<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Roberto Serra</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/rserra/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Fascisti alla ricerca di un mito musicale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/28/fascisti-alla-ricerca-mito-musicale/211616/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/28/fascisti-alla-ricerca-mito-musicale/211616/#comments</comments> <pubDate>Sat, 28 Apr 2012 09:49:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Roberto Serra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[25 aprile]]></category> <category><![CDATA[apicella]]></category> <category><![CDATA[Che Guevara]]></category> <category><![CDATA[fascisti]]></category> <category><![CDATA[Francesco De Gregori]]></category> <category><![CDATA[Francesco Guccini]]></category> <category><![CDATA[giorgia meloni]]></category> <category><![CDATA[la locomotiva]]></category> <category><![CDATA[miti]]></category> <category><![CDATA[Rino Gaetano]]></category> <category><![CDATA[Viva l'Italia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=211616</guid> <description><![CDATA[Vi è mai capitato di passare da un determinato angolo di una strada che conoscete come le vostre tasche, un angolo che ricordate per la sua puzza atroce e imbarazzante? Bene quella destra orgogliosamente fascista è così, ogni volta che si passa da quelle parti non si smentisce, puzza, e nessuno si senta escluso. Ancora...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Vi è mai capitato di passare da un determinato angolo di una strada che conoscete come le vostre tasche, un angolo che ricordate per la sua puzza atroce e imbarazzante? Bene quella destra orgogliosamente fascista è così, ogni volta che si passa da quelle parti non si smentisce, puzza, e nessuno si senta escluso.</p><p>Ancora una volta hanno ripreso l’antico gioco di attaccarsi a parole e miti della sinistra (quella vera) perché, poverini, non ne hanno di convincenti o che possano competere in quel loro universo retorico dalla fantasia rinsecchita.</p><p>Disturbati dal <strong>25 aprile della vittoria partigiana</strong>, qualcuno ha pensato bene di usurpare un verso de <strong>“La Locomotiva” di Francesco Guccini</strong> estrapolandone le parole allo scopo apparente di rendere dignità ai morti repubblichini, in realtà si tratta di una provocazione che, proprio per il modo in cui è fatta, umilia ancora di più quei disgraziati che dovrebbe interessare loro. E’ proprio la evidente pochezza intellettuale di persone incapaci di dare seguito alle proprie scelte politiche a rendere macroscopica la povertà del loro pensiero.</p><p>Come sempre colpisce proprio la mancanza di temi e di cultura dei fascisti. Da loro ci si aspetterebbe che una qualche forma di cultura, per quanto bigottamente nostalgica, l’avessero cresciuta, e invece nulla sanno fare se non ricorrere all’ennesimo plagio.</p><p>Del resto questa è la conseguenza degli anni dei governi di<strong> Berlusconi</strong>, primo premier italiano non antifascista, autore di esecutivi composti da ministri fascisti solo apparentemente ex e unicamente per carità politically correct, responsabile di politiche umilianti scuola, educazione, formazione e cultura, attivatore di alleanze con compagini dichiaratamente fasciste</p><p>Sono numerosi e comici i precedenti. Per esempio il partito di Fini usò la canzone<strong> “Viva l’Italia” di Francesco De Gregori</strong> per una campagna elettorale, la sprovveduta ministra <strong>Meloni</strong> volle che le canzoni di <strong>Francesco Guccini</strong> fossero presenti nella colonna sonora di un congresso dei giovani forza italioti confessando con finto candore “… perché, se non sono di Sinistra non posso ascoltarle?” No ex-ministra, può ascoltarle, fischiarle e perfino cantarle, ci si domanda però quanto sia grave la forma di schizofrenia che la fa ascoltare una delle massime voci della cultura di Sinistra e poi accompagnarsi a Silvio Berlusconi, o era una sabotatrice di quel governo oppure a parlarle in un orecchio si sente l’eco in risposta provenire dall’interno.</p><p>Ancora nella musica un paio di anni fa formazioni di Destra cercarono di reclamare <strong>Rino Gaetano</strong> quale loro camerata, ahiloro insorse la famiglia del cantautore crotonese e mezzo Sud, ci fecero una figura davvero meschina. Ma è possibile che questi poveracci non abbiano uno straccio di cantante, <strong>Apicella a parte</strong>, attorno alle cui parole e canti stringersi a coorte? Ma già, anche le loro canzoni erano canti popolari rivisitati.</p><p>Ad essere nei loro panni ci sarebbe da strapparsi i capelli dalla disperazione, ad un convegno Fini volle che le sagome di tre personaggi di fantasia campeggiassero nella sala a mò di testimonial: <strong>Tex Willer, Corto Maltese e Superman</strong>. Detto fatto l’allestimento venne approntato, poi fu fatto presente che Tex Willer era un bianco rinnegato che faceva uso di sostanze stupefacenti, che Corto Maltese e un gentiluomo di ventura che ebbe a che fare con i fascisti smerdandoli alquanto, ma superman era a posto… oddio, la figura proviene da una elaborazione del dio nordico Thor, e altro non ne rimane se non il personaggio del forzuto del villaggio, tanto muscoloso quanto debole di mente. Disastro!</p><p>Questa gente cresciuta e educata nel mito tragico dell’”eroe” e della “bella morte” anche se poi però poi stanno dalla parte sbagliata e, senza cambiare etichetta, diventano torturatori, aguzzini, massacratori, infami… c’è da domandarsi come abbiano fatto a perderla quella guerra? Loro i figli del rinato impero, nati e pasciuti studiando da eroi, avevano tutto, la legge, le armi, il regime, i manganelli, i muscoli, le divise fiche, gli alleati potenti, la propaganda, la storia millenaria e a cosa è servito? Eroi professionisti presi a calci nel culo da pochi straccioni di partigiani male armati, eroi amatoriali, ma eroi veri.</p><p>Non contenti i destri, alla disperata ricerca di modelli da emulare hanno eletto<strong> Ernesto Che Guevara</strong> a loro mito, un capo che si immola combattendo per il popolo, peccato per loro che il Che fosse così comunista che, ovunque sia, se esiste un ovunque, starà ancora ridendosela alla grande.</p><p>Del resto come dare torto alla loro frustrazione dopo che il loro mito Benito Mussolini è stato arrestato mentre cercava di scappare travestito da soldato tedesco, giustiziato e appeso per i piedi e sua nipote, la parlamentare, ha un solido passato da attricetta porno.</p><p>Questa festa nazionale della Liberazione, questo 25 aprile, non va giù alla maggioranza destrorsa di questo disperante paese, Berlusconi cercò di abolirla e rinunciò solo dopo che le proteste e i suoi sondaggi gli dimostrarono quanto fosse sentita. Non riuscendo continuò a disincentivarla mistificando e dando credito a ciarlatani pennivendoli che inventassero tesi più consone alle loro esigenze.</p><p>Conoscendolo, Francesco ci si sarà fatto il sangue cattivo, poi avrà fatta una passeggiata per le sue belle valli sopra <strong>Porretta</strong> e l’avrà finita con un paio di bicchieri di quel buon vino fatto lassù da quelli che ieri erano partigiani e oggi sono tornati ad essere i semplici figli di quelle montagne.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/28/fascisti-alla-ricerca-mito-musicale/211616/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Raccontateci i sogni, non solo le miserie</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/15/raccontateci-sogni-solo-miserie/204689/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/15/raccontateci-sogni-solo-miserie/204689/#comments</comments> <pubDate>Sun, 15 Apr 2012 20:54:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Roberto Serra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Brazil]]></category> <category><![CDATA[debito]]></category> <category><![CDATA[Equitalia]]></category> <category><![CDATA[Fritz Lang]]></category> <category><![CDATA[Italo Calvino]]></category> <category><![CDATA[Jacques Tati]]></category> <category><![CDATA[Marcovaldo]]></category> <category><![CDATA[Metropolis]]></category> <category><![CDATA[sogno]]></category> <category><![CDATA[tasse]]></category> <category><![CDATA[Terry Gilliam]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=204689</guid> <description><![CDATA[Sono stato abbagliato da un lampo stamattina, è strano però è che veniva da dietro, non da davanti. Mentre giravo la testa quello mi ha superato schioccando le dita, così, come si faceva una volta. Era fuori dall’angolo dei miei occhi e quando mi sono girato a guardarlo, era già sparito, ho sbuffato e sono...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sono stato abbagliato da un lampo stamattina, è strano però è che veniva da dietro, non da davanti. Mentre giravo la testa quello mi ha superato schioccando le dita, così, come si faceva una volta.</p><p>Era fuori dall’angolo dei miei occhi e quando mi sono girato a guardarlo, era già sparito, ho sbuffato e sono ripartito. Tati, mi sono detto che doveva senz’altro essere lui e comunque io l’avrei chiamato, Jacques Tati.</p><p>Ci ho messo un po’ a riprendere il filo dei miei pensieri e quando ci sono riuscito stavo passando davanti ad una scuola, <strong>o forse era addirittura un asilo</strong>, all’ora dell’uscita dei bambini. I genitori che aspettavano avevano  l’aria sostenuta, circostanziata, tenevano un contegno importante guardando come irritati da dietro le grandi lenti degli occhiali da sole e molti dei piccoli già assomigliavano loro, quasi che fossero scocciati di impiegare il proprio tempo con quella occupazione banale. Ho avuto la sensazione che i genitori, probabilmente in omaggio a una scala gerarchica mai scritta, ma ugualmente evidente e premiante, provassero anche un’intima soddisfazione data proprio dal tenere quell’atteggiamento.</p><p>Poi la sera ho incontrato Marcovaldo, suonava in una libreria, circondato da amici era felice come un matto per quello che stava facendo. Lo conosco bene, lui ai suoi figli ha dato i sogni che a loro veniva di fare e stranamente nessuno di quei sogni fa capo a un progetto.<strong> Ho avuto un amico che ha saputo realizzare molti dei sogni</strong> che ha voluto fare e anche qualcuno di quelli che gli è capitato di fare rimanendone conquistato. E’ stato bravo, non si è lasciato distrarre.<br /> Io stesso sono riuscito a realizzare alcuni dei sogni che avevo e mi chiamo fortunato per questo, ma alcuni altri li avevo avuti leggendo, ma poi<strong> Salgari</strong>, non l’ho incontrato più. Fortunato, fortunatissimo.</p><p>Ma quali sogni abbia avuto l’uomo di 58 anni <strong>che si è dato fuoco davanti alla sede di Equitalia</strong> non lo sappiamo. Molti parlano del fatto, qualcuno del suo percorso, ma non ho sentito nessuno parlare dell’uomo che abbiamo perduto, perso anche se forse vivrà. Cosa sappiamo di quell’uomo bruciato, consumato come carbone, piaga viva nelle carni del nostro presente il cui dolore dovrebbe essere una ferita costante ad impedire qualsiasi speculazione, qualsiasi interesse di parte.<br /> Non sappiamo nulla dell’uomo.</p><p>Quali sogni avesse quel vecchio bambino, quali sogni non riuscisse più ad avere, <strong>quali incubi l’hanno ucciso? </strong>A quale gara l’avevano iscritto? Quale penalità aveva meritato di vincere? E Brazil di Terry Gilliam o Metropolis di Fritz Lang sono davvero dei film di grandi sognatori o sono invece la realtà e quindi dei banali documentari? Che sogni stanno facendo i bambini oggi? Cosa sogneranno domani? Di quanto stiamo accorciando il loro orizzonte?</p><p>Mio nipote all’asilo era innamorato di una cinesina, i suoi migliori amici erano un rumeno e un marocchino, forse ce la fa, almeno fino a che non li svegliamo ce la fanno.  Possono gli androidi sognare pecore elettriche? Per addormentarsi gli schiavi contano pecore elettroniche?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/15/raccontateci-sogni-solo-miserie/204689/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ciao Lucio, che fregatura mi hai dato questa volta</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/03/ciao-lucio-fregatura-dato/195227/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/03/ciao-lucio-fregatura-dato/195227/#comments</comments> <pubDate>Sat, 03 Mar 2012 01:02:37 +0000</pubDate> <dc:creator>Roberto Serra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Bersani]]></category> <category><![CDATA[De André]]></category> <category><![CDATA[de gregori]]></category> <category><![CDATA[guccini]]></category> <category><![CDATA[jannacci]]></category> <category><![CDATA[lorusso]]></category> <category><![CDATA[Lucio Dalla]]></category> <category><![CDATA[mohammed alì]]></category> <category><![CDATA[roberto serra]]></category> <category><![CDATA[ron]]></category> <category><![CDATA[stadio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195227</guid> <description><![CDATA[Qual è il limite fisico del racconto oggi, Lucio? Per fortuna ci siamo conosciuti quando il successo grande doveva ancora arrivare, quando la sincerità della parola “amico” non era in dubbio fra quella pattuglia di quattro pazzi sprasolati e un poco scemi. Si faceva politica al mattino, all’Università, basket al pomeriggio a Parco Cavaioni e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Qual è il limite fisico del racconto oggi, Lucio? Per fortuna ci siamo conosciuti quando il <strong>successo grande doveva ancora arrivare,</strong> quando la sincerità della parola “amico” non era in dubbio fra quella pattuglia di quattro pazzi sprasolati e un poco scemi. Si faceva politica al mattino, all’Università, basket al pomeriggio a Parco Cavaioni e poi ancora politica la notte, da <strong>Vito</strong> o in macchina a scambiarsi informazioni, ragionamenti e domande sempre irrisolte con <strong>Renzo</strong> e con<strong> Francesco, Claudio, Umberto, Valerio, Stefano</strong> e tutti gli altri. Era tutto facile anche quando tutto sembrava impossibile, erano quegli anni in cui tutti ci guardavamo dritti negli occhi e non c’era spazio per l’ipocrisia. I problemi veri erano tecnici, per l’amplificazione come per la pellicola, era un mondo cui gonfiavamo le ruote a mano come a una bicicletta e si faceva prima a partire che a parlare.</p><p>Erano anni imprecisi segnati da cose precisissime ma che ci venivano rese distorte e anche ora che non sappiamo tutto non ci siamo ancora abituati a vivere senza verità. Tu non ti capacitavi ancora della morte di Pasolini, era una assenza che ti pesava come ti mancava tua madre che se ne era appena andata. Giravi in <strong>Dyane </strong>perché il tempo della <strong>Porsche</strong> era passato. Io non mi capacitavo per la assassinio di<strong> Francesco Lorusso</strong> e giravo in autobus, di quelli dall’aspetto sociale con biglietto gratuito regalo di una amministrazione niente male. Più spesso però andavo a piedi perché Bologna è comoda e bella e dietro ogni colonna c’era uno scrittore o un musicista, un poliziotto o un sovversivo.<br /> Il mondo sembrava essere ogni giorno a una svolta e di sicuro alla svolta c’eri arrivato tu, ma senza perdere<strong> l’aria scanzonata </strong>e la voglia di cambiare anche il mondo insieme alla tua vita, così prendesti carta e penna e compisti quell’atto di coraggio artistico che è Come è Profondo il Mare. Lasciasti la collaborazione con Roversi con cui avevi fatto tre dischi splendidi per poesia e musica e prendesti il toro per le corna mettendoti a parlare in faccia alla gente.<br /> E fu il successo, entrasti dritto dentro il cuore e la testa della gente che ancora non sapeva di averti, che ti scherzava ricordandoti urlatore e ora invece tutti si trovavano a contatto con la loro intima necessità di essere.<br /> Ma poi era la normalità con cui rifiutavi di firmare autografi proponendo piuttosto strette di mano e ugualmente rifiutavi le celebrative parole di arte e poesia rispondendo con semplicità “… è la musica, è il mio lavoro”.<br /> E la musica per noi era totale, abbiamo ascoltato il <strong>Koln Concert di Jarrett </strong>fino a sfondare i solchi del disco, andammo al concerto degli Area all’ippodromo, tu poi partecipasti a quello pro terremotati al palasport dove mi presentasti <strong>De Andrè e Jannacci</strong>.<br /> Non ti ha più fermato nessuno e ogni cosa che scrivevi andava a segno come un cazzotto di <strong>Alì</strong>, dal sodalizio con <strong>De Gregori </strong>alla nascita degli <strong>Stadio</strong> nei quali all’inizio credevi solo tu, poi Carboni, Angela, Samuele, Tullio, Iskra e il lavoro con Morandi… ma sempre come se niente fosse definitivo, senza mai chiudere una porta, rassegnato a vivere tutta la vita con le mani dentro a un pianoforte, schivando i viaggi organizzati da altri, restando imbambolati a guardare i palloni di una volta che rotolavano sulle scale come le nostre vite perennemente irrisolte e irrequiete.<br /> <strong>Povero amico mio,</strong> che grossa fregatura che mi hai dato stavolta.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/03/ciao-lucio-fregatura-dato/195227/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Le pensioni si toccano, gli aerei da guerra no</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/26/pensioni-toccano-aerei-guerra/193998/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/26/pensioni-toccano-aerei-guerra/193998/#comments</comments> <pubDate>Thu, 26 Jan 2012 19:29:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Roberto Serra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Aeronautica]]></category> <category><![CDATA[alpini]]></category> <category><![CDATA[armamenti]]></category> <category><![CDATA[articolo 18]]></category> <category><![CDATA[cacciabombardieri]]></category> <category><![CDATA[esercito]]></category> <category><![CDATA[folgore]]></category> <category><![CDATA[Fornero]]></category> <category><![CDATA[forze armate]]></category> <category><![CDATA[Guerra]]></category> <category><![CDATA[loocked]]></category> <category><![CDATA[marina]]></category> <category><![CDATA[missioni di pace]]></category> <category><![CDATA[pensioni]]></category> <category><![CDATA[Pentagono]]></category> <category><![CDATA[Sacconi]]></category> <category><![CDATA[Ustica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=193998</guid> <description><![CDATA[Non mi aspettavo tanto tiepido torpore, le poche e poco significative reazioni non sono sufficienti, se proporzionate alle dimensioni della questione. Mi riferisco al numero di 130 caccia Loocked F35 (pure se ora ridotti a 90) che lo Stato italiano sta acquistando per la cifra di 15 miliardi di euro (ora ridotti a 11). Una...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non mi aspettavo tanto tiepido torpore, le poche e poco significative reazioni non sono sufficienti, se proporzionate alle dimensioni della questione. Mi riferisco al numero di <strong>130 caccia Loocked F35 (pure se ora ridotti a 90)</strong> che lo Stato italiano sta acquistando per la cifra di<strong> 15 miliardi di euro</strong> (ora ridotti a 11). Una decisione che stupisce per come diventi ridicola, poi comica, tragicomica, irritante e infine inaccettabile se si pensa alla facilità con cui invece il governo va a pescare in tasca a salariati, pensionati e pensionandi.</p><p>L’Italia ripudia la guerra… recita la Costituzione, e invece un conto da 10/15 miliardi di euro, un sesto della manovra Monti, per coprodurre e acquistare macchine che posso essere usate solo per scopi bellici.</p><p>Questa sorta di anestesia totale in materia svela come ci siamo abituati a subire la <strong>bolletta degli armamenti</strong>, rassegnati a pagarla neanche fosse necessaria come quella del gas e, attenzione, ègià  pronta anche quella per nuovi carri armati, cannoni e, fiore all’occhiello per l’alta uniforme di questi scriteriati scialacquatori, una portaerei.</p><p>Però nessuna sollevazione popolare, nessuna protesta di piazza e, ovviamente, nessuna contestazione da parte dei partiti di governo o di opposizione in sede di discussione di nessuna delle 3 o 4 (lo ammetto: ho perso il conto) manovre economiche degli ultimi mesi. Le patetiche pretese di questi galantuomini di rappresentare le nostre necessità, le nostre aspettative, i nostri progetti, la nostra economia, si sono una volta di più rivelate come le squallide ipocrisie di lobbisti.</p><p>Dopo avere toccato le pensioni <strong>Elsa Fornero</strong>, ministro titolare di delega a <strong>lavoro e politiche sociali</strong>, ha esibito i suoi coccodrilleschi esercizi di lacrimazione, poi è passata a minacciare l’<strong>articolo 18 </strong>dello statuto dei lavoratori, confermando in questo la continuità di intenzioni e la precisione con cui i governi, succedendosi, prendano la mira. Passare dalla servile ribalderia di <strong>Sacconi </strong>all’indecente piagnucolare della sua improbabile successora non cambia nulla.</p><p>Ma perché toccare così improvvidamente le pensioni se con un<strong> unico taglio agli aeroplani </strong>il problema sarebbe risolto? Quali redditi vogliono garantire i nostri politici-affaristi? Da quale esclusivo club temono venga estromessa l’Italia? Tanto irrinunciabile da preferirlo ai diritti e al benessere di chi ha lavorato una vita e di chi non ha altra fonte di (misero) sostentamento, o anche di chi contribuisce all’economia familiare spesso con un piccolo ma sempre più necessario apporto?</p><p>Ma soprattutto, possibile che non ci si sia mai domandato quale bisogno abbiamo realmente delle <strong>Forze Armate</strong>? La Marina pattuglia i mari, qualche volta salva i migranti sui barconi e qualche volta li affonda, non c’è bisogno di cannoni, sebbene <strong>destra e Lega </strong>siano uniti nel chiedere che vengano cannoneggiati. L’<strong>Aereonautica </strong>più che coprire la verità della strage di <strong>Ustica</strong> non fa molto, ma se quegli aerei fossero dei <strong>Canadair</strong> necessari a spegnere gli incendi estivi sarebbe comprensibile, ma i cacciabombardieri…?! le stesse <strong>Frecce Tricolori</strong> non sono altro che una vana e dispendiosissima esibizione di quell’arma che per primi fummo bravi ad usare in guerra, mi pare grottesco esserne addirittura orgogliosi. L’<strong>Esercito?</strong> Gli <strong>Alpini</strong> sono sempre stati splendidi nell’aiutare le popolazioni montane, ma ora sono vilmente impiegati in operazioni di polizia a protezione dei cantieri dell’Alta Velocità in Val di Susa, ridicolizzati dai loro “Veci” che, contestando loro e la Tav, difendono davvero la loro gente e le loro montagne. I bersaglieri hanno sparato e ammazzato in Iraq, forse per proteggere un pozzo di petrolio a Nassirya e i parà della <strong>Folgore</strong> si sono distinti nella tortura in Somalia, ma si sa che nelle “missioni di Pace” ci si deve sporcare le mani per poter esibire cifre di comodo e qualche morto da poter chiamare “eroe”.</p><p>E’ disgustoso il rifinanziamento di queste micro guerre i cui echi nemmeno disturbano le notizie del campionato di calcio, che l’intero arco parlamentare stia unito nel consenso e nel silenzio e nessuna voce riveli come siano solo degli ottimi affari, come tutte le guerre del resto.</p><p>Tutti uniti nel garantire la continuità di una tradizione di sadici viziosi che con animo contorto si vendono per eletti a baluardo della civiltà occidentale (!), la civiltà delle tangenti, delle bustarelle e degli effetti collaterali.</p><p>Pare evidente che, il fortunatamente ex ministro,<strong> La Russa</strong>, quello stesso che saltava davanti alle telecamere per cavalcare la protesta dei tifosi del calcio catanese,  avesse ben chiaro questo concetto. Non è dato sapere chi intendesse far viaggiare in<strong> Maserati</strong>, acquistandone una ventina in conto al ministero di cui era incaricato e nemmeno perché ne siano state restituite solo la metà, certo è che fiumi di soldi sono sempre passati di là e che, ora che la “minaccia sovietica” è un ricordo che crea difficoltà solo a chi lo studia, un fascista come lui si è ben adattato alle nuove strade utili a fare rifulgere, se non di gloria, almeno di costosi lustrini, gli stendardi e le bandiere indelebilmente lordi del sangue dei tanti sacrificati, sia “nostri” quanto “nemici”, sotto l’alibi del dovere.</p><p>Senza ipocrisia la scelta di Monti per il suo successore. Un militare, non un “civile” a tenere le parti della <strong>lobby degli armaioli</strong>, il generale Giampaolo Di Paola. Costui ha già cominciato il suo tristo lavoro imponendo l’approvazione del bilancio della Difesa in sede di commissioni di Camera e Senato senza fornirne i dati relativi costringendo i parlamentari addirittura a lamentarsene.</p><p>Tornando però ai 90 cacciabombardieri che stiamo acquistando, il ministro/generale, tace i problemi di progettazione come quelli di finanziamento che, è notizia pubblica oltreoceano, invece allarmano il <strong>Pentagono</strong>. I militari statunitensi, preoccupati per via della crisi economica che investe l’aerea Euro, temono che diversi governi alle prese con problemi economici disdicano importanti commesse ai loro costruttori d’armi. Naturalmente il nostro esecutivo è invece preoccupato di fare bella figura e dimostrare, da par suo, la nostra serietà, ma come può essere considerato serio chi acquista armi (per di più non funzionanti) mentre allo stesso tempo taglia gli investimenti nella cultura, nella sanità, nella scuola e nel sociale… questo è il governo dei banchieri, quello che succede al governo degli affaristi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/26/pensioni-toccano-aerei-guerra/193998/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>E&#8217; una rivoluzione, ma non siamo noi a farla</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/29/roberto-serra/180386/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/29/roberto-serra/180386/#comments</comments> <pubDate>Thu, 29 Dec 2011 14:03:36 +0000</pubDate> <dc:creator>Roberto Serra</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[consumi]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[economia]]></category> <category><![CDATA[Grande fratello]]></category> <category><![CDATA[mobbing]]></category> <category><![CDATA[rivoluzione industriale]]></category> <category><![CDATA[roberto serra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=180386</guid> <description><![CDATA[“Tocca a chi tocca” si sente dire, o meglio, si sente pensare da quando è stata sancita la quotidiana omologazione di pratica della ipocrisia sotto lo svincolante nome di “politically correct”. E prego i bravi tagliatori di carni di non volermene se definisco logica macellaia quella che si esprime con “nulla di personale”. In questo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>“Tocca a chi tocca” si sente dire, o meglio, si sente pensare da quando è stata sancita la quotidiana omologazione di pratica della ipocrisia sotto lo svincolante nome di “<em>politically correct</em>”. E prego i bravi tagliatori di carni di non volermene se definisco logica macellaia quella che si esprime con “<strong>nulla di personale</strong>”. In questo modo posso fotterti, tritarti, ammazzarti, levarti ogni prospettiva o residua speranza, passando agilmente al soggetto successivo, obbedendo tranquillamente alla necessità apparentemente non mia con la stessa tranquillità di un delinquente seriale.</p><p>C’è sempre qualcosa di personale che sta fra te e colui che hai di fronte e se non lo vedi allora è la tua umanità che è a rischio e fa ribrezzo il sentimento che, altrove, privatamente, separatamente (e quindi con un implicito invito a un comportamento schizofrenico) tu possa indirizzare a un altro essere, figlio, genitore coniuge o compagno che sia. Non importa se continui a camminare su due gambe, se ridi o piangi vedendo un film, sei costretto a <strong>spiare l’intimità altrui guardando il Grande Fratello perché non sei più a contatto con la tua</strong>.</p><p>In questo senso sei un mutilato a cui non si può più chiedere di immedesimarsi in colui che hai di fronte, da questo sei fatto salvo e per questo sei appetibile al mercato del lavoro, ma questo è un costo che non vedremo riportato in nessuna tabella e non avrà mai nessun tipo di rimborso.</p><p>È questa la società dei consumi e <strong>sui consumi si insiste</strong>, soprattutto sul consumo delle persone. Costruendo divisioni e categorie sono state preparate le statistiche che hanno condotto davanti a te la persona, ogni persona, spogliata della propria dignità, riducendola come un animale di branco a essere convinta che solo nel numero possa risiedere la sua speranza di salvezza dal predatore.</p><p>Abbiamo visto operai suicidarsi e ascoltato i loro dirigenti e datori di lavoro dichiarare di essere stati loro amici, che il loro non era <em>mobbing</em>, che non c’era vessazione ma consigli, in questo modo si omologa il comportamento mafioso.</p><p>Intanto la distanza fra le persone cresce fino a diventare incolmabile, la gente cammina guardando per terra, ognuno rinchiuso nel proprio ego e nei suoi guai.</p><p>“<strong>È guerra tra poveri</strong>” si sente dire, un luogo comune stantio e volutamente impreciso che vorrebbe avere la funzione di farci sentire uniti nella disgrazia del conflitto sociale. Non è così, chi pronuncia quelle parole si mette, in realtà, al di sopra dello scontro che crede di individuare.</p><p>È molto prima di quanto si creda che viene creato l’impulso che si nutre della nostra pigrizia, è chiedendo subdolamente competitività che si uccide la comprensione e con essa la fratellanza.</p><p>“Sotto a chi tocca” dovremmo invece dire svelando il “<em>Mors Tua Vita Mea</em>” cui ci viene chiesto di accondiscendere quietamente in un crescendo di ipocrisia.</p><p>È in atto una rivoluzione, ma non quella che ci serve e del resto non siamo noi a volerla o a farla, ci viene proposto/imposto di aderirvi mediante piccoli sordidi ricatti quotidiani.</p><p>Come accadde durante <strong>la rivoluzione industriale</strong> &#8211; che ebbe, fra gli altri, anche l’effetto di annullare l’artigianato sostituendo la qualità delle capacità manuali e artistiche cresciute in anni di attività con prodotti dozzinali meno costosi frutto di automazione &#8211; così accadde anche nella “arte della guerra”. Naturalmente, con la mitragliatrice e un uomo ben piazzato si potevano falciare decine, centinaia, migliaia di esseri umani tanto terrorizzati quanto rassegnati, aggrappati <strong>ai loro schioppi diventati inutili</strong>.</p><p>È una immagine incredibilmente aderente all’aspetto degli operai, dei pensionati, delle madri con figli a carico, dei lavoratori di ogni tipo di fronte ai governi di imprenditori e banchieri.</p><p>È straziante vedere un operaio di un cantiere navale destinato alla chiusura urlare “va bene, prendetevi pure la mia pensione, ve la regalo… ma datemi del lavoro, ho bisogno di lavorare, devo portare soldi a casa per i figli…!”</p><p><strong>Non c’è libertà nel lavoro</strong>, forse non c’è mai stata, ma ora non c’è nemmeno più futuro, nell’era rapace del liberismo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/29/roberto-serra/180386/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ma perché non si dimette Eros Ramazzotti?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/06/perche-dimette-eros-ramazzotti/175681/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/06/perche-dimette-eros-ramazzotti/175681/#comments</comments> <pubDate>Tue, 06 Dec 2011 19:49:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Roberto Serra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Augusto Daolio]]></category> <category><![CDATA[Beppe Carletti]]></category> <category><![CDATA[blasco]]></category> <category><![CDATA[Danilo Sacco]]></category> <category><![CDATA[eros ramazzotti]]></category> <category><![CDATA[guccini]]></category> <category><![CDATA[Ivano Fossati]]></category> <category><![CDATA[Ligabue]]></category> <category><![CDATA[mccartney]]></category> <category><![CDATA[rem]]></category> <category><![CDATA[Rolling Stones]]></category> <category><![CDATA[The Who]]></category> <category><![CDATA[vasco rossi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=175681</guid> <description><![CDATA[Dev’essere stato mentre ci stavamo occupando d’altro, probabilmente distratti dalla questione “età pensionabile”, ma anche a voi non può essere sfuggito che… i cantautori se ne stanno andando e parlo di quelli veri, non dei cloni che sarebbe meglio lo facessero. Oggi qualcuno annuncia il ritiro e domani qualcuno ci starà pensando, proprio mentre a...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Dev’essere stato mentre ci stavamo occupando d’altro, probabilmente distratti  dalla questione “<strong>età pensionabile</strong>”, ma anche a voi non può essere sfuggito che… i cantautori se ne stanno andando e parlo di quelli veri, non dei cloni che sarebbe meglio lo facessero.  Oggi qualcuno annuncia il ritiro e domani qualcuno ci starà pensando, proprio mentre a qualcun altro viene appioppata la data termine neanche fosse uno yogurt.</p><p>Il primo &#8211; in tempi recenti  - fu <strong>Vasco</strong>, in arte Blasco, o forse no. Le sue prime ultime parole furono <strong>“mi dimetto da rockstar”</strong> e i fan lo implorarono che no sciorinandogli davanti una fotografia di <strong>Mick Jagger</strong> che, per fortuna, non l’ha mai nemmeno saputo. Allora qualcuno paventò una malattia, poi annunciò una frattura o una depressione e agli umani non rimase che aspettare. E ad aspettarlo alcuni andarono perfino davanti alla clinica trasalendo ad ogni movimento di tenda, avevano pronti i pupazzetti e i biglietti da attaccare al cancello e il web ribollì.</p><p>Fu proprio allora che lo sgangherato impenitente divenne anche incontinente e si attaccò alla web cam come fosse l’ultima bottiglia. Dal web lanciò attacchi violentissimi a tale<strong> Ligabue</strong>, un altro cantautore, anche lui emiliano, e omonimo di un pittore naif leggendario per essere vissuto e morto, invece, in povertà totale (si sa, a volte la Storia è crudele, o forse non è la Storia ad esserlo, forse è il marketing). Costui pare essere stato reo di avere riempito di pubblico un piccolo aeroporto in cui ha tenuto il suo unico concerto e il rivale pare non aver gradito, il Blasco avrebbe infatti allineati molti meno spettatori negli ultimi concerti, sempre decine di migliaia, ma troppo pochi per il suo ego e per i suoi produttori.</p><p>Cifre da capogiro per le quali altri musicisti farebbero carte false e parlo di musicisti veri, mica di individui che ti rifilano tiritere e litanie! Sta di fatto che i fan disorientati prima plaudono poi tacciono, pare che a loro essere scagliati in una rivalità dualistica non interessi poi molto e così, in questi anni di perfetta tiepidità, il Vasco (fortunatamente) guarisce, ma con la guarigione se ne va pure l’attenzione dei media.</p><p><strong>John Frusciante </strong>se n’è nuovamente uscito dal gruppo e i <strong>Red Hot Chili Peppers </strong>affrontano la nuova tournèe orfani del loro geniale chitarrista, ma del resto anche <strong>Danilo Sacco</strong> lascia i Nomadi… o forse no? Di sicuro questo non fermerà il mitico <strong>Beppe Carletti</strong>, uno che ha perso un amico come<strong> Augusto</strong> non si spaventa facilmente.</p><p>Poi tocca alle cose serie e qui non si scherza più, i <strong>Rem </strong>si sono sciolti e l’hanno fatto con la serenità e la coerenza che, insieme a bravura ed eleganza, li hanno sempre contraddistinti. Anche<strong> Ivano Fossati </strong>è determinato a smettere di suonare e costui è un uomo di principi e gli si può ben credere, annuncia il disco, annuncia il ritiro e inizia la sua ultima tournèe. Il concerto è molto bello, quasi troppo perfino, molto rock e tanta malinconica bellezza, come un bicchiere di buon rum, se sarà l’ultimo lascerà un bel ricordo.</p><p>Infine arriva lo yogurt, cioè <strong>Francesco Guccini</strong>, qui invece è un baldo giornalista in vena di scoop (ma quale giornalista al giorno d’oggi non lo è) che gli appiccica la data di scadenza e suona l’allarme da ultimo concerto. Naturalmente non è vero, Francesco con l’amore per gli scherzi e la voglia di prendersi in giro che ha, il giorno che deciderà di farlo chissà cosa ci combinerà, magari convincerà i Poligrafici di Stato ad emettere un francobollo commemorativo, dopotutto  se a <strong>Terry Gilliam</strong> hanno intitolato un asteroide a lui hanno dedicato una farfalla.</p><p>E mentre con la stessa leggerezza di una farfalla passa la splendida eterea cometa di <strong>Paul McCartney</strong>, che inaugurando una tournèe di concerti meravigliosi non ci pensa nemmeno un attimo a smettere di suonare, in un angolo delle nostre orecchie intanto se la ridono gli <strong>Who</strong> e i<strong> Rolling Stones </strong>che sono già ampiamente sopra la decina di tour d’addio a testa,  una domanda risuona imperiosa: ma perché non sono mai quelli come <strong>Ramazzotti</strong> a smettere?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/06/perche-dimette-eros-ramazzotti/175681/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Italiani, per nulla brava gente</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/01/italiani-nulla-brava-gente/174498/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/01/italiani-nulla-brava-gente/174498/#comments</comments> <pubDate>Thu, 01 Dec 2011 14:10:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Roberto Serra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[cie]]></category> <category><![CDATA[immigrati]]></category> <category><![CDATA[Mario Monicelli]]></category> <category><![CDATA[migranti]]></category> <category><![CDATA[Miracolo a Milano]]></category> <category><![CDATA[Nichi Vendola]]></category> <category><![CDATA[piazza maggiore]]></category> <category><![CDATA[vittorio de sica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=174498</guid> <description><![CDATA[Come fosse un fotogramma di Vittorio de Sica in Miracolo a Milano, scartato perché a colori, un gruppo di migranti neri cerca l’impressione di un tepore inesistente, accalcandosi nell’unico triangolo illuminato dal sole di una mattutina piazza Maggiore ingombra dal mercato del cioccolato. Faccio appena in tempo a riprendermi da questa immagine che vengo investito...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Come fosse un fotogramma di <strong>Vittorio de Sica</strong> in <strong>Miracolo a Milano</strong>, scartato perché a colori, un gruppo di migranti neri cerca l’impressione di un tepore inesistente, accalcandosi nell’unico triangolo illuminato dal sole di una mattutina <strong>piazza Maggiore</strong> ingombra dal mercato del cioccolato. Faccio appena in tempo a riprendermi da questa immagine che vengo investito dal brusio sommesso della delusione espressa nel loro dialetto per la scomparsa del sole offuscato da una nuvola. Poi una nuova eccitazione accoglie il ritorno del brillare di luce: non c’è nulla da fare il Neorealismo è stato superato dalla realtà, e con esso anche lo stupore per il paradosso va a farsi benedire.</p><p>Non è difficile trovare per strada speranza e disperazione nell’Italia degli anni Duemila, anni che, a confronto con quelli del Neorealismo, vediamo circonfusi di luminoso futuro astratto dalle miserie di allora. E se per la “speranza” il maestro <strong>Mario Monicelli </strong>(che non fu neorealista) trovò l’ottima definizione “è una trappola inventata dai padroni”, la disperazione trova sempre nuove facce in cui incarnarsi e non c’è verso di poterla fermare, almeno alleggerire, con alcuna definizione.</p><p>Dalle facce che non possono essere mostrate dei nordafricani migranti ospitati ogni notte al Vag 61, in una baracca tirata su alla meglio alla faccia del piano freddo del comune, a quella di <strong>Adama</strong> differentemente ospitata al <strong>Cie</strong> dopo essere stata asservita, brutalizzata, picchiata, stuprata, accoltellata perché ricattabile in quanto “clandestina”. Un reato incostituzionale per l’Italia e per l’Europa che tutto il mondo ci invidia.</p><p>È quello a dare corpo alle nuove (nuove?) tendenze dell’italiano medio, sempre protetto dai vetusti luoghi comuni di bonomia e generosità aprioristicamente auto assolutori. <strong>Italiani brava gente</strong> è un film girato in quegli anni del neorealismo, che racconta tutt’altro, ma il cui titolo è diventato una specie di patente ante litteram per noi, una sorta di ombrello atto a ripararci da qualsivoglia pioggia di merda noi si riesca a spararci addosso, un ombrello che noi vogliamo riesca a mantenere ben alta la considerazione di umanità che gli italiani hanno di se stessi.</p><p>Ma dal racket ai danni di migranti organizzato da due sfruttatori imolesi, appena smantellato dai Carabinieri, allo schiavismo denunciato anni fa da <strong>Nichi Vendola</strong> in Puglia, dove furono scoperti braccianti polacchi ridotti in schiavitù, al mio amico pakistano, in Italia da vent’anni, infermiere diplomato in Pakistan e qua muratore mutilato da un incidente sul lavoro.  Lega e Destra in questo sanno bene interpretare le italiche ansie, studiano e propongono nuove discriminazioni al fine di rastrellare, intercettare si dice ora, il voto di qualche esasperato astioso in più.</p><p>A noi non rimane che guardare quei film neorealisti sapendo che oggi i protagonisti, gli eroi di simili vicende non sono più anagraficamente nostri, mentre invece sono perfettamente nostri i ruoli negativi e ci appartiene una nuova nostalgia, quella di chi ha perduto un mondo e un&#8217; identità intima, ma a sottrarcela non è stato uno straniero. È stato il compagno di banco.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/01/italiani-nulla-brava-gente/174498/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La legge mai nata per gli artisti dello spettacolo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/21/la-legge-mai-nata-per-gli-artisti-dello-spettacolo/165496/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/21/la-legge-mai-nata-per-gli-artisti-dello-spettacolo/165496/#comments</comments> <pubDate>Fri, 21 Oct 2011 16:47:36 +0000</pubDate> <dc:creator>Roberto Serra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[artisti spettacolo]]></category> <category><![CDATA[attori]]></category> <category><![CDATA[disoccupazione]]></category> <category><![CDATA[Inps]]></category> <category><![CDATA[lavoratori spettacolo]]></category> <category><![CDATA[musicisti]]></category> <category><![CDATA[orchestrali]]></category> <category><![CDATA[regio decreto]]></category> <category><![CDATA[teatro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=165496</guid> <description><![CDATA[Con una nuova lettura del Regio Decreto 1827 del 1935, giorni fa la suprema corte di Cassazione ha cancellato il sussidio di disoccupazione per artisti dello spettacolo. Questo significa che il mondo già privatissimo di teatro e cinema perde un ammortizzatore sociale non riconoscendo come lavoratori attori, registi, scenografi, fonici, datori luce, musicisti e cantanti,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Con una nuova lettura del <strong>Regio Decreto 1827 del 1935</strong>, giorni fa la suprema corte di Cassazione ha cancellato il sussidio di disoccupazione per<strong> artisti dello spettacolo</strong>. Questo significa che il mondo già privatissimo di teatro e cinema perde un ammortizzatore sociale non riconoscendo come lavoratori attori, registi, scenografi, fonici, datori luce, musicisti e cantanti, orchestrali e coristi, tutti soggetti che però all’<strong>Inps</strong> i contributi li pagano eccome.</p><p>Va da sè che un Regio Decreto in 65 anni di vita Repubblicana avrebbe dovuto avere modo di essere sostituito o quanto meno emendato. E invece no, diventa l’ennesima foglia di fico rivelatrice della precarietà delle nostre vite. Tutte le vite, mica solo quelle dei lavoratori dello spettacolo, perché di regi decreti e regolamentazioni siamo ancora pieni e simili bombe a orologeria legislative sono<strong> pronte ad esplodere un po’ ovunque</strong>.</p><p>Sono certo essere chiaro a tutti che i lavoratori dello spettacolo non sono solo quei nomi di artisti che i giornali amano stampare a caratteri cubitali per riempire i titoli, sono invece soprattutto un larghissimo popolo di capaci lavoratori, a loro volta artisti, che producono una mole enorme di lavori<strong> teatrali, musicali, operistici e cinematografici</strong> che hanno un enorme rilievo per ogni aspetto che le nostre vite, nessuno si senta escluso, assumano. Questo significa che l’economia già precaria delle loro vite ha subito un nuovo colpo e mentre tutto si svolge nel silenzio l’ansia si trasforma in angoscia, la precarietà in un lusso ambito per chi frequenta i paraggi della povertà.</p><p>Proprio recentemente è stata da più parti posta con forza la questione del lavoro parlamentare, non c’è dubbio che questi signori avrebbero dovuto, in 65 anni, trovare il tempo per ridisegnare regie leggi e regi decreti, soprattutto in virtù del fatto di essere i <strong>meglio pagati d’Europa</strong> percependo fino al triplo degli stipendi dei loro colleghi anche francesi e tedeschi.</p><p>Come spiegare la colpevole dimenticanza? Certo questo attuale parlamento ha dovuto preoccuparsi più di proteggere il presidente del consiglio dei Ministri dagli effetti della rivelazione dei suoi nefandi comportamenti, certo ha partorito ben poco lavorando per nulla sulle reali esigenze dei cittadini italiani, ma viene spontaneo chiedersi se, viste le teste pensanti (?), <strong>non sia stato meglio così</strong>.</p><p>Più urgente sorge la domanda sul come convincere o costringere la classe politica e parlamentare a lavorare con equità ed efficacia. Prima o poi l’individuo di bassa statura, prima di tutto morale e poi anche fisica, che occupa il posto di presidente del consiglio dei Ministri verrà messo da parte e allora crollerà anche il suo governo da operetta di<strong> nani e ballerine</strong>, la cricca di opportunisti e tagliaborse di cui si è circondato.</p><p>Restando fermo il problema, come convincere i parlamentari a restituire agli italiani i diritti di cui li hanno privati in questi anni? Se ne pone ora uno nuovo, come restituire ai lavoratori dello spettacolo il loro status di lavoratori con annessi diritti?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/21/la-legge-mai-nata-per-gli-artisti-dello-spettacolo/165496/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>De Gregori riparte dai pub e dalle discoteche dell&#8217;Emilia. Come ai tempi di Rimmel</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/01/de-gregori-riparte-dai-pub-e-dalle-discoteche-dellemila-come-ai-tempi-di-rimmel/161271/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/01/de-gregori-riparte-dai-pub-e-dalle-discoteche-dellemila-come-ai-tempi-di-rimmel/161271/#comments</comments> <pubDate>Fri, 30 Sep 2011 22:38:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Roberto Serra</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[banana republic]]></category> <category><![CDATA[Bocca]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[de gregori]]></category> <category><![CDATA[discoteche]]></category> <category><![CDATA[francesco lorusso]]></category> <category><![CDATA[led zeppelin]]></category> <category><![CDATA[Lucio Dalla]]></category> <category><![CDATA[nonantola]]></category> <category><![CDATA[pub]]></category> <category><![CDATA[rimmel]]></category> <category><![CDATA[ron]]></category> <category><![CDATA[tour]]></category> <category><![CDATA[via emilia]]></category> <category><![CDATA[via Rizzoli]]></category> <category><![CDATA[vox club]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=161271</guid> <description><![CDATA[Alla fine, come nel mezzo del cammin di nostra vita, si ricomincia dall’inizio. E in questo caso la diritta via smarrita può ben essere ]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/09/dalla_degregori_er.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-161175" title="dalla_degregori_er" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/09/dalla_degregori_er.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="220" /></a>Alla fine, come nel mezzo del cammin di nostra vita, si ricomincia dall’inizio. E in questo caso la diritta via smarrita può ben essere la<strong> via Emilia e Francesco De Gregori</strong> l’ha percorsa parecchie volte e non esattamente come fossero bolge infernali. A partire, lui ricorda, da quella estate del ’75 quando fu sorpreso dal successo di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=0h01keOdHg8">Rimmel</a><a href="http://www.youtube.com/watch?v=0h01keOdHg8"> </a>mentre aveva già firmato un contratto per sedici concerti nelle discoteche riminesi. Già, le canzoni scomode e impegnate andavano nelle megadiscoteche della pianura padana e della riviera, i gestori dovevano fare nome attirando il pubblico e attenzione con i cantautori e gli andava bene se, pure a locale strapieno, ci guadagnavano con gli incassi del bar.</p><p>E in una discoteca l’ho conosciuto, fu Dalla a presentarmelo due anni più tardi, eravamo di ritorno da un concerto a Verona con <strong>Ron</strong>, che all’epoca era ancora <strong>Rosalino</strong>, e ci fermammo al Picchio Rosso di Formigine a incontrarlo e poi via, tutti da Vito (la trattoria, non l’attore). Con noi c’era <strong>Renzo Cremonini</strong>, il geniale produttore che stava partorendo l’idea di una<a href="http://www.youtube.com/watch?v=Aulnb0JcblM&amp;feature=related"> tournèe e si sarebbe poi chiamataBanana Republic</a>. Lucio stava per incidere “<em>Come è Profondo il Mare</em>” ma con Francesco, che chiamava “il Principe”, aveva già scritto <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ikHkRf3KDc0">“Pablo”, una canzone dal sapore amaro e cinematografico,</a> una delle canzoni come “<em>Cercando un altro Egitto</em>” che gli erano costate la contestazione e una specie di pubblico “processo” durante un concerto tenuto al<strong> Palalido nel ’76 </strong>durante il quale venne accusato di strumentalizzare temi politici e fatti appartenenti alla sinistra extraparlamentare.</p><p>Ricordo che durante un corteo del convegno sulla repressione, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Lorusso">dopo l’omicidio di Francesco Lorusso nel ’77</a>, in via Rizzoli ci fu un gruppo che incominciò a cantare “<em>Pablo</em>” ma fu subito zittito, per noi il valore di Francesco in effetti stava nel contenuto più poetico e non per questo meno politico dei testi di canzoni come “<em>Alice</em>” e “<em>rimmel, via e</em>”.</p><p>Fra l’altro “<em>Buonanotte fiorellino</em>” è fra quelle canzoni che motivarono il testo di “Largo all’Avanguardia” degli <strong>Skiantos</strong> “… compran tutti i cantautori come fanno i rematori quando voglion fare i cori che profumano di fiori…”. E stranamente proprio <strong>Fabio Testoni</strong>, il Dandy Bestia chitarrista degli Skiantos, invece diceva che di De Gregori gli piaceva proprio il modo di dividere impreciso nel cantare, che forse deriva da errori ma che lui ha saputo elevare a stile, come <strong>Jimmy Page dei Led Zeppelin </strong>che sugli errori ha costruito le parti migliori delle sue musiche.</p><p>Ma Francesco, nonostante il processo (una di quelle che salirono sul palco era figlia di <strong>Giorgio Bocca</strong>)  non si era lasciato smontare e la grande tournèe si fece, grandi prove si fecero proprio <strong>all’Altro Mondo di Rimini</strong>, nessuno dei due però voleva rinunciare al proprio sound ragion per cui sul palco andarono in una dozzina con conseguenti complicatissime gestioni di monitor, volumi e intonazioni… e pensare che il miglior musicista fra i due era Ron. Fu un periodo divertente e questo aiutò a superare i problemi, si mangiava pesce la sera tardi e tardi ci si svegliava al mattino, noi col cappuccino e per Francesco un Campari.</p><p>A me capitò di fare una fotografia per <em>Ciao 2001</em> che voleva annunciare la tournèe e la voleva orizzontale per una doppia pagina, dovetti allargare di molto il campo di ripresa per farla, in altro modo la differenza di altezza fra i due sarebbe stata proibitiva per l’inquadratura e non era nemmeno un argomento facile a dirsi. Durante il lavoro, com’è normale che sia, a volte capitava che incrociassi lo sguardo di Francesco, non che mi guardasse torvo, ma capivo che abbozzava, mi confessò poi che non aveva ancora digerito l’assalto dei fotografi di giornali scandalistici all’uscita dall’ospedale coi i suoi gemelli neonati.</p><p>Fu una sbornia di pubblico il passare dalle discoteche agli stadi, un successo enorme, poi il film e il disco, un periodo lungo vissuto continuamente a contatto che lasciò i rapporti forse un poco esauriti fino alla riedizione della stessa coppia l’anno scorso.</p><p>Ora Francesco riparte dai club (<strong>prima tappa a Nonantola, Modena, 6 ottobree, Vox Club</strong>) ed è anche questo un ritorno per lui nato al Folkstudio e per noi cresciuti in una Osteria delle Dame che abbiamo sempre rimpianto di non avercelo mai avuto. Una bella idea di vicinanza e scambio col pubblico per un musicista abituato a distanze a volte siderali dalla gente dalla quale, a quel modo, è impossibile ricevere le impressioni dei singoli, dai sorrisi complici all’energia contagiosa. Un ritorno a quei giri di note dylaniani che sono così tanto impressi dentro ognuno di noi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/01/de-gregori-riparte-dai-pub-e-dalle-discoteche-dellemila-come-ai-tempi-di-rimmel/161271/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>11</slash:comments> </item> <item><title>De Gregori torna nei pub e nelle discoteche</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/01/de-gregori-torna-nei-pub-e-nelle-discoteche/161170/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/01/de-gregori-torna-nei-pub-e-nelle-discoteche/161170/#comments</comments> <pubDate>Fri, 30 Sep 2011 22:12:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Roberto Serra</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[1977]]></category> <category><![CDATA[banana republic]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[cremonini]]></category> <category><![CDATA[dalla]]></category> <category><![CDATA[de gregori]]></category> <category><![CDATA[francesco lorusso]]></category> <category><![CDATA[osteria delle dame]]></category> <category><![CDATA[Rimini]]></category> <category><![CDATA[ron]]></category> <category><![CDATA[Skiantos]]></category> <category><![CDATA[trattoria da vito]]></category> <category><![CDATA[via emilia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=161170</guid> <description><![CDATA[Alla fine, come nel mezzo del cammin di nostra vita, si ricomincia dall’inizio. E in questo caso la diritta via smarrita può ]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/09/dalla_degregori_er.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-161175" title="dalla_degregori_er" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/09/dalla_degregori_er.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="220" /></a>Alla fine, come nel mezzo del cammin di nostra vita, si ricomincia dall’inizio. E in questo caso la diritta via smarrita può ben essere la <strong>via Emilia </strong>e <strong>Francesco De Gregori </strong>l’ha percorsa parecchie volte e non esattamente come fossero bolge infernali. A partire, lui ricorda, da quella estate del ’75 quando fu sorpreso dal successo di<strong> <a href="http://www.youtube.com/watch?v=0h01keOdHg8">Rimmel</a></strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=0h01keOdHg8"> </a>mentre aveva già firmato un contratto per sedici concerti nelle discoteche riminesi. Già, le canzoni scomode e impegnate andavano nelle megadiscoteche della pianura padana e della riviera, i gestori dovevano fare nome attirando il pubblico e attenzione con i cantautori e gli andava bene se, pure a locale strapieno, ci guadagnavano con gli incassi del bar.</p><p>E in una discoteca l’ho conosciuto, fu<strong> Dalla </strong>a presentarmelo due anni più tardi, eravamo di ritorno da un concerto a<strong> Verona</strong> con<strong> Ron</strong>, che all’epoca era ancora <strong>Rosalino</strong>, e ci fermammo al<strong> Picchio Rosso di Formigine</strong> a incontrarlo e poi via, tutti<strong> da Vito </strong>(la trattoria, non l’attore). Con noi c’era <strong>Renzo Cremonini</strong>, il geniale produttore che stava partorendo l’idea di una<a href="http://www.youtube.com/watch?v=Aulnb0JcblM&amp;feature=related"> tournèe e si sarebbe poi chiamata <em>Banana Republic</em></a>. Lucio stava per incidere “<em>Come è Profondo il Mare</em>” ma con Francesco, che chiamava “<em>il Principe</em>”, aveva già scritto <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ikHkRf3KDc0">“Pablo”, una canzone dal sapore amaro e cinematografico,</a> una delle canzoni come “cercando un altro Egitto” che gli erano costate la contestazione e una specie di pubblico “processo” durante un concerto tenuto al <strong>Palalido nel ’76 </strong>durante il quale venne accusato di strumentalizzare temi politici e fatti appartenenti alla sinistra extraparlamentare.</p><p>Ricordo che durante un corteo del convegno sulla repressione, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Lorusso">dopo l’omicidio di<strong> Francesco Lorusso nel ’77</strong></a>, in via Rizzoli ci fu un gruppo che incominciò a cantare “Pablo” ma fu subito zittito, per noi il valore di Francesco in effetti stava nel contenuto più poetico e non per questo meno politico dei testi di canzoni come <em>“Alice” e “Rimmel”</em>.</p><p>Fra l’altro <em>“Buonanotte fiorellino” </em>è fra quelle canzoni che motivarono il testo di “Largo all’Avanguardia” degli <strong>Skiantos </strong>“… compran tutti i cantautori come fanno i rematori quando voglion fare i cori che profumano di fiori…”. E stranamente proprio Fabio Testoni, il Dandy Bestia chitarrista degli Skiantos, invece diceva che di De Gregori gli piaceva proprio<strong> il modo di dividere impreciso nel cantare</strong>, che forse deriva da errori ma che lui ha saputo elevare a stile, come <strong>Jimmy Page</strong> dei <strong>Led Zeppelin </strong>che sugli errori ha costruito le parti migliori delle sue musiche.</p><p>Ma Francesco, nonostante il processo (una di quelle che salirono sul palco era figlia di <strong>Giorgio Bocca</strong>)  non si era lasciato smontare e la grande tournèe si fece, grandi prove si fecero proprio all<strong>’Altro Mondo di Rimini</strong>, nessuno dei due però voleva rinunciare al proprio sound ragion per cui sul palco andarono in una dozzina con conseguenti complicatissime gestioni di monitor, volumi e intonazioni… e pensare che il miglior musicista fra i due era Ron. Fu un periodo divertente e questo aiutò a superare i problemi, si mangiava pesce la sera tardi e tardi ci si svegliava al mattino, noi col capuccino e per <strong>Francesco </strong>un Campari.</p><p>A me capitò di fare una fotografia per <em>Ciao 2001</em> che voleva annunciare la tournèe e la voleva orizzontale per una doppia pagina, dovetti allargare di molto il campo di ripresa per farla, in altro modo la differenza di altezza fra i due sarebbe stata proibitiva per l’inquadratura e non era nemmeno un argomento facile a dirsi. Durante il lavoro, com’è normale che sia, a volte capitava che incrociassi lo sguardo di Francesco, non che mi guardasse torvo, ma capivo che abbozzava, mi confessò poi che non aveva ancora digerito l’assalto dei fotografi di giornali scandalistici all’uscita dall’ospedale coi i suoi gemelli neonati.</p><p>Fu una sbornia di pubblico il passare dalle discoteche agli stadi, un successo enorme, poi il film e il disco, un periodo lungo vissuto continuamente a contatto che lasciò i rapporti forse un poco esauriti fino alla riedizione della stessa coppia l’anno scorso.</p><p>Ora <strong>Francesco riparte dai club (prima tappa a Nonantola, Modena, 6 ottobree, Vox Club) </strong>ed è anche questo un ritorno per lui nato al <strong>Folkstudio</strong> e per noi cresciuti in una <strong>Osteria delle Dame </strong>che abbiamo sempre rimpianto di non avercelo mai avuto. Una bella idea di vicinanza e scambio col pubblico per un musicista abituato a distanze a volte siderali dalla gente dalla quale, a quel modo, è impossibile ricevere le impressioni dei singoli, dai sorrisi complici all’energia contagiosa. Un ritorno a quei giri di note dylaniani che sono così tanto impressi dentro ognuno di noi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/01/de-gregori-torna-nei-pub-e-nelle-discoteche/161170/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>7</slash:comments> </item> <item><title>I cinesi non sono quelli di Bruno Lauzi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/09/i-cinesi-non-sono-quelli-di-bruno-lauzi/156355/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/09/i-cinesi-non-sono-quelli-di-bruno-lauzi/156355/#comments</comments> <pubDate>Fri, 09 Sep 2011 08:26:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Roberto Serra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[biden]]></category> <category><![CDATA[bruno lauzi]]></category> <category><![CDATA[cinesi]]></category> <category><![CDATA[londra]]></category> <category><![CDATA[obama]]></category> <category><![CDATA[parigi]]></category> <category><![CDATA[periferie]]></category> <category><![CDATA[rem]]></category> <category><![CDATA[ruggero orlando]]></category> <category><![CDATA[Val Susa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=156355</guid> <description><![CDATA[Nonostante tutto il perbenismo assolutorio con cui ci illudiamo di considerare l’inquieto andare del mondo, mentre candidamente dormiamo cullati da tutte le nostre certezze di liberal-conservatori, attivissime nel nostro scomodo subconscio, il mondo cambia. E non come noi, ingenuamente, ci aspettiamo. Altrove non si dorme. Periferie vanno a fuoco e questo accade da anni. Anche...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nonostante tutto il perbenismo assolutorio con cui ci illudiamo di considerare l’inquieto andare del mondo, mentre candidamente dormiamo cullati da tutte le nostre certezze di <strong>liberal-conservatori</strong>, attivissime nel nostro scomodo subconscio, il mondo cambia. E <strong>non come noi, ingenuamente, ci aspettiamo</strong>.</p><p>Altrove non si dorme. Periferie vanno a fuoco e questo accade da anni. Anche i <strong>Rem</strong> suonavano una splendida canzone “<strong>Is the end of world as we know it (and I feel fine)</strong>”, io ci vedevo dentro molto più ottimismo creativo e più allegria positiva di quanta ora sia ammissibile rileggendola.</p><p>Eppure ora accade. Abitanti di periferie creano i loro nuovi centri alla faccia di un <strong>establishment </strong>che reagisce con violenza alla rivolta che non riconosce più le gerarchie.</p><p>Non mi riferisco solo al “ribellismo”, come qualcuno l’ha definito, parlo di ogni genere di gerarchie sintomo invece di un’ anarchismo diffuso che prende connotati di caos disastroso solo se e quando visto da chi sta al centro del potere e lo definisce con parole, secondo lui, squalificanti.</p><p>A <strong>Londra </strong>sono andati in scena i medesimi fatti accaduti qualche anno fa nelle <strong>banlieue di Parigi</strong>, gli abitanti di <strong>Val Susa </strong>non sono disposti a cedere il proprio status in favore di interessi nazionali tanto falsi quanto millantati o, se volete, a <strong>Napoli</strong> la periferia non accetta più i rifiuti della metropoli.</p><p>Vari movimenti nordafricani tentano un cambiamento dei  loro mondi per farne centri che non siano la periferia di una Europa in cui essere considerati “clandestini “ e quindi materiale disponibile alla schiavitù.</p><p>L’ultima speranza del potere affaristico non è solo legata alla repressione, ma soprattutto alla disinformazione.</p><p>Ma la scena più tragicomica è andata in scena a <strong>Beijing </strong>e, credetemi, penso sia veramente il caso di abituarsi a chiamarla con il suo vero nome. Vista la debacle finanziaria, il presidente statunitense<strong> Barak Obama</strong>, si è affrettato a spedire il suo vice <strong>Joe Biden</strong> presso i maggiori investitori del debito pubblico a stelle-e-strisce in un doveroso tentativo di tranquillizzare quell’imbarazzante partner.</p><p>Fra le altre cose, nel portare a termine la sua ingrata missione, Biden ha dichiarato che il <strong>Tibet </strong>è a tutti gli effetti e con giusto diritto una delle province della <strong>Repubblica Popolare Cinese</strong> dando, una volta di più, un calcione al mito di difensori dei deboli e dei diritti che gli statunitensi hanno di sé stessi. In realtà questo è stato solo un antipasto, i cinesi hanno serenamente garantito che non disinvestiranno dal debito statunitense… per ora, poi, magari fra un paio d’anni, dirigeranno la loro potenza economica altrove.</p><p>Molto prima dei<strong> Rem</strong>, uno dei cantautori più bravi e sottostimati, <strong>Bruno Lauzi </strong>cantava “<strong>Arrivano i cinesi, arrivano nuotando, dice Ruggero Orlando, domani sono qui</strong>”. Ci facevano ridere quei cinesi “più gialli dei limoni che metti dentro il tè”, il loro modo di vivere era per noi incomprensibile e ne commiseravamo la miseria e la mancanza di prospettive.</p><p>Ora però hanno sovvertito l’ordine mondiale e i miliardari occidentali, incapaci di consumare di meno, sono oramai alla loro mercè economico-finanziaria. Il centro del mondo si sta spostando inesorabilmente da <strong>Wall Street in Asia </strong>e la nostra compassione si va trasformando in inquietudine stizzita… ma perché poi? Hanno giocato il nostro gioco e l’hanno fatto usando le nostre regole, quelle del cosiddetto “<strong>mondo occidentale</strong>”.</p><p>“Arrivano i cinesi, succede un quarantotto, si piazzano in salotto, e non se ne vanno più. Perché, perché? Perché lo chiedo a te”</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/09/i-cinesi-non-sono-quelli-di-bruno-lauzi/156355/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Una t-shirt in cui credere. Ma Agnelli è troppo&#8230;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/26/una-t-shirt-in-cui-credere-e-sbagliare/153669/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/26/una-t-shirt-in-cui-credere-e-sbagliare/153669/#comments</comments> <pubDate>Fri, 26 Aug 2011 11:44:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Roberto Serra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Agnelli]]></category> <category><![CDATA[Beatles]]></category> <category><![CDATA[Elkann]]></category> <category><![CDATA[fiat]]></category> <category><![CDATA[marchionne]]></category> <category><![CDATA[montezemolo]]></category> <category><![CDATA[Papa]]></category> <category><![CDATA[Papi]]></category> <category><![CDATA[pokemon]]></category> <category><![CDATA[t-shirt]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=153669</guid> <description><![CDATA[Considero un regalo il fatto di sapermi ancora stupire. La storia è questa. Un ragazzo, un adolescente sui sedici anni che indossa una maglietta con la stampa di un viso. Sono abituato a quelle con il Che, con Mandela e Ghandi ma, altrove, ho visto anche quelle con Padre Pio, il Papa, il Papi. Sono...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Considero un regalo il fatto di sapermi  ancora stupire.</p><p>La storia è questa. Un ragazzo, un adolescente sui sedici anni che indossa una <strong>maglietta </strong>con la stampa di un viso. Sono abituato a quelle con il Che, con Mandela e Ghandi ma, altrove, ho visto anche quelle con Padre Pio, il Papa, il Papi. Sono tornate di moda, e per fortuna, quelle con i Beatles e non mancano mai anche quelle con Jagger o altre popstar, poi c’è il merchandising dei cantanti nostrani ma… non avevo mai visto un adolescente indossare la faccia di <strong>Gianni Agnelli</strong>. Nessuna scritta, nemmeno il nome o una frase, solo la nuova icona.</p><p>Questo esemplare della generazione <strong>Pokémon</strong> all’epoca della dipartita della buonanima doveva avere non più di otto o nove anni, quindi è chiaro che qualcuno deve avergli saputo proporre questo modello con tutto il suo alone mistico né più e né meno come ad altri sono stati proposti personaggi appartenuti ad epoche non loro come appunto i Beatles, il Che o Ghandi, ognuno ne tragga le proprie conclusioni.</p><p>E’ singolare però la coincidenza di incontrare questo modello proposto in questo modo proprio nei giorni in cui <strong>John Elkann</strong>, 35enne nipote e successore designato dell’industriale che fu uno degli uomini più ricchi e potenti al mondo, si esprime al <strong>Meeting di Cl a Rimini</strong>.</p><p>Finora era stato <strong>Marchionne</strong> a rappresentare gli interessi di famiglia, qualche volta aveva esternato <strong>Montezemolo </strong>e sempre hanno rivendicato una sorta di ingenerosa mancanza di gratitudine da parte dell’Italia fino al punto di disconoscere tutti gli investimenti e gli incentivi incassati. Soldi nostri naturalmente, che pare non gli siano mai sufficienti per poter tirare avanti, ragion per cui è già stata annunciato l’abbandono del Belpaese.</p><p>Ma ci prova, l‘infante di casa, mai morta la fame atavica, gli fa chiedere ancora. Dal palco di <strong>Rimini</strong> dichiara al plaudente ipercattolico popolo di Cl che dipenderà tutto dalla volontà dell’Italia di voler continuare a produrre automobili. Strano come in <strong>Francia, Germania e Gran Bretagna</strong> esistano case automobilistiche di diversa proprietà mentre solo in Italia una casa, la <strong>Fiat </strong>si è mangiata tutte le altre (<strong>Lancia, Alfa Romeo, Ferrari, Autobianchi</strong>…).</p><p>Ho la memoria viva, durante il funerale dell’Avvocato, di un vecchio uomo che a cerimonia terminata in ginocchio davanti alla tomba proruppe in lacrime grate salmodiando in continuità: <em>“Mi ha dato da lavorare per tutta la vita”</em>!</p><p>Forse in questo atteggiamento spera il giovane <strong>Elkann</strong>, forse anche su questo si basano le politiche di <strong>Marchionne e Montezemolo</strong>… Ma ancora non arrivo a capire il ragazzo che elegge tutto questo a sogno dei sogni, si vede che dai Pokemon non ha imparato niente.</p><p>Mai come oggi gli italiani hanno bisogno di princìpi e continuano invece a cercare prìncipi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/26/una-t-shirt-in-cui-credere-e-sbagliare/153669/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>14</slash:comments> </item> <item><title>La dittatura dell&#8217;ignoranza</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/12/la-dittatura-dellignoranza/151287/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/12/la-dittatura-dellignoranza/151287/#comments</comments> <pubDate>Fri, 12 Aug 2011 16:38:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Roberto Serra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[benigni]]></category> <category><![CDATA[Dante]]></category> <category><![CDATA[george steiner]]></category> <category><![CDATA[Nelson Mandela]]></category> <category><![CDATA[povertà]]></category> <category><![CDATA[shakespeare]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=151287</guid> <description><![CDATA[Ognuno di noi comincia a morire veramente quando lascia che la povertà lo spinga a essere meno di quanto potrebbe e ciò, fatalmente, impoverisce anche gli altri. Il filosofo George Steiner sostiene che il novanta per cento degli statunitensi si esprima usando un vocabolario di 380 parole, mentre Shakespeare, 500 anni fa, ne usava 24...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ognuno di noi comincia a morire veramente quando lascia che la povertà lo spinga a essere meno di quanto potrebbe e ciò, fatalmente, impoverisce anche gli altri.</p><p>Il filosofo <strong>George Steiner</strong> sostiene che il novanta per cento degli statunitensi si esprima usando un vocabolario di 380 parole, mentre <strong>Shakespeare</strong>, 500 anni fa, ne usava 24 mila. Gli si potrebbe obiettare che, probabilmente, il cittadino medio inglese contemporaneo a Shakespeare non usi un vocabolario molto più quantitativamente nutrito di quello dello statunitense odierno, ma è certo che a noi è stato consegnato Shakespeare con tutto il suo vocabolario attualizzato dai traduttori.</p><p>Alla stessa maniera, abbiamo Omero, Virgilio, Yourcenar, Melville, Ovidio, Hesse, Kafka, Dovstojevskiy, Bulgakov, Calvino, Pericle, Levi, Voltaire, Pavese, Joyce, Simenon, Proust e che ognuno ci metta il resto della <strong>letteratura</strong> compreso Dante che, nonostante le letture di <strong>Benigni</strong>, ci avverte che “…fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtute e canoscenza.”</p><p>Certo, Dante attribuisce a Ulisse queste parole come esortazione ai propri compagni a proseguire la navigazione nell’Oceano oltre lo stretto. Una perorazione a curiosità e ricerca che potrebbe sembrare contraddittoria, in quanto Ulisse cuoce con Diomede nell’ottava bolgia, la penultima prima dell’abisso finale, destinata ad accogliere i <strong>consiglieri fraudolenti</strong>. E quindi a chi fa un cattivo uso dell’intelligenza, secondo lui più fine a sè stesso e lontano da Dio.</p><p>Settecento anni dopo Dante e a quattrocento anche da Shakespeare, il nostro modo di esprimerci dovrebbe essere più preciso ed efficace, invece siamo diventati succubi di <strong>strumenti che avrebbero dovuto semplificarci la vita come televisione o telefono cellulare, non condizionarla.</strong> “La Notte che Inventarono il T9” è una apprezzabilissima canzone dei Caraserena, che rappresenta con delicata ironia la nostra disarmata acquiescenza alla tecnologia, inadeguata alle promesse di chi la vende e, soprattutto, alle necessità di chi la usa. Sarebbe <strong>ridicolo esprimersi come nel Duecento</strong>, <strong>non trovo intelligente nemmeno ridurre le parole ai loro codici fiscali.</strong></p><p>Ironia a parte, il processo di depauperamento delle prospettive nostre e dei nostri figli è, a vario modo, in atto e non avrebbe senso pretendere scuole pubbliche ben finanziate e forti di programmi validi e moderni se non si avesse poi anche cura di darne seguito usando la cultura come ecologia mentale.</p><p>Quando sono stanco il mio parlare si assottiglia, il mio linguaggio si fa frammentario e impreciso, e <strong>se sono impreciso come posso comunicare?</strong> Più sono distratto e preoccupato e più i miei pensieri si indirizzano a senso unico verso la fonte dei miei problemi, togliendomi di fatto la libertà di pensiero e la fantasia, indicandomi la via della reazione e non la direzione della mia volontà, togliendo spazio alla varietà di scelta e di azione. <strong>La volontà di impoverire non è solo quella che mi toglie cibo dal piatto, ma anche quella che mi rende privo delle risorse necessarie per reagire alla dittatura della povertà.</strong></p><p>Dopo venticinque anni di galera e isolamento, <strong>Nelson Mandela </strong>avrebbe ben potuto ritrovarsi annebbiato e abbruttito, invece respinse l’offerta di chi gli offriva la libertà in cambio della condanna della lotta del suo popolo con queste lucide e inevitabili parole: <strong>“Solo un uomo libero può negoziare i termini della propria schiavitù”.</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/12/la-dittatura-dellignoranza/151287/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>La normalità dell&#8217;esclusione</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/30/la-normalita-dellesclusione/148783/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/30/la-normalita-dellesclusione/148783/#comments</comments> <pubDate>Sat, 30 Jul 2011 00:23:55 +0000</pubDate> <dc:creator>Roberto Serra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[anziani]]></category> <category><![CDATA[consumismo]]></category> <category><![CDATA[pensioni]]></category> <category><![CDATA[supermercato]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=148783</guid> <description><![CDATA[In fila alla cassa di un supermercato, caleidoscopio di scritte e colori, mi sono lasciato sorprendere dalla figura fra tutte meno appariscente, una donna di età avanzata, i capelli bianchi, il vestito modesto e il carrello vuoto. Faceva lentamente la spola fra i vari scaffali, guardando e, solo ogni tanto, allungando la mano per prendere...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In fila alla cassa di un supermercato, caleidoscopio di scritte e colori, mi sono lasciato sorprendere dalla figura fra tutte <strong>meno appariscente</strong>, una <strong>donna di età avanzata</strong>, i capelli bianchi, il vestito modesto e il carrello vuoto. Faceva lentamente la spola fra i vari scaffali, guardando e, solo ogni tanto, allungando la mano per prendere una scatola o un barattolo, considerando l’oggetto, leggendone l’etichetta e poi, con la stessa lentezza, <strong>rimettendolo</strong> a posto.</p><p>A colpirmi è stata la sua <strong>espressione</strong> che non variava mai, le rughe orizzontali della fronte sopra lo sguardo lievemente smarrito e, sotto, le occhiaie di una vita. La mia impressione è stata di una persona che, nel fare la spesa, poneva il centro della sua <strong>vita sociale quotidiana</strong>. <strong>Basta poco</strong> per farci caso. Basta uscire dal ritmo innaturale e frenetico che ci illudiamo di imporci e indirizzare gli occhi verso colori meno vivaci, le orecchie verso suoni meno ruffiani, il naso verso odori meno seducenti per accorgersi delle <strong>due velocità della vita</strong>.</p><p>L&#8217;anziana ha preso l&#8217;ennesima scatola, una di quelle a marca sconosciuta che non fanno pubblicità e costano meno, ne ha letto tutta l’etichetta e, dopo un tempo indefinibile, finalmente, l&#8217;ha <strong>rimessa nel cesto</strong>. Questo ha fatto sembrare il suo carrello <strong>ancora più vuoto</strong>. Ho guardato il mio invece, assurdamente pieno, trionfante di prodotti, che sembrava voler umiliare quella miseria, e ho provato un motto di vergogna per quel confronto tanto involontario quanto inevitabile. Quella mia <strong>implicita espressione di potenza</strong> contrapposta al suo <strong>fingere di “potere”</strong> in un estremo e reiterato tentativo di illudersi e di apparire. La signora aveva uno sguardo indefinibile, non sereno e nemmeno rassegnato, sembrava bucasse gli scaffali irti di prodotti come se si misurasse da tempo con loro in una lotta senza impeto.</p><p>Vedere una persona che <strong>non può comprarsi</strong> da mangiare ma che, all’apparenza, non ne dà il segnale, la <strong>normalità dell’esclusione</strong>, è stata una martellata al cervello. Eppure da tempo sappiamo tutti che le pensioni sono troppo basse, che anche una persona che è stata attenta a non sbilanciarsi per tutta la vita ora difficilmente riesce a campare con dignità. Una <strong>dignità disattesa</strong>, anzi <strong>negata</strong>, e non solo dalla politica, ma anche o soprattutto dal <strong>sistema consumistico</strong> che ci avvolge e ci vede interessanti solo se consumatori. E quando non consumiamo più che accade? Qual è il percorso che si compie nel diventare un signor “nessuno”? Qual è la nostra reazione quando incontriamo un “nessuno”? Smettere di consumare è un implicito attacco al cuore della società consumistica, a quale <strong>razza di sovversivi</strong> andiamo ad appartenere quando smettiamo di consumare?</p><p>Quando è stato il mio turno alla cassa del supermercato, ho pagato e me ne sono andato. Non ho più rivisto quella signora, ho <strong>incontrato ancora quello sguardo</strong> però.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/30/la-normalita-dellesclusione/148783/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>43</slash:comments> </item> <item><title>Non tutte le onlus sono uguali</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/15/non-tutte-le-onlus-sono-uguali/145040/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/15/non-tutte-le-onlus-sono-uguali/145040/#comments</comments> <pubDate>Fri, 15 Jul 2011 08:02:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Roberto Serra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[fund raising]]></category> <category><![CDATA[malati terminali]]></category> <category><![CDATA[manager]]></category> <category><![CDATA[onlus]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=145040</guid> <description><![CDATA[È difficile razionalizzare il significato delle cose nel “presente”, di solito prende valore guardandolo in prospettiva come “passato”. Frequentando per lavoro una fiera di onlus, cinque anni fa mi capitò di essere invitato a seguire una conferenza. Parlavano alcuni funzionari che avevano avuto un particolare successo nel fund raising, cioè nella raccolta fondi e nella...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>È difficile <strong>razionalizzare</strong> il significato delle cose nel “presente”, di solito prende valore guardandolo in prospettiva come “passato”.</p><p>Frequentando per lavoro una <strong>fiera di onlus</strong>, cinque anni fa mi capitò di essere invitato a seguire una conferenza. Parlavano alcuni funzionari che avevano avuto un particolare successo nel <em><strong>fund raising</strong></em>, cioè nella raccolta fondi e nella particolare cura nell’allevare i propri finanziatori.</p><p>Sono termini d’uso pressoché comune, ora, e la pronuncia in inglese conferisce come sempre all’attività un’aura di efficacia e necessità tali da chiudere la bocca a chi, come me, diffida delle etichette in lingua straniera.</p><p>Mi trovai di fronte a una cospicua platea di funzionari… (pardon) <em><strong>manager</strong></em>, che più o meno si conoscevano tutti e, nel loro giro, si percepiva una sorta di <strong>gerarchia prestabilita</strong> in base alla importanza dell&#8217;onlus d’appartenenza e dei relativi <em>budget</em>. Le persone esibivano un positivo ed energico iperattivismo che, si può ben comprendere, era il marchio stesso o, meglio, la maschera della loro professione.</p><p>Via via che gli interventi si succedevano, era evidente l’ammirazione che la platea provava nei confronti dei conferenzieri. Ognuno era teso nell’ascolto di interventi che trovavo invece noiosi. Tutti erano <strong>partecipi del successo</strong> dell’altro lodando questa o quella strategia e prorompendo in sinceri e sentiti applausi.</p><p>Fu verso la fine che salì sul palco una <strong>donna</strong> dall’accento brianzolo e dagli occhi chiari, compostissima nel suo <em>tailleur executive</em>, l’acconciatura impeccabile sopra una mimica inesistente. La relatrice, al contrario dei predecessori, cominciò con l’enunciare una serie di problemi incontrati nello svolgimento delle proprie mansioni, lamentò una crisi di vocazioni e la difficoltà a reperire materiale umano valido e già formato.</p><p>Sembrava un intervento privo di interesse. Poi finalmente la relatrice giunse al punto: autocelebrò il proprio risultato comunicando le <strong>cifre ottenute</strong> con le percentuali di crescita e le proiezioni future. Quindi rivelò il segreto del suo successo: in un&#8217;atmosfera di elettrica approvazione, la relatrice raccontò quanto fosse importante non fermarsi di fronte ad atteggiamenti o valutazioni moralistiche e snocciolò il percorso della sua esperienza. Consultando i tabulati dei degenti di un ospedale aveva potuto constatare come molti <strong>malati giunti alla fase terminale</strong> fossero pressoché soli e lei aveva colto un importante successo economico andando a convincerli a <strong>lasciare le proprie sostanze alla onlus </strong>quando fosse giunta l’ora.</p><p>Mentre scrosciava l’applauso dei suoi colleghi, mi sono chiesto come possa essere <strong>trascorrere la vita</strong> accanto a una donna capace di un simile ragionamento.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/15/non-tutte-le-onlus-sono-uguali/145040/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>14</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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