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	<title>Il Fatto Quotidiano &#187; Sonia Alfano</title>
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		<title>Salemi e l&#8217;ultima farsa di Sgarbi</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 17:45:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Alfano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Finalmente si fa luce sull’amministrazione comunale di Salemi! Quasi un anno fa, a seguito dell’operazione “Salus Iniqua”, che portò al sequestro di 35 milioni di euro alla persona che volle la candidatura di Vittorio Sgarbi a sindaco di Salemi, inviai una nota ufficiale al Ministero dell’Interno (e per conoscenza al Prefetto di Trapani), per chiedere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente si fa luce sull’amministrazione comunale di <strong>Salemi</strong>! Quasi un anno fa, a seguito dell’<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/17/sgarbi-le-amicizie-pericolose-ora-sciogliete-salemi/111787/" target="_blank">operazione “<strong>Salus Iniqua</strong>”</a>, che portò al sequestro di 35 milioni di euro alla persona che volle la candidatura di <strong>Vittorio Sgarbi</strong> a sindaco di Salemi, <a href="http://www.soniaalfano.it/comunicati/2011/05/19/mafia-alfano-idv-sgarbi-discesa-agli-inferi-come-b-ho-chiesto-invio-commissione-prefettizia-a-salemi/" target="_blank">inviai una nota ufficiale al Ministero dell’Interno</a> (e per conoscenza al Prefetto di Trapani), per chiedere di valutare la possibilità dello scioglimento del consiglio comunale della cittadina trapanese. In quella occasione, come in altre, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/24/sgarbi-sonia-alfano-mi-ha-diffamato-ma-nel-post-non-si-parla-di-lui/113478/" target="_blank">Sgarbi replicò con offese e intimidazioni.</a></p>
<p>Ora la Commissione di accesso agli atti ha finito il suo lavoro e ha inviato la relazione (centinaia di pagine) al Ministero dell’Interno. Io non ho dubbi sul fatto che il comune di Salemi sarà sciolto per infiltrazioni mafiose. Nella misura di prevenzione personale e patrimoniale chiesta e ottenuta dalla Questura di Trapani ai danni di <strong>Giuseppe Giammarinaro</strong>, pluripregiudicato e presunto mafioso, infatti, era già ben delineata l’importanza che le pressioni mafiose avevano sulla giunta di Vittorio Sgarbi.</p>
<p>Eppure oggi il sindaco, <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sicilia/2012/02/06/visualizza_new.html_75480279.html" target="_blank">nell’annunciare per l’ennesima volta le sue dimissioni</a>, dice di non essersi mai accorto di nulla. E’ l’ultima delle volgari farse del noto pregiudicato. Nel leggere le sue parole ho ricordato di quando insieme ai ragazzi del Meetup di Palermo sono andata a Salemi, al suo comizio con “tapiri” sul palco e “picciotti” in prima fila, per informare i cittadini sul suo davvero poco limpido passato e sulle sue amicizie con personaggi equivoci: nello specifico l’ex democristiano andreottiano <strong>Giuseppe Giammarinaro</strong>, noto alle cronache giudiziarie trapanesi per essere stato anche destinatario di una misura di sorveglianza speciale. In quell’occasione il candidato sindaco <a href="http://www.youtube.com/watch?v=lHBnN9RGmWE" target="_blank"><strong>Vittorio Sgarbi</strong> incaricò i “picciotti” di Giammarinaro di aggredirci</a>. Poi lo ringraziò per il sostegno elettorale.</p>
<p>Come dicevo, il sindaco non si era accorto di essere amico di Giammarinaro né si era accorto di come questi avesse condizionato l’attività della sua amministazione, sebbene fosse noto un po’ a tutti. Oggi, peraltro, un attimo prima di annunciare le sue dimissioni, ha sospeso <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/29/sgarbi-concorso-vice-sindaco-donne/180615/" target="_blank">il “concorso” (altra trovata ridicola del suo percorso politico) indetto per nominare un vicesindaco</a> e ha fatto la sua scelta. <strong><a href="http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sicilia/2012/02/06/visualizza_new.html_74829775.html" target="_blank">Chi avrà nominato? Giuseppe Giammarinaro</a>!!</strong> Incredibile ma vero! Mi auguro che sia davvero l’ultimo dei suoi scriteriati atti contro Salemi.</p>
<p>In passato, tra le altre cose, Sgarbi fece delle pesantissime allusioni sull’<a href="http://www.familiarivittimedimafia.com/" target="_blank">Associazione che presiedo</a>, quella che riunisce i familiari delle vittime innocenti della mafia. Insinuò un fantomatico “sperpero di danaro pubblico”, pur essendo perfettamente consapevole del fatto che ci siamo sempre <strong>autofinanziati</strong>. Sempre in quella circostanza, mi accusò di volere la Sicilia in mano alla mafia per poter continuare a “fingermi vittima”, offendendo non solo me, ma anche la memoria di mio padre, giornalista ucciso dalla mafia nel 1993.</p>
<p>Bene, oggi mi pare chiaro un concetto: non sono io il sindaco di un comune che sta per essere sciolto per gravi infiltrazioni mafiose. Non sono io che ho appena nominato vicesindaco il presunto mafioso Giammarinaro. Non sono io che voglio la Sicilia in mano alla mafia. Anzi. Io questo scioglimento l’ho chiesto, quindi mi pare evidente che la mafia la disprezzo, così come disprezzo quanti colludono con essa.</p>
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		<title>L’apartheid della politica</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 16:16:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Alfano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari giovani, dice Monti che il posto fisso ve lo potete scordare. E dice anche che questa pretesa è una monotonia: “E’ bello cambiare e accettare delle sfide”, ha affermato ieri sera di fronte a milioni di telespettatori. Non è paradossale che uno che siede non solo sulla poltrona di Presidente del Consiglio dei Ministri, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari giovani, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/lavoro-monti-posto-fisso-monotono-sullo-spread-scendera-ancora/188328/" target="_blank">dice <strong>Monti</strong> che il <strong>posto fisso</strong> ve lo potete scordare</a>. E dice anche che questa pretesa è una <strong>monotonia</strong>: “E’ bello cambiare e accettare delle sfide”, ha affermato ieri sera di fronte a milioni di telespettatori. Non è paradossale che uno che siede non solo sulla poltrona di Presidente del Consiglio dei Ministri, con lauto stipendio e privilegi vari, ma addirittura su quella di <strong>senatore a vita</strong>, chieda ai giovani di abbandonare la speranza del posto fisso? Un senatore <strong>a vita</strong>: più “posto fisso” di così! Chissà quanti sono gli italiani che vorrebbero sollevare Mario Monti dalla monotonia quotidiana?</p>
<p>Al contrario di<strong> Berlusconi</strong>, Monti non ama ironizzare e diffondere falso ottimismo. Preferisce dirlo chiaro che le sue politiche del lavoro non puntano dove vorremmo. Così i giovani, perfettamente consapevoli del fatto che è già difficile trovare un “posto da precario”, devono rinunciare al “sogno” del posto fisso, e i lavoratori devono dimenticare il diritto sancito dall’<strong>articolo 18</strong>, che Monti definisce “pernicioso per lo sviluppo dell’Italia”. Ci sono poi gli <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/24/anni-laureato-sfigato-parola-viceministro-michel-martone/186094/" target="_blank">sfigati ultra ventottenni</a>, quelli senza lo straccio di una laurea.</p>
<p>Ora, sanno benissimo, il sig. Monti e il suo esecutivo, che quando un padre di famiglia si rivolge ad una banca per un mutuo, questa gli <strong>impone</strong> di essere monotono; e dovrebbero conoscere altrettanto bene l’art. 1 della Costituzione, che recita(va?) “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. In sostanza, poichè questo governo non è in grado di trovare la cura alla malattia, ha deciso di iniettare il virus a tutti, per sopperire al rischio di un <strong>“apartheid dei lavoratori”</strong>. Tutti disoccupati, per evitare disparità.</p>
<p>Sono stanca di ripeterlo: la crisi si poteva (e si potrebbe ancora) risolvere con manovre ben diverse. Seria lotta alla <strong>corruzione</strong> e all’<strong>evasione fiscale</strong>, maggiore attenzione alla gestione dei <strong>beni confiscati</strong> alle organizzazioni criminali. E invece no. Tagli alle pensioni, soppressione dei diritti, aumento dell’Iva (e quindi batosta al potere d’acquisto dei cittadini), e tante altre misure che definire inique sarebbe un eufemismo. Forse è arrivato il momento di smentire la “diceria” secondo la quale i parlamentari hanno il “posto fisso”: molti di loro potrebbero andare subito a casa e lasciare spazio ai giovani, che hanno tanto bisogno di lavorare. Basta con questo “<strong>apartheid della politica</strong>”.</p>
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		<title>Cip 6: vent&#8217;anni di soldi pubblici &#8220;in fumo&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 10:34:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Alfano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vent’anni. Tanti ne sono trascorsi da quando, a seguito della legge n. 9 del 1991, è stata adottata la delibera del Comitato Interministeriale Prezzi del 29 aprile 1992, tristemente nota ai cittadini come Cip 6. Con questa delibera le bollette energetiche degli italiani sono state sovraccaricate del 7% con lo scopo di incentivare la diffusione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vent’anni. Tanti ne sono trascorsi da quando, a seguito della legge n. 9 del 1991, è stata adottata la <a href="http://www.autorita.energia.it/it/docs/riferimenti/CIP_6.htm" target="_blank">delibera del Comitato Interministeriale Prezzi del 29 aprile 1992</a>, tristemente nota ai cittadini come <strong>Cip 6</strong>. Con questa delibera le bollette energetiche degli italiani sono state sovraccaricate del 7% con lo scopo di incentivare la diffusione delle energie rinnovabili e “assimilate”. Grazie a tale termine questi soldi – <strong>35 miliardi di euro</strong> – pubblici sono finiti nelle tasche di chi ha costruito e gestisce<strong> inceneritori</strong>. Nel 2004 la Commissione Europea mise l’Italia in procedura di infrazione per il seguente motivo: non si poteva spacciare l’incenerimento come energia rinnovabile (e dunque ammessa a ricevere incentivi pubblici). L’Italia, con tempi biblici, si adeguava a modo suo, creando uno di quei regimi transitori che dalle nostre parti sono eterni. Intoccabili, perché sembra che non esistano. Non mi soffermo a raccontare tutti i passaggi burocratici tra norme, ordinanze e decreti. Il risultato è che oggi in Italia esistono degli inceneritori che ancora godono di flussi di denaro pubblico, aiuti statali palesemente <strong>illegittimi</strong> rispetto a tutte le norme UE.</p>
<p>Il ragionamento è semplice: come può essere incentivato con finanziamenti pubblici un tipo di impianto che, secondo la direttiva “rifiuti”, dovrebbe essere l’estrema ratio, l’opzione residuale e ultima del ciclo dei rifiuti negli Stati membri? Siamo in tanti, tra cittadini, associazioni e comitati, a domandarcelo. Per questo <a href="http://www.soniaalfano.it/search/cip6" target="_blank">ho già più volte interrogato la Commissione Europea</a> per metterla di fronte alle diverse e significative contraddizioni di tale vicenda. Basti pensare che nel gennaio 2007, nella lettera di chiusura della procedura di infrazione, la Commissione segnalava all’Italia che il suo progetto di aiuti di Stato per l’incenerimento di rifiuti non biodegradabili doveva essere compatibile con la normativa comunitaria. Eppure lo scorso settembre, in risposta ad una mia interrogazione, la stessa Commissione ha affermato di non aver ricevuto alcuna notifica (obbligatoria!) di tale progetto da parte dell’Italia. E ha aperto una <strong>procedura di indagine</strong>. Insomma, tra l’Italia “menefreghista” e la Commissione “smemorata”, tutto è immobile. O meglio, lo era. Proprio pochi giorni fa <a href="http://www.soniaalfano.it/parlamento/2012/01/28/cip-6-e-incentivi-allincenerimento-dei-rifiuti-in-italia-aiuti-di-stato-illegittimi-3/" target="_blank">ho depositato un’altra interrogazione</a>, la terza, per “ricordare” alla Commissione che stiamo aspettando i risultati delle sue indagini…</p>
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		<title>L&#8217;Ue e i diritti umani in Kazakhstan</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 17:59:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Alfano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo scorso dicembre sono intervenuta durante la plenaria del Parlamento Europeo di Strasburgo per chiedere un tempestivo intervento dell’Unione Europea per fermare la continua violazione dei diritti umani in Kazakhstan (Asia centrale). Dal maggio scorso, a seguito di alcune manifestazione dei lavoratori dell’industria petrolifera nella provincia del Mangistau, il governo kazako è intervenuto in maniera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso dicembre sono intervenuta durante la plenaria del Parlamento Europeo di Strasburgo per chiedere un tempestivo intervento dell’Unione Europea per fermare la continua <a href="http://www.soniaalfano.it/blog/2011/12/19/la-battaglia-per-i-diritti-umani-in-kazakhstan/" target="_blank"><strong>violazione dei diritti umani in Kazakhstan</strong></a> (Asia centrale). Dal maggio scorso, a seguito di alcune manifestazione dei lavoratori dell’industria petrolifera nella provincia del Mangistau, il governo kazako è intervenuto in maniera sempre più dura, reprimendo qualsiasi forma di dissenso, di protesta e facendo tacere tutte le voci di libera informazione. Sindacalisti sono stati misteriosamente uccisi, radio e televisioni chiuse e perquisite, giornalisti aggrediti, lavoratori e manifestanti rinchiusi in carcere senza accuse.</p>
<p>Lo scorso 15 gennaio, con elezioni definite dall’<strong>Ocse</strong> “non democratiche”, il partito del presidente <strong>Nursultan Nazarbayev</strong> ha conquistato più dell&#8217;80% dei voti (rispetto all’88% delle elezioni del 2007 e con bassa affluenza alle urne). Ieri il leader del partito politico “Alga!” (che sta procedendo alla sua registrazione in Kazakhstan), <strong>Vladimir Kozlov</strong>, di ritorno dall’Europa dove aveva incontrato il Parlamento Europeo e la Commissione,<strong> è stato arrestato</strong> dal comitato di sicurezza nazionale kazako e la sua casa è stata perquisita. Stessa sorte è toccata, tra gli altri, a Mikhail Sizlov, Zhanbolat Mamay, Gulzhan Lepesova, Askar Tokmurzin e una quindicina di persone sono rimaste isolate dentro gli uffici del paritto “Alga!”. Il capo redazione del giornale <em>Vzglyad</em>, <strong>Igor Vinyavsky</strong>, è stato accusato del reato di <em>“incitamento al rovesciamento violento dell’ordine costituzionale e alla violazione dell’unità del territorio della repubblica del Kazakhstan”</em>.</p>
<p>Alcune delle persone arrestate io le ho conosciute di persona, le ho incontrate più di una volta. Non si sentono degli eroi, “solo” delle persone che credono nei diritti inviolabili che a ognuno deve avere garantiti. Eppure il loro coraggio, la loro azione per la democrazia rischiano di trasformarli in martiri. Io, ascoltando le loro testimonianze, promisi loro che non li avrei abbandonati e che avrei preteso <strong>pronte risposte</strong> da parte delle istituzioni europee. Oggi stesso ho depositato un’interrogazione all’Alto Rappresentante dell’Unione Europea, Catherine Ashton, chiedendole di intervenire immediatamente. Inoltre proporrò una <strong>risoluzione d’urgenza</strong> per violazione dei diritti umani per la prossima plenaria del Parlamento Europeo.</p>
<p>L’<strong>Unione Europea</strong> è fondata sui diritti, sulla democrazia, non possiamo abbandonare i cittadini kazaki al loro destino.</p>
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		<title>Testimoni di giustizia: un fallimento dello Stato</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 15:25:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Alfano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’è ancora qualcuno convinto che la mafia al Nord non esista, nonostante il Parlamento europeo abbia preso atto, dopo una serie di mie interrogazioni parlamentari alla Commissione europea e una risoluzione sulle mafie nell’Ue, del fatto che le cosche si sono addirittura infiltrate in tutti i 27 Stati membri. Eppure, già nel novembre del 1991, una donna che i giornali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C’è ancora qualcuno convinto che la mafia al Nord non esista, nonostante il Parlamento europeo abbia preso atto, dopo una serie di mie interrogazioni parlamentari alla Commissione europea e una <a href="http://www.soniaalfano.it/blog/2011/10/26/il-parlamento-europeo-ha-approvato-il-rapporto-contro-le-mafie/" target="_blank">risoluzione sulle mafie nell’Ue</a>, del fatto che le cosche si sono addirittura <a href="http://www.soniaalfano.it/blog/2010/10/01/la-mafia-in-europa-esiste-parola-della-commissione/" target="_blank"><strong>infiltrate</strong> <strong>in tutti i 27 Stati membri</strong></a>.</p>
<p>Eppure, già nel novembre del 1991, una donna che i giornali hanno ribattezzato “la merciaia”, denuncia il racket delle estorsioni. Il suo nome è <strong>Pina Aquilini</strong>, ed è stata la prima, e una delle poche (forse l’unica), commerciante toscana di Campi Bisenzio che abbia deciso di affrontare in tribunale la mafia. Grazie alle sue testimonianze finisce in carcere Marcello Cavataio, nato a Montalcino (e non a Corleone) ma, <a href="http://www.regione.toscana.it/regione/multimedia/RT/documents/2010/01/21/822ff757214a049d5a3fdfe663160442_lacriminalitaorganizzataintoscanaparteprima.pdf" target="_blank">a detta della DDA di Firenze, appartenente “all’ambiente mafioso” e facente parte di “un gruppo familiare che per lunghi anni si è reso responsabile di gravissimi fatti delittuosi (omicidi, estorsioni, reati in materia di stupefacenti ed altro [...])</a>”.</p>
<p>Così Pina Aquilini fa il suo dovere di cittadina e commerciante onesta, fa arrestare i membri della <strong>banda del Cavataio </strong>e, come da tradizione, finisce sul lastrico. Il Fondo Antiracket non la aiuta e nel novembre del 1993 viene avvicinata dagli uomini del Cavataio e picchiata affinchè ritratti. Ma la signora Aquilini non demorde, denuncia anche i suoi aggressori. Per 8 anni lo Stato non le riconosce alcun risarcimento: soltanto nel 2000 le viene concesso il contributo previsto per le vittime del racket.</p>
<p>Finalmente Pina Aquilini vede <strong>una luce in fondo al tunnel</strong>. Paga i debiti e riparte, dopo anni di miseria e sofferenze, con la sua attività. Ma la serenità dura poco, perchè nei primi giorni del 2002 la mafia bussa di nuovo alla sua porta, e fa rumore: <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2003/02/26/nuova-estorsione-alla-merciaia.html" target="_blank">Giuseppe Santaguida, imparentato con uno ‘ndranghetista, le chiede di “versare” 4 milioni (di lire) al mese, e per convincerla a non farne parola con nessuno le mette le mani addosso. La “merciaia” denuncia, ancora, e si costituisce parte civile nel processo a carico di Santaguida.</a></p>
<p>Oggi Pina Aquilini vive lontano dalla sua merceria e dalla sua Campi Bisenzio. E’ dovuta scappare in un paesino di montagna, perchè i boss sono ancora in paese. <strong>Lei, come mi scrive in una lettera</strong>, la mattina si alza alle cinque per andare a fare le pulizie per cinque euro l’ora, lavora soltanto due ore al giorno e ha un marito disoccupato. Ciò significa che con dieci euro al giorno deve mandare avanti una famiglia. Non chiede nulla, la &#8220;merciaia&#8221;, ma rivendica il suo diritto ad avere restituita la propria dignità, troppe volte calpestata da uno Stato assente, indifferente, ingrato. Le storie dei testimoni di giustizia, patrimonio morale e civile inestimabile del nostro Paese, purtroppo non sono incoraggianti: basti pensare che la maggior parte di loro ha in sospeso qualche contenzioso con la Commissione Centrale Protezione del Ministero dell&#8217;Interno.</p>
<p>Buona parte delle istituzioni, comunque, continua a suggerire a commercianti e imprenditori vessati di denunciare, salvo poi abbandonarli al loro crudele destino. E’ indispensabile che il sistema di gestione dei testimoni di giustizia e delle vittime del racket venga rivisitato a dovere, poiché a queste condizioni gli imprenditori e i commercianti taglieggiati che vorrebbero esporsi hanno, giustamente, paura delle conseguenze. Per questo quello che mi auguro è che il legislatore, l&#8217;attuale governo (o più probabilmente quello che verrà) e in particolare il Ministro dell’Interno, vogliano impegnarsi affinché funzioni meglio il <strong>sistema di cautele </strong>(che non vanno confuse con quelle riservate ai collaboratori) e che ai testimoni di giustizia vengano concretamente garantiti, oltre alla sicurezza personale, anche <strong>aiuti materiali, economici, psicologici e sociali</strong>. Senza eccezioni e puntualmente. Spesso ai testimoni di giustizia costretti a cambiare identità e a trasferirsi in incognito, per esempio, non viene assicurata un&#8217;assistenza adeguata rispetto al trauma che stanno subendo, mentre <a href="http://www.soniaalfano.it/comunicati/2011/12/27/antiracket-alfano-idv-%e2%80%9cal-fianco-di-ignazio-cutro%e2%80%99-vitima-dell%e2%80%99inefficienza-dello-stato%e2%80%9d/" target="_blank">ad altri accade di ricevere cartelle esattoriali da urlo benché queste dovessero essere bloccate da sospensioni prefettizie</a>. Tutto questo non deve più accadere.</p>
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		<title>L’Ungheria: un test democratico per l’Unione</title>
		<link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/13/l%e2%80%99ungheria-test-democratico-l%e2%80%99unione-europea/183668/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 17:08:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Alfano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La stampa e l’opinione pubblica internazionale sembra se ne siano accorte solo nelle ultime settimane: la nuova Costituzione ungherese, approvata nel 2011 ed entrata in vigore l’1 gennaio 2012, sfida apertamente i principi democratici e i valori fondanti su cui l’Unione Europea è costruita. La campagna politica che il premier ungherese Viktor Orbán sta conducendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La stampa e l’opinione pubblica internazionale sembra se ne siano accorte solo nelle ultime settimane: la nuova <strong>Costituzione ungherese</strong>, approvata nel 2011 ed entrata in vigore l’1 gennaio 2012, sfida apertamente i principi democratici e i valori fondanti su cui l’Unione Europea è costruita. La <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/03/nero-ungherese-la-svolta-autoritaria-di-orban/181214/" target="_blank">campagna politica che il premier ungherese <strong>Viktor Orbán</strong> sta conducendo</a> da quasi due anni è estremamente pericolosa e antidemocratica.</p>
<p>Già nel luglio del 2010 avevo presentato, insieme ad altri eurodeputati, un’<a href="http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+OQ+O-2010-0103+0+DOC+XML+V0//IT" target="_blank">interrogazione alla Commissione Europea</a> sulla minaccia dei primi interventi legislativi del governo ungherese, quelli volti a limitare fortemente la <strong>libertà di informazione</strong> anche attraverso l’istituzione di veri e propri organi censori. Ma il progetto politico di Orbán ha subito un’accelerazione improvvisa con l’approvazione, nel giro di pochi mesi e coi voti del solo partito di maggioranza, di una profonda riscrittura della carta costituzionale ungherese. Con questa modifica viene <strong>stravolto l’assetto istituzionale</strong> del Paese, con una forte<strong> limitazione dell’indipendenza</strong> di alcuni organi importanti (Corte costituzionale, Corte dei Conti, Banca centrale) e compromettendo la stessa terzietà della magistratura, con l’assegnazione ad un unico soggetto (di fatto di nomina governativa) di ampi poteri &#8211; paragonabili a quelli del Csm -, ivi compresi quelli di nominare e rimuovere i magistrati.</p>
<p>Non si può sottacere, inoltre, il fatto che la nuova Costituzione ungherese, elaborata sulla base di un mix di populismo, xenofobia e fondamentalismo pseudo-cattolico, esalta e promuove le<strong> discriminazioni</strong> sulla base dell’orientamento sessuale, della razza e del credo religioso. Penso che non siano sufficienti poche righe per descrivere quanto sta accadendo in Ungheria. Si tratta di una situazione che, purtroppo, in Parlamento Europeo, <a href="http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=TA&amp;reference=P7-TA-2011-0315&amp;language=IT&amp;ring=P7-RC-2011-0379" target="_blank">denunciamo da molto tempo</a>, chiedendo alla Commissione Europea di intervenire.</p>
<p>Lo scorso dicembre la Commissione, a ridosso dell’entrata in vigore della Costituzione, ha inviato lettere di richiesta di chiarimento all’Ungheria, ma questa volta in molti pensano che la probabile “messa in mora” non sarà sufficiente. Come ho detto ieri in commissione parlamentare Libe in presenza della Commissione Europea, bisogna utilizzare lo strumento dell’<strong>art. 7</strong> del Trattato dell’Ue, che consente di <strong>sospendere i diritti</strong> &#8211; ma non i doveri &#8211; di uno Stato membro, compreso quello di voto. La Commissione, che tentenna, la prossima settimana verrà a riferire a Strasburgo. Il Parlamento Europeo, nonostante resistenze interne, sembra voler procedere nell’attivazione della procedura “articolo 7”. Sottovalutare ancora la “questione ungherese” significherebbe dare un colpo forse mortale all’Unione Europea; a quell’Unione costruita per difendere e diffondere libertà, diritti e democrazia.</p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/13/l%e2%80%99ungheria-test-democratico-l%e2%80%99unione-europea/183668/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
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		<title>Lettera a Gomez: uno spazio per Tizian</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 16:15:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Alfano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro Direttore, come sai al Parlamento Europeo, in qualità di membro della Commissione Libe, oltre ad occuparmi di giustizia e affari interni, ho condotto delle lunghe battaglie per le libertà civili e la libertà di stampa ed espressione. Anche e soprattutto per quanto riguarda il nostro Paese, interessato per lunghissimo tempo da un deficit di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Caro Direttore</strong>,<br />
come sai al Parlamento Europeo, in qualità di membro della Commissione Libe, oltre ad occuparmi di giustizia e affari interni, ho condotto delle lunghe battaglie per le<strong> libertà civili</strong> e la<strong> libertà di stampa</strong> ed espressione. Anche e soprattutto per quanto riguarda il nostro Paese, interessato per lunghissimo tempo da un <strong>deficit</strong> di informazione dovuto al controllo spasmodico da parte del governo <strong>Berlusconi</strong>. Il mio impegno, in tal senso, è dovuto certamente in parte alla mia storia personale, ma anche e soprattutto a valori e principi che mi appartengono da sempre e che dovrebbero appartenere ad ogni individuo che decida di fare politica.</p>
<p>Per cui ieri, leggendo la notizia relativa alle <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/11/giovane-cronista-precario-sotto-scorta-scritto-sulle-mafie-emilia/182982/" target="_blank">pesanti intimidazioni subìte dal giovanissimo giornalista <strong>Giovanni Tizian</strong></a>, ho provato una profonda amarezza dovuta al fatto, odioso, di dover assistere al tragico scenario di un cronista scrupoloso, appassionato e attento che non può condurre serenamente le proprie inchieste, non può svolgere il proprio lavoro, <strong>non può informare.</strong></p>
<p>Anche io, come Giovanni, seppure in un’altra veste (quella di Presidente dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia), ho parlato, attraverso una serie di incontri pubblici, della presenza delle cosche in <strong>Emilia Romagna</strong> e, poiché l’approccio della politica è assolutamente inadeguato rispetto al peso economico e sociale che le mafie rappresentano ormai anche per il Nord, ritengo che l’impegno di un giornalista ventinovenne, peraltro figlio di una vittima di ‘ndrangheta, sia meritevole di essere premiato e soprattutto <strong>difeso</strong> come <strong>patrimonio culturale</strong> che appartiene a tutti i cittadini onesti.</p>
<p>Questa missione, ovvero la difesa della libertà d’espressione e di parola, spetta alla parte sana della politica e ancor di più allo stesso mondo dell’informazione e della grande stampa, troppo spesso indifferente o superficiale di fronte a “episodi” di questo genere. Poiché ritengo <em>ilfattoquotidiano.it</em> uno spazio di <strong>informazione di rilievo</strong> e poiché sappiamo essere l’<strong>unico megafono veramente libero</strong> e privo di filtri in virtù del fatto che i lettori sono i suoi unici finanziatori, non posso che rivolgermi a te.</p>
<p>Unendomi alle <a href="https://www.facebook.com/pages/Un-Blog-per-Giovanni-Tizian/222132947869418" target="_blank">tante voci che stanno correndo sul web</a> nelle ultime ore, quindi, ti chiedo, senza timore di risultare inopportuna, di offrire a <strong>Giovanni Tizian</strong> uno spazio permanente su <em>ilfattoquotidiano.it</em> affinchè possa continuare a esercitare il suo diritto-dovere di informare e affinchè gli stessi lettori possano esercitare il proprio diritto-dovere di essere informati.</p>
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		<title>Rifiuti, quando si farà l&#8217;interesse dei cittadini?</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 11:40:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Alfano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La sentenza di condanna emessa ieri dalla Corte dei diritti dell’Uomo di Strasburgo nei confronti dell’Italia per la pessima gestione della crisi dei rifiuti è simbolica (ovvero non produrrà pene di tipo pecuniario) ma estremamente significativa, in quanto afferma il diritto dei cittadini europei a vivere in un ambiente sano e impone contestualmente alle autorità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/10/rifiuti-campania-corte-strasburgo-condanna-litalia-gestione-dell%e2%80%99emergenza/182706/" target="_blank">sentenza di condanna</a> emessa ieri dalla <strong>Corte dei diritti dell’Uomo di Strasburgo</strong> nei confronti dell’Italia per la pessima gestione della<strong> crisi dei rifiuti</strong> è simbolica (ovvero non produrrà pene di tipo pecuniario) ma estremamente significativa, in quanto afferma il diritto dei cittadini europei a vivere in un ambiente sano e impone contestualmente alle autorità statali una gestione virtuosa del ciclo dei rifiuti.</p>
<p>Mi chiedo se questa condanna, di fatto, non rappresenti indirettamente una sorta di pietra tombale giurisprudenziale su vent’anni di politiche italiane dei rifiuti basate sull’incenerimento degli stessi attraverso impianti (inquinanti e dannosi per la salute) costruiti con i contributi versati dai cittadini italiani tramite la scandalosa <strong><a href="http://www.soniaalfano.it/search/cip6" target="_blank">truffa dei Cip6</a></strong> e sulle discariche. L’attuale sistema, oltre ad aver causato gravissimi danni alla salute e al benessere dei cittadini, ha favorito i gruppi di potere e ingrassato le tasche della<strong> criminalità organizzata</strong>. Il fenomeno dello smaltimento illegale di rifiuti tossici (principale attività delle ecomafie) è infatti ogni giorno più diffuso, soprattutto (ma non solo) in regioni difficili come <strong>Campania</strong> e <strong>Sicilia</strong>.</p>
<p>Non è esistita finora una concreta attenzione politica rispetto a forme avanzate di <strong>raccolta differenziata</strong> e rispetto all’incentivo delle pratiche di <strong>riuso</strong> e dello sviluppo delle tecniche di<strong> riciclo</strong> dei materiali. Totale è stato il disinteresse verso tutte quelle azioni di tipo preventivo che mirano a ridurre a monte la produzione di rifiuti. Quelle straordinarie realtà che esistono pure in Italia sono il frutto dell’impegno civico di cittadini, associazioni e di qualche amministrazione locale particolarmente illuminata.</p>
<p>L’alternativa, che prevede innanzitutto la cessazione dell’incenerimento e la strutturazione di un sistema di raccolta differenziata che ottimizzi la qualità del materiale da riciclare diminuendo la quantità dei rifiuti prodotti, si chiama “<strong>strategia rifiuti zero</strong>” ed è già stata adottata, con successo, in diversi paesi del mondo. La politica italiana su questo fondamentale tema è silente o ipocrita. Ci vogliono provvedimenti nazionali forti, finalizzati a incoraggiare e premiare i percorsi virtuosi di imprese e amministrazioni pubbliche e a disincentivare la sovrapproduzione di rifiuti (basti pensare agli imballaggi). Forse si dovrebbe smettere di pensare che la politica “forte” sia quella che militarizza cantieri, impianti e discariche. Una politica forte è quella che pone <strong>al centro del proprio interesse i cittadini</strong> (non le lobby, non le mafie, non i colletti bianchi corrotti e collusi). La Corte di Strasburgo, in fondo, ci dice anche questo.</p>
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		<title>Piccola impresa: una strage silenziosa</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 17:58:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Alfano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Basta sfogliare un qualsiasi quotidiano nazionale o locale per accorgersi di un fenomeno molto spiacevole, una vera e propria strage silenziosa: l’anno nuovo è arrivato quattro giorni fa e, tra i piccoli imprenditori e commercianti (praticamente coloro che tengono in piedi il Paese), i suicidi raccontati dalla stampa sono già cinque (una dozzina negli ultimi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Basta sfogliare un qualsiasi quotidiano nazionale o locale per accorgersi di un fenomeno molto spiacevole, una vera e propria <strong>strage silenziosa</strong>: l’anno nuovo è arrivato quattro giorni fa e, tra i piccoli imprenditori e commercianti (praticamente coloro che tengono in piedi il Paese), i <strong>suicidi</strong> raccontati dalla stampa sono già cinque (una dozzina negli ultimi due mesi, 2.800 dal 2009 ad oggi). Una media che fa rabbrividire. Eppure qualche sera fa, in tv, ho sentito il sottosegretario all’Economia, <strong>Polillo</strong>, dire che l’Italia ha conosciuto crisi più gravi, le ha superate e “siamo tutti qui”. Magari voleva diffondere ottimismo, come gli avrà insegnato <strong>Silvio Berlusconi</strong>; invece, l’effetto è tutt’altro, perchè il linguaggio della politica (così come quello dei “tecnici”) offende ogni giorno di più la dignità di coloro che veramente stanno affrontando la crisi economica: piccoli imprenditori, lavoratori, operai.</p>
<p>Polillo infatti è qui, certo, ma i tanti piccoli proprietari di impresa che si sono tolti la vita perchè terribilmente spaventati dal presente e dal futuro, costretti a fare i conti con lo spettro del <strong>fallimento</strong>, in preda alla vergogna per i <strong>debiti</strong> che non riuscivano a pagare, inseguiti dagli <strong>usurai</strong> o sopraffatti dalla consapevolezza di dover <strong>licenziare</strong> un dipendente, non ci sono più. Le loro imprese hanno chiuso quasi tutte e le loro famiglie sono ormai spezzate.</p>
<p>Ovviamente non si suicidano gli amministratori delegati delle grandi imprese o chi evade le tasse per milioni di euro, ma quei piccoli imprenditori che pagano e hanno un rapporto umano con i propri dipendenti. Anche perchè, lo sappiamo, il calo dei consumi colpisce ovviamente gli imprenditori e i commercianti più piccoli (e inevitabilmente i lavoratori), e non bastano più le associazioni di categoria o i consorzi.</p>
<p>Oggi il mondo dell’impresa e del commercio ha bisogno che lo Stato agisca per agevolare la produzione e i consumi. Invece succede che i governi aumentano le<strong> tasse </strong>e lo Stato dimentica di pagare i debiti che ha con le imprese. E quindi le piccole imprese si ritrovano con le <strong>cartelle esattoriali</strong> puntualissime e i pagamenti da parte dello Stato in clamoroso <strong>ritardo</strong>. Quando si dice l’<strong>equità</strong>&#8230;</p>
<p>Prendiamo ad esempio la<strong> Sicilia</strong>, isola in crisi praticamente da sempre: le imprese (piccole, perchè di grandi ce ne sono veramente poche) che hanno chiuso i battenti nell’ultimo anno sono circa <strong>15 mila</strong> (oltre 3 mila a Palermo, dato triplicato rispetto al 2010), e i posti di lavoro persi tra il 2010 e il 2011 sono circa 49 mila. Numeri che danno l’idea di come il territorio siciliano stia risentendo di queste ulteriori batoste. Nel 2012, inoltre, la <strong>Cgil</strong> prevede una perdita di altri 10 mila posti di lavoro, e <strong>Unioncamere</strong> stima il dato peggiore d&#8217;Italia rispetto all’andamento della spesa per i consumi delle famiglie (Sicilia -0,8%, Italia -0,2%).</p>
<p>Questo governo, che con la scusa di essere tecnico ha <strong>congelato</strong> la politica e la solidarietà, quanto aspetterà prima di provvedere a rispondere in modo concreto a quei piccoli commercianti e imprenditori che ancora nutrono una flebile speranza e che tra poco potrebbero fare scelte drammatiche?</p>
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		<title>L&#8217;evasore che &#8220;ospitava&#8221; Angelino Alfano</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 17:23:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Alfano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come ha raccontato Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera di ieri, nei giorni scorsi la procura di Milano ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini a 9 indagati per evasione fiscale e truffa allo Stato nel settore dell’eolico. Tra gli indagati (presto imputati), oltre al “re del vento” Vito Nicastri (già arrestato nel 2009 a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come ha raccontato <strong>Luigi Ferrarella</strong> <a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=18K4VA" target="_blank">sul <em>Corriere della Sera</em> di ieri</a>, nei giorni scorsi la procura di Milano ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini a 9 indagati per evasione fiscale e truffa allo Stato nel settore dell’eolico. Tra gli indagati (presto imputati), oltre al “re del vento” <strong>Vito Nicastri</strong> (già arrestato nel 2009 a seguito di un’indagine su contributi pubblici, e nel 2010 destinatario di un provvedimento di sequestro da 1,5 miliardi per i suoi rapporti con Matteo Messina Denaro, superlatitante e attuale capo di Cosa nostra), figurano anche <strong>Gaetano Buglisi</strong> e <strong>Roberto Sajia</strong>, imprenditori della provincia di Messina e personaggi ben noti a chi segue le cronache giudiziarie. I due, infatti, sono coinvolti in numerose inchieste per i loro affari evidentemente un po’ border line: per esempio due delle inchieste avviate dalla procura di Brindisi sul cosiddetto “fotovoltaico selvaggio”, li vede indagati insieme ad altri manager, tecnici e imprenditori di <strong>Terme Vigliatore</strong> e dei paesi del comprensorio di <strong>Barcellona Pozzo di Gotto</strong> (Messina).</p>
<p>Nell’ambito dell’inchiesta milanese, Buglisi e Sajia sono accusati di “aver ostacolato l’identificazione della provenienza delittuosa di gran parte di un ‘fondo nero’ di 12,9 miliardi, profitto di una truffa realizzata ai danni del Fisco” sull’ “ammontare di una plusvalenza” sparita in paradisi fiscali tra Lussemburgo e Malta. I due avrebbero effettuato poi trasferimenti di denaro a titolo di “finanziamento soci” o “pagamento competenze professionali”, o addirittura senza specificare alcuna causale, “allo scopo di far rientrare le somme in Italia”.</p>
<p>Già nel giugno del 2010 <a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=S0UYN" target="_blank">la giornalista dell&#8217;<em>Unità</em> <strong>Angela Camuso</strong> faceva riferimento ad alcuni nomi di esponenti politici emersi nell’inchiesta</a>. Ora, a indagini concluse, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/22/accusato-riciclaggio-affittava-casa-centro-roma-alfano/179446/" target="_blank">abbiamo appreso</a></span> che l’ex ministro berlusconiano della (in)Giustizia <strong>Angelino Alfano</strong>, attuale segretario nazionale del PdL, per anni ha avuto in locazione da <strong>Roberto Sajia</strong> un appartamento nel cuore di Roma (fra Campo de’ Fiori e Piazza Navona) a prezzo stracciato, in virtù di antichi rapporti personali con il braccio destro di Gaetano Buglisi. Dal fascicolo sbuca poi il nome di un altro politico siciliano, <strong>Carmelo Briguglio</strong>, vice-presidente dei deputati di Fli, per un affare ritenuto lecito dai pubblici ministeri.</p>
<p>Cointeressenze affaristiche con il cuore del berlusconismo e passione per i paradisi fiscali erano già state dimostrate in passato dal duo Buglisi-Saija. Basta rileggere l’<a href="http://www.scribd.com/doc/76387805/Previti-Brothers-and-Friends" target="_blank">articolo del <em>Mondo</em> del 12 dicembre 2008</a>, a firma di <strong>Gianfrancesco Turano</strong>, che dava conto delle compartecipazioni societarie (in sodalizi con sede alle Isole Vergini) di Gaetano Buglisi, Roberto Saija e <strong>Stefano Previti</strong>. Sì, quest’ultimo è il figlio del più noto pregiudicato berlusconiano ed ex ministro della difesa, Cesare Previti. Si capisce che da Terme Vigliatore Gaetano Buglisi ha fatto parecchia strada, non molto lecita, secondo le Procure di mezza Italia.</p>
<p style="text-align: left;">Il nome di Gaetano Buglisi, insieme a quello del padre, Sebastiano Buglisi, ricorreva anche in uno strano pizzino sequestrato nel covo dei <strong>Lo Piccolo</strong>, al momento dell’arresto di Salvatore Lo Piccolo e del figlio Sandro. Si faceva riferimento all’impresa dei Buglisi e a informazioni che sui Buglisi qualche “amico” avrebbe dovuto portare ai Lo Piccolo da Messina.</p>
<p style="text-align: left;">Anche Sebastiano Buglisi da <strong>Terme Vigliatore</strong> ha spiccato il volo. Lui addirittura è arrivato nel<strong> Kurdistan</strong> iracheno, dove ha vinto l’appalto per la realizzazione di una metropolitana. Da quelle parti le imprese devono operare sotto protezione militare, se non dei servizi segreti. Sarà per questo che Gaetano Buglisi aveva intrecciato ottime relazioni con l’ex ministro della difesa<strong> Ignazio La Russa</strong>.</p>
<p>I Buglisi, però, pur essendo entrati nel cuore della destra berlusconiana, cercano in tutti i modi di mantenere un profilo bipartisan. Ecco perché gli affari nell’energia alternativa li hanno impiantati quasi per intero nella Puglia vendoliana&#8230;</p>
<p><strong>Aggiornamento del 13 gennaio 2012, ore 13.25</strong></p>
<p>Ricevo e pubblico la rettifica inviatami dal cav. Sebastiano Buglisi:</p>
<p><em>Egregio direttore,</em></p>
<p><em>ai sensi della legge sulla stampa, il sottoscritto chiede la pubblicazione di rettifica in relazione all&#8217;articolo su</em> ilfattoquotidiano.it<em> in data 23.12.2011, dal titolo </em>L&#8217;evasore che “ospitava” Angelino Alfano<em>, a firma di Sonia Alfano. In tale pubblicazione lo scrivente cav. Sebastiano Buglisi è stato  descritto dapprima quale imprenditore che, (soltanto) grazie alle protezioni dei servizi segreti,  ha ottenuto un appalto per la realizzazione di una metropolitana nel Kurdistan iracheno; di seguito si è insinuato che il sottoscritto sia collegato al gruppo mafioso palermitano dei Lo Piccolo; per finire, è stato etichettato “bipartisan” in tono chiaramente dispregiativo e ciò poiché, al fine di conseguire utilità economiche, si è detto che sarebbe legato sia alla destra berlusconiana sia alla Puglia vendoliana.</em></p>
<p><em>Nei seguenti termini la schematica rettifica, fatta salva ogni precisazione che sarà autonomamente inoltrata da parte di mio figlio Gaetano, ovviamente per la parte che lo interessa, a fronte di macroscopiche falsità ed invenzioni:</em></p>
<ol style="text-align: left;">
<li><em>i lavori da 	eseguirsi nel Kurdistan riguardano non già le realizzazioni ma <strong>lo 	studio del progetto di fattibilità del sistema tranviario della 	città di Erbil</strong>, capitale della regione del Kurdistan 	iracheno. Rispetto a tale affidamento Eds Infrastrutture Spa, che 	conta un organico di 250 unità e un’esperienza ultraventennale 	nella progettazione e costruzione di sistemi di trasporto 	ferroviario e tranviario, <strong>curerà</strong> <strong>la 	parte del progetto riguardante l’insieme degli impianti 	tecnologici</strong>. Si tratta quindi di scelte che attengono 	esclusivamente al merito che oggi il mercato riconosce a Eds Infrastrutture Spa per ciò che nel tempo ha saputo fare nel 	comparto dei trasporti su rotaie. E’ pertanto inventato di sana 	pianta il riferimento alla protezione ricevuta da parte dei servizi 	segreti, al pari del feeling con la destra berlusconiana; </em><em> </em></li>
<li><em>il sottoscritto non 	è, poi, assolutamente indagato riguardo al contenuto dello <strong>“</strong><strong>strano 	pizzino</strong><strong>”</strong> rinvenuto nell&#8217;abitazione ove nel novembre 	del 2007 è stato arrestato Salvatore Lo Piccolo. Come ben noto 	all&#8217;on. Sonia Alfano, in relazione a tale “pizzino” il 	sottoscritto è stato sentito quale persona informata sui fatti e 	nel relativo procedimento egli, all’opposto di quanto insinuato, 	riveste <strong>esclusivamente</strong> la qualifica di persona 	offesa per un fatto estorsivo iscritto a seguito del ritrovamento 	del “pizzino”; </em><em> </em></li>
<li><em>infine, la società 	del sottoscritto, sin dai primi anni &#8217;90 ha eseguito in Puglia 	lavori di infrastrutture tecnologiche. A partire dal 1994 ha 	realizzato l&#8217;ammodernamento dell&#8217;elettrificazione della linea Bari-Lecce e, poi quella della Bitonto-Ruvo. In epoca precedente al 2005, 	è stata impegnata anche in quella Regione nel settore della 	progettazione e costruzione di infrastrutture per telecomunicazioni. 	Oltre 300 antenne di telefonia mobile Gsm e Umts esistenti in quella 	regione sono state progettate, realizzate e collaudate da Eds Infrastrutture Spa. I lavori eseguiti nel campo dell&#8217;<strong>energia 	alternativa</strong>, in particolare nel settore del fotovoltaico, 	costituiscono quindi una prosecuzione o meglio una integrazione 	delle attività in essere nella regione Puglia e rappresentano, 	essendo la società impegnata anche in altre Regioni del territorio 	nazionale, un <strong>segmento minimale</strong> del volume d’affari di Eds che 	per l’anno 2011 è stimato in oltre 80 milioni di Euro E&#8217; infondato, dunque, il riferimento a pretesi feeling con la Puglia 	vendoliana, come dimostra la cronologia accennata e l’insieme delle attività svolte.</em></li>
</ol>
<p><em>In conclusione, non vi è alcun fatto concreto che consenta all&#8217;on. Sonia Alfano di  coinvolgere lo scrivente con gratuite affermazioni offensive nei termini sopra rammentati, totalmente inveritiere e non giustificate dalla realtà dei fatti o da attività giudiziaria. All’opposto, diversi <strong>procedimenti penali </strong>sono stati aperti a seguito delle denunce presentate dallo scrivente che, operando da circa 30 anni in zone molto difficili, ha subito richieste estorsive che sono state tutte denunciate; per completezza, preciso che nei vari processi gli estortori hanno subito <strong>condanne </strong>in alcuni casi già definitive, così trovando conferma le circostanze dallo stesso portate all’attenzione dell’A.G.</em></p>
<p>Devo segnalare ai suoi lettori, infine, che il contenuto dell&#8217;articolo pubblicato, almeno per la parte che riguarda il sottoscritto e la società che rappresenta, non riporta notizie, bensì solamente insinuazioni gratuite ed offese, con  accostamenti di fatti tra di loro eterogenei che non hanno nulla a che spartire con l’informazione, né con il diritto di libera espressione e di cronaca. Tale atteggiamento di aggressione verbale, portato avanti con disinvolto travisamento dei fatti, è stato adottato nei confronti dello scrivente da parte dell’on. Alfano per documentate finalità illecite a partire dal 2010. Ad esso lo scrivente ha reagito con la presentazione di <strong>querele per diffamazione aggravata</strong><span style="font-style: italic; text-align: left;"> che hanno originato procedimenti penali in atto pendenti nei quali la Alfano risulta </span><strong>indagata </strong><span style="font-style: italic; text-align: left;">e il sottoscritto persona offesa. Spiace che nella presente occasione le affermazioni diffamatorie abbiano trovato inconsapevole sponda in una testata autorevole, così ampliando la portata offensiva delle propalazioni.</span></p>
<p>La legittima richiesta di precisazione di cui sopra, rivolta alla testata giornalistica, non riguarda ovviamente la persona della dichiarante, nei riguardi della quale valuterò la presentazione di separato atto di querela.</p>
<p>Distinti saluti.</p>
<p>Terme Vigliatore, 10 gennaio 2012</p>
<p>cav. Sebastiano Buglisi</p>
<p><strong>Di seguito la mia controreplica:</strong></p>
<p>Davvero simpatica la <strong>non smentita</strong> del &#8220;cavaliere&#8221; Buglisi, a parte gli insulti, che non degno di attenzione. Visto come ha deformato il significato delle mie parole, dovrei concedergli margini di dubbio sulla sua mancata capacità di comprendere ciò che dice di aver letto, ma magari si offenderebbe ancora di più. Quindi seguo il suo ordine.</p>
<p>1) Buglisi <em>&#8220;curerà la parte del progetto riguardante l&#8217;insieme degli impianti tecnologici&#8221; </em>dell&#8217;appalto nel Kurdistan iracheno. Quindi quanto ho scritto, riprendendolo da notizie di stampa mai smentite, <strong>è semplicemente vero</strong>. E vedo che non ci sono smentite nemmeno sui legami del figlio di Buglisi con l&#8217;ex ministro La Russa, cui potremmo aggiungere pure il deputato Pdl Germanà e il parlamentare Fli Briguglio. Dell&#8217;ex ministro berlusconiano della giustizia e del suo alloggio romano vale quel che già ho scritto.</p>
<p>2) Quanto al pizzino sequestrato ai Lo Piccolo, prendo atto che Buglisi effettivamente <strong>non ha denunciato alcuna estorsione </strong>e che è stato solamente &#8220;sentito&#8221; quale persona offesa. Ne deduco che non si è costituito parte civile, chissà perché. Mi auguro almeno che abbia riferito ai magistrati chi fosse il presunto &#8220;amico&#8221; che avrebbe dovuto portare notizie di Buglisi padre e figlio da Messina a Palermo. Rimango poi in attesa che Buglisi spieghi, se ci riesce, come mai non abbia mai subito estorsioni dalla famiglia mafiosa barcellonese o comunque non ne abbia mai denunciate. E ancor di più sarei curiosa di sapere come mai, secondo quanto risulta dalla Dda di Messina, nel 1990 i capimafia barcellonesi Giovanni Rao ed Eugenio Barresi fossero suoi dipendenti.</p>
<p>3) Della<em> &#8220;integrazione&#8221; </em>delle iniziative imprenditoriali di Buglisi in Puglia per fortuna <strong>si stanno occupando varie Procure</strong> di quella Regione, che hanno sequestrato numerosi suoi impianti, a tutela dei cittadini pugliesi. Comprendo il silenzio di Buglisi su quei procedimenti penali, a carico suo e di altri (compreso suo figlio Gaetano), e anche sull&#8217;indagine milanese sul riciclaggio, nella quale è coinvolto, di nuovo, suo figlio.</p>
<p>Se il tenore della querela sporta contro di me e di quelle eventuali che verranno è analogo a quello della &#8220;non smentita&#8221; di oggi, ho da dormire sonni tranquilli. Quanto alle parole infami rivoltemi da Buglisi, capisco solo quale astio le abbia nutrite. E&#8217;<strong> l&#8217;astio di chi non sa cosa dire</strong> da quando io e il mio avvocato abbiamo pubblicamente ricordato un interrogatorio del 1993 del pentito Bonaceto, assistito dallo stesso avvocato di Buglisi:<em> &#8220;Intervenne allora <strong>Gullotti </strong>(boss barcellonese al 41 bis per l&#8217;assassinio di mio padre) con <strong>Iannello </strong>(altro mafioso, ucciso dal clan barcellonese), facendogli intendere che Buglisi era sotto &#8220;pizzo&#8221; con lui e che quindi non era il caso di insistere troppo. In particolare Gullotti disse a Iannello che si stava interessando per far vincere alcuni consistenti appalti proprio a Buglisi stesso, ma Pippo (Iannello) non seppe dirmi se solo a Barcellona o anche a Terme Vigliatore&#8221;</em>. Da diciotto anni magistratura e forze dell&#8217;ordine <strong>aspettano invano la denuncia</strong> di Buglisi contro Gullotti.</p>
<p><strong>Aggiornamento del 19 gennaio 2012 &#8211; ore 17.24</strong></p>
<p>Ricevo e pubblico l&#8217;ulteriore rettifica inviatami dal cav. Sebastiano Buglisi:</p>
<p>Egregio direttore,</p>
<p>la controreplica dell&#8217;on.le Sonia Alfano pubblicata sul sito web il 12.1.2012 mi impone di chiederle la pubblicazione di una ulteriore rettifica avendo la parlamentare diffuso, in detta nota, nuove accuse tanto gravi quanto, anche in questo caso,  false e diffamatorie.</p>
<p>L&#8217;on.le  Alfano ha riferito, se ho compreso bene, che sono portatore di astio nei suoi confronti in quanto il parlamentare ed il suo difensore hanno pubblicamente rammentato che in un verbale di interrogatorio del 1993 il pentito Bonaceto riferì che Buglisi era sottoposto ad estorsione da parte del  capo mafia barcellonese Giuseppe Gullotti che, al contempo, si  stava interessando per far aggiudicare al Buglisi appalti di ingente valore economico a Barcellona P.G.. Rimarca l’on.  l&#8217;Alfano che tali fatti  non sono stati mai da me denunciati.</p>
<p>A tutela della mia onorabilità, per una corretta informazione e altresì per evidenziare la straordinaria  capacità dell&#8217;on.le Alfano di alterare &#8211; secondo le di lei esigenze del momento – ricostruzioni e circostanze in sé assolutamente pacifiche, segnalo ai Suoi lettori che in un verbale di interrogatorio del 25.5.1993 il pentito Bonaceto riportò che il boss Gullotti Giuseppe fece intendere a Giuseppe Iannello, creditore della somma di 20 milioni di lire per forniture effettuate da parte della CP impianti al “<em>costruttore Buglisi di Terme Vigliatore</em>” che quest&#8217;ultimo era sottoposto al pizzo e che il medesimo Gullotti si stava interessando per far vincere a Buglisi “<em>alcuni consistenti appalti</em>” a Barcellona P.G.. Tuttavia, è anche processualmente accertato che “<em>il costruttore Buglisi di Terme Vigliatore</em>” non venne poi identificato per  Buglisi Sebastiano, vale a dire con la mia persona, bensì in un costruttore edile di Terme Vigliatore, che effettivamente era debitore della CP impianti per forniture ricevute. Tale Buglisi, con diverso nome di battesimo del sottoscritto, in seguito, per i suoi collegamenti criminali con il gruppo mafioso barcellonese, venne raggiunto da misura coercitiva per associazione mafiosa ed attualmente è detenuto per estorsione mafiosa. Rammento anche che il sottoscritto, tra l’altro, non ha mai svolto attività di costruttore edile, non ha mai avuto rapporti economici con la CP impianti né, infine, rapporti personali con Giuseppe Gullotti o Giuseppe Iannello. Trattasi, pertanto, di una mera coincidenza del cognome, non del nome di battesimo e che si tratti soltanto di omonimia all’on. Sonia Alfano è ben noto. Non ho mai saputo, peraltro, in che occasione l&#8217;on.le Alfano ed il suo difensore abbiano, congiuntamente o separatamente, diffuso tali accuse e ciò per la sola circostanza che i pubblici dibattiti in cui partecipa l’On. Alfano e/o il suo difensore non mi sono mai interessati.</p>
<p>Non è solo questo il fatto falso diffuso in mio danno dall&#8217;on.le Alfano nella sopracitata controreplica.</p>
<p>Non risponde al vero, infatti, come sostiene la parlamentare, che la mia società non sia mai stata sottoposta ad estorsioni da parte della famiglia barcellonese né è vero che io non abbia denunziato  richieste estorsive subìte, e ciò anche nel territorio barcellonese.</p>
<p>I numerosi reati contro il patrimonio di cui la mia società è stata vittima e la pendenza attuale di diversi processi avanti ai Tribunali e Corte di Assise di Messina, in ciascuno dei quali sono costituito parte civile, dimostra documentalmente l&#8217;esatto contrario di quanto affermato dall&#8217;on.le Alfano. E&#8217; anche documentale che in tutti i processi riguardanti fatti estorsivi mi sono sempre  costituito parte civile. L&#8217;on.le Alfano farebbe bene a portare dati e fatti controllabili riguardanti <span style="text-decoration: underline;"><strong>la mia persona</strong></span> e ciò specie quando mi attribuisce comportamenti non corretti o reati, così come faccio con lei o con il suo difensore.</p>
<p>Per smentire, infine, i dubbi espressi dalla parlamentare nei miei confronti sulla correttezza e genuinità delle mie denunzie a riguardo degli estorsori anche barcellonesi, faccio riferimento alle parole di una sentenza emessa dall&#8217; Autorità Giudiziaria di Messina e divenuta irrevocabile: <strong>“ </strong><em><strong>l’imprenditore Buglisi Sebastiano, il quale, sorretto da un leale spirito collaborativo con la Giustizia, tanto apprezzabile quanto purtroppo inconsueto in procedimenti del genere, non ha mancato di rappresentare, con assoluta immediatezza e con piena genuinità, i momenti della vicenda dei quali era stato diretto protagonista e dei quali aveva comunque avuto notizia.</strong></em><strong>”</strong></p>
<p>Ancora una volta, come vede, sono oggetto di un inveritiero e reiterato attacco giornalistico, privo di ogni collegamento con la realtà dei fatti e con le risultanze della attività giudiziaria.</p>
<p>Non so dire se l&#8217;aggressione verbale da me subita sia solamente espressione del malanimo dell&#8217;on.le Sonia Alfano e del suo difensore, in quanto entrambi denunciati per diffamazione aggravata che ha originato procedimenti pendenti nei loro confronti: ciò che è certo, invece, è  la consapevolezza che gli stessi hanno della non rispondenza al vero delle loro affermazioni diffamatorie.</p>
<p>Distinti saluti.<br />
Cav. Sebastiano Buglisi<br />
Terme Vigliatore, 18 gennaio 2012</p>
<p><strong>Di seguito la mia controreplica:</strong></p>
<p>Il &#8220;cavaliere&#8221; Buglisi cerca di vincermi per sfinimento. Dopo la &#8221;non replica&#8221; al mio post, ora insiste con una &#8220;non smentita&#8221; ancora più ambigua. Sostiene il &#8220;cavaliere&#8221; che il &#8220;Buglisi&#8221; di cui parlò il pentito Bonaceto sarebbe stato identificato per una persona del tutto diversa da lui e col quale condividerebbe solo il cognome e non il nome di battesimo. Senonché non mi risultano imprenditori &#8220;Buglisi&#8221; di Terme Vigliatore arrestati per mafia né, sono certa, mai si è svolto alcun processo per la presunta estorsione raccontata nel verbale di Bonaceto. Che il &#8220;cavaliere&#8221; dica, allora, chi sarebbe questo diverso &#8220;Buglisi&#8221;, volendo augurarmi che egli non voglia ciurlare nel manico facendo confusione fra &#8220;Buglisi&#8221; e Puglisi. Perché quella è tutta un&#8217;altra storia rispetto al racconto di Bonaceto.</p>
<p>Quanto, poi, alle presunte estorsioni denunciate da Sebastiano Buglisi (e di cui al passo della sentenza da lui trascritto), egli continua nelle sue mistificazioni. Buglisi, infatti, non ha mai denunciato alcuna estorsione commessa in suo danno dalla famiglia mafiosa barcellonese, anche perché coi vertici di quella famiglia mafiosa Buglisi ha sempre avuto ottimi rapporti. I capimafia barcellonesi storicamente susseguitisi al comando del clan sono stati nell&#8217;ultimo ventennio Giuseppe Gullotti, Giovanni Rao, Eugenio Barresi, Salvatore Di Salvo, Rosario Cattafi. I boss Rao e Barresi sono stati dipendenti di Buglisi (e infatti sul punto non è arrivata smentita). Buglisi ha mai denunciato loro estorsioni? O ha mai denunciato estorsioni commesse da Gullotti, Di Salvo o Cattafi? Oppure le &#8220;estorsioni&#8221; che ha denunciato sono solo quelle degli avversari della famiglia mafiosa barcellonese?</p>
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		<title>In Europa le ragioni dei No Tav</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 11:19:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Alfano</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La “Legge di stabilità” è stata approvata e verrà ricordata dai più come l’ultimo atto del Governo Berlusconi IV (speriamo l’ultimo che l’Italia conosca nella sua storia). Scarsa attenzione è stata dedicata ai suoi contenuti. All’<strong>art. 19</strong> della Legge si realizza compiutamente il progetto politico di criminalizzazione del dissenso e di stupro della volontà popolare, con obiettivo la Val di Susa e i comitati pacifici (come dimostra <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/23/manifestazione-in-val-di-susa-la-diretta-minuto-per-minuto/165830/" target="_blank">la manifestazione del 23 ottobre scorso</a>) che si oppongono alla costruzione del <strong>Tav</strong> Torino-Lione. Le zone dove dovranno sorgere i cantieri, infatti, diventano “aree di interesse strategico nazionale” e chiunque vi si introduca abusivamente ovvero impedisca o ostacoli l’accesso autorizzato a tali aree, è punito con l’arresto da tre mesi a un anno e con un ammenda fino a 309 euro.</p>
<p>Mi sono fatta promotrice, insieme a <strong>Gianni Vattimo</strong>, <a href="http://www.notavtorino.org/documenti-02/mep-contro-militariz-22-10-11.htm" target="_blank">di una lettera ai presidenti delle tre principali istituzioni europee</a> (Barroso, Van Rompuy e Buzek) che è stata sottoscritta da 24 eurodeputati, nella quale si esprime profonda preoccupazione per le conseguenze della militarizzazione di un’intera valle e si chiede di accogliere la richiesta dei cittadini di predisporre studi imparziali riguardo l’analisi costi-benefici dell’opera e di organizzare una delegazione del Parlamento Europeo in loco. Inoltre mercoledì al Parlamento Europeo, a Strasburgo, ho organizzato una <strong>conferenza-dibattito</strong> dal titolo “Prospettive del Progetto Prioritario TEN-T n.6 (Lione-Torino) tra opposizione popolare e crisi finanziaria ed economica dell&#8217;Europa” durante la quale interverranno il Prof. <strong>Marco Ponti</strong>, il Prof. <strong>Sergio Ulgiati </strong>e l’Ing. <strong>Ivan Cicconi</strong> per fornire il loro esperto punto di vista sulla reale utilità dell’opera (diretta streaming a partire dalle 15 su www.soniaalfano.it).</p>
<p>Nel programma dell’evento è previsto un dibattito, con gli interventi di eurodeputati a favore e contrari al Tav. Purtroppo, devo dirlo con estremo rammarico, i 10 parlamentari Pd-Pdl che a vario titolo si occupano o si sono occupati dell’argomento, hanno tutti declinato l’invito. Allo stesso modo si è comportato il commissario del Governo italiano <strong>Mario Virano</strong>, anch’egli invitato, anch’egli impegnato. Ovviamente non metto in dubbio l’esistenza degli impegni già presi, ritengo però che, come troppo spesso si è verificato nella lunga vicenda del progetto Lione-Torino, anche stavolta rischia di venir meno un serio confronto politico tra gli argomenti No Tav e quelli pro-Tav.</p>
<p>Il “senso di responsabilità”, <a href="http://www.stefanoesposito.net/blog/2011/11/13/sel-e-alcuni-esponenti-idv-giocano-a-fare-i-no-tav-e-mettono-a-rischio-le-future-alleanze/" target="_blank">da alcuni evocato come cortina dietro la quale celare tutti quei provvedimenti che nulla hanno a che fare con l’interesse collettivo</a>, dovrebbe imporre proprio in questo delicato momento una riflessione sulla strada da imboccare per il futuro del nostro Paese: cemento, grandi opere, sperperi di denaro pubblico, regali alle mafie, criminalizzazione delle popolazioni locali? No, grazie. E se i partiti e le coalizioni continueranno a scegliere questo approccio, nessun problema. Io continuerò a scegliere i <strong>cittadini</strong>. La “ragion di partito” non mi appassiona, è solo un modo per nascondere le proprie responsabilità politiche dietro un simbolo. Il confronto è democrazia, l’interesse da perseguire è quello dei cittadini (e non quello dei partiti).</p>
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		<title>Parlamento Europeo Pulito: finalmente!</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 06:57:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Alfano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo scorso 25 ottobre a Strasburgo è stato approvato a larghissima maggioranza dal Parlamento Europeo il rapporto sulla criminalità organizzata e le mafie nell’Unione Europea, di cui sono relatrice. La portata delle misure previste nella relazione è, a detta di magistrati come Roberto Scarpinato, Nicola Gratteri e Luca Tescaroli, estremamente innovativa e rappresenta un primo fondamentale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso 25 ottobre a Strasburgo <a href="http://www.soniaalfano.it/blog/2011/10/26/il-parlamento-europeo-ha-approvato-il-rapporto-contro-le-mafie/" target="_blank">è stato approvato a larghissima maggioranza dal Parlamento Europeo il rapporto sulla criminalità organizzata e le mafie nell’Unione Europea</a>, di cui sono  relatrice. La portata delle misure previste nella relazione è, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/27/lantimafia-in-europa-da-cosa-nasce-cosa/166618/" target="_blank">a detta di magistrati come<strong> Roberto Scarpinato, Nicola Gratteri e Luca Tescaroli</strong></a>, estremamente innovativa e rappresenta un <strong>primo fondamentale passo</strong> per il contrasto a livello europeo delle mafie e delle organizzazioni criminali.</p>
<p>Come <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/25/al-voto-la-risoluzione-sulle-mafie-in-europa/166201/" target="_blank">avevo già scritto</a> qualche giorno fa, vista la complessità dell’articolato della risoluzione, dedicherò una serie di post ai diversi interventi previsti nel rapporto e che, dal 25 ottobre, rappresentano le <strong>linee guida per le istituzioni</strong> europee nella lotta alla criminalità organizzata transnazionale.</p>
<p>A tal proposito vorrei cominciare col descrivere quello che ritengo essere un piccolo-grande successo che premia l’ostinazione e la determinazione di due anni e mezzo di sforzi e di pressione sugli eurodeputati da parte mia e di migliaia di attivisti italiani (uno su tutti, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/adambra" target="_blank">Andrea D’Ambra</a></span>): avremo un Parlamento Europeo Pulito!</p>
<p>Quello che fino a meno di un anno fa sembrava essere un’utopia, <a href="http://www.soniaalfano.it/blog/2011/06/01/parlamento-europeo-pulito-ultimo-atto-in-ue-con-luigi-de-magistris/" target="_blank">con le diverse bocciature degli emendamenti presentati sulla modifica dell’Atto del 1976</a> che regola l’elezione dei deputati al Parlamento Europeo, oggi diventa una posizione ufficiale e perentoria della plenaria di Strasburgo, un vero e proprio impegno. Come si legge al paragrafo 35 della relazione, il Parlamento Europeo “si impegna a stabilire norme per assicurare l&#8217;incandidabilità al Parlamento europeo di persone condannate con sentenza passata in giudicato per reati di partecipazione a organizzazioni criminali o tipicamente commessi nell&#8217;ambito delle stesse (come la<strong> tratta di esseri umani</strong>, il<strong> traffico internazionale di stupefacenti</strong>, il<strong> riciclaggio</strong> di denaro, la<strong> frode</strong>, la <strong>corruzione</strong> e l&#8217;<strong>estorsione</strong>); chiede ai gruppi politici europei di dotarsi di codici etici interni finalizzati a evitare la candidatura di soggetti condannati, anche in via non definitiva, per i suddetti reati”.</p>
<p>Inoltre il Parlamento Europeo “chiede agli Stati membri di stabilire norme analoghe per le elezioni nazionali e locali”. Quindi non solo i cittadini che hanno firmato la legge di iniziativa popolare del primo <strong>V-day</strong> ma anche il Parlamento Europeo pretende che l’Italia preveda l’incandidabilità per i <strong>condannati in via definitiva</strong> per reati gravi. Per questo nei prossimi giorni invierò una lettera ufficiale ai presidenti di Camera e Senato e ai capigruppo di tutti i partiti presenti in Parlamento per fare presente la posizione del Parlamento Europeo e per fare pressione affinché si tenga presente la volontà democratica europea (e in primis italiana).</p>
<p>Mi si potrà dire che è tutto inutile, che proprio qualche tempo fa il Senato ha fatto diventare carta straccia le firme dell’<strong>8 settembre 2007</strong>. Non importa: l’approvazione dell’articolo 35 della risoluzione del Parlamento Europeo mostra come la tenacia e la pressione continua e su più fronti sortiscano effetto. Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, poi <strong>vinci</strong>.</p>
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		<title>Al voto la risoluzione sulle mafie in Europa</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Oct 2011 09:15:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Alfano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri sera, al Parlamento Europeo di Strasburgo, ho presentato il rapporto sulla criminalità organizzata e le mafie di cui sono relatrice, e che è stato approvato il 29 settembre scorso all’unanimità in commissione Libe. La Commissaria Reding (Giustizia) era presente in aula e ha accolto con favore il rapporto. Oggi alle 12.30 c&#8217;è stato il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sera, al Parlamento Europeo di Strasburgo, <a href="http://www.europarl.europa.eu/sides/getVod.do?mode=unit&amp;language=EN&amp;vodId=1319490103920" target="_blank">ho presentato</a> il <a href="http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+REPORT+A7-2011-0333+0+DOC+XML+V0//IT" target="_blank"><strong>rapporto sulla criminalità organizzata e le mafie</strong></a> di cui sono relatrice, e che è stato approvato il 29 settembre scorso all’unanimità in commissione Libe. La Commissaria <strong>Reding</strong> (Giustizia) era presente in aula e ha accolto con favore il rapporto. Oggi alle 12.30 c&#8217;è stato il voto finale del Parlamento Europeo, che ha dato l&#8217;approvazione finale.</p>
<p>Dalle 16.00 alle 19.30, inoltre, in diretta <a href="http://www.soniaalfano.it/" target="_blank">sul mio sito web</a> ci sarà il convegno dal titolo <em>“Assessing the European Parliament strategy against organised crime and mafias”</em>, durante il quale, insieme ai magistrati antimafia <strong>Roberto Scarpinato, Nicola Gratteri </strong>e<strong> Luca Tescaroli</strong>, ai giornalisti <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/GBarbacetto" target="_blank">Gianni Barbacetto</a></span> e Lorenzo Baldo</strong>, al professore dell’Università di Palermo <strong>Vincenzo Militello </strong>e ad<strong> Antonio Di Pietro</strong>, dibatteremo sull’efficacia delle misure proposte nella risoluzione del Parlamento Europeo per valutare in che modo questo passo potrà incidere sul contrasto alla criminalità organizzata e alle mafie a livello europeo.</p>
<p>Guarda la diretta streaming a partire dalle 16.00:</p>
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		<title>Molise: non si perde per colpa degli altri</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 16:26:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Alfano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’era da aspettarselo: quando il centrosinistra perde le elezioni, cerca sempre un capro espiatorio sul quale riversare le proprie frustrazioni. Alcuni personaggi, delusi dalla prevedibile débâcle molisana, hanno ritenuto opportuno “accusare” chi democraticamente si è presentato alle elezioni scegliendo di non apparentarsi (il MoVimento 5 Stelle), di aver “sottratto” voti alla coalizione. Come se i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr">C’era da aspettarselo: quando il <strong>centrosinistra </strong>perde le elezioni, cerca sempre un capro espiatorio sul quale riversare le proprie frustrazioni. Alcuni personaggi, delusi dalla prevedibile <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/18/regionali-in-molise-affluenza-al-59-il-voto-disgiunto-e-lavversario-di-iorio/164405/" target="_blank"><em>débâcle </em>molisana</a></strong></span>, hanno ritenuto opportuno “accusare” chi democraticamente si è presentato alle elezioni scegliendo di non apparentarsi (il MoVimento 5 Stelle), di aver “sottratto” voti alla coalizione. Come se i voti appartenessero di diritto a qualcuno!</p>
<p>Trovo che questa condotta sia antidemocratica e deleteria, sia politicamente che a livello di immagine. La verità è che la coalizione rossa si è dimostrata ancora una volta non all’altezza della situazione: per questo ha perso. Peraltro <strong>accusare altri dei propri fallimenti</strong>, senza neanche guardare all’agghiacciante e assiduo calo dell’affluenza alle urne, e offendendo gratuitamente gli elettori, dimostra una volta di più che si vuol giustificare l’ingiustificabile: la mediocrità di un centrosinistra che si presenta alle elezioni con un candidato presidente che per due legislature è stato nel centrodestra!</p>
<p>Continuare ad attaccare “gli altri” significa non voler ammettere i propri errori, significa continuare con le cadute di stile e con la mancanza assoluta di contenuti. E’ risaputo che non sono state di certo le liste civiche o il MoVimento 5 Stelle a tenere in vita il finto centrodestra che oggi è al governo del paese. E’ stato invece un<strong> finto centrosinistra</strong>: palesemente colluso con il “nemico” in alcuni frangenti, del tutto incapace di governare e di rispondere alle esigenze dei cittadini in altri.</p>
<p>Se vuole amministrare i Comuni, le Regioni e il Paese per cambiarne il volto, il centrosinistra deve smettere di confondere gli elettori e cominciare finalmente a puntare alla <strong>credibilità </strong>delle persone e dei programmi. E invece continua a puntare sugli impresentabili. La recente <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vincenzo_De_Luca_(1949)#Candidatura_a_presidente_della_regione_Campania" target="_blank">vicenda De Luca</a></span> (2010, elezioni regionali in Campania), evidentemente, non ha insegnato nulla.</p>
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		<title>Anche io ricordo L’Aquila</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 17:04:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Alfano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il prossimo 6 ottobre centinaia di web e micro-web tv italiane, blog e videoblog trasmetteranno in diretta, a rete unificata, From Zero: vita nelle tendopoli. Si tratta di due film (della durata di 22 minuti) che raccontano la vita nelle tendopoli post-terremoto dell&#8217;Aquila (per ricordare sul web la tragedia e promuovere la vendita di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il prossimo 6 ottobre centinaia di web e micro-web tv italiane, blog e videoblog trasmetteranno in diretta, a rete unificata, <strong>From Zero: vita nelle tendopoli.</strong> Si tratta di due film (della durata di 22 minuti) che raccontano la vita nelle tendopoli post-terremoto dell&#8217;Aquila (per ricordare sul web la tragedia e promuovere la vendita di un DVD finalizzata al finanziamento del <a href="http://www.youtube.com/watch?v=LKBfSQcJhiw" target="_blank">progetto del Bibliobus</a>). Vita che io non posso non ricordare, <a href="http://www.soniaalfano.it/blog/2010/04/06/sopra-il-giorno-di-dolore-che-uno-ha/" target="_blank">avendo trascorso due settimane proprio nelle tendopoli, a <strong>Tornimparte</strong></a>, ad assistere gli sfollati e a cercare di far funzionare il sistema della Protezione Civile che la gestione<strong> Bertolaso </strong>stava finendo di sfasciare.</p>
<p>Indimenticabili sono i visi di chi ha perso tutto, di chi ha capito che nulla di ciò che si era guadagnato con i propri sacrifici gli sarà restituito, le facce ansiose e impaurite dei bambini.</p>
<p>Sono tornata a L’Aquila diverse volte, dopo la missione con il Dipartimento di <strong>Protezione Civile</strong>. Il 13 gennaio scorso ho fortemente voluto un incontro con la cittadinanza e anch’io ho fatto girare <a href="http://www.youtube.com/watch?v=LKBfSQcJhiw" target="_blank">un breve documentario, intitolato “L’Aquila chiama, l’Europa risponda!”</a>, che ho inviato a tutti i miei colleghi dell’<strong>Europarlamento</strong>.</p>
<p>Tornare in quei luoghi è ogni volta doloroso, straziante. E’ angosciante assistere al silenzio che avvolge le macerie e alla vita che non riesce a ripartire, oppressa com’è dagli interessi loschi e subdoli delle ormai famigerate “cricche”, di quelli che alle 3,32 del 6 aprile 2009 ridevano e si sfregavano le mani all’idea di poter speculare sul sangue degli innocenti.</p>
<p>Oggi, per fortuna, ci pensa la rete a ricordare quello che è successo a <strong>L’Aquila</strong>. Potrete seguire la diretta anche sul mio <a href="http://www.soniaalfano.it/" target="_blank">blog ufficiale</a>, se vi va.</p>
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		<title>Dall’Europa un primo no alle mafie</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 13:11:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Alfano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri mattina la commissione LIBE del Parlamento Europeo ha approvato con 49 voti a favore e 2 astensioni la risoluzione sulla criminalità organizzata e le mafie di cui ho l’onore di essere relatrice. Si tratta di un risultato di cui vado orgogliosa per il semplice fatto che al consenso ottenuto, frutto di un paziente e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri mattina <a href="http://www.soniaalfano.it/comunicati/2011/09/29/uemafie-alfano-idv-%e2%80%9cpe-fa-primo-passo-importante-per-un-contrasto-ue%e2%80%9d/" target="_blank">la commissione LIBE del Parlamento Europeo ha approvato con 49 voti a favore e 2 astensioni la risoluzione sulla criminalità organizzata e le mafie</a> di cui ho l’onore di essere relatrice. Si tratta di un risultato di cui vado orgogliosa per il semplice fatto che al consenso ottenuto, frutto di un paziente e impegnativo lavoro di negoziazione con gli altri gruppi politici, corrisponde un testo ambizioso che rappresenterà, ove venisse approvato dalla plenaria del Parlamento Europeo il 25 ottobre, il primo fondamentale passo del percorso di <strong>contrasto alla criminalità organizzata e alle mafie a livello europeo.</strong></p>
<p>Per la prima volta in una posizione ufficiale del Parlamento Europeo appare il termine “mafie”, a dimostrazione del costante lavoro di accrescimento della consapevolezza e della conoscenza di tale fenomeno a livello politico che, soprattutto durante questa legislatura, stiamo svolgendo qui in Europa.</p>
<p>Un punto di prioritario interesse della relazione è la manifesta volontà della LIBE di istituire una <strong>commissione parlamentare sul crimine organizzato e le mafie.</strong> Purtroppo l’istituzione di tale commissione, <a href="http://www.agenparl.it/articoli/news/politica/20110929-ue-sassoli-pd-con-commissione-antimafia-europa-sara-piu-sicura" target="_blank">nonostante i facili entusiasmi di chi (purtroppo) nel Pd vuole cavalcare l’onda emozionale e comunicativa</a> del voto di ieri piuttosto che lavorare affinché le parole si traducano in <strong>fatti concreti</strong> e utili alla causa, non è ancora certa poichè al momento esistono alcuni gruppi politici che ne stanno valutando l’utilità e la parola ultima spetta alla conferenza dei presidenti. Il percorso è irto di ostacoli e sicuramente bisognerà lavorare ancora molto per raggiungere questo obiettivo. Da due anni sto spendendo moltissime energie affinchè il progetto vada in porto e <strong>continuerò a battermi con tenacia </strong>a tal proposito<strong>.</strong></p>
<p>Vista l’ampiezza dei contenuti della relazione, essi saranno oggetto di specifici e numerosi post e quanto prima pubblicherò la versione finale della relazione. Per dare un’idea della rilevanza del documento approvato ecco un elenco non esaustivo delle misure richieste a livello europeo:<strong> estensione del reato di associazione mafiosa</strong> a tutti gli Stati membri; norme efficaci per<strong> </strong>il sequestro, la confisca dei proventi criminali e il loro riutilizzo a scopi sociali; norme per una <strong>maggiore tutela delle vittime</strong>; miglior coordinamento e cooperazione di Europol, Eurojust, OLAF tra loro e con le autorità nazionali; miglioramento della cooperazione giudiziaria e attuazione piena del principio del reciproco riconoscimento delle decisioni giudiziarie; norme in materia <strong>di trasparenza e di prevenzione</strong> per evitare che i fondi pubblici finiscano nelle mani della criminalità organizzata; norme contro la criminalità finanziaria e il <strong>riciclaggio di denaro</strong>; norme per evitare che i condannati in via definitiva per reati connessi alla criminalità organizzata possano candidarsi alle elezioni europee<strong>.</strong></p>
<p>Pur essendo nota la mia contrarietà alla politica dell’attuale maggioranza in materia di giustizia e di contrasto alle mafie, devo riconoscere la <strong>disponibilità della delegazione del Pdl</strong> al Parlamento Europeo &#8211; e del Ppe in generale &#8211; a sostenere, insieme a tutti gli altri gruppi politici, una risoluzione che, a detta di chi lavora sul campo, è estremamente avanzata e utile<strong> </strong>a livello europeo e internazionale. Ovviamente l’ultima parola la dirà la plenaria del 25 ottobre a Strasburgo, ma il risultato dei negoziati e il consenso unanime raggiunto in commissione LIBE lasciano ben sperare.</p>
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		<title>Foto del Pus (Partito unico siciliano)</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 12:58:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Alfano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nei libri di Alfio Caruso, a spiegazione di tante storture del potere nel nostro paese, puntuale arriva il richiamo al Partito Unico Siciliano (Pus). Secondo l’autore di Da cosa nasce cosa, Io che da morto vi parlo e Milano ordina uccidete Borsellino, in Sicilia (e quindi in Italia) raramente esistono, fatta eccezione per singole individualità, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/09/pus.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-160311" title="pus" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/09/pus-224x300.jpg" alt="" width="224" height="300" /></a>Nei libri di <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alfio_Caruso" target="_blank">Alfio Caruso</a></span></strong>, a spiegazione di tante storture del potere nel nostro paese, puntuale arriva il richiamo al <strong>Partito Unico Siciliano</strong> (Pus). Secondo l’autore di <em>Da cosa nasce cosa</em>, <em>Io che da morto vi parlo </em>e <em>Milano ordina uccidete Borsellino</em>, in Sicilia (e quindi in Italia) raramente esistono, fatta eccezione per singole individualità, schieramenti di governo e di opposizione contrapposti fra loro; esiste invece un <strong>partito unico della gestione della cosa pubblica</strong>, degli affari e naturalmente anche di altro. La teoria di Caruso è condivisa dagli osservatori più imparziali. Di rado, però, se ne trova traccia documentale nelle pieghe della storia.</p>
<p>Oggi, invece, io posso pubblicare la<strong> <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/09/pus.jpg" target="_blank">fotografia del Pus attuale</a></span></strong>, o almeno di una parte importante di esso. Nel pomeriggio del 14 settembre scorso, attovagliati insieme nei pressi di Piazza Sant’Eustachio a Roma, conversavano affabilmente ma pensosi il più potente esponente del Pdl della Sicilia orientale, il senatore <strong>Pino Firrarello</strong> (<a href="http://www.ienesiciliane.it/cronaca/tic-tactic-tac-al-processo-dappello-garibaldi-arrivera-calogero-pulci.html" target="_blank">condannato in primo grado a due anni e sei mesi di reclusione per turbativa d’asta con l’aggravante di mafia; il processo d&#8217;appello è ancora in corso</a>) e il suo collega <strong>Vladimiro Crisafulli</strong>, il vero uomo forte del Pd in Sicilia, Vladimiro detto Mirello, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/30/chi-e-wladimiro-crisafulli-detto-mirello/154276/" target="_blank">già indagato (e archiviato) per mafia per la sua vicinanza al boss <strong>Raffaele Bevilacqua</strong></a> e oggi pure <a href="http://palermo.repubblica.it/cronaca/2010/09/25/news/concorso_in_abuso_d_ufficio_rinviato_a_giudizio_crisafulli_pd_-7413271/" target="_blank">imputato per abuso d’ufficio</a>.</p>
<p>Insieme ai due senatori siciliani, nella foto compare <strong>un terzo uomo</strong>, con camicia a mezze maniche da contabile, non identificato. Proporrei per lui un concorso a premi del tipo: “<em>Scopri chi è il terzo uomo</em>”.</p>
<p>Sì, perché quella che vedete è davvero l’immagine attuale (una delle immagini) del PUS, di certo una delle più volgari. <strong>Firrarello e Crisafulli dovrebbero contrastarsi, nell’aula del Senato e fuori. Invece, in concreto, appartengono alla stessa coalizione di malapolitica</strong> (e quindi di affari) che in Sicilia impera sempre, sia che si trovi al governo, sia che, solo formalmente, si trovi all’opposizione.</p>
<p>A coloro che sono sempre pronti a ululare alla lesione della privacy, segnalo che i magnifici tre si sono incontrati in luogo pubblico. A coloro invece che ancora concionano di questione morale dalle parti del Pd, suggerisco di rivolgersi a <strong>Federica Sciarelli</strong> e al suo “Chi l’ha visto?”.</p>
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		<title>Caso Milanese: non è un paese per onesti</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 17:22:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Alfano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Domani, con molta probabilità, il Parlamento dirà “no” all’arresto del deputato del PdL e moderno Caligola Marco Milanese (al momento autosospesosi), accusato di corruzione, associazione a delinquere e rivelazione di segreto d’ufficio. Lui, manco a dirlo, si sente perseguitato. Tutto questo a conferma, casomai servisse, dell’invalicabile degrado morale e politico di questa maggioranza di governo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domani, con molta probabilità, il Parlamento dirà “no” all’<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/21/mozione-di-sfiducia-su-romano-si-vota-mercoledi-alla-camera/158926/" target="_blank">arresto del deputato del PdL e moderno Caligola <strong>Marco Milanese</strong></a> (al momento <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/21/marco-milanese-mi-autosospendo-da-gruppo-e-partito/159005/" target="_blank">autosospesosi</a>), accusato di corruzione, associazione a delinquere e rivelazione di segreto d’ufficio. Lui, manco a dirlo, si sente perseguitato. Tutto questo a conferma, casomai servisse, dell’invalicabile degrado morale e politico di questa maggioranza di governo.</p>
<p>Mentre gli onesti lavoratori e i troppi disoccupati italiani si ritrovano ogni sera a scrutare le proprie tasche per assicurarsi che ci sia ancora qualche spicciolo per il pane, “qualcuno” organizza vertici per decidere se dare indicazioni di voto o lasciare libertà di “coscienza” (a trovarla, questa coscienza). C’è anche chi litiga sulle modalità del voto: con le palline o no? E, infine, c’è chi lamenta l’assenza di <strong>Alfonso Papa</strong>, detenuto a Poggioreale. Si tratta di una situazione che supera l’indecenza.</p>
<p>La verità è che dentro il palazzo troppi <strong>sono lontani anni luce dalla realtà sociale</strong> del paese Italia; non hanno idea di cosa succeda fuori dal loro rifugio dorato, e fingono di non immaginare cosa potrebbe accadere. Semplicemente non vogliono rassegnarsi al tracollo del <strong>sistema putrido </strong>che hanno criminosamente costruito sulle spalle degli italiani: vogliono aggrapparsi con tutte le proprie forze a quella poltrona che garantisce loro privilegi e impunità; il resto non conta. Nessuno quindi si stupirà se domani, ancora una volta, il principio di legalità sarà del tutto ignorato a vantaggio della tenuta di una maggioranza fantasma. Rimane il fatto che il Parlamento viene utilizzato solo e soltanto quale <strong>tribunale di regime</strong>, in cui la legge è un’opinione, in un momento in cui il paese sta letteralmente naufragando tra gli sguardi increduli dei leader europei e mondiali, e in un momento nel quale il Presidente degli Stati Uniti, <strong>Barack Obama</strong>, parlando della Libia all’assemblea delle Nazioni Unite, ringrazia tutti, ma proprio tutti, tranne l’Italia (che, ricordo, ha prestato le basi militari per l’intervento). Un isolamento lampante e senza precedenti.</p>
<p>Tutte le scabrose vicende che hanno travolto il Presidente del Consiglio e molti dei suoi accoliti, hanno portato in questi anni al <strong>totale deterioramento dell’immagine e della credibilità del nostro paese nel mondo.</strong> Il governo bisogna mandarlo a casa e al più presto, però bisogna prestare molta attenzione a calamità inciuciste come i <strong>D’Alema</strong> e i <strong>Casini</strong>, che hanno sempre fatto da stampella a <strong>Silvio Berlusconi</strong> e che stavolta rischiano di farci colare a picco definitivamente.</p>
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		<title>Raiset, ogni giorno di più</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Sep 2011 17:43:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Alfano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel paese in cui oltre 140 giornalisti liberi, soltanto nell’ultimo anno, sono stati minacciati dalle mafie, ad essere premiati sono sempre e comunque i peggiori. A questo contribuisce la perniciosa gestione della Rai targata Lorenza Lei (non credevo potesse fare peggio di Masi, ma pare ci stia riuscendo), che continua a consentire a figuri come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel paese in cui oltre 140 giornalisti liberi, soltanto nell’ultimo anno, sono stati minacciati dalle mafie, ad essere premiati sono sempre e comunque i peggiori. A questo contribuisce la perniciosa gestione della Rai targata <strong>Lorenza Lei</strong> (non credevo potesse fare peggio di Masi, ma pare ci stia riuscendo), che continua a consentire a figuri come <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/19/no-al-diktat-dei-pm-berlusconi-deve-restare-il-nuovo-editoriale-di-augusto-minzolini/158507/" target="_blank">il direttore del Tg1 <strong>Augusto Minzolini</strong> e come l’ex comunista <strong>Giuliano Ferrara</strong></a> di inondare le nostre case di rigurgiti berlusconiani della peggior risma. Il <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/10/da-roma-fino-a-bruxelles-lesercito-rosa-delle-papi-girl-conquista-la-politica-italiana/58592/" target="_blank">fidanzato della deputata del PdL</a></span> <strong>Gabriella Giammanco</strong> (nipote del boss di Bagheria <strong>Michelangelo Alfano</strong>), ieri sera ci ha fatto omaggio dell’ennesimo editoriale ad personam a tutela del povero <strong>Silvio Berlusconi</strong> che, aggredito dai giudici comunisti e dalla grande stampa, è riuscito comunque a varare “una manovra gigantesca per salvare l’Italia”: se i risultati sono le immense proteste a macchia di leopardo nel tessuto sociale italiano e il <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/20/debito-sp-declassa-il-rating-dellitalia-da-a-ad-a/158520/" target="_blank">declassamento del debito</a></span>, effettivamente si potrebbe definire gigantesca, sì, ma.. <strong>una gigantesca presa per i fondelli!</strong> A poco vale la dichiarazione debole e zoppicante del direttore <strong>Garimberti</strong>: “l&#8217;opinione espressa stasera dal direttore del Tg1 Augusto Minzolini è strettamente personale e non impegna in alcun modo la Rai”. Se così fosse, allora dovrebbe essere consentito a qualunque cittadino di sedere di fronte a quella telecamera e di dire qualunque cosa, tanto poi basterebbe dire che quella è un&#8217;opinione strettamente personale che “non impegna la Rai”.</p>
<p>Da non sottovalutare è anche il delirante comizio di <strong>Ferrara</strong>, che durante la prima puntata del suo “Radio Londra”, nel consigliare al premier di comportarsi come “un eroe”, aveva definito i giudici napoletani dei “ragazzotti in cerca di protagonismi”. Mi ha ricordato tanto <strong>Francesco Cossiga</strong>, che con scherno definì “giudice ragazzino” <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rosario_Livatino" target="_blank">Rosario Livatino</a></span></strong>, ucciso dalla mafia il 21 settembre del 1990. Saranno ventuno anni domani.</p>
<p>Dunque ieri sera abbiamo avuto l’ennesima indecente manifestazione del fenomeno <strong>Raiset</strong>, il monopolio berlusconiano della tv di Stato: un fenomeno unico al mondo, che all’estero fa strabuzzare gli occhi a chiunque. E così, mentre vengono chirurgicamente epurati, direttamente o per induzione, i professionisti validi (in termini di audience e di qualità dell’informazione) come <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/06/dopo-venti-anni-ruffini-lascia-la-rai-da-ottobre-sara-direttore-di-la7/150215/" target="_blank">il direttore di Rai 3 Ruffini</a> e <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/15/il-cda-rai-boccia-il-contratto-della-dandini/157598/" target="_blank">la conduttrice di “Parla con me” Serena Dandini</a>, i servi del potere rimangono sulle loro comode poltrone a sindacare sull’operato della magistratura distorcendo i fatti, che dovrebbero essere invece raccontati fedelmente e con dovizia di particolari, come deontologia professionale comanda.</p>
<p>Per questo continuo a dire che il controllo della Rai da parte dei partiti e dei potentati non può più avere luogo, perchè non fa che danneggiare l’azienda e i contribuenti a vantaggio della propaganda di regime. <strong>La politica deve abbandonare le stanze della tv di Stato, subito.</strong></p>
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		<title>Testimoni di giustizia: lettera a Napolitano</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jul 2011 16:41:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Alfano</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category>
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		<description><![CDATA[Ho appena inviato questa lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, per chiedere un suo intervento sulla situazione, devastante, dei testimoni di giustizia italiani. Sono certa che raccoglierà il mio appello e riceverà presto al Quirinale una loro delegazione. Al presidente della Repubblica On. Giorgio Napolitano Oggetto: situazione dei testimoni di giustizia italiani Palermo, 07/07/2011 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Ho appena inviato questa<strong> lettera al presidente della Repubblica</strong> Giorgio Napolitano, per chiedere un suo intervento sulla situazione, devastante, dei testimoni di giustizia italiani. Sono certa che raccoglierà il mio appello e riceverà presto al Quirinale una loro delegazione.</p>
<p>Al presidente della Repubblica<br />
On. Giorgio Napolitano</p>
<p>Oggetto: situazione dei testimoni di giustizia italiani</p>
<p>Palermo, 07/07/2011</p>
<p>Ill.mo presidente <strong>Napolitano</strong>,</p>
<p>le scrivo in qualità di parlamentare europeo e presidente dell’<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.familiarivittimedimafia.com/" target="_blank">Associazione nazionale familiari vittime di mafia</a></span>; ricorderà che <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.europarl.it/view/it/nostre_attivita/altre_manifestazioni/gnapolitano.html;jsessionid=014C47BDAC781432C32862F0983BFDAA" target="_blank">ci siamo incontrati</a></span> proprio al Quirinale il 25 settembre 2009, quando ha ricevuto la delegazione dei membri italiani del Parlamento europeo. Le scrivo, gentile presidente, per parlarle della preoccupante situazione dei<strong> testimoni di giustizia </strong>italiani, di quelli che formalmente hanno lo status ministeriale e di coloro che invece non hanno ancora alcun riconoscimento.</p>
<p>In questi anni, con la mia attività politica e sociale, in qualità di presidente di un’importante associazione antimafia, sono stata contattata da molti testimoni, tra cui <a style="text-decoration: underline;" href="http://www.ignaziocutro.com/" target="_blank">Ignazio Cutrò</a>, <a href="http://www.soniaalfano.it/blog/2011/06/01/denuncio-il-pizzo-e-si-trovo-sola-valeria-grasso-sotto-protezione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Valeria Grasso</span></a>, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/14/francesco-paolo-altro-testimone-a-perdere/118064/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Francesco Paolo</span></a>, <a href="http://www.soniaalfano.it/blog/2010/11/08/esposito-collaboratore-o-testimone-di-giustizia/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Domenico Antonio Esposito</span></a>, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/20/testimoni-di-giustizia-al-macero-tocca-a-coppola/87411/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Luigi Coppola</span></a>, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/17/franca-de-candia-morire-di-racket-no-di-antiracket/118800/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Francesca De Candia</span></a>, <a href="http://www.radioradicale.it/soggetti/maria-grazia-fasciana" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Maria Grazia Fasciana</span></a>, <a href="http://www.bennycalasanzio.com/2011/07/aiutiamo-bennardo-raimondi.html" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Bennardo Raimondi</span></a>, <a href="http://www.soniaalfano.it/comunicati/2009/06/25/cordopatri-rientri-in-programma-di-protezione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Maria Giuseppina Cordopatri</span></a>, <a href="http://www.pinomasciari.it/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Pino Masciari</span></a>. Le loro storie, purtroppo, sono tutte uguali: eroi civili che hanno denunciato i fatti criminosi che hanno subito o di cui sono venuti a conoscenza e che, dopo i processi (le cui sentenze quasi sempre si soffermano sulla nobiltà del loro gesto) sono stati<strong> abbandonati dallo Stato</strong>, estromessi dai programmi di protezione, lasciati senza sicurezza e senza mezzi di sostentamento.</p>
<p>E’ necessaria, gentile presidente, una <strong>revisione completa di tutta la legislazione</strong> sui testimoni di giustizia, perchè risulta palese il totale fallimento di quella attuale. Quasi tutti i testimoni di giustizia sono impegnati in controversie giudiziarie con il Sistema centrale di protezione. Solo la Sua figura può spingere il legislatore, il ministro dell’Interno e tutti coloro che si occupano di queste tematiche ad avviare un processo di cambiamento legislativo. Se le cose non cambieranno, gli imprenditori, le persone comuni, saranno sempre meno disposte a denunciare il racket delle estorsioni, le violenze, le intimidazioni. E a essere sconfitti non saranno loro, ma lo Stato nella sua interezza.</p>
<p>Per questo Le chiedo, Presidente, <strong>di ricevere presso il Quirinale una delegazione </strong>dei testimoni di giustizia, affinchè possa ascoltare dalla loro voce i problemi, le vicissitudini e, a volte, le vessazioni che ogni giorno subiscono solo e soltanto per aver fatto il proprio dovere, mettendo a rischio la propria vita e quella degli affetti più cari.</p>
<p>Certa di un Suo interessamento e in attesa di un Suo riscontro, Le porgo i miei più cordiali saluti.</p>
<p>On. Sonia Alfano<br />
Parlamentare Europeo<br />
Presidente associazione nazionale Familiari Vittime di Mafia</p>
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