<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Riccardo Rita</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/rrita/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Il cervello di Einstein</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/cervello-einstein/200732/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/cervello-einstein/200732/#comments</comments> <pubDate>Thu, 29 Mar 2012 08:25:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Rita</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Albert Einstein]]></category> <category><![CDATA[londra]]></category> <category><![CDATA[mostra]]></category> <category><![CDATA[Thomas Stoltz Harvey]]></category> <category><![CDATA[Wellcome Collection]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=200732</guid> <description><![CDATA[Oggi, giovedì 29 marzo, a Londra, la Wellcome Collection inaugura una mostra che di certo non ambisce a smentire il luogo comune sugli eccentrici inglesi. L’esposizione s’intitola Brain: The Mind as Matter, e in mostra ci sono, appunto, dei cervelli (mi viene in mente il Brain Depository di Frankenstein Junior). Tra questi c’è anche una...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, giovedì 29 marzo, a Londra, la <a title="Vai al sito della Wellcome Collection" href="http://www.wellcomecollection.org/" target="_blank">Wellcome Collection</a> inaugura  una mostra che di certo non ambisce a smentire il luogo comune sugli <em>eccentrici </em>inglesi. L’esposizione s’intitola <em>Brain: The Mind as Matter</em>, e in mostra ci sono, appunto, dei cervelli (mi viene in mente il Brain Depository di <em>Frankenstein Junior</em>). Tra questi c’è anche una fettina – ma solo una fettina – del cervello di <strong>Einstein</strong>.</p><p>La storia della vita del padre della teoria della relatività, nonostante abbia rivoluzionato la fisica e il nostro modo di concepire il mondo, non si può certo definire avvincente. Ma di certo lo è la storia del suo cervello e di come un pezzetto, e uno solo, a cinquantasette anni dalla sua morte, sia finito dentro una teca al 183 di Euston Road. Uno storia che vale la pena d&#8217;essere raccontata.</p><p>Il dottor <strong>Thomas Stoltz Harvey</strong> il 18 aprile del 1955, il giorno in cui Einstein passò a miglior vita, era medico patologo presso l&#8217;università di Princeton. Ed era di turno quando, dovendo farne l&#8217;autopsia, si ritrovò sul lettino la più grande intelligenza del ventesimo secolo rinchiusa dentro la scatola cranica di uno striminzito vecchietto <em>morto di giornata</em>, per dirla alla Igor (leggi Aigor). Le ultime volontà dello scienziato prevedevano la cremazione del suo corpo, con tutto quello che c&#8217;era dentro, senza eccezione alcuna. Ma Harvey stimò che, se proprio dovevano ridurlo in cenere, potevano tranquillamente farlo senza che dentro ci fosse anche il cervello. Così, senza autorizzazione, e perciò commettendo un crimine, asportò il cervello di Einstein e iniziò a studiarlo.</p><p>Naturalmente per asportare un cervello qualche taglietto lo devi fare, e la cosa non passò inosservata. I parenti scoprirono tutto e si rivolsero alle autorità.</p><p>Harvey perse il lavoro, fu cancellato a vita dall&#8217;ordine dei medici, la sua laurea decadde, sua moglie divorziò e fu costretto a pagare un ingente risarcimento. Dopodiché, prese le poche cose che gli rimanevano e si mise a vagabondare per gli Stati Uniti, facendo umili lavoretti qui e là, cercando di far perdere le proprie tracce. Tra le poche cose che portava sempre con sé c&#8217;era<strong> un barattolo di vetro da conserva</strong> pieno fino all&#8217;orlo di formaldeide. Con dentro il cervello di Einstein.</p><p>Nel corso dei mesi e degli anni, si sparse la voce che Harvey aveva ancora il cervello con sé, e ricercatori e neurobiologi di tutto il mondo <strong>cominciarono a contattarlo per chiedergliene un pezzo</strong>. E lui, ogni volta, tagliava una sottilissima fetta di cervello, la impacchettava, e la spediva a chi gliene aveva fatto richiesta. La cosa è andata avanti per cinquant&#8217;anni. E fettina dopo fettina, scienziati di mezzo mondo facevano ricerche sul cervello più fenomenale di cui si sia mai avuta notizia, sfatando ipotesi errate sulla correlazione tra massa cerebrale e intelligenza, ma chiarendo anche alcune componenti biologiche delle capacità intellettive.</p><p>I decenni di studio sul cervello di Einstein condotti separatamente da scienziati di tutto il mondo hanno contribuito significativamente all&#8217;enorme progresso della neurobiologia, anche in campo terapeutico. Tutto grazie a Thomas Harvey, che ebbe l&#8217;intuizione folle di trafugare il più bel cervello di tutti i tempi, sacrificando il proprio lavoro, la propria famiglia, la propria vita, nella consapevolezza che sarebbe stato deriso, biasimato e perseguito dalla maggior parte dei suoi contemporanei, ma che le generazioni future lo avrebbero ringraziato salutandolo come <strong>un eroe</strong> della scienza e del progresso.</p><p>Ecco un uomo che mi piace. Thomas Stoltz Harvey. Un pazzo scriteriato che ha buttato la sua vita nel cesso per impedire che la cosa più preziosa che gli fosse capitata tra le mani se ne andasse, letteralmente, in fumo. Una specie di <strong>Don Chisciotte del ventesimo secolo</strong> che se n&#8217;è fregato della legge, del buon senso, della professione, dei soldi, della moglie e del perbenismo dominante per salvare qualcosa che solo in futuro si sarebbe rivelata a tutti nella sua importanza.</p><p>Giuro che se mai dovesse capitarmi, farò di tutto per trafugare il mio cervello di Einstein.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/cervello-einstein/200732/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>I maschi, i libri e le donne</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/01/maschi-libri-donne/174563/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/01/maschi-libri-donne/174563/#comments</comments> <pubDate>Thu, 01 Dec 2011 18:27:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Rita</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Libero]]></category> <category><![CDATA[maschilismo]]></category> <category><![CDATA[sessismo]]></category> <category><![CDATA[welfare]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=174563</guid> <description><![CDATA[“Perché continua a battere le mani a quel modo?”, domanda uno psichiatra al suo paziente. “Per tenere lontani gli elefanti”, gli risponde quello, senza smettere. Il medico si guarda attorno e, aiutandosi con un ampio gesto della mano, gli fa: “Guardi. Non ci sono elefanti”. E il paziente: “Lo vede che funziona!”. Ecco chi mi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>“Perché continua a battere le mani a quel modo?”</em>, domanda <strong>uno psichiatra</strong> al suo paziente. <em>“Per tenere lontani gli elefanti”</em>, gli risponde quello, senza smettere. Il medico si guarda attorno e, aiutandosi con un ampio gesto della mano, gli fa: <em>“Guardi. Non ci sono elefanti”</em>. E il paziente: <em>“Lo vede che funziona!”</em>.</p><p>Ecco chi mi ha ricordato lo scrittore <strong>Camillo Langone</strong> che, su Libero, citando dati statistici, ha fatto notare come esista <strong>una correlazione tra l’istruzione superiore femminile e i bassi tassi di natalità</strong> registrati da qualche anno in occidente. L’<a title="Togliete i libri alle donne" href="http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/2011/11/30/libero_camillo_langone_figli_donne_libri_natalita.html" target="_blank">articolo</a> s’intitola così: <em>“Togliete i libri alle donne: torneranno a far figli”</em>. Qualcuno l’ha chiamata provocazione. A me sembra piuttosto che Langone, nascosto dietro ai numeri, abbia voluto dare di gomito a qualche suo compagno di classe delle medie indicando la professoressa con gli occhiali spessi e l&#8217;aria da zitella, facendo leva su quel riflesso di cameratismo troglodita che noi maschietti conosciamo bene.</p><p>Infatti Langone fa finta di non sapere che <strong>lo stesso effetto può avere più di una causa</strong>, e, osservando che non ci sono molti elefanti in giro, si è convinto che dipenda esclusivamente dal matto che batte le mani. Lo studio della Harvard Kennedy School of Government citato nel suo articolo sostiene che <em>“le donne con più educazione e più competenze sono più facilmente nubili rispetto a donne che non dispongono di quella educazione e di quelle competenze”</em>.</p><p>Personalmente già trovo infelice, se non agghiacciante, accostare l’aver figli esclusivamente all’essere sposati. Nel 2011. Ma va be’, lasciamo perdere. Prendendo per buona la notizia, e stando al dato nudo e crudo, Langone avrebbe comunque potuto azzardare <strong>interpretazioni assai diverse</strong>, perfino opposte. Per esempio avrebbe potuto arguire che le donne più acculturate rimangono nubili perché non trovano uomini sufficientemente interessanti. A quel punto avrebbe costretto Libero a titolare così: <em>“Date più libri agli uomini, che forse qualcuna se li accatta”</em>.  Oppure, con maggior rigore, avrebbe potuto dare la colpa all’organizzazione sessista della nostra società, il cui welfare di fatto non consente pari opportunità per uomini e donne, obbligando quest’ultime a scegliere tra diventare ruspanti casalinghe con famiglia o evolute single senza figli. Che non è una scelta.</p><p>Certo, se la donna non studia e torna a passare il giorno a cucinare, rammendare i calzini e sfornare e accudire tre o quattro figli, insomma, a fare la cuoca, la colf, l’incubatrice e la balia per l’uomo, <strong>a che diavolo ci serve un welfare evoluto?</strong> Sarebbero soldi buttati. Ed è qui, per come la vedo io, che Langone ha dato di gomito ai compagnucci. E chissà quanti di noi uomini, magari soltanto per un attimo, non si sono lasciati andare a quell’antico riflesso cavernicolo e, nell’intimità, non hanno annuito ghignando. Quasi ci cascavo anch’io. Ma per fortuna ho subito ripensato al matto e agli elefanti.</p><p>Che poi gli elefanti mi hanno ricordato l’Africa e l’Africa mi ha fatto venire in mente <strong>Akeem</strong>, l’erede al trono di Zamunda, l’immaginario regno del film di John Landis <em>Il principe cerca moglie</em>. Precisamente la scena in cui il suo intendente gli chiede: <em>“Ma come, potresti avere una donna che obbedisce a ogni tuo comando e tu ne preferisci una che abbia delle opinioni?”</em>. E il principe, che poi è Eddie Murphy, gli risponde:<em> “I cani nascono per obbedire, non le donne. Io ne voglio una in grado di scuotere il mio intelletto almeno quanto i miei…”</em>. Insomma, ci siamo capiti. E il buon vecchio Akeem, ragazzi, la sapeva lunga.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/01/maschi-libri-donne/174563/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Spread and Roses</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/27/spread-roses/173521/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/27/spread-roses/173521/#comments</comments> <pubDate>Sun, 27 Nov 2011 13:02:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Rita</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[consumismo]]></category> <category><![CDATA[Governo Monti]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Piazza Affari]]></category> <category><![CDATA[povertà]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category> <category><![CDATA[sistema]]></category> <category><![CDATA[spread]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=173521</guid> <description><![CDATA[Navigo su internet, leggo i post, gli status e i tweet dei social network, sfoglio i giornali, guardo i tg, ascolto la gente in treno e in fila dal dottore, scambio quattro chiacchiere con amici, colleghi e conoscenti. E non fa che tornarmi alla mente l’inizio di Io e annie, il capolavoro di Woody Allen,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Navigo su internet, leggo i post, gli status e i tweet dei social network, sfoglio i giornali, guardo i tg, ascolto la gente in treno e in fila dal dottore, scambio quattro chiacchiere con amici, colleghi e conoscenti. E non fa che tornarmi alla mente l’inizio di <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Io_e_Annie" target="_blank">Io e annie</a></span></em>, il capolavoro di Woody Allen, quando il protagonista racconta <strong>la storiella delle due vecchiette</strong>.</p><p>Eccola qua. Ci sono due vecchiette ricoverate in un pensionato per anziani, e una di loro dice: <em>“Ragazza mia, il mangiare qua dentro fa veramente pena”</em>. E l’altra: <em>“Sì, è uno schifo. E poi che porzioni piccole!”</em>.</p><p>Ecco. Riguardo alla situazione politica italiana, mi sembriamo tutti, o quasi tutti, come quelle due vecchiette. Fino a qualche settimana fa, qualsiasi cosa era meglio del governo Berlusconi. Poi Berlusconi si dimette e Napolitano forma un nuovo esecutivo. Ma pure questo non va bene. È pieno di amici delle banche, tecnocrati che hanno contribuito a costruire <strong>il sistema</strong> che ci ha portato fino a questo punto. Mario Monti, dicono in tanti, farà gli interessi dei poteri forti: ci tartasserà e basta (vedi <em>“il mangiare fa pena”</em>). E uno, se li sta a sentire, finisce per annuire.</p><p>Poi il telegiornale dice che Piazza Affari va sempre più a picco e <strong>lo spread continua a salire</strong>, gli analisti lanciano l’ennesimo allarme default e a quel punto tutti giù a lagnarsi che Monti dovrebbe darsi una mossa (vedi <em>“e poi che porzioni piccole”</em>). Perché se c’è il default uno rischia di dire addio ai soldi che ha sul conto corrente (per quanto pochi) o nei titoli di stato, di perdere il lavoro (se ce l’ha), di non trovarlo ancora per molto tempo (se non ce l’ha), di non poter più far fronte al mutuo (con le conseguenze che possiamo facilmente immaginare), eccetera eccetera.</p><p>Da una parte ci sono le legittime aspirazioni di chi ormai è stufo di questo <strong>folle sistema capitalistico-finanziario</strong> governato (governato?) dai fantomatici mercati. Dall’altra l’altrettanto comprensibile preoccupazione di perdere anche quelle poche sicurezze rimaste. Questo conflitto ci sta rendendo tutti un po’ psicotici e dissociati, ogni giorno un po’ di più. Ed è a questo punto che mi viene in mente un altro film, stavolta di Ken Loach: <em><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bread_and_Roses" target="_blank">Bread and Roses</a></span></strong></em>.</p><p>È il film che ha reso popolare lo slogan adottato dalle operaie tessili di una fabbrica del Massachusetts in un famoso sciopero del 1912. Erano per lo più donne immigrate, costrette a lavorare a condizioni disumane, con orari, carichi di lavoro e trattamento da campo di concentramento nazista. Presero in prestito un verso del poeta James Oppenheim gridando: <em>“We want bread, but we want  roses too!”</em>. <strong>Vogliamo il pane, ma anche le rose</strong>. Non solo vogliamo poter vivere con dignità, ma anche essere trattate con gentilezza e riguardo.</p><p>Ecco. Invece di continuare a comportarci come le vecchiette di Woody Allen, potremmo forse prendere esempio dalle filatrici americane. Siamo noi stessi <strong>invischiati e compromessi</strong> fino al midollo con l’attuale sistema, pur essendo un sistema che ci piace sempre meno. Da questo abbiamo accettato un lavoro, gli abbiamo affidato i nostri risparmi, ci siamo indebitati per l’automobile e la casa. E adesso ci serve, praticamente, come il pane. Allo stesso tempo, però, possiamo certamente pretendere di essere trattati con giustizia, equità e gentilezza, visto che senza di noi il sistema crollerebbe. <em>Spread and Roses</em>, insomma.</p><p>Se invece lo vogliamo proprio far crollare, se quello è lo scopo che ci prefiggiamo, è tutto un altro paio di maniche, e non è detto che non ci si possa ragionare seriamente. È un orizzonte che, personalmente, non rigetto a priori. Se qualcuno ha delle idee su possibili alternative, realistiche e sostenibili, le ascolto volentieri. Ma, ammesso che ce ne siano, ci dovremmo comunque preparare ad accettare e affrontare le <strong>inevitabili conseguenze </strong>di quel crollo e a chiederci, come ha fatto <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/APomella/" target="_blank">Andrea Pomella</a> qualche giorno fa, se in un prossimo futuro <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/23/saremo-capaci-essere-poveri/172660/" target="_blank">saremo ancora capaci di essere poveri</a>. Dall&#8217;onestà della nostra risposta forse non dipenderanno il destino e le sorti del sistema. Ma della nostra salute mentale, magari sì.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/27/spread-roses/173521/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>12</slash:comments> </item> <item><title>L’uomo Della Valle ha detto no</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/01/l%e2%80%99uomo-della-valle-ha-detto-no/161432/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/01/l%e2%80%99uomo-della-valle-ha-detto-no/161432/#comments</comments> <pubDate>Sat, 01 Oct 2011 14:59:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Rita</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[appello]]></category> <category><![CDATA[Diego della Valle]]></category> <category><![CDATA[giornali]]></category> <category><![CDATA[Rosy Bindi]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=161432</guid> <description><![CDATA[Io Della Valle non lo conosco. Certo, per forza di cose me ne sono fatto una (vaga e necessariamente limitata) idea guardandolo in tv, come può capitare a chiunque, o quasi. Da questa distanza, non m’è parso un genio. Ma nemmeno un imbecille. Traspare che per mestiere non fa il commentatore politico né il sociologo....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Io Della Valle non lo conosco</strong>. Certo, per forza di cose me ne sono fatto una (vaga e necessariamente limitata) idea guardandolo in tv, come può capitare a chiunque, o quasi. Da questa distanza, non m’è parso un genio. Ma nemmeno un imbecille. Traspare che per mestiere non fa il commentatore politico né il sociologo. Non sembra, a prima vista, un intellettuale. Però, senza brillare, di solito espone con chiarezza sufficiente le sue idee, e, siccome è un imprenditore conosciuto in tutto il mondo, tanti suppongono che quel che dice sia di un certo interesse, abbia un qualche valore informativo. Tra quei tanti conto Floris, Mentana e Santoro, per dirne tre.</p><p>D’altra parte non ricordo che i politici di turno, quelli che di solito in tv gli siedono accanto o di fronte, abbiano mai rinunciato a farsi forza, o scudo, delle opinioni di questo imprenditore ogni volta che le sue parole, anche vagamente, potevano tornare utili ad <strong>avvalorare una tesi qualsiasi</strong>. Tra questi politici conto anche Cicchitto, Gelmini e <strong>Rosy Bindi</strong>, sempre per dirne tre.</p><p>Certo, Cicchitto e Gelmini non mi sorprendono. A loro Della Valle aveva già cominciato a dar sui nervi quando prese a dubitare pubblicamente dell’imperatore  – e infatti, oggi, dopo la pubblicazione del suo<strong> <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/30/limprenditore-della-valle-compra-pagine-sui-giornali-per-criticare-i-politici/161267/" target="_blank">appello sui principali quotidiani nazionali</a></strong>, gli hanno prontamente dato addosso. Ma Rosy Bindi. Rosy Bindi mi lascia un po&#8217; perplesso.</p><p>Mi domando che cosa avrebbe detto Rosy Bindi se in quell’annuncio, che dev’essere costato una fortuna, Della Valle avesse chiesto, come cittadino e come imprenditore, le <strong>dimissioni di Berlusconi</strong> (l&#8217;imperatore). La storia, lo sappiamo, non si fa coi se, ma sono convinto che, dalle parti della Bindi, in quel caso, Della Valle avrebbe davvero rischiato di diventare una specie di eroe civile, un paladino della democrazia, un esempio di imprenditore illuminato e progressista che ama il suo paese e quando occorre ha il coraggio di esporsi, anche economicamente, per l’interesse comune.</p><p>Ma Della valle, in quell’appello, ha scritto <a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/10/della-valle-manifesto.jpg" target="_blank">un’altra cosa</a>. Attenzione: è qualcosa che può includere e sottintendere quelle dimissioni, ma che va oltre, e <strong>colpisce entrambi gli schieramenti</strong>. Qualcosa che, comunque la si pensi, incarna un sentimento molto, molto diffuso, anche tra chi – vi assicuro – è sufficientemente evoluto per non cadere nella trappola del <strong>qualunquismo </strong>e dell’anti-politica da bar.</p><p>Ecco quindi che anche parte dell’opposizione si risente. <em>E no, così non si fa! Come osa, questo scarparo, venirci a fare la lezione? Proprio lui che era pappa e ciccia con Mastella vuole farci la morale?</em> si chiedono tanti democratici, dimentichi, però, che loro con Mastella ci stavano al governo.</p><p>Io Della Valle non lo conosco. Non so se è sincero. Non so se ha davvero a cuore il popolo italiano o se sta giocando invece una sua partita personale. Ma so che ciò che ha scritto non solo è degno di rispetto, come qualsiasi opinione, ma è sempre più sentito e condiviso da una grandissima parte dei cittadini di questo paese (che, beninteso, condividono comunque <strong>la loro parte di responsabilità</strong>).</p><p><strong>Al posto della Bindi</strong>, invece di sdegnarmi e rivendicare una presunta diversità, andrei a casa a riflettere un pochino. Mi chiederei: se siamo così diversi, se noi siamo quelli bravi, perché così tanta gente è così tanto scontenta? Davvero crediamo siano tutti troppo disinformati e suggestionabili? Che cosa abbiamo sbagliato? Che cosa stiamo ancora sbagliando? E mi rimboccherei le maniche. Ma né letteralmente né in fotografia. Stavolta solo in senso figurato. Ma davvero.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/01/l%e2%80%99uomo-della-valle-ha-detto-no/161432/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>47</slash:comments> </item> <item><title>Un autore ha il diritto di eliminare una voce?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/28/un-autore-ha-il-diritto-di-eliminare-una-voce/128865/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/28/un-autore-ha-il-diritto-di-eliminare-una-voce/128865/#comments</comments> <pubDate>Tue, 28 Jun 2011 16:38:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Rita</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[agcom]]></category> <category><![CDATA[censura]]></category> <category><![CDATA[comunicazione]]></category> <category><![CDATA[diritto d'autore]]></category> <category><![CDATA[libertà informazione]]></category> <category><![CDATA[Web]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=128865</guid> <description><![CDATA[Ormai lo sanno tutti: l’Autorità garante per le comunicazioni sta per adottare un regolamento che consente la rimozione di siti, pagine web e più in generale contenuti online che, a suo parere, violano il diritto d’autore. Ma davvero l’autore ha il diritto di mettere a tacere la voce di qualcuno e cancellarne il punto di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ormai lo sanno tutti: l’Autorità garante per le comunicazioni sta per adottare <strong>un regolamento che consente la rimozione di siti</strong>, pagine web e più in generale contenuti online che, a suo parere, violano il <em>diritto d’autore</em>. Ma davvero l’<em>autore</em> ha il <em>diritto</em> di mettere a tacere la voce di qualcuno e cancellarne il punto di vista?</p><p><em>“I mediocri imitano, ma solo i grandi copiano”</em>, rispondeva <strong>Picasso</strong> a chi lo accusava di plagio. Che a sua volta riadattava una frase di <strong>T. S. Eliot</strong> secondo cui <em>“i poeti immaturi imitano, quelli maturi rubano”</em>. O forse era Eliot a plagiare Picasso, vallo a capire. E chissà se <strong>Emil Cioran</strong>, quando scriveva che <em>“le opere sono fatte con sprazzi di imitazione, brividi appresi ed estasi plagiate”</em>, riprendeva un pensiero di <strong>Benedetto Croce</strong>, che cinquant’anni prima aveva osservato come sempre <em>“gli scrittori, gli artisti e i pensatori”</em> si riattacchino <em>“all&#8217;arte e al pensiero precedente, svolgendolo e variandolo”</em>.</p><p>Il punto è che, come tutti i platonici sanno, <strong>l’</strong><strong>arte è essa stessa imitazione dell&#8217;imitazione</strong> e nessun artista sano di mente, per quanto affetto da disturbo narcisistico della personalità, potrà mai fregiarsi del termine di <em>creatore</em>, ma solo di quello, assai più gestibile, di <em>compositore</em> (letteralmente <em>colui che mette assieme</em>, quando è bravo in modo nuovo, elementi già esistenti). La paternità dell’opera (e la scelta della parola <em>paternità</em> al posto di <em>maternità</em> indica la consapevolezza che l’opera non può che svilupparsi nel grembo di qualcun altro o qualcos’altro) consiste solo nell’aver materializzato un punto di vista: il punto di vista dell’artista.</p><p>Ognuno ha diritto ad avere un punto di vista: emanazione diretta del diritto inalienabile all’esistenza e alla libertà. E naturalmente <strong>non può essere proibito avere un punto di vista analogo o perfino identico</strong> a quello di un altro, poiché equivarrebbe a vietare di poterla pensare allo stesso modo o di poter provare le stesse emozioni. Inoltre, non può essere vietata a nessuno la riproduzione dell’esistente, poiché essa coincide con l’espressione materiale del proprio punto di vista. E l&#8217;arte fa parte dell&#8217;esistente.</p><p>Internet non mette in discussione l’<em>autorialità</em> ma i vincoli alla sua riproduzione. Quando riproduco, riutilizzo, cito o comunque diffondo il pensiero o l’opera di un artista, non ne intacco certo la paternità artistica, ma ne rivendico, in un certo senso, la <strong>comune maternità o fraternità</strong>. Se l’artista infatti è padre, la natura è madre (e chi può dirsi estraneo alla natura?); e anche nei casi in cui si obiettasse (negligentemente) che madre è il pensiero o la storia del pensiero, chi, pur in differente misura, non ne ha partecipato e ne partecipa, chi non ne è fratello o sorella?</p><p><strong>La verità è che internet è la nuova, grande utopia</strong> e sorprende che in pochi si siano finora soffermati sull’incredibile circostanza che lo è anche <em>letteralmente</em>. In questo meraviglioso <em>non-luogo</em> si sta avverando la profezia di <strong>Paul Valéry</strong>, secondo cui grazie alla tecnologia un giorno l’arte e il pensiero avrebbero goduto del dono dell’ubiquità conferendo, democraticamente, a ciascuno un nuovo <em>“potere di azione sulle cose”</em>. Questo però sta provocando un terremoto, perché stanno venendo meno le condizioni che consentono un facile sfruttamento commerciale dell’ingegno umano. A tremare sono le tradizionali centrali del controllo socio-economico, che non gradiscono un simile potere di azione in mano a chiunque lo desideri.</p><p>Del resto ben prima della nascita di internet <strong>Walter Benjamin</strong> aveva intuito che la facile riproduzione dell’arte e del pensiero avrebbero finito per eliminare <em>“un certo numero di concetti tradizionali – quali i concetti di creatività e di genialità, di valore eterno e di mistero”</em> che nella storia hanno sempre condotto <em>“a un’elaborazione in senso fascista”</em> delle opere dell’ingegno umano. Sì, ha scritto proprio così. <em>“In senso fascista”</em>. Devo aggiungere altro?</p><p>Qui se ne parla: <a rel="nofollow" href="http://twitter.com/#!/search?q=%23NOwebcensure" target="_blank"><strong>#no</strong><strong>webcensure</strong></a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/28/un-autore-ha-il-diritto-di-eliminare-una-voce/128865/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>35</slash:comments> </item> <item><title>L’annozero di una nuova stagione</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/07/l%e2%80%99annozero-di-una-nuova-stagione/116293/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/07/l%e2%80%99annozero-di-una-nuova-stagione/116293/#comments</comments> <pubDate>Tue, 07 Jun 2011 14:01:52 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Rita</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Annozero]]></category> <category><![CDATA[informazione]]></category> <category><![CDATA[Michele Santoro]]></category> <category><![CDATA[Rai]]></category> <category><![CDATA[tv]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=116293</guid> <description><![CDATA[Alla fine è successo: Santoro sloggia dalla Rai. Niente più Annozero. Quando l’ho saputo m’è cascata la sigaretta dalla bocca. E considerate che io non fumo da vent’anni, perciò non è che l’abbia raccolta. Mi sono subito girato verso la mia compagna: ci siamo guardati ed è stato come se la mia espressione impallidita si...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Alla fine è successo:</strong> Santoro sloggia dalla Rai. Niente più <em>Annozero</em>. Quando l’ho saputo m’è cascata la sigaretta dalla bocca. E considerate che io non fumo da vent’anni, perciò non è che l’abbia raccolta. Mi sono subito girato verso la mia compagna: ci siamo guardati ed è stato come se la mia espressione impallidita si fosse rispecchiata nella sua. Ma considerate che la mia compagna ha fatto le valigie mesi fa, non la vedo e non la sento da diverse settimane, perciò non è che le abbia detto qualcosa. Ho ripreso invece a guardare lo schermo e sono rimasto lì, da solo, gli occhi sgranati e la mascella pendente, a ripetermi che è proprio così: <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/06/annozero-non-compare-nei-palinsesti-rai-domani-conferenza-stampa-con-santoro/116250/" target="_blank"><em>Annozero </em>è stato cancellato</a></span>.</strong> Una botta micidiale. Ma perché?</p><p>Quando nel 2002 avevano chiuso <em><strong>Sciuscià </strong></em>licenziando Santoro (insieme a Biagi e Luttazzi), sì, m’ero indignato, arrabbiato, disgustato e tutto quanto: l’avevo presa proprio male. Ma non <em>così </em>male. Eppure all’epoca, a ripensarci, fu tutto molto peggio. Berlusconi si godeva l’apice della sua potenza politica e Biagi, Santoro e Luttazzi furono cacciati brutalmente con un insopportabile atto d’arroganza autoritaria e fascistoide.</p><p>Oggi invece il premier perde colpi e su Santoro ci raccontano di un <em>“divorzio consensuale”</em>. O perlomeno tanto consensuale quanto quello di un dipendente mobbizzato da tre anni. Comunque sia, <strong>non siamo di fronte a una vera e propria cacciata.</strong> Santoro, se avesse voluto, coi numeri che ha (suoi personali e del programma come share) avrebbe probabilmente potuto continuare a combattere (e tribolare) per spuntarla una stagione ancora e forse un’altra e poi magari, chissà, passavamo la nottata.</p><p>Ma non se l’è sentita. Non è che il personaggio difetti di carattere e combattività, però avrà pensato che puoi essere tenace quanto ti pare, ma a nuotare troppi anni <strong>controcorrente </strong>come un salmone rischi di finire salmonato. Cotto e cucinato a dovere, insomma. Ci ho pensato su e non me la sono proprio sentita di dargli torto.</p><p>Così ho capito che cos’è che me la fa prendere tanto male (nonostante sia abbastanza chiaro che la trasmissione traslocherà in blocco su La7). È la stanchezza. Dentro a questa cosa sento il <strong>peso di una stanchezza.</strong> Quella che deriva dall’aver faticato, ok, ma anche dal tempo che è passato, da una stagione ormai logora che ci ha logorato e che finalmente si sta per chiudere, per sempre, come una bara, e alcune cose, anche tue, ce le devi lasciare, non ci stanno santi, le devi lasciare là dentro e amen.</p><p>Saremo in diversi milioni a lasciarci dentro i giovedì sera passati davanti alla tv a seguire Santoro, Travaglio, Ruotolo, Formigli, Vauro e gli altri. Certo, li rivedremo. La trasmissione ricomincerà su un’altra emittente, magari con un altro nome: ma che importa: la sostanza, diranno, non cambia. Ma la sostanza cambia sempre. <strong>Sarà una stagione nuova</strong>, forse più libera, capace perfino di riscattare l’immagine della tv commerciale e di cambiare i rapporti di forza tra le emittenti private. Ma li guarderò e mi sembreranno invecchiati, perché la loro giovinezza consisteva nel risalire il fiume controcorrente in un’altra stagione della nostra vita. E davanti alla tv, nell’osservarli e ascoltarli, so già che in quella loro orgogliosa e irrevocabile vecchiezza vedrò all’improvviso rispecchiarsi, para para, quella mia.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/07/l%e2%80%99annozero-di-una-nuova-stagione/116293/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>29</slash:comments> </item> <item><title>Nucleare: un Sì per la rivoluzione</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/03/nucleare-un-si-per-la-rivoluzione/115725/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/03/nucleare-un-si-per-la-rivoluzione/115725/#comments</comments> <pubDate>Fri, 03 Jun 2011 13:16:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Rita</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cervelli in fuga]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[referendum nucleare]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=115725</guid> <description><![CDATA[Mi chiedo quanta gente sia riuscita a formarsi un’opinione che non sia prettamente ideologica sul problema delle centrali nucleari. I dibattiti a cui m’è capitato d’assistere, in tv o nei convegni organizzati dalle forze favorevoli o contrarie, non sono stati molto edificanti. Nemmeno quello di ieri ad Annozero. Con tutto il rispetto per Celentano e per...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mi chiedo quanta gente sia riuscita a formarsi un’opinione che non sia prettamente ideologica sul problema delle centrali nucleari. I dibattiti a cui m’è capitato d’assistere, in tv o nei convegni organizzati dalle forze favorevoli o contrarie, non sono stati molto edificanti. Nemmeno quello di <a href="http://www.annozero.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-1a31d5a0-a948-4592-851a-e5da520e9156.html" target="_blank">ieri ad Annozero</a>.</p><p>Con tutto il rispetto per Celentano e per il suo impegno in una battaglia d’opinione che per certi versi è anche battaglia civile, le sue asserzioni volutamente sempliciotte, arbitrarie e apodittiche possono solo infastidire chi, pur di massima contrario, vorrebbe approfondire la questione affrontandola in modo analitico e <strong>senza pregiudizi</strong>.</p><p>Nelle (rare) occasioni dedicate al tema si discute quasi esclusivamente del problema della <strong>sicurezza</strong>: i reattori atomici sono “a prova di errore”?</p><p>A questa domanda, contrariamente alle apparenze, non è affatto facile rispondere. Abbiamo gli esempi di Chernobyl e Fukushima, certo. Ma immaginate se l’Homo Erectus avesse dovuto decidere sull’utilizzo del fuoco in base ai disastri che provocava nelle foreste. In epoche più recenti, magari dopo l’incendio di Roma del 64 d.C. oppure dopo quelli che devastarono Londra nel 1666 o San Francisco nel 1906, avremmo potuto scegliere di abbandonare l’energia a combustione, soprattutto vedendo le foto (o i dipinti) delle case ridotte a cumuli di cenere o quelle più raccapriccianti delle ustioni sui corpi straziati di uomini, donne e bambini.</p><p>Il punto è che ogni fonte di energia comporta dei rischi e, nell’impossibilità della sicurezza assoluta, bisogna scegliere in base alla sicurezza relativa, ponendo sulla bilancia i costi, sì, ma anche i benefici.</p><p>Ciò detto, sulla sicurezza dei reattori a fissione esiste una sterminata letteratura che però, a seconda del punto di vista che si sceglie, può facilmente condurre a <strong>valutazioni opposte</strong> e, anche se alla fine un’opinione me la sono fatta (ed è sfavorevole alle centrali), non è questo il motivo principale per cui, credo, faremmo tutti meglio a votare Sì al referendum.</p><p>Il motivo principale è che oggi, nel 2011, venticinque anni dopo la prima consultazione che bloccò il nucleare in Italia, il mondo sta andando da un’altra parte. Non solo perché, nonostante la miopia interessata di molti, esistono nuove, <strong>entusiasmanti frontiere </strong>aperte dalle energie rinnovabili e dalle ricerche sull’energia nucleare pulita (come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=onoqKPwVv5o&amp;feature=player_embedded" target="_blank">l’effetto piezo-nucleare</a> o le reazioni a bassa energia su cui si basa il <a href="http://bologna.repubblica.it/cronaca/2011/01/14/news/fusione_nucleare_a_freddo_a_bologna_ci_siamo_riusciti-11237521/" target="_blank">“catalizzatore” di Rossi e Focardi</a>); non solo perché molti grandi paesi, tra cui la potenza economica e tecnologica tedesca, hanno imboccato strade diverse; ma anche perché, nell’economia globalizzata e reticolare non è più pensabile che l’energia rimanga monopolio delle oligarchie rappresentate dai colossi industriali e dalle multinazionali.</p><p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Impianto_solare_termodinamico" target="_blank">Il solare termodinamico di Rubbia</a>, le <a href="http://www.youtube.com/watch?v=_hX40Fgw4kQ" target="_blank">“miracolose” caldaie a fusione nichel/idrogeno</a> create da due ricercatori italiani (<a href="http://www.italiamagazineonline.it/archives/7818/rossi-focardi-ottobre-prima-centrale" target="_blank">su cui la Grecia sta puntando</a> coraggiosamente per uscire dall’angolo in cui è stata messa) e <a href="http://www.youtube.com/watch?v=onoqKPwVv5o&amp;feature=player_embedded" target="_blank">le prospettive piezo-nucleari</a> spaventano perché, per la loro incredibile semplicità e sicurezza, metterebbero grandissime fonti di energia nelle mani di chiunque ne abbia bisogno, scatenando una definitiva <strong>rivoluzione democratica</strong> dell’accesso all’energia e della conseguente gestione tecnologica. Una rivoluzione difficilmente controllabile economicamente e geopoliticamente (il sole illumina tutti, il nichel – tra gli elementi più diffusi al mondo – ce l’hanno tutti, eccetera).</p><p>Ecco. Io voto Sì perché intendo favorire con tutti i mezzi questa rivoluzione. Voi che fate?</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/YTzBqatD1pI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/03/nucleare-un-si-per-la-rivoluzione/115725/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>154</slash:comments> </item> <item><title>Leadership da rottamare</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/29/leadership-da-rottamare/107662/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/29/leadership-da-rottamare/107662/#comments</comments> <pubDate>Fri, 29 Apr 2011 13:41:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Rita</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[leader]]></category> <category><![CDATA[leadership]]></category> <category><![CDATA[mediterraneo]]></category> <category><![CDATA[movimento cinque stelle]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=107662</guid> <description><![CDATA[Sono partito dalle rivoluzioni nel Mediterraneo, un argomento su cui ci sarebbe molto da dire e su cui altri, più preparati, hanno scritto e scriveranno meglio di quanto potrei fare io. Ciò che mi interessava, però, era fare un bel cerchio rosso attorno a un&#8217;altra cosa, che è essa stessa una rivoluzione. Una rivoluzione che prima...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/04/occhiolino.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-107971" title="Silvio Berlusconi" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/04/occhiolino-300x199.jpg?47e3a5" alt="Silvio Berlusconi" width="300" height="199" /></a>Sono partito dalle rivoluzioni nel Mediterraneo, un argomento su cui ci sarebbe molto da dire e su cui altri, più preparati, hanno scritto e scriveranno meglio di quanto potrei fare io. Ciò che mi interessava, però, era fare un bel <strong></strong><strong>cerchio rosso</strong> attorno a un&#8217;altra cosa, che è essa stessa una rivoluzione. Una rivoluzione che prima di essere politica o economica, è <strong></strong><strong>sociale e culturale</strong>.</p><p>Quel qualcosa è difficile da definire, ma facile da individuare. Andrea Vitullo, nel suo saggio <em><a title="Leadershit - Rottamare la mistica della leadership e farci spazio nel mondo" href="http://www.leadershit.net" target="_blank">Leadershit – Rottamare la mistica della leadership e farci spazio nel mondo</a></em>, lo ha definito con un gioco di parole – appunto – <strong>leadershit</strong>. Una definizione che può apparire provocatoria (e forse un tantino lo è) ma che ha il pregio di chiarire da subito quello che l’autore pensa del vecchio modo di essere leader: cacca.</p><p>La <em>leadershit</em>, scrive in sostanza Vitullo, è un atteggiamento che rifiuta la mistica verticistica, titanica e decisionista, tutta intrisa di narcisismo appiccicoso, a favore di un nuovo modo di organizzare il sapere e (quindi) il potere. Basta col modello leader/follower, basta col <em>ghe pensi mi</em>: è ora di pensarci da noi, assumendocene piena responsabilità e impegnandoci in prima persona (e sono d’accordo con quanti hanno rivendicato questo atteggiamento al movimento Cinque Stelle e ben farebbero, le altre forze politiche, a studiare queste nuove modalità partecipative senza liquidarle frettolosamente come antipolitica).</p><p>Ma questo atteggiamento, questo <strong>modo di guardare il mondo</strong>, non nasce da una decisione arbitraria. Nasce dall’osservazione di un fenomeno in atto, progressivamente, da molti anni.</p><p>Ci avete fatto caso che, oltre alle mezze stagioni, non ci sono più i <strong>leader di una volta?</strong> In quante occasioni avete sentito ripetere che dalle università o dai partiti non esce più una buona classe dirigente? Avete notato che in certe forze, come il Pd, bruciano un leader a ogni tornata elettorale (e in Italia, tra comunali, provinciali, regionali, europee e politiche abbiamo almeno una elezione all’anno)? Ci avete mai pensato al perché?</p><p>Potremmo rispondere facilmente: perché sono inetti. <strong>Ok, ma perché sono inetti?</strong></p><p>Non sarà perché il mondo è cambiato talmente in fretta che era oggettivamente difficile, per uomini e donne cresciuti ancora col Carosello, <em>essere dentro</em> questa mutazione? Non sarà che internet, i blog, youtube, i social network, i telefonini hanno cambiato non solo il modo di comunicare, ma la stessa idea di noi stessi nel mondo? Non sarà che tutto ciò che non è <strong>interattivo</strong> (ovvero biunivoco e partecipativo) ci appare vecchio, superato, poco interessante? Non sarà che, pertanto, non vogliamo né possiamo più essere dei semplici <em>follower</em>?</p><p>E non sarà che, senza follower, la vecchia idea di leadership finisce per essere terribilmente inadeguata ai nostri tempi?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/29/leadership-da-rottamare/107662/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>13</slash:comments> </item> <item><title>Rivoluzioni: senza leader si può</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/27/rivoluzioni-senza-leader-si-puo/107357/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/27/rivoluzioni-senza-leader-si-puo/107357/#comments</comments> <pubDate>Wed, 27 Apr 2011 11:45:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Rita</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[mediterraneo]]></category> <category><![CDATA[rivoluzione]]></category> <category><![CDATA[Siria]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=107357</guid> <description><![CDATA[Magari non ci avete fatto caso, ma negli ultimi mesi i telegiornali ci hanno mostrato quasi quotidianamente immagini di manifestazioni, disordini e sommosse popolari nell’area del Mediterraneo, senza mai presentarci un capo della rivolta. L’unico leader che veniva menzionato era quello da abbattere: Ben Ali, Mubarak, Gheddafi, Bashar al-Asad e così via. Abbiamo visto immagini...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/04/freedom.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-107378" title="Siria : il venerdi della collera finisce tragicamente nel sangue, la polizia spara 112 i morti" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/04/freedom-300x215.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="215" /></a>Magari non ci avete fatto caso, ma negli ultimi mesi i telegiornali ci hanno mostrato quasi quotidianamente immagini di manifestazioni, disordini e sommosse popolari nell’area del Mediterraneo, senza mai presentarci un <strong>capo della rivolta</strong>. L’unico leader che veniva menzionato era quello da abbattere: Ben Ali, Mubarak, Gheddafi, Bashar al-Asad e così via.</p><p>Abbiamo visto immagini della tv di stato (poche), immagini filmate da reporter indipendenti (un po’ di più), immagini riprese direttamente da qualche manifestante con una videocamera amatoriale o addirittura col telefonino (tante). Abbiamo assistito a delle vere e proprie rivoluzioni in Tunisia, in Egitto, in Libia <strong>e adesso in Siria</strong>.</p><p>Eppure nessun commentatore si è preso la briga di spiegarci chi è che, in quei paesi, si è messo a capo dell’opposizione al regime, chi ha guidato o semplicemente ispirato gli uomini e le donne che scendevano in piazza a chiedere, anzi: pretendere, libertà e democrazia. Come si chiama? Quanti anni ha? Che cosa fa nella vita? Dove ha studiato? È alto o basso?</p><p>Non si sa, <strong>nessuno</strong> <strong>ha voluto raccontarcelo</strong>.</p><p>Perché non sono andati a intervistarlo? I giornalisti si sono presi le ferie tutti nello stesso periodo? Sono stati assaliti da un improvviso attacco di pigrizia? Si tratta forse dell’epidemia di una qualche malattia professionale come la tanto chiacchierata <em>sindrome da stanchezza cronica</em>?</p><p>No, niente paura: non è un problema sanitario. È solo che, quelle rivoluzioni, <strong>un leader non ce l’hanno proprio avuto</strong>, e tutt’ora non ce l’hanno. I movimenti, le rivendicazioni, le manifestazioni e le rivolte: sono nate dal basso, coordinate attraverso il passaparola e Internet. Si sono costituiti microgruppi di attivisti connessi tra di loro attraverso vari livelli <em>“a rete”</em>, chi intorno a un blog, chi su skype, twitter o facebook. Cyber-attivisti che, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/aprile/23/Dai_comitati_locali_cyber_attivisti_co_8_110423030.shtml" target="_blank">come scrive Viviana Mazza sul Corriere</a></span>, non sono a loro volta gli organizzatori <em>“ma aiutano i comitati a condividere le informazioni”</em> e passano le giornate <em>“a confermare i dati su arresti, morti, proteste”</em> aggirando (e insegnando agli altri ad aggirare) la censura.</p><p>Come ho già detto, l’unica leaderhip presente è quella da abbattere. Più che leadership si tratta, letteralmente, di <strong>leadershit</strong>. Che non va sostituita con un&#8217;altra leadership, ma semplicemente rimossa, perché i nuovi protagonisti non sembrano sentirne il bisogno e appaiono perfettamente in grado di muoversi e organizzarsi in modo autonomo e partecipativo.</p><p>Dipenderà da una qualche peculiarità della nuova generazione protagonista nel mondo arabo, mediorientale o maghrebino? Oppure ci troviamo di fronte a un <strong>cambiamento epocale</strong> su larga scala, i cui effetti diventano sempre più evidenti e significativi in tutti i contesti economici, sociali e politici del pianeta?</p><p>Come direbbe Corrado Guzzanti, <em>“la seconda che hai detto”</em>. E nei prossimi post proverò a raccontare perché.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/27/rivoluzioni-senza-leader-si-puo/107357/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>23</slash:comments> </item> <item><title>Tettonica, Grande muraglia e immigrazione</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/15/grande-muraglia-immigrazione-e-tettonica-a-zolle/104486/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/15/grande-muraglia-immigrazione-e-tettonica-a-zolle/104486/#comments</comments> <pubDate>Fri, 15 Apr 2011 13:15:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Rita</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[diritti umani]]></category> <category><![CDATA[immigrazione]]></category> <category><![CDATA[Lampedusa]]></category> <category><![CDATA[occidente]]></category> <category><![CDATA[Shih Huang Ti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=104486</guid> <description><![CDATA[Se nel suo programma elettorale un leader politico dichiarasse di voler fermare la deriva dei continenti, voi lo votereste? Probabilmente no, se avete anche solo una vaga idea di come funzioni la tettonica a zolle. I continenti sono sospinti da forze incredibilmente potenti e persistenti, messe in moto dagli stessi processi magmatici che, originando il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/04/muragliacinese.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-104726" title="muraglia cinese" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/04/muragliacinese-300x225.jpg?47e3a5" alt="muraglia cinese" width="300" height="225" /></a>Se nel suo programma elettorale un leader politico dichiarasse di voler fermare la deriva dei continenti, voi lo votereste? Probabilmente no, se avete anche solo una vaga idea di come funzioni la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tettonica_delle_placche" target="_blank">tettonica a zolle</a></span>. I continenti sono sospinti da forze incredibilmente potenti e persistenti, messe in moto dagli stessi processi magmatici che, originando il campo magnetico, mantengono vivo il nostro pianeta. Si tratta di forze ineluttabili <strong>come il destino</strong>. Nessuno può arrestarle.</p><p>I grandi flussi migratori somigliano alla tettonica a zolle: moltitudini di uomini, donne e bambini schiacciati dalla pressione della povertà. Una povertà senza speranza, che gli si avvinghia addosso fino a strizzarli come una morsa attorno a un tubetto di dentifricio. Puoi anche tenere il tappino avvitato, ma dopo un po’ il tubetto esplode e ti ritrovi col dentifricio spalmato dappertutto.</p><p>Ad azionare quella morsa contribuiscono cause naturali, come i cambiamenti climatici, e cause meno naturali, come l’assetto socio-economico internazionale. Lo stesso che ci consente, qui in Occidente, una vita relativamente agiata e tranquilla. È sgradevole da immaginare ma, in un certo senso, quella morsa <strong>la stiamo azionando anche noi</strong>.</p><p>In ogni caso non andrò a parare sul patetico. Non intendo far leva né sul senso di colpa né sulle più elementari forme di compassione umana. Quello che farò è raccontarvi la storia di <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Qin_Shi_Huang" target="_blank">Shih Huang Ti</a></span></strong>, l’imperatore cinese che ordinò la costruzione della Grande muraglia.</p><p>Dopo aver unificato i sei regni che componevano la Cina antica e avviato una serie di riforme economiche e sociali, Shih Huang Ti ordinò la costruzione di un muro tutt’intorno all&#8217;impero, per difenderlo dalle invasioni barbariche. Noi tiriamo su muri intorno a una villa. Lui lo fece attorno alla Cina. Allo stesso tempo, però, stabilì che venissero bruciati tutti i libri mai scritti. Un comportamento quantomeno discutibile visto che, in questo modo, finì per distruggere la stessa cultura che con la muraglia intendeva difendere.</p><p>Molti storiografi antichi se lo spiegano con la pazzia. Altri, più moderni, liquidano tutto come una fantasiosa leggenda. Chissà.</p><p>Comunque sia, quella d’un governante che inizia con l’erigere muri difensivi e finisce col bruciare libri è una storia interessante. Sembra volerci dire che le due azioni, segretamente, si somigliano: sono forse la stessa azione oppure azioni diverse innescate dalla medesima forza. Come il campo magnetico terrestre e la deriva dei continenti. Come il nostro benessere e la povertà di popoli interi. Attiviamo la morsa, la morsa stringe, il dentifricio esce.</p><p>E se alzare barriere è come distruggere libri, magari non alzarle, ma aprirsi, è un po’ come fondare biblioteche. Che poi, come dice <strong>Marguerite Yourcenar</strong>, non sono altro che &#8220;<em>granai contro l&#8217;inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire</em>&#8220;.</p><p><span style="text-decoration: underline;">Foto di Ofol &#8211; c<a href="http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:Noel_2005_P%C3%A9kin_031_muraille_de_chine_Mutianyu.jpg?uselang=it" target="_blank">licca qui per ingrandire</a></span></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/15/grande-muraglia-immigrazione-e-tettonica-a-zolle/104486/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>8</slash:comments> </item> <item><title>Berlusconi senza distorsioni</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/12/berlusconi-senza-distorsioni/103652/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/12/berlusconi-senza-distorsioni/103652/#comments</comments> <pubDate>Tue, 12 Apr 2011 15:06:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Rita</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[intercettazioni]]></category> <category><![CDATA[processo]]></category> <category><![CDATA[Ruby]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=103652</guid> <description><![CDATA[L’idea m’è venuta leggendo Il grande disegno, l’ultimo libro di Stephen Hawking. L’astrofisico inglese paragona il progetto della cosiddetta equazione di Dio (una teoria capace di spiegare tutto) all’impossibilità di raffigurare la superficie terrestre su un’unica carta geografica. Prendete la proiezione di Mercatore, quella, per intenderci, che troviamo appesa nelle aule delle scuole medie. Là sopra...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L’idea m’è venuta leggendo <em>Il grande disegno</em>, l’ultimo libro di Stephen Hawking. L’astrofisico inglese paragona il progetto della cosiddetta <em>equazione di Dio</em> (una teoria capace di spiegare tutto) all’impossibilità di raffigurare  la superficie terrestre su un’unica carta geografica. Prendete la <strong>proiezione di Mercatore</strong>, quella, per intenderci, che troviamo appesa  nelle aule delle scuole medie. Là sopra il mondo è assai diverso dalla realtà: le regioni del nord  del pianeta appaiono enormi, l’Africa sembra molto più piccola di quel  che è, e i poli non sono punti ma due lunghe linee rette. In quella  carta non vediamo il mondo, ma la sua immagine deformata, come riflessa  in uno di quegli orribili specchi da luna park. Il problema è che il mondo è ricurvo su se stesso e ha un davanti e  un di dietro. Per averne una visione d’insieme – e cogliere tutto con un  solo sguardo – <strong>devi per forza di cose deformarlo</strong>.</p><p>Così, mentre leggevo, ho pensato: e se fosse proprio quello che  abbiamo fatto nostro malgrado negli ultimi vent’anni? Se ci fossimo  ostinati a tentare di raffigurare qualcosa di storto e ricurvo su di un  piano puramente lineare? In fin dei conti, <strong>Berlusconi </strong>non dice  puntualmente che le sue parole vengono distorte da giornalisti e  osservatori? Se così fosse, rinunciando a una proiezione  ortogonale, smettendo di linearizzare quel che è per sua natura  contorto, potremmo forse farci un’idea più ragionevole di quanto ci  succede attorno.</p><p>Ho voluto subito fare una prova. Ho aperto il giornale e ho letto: <em>“Ruby? La pagavo perché non si prostituisse”</em>, e appresso:<em> “Ho voluto  evitare un incidente diplomatico”</em>. Quindi per lui <strong>la nipote di Mubarak  si prostituiva</strong>, ho pensato. <em>No!</em>, mi sono subito corretto. <em>Stai di nuovo cercando una visione d’insieme!</em> Accidenti, ho dovuto ammettere. È la forza dell’abitudine.</p><p>Non mi sono lasciato intimidire dal primo fallimento e ho proseguito:<em> “In un paese civile le intercettazioni non possono essere portate a  processo perché manipolabili e poi quando si parla al telefono sul far  della notte si è più in una zona onirica che nella zona della realtà”</em>,  ma mentre leggevo mi chiedevo: sta davvero dicendo che non sono valide  perché era tardi? Propone le<strong> intercettazioni a disco orario</strong>? <em>Smettila!</em>, mi sono rimproverato. <em>Stai di nuovo proiettando, stai deformando tutto come quel comunista di Mercatore!</em> Porcamiseriaccia, era vero, stavo linearizzando, stavo facendo di tutto  per trovare un senso logico a quel che dice il nostro presidente del  Consiglio.<em> Ma sono parole contorte!</em>, mi sono detto mentre una palpebra cominciava a pulsarmi vistosamente. <em>A volerle raddrizzare, le si distorce per definizione!</em></p><p>Come darmi torto&#8230; Ma sì, dai. Non voglio dargli soddisfazione. Meglio lasciarle così, quelle parole, come sono. Meglio  prenderle a una a una, separatamente, senza approfondirle,<strong> senza pretendere una visione d&#8217;insieme</strong> né  badare alla funzione di chi le pronuncia o al contesto generale: come fanno  quasi tutti quelli che non hanno voglia di farsi venire un tic o  un’ulcera peptica.</p><p>Mi sono detto così. Poi mi sono appoggiato due dita sulla palpebra e sono andato a prendermi un <strong>Maalox</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/12/berlusconi-senza-distorsioni/103652/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>22</slash:comments> </item> <item><title>Un Paese senza una meta ma con tante metà</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/07/un-paese-senza-una-meta-ma-con-tante-meta/102630/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/07/un-paese-senza-una-meta-ma-con-tante-meta/102630/#comments</comments> <pubDate>Thu, 07 Apr 2011 09:21:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Rita</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[6 aprile]]></category> <category><![CDATA[l'Aquila]]></category> <category><![CDATA[processo ruby]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=102630</guid> <description><![CDATA[L’altra notte ho sognato che andavo a una festa molto esclusiva su una terrazza affacciata sul Pincio. Salivo un’ampia scalinata di travertino con la mia ex accanto. Ma la mia ex aveva solo le gambe: la parte sopra, dalla vita in su, semplicemente non c’era. La cosa mi sembrava assolutamente normale, tant’è che arrivati sulla...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L’altra notte ho sognato che andavo a una festa molto esclusiva su  una terrazza affacciata sul Pincio. Salivo un’ampia scalinata di  travertino con la mia ex accanto. Ma la mia ex <strong>aveva solo le gambe</strong>: la  parte sopra, dalla vita in su, semplicemente non c’era.</p><p>La cosa  mi sembrava assolutamente normale, tant’è che arrivati sulla terrazza  ci siamo messi entrambi a civettare, non senza una certa affettazione,  con invitati composti solo dalla parte di sopra o dalla parte di sotto.  Tutti, a quella festa, erano la metà di loro stessi.</p><p>I camerieri  al bar erano solo busto, e ci servivano appoggiati sul bancone come  ridicoli soprammobili animati. Quelli solo gambe, invece, giravano tra  gli invitati col vassoio carico di bicchieri appoggiato sulle anche, come se qualcuno li  avesse segati in due all’altezza dell’ombelico per sistemarcelo sopra.  Nel sogno pensavo che anch’io dovevo essere solo metà, visto che lo  erano tutti. Ma non sapevo quale, perché <strong>non avevo voglia di guardarmi</strong>.</p><p>Quando  mi sono svegliato, era il <strong>6 aprile</strong>. Due anni dopo il terremoto che ha  spezzato in due l’Aquila, una città con ancora troppe macerie ed edifici  in piedi solo a metà; il giorno dell’inizio del processo al Presidente  del Consiglio per una vicenda che ha diviso in due l’opinione  pubblica e dimezzato la credibilità internazionale del paese.</p><p>Mi collego al sito del Fatto per seguire la diretta in  streaming e  apprendo che, davanti al tribunale, metà della gente che si è  radunata  tifa per Berlusconi, l’altra metà per i giudici. <strong>E comincio a  capire</strong>. A  capire che nel sogno era normale perché è da un sacco di  tempo, ormai,  che ci siamo abituati a essere solo la metà di noi stessi.</p><p>Siamo  di destra o di sinistra? Stiamo con Berlusconi o contro?  Teniamo al nord o  al sud? Facciamo entrare tutti o ributtiamo tutti a  mare? Siamo per la scienza o  per la religione? Per la vita o per la  morte? Stiamo con chi lavora o con chi delinque? Contiamo sul merito o  sulle amicizie? Siamo ottimisti o  pessimisti?</p><p>La complessità sembra <strong>bandita per sempre</strong> dalla  nostra esistenza: le  circostanze ci obbligano a tagliare tutto con  l’accetta e la cosa, a un  certo punto, ha finito per prenderci la mano.  – <em>Zac! </em>– Ci siamo tutti tagliati a  metà.</p><p>Così adesso può capitare di  svegliarsi in un paese diviso a metà, che lascia sempre le cose a metà e  dove ogni cosa funziona a metà, dopo aver sognato di andarsene in giro  con metà della propria ex, a spassarsela tra persone tagliate a metà  senza sapere qual è la metà di sé a cui si è rinunciato, perché non ci  va nemmeno di guardarci allo specchio. E anche questa è una cosa  lasciata a metà.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/07/un-paese-senza-una-meta-ma-con-tante-meta/102630/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>10</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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