<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Riccardo Lenzi</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/rlenzi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Essere a Brescia il 28 maggio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/27/essere-brescia-maggio/208660/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/27/essere-brescia-maggio/208660/#comments</comments> <pubDate>Fri, 27 Apr 2012 17:47:30 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Lenzi</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Brescia]]></category> <category><![CDATA[comitato delle memorie]]></category> <category><![CDATA[manlio milani]]></category> <category><![CDATA[Monte Sole]]></category> <category><![CDATA[piazza della loggia]]></category> <category><![CDATA[Stazione di Bologna]]></category> <category><![CDATA[strage]]></category> <category><![CDATA[Uno Bianca]]></category> <category><![CDATA[Ustica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=208660</guid> <description><![CDATA[Caro Manlio Milani, cari familiari delle vittime della strage di Piazza della Loggia, siamo cittadine e cittadini italiani residenti in Emilia-Romagna, singolarmente e collettivamente impegnati nella diffusione della memoria delle pagine più buie della storia repubblicana. Vogliamo innanzitutto esprimerVi la nostra solidarietà, umana e civile, per l&#8217;ennesimo drammatico non-esito giudiziario nel processo riguardante la strage...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Caro Manlio Milani, cari familiari delle vittime della <a title="Casa della Memoria" href="http://www.28maggio74.brescia.it/" target="_blank">strage di Piazza della Loggia</a>,</p><p>siamo cittadine e cittadini italiani residenti in Emilia-Romagna, singolarmente e collettivamente impegnati nella diffusione della memoria delle pagine più buie della storia repubblicana. Vogliamo innanzitutto esprimerVi la nostra solidarietà, umana e civile, per l&#8217;ennesimo drammatico <em>non-esito </em>giudiziario nel <a title="Piazza della Loggia, in appello tutti assolti i quattro imputati per la strage" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/14/strage-piazza-della-loggia-appello-tutti-assolti/204442/" target="_blank">processo</a> riguardante la strage del <strong>28 maggio 1974</strong>.</p><p>Da anni partecipiamo attivamente al ricordo dei numerosi (troppi) eventi nefasti che, dal 1943 ad oggi, hanno colpito il nostro territorio e, con esso, l&#8217;Italia intera: dalla strage nazifascista di <strong>Monte Sole</strong>, alla strage fascista alla <strong>stazione di Bologna</strong>; dagli efferati delitti della banda della <strong>Uno bianca</strong>, alla tragedia del DC-9 decollato dall&#8217;aeroporto di Bologna e colpito sui cieli di <strong>Ustica</strong>.</p><p>Non di meno abbiamo a cuore la ricerca della verità, l&#8217;ottenimento di una giustizia giusta e la divulgazione – in particolare ai giovani &#8211; di fatti storici inerenti TUTTI gli eventi sanguinosi che hanno macchiato e “pervertito” la storia della Repubblica italiana. Una storia relativamente recente, che i programmi scolastici purtroppo non contemplano; anche se, grazie alla sensibilità e all&#8217;impegno disinteressato di centinaia di insegnanti (specie quelli della martoriata scuola pubblica), molti familiari delle vittime del terrorismo e/o delle mafie portano quotidianamente questa Storia in migliaia di scuole. Troppe e troppo dolorose sono le ferite rimaste aperte nel corpo vivo – verrebbe da dire superstite &#8211; di questa giovane patria affacciata sul Mediterraneo; patria di cui, nonostante tutto, abbiamo da poco “festeggiato” i primi 150 anni.</p><p>Per tutto ciò sentiamo di lanciare un <strong>appello</strong> a tutte le italiane e gli italiani che potranno farlo, a recarsi in massa a Brescia lunedì 28 maggio 2012, affinché i familiari delle vittime – vittime a loro volta, in quanto parti civili, di una surreale richiesta di risarcimento! – possano avere almeno un briciolo di conforto nel percepire l&#8217;abbraccio caloroso non solo dei loro concittadini ma dell&#8217;intero popolo italiano, in questo anniversario forse ancor più doloroso dei precedenti. Un abbraccio collettivo di cui questa lettera aperta spera di essere un primo annuncio.</p><p><strong>Noi a Brescia ci saremo</strong>.</p><p>&nbsp;</p><p><span style="font-size: medium;">p. il Comitato delle Memorie</span></p><p>Monica Benati</p><p>Valentina Cuppi</p><p>Sara Donati</p><p>Isabella Filippi</p><p>Mattia Fontanella</p><p>Riccardo Lenzi</p><p>Massimiliano Martines</p><p>Morena Melchioni</p><p>Susanna Pederzoli</p><p>Cinzia Venturoli</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/27/essere-brescia-maggio/208660/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Cancellieri cittadina “per caso”? No grazie</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/10/cancellieri-cittadina-%e2%80%9cper-caso%e2%80%9d-grazie/182372/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/10/cancellieri-cittadina-%e2%80%9cper-caso%e2%80%9d-grazie/182372/#comments</comments> <pubDate>Tue, 10 Jan 2012 16:34:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Lenzi</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Anna Maria Cancellieri]]></category> <category><![CDATA[enzo raisi]]></category> <category><![CDATA[Filippo Berselli]]></category> <category><![CDATA[Francesco Cossiga]]></category> <category><![CDATA[galeazzo bignami]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Bocca]]></category> <category><![CDATA[marco di vaio]]></category> <category><![CDATA[Massimo D'Alema]]></category> <category><![CDATA[Maurizio Cevenini]]></category> <category><![CDATA[Partito democratico]]></category> <category><![CDATA[Raffaele Donini]]></category> <category><![CDATA[Virginio Merola]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=182372</guid> <description><![CDATA[Assistiamo sulla stampa cittadina ad un dibattito che lascia perplessi: si parla di conferire ad Anna Maria Cancellieri, già Commissario prefettizio al Comune di Bologna, la cittadinanza onoraria della città, per presunti meriti acquisiti durante l’incarico… avuto per caso&#8230; La storia è nota. Un sindaco inguaiato dall’amante commette «piccoli peccati» (così li definì Giorgio Bocca...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Assistiamo sulla stampa cittadina ad un dibattito che lascia perplessi: si parla di conferire ad <strong>Anna Maria Cancellieri</strong>, già Commissario prefettizio al Comune di Bologna, la cittadinanza onoraria della città, per presunti meriti acquisiti durante l’incarico… avuto per caso&#8230;</p><p>La storia è nota. Un sindaco inguaiato dall’amante commette «piccoli peccati» (così li definì <strong>Giorgio Bocca</strong> in una <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/201001articoli/51733girata.asp" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">intervista</span></a> al vicedirettore de “La Stampa” Gramellini, distinguendoli dalle «coglionerie” di Massimo D&#8217;Alema, «piccolo gerarca” che ha fatto «sempre le mosse sbagliate”). Il sindaco del Pd si dimette quasi subito: solo dopo che Di Pietro viene in città (spontaneamente?) per chiederne la testa.</p><p>Il caso (?) dispone. Arriva la nostra candidata, prefetta dai tratti robusti: Anna Maria Cancellieri. Si dice nominata per condurre in tempi brevissimi Bologna al voto, ma così non sarà: la città umiliata si lascia governare docilmente, diventando prigioniera di un commissariamento lungo 16 mesi. Con il senatore pidiellino <strong>Filippo Berselli</strong> impegnato nel ruolo, in questa prima fase, di grande timoniere delle scelte politiche nazionali&#8230;</p><p>Nei lunghi mesi di carica non tutto fila liscio. Stupisce da subito il suo piglio robusto: per lei l’8 marzo (Festa della Donna) non sembra avere particolare significato&#8230;</p><p>Appena giunta in città si prende i <a href="http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/politica/2010/1-marzo-2010/richiamo-bipartisan-commissario-l-assenza-cerimonie-problema-1602573743625.shtml" target="_blank">rimbrotti</a> del vicepresidente del Consiglio comunale uscente, Foschini, e del presidente del Consiglio provinciale di allora, Merola, per non aver inviato le corone di alloro del Comune alla cerimonia di Caserme Rosse e per essersi scordata di andare a Zola Predosa, al ricordo del fattorino <strong>Massimiliano Valenti</strong>, giovane vittima della banda della Uno bianca. Cancellieri si difese così: “Se ho sbagliato chiedo scusa”. Ma il caso non resterà isolato.</p><p>Non passa una settimana. Per “aiutare” anziani ospiti e relative famiglie decide che il centro diurno comunale Pizzoli deve chiudere al sabato. Gli utenti protestano, lei si fa fotografare sul Carlino con il consigliere regionale Pdl <strong>Galeazzo Bignami</strong>. Piccoli peccati?</p><p>Qualche giorno prima del 25 aprile 2010 Cancellieri riceve piccati commenti e rimbrotti da tutti i sindacati dell’Azienda Trasporti pubblici del Comune perché, invitata ad una loro commemorazione dei caduti partigiani, afferma improvvidamente di non aver ricevuto alcun invito. Sempre i sindacati, stavolta confederali, e gran parte dei cittadini lamentano la sua decisione di aumentare le tariffe dei mezzi pubblici.</p><p>Novembre 2010: alla vigilia della ricorrenza della storica battaglia della Bolognina &#8211; nonostante tre lettere pervenute agli organizzatori dalle tre massime cariche dello Stato: Quirinale, presidenza del Senato e della Camera &#8211; l’Amministrazione comunale guidata da Cancellieri non invia le corone di alloro, costringendo gli organizzatori ad una colletta per onorare degnamente i Caduti. Piccoli peccati?</p><p>Sempre nell’autunno 2010 arriva il proverbiale oscuramento della città. All’imbrunire Bologna piomba nel buio! Per risparmiare si crea un buio pesto per le strade e per i parchi cittadini. Alla faccia della <strong>sicurezza</strong> dei cittadini. Allora l’inconsapevole futuro ministro dell&#8217;Interno spense la luce. Ora invece, intervistata da Repubblica dopo la carneficina di Roma, lancia l&#8217;allarme criminalità (“dalla criminalità organizzata a quella di strada”)&#8230;</p><p>Il segretario cittadino del Partito Democratico, <strong>Raffaele Donini</strong>, non è stato tenero: “Quando non eravamo d’accordo con le sue scelte lo abbiamo detto chiaramente. E tornati al governo (della città) abbiamo cambiato le cose, come per la tassa sulle materne e per lo spegnimento di Sirio a Natale. Il fatto di non essere stati acritici non significa non averne apprezzato l’impegno”.</p><p>Verissimo: a Cancellieri l’impegno non è mancato. Anzi, all’inizio manco i matrimoni volevano far celebrare al povero <strong>Maurizio Cevenini</strong>. Poi hanno capito: senza il Cev a Bologna di matrimoni civili se ne sarebbero celebrati pochissimi…</p><p>Citare il Cev ricorda il Bologna Football Club. Involontariamente comica la scelta della Commissaria di consegnare il &#8220;Nettuno d’Oro&#8221; al bomber <strong>Marco Di Vaio</strong> che, implicato in una triste vicenda di pass per disabili, non ritira il premio. Molto più azzeccata e condivisibile la scelta, successiva, di consegnare il premio a <strong>Giancarla Codrignani</strong>.</p><p>Non sarà mica per compensare Cancellieri del dispiacere subito con Di Vaio che ora il Sindaco <strong>Virginio Merola</strong> vuole dare la cittadinanza onoraria di Bologna alla Commissaria-per-caso?</p><p>Nel TG3 regionale dell&#8217;Epifania abbiamo udito l&#8217;accorato intervento del nuovamente iperattivo senatore Berselli che, dopo aver sponsorizzato &#8211; invano &#8211; la candidatura a Sindaco della Commissaria-per-caso(?), oggi preme per darle la cittadinanza onoraria. Anche Berselli, a modo suo, è un “piccolo peccatore”. Per anni, in coro col defunto <strong>Francesco Cossiga</strong> e il parlamentare finiano <strong>Enzo Raisi</strong>, presidente del gruppo consiliare Fli alla Provincia di Bologna, ha chiesto – sempre invano &#8211; di eliminare la parola “fascista” dalla lapide che ricorda la <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/22/strage-di-bologna-perche-la-pista-palestinese-non-e-credibile/152876/" target="_blank">strage alla stazione</a>&#8230;</p><p>Ebbene. Forse l&#8217;attuale Sindaco, date le premesse, farebbe bene a soprassedere&#8230; Di cittadine da onorare – senza poltrona e senza sponsor – a Bologna ce ne sono altre. Soccia se ce ne sono!</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/10/cancellieri-cittadina-%e2%80%9cper-caso%e2%80%9d-grazie/182372/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>No leader no party?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/25/leader-party/172891/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/25/leader-party/172891/#comments</comments> <pubDate>Fri, 25 Nov 2011 08:21:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Lenzi</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[beppe grillo]]></category> <category><![CDATA[bipolarismo]]></category> <category><![CDATA[coalizione]]></category> <category><![CDATA[Comitati Dossetti]]></category> <category><![CDATA[Consulta costituzionale]]></category> <category><![CDATA[legge elettorale]]></category> <category><![CDATA[Luigi Ferrajoli]]></category> <category><![CDATA[mario segni]]></category> <category><![CDATA[mattarellum]]></category> <category><![CDATA[Porcellum]]></category> <category><![CDATA[primarie]]></category> <category><![CDATA[proporzionale e maggioritario]]></category> <category><![CDATA[Raniero La Valle]]></category> <category><![CDATA[referendum]]></category> <category><![CDATA[riformismo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=172891</guid> <description><![CDATA[In attesa di sapere quando e in che condizioni l&#8217;Italia tornerà a votare i propri rappresentanti, pochi credono che l&#8217;attuale Parlamento riuscirà a varare, entro questa legislatura, una nuova legge elettorale. Da anni le forze politiche presenti alla Camera e al Senato esprimono l&#8217;intenzione di modificare il Porcellum, ma evidentemente non sono in grado di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In attesa di sapere quando e in che condizioni l&#8217;Italia tornerà a votare i propri rappresentanti, pochi credono che l&#8217;attuale Parlamento riuscirà a varare, entro questa legislatura, una nuova <strong>legge elettorale</strong>. Da anni le forze politiche presenti alla Camera e al Senato esprimono l&#8217;intenzione di modificare il Porcellum, ma evidentemente non sono in grado di trovare un accordo trasversale.</p><p>Il perché è noto: il Pdl e Fini vorrebbero il <strong>bipolarismo</strong> ma anche il <strong>presidenzialismo</strong>; la proposta di legge elettorale votata dall&#8217;Assemblea nazionale del Pd è il <strong>doppio turno francese</strong> (maggioritario), ma il partito in realtà è diviso tra bipolaristi come Veltroni-Parisi-Prodi e sostenitori del <strong>sistema elettorale tedesco</strong> (proporzionale con soglia di sbarramento) come D&#8217;Alema. Quest&#8217;ultimo, pur avendo sempre sostenuto il sistema francese, ritiene che sarebbe più opportuno “accontentarsi” del sistema tedesco per facilitare un accordo di governo (post elettorale?) con l&#8217;Udc di Casini e il neonato Terzo Polo. Anche la Lega è propensa ad un sistema proporzionale, ma in questi anni ha preferito glissare per non mettere in crisi l&#8217;alleanza con il Pdl: ora che l&#8217;alleanza è rotta, chissà&#8230; L&#8217;Italia dei Valori, pur avendo sostenuto il <strong>referendum anti-Porcellum</strong>, in tema di riforme istituzionali ha idee piuttosto confuse. Obiettivo dichiarato dei referendari era il ripristino della precedente legge elettorale, il <strong>Mattarellum</strong> (75% eletti in collegi uninominali, 25% eletti col proporzionale). Infine ci sono i nostalgici del <strong>proporzionale</strong> (per esempio Rifondazione Comunista), convinti che la deriva plebiscitaria ed anticostituzionale degli ultimi 20 anni sia dovuta, oltre che al berlusconismo, anche al cambiamento della legge elettorale seguito al referendum promosso da <strong>Mario Segni</strong> nel 1993. Alcuni vorrebbero la reintroduzione delle <strong>preferenze</strong>; altri propongono, in alternativa, l&#8217;introduzione dell&#8217;obbligo di <strong>primarie di collegio</strong> per la scelta dei candidati da mettere in lista.</p><p>Ammettiamolo: il “dibattito”, posto in questi termini, non è particolarmente accattivante. Il “riformismo” degli anni &#8217;90/00 non ha risolto nessuno dei problemi storici dell&#8217;Italia: né la moltiplicazione di partiti e partitini, né la famigerata “governabilità”.</p><p>Anche se la recente raccolta di firme per il referendum<strong> </strong>elettorale ha avuto un grande ed inatteso successo &#8211; a prescindere dal merito: anche il referendum del proporzionalista Passigli avrebbe avuto lo stesso successo, cavalcando la campagna anti-Porcellum -, molti ritengono che a gennaio la Consulta boccerà almeno uno dei due quesiti, con il rischio che ogni velleità di riforma venga rimandata alle calende greche, onde evitare ulteriori problemi al governo Monti.</p><p>Tanto per cambiare la confusione è grande sotto il cielo. È improbabile che i cittadini italiani, già alle prese con le conseguenze drammaticamente concrete del malgoverno (di Berlusconi) e della crisi internazionale, si appassionino ad una discussione politologica su questa o quella legge elettorale.</p><p>Forse sarebbe più utile aiutare gli elettori a comprendere gli aspetti ideologici, prima ancora che tecnici, che sono alla base dell&#8217;attuale legge elettorale e, più in generale, del panorama politico italiano. In molti abbiamo ascoltato e condiviso le critiche alle liste bloccate e al premio di maggioranza. Ma il Porcellum contiene anche un altro elemento distorsivo, meno sconosciuto ma non meno censurabile: l&#8217;obbligo di indicare in ogni lista il “<strong>Capo della Coalizione</strong>”. Siamo talmente abituati a leggere il nome dei “leader” all&#8217;interno dei simboli elettorali che la consideriamo una cosa normale. Invece no. Si tratta di una vera e propria forzatura politico-istituzionale: dato che, Costituzione alla mano, il Presidente del Consiglio lo nomina il Presidente della Repubblica (e deve ricevere la fiducia del Parlamento), introducendo quell&#8217;obbligo nella legge elettorale Calderoli &amp; co. hanno voluto arginare l&#8217;ostacolo costringendo centrodestra e centrosinistra a radunarsi intorno ad un nome. Fateci caso: tra i principali partiti presenti dal 2008 in Parlamento non ce n&#8217;è uno che non contenga il cognome del proprio leader nel simbolo: Pdl (Berlusconi), Lega (Bossi), Udc (Casini), Fli (Fini), Idv (Di Pietro), Pd (Veltroni); anche Sel, pur essendo rimasta fuori dal Parlamento, si aggrappa al cognome Vendola. Per non parlare del Movimento 5 stelle che senza il nome di <strong>Beppe Grillo</strong> nel proprio simbolo perderebbe non pochi consensi.</p><p>Forse il primo obiettivo di chi non vorrebbe morire né democristiano né berlusconiano dovrebbe essere quello di affrontare il nodo del leaderismo. A questo proposito nei giorni scorsi Raniero La Valle, presidente dei <a href="http://comitatidossetti.wordpress.com/" target="_blank"><strong>Comitati Dossetti per la Costituzione</strong></a>, sta divulgando un appello “contro il culto della personalità nei simboli elettorali”. Obiettivo: vietare l&#8217;utilizzo di nomi e cognomi all&#8217;interno dei simboli di liste e partiti. Ecco il testo integrale e l&#8217;indirizzo email a cui è possibile inviare la propria adesione.</p><p><em>I Comitati Dossetti per la Costituzione si rallegrano per la successione di governo da Berlusconi a Monti, che chiude un periodo in cui la Costituzione repubblicana è stata esposta a un rischio mortale, quale Giuseppe Dossetti aveva denunciato fin dal suo insorgere nel 1994, e propongono alla firma il seguente </em></p><p><em>APPELLO</em></p><p><em>Per mettere al riparo il sistema democratico dai mali contratti in questi anni e soggetti ad aggravarsi al di là della stessa persona del premier sconfitto, noi chiediamo che nella prossima riforma della legge elettorale, oltre al ripristino della scelta dei rappresentanti da parte dei cittadini e a una riforma equilibratrice dell’esorbitante premio di maggioranza previsto per la Camera, venga incluso il </em><em><strong>divieto di contrassegni di lista recanti un nome di persona</strong></em><em>. L’esperienza ha dimostrato come abbia alterato la qualità della vita democratica la personalizzazione della lotta per la guida politica del Paese, basata sul pregiudizio ideologico secondo cui il capo politico incorporerebbe in sé tutto il popolo, quando invece questo nella varietà dei suoi interessi e dei suoi ideali è pienamente rappresentato solo dal Parlamento. La mancanza di un nome nel simbolo non significa sottrarre al popolo la scelta del governante migliore possibile, ma significa che il governo della legge e non il governo degli uomini d’eccezione è il connotato della democrazia. Resta infatti la verità del detto attribuito a Socrate da Platone nella “Repubblica”, e ricordato da Kelsen a suffragio della tesi che “la democrazia è un regime senza capi”: alla domanda su come in uno Stato ideale dovrebbe essere accolto un uomo dotato di qualità superiori, un “genio”, il filosofo greco rispondeva: “Noi l’onoreremmo come un essere degno di adorazione, meraviglioso ed amabile, ma dopo avergli fatto notare che non c’è uomo di tal genere nel nostro Stato e che non deve esserci, untogli il capo e incoronatolo, lo scorteremmo fino alla frontiera”. </em></p><p><em>La rinunzia al proprio nome nel contrassegno di lista rappresenterebbe per i leaders politici quel “passo indietro” che per il ripristino della pienezza democratica, come si è ritenuto, era richiesto non solo a Berlusconi, e sarebbe una convalida degli art. 49 e 67 della Costituzione secondo i quali a tutti i cittadini tocca concorrere a determinare la politica nazionale e i parlamentari non sono gravati da vincolo di mandato; il continuo richiamo a un’investitura popolare del capo ha infatti determinato nel senso comune la convinzione che i membri del Parlamento dipendano da un mandato imperativo dato dall’alto, al punto che sono stati accusati di tradimento quei membri della maggioranza che hanno fatto venir meno, come è del tutto legittimo, il loro voto al governo, e che sia stato bollato come “golpe” qualunque tentativo del Parlamento di stabilire una diversa guida richiesta dal Paese. </em></p><p><em>I firmatari di questo appello ricordano inoltre la natura politica e non tecnica del risanamento necessario delle finanze pubbliche, che dovrà avvenire salvaguardando i soggetti più deboli, con prestazioni patrimoniali non imposte se non in base alla legge, con criteri di progressività, senza distorsioni elettoralistiche, promuovendo l’occupazione e mirando a un incremento a beneficio di tutti delle ricchezze del Paese, a norma degli art. 23, 35, 37, 41, 53 e 75 della Costituzione. </em></p><p><em><strong>Raniero La Valle</strong>, prof. <strong>Luigi Ferrajoli</strong>, prof. <strong>Mario Dogliani</strong>, <strong>Domenico Gallo</strong>, prof. <strong>Umberto Allegretti</strong>, prof. <strong>Gaetano Azzariti</strong>, prof. <strong>Alfonso Di Giovine</strong>, prof. <strong>Alessandro Pizzorusso</strong>, <strong>Alessandro Baldini</strong>, <strong>Francesco Di Matteo</strong>, <strong>Maurizio Serofilli</strong>, <strong>Enrico Peyretti</strong>.</em></p><p>Le firme possono essere inviate a: <span style="text-decoration: underline;"><a href="mailto:Comitatidossetti@tiscali.it">comitatidossetti@tiscali.it</a></span><em> </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/25/leader-party/172891/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Come disinnescare il Porcellum</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/11/come-disinnescare-porcellum/169693/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/11/come-disinnescare-porcellum/169693/#comments</comments> <pubDate>Fri, 11 Nov 2011 12:53:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Lenzi</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[astensionismo]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Cesare Salvi]]></category> <category><![CDATA[coalizione]]></category> <category><![CDATA[Comitati Dossetti]]></category> <category><![CDATA[Corte costituzionale]]></category> <category><![CDATA[costituzione]]></category> <category><![CDATA[Di Pietro]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[Luigi Ferrajoli]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Porcellum]]></category> <category><![CDATA[Raniero La Valle]]></category> <category><![CDATA[referendum elettorale]]></category> <category><![CDATA[terzo polo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=169693</guid> <description><![CDATA[Persino ora che il Caimano è arrivato a fine corsa, l&#8217;opposizione è divisa sulle (urgentissime) scelte da compiere. Di Pietro, preoccupato della sua sopravvivenza politica (senza Berlusconi che fine farà l&#8217;Idv?), chiede le elezioni anticipate, mentre la dirigenza Pd auspica un governo Monti. A prescindere dalla poco appassionante questione delle alleanze &#8211; con o senza...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Persino ora che il Caimano è arrivato a fine corsa, l&#8217;opposizione è divisa sulle (urgentissime) scelte da compiere. Di Pietro, preoccupato della sua sopravvivenza politica (senza Berlusconi che fine farà l&#8217;Idv?), chiede le elezioni anticipate, mentre la dirigenza Pd auspica un governo Monti. A prescindere dalla poco appassionante questione delle alleanze &#8211; con o senza il terzo polo? &#8211; il precipitare degli eventi rischia di relegare in un angolo della discussione un elemento che, invece, riveste e rivestirà un&#8217;importanza cruciale sull&#8217;evoluzione del quadro politico: la <strong>legge elettorale</strong>.</p><p>Solo nelle ultime ore qualche osservatore ha sollevato il tema, ricordando all&#8217;intero arco costituzionale il cul de sac in cui siamo finiti: è vero che l&#8217;attuale classe dirigente, dentro e fuori il Parlamento, ha perso la sua credibilità e ogni giorno che trascorre nel Palazzo produce un danno grave all&#8217;Italia; è però altrettanto vero che se si voterà in gennaio lo si farà con l&#8217;attuale legge elettorale che, come tutti ammettono, è una delle concause del disastro italiano.</p><p>Ammesso e non concesso che Berlusconi mantenga la promessa fatta al Presidente della Repubblica (mi dimetto dopo il maxiemendamento), il Palazzo si trova di fronte ad un bivio: incaricare una persona seria e competente di individuare una squadra di governo, sottoponendola alla fiducia di questo Parlamento; oppure sciogliere le Camere e andare a votare in gennaio.</p><p>Bene. Tutti fanno finta di dimenticare il problema della legge elettorale: di Berlusconi non ci si può fidare e ogni giorno che passa a Palazzo Chigi è un danno gravissimo all&#8217;Italia; ma è anche vero che se si andrà a votare a gennaio lo si farà con il porcellum (“e io non credo che andrei a votare”, ha aggiunto l&#8217;ex presidente della Rai). E nel caso si trovasse una  maggioranza disponibile a sostenere un governo gradito all&#8217;Europa, quale sarà a riforma elettorale condivisa dal nuovo governo e dalla nuova maggioranza?</p><p>Il referendum promosso con successo da Parisi, Veltroni, Di Pietro, ecc. ha raccolto, contro ogni pronostico, un milione e 200 mila firme. Eppure, diversamente dai referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento, questo successo rischia di rivelarsi un boomerang: i due quesiti, infatti, sono in attesa del giudizio della <strong>Corte Costituzionale</strong>. E i precedenti non sono incoraggianti, come ha spiegato <strong>Cesare Salvi</strong> &#8211; ex senatore Ds e professore di diritto civile – due mesi sul Riformista:</p><p>“Il primo dei due quesiti referendari, che prevede l&#8217;abrogazione in toto della legge Calderoli, è palesemente inammissibile. Né si può sostenere, come pure ho avuto purtroppo occasione di leggere, che l&#8217;abrogazione dell&#8217;attuale legge fa rivivere quella precedente. Come dovrebbe essere noto, «la natura del referendum abrogativo nel nostro sistema costituzionale è quello di atto-fonte dell&#8217; ordinamento dello stesso rango della legge ordinaria». E, come si insegna al primo anno di giurisprudenza, «l’abrogazione di una norma, che a sua volta aveva abrogato una norma precedente, non fa rivivere quest’ultima» (cito dal noto manuale che adotto per i miei studenti, il Torrente-Schlesinger). Chiedo scusa per i tecnicismi. Sono anch&#8217;io contrario al &#8220;porcellum&#8221;, e comprendo le ragioni di un&#8217;iniziativa referendaria. Per esempio, quella promossa da <strong>Stefano Passigli</strong> (ex senatore dell&#8217;Ulivo, promotore di un primo comitato referendario che, osteggiato dai difensori del bipolarismo, fu costretto a cedere il passo a Parisi &amp; co &#8211; ndr): il quesito sull&#8217;abolizione del premio di maggioranza è sicuramente ammissibile. Ma, come dicevo all&#8217;inizio, il problema è un altro: quando nei talk show televisivi sento promettere che con i referendum si tornerà alla legge elettorale Mattarella, mi indigno, come si dice adesso. Da giurista e da politico di altri tempi.”.</p><p>Ciò significa che, anche qualora la legislatura proseguisse (senza Berlusconi), c&#8217;è il forte rischio che questo Parlamento, una volta scampato il pericolo della spada di Damocle referendaria, avrà la scusa per rimandare nuovamente la riforma della legge elettorale alla legislatura successiva. Potranno sempre dire che “le riforme economiche erano più urgenti, non abbiamo avuto tempo di occuparci della legge elettorale&#8230;”. Se non l&#8217;hanno cambiata in questi tre anni perché dovrebbero cambiarla ora, considerando che quasi tutti i gruppi parlamentari sono divisi al loro interno tra <strong>proporzionalisti e bipolaristi</strong> (nel Terzo Polo, per esempio: Fini pro maggioritario, Casini pro sistema tedesco)? Risultato: una fava, zero piccioni. In una situazione a dir poco emergenziale e con sondaggi che già ora danno l&#8217;astensionismo al 40%, è ragionevole prevedere che il combinato disposto (lacrime e sangue + stessi parlamentari + stessa legge elettorale) provocherebbe un&#8217;ulteriore disaffezione/incazzatura dell&#8217;elettorato italiano. In sostanza: siamo proprio sicuri che, nonostante tutto, le elezioni a gennaio siano il peggiore dei mali?</p><p>Forse un modo per uscire, almeno politicamente, da questo vicolo cieco esiste. Lo scorso gennaio, quando ancora Berlusconi sembrava immortale, i <a href="http://comitatidossetti.wordpress.com/" target="_blank"><strong>Comitati Dossetti</strong></a> presentarono a Bologna una proposta concreta ai partiti del centrosinistra, finalizzata a <strong>“smontare il porcellum dall&#8217;interno”</strong>. Come?</p><p>«È sufficiente che tutte le forze e i partiti interessati a un Parlamento eletto, almeno per la prossima legislatura, senza l’alterazione del premio di maggioranza, stabiliscano un “collegamento” in una coalizione non di carattere partitico-politico ma tecnico-istituzionale, che per la sua estensione, superiore a quella necessaria e possibile per la formazione di un governo, possa conseguire per volontà dell’elettorato più di 340 deputati e del 55% dei senatori in ogni regione. In tal caso non ci sarebbe alcun premio di maggioranza; a tutti i partiti, anche a quelli che avessero dato vita a una coalizione opposta, i seggi sarebbero attribuiti in modo proporzionale secondo la effettiva forza di ciascuno e, non essendoci alcuna ragione che dei partiti siano esclusi dalle coalizioni, per tutti la soglia di sbarramento si abbasserebbe al 2% alla Camera e al 3% al Senato».</p><p>Questa fu la proposta di <strong></strong><strong>Raniero La Valle</strong><strong> e </strong><strong></strong><strong>Luigi Ferrajoli</strong><strong>,</strong> rispettivamente presidente e vicepresidente dei Comitati Dossetti. Un machiavellismo? Un ritorno alla prima Repubblica? O, invece, un ritorno alla Costituzione? Nelle intenzioni dei proponenti non si tratterebbe di una nuova “Unione”, né di un CLN antiberlusconiano. Anzi: in teoria questa “coalizione non-politica” potrebbe andare da Pdl e Lega fino a Rifondazione comunista e Beppe Grillo. Una volta aggirato il cappio del premio di maggioranza previsto dal porcellum, il nuovo Parlamento sarebbe certamente più rappresentativo dell&#8217;attuale e avrebbe l&#8217;obbligo di ricercare al proprio interno una maggioranza di governo.</p><p>A gennaio/febbraio l&#8217;appello cadde nel vuoto. Nel frattempo, però, il tempo è peggiorato assai: in meno di un anno siamo passati dalla tempesta al naufragio. Oggi che l&#8217;abisso è aperto sotto i piedi di tutti (quelli di chi è scalzo e quelli di chi indossa scarpe firmate), qualcuno troverà il buon senso di ascoltare, una volta tanto, le poche voci sagge rimaste in questo disgraziato Paese? Come disse La Valle, “in sede privata la reazione di molti alla nostra proposta è stata di sorpresa, di interesse e di grande consenso. Ma è quando la proposta si potrà affrontare e discutere in sede pubblica, che si vedrà quale ne possa essere il successo”. Ora o mai più.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/11/come-disinnescare-porcellum/169693/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Saranno le donne a salvare l&#8217;Italia?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/04/saranno-le-donne-a-salvare-litalia-dalla-rovina/168177/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/04/saranno-le-donne-a-salvare-litalia-dalla-rovina/168177/#comments</comments> <pubDate>Fri, 04 Nov 2011 16:41:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Lenzi</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Adriano Olivetti]]></category> <category><![CDATA[Afghanistan]]></category> <category><![CDATA[Antonio Fazio]]></category> <category><![CDATA[Banca centrale europea]]></category> <category><![CDATA[Bce]]></category> <category><![CDATA[beppe grillo]]></category> <category><![CDATA[donne]]></category> <category><![CDATA[marco biagi]]></category> <category><![CDATA[Massimo Cacciari]]></category> <category><![CDATA[Matteo Renzi]]></category> <category><![CDATA[Maurizio Sacconi]]></category> <category><![CDATA[Molise]]></category> <category><![CDATA[movimento "Noi siamo il 99%"]]></category> <category><![CDATA[No Tav]]></category> <category><![CDATA[Piero Fassino]]></category> <category><![CDATA[rivoluzione gentile]]></category> <category><![CDATA[Sergio Chiamparino]]></category> <category><![CDATA[Sergio Marchionne]]></category> <category><![CDATA[Tony Blair]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=168177</guid> <description><![CDATA[Numerosi ed autorevoli commentatori – tra i quali il redivivo sindaco-filosofo Massimo Cacciari &#8211; ci stanno spiegando, in queste ore d&#8217;ansia collettiva, che c&#8217;è un solo modo per affrontare l&#8217;emergenza: un governo serio (ovvero senza Berlusconi) che obbedisca agli ordini dell&#8217;Europa. Ovvero agli ordini della BCE, della Germania e della Francia. In altre parole bisognerebbe...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Numerosi ed autorevoli commentatori – tra i quali il redivivo sindaco-filosofo <strong>Massimo Cacciari</strong> &#8211; ci stanno spiegando, in queste ore d&#8217;ansia collettiva, che c&#8217;è un solo modo per affrontare l&#8217;emergenza: un governo serio (ovvero senza Berlusconi) che obbedisca agli ordini dell&#8217;Europa. Ovvero agli ordini della BCE, della Germania e della Francia. In altre parole bisognerebbe rassegnarsi ad un commissariamento di fatto. Davvero non esistono alternative percorribili? Non è che qualcuno sta approfittando dell&#8217;emergenza per far passare provvedimenti iniqui (e magari incostituzionali) senza pagare dazio?</p><p>In realtà c&#8217;è chi sostiene che un altro modo ci sarebbe, per uscire dalla melma rifiutando al contempo i ricatti di chi, con l&#8217;alibi dei dettami europei, si appresta a falcidiare quel che resta del welfare. Per esempio gli analisti di “<a href="http://www.sbilanciamoci.org/"><strong>Sbilanciamoci!</strong></a>”, la rete (ne fanno parte 47 organizzazioni) che dal 1999 presenta ogni anno una “Contromanovra” finanziaria. Ecco le proposte pubblicate ad agosto 2011:</p><ul><li><strong>tassazione dei patrimoni </strong>del 	5%1000, con una limitata franchigia per i patrimoni più bassi 	(21miliardi di euro);</li><li>tassazione aggiuntiva del 15% sui 	capitali rientrati grazie allo <strong>scudo fiscale</strong> (15 miliardi);</li><li>riduzione del 20% delle <strong>spese 	militari</strong>, cancellazione del programma dei caccia F35 (rinunciare 	alla costruzione di 131 cacciabombardieri), fine della missione in <strong>Afghanistan</strong> e cancellazione 	delle <strong>grandi opere</strong> (10 miliardi).</li></ul><p>Basta (basterebbe..) una calcolatrice per capire quante risorse, anche a prescindere dalla crisi, si potrebbero recuperare senza bisogno di provocare ulteriori drammi sociali. Solo i ragazzi delle piazze indignate &#8211; quelli che “<strong>siamo il 99%</strong>” &#8211; sembrano non rassegnarsi ai tagli imposti da Bruxelles: “Perché tagliare le pensioni senza aver prima tagliato le spese militari?”, argomentano. Il nuovo pensiero unico fatica a farsi strada. Per chiedere i sacrifici annunciati bisognerebbe, come minimo, dare quel “buon esempio” da molti invocato e praticato da pochissimi, dentro e fuori il Parlamento. E questo che alcuni intellettuali eccessivamente “realisti” non vogliono capire quando, alzando il ditino, respingono schifati ogni ipotesi alternativa all&#8217;obbedienza dei dogmi europei.</p><p>Cosa c&#8217;è di più “antipolitico” del farsi imporre l&#8217;agenda politica dalla Banca Centrale Europea. L&#8217;impressione è che sia in corso un maldestro tentativo di sostituire il morente pensiero unico neoliberista con un nuovo pensiero unico: “l&#8217;unico modo per affrontare la crisi è ubbidire alla BCE”. In altre parole si pretende di rimediare ai danni provocati dagli stregoni delle borse con le ricette dettate dai banchieri (spesso complici del disastro: basti pensare ad <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://domani.arcoiris.tv/antonio-fazio-quando-i-banchieri-avevano-la-%C2%ABpelle-doca%C2%BB/"><strong>Antonio Fazio</strong></a></span>,<strong> </strong>fresco di condanna per la vicenda dei furbetti del quartierino). Invece il dettato della BCE viene spacciato come strada obbligata: o mangi questa minestra o salti dalla finestra. Un ricatto paragonabile a quello che Marchionne vorrebbe imporre agli operai Fiat: “O accettate le mie condizioni o me ne vado dall&#8217;Italia”.</p><p>Eppure gli italiani, per quanto disinformati, non sembrano volersi rassegnare a un destino apparentemente segnato. Se, come molti sostengono, l&#8217;unico governo buono è quello in grado di applicare alla lettera questa ricetta, allora tanto varrebbe abolire le elezioni, i partiti, il Parlamento e – perché no – la Costituzione. Tutti parlano (parlano e basta) di tagli ai costi della politica. Di questo passo non ci sarà bisogno di tagliare nulla: il suicidio della politica ucciderà anche le istituzioni. Con l&#8217;acqua sporca della cattiva politica si rischia di gettare via anche il bambino della democrazia.</p><p>Basterebbe – forse &#8211; ricominciare a “fare politica”, per liquidare Berlusconi e restituire all&#8217;Italia la dignità perduta. Sì, perduta: chi oggi non si vergogna di essere italiano, non è un patriota. È un cieco. A parte improvvisare agitati un improbabile orgoglio nazionale (nazionalpopolare), ferito dalle umiliazioni di chi, non senza qualche ragione, da tempo non distingue più il nome e la reputazone di Berlusconi da quella degli italiani, non s&#8217;intravede una reale capacità collettiva di reagire al declino. Mai come in questi anni si fatica a vedere un vero e proprio popolo italiano. Non per colpa di un federalismo che non c&#8217;è. Ma per la perdita generalizzata del senso di appartenenza ad una comunità, piccola o grande che sia.</p><p>Mentre l&#8217;Italia fa ridere gli stranieri e piangere  gli italiani, l&#8217;opposizione al regime berlusconiano – nonostante il favore dei sondaggi &#8211; continua a bisticciare su questioni di metodo: alleanze, primarie, ricambio generazionale, legge elettorale, seggi&#8230; Il Pd è il primo partito italiano? Sì, ma è una mezza verità: da tempo il primo “partito”, purtroppo, è quello dell&#8217;astensione. Ennesima dimostrazione che il vero problema non sono i <strong>Matteo Renzi</strong> e i <strong>Beppe Grillo</strong>, ai quali viene ripetutamente appioppata l&#8217;insignificante etichetta di antipolitici. Nella diffusione di questo noioso tormentone, anche la stampa non berlusconiana ha le sue responsabilità: chissà perché le liste del Movimento 5 stelle ricevono più critiche (e, in compenso, meno visibilità mediatica) di “movimenti” neofascisti come Forza Nuova..? In <strong>Molise</strong> il centrosinistra aveva un candidato proveniente da Forza Italia. Ha perso e se l&#8217;è presa con i grillini. C&#8217;è qualcosa che non va.</p><p>Quando Grillo <a href="http://www.beppegrillo.it/2011/03/la_costituzione_non_e_intoccabile/index.html">dice</a> che la Costituzione italiana è vecchia e “diversamente democratica” o quando Renzi dice che Marchionne è un genio forse, anziché accusarli di populismo, avrebbe più efficacia dirgli che sono due stronzi. Oppure, meglio ancora, basterebbe spiegare “pacatamente” (ai diretti interessati e, soprattutto, ai loro potenziali elettori) per quale motivo difendere la Costituzione non è affatto una cosa da noiosi conservatori. O ancora basterebbe spiegare a Renzi che non è molto più “giovane” di Veltroni. Al sindaco di Firenze, infatti, piace <strong>Adriano Olivetti</strong> <em>ma anche</em> <strong>Sergio Marchionne</strong>.</p><p>Se alle critiche e alle controproposte di alcuni suoi iscritti ed elettori, il segretario di un grande partito rispondesse aprendo un confronto serio, pubblico, avrebbe gioco facile nel dimostrare quale abisso &#8211; intellettuale oltre che imprenditoriale – separi Olivetti da Marchionne (e Obama da Renzi).</p><p>Basterebbe una banalissima citazione di Olivetti per evidenziare l&#8217;abisso:</p><p><em>&#8220;Nel lavoro intelligente e scrupoloso dei nostri ottocento operai, nello studio metodico e incessante dei nostri quindici ingegneri, c’è la certezza di progresso che ci anima. La lealtà dei nostri lavoratori è il nostro attivo più alto&#8221;</em>. Averne, oggi, di imprenditori del genere.</p><p>Detto questo i critici di Renzi se la prendono con lui ma in realtà temono il suo candidato ombra: <strong>Sergio Chiamparino</strong>. Da sempre politicamente vicino a <strong>Fassino</strong>, Chiamparino è un candidato forte e potrebbe davvero scippare la leadership del centrosinistra a Bersani, Di Pietro e Vendola. Da sempre convinto difensore dei cantieri Tav in Val di Susa, l&#8217;ex sindaco di Torino si è dichiarato disponibile in caso di primarie e ha già incassato il sostegno pubblico dell&#8217;ex collega Cacciari.</p><p>Perché dunque spendere tempo ed energie per criticare il neoblairiano Renzi: non sarebbe meglio rivolgere le proprie ansie verso questa destra, ferita ma ancora drammaticamente aggrappata agli scranni grazie al sostegno di una rete di poteri illegali che pochi magistrati italiani – troppo isolati! &#8211; stanno coraggiosamente contrastando? Forse bisognerebbe ricordare all&#8217;irresponsabile <strong>ministro Sacconi</strong> che, fino a prova contraria, gli unici che hanno guadagnato qualcosa dall&#8217;omicidio di <strong>Marco Biagi</strong> sono lui e i suoi compagni di merende. Lo hanno fatto strumentalizzando vergognosamente il suo nome, indebitamente riferito alla pessima legge 30, che nulla aveva a che fare con le idee di Biagi e che in compenso ha contribuito ad aumentare disoccupazione e precariato. Inoltre, come è noto, le brigate rosse e i loro burattinai hanno sempre portato consensi alla destra. Anche in quei <strong>“bastardi anni settanta”</strong>, quando (1979) Sacconi era il giovane pupillo di De Michelis nel PSI di <strong>Bettino Craxi</strong>.</p><p>Forse il problema siamo noi uomini. Cosa c&#8217;è di democratico in una società che, nonostante le donne siano la maggioranza, continua ad affidarsi a un potere prevalentemente maschile (spesso maschilista)? I media preferiscono occuparsi di scontri di piazza e risse verbali. Eppure in questo paese zeppo di bruti e di buffoni, le iniziative politiche più intelligenti e potenzialmente feconde sono di segno femminile. La<strong> </strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.rivoluzionegentile.it/"><strong>Rete per la rivoluzione gentile</strong></a></span>, per esempio. “Insieme perché il nostro Paese trovi nell&#8217;esperienza femminile la propria forza rigeneratrice”: è lo slogan di questo gruppo di donne, politicamente impegnate, che si ritroveranno a <strong>L&#8217;Aquila dall&#8217;11 al 13 novembre</strong> per la loro prima assemblea nazionale. Non è un partito, anche se molte di loro hanno una tessera di partito in tasca, e non se ne vergognano. Hanno idee chiare, prima ancora che appartenenze:</p><p>“<em>&#8230;Sono le donne che si occupano dei pasti, del benessere e la salute dei propri cari. E sono ancora le donne a preoccuparsi di far quadrare i bilanci familiari utilizzando al meglio le risorse disponibili, e si ribellano quindi contro la TAV, bell’esempio di spreco e di mala programmazione, sono le donne a occuparsi dell’educazione dei figli al rispetto degli altri, e le troviamo in testa alla protesta dei vicentini, a dire NO DAL MOLIN&#8230;”</em>.</p><p><strong>Dare fiducia alle donne migliori</strong> in ogni settore, politica compresa. Potrebbe essere la precondizione per un lungo percorso di rivitalizzazione della democrazia italiana? Un modo per riscattare la reputazione dell&#8217;Italia, gravemente compromessa in questo 150° anniversario?</p><p>Di certo, se si preferirà affidare le sorti del paese all&#8217;ennesimo superman &#8211; “tecnico” o “politico”, “dinosauro” o “postmoderno” che sia -, temo che alle prossime elezioni l&#8217;astensionismo toccherà vette inesplorate. Ai confini della realtà.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/04/saranno-le-donne-a-salvare-litalia-dalla-rovina/168177/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Dalla padella di Mastella alla brace di Casini</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/21/dalla-padella-di-mastella-alla-brace-di-casini/164362/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/21/dalla-padella-di-mastella-alla-brace-di-casini/164362/#comments</comments> <pubDate>Fri, 21 Oct 2011 16:55:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Lenzi</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Bertinotti]]></category> <category><![CDATA[Clemente Mastella]]></category> <category><![CDATA[Francesco Rutelli]]></category> <category><![CDATA[Francesco Saverio Borrelli]]></category> <category><![CDATA[Lamberto Dini]]></category> <category><![CDATA[Massimo D'Alema]]></category> <category><![CDATA[Nichi Vendola]]></category> <category><![CDATA[Pier Ferdinando Casini]]></category> <category><![CDATA[Romano Prodi]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Walter Veltroni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=164362</guid> <description><![CDATA[La caratteristica più diffusa tra i politici italiani è il tradimento dei propri elettori. Governi di ogni colore hanno subito le conseguenze di una parola che ci riporta a quindici anni fa: “ribaltone”. Allora fu Bossi a interpretare il ruolo di Giuda, scaricando il «mafioso di Arcore» ed aprendo le porte al governo Dini. Dieci...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La caratteristica più diffusa tra i politici italiani è il tradimento dei propri elettori. Governi di ogni colore hanno subito le conseguenze di una parola che ci riporta a quindici anni fa: “ribaltone”. Allora fu Bossi a interpretare il ruolo di Giuda, scaricando il «mafioso di Arcore» ed aprendo le porte al governo Dini. Dieci anni dopo sarà lo stesso <strong>Lamberto Dini</strong>, insieme al prode Mastella, a fare lo sgambetto a <strong>Prodi</strong>. Nel frattempo si concede all&#8217;ineffabile <strong>Francesco Rutelli</strong> il ruolo di potenziale alleato, nonostante il suo tradimento politico: eletto in Parlamento nelle file di un Pd di cui è stato cofondatore, passa alla corte di Casini portando in dote l&#8217;Api (bruttacopia della Margherita).</p><p>Rewind: stessa spiaggia stesso mare. Nel 2007 la parola d&#8217;ordine fu “mai più una Unione da Mastella a Rifondazione”. Oggi che <strong>Bertinotti, Diliberto, Vendola e quel che resta della sinistra partitica</strong> sono fuori dal Parlamento, il<strong> Pd</strong> pensa ad un&#8217;alleanza ancora più larga ed eterogenea dell&#8217;Unione di Prodi: dal Terzo Polo (<strong>Fini permettendo</strong>, elettori digerendo) ai vendoliani. Quando si dice la coerenza&#8230;</p><p>Nel 2005, in occasione delle prime primarie, la motivazione della santa alleanza fu la stessa che sentiamo oggi in bocca a D&#8217;Alema (uno dei tanti, Veltroni in testa, che dopo solo due anni grideranno il mantra “mai più Unione!”): «Le opposizioni devono definire un progetto alternativo di governo non una mera alleanza elettorale. Dobbiamo offrire agli italiani una vera prospettiva politica in grado di unire le forze e dare speranza al paese. L&#8217;Ulivo in passato è stato capace di vincere con il 45-43% ma a questo punto non basta. Ci vuole un&#8217;alleanza politica, sociale e culturale che aggreghi almeno il 60%. Occorre un consenso largo, un&#8217;alleanza tra progressisti e moderati, un progetto capace di guidare il paese per almeno una legislatura».</p><p>Addio “vocazione maggioritaria”.</p><p>Mentre milioni di persone assistono o partecipano alla ribellione globale contro i ladri di futuro che in questi decenni hanno dettato ai governi del mondo ricette economiche suicide, l&#8217;Italia resta imbottigliata da un “tappo” che, nonostante gli scossoni, non vuole saperne di saltare: Silvio Berlusconi. Sono trascorsi parecchi anni dal&#8217;appello a “resistere, resistere, resistere” dell&#8217;ex procuratore <strong>Francesco Saverio Borrelli</strong>. Ma oggi il vero resistente è ancora lui , il Pataccaro delle libertà.</p><p>Intanto a Bologna c&#8217;è chi sogna il Quirinale&#8230; Auguri Italia.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/21/dalla-padella-di-mastella-alla-brace-di-casini/164362/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>6</slash:comments> </item> <item><title>Il lager di Bologna e i carabinieri eroi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/13/il-lager-di-bologna-e-i-carabinieri-eroi/163558/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/13/il-lager-di-bologna-e-i-carabinieri-eroi/163558/#comments</comments> <pubDate>Thu, 13 Oct 2011 12:31:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Lenzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[anna maria casavola]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[caserme rosse]]></category> <category><![CDATA[danilo caracciolo]]></category> <category><![CDATA[de biase]]></category> <category><![CDATA[fabio savi]]></category> <category><![CDATA[federico aldrovandi]]></category> <category><![CDATA[francesco lorusso]]></category> <category><![CDATA[herbert kappler]]></category> <category><![CDATA[monsignor salmi]]></category> <category><![CDATA[roberto montanari]]></category> <category><![CDATA[roberto savi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=163558</guid> <description><![CDATA[Le storie più interessanti sono quelle che mettono in discussione i nostri pregiudizi. Bologna ne sa qualcosa. Una città storicamente vicina alle istituzioni repubblicane ha dovuto fare i conti più volte con l&#8217;infedeltà di alcuni membri delle forze dell&#8217;ordine: dal colpo (alla schiena) che uccise Francesco Lorusso, ai delitti degli “sbirri” della Uno bianca –...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Le storie più interessanti sono quelle che mettono in discussione i nostri pregiudizi. Bologna ne sa qualcosa. Una città storicamente vicina alle istituzioni repubblicane ha dovuto fare i conti più volte con l&#8217;infedeltà di alcuni membri delle forze dell&#8217;ordine: dal colpo (alla schiena) che uccise <strong>Francesco Lorusso</strong>, ai delitti degli “sbirri” della Uno bianca – a proposito: oggi, giornata dedicata a tutte le vittime della banda dei fratelli <strong>Fabio e Roberto Savi</strong>, oltre alla celebrazione presso il giardino di viale Lenin dedicato alle vittime (ore 15.30), in tutti i supermercati Coop sarà trasmesso un messaggio in ricordo di quei 24 innocenti -; passando per i depistaggi dei servizi segreti militari sulla strage alla stazione e sull&#8217;Italicus. Fino all&#8217;omicidio di <strong>Federico Aldrovandi</strong>, avvenuto a Ferrara il 25 settembre 2005 dopo una serata trascorsa a Bologna con gli amici. Una sequenza di “tradimenti” che, almeno in parte, ha messo in crisi la fiducia dei cittadini emiliano romagnoli in chi porta una divisa. Molti genitori, comprensibilmente, faticano ad insegnare ai propri figli ad avere fiducia nelle forze dell&#8217;ordine. Proprio per questi motivi è sempre più indispensabile insegnare a distinguere.</p><p>Pochi sanno, ad esempio, che l&#8217;alba della nostra Repubblica vide molti membri dell&#8217;Arma dei Carabinieri sacrificarsi per difendere la popolazione dal nazifascismo. Una storia che lega i destini del ghetto ebraico di Roma e del “Campo delle Caserme Rosse” a Bologna (luogo dove domani, 12 ottobre alle ore 16, si celebrerà il ricordo del 67° anniversario dal bombardamento alleato che ne provocò la chiusura). Come hanno spiegato <strong>Danilo Caracciolo</strong> e <strong>Roberto Montanari</strong>, autori del documentario “Caserme Rosse: il lager di Bologna”, «all’indomani dell’8 settembre ’43, la caserma allievi ufficiali di via Corticella diventa un campo di concentramento per migliaia di rastrellati da utilizzare come schiavi in Germania, o sulla linea Gotica in Italia, secondo le nuove necessità belliche tedesche. Letta con le testimonianze dei sopravvissuti, questa vicenda dimenticata permette oggi di restituire alla storia il peso delle scelte individuali di uomini come don Salmi e il dottor De Biase, protagonisti di una resistenza senz’armi che, al pari di quella armata, rappresentò la salvezza per molte persone e per la dignità del Paese».</p><p>Il 7 ottobre 1943 oltre duemila carabinieri furono catturati e condotti in lager nazisti. Secondo recenti ricerche storiche ciò avvenne per decisione di <strong>Herbert Kappler</strong>, comandante delle SS e della Gestapo a Roma, al fine di allontanare dalla Capitale i carabinieri prima di mettere in atto la prevista deportazione degli ebrei. Kappler temeva infatti che un rastrellamento nel ghetto avrebbe provocato una rivolta e che, in quel caso, i carabinieri avrebbero preso le difese della popolazione romana. Non a caso dopo solo una decina di giorni da quel rastrellamento arriva il “sabato nero” del ghetto: sono le 5.15 del mattino quando le SS invadono le strade del Portico d’Ottavia rastrellando 1.024 persone (oltre 200 i bambini).</p><p>Probabilmente molti di quei carabinieri-martiri che, disobbedendo ai nazisti, obbedirono alla bandiera italiana (prima ancora che al loro giuramento), transitarono anche dal “lager di Bologna”. Sono storie come questa a rendere giustizia ad un 150° dell&#8217;Unità tormentato dalle quotidiane miserie dell&#8217;italietta berlusconizzata. «Nel contesto della Seconda guerra mondiale, credo che nessun paese come l&#8217;Italia possa vantare un fenomeno così plebiscitario &#8211; parliamo di seicento, settecentomila uomini &#8211; di resistenza morale al nazismo come quello messo in atto dai militari italiani nei lager. Essi hanno fatto veramente, direbbe Gandhi, politica non violenta, &#8220;lotta non armata ma non inerme&#8221;». Questa l&#8217;opinione della professoressa <strong>Anna Maria Casavola</strong>, autrice del libro “7 ottobre 1943. La deportazione dei Carabinieri romani nei Lager nazisti” (edizioni Studium).</p><p>Gran parte del merito di aver riportato in luce questa vicenda a lungo occultata è di <strong>Armando Sarti</strong>, segretario del Comitato Unitario Democratico ed Antifascista di Bolognina e Navile, da anni impegnato a ricostruire e divulgare la storia di Caserme Rosse. Fu lui a coniare la definizione di “lager di Bologna”. Ed con queste parole che Armando ha ricostruito questa vicenda:</p><p><em>«</em>Come raccontò <strong>Monsignor Giulio Salmi</strong>, <em>“Arrivarono dapprima i Carabinieri, colpevoli di un solo giuramento”. </em>I Carabinieri romani e laziali, come i commilitoni campani, si erano rifiutati di rastrellare gli ebrei. Per questo vennero considerati inaffidabili dai tedeschi e dal maresciallo fascista<strong> Rodolfo Graziani</strong>, ministro della difesa nazionale della repubblica di Salò, come ci è stato rivelato dalla recente apertura degli archivi della C.I.A. riferiti al 1943-44. Ai primi del 1944, terminò la fase del rastrellamento dei militari italiani già in armi dopo l’8 settembre del &#8217;43. Anche per colpa e responsabilità della cosiddetta repubblica di Salò, un fortissimo accanimento fu rivolto verso i giovani in età di leva, in particolare le classi 1924-1925, che vennero richiamate per essere al servizio, in realtà, dell’occupante tedesco. Praticamente tutti i giovani abili per la repubblica di Salò che giunsero a Caserme Rosse furono destinati in Germania, subendo anch’essi uno sfruttamento bestiale e disumano. Chi invece godeva di minore vigoria fisica e di minore salute era inviato, sempre come manodopera gratuita da sfruttare per il consolidamento dei sistemi di difesa passiva tedeschi, sul nostro territorio nazionale<em>»</em><em>.</em></p><p>Un anno dopo, 12 ottobre 1944, gli alleati bombardano Bologna provocando oltre 400 morti e 600 feriti: alcuni di questi muoiono sotto le macerie delle Caserme Rosse, che da quel giorno chiude i battenti. In quei mesi terribili molti degli “ospiti” di Caserme Rosse ebbero la fortuna di conoscere il medico <strong>Antonio De Biase</strong>, altro personaggio di rilievo in questa drammatica vicenda. Arrestato pochi giorni prima del bombardamento dall’ufficio politico del comando provinciale della Guardia Nazionale Repubblicana (il che rende appropriata la definizione di lager nazifascista), il dotor De Biase venne condannato a cinque mesi di carcere duro per aver evitato a molti internati la deportazione in Germania: chi dopo la visita medica otteneva il numero 2 veniva solitamente destinato ad altri lager che si trovavano entro i confini italiani (in primis quello di Fossoli).</p><p>Ecco che il cerchio si chiude. Tra le tante vergogne nascoste negli armadi d&#8217;Italia, quella della deportazione di tanti carabinieri merita di essere raccontata, soprattutto a quei giovani (ma non solo) che, sbagliando, pensano che tutti i carabinieri e i poliziotti siano come quelli tristemente noti per i fatti di Genova del luglio 2001.</p><p>Infine, per chi non lo avesse ancora visto, il film “Caserme Rosse, il lager di Bologna” sarà proiettato <strong>venerdì 14 ottobre</strong> alle ore 21 presso la sala Falcone e Borsellino del <strong>quartiere Reno</strong> (ingresso gratuito).</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/13/il-lager-di-bologna-e-i-carabinieri-eroi/163558/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Massimo D&#8217;Alema “tecnicamente” che cos&#8217;é?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/13/massimo-dalema-%e2%80%9ctecnicamente%e2%80%9d-che-cose/157160/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/13/massimo-dalema-%e2%80%9ctecnicamente%e2%80%9d-che-cose/157160/#comments</comments> <pubDate>Tue, 13 Sep 2011 14:49:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Lenzi</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[cavallari]]></category> <category><![CDATA[Cossiga]]></category> <category><![CDATA[Festa dell'Unità]]></category> <category><![CDATA[luca telese]]></category> <category><![CDATA[martinelli]]></category> <category><![CDATA[Massimo D'Alema]]></category> <category><![CDATA[monteleone]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category> <category><![CDATA[Ricca]]></category> <category><![CDATA[ricco]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=157160</guid> <description><![CDATA[Nel Paese dalla memoria breve, anzi brevissima, molti avranno già dimenticato il sobrio giudizio su Il Fatto Quotidiano che, lo scorso luglio, l&#8217;attuale presidente del Copasir comunicò a Luca Telese: “Voi del Fatto siete tecnicamente fascisti”. Non so se il Fatto abbia dato mandato ai propri legali per querelare l&#8217;onorevole D&#8217;Alema. Vale comunque la pena...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nel Paese dalla memoria breve, anzi brevissima, molti avranno già dimenticato il <a href="../../../../../2011/07/22/pd-il-giorno-dei-sospetti-e-dalema-attacca-voi-del-fatto-siete-tecnicamente-fascisti/147044/">sobrio giudizio</a> su <em>Il Fatto Quotidiano </em>che, lo scorso luglio, l&#8217;attuale presidente del Copasir comunicò a <strong>Luca Telese</strong>: “Voi del Fatto siete tecnicamente fascisti”. Non so se il Fatto abbia dato mandato ai propri legali per querelare l&#8217;onorevole D&#8217;Alema. Vale comunque la pena rinfrescarsi la memoria e ricordarsi da quale pulpito è partita l&#8217;offesa.</p><p>Correva l&#8217;anno 1985 quando l&#8217;allora segretario Pci e consigliere regionale della Puglia, durante una cena a casa dell&#8217;imprenditore <strong>Francesco Cavallari</strong>, ricevette 20 milioni di Lire in una busta bianca. “Ma non finì lì.” &#8211; aggiunse Cavallari in una intervista a Panorama uscita nell&#8217;agosto 2009 &#8211;  “In altre due occasioni gli diedi due finanziamenti da 15 milioni che gli portai al consiglio regionale. Successivamente gli feci avere altre due tranche sempre da 15: in tutto 80 milioni di lire”. L&#8217;imprenditore barese, poi condannato per mafia, voleva in questo modo garantirsi – disse -la non belligeranza della Cgil. Cavallari, secondo la magistratura barese, era infatti abituato ad usare metodi poco ortodossi per “discutere” con il sindacato: mandava i suoi scagnozzi a menare le mani. Un metodo che oggi molti “prenditori” italiani probabilmente userebbero volentieri contro la Fiom&#8230;</p><p>Il 10 maggio 2007, presso lo sfavillante spazio Krizia di Milano, l&#8217;instancabile <strong>Piero Ricca</strong> colse l&#8217;<a href="http://youtu.be/UvZPCEVOsuQ">occasione</a> di una conferenza dell&#8217;allora ministro degli esteri D&#8217;Alema per ricordargli questo peccatuccio di gioventù. Di fronte al cittadino informato Ricca, il ministro si difese così: “Lei si sbaglia profondamente perchè non c&#8217;è stata nessuna sentenza di prescrizione. E se lei lo dice o lo scrive io la denuncio”. Pronta ed inevitabilmente irritante la risposta dello scomodo intervistatore: “Ho già vinto contro Berlusconi, vincerò anche con lei&#8230;”. A distanza di anni non mi risulta che D&#8217;Alema abbia effettivamente denunciato Piero Ricca. Come mai?</p><p>L&#8217;arroganza del potere. Un malcostume che una parte della sinistra si è portata dietro fino ad oggi. Era il 2008, per esempio quando la guardia di finanza notificò due avvisi di garanzia a <strong>Emanuele Martinelli</strong> e <strong>Antonio Ricco</strong>, rispettivamente vicesindaco e “factotum” del sindaco di Bari Michele Emiliano. La solita storia, di ieri e di oggi: appalti, favoritismi, “sistema”&#8230; Chi ne parla o ne scrive viene marchiato come antipolitico o addirittura fascista.</p><p>Più recentemente – dicembre 2010 &#8211; fu il giovane e bravo <strong>Antonino Monteleone</strong>, inviato di Exit (trasmissione de La7), a far perdere la pazienza a D&#8217;Alema piazzandogli un microfono sotto il muso e ricordandogli, senza giri di parole, la mancata risoluzione del conflitto d&#8217;interessi, la mancata riforma della legge elettorale e le altre gravi “mancanze” imputabili a lui, al suo breve governo e, in parte, al suo partito. Una <a href="http://youtu.be/H_T9jUfs2A8">intervista</a> televisiva utile per chi volesse scrivere un trattato di antropologia politica: il progressivo rabbuiarsi del volto di D&#8217;Alema è uno spettacolo per il quale varrebbe la pena pagare il biglietto&#8230; Un coraggio che, in questa Italia, si paga: avete più visto Monteleone in tv? È stato per caso invitato, almeno come moderatore, in qualche dibattito alle varie feste dell&#8217;Unità?</p><p>Questa sera Massimo D&#8217;Alema sarà ospite della Festa dell&#8217;Unità di Bologna: chissà se qualche tesserato/a Pd avrà il coraggio di chiedere spiegazioni, su questa e su altre “questioni morali” che lo riguardano. L&#8217;uomo della bicamerale e del “patto della crostata” (nonché mancato presidente della Repubblica: nel 2006 era tra i papabili per il Quirinale, ma fortunatamente venne scelto Napolitano&#8230;) è avvisato: la pazienza del “suo” popolo è finita, e con essa l&#8217;epoca delle standing ovation. A prescindere dagli sviluppi del caso Penati, forse è giunta l&#8217;ora anche per D&#8217;Alema di rendere conto dei propri <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Massimo_D%27Alema">errori</a>, quelli politici innanzitutto. Uno su tutti: aver accolto <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Cossiga-DAlema-Addolorato-per-la-sua-scomparsa-grato-per-la-sua-amicizia_835326237.html"><strong>Francesco Cossiga</strong></a> e l&#8217;Udeur nella maggioranza che sostenne il suo governo (1998-2000). Una strategia, quella della rincorsa al centro, che dieci anni dopo lui e suoi sodali si ostinano a percorrere. Nonostante le numerose sconfitte, nelle primarie e nelle elezioni “vere”&#8230;</p><p>Ormai è evidente: quella che alcuni chiamano già “la terza Repubblica” nascerà solo quando <strong>Berlusconi</strong> e coloro che gli hanno permesso di rovinare l&#8217;Italia usciranno di scena. Naturalmente questo vale per D&#8217;Alema “ma anche” per Veltroni&#8230; E sarà sempre troppo tardi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/13/massimo-dalema-%e2%80%9ctecnicamente%e2%80%9d-che-cose/157160/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>13</slash:comments> </item> <item><title>Strage: tornerà di moda anche la “pista libica”?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/26/strage-alla-stazione-tornera-di-moda-anche-la-%e2%80%9cpista-libica%e2%80%9d/153452/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/26/strage-alla-stazione-tornera-di-moda-anche-la-%e2%80%9cpista-libica%e2%80%9d/153452/#comments</comments> <pubDate>Fri, 26 Aug 2011 11:28:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Lenzi</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[Fioravanti]]></category> <category><![CDATA[Francesco Cossiga]]></category> <category><![CDATA[gennaro mokbel]]></category> <category><![CDATA[Gheddafi]]></category> <category><![CDATA[Mambro]]></category> <category><![CDATA[Mario Adinolfi]]></category> <category><![CDATA[Nicola di Girolamo]]></category> <category><![CDATA[rosario priore]]></category> <category><![CDATA[strage 2 agosto 1980]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=153452</guid> <description><![CDATA[Bologna 2011. Dopo un memorabile 2 agosto, in occasione del 30° anniversario dell&#8217;Associazione tra i familiari delle vittime (fondata nel 1981, presidente Torquato Secci), siamo costretti ad assistere al consueto copione: polemiche sui giornali, richieste a dir poco provocatorie (Storace), esternazioni di stampo cossighiano, eccetera. Un rincorrersi di dichiarazioni che, inevitabilmente, produce una reazione. Qualificati...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Bologna 2011. Dopo un memorabile 2 agosto, in occasione del 30° anniversario dell&#8217;Associazione tra i familiari delle vittime (fondata nel 1981, presidente Torquato Secci), siamo costretti ad assistere al consueto copione: polemiche sui giornali, richieste a dir poco provocatorie (Storace), esternazioni di stampo cossighiano, eccetera. Un rincorrersi di dichiarazioni che, inevitabilmente, produce una reazione. Qualificati “opinion leader” tiranno in ballo (o, come dicono i politici, “per la giacchetta”..) le indagini di magistrati che avrebbero invece il diritto, oltre che il dovere, di fare in santa pace il loro difficile lavoro. Ciclicamente personaggi di vario spessore attendono la vigilia del 2 agosto per rilasciare dichiarazioni che, nella volontà del dichiarante, dovrebbero essere considerate “rivelazioni”. Salvo poi rischiare di scoprire che le “imminenti svolte giudiziarie” via via evocate, spesso con macabro tempismo, altro non sono che le arcinote “piste internazionali” già percorse tanti anni fa da depistatori condannati: la pista austriaca, la pista francese, la pista argentina, la pista libanese, la pista palestinese e persino la pista.. libica. Già, perché nel tourbillon di ipotesi fantasiose ce n&#8217;è una che vorrebbe collegare la strage di Ustica e quella di Bologna. È un po&#8217; vecchiotta, ma torna sempre di moda&#8230; Il primo a chiamare in causa Gheddafi fu il democristiano <strong>Emilio Colombo</strong>, ministro degli esteri del governo Cossiga: era il 5 agosto 1980.</p><p>Ma il principale sponsor della pista libica sarà proprio <strong>Valerio Fioravanti</strong>: <em>“Durante uno dei mille processi mi è venuta un&#8217;illuminazione. Un mese e mezzo prima di Bologna è caduto l&#8217;aereo a Ustica. Sono stati caccia della Nato a sparare per far fuori Gheddafi. Hanno sbagliato bersaglio. E l&#8217;Italia, il nostro governo, non poteva certo accusare gli americani di avere ucciso, per sbaglio, 81 civili sui nostri cieli. (…) nessuno è stato mai condannato per aver tirato giù l&#8217;aereo a Ustica. Se il governo italiano ha taciuto su Ustica, non tirando ami in ballo l&#8217;ipotesi dell&#8217;attacco sbagliato a Gheddafi, tanto meno poteva accusare Gheddafi di essersi vendicato 40 giorni dopo a Bologna”. </em>[<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.radioradicale.it/scheda/149168/227189-la-strage-di-bologna-e-il-terrorista-sconosciuto-il-caso-ciavardini-presentazione-del-libro-di-gian">intervista</a></span> del 2003 a Gianluca Semprini]<em> </em></p><p>Non ci sarebbe da stupirsi se, oggi che Gheddafi pare liquidato (?), improvvisamente si cominciasse a parlare di un qualche archivio del dittatore, conteso tra questo e quel servizio segreto. E della necessità di rispolverare la pista libica&#8230; Vedremo.</p><p>Tra i fan della pista palestinese spicca invece il nome del magistrato <strong>Rosario Priore</strong>, giudice del processo su Ustica che, da qualche anno, sente la necessità di sottoporre alla nostra attenzione &#8211; e a quella degli inquirenti bolognesi &#8211; le proprie convinzioni (spesso analoghe a quelle di Cossiga): <em>“</em><em>Bisogna vedere se dopo queste nuove piste emergeranno elementi tali da indurre a una revisione del processo. La tesi su cui si stava lavorando alla procura di Bologna era quella di un attentato di matrice palestinese, del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina (FLP), il cui leader per l’Italia era in carcere per la famosa storia dei missili di Ortona</em><em>” </em>(dichiarazione rilasciata il 31 luglio 2011). Non si capisce bene quali siano le piste “nuove”, ma il diritto di parola sancito dall&#8217;articolo 21 della Costituzione va ovviamente riconosciuto anche a Priore. Solo un paio di domande sorgono spontanee. Chissà perché un magistrato con la sua reputazione, anziché raccontare ciò che sa direttamente ai magistrati, preferisce telefonare ai giornalisti? Chissà perchè nel 2010, sempre alla vigilia del 2 agosto, Priore ritenne di dover partecipare ad un convegno, alla Camera dei Deputati, organizzato nientepopodimenoche dalla deputata berlusconiana <strong>Barbara Saltamartini</strong>?</p><p>Questi sono i veri “misteri d&#8217;Italia”. Per quanto riguarda la strage di Bologna di misteri non ce ne sono: ci sono solo segreti. Segreti che alcune persone ancora vive conoscono. Qualcun altro che li conosceva, invece, è morto: il 6 ottobre 2010, per esempio, a <strong>Sergio Calore</strong> hanno spaccato la testa con un piccone e lo hanno sgozzato&#8230; Calore era stato uno dei primi collaboratori di giustizia dell&#8217;eversione nera e si era sposato con una ex brigatista. Nel 1977 fu tra i fondatori della rivista “Costruiamo l’azione”, insieme a Fabio De Felice, Paolo Signorelli, Massimiliano Fachini e Paolo Aleandri. Due anni dopo Valerio Fioravanti conobbe, in carcere, sia Calore che Signorelli.</p><p>Ancora oggi caos e disinformazione producono risultati: come al solito nessuna loquace comparsa ha rilasciato dichiarazioni sul contenuto dei discorsi ufficiali di Paolo Bolognesi. Non si discute, per esempio, delle intercettazioni in cui <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://stage.ilfattoquotidiano.it/2010/02/26/la-destra-romana-chiamava-mokbel-rispondeva-sempre/17525/"><strong>Gennaro Mokbel</strong></a></span>, oggi agli arresti domiciliari, rivendicava così la scarcerazione dei pluriergastolani Mambro e Fioravanti: <strong>«Tirarli fuori dal carcere mi è costato un milione e duecentomila euro»</strong>&#8230;</p><p>No, si preferisce parlare d&#8217;altro. Nessuno o quasi, specie sulle pagine nazionali dei quotidiani, ha messo in evidenza l&#8217;ennesimo sfregio del governo ai familiari delle vittime e alla città di Bologna, rifiutando di partecipare alla commemorazione con il falso alibi dei fischi (fischi che, finché non si processeranno i mandanti della strage, ogni governo avrebbe il dovere di sopportare). A due anni dalla definitiva scarcerazione di <strong>Valerio Fioravanti</strong> &#8211; dopo 5 anni di libertà condizionata; anni di carcere effettivamente scontati: 18 (settanta giorni per ogni persona uccisa) &#8211; è tornata di moda la pista palestinese. In attesa che anche in Italia, prima o poi, i comuni mortali (i fantomatici “cittadini”) possano accedere ad archivi pubblici informatizzati e, perciò, facilmente accessibili &#8211; e in attesa della effettiva abolizione del segreto di stato sulle stragi – la faticosa ricerca della verità, in Italia, deve ciclicamente fare i conti con le esternazioni di politici, magistrati, avvocati, liberi pensatori e depistatori più o meno professionali: tutti impegnati ad alzare polveroni e polemiche, il cui unico esito (lo scopo?) è quello di creare confusione nell&#8217;opinione pubblica. Naturalmente a discapito della verità e della cosiddetta “informazione”.</p><p>Nelle scorse settimane il solo fatto che dalla Procura di Bologna sia trapelata la notizia dell&#8217;iscrizione nel registro degli indagati (“indagati, non arrestati” ha fatto notare  Libero Mancuso, ex pm del processo che ha condannato all&#8217;ergastolo Valerio Fioravanti e Fancesca Mambro in quanto esecutori della strage). Come ha scritto il giornalista Mario Adinolfi – <span style="text-decoration: underline;"><a href="../../../../../2011/01/09/aggredito-il-giornalista-mario-adinolfi-cosi-come-auspicato-da-sallusti/85575/">aggredito</a></span> da otto ragazzini lo scorso 8 gennaio a Roma – sul suo <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://marioadinolfi.dol.it/post/2452275.html">blog</a></span>: <em></em></p><p><em>&#8220;Rimettiamo in ordine i tasselli. Giusva Fioravanti e Francesca Mambro sono incredibilmente liberi, nonostante abbiano sulle spalle la condanna all&#8217;ergastolo per il più grave atto criminale mai compiuto nell&#8217;Italia repubblicana (la strage di Bologna) e complessivamente nove ergastoli per aver ucciso poliziotti, carabinieri, magistrati, ignari passanti, minorenni e camerati che potevano incastrarli. Gennaro Mokbel dice di aver speso un milione e duecentomila euro per tirarli fuori di prigione. Gennaro Mokbel ha legami con la massoneria, infiltra le forze dell&#8217;ordine, ha un senatore come &#8220;schiavo&#8221; </em>[l'ex senatore del PDL <a href="../../../../../2011/08/17/nuovo-processo-per-di-girolamo-lex-senatore-accusato-di-bancarotta/151982/"><strong>Nicola Di Girolamo</strong></a>, nda]<em> e gli stessi Mambro e Fioravanti gli dimostrano deferenza, amicizia, gratitudine. Le telefonate intercettate tra le due coppie sono decine&#8221;. </em></p><p>A prescindere dalle indagini (del passato, del presente e del futuro), questi sono fatti storici innopugnabili. Con buona pace di giornalisti “impegnati” come <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.stragi.it/index.php?pagina=vicenda&amp;par=caso">Minoli e Provvisionato</a></span>. A distanza di trent&#8217;anni il quadro storico-politico all&#8217;interno del quale maturarono le stragi di piazza della Loggia, dell&#8217;Italicus, di Bologna e del Rapido 904 è più che consolidato. La giustizia farà il suo corso, per quel che le compete. La memoria di ciò che è dimostrato in milioni di pagine di atti giudiziari e la incessante ricerca della verità sui mandanti, invece, sono obiettivi che non riguardano solo la magistratura. E nemmeno solo i governi, fortunatamente&#8230; La verità sulle stragi (non solo quella di Bologna) è un impegno troppo serio per appaltarlo in esclusiva agli “addetti ai lavori” di turno. Per arrivare ai mandanti c&#8217;è bisogno di una precondizione: la volontà popolare di conoscerla, la verità. Di pretenderla.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/26/strage-alla-stazione-tornera-di-moda-anche-la-%e2%80%9cpista-libica%e2%80%9d/153452/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>8</slash:comments> </item> <item><title>Civis: quando Bologna si attaccò al “tram”</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/24/civis-quando-bologna-si-attacco-al-%e2%80%9ctram%e2%80%9d/146875/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/24/civis-quando-bologna-si-attacco-al-%e2%80%9ctram%e2%80%9d/146875/#comments</comments> <pubDate>Sat, 23 Jul 2011 23:08:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Lenzi</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Beatrice Draghetti]]></category> <category><![CDATA[civis]]></category> <category><![CDATA[francesco sutti]]></category> <category><![CDATA[giacomo venturi]]></category> <category><![CDATA[giorgio guazzaloca]]></category> <category><![CDATA[Report]]></category> <category><![CDATA[sergio cofferati]]></category> <category><![CDATA[Virginio Merola]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=146875</guid> <description><![CDATA[È di questi giorni la notizia che i finanzieri del“Gruppo tutela spesa pubblica”hanno accusato l’Atc (Aziende Trasporti Comunale di Bologna) di aver provocato un danno erariale di 17,5 milioni di euro ai cittadini bolognesi, spendendo quei soldi anziché versarli nelle casse del Comune. Questa è solo l’ultima puntata della infinita saga del “Civis”, iniziata nel...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>È di questi giorni la <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/20/fiamme-gialle-atc-comprime-gli-utili-della-sosta-saltano-i-fondi-per-i-parcheggi-pubblici/146649/" target="_blank">notizia</a> che i finanzieri del“Gruppo tutela spesa pubblica”hanno accusato l’Atc (Aziende Trasporti Comunale di Bologna) di aver provocato un danno erariale di 17,5 milioni di euro ai cittadini bolognesi, spendendo quei soldi anziché versarli nelle casse del Comune. Questa è solo l’ultima puntata della infinita saga del “Civis”, iniziata nel 2004.</p><p>Mentre a livello nazionale si continua a sperperare denaro pubblico e si difende l&#8217;indifendibile (la Tav in Val di Susa, il Ponte sullo stretto di Messina), da otto anni a Bologna si sprecano soldi, parole e fiumi di inchiostro sul Civis, mezzo fabbricato da Irisbus (gruppo Fiat) che la recente e molto discussa inchiesta di Report dedicata alla “Dotta” ha portato all&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica italiana. All&#8217;inizio il cosiddetto – impropriamente &#8211; “tram su gomma” si chiamava Teo: Tram Elettrico a guida Ottica. Affascinante neologismo che, in nome della disinformazione di Palazzo (d&#8217;Accursio), nascondeva in realtà un banale filobus, solo più costoso, più ingombrante e più scomodo da guidare e che nessun’altra città al mondo aveva preso in considerazione dopo averlo sperimentato.</p><p>Poco prima di perdere le elezioni del 2004 e di lasciare la poltrona di sindaco a <strong>Sergio Gaetano Cofferati</strong>, l&#8217;ex sindaco <strong>Giorgio Guazzaloca</strong> (1999-2004), padrino politico del Civis e grande amico del terzopolista Casini, firma frettolosamente il contratto, e anche su questo punto si concentra l’attenzione dell’inchiesta giudiziaria che ha già portato all’imputazione di Guazzaloca e non solo.</p><p>Il sindaco Cofferati e i suoi assessori di punta – <strong>Maurizio Zamboni</strong> e <strong>Virginio Merola</strong> in primis –, che nella campagna elettorale 2004 avevano manifestato insieme ai cittadini contro “Teo”, dopo le elezioni si convertirono improvvisamente, e pensarono bene di modificare il percorso. Peggiorandolo: il nuovo filobus non avrebbe più attraversato la città da est a ovest, ma sarebbe diventato una semplice navetta da san Lazzaro al centro di Bologna; in compenso si manteneva l&#8217;ingombrante passaggio dei “bisonti” Fiat sotto le Due Torri. Si giustificarono mettendo in campo il problema delle penali da pagare se si fosse rescisso il contratto.</p><p>E qui entra in gioco la responsabilità di un&#8217;altra istituzione: la <strong>Provincia di Bologna</strong> che nell’aprile 2004, prima dell’elezione del Cinese, aveva presentato ricorso al TAR lamentando le incongruenze che ora sono sotto la lente degli inquirenti. Purtroppo, dopo le elezioni, il ricorso fu misteriosamente ritirato. Se ciò non fosse successo molto probabilmente la pratica Civis si sarebbe risolta con un nulla di fatto (e senza alcuna penale). Perché la Provincia ritirò quel ricorso? Non era meglio rispondere ai cittadini anziché rischiare, oggi, di dover ascoltare la stessa domanda da qualche inquirente?</p><p>Anche <strong>Francesco Sutti</strong>, presidente Atc scelto da Cofferati, potrebbe darci qualche spiegazione in più sul caso Civis. L’Atc &#8211; azienda partecipata dal Comune &#8211; è in prima fila nella realizzazione del progetto, essendo la Stazione Appaltante, e lo stesso Sutti risulta essere responsabile unico del procedimento e “project manager”. Il costo dell’opera, inizialmente previsto in 180 milioni di euro, è già enormemente lievitato e non è possibile sapere se e quando si vedrà la fine della triste storia: infatti i mezzi, tutti ben allineati all’aperto da tre anni in un deposito, non hanno avuto ancora il via libera dal Ministero dei Trasporti. Via libera che difficilmente arriverà dopo la bocciatura della Commissione appositamente nominata. Intanto l’inchiesta giudiziaria continua a fare il suo corso&#8230;</p><p>I difensori del Civis (fino a pochi mesi ce n&#8217;erano parecchi, a destra <em>ma anche</em> a manca&#8230;) in questi otto anni hanno sempre utilizzato due argomenti:</p><ol><li>Difensori di centrodestra &#8211; Il 	progetto di linea tramviaria della seconda giunta Vitali (1994-1999) 	fu approvato/finanziato dal Cipe il 9 novembre 1998: <em>“Guazzaloca 	vinse le elezioni criticando il tram su rotiaia scelto da Vitali, ma 	non  poteva rischiare di perdere quel finanziamento”</em>. E così 	qualcuno gli suggerì una soluzione per salvare capra (“no al 	tram”) e cavoli (i finanziamenti del governo): acquistare un «tram 	su gomma». Geniale 	ossimoro che giornali e tv locali, almeno in un primo momento, 	scambiarono per una cosa seria&#8230;</li><li>Difensori di centrosinistra &#8211; <em>“La 	colpa è di Guazzaloca che ha firmato il contratto: se Cofferati 	blocca il Civis, il Comune sarà costretto a pagare le penali”</em>. 	Una mezza verità: si dimentica che, se la Provincia di Bologna non 	avesse ritirato il ricorso al Tar contro il progetto della giunta 	Guazzaloca, probabilmente non si sarebbe pagato alcunché e, in ogni 	caso, sempre pochissimo rispetto alle somme già buttate oggi.</li></ol><p>In questi sette anni l&#8217;opposizione berlusconiana ha provato in tutti i modi a cavalcare strumentalmente il pasticcio del tram su gomma &#8211; a volte anche lisciando il pelo ad alcuni comitati anti-Civis&#8230; &#8211; sperando che la città avesse dimenticato che il vero padrino del filobus più costoso ed insulso della “modernità” è Guazzaloca, unico sindaco di centrodestra nella storia di Bologna.</p><p>In questo caso, però, il tempo è stato davvero galantuomo, come amava dire il poco compianto Sergio Gaetano Cofferati, l’unico che se l’è cavata egregiamente cadendo sul morbido, grazie all&#8217;ex segretario Pd Franceschini: una comoda poltrona a Bruxelles. Infatti:</p><ol><li>Giorgio Guazzaloca, sconfitto 	prima da Cofferati poi da Delbono, è definitivamente scomparso 	dalla scena. Un po&#8217; come le “gocce” dell&#8217;architetto <strong>Mario 	Cucinella</strong> (progettista della sede unica del Comune, oggi tormentata dal caso legionella)– poi ribattezzate “barattoli” dai bolognesi &#8211; 	che, durante il suo mandato, deturparono piazza Re Enzo&#8230; altri soldi 	pubblici buttati via);</li><li><strong>Stefano Aldrovandi</strong>, ultimo 	candidato “civico” scelto da <strong>Pierferdinando Casini</strong> &#8211; e da <strong>Gianfranco Fini</strong> -, ha fatto una figuraccia: il terzo polo, a 	Bologna, non esiste. E nessuno ne sente la mancanza;</li><li>l&#8217;ex pupillo guazzalochiano <strong>Daniele Corticelli</strong>, presentatosi alle ultime elezioni come il 	nuovo che avanza, ha fatto una figura ancora peggiore (nonostante le 	ingenti risorse economiche investite dall&#8217;amico imprenditore <strong>Giorgio 	Giatti</strong>, patron della Termal).</li></ol><p>Ricapitolando, a prescindere dagli sviluppi giudiziari, i principali responsabili politici di questo caos e di questo spreco di soldi pubblici hanno un nome ed un cognome: Giorgio Guazzaloca e il suo assessore alla mobilità <strong>Franco Pellizzer</strong>; la presidentessa della Provincia <strong>Beatrice Draghetti</strong> e il vicepresidente <strong>Giacomo Venturi</strong>; Sergio Gaetano Cofferati (oggi europarlamentare, a suo tempo autodefinitosi “<a href="http://digilander.libero.it/alternativeinfo/laltrainformazione9aprile2009.html" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">ciarlatano</span></a>”) e l&#8217;assessore Maurizio Zamboni. E con loro tutti i segretari, di tutti i partiti, di tutti i colori. Le scuse alla città, sebbene poco utili, sarebbero doverose e certamente gradite ai cittadini-contribuenti. Eppure, per dirla con Elton John, anche nella civile e (sempre meno) educata Bologna <em>“sorry” seems to be the hardest word&#8230;</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/24/civis-quando-bologna-si-attacco-al-%e2%80%9ctram%e2%80%9d/146875/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>6</slash:comments> </item> <item><title>Marijuana e l&#8217;esempio californiano</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/13/marijuana-e-lesempio-californiano/144782/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/13/marijuana-e-lesempio-californiano/144782/#comments</comments> <pubDate>Tue, 12 Jul 2011 23:33:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Lenzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Andrea Segrè]]></category> <category><![CDATA[Arnold Schwarzenegger]]></category> <category><![CDATA[canapa]]></category> <category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category> <category><![CDATA[federalismo]]></category> <category><![CDATA[Lambro]]></category> <category><![CDATA[marijuana]]></category> <category><![CDATA[po]]></category> <category><![CDATA[vasco errani]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=144782</guid> <description><![CDATA[Da un anno e mezzo non si hanno notizie dei danni provocati dal disastro del fiume Lambro. Era il 23 febbraio 2010 quando, in seguito ad un sabotaggio, più di 2.500 metri cubi di petrolio uscirono dalle cisterne di un deposito carburante della Lombarda Petroli a Villasanta, in provincia di Monza e Brianza. La melma...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Da un anno e mezzo non si hanno notizie dei danni provocati dal disastro del fiume <strong>Lambro</strong>. Era il 23 febbraio 2010 quando, in seguito ad un sabotaggio, più di 2.500 metri cubi di petrolio uscirono dalle cisterne di un deposito carburante della Lombarda Petroli a Villasanta, in provincia di Monza e Brianza. La melma nera arrivò in poco tempo nel Po e, nonostante gli sforzi della Protezione civile, non fu possibile evitare un vero e proprio disastro ambientale. Un disastro occultato. Già verso giugno 2010, con l&#8217;approssimarsi della stagione balneare, i giornali smisero di occuparsi di questa vicenda. A proposito: non sarebbe giusto rendere noti, a tutti i cittadini, i risultati delle analisi fatte a suo tempo dall&#8217;Agenzia regionale prevenzione e ambiente dell&#8217;Emilia-Romagna (<a href="http://www.arpa.emr.it/pubblicazioni/generale/notizie_1699.asp" target="_blank">Arpa</a>)? In che condizioni è il Po, oggi (delta compreso)?</p><p>In compenso, nel resto del mondo, è possibile trovare qualche esempio incoraggiante di vera e propria green economy. Molto “green”! L&#8217;anno scorso il governatore repubblicano della California, l&#8217;ex culturista ed ex attore di Hollywood <strong>Arnold Schwarzenegger</strong>, per tappare un buco di bilancio di 19,9 miliardi di dollari, pensò di introdurre una <a href="http://www.america24.com/news/schwarzenegger-legalizza-la-marijuana" target="_blank">tassa sulla coltivazione della cannabis</a>. Il gettito fiscale della marijuana medica, circa 200 milioni di dollari, era solo un assaggio di quello che la California poteva incassare se la coltivazione fosse stata legalizzata: la marijuana è la più grande coltura da reddito di quello stato (negli Usa il federalismo è una cosa seria&#8230;).</p><p>Oggi, lamentarsi dei tagli del governo Berlusconi alle finanze degli enti locali è giustissimo, anzi: a protestare non dovrebbero essere solo i sindaci ma tutti noi, cittadini e cittadine che ogni giorno di più paghiamo le conseguenze di quei tagli. Però non basta.</p><p>Molti, a cominciare dal presidente della Regione <strong>Vasco Errani</strong>, dicono da tempo che questa crisi può rappresentare un&#8217;opportunità, a patto che tutta la “comunità” adotti un nuovo mantra: “innovazione, innovazione, innovazione”. Benisssimo. Proviamo a fare una proposta innovativa che, in nome di un federalismo serio (che meglio sarebbe chiamare “parziale autonomia legislativa regionale”), possa essere valutata e, se condivisa, adottata dall&#8217;Assemblea legislativa dell&#8217;Emilia-Romagna. Oltre a favorire, come in parte già si fa, lo sviluppo le energie rinnovabili, potrebbe essere utile che le Istituzioni locali ragionassero (e legiferassero) su come si intende utilizzare &#8211; da qui ai prossimi 20-30 anni, possibilmente &#8211; quel po&#8217; di territorio scampato alla colata di cemento degli ultimi lustri.</p><p>Nel 2007 l&#8217;Assemblea legislativa approvò a maggioranza il <a href="http://www.enjoint.info/?p=4566" target="_blank">progetto di legge</a> “Promozione della coltura della canapa (Cannabis sativa l.) e altre colture innovative nel territorio dell&#8217;Emilia-Romagna”, presentato da consiglieri Ds, Margherita, Ecodem, Pdci e dall’Idv (che però poi si astenne). Se oggi in Emilia-Romagna, territorio tra i più inquinati d&#8217;Europa, anziché continuare ad inquinare la “food valley” cementificando o costruendo inceneritori a due passi dagli stabilmenti della <strong>Barilla</strong> (accade a Parma, città malgovernata dal centrodestra), si avviasse invece un processo di sperimentazione della coltivazione di cannabis &#8211; e, in seguito, della vendita e del consumo privato di “marijuana padana”, tassata con un monopolio regionale simile a quello dei tabacchi&#8230; -, forse potremmo prendere tre piccioni con una fava: nuovi posti di lavoro, nuove entrate fiscali e, soprattutto, un efficace lotta alle mafie (che da sempre, direttamente o indirettamente, controllano il traffico di stupefacenti, anche dalle nostre parti).</p><p>In Emilia-Romagna non mancano di certo gli esperti di economia, di diritto e, soprattutto, di agraria &#8211; si pensi al mancato candidato sindaco <strong>Andrea Segré</strong>: preside della Facoltà di Agraria dell&#8217;Università di Bologna, inventore del “last minute market” (sistema organizzativo che permette alla grande distribuzione di evitare lo spreco di cibi in avanzo, che vengono rimessi sul mercato a prezzi bassissimi poco prima della scadenza). Voglio dire: ci sarà pure qualche “esperto” disponibile a fare due conti e a spiegarci se questa idea possa rivelarsi praticabile? Se così fosse &#8211; al di là delle prevedibili barricate ideologiche di un certo parlamentare abituato a straparlare di droga, di Ustica e di altre questioni delicate -, il passo successivo sarebbe quello di tradurla in progetto e, successivamente, in proposta di legge.</p><p>Si può fare?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/13/marijuana-e-lesempio-californiano/144782/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>Lo strano caso del ragionier Sansavini</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/27/lo-strano-caso-del-ragionier-sansavini/109829/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/27/lo-strano-caso-del-ragionier-sansavini/109829/#comments</comments> <pubDate>Fri, 27 May 2011 09:37:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Riccardo Lenzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[abate]]></category> <category><![CDATA[albania]]></category> <category><![CDATA[azzolina]]></category> <category><![CDATA[cevenini]]></category> <category><![CDATA[comizzoli]]></category> <category><![CDATA[Compagnia delle Opere]]></category> <category><![CDATA[don verzè]]></category> <category><![CDATA[Errani]]></category> <category><![CDATA[ettore sansavini]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[Gian Antonio Stella]]></category> <category><![CDATA[gruppo villa maria]]></category> <category><![CDATA[gvm]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[Libia]]></category> <category><![CDATA[Licio Gelli]]></category> <category><![CDATA[lugo]]></category> <category><![CDATA[mutue]]></category> <category><![CDATA[nerazzini]]></category> <category><![CDATA[panzano]]></category> <category><![CDATA[polonia]]></category> <category><![CDATA[ravenna]]></category> <category><![CDATA[Report]]></category> <category><![CDATA[romagna]]></category> <category><![CDATA[romania]]></category> <category><![CDATA[scholz]]></category> <category><![CDATA[Vendola]]></category> <category><![CDATA[villalba]]></category> <category><![CDATA[vullo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=109829</guid> <description><![CDATA[Se il politico romagnolo più conosciuto è Vasco Errani, forse l&#8217;imprenditore più influente è il ragioniere-milionario Ettore Sansavini, fondatore di GVM-Gruppo Villa Maria. Sconosciuto ai più, rispettato e riverito dai potenti, va d&#8217;accordo con tutti: comunisti, repubblicani, ciellini. E persino con la Libia. Intoccabile e suscettibile (chi osa fare domande sgradite si becca una denuncia), ha...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Se il politico romagnolo più conosciuto è <strong>Vasco Errani</strong>, forse l&#8217;imprenditore più influente è il ragioniere-milionario <strong>Ettore Sansavini</strong>, fondatore di <strong>GVM-Gruppo Villa Maria</strong>. Sconosciuto ai più, rispettato e riverito dai potenti, va d&#8217;accordo con tutti: <strong>comunisti, repubblicani, ciellini</strong>. E persino con la <strong>Libia</strong>. Intoccabile e suscettibile (chi osa fare domande sgradite si becca una denuncia), ha amici e dipendenti anche a <strong>Bologna</strong>: per esempio Maurizio Cevenini&#8230;</p><p>Pochi lo sanno: il leader indiscusso della sanità privata italiana è un ragioniere di <strong>Lugo di Romagna</strong>, classe 1944. Quasi tutti lo rispettano, quasi nessuno ne parla. Meno noto, nel bene e nel male, di don Verzè, di Angelucci o di altri imprenditori del settore, raramente i giornalisti si occupano di lui. Pochi ricordano, vagamente, il suo volto: l&#8217;ultima volta che le telecamere lo hanno portato nelle nostre case era il 6 dicembre 2009, puntata di Report sui guai della sanità privata in Italia. Il giornalista che lo intervistò è <strong>Alberto Nerazzini</strong>, che di recente ha scosso le coscienze dei bolognesi con l&#8217;inchiesta su Bologna, “città dei rancori”. Una settimana fa il suo nome è ricomparso nelle pagine interne del Corriere della Sera in un <a href="http://www.antonioamorosi.it/2011/04/13/gian-antonio-stella-parla-della-nostra-inchiesta-sul-corriere-della-sera-nazionale/">articolo</a> di <strong>Gian Antonio Stella</strong>.</p><p>Il fatto che il primo gruppo sanitario (privato) italiano abbia il suo quartier generale in Emilia-Romagna è di per sé una notizia. Gruppo Villa Maria: questo il nome del colosso imprenditoriale con sede a Cotignola, in provincia di Ravenna. Una curiosità: Sansavini è il “datore di lavoro” del capolista Pd <strong>Maurizio Cevenini</strong>: anche “Villalba” &#8211; clinica privata sui colli bolognesi dove il “Cev” si fece ricoverare in seguito all&#8217;ischemia che lo costrinse a rinunciare al ruolo di candidato sindaco &#8211; fa parte della galassia GVM. Inaugurata nel 1965 e rilevata da GVM nel 1997, Villalba è stato il trampolino di lancio di Cevenini. Assunto nel 1976 in qualità di impiegato, centralinista ne diviene prima responsabile del personale e, dal 1982 al 2006, Amministratore delegato; attualmente cura le relazioni esterne.</p><p>Nel 1991 diventa presidente dell&#8217;Associazione Italiana Ospedalità Privata (AIOP) di Bologna, vice presidente regionale e segretario del Consiglio nazionale. Carica ricoperta fino al 2007. Alla faccia di chi rimprovera al Cev di occuparsi solo di calcio e matrimoni&#8230;</p><p>Pur non avendo mai gradito la curiosità di giornalisti e cittadini, Ettore Sansavini non ha problemi a raccontare in pubblico le origini del suo successo. Lo scorso 28 marzo, per esempio, lo ha fatto davanti ad oltre 150 persone, riunite nella sala convegni del Maria Cecilia Hospital per ascoltare la “conversazione imprenditoriale” tra lui e <strong>Bernhard Scholz</strong>, presidente nazionale della Compagnia delle Opere, braccio imprenditoriale di Comunione e Liberazione.</p><p>Da Lugo di Romagna alla Libia, l&#8217;autobiografia del self-made-man Sansavini sembra la sceneggiatura di un film, talmente avvincente da meritare un&#8217;attenta ed integrale lettura: <em>«Io ed i miei fratelli restammo orfani molto presto di nostro padre ed ognuno di noi fu chiamato a crescere in fretta. </em><em>Mi diplomai come analista chimico ed iniziai subito a lavorare, prima in un&#8217;industria petrolchimica, poi in una cooperativa, quindi in una clinica privata forlivese, Villa Igea, come factotum. Mi diplomai ragioniere frequentando le scuole serali, iniziando intanto a comprendere che la sanità in Italia necessitava di nuovi modelli organizzativi e gestionali. Decisi <strong>nel</strong> <strong>1973</strong> di lasciare Villa Igea per un nuovo incarico, diventando il direttore amministrativo e generale di una clinica in fase di costruzione, Villa Maria di Cotignola, struttura a vocazione generica, di proprietà di diversi investitori. <strong>Ottenni subito la convenzione con le Mutue</strong>, riempiendo i 187 posti letto di Villa Maria. Ma appena l&#8217;anno dopo entrò in vigore il Servizio Sanitario Nazionale e Lugo divenne distretto deputato alla sua sperimentazione. Ci trovammo all&#8217;improvviso in piena difficoltà. Dai suoi 187 pazienti convenzionati, passammo a 10 ricoverati paganti. Villa Maria fu ribattezzata &#8220;Villa Moria&#8221;, perché c&#8217;erano soltanto alcuni pazienti anziani nella parte terminale della loro vita. Fu allora che, da piccolo azionista della clinica, avendo investito tutta la mia <strong>liquidazione</strong> del lavoro precedente, circa tre milioni di lire, decisi di ricorrere ai <strong>prestiti delle banche</strong> ed iniziai quell&#8217;opera che ancora oggi costruisco giorno dopo giorno. Iniziai ad investire nell&#8217;Alta Specialità, soprattutto nella cardiochirurgia, a quei tempi ancora poco presente. Contemporaneamente, puntai verso accordi con alcuni Paesi extraeuropei per il ricovero e la cura di cittadini stranieri. Ricordo che per ottenere la <strong>convenzione con la Libia</strong> andai a Roma e rimasi &#8220;chiuso&#8221; dentro l&#8217;ambasciata libica per cinque giorni, fin quando l&#8217;ambasciatore finalmente si accorse di me e firmò l&#8217;accordo. Furono anche i pazienti libici a salvare Villa Maria».</em></p><p>Naturalmente, ascoltando questo racconto, viene da porsi la stessa domanda che Nerazzini gli fece nel 2009: “Dove li ha trovati i miliardi per diventare proprietario del gruppo?”. Risposta spiazzante, all&#8217;altezza del personaggio: “Credo che se lo sia chiesto anche la Finanza&#8230;”. Dal 2003 gestisce persino le Terme di Castrocaro. Il gruppo conta ormai una trentina di cliniche e centri-salute tra Italia, Francia, Romania, Polonia e Albania. Nonostante il cervello del gruppo resti tuttora a Lugo di Romagna, è la Puglia la regione italiana in cui Sansavini ha investito di più. Anche se attualmente pare che il governatore <strong>Nichi Vendola</strong> abbia preferito dare maggiore attenzione alla “concorrenza”, aprendo le porte al berlusconiano <strong>don Verzè</strong>.</p><p>Natale 2009. Dopo aver visto la citata puntata di Report, l&#8217;associazione “L&#8217;Occhio Verde” di Ravenna ebbe l&#8217;ardire di porsi (e di porre) qualche domanda. Non a Sansavini, bensì alla Regione Emilia-Romagna, «<em>in quanto il Gruppo Villa Maria ha sede proprio a Ravenna e quali cittadini di questa Regione ci sentiamo particolarmente chiamati in causa dall’utilizzo del denaro pubblico che a tale imprenditore incassa tramite i rimborsi (…) Chiediamo, quindi, di far luce sulle convenzioni in essere e di volerci dare precise risposte, fornendoci accurata garanzia che la convenzione con il Gruppo Villa Maria sia gestita nella più totale trasparenza e aderenza alle vigenti leggi antimafia (regolare certificato e verifiche sui subappalti) e che in tale rapporto non si intravede alcun tipo di reato». </em><em>Domandare è lecito, rispondere è cortesia. E infatti la  Regione rispose. In burocratese, come ricorda Stella, ma rispose: «nelle more del procedimento per l’accreditamento definitivo siano da considerarsi accreditate “le strutture private che risultino provvisoriamente accreditate”»</em><em> e che «dopo numerose proroghe» </em><em>è stata fissata una data di scadenza per la definizione di tutto al 31 dicembre 2010. </em><em>Ad una prima lettura, quella della Regione suona come una imbarazzata (e imbarazzante) confessione: dopo quasi vent&#8217;anni di provvisorietà, «</em><em>tutte le strutture di cui alla legge 724/94 hanno presentato domanda di accreditamento e sono state sottoposte a visita di verifica con la finalità di accertare la sussistenza delle caratteristiche organizzative e qualitative richieste per l&#8217;accreditamento</em><em>». </em><em>La calma è la virtù dei forti&#8230; In altre parole, finché le cose stano così, il certificato antimafia non sarebbe obbligatorio (sic!). Perché nessuno, dal 1993 al 2010, si era posto il problema? </em></p><p>Sansavini, invece, rispose a modo suo: la presidente dell&#8217;associazione, <em>Samantha Comizzoli</em><em> (</em>candidata sindaco della lista civica “<a href="http://ravennapuntoacapo.blogspot.com/">Ravenna Punto a Capo</a>” alle ultime elezioni<em>), </em>venne denunciata per il solo fatto di aver chiesto ale istituzioni locali, nero su bianco, un atto di trasparenza. Della incredibile denuncia che ne seguì se ne occupò per primo il periodico on line “Domani”, con un <a href="http://domani.arcoiris.tv/sansavini-ragioniere-della-sanita-denuncia-chi-fa-troppe-domande/">articolo</a> pubblicato nel febbraio 2010.</p><p>Comizzoli, in attesa della prossima udienza, commenta così gli sviluppi della vicenda surreale in cui si è trovata coinvolta: «Alla luce dei fatti comprendo la denuncia di diffamazione, crediamo d&#8217;aver toccato involontariamente un nervo scoperto, vista la mancanza del certificato antimafia al momento della nostra richiesta. L&#8217;udienza che mi vede imputata per diffamazione è già stata rinviata due volte, una prima volta per permettere all&#8217;accusa di mettere agli atti un nostro articolo ove si annunciava la mia paresi parziale a causa di stress provocatomi dalla denuncia, e che in caso di archiviazione per infondatezza, avremmo richiesto i danni. La seconda volta per assenza dell&#8217;avvocato Panzano, difensore di Sansavini. Rimandata al 27 giugno ore 13,00, forse si continuerà con la tecnica dello sfinimento. Nel frattempo l&#8217;avvocato Panzano ha fatto sapere ai miei avvocati che <em>Sansavini sarebbe pronto a ritirare la denuncia nel caso io scrivessi un&#8217;ammissione di colpa e porgessi le scuse</em>. Se la nostra colpa è aver richiesto un atto pubblico di enorme importanza, quale è il certificato antimafia in caso di erogazione di soldi pubblici, mi dichiaro colpevole e sono pronta a reiterare il reato&#8230;»<em>.</em></p><p><em>In realtà il vizio di denunciare chi mette il naso nelle cose sue</em><em> ha origini lontane. <strong>Michele Vullo</strong> oggi non abita più in Sicilia. Negli anni &#8217;90, da sindacalista Cgil, si beccò ben quattro denunce da Sansavini. Nel 2001, intervistato dalla Voce della Campania, sintetizzava così i filoni d&#8217;indagine all&#8217;origine delle denunce: </em>«Il primo ha riguardato vari aspetti della cardiochirurgia, sotto il profilo di presunte speculazioni ai danni dei pazienti, liste d’attesa interminabili, dirottamenti da strutture pubbliche verso private eccetera. Ha visto sul banco degli imputati, tra il ’97 e il ’98, una ventina di persone, nomi anche altisonanti, ad esempio il cardiochirurgo di Catania <strong>Mauro Abate</strong>, nominato come perito di parte da <strong>Licio Gelli</strong> in alcune vicende. Il primo grado si è concluso con tre condanne, tra cui lo stesso Abate. Sansavini è stato assolto. L’appello, poi, ha visto assolti anche quei tre»<em>. Allora come oggi, le querele che investirono il sindacalista furono originate da pubbliche richieste di chiarimenti: </em>«Una da un documento sindacale, nel quale si parlava della “famigerata” Villa Maria. Tutte le altre da una conferenza stampa di gennaio ’97, nel corso della quale si denunciava il sistema affaristico-mafioso-massonico della sanità in Sicilia»<em>.</em></p><p>In effetti i rapporti tra Sansavini e la Sicilia sono sempre stati abbastanza complicati. Era il 1992 quando scoppiò il caso di Villa Maria Eleonora di Palermo. Il “mago del bisturi” <strong>Gaetano Azzolina</strong> venne arrestato per una tangente da 8 miliardi di lire. Brutta storia dai contorni mafiosi, in cui spuntarono i nomi dei frateli Sciortino di Bagheria. La patata bollente finì tra le mani della manager della clinica del gruppo, <strong>Maria Luisa Garofalo</strong>, che ebbe il coraggio di denunciare il tentativo di estorsione. Mentre Sansavini se ne lavò le mani: <em>«Io non ho mai denunciato né Azzolina né i fratelli Sciortino. Non sono mai stato sentito dai giudici. Non entro nel merito della vicenda». G</em>ià. Eppure gli inquirenti sapevano che anche lui, in realtà, era a conoscenza dei tentativi di estorsione: per captare i colloqui tra Azzolina, Salvatore e Gioacchino Sciortino, la Garofalo e Sansavini, i poliziotti avevano installato quattro microspie nella sala mensa, nella sala riunioni e negli studi privati della clinica Villa Maria Eleonora.</p><p><em>Comunque il ragioniere romagnolo uscì completamente pulito da quella vicenda. </em>Un&#8217;altra domanda, però, sorge spontanea, a prescindere dalle vicende giudiziarie. Ed è la stessa che si è posto Stella sul Corriere: “ <strong>C</strong><strong>’è poi da meravigliarsi se in certe falle burocratiche si possono infiltrare capitali oscuri”? </strong>Sarà interessante seguire l&#8217;udienza del prossimo 27 giugno a Ravenna, quando una semplice cittadina – ed ex candidata sindaco &#8211; dovrà difendersi dall&#8217;accusa di diffamazione del ragioniere più potente della Romagna (e non solo). Tanto per capire se, da un lato, è ancora permesso ai cittadini fare domande e, dall&#8217;altro, se almeno in Emilia-Romagna la trasparenza è ancora un dovere per chi guida le istituzioni. Nel frattempo, per quanto riguarda il ragioniere denunciante, non ci resta che attendere gli sviluppi di questa strana vicenda.</p><p>Una cosa è certa: come ha affermato il capo della Compagnia delle Opere, “il fattore che da sempre contraddistingue Sansavini è la chiarezza dello scopo: sa cosa vuole e persegue quell&#8217;obiettivo con persistenza”. Non è l&#8217;unico, in questa Italia. <em>Ma anche</em> in questa Regione.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/27/lo-strano-caso-del-ragionier-sansavini/109829/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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