<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Pierfranco Pellizzetti</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/ppellizzetti/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description>News, inchieste e blog su politica, cronaca, giustizia, economia</description> <lastBuildDate>Fri, 24 May 2013 21:05:41 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Modesta proposta per la crisi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/24/modesta-proposta-per-crisi/604478/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/24/modesta-proposta-per-crisi/604478/#comments</comments> <pubDate>Fri, 24 May 2013 13:05:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Angelino Alfano]]></category> <category><![CDATA[Austerity]]></category> <category><![CDATA[Crisi Economica]]></category> <category><![CDATA[Gaetano Quagliariello]]></category> <category><![CDATA[Governo Letta]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=604478</guid> <description><![CDATA[Precettando la compagine ministeriale nella clausura monastica dell’abbazia Vallombrosiana di Sartiano, lo spelacchiato chierichetto Enrico Letta confidava &#8211; dato il luogo &#8211; in un’illuminazione dello Spirito Santo per accendere la lampadina; ossia la manna di qualche ricetta d’uscita dalla crisi in avvitamento verticale che affligge inesorabilmente il Bel Paese, fino a soffocarlo. Purtroppo pare che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Precettando la compagine ministeriale <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/13/governo-enrico-letta-commissione-di-esperti-per-riforme-istituzionali/592418/" target="_blank">nella clausura monastica dell’abbazia Vallombrosiana di Sartiano</a>, lo spelacchiato chierichetto <strong>Enrico Letta</strong> confidava &#8211; dato il luogo &#8211; in un’illuminazione dello Spirito Santo per accendere la lampadina; ossia la manna di qualche ricetta d’<strong>uscita dalla crisi</strong> in avvitamento verticale che affligge inesorabilmente il Bel Paese, fino a soffocarlo.</p><p>Purtroppo pare che l’<strong>austerity</strong> sia arrivata anche lassù, tanto che ormai perfino in cielo si preferisce risparmiare sulla bolletta dell’<strong>Enel</strong> lasciando al buio il povero premier devoto e la sua banda. Sicché &#8211; non sapendo i nostri eroi a che santi votarsi in materia di innovazione politica &#8211; divenne conseguentemente inevitabile cercare ispirazione in<strong> collaudate ricette del passato</strong>; e magari riportarle a nuovo.</p><p>Tra le varie ipotesi prese in esame, molto apprezzata – in particolare dai ministri economici &#8211; fu il remake della veneranda “<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Una_modesta_proposta" target="_blank">Modesta proposta” di Jonathan Swif</a>t, che risale al<strong> 1729</strong>; inizialmente studiata per il “caso Irlanda”, ma facilmente applicabile anche in ambito nazionale. Come sottolineato da Michele Boldrin e dagli altri mercatisti di <em>Noise from AmeriKa, </em>in sostanza, tale proposta consiste nell&#8217;ingrassare i <strong>bambini denutriti</strong> e darli da mangiare ai ricchi proprietari terrieri anglo-irlandesi. Quindi i figli dei poveri potrebbero essere venduti in un mercato della carne all&#8217;età di un anno per combattere la sovrappopolazione e la disoccupazione. Così facendo si risparmierebbe alle famiglie il costo del nutrimento dei figli fornendo loro una piccola entrata aggiuntiva, si migliorerebbe l&#8217;<strong>alimentazione</strong> dei più ricchi e si contribuirebbe al <strong>benessere economico</strong> dell&#8217;intera nazione.</p><p>A fronte dell’approvazione entusiastica da parte della ministro di Grazia e Giustizia Pantagruel <strong>Cancellieri</strong> (nota buongustaia, che già si prefigurava delizie gastronomiche sull&#8217;iberico, tipo cochinillo asado), nella sua qualità di responsabile degli Interni il vice premier Ascarino <strong>Alfano</strong> – pur esprimendo apprezzamento per lo spirito non divisivo insito nella proposta – avanzava qualche timore in materia di gestione dell’ordine pubblico nell&#8217;istituendo emporio nazionale delle carni.</p><p>A questo punto risultò decisivo il lodo di Nosferatu <strong>Quagliariello</strong>, quale responsabile del dicastero delle Riforme Costituzionali e soprattutto in quanto fervente propugnatore delle politiche della vita (come ebbe modo di manifestare, senza ipocriti infingimenti e contraendo meriti indelebili a futura memoria ministeriale, quando accolse al grido di “assassino” la notizia della pietosa <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/12/eluana-e-peste-del-linguaggio/349710/" target="_blank">eutanasia di una ragazza ridotta a stato vegetale da decenni, Eluana Englaro</a>). Infatti l’ex pannelliano trasmutato in papista, mise subito a frutto una certa francofonia appresa dall’antico maestro allo scopo di individuare un’uscita di sicurezza dall&#8217;<em>impasse</em>: la soluzione era contenuta in un importante contributo, risalente agli anni Sessanta, della celebre rivista accademica di sociologia economica e politiche pubbliche “<em>Canard enchainé</em>”. Infatti la testata d’oltralpe, creata nel1915 da Maurice Maréchal, a quell&#8217;epoca aveva ospitato un approfondito dibattito sull&#8217;attualizzazione del paradigma Swift, conclusosi con il colpo di genio di un antropologo centroafricano che avrebbe fatto anche una certa carriera politica, Jean-Bédel Bokassa.</p><p><strong>Una vera quadra:</strong> il problema si risolveva macellando soltanto la metà degli affamati, con cui sfamare la restante metà. Indubbiamente una scelta molto più umanitaria e risparmiosa di quella propugnata dallo studioso settecentesco. A quel punto la soddisfazione dell’aver messo a punto efficaci soluzioni alla crescente miseria italica senza arrecare il minimo disturbo a plutocrati e banchieri, nella consapevolezza di aver favorito il blocco sociale degli abbienti nemici del populismo (e del popolo in generale) con cui Berlusconi si avvia a vincere a man bassa le prossime elezioni, dimostrò che era stato centrato l’obiettivo di “fare spogliatoio”, con cui si era partiti alla volta del monastero di Sartiano.</p><p>L’ottimismo si diffuse in maniera incontenibile. Peccato non ne fosse stato informato l’ennesimo <a href="http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/05/17/savona-imprenditore-si-da-fuoco-grillo-aveva-parlato-di-lui-ad-comizio/232933/" target="_blank">disoccupato che nel frattempo si era dato fuoco per la disperazione</a>.</p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/24/modesta-proposta-per-crisi/604478/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Politica italiana: l&#8217;Oscar dell&#8217;antipatia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/21/politica-italiana-loscar-dellantipatia/600529/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/21/politica-italiana-loscar-dellantipatia/600529/#comments</comments> <pubDate>Tue, 21 May 2013 07:56:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Anna Finocchiaro]]></category> <category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category> <category><![CDATA[Massimo D’Alema]]></category> <category><![CDATA[PD]]></category> <category><![CDATA[PDL]]></category> <category><![CDATA[Politici]]></category> <category><![CDATA[Renato Brunetta]]></category> <category><![CDATA[Roberta Lombardi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=600529</guid> <description><![CDATA[Se esistesse l’Oscar per il/la più scostante tra i politici italiani, il parco dei candidati alla nomination risulterebbe a dir poco vastissimo. Assolutamente trasversale e con in lizza tutte la major dello scenario partitico, nessuna esclusa. Un secolare studio di cinematografia politicante quale il Pd (cambia il nome in ditta ma il cast è sempre...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Se esistesse l’<strong>Oscar</strong> per il/la più scostante tra i <strong>politici</strong> italiani, il parco dei candidati alla nomination risulterebbe a dir poco vastissimo.</p><p>Assolutamente <strong>trasversale</strong> e con in lizza tutte la major dello scenario partitico, nessuna esclusa. Un secolare studio di cinematografia politicante quale il Pd (cambia il nome in ditta ma il cast è sempre lo stesso, riciclato) può puntare su vecchie glorie sempreverdi dell’<strong>antipatia</strong>, ogni volta in corsa per il prestigioso riconoscimento; ad esempio la <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/14/renzi-berlusconi-si-candida-premier-mi-piacerebbe-sfidarlo/562373/" target="_blank">regina dello shopping assistito Anna Finocchiaro</a> o il David Niven di Gallipoli <strong>Massimo D’Alema</strong>, alla ricerca testardamente pervicace di status symbol esclusivi ed escludenti (alla faccia dei poveracci) che vadano dallo yachtsmen al gentleman farmer, al vigneron provenzale (in Francia “vignaiolo” è il padrone delle vigne, non il contadino che le coltiva). Intanto nella factory del <strong>Botteghino</strong> si continuano a sfornare giovani talenti con un grande futuro di boriosa repulsività; e già ora brillano i nomi affermati dei visi pallidi sul verdognolo di <strong>Andrea Orlando</strong>, <strong>Matteo Orfini</strong> e <strong>Stefano Fassina</strong>.</p><p>Ma la statuetta dorata (che riproduce una mano con il medio all’insù) trova agguerriti contendenti anche tra le star della major dirimpettaia, il <strong>Pdl</strong>. A cominciare dal suo tycoon <strong>Silvio Berlusconi</strong>, celebre per le barzellette agghiaccianti con cui riesce a “far simpatia” soltanto presso la claque dei dipendenti, i sottoposti beneficati da un seggio parlamentare, e che anche quando sorride lascia intravedere, dietro una maschera gaia, lo sguardo spietato e feroce del predatore. Attorno a una tale sintesi in deambulazione dell’orripilante &#8211; quale il Cavaliere &#8211; si affollano non trascurabili comprimari: dal grifagno <strong>Fabrizio Cicchetto</strong> al caratterista, specializzato nelle parti di chi ha il muscolo cardiaco troppo vicino allo sfintere, <strong>Renato Brunetta</strong>; cui si aggiunge un’altrettanto ricca scelta al femminile, con in testa la maestrina mordace Mariastella Gelmini, seppure ancora smarrita nelle centinaia di chilometri del tunnel che collega il Gran Sasso a Ginevra, e la strega di Biancaneve Daniela Santanché. Davvero un ricco campionario – quello messo in campo da Pd e Pdl &#8211; abituato da decenni alla corsa testa a testa per il riconoscimento dell’eccellenza antipatizzante.</p><p>Che ora subisce l’entrata dei terzi incomodi del <strong>M5S</strong>, guidati dall’insopportabile per antonomasia, la fustigatrice tipo Marchese di Sade <strong>Roberta Lombardi</strong>, e dall’avatar di se stesso, l’imperscrutabile selenita con trascorsi filo forzaleghisti Gianroberto Casaleggio. Perfino un professionista della simpatia come <strong>Beppe Grillo</strong> sta diventando molesto con le sue fisime puramente scenografiche degli scontrini e dei rimborsi a piè di lista (problematiche “d’alto profilo” con cui si pretenderebbe di mettere tra parentesi la questione fuori portata del cosa fare di tutti i voti intercettati alle elezioni di febbraio). Innanzi a una tale folla di concorrenti al premio finale &#8211; l’Oscar dell&#8217;antipatico &#8211; ci si potrebbe chiedere le ragioni della diffusione pervasiva di tale tratto caratteriale urticante, con tendenza al repulsivo.</p><p>La risposta può essere trovata negli effetti comportamentalmente corrosivi (e caratterialmente corruttivi) insiti nel <strong>Potere</strong> privo di controlli; proprio di un sistema politico che ignora effettive forme di alternanza in quanto bloccato. Che per una ragione o per l’altra tutti gli attori in commedia persistono nel bloccarlo ulteriormente. Per questa ragione tendono ad apparire subito più <strong>simpatici</strong> quelli che si affacciano per la prima volta sulla scena. Ma è un effetto di brevissima durata. Infatti, sembra una legge del destino che in poco tempo anche quegli ultimi arrivati si normalizzino assumendo la tipica aria spocchiosa all’insegna del “non disturbate il manovratore”, che fa tanto ceto politicante insindacabile. Dunque la sfida per una riconquistata simpatia della politica e dei politici si gioca sullo sblocco delle sue dinamiche interne (alternanza effettiva). Sfida che – a quanto pare &#8211; nessuno intende raccogliere: Pd e Pdl arroccati sulle loro pratiche collusive (ormai non più sotterranee), il M5S aggrappato alla sua insulare autoreferenzialità.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/21/politica-italiana-loscar-dellantipatia/600529/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Agorà: Gelmini, Colaninno e le teatralizzazioni dei politici in tv</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/16/agora-gelmini-colaninno-e-le-teatralizzazioni-dei-politici-in-tv/596159/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/16/agora-gelmini-colaninno-e-le-teatralizzazioni-dei-politici-in-tv/596159/#comments</comments> <pubDate>Thu, 16 May 2013 15:32:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Agorà]]></category> <category><![CDATA[Governo Letta]]></category> <category><![CDATA[Mariastella Gelmini]]></category> <category><![CDATA[Matteo Colaninno]]></category> <category><![CDATA[PD]]></category> <category><![CDATA[PDL]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=596159</guid> <description><![CDATA[Stamane partecipo ad Agorà su Rai Tre, insieme a Marco Lillo, per parlare di Imu, intercettazioni, impoverimento nazionale e altri cenni sull’universo. In più, per fare a capocciate con il non gradevolissimo Davide Giacalone, oggi mimetizzato quale giornalista di Libero ma più “noto all’ufficio” in quanto assistente di Oscar Mammì al tempo lontano (si era...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Stamane partecipo ad <a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-cc8dbc1f-934d-4c28-a423-f3c4cd680139.html#p=" target="_blank"><em>Agorà</em> su Rai Tre</a>, insieme a Marco Lillo, per parlare di Imu, intercettazioni, impoverimento nazionale e altri cenni sull’universo. In più, per fare a capocciate con il non gradevolissimo Davide Giacalone, oggi mimetizzato quale giornalista di <em>Libero</em> ma più “noto all’ufficio” in quanto assistente di Oscar Mammì al tempo lontano (si era ancora nella Prima Repubblica) della prima spartizione “al di sotto di ogni sospetto” tra Rai e Mediaset.</p><p>Come in qualsivoglia talk-show che si rispetti, dominano la scena i politici ospiti; nel caso <strong>Mariastella Gelmini</strong> per il Pdl e<strong> Matteo Colaninno</strong> di parte pidina. E litigano. Quello che dicono nella loro singolare baruffa tra soci sostenitori della medesima compagine governativa è totalmente privo di interesse, attingendo a piene mani dal repertorio più vieto della Commedia dell’Arte delle sedicenti “larghe intese”. Ben più interessanti sono i messaggi del linguaggio non verbale emessi da entrambi, le cui posture risultano infinitamente più chiarificatrici di qualsivoglia discorso.</p><p>L’ex giovane imprenditore imbarcatosi in politica rivela attraverso la concitazione con cui si esprime tutto il proprio imbarazzo; in altre parole, la comprensibile vergogna per la situazione in cui si è cacciato. Ma si potrebbe far osservare a lui e ai suoi compagni di sventura che “se la sono voluta”. Sicché stupisce lo stupore del neosegretario Pd Epifani nel prendere atto che<strong> Berlusconi è Berlusconi</strong>; quando il cacicco di Arcore esige che ogni suo volere, particolarmente in materia di mordacchia alla giustizia, venga immediatamente accontentato e pure servito in religioso silenzio.</p><p>D’altro canto questo è il bel risultato di essersi consegnati mani e piedi a un personaggio affetto da<strong> ipertrofia iomaniaca</strong> e alla sua banda di accoliti. A fronte dell’imbarazzato Colaninno, spicca<strong> la seraficità della Gelmini</strong>; perfettamente consapevole che la sua parte tiene ben stretto il pallino in mano. Infatti i partner di governo potranno pure agitarsi allo scopo di fare un po’ di scena, fermo restando che l’ennesimo viaggio a Canossa è quanto li attende.</p><p>Di converso tutte le argomentazioni espresse nel linguaggio verbale non hanno alcuna attinenza con la realtà, pure<strong> teatralizzazioni</strong>. Come &#8211; ad esempio -<strong> la questione Imu</strong>; la cui marginalità risulta evidente ma che ormai si è trasformata in un simbolo, come a suo tempo divenne tale l’abrogazione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Ossia una bandiera che si agita per chiamare a raccolta e aggregare gruppi di simpatizzanti, in previsione di possibili spendite elettorali. Insomma, la battaglia sull’Imu è una credenziale di compattamento del fronte proprietario al fine di creare un<strong> vero e proprio conglomerato di interessi</strong>; qualcosa che in modi deteriori (e mentre lo dico spero di non apparire blasfemo) riprende l’idea gramsciana del Blocco Storico a supporto di una politica.</p><p>Semmai il punto inquietante è che dall’altra parte non c’è neppure la vaga consapevolezza che una politica dovrebbe individuare <strong>pezzi di società che la supportino</strong>. Anche per questo Berlusconi e i suoi dipendenti hanno ripreso a vincere (politicamente; elettoralmente hanno perso oltre sei milioni di voti): per l’insipienza degli altri. Come manifestava in maniera palese lo smarrimento che gradatamente andava dipingendosi sul volto del garbato quanto intimidito Matteo Colaninno: è dura fare politica fuori dagli ambienti protettivi e salottieri dei Giovani Imprenditori e dalle fabbriche di papà.</p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/16/agora-gelmini-colaninno-e-le-teatralizzazioni-dei-politici-in-tv/596159/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Governo Letta-Alfano, stampa e sondaggi promuovono l&#8217;esecutivo dell&#8221;arrocco&#8217;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/13/governo-letta-alfano-stampa-e-sondaggi-promuovono-lesecutivo-dellarrocco/592157/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/13/governo-letta-alfano-stampa-e-sondaggi-promuovono-lesecutivo-dellarrocco/592157/#comments</comments> <pubDate>Mon, 13 May 2013 08:59:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Angelino Alfano]]></category> <category><![CDATA[Governo Letta]]></category> <category><![CDATA[Inciucio]]></category> <category><![CDATA[Sondaggi]]></category> <category><![CDATA[Stampa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=592157</guid> <description><![CDATA[Quando ci sottopongono un sondaggio è buona norma appurare chi lo ha commissionato. Si chiama sana “ermeneutica del sospetto”, pratica impostaci da una lotta politica pluridecennale basata esclusivamente sulla produzione di false rappresentazioni, con cui incantatori da bazar e pifferai magici tengono in ostaggio i rispettivi pezzi di elettorato (che gli esperti di marketing definirebbero...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Quando ci sottopongono un sondaggio è buona norma appurare chi lo ha commissionato. Si chiama sana “ermeneutica del sospetto”, pratica impostaci da una lotta politica pluridecennale basata esclusivamente sulla produzione di false rappresentazioni, con cui incantatori da bazar e pifferai magici tengono in ostaggio i rispettivi pezzi di elettorato (che gli esperti di marketing definirebbero “captive”). Difatti il suono degli strumenti al lavoro per l’ennesimo incantesimo sta fischiando nelle nostre orecchie con sempre maggiore intensità; veicolato soprattutto dalla<strong> grande stampa,</strong> che ha sposato la tesi della<strong> difesa a oltranza del governo Letta-Alfano</strong> e ora si impegna a costruirgli attorno il consenso necessario per durare a lungo.</p><p>A tale scopo vengono sistematicamente sbattute in prima pagina le <strong>ricerche telefoniche a campione</strong> (sulla cui composizione si resta sempre nel vago) che rivelerebbero il crescente apprezzamento popolare nei confronti del ministero in carica e del primo ministro in particolare. L’intento manipolatorio risulta evidente, considerando che almeno i 2/3 del voto alle ultime elezioni esprimevano un chiaro indirizzo<strong> antiberlusconiano</strong>; per cui appare a dir poco problematico che tale domanda nel giro di due mesi sia venuta ribaltandosi nel proprio contrario: l’apprezzamento per la compagine costituitasi grazie alla esplicita benevolenza (come sempre non disinteressata) di Silvio Berlusconi.</p><p>Per quanto poi riguarda il presunto <strong>appeal del primo ministro</strong>, qui la piaggeria supera le soglie del paradossale: perfino una scopa di saggina tracima maggiore seduttività dell’Enrico Letta jr. Ciò nonostante i signori dell’opinione continuano nella loro opera di costruzione della realtà e di coltivazione del <strong>consenso drogato</strong> nei suoi riguardi. Il fattore su cui queste operazioni fanno leva non è il convincimento, bensì la stanchezza.</p><p>Ci prendono per sfinimento. Come dimostra persino l’indignazione all’interno del Pd (Occupy Pd), che vorremmo fosse montante e rinnovatrice ma che sembra in pieno riflusso: non so altrove, ma i casi che ho sotto gli occhi (Genova e Milano) parlano in larga misura di militanti narcotizzati, che ripetono pappagallescamente “che bello abbiamo un governo”, “che bello abbiamo ministri nostri” (magari giovani turchi rapidamente declassati a vecchi arnesi come Orlando e Fassina). Il panorama che si apre ai nostri occhi è quello di una ennesima “bonaccia del mar delle Antille” destinata a durare anni.</p><p>Per questo diventano essenziali iniziative multiple di controinformazione per rompere il cerchio stregato dell’incantesimo. Ma per ora si nota solo l’impegno ammirevole di <strong>Stefano Rodotà</strong> e la voce flebile di <strong>Sel</strong> (alla ricerca di una nuova verginità). Le bocche da fuoco più potenti sarebbero quelle del<strong> M5S</strong>, che però – grazie alla manifesta incapacità post elettorale dei suoi due cacicchi extraparlamentari &#8211; si sta avvitando in una spirale distruttiva e demenziale tra contabilità ragionieristiche e ottusità reazionarie sullo ius soli. Davvero bei regali a quella corporazione del potere che ha prodotto quanto appare un puro e semplice “governo dell’arrocco”, presentato come panacea universale. Proprio dagli stessi – Eugenio Scalfari in testa &#8211; che per un anno hanno praticato la più spudorata Montilatria del “sobrio è bello” a favore dei banchieri.</p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/13/governo-letta-alfano-stampa-e-sondaggi-promuovono-lesecutivo-dellarrocco/592157/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Becchi e Boldrin a Servizio Pubblico: dopo il filosofo psichedelico, l&#8217;economista fanatico</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/10/becchi-e-boldrin-a-servizio-pubblico-dopo-il-filosofo-psichedelico-leconomista-fanatico/589346/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/10/becchi-e-boldrin-a-servizio-pubblico-dopo-il-filosofo-psichedelico-leconomista-fanatico/589346/#comments</comments> <pubDate>Fri, 10 May 2013 08:53:15 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Istruzione]]></category> <category><![CDATA[Michele Boldrin]]></category> <category><![CDATA[Michele Santoro]]></category> <category><![CDATA[Paolo Becchi]]></category> <category><![CDATA[Referendum]]></category> <category><![CDATA[Scuola Pubblica]]></category> <category><![CDATA[Scuole Private]]></category> <category><![CDATA[Servizio Pubblico]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=589346</guid> <description><![CDATA[Michele Santoro ci ha preso gusto nel propinarci casi umani con pretesa di esperti in qualcosa. Dopo il filosofo psichedelico Paolo Becchi, prosegue la galleria degli orrori a Servizio Pubblico con il mercatista da centri sociali, l’economista picchiatore Michele Boldrin. Quel patavino emigrato in America, che ritorna di tanto in tanto per farci la lezione...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Michele Santoro</strong> ci ha preso gusto nel propinarci casi umani con pretesa di esperti in qualcosa. Dopo il filosofo psichedelico <a href="http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/05/02/servizio-pubblico-becchi-si-difende-mia-intervista-a-zanzara-e-stata-strumentalizzata/230729/" target="_blank">Paolo Becchi, prosegue la galleria degli orrori a <strong>Servizio Pubblico</strong></a> con il mercatista da centri sociali, l’economista picchiatore <a href="http://www.serviziopubblico.it/puntate/2013/05/10/news/mamma_ho_perso_il_partito.html" target="_blank">Michele Boldrin</a>. Quel patavino emigrato in America, che ritorna di tanto in tanto per farci la lezione maccheronica alla Sante Baylor, alias Alberto Sordi americano a Roma: <em>that’s american</em> <em>that’s all right</em>.</p><p>E già, quello che se la tira da cattedratico di Washington giocando sull&#8217;equivoco: insegna nel Midwest, in una facoltà intitolata al primo presidente degli Stati Uniti. Ma la sgradevolezza del personaggio è abbondantemente superata dalle pretenziose follie con cui ci spiega la rava e la fava in materia di <strong>scuola pubblica</strong>; che, secondo il suo alato pensiero di eccelso semplificatore, dovrebbe essere definitivamente sbaraccata dirottando altrove i finanziamenti che la fanno sopravvivere. Il meccanismo venefico è quello dei bonus, attribuiti alle famiglie nell&#8217;ipotetica presunzione che se li spenderebbero valutando al meglio l’offerta formativa.</p><p>Robusta panzana: dato il livello di <strong>assenteismo</strong> e certificata corrività dell’<strong>odierna componente genitoriale</strong>; che – in larga misura – privilegia scelte di facili percorsi scolastici, quali quelli assicurati dalle <strong>private</strong>; dove pagando si diventa clienti, con tutti i rapporti sbilanciati che vigono tra venditore e compratore (nell&#8217;accantonamento del principio per cui qui si dovrebbe parlare di momenti formativi, non di mercatini rionali). Infatti questo del <strong>bonus alle famiglie</strong> è il trucco con cui Comunione e Liberazione pretenderebbe di cancellare l’odiata scuola repubblicana. Operazione che – invece &#8211; con il <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/26/referendum-di-bologna-sara-la-vittoria-della-scuola-pubblica/575719/" target="_blank">referendum bolognese si cerca di battere</a> in breccia.</p><p>Qualcuno lo spieghi a <strong>Boldrin</strong> (ammesso che nella sua incommensurabile prosopopea sia in grado di raccogliere suggerimenti altrui). Fermo restando che per un fanatizzato liberista con l’orecchino sarà un po’ difficile capire la ragione di fondo che rende la<strong> scuola pubblica/repubblicana</strong> l’ultima frontiera della <strong>democrazia</strong>: la sua natura interclassista, che concorre ad ovviare le ingiustizie che si determinano già con la lotteria delle nascite. La funzione integrativa di mettere insieme ragazzi e ragazze di estrazione sociale diversa perché si riconoscano uguali, scambino esperienze e apprendano reciprocamente.</p><p>Troppo difficile per uno come Boldrin, che ripete pappagallescamente la vulgata NeoLib (di grazia, non c’era anche lui tra gli ottocento che firmarono la denuncia di Obama socialista?).</p><p>Comunque restiamo in attesa di conoscere quale personaggio inquietante Santoro ci somministrerà la prossima volta: visti all&#8217;opera il filosofo che non aveva capito e l’economista da <em>catch</em> nel fango, la prossima settimana potrebbe arrivare il turno del genetista alla Menghele o del produttore di mine antiuomo presentato come esperto di politica internazionale.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/10/becchi-e-boldrin-a-servizio-pubblico-dopo-il-filosofo-psichedelico-leconomista-fanatico/589346/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il governo Letta e la truffa ricorrente della riconciliazione nazionale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/05/truffa-ricorrente-della-riconciliazione-nazionale/583367/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/05/truffa-ricorrente-della-riconciliazione-nazionale/583367/#comments</comments> <pubDate>Sun, 05 May 2013 10:23:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Governo Letta]]></category> <category><![CDATA[Inciucio]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[Paolo Becchi]]></category> <category><![CDATA[PD]]></category> <category><![CDATA[PDL]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=583367</guid> <description><![CDATA[Forse è solo un riflesso campanilistico, ma mi associo a Mauro Barberis nella difesa del povero Paolo Becchi e delle cose che ha detto. 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Anche perché si è trovato paracadutato sul palcoscenico del <em>politainment</em> a svolgere compiti improbi per le sue effettive capacità, dando pratica dimostrazione della “regola sui <strong>15 minuti di celebrità</strong> che spettano un po’ a tutti” teorizzata da Andy Warhol.</p><p>Tuttavia, cosa c’è di scandaloso nell&#8217;affermare che la frustrazione conseguente alle attese deluse in materia di cambiamento può dare la stura a <strong>forme di impazzimento</strong> individuali e/o di gruppo che imboccano la via della <strong>violenza</strong>? In passato abbiamo avuto numerose conferme in tal senso. Del resto potremmo negare che l’attuale <strong>grancassa mediatica</strong> sia concentrata proprio nel tentativo di presentare in forme entusiastiche l’assetto altamente spartitorio e puramente difensivo della corporazione del potere, incarnato dall&#8217;ignobile ammucchiata che chiamiamo <strong>governo Letta</strong>?</p><p>Fate attenzione alle parole, spie delle effettive manovre retrostanti. Ora il cosiddetto <em>buzzword</em> è “<strong>riconciliazione nazionale</strong>”: un’operazione farsesca. Anche perché non siamo nel Sudafrica di Nelson Mandela, chiamato a ricucire le lacerazioni dell’<em>apartheid</em>, ma davanti allo sfinimento di un ben più mediocre ventennio, altalenante tra temporanee <strong>contrapposizioni</strong> (ricordate Romano Prodi?) e permanenti <strong>collusioni</strong> con l’avversario presunto mortale (ricordate D’Alema, Violante, Amato, ecc.?); avversario reo agli occhi di un normale democratico di fare scempio di legalità e decenza. Quindi da contrastare risolutamente senza se e senza ma. Senza tregua.</p><p>Oggi, invece, hanno fatto un deserto persino della promessa di un ritorno alla civile convivenza e l’hanno chiamato riconciliazione. Evidenziando come nella corporazione politica viga il principio del “cane non mangia cane”. Quanto reggeranno nella <strong>mistificazione</strong> è difficile da stabilire. Fa testo il nostro passato, dove di queste “riconciliazioni” ne abbiamo avuti altri esempi, sempre dalla parte della <strong>tutela degli equilibri vigenti</strong>. E sono durate anni.</p><p>Cominciò il <strong>Togliatti</strong> guardasigilli con l’<strong>amnistia ai fascisti</strong> e la costituzionalizzazione dei Patti Lateranensi. Non a caso, anche dopo la cacciata dal governo dei comunisti, la consociazione di potere continuò nelle commissioni parlamentari, all&#8217;insegna del bipartitismo imperfetto. Lo stesso <strong>centrosinistra</strong>, dopo i primi movimenti iniziali che prefiguravano una stagione di riforme radicali, si consolidò come riconciliazione tra la Dc e la Sinistra Politica non comunista, a scapito della Sinistra Sociale e del Pci. All&#8217;insegna degli affarismi che esploderanno con Mani Pulite.</p><p>La <strong>Seconda Repubblica</strong> nasce da un’altra riconciliazione in chiave restaurativa: lo sdoganamento da parte di <strong>Silvio Berlusconi</strong> dei post/neofascisti. Quindi, a conferma della tesi “riconciliazione uguale <strong>blindatura</strong> del Palazzo”, perché il <strong>Pd</strong> decide di mettersi con il <strong>Pdl</strong> e non con i <strong>Cinque stelle</strong> che (maldestraggini della cabina di regia a parte) nel frattempo hanno lanciato la candidatura di <strong>Stefano Rodotà</strong>? Semplice: per garantire alle proprie nomenklature la prosecuzione del regime spartitorio che assicura onori e prebende ai politici imprenditori di se stessi.</p><p>Difatti – alla luce degli accadimenti – risulta chiaro che<strong> le affinità tra berluscones e piddini sono elevatissime</strong>. E in costante crescita. A partire dalla condivisione dell’immortale sentenza di quel formidabile sociologo chiamato Silvio Berlusconi, secondo la quale il<strong> corpo elettorale</strong> è rappresentato da bambini di undici anni e per di più un po’ scemi. L’elemento innovativo aggiunto dai variegati vertici Pd è che tale sentenza varrebbe anche per il proprio corpo sociale, la propria base. Però c’è motivo di credere che questa forzatura concettuale potrebbe anche non pagare.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/05/truffa-ricorrente-della-riconciliazione-nazionale/583367/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Governo Letta. La tempesta in arrivo contro il vascello del cambiamento</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/30/tempesta-in-arrivo-contro-vascello-del-cambiamento/579520/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/30/tempesta-in-arrivo-contro-vascello-del-cambiamento/579520/#comments</comments> <pubDate>Tue, 30 Apr 2013 14:14:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category> <category><![CDATA[Governo di Larghe Intese]]></category> <category><![CDATA[Governo Letta]]></category> <category><![CDATA[Inciucio]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=579520</guid> <description><![CDATA[Informazioni ai naviganti: il viaggio sulle rotte del cambiamento sta per essere investito da monsoni terribili che determineranno gravi rischi di naufragio. 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In altre parole lo spirito del tempo di ieri sta rapidamente mutando nel suo esatto contrario odierno.</p><p>E vede il ritorno all&#8217;<strong>attacco</strong> della corporazione trasversale del potere &#8211; volgarmente detta “<strong>casta</strong>” &#8211; che si muove su due piani: la stipula del Compromesso (ben poco) Storico tra <strong>Giorgio</strong> <strong>Napolitano</strong> e <strong>Silvio Berlusconi</strong>, che produce un governo aggrappato all&#8217;istinto di sopravvivenza del ceto politico bipartisan; l’imposizione di linguaggi e modelli di rappresentazione che beatificano le pratiche collusive come esempi di responsabilità e saggezza. Che difatti <strong>Enrico Letta</strong> chiama “<strong>realtà</strong>”;<a href="http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/04/29/fattotv-riguarda-il-discorso-di-enrico-letta-con-il-commento-di-gomez-e-feltri/230294/" target="_blank"> la sua realtà</a>, di chierico democristiano che “non ha imparato nulla, non ha dimenticato nulla” dell’Antico Regime che vide muovere i suoi primi passi di leaderino in erba.</p><p>L’apoteosi del <strong>compromesso</strong> come supremo compimento della politica, anche quando – come nel caso attuale – è soltanto un inconfessabile <strong>accordo sottobanco</strong> di potere.</p><p>Nei corsi e ricorsi delle coazioni a ripetere che caratterizzano una politica consacrata al presidio dei <strong>privilegi partitocratrici</strong> – quale quella italiana &#8211; sembrerebbe di essere tornati agli anni Ottanta; quando, fallito il <strong>Compromesso Storico</strong> (quello vero) dopo il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro, la restaurazione prese il nome di Caf dall&#8217;accordo occulto (o meglio, in un camper) dei partitocrati di allora: Bettino Craxi, Giulio Andreotti e Aldo Forlani. Assetto spartitorio che durò un decennio, fino alla crisi di <strong>Mani Pulite</strong>. E anche la nuova spartizione, che garantisce la perpetuazione del ceto politico asserragliato nel Palazzo, è destinata a durare molto più a lungo di quanto non si pensi.</p><p>Ma c’è un’altra analogia con il passato che salta agli occhi: il percepibile e rapido scivolare dell’<strong>indignazione</strong> in fatalismo. Infatti, se nelle ultime tornate avevamo assistito al disgelo di quella forma di abulia politicamente sterile rappresentata dal<strong> non-voto</strong> &#8211; soprattutto per merito del <strong>M5s</strong> &#8211; ora segnali consistenti lasciano intendere come i tempi predispongano l’inversione di tendenza: dalla protesta alla <strong>resa</strong>. Se questa è la tendenza, viene smentita la teoria per cui spingere il Pd tra le braccia del Pdl (portando alla luce del sole i traffici sottobanco intercorsi lungo l’intera Seconda Repubblica) avrebbe coinciso con il momento terminale del regime.</p><p>Al contrario, il serrare le fila lo rafforza. O meglio, favorisce la<strong> rinascita di Berlusconi</strong> a scapito di un Pd abbandonato da <strong>elettori delusi</strong> dall&#8217;<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/20/pd-suicidio-collettivo/569706/" target="_blank">ennesimo voltafaccia e dalla doppiezza del gruppo dirigente</a> al completo. Ma non sembra proprio che il rimescolamento di carte vada a vantaggio del Grillismo. Prevale la stanchezza di tanta gente alla canna del gas, che ha perso perfino le energie per pensare di opporsi.</p><p>Se così stanno le cose si impone un profondo <strong>cambio di strategia</strong>, accantonando i messianesimi faciloni, prima che qualche scheggia impazzita, mimetizzata in un mare di torpore, scarichi nella violenza armata – ancora una volta, come negli anni Settanta &#8211; il proprio furore disperato; ripetendo in maniera organizzata il <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/28/sparatoria-davanti-a-palazzo-chigi-durante-giuramento-del-governo/577150/" target="_blank">gesto isolato di Luigi Preiti</a> (il disoccupato calabrese che domenica ha esploso alcuni colpi di pistola contro il Parlamento, centrando incolpevoli carabinieri impegnati nel loro meritorio servizio). Insomma, niente è facile e non è certo più tempo di scherzare. Per questo si dovrebbe guardare con interesse la <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/30/barca-landini-rodota-e-cofferati-prove-tecniche-per-partito-di-sinistra/579277/" target="_blank">riunione organizzata da Fiom a Bologna</a>, che vedrà Maurizio Landini dialogare – tra l’altro – con <strong>Stefano Rodotà</strong> e <strong>Fabrizio Barca</strong>.</p><p>A questo punto, se vuole continuare ad essere la testa d’ariete o il piede di porco per aprire un Palazzo che si blinda, il <strong>M5s</strong> deve alzare il proprio<strong> tasso di politicità</strong>; imparando che l’essenza della politica non è il compromesso (più o meno “coperto”), come vorrebbe una scuola di pensiero che da Giorgio Napolitano arriva sino a Letta jr. La sua essenza è rappresentata dalle categorie di “amico/nemico”, con la diretta conseguenza che la condizione di successo in politica è praticare l’<strong>arte delle alleanze</strong>. Alla faccia delle purezze insulari, sostanzialmente masturbatorie.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/30/tempesta-in-arrivo-contro-vascello-del-cambiamento/579520/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il regime Berlusconi-Napolitano durerà a lungo: prepariamoci</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/26/regime-berlusconi-napolitano-durera-a-lungo-prepariamoci/575853/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/26/regime-berlusconi-napolitano-durera-a-lungo-prepariamoci/575853/#comments</comments> <pubDate>Fri, 26 Apr 2013 10:27:43 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Enrico Letta]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category> <category><![CDATA[Governissimo]]></category> <category><![CDATA[Governo Letta]]></category> <category><![CDATA[Inciucio]]></category> <category><![CDATA[Nuovo Governo]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Sinistra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=575853</guid> <description><![CDATA[Se tanto mi dà tanto, qui è stato il (presunto) tonno ad aprirci come una scatoletta (di ventresca). Infatti, tra maldestri rivoluzionari a fumetti e rinnovatori intermittenti, quanto infine ha prevalso è stata la determinazione proterva e inaffondabile della corporazione trasversale del Potere. Sotto l’accorta regia di Giorgio Napolitano, il dato per morto Silvio Berlusconi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Se tanto mi dà tanto, qui è stato il (presunto) tonno ad aprirci come una scatoletta (di ventresca). Infatti, tra<strong> maldestri rivoluzionari a fumetti </strong>e rinnovatori intermittenti, quanto infine ha prevalso è stata la determinazione proterva e inaffondabile della <strong>corporazione trasversale del Potere</strong>. Sotto l’accorta regia di Giorgio Napolitano, il dato per morto Silvio Berlusconi è rifiorito a nuova vita, per farsi finalmente tutti gli affaracci suoi e – al tempo stesso &#8211; fornire l’abituale alto contributo all’interminabile esproprio di democrazia e decenza; esproprio che perdura dal momento lontano in cui lo strappo di Tangentopoli fu ricucito grazie alla chiamata dell’intero arco costituzionale, da allora allargato ai neo fascisti, a difesa della politica politicante e alla contestuale rimozione della “questione morale” (intorno al 1993).</p><p><strong>Vent’anni esatti</strong>, che minacciano di proseguire ancora a lungo. Per cui fa un po’ ridere Massimo Giannini di<em> Repubblica</em> quando ipotizza &#8211; alla ricerca di una linea per il quotidiano che vis-dirige, per rimediare agli scivoloni del fondatore Eugenio Scalfari &#8211; l’avvio di un <strong>“governo di scopo” per fare cinque cose cinque</strong> e poi andare alle elezioni. Ma non scherziamo: le larghe intese collusive ce le dovremo sciroppare a lungo. Per cui sarebbe bene prepararci ad un’altrettanto lunga marcia attraverso la blindatura della politica contro ogni istanza di apertura.</p><p>Per di più, mentre già si intravedono segni di stanchezza che vira a fatalismo in quella parte di indignati che si erano bevuti come assoluta verità profetica le semplificazioni infantili della coppia di apprendisti stregoni <strong>Grillo e Casaleggio</strong>: ci si può illudere con qualche dato sondaggistico favorevole ma la sensazione di inutilità/impotenza prodotta dall’azione di M5S in Parlamento morde lo zoccolo dei consensi di febbraio. Per questo, al fine di offrire riferimenti alla domanda di politica dalla parte dei cittadini, occorrerà creare sponde elettorali che si assommino a quelle già offerte dal grillismo. Anche perché ci sarà da intercettare un flusso non indifferente in uscita dal Pd che ha gettato la maschera, mica solo Pippo Civati.</p><p>Il problema è capire <strong>chi potrà edificare tale sponda di assoluta urgenza</strong>. Visto che ci sono ancora molte resistenze/renitenze da superare/vincere. Un grande organizzatore come <strong>Fabrizio Barca</strong> potrebbe entrare a pieno titolo nel gruppo di questi costruttori, sempre si liberi dalle romanticherie della rinascita di un Pci del tempo che fu (non solo di suo padre, ma anche di Enrico Berlinguer) e si convinca di dover giocare la partita per linee esterne a questa sentina di vizi ormai scoperchiata che è il Pd, gamba postcomunista dell’inciucio. Un leader carismatico come <strong>Maurizio Landini</strong> potrebbe essere l’efficacissimo tribuno dello sblocco politico per una società più giusta, sempre si convinca che la ridotta della Fiom non può reggere per l’eternità all’assalto dei normalizzatori che vogliono uscire dalla crisi a spese del lavoro e delle famiglie. Un intellettuale del calibro di <strong>Stefano Rodotà</strong> sarebbe in grado di coordinare la messa a punto di una linea tutta giocata sui diritti e i beni collettivi, alternativa a quella governativa da caporalato della plutocrazia. E forse non si dovrebbe fare troppa fatica a convincerlo dell’assoluta necessità del suo impegno.</p><p>Insomma, a pensarci bene il capitale umano ci sarebbe. Ciò che ancora non sembra ben chiaro a tutti è il senso dell’urgenza. Mentre il tempo stringe.</p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/26/regime-berlusconi-napolitano-durera-a-lungo-prepariamoci/575853/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ordine del giorno partitocratico: serrare le fila</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/23/ordine-del-giorno-partitocratico-serrare-fila/572417/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/23/ordine-del-giorno-partitocratico-serrare-fila/572417/#comments</comments> <pubDate>Tue, 23 Apr 2013 08:04:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Eugenio Scalfari]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category> <category><![CDATA[Giuliano Amato]]></category> <category><![CDATA[Palmiro Togliatti]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Sinistra]]></category> <category><![CDATA[Stefano Rodotà]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=572417</guid> <description><![CDATA[La ragione effettivamente unificante del nostro sistema politico è sempre stata quella di tenere a bada la società. La messa sotto controllo dell’autonomia del sociale. Con un di più &#8211; in materia di tale lavoro sporco &#8211; per la Sinistra; in quanto affetta dalla “sindrome dell’ospite in casa d’altri” che ha sempre spinto questo pezzo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La ragione effettivamente unificante del nostro sistema politico è sempre stata quella di <strong>tenere a bada la società</strong>. La messa sotto controllo dell’autonomia del sociale. Con un di più &#8211; in materia di tale lavoro sporco &#8211; per la Sinistra; in quanto affetta dalla “sindrome dell’ospite in casa d’altri” che ha sempre spinto questo pezzo di classe politica, sulla carta composto da indefessi rinnovatori democratici schierati dalla parte del popolo, a farsi carico di tutte le manovre più scopertamente reazionarie per ottenere il pieno riconoscimento della propria avvenuta integrazione.</p><p>Dal tempo in cui il guardasigilli <strong>Togliatti</strong> brigava per l’inserimento dei <strong>Patti Lateranensi</strong> tra le norme costituzionali e l’amnistia ai fascisti. Il cosiddetto “Migliore” (figurarsi il “Peggiore”), i cui nipotini hanno riproposto durante la Seconda Repubblica le stesse manovre a vantaggio di Silvio Berlusconi in una interminabile sequenza di condiscendenze pelose e autogol. Tale costante ci aiuta a capire il significato del settennato presidenziale di <strong>Giorgio Napolitano</strong>, questo antico uomo d’apparato che ha smarrito l’originaria stella polare (il Comunismo) mantenendo tutti i riflessi condizionati conseguenti: difendere la corporazione del potere dalle irruzioni esterne, nell’identificazione del pluralismo con il campo dei partiti di occupazione. Riflesso condizionato che privilegia collusività e accordi sottobanco (secondo pratiche di stampo eminentemente massonico) acuito dall’età; combinandosi in questo con la parabola umana e intellettuale declinante del suo amico nonché massimo promoter <strong>Eugenio Scalfari</strong>: col passare degli anni si tende a trincerarsi con crescente testardaggine nelle frequentazioni abituali, che si trasformano nell’unico universo conosciuto, e si presidia etologicamente digrignando i denti il contesto tradizionale in cui si sono trascorsi gli anni della propria vita, diventato il solo in cui ormai ci si riesce a orientare.</p><p>Sicché, nel momento in cui la corporazione politica percepiva di essere entrata in una zona a rischio mortale, non riuscendo a trovare un qualche equilibrio attorno al nome di un nuovo presidente della Repubblica che la tutelasse, <strong>l’istinto di conservazione collettivo</strong> non ha saputo fare altro che aggrapparsi al vecchio garante dell’ordine costituito: Giorgio Napolitano. Di conseguenza, tra giovedì scorso e sabato, nel giro di tre giorni il clima politico italiano ha subito un <strong>totale ribaltamento</strong>. Se prima era moneta corrente l’ostentato disprezzo nei confronti della classe politica maneggiona e cannibalesca, dalla rielezione di Napolitano in poi il <em>mood</em> è quello dell’apologia del compromesso (guai a chiamarlo “inciucio”) e dello spirito di sacrificio proprio di chi garantisce il mantenimento degli equilibri vigenti; ossia le scelte che hanno scaricato da decenni il costo del declino nazionale sui più deboli e indifesi. <strong>Operazione mimetica di regime</strong> che troverà il suo migliore manager in quel <strong>Giuliano Amato</strong>, non più perseguitato dai fax provenienti da Hammamet ogni volta che tirava fuori il capino dalla tana.</p><p>Ora la parola d’ordine è quella di serrare le fila, e tutti quanti annusano il vento si precipitano ad adeguarsi: ne vedremo delle belle in materia di camaleontismi codini. Un richiamo all’ordine generale che già si registra nella gestione dei primi talk show, dove il solo accenno alle vergogne cui abbiamo dovuto assistere la scorsa settimana viene bollato come pura e semplice demagogia. Dove ci si permette di mettere sullo stesso piano <strong>Stefano Rodotà</strong> e il rieccolo Amato, in quanto anagraficamente entrambi uomini della Prima Repubblica. Come se le biografie non contassero davvero niente…</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/23/ordine-del-giorno-partitocratico-serrare-fila/572417/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Presidente della Repubblica, futuro prossimo: d&#8217;Alema?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/18/presidente-della-repubblica-futuro-prossimo-dalema/566617/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/18/presidente-della-repubblica-futuro-prossimo-dalema/566617/#comments</comments> <pubDate>Thu, 18 Apr 2013 12:22:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category> <category><![CDATA[Elezione Presidente della Repubblica]]></category> <category><![CDATA[Euro]]></category> <category><![CDATA[Massimo D’Alema]]></category> <category><![CDATA[Matteo Renzi]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[Pier Luigi Bersani]]></category> <category><![CDATA[Presidente della Repubblica]]></category> <category><![CDATA[Quirinale]]></category> <category><![CDATA[Vito Crimi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=566617</guid> <description><![CDATA[Tutto andò per il verso giusto: Matteo Renzi aveva sgarrettato secondo mandato i concorrenti di scuola inciucista Anna Finocchiaro e Franco Marini (“er tappetaro”, come lo chiamava Bruno Trentin, e “shopping con scorta”), Giorgio Napolitano pilotò l’election day sui binari del mood collusivo definito eufemisticamente “larghe intese” (tutela ad ogni costo della presa partitica sulla...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Tutto andò per il verso giusto:<strong> Matteo Renzi</strong> aveva sgarrettato secondo mandato i concorrenti di scuola inciucista Anna Finocchiaro e Franco Marini (“er tappetaro”, come lo chiamava Bruno Trentin, e “shopping con scorta”), <strong>Giorgio Napolitano</strong> pilotò l’election day sui binari del mood collusivo definito eufemisticamente “larghe intese” (tutela ad ogni costo della presa partitica sulla società, grazie a pratiche sotterranee di stampo massonico per lo svuotamento della democrazia),<strong> Silvio Berlusconi</strong> non fece mancare l’appoggio al suo politico di fiducia: <strong>Massimo d’Alema</strong> divenne così il <strong>nuovo presidente della Repubblica italiana</strong>; perfetta copia carbone del predecessore anche nel birignao, ma con una ventina d’anni in meno.</p><p>Il primo atto del neo eletto fu quello di onorare la cambiali stipulate: la nomina di <strong>Berlusconi senatore a vita</strong> quale modello etico di riferimento per il potere giudiziario, caldamente invitato a farla finita con le ignobili pratiche persecutorie nei confronti di un tale esempio di specchiata virtù; in sequenza l’incarico a Renzi di formare il nuovo governo, per trarre l’Italia fuori dalla crisi grazie a una ventata di giovanilismo sbarazzino. Difatti la compagine ministeriale, varata in videoconferenza con <strong>Tony Blair</strong>, selezionava il più innovativo campionario bipartisan di Tatcher’s boys reperibile su piazza: <strong>Piero Ichino</strong>, Benedetto Della Vedova, Antonio Martino. In aggiunta il tocco di classe (nei due sensi) del <strong>Sergio Marchionne</strong> alle politiche sociali, con il mandato di procedere alla decimazione dei quadri sindacali <strong>Fiom</strong>. Ma alla rovescia: a sopravvivere sarebbe stato uno su dieci (facendo ben attenzione che costui non fosse Maurizio Landini). Nel frattempo, con il volto ancora coperto di spine e scaglie ittiche per l’essere stato preso a pesci in faccia dalla dark lady <strong>M5S Roberta Lombardi</strong>, il pluritrombato Pierluigi Bersani era stato trovato appeso alla pompa da benzina del distributore di <strong>Bettola</strong> piacentina. Mentre Arcore tornava a essere l’epicentro della politica italiana, il partito di maggioranza si apriva come un’albicocca (variazione sul tema…) scindendosi in “Pd responsabile”, grazie alla confluenza nelle sue fila di Domenico Scilipoti e Giorgio Clelio Stracquadagno, e “Pd antibicameralista”, ultima ridotta per gli ex Giovani Turchi fan del fu Bersani. Seppure per poco.</p><p>A seguito di uno scambio di favori con l’<strong>amministrazione Usa</strong>, in debito con l’Alto Colle per l’amnistia concessa ai propri agenti sequestratori di iman nel centro di Milano, Matteo Orfini e Stefano Fassina vennero incappucciati e rinchiusi a <strong>Guantanamo</strong>. Si salvò solo Andrea Orlando, grazie alle benemerenze conseguite fotocopiando progetti di riforma della giustizia dell’avvocato Ghedini. Sentendosi ormai figlio di un dio maggiore d’Alema poté finalmente esprimere in tutta la sua potenza l’odio nei confronti dell’intera umanità, che qualcuno – equivocando – aveva scambiato solo per arroganza: travolgere giornalisti con l’auto blu o famigliole di bagnanti timonando l’<strong>Amerigo Vespucci</strong>; il veliero della marina militare sequestrato per uso presidenziale e con cui aveva rimpiazzato l’Icarus, la barca a vela di seconda mano con cui si era atteggiato a yachtmen. L’Italia ormai era in mano alla trimurti composta dall’uomo di Gallipoli, il vecchio nababbo sporcaccione e dallo sfasciacarrozze furbastro del Mugello: un team che chiudeva ogni varco al cambiamento.</p><p>Per questo i parlamentari cinquestelle, non avendo più niente da fare in Parlamento, organizzarono un agriturismo fuori porta, con annesso zoo; dove i bambini potevano lanciare le caramelle all’orso <strong>Vito Crimi</strong>. <strong>Beppe Grillo</strong> cercò di rilanciare il declinante prestigio taumaturgico sperimentando personalmente sistemi di produzione energetica rinnovabile a mezzo aquiloni per la cattura dei fulmini: montato a cavalcioni su uno di quegli aggeggi durante un temporale ora viene segnalato nella Terra del Fuoco che arringa le foche e le volpi della Patagonia contro la casta dei guardiani del faro di Capo Horn. Ma il fuoco covava sotto le ceneri: non trovando più canali democratici la rabbia sociale esplose mandando in fiamme il paese. Presto l’incendio dilagò in tutto il Mediterraneo, mentre la Germania dichiarava guerra ai <strong>Piigs</strong> per espellerli dall’euro; prendendo a pretesto il fatto che un Berlusconi ricredutosi sulle terga delle cancelliere teutoniche aveva tentato di sodomizzare Angela Merkel durante una cena di gala al Quirinale. Il conflitto terminò con cinque miliardi di morti, confermando in questo le profezie di <strong>GianRobertto Casaleggio</strong>. Ma solo in questo. L’ordine emerso dalla catastrofe ormai poggiava sulle forze armate turche alleate con i talebani del mullah Omar…È questo l’incubo che ci stanno preparando le prossime ore?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/18/presidente-della-repubblica-futuro-prossimo-dalema/566617/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Fabrizio Barca e il suo modello di democrazia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/11/fabrizio-barca-e-suo-modello-di-democrazia/559463/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/11/fabrizio-barca-e-suo-modello-di-democrazia/559463/#comments</comments> <pubDate>Thu, 11 Apr 2013 13:46:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Città Metropolitana]]></category> <category><![CDATA[Fabrizio Barca]]></category> <category><![CDATA[Genova]]></category> <category><![CDATA[Mobilità]]></category> <category><![CDATA[Mobilità Sostenibile]]></category> <category><![CDATA[Servizi Pubblici Locali]]></category> <category><![CDATA[Speculazione Edilizia]]></category> <category><![CDATA[Torino]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=559463</guid> <description><![CDATA[Davanti a problemi di soluzione complicata un vecchio andazzo politico-amministrativo nazionale è quello di cancellarli (o – secondo i burocrati – “derubricarli”). Sarà un po’ difficile ripetere l’astuta manovra con la legge 135/2012, la quale stabilisce che, a partire dall’1 gennaio 2014, a Roma, Torino, Milano, Genova, Bologna, Firenze, Napoli, Bari e Reggio Calabria la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Davanti a problemi di soluzione complicata un vecchio andazzo politico-amministrativo nazionale è quello di cancellarli (o – secondo i burocrati – “derubricarli”). Sarà un po’ difficile ripetere l’astuta manovra con la<strong> legge 135/2012</strong>, la quale stabilisce che, a partire dall’1 gennaio 2014, a Roma, Torino, Milano, Genova, Bologna, Firenze, Napoli, Bari e Reggio Calabria la <strong>soppressione delle Province</strong> coincide con l’istituzione delle<strong> Città Metropolitane</strong>. Così dovrebbe diventare inarrestabile l’applicazione anche in Italia di quel concetto che da tempo in Europa è quasi un luogo comune: le città sono diventate il primo agente di rilancio delle aree in crisi di lunga durata da deindustrializzazione.</p><p>Si parla di <strong>sviluppo</strong> endogeno; e la legge 135 ne attribuisce ai nuovi soggetti le competenze necessarie: pianificazione territoriale, organizzazione dei servizi pubblici, mobilità e viabilità, promozione coordinata di competitività economica e sociale.</p><p>In questo quadro si muove il <strong>ministro della Coesione territoriale Fabrizio Barca</strong>, che il 29 marzo ha licenziato un documento sui “<em>Metodi e Contenuti per le Priorità in tema di Agenda urbana</em>”; quasi un lascito a futura memoria dell’unico membro della compagine guidata da Mario Monti che ha provato a dire cose di sinistra. Come quella che la crescita e l’innovazione devono coniugarsi con inclusione, coesione e sostenibilità ambientale. Un testo che nasce da un vasto e meritorio tentativo di coinvolgere nella riflessione tutte le articolazioni centrali e periferiche dello Stato; anche se i risultati hanno evidenziato le modeste attitudini propositive degli interpellati: vuoi camuffate nel tecno-burocratese, vuoi dai vassallaggi alle parole di moda esterofile. Un caso per tutti lo strombazzato modello “<strong>smart city</strong>”, che grazie alle magie tecnologiche dovrebbe coniugare risparmio, governance e altre bellurie.</p><p>Le due città italiane capofila del progetto, lautamente finanziato dall’Ue, sono <strong>Torino</strong> e Genova. Sotto la Mole nessuno ha sinora avvertito l’effetto smart, se non per un festival 2012 scarsamente frequentato. Più grave la vicenda sotto la Lanterna, dove l’apporto hi-tech prometteva la prevenzione dei disastri ambientali e ora il sindaco Vincenzi, promotrice del progetto, è indagata dalla magistratura per l’<strong>alluvione</strong> del novembre 2011, in cui sono morti persino dei bambini . Alla faccia dello smart. Purtroppo Barca – come dicono a Roma – deve fare il brodo con le ossa che ha. Però riesce a lanciare alcuni messaggi importanti.</p><p>Ad esempio la ripresa della programmazione democratica; dopo il discredito delle modalità precedenti: prima quella verticistico-tecnocratica e poi il suo contrario come deregolazione al servizio di ogni <strong>speculazione</strong>. Con le parole del documento, una sorta di terza via “tra la retorica dell&#8217;anticostruttivismo assoluto e l’ingenuità della pianificazione integrale”. Quindi il modo di progettare futuro prevede il superamento delle arcaiche distinzioni tra pubblico e privato e l’individuazione di nuove forme di organizzazione dei poteri in sede locale (co-pianificazione). Alla ricerca di un governo reinventato, che coincide (pur senza dirlo) con il messaggio più ambizioso della proposta-Barca: rifondare la democrazia a partire dalle città.</p><p>Ma per fare questo sarebbe necessario un ragionamento supplementare che il ministro non esplicita; probabilmente per carità di Patria: come ottenere effettivamente che le politiche a scartamento urbano decollino. Questo perché in Italia il civismo è una chimera da tempo inenarrabile. Come dimostrò per l’ennesima volta la stagione dei sindaci dei cittadini (eletti direttamente a partire dal 1993), cui fece seguito il rapido svuotamento dell’esperienza; con i protagonisti dell’epopea che monetizzavano la visibilità per carriere nazionali.</p><p>Insomma, le <strong>politiche urbane</strong> richiedono la rifondazione etica della politica, senza la quale rischiano di restare condivisibili asserzioni che lasciano il tempo che trovano. Ma Barca lo sa bene.</p><p><em>il Fatto Quotidiano, 11 Aprile 2013</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/11/fabrizio-barca-e-suo-modello-di-democrazia/559463/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Movimento 5 Stelle attento: ti stanno circondando</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/10/m5s-attento-ti-stanno-circondando/557607/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/10/m5s-attento-ti-stanno-circondando/557607/#comments</comments> <pubDate>Wed, 10 Apr 2013 08:21:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category> <category><![CDATA[Massimo D’Alema]]></category> <category><![CDATA[Matteo Renzi]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[Nuovo Governo]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=557607</guid> <description><![CDATA[Sia chiaro, ce l’avevano annunciato: M5S va in Parlamento per attuare una pulizia etnica. Ossia la terminazione dell’intera classe politica di Seconda Repubblica. Ovviamente “terminazione” in senso metaforico, dato che nessuno (a parte probabilmente Paolo Becchi, a cui il bulbo pilifero e l’improvvisa notorietà hanno dato alla testa: a quando la sua foto col burka?)...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sia chiaro, ce l’avevano annunciato: <strong>M5S</strong> va in Parlamento per attuare una pulizia etnica. Ossia la terminazione dell’intera classe politica di Seconda Repubblica. Ovviamente “terminazione” in senso metaforico, dato che nessuno (a parte probabilmente Paolo Becchi, a cui il bulbo pilifero e l’improvvisa notorietà hanno dato alla testa: a quando la sua foto col burka?) aveva in programma di allestire ghigliottine per eliminare fisicamente l’odiata corporazione.</p><p>Difatti in tutti i comizi <strong>Beppe Grillo</strong> lo ha sempre ribadito nel seguito della celebre battuta “siete circondati”: “arrendetevi e non vi faremo del male”. Sicché in moltissimi abbiamo appoggiato con il nostro voto tale programma. Il guaio che va evidenziandosi con sempre maggiore chiarezza è quanto la <strong>genericità</strong> dell’assunto (una variazione – seppure questa credibile – sul tema <strong>rottamazione</strong> lanciato dal non credibile <strong>Matteo Renzi</strong>) si stia traducendo nella clamorosa ingenuità della messa in opera. Che confina con qualcosa di simile alla pervicacia. Ingenuo è il non tenere conto degli effetti imprevisti, aggiornando la strategia con una tattica adeguata: il successo elettorale aveva creato una spaccatura all&#8217;interno dell&#8217;establishment, tra revisionisti e oltranzisti.</p><p>I primi si rendevano conto dell&#8217;impresentabilità del proprio bilancio ventennale e si mostravano disponibili ad andare a qualche Canossa (ovviamente pur di salvare la ghirba, grazie a evidenti astuzie gattopardesche/camaleontiche); gli altri pensavano di arroccarsi nella difesa ad oltranza dei propri privilegi e nel <strong>negazionismo</strong> delle proprie colpe contro il popolo italiano. Eppure questi sommovimenti non hanno modificato di un millimetro le analisi fatte col coltellaccio del macellaio dei guru grilleschi: attacco frontale senza distinzioni. Con il risultato di vanificare la possibile e utile rottura del fronte avversario; fronte che ora sta rapidamente ricomponendo le <strong>spaccature</strong> e recuperando per istinto di sopravvivenza la propria ventennale unità. Dato che tale fronte ricompattato detiene il 75% dei suffragi espressi (tra l’altro amplificati dal Porcellum) gli effetti sono due: uno certo (bloccare ogni azione punitiva contro le passate indecenze e ricostituiva della decenza repubblicana, a partire dalla stallo delle commissioni), uno probabile (far durare il più possibile questa legislatura che doveva essere di rapida transizione).</p><p>Veniamo così al sospetto di <strong>pervicacia</strong>: dato che gli effetti di cui sopra erano facilmente prevedibili, si potrebbe pensare che siano stati deliberatamente attesi; all&#8217;insegna del tanto peggio tanto meglio. Ossia il disegno di accelerare il processo di <strong>putrefazione</strong> del nostro sistema politico per giungere all&#8217;Apocalisse. Difatti il marcio del Palazzo sta determinando gravi forme di setticemia nel flusso sanguigno dell’intera società nazionale. Nell&#8217;opinabile speranza dei Dottor Stranamore del M5S di raggiungere quanto prima la <strong>maggioranza assoluta</strong> dei consensi. Un gioco al massacro davvero pericoloso, che sarebbe interessante approfondire quanto corrisponda all&#8217;interesse effettivo del Paese. E che comunque può rivelarsi un autogol.</p><p>Come si dice, tagliarselo per fare un dispetto alla moglie…Per cui presto potrebbero essere gli zombi rivitalizzati – i <strong>Berlusconi</strong>, i <strong>D’Alema</strong> e via seguitando fino allo zombino Renzi – a intimare l’arrendetevi, siete circondati. Lo si vedrà presto, con l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica. Che se sarà un altro partitocratrico talebano, darà un forte contributo alla mummificazione del sistema politico. Alla faccia degli apriscatole e delle confezioni di tonno.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/10/m5s-attento-ti-stanno-circondando/557607/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>M5S: pensare già al dopo Grillo?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/05/m5s-pensare-gia-al-dopo-grillo/552224/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/05/m5s-pensare-gia-al-dopo-grillo/552224/#comments</comments> <pubDate>Fri, 05 Apr 2013 08:00:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category> <category><![CDATA[Gianroberto Casaleggio]]></category> <category><![CDATA[Matteo Renzi]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[Nuovo Governo]]></category> <category><![CDATA[PD]]></category> <category><![CDATA[Pier Luigi Bersani]]></category> <category><![CDATA[Rinnovamento]]></category> <category><![CDATA[Roberta Lombardi]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Vito Crimi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=552224</guid> <description><![CDATA[Va dato a Grillo quel che è di Grillo: non ci ha ingannati. Infatti tutti i passi del M5S dopo le elezioni hanno perfettamente corrisposto alle ragioni per cui la più parte di noi elettori li aveva votati: dare una bella sfoltita alla corporazione trasversale della politica e – in particolare &#8211; punire l’opportunismo arrogante...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Va dato a <strong>Grillo</strong> quel che è di Grillo: non ci ha ingannati. Infatti tutti i passi del <strong>M5S</strong> dopo le elezioni hanno perfettamente corrisposto alle ragioni per cui la più parte di noi elettori li aveva votati: dare una bella sfoltita alla corporazione trasversale della politica e – in particolare &#8211; punire l’opportunismo arrogante del <strong>Pd</strong>, che già credeva di avere in tasca la vittoria; presumeva di tenerci in ostaggio per fare i propri comodi.</p><p>Semmai il problema è che l’operazione ha ottenuto un successo eccessivo, incamerando consensi all&#8217;incirca doppi di quelli inizialmente previsti, auspicati. Se la strategia “angelo vendicatore” poteva andare bene in un quadro tutto sommato di <strong>governabilità</strong>, come deterrente e utile contrappeso, diventa devastante quando si traduce nell&#8217;entrata in Parlamento di quella che <strong>Rossana Rossanda</strong> definisce “un’armata Brancaleone senza programma” (suvvia, la Summa Theologiae Cinquestelle è un pastiche di banalità e insensatezze).</p><p>A questo punto lo svillaneggiameno da parte della tracotante stolida <strong>Roberta Lombardi</strong> del Pierluigi Bersani, trasformato in travet da novella di Nicolaj Gogol (e relativo film di Alberto Lattuada), risulta soltanto imbarazzante e penoso. Non meno imbarazzante e penoso dello scoprire come i percorsi di selezione fittizi arruolino leader da assemblea di condominio, coordinati da smarriti tra la folla alla <strong>Vito Crimi</strong>, oltre un buon numero di casi umani riciclati a comunicatori.</p><p>Sicché, nel giro di pochi giorni i limiti culturali del ragionier Grillo e del Perito Industriale Casaleggio sono apparsi in tutta la loro evidenza: ancora una volta lo <strong>star-system</strong> funziona benissimo per conquistare consensi di cui poi non sa che farne. A questo punto cresce la sensazione che si sia in presenza dell’ennesima <strong>bolla</strong> destinata rapidamente a evaporare; come quella del castigamatti Antonio Di Pietro, che dissipò in narcisismi, nepotismi e campagne acquisti scriteriate l’ingente patrimonio di Mani Pulite: pace all&#8217;anima sua. Il dramma è che la bolla mediatica primigenia – quella legata al nome di <strong>Silvio Berlusconi</strong> – continua invece a incombere; anche perché si è trasformata in cappa di piombo per due ragioni strutturali: il controllo di un armamentario mediatico ineguagliabile e il vantaggio dell’ormai unico radicamento sociale tangibile nella liquefazione dei vecchi blocchi dell’età fordista (il conglomerato forzaleghista di abbienti e impauriti, nuova borghesia cafona e sottoproletariato).</p><p>Insomma, la desolante inconsistenza grillesca nel mettere a frutto la vittoria elettorale crea le premesse per un ricompattamento dell’establishment colluso; magari sotto la maschera falsamente novistica di un<strong> Matteo Renzi</strong>, perfetto nel garantire equilibri da regime padronale con spruzzate yé-yé. D’altro canto, con M5S nel pallone e il Pd sempre più contendibile anche a spezzatino, quale alternativa plausibile esisterebbe alla restaurazione partitocratrica benedetta dal tardo ottuagenario d’apparato <strong>Giorgio Napolitano</strong>? Ed invece questo è il vero tema su cui bisogna discutere e lavorare. Perché è visibile a occhio nudo la perturbazione nello spirito del tempo che offre interessanti prospettive per uno spostamento a sinistra della politica. Tanto come istanza di <strong>equità</strong> quanto di ricorso al collettivo orientato ai beni comuni: inevitabili ricette per curare le catastrofi trentennali opera del Liberismo in combutta con lo Statalismo.</p><p>Sì, a sinistra; accantonando le scempiaggini negazioniste delle categorie Destra/Sinistra in voga negli ultimi tempi: posizione tipicamente di destra, secondo le sue abituali attitudini mimetiche; difatti propugnata da due persone chiaramente di destra come Beppe Grillo (a Genova ci si ricorda delle sue simpatie giovanili da piccolo borghese reazionario) e GianRoberto Casaleggio (nel suo caso Destra esoterica, da campo Hobbit con ambientazioni fantasy-web). Nella repentina perdita di spinta propulsiva da parte del soggetto che aveva incarnato la domanda di Altra Politica nelle ultime tornate elettorali, il bisogno di Buona/Altra Politica va alla ricerca di nuove sponde. Certo è che la vicenda fallimentare di <strong>Antonio Ingoia</strong> ha lasciato il campo della radicalità progressista ingombro di scorie e detriti.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/05/m5s-pensare-gia-al-dopo-grillo/552224/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Nuovo governo, un Vaffa a tutti i cittadini italiani</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/30/nuovo-governo-vaffa-a-tutti-cittadini-italiani/547513/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/30/nuovo-governo-vaffa-a-tutti-cittadini-italiani/547513/#comments</comments> <pubDate>Sat, 30 Mar 2013 18:17:30 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category> <category><![CDATA[Gianroberto Casaleggio]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category> <category><![CDATA[Governo Bersani]]></category> <category><![CDATA[Laura Puppato]]></category> <category><![CDATA[Nuovo Governo]]></category> <category><![CDATA[Pier Luigi Bersani]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Vday]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=547513</guid> <description><![CDATA[Per un tragico effetto epidemiologico il Vaffa è diventata l’essenza e l’unica espressione della vita pubblica italiana. Il problema è che per un gioco di rimbalzi i “Vaffati” finiscono per esserlo i comuni cittadini. Ormai inebetiti davanti a questo gioco al massacro senza costrutto, capo né coda. Intanto l’effetto terapeutico del dopo elezione è finito....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Per un tragico effetto epidemiologico il <strong>Vaffa</strong> è diventata l’essenza e l’unica espressione della vita pubblica italiana. Il problema è che per un gioco di rimbalzi i “Vaffati” finiscono per esserlo i comuni cittadini.</p><p>Ormai inebetiti davanti a questo gioco al massacro senza costrutto, capo né coda. Intanto l’effetto terapeutico del dopo elezione è finito. Sicché – a meno di non essere una tricoteuse maligna e cattiva &#8211; fa persino pena assistere all&#8217;umiliazione oltre le soglie del massacro di <a href="http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/03/27/consultazioni-bersani-a-m5s-entro-48-ore-si-decide-non-staro-qua-mesi-a-perdere/226337/" target="_blank"><strong>Pierluigi Bersani</strong> a mezzo <strong>streaming</strong></a>. Certo, le sue colpe sono evidenti come correo di malefatte generali (basti solo citare Siena e il suo Monte) e per responsabilità individuali (dall&#8217;<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/21/coop-rosse-e-compagnia-delle-opere-quanto-e-bello-realizzare-affari-insieme/330171/" target="_blank">appoggio ai furbetti del quartierino di matrice Coop</a> nella stagione del “abbiamo una banca, ne’” ai recenti <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/28/famiglia-riva-e-finanziamento-da-98-mila-euro-che-imbarazza-bersani/429877/" target="_blank">finanziamenti usufruiti ad personam da parte dei noti mecenati della famiglia Riva</a>).</p><p>Però il deliberato e sadico calpestio della dignità umana è davvero un brutto vedere. Non meno del volteggiare sulle carcasse di propri sodali dell’avvoltoio da sagrestia <strong>Matteo Renzi</strong>. Così come fa davvero brutto vedere l’agitarsi degli altri piranha Pd, resi frenetici dall&#8217;odore del sangue e dell’ennesimo regolamento di conti sulla pelle del Paese. Nonostante le rituali genuflessioncelle a re Giorgio (<strong>Napolitano</strong>) e alla sua aborracciata saggezza, che poi è soltanto il vetusto pregiudizio di tutta una vita da uomo d’apparato che il pluralismo democratico coincida con la forma partito (ma che cosa ci dovremmo aspettare da uno stanco novantenne?).</p><p>Allo stesso tempo produce brividi lungo la schiena rendersi conto che “l’uomo con il pallino in mano”, <strong>Beppe Grillo</strong>, non ha la più pallida idea di come giocare la partita. Da qui un certo nervosismo di chi sente vicina la resa dei conti sulle sue promesse fumose e non sa far altro che tracheggiare insultando i lavoratori dell’informazione facendone un mazzo; nascondendosi dietro il plantigrado <strong>Vito Crimi</strong> in letargo e la dominatrice sadomaso <strong>Roberta Lombardi</strong> (“onorevole” per qualche istante). Nervosismo che inizia a diffondersi tra i grillini, che però ancora non conoscono il vero testo in cui si identifica davvero bellicapelli <strong>Casaleggio</strong>, il loro faro proiettato sul futuro: il ciclo di sette romanzi che Asimov dedicò ai 30mila anni di crollo ininterrotto della Galassia Centrale (leggi Italia), previsti dalla Fondazione del guru della scienza detta “psicostoria” Hari Seldon (leggi GianRoberto Casaleggio). Né va dimenticato il sobrio Vaffa che dal novembre 2011 ci ha indirizzato pure il bocconiano per antonomasia <strong>Mario Monti</strong>, cui esattamente un anno fa (in piena montilatria) ho dedicato un saggio all’insegna del “sotto il loden niente”.</p><p>Ma il culmine del Vaffa nei confronti del popolo italiano arriva dall’orrore che hanno risvegliato tutti i Vaffatori maldestri di cui sopra: il ritorno di Nosferatu <strong>Berlusconi</strong>. Ci si illudeva che il vampiro Silvio fosse inchiodato nel sacello. Non si teneva conto che dopo i mille interventi e trapianti (prostata, occhi, capelli, mandibola e chissà quali altri) ormai non è più un essere umano, bensì un terminator cyborg. Che si porta dietro la sua folla di zombi da Resident Evil Apocalypse. Il guaio è che tra noi non c’è nessuna Milla Jovovich che possa fare strage di questa folla barcollante e cannibale, dal pallore mortifero in decomposizione, delle varie <strong>Santanché</strong> o dei vari Brunetta. Certo non sarà <strong>Laura Puppato</strong> la nostra salvatrice.</p><p>L’ulteriore dramma è che con M5S abbiamo esaurito le possibilità di vaffare mostri e mostriciattoli e in questo buco nero in cui stiamo precipitando c’è ormai solo la ben modesta soddisfazione di assistere allo sgomitare narcisistico dei vari Vaffatori per stabilire chi è il più Vaffatore del Reame (cioè di tutti noi). Mentre si riducono i margini di manovra per quanti si dedicavano alla gratificante arte di interpretare i Vaffatori con categorie politiche, conquistando meriti da giocare in termini di audience, visibilità e carriera (i riferimenti sono chiari?). Rendiamoci conto: siamo soltanto un Paese mediocre e incanaglito, che ormai trova nel vaffaggio reciproco il proprio destino e la propria nemesi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/30/nuovo-governo-vaffa-a-tutti-cittadini-italiani/547513/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Governo di larghe intese: a proposito di tonno e grissini</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/26/governo-di-larghe-intese-a-proposito-di-tonno-e-grissini/542309/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/26/governo-di-larghe-intese-a-proposito-di-tonno-e-grissini/542309/#comments</comments> <pubDate>Tue, 26 Mar 2013 14:32:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category> <category><![CDATA[Governo Bersani]]></category> <category><![CDATA[Governo di Larghe Intese]]></category> <category><![CDATA[Matteo Renzi]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[Nuovo Governo]]></category> <category><![CDATA[Pier Luigi Bersani]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=542309</guid> <description><![CDATA[Se ci si proponeva di aprire la vecchia politica come una scatoletta di tonno, appare sempre più evidente che le modalità per farlo rischiano di rivelarsi più friabili del grissino con cui qualcuno tagliava quel tonno in Tv. Ma non c’è niente da ridere, anche per gli osservatori – come il sottoscritto &#8211; che in...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Se <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/09/elezioni-2013-grillo-in-veneto-ormai-siamo-primi-ecco-perche-hanno-paura-di-noi/494504/" target="_blank">ci si proponeva di aprire la vecchia politica come una scatoletta di tonno</a>, appare sempre più evidente che le modalità per farlo rischiano di rivelarsi più friabili del grissino con cui qualcuno tagliava quel tonno in Tv.</p><p>Ma non c’è niente da ridere, anche per gli osservatori – come il sottoscritto &#8211; che in questi mesi si sono impegnati a sostenere che l’Antipolitica era soltanto ricerca di un’Altra Politica. Perché qui è la politica, vecchia o nuova che sia, a difettare. O meglio, una politica ce l’ha l’illusionista <strong>Berlusconi</strong>, che ancora una volta è riuscito a convincere pubblica opinione e sistema mediatico che la sua menzogna è verità cristallina: ha perso 6,5 milioni di voti e può andare in giro impancandosi a vincitore. Anzi, si permette impunemente di dettare condizioni. Può farlo perché gli altri non sanno che pesci prendere: questa è la (tristissima) verità. La verità per cui il meccanismo dello <strong>star-system</strong> applicato alla prenziolitica si rivela un ottimo strumento di conquista del potere. Con il piccolo inconveniente che poi non si sa cosa farne. Politicamente.</p><p>Difatti la cabina di regia del <strong>M5S</strong>, sperduta tra Sant’Ilario e Milano, cerca disperatamente di prendere tempo nella speranza che l&#8217;establishment politico si ricomponga nell&#8217;eterno inciucione chiamato “<strong>Grande Coalizione</strong>” e &#8211; così facendo &#8211; riesca a far marcire definitivamente la Seconda Repubblica. Con il piccolo inconveniente che in putrefazione ci finisce pure l’intero Paese. Se questa è l’Altra Politica siamo messi proprio bene. Ma i dilettanti di talento non sembrano in grado di fare meglio. Come i loro teleguidati nel Palazzo, comunicatori maldestri compresi, non risultano capaci di virare sul positivo l’irosità difensiva che un commentatore non pregiudizialmente ostile quale Piero Ignazi definisce “infantile arroganza”. Ma non sembra veicolare uno straccio di politica neppure l’imbarazzante accattonaggio di Pierluigi Bersani: consapevole che se non trova una sponda nell’anti establishment sarà sbranato dai suoi stessi compagni, ma incapace di operare un salto di qualità; inteso come colpo d’ala nel cielo della fantasia strategica. Sicché &#8211; nell&#8217;improbabile attesa che la scatoletta della vecchia politica faccia un regalo decidendo di spacchettarsi da sola &#8211; i nuovi, i novisti o i presunti tali restano immobili ai margini della strada come un automezzo senza benzina. Ossia senza idee. La qual cosa non dovrebbe troppo stupire, sempre che la si smettesse con le fantasie messianiche del leader taumaturgo piovuto dal cielo: l’Italia non seleziona più classi dirigenti degne di questo nome da tempi immemorabili, non tira fuori un pensiero sulla crisi che non sia chiacchiera da bar e quando si pavoneggia di essere “il laboratorio” di qualcosa, embé quel qualcosa risulta sempre un mix di pagliacciata e cretinata.</p><p>Forse se ce ne rendessimo conto eviteremmo surplus di speranze seguite da abissi di disperazione. Soprattutto affronteremmo un po’ più seriamente il tema vitale di che cosa può essere l’Altra Politica. Certamente è ricambio vero del personale politico (non le furbate reazionarie da rottamatore del chierichetto gesuitico <strong>Renzi</strong>). Ma è anche elaborazione seria (non le genericità spesso orecchiate e molto tattiche dei programmi salvifici: dagli otto punti Pd all&#8217;insalata russa grillesca). E questo lo si ottiene solo con un dibattito pubblico approfondito di cui ad ora non c’è minima traccia. Perciò sarebbe bene che chi non vuole (non ha interesse a) una presa di controllo della situazione da parte dell’immortale establishment colluso e limaccioso (intimamente subalterno al suo lato destro: <strong>Berlusconi</strong>) si desse una regolata: abbandonando velleità da fenomeno (M5S), facendo un passo indietro per confermarsi vero rinnovatore (Bersani), dando vita a una vera stagione costituente. Per poi tornare alle urne. Altrimenti i collusi/limacciosi si mettono d’accordo e ce li teniamo per l’intera legislatura. Per l’eternità.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/26/governo-di-larghe-intese-a-proposito-di-tonno-e-grissini/542309/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Crisi, salviamo i piccoli negozi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/26/crisi-salviamo-piccoli-negozi/542297/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/26/crisi-salviamo-piccoli-negozi/542297/#comments</comments> <pubDate>Tue, 26 Mar 2013 08:02:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Crisi Economica]]></category> <category><![CDATA[Globalizzazione]]></category> <category><![CDATA[Londra]]></category> <category><![CDATA[Negozi]]></category> <category><![CDATA[Parigi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=542297</guid> <description><![CDATA[Il romanziere torinese Giuseppe Culicchia sostiene che “la prevalenza del rettilineo” segna in maniera permanente il destino dei propri concittadini, “abituati da sempre ad aggirarsi in una città quadrata”, tracciata dai suoi lunghi viali alberati. Con ciò – ad esempio – marcando nel profondo della mentalità collettiva la differenza con i milanesi, cui la circolarità...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il romanziere torinese <strong>Giuseppe Culicchia</strong> sostiene che “la prevalenza del rettilineo” segna in maniera permanente il destino dei propri concittadini, “abituati da sempre ad aggirarsi in una città quadrata”, tracciata dai suoi lunghi viali alberati. Con ciò – ad esempio – marcando nel profondo della mentalità collettiva la differenza con i milanesi, cui la circolarità degli anelli concentrici di viabilità induce una sorta di municipalismo autoreferenziale.</p><p>Infatti gli storici del fenomeno urbano ci hanno insegnato che “le città sono un prodotto del tempo. Esse sono gli stampi in cui si sono raffreddate e solidificate le vite degli umani” (Lewis Mumford). Questo vale per l’organizzazione generale dello spazio come per tracce minimali che rendono riconoscibile e unico un luogo, ne determinano il suo charme appena percepibile, eppure seducente: angoli, scorci, <strong>negozietti</strong> che espongono merci introvabili altrove. Anche loro – i negozi di charme, dove il tempo sembra non essere trascorso – concorrono a definire l’anima di una città determinandone il fascino e l&#8217;attrattività.</p><p>Un po&#8217; come la Boutique des Anges, <strong>paradiso parigino</strong> dell’oggettistica di soggetto angelico in rue Yvonne-le Tac, o Chat-Bada, regno mondiale dei gattofili in rue des Ecoles. A <strong>Londra</strong>, i celebri tabaccai Dunhill di Davies St. o il calzolaio Lobb di St. James St., ma anche quello sgabuzzino dietro Oxford St. dove trovi ancora una pezza del tartan, fuori catalogo perché gli antichi telai si sono usurati e nessuno è più in grado di ricostruirli. Insomma, anche questi esercizi, piccoli o grandi, giustificano con il loro profumo vecchiotto, con i loro rivestimenti a boiseries di legno affumicato o il papier peint delle tappezzerie, una visita londinese o parigina. Quanto valeva anche per le nostre città, le cui tradizioni di bottega si traducevano in un’offerta di piccolo commercio estremamente variegata e seducente. Un’offerta che va subendo una contrazione accelerata tendente all&#8217;olocausto per la mattanza in corso di quelli che qui abbiamo chiamato “i negozi di charme”. A <strong>Bologna</strong> nel solo 2011 hanno <strong>chiuso</strong> 556 empori, 4 mila negli ultimi cinque anni; a Verona ogni giorno muoiono due esercizi; a Campobasso a fronte di ogni apertura di battenti commerciali ce ne sono un paio a scomparire. E così via, in un vero e proprio bollettino di guerra.</p><p>Indubbiamente – di fronte ai morsi della crisi – l’appello a salvare il negozio dietro l’angolo potrebbe apparire secondario se non futile. Eppure anche qui c’è un problema di <strong>spersonalizzazione</strong> dei luoghi che si traduce in un grave impoverimento della vita di tutti noi.</p><p>Sempre Culicchia annota che la chiusura del negozio torinese di tessuti in piazza Castello, soppiantato dal solito <strong>franchising</strong>, concorre allo smarrimento di funzioni identitarie tradotte nell&#8217;idea di una distinzione sabauda. Per chi scrive è sempre un groppo al cuore, quando viene a Roma, non trovare più dietro via Frattina quel bugigattolo specializzato in papillon. E non per un insoddisfatto bisogno di acquisto, bensì in quanto da quella sua vetrinetta in penombra emanava la seduzione di un’antica eleganza capitolina. Un po’ come il suo gemello genovese, specializzato in lini e accessori da camicia (compresi quei bottoni alti in madreperla), il cui titolare apriva certi cassetti solo se reputava il cliente in grado di apprezzarne gli articoli contenuti. <strong>Snobismo</strong>? Anche. Ma anche il segno di una nobiltà delle nostre contrade, ormai in avanzato rischio di evaporazione. Che tra l’altro – per dirla nel lessico manageriale di moda – era un loro vantaggio competitivo. Il Grand Tour del Sei/Settecento per i rampolli europei era rappresentato dal viaggio in Italia, dove potevano apprendere i rudimenti di un vero gusto aristocratico.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/26/crisi-salviamo-piccoli-negozi/542297/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Papa Bergoglio, habemus papam. Embé?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/14/papa-bergoglio-habemus-papam-embe/530577/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/14/papa-bergoglio-habemus-papam-embe/530577/#comments</comments> <pubDate>Thu, 14 Mar 2013 17:39:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Conclave 2013]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Angelo Scola]]></category> <category><![CDATA[Augusto Pinochet]]></category> <category><![CDATA[Comunione e Liberazione]]></category> <category><![CDATA[Habemus Papam]]></category> <category><![CDATA[Jorge Mario Bergoglio]]></category> <category><![CDATA[Jorge Rafael Videla]]></category> <category><![CDATA[Karol Wojtyla]]></category> <category><![CDATA[Nuovo Papa]]></category> <category><![CDATA[Papa Francesco]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=530577</guid> <description><![CDATA[&#8220;Habemus papam&#8220;. 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Indubbiamente c’è uno scotto da pagare ai diktat del carrozzone mediatico, ma in mezzo al coro estatico innanzi al <strong>nuovo papa</strong> venuto da Baires c’è spazio anche per una voce che esprime la più assoluta indifferenza per l’avvenimento?</p><p>La voce di chi trova fastidiosa tutta questa grancassa per il fatto che il nuovo vescovo di Roma indossa la stola e i paramenti sfarzosi con moderazione; <a href="http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/03/13/papa-francesco-sono-venuti-a-prendermi-quasi-alla-fine-del-mondo/224605/" target="_blank">l’entusiasmo perché saluta la folla dalla finestra su San Pietro con un informale “buonasera”</a> (e che doveva dire, alle 19,06: “buondì”? “estate todos marchiones”? il più alla moda “vaffa”?). Un po’ poco, se non si tratta di applausometro a contratto. Certo, ha ragione l’amico Paolo Farinella a dire che <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/14/papa-francesco-abolira-anche-vaticano/530352/" target="_blank">Jorge Mario Bergoglio ci ha salvato dall’ascesa al soglio pontificio di<strong> Angelo Scola</strong></a>. Ossia, l’uomo venuto dal Rio della Plata ha l’indubbio merito di aver tagliato la strada a quello di Malgrate sotto Lecco: il più in vista della nidiata di Don Giussani, già arruolatore di viscidi anfibi maneggioni a cui apprese le tecnologie a rete delle cricche e delle cordate; con cui gli allievi hanno tessuto la ragnatela che ormai copre la <strong>Padania lombarda</strong>, in particolare la sua sanità.</p><p>Ma il benemerito e santo killeraggio dell’arcivescovo di Milano, tornato all’ombra della Madonnina grazie alla sponsorship di <strong>Comunione e Liberazione</strong>, è solo un aspetto indiretto (probabilmente inintenzionale, nei suoi effetti sul pollaio politico italiano) di un evento narrato come epocale e planetario. Ma è proprio così? Intanto segnala l’abbandono da parte di Santa Romana Chiesa dei vasti territori del mondo avanzato, dove la cristianizzazione è data come irreversibile, per trincerarsi in aree del mondo in ritardo sulla via della secolarizzazione. Ad esempio il <strong>Latinoamerica</strong>, dove proprio i gesuiti come <strong>Bergoglio</strong> hanno fatto in passato una buona quantità di disastri chiamandoli cristianizzazione. Tipo il disarmo materiale e psicologico delle popolazioni indigene, consegnate inermi ai conquistadores iberici o confinate nelle reducciones tra il <strong>Paraguay</strong> e il Corrientes (falansteri ierocratici con rigida divisione per sessi; comprese le coppie sposate). E hanno continuato a farli. Magari negoziando le reciproche aree di influenza con tiranni e tirannelli delle locali giunte militari.</p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/13/jorge-mario-bergoglio-chi-e-nuovo-papa-francesco/529441/" target="_blank">Ad esempio quella del generale Jorge Rafael Videla</a>, sui rapporti del quale con l’allora vescovo Borghesio iniziano a giungere boatos dall’altra parte del mondo. Quel Borghesio che certamente conferma con le sue prese di posizioni la tradizione omofoba nelle gerarchie ecclesiastiche (del resto a consistente orientamento omosessuale, in quanto a tendenze personali). Un dato a cui prestare un po’ di attenzione, prima di abbandonarsi alle stesse apoteosi che accompagnarono l’avvento di papa <strong>Karol Wojtyla</strong>, che poi si rivelò pontefice da anno Mille, più interessato alla sua personale lotta contro il regime sovietico e al finanziamento di Solidarnosc (con traffici per cui un banchiere italiano ci lasciò pure le penne sotto un ponte di Londra) che non ad attualizzare un messaggio di amore universale. Sempre se si fa riferimento alle frequentazioni (magari dei <strong>Pinochet</strong>) più che alle teatralità cerimoniali; tipo il lavaggio delle estremità a malati di Aids e baraccati (che sono tali anche per le connivenze ecclesiastiche: dal supporto a certi regimi plutocratici alla repressione pregiudiziale di certe profilassi, tipo uso del preservativo).</p><p>Ma di tutte queste teatralità in quel di Londra, New York o Francoforte non gliene fa un baffo a nessuno. Interessano a noi per riflessi condizionati del carrozzone mediatico e per concretissimi interessi presenti nel nostro Paese; che domicilia un buon <strong>50% del patrimonio immobiliare vaticano</strong>. Al di là di commozioni d’ordinanza e varie smancerie precotte, quello che davvero può interessarci è appurare se un papa come questo significherà un certo distacco delle gerarchie ecclesiastiche dalle faccende italiane. Anche se è facile prevedere che la tassa sugli immobili ubicati da questa parte del Tevere continuerà a non essere pagata dall&#8217;altra parte del Tevere.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/14/papa-bergoglio-habemus-papam-embe/530577/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Grillini dopo lo tsunami: perplessi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/13/grillini-dopo-tsunami-perplessi/528315/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/13/grillini-dopo-tsunami-perplessi/528315/#comments</comments> <pubDate>Wed, 13 Mar 2013 09:34:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category> <category><![CDATA[Gianroberto Casaleggio]]></category> <category><![CDATA[Massimo D’Alema]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Umberto Bossi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=528315</guid> <description><![CDATA[Qui ci sta cambiando il mondo sotto i piedi e le parole che usavamo per descriverlo diventano mute. In passato le elezioni servivano a selezionare governanti, oggi non più. Il sistema dello star-system in politica si conferma formidabile per fare mietitura di consensi, non per mettere a punto idee guida (che essendo inequivocabili, e quindi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Qui ci sta cambiando il mondo sotto i piedi</strong> e le parole che usavamo per descriverlo diventano mute. In passato le elezioni servivano a selezionare governanti, oggi non più. Il sistema dello <em>star-system</em> in politica si conferma formidabile per fare mietitura di consensi, non per mettere a punto idee guida (che essendo inequivocabili, e quindi discriminanti, confliggerebbero con l’intento acchiappatutto). Difatti nell’ultimo ventennio abbiamo visto succedersi abilissimi impresari ed interpreti prestati alla politica spettacolo, <strong>da Berlusconi a Bossi</strong> al duo new entry <strong>Grillo-Casaleggio</strong>; i quali, dopo aver preso d’assalto il Palazzo e conquistate le casematte del potere, sono rimasti basiti. Non sapendo più che pesci prendere.</p><p>A carnieri colmi di voti Berlusconi e Bossi se ne sono infischiati della condizione confusionale (il non sapere che fare dopo) in cui erano precipitati, visto che il successo consentiva loro di curarsi gli <strong>affaracci personali</strong> e dei propri famigli in assoluta libertà. Più grave ora la situazione politico/psicologica per le menti e le braccia del M5S, che non hanno a disposizione l’uscita di sicurezza nella mascalzonata e nell’arraffo. Difatti la sensazione che trasmettono è quella del <strong>più completo smarrimento</strong>. Molto comprensibile per le divisioni partigiane dei neofiti calati su Roma dai natii borghi selvaggi. Molto più preoccupante se riferita al pensatoio a due teste che dovrebbe tracciare la linea per gli arruolati. Di fatto, l’unico obiettivo concreto che avevano offerto alla rabbia montante di un Paese taglieggiato dalle sanguisughe politicanti si riassumeva nella promessa di fare piazza pulita. La rabbia era tale che il Movimento ha stravinto e un certo repulisti si è realizzato.</p><p>E ora? Ora i dioscuri Grillo e Casaleggio sembrano finiti in <strong>un “Truman Show” di Peter Weir alla rovescia</strong>, in cui il Palazzo è solo una quinta dietro la quale c’è il vuoto. Come se i partigiani, scesi dalla montagna, invece che tedeschi e repubblichini in armi per sbarrargli il passo trovassero il cerchio magico di una fata morgana. Con il rischio di impazzire o finire ostaggi delle magie di qualche stregone. Ecco &#8211; dunque &#8211; la criticità del secondo tempo nella partita in corso: liberarsi dalla melassa di una tattica (a “8 punti”) che non offre riferimenti e bersagli reali. Anzi &#8211; come si diceva &#8211; intorbida le acque usando le parole come trappole:<strong> “la responsabilità”</strong>, che vorrebbe dire rinunciare al proprio mandato di fare pulizia in nome di presunte compatibilità (la governabilità, le attese di Bruxelles, le banche…); <strong>“il populismo”</strong>, questo mostro ineffabile che precipita in pura e deprecata indecenza più che legittime aspirazioni popolari al mantenimento dei passati livelli di sicurezza/cittadinanza (il diritto alla salute per tutti, un lavoro non precario, la democrazia presa sul serio…). E così via.</p><p>Tra lo smarrimento e le sabbie mobili cresce il rischio che lo scossone di fine febbraio si riduca alla dimensione del puro folklore: la portavoce del M5S inseguita dalle <em>Iene</em>, il grillino che pensa di essere in Xfiles e teme che gli impiantino il <strong>chip sottopelle</strong>. Intanto il Pd sta affilando i coltelli per l’ennesima notte di San Bartolomeo, mentre <strong>Massimo D’Alema</strong> mimetizzato da ambasciatore del tartufo di Norcia scambia papelli con <strong>Gianni Letta e Matteo Renzi</strong> tira i sassi nascondendo la mano da bravo Gianburrasca andato scuola dai gesuiti. L’unico sull’orlo della crisi di nervi è il Cavaliere, che vorrebbe dar fuoco al tribunale di Milano come nel copione de <em>il Caimano</em> di Nanni Moretti. Ma, dal suo punto di vista, ha ragione da vendere: se i magistrati napoletani facessero richiesta alle Camere di provvedimenti restrittivi nei suoi confronti, stavolta ci sarebbe la maggioranza per consentirlo. E questa &#8211; ad esempio &#8211; sarebbe una fuoriuscita effettiva da stalli e miraggi.</p><p>Ecco, qui sta la possibile salvezza tanto per i nuovi come per il vecchio che vorrebbe redimersi: due/tre cose concrete da fare. Tipo domiciliari a Berlusconi, legge elettorale e relativi regolamenti. Per poi andare al finale di partita (le nuove elezioni). Con un chiaro vincolo temporale: in ogni caso<strong> il mach non potrà protrarsi ancora a lungo</strong>. Solo quanto occorre per fare quelle benedette due/tre cose. Non certo l’arco temporale necessario per la totale putrefazione del ceto politico (cioè l’unico progetto strategico di Grillo-Casaleggio; che non tiene conto della tenuta del Paese, non meno degli stessi grillino in Parlamento) o lo sfinimento dei governi di programma che pretenderebbero i Napolitanidi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/13/grillini-dopo-tsunami-perplessi/528315/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Elezioni 2013, tra gli abatini Renzi e Letta meglio Furio Colombo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/11/elezioni-2013-tra-abatini-renzi-e-letta-meglio-furio-colombo/526252/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/11/elezioni-2013-tra-abatini-renzi-e-letta-meglio-furio-colombo/526252/#comments</comments> <pubDate>Mon, 11 Mar 2013 09:41:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category> <category><![CDATA[Elezioni Politiche 2013]]></category> <category><![CDATA[Enrico Letta]]></category> <category><![CDATA[Fabrizio Barca]]></category> <category><![CDATA[Furio Colombo]]></category> <category><![CDATA[Matteo Renzi]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[PD]]></category> <category><![CDATA[Pier Luigi Bersani]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=526252</guid> <description><![CDATA[Italia-Brasile 1970, stadio dell’Azteca: nella clamorosa batosta della nazionale azzurra contro un avversario troppo forte per i nostri pur valenti giocatori, il vincitore indiretto risultò Gianni Rivera. Proprio perché non fu fatto giocare (a parte i famosi tre minuti finali della partita). Lo stesso vale per Matteo Renzi, furbo come l’altrettanto politicante “abatino”, del quale...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Italia-Brasile 1970</strong>, stadio dell’<strong>Azteca</strong>: nella clamorosa batosta della <strong>nazionale azzurra</strong> contro un avversario troppo forte per i nostri pur valenti giocatori, il vincitore indiretto risultò <strong>Gianni Rivera</strong>.</p><p>Proprio perché non fu fatto giocare (a parte i famosi tre minuti finali della partita). Lo stesso vale per <strong>Matteo Renzi</strong>, furbo come l’altrettanto politicante “abatino”, del quale molti ora si chiedono: come sarebbero andate le <strong>elezioni</strong> se ci fosse stato lui al posto dello spompato <strong>Pierluigi Bersani</strong>? Sarebbe andata come è andata in effetti al <strong>Pd</strong>, con il di più (o il di meno) che si sarebbero fatte pure le pulci alla <strong>cultura politica</strong> del <strong>sindaco di Firenze</strong>, meritevole di stroncature pari all’irrisione delle metafore campagnole dello zio di Piacenza. Forse sarebbe andata persino peggio, visto che il giovane chierichetto politico (tra l’altro affetto da tic berluschini) sostiene tesi vecchissime, cariche di ragnatele. Tesi che (alla faccia del filosofo con feticismo del pelo <strong>Massimo Cacciari</strong>) avrebbero ulteriormente spaccato il Pd e sconcertato la base tradizionale del suo elettorato.</p><p>Infatti costui, che pure ha il copy del <strong>rottamatore</strong>, si limita a rifare &#8211; sull’Arno e a decenni data &#8211; il più insopportabile/ridanciano dei <strong>Tony Blair</strong>: dal significativo innamoramento (non corrisposto) per <strong>Sergio Marchionne</strong> all’idea peregrina che si aumentano i <strong>posti di lavoro</strong> dando man libera ai licenziamenti. Per capire meglio chi sia il replicante Blair del Giglio può valere un episodio che riguarda il soggetto originale, raccontatoci da quel grande storico che era <strong>Tony Judt</strong>: «nella primavera del 2001, durante un dibattito radiofonico della Bbc sulle imminenti elezioni politiche britanniche, una giovane giornalista espresse le sue frustrazioni: “non pensate” chiese ai colleghi in studio “che non siamo di fronte a una vera scelta? Tony Blair crede nella privatizzazione come la Thatcher”. “Non esattamente”, rispose Charles Moore, direttore del Daily Telegraph- “Margaret Thatcher credeva nelle privatizzazioni. A Tony Blair semplicemente piacciono i ricchi”».</p><p>Se si sostituiscono i boss della city con un po’ di ricconi nostrani (magari con attività scarpare e aspirazioni <strong>immobiliaristiche</strong>) il quadro si attaglia perfettamente all’arrampicatore politico nostrano. Però, in assenza di un’impossibile verifica controfattuale, il non essere sceso in campo risulta il <strong>miglior investimento</strong> di carriera renziano; che – secondo gli astutissimi autolesionisti del Botteghino e le loro sponde mediatiche – dovrebbe trasformarsi nell’arma micidiale da lanciare contro gli effetti dello <strong>tsunami M5S</strong>; nella logica immortale che tutto cambi perché nulla cambi. O meglio, che il <strong>cambiamento</strong> venga raccontato nei modi della <strong>promopubblicità</strong>, per cui l’effetto atteso si ottiene non attraverso i fatti ma grazie alla stordente ripetizione falsaria che tali fatti sarebbero già avvenuti. Ossia, il rinnovamento come rottamazione che non modifica le logiche imbonitorie del Potere, ma opera per gestualità dichiarative.</p><p>Pensare di imporre a <strong>Beppe Grillo</strong>, in preda a furori distruttivi e deliri d’onnipotenza, la rinuncia alla propria <strong>strategia</strong> iperattendista (stare immobile sulla riva del fiume in attesa del passaggio di un bel po’ di cadaveri) sembra l’ennesima illusione di chi “non ha scordato niente, non ha imparato niente”. Come inefficaci sembrano pure gli <strong>appelli</strong> di stimati e stimabili <strong>intellettuali</strong>; con cui denunciano l’attuale stato di emergenza (certamente reale e angosciante), ma che potrebbe essere strumentalizzato proprio come scialuppa di salvataggio dai corresponsabili dei disastri che tale emergenza hanno determinato. Quindi non basta dare spazio agli abatini o nascondersi dietro qualche padre nobile. Sarebbe necessario che chi detiene la <strong>maggioranza</strong> in <strong>Parlamento</strong> la smettesse con le trovate furbesche; facesse il doveroso passo indietro come persona e come corporazione, mettendo in pista attori non usurati che diano garanzie reali di effettiva discontinuità; in grado di aggregare maggioranze provvedimento per provvedimento.</p><p>Un’indicazione era stata sussurrata: <strong>Fabrizio Barca</strong>. Il fatto che non sia stato messo in condizione di accettare conferma che questi &#8211; credendo di salvarsi &#8211; ci trascinano tutti nell’abisso. Magari proponendo un altro pessimo chierichetto thatcheriano, ma più organico all’apparato: <strong>Enrico Letta</strong>. Un nome che è tutto un programma. Se si recuperasse un po’ di buon senso si capirebbe che il rinnovamento non è un fatto anagrafico ma biografico. Certe operazioni – ad esempio &#8211; le potrebbe garantire meglio un Furio Colombo che non tanti giovanili furbastri.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/11/elezioni-2013-tra-abatini-renzi-e-letta-meglio-furio-colombo/526252/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Elezioni 2013, repulisti nell&#8217;intervallo dopo lo tsunami</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/05/elezioni-2013-repulisti-nellintervallo-dopo-tsunami/520303/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/05/elezioni-2013-repulisti-nellintervallo-dopo-tsunami/520303/#comments</comments> <pubDate>Tue, 05 Mar 2013 09:54:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category> <category><![CDATA[Elezioni Politiche 2013]]></category> <category><![CDATA[Fabrizio Barca]]></category> <category><![CDATA[Gianni Letta]]></category> <category><![CDATA[Giuliano Amato]]></category> <category><![CDATA[Massimo D’Alema]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[Raccolta Firme]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Stefano Rodotà]]></category> <category><![CDATA[Tsunami]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=520303</guid> <description><![CDATA[«L’ultima rivoluzione politica, la rivoluzione contro il clero politico e l’usurpazione potenzialmente iscritta nella delega resta ancora tutta da fare». Così scriveva nel 1990 il grande sociologo anti-establishment Pierre Bourdieu. Forse è giunto il momento per accontentarlo, se non altro a livello di sfoltitura di tale clero. Perché la situazione che stiamo vivendo è segnata...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>«L’ultima <strong>rivoluzione politica</strong>, la rivoluzione contro il <strong>clero politico</strong> e l’usurpazione potenzialmente iscritta nella delega resta ancora tutta da fare».</p><p>Così scriveva nel 1990 il grande sociologo anti-establishment <strong>Pierre Bourdieu</strong>. Forse è giunto il momento per accontentarlo, se non altro a livello di sfoltitura di tale clero. Perché la situazione che stiamo vivendo è segnata chiaramente da cose che possiamo attenderci e altre in cui è del tutto velleitario sperare. Per esempio resta altamente improbabile che riescano a mettersi sulla stessa lunghezza d’onda i <strong>due personaggi</strong> che controllano i passaggi obbligati per il riassetto del quadro politico <strong>post tsunami</strong>: il vecchio comunista da regime <strong>Giorgio Napolitano</strong>, il quale ragiona ancora nell&#8217;ottica togliattiana delle “<strong>larghe intese</strong>” negoziate affinché il controllo degli apparati sulla società prosegua indisturbato, e <strong>Beppe Grillo</strong>, ormai completamente immedesimato nella parte del <strong>Libertador</strong> (faro di una rivoluzione romantica che scaccia dalle nostre città i cacicchi di partito).</p><p>Facile prevedere una totale, reciproca, <strong>sordità</strong> tra il custode di antiche logiche burocratiche e il nuovo Simon Bolivar sceso da Sant&#8217;Ilario. Dunque, altrettanto conseguente ritenere che ogni tentativo di raggiungere un <strong>equilibrio</strong> purchessia di medio periodo per ora è iscritto nel registro delle impossibilità. Come stiamo dicendo un po’ tutti, alla fase conclusa con le elezioni di febbraio fa seguito un<strong> intervallo</strong> che deve predisporci al <strong>secondo tempo</strong> della partita. Break utilmente destinabile a liberare il campo da una serie di presenze moleste; che da una vita disturbano lo svolgimento della partita pubblica con i loro falli, le inadeguatezze e – soprattutto – con i più spudorati inquinamenti all&#8217;insegna delle <strong>compravendite</strong>.</p><p>Il primo personaggio su cui varrebbe la pena di concentrare la nostra massima attenzione è “il capoccia della banda degli zingari” che truccavano i risultati (tra l’altro):<strong> Silvio Berlusconi</strong>, contro la cui illegittimità quale eletto del popolo italiano, in quanto titolare di concessioni pubbliche, <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-appello/?action=vediappello&#038;idappello=391292" target="_blank">MicroMega sta raccogliendo le firme</a>. Chi scrive ha già sottoscritto e invita gli amici a farlo. Del resto ce lo diceva già un ventennio fa Paolo Sylos Labini: meglio tardi che mai. Ma forse si potrebbe proseguire nell&#8217;azione liberatoria sventolando cartellino rosso anche ai furbissimi che ora si collocano in posizione di “riserva della Repubblica”, tipo i gemelli in cinismo di Italianieuropei <strong>Massimo D’Alema</strong> e <strong>Giuliano Amato</strong>. Il primo aveva garantito (tra l’entusiasmo generale) la propria intenzione di farsi da parte e ora viene <strong>segnalato</strong> tessere tele avvelenate con il suo interfaccia dell’altra sponda <strong>Gianni Letta</strong>. Qualcuno gli dica di smettere, visto che il tasso generale di non sopportazione nei suoi confronti ha raggiunto livelli himalaiani: qualunque cosa dica o faccia suscita rigetto, fuori dalla cerchia del medio apparato <strong>post-Pci</strong>. L’altro, liberato dall&#8217;incubo del fax che partiva da <strong>Hammamet</strong> ogni volta che tirava fuori il capino di craxiano apostata, viene ipotizzato persino come successore di Napolitano; ma solo da quelli del suo circuito: le ultime raffiche sopravvissute della Prima Repubblica, come <strong>Eugenio Scalfari</strong>. Qualcuno li informi che sono fuori tempo massimo. Ecco, il bello di questa stagione è che ormai tutti i mascheroni della scena politica del ventennio trascorso stanno inevitabilmente avvizzendo, tanto da non essere più riproponibili: dallo zio di Piacenza <strong>Bersani</strong> alla iena ridens per ogni stagione <strong>Cicchitto</strong>, dalla signora birignao <strong>Finocchiaro</strong> al maestro precoce nell&#8217;arte di inginocchiarsi <strong>Alfano</strong>.</p><p>Per non tacere il miracolato dall’aver perso le primarie, il giovane/vecchio democristiano <strong>Renzi</strong> (il quale &#8211; quindi &#8211; può lasciar intendere che “se fosse stato lui il leader”…avrebbe perso come l’altro, vista la collocazione paramontiana/giannino liberista-restaurativa-filo-banche-e-affini che incarna; non propriamente di successo). Insomma, se ancora non possiamo costruire il futuro, almeno si può realizzare un bel <strong>repulisti</strong> del passato. La<strong> vecchia politica</strong> si metterebbe in linea con il vento che sta spirando se non proponesse più stratagemmi ormai risaputi o facce di riciclo; e iniziasse a puntare su personaggi mai lambiti da inquinamenti tossici: come <strong>Stefano Rodotà</strong>, eccellente potenziale Presidente della Repubblica, e <strong>Fabrizio Barca</strong>, l’unico della infornata dei tecnici che abbia mantenuto il profilo per reggere un governo di transizione.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/05/elezioni-2013-repulisti-nellintervallo-dopo-tsunami/520303/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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