<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Pasquale Rinaldis</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/prinaldis/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Liberalizzazioni, la cultura fa da apripista</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/24/liberalizzazioni-cultura-apripista/240611/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/24/liberalizzazioni-cultura-apripista/240611/#comments</comments> <pubDate>Thu, 24 May 2012 14:45:14 +0000</pubDate> <dc:creator>Pasquale Rinaldis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Angelo Greco]]></category> <category><![CDATA[ARTISTI 7607]]></category> <category><![CDATA[decreto legge nr. 1/2012]]></category> <category><![CDATA[diritti connessi]]></category> <category><![CDATA[Elio Germano]]></category> <category><![CDATA[imaie]]></category> <category><![CDATA[ITSRIGHT]]></category> <category><![CDATA[Neri Marcorè]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=240611</guid> <description><![CDATA[“È iniziata una nuova era in cui gli artisti, in prima persona e senza delegare ad altri, potranno scegliere i criteri con cui verranno gestiti i propri diritti, studiando sistemi analitici e oggettivi, come ad esempio il minutaggio in cui gli artisti non siano sottoposti a classificazioni arbitrarie”. 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Così </span><span style="font-size: small;"><strong>Elio Germano</strong></span><span style="font-size: small;"> commenta la notizia dell&#8217;entrata in vigore del </span><span style="font-size: small;"><strong>decreto legge nr. 1/2012</strong></span><span style="font-size: small;">, confermato da un’ampia maggioranza parlamentare, in base al quale il mercato italiano in materia di gestione dei </span><span style="font-size: small;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Diritti_connessi" target="_blank">diritti connessi</a> </span><span style="font-size: small;">si allinea ai modelli adottati da tempo nei Paesi europei più evoluti nel settore, e che inibisce definitivamente ogni tentativo di imporre posizioni monopolistiche nella gestione di tali diritti. </span></p><p><span style="font-size: small;">Finalmente una buona notizia per gli artisti, visto che si pone la parola fine a quella che da loro viene considerata una &#8220;commedia all&#8217;italiana&#8221; che dura da numerosi anni ormai  con protagonista l&#8217;</span><span style="font-size: small;"><strong>IMAIE</strong></span><span style="font-size: small;"> (Istituto Mutualistico di Artisti-Interpreti-Esecutori oggi “Nuovo IMAIE”) ente nato con le finalità di proteggere gli artisti che lavorano con la propria immagine e di erogare fondi a sostegno di iniziative e progetti culturali. <br />Ed è questo il punto che a qualcuno fa venir da ridere e ad altri da piangere. Perché moltissimi artisti non hanno mai visto nemmeno l&#8217;ombra dei compensi che spettavano loro di diritto. Fatto giustificato dall&#8217;ente con la ridicola scusa che molti artisti sarebbero talmente irraggiungibili che è impossibile scovarli per poter versare loro il dovuto. </span></p><p><span style="font-size: small;">Sulla faccenda volle vederci chiaro dapprima la Procura di Roma che avviò delle indagini concluse con la richiesta – da parte del Consiglio di Stato – della chiusura dell&#8217;istituto per mal funzionamento. In breve sintesi (nel video in basso gli artisti di <a href="http://artisti7607.blogspot.it/" target="_blank">ARTISTI 7607 </a>raccontano nei dettagli la faccenda): nell&#8217;aprile del 2009, l&#8217;istituto viene estinto per assoluta incapacità dell&#8217;ente a perseguire i suoi scopi istituzionali. Un anno dopo – aprile 2010 – tra le pieghe di un decreto legge che regolamenta le Fondazioni lirico-sinfoniche, il governo Berlusconi inserisce un articolo che sancisce la nascita del <strong>nuovo</strong></span><span style="font-size: small;"><strong> IMAIE</strong></span><span style="font-size: small;">, confermando però di fatto al loro posto tutti i dirigenti del vecchio IMAIE. Un decreto, questo, che viola i principi difesi dalla Costituzione perché impone il nuovo (o vecchio) IMAIE come unico esclusivo organismo designato a rappresentare i diritti degli artisti italiani che lo vogliano o meno. </span></p><p><span style="font-size: small;">Le liberalizzazioni, dunque, entrano nel vivo e la cultura farà da volano. Gli artisti del cinema e della musica annunciano la creazione di una struttura condivisa per la gestione coordinata dei “</span><span style="font-size: small;"><strong>diritti connessi</strong></span><span style="font-size: small;">”, quei compensi – diversi dal diritto d’autore – che spettano ad attori e interpreti musicali, ogni volta che vengano utilizzate (ad esempio da tv, radio, in luoghi pubblici, attraverso le nuove tecnologie) registrazioni musicali e opere audiovisive (film, fiction ecc.). L’accordo è stato promosso da </span><span style="font-size: small;"><strong>ITSRIGHT</strong></span><span style="font-size: small;">, </span><span style="font-size: small;">società che gestisce i diritti connessi di artisti musicali e produttori discografici e da </span><span style="font-size: small;"><strong>ARTISTI 7607</strong></span><span style="font-size: small;">, Associazione alla quale sono iscritti oltre 1200 artisti del cinema. “</span><span style="font-size: small;"><em>D’ora in poi noi artisti gestiremo autonomamente i nostri soldi, con professionalità, responsabilità e passione. Una conquista che, siamo certi, porterà benefici a tutti. Abbiamo la forza di ottenere tutto questo perché abbiamo le competenze per farlo</em></span><span style="font-size: small;">”, ha dichiarato l&#8217;attore </span><span style="font-size: small;"><strong>Neri Marcorè</strong></span><span style="font-size: small;">.</span></p><p><span style="font-size: small;">Un provvedimento che promette una bella boccata d&#8217;ossigeno per gli artisti. In più, come nota l&#8217;avvocato </span><span style="font-size: small;"><strong>Angelo Greco </strong></span><span style="font-size: small;">sul suo blog ‘</span><span style="font-size: small;"><strong><a href="http://www.laleggepertutti.it/" target="_blank">La Legge Per Tutti</a></strong></span><span style="font-size: small;">’</span><span style="font-size: small;"> “</span><span style="font-size: small;"><em>la particolarità della nuova norma e che fa riflettere, è come la stessa sia stata scritta: &#8216;</em></span><em><span style="font-size: small;">Al fine di favorire la creazione di nuove imprese nel settore della tutela dei diritti degli artisti interpreti ed esecutori, mediante lo sviluppo del </span></em><strong><span style="font-size: small;"><em>pluralismo competitivo</em></span></strong><em><span style="font-size: small;"> e consentendo </span></em><strong><span style="font-size: small;"><em>maggiori economicità </em></span></strong><em></em><em><span style="font-size: small;">di gestione nonché l’</span></em><strong><span style="font-size: small;"><em>effettiva partecipazione</em></span></strong><em><span style="font-size: small;"> e controllo da parte dei titolari dei diritti&#8217;. </span></em><span style="font-size: small;"><em>Ebbene, non succede quasi mai che una norma </em></span><strong><span style="font-size: small;"><em>espliciti le finalità</em></span></strong><span style="font-size: small;"><em> per le quali è emanata. Solitamente una norma </em></span><strong><span style="font-size: small;"><em>si limita </em></span></strong><span style="font-size: small;"><em>a dettare una disciplina e basta&#8230;</em></span><span style="font-size: small;">”. </span></p><p>In Italia, l&#8217;industria culturale muove miliardi di euro e i diritti connessi valgono ogni anno oltre 60 milioni di euro e gli artisti, interpreti ed esecutori, nel nostro Paese, sono oltre 70.000. <span style="font-size: small;">Gestendo questi diritti in maniera competente e responsabile si potrà offrire agli artisti servizi sempre più professionali e competitivi, garantendo una gestione economica e trasparente dei loro compensi. È </span>un progetto virtuoso che, tenendo conto delle più evolute esperienze europee, sarà in grado di sostenere e promuovere con indipendenza e coraggio le iniziative culturali degli artisti. <span style="font-size: small;">Benefici che ci si augura si traducano in miglioramenti, innovazioni, sperimentazioni e avanzamento nel campo artistico su tutti i fronti. </span></p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/q0LeyFttI8U" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/24/liberalizzazioni-cultura-apripista/240611/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Piccoli Animali Senza Espressione</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/piccoli-animali-senza-espressione/238247/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/piccoli-animali-senza-espressione/238247/#comments</comments> <pubDate>Tue, 22 May 2012 15:12:43 +0000</pubDate> <dc:creator>Pasquale Rinaldis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Piacere quotidiano]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Andrea Fusario]]></category> <category><![CDATA[David Berman]]></category> <category><![CDATA[David Lynch]]></category> <category><![CDATA[Edoardo Bacchelli]]></category> <category><![CDATA[Filippo Trombi]]></category> <category><![CDATA[Gianluca Pelleschi]]></category> <category><![CDATA[Luca Brunelli Felicetti]]></category> <category><![CDATA[Piccoli Animali Senza Espressione]]></category> <category><![CDATA[Seahorse Recordings]]></category> <category><![CDATA[This Incanto]]></category> <category><![CDATA[Virginiana Miller]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=238247</guid> <description><![CDATA[Prosegue il nostro viaggio nel mondo della musica indipendente e oggi incontriamo una band nata nel 2009 da un&#8217;idea del bassista Andrea Fusario, che dopo aver lasciato i Virginiana Miller ed essersi preso una lunga pausa di riflessione musicale, quando ha sentito l’esigenza di rimettersi in gioco ha contattato delle vecchie conoscenze – Edoardo Bacchelli...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/piccoli-animali-senza-espressione/238247/piccoli/" rel="attachment wp-att-238251"><img class="alignleft size-medium wp-image-238251" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/piccoli-294x300.jpg?47e3a5" alt="" width="294" height="300" /></a></span>Prosegue il nostro viaggio nel mondo della musica indipendente e oggi incontriamo una band nata nel 2009 da un&#8217;idea del bassista </span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><strong>Andrea Fusario</strong></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;">, che dopo aver lasciato i </span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><strong>Virginiana Miller</strong></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"> ed essersi preso una lunga pausa di riflessione musicale, quando ha sentito l’esigenza di rimettersi in gioco ha contattato delle vecchie conoscenze – </span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><strong>Edoardo Bacchelli</strong></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"> (voce), </span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><strong>Filippo Trombi </strong></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;">(chitarre) e </span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><strong>Gianluca Pelleschi</strong></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"> (scrittore dei testi) – per proporre loro il progetto, </span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><strong><a href="http://www.myspace.com/piccolianimalisenzaespres">Piccoli Animali Senza Espressione</a></strong></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;">,</span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"> nome ispirato dal racconto dello scrittore americano </span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><strong>David Foster Wallace</strong></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;">, morto suicida nel 2009. In realtà, avrebbe dovuto essere il titolo di una canzone del disco, ma poi hanno deciso di utilizzarlo come nome del gruppo. Inizialmente l’idea era quella di formare una band un po’ anomala con basso, voce, tastiere ed elettronica poi progressivamente, il gruppo ha assunto una fisionomia più canonica, con l’ingresso di Filippo alla chitarra e agli arrangiamenti e, per ultimo, quello di </span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><strong>Luca Brunelli Felicetti</strong></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"> alla batteria.</span></em>  “<em><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><strong>This Incanto</strong></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;">” (uscito per Seahorse Recordings) è il titolo del loro primo album: composto da dieci canzoni è un disco genere elettropop che inseguendo un&#8217;armonia minimale mette in scena un saliscendi emozionale, basato su riflessioni di vita quotidiana e caratterizzato da una linea che unisce i brani in maniera tutt&#8217;altro che retta. C&#8217;è chi dice che per rifarsi una vita, tocca morire due volte (David Berman). Non la pensa allo stesso modo Andrea Fusario che abbiamo intervistato anche per saperne di più sulla sua nuova band.</span></em></p><p>“<span style="font-family: Times New Roman,serif;"><strong>This incanto” è il vostro primo album: mi raccontate la genesi del disco, cos&#8217;è che ha ispirato le canzoni e il motivo per cui avete scelto di intitolarlo così?</strong></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><br />Riguardo al nostro sistema di lavoro, in linea generale all’interno del gruppo vige una divisione dei compiti abbastanza netta: c’è chi partorisce l’idea iniziale per i pezzi (Edoardo e me), chi sviluppa quell’idea per darle una forma canzone (Filippo) e chi ci mette le parole (io, Gianluca). E ora c’è l’ingresso in formazione di Luca, destinato a cambiare un po’ il </span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><em>modus operandi</em></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"> e ad ampliare gli orizzonti. Quindi, è difficile dire cosa abbia “ispirato le canzoni” perché si tratta più di un passaggio di consegne nel corso del quale più ispirazioni si avvicendano e si amalgamano le une con le altre. Il titolo invece, </span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><em><strong>This incanto</strong></em></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;">, </span><span style="font-family: Times New Roman,serif;">si tratta in prima istanza di un gioco di parole che ci sembrava, come dire, simpatico. Ma dotato anche di un suo significato preciso, in qualche modo organico all’impianto testuale del disco. Nei testi ricorre, infatti, questa ambivalenza tra un atteggiamento disincantato e la volontà di recuperare l’Incanto, da edificare magari sulle ceneri del Disincanto stesso. Quindi, insomma, tra il disincanto fonetico e questo incanto (questo “nuovo” incanto) della traduzione letterale.</span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"> <br /></span></p><p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><strong>Qual è il messaggio che vorreste passasse dall&#8217;ascolto del vostro album?<br /></strong></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;">Non crediamo si possa parlare di un vero e proprio messaggio. Come direbbe, e come ha effettivamente detto, </span><span style="font-family: Times New Roman,serif;">David Lynch</span><span style="font-family: Times New Roman,serif;">: “<em>Se voglio mandare un messaggio, vado all’ufficio postale</em>”. Scherzi a parte, ci piacerebbe, però, che chi ascolta il disco gli dedicasse un po’ del suo tempo. Ci abbiamo messo molta passione e molta cura e, insomma, il messaggio potrebbe essere: l’epoca del </span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><em>peer to peer </em></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;">musicale ha accelerato i tempi fruitivo-compositivi, noi abbiamo provato a fare le cose all’antica, registrando un disco che magari chiede all’ascoltatore un po’ di “pazienza”, se così si può dire. Può sembrare un discorso da vecchi rimbambiti, del tipo “ai miei tempi&#8230;”, forse lo è, ma insomma questa cosa la pensiamo davvero. </span></p><p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><strong>Dalle canzoni emerge un senso di frustrazione verso il sistema. Nella fattispecie quello musicale. Che opinione avete della scena musicale italiana? Cos&#8217;è che pensate funzioni e non nell&#8217;industria musicale italiana?<br /></strong></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;">In realtà, non credo ci sia niente di così specifico nei nostri testi, almeno non a livello intenzionale, conscio. Riguardo alla scena musicale italiana, però, forse per motivi anagrafici ci sentiamo idealmente più vicini ad artisti del nostro stesso evo di idee, se così si può dire, gruppi come i Virginiana Miller o i Perturbazione. Il cosiddetto nuovo cantautorato italiano, invece, lo sentiamo forse più lontano dal nostro modo di intendere la musica e quindi ci interessa meno. Ma crediamo davvero che si tratti di un discorso più generazionale che altro. Riguardo, infine, alla questione dell’industria musicale italiana, sarebbe un discorso lungo e difficile, che non crediamo di essere neanche in grado di affrontare, sinceramente. È l’industria musicale mondiale a vivere una crisi profonda e irreversibile: più o meno dall’epoca di </span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><strong>Napster</strong></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"> si parla di necessità di cambiamento, di periodo di transizione ma non ci sembra che siano stati fatti dei veri passi avanti. Ma come avrebbe detto il </span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><em>Briest</em></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"> di Fontane, “è un campo troppo vasto”. </span></p><p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><strong>Cosa vi aspettate dal futuro? Quali sono le vostre ambizioni?<br /></strong></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;">La nostra ambizione? Avere la possibilità di portare avanti il nostro progetto, di continuare a dire quello che abbiamo da dire. In fondo, come p.a.s.e. siamo degli esordienti, il nostro è un discorso appena iniziato che però, crediamo e speriamo, merita di essere sviluppato. Stiamo già lavorando sui nuovi pezzi e ci rendiamo conto di essere un gruppo in evoluzione. </span></p><p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><strong>Qual è il vostro rapporto con la tecnologia? E con internet? <br /></strong></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;">La tecnologia ha un ruolo importante anche nella nostra musica, visto che la componente elettronica non è affatto accessoria. Internet, invece, che dire? A fini promozionali, forse dovremmo avere con la rete un rapporto più stretto, ormai il marketing in tutte le sue declinazioni più o meno “virali” passa da lì. Abbiamo la nostra <a href="http://www.facebook.com/PiccoliAnimali">pagina facebook</a> che aggiorniamo con buona regolarità, ma ci rendiamo conto che si potrebbe fare di più. </span></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/piccoli-animali-senza-espressione/238247/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Paolo Andreoni: un nome che sia vento</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/paolo-andreoni-nome-vento/231624/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/paolo-andreoni-nome-vento/231624/#comments</comments> <pubDate>Thu, 17 May 2012 13:54:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Pasquale Rinaldis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Piacere quotidiano]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Davide Terrile]]></category> <category><![CDATA[Davide Tiddu Cornolti]]></category> <category><![CDATA[Mauro Magico Mazzola]]></category> <category><![CDATA[Paolo Andreoni]]></category> <category><![CDATA[Roberto Bob Ambrosioni]]></category> <category><![CDATA[Un nome che sia vento]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=231624</guid> <description><![CDATA[Prosegue il nostro viaggio nel mondo della musica indipendente e approdiamo a Bergamo per conoscere Paolo Andreoni, giovane cantautore che ha dato alla luce il suo secondo disco intitolato “Un nome che sia vento” in cui la canzone d&#8217;autore, l&#8217;elettronica e il rock si mescolano ad arte, votandosi alla sperimentazione e all&#8217;essenzialità: il risultato? 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Un disco di ottima fattura le cui sonorità, in certi frangenti, rivisitano</em></span> <span style="font-family: Times New Roman,serif;"><em>la tradizione dei popoli nomadi del deserto sahariano che nei millenni hanno sapientemente colto le sonorità mediterranee unendole con quelle arabe, mantenendo però una loro caratteristica strumentale che non ha solo origine nella tradizione autoctona berbera<cite>.</cite></em></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><em><cite></cite> Una passione nata non per caso, avendo vissuto dapprima in Marocco e poi in altri paesi dell&#8217;Africa occidentale </em></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><em>(Guinea Bissau, Mali, Senegal). </em></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><em>In “</em></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><em><strong>Un nome che sia vento</strong></em></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><em>” poesia, intimismo e rabbia sono i temi che la fanno da padrone, con i testi che descrivono attese e tormenti, fughe e smarrimenti. “Sono canzoni a metà tra realtà e immaginazione, tra confessione e utopia. La città è sempre lo sfondo, ma in realtà è il luogo da cui fuggire, o un luogo che si prova a immaginare diverso da quel che è”. Certo, è più facile illudersi che fare i conti con la realtà e lo sa bene Paolo Andreoni autore e interprete di questo disco composto da undici episodi in cui influenze diverse si miscelano tra loro e i confini si abbattono. </em></span></p><p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><strong>Paolo mi parli di te e com&#8217;è nata l&#8217;idea di metter su questa band?<br /></strong></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Ti parlerò della band. Mi è più facile. Parlare di me mi risulta sempre difficile. La band c’è dal 2009 e resiste fino ad oggi tra varie vicissitudini. L’ho formata con amici musicisti che avevo conosciuto in esperienze musicali precedenti. Poi ho deciso di metter mano alle canzoni che avevo scritto negli anni ed è nato il primo disco, piuttosto variegato, in cui si sente l’entusiasmo per la prima vera esperienza di studio, ma a cui manca una direzione stilistica precisa. Certo, per essere un’opera prima ha una qualità che anche oggi mi sorprende. Arrangiamenti ben pensati ed eseguiti meglio, con grande attenzione alle atmosfere e cura dei particolari. </span></p><p>“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><strong>Un nome che sia vento” è il tuo secondo album. Un lavoro che ha come orizzonte geografico il deserto: quello reale, quello che appare in controluce nelle metropoli e i nostri personali deserti quotidiani. Mi racconti la genesi di questo lavoro?<br /></strong></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Il secondo disco ha un colore più definito. È un notturno. Questo l’abbiamo scoperto strada facendo. Le canzoni hanno un tono intimista, ma con questo non intendo un rifugiarsi nel proprio io e basta. È un modo per dire che è più personale e mi ci identifico di più. Ci sono canzoni in cui i sentimenti sono i protagonisti, tendenzialmente al negativo, nel senso che le canzoni descrivono un vuoto, un’assenza di qualcosa o qualcuno. Poi ci sono altre canzoni in cui il discorso è su di noi, sul rapporto tra l’individuo e la collettività. Sono canzoni a metà tra realtà e immaginazione, tra confessione e utopia. La città è sempre lo sfondo, ma in realtà è il luogo da cui fuggire, o un luogo che si prova a immaginare diverso da quel che è. Ovviamente il riferimento è </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><strong>Milano</strong></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">, dove ho vissuto per diversi anni e di cui conosco certe atmosfere e certi panorami in cui è facile sentirsi anonimi. Il titolo </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em>Un nome che sia vento</em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"> fa riferimento a questo bisogno di solitudine, che è anche un desiderare la libertà. Libertà di sentirsi soli e di continuare a cercare. Il disco ha delle atmosfere in cui bisogna voler entrare con un atto di volontà, a volte. Chiede il suo spazio, oltre che il suo tempo. Ci sono degli strumentali che scandiscono il succedersi delle canzoni e che aiutano questo abbandonarsi alle atmosfere e ai colori del disco. Nel complesso è un album più “d’autore”, anche se ha una produzione più grezza e immediata. </span></p><p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><strong>Come nasce la tua passione per l&#8217;Africa e il suo sound?<br /></strong></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Nasce per ragioni biografiche. Abbiamo vissuto, io e la mia famiglia, in diversi paesi africani per qualche anno. La passione per le musiche di quella zona è qualcosa di spontaneo, che poi ho coltivato negli anni europei, complice anche mio fratello che è un grande cultore, oltre che grande curioso. Il sound africano di questo disco è in alcuni degli strumentali; c’è il rimando al chitarrismo maliano, che per me è un esempio di musica che unisce grazie e mistero. Ritmo e ipnosi.</span></p><p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><strong>Quali sono gli artisti che più ti hanno influenzato nella tua formazione?<br /></strong></span><strong><span style="font-family: Times New Roman,serif;">Fabrizio </span></strong><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><strong>De André</strong> su tutti. Poi molti altri: la psichedelia 70 (<strong>Gong</strong>, <strong>Soft Machine</strong>), i <strong>Doors</strong>, i <strong>Radiohead</strong>, <strong>Robert Wyatt</strong>&#8230; Si arriva poi a <strong>Bob Marley</strong>, varia musica africana e classica&#8230; Insomma, sono un ascoltatore che non si affeziona ai generi. Riesco ad amare con passione musiche molto diverse, purché vi trovi qualcosa di bello ed emozionante. </span></p><p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><strong>Qual è il tuo rapporto con la tecnologia? Ritieni che si possa costruire una carriera solo attraverso la Rete o Internet può supportare solo qualcosa che già c&#8217;è?<br /></strong></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Con la tecnologia ho un pessimo rapporto. Non ho pazienza. È una lacuna che non riesco a colmare, pur sapendo che sbaglio. Internet fa molto se hai molto. Se hai dei buoni brani e se riesci a proporti dal vivo. Il palco, o più in generale i concerti, non ingannano. Questa è una cosa che mi è stata chiara anche in questo tour che si è appena concluso. È andato molto bene proprio perché eravamo una band con qualcosa da presentare, e l’abbiamo fatto al meglio delle nostre possibilità. Quando è così il pubblico ti segue e si interessa al progetto. Io non sono un fan della rete. Non riesco ad avere tutta questa curiosità. Mi piace la performance.</span></p><p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><strong>Ultima domanda: quali sono le vostre ambizioni?<br /></strong></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Per ora pensiamo a un tour in autunno. Il resto si vedrà. A me basterebbe poter suonare molto dal vivo. Il resto poi viene da sé, su questo non ho dubbi. E poi vorrei scrivere il terzo disco, di cui ancora non c’è nulla, se non i silenzi.</span></p><p><em><strong>Un nome che sia vento</strong></em><br />Paolo Andreoni: voce e chitarra acustica<br />Davide Terrile: basso, sinth, loop, chitarre elettriche e classiche<strong><br />Ospiti speciali:</strong><br />Davide &#8220;Tiddu&#8221; Cornolti: batteria<br />Roberto &#8220;Bob&#8221; Ambrosioni: tastiere<br />Mauro &#8220;Magico&#8221; Mazzola: chitarra elettrica</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/FaVaYgs_7nc " frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/paolo-andreoni-nome-vento/231624/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Vinylmania, quando la vita corre a 33 giri al minuto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/12/vinylmania-quando-vita-corre-giri-minuto/226989/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/12/vinylmania-quando-vita-corre-giri-minuto/226989/#comments</comments> <pubDate>Sat, 12 May 2012 08:41:12 +0000</pubDate> <dc:creator>Pasquale Rinaldis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Piacere quotidiano]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Beach Boys]]></category> <category><![CDATA[industria discografica]]></category> <category><![CDATA[Joy Division]]></category> <category><![CDATA[Madonna]]></category> <category><![CDATA[Paolo Campana]]></category> <category><![CDATA[Pasquale Rinaldis]]></category> <category><![CDATA[quando la vita corre a 33 giri al minuto]]></category> <category><![CDATA[Record Store Day]]></category> <category><![CDATA[Sanju Chiba]]></category> <category><![CDATA[vinili]]></category> <category><![CDATA[Vinylmania]]></category> <category><![CDATA[Winston Smith]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=226989</guid> <description><![CDATA[Il mondo della musica – è cosa risaputa – vive da anni un periodo di crisi e non se ne intravede una via d&#8217;uscita: si vendono sempre meno dischi e l&#8217;acquisto di musica online, nonostante gli slogan lanciati a intermittenza, non riesce a pareggiare le enormi perdite. 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Gli <strong>Mp3</strong>, che hanno fatto la loro comparsa mentre si stava escogitando un modello matematico della percezione acustica umana per capire quali dati fossero scartabili in quanto sfuggivano all&#8217;ascoltatore medio nella situazione d&#8217;ascolto media, ha dato il via libera a quella fastidiosa piattezza del paesaggio sonoro cui gli Mp3 via via ci stanno abituando.</em></span></p><p>Naturalmente, i &#8220;vecchi amanti&#8221; della musica, continuano a preferire il disco in vinile, ma nonostante possa esser considerato un pezzo d&#8217;antiquariato, sembra che il suo ritorno sia già in atto da alcuni anni. “Il fatto che le major stesse abbiano ripreso a stampare dischi di grandi rockstar come <strong>Madonna</strong> è un fatto non da poco – afferma <strong>Paolo Campana</strong> autore del film documentario &#8220;<strong><a href="http://www.vinylmaniafilm.com/" target="_blank">Vinylmania, quando la vita corre a 33 giri al minuto</a>&#8220; </strong>scelto quest&#8217;anno come simbolo del <strong>Record Store Day</strong> nel mondo –<strong> </strong>È ovvio che non si ritornerà mai come negli anni &#8217;70. Oggi la musica passa attraverso tanti altri canali che non sono più solo la radio, il giradischi o le cassette&#8230; ma finché ci sarà chi lo compra e lo scambia, il vinile continuerà a esistere, soprattutto se i vecchi collezionisti saranno in grado di passare il testimone alle generazioni più giovani. In questo senso spero che questo film serva a qualcosa, a preservare un patrimonio umano che ci appartiene. Se non fai esperienze, non vivi e anche se perdi tutto vale la pena averlo vissuto. In questo senso vedo nel vinile una sorta di metafora del vivere la vita”.</p><p><span style="font-size: small;"><strong>Paolo, cos&#8217;è che secondo te fa preferire ancora oggi il vinile agli altri supporti?<br /></strong>Si potrebbe parlare di copertine, di suono, di esperienza fisica del supporto. C’è anche chi ne ama l’odore, ma sono convinto che l’interesse per il vinile vada oltre&#8230; l’interesse scaturisce dal fatto che dà l’impressione di acchiappare e trattenere qualcosa di etereo come è la musica. Il fatto di tirare fuori un disco, toccarlo, metterlo sul piatto è una sorta di rito, un’esperienza vera. Oggi penso che i giovani abbiano bisogno di questo tipo di esperienze e il vinile rendendo tangibile il rapporto con la musica è l&#8217;ideale. I dischi, inoltre, hanno il potere di ricollegare la musica ai tuoi ricordi e se non ne hai avuti ti fanno comunque viaggiare dentro a un sapere collettivo&#8230; la storia della musica. I dischi per me sono come delle piccole macchine del tempo che fanno viaggiare nello spazio&#8230; questa è la loro magia più grande.</span></p><p><span style="font-size: small;"><strong>Per girare questo film hai organizzato un vero e proprio viaggio nel mondo del 33 giri: cos&#8217;è che ti ha colpito maggiormente? <br /></strong>È stato incredibile, il fatto di visitare tanti paesi, più di 11 città lontanissime tra loro, tra cui New York, San Francisco, Londra, Praga e Tokyo&#8230; Mi ha colpito molto il viaggio in Giappone, il confronto con un’altra cultura e scoprire che in un isolato di Shibuya a Tokyo ci potessero essere una decina di negozi di dischi tutti completamente diversi tra loro in base al genere. Mi ha colpito molto incontrare e conoscere <strong>Sanju Chiba</strong>, un anziano ingegnere che in Giappone produce e vende il giradischi al laser, il fatto di riuscire a passare con personaggi come <strong>Winston Smith</strong>, autore delle copertine di <strong>Dead Kennedys</strong>, lunghi momenti per conoscersi e per condividere delle esperienze insieme che andassero oltre alla semplice intervista. Così è stato con molti dei personaggi che ho incontrato per il film, trovare una dimensione più autentica che andasse oltre al filmare mordi e fuggi.</span></p><p><span style="font-size: small;"><strong>Quanto ha perso secondo te, se ha perso, la musica con l&#8217;avvento della tecnologia?<br /></strong>Tanto? Nulla? Quando avevo 16 anni compravo un disco o lo registravo perché magari non potevo permettermelo. E magari, come nel caso dei <strong>Joy Division</strong> non sapevo che faccia avessero, a parte qualche sporadica foto in bianco e nero apparsa su fanzine e giornali di musica. Tutto era magico, sembrava che la musica fosse avvolta da una sorta di mistero che la rendeva affascinante e più immediata. Ora in Internet c’è tutto di tutti, affoghiamo nei dati, si è forse perso qualcosa? Chi lo sa? Il troppo toglie. Non sono nemico di Internet e del digitale, come non sono nemico di Mp3 e del downloading, dico semplicemente che ci sono tanti modi per apprezzare qualcosa ed entrarci dentro. Per me il digitale può servire per scoprire qualcosa di nuovo in modo rapido, ma se vuoi poi approfondire, il vinile è il piatto migliore per farlo. </span></p><p><span style="font-size: small;"><strong>Credi che il vinile possa indossare i panni da salvatore dell&#8217;industria discografica? Oppure è destinato a essere un oggetto per collezionisti?<br /></strong>L’industria musicale da quand’è che è in crisi? Da sempre forse! I profitti non gli sono mai bastati&#8230; L’industria musicale è vorace, ma c’è anche chi produce buona musica senza sfruttare gli artisti. Sta ai consumatori avere anche riguardo nei confronti di chi segue. Sicuramente l’aver denigrato il vinile da parte delle Major per sfruttare il cd gli si è ritorto contro e sono state sconfitte dalle loro stesse armi. Per quanto riguarda il vinile, non so cosa sarà tra 20 o 50 anni… non ricordo se il <strong>Capitano Kirk</strong> avesse a bordo con sé i dischi dei <strong>Beach Boys</strong> sulla Enterprise oltre alla bottiglia di vecchio cognac del lontano XX secolo, ma una cosa è certa: finché si potrà ascoltare il vinile penso che potrà solo fare del bene alle nostre orecchie! </span></p><p><span style="font-size: small;"><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/MjYIEgWICMI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div><br /></span></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/12/vinylmania-quando-vita-corre-giri-minuto/226989/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Dalla Patafisica al Pataurbanesimo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/dalla-patafisica-pataurbanesimo/223177/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/dalla-patafisica-pataurbanesimo/223177/#comments</comments> <pubDate>Wed, 09 May 2012 09:07:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Pasquale Rinaldis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Piacere quotidiano]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Alfred Jarry]]></category> <category><![CDATA[Anna Annina Crayon]]></category> <category><![CDATA[Beatrice poorLittleBea Zanantoni]]></category> <category><![CDATA[Claudio Tarantula Tarantino]]></category> <category><![CDATA[Fabrizio Galassi]]></category> <category><![CDATA[Francesco Lupo De Leo]]></category> <category><![CDATA[Giuseppe iosonopipopanda Palmisano]]></category> <category><![CDATA[L’Officina della Camomilla]]></category> <category><![CDATA[Niccolò NicGattoGentile Di Gregorio]]></category> <category><![CDATA[Patafisica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=223177</guid> <description><![CDATA[La band che oggi andiamo a conoscere è L’Officina della Camomilla e la prima cosa che c&#8217;è da sapere su di loro è che sono “pataurbani” come Alfred Jarry era patafisico. Per chi non lo sapesse, la Patafisica è “la scienza delle soluzioni immaginarie”, nata dalla mente geniale dello scrittore e drammaturgo francese Alfred Jarry....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/dalla-patafisica-pataurbanesimo/223177/lofficinadellacamomilla_02/" rel="attachment wp-att-223285"><img class="alignleft size-medium wp-image-223285" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/LOfficinadellaCamomilla_02-300x279.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="279" /></a>La band che oggi andiamo a conoscere è </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong><a href="http://www.myspace.com/officinadellacamomilla">L’Officina della Camomilla</a></strong></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"> e la prima cosa che c&#8217;è da sapere su di loro è che sono “pataurbani” come </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Alfred Jarry</strong></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"> era patafisico. Per chi non lo sapesse, la Patafisica è “la scienza delle soluzioni immaginarie”, nata dalla mente geniale dello </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"> scrittore e drammaturgo francese Alfred Jarry. “Al giorno d&#8217;oggi – cito Wikipedia – riaffermando gli assiomi rivelati dal suo inventore, la Patafisica continua a soffermarsi, attraverso l&#8217;arte e la letteratura, sulle eccezioni che affiancano le teorie e i metodi propri alla scienza, usando espressioni che fondono in un tutt&#8217;uno il nonsenso, l&#8217;ironia e l&#8217;assurdo”. </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Nella biografia della band milanese è scritto: “L&#8217;Officina della Camomilla è un movimento artistico, culturale, musicale, filosofico, poetico, invernale, gastronomico, calcistico, randagio/casalingo, estremamente mattutino fondato sulla tristezza e sui biscotti. Ci buttiamo nei fiumi e dormiamo fra le capre. Poi prendiamo l&#8217;autobus e torniamo a casa. Tardi”. Fatte le dovute proporzioni, bastano queste poche righe per capire le affinità (anche nel loro esser folli) tra le correnti, grazie al loro scrivere &#8220;randomico&#8221; che disorienta e che li rende, appunto, pataurbani. Composto da 14 &#8220;canzoni da cameretta, testi che sono poemi adolescenziali e polaroid pop, arrangiamenti minimali lo-fi di chitarra acustica e tastiere giocattolo&#8221;, <strong>Fabrizio Galassi</strong> ha ascoltato per noi il loro omonimo disco d&#8217;esordio. </span></span></em></p><p>Italia maledetta! Non puoi dimenticarti di come si vedeva la musica, di come le associazioni e la tristezza e il copia e incolla formavano canzoni,<em> portandosi sempre dietro una fotocopia del freddo.</em><br />Maledetta Italia perché <strong>L’Officina della Camomilla</strong> dovrebbe essere un piccolo tesoro messo sul tetto più alto delle case musicali, per lasciarli <em>lanciare i sassi in viso alla domenica.</em> <br />Una chitarra pressoché accordata, con una mano che tenta di rovinarla; zoppata la voce, piena di vocali chiuse quando devono essere aperte e il contrario; e la erre sembra quella di quando avevi tre anni, ma tanto <em>sei un’assassina che succhia le tette alle stelle. <br /></em>Certo <strong>Piero Ciampi</strong>, sicuramente <strong>Syd Barrett</strong> e un amore casto per la dark wave degli appennini anni 80, un tacco di <em>cha cha</em> togliendo a turno gli strumenti fondamentali come basso e batteria, sostituita da palline di ping pong, o da quelle oscene pianole e sonaglini vari, ma tanto <em>io della musica non me ne faccio un cazzo </em>e<em> ascolto solo musica orrenda.</em><a href="http://watch?v=S0WFRIF7CcM&amp;feature=relmfu"><br /></a></p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/S0WFRIF7CcM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Canzoni pop dalla forma stupenda come sirene che non vorresti mai fermare, come ciò che succede quando ascolti “<em>Ti Porterò A Cena Sul Braccio Della Ruspa</em>”, e non di una ruspa, ma DELLA ruspa; che ti innamori perché rotta, corrotta, sbilenca ma dotta; scritta<em> per tutti i piromani che portano le scarpe a strappo.</em></p><p>Oppure ti imbarazzi danzando reggae su “<em>Dai graffiti dei Mercati Generali</em>” con una vocina delicata di lei che non si imbarazza, lei, di non cantare a tempo, di non fare i cori come dovrebbe, di cantare e scrivere secondo coscienza e non secondo un dogma, mentre lui chiede tenero: “<em>Cecilia, oggi sul presto, ti va di dar fuoco alla scuola? Scatteremo polaroid pop a tutti gli studenti morti nel falò”.</em></p><p>Perché non “<em>Gentilissimo Oh</em>”? L’altra perla, sporca di <em>nebbia e cioccolato</em>.<br />Fioccano anche banalità compositive con “<em>Charlotte</em>” (bella per i semiseriosi cantautori romani, ma non per questi certosognanti milanesi) ed “<em>EE Londra e Londra</em>”, che purtroppo al posto del cuore sembra <em>avere una calcolatrice, perché al posto del cuore </em>ha<em> il veleno che aveva in gola Napoleone.</em></p><p>La chiusa perfetta nel mondo dell’Officina della Camomilla va affidata a “<em>Un Fiore per Coltello</em>”, perché solo dopo tutto questo si può comprendere e accettare il pianificato scrivere randomico evitando così di raccattare <em>sberle e manrovesci di buio e notte</em> mentre <em>casca giù l’inverno travestito da fiorista</em> con <em>il frigorifero pieno di denti di leone</em>.</p><p>Si tenta sempre di trovare il degno successore dei grandi autori: mentre Piero Litaliano amava la bottiglia piena di versi, l’Officina della Camomilla ama la battaglia dei versi diversi (anche il vino, certo); mentre <strong>Vinicio Capossela</strong> (anche lui il vino, certo) è il Rey del cantare patafisico, l’Officina della Camomilla sono i Principles del cantare pataurbano.</p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/dalla-patafisica-pataurbanesimo/223177/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Dall&#8217;hip hop &#8220;bianco&#8221; dei Beastie Boys ai diritti umani. Addio ad Adam Yauch</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/05/dallhip-bianco-allattivismo-tibet-addio-adam-yauch-beastie-boys/219362/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/05/dallhip-bianco-allattivismo-tibet-addio-adam-yauch-beastie-boys/219362/#comments</comments> <pubDate>Sat, 05 May 2012 11:49:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Pasquale Rinaldis</dc:creator> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[adam yauch]]></category> <category><![CDATA[beastie boys]]></category> <category><![CDATA[mca]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=219362</guid> <description><![CDATA[Adam “MCA” Yauch, uno dei tre membri della più grande formazione hip-hop dalla pelle bianca, i Beastie Boys, si è spento ieri a 47 anni a causa di un tumore alle ghiandole salivari che i medici gli avevano diagnosticato tre anni fa. Malattia che aveva impedito ad Mca di partecipare il mese scorso alla cerimonia...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Adam “MCA” Yauch, uno dei tre membri della più grande formazione hip-hop dalla pelle bianca, i <strong>Beastie Boys</strong>, si è spento ieri a 47 anni a causa di un tumore alle ghiandole salivari che i medici gli avevano diagnosticato tre anni fa. Malattia che aveva impedito ad Mca di partecipare il mese scorso alla cerimonia per l’ingresso dei Beastie Boys nella Rock and Roll Hall of Fame. Già perché quel trio bianco di New York, diventato in seguito gruppo rap – dopo esser stati sedotti dal suono Hip Hop di artisti del calibro di Run Dmc – , ma senza perdere l’impatto rock dell’esperienza precedente, è riuscito a entrare nel pantheon delle star della musica internazionale, nonostante le non poche difficoltà incontrate agli inizi della loro carriera. Perché il percorso artistico dei Beasties, Adam “King Ad-Rock” Horowitz, Michael “Mike D” Diamond e Adam “MCA” Yauch è un caso unico nella storia dell’Hip Hop: si provi a immaginare quante fossero le diffidenze incontrate da questo trio bianco in un ambiente, quello Hip Hop, dominato in maniera incontrastata da band formate da soli neri.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/eBShN8qT4lk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Il debutto a 33 giri avviene nel 1986 con “Licensed to ‘Ill” (prodotto da Rick Rubin fondatore dell&#8217;etichetta discografica Def Jam, con testi in cui la goliardia prevale sull’aggressività), un disco che rende famosi i Beastie Boys nonostante riescano a conquistare il vertice delle classifiche degli album più venduti solamente un anno più tardi, grazie al singolo “(You Gotta) Fight For Your Right (To Party)”. I lavori successivi ne hanno confermato la popolarità e il peso sulla scena musicale che dura ormai da quasi 30 anni. Odiati soprattutto dai critici americani per il loro modo di atteggiarsi in pubblico, spesso e volentieri oltraggiosi nei confronti del gentil sesso, e ubriachi anche per volere del loro sponsor, la Budweiser – “Bevevamo birra Budweiser sul palco e il nostro ruolo era quello di giovani mocciosi. Un comportamento del genere non se lo aspettava nessuno e per questo appariva ancora più divertente” ha raccontato Yauch in un’intervista – durante l’arco della loro carriera hanno venduto più di 40 milioni di dischi in tutto il mondo. L’ultimo lavoro “Hot Sauce Committee, Part Two” risale al maggio 2011, mentre la loro ultima esibizione dal vivo al 2009, dopo che ad Mca viene diagnosticato il tumore. Yauch, che oltre alla carriera con i Beastie Boys aveva intrapreso dapprima un ruolo da attivista, impegnandosi fortemente nel movimento per la liberazione del Tibet, organizzando concerti ed eventi a sostegno della causa, nel 2002 aveva fondato una compagnia di produzione cinematografica, la Oscilloscope Laboratories per dar sfogo alla sua vena da regista. Il suo ultimo lavoro Gunnin’ for that No. 1 Spot racconta la storia di otto giovani del basket universitario che affrontano i propri coetanei in un match ad Harlem, nello stesso campo dove negli anni passati si sono affrontate altre stelle della Nba. Figlio unico di una coppia di origini ebraiche, Adam “MCA” Yauch divenuto nel tempo buddista, muore all’età di 47 anni lasciando la moglie Dechen e una figlia, Tenzin Losel.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/z5rRZdiu1UE" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/05/dallhip-bianco-allattivismo-tibet-addio-adam-yauch-beastie-boys/219362/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>&#8220;Alla ricerca di un nuovo eldorado musicale&#8221;: i Negrita scoprono la Cina</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/02/alla-ricerca-nuovo-eldorado-musicale-negrita-scoprono-cina/215581/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/02/alla-ricerca-nuovo-eldorado-musicale-negrita-scoprono-cina/215581/#comments</comments> <pubDate>Wed, 02 May 2012 11:28:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Pasquale Rinaldis</dc:creator> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Cina]]></category> <category><![CDATA[concerti]]></category> <category><![CDATA[Dannato vivere]]></category> <category><![CDATA[Drigo]]></category> <category><![CDATA[Musica]]></category> <category><![CDATA[negrita]]></category> <category><![CDATA[occidente]]></category> <category><![CDATA[Pasquale Rinaldis]]></category> <category><![CDATA[Pau]]></category> <category><![CDATA[Pechino]]></category> <category><![CDATA[shanghai]]></category> <category><![CDATA[Stati Uniti]]></category> <category><![CDATA[Subsonica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=215581</guid> <description><![CDATA[Di viaggi, nell&#8217;arco della loro lunga carriera, i Negrita ne hanno intrapresi diversi e ognuno si è rivelato proficuo alla luce dei risultati successivamente ottenuti. Estremamente utili alla causa, ricchi di stimoli e densi di ispirazione. Negli ultimi dischi, infatti, sono proprio i luoghi visitati a influenzarne il cammino e a indicarne il percorso da...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Di viaggi, nell&#8217;arco della loro lunga carriera, i <strong>Negrita</strong> ne hanno intrapresi diversi e ognuno si è rivelato proficuo alla luce dei risultati successivamente ottenuti. Estremamente utili alla causa, ricchi di stimoli e densi di ispirazione. Negli ultimi dischi, infatti, sono proprio i luoghi visitati a influenzarne il cammino e a indicarne il percorso da intraprendere. Sono stati i viaggi a spingerli a compiere escursioni sonore nello sterminato mondo dei fondali musicali, nei primi album solamente accennate, ora invece, così reali. &#8220;Se non partiamo ogni tanto diventiamo pazzi&#8221; confessa <strong>Drigo</strong>, il chitarrista della band aretina. &#8220;Anche <strong><em>Dannato Vivere</em></strong> (il loro ultimo album, ndr) nasce dopo un viaggio negli <strong>Stati Uniti,</strong> dove ci trovavamo per un tour durato più di un mese&#8221;. Adesso i Negrita si preparano a sbarcare per la prima volta in Cina, per un tour che li vedrà esibirsi al <strong>Tango 3rd Floor</strong> di Pechino (31 maggio e 1 giugno) e al <strong>Mao Live</strong> di Shanghai (3 e 4 giugno). Un nuovo interessante viaggio che i Negrita faranno in compagnia di un&#8217;altra band, i <strong>Subsonica</strong>. L&#8217;idea degli organizzatori è quella di puntare su un&#8217;immagine dinamica e diversa del made in Italy.  Supportato da Music Experience e dal ministero dello Sviluppo economico, Regione Puglia-Puglia Sounds e Fimi, il progetto ha anche l&#8217;ambizione di dare vita a un programma tv da mandare in onda in entrambi i Paesi.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/MTjyBvEcKp4" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Considerando che in termini di musica popolare la <strong>tradizione pop</strong> sembra aver perduto quello slancio innovativo che da sempre la contraddistingue, le prospettive per il prossimo secolo sembrano suggerirci che è dal resto del mondo che dobbiamo aspettarci un avanzamento in tal senso. Ed è proprio la Cina che sembra aver raccolto il testimone della &#8220;tensione spiritual-musicale&#8221; verso lo spazio sterminato che un tempo rappresentava la spinta propulsiva dell&#8217;<strong>Occidente</strong>. I Negrita (e i Subsonica) indosseranno dunque i panni dei pionieri alla ricerca di un nuovo <strong>eldorado</strong> musicale. &#8220;E&#8217; un modo intelligente per provare a sfidare i mercati globali mettendo in prima linea le unicità – afferma <strong>Pau</strong>, il frontman dei Negrita – Per stessa ammissione dei cinesi: tutto si può copiare tranne la qualità unica. Proprio perché irripetibile&#8221;. E questa può essere davvero una buona lezione per il futuro di tutti&#8221;. </p><p><strong>Pau, com&#8217;è nata l&#8217;idea di esibirvi in Cina?<br /></strong>L&#8217;idea è di <em><a href="http://www.hitweek.it/" target="_blank">Hit Week</a></em>. Un festival che ormai da tre anni esporta musica live italiana negli Stati Uniti. Già in passato i Negrita hanno partecipato al progetto assieme ad Afterhours, Caparezza, Subsonica, Franco Battiato, Linea 77, Calibro 35, Elisa, Ludovico Einaudi, Roy Paci, Nicola Conte, Casino Royale&#8230; Quest&#8217;anno<em> Hit Week</em> conta di andarsene in giro per il globo e come prima tappa sbarca in Cina. Si porterà dietro, oltre a noi e ai Subsonica, anche alcune eccellenze italiane (nel campo dell&#8217;enogastronomia, del design, etc.) che puntano su un&#8217;immagine dinamica e diversa del Made in Italy. Fuori dalle fiere di settore, dentro la musica d&#8217;autore.</p><p><strong>Quali sono le vostre sensazioni al riguardo e che pubblico vi aspettate di trovarvi?<br /></strong>Che pubblico troveremo non lo so, è difficile capirlo ad oggi. Sappiamo che suoneremo nei due migliori music club di Pechino e Shanghai, affiancati da ottimi artisti cinesi: Shanren e Zhou Yunshan. Avremo davanti il loro pubblico e tanti altri curiosi. Questo al momento ci basta. Non è la prima volta che suoniamo davanti a una platea che non ci conosce e che non capisce quello che cantiamo.</p><p><strong>Che tipo di concerto sarà, dunque?<br /></strong>Cercheremo di creare una scaletta d&#8217;impatto che favorisca il sound piuttosto che la parola. Questa benedetta musica è o non è un linguaggio universale? Butteremo giù il muro delle differenze culturali a suon di R&#8217;n'R.</p><p><strong>Ultima domanda: ci sarà un mercato per la musica italiana in Cina?<br /></strong>Non lo sappiamo, ma se son rose&#8230; fioriranno!</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/02/alla-ricerca-nuovo-eldorado-musicale-negrita-scoprono-cina/215581/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Happy Song is a Happy Song</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/21/happy-song-happy-song/205989/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/21/happy-song-happy-song/205989/#comments</comments> <pubDate>Sat, 21 Apr 2012 08:13:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Pasquale Rinaldis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Bungalow62]]></category> <category><![CDATA[Happy Song is a Happy Song]]></category> <category><![CDATA[Michele Sarti]]></category> <category><![CDATA[Nick Rivera]]></category> <category><![CDATA[Pasquale Rinaldis]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=205989</guid> <description><![CDATA[Il nostro viaggio nel mondo della musica indipendente prosegue e oggi facciamo tappa in Sardegna per conoscere Nick Rivera, al secolo Michele Sarti – polistrumentista cagliaritano diplomato in Corno Francese al Conservatorio di Cagliari e laureato in Filosofia – che durante il suo soggiorno a Londra ha concepito il suo album d&#8217;esordio intitolato Happy Song...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/happy-song.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-205995" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/happy-song-300x300.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="300" /></a>Il nostro viaggio nel mondo della musica indipendente prosegue e oggi facciamo tappa in Sardegna per conoscere <strong>Nick Rivera</strong>, al secolo <strong>Michele Sarti</strong> – polistrumentista cagliaritano diplomato in Corno Francese al Conservatorio di Cagliari e laureato in Filosofia – che durante il suo soggiorno a Londra ha concepito il suo album d&#8217;esordio intitolato </em><strong><em>Happy Song is a Happy Song</em></strong><em> (<strong>Bel Netlabel</strong>) </em><em>che è un concetrato di folktronica strumentale, con brani che sono un collage surreale di suoni ben bilanciati con una sezione di fiati (con tromboni, trombe e bassi tuba) archi e strumenti elettronici convenzionali e non. Il disco è affascinante e indubbiamente foriero di sviluppi futuri, </em><em>il talento c&#8217;è e rappresenta un ottimo punto di partenza</em><em>. </em><em>Domenica 22 aprile si esibirà a Cagliari, al <strong>Teatro ex Vetreria di Pirri</strong> con i<strong> Bungalow62</strong>. Abbiamo intervistato Michele Sarti per saperne di più sulla &#8220;sua&#8221; creatura, i Nick Rivera.</em></p><p><strong>Michele, chi è Nick Rivera?</strong><br /> Nick Rivera è un ipotetico figlio di italiani o forse di spagnoli trasferitisi all&#8217;estero, probabilmente in Uk o negli Stati Uniti. Il cognome ne tradisce però l&#8217;origine latino-mediterranea. Vivevo a Londra sino a pochi anni fa ed è stato allora che ho cominciato a comporre i brani che poi sono finiti dentro &#8220;<em>Happy Song is a Happy Song</em>&#8220;. Nick Rivera era una band composta da due sardi e un texano di origine italiana; tutti e tre emigrati, tutti affascinati dalla nuova vita&#8230; Oggi è il mio progetto solista.</p><p><strong>Davanti ai vari bivi della vita, qual è il modo migliore per capire la strada da percorrere?</strong><br /> Per 	me il modo migliore è fermarsi e andare controcorrente, prendere un 	bel respiro per riacquisire quel briciolo di lucidità che serve a 	capire che la cosa migliore da fare è spesso l&#8217;esatto contrario di 	quello che la situazione sembra ineluttabilmente richiedere. Certo 	sembra poco scientifica come mossa, ma scatta qualcosa per cui 	capisco che il mio istinto in quel momento mi vuole tradire, non mi 	vuole bene. Non mi fido di ciò che normalmente dovrebbe salvarci.</p><p><strong>Il tuo è un disco strumentale, posso sapere com&#8217;è stato concepito e 	cos&#8217;è che ti ha ispirato nella composizione? </strong><br /> <em>Happy Song</em> è quasi totalmente strumentale fatta eccezione per <em>Butter in my Head</em> e <em>Reneeluise</em>, dove si canta solo una frase. L&#8217;ispirazione è qualcosa di cui mi fido intimamente; l&#8217;importante è saperla accogliere e indirizzarla, formarla. Poi, per quanto riguarda l&#8217;ispirazione dell&#8217;ispirazione, credo venga dal contesto in cui si vive e che è fatto da tantissimi fattori positivi e negativi insieme. Per me trovarmi in una città nuova, con un lavoro e una casa nuova, abitata da persone che il più delle volte parlavano una lingua diversa dalla mia è stata una gran fortuna, una grossa ricchezza.</p><p><strong>Di fatto sia fra i più navigati musicisti sia fra i più giovani si avverte un senso di frustrazione nei confronti dello stato attuale in cui versa la musica italiana. Quali credi possano essere le soluzioni? Come ti immagini il futuro della musica?</strong><br /> Sono d&#8217;accordo con te, la frustrazione è un dato di fatto. È curioso poi che le cose da noi in Italia vadano sempre peggio rispetto al peggio degli altri paesi: la produzione musicale rispecchia fedelmente il livello culturale di un popolo, e la frustrazione degli artisti credo sia facilmente riconducibile allo stato delle cose. Ovviamente abbiamo delle ottime band in Italia, ma queste fanno molta più fatica di un&#8217;ottima band che magari vive un&#8217;altra realtà culturale più fertile e più internazionale. Credo anche che le tv e i giornali abbiano grossissimi demeriti per aver abituato le persone alle &#8220;solite cose&#8221;, a ciò che &#8220;va per la maggiore&#8221;. Il futuro della musica non lo immagino perché personalmente vorrei misurarmi con un contesto che sia il più internazionale possibile. Ecco, questo potrebbe essere un modo per uscire da questa frustrazione: non guardare cosa fa il vicino ma guardare oltre. Il provincialismo della mente è uno dei pericoli più grandi per un artista (e non solo), quindi preferisco parlare di musica <em>nel</em> mondo.</p><p><strong>Che rapporto hai con la tecnologia? E Internet? Oggi grazie alla rete sono molte le opportunità per condividere, farsi conoscere, esplorare e comunicare&#8230;</strong><br /> Con la tecnologia ho un rapporto conflittuale e &#8220;nodale&#8221;, non nel senso di cruciale ma nel senso letterale del nodo: quando però questo nodo si scioglie, capisco quanto essa sia incredibilmente interessante e utile. Internet è una dipendenza che prima o poi sottoporrò all&#8217;attenzione della mia analista di fiducia&#8230; indubbiamente oggi la musica viaggia grazie a esso e così <em>Happy Song is a Happy</em> Song ha appena superato i 60.000 download. La cosa non ha portato neppure un centesimo, ma di certo un sorriso nel sapere che così tante persone hanno deciso di scaricare la mia musica. Oggi come oggi non credo che i gruppi riescano a vendere i cd, forse durante i concerti dove costano meno e si è ancora ebbri per l&#8217;evento.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/E8nwhWFP1kk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>E per chi fosse interessato alla musica di Nick Rivera <a href="http://nickrivera.bandcamp.com/">qui </a>potete ascoltare (gratuitamente) il suo disco. <em><strong>Vive le Rock! </strong></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/21/happy-song-happy-song/205989/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>&#8220;Wild&#8221;, la realtà vista  da sopra un albero</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/18/wild-linversione-della-realta/205372/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/18/wild-linversione-della-realta/205372/#comments</comments> <pubDate>Wed, 18 Apr 2012 17:29:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Pasquale Rinaldis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Above the Tree]]></category> <category><![CDATA[E-Side]]></category> <category><![CDATA[Locomotiv Records]]></category> <category><![CDATA[Marco Bernacchia]]></category> <category><![CDATA[Matteo Sideri]]></category> <category><![CDATA[Pasquale Rinaldis]]></category> <category><![CDATA[Wild]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=205372</guid> <description><![CDATA[Riprende il nostro viaggio nel mondo della musica cosiddetta underground e andiamo a conoscere gli Above the Tree, progetto che ha visto la luce nel 2007 a opera di Marco Bernacchia, giovane musicista di Senigallia tanto talentuoso quanto misterioso, che quando si esibisce usa nascondersi dietro una maschera da gallo. Artista a tutto tondo, con...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/AboveTheThreeTheESideWildRecensione3.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-205386" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/AboveTheThreeTheESideWildRecensione3.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="300" /></a>Riprende il nostro viaggio nel mondo della musica cosiddetta underground e andiamo a conoscere gli <strong>Above the Tree</strong>, progetto che ha visto la luce nel 2007 a opera di <strong>Marco Bernacchia</strong>, giovane musicista di Senigallia tanto talentuoso quanto misterioso, che quando si esibisce usa nascondersi dietro una maschera da gallo. Artista a tutto tondo, con una laurea in Pittura, dopo aver intrapreso durante l&#8217;infanzia un percorso che l&#8217;ha portato ad approfondire l&#8217;universo della musica classica, ha in seguito barattato il suo primo strumento, il sassofono, con un amplificatore per chitarra elettrica: nasce da qui l&#8217;idea di salire su un albero, Above the Tree, appunto. &#8220;Antropologicamente è un gesto istintivo nel quale si ricerca un luogo sicuro dove nascondersi e aumentare le proprie possibilità di difesa. Allo stesso tempo, stare su un albero consente di osservare lontano e quindi poter pianificare spostamenti futuri osservando senza ostacoli ciò che avviene intorno. Il distaccarsi dal quotidiano per osservare  dall’esterno aiuta a capire bene dove si è. Un processo che in arte è fondamentale come nella vita&#8221;. Dal gennaio 2012 con l’uscita del nuovo disco “<strong>Wild</strong>” per <strong>Locomotiv Records</strong> il progetto ha assunto una nuova forma con l’aggiunta di <strong>Matteo Sideri</strong> (<strong>E-Side</strong>)  a completare il suono con un lato più percussivo ed elettronico. Abbiamo intervistato Marco Bernacchia per conoscere più da vicino quest&#8217;artista “avanguardista della sperimentazione”, autore di un album di ottima fattura, colonna sonora ideale per quello che potrebbe essere il più bel viaggio che possiate fare: un viaggio introspettivo all&#8217;interno di voi stessi.</em></p><p><strong>Marco, </strong>“<strong>Wild” è il titolo del vostro ultimo album le cui sonorità richiamano l&#8217;idea del viaggio. Perché avete scelto di intitolarlo così?</strong><em><strong><br /> Wild</strong></em> significa selvaggio. il concetto di selvaggio  è molto vago, chi può essere considerato selvaggio oggi? Le selve sono state abbattute e con esse l&#8217;accezione del termine si è resa volatile. Mettiamoci nei panni di un indiano d’America che vide arrivare un colone europeo capace dell’arte della guerra totale e lui, con le sua frecce e il suo arco che si sentiva trattato e chiamato selvaggio&#8230; che cosa avrebbe dovuto pensare dell’altro? Selvaggio è un termine privo di senso inventato da una classe per emanciparsi dall’altra, usato spesso dalla classe più violenta verso quella più pacifica con il solo scopo di invertire i ruoli e giustificare azioni violente verso persone apparentemente rese dalle parole più violente&#8230; la teoria del terrore nasce dalle parole usate&#8230; quindi questa violenza intrinseca nella parola <em>Wild </em>mi sembrava rispecchiare bene la situazione politica che mi circondava, la tendenza alla “neolingua”, all’inversione della realtà  è stato lo strumento politico più vincente e subdolo delle ultime “stagioni” .</p><p><strong>Come ti è venuta l&#8217;idea di nasconderti dietro una maschera quando ti esibisci? E perché proprio quella di un gallo?</strong><br /> Above the Tree quando suona ha quelle sembianze&#8230; ha una faccia diversa, e deriva da un diverso ramo evolutivo. Non vuole apparire ma mentre si nasconde si rende più visibile&#8230; altri controsensi.</p><p><strong>Mi descriveresti il metodo di composizione dei brani? E da cosa sono stati ispirati?</strong><br /> I brani, fino ad ora, sono sempre nati con la composizione alla chitarra in solitudine, le armonie non sono  mai state fissate su carta, non esistono accordi né note precostituite, spesso mi intono con ciò che mi circonda, ascolto i suoni che compongono il mio silenzio e duetto con loro, cerco sempre di usare un metodo empirico basato sul caos. Successivamente  la ripetizione di una successione di accordi o di note è ripetuta all’infinito fino a trovare dentro di me una regola  che genera strutture mai uguali a se stesse che però si mantengono legate tra loro da un filo che unisce l’intento con il risultato senza dare peso al percorso fatto per arrivare in fondo.</p><p><strong>È più semplice scrivere un pezzo o trovare un titolo adeguato a ogni tua composizione?</strong><br /> Le note, quando sono sfuse sono solo note, la maniera con la quale si decide di legarle una all’altra ha un senso apparentemente omesso, quel senso, che è la costante di pensiero che si mantiene durante la composizione, è l’anima del brano. Questa anima non ha quasi mai una immagine chiara, non è concreta, non racchiude un titolo preciso, è una fotografia sfocata, è un documento spazio/tempo&#8230; è così pura che ci si può ritrovare qualsiasi immagine cara che si ha dentro&#8230;   tra queste si trova, osservando bene anche il titolo che è già presente, deve solo essere stimolato a concretizzarsi.</p><p><strong>In che tipo di luoghi preferiscono esibirsi gli Above the Tree?</strong><br /> Quando è partito above the tree nel 2007, la cosa che più mi fremeva era riuscire a portare al numero più alto possibile di persone, nei luoghi più disparati, il mio messaggio. Intendevo mostrare come la creatività non sia un elemento destinato a morire per inerzia in un’élite. Volevo lanciare il messaggio che tutti siamo in grado di fare e se tutti facessimo un cambiamento sarebbe possibile. Quello che volevo dimostrare era che usando la propria immaginazione era possibile provare a vivere la propria vita in una democrazia sostanziale, nel rispetto dell’altro e soprattutto nel rispetto di se stessi.</p><p><strong>Quanto credi siano importanti per un musicista come te Internet e la tecnologia in generale?</strong><br /> Internet è diventato uno strumento di massa dopo essere stato uno strumento di guerra. Con tutti i pro e tutti i contro che racchiude al suo interno ci si potrebbe scrivere un&#8217;enciclopedia. Chiaramente ci sono delle isole felici nelle quale sono possibili cose, scambi di idee, nuove angolazioni  dalle quali osservare il mondo, questi luoghi sono entusiasmanti&#8230; è anche vero che però ci sono così tante informazioni discordanti che riuscire a capire dov’è la verità è molto complicato. Comunque, usato nella giusta direzione, è sicuramente uno strumento fondamentale, ti consente di organizzare  e coordinare cose in tutto il mondo a costo quasi zero, è grazie a questo tipo di possibilità che io oggi posso fare quello che faccio. Però nel lato oscuro si nasconde un mondo così triste e solitario allarmante&#8230; si sono generate nuove malattie, nuove dipendenze, così tanto nuove che nessun si preoccupa di curare.</p><p><strong>Avete in programma una tournée?</strong><br /> Tutte le date del nostro tour , che è iniziato in Ucraina in dicembre e che  in Italia è già partito da gennaio le si possono vedere sul sito di <a href="http://www.vertigoconcerti.com/website/roster/above-the-tree-and-the-e-side/">Vertigo</a>.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/igbdaEnx3y0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>E per chi fosse interessato a conoscere in modo più approfondito gli Above the Tree basta recarsi sul loro profilo <a href="http://www.myspace.com/bluerevenge1" target="_blank">myspace</a> o sulla loro pagina <a href="http://www.facebook.com/#!/pages/Above-the-tree/208680592482008" target="_blank">facebook</a>.<br /> <em><strong>Vive Le Rock! </strong></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/18/wild-linversione-della-realta/205372/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Guide alternative per Turisti del Rock</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/guide-alternative-turisti-rock/203714/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/guide-alternative-turisti-rock/203714/#comments</comments> <pubDate>Thu, 12 Apr 2012 07:39:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Pasquale Rinaldis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Arcana edizioni]]></category> <category><![CDATA[Francesca Fabi]]></category> <category><![CDATA[Le Guide Turistiche del Rock]]></category> <category><![CDATA[Pasquale Rinaldis]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=203714</guid> <description><![CDATA[Se è vero che ci sono strade che portano a un destino più che a una destinazione, allora val la pena arrivarci ben acculturati, e se il vostro destino è la musica, nella fattispecie il Rock (ma sarebbe meglio dire che avete un destino da “turista del rock”) ebbene, il percorso è già segnato e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/london.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-203719" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/london-171x300.jpg?47e3a5" alt="" width="171" height="300" /></a>Se è vero che ci sono strade che portano a un destino più che a una destinazione, allora val la pena arrivarci ben acculturati, e se il vostro destino è la musica, nella fattispecie il Rock (ma sarebbe meglio dire che avete un destino da “turista del rock”) ebbene, il percorso è già segnato e non serve nient&#8217;altro che dotarsi di una buona guida e partire, possibilmente con una valigia vuota da riempire con le esperienze che strada facendo farete. Le città da visitare, del resto, sono già state indicate da altri per voi: Londra, Berlino, San Francisco, Seattle, New York&#8230; </em><strong></strong></p><p><strong>Arcana Edizioni</strong> presenta in questi giorni una serie di guide turistiche curate da <strong>Francesca Fabi</strong>, giornalista musicale, che in modo appassionato e appassionante ha compiuto questo viaggio nel tempo intorno alle città del rock, partendo dal passato, andando alla scoperta dei luoghi dove le più grandi rockstar hanno vissuto, hanno avuto le loro ispirazioni, ma anche il loro decadimento, fino ad approdare al presente per orientarsi in quello che le città sono divenute oggi e in quel che possono offrire. E&#8217; un viaggio &#8211; quello di Francesca Fabi &#8211; alle radici della musica e una dichiarazione d&#8217;amore alle città e ai gruppi che esse hanno prodotto e che hanno cambiato la vita a tanti di noi. Vi sono i consigli dell&#8217;autore per muoversi al meglio nelle Capitali del Rock (le guide sono dotate anche di cartina della metropolitana), indicando le cose da fare e da vedere con i consigli per lo shopping, anche alternativo (a cosa state pensando?)  per divertirsi, per mangiare e infine dormire&#8230; Al Cumberland Hotel, per esempio, l&#8217;ultimo indirizzo conosciuto del grandissimo<strong> Jimi Hendrix</strong>, avrete la possibilità di soggiornare nella suite “Jimi Hendrix” o al Savoy dove <strong>Bob Dylan</strong> durante il suo soggiorno londinese girò il video promozionale di <em>Subterranean Homesick Blues</em>.</p><p>Guide, dunque, che possono rivelarsi strumento indispensabile per andare alla scoperta dei luoghi che hanno fatto la storia del Rock: si parte con la trasgressiva e tradizionalista <strong>Londra</strong>, epicentro del mondo e laboratorio delle tendenze sin dagli anni Sessanta, s,i prosegue con <strong>Berlino</strong> ripercorrendo le tappe della storia del rock sorta all’ombra del Muro, andando alla scoperta di quanto la città, un<a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/berlin1.jpg?47e3a5"><img class="alignright size-full wp-image-203722" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/berlin1.jpg?47e3a5" alt="" width="180" height="290" /></a> tempo simbolo di decadenza e divisione, può offrire oggi in ogni settore. Berlino è infatti considerata a unanimità la capitale del divertimento: camaleontica, è una città con mille identità, dove si respira un&#8217;aria di libertà e tolleranza, e le notti senza freni e inibizioni danno sempre la sensazione che stia per succedere qualcosa. La musica è protagonista a Berlino e come la città stessa è sempre in evoluzione. Qui il Punk ha dato l’assalto al regime aprendo una falla nel totalitarismo, <strong>Lou Reed</strong> è il primo a esserne infatuato &#8211; alla città dedica un album disperato intitolato proprio <em><strong>Berlin</strong></em> &#8211; seguito da <strong>Nick Cave </strong>e<strong> Iggy Pop</strong>. E&#8217; il luogo dove <strong>David Bowie</strong> è rinato e dove gli <strong>U2</strong> hanno concepito uno dei loro album più celebri, <em><strong>Acthung Baby</strong></em>.</p><p><strong>Berlino</strong> &#8211; scrive Francesca Fabi &#8211; è &#8220;una araba fenice che è rinata dalle ceneri del Muro, un laboratorio in continua trasformazione dove tutto sembra possibile, tutto si azzarda, anche cancellare frammenti dolorosi della memoria&#8221;.<br /> E nella Berlino di oggi, quali sono i negozi dello shopping (se siete interessati, ad esempio, a negozi alternativi e particolari, vintage) e quali i locali dove si può trascorrere una notte da leone a ritmo di rock? Il massimo è scoprirlo andandoci&#8230; se poi siete dotati di una guida come queste siete senz&#8217;altro avvantaggiati&#8230;</p><p><strong>Le Guide Turistiche del Rock &#8211; Arcana Editore</strong><br /> di Francesca Fabi<br /> pag. 160<br /> Euro 12.00</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/guide-alternative-turisti-rock/203714/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Próxima estación: Sherwood Festival</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/08/manu-chao-proxima-estacion-sherwood-festival/203019/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/08/manu-chao-proxima-estacion-sherwood-festival/203019/#comments</comments> <pubDate>Sun, 08 Apr 2012 13:21:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Pasquale Rinaldis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Piacere quotidiano]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[David Bourguignon]]></category> <category><![CDATA[don gallo]]></category> <category><![CDATA[Jean Michel Gambeat]]></category> <category><![CDATA[José Manuel Thomas Artur Chao]]></category> <category><![CDATA[La Ventura]]></category> <category><![CDATA[Madjid Fahem]]></category> <category><![CDATA[Mano Negra]]></category> <category><![CDATA[Manu Chao]]></category> <category><![CDATA[Padova]]></category> <category><![CDATA[Sherwood Festival]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=203019</guid> <description><![CDATA[L&#8217;amore per gli sfruttati, gli emarginati e i perseguitati è qualcosa che Manu Chao ha ereditato dalla famiglia. Nella sua casa, come racconta la sua biografia, il padre dava ospitalità a molti rifugiati delle dittature sudamericane. Il piccolo Manu aveva così l&#8217;occasione, fra una strimpellata e l&#8217;altra di ascoltare i discorsi di intellettuali e artisti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/Manu-Chao_low.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-203024" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/Manu-Chao_low-300x200.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="200" /></a>L&#8217;amore per gli sfruttati, gli emarginati e i perseguitati è qualcosa che Manu Chao ha ereditato dalla famiglia. Nella sua casa, come racconta la sua biografia, il padre dava ospitalità a molti rifugiati delle dittature sudamericane. Il piccolo Manu aveva così l&#8217;occasione, fra una strimpellata e l&#8217;altra di ascoltare i discorsi di intellettuali e artisti fuggiti dalle loro terre. Oggi, che di anni ne ha 51, è diventato la bandiera del movimento no-global, il simbolo canoro dei diseredati del mondo e di coloro che contestano l&#8217;attuale politica neoliberista che, dal suo punto di vista, sta distruggendo il pianeta e impoverendo larghe fette della popolazione mondiale.</em></p><p>Stiamo parlando di <strong>Manu Chao</strong>, nome d&#8217;arte di <strong>José Manuel Thomas Artur Chao</strong>, “musicista globalista con il rock&#8217;n'roll nel cuore”, ex leader dei <strong>Mano Negra</strong> e  divenuto celebre per brani-tormentoni come <em>Desaparecido</em> e <em>Me gustas tu</em>, che torna a esibirsi in Italia dopo ben cinque anni, per un&#8217;unica data. L&#8217;occasione è offerta dalla kermesse musicale e culturale indipendente <strong>Sherwood Festival</strong>, che si svolgerà a <strong>Padova</strong> il prossimo 25 giugno.<br /> Un concerto dove il cinquantunenne Manu Chao presenterà il suo nuovo progetto <strong>La Ventura</strong>, accompagnato sul palco dal suo storico bassista <strong>Jean Michel Gambeat</strong>, il  chitarrista <strong>Madjid Fahem</strong> e <strong>David Bourguignon</strong> alla batteria. E chi ha avuto occasione di assistere a un suo concerto, sa quanto siano coinvolgenti le sue performance, grazie anche al contributo di tantissimi amici musicisti e vocalist e al tentativo di fondere i vari generi, dal rock al rap, dai ritmi tipicamente sudamericani all&#8217;elettronica, creando un genere di musica tutto suo.</p><p>Basta scorgere i cartelloni –  in attesa ancora di esser completati – dei vari Festival, che ogni estate si organizzano dal  Nord al Sud della Penisola, per rendersi conto che mai come quest&#8217;anno l&#8217;Italia (ne parleremo nei prossimi post) sarà sede di grandi concerti, molti davvero imperdibili: com&#8217;è probabile, i bassissimi livelli delle vendite dei dischi inducono sempre più gli artisti a rimandare le proprie vacanze in favore di tour e singoli concerti nei quali buttarsi a capofitto, partendo lancia in resta alla conquista delle grandi platee.  Nella fattispecie, il concerto di Manu Chao a Padova sarà un&#8217;occasione per ridare linfa vitale a un legame – il suo con il nostro paese – , che considera “fortissimo”.</p><p>Da anni, infatti, Manu Chao, è protagonista nel nostro territorio: dal grande concerto con i <strong>Mano Negra</strong> tenuto nel 1991 all&#8217;Arena Civica di Milano, al concerto-benefit di Genova contro il G8, senza dimenticare l&#8217;esibizione davanti a 100.000 spettatori, in Piazza Duomo a Milano e le tantissime altre occasioni, come i concerti all&#8217;interno del carcere di Volterra e i festeggiamenti dei suoi 40 anni assieme a <strong>Don Gallo</strong> e alla Comunità di San Benedetto al Porto di Genova nel 2001. Una decisione, quella di tornare in Italia, dettata anche dall&#8217;esigenza di appoggiare e sostenere con la sua arte, un paese che si trova ad affrontare un momento storico particolare colpito oltre che dalla crisi globale (economica, sociale e ambientale) anche da una crisi di natura etica e morale. Prevendite disponibili sul sito di Sherwood <a href="http://www.sherwood.it/">www.sherwood.it</a> (senza diritti di prevendita) e nei circuiti abituali.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/v9fjx3v9VU4" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p><strong> 25 Giugno 2012<br /> @ Sherwood Festival<br /> </strong><em>Park Nord Stadio Euganeo</em><br /> <em>Viale Nereo Rocco &#8211; Padova</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/08/manu-chao-proxima-estacion-sherwood-festival/203019/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tommy, libro-guida all&#8217;opera rock</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/05/tommy-libro-guida-allopera-rock/202329/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/05/tommy-libro-guida-allopera-rock/202329/#comments</comments> <pubDate>Thu, 05 Apr 2012 08:21:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Pasquale Rinaldis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Piacere quotidiano]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Eleonora Bagarotti]]></category> <category><![CDATA[Francesco Cabras]]></category> <category><![CDATA[George Martin]]></category> <category><![CDATA[Ken Russell]]></category> <category><![CDATA[Matt Kent]]></category> <category><![CDATA[No Reply Collana Tracks]]></category> <category><![CDATA[Pasquale Rinaldis]]></category> <category><![CDATA[Pete Townshend]]></category> <category><![CDATA[Roger Daltrey]]></category> <category><![CDATA[rolling stone]]></category> <category><![CDATA[Tommy - The Who]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=202329</guid> <description><![CDATA[Quando nel 1968, in piena epoca lisergica e con il “magico ingrediente” (LSD) che contribuisce a dar vita a una nuova corrente artistica e culturale, Pete Townshend, mente e chitarrista degli Who, dichiara durante un&#8217;intervista a Rolling Stone che sta scrivendo un&#8217;opera rock con protagonista un giocatore di flipper cieco, muto e sordo, in pochi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/tommy.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-202499" title="tommy" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/tommy.jpg?47e3a5" alt="" width="170" height="241" /></a>Quando nel 1968, in piena epoca lisergica e con il “magico ingrediente” (LSD) che contribuisce a dar vita a una nuova corrente artistica e culturale, <strong>Pete Townshend</strong>, mente e chitarrista degli Who, dichiara durante un&#8217;intervista a </em><em><strong>Rolling Stone</strong> che sta scrivendo un&#8217;opera rock con protagonista un giocatore di flipper cieco, muto e sordo, in pochi gli credono. Eppure Pete non scherza e infatti “<strong>Tommy</strong>”, una delle prime opere rock concettuali esce l&#8217;anno successivo, nel 1969. Si tratta di un concept album, ovvero un disco in cui tutte le canzoni ruotano attorno a un tema e sviluppano una storia. Dall&#8217;album in seguito scaturisce anche un film, diretto da Ken Russell e tra le guest star che compaiono vi sono Tina Turner ed Elton John. Jack Nicholson, Eric Clapton e Robert Powell.</em></p><p>“L&#8217;argomento portante di <em>Tommy</em> è quello del viaggio spirituale, infatti inizialmente il titolo scelto per l&#8217;opera da Townshend è <em>Amazing Journey</em>” scrive in “<em><strong><a href="http://www.ibs.it/code/9788889155639/bagarotti-eleonora/tommy-the-who.html?SHOP=5277" target="_blank">Tommy &#8211; The Who</a></strong></em>” <strong><a href="http://www.eleonorabagarotti.it/" target="_blank">Eleonora Bagarotti</a>, </strong>giornalista musicale e  fan appassionata della storica band su cui ha scritto numerosi articoli e libri. L&#8217;ultimo, “<em>Tommy</em>”  appunto, è uscito lo scorso 21 marzo, edito da <strong>No Reply</strong> per la <strong>Collana Tracks</strong> (collana che contempla gli album diventati pietre miliari della storia della musica) in straordinaria coincidenza con il tour di <strong>Roger Daltrey,</strong> frontman degli Who, che quel viaggio spirituale, nonostante i 68 anni compiuti, continua a riproporlo sui palcoscenici di mezzo mondo e che proprio in quei giorni era  in Italia, all&#8217;Auditorium della Conciliazione in Roma (dopo essersi esibito a Milano e Padova).</p><p>Nel libro, Eleonora Bagarotti oltre ad analizzare verso dopo verso tutte le canzoni del disco, racconta molti retroscena sulla storia di Tommy, il protagonista,  ragazzino cieco, muto e sordo che impara a “vedere” e a “sentire” il mondo attraverso le vibrazioni che percepisce e la sua immaginazione. Un altro gran lavoro quello di Eleonora Bagarotti che proprio come una guida in un museo immaginario del rock ci accompagna, ci racconta e ci spiega le gesta di una band che assieme ai Beatles e ai Rolling Stones forma la Trinità del Rock.  Esattamente come una guida ci dà la possibilità di comprendere lo spessore e cogliere la bellezza di un album che la rivista <em>Rolling Stone<strong> </strong></em>ha inserito fra i migliori dischi della storia del rock e di un film che ha cambiato il costume di una società e che ha fatto la storia del cinema.</p><p>Vi sono aneddoti raccolti direttamente da Pete Townshend che in <em>Tommy</em> ha inserito molti elementi della sua esistenza e poi i racconti del dietro le quinte dell&#8217;opera, interventi e materiali inediti tra cui l&#8217;ultimo scritto di <strong>Ken Russell </strong>(scomparso di recente), un&#8217;intervista a <strong>Roger Daltrey</strong>, e testimonianze di addetti ai lavori, le osservazioni di <strong>George Martin</strong>, produttore dei Beatles che curò la registrazione del musical a Broadway nel 1992, di <strong>Matt Kent</strong> biografo e storico collaboratore degli Who e di <strong>Francesco Cabras</strong> fotografo e regista.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/cySnG42s0lE" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p><strong>Tommy &#8211; The Who<br /> Tracks No Reply<br /> di Eleonora Bagarotti<br /> pagine 160<br /> euro 12,00</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/05/tommy-libro-guida-allopera-rock/202329/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La versione dei Counting Crows</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/la-versione-dei-counting-crows/201282/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/la-versione-dei-counting-crows/201282/#comments</comments> <pubDate>Fri, 30 Mar 2012 17:01:21 +0000</pubDate> <dc:creator>Pasquale Rinaldis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Adam Duritz]]></category> <category><![CDATA[Collective Sounds]]></category> <category><![CDATA[Counting Crows]]></category> <category><![CDATA[Geffen Records]]></category> <category><![CDATA[Pasquale Rinaldis]]></category> <category><![CDATA[Underwater Sunshine]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=201282</guid> <description><![CDATA[Si intitola Underwater Sunshine &#8211; Or What We Did On Our Summer Vacation il nuovo capitolo della discografia dei Counting Crows. Uscirà infatti il prossimo 9 aprile il nuovo disco della band californiana capitanata da Adam Duritz, a quattro anni di distanza dal precedente Saturday Nights &#38; Sunday Mornings. Precisiamo subito però, che non è...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/cxountingcrows.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-201283" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/cxountingcrows.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="300" /></a>Si intitola <em><strong>Underwater Sunshine</strong></em><em> &#8211; </em><em><strong>Or What We Did On Our Summer Vacation</strong></em><em> </em>il nuovo capitolo della discografia dei <strong>Counting Crows</strong>. Uscirà infatti il prossimo 9 aprile il nuovo disco della band californiana capitanata da <strong>Adam Duritz</strong>, a quattro anni di distanza dal precedente <em>Saturday Nights &amp; Sunday Mornings</em>. Precisiamo subito però, che non è un disco di inediti, ma è una raccolta di brani scritti da altri e riletti in chiave Counting Crows: tra questi svettano <strong>Bob Dylan</strong>, <strong>Graham Parsons</strong>, tra i fondatori del genere country rock negli anni Sessanta e punto di riferimento per la scuola <em>alternative country</em> negli anni Novanta e <strong>Big Star</strong>, band di culto<em> </em>progenitrice del genere Power Pop. Tra le cover troviamo <em>Meet on the ledge</em> dei <strong>Fairport Convention </strong>del 1969<strong> </strong>e <em>Untitled (Love song) </em>scritta dagli <strong>Angels of Light</strong> nel 2001. È un album che metaforicamente rappresenta un residuo di passato rimasto incuneato in un presente immobilizzato, offuscato dalla precarietà che è il prodotto di una crisi oramai endemica: le canzoni, comunque, catturano fin dal primo ascolto; va detto che i Crows sono davvero in grande spolvero, ma tuttavia meritano più di una critica: soprattutto per l&#8217;aver riproposto cover già contenute in dischi ufficiali della band. <em>Four white stallions (</em>la track numero 12) e <em>You ain’t going nowhere </em>(bonus track)<em> </em>erano già state inserite in <em>Hard Candy, </em>il loro quarto album uscito nel 2002, cosa che a un fan difficilmente può andare giù. Sicuramente sarebbe stato il momento giusto per un album di inediti. Le idee, in fondo, a Duritz e soci non sono mai mancate!</p><p>Così Adam Duritz giustifica la scelta: “<em>Ci piace molto interpretare le canzoni di altri, ma dando una nostra versione. È un procedimento che è molto simile a quando rivisitiamo le nostre stesse canzoni in chiave acustica. Ci divertiamo molto a farlo. È una cosa che ci è sempre piaciuta e che non avevamo mai fatto. Ci hanno sempre detto che non fosse una buona idea, ma noi abbiamo voluto farlo ugualmente – </em>dichiara Duritz<em> – Non vedo il perché si debba essere fedeli agli originali. In fondo, uno dei motivi per cui uno vuole registrare una cover è perché ha un&#8217;idea precisa di come voglia interpretarla. Stavo lavorando a una sceneggiatura lo scorso anno, non avevo molto tempo, ma volevo registrare con la band, così ho pensato che questi fossero i tempi adatti per farlo</em>”.</p><p>Il disco esce con un&#8217;etichetta indipendente, la <strong>Collective Sounds</strong>, dopo che nel 2009 i Counting Crows hanno abbandonato la loro storica casa discografica, la <strong>Geffen Records</strong>. Le motivazioni di tale decisione vennero spiegate all&#8217;epoca direttamente dalla band: “<em>Abbiamo la volontà di cercare nuove strade per la diffusione della nostra musica, siamo stanchi di vivere in un panorama come quello odierno che è fortemente influenzato da Internet come mezzo di comunicazione</em>”. Adesso questo nuovo capitolo per la band californiana, divenuta celebre immediatamente dopo l&#8217;uscita del loro primo album <em>August and Everything After </em>spinto dalla  stupenda <em>Mr Jones. </em>Quello sì che era un album<em> </em>in grado di mettere in vetrina un rock armonico eseguito alla perfezione, impreziosito dalle virtuose acrobazie vocali del cantante. Quelle contenute in <strong>Underwater Sunshine</strong><em> </em>invece<em> </em>“<em>Sono canzoni che provengono da gruppi giovani e vecchi, si va dall&#8217;inizio anni Sessanta fino all&#8217;anno passato. Sono tutti dei bei pezzi, e così adesso si spera che saranno ascoltati da più gente</em>”, ha dichiarato il cantante <strong>Adam Duritz</strong>. Come dire, i tempi stanno cambiando, e lo fanno guardandosi indietro. Cerchiamo almeno di ripartire dalla buona musica. Così facendo al disco si darebbe un valore didattico. E non sarebbe una cosa cattiva. Ma, probabilmente, si tratta di istantanee che vanno a pescare in un mare magnum che è l&#8217;inconscio collettivo, più che esercizi da considerare come strumenti educativi.</p><p><strong>Questa la tracklist:</strong><em><br /> Untiteld Love Song</em> di <strong>Luke MacMaster</strong><br /> <em>Start Again</em> di <strong>Norman Blake</strong><br /> <em>Hospital </em>di <strong>Coby Brown</strong><br /> <em>Mercy</em> di <strong>Kurt Stevenson &amp; Patrick Winningham</strong><br /> <em>Meet on the Ledge</em> di <strong>Richard Thompson</strong><br /> <em>Like Teenage Gravity</em> di <strong>Casey Anderson</strong><br /> <em>Amie </em>di <strong>Craig Fuller</strong><br /> <em>Coming around</em> di <strong>Fran Healy</strong><br /> <em>Ooh La La</em> di <strong>Ronnie Lay &amp; Ron Wood</strong><br /> <em>All My Failures</em> di <strong>Taylor Goldsmith</strong><br /> <em>Return of the Grievons Angel</em> di <strong>Graham Parsons </strong><br /> <em>Four White Stallions</em> di <strong>Dan Vikrey </strong><br /> <em>Jumping Jesus</em> di <strong>Tom Barnes &amp; Jim Gordon</strong><br /> <em>You Ain&#8217;t Goin&#8217; Nowhere</em> di <strong>Bob Dylan </strong><br /> <em>Ballad of El Goodo</em> di <strong>Alex Chilton &amp; Chris Bell </strong></p><p><strong><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/hkOVji-qT2o" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div><br /> </strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/la-versione-dei-counting-crows/201282/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Più spaziosa la terra senza l&#8217;uomo?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/spaziosa-terra-senza-luomo/200709/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/spaziosa-terra-senza-luomo/200709/#comments</comments> <pubDate>Thu, 29 Mar 2012 08:30:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Pasquale Rinaldis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Giornate nazionali contro la Vivisezione]]></category> <category><![CDATA[La terra senza l’uomo]]></category> <category><![CDATA[LAV Lega anti vivisezione]]></category> <category><![CDATA[Libellula Music]]></category> <category><![CDATA[Marco Notari]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=200709</guid> <description><![CDATA[“L’uomo parla di evoluzione, la catena di produzione potere e vivisezione/ l’uomo parla di evoluzione ed io per il mondo non esisto/ Il mondo per me non esiste/ La terra senza l’uomo sarebbe un posto più spazioso”. È un verso tratto da La terra senza l’uomo brano contenuto nel nuovo Ep del cantautore torinese Marco...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/lav.png?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-200719" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/lav.png?47e3a5" alt="" width="275" height="183" /></a>“L’uomo parla di evoluzione, la catena di produzione potere e vivisezione/ l’uomo parla di evoluzione ed io per il mondo non esisto/ Il mondo per me non esiste/ La terra senza l’uomo sarebbe un posto più spazioso”</em>.  È un verso tratto da <em><strong>La terra senza l’uomo</strong></em><em> </em>brano contenuto nel nuovo Ep del cantautore torinese <strong>Marco Notari</strong> uscito per <strong>Libellula Music </strong>lo scorso<strong> </strong>19 marzo, data di pubblicazione che non è stata scelta a caso: l’Ep, infatti, è stato prodotto in collaborazione con la <strong>Lav</strong> (la maggiore associazione antivivisezionista e animalista in Italia e una delle più importanti in Europa) in occasione delle <strong>Giornate nazionali contro la Vivisezione </strong>e finalizzate a una raccolta di firme per l’abolizione dei test cosmetici sugli animali e il recepimento della direttiva Ue in materia di vivisezione. Una apprezzabilissima iniziativa che evidenzia ancora una volta l&#8217;intraprendenza del cantautore torinese, la sua sensibilità nonché la delicatezza di questo artista con uno sguardo sempre attento verso tutto ciò che lo circonda.</p><p>Come dichiara lui stesso “<em>la scelta di far coincidere l’uscita dell’Ep e dell’omonimo brano in corrispondenza con le giornate nazionali Lav contro la vivisezione e con un’importante raccolta di firme realizzata nelle piazze di tutta Italia per il recepimento della direttiva Ue e per abolire i test cosmetici sugli animali nasce in maniera naturale dalle tematiche del testo della canzone. La terra senza l’uomo rappresenta una riflessione su come la nostra razza abusi spesso indiscriminatamente delle altre specie e delle risorse del nostro pianeta. Mi piaceva l’idea di fare riflettere altre persone su questo tema, partendo dalla mia scelta di vegetarismo che seguo ormai da qualche anno e che un recente viaggio in India e Nepal ha ulteriormente rafforzato</em> – racconta Marco Notari –. <em>L’idea di provare a utilizzare nuovamente il web in modo creativo per la distribuzione di questo Ep nasce dalla mia convinzione che lì risieda il futuro della discografia musicale, e che sia gli artisti che gli addetti ai lavori dovrebbero cercare di assecondare e sfruttare questo cambiamento</em>”.</p><p>La <strong>Lav</strong>, che ha come scopo l&#8217;abolizione della vivisezione, la protezione degli animali, l&#8217;affermazione dei loro diritti, la difesa della biodiversità, dell’ambiente e la lotta alla zoomafia, è una realtà sempre in fermento, un&#8217;associazione fatta da &#8220;angeli silenziosi&#8221; che ogni giorno si batte contro ogni forma di sfruttamento e discriminazione, contro la violenza sugli animali, umani e non umani, sull&#8217;ambiente e gli ecosistemi, per il rispetto del diritto alla vita di ogni essere vivente. Quella con Marco Notari è una bella collaborazione nata proprio dal testo della canzone, che tratta appunto il tema della vivisezione. L’Ep è concesso in <strong>free download fino al 1 aprile</strong> a tutti gli iscritti alla newsletter dell’artista e a tutti i fans della sua pagina Facebook. Contiene inoltre una cover di <em>Caterina</em> di <strong>Francesco De Gregori</strong> e le versioni live de <em>Le stelle ci cambieranno pelle</em> e <em>Ninfee</em><strong>,</strong> registrate durante il concerto di dicembre al Ratatoj di Saluzzo (Cn). Trovano spazio anche gli inediti <em>Thesiger</em> (ispirato alle vicende dell’esploratore britannico Wilfred Thesiger) e <em>Dina – reprise</em> (versione strumentale del brano contenuto nell’album <strong><em>Io?</em></strong> nata durante le session dell’album), il remix di <em>Canzone d’amore e d’anarchia</em> realizzato da Eskinzo, tutti pezzi che erano già stati inclusi nell’ep <em>Io? – extra</em> regalato ai fans a settembre 2011. In aprile uscirà anche il videoclip de <em>La terra senza l’uomo</em>, a opera del regista <strong>Marcello Saurino </strong>e realizzato in collaborazione con <strong>Lav</strong> e <strong>Greenpeace</strong>.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/ugZceNlIbkU" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/spaziosa-terra-senza-luomo/200709/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ben L&#8217;Oncle, il Soulman francese</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/24/loncle-soulman-francese/199668/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/24/loncle-soulman-francese/199668/#comments</comments> <pubDate>Sat, 24 Mar 2012 09:30:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Pasquale Rinaldis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Piacere quotidiano]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Ben L’Oncle]]></category> <category><![CDATA[Benjamin Duterde]]></category> <category><![CDATA[Blue Note di Milano]]></category> <category><![CDATA[Ghironda Winter & Spring Festival]]></category> <category><![CDATA[Otis Redding]]></category> <category><![CDATA[soul]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=199668</guid> <description><![CDATA[Ha raggiunto la celebrità grazie a una cover di Seven Nation Army dei White Stripes, che nel 2003 venne considerata unanimemente “migliore canzone rock”, e che lui ha rivisitato in chiave Soul. Il suo primo album ha venduto oltre mezzo milione di copie ottenendo quattro dischi di Platino in Francia. Classe 1984, originario di Tours...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/Ben-LOncle-Soul-211.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-199677" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/Ben-LOncle-Soul-211-200x300.jpg?47e3a5" alt="" width="200" height="300" /></a>Ha raggiunto la celebrità grazie a una cover di </em><em><strong><a href="http://youtu.be/WDwIly7Y8l4">Seven Nation Army</a></strong> dei <strong>White Stripes</strong>, che nel 2003 venne considerata unanimemente “migliore canzone rock”, e che lui ha rivisitato in chiave Soul. Il suo primo album ha venduto oltre mezzo milione di copie ottenendo quattro dischi di Platino in Francia. Classe 1984, originario di Tours – una cittadina della Loira francese – da ormai qualche anno è considerato l’artista soul per eccellenza: stiamo parlando di <strong>Benjamin Duterde</strong> in arte<strong> Ben L’Oncle</strong> che,  approdato nel 2009 sulla scena musicale francese, oggi stupisce per l’abilità nel coniugare il soul, il jazz e il rock con un’energia e una classe che ci riportano ai grandissimi interpreti degli anni &#8217;60, senza però cadere in uno stile marcatamente retrò. Idolo della rete grazie ai suoi videoclip, si appresta a terminare un tour mondiale sold-out che lo ha visto protagonista lo scorso dicembre al <strong>Blue Note</strong> di Milano e qualche giorno fa al <strong>Ghironda Winter &amp; Spring Festival</strong> di Martina Franca (Ta). Anticipato dalla hit </em><em><strong>Soulman</strong> il suo omonimo album d’esordio “<strong>Ben L’Oncle Soul</strong>” verrà pubblicato anche in Italia il prossimo 26 marzo un album composto da 14 brani in puro stile Motown.</em></p><p><strong>Ben, c</strong><strong>ome nasce il tuo disco e quali sono i temi che maggiormente ti hanno ispirato? E poi, una curiosità: come ti sei avvicinato al genere Soul?</strong><br /> Sono cresciuto ascoltando artisti usciti dalla cosiddetta “vecchia scuola della musica Soul”. Devo comunque sicuramente a mia madre la mia educazione musicale: lei è una gran fan di <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Otis_Redding" target="_blank">Otis Redding</a></strong>, uno dei primi artisti che scoprì da giovanissima. Quando era incinta ascoltava continuamente il disco “<em><strong>Otis Blue</strong></em>” di Otis Redding. Ed era inevitabile che venissi folgorato da questo grandissimo artista. La sua influenza è riscontrabile in gran parte della mia produzione. Ho iniziato da giovanissimo a esibirmi, dapprima in un coro gospel, dopo, crescendo, ho conosciuto diversi musicisti che mi hanno coinvolto e mi hanno invitato a suonare con loro nei club della capitale francese.</p><p><strong>Credi che la musica contemporanea sia soggiogata dal suo ingombrante passato oppure che ci siano margini per poter guardare avanti ed evolvere? Creare qualcosa che non è ancora stato fatto?</strong><br /> Per quanto mi riguarda, come prima cosa cerco di andare in profondità, alle radici della Soul Music per far luce su tutto quel che dietro questa possa celarsi e, può sembrare strano, mi sento ancora un neofita&#8230; come un ragazzo alle prime armi. Credo che sia possibile far evolvere la musica, molto spesso un&#8217;evoluzione avviene attraverso il mix di vari generi. Istintivamente cerco di dare un tocco di modernità alla mia musica, essendo influenzato dai generi che mi piacciono&#8230; solitamente ascolto musica della Motwon, ma non disdegno l&#8217;Hip Hop, il Reggae e il Rock&#8230; Unirli al Soul può essere un bell&#8217;esperimento. E la mia cover di <em>Seven Nation Army</em> sta a confermarlo&#8230;</p><p><strong>Come vedi il panorama musicale attuale? Ci sono realtà a noi sconosciute che operano e se ne conosci ce ne puoi parlare?</strong><br /> Un&#8217;artista di cui non si sente parlare molto, ma che adoro, è <strong>Sharon Jones and the Dap Kings</strong>. Non so se è conosciuta in Italia, ma  lei è un vero portento, ha una energia pazzesca e assistere a una sua esibizione è qualcosa di stupefacente! Mi piacerebbe segnalare la scena Soul di New York dove Charles Bradley e Mayer Hawthorn sono gli esponenti di spicco.</p><p><strong>Prevedi date in Italia? E qual è la considerazione che hai del nostro Paese?</strong><br /> Sì, suonerò a Roma il prossimo 25 marzo, unica data in programma dopo il concerto che ho tenuto nel Sud Italia in Puglia a Martina Franca. Mi piacerebbe tornare in estate: l&#8217;Italia è un gran paese e con un gran pubblico. Qui il Jazz, il Soul, ma anche il Funky hanno molti estimatori&#8230; Vale davvero la pena tornare!</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/69ptYXvUo7M" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/24/loncle-soulman-francese/199668/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La storia di Tony Iommi, padre dell&#8217;Heavy Metal e cofondatore dei Black Sabbath</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/lincredibile-storia-tony-iommi-padre-dellheavy-metal-cofondatore-black-sabbath/199143/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/lincredibile-storia-tony-iommi-padre-dellheavy-metal-cofondatore-black-sabbath/199143/#comments</comments> <pubDate>Thu, 22 Mar 2012 11:28:14 +0000</pubDate> <dc:creator>Pasquale Rinaldis</dc:creator> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Arcana]]></category> <category><![CDATA[Black Sabbath]]></category> <category><![CDATA[Boris Karloff]]></category> <category><![CDATA[Iron Man - Il mio viaggio tra Paradiso & Inferno con i Black Sabbath]]></category> <category><![CDATA[Ozzy Osbourne]]></category> <category><![CDATA[Tony Iommi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=199143</guid> <description><![CDATA[La storia è costellata di persone la cui vita somiglia più alla sceneggiatura di un film che a una ordinaria esistenza vissuta giorno dopo giorno. Una di queste è sicuramente quella di Tony Iommi, chitarrista fra i più influenti di sempre, cofondatore assieme a Ozzy Osbourne dei Black Sabbath, gruppo pioniere dell&#8217;Heavy Metal e dalla...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/tony.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-199144" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/tony.jpg?47e3a5" alt="" width="188" height="268" /></a>La storia è costellata di persone la cui vita somiglia più alla sceneggiatura di un film che a una ordinaria esistenza vissuta giorno dopo giorno. Una di queste è sicuramente quella di <strong>Tony Iommi</strong>, chitarrista fra i più influenti di sempre, cofondatore assieme a <strong>Ozzy Osbourne</strong> dei <strong>Black Sabbath</strong>, gruppo pioniere dell&#8217;Heavy Metal e dalla critica denominato &#8220;I Beatles dell&#8217;Heavy Metal&#8221;. Si intitola &#8220;<strong>Iron Man &#8211; Il mio viaggio tra Paradiso &amp; Inferno con i Black Sabbath</strong>&#8221; l&#8217;autobiografia del chitarrista uscita in Italia per i tipi di <strong>Arcana</strong>.</p><p>Un amore per la musica quella del piccolo Tony – nato a Birmingham nel 1948 da genitori italiani emigrati nel Regno Unito – , sbocciato nella sua cameretta ascoltando da una radiolina i gruppi strumentali che avevano le chitarre in primo piano, come gli <strong>Shadows</strong>: &#8220;Mi hanno fatto venire voglia di suonare la chitarra, adoravo quel sound, roba strumentale e ho capito: voglio fare questo&#8221;.  Ma non è facile per lui diventare musicista. I soldi in casa scarseggiano, e le finanze per l&#8217;acquisto di una chitarra non ci sono. Inoltre Tony è mancino e trovare una sei corde per lui è davvero molto complicato. La madre, però, fa di tutto per accontentarlo e alla fine riesce a regalargli una chitarra elettrica <strong>Watkins Rapier</strong> vista su un catalogo. Una Watkins per mancini dal costo di 20 sterline che la madre paga a rate.</p><p>Terminati gli studi e dopo aver fatto svariati lavoretti, il suo obiettivo principale è diventare un musicista professionista. Entra in contatto con un pianista e un batterista più grandi di lui e dallo strimpellare da solo in camera sua comincia a esibirsi in pubblico. Con la band ottiene un ingaggio in un pub e Tony, che non ha neanche l&#8217;età per entrare in un pub, incomincia a guadagnare qualche sterlina per la felicità dei genitori. Ma dopo qualche tempo entra in un&#8217;altra formazione, i <strong>Rockin&#8217; Chevrolets</strong>,<strong> </strong>i quali, vestiti rossi di lamé forniscono la colonna sonora ai giovanotti inglesi che nei concitati weekend si picchiavano nel locale&#8230;</p><p>In seguito anche gli Chevrolets si sciolgono e dopo aver sostenuto una brillante audizione entra nei <strong>The Birds &amp; The Bees</strong>, più vicini a una band professionista, tanto che ottengono di andare in tournée in Europa. E&#8217; l&#8217;inizio del sogno. Che però dura pochissimo. Tutto va per il verso giusto, lavora ancora, però, come saldatore in una fabbrica. E&#8217; il suo ultimo giorno da saldatore quando durante la pausa pranzo alla mamma comunica di non voler terminare il turno pomeridiano. Questa però insiste: &#8220;Va e finisci il lavoro per bene&#8230; uno Iommi si comporta così&#8221;. Torna in <strong>fabbrica</strong>. Gli tocca lavorare a una grossa pressa perché quel giorno non c&#8217;è la signora che di solito se ne occupa. La mattina tutto fila liscio, ma al ritorno dalla pausa pranzo, forse perché sovrappensiero, schiaccia il pedale e la pressa gli piomba sulla mano destra staccandogli le punta di due dita. Medio e anulare. &#8220;Ecco è finita per sempre&#8221; pensa. E&#8217; il suo ultimo giorno di lavoro e anche il più triste. Il sogno di una gran carriera davanti svanisce mentre guarda la sua mano destra grondante sangue.</p><p>Non tutto il male viene per nuocere però. Tutti sanno quel che <strong>Tony Iommi</strong> è diventato. In più deve re-incontrare il mitico Ozzy, suo ex compagno di scuola, che in quel periodo si fa chiamare &#8220;Ozzy Zig&#8221;, e <strong>Black Sabbath</strong> per adesso è solo il titolo di  un film del genere horror con protagonista <strong>Boris Karloff</strong> e non il nome di una delle band più prolifiche e durature della storia della musica. Una storia che davvero somiglia più alla trama di un film che a una vita realmente vissuta: come riesce a diventare &#8220;Iron Man&#8221;, e a creare un nuovo genere, l&#8217;Heavy Metal, lo scoprirete leggendo questa incredibile quanto travolgente biografia.</p><p><strong><span style="font-size: x-small;">TONY IOMMI</span></strong><span style="font-size: x-small;"> &#8220;IRON MAN IL MIO VIAGGIO TRA PARADISO&amp;INFERNO CON I BLACK SABBATH&#8221;<br /> Prezzo: 19,50 euro<br /> Editore: Arcana Collana Biografie<br /> Pagine: 390 con inserto fotografico</span></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/lincredibile-storia-tony-iommi-padre-dellheavy-metal-cofondatore-black-sabbath/199143/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Grandissima e scandalosa Lady GaGa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/20/grandissima-lady-gaga-scandalosa-lady-gaga/198851/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/20/grandissima-lady-gaga-scandalosa-lady-gaga/198851/#comments</comments> <pubDate>Tue, 20 Mar 2012 16:26:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Pasquale Rinaldis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[bed-in]]></category> <category><![CDATA[John Lennon e Yoko Ono]]></category> <category><![CDATA[lady gaga]]></category> <category><![CDATA[Pasquale Rinaldis]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=198851</guid> <description><![CDATA[La popstar del momento che mescola la decadenza anni Settanta in stile David Bowie al look eccessivo anni Ottanta alla Madonna, mischiando qua e là i Novanta neo-dark, ispirandosi a Marylin Manson e all’elettrotrash dei primi Duemila, è osannata in tutto il mondo occidentale, che ormai a tutto è assuefatto e per quasi nulla più...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/gagaa.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-198852" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/gagaa-300x221.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="221" /></a>La popstar del momento che mescola la decadenza anni Settanta in stile David Bowie al look eccessivo anni Ottanta alla Madonna, mischiando qua e là i Novanta neo-dark, ispirandosi a Marylin Manson e all’elettrotrash dei primi Duemila, è osannata in tutto il mondo occidentale, che ormai a tutto è assuefatto e per quasi nulla più si scandalizza. <strong>Stefani Joanne Angelina Germanotta</strong>, divenuta celebre col  nome d&#8217;arte <strong>Lady GaGa</strong>, con un paio di dischi all’attivo e qualche remix si è aggiudicata 153 premi conquistati in tutto il globo, ottenendo così di poter fare tutto quel che le girasse per la testa: concerti horror, video blasfemi e persino quasi porno. Come in “<em><strong>Alejandro</strong></em>” dove scene di sesso sono mischiate a riti religiosi, girate in bianco e nero e con il solo colore rosso in evidenza, proprio per sottolineare la passione e il sangue.  Ma non è tutto: improvvisandosi cannibale sul palco, per il<strong> The Monster Ball Tour starring Lady GaGa</strong>, l&#8217;artista ha creato un intermezzo in cui viene proiettato un video choc in cui è prima vittima di una ballerina che le vomita addosso, poi la cantante prende un cuore per sbranarlo. Intanto, la sua fama, il suo conto in banca e le sue pazzie aumentano di pari passo con il fanatismo dei suoi fans.</p><p>Sorpende il modo in cui l’occidente secolarizzato, che a tutto è ormai abituato, accoglie le critiche che gli vengono rivolte e, nella fattispecie,  l’intervento di<strong> Cholil Ridwan</strong>, co-presidente del Majelis Ulema Indonesia (Mui), il principale ente islamico del Paese asiatico. Lady Gaga ha in programma un concerto a Giakarta il 3 giugno prossimo e oltre 25 mila biglietti sono già stati venduti. Ridwan, come riporta il <em>Jakarta Globe</em>, ha avvisato che: “Il concerto è inteso per distruggere la moralità della nazione” e che Lady Gaga è peggio delle cantanti locali di <em>dangdut</em> – danza locale molto sensuale che unisce ritmi indonesiani a movimenti simili alla danza del ventre – perché  “è occidentale e spesso mostra le parti private del suo corpo quando canta”. Rabbia negli Stati Uniti: una critica a Lady GaGa è come se venisse inferta a noi&#8230;<br /> Un altro dei presidenti del Mui, <strong>Slamet Effendi Yusuf</strong>, ha invece dichiarato che “i giovani sanno cosa è giusto e cosa è sbagliato”, precisando di non avere problemi con la cantante.  Ma in fondo spera che “Lady Gaga vestirà un abito normale a Giakarta”(Chissà come andrà a finire se invece si presenterà con l&#8217;abito fatto di bistecche di maiale&#8230;).<strong> Ali Mustafa Yaqub</strong>, iman della moschea principale di Giakarta, la Istiqlal, ha invece detto che guardare una donna semi-nuda è peccato e che “una donna dovrebbe ballare semi-nuda solo di fronte al proprio marito”. Va considerato poi che l&#8217;88 per cento dei 240 milioni di indonesiani è musulmano e certe critiche sono più che legittime, non si tratta di bigottismo.</p><p>Quanto sono lontani i tempi in cui, popstar come<strong> John Lennon e Yoko Ono</strong>, stelle  di altra levatura non solo morale, sfruttavano la propria celebrità a fin di bene attirandosi le attenzioni dei media per abbracciare cause utili al progresso dell&#8217;umanità. Dopo aver celebrato le loro nozze al consolato di Gibilterra, precisamente il 20 marzo di 43 anni fa, trascorsero la luna di miele ad Amsterdam dando luogo al “<em><strong>Bed In</strong></em>”,  un evento di protesta pacifista, attuato da Lennon assieme a Yoko Ono nella camera numero 1902 dell&#8217;Hilton Hotel di Amsterdam, durante il quale la coppia decise – in favore del pacifismo e contro la guerra del Vietnam – di rimanere a letto un&#8217;intera settimana, dal 25 al 31 marzo, facendosi riprendere da numerosi fotografi. I giornalisti credendo che la coppia avrebbe fatto l&#8217;amore in pubblico, davanti alle loro macchine fotografiche – la qual cosa sarebbe oggi possibilissima – si accalcarono per riuscire ad entrare nella camera, ma si trovarono invece di fronte ai due che, in pigiama, rilasciavano interviste e dichiarazioni sulla pace nel mondo e contro le spese militari<strong>.</strong></p><p><strong><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/WzAPpe75e7o" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/20/grandissima-lady-gaga-scandalosa-lady-gaga/198851/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Nicola Barghi e il suo ItalianBritPop Tour</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/17/nicola-barghi-italianbritpop-tour/197854/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/17/nicola-barghi-italianbritpop-tour/197854/#comments</comments> <pubDate>Sat, 17 Mar 2012 15:02:40 +0000</pubDate> <dc:creator>Pasquale Rinaldis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Alessio Vitali]]></category> <category><![CDATA[Barbara Rossi De Rigo]]></category> <category><![CDATA[Cristiano Sacchi]]></category> <category><![CDATA[Daniele Coluzzi]]></category> <category><![CDATA[Fausto Fabio McFly]]></category> <category><![CDATA[Italian Britpop Tour]]></category> <category><![CDATA[Michele Amato]]></category> <category><![CDATA[Nicola Barghi]]></category> <category><![CDATA[Rock in Progress Effequ]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=197854</guid> <description><![CDATA[Nel suo libro “Rock in Progress – Promuovere, distribuire, far conoscere la vostra musica” (effequ edizioni) Daniele Coluzzi, dopo essersi addentrato nei meandri della musica indipendente per capirne il funzionamento e aver raccolto pareri e consigli dagli addetti ai lavori, descrive fedelmente la vita dei musicisti emergenti, mettendo in risalto di quanto sia faticosa. Perché...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/barghi1.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-197860" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/barghi1-300x200.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="200" /></a>Nel suo libro “<strong>Rock in Progress – Promuovere, distribuire, far conoscere la vostra musica</strong>” (effequ edizioni) <strong>Daniele Coluzzi</strong>, dopo essersi addentrato nei meandri della musica indipendente per capirne il funzionamento e aver raccolto pareri e consigli dagli addetti ai lavori, descrive fedelmente la vita dei musicisti emergenti, mettendo in risalto di quanto sia faticosa. Perché la vita del musicista emergente è davvero molto faticosa: caricare e scaricare le strumentazioni e gli amplificatori dalla macchina, percorrere migliaia di chilometri per arrivare in locali sperduti, fare mille telefonate per ottenere una data per esibirsi&#8230; Perché fare un concerto è l&#8217;occasione per promuovere, farsi conoscere, vedere le reazioni del pubblico, testare il repertorio e l&#8217;affiatamento tra i musicisti. Ho chiesto ad alcuni artisti emergenti che ho intervistato in questi anni di tenere un diario di bordo delle loro tournée per testimoniare la faticosità, ma, magari, anche la bellezza della vita on the road di un artista. Iniziamo con <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/22/un-talento-italiano-dal-cuore-british/83306/">Nicola Barghi</a></strong> che con  il suo <strong>“Italian Britpop Tour”</strong> è partito dal <strong>Borderline Club</strong> di <strong>Pisa </strong>per spingersi in seguito fino al profondo Nord, in Svezia terminandolo 18 mesi dopo, proprio laddove era iniziato. Questo è il suo racconto.</em></p><p><strong><a href="http://www.nicolabarghi.com/">Back in Swe-Cily</a>. Diario di viaggio dell’Italian BritPop Tour<br /> Italian Britpop</strong> è il nome che ho dato al mio tour partito dalla Toscana e terminato dopo quasi 100 concerti tra Italia ed estero, in particolare per ben due volte a <strong>Londra</strong> e in <strong>Svezia</strong>. La capitale britannica è stata raggiunta in aereo, ma le altre tappe abbiamo viaggiato <em>on the road</em> sul furgone “griffato”. Ad accompagnarmi una band di tre elementi che, in diverse formazioni, si è alternata nelle numerose date italiane e nei viaggi oltreconfine. Questo è il diario che ho tenuto durante tutto il percorso degli oltre 11.000 chilometri attraversando tutta l’Europa, dal Circolo Polare Artico alla punta della Sicilia. Formata la band al volo (più o meno come si fa con i Lego) facciamo le prove il 4 luglio e il 5 pomeriggio partiamo con destinazione <strong>Stockholm</strong>, aeroporto <strong>Skavsta</strong>. La band di questo tour è formata da me, <strong>Nicola Barghi</strong> voce e chitarra, <strong>Cristiano Sacchi </strong>al basso e cori, <strong>Michele Amato</strong> alla batteria e l’immancabile <strong>Barbara Rossi De Rigo</strong>, tuttofare, road manager, segretaria, badante e tocco femminile necessario a contenere le manifestazioni da testosterone. Cristiano mi accompagnerà quasi fino alla fine dei due tour mancando solo l’ultima data dove sarà sostituito da <strong>Alessio Vitali</strong> e alla batteria dopo Michele avremo, per le tappe in Sud Italia, il  riccioluto <strong>Fausto Fabio McFly.</strong></p><p><strong>Finalmente on the road col nostro van</strong><br /> Caricato nel capiente bagagliaio il nostro backline divoriamo la strada e l’interminabile <strong>Germania</strong> (la parte più monotona) arrivando a <strong>Stockholm</strong> con quattro ore di anticipo sull’atterraggio del volo che porterà Michele Amato, insofferente alle troppo lunghe trasferte <em>on the road</em>, a raggiungerci a metà percorso&#8230; eh eh ma lui non sa che ci sono altri 1.500 km da fare! Con Cri’ decidiamo d’impiegare il tempo dell’attesa per ripassare le canzoni scomodamente seduti su delle rocce situate in un boschetto adiacente al parcheggio.</p><p><strong>Il nostro primo concerto svedese</strong><br /> Arriviamo a <strong>Kallbacka</strong> la mattina del 7 luglio. La sera stessa abbiamo il primo concerto nella piazza principale del paese di <strong>Jokkmokk</strong>. Emozionante e inusuale suonare canzoni in lingua italiana in un paese straniero e poco affine al nostro mondo latino. Le risposte infatti sono delle più disparate, anziani che si proteggono l’udito coprendosi le orecchie, bambini che saltellano giocosi al ritmo della musica e giovani che si avvicinano incuriositi. Va sottolineato che l’evento prende il via alle 20 e noi siamo l’attrazione principale della serata. Increduli, alle 23 siamo già alla base, in genere in Italia questa è l’ora in cui iniziamo a suonare!  Il giorno seguente suoniamo al <em><strong>Musikomat </strong></em>di <strong>Lulea</strong>, dove arriviamo intorno alle 19 per scoprire che si tratta di un bar/ristorante ricavato in una parte della stazione ferroviaria nella quale l’attività dei treni prosegue indisturbata alle nostre spalle. Nonostante l’inizio un po’ imbarazzante per l’inusuale location riusciamo via via a riscaldare il pubblico, tanto da sentirli cantare “<em>Senza di Lei</em>” in un italiano approssimativo e sgolarsi sull’universale “na na na naaa na na naaaa” del finale di <em>Hey Jude </em>dei <strong>Beatles</strong>.  Alla fine il pubblico reclama dei bis e ci trattiene ulteriormente per conoscerci e parlare con noi. Il dopo concerto è allietato da giovani e allegre ragazze svedesi che reclamano i nostri autografi direttamente sulla loro pelle, sfoderando una notevole fantasia sulle diverse collocazioni.</p><p><strong>Sbalzi di temperatura: dalla Svezia alla Sicilia</strong><br /> Ci aspettano oltre due giorni di viaggio prima di raggiungere <strong>Elfland</strong>, poi due giorni fermi per un rapido cambio di abiti nelle valigie e pronti a ripartire alla volta della calda <strong>Sicilia</strong> dove ci attendono altre avventure, storie, incontri&#8230; questo è il senso del viaggio, questo è il bello della musica! La nostra prima data in Sicilia è al <strong>BarLume di Milazzo (ME)</strong>. Partiamo da <strong>Roma</strong> alle otto, facciamo tappa per la pausa pranzo in riva al mare a <strong>Scalea</strong> e alle 17 siamo fermi all’ingresso dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria “inspiegabilmente” chiusa fino alle 18.30! Non esistendo strade alternative percorribili col furgone ci rassegniamo all’attesa, come cani davanti a una ciotola vuota. Dopo una traghettata che avrebbe spazientito anche un santo per la sua lentezza usciamo a tutto gas dalla pancia della nave riuscendo ad arrivare al locale di <strong>Milazzo</strong> dopo circa un’ora. Siamo in tempo, ora ci possiamo rilassare e respirare a pieni polmoni la bella atmosfera siciliana, accogliente e calorosa. Il primo concerto scivola via in un bell’ambiente, dove tutti si conoscono creando un clima davvero ospitale.</p><p><strong>Sicilia mon amour</strong><br /> Abbiamo suonato in quasi tutte le città della bellissima isola: <strong>Trapani</strong>, <strong>Agrigento</strong>, <strong>Siracusa</strong> e <strong>Palermo</strong>, postazione fissa nella quale troviamo sempre ristoro e affetto inimmaginabili, ma per quanti dettagli io possa scrivere non saranno mai sufficienti a rendere il giusto valore delle sensazioni provate. Un’atmosfera goliardica, ma al tempo stesso spontanea e vera. Abbiamo conosciuto tante persone speciali, ma non è mancato anche qualche incontro meno felice come quello con il gestore di un nuovo locale vicino al porto di Palermo il quale non ha esitato a fermare il concerto in seguito alla protesta di un residente (comprensibile dato l’errore fondamentale di collocare un locale di musica live all’aperto in un quartiere di condomini super affollati) rifiutandosi poi di pagarci ugualmente la presenza accampando scuse insostenibili come quella che la nostra musica <strong>Heavy Metal</strong> (?) e non <strong>Italian BritPop</strong>. Andandocene abbiamo comunque avuto la nostra gratificazione lasciando il locale vuoto dato che le persone presenti erano tutte al nostro seguito.</p><p><strong>Fine del tour. Tempo di bilanci</strong><br /> Il tour termina laddove avevamo iniziato, a Pisa, nel cuore e nella mente con un&#8217;esperienza gratificante che mi ha reso ricco di nuovi amici, di ricordi felici, di affetto ricevuto, d’immagini indimenticabili donandomi una gran voglia di ripartire al più presto e continuare a portare in giro la mia musica. Divertimento a parte il vero e profondo significato di esperienze come questa è la prova tangibile che non esistono confini tra gli esseri umani, che la passione può far smuovere le montagne, che suonare dal vivo è la prova del nove per capire se la tua musica arriva al cuore delle persone. Se la musica trasmette e arriva significa che abbiamo raggiunto il nostro scopo, tutto il resto conta meno. L’unico problema è che con la passione e il cuore non si pagano i conti, non si riempie lo stomaco. Penso a quanti altri artisti validi rimangono sconosciuti e tirano a campare, proprio come me!</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/hTTV91fWLYQ" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/17/nicola-barghi-italianbritpop-tour/197854/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tutte le feste di Zanardi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/14/tutte-feste-zanardi/197206/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/14/tutte-feste-zanardi/197206/#comments</comments> <pubDate>Wed, 14 Mar 2012 16:57:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Pasquale Rinaldis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Piacere quotidiano]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[antonio rezza]]></category> <category><![CDATA[Bahamut]]></category> <category><![CDATA[banksy]]></category> <category><![CDATA[Borgo Pirano]]></category> <category><![CDATA[caparezza]]></category> <category><![CDATA[Paolo Iaffaldano]]></category> <category><![CDATA[Paolo Zanardi]]></category> <category><![CDATA[Pasquale Rinaldis]]></category> <category><![CDATA[Rino Gaetano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=197206</guid> <description><![CDATA[“La mente dà il massimo quando sei paranoico. Esplori ogni strada e ogni possibilità con grande rapidità e totale chiarezza. Le opere di artisti non paranoici, gente che non lavora al pieno delle sue capacità, non mi interessano”. Così Banksy, il più celebre esponente della Street Art, si esprime riguardo all&#8217;arte contemporanea. Una definizione che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/tutte-le-feste.png?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-197208" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/tutte-le-feste.png?47e3a5" alt="" width="223" height="226" /></a>“La mente dà il massimo quando sei paranoico. Esplori ogni strada e ogni possibilità con grande rapidità e totale chiarezza. Le opere di artisti non paranoici, gente che non lavora al pieno delle sue capacità, non mi interessano”. Così <strong>Banksy</strong>, il più celebre esponente della Street Art, si esprime riguardo all&#8217;arte contemporanea. Una definizione che mi è venuta in mente quando ho ascoltato per la prima volta il disco dell&#8217;artista che oggi andiamo a conoscere. Il suo nome d&#8217;arte è <strong>Paolo Zanardi</strong> (cognome preso in prestito da uno dei personaggi partoriti dalla mente del grande Paz), e basta leggere la sua autobiografia per farsi un&#8217;idea sul personaggio. Per capire che si ha a che fare con un tipo bizzarro, fuori dal comune e che al più grande writer piacerebbe senz&#8217;altro, perché dotato di grande capacità critica e di osservazione, di lucido realismo innaffiato da ludico autocompiacimento.</em></p><p><a href="http://www.myspace.com/paolozanardi">Paolo Zanardi</a> debutta il 9 gennaio 1968, Venere in Capricorno, in una notte-alba così tempestosa che la levatrice per il gran fracasso non riusciva a farsi aprire il portone. Di qui il “Complesso della Levatrice” che lo segna profondamente incidendo a lungo sul suo percorso musicale. (Intro alla sua autobiografia). Negli anni Novanta fonda i <strong>Borgo Pirano</strong> con cui si esibisce a Livorno per il <strong>Premio Ciampi</strong>, e nel &#8217;98 vincono il <strong>Premio Recanati</strong>. Pugliese, oggi vive a Roma dove si è trasferito da diversi anni. Qualche giorno fa è uscito il suo terzo album “<em><strong>Tutte le feste di domani</strong></em>”, interamente autoprodotto, composto da dieci canzoni ove spiccano il singolo che ha anticipato l&#8217;uscita dell&#8217;album “<em><strong><a href="http://youtu.be/1r05OLwOQ-s">Harem</a></strong></em>” e la esilarante “<em><strong>Arbeit Macht Frei</strong></em>” in cui è coadiuvato da gente del calibro di <strong>Caparezza</strong> e <strong>Antonio Rezza</strong>. È un disco che fa riflettere e pensare: se è vero che il mondo dell&#8217;arte – e della musica – è la più grande delle truffe, un ospizio per superprivilegiati velleitari e deboli, ogni tanto è bello incontrare personaggi che come lui sono in grado di smentirti.</p><p><strong>Paolo, sei un cantautore cui potrebbe essere cucita addosso l&#8217;etichetta &#8220;di protesta&#8221;. Pensi che le canzoni possano – ancora – essere strumento per rendere il mondo un posto migliore dove vivere?</strong><br /> Beh, casomai sono un cantautore <em>in protesto</em>&#8230; credo che le canzoni possano rendere il mondo un posto migliore o peggiore esattamente come ogni nostro altro pensiero, azione, decisione, respiro, tutto contribuisce. Da questo punto di vista non vedo differenze tra lo scrivere una bella canzone e fare bene, non so, il piastrellista piuttosto che l’architetto&#8230; la canzone è sempre esistita come forma di intrattenimento, a volte sfiora la poesia, a volte la guittezza, a volte&#8230; lasciamo perdere.</p><p><strong>Sei arrivato al tuo terzo album: visti i risultati puoi ritenerti soddisfatto? Credi che tu stia raccogliendo il giusto o ti senti sottovalutato?</strong><br /> Domanda a doppio taglio: se ti rispondo che mi sento sottovalutato ci faccio la figura del minchione vittimista, se ti rispondo che raccolgo il giusto sembra ti stia rispondendo da un ospedale psichiatrico, visto che, comunque, saranno in dieci a conoscermi in tutta la penisola&#8230; diciamo che per poterti rispondere dovrei prima avere la possibilità di arrivare a un pubblico quantomeno più vasto, e vederne la risposta&#8230; Raccoglierai quello che hai seminato, diceva qualcuno, e non è detto che il tempo della semina per me sia già concluso, di certo per ora si raccoglie poco.<strong> </strong></p><p><strong> </strong></p><p><strong></strong><strong>Non fai politica esplicitamente, ma nelle tue canzoni lanci messaggi subliminali. Come se  preferissi la satira sociale alla denuncia diretta&#8230;</strong><br /> Non ho mai fatto satira sociale o canzoni di denuncia se non in un caso. Per quanto riguarda i messaggi subliminali è più facile che li mandi a me stesso senza nemmeno accorgermene. Ci tengo a dire, però, che mi ritengo assolutamente &#8216;politico&#8217;, anche se non esplicitamente, e che gli artisti più politici sono proprio quelli meno ideologici e più &#8216;sganciati&#8217; apparentemente dal contesto, mi viene in mente il mio amico Antonio Rezza ad esempio. Qualche anno fa Gaber rivelò in una conferenza stampa  di non aver mai votato, i giornalisti rimasero imbambolati poverini, non riuscivano proprio a capire, come se essere o fare  politica si riducesse a infilare una scheda in un vasino elettorale. &#8216;A differenza di voi io sono sempre stato coerente&#8230;&#8217; così li apostrofò Gaber, immenso.</p><p><strong>Se dovessi trovare una definizione per te direi che sei un &#8220;giocoliere della parola&#8221;. Al centro delle tue canzoni ci sono le parole. Mi descriveresti il processo di creazione delle tue canzoni? Cos&#8217;è che più ti ispira?</strong><br /> Ti ringrazio del complimento, ma devo contraddirti ancora una volta, nel senso che le parole per me sono importantissime, ma in un certo qual modo devono sempre essere asservite al discorso musicale. Mi piacerebbe consigliare al riguardo un libro di <strong>Paolo Conte</strong> (scritto a quattro mani) intitolato appunto <em>Prima la musica</em>, e parliamo di uno che ha vinto il premio Montale per i suoi testi. Detto questo, la musica viene spontanea, mentre le parole sono sempre una gran fatica da tirare fuori, almeno per me, ma tutte (o quasi) le parti musicali dei miei dischi, che siano un violino, una tromba, un sax, o un pianoforte sono scritte da me ad esempio&#8230; Non mi sono mai messo a osservare il processo di creazione di un brano, non c’è una regola, a volte si ascolta un brano altrui e fantasticandoci sopra si costruisce qualcosa di completamente diverso, sembra stupido ma succede, oppure si ascolta un discorso in un bar, si legge un verso di una poesia che ti colpisce, un titolo di giornale, si tratta di essere sempre in agguato, una volta ne scrivevo tre al giorno, invecchiando diminuisce l’energia, ma si affina l’istinto&#8230; predatorio.</p><p><strong>Si intitola &#8220;Harem&#8221; il singolo che ha anticipato l&#8217;uscita del tuo nuovo album. Quanto pensi il lato oscuro di berlusconismo si sia insinuato nello spirito degl&#8217;italiani?</strong><br /> Non sono un politologo, ma provo a risponderti. Intanto <em>Harem</em> non parla di berlusconismo, pur essendo un brano molto &#8216;politico&#8217;, ed è stato scritto prima che esplodesse la cosiddetta mignottocrazia&#8230; dio che linguaggio&#8230; è un testo quasi buddista. Il video è stato girato dopo e ha delle attinenze con l’attualità, ma io non faccio canzoni sull’attualità, mi sembra una cosa volgare. Non penso che il berlusconismo si sia insediato nello spirito degli italiani, ho fatto in tempo a vivere gli ultimi scampoli dell’Italia democristiano-craxiana e credo che ci sia una certa consequenzialità in quello che è successo. Berlusconi ha semplicemente tirato fuori il peggio dagli italiani, che già non brillavano di loro. Certo è difficile immaginare un’alternativa alla democrazia rappresentativa, ma finché le persone delegheranno agli altri la responsabilità di decidere della propria vita temo non cambierà mai nulla, e i rivoluzionari di oggi siederanno sempre sulle poltrone di domani…</p><p><strong>Roma è diventata la tua città. Sei arrivato nella Capitale qualche anno fa. Mi dici come la trovasti all&#8217;epoca e com&#8217;è cambiata ai tuoi occhi? Com&#8217;è vivere da artista, musicista nel tuo caso, nella città eterna?</strong><br /> Non basterebbe un anno per parlare di una città come Roma. Quando ci arrivai dovetti reimparare tutto, anche il modo di camminare, di mangiare, di respirare etc. Venivo dal profondo sud, dalla Puglia, e il risultato fu il mio secondo disco <em>I Barboni Preferiscono Roma</em>, storia delle mie peregrinazioni in periferia (il barbone ero io).  In dieci anni e passa non è cambiata granché, se non in peggio, a volte mi appare come una polveriera pronta a esplodere, altre come una nube svogliata, di fondo sembra che tutti siano invischiati in una melassa sempre più densa, soffocante, e che agitandosi sprofondino sempre più nelle sabbie mobili. Io vivo a Torpignattara, un quartiere a maggioranza cinese e bengalese, ti lascio immaginare il connubio tra l’indolenza asiatica e l’accidia meridional-romana&#8230; a volte mi diverte molto osservarlo, ma poi cerco di muovermi e comincio a sprofondare lentamente.<strong> </strong></p><p><strong>In &#8220;Arbeit macht frei&#8221; compaiono artisti del calibro di Caparezza e Antonio Rezza. Com&#8217;è avvenuto il vostro incontro e quando avete deciso di collaborare assieme?</strong><em><br /> Arbeit macht frei </em>è l’unico esempio di denuncia sociale (a tutti i livelli) che puoi trovare nelle mie canzoni, è una cosa a parte, scritta sull’onda dell’orrore suscitatomi dai fatti della Thyssen-Krupp a Torino, da subito avevo in mente di coinvolgere Caparezza nel duetto in veste di politicante, l’ho chiamato e, come sempre quando si tratta di artisti veri, tutto è andato nel più semplice dei modi, il brano gli è piaciuto e ha accettato anche di girare il video. Antonio Rezza è un amico che ormai conosco da qualche anno e con cui ho addirittura girato un film in veste di attore, è un grande artista che mi ha anche involontariamente ispirato: la frase del brano “Vuoi un lavoro sicuro…sicuro?” è tratta da un suo spettacolo, <em><strong>Bahamut</strong></em>.</p><p><strong>C&#8217;è un modello a cui ti ispiri a livello poetico? Quali sono le tue ispirazioni musicali? La tua voce richiama molto quella di Rino Gaetano, ma la musica che fai è molto diversa&#8230;</strong><br /> Le ispirazioni musicali sono talmente tante che si sono mescolate inestricabilmente ed è difficile per me indicarne una in particolare, preferisco che sia chi ascolta a condurre questo gioco, mi sembra più giusto…Fai bene a dire che la mia musica è molto diversa da quella di <strong>Rino Gaetano</strong>, lo penso anch’io e il paragone mi lusinga molto, adoro la sua voce, ma credo che ogni artista degno di questo nome  faccia storia a sé, e poi ce ne sono così tanti di Rini Gaetanini in giro, soprattutto mascherati da artisti indie (si dice così?), inoltre tra fiction varie e cover band varie e “appropriazioni”politiche mi sembra che si stia facendo uno scempio di questo artista così amato ancora oggi, diciamo che a lui mi accomuna una certa volontà di essere solo (con io).</p><p><strong>Come stai promuovendo il tuo nuovo album? Hai in programma una tournée?</strong><br /> Il disco lo sto promuovendo da solo, a piccoli passi, per quanto mi è possibile, anche grazie a giornalisti disponibili come te (e pochi altri), sto per fare qualche concerto in giro, ma dopo il tuo articolo mi aspetto una telefonata da tutti i club italiani e una scintillante tournèe&#8230; Ah!&#8230;</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/Qstdde1a6_4" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/14/tutte-feste-zanardi/197206/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>&#8216;Restiamo Umani&#8217;, il film compartecipato dedicato ad Arrigoni</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/13/restiamo-umani-reading-movie/194124/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/13/restiamo-umani-reading-movie/194124/#comments</comments> <pubDate>Tue, 13 Mar 2012 11:12:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Pasquale Rinaldis</dc:creator> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Fulvio Renzi]]></category> <category><![CDATA[Gaza - Restiamo Umani]]></category> <category><![CDATA[Pasquale Rinaldis]]></category> <category><![CDATA[Restiamo Umani - The Reading Movie]]></category> <category><![CDATA[vittorio arrigoni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=194124</guid> <description><![CDATA[Lo scorso 4 febbraio Vittorio Arrigoni avrebbe compiuto 37 anni. 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L&#8217;attivista italiano rapito e ucciso da un gruppo terrorista palestinese appartenente all&#8217;area jihadista salafita il 15 aprile 2011, viene ricordato in questi giorni attraverso la realizzazione di un film che avrà come titolo <em><strong>Restiamo Umani</strong></em>, dal motto che “Vik” Arrigoni amava ripetere e con il quale chiudeva ogni sua comunicazione. <strong><em>Restiamo Umani &#8211; The Reading Movie</em></strong> consiste nelle riprese della lettura dei 19 capitoli del libro <em><strong>Gaza &#8211; Restiamo Umani</strong></em>, la raccolta degli articoli scritti a Gaza dal giovane attivista durante l&#8217;operazione militare “Piombo Fuso”.</p><p>È un progetto che punta a trasformare la cronaca, raccontata giorno per giorno a Gaza da Vittorio Arrigoni, in memoria storica e collettiva. Un lungometraggio coprodotto da chiunque voglia farlo prenotando quote del valore di <strong>10 euro</strong> l&#8217;una. Gli organizzatori in collaborazione con il sito <a href="http://http://www.produzionidalbasso.com/">www.produzionidalbasso.com</a> hanno messo a disposizione 4500 quote. Fino ad ora sono state superate le 900  sottoscrizioni e rimane poco alla conclusione della raccolta. La scadenza per l’acquisto delle quote è il 31 marzo.<strong> </strong></p><p><strong>Fulvio Renzi</strong>, curatore del progetto, spiega che &#8220;alla base dell&#8217;idea c&#8217;è la volontà di proseguire quello che Arrigoni ha iniziato, pagando con la propria vita, per non rendere il tutto vano, per una società più giusta e &#8211; continua Renzi &#8211; soprattutto per non dimenticare&#8221;.  Un progetto nato come nascono le cose semplici, proprio come scriveva &#8216;Vik&#8217; nel suo libro: “<em>&#8230;da un seme nella terra secca e da un incubo ad occhi aperti. Eravamo tutti spaventati, ma lo spavento diventò rabbia all’istante e l’assoluto bisogno di far conoscere la verità è stato l’unico sentimento puro che ho provato in quel momento</em>”.</p><p>La lettura è opera di 19 personalità internazionali individuate per aver lavorato al sostegno culturale e umano e in particolare alla problematica israelo-palestinese, tra queste: <strong>Tariq Ali</strong>, <strong>Noam Chomsky</strong>, <strong>Brian Eno</strong>, <strong>Stéphane Hessel</strong>, <strong>Luisa Morgantini</strong>, <strong>Moni Ovadia</strong>, <strong>Ilan Pappé</strong> e <strong>Roger Waters</strong>. Le riprese sono accompagnate da una  colonna sonora originale e la lettura avviene nella lingua madre di ogni lettore. <strong>Egidia Beretta Arrigoni</strong>, madre di Vittorio, legge l&#8217;introduzione e il primo capitolo, mentre <strong>Massimo Arrigoni</strong>, maestro di teatro e musica di Vik, legge il secondo capitolo.</p><p>Il film, disponibile gratuitamente on line, sarà distribuito assieme ai tanti contenuti speciali come le interviste inedite ai lettori, il backstage/intervista su come e perché è stato creato tutto questo, il documentario di <strong>Alberto Arce</strong> <em><strong>To Shoot an Elephant</strong></em> girato a Gaza durante i giorni del massacro, una collezione di video-commenti di personaggi, artisti e attivisti, sul concetto universale del “restare umani” e un libro fotografico sui 19 lettori: foto scattate subito dopo aver letto il capitolo, che diventerà anche una mostra fotografica che seguirà le conferenze che si organizzeranno in Italia e all’estero. Verrà distribuito da distributori locali, uno per ogni Stato che si coinvolgerà in modo da avere un supporto reale e un controllo maggiore sulla distribuzione negli Stati esteri, obiettivo ultimo di tutta l’opera.</p><p>Chiunque voglia partecipare al progetto può prenotare quote del valore di 10 euro l&#8217;una sul portale <a href="http://www.produzionidalbasso.com/">www.produzionidalbasso.com</a> o sul sito ufficiale del progetto <a href="http://www.restiamoumani.com/">www.restiamoumani.com</a>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/13/restiamo-umani-reading-movie/194124/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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