che eseguire il mandato ricevuto da <strong>Verdini</strong>, queste sono le loro regole vergognose o le accetti o sei fuori. Capisco che di questi tempi possa sembrare retorico, ma tornare a casa e sentirmi dire da mia figlia più grande che ha 18 anni: sono fiera di te, è stata una gioia enorme che questi qui non proveranno mai” aggiunge con orgoglio di padre.</p><p>La compravendita, il punto più alto della bassezza della politica berlusconiana non è un reato a meno che, come nel caso di Di Biagio, la merce di scambio non sia Finmeccanica, società partecipata dallo Stato, dunque soldi pubblici. Perché non si è rivolto alla  magistratura? Ci pensa un attimo, sorride e dice: “Non credo sia stato un caso che la proposta mi sia stata fatta nel corridoio! Comunque il  peso della mia parola è sufficiente a provare il ‘reato’ politico”.</p><p>La notte Di Biagio l’ha trascorsa in bianco al fianco di <strong>Luca Bellotti</strong> (Pdl passato a Fli tornato all’ovile). “Cercavo di sostenerlo mentre riceveva telefonate a raffica da Verdini e da Berlusconi fino a che non si è scaricato il cellulare”. Ah sì la famosa notte raccontata così da Berlusconi alla festa dei giovani del Ppe: “Fini avrebbe fatto meglio a restare con noi perché molti dei suoi sono pronti a fare ritorno alla ‘casa madre’, ho fatto incontri tutta la notte  anche se avrei preferito incontrare belle ragazze”. E cosa gli diceva Verdini? “La domanda da manuale: dicci cinque cose che desideri, quale problema vuoi che ti risolviamo?”. Tempo buttato via visto che Bellotti alla fine ha ceduto per un posto da sottosegretario al Welfare. E cos’altro? “Sapevo che il suo impianto di pannelli solari non navigava in buone acque, non è difficile immaginare come si sia conclusa la trattativa!” risponde allargando le braccia e ripete: “Scene indecenti come quella volta in Brasile”.</p><p>Quando al fianco di Berlusconi c’era il fido <strong>Lavitola</strong>. “Sì anch’io ho partecipato a quella missione: pseudo imprenditori italiani, puttanieri, ricottai che accreditati da Lavitola si presentavano in compagnia di ragazzine che sgomitavano per essere scelte. E lui, il nostro presidente del Consiglio si scambiava i numeri di telefono. Da rabbrividire. Per rendersi conto della credibilità di cui gode all’estero la  conduttrice di un famoso programma brasiliano di satira con indosso una pelliccia e sotto nuda, ha cercato di farsi riprendere mentre si gettava tra le sue braccia”.</p><p>Ma c’è anche un’altra storia di compravendita fallita rimasta top secret, ascoltata dallo stesso Di Biagio, da <strong>Fini</strong> e da <strong>Casini</strong>, quella del deputato del Movimento associativo italiani all’estero (MAIE), <strong>Ricardo Merlo</strong>, eletto con 53 mila preferenze nella circoscrizione America Latina. Nato a  Buenos Aires, madre argentina, padre di Treviso, laurea in Scienze politiche poi a tempo pieno nell’impresa immobiliare di famiglia. Denis Verdini è andato nel suo appartamento romano per chiedergli, come da copione: dicci  cinque cose che desideri. Poi ha telefonato a Berlusconi e gliel’ha passato al  telefono. Infine ha scoperto la carta che credeva vincente: una poltrona da viceministro agli Esteri con delega agli Italiani nel Mondo. “Io posso fare accordi sulla base di un progetto politico, ma un obiettivo non si può raggiungere a qualunque prezzo altrimenti perde di valore. Noi siamo contro la corruzione, contro  quelli che fanno politica non per la gente, ma per se stessi” e con un sorriso sornione aggiunge: “Poi io non ho bisogno di soldi”. Il suo movimento – che conta anche la senatrice <strong>Mirella Giai</strong> – si è astenuto dal votare la fiducia. “Poi ci siamo resi conto che questo governo non fa il bene del Paese e degli italiani all’estero perché non si può prescindere da onestà, trasparenza e credibilità. Berlusconi è ancora qui, ma è già passato. É tempo di costruire il futuro”.</p><p>da il <em>Fatto Quotidiano</em> del 19 ottobre</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/19/di-biagio-fli-denuncia-eccocome-verdini-tenta-di-comprarci/164797/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>106</slash:comments> </item> <item><title>Il piano umano è un piatto forte di pochi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/18/il-piano-umano-e-un-piatto-forte-di-pochi/158351/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/18/il-piano-umano-e-un-piatto-forte-di-pochi/158351/#comments</comments> <pubDate>Sun, 18 Sep 2011 16:19:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Sandra Amurri</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[giornalisti precari]]></category> <category><![CDATA[In Onda]]></category> <category><![CDATA[La7]]></category> <category><![CDATA[luca telese]]></category> <category><![CDATA[Luisella Costamagna]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=158351</guid> <description><![CDATA[Cara Luisella, lungi da me &#8211; ovviamente &#8211; entrare nella polemica tra te e Luca Telese &#8211; e non solo perché la ritengo privata e di scarso valore giornalistico. Mentre lo spunto per alcune riflessioni mi viene suggerito da quel tuo “il piano umano non è il piatto forte del nostro Luca”. L’umanità che si...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Cara Luisella,<br /> lungi da me &#8211; ovviamente &#8211; entrare nella polemica tra te e Luca Telese &#8211; e non solo perché la ritengo privata e di scarso valore giornalistico. Mentre lo spunto per alcune riflessioni mi viene suggerito da quel tuo “<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/17/in-onda-costamagna-a-telesesu-di-me-stai-mentendo/158146/" target="_blank">il piano umano non è il piatto forte del nostro Luca</a></span>”. L’umanità che si annulla di fronte all’assenza di sensibilità (rispetto per le persone a prescindere dal ruolo, dal conto in banca e dall’abilità di “stare al posto giusto nel momento giusto”), di coerenza tra la parola detta o scritta e i comportamenti che chiama in causa quel “come” che distingue i barbari dagli uomini civili, i santi dai delinquenti.</p><p>A me interesserebbe conoscere la tua opinione sull’umanità che pervade i giornalisti direttori vicedirettori ecc&#8230; prevalentemente tutti uomini &#8211; senza esclusione delle donne. Io ne conosco così pochi/poche che per apparire, per conquistare potere e successo non sono disposti a passare sopra a valori, senso di appartenenza e quant’altro, da custodirli gelosamente in un pugno. Come tu ben saprai a condurre un programma a La 7, in Rai come in ogni altro luogo di questo Paese &#8211; ahimé &#8211; si arriva per raccomandazione &#8211; che la modernità ha ribattezzato in “segnalazione”. Il che non vuol dire necessariamente assenza di capacità ma certamente le capacità da sole non bastano e spesso sono un deterrente perché rendono le persone ingombranti, pericolose in quanto non ricattabili, persone così libere da poter esprimere le loro opinioni senza il timore che qualcuno si alzi e dica: “Parli tu che sei qui o fai questo grazie a me?”. Altrimenti la storica frase di Montanelli &#8211; un maestro per tutti noi: “Per merito si viene assunte solo nei bordelli” perderebbe di senso.</p><p>Ora tu saprai bene quanto me che il rischio di essere sostituiti da un programma televisivo fa parte del gioco in cui il guadagno non è neppure paragonabile a quello di chi collabora a un giornale, ad esempio. A meno che la rimozione non sia avvenuta perché il tuo giornalismo è scomodo allora dovrebbe seguire la denuncia dei fatti. Ma <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/17/in-onda-costamagna-a-telesesu-di-me-stai-mentendo/158146/" target="_blank">da quello che scrivi</a></span> non sembrerebbe il tuo caso visto che dici di essere in attesa di una nuova offerta da La 7. Come mai, invece, non si parla mai dello sfruttamento delle centinaia di bravi giornalisti che popolano il mondo dell’informazione, senza santi in Paradiso, pagati pochi euro a pezzo con contratti a termine rinnovati per anni? Ci si indigna sempre per la censura subita dai giornalisti famosi e ricchi come se la censura riguardasse solo loro. In verità la censura è una mannaia che si abbatte quotidianamente sulla testa di tanti colleghi che non hanno  il loro stesso potere per denunciarla pubblicamente.</p><p>Io &#8211; e chiedo venia per il peccato di falsa modestia &#8211; ma è tutto il mio orgoglio, la mia unica ricchezza umana e dunque professionale &#8211; sono tra quelli che possono contare sul lusso di poter dire sempre ciò che pensano perché non hanno mai anteposto ciò che è conveniente a ciò che è giusto (vita agra ma non ne conosco un’altra possibile avendo il vizio di coltivare il coraggio). Gli altri &#8211; “fidati hanno un peso gli anni miei” quelli che popolano il nostro mondo dovrebbero avere qualche problema a dirsi liberi e a tacciare altri di non esserlo o di esserlo a metà. E lo fanno solo perché forti dell’ipocrisia che rende tutti muti, sai a chiamare le cose con il loro nome si rischia molto compresa l’accusa di fare il gioco di Berlusconi. Ma c’è davvero qualcuno che possa credere sinceramente che Berlusconi sarebbe esistito ed esisterebbe ancora se non fossimo circondati da ricattatori e ricattati?</p><p>Concludo riferendomi ad alcuni commenti al tuo articolo in cui viene tirato in ballo il “mio” giornale. A loro rispondo che mi piacerebbe che<em> Il Fatto Quotidiano</em> &#8211; che davvero umilmente ho contribuito a far nascere &#8211; in termini di disponibilità umana e passione- non venisse tirato in questo “curtigghiu” per dirla alla palermitana e restasse ciò che è: una grande esperienza di informazione non a libro paga di alcuno.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/18/il-piano-umano-e-un-piatto-forte-di-pochi/158351/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>141</slash:comments> </item> <item><title>Promesse da B. L&#8217;Aquila è morta</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/03/promesse-da-b-l%e2%80%99aquila-e-morta/101803/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/03/promesse-da-b-l%e2%80%99aquila-e-morta/101803/#comments</comments> <pubDate>Sun, 03 Apr 2011 06:04:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Sandra Amurri</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Abruzzo]]></category> <category><![CDATA[Aquila]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Bertolaso]]></category> <category><![CDATA[Cialente]]></category> <category><![CDATA[cricca]]></category> <category><![CDATA[ricostruzione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=101803</guid> <description><![CDATA[Le macerie sono ancora tutte qui dentro, in quello che resta delle case. Mura squarciate. Tetti volati via assieme alla vita. Il centro storico. Il cuore de L’Aquila si è fermato alle 3,32 del 6 aprile 2009 quando una scossa di magnitudo 6.2 della scala Richter ha sepolto 309 persone. Da allora non batte più....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/04/small_110201-163802_191438_ppc106_ap.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-102036" title="Bertolaso_berlusconi_L'Aquila_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/04/small_110201-163802_191438_ppc106_ap.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Le macerie sono ancora tutte qui dentro, in quello che resta delle case. Mura squarciate. Tetti volati via assieme alla vita. Il centro storico. Il cuore de L’Aquila si è fermato alle 3,32 del 6 aprile 2009 quando una scossa di magnitudo 6.2 della scala Richter ha sepolto 309 persone. Da allora non batte più. Quello che si ode camminando è solo silenzio. Il silenzio della morte. Un solo rumore richiama l’attenzione: lo scorrere dell’acqua. Ci guardiamo intorno alla ricerca di una fontana rimasta aperta per dare un senso a quel rumore. Lo sguardo si perde nel nulla. Solo più tardi ci spiegano che si tratta di acqua che fuoriesce dalle tubature spaccate dal terremoto e mai aggiustate. Il consumo di acqua è lo stesso di due anni fa quando in città vivevano 14 mila persone oltre agli studenti. Neppure a questo ha pensato la macchina da guerra mediatica dell’emergenza. A meno che non si venga pagati dalle tv di <strong>Silvio Berlusconi</strong> è impossibile dire: grazie Governo.  La zona rossa è ancora chiusa dentro le transenne di ferro presidiata dai militari giorno e notte. “Siamo qui al freddo dell’inverno e al sole cocente dell’estate”, ci dice un ragazzo dentro la sua tuta mimetica che stringe il fucile e si guarda attorno smarrito. Riusciamo ad entrare accompagnati da <strong>Vladimiro Placidi</strong>, assessore comunale alla ricostruzione dei beni culturali che ci consegna il casco giallo dei Vigili del Fuoco. Lentamente camminiamo dentro una città fantasma. Entriamo nelle case squarciate dove il tempo è fermo a quella notte. A pianterreno di una abitazione, dove la tromba delle scale è un buco nero, scorgiamo un tavolo con sopra incredibilmente intatti i piatti sporchi della cena coperti di vermi. L’odore acre dell’umidità entra nelle narici. La polvere fa lacrimare.</p><p>Sarà perché la Santa Pasqua sta per arrivare ma quella che percorriamo ci appare una Via Crucis dove ogni stazione è un ricordo amaro.  Rughe profonde come voragini  solcano le facciate di Palazzo Picalfieri, di Palazzo Dragonetti vere perle barocche. Rughe di dolore che deturpano il loro splendore e che mai smetterà di raccontare un’enorme tragedia ma anche una delle più grandi truffe mediatiche mai allestite. Basti ricordare i Grandi del Mondo, dirottati qui dalla Maddalena per dimostrare che lui, il premier del fare, avrebbe restituito casa pane e lavoro a questa gente. <strong>Bruno Vespa</strong> commosso con in mano  l’orsacchiotto di peluche ha smesso di fare dirette. Il dolore, quello fresco, si sa, regala picchi di ascolto come  il racconto delle promesse. Poi di fronte alle promesse tradite cala il silenzio. L’inganno e la beffa nuocciono ai sondaggi, minano il consenso. Potrebbe suonare blasfemo, ma due anni fa quando arrivammo qui a contare i morti e a raccontare la disperazione dei sopravvissuti si coglieva, pur se fioca, una luce di speranza. Poi la speranza è stata ingoiata dalla rassegnazione. Dalla certezza che semmai qualcosa rinascerà, che semmai qualcuno tornerà nelle proprie case, non accadrà prima di dieci anni, quando il tempo avrà consumato ogni respiro. Dalla convinzione che le 1500 attività commerciali non riapriranno mai. Che gli studenti – quando il 31 dicembre 2011 terminerà lo stato di emergenza e calamità naturale e dovranno ricominciare a pagare le tasse – non si iscriveranno più alle università aquilane: affitti triplicati e in luoghi non serviti dai mezzi pubblici. E neppure i turisti verranno più perché non c’è più nulla da ammirare. Alla fine della salita c’è quello che resta dell’asilo dell’Annunziata. Il pensiero che se la scossa fosse arrivata di mattino queste macerie avrebbero seppellito oltre cento bambini fa rabbrividire. Tutti sapevano che l’edificio non era in sicurezza, così come la Casa dello Studente. Quattordici palazzi costruiti negli anni Sessanta, squagliati come un gelato dentro al suo cono, dentro un boato disumano che non smetterà mai di risuonare nelle orecchie dei sopravvissuti. Arriviamo a Piazza Duomo. È come attraversare un deserto. Cani randagi sdraiati così immobili da sembrare morti. Saracinesche abbassate. Appena voltato l’angolo su Corso Federico II leggiamo da un grande foglio appeso alle transenne: “State cancellando tutti i nostri sogni, c’è bisogno di spazi, di lavoro, di vita”. Prima del terremoto il centro storico era un pullulare di pub, bar, ristoranti, tavolini all’aperto dove i giovani e i turisti trascorrevano le serate. Ora la movida si chiama via della Croce Rossa. Una strada a scorrimento veloce, con una discarica a cielo aperto, in cui giace il pericolosissimo amianto sgretolato che qualcuno ha definito la favela aquilana. Ci sono voluti infiniti reclami affinché l’area venisse non bonificata, ma solo delimitata da fasce arancione fosforescente con su scritto: “Lavori in corso”. Qui nel degrado sono nati come funghi ristoranti e bar dove ascoltare musica. I proprietari dei locali che hanno speso soldi con tanto di autorizzazione del Comune si ribellano e chiedono di migliorare la vivibilità della zona, che è e resta uno stradone in cui le auto sfrecciano, dove l’illuminazione è assente e i marciapiedi divelti, in cui c’è un solo cassonetto per l’immondizia.</p><p>“Saremmo ritornati subito in centro, ma ci è stato detto che sarebbero serviti anni. Girava voce che avremmo avuto un’area dove ricollocare tutti i locali, ma dopo tre mesi di silenzio ci siamo sistemati qui”: è solo una delle tante voci disperate. Sono 2.400 gli operai in cassa integrazione. Ottocento le partite iva non riaperte. Quasi 14 mila persone vivono nel Progetto Case, 19 insediamenti lontano dalla città senza mezzi pubblici per raggiungerla. Mentre chi è benestante costruisce liberamente dove vuole in zone a destinazione agricola tra i boschi incontaminati in barba ad un piano regolatore che è saltato con il terremoto. Il Governo ha stanziato 4 miliardi di euro. Niente, perché solo per ristrutturare il centro storico ce ne vorrebbero 6 di miliardi, ad esclusione dei monumenti e delle Chiese. Per i beni culturali il Ministero non ha stanziato un solo fondo.</p><p>L’approvazione dei progetti di ristrutturazione è un vero circuito a ostacoli senza fine. Quando sembra che tutto sia andato a buon fine basta un cavillo per vedersi bocciare il progetto e ricominciare daccapo. Per non parlare poi delle responsabilità: non esistono. O meglio non esistono i responsabili. È un continuo rimbalzo dal governatore dell’Abruzzo <strong>Gianni Chiodi</strong> (che è anche commissario straordinario per la ricostruzione), al vicecommissario Cicchetti al sindaco <strong>Massimo Cialente</strong> (che dopo aver rassegnato le dimissioni più volte le ha sempre ritirate). Nel solo bar aperto alla fine di Corso Federico II due signore sorseggiano il caffé. Siete aquilane? Chiediamo. “Purtroppo sì”, rispondono e aggiungono: “Chi l’avrebbe mai detto che un giorno avremmo risposto così della città dove siamo nate, dove abbiamo cresciuto i nostri figli, la città di cui eravamo orgogliose? Ci hanno tolto tutto, anche la forza di ribellarci. Bambocci siamo come bambocci”. Ma di chi è la responsabilità? “L’Aquila è lo specchio del Paese: i politici o sono banditi o sono incapaci e non si sa chi fa più danni”. Allungando lo sguardo ai piedi della montagna si scorge uno dei diciannove insediamenti del Progetto Case. Abitazioni antisismiche consegnate chiavi in mano con tanto di pentole posate e perfino la bottiglia di spumante in frigo, dove se poco poco si supera di qualche chilo il peso forma, è impossibile entrare nel bagno dove sono state allestite vasche con idromassaggio, forse avanzi di magazzino, così grandi da impedire di raggiungere i servizi igienici. I tanto sbandierati e costosi prati all’inglese, impreziositi dalle palme, sono completamente secchi. Quando piove l’umidità è insopportabile e camminando la casa si muove come fosse una zattera in mare aperto. Inconvenienti sopportabili, se come avevano promesso sarebbero stati alloggi figli di quell’emergenza che a conti fatti ha solo permesso di agire in deroga al codice degli appalti, alle norme sul procedimento amministrativo, alle leggi sulla trasparenza della pubblica amministrazione, senza produrre soluzioni concrete per i cittadini. Con lo spettro che quei luoghi-dormitori, in cui non c’è segno di socialità, di aggregazione, di condivisione, siano per sempre. I comitati dei familiari delle vittime, il “popolo viola”, quello delle carriole, chiedono a gran voce che a ricordare il 6 aprile venga invitato solo il  presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Mentre Berlusconi ha già fatto sapere che ci sarà, a rinverdire il parolaio miracolo aquilano e magari ad annunciare che comprerà una casa anche qui tra le macerie, come a Lampedusa.</p><p>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 3 aprile 2011</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/03/promesse-da-b-l%e2%80%99aquila-e-morta/101803/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>118</slash:comments> </item> <item><title>Carceri, Alfano e il &#8220;compare&#8221; &#8220;Costruirle sì, finirci dentro no&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/17/carceri-alfano-e-il-compare-costruirle-si-finirci-dentro-no/72118/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/17/carceri-alfano-e-il-compare-costruirle-si-finirci-dentro-no/72118/#comments</comments> <pubDate>Sun, 17 Oct 2010 11:45:21 +0000</pubDate> <dc:creator>Sandra Amurri</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Alfano]]></category> <category><![CDATA[carceri]]></category> <category><![CDATA[ionta]]></category> <category><![CDATA[Lello Cassese]]></category> <category><![CDATA[Mauro Patti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=72118</guid> <description><![CDATA[Che Angelino Alfano tenga molto alla sua città, Agrigento, è cosa nota tanto che se continua di questo passo rischia di svuotarla a forza di nominare suoi concittadini esponenti di partito e amici al Ministero della Giustizia. Dopo l’incarico a membro dell’organismo di valutazione dirigenziale del Ministero affidato a Lello Cassese &#8211; responsabile della sagra...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/10/carcere_interna.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-full wp-image-72120" title="carcere_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/10/carcere_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Che<strong> Angelino Alfano </strong>tenga molto alla sua città, <strong>Agrigento</strong>, è cosa nota tanto che se continua di questo passo rischia di svuotarla a forza di nominare suoi concittadini esponenti di partito e amici al Ministero della Giustizia. Dopo l’incarico a membro dell’organismo di valutazione dirigenziale del Ministero affidato a <strong>Lello Cassese</strong> &#8211; responsabile della sagra del Mandorlo in Fiore della Provincia Regionale di Agrigento, già trombato alle elezioni comunali nelle liste di Forza Italia e poi ritrovatosi impiegato di gruppo C della Provincia a “supervisore della professionalità dei dirigenti del Ministero” &#8211; è la volta di <strong>Mauro Patti</strong>. Lui &#8211; ingegnere 41enne, amico “compare” di nozze del Guardasigilli &#8211; dal primo luglio è stato nominato “soggetto attuatore del piano edilizia emergenza carceraria”. Senza voler mettere in discussione la sua   professionalità di ingegnere, si è potuto apprendere che ha ricevuto un incarico “intuitu personae” come consulente della Provincia di Agrigento per prestare l&#8217;adeguata assistenza al Presidente Eugenio D’Orsi (Pdl) per un compenso mensile netto di 3.469,25; che è stato nominato dal Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacono membro della Commissione Via Speciale (Valutazione Impatto Ambientale).</p><p>Ma perchè il <strong>Dap </strong>(Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) &#8211; vista la crisi che impera e il governo che si è limitato ad annunciare 600 milioni di euro per tentare di risolvere il problema della sovrappopolazione carceraria &#8211; non si avvale gratuitamente, visto che sono dipendenti, dei tanti architetti e ingegneri esperti in materia di edilizia penitenziaria di cui dispone? Certo che se il Guardasigilli suggerisce, che è diverso da imporre, di nominare “soggetto attuatore   del piano edilizia emergenza carceraria” il suo “compare” agrigentino, il super commissario straordinario <strong>Ionta </strong>non può che accettare di buon grado il suggerimento rivendicandone comprensibilmente la scelta. “L’ingegnere Patti vanta un’ottima professionalità come attestato dal curricula di ben 12 pagine” ammette Ionta. Curricula che non ci è dato vedere così come non ci è dato conoscere il suo compenso nonostante si tratti di soldi pubblici. Forse il ministro non si fida più del metodo messo in campo dal governo per la realizzazione delle carceri, stile Protezione Civile di <strong>Bertolaso </strong>alla luce di quanto sta emergendo dalle inchieste di Firenze e de L’Aquila ? Non si fida più della paroletta magica “emergenza” utile per liberarsi dei tanti lacci e lacciuoli che garantiscono trasparenza e legalità nell’affidamento degli   appalti e vuole &#8211; come scrive a <em>Il Fatto</em> &#8211; “costruire le carceri senza rischiare di finirci dentro?”. Per questo, dunque, come lascia intendere nella nota che ci ha inviato &#8211; in risposta alla nostra domanda “per quale ragione è stato assunto l’ingegnere<strong> Mauro Patti</strong>?” &#8211; la sua nomina è necessaria per evitare la circolazione di mazzette?</p><p>Patti sarebbe una sorta di sistema di allarme personale del ministro per far scappare i ladri? “Mi sono permesso di suggerire al dott. Ionta il nome dell&#8217;ing. Mauro Patti e sono felice che il Commissario straordinario lo abbia voluto fra i suoi collaboratori. Si tratta di persona che conosco da tempo e della quale ho potuto apprezzare le doti umane, le qualità professionali e l&#8217;integrità morale &#8211; scrive Alfano &#8211; . Poiché è mio intento costruire le carceri senza rischiare di finirci dentro, ho suggerito un professionista del quale mi fido ciecamente e che so per certo che   non cederebbe ad alcuna pressione, non si venderebbe ad alcuna impresa e, soprattutto, sa fare il proprio lavoro in maniera cristallina e non tradirebbe la mia fiducia per una mazzetta”.<br /> A questo punto al di là dell’impressione negativa che può dare la nomina di un<strong> “compare” di nozze </strong>in un posto di tale responsabilità non resta che sperare che la fiducia del ministro sia ben riposta.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/17/carceri-alfano-e-il-compare-costruirle-si-finirci-dentro-no/72118/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>15</slash:comments> </item> <item><title>Sbarre e miliardi: il metodo dell&#8217;emergenzae l&#8217;ombra della &#8220;cricca&#8221; sul business</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/17/sbarre-e-miliardi-il-metodo-dellemergenzae-lombra-della-cricca-sul-business/72117/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/17/sbarre-e-miliardi-il-metodo-dellemergenzae-lombra-della-cricca-sul-business/72117/#comments</comments> <pubDate>Sun, 17 Oct 2010 11:22:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Sandra Amurri</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=72117</guid> <description><![CDATA[L’ennesima emergenza italiana si chiama carceri. E come per ogni emergenza, viene nominato un Commissario con poteri straordinari per aggirare le troppo farraginose leggi dello Stato che fanno perdere tempo a chi deve andar di corsa. Si può riassumere così l’ordinanza del presidente del consiglio dei ministri che attribuisce al capo del Dap (Dipartimento amministrazione...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/10/cella_interna.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-full wp-image-72150" title="cella_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/10/cella_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="290" height="152" /></a>L’ennesima emergenza italiana si chiama carceri. E come per ogni emergenza, viene nominato un Commissario con poteri straordinari per aggirare le troppo farraginose leggi dello Stato che fanno perdere tempo a chi deve andar di corsa. Si può riassumere così l’ordinanza del presidente del consiglio dei ministri che attribuisce al capo del Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) Franco Ionta la nomina di commissario delegato &#8211; cioè straordinario &#8211; per l’edilizia carceraria con tutti i poteri che ne conseguono che lo trasformano di fatto nel Bertolaso delle carceri. Per dirla con Berlusconi secondo il “modello Abruzzo”.</p><p>Una nomina che pone una questione non secondaria, rappresentata dal doppio   ruolo di Ionta di commissario straordinario per l’edilizia e capo dell’amministrazione penitenziaria. Come Bertolaso alla Protezione civile, Ionta può avvalersi, in deroga alle norme, anche di consulenti esterni, e può decidere la segretazione delle procedure di affidamento dei contratti pubblici. Le procedure saranno così semplificate e, sotto la responsabilità del presidente del Consiglio, la documentazione relativa agli appalti potrà essere classificata come &#8220;riservatissima&#8221;. Esattamente come si legge nella bozza di piano carceri “si presenta idoneo a selezionare gli operatori economici interessati agli appalti e a proteggere la documentazione relativa”.</p><p>L’attività di indirizzo e controllo, cui spetta l’approvazione del piano e l’attività di vigilanza sull’attività d’azione   del commissario delegato, è svolta da un comitato presieduto dal ministro della giustizia composto dal ministro delle infrastrutture e dal capo della protezione civile.</p><p>E le risorse? Proverranno dai fondi previsti dal decreto anticrisi, 600 milioni di euro, per ora solo promessi, dai finanziamenti derivanti dai capitoli di bilancio ordinari del Dap e della cassa delle ammende. E dal finanziamento dei privati, aggiunge il ministro Alfano. Privati che potranno concorrere &#8220;con strumenti contrattuali innovativi come per esempio il project financing”.</p><p>Di innovativo in verità il project financing ha ben poco visto che si conoscono bene i danni prodotti dal mettere in secondo ordine la trasparenza del procedimento e l’affidabilità delle imprese rileva-tesi spesso in stretto legame &#8211; diretto o indiretto &#8211; con la criminalità organizzata. Tra i poteri straordinari di Ionta oltre alla riduzione dei tempi per i ricorsi e l’impossibilità che le gare vengano bloccate in fase di contenzioso anche quello &#8211; in deroga a diverse normative &#8211; di poter fare i progetti, individuare le ditte, affidare i lavori, contattare i presidenti delle regioni e sentire i sindaci delle aree interessate alle nuove opere, e molto altro. C’è da ricordare che tra le imprese   che si sono già aggiudicate l’appalto per la costruzione degli istituti di pena in Sardegna ve ne sono alcune che hanno ottenuto appalti attraverso gare informali finite al centro dell’inchiesta del G8 della  Maddalena. Come la ditta Anemone per il carcere di Sassari. È forse per questo che alla luce dei risultati prodotti dall’emergenza post-terremoto e non solo il ministro Alfano ha messo un suo uomo di fiducia a guardia del “pollaio” viste le volpi in circolazione?</p><p>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 17 ottobre 2010</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/17/sbarre-e-miliardi-il-metodo-dellemergenzae-lombra-della-cricca-sul-business/72117/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>62</slash:comments> </item> <item><title>Grillo: &#8220;Noi siamo vivi, siamo i veri rivoluzionari&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/26/grillo-noi-siamo-vivi-siamo-i-veri-rivoluzionari/64900/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/26/grillo-noi-siamo-vivi-siamo-i-veri-rivoluzionari/64900/#comments</comments> <pubDate>Sun, 26 Sep 2010 15:32:48 +0000</pubDate> <dc:creator>Sandra Amurri</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=64900</guid> <description><![CDATA[&#8220;Cosa costa sognare? Qui nasce un sogno siamo noi i veri rivoluzionari, i media parlano del nulla ieri i tg hanno detto che eravamo 3500 per loro forse tutti quelli sulla collina erano sagome. Noi siamo vivi loro sono morti il comunismo è morto perché lo hanno applicato male il capitalismo che si basa sul...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Cosa costa sognare? Qui nasce un sogno siamo noi i veri rivoluzionari, i media parlano del nulla ieri i tg hanno detto che eravamo 3500 per loro forse tutti quelli sulla collina erano sagome. Noi siamo vivi loro sono morti il comunismo è morto perché lo hanno applicato male il capitalismo che si basa sul pil è morto di fatto perché non prevede la democrazia ne abbiamo pieni i coglioni del capitalismo…scusate ho detto una parolaccia…&#8221; applausi a sole aperto per<strong> Beppe Grillo</strong> che parla dal palco agitando le mani al cielo. E’ un fiume in piena. La protesta ha rotto gli argini e invade lo spazio della rappresentanza politica. “Vorrei sapere: cosa abbiamo da perdere?&#8221;. &#8220;Niente, nienteeeeee&#8221; urlano dal prato distesi sulle coperte  con i colori della pace. Giovani sì, tanti e diversi: capelli rasta, jeans che lasciano scoprire sedere,  braccia tatuate e facce pulite, occhiali e iPad in mano.</p><p>Tante le età che si confondono, si contaminano: mamme con i bimbi nonne, nonni che arrivano in bicicletta, si dicono delusi della politica pedalano incuriositi alla ricerca di qualcosa. &#8220;Ci negano il diritto all’acqua all’aria, il lavoro è partigiano chi parte al mattino non sa se tornerà a casa, le chiamano morti bianche ma sono uccisioni nere…siamo vivi  siamo vivi non siamo né di destra né di sinistra noi siamo sopra …le centrali nucleari le dovranno fare con l’esercito e se loro metteranno il loro noi metteremo il nostro….Loro la politica la fanno con i soldi e la politica con i soldi diventa merda noi la facciamo con il cuore il cervello e le idee…andate a lavorare cominciate a fare questa esperienza straordinaria&#8221;. Parole che annunciano l’invito a diventare costruttori attivi di quel sogno che non costa nulla nutrire ma che racchiude il vero e solo cambiamento: &#8220;Io non sono un capobastone non sono il vostro leader organizzatevi fate le liste, lo Stato sono i cittadini entrate nei comuni nelle regioni nelle province no perché le vogliamo abolire…&#8221; Grillo risponde a chi continua a chiedergli con chi si alleerà il Movimento 5 stelle: &#8220;Faremo anche tre alleanze al giorno ma solo con i comitati dei cittadini che parlano di cose concrete, basta con i partiti… Il nostro movimento non ha sedi non ha segreterie è nato il 4 ottobre del 2009 giorno di San Francesco che chiamavano il &#8216;pazzo di Dio&#8217; noi siamo pazzi della democrazia.Vivi…vivi…vivi Qui tra l’erba ancora bagnata i sorrisi la gioia le delusioni la rabbia e la speranza si sente odore di politica, quella vera che parte dal basso e connette i cuori&#8221;.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/26/grillo-noi-siamo-vivi-siamo-i-veri-rivoluzionari/64900/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>18</slash:comments> </item> <item><title>Il canto del grillo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/26/il-canto-del-grillo/64720/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/26/il-canto-del-grillo/64720/#comments</comments> <pubDate>Sun, 26 Sep 2010 06:09:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Sandra Amurri</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[beppe grillo]]></category> <category><![CDATA[cesena]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[sondaggi]]></category> <category><![CDATA[Woodstock 5 Stelle]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=64720</guid> <description><![CDATA[Le nuvole minacciose non fermano le parole che rimbalzano nell’aria che sa di pulito, qui al Parco dell’Ippodromo di Cesena dove si sta svolgendo davanti a migliaia di ragazzi (che ieri in serata ancora affluivano) la Woodstock del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo: non è stato invitato alcun politico. Camper, tende, sacchi a pelo,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/09/20100926_321484.jpg?47e3a5"><img src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/09/20100926_321484.jpg?47e3a5" alt="" /></a></p><p>Le nuvole minacciose non fermano le parole che rimbalzano nell’aria che sa di pulito, qui al Parco dell’Ippodromo di Cesena dove si sta svolgendo davanti a migliaia di ragazzi (che ieri in serata ancora affluivano) la Woodstock del Movimento 5 Stelle di <strong>Beppe Grillo</strong>: non è stato invitato alcun politico. Camper, tende, sacchi a pelo, zaini, un enorme camping allestito da volontari a cui si accede gratuitamente, solo offerte che serviranno a ripagare le spese (si aggirano sui 300 mila euro).</p><p>Woodstock, un nome impegnativo che ricorda il più grande festival svoltosi a Bethel, cittadina nello Stato di New York: era il movimento hippy, 15 agosto 1969. Ma mentre quelli furono tre giorni di pace e musica, questi spiega Grillo, “sono due giorni di pace, musica e futuro”. Un laboratorio di idee e forse anche un programma da proporre ai cittadini alle prossime elezioni, per scardinare un sistema che si regge sull’incastro perfetto tra ricattati e ricattatori. Un confronto a cielo aperto con i massimi esperti mondiali su acqua, energia economia politica, affinché “l’utopia diventi realtà”. E, come spiega il consigliere regionale emiliano <strong>Giovanni Favia</strong>, non è neppure un nuovo V-Day ma piuttosto “una festa per il futuro”.</p><p>La musica non manca: <strong>Max Gazzè</strong>, <strong>Fabri Fibra</strong>, <strong>Linea 77</strong>, <strong>Samuele Bersani</strong>. Così come non manca la cultura con nomi di prestigio come il Premo Nobel, <strong>Joseph Stiglitz</strong>, l’economista <strong>Jeremy Rifkin</strong> e <strong>Ken Livingstone</strong>, ex sindaco di Londra. Quello che ci troviamo davanti è senza dubbio un sogno ad occhi aperti. Migliaia di giovani che camminano “verso il sentiero dei sogni dove portare i nostri pensieri”, come recita lo slogan: un fiume di braccia, gambe, volti, sorridenti e canti. Molti indossano la maglietta acquistata sul blog di Beppe Grillo con la scritta “Woodstock 5 stelle”.</p><p>“Questa è la nuova generazione di italiani, quella dei giovani che è stata derubata della speranza e della felicità”, dice Beppe Grillo. <strong>Marco</strong>, 22 anni, facoltà di ingegneria, arriva da Milano in treno: “Lo so che ci vorrebbero addormentati ma noi siamo svegli e vigili”. Tiene per mano <strong>Laura</strong>, 17 anni, che per seguirlo ha dovuto chiedere il permesso ai genitori: “Non è stato facile convincerli, alla fine ci siamo riusciti, wow!” esclama gettando le braccia al collo di Marco. Sogno una parola che ricorre spesso nella canzone scritta e cantata da <strong>Francesco Baccini</strong> “Il sogno di Woodstock”, divenuto l’inno ufficiale di questa due-giorni. Niente bottiglie di plastica, niente lattine di Coca Cola perché “Woodstock 5 stelle” è ecosostenibile: si discute di raccolta differenziata, si mangiano e si bevono solo prodotti locali. Perfino la birra è di un’azienda emiliana.</p><p>L’acqua la si può bere certo, ma solo dalle cisterne allestite nel parco. Incontriamo <strong>Alfonso</strong>. Lo provochiamo: Grillo è un comico, che c’entra con la politica? “Meglio strano ma con le idee proprie piuttosto che normale con quelle altrui&#8230;”, risponde questo ragazzo con i capelli lunghi e biondi che ci dice di essere arrivato da Torino in autostop assieme al suo cane, un meticcio di nome <strong>Pippo</strong>. Poco più in là <strong>Laura</strong>, 28 anni, ragazza madre insegnante precaria che arriva da Roma con il suo bimbo di 5 anni che tiene in braccio: ”Qui ci sentiamo liberi di dire la nostra e di ascoltare chi le idee innovative ce le ha davvero, vedi questo è mio figlio, campiamo con la pensione di mia madre”. Accanto a lei Simona, occhi grandi, su un tappeto di lentiggini: ”Ho 19 anni e ho diritto a credere che questo Paese non è quello in cui vivrò la mia vita”.</p><p>Entra lui e la musica si ferma. Il padre di questa manifestazione, Beppe Grillo, accolto da un urlo festoso: ”Guardatevi un attimo, non siamo più quelli di 40 anni fa, in un posto così si facevano delle canne, facevano l’amore nelle tende e si rotolavano nel fango ed io ho pregato questo clima: piove, non piove ci gira attorno, per crearci quell’ansia&#8230; lì dietro c’è il fango prima di andare via vi invito a prenderne un po’ perché questo è il fango più pulito che c’è in Italia”. Gli applausi si mescolano alle parole: ”Sei grande… siamo con te… tu sei con noi grazie!“. “E siamo solo all’inizio stanno arrivando, c’è l’autostrada intasata andremo avanti… e lo spettacolo lo farete voi devono rendersi conto di chi siamo. L’ultima che ci hanno detto è che siamo squadristi, sì! Della la raccolta differenziata però, quelli che prendono una cicca e la mettono nella borsa contenitore… andiamo avanti!”. E avanti si va con la musica. Almeno per ora.</p><p>da <em>il Fatto Quotidiano</em> del 26 settembre 2010</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/26/il-canto-del-grillo/64720/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1427</slash:comments> </item> <item><title>Costa sbiadita. La crisi si fa sentire anche a Porto Cervo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/15/costa-sbiadita/50572/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/15/costa-sbiadita/50572/#comments</comments> <pubDate>Sun, 15 Aug 2010 07:08:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Sandra Amurri</dc:creator> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Costa Smeralda]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[russi]]></category> <category><![CDATA[Vip]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=50572</guid> <description><![CDATA[Porto Cervo. Emilio Fede conversa con una giovane ragazza sulla poppa dello yacht. Sulla banchina i ragazzi della scorta: sei carabinieri attendono da ore, appoggiati alle tre auto blindate nuove fiammanti, di condurre il direttore a casa di Flavio Briatore, il fondatore del Billionaire, inseguito dal fisco italiano ed inglese. Ne riconosco uno di loro:...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Porto Cervo.<strong> Emilio Fede</strong> conversa con una giovane ragazza sulla poppa dello yacht. Sulla banchina i ragazzi della scorta: sei carabinieri attendono da ore, appoggiati alle tre auto blindate nuove fiammanti, di condurre il direttore a  casa di <strong>Flavio Briatore</strong>, il fondatore del Billionaire, inseguito dal fisco italiano ed inglese. Ne riconosco uno di loro: era Palermo negli anni bui delle stragi, amico, sardo come lei, di <strong>Emanuela Loi</strong>, che aveva rinunciato alle ferie per proteggere il “suo” giudice Paolo Borsellino. Del suo corpo in via D’Amelio è rimasto solo un brandello di  carne infilzato all’inferriata. La commozione rapisce i pensieri e il ricordo amaro accresce lo sgomento nel vederlo lì ad attendere Fede. Ma questa è un’altra storia.</p><p><strong>La pesante assenza di Berlusconi</strong><br /> “Principessa va via”: titolo da romanzo per il nome scelto da <strong>Pier Silvio</strong>, il secondogenito di Silvio Berlusconi, per il suo veliero. Come nella favola che il padre gli raccontava da piccolo, la principessa è andata via  assieme al Re travolto dagli scandali con le sue cortigiane. Un’assenza &#8211; quella del premier rimasto a Roma ad organizzare la riscossa del Pdl contro i finiani &#8211; insopportabile per l’amica e vicina di villa<strong> Anna Bettazzi</strong>, nota organizzatrice di feste che, nella speranza che l’amore per la sua creatura &#8211; la Certosa &#8211; torni a rapirlo, confessa: ”Senza Berlusconi non è più Porto Rotondo”. Certosa, teatro degli scatti che lo ritraevano in compagnia di cinque ragazze, dove ha ospitato <strong>Bush</strong>, <strong>Putin</strong>, <strong>Blair </strong>e l’ex presidente della Repubblica Ceca <strong>Mirek Topolanek</strong>, immortalato nudo assieme ad una donna svestita a bordo piscina. Alcune sere fa, racconta con enfasi il direttore dello Sporting, lo storico albergo a cinque stelle di Porto Rotondo, Berlusconi era qui giusto il tempo di una cena con l’amministratore delegato di Mediolanum<strong> Ennio Doris </strong>che del Premier dice: “E’ un dono di Dio, uno che vive il suo lavoro come un missionario, inutile sperare che si stanchi, non mollerà mai”. Un’assenza che pesa anche sul fatturato dei fornitori di champagne di torte a tema e dei fiori.</p><p><strong>Un’economia salvata dai russi</strong><br /> Di paparazzi neppure l’ombra, manca la materia prima: Vip e politici, e senza di loro una costa che non ha mai investito sulla cultura si mostra agonizzante. I negozi semivuoti: “Si sente la mancanza delle escort che arrivavano all’imbrunire”, ci spiega una commessa timorosa di finire sul giornale. Spendevano a colpi di mille euro i compensi delle notti consumate in letti senza nome e senza odore di uomini con il disperato bisogno di fermare il tempo. Eh sì, non sempre l’età porta con sé saggezza e, quando non porta nient’altro che l’età, di fronte ai capelli che imbiancano e il passo che si fa incerto anche i conti miliardari nei paradisi fiscali, il potere e le ville non bastano più per dare l’illusione di giovinezza.  La crisi, al di là dei dati Istat che annunciano la ripresa, c’è e si fa sentire anche in Costa Smeralda. A bilanciarla i magnate russi. Una presenza che tutti negano. Nelle edicole bene in vista la Pravda e rotocalchi, ma se si chiede come mai la risposta sta tutta in un’alzata di testa. Una clientela che in cambio della sua presenza chiede tassativamente “tishinà”, riservatezza, e le bocche restano cucite. Rinchiusi nelle ville blindate, da dove escono a bordo di auto dai finestrini oscurati per raggiungere altre ville o per prendere il largo sugli yacht simili a grattacieli galleggianti. A dare il là Berlusconi che invitò Vladimir Putin a villa Certosa e tutti i giornali moscoviti per mesi non parlarono d’altro. Putin diede spettacolo della potenza russa facendosi precedere dalla nave ammiraglia della flotta del Mar Nero, l’incrociatore lanciamissili Moskvà, dal cacciatorpediniere Metlivy e dal rifornitore di squadra Bubnov. “Fra i primi ad arrivare Tariko Rustam soprannominato  ‘Il Grande Gastby’ per il suo amore per il lusso e la bella vita”, rivela <strong>Ernesto Massimetti </strong>nel libro “Costa Smeralda, manuale di sopravvivenza nella capitale del glamour”. Tariko, villa di proprietà a Porto Rotondo e in affitto a Porto Cervo, promuove la sua wodka Russian Standard organizzando per i barman visite negli stabilimenti di San Pietroburgo, promette al sindaco di Olbia di salvare la squadra di calcio strozzata dai debiti. Ma c’è anche Oleg Deripaska, marito della nipote di Eltsin, famoso per le sue feste a tema. Per l’ultima, intitolata “Venezia”, ha fatto arrivare dalla laguna due gondole originali. Comperano tutto: ville, ristoranti, alberghi. Nomi che pesano, come Alexander Zhukov sospettato di essere stato  un agente del Kgb, arrestato nella sua villa di Porto Cervo con l’accusa di traffico d’armi e rinchiuso nel carcere di Tempio Pausania.</p><p><strong>Risparmi e controlli</strong><br /> Un’ondata che ha sostituito quella araba: rubli al posto dei dollari, escort russe che consegnano nei ristoranti e nei locali più rinomati il loro biglietto da visita con tanto di cellulare e tariffario allegato. Il resto sta nelle parole di <strong>Giovannino Romano</strong>, proprietario dell’enoteca che porta il suo nome a Porto Rotondo,  che vendendo passare ragazze che trascinano i loro trolley senza marca esclama: “Ecco come siamo finiti!” Lo Sporting per la prima volta ha promosso una  campagna  last minute: la suite a 500 euro anziché a 1000, al giorno s’intende. I proprietari degli yacht non guardano più a spese come una volta per organizzare le feste a bordo: “Ora tirano il prezzo su tutto”, ci dice un’impiegata del centro assistenza di Olbia, “sulle composizioni di fiori, sulle tovaglie e anche sullo champagne qualche rinuncia in termini di quantità”. Anche i ricchi piangono? Le bufere di Vallettopoli prima, gli scatti a Villa Certosa e l’invasione russa hanno cambiato i connotati alla  Costa Smeralda. Gusto e compostezza  delle antiche famiglie del capitalismo italiano hanno ceduto il passo ai figli di un capitalismo selvaggio, di speculazioni finanziarie che mal sopportano il rispetto delle regole. A Poltu Qualtu, punta estrema della Costa Smeralda, fino a pochi anni fa conosciuta per la discoteca di Umberto Smaila, accade che uno yacht  venga ispezionato nello stesso giorno dalla Guardia di Finanza, dai Carabinieri e dalla Polizia. Per questa ragione in molti preferiscono la vicina Corsica. Tramontati i  tempi delle vallette, tronisti, aspiranti dell’isola dei Famosi, bellocce rifatte dalle labbra galleggianti ospiti della villa di <strong>Lele Mora</strong>, fenomeno da basso impero inabissatosi in attesa di riemergere dall’accusa della Procura di Milano di frode fiscale per 17 milioni di euro. L’aria che si respira è di fine estate,  ma siamo a Ferragosto e a Baia Sardinia giurano che una stagione di lacrime e sangue così non l’hanno mai ricordata.  Il Paese è impoverito. I ricchi non ostentano più, minacciati dagli occhi dei poveri  che chiedono  giustizia sociale: “Uno stomaco affamato non ha orecchie per sentire”. Accade che a Briatore e Fede che si avvicinano a riva su un mega gommone a motore acceso vengano lanciate bottigliette d’acqua. Della casta neppure un’orma.</p><p>Da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 15 agosto 2010</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/15/costa-sbiadita/50572/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>67</slash:comments> </item> <item><title>Afragola, giornalisti senza vergogna</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/02/afragola-giornalisti-senza-vergogna/46806/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/02/afragola-giornalisti-senza-vergogna/46806/#comments</comments> <pubDate>Mon, 02 Aug 2010 09:02:21 +0000</pubDate> <dc:creator>Sandra Amurri</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[afragola]]></category> <category><![CDATA[crollo]]></category> <category><![CDATA[Ordine dei giornalisti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=46806</guid> <description><![CDATA[Nessun moralismo lungi da me. Né tantomeno la volontà di impartire lezioni non ne sarei all’altezza. Ma tacere equivarrebbe ad acconsentire. E non si può acconsentire al calpestamento delle regole più elementari del rispetto per una bambina imposto i dalla Carta di Treviso sottoscritta dall’Ordine Nazionale dei Giornalisti e ignorata ieri da tutti i direttori...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nessun moralismo lungi da me. Né tantomeno la volontà di impartire lezioni non ne sarei all’altezza. Ma tacere equivarrebbe ad acconsentire. E non si può acconsentire al calpestamento delle regole più elementari del rispetto per una bambina imposto i dalla Carta di Treviso sottoscritta dall’Ordine Nazionale dei Giornalisti e ignorata ieri da tutti i direttori dei Tg del servizio pubblico.</p><p>Indignazione. Rabbia. E vergogna. Ecco cosa si prova nell’ascoltare un giornalista chiedere ad una bimba di 10 anni appena estratta dalle macerie della casa dove ha trovato la morte sua nonna che dormiva nel letto con lei: &#8220;Tutto a posto?..Senti ma oggi è un bel giorno, no per te diciamo la verità&#8221; La bimba risponde &#8220;No&#8221; Una risposta che dovrebbe bastare a far spegnere quel microfono e togliere il disturbo. Invece il giornalista continua la sua corsa verso l’esclusiva: &#8220;No perchè come mai non era più brutto il giorno di ieri? No di oggi&#8221; Non basta ancora c’è  posto per un nuovo &#8221;perché?&#8221; prima che un’altra giornalista spieghi semmai non fosse chiara la ragione del dolore della bimba: &#8220;Non riesce a sorridere la piccola….salvatasi miracolosamente anche perché chiede con insistenza della nonna Anna che era con lei quella notte ed ora non c’è più&#8221;.Una ragione che non sfiora neppure lontanamente il giornalista che continua: &#8220;…Sai come è andata a finire questa brutta storia  per te personalmente?&#8221; E la piccola ripete: &#8220;No&#8221;. Ad Irma vittima di una tragedia che per sempre segnerà la sua esistenza nessuno ha detto che la nonna è morta ma lei lo sa perché i bambini sono molto più saggi degli adulti che li raccontano come dimostra questa storia.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/02/afragola-giornalisti-senza-vergogna/46806/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>28</slash:comments> </item> <item><title>Intercettare fa bene</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/14/intercettare-fa-bene-2/25746/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/14/intercettare-fa-bene-2/25746/#comments</comments> <pubDate>Mon, 14 Jun 2010 14:39:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Sandra Amurri</dc:creator> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[bavaglio]]></category> <category><![CDATA[costi]]></category> <category><![CDATA[intercettazioni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=25746</guid> <description><![CDATA[Una fra le tante motivazioni offerte dai sostenitori del ddl sulle intercettazioni che fa maggiormente presa sull’opinione pubblica è che le intercettazioni costituiscono per lo Stato un costo enorme e in tempi di sacrifici vanno abolite. Peccato si tratti di un’affermazione che non corrisponde al vero. Vediamo perché. Secondo i dati ufficiali forniti dal ministero...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Una fra le tante motivazioni offerte dai sostenitori del ddl sulle intercettazioni che fa maggiormente presa sull’opinione pubblica è che le intercettazioni costituiscono per lo Stato un costo enorme e in tempi di sacrifici vanno abolite. Peccato si tratti di un’affermazione che non corrisponde al vero. Vediamo perché. Secondo i dati ufficiali forniti dal ministero della Giustizia nel 2009 tutte le procure d’Italia hanno speso per le intercettazioni 271 milioni di euro. Di questi, 212 milioni sono il costo degli apparati, 45 milioni per spese varie e 12 milioni di euro per l’acquisizione dei tabulati telefonici. Voce quest’ultima che dal primo gennaio 2010 è stata abolita da un decreto che obbliga le società telefoniche a fornire i tabulati gratuitamente con un risparmio per le casse dello Stato di 20 milioni di euro l’anno. Decreto inutile a questo punto, visto che la legge “mette a tacere” le indagini. Un risparmio comunque che diventerebbe enorme se venisse imposto alle società di telefonia, come accade in altri Paesi europei come Francia e Germania di fornire gratuitamente le linee intercettate invece di pagarle, come accade ora, 12 euro ognuna.</p><p>DOPPIO GUADAGNO</p><p>Inoltre va detto che le società telefoniche incassano due volte per la stessa linea in quanto la telefonata viene già pagata dall’intercettato. Chiusa questa parentesi non trascurabile veniamo ai benefici che lo Stato trae dalle indagini effettuate grazie alle intercettazioni, indagini che con questa legge non si potranno più fare. Non potendo contare su dati ufficiali complessivi di tutte le inchieste d’Italia, in quanto inesistenti, offriamo ai lettori degli esempi di casi specifici. L’inchiesta della Procura di Roma Telecom Sparkle-Fastweb ha consentito di recuperare oltre 400 milioni di euro a fronte di un costo per le intercettazioni di circa 200 mila euro. Lo Stato, dunque, grazie a questa inchiesta – che, ripetiamo, non sarà più possibile fare – ha guadagnato 399 milioni e spiccioli. A cui va aggiunto un altro dato importante. Con le intercettazioni i magistrati oltre ad aver ricavato la prova del reato hanno anche acquisito la certezza di dove il denaro si trovasse per poi andarlo a sequestrare attraverso le rogatorie visto che il tesoro veniva custodito a Hong Kong, a Singapore e in Inghilterra.</p><p>CENTINAIA DI MILIONI</p><p>Se poi si va ad aprire il file alla voce “reati finanziari” perseguiti dalla Procura di Milano vediamo che i milioni di euro recuperati sono stati 850, quasi quanto una mini finanziaria. L’ultima inchiesta in ordine di tempo quella sui furbetti del quartierino, la scalata della banca Popolare di Lodi alla Banca Antonveneta ha permesso di recuperare finora quasi 340 milioni di euro. Il costo complessivo per l’inchiesta è stato di circa 8 milioni di cui circa 3 milioni per le intercettazioni. Un altro esempio ce lo fornisce l’indagine sulla gestione della discarica di Cerro Maggiore in cui Paolo Berlusconi e soci hanno patteggiato risarcendo oltre 50 milioni. A cui si aggiungono i 2 milioni di euro restituiti all’Anas da oltre 30 imputati dell’inchiesta sulle tangenti per gli appalti Anas per la manutenzione delle strade in Lombardia. Fino a tornare a Mani Pulite quando sono stati recuperati 850 milioni di euro. Se invece scendiamo a Sud arriviamo in Sicilia dove come spiega il neoprocuratore generale di Caltanissetta Roberto Scarpinato in qualità di coordinatore del dipartimento mafia-economica della Procura di Palermo che comprende anche Trapani e Agrigento: “Dal gennaio 2008 a oggi sono stati sequestrati 3 miliardi di euro” . Stiamo parlando di circa 40 inchieste con un costo ognuna di circa 300 mila euro per le intercettazioni, totale circa 12 milioni di euro a fronte, ripetiamo di 3 miliardi di euro.</p><p>BUSINESS DELLA MAFIA</p><p>Intercettazioni che hanno permesso di sequestrare 700 milioni di euro al re dei supermercati Despar, Grigoli, prestanome del capo di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro. E abbiamo preso in considerazione solo tre province siciliane. Dunque, è facile immaginare che complessivamente si supererebbe la somma di 4 miliardi. La maggior parte di questi valori, individuati è stato possibile recuperarla anche all’estero, come nel caso dei 12 milioni di euro custoditi su un conto alle Bahamas, solo grazie alle intercettazioni che hanno permesso di individuare presta-nomi insospettabili. Insomma con i circa 5 miliardi recuperati solo grazie alle inchieste prese in considerazione si potrebbero finanziare tutte le intercettazioni d’Italia e rifocillare le casse dello Stato. Ma per un governo che vuole legalizzare l’illegalità e mettere la museruola al “cane” per impedirgli di abbaiare al potere ogni bugia è necessaria per sostenere l’utilità di questa legge-scempio.</p><p>Da il <em>Fatto Quotidiano</em> del 12 giugno</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/14/intercettare-fa-bene-2/25746/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>&#8220;Il plotone? Contro noi PM&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/23/il-plotone-contro-noi-pm/12906/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/23/il-plotone-contro-noi-pm/12906/#comments</comments> <pubDate>Sat, 23 Jan 2010 16:20:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Sandra Amurri</dc:creator> <category><![CDATA[Operazione Cultura]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=12906</guid> <description><![CDATA[Nino Di Matteo, sostituto procuratore della Dda, &#232; il pm che ha chiesto il rinvio a giudizio per Tot&#242; Cuffaro per concorso esterno in associazione mafiosa. Il 5 febbraio si svolger&#224; l&#8217;udienza preliminare. Richiesta arricchita dai pizzini inviati da Provenzano a Ciancimino e consegnati dal figlio Massimo secondo cui a proposito dell&#8217;amnistia ha scritto che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nino Di Matteo, sostituto procuratore della Dda, &egrave; il pm che ha chiesto il rinvio a giudizio per Tot&ograve; Cuffaro per concorso esterno in associazione mafiosa. Il 5 febbraio si svolger&agrave; l&rsquo;udienza preliminare. Richiesta arricchita dai pizzini inviati da Provenzano a Ciancimino e consegnati dal figlio Massimo secondo cui a proposito dell&rsquo;amnistia ha scritto che ne aveva gi&agrave; parlato con Cuffaro e Mormino ricevendone segnali buoni. Di Matteo, 48 anni, vive scortato da 16 anni. &ldquo;Rinunce e sacrifici fanno parte del mestiere che ho scelto di fare&rdquo; dice, ma&nbsp;&nbsp; c&rsquo;&egrave; un ma a rendere diversa la condizione dei magistrati oggi: &ldquo;Da qualche anno a questa parte &egrave; diventata abitudine da parte di uomini delle istituzioni, di giornalisti dire che i magistrati sono politicizzati, deviati, che desiderano il male altrui, fino a diventare &lsquo;plotone di esecuzione&rsquo;. Trattasi di assenza di rispetto anche formale per il ruolo del magistrato che non ha nulla a che vedere con le legittime critiche ai provvedimenti&rdquo;.</p><p>&nbsp;<strong>&nbsp; &Egrave; un clima che percepisce anche nei processi?</strong></p><blockquote><p>&nbsp;&nbsp; Il clima che si respira nel paese si &egrave; diffuso anche nel tessuto criminale. I parenti degli imputati assumono atteggiamenti spavaldi&nbsp;&nbsp; , di denigrazione preventiva, prima impensabili, nei confronti di chi indossa la toga.</p></blockquote><p>&nbsp;<strong>&nbsp; Qualche esempio?</strong></p><p style="margin-left: 40px">&nbsp;&nbsp; Sono tantissimi. Lo ascoltiamo anche nelle intercettazioni. I mafiosi parlano con i loro parenti additando il magistrato che li indaga o li giudica come un persecutore che vuole a tutti costi la loro condanna. E nell&rsquo;ultimo periodo &egrave; sempre pi&ugrave; frequente. Cos&igrave; come accade che alla lettura della sentenza di condanna i parenti degli imputati gridino, inveiscano contro i giudici contro i pubblici ministeri. Offese personali, di ingiurie violentissime. Clima che contagia anche alcuni testimoni che convocati a rendere dichiarazioni in dibattimento mostrano una spavalderia nel mentire convinti che possono farlo impunemente.&nbsp;</p><blockquote></blockquote><p>&nbsp;&nbsp; <strong>A cui si aggiungono i provvedimenti adottati e quelli in&nbsp;corso come il processo breve.</strong></p><blockquote><p>&nbsp;&nbsp; Certamente accrescono l&rsquo;incertezza sull&rsquo;efficacia e sugli esiti dei processi. &Egrave; stato cos&igrave; per l&rsquo;indulto e sar&agrave; ancora peggio, ovviamente, per il processo breve che render&agrave; sempre pi&ugrave; diffusa la sensazione che in un modo o nell&rsquo;altro si possa eludere la giustizia e che comunque anche&nbsp;&nbsp; quando si incappa in una sentenza di condanna si potr&agrave; in ogni caso uscirne impunemente affermando di essere stati perseguitati da una magistratura che risponde a intenti persecutori o politici. Di fronte a questi continui attacchi cos&igrave; violenti, e purtroppo certe volte provenienti dalle istituzioni, la magistratura &egrave; sempre stata in silenzio e continuer&agrave; a fare il suo lavoro senza condizionamenti. Ma non si pu&ograve; non evidenziare che certe condotte, affermazioni che caratterizzano la cronaca di ogni giorno provocano conseguenze gravissime nel tessuto sociale e anche in quello criminale. Non dimentichiamo che isolamento e denigrazione, ancor pi&ugrave; di singoli magistrati, &egrave; il &lsquo;brodo di coltura&rsquo; nel quale la mafia ha agito per preparare le stragi. E un normale senso istituzionale dovrebbe ricordare a tutti che quando si parla in maniera cos&igrave; offensiva dei magistrati si parla di persone che comunque quotidianamente sono a&nbsp;&nbsp; contatto in prima persona con i mafiosi, li arrestano chiedono gli ergastoli o li infliggono, sequestrano i loro beni. Noi esposti per natura, ne siamo consapevoli e non ci lamentiamo ma&nbsp;&nbsp; fa rabbia constatare come la nostra esposizione venga esponenzialmente accresciuta da affermazioni offensive, inopportune che di fatto conducono all&rsquo;isolamento della magistratura.</p></blockquote><p>&nbsp;&nbsp; <strong>Le indagini in corso rivelano segnali che Cosa Nostra pu&ograve; tornare a colpire?</strong></p><p style="margin-left: 40px">&nbsp;&nbsp; Vi sono segnali che rendono plausibile un ritorno a scelte strategiche di contrapposizione frontale. Il dna di Cosa Nostra &egrave; tale per cui alterna periodi di inabissamento a quelli di attacchi frontali. Non dobbiamo illuderci che la sommersione di Provenzano sia eterna. Rispetto ad altri periodi la forza militare &egrave; indebolita per&ograve; la storia insegna come la capacit&agrave; di reclutamento di uomini e di forze sia sempre tale da permettergli di rialzare la testa.&nbsp;</p><p>&nbsp;&nbsp; <strong>Penso all&rsquo;intenzione di colpire la sorella del gip di Caltanissetta Giovanbattista. Fino ad ora la vendetta trasversale &egrave; stata dedicata solo a chi &ldquo;saltava il fosso&rdquo;.</strong></p><p style="margin-left: 40px">&nbsp;&nbsp; Vuol dire che tutti coloro che ci sono vicini possono diventare bersagli. &Egrave; preoccupante. Amareggia constatare che ai rischi naturali si aggiungono quelli di una denigrazione generalizzata.</p><p><em>da Il Fatto Quotidiano del 23 gennaio 2010</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/23/il-plotone-contro-noi-pm/12906/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>Il filo normale chiamato giustizia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/20/il-filo-normale-chiamato-giust/12880/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/20/il-filo-normale-chiamato-giust/12880/#comments</comments> <pubDate>Wed, 20 Jan 2010 12:28:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Sandra Amurri</dc:creator> <category><![CDATA[Società]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=12880</guid> <description><![CDATA[C&#8217;&#232; un filo che lega la vita di Paolo Borsellino a quella di ognuno di noi. &#200; un filo che non ha colore, che resiste al tempo, ai moderni tentativi di rimozione e delegittimazione perch&#233; &#232; un filo che ha la forza della normalit&#224;. Paolo Borsellino non era un eroe dalle gesta impossibili e irraggiungibili,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>C&rsquo;&egrave; un filo che lega la vita di Paolo Borsellino a quella di ognuno di noi. &Egrave; un filo che non ha colore, che resiste al tempo, ai moderni tentativi di rimozione e delegittimazione perch&eacute; &egrave; un filo che ha la forza della normalit&agrave;.</p><p><strong>Paolo Borsellino </strong>non era un eroe dalle gesta impossibili e irraggiungibili, ottimo alibi per sentirsi dispensati dal vivere con la schiena dritta e il cuore a portata di mano. Paolo Borsellino &egrave; morto mentre stava combattendo una guerra giusta, ucciso da due eserciti &ndash; uno visibile e uno invisibile &ndash; uniti dallo stesso obiettivo: cancellare chi non si vende perch&eacute; non &egrave; in vendita, chi si fa guidare di giorno dalla luce del sole e di notte dalla luce della luna. E come il sole e la luna &egrave; trasparente.</p><p>Borsellino magistrato ha detto &quot;no&quot; a patti scellerati tra <em>Cosa Nostra </em>e lo Stato perch&eacute; era semplicemente un magistrato. Tutto era normale attorno a lui. Normale la vita che conduceva. Normale la casa dove viveva. Normali gli amici. La sua famiglia &egrave; normale. I suoi figli sono normali.</p><p>Come normale &egrave; l&rsquo;esempio che ci ha lasciato in eredit&agrave;. Un esempio che in un paese che brancola alla disperata ricerca di riferimenti e deve fare i conti con riabilitazioni forzate allo scopo di abbassare la soglia di moralit&agrave; per potercisi rapportare, per potervi trovare deroghe per se stessi, assume una valenza eroica.</p><p>Cosa ha fatto Paolo Borsellino di cos&igrave; straordinario per poter essere rinchiuso nello scrigno degli eroi? &Egrave; stato un uomo che ha vissuto rispettando le regole di quel gioco che si chiama vita. &Egrave; stato un marito che ha riempito di senso parole come fedelt&agrave;, rispetto, famiglia. &Egrave; stato un padre che ha contribuito a educare i figli a non scegliere scorciatoie, a contare sulle proprie forze, a non diventare ostaggi ma donne e uomini liberi.</p><p>&Egrave; stato un bravo magistrato costretto a fare i conti con la disumanit&agrave; senza disperdere la sua umanit&agrave;. Quell&rsquo;umanit&agrave; che la domenica lo portava al <em>Malaspina</em> a giocare a carte con i ragazzi che lui stesso aveva fatto arrestare convinto che nulla avesse pi&ugrave; forza dell&rsquo;esempio per dire loro che un&rsquo;altra vita era possibile. Borsellino non ha bisogno di riabilitazioni. La sua memoria &egrave; presente come la richiesta di verit&agrave; e giustizia sulla strage di via D&rsquo;Amelio.</p><p>Da<em> Il Fatto Quotidiano </em>del 20 gennaio</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/20/il-filo-normale-chiamato-giust/12880/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>7</slash:comments> </item> <item><title>Per lo Stato, &#8220;qualunque cosa succeda&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/20/per-lo-stato-qualunque-cosa-su/12879/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/20/per-lo-stato-qualunque-cosa-su/12879/#comments</comments> <pubDate>Wed, 20 Jan 2010 12:23:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Sandra Amurri</dc:creator> <category><![CDATA[Società]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=12879</guid> <description><![CDATA[&#8220;Qualunque cosa succeda&#8221; scriveva l’avvocato Giorgio Ambrosoli a sua moglie. Parole che si toccano. E raccontano la storia di un uomo libero: la libertà di chi &#8220;è capace di affermare la propria libertà&#8221;. Di chi non conosce il volto del ricatto che rende schiavo più di mille catene. Di chi può restare libero &#8220;con se...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Qualunque cosa succeda&#8221; scriveva l’avvocato <strong>Giorgio Ambrosoli </strong>a sua moglie. Parole che si toccano. E raccontano la storia di un uomo libero: la libertà di chi &#8220;è capace di affermare la propria libertà&#8221;. Di chi non conosce il volto del ricatto che rende schiavo più di mille catene. Di chi può restare libero &#8220;con se stesso, rimanendo coerente al proprio pensiero, alle proprie convinzioni. Con gli altri, quando ha respinto blandizie e ricatti senza neanche cercare protezioni &#8216;politiche&#8217; nella consapevolezza che anche quelle potevano avere un prezzo&#8221; scrive il figlio Umberto nel suo libro.</p><p>Libero &#8220;nel senso più completo del termine, quello che include la consapevolezza del proprio ruolo. Non istituzionale, di commissario liquidatore, ma di uomo, di marito, di padre, di cittadino&#8221;. La libertà di non fuggire. Di restare al proprio posto con la convinzione che il coraggio, sia la prima qualità che garantisce tutte le altre. Della coerenza &#8220;con se stesso e ai valori nei quali credeva – all’unisono con mia madre nella vita familiare, professionale e sociale, ma anche quando da commissario liquidatore la tenuta di quei valori è stata sondata da proposte corruttive, dall’isolamento istituzionale, dalle minacce di morte&#8221;.</p><p>Un uomo che per tenere &#8220;dritta la barra della propria condotta&#8221; confidava sull’onestà, sul senso del dovere per &#8220;impedire un compromesso&#8221;. Un esempio da custodire gelosamente di fronte al denaro e al potere che tutto concedono e tutto giustificano, che restituisce dignità alla parola &#8220;Stato&#8221;. Uno Stato che dimentica uomini che come lui gli hanno dato un’anima e si affanna a dare un’anima a chi non l’ha mai avuta.</p><p>&#8220;Papà non era mosso da un’ambizione di eroismo, né da un sentimento di martirio, né da spirito rivoluzionario: ha voluto, con le sue scelte, vivere appieno la responsabilità che si era assunto nell’interesse del paese. È rimasto l’uomo che voleva essere: quello che contribuisce, attraverso l’esercizio della propria responsabilità, a costruire il paese nel quale crescere i suoi figli&#8221;.</p><p>Sono le parole che ci affida Umberto Ambrosoli, parole di pietra in un paese in cui l’interesse personale, l’assenza di responsabilità sono &#8220;virtù&#8221; che fanno grandi uomini piccoli.</p><p>Da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 20 gennaio</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/20/per-lo-stato-qualunque-cosa-su/12879/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>Vaccino, che grande imbroglio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/18/vaccino-che-grande-imbroglio/12851/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/18/vaccino-che-grande-imbroglio/12851/#comments</comments> <pubDate>Mon, 18 Jan 2010 10:09:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Sandra Amurri</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=12851</guid> <description><![CDATA[La truffa dell&#8217;H1N1: pi&#249; di 23 milioni di dosi inutilizzate Gli spot del governo e la strana prelazione di Sirchia alla Novartis Il governo Berlusconi ha buttato via 184 milioni di euro. La Novartis ha incassato un miliardo di euro. Il ministero della Salute ha sottoscritto un contratto con Novartis che definire sbilanciato a favore...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>La truffa dell&rsquo;<em>H1N1</em>: pi&ugrave; di 23 milioni di dosi inutilizzate<br /> Gli <em>spot </em>del governo e la strana prelazione di Sirchia alla <em>Novartis</em></strong></p><p>Il governo <strong>Berlusconi</strong> ha buttato via 184 milioni di euro. La <em>Novartis</em> ha incassato un miliardo di euro.<br /> Il ministero della Salute ha sottoscritto un contratto con <em>Novartis </em>che definire sbilanciato a favore della multinazionale svizzera &egrave; poco, ma questo lo vedremo dopo aver puntato i riflettori su un altro fatto. <strong>Girolamo Sirchia</strong> &ndash; condannato in primo grado a tre anni per aver intascato tangenti, carcere scampato grazie all&rsquo;indulto, sospeso per cinque anni dai pubblici uffici &ndash; nel 2004 quando era ministro della Sanit&agrave; nel secondo governo Berlusconi, a trattativa privata (cio&egrave; senza gara pubblica) ha versato a <em>Novartis</em> 3 milioni di euro per avere diritto alla prelazione sull&rsquo;eventuale produzione di vaccini in caso di pandemia. Ed &egrave; arrivata l&rsquo;influenza <em>H1N1</em>.</p><p>&quot;Costruita&quot; la pandemia, il governo Berlusconi ha acquistato il vaccino dalla <em>Novartis </em>con un contratto che per le sue clausole previste &egrave; stato tenuto segreto, come &quot;denuncia&quot; la Corte dei Conti. 24 milioni di dosi per un costo di 184 milioni di euro da pagare anticipatamente con l&rsquo;impegno da parte del governo di accollarsi la responsabilit&agrave; di eventuali effetti collaterali e del pagamento nel caso di danni a terzi per motivi che non fossero attribuibili a difetti di fabbricazione.<br /> A conti fatti i vaccini ritirati e distribuiti alle <em>Asl </em>sono stati pari al valore di 10 milioni contro i 184 pagati. E ne sono stati inoculati solo 865 mila. Il resto? Finiranno al macero visto che scadranno tra poco. Risultato: spreco enorme di soldi pubblici di cui nessuno risponder&agrave;. Morale: i cittadini sono stati ingannati tre volte in un colpo solo.</p><p>La prima quando l&rsquo;allora viceministro e oggi ministro della Salute, <strong>Ferruccio Fazio</strong>, ripeteva che eravamo di fronte a una pandemia mortale di dimensioni inimmaginabili creando tra la popolazione il panico.<br /> Il secondo quando presi dall&rsquo;ansia i cittadini si sono recati nei presidi ospedalieri per essere vaccinati e hanno scoperto che dovevano firmare il consenso informato in quanto il vaccino non aveva superato tutti i <em>test </em>obbligatori per essere immesso in commercio.<br /> La terza quando hanno scoperto che lo Stato, cio&egrave; loro, aveva acquistato 24 milioni di dosi per 184 milioni di euro e ne aveva utilizzate 865 mila per 10 milioni di euro.</p><p>Tutt&rsquo;altro esempio arriva invece dalla Polonia dove il primo ministro, <strong>Donald Tusk</strong> ha accusato le case farmaceutiche di voler scaricare la responsabilit&agrave; per eventuali effetti collaterali in quanto il vaccino non era stato sufficientemente testato. E il ministro della Salute, il medico<strong> Ewa Kopacz</strong>, ha rincarato la dose aggiungendo che se le aziende produttrici non accettavano di assumersi la responsabilit&agrave; legale per ogni caso di persona danneggiata i vaccini non erano acquistabili.<br /> Stessa cosa ha fatto la Finlandia decidendo che chi voleva vaccinarsi poteva farlo a proprie spese e a proprio rischio e pericolo perch&eacute; lo Stato non avrebbe n&eacute; finanziato n&eacute; distribuito quel vaccino.</p><p>In Italia invece sono stati buttati via 184 milioni di euro nonostante il parere contrario di moltissimi farmacologi &ndash; compreso quello del direttore dell&rsquo;Istituto di ricerca &quot;Mario Negri&quot; di Milano, <strong>Garattini</strong>, secondo cui la corsa al vaccino si spiega con &quot;la grande pressione delle industrie che ne avrebbero tratto forti guadagni&quot; &ndash; che si trattava di un <em>virus</em> &quot;dalla mite virulenza&quot; e acquistare il vaccino non sarebbe stato &quot;un grande affare&quot;.</p><p>Per i cittadini ma non per la Novartis, ovviamente. A questo si aggiunge che il vaccino, non casualmente a esclusione di quello americano, contiene lo squalene che secondo una ricerca condotta alla <em>Tulane Medical School </em>sui veterani della Guerra del Golfo vaccinati per l&rsquo;antrace con un vaccino contenente l&rsquo;immuno-coadiuvante <em>MF59</em> (contenente lo squalene) ha dimostrato che &quot;il 95% che ha sviluppato la <em>Gulf War Syndrome</em>, che ha causato migliaia di morti, aveva anticorpi verso lo squalene&quot;.</p><p>Ma sulla decisione del nostro governo pesa anche l&rsquo;ombra del conflitto di interessi che &egrave; stato solo apparentemente risolto con la nomina di Fazio ministro della Salute, ruolo ricoperto da <strong>Maurizio Sacconi</strong> la cui moglie <strong>Enrica Giorgetti</strong> &egrave; direttrice generale di Farmindustria.<br /> Certo la Novartis che ha prodotto il vaccino non &egrave; un&rsquo;azienda italiana. Ma come si pu&ograve; ignorare che Farmindustria aderisce in ambito internazionale alla Federazione europea (<em>EFPIA</em>) e a quella mondiale (<em>FIIM&ndash;IFPMA</em>)? Oltre al fatto che il ministero della Salute, attraverso la AIFA (Agenzia italiana farmaci), stabilisce i prezzi dei farmaci, quali ritirare dal commercio e quali no. Ha il controllo su Farmindustria (che riunisce oltre 200 imprese del farmaco operanti in Italia, nazionali e a capitale estero) rispetto all&rsquo;avviamento dell&rsquo;impresa, alla natura degli stabilimenti, ai prodotti, all&rsquo;immissione in commercio e alla presentazione del prodotto (etichetta, foglio illustrativo e pubblicit&agrave;) ecc.</p><p>Conflitto denunciato da <em>Antefatto.it</em>? , ignorato dai media e descritto dalla britannica <em>Nature</em>, una delle pi&ugrave; antiche e prestigiose riviste scientifiche nell&rsquo;articolo &ldquo;<em>Clean hands, please</em>&rdquo; (<em>Mani pulite, per favore</em>) in cui si legge: &ldquo;Per di pi&ugrave; le connessioni tra i ministeri della Sanit&agrave; e del Welfare con il sistema industriale sono sgradevolmente strette: per esempio la moglie del ministro Maurizio Sacconi &egrave; direttrice generale di <em>Farmindustria</em>, l&rsquo;associazione che promuove gli interessi delle aziende farmaceutiche&quot;.</p><p><img border="0" alt="" style="width: 332px; height: 206px" src="/mediamanager/sys.user/150466/scandalo_h1n1.jpg?47e3a5" /></p><p><strong>Leggi anche</strong>:</p><p><strong><a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/post/2420787.html%20">Che contratto. L&#8217;allarme Corte dei Conti</a></strong></p><p><strong><a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/post/2420798.html">La sindrome Tamiflu colpisce ancora</a></strong></p><p><strong><a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/post/2421112.html ">Francia e Germania esportano le eccedenze, noi ce le teniamo strette</a></strong></p><p>Da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 17 gennaio</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/18/vaccino-che-grande-imbroglio/12851/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>62</slash:comments> </item> <item><title>Anche il Pd contro i giudici</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/15/anche-il-pd-contro-i-giudici/12827/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/15/anche-il-pd-contro-i-giudici/12827/#comments</comments> <pubDate>Fri, 15 Jan 2010 12:23:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Sandra Amurri</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=12827</guid> <description><![CDATA[Destra e sinistra firmano insieme un&#8217;interrogazione: &#34;L&#8217;inchiesta su Del Turco ha violato la Costituzione&#34; Inchiesta bipartisan. Assoluzione preventiva bipartisan. Stringiamoci a coorte: la casta chiam&#242;. Il nemico comune, neanche a dirlo, &#232; la magistratura. L&#8217;inchiesta della Procura della Repubblica di Pescara, che il 14 luglio del 2008 ha portato in carcere il presidente in carica...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Destra e sinistra firmano insieme un&rsquo;interrogazione: &quot;L&rsquo;inchiesta su Del Turco ha violato la Costituzione&quot;</p><p>Inchiesta bipartisan. Assoluzione preventiva bipartisan. Stringiamoci a coorte: la casta chiam&ograve;. Il nemico comune, neanche a dirlo, &egrave; la magistratura.<br /> L&rsquo;inchiesta della Procura della Repubblica di Pescara, che il 14 luglio del 2008 ha portato in carcere il presidente in carica della regione Abruzzo, <strong>Ottaviano Del Turco</strong>, con l&rsquo;accusa di aver intascato tangenti della sanit&agrave; per cinque milioni di euro, vede coinvolti anche esponenti del centrodestra, come il deputato del Pdl <strong>Sabatino Aracu</strong>.<br /> E in attesa che il <em>gup</em> valuti la richiesta di rinvio a giudizio e che un giudice emetta una sentenza di assoluzione o di colpevolezza, arriva un&rsquo;interrogazione parlamentare bipartisan firmata appunto da senatori del Partito democratico come <strong>Franca Chiaromonte</strong>, <strong>Pietro Marcenaro</strong>, <strong>Adriano Musi</strong>, <strong>Luciana Sbarbati</strong>, e da senatori del <em>Pdl </em>come <strong>Luigi Compagna</strong>, <strong>Ombretta Colli</strong>, <strong>Antonino Caruso</strong>, <strong>Diana De Feo</strong>, <strong>Marcello Pera </strong>e <strong>Vincenzo Fasano</strong>.</p><p><strong>L&#8217;interrogazione</strong>. Chiedono al ministro della Giustizia se siano stati &quot;violati diritti costituzionali individuali e se lo svolgimento della vita democratica della regione non sia stato irrimediabilmente compromesso dai comportamenti della magistratura&quot;. E terminano con la seguente domanda: &quot;Come si pu&ograve; impedire in futuro il ripetersi di inchieste tanto palesemente disancorate al rispetto delle norme costituzionali in termini di diritti individuali?&quot;.<br /> Senatori della Repubblica che dovrebbero avere cognizione della pericolosit&agrave; delle parole utilizzate, che minano nelle fondamenta la credibilit&agrave; dell&rsquo;azione della magistratura e il principio della separazione dei poteri.<br /> Cos&igrave; come dovrebbero sapere che chiedere al ministro della Giustizia di svolgere attivit&agrave; ispettiva sul processo in corso comporta una vera e propria azione intimidatoria nei confronti del giudice che dovr&agrave; decidere sull&rsquo;esito della richiesta di rinvio a giudizio.<br /> Ma a loro discolpa gioca la condivisione dell&rsquo;assunto berlusconiano che chi, come lui &ndash; e Del Turco &ndash; &egrave; stato eletto dal popolo non pu&ograve; e non deve essere sottoposto alla legge. Cos&igrave; come non stupisce che tra i firmatari ci sia anche una delle due artefici del &quot;lodino&quot; Chiaromonte-Compagna che in attesa del &ldquo;lodone&rdquo; rende immuni dal rispetto della legge i presidenti della Repubblica, del Consiglio, della Camera e del Senato. E&rsquo; un vero peccato per&ograve; che nella stesura abbiano dimenticato i presidenti di regione.</p><p><strong>La stampa</strong>. Quello su cui dovrebbero interrogarsi quei poveri illusi che credono ancora di vivere in uno Stato di diritto in cui la legge &egrave; uguale per tutti &egrave; la tempistica degli attacchi ai magistrati di Pescara in attesa che il gup esamini la loro richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Del Turco, iniziata da una settimana sulla stampa e ora sfociata in un&rsquo;interrogazione parlamentare che arriva ad attribuire la responsabilit&agrave; della caduta della giunta abruzzese alla magistratura che ha indagato e arrestato il presidente e non a chi avrebbe intascato tangenti.<br /> Fin qui la politica. Ora passiamo ai fatti. Primo fra questi &egrave; che Del Turco, una volta finito in carcere, non ha impugnato il provvedimento di custodia cautelare &ndash; come era suo diritto &ndash; rivolgendosi al Tribunale della Libert&agrave; che ha respinto il ricorso degli altri arrestati, definendo il grande accusatore <strong>Vincenzo Angelini </strong>&quot;attendibile&quot;.</p><p><strong>Le case</strong>. Il secondo fatto &egrave; che Del Turco non si &egrave; opposto al provvedimento di sequestro, avvenuto il 28 luglio del 2009, delle due case di Roma e Sardegna, che secondo i pm sono state acquistate con 600 mila euro frutto di tangenti versategli dal re della sanit&agrave; privata abruzzese Angelini. Soldi che Del Turco ha consegnato in contanti alla sua compagna, <strong>Cristina D&rsquo;Avanzo</strong>, che a sua volta li ha utilizzati per acquistare le due case. Dagli accertamenti patrimoniali non &egrave; risultata alcuna disponibilit&agrave; della signora che legittimasse una simile spesa. Ma sia Del Turco sia la sua compagna dinanzi ai magistrati non hanno voluto rivelare la provenienza di quei 600 mila euro avvalendosi della facolt&agrave; di non rispondere.</p><p><strong>Il procuratore</strong>. Terzo fatto &egrave; che gli avvocati difensori di Del Turco ricevuto l&rsquo;avviso della conclusione delle indagini non hanno chiesto ulteriori indagini, non hanno esibito n&eacute; documenti n&eacute; memorie, n&eacute; hanno chiesto, alla luce degli atti acquisiti, che il loro assistito venisse interrogato.<br /> Il procuratore capo di Pescara <strong>Nicola Trifuoggi </strong>non commenta l&rsquo;interrogazione parlamentare, alza le spalle con disarmante arrendevolezza, come dire: se non dobbiamo pi&ugrave; perseguire reati basta che ce lo dicano e cambieremo mestiere.</p><p>Da <em>Il Fatto Quotidiano </em>del 15 gennaio</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/15/anche-il-pd-contro-i-giudici/12827/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>45</slash:comments> </item> <item><title>La riabilitazione (prematura) di Ottaviano Del Turco</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/10/la-riabilitazione-prematura-di/12782/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/10/la-riabilitazione-prematura-di/12782/#comments</comments> <pubDate>Sun, 10 Jan 2010 17:04:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Sandra Amurri</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=12782</guid> <description><![CDATA[La campagna a favore dell&#8217;ex governatore abruzzese si fonda su elementi marginali Il processo a carico dell&#8217;ex governatore dell&#8217;Abruzzo Ottaviano Del Turco, arrestato il 14 luglio del 2008 con l&#8217;accusa di aver intascato tangenti della sanit&#224; per un ammontare di circa 5 milioni di euro, inizier&#224; in primavera. Nel corso dell&#8217;udienza preliminare il gip decider&#224;...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>La campagna a favore dell&#8217;ex governatore abruzzese si fonda su elementi marginali<br /> </strong><br /> Il processo a carico dell&rsquo;ex governatore dell&rsquo;Abruzzo <strong>Ottaviano Del Turco</strong>, arrestato il 14 luglio del 2008 con l&rsquo;accusa di aver intascato tangenti della sanit&agrave; per un ammontare di circa 5 milioni di euro, inizier&agrave; in primavera. Nel corso dell&rsquo;udienza preliminare il gip decider&agrave; se accettare o meno la richiesta di rinvio a giudizio della Procura della Repubblica di Pescara. Nel frattempo &egrave; gi&agrave; partita la celebrazione a favore dell&rsquo;ex governatore della sua assoluzione attraverso una vera e propria campagna di stampa.</p><p><strong>Il rapporto</strong>. A dare il <em>la</em> un&rsquo;indagine parziale e tecnica dei carabinieri, delegata a suo tempo dalla procura per verificare quale fosse il rapporto tra ricoveri nelle cliniche private e rimborsi elargiti dalla regione.<br /> Un&rsquo;informativa, chiamiamola cos&igrave;, agli atti fin dall&rsquo;inizio dell&rsquo;inchiesta ma depositata solo recentemente in concomitanza con l&rsquo;avviso della conclusione delle indagini. Informativa da cui emerge che la regione aveva ridotto il budget della sanit&agrave;.</p><p>Prova ritenuta da Del Turco a suo favore. Si tratta di un fatto vero quanto quello che la regione era stata costretta a ridurlo dal governo in base a una direttiva che mirava ad arginare il disastroso buco della sanit&agrave; abruzzese.</p><p>Tant&rsquo;&egrave; che poco dopo la giunta regionale fu commissariata. Ma assolutamente irrilevante al fine dell&rsquo;impianto accusatorio in quanto la riduzione del budget non costituisce un elemento dell&rsquo;accusa che si fonda, invece, sul fatto che sono state pagate e, dunque, intascate, tangenti. Informativa, ancora, in cui i carabinieri si spingono a definire <strong>Angelini</strong>, il patron delle cliniche private, un imbroglione.</p><p>&quot;Nulla di nuovo sotto il cielo&quot; esclama sereno il procuratore capo <strong>Nicola Trifuoggi</strong>. &quot;Angelini non a caso nel processo &egrave; imputato di truffa e di altri reati&quot;, dice. Ma Angelini &egrave; anche un collaboratore della procura.</p><p>Un&rsquo;altra prova che Del Turco definisce a suo favore mentre denuncia lo &quot;sconvolgente silenzio del <em>Pd</em>. Partito che abbiamo fondato in 45 ma un&rsquo;ora dopo il mio arresto sono spariti in 44&rdquo; e l&rsquo;ingiusta detenzione, &egrave; che nonostante &quot;oltre cento rogatorie alla ricerca di conti esteri non un centesimo &egrave; stato mai trovato&quot;.</p><p>Dimenticando di dire che la procura ha accertato circa 600 mila euro, versati in contanti da Del Turco sul conto della sua compagna,utilizzati da quest&rsquo;ultima,il giorno seguente,per l&rsquo;acquisto di case a Roma e in Sardegna. Soldi di cui Del Turco e la sua compagna non hanno mai voluto rivelare la provenienza, avvalendosi della facolt&agrave; di non rispondere.</p><p>&quot;Non abbiamo mai pensato che avremmo trovato conti esteri intestati alui, nessuno lo avrebbe mai fatto. Di certo non ha saputo fornire alcuna spiegazione sulla provenienza di quei milioni di euro versati sul conto della compagna. In ogni caso il processo deve ancora iniziare. E i processi non si celebrano sui giornali per giunta fornendo come prova assolutoria un rapporto parziale che nulla ha a che vedere con la tesi accusatoria&quot; taglia corto il procuratore di Pescara.</p><p>Notizie, dunque, parziali piegate per sostenere l&rsquo;innocenza di Del Turco che potrebbe anche uscire assolto dal processo, ma resta il fatto che il processo deve ancora iniziare.</p><p><strong>Gli arresti</strong>. Come quel riferimento alla richiesta ignorata dei carabinieri di arrestare il patron Angelini. &quot;L&rsquo;arresto di qualcuno non lo decide n&eacute; i carabinieri n&eacute; la Guardia di finanza. Lo chiede il pubblico ministero e la convalida spetta al gip deciderla esattamente come &egrave; accaduto nel caso di Angelini.</p><p>La dottoressa <strong>Marilena Di Fine </strong>ha ritenuto che la custodia cautelare nei confronti di Angelini non fosse necessaria in quanto non c&rsquo;era il pericolo di inquinamento delle prove, che invece, ancora esisteva per Del Turco che era presidente in carica, e che fosse evitabile grazie alle importanti dichiarazioni che Angelini stava rendendo&quot; spiega ancora Trifuoggi che conclude con una domanda: &quot;Se l&rsquo;informativa dei carabinieri avesse contenuto prove a discolpa di Del Turco, per quale ragione avremmo chiesto il suo rinvio a giudizio e non l&rsquo;archiviazione?&quot;.</p><p>Domanda che di questi tempi di caccia ai magistrati politicizzati rischia una risposta scontata, seppure nel caso specifico, considerato che nel calderone ci sono finiti tutti, da sinistra a destra, si tratterebbe di magistratura sempre politicizzata ma extraparlamentare.</p><p>Da <em>Il Fatto Quotidiano </em>del 10 gennaio</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/10/la-riabilitazione-prematura-di/12782/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>67</slash:comments> </item> <item><title>Altro che Ponte: mancano pure le ambulanze</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2009/12/21/altro-che-ponte-mancano-pure-l/12635/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2009/12/21/altro-che-ponte-mancano-pure-l/12635/#comments</comments> <pubDate>Mon, 21 Dec 2009 10:18:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Sandra Amurri</dc:creator> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=12635</guid> <description><![CDATA[Villa S. Giovanni: 20mila contro l&#8217;opera. Manifestante ha un infarto, muore per il caos soccorsi Fanno il Ponte sullo Stretto ma sulla Salerno-Reggio Calabria gli incidenti continuano. L&#8217;ultimo proprio ieri che ha bloccato i 60 pullman che stavano raggiungendo Villa San Giovanni per partecipare alla manifestazione indetta dal comitato No Ponte iniziata per questo con...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Villa S. Giovanni: 20mila contro l&#8217;opera. Manifestante ha un infarto, muore per il caos soccorsi<br /> </strong><br /> Fanno il Ponte sullo Stretto ma sulla <strong>Salerno-Reggio Calabria </strong>gli incidenti continuano. L&rsquo;ultimo proprio ieri che ha bloccato i 60 pullman che stavano raggiungendo Villa San Giovanni per partecipare alla manifestazione indetta dal comitato <em>No Ponte </em>iniziata per questo con notevole ritardo.</p><p>Oltre 20 mila persone &#8211; poco pi&ugrave; di 4500 per la Questura &#8211; hanno sfilato pacificamente scortate da quasi 2 mila i poliziotti, mentre non c&rsquo;era neppure un&rsquo;autoambulanza. Un&rsquo;autoambulanza che avrebbe potuto salvare la vita a <strong>Franco Nistic&ograve;</strong>, colpito da infarto mentre stava intervenendo dal palco a nome dei comitati che lottano per la messa in sicurezza della statale ionica 106, denominata la strada della morte. Nistic&ograve;, dopo essersi accasciato, &egrave; rimasto a terra per oltre mezz&rsquo;ora soccorso dai medici che hanno solo potuto praticare il massaggio cardiaco perch&eacute; l&rsquo;autoambulanza della polizia &#8211; la sola presente &#8211; non era dotata n&eacute; di defibrillatore n&eacute; di ossigeno e ha solo potuto trasportarlo all&rsquo;ospedale di Reggio Calabria dove &egrave; deceduto un&rsquo;ora dopo.</p><p>A quel punto il comitato non se l&rsquo;&egrave; pi&ugrave; sentita di proseguire la manifestazione rinunciando ai concerti che si sarebbero dovuti svolgere nella piazza davanti alla Chiesa della Madonna di Porto Salvo. Un epilogo triste per quella che sarebbe dovuta essere una festa a cui hanno partecipato oltre ai i rappresentanti del movimento rete &quot;No Ponte&quot;, le organizzazioni sindacali della <em>Cgil</em> di Messina e Reggio, <em>l&rsquo;Unione degli studenti universitari </em>di Messina, Palermo, Catania e Cosenza, <em>Wwf </em>e <em>Legambiente</em>; e a cui hanno aderito <strong>Diliberto</strong>, <strong>de Magistris</strong>, <strong>Nichi Vendola </strong>ma anche <strong>Dario Vergassola </strong>e <strong>Roy Paci</strong>.</p><p>Tanti gli slogan gridati e scritti sugli striscioni per ribadire il &ldquo;No&rdquo; ad un&rsquo;opera inutile, fonte di spreco di denaro pubblico. Come quello rivolto a <strong>Berlusconi</strong>: &quot;Non affermi pi&ugrave; che i Siciliani, dopo l&#8217;eventuale costruzione del Ponte diventerebbero finalmente italiani. Noi italiani gi&agrave; lo siamo!&quot;. Un primo successo in vista del rinnovo della Giunta regionale che vede candidato per il centro-destra <strong>Scopelliti</strong>, che fresco di nomina ha dichiarato che non appena diventer&agrave; governatore la Regione, che &egrave; appena uscita dal Cda della societ&agrave; <strong>Stretto di Messina</strong>, ci rientrer&agrave; subito. Intanto la cerimonia indetta dal governo a Cannitello per la prima pietra il 23 dicembre alla presenza del ministro <strong>Matteoli</strong> e del premier &egrave; stata annullata, senza che se ne conoscano le ragioni.</p><p>E il <em>Comitato Ponte Subito</em> ha diffuso una &quot;lettera aperta al governatore <strong>Lombardo</strong> e al futuro Governatore della Calabria&quot; affinch&egrave; non si lascino intimidire dalle &quot;polemiche che cresceranno col tempo, e potranno diventare man mano pi&ugrave; rumorose perch&eacute; l&rsquo;organizzazione che vi ruota attorno ha tutto l&rsquo;interesse a mantenere viva la polemica. In questa azione &#8211; continua la lettera &#8211; saranno utilizzati anche soggetti della cultura che, alla ricerca di visibilit&agrave;, nasconderanno la loro vacuit&agrave; ricorrendo a un irresponsabile catastrofismo. Noi cittadini dell&rsquo;Area dello Stretto questo Ponte meraviglioso, questo gioiello della tecnica ingegneristica lo vogliamo con estrema convinzione, e nessuno ce lo dovr&agrave; mai scippare!&quot;.</p><p>Concetti tali da stordire tanto quanto il preventivo di investimento in <em>project financing</em> di 6 miliardi di euro, per la realizzazione del Ponte, opera definita dagli esperti &quot;una sciagura&quot; ambientale, finanziaria che non offre alcuna garanzia sul piano della sicurezza. Mentre l&rsquo;<em>Associazione nazionale costruttori</em> denuncia un taglio di 2,5 milioni di euro ai fondi per le infrastrutture, e le strade, le autostrade, le linee ferroviarie e le citt&agrave; costruite su terreni franabili restano una vera minaccia per la sicurezza dei cittadini per mancanza di fondi.</p><p>Da<em> Il Fatto Quotidiano </em>del 20 dicembre</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2009/12/21/altro-che-ponte-mancano-pure-l/12635/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>42</slash:comments> </item> <item><title>La politica nella terra di Cosa nostra, parla Maria Antonietta Aula, ex moglie di Antonio D’Alì</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2009/11/25/la-politica-nella-terra-di-cos/12438/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2009/11/25/la-politica-nella-terra-di-cos/12438/#comments</comments> <pubDate>Wed, 25 Nov 2009 20:35:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Sandra Amurri</dc:creator> <category><![CDATA[Operazione Cultura]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=12438</guid> <description><![CDATA[La lettera di smentita di Maria Antonietta Aula e la replica di Sandra Amurri Quella che vi stiamo raccontando è una storia siciliana. È la storia della signora Maria Antonietta Aula, ex moglie di un uomo di punta di Forza Italia, fin dalla sua nascita, il senatore del Pdl, Antonio D’Alì, ex sottosegretario all’Interno, oggi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p> <a style="font-weight: bold;" target="_blank" href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/post/2388061.html">La lettera di smentita di Maria Antonietta Aula e la replica di Sandra Amurri</a></p><p>Quella che vi stiamo raccontando è una storia siciliana. È la storia della signora <strong>Maria Antonietta Aula</strong>, ex moglie di un uomo di punta di Forza Italia, fin dalla sua nascita, il senatore del Pdl, <strong>Antonio D’Alì</strong>, ex sottosegretario all’Interno, oggi presidente della Commissione Ambiente.</p><p>Una storia che narra come il senatore D’Alì, rappresentante di spicco del governo <strong>Berlusconi</strong>, non abbia mai sentito il dovere di spiegare legami, seppure antichi, con   boss di spicco, come il latitante <strong>Matteo Messina Denaro</strong>, condannato all’ergastolo per le stragi del &#8217;93, oggi a capo di Cosa Nostra. Ne emerge un racconto appassionato, lacerante, malinconico, libero dal giudizio che pure porta con sé. Un racconto che abbiamo scritto, che le abbiamo riletto al telefono, ottenendo la sua approvazione. Il giorno prima della pubblicazione, mentre aspettavamo, come da accordo preso, l’invio di una sua foto, riceviamo una e-mail in cui ci comunicava di aver cambiato idea e spiegava che il “rileggere una pagina ormai voltata della storia della mia vita mi ha fatto molto male e pertanto sono, oggi come mai, convinta di non volere più tornare su queste vicende”. Uno stato d’animo comprensibile ma non sufficiente per non pubblicare l’intervista, non per mancanza di sensibilità, o di rispetto, ma per un principio elementare di giornalismo.</p><p></p><p> <strong>GIRA E RIGIRA </strong>tra le mani quei biglietti Maria Antonietta Aula. Una signora alta e bionda con gli occhi celesti e una cortesia d’altri tempi a delinearne i tratti. Famiglia della borghesia trapanese, è stata dall’età di 24 anni, per oltre vent’anni, la moglie del senatore del Pdl Antonio D’Alì, presidente della Commissione Ambiente, ex sottosegretario all’Interno, proprietario della Banca Sicula, poi ceduta alla Comit. La signora Aula è una donna che fatica ancora a rendersi conto di ciò che è scivolato davanti ai suoi occhi lasciando domande senza risposta. Risposte che non cessa di avere, visto che ci si dimentica solo di ciò che si chiede perché è poco importante, ma che, a tratti, vorrebbe smettere di cercare per liberarsi di un tempo ormai perduto. “Li ho ritrovati mettendo a posto le carte” dice mostrando i biglietti. “Congratulazioni. <strong>Francesco Messina Denaro</strong> e famiglia”.</p><p> Un cognome che fa sobbalzare. Francesco Messina Denaro, capomafia di Castelvetrano, trovato morto nel ‘98 nelle campagne durante la latitanza, cadavere che la moglie, davanti   allo sguardo attonito dei poliziotti, coprì con la sua pelliccia di <em>Astrakan</em>. Francesco era il padre di Matteo, attuale capo di Cosa Nostra, latitante da 16 anni, condannato all’ergastolo per le stragi del ‘93. I Messina Denaro erano i campieri della famiglia D’Alì, nella tenuta di contrada Zangara. Terreno venduto da Antonio D’Alì al gioielliere di Castelvetrano, <strong>Francesco Geraci</strong>, prestanome di <strong>Totò Riina</strong>, che andò a riprendere i soldi nella Banca Sicula dei D’Alì per restituirli a Matteo Messina Denaro, come lui stesso raccontò una volta diventato collaboratore di giustizia, dopo essere stato condannato per mafia. Oggi su quel terreno, confiscato, <em>Libera</em> produce olio.</p><p> <strong>IL REGALO DI NOZZE</p><p> DI MESSINA DENARO</strong></p><p> “Non lo avevo mai visto, non c’era accanto al vassoio d’argento massiccio, costato sicuramente oltre un milione, che Tonino portò a casa mia per esporlo accanto agli altri regali di matrimonio”, racconta. Divorziata da sei anni. A 55anni, Maria Antonietta Aula, Picci per gli amici, è una donna che non ha conti in sospeso con l’ex marito, né vendette da consumare. Solo ora quel luogo della memoria, sospeso tra passato e presente che l’ha avvolta per molti anni, è divenuto il tempo della parola che non ha mai voluto affidare ai tanti giornalisti che le hanno chiesto un’intervista, anche per timore di finire nel solito clichè della moglie tradita, abbandonata, assetata di vendetta.</p><p> “Gliel’ho restituito il vassoio dei Messina Denaro quando se n’è andato via. Non lo voleva, l’ha preso dopo aver insistito, in fondo era roba sua; perché sarebbe dovuto restare a casa mia?” Spiega davanti ad una tazza di caffè caldo, marmellata di arance fatta da lei, sedute nel parco di <em>Villa Pilati</em>.   Un’antica dimora seicentesca, trasformata in <em>bed and breakfast</em>, immersa nella natura, tra palme secolari, agrumeti, cascate di bougainvillea in fiore, che si affaccia sul mare di Bonagia, a pochi chilometri da Trapani. “La mia forza è mio figlio che vive e lavora a Londra, un ragazzo sensibile che si è fatto da solo senza mai chiedere nulla a nessuno. Ne sono molto fiera”. Il senatore D’Alì, non è un mistero, è un uomo che usa il potere di cui dispone con la scioltezza con cui una vecchina snocciola tra le dita il rosario. La signora Aula, che il potere “fa sorridere” ma la infastidisce quando diventa ostentazione, snocciola, invece, una litania di fatti, tutti documentati, che</p><p> raccontano come la politica e gli uomini delle istituzioni, non solo in Sicilia, convivano, con grande disinvoltura, senza suscitare alcuno scandalo, con la cosiddetta normalità mafiosa, che contribuisce a rendere la mafia “eterna”, restando sempre dentro quel circuito vizioso che confonde vittime e carnefici.</p><p> Quando D’Alì era sottosegretario all’Interno, il pm <strong>Andrea Tarondo</strong>, che indagava su di lui, da una conversazione intercettata apprese che un poliziotto che aveva fatto parte della sua scorta, poi, affidato a quella di D’Alì, aveva inviato un fax, dalla questura di Trapani, all’insaputa del questore Pinzello, al ministero della Giustizia, su richiesta del sottosegretario del Pdl, in cui affermava che il pm “sparlava” di D’Alì. Il ministro <strong>Castelli</strong> aprì un’indagine. Il pm, convocato dal procuratore generale, dimostrò l’infondatezza dell’accusa ma al poliziotto non successe nulla. In seguito il poliziotto tornò a far parte della scorta del pm che informò di quanto accaduto il nuovo questore <strong>Gualtieri</strong> e il poliziotto venne destinato ad altro incarico. In seguito, si scoprì che la moglie del poliziotto gestisce il bed and breakfast “Le Vele” nel palazzo di proprietà di D’Alì, dove il poliziotto si recava con l’auto di servizio, durante   l’orario di lavoro.</p><p> “Questo, invece, è firmato <strong>Filippo </strong>e <strong>Rosalia</strong> <strong>Guttadauro</strong>, ma il loro regalo non ce l’ho presente; forse Tonino non l’ha esposto, oppure l’ha fatto senza dirmi di chi fosse”, continua a raccontare la signora Picci mentre sfoglia la rubrica dove il marito registrava tutti i regali ricevuti. Alla lettera G esclama: “Non c’è! Che strano, eppure il biglietto è qui! Ricordo molto bene il matrimonio di Rosalia e Filippo Guttadauro alla Favorita di Marsala, più di 700 gli invitati. La mamma della sposa, la signora<strong> Lorenza Messina Denaro</strong> in cappello, una sfilza di doppiopetti rigati, musica e fiumi di champagne Cristall. C’erano <strong>Cuffaro</strong>, Dell’<strong>Utri</strong>, <strong>Mannino</strong>”. Rosalia è la sorella maggiore di Matteo Messina Denaro. Suo marito, Filippo Guttadauro, medico di Bagheria, è il referente di Matteo Messina Denaro per la provincia di Palermo, si interessava alle sorti politiche di Cuffaro. Ora è in carcere, condannato a 16 anni. “Con me a fare la spesa veniva sempre <strong>Patrizia</strong>, la sorella più piccola. Matteo da bambino l’ho tenuto sulle ginocchia, erano i figli di <strong>don Ciccio</strong>, che abitava nella casa a fianco alla nostra a Zangara, dove ci trasferivamo per la vendemmia” dice mentre continua a sfogliare la rubrica. “Ma questa è la mia scrittura!”, esclama indicando il foglio alla lettera M. Legge ad</p><p> alta voce: “Francesco Messina Denaro, grande centro argento consegnato 12-11-2000. Non lo ricordavo, l’ho scritto io quando gliel’ho restituito&#8221;.</p><p> Si alza seguita dai due inseparabili <em>Shih-Tzu</em>, Trillo e Gelsomina. Va in ufficio. Torna poco dopo tenendo in mano due fogli. Una riga di inchiostro nero li divide verticalmente: Aula e D’Alì, carta intestata Antonio D’Alì Solina, Trapani. Scritto a penna: “Nota per l’assegnazione dei regali di nozze in base alla provenienza degli stessi; a seguire i rispettivi regali ricevuti per ordine alfabetico”. “Anche qui mancano quelli di Guttadauro e Messina Denaro, mah!”, sospira. “Difficilmente rispondeva alle mie domande”. Le parole, come scrive Simone de Beauvoir, smuovono le coscienze, agitano gli animi, fissano il pensiero, insomma restano, è meglio non rischiare.</p><p> <strong>TELEGRAMMA</p><p> DAL CARCERE<br /> </strong></p><p> “Restava zitto come quella volta, quando gli consegnò il telegramma inviatogli da <strong>Franco Virga</strong>: ‘Auguri, tu ti diverti e io sto qua rinchiuso’.   Era dicembre del 1998, stavamo partendo per andare a trascorrere il Capodanno a Sharm el Sheik con il senatore del Pdl <strong>Domenico Contestabile</strong> e la sua fidanzata. Restai fulminata. Ma chi è questo, perché manda gli auguri a te, gli chiesi”. Franco Virga, figlio di <strong>Vincenzo Virga</strong>, capomafia di Trapani, arrestato dopo anni di latitanza, quando inviò quel telegramma era in carcere da due anni con una condanna a 9 anni per associazione mafiosa. Virga è il boss a cui Dell’Utri, presidente di Publitalia, si rivolse affinché chiedesse il pizzo per una sponsorizzazione a <strong>Vincenzo Garaffa</strong>, presidente della Pallacanestro. Come da sentenza di primo grado del tribunale di Milano, che condanna Dell’Utri per estorsione, reato derubricato in   appello in minacce: “Abbiamo uomini e mezzi che la possono convincere a cambiare opinione”, disse Dell’Utri a Garaffa che si rifiutava di pagare la mazzetta.</p><p> “A volte, invece, mi diceva: ‘Antonietta, cara, tu vedi troppi film di mafia’. Non sbagliava, in effetti a ripensarci ora, quando vidi “la Piovra”, forse esagero ma era come se sul video vedessi scorrere la mia vita. Ricordo che durante la campagna elettorale nel 1994, occasione in cui conobbi l’avvocato <strong>Dotti</strong> e la <strong>Ariosto</strong>, non feci altro che girare in macchina   per la città con l’imbianchino per coprire le scritte sui muri: D’Alì mafioso, D’Alì e i 40 ladroni. Gli dicevo: ma perché non reagisci sui giornali? Faceva spallucce, come diciamo noi”. Risultato: D’Alì ottenne 54 mila preferenze. Ma non la sua: “Io non ho mai votato Forza Italia e lui lo sapeva, forse per questo sentiva di non potersi completamente fidare di me. In effetti non condividevamo molto, cominciando dalla scelta, del tutto inaspettata, comunicatami quando era già avvenuta, di candidarsi nel ‘94 con Forza Italia su richiesta di <strong>Micciché</strong>. Ma la venuta di Berlusconi, quella proprio non me la posso scordare.</p><p> Regionali del ‘96. Fu nostro ospite. Arrivò preceduto da 7 bauli su ruote pieni di abiti e camicie e dalla fedele <strong>Marinella Brambilla</strong>, che al mattino lo truccava con tanto di quel cerone che dovetti buttare le federe e la sera lo struccava usando quintali di <em>kleenex</em>. La sede dei Ds di fronte casa era tappezzata di bandiere rosse in segno di sfida. Tonino era in ansia, continuava a ripetermi di andare a dirgli di toglierle, mentre Berlusconi, quando le vide, andò a suonare il campanello e disse: ‘Grazie per l’accoglienza, siete davvero gentili’. Capii che era un grande comunicatore,   capace di ribaltare situazioni a lui sfavorevoli.</p><p> Ricevetti in anticipo la lista delle cose proibite e di quelle indispensabili: pesce senza spine, perché il presidente temeva di soffocare, bagnoschiuma esclusivamente al limone, teli da bagno bianchi da avvolgere attorno alla vita, latte di mandorle   fatto in casa da bere al mattino ecc. Organizzai una cena per circa 150 persone, c’erano tutti: <strong>La Loggia</strong>, <strong>Schifani</strong>, Micciché. Prima di ripartire mi chiese come avrebbe potuto ricambiare a tanta gentilezza e io gli risposi: doni all’Unitalsi, di cui allora ero presidente, un pulmino per il trasporto dei malati. ‘Per tanto poco, signora, sarà fatto’. Del pulmino neppure l’ombra. Una sera di   dicembre del ‘96 squilla il telefono di casa: era Berlusconi. Chiamava per invitarci nel suo palco con<strong> Veronica </strong>alla <em>Prima della Scala</em>. Gli risposi: ‘Presidente, cosa farà mio marito non lo so, io non verrò’. ‘E perché mai signora?’. ‘Perché attendevo da lei una risposta dovuta perché promessa’. Senza neppure chiedermi a cosa mi   riferissi, rispose: ‘Va bene buonasera e riattaccò’. Quando lo raccontai a Tonino, mi rimproverò duramente. A Trapani, a Tonino lo chiamavano il piccolo Berlusconi perché anche lui aveva una tv, <em>Telesud</em>”.</p><p> Dove ogni volta che veniva attaccato dalla stampa o sentiva aria di qualche indagine in corso si presentava in video e cominciava così: “Cari amici, volevo informarvi che ho ottenuto il contributo per la Chiesa, che arriveranno i soldi per il porto, ecc. Abitudine che D’Alì mantiene su <em>facebook </em>dove alcuni giorni fa ha postato una notizia importante per i suoi elettori: “Cari amici, vi comunico che farò sentire ancora di più la voce della Sicilia, dato che sono stato chiamato a far parte del comitato per la politica economica con <strong>Bondi</strong>, <strong>La Russa</strong>, <strong>Verdini</strong>, il ministro <strong>Tremonti</strong>, <strong>Cicchitto</strong>, <strong>Quagliariello</strong>, <strong>Gasparri</strong>, <strong>Bocchino</strong>”.</p><p> <strong>LE CONDOGLIANZE</p><p> DI GUTTADAURO</strong></p><p> Picci accende la macchina del caffè. Nell’attesa estrae dalla borsa una busta trasparente.   Appoggia sul tavolo due telegrammi, li apre e con l’indice mostra il timbro di provenienza e la data: ufficio postale di Castelvetrano, 2 novembre 1983, intestati a dottor Antonio D’Alì Solina, corso Italia 108 Trapani: ‘Sentite condoglianze, Fam. Guttadauro Filippo’ e ‘Sentite condoglianze, famiglia Messina Denaro Francesco’. “Curioso eh?”.</p><p> Hanno inviato al marito le condoglianze per la morte di suo padre, poi Picci aggiunge con un sorriso ironico: “Spero che li abbia anche ringraziati”. Riprende a parlare dei Messina Denaro. Ricordi che inevitabilmente pesano, ma che si sfilano dalla memoria con la leggerezza di fatti che appartengono alla propria storia. “Nel 1988, sì, cinque anni dopo la vendita di Zangara, lessi sui giornali che Francesco Messina Denaro si era dato alla latitanza con l’accusa di essere il capomafia di Trapani. ‘Tonino, hai letto don Ciccio è un capomafia, ma tu lo sapevi?’, chiesi avvicinandomi a lui con il giornale in mano.</p><p> Risposta: ‘Antonietta cara, non lo sai i giornalisti come sono, devono pure scrivere qualcosa’. Don Ciccio era un uomo rispettato da tutti, anche dal prefetto di Milano, <strong>Amari</strong>, a cui faceva la raccolta delle olive”. Nonostante Francesco Messina Denaro fosse già stato sorvegliato speciale perché sospettato di numerosi fatti di mafia, che non potevano non essere noti, soprattutto a un prefetto della Repubblica, in aggiunta di Castelvetrano. “Era un uomo gentile, sua moglie Lorenza, un’ottima cuoca, faceva il pollo nel forno a legna come nessuno, una donna forte, i figli ne avevano soggezione. Matteo era un ragazzino vivace, occhi verdi trasparenti taglio orientale, molto bravo a scuola, che mi chiamava signora Antonietta. L’ultima volta che l’ho visto avrà avuto circa 20 anni, credo”. Cioè poco prima di diventare una delle più micidiali macchine da guerra di Cosa Nostra corleonese. A capo di una mafia che oggi ha dismesso la coppola, sostituito   la lupara con il <em>kalashnikov</em>, che sposta capitali da una parte all’altra del mondo, controlla i voti, indirizza il consenso grazie a politici conniventi, ma che continua a comunicare con i pizzini: “Tu sei migliore di me”, scrive Provenzano latitante e Matteo risponde: “Lei mi dice che io sono migliore di lei io non sono migliore di lei, io sono come lei”.</p><p> “Siamo andati a Zangara finché Tonino, inaspettatamente, dopo aver appena impiantato una nuova vigna, decise di vendere il terreno”, continua riavvolgendo il nastro della memoria. “Finché c’è stato lui in campagna non è mai successo niente, poi da quando sono rimasta sola ho subito due attentati intimidatori che ho denunciato. Uno nel 2001, quando mi hanno rubato il gruppo elettrogeno dall’azienda agricola in contrada Fulgatore, facendo restare a secco il vigneto. Poi, dopo qualche   anno, le pecore dei mafiosi <strong>Agugliaro </strong>mi hanno mangiato tutto il frumento: ‘Cà cangiarono tutte cose da quando c’è lei e non c’è più u’ senature’, mi dissero. Ho saputo dai giornali che sono stati arrestati e condannati a 15 anni per tentato omicidio. Non è facile, lo so, anche gli investigatori mi consigliano di fare attenzione, ma che debbo fare, fino al 2015 devo pagare i debiti lasciatimi da mio marito per il vigneto che volle impiantare nell’azienda di papà. Adesso l’ho estirpato e spero di poter affittare il terreno per il fotovoltaico. Forse non sembra, ma sono una donna forte, certe cose non le permetto”.</p><p> <strong>MATRIMONIO CHE VA</p><p> MATRIMONIO CHE VIENE</strong></p><p> Tace. Il sorriso si spegne come se improvvisamente i ricordi fossero divenuti troppo dolorosi. Parla d’altro, degli ospiti che stanno per arrivare, dei fiori appena raccolti da sistemare nelle stanze. Si alza, entra in casa. Torna con il caffè. Racconta del pericolo sventato, almeno per ora, di vedersi annullare il matrimonio come richiesto dal marito, grazie   all’appoggio di Ninni Treppiedi, fratello del capo di gabinetto del senatore D’Alì quando era presidente della provincia di Trapani, segretario del vescovo Francesco Miccichè. “Inconsapevolezza dell’indissolubilità del matrimonio”, questa la motivazione. “Inconsapevolezza della indissolubilità del matrimonio!”, ripete con evidente dolore. Il senatore D’Alì, nel frattempo, si è sposato in un monastero sconsacrato. Testimoni di lui: l’ex ministro dell’Interno <strong>Pisanu</strong> e la moglie Annamaria. Testimoni di lei: <strong>Bruno Vespa</strong> e la moglie, il magistrato <strong>Augusta Iannini</strong>. Al fastoso ricevimento offerto dal sottosegretario all’Interno, a Palazzo Rospigliosi Pallavicini, con tanto di cassate e cannoli fatti arrivare dalla pasticceria Billè di Messina, come documentato da <em>Il Tempo</em>, c’erano proprio tutti: spiccavano Cuffaro, Dell’Utri, <strong>Bobo Craxi</strong>, Schifani, Gasparri, La Loggia, Bonaiuti, <strong>Tassone</strong>, <strong>Bertolaso</strong>, <strong>Santanchè</strong>, Billè.</p><p>“Era il 4 aprile del ‘99, eravamo andati alla Processione dei Misteri del Venerdì Santo, c’era anche Gianfranco Micciché. Io sono rientrata prima. Nel cuore della notte si accende la abat jour, sento la sua voce: “Me ne vado, amo un’altra donna”. Il giorno dopo era fuori casa, tre anni dopo eravamo già divorziati”. Divorzio conclusosi con una liquidazione per la moglie di 200 mila euro. “Poco importa se per vivere preparo marmellate e organizzo banchetti per   matrimoni, va bene così. Certo, avrei potuto chiedere un accertamento patrimoniale per sapere dove fossero finiti i 7 miliardi incassati dalla vendita della Banca Sicula, di cui possedevo azioni, avrei potuto chiedere spiegazioni sui conti a Montecarlo e se ricordo bene in Lichtenstein, ma non l’ho fatto anche per rispetto di mio figlio. Ma da quel giorno è come se fossi diventata trasparente. Il vescovo, che conoscevo bene essendo presidente dell’Unitalsi, andava a cena con lui e con quella che allora era la sua amante”. E la città guardava. “Ora che, invece, è la moglie – racconta la signora Picci – ci va a Lourdes con il cardinale Ruini a bordo dell’aereo del Vaticano”. La nuova signora D’Alì è <strong>Antonia Postorivo</strong>, 41 anni, calabrese di <strong>Roggiano Gravina</strong>, avvocato dello studio Previti, amica di <strong>Jole Santelli</strong>, sottosegretario alla Giustizia ai tempi di Castelli ministro. <em>Habituè </em>dei salotti romani, amica intima dell’avvocato <strong>Ghedini</strong>, ma anche di Micciché,che la presentò al senatore D’Alì. Per lei ha acquistato un prestigioso appartamento vicino a piazza Navona, che le ha intestato, oltre ad avere comperato una caserma della Guardia di finanza dismessa a Favignana, ristrutturata utilizzando per il trasporto dei materiali la motovedetta della polizia di Stato, come ci viene raccontatodapiùtestimoni,anchechiamandogli agenti al termine del turno. Storie di ordinario potere in terra di Sicilia, ma non solo.</p><p><em>da Il Fatto Quotidiano del 25 novembre 2009</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2009/11/25/la-politica-nella-terra-di-cos/12438/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>43</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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