<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Ranieri Razzante</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/rrazzante/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Le associazioni pericolose e il rating</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/associazioni-pericolose-rating/232185/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/associazioni-pericolose-rating/232185/#comments</comments> <pubDate>Thu, 17 May 2012 12:56:14 +0000</pubDate> <dc:creator>Ranieri Razzante</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Abi]]></category> <category><![CDATA[associazioni criminali]]></category> <category><![CDATA[Bce]]></category> <category><![CDATA[big Four]]></category> <category><![CDATA[Draghi]]></category> <category><![CDATA[Fmi]]></category> <category><![CDATA[Moody's.]]></category> <category><![CDATA[Mussari]]></category> <category><![CDATA[Raiting]]></category> <category><![CDATA[terrorismo economico]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=232185</guid> <description><![CDATA[“Irresponsabile”, “incomprensibile”, “ingiustificabile”. Non usa – comprensibilmente – mezzi termini il Presidente di Abi, Mussari, quando parla dell’attacco criminale di una delle “big four” del rating (Moody’s, per la cronaca), al sistema bancario italiano. Downgrading per 26 istituti di credito che mira a screditare gratuitamente (?) il sistema Paese. Una nota lieta in questa situazione...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>“<em><strong>Irresponsabile”, “incomprensibile”, “ingiustificabile”</strong></em>. Non usa – comprensibilmente – mezzi termini il <a href="http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201205161337-ipp-rt10148-moody_s_abi_autorita_non_considerino_giudizi_agenzie_rating" target="_blank"><strong>Presidente di Abi, Mussari,</strong> quando parla dell’attacco criminale di una delle “big four” del rating </a>(Moody’s, per la cronaca), al sistema bancario italiano.</p><p><strong>Downgrading per 26 istituti di credito</strong> che mira a screditare gratuitamente (?) il sistema Paese.</p><p>Una nota lieta in questa situazione però c’è: per una volta l’<strong>Italia fa fronte unito contro l’attacco nemico</strong>. Forse dall’estero potrà sembrare banale lo sforzo che gli italiani stanno affrontando per risollevare le sorti delle casse tricolori ma, cari colleghi stranieri, credeteci, non lo è!</p><p><strong>Già lo scorso gennaio</strong>, in occasione dell’avvicendamento di Governo, l’Italia dovette subire l’onta di un<strong> taglio che sapeva di giudizio politico</strong>, ma che poco aveva a che vedere con l’economia.</p><p>Per intenderci, basta tornare indietro di pochi mesi quando la stessa sorte toccò ai cugini francesi, a cento giorni dalle presidenziali. Sappiamo poi come è andata a finire.</p><p>Se fosse vero quanto afferma Moody’s, non solo questa sarebbe la bocciatura di un sistema bancario, ma anche di tipo politico e, a livello internazionale, della BCE e del FMI, di fatto ridotti alla funzione di bancomat delle banche in difficoltà. Non esito a definire questo atteggiamento un <strong>atteggiamento di terrorismo economico</strong>, del tutto inappropriato in un periodo in cui quello che attacca fisicamente i simboli della nostra imprenditoria non può che creare una perversa miscela di protesta sociale. Abbiamo già scritto chi è Moody’s e chi ne muove i fili; ora sappiamo anche chi gioca con lo spread.</p><p>Secondo <strong>Draghi</strong>, bisognerebbe <strong>imparare a vivere senza le agenzie di rating o quanto meno imparare a fare meno affidamento sui loro giudizi</strong>. Mi permetto di suggerire che gli unici ad avere diritto ad esprimere un giudizio sulle banche, sulla loro efficienza e flessibilità sono solo gli italiani.</p><p>Senza contare poi il <strong>rischio</strong> che questa percezione negativa del sistema ufficiale (e legale) del credito e del risparmio porti i consumatori a <strong>rivolgersi ai canali alternativi di finanziamento</strong>, come noto in mano alle associazioni criminali. <strong>Oltre al danno, la beffa! No, non ci stiamo</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/associazioni-pericolose-rating/232185/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Morire di lavoro o senza lavoro?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/morire-lavoro-senza-lavoro/229314/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/morire-lavoro-senza-lavoro/229314/#comments</comments> <pubDate>Tue, 15 May 2012 06:53:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Ranieri Razzante</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Agenzia delle Entrate]]></category> <category><![CDATA[credit crunch]]></category> <category><![CDATA[Equitalia]]></category> <category><![CDATA[Grande depressione]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[mafia]]></category> <category><![CDATA[Malavita Organizzata]]></category> <category><![CDATA[riciclaggio]]></category> <category><![CDATA[tasso suicidi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=229314</guid> <description><![CDATA[Un salto indietro di cento anni. E’ il pericolo che corre oggi il lavoratore italiano nel vivere l’attuale crisi. Come ai tempi della Grande depressione, dove in soli quattro anni, il tasso di suicidi a causa della caduta delle borse portò un più 22 %, ai giorni nostri si registra un’impennata di gesti estremi tra...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Un salto indietro di cento anni. E’ il pericolo che corre oggi il lavoratore italiano nel vivere l’attuale crisi. Come ai tempi della <strong>Grande depressione</strong>, dove in soli quattro anni, il tasso di suicidi a causa della caduta delle borse portò un<strong> più 22 %,</strong> ai giorni nostri si registra un’impennata di gesti estremi tra quanti, eroicamente, ogni giorno tentano di sopravvivere alle sopraffazioni del debito. L’attuale schema capitalistico dominante, ha generato un sistema fondato sul debito, <strong>dove più spendi, più produci, più facilità di accesso al credito puoi avere</strong>. Almeno finchè non intervengono periodi di recessione, dove il <strong><em>credit crunch</em></strong> ribalta il paradigma, stringendo i cordoni dei finanziamenti. E’ lì che<strong> il sistema</strong> <strong>capitalistico mostra il suo volto più spietato</strong>, quello che espelle dal sistema chi non è più in grado di sostenerlo.</p><p>I dati per i suicidi per motivi economici sono aumentati del <strong>24,6%</strong> (lo dice un recente studio), mentre i tentativi di suicidio, sempre legati alle difficoltà economiche, sono cresciuti del <strong>20%</strong>. Gli fa eco uno studio che arriva da oltre Oceano e che ha messo in luce la più forte associazione del rischio di suicidio proprio nelle persone in età lavorativa, ovvero<strong> dai 25 ai 64 anni</strong>. Dal gennaio di quest’anno sono 32 i suicidi: nella maggior parte dei casi si tratta di imprenditori, ma anche artigiani, professionisti, operai licenziati, pensionati, padri di famiglia che non resistono alla “vergogna” di non riuscire a farcela, di dover chiudere l’impresa, mettendo su strada altri padri di famiglia. Nella maggior parte dei casi non lo si fa per motivi di debito, ma di credito: <strong>è lo Stato a non pagare i suoi debiti</strong> e ciò porta sfiducia poiché tanto chiede ma che poco è disposto a concedere.</p><p>Per lo Stato i tempi dei pagamenti sono infiniti; per le banche e per Equitalia invece no.</p><p>Da qui, anche il rischio che queste persone in preda alla disperazione generata da una matematica ingrata possano rivolgersi alle <strong>persone sbagliate, foraggiando la malavita,</strong> ben vogliosa di accaparrarsi le imprese in difficoltà. L’imprenditore sul baratro ha tutto l’interesse a rivolgersi verso chi mostra disponibilità al credito anche se questo poi necessariamente, come legge del contrappasso, porta gli stessi a dover cedere a prezzi stracciati, o peggio ancora, senza alcun vantaggio economico, le stesse imprese alla criminalità che ne fa centrali di riciclaggio.</p><p>Per contenere tali fragilità lo Stato deve muoversi con tempestività con interventi di carattere<strong> preventivo</strong>, attraverso, ad esempio, l’istituzione di <strong>fondi di solidarietà</strong> per coloro che versano nelle condizioni di cui sopra.</p><p>Un tempo si diceva che il peggiore dei mali fosse morire sul lavoro. A questi si aggiunge oggi il pericolo di morire di lavoro. Le uniche soluzioni che una Repubblica “fondata sul lavoro” può fornire ai suoi figli, ossia i lavoratori, è rappresentata dall’istituzione di fondi agevolati, da un più elastico accesso al credito in situazioni di forti difficoltà economiche e imposizioni alle banche – ed equitalia &#8211; per la rinegoziazione del debito.<strong> Altrimenti, a finanziare i lavoratori e le imprese in difficoltà continuerà ad occuparsene la mafia</strong>!</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/morire-lavoro-senza-lavoro/229314/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Quanto nero c’è nel metallo giallo?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/quanto-nero-c%e2%80%99e-metallo-giallo/221419/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/quanto-nero-c%e2%80%99e-metallo-giallo/221419/#comments</comments> <pubDate>Mon, 07 May 2012 13:37:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Ranieri Razzante</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[banchi metalli]]></category> <category><![CDATA[compro oro]]></category> <category><![CDATA[gioiellerie]]></category> <category><![CDATA[legge 7/2000]]></category> <category><![CDATA[mafia]]></category> <category><![CDATA[Mercato dell'oro]]></category> <category><![CDATA[ministero dell’interno]]></category> <category><![CDATA[oro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=221419</guid> <description><![CDATA[Ce lo stiamo domandando ormai da lunghi mesi, da quando abbiamo iniziato un approfondito studio sul settore dei compro oro e che sinora ha ricevuto riconoscimenti unanimi. Già lo scorso novembre avevamo annunciato una proposta di modifica dell’attuale normativa utile, a nostro avviso, a razionalizzare il settore e ad offrire gli strumenti adeguati per combattere...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ce lo stiamo domandando ormai da lunghi mesi, da quando abbiamo iniziato un approfondito studio sul settore dei <strong>compro oro</strong> e che sinora ha ricevuto riconoscimenti unanimi.</p><p>Già lo scorso novembre avevamo annunciato una <strong>proposta di modifica dell’<a title="Legge 7/2000" href="http://www.camera.it/parlam/leggi/00007l.htm" target="_blank">attuale normativa</a></strong> utile, a nostro avviso, a razionalizzare il settore e ad offrire gli strumenti adeguati per combattere l’infiltrazione criminale.</p><p>Perché &#8211; che ne dica Grillo &#8211; pur se il primo interesse della <strong>mafia</strong> non è quello di uccidere, mi sento di dire che lo è certamente quello di comprare, <strong>inquinando e strangolando l&#8217;economia legale </strong>attraverso l’uso di fondi sporchi.</p><p>Oggi invece la nostra attenzione è concentrata nel fotografare la situazione attuale attraverso un’indagine conoscitiva del fenomeno affinché emergano gli evidenti disequilibri che pregiudicano il lavoro di quanti (onestamente) investono il proprio tempo e il proprio denaro in attività lecitamente costituite. Il <strong>risultato di questa indagine</strong> – culminata in un <strong>dossier</strong> presto inviato al <strong>Ministero dell’Interno</strong> ed in parte reso pubblico in un noto settimanale proprio in questi giorni – mostra ancora una volta l’assenza di un sistema preventivo di controlli e di un inadeguato <em>assessment</em><strong>  in chiave repressiva</strong>.</p><p>Dalla nostra ricerca è emerso come il numero dei compro oro presenti nelle banche dati digitali non risponde al dato riscontrato sul territorio. Questo avviene in tutte le città analizzate, con picchi di maggior rilievo in alcune città del sud. A titolo di esempio, <strong>nella sola città di Napoli, sono censiti 79 esercizi </strong>di questo genere, ma passeggiando nelle vie del capoluogo campano è facile intuire come ve ne siano molti di più. Questo sta a mostrare innanzitutto come sia necessario l’intervento del Ministero dell’Interno per censire in maniera ufficiale i negozi attualmente presenti, nonché<strong> le gioiellerie </strong>che hanno convertito la loro attività<strong> all’acquisto dell’oro</strong>; questo è il primo necessario passo per garantire certezza al settore consentendo alle Autorità di avere piena coscienza di chi opera nel mercato. Da qui poi l’ulteriore passo è quello di fornire <strong>adeguati strumenti normativi</strong> a chi opera onestamente per reprimere deprecabili comportamenti anticoncorrenziali che danneggiano non solo gli esercenti ma anche il<strong> consumatore ignaro</strong>. Perché, si intende, è sempre il consumatore ultimo a pagare, ossia colui che vende oro per indigenza, per difficoltà o semplicemente per sbancare il lunario.</p><p>Insomma, le difficoltà economiche delle famiglie sono linfa per attività dei banchi metalli (oltre per i banchi alimentari).</p><p>Almeno finché governi e banche non decideranno di staccare finalmente la spina alla povertà.</p><p><em>ha collaborato Mirko Barbetti</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/quanto-nero-c%e2%80%99e-metallo-giallo/221419/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il turismo dei riciclatori</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/04/turismo-riciclatori/202240/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/04/turismo-riciclatori/202240/#comments</comments> <pubDate>Wed, 04 Apr 2012 10:13:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Ranieri Razzante</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Agenzia delle Entrate]]></category> <category><![CDATA[antiriciclaggio]]></category> <category><![CDATA[Cittadini europei]]></category> <category><![CDATA[Confcommercio-Imprese]]></category> <category><![CDATA[Dl 16/2012]]></category> <category><![CDATA[evasione fiscale]]></category> <category><![CDATA[Limite al contante]]></category> <category><![CDATA[stranieri]]></category> <category><![CDATA[turismo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=202240</guid> <description><![CDATA[Una “norma (che) favorirà consumi e crescita”, “una misura che va incontro alle esigenze degli operatori del turismo”. Salutato con entusiasmo dalla Confcommercio-Imprese per l’Italia, il nuovo limite al contante per stranieri (in realtà, solo per extra-Ue) con residenza al di fuori dello “spazio economico europeo”, che deroga la normativa attuale del limite a 1.000...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Una “norma (che) favorirà consumi e crescita”, “una misura che va incontro alle esigenze degli operatori del turismo”. Salutato con entusiasmo dalla Confcommercio-Imprese per l’Italia, il <strong>nuovo limite al contante per stranieri </strong>(in realtà, solo per <em>extra</em>-Ue) con residenza al di fuori dello “spazio economico europeo”, che deroga la normativa attuale del limite a 1.000 euro, nasconde a nostro avviso alcune vistose lacune, nonché insidie.</p><p>La deroga (contenuta nell’<a href="http://www.senato.it/documenti/repository/dossier/bilancio/Note_di_lettura/NL121.pdf" target="_blank">articolo 3, commi 1 e 2, del Dl 16/2012</a>) interessa &#8211; come ci informa la stessa Agenzia delle Entrate in un comunicato dello scorso 13 marzo &#8211; le cessioni di beni e prestazioni di servizi legate al turismo effettuate da commercianti al minuto e assimilati, agenzie di viaggio e turismo nei confronti di persone fisiche che non hanno cittadinanza italiana, o di uno dei Paesi della Unione europea, e che sono residenti al di fuori del territorio dello Stato. <strong>Tre i profili critici a nostro avviso: uno di rango costituzionale; uno comunitario; l’ultimo di natura penale</strong>.</p><p>Ma andiamo per ordine. Sul piano costituzionale, vi è un’evidente <strong>disparità di trattamento</strong> tra cittadini italiani (ma anche comunitari) e i cd. <em>extra</em>-Ue, per via proprio di questa deroga che nella intenzioni del legislatore faciliterebbe i consumi ed agevolerebbe il mercato. Quel che vediamo in realtà è una discrepanza tra quanto disposto dall’art. 3 della Carta Costituzionale &#8211; ebbene si, ancora in vigore! &#8211; in forza del principio di uguaglianza.</p><p>Secondo la prestigiosa <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/tag/uguaglianza/" target="_self">enciclopedia Treccani, per “<strong>eguaglianza</strong>”</a> si intende la “<em>condizione per cui ogni individuo o collettività deve essere considerato alla stregua di tutti gli altri, e cioè pari, soprattutto nei diritti civili, politici, sociali ed economici</em>”. Già, anche economici.</p><p>Sul piano comunitario, le cose non cambiano di molto. Basti citare l’art. 56, paragrafo 1, del Trattato Ce, secondo cui “<em><strong>sono vietate tutte le restrizioni ai movimenti di capitali</strong> tra Stati membri nonché tra Stati membri e Paesi terzi</em>” ed il successivo paragrafo 2 il quale prevede inoltre, che “<em><strong>sono vietate tutte le restrizioni sui pagamenti</strong> tra Stati membri, nonché tra Stati membri e Paesi terzi</em>”. In via generale tale disposizione rispecchia il principio comunitario del “buon funzionamento del mercato comune”.</p><p>Infine, un profilo criminologico: in ogni occasione in cui si parli di <strong>contrasto all&#8217;evasione fiscale</strong> immancabilmente si parla anche di limitazione all&#8217;utilizzo del contante e di monitoraggio ai fini fiscali dei conti dei cittadini. Il contante ed il suo utilizzo vengono, in parte a ragione, visti come strumenti principali attraverso i quali si pongono in essere sia i<strong> reati tributari </strong>che quelli<strong> finanziari</strong> (su tutti, il riciclaggio e l&#8217;usura). Ma ciò non toglie che il contante non sia lo strumento per eccellenza dell’evasione e soprattutto del riciclaggio che, come sappiamo, si fonda su altri presupposti cartacei (leggasi false fatture, frodi carosello, società di comodo).</p><p>Infine, non è stata presa con il giusto piglio la circostanza per cui taluni (leggasi organizzazioni criminali) possono trarre vantaggio da tale disposizione attraverso il <strong>sistema dei prestanome</strong>. Troppo facile immaginare soggetti <em>extra</em>-Ue manipolati ad arte da chi necessita di ripulire denaro sporco. Il made in Italy lo rimettiamo al centro dell’attenzione del mercato con misure di più ampia portata, non certamente favorendo l’economia del contante.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/04/turismo-riciclatori/202240/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Orgoglio e pregiudizio!</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/orgoglio-pregiudizio/199325/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/orgoglio-pregiudizio/199325/#comments</comments> <pubDate>Thu, 22 Mar 2012 11:49:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Ranieri Razzante</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Aira]]></category> <category><![CDATA[alberto cisterna]]></category> <category><![CDATA[Direzione Nazionale antimafia]]></category> <category><![CDATA[magistrato]]></category> <category><![CDATA[procuratore aggiunto]]></category> <category><![CDATA[Procuratore aggiunto Direzione Nazionale Antimafia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=199325</guid> <description><![CDATA[La nostra, e soprattutto mia personale, solidarietà ad Alberto Cisterna, il procuratore aggiunto della Direzione Nazionale Antimafia, per i vili attacchi dei suoi colleghi, e di pentiti senza alcuna attendibilità, discende dalla consapevolezza delle capacità investigative e professionali di Alberto. Queste hanno dato fastidio a molti, soprattutto colleghi, rappresentanti l&#8217;antimafia delle parole e non dei...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La nostra, e soprattutto mia personale, solidarietà ad <strong>Alberto Cisterna</strong>, il <strong>procuratore aggiunto della Direzione Nazionale Antimafia</strong>, per i <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/21/tutte-le-accuse-a-cisterna-pm-antimafia-corrotto-dai-boss/179003/" target="_blank"><strong>vili attacchi</strong> dei suoi colleghi, e di pentiti senza alcuna attendibilità</a>, discende dalla consapevolezza delle capacità investigative e professionali di Alberto. Queste hanno dato fastidio a molti, soprattutto colleghi, rappresentanti l&#8217;antimafia delle parole e non dei fatti. Un magistrato che soprattutto fuori Italia ci invidiano, perché <strong>capace e onesto</strong>, e che abbiamo l&#8217;onore di avere nel Comitato scientifico della più&#8217; grande <strong>Associazione Antiriciclaggio europea</strong>. Non ti fermeranno, caro Alberto, nella tua brillante carriera, il vero motivo dell&#8217;accanimento verso di te. Come in questo Paese accade spesso, gli <strong>uomini coraggiosi e liberi pagano qualche prezzo, ma poi vincono</strong>! Ti vogliamo bene, senza se e senza ma!</p><p>Ranieri Razzante</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/orgoglio-pregiudizio/199325/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>In quelle case noi non c’eravamo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/07/quelle-case-c%e2%80%99eravamo/195847/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/07/quelle-case-c%e2%80%99eravamo/195847/#comments</comments> <pubDate>Wed, 07 Mar 2012 08:17:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Ranieri Razzante</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Dipartimento Finanze]]></category> <category><![CDATA[evasione]]></category> <category><![CDATA[immobili fabtasma]]></category> <category><![CDATA[mafia]]></category> <category><![CDATA[Operazione 'case fantasma']]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195847</guid> <description><![CDATA[1.081.698 unità immobiliari urbane mai dichiarate. Una rendita (definitiva o presunta) pari a 817,39 milioni di euro. Secondo il Dipartimento delle Finanze, più di 450 milioni di gettito evaso. Parliamo dei potenziali fabbricati non presenti nelle banche dati catastali, i cosiddetti immobili fantasma. Non scopriamo solo oggi, di certo, il fenomeno, ma i numeri, quando...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2012/03/05/visualizza_new.html_127411850.html" target="_blank"><strong>1.081.698 unità immobiliari urbane mai dichiarate</strong></a>. Una rendita (definitiva o presunta) pari a 817,39 milioni di euro. <strong>Secondo il Dipartimento delle Finanze, più di 450 milioni di gettito evaso</strong>. Parliamo dei potenziali fabbricati non presenti nelle banche dati catastali, i cosiddetti immobili fantasma. Non scopriamo solo oggi, di certo, il fenomeno, ma i numeri, quando ufficiali, riflettono una realtà ben differente dall’immaginabile. Eppure l’attuale sistema dei controlli (quello basato sulla sovrapposizione delle ortofoto aeree ad alta risoluzione alla cartografia catastale) o semplicemente incrociando i dati delle utenze (telefoniche, forniture di luce, gas..),<strong> non consente </strong>– <strong>o non dovrebbe consentire – scampo a quei “furbi” che intendevano nascondere sotto il tappeto..una casa</strong>!</p><p>Certo, è da domandarsi cosa pensassero i proprietari delle suddette case, su quali ragionamenti basassero la loro evasione: magari erano semplicemente convinti che le autorità, per i controlli, contassero i comignoli all’orizzonte per sapere il numero degli immobili in città. Chissà!</p><p>Quello che sappiamo è che anche stavolta il sud – <em>ahinoi</em>! – mostra il peggio di sé: <strong>la maglia nera va a Cosenza</strong> (quasi 19.000 immobili scoperti), seguita da vicino da <strong>Reggio Calabria</strong> (più di 17.500); non fa meglio <strong>Roma</strong> (quasi 13.000) o <strong>Napoli </strong>(17.800). Molto meglio <strong>Milano</strong>, con “soli” 3700 immobili evasi, secondo le stime diramate dall’Agenzia del territorio. Il <strong>capoluogo più virtuoso è Aosta</strong>, per ovvi motivi.</p><p>Un avviso ai naviganti: è facile far sparire denaro, per quanto questo sia ignobile e pericoloso; gli immobili no. <strong>Evadere non è solo un comportamento illegale, ma anche incivile</strong>: genera soprattutto disvalore sociale, quello stesso che costringe la stragrande maggioranza degli italiani ad affrontare con difficoltà questa crisi senza fine. Senza contare che se non si dichiara un immobile, questo giace senza possibilità di essere ceduto, ingessando a maggior ragione il mercato immobiliare limitando l’offerta e aggravando la già gravosa emergenza abitativa.</p><p>E <strong>facendo favori più o meno indiretti alla mafia</strong>, alla quale, proprio in questi giorni, di appartamenti e beni ne hanno sequestrati in gran quantità.</p><p><em>Ha collaborato Mirko Barbetti</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/07/quelle-case-c%e2%80%99eravamo/195847/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La democrazia e la violenza</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/30/democrazia-violenza/187633/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/30/democrazia-violenza/187633/#comments</comments> <pubDate>Mon, 30 Jan 2012 15:25:55 +0000</pubDate> <dc:creator>Ranieri Razzante</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[criminalità organizzata]]></category> <category><![CDATA[estremisti]]></category> <category><![CDATA[mafia]]></category> <category><![CDATA[metodi mafiosi]]></category> <category><![CDATA[Movimento dei Forconi]]></category> <category><![CDATA[No Tav]]></category> <category><![CDATA[Ranieri Razzante]]></category> <category><![CDATA[sicilia]]></category> <category><![CDATA[Val di Susa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=187633</guid> <description><![CDATA[Le accuse vanno dalla violenza e resistenza a pubblico ufficiale alle lesioni e danneggiamenti aggravati. Arrivano le botte, i blocchi violenti, i pestaggi, le aggressioni, oltre ad intimidazioni e minacce. Un carosello indegno quello che si sta consumando (e sta consumando) in mezza Italia e che impedisce lo svolgimento dell&#8217;ordinata convivenza civile: gruppi organizzati che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Le accuse vanno dalla violenza e resistenza a pubblico ufficiale alle lesioni e danneggiamenti aggravati. Arrivano le botte, i blocchi violenti, i pestaggi, le aggressioni, oltre ad intimidazioni e minacce.<br /> Un carosello indegno quello che si sta consumando (e sta consumando) in mezza Italia e che <strong>impedisce lo svolgimento dell&#8217;ordinata convivenza civile</strong>: gruppi organizzati che si muovono con comportamenti eversivi non degni di tutela rivendicando, con metodi criminali, diritti che potrebbero anche essere legittimi.</p><p>Questi non hanno evidentemente niente a che vedere con i loro interessi, nella valutazione concreta dei quali non possiamo e vogliamo entrare. Qui si parla di altro, a scanso di equivoci. Qui si parla di metodo. La Costituzione riconosce e tutela <strong>sistemi di protesta legali</strong>, oltre che legittimi, e a questi (solo a questi) si può ricorrere per far valere un diritto, di qualunque natura inteso. Lo sciopero in questo senso diventa atto di incontro e confronto, ma solo se non calpesta i diritti degli altri. Anche quelli garantiti per Costituzione.</p><p>Il <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2012/01/24/visualizza_new.html_69019385.html" target="_blank">ministro Cancellieri ha richiamato i prefetti</a> per chiedere la tutela dei cittadini contro quei  comportamenti “<em>che compromettano la sicurezza della circolazione e l&#8217;incolumità delle persone; i prefetti potranno far ricorso all&#8217;adozione di apposite, mirate ordinanze contingibili e urgenti</em>”. Un richiamo cui mi associo, con <a href="http://www.airant.it/" target="_blank">Aira</a> e personalmente, affinché vengano adottate misure <strong>contro</strong> chiunque faccia degenerare la protesta in <strong>un’azione antidemocratica</strong> con l’uso di mezzi violenti di lotta.</p><p>Si è parlato, nell’ordine, di <strong>infiltrazioni</strong>: della destra estrema, della sinistra dei centri sociali (<a href="http://adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Blitz-contro-i-No-Tav-in-tutta-Italia-26-arresti-per-gli-scontri-in-Val-di-Susa_312902206896.html" target="_blank">vedi gli arresti di questi giorni</a>), degli anarchici e di ex brigatisti (vedi la questione No Tav in Val di Susa), per finire alla camorra e alla mafia. Tra questi, pare manchino i più importanti, quelli che hanno &#8211; alle condizioni di cui sopra &#8211; il diritto di stare in piazza: gli arrabbiati. Sono attualmente in corso indagini per accertare la presenza di elementi della <strong>criminalità organizzata</strong> tra i manifestanti degli autotrasportatori in Sicilia.Non sappiamo quindi se questo sia vero, ma sappiamo con certezza che se anche non ci sono i mafiosi a movimentare le masse, alcuni singoli hanno utilizzato <strong>mezzi mafiosi</strong> per costringere gli altri ad aderire: chiedere al barista in Sicilia di abbassare la serranda dopo le minacce di alcuni facinorosi, poiché non aderiva alla protesta. La Digos ha ravvisato “<strong>tecniche paramilitari</strong>” tra i manifestanti in Val di Susa, facendo intendere  la presenza di pseudo-terroristi tra la folla (mi torna alla memoria la <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/17/roma-prima-condanna-scontri-ottobre/171342/" target="_blank">guerriglia del 15 ottobre scorso</a>, con poche decine organizzate che mettevano a ferro e fuoco il centro di Roma).</p><p>Pur non essendo un amante delle teorie complottiste, anzi pur avendole sempre criticate apertamente anche su questo blog, non posso non riflettere sul fatto che forse la mano di alcune frange è armata da qualcun altro; da chi, probabilmente, ha tutto l’<strong>interesse a destabilizzare l’assetto preordinato</strong>, aggrappandosi parassitariamente alla schiena dei bisognosi. Cioè quelli arrabbiati per davvero. Alla magistratura l’ardua sentenza, come è ovvio. A noi, la esecrazione non tanto della mafia, ma dei &#8220;metodi mafiosi&#8221;, dei comportamenti palesemente irrispettosi del prossimo. Senza appello.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/30/democrazia-violenza/187633/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>I Maya avevano ragione. Le agenzie di rating no!</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/26/maya-avevano-ragione-agenzie-rating/186640/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/26/maya-avevano-ragione-agenzie-rating/186640/#comments</comments> <pubDate>Thu, 26 Jan 2012 15:14:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Ranieri Razzante</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[agenzie di rating]]></category> <category><![CDATA[declassamento]]></category> <category><![CDATA[downgrading]]></category> <category><![CDATA[Fitch]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[Moody’s]]></category> <category><![CDATA[profezia Maya]]></category> <category><![CDATA[Standard & Poor's]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=186640</guid> <description><![CDATA[“C’è da chiedersi se la agenzie di rating vogliono la pelle dell’euro”. A pensarla così non è solo il giornalista del francese Libération, ma un po’ tutta l’Europa dopo il taglio di cesoie delle famigerate tre sorelle del rating, che hanno di fatto stroncato la politica economica di mezza Europa. Dopo aver assimilato nei mesi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>“<em><a href="http://www.presseurop.eu/it/content/article/709601-che-gioco-giocano-le-agenzie-di-rating" target="_blank">C’è da chiedersi se la <strong>agenzie di rating</strong> vogliono la pelle dell’euro</a></em>”. A pensarla così non è solo il giornalista del francese <em>Libération</em>, ma un po’ tutta l’Europa dopo il taglio di cesoie delle famigerate <strong>tre sorelle del rating</strong>, che hanno di fatto stroncato la politica economica di mezza Europa. Dopo aver assimilato nei mesi passati i paesi europei “periferici” a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Titolo_spazzatura" target="_blank"><em>junk bond</em></a> (letteralmente, titoli spazzatura), adesso hanno calato una pesante mannaia sulle misure di austerity che in un momento di crisi così grave i paesi europei sono stati costretti a varare.</p><p>Qui non si sta a sindacare i motivi del <strong>downgrading</strong>, che a nostro avviso più da che ragioni economiche sono dati da ragioni politiche, ma si intende “mettere sotto osservazione” tali “società” e capire quali siano le ragioni di base che ne muovono il giudizio. Il declassamento è sacrosanto e il Governo lo sa: se ad un piano di risanamento del bilancio non  se ne accompagna uno di crescita, il rigore finisce per distruggere investimenti, posti di lavoro. E senza lavoro l’economia non riparte ed i consumi neanche.</p><p>Le hanno definite <em>“<strong>nemico pubblico numero uno</strong>”</em>, <em>“magistratura finanziaria necessaria alla fluidità dei mercati”</em>, <em>“cricca affaristico-finanziaria” </em>per finire con<em> “tavole della legge che orientano i mercati finanziari”</em>. Di fatto parliamo di società private, finanziate da fondi speculativi e lautamente ricompensate dagli Stati (Uniti) per i loro servigi analitici. Di fatto il mondo politico europeo (ma forse anche mondiale), <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=41470" target="_blank">per dirla con Lettieri e Raimondi</a></span>, irresponsabilmente ha dato alle agenzie di rating “quasi un potere di legge”. <strong>La reputazione delle agenzie non è affatto limpida</strong>, e questo per diversi motivi: innanzitutto la loro connivenza con la politica finanziaria di taluni Stati e la loro composizione sociale, che vede intrecciarsi interessi privati dei soci (il più delle volte società finanziarie, fondi di investimento, banche e tycoon della finanza). Insomma, una lunga compagine di fondi a maggioranza statunitense, che da un lato rappresentano i maggiori investitori che fanno delle rating il loro mantra; dall’altro, ne sono anche i proprietari di fatto, influenzandone i giudizi. In Italia questo si chiama <strong>conflitto di interessi</strong>.</p><p>Per non parlare poi dell’enorme rischio di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Insider_trading" target="_blank"><em>insider trading</em></a> e manipolazione di mercato: chi controlla è anche il controllato, e in passato le agenzie hanno dimostrato di non essere proprio una fortezza nell’impedire la divulgazione di informazioni “sensibili”. Basta questo per intendere le ragioni dei controlli a tappeto della finanza e della Consob nelle sedi milanesi delle suddette agenzie.</p><p>Non sappiamo ancora quale sarà il destino della zona euro, se la <strong>profezia economico-finanziaria dei Maya</strong> dei nostri giorni (le agenzie) porterà al collasso tanto presagito, oppure no. L’impressione è che queste società apertamente schierate a tutela degli interessi di Wall Street (attenzione, di Wall Street, non del Governo americano e degli americani!), governate dai signori della finanza abbiano tutto l’interesse ad <strong>influenzare le politiche economiche</strong> dei paesi della zona euro e non solo, visto il chirurgico tempismo con cui questi giudizi vengono pubblicati.</p><p>Sarebbe interessante calcolare <strong>il</strong> <strong>prezzo che i cittadini sono costretti a pagare</strong> in termini economici, perché &#8211; sia chiaro &#8211; il declassamento non è solo un fatto di prestigio con ripercussioni sul piano internazionale, ma soprattutto su quello economico, in termini di aumento del tasso di interessi e di mancati investimenti. E dotare semmai gli italiani di strumenti di tutela adeguati, ad  esempio la class action, e far pagare l’indebito a chi lo ha generato.</p><p>Per inciso, se ne parla sempre al plurale perché le tre grandi sorelle (<strong>S&amp;P, Moody’s e Fitch</strong>) sono fatte della stessa “pasta”, ossia il capitale sociale è tra loro ripartito (in quote diverse) dai medesimi investitori. Anche questo sa tanto di conflitto di interessi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/26/maya-avevano-ragione-agenzie-rating/186640/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>A Cortina non c’era il contante</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/12/cortina-c%e2%80%99era-contante/183276/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/12/cortina-c%e2%80%99era-contante/183276/#comments</comments> <pubDate>Thu, 12 Jan 2012 15:29:45 +0000</pubDate> <dc:creator>Ranieri Razzante</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Antievasione]]></category> <category><![CDATA[contante]]></category> <category><![CDATA[cortina]]></category> <category><![CDATA[evasione fiscale]]></category> <category><![CDATA[Manovra Monti]]></category> <category><![CDATA[riciclaggio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=183276</guid> <description><![CDATA[Nella brillante operazione antievasione di Cortina, dove una serie di “polli” &#8211; che credevano di essere onnipotenti e che gli italiani fossero tutti cretini – sono stati individuati dai nostri ispettori del fisco, sono da rilevarsi due aspetti (apparentemente) contraddittori del fenomeno “evasione fiscale”. Da un lato, la manifestazione “classica” dell’identikit dell’evasore: quello che possiede...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nella brillante <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/03/controlli-fiscali-cortina-blitz-agenti-stanare-evasori/181286/" target="_blank">operazione antievasione di Cortina</a></strong>, dove una serie di “polli” &#8211; che credevano di essere onnipotenti e che gli italiani fossero tutti cretini – sono stati individuati dai nostri ispettori del fisco, sono da rilevarsi due aspetti (apparentemente) contraddittori del fenomeno “evasione fiscale”.</p><p>Da un lato, la manifestazione “classica” dell’<strong>identikit dell’evasore</strong>: quello che possiede mezzi sproporzionati rispetto al dichiarato, dimenticando che in Italia i beni mobili cosiddetti “registrati” (<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/04/cortina-dichiarano-meno-30mila-euroe-viaggiano-auto-lusso/181584/" target="_blank">auto, barche, aeromobili,</a> etc.) sono iscritti in pubblici registri; ma che lo sono anche le dichiarazioni dei redditi, gli immobili a qualsiasi titolo posseduti, i conti correnti bancari, le polizze e i prodotti finanziari (o, se più piace, gli investimenti) sottoscritti presso gli intermediari finanziari. Nell’altro, l’essenza delle “<strong>valigette di contante</strong>”, che nella metafora del denaro “nero” o “sporco” rappresentano il contenitore – alternativo alla tasca o al portafogli – del mezzo di pagamento occultabile per definizione.</p><p>Non è così, come noto.</p><p>Nessuna valigetta; solo la prova di acquisti e proprietà di valore assolutamente sproporzionate rispetto al reddito dichiarato. Nessuno, a quanto pare, è stato fermato – anche perché non si potrebbe – <strong>con più di mille euro in tasca</strong>, o mentre se li spendeva in negozio. Così come nessuno (o pochissimi) degli evasori fiscali ad oggi individuati ha “possedimenti” di contante, ovvero acquista barche e Suv in contanti. L’evasore, come il mafioso, fa bonifici, assegni, e usa la carta di credito.</p><p>Il <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/10/fatto-contante-2/176424/" target="_blank">limite dei mille euro</a></strong> imposto dall’ultima <strong>manovra del Governo</strong> ad oggi ha un solo effetto certo: obbligherà pensionati di ogni tipo che finora, legittimamente, non hanno voluto o potuto farlo, a recarsi al più presto in banca o alla posta ad aprire conti correnti che avranno un costo e che risulteranno strumentali al godimento di un diritto e non all&#8217;assolvimento di un dovere. Quello di ricevere il proprio stipendio o la pensione, per poter vivere il loro quotidiano.</p><p>L’evasione fiscale e il riciclaggio sono ben altra cosa.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/12/cortina-c%e2%80%99era-contante/183276/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ma che vi ha fatto il contante?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/10/fatto-contante-2/176424/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/10/fatto-contante-2/176424/#comments</comments> <pubDate>Sat, 10 Dec 2011 10:42:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Ranieri Razzante</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[contante]]></category> <category><![CDATA[conti correnti]]></category> <category><![CDATA[evasione]]></category> <category><![CDATA[manovra]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[riciclaggio]]></category> <category><![CDATA[UIF]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=176424</guid> <description><![CDATA[Il provvedimento appena emanato dal governo contiene, tra le altre, le annunciate misure sul contante. Si limitano i trasferimenti tra privati a 1.000 euro, a modifica della normativa contro il riciclaggio. Ciò non solo per contrastare quest’ultimo, cui – a dire il vero – l’evasione è intimamente connessa, ma per tracciare i pagamenti, onde condurre...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>provvedimento appena emanato dal governo</strong> contiene, tra le altre, le annunciate <strong>misure sul contante</strong>. Si limitano i trasferimenti <strong>tra privati a 1.000</strong> euro, a modifica della normativa contro il <strong>riciclaggio</strong>. Ciò non solo per contrastare quest’ultimo, cui – a dire il vero – l’evasione è intimamente connessa, ma per tracciare i pagamenti, onde condurre ad un recupero degli imponibili sui quali calcolare le nostre tasse. Tale impostazione soffre, a mio avviso, di qualche lacuna metodologica, e rischia di produrre effetti indesiderati.</p><p>a) Innanzitutto, <strong>“pagare” in contanti è diverso dal “prelevare”</strong> oppure “versare” contanti in banca o alle poste. La grande confusione tra queste condotte ha portato (e temo porterà) a chiedere giustificazione, taluni intermediari lo fanno già, dei prelevamenti (dei versamenti ovviamente no!) di denaro sopra la soglia antiriciclaggio. Ma la limitazione vale, secondo il <strong><a href="http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/testi/07231dl.htm" target="_blank">decreto 231/2007</a>,</strong> solo per i “trasferimenti” tra privati; uno con il suo denaro sul conto corrente fa quello che vuole, e fuori deve stare attento al pagamento di contanti per non incorrere in sanzioni amministrative (quelle penali sarebbero anticostituzionali, come efficacemente spiegato da <a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002670-351.html" target="_blank">Thomas Tassani</a> giorni fa su <em>La Voce.info</em>).<br /> b) Tutti i movimenti di contante nel nostro Paese, se transitano per le banche sotto forma di versamenti e prelievi, <strong>sono ovviamente</strong><strong> tracciati</strong><strong> a prescindere dagli importi</strong>, e rilevabili in qualsiasi momento dalle Autorità. Le “<strong>valigette</strong>” sono meno intercettabili, ma ciò non c’entra con le soglie di limitazione legislativamente imposte.<br /> c) <strong>I riciclatori e gli stessi evasori professionali</strong> non usano il contante. Essi, come dimostrano le evidenze investigative, o occultano del tutto i propri redditi (vedi l’efficace analisi di Oscar Giannino sull’<em>Eco di Bergamo</em> del 30 novembre), oppure pagano fatture (false) con bonifici e assegni non trasferibili.<br /> d) In molte zone del nostro Paese e in molti tipi di operazioni commerciali limitare il contante produce<strong> danni sociali senza benefici</strong>. La costrizione dei ceti medio-bassi al ricorso a carte di credito, ancorché a commissioni ridotte (si badi bene, il decreto non le elimina!), limita la libertà di pagamento, e inoltre non riduce i “frazionamenti” eventualmente costruiti per pagare la prestazione cosiddetta in “nero”.</p><p>La <strong>normativa contro il riciclaggi</strong><strong>o</strong> prevede già, efficacemente, la segnalazione di movimenti anomali e transazioni non congrue sui <strong>conti correnti</strong>, specie se in contanti. Una banca che oggi non segnali all’<a href="http://www.bancaditalia.it/UIF" target="_blank">Uif</a> versamenti ripetuti e ingiustificati di contante si espone essa stessa a sanzioni. E l’<strong>Uif</strong> ci dice che queste segnalazioni sono aumentate esponenzialmente. Siamo il Paese a maggiore “tracciabilità” dei pagamenti in Europa, con le norme antiriciclaggio più copiate al mondo (fonte: il <strong>Gafi</strong>, organizzazione dell’Onu).</p><p>Non merita poi commento la proposta della “<strong>tassa sul contante</strong>”, per fortuna nemmeno considerata. Vediamo di non esagerare.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/10/fatto-contante-2/176424/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Quando l&#8217;antimafia non è nemmeno un simbolo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/30/quando-lantimafia-non-e-nemmeno-un-simbolo/174181/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/30/quando-lantimafia-non-e-nemmeno-un-simbolo/174181/#comments</comments> <pubDate>Wed, 30 Nov 2011 14:36:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Ranieri Razzante</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Antimafia]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[frediano manzi]]></category> <category><![CDATA[mafia]]></category> <category><![CDATA[milano]]></category> <category><![CDATA[Razzante]]></category> <category><![CDATA[Sos racket e usura]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=174181</guid> <description><![CDATA[Per valutare la serietà di un&#8217;associazione, di un’agenzia, di un partito politico o di un’intera classe dirigente non si può prescindere dalla valutazione del singolo. Ma allo stesso modo, se il singolo tradisce gli scopi che quell’associazione o partito si prefiggono non si può di certo “buttare alle ortiche” ciò che di buono (e in buona fede)...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Per valutare la serietà di un&#8217;associazione, di un’agenzia, di un partito politico o di un’intera classe dirigente <strong>non si può prescindere dalla valutazione del singolo</strong>. Ma allo stesso modo, se il singolo tradisce gli scopi che quell’associazione o partito si prefiggono non si può di certo “buttare alle ortiche” ciò che di buono (e in buona fede) i suoi appartenenti hanno prodotto. Talvolta può diventare assai complicato in tale circuito distinguere tra affari &#8220;puliti&#8221; e affarismo criminale.</p><p>E’ forse questo il caso di <strong>Frediano Manzi</strong> &#8211; presidente di «Sos racket e usura» &#8211; ad oggi <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/22/racket-usura-indagato-frediano-manzi-coinvolto-atti-dintimidazione-carico/172368/" target="_blank">sotto inchiesta</a> sia a Milano che a Busto Arsizio per simulazione di reato, detenzione di materiale esplosivo e incendio: avrebbe finto di essere vittima di una serie di attentati per attirare l&#8217;attenzione su di sé e sulla propria associazione. Al di là dell’aspetto penale, senz’altro grave, sconcerta l’atteggiamento antietico. Sappiamo per certo come alcuni comportamenti non siano compatibili con lo spirito della<strong> lotta per la legalità</strong>, nonostante l’italico olfatto sia assuefatto ad un’ampia gamma di comportamenti (illegali e non), che generano una sensazione di rassegnata tolleranza.</p><p>La questione sollecita alcune osservazioni ulteriori. Ritengo che, nell’indagare quale ruolo e quale importanza debba avere il mondo del terzo settore in un contesto di società civile e nei rapporti con le istituzioni, sia giusto porre attenzione a due aspetti fondamentali: il tessuto sociale e quello politico, come collante tra questi due elementi, per ragioni differenti sfibrati e sfiancati da una <strong>crisi economica e morale</strong> che non accenna a passare.</p><p>La risposta alla crisi di una <strong>democrazia rappresentativa</strong> è di certo ripensare la democrazia in chiave partecipativa. Le associazioni diventano in questo contesto lo sfogo naturale di energie inespresse capaci di incidere in maniera significativa nei cambiamenti.</p><p><strong>L’associazionismo</strong> si fa così portavoce di esigenze espresse dalla collettività in difesa dei diritti e delle libertà sancite dalla Costituzione, chiaramente come strumento integrativo (e non sostitutivo, come invece spesso accade) dell’azione delle autorità e delle istituzioni</p><p>Da un canto, veste i panni dell’<strong>attivismo di cittadinanza</strong> quale sistema di interazione in chiave antimafia, quale spirito di appartenenza a una rete organizzata. Dall&#8217;altro, al compimento di atti immorali sussegue un chiaro ridimensionamento dell&#8217;ottimismo di cui la vita associativa si nutre, e ingenera un collettivo sconforto nel pubblico pagante, ossia gli italiani. Chiaramente i successi ottenuti negli ultimi tempi contro la criminalità organizzata vanno in questa direzione, ma senza un’integrazione vera tra il lavoro della magistratura e della politica e quello delle associazioni, il rischio è di assistere a sterili operazioni di polizia.</p><p>L&#8217;antidoto alla mafia è la democrazia e i suoi strumenti sociali: non si dà autentica democrazia senza giustizia sociale. In un suo libro <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Amartya_Sen" target="_blank">Amartya Sen</a> si domandava: <em>“La povertà genera violenza?”</em>. Parafrasandone il titolo, potremmo proporre un nuovo quesito: <strong>la povertà</strong> (anche in senso sociale) <strong>genera mafia?</strong> La risposta è senz’altro affermativa.</p><p>L’auspicio è che eventi come questo diventino un serio motivo di riflessione politica ed autocritica per l’intero settore.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/30/quando-lantimafia-non-e-nemmeno-un-simbolo/174181/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L’oro della criminalità organizzata</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/17/l%e2%80%99oro-della-criminalita-organizzata/171084/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/17/l%e2%80%99oro-della-criminalita-organizzata/171084/#comments</comments> <pubDate>Thu, 17 Nov 2011 10:21:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Ranieri Razzante</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Aira]]></category> <category><![CDATA[antiriciclaggio]]></category> <category><![CDATA[compro oro]]></category> <category><![CDATA[contante]]></category> <category><![CDATA[criminalità organizzata]]></category> <category><![CDATA[denaro liquido]]></category> <category><![CDATA[riciclaggio]]></category> <category><![CDATA[usura]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=171084</guid> <description><![CDATA[La proposta di modifica della legge sull’oro, firmata da Aira, l’associazione che presiedo, e accompagnata da una Relazione illustrativa che ne mette in mostra le criticità del settore, le ragioni dello sviluppo del fenomeno “compro oro” e le possibili connivenze con le sfere criminali, dimostra come la normativa, così come oggi strutturata, presenta delle falle...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La proposta di modifica della legge sull’oro, firmata da <strong>Aira</strong>, l’associazione che presiedo, e accompagnata da una Relazione illustrativa che ne mette in mostra le criticità del settore, le ragioni dello sviluppo del fenomeno “<strong>compro oro</strong>” e le possibili connivenze con le <strong>sfere criminali</strong>, dimostra come la <a href="http://www.bancaditalia.it/UIF/altre-funzioni/op-oro/normativa-oro" target="_blank">normativa</a>, così come oggi strutturata, presenta delle falle che prestano il fianco a quei consorzi criminali che hanno tutto l&#8217;interesse a interagire con gli operatori del settore oro per riciclare il proprio denaro. E&#8217; bene ribadirlo (per evitare inutili e capziose interpretazioni del nostro operato) che questo, e solo questo, è il movente del nostro agire.</p><p>Purtroppo però moltissimi gestori di questi negozi assumono in toto le funzioni e le competenze commerciali proprie di un operatore professionale, pur <strong>non rispettando minimamente i requisiti imposti dalla legge</strong>, operando di fatto in modo abusivo.</p><p>Certamente la maggioranza assoluta di chi opera nel settore oro, e mi riferisco in particolar modo ai compro oro, svolge il proprio lavoro onestamente e subisce senz&#8217;altro un evidente danno da tutte quelle <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/12/boom-compro-regione-barbati-idv-siamo-livelli-dellusura/170089/" target="_blank">notizie di cronaca</a> che parlano di infiltrazioni della criminalità in alcuni esercizi. Il vero problema sta nella <strong>carenza legislativa</strong> che non è imputabile certamente a chi opera nel settore, ma neanche al legislatore, che non poteva di certo prevedere al momento dell&#8217;emanazione della normativa una crescita esponenziale dei negozi in questione.</p><p>Semmai, la lacuna si presenta nella mancata celerità nel modificare la stessa per adeguarla ad un mercato in evoluzione. Tengo inoltre a ribadire che l&#8217;intento di Aira è (solo!) quello di farsi portavoce di chi abbia manifestato un&#8217;esigenza legalitaria avendo subito forte pregiudizio dall&#8217;avvento criminale, dinnanzi all&#8217;impotenza dimostrata nel contrasto alle infiltrazioni.</p><p>Vi sono antinomie che la normativa attuale non può da sola risolvere, ma che abbisognano di <strong>interventi specifici e chiarificatori</strong>. Noi abbiamo proposto alcune soluzioni che vorrebbero andare nella direzione delle esigenze di eguaglianza e di giustizia.</p><p>La proposta si articola in punti precisi e dettagliati: auspica una maggiore regolamentazione che si basi su registri completi, dettagli fotografici e documenti inerenti alla merce e ai suoi venditori; l&#8217; obbligatorietà della ricevuta fiscale (al momento non dovuta se non su richiesta). In secondo luogo, la proposta intende estendere a tutti i soggetti operanti nel settore oro i <strong>presidi antiriciclaggio</strong> della normativa <a href="http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/testi/07231dl.htm" target="_blank">D.lg. 231/2007</a>, considerando soprattutto la limitazione dell’uso del contante e la riduzione dell’attuale soglia per l’obbligo di comunicazione. Si vuole far presente, che nonostante i <strong><a href="http://www.blog-aira.it/?p=625" target="_blank">limiti di legge imposti sull’uso del contante</a></strong>, i negozi compro oro muovono ingenti quantità di denaro liquido che, in molti casi riscontrati dalle indagini, superano il limite massimo imposto, pari a 2.500 euro per ogni cliente.</p><p>Per tutelare anche i consumatori, oltre che ridurre il potenziale fenomeno del <strong>riciclaggio</strong>,  nella proposta chiediamo il divieto del pagamento in contante da parte di esercenti che acquistano oro per importi pari a quelli previsti dalla legge e un’apposita comunicazione al cliente da affiggere obbligatoriamente in ogni punto vendita.</p><p>Inoltre viene richiesta l’iscrizione a un Albo (se in possesso di determinate caratteristiche) che possa essere controllato da <strong>un’Autorità di vigilanza</strong> di settore preposta, o da un eventuale ufficio incaricato dalla Banca d’Italia. Nella proposta si prevede anche la parità di obblighi di legge per tutti i soggetti a vario titolo operanti nel settore dell&#8217;oro.</p><p>Infine sono all’osservazione fenomeni di <strong>pubblicità ingannevole</strong> sulle modalità di pagamento (in contante) conclamate nei numerosi cartelloni pubblicitari. Su questo auspichiamo un intervento dell’Autorità garante.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/17/l%e2%80%99oro-della-criminalita-organizzata/171084/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Se la camorra può</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/06/se-la-camorra-puo/162562/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/06/se-la-camorra-puo/162562/#comments</comments> <pubDate>Thu, 06 Oct 2011 15:56:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Ranieri Razzante</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Barra]]></category> <category><![CDATA[Camorra]]></category> <category><![CDATA[Campania]]></category> <category><![CDATA[Castellammare di Stabia]]></category> <category><![CDATA[codice antimafia]]></category> <category><![CDATA[t-shirt]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=162562</guid> <description><![CDATA[L&#8217;immagine mitica del cinema americano che immortalava padrini eleganti e spietati è lontana più che mai nelle torride scene che siamo, nostro malgrado, costretti a vedere nelle strade della Campania. Mi riferisco in particolare a due località distinte, quanto vicine per assurdità: Barra e Castellammare di Stabia. Da quest’ultima, ormai ripresa da tutti i giornali, la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;immagine mitica del cinema americano che immortalava padrini eleganti e spietati è lontana più che mai nelle torride scene che siamo, nostro malgrado, costretti a vedere nelle strade della Campania. Mi riferisco in particolare a due località distinte, quanto vicine per assurdità: <strong>Barra </strong>e<strong> Castellammare di Stabia</strong>. Da quest’ultima, ormai ripresa da tutti i giornali, la notizia della messa in vendita di una folle maglietta che inneggia alla mafia: “<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/04/meglio-morto-che-pentito-a-castellammare-spunta-la-maglietta/161993/" target="_blank"><em>Meglio morto che pentito</em></a>”. Da Barra, quartiere periferico di Napoli, la celebrazione in strada della camorra.</p><p>La maglietta in questione, oltre ad essere di cattivo gusto, presenta a nostro avviso profili di rilievo penale, rinvenibili nel reato di <strong>“istigazione a delinquere”</strong>. Si sa, le mafie basano la loro esistenza sul timore e sulla compiacenza, che loro chiamano “onore”, mentre la legalità, questo ignoto concetto, si fonda su altri cardini come la giustizia e l’onestà, che noi chiamiamo “partecipazione”.</p><p>In quello che è un rituale contadino, con macchine da festa contrassegnate dall&#8217;araldica del giglio trasportate per le vie di Barra, si è consumato uno scempio di spettacolo degno delle migliori colonne sonore di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nino_Rota" target="_blank">Nino Rota</a>. Sotto gli occhi compiacenti dei partecipanti, si è suggellata <strong>l&#8217;alleanza di due clan locali</strong> che, con la benedizione del santo portato a spalla, hanno stretto un patto all&#8217;insegna degli affari e del bene comune.</p><p>Già, il popolo. Perché al di là della squallida mistura tra religione, tradizione, mistico e superstizione, lo sdegno negli occhi di chi guarda è provocato dalla cosciente presa di potere dinnanzi a un popolo festante ed orgoglioso dei propri carcerieri. Così, mentre il Parlamento varava il <a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/codice_antimafia/" target="_blank"><strong>nuovo codice antimafia</strong></a>, a Napoli, o meglio in quella fetta di città, un boss di uno dei clan locali intimava al megafono e in sella ad una pacchiana macchina lussuosa, un minuto di silenzio per ricordare tutti quelli che si sono battuti e hanno perso la vita in nome degli affari della camorra, e nelle faide interne ad essa.</p><p>“<a style="font-weight: bold;" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/28/barra-dovela-camorrasi-fa-stato/160424/" target="_blank"><em>La festa dei Gigli a Barra</em></a> – si legge nella nota di uno dei comitati promotori – <em>è &#8220;l&#8217;appuntamento&#8221;, il giorno delle riunioni delle grandi famiglie. </em>[…]<em> Dietro i Gigli che ballano danzano i nostri sogni, si muovono i fantasmi e ricordi della nostra infanzia, le arrampicate frenetiche, fatte un po&#8217; per provare la proprie abilità, un po&#8217; per gareggiare con la gioventù coeva ed imporre la propria esistenza</em>”. E&#8217; proprio questo il punto. A Barra ed in molti comuni, ad imporre la propria esistenza è solo la camorra. A pagarne i danni, invece, è il Paese intero.</p><p>Le immagini di gente mafiosa circondata da plaudenti compiaciuti (perché chi plaude la mafia è egli stesso mafioso!), di un parroco ossequioso, di giovani esaltati dall’ostentazione del lusso e del potere (i veri santi portati a spalla in quella festa) ma anche di vecchi accalorati, fanno un gran male, alla luce soprattutto degli enormi sacrifici che il nostro Paese ha dovuto finora patire in termini di vite umane e di risorse impiegate nella<strong> lotta alla camorra</strong>. Inutile ricordare a queste persone che senza le mafie l&#8217;Italia godrebbe di ben altra  situazione economica ed il sud arretrato conoscerebbe un futuro redivivo.</p><p>L&#8217;indegna manifestazione cui abbiamo avuto il (dis)piacere di assistere non conosce limitazione alcuna dal punto di vista penale: non esiste infatti un <strong>reato di &#8220;<em>manifestazione pubblica mafiosa</em></strong>&#8220;, anzi, essendo quelle persone &#8220;libere&#8221;, seppur pluricondannate, hanno piena facoltà di manifestare il proprio pensiero mafioso. E allora viva la camorra con le sue manifestazioni di piazza, viva il sistema che governa indisturbato in nome del popolo succube e contento dei suoi padroni (<em>pardon</em>, padrini), viva l&#8217;estorsione legalizzata di chi per organizzare feste costringe le già povere famiglie a un obolo obbligatorio quanto fraudolento.</p><p><strong>La mafia è affezionata alla piazza</strong>, si sa, il luogo più vicino al popolo. Lo si capisce dall&#8217;ammirazione di chi si sente vicino a quelle persone, sintomo che lo Stato è sempre più un&#8217;entità evanescente, unico vero colpevole in questa lotta perdente che avrebbe dovuto condurre le nuove generazioni a cambiare la propria cultura. Ci chiediamo allora dove siano le manifestazioni contrarie, ci chiediamo perché gli indignati di Barra (perché siamo convinti ce ne siano) non siano scesi in piazza nei giorni seguenti per dire basta alla camorra; ci chiediamo dove sia la Chiesa se non condanna parroci conniventi o comunque compiacenti; ci chiediamo infine, e ci auguriamo anche, che le istituzioni intervengano e lo facciano nel miglior modo possibile, sia con <strong>azioni penali</strong>, sia con una presa di posizione di ferma<strong> condanna dei misfatti citati </strong>(lo ha fatto il sindaco di Napoli nei giorni scorsi).</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/06/se-la-camorra-puo/162562/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>10</slash:comments> </item> <item><title>Limiti all&#8217;uso del contante: che confusione!</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/28/limiti-alluso-del-contante-che-confusione/160604/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/28/limiti-alluso-del-contante-che-confusione/160604/#comments</comments> <pubDate>Wed, 28 Sep 2011 17:31:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Ranieri Razzante</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[appropriazione indebita]]></category> <category><![CDATA[Banca d’Italia]]></category> <category><![CDATA[Banche]]></category> <category><![CDATA[contante]]></category> <category><![CDATA[conto corrente]]></category> <category><![CDATA[decreto antiriciclaggio]]></category> <category><![CDATA[evasione]]></category> <category><![CDATA[riciclaggio]]></category> <category><![CDATA[tracciabilità]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=160604</guid> <description><![CDATA[Succede di poter confondere concetti che comunemente possiedono una connotazione diffusa con altri che invece ne possiedono una esclusivamente tecnica. Così avviene per il concetto di “tracciabilità” il quale, complici innumerevoli interventi legislativi, diventa, secondo opinione diffusa, un fastidioso strumento dello Stato per interferire nelle questioni “private” dei pagamenti. Succede poi che a ingenerare confusione...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Succede di poter confondere concetti che comunemente possiedono una connotazione diffusa con altri che invece ne possiedono una esclusivamente tecnica. Così avviene per il concetto di “<strong>tracciabilità</strong>” il quale, complici innumerevoli interventi legislativi, diventa, secondo opinione diffusa, un fastidioso strumento dello Stato per interferire nelle questioni “private” dei pagamenti.</p><p>Succede poi che a ingenerare confusione siano talvolta gli stessi operatori di mercato attraverso interpretazioni sbagliate e a dir poco fantasiose. E’ questa la vicenda della cliente di un noto gruppo bancario che ha avuto la sfortuna di imbattersi nella forzosa burocrazia di una<strong> filiale nella provincia di Viterbo</strong>, la quale rifiutava il prelievo alla sua correntista per un importo pari a 2.500 euro, asserendo che le nuove disposizioni antiriciclaggio non consentono di rilasciare queste somme (depositate nel conto del cliente) se non dietro una giustificazione dell’utilizzo che se ne vuol fare. Ovverosia, il cliente deve firmare un modulo nel quale egli dichiara <strong>come intende spendere i (suoi!) soldi</strong>.</p><p>E’ evidente che ci troviamo di fronte a una forzatura interpretativa che sconfina, a mio parere, nel ridicolo. Ma andiamo con ordine.</p><p>La norma in questione è contenuta all’art. 49 del <a href="http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/testi/07231dl.htm" target="_blank"><strong>decreto antiriciclaggio</strong></a> (D.lg. 231/2007), così come appena modificato dalla cosiddetta manovra bis. Questa contiene una soglia limite (<strong>2.500 euro</strong>) oltre la quale per i pagamenti tra privati (e anche le donazioni e i prestiti familiari) è necessario ricorrere a un mezzo tracciabile. Il contante deve passare quindi attraverso banche o poste se supera i 2.499 euro e gli assegni non possono superare questa soglia se sono liberi, ossia non recano la clausola di non trasferibilità.</p><p>Vero è che la norma in questione, rubricata <strong>“</strong><strong>Limitazioni all&#8217;uso del contante”</strong>, utilizza un’espressione di per sé poco felice e a tratti fuorviante. In effetti la Commissione ministeriale che ha redatto il decreto 231/2007 della quale ho fatto parte, avrebbe forse dovuto utilizzare una formula più chiara, come “Limitazione alle modalità di utilizzo del contante”. Già, perché il punto focale della discussione sta proprio in questo: l’intento unico del legislatore è quello di monitorare i flussi finanziari al fine, ad esempio, di combattere <strong>l’evasione, il riciclaggio, l’usura</strong>, non di certo di conoscere o, peggio ancora, di influenzare le scelte di spesa del privato.</p><p>In sostanza, ognuno è ben libero di spendere i propri denari come meglio crede, senza che altri possano interferire con le sue scelte. Tantomeno, per tornare all’esempio della banca di cui sopra, nessun istituto di credito potrà chiedere al proprio cliente come egli intenda utilizzare il contante, poiché questo non influisce nelle valutazioni legate all’adeguata verifica del cliente; ancor più grave, nessun istituto di credito potrà rifiutarsi di restituire il denaro depositato, sotto forma di prelievo, in forza di una legge che non dice affatto questo. La banca rischia la denuncia per <strong>appropriazione indebita</strong>, e temo che fino alla prima il sistema bancario non si renderà conto della gravità dei comportamenti in questione.</p><p>Si potrebbe poi pensare che il <a href="http://www.bancaditalia.it/vigilanza/anti/antiriciclaggio/normativa/nazionale/provv_ind_anom.pdf" target="_blank">provvedimento della Banca d’Italia</a> recante gli indici di anomalia per gli intermediari contenga delle indicazioni che vadano in questa direzione, ma ad una semplice analisi si capisce che anche in questo caso il provvedimento non fa mai riferimento a soglie legate al prelievo <em>tout court</em> se, a monte, non vi siano già stati <strong>comportamenti “sospetti”</strong>, quali trasferimenti di ingenti capitali all’estero, operazioni frazionate o ripetute, ovvero preceduti da pagamenti di importi significativi.</p><p>Quella dell’articolo 49 è una norma chiave della<strong> lotta al riciclaggio</strong>, diremmo forse imprescindibile, per la tracciabilità della filiera del contante, da quando viene generato e in tutti i suoi passaggi successivi. Assicurare la tracciabilità dei flussi finanziari è il presupposto per la lotta a reati gravi quanto odiosi come l’evasione o, appunto, il riciclaggio, ma ciò non può e non deve giustificare procedure pedisseque e sterili. Mi riferisco al lavoro degli <strong>operatori finanziari</strong>, veri terminali della normativa antiriciclaggio, poiché investiti di questa responsabilità. Più che di responsabilità però mi piace parlare di responsabilizzazione, che non si tramuti in un’operatività finalizzata solo all’evitare le pesanti sanzioni previste dalla legge attuale.</p><p>Contributo essenziale deve essere fornito dalla formazione, nella prospettiva e in coerenza con una normativa, seppur a tratti incompleta, ma sicuramente efficace. Il progresso dell&#8217;attuale normativa deve volgere lo sguardo anche a <strong>strategie di istruzione e di formazione</strong> durante l&#8217;intero iter professionale, quale momento essenziale per la successiva fase di approccio al cliente e di sviluppo del business.</p><p><em>Con la collaborazione di Mirko Barbetti</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/28/limiti-alluso-del-contante-che-confusione/160604/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>21</slash:comments> </item> <item><title>Le nuove armi del terrorismo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/13/le-nuove-armi-del-terrorismo/157107/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/13/le-nuove-armi-del-terrorismo/157107/#comments</comments> <pubDate>Tue, 13 Sep 2011 14:29:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Ranieri Razzante</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[11 settembre]]></category> <category><![CDATA[crisi economica]]></category> <category><![CDATA[Gafi]]></category> <category><![CDATA[Giancarlo Del Bufalo]]></category> <category><![CDATA[riciclaggio]]></category> <category><![CDATA[terrorismo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=157107</guid> <description><![CDATA[Comunemente il terrorismo (internazionale) viene definito come “forma di lotta politica”. Questa definizione oggi appare lacunosa e parziale. A dieci anni dal terribile attentato delle Twin Towers ancora non sappiamo dare una definizione univoca del fenomeno. Quella che a mio avviso più si avvicina alla verità riflette un’equazione: il terrorismo può essere definito come il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Comunemente il<strong> terrorismo</strong> (internazionale) viene definito come “forma di lotta politica”. Questa definizione oggi appare lacunosa e parziale. A <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/11/lamerica-dieci-anni-dopo-lapocalisse-perche-niente-e-stato-piu-come-prima/156791/" target="_blank">dieci anni dal terribile attentato delle Twin Towers</a> ancora non sappiamo dare una definizione univoca del fenomeno. Quella che a mio avviso più si avvicina alla verità riflette un’equazione: il terrorismo può essere definito come il risultato della follia sommata alla ideologia, il tutto elevato alla ragione economica.</p><p>L’<strong>11 settembre</strong> non ha di certo inventato il terrorismo (in questo caso internazionale) ma ha avuto il merito di mostrarlo al mondo in tutta la sua forza, affinché rimanesse indelebile nella mente delle generazioni future. E ha avuto anche il merito di farci fermare a riflettere sulla nostra fragilità e sulla sicurezza interna e internazionale. Nel decimo anniversario del ricordo, l’America, e il mondo intero, probabilmente avrebbe voluto commemorare questa data in maniera differente. Invece, ci troviamo a fare i conti con un nemico forse più temibile: la <strong>crisi economica</strong>.</p><p>L’attacco alle Torri è senz’altro un evento epocale anche per altri motivi, il primo dei quali quello che introduce nello scenario della storia post-bellica un<strong> nuovo modo di fare guerra</strong>. Mai, fin dai tempi dell’attacco atomico al Giappone, una nazione ha subito un tale vulnus, e in primis gli Stati Uniti mai hanno subito nella loro storia un attacco a domicilio (l’unico precedente è l’<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Attacco_di_Pearl_Harbor" target="_blank">attacco di Pearl Harbor</a>, ma lì si trattava di un evento bellico).</p><p>Il nuovo sistema di fare guerra è camaleontico, nascosto, invisibile, fondato su pochi strumenti facilmente reperibili e a costo limitato. Basti pensare che gli attentati di New York sono costati <strong>“solo” 500mila dollari</strong>. Ecco la differenza col passato: l’elemento di rottura sta proprio nella possibilità di creare presìdi, prima normativi, poi applicativi, capaci di controllare flussi finanziari, anche modesti, e tracciarne la provenienza per permettere di monitorare l’evoluzione di questo denaro, dalla fonte alla destinazione finale.</p><p>Quando dieci anni fa il mondo scopriva il terrorismo, la mia esperienza professionale mi aveva a più riprese portato a studiare il fenomeno: dopo dieci anni di studi ho raccolto le mie riflessioni in un <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788863830552/RAZZANTE-RANIERI/FINANZIAMENTO-DEL-TERRORISMO-ANTIRICICLAGGIO-NORMATIVA-CONTRASTO-PRASSI-OPERATIVA.html?shop=5277" target="_blank">libro sul finanziamento del terrorismo e antiriciclaggio</a></span>, nel quale ho potuto indagare, insieme all’aiuto di ragguardevoli autori, sui sistemi normativi di contrasto e sulle prassi operative messe in atto dalle organizzazioni internazionali e dall’Italia. Da questi studi emerge come quello che è cambiato da quel fatidico martedì di dieci anni fa sia l’<strong>approccio al terrorismo</strong>.</p><p>Se volessi semplificare direi che il <strong>riciclaggio</strong> e il <strong>finanziamento del terrorismo</strong> si muovono sullo stesso filone, per evolvere su finalità differenti: se il riciclaggio è la linfa della mafia, elemento essenziale e propedeutico alla realizzazione di azioni criminali, il terrorismo necessita del riciclaggio come strumento atto alla produzione di capitali da investire nell’evento criminoso. Quello che assimila il terrorismo al riciclaggio è la sua fase centrale: infatti, se il riciclaggio genera fondi attraverso il compimento di un misfatto (in diritto penale, reato presupposto), il terrorismo si nutre di denari totalmente leciti, generati attraverso raccolta fondi, donazioni, lasciti, talvolta beneficenza. La fase finale del riciclaggio (denominata <em>integration)</em> consiste nel reimpiego dei capitali nell&#8217;economia legale grazie alle prestazioni fornite da professionisti altamente specializzati; la fase finale del terrorismo è il compimento dell’atto terroristico. Anche il movente è differente: per il riciclaggio il movente è creare denaro con altro denaro (concetto finanziario applicabile alla fattispecie criminale); nel terrorismo il movente è la realizzazione di atti terroristici legati a dimostrazioni politiche, ideologiche, religiose, sovversive.</p><p>Per questo oggi <strong>controllare i flussi finanziari </strong>è di primaria importanza se si vuole combattere il “riciclaggio a finalità terroristica”, fattispecie assente in qualsiasi ordinamento, ma che forse, allo stato attuale, meriterebbe un trattamento penalistico a sé stante.</p><p>Attualmente il <a href="http://www.fatf-gafi.org/pages/0,2987,en_32250379_32235720_1_1_1_1_1,00.html" target="_blank"><strong>Gafi o Financial Action Task Force (Fatf)</strong></a>, l’Autorità internazionale preposta allo studio delle normative nazionali sugli strumenti antiriciclaggio e antiterrorismo, è presieduta dall’Italia nella persona del dott. <a href="http://www.fatf-gafi.org/document/62/0,3746,en_32250379_32236879_46734142_1_1_1_1,00.html" target="_blank">Giancarlo Del Bufalo</a>. E’ un’occasione importante per il Paese, perché fornisce l’opportunità di ergerci a prima voce nella lotta al terrorismo e al riciclaggio. E’ notizia di pochi mesi fa che lo stesso Gafi abbia indicato i due decreti di riferimento italiani (<a href="http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/testi/07231dl.htm" target="_blank">d.lg. 231/2007</a> e <a href="http://www.parlamento.it/parlam/leggi/deleghe/07109dl.htm" target="_blank">d.lg. 109/07</a>) come esempio per tutti gli Stati che intendano riformare o istituire una normativa completa sui due fenomeni. Sulla scorta dell’esperienza maturata dall’Italia, alcuni Paesi hanno iniziato a studiare la nostra normativa per fronteggiare il riciclaggio.</p><p>Anche su questo, se ci verrà richiesto, faremo – come Aira – la nostra parte.</p><p><em>Con la collaborazione di Mirko Barbetti</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/13/le-nuove-armi-del-terrorismo/157107/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>La lotta alla mafia è di tutti, caro Torazzi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/08/la-lotta-alla-mafia-e-di-tutti-caro-torazzi/156186/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/08/la-lotta-alla-mafia-e-di-tutti-caro-torazzi/156186/#comments</comments> <pubDate>Thu, 08 Sep 2011 18:07:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Ranieri Razzante</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Alberto Torazzi]]></category> <category><![CDATA[Antimafia]]></category> <category><![CDATA[Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[mafia]]></category> <category><![CDATA[magistrati]]></category> <category><![CDATA[Piero Grasso]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=156186</guid> <description><![CDATA[Ai microfoni di Radio Padania Libera l’on. Alberto Torazzi, capogruppo del Carroccio in Commissione attività produttive, quest’oggi ha fatto sfoggio di tutta la sua “Legalità”, certamente non intesa come educazione e buone pratiche di cittadinanza, ma nel senso di totale appartenenza alla Lega, suo partito di riferimento. In pieno stile leghista, non certo legalitario, l&#8217;onorevole ha avuto l’ardire...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ai microfoni di Radio Padania Libera l’on. <strong>Alberto Torazzi</strong>, capogruppo del Carroccio in Commissione attività produttive, quest’oggi <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/07/mafia-al-nord-per-il-deputato-leghistabasta-avere-magistrati-padani/155842/" target="_blank">ha fatto sfoggio di tutta la sua “Legalità”</a></span>, certamente non intesa come educazione e buone pratiche di cittadinanza, ma nel senso di totale appartenenza alla Lega, suo partito di riferimento.</p><p>In pieno stile leghista, non certo legalitario, l&#8217;onorevole ha avuto l’ardire di affermare che i nostri <strong>magistrati </strong>(purtroppo per loro  e soprattutto per noi) del sud non sono di certo adatti a svolgere la loro funzione,  garantitagli dalla Costituzione, poiché essi affetti da una congenita incapacità, derivante dalle loro poco nobili origini meridionali.<span style="text-decoration: underline;"> </span>Secondo Torazzi, i magistrati sarebbero <em>“codardi”, “venduti”, “faciloni”, “senza alcuna voglia di lavorare”</em>, insomma dei semplici <em>“burocrati”</em>, amici dei mafiosi cui passano informazioni riservate per tramite di altri <em>“amici”</em>.</p><p>Al grido di <em>“questa è la loro cultura, il loro modo di fare”</em>, l’onorevole ha proposto di sostituire questi magistrati con altri <strong>di origini padane</strong>, quindi di per sé più efficaci oltre che efficienti grazie alla indole laboriosa tipica del nord. Sarebbe questa la ricetta del dott. Torazzi per combattere la mafia annidata nel nord dell’Italia.</p><p>Però l’on. Torazzi, a mio avviso, dimentica alcune cose fondamentali: la prima su tutte (come se ce ne fosse ancora bisogno), che al di là delle differenze culturali, la nostra Italia (non certo la sua) è <strong>unita</strong>, anche nel combattere la mafia, dal nord al sud, isole comprese. Dimentica che la pur ottima azione del ministro dell’Interno sarebbe totalmente vana se a coadiuvarla non ci fosse una squadra di magistrati altamente preparati, coraggiosi, volenterosi e onesti. Qualunque sia la loro origine. E dimentica forse che l’azione di questi stessi magistrati sarebbe lo stesso vana se non ci fossero le coraggiose file dei corpi di polizia a loro disposizione (già, anche loro in maggioranza meridionali) che ogni giorno combattono nelle strade per garantire la sicurezza della nostra società (ponendo a rischio la loro vita per un compenso cinque volte inferiore a quello percepito da un qualunque “onorevole”) .</p><p>Le dichiarazioni di cui sopra non avrebbero bisogno di commenti. Ma per chi, come noi, quotidianamente si occupa di studiare e divulgare la cultura dell&#8217;antiriciclaggio e dell&#8217;antimafia, di supportare l&#8217;opera delle Forze dell&#8217;ordine e della Magistratura, di documentare fatti e misfatti delle associazioni malavitose, quanto ha affermato il parlamentare non può passare inosservato.<span style="text-decoration: underline;"> </span>Egli denota non solo arroganza, ma soprattutto <strong>l&#8217;ignoranza</strong> totale del fenomeno di cui tenta di parlare.</p><p>Dimentica che &#8211; al di là della provenienza geografica &#8211; i magistrati antimafia non si trovano nella sua posizione privilegiata (vivere scortati sempre e comunque, famiglie blindate, ecc.). Potremmo fare tanti nomi, ma immaginiamo che l&#8217;onorevole non conosca la fama, anche internazionale, delle persone che nomineremmo. Con in testa il &#8220;meridionale&#8221; procuratore nazionale antimafia,<strong> Piero Grasso</strong>, che onora il nostro paese, del quale credo faccia parte l&#8217;onorevole Torazzi. Al quale noi dell&#8217;Aira consigliamo (e consiglio) un momento di riflessione, e soprattutto di studio e documentazione, presso gli stessi uffici parlamentari o, se vuole, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.blog-aira.it/" target="_blank">sul nostro sito</a></span>. Va espressa solidarietà anche al meritevole ministro dell&#8217;Interno, nominato invano, che non aveva certo bisogno di avere le lodi da chi evidentemente non ne conosce il garbo istituzionale. Non è superfluo ricordare che le evidenze investigative e i dati sul riciclaggio disponibili sui siti istituzionali danno le regioni del Nord &#8211; peraltro piene di persone operose e per bene, come di meridionali che ne accrescono la produttività &#8211; tra le protagoniste della <strong>presenza mafiosa</strong> e dei giri di denaro sporco. Ma l&#8217;infiltrazione dei &#8220;meridionali&#8221; mafiosi, pur non innegabile, non sarà stata in qualche modo agevolata da comportamenti omertosi e accondiscendenti di imprenditori e liberi professionisti di origine settentrionale?</p><p>Qui, ripeto, non contano le &#8220;etnie&#8221;, bensì il risultato. E<strong> la lotta alla mafia è di tutti</strong>, caro onorevole.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/08/la-lotta-alla-mafia-e-di-tutti-caro-torazzi/156186/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Cultura finanziaria e antiriciclaggio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/08/cultura-finanziaria-e-antiriciclaggio/150449/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/08/cultura-finanziaria-e-antiriciclaggio/150449/#comments</comments> <pubDate>Mon, 08 Aug 2011 15:17:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Ranieri Razzante</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Aira]]></category> <category><![CDATA[antiriciclaggio]]></category> <category><![CDATA[evasione fiscale]]></category> <category><![CDATA[Madoff dei Parioli]]></category> <category><![CDATA[vip truffati]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=150449</guid> <description><![CDATA[Gli arresti effettuati nella capitale la scorsa settimana a seguito della seconda megatruffa ai danni della borghesia romana ripropongono, negli stessi termini, alcune considerazioni, già sollecitate qualche mese addietro, quando in manette sono finiti il Madoff dei Parioli e i suoi adepti. Come nel caso del loro noto predecessore Lande, anche questa volta le truffatrici...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Gli arresti effettuati nella capitale la scorsa settimana a seguito della <strong>seconda megatruffa</strong> ai danni della borghesia romana ripropongono, negli stessi termini, alcune considerazioni, già sollecitate qualche mese addietro, quando in manette sono finiti il <strong>Madoff dei Parioli </strong>e i suoi adepti.</p><p>Come nel caso del loro noto predecessore Lande, anche questa volta le truffatrici &#8211; perché a capo dell’organizzazione c’erano due donne, <strong>ex promotrici finanziarie</strong> &#8211; promettevano interessi da capogiro sino al 10 per cento annuo. Oltre 170 persone hanno sporto denuncia a fronte di<strong> 470 truffati</strong>, <strong>attirati dai facili guadagni prospettati </strong>dalle donne e magari dalla possibilità di investire in modo proficuo il denaro risparmiato in qualche modo.</p><p>Così, fra una festa vip e l’altra, le donne riuscivano a far staccare alle proprie facoltose vittime <strong>assegni in bianco </strong>che poi erano regolarmente versati su conti correnti di collaboratori o persone compiacenti. Ovviamente, dei favolosi interessi nessuna traccia. Il denaro se lo sono goduto, almeno sino all’inizio di agosto, i truffatori i quali, dal 2005 al 2010, hanno <strong>raccolto oltre 35 milioni di euro</strong> investiti in ville, macchine, barche e divertimenti vari.</p><p>Alla base della vicenda una serie di concause. In primis la <strong>scarsa, se non inesistente, cultura finanziaria nel nostro Paese</strong>. In un periodo non proprio felice per l’economia -non si può certo sostenere che negli anni fra il 2005 e il 2008 la situazione fosse migliore &#8211; ci sono ancora italiani che credono di guadagnare molto grazie all’intervento di un sedicente promotore che, a testimonianza della sua professionalità, chiede di firmare assegni in bianco. E’ solo il caso di ricordare come, ai sensi della<strong> </strong>legge antiriciclaggio, non possono essere emessi assegni “trasferibili” di somma pari o superiore a 5.000 euro.</p><p>Altra causa, purtroppo, sta nella fretta della vittima<strong> </strong>di voler investire capitali non sempre del tutto puliti. Già, perché non è difficile immaginare che fra quei 35 milioni di euro ve ne sia più di qualcuno provento di <strong>evasione fiscale</strong>. Se io evado e poi c’è qualcuno pronto a ripulirmi il denaro restituendomene il 10 per cento in più, perché non dovrei investire? E qui<strong> la falla culturale non riguarda solo il settore finanziario</strong>. Ricordiamo che i reati fiscali rientrano ormai a pieno titolo fra i delitti presupposto del riciclaggio. Non è un caso, infatti, che le truffatrici e i loro compari siano accusati di riciclaggio, oltreché di associazione a delinquere e trasferimento fraudolento di valori. Nell’ordinamento italiano il riciclatore è sempre un terzo rispetto all’evasore, il quale -si spera ancora per poco- non può “autoriciclarsi” il denaro. Ma questo i truffatori non lo sapevano; forse ora glielo spiegheranno i propri avvocati.</p><p>Terza causa:<strong> sensibilità all’antiriciclaggio </strong>(in crescita, ma) ancora inadeguata. I promotori finanziari, quelli veri, sono soggetti agli adempimenti antiriciclaggio previsti dal D.lgs. 231/2007. Il cliente del promotore deve essere identificato e profilato e deve firmare la cd. “<em>scheda di adeguata verifica</em>”. Naturalmente il cliente non è tenuto a conoscere questi tecnicismi, ma almeno deve sapere di dover sottoscrivere documentazione in tal senso, in modo da insospettirsi nel caso in cui questa non gli venga sottoposta. Il promotore professionale informa il proprio cliente, non prospetta solo interessi esorbitanti. Il problema, in questo senso, sta nella facilità con la quale si accede tutt’ora a certi albi professionali e negli scarsi controlli (anche degli intermediari finanziari mandanti dei promotori) in virtù degli obiettivi di budget. L’antiriciclaggio<strong> </strong>non è solo un onere richiesto alle banche, alle assicurazioni, ai promotori e ai professionisti, ma è anche un<strong> dovere sociale</strong>, un dovere che, se ben ossequiato, può creare valore per l’obbligato.</p><p>L’<a href="http://www.airant.it/" target="_blank"><strong>Aira</strong> – <em>Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio</em></a> propone e continuerà a proporre <strong>campagne di sensibilizzazione </strong>relative ai rischi della finanza “allegra” e della predisposizione di molti alla violazione delle regole vigenti tra intermediari e clienti/investitori.</p><p><em>Prof. Avv. Ranieri Razzante</em><em> &#8211; Presidente AIRA</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/08/cultura-finanziaria-e-antiriciclaggio/150449/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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