<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Paola Zanca</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/pzanca/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>&#8216;Diaz&#8217; non interessa ai deputati</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/24/diaz-non-interessa-i-deputati/240829/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/24/diaz-non-interessa-i-deputati/240829/#comments</comments> <pubDate>Thu, 24 May 2012 16:10:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Paola Zanca</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[assenza]]></category> <category><![CDATA[camera]]></category> <category><![CDATA[deputati]]></category> <category><![CDATA[diaz]]></category> <category><![CDATA[film]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=240829</guid> <description><![CDATA[Le luci si sono già accese, ma Roberto Menia non applaude. Resta fermo qualche secondo con gli occhi di ghiaccio persi nel vuoto, poi prende la giacca e dice ai suoi due accompagnatori: “Andiamo, va”. Ha appena finito di vedere “Diaz”. Per la prima volta in un’aula della Camera. Paola Binetti invece è rimasta immobile per...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Le luci si sono già accese, ma <strong>Roberto Menia</strong> non applaude. Resta fermo qualche secondo con gli occhi di ghiaccio persi nel vuoto, poi prende la giacca e dice ai suoi due accompagnatori: “Andiamo, va”. Ha appena finito di vedere <a href="http://www.diazilfilm.it/" target="_blank">“Diaz”</a>. Per la prima volta in un’aula della Camera. Paola Binetti invece è rimasta immobile per tutta la proiezione, aggrappata alla sua borsetta nera. Poi è corsa via, senza salutare nessuno. Menia è ancora lì, “perplesso”. Agitato perché “la polizia italiana sembra una banda di delinquenti”. Nervoso perché “manca il clima di quei giorni”. Irriguardoso quando tira in ballo <strong>Carlo Giuliani</strong> che “non è un martire” e “faceva l’elemosina” e sua madre Heidi che è pure “finita a fare la parlamentare europea”.</p><p><strong>Ermete Realacci</strong>, però, lo abbraccia perché una cosa gli fa onore: almeno lui – finiano, missino fin da piccolo – a vedere il film sugli orrori della polizia nell’ultima notte del G8 c’è venuto. Gli altri no. Alla prima assoluta delle immagini sul massacro di Genova ci sono, udite bene,<strong> 13 parlamentari</strong>. Facciamo i nomi: Walter Veltroni (accompagnato dalla figlia), Andrea Sarubbi, Ermete Realacci, Francesco Ferrante e Roberto Della Seta. Sono i cinque democratici che hanno coltivato il sogno di “portare Diaz dentro un luogo delle istituzioni”. Ma la loro bellissima idea, il loro lodevole impegno, non è servito a trascinare le folle. Li hanno seguiti solo i pd Walter Verini, Antonio Misiani, Federica Mogherini, Manuela Granaiola e Rosa Calipari, l’idv Pierfelice Zazzera, la Binetti e Menia.</p><p><strong>Tredici su 915</strong>: l’1,4 per cento. Numeri da tracollo elettorale. “L’indignazione è viva: chi la ignora merita di scomparire – dice il regista Daniele Vicari – Per me queste cose sono determinanti quando devo scegliere: la Diaz è un fatto che è entrato nella coscienza civile, chi vede il film si commuove, si arrabbia, si sente male: è un problema della politica non saperlo interpretare”. Lui e Domenico Procacci, produttore del film con Fandango, non si aspettavano di vedere chi era ministro, come Gianfranco Fini, Claudio Scajola, Roberto Castelli. I “nomi della politica” non li hanno messi nemmeno nel film “e ce lo hanno rimproverato – spiega Procacci – Ma noi in Diaz raccontiamo <strong>l’assenza della politica</strong>”.</p><p>Oggi come allora: assente alla proiezione del film, assente sulla <strong>tortura</strong>, il reato sconosciuto al nostro codice che avrebbe evitato molte prescrizioni, assente sui segni di riconoscimento con cui si sarebbero potuti identificare un po’ più dei 29 poliziotti (su 300) in servizio a Genova, assente sulla commissione d’inchiesta, bocciata due volte. Lode ai 13, davvero troppo pochi.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 24 Maggio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/24/diaz-non-interessa-i-deputati/240829/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Fecondazione assistita, otto anni di polemiche. Storia di una legge contestata</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/fecondazione-assistita-maggio-consulta-decide-storia-legge-contestata/234069/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/fecondazione-assistita-maggio-consulta-decide-storia-legge-contestata/234069/#comments</comments> <pubDate>Tue, 22 May 2012 18:08:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Paola Zanca</dc:creator> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Binetti]]></category> <category><![CDATA[Corte costituzionale]]></category> <category><![CDATA[fecondazione]]></category> <category><![CDATA[legge 40]]></category> <category><![CDATA[procreazione assistita]]></category> <category><![CDATA[roccella]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=234069</guid> <description><![CDATA[La decisione della Corte costituzionale sull’articolo 4 della legge 40 arriva dopo otto anni di forti polemiche sulla normativa approvata dal centrodestra nel 2004 durante il governo Berlusconi. Il dibattito si è concentrato proprio sull&#8217;articolo 4, il cuore della legge, che prevede il divieto della fecondazione attraverso il seme di un donatore o l’ovocita di una donatrice...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/eterologa-consulta-boccia-legge-rinvia-atti-tribunali/238603/">decisione della Corte costituzionale sull’<strong>articolo 4 della legge 40</strong></a> arriva dopo otto anni di forti polemiche sulla normativa approvata dal centrodestra nel 2004 durante il governo Berlusconi. Il dibattito si è concentrato proprio sull&#8217;articolo 4, il cuore della legge, che prevede il divieto della fecondazione attraverso il seme di un donatore o l’ovocita di una donatrice esterni alla coppia. Un divieto che, formulato così com’è, vige solo in Italia. Ecco come tutto è cominciato.</p><p><strong><span style="color: #c4161c;">Tutto vietato. </span></strong>Alle 19,15 del 11 febbraio 2004 le deputate dell&#8217;opposizione indossano una maschera bianca. Nell&#8217;aula di Montecitorio è appena passata la legge 40. Solo chi è sterile ha diritto alla procreazione medicalmente assistita. Ma mai con il seme o l&#8217;ovocita di una terza persona, nemmeno se uno dei due non è più fertile perché ha subìto una chemioterapia. È vietata alle coppie fertili, anche se portatrici di malattie genetiche o virali. Inutile dire che per i single non se ne parla. E che gli embrioni non utili per una gravidanza non possono essere mai usati ai fini di ricerca. Perfino <strong>Stefania Prestigiacomo</strong>, all&#8217;epoca ministro per le Pari Opportunità del secondo governo <strong>Berlusconi</strong>, ammette di avere dubbi sulla costituzionalità della legge. Ma in compenso le norme volute dal centrodestra hanno il sostegno di <strong>Francesco Rutelli</strong>. E anche <strong>Rosy Bindi</strong>, alla fine, le vota. La legge passa con 277 sì, 222 i no. I Radicali (all&#8217;epoca rappresentati da <strong>Daniele Capezzone</strong>), Ds, Rifondazione e Pdci, Idv e Verdi promuovono un referendum per abrogarla.</p><p><strong><span style="color: #c4161c;">Quattro milioni di firme. </span></strong>Pur di evitarlo, le provano tutte: Forza Italia con una proposta di legge che modifica dopo appena sei mesi le norme appena approvate (elimina il divieto nel caso di coppie portatrici di malattie). Un “papocchio” da cui i referendari non si fanno incantare, nonostante anche nel centrosinistra ci siano voci discordanti (<strong>Enrico Letta</strong> disse: “Arrivare al referendum sarebbe una sconfitta della politica”). Poi ci provano la Prestigiacomo e l&#8217;Udeur. Intanto è arrivato settembre e ci sono le firme da portare in Cassazione: sono 4 milioni. È lì che arriva il testo di <strong>Giuliano Amato</strong>: si rivolge ai parlamentari dell&#8217;Ulivo, li invita a trovare un accordo bipartisan. Intanto dalla Consulta è arrivato il via libera ai quesiti. Il referendum si farà il 12 e 13 giugno del 2005. La campagna per l&#8217;astensione è fortissima: la lancia il cardinale Ruini, la conduce il Comitato Scienza e Vita (presieduto da <strong>Paola Binetti</strong>) che arriva dappertutto, perfino negli asili. <strong>Gianfranco Fini</strong>, a un mese dal voto, annuncia a sorpresa che voterà alcuni sì. Finisce male: alle urne si presenta solo il 25% degli elettori.</p><p><span style="color: #c4161c;"><strong>Pioggia di ricorsi. </strong></span>Nel giro di due anni, le coppie che vanno all&#8217;estero per tentare la fecondazione si moltiplicano per quattro (in cinque anni hanno toccato quota 50 mila). Chi resta in Italia comincia la battaglia in Tribunale. Un giudice di Cagliari dice a una coppia di portatori sani di beta-talassemia che negli ovuli fecondati c&#8217;è il rischio della malattia: la diagnosi pre-impianto, vietata dalla legge 40, è un loro diritto. Succede anche al Tribunale di Firenze: il giudice dice che i test pre natali si possono fare, purché non servano a scegliere il colore degli occhi del nascituro. A gennaio 2008 il Tar del Lazio boccia le linee guida della legge e arrivano i ricorsi a pioggia. Ad aprile 2009 la Consulta boccia uno dei cardini della 40, il divieto a impiantare più di tre embrioni. Dieci mesi più tardi dice che, se la donna ha problemi di salute, è legittima anche la crioconservazione degli embrioni.</p><p><strong><span style="color: #c4161c;">L’ultima parola.</span></strong> La Corte Costituzionale si è pronunciata oggi sull&#8217;articolo 4 della legge, quello sulla fecondazione eterologa. Il ricorso è stato presentato nel 2010. Nel frattempo, se mai ce ne fosse stato bisogno, l&#8217;eterologa è entrata ufficialmente nella lista dei “peccati frutto della scienza” stilata dalla Santa Sede.</p><p><strong>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 18 maggio 2012</strong><br /><strong>Aggiornato dalla redazione web il 22 maggio 2012</strong> </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/fecondazione-assistita-maggio-consulta-decide-storia-legge-contestata/234069/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Santanchè smentisce Alfano: &#8220;Nessuna sconfitta del Pdl, siamo in vantaggio&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/10/santanche-smentisce-alfano-nessuna-sconfitta-pdl-siamo-vantaggio/225424/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/10/santanche-smentisce-alfano-nessuna-sconfitta-pdl-siamo-vantaggio/225424/#comments</comments> <pubDate>Thu, 10 May 2012 10:24:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Paola Zanca</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Alfano]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[elezioni amministrative 2012]]></category> <category><![CDATA[pdl]]></category> <category><![CDATA[santanchè]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=225424</guid> <description><![CDATA[&#8220;Abbiamo perso? Per me il risultato di ieri è 4 a 3 per il Pdl”. L’ottimismo di Daniela Santanchè è disarmante. Il giorno dopo la scomparsa dell’ex primo partito italiano, canta quasi vittoria. “Non sono una cretina, gli elettori ci hanno mandato un messaggio chiaro e dobbiamo regolarci di conseguenza. Ma alle analisi catastrofiche che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Abbiamo perso? Per me il risultato di ieri è 4 a 3 per il Pdl”. L’ottimismo di <strong>Daniela Santanchè</strong> è disarmante. Il giorno dopo la scomparsa dell’ex primo partito italiano, canta quasi vittoria. “Non sono una cretina, gli elettori ci hanno mandato un messaggio chiaro e dobbiamo regolarci di conseguenza. Ma alle analisi catastrofiche che ho letto sui giornali rispondo con i dati aggregati: sommando le liste civiche apparentate al Pdl, siamo al 28,66 per cento”. Miracoli della matematica. Eppure lei i conti li sa fare bene, e ha già fatto due più due: o il Pdl molla il governo Monti o si finisce “impallinati come i piccioni”.</p><p><strong>Ma non l’ha detto anche il vostro segretario, Angelino Alfano, che avete “registrato una sconfitta”?</strong></p><p>Io di certo non la considero una débâcle. Con questa ventata di antipolitica, con tutte queste liste civiche, con queste non-alleanze, per adesso siamo 4 a 3 per il Pdl. Aspetti che vado a prendere i fogli e le dico le città (passa qualche minuto, <em>ndr</em>) Ecco: noi abbiamo Catanzaro, Gorizia, Lecce e anche Verona, considerando che prima eravamo alleati con la Lega. Oggi il Pd ha Pistoia, Brindisi e La Spezia.</p><p><strong>A Catanzaro lo spoglio non è ancora finito e nei ballottaggi delle altre venti città non avete nessuno dato per vincente.</strong></p><p>È chiaro che l’elettorato ci ha dato un segnale. Ma ricordiamoci che queste sono le prime elezioni senza Berlusconi.</p><p><strong>Sparito dal simbolo e dalle piazze.</strong></p><p>Chi vuol far finta che Berlusconi non sia un valore aggiunto si sbaglia.</p><p><strong>Lunedì lui ha detto che poteva andare peggio, contraddicendo le parole di Alfano.</strong></p><p>Non vedo nessuna contraddizione. Alfano si riferiva alle quattro città di cui continuava a parlare la televisione. Ma i dati dicono che sul territorio ci siamo. Per me, non abbiamo perso.</p><p><strong>Alfano ha parlato troppo presto?</strong></p><p>Alfano va benissimo, non c’è nessun genio in panchina. Ma non possiamo mai prescindere da Berlusconi. Non si può uccidere il padre, abbiamo bisogno di lui. Lo vediamo nelle famiglie italiane: quando il padre è latitante, lo sappiamo poi i figli che problemi hanno, no?</p><p><strong>I sondaggi “interni” dicono che lei è la prima nella classifica di gradimento degli elettori, seconda solo al “padre”.</strong></p><p>Io quei sondaggi non li ho visti, non commento. Ripeto: non c’è nessun genio in panchina.</p><p><strong>Però le elezioni prima o poi arrivano: qualcuno dovrà pur cominciare a scaldarsi. Il quid chi ce l’ha?</strong></p><p>Il quid ce l’ha il Pdl. Berlusconi è il migliore quando deve fare delle scelte: sarà così anche questa volta.</p><p><strong>Lei una scelta l’avrebbe già fatta: appoggio esterno al governo Monti.</strong></p><p>E a maggior ragione adesso che ci è arrivato questo messaggio chiaro. Dobbiamo uscire dall’ambiguità. Il nostro appoggio al governo non è piaciuto. Berlusconi e Alfano devono prendere una decisione: i nostri elettori vogliono sapere dove andiamo, qual è la nostra casa. Dobbiamo ritrovare l’orgoglio della nostra appartenenza.</p><p><strong>Alfano ha detto basta ai vertici Abc.</strong></p><p>Evviva! Era ora!</p><p><strong>Nel partito non tutti sono d’accordo con lei.</strong></p><p>Se la distinzione era tra falchi e colombe, direi che adesso i falchi sono di più. Se poi nel f ra t t e m p o qualcuno è diventato piccione, peggio per lui. Sappiamo che fine fanno i piccini: vengono impallinati.</p><p><strong>E lei impallinata non vuole finire.</strong></p><p>Finora qualsiasi cosa si dovesse votare si diceva ‘prego, tutto bene, madama la marchesa’. Adesso basta. Votiamo solo quello che non uccide il nostro elettorato.</p><p><strong>Quindi l’Imu no, la riforma del lavoro no&#8230; finirà che non voterete niente.</strong></p><p>Noi siamo gli azionisti di maggioranza, se il governo tiene conto delle nostre sensibilità bene, se no trovi altre maggioranze.</p><p><strong>Difficile che Monti voglia sottostare ai vostri ricatti quotidiani.</strong></p><p>Questo è un problema di Monti e dei professori, io non sono professoressa.</p><p><strong>Visti i risultati, sicuri che vi convenga andare alle elezioni?</strong></p><p>Ripeto, il verbo è: uscire dall’equivoco. Berlusconi e Alfano devono decidere. Qua ‘tutto bene, madama la marchesa’ non si dice più.</p><p><em>da Il Fatto quotidiano, 9 maggio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/10/santanche-smentisce-alfano-nessuna-sconfitta-pdl-siamo-vantaggio/225424/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Redditi dei parlamentari-difensori di B: Niccolò Ghedini scende e Piero Longo sale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/redditi-ghedini-longo-e-i-400-milioni-di-b/198984/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/redditi-ghedini-longo-e-i-400-milioni-di-b/198984/#comments</comments> <pubDate>Wed, 21 Mar 2012 02:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Paola Zanca</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[avvocati]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Ghedini]]></category> <category><![CDATA[Jaguar]]></category> <category><![CDATA[longo]]></category> <category><![CDATA[redditi]]></category> <category><![CDATA[Ruby]]></category> <category><![CDATA[sant'anna arresi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/redditi-ghedini-longo-e-i-400-milioni-di-b/198984/</guid> <description><![CDATA[Il loro lavoro non è ancora finito. Tra i vari guai giudiziari, li aspetta anche il ricorso contro la sentenza che ha chiuso il processo Mills: non vogliono che il loro assistito sia prosciolto per prescrizione, chiedono l&#8217;assoluzione piena. Così, per i legali di Silvio Berlusconi, Piero Longo e Niccolò Ghedini è in arrivo una...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/06/ghedini_interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-117366" title="ghedini_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/06/ghedini_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Il loro lavoro non è ancora finito. Tra i vari guai giudiziari, li aspetta anche il ricorso contro la sentenza che ha chiuso il processo <strong>Mills</strong>: non vogliono che il loro assistito sia prosciolto per prescrizione, chiedono l&#8217;assoluzione piena. Così, per i legali di <strong>Silvio Berlusconi</strong>, <strong>Piero Longo </strong>e<strong> Niccolò Ghedini</strong> è in arrivo una nuova parcella. L&#8217;ex premier sostiene di aver speso negli ultimi anni &#8220;più di 400 milioni di euro per avvocati e consulenti&#8221;. Longo e Ghedini al contrario si ostinano a sostenere che da quando hanno lui come cliente, il loro portafogli si è sgonfiato.</p><p>Per Ghedini è andata così, almeno stando a guardare le dichiarazioni dei redditi dal 2007 a oggi: a inizio legislatura guadagnava un milione e 300 mila euro, l&#8217;anno dopo pure, nel 2009 anche, mentre l&#8217;ultimo 730 (quello del 2010 reso pubblico l&#8217;altro ieri) è sceso a un milione e 40 mila euro circa. Nel frattempo ha anche venduto un po&#8217; delle sue proprietà immobiliari: nel 2007 ha il 25 per cento di 24 fabbricati a Padova, 5 terreni in Veneto e Toscana, possiede per metà 3 fabbricati a Pianga e 10 a <strong>Santa Maria di Sala </strong>(Venezia), ha casa nel sud della Sardegna, a <strong>Sant&#8217;Anna Arresi</strong>, una barca ed è socio di due aziende agricole di famiglia. L&#8217;anno dopo decide di cedere le quote di 14 fabbricati in cambio del 100 per cento di 4 immobili a Padova. E nel 2010 vende altre proprietà a S. Maria di Sala al posto del pieno possesso di altre 4 costruzioni.</p><p>A <strong>Piero Longo</strong> è andata meglio, anche se lui da sempre guadagna la metà di Ghedini. Per la precisione: 524 mila euro nel 2007 (più una <strong>Jaguar</strong>, una Toyota, una barca, 5 case a Padova e due nel Cadore); 563 nel 2008 (venduta la barca, comprata una casa in più a Padova, mentre una di quelle in montagna è stata sostituita da un terreno) 576 mila nel 2009 fino ai 677. 907 euro del 2010 (ma con due case in meno). Resta da capire: a chi li ha dati <strong>Berlusconi </strong>400 milioni di euro? Nello studio di via Altinate assieme a Longo e Ghedini lavorano in otto e hanno anche le loro spese: solo per il caso Mills hanno dovuto affittare un camion per traslocare gli atti del processo (peso: tre quintali) da Milano a <strong>Padova</strong>. O queste dichiarazioni dei redditi dei parlamentari raccontano mezze verità o è un’altra bugia di Berlusconi. Longo lo aveva detto a Libero in tempi non sospetti: &#8220;A parte il processo Ruby, non mi paga lui ma la Finivest&#8221;.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/redditi-ghedini-longo-e-i-400-milioni-di-b/198984/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Finti ciechi e banconote sottovuoto, l&#8217;Italia dei furbi nei verbali della Guardia di finanza</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/26/dacci-oggi-la-nostra-evasione-quotidiana/193875/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/26/dacci-oggi-la-nostra-evasione-quotidiana/193875/#comments</comments> <pubDate>Sun, 26 Feb 2012 06:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Paola Zanca</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Blitz Finanza]]></category> <category><![CDATA[Controlli Fiscali]]></category> <category><![CDATA[evasori fiscali]]></category> <category><![CDATA[falsi invalidi]]></category> <category><![CDATA[guardia di finanza]]></category> <category><![CDATA[truffe]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/26/dacci-oggi-la-nostra-evasione-quotidiana/193875/</guid> <description><![CDATA[Ci sono un italiano, una rumena e un marocchino. Il primo ha una Maserati Grancabrio, lei una Porsche Cayenne, l&#8217;ultimo una Bmw. E tutti e tre sono sconosciuti al Fisco. Non è l&#8217;inizio di una barzelletta ma la fine di una ordinaria giornata di controlli della Guardia di Finanza. Dopo Cortina, Courmayer, Sanremo, Viareggio e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/finanza_interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-191267" title="finanza_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/finanza_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Ci sono un italiano, una rumena e un marocchino. Il primo ha una Maserati Grancabrio, lei una Porsche Cayenne, l&#8217;ultimo una Bmw. E tutti e tre sono sconosciuti al Fisco. Non è l&#8217;inizio di una barzelletta ma la fine di una ordinaria giornata di controlli della Guardia di Finanza. Dopo Cortina, Courmayer, Sanremo, Viareggio e Napoli, ieri è toccato prima al quartiere Trastevere di Roma e poi a Bergamo, la patria dei muratori. Che a quanto pare hanno gli stessi vizi dei vip: un negozio su due non fa gli scontrini, abbondano i nullatenenti che scendono da Suv e berline, medici e avvocati si fanno pagare ma preferiscono in nero.</p><p>Molti li hanno scovati su segnalazione dei cittadini. Pare che nelle ultime settimane le telefonate al 117 – il filo diretto con le Fiamme Gialle – siano cresciute parecchio, “sicuramente per la presenza visiva sul territorio”. Più divise vedi in giro, più ti vien voglia di denunciare, dicono. E così, spulciando i rapporti della Gdf, oltre ai grandi blitz che fanno notizia si scopre un universo di piccole grandi storie di lotta all&#8217;evasione. Quasi tutte dove la divisa non si vede.</p><p><strong><span style="color: #ff0000;">La finta cieca e il passeggino</span><span style="color: #ff0000;">.</span></strong> Per esempio, la signora Luisa (i nomi sono tutti di fantasia) non poteva immaginare che quel passeggino fermo sul marciapiede di una strada di Pinerolo era stato messo lì proprio da un finanziere in borghese. Che appena l&#8217;ha vista scansarlo “senza alcun indugio”, ha avuto la prova lampante: Luisa non è cieca come ha fatto credere all&#8217;Inps otto anni fa. L&#8217;avevano già vista attraversare la strada disinvolta, guardare le vetrine, lavare con foga il balcone di casa, ammirare il cantiere di una palazzina in costruzione. Sognava un altro appartamento, oltre ai sei che era già riuscita a comprarsi anche grazie ai 235 mila euro che ha intascato di pensione.</p><p><span style="color: #ff0000;"><strong>I referti e i medici pasticcioni.</strong></span> Per ogni finto invalido, c&#8217;è un medico che scrive un referto falso o una commissione che chiude un occhio. All&#8217;azienda sanitaria di Marsala li hanno fatti talmente alla carlona che li hanno beccati (quasi) subito: elettrocardiogrammi perfetti allegati a certificati che raccontano di infarti, ricette che prescrivono medicinali assolutamente controindicati per le patologie diagnosticate. Sono indagati in sei.</p><p><span style="color: #ff0000;"><strong>Il sottovuoto e il cash-dog.</strong></span> Lo hanno fermato in autostrada, appena passato il valico di Bizzarone, in provincia di Como. Luca, 40 anni, proveniva dalla Svizzera a bordo della sua Audi A 3. E nel cruscotto dell&#8217;auto aveva ricavato un doppiofondo, dove gli agenti hanno visto il colore giallo delle banconote da 200 euro. Talmente tante da fare un milione di euro. Le aveva messe sottovuoto per evitare il fiuto di Zeb, il cane che al posto della droga annusa se c&#8217;è in giro cartamoneta. Ma gli è andata male. Tutto sequestrato per “dichiarazione dei redditi infedele”.</p><p><span style="color: #ff0000;"><strong>La maga e i morti viventi.</strong></span> Anche Rita, cartomante di Capodrise, in provincia di Caserta, non dichiarava nessuno dei venti mila euro che chiedeva per ogni “rito esoterico”, come recitava il “Tariffario della Maga” affisso in casa. Il fisco non aveva sue notizie dal 2008, quando aveva chiuso la partita Iva. Eppure, non contenta delle magie con cui faceva sparire i soldi, ha voluto fare di più: tenere in vita, almeno per l&#8217;Inps, il suo ex marito, morto nel 1978, e il suo ex convivente, deceduto quattro anni fa. Per ritirare le pensioni dei suoi cari “l’astuta signora per non destare sospetti” sceglieva l&#8217;ufficio postale di un altro comune. I finanzieri l’hanno svegliata dall&#8217;incantesimo, lì, davanti allo sportello della Posta di Marcianise.</p><p><span style="color: #ff0000;"><strong>Le maschere e i buttafuori.</strong></span> La divisa c&#8217;era, ma i gestori di un locale di Avellino l&#8217;hanno scambiata per una maschera. Era martedì grasso, l&#8217;ultimo giorno di Carnevale. Così i buttafuori della discoteca hanno discusso per un quarto d&#8217;ora buono con quei due che insistevano a dire di essere della Finanza. Poi si sono arresi al tesserino. E a pagare pegno per i sette dipendenti trovati a lavorare in nero.</p><p><span style="color: #ff0000;"><strong>Il russo in fuga.</strong></span> Anche “Prinkus” a suo modo era una maschera: travestito da truffatore seriale. Su Facebook si vantava di ogni colpo messo a segno: si presentava negli alberghi delle città, diceva di essere un professionista con affari in Russia e di aver smarrito soldi e documenti in aeroporto. Così chiedeva ospitalità nell&#8217;attesa di ricevere il denaro da Mosca. Dopo un paio di giorni, ovviamente, spariva. La sua corsa si è fermata a Saronno, il 6 febbraio scorso.</p><p><strong><span style="color: #ff0000;">Ultimo tango a Gorizia.</span></strong> La signora Maria invece ha lasciato giovanissima Gorizia per l&#8217;Argentina. Erano gli anni Cinquanta. Oggi ne ha 70 e per il comune friulano abita ancora lì. Ha lasciato in Italia una residenza fittizia, si dichiara nullatenente e da decenni riceve un assegno sociale. A ritirarlo vanno alcuni parenti muniti di delega. Poi “in occasione dei periodici viaggi in Sud America” provvedono a consegnare il malloppo.</p><p><span style="color: #ff0000;"><strong>La valigia a Malpensa.</strong></span> Il malloppo, invece, il signor Guido (svizzero ma domiciliato in Italia) se lo stava portando a San Paolo del Brasile. Quando i finanzieri hanno fermato per un controllo di routine quel pensionato in partenza da Malpensa, si sono subito insospettiti. Lui ha risposto “Nulla da dichiarare” ma “l&#8217;atteggiamento mantenuto durante &#8216;l&#8217;intervista &#8216; del vacanziero” era troppo sfuggente. È bastato aprire il suo bagaglio a mano per trovare, nascosti in mezzo ai vestiti, centomila euro in contanti. I primi controlli non hanno evidenziato anomalie con il reddito, così a Guido è toccata “solo” la multa per aver omesso di dichiarare di avere con sé più di diecimila euro, come prevede la legge.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/26/dacci-oggi-la-nostra-evasione-quotidiana/193875/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;Ue, l&#8217;Ici e i 3 miliardi della Chiesa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/lue-lici-e-i-3-miliardi-della-chiesa/193711/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/lue-lici-e-i-3-miliardi-della-chiesa/193711/#comments</comments> <pubDate>Sat, 25 Feb 2012 11:14:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Paola Zanca</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Carlo Pontesilli]]></category> <category><![CDATA[Chiesa]]></category> <category><![CDATA[decreto]]></category> <category><![CDATA[ici]]></category> <category><![CDATA[Mario Staderini]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[Ue]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/lue-i-cavilli-e-quei-3-miliardi-in-ballo/193711/</guid> <description><![CDATA[“La verità è che hanno patteggiato. Monti e Almunia hanno stretto un patto politico in sfregio al diritto italiano e comunitario”. Carlo Pontesilli è deluso, amareggiato. Lui, fiscalista, insieme all&#8217;avvocato Alessandro Nucara e al deputato radicale Maurizio Turco, cinque anni fa ha presentato ricorso alla Commissione europea sul mancato pagamento dell&#8217;Ici da parte degli enti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>“La verità è che hanno patteggiato. Monti e Almunia hanno stretto un patto politico in sfregio al diritto italiano e comunitario”</em>. <strong>Carlo Pontesilli</strong> è deluso, amareggiato. Lui, fiscalista, insieme all&#8217;avvocato Alessandro Nucara e al deputato radicale Maurizio Turco, cinque anni fa ha presentato ricorso alla Commissione europea sul mancato pagamento dell&#8217;<strong>Ici </strong>da parte degli enti ecclesiastici. E ora che ha letto l&#8217;emendamento presentato dal governo, tutto fa tranne cantare vittoria.</p><p>È il segnale che aspettavano in Europa (la settimana scorsa il portavoce del commissario alla Concorrenza Joaquin Almunia aveva annunciato l&#8217;imminente chiusura della procedura di infrazione): per chi si batte contro i privilegi della <strong>Chiesa</strong>, invece, è un <strong>condono</strong> in pieno stile.</p><p>Le cifre parlano di <strong>3-4 miliardi di euro</strong>: ospedali, scuole, alberghi e strutture gestite dal Vaticano non pagano la tassa sugli immobili dal &#8217;92, ma l&#8217;Europa può emettere condanne solo per gli ultimi 5 anni. Dunque, se consideriamo che ogni anno di esenzione vale circa 600 milioni di euro (secondo l&#8217;Anci, mentre secondo la Santa Sede solo 100 milioni) il conto sale a cifre vertiginose.</p><p>Il punto è che il buco nero nei conti pubblici non è ancora detto che sia chiuso definitivamente: <em>“Questa non è una soluzione per il futuro, sono <strong>tecnicismi </strong>che lasciano spazi di manovra</em> &#8211; dice ancora Pontesilli – <em>Comunque vedremo cosa dice il decreto del ministero dell&#8217;Economia”</em>. Già, perché prima di farsi un&#8217;idea chiara sul “miracolo” annunciato da Mario Monti, bisognerà vedere il decreto che stabilirà le <em>“modalità e le procedure della dichiarazione”</em> con cui i titolari degli immobili finora esenti dovranno autodenunciarsi.</p><p>Il decreto arriverà solo due mesi dopo il via libera della legge sulle liberalizzazioni. E lì si potrà sciogliere il nodo su quali saranno i <em>“criteri di rigore e trasparenza”</em> che eviteranno il proliferare dei<strong> furbetti del metro quadro</strong>. Se finora le ambiguità della legge attuale hanno consentito di evadere l&#8217;Ici a tutti quelli che sostenevano di non avere finalità commerciali, ora, se la legge continuerà ad avere maglie larghe, le beffe al fisco rischiano di continuare ad esistere.</p><p>Le attività nel mirino sono quelle miste: come si stabilisce quanti metri quadri sono destinati ad attività commerciali e quanti no? Chi controlla? Perché è ancora possibile che <em>“chi ritiene di essere esente”</em>, così dice un articolo della legge istitutiva dell&#8217;Ici, non sia obbligato a comunicare nulla al Comune di appartenenza? Perché i requisiti attraverso cui il fisco determina la perdita della qualifica di <strong>ente non commerciale</strong> valgono per tutti tranne che per gli enti ecclesiastici?</p><p>E poi resta ancora un altro dubbio. L&#8217;emendamento dice che continueranno a non pagare l&#8217;Ici gli immobili in cui si svolgono attività sanitarie, didattiche, ricettive (e così via) <em><strong>“con modalità non commerciali”</strong></em>. E quando una modalità non è commerciale? Prendiamo uno studente che paga la stanza in collegio: il suo è un affitto (commerciale) o un rimborso spese (non commerciale)? Tutte cose da chiarire nel prossimo decreto.</p><p><em>“Ad una prima lettura, il governo ha mantenuto l&#8217;impegno preso</em> &#8211; dice il segretario dei Radicali <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/MStaderini/" target="_blank">Mario Staderini</a></span></strong> &#8211; <em>Molto ora dipenderà dalle autodichiarazioni degli enti ecclesiastici. Comunque una cosa è certa: se hanno cambiato la legge significa che avevamo ragione noi, alla faccia di chi ci dava dei bugiardi affamatori di parrocchie”</em>.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 25 febbraio 2012 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/lue-lici-e-i-3-miliardi-della-chiesa/193711/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>Il cinema e la maledizione di Tangentopoli</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/19/il-cinema-e-la-maledizione-di-tangentopoli/192087/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/19/il-cinema-e-la-maledizione-di-tangentopoli/192087/#comments</comments> <pubDate>Sun, 19 Feb 2012 08:26:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Paola Zanca</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Cinema]]></category> <category><![CDATA[film]]></category> <category><![CDATA[Mani Pulite]]></category> <category><![CDATA[Marco Bellocchio]]></category> <category><![CDATA[Michele Placido]]></category> <category><![CDATA[stefano accorsi]]></category> <category><![CDATA[tangentopoli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/18/tangentopoli-la-maledizione-del-film-vietato-ai-maggiori/192087/</guid> <description><![CDATA[Il film Mani Pulite, nella testa di Giuseppe Ferrara, doveva cominciare con Mario Chiesa che getta nel water 70 milioni. Marco Campogiani aveva messo in cantiere Tangentopoli e convinto pure Antonio Di Pietro a una particina nel film. Roy Scheider, protagonista de Lo Squalo, era pronto a vestire i panni di Sergio Cusani: “Non c’è...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il film <strong><em>Mani Pulite</em></strong>, nella testa di Giuseppe Ferrara, doveva cominciare con Mario Chiesa che getta nel water 70 milioni. Marco Campogiani aveva messo in cantiere <strong><em>Tangentopoli </em></strong>e convinto pure Antonio Di Pietro a una particina nel film. Roy Scheider, protagonista de <em>Lo Squalo</em>, era pronto a vestire i panni di Sergio Cusani: <em>“Non c’è bisogno di sceneggiatura </em>– disse – <em>è già tutto negli atti”</em>. Marco Bellocchio sognava di raccontare Bettino Craxi, ma ha cambiato idea. Mattia Feltri e Andrea Purgatori avevano cominciato a buttare giù un soggetto su Raul Gardini, doveva girarlo Andrew Davis, doveva chiamarsi <strong><em>Il Pirata</em></strong>, ma i soldi non sono mai arrivati. E Enrico Deaglio, per un film sul re della Ferruzzi aveva già in mente l&#8217;inizio:<em> “Nella prima scena, ci metterei proprio lui, Raul Gardini, che passa radente alle cave sul suo aereo privato, accarezza felice una testa femminile sbozzata nel marmo che ha fatto sistemare sul sedile accanto, legata alla meglio tra gommapiuma e la cintura di sicurezza, e dice: ‘ Sei mia, ora la storia è mia’”</em>.</p><p>Fate largo all&#8217;immaginazione, perchè probabilmente quei film non li vedrete mai. Sarà che poco prima che il pool di Milano alzasse il velo sulle mazzette italiche <strong><em>Il Portaborse </em></strong>di Gianni Amelio aveva già creato scompiglio nelle sale. Sarà, come spiegò un produttore a Bellocchio, che <em>“nel 1994 sembrava una storia di buoni (la procura) contro i cattivi (i politicanti). Ma dopo qualche anno non si capì più chi era buono e cattivo: Mani Pulite diventò Berlusconopoli”</em>. Michele Placido lo ripete ad ogni occasione: <em>“Da anni cerco di fare un film su Mani Pulite ma è un progetto che non passerà mai di questi tempi”</em>.</p><p>Forse l&#8217;aria è cambiata se, come ha annunciato venerdì Sky, è pronta a partire una fiction (titolo <strong><em>1992</em></strong>, l&#8217;idea è di Stefano Accorsi) che intreccia le storie di sei personaggi con le tappe di Tangentopoli. Corrado Augias e Vladimiro Polchi hanno raccontato l&#8217;<strong><em>Anatomia di un suicidio</em></strong>, quello di Gardini, ma solo a teatro. Andrea Molaioli, ne <strong><em>Il Gioiellino</em></strong>, quegli anni li ha sfiorati, ma raccontando la storia di Tanzi e del crac Parmalat.</p><p>Fatto sta che, a vent&#8217;anni di distanza, dello scandalo che ha cambiato la storia della Repubblica non c&#8217;è traccia nelle cineteche nazionali. Riposti negli scaffali ci sono solo inchieste e documentari scritti da giornalisti. Pino Corrias ne ha fatti quattro (insieme a Renato Pezzini, Roberto Capanna, Peter Freeman e Paolo Luciani). Carlo Lucarelli sei puntate di <em>Blu Notte</em>. Andrea Pamparana solo uno, e fu pure costretto a difendersi dalle accuse di partigianeria anti-toghe: <em>“Il fatto che io sia vice direttore del Tg 5</em> – disse – <em>non vuol dire che non abbia idee mie ma solo servili atteggiamenti verso il padrone”</em>.</p><p>Gli esperimenti in pellicola non sono memorabili. Qualcuno ricorda <strong><em>La mia vita è stata una corsa</em></strong>, storia di Bettino Craxi, in onda su Canale 5 nel 2008? Giancarlo Planta, che invece ha diretto<strong><em> Onorevoli detenuti</em></strong> se la prese con il sistema: <em>“Il grande tabù per cui soldi e politica non si possono raccontare in Italia ha punito anche me”</em>. Cristian De Sica si azzardò a raccontare la Roma Godona in<strong><em> Simpatici e Antipatici</em></strong>, e mise Gianfranco Funari a fare la caricatura di Cesare Previti. Maurizio Ponzi – il suo “aiuto” era Ferzan Ozpetek – sperimentò un altro punto di vista con <strong><em>Anche i commercialisti hanno un&#8217;anima</em></strong>. Ma per trovare un titolo che davvero rappresenti quegli anni bisogna tornare indietro, a prima che tutto accadesse. A quando, era il 1984, il giudice Alberto Sordi alle prese con ministri e alti funzionari dello Stato sentenziò: <strong><em>Tutti dentro</em></strong>.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 18 febbraio 2012 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/19/il-cinema-e-la-maledizione-di-tangentopoli/192087/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Sanatoria per i manifesti elettorali abusiviLa Commissione bilancio può bloccarla</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/19/manifesti-abusivi-le-mille-e-una-proroga/184895/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/19/manifesti-abusivi-le-mille-e-una-proroga/184895/#comments</comments> <pubDate>Thu, 19 Jan 2012 06:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Paola Zanca</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[affisiioni]]></category> <category><![CDATA[cartelloni elettorali]]></category> <category><![CDATA[manifesti]]></category> <category><![CDATA[milano]]></category> <category><![CDATA[milleproroghe]]></category> <category><![CDATA[multe]]></category> <category><![CDATA[pisapia]]></category> <category><![CDATA[Riccardo magi]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category> <category><![CDATA[Staderini]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/19/manifesti-abusivi-le-mille-e-una-proroga/184895/</guid> <description><![CDATA[&#8220;Eva, Faruk, Luciano e Serena. Hanno passioni diverse, ma una cosa in comune? Cosa?”. Fino a ieri semplicemente quella di essere i protagonisti di una campagna di comunicazione politica (di scarso successo) affissa abusivamente sui muri di Roma. Da oggi, in comune potrebbero avere un altro punto: nessuna multa sulle loro spalle e su quella...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Eva, Faruk, Luciano e Serena. Hanno passioni diverse, ma una cosa in comune? Cosa?”. Fino a ieri semplicemente quella di essere i protagonisti di una campagna di comunicazione politica (di scarso successo) affissa abusivamente sui muri di Roma. Da oggi, in comune potrebbero avere un altro punto: nessuna multa sulle loro spalle e su quella dei partiti che li hanno appiccicati dove capitava. Tutto dipenderà dal voto della <strong>commissione Bilancio</strong> (oggi) e dal prossimo via libera del Parlamento alla legge che converte il decreto Mille-proroghe. Lì dentro c&#8217;è l&#8217;emendamento bipartisan che proroga la sanatoria per le <strong>affissioni abusive</strong> dei cartelli elettorali. Firmato da <strong>Gianclaudio Bressa</strong> del Pd e da <strong>Gioacchino Alfano</strong> del Pdl.</p><p>Sono eredi di una tradizione consolidata: siamo al <strong>sesto condono</strong> in dieci anni. Nel 2010 ci pensò la Lega, l&#8217;anno scorso di nuovo Pd e Pdl, “praticamente dal 1996 è tutto un condono”. <strong>Mario Staderini</strong>, segretario dei Radicali italiani è furibondo. Non solo perché chi ha rispettato le regole non ha potuto fare propaganda e adesso passa pure “per fesso”, ma anche perché quando parliamo di quelle multe parliamo di soldi veri: “<strong>100 milioni</strong> di euro di sanzioni – calcola Staderini – che partiti e candidati dovrebbero versare nelle casse dei Comuni”. Invece se la caveranno con 1000 euro per ogni anno e per ogni provincia: così saneranno le violazioni passate, e anche quelle dell’immediato futuro, visto che il condono proposto arriva al 29 febbraio 2012. Le primarie di Genova sono salve, per le amministrative di Palermo si vedrà. Lo Stato rinuncia, per esempio, ai 6 milioni di euro che dovrebbero pagare i partiti di Milano: 745 mila euro la Lega – i dati sono del consigliere comunale radicale <strong>Marco Cappato</strong> – 776 mila euro Rifondazione Comunista, 387 mila euro il Pdl, 380 mila il Pd, 187 mila l&#8217;Idv, 269 mila Sel, più le multe prese dai singoli candidati sindaci.</p><p><strong>Giuliano Pisapia</strong> a ottobre prometteva: “Non usufruirò della sanatoria”. Spiegando però che più della metà dei 417 mila euro che gli vengono contestati riguardano le liste che lo sostenevano, non le affissioni del suo comitato elettorale. Nell&#8217;era dei sacrifici si chiude un occhio di fronte agli spazi perennemente occupati da manifesti <strong>senza timbro</strong>: nel registro degli ordini del Comune di Roma – denuncia <strong>Riccardo Magi</strong>, segretario cittadino dei Radicali – non c&#8217;è nemmeno un euro versato da gennaio 2010 a ottobre 2011. Finisce che nella capitale (dati del primo semestre 2010) i costi per il servizio di affissione superano gli incassi. In pratica, si sono spesi 57 mila euro in più per rimuovere i manifesti e pulire la città, rispetto ai soldi versati nelle casse del Comune da chi si è fatto propaganda.</p><p>Eppure in questo momento servirebbe ogni euro, perché di voci senza copertura finanziaria ce ne sono tante. A cominciare dalle pensioni. I conti della manovra Salva Italia dovranno fare a meno del contributo degli “esodati” (chi aveva accettato di lasciare l&#8217;azienda in crisi in vista della pensione) e dei “precoci” (chi ha cominciato a lavorare prima dei vent&#8217;anni): loro potranno ritirarsi prima dei 62 anni, senza le penalità previste dalla riforma Fornero. Si cercano 100 milioni di euro per coprire l&#8217;emendamento al milleproroghe che esonera dalle nuove regole anche il personale della scuola che raggiungerà i requisiti per la pensione entro agosto. Qualche soldo arriverà, alle Regioni con la sanità in rosso, dalla vendita degli <strong>immobili </strong>(forse). I Radicali hanno scritto una lettera al premier Monti per ricordargli che con la “Sua autorevolezza” può recuperare altre entrate dai manifesti abusivi. Un&#8217;azienda di Pavia ha perfino inventato una macchina per staccarli meglio dai muri. Ma contro chi si leva le multe da solo non c&#8217;è tecnologia anti-colla che possa fare i miracoli.</p><p>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 19 gennaio 2011</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/19/manifesti-abusivi-le-mille-e-una-proroga/184895/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Trentun anni, 1800 euro e un tempo indeterminato, ma il mutuo è un miraggio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/04/mutuo-senza-soccorso/181458/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/04/mutuo-senza-soccorso/181458/#comments</comments> <pubDate>Wed, 04 Jan 2012 06:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Paola Zanca</dc:creator> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Banche]]></category> <category><![CDATA[casa]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[mutuo]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/04/mutuo-senza-soccorso/181458/</guid> <description><![CDATA[La responsabile Mutui della filiale Cariparma si alza in piedi. Si allunga verso l’altro lato della scrivania, prende le mani di quella giovane che le sta davanti: “Mi dispiace, cara”. Le ha appena detto che il prestito per comprare casa se lo può scordare. Lei era entrata lì dentro solo per farsi un’idea sull’ammontare dell’anticipo....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La responsabile Mutui della filiale <strong>Cariparma</strong> si alza in piedi. Si allunga verso l’altro lato della scrivania, prende le mani di quella giovane che le sta davanti: “Mi dispiace, cara”. Le ha appena detto che il prestito per comprare casa se lo può scordare. Lei era entrata lì dentro solo per farsi un’idea sull’ammontare dell’anticipo. D’altronde, che altri intoppi ci potevano essere? È una ragazza fortunata: ha <strong>31 anni</strong>, un contratto a tempo indeterminato, guadagna <strong>1800 euro</strong> al mese. E con il nuovo anno ha deciso: si compra una casa. Certo, vive a Roma, dove ogni metro quadrato si paga oro. Ma anche gli affitti sono esorbitanti: basta buttare via soldi, pensiamo al futuro. Se non ora quando? Mai, a quanto pare.</p><p><strong>LA DIPENDENTE</strong> di Cariparma capisce che può sbrigarsela in pochi minuti: quella che ha di fronte è una che non ha capito in che mondo siamo finiti. “Non è più come fino a due anni fa. Io lo dico a tutti che è difficile: le banche i mutui non li danno più”. Insistere? “Dunque: noi finanziamo fino al <strong>60 per cento</strong> del valore dell’immobile. La rata non può superare il <strong>30 per cento</strong> dello stipendio. Lei quanto guadagna? Di quanto ha bisogno? Ecco, non ci siamo proprio”. Non le è servita nemmeno la calcolatrice. “Non solo non è il momento, non so se ha letto i giornali – insiste nervoso il volto di Cariparma – ma poi se parte con una richiesta così, deve averne già quasi la metà”. La nostra 31 enne, ovvio, non ha un euro di risparmi. E le sue non sono richieste esorbitanti, considerato il contesto di <strong>Roma</strong>. Con <strong>150mila</strong> nella Capitale si possono portare a casa al massimo <strong>35 metri quadri a Torpignattara</strong>: un bilocale a <strong>Centocelle</strong> (terzo piano senza ascensore) tocca già i <strong>180mila</strong>. <strong>Cinquantotto metri</strong> quadri a Trigoria (altezza <strong>Grande Raccordo Anulare</strong>) sfiorano i <strong>220mila euro</strong>. Se vuoi avvicinarti un po’ alla città, a <strong>Garbatella</strong> ti servono <strong>250mila euro</strong> per un monolocale di <strong>40 metri quadri</strong>.</p><p>E arrivi a <strong>300mila</strong> se osi chiedere <strong>75 metri quadri</strong> (da ristrutturare) a <strong>Cinecittà</strong> o <strong>60 metri</strong> quadri al <strong>Pigneto</strong> con vista tangenziale. Eppure in banca se aspiri a non vivere come un criceto in gabbia chiedi “troppo”. “Settanta metri? O ti trovi qualcosa di più piccoletto&#8230;”. O devi avere almeno la metà, lo ha già spiegato. “Ti sarai fatta un giro nelle altre banche, no? Te l’avranno detto, no?”. Alla filiale di <strong>Banca Intesa</strong> ha parlato con una signora che l’ha guardata per tutto il tempo come fosse sua madre. Brava, una giovane che si dà da fare, eccoli qua i nostri ragazzi, altro che bamboccioni. Ma l’entusiasmo è durato poco. 200mila euro? “In 40 anni, tasso fisso del 6,40%, anticipo zero&#8230; Rata da <strong>1156 euro al mese</strong>, non è fattibile”. Variabile? “Tanto la fattibilità si calcola sul tasso del fisso&#8230;” Alternative? “Un co-intestatario o una fidejussione: con mio figlio sono intervenuta io – ammette la bancaria – altrimenti non l’avrebbe mai preso”. Bisogna rassegnarsi: se uno stipendio da <strong>1800 euro</strong> non basta nemmeno nella banca che concede mutui al 100 per cento, figuriamoci nelle altre, dove serve un 20 per cento di anticipo.</p><p><strong>MAMMA E PAPÀ, AIUTATELA</strong>. “Un genitore, una zia, una sorella?”, chiedono all’<strong>Unicredit</strong>. Anche qui la donna allo sportello sciorina l’albero genealogico. “Anche se lei ha un reddito alto dovrebbe co-intestare o trovarsi un garante”. La nostra 31enne pensa di avere l’età per ballare da sola: “Lo capisco, ma allora deve avere una cifra iniziale più alta: noi finanziamo l’<strong>80 per cento</strong>, con il suo reddito possiamo concederle al massimo una rata da <strong>585 euro</strong>&#8230; quindi siamo sotto i 100 mila euro di prestito: lo so, non ci compra niente”. Che pessimisti. Le agenzie immobiliari dicono che con quella cifra la nostra dipendente a tempo indeterminato può intestarsi una “piccola costruzione <strong>20 mq con pergolato</strong>” messa in piedi in una terrazza del <strong>Labaro</strong>, oppure un “<strong>seminterrato di 27 mq in via Gradoli</strong>”, frequentatissima dai clienti dei transessuali romani.</p><p>Allo sportello del <strong>Monte dei Paschi di Siena</strong> il preventivo non lo provano nemmeno a fare: “Per carità, una richiesta formale si può presentare sempre, non voglio scoraggiarla. Sto solo cercando di essere realista”. E il realismo dice che “siamo in una fase in cui la banca ha difficoltà a erogare il credito”. In compenso, non mancano i consigli. A lunga (“Sia ottimista per il futuro”) e a breve scadenza (“Cominci a mettere da parte una quota di reddito in vista di un momento migliore”). Ma nel frattempo l’affitto con che “quota di reddito” lo paga?</p><p><strong>ALLA DEUTSCHE BANK</strong> le condizioni sono più o meno le solite: finanziamento massimo dell’80 per cento, rapporto tra rata e stipendio che non può superare il 30 per cento. “Già al 30, 1 ce lo bocciano” spiega la consulente per far capire come ragionano i tedeschi. Attenzione: il reddito lo calcolano sull’ultimo anno. Se il contratto te l’hanno appena fatto, non vale nemmeno la pena di mettere piede in filiale. Lei comunque parte fiduciosa: “Proviamo con <strong>240mila euro</strong>”. Il terminale quasi esplode: con un mutuo di <strong>25 anni</strong>, la rata inciderebbe sul <strong>73 per cento</strong> del suo stipendio. Si ridimensiona all’istante: “Proviamo con <strong>120mila</strong>”, la metà. Niente da fare: “<strong>711 euro al mese</strong>, non ci siamo. Il punto è che non vogliamo affamare il cliente”. “Proviamo a spalmarli su <strong>30 anni</strong>”. Macché. Quei 120mila che dovrebbe restituire da qui al suo sessantunesimo compleanno sono ancora troppo pesanti per la sua busta paga. “Niente, dobbiamo scendere ancora: dunque, 100 mila, per 30 anni&#8230; ok, ci siamo! <strong>541 euro</strong>, è lo 0, 28”. E la casa? Con quella cifra le rimane solo il seminterrato di via Gradoli&#8230; “È il massimo a cui posso aspirare?”. “Eh già. Oddio, c’è sempre l’ipotesi di vincere al Superenalotto”.</p><p><strong>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 4 gennaio 2012</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/04/mutuo-senza-soccorso/181458/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>8</slash:comments> </item> <item><title>Dopo un mese alla guida del governoMario Monti rischia di perdere 40 voti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/16/astenuti-e-minacce-monti-rischia-40-voti/177873/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/16/astenuti-e-minacce-monti-rischia-40-voti/177873/#comments</comments> <pubDate>Fri, 16 Dec 2011 06:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Paola Zanca</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[antonio boccuzzi]]></category> <category><![CDATA[Bruno Vespa]]></category> <category><![CDATA[Cesare Damiano]]></category> <category><![CDATA[fiducia]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category> <category><![CDATA[Governo Monti]]></category> <category><![CDATA[Irpef]]></category> <category><![CDATA[manovra]]></category> <category><![CDATA[Pier Luigi Bersani]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Stefano Esposito]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/16/astenuti-e-minacce-monti-rischia-40-voti/177873/</guid> <description><![CDATA[&#8220;E&#8217; come essere a piedi per strada, arriva un&#8217;auto che ti investe e passa il tuo peggior nemico. Per non morire, accetti di farti accompagnare in ospedale perfino da lui&#8221;. La logica è la stessa con cui il Pdl si appresta a votare la manovra (con fiducia) del governo Monti. Parola di Silvio Berlusconi, visibilmente...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_170429" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/11/monti-e-napolitano_interna.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-170429" title="monti e napolitano_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/11/monti-e-napolitano_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Mario Monti con Giorgio Napolitano</p></div><p>&#8220;E&#8217; come essere a piedi per strada, arriva un&#8217;auto che ti investe e passa il tuo peggior nemico. Per non morire, accetti di farti accompagnare in ospedale perfino da lui&#8221;. La logica è la stessa con cui il Pdl si appresta a votare la manovra (con fiducia) del governo Monti. Parola di <strong>Silvio Berlusconi</strong>, visibilmente acciaccato dall&#8217;incidente, ma in fin dei conti ancora vivo e vegeto. E&#8217; &#8216;indeciso&#8217;: non sa se farsi vedere alla Camera oggi e fare la sua dichiarazione di voto. Nel dubbio, però, il messaggio lo ha già recapitato durante la presentazione del libro di <strong>Bruno Vespa</strong>. Il futuro del governo tecnico &#8220;dipende da come vanno i sondaggi: se una parte politica vede la vittoria sicura, credo che potrebbe avere la tentazione di chiedere lo scioglimento delle Camere&#8221;.</p><p>Per cui non solo Monti non ha &#8220;nessuna certezza&#8221; di restare fino al 2013, ma comunque vada, da qui a quel giorno, dovrà fare i conti con almeno 200 deputati pronti a staccare la spina appena l&#8217;umore degli italiani di centrodestra darà cenno di una risalita. <strong>Monti </strong>li ha accontentati sulle liberalizzazioni (anche se il premier promette che contro le lobby avrà una &#8220;determinazione tenace&#8221;), non li ha innervositi con la patrimoniale (ancora ieri Berlusconi ha detto che &#8220;non si possono cambiare le pensioni se si toccano i diritti acquisiti né fare la patrimoniale continuativa per i capitali rientrati con lo scudo fiscale&#8221;) e ha scelto la linea morbida sull&#8217;aliquota <strong>Irpef</strong>. Conviene tenerseli buoni, che sono loro i più volitivi.</p><p>Sul fronte opposto non c&#8217;è da temere: il segretario del Pd <strong>Pier Luigi Bersani </strong>ieri ha perfino raggruppato la pattuglia degli onorevoli Pd per convincere alcuni a farsi passare i mal di pancia. E&#8217; il gruppo che sta in commissione Lavoro, quello vicino a <strong>Cesare Damiano</strong> e &#8220;di provenienza Cgil&#8221;. Sono quegli ex Ds che sanno perfettamente che la norma sulle pensioni che penalizza i lavoratori precoci, gli operai del Nord la faranno pagare cara. Bersani però li ha implorati: &#8220;Quello che il Pd non ha ottenuto fin qui, lo otterrà in futuro. L&#8217;importante è che stiamo tutti assieme&#8221;. E ora che si avvicina la riforma del mercato del lavoro, promette, sull&#8217;articolo 18 farà le barricate. Pare così rientrata la minaccia di astensione di due democratici, <strong>Antonio Boccuzzi</strong> e <strong>Stefano Esposito</strong>. Ma certo Monti oggi non porterà a casa gli stessi voti di un mese fa.</p><p>E forse ieri pomeriggio, a colloquio con il presidente<strong> Giorgio Napolitano</strong>, ha parlato anche di questo. Il 18 novembre toccò quota 556: gli voltarono le spalle solo i 59 leghisti, <strong>Domenico Scilipoti</strong> e <strong>Alessandra Mussolini</strong>. Ora che ha sfornato la manovra &#8216;lacrime e sangue&#8217; non avrà più i 22 voti dell&#8217;Italia dei Valori. Non ci saranno i 3 di Noi Sud. Non ci sarà <strong>Giuseppe Giulietti</strong>. Dubbiosi anche i 4 Popolari per l&#8217;Italia di domani (Saverio Romano, Pippo Gianni, Michele Pisacane e Francesco Ruvolo), così come è ballerino il voto finale di un&#8217;altra parte di Popolo e Territorio. Spiega il portavoce Francesco Pionati: &#8220;L&#8217;orientamento che tra noi sta emergendo è di votare la fiducia, ma astenersi sul voto finale alla manovra, per esprimere dissenso rispetto alle cose che il governo Monti sta facendo. Bisogna dare un segnale chiaro ai tecnici&#8221;.</p><p>Lo stesso che sembra intenzionato a dare anche <strong>Guido Crosetto</strong>: &#8220;Un conto è la fiducia, un conto è la manovra. Sulla seconda Monti ne avrà molti meno. Anche perché – aggiunge – si vota alle 9 di sera&#8221;. Il numero che conta, comunque, sarà quello destinato a concludersi intorno alle 14. Le dichiarazioni di voto cominciano intorno alle 10 e saranno trasmesse in diretta tv. La <strong>Lega </strong>gongola già. Mercoledì notte sono rimasti in Aula fino alle 4 e mezza di mattina. Poi, appena svegli, hanno pensato a come finire un&#8217;altra volta sui giornali dopo il caos al Senato di due giorni fa. Hanno scelto di rispolverare una tecnica &#8220;inventata&#8221; dal Pd <strong>Roberto Giachetti </strong>otto mesi fa: mettere ai voti il processo verbale e far andare sotto la maggioranza. Fu un successo, si fa per dire, visto che leghisti e pidiellini si infuriarono talmente tanto da insultare <strong>Ileana Argentin</strong>, deputata (disabile) del Partito democratico. Ieri alle camicie verdi non è arrivata la soddisfazione della vittoria numerica ma è rimasto il gusto degli insulti: le urla, una rissa sfiorata, due deputati espulsi perché si sono messi a esporre cartelli contro la manovra seduti ai banchi del governo. Annunciano nuove azioni eclatanti per la diretta tv di oggi. Obiettivo, arrivare dritti nelle case degli italiani.</p><p><strong><em>da Il Fatto Quotidiano del 16 dicembre 2011</em></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/16/astenuti-e-minacce-monti-rischia-40-voti/177873/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>50</slash:comments> </item> <item><title>Stellette e divisa  La Difesa della Casta</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/22/stellette-e-divisala-difesa-della-casta/159125/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/22/stellette-e-divisala-difesa-della-casta/159125/#comments</comments> <pubDate>Thu, 22 Sep 2011 06:09:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Paola Zanca</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[esercito italiano]]></category> <category><![CDATA[ministero della Difesa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=159125</guid> <description><![CDATA[Per tutti c&#8217;è la certezza di andare in pensione con il 50 per cento di soldi in più rispetto agli altri dipendenti pubblici. E a fine carriera, cinque anni a pensione praticamente raddoppiata solo perché esiste la (remota) possibilità di essere richiamati in servizio. Per 44 generali c&#8217;è un appartamento di rappresentanza che può arrivare...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/08/la-russa_interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-149430" title="la russa_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/08/la-russa_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Per tutti c&#8217;è la certezza di andare in pensione con il 50 per cento di soldi in più rispetto agli altri dipendenti pubblici. E a fine carriera, cinque anni a pensione praticamente raddoppiata solo perché esiste la (remota) possibilità di essere richiamati in servizio. Per 44 generali c&#8217;è un appartamento di rappresentanza che può arrivare a 600 metri quadri per cui lo Stato paga tutto, anche le pulizie. E per sei di loro c&#8217;è anche una “speciale indennità pensionabile” che si traduce in 409.349 euro l&#8217;anno a testa e che si somma alla pensione ordinaria. Ecco quanto costa lo spirito di sacrificio delle forze armate italiane. Qui non parliamo dei 41 soldati italiani mai rientrati dall&#8217;Afghanistan, né dei carabinieri che si ritrovano a pattugliare le strade con auto vecchie e senza benzina. Parliamo di quella stretta cerchia di militari italiani che alle missioni all&#8217;estero preferisce un soggiorno tra le cime di Dobbiaco a 30 euro a notte in alta stagione.</p><p><strong>Casa pulita, all inclusive</strong><br /> Prendiamo i 44 generali e ammiragli delle Forze Armate (Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri) che hanno diritto all’alloggio di servizio e rappresentanza, il cosiddetto ASIR. “Questi alloggi &#8211; rilevava già nel 2006 la senatrice di Sinistra democratica Silvana Pisa &#8211; sono idealmente suddivisi in un’area di rappresentanza, i cui costi di gestione e mantenimento stanno a carico dell’amministrazione della difesa, e in un’area per così dire privata affidata alla gestione dell’alto ufficiale al quale l’alloggio è stato temporaneamente assegnato”. Nulla da eccepire se non che “tra le spese a carico dell’amministrazione vi sono naturalmente anche quelle quotidiane di pulizia dei locali degli alloggi, di rifacimento letti”. Di che si tratti, lo spiega bene l’ultimo capitolato di gara disponibile: “Spazzatura e lavatura dei pavimenti delle camere, corridoi, scale, ballatoi, con idonei prodotti disinfettanti; spazzatura e lavatura dei bagni comprese le relative pareti piastrellate, (&#8230;) spolveratura di tutti i mobili; battitura di cuscini e divani; pulizia e battitura degli scendiletto e pulizia di tappeti e moquette con idoneo aspirapolvere e/o battitappeto; (&#8230;) spolveratura e lucidatura di argenteria, oggetti in rame ed ottone; battitura dei tappeti e delle guide; ceratura dei pavimenti in parquet con prodotti specifici; pulizia, esterna ed interna, con aspirapolvere dei mobiletti porta condizionatori; spolveratura e pulizia con prodotti specifici dei lampadari; lavaggio e lucidatura con idonei prodotti di tutta la posateria in alpacca argentata/argento, (&#8230;) lavaggio delle tende, con esclusione delle mantovane e sopratende”. Il tutto alla modica cifra di 76.260 euro ogni anno per pulire un solo appartamento (fa 3 milioni e mezzo per tutti e 44).</p><p><strong>Pensioni e indennità speciale</strong><br /> La pensione media per chi ha lavorato nel comparto militare è di 32 mila euro l’anno: quella dei dipendenti dei ministeri “civili” si aggira invece sui 20 mila euro. Oltre alla pensione ordinaria, al Capo di Stato maggiore della Difesa, ai tre Capi di Stato maggiore delle Forze Armate, al comandante generale dell&#8217;Arma dei Carabinieri e al Segretario generale della Difesa spetta una “speciale indennità pensionabile”: 409 mila 349 euro l’anno, che moltiplicati per sei sfiorano i due milioni e mezzo di euro annui.</p><p><strong>L’ausiliaria</strong><br /> Dopo la pensione, per cinque anni, ufficiali e sottufficiali restano a disposizione della Difesa: per esempio, capita che in un lustro, per un paio di giorni vengano richiamati per partecipare a qualche commissione di concorso. Ecco, l’ausiliaria, il disturbo per intenderci, nel 2011 pesa 326 milioni di euro. Senza contare quanto vale in aumento del costo delle pensioni, ricalcolate alla fine dei 5 anni con l’anzianità maturata in più.</p><p><strong>Terme e vacanze</strong><br /> Villa Irma, a Dobbiaco, era un albergo: oggi è considerata un Centro di addestramento alla sopravvivenza in montagna. Eppure, sempre albergo è: con 30 euro a persona, militari e famiglia possono soggiornare tra le cime delle Alpi. Nel Mar Ligure, all’isola Palmaria bastano 22,22 euro (le tariffe sono del 2005),  al Terminillo 28, mentre “trascorrere periodi di riposo e di recupero psico-fisico” ad Alghero costa 27 euro per notte. Anche qui la domanda è semplice: perché devono essere colonnelli (con quello che costano) a gestire strutture del genere?<br /> Le spese per il personale costituiscono il 65 per cento dei costi per la Difesa. Se al totale aggiungiamo le uscite non contemplate dal bilancio “ufficiale” (per esempio le pensioni) si superano i 23 miliardi di euro l’anno: l’1,44 per cento del Pil nazionale dicono i dati Nato, molto più dello 0,8 raccontato dalla “vulgata” governativa. E mentre in Gran Bretagna il governo Cameron, tra le proteste dei generali, “rottama” 200 mezzi corazzati e 100 caccia F35, noi “abbiamo ancora centinaia di carri armati come se domani dovessimo affrontare i carri sovietici sulla soglia di Gorizia”, dice Toni De Marchi, giornalista a lungo consulente parlamentare in commissione Difesa. “Ma le scelte di politica militare dell’Italia sono molto spesso dettate dalla naturale tendenza di un corpo burocratico di perpetuare se stesso e i propri privilegi: preparandosi a una guerra che non si farà mai, si difende un potere che non esiste più”.</p><p><a href="http://www.sinistraecologialiberta.it/petizione/" target="_blank">Qui la petizione di Sel per tagliare le spese militari</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/22/stellette-e-divisala-difesa-della-casta/159125/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>294</slash:comments> </item> <item><title>Pd, le 68 riunioni dei garanti  Una sola espulsione</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/30/pd-le-68-riunioni-dei-garanti-una-sola-espulsione/154282/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/30/pd-le-68-riunioni-dei-garanti-una-sola-espulsione/154282/#comments</comments> <pubDate>Tue, 30 Aug 2011 18:08:30 +0000</pubDate> <dc:creator>Paola Zanca</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[beppe grillo]]></category> <category><![CDATA[Commissione di garanzia]]></category> <category><![CDATA[Filippo Penati]]></category> <category><![CDATA[Pier Luigi Bersani]]></category> <category><![CDATA[Vladimiro Crisafulli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=154282</guid> <description><![CDATA[L’ultima volta che è finita sui giornali fu per un divieto di tesseramento. Beppe Grillo – disse la Commissione nazionale di Garanzia del Pd – non può entrare nel partito democratico. Oggi, due anni dopo, l’organismo presieduto da Luigi Berlinguer si trova a dover scegliere, invece, se un democratico tenerlo o buttarlo fuori. Lunedì 5...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/08/vignettapenati_interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-154288" title="vignettapenati_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/08/vignettapenati_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>L’ultima volta che è finita sui giornali fu per un divieto di tesseramento. <strong>Beppe Grillo</strong> – disse la Commissione nazionale di Garanzia del Pd – non può entrare nel partito democratico. Oggi, due anni dopo, l’organismo presieduto da Luigi Berlinguer si trova a dover scegliere, invece, se un democratico tenerlo o buttarlo fuori. Lunedì 5 settembre, Filippo Penati, verrà processato dai nove garanti del codice etico del Pd. Giovanni <strong>Bruno</strong>, Giuseppe <strong>Busina</strong>, Graziella <strong>Falconi</strong>, Adriano <strong>Giannola</strong>, Beniamino <strong>Lapadula</strong>, Andrea <strong>Manzella</strong>, Bianca Lucina <strong>Trillò </strong>e Luciano <strong>Vecchi </strong>voteranno a maggioranza come sanzionare “le ombre” calate su uno dei più importanti dirigenti del partito.</p><p><strong>IL SEGRETARIO Pier Luigi Bersani</strong>, ieri, ha scelto Pontelagoscuro, in provincia di Ferrara per annunciare, finalmente, che al Pd “le prescrizioni non piacciono”. Ma per quanto riguarda l’ipotesi espulsione rimette tutto ai “meccanismi affidati allo Statuto e alla commissione di garanzia che è al lavoro, si farà un’opinione e ci dirà”. Al presidente <strong>Berlinguer </strong>scappa una risata quando gli si annuncia che la patata bollente è ufficialmente nelle mani sue. Sta “affinando” la richiesta di accesso agli atti del Tribunale, perché ha bisogno di avere quei documenti in fretta, perché ha “bisogno di leggerli” e spera di riuscire a farlo entro questa settimana. Ma Penati non aveva detto che era a vostra disposizione per fornirvi tutto il materiale necessario? “Tutto quello che ci manda noi lo prendiamo &#8211; dice Berlinguer &#8211; Ma non ci è ancora arrivato niente”. In realtà, l’ipotesi espulsione per lui non è “nemmeno necessaria” visto che <strong>Penati </strong>non ha più la tessera del partito. “Gli ho raccomandato di andare alla commissione provinciale perché deve formalizzare l’autosospensione”. Non lo ha ancora fatto? “Dice che ha già un appuntamento”. C’è da augurarsi che lo faccia entro il prossimo lunedì, perché per Berlinguer le “formalità” sono importanti: per esempio la rinuncia alla prescrizione, fondamentale per dimostrare “la completa estraneità ai fatti”, così come la difesa della “credibilità e onorabilità del partito” , a prescindere dalla rilevanza penale delle vicende: “Un amministratore pubblico &#8211; dice &#8211; deve essere più scrupoloso, più corretto di quello che scrive la norma, più attento a non determinare sospetti”. Non c&#8217;è giustificazione che tenga: “Non si possono commettere illeciti nemmeno nell’ interesse del partito”.</p><p><strong>PER TUTELARE</strong> la sua “onorabilità”, il Pd ha scelto di nominare dei garanti appena nato, nel febbraio 2008. Quaranta riunioni in un anno e mezzo, poi la prima assemblea nazionale del partito (era novembre 2009) ha eletto Berlinguer e gli altri 8. Da quel giorno, i “probiviri” si sono visti 28 volte, affrontando le questioni che non si era riusciti a risolvere nelle commissioni di garanzia attive in ogni provincia e in ogni regione. Non hanno una sede vera e propria: lunedì, per discutere del caso Penati, hanno trovato una stanza libera a Sant’Andrea delle Fratte, nella “casa” nazionale del partito. Altre volte si sono visti nei vecchi uffici di via del Tritone, altre addirittura a piazza Santi Apostoli, nel vecchio quartier generale di Romano Prodi. La riunione tipo funziona così: il segretario <strong>Giampietro Sestini </strong>presenta ai commissari i vari punti all’ordine del giorno e li illustra attraverso articoli di giornale, segnalazioni arrivate via mail, raccomandate , carteggi che ripercorrono le “beghe” del territorio. Ognuno dice la sua: per i casi importanti la discussione è andata avanti anche per più di una riunione, per le minuzie si è risolta in cinque minuti. Alla fine il presidente tira le fila del dibattito e mette ai voti la proposta della commissione. Si decide a scrutinio palese (ma il voto segreto non è vietato) e affinché il parere sia valido devono essere presenti almeno cinque dei 9 componenti. Lo hanno fatto all’unanimità con Grillo vietandogli di iscriversi al partito perché “egli ispira e si riconosce in un movimento politico ostile al Pd”. Sbarrata la strada anche a <strong>Marco Pannella</strong> che nel 2007 aveva provato a candidarsi alle primarie democratiche.</p><p><strong>L’UNICA CACCIATA</strong> per volere della commissione nazionale di garanzia, finora, è Liliana Frascà: da dirigente del Pd calabrese si è candidata alle provinciali di maggio in una lista centrista, alternativa al centrosinistra. Fu lo stesso Bersani, nell’aprile del 2010, a chiedere alla commissione di intervenire nei confronti di quattro deputati del Pd (Roberto <strong>Della Seta</strong>, Francesco <strong>Ferrante</strong>, Giuseppe <strong>Lumia </strong>e Ermete <strong>Realacci</strong>) che si erano opposti all&#8217;ipotesi di candidatura di <strong>Mirello Crisafulli </strong>a sindaco di Enna a causa dei suoi “rapporti non episodici con il boss di Cosa Nostra Raffaele Bevilacqua”. Crisafulli rinunciò alla candidatura, la commissione ne prese atto,<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/30/non-criticate-il-candidato-filmato-col-boss-lultima-sentenza-dei-probiviri-del-pd/154113/" target="_blank"> i quattro furono ammoniti</a>: “Insensato – dissero – che una questione squisitamente politica sia stata ridotta dal segretario Bersani a un problema formale o statutario”. Due mesi dopo, la commissione fu chiamata a pronunciarsi sull&#8217;incompatibilità tra l’iscrizione al Pd e quella alla massoneria: finì con il riconoscimento della “piena libertà di associazione per gli iscritti del Pd” e l’obbligo “a rendere note altre appartenenze”: se siete iscritti a una loggia segreta, ditecelo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/30/pd-le-68-riunioni-dei-garanti-una-sola-espulsione/154282/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>19</slash:comments> </item> <item><title>Liste bloccate, un referendum per cancellarle</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/16/liste-bloccate-un-referendum-per-cancellarle/118553/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/16/liste-bloccate-un-referendum-per-cancellarle/118553/#comments</comments> <pubDate>Thu, 16 Jun 2011 12:11:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Paola Zanca</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Calderoli]]></category> <category><![CDATA[legge elettorale]]></category> <category><![CDATA[Porcellum]]></category> <category><![CDATA[referendum]]></category> <category><![CDATA[Stefano Passigli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=118553</guid> <description><![CDATA[E adesso come si riprendono la parola quei 27 milioni di cittadini che hanno votato ai referendum? 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Le elezioni, per quanto nell’aria, non sono nel prossimo orizzonte. Per di più, quando arriveranno, non saranno esattamente una botta di democrazia. Si vota sì, ma pur sempre liste bloccate, decise dai partiti. A meno che a qualcuno non venga in mente di provare ad abrogare pure quelle. Un nome c’è già. Si chiama<strong> Stefano Passigli</strong>, è un ex parlamentare dei Ds e di professione fa il politologo. Lui – già in passato protagonista di campagne referendarie (una volta si inventò perfino un Comitato per l’astensione) – ne parla da anni, da quando è nato il Porcellum, nel 2005. La legge elettorale battezzata dal suo ideatore, Calderoli, una<strong> “porcata”</strong>, ha introdotto novità mai digerite dai più autorevoli costituzionalisti: il premio di maggioranza diverso tra Camera e Senato, un’infinità di soglie di sbarramento in base al grado di coalizione dei partiti. Ma soprattutto l’impossibilità per gli elettori di scegliere gli eletti. Chi capita capita, lo ha deciso il Palazzo. Ora Passigli ha pensato che è il momento giusto per tentare lo scossone. I referendum sono stati un successo, forse è il momento di sfruttare l’onda.</p><p>La presentazione ufficiale dei quesiti arriverà giovedì, domani. E dal comitato non vogliono far filtrare nulla. Ma qualche indiscrezione era già stata raccolta dall’agenzia TM News un paio di settimane fa. Passigli sostiene di aver ricevuto “sufficienti garanzie” da parte dei partiti: lo appoggeranno, nonostante il referendum sia interamente promosso dalla società civile. Tra i nomi che hanno aderito al comitato, i direttori d’orchestra <strong>Claudio Abbado </strong>e <strong>Maurizio Pollini</strong>, la scrittrice <strong>Dacia Maraini</strong>, gli architetti <strong>Renzo Piano </strong>e <strong>Gae Aulenti</strong>, il penalista <strong>Federico Grosso</strong>, l’oncologo <strong>Umberto Veronesi</strong>, e <strong>Inge Feltrinelli</strong>. Conferma il suo Sì anche <strong>Innocenzo Cipolletta</strong>, economista e già presidente di Confindustria.</p><p>Va detto: i tempi sono stretti. Per riuscire a votare l’anno prossimo, le firme (ne servono 500 mila) andrebbero raccolte entro il 30 settembre. A novembre la Cassazione potrebbe così pronunciarsi sull’ammissibilità dei quesiti e si arriverebbe al voto in primavera. E se arrivassero prima le elezioni? L’unico modo per anticipare i tempi è che sia il Parlamento a darsi da fare. Lo spiega lo stesso Passigli: “Noi ci auguriamo che i partiti siano nelle condizioni di trovare un accordo. Se invece i veti reciproci non verranno meno, c’è un’iniziativa referendaria pronta a cambiare una legge elettorale che consideriamo la peggiore delle possibili”.</p><p>In Parlamento, in effetti, non regna l’ottimismo: il segretario del Pd <strong>Bersani</strong>, intervistato da <em>Repubblica</em>, ha detto che la riforma elettorale “aveva poche chance prima e ne ha poche adesso”. “Finché c’è Berlusconi è impossibile”, concorda l’Idv <strong>Di Pietro</strong>. Ma i due leader dell’opposizione hanno due exit strategy diverse: Bersani ieri ha ricordato che deve essere “sempre certificata la disponibilità del Pd a considerare l&#8217;ipotesi di una riforma elettorale”. E, dunque, di un governo tecnico per farla. A Di Pietro sembrano “scuse per non andare a votare”: la legge elettorale va cambiata perché “è una porcata” ma comunque non sufficiente a digerire “governi tecnici, istituzionali o ammucchiate del genere”. Del referendum, lui che ha promosso i quesiti su nucleare e legittimo impedimento, ha già avuto modo di discutere: “Può essere uno stimolo – spiega a proposito della proposta di Passigli e altri – ma non possiamo fermarci a quello perchè è possibile che si vada a votare prima”.</p><p>La Lega non perde occasioni per ripetere che se la maggioranza entra in crisi, si riaprono le urne: “Siamo indisponibili a qualsiasi manovra di Palazzo o a ipotesi di governo tecnico e di transizione”, ha detto ancora ieri il capogruppo<strong> Reguzzoni</strong>. E ieri, perfino il Pdl ha detto la sua. Tra le varie ipotesi depositate al Senato dal capogruppo <strong>Quagliariello</strong>, c’è quella di “liste sempre bloccate ma con un numero minore di candidati, in modo che l’elettore, anche se non sceglie direttamente i propri rappresentanti con le preferenze, può comunque meglio individuare i potenziali deputati e senatori, rispetto a quanto avviene con le liste molto ampie previste attualmente”. Ridurre la scelta per limitare il danno. Bella trovata: pur di non restituirci il diritto di scegliere, vogliono levarci anche il gusto dell’immaginazione.</p><p>da <em>il Fatto quotidiano</em> del 16 giugno 2011</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/16/liste-bloccate-un-referendum-per-cancellarle/118553/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>91</slash:comments> </item> <item><title>Referendum, attenti al quorum  Per il sì servono 25.332.487 voti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/04/25-332-487/115878/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/04/25-332-487/115878/#comments</comments> <pubDate>Sat, 04 Jun 2011 06:06:27 +0000</pubDate> <dc:creator>Paola Zanca</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[acqua]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[craxi]]></category> <category><![CDATA[legittimo impedimento]]></category> <category><![CDATA[Nucleare]]></category> <category><![CDATA[quorum]]></category> <category><![CDATA[referendum]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=115878</guid> <description><![CDATA[Prendete tutti i 900 mila elettori che hanno votato Pisapia, Fassino, Zedda e De Magistris. Moltiplicateli per 27: ecco sono tutti quelli che il 12 e 13 giugno dovranno andare a votare per ottenere il quorum ai referendum. Cinque volte i telespettatori che giovedì hanno visto Annozero. Ottantamila volte il numero dei deputati che sostiene...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Prendete tutti i 900 mila elettori che hanno votato <strong>Pisapia</strong>, <strong>Fassino</strong>, <strong>Zedda</strong> e <strong>De Magistris</strong>. Moltiplicateli per 27: ecco sono tutti quelli che il 12 e 13 giugno dovranno andare a votare per ottenere il quorum ai referendum. Cinque volte i telespettatori che giovedì hanno visto Annozero. Ottantamila volte il numero dei deputati che sostiene la maggioranza di centrodestra. Altro che i trenta Responsabili, qui ci vuole mezza Italia che abbia voglia di democrazia.  Delle 15 occasioni, negli ultimi 40 anni, in cui serviva che il 50 per cento più uno degli italiani andasse a votare ci si è riusciti solo otto. L’ultimo referendum ad aver raggiunto il quorum risale al 1995. Poi più nulla. E in ballo c’erano questioni importanti: dalla legge elettorale alla procreazione assistita, dall’articolo 18 all’abolizione dei rimborsi elettorali per i partiti. Per questo i comitati promotori dei 4 quesiti al voto chiedono di cominciare l’operazione-passaparola, perché le persone da portare ai seggi sono tante: almeno 25 milioni 332 mila e 487.  E stavolta c’è anche l’incognita del voto all’estero: sulle schede spedite ai consolati &#8211; che saranno distribuite a partire dal 9 giugno &#8211; c’è un quesito diverso da quello che voteremo in Italia. Il referendum sul nucleare, infatti, è stato riscritto alla luce della sentenza della Cassazione che ha interpretato (negativamente) la decisione del governo, che nel decreto Omnibus, aveva provato a far credere di aver cambiato idea sulle nuove centrali. Venerdì, il ministro Maroni, a chi gli chiedeva come il Viminale avrebbe risolto la questione, ha risposto: “Qual è il problema?”.</p><p>Al comitato Fermiamo il nucleare non è piaciuta questa “sottovalutazione” perché il rischio che problemi ci siano c’è eccome. Soprattutto se i voti di quei 3 milioni 236 mila e 990 fuori confine risulteranno decisivi per il quorum. Ci sono poi, al momento, 10 mila e 103 italiani temporaneamente all&#8217;estero, e altri 17 mila fuori sede che hanno chiesto di poter votare in una città diversa da quella di residenza. Nel dubbio, dicono dai comitati, meglio puntare a “27 milioni”. La stessa tesi dell’Idv di <strong>Antonio Di Pietro</strong>, che avverte: da qui a domenica prossima, tutti a caccia dei voti di centrodestra, perché bisogna assolutamente evitare che i quattro quesiti siano intesi come un referendum pro o contro <strong>Berlusconi</strong>. “Dobbiamo raggiungere il quorum sapendo che non basta il 50%, ma serve il 60%” perché, dice Di Pietro, “sono pronto a scommettere che il ministero dell’Interno farà tutto il possibile per non conteggiare i voti dei connazionali” all’estero.</p><p>Lui, Berlusconi, venerdì a MattinoCinque ha detto che andare a votare è “inutile”: nessun accenno al legittimo impedimento, ma “non è vero che si vuole privatizzare l’acqua” e le norme sul nucleare “non esistono più”. Quindi, andate pure al mare: lo disse già <strong>Bettino Craxi</strong> nel 1991. Anche allora era il secondo weekend di giugno, e si votava per la preferenza unica alla Camera. Gli italiani forse al mare ci andarono lo stesso, ma dopo essere passati dai seggi: il quesito passò, con un quorum del 62,5 per cento.</p><p>Vada anche per l’invito balneare, dunque, purché se ne parli. Il Gruppo di ascolto sul pluralismo televisivo ha contato pochissimi minuti nelle edizioni principali dei tg di giovedì: 49 secondi da Minzolini, 7 minuti e 34 secondi al Tg3, 42 secondi al Tg4 e 49 al TgLa7. Nemmeno un accenno da Tg2 e Tg5. Ieri l’Agcom ha mandato alla Rai “l’ultimo avviso”: da oggi, la tv pubblica è obbligata a trasmettere le tribune elettorali e i messaggi autogestiti non in orari da bebè o da nottambuli. Inoltre la Rai dovrà garantire una “rilevante presenza dei temi oggetto dei referendum” nei tg e nei programmi di approfondimento. Porta a Porta l’altro ieri parlava di vacanze. In studio, Michela Vittoria Brambilla, titolare del Turismo. Ministero abolito dal referendum del 18 e 19 aprile 1993.</p><p>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 4 giugno 2011</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/04/25-332-487/115878/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>121</slash:comments> </item> <item><title>Assenze e sms sbagliati  E&#8217; l&#8217;opposizione-stampella</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/30/allarme-sottovalutato-il-pd-con-il-voto-di/108109/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/30/allarme-sottovalutato-il-pd-con-il-voto-di/108109/#comments</comments> <pubDate>Sat, 30 Apr 2011 06:04:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Paola Zanca</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[assenze]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Bersani]]></category> <category><![CDATA[Bocchino]]></category> <category><![CDATA[Di Pietro]]></category> <category><![CDATA[Documento economico finanziario]]></category> <category><![CDATA[processo breve]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=108109</guid> <description><![CDATA[Allarme sottovalutato. Il Pd, con il voto di giovedì sul Documento di economia e finanza, ha fatto come a Fukushima. Ha mandato ai suoi deputati un sms di “livello 1” e così, per venti voti, si è persa l&#8217;occasione di mandare sotto il governo su una materia seria come i conti pubblici. I messaggini che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_108516" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/04/small_110428-150601_Bas280411pol_0006.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-108516" title="Bersani alla Camera_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/04/small_110428-150601_Bas280411pol_0006.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Camera, Documento di Economia e finanza (Def). Nella foto, Pierluigi Bersani</p></div><p>Allarme sottovalutato. Il Pd, con il voto di giovedì sul Documento di economia e finanza, ha fatto come a Fukushima. Ha mandato ai suoi deputati un sms di “livello 1” e così, per venti voti, si è persa l&#8217;occasione di mandare sotto il governo su una materia seria come i conti pubblici.</p><p>I messaggini che i parlamentari democratici ricevono alla vigilia di ogni voto sono tarati su una scala che va da 1 a 3. Uno, “presenza obbligatoria”: se manchi non è una tragedia. Due, “presenza obbligatoria senza eccezioni”: solo i leader possono mantenere gli impegni presi. Tre, “presenza senza eccezione alcuna”: nemmeno <strong>Bersani</strong>, per intenderci, può sgarrare. Quell’sms è l&#8217;evoluzione tecnologica di un avviso che un tempo finiva a pagina 2 de l&#8217;Unità. Ma anche tra i partiti dell’opposizione che non hanno certificato l’allarme basso, le assenze sono state equamente distribuite. Diciassette democratici su 206, nove Udc su 39, due Idv – compreso <strong>Di Pietro</strong> – su 22, cinque finiani – <strong>Bocchino</strong> incluso – su 29. <strong>Benedetto Della Vedova</strong>, capogruppo di Fli, ammette senza troppe remore: “Fesso che sono, dovevo pensare che sono peggio di quanto uno pensi”. Ce l&#8217;ha con quelli della maggioranza, “blindati su processo breve e testamento biologico” e assenti sull&#8217;economia. Ma anche con se stesso, che ha “dato per scontato” che si sarebbero presentati “in modo tetragono” come il giorno prima. E sì che al Parlamento – schiacciato sui decreti e sui temi cari al premier – non capita poi così spesso di poter lavorare. “È vero – dice  Della Vedova – Ma c&#8217;è la campagna elettorale, è un momento particolare”.</p><p>Lo sostiene anche il Pd, che tra gli assenti ha tre candidati (<strong>Fassino </strong>a Torino, <strong>Ceccuzzi</strong> a Livorno, <strong>Bobba</strong> a Vercelli) ma che, con l&#8217;sms di livello 1, ha sottovalutato il livello di guardia della maggioranza. Colpa delle prossime amministrative anche secondo l&#8217;Udc: “Ma è stato un errore – ammette <strong>Roberto Rao</strong> – e non lo ripeteremo. Comunque anche Di Pietro non c&#8217;era e nessuno lo ha accusato di fare la stampella”. Il leader dell&#8217;Italia dei Valori era assente al voto sul Def: “Era un voto come tanti altri, l&#8217;occasione sulla quale far cadere il governo è un&#8217;altra: sarà mercoledì quando si dovrà votare la mozione della pace proposta dall&#8217;Idv per la Libia”. Chi non la appoggerà, ecco il riferimento dell&#8217;Udc, farà “da stampella” al governo, da “ciambella di salvataggio” alla maggioranza. Se la rottura tra Lega e Pdl dovesse consumarsi definitivamente martedì, infatti, sarebbero le mozioni di Pd e Terzo Polo a tenere in piedi la linea dei bombardamenti sostenuta anche dal governo. “Noi facciamo da stampella al Paese in un momento di difficoltà”, dice ancora il centrista Rao. “Altro che stampella – gli fa eco il capogruppo Fli Della Vedova – il nostro è impegno serio”. E ricorda che la stampella, se vogliono chiamarla così, l&#8217;opposizione l&#8217;ha già fatta: in commissione, quando la Lega disertò, per poi far pace con il Pdl qualche giorno più tardi.</p><p>Anche stavolta, è convinto Della Vedova, “passato il fine settimana di campagna elettorale troveranno modo un po&#8217; patetico di rimettersi insieme”. Eppure, due sere fa, è stato proprio il leghista <strong>Matteo Salvini</strong> a disegnare lo scenario descritto da Di Pietro: &#8220;Sarebbe paradossale che il partito democratico con un voto favorevole accorra in soccorso del governo”.  “Ma la stampella sono loro! &#8211; dice il veltroniano <strong>Walter Verini</strong> – . Noi dovremmo avere la forza di spiegare la nostra posizione al Paese, che è quella  dell&#8217;Onu, di <strong>Obama</strong>, di <strong>Napolitano</strong>. Qui si gioca l&#8217;immagine del partito: su questioni straordinariamente rilevanti come queste, il fatto che sia anche la posizione del governo, è solo un effetto collaterale”. La scelta di chiedere un voto parlamentare sulla Libia, nel Pd, è arrivata dopo lunghi tentennamenti. E ha creato malumori all&#8217;interno del partito. Proprio oggi, in un&#8217;intervista al Foglio, l&#8217;ex segretario <strong>Walter Veltroni</strong> ha  detto che dopo le amministrative sarebbe “opportuno aprire una discussione” sulla linea Bersani. Molto meno polemici, ma comunque amareggiati, anche il gruppo di parlamentari pacifisti. Vincenzo Vita  ha chiesto “un chiarimento: non può certo essere il Pd a rischiare di sorreggere il governo”. Anche Enrico Gasbarra dice che “dentro il Pd il tema della pace tema dovrebbe avere un po&#8217; più di spazio”.  “Pagheremo un prezzo &#8211; osserva Andrea Sarubbi – anche perchè il nostro elettorato è contrario alla guerra”. Veltroni un po&#8217; meno, direbbe Bersani.</p><p>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 30 aprile 2011</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/30/allarme-sottovalutato-il-pd-con-il-voto-di/108109/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>356</slash:comments> </item> <item><title>Santoro: &#8220;Il 13 febbraio manifestazione davanti al tribunale di Milano&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/28/santoro-il-13-febbraio-manifestazione-davanti-al-tribunale-di-milano/88986/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/28/santoro-il-13-febbraio-manifestazione-davanti-al-tribunale-di-milano/88986/#comments</comments> <pubDate>Fri, 28 Jan 2011 14:46:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Paola Zanca</dc:creator> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Annozero]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[magistratura]]></category> <category><![CDATA[pm]]></category> <category><![CDATA[Ruby]]></category> <category><![CDATA[Santoro]]></category> <category><![CDATA[spinelli]]></category> <category><![CDATA[travaglio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=88986</guid> <description><![CDATA[Segnatevi questa data, 13 febbraio. Milano torna a fare la Capitale morale. Senza bandiere né simboli di partito, davanti al Tribunale che indaga su Silvio Berlusconi, Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti: tutti in piazza per difendere l&#8217;indipendenza della magistratura, della libertà d&#8217;espressione e dei valori fondamentali della Costituzione nata dalla Resistenza. L&#8217;appello è...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/DEtqM_4B8e0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Segnatevi questa data, 13 febbraio. Milano torna a fare la Capitale morale. Senza bandiere né simboli di partito, davanti al Tribunale che indaga su <strong>Silvio Berlusconi</strong>, <strong>Lele Mora</strong>, <strong>Emilio Fede</strong> e <strong>Nicole Minetti</strong>: tutti in piazza per difendere l&#8217;indipendenza della magistratura, della libertà d&#8217;espressione e dei valori fondamentali della Costituzione nata dalla Resistenza. L&#8217;appello è firmato da <strong>Michele Santoro</strong>, <strong>Barbara Spinelli</strong> e <strong>Marco Travaglio</strong>. Ma l&#8217;obiettivo è riportare in piazza l&#8217;indignazione dei cittadini, far uscire dalla cappa mediatica dei tg la stanchezza per gli attacchi quotidiani contro i giudici e i giornalisti con la schiena dritta. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, vorrebbe riprovarci proprio quel giorno, domenica 13, con una manifestazione in piazza Duomo in difesa del governo. La sua tesi, tristemente nota, è che la magistratura stia tentando un colpo di Stato per far cadere la maggioranza di centrodestra. Come nel 2002. Era gennaio, il 12, quando il procuratore generale di Milano <strong>Francesco Saverio Borrelli</strong>, durante l&#8217;inaugurazione dell&#8217;anno giudiziario, denunciava l&#8217;arroganza delle “riforme annunciate”, “gli intenti punitivi” del governo – anche allora a Palazzo Chigi sedeva Berlusconi – contro la magistratura. E concludeva con parole che sembrano scritte ieri: “Ai guasti di un pericoloso sgretolamento della volontà generale, al naufragio della coscienza civica nella perdita del senso del diritto, ultimo, estremo baluardo della questione morale, è dovere della collettività &#8216;resistere, resistere, resistere&#8217; come su una irrinunciabile linea del Piave”. Il primo girotondo arrivò due settimane dopo. Le stesse che mancano all&#8217;appuntamento di “resistenza” del 13. Questa volta, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è la vicenda Annozero.</p><p>E anche nel 2002, insieme ai giudici, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=8Q55Te1p6yY" target="_blank">nel mirino di Berlusconi erano finiti i giornalisti</a>: “L&#8217;uso che Biagi&#8230; Come si chiama quell&#8217;altro? Santoro&#8230; Ma l&#8217;altro? Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, pagata coi soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere da parte della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga”. Secondo Articolo21, l&#8217;associazione in difesa della libera informazione, la piazza di Berlusconi ha lo stesso obiettivo di sempre: “Colpire a morte i poteri di controllo, imbavagliare la magistratura e quello che resta della libera stampa, oscurare la pubblica opinione affinché nulla sappia, consentire a uno solo di rivolgersi al paese attraverso le sue videocassette, senza domande, senza contraddittorio alcuno, senza diritto alla replica per gli aggrediti e gli insultati”. Anche per il leader Idv, Antonio Di Pietro, c’è bisogno “di una grande manifestazione popolare che dica no a tutto questo”.</p><p>In verità, nemmeno del centrodestra sono tutti convinti che l&#8217;idea di scendere in piazza abbia ancora un senso. Il rischio di trovarsi il deserto attorno, lo valuta più di qualcuno. Per questo tra le ipotesi alternative che circolano in queste ore c&#8217;è anche quella di raccogliere delle firme o di allestire dei gazebi in varie città. La prova del bagno di folla, per esempio, non convince il ministro Ignazio La Russa: “Stavamo e stiamo considerando l&#8217;ipotesi – confessa alle agenzie – che non prevedeva comunque piazza Duomo, ma quella alle sue spalle, dove abbiamo fatto già la scorsa manifestazione, e alla quale avrebbe potuto telefonare il presidente Berlusconi”. Prende le distanze anche il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto: “Si sta esaminando questa eventualità, che deve essere poi decisa definitivamente dalle strutture del partito”. Futuro e Libertà arriva a sostenere che l&#8217;ostinazione di Berlusconi sia sintomo del fatto che “è costretto a rincorrerci”: i finiani, infatti, lo stesso giorno sono a Milano per la loro assemblea costituente. Quel giorno si “rischia l&#8217;ingorgo” sintetizza un&#8217;Ansa: in piazza, a Roma, anche il Popolo Viola, mentre in tutte le città si troveranno le donne – da Francesca Comencini a Giulia Bongiorno, da Anna Finocchiaro a Susanna Camusso – in difesa della dignità femminile. Sarà un ingorgo, meglio di quelli del traffico con cui ci distraggono i tg.</p><p>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 29 gennaio 2011</p><p><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/27/masi-come-b-telefona-ad-annozero-violate-le-regole/88844/">CLICCA QUI PER VEDERE L&#8217;INTERVENTO TELEFONICO DI MAURO MASI GIOVEDI&#8217; AD ANNOZERO</a></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/28/santoro-il-13-febbraio-manifestazione-davanti-al-tribunale-di-milano/88986/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2251</slash:comments> </item> <item><title>Primarie addio, c’è il terzo polo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/18/primarie-addio-c%e2%80%99e-il-terzo-polo/82609/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/18/primarie-addio-c%e2%80%99e-il-terzo-polo/82609/#comments</comments> <pubDate>Sat, 18 Dec 2010 06:12:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Paola Zanca</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[Nichi Vendola]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category> <category><![CDATA[Pier Ferdinando Casini]]></category> <category><![CDATA[pierluigi bersa]]></category> <category><![CDATA[terzo polo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=82609</guid> <description><![CDATA[L’intervista arriva sette giorni prima della Direzione nazionale del partito. Sette giorni che si annunciano di fuoco, dopo che Pierluigi Bersani ha deciso di affidare a Repubblica le scelte prossime future del Pd. Entro gennaio, “una proposta a tutte le forze di opposizione di centro e di centrosinistra che può avere anche un profilo elettorale”....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/10/bersani_interna.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-full wp-image-70609" title="bersani_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/10/bersani_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>L’intervista arriva sette giorni prima della Direzione nazionale del partito. Sette giorni che si annunciano di fuoco, dopo che <strong>Pierluigi Bersani</strong> ha deciso di affidare a Repubblica le scelte prossime future del Pd. Entro gennaio, “una proposta a tutte le forze di opposizione di centro e di centrosinistra che può avere anche un profilo elettorale”. Porte aperte da <strong>Fini</strong> a <strong>Vendola</strong>, dunque, come segno della “straordinaria apertura politica” necessaria alla “riscossa italiana”. Nessuno “pecchi di egoismo”. Lo farà anche il Pd, disposto a “mettere in discussione” perfino le primarie. Per Bersani, va detto, è la concessione meno dolorosa. Del confronto con Vendola – al momento unico sfidante (più che) credibile – ne fa volentieri a meno. Così, non sono in pochi a vedere nell&#8217;apertura al centro del segretario anche la via di fuga da una leadership minata.</p><p>Ma la questione delle primarie, è tutto sommato la meno dirimente. Perfino tra i veltroniani, da sempre i più affezionati allo strumento, si conviene che, vista la fase, se ne potrebbe pure fare a meno. Anche perché nel partito sarebbero un diktat, ma non le puoi imporre agli alleati. E sono proprio gli alleati il nodo cruciale. L&#8217;altro ieri <strong>Di Pietro</strong> aveva chiesto i democratici in “matrimonio”. Niente da fare, anche perché, una volta sposati, allargare la famiglia è molto più complicato. Ma il leader Idv ieri è tornato a chiedere al Pd “una scelta di campo”, augurandosi che il Pd non si metta a “rincorrere la chimera del Terzo Polo”.</p><p>Eppure, al contrario, l’apertura a Fini-Casini-Rutelli per il capogruppo <strong>Franceschini</strong> è la strada più “realista”, l’unica che “possa battere la destra berlusconian-leghista e ricostruire il paese”. L’idea più diffusa è che per convincere mezzo emiciclo (e anche gli elettori) che non si può non guardare ai centristi, bisogna buttarla sull’emergenza. Altrimenti le frasi alla<strong> Follini</strong> (“Finalmente Bersani è sceso dai tetti e si è insediato in un territorio di grande buonsenso”) potrebbero far pensare che il “trattino-sinistra” nella collocazione del Pd  sia definitivamente sparito. D’altronde è proprio un esponente di Fli, <strong>Benedetto Della Vedova</strong>, a ricordare che il loro progetto è “alternativo alla destra di <strong>Bossi</strong> e Berlusconi, ma è anche alternativo alla sinistra”. Ancora più chiaro l’Udc, con <strong>Roberto Rao</strong>: “Noi e Vendola insieme? Nella proposta di Bersani un po’ di strabismo c’è, ma se il percorso si evolvesse con un filtro alle forze estremiste&#8230;”. Insomma, se fanno fuori SeL e Idv. “Tutti insieme faremmo solo un favore a Berlusconi, di fatto sarebbe di nuovo un referendum pro o contro di lui. E lui queste cose è bravissimo ad aizzarle in campagna elettorale”. Normale a questo punto che Vendola chiuda così: “Ho l’impressione che sia una semplice annessione nel terzo polo: io francamente non mi vorrei far ‘annettere’”.</p><p>Al di là di chi siano gli alleati, quello che più preoccupa è se il Pd sia “vagone” o “locomotiva”. La metafora è del Pd <strong>Sandro Gozi</strong>, decisamente scocciato dai toni dell’intervista: “Non possiamo dare tutte le carte in mano a qualcuno che non sappiamo ancora se vuole fare il leader del centrodestra o che altro. Prima di scendere a compromessi, aspetterei”. Chiarisce <strong>Ignazio Marino</strong> che non ha nessuna voglia di “sacrificare la propria identità e caratteristiche perchè non piacciono a <strong>Pierferdinando Casini</strong>”. Anche il “rottamatore” <strong>Pippo Civati</strong> concorda: se il Terzo Polo “vorrà venire con noi, facciamo in modo che siano loro a chiedercelo, alla fine, e non noi, all’inizio, mettendoci in una posizione ancillare che sconfessa le stesse ragioni per cui il Pd è stato concepito”.</p><p>Abituato al fuoco amico, tutto sommato questa volta Bersani non ne è uscito bombardato. Per una volta anche i 75 di Mo.dem. non lo accusano di bestemmie. Anzi, ne approfittano per festeggiare il fatto che finalmente anche il segretario ha capito che serve la “correzione di rotta” che loro avevano chiesto due mesi fa. “Mettere al centro il programma – dice Walter Verini – perchè oltre il bivio tra Di Pietro e Casini c’è una freccia con scritto ‘Italia’, vorrei che non ci impiccassimo di fronte a questa discussione”.</p><p>da <em>Il Fatto Quotidiano </em>del 18 dicembre 2010</p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/18/pd-la-base-insorge-cosa-avete-nel-cervello/82634/#comments"><strong>PER COMMENTARE L&#8217;ARTICOLO CLICCA QUI</strong></a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/18/primarie-addio-c%e2%80%99e-il-terzo-polo/82609/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Amici miei Spa, tutta la parentopoli  del comune di Roma</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/09/amici-miei-spa/80977/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/09/amici-miei-spa/80977/#comments</comments> <pubDate>Thu, 09 Dec 2010 06:12:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Paola Zanca</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Alemanno]]></category> <category><![CDATA[Ama]]></category> <category><![CDATA[atac]]></category> <category><![CDATA[cubista]]></category> <category><![CDATA[fascismo]]></category> <category><![CDATA[Fioravanti]]></category> <category><![CDATA[Mambro]]></category> <category><![CDATA[nar]]></category> <category><![CDATA[Polverini]]></category> <category><![CDATA[Rutelli]]></category> <category><![CDATA[Veltroni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=80977</guid> <description><![CDATA[Il carosello comincia da via Salandra. Tricolori che sventolano, sorrisi stampati: tutti al Campidoglio, la destra è al potere. Il saluto fascista compare per la prima volta nella piazza del Comune di Roma il 28 aprile del 2008. Gianni Alemanno ha sconfitto Francesco Rutelli. Non ci credeva nemmeno lui che sarebbe diventato sindaco della Capitale....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/12/atacitem.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-full wp-image-80869" title="atacitem" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/12/atacitem.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Il carosello comincia da via Salandra. Tricolori che sventolano, sorrisi stampati: tutti al Campidoglio, la destra è al potere. Il saluto fascista compare per la prima volta nella piazza del Comune di Roma il 28 aprile del 2008. Gianni Alemanno ha sconfitto <strong>Francesco Rutelli</strong>. Non ci credeva nemmeno lui che sarebbe diventato sindaco della Capitale. Due anni prima era stato sconfitto da <strong>Walter Veltroni</strong> (“Quando i leader non si impegnano in prima persona le strutture di partito flettono”, commentò accusando <strong>Silvio Berlusconi</strong> di non averlo sostenuto), aveva avviato la carriera da ministro ed era pronto a riprenderla, se i romani l&#8217;avessero bocciato una seconda volta. La storia andò in un altro modo, e lui, affacciato dal balcone dello studio che governa la città, poteva ammirare le “persone che festeggiavano pacificamente la mia vittoria” con il braccio destro teso e provare per la prima volta “la sensazione di essere al centro del mondo”.</p><p>Ma il suo respiro ha avuto il fiato corto. Dai tempi in cui orgoglioso rivendicava di aver “congedato 31 dirigenti”, da quando prometteva di “ripartire dalle risorse interne del Comune di Roma” perchè gli esterni “erano veramente troppi”, sembra passato un secolo: 854 assunti all’Atac, l’azienda di trasporto pubblico, 1400 all’Ama, quella che si occupa dei rifiuti sono i due numeri che più stridono con la promessa lotta agli sprechi.</p><p>Soprattutto perché tra di loro – come ricostruito da Repubblica nelle settimane scorse – c’è una schiera di parenti e amici dell’entourage comunale. C’è la moglie dell’assessore <strong>De Lillo</strong>, la compagna del deputato ex An <strong>Marco Marsilio</strong> (mentre la sorella Laura è assessore), il sindacalista grande elettore di Alemanno <strong>Gioacchino Camponeschi</strong>, con tanto di moglie e figlia. C&#8217;è una cubista. Molti sono originari di Guidonia, il paese d&#8217;origine dell&#8217;ex ad di Atac <strong>Adalberto Bertucci</strong> (che è stato rimosso, ma vanta ancora una consulenza con l&#8217;azienda da 219mila euro l&#8217;anno): c&#8217;è il fioraio, il nipote di Bertucci, la sua ex segretaria e la di lei nuora. <strong>Sergio Marchi</strong>, assessore ai Trasporti del Comune di Roma, ha piazzato all&#8217;Atac la sua compagna, suo cognato, altre due donne legate a uomini della sua squadra e la sua segretaria.  Assunta per chiamata diretta anche la compagna del delegato del sindaco all&#8217;emergenza abitativa <strong>Marco Visconti</strong>.</p><p>Il Corriere della Sera scopre che nel reclutamento di massa sono finiti anche due ex Nar, il gruppo armato neofascista di <strong>Mambro</strong> e <strong>Fioravanti</strong>, condannati per la strage di Bologna. E ancora, una sfilza di non eletti ricompensati con un posto pubblico, figli e nipoti di sindacalisti,  segretarie di parlamentari e assessori.</p><p>Il capitolo Ama non è ancora stato sviscerato del tutto ma, per capire l’andazzo, basta vedere i numeri della gestione Alemanno, tirati fuori ancora dal Corriere: 91 nuovi assunti nel 2008, 451 nel 2009, 766 quest’anno. L&#8217;amministratore delegato si chiama <strong>Franco Panzironi</strong>: suo genero è uno dei quadri dell’azienda, mentre suo figlio, dopo un passaggio nella segreteria di Alemanno, è approdato a Eur spa, altra società partecipata del Comune. E sempre all’Ama, un anno fa, il sindaco aveva messo a capo dei Servizi ambientali <strong>Stefano Andrini</strong>, condannato a 4 anni e 8 mesi per tentato omicidio dopo che nell&#8217;89 picchiò a sangue due ragazzi di sinistra. Si è dimesso solo a febbraio 2010, dopo che il suo nome è spuntato nei processi Fastweb e Telecom-Sparkle.</p><p>Andrini ha scontato il suo debito con la giustizia per l’aggressione di piazza Capranica. Insieme a lui – ma venne assolto – c’era <strong>Mario Vattani</strong>, figlio dell&#8217;ambasciatore Umberto e oggi consigliere diplomatico del sindaco per 228mila euro l&#8217;anno. Ha pagato, e pure tanto, anche <strong>Vincenzo Piso</strong>, eminenza grigia dei Trasporti: 4 anni di carcerazione preventiva, assolto con formula piena. <strong>Antonio Lucarelli</strong>, ex leader di Forza Nuova a Roma, fino a dieci anni fa insultava gli omosessuali che partecipavano ai primi gay-pride. Oggi è capo di gabinetto del sindaco del Comune di Roma ed è accusato di avere un “conflitto di interessi” nei Punti verdi assegnati dal Comune.</p><p>Passati ingombranti, che Alemanno non ha nessuna intenzione di dimenticare. I primi due mesi, ci provò, a fare il “sindaco di tutti”. Sognava “una sorta di commissione Attali, aperta a tutti”. Propose a <strong>Giuliano Amato</strong> di presiederla. Saltò tutto quando, in visita al museo della Shoah, Alemanno disse che il fascismo “non fu il male assoluto”.<br /> Da allora Alemanno si è chiuso nel suo cerchio di vecchio segretario del Fronte della Gioventù. Un tempo, tutti insieme, militavano nella destra sociale, denunciavano sprechi e corruzioni. “Un Veltroni senza freno continua a dissipare le risorse dei cittadini per mantenere la sua corte. Ho chiesto di sapere esattamente quanto ci costano ogni anno gli uffici di staff e gabinetto del sindaco e come saranno impiegati i fondi”, diceva sette anni fa Luca Malcotti, oggi in regione. “Ci sembra che la situazione sia degenerata – tuonava nel 2005 l&#8217;attuale assessore Marchi parlando di Atac – vogliamo spiegazioni”.</p><p>Oggi, nemmeno gli avversari li riconoscono più. <strong>Enzo Foschi</strong>, consigliere regionale Pd, se li ricorda quando si contendevano i muri dove attaccare i manifesti: “Tra quei giovani e la voracità di oggi, c’è un tradimento di ideali: la passione politica è finita, c&#8217;è solo fame di potere”. Forse, aggiungono altri, perché “sanno che non durerà molto”. Ad Alemanno il ruolo di sindaco sembra andare stretto: troppo forte l’animale politico che si porta dentro, tanto che ancora oggi indossa senza remore una croce celtica al collo. Durante la campagna elettorale per le regionali ha mandato a quel paese il contegno istituzionale e si è messo a capo della battaglia contro l’esclusione della lista del Pdl. La sera della vittoria di <strong>Renata Polverini</strong> era in piazza del Popolo con lei, più infervorato dell’ultimo dei militanti. Dover mangiare la polenta con Bossi e fingere di averlo perdonato per quel “Sono Porci Questi Romani”, non è roba per lui.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/09/amici-miei-spa/80977/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Benedizioni e Debora Caprioglio. Ecco Pionati, l’alleato di centro di B.</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/28/benedizioni-e-debora-caprioglioecco-pionati-l%e2%80%99alleato-di-centro-di-b/79262/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/28/benedizioni-e-debora-caprioglioecco-pionati-l%e2%80%99alleato-di-centro-di-b/79262/#comments</comments> <pubDate>Sun, 28 Nov 2010 06:11:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Paola Zanca</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[adc]]></category> <category><![CDATA[alleanza di centro]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[caprioglio]]></category> <category><![CDATA[pdl]]></category> <category><![CDATA[pionati]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=79262</guid> <description><![CDATA[“Padre, lei si deve sedere qui”. Don Roberto, nell’angoletto che si è ritagliato lontano dai flash dei fotografi, non ci può stare. “Ma tanto io parlo e poi me ne devo andare subito&#8230;”. Niente da fare, l’organizzazione è ferrea: in platea, la benedizione divina la devono vedere tutti. Don Roberto, però, di farsi immortalare al...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>“Padre, lei si deve sedere qui”. <strong>Don Roberto</strong>, nell’angoletto che si è ritagliato lontano dai flash dei fotografi, non ci può stare. “Ma tanto io parlo e poi me ne devo andare subito&#8230;”. Niente da fare, l’organizzazione è ferrea: in platea, la benedizione divina la devono vedere tutti. Don Roberto, però, di farsi immortalare al fianco di <strong>Debora Caprioglio</strong> non ha troppa voglia. Gli “amici di amici” che lo hanno invitato ad aprire il congresso dell’<strong>Alleanza di Centro</strong> gli avevano dato un titolo: ‘Il valore della tradizione cattolica in politica’. “Pensavo fosse il tema di tutto il convegno, ho capito dopo che non era così”. Non gli avevano spiegato nemmeno che ad annunciare il suo ingresso sul palco ci sarebbe stata la Caprioglio, scoperta in erba da Tinto Brass, attrice di teatro e oggi responsabile Cultura del’Adc (<a href="http://www.clandestinoweb.com/in-primo-piano/11771-intervista-a-debora-caprioglio-entro-in-politica-ma-resto-at.html" target="_blank">leggi l&#8217;intervista all&#8217;attrice su ClandestinoWeb</a>).</p><p>Camicia bianca, gonna e stivale nero invita tutti ad “un momento di raccoglimento” prima di cominciare a parlare di politica. Difficile evitare di scadere in parallelismi di bassa lega quando spiega che lei di solito si esibisce “in maniera diversa, insegno delle cose, do delle emozioni”. Nella platea parte lo sgomitamento generale. Il carnet degli invitati è illustre: Schifani, Frattini, Maroni, Bondi, Zaia, Alemanno, Caldoro e molti altri. Alla fine si presentano solo i capigruppo Gasparri e Cicchitto. Segno di riconoscimento per questa minuscola formazione che in Parlamento ha solo un rappresentante – l&#8217;ex volto del Tg1 <strong>Francesco Pionati</strong> – ma, di questi tempi,  grande forza contrattuale.</p><p><strong>Silvio Berlusconi</strong> li lusinga con la tradizionale telefonata di saluti. Doveva essere alle 17, arriva in anticipo di mezz’ora. “Che non lo sapete com&#8217;è il Presidente? Che ve lo devo dire io?”, dice l’ufficio stampa in preda al panico. Qualcuno si è dimenticato di alzarsi in piedi, e dalle prime file partono gesti con la mano. Lui non c’è, ma ci guarda. Tra i più animati nel dare la sveglia ai pigri, c’è <strong>Umberto Ingrosso</strong>, da Taranto. Pochi minuti prima aveva spiegato di aver lasciato il Pdl perché soffriva troppo “l’organizzazione verticistica”, “l’assenza di contatto con la base”. Ma evidentemente lui è sempre lui, anche se qui, nell’Alleanza di Centro, ha finalmente trovato “il rapporto diretto con il leader, Francesco è uno di noi”.</p><p>Francesco non è ancora arrivato. In sala lo aspettano da un’ora ma lui è bloccato nell’atrio del centro congressi dai suoi sostenitori in cerca di sostegno. “Te la ricordi quella questione?”. “Hai saputo niente di quella faccenda?”. “Sei riuscito a parlare con qualcuno di quella cosa?”. Tutto un sottinteso, roba da stanze chiuse. E appena l’avellinese Pionati accenna un gesto di trasparenza: “Fatemi fare la foto con il candidato di Napoli!”, quello lo ferma: “Statte zitto, ca’ ce sta troppa ggente&#8230;”. Intorno, effettivamente, sono tutti campani. C’è un gruppetto di ragazzi della provincia di Latina, pensi che siano rimasti folgorati dalle proposte politiche dell’Adc, invece scopri che si sono iscritti proprio ieri mattina. “Ci ha portato qui un il segretario locale, lavoriamo per la sua società, mi pare che i valori del partito siano impostati bene, vediamo&#8230;”. Poco più in là i fotografi stanno immortalando Pionati, sullo sfondo una parete di simboli. Lui indica il suo nome e scherza: “Pionati vota Pionati, almeno io mi voto”. Al suo fianco, un altro cartello elettorale. Dice: “Difendi gli animali. Loro non giudicano”.</p><p>Da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 28 novembre 2010</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/28/benedizioni-e-debora-caprioglioecco-pionati-l%e2%80%99alleato-di-centro-di-b/79262/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>237</slash:comments> </item> <item><title>Se a Maroni basta un clic</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/02/se-a-maroni-basta-un-clic/67146/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/02/se-a-maroni-basta-un-clic/67146/#comments</comments> <pubDate>Sat, 02 Oct 2010 15:28:27 +0000</pubDate> <dc:creator>Paola Zanca</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=67146</guid> <description><![CDATA[Trovo su Indymedia (che lo ha a sua volta scovato da una segnalazione di WuMing) questo Casellario politico del ministero degli Interni. Contiene più di 150mila fascicoli personali compilati tra il 1894 e il 1945, che contengono “note informative, relazioni, verbali di interrogatori, provvedimenti di polizia, indicazioni di iscrizione nella Rubrica di frontiera o nel...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Trovo su <strong>Indymedia</strong> (che lo ha a sua volta scovato da una segnalazione di <strong>WuMing</strong>) questo <a href="http://archivi.beniculturali.it/ACS/cpcindex.html"><span style="text-decoration: underline;">Casellario politico del ministero degli Interni</span></a>.</p><p>Contiene più di 150mila fascicoli personali compilati tra il 1894 e il 1945, che contengono “note informative, relazioni, verbali di interrogatori, provvedimenti di polizia, indicazioni di iscrizione nella Rubrica di frontiera o nel Bollettino delle ricerche e schede biografiche che riportano sinteticamente e cronologicamente tutta l’attività dello schedato”.</p><p>C&#8217;è chi lo consiglia per trovare “la propria storia di rivolta in famiglia”. Divertiamoci pure a trovare i nostri bisnonni. Ma vorremmo rassicurazioni dal ministro <strong>Maroni</strong>. Ha reagito agli spari nel condominio dove vive <strong>Maurizio Belpietro </strong>dicendo che “è necessario abbassare i toni perché certe accuse, che si leggono magari su alcuni siti internet, possono dare a qualche mente malata lo spunto per fare queste cose”. Chissà se nell&#8217;Archivio centrale dello Stato tra cinquant&#8217;anni troveremo la cronologia dei siti web che abbiamo visitato.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/02/se-a-maroni-basta-un-clic/67146/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>25</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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