<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Roberta Torre</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/rtorre/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Cinema, la Classe Morta e La bella addormentata</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/23/cinema-classe-morta-bella-addormentata/238797/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/23/cinema-classe-morta-bella-addormentata/238797/#comments</comments> <pubDate>Wed, 23 May 2012 07:01:52 +0000</pubDate> <dc:creator>Roberta Torre</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Bellocchio]]></category> <category><![CDATA[classe morta]]></category> <category><![CDATA[film Englaro Bellocchio]]></category> <category><![CDATA[fondi cinema Friuli Venezia Giulia]]></category> <category><![CDATA[fondi Marco Bellocchio]]></category> <category><![CDATA[Ladri di biciclette]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=238797</guid> <description><![CDATA[Ancora una volta la politica incrocia il cinema e gli effetti sono miserabili. In questo caso niente fondi dalla Regione Friuli Venezia Giulia, regione in cui il film è in parte ambientato, al film di Marco Bellocchio, La Bella Addormentata, liberamente ispirato alla vicenda di Eluana Englaro. La motivazione è apparentemente tematica e culturale, (non...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ancora una volta la politica incrocia il cinema e <strong>gli effetti sono miserabili</strong>. In questo caso niente fondi dalla Regione Friuli Venezia Giulia, regione in cui il film è in parte ambientato, al film di <strong>Marco Bellocchio</strong>, <em>La Bella Addormentata</em>, liberamente ispirato alla vicenda di <strong>Eluana Englaro</strong>. La motivazione è apparentemente tematica e culturale, (non vogliamo promuovere una cultura di morte) in realtà La Lega Nord e l’Udc, partiti di maggioranza insieme al Popolo della libertà, ne hanno fatto un preciso <strong>caso politico</strong>. Quale sia la verità è presto per dirlo, certamente la motivazione data dal governatore Tondo (Pdl) “Abbiamo problemi più urgenti da risolvere che finanziare produzioni cinematografiche” è tanto ovvia quanto priva di logica. In qualsiasi caso è più urgente aiutare famiglie bisognose che finanziare il cinema, ma come direbbe qualcuno “che c’azzecca?”. Da quando in qua capitoli di spesa destinati alla cultura fluttuano inopinatamente in aree come l’assistenza sociale? E allora facciamo qualche passo indietro.</p><p>Dai “panni sporchi si lavano in famiglia” di andreottiana memoria sembra trascorso solo qualche mese. Invece era il 1948 quando il giovane sottosegretario alla presidenza del consiglio <strong>Giulio Andreotti</strong> faceva notare che un film come “Ladri di Biciclette” dava <strong>un’immagine distorta</strong> e disdicevole dell’Italia e consigliava dunque di tenere le proprie verità scomode ben chiuse dentro le quattro pareti casa, di non mostrarle davvero al mondo intero. Ancora oggi, spesso e volentieri, l’Italia cinematografica è ricordata oltreoceano proprio per quella caterva di panni sporchi lavati e stesi ad asciugare fuori casa che presero il nome di <strong>neorealismo</strong> e ci fecero portare a casa continuativamente quell’Oscar che da troppo/molto latita sulle nostre sponde. Ma questa è un’altra storia, anche se mai come ora la <a href="http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20120522/manip2pg/13/manip2pz/323057/" target="_blank">Storia si ripete</a>.</p><p>Siamo all’oggi, il tempo in cui alla <strong>Classe Morta</strong> non resta che molestare la Bella Addormentata. Triste davvero.</p><p>Io credo che fino a quando gli autori, gli artisti e tutti quelli che credono davvero nel cinema e nel teatro non si decideranno a pretendere una legge secondo la quale la cultura e l’arte non siano <strong>asservite alla politica</strong> , le torture inflitte oggi a un nobile autore come Marco Bellocchio e al suo film, domani toccheranno a chiunque altro possa disturbare i potenti di turno e quindi l’Italia non avrà mai più un cinema libero, ma anche un teatro libero, per non limitarsi al cinema, un pensiero libero.</p><p>I risultati sono sotto gli occhi di tutti: una nazione che non cura le proprie risorse culturali, che relega i propri autori al ruolo di lacchè<strong> in cerca di oboli,</strong> che li educa al servilismo e alle anticamere in assessorati non crea e non nutre artisti e registi, produce al massimo mercenari di varia forma e natura.</p><p>Chi non si sottomette alla Classe Morta, chi ha ancora voglia di gridare e chi tiene alla propria libertà artistica, può farlo certamente , purchè non retribuito, purchè al di fuori del circuito in cui si dà un valore al lavoro artistico, può quindi <strong>romanticamente morire</strong> di fame in nome dell’arte. Ed ecco infatti che oggi gli unici luoghi veramente liberi, dove si fa cultura e arte senza secondi fini, diventano i teatri occupati, come il Valle a Roma per esempio, come il Garibaldi a Palermo e come molti altri che animati da quanti hanno l’esigenza di sentirsi ancora vivi, resistono strenuamente e diventano simbolo di una nazione che dà all’arte un valore pari a zero. Perché se è vero che l’occupare è ormai l’unico gesto possibile, è anche indubbio che continuare a fare arte, cinema, teatro senza nessuna retribuzione, al di là di ogni sostegno istituzionale, equivale a far passare l’idea che comunque ci sarà sempre qualcuno che si <strong>immolerà</strong> per il puro piacere di farlo. E dunque fare il gioco di quanti, cinicamente, lo lasceranno fare.</p><p>Ora quindi, dopo l’occupazione dei teatri, resta solo che quanti, direttori di teatri, di festival, di premi, di istituzioni culturali in genere, abbiano partecipato e perpetuato per anni ad un sistema logoro e incancrenito, <strong>legato a filo doppio con</strong> <strong>la politica</strong>, insensibile alla meritocrazia artistica, cieco verso uno straccio di ricambio generazionale, sordo verso ogni ispirazione che possa essere innovazione, azzardo, sperimentazione, verità, potenza creativa, se ne vadano.</p><p>Una volta libere le polverose poltrone si passerà alla loro sostituzione con teste pensanti, nuove, vivaci, agili, leggere, divertenti, divertite, creatrici, aliene da ogni forma di familismi italioti.</p><p>Nel frattempo loro, La Classe Morta, riuniti in un unico <strong>vagone bestiame,</strong> potrebbero così raggiungere comodamente una landa desolata dell’estremo nord, su su fino ai ghiacciai, mentre un mega- schermo all’interno del vagone trasmette le immagini a ripetizione di <em>Ultimo Tango a Zagarolo</em>, perla ormai riconosciuta dei due comici siciliani, specchio dei tempi che viviamo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/23/cinema-classe-morta-bella-addormentata/238797/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Cinema e quote latte</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/cinema-quote-latte/201714/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/cinema-quote-latte/201714/#comments</comments> <pubDate>Mon, 02 Apr 2012 07:09:56 +0000</pubDate> <dc:creator>Roberta Torre</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[castelvolturno]]></category> <category><![CDATA[Cinema]]></category> <category><![CDATA[Curti]]></category> <category><![CDATA[di vaio]]></category> <category><![CDATA[Formisano]]></category> <category><![CDATA[guido lombardi]]></category> <category><![CDATA[là-bas]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=201714</guid> <description><![CDATA[Finalmente un bel film italiano: La-Bas di Guido Lombardi racconta la strage di Castelvolturno in cui il clan dei Casalesi nel settembre del 2008 uccide sei giovani clandestini come atto deliberato di violenza razziale e monito sul controllo dei traffici illegali. La scelta del regista è di raccontarci la storia attraverso gli occhi di Yssoufe...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente un bel film italiano: <em>La-Bas</em> di <strong>Guido Lombardi</strong> racconta la<strong> strage di Castelvolturno </strong>in cui il clan dei Casalesi nel settembre del 2008 uccide sei giovani clandestini come atto deliberato di violenza razziale e monito sul controllo dei traffici illegali. La scelta del regista è di raccontarci la storia attraverso gli occhi di Yssoufe fin dal suo arrivo dal Senegal, i suoi primi passi in Italia, il disorientamento e poi a poco poco l’inserimento in questo paese dove capisce subito che l’onestà paga poco. Lo fa con uno stile documentaristico attento, delicato a tratti, da osservatore senza fretta, accompagnato da una bella colonna sonora e da una bellissima fotografia firmata da Francesca Amitrano. Bravi davvero, bravi anche i produttori Curti, Formisano e Di Vaio che hanno scommesso su questo film. Mi è capitato di vederlo per le votazioni dei David e certamente lo voterò come miglior film e come miglior sceneggiatura, perché ha una drammaturgia compatta, non scritta a tavolino ma raccolta, e si capisce da un<strong> attento e lungo lavoro sul campo</strong>, come racconta Guido Lombardi in un’intervista. I dialoghi sono così veri da farti sentire in quel mondo, i tempi naturali.</p><p>Immagino che abbia lavorato con un budget molto ridotto, ma è un piccolo gioiello, quello che vorremmo vedere dal cinema italiano. Infatti non sembra un film italiano: si parla inglese, francese, senegalese. Gli attori, bravissimi, bellissime facce mai viste, sicuramente non prese a prestito da qualche fiction.</p><p>La sera prima invece, sempre per le votazioni dei David avevo visto un altro film italiano molto blasonato. Un film di ben altro genere, un film per intenderci di quelli super finanziati dalle nostre major (beh ne abbiamo due, indovinate quale?) un budget che avrebbe fatto realizzare dieci <em>La Bas</em>, ovviamente qui c’erano attori blasonati molto convinti di sé, riprese da elicotteri, tempi infiniti che non raccontavano nulla, silenzi che emanavano solo noia pura, dialoghi insopportabili scritti a tavolino, distribuzione prestigiosa, pretesa di raccontarci una storia tutta femminile della serie <strong>già questo vi deve bastare</strong>, se poi il film è terribile peggio per voi. Volete sapere il titolo del film? No, non ve lo dico, ma se vi dedicate alla visione del cinema italiano più<em> establishment</em> saprete subito riconoscerlo.</p><p>Da tutto questo mi sovviene  però una considerazione. Prima devo aggiungere che non conosco esattamente gli incassi di entrambi i film, ma  so che entrambi non hanno certo fatto straripare le sale, questo solo per dire che se il criterio di valore è quello del pubblico pagante in sala, siamo proprio lontani, in entrambi i casi.</p><p>Allora: un regista può sbagliare un film, succede a tutti, anzi diciamo che un regista dovrebbe poter sbagliare almeno un paio di film nella sua carriera e non per questo dover cambiare mestiere. Ma in tempi come questi, dove continuare a fare cinema in Italia è diventata quasi una missione, un miracolo, una passione, un Golgota direi, come si può permettere che continuino ad essere prodotti film da budget stratosferici che dell’Italia non ci raccontano nulla, che hanno scritto in fronte Io sono l’Autore, quando il cinema, <strong>quello che ci racconta un mondo</strong>, un&#8217;epoca, quello che fotografa l’Italia e i suoi cambiamenti invece abita perlopiù in piccoli film, preziosi, attenti, sensibili come quello di Guido Lombardi? La risposta c’è, e in molti la conosciamo: il cinema italiano è il cinema delle quote latte. Finchè le lobby saranno le stesse per trovare un po’ di cinema dovremo sperare nella tenacia e nella lungimiranza di produttori come <strong>Formisano</strong>, <strong>Curti</strong> e <strong>Di Vaio</strong> che certamente hanno dovuto lavorare e soffrire  parecchio per produrre <em>La bas</em>, ma almeno hanno continuato ad avere la gioia della libertà e dell’indipendenza, che in questo mestiere è fondamentale per fare film belli. Mi piacerebbe che<em> La Bas</em> vincesse il David, forse si dovrà accontentare di un David come migliore opera prima per lasciare il posto a qualche film più blasonato, ma infinitamente meno bello. Quote latte</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/cinema-quote-latte/201714/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;invasione degli ultracorpi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/30/linvasione-degli-ultracorpi/174178/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/30/linvasione-degli-ultracorpi/174178/#comments</comments> <pubDate>Wed, 30 Nov 2011 15:40:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Roberta Torre</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Sara Tommasi]]></category> <category><![CDATA[Scilipoti]]></category> <category><![CDATA[Termini Imerese]]></category> <category><![CDATA[Vedo Nudo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=174178</guid> <description><![CDATA[Vado fuori dalla Fiat di Termini Imerese una sera di fine novembre, è l&#8217;ultimo giorni di lavoro per gli operai. Un fuoco davanti al’ingresso e pochi di loro che restano ad aspettare. Che cosa? Sembra il Deserto dei Tartari. Uno di loro, si chiama Salvo, mi spiega che gli mancavano tre anni alla pensione. Dice...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Vado fuori dalla Fiat di <strong>Termini Imerese</strong> una sera di fine novembre, è l&#8217;ultimo giorni di lavoro per gli operai. Un fuoco davanti al’ingresso e pochi di loro che restano ad aspettare. Che cosa? Sembra il Deserto dei Tartari.</p><p>Uno di loro, si chiama Salvo, mi spiega che gli mancavano tre anni alla pensione. Dice che si sente ferito e usa una parola antica, <strong>dignità</strong>. La usa in relazione al suo lavoro e a me pare antica davvero. Mi spiega che ha lavorato in fabbrica per 34 anni e l’ha vista crescere, la Fiat è arrivata a Termini e lui ha avuto lì dentro il suo primo giorno di lavoro. Si è sposato lavorando alla Fiat, ha avuto i suoi figli e lavorava sempre alla Fiat. Insomma la fabbrica è stata una parte  importante della sua vita. Si può dire che l’ha vista crescere, così come è stato per i suoi figli. Dice &#8220;l’ho visto crescere&#8221; e usa il maschile: lo stabilimento. Ora che non produrrà più nulla lui è qui davanti a un falò di fronte ai cancelli d’entrata. Ma qui siamo al sud e la famiglia accoglie tutti. Dice che almeno sua moglie sarà contenta di riaverlo a casa.</p><p>La stessa sera mi capita di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=3gYqJbyrpo4" target="_blank">vedere un video</a></span> dove <strong>Sara Tommasi</strong> nuda con fascette censuranti sul seno e sulle parti intime che ricordano i film erotici degli anni 70 fa un appello invettiva per il nuovo partito di <strong>Scilipoti </strong>contro le  banche. Non riesco a prestare ascolto alle sue parole , mi distrae troppo la fascetta censurante che ondeggia. Invita poi a una riunione dove dice ci sarà anche lei, ma specifica “vestita”, togliendo così ogni minimo interesse alla partecipazione: se proprio mi fosse venuta voglia di andare l’unico motivo sarebbe stato quello di vedere la Fabiani che si aggirava leggiadra e nuda tra gli scilipotiani come un episodio memorabile del film <em>Vedo Nudo</em> dove <strong>Manfredi</strong> è un pubblicitario con il pallino del nudo e della pubblicità erotica e inizia per uno strano disguido a vedere donne nude in ogni dove.</p><p>Non so perché, ma prima di addormentarmi, ripenso a queste due realtà, come se fossero altrettante scene di uno stesso film. Cerco di capire come potrei montare insieme nello stesso film, <strong>nella stessa Italia</strong> e nella stessa giornata la  svestita pasionaria Alessia e l’operaio Salvo. Poi mi torna in mente quella parola antica: dignità. Ci sarà pure un senso in tutto questo. Vado a dormire, sperando che me lo sveli un sogno.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/30/linvasione-degli-ultracorpi/174178/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Arte e profitto: anche la bellezza può arricchire</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/01/arte-e-profitto-anche-la-bellezza-puo-arricchire/134405/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/01/arte-e-profitto-anche-la-bellezza-puo-arricchire/134405/#comments</comments> <pubDate>Fri, 01 Jul 2011 10:53:14 +0000</pubDate> <dc:creator>Roberta Torre</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Cinema]]></category> <category><![CDATA[cultura]]></category> <category><![CDATA[economia]]></category> <category><![CDATA[Palermo]]></category> <category><![CDATA[profitto]]></category> <category><![CDATA[teatro]]></category> <category><![CDATA[zisa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=134405</guid> <description><![CDATA[Torno a Palermo. 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Dopo questa<strong> premessa  romantica</strong> eccomi qui a girare a piedi per ore e a ri/scoprire una per  una le strade e gli spazi che avevo lasciato giurando che non sarei mai  più tornata.</p><p>In tutto questo girovagare raggiungo la conclusione che <strong> Palermo </strong>è come New York:<strong> una città che cambia in continuazione</strong>.  Dicendolo l&#8217;altra sera di fronte a una platea di spettatori al cinema Rouge e Noir si è diffuso un sommesso e irrefrenabile riso. Eppure il  paradosso non è così paradossale, basta aggiungere che non è detto  che il cambiamento sia sinonimo di miglioramento. In questo caso, il mio sguardo da innamorata si poggia su tutti quegli spazi  che negli anni in molti abbiamo sperato potessero diventare per questa  città contenitori meravigliosi di cultura e sogni. Ad esempio i<strong> Cantieri Culturali della Zisa</strong>, luogo simbolo della Palermo orlandiana,  dove ho girato due dei miei film tra cui<strong> Tano da Morire</strong>, vivono ora un  abbandono impressionante. Tra le sterpaglie e la ruggine si stendono per  chilometri possibili spazi che in qualsiasi città cosciente darebbero  linfa vitale ad artisti e creatori di cultura. C &#8216;è addirittura un  cinema inaugurato e poi chiuso per sempre. C&#8217;è la sensazione di un  costante spreco di un&#8217;occasione perduta giorno dopo giorno.</p><p>E c&#8217;è quindi una domanda semplice: <strong>perché?</strong> Come si fa a non rendersi conto  di quanto la cultura possa portare a una città? Non parlo ora di  arricchimento spirituale ma anche e più prosaicamente di quello  economico. Il cinema in Sicilia non ha teatri di posa per esempio.  Eppure li avrebbe in questo luogo, da cui potrebbero transitare tutti  quelli che vengono a girare da fuori, producendo lavoro ed economia. Il  problema pare sempre quello, in Italia, di non riuscire a coniugare  cultura ed economia. <strong>Perché l&#8217;arte continua a essere slegata dal  profitto?</strong> La Bellezza ci consola e nel Rinascimento l&#8217;artista esisteva  grazie al suo mecenate che comprendeva il valore del talento e lo  quantificava economicamente. In quest&#8217;epoca, in quest&#8217;Italia il teatro,  il cinema che non sia solo intrattenimento e la cultura in generale  sono relegate a ruolo di grandi scocciatrici per cui nessuno intende  investire, un progetto che contenga la parola arte in sé odora già di  miseria, buco nero in cui riversare pochi spiccioli.</p><p>Ma come siamo  arrivati a un immaginario tanto povero? Chiudere teatri e abbandonare  alle sterpaglie spazi preziosi è <strong>sintomo della crisi che stiamo  attraversando</strong>. Dobbiamo cambiare l&#8217;immaginario di questa Italia e  dobbiamo farlo prima che sia troppo tardi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/01/arte-e-profitto-anche-la-bellezza-puo-arricchire/134405/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>Grande Madre Russia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/13/grande-madre-russia/97417/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/13/grande-madre-russia/97417/#comments</comments> <pubDate>Sun, 13 Mar 2011 14:42:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Roberta Torre</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Cinema]]></category> <category><![CDATA[film italiani]]></category> <category><![CDATA[Marco Muller]]></category> <category><![CDATA[Russia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=97417</guid> <description><![CDATA[A meno 25 gradi non è facile ragionare. Ma neppure camminare per strada per più di venti minuti. Così eccoci a Mosca. Neve e ghiaccio per le strade, qui anche mettere un piede nel posto sbagliato può essere decisivo. L&#8217;autista sa che mi deve portare al cinema e quando chiedo di passare prima in hotel...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/03/madrerussia.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-97418" title="madrerussia" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/03/madrerussia-300x300.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="300" /></a>A meno 25 gradi non è facile ragionare. Ma neppure camminare per strada per più di venti minuti. Così eccoci a Mosca. Neve e ghiaccio per le strade, qui anche mettere un piede nel posto sbagliato può essere decisivo. L&#8217;autista sa che mi deve portare al cinema e quando chiedo di passare prima in hotel si scatena un finimondo di telefonate. Tutto quello che non è previsto dall&#8217;alto qui genera sconcerto, almeno mi pare di capire. Del resto tutti quegli anni di obbiedienza alle regole <strong>hanno lasciato il segno</strong>. Salgo e dopo cinque minuti mi richiamano dalla hall, non è proprio il caso di perdere tempo.</p><p>Arriviamo al cinema, la <a href="http://www.labiennale.org/it/cinema/news/cinema-italia-russia.html" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">rassegna curata da<strong> Marco Muller</strong> sui film italiani in collaborazione con la Biennale di Venezia</span></a> attira pubblico attento educato giovane. Grande entusiasmo per i nostri film dunque e a fine proiezione applausi russi, intensi e solidi. La notte moscovita porta fiocchi di neve grandi come lucciole. La hall dell&#8217;hotel Ritz è il posto dove sembra succedere di tutto e tutto quello che conta in questa città. L&#8217;immaginazione va al bel film<em> Le vite degli altri</em> che pullulava di spie e amori impossibili. In questi salotti eleganti fino allo sfinimento tra i lampadari swaroskiani del peso di una tonnellata sfilano gli uni accanto agli altri mondi misteriosi, donne dalla pelle bianchissima e piccoli uomini d&#8217;affari, guardie del corpo in borghese inequivocabilmente al lavoro e anche Ornella Muti, presenza bionda e inafferrabile.</p><p>In questa stessa ambientazione con la luce del mattino vengo invitata a non sedermi. Insisto e mi si avvicina un uomo grigio, sottile che mi chiede sottovoce se può farmi accompagnare in stanza. Pare ci sia una bomba nell&#8217;hotel. Sembrerebbe il minimo in una<strong> simile atmosfera</strong>. Vengo salvata dal camioncino che ci riporta alla masterclass sul cinema italiano e lascio l&#8217;hotel e il senso di inquietudine. La sera a casa dello scultore russo che fa busti ai grandi del cinema e dell&#8217;arte mi sento immediatamente catapultata alla fine dell&#8217;800. Tutti fotografano tutto, lo scultore ritrae e scolpisce in diretta, una coppia di cantanti lirici ci impartisce liriche a domicilio e una tavolata di quaranta persone disposte su due file lunghissime  parlano solo russo. Al ritorno scopro che l&#8217;hotel è ancora intatto e così anche l&#8217;inquietudine.</p><p>Tre giorni sono pochi per la<strong> Grande Madre Russia</strong>, troppo pochi davvero eppure  mentre aspetto all&#8217;alba di tornare all&#8217;aereoporto l&#8217;Italia mi sembra adesso il paese più bello del mondo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/13/grande-madre-russia/97417/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>41</slash:comments> </item> <item><title>Lettera alle folgorate sulla via di Arcore</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/01/lettera-alle-folgorate-sulla-via-di-arcore/89587/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/01/lettera-alle-folgorate-sulla-via-di-arcore/89587/#comments</comments> <pubDate>Tue, 01 Feb 2011 18:27:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Roberta Torre</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[escort]]></category> <category><![CDATA[Ruby]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=89587</guid> <description><![CDATA[Vorrei fare un appello accorato a tutte le giovani e meno giovani signorine folgorate sulla via di Arcore . Vengo subito al dunque, non amo i giri di parole. Volete i soldi? Vi capisco. Chi non li vorrebbe. I soldi servono e a noi donne più che mai. Tutte quelle creme , tutte quelle borse,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei fare un appello  accorato a tutte le giovani e meno giovani signorine folgorate sulla via di Arcore .</p><p>Vengo subito al dunque, non amo i giri di parole. <strong>Volete i soldi?</strong></p><p>Vi capisco. Chi non li vorrebbe. I soldi servono e a noi donne più che mai. Tutte quelle creme , tutte quelle borse, i vestiti firmati, il parrucchiere per non parlare poi delle scarpe, solo lì potremmo fermarci ore e ore. E poi via via le case, le vacanze estate e inverno, i viaggi, insomma è inutile continuare. Chi nasce donna sa di che cosa sto parlando.</p><p>Oggi però voglio darvi una dritta. I soldi li potete fare anche da sole, questa è la notizia. Mi direte che è faticoso?</p><p>Ma non ditemi che non sia faticoso sguazzare in una vasca da bagno con un paio di signori attempati e cadenti che vi infilano le mani dappertutto, uomini a cui potrebbe cascare il parrucchino da un momento all’altro, uomini dallo sguardo vitreo in odore di cimitero che altro non desiderano che annusare la vostra giovinezza, uomini che presto o tardi vi metteranno nei guai.</p><p>Il fatto è, care Signorine folgorate, che prendere i soldi dagli uomini non è mai stato affare conveniente. Ve li danno, certo, alcuni di più altri di meno, a seconda del loro portafoglio, della loro generosità e in fin dei conti, di quanto siete state brave  a scucirglieli. Vedete, ci sono alcune donne che per interminabili decenni hanno esercitato l’onorevole e riconosciuta professione di moglie e sono state in questo profumatamente ripagate, ma quanto hanno dovuto lavorare prima di vedere i loro sogni coronati?  Spesso ci arrivano solo a tarda età, quando ormai <strong>il tempo per spassarsela da sole </strong>è poco e quindi un pessimo affare in fin dei conti, un investimento a troppo lungo termine, lo definirebbe un buon consulente.</p><p>Mi direte che lavorare stanca , che è tanto orrendo svegliarsi la mattina presto, fa male alla pelle, fa venire le rughe. Mi direte che chi ve lo fa fare di lavorare per anni quando in un tempo tanto breve potete avere un bel gruzzoletto come ha fatto la Signorina Ruby o altre Signorine Grandi Forme.</p><p>Ma vi assicuro, che presto o tardi, prendere soldi dagli uomini non è mai un buon affare, perché ve li chiederanno indietro <strong>con gli interessi</strong>.</p><p>I soldi quindi li dovete fare da sole.</p><p>Se poi  proprio non ce la fate, rubateglieli.  Metteteli a nanna  come sapete fare  e frugate nelle loro tasche, svuotate i loro cassetti, aprite le loro cassaforti.  Non dovete vergognarvi di questo.</p><p>Siete autorizzate a farlo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/01/lettera-alle-folgorate-sulla-via-di-arcore/89587/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>131</slash:comments> </item> <item><title>Ruby-gate, un film che avrebbe riempito le sale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/24/ruby-gate-un-film-che-avrebbe-riempito-le-sale/88005/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/24/ruby-gate-un-film-che-avrebbe-riempito-le-sale/88005/#comments</comments> <pubDate>Mon, 24 Jan 2011 10:03:12 +0000</pubDate> <dc:creator>Roberta Torre</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Clinton]]></category> <category><![CDATA[Ruby]]></category> <category><![CDATA[sesso]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=88005</guid> <description><![CDATA[Adesso in Italia si parla di sesso.  Si sentono in televisione e si leggono sui giornali parole come culo, pompino, prostituta molte volte al giorno. In tutto questo, sono emerse alcune verità che costituiranno altrettanti punti di non ritorno e che ci stanno portando a rotta di collo verso una irrevocabile svolta. E si andranno...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Adesso in Italia si parla di sesso.  Si sentono in televisione e si leggono sui giornali parole come culo, pompino, prostituta molte volte al giorno. In tutto questo, sono emerse alcune verità che costituiranno altrettanti punti di non ritorno e che ci stanno portando a rotta di collo verso una irrevocabile svolta. E si andranno a posizionare all&#8217;inizio di un <strong>mutamento dei costumi</strong>. Inevitabilmente ci sarà d&#8217;ora in poi, un prima e dopo Ruby ad esempio. Il che, se pensiamo al caso D&#8217;Addario, già ce lo fa apparire obsoleto. Se pensiamo poi al caso Clinton ora ci appare come la favola dei Tre porcellini. Eppure quello fu uno scandalo di proporzioni mondiali. Oggi ci fa sorridere. Allora questo vorrà dire qualcosa.</p><p>Anche perché per la prima volta la straordinaria violenza e rapidità degli eventi ha fatto sì che si tralasciasse il perbenismo e il finto pudore italico che fino a qui avevano avvolto le vicende sessuali dei potenti di turno che, da sempre, avevano navigato come meglio potevano in questi mondi.</p><p>Che il sesso viaggi <strong>avvinghiato al potere</strong> non è grande novità e le amanti dei potenti hanno sempre avuto appartamenti in dono, gioielli e quantaltro sennò che amanti sarebbero? Certo oggi hanno anche il Parlamento. Forse, diciamocelo, per  prima volta questi eventi sono stati catapultati all&#8217;attenzione comune con tale dovizia di dettagli da soddisfare le curiosità di una nazione ammalata di voyeurismo come la nostra.</p><p>Gli eventi si sono imposti con una tale precisione da proiettarci ormai quotidianamente un film che se qualcuno avesse davvero concepito, scritto e girato avrebbe riempito le sale. Dialoghi imperdibili emersi dalle intercettazioni e preziosi aforismi come quello pronunciato dalla giovane ma esperta Ruby che dà la precisa definizione di quello che rappresenta per il Presidente del Consiglio, cioè <strong>una parte anatomica</strong>, spostano il dibattito semantico su un piano mai raggiunto finora, tanto che anche <strong>Rocco Siffredi</strong> sente la necessità di intervenire puntualizzando il suo ruolo di Stallone Italico al pari del Cavaliere.</p><p>E così assistiamo ad un mescolamento definitivo tra politica e pornografia nei fatti e nel linguaggio che certamente non avrebbe lasciato indifferente Pasolini e neppure Lacan.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/24/ruby-gate-un-film-che-avrebbe-riempito-le-sale/88005/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>18</slash:comments> </item> <item><title>La fiducia, oggi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/16/la-fiducia-oggi/82284/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/16/la-fiducia-oggi/82284/#comments</comments> <pubDate>Thu, 16 Dec 2010 11:58:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Roberta Torre</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[fiducia]]></category> <category><![CDATA[futuro]]></category> <category><![CDATA[manifestazioni]]></category> <category><![CDATA[proteste roma]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=82284</guid> <description><![CDATA[Il ‘77 io me lo ricordo, avevo 15 anni, Milano,liceo Parini, la prima occupazione della mia vita. Andavo a scuola e non si studiava. Questo davvero mi piaceva. Andavo a scuola e invece di fare lezione di greco con quella kapò della professoressa di latino e greco potevo guardarmi tutto il giorno i tipi più...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>‘77</strong> io me lo ricordo, avevo 15 anni,  Milano,<strong>liceo Parini</strong>, la prima occupazione della mia vita. Andavo a scuola e non si studiava.  Questo davvero  mi piaceva. Andavo a scuola e invece di fare lezione di greco con quella <strong>kapò </strong>della professoressa di latino e greco potevo guardarmi tutto il giorno i tipi più carini del liceo. Potevo lasciare il <strong>Rocci </strong>a casa, il vocabolario di greco più pesante della storia.   Della politica non capivo nulla. O forse capivo tutto. Un giorno che uno di quelli che mi piaceva, uno di quelli belli  duri e puri, riccioli neri e occhi di fuoco aveva detto credendoci un sacco e dondolandosi  pericolosamente su un cornicione  “<em>Ragazzi siamo in una posizione difficile</em>”,  avevo bisbigliato sottovoce  “<em>Tu soprattutto</em>”, e lui mi aveva incenerito con uno sguardo <strong>“Fascista”.</strong> Sarà, se lo dici tu e con quello sguardo.  Ma in che senso, scusa?  Peccato, non aveva gradito. In politica non c’era molto senso dell’umorismo, questo almeno l’avevo capito. Però una cosa c’era: <strong>avevamo fiducia</strong>. Sapevamo che prima o poi, se proprio andava male male qualcosa avremmo fatto nella vita, sapevamo e non l’abbiamo mai dubitato che se non ci perdevamo malamente per strada, almeno uno dei nostri desideri  l’avremmo realizzato. Che se ci dedicavamo più tempo anche due. Che se la smettevamo di perdere le notti e facevamo i <strong>bravi  sul serio</strong> o i <strong>cattivi davvero</strong>, a seconda dei punti di vista, la nostra ricompensa sarebbe arrivata.</p><p>Andavamo in manifestazione, ci sfinivamo, correvamo, ci spaventavamo per le cariche della polizia e poi però sentivamo che il mondo potevamo cambiarlo,  urlavamo per arrivare più vicini  ai nostri sogni. Non mi è mai capitato di sentire che il futuro non si sarebbe potuto prendere per la gola, magari anche all’ultimo momento dopo aver fatto tardi la notte fino al limite estremo, fino a quando insomma  da irresponsabili non restava altro da fare che imboccare la via della <strong>responsabilità.</strong> Oggi  la rabbia dei ragazzi che gridano in manifestazione si schianta contro l’impossibilità di avere fiducia, crescono convinti che potranno cambiare poco. Un futuro con ghigno beffardo li attende dietro l’angolo.  Una fiducia piccola piccola  che rende molto responsabili e potenzialmente altrettanto <strong>infedeli.</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/16/la-fiducia-oggi/82284/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>42</slash:comments> </item> <item><title>L’Italia non è un paese per giovani</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/08/l%e2%80%99italia-non-e-un-paese-per-giovani/80819/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/08/l%e2%80%99italia-non-e-un-paese-per-giovani/80819/#comments</comments> <pubDate>Wed, 08 Dec 2010 08:21:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Roberta Torre</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[100 autori]]></category> <category><![CDATA[Cinema]]></category> <category><![CDATA[registi]]></category> <category><![CDATA[ricambio generazionale]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=80819</guid> <description><![CDATA[In Italia si può avere l’appellativo di giovane regista fino ai quarantacinque anni. In alcuni casi si arriva anche oltre. A quell’età un uomo dovrebbe già tenere famiglia, uno o due pargoli e magari una moglie o simile. Una donna sta entrando in quella fase definita di splendida maturità con tutti gli annessi e connessi,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In Italia si può avere l’appellativo di <strong>giovane regista</strong> fino ai quarantacinque anni. In alcuni casi si arriva anche oltre. A quell’età un uomo dovrebbe già tenere famiglia, uno o due pargoli e magari una moglie o simile. Una donna sta entrando in quella fase definita di splendida maturità con tutti gli annessi e connessi, visivi e immaginifici ma se c’è una cosa certa è che a quell’età la gioventù è<strong> ragionevolmente passata</strong>. Quindi qualcosa non va.</p><p>Come mai il giovane regista quarantacinquenne non è riuscito a fare il suo primo film prima? E soprattutto perché deve essere ancora giovane a tutti i costi? Perché in effetti se fa il suo primo film vuol dire che è giovane anche se giovane non è. Quali sono le logiche misteriose che lo trattengono sulla soglia di una post-giovinezza senza permettergli mai di entrare in una placida ma conturbante maturità?</p><p>Mi sono interrogata a lungo su questo dilemma, credo alla base del mancato ricambio generazionale della nostra generazione di autori, registi o semplici cineasti, come dir si voglia e sono giunta alla conclusione che alla nostra generazione è mancato qualcosa. In fondo ci siamo spogliati dei padri con tanta veemenza e quando non li abbiamo più avuti ci siamo resi conto che così saremmo <strong>rimasti figli per sempre</strong>, la casellina  Padri/Maestri non era più occupabile. C’è un buco di una generazione nel pensare, sentire raccontare l’Italia, c’è una sensibilità troppo diversa tra quelli che sarebbero piuttosto i nostri nonni per età ed esperienze di vita, cinematograficamente parlando, seppur grandi maestri e noi, giovani registi ultraquarantenni. Loro avevano fatto la guerra e conoscevano la voglia di ri-costruire noi abbiamo trovato qualcosa che si è tramutato velocemente in un <strong>mondo Ikea</strong>, sembra facile ma se perdi le istruzioni dormi per terra.</p><p>Quel giorno a una delle riunioni dei <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.100autori.it/" target="_blank"><strong>100 Autori</strong></a></span> c’era un insolito clima di coesione e per la prima volta sembravano tutti uniti contro il difficile momento da superare. Mentre mi rallegravo per la bella e insolita sensazione, stava parlando un signore di una certa età, il classico Autore che ha fatto un film in vita sua e il resto del tempo l’ha passato a meditare. Il suo discorso si protraeva e si protraeva e si protraeva fino a quando un ragazzo sui vent’anni ha provato a interromperlo per dire “Si vabbè, abbiamo capito ma qui ci siamo anche noi e vorremmo dire qualcosa” L’Autore è rimasto muto per un secondo poi furibondo per l’interruzione ha iniziato un lungo discorso che si è protratto a lungo sul rispetto, sull’importanza dei contenuti e bla bla bla. Il ragazzo non è più intervenuto. L’Autore <strong>non si è scollato mai dalla sua poltrona</strong>. Fine della storia.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/08/l%e2%80%99italia-non-e-un-paese-per-giovani/80819/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>71</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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