<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Riccardo Orioles</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/rorioles/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>La politica dell&#8217;antimafia per superare il ventennio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/26/politica-dellantimafia-superare-ventennio/242362/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/26/politica-dellantimafia-superare-ventennio/242362/#comments</comments> <pubDate>Sat, 26 May 2012 07:36:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Orioles</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Antimafia]]></category> <category><![CDATA[antipolitica]]></category> <category><![CDATA[Barcellona Pozzo di Gotto]]></category> <category><![CDATA[Berllusconi]]></category> <category><![CDATA[classe dirigente]]></category> <category><![CDATA[elezioni amministrative]]></category> <category><![CDATA[sinistra]]></category> <category><![CDATA[telejato]]></category> <category><![CDATA[ventennio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=242362</guid> <description><![CDATA[Dopo vent’anni è crollata fragorosamente la destra. In Italia essa aveva aspetti particolarmente odiosi, esaltando il razzismo e la prostituzione. Inoltre &#8211; ciò che ci riguarda più diretttamente &#8211; aveva comunanze d’interessi, almeno occasionali, con l&#8217;area del potere mafioso. Per la mafia dunque comincia, annunciata da tempo, un’emergenza. Come reagirà (o ha già reagito)? Non...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Dopo vent’anni è crollata fragorosamente la destra. In Italia essa aveva aspetti particolarmente odiosi, esaltando il razzismo e la prostituzione. Inoltre &#8211; ciò che ci riguarda più diretttamente &#8211; aveva comunanze d’interessi, almeno occasionali, con l&#8217;area del<strong> potere mafioso</strong>.</p><p>Per la mafia dunque comincia, annunciata da tempo, un’emergenza. Come reagirà (o ha già reagito)? Non lo sappiamo. Ma sappiamo che nel suo imprinting c’è, fin dalle prime stragi, un disprezzo totale per la vita umana. Spesso queste stragi (Portella, via Carini) sono rimaste in tutto o in parte impunite per <strong>ragion di Stato</strong>. La mafia può dunque credere di poter contare, in qualsiasi momento su una possibile speranza d’impunità. Questo va messo nel conto, e acuisce i rischi. <strong>Brindisi</strong>, col suo orrore, rientra in questo? Potrebbe. L&#8217;elettronica usata è sofisticata; i messaggi di Cosa Nostra, come il gesto dimostrativo di Provenzano (spettacolarizzato dai media), sono inquietanti. Le indagini, da poco seriamente coordinate, daranno forse elementi. L&#8217;inizio era stato pessimo: notizie date e smentite, ipotesi contrastanti, persino il classico “mostro in prima pagina” su cui si sono avidamente gettati i giornalisti.</p><p>Aspettiamo con pazienza. Ma con le armi al piede e con le idee chiare. Per noi<strong> Falcone</strong> non è una cerimonia ma una<strong> militanza</strong>; non ci commuovono le celebrazioni. Commemorate Falcone, e intanto annullate il cuore stesso del suo lavoro giuridico, il concorso esterno e l&#8217;associazione mafiosa!</p><p>Adesso la politica è diventata davvero complicata. C&#8217;è la politica, c&#8217;è <strong>l&#8217;antipolitica</strong>, ci sono gli industriali che scalpitano, c&#8217;è un governo forte; c&#8217;è una sinistra fortissima, divisa fra un partito principale e tre minori, che sicuramente andrà al governo – lo voglia o no – l&#8217;anno venturo, e che farebbe carte false per non andarci.<br />Il principale partito difende la democrazia ma non gli operai (che pure sono la base della democrazia). I partiti minori dichiarano, prima di tutto, di non essere dei partiti veri e propri, dei banali partiti, ma un&#8217;altra cosa; l&#8217;ultimo lo grida più di tutti, e poiché è il turno suo viene preso in parola.</p><p>Composti da persone perbene (forse le migliori del paese), questi partiti ereditano tuttavia dal ventennio il<strong> Culto del Carisma</strong>, e appartengono a una persona. Questo li rende deboli, ma non impedisce la presenza, al loro interno, di idee giuste e a volte anche sofisticate. Si alleeranno fra loro, e con Bersani (proclamando a gran voce che non lo faranno mai) perché l&#8217;alternativa sarebbe puramente e semplicemente l&#8217;ancient régime.</p><p>Gli toccherà governare questo Paese, con mezzi inadeguati e senza esserne all&#8217;altezza; ma toccherà a loro, e forse &#8211; poiché sono buona gente &#8211; impareranno lungo la strada, se riusciranno a garbatamente sbarazzarsi dei rispettivi ingombranti padri-padroni.</p><p>Di Pietro, Vendola, Grillo. De Magistris, Pisapia, Orlando. Due serie di nomi simili, ma in realtà profondamente allternativi e differenti. Prevarrà l&#8217;una o l&#8217;altra? La battaglia mediatica o la ricostruzione delle città? Da questo dipenderà moltissimo: non solo il destino di alcuni piccoli partiti, ma l&#8217;humus per una <strong>nuova classe dirigente,</strong> giovane non solo d&#8217;anagrafe, definitivamente svincolata dal ventennio e proiettata altrove.</p><p>Il ventennio è stato per la società, nel variare dei governi, essenzialmente un unico regime. Il regno degli imprenditori e della tv. Berlusconi non è stato Prodi – ci mancherebbe – né Vespa è uguale a Santoro. Ma alcuni valori di fondo, introiettati da tutti, non sono più stati messi in discussione. <br />Uno è la “precarietà”, vale a dire l&#8217;abolizione dei naturali conflitti di classe – sul piano economico – e l&#8217;affidamento delle decisioni ultime ai padroni. Non sembra che abbia funzionato. Rinnegare <strong>Keynes</strong> ha portato semplicemente alla crisi generale. Ancora di più, “precariato” ha significato &#8211; sul piano antropologico &#8211; l&#8217;interruzione violenta del normale processo di crescita dei giovani, il relegamento in un&#8217;indefinita interminabile adolescenza, la cristallizzazione dei poteri nei maschi adulti. Il ritorno, apertamente teorizzato, a prima degli anni Settanta.</p><p>Non ha funzionato neanche questo, perché anche questo era profondamente innaturale. E ora ci troviamo tutti ad affrontare il fallimento di queste due avventure, di queste due brusche interruzioni del processo umano. E intanto il mondo è andato avanti &#8211; Cina, India, Brasile&#8230; Noi lo guardiamo da lontano, non più con l&#8217;ottimismo benevolo dei nostri primi anni ma coi timori stizziti di un paese invecchiato male.</p><p>L&#8217;elezione importante non è stata a <strong>Parma</strong>, dove un elettorato grasso e borghese, dopo tante cazzate andate a male, ha finalmente avuto un po&#8217; di buon senso e ha votato civile; ma a <strong>Barcellona Pozzo di Gott</strong>o, dove una città disperata, occupata dalla mafia per sessant&#8217;anni, profondamente intrisa (e vorrei vedere) di cultura mafiosa, alla fine s&#8217;è ribellata e ha votato una sindaca che, con tutti i suoi limiti, è almeno una persona umana e antimafiosa. Lo stesso, in varia misura, è avvenuto a Palagonia, Caltagirone, Paternò, Misterbianco. E naturalmente a Palermo.</p><p>C&#8217;è un terreno preciso su cui si può tenere insieme il paese, effettuare la transizione su un terreno solido, ed è l<strong>&#8216;antimafia</strong>. Antimafia non vuol dire fare una celebrazione ogni anno. Antimafia vuol dire spazzare via il potere mafioso e tutti i suoi interlocutori imprendoriali e politici, e non solo al Sud. Avere uno Stato sociale efficiente, una scuola pubblica che funzioni, una produzione industriale che non sfugga più, come ora, nei poco chiari rivoli della finanza “moderna”. Riportare la soluzione dei conflitti sociali sul terreno naturale del contratto e non della dittatura. Dividere i sacrifici, spremere dalla borghesia mafiosa l&#8217;illecito accumulato. Confiscare i patrimoni illeciti – da mafia e da corruzione – e darli in gestione a giovani lavoratori.</p><p>E&#8217; una precisa politica, non un insieme di buone intenzioni. Non chiede una terza repubblica, o una seconda o una quarta, ma semplicemente la nostra vecchia Repubblica del &#8217;46, quella che ci ha fatto Nazione. <a href="http://www.ritaatria.it/LeStorie/InformazionecheResiste/ComitatoSiamotuttiTelejato.aspx" target="_blank">Fra un mese chiuderà Telejato</a>, voce dell&#8217;antimafia in uno dei settori più esposti. Chiuderà nel silenzio di tutti, fra una grande commemorazione antimafia e l&#8217;altra, ad opera di una legge voluta da Berlusconi e confermata da Monti.</p><p>Questo spiega più di mille discorsi cosa succede. Il vecchio regime non ce la fa più, coi gerarchi travolti da scandali vergognosi. Il nuovo vorrebbe cambiare, ma nei limiti dei gattopardi. Nulla cambierà davvero se non dal basso, ed è la lotta antimafia, non quella di improbabili santoni, il luogo su cui il “dal basso” può contare senza strumentalizzazioni, senza mezze misure e per davvero.</p><p><a href="http://www.isiciliani.it/" target="_blank">www.isiciliani.it</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/26/politica-dellantimafia-superare-ventennio/242362/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Brindisi, l&#8217;Italia feroce che non vuol morire</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/brindisi-litalia-feroce-che-non-vuol-morire/234747/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/brindisi-litalia-feroce-che-non-vuol-morire/234747/#comments</comments> <pubDate>Sat, 19 May 2012 11:20:59 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Orioles</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[attentato]]></category> <category><![CDATA[Brindisi]]></category> <category><![CDATA[mafia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=234747</guid> <description><![CDATA[In piazza, in piazza subito, come per piazza Fontana. A Catania e Palermo i militanti antimafia saranno già in piazza fra poche ore. Niente dibattiti, non c&#8217;è tempo. Tutti in piazza, dappertutto. Vergogna a chi depista parlando di &#8220;anarchici&#8221;: è complice dei terroristi. Vergogna a chi non osa dire &#8220;mafia&#8221;, in queste ore, alto e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>In piazza, in piazza subito</strong>, come per piazza Fontana. A Catania e Palermo i militanti antimafia saranno già in piazza fra poche ore.<strong> Niente dibattiti, non c&#8217;è tempo</strong>. Tutti in piazza, dappertutto. Vergogna a chi depista parlando di &#8220;anarchici&#8221;: è complice dei terroristi. Vergogna a chi non osa dire &#8220;mafia&#8221;, in queste ore, alto e forte e con voce chiara. <a href="http://www.corriere.it/" target="_blank">Leggete i titoli del Corriere</a>.</p><p><strong>La mafia comincia così la sua campagna elettorale</strong>. Per conto proprio, ma anche per conto degli antichi poteri. E&#8217; l&#8217;aria di via Georgofili. L&#8217;Italia antica che torna, la vecchia Italia feroce che non vuol morire.</p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/brindisi-litalia-feroce-che-non-vuol-morire/234747/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Evviva! Ri-chiudiamo la radio di Peppino</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/10/evviva-chiudiamo-radio-peppino/225652/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/10/evviva-chiudiamo-radio-peppino/225652/#comments</comments> <pubDate>Thu, 10 May 2012 13:20:15 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Orioles</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Dc Palermo]]></category> <category><![CDATA[Einaudi]]></category> <category><![CDATA[lotta antimafia]]></category> <category><![CDATA[Peppino Di Lello]]></category> <category><![CDATA[peppino impastato]]></category> <category><![CDATA[pino maniaci]]></category> <category><![CDATA[radio aut]]></category> <category><![CDATA[Roberto Saviano]]></category> <category><![CDATA[Salvo Vitale]]></category> <category><![CDATA[Sevizio Pubblico]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category> <category><![CDATA[telejato]]></category> <category><![CDATA[Umberto Santino]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=225652</guid> <description><![CDATA[Quest’anno, per l’anniversario di Peppino Impastato, celebriamo il suo ricordo &#8211; tutti insieme, chi lo fa e chi non se ne accorge &#8211; chiudendo d’autorità la sua radio, Radio Aut. Radio Aut oggi si chiama Telejato, e sta a pochi chilometri da dov’era prima. Lotta contro la mafia, non contro la mafia generica ma proprio...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Quest’anno, per l’anniversario di Peppino Impastato, celebriamo il suo ricordo &#8211; tutti insieme, chi lo fa e chi non se ne accorge &#8211; chiudendo <strong>d’autorità</strong> la sua radio, Radio Aut. Radio Aut oggi si chiama Telejato, e sta a pochi chilometri da dov’era prima.</p><p>Lotta contro la mafia, non contro la mafia generica ma proprio contro i boss del paese. C’è sembre un pazzo a dirigerla, che allora si chiamava Giuseppe e adesso pure. Allora Peppino Impastato, il pazzo di Lotta Continua, nemico delle istituzioni e della gente perbene. Adesso Pino Maniàci, che le istituzioni – nella persona del governo Berlusconi prima e del governo Monti &#8211; non vedono l’ora di togliere di mezzo, con un’apposita legge che <strong>scatterà</strong> fra esattamente un mese. Le belle parole non costano. Ma la realtà è un’altra.</p><p>Fra i complici della chiusura della radio di allora ci furono i grandi giornali democratici (“E’ morto un terrorista sulla sua bomba”, la Dc di Palermo (con Lima e Ciancimino), i massimi giornalisti e intellettuali (Impastato chi?) e anche, onesti lettori, voi che eravate allora giovani ma quanto a <strong>distrazione</strong> non scherzavate.</p><p>A Scalfari non venne mai in mente di chiamare Peppino a scrivere su Repubblica. Manco sapeva chi era. Tu pensa se oggigiorno – ad esempio – a un grande democratico come Santoro può mai venire in testa di <strong>prendere</strong> il telefono e dire: “Maniàci, da oggi mi fai cinque minuti a settimana su Servizio pubblico”. Maniàci chi?</p><p>Va bene. E’ bello che, tanti anni dopo, a ricordare Peppino siano tutti d’accordo. Non ho mai sentito tante belle parole, sull’antimafia di allora, come in questi giorni. Ma io sono <strong>diffidente</strong>. D’accordo sugli eroi morti: ma sui vivi?</p><p>Io odio le polemiche fra compagni. Ma Peppino, allora, ha avuto accanto solo Umberto Santino, Salvo Vitale, Peppino Di Lello, il giudice Chinnici e pochissimi altri. Di cui – tanto per dire – Umberto è stato messo sotto querela, per conto dell’editore Einaudi (Berlusconi) da Roberto Saviano. Non è vero che Peppino è di tutti. A meno che non diventi di tutti anche Pino Maniàci.</p><p><a href="http://www.isiciliani.it" target="_blank">www.isiciliani.it</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/10/evviva-chiudiamo-radio-peppino/225652/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il filo della crisi europea</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/filo-della-crisi-europea/223487/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/filo-della-crisi-europea/223487/#comments</comments> <pubDate>Tue, 08 May 2012 17:08:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Orioles</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[bossi]]></category> <category><![CDATA[elezioni amministrative 2012]]></category> <category><![CDATA[elezioni amministrative Palermo]]></category> <category><![CDATA[elezioni Grecia]]></category> <category><![CDATA[elezioni presidenziali Francia]]></category> <category><![CDATA[Orlando Palermo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=223487</guid> <description><![CDATA[Tunisi, Atene, Parigi. Napoli, Milano, Palermo. Il filo è questo. In Europa, i popoli che vogliono disperatamente salvarsi dalla crisi. Intuendo che non è più la crisi di un governo o di una politica, ma proprio la crisi globale di un sistema. Davvero – pensa la gente comune – dobbiamo essere governati dalle banche, così...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Tunisi, Atene, Parigi. Napoli, Milano, Palermo. Il filo è questo. In Europa, i popoli che vogliono disperatamente salvarsi dalla crisi. Intuendo che non è più la crisi di un governo o di una politica, ma proprio la crisi globale di un <strong>sistema</strong>. Davvero – pensa la gente comune – dobbiamo essere governati dalle banche, così alla cieca? Davvero “pensano loro a tutto”? Le domande di svolta della vecchia Europa. Nel 1789, nel Quarantotto. Senza soluzioni apparenti (non subito, almeno) ma con un’idea chiarissima, travolgente: “non più coi vecchi nobili, non più con loro”. “E’ una <strong>sommossa</strong>, direi”. “Non, sire, c’est una révolution”.</p><p>* * *</p><p>Milano, Napoli, Palermo. Tre città italiane. Non stati di fantasia, non macroregioni. L’Italia, infatti, è una nazione di <strong>città</strong> – si è italiani per questo. Un popolo di antica cialtronaggine (fan presto a gabbarci ogni volta i Berlusconi, i Bossi, i Mussolini) ma d’altrettanto antica saggezza. L’Italia sa riflettere, messa alle strette. Sa usare i mezzi che trova. Non la protesta generica, il “tutti uguali” (che c’è pure peraltro: e ci mancherebbe) ma la grande arma dei popoli, la kratèia del dèmos: il voto.</p><p>Se si analizza adesso, a fase conclusa, lo scheletro delle tre elezioni si rimane sorpresi da un lato dal dilettantismo e superficialità delle “forze politiche” (il “terzo polo”, la “grande Padania”, il “meno male che c’è il Capo”, il “Consorte facci sognare”, e anche i vari Il Mio Partito &#8211; di Vendola, di Di Pietro, di Beppe Grillo, di Fini&#8230;) ; e dall’altro dalla maturità degli elettori, italiani “apolitici” e qualunquisti” <strong>napoletani</strong>.</p><p>A Napoli, non scheda bianca o protesto generico ma disciplinata convergenza sul candidato democratico e civile, e non demagogico, un magistrato. A Milano, ritorno senza mezzi termini alla Sinistra socialdemocratica (nel Dna di ogni grande e civile città europea), ma una sinistra non inciucista e “alla moda”, non dalemata.</p><p>A Palermo, dopo tre mesi di buffe chiacchiere dei “politici” (“vogliamo un Renzi anche noi” &#8211; “parliamo di cose nuove, siamo modenni!” – “un euro e il candidato lo scegli tu!”) Il popolo brutalmente ha risposto: “Qui, o mafia o antimafia. Viva Orlando!”.</p><p>Al militante sessantenne, udendo le voci eccitate dei ragazzi che gli davano le percentuali al telefoto, veniva in mente un vecchio striscione di vent’anni fa, in una facoltà occupata di Roma: “Fieri di essere siciliani”; quello degli studenti della Pantera, il <strong>movimento</strong> nato a Palermo che incendiò nel ’93 tutta Italia. E gli si inumidivano gli occhi, al vecchio coglione.</p><p>* * *</p><p>Problemi da risolvere ce ne sono tanti. Ma sono i problemi del costruire, non della <strong>rassegnazione</strong>. Ci sono fascisti ad Atene (per non dire in Francia). Ma sono minoritari, sotto controllo. Teniamoli d’occhio, e non facciamoci incantare dagli allarmi in mala fede di chi ha tollerato per vent’anni i fascisti Bossi, Maroni e La Russa. Il pericolo fascista per noi non sta Atene: sta a Verona, dove l’amico dei naziskin Tosi ha vinto le elezioni; sta nei miliardari che rispondono alla Bastiglia facendo crollare le Borse; sta in quel paesino della Brianza dove un sindaco del Pd caccia i bambini poveri dalle scuole, e ancora non è stato espulso con disonore.</p><p>* * *</p><p>Non contro i partiti. Ma neanche coi partiti. Usando con abilità i partiti, come a Napoli, come a Milano, come a Palermo, ma essendo capaci di dare al momento opportuno – come De Magistris, come Pisapia, come Orlando – la <strong>zampata</strong> decisiva. Non sulla strada rozza e povera, e parassitaria, di un Grillo ma su quella forte e vincente di un Nenni, di un Berlinguer, di un Sandro Pertini.</p><p>Altro che antipolitica. Ad Atene, in questo momento, in giacca ma senza cravatta, sale i <strong>gradini</strong> del palazzo di governo il leader di Democrazia Proletaria. A Parigi si canta in piazza, ed è maggio.</p><p>A Palermo, il partito dell’antimafia torna attraversando le piazze dove vent’anni fa piangemmo Falcone e Borsellino. Torna alla testa di un popolo che vuole <strong>sopravvivere</strong> e vivere, e che non ha dimenticato.</p><p><a href="http://www.isiciliani.it" target="_blank">www.isiciliani.it</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/filo-della-crisi-europea/223487/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Monti e la libertà di stampa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/28/monti-liberta-stampa/212224/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/28/monti-liberta-stampa/212224/#comments</comments> <pubDate>Sat, 28 Apr 2012 16:22:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Orioles</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Catania]]></category> <category><![CDATA[famiglia Rendo]]></category> <category><![CDATA[fiat]]></category> <category><![CDATA[Governo Monti]]></category> <category><![CDATA[Legge bavaglio]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Palermo]]></category> <category><![CDATA[Spagna]]></category> <category><![CDATA[telejato]]></category> <category><![CDATA[Villa Paradiso]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=212224</guid> <description><![CDATA[Povero Fardazza, non è riuscito a chiudere Telejato. Invece il professor Monti sì. Hai visto che fa fare la cultura? Un poveraccio qualunque, un “don” di media tacca (ma a Partinico importante) aggredisce, minaccia, fa tutto il suo onesto lavoro di boss mafioso e non conclude un tubo: Telejato continua a trasmettere e il maledetto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Povero Fardazza, non è riuscito a chiudere Telejato. Invece il professor Monti sì. Hai visto che fa fare la cultura? Un poveraccio qualunque, un “don” di media tacca (ma a Partinico importante) aggredisce, minaccia, fa tutto il suo onesto lavoro di boss mafioso e non conclude<strong> un tubo</strong>: Telejato continua a trasmettere e il maledetto Maniàci è ancora là. Invece ti arriva il professore, non si agita, tutto compìto e sorridente, e in capo a un mese da ogg, pufféte, Telejato non c’è più.</p><p>E’ vero che al professore una mano l’ha data, con una <strong>furba</strong> leggina, anche il buon Berlusconi. Ma per il punteggio non conta, vale chi segna il gol, non chi gli ha passato la palla. Anche perché la leggina di Berlusconi, il professore, sostanzialmente l’ha lasciata là.</p><p>Dei nostri valenti redattori, questo mese, uno non ha potuto fare il suo pezzo perché s’è dovuto trasferire al nord, non minacciato dalla mafia, ma dalla miseria. E’ uno che fa il giornalista da quindici anni. Un altro pezzo non è arrivato perché – ha tirato a pretesto lo scansafatiche – il suo autore era troppo stanco per scriverlo, dopo una decina di ore passate a spaccar <strong>marciapiedi</strong> come muratore precario. E’ uno che lavora con noi dall’85. Un terzo pezzo è arrivato in extremis perché il suo valente autore, che fa il giornalista circa dal ’95, in extremis è riuscito a trovare, almeno provvisoriamente, un posto dove dormire. Parlavamo – a proposito – di libertà di stampa.</p><p>A Catania, città felicissima, l’altro giorno hanno fatto una bellissima festa a tema, sul tema “Sicilia tradizionale del buon tempo antico”. La festa, difatti, si chiamava “Baciamo le mani party” ed era <strong>ospitata</strong> da uno dei più moderni e trendly locali etnei, la “Villa Paradiso dell’Etna” che certo, se fate vita mondana, conoscete.</p><p>Sarebbe da film di Pierino (come quasi tutto ciò che riguarda i notabili catanesi) se non ci fosse il particolare che “Villa Paradiso” è anche della Famiglia Rendo, quella che secondo dalla Chiesa “andava alla conquista di Palermo col beneplacito della mafia” e secondo Giuseppe Fava faceva parte dei “quattro cavalieri dell’Apocalisse”. Senza questo particolare sarebbero bastati, come dicono qui, “fischi e piriti”per sbarazzarsi dei buffi personaggi. Mentre invece a questo punto è<strong> necessario</strong> l’intervento del ministro dell’interno &#8211; che è di Catania e sa di che si parla – per dare, con un provvedimento esemplare, certezza del diritto ai sopravvissuti catanesi onesti.</p><p>Crolla (un quarto delle vendite in meno) la Fiat, che strozza gli operai, e sale invece (15 per cento di guadagni in più) la Volkswagen, che gli operai li tratta bene. Crolla l’occupazione giovanile in Italia, con un milione secco di posti in meno. Dimagriscono i bambini <strong>greci</strong> (è una notizia vera: all’Unicef risultano i più sottopeso d’Europa), il ventitré per cento dei quali vive in condizioni di povertà. E infine, in Spagna, il governo prepara leggi per<strong> punire</strong> (da due anni di galera in su) chiunque utilizzi l’internet per convocare manifestazioni di piazza. Spagna lungimirante, e noi ancora fermi ai semplici bavagli.</p><p><a href="http://www.isiciliani.it" target="_blank">www.isiciliani.it</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/28/monti-liberta-stampa/212224/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tradizioni siciliane  (e non)</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/06/tradizioni-siciliane/202588/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/06/tradizioni-siciliane/202588/#comments</comments> <pubDate>Fri, 06 Apr 2012 06:56:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Orioles</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Alfano]]></category> <category><![CDATA[Borsellino]]></category> <category><![CDATA[Crocetta]]></category> <category><![CDATA[Fava]]></category> <category><![CDATA[Ferrandelli]]></category> <category><![CDATA[Lumia]]></category> <category><![CDATA[primarie Palermo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=202588</guid> <description><![CDATA[La Sicilia per tradizione è governata da mafiosi o da interlocutori di mafiosi, regolarmente eletti dal popolo siciliano. Il presidente attuale non poteva sottrarsi a tale tradizione. Come sarà il prossimo presidente? Probabilmente analogo, perché: - i mafiosi e i loro amici sono uniti e perfettamente organizzati, hanno un Sistema; - gli antimafiosi sono divisi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La Sicilia per tradizione è governata da mafiosi o da interlocutori di mafiosi, regolarmente<strong> eletti </strong>dal popolo siciliano. Il presidente attuale non poteva sottrarsi a tale tradizione.</p><p>Come sarà il prossimo presidente? Probabilmente analogo, perché:</p><p>- i mafiosi e i loro amici sono uniti e perfettamente <strong>organizzati</strong>, hanno un Sistema;</p><p>- gli antimafiosi sono divisi e squacquarati. Una volta avevano un partito che bene o male li teneva insieme, ora che il partito se lo dovrebbero fare loro non ci riescono perché sono tutti primedonne. Ogni quattro anni si accapigliano per decidere chi è più primadonna delle altre, col popolo a gridare<strong> felice</strong> (per una breve giornata) “viva” o “abbasso”.</p><p>Il problema della Sicilia è la mafia, non ce ne sono <strong>altri</strong>. Lavoro, felicità, economia dipendono tutti da qui. Ma si preferisce far finta di essere a Stoccolma, chiacchierare di cose alte e “politiche” come se fossimo tutti gente civile.</p><p>In queste condizioni le primarie a Palermo &#8211; per esempio &#8211; sono una cosa futile (e facilmente infiltrabile, del resto). Una volta i candidati si discutevano nelle sezioni, di là nelle federazioni provinciali, poi nei congressi di partito che si tenevano regolarmente con precisi diritti e doveri. I partecipanti erano dei <strong>militanti </strong>attivi e non dei signori che passano una volta ogni quattro anni. Questo ai tempi della repubblica, un secolo fa.</p><p>A Palermo, la destra non è mai stata divisa e <strong>perdente</strong> come adesso. Se dovesse vincere, la colpa non sarebbe dei mascalzoni ma di Crocetta, Alfano, Lumia, Borsellino, Ferrandelli, Orlando, Fava e degli altri (egocentrici) amici nostri.</p><p>E la Lega, la povera Lega? E&#8217; una storia fascista, dall&#8217;inizio alla fine. L&#8217;adunata dei &#8220;puri e duri&#8221; a San Sepolcro, i camerati della prima ora, il Duce ha sempre ragione, ah se il Duce sapesse, la (malfidata) donna del Duce, i parenti della <strong>medesima </strong>(ieri il clan dei Petacci, ora il povero Trota)&#8230; Senza piazzale Loreto, per fortuna, e senza &#8211; ahimè &#8211; partigiani e Liberazione (Scalfari non è Parri, nè il governo un Cln&#8230;).</p><p><em>Vienimi a trovare anche su: <a href="http://isiciliani.it/" target="_blank">isiciliani.it</a></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/06/tradizioni-siciliane/202588/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Bentivegna</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/04/bentivegna/202211/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/04/bentivegna/202211/#comments</comments> <pubDate>Wed, 04 Apr 2012 07:52:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Orioles</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Bentivegna]]></category> <category><![CDATA[comunisti]]></category> <category><![CDATA[D'Onofrio]]></category> <category><![CDATA[nazismo]]></category> <category><![CDATA[Petroselli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=202211</guid> <description><![CDATA[Morire è scocciante sempre,  ma almeno Bentivegna, il compagno Bentivegna, il compagno Rosario (origini siciliane!) Bentivegna è morto bene. Non l’hanno ammazzato i tedeschi, non l’hanno ammazzato i fascisti, è morto nella sua Repubblica, nel suo letto, a novant’anni. E per soddisfazione finale ha avuto lo spettacolo dei fascisti incazzati, impotentemente incazzati. Non hanno dimenticato...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Morire è scocciante sempre,  ma almeno Bentivegna, il compagno Bentivegna, il compagno <em>Rosario</em> (origini siciliane!) Bentivegna è morto bene. Non l’hanno ammazzato i tedeschi, non l’hanno ammazzato i fascisti, è morto nella sua Repubblica, <strong>nel suo letto</strong>, a novant’anni. E per soddisfazione finale ha avuto lo spettacolo dei fascisti incazzati, impotentemente incazzati. Non hanno dimenticato niente, ma non ci possono far nulla perché loro hanno perso e Bentivegna ha vinto. In più, se volessero dire “quel ladro di Bentivegna” (o di Petroselli, o di D’Onofrio, fate voi: i comunisti) la gente gli riderebbe in faccia, perché sull’onestà dei compagni, <strong>della generazione di Bentivegna</strong>, nessuno ha mai potuto fare manco un pensiero.</p><p>E se dicessimo “quel ladro di S.”? O “quel ladro di B.”? Al bar Sport, come minimo, si accenderebbe una lunga discussione.  Ma stiamo allegri, lasciamo perdere, è primavera. Per le vie di Roma passano le coppiette che hanno marinato la scuola. Passano, inconsapevolmente, sotto le povere lapidi dei compagni e dei gentiluomini che qui sono <strong>morti in silenzio</strong>, a decine; che hanno vinto il nazismo. Esattamente per questo, hanno combattuto: perché i ragazzini potessero passare là sotto senza accorgersene, continuando a ridere, senza paura di niente.</p><p>Certo: la macchina divoratrice ronza ancora. Ciascuno di quei ragazzi, in realtà, passeggia <strong>sotto il mirino del sistema</strong>: non si presentano facili, le loro vite. Però, se ce l’abbiamo fatta a quei tempi, perché non potremmo farcela anche negli anni Trenta che si annunciano ora?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/04/bentivegna/202211/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Edo Gari, una vita per la giustizia e la verità</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/04/gari-vita-giustizia-verita/195507/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/04/gari-vita-giustizia-verita/195507/#comments</comments> <pubDate>Sun, 04 Mar 2012 16:48:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Orioles</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Catania]]></category> <category><![CDATA[ciancio]]></category> <category><![CDATA[Edo Gari]]></category> <category><![CDATA[giuseppe fava]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195507</guid> <description><![CDATA[Vent&#8217;anni fa il giudice Edo Gari - del quale mi onoro di essere stato amico &#8211; fu il primo magistrato catanese a sentenziare ufficialmente che Giuseppe Fava era stato assassinato dalla mafia per il suo impegno giornalistico contro i poteri della città. Gari non riuscì ad andare oltre l&#8217;&#8221;omicidio ad opera di ignoti&#8221;, ma ebbe...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Vent&#8217;anni fa il giudice <strong>Edo Gari </strong>- del quale mi onoro di essere stato amico &#8211; fu il primo magistrato catanese a sentenziare ufficialmente che <strong>Giuseppe Fava</strong> era stato assassinato dalla mafia per il suo impegno giornalistico contro i poteri della città. Gari non riuscì ad andare oltre l&#8217;&#8221;omicidio ad opera di ignoti&#8221;, ma ebbe la dignità e il coraggio &#8211; che mancarono alla maggior parte dei magistrati catanesi &#8211; di spezzare il cerchio della calunnia e dell&#8217;omertà.</p><p>A quel tempo, non solo imprenditori in rapporto con mafiosi come Ciancio e giornalisti depistatori come Zermo ma anche &#8220;intellettuali&#8221; colonne dell&#8217;università negavano la matrice mafiosa dell&#8217;assassinio, o sulle colonne de &#8220;La Sicilia&#8221; o con appositi libri (<em>La mafia di carta</em> di Tino Vittorio).<br /> Gli ultimi anni di Edo Gari sono stati amareggiati da traversìe, non sue ma di persone a lui care.<br /> Io lo ricordo con gratitudine, amico di tempi difficili, valido difensore &#8211; <strong>quando tutti tacevano</strong> &#8211; della giustizia e della verità.</p><p>(ANSA) &#8211; Catania, 4 marzo &#8211; E&#8217; morto questa mattina, per un infarto al miocardio, il presidente aggiunto dei Gip di catania, Edoardo Gari, 72 anni, che per 40 anni è stato in prima linea nell&#8217;attività giudiziaria nel capoluogo etneo. Attualmente stava presiedendo i riti alternativi del processo antimafia Iblis, su presunti rapporti tra Cosa nostra, imprenditoria e politica.<br /> Nella sua lunga attività da magistrato aveva commesso certamente una disattenzione: nell&#8217;ottobre dello scorso anno nove presunti affiliati alla cosca mafiosa Scalisi di Adrano, collegata al clan catanese Laudani, erano stati scarcerati per decorrenza dei termini: condannati in primo grado il 21 giugno 2010 a pene comprese tra 3 anni e 4 mesi e 8 anni e otto mesi, per mafia, un&#8217;estorsione e detenzione di armi, il Gup Edoardo Gari, che li aveva giudicati con il rito abbreviato, non aveva depositato le motivazioni della sentenza.<br /> &#8216;La scarcerazione di questi imputati &#8211; ammise Gari &#8211; è da addebitare a una mia mancanza. E mi brucia moltissimo. Ma c&#8217;è un problema di sostenibilità di lavoro, miracoli non ne possiamo fare e io alterno disperazione a serenità assoluta. E&#8217; stata una defaillance, ma la prima in quarant&#8217;anni di carriera&#8217;.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/04/gari-vita-giustizia-verita/195507/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tizian, Maniaci e Mazzeo: giornalisti contro tutti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/giornalisti-contro-tutti/186397/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/giornalisti-contro-tutti/186397/#comments</comments> <pubDate>Wed, 25 Jan 2012 15:39:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Orioles</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Antonio Mazzeo]]></category> <category><![CDATA[giornalisti]]></category> <category><![CDATA[Giovanni Tizian]]></category> <category><![CDATA[giuseppe fava]]></category> <category><![CDATA[mafia]]></category> <category><![CDATA[peppino impastato]]></category> <category><![CDATA[pino maniaci]]></category> <category><![CDATA[sicilia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=186397</guid> <description><![CDATA[Prima dell&#8217;internet ma soprattutto dopo, in Italia s&#8217;è formata tutta un&#8217;area di giornalisti professionisti (di solito, ma non necessariamente, iscritti anche all&#8217;albo ufficiale) che costituiscono ormai buona parte delle fonti d&#8217;informazione sugli argomenti “difficili”. Più liberi e più aggressivi delle grandi testate, hanno ormai consolidato un&#8217;esperienza di cui è difficile fare a meno. Siti, giornali...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Prima dell&#8217;internet ma soprattutto dopo, in Italia s&#8217;è formata tutta un&#8217;area  di <strong>giornalisti professionisti </strong>(di solito, ma non necessariamente, iscritti anche all&#8217;albo ufficiale) che costituiscono ormai buona parte delle fonti d&#8217;informazione sugli argomenti “difficili”.</p><p>Più liberi e più aggressivi delle grandi testate, hanno ormai consolidato un&#8217;esperienza di cui è difficile fare a meno. Siti, giornali locali, piccole televisioni, libri: provate a immaginare questo paese senza un reticolato d&#8217;informazione di questo tipo. Sul versante della lotta alle mafie, in particolare, si può dire che i colleghi dipendenti dalle testate “ufficiali” sono ormai (con tutto il rispetto per i singoli) una minoranza rispetto ai nostri. E spesso, quando vogliono trattare un argomento che la proprietà non ama, si rivolgono ai <strong>blog </strong>o ad altri contenitori “non ufficiali”.</p><p>Una volta, negli anni &#8217;50 e &#8217;60, questa rete alternativa esisteva pure, e si aggregava attorno alle (poche) testate e alle molte realtà locali dell&#8217;opposizione (specialmente comunista), che allora era vivace e “alternativa”. <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Spampinato" target="_blank">Spampinato</a></span> </strong>e <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mauro_De_Mauro" target="_blank">De Mauro</a></span></strong> del <em>L&#8217;Ora</em> ne sono un esempio, ma da un certo punto in poi &#8211; in coincidenza con la seconda generazione del movimento antimafia &#8211; la tendenza fu quella di farsi direttamente propri giornali: <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Fava" target="_blank">Giuseppe Fava</a></span></strong> ne è l&#8217;esempio maggiore. Non casualmente: in Sicilia, la regione più di frontiera in questo campo, contò ben otto giornalisti uccisi, ma solo un editore (la situazione non è cambiata) sostanzialmente monopolista su tutta l&#8217;informazione.</p><p>La terza generazione, di <strong>giornalisti  “non ufficiali” </strong>(ma, ripetiamo, non meno attendibili degli altri e anzi, liberi da tutele, un po&#8217; di più) coincise con l&#8217;avvento dell&#8217;Internet, e più in generale di un diverso approccio alle tecnologie.</p><p>I giornalisti capirono che un&#8217;emittente libera, un sistema di fotocomposizione, e più avanti tutto l&#8217;enorme continente nuovo della Rete, consentivano di bypassare più facilmente il sistema mediatico dei monopoli, inventandosi media nuovi e  portando il giornalismo libero su di essi. In questo senso, i precursori sono <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.peppinoimpastato.com/" target="_blank"><strong>Peppino Impastato</strong></a></span> e, anche in questo caso, Giuseppe Fava.</p><p>E siamo nei giorni nostri, quelli che stiamo vivendo. Il giornalista libero quasi sempre è un <strong>precario</strong>, è piuttosto evoluto con le tecnologie, è buon cronista di strada, attento ai particolari, ha una visione del background lucida e non occasionale. E&#8217; il giornalista tipico, oramai; essendo i colleghi più “fortunati” (o meno: dipende dai punti di vista) dotati di busta paga regolare una specie ormai evidentemente in via d&#8217;estinzione. Non è lontano il momento in cui il giornalismo “normale” (depurato dalle sue varianti di <em>infotainment</em>, sostanzialmente parassitarie) sarà esattamente questo.</p><p><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/11/giovane-cronista-precario-sotto-scorta-scritto-sulle-mafie-emilia/182982/" target="_blank">Giovanni Tizian</a></span></strong>, <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pino_Maniaci" target="_blank">Pino Maniaci</a></span></strong> e <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/" target="_blank">Antonio Mazzeo</a></span></strong> – i colleghi di cui ci occupiamo in questa nota: ma ce ne sono molti altri come loro – sono un esempio tipico di tutto questo.</p><p>Tizian è giovane, è sostanzialmente precario, collabora con testate “importanti” ma il suo impegno prioritario è in un soggetto di base (sociale e mediatico, molto articolato) come<strong> <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.dasud.it/" target="_blank">DaSud</a></span></strong>. Maniaci, il più anziano dei tre, è un cronista classico che però, anziché sulla carta stampata, si basa &#8211; come Impastato &#8211; sull&#8217;emittenza locale.  Mazzeo è uno specialista di argomenti specifici (territorio, antimafia, tematiche della pace) in cui ha raggiunto una certa autorevolezza e lavora essenzialmente sul web, con puntate sugli instant-book.</p><p>Per tutti e tre, vuoi per la crescita delle rispettive tecnologie vuoi per il  parallelo impoverimento della concorrenza ufficiale, le prospettive professionali sono ottime. Nessuno dei tre gode di  stipendio regolare, e anzi la condizione esistenziale di ciascuno di loro, sotto questo profilo, non è facile. Ma crescono  sempre di più come <strong><em>opinion maker</em></strong>, e in America gran parte dell&#8217;informazione di massa è fatta ormai da gente come loro.</p><p>Sia Maniaci che Mazzeo, e ora anche Tizian, sono oggetto di<strong> attacco senza remore</strong> da parte del Sistema. Maniaci è stato minacciato più volte, e ora lo è anche Tizian. Mazzeo, pochi giorni fa, è stato oggetto di un&#8217;iniziativa &#8211; per quanto mi risulta &#8211; senza precedenti, e cioè di una vera e propria iniziativa politica (sotto forma di <strong>interrogazione parlamentare</strong>) contro di lui, operata da un uomo politico &#8211; il senatore Nania – che si è sentito toccato dalle sue inchieste.</p><p>Adesso, la situazione è la seguente: Tizian è sotto scorta e &#8211; a parte gli amici di daSud e dei gruppi collegati, fra cui il nostro &#8211; rischia fra qualche mese di restare solo. Essendo stato minacciato in Emilia, e cioè in una regione civile (ma dovrebbe far riflettere il fatto che le minacce mafiose ormai arrivino anche lì) ha potuto contare sulla pronta mobilitazione di una serie di soggetti civili (Libera, Fnsi, Ossigeno ecc.) che là sono forti, e si sono mossi presto e bene. Ma dopo? E soprattutto, riuscirà a sopravvivere come giornalista (e cioè possibilmente non precario) senza dover diventare un personaggio mediatico, sostanzialmente ininfluente?</p><p>Maniaci fra pochi mesi non avrà più una televisione, grazie a una calibratissima leggina, si direbbe tagliata su sua misura, che toglie le frequenze alle tv minori. Una<strong> legge fatta, ovviamente, da Berlusconi</strong>; ma che il nuovo governo finora s&#8217;è guardato bene dall&#8217;abolire.</p><p>Per Mazzeo, infine, le prospettive sono forse le più oscure. In una zona, quella di Barcellona in Sicilia &#8211; dominatissima dalla mafia, istituzionalmente gestita su basi massoniche, con pochissimi soggetti di società civile fra cui l&#8217;Associazione Rita Atria, aggredita da Nania contemporaneamente a lui – in un posto del genere, che probabilità ha Mazzeo di poter continuare a esercitare i suoi doveri di giornalista-cittadino?</p><p>Tutte queste domande sono ovviamente rivolte &#8211; come si suol dire &#8211; alle Istituzioni, specie a quelle più nuove e più brillanti quindi di perbenismo. Sono rivolte ai Colleghi Importanti (quelli cui ahimè si rivolgono i perseguitati più ingenui) ma sono rivolte soprattutto a me stesso, <strong>a te che leggi</strong>, a tutti noi che facciamo e leggiamo questo giornale libero, e  gli altri giornali e siti come questo.</p><p>Ad aiutare i giornalisti veri (Giovanni, Pino, Antonio e tutti gli altri) sarà solo la Rete. La rete nel senso di <strong>Internet</strong>, che ormai dappertutto è il mezzo dove la gente arriva e di cui si fida, la rete nel senso di collegamento fra tutti noi – Antonio, Giovanni, Pino, Gian Carlo, Nando, Michela, Morgana, Norma&#8230; &#8211; che abbiamo interesse nella libertà di sapere e che ci divertiamo, pure, in questo bellissimo e umano, gioco.</p><p>E&#8217; debole chi &#8211; secondo lui &#8211; imbavaglia e minaccia, e siamo fortissimi noi tutti che rappresentiamo l&#8217;avvenire e che siamo capaci di descrivere il mondo, di  raccontare la vita di noi esseri umani. Rozzo mafioso o potente politico, ci fa solo sorridere di compatimento e di pietà.</p><p><strong>Organizziamoci</strong>, allora, portiamo la professionalità di ciascuno in un meccanismo comune, quello che stiamo costruendo, senza grandi parole, in questi mesi. Loro sono il medioevo fanatico, noi siamo Gutenberg e Martin Lutero. Loro minacciano e ringhiano, noi sorridendo insieme costruiamo.</p><p><em>Vieni a trovarmi anche su <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ucuntu.org/" target="_blank">www.ucuntu.org</a></span></strong></em></p><p><em><strong>Aggiornamento del 9 febbraio 2012, ore 13,15</strong></em></p><p>Ricevo e pubblico la lettera di rettifica inviatami dall&#8217;on. Nania, seguita dalla mia controreplica</p><p><em>Al blog de “Il Fatto Quotidiano”</em></p><p><em>Egregio Direttore Peter Gomez,</em></p><p>Le scrivo in merito al blog di Riccardo Orioles, ospitato sul sito internet de &#8220;Il Fatto Quotidiano&#8221;, all&#8217;indirizzo: <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/rorioles/" target="_blank">http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/rorioles/</a>; in cui si fa riferimento ad una mia recente interrogazione parlamentare (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&amp;leg=16&amp;id=625000 " target="_blank">A.S n. 4-06576</a></span>), attraverso la quale avrei, secondo Orioles, sottoposto il giornalista Mazzeo a &#8220;pressioni&#8221;.  Riporto le parole di Orioles per precisare meglio: <em>&#8220;Mazzeo,</em><em> </em><em>pochi</em><em> </em><em>giorni</em><em> </em><em>fa,</em><em> </em><em>è</em><em> </em><em>stato</em><em> </em><em>oggetto</em><em> </em><em>di</em><em> </em><em>un</em><em>’</em><em>iniziativa</em><em> – </em><em>per</em><em> </em><em>quanto</em><em> </em><em>mi</em><em> </em><em>risulta</em><em> – </em><em>senza</em><em> </em><em>precedenti,</em><em> </em><em>e</em><em> </em><em>cio</em><em>è</em><em> </em><em>di</em><em> </em><em>una</em><em> </em><em>vera</em><em> </em><em>e</em><em> </em><em>propria</em><em></em><em>iniziativa</em><em> </em><em>politica</em><em> </em><em>(sotto</em><em> </em><em>forma</em><em> </em><em>di</em><em> </em><em>interrogazione</em><em> </em><em>parlamentare</em><em>)</em><em> </em><em>contro</em><em> </em><em>di</em><em> </em><em>lui,</em><em> </em><em>operata</em><em> </em><em>da</em><em> </em><em>un</em><em> </em><em>uomo</em><em> </em><em>politico</em><em> – </em><em>il</em><em> </em><em>senatore</em><em> </em><em>Nania</em><em> – </em><em>che</em><em> </em><em>si</em><em> </em><em>è</em><em> </em><em>sentito</em><em> </em><em>toccato</em><em> </em><em>dalle</em><em> </em><em>sue</em><em></em><em>inchieste&#8221;.</em></p><p>Il giornalista Orioles nel suo blog,  riporta la notizia della mia interrogazione &#8211; un&#8217;attività svolta nell&#8217;esercizio del mio mandato e a difesa della verità -  e la definisce appunto “un&#8217;iniziativa senza precedenti&#8230;.” e allude ad una mia presunta responsabilità e volontà nel voler &#8220;censurare&#8221; il suo collega Mazzeo.</p><p>Nell’interesse di una corretta e completa informazione, vorrei ricordare al giornalista Orioles che:</p><p><strong>a)</strong> non è il sottoscritto che “<em>si è sentito toccato dalle sue inchieste</em>” ma l’amministrazione comunale di centrodestra nella quale mi riconosco.</p><p><strong>b)</strong> la mia interrogazione  è successiva a quella del sen. Lumia del 12 gennaio 2010 (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&amp;leg=16&amp;id=449399" target="_blank">A.S. n 4-02499</a></span>); la sua di attacco, la mia di difesa  ma entrambe rigorosamente legittime. Nella mia, ho semplicemente e doverosamente analizzato, punto per punto, il contenuto dell&#8217;interrogazione Lumia  e delle fonti dallo stesso ripetutamente citate;</p><p><strong>b)</strong> il nome di Antonio Mazzeo,  come fonte e suggeritore  dell&#8217;interrogazione Lumia, non è una mia invenzione ma  è fatto, e ripetutamente,  dallo stesso sen. Lumia  nella sua interrogazione e, quindi, gli addebiti di “esposizione” vanno mossi nei riguardi del senatore predetto;</p><p><strong>c)</strong> per quanto riguarda l&#8217;articolo di Orioles a difesa del suo collega Mazzeo, valgono, come per qualunque giornalista, le regole che disciplinano i loro doveri professionali: prima accertare la veridicità della notizia e, solo dopo, scrivere.</p><p>Le “sviste clamorose” in cui Mazzeo è incorso  sono  ben  evidenti da una lettura comparata delle due interrogazioni, mia e del sen. Lumia. (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&amp;leg=16&amp;id=449399" target="_blank">A.S 4-02499</a></span> del 12/01/10 a firma Lumia e la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&amp;leg=16&amp;id=625000 " target="_blank">A.S. 4-06576</a></span> del 12/01/12  a firma Nania)</p><p>La ringrazio per aver ospitato la mia replica e spero di aver contribuito ad una più completa informazione.</p><p>Auguri di buon lavoro.</p><p>(sen. avv. Domenico Nania)</p><p>* * *</p><p>Rispondo.</p><p><strong>a)</strong> L&#8217;on. Nania non ha nulla a che vedere con l&#8217;amministrazione di Barcellona P.G., guidata dal (cugino) sindaco Nania. E&#8217; una buona notizia per gli (scettici) cittadini di Barcellona</p><p><strong>b)</strong> L&#8217;interrogazione Lumia, che non attacca singoli giornalisti, segue la prassi della Camera dei Comuni, cui peraltro sarebbe difficile chiedere all&#8217;on.Nania di ispirarsi. Anche in Italia, tuttavia, non sono molti i precedenti di attacchi a singoli cronisti in atti parlamentari.</p><p><strong>Ancora</strong> <em>[seguendo l'alfabeto di Nania] </em><strong>b)</strong> &#8220;Fonte&#8221; o &#8220;suggeritore&#8221;? Sono due cose abbastanza diverse, anche se l&#8217;on. Nania non lo crede: noi giornalisti non &#8220;suggeriamo&#8221; ai politici; forniamo &#8211; a loro come a tutti i lettori &#8211; dati che alcuni di loro utilizzano ed altri no.</p><p><strong>c)</strong> Sulle &#8220;sviste clamorose&#8221; attendo specificazioni dell&#8217;on. Nania, che verranno serenamente sottoposte a verifica come qualunque altro dato. <em>En passant</em>, non ho alcun bisogno di &#8220;difendere&#8221; il collega Mazzeo (in genere considerato il cronista più attento ai fatti di Barcellona), ma ritengo semplicemente validi i suoi dati e autorevoli le osservazioni che ne ricava.</p><p>Mi scuso con i lettori e con l&#8217;on. Nania per la brevità di queste precisazioni, ma dilungarsi non è tecnicamente possibile (e sarebbe scortese verso chi ci ospita) in questa sede. Naturalmente torneremo su Barcellona, sperando di convincere anche l&#8217;on. Nania che trattasi (al di là di questo o quel dettaglio, e persino della locale geografia politica in cui l&#8217;onorevole ha tanta parte) di una delle capitali di Cosa Nostra, su cui l&#8217;attenzione giornalistica non sarà mai abbastanza.</p><p>Riccardo Orioles</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/giornalisti-contro-tutti/186397/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Nel nostro piccolo, un anno vittorioso</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/31/nostro-piccolo-anno-vittorioso/180954/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/31/nostro-piccolo-anno-vittorioso/180954/#comments</comments> <pubDate>Sat, 31 Dec 2011 11:03:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Orioles</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[giustizia]]></category> <category><![CDATA[i siciliani]]></category> <category><![CDATA[Morrione]]></category> <category><![CDATA[Peppe Fava]]></category> <category><![CDATA[Scidà]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=180954</guid> <description><![CDATA[L&#8217;anno che termina, in cui sono venuti a maturazione i temi più drammatici del nostro Paese &#8211; compreso il passaggio ormai evidentissimo da una civiltà di radici comunali e civiche, solidaristiche e occidentali, ad una meramente amministrativa e paternalistica, potremmo quasi dire confuciana &#8211; è stato, nel nostro piccolo, un anno vittorioso. Le vittorie son...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;anno che termina, in cui sono venuti a maturazione i temi più drammatici del nostro Paese &#8211; compreso il passaggio ormai evidentissimo da una civiltà di radici comunali e civiche, solidaristiche e occidentali, ad una meramente amministrativa e paternalistica, potremmo quasi dire confuciana &#8211; è stato, nel nostro piccolo, un anno vittorioso.</p><p>Le vittorie son due, entrambe apparentemente impossibili ma entrambe, a ben vedere, maturate da molto lontano. A Catania, dopo anni e anni di lotte &#8211; sostenute da pochissimi, tenacemente &#8211; abbiamo finalmente ottenuto la <strong>civilizzazione del Palazzo</strong>. Di quello della giustizia, naturalmente (il Palazzo politico, se esiste ancora, è ormai irrecuperabile del tutto); ed è la più antica lotta dei Siciliani, la prima delle battaglie &#8211; e son passati trent&#8217;anni &#8211; del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Fava" target="_blank">giornale di Fava</a>. Pochissimi, e nessuno con meno di cinquant&#8217;anni, sono in grado di comprendere la commozione profonda che nei cittadini migliori ha destato questa che altrove sarebbe stata una normalità banalissima &#8211; avere anche qui un magistrato degno di fede &#8211; e che a Catania vuol dire invece rivoluzione.</p><p>La seconda vittoria, collegata alla prima, è che riportiamo in campo l&#8217;antico e bellissimo nome dei <strong><em>Siciliani</em></strong>. E nella maniera migliore: non come nostalgia di superstiti ma come franca e tranquilla assunzione di responsabilità da parte di una <strong>nuova generazione di giornalisti</strong>, pochi ma non pochissimi, giovani ma non del tutto inesperti, che con semplicità e senza chiacchiere hanno accettato di sollevare loro questa bandiera, e non solo in Sicilia ma qua e là nel Paese.</p><p>Questo, fra i cataclismi e le fughe, in quest&#8217;otto settembre quotidiano che ci circonda, ci dà una serenità che nessun altro sfiora. Noi adesso sappiamo, con assoluta certezza, che questo Paese continuerà a vivere, che la storia d&#8217;Italia non finisce qui. Verranno tempi difficili, i re e i generali fuggiranno, ma i giovani resisteranno.</p><p>In questo cammino lunghissimo, costellato di dubbi e di errori, con l&#8217;orrore &#8211; a ogni fine giornata &#8211; di non essere stati all&#8217;altezza, è arrivata finalmente una risposta chiara: non importa se individualmente siamo all&#8217;altezza o no, hanno un peso relativo i nostri errori; ma siamo nel grande flusso della corrente, e la corrente è questa. Perciò <strong>accettiamo serenamente la nostra insufficienza</strong>, sapendo che disperazioni e superbie sono puerili, perché il fiume ci porta.</p><p>* * *</p><p>Saremo molto più soli, l&#8217;anno prossimo. Manca <strong>Scidà</strong>, manca <strong>Morrione</strong>. E&#8217; la vita, dice la ragione. Gli uomini vanno e vengono, nessuno di noi è immortale. Vivere a lungo è bene, ma davvero importante è vivere bene, rimanendo se stessi, continuando a fare. I tuoi questa fortuna l&#8217;hanno avuta, dice la ragione. Non hanno avuto paura, sono stati utili ai loro simili; e c&#8217;è chi li sta già continuando; la Città è più importante di noi, ed essi non l&#8217;hanno lasciata sola.</p><p>Questo dice la ragione, questo ed altro. Ma a me piacerebbe potergli telefonare ora, fargli gli auguri e tutto il resto.</p><p>* * *</p><p>Nei prossimi giorni i collaboratori dei <em>Siciliani</em> giovani cominceranno a ricevere i primi appunti per il prossimo numero e ci rimetteremo in moto. Ci sono due assemblee per i <em>Siciliani</em> giorno cinque, a Roma alle 17.30 e a Catania alle 21. C&#8217;è un sacco di piccole e grosse cose da fare, dal rifinire le gabbie-base all&#8217;elaborare la strategia complessiva dell&#8217;anno in corso, e in ciascuna di queste cose ci sono più esseri umani che debbono pensare da soli, pensare insieme, scambiarsi idee, far programmi comuni, lavorare. Fare insomma le cose che, <strong>da quando siamo scesi dall&#8217;albero</strong>, facciamo noi esseri umani. Speriamo di farle bene, e in ogni caso di farle con dignità. Il resto non dipende da noi.</p><p>Buon anno a tutti e &#8211; come diceva quel tale &#8211; restiamo umani.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/31/nostro-piccolo-anno-vittorioso/180954/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il nostro Scidà</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/22/orioles/172311/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/22/orioles/172311/#comments</comments> <pubDate>Tue, 22 Nov 2011 09:45:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Orioles</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Catania]]></category> <category><![CDATA[Fava]]></category> <category><![CDATA[mafia]]></category> <category><![CDATA[Santapaola]]></category> <category><![CDATA[Scidà]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=172311</guid> <description><![CDATA[Aiutò i ragazzi poveri. Difese la Città. Sembra che stia dormendo, e che sorrida Ha un lieve sorriso ironico, da ragazzo intelligente. L&#8217;aria, dalla finestra, gli passa leggermente fra i capelli. Ne muove a volte alcuni, arruffati e bianchi. Ed egli dorme. Dorme, nel buio della notte, la sua città. Dorme lo scippatorello, sognando un&#8217;infanzia...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Aiutò i <strong>ragazzi </strong>poveri. Difese la Città. Sembra che stia dormendo, e che sorrida</p><p>Ha un lieve sorriso ironico, da ragazzo intelligente. L&#8217;aria, dalla finestra, gli passa leggermente fra i capelli. Ne muove a volte alcuni, arruffati e bianchi. Ed egli dorme.</p><p>Dorme, nel buio della notte, la sua città. Dorme lo scippatorello, sognando  un&#8217;infanzia normale. E&#8217; in una delle statistiche più feroci d&#8217;Europa, quella della criminalità minorile catanese; ma i sogni sono liberi, ed egli sogna. Dorme il politico, sognando gli appalti dell&#8217;anno prossimo, Corso Martiri, miliardi. Dorme il padrone-editore, inquietamente. Dorme il suo giornalista, dorme (ma più innocente) la ragazza di vita. Dormono i magistrati collusi, digrignando i denti. Dorme il bottegaio minacciato, dormono i ragazzini di <strong>Addiopizzo</strong> che lo difendono da soli. Passa la rara guardia notturna, passano le ronde dei mafiosi. Questa è la sua città.</p><p>* * *</p><p>“Venni a <strong>Catania</strong>, giudice del Tribunale,  da Palazzolo&#8230;”. La città di Catania, a quei tempi, aveva al suo centro una grande piazza. Su un lato il palazzo di giustizia, cieco, sull&#8217;altro i carabinieri muti. Su un altro il grand hotel dove, settimanalmente, s&#8217;incontravano i padroni della droga. Su un altro ancora le bische della Famiglia <strong>Santapaola-Ferrera</strong>. Al centro, un gran monumento ai cui piedi si prostituivano i ragazzi che non avevano il coraggio di fare, per la dose quotidiana, una rapina.</p><p>Nella città si parlava, prudentemente. Ma non si scriveva. Si amministrava <strong>giustizia</strong> severa, contro i piccoli scippatori e ladruncoli che la miseria generava. Ma si chiudevano entrambi gli occhi di fronte ai ricchi mafiosi e ai loro imprenditori.</p><p>“Rendo, Graci, Costanzo, Finocchiaro!”. Furono gli studenti della città, in quegli anni, quelli che fecero i nomi. Non certo i magistrati. Con una sola eccezione.</p><p>“Mi concedano lor signori di esporre alcune considerazioni sullo stato della giustizia in questa città&#8230;”. Questo era lui, <strong>Giambattista Scidà</strong>, quello che ora dorme nella stanza accanto.</p><p>Non gli potevano dire di no: non puoi levare la parola a un magistrato, all&#8217;inaugurazione giudiziaria, una volta all&#8217;anno. E lui era un magistrato. “In nome del Popolo Italiano” c&#8217;è scritto sulle carte dei giudici. Lui ci credeva.</p><p>Così, garbatamente, prendeva la parola e cominciava a elencare cifre e dati. Le cifre dei ragazzini ammazzati, divorati vivi dalla “città matrigna”. I dati degli intrallazzi dei benestanti, magistrati compresi, comprese le mura e i tetti delle preture. Le cifre della città indifesa, abbandonata alla mafia e ai Cavalieri.</p><p>E passavano gli anni. Io lo conobbi per caso, da povero cronista, facendo il mio mestiere come lui faceva il suo. Presiedeva il tribunale dei minori, cioè il posto dove andava a finire la produzione del sistema. Ti distruggo il quartiere, ti nego la scuola, ti butto sulla strada, non ti do&#8217; lavoro, ti lascio la delinquenza come unica prospettiva. E poi ti ammazzo, o ti faccio ammazzare dei mafiosi, o nel migliore dei casi ti trascino qui, nel tribunale e in galera.</p><p>Giustizia e carceri minorili, prima di lui, erano gironi danteschi. Lì si veniva “giudicati” in serie come numeri; qui messi coi delinquenti grandi e spesso seviziati.</p><p>Con lui, tutto cambiò. Il tribunale diventò luogo di giustizia, dove ogni singolo caso veniva studiato e trattato con estrema attenzione. Nessun ragazzo fu mai abbandonato dopo. Famiglie, case-famiglia, comunità, assistenza individuale: spessissimo a spese del giudice, sempre per sua cura.</p><p>Il giudice dei minori a Catania – l&#8217;uomo che borghesemente avrebbe dovuto essere il principale nemico dei ragazzi di strada – veniva accolto come un padre nelle periferie e nei mercati. La giurisprudenza minorile di Catania divenne, e come tale fu vista, un modello per l&#8217;intera nazione.</p><p>* * *</p><p>Ma questa era solo una parte. Poi c&#8217;era quella “<strong>politica</strong>”; cioè di servizio alla polis, della Città. Per vent&#8217;anni Scidà fu fra i pochissimi che combatterono, non una volta ogni tanto ma ogni giorno, e non con mezze parole ma a pertamente, il sistema di potere catanese. Dai <strong>Cavalieri</strong> a Ciancio, dall&#8217;impresa e politica collusa alle infiltrazioni d&#8217;affari in tutti i palazzi: compreso quello di Giustizia.</p><p>Lui, <strong>Fava e D&#8217;Urso</strong> furono gli <strong>eroi</strong> incorruttibili di questa guerra. Giuseppe Fava lo ammazzarono nell&#8217;84. Scidà e D&#8217;Urso ne ripresero, coi suoi ragazzi, la lotta. Giuseppe D&#8217;Urso morì, di malattia misteriosa, nel &#8217;96. Scidà &#8211; dispersi i ragazzi di Fava, chiusi per la seconda volta i Siciliani &#8211; rimase solo. Dunque, dovette fare per tre.</p><p>“Bisogna difendere le leggi come le mura della città”, scrive <strong>Eraclito</strong>.</p><p>Egli si piantò dinanzi a quelle mura  con lancia e scudo come un guerriero antico. Nessuno gli fece paura, non pensò mai di arretrare. Facessero carriera gli altri, lo minacciassero pure. Non tradì la città né i suoi ragazzi. Dall&#8217;una lo richiamava il dovere, dagli altri una sconfinata pietà.</p><p>* * *</p><p>Il giornale, una volta, era sul percorso del tribunale minorile, fra gli alberi del viale. Io uscivo prestissimo dalla stanza dove dormivo, per andare a prendere il primo caffè; e lui, alla stessa ora, andava da casa, a piedi, al tribunale.</p><p>Mi si affiancava in silenzio, o io a lui, a mezza strada. Camminavamo muti, ognuno nei suoi pensieri, fino al piccolo chiosco del caffè. Da poco aveva perso una figlia, gli parevano futili le parole. Il barista, che ci conosceva, scaldava la macchinetta del caffè. Poi: “Buona giornata!”. “Buona giornata a lei!”. E ognuno al suo lavoro.</p><p>A volte andavo a trovarlo, nella casa ormai vuota, fra pile disordinate di carte e di libri antichi. Era un cultore di storia; il grande Le Goff, quando veniva  in Italia, spesso passava da lui. Così, la conversazione spesso inavvertitamente si spostava da Catania al Siglo de oro, a<strong> Cervantes</strong>, al lugar de la Mancha.</p><p>A volte, ma più di rado, capitava che pranzassimo assieme; di solito era quando andavo a trovarlo al tribunale.  “Pranza con me?”. “Andiamo”. E qui c&#8217;era un intoppo.</p><p>La macchina di servizio che lo attendeva fuori (col fedelissimo autista di cui non ricordo il nome) era un bene dello Stato;  poteva imbarcare il suo servitore Scidà dal tribunale a casa, visto che a ciò era destinata, ma tale privilegio non poteva assolutamente estendersi agli amici personali e privati. Non potendo far salire me (che sarebbe stato abusare), né lasciarmi a piedi (che sarebbe stato scortese), finivamo per andarcene a piedi tutt&#8217;e due, con l&#8217;autista che, solo in auto, ci veniva dietro. Per fortuna il clima catanese è mite e quelle mattinate erano – almeno nel ricordo – luminose e ridenti.</p><p>* * *</p><p>Cos&#8217;altro? So che dovrei parlare del caso Catania – l&#8217;ultimo – della Procura, delle cose importanti insomma. Va bene.</p><p>Catania non ha mai avuto un Palazzo di giustizia lontanamente paragonabile a quello palermitano. Giudici antimafia ce ne sono stati pochi, tre dei quali (<strong>Lima</strong>, Marino e Ardita) costretti, in un modo o l&#8217;altro, a farsi da parte. Liti fra diverse cordate, ultimamente Gennaro vs Tinebra, a parole opposte ma di fatto equivalenti. Polveroni ogni tanto. Impunità.</p><p>E dunque proposta di Scidà: prendiamo un <strong>giudice</strong> terzo, uno di fuori. Campagna contro Scidà dei poteri forti, cui una Procura funzionante non fa affatto piacere. Spreco di polemiche (Ziniti, Rizzo, Condorelli, Sicilia, Sudpress, Repubblica) contro Scidà e in sostegno di uno dei due contendenti indigeni, per lo più Gennaro, a volte in buona fede a volte meno. Sullo sfondo, grandi attese nel settore appalti: avremo una Procura che li controlli oppure no?</p><p>Scidà (e con lui Giustolisi, Finocchiaro, Travaglio e Orioles) spera di sì. Altri parlano d&#8217;altro, o alzano polverone. Alla fine, ovviamente, vince il buon senso: il Csm nomina un procuratore esterno, che s&#8217;insedia e comincia a esaminare le carte. Tutti applaudono, compresi coloro che l&#8217;avevano osteggiato fino all&#8217;ultimo, o per interessi politici (vedi sopra) o per semplice stupidità, e che a tal nobile scopo avevano fatto il possibile per linciare Scidà. Ma invece la giustizia ha trionfato e Scidà, oplita dei poveri, ha vinto.</p><p>* * *</p><p>E adesso è disteso qui, nella stanza vicina a quella in cui scrivo ed è piena notte. Nella sua casa, come sempre, non ci sono che persone buone: il fedelissimo Ferrera, la brava  Abeba, Titta, Giuseppe, Luca&#8230; Una donna ha portato dei fiori gialli, un&#8217;altra delle spighe di grano.</p><p>Ci sono due computer e una stampante, ma centinaia e centinaia di libri. Braudel, Lefebvre, Verga, Guicciardini,  i Canti, Mallarmé, Cervantes&#8230; vecchi amici. C&#8217;è il suo giornale di otto anni fa, Controvento, quello che il distributore non volle mettere in edicola perché “sennò Ciancio ci leva il pane”. Ci sono carte e fascicoli dappertutto. Ci sono, chi addormentato in poltrona chi su un divano, amici che gli vogliono bene. Lui, nella stanza accanto, dorme  sorridendo.</p><p>Avremmo dovuto parlare dei Siciliani, fra pochi giorni. Era fra i promotori, proprio in questa  casa ci siamo riuniti un mese fa.</p><p>“Mannaggia – penso – dovremo fare i Siciliani senza di lui”.</p><p>Fra poco è l&#8217;<strong>alba</strong>. Lontano, la notte s&#8217;è fatto impercettibilmente meno scura. “Senza di lui? &#8211; pensiamo &#8211; Chissà se davvero siamo senza”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/22/orioles/172311/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>Zitta zitta, la società civile segna punti a Catania</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/12/zitta-zitta-societa-civile-segna-punti-catania/170334/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/12/zitta-zitta-societa-civile-segna-punti-catania/170334/#comments</comments> <pubDate>Sat, 12 Nov 2011 18:54:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Orioles</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Catania]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[Europa]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=170334</guid> <description><![CDATA[Mi sarebbe piaciuto scrivere un bell&#8217;arti­colo di politica, sul governo di pri­ma e su quello che verrà. Ma non posso farlo per­ché non sono più autorizzato. Sono infatti un cittadino, o meglio un consumat­ore, ita­liano ed è stato appena deciso che di faccende del genere non debbono occuparsi più i cittadini (troppo ignoranti ed emotivi per occuparsene)...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mi sarebbe piaciuto scrivere un bell&#8217;arti­colo di politica, sul governo di pri­ma e su quello che verrà. Ma non posso farlo per­ché non sono più autorizzato. Sono infatti un cittadino, o meglio un consumat­ore, ita­liano ed è stato appena deciso che di faccende del genere non debbono occuparsi più i cittadini (troppo ignoranti ed emotivi per occuparsene) ma degli esperti bravissi­mi, molto molto più bravi di me e di voi. <strong>Saranno loro a decidere</strong> per tutti.</p><p>Questo è già successo diverse volte nella storia. In Grecia, quando è finita la <em>polis</em>, a Roma, quando è arrivato Cesare, nel me­dioevo in Italia, quando dopo i Comuni sono arrivate le Signorie. Non è che la gen­te fosse contraria, in questi casi. Troppa chiacchiera, troppi disordini, troppo poca abitudine &#8211; poco a poco – a uscir di casa. Meglio un governo tranquillo, un sovrano benevolo, che <strong>pensa per tutti</strong>.</p><p>Sta succedendo in <strong>Italia</strong>, e non so se è bene o male. Certo, dopo tutto quel Berlu­sconi qualcosa bisognava fare. E chi dice che gli abitanti italiani, dopo aver creato un Berlusconi, non ne creino prima o poi qualche altro? Europa e Ger­mania non si sono fidate. E noi, lavoran­do poco (preca­rio non è lavorare) dipen­diamo da loro.</p><p>Può darsi che vada bene così. Certo,<strong> non è democrazia</strong>. Ma chi la vuole davvero? I veneti? I commercialisti? I banchieri? I boss mafiosi? I calabresi, Catania? Gli im­prenditori del Ponte, quelli dell&#8217;Ex­po, la Borsa? Nessuno di questi soggetti, che or­mai sono il baricentro della Nazione, ha mai avuto molto a che fare con la democra­zia. Ovvio che si sia sfaldata così, nell&#8217;in­differenza generale, senza problemi.</p><p>E nemmeno <strong>l&#8217;Europa</strong>, così com&#8217;è, ha mol­to a che fare con la democrazia. E&#8217; sorta at­torno all&#8217;euro, e come primo passo anda­va bene. Ma è stato pure l&#8217;ultimo, purtrop­po. L&#8217;Europa, la nostra Europa, si suicidò traumaticamente nel &#8217;14, cent&#8217;anni fa. Stavolta si sta suicidando piano, per avarizia e noia. Senza popolo, senza stato, con tante banche ma neanche una su mae­stra di scuo­la o un giardiniere.</p><p>La crisi, come tutte le crisi, si può risol­vere. Ma c&#8217;è bisogno della politica per farlo, per fare le svolte drastiche (in termini di sistema) che ogni crisi richiede. Ma qui di politica non ce n&#8217;è più. Non c&#8217;è una politica di destra contrapposta a una di sinistra, o più moderata. C&#8217;è semplicemente il rifiuto della politica, la sua abolizione in quanto pericolosa per le idee che,<em> en passant</em>, po­trebbe mettere in testa ai consumatori. Niente referendum in Grecia, <strong>niente elezioni</strong> qui da noi.</p><p>Le elezioni, in Italia, sarebbero state vin­te con largo margine non dal “centrosini­stra” ma (di fatto) da una vera e propria <strong>si­nistra</strong>, ancorché moderata, quella di Bersa­ni e soci. Avrebbe un tale governo trovato il corag­gio di resistere ai precari, di imporre ai sa­crificati altri sacrifici, di lasciar mano libera per altri diciassette anni agli impren­ditori? Nel dubbio, meglio non correre il ri­schio e non far votare.</p><p>E noi? In che cosa si traduce, qui e ora, il <em>“pensa globalmente, agisci localmente”</em>? Abbiamo due esempi interessanti, qua a <strong>Catania</strong>. Il primo, quello della mobilitazio­ne della società civile sul tema importantis­simo, e prettamente istituzionale, di una <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/03/la-primavera-di-catania/168186/" target="_blank">credibile Procura</a></span>; e abbiamo vinto.</p><p>Il se­condo, quello della campagna – sem­pre delle associazioni della società civile &#8211; per l&#8217;istituzione dei <strong>referendum comunali</strong>; e an­che qui abbiamo vinto. In entrambi i casi, senza spaccare vetrine, senza alzare la voce, con una larga componente “modera­ta” (specie nel secondo caso) ma con una carica alternativa e democratica assoluta­mente evidenti. E &#8211; lo ri­petiamo per la terza volta &#8211; vincenti. E&#8217; un modello. E&#8217; il nostro<strong> modello politico</strong>, non di parti­to o ideologico ma civile. E&#8217; quello cui noi ci affidiamo perché sia salvato &#8211; ma vera­mente &#8211; il Paese.</p><p>Esso ha una ricaduta giornalistica, di giornalismo rigorosissimo ma impegnato. Anche qui il caso Catania fa testo: da una parte polemica serrata ma civile, senza urlare; dall&#8217;altra mobilitazione dei media di destra, e anche di sedicente “sinistra” , senza remore né di verità né di stile: qual­cuno è arrivato a nascondere ai lettori l&#8217;esi­stenza stessa della sconfitta di Gennaro, abolendone semplicemente il nome. E han­no vinto i civili.</p><p>Andiamo avanti così, con le forze di base, senza aspettarci regali (qualcuno a Catania si è lamentato che il grande Santo­ro qui si sia appoggiato, per la sua tv, al lo­sco Ciancio&#8230;) perché chi può fare regali di solito ha anche i suoi interessi. Con calma, con convinzione, senza mai entusiasmarci ma senza mai rallentare. Il lavoro ben fatto alla fine vince. Specie quando ha alle spalle un nome come <em><strong>i Siciliani</strong></em>.</p><p>Sarebbe bello pensare che &#8211; nel 2014, per esempio: cent&#8217;anni dopo – i popoli potreb­bero risvegliarsi, <strong>abbattere il muro di Bru­xelles</strong> come già quello di Berlino. Un&#8217;Euro­pa democratica! Un&#8217;Ita­lia europea! Una Si­cilia italiana! Una Cata­nia senza cavalieri! Ci pensate? Sembra impossibile, certo. Ma anche l&#8217;Urss di Breznev pareva eterna. La no­stra nomenklatura farà la stessa fine entro pochi anni.</p><p><em>Per conoscere meglio Riccardo Orioles: <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ucuntu.org/" target="_blank">www.ucuntu.org</a></span> </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/12/zitta-zitta-societa-civile-segna-punti-catania/170334/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>8</slash:comments> </item> <item><title>Il Kindle e i Siciliani</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/06/il-kindle-e-i-siciliani/168894/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/06/il-kindle-e-i-siciliani/168894/#comments</comments> <pubDate>Sun, 06 Nov 2011 16:52:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Orioles</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[giornali]]></category> <category><![CDATA[i siciliani]]></category> <category><![CDATA[kindle]]></category> <category><![CDATA[peppino impastato]]></category> <category><![CDATA[radio libere]]></category> <category><![CDATA[rete]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category> <category><![CDATA[sinistra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=168894</guid> <description><![CDATA[Il 15 Amazon presenta una versione economica del suo Kindle, che costerà (in America) solo 79 dollari. Non so quanto tempo ci vorrà per il mercato italiano (su cui in questi giorni Amazon si sta attrezzando con magazzini e distributori): tre mesi, sei mesi, l&#8217;anno nuovo? Il mercato italiano (ma anche tedesco e francese: cioè...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il 15 Amazon presenta una versione economica del suo <strong>Kindle</strong>, che costerà (in America)  solo 79 dollari. Non so quanto tempo ci vorrà per il mercato italiano (su cui in questi giorni Amazon si sta attrezzando con magazzini e distributori): tre mesi, sei mesi, l&#8217;anno nuovo?</p><p>Il mercato italiano (ma anche tedesco e francese: cioè non anglosassone, in definitiva) è molto indietro, nell&#8217;editoria elettronica, ma un supereconomico come questo arriverà senza dubbio anche qui. E segnerà una svolta, esattamente come fu per i primi telefonini economici: un aggeggio che prima era appannaggio di pochi nerd (danarosi) nel giro d&#8217;un paio d&#8217;anni finì in mano a ciascun ragazzino, con conseguenze epocali (da questo momento nessuno è più solo). La <strong>cultura di Facebook</strong>, che è il maggiore fra i partiti politici di questo momento, nasce proprio – tanto per dire &#8211; da quei primi goffi sms.</p><p>E questo che cosa c&#8217;entra con noialtri? Non lo so. Però, se domani presentano il primo telefonino con sms, o la Ford T, o il primo foglio di pergamena per scrivere, o il primo ebook reader sotto i cento dollari, allora non siamo semplicemente di fronte a un&#8217;invenzione ma a una <strong>svolta sociale</strong>, a una trasformazione. Il fatto che entro due anni ogni ragazzino italiano avrà, oltre al suo telefonino, anche il suo leggi-libri portatile è uno di questi momenti di trasformazione.</p><p>Perciò stiamoci attenti (almeno io) e teniamone conto in tutto ciò che facciamo. Noi produciamo cultura (cioè politica) e comunicazione fra esseri umani (il “giornalismo”). Entrambe, entro pochi anni dalla svolta, ne verranno in tutto o  in parte <strong>trasformate</strong>.</p><p>* * *</p><p>Nel 1976 l&#8217;area politica emergente (la nuova sinistra: gli indignados  di allora) produceva ben tre <strong>quotidiani</strong>: <em>il Manifesto</em>, <em>Lotta Continua</em> e il <em>Quotidiano dei lavoratori</em>, oltre a un numero indefinito di settimanali, riviste, e chi più ne più ne metta. Non venne mai in mente a nessuno di quei benemeriti compagni che forse, invece di tanti giornali piccoli, se ne poteva fare <strong>uno grosso, e comune</strong>.</p><p>La loro area di lettori, insieme con quella dei vecchi giornali “comunisti” come <em>L&#8217;Unità</em> e <em>Paese Sera</em>, fu quindi rapidamente travolta appena quancuno dell&#8217;<em>establishment</em> si accorse della sua esistenza, e fondò <em><strong>Repubblica</strong></em>. Che fece le sue fortune (chissà se qualcuno lo insegna a Storia del Giornalismo) esattamente coi movimenti del &#8217;77, di cui fece una cronaca seria e professionale (Carlo Rivolta) mentre i quotidiani “rivoluzionari”, ognuno rigorosamente per conto suo, facevano studi ideologici e volantini.</p><p>Contemporaneamente era successa una cosa, di cui nessuno si accorse tranne pochi (per esempio, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Peppino_Impastato" target="_blank">Impastato</a></span>). Erano nate le <strong>emittenti libere</strong>, efficienti, economiche, e con un potenziale impatto non inferiore a quello quei quotidiani. In Italia ce n&#8217;erano 253, vagamente raggruppate nella Fred (Federazione radio emittenti democratiche). Che però non riuscì mai a funzionare concretamente, a produrre anche un solo programma in comune, perché nessuna di queste emittenti era seriamente intenzionata a fare qualunque cosa con le altre duecentocinquantadue. I compagni “seri”, d&#8217;altra parte, erano troppo impegnati a farsi (ognuno per sé) i loro giornali e giornaletti per accorgersi che forse il mondo era un po&#8217; cambiato.</p><p>Così, <strong>ognuno per sé e Dio per tutti</strong>. I più esposti (Impastato) furono rapidamente ammazzati. I più seri e professionali (Umberto Gay di Radio Popolare) si conquistarono un bel pezzo di mercato e in parte ce l&#8217;hanno ancora. Tutti gli altri si dissolsero  semplicemente, passata la stagione. E un paio d&#8217;anni dopo, sul terreno che loro non avevano saputo coltivare, arrivò <strong>Berlusconi</strong>.</p><p>* * *</p><p>Di che cosa stavamo parlando? Ah, già, del nuovo Kindle. Io veramente volevo parlare dei <em><strong>Siciliani</strong></em>, della rete e di tutta l&#8217;altra mercanzia, ma mi son fatto prendere la mano. Vabbe&#8217;, ne parleremo un&#8217;altra volta. Il Kindle coi <em>Siciliani </em>non c&#8217;entra niente, compagni.</p><p>(O no?)</p><p><em>Per conoscere meglio Riccardo Orioles: <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ucuntu.org/" target="_blank">www.ucuntu.org </a></span></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/06/il-kindle-e-i-siciliani/168894/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>10</slash:comments> </item> <item><title>Catania vale la pena, si può fare</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/04/catania-vale-la-pena-si-puo-fare/168403/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/04/catania-vale-la-pena-si-puo-fare/168403/#comments</comments> <pubDate>Fri, 04 Nov 2011 08:30:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Orioles</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Catania]]></category> <category><![CDATA[Giambattista Scidà]]></category> <category><![CDATA[Giovanni Salvi]]></category> <category><![CDATA[giustizia]]></category> <category><![CDATA[i siciliani]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=168403</guid> <description><![CDATA[La statua della Giustizia a Catania fronteggia quella dei poveri pescatori, i Malavoglia, che sono un po&#8217; il cuore nascosto della città. Loro a guadagnarsi il pane su una barchetta, cercando di sopravvivere a mare e mafiosi – i quali da molto tempo non hanno più la coppola, ma il cappello elegante dell&#8217;uomo d&#8217;affari o...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La statua della Giustizia a <strong>Catania </strong>fronteggia quella dei poveri pescatori, i Malavoglia, che sono un po&#8217; il cuore nascosto della città. Loro a guadagnarsi il pane su una barchetta, cercando di sopravvivere a mare e mafiosi – i quali da molto tempo non hanno più la coppola, ma il cappello elegante dell&#8217;uomo d&#8217;affari o del politico in carriera. E lei a guardarli severamente, con uno sguardo che si fa sempre più assente man mano che dalla piazza di fronte s&#8217;inoltra nei palazzi del centro direzionale.</p><p>Ed è così da sempre, senza speranza. Mentre a <strong>Palermo </strong>il Palazzo di giustizia si rinnovava, esprimeva i Falcone, i Chinnici, i Caponnetto, i Borsellino, a Catania era sempre lo stesso, di trenta, di cinquanta o di cent&#8217;anni fa. Ogni tanto polemiche, guerre ad armi cortesi, con gran cannonate a polvere che non fanno male a nessuno. E intanto la città moriva.</p><p>Catania è la città d&#8217;Europa con la più alta <strong>criminalità minorile</strong>. Al centunesimo posto nelle classifiche di vivibilità dei centotrè capoluoghi italiani. La mafia più potente, i quartieri più abbandonati. La disoccupazione più alta, le ricchezze più dilaganti. Bottegai che falliscono, e il record nazionale dei centri comerciali. Una delle più alte storie del giornalismo italiano (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Fava" target="_blank">Giuseppe Fava</a></span>) ma un solo giornale ammesso.</p><p>Una città che si aggrega intorno a periodici grandi affari &#8211; ieri lo sventramento e Viale Africa, oggi Corso dei Martiri – che sono gli unici scopi d&#8217;esistere della sua classe dirigente.</p><p>Una città assassinata, una città senza giustizia.</p><p>Eppure, in questa città, s&#8217;è combattuto e si lotta per la <strong>giustizia</strong>. La giustizia nella società (i poveri centri sociali, l&#8217;Experia, il Gapa, i poveri preti di quartiere, i <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=173" target="_blank">padre Greco</a></span>) la giustizia dell&#8217;istruzione (ogni decina d&#8217;anni sorge un nuovo movimento di ragazzi), la giustizia dell&#8217;informazione libera (<em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/14/siamo-tutti-siciliani/163849/" target="_blank">I Siciliani</a></span></em> e tutti quelli che li hanno continuati). Ma il potere rimane duro, inossidabile, divoratore di tutto. Perché non ha mai avuto, ed è sicuro che non avrà mai, sanzioni.</p><p>Vediamo se questo adesso cambierà. Intanto, il segnale è forte. Nel più importante palazzo, adesso, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/03/la-primavera-di-catania/168186/" target="_blank"><strong>c&#8217;è uno che non ha amici o nemici</strong></a></span> fra i baroni. Uno che conosce Catania solo ed esclusivamente attraverso la legge. Se il gioco – adesso – avrà delle regole, nessuno può prevedere chi vincerà. Persino i poveri e le persone perbene  potrebbero arrivare a vincere, in una partita non truccata.</p><p>* * *</p><p>Ecco, si comincia ora. Ce n&#8217;è voluto, per arrivarci. La storia del <strong>giudice esterno</strong> non era affatto scontata, si sono mobilitate le forze – per impedirla – di tutti i poteri forti della città. Eppure, non gli è riuscito.</p><p>Il merito va a gente come il vecchio giudice <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://scida.wordpress.com/" target="_blank"><strong>Scidà</strong></a></span>, testardissimo, che da più di dieci anni va chiedendo un procuratore estraneo ai poteri catanesi; va ai giornalisti disinteressati che hanno avuto il coraggio di denunciare il Palazzo (e qui è giusto far dei nomi: Finocchiaro, Giustolisi e pochissimi altri); va alle associazioni della società civile che hanno preso posizione (chi prima, chi dopo, ma non importa&#8230;).</p><p>Va a ragazzi come quelli della <strong>Fondazione Fava</strong> di Palazzolo, il paese di Giuseppe Fava, che nel loro convegno a gennaio hanno avuto il coraggio di lasciar presentare le prove fotografiche che inchiodavano il malcostume del Palazzo.</p><p>Per questo sono stati accusati di essre degli “antimafiosi da salotto”; altri, fra cui il sottoscritto, dei “cattivi maestri”; al più pericoloso di tutti, Scidà, sono toccate le <strong>calunnie </strong>peggiori, mobilitando giornali grossi e giornalisti importanti.</p><p>E tutto è scivolato via come doveva, senza lasciare traccia, impotentemente.</p><p>La verità è contagiosa, ed è un duro compito (anche se ben retribuito) cercare di nasconderla perché non conviene.</p><p>La <strong>verità</strong>, il buon senso, l&#8217;ostinazione dei pochi, a lungo andare vincono, e non potevano non vincere anche in questo battaglia. L&#8217;informazione povera, e libera, l&#8217;ha affrontato da sola, senza contare su nessun potere; e alla fine è riuscita a vincere, a fare un bel regalo alla città.</p><p>Ecco, l&#8217;insegnamento è questo: <strong>vale la pena, si può fare</strong>. Persino cose “impossibili” – tipo <em>i Siciliani </em>– possono funzionare, con questo metodo. Verità, buon senso, e forza di volontà. E fra un mese cominceremo a vedere se è vero.</p><p>Per conoscere meglio Riccardo Orioles: <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ucuntu.org/Vale-la-pena-si-puo-fare.html" target="_blank">www.ucuntu.org</a></span></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/04/catania-vale-la-pena-si-puo-fare/168403/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Un giornalismo fatto di verità</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/25/un-giornalismo-fatto-di-verita/166225/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/25/un-giornalismo-fatto-di-verita/166225/#comments</comments> <pubDate>Tue, 25 Oct 2011 10:55:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Orioles</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Catania]]></category> <category><![CDATA[giornalismo]]></category> <category><![CDATA[giustizia]]></category> <category><![CDATA[i siciliani]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=166225</guid> <description><![CDATA[“Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza e la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente allerta le forze dell&#8217;ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo…”. Questa è la nostra idea di giornalismo, non quella degli effetti facili...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>“Un <strong>giornalismo </strong>fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza e la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente allerta le forze dell&#8217;ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo…”.</em></p><p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Fava#Fava_giornalista" target="_blank">Questa</a></span> è la nostra idea di giornalismo, non quella degli effetti facili e del clamore. Un giornalismo neutrale, non dipendente – neanche come favori leciti – da alcuno, ma apertamente schierato per gli <strong>interessi essenziali dei cittadini </strong>(fra cui una giustizia indiscussa, assolutamente al di là di ogni sospetto) e pronto, ogni volta che occorre, a prendere posizione.</p><p>Perché al lettore va data la <strong>“notizia”</strong>, ovviamente; ma questo ancora non basta: accanto alla notizia bisogna dare il contesto, senza di cui la notizia resta monca e incompleta e, in taluni casi, ambigua per difetto di completezza.</p><p>A questo ci siamo attenuti, nel <strong>“Caso Catania”</strong>, in questi anni e mesi. Insieme con pochi colleghi (Finocchiaro, Giustolisi, Travaglio e non molti altri) abbiamo cercato di fornire al lettore i dati essenziali della malattia della giustizia a Catania, dove &#8211; diversamente che a Palermo – la parola “Palazzo” ha sempre evocato complicatissime e non sempre innocenti manovre e non una semplice e secca applicazione della legge.</p><p>E&#8217; una malattia che viene da lontano, e che non può essere curata dal suo interno.</p><p>Perciò sempre più numerosi cittadini e soggetti della società civile si sono via via accodati alla soluzione proposta, ormai da anni, dal vecchio e integerrimo magistrato Scidà: chiamare un <strong>giudice terzo</strong>, uno non intromesso; dare a un “uomo di fuori” la cura del bene essenziale, la giustizia, che i vari locali notabili tirano ognuno a sé, privandone i cittadini; e poi andare avanti.</p><p>Questa opinione, isolata dapprima e poi sempre più popolare, è stata da noi sostenuta apertamente e ora, in questi giorni, verrà approvata o respinta da chi ne ha il potere.</p><p>Il Csm, fra pochi giorni, nominerà finalmente, dopo ogni rinvio possibile, il nuovo magistrato a Catania; e qui comincerà una <strong>stagione nuova</strong>. O migliore dell&#8217;altra, essendovi finalmente un Palazzo efficiente; o sprofondata nel peggio, ribadendo la prassi della giustizia come potere dei potenti, o per atto o per omissione. In entrambi i casi, noi avremo fatto il nostro dovere.</p><p>Questa storia, che non è affatto locale, serve anche per illustrare, senza troppe parole, come intendiamo fare (rifare) <em>i Siciliani</em>. <em><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/31/e-di-nuovo-il-momento-dei-siciliani/154405/" target="_blank">I Siciliani Giovani</a></span> </strong></em>proseguirà, semplicemente, sulla stessa strada. Informazione e servizio pubblico, lotta ai poteri asociali e ricostruzione della società.</p><p>Non inventiamo niente, di nuovo c&#8217;è solo <strong>l&#8217;internet</strong>, col suo concetto di rete che va ben al di là delle tecnologie e che profondamente s&#8217;inserisce (forse più che in ogni altro caso in Italia) nella nostra storia.</p><p>Attenzione: siamo già in fase operativa, nel senso che da alcuni giorni è già aperto il palinsesto del numero uno, quello che uscirà il<strong> primo dicembre</strong>. Pertanto è necessaria un&#8217;accelerazione di tutto.</p><p>Finora è stato sostanzialmente il gruppo di progettazione (Salici, Gubitosa, Guglielmino e Nicosia) a fare il lavoro di fondazione, e l&#8217;ha fatto nei tempi previsti e bene. Ora bisogna completare il lavoro di base (siti, ezine, link, struttura aziendale, tipografia) e farlo mentre già si comincia a lavorare sui contenuti.</p><p>Nei prossimi giorni e settimane contatteremo quindi, nelle varie città, i colleghi, gli amici, le testate e i gruppi che sono interlocutori e co-protagonisti di questa impresa.</p><p>Ma vorremmo che già prima, spontaneamente, essi stessi cominciassero a fare <strong>proposte</strong>, a buttar giù idee, a mettere in cantiere servizi e iniziative. Senza bisogno di chiedere permesso a nessuno, e meno che mai a noi stessi, perché questa non è un&#8217;impresa nostra, ma di tutti.</p><p>Tutti coloro che lottano per una <strong>società più civile</strong>, da oggi o da trent&#8217;anni, a Palermo o a Milano, giovani d&#8217;età o di testa, hanno il diritto di starci dentro. Con l&#8217;obbligo di starci dentro degnamente, ché non è un gioco.</p><p>E&#8217; un momento magnifico, per mettersi in cammino. <strong>La notte sta terminando</strong>, amici che non conosciamo ci aspettano; lo zaino è quasi pronto. Nel buio che a poco a poco s&#8217;illumina, la strada ancora una volta ci chiama.</p><p><em>Per conoscere meglio Riccardo Orioles: <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ucuntu.org/" target="_blank">Ucuntu.org</a></span> </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/25/un-giornalismo-fatto-di-verita/166225/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>Siamo tutti Siciliani</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/14/siamo-tutti-siciliani/163849/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/14/siamo-tutti-siciliani/163849/#comments</comments> <pubDate>Fri, 14 Oct 2011 11:50:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Orioles</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Antimafia]]></category> <category><![CDATA[i siciliani]]></category> <category><![CDATA[mafia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=163849</guid> <description><![CDATA[A Barletta le operaie muoiono per 4 euro l&#8217;ora. A Torino, per decisione di un tale, se ne va la Fiat. A Roma si discute di molte cose, ma non – soprattutto – di questa. E&#8217; la classica uscita all&#8217;italiana. Dopo i Borboni, Crispi. Dopo Mussolini, Badoglio. E dopo Berlusconi, Montezemolo, Letta, un qualunque banchiere...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>A Barletta le operaie muoiono per 4 euro l&#8217;ora. A Torino, per decisione di un tale, se ne va la Fiat. A Roma si discute di molte cose, ma non – soprattutto – di questa. E&#8217; la classica uscita all&#8217;italiana. Dopo i Borboni, Crispi. Dopo Mussolini, Badoglio. E <strong>dopo Berlusconi</strong>, Montezemolo, Letta, un qualunque banchiere o un qualunque imprenditore. Vent&#8217;anni di governo-imprenditore di destra, e poi altri venti &#8211; secondo loro &#8211; di governo-imprenditore di&#8230; di che cosa?</p><p><strong>Esiste una maggioranza</strong> in Italia, che vince nei referendum, vince nei sindaci e vincerebbe alla grande, se la lasciassero votare, in qualunque altra elezione.E&#8217; una maggioranza sociale, molto prima che politica. Se la politica si adeguerà (Pd, Idv, Sel e compagnia) bene. Se no, questa maggioranza farà la sua politica  lo stesso. La farà più lentamente, magari con più inciampi, ma che la farà – al tempo di Internet – ormai è fuori discussione.</p><p>* * *</p><p>Parlare dei <em><strong>Siciliani</strong></em>, in un momento come questo, ha un significato preciso. I <em>Siciliani </em>sono stati una delle primissime voci, e dei primi soggetti militanti, della società civile. Non si parlava delle escort di Berlusconi, a quel tempo, si parlava degli imprenditori mafiosi – e cioé del potere. Se ne parlava direttamente e senza mediazioni, muro contor muro.</p><p>Se ne parlava all&#8217;interno di un <strong>blocco sociale </strong>preciso, i giovani delle facoltà e delle scuole, il ceto medio più civile, e – per brevi momenti – nel corpo della plebe siciliana. Pochi operai, poche fabbriche, ma emarginazione e miseria e un&#8217;atavica storia, non dimenticata, di ribellioni.</p><p>Non era ovvio il legame, a quel tempo, fra le fabbriche del nord e i nostri quartieri. Gli operai siciliani in Fiat lottavano come tutti gli altri. Ma tornando in Sicilia trovavano un altro mondo.</p><p>Da allora sono passati trent&#8217;anni. La mafia, il <strong>potere mafioso</strong>, non è più siciliano. Sta dilagando a Milano, a Roma è nel partito di governo. La fabbrica &#8211; Marchionne insegna &#8211; non è più la patria intangibile, ma il luogo dell&#8217;insicurezza e del non-diritto. “Lavoratore” vuol dire, a nord e a sud, tante cose, ma principalmente non avere un posto fisso e dei diritti legali. Sempre più spesso, “precario” sostituisce “impiegato” e “operaio”.</p><p>* * *</p><p>La lotta radicalissima di trent&#8217;anni fa, contro la mafia imprenditrice e tutto il suo potere è quindi più attuale ancora di prima. Ci manca, quella lotta. Ci manca un&#8217;antimafia complessiva, terreno per l&#8217;unità delle forze &#8211; dei giovani, dei precari, di tutti i non-cannibali del Paese &#8211; e per un nuovo patto di generazione. Per un nuovo rapporto col nostro Stato, che dobbiamo difendere ma che dev&#8217;essere nostro, com&#8217;era stato fondato. <strong>L&#8217;antimafia</strong>, la militanza antimafia, la cultura antimafia, il governo antimafia, in questo preciso senso sono il possibile inizio di qualcosa.</p><p>* * *</p><p>I <em>Siciliani </em>era un giornale, e anche <strong><em>Siciliani Giovani</em> </strong>vuol esser tale. Ma i <em>Siciliani </em>erano molto più di un giornale, erano un punto di partenza e un motore. E anche noi, ora, vorremmo essere tali. In Sicilia? No. Nel Paese. Da soli? No. In rete con altri, con serietà e modestia, tutti insieme.</p><p>“Siciliani” per noi non indica un pezzo di terra, una regione, ma il simbolo di una lotta di tutti, il luogo dove la lotta è iniziata – ma non dove sarà decisa. A Milano come a Catania, a Modica come a Ovada, in questo siamo tutti Siciliani.</p><p>* * *</p><p>E&#8217; terminata la prima fase di progettazione, e da domani cominciamo a lavorare al <strong>numero uno </strong>di questo nuovo/antico giornale. Rinasce con la rinascita del Paese, nelle stesse settimane e negli stessi mesi. Guarda davanti a sé, senza voltarsi indietro. Con una parola di lotta – la Marsigliese, i Siciliani – ed una di speranza. Quel giovani è la storia d&#8217;Italia, quante volte tradita dai patriarchi, quante volte salvata dai giovani senza-potere.</p><p><em>Per conoscere meglio Riccardo Orioles: <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ucuntu.org/Questi-mesi-Si-preparano-i.html" target="_blank">www.ucuntu.org</a></span> </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/14/siamo-tutti-siciliani/163849/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>6</slash:comments> </item> <item><title>Telejato e Santoro&#8230;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/13/telejato-e-santoro/163504/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/13/telejato-e-santoro/163504/#comments</comments> <pubDate>Thu, 13 Oct 2011 07:30:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Orioles</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Michele Santoro]]></category> <category><![CDATA[pino maniaci]]></category> <category><![CDATA[servizio pubblico]]></category> <category><![CDATA[telejato]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=163504</guid> <description><![CDATA[Una bella notizia dal nuovo sito di Santoro, Serviziopubblico.it: in tre giorni hano raccolto circa 400mila euro di donazioni! Un attestato di stima, affetto e anche voglia di non avere bavagli, di informazione libera. Ma l&#8217;informazione libera (e strangolata) c&#8217;è anche altrove: per esempio nel cuore della mafia, a Partinico. La fa Pino Maniaci, con...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Una bella notizia dal nuovo sito di Santoro, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.serviziopubblico.it/" target="_blank"><strong>Serviziopubblico.it</strong></a></span>: in tre giorni hano raccolto circa <strong>400mila euro</strong> di donazioni! Un attestato di stima, affetto e anche voglia di non avere bavagli, di informazione libera.</p><p>Ma l&#8217;informazione libera (e strangolata) c&#8217;è anche altrove: per esempio nel cuore della mafia, a Partinico. La fa <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it-it.facebook.com/pages/Pino-Maniaci/68751630529" target="_blank">Pino Maniaci</a></span></strong>, con <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.telejato.it/" target="_blank">Telejato</a></span></strong>. Picchiato dai mafiosi, minacciato sui muri (<em>&#8220;W la mafia, Sei lo schifo della terra&#8221;</em> e bara accanto) e alla fine ora pure imbavagliato, con la nuova leggina anti-piccole tv.</p><p>E allora? Sentiamo un lettore del <em>Fatto</em>, Mario 75: <em>&#8220;Il </em>Fatto <em>parteciperà alla realizzazione del nuovo programma di Santoro. Non sarebbe una buona idea quella di creare nell’ambito del programma una rubrica, un qualsiasi tipo di <strong>collegamento con Telejato</strong>?&#8221;</em></p><p>Mario 75 non è una persona importante, e non lo è neanche Pino Maniaci: però l&#8217;idea non è male. <strong>Ehi, Santoro, ce lo facciamo un pensierino?</strong> Se lo merita, il collega Maniaci, uno piccolo spazio nel servizio pubblico oppure no? (Ma prima che lo facciano fuori, per favore. Non aspettiamo ogni volta i funerali, come per Mauro, come per Peppino…).</p><p><em>Mauro Biani e Riccardo Orioles</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/13/telejato-e-santoro/163504/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>20</slash:comments> </item> <item><title>Jobs, Gates, il computer e il Sessantotto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/07/jobs-gates-il-computer-e-il-sessantotto/162710/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/07/jobs-gates-il-computer-e-il-sessantotto/162710/#comments</comments> <pubDate>Fri, 07 Oct 2011 12:36:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Orioles</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[apple]]></category> <category><![CDATA[Bill Gates]]></category> <category><![CDATA[computer]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[Microsoft]]></category> <category><![CDATA[sessantotto]]></category> <category><![CDATA[steve jobs]]></category> <category><![CDATA[Windows]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=162710</guid> <description><![CDATA[Computer e Sessantotto sono fratelli. E anche il post-capitalismo, qualunque cosa sia e comunque lo si chiami. Ne parlavamo una dozzina di anni fa, nel Pleistocene della Rete&#8230; Il computer è una bestia grossa e libidinosa, un po’ come un transatlantico o una locomotiva. Ha un centinaio di lucine accendi-e-spegni in successione, un ronzìo da...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>Computer e Sessantotto sono fratelli. E anche il post-capitalismo, qualunque cosa sia e comunque lo si chiami. <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.clarence.com/contents/societa/tantoperabbaiare/991117.html" target="_blank">Ne parlavamo una dozzina di anni fa</a></span>, nel Pleistocene della Rete&#8230;</em></p><p>Il <strong>computer </strong>è una bestia grossa e libidinosa, un po’ come un transatlantico o una locomotiva. Ha un centinaio di lucine accendi-e-spegni in successione, un ronzìo da dinosauro abbioccato e un sacerdote apposito, il Tecnico Edp, interamente votato a Lui. Tu, comune mortale, puoi addirittura parlargli. Pondera bene prima la domanda, però. Poi scrivila sulla foglia di papiro, mettiti in fila davanti al sacerdote, e quando sarà il momento prenderà il tuo papiro e lo darà da ingoiare, cerimoniosamernte, al computer. Sarà il sacerdote a dirti quando dovrai tornare per la risposta, e anche a interpretare per te i versi &#8211; i computer non parlano come gli esseri umani. E&#8217; stato con un computer così, una parasanga d&#8217;anni fa, che siamo riusciti &#8211; la Bestia occupava quasi completamente il pianterreno &#8211; a estrapolare clandestinamente un valzer, di circa venticinque secondi, all&#8217;istituto di fisica di una certa città. Gli uomini del Duemila riusciranno &#8211; era il nostro audace pensiero &#8211; a ottenere musichette di almeno un quarto d&#8217;ora, e forse ancora di più (non era affatto il Duemila, a quel tempo. O forse invece sì, visto che era il <strong>Sessantotto</strong>. Ma questa è una storia diversa).</p><p>Tutto questo per dire che ci volle un bel po&#8217; di sessantotto (che c&#8217;entra? Non lo so: però c&#8217;entra) per fulminare nel cervello d&#8217;un paio dozzine di ragazzi l&#8217;idea che forse il computer poteva essere anche una cosa più alla mano, del genere giradischi e/o televisione. La storia la conoscete: i due tizi che trafficano circuiti in un garage, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Steve_Jobs" target="_blank">il più matto dei due</a></span> che si vende il Volkswagen per finanziare la ricerca (nel Volkswagen c&#8217;era naturalmente l&#8217;adesivo <em>make-love-not-war</em>: non dimenticate questo particolare, perché è importante), altri mille dollari trovati in prestito e&#8230; e nasce<strong> l&#8217;Apple II</strong> dei primordi, il computer cugino del televisore.</p><p>E&#8217; una bellissima storia americana, fino a questo punto. Naturalmente nessuno prendeva sul serio <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Steve_Jobs" target="_blank">Jobs</a></span> </strong>e <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;source=web&amp;cd=4&amp;sqi=2&amp;ved=0CD0QFjAD&amp;url=http%3A%2F%2Fit.wikipedia.org%2Fwiki%2FSteve_Wozniak&amp;ei=U76OTvGAJKGf0QWv8vUJ&amp;usg=AFQjCNFT0nrhRqXzvMCKjh7ohR78pmXD7g&amp;sig2=fwQa3RenR15vpO8rYFzxUg" target="_blank">Wozniak</a></span> </strong>(i nostri due del garage), anzi non si sapeva nemmeno che esistessero. I computer &#8220;veri&#8221; (cioè i bestioni da mezza tonnellata, quelli col sacedote e tutto il resto) venivano prodotti dalla Ibm &#8211; tutti quelli che esistevano sul pianeta, meno una cinquantina d&#8217;eccezioni. Com&#8217;è come non è, l&#8217;Apple II (e i Commodore, i Sinclair, gli Star, i ZX) sfondano sul mercato per una stagione. Questo non vuol dire niente, di per sé: siamo in America, e ci vuole un momento per capire, quando sfondi al mercato, se sei i <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;source=web&amp;cd=1&amp;ved=0CCUQFjAA&amp;url=http%3A%2F%2Fit.wikipedia.org%2Fwiki%2FFratelli_Wright&amp;ei=YOmOTrjsNeKj0QWbhtA0&amp;usg=AFQjCNGTXXUn84JyvWIrOd-vgbrhOMRmaQ&amp;sig2=lQcHDMfSN85duOEz7cquzw" target="_blank">fratelli Wright</a></span> o solo l&#8217;inventore del Tamagotchi. Comunque l&#8217;affare c&#8217;era, e per questi motivi la Ibm (il cui presidente fino a poco prima sghignazzava selvaggiamente quando gli parlavano di mettersi a vendere computer piccini) decise di dedicare una sua divisione alla produzione di questa specie di computer-giocattolo. Siccome avevano un efficiente ufficio marketing, trovarono anche un nome serio per questa roba &#8211; li chiamarono<strong> &#8220;personal computer&#8221;</strong>, abbreviato in pc. Dopo di che, il problema era di trovare un programma per farlo funzionare, il sistema operativo, come si dice.</p><p>Scusa: e non se lo potevano fare loro? Certo che sì: ma per tanti buoni motivi (il principale dei quali, secondo me, era che avevano troppa puzza al naso) decisero di appaltarlo fuori. Si presentarono <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bill_Gates" target="_blank">Bill Gates</a></span></strong> e alcuni altri.</p><p>Ora, il problema della Ibm, quanto al computer-giocattolo, era il seguente: computer-giocattolo sì, ma stando attenti a non far <strong>concorrenza </strong>ai computer veri. Sui computer veri ci campavano, loro (immaginate la Fiat che si mette a produrre automobili a energia solare, impulsi orgonici e pedali: tutto bellissimo, ma a condizione che non vadano più veloci e non consumino di meno della Punto, della Bravo, della Panda e persino della Duna). Il primo sistema operativo presentato aveva prestazioni espandibili ed era bestialmente veloce. Scartato. Il secondo era una scheggia, aveva l&#8217;ufometro incorporato e faceva il caffè. Scartato. Il terzo era Bill Gates.<em> &#8220;Beh, funzionare funziona. Certo, sopra i 640Kb di memoria non potrà andare mai&#8221;</em>. Approvato! E nasce l&#8217;<strong>Ms-Dos</strong>. (Break: forse a questo punto vi sarà venuto il sospetto che sto scrivendo su un Macintosh. Avete indovinato. Però&#8230;)</p><p>Allora: L&#8217;Ms-Dos 2 deve restare compatibile con l&#8217;MsDos 1. L&#8217;Ms-Dos 3 deve restare compatibile con l&#8217;Ms-Dos 2. E così via: 4, 5, 6, 7, sempre con gli stessi 640k di limite obbligato. Poi arriva il <strong>Windows</strong>, ma deve restare compatibile pure lui: per cui il Windows 3.1, in realtà, è un Ms-Dos col parrucchino. Scusa, ma i ragazzi del garage che diavolo stanno facendo, nel frattempo? Niente. Siccome non hanno mai visto un dollaro in vita loro, mettono in vendita le loro preziose macchinette (che nel frattempo sono diventate anche &#8220;amichevoli&#8221;: mouse, menù a tendine, interfaccia <em>fool proof</em>, cioé a prova di cretino: ho imparato a usarle pure io), le mettono in vendita, dicevo, a un prezzo spropositato: ciascuna viene a costare un chiliardo di dollari, più venti conchiglie e sei francobolli. Le macchine della Ibm, invece, si vendono come il pane: i boss della Ibm, o perché machiavellici o perché cogl&#8230;, le lasciano <strong>copiare </strong>a chi vuole. Così si mettono a fabbricarle a Cincillao, a Shangrillà, a Singapore: le vendono a prezzi stracciati (tre tornesi l&#8217;una, e un asciugacapelli in omaggio) e riempiono l&#8217;intero pianeta di computer non proprio straordinari, però reali.</p><p>Ok? Riepilogo della storia americana: scena prima, l&#8217;America inventa una cosa bella prima di tutti gli altri, grazie alla fantasia e al Sessantotto; scena seconda, l&#8217;America riprende in mano la stessa cosa,<strong> la rende un bel po&#8217; meno bella</strong> e la semina a macchia d&#8217;olio su tutto il pianeta.</p><p>Scena terza, ahimè. Bill Gates, e tutti gli altri Bill Gates che gli spuntano attorno, come produttore di tecnologia risulta (l&#8217;abbiamo visto) un po&#8217; più scarso rispetto ad altri. Ma è un produttore di tecnologia, non un <strong>&#8220;padrone&#8221;</strong>. L&#8217;idea va un po&#8217; meno veloce ma insomma, seddiovuole cammina. Una volta entrato nel mercato, però, l&#8217;incrocio fra tecnologia opportunamente &#8220;castrata&#8221; e autoconservazione del &#8220;padrone&#8221; (ti offendi se uso questa parola? In caso, chiamalo &#8220;soggetto economico permanente&#8221;) comincia a fare danno davvero. <strong>Windows 95</strong>, per esempio, è molto meglio &#8211; come fuzionamento &#8211; rispetto a Windows 3.1. Però il gap tecnologico e soprattutto culturale fra l&#8217;uno e l&#8217;altro è, concettualmente, molto minore, di quello che che c&#8217;è fra il Dio Computer di cui parlavamo all&#8217;inizio e il computer-televisore.</p><p>In altre parole, fra l&#8217;ottantatrè e l&#8217;ottantaquattro il cervello umano ha lavorato un casino, sull&#8217;argomento computer, e ha scoperto l&#8217;America. Fra il novantatrè e il novantaquattro, invece, ha lavorato di meno, e ha scoperto l&#8217;isola di Linosa. Ci arriva, naturalmente, in traghetto superattrezzato e con l&#8217;aria condizionata a bordo, mentre in America c&#8217;era arrivata in piroga. Ma in termini di percorso proporzionale, ha coperto una distanza molto inferiore. Alla fine degli anni Ottanta, un programma per computer <strong>veramente nuovo</strong> (che affrontava cioè problemi nuovi e li risolveva con nuovi approcci) usciva ogni tre mesi, e lo faceva tipicamente un ragazzino che poi o diventava ricco sfondato o si vendeva la scoperta per un po&#8217; di fumo. Adesso, quasi tutti i programmi che sto usando negli ultimi tre anni sono semplicemente approfondimenti e abbellimenti di <strong>roba che già c&#8217;era</strong>.</p><p>Ma, e <strong>Netscape</strong>, e <strong>Internet</strong>? Vi sembrerà strano, ma io penso che l&#8217;80 per cento della strada &#8211; sicuramente sul piano concettuale, e parzialmente anche sul piano tecnologico &#8211; risale a una decina di anni fa. Quello che è arrivato adesso, è che <strong>hanno imparato a venderlo </strong>meglio. Avete presente l&#8217;automobile? Ha fatto quasi tutti i suoi progressi nei primi vent&#8217;anni. La macchina su cui vai adesso, nei suoi principi essenziali, funziona esattamente come cento anni fa. Motore a scoppio. In più, da una dozzina d&#8217;anni, ha l&#8217;elettronica. &#8220;In più&#8221;, in questo caso, significa proprio &#8220;in più&#8221;. Puoi mettere tutta l&#8217;elettronica che vuoi su un&#8217;automobile, ti porterà a casa automaticamente e ti canterà nel frattempo <em>Yellow Submarine</em>. Quello che non potrai impedirle sarà di avere un rendimento termico ridicolmente basso e d&#8217;inquinarti il pianeta. Questo significa che devi porti seriamente il problema di bombardare i cinesi (o gli aborigeni delle Figi, o gli iracheni) prima che si mettano in testa d&#8217;avere l&#8217;automobile pure loro: perché se ci riescono, e la tecnologia è sempre quella (redditizia ma centenaria) della macchina-a-puzza, tocca cambia&#8217; pianeta.</p><p>Bene, adesso il governo americano ha fatto giustizia, ha <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://archiviostorico.corriere.it/1999/novembre/15/unico_Mega_Bill_tante_Baby_ce_0_9911151012.shtml" target="_blank">bloccato Gates</a></span></strong> e tutto il resto. Certamente. (A proposito, vi siete chiesti perché il giorno dopo la notizia non era titolazzata in prima pagina sul <em>Corriere</em>, né su <em>Repubblica </em>né sulla <em>Stampa</em>? Era nelle pagine interne, settore economia&#8230;). I governi servono per l&#8217;appunto per fare giustizia e per impedire agli avidi speculatori di arricchirsi alle spalle della poveraggente &#8211; come ben sappiamo in Italia.</p><p>Se avessi tempo e tu non fossi ormai così scocciato ti racconterei che un ragazzino finlandese, certo <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Linus_Torvalds" target="_blank">Linus Qualcosensenn</a></span>, un paio d&#8217;anni fa ha inventato un sistema operativo molto migliore di Windows (e di Mac) e che questo sistema, chiamato <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Linux" target="_blank">Linux</a></span></strong>, viene sviluppato *gratis* da alcune centinaia di migliaia di volontari in Rete, e che il server attraverso cui ricevi questa lettera probabilmente sta usando proprio Linux, in questo preciso momento. Come se un gruppo di ingegneri della Fiat anni Sessanta si fossero messi in proprio e fossero riusciti a fare una Seicento che fa centosettantacinque all&#8217;ora, va ad acqua, e non costa niente&#8230; Ma sono davvero stanco, e tu lo sei più di me, a questo punto. Magari se ne parla una prossima volta, la volta che si parla di mafia e di <strong>politica</strong>. Oh, ma ce la devi proprio infilare dappertutto, la politica? E che c&#8217;entra la mafia con tutto questo?</p><p>Più di quanto non pensi. Un computer può essere usato per calcolare traiettorie balistiche, per fregarti i soldi (ogni tanto in America qualcuno prende il fucile e va a discutere coi gestori delle &#8220;borse informatiche&#8221;), per rincretinirti in varie maniere e persino per scrivere a duecento persone che <em>&#8220;Tizio è un mafioso&#8221;</em>. Oppure per conoscere te, proprio te là là in fondo con quegli occhioni azzurri. Se invece di sviluppare i Gates fossimo riusciti a<strong> sviluppare *fisiologicamente* la tecnologia</strong>, a quest&#8217;ora io avrei fra le dita un <em>compiùter </em>in grado di farti un bellissimo sorriso, di invitarti a cena stasera (a spese del computer) e di sussurrarti bellissime parole d&#8217;amore mentre sullo sfondo Sam (sempre il computer) strimpella<em> As time goes away</em>. E invece no, c&#8230;: allo stato attuale della tecnologia gatesiana il computer può fare solo una piccolissima cosa di tutto questo, e soprattutto non può determinare se tu sei proprio una bellissima ragazza dagli occhi azzurri e non invece un vecchio cogl&#8230; di cinquant&#8217;anni (è vero che non può determinarti se lo sono io, un bel ragazzo: ma questo è tutto un altro discorso). Così, che posso fare? Salutarti, ringraziarti per avermi fatto compagnia e arrivederci alla prossima volta, indipendentemente dal fatto se tu sia una ragazza di vent&#8217;anni o un vecchio di cinquanta. Che ingiustizia, <strong>maledetto Gates</strong>.</p><p><em>La Catena di San Libero, 16 novembre 1999</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/07/jobs-gates-il-computer-e-il-sessantotto/162710/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>32</slash:comments> </item> <item><title>Forza terroni, forza polentoni!</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/02/forza-terroni-forza-polentoni/161636/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/02/forza-terroni-forza-polentoni/161636/#comments</comments> <pubDate>Sun, 02 Oct 2011 13:17:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Orioles</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[giuseppe fava]]></category> <category><![CDATA[i siciliani]]></category> <category><![CDATA[Il Clandestino]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=161636</guid> <description><![CDATA[Ovada (Alessandria). In occasione della sesta edizione del Premio Testimone di Pace, i giovani giornalisti de “Il Clandestino” incontreranno gli studenti del “Leonardo Da Vinci” e dell&#8217;&#8221;Arti e Mestieri&#8221; che l&#8217;anno scorso hanno partecipato ai seminari organizzati da Libera e dal Comune di Ovada, insieme con quelli del Liceo Pascal impegnati nel progetto del giornale...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ovada (Alessandria). In occasione della sesta edizione del Premio Testimone di Pace, i giovani giornalisti de “<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilclandestino.info" target="_blank">Il Clandestino</a></span>” incontreranno gli studenti del “Leonardo Da Vinci” e dell&#8217;&#8221;Arti e Mestieri&#8221; che l&#8217;anno scorso hanno partecipato ai seminari organizzati da Libera e dal Comune di Ovada, insieme con quelli del Liceo Pascal impegnati nel progetto del giornale scolastico.</p><p>* * *</p><p>Cari ragazzi,</p><p>innanzi tutto un abbraccio a tutti voi tutti insieme, nord e sud, fratellini. Vi penso con un senso di orgoglio, perché avete cuore e cervello e sarete forse fra quelli che ricostruiranno prima o poi il mio Paese; ma anche con la preoccupazione che un uomo può avere verso i suoi figli quando li vede crescere in un sistema &#8211; come quello che abbiamo &#8211; che non è amico dei giovani, che ostacola il loro sviluppo, che li condanna in partenza a un avvenire senza speranza e a un lavoro precario e povero, che è quello che è pronto per tutti voi &#8211; <strong>nord e sud</strong> &#8211; secondo i bei progetti di lorsignori.</p><p>Ma non andrà così. Se saprete riconoscervi e stare uniti, quelli di Ovada e quelli di Modica insieme, non ci sarà sistema che alla fine riuscirà a fermarvi. Salverete voi stessi, stando uniti,<strong> conquisterete lottando un ben altro avvenire</strong>. E insieme salverete l&#8217;Italia, questo bel piccolo Paese, che tante cose belle ha dato al mondo nella sua lunga storia, che certo non finisce qui. Governanti cialtroni e popolo allo sbando: qualunque altro Paese finirebbe qui. Ma noi, noi italiani,<strong> </strong>non è la prima volta che tocchiamo il fondo: e sempre siamo risaliti, col coraggio di fondo del nostro popolo, popolo disordinato e ingenuo ma in fondo lavoratore e buono, e capace di sorgere in piedi nei momenti più disperati, quando veramente ce n&#8217;è bisogno.</p><p>I siciliani migliori lottano da tanti anni &#8211; a Modica, a Catania, a Palermo, nei paesini &#8211; contro il sistema mafioso che ci succhia il sangue. Attenti: la mafia di ieri stava solo al sud, ma oramai è dappertutto. State attenti, anche al nord, perché ormai il problema è uno. I giovani siciliaini, i migliori di loro, potrebbero essere anche per vuoi un buon esempio: non perché siano migliori degli altri, ma semplicemente perché hanno dovuto affrontare per primi i problemi che ora tocca affrontare dappertutto. Così, tanti anni fa, i partigiani liguri e piemontesi furono un esempio per noi del Sud: non perché la loro regione fosse migliore delle altre (<strong>queste sciocchezze lasciamole ai vecchi e ai politicanti</strong>), ma semplicemente perché avevano i tedeschi, li dovettero affrontare loro, e quindi furono i primi a dovere imparare per forza come si fa.</p><p><em>Il Clandestino</em>, in Sicilia, è un piccolo giornale. Piccolo ma coraggioso; unito con altri (al nord e al sud) sta organizzando un giornale, più forte perché unisce le forze, che si chiama<strong> </strong><em>I Siciliani</em>. Lo dico con orgoglio: noi giornalisti siciliani siamo quelli che hanno pagato di più in termini di vite umane, dai tempi della resistenza; ben otto di noi (fra cui <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.fondazionefava.it/HOMEPAGE.html" target="_blank">Giuseppe Fava</a></span>, il fondatore dei <em>Siciliani</em>), ci hanno lasciato la pelle. Eppure la lotta è andata avanti, non si è fermata mai, e adesso ritorna in campo più forte e più decisa di prima.</p><p>Unitevi a questa lotta, che è pure la vostra. Da Ovada, dalla Liguria, dal Piemonte, <strong>scrivete le vostre cose</strong>. Sembra forte, il sistema, ma i giovani non sono con lui. Noi puntiamo sui giovani, con tutto il cuore, con la certezza fermissima che alla fine, tutti insieme, ce la faremo.</p><p>Forza terroni, forza polentoni :-) ! Nord, sud, tutti insieme! Ci vogliono divisi, i vecchi, per comandare sempre loro. Ma stavolta non andrà così.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/02/forza-terroni-forza-polentoni/161636/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;informazione ai tempi d Internet (già 11 anni fa)</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/29/linformazione-ai-tempi-d-internet-gia-11-anni-fa/160815/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/29/linformazione-ai-tempi-d-internet-gia-11-anni-fa/160815/#comments</comments> <pubDate>Thu, 29 Sep 2011 11:25:42 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Orioles</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[giornalismo]]></category> <category><![CDATA[Giuramento di Ippocrate]]></category> <category><![CDATA[informazione]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[nuove tecnologie]]></category> <category><![CDATA[Web]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=160815</guid> <description><![CDATA[Si parla nuovamente di un &#8220;Giuramento di Ippocrate&#8221; per i giornalisti (Articolo 21 , manifestazione del 29 ottobre). L&#8217;idea &#8211; che non è semplicente deontologica ma ha un forte contenuto proprio strutturale; e dunque non dev&#8217;essere ritualizzata &#8211; è nata in rete, fuori dal giornalismo &#8220;ufficiale&#8221;, molti anni fa. Sulla mia Catena di San Libero...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>Si parla nuovamente di un <strong>&#8220;Giuramento di Ippocrate&#8221; per i giornalisti </strong>(<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.articolo21.org/100/appello/il-giuramento-di-articolo21-contro-il-bavaglio.html" target="_blank">Articolo 21</a></span> , manifestazione del 29 ottobre). L&#8217;idea &#8211; che non è semplicente deontologica ma ha un forte contenuto proprio strutturale; e dunque non dev&#8217;essere ritualizzata &#8211; è nata in rete, fuori dal giornalismo &#8220;ufficiale&#8221;, molti anni fa. Sulla mia </em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Riccardo_Orioles#La_catena_di_San_Libero" target="_blank">Catena di San Libero</a></span><em> (internettisticamente parlando, due generazioni fa) <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.clarence.com/contents/societa/tantoperabbaiare/000418.html" target="_blank">essa comparve nell&#8217;aprile 2000</a></span> e suscitò delle buone discussioni, fuori dal mainstream ma ben dentro la Rete.<br /> </em><em><br /> La ripropongo ora, un po&#8217; per rivendicarla al giornalismo &#8220;nostro&#8221; (cioè senza padroni, di nessun tipo) e un po&#8217; per semplice vanità. Fa parte di una serie di appunti che, allora, fornivano il quadro della situazione dell&#8217;informazione da un &#8220;altro&#8221; punto di vista, che poi si rivelò quello esatto. Il progetto </em><span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/31/e-di-nuovo-il-momento-dei-siciliani/154405/" target="_blank">I Siciliani</a></strong></span><em>, su cui siamo impegnati ora, riprende fra l&#8217;altro anche queste concezioni.<br /> </em><strong><br /> Nove appunti sull&#8217;informazione al tempo dell&#8217;Internet</strong></p><p>1. Le due <strong>rivoluzioni</strong>:<br /> - i soldi fanno un sacco di soldi (Aol-Time ecc)<br /> - i ragazzini ricominciano a scrivere lettere d&#8217;amore (e-mail, sms).</p><p>2. Le <strong>&#8220;nuove&#8221; tecnologie</strong> non sono più nuove da un pezzo e ormai hanno individuato un universo abbastanza preciso. Gli Internet in realtà sono due:<br /> - il web-tv;<br /> - il web interattivo.<br /> L&#8217;interattività è il fatto nuovo e il tasso di interattività è l&#8217;elemento decisivo.</p><p>3. Il mondo come comunicazione/rete (l&#8217;informazione come caso particolare). Il mondo di cui si parla e il mondo di cui non si parla. Il mondo che parla e il mondo che non parla. Quanco costa realmente<strong> l&#8217;accesso alla comunicazione</strong>? Chi lo decide? Atomi e byte: chi è il &#8220;padrone&#8221; dei byte? Fisiologicamente, i byte <em>possono</em> avere un padrone? Che cosa in realtà &#8220;padroneggiano&#8221; allora, in questo campo, i &#8220;padroni&#8221;?</p><p>4. Da tempo le imprese fanno <strong>cultura </strong>in proprio (pubblicità = cultura). Ma adesso le imprese fanno <em>informazione</em> in proprio. Prima l&#8217;industriale faceva <em>anche</em> l&#8217;editore. Ora l&#8217;industriale dev&#8217;essere <em>innanzitutto</em> un editore.</p><p>5. In questa situazione, che cosa c&#8217;entra più il <strong>giornalista</strong>? Anzi, direttamente: chi è il giornalista? C&#8217;è ancora una specifica tecnologia che lo caratterizza? Che cosa lo caratterizza, allora? (Il medico un tempo faceva i salassi, oggi deve sapere che cos&#8217;è il Dna. Tecnologie completamente cambiate: che cos&#8217;è rimasto immutato? L&#8217;approccio umanistico al malato. Il medico è quel professionista che, nel variare delle tecnologie, fornisce all&#8217;utente le garanzie culturali contenute nel giuramento di Esculapio). Il giornalista è semplicemente, nel variare illimitato delle tecnologie, il detentore del <strong>giuramento di Ippocrate</strong>.</p><p>6. Ieri garantiva che <strong>l&#8217;informazione </strong>fosse &#8220;veritiera e corretta&#8221;. Oggi garantisce che l&#8217;informazione sia anche, nel nuovo quadro tecnologico:<br /> - distinta dalla pubblicità;<br /> - sufficientemente interattiva.<br /> Entrambe queste caratteristiche possono essere oggettivamente quantizzate.</p><p>7. <strong>L&#8217;interattivita </strong>è il nuovo <em>diritto</em> del lettore nel mondo dell&#8217;informazione attuale. La <strong>correttezza pubblicitaria</strong> (informazione distinta alla promozione, e le fonti d&#8217;informazione distinte dalle fonti di promozione) è il secondo diritto. La <strong>privacy </strong>il terzo. Di questi tre diritti le organizzazioni dei giornalisti debbono rendersi garanti. Ma la funzione di garanzia tocca soprattutto al <em>singolo</em> giornalista e ne è anzi l&#8217;elemento costitutivo. È la funzione di garanzia nei confronti del lettore, e non questa o quella (necessaria) competenza tecnica che distingue chi è giornalista da chi non lo è. Essa distingue, in particolare, il giornalista dall&#8217;operatore dell&#8217;informazione per conto delle imprese.</p><p>8. Le <strong>figure professionali </strong>specifiche a cui dare dei nomi. Chi deve farlo? In questo momento, di fatto, lo stanno facendo le imprese. Se lo facessimo noi giornalisti sarebbe meglio (ieri: il reporter, il writer, l&#8217;inviato, il deskista&#8230;). Non tanto per un fatto sindacale quanto per difendere una cultura.</p><p>9. L&#8217;accesso alla professione &#8211; ma <em>quale</em> professione? Anche qui: di fatto, chi decide? Al tempo delle &#8220;radio libere&#8221;, dei meccanismi precisi alla fine hanno prodotto i berlusconi. È il caso di aspettare che si formino (se non si sono già formati) i <strong>webbusconi</strong>?<br /> <em><br /> (La Catena di San Libero, 16 aprile 2000)</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/29/linformazione-ai-tempi-d-internet-gia-11-anni-fa/160815/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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