<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Rita Guma</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/rguma/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Se i giornalisti retribuiti non fanno giornalismo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/01/giornalisti-retribuiti-fanno-giornalismo/201348/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/01/giornalisti-retribuiti-fanno-giornalismo/201348/#comments</comments> <pubDate>Sun, 01 Apr 2012 16:20:30 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Guma</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[editori]]></category> <category><![CDATA[giornalismo]]></category> <category><![CDATA[informazione]]></category> <category><![CDATA[Ordine dei giornalisti]]></category> <category><![CDATA[Vincenzo Iurillo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=201348</guid> <description><![CDATA[Tanti giornalisti e non giornalisti che scrivono gratis lo fanno per fare le inchieste che i giornalisti che sono pagati non fanno o per ovviare a regole di accesso all&#8217;Ordine sperequative e proibitive, e mi avrebbe fatto piacere leggere anche questo, nell&#8217;intervento di Vincenzo Iurillo sui giornalisti che non si fanno pagare. Quanti fra i...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Tanti giornalisti e non giornalisti che scrivono gratis lo fanno per fare le inchieste che i giornalisti che sono pagati <strong>non fanno</strong> o per ovviare a regole di accesso all&#8217;Ordine <strong>sperequative e proibitive</strong>, e mi avrebbe fatto piacere leggere anche questo, nell&#8217;<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/troppi-giornalisti-piace-conviene-scrivere-gratis" target="_blank">intervento</a> di Vincenzo Iurillo sui giornalisti che non si fanno pagare.</p><p>Quanti fra i “plurimi” vicedirettori di giornale o editorialisti ben pagati a volte riempiono i loro articoli di “fuffa” mentre <strong>importanti temi</strong> che dovrebbero essere portati all&#8217;attenzione del pubblico con inchieste-denuncia in prima pagina sono dimenticati o vi si accenna con colpevole superficialità o ignoranza?  Quante “notizie” sono la <strong>fotocopia di un&#8217;agenzia</strong>, magari tradotta parola per parola da un&#8217;agenzia estera? E, ancora, quante “notizie” sono infarcite di <strong>opinioni</strong> dell&#8217;autore che non hanno il benché minimo rapporto con i fatti? E quanti giornalisti hanno le competenze per affrontare alcuni temi importanti che richiedono una base specialistica?</p><p>E&#8217; ovvio che se chi ha prestigio e compensi non vuole o non sa fare quelle inchieste e non vuole o non sa dare quelle notizie, qualcun altro – nello spirito costituzionale di garantire la <strong>corretta informazione</strong> – se ne debba occupare, anche se gratis. Magari si tratta di un giornalista coraggioso ma misconosciuto o che non cede alla politica o di un aspirante giornalista che non ha potuto iscriversi all&#8217;Ordine causa l&#8217;editore scorretto che non ha pagato i contributi o causa le stesse regole dell&#8217;Ordine e per queste ragioni non viene pagato.</p><p>Due anni fa <a href="http://www.osservatoriosullalegalita.org/10/acom/07lug2/1700ritainfo.htm" target="_blank">scrissi</a> delle <strong>difficoltà di accesso alla professione</strong> evidenziando che l&#8217;Ordine nazionale sa benissimo che le retribuzioni (lorde) dei giornalisti in genere si aggirano sui 2,5-10 euro a notizia oppure ad articolo (eccetto che per alcune testate nazionali, con 30-50 euro), mentre per l&#8217;accesso alla professione gli Ordini regionali dei giornalisti impongono una retribuzione minima di 25 euro per la notizia, 60 per l&#8217;articolo, cioè quanto stabilito dal tariffario nazionale dei giornalisti già iscritti all&#8217;Ordine.</p><p>Questo significa pretendere che i giornali &#8211; pur pagando ai giornalisti pubblicisti o professionisti <strong>cifre risibili</strong> &#8211; siano disposti a pagare 10 o 20 volte tanto i semplici aspiranti giornalisti. E non per un articolo (che potrebbe essere uno scoop particolare), ma per i 24-90 articoli richiesti in un biennio, con attestazioni di pagamento sui due anni che vanno dai 1000 euro della Sicilia (16 euro ad articolo) ai 5.000 del Lazio (62,5 euro ad articolo!).</p><p><strong>Ipocrisia</strong> o <strong>strategia</strong> per tagliare fuori i tanti che non sono amici degli amici o figli di papà o scribacchini in quota al tal partito e che non hanno la fortuna di trovare un direttore lungimirante e non politicizzato come ce ne sono pochi (ma che pure hanno un budget)?</p><p>C&#8217;è poi il problema di chi ritiene il giornalismo solo un lavoro, quando è una fondamentale funzione sociale di rilevanza costituzionale, protetta e incoraggiata dalle carte internazionali dei diritti come <strong>presidio di democrazia</strong>. Non può quindi essere limitata dal fatto che non si trovi chi è disposto a pagare per un articolo di denuncia, un&#8217;inchiesta scomoda o la notizia di un appello che &#8211; non essendo promosso da noti intellettuali o da qualche star dello spettacolo – sarebbe destinato a restare nel dimenticatoio se non ci fosse un bravo giornalista (o non) che ne parla gratis.</p><p>Insomma, benvenuti quei giornalisti (e non) che scrivono gratis, purché facciano corretta informazione. Chi ritiene non sia giusto non rimproveri costoro, ma si rivolga <strong>all&#8217;Ordine, al parlamento, agli editori</strong>, per chiedere che vadano in stampa o in onda tutte e soltanto le voci serie, in modo che alcune di queste non debbano arrivare alla fame per farsi pubblicare l&#8217;articolo che tutti noi <strong>vorremmo e dovremmo poter leggere</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/01/giornalisti-retribuiti-fanno-giornalismo/201348/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Non dovrebbe essere OK uccidere i neonati</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/08/dovrebbe-essere-uccidere-neonati/196214/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/08/dovrebbe-essere-uccidere-neonati/196214/#comments</comments> <pubDate>Thu, 08 Mar 2012 16:11:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Guma</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[aborto]]></category> <category><![CDATA[Alberto Giubilini]]></category> <category><![CDATA[Corte Suprema Federale]]></category> <category><![CDATA[Diritto alla vita]]></category> <category><![CDATA[diritto di critica]]></category> <category><![CDATA[Etica]]></category> <category><![CDATA[eugenetica]]></category> <category><![CDATA[Filosofia]]></category> <category><![CDATA[Francesca Minerva]]></category> <category><![CDATA[ilfattoquotidiano.it]]></category> <category><![CDATA[Infanticidio]]></category> <category><![CDATA[libertà di ricerca]]></category> <category><![CDATA[neonati]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196214</guid> <description><![CDATA[Quando la Germania occidentale affrontò il tema dell&#8217;aborto, dovette bilanciare l&#8217;esigenza di assicurare l&#8217;accesso a questa possibilità con la necessità di tutelare il paese da rischi di pratiche eugenetiche che rimandavano agli orrori del recente passato nazista. La Corte Suprema federale tedesca (certo non sospettabile di influenza cattolica) evidenziò che il diritto all&#8217;autodeterminazione ed alla...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;">Quando la Germania occidentale affrontò il tema dell&#8217;aborto, dovette bilanciare l&#8217;esigenza di assicurare l&#8217;accesso a questa possibilità con la necessità di tutelare il paese da rischi di pratiche eugenetiche che rimandavano agli orrori del recente passato nazista. </span></p><p><span style="font-size: small;">La Corte Suprema federale tedesca (certo non sospettabile di influenza cattolica) evidenziò che il diritto all&#8217;autodeterminazione ed alla realizzazione della personalità della madre e il diritto alla vita del feto sono beni costituzionalmente tutelati, e, nel bilanciamento dei valori, il </span><span style="font-size: small;"><strong>diritto alla vita</strong></span> <span style="font-size: small;">prevale. Per tali ragioni, affermò, i limiti dell&#8217;aborto devono essere ben determinati e non sono una questione meramente individuale, stante il compito dello Stato di garantire i diritti fondamentali.</span></p><p><span style="font-size: small;">A maggior ragione il principio illustrato varrebbe per un neonato, soggetto a sé stante il cui diritto alla vita non può essere subordinato a diritti o esigenze secondarie dei genitori, al contrario di quanto ipotizzato in “</span><span style="font-size: small;"><em>Aborto post-natale: perchè il bambino dovrebbe vivere?</em></span><span style="font-size: small;">”, recentemente pubblicato da due ricercatori italiani in Australia. Alberto Giubilini e Francesca Minerva scrivono infatti: </span>“<span style="font-size: small;"><em>ciò che chiamiamo aborto post-natale </em></span><span style="font-size: small;"><em>(uccidere un neonato)</em></span> <span style="font-size: small;"><em><strong>dovrebbe essere ammissibile</strong></em></span> <span style="font-size: small;"><em>in tutti i casi in cui lo è l&#8217;aborto, compresi i casi in cui il neonato è sano” </em></span><span style="font-size: small;">a causa della presunta coincidenza dello status morale del neonato e del feto, non ancora persone</span><span style="font-size: small;">. </span></p><p><span style="font-size: small;">In quanto <a href="http://www.aaalegalitadiritti.it/osservatorio/ritaguma.htm" target="_blank">difensore dei diritti umani</a>, ho già parlato <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/01/abortire-neonati-proposta-etica" target="_blank">qui</a> sul blog di tale articolo. Fra i tanti commenti ricevuti, la </span><span style="font-size: small;"><strong><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/replica.png?47e3a5" target="_blank">replica</a></strong></span> <span style="font-size: small;">degli autori che mi hanno accusata di aver fatto cattiva informazione, dicendosi meravigliati che il giornale me lo avesse consentito.</span></p><p><span style="font-size: small;">Ma <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it" target="_blank">Ilfattoquotidiano.it</a> </span><span style="font-size: small;"><strong>distingue i fatti dalle opinioni: </strong></span><span style="font-size: small;">i blog hanno grafica e collocazione diversa nelle pagine rispetto alle notizie e, nel perfetto stile dei blog, l&#8217;autore – giornalista o meno – può riportare un fatto o soltanto commentarlo, anche esprimendo le proprie emozioni. Linkando i documenti commentati, si garantisce al lettore la piena informazione. Perciò avevo inserito il <a href="http://jme.bmj.com/content/early/2012/03/01/medethics-2011-100411.full" target="_blank">link all&#8217;articolo originale</a>. Diversamente da me si sono comportati vari altri giornali che hanno parlato di questa vicenda, come l&#8217;australiano<em> Couriermail</em> (che ha titolato: </span><em>“</em><span style="font-size: small;"><em><a href="http://www.couriermail.com.au/ipad/it-should-be-ok-to-kill-newborns/story-fn6ck55c-1226286786404" target="_blank">Dovrebbe essere OK uccidere i neonati</a>”</em></span><span style="font-size: small;">).</span></p><p><span style="font-size: small;">La reazione dell&#8217;opinione pubblica alla notizia si è manifestata con insulti e minacce &#8211; certo condannabili – nei confronti degli autori, ma anche con giudizi di valore: se io avevo virgolettato ironicamente la parola </span><span style="font-size: small;"><em>etica</em></span> <span style="font-size: small;">con riferimento alla proposta, c&#8217;è chi ha parlato di </span><a href="http://www.ottawacitizen.com/opinion/columnists/Unethical+arguments/6242578/story.html" target="_blank"><span style="font-size: small;"><em><strong>Unethical arguments</strong></em></span></a><span style="font-size: small;">, mentre <a href="http://www.selpress.com/istitutotreccani/immagini/020312C/2012030228319.pdf" target="_blank">accademici</a> di chiara fama in Italia e all&#8217;estero hanno paventato come me il rischio di eugenetica e <a href="http://blog.practicalethics.ox.ac.uk/2012/03/why-infanticide-is-worse-than-abortion/" target="_blank">filosofi</a> e <a href="http://blog.practicalethics.ox.ac.uk/2012/03/theres-no-good-argument-for-infanticide/" target="_blank">giuristi</a> hanno espresso fermo dissenso.</span></p><p><span style="font-size: small;">In una <a href="http://blogs.bmj.com/medical-ethics/2012/03/02/an-open-letter-from-giubilini-and-minerva/" target="_blank">lettera aperta</a> i due autori hanno poi </span><span style="font-size: small;"><strong>chiesto scusa</strong></span><span style="font-size: small;"> </span><span style="font-size: small;">a chi si era sentito offeso o minacciato dal loro paper, aggiungendo che il fraintendimento era stato generato dalla mancanza di loro precisazioni ma anche dal modo in cui la stampa aveva presentato quello che è solo uno studio teoretico-filosofico e non una proposta di legge. Tuttavia, leggendo i vari articoli e commenti (ante e post scuse), appare evidente che per lo più, anche quando chi li ha scritti ha richiamato principi giuridici, la teoria non è stata presentata come un progetto di legge, e che l&#8217;indignazione è stata suscitata dal fatto che qualcuno possa aver </span><span style="font-size: small;"><strong>ragionato sull&#8217;infanticidio giustificandolo</strong></span><span style="font-size: small;">.</span></p><p><span style="font-size: small;">In risposta alle critiche, gli autori ed altri commentatori hanno richiamato il fatto che teorie simili sono state trattate negli ultimi quarant&#8217;anni da alcuni filosofi. Questo dovrebbe forse ridurre la </span><span style="font-size: small;"><strong>responsabilità</strong></span> <span style="font-size: small;">di chi ha continua a ragionare su questa ipotesi e divulgarla? O dovrebbe ridurre, oggi, lo sdegno verso la manifestazione di una simile idea?</span></p><p><span style="font-size: small;">Altri hanno sollevato la pretesa che una teoria bioetica possa essere criticata soltanto nel merito del ragionamento filosofico, quindi, mentre invocano la </span><span style="font-size: small;"><strong>libertà di ricerca</strong></span><span style="font-size: small;">, vorrebbero porre un limite dialettico al </span><span style="font-size: small;"><strong>diritto di critica</strong></span><span style="font-size: small;">. La richiesta è peraltro un tentativo di sviamento, dato che la teoria parte da alcune </span><span style="font-size: small;"><strong>ipotesi</strong></span> <span style="font-size: small;">assunte dagli autori come valide ma che basta non condividere per invalidare tutto il ragionamento. </span><span style="font-size: small;">Inoltre sarebbe come pretendere che di una procedura medica, di un processo energetico o della formula di un farmaco venisse analizzato solo il rigore scientifico del metodo usato e non i possibili </span><span style="font-size: small;"><strong>danni </strong></span><span style="font-size: small;">etici, umanitari, ambientali, etc.</span></p><p><span style="font-size: small;">Nel caso della teoria in questione, un rischio concreto di danno è che alcuni possano ritenerla una </span><span style="font-size: small;"><strong>legittimazione </strong></span><span style="font-size: small;">per commettere un infanticidio. Altro rischio (per i neonati e, adottando i criteri usati dai due autori per definire la persona umana, anche per adulti inconsapevoli di sé, come i malati di Alzheimer) è quello dell&#8217;</span><span style="font-size: small;"><strong>eugenetica</strong></span><span style="font-size: small;">.</span></p><p>Gli ambiti <span style="font-size: small;"><strong>etico e giuridico</strong></span> <span style="font-size: small;">sono legati a doppio filo: come lo Stato non può limitarsi ad enunciare i principi etici nella sua carta fondamentale e poi organizzarsi in modo antitetico a quei principi, ma deve assumersi la </span><span style="font-size: small;"><strong>responsabilità</strong></span> <span style="font-size: small;">di concretizzarli tramite leggi adeguate, specularmente i ricercatori di bioetica non possono pretendere di limitare la loro </span><span style="font-size: small;"><strong>responsabilità</strong></span> <span style="font-size: small;">alla correttezza formale del ragionamento o del metodo, ma devono valutare anche il possibile impatto delle conclusioni del loro lavoro speculativo sul processo normativo e sulla società.</span></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/08/dovrebbe-essere-uccidere-neonati/196214/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Abortire i neonati &#8220;una proposta etica?&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/01/abortire-neonati-proposta-etica/194634/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/01/abortire-neonati-proposta-etica/194634/#comments</comments> <pubDate>Thu, 01 Mar 2012 08:19:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Guma</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[aborto]]></category> <category><![CDATA[Alberto Giubilini]]></category> <category><![CDATA[Etica]]></category> <category><![CDATA[eugenetica]]></category> <category><![CDATA[Francesca Minerva]]></category> <category><![CDATA[Journal of Medical Ethics]]></category> <category><![CDATA[neonati]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=194634</guid> <description><![CDATA[Abortire i neonati nei casi in cui si abortirebbero i feti. Questa la proposta &#8220;etica&#8221; (!) di due ricercatori italiani all&#8217;estero, Alberto Giubilini e Francesca Minerva. La notizia me la segnala Claudio Giusti, esperto di pena di morte, e in effetti l&#8217;articolo riguarda persone da giustiziare, anche se a poche settimane o mesi. Sostengono infatti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Abortire i neonati nei casi in cui si abortirebbero i feti. Questa la proposta &#8220;etica&#8221; (!) di due <strong>ricercatori italiani</strong> all&#8217;estero, Alberto Giubilini e Francesca Minerva.</p><p>La notizia me la segnala Claudio Giusti, esperto di pena di morte, e in effetti l&#8217;articolo riguarda persone da giustiziare, anche se a poche settimane o mesi. Sostengono infatti gli autori di &#8220;<strong>Aborto dopo la nascita, </strong><strong>perchè il bambino dovrebbe vivere?</strong>&#8221; (<a href="http://jme.bmj.com/content/early/2012/03/01/medethics-2011-100411.full" target="_blank">Journal of Medical Ethics</a>), che &#8220;L&#8217;aborto è largamente accettato anche per ragioni che non hanno niente a che fare con la salute del feto&#8221;, per cui, dal momento che sia i feti che i neonati non hanno lo stesso status morale come persone reali, l&#8217;uccisione di un neonato dovrebbe essere accettata in tutti i casi in cui è permesso l&#8217;aborto, come situazione di bisogno economico della famiglia o situazione psicologica negativa della madre, anche se il bambino fosse sano.</p><p>Permettetemi di commentare intanto che è davvero sconvolgente che questi cervelli italiani all&#8217;estero abbiano prodotto simili elevate conclusioni. Francamente mi fa piacere non siano rimasti in Italia, cosicchè il nostro Paese abbia potuto privarsi dell&#8217;onore di aver dato origine a tale scioccante teoria.</p><p>Questa la prima reazione emotiva. Per valutare la notizia in modo più razionale, osservo innanzitutto che il neonato è un <strong>soggetto giuridico</strong>, cosa che un feto non è. E&#8217; vero che la legge italiana assicura al &#8220;concepito&#8221; alcuni diritti, ad es quello di successione o donazione, ma comunque li subordina all&#8217;evento della nascita. Un neonato, ad esempio, ha diritto all&#8217;eredità anche se nato da poche ore. Qualora poi morisse l&#8217;eredità passerà ad un suo erede. Il concepito è invece erede soltanto se la nascita ne conferma il diritto. Non voglio certo ridurre la questione ai soli aspetti tecnici, ma solo rispondere alla presunta fondatezza tecnica della teoria di cui stiamo parlando, visto che i due ricercatori richiamano consuetudini sociali e fondamenti giuridici dell&#8217;aborto per sostenerla.</p><p>C&#8217;è poi un&#8217;altra distinzione essenziale fra prima e dopo la nascita:  nel primo caso ogni scelta riguardante il feto riguarda anche la madre,  quindi la prosecuzione di una gravidanza ai fini, ad esempio,  dell&#8217;adozione, richiede alla donna un coinvolgimento fino alla nascita  del bambino. E&#8217; molto diverso, invece, se il bimbo è già nato, essendo <strong>un essere a se stante</strong>, la cui sorte non coinvolge quella dei genitori, se costoro non vogliono.</p><p>Mi sembra anche che il ragionamento dei due autori <strong>banalizzi</strong> la decisione di abortire che tante donne prendono con sofferenza e  successive ripercussioni. Appare come se la questione (sia riguardo ai  neonati che ai feti) fosse una mera questione di opportunità.</p><p>Sotto il profilo etico, noto che la mancata consapevolezza che ha un neonato è confrontabile con quella di una persona malata o anziana non in grado di comprendere, riconoscere e autogestirsi. Operando in modo estensivo come hanno fatto i due ricercatori, allora, potremmo eliminare tutti i disabili gravi, i malati di Alzheimer in stato avanzato, etc. Non era necessario tanto studio per arrivare a tali conclusioni aberranti: le <strong>teorie eugenetiche</strong> furono applicate tristemente dagli americani prima ancora che Hitler le elevasse ad <strong>arma di sterminio</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/01/abortire-neonati-proposta-etica/194634/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Cinquantenni licenziati in Italia e Germania</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/26/cinquantenni-licenziati-italia-germania/193943/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/26/cinquantenni-licenziati-italia-germania/193943/#comments</comments> <pubDate>Sun, 26 Feb 2012 13:59:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Guma</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[articolo 18]]></category> <category><![CDATA[burn out]]></category> <category><![CDATA[Centro per la ricerca economica europea]]></category> <category><![CDATA[cinquantenni]]></category> <category><![CDATA[disoccupazione]]></category> <category><![CDATA[Germania]]></category> <category><![CDATA[licenziamento]]></category> <category><![CDATA[Ursula von der Leyen]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=193943</guid> <description><![CDATA[Fra pensionamenti dilazionati nel tempo e ventilata abolizione dell&#8217;articolo 18, quelli che rischiano davvero di andare a spasso (ma non per diletto) sono in cinquantenni. C&#8217;è chi mostra entusiasmo alla prospettiva dei licenziamenti senza problemi di lavoratori considerati non più efficienti. Le imprese, a parte la possibilità di eliminare i lavoratori di tutte le età considerati un...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Fra pensionamenti dilazionati nel tempo e ventilata abolizione dell&#8217;<strong>articolo 18</strong>, quelli che rischiano davvero di andare a spasso (ma non per diletto) sono in cinquantenni.</p><p>C&#8217;è chi mostra entusiasmo alla prospettiva dei licenziamenti senza problemi di lavoratori considerati non più efficienti. Le imprese, a parte la possibilità di eliminare i lavoratori di tutte le età <strong>considerati un problema</strong> per le loro contestazioni o per la mancata volontà di adeguarsi supinamente ai desiderata della dirigenza (come nel caso dei giornalisti che rifiutino i condizionamenti) vedrebbero di buon occhio la sostituzione con novellini al primo stipendio e privi di esigenze familiari di lavoratori con retribuzioni più elevate causa l’anzianità (soprattutto per i lavori meno qualificati, che non richiedono investimenti nella formazione). Ma anche molti <strong>giovani di 25-30 anni</strong> vedono con favore la possibilità di prendere il loro posto.</p><p>C&#8217;è invece chi teme l&#8217;ondata di licenziamenti per persone che, stante l&#8217;allungamento dei tempi minimi per i pensionamento, si troveranno impossibilitate ad ovviare alla prospettiva di restare in mezzo ad una strada, dato che soltanto per alcuni di loro con professionalità di un certo livello si potrebbero aprire nuove prospettive. In questo caso a rimetterci saranno altri giovani, <strong>i ragazzi di 15-20 anni</strong>, figli appunto dei cinquantenni, e che stanno ancora studiando per prepararsi al mondo del lavoro.</p><p>E&#8217; ovvio che i ragazzi di famiglie molto agiate non avranno problemi a continuare gli studi anche fino al master, il problema sarà per gli altri, quelli cui lo stipendio dei genitori, pur modesto, poteva garantire la copertura delle spese fino al termine degli studi e quindi il salto di qualità. Insomma, non una competizione giovani-&#8221;vecchi&#8221;, ma <strong>fra giovani di generazioni diverse</strong>, i primi dei quali hanno avuto tutto l&#8217;agio di studiare prima che i loro genitori andassero in pensione.</p><p>Anche in Germania, dove l&#8217;età pensionabile sta per passare da 65 a 67 anni, si sono accorti del problema cinquantenni, tanto che la ministra del lavoro, Ursula von der Leyen &#8211; casalinga madre di 7 figli &#8211; ha fatto <strong><a href="http://www.welt.de/print/die_welt/wirtschaft/article13880398/Gute-Chancen-fuer-Generation-60-Plus.html" target="_blank">appello alle imprese</a></strong> perché assumano più cinquantenni, forte di uno studio del <strong>Centro per la ricerca economica europea</strong> che ha confutato l&#8217;idea che i lavoratori più giovani siano generalmente più efficienti rispetto a quelli anziani, causa le maggiori risorse di esperienza e maggior fressibilità nonchè la minore volontà competitiva dei 45-50enni.</p><p>Il fatto tuttavia che il ministro abbia dovuto lanciare tale appello già ora che l&#8217;età pensionabile non è ancora cresciuta la dice lunga sulla realtà della situazione. Fra l&#8217;altro, il ministero del lavoro tedesco si sta trovando a dover fronteggiare un altra questione legata all&#8217;aumento dell&#8217;età pensionabile, che è quella dei  <strong>problemi psicologici</strong> dei lavoratori ultrasessantenni, sempre più in <em>burn-out</em>, cioè estenuati da un lavoro ormai troppo pesante per loro, aspetto che influisce soprattutto sui tenere il lavoratore fino ad età avanzata.</p><p>In Italia, in merito ai problemi psicologici, in caso di abolizione dell’articolo 18 andrebbero considerati gli effetti sociali dell’<strong>impatto psicologico del licenziamento</strong> in età lavorativa, impatto già noto oggi per quanti non godono della protezione dell’art 18 o provengono da imprese chiuse non riuscendo a riciclarsi nel mondo del lavoro, ma che non costituisce ancora una piaga sociale come avverrebbe estedendo la libertà di licenziamento senza giusta causa a tutte le imprese.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/26/cinquantenni-licenziati-italia-germania/193943/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Se il ministro guadagna milioni</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/24/ministro-guadagna-milioni/193568/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/24/ministro-guadagna-milioni/193568/#comments</comments> <pubDate>Fri, 24 Feb 2012 14:27:36 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Guma</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[conflitti di interessi]]></category> <category><![CDATA[evasione fiscale]]></category> <category><![CDATA[libero mercato]]></category> <category><![CDATA[Martone]]></category> <category><![CDATA[ministri]]></category> <category><![CDATA[Paola Severino]]></category> <category><![CDATA[Piero Lunardi]]></category> <category><![CDATA[redditi]]></category> <category><![CDATA[Stracquadanio]]></category> <category><![CDATA[TV di Stato]]></category> <category><![CDATA[Valentino Rossi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=193568</guid> <description><![CDATA[Verificare eventuali conflitti di interessi nell&#8217;operato dei ministri e valutare a fine mandato se questi abbiano indebitamente incrementato i propri beni usando la loro posizione di potere: dovrebbero essere questi gli scopi dell&#8217;operazione trasparenza del governo che ha invece suscitato commenti di invidia e supposizioni ingiustificate di arricchimenti scorretti, probabilmente anche come reazione ai commenti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Verificare eventuali <strong>conflitti di interessi</strong> nell&#8217;operato dei ministri e valutare a fine mandato se questi abbiano indebitamente incrementato i propri beni usando la loro posizione di potere: dovrebbero essere questi gli scopi dell&#8217;<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/21/redditi-online-ministri-tutti-patrimoni-siti-istituzionali/192696/" target="_blank">operazione trasparenza</a></span> del governo che ha invece suscitato commenti di invidia e supposizioni ingiustificate di arricchimenti scorretti, probabilmente anche come reazione ai <strong>commenti insultanti</strong> <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/24/anni-laureato-sfigato-parola-viceministro-michel-martone/186094/" target="_blank">di Martone</a></span> e <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/lultima-dellonorevole-stracquadanio-sfigato-guadagna-euro-mese/192043/" target="_blank">Stracquadanio</a></span> verso i cittadini.</p><p>Mi limito a esaminare il <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/23/una-donna-che-si-fatta-da-s/193207/" target="_blank">caso del ministro <strong>Paola Severino</strong></a></span>, avvocato e docente universitario con redditi al livello di altri colleghi avvocati, medici o architetti che non vengono pubblicati. Molti cittadini hanno confrontato il loro stipendio con il suo reddito parlando di ingiustizia sociale e sperequazioni che non hanno senso in un&#8217;economia di <strong>libero mercato</strong>: la prestazione di un professionista è soggetta alla legge della domanda e dell&#8217;offerta e se la Severino viene pagata bene è perchè c&#8217;è chi reputa di quel valore le sue prestazioni professionali.</p><p>Ogni operaio o impiegato &#8211; per quanto esperto, competente e laborioso e per quanto delicato e utile sia il suo lavoro &#8211; avrebbe centinaia, migliaia e talora milioni di potenziali concorrenti e anche per questo il suo stipendio non supera certi limiti. Lo dico da docente (per scelta) e presidente non pagato di una associazione di volontariato. E, al di là dei singoli casi sfortunati di persone costrette a lavorare  già a quindici o vent’anni per supportare la famiglia, <strong>ciascuno di noi </strong> avrebbe potuto (provare a) diventare una Severino.</p><p>Personalmente mi indigna invece il cachet di quei <strong>tronisti o vallette</strong> pagati (dalla Tv di Stato con soldi nostri, non da clienti privati) solo per sorridere e mostrare le loro nudità. E il fatto che una signora  preparata dopo cinquant’anni di carriera abbia raggiunto redditi elevati per i quali paga le imposte non mi sconvolge, soprattutto pensando che il ventenne Valentino Rossi (ma non è il solo) <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.corriere.it/sport/08_febbraio_12/valentino_fisco_e4e227e6-d959-11dc-8c3c-0003ba99c667.shtml" target="_blank">ha evaso</a></span></strong> imposte di molto superiori al reddito annuale del ministro contribuendo a pesare su tutti noi.</p><p>Nei paesi maturi non importa quanto guadagnava il ministro prima di essere nominato (sempre che non fossero un criminale) ma <strong>cosa fa mentre è in carica</strong>, tanto che in alcuni Stati si usa il <em>blind trust</em>, ovvero la temporanea cessione del controllo del patrimonio del ministro a soggetti esterni, in modo che, non sapendo come sono investiti i suoi soldi, il ministro non possa agire in modo da favorire le proprie attività. In questo senso <em>il Fatto Quotidiano</em> ha reso un favore alla Severino <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/23/casa-severino-c-ma-non-si-vede/193153/" target="_blank">evidenziando</a> il possesso indiretto della <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/23/casa-severino-c-ma-non-si-vede/193153/" target="_blank">villa</a></span></strong> in cui abita, perché, scoprendolo solo a fine mandato, alcuni avrebbero potuto supporre un arricchimento indebito del ministro.</p><p>In Italia, in passato, solo grazie a inchieste giornalistiche o a indagini del Garante per la concorrenza in virtù della fiacca legge sul conflitto d’interessi, siamo venuti a sapere che la famiglia del ministro Lunardi era proprietaria di una società cui il ministero aveva <strong><a href="http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Sindisp&amp;leg=14&amp;id=00176450&amp;parse=si&amp;toc=no" target="_blank">appaltato lavori pubblici</a></strong> per miliardi, mentre non abbiamo saputo, ad esempio, che Berlusconi era socio del San Raffaele, cui il suo governo elargiva <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/01/la-lega-berlusconi-e-il-san-raffaele/161270/" target="_blank">finanziamenti milionari</a></strong> (a carico nostro). Ma molti altri usi strumentali della funzione pubblica a scopo personale sono passati nell’ignoranza generale.</p><p>Personalmente, dopo tanti ministri ignoranti e ministri della giustizia “ad personam”, della Severino mi interessa valutare solo <strong>l’operato come ministro della giustizia</strong>, la sua competenza, il suo senso delle istituzioni, il suo equilibrio. Poi sono sempre valide le <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/23/redditi-dei-ministri-e-vera-gloria/193193/" target="_blank">considerazioni</a> di Luca Telese sulla sensazione che può generare il fatto che ministri miliardari chiedano ai cittadini con redditi modesti di fare sacrifici. Per colmare, tuttavia, il disastro cui ci hanno portato proprio governi e legislature pieni di miliardari di cui non sapevamo nulla ma che hanno fatto – coi nostri soldi &#8211; sprechi e scelte in conflitto d&#8217;interessi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/24/ministro-guadagna-milioni/193568/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Docenti precari contro Formigoni e Profumo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/15/docenti-precari-contro-formigoni-profumo/191443/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/15/docenti-precari-contro-formigoni-profumo/191443/#comments</comments> <pubDate>Wed, 15 Feb 2012 16:02:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Guma</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Coordinamento Lavoratori Scuola Milano]]></category> <category><![CDATA[Coordinamento Precari Scuola]]></category> <category><![CDATA[docenti]]></category> <category><![CDATA[Francesco Profumo]]></category> <category><![CDATA[Lombardia]]></category> <category><![CDATA[retescuole]]></category> <category><![CDATA[Roberto Formigoni]]></category> <category><![CDATA[Valentina Aprea]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=191443</guid> <description><![CDATA[Docenti precari di tutta Italia si stanno mobilitando in queste ore contro il piano Formigoni/Aprea per il reclutamento degli insegnanti su base regionale che ha avuto l’assenso del ministro Francesco Profumo. La sperimentazione partirà in Lombardia e potrebbe essere estesa ad altre Regioni. Per i docenti che la contestano sarebbe incostituzionale. La proposta di Legge...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Docenti precari di tutta Italia si stanno mobilitando in queste ore contro il <strong>piano Formigoni/Aprea</strong> per il <a href="http://www.agi.it/milano/notizie/201202131413-cro-rmi0032-scuola_profumo_in_lombardia_tavolo_confronto_su_assunzioni" target="_blank">reclutamento degli insegnanti su base regionale </a>che ha avuto l’assenso del <strong>ministro</strong> <strong>Francesco Profumo</strong>. La sperimentazione partirà in Lombardia e potrebbe essere estesa ad altre Regioni. Per i docenti che la contestano sarebbe <strong>incostituzionale</strong>.</p><p>La proposta di Legge<strong> </strong>“<em>Misure per la crescita, lo sviluppo e l&#8217;occupazione</em>”, che modifica l&#8217;attuale legge regionale n.19/6, è stata approvata dalla Giunta Regionale della Lombardia il 10 febbraio. L&#8217;articolo 8 prevede che &#8220;<em>a partire dall&#8217;anno scolastico 2012/2013, a titolo sperimentale, le istituzioni scolastiche statali possono organizzare <strong>concorsi differenziati</strong> a seconda del ciclo di studi, al fine di reclutare personale docente necessario a svolgere le attività didattiche annuali</em>&#8220;.</p><p>Sul progetto concorda il ministro dell’Istruzione Profumo, che il 13 febbraio ha incontrato a Palazzo Lombardia il governatore Roberto Formigoni e l&#8217;assessore regionale all&#8217;Istruzione Valentina Aprea. &#8220;La nostra idea &#8211; ha spiegato Formigoni ai media &#8211; è quella di dare la possibilità agli istituti di selezionare il personale docente sulla base di propri bandi. La proposta della nostra Giunta è che il quadro di questi bandi sia stabilito da un&#8217;intesa tra la Regione e lo Stato&#8221;. Un&#8217;idea, che – secondo la nota divulgata al termine dell’incontro &#8211; potrebbe essere estesa <strong>anche ad altre regioni italiane</strong>.</p><p>Ma i docenti precari non ci stanno. Il <em>Coordinamento Lavoratori Scuola “3 ottobre” Milano</em>, parla di proposta “inaccettabile” e spiega che tali misure “non sono in realtà altro che un modo assolutamente incostituzionale per introdurre la <strong>chiamata diretta</strong> nelle scuole lombarde ed<strong> </strong>esautorare il sistema di reclutamento nazionale basato sulle graduatorie provinciali attraverso cui da anni lavorano migliaia di lavoratori precari”. Se infatti per Formigoni il progetto è &#8220;Un passo fondamentale in direzione di quel federalismo differenziato di cui parla l&#8217;articolo 116 della Costituzione”, Pino Patroncini<strong> </strong>su <em>Retescuole<strong> </strong></em>parla di “interpretazione forzata ed estensiva degli articoli 116 e 117 contenuti nel nuovo Titolo Quinto della Costituzione” anche perché “prefigura, in aperta violazione costituzionale, la possibilità di <strong>discriminare in fase di assunzione</strong> in base all’orientamento politico religioso e quant’altro dei candidati” in virtù del fatto che i docenti dovrebbero condividere il progetto educativo della scuola che li recluta.</p><p>Rincara il <em>Coordinamento Lavoratori Scuola Milano</em>, secondo cui il sistema di reclutamento Formigoni “porterebbe ad un&#8217;assurda <strong>regionalizzazione del servizio pubblico statale </strong>in cui i dirigenti scolastici dei singoli istituti avrebbero diritto di “vita e di morte” sui nuovi docenti”, mentre “si correrebbe il serio rischio di vedere aumentare i fenomeni di clientelismo e nepotismo così come già è accaduto con la regionalizzazione del sistema sanitario”. A giudizio del <em>Movimento Scuola Precaria Milano</em>, “verrebbe meno un principio cardine della nostra Costituzione che è la libertà di insegnamento, in secondo luogo si porrebbero le basi per la <strong>lottizzazione</strong> delle istituzioni scolastiche da parte di differenti agenzie e potentati di natura politica, ideologica o confessionale, in terzo luogo verrebbe meno un principio cardine fondamentale della nostra Repubblica che è quello della scuola pubblica uguale per tutti”.</p><p>Per queste ragioni, il <em>Coordinamento Lavoratori Scuola Milano </em>ha avviato una <strong>mobilitazione</strong> “unitaria e generale” contro il Piano Formigoni/Aprea e terrà un’assemblea  per organizzare forme di protesta unitarie il 17 febbraio alle ore 15 presso l’associazione <em>ChiamaMilano</em>, in Largo corsia dei servi 11. E la protesta<strong> si sta estendendo a macchia d’olio</strong>: avrebbero già aderito i Coordinamenti Precari Scuola di Roma, Napoli, Bologna, Terni, Avellino, Ravenna ed altre sigle dala Toscana e dalla Liguria.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/15/docenti-precari-contro-formigoni-profumo/191443/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Responsabilità civile dei magistrati: perché no</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/11/responsabilita-civile-magistrati-perche/190382/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/11/responsabilita-civile-magistrati-perche/190382/#comments</comments> <pubDate>Sat, 11 Feb 2012 08:33:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Guma</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Corte europea di giustizia]]></category> <category><![CDATA[inquisiti]]></category> <category><![CDATA[misure cautelari]]></category> <category><![CDATA[obbligatorietà dell'azione penale]]></category> <category><![CDATA[responsabilità civile magistrati]]></category> <category><![CDATA[risarcimento danno]]></category> <category><![CDATA[rito abbreviato]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=190382</guid> <description><![CDATA[La disinformazione ad opera dei politici, l’emotività e la poca conoscenza di come viene amministrata la giustizia inquinano il dibattito sulla responsabilità civile diretta dei magistrati. Ad esempio, spesso i giudici vengono aggrediti in base a mere pulsioni emotive sulla questione delle misure cautelari in carcere: gli stessi che li attaccavano dopo il suicidio di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La disinformazione ad opera dei politici, l’emotività e la poca conoscenza di come viene amministrata la giustizia inquinano il dibattito sulla responsabilità civile diretta dei magistrati.</p><p>Ad esempio, spesso i giudici vengono aggrediti in base a mere pulsioni emotive sulla questione delle <strong>misure cautelari in carcere</strong>: gli stessi che li attaccavano dopo il suicidio di un imputato incarcerato o dopo la scarcerazione di un indiziato rivelatosi innocente li attaccano poi per aver disposto solo i domiciliari per il “mostro” di turno. Ma i criteri che guidano la decisione dei giudici in merito alla custodia cautelare sono <strong>stabiliti dalla legge</strong> e la valutazione viene fatta in base alle informazioni di cui il magistrato dispone <strong>in quel momento</strong> e che peraltro il pubblico non può né deve conoscere, essendovi il segreto delle indagini.</p><p>Inoltre, nel nostro paese c’è <strong>l&#8217;obbligatorietà dell&#8217;azione penale. </strong>Negli Stati Uniti, il procuratore ha la facoltà di scegliere i casi da perseguire, per cui può scartare quelli il cui esito gli appare incerto. In questo modo si rischiano meno errori giudiziari, ma le vittime dei casi che la procura decide di non perseguire restano senza giustizia. In Italia, poiché la procura che abbia notizia di un reato <strong>deve</strong> agire comunque, i magistrati sono più esposti: può capitare che le prove inizialmente indicanti un certo quadro dei fatti vengano ribaltate da altre prove acquisite dopo o dalla confutazione di quelle precedenti. E’ giusto che chi abbia scontato il carcere preventivo quando tutto puntava contro di lui possa chiedere i danni al magistrato?</p><p>Inoltre i magistrati devono avvalersi di altre istituzioni (forze dell&#8217;ordine, polizia scientifica, medicina legale, assistenti sociali&#8230;) per fare le indagini e di periti per le valutazioni nei campi per i quali non hanno competenza, come chirurgia, ingegneria, chimica, balistica, contabilità, etc. Pure la difesa presenta le sue perizie alla valutazione della corte. Il giudice emette quindi la sentenza anche in base alla combinazione<strong> </strong>delle<strong> perizie e valutazioni di altri </strong>funzionari e<strong> </strong>professionisti<strong>. </strong>E’ giusto che il condannato assolto in appello possa poi imputare il danno al giudice?</p><p>Per non parlare del <strong>rito abbreviato</strong> che &#8211; in cambio di uno sconto di pena &#8211; limita l’azione della difesa nell’ambito del procedimento. Se il giudice condanna l’imputato perché non sono emerse tutte le prove a discolpa nel corso del processo, la responsabilità è del giudice o dell’imputato (e dell’avvocato) che ha scelto il rito abbreviato? Ma anche per il rito normale, se fra il primo grado e l’appello l’imputato <strong>cambia avvocato</strong> e poi viene assolto, come può attribuire alla responsabilità del giudice di primo grado il diverso esito del processo?</p><p>Queste ultime domande le pongo in particolare a quegli <strong>avvocati</strong> <strong>ferocemente a favore </strong>del risarcimento a carico dei magistrati ma che non penso possano giurare sulla professionalità di tutti i propri colleghi…</p><p>Ho illustrato solo alcune situazioni che mostrano perché nella quasi totalità degli stati democratici <strong>è lo Stato che si accolla i risarcimenti</strong> per ogni tipologia di errore dei magistrati, che sia dolosa o meno: perchè tutti i magistrati che operano con serietà non siano condizionati dal timore di richieste di risarcimento per scelte fatte in buona fede e in base ai dati allora disponibili, ma che potrebbero essere ribaltate nei gradi successivi. Il paragone con altri professionisti non tiene, perché quelli possono rifiutare un caso se gli appare rischioso e perché quelli non si trovano tra due contendenti sapendo di doverne scontentare uno.</p><p>Ecco perché una valutazione dell’attuale sistema italiano di risarcimento del danno giudiziario non può essere fatta sotto la spinta dell&#8217;emotività o dell&#8217;interesse di parte e tantomeno da politici che &#8211; in un parlamento pieno di inquisiti e condannati desiderosi di avere un’arma di ricatto contro i giudici &#8211; invocano sentenze della Corte europea <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/responsabilita-civile-delle-toghe-legge-chiesto/189887/" target="_blank">che dicono tutt’altro</a>.<span> </span></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/11/responsabilita-civile-magistrati-perche/190382/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Responsabilità civile delle toghe, la legge che l&#8217;Ue non ci ha mai chiesto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/responsabilita-civile-delle-toghe-legge-chiesto/189887/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/responsabilita-civile-delle-toghe-legge-chiesto/189887/#comments</comments> <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 18:17:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Guma</dc:creator> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[lega]]></category> <category><![CDATA[magistratura]]></category> <category><![CDATA[pini]]></category> <category><![CDATA[responsabilità civile]]></category> <category><![CDATA[turco]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=189887</guid> <description><![CDATA[Il 2 febbraio Gianluca Pini (Lega), il firmatario dell’emendamento sulla responsabilità civile diretta dei magistrati, ha dichiarato in aula alla Camera, dove l’assemblea doveva votare il provvedimento, che “il 24 settembre 2011 la Corte (di giustizia UE, ndr) , come era logico, perché era palese, si è espressa con una sentenza di condanna” nei confronti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il 2 febbraio <strong>Gianluca Pini</strong> (Lega), il firmatario dell’<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://documenti.camera.it/apps/emendamenti/getPropostaEmendativa.aspx?contenitorePortante=leg.16.eme.ac.4623&amp;tipoSeduta=0&amp;sedeEsame=null&amp;urnTestoRiferimento=urn:leg:16:4623:null:A:ass:null:null&amp;dataSeduta=20120202&amp;idPropostaEmendativa=30.052.&amp;pos">emendamento</a></span> sulla responsabilità civile diretta dei magistrati, ha dichiarato <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.camera.it/412?idSeduta=581&amp;resoconto=stenografico&amp;indice=alfabetico&amp;tit=00030&amp;fase=00060"><strong>in aula alla Camera</strong></a></span>, dove l’assemblea doveva votare il provvedimento, che “il 24 settembre 2011 la Corte (di giustizia UE, ndr) , come era logico, perché era palese, si è espressa con una sentenza di condanna” nei confronti dell’Italia “perché è uno dei pochissimi Stati del mondo occidentale che non permette ad un cittadino che ha subito un&#8217;ingiustizia o un danno da parte della magistratura di ricorrere contro questi signori, che in maniera più o meno volontaria, gli hanno arrecato questo danno. (&#8230;)”. Ma non è così.</p><p>Non esistono sentenze della Corte UE sull’Italia il 24 settembre 2011 mentre la sentenza della Corte UE 13 giugno 2006 N. 49/2006, la cosiddetta <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&amp;docid=55182&amp;pageIndex=0&amp;doclang=IT&amp;mode=doc&amp;dir=&amp;occ=first&amp;part=1&amp;cid=342337">Sentenza “Traghetti del Mediterraneo”</a></span>, cui molti deputati hanno fatto riferimento nel dibattito, conferma “che <strong>uno Stato membro</strong> è responsabile dei danni causati ad un singolo da una violazione manifesta del diritto comunitario imputabile ad un giudice supremo”.</p><p>Nelle conclusioni, la Corte chiarisce che, per adeguarsi al diritto comunitario, la legge italiana deve essere integrata prevedendo che il cittadino possa chiedere allo Stato il risarcimento anche quando la sentenza definitiva sia frutto di errata interpretazione delle norme giuridiche europee o da una valutazione dei fatti e delle prove operata nell’ultimo grado di giudizio o da una violazione manifesta del diritto vigente. <strong>Allo Stato, non ai singoli magistrati</strong>.</p><p>Ma c’è un’altra sentenza della Corte di Giustizia UE, la C.379-10 del <strong>24 novembre 2011</strong>. Forse a questa si riferiva Pini ed anche il deputato radicale <strong>Maurizio Turco</strong>, che in Aula ha affermato: “(&#8230;) Ministro Moavero è vero o no che la Commissione europea ha adito la Corte europea di giustizia sulla legge Vassalli perché contraria alla normativa europea? (…) stiamo parlando di responsabilità civile dei magistrati con riferimento alla quale la legge italiana è contraria al diritto comunitario&#8221;.</p><p>Tuttavia tale <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf;jsessionid=9ea7d0f130de382f05cffc1e41c98424cab2ef7cdfac.e34KaxiLc3eQc40LaxqMbN4NchyKe0?text=&amp;docid=115210&amp;pageIndex=0&amp;doclang=IT&amp;mode=doc&amp;dir=&amp;occ=first&amp;part=1&amp;cid=335843">sentenza</a></span> &#8211; che pure ha condannato l’Italia &#8211; parla solo della “<strong>responsabilità degli Stati membri</strong> per violazione del diritto dell’Unione da parte di un loro organo giurisdizionale di ultimo grado” e censura &#8220;l’esclusione di qualsiasi responsabilità dello Stato per interpretazione delle norme di diritto o per valutazione di fatti e prove da parte di un organo giurisdizionale di ultimo grado – Limitazione, da parte del legislatore nazionale, della responsabilità dello Stato<strong> </strong>ai casi di dolo o colpa grave dell’organo giurisdizionale medesimo”. Leggendone le conclusioni è chiaro che il riferimento alla responsabilità civile dei magistrati viene fatto soltanto perché presente nel titolo della legge italiana oggetto di censura.</p><p>Quindi la Corte UE non ha mai chiesto che l’Italia preveda che il cittadino possa rivalersi direttamente nei confronti di un magistrato che per qualsiasi ragione abbia sbagliato nell’esercizio delle sue funzioni, e la legge italiana che ha indotto la Commissione UE a portare in giudizio il nostro paese &#8211; è effettivamente contraria al diritto UE, ma per tutti altri aspetti da quelli immaginati da Pini (e Turco, e purtroppo tutta una serie di giornalisti e pure operatori del diritto…).</p><p>Quanto alla verifica se negli altri Paesi occidentali sia permesso, come dice Pini, “ad un cittadino che ha subito un&#8217;ingiustizia o un danno da parte della magistratura di ricorrere contro questi signori”,<strong> </strong>già (pochi) altri hanno evidenziato che <strong>Francia</strong> e <strong>Paesi Bassi</strong> e <strong>Germania</strong> non prevedono questa possibilità per gli atti connessi all’esercizio delle funzioni e che in <strong>Spagna,</strong> in caso di dolo o colpa grave si può chiedere il risarcimento ad un magistrato ma solo dopo che un’apposita corte ha accertato la dolosità del comportamento.</p><p>In Gran Bretagna c’è la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.judiciary.gov.uk/about-the-judiciary/the-judiciary-in-detail/jud-acc-ind/independence">totale immunità</a></span>, come negli altri paesi di <em>Common law</em>, fra cui gli <strong>Stati Uniti</strong>. Immunità in <strong>Giappone</strong> (dove la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.courts.go.jp/english/">Corte Suprema</a></span> ha ampi poteri anche sugli avvocati) e in <strong>Israele</strong> &#8211; dove per i reclami contro la magistratura esiste un <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.justice.gov.il/MOJEng/Ombudsman/">Garante</a></span> soggetto soltanto alla legge &#8211; si ritiene che il principio dell’indipendenza della magistratura sarebbe scalfito da una norma che consentisse di chiedere i danni direttamente ad un magistrato.</p><p>Anche la <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://wcd.coe.int/ViewDoc.jsp?id=1707829&amp;Site=CM">raccomandazione</a></span> n. 12 del 17 novembre 2010, adottata dal Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa (meritevole di lettura) ha stabilito che “VII-70. I giudici <strong>non</strong> devono essere personalmente responsabili se una decisione è riformata in tutto o in parte a seguito di impugnazione” e solo “<strong>Al di fuori dell&#8217;esercizio delle funzioni giudiziarie</strong>, i giudici rispondono in sede civile, penale e amministrativa come qualsiasi altro cittadino” (VII-71).</p><p>Pertanto proprio l’approvazione definitiva dell’emendamento Pini sulla responsabilità diretta dei magistrati porrebbe l’Italia fuori dal contesto di tutti gli altri Stati occidentali che ritengono un vulnus all’indipendenza della magistratura (e quindi ai diritti dei cittadini) la possibilità di chiedere un risarcimento ai magistrati.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/responsabilita-civile-delle-toghe-legge-chiesto/189887/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La verità sulla Cassazione e lo stupro</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/06/verita-sulla-cassazione-stupro/189303/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/06/verita-sulla-cassazione-stupro/189303/#comments</comments> <pubDate>Mon, 06 Feb 2012 09:30:14 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Guma</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[CAssazione]]></category> <category><![CDATA[stupro]]></category> <category><![CDATA[violenza sessuale]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=189303</guid> <description><![CDATA[Ho letto con stupore molti commenti che hanno attaccato la sentenza della Cassazione sullo stupro di gruppo. Infatti, leggendo la sentenza della Cassazione (e quella della Corte Costituzionale cui essa si richiama), non soltanto si vede che non c’è nulla da allarmarsi (cioè i condannati per stupro di gruppo non verranno lasciati in libertà, come...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto con stupore<strong> </strong>molti commenti che hanno attaccato la sentenza della Cassazione sullo <strong>stupro di gruppo</strong>.</p><p>Infatti, leggendo la <a href="http://www.cortedicassazione.it/Documenti/4377_02_12.pdf" target="_blank">sentenza della Cassazione</a> (e <a href="http://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2010&amp;numero=265" target="_blank">quella della Corte Costituzionale</a> cui essa si richiama), non soltanto si vede che non c’è nulla da allarmarsi (cioè i <strong>condannati</strong> per stupro di gruppo non verranno lasciati in libertà, come alcuni hanno invece capito) ma si rilevano anche le ragioni della decisione della Cassazione, che riguarda gli accusati, cioè coloro per i quali la  Costituzione stabilisce la <strong>presunzione di innocenza</strong>. Costoro potranno essere tenuti anche solo agli arresti domiciliari qualora non ricorrano le condizioni per la carcerazione preventiva.</p><p>L&#8217;esperienza dimostra che un accusato non è colpevole solo perché lo dice il suo accusatore e tutti sappiamo che ci sono state persone accusate di stupro di gruppo <strong>scagionate poi da prove del dna</strong>, ma i non colpevoli sono rimasti oltre un mese in prigione. Vorreste essere al loro posto?</p><p>La Cassazione ha fatto riferimento, per la sua decisione (sentenza n. 4377 / 2012), alla precedente sentenza 265/2010 della Corte Costituzionale che ha richiamato il<em> </em>principio di inviolabilità della libertà personale (art. 13 della Costituzione) e soprattutto quello della presunzione di non colpevolezza (art. 27, secondo comma, Costituzione) come limiti alla carcerazione preventiva, ricordando che “<em>le restrizioni della libertà personale dell’indagato o dell’imputato nel corso del procedimento debbono assumere connotazioni nitidamente differenziate da quelle della pena, irrogabile solo <strong>dopo l’accertamento definitivo della responsabilità</strong></em>&#8220;.</p><p>In quella sentenza, la Consulta dichiarava l’<strong>illegittimità costituzionale</strong> dell’articolo di legge contenuto nelle <em>Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori</em> dove prevedeva che l’unica ipotesi di custodia cautelare per gli accusati di stupro fosse quella in carcere.</p><p>Si trattava sì di un altro reato (stupro invece che stupro di gruppo) ma in quella sentenza la Corte Costituzionale evidenziava l’eccezionalità del caso di delitti di mafia, per i quali si prevede la sola misura della carcerazione preventiva, carcerazione che è stata sottoposta al vaglio Corte dei diritti dell’uomo (che l’ha accettata per la peculiarità del delitto) proprio per il vulnus che essa porta alla libertà personale.</p><p>Quindi la Cassazione ha potuto estendere allo stupro di gruppo il ragionamento della Corte Costituzionale perchè se la custodia cautelare in carcere può essere prevista come unica misura <strong>soltanto per i reati di mafia</strong>, non può esserlo per tutti gli altri reati, compreso lo stupro di gruppo.</p><p>Ora, qualcuno ha eccepito che il provvedimento della Cassazione non è &#8220;tecnicamente corretto&#8221;. Questo perchè la Cassazione dovrebbe stabilire l&#8217;illegittimità delle sentenze, non delle leggi, compito che spetta alla Corte Costituzionale, tuttavia si tratta di una osservazione cavillosa e non significativa, per quanto appena illustrato. Fra l&#8217;altro, in una nota successiva alle critiche alla sentenza, la Cassazione ha evidenziato che se invece avesse sottoposto la questione di legittimità alla Corte Costituzionale, i <strong>tempi tecnici</strong> avrebbero portato alla rimessa in libertà degli accusati. Forse è questo il risultato che si preferiva ottenere?</p><p>Ogni donna (o uomo) potrebbe essere vittima di stupro ma ogni uomo (o donna) potrebbe pure essere <strong>accusato ingiustamente</strong>, anche in buona fede. Chi sia vittima di stupro di gruppo non trarrebbe alcun vantaggio dalla carcerazione di persone innocenti, mentre il giudice potrà comunque disporre la carcerazione preventiva per gli accusati di stupro di gruppo ove ne ravvisi la necessità.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/06/verita-sulla-cassazione-stupro/189303/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Perché togliere valore legale alla laurea?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/29/valore-legale-laurea-monti-togliera-tutto/187480/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/29/valore-legale-laurea-monti-togliera-tutto/187480/#comments</comments> <pubDate>Sun, 29 Jan 2012 13:48:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Guma</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=187480</guid> <description><![CDATA[Non basta avere pensione e certezza del posto di lavoro minacciati, adesso Monti vuole anche togliere valore legale al titolo di laurea. E in che modo questo dovrebbe aiutare l&#8217;Italia? Dequalificando la preparazione media nazionale o togliendo ulteriori possibilità di lavoro ai padri e alle madri di famiglia laureati che per la crisi restano in...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non basta avere pensione e certezza del posto di lavoro minacciati, adesso Monti vuole anche togliere valore legale al titolo di laurea. <strong>E in che modo questo dovrebbe aiutare l&#8217;Italia?</strong> Dequalificando la preparazione media nazionale o togliendo ulteriori possibilità di lavoro ai padri e alle madri di famiglia laureati che per la crisi restano in mezzo a una strada a un&#8217;età in cui sarebbero appetibili per il mercato solo (o quasi) per il loro titolo di studio?</p><p>Diciamo intanto che la laurea non la prendono solo i privilegiati. Tante famiglie di <strong>agricoltori, operai e impiegati monoreddito</strong> hanno investito in un futuro migliore per i figli. Poi ci sono stati tanti studenti lavoratori che, impegnandosi su più fronti hanno raggiunto il titolo di dottore e il salto di qualità nel lavoro che ne conseguiva. Infine c&#8217;era chi, grazie ai risultati conseguiti, si manteneva con <strong>borse di studio</strong>.</p><p>Viceversa, molti privilegiati <strong>“figli di “ </strong><strong>o </strong><strong>“amici di”</strong> che non avevano voglia di studiare hanno ottenuto senza laurea un posto nell&#8217;impresa di papà, in incarichi politici e parapolitici per i quali non serviva la laurea. Accanto a questi c’erano i diplomati che &#8211; <strong>pur avendo capacità e finanze</strong> per frequentare l&#8217;università – sceglievano di lavorare subito perchè il lavoro c&#8217;era, rendeva indipendenti e consentiva di farsi presto una famiglia. Nulla da ridire su questa scelta, ma che almeno non si punisca (a posteriori) chi ha rimandato di cinque anni l’ingresso nella vita pensando di arrivarci con un bagaglio di qualche valore.</p><p>Peraltro tanti laureati hanno quaranta o cinquant&#8217;anni e figli da mantere e sono quelli già traditi perchè i loro contratti a tempo indeterminato non lo sono più, le promesse dell&#8217;industria sono cadute con la crisi e con la globalizzazione dei mercati, e i governi recenti hanno innalzato di una decina d&#8217;anni il momento della <strong>pensione</strong>. E si parla pure di abolire l’<strong>articolo 18</strong> in modo che, se non più molto produttivi causa l&#8217;età, o non proni a tutti i desiderata del capo (compresi quelli illegali) possano essere buttati via e sostituiti con “carne fresca”.</p><p>Fra l’altro, senza valore legale del titolo sarebbe possibile infilare i raccomandati in ogni incarico per il quale prima almeno l&#8217;assenza di laurea costituiva un impedimento. In questo caso non si premierebbe il<strong> demerito</strong>?</p><p><strong>Ha senso una consultazione?</strong> Paradossalmente, se un paese fosse costituito per il 90% da analfabeti, l&#8217;esito della consultazione sarebbe scontato e dopo qualche anno il livello culturale scenderebbe ulteriormente, perchè alcuni non se la sentirebbero di studiare e ritardare l’ingresso nel mondo del lavoro per essere comunque equiparati a chi non abbia conseguito la laurea, mentre le famiglie non benestanti sarebbero demotivate dal fare sacrifici per un titolo che ha perso valore legale.</p><p>Un governo tecnico nei pochi mesi del suo mandato <strong>dovrebbe occuparsi di emergenze</strong>, non di riforme che possono fare <strong>danni irreversibili</strong>. Ma qualsiasi governo che non voglia preparare il terreno a una dittatura dovrebbe operare affinché la cultura del paese migliori e sotto il profilo economico dovrebbe operare perché sia sempre più qualificato e competitivo.</p><p>Se lo scopo è, come sembra, evitare che qualsiasi soggetto privato possa conferire un titolo di studio con contenuti inadeguati, che lo Stato introduca degli <strong>standard minimi</strong> per chi fa formazione universitaria, non si annulli ancora una volta un valore per quelli che hanno già dato! Se invece lo scopo è ridurre (ancora!) le borse di studio, <strong>tagliare</strong> (ancora!) sulle facoltà e sui docenti universitari (che sarebbero ridotti in numero in conseguenza delle minori iscrizioni), allora il metodo è perfetto.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/29/valore-legale-laurea-monti-togliera-tutto/187480/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Usa: sospeso per foto al docente che dorme</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/28/sospeso-foto-docente-dorme/187242/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/28/sospeso-foto-docente-dorme/187242/#comments</comments> <pubDate>Sat, 28 Jan 2012 15:31:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Guma</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[cellulare]]></category> <category><![CDATA[insegnanti]]></category> <category><![CDATA[sospensione]]></category> <category><![CDATA[Usa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=187242</guid> <description><![CDATA[Il supplente ronfa in classe, lo studente lo riprende con il cellulare e viene sospeso. E&#8217; successo in una scuola dell&#8217;Oklahoma (Usa), come riportato dal telegiornale di Oklahoma City. Il ragazzo si è giustificato affermando che aveva ripreso la scena soltanto per documentare il comportamento improprio dell&#8217;insegnante, ma la scuola ha ribattuto che gli allievi possono...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il supplente ronfa in classe, lo studente lo riprende con il cellulare e<strong> viene sospeso</strong>. E&#8217; successo in una scuola dell&#8217;Oklahoma (Usa), come riportato dal telegiornale di Oklahoma City.</p><p>Il ragazzo si è giustificato affermando che aveva ripreso la scena soltanto per documentare il comportamento improprio dell&#8217;insegnante, ma la scuola ha ribattuto che gli allievi possono portare a scuola un dispositivo per telecomunicazioni ma non possono usarlo in quella sede. Intervistati dalla Tv, i genitori hanno detto di ritenere assurdo che venga punito il ragazzo e non l&#8217;insegnante per l&#8217;accaduto. La replica della scuola è stata: <em>&#8220;Prenderemo appropriati provvedimenti perchè questo tipo di comportamenti da parte del personale non sono tollerati&#8221;</em>. Anche in <strong>Italia </strong>la maggioranza delle scuole inserisce nel regolamento di disciplina regole severe per chi usi il cellulare a scuola. In qualche caso si prevede il sequestro del dispositivo se l&#8217;allievo lo sta usando.</p><p>C&#8217;è chi è d&#8217;accordo e chi no. Io non lo sono, in primo luogo perchè credo nel <strong>dialogo </strong>e poi perchè ritengo che gli insegnanti spesso non abbiano <strong>cognizioni di diritto</strong> adeguate, per cui potrebbero incorrere in comportamenti che travalichino quanto la legge gli consente (pure il regolamento d&#8217;istituto non può derogare alle vigenti leggi). Ovvio che l&#8217;allievo non debba distrarsi (con il cellulare o meno), anche se da sempre gli studenti ci provano con tutti i mezzi e, soprattutto, ovvio che siano vietate fotografie e video realizzati senza consenso di chi viene ripreso.</p><p>Anche una parte delle famiglie non concorda con il sequestro né come principio, né tantomeno quando viene applicato, anche se pochi arrivano a picchiare il docente provocandogli lesioni per questa ragione, come è purtroppo avvenuto in Italia in almeno un caso.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/28/sospeso-foto-docente-dorme/187242/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Lega Nord, internet e giustizia fai da te</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/lega-nord-internet-giustizia/186438/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/lega-nord-internet-giustizia/186438/#comments</comments> <pubDate>Wed, 25 Jan 2012 17:35:55 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Guma</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[denuncia]]></category> <category><![CDATA[emendamento]]></category> <category><![CDATA[Fava]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[lega]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=186438</guid> <description><![CDATA[Totò Riina o Callisto Tanzi avrebbero potuto censurare le inchieste su parte della stampa e sui libri venduti online riguardanti le loro “prodezze” se a suo tempo fosse stato già in vigore l&#8216;emendamento Fava (Lega Nord) approvato qualche giorno fa dalla Commissione per le politiche comunitarie della Camera e oggi in forse grazie alle reazioni...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Totò Riina o Callisto Tanzi avrebbero potuto <strong>censurare le inchieste</strong> su parte della stampa e sui libri venduti online riguardanti le loro “prodezze” se a suo tempo fosse stato già in vigore l<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/24/bavaglio-web-lega-difende-fava/186137/" target="_blank">&#8216;emendamento Fava </a>(Lega Nord) approvato qualche giorno fa dalla Commissione per le politiche comunitarie della Camera e oggi in forse grazie alle reazioni della rete seguite a ruota dai politici.</p><p>Infatti l’emendamento modificherebbe la legge in vigore prevedendo che, oltre alle autorità competenti, anche “<em><strong>qualunque</strong></em><em> soggetto interessato</em>” possa chiedere al gestore di un servizio di hosting (l’imprenditore che ospita un web su un suo server), di agire “<em>immediatamente per </em><em><strong>rimuovere le informazioni o per disabilitarne l&#8217;accesso</strong></em>” per la presunta presenza di materiale “illecito”, pena la corresponsabilità per le eventuali violazioni. Oggi la legge prevede invece che il gestore internet denunci all’autorità giudiziaria la sospetta illiceità dei contenuti (rilevata di persona o segnalatagli da terzi) ed esegua prontamente i  provvedimenti – anche urgenti – disposti dalla stessa autorità.</p><p>Peraltro – sebbene il provvedimento riguardi il <strong>commercio elettronico</strong>, ovvero le prestazioni o prodotti a pagamento richieste da un utente della rete &#8211; parlando genericamente di “<strong>materiale illecito</strong>”, abilita a ricomprendere tanto prodotti contraffatti e pedopornografia che presunte diffamazioni contenute in articoli fruibili in rete con abbonamento o in libri acquistabili online. Il provvedimento firmato da Fava appare quindi palesemente <strong>incostituzionale</strong>, perché demanda a terzi interventi sugli illeciti che la Costituzione attribuisce al potere giudiziario e alle Forze dell’Ordine e viola l&#8217;art. 21 della Costituzione sulla libertà di espressione e l&#8217;art. 3 per sperequazione evidente del trattamento degli autori, editori e commercianti di Internet rispetto a tutti gli altri.</p><p>E’ anche in contrasto con il <strong>diritto europeo</strong> (art. 10 della Convenzione per i diritti dell&#8217;uomo), nonchè la giurisprudenza della Corte Ue e della Corte dei diritti dell&#8217;uomo riguardanti la libertà di espressione e le disposizioni inerenti gli interventi che lo Stato può imporre ai fornitori di servizi Internet in presenza di materiale illecito. Ma quella che appare evidente è l&#8217;assurdità (e la violazione dei diritti) dovuta all&#8217;ansia della <strong>giustizia fai da te </strong>che permea questo emendamento e che ha sempre caratterizzato la Lega Nord, sostenitrice non a caso dell’estensione della legittima difesa armata e della istituzione delle ronde.</p><p>Di questa assurdità ho fatto all&#8217;inizio un esempio che tuttavia sarebbe sicuramente applicato su larga scala, ma ci potrebbero essere altri casi in cui chiunque &#8211; con il suo metro personale &#8211; si ritenga ingiuriato o diffamato quando non lo è in base alla legge e alla giurisprudenza, chieda ad un gestore di hosting di rimuovere dal web libri o articoli a pagamento. Proseguite voi scatenando la fantasia, perchè quando la legge è vaga e non c’è un terzo imparziale che accerti la verità in base a <strong>parametri fissati dal codice penale e civile</strong> e ad accertamenti con <strong>strumenti di indagine adeguati</strong> (ovvero un magistrato) si genera il caos.</p><p>E questo senza neppure molte limitazioni legali. Infatti, oggi, chi denunci infondatamente alla procura qualcuno può essere indagato per <strong>calunnia </strong>(reato che sussiste solo se la falsa denuncia è stata resa all’autorità giudiziaria), ma non esiste un reato per chi menta al fornitore di servizi internet, quindi <strong>non ci sarebbero deterrenti</strong> alle “censure facili” o ai danni commerciali se non gli eventuali danni civili da liquidare al malcapitato autore, editore o commerciante online anni dopo, cioè una volta accertato giudiziariamente che non c’era illecito.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/lega-nord-internet-giustizia/186438/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tragedia Concordia: una piccola vergogna</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/21/tragedia-concordia-piccola-vergogna/185499/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/21/tragedia-concordia-piccola-vergogna/185499/#comments</comments> <pubDate>Sat, 21 Jan 2012 10:54:30 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Guma</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Concordia]]></category> <category><![CDATA[schettino]]></category> <category><![CDATA[solidarietà]]></category> <category><![CDATA[Sorrento]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=185499</guid> <description><![CDATA[Nell&#8217;insieme della tragedia della Costa Concordia vorrei fare una riflessione su un piccolo fatto, che tuttavia è stata una delle cose che più mi ha colpito. Si tratta del sostegno manifestato al capitano Francesco Schettino nel suo paese. La penisola sorrentina, che con la sua bellezza e ospitalità richiama tanti turisti anche dagli altri continenti,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;insieme della tragedia della Costa Concordia vorrei fare una riflessione su un piccolo fatto, che tuttavia è stata una delle cose che più mi ha colpito. Si tratta del <strong>sostegno manifestato al capitano Francesco Schettino</strong> nel suo paese.</p><p>La penisola sorrentina, che con la sua bellezza e ospitalità richiama tanti turisti anche dagli altri continenti, è patria di navigatori. Vi ha sede un Istituto Tecnico Nautico e tante famiglie devono al mare la sopravvivenza, le sofferenze della lontananza dai loro cari imbarcati, e talora anche la morte, perchè non tutti sono capitani di navi da crociera, ma operano in diversi ruoli passando per tutta la vita molti mesi all’anno lontano delle famiglie su navi passeggeri e mercantili anche intercontinentali.</p><p>L&#8217;abitante della penisola sorrentina sa che la vita è dura e lavora con impegno e fatica tutto l&#8217;anno, accogliendo con professionalità e cordialità turisti semplici o esigenti, attratti dal sole, dalla cucina e dalle spiagge che i sorrentini hanno dovuto &#8220;rubare&#8221; al mare, dato che la costa è per lo più a strapiombo. I camerieri e cuochi sorrentini anche in inverno continuano il loro lavoro negli alberghi abruzzesi o dell&#8217;alta Italia, con orari che li costringono per settimane lontano da casa.</p><p>Perciò il sostegno dichiarato dei suoi compaesani al capitano Schettino mi soprende, e, <strong>in quanto campana,</strong> <strong>mi offende</strong>, anche se non credo che le manifestazioni di solidarietà fossero condivise da tutta la popolazione locale, come semplicisticamente è apparso sui media (è noto che fa notizia solo chi grida o si agita). Conoscendo questo popolo, sono convinta che i più non possano condividere la mancanza di responsabilità manifestando platealmente per chi ne abbia dato prova.</p><p>Chi, compaesano o meno di Schettino, ne parla come di un eroe per aver &#8220;salvato&#8221; migliaia di persone, dimentica che è stato proprio Schettino – al di là di quale sia stato il momento in cui ha abbandonato la nave &#8211; il responsabile della manovra azzardata che ha portato al naufragio e del ritardo nei soccorsi, non avendo avvertito subito chi di dovere.</p><p>Certo ciascuno di noi non può dire come si comporterebbe nel momento del pericolo, ma questo non può significare giustificare o sostenere pubblicamente chi quel pericolo e le sue conseguenze mortali ha provocato e poi non ha saputo reagire come il suo ruolo gli imponeva, né quando occorreva restare sul ponte, né quando era necessario fare un gesto di ammissione delle proprie responsabilità (che probabilmente non sono soltanto sue, ma questa è un’altra storia…).</p><p>In ogni caso, come originaria della Campania mi dissocio da queste manifestazioni e preferisco accordare la mia solidarietà ai familiari delle vittime e soprattutto alla famiglia del giovane batterista di Alberobello (BA), <strong>Giuseppe Girolamo</strong>, disperso dopo aver ceduto a un bambino il posto sulla scialuppa di salvataggio.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/21/tragedia-concordia-piccola-vergogna/185499/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Stipendi dei parlamentari. Che fare?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/05/stipendi-parlamentari-fare/181717/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/05/stipendi-parlamentari-fare/181717/#comments</comments> <pubDate>Thu, 05 Jan 2012 08:27:55 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Guma</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[costi della politica]]></category> <category><![CDATA[parlamentari]]></category> <category><![CDATA[Rita Guma]]></category> <category><![CDATA[stipendi]]></category> <category><![CDATA[vitalizio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=181717</guid> <description><![CDATA[Il mio commento di ieri sui tagli agli stipendi dei parlamentari ha suscitato un vivace dibattito. Francesco, uno studente di Milano, mi ha scritto quanto segue: &#8220;Poiché la seguo da tempo, mi ha stupito il Suo commento sugli stipendi dei parlamentari. Conosco parecchia gente che non sarebbe d&#8217;accordo con lei, e non soltanto fra quelli che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il mio <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/04/tagliare-stipendi-parlamentari/181480/" target="_blank">commento di ieri</a></span> sui tagli agli <strong>stipendi dei parlamentari</strong> ha suscitato un vivace dibattito. Francesco, uno studente di Milano, mi ha scritto quanto segue:</p><p>&#8220;<em>Poiché la seguo da tempo, mi ha stupito  il Suo commento sugli stipendi dei parlamentari.</em></p><p><em>Conosco parecchia gente che non sarebbe d&#8217;accordo con lei, e non soltanto fra quelli che hanno perso il posto di lavoro o si vedono gli stipendi tagliati dalle tasse e dalla crisi. </em></p><p><em>A maggior ragione noi giovani, che non abbiamo certo prospettive rosee per il futuro, siamo indignati per lo spettacolo della nostra politica e per la “produttività” effettiva di personaggi i cui stipendi e pensioni paghiamo noi e i nostri genitori. </em></p><p><em>Però ho visto che Lei non si oppone ad eventuali modifiche e quindi capisco che è in disaccordo con l&#8217;attuale sistema. Mi piacerebbe sapere quali sono le soluzioni che riterrebbe valide</em>&#8220;.</p><p>Ringrazio Francesco perchè mi dà la possibilità di completare il pensiero del mio precedente post, che si limitava a mettere in guardia dalle facili generalizzazioni e dai danni di eventuali tagli indiscriminati. In sintesi la vedo così:</p><p>1) <strong>il parlamentare non è un lavoro</strong>, ma una carica transitoria in favore della collettività e cessata la quale occorre tornare come prima (però non peggio di prima);</p><p>2) occorre <strong>evitare che il parlamentare venga pagato se non lavora</strong> o incameri soldi dati per le spese se non li spende per il mandato parlamentare;</p><p>3) occorre <strong>evitare che possa fare il parlamentare soltanto chi ha beni ingenti</strong>, oppure vuole usarlo come scala per il successo o per sistemare sé e i suoi o chi piega il suo voto a seconda della convenienza, ovvero evitare che fare il parlamentare sia oneroso (molti parlamentari devono, per legge o per necessità, rinunciare al proprio impiego o attività per la durata del mandato parlamentare);</p><p>4) occorre <strong>garantire la presenza delle minoranze</strong>.</p><p>Per questo a mio avviso occorre <strong>cambiare la legge elettorale</strong>, in modo da assicurare reale rappresentatività al parlamento e la possibilità di non rieleggere chi ruba o gabba gli elettori.</p><p>Se proprio si vogliono ridurre i parlamentari occorre applicare dei correttivi per garantire la presenza di rappresentanti (veri) delle minoranze.</p><p>Occorre poi <strong>legare costi e spese all&#8217;effettività dell&#8217;azione parlamentare</strong>, garantendo però a chi lavora e presenzia effettivamente ai lavori in Aula la copertura di tutti i costi sostenuti nell&#8217;interesse del Paese in modo da garantire indipendenza del parlamentare e democrazia.</p><p>Insomma, se l&#8217;intento non è vendicarsi della casta, ma impedire a chi ne sia esponente di arricchirsi senza fare nulla alle spalle degli Italiani, allora sì al rimborso degli stipendi dei collaboratori e di tutte le altre spese documentabili (e documentate) entro un budget prefissato, no a meri tagli con la scure, magari con il pretesto che il parlamentare lavora solo tre giorni a settimana (ma non è così, chi lavora bene deve studiare, prepararsi e mantenere contatti con elettori e pubblico).</p><p>A questo punto un chiarimento sulle tabelle della <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.funzionepubblica.it/media/929979/relazione_comliv_31_12_2011.pdf" target="_blank"><strong>Commissione Giovannini</strong></a></span>, da cui si evince che non è facile fare confronti fra parlamenti di vari paesi perchè<strong> le spese e le tassazioni sono disomogenee</strong>.</p><p>Per non parlare delle <strong>diffenze di compiti</strong> e di altre caratteristiche delle cariche. La Commissione, infatti, parifica provvisoriamente organismi parlamentari che però non hanno le stesse attribuzioni. In <strong>Germania</strong> il parlamento è formato dal Bundestag, composto da deputati eletti per un mandato di quattro anni, e dal Bundesrat, composto dai delegati dei sedici Länder. I Länder, però, a livello locale hanno i loro organi legislativi e i loro ministri. Anche la <strong>Spagna</strong> è divisa in 17 Comunità Autonome, ciascuna con un suo governo e un parlamento proprio. In questi due Stati i parlamenti locali assorbono molte delle funzioni legislative del nostro parlamento e prevedono un ulteriore numero di deputati, per cui è difficile fare paragoni di incarichi, stipendi e numeri fra noi e loro…</p><p>Infine, non confondiamo lo stipendio dei parlamentari italiani con il vitalizio, la cui somma complessiva, che desta giustamente scandalo, comprende tutti i vitalizi erogati agli ex parlamentari viventi che non possono essere più tagliati perchè la legge non ammette retroattività.</p><p>A mio giudizio, la pensione del parlamentare <strong>deve essere calcolata come una normale pensione</strong>, quindi un solo mandato non può modificare di molto la somma che si sarebbe percepito originariamente, ma non era questo l&#8217;argomento del mio precedente post.</p><p>In definitiva, io non gradisco molti di questi parlamentari (di ogni segno politico), ne vorrei altri che siano più corretti e rappresentativi e da poter mandare a casa se non svolgono bene il loro lavoro. Ma se lo svolgono bene devono essere messi in condizione di lavorare <strong>in modo dignitoso e libero da condizionamenti di sorta</strong>, anche economici.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/05/stipendi-parlamentari-fare/181717/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tagliare gli stipendi dei parlamentari?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/04/tagliare-stipendi-parlamentari/181480/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/04/tagliare-stipendi-parlamentari/181480/#comments</comments> <pubDate>Wed, 04 Jan 2012 08:24:42 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Guma</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[stipendio parlamentari]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=181480</guid> <description><![CDATA[Non mi stupisce che la Commisione di esperti che doveva mettere a confronto gli stipendi dei parlamentari italiani con quelli stranieri perché fossero adeguati alla media di questi abbia avuto serie difficoltà. Infatti è sempre facile fare confronti superficiali, ma poi occorre che siano considerate le differenze sostanziali fra i trattamenti, che possono essere ben...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non mi stupisce che la Commisione di esperti che doveva mettere a confronto gli stipendi dei parlamentari italiani con quelli stranieri perché fossero adeguati alla media di questi abbia avuto <strong>serie difficoltà</strong>. Infatti è sempre facile fare confronti superficiali, ma poi occorre che siano considerate le differenze sostanziali fra i trattamenti, che possono essere ben diversi.</p><p>Per spiegarmi ribalto il giochino proposto oggi da un giornale nazionale e cioè cosa farebbero gli italiani con i 16000 euro percepiti dai parlamentari fra emolumenti (11000) e benefit, e dico: <strong>quanto occorrerebbe a un modesto cittadino italiano per fare il parlamentare? </strong>E sì, perché per garantire democrazia e rappresentatività, lo Stato deve consentire a un qualsiasi cittadino, anche un meno abbiente, di accedere agli scranni parlamentari.</p><p>Orbene: un parlamentare che non sia di Roma e dintorni, volendo fare bene il suo lavoro dovrebbe risiedere a Roma per almeno tre giorni a settimana, quindi pagare una stanza d&#8217;albergo compresi i pasti ovvero &#8211; più economico &#8211; prendere una casa. Un bilocale in un quartiere decoroso della capitale costerà sui 1000 euro al mese. Quasi altrettanti dovrà spendere poi per affittare un ufficio nella sua circoscrizione, distante magari mille chilometri da Roma. Per questo, a parte l’assistente stipendiato/a dallo Stato, il parlamentare dovrà avere (e pagare) un/a segretario/a anche nel suo ufficio di circoscrizione e dovrà disporre di altri 2000 euro minimo per pagarlo anche in part-time, oltre che provvedere alle spese di riscaldamento, telefono, luce per gli altri due locali.</p><p>Va poi considerato che il parlamentare ha una famiglia, che dovrà mantenere. Teniamo conto che gli impiegati pubblici eletti in parlamento hanno l&#8217;obbligo di astenersi dal lavoro con la conservazione del posto, e che un modesto impiegato privato o un modesto libero professionista che voglia dedicarsi davvero all&#8217;attività parlamentare finisca col dover rinunciare a lavoro ed entrate per tutto il mandato parlamentare. Pertanto dovremmo aggiungere ai bisogni del parlamentare altri 2000-3000 euro netti (quello che guadagnava prima, perché non è pensabile che la sua famiglia riduca il suo livello di vita). Se poi si tratta di una donna parlamentare, questa dovrà assumere una domestica a ore e/o una babysitter che la sostituisca mentre è a Roma. Siamo in tutto a 9000 euro più lo stipendio dell’assistente parlamentare.</p><p>Ci sono poi altre spese &#8220;di rappresentanza e consulenza&#8221;. Ad esempio per il sito Internet, per traduzioni e interpretariato e per i soggiorni in sedi dove ci si rechi per presenziare personalmente a incontri di studio, disastri naturali, incontri con l’elettorato, etc. Oppure per pagare consulenti esperti per capire qualcosa di più sulla finanziaria (in genere 2000 articoli o commi) o su leggi tecniche (sanità, energia…) e poter quindi dare un voto a ragion veduta o poter scrivere progetti di legge senza strafalcioni. Si fa in fretta ad arrivare ad un totale di 16000 euro al mese.</p><p>Chiamando quindi in causa gli altri parlamentari europei, sarebbe importante sapere – oltre al tipo di attribuzioni (perché in uno Stato federale o con le autonomie molti compiti sono demandati ai parlamenti locali) che incidono sulla spesa – <strong>quali sono le voci comprese nei loro emolumenti</strong>. Infatti una soluzione per garantire che tutti possano ambire a partecipare alla vita politica sarebbe quella di avere un emolumento base decente (ad es 4-5000 euro, meno di quanto guadagnano tanti funzionari e dirigenti) e poter scalare tutte le altre spese (collaboratori, soggiorni, affitti, etc) da un budget mensile o annuale congruo. Ma dubito che si andrebbe sotto i 16000 euro a testa…</p><p>Qualcuno dirà: allora la soluzione è ridurre il numero dei parlamentari!</p><p>Per capire quali rischi si corrono, consideriamo che in Italia c&#8217;è un solo parlamentare nero, una sola araba e una sola deputata costretta sulla sedia a rotelle. Cosa accadrebbe tagliando a metà o ad un terzo il numero dei parlamentari? Non avremmo più nessun rappresentante di neri, arabi, disabili e chissà di quante altre minoranze. Quindi, prima di affermare che occorre tagliare spese o numeri, chiediamoci cosa accadrebbe potendolo fare.</p><p>Con questo non dico che non occorra fare modifiche, ma <strong>facendo attenzione a non penalizzare i più deboli o i più poveri</strong>. Perché, tagliando fondi o numeri, chi già sta bene economicamente e fa parte di una maggioranza riuscirebbe sempre e comunque a cavarsela, trovandosi nelle mani anche il potere di coloro per i quali &#8211; senza fondi adeguati &#8211; un seggio in parlamento risulterebbe un miraggio!</p><p>Piuttosto, pensiamo a cambiare la legge elettorale in modo che i parlamentari siano davvero scelti dagli elettori e quindi garantiscano di onorare con un assiduo impegno e con scelte di spesa oculate la fiducia riposta in loro dai cittadini che, se insoddisfatti, alla prossima occasione possono rimandarli a casa!</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/04/tagliare-stipendi-parlamentari/181480/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Libertà di velo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/19/liberta-velo/171817/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/19/liberta-velo/171817/#comments</comments> <pubDate>Sat, 19 Nov 2011 14:40:37 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Guma</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Asma Uddin]]></category> <category><![CDATA[crocifisso]]></category> <category><![CDATA[cultura]]></category> <category><![CDATA[islam]]></category> <category><![CDATA[laicità]]></category> <category><![CDATA[libertà]]></category> <category><![CDATA[Religione]]></category> <category><![CDATA[Sarah Jawaid]]></category> <category><![CDATA[tribunale]]></category> <category><![CDATA[velo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=171817</guid> <description><![CDATA[Può il giudice di uno Stato che impone il crocifisso nelle aule di tribunale vietare ad una donna islamica di indossare il velo? Sia che il crocifisso venga posto nell&#8217;aula in nome delle radici cristiane, sia che vi venga posto in nome delle radici culturali, non si può, per l&#8217;art. 3 della Costituzione, impedire che altri...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Può il giudice di uno Stato che <strong>impone il crocifisso nelle aule</strong> di tribunale <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/18/diritto-al-velo-che-non-mi-piace/171443/" target="_blank">vietare</a> ad una donna islamica di indossare il velo? Sia che il crocifisso venga posto nell&#8217;aula in nome delle radici cristiane, sia che vi venga posto in nome delle radici culturali, non si può, per l&#8217;art. 3 della Costituzione, impedire che altri portino su di sè simboli della loro religione e cultura. E apparirebbe contradittorio chiamare in causa la laicità dell&#8217;istituzione.</p><p>A parte le considerazioni sulle<strong> &#8220;</strong><strong>pari opportunità</strong>&#8221; per donne islamiche, suore cattoliche, ebrei, sikh e altre persone che si coprono il capo per ragioni culturali e religiose, vorrei fare alcune considerazioni sulle donne che oggi, in Italia, indossano il velo islamico, quello che copre soltanto i capelli e il collo e quindi non determina difficoltà di identificazione contravvenendo alle norme per la tutela dell&#8217;ordine pubblico.</p><p>Nei contesti scolastici vedo tante ragazzine che indossano jeans e magliette aderenti e poi il velo islamico. Non mi pare siano oppresse, potendo esprimersi nel resto dell&#8217;abbigliamento con disinvoltura. Probabilmente, più che di padri padroni, nei loro casi si tratta di <strong>orgoglio culturale</strong>, nel voler manifestare la propria identità, piuttosto che nasconderla. Un orgoglio magari trasmesso dalla famiglia: ma la Costituzione non affida alla famiglia la potestà sull&#8217;educazione dei figli? Oppure questa vale solo per l&#8217;adesione all&#8217;ora di religione cattolica o per l&#8217;iscrizione alle scuole cattoliche?</p><p>Come ho già avuto occasione di chiedere <a href="http://www.osservatoriosullalegalita.org/06/acom/10ott3/2334ritadialogo.htm" target="_blank">in altra sede</a>, come mai chi condanna il velo islamico non condanna anche il velo delle donne ebree ortodosse costrette a velarsi completamente, o quello delle donne indiane che nei loro paesi subiscono violazioni di diritti come le spose bambine o come le vedove segregate? Anche quei veli, infatti, potrebbero essere considerati simboli di oppressione, ma il fatto è che <strong>non li vediamo come minaccia</strong> alla nostra cultura.</p><p>Una cultura – quella occidentale &#8211; in cui non è poi chiaro se le donne siano davvero libere, visto che molte di loro non si vestono come vogliono, ma come vuole la <strong>moda</strong>, strizzandosi in abiti che spesso le imbruttiscono, evidenziando ogni difetto del corpo, invece che esaltarne la bellezza. Abiti che ammiccano al maschio anche quando pretendono di manifestare il desiderio di piacere a se stesse. E infatti basta guardare le pubblicità di moda, spesso ammiccanti sessualmente (ma con la donna come <a href="http://www.osservatoriosullalegalita.org/07/acom/03mar1/0544ritadonneviol.htm" target="_blank"><strong>oggetto</strong></a> e non soggetto di desiderio) che dovrebbero generare un boicottaggio del marchio, da parte di donne davvero rispettose di se stesse.</p><p>Il mio non vuole essere un discorso moralista né femminista, ma contro le manipolazioni e l’ipocrisia.</p><p>In merito a queste contraddizioni, <strong>Asma T. Uddin</strong>, avvocato e giornalista impegnata su questioni internazionali di libertà religiosa con il Becket Fund for Religious Liberty, e <strong>Sarah Jawaid</strong>, giornalista e condirettore, con la prima, di un giornale musulmano, <a href="http://www.osservatoriosullalegalita.org/10/acom/06giu1/0711gabislam.htm" target="_blank">spiegano</a> l&#8217;abbigliamento femminile arabo-islamico in una ulteriore prospettiva:</p><p>&#8220;<em>Senza dare facile accesso agli uomini del corpo femminile &#8211; sia fisicamente che visivamente &#8211; le donne conservano la loro sessualità misteriosa e irresistibile, aiutandole a prendere il controllo delle interazioni<strong> in privato</strong> con il sesso opposto, senza le pressioni della società. Senza questa possibilità di svilupparsi in privato</em> &#8211; argomentano le due giornaliste &#8211; <em>la sessualità femminile diventa causa di fragilità emotiva piuttosto che prendere il suo posto come fonte di potere</em>”.</p><p>“<em>L&#8217;approccio maschio-centrico alla sessualità oggi in Occidente</em> &#8211; è la critica &#8211; <em>preme per un ambiente in cui le donne cedono al sesso occasionale come metodo più adeguato per tenere un uomo. Poiché invece nel mondo musulmano la sessualità femminile non è così accessibile, è più probabile che gli uomini cerchino di ottenere le donne musulmane alle condizioni delle donne</em>&#8220;. Insomma, il velo come <strong>scelta di libertà</strong>.</p><p>Si può essere d’accordo o meno sulle motivazioni e sulle conclusioni, tuttavia ritengo che vietare il velo spesso non abbia alcun legame con la <strong>presunta volontà di liberare</strong> queste donne.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/19/liberta-velo/171817/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>144</slash:comments> </item> <item><title>Profumo: un mio collega all&#8217;Istruzione</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/16/profumo-collega-allistruzione/171134/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/16/profumo-collega-allistruzione/171134/#comments</comments> <pubDate>Wed, 16 Nov 2011 18:54:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Guma</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Francesco Profumo]]></category> <category><![CDATA[Istruzione]]></category> <category><![CDATA[Mariastella Gelmini]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[ricerca]]></category> <category><![CDATA[tecnologia]]></category> <category><![CDATA[università]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=171134</guid> <description><![CDATA[Fra i nomi del Governo Monti non mi dispiace quello di Francesco Profumo all&#8217;Istruzione. Spero di non essere smentita dai fatti, ma penso che un ingegnere possa portare una ventata di novità e innovazione in una scuola stanca di essere trattata da ultima della classe e nell&#8217;università e nella ricerca che perdono cervelli a favore...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Fra i nomi del <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/16/ecco-squadra-mario-monti-nessun-politico-solo-tecnici-rilancio-nazionale/171081/" target="_blank">Governo Monti</a></span> non mi dispiace quello di <strong>Francesco Profumo</strong> all&#8217;Istruzione.</p><p>Spero di non essere smentita dai fatti, ma penso che un ingegnere possa portare una ventata di novità e innovazione in una scuola stanca di essere trattata da ultima della classe e nell&#8217;università e nella ricerca che perdono cervelli a favore degli atenei (e mercati) esteri. Anche se mancano le risorse finanziarie, una mente organizzativa può fare davvero molto per la fucina in cui si formano i nostri giovani.</p><p>Insegnando negli istituti tecnici e occupandomi a vario titolo di tecnologie -  la chiave del futuro anche se declinata in altri settori, come l&#8217;agricoltura, la sanità o l’ambiente, per citarne alcuni &#8211; ritengo che abbiamo sempre scontato la mancanza di un <strong>tecnologo </strong>al vertice del Ministero dell&#8217;Istruzione, Università e Ricerca.</p><p>Basta guardare certi programmi ministeriali, in cui non è rispettata la propedeuticità fra le materie, per cui i docenti e gli allievi arrancano per arrivare a fine anno pronti per l&#8217;esame di Stato. Basta guardare i criteri di assegnazione dei dirigenti scolastici, che spesso non sono in grado nemmeno di capire i bisogni didattici delle materie di indirizzo dell&#8217;Istituto che dirigono e quindi di intuire, prima ancora che di saper ascoltare, le richieste dei docenti e degli allievi in ordine alle tecnologie. Basta considerare <strong>quanti soldi sono stati buttati</strong> con il pretesto di tagliare spese e quanti danni hanno fatto tagli e accorpamenti dissennati. Basta vedere i pregiudizi con cui sono stati <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/30/universita-gelmini-taglia-cose-utili/79515/" target="_blank">tagliati corsi universitari</a> avanzati che invece le imprese richiedevano.</p><p>Ovviamente tutto dipende anche dalla volontà di analisi dell&#8217;esistente e dalla voglia di reale miglioramento che il prof. Profumo saprà dimostrare. E dipende anche dalla impostazione che vorrà dare all&#8217;importantissima relazione con il mondo delle <strong>imprese</strong>, ovvero se l’istruzione sarà posta in un rapporto di confronto oppure di traino rispetto alle imprese, in un rapporto di scambio o piuttosto di servitù.</p><p>Infatti il rischio che esiste è che questo governo &#8211; scelto, si vede, per fronteggiare la crisi &#8211; operi con una logica aziendalista e &#8211; per quanto riguarda la scuola &#8211; al servizio di <strong>Confindustria</strong>. La logica imprenditoriale che magari in altri campi potrebbe essere giusta e pagante non si attaglia affatto alla scuola e alla ricerca, per propria natura libere e indipendenti.</p><p>Oppure il ministero di Profumo potrebbe cogliere il meglio di tutte le esperienze &#8211; quella culturale e quella operativa, quella organizzativa e quella di ricerca  - per farci finalmente uscire dall&#8217;oscurantismo in cui purtroppo ci troviamo oggi noi docenti, ricercatori e studenti. Non credo infatti che la crisi della scuola sia (o sia solo) una questione di soldi, ma di logica e di <strong>organizzazione</strong>, e da un ingegnere ci aspettiamo che le sappia usare un pò meglio della Gelmini.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/16/profumo-collega-allistruzione/171134/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>26</slash:comments> </item> <item><title>La Lega, Berlusconi e il San Raffaele</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/01/la-lega-berlusconi-e-il-san-raffaele/161270/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/01/la-lega-berlusconi-e-il-san-raffaele/161270/#comments</comments> <pubDate>Sat, 01 Oct 2011 09:06:37 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Guma</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Conflitto di interessi]]></category> <category><![CDATA[Fininvest]]></category> <category><![CDATA[forza italia]]></category> <category><![CDATA[Francesco Storace]]></category> <category><![CDATA[Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[Rita Levi Montalcini]]></category> <category><![CDATA[Roberto Castelli]]></category> <category><![CDATA[san raffaele]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=161270</guid> <description><![CDATA[La Lega che, in nome dell&#8217;etica (!) voleva togliere i fondi per la ricerca a Rita Levi Montalcini per darli al San Raffaele di Milano è una storia di cui tanti non conoscono i retroscena ma che merita di essere raccontata in questi giorni in cui il San Raffaele è al centro di una inchiesta...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La Lega che, in nome dell&#8217;etica (!) voleva togliere i fondi per la ricerca a <strong>Rita Levi Montalcini</strong> per darli al <strong>San Raffaele </strong>di Milano è una storia di cui tanti non conoscono i retroscena ma che merita di essere raccontata in questi giorni in cui il San Raffaele è al centro di una <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/30/san-raffaele-scatta-linchiesta-penale-per-bancarotta-e-false-fatturazioni/161153/" target="_blank">inchiesta penale</a></strong> per bancarotta e false fatturazioni e in cui, anche fra i sostenitori della Lega e del Pdl, qualcuno comincia ad accorgersi di quale sia il livello dell&#8217;etica applicato in concreto dai propri rappresentanti politici.</p><p>Era il 2007 e &#8211; come molti ricorderanno – nel corso di un acceso dibattito parlamentare i senatori <strong>Roberto Castelli</strong> (Lega Nord Padania), Cursi (An) e Francesco Storace (La Destra), con gli applausi dei colleghi di <strong>Forza Italia</strong>, criticarono la presenza in aula per incompatibilità della senatrice a vita Rita Levi Montalcini perchè si votava un finanziamento all&#8217;Istituto di ricerca Fondazione Ebri, con cui la ricercatrice Premio Nobel collabora, e chiesero di dare i fondi ad altri istituti, fra cui la Fondazione di ricerca del San Raffaele.</p><p>Allora, insieme alla brava <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/ITabusso" target="_blank">Ines Tabusso</a>, scoprimmo che fra i soci d&#8217;affari del San Raffaele c&#8217;era <strong>Fininvest</strong>, gruppo societario che fa capo alla famiglia del leader del Pdl e che <a style="text-decoration: underline;" href="http://www.fininvest.it/it/gruppo/struttura_e_societa" target="_blank">partecipava con il 21% ad una società</a> (la <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.molmed.com/ita/about_history.asp" target="_blank">Molmed</a></strong></span>, di cui oggi Fininvest detiene ancora il 23,956%) un cui socio fondatore era la Science Park Raf S.p.A., costituita nel 1992 dalla <a style="text-decoration: underline;" href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-09-30/raffaele-avanza-ipotesi-bancarotta-142200.shtml?grafici&amp;uuid=AabdYq8D" target="_blank">Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor</a>.</p><p>Dunque gli ineffabili <strong>moralisti</strong> (padani e non) accusavano la senatrice (aggredita in quei giorni in Parlamento con volgari riferimenti a stampelle e pannoloni per il suo presunto sostegno al governo Prodi) di conflitto di interessi per il suo singolo voto (dal quale poi si astenne), proprio mentre la destra tutta sosteneva invece di dare i fondi al socio in affari del proprio leader,<strong> Silvio Berlusconi</strong>.</p><p>Ines e io denunciammo la cosa in un <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.osservatoriosullalegalita.org/07/bravo/10/004montalcini.htm" target="_blank">articolo firmato Pasqua e Pasquetta</a></span>, in onore del Pasquino romano, smascheratore in rima degli scandalosi retroscena della capitale all&#8217;epoca del papa-re. Nell’articolo sottolineammo pure che già con la Finanziaria 2005 del governo Berlusconi erano stati stanziati <strong>15 milioni di euro</strong> in favore della Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor&#8230;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/01/la-lega-berlusconi-e-il-san-raffaele/161270/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>25</slash:comments> </item> <item><title>Berlusconi: vado in tv ed esplodo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/30/berlusconi-vado-in-tv-ed-esplodo/160904/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/30/berlusconi-vado-in-tv-ed-esplodo/160904/#comments</comments> <pubDate>Fri, 30 Sep 2011 09:40:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Guma</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Berlusconismo]]></category> <category><![CDATA[Consiglio d'Europa]]></category> <category><![CDATA[Corte dei diritti dell'uomo]]></category> <category><![CDATA[cultura]]></category> <category><![CDATA[informazione]]></category> <category><![CDATA[intercettazioni]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[libertà di stampa]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=160904</guid> <description><![CDATA[Chissà quanti, prendendolo alla lettera, avranno pensato che tale esplosione coinvolgerebbe sia il personaggio divenuto il simbolo di una politica decadente che il mezzo di comunicazione di massa ormai espressione dell&#8217;asservimento al potere, con il 75% dei canali sotto il controllo di B., diretto o indiretto che sia. Personalmente non ce l&#8217;ho con Silvio Berlusconi, non sono invidiosa dei...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Chissà quanti, prendendolo alla lettera, avranno pensato che tale esplosione coinvolgerebbe sia il personaggio divenuto il simbolo di una <strong>politica decadente</strong> che il mezzo di comunicazione di massa ormai espressione dell&#8217;<strong>asservimento al potere</strong>, con il 75% dei canali sotto il controllo di B., diretto o indiretto che sia.</p><p>Personalmente non ce l&#8217;ho con Silvio Berlusconi, non sono invidiosa dei suoi soldi (né tantomeno di come li ha fatti), né del suo presunto vigore fisico che gli vale incomprensibilmente i consensi di alcuni, anzi trovo certe manifestazioni patetiche, quando non ridicole.</p><p>Quello che veramente mi pesa, perché pesa sula nostra società, è il <strong>berlusconismo</strong>, una malattia che non colpisce solo a destra: l&#8217;arroganza che maschera l&#8217;inettitudine; la sensazione di impunità che induce l&#8217;abuso di potere; la voce grossa che maschera l&#8217;ignoranza: la superficialità e volgarità dei lustrini che copre la sporcizia; il martellamento di <strong>slogan aggressivi</strong> che uccide ogni dialogo, approfondimento e cultura. Tutte tendenze che ormai pervadono la nostra società, corrompono i giovani, compromettono il futuro e si fanno beffe di quel merito che si vuole spacciare come scopo di tagli, vendette e mortificazioni pubbliche di intere categorie.</p><p>Il 28 settembre &#8211; quando abbiamo appreso dalla stampa di questa &#8220;minaccia&#8221; di Berlusconi &#8211; era la <strong>Giornata internazionale per il diritto di sapere</strong>. Un diritto che, grazie al berlusconismo, in Italia stiamo dimenticando a tanti livelli.</p><p><strong>A scuola</strong>, perché tagli di ore, di classi, di personale, di sostegno, di fondi per gli acquisti, etc etc, nonchè la schizofrenia nell&#8217;assegnazione delle cattedre in conseguenza di tali riforme, stanno compromettendo l&#8217;insegnamento e l&#8217;apprendimento, nonostante la buona volontà di tanti operatori della cultura che non vogliono saperne di arrendersi e la curiosità scientifica di tanti ragazzi che la Tv non ha ancora &#8220;spento&#8221;.</p><p><strong>Nell&#8217;informazione</strong>, perché, oltre al possesso di tante testate televisive e a stampa da parte di chi detiene il potere, si vuol mettere il bavaglio ai residui giornalisti liberi con la scusa che il potente ha diritto alla sua privacy, una leggenda che i portabandiera dei diritti dell&#8217;uomo (Consiglio d&#8217;Europa e Corte dei diritti dell&#8217;uomo) ci dicono essere una balla, essendo <strong>diritto dei cittadini-elettori</strong> conoscere gli atti dei politici che siano di interesse pubblico, anche se tali fatti sono documentati con intercettazioni acquisite illegalmente.</p><p>Per non parlare delle varie leggi a danno della stampa libera (ad esempio, aumento delle spese postali per i periodici) e i vari <strong>attentati normativi alla libertà di Internet</strong> in nome della guerra al crimine informatico, che evidentemente non può essere una buona ragione: sarebbe come dire mettiamo le manette a tutti perchè alcuni possono essere ladri, truffatori e pedofili, oppure puniamo il tassista (nella fattispecie il provider) perchè il passeggero ha una pistola in tasca.</p><p>Ma la disinformazione non è solo imposta, <strong>è accettata</strong>. Va di moda perchè offre il vantaggio di non dover faticare per imparare e  informarsi e quindi offre l’illusione di essere uguale o superiore a chi sa davvero. La disinformazione, inoltre, alleggerisce la coscienza, perché la scelta non è personale, ma conseguenza di quello che ha detto il tal politico o la Tv o il capo.</p><p>Per di più, non sapere impedisce di  essere delusi per il fatto che certe regole spacciate per ideali valgono per le persone comuni, non per i furbi privilegiati che le impongono agli altri – magari per legge - , mentre nelle segrete stanze <strong>fanno</strong> <strong>tutto il contrario</strong> di quanto hanno dichiarato o promesso. Ciò, a mio avviso, spiega anche la ferocia della difesa che alcuni, anche in buona fede, portano alla privacy di un potente quando emergono particolari che confliggono con il moralismo propagandato da quello a scopi elettorali: non vogliono ammettere di essere stati trattati da stupidi. Ovvero di essersi lasciati trattare da stupidi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/30/berlusconi-vado-in-tv-ed-esplodo/160904/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>26</slash:comments> </item> <item><title>Test antidroga per gli insegnanti?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/22/test-antidroga-per-gli-insegnanti/159046/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/22/test-antidroga-per-gli-insegnanti/159046/#comments</comments> <pubDate>Thu, 22 Sep 2011 10:37:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Guma</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Carlo Giovanardi]]></category> <category><![CDATA[droga]]></category> <category><![CDATA[esami]]></category> <category><![CDATA[insegnanti]]></category> <category><![CDATA[Mariastella Gelmini]]></category> <category><![CDATA[Rosa Maria Di Giorgi]]></category> <category><![CDATA[test]]></category> <category><![CDATA[tossicodipendenza]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=159046</guid> <description><![CDATA[Lanciata incautamente dall&#8217;assessora di sinistra di Firenze all&#8217;educazione e cavalcata dal Pdl fiorentino dopo il rinvenimento nel bagno di una scuola elementare di una educatrice (non un’insegnante, come hanno titolato giornali del calibro di Repubblica) in stato di overdose da eroina, la proposta di far eseguire test antidroga sugli insegnanti e gli educatori prima di assumerli...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Lanciata incautamente dall&#8217;assessora di sinistra di Firenze all&#8217;educazione e cavalcata dal Pdl fiorentino dopo il rinvenimento nel bagno di una scuola elementare di una educatrice (non un’insegnante, come hanno titolato giornali del calibro di <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/09/20/news/insegnante_in_overdose_nel_bagno_della_scuola-21955845/" target="_blank">Repubblica</a></span></em>) in stato di <strong>overdose</strong><strong> da eroina</strong>, la proposta di far eseguire test antidroga sugli insegnanti e gli educatori prima di assumerli desta perplessità in alcuni lettori che mi hanno scritto chiedendomi un parere.</p><p>Prima di cominciare, preciso che non ho mai fumato neppure uno spinello e non bevo alcoolici. Neppure lontanamente sono intrisa di quella che il pdl fiorentino definisce &#8220;<em>pseudocultura sessantottina per cui la droga è uno ‘status symbol’ di libertinismo e ribellione</em>&#8220;, ma sono molto lontana anche da Giovanardi e dai suoi &#8220;metodi&#8221; antidroga quanto da quei <strong>parlamentari che “si fanno&#8221; di cocaina</strong> quando vanno a prostitute e che le cronache ci hanno raccontato appartenere anche alla destra (di pensiero e di governo).</p><p>Se chiedo agli studenti di proteggere il loro cervello e la loro vita tenendosi lontani dalle droghe, non colpevolizzo tuttavia in modo generalizzato i tossicodipendenti, avendo conosciuto a scuola una varia <strong>umanità travagliata</strong> che andava dal piccolo spacciatore con retroterra di abbandono in tenera età e valzer tra le famiglie affidatarie, al ragazzo ribelle con fratelli tossicodipendenti che richiedevano tutta l&#8217;attenzione della madre abbandonata dal marito, dal ragazzo &#8220;fatto&#8221; di anabolizzanti per essere più pompato fisicamente al ragazzino inebetito dagli psicofarmaci prescritti dal medico per fargli &#8220;sopportare&#8221; l’aver visto la madre morire gettandosi dal balcone. So, quindi, che dietro tante tossicodipendenze ci sono persone provate dalla vita in modo talora insostenibile, se non vogliamo considerare la dipendenza come predisposizione genetica o malattia.</p><p>Nel merito del test ai docenti proposto dall&#8217;assessore <strong>Rosa Maria Di Giorgi</strong> e sostenuta dal Pdl fiorentino, sebbene io per prima mi preoccupi dei bambini affidati alle cure di personale eventualmente preda di alcool o droghe (ma non ricordo precedenti), penso che sottoporre al test in questione i docenti sia una cosa ridicola, come lo erano la radiografia al torace, il test della tubercolina e quello per le malattie veneree previste anni fa per gli aspiranti tali.</p><p>Il perchè è semplice: fare un test all&#8217;inizio del percorso di carriera <strong>non garantisce l&#8217;immunità dal problema</strong> nel seguito. Anzi, se un test tubercolare o relativo a malattie di natura infettiva poteva essere utile al docente stesso per dimostrare, in caso di contagio, di aver contratto la malattia successivamente, magari proprio a scuola, il test proposto dall&#8217;ineffabile assessora fiorentina non ha neppure questo pregio. Per non parlare dei metodi che possono essere messi in atto da chi non sia tossicodipendente ma riesca a “gestire” l’assunzione di droghe e possa quindi superare con esito negativo eventuali test antidroga. Oppure di coloro che debbono assumere droghe per cura e possono quindi rischiare invasioni nella loro privacy o viceversa possano usare tale giustificazione medica per nascondere un’altra dipendenza. Considerazioni valevoli anche qualora si decidesse di imporre un test periodico.</p><p>C&#8217;è poi l&#8217;aspetto legato al fatto che &#8211; come avveniva per la tubercolosi e le malattie veneree &#8211; <strong>l&#8217;utenza </strong>(genitori compresi) non viene sottoposta ad<strong> alcun tipo di controllo</strong>, quindi i tanti docenti &#8220;puliti&#8221; possono trovarsi ogni giorno a contatto con un allievo che può saltargli addosso in preda a eccitanti o in overdose o in astinenza, ma dovrebbero (in quanto pubblici dipendenti, quindi soggetti sospettabili di ogni nefandezza) sottoporsi a un test umiliante e, come ho scritto, inutile. La circostanza che un allievo (sebbene non sessantottino) sia tossicodipendente, è peraltro molto più probabile rispetto a quella che lo sia il docente, come ci raccontano le cronache. E anche in quel caso potrebbero essere vittima delle conseguenze non solo il personale (ma no, non è un lavoro pericoloso, né usurante…) ma anche gli stessi compagni.</p><p>Insomma, per rispondere ai lettori che mi hanno posto la domanda, se mi pare giusto sottoporre a test per l’alcool o le droghe chi abbia commesso delitti o infrazioni stradali (quindi una persona già oggetto di indagine), non concordo con i <strong>test preventivi</strong> e generalizzati.</p><p>A margine della questione, una precisazione riguardo a un commento del Pdl fiorentino, che in passato era stato il primo proponente del test al personale delle scuole, ma strumentalizza l’attuale vicenda affermando che “<em>in Toscana a essere drogato è l’intero sistema scuola. Un sistema che ricorre sistematicamente all’affidamento dei servizi alle cooperative, impedendo così che il personale si consolidi all’interno delle strutture</em>&#8220;.</p><p>A parte il fatto che il consolidamento del personale nelle strutture non garantisce che non sia drogato (oppure il problema sono le cooperative, per definizione rosse e quindi sessantottine?), il commento è ridicolo perchè è stata proprio la ministra <strong>Mariastella Gelmini</strong> a demandare agli enti locali una parte del problema dei ragazzi disabili, che richiedono la presenza di educatori a integrazione o in sostituzione degli insegnanti di sostegno nelle scuole di primo grado tagliati dai provvedimenti ministeriali, e ha infatti ufficializzato tale scelta con la sottoscrizione di diverse intese annuali con le Regioni perché assumano e paghino tale personale. Intesa annuale significa proprio che le nomine sono legate allo stanziamento di fondi anno per anno, e quindi anche gli incarichi sono temporanei, con conseguente mancato consolidamento del personale all’interno delle strutture.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/22/test-antidroga-per-gli-insegnanti/159046/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>19</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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