<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Pierfranco Pellizzetti</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/ppellizzetti/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Piccoli Pizzarotti crescono</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/25/piccoli-pizzarotti-crescono/235566/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/25/piccoli-pizzarotti-crescono/235566/#comments</comments> <pubDate>Fri, 25 May 2012 14:59:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[casaleggio]]></category> <category><![CDATA[grillo]]></category> <category><![CDATA[M5S]]></category> <category><![CDATA[pizzarotti]]></category> <category><![CDATA[Putti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=235566</guid> <description><![CDATA[Le note politicamente più importanti della settimana non sono state i pigolii bersaneschi “ho vinto, non ho vinto” e neppure i cigolii dei carriaggi forzaleghisti in sprofondamento. Ben più significative di qualsivoglia rumore risultano le parole del neosindaco Cinquestelle Federico Pizzarotti “i cittadini di Parma hanno eletto me, non Grillo”. Cui ha fatto immediatamente seguito...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Le note politicamente più importanti della settimana non sono state i pigolii bersaneschi “ho vinto, non ho vinto” e neppure i cigolii dei carriaggi forzaleghisti in sprofondamento. Ben più significative di qualsivoglia rumore risultano le parole del neosindaco Cinquestelle <strong>Federico Pizzarotti</strong> “i cittadini di Parma hanno eletto me, non Grillo”. Cui ha fatto immediatamente seguito la canea delle baccanti in adorazione del Guru Maximo, pronte a sbranare virtualmente il sospetto apostata.</p><p>Parole che evidenziano la sfida incombente per <strong>M5S</strong>, chiamata <strong>autonomia</strong>. Dunque, che cosa possiamo realisticamente attenderci &#8211; noi che facciamo il tifo per la rifondazione democratica dell’Italia, pur rifiutando di accettare logiche credere-obbedire-combattere – dall’arrivo nel gioco politico di una consistente pattuglia di nuove entrate. Infatti i grillini che conosco personalmente (non i fanatici insultanti che si aggirano nel web al grido di “vaffa”) sono persone per bene e mosse da un’apprezzabile voglia di fare. Magari più maschietti che fanciulle. Difatti i Pizzarotti, i <strong>Fabbri</strong> (sindaco di Comacchio), i<strong> Maniero</strong> (sindaco di Mira), i <strong>Castiglion</strong> (sindaco di Sarego) e lo stesso <strong>Paolo Putti</strong> (che a Genova sarebbe andato lui al ballottaggio se non ci fosse stato un passaggio di voti sospetto a favore del candidato Udc), confermano un’assoluta egemonia di genere tardo patriarcale: la violenza verbale in uso nel Movimento fa da filtro nell’arruolamento, in quanto insopportabilmente maschilista?</p><p>Sia come sia, la provocazione a rischio di scomunica immediata di Pizzarotti marca una difficoltà che emerge proprio dal consistente successo elettorale di M5S: il passaggio dalla semplificazione alla complessità.<br /> Il Grillismo è figlio legittimo dell’<strong>epoca berlusconiana</strong>, in cui qualsivoglia argomento veniva deliberatamente banalizzato virandolo a spot, l’analisi si riduceva alla trama elementare di un reality, ogni problema trasformato nella favola consolatoria dell’apritisesamo magico. In fondo è questo il segreto della promopubblicità efficace, che trasforma i destinatari in un gregge infantilizzato.</p><p>Berlusconi ci ha campato per decenni, con vantaggi personali clamorosi. <strong>Vendola</strong> e <strong>Di Pietro</strong> si sono conquistati nicchie con le loro “narrazioni” rivolte al proselitismo identitario più acritico. <strong>Grillo</strong> ha forzato il meccanismo spingendolo oltre ogni limite precedente; assicurando a masse estatiche una salvazione a portata di mano, con ricette talvolta sensate, talaltra del tutto improbabili. Ma sempre garantendo profeticamente la loro immediata fattibilità semplificatoria: ricordo di aver assistito a Savona a una sua performance in cui si prospettava la soluzione del problema energetico grazie ad aquiloni acchiappafulmini…</p><p>Il guaio è che gli eletti di M5S entrati nei consigli comunali non possono più far ricorso alle formulette acchiappacitrulli: devono amministrare situazioni difficili; appunto, complesse. Per questo hanno bisogno di libertà da tutele troppo stringenti, di imparare a camminare con le loro gambe. Nonostante siano stati scelti secondo criteri che privilegiano la loro totale controllabilità.</p><p>Il giovane sindaco di Parma dà segno di volersi scrollare di dosso questi vincoli soffocanti <strong>ed è subito scandalo</strong>. Il buon Putti (indebolito dal fatto di essere un corpo estraneo al Movimento: viene dagli ambientalisti) si è subito beccato reprimende a sganassone quando ha tentato di alzare il capino e dire la sua.</p><p>La questione è capire se questi politici nuovi e di nuovo conio svolgeranno il compito affidato loro dagli elettori (amministrare un po’ meglio) o se si presteranno a fungere da guastatori in una manovra all’insegna del “tanto peggio, tanto meglio”.</p><p>In attesa delle prossime politiche del 2013. Come – prima ancora del Guru Maximo – sembra pensare il Rasputin di Grillo; quel<strong> Gianroberto Casaleggio</strong>, dalla chioma quattrocentesca che sembra dipinta dal Pinturicchio, il quale ragiona da cinico promopubblicitario: gli interlocutori sono una massa manipolabile di ragazzini scemi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/25/piccoli-pizzarotti-crescono/235566/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Anarchici? Bah!</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/20/anarchici/232349/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/20/anarchici/232349/#comments</comments> <pubDate>Sun, 20 May 2012 13:30:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[anarchici]]></category> <category><![CDATA[Ansaldo]]></category> <category><![CDATA[attentato]]></category> <category><![CDATA[Brindisi]]></category> <category><![CDATA[Camilla Cederna]]></category> <category><![CDATA[gambizzazione]]></category> <category><![CDATA[stereotipi]]></category> <category><![CDATA[terrorismo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=232349</guid> <description><![CDATA[Davanti agli orrori recenti e recentissimi, di fronte al sangue degli inermi, assisto con viva preoccupazione al ritorno dei soliti stereotipi che, invece di spiegare, servono solo a confondere le idee. Lo avevo già postato giorni fa in un testo passato inosservato, forse perché grande è il bisogno psicologico di ricette semplificatorie; perché il dubbio critico risulta...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Davanti agli orrori recenti e recentissimi, di fronte al sangue degli inermi, assisto con viva preoccupazione al <strong>ritorno dei soliti stereotipi</strong> che, invece di spiegare, servono solo a confondere le idee. Lo avevo già postato giorni fa in un <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/sdegno-cerimonia/228218/" target="_blank">testo</a> passato inosservato, forse perché grande è il bisogno psicologico di ricette semplificatorie; perché il<strong> dubbio critico</strong> risulta molesto ai più.</p><p>Infatti, per il manager Ansaldo gambizzato, non si è trovato niente di meglio che <strong>riscaldare le minestre</strong> sfornate tanti anni fa dai fast food della disinformazione subito dopo la bomba alla milanese Banca dell’Agricoltura: “sono stati gli anarchici!”, con l’improbabile ballerino Valpreda indicato quale autore materiale dell’eccidio. Poi ci volle la solitaria battaglia di <strong>Camilla Cederna</strong> (mentre qualcuno la derideva tirando in ballo una sua dipendenza erotica all’afrore dei bombaroli…) per smontare la vergognosa macchinazione.</p><p> Visto che di Cederne non c’è più neppure l’ombra, i terribili semplificatori aggiornano pigramente la pista fantasmatica del Male aggiungendo una pennellata di antinuclearismo e di iperambientalismo. Il tutto suffragato in tempo reale da testi rivendicativi dell’attentato, intrisi del campionario di scemenze mitomani e vergati in quel linguaggio infantile che rimanda alle mani maldestre che &#8211; in passato &#8211; erano già all’opera per costruire documenti e dossier grossolani allo scopo del puro depistaggio.</p><p> Poco importa che i motociclisti-killer dal volto coperto abbiano sparato con rara precisione, confermando ancora una volta che l’attentato terroristico è – tra l’altro &#8211; una forma di comunicazione, allucinante ma efficace. Per questo, invece di inseguire anarchici a fumetti, bisognerebbe capire <strong>che cosa e a chi si intendesse comunicare</strong>. Magari considerando che ormai l’Ansaldo è in vendita, probabilmente le sue attuali sedi saranno smantellate ma che molti conti e partite per le forniture del Gruppo (magari nel settore bellico) restano ancora in sospeso. Forse è questo il messaggio, che nessuno decodificherà facendo marce (di quattro gatti) contro il presunto ritorno agli “anni di piombo”. Lo stesso ragionamento vale per la matrice dello sconvolgente ammazzamento delle povere ragazze di Brindisi. Cosa si voleva comunicare e a chi?</p><p> Ma c’è un’ulteriore considerazione da fare al riguardo, se si vuole capire e reagire davvero, non cerimonialmente. Sale a dismisura nel Paese una vasta area di indignazione e frustrazione, nelle sacche crescenti di in occupazione e impoverimento, nelle periferie sempre più degradate. Un’area dove è possibile reclutare disperati e occultare i veri obiettivi di efferati regolamenti di conti.</p><p> Insomma, imprigionati nell’ottica del Palazzo pasoliniano, le analisi ripropongono stancamente <strong>le solite “questioni”</strong>: quella “morale” e quella “giudiziario-investigativa”. Forse sarebbe ora che cominciassimo a renderci conto che la vera questione esplosiva è “l’emergenza sociale”, perché tutti gli orrori a cui stiamo assistendo nascono nelle viscere di una società in decomposizione. E che senza una politica capace di mobilitare energie collettive, orientando alla speranza positiva, il processo degenerativo diverrà irreversibile. Altro che romanzesche piste anarchiche!</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/20/anarchici/232349/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Lo sdegno non è una cerimonia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/sdegno-cerimonia/228218/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/sdegno-cerimonia/228218/#comments</comments> <pubDate>Thu, 17 May 2012 13:54:42 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Adinolfi]]></category> <category><![CDATA[Ansado]]></category> <category><![CDATA[gambizzazione]]></category> <category><![CDATA[genova]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[manifestazioni]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=228218</guid> <description><![CDATA[Oggi sfilano per Genova migliaia di cittadini contro il presunto ritorno di quegli “anni di piombo” che insanguinarono la città e l’intero Paese. Secondo la vulgata corrente, revival preannunciato dall’inqualificabile gambizzazione del manager di Ansaldo Energia Roberto Adinolfi. Nei mesi scorsi – sempre da queste parti – la retorica mediatica in salsa sindacalese ci raccontava “una...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Oggi sfilano per Genova migliaia di cittadini contro il presunto ritorno di quegli “anni di piombo” che insanguinarono la città e l’intero Paese. Secondo la vulgata corrente, revival preannunciato <strong>dall’inqualificabile gambizzazione</strong> del manager di Ansaldo Energia Roberto Adinolfi. <br />Nei mesi scorsi – sempre da queste parti – la retorica mediatica in salsa sindacalese ci raccontava “una città stretta attorno ai lavoratori della Fincantieri”, sotto sempre più credibile minaccia di licenziamento per la liquidazione dell’azienda.</p><p>In entrambi i casi, adunate unitarie di alto valore democratico, che vedevano alla loro testa e con il volto compunto la <strong>pattuglia dei politici locali.</strong></p><p>La domanda immediata risulta brutalmente questa: è mai possibile che le cerimonialità celebrative (per la difesa dell’occupazione, per la riaffermazione della non-violenza, per la solidarietà alle vittime) debbano scattare sempre e soltanto quando – per così dire &#8211; i buoi sono fuggiti dalla stalla? Diventino – di fatto &#8211; un alibi per chi doveva fare qualcosa e non ha fatto nulla; ossia, rendendo possibile evitare di dover manifestare contro fatti drammatici, al limite luttuosi?</p><p> Che sulla testa di Fincantieri pendesse la spada di Damocle della concorrenza asiatica lo si sapeva da trent’anni. E non si è mai intrapresa la benché minima contromossa al riguardo (mentre i manager tedeschi del settore automobilistico, sottoposto a identica sfida, si davano una saggia regolata riposizionando i propri prodotti e trovando altre collocazioni nel mercato). I nostri – di manager – hanno dormito sonni dorati; per poi svegliarsi<strong> a frittata avvenuta</strong>, avanzando le solite ricette liquidatorie: licenziare e consegnare alla speculazione immobiliare le aree dell’insediamento produttivo. Intanto hanno continuato a incassare emolumenti a sei zeri.</p><p> Ma le forze politiche e sociali, che adesso tanto si indignano, dov’erano? Se ne stavano rintanate nella zona fumistica, dove i problemi spinosi è meglio non affrontarli. Meglio lasciarli vegetare (e marcire) nell’ombra e nel silenzio.</p><p> <strong>Ora il pentolone del Paese reale</strong>, sotto la pressione degli impoverimenti e delle precarizzazioni, dà evidenti segnali di essere sul punto di esplodere.</p><p> In perfetto sincronismo compaiono le pistole fumanti dei killer. Anche se – ancora una volta – la natura di quei killer resta avvolta nell’ambiguità: riparte l’abituale “pista anarchica” (gli autori di sconnessi manifesti rivendicativi tendenti al puerile), si sussurra di strani regolamenti di conti… Quanto appare certo è che la rabbia montante per la<strong> dissipazione di futuro</strong>, che colpisce un numero spaventosamente in crescita di italiani, va creando un ambiente favorevole per qualsivoglia follia. Un tempo si diceva: la risaia dove può sguazzare qualunque pesce. Anche assassino.</p><p> Ma tale esito era poi così imprevedibile?</p><p> <strong>L’indignazione è, prima che legittima, doverosa</strong>. Di converso, è accettabile che se ne facciano portavoce coloro i quali dovevano muoversi per tempo?</p><p>La sedicente “classe dirigente” che ora teatralizza il proprio sdegno per deviare lo sguardo collettivo dalla vera matrice di tanto dolore, sua precisa responsabilità: l’aver disinnescato <strong>l’unico strumento utilizzabile</strong> per evitare di doversi ridurre alla miserrima conta di morti, feriti, licenziati. E questo strumento si chiama “politica” (il governo dei punti di crisi facendosene carico, anticipandoli). Ciò che i politicanti (non meno dei loro interlocutori/partner nelle rappresentanze sociali e nell’informazione mediatica pompieristica) hanno ridotto a chiacchiera sul vacuo e a comparsate cerimoniali.</p><p> Se si continua così saremo costretti a programmare ancora molte altre marce democratiche e unitarie fuori tempo massimo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/sdegno-cerimonia/228218/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Beppe Grillo è il nuovo San Giorgio?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/13/beppe-grillo-nuovo-giorgio/228215/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/13/beppe-grillo-nuovo-giorgio/228215/#comments</comments> <pubDate>Sun, 13 May 2012 13:55:43 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[bossi]]></category> <category><![CDATA[Di Pietro]]></category> <category><![CDATA[eroi]]></category> <category><![CDATA[grillo]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[napolitano]]></category> <category><![CDATA[san giorgio]]></category> <category><![CDATA[Vendola]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=228215</guid> <description><![CDATA[Quanto aveva ragione Bertolt Brecht scrivendo la celebre frase “beato quel popolo che non ha bisogno di eroi”. Già per una immediata e incontrovertibile considerazione sulla natura stessa del personaggio eroico: per esistere ha bisogno di un mostro. Magari dandogli vita artificialmente, visto che non ci sarebbe nessun San Giorgio senza il canonico drago. Sicché...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Quanto aveva ragione Bertolt Brecht scrivendo la celebre frase “beato quel popolo che non ha bisogno di eroi”. Già per una immediata e incontrovertibile considerazione sulla natura stessa del personaggio eroico: per esistere ha bisogno di un mostro. Magari dandogli vita artificialmente, visto che non ci sarebbe nessun San Giorgio senza il canonico drago.<br /> Sicché i due antagonisti, i “nemici mortali”, <strong>vivono e crescono in simbiosi</strong>, alimentandosi reciprocamente, tanto da creare sinergicamente un habitat a misura propria e del loro conflitto ritualizzato. Come si è visto benissimo emergere nel dibattito politico italiano di Seconda Repubblica; assolutamente teatrale, dunque fittizio: <strong>Silvio Berlusconi</strong> contro il Comunismo, i Moderati/Riformisti contro il Radicalismo, la corporazione dei politici contro l’Antipolitica… Oggi <strong>Mario Monti</strong> e i suoi paladini professorali contro lo spread.</p><p>Ma in questa relazione simbiotica c’è anche un secondo effetto di cui tener conto: se uno dei due contendenti scompare, l’altro inizia immediatamente ad avvizzire per svuotamento del campo di battaglia; quindi, per carenza di ruolo.<br /> Da qui la necessità di tenere in vita il rivale, seppure artificialmente.<br /> Lo schema conflittuale eroe-mostro va benissimo e non procura guai in ambito narrativo, dall’epica al fantasy. Risulta devastante <strong>quando lo si applica alla discussione pubblica</strong>, proprio perché determina automaticamente scenari surreali, a scapito di analisi rigorose per scelte meditate e consapevoli.</p><p>Ancora una volta ne abbiamo riprova ragionando sulle vicende degli ultimi anni fuori dagli schemi mistificatori, che producono schieramenti fanatizzati di ultras da stadio: Berlusconi San Giorgio è semplicemente un ometto posseduto da spiriti animali parossistici, che trasforma ogni proprio capriccio in diktat e asseconda con qualsivoglia mezzo la propria avidità bulimica (di conseguenza, spiegare perché il Comunismo è un mostro immaginario sembrerebbe pleonastico); i sedicenti Moderati/Riformisti sono solo Conservatori titubanti che tirano a campare, anche perché i Radicali appaiono tali solo in quanto occupano un piccolo spazio di sopravvivenza nel mercato politico, visto che non hanno dato dimostrazione alcuna della propria volontà di cambiare effettivamente/radicalmente le cose; il “salvatore della Patria” Mario Monti, analizzandone con distacco comportamenti e pronunciamenti, si rivela qualcosa come un Curatore fallimentare controllato dal Giudice Delegato <strong>Giorgio Napolitano</strong> e che risponde esclusivamente al Comitato Creditori (un po’ di banche e gli ambienti coperti della finanza internazionale).</p><p>Eppure questa Italia “sfortunata” insiste nel coltivare il proprio “bisogno di eroi”, con un crescente sperpero di “facce”: <strong>Antonio Di Pietro</strong>, che ha usurato il tesoretto d’immagine cadutogli in grembo dal cielo di Tangentopoli imbarcando gli scarti della politica politicante (zavorrando anche il buono accorso sotto le bandiere Idv); <strong>Nichi Vendola</strong> perso nelle spire delle sue narrazioni che non trovano riscontri fattuali in terra di Puglia; <strong>Umberto Bossi</strong> inchiodato dallo smascheramento dell’aver tentato per trent’anni di gabellare le pratiche di un foro boario in “Questione Settentrionale”. Esiti scontati, visto che la politica non coincide con la iomania solipsistica.</p><p>Sempre orfani di un simbolo eroico in cui identificarsi, a cui abbandonarsi fideisticamente, una parte di nostri compatrioti elegge a proprio campione <strong>Beppe Grillo</strong>; perfetto nella tenuta trendy, a partire dal capello cotonato.<br /> Sarà interessante verificare l’impatto delle nuove leve Cinquestelle, entrate a frotte nei consigli comunali emersi dalle recenti amministrative, cariche di entusiasmo e voglia di ben fare, con problemi concreti che non possono essere affrontati nei termini dell’eroismo messianico promosso dal loro Guru Maximo. Potrebbe essere il tanto atteso momento in cui riusciremo a uscire dall’infantilismo, perso tra l’epica e il fantasy, cominciando a liberarci dalla pericolosa dipendenza dall’eroe. Diventando adulti; dunque, criticamente disincantati.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/13/beppe-grillo-nuovo-giorgio/228215/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Galli della Loggia alla riscossa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/galli-della-loggia-alla-riscossa/220007/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/galli-della-loggia-alla-riscossa/220007/#comments</comments> <pubDate>Sun, 06 May 2012 13:46:47 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Corriere Della Sera]]></category> <category><![CDATA[ernesto galli della loggia]]></category> <category><![CDATA[opinionisti]]></category> <category><![CDATA[post-berlusconismo]]></category> <category><![CDATA[stampa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=220007</guid> <description><![CDATA[Di questi tempi in rapida mutazione, per molti protagonisti del dibattito pubblico nazionale c&#8217;è il rischio di ritrovarsi a cavalcioni sul baratro: una gamba di qua, l&#8217;altra di là. Sicché, assistiamo ai primi riposizionamenti strategici; molti altri si possono prevedere. Incrollabili guardiani del primato partitico ora scoprono che il grillismo &#8211; magari proprio perché dato...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Di questi tempi in rapida mutazione, per molti protagonisti del dibattito pubblico nazionale c&#8217;è il rischio di ritrovarsi<strong> a cavalcioni sul baratro</strong>: una gamba di qua, l&#8217;altra di là. <br />Sicché, assistiamo ai primi riposizionamenti strategici; molti altri si possono prevedere.</p><p>Incrollabili guardiani del primato partitico ora scoprono che il grillismo &#8211; magari proprio perché dato in crescita elettorale &#8211; non è più &#8220;antipolitica&#8221;. Lapalissiano: antipoliticità è sputtanare la politica, non pretenderne una meno abietta (ferma restando la discussione sul come questa istanza vada promossa effettivamente, senza svicolare nella pura testimonianza o &#8211; peggio &#8211; nei narcisismi da &#8220;angelo vendicatore&#8221;).</p><p>Commentatori che hanno campato decenni raccontando la scena berlusconizzata nei facili toni del truculento e del pecoreccio, ora si trovano<strong> in panne cromatica</strong> davanti alla quotidianità montizzata sull&#8217;intera gamma del grigio. Qualcuno cerca ancora il drago da infilzare con la lancia miracolosa di San Giorgio, quando ormai il Palazzo, nella sua nuova tattica mimetica, tende a giocare come il Barcellona di Guardiola: offrire il meno possibile punti di riferimento (e solo madamin Fornero risulta in grave ritardo nell&#8217;apprendere i nuovi schemi di squadra).</p><p>Particolarmente significativo è il caso del più noto opinionista di quel <em>Corriere della Sera</em> dotato di vibrisse ipersensibili a ogni stormir di fronda in casa del Potere: <strong>Ernesto Galli della Loggia</strong>, un vero flipper nell&#8217;arte di prendere posizione. Nel 1976 fa l&#8217;apologia di &#8220;quel sottilissimo strato di borghesia nazionale rimasto vicino a un modello ideale di tipo europeo che si era dissociato dal fascismo e l&#8217;aveva combattuto&#8221;, i cui maestri &#8211; tra gli altri &#8211; erano Gobetti e Salvemini; i suoi partiti Giustizia e Libertà, il Partito d&#8217;Azione. Nel 1993 cambia radicalmente parere: il nemico diventa l&#8217;ideologia italiana di Gobetti e soci, con le loro pretese di &#8220;rigenerazione etica&#8221; della politica. Nel 1994 stronca Berlusconi quale &#8220;monopolista per meriti craxiani della televisione commerciale&#8221;, ma subito dopo (e negli anni a venire) si spende sottobanco nel produrre il migliore marchingegno argomentativo per gli imbrogli propagandistici del Cavaliere: la denuncia dell&#8217;idea &#8220;manichea&#8221; delle due Italie (da una parte quella &#8220;colta e illuminata&#8221; che odierebbe l&#8217;altra, quella &#8220;semplice e popolare&#8221;) su cui si è fondata la teoria del &#8220;partito dell&#8217;amore&#8221; al servizio dei maneggi berlusconiani.</p><p>Ora scopre che Berlusconi è stato un pessimo politico, abile solo nell&#8217;acchiappare voti con messaggi plebiscitari (tipo &#8220;noi amiamo&#8221;). Coming out apparso sull&#8217;ultimo numero della rivista<em> Il Mulino</em>, normalizzata dalla nuova direzione di Michele Salvati (uno della banda dei miglioristi ex comunisti scatenati, già al tempo di Cofferati, contro la CGIL che difendeva lo Statuto dei lavoratori); il quale sta richiamando in servizio attivo nell&#8217;autorevole testata bolognese i migliori fichi del bigoncio del cerchiobottismo targato<em> Corriere della Sera</em>.</p><p>Prepariamoci a vedere questi già &#8220;berlusconiani di complemento&#8221; sfilare alle parate in onore della <strong>restaurazione post-berlusconiana</strong> inveendo contro l&#8217;ex unto del signore di Arcore. Pronti a dare il loro prezioso contributo affinché il &#8220;dopo&#8221; sia l&#8217;esatta prosecuzione del &#8220;prima&#8221;: un&#8217;immensa prateria in cui riposizionarsi a piacere. E con il massimo della faccia tosta.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/galli-della-loggia-alla-riscossa/220007/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;egemonia della scemenza</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/29/legemonia-della-scemenza/212260/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/29/legemonia-della-scemenza/212260/#comments</comments> <pubDate>Sun, 29 Apr 2012 10:09:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Fornero]]></category> <category><![CDATA[gasparri]]></category> <category><![CDATA[investimenti pubblici]]></category> <category><![CDATA[Merkel]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[riforma del lavoro]]></category> <category><![CDATA[titanic]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=212260</guid> <description><![CDATA[Domanda: la comunicazione dispensa dai ragionamenti provvisti di un capo e di una coda? Insomma, non conta più fare affermazioni che stiano in piedi, visto che basta ripetere all’infinito una scemenza perché diventi automaticamente verità di fede? Maurizio Gasparri – con quella faccia da Rugantino soddisfatto, “che ne ha prese tante, ma gliene ha dette…”...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Domanda: la comunicazione dispensa dai ragionamenti provvisti di un capo e di una coda? Insomma, non conta più fare <strong>affermazioni</strong> <strong>che stiano in piedi</strong>, visto che basta ripetere all’infinito una scemenza perché diventi automaticamente verità di fede?</p><p><strong>Maurizio Gasparri</strong> – con quella faccia da Rugantino soddisfatto, “che ne ha prese tante, ma gliene ha dette…” – si piazza davanti ai microfoni dei Tg e annuncia l’opposizione del conglomerato berlusconiano contro le <strong>modifiche</strong> <strong>omeopatiche</strong> al testo sulla riforma del lavoro del duo Fornero-Monti; in quanto &#8211; dice lui &#8211; scarse di effetti occupazionali. Ossia la tesi sul demenziale andante che per aumentare il numero degli occupati occorre moltiplicare quello dei licenziati.</p><p>Ma – direte voi – l’ex giovane neofascista non fa testo; perché è un tipico “trota” ante litteram, nello stagno di pesci sprovvisti di fosforo a cui si è ridotta la nostra politica. Prendiamola &#8211; allora &#8211; più alla larga, in materia di accreditamento mediante mediatizzazione di qualsivoglia follia. Dall’Angela Merkel agli opinionisti de la <em>Repubblica</em> e del <em>Corriere della Sera</em> <strong>ci stanno sfinendo </strong>con il motivetto che per salvare l’economia bisogna tagliare la spesa sociale. Tesi avvalorata ai massimi livelli nazionali dagli uomini delle banche che attualmente ci governano. Un’altra baggianata comunicativamente certificata.</p><p>Facciamo mente locale: la contrazione degli investimenti pubblici (intrecciata con la crescente disoccupazione) ha il primo e principale effetto di <strong>abbassare la capacità d’acquisto delle famiglie</strong>. Allo stesso tempo un’economia risanata dovrebbe tradursi nell’aumentata immissione di beni sul mercato. Ma se impoveriamo un numero crescente di persone, scaraventandole oltre le soglie della pura sopravvivenza, chi se li comprerà quei beni sempre più abbondanti? Senza essere dei geni mercatisti, basta guardare le vetrine dei negozi dove spuntano come funghi i cartelli che <strong>annunciano i saldi</strong>, mentre nei retrobottega si accumulano cataste di prodotti invenduti, per darsi da soli la risposta. Qualcuno ti spiega che così facendo si favoriscono le esportazioni. Ritenete pensabile un mondo in cui tutti esportano e nessuno compra?</p><p>Nient’altro che il tipico esempio del cane che si mangia la coda; che non induce a eccessiva fiducia nel buon senso e nella lungimiranza dei signori del denaro, dei chierici imbonitori lautamente ingaggiati per<strong> fare da grancassa</strong> alle tesi a favore di tali signori, nonché dei politicanti che reggono loro bordone mettendo in pratica politiche fiscali che sembrano la rotta del Titanic. In sostanza, la conferma di un’incredibile smemoratezza. Visto che la società di massa, su cui le centrali capitalistiche continuano a basare il loro arricchimento, nacque quando Henry Ford sr. (nel suo intimo, simpatizzante fascista) ne comprese l’essenza: se voleva vendere un mucchio di automobili (il modello “T”), doveva mettere in condizione queste masse di potersele acquistare; per primi i suoi stessi operai, a cui aumentò il salario.</p><p>Roba da studenti della scuola dell’obbligo. Va bene che i politici come Gasparri non pare siano nelle condizioni di capire. Ma da pensosi soci del club degli straricchi e dai loro ben remunerati consulenti ci si attenderebbe qualcosina di più, in termini di comprensione degli <strong>effetti autolesionistici</strong> delle loro stesse azioni. Ovviamente al di là di ogni valutazione d’ordine morale o ideale, nel loro caso senza dubbio fuori luogo (difatti nessuno chiacchiera più di “etica degli affari”, fortunatamente).</p><p>Si vede che anche a loro le spire della comunicazione hanno avvolto le menti; convincendoli che le <strong>stupidaggini propagandistiche</strong> messe in giro a favore dei propri porci comodi non sarebbero più tali. Sono diventate verità egemonica. La verità vera, rimasta largamente incomunicabile, è che qui stanno scassando tutto.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/29/legemonia-della-scemenza/212260/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tanzania e guerra per bande</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/15/tanzania-guerra-bande/204481/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/15/tanzania-guerra-bande/204481/#comments</comments> <pubDate>Sun, 15 Apr 2012 07:55:52 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[bossi]]></category> <category><![CDATA[grillo]]></category> <category><![CDATA[Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[Scandalo]]></category> <category><![CDATA[tanzania]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=204481</guid> <description><![CDATA[In linea perfetta con il più classico stile comunicativo “a effettaccio”, Beppe Grillo ci presenta la catastrofe per implosione della Lega attingendo a piene mani dal repertorio terroristico berlusconiano: “giustizia ad orologeria”! Dunque, l’ennesima – quanto paranoide &#8211; congiura dei giudici al servizio del potere, che risuona dal tempo di Mani Pulite: la narrazione mendace...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In linea perfetta con il più classico stile comunicativo “a effettaccio”,<strong> Beppe Grillo</strong> ci presenta la catastrofe per implosione della Lega attingendo a piene mani dal repertorio terroristico berlusconiano: “giustizia ad orologeria”!</p><p>Dunque, l’ennesima – quanto paranoide &#8211; congiura dei giudici al servizio del potere, che risuona dal tempo di Mani Pulite: la narrazione mendace con cui torme di cecchini-killer – dalla Santanché ai vari Straquadanio (con la new entry Umberto Bossi) – hanno riempito di ragionamenti a casaccio le loro insopportabili comparsate mediatiche allergiche alla verità. E la performance grillesca non ci risparmia neppure il tocco vittimistico di prammatica: “i prossimi della lista siamo noi!”.</p><p>Non c’è dubbio che la coltre protettiva del sobrio governo presunto tecnico favorisca la realizzazione sottotraccia dei <strong>disegni abortiti nella Bicamerale inciucesca</strong>: la coalizione collusiva tra i componenti centrali del sistema politico, con relativo taglio delle ali; a destra come a sinistra. Altrettanto certo è che quanti non stanno sotto l’ombrello protettivo, steso da Giorgio Napolitano a protezione delle corporazioni di partito, ora rischiano grosso per la loro stessa sopravvivenza. Però questo non è tutto.<br /> È giusto e ragionevole ridurre a complottismo il tornado che ha fatto volare per aria gli stracci padani insozzati (del resto, ben noti e oggetto di ricorrenti rumors)? O non piuttosto stiamo assistendo agli esiti inevitabili d<strong>ell’ennesima guerra per bande</strong>, tutta giocata all’interno di un soggetto impazzito quale la Lega, in un crescendo di colpi bassi e porcate? Già il giornalismo investigativo del Fatto segue questa traccia.</p><p>Soffermiamoci – ora &#8211; su un aspetto non ancora chiarito, prendendo in esame la stura più recente allo smascheramento a cascata di fatti scandalosi/scandalistici nel mileu bossiano: l’operazione finanziaria abortita in quel della<strong> Tanzania</strong>. Vicenda la cui regia occulta si spiega meglio andando a ricercarne i bandoli per linee interne.<br /> Tutto inizia con una serie di trasferimenti che partono da vari istituti di credito, compresi gli uffici genovesi di una privat bank, la Aletti. E che arrivano all’orecchio della stampa locale, ben prima della magistratura, ad opera di chi era a conoscenza diretta dei fatti; magari se contiguo per ragioni di residenza al genovese Belsito. Ma è quanto avviene dopo a gettare ulteriori sospetti sulle<strong> gole profonde al lavoro</strong>: sembra credibile che una banca della Tanzania adotti nei confronti di cospicui flussi di denaro estero criteri più selettivi e sospettosi di un istituto londinese o di Zurigo? Più plausibile pensare alla – diciamo così – “messa in guardia” da parte di una corrispondente istituzione italiana accreditata a dare l’altolá.</p><p>Se tutto ciò sembra ragionevole, allora bisognerebbe pure andare a cercare chi &#8211; in questi anni – ha ricoperto incarichi istituzionali che gli consentano l’accesso a canali interstatali. Mentre l’ala leghista vincente si premura di smentire in tronco la stessa ricostruzione di <strong>Umberto Bossi</strong>, che vorrebbe presentarsi come un perseguitato dalla giustizia, fiondandosi nel tribunale di Milano e offrendo il massimo della collaborazione alla Procura. Il ritornello è sempre il solito: “fare chiarezza”. Ossia, l’appello a quel principio di trasparenza introvabile ormai da troppo tempo in un confronto politico ridotto a imboscate in penombra. In effetti, ennesima dimostrazione di ipocrisia. E – come diceva La Rochefoucault – “l’ipocrisia è l’omaggio che il vizio rende alla virtù”. Omaggio insopportabilmente “peloso”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/15/tanzania-guerra-bande/204481/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Un ministero controcorrente</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/09/un-ministero-controcorrente/203089/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/09/un-ministero-controcorrente/203089/#comments</comments> <pubDate>Mon, 09 Apr 2012 11:20:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Fabrizio Barca]]></category> <category><![CDATA[fondi strutturali Ue]]></category> <category><![CDATA[Unione Europea]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/08/un-ministero-controcorrente/203089/</guid> <description><![CDATA[I sondaggi e la (rara) stampa non montilatrica stanno registrando la crescente disillusione degli italiani nei confronti dei sobri tecnici super partes chiamati al salvataggio del Paese. Mentre, tra smargiassate verbali e concrete scelte punitive delle fasce deboli, si finisce (inconsapevolmente?) per favorire disunione. Perciò merita maggiore attenzione quanto si sta facendo nel laboratorio che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>I sondaggi e la (rara) stampa non montilatrica stanno registrando la crescente disillusione degli italiani nei confronti dei sobri tecnici <strong>super partes</strong> chiamati al salvataggio del Paese.</p><p>Mentre, tra smargiassate verbali e concrete scelte punitive delle fasce deboli, si finisce (inconsapevolmente?) per favorire disunione. Perciò merita maggiore attenzione quanto si sta facendo nel laboratorio che si fregia del <strong>sostantivo</strong> in controtendenza: il ministero della Coesione Territoriale, guidato da Fabrizio Barca. Tuttavia, dal punto di vista della cultura politica, l’elemento davvero innovativo sta piuttosto nell’aggettivo (“territoriale”): il vero valore aggiunto smarrito dal dibattito pubblico nazionale. Da tempo immemorabile. Ossia la riscoperta che non esiste una via univoca allo sviluppo, in particolare nell’Italia dei cento campanili e dei mille genius loci. Il concetto testardamente ripetuto dal decano dei socio-economisti nazionali Giacomo Beccattini: “La storia e la geografia di un Paese contano, perbacco!”.</p><p>Sembra evidente ma non è così. Chi scrive ricorda ancora le accese discussioni quasi mezzo secolo fa con gli allievi di Pasquale Saraceno, quando gli magnificavano gli investimenti siderurgici in Puglia (e le sue ricerche sul campo segnalavano la nascita di un corpo estraneo, che creava solo indotto commerciale in quanto non <strong>metabolizzato</strong> dallo spirito del luogo). Poi si è visto come è andata. Ma ce lo facevano già prefigurare le indagini sullo sviluppo locale di Alfred Marshall nella seconda decade del XX secolo. Perciò piace constatare che il ministero di Barca esce dalle logiche centralistiche presentando la propria funzione quale “integratore multilivello”, secondo il metodo del confronto, tra attori orizzontali (istituzioni di territorio, sistemi d’impresa, cittadini organizzati) e verticali (soggetti di governo). Sempre nella consapevolezza che esistono in ogni luogo peculiarità e sa-peri da portare a vantaggio competitivo.</p><p>Per dire: la tradizione meccanica emiliana da orientare alla meccatronica come l’integrazione tra tecnologie<strong> genovese</strong> (qui si costruivano navi e locomotive) da virare a robotica o infomobilità, l’alimentare da industrializzare nel Mezzogiorno o l’antico artigianato liutaio a Cremona da rilanciare nella riscoperta mondiale della manualità come “mentedopera”. E così via. Va detto che, al servizio di una politica di accompagnamento di questo tipo, risorse ce ne sarebbero. Nonostante la crisi.</p><p>L’Unione europea mette a disposizione, sotto forma di “fondi strutturati”, ben un terzo del proprio bilancio. Per l’Italia, nel periodo 2007-13, ha comportato l’assegnazione di 28, 8 miliardi di euro. Purtroppo, andando dietro alla follia mediatica delle Grandi Opere e ai giochini della finanza creativa, siamo<strong> risultati</strong> pessimi in quanto a utilizzo di tali fondi: penultimi in Europa, davanti alla sola Romania. Ora, se non si migliorerà la capacità negoziale nei confronti dell’Unione esibendo concreti successi conseguiti, siamo pure a rischio di subire tagli negli stanziamenti a nostro vantaggio da parte di Bruxelles. In sostanza, la coesione si favorisce incrementando opportunità: crescita materiale e inclusione sociale. Quindi l’azione di governo deve accompagnare queste opportunità andandole a cercare dove si creano (o dove ci sono le condizioni perché si creino). Questa è la logica proposta dal team-Barca. Silenziata dalle battute irritanti sulle “caramelle” della Fornero e su “l’erba voglio” di Gianfranco Polillo. E c’è pure da capire quale scuola di pensiero prevarrà nella compagine ministeriale.</p><p>Se l’idea che lo sviluppo si attiva grazie alla tesi singolare che più si licenzia più cresce l’occupazione, oppure quella che ci sono<strong> pianticelle </strong>preziose da irrorare. Intanto l’economia non sta a guardare: nel 2011 la Germania ha recuperato per intero il calo produttivo degli anni precedenti e la Francia all’ 80 %. L’Italia non supera un misero 30. Con evidenti impatti sulla creazione di nuovo lavoro.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 8 Aprile 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/09/un-ministero-controcorrente/203089/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Politici: salti logici,  balle mostruose</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/31/politici-salti-logici-balle-mostruose/201469/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/31/politici-salti-logici-balle-mostruose/201469/#comments</comments> <pubDate>Sat, 31 Mar 2012 13:45:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Giulio Verne]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Ruby]]></category> <category><![CDATA[seconda repubblica]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category> <category><![CDATA[tav]]></category> <category><![CDATA[Trattato di Sociologia Generale]]></category> <category><![CDATA[Val di Susa]]></category> <category><![CDATA[Vilfredo Pareto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=201469</guid> <description><![CDATA[Si ritiene che lo scrittore francese Giulio Verne, lampante espressione dell’ottimismo positivistico ottocentesco, sia stato il più grande e profetico visionario dell’evoluzione tecnologica dei tempi a venire: viaggi sulla luna, sommergibili atomici… Un campionario futuribile che si è puntualmente avverato. Ora &#8211; magari per amore di patria e campanile &#8211; mi trovo a pensare che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Si ritiene che lo scrittore francese Giulio Verne, lampante espressione dell’ottimismo positivistico ottocentesco, sia stato il più grande e profetico visionario dell’evoluzione tecnologica dei tempi a venire: viaggi sulla luna, sommergibili <strong>atomici</strong>… Un campionario futuribile che si è puntualmente avverato.</p><p>Ora &#8211; magari per amore di patria e campanile &#8211; mi trovo a pensare che il mio conterraneo Vilfredo Pareto risulti il suo esatto corrispondente riguardo alle attuali mutazioni nel discorso pubblico. Infatti lo studioso di origine ligure già nel 1923 prefigurava (Trattato di Sociologia Generale, volume III) il meccanismo argomentativo per cui &#8220;sentimenti, preconcetti e superstizioni&#8221;, ossia le ragioni vere di ogni presa di <strong>posizione</strong> (lui le chiamava &#8220;residui&#8221;), vengono impacchettati in ragionamenti a loro giustificazione; pur dicendo apparentemente tutt’altro: &#8220;le derivazioni&#8221;, nel lessico paretiano.</p><p>Questo avviene per il semplice motivo che certi obiettivi non conviene assolutamente confessarli; e – quindi &#8211; vanno camuffati. A tale riguardo, particolarmente lungimirante è l’esempio proposto dal sociologo del secolo scorso quando parla di «certi politicanti» in cui prevale «il desiderio di conseguire il favore di alcuni delinquenti [visto] che sono ottimi agenti elettorali». Una <strong>profezia </strong>che evidenzia livelli di visionarietà in campo politico (basta ricordare alcune recentissime sentenze palermitane…) almeno pari a quella di Verne nell’ambito scientifico.</p><p>Con un di più altrettanto illuminante: queste &#8220;derivazioni&#8221; si rivelano argomentazioni spesso poco <strong>logiche</strong> e non di rado ridicole. Di certo – nel suo presagio del futuro – Pareto vaticinava l’avvento della Seconda Repubblica italiana, in cui salti logici spericolati hanno assunto la forma di balle mostruose: dallo stalliere Mangano &#8220;eroe&#8221;, fino alla Ruby &#8220;parente di qualche premier&#8221;. Tanto da diventare il tratto fondamentale che si ripropone anche nei cambi al vertice di governo; perfino nella <strong>transizione</strong> dalla smodatezza alla sobrietà. Da Silvio Berlusconi ai professori di Mario Monti.</p><p>Le balle continuano sempre a volteggiare vorticosamente. Si tratti tanto del mix sentimento-preconcetto-superstizione che solo disarmando il lavoro si compiacerà il Grande Capitale come di quello che solo la collusione &#8220;inciucista&#8221; salverà un ceto politico inguardabile (quanto ritenuto insostituibile) dall’<strong>estinzione</strong>, sempre i salti logici (da ridere) si sprecano: facilitiamo i licenziamenti per favorire la crescita dell’occupazione… perseguiamo l’accordo tra le maggiori forze politiche per garantire la stabilità… Non dimenticando le altre balle blu sul Tav a favore della competitività (sì, tra tre lustri; quando eventualmente sarebbe a regime) per arrivare a quella suprema dei &#8220;tecnici super partes che non fanno politica&#8221;. I cui &#8220;residui&#8221; potrebbero essere gli appalti a prezzi gonfiati in Val di Susa nel primo caso, storici legami<strong> interpersonali</strong> con il Potere (bancario o meno) nell’altro.</p><p>Pareto l’aveva intuito: grazie alla dinamica residui/derivazioni spinta oltre ogni soglia di decenza, la politica ci avrebbe trasformato nel Paese della menzogna. Tanto che molti ora vorrebbero trovare salvezza nella fuga. Magari alla Verne: raggiungendo l’isola <strong>misteriosa</strong> su un pallone aerostatico.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/31/politici-salti-logici-balle-mostruose/201469/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Chiedetelo ai quindicenni</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/chiedetelo-ai-quindicenni/199487/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/chiedetelo-ai-quindicenni/199487/#comments</comments> <pubDate>Fri, 23 Mar 2012 10:20:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Che Guevara]]></category> <category><![CDATA[franco battiato]]></category> <category><![CDATA[Gandhi]]></category> <category><![CDATA[libertà]]></category> <category><![CDATA[Luther King]]></category> <category><![CDATA[mandela]]></category> <category><![CDATA[Manifestolibri]]></category> <category><![CDATA[Primo Levi]]></category> <category><![CDATA[Una parola raccontata a ragazze e ragazzi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/chiedetelo-ai-quindicenni/199487/</guid> <description><![CDATA[Una cartolina dal pianeta inesplorato degli under 15. Avendo scritto con mia figlia Ludovica ventiduenne (dunque vecchiotta, ma non del tutto aliena per la platea) un librino sulla &#8220;Libertà&#8221; nella collana &#8220;Una parola raccontata a ragazze e ragazzi&#8221; di Manifestolibri, veniamo di tanto in tanto invitati a incontrare scolaresche interessate al tema. A inizio anno...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Una cartolina dal pianeta inesplorato degli under 15. Avendo scritto con mia figlia Ludovica ventiduenne (dunque vecchiotta, ma non del tutto aliena per la platea) un librino sulla &#8220;Libertà&#8221; nella collana &#8220;Una parola raccontata a ragazze e ragazzi&#8221; di Manifestolibri, veniamo di tanto in tanto invitati a incontrare scolaresche interessate <strong>al tema</strong>.</p><p>A inizio anno ci trovavamo nell&#8217;istituto tecnico-professionale Firpo-Buonarroti di Genova a parlare con un centinaio di allievi molto partecipativi; accompagnati – come spesso accade – da professori pieni di <strong>entusiasmo</strong>. Nonostante Gelmini e compagnia. Visto l’interesse suscitato, concordammo di proseguire il confronto a mezzo questionario. I risultati emersi dalla pur rudimentale campagna d’ascolto sono interessanti; in parte scontati, in parte piuttosto stupefacenti. In primo luogo l’altissimo tasso di coinvolgimento: 80 per cento, a riprova che i giovanissimi hanno una gran voglia di <strong>esprimersi</strong>; e se questo non avviene, dipende dalle modalità sbagliate del contatto. Invece deludenti – come prevedibile – i segnali per quanto riguarda la politica.</p><p>Alla proposta di tre definizioni di libertà (come impegno individuale: &#8220;Essere uguali per poter diventare diversi&#8221;; come impegno sociale: &#8220;La libertà non è star sopra un albero&#8221;; come impegno pubblico: &#8220;chi non si interessa allo Stato lo consideriamo inutile&#8221;), ovviamente senza fornire chiavi <strong>esplicative</strong>, le risposte si ripartivano quasi equamente tra le prime due opzioni. Mentre la terza risultava totalmente ignorata. Eppure, se chiamati a indicare il proprio portabandiera di libertà (e la domanda era totalmente &#8220;aperta&#8221;, senza indicazioni prefissate) le scelte privilegiavano <strong>personaggi</strong> altamente &#8220;politici&#8221;. Nell’ordine: Gandhi, Luther King, Mandela e il Che. Pur scontando il fatto che le preferenze pescassero nel pantheon delle icone mediatiche globali, un dato apparentemente contraddittorio: ammirazione dell’impegno politico a fronte del proprio personale <strong>rifiuto</strong>.</p><p>La chiave poteva essere trovata combinando altri due quesiti: &#8220;Che cosa è più importante perché tu sia felice&#8221; e &#8220;Chi è il peggiore nemico della tua libertà&#8221;. Infatti una delle prime condizioni dello stare bene risultava &#8220;la vita in famiglia&#8221;; cui faceva seguito l’indicazione, da parte di un consistente numero di<strong> risposte</strong>, dei &#8220;propri genitori&#8221; come la più incombente minaccia alla propria realizzazione. Anche qui un&#8217;apparente contraddizione. Tirando le fila (e provando a generalizzare con prudenza), questi misteriosi / e quindicenni esprimono – al tempo stesso – un elevato bisogno di rigore etico e di <strong>vita serena</strong>, a fronte di un mondo che nega queste esigenze e induce al sospetto nei suoi confronti; anche quando si presenta come soggetto &#8220;regolatore&#8221; (lo Stato, la polizia&#8230;). Da qui la rappresentazione tendenzialmente &#8220;ansiogena&#8221;, proprio per le difficoltà di orientarsi nel contesto – al tempo – ostile e incomprensibile. Anche perché questa fascia generazionale non ha più a disposizione &#8220;agenzie&#8221; di apprendimento per la vita collettiva e la scuola si basa sul <strong>volontarismo</strong> di professori / professoresse spesso lasciati soli a presidiare la delicatissima materia. Difatti sono rare le voci critiche nei confronti dei propri docenti, che magari hanno parlato di quel Primo Levi che qualcuno ora sceglie come il suo eroe.</p><p>Sicché non è incongruo l’apprezzamento per l’istituzione familiare e insieme il risentimento per genitori troppo spesso assenteisti (o peggio). Qui la famiglia sta per il miraggio di un’isola felice, ricercata nelle relazioni di prossimità e descritta con il lessico culturale a propria <strong>disposizione</strong>. Una famiglia idealizzata, contrapposta a quella reale. L’impressione complessiva è quella di una coorte generazionale ad alto potenziale quanto in elevato pericolo di smarrimento. Un tema che dovrebbe entrare nel dibattito pubblico con assoluta priorità. A meno di non ritenere con Franco Battiato che &#8220;i ragazzi sono fottuti, dobbiamo pensare a salvare i bambini&#8221;.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 23 Marzo 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/chiedetelo-ai-quindicenni/199487/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Viva Freccero</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/18/viva-freccero/196579/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/18/viva-freccero/196579/#comments</comments> <pubDate>Sun, 18 Mar 2012 08:27:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Borgonovo]]></category> <category><![CDATA[freccero]]></category> <category><![CDATA[nicola porro]]></category> <category><![CDATA[Porno Rai]]></category> <category><![CDATA[telefonata]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196579</guid> <description><![CDATA[I fatti: un chierichetto mannaro di nome Francesco Borgonovo, che scrive su Libero, attacca pesantemente Carlo Freccero per aver trasmesso su RAI4 un programma spagnolo sulla sessualità giovanile, titolando “Porno Rai”; a Freccero girano i corbezzoli e per telefono ne dice quattro (o magari di più) al ragazzotto; costui registra di nascosto la telefonata, tra l’altro...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>I fatti: un chierichetto mannaro di nome Francesco Borgonovo, che scrive su Libero, attacca pesantemente Carlo Freccero per aver trasmesso su RAI4 un programma spagnolo sulla sessualità giovanile, titolando “Porno Rai”; a Freccero girano i corbezzoli e <a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=65H5jZ8ceEs" target="_blank">per telefono</a> ne dice quattro (o magari di più) al ragazzotto; costui registra di nascosto la telefonata, tra l’altro tirando per le lunghe la conversazione al fine strumentale di far sbracare il più possibile l’interlocutore già su di giri, e poi la spiattella pubblicamente. In sostanza: una franca e privata  espressione di pensiero, seppure sovreccitata, rivolta al diretto interessato (quella di Freccero); a fronte dell’evidente scorrettezza sotto forma di imboscata (quella di Borgonovo).</p><p>Una vera porcheria; la <strong>strumentalizzazione</strong>, mica il lessico: del resto, al tempo del “vaffa”, niente di particolare; pura cronaca quotidiana nella prevalenza ormai acquisita a livello di costume dello sboccato (che ci piaccia o no, ormai non fa più scandalo). Soprattutto ricordando l’insegnamento cardinalizio &#8211; già agli atti per le bestemmie di Berlusconi &#8211; che “bisogna sempre tenere conto del contesto”. E il contesto è quello di un offeso che risponde per le rime; magari tenendo  pure conto del suo temperamento da bellicoso e fumantino  camallo savonese, che sfrigola sotto la patina del raffinato mass-mediologo.</p><p>Ma subito scendono in campo le vestali farisaiche del bon ton, turbate dal brutale linguaggio rivierasco. Si badi bene: gente adusa in privato a intercalari che – come minimo &#8211; scandalizzerebbero qualsivoglia camallo, savonese o meno.<br /> D’altro canto, per siffatti personaggi &#8211; cresciuti giornalisticamente dalle parti di Arcore &#8211;  nessun pudore potrebbe mai tenere a freno la goduria di creare un caso e farci sopra un bel po’ di caciara.<br /> Che si trattasse di un <strong>colloquio privato</strong>, in cui &#8211; come detto &#8211; è costume abbastanza corrente adottare un fraseggio non proprio da educande, sembra privo di  interesse per i berluscones dell’informazione. Nonostante la miriade di intercettazioni che ci hanno ampiamente erudito sul lessico dei loro datori di lavoro.<br /> La palma per il massimo della sfacciataggine spetta ovviamente al Walter Lippman del Salento, il noto telefonista insinuante Nicola Porro (chiedere al riguardo informazioni a Emma Marcegaglia) nel programma In Onda  de La7; che con aria compunta la prende alla lontana, stigmatizzando <strong>l’arroganza delle élite</strong> di cui Freccero sarebbe membro onorario. Il solito populismo dei demagoghi con la faccia di bronzo sui presunti salotti “bene”, lontani dalla gente “vera”  (che probabilmente &#8211; secondo tali azzimati carrieristi da sushi bar &#8211; si riunirebbe solo nei cessi). Ossia, la consunta retorica con cui hanno campato a lungo &#8211; televisivamente parlando &#8211; già  le Santanché e gli Scilipoti.<br /> Ecco quale sarebbe il vero scandalo: siamo in presenza di un “<strong>radical chic”</strong>. E poco importa che tale definizione denigratoria risalga al lontanissimo 1970, quando il giornalista biancovestito Tom Wolf la indirizzò contro Leonard Bernstein: i Porro si compiacciono di non studiare; neppure la propria presunta materia, il giornalismo.</p><p>Che cosa c’entri il radicalismo chic nello sfogo frecceresco lo sa solo il Premio Pulitzer del Salento. Ma nessuno glielo fa notare. Neppure il pur presente in trasmissione  Andrea Scanzi. Forse in difficoltà sul tema, in quanto reduce da un attacco molto pop (forse troppo pop, per uno che veleggia verso la quarantina) contro <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/twitter-michele-serra/197814/" target="_blank">Michele Serra,</a> presunto  reo anch’esso di snobismo elitistico (radical chic?) per aver criticato le sciatterie linguistiche su twitter.</p><p>In conclusione: <strong>se il Porrismo dilaga, viva Carlo Freccero</strong>;  che almeno ha il coraggio di mandare a quel paese il chierichetto mannaro. Un esempio da imitare.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/18/viva-freccero/196579/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Che c&#8217;azzecca Landini con Pannella?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/11/cazzecca-landini-pannella/196075/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/11/cazzecca-landini-pannella/196075/#comments</comments> <pubDate>Sun, 11 Mar 2012 09:27:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Giulio Ercolessi]]></category> <category><![CDATA[In Onda]]></category> <category><![CDATA[Landini]]></category> <category><![CDATA[Pannella]]></category> <category><![CDATA[radicali]]></category> <category><![CDATA[sinistra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196075</guid> <description><![CDATA[C’è un limite all’indecenza e alla relativa sopportazione. Ieri sera &#8211; lo confesso &#8211; non ho retto più di mezz’ora allo spettacolo allestito dalla trasmissione In Onda su la7: l’accostamento di pura provocazione tra una persona seria come Maurizio Landini e un mascherone inguardabile quale quello del narcisista/vittimista Marco Pannella, che metteva in campo tutte...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>C’è un limite all’indecenza e alla relativa sopportazione.</p><p>Ieri sera &#8211; lo confesso &#8211; non ho retto più di mezz’ora allo spettacolo allestito dalla trasmissione <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.la7.it/inonda/" target="_blank">In Onda</a></span></em> su la7: l’accostamento di pura provocazione tra una persona seria come <strong>Maurizio Landini</strong> e un mascherone inguardabile quale quello del narcisista/vittimista <strong>Marco Pannella</strong>, che metteva in campo tutte le sue arti insinuanti per intorbidare le reciproche posizioni. Sempre con quel sorriso a ghigno da predatore notturno sulle labbra.</p><p>Di certo le ragioni del fare spettacolo sono note, ma è lecito anche non condividerle.</p><p>Del resto l’incartapecorito Gandhi all’amatriciana, con relativo codino buzzurro, è un personaggio definitivamente screditato. L’ennesimo avventuriero che qualche volta è stato dalla parte giusta, sempre aggirandosi nei meandri della politica politicante. Un tipo che alla fine degli anni Sessanta, in quanto francofono, fu spedito a Parigi come corrispondente de <em>Il Giorno </em>diretto da Italo Pietra. Lì venne a contatto con i cinismi del nascente Postmodernismo che avrebbero corroso la tradizione di una Sinistra già di per sé in via di involuzione burocratica, anteponendo ai principi di azione collettiva le fanfaluche dell’individualismo desiderante e i deliri sulle identità che andavano a frammentare la coesione sociale. Tesi consistenti quanto il fumo delle sigarette Celtiques da Rive Gauche, ma che ci resero inermi di fronte al contemporaneo blitz dei paleoliberisti rimessi a nuovo.</p><p>Grazie al disarmo unilaterale a sinistra &#8211; favorito dai provinciali esibizionisti alla Pannella, ansiosi solo di <em>épater le bourgeois </em>- abbiamo avuto in dono quarant’anni neoLib; con il loro carico di crescenti disuguaglianze, di smantellamento degli apparati protettivi contro i rischi della vita, di <strong>prevalenza della Forza sui Diritti</strong>.</p><p>Anni in cui il primo obiettivo è stato quello di colpire il presidio sociale dei valori collettivi di Giustizia e Libertà: il lavoro organizzato. Lo ha fatto la Thatcher, hanno dato una mano i liberisti nostrani. Per questo appare sommamente offensivo quanto è stato fatto in trasmissione: accreditare il Pannella quale icona di una “Sinistra Liberale”, a fronte della “Sinistra Sociale” oggi incarnata dalla Fiom di Landini; consentirgli affermazioni fraudolente agganciando le proprie giravolte iomaniache alle battaglie di grandi personaggi liberal/liberisti quali Gaetano Salvemini ed Ernesto Rossi. Liberisti? Certo. Ma in un’Italia dove le politiche protezionistiche erano il marchingegno per l’affarismo sotto l’ombrello protettivo dello Stato.</p><p>Si dà il caso che da quarant’anni l’affarismo ha cambiato strategia: accaparrarsi i beni pubblici banchettando con il patrimonio dello Stato.<br /> Tutto questo non turba il salveminiano apostata: la colpa sarebbe della sindacatocrazia. Ma per favore! Da tempo le centrali sindacali sono state messe nell’angolo e molta di quella nomenclatura si è riciclata da caporalato. Cioè hanno proseguito sulla strada compromissoria che Ernesto Rossi denunciava su Il Mondo già nel 1953. Contro cui insorgono oggi i metalmeccanici.</p><p>Va detto che il buonsenso di Landini ha impedito alle acrobazie verbali pannelliane di irretirlo. Sicché, alle insistenze dei conduttori che lo incalzavano per fargli ammettere inesistenti affinità con il promotore di referendum antioperai, ha opposto il ragionamento decisivo: valgono solo i comportamenti e i relativi effetti prodotti.</p><p>Nel caso di Pannella, il marchio da prototipo dell’avventurismo irresponsabile.</p><p>Forse sarebbe stato opportuno invitare tale personaggio, che ha trasformato il glorioso partito radicale in una protesi del proprio Ego, a lasciar perdere gli appelli alla democrazia. Specie per uno che cacciò dal partito il segretario nazionale in carica (si chiamava <strong>Giulio Ercolessi</strong>), definendolo gandhianamente “lanciatore di m.”, solo perché osava criticare il crescente culto della personalità del Capo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/11/cazzecca-landini-pannella/196075/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Con la Fiom, per i diritti generali</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/08/fiom-diritti-generali-2/196130/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/08/fiom-diritti-generali-2/196130/#comments</comments> <pubDate>Thu, 08 Mar 2012 07:52:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Fiom]]></category> <category><![CDATA[governo tecnico]]></category> <category><![CDATA[lotta di classe]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196130</guid> <description><![CDATA[«Forse un giorno ci troveremo costretti a dire: Dio, rendici il conflitto di classe!». Parole di Albert Otto Hirshmann. Di questi tempi la celebre battuta del vecchio saggio di Princeton risulta tremendamente attuale. Alla luce di quanto è successo e sta succedendo nel nostro Paese, le cui classi dirigenti sono cronicamente allergiche alle rivoluzioni perché...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>«<em>Forse un giorno ci troveremo costretti a dire: Dio, rendici il conflitto di classe!</em>». Parole di Albert Otto Hirshmann.</p><p>Di questi tempi la celebre battuta del vecchio saggio di Princeton risulta <strong>tremendamente attuale</strong>. Alla luce di quanto è successo e sta succedendo nel nostro Paese, le cui classi dirigenti sono cronicamente allergiche alle rivoluzioni perché geneticamente controriformiste; dunque asserragliate nel Palazzo di pasoliniana memoria (solo una volta &#8211; con la Resistenza antifascista &#8211; è sfuggita loro di mano la leva del controllo di qualsivoglia spinta al cambiamento. Ma in quel tempo il dominio “palaziale” era letteralmente evaporato insieme all’Italia tutta intera: occupata dai Nazisti… bombardata dagli Alleati&#8230; E – comunque – il “Vento del Nord” finì rapidamente soffocato negli sfinimenti del Ponentino romano).</p><p>Infatti siamo appena usciti da quasi un ventennio di regime palesemente reazionario per infilarci subito in una fase di<strong> tacita restaurazione</strong>, con il governo dei professori presieduto da <strong>Mario Monti</strong>; una vita – la sua &#8211; trascorsa nei santuari nazionali e internazionali dell’Ordine Vigente: dalla Bocconi alla Trilateral.</p><p>Dunque, “governo di classe”. Di quale “classe” si tratti è ancora un po’ presto per stabilirlo con assoluta certezza: i ceti proprietari benpensanti? Le corporazioni di partito? Le centrali finanziarie “ombra”? In ogni caso e sempre dalla parte di referenti privilegiati, che non nutrono la benché minima intenzione di cedere spazio a chi reclama diritti generali ed equità.</p><p>Anche se sta crescendo il disincanto che spazza via tante illusioni sulle neutralità tecnico-professorali. E Mario Monti appare sempre di più quello che è veramente: un curatore fallimentare, altro che “salvatore della Patria”.</p><p><strong>Le lotte del lavoro</strong> &#8211; di cui ancora una volta Fiom si fa promotrice &#8211; sono la risposta che nasce dal sociale come dente d’arresto dell’ingranaggio in movimento. Sicché trascendono i pur importantissimi obiettivi dichiarati per diventare un momento di aggregazione e mobilitazione che ribadisce principi universali irrinunciabili, di Giustizia e di Libertà. In altre parole, contro la sommatoria corporata degli interessi particolari e degli individualismi possessivi, l’organizzazione dei metalmeccanici in lotta finisce per assumere il ruolo di “classe generale”: il soggetto che interpreta e promuove i bisogni e le aspirazioni di strati molteplici della società nazionale penalizzati dalla svolta restaurativa in atto (seppure a sua volta presentata come “responsabile” e “senza alternative”. E così potrebbe risultare, qualora si accetti che il quadro concettuale di riferimento venga tracciato seguendo le coordinate illusionistiche del pensiero unico neoliberista).</p><p>Se questo avverrà, se l’Italia intera che rifiuta la normalizzazione conservatrice saprà<strong> ritrovarsi il 9 marzo a fianco degli operai in piazza</strong>, si potrebbe assistere ancora una volta alla nascita di quella Sinistra Sociale che attraversa come una stella cometa la nostra intera storia nazionale promuovendo le ragioni della democrazia dal basso. Volo luminoso quanto di breve durata, ogni volta che apparve all’orizzonte. Per una semplice ragione: la soggettività del sociale non ha mai trovato una vera Sinistra Politica con cui interagire, da fecondare. E oggi non paiono esserci elementi che assicurino esiti diversi. La qual cosa – tuttavia – non è un buon motivo per rinunciare a far sentire la propria voce dissenziente. Magari soltanto per creare opportuni inciampi ai fautori della restaurazione (e ai loro ausiliari). Per testimoniare un’idea diversa di civismo e socialità, che altrimenti verrà silenziata.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/08/fiom-diritti-generali-2/196130/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Monti, la narrazione complicata</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/29/monti-narrazione-complicata-2/194537/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/29/monti-narrazione-complicata-2/194537/#comments</comments> <pubDate>Wed, 29 Feb 2012 10:14:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[austerità]]></category> <category><![CDATA[beauty contest]]></category> <category><![CDATA[Centrismo]]></category> <category><![CDATA[destra]]></category> <category><![CDATA[ici]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=194537</guid> <description><![CDATA[Tra i cambiamenti imposti dal governo Monti al discorso pubblico, soprattutto formali (visto che – per esempio &#8211; nella Val di Susa si insiste a trasformare un puntiglio logistico tecnicamente inconsistente in operazione repressiva, l’aver costituito fondi all’estero continua a non pagare dazio), c’è anche quello di rendere del tutto inefficaci le modalità retoriche con...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Tra i cambiamenti imposti dal governo <strong>Monti </strong>al discorso pubblico, soprattutto formali (visto che – per esempio &#8211; nella Val di Susa si insiste a trasformare un puntiglio logistico tecnicamente inconsistente in operazione repressiva, l’aver costituito fondi all’estero continua a non pagare dazio), c’è anche quello di rendere del tutto inefficaci le modalità retoriche con cui si analizzavano/comunicavano le vicende politiche del recente passato. Qualcuno usava il termine “narrazioni”. Naturalmente dipinte con tavolozze dai colori fiammeggianti.</p><p>Ciò in quanto l’intima natura dell’attuale premier in grigio, ostentatamente perbenista, non la si cattura con la retina acchiappafarfalle del boccaccesco o del criminoso; tanto meno la si può disincrostare della sua patina avvolgente di riservatezza con la spatola grossolana dell’epica a sproposito.</p><p>Di certo un problema terribile per quanti si sono impigriti da anni nel facile e scontato esercizio del racconto a tinte forti, che induce coazioni a ripetere ormai fuori registro: <strong>Monti “uomo di destra”?</strong> Dirlo è troppo poco, visto che c’è destra e destra. Quella becera da cinepanettoni, che sbraita mostrando il dito medio alzato, e quella del bon ton, che fa il suo lavoro sottotraccia, magari dichiarando il contrario.</p><p><strong>Monti “Salvatore della Patria”?</strong> Ingannevole affermarlo, una volta appurato che il suo mandato è semplicemente quello di tamponare le falle di un disastro in corso, senza andare all’origine delle cause scatenanti.</p><p>Perché Mario Monti &#8211; per implicita ammissione, resa esplicita dai suoi stessi comportamenti &#8211; non è né Garibaldi e neppure il conte di Cavour. Più semplicemente ricopre – appunto &#8211; l’incarico di “curatore fallimentare”, chiamato a mettere ordine in una situazione contabile particolarmente intricata e manomessa; sotto il controllo del giudice delegato (il presidente <strong>Giorgio Napolitano</strong>) e rispondendo al comitato creditori (il sistema finanziario internazionale e le sue istituzioni di rappresentanza). Un ruolo che è certamente delicato ma non propriamente entusiasmante.</p><p>Inidoneo a suscitare qualsivoglia entusiasmo mobilitante collettivo. Anche in questo caso perfettamente in linea con l’ostentata anaffettività del personaggio. Non meno che con il suo DNA di consumato navigatore negli ambienti che contano. Forse la vera ragione che ha portato alla scelta di affidargli la <strong>barra del timone</strong> nell’odierna tempesta: è di certo l’italiano meglio introdotto in quei consessi plutocratici e/o tecnoburocratici, riuniti a porte chiuse, dove si decidono le sorti degli Stati attraverso il controllo dei flussi virtuali del grande capitale. Ambienti resi sempre più forti nell’evaporazione delle capacità statuali di governance.</p><p>Sicché risulta particolarmente mistificatoria l’attuale querelle sulla collocazione montiana. Lui non sta da una parte o dall’altra. Del resto lo dichiara sistematicamente perseguendo interlocuzioni “bipartisan”. Sta dalla parte del blocco di potere, prodotto dalla relazione collusiva tra la sua parte destra e quella sinistra; perfettamente rappresentato dall’acronimo ABC (Alfano, Bersani e Casini, il pool di riferimento nella maggioranza che sostiene l’esperimento di governo in corso).</p><p><strong>Ritorno al Centrismo?</strong> Altra metafora imprecisa, se è vero che qui non si tratta di una formula politica quanto della copertura assicurata all’ennesima operazione camaleontica della corporazione dei rentiers di partito. E la mascherina asettica del tecnico certifica che tutto si svolga in maniera anestetica, indolore.</p><p>Per questo <strong>si rendono necessari sensori più percettivi</strong>, per cogliere i segnali deboli nel grande brusio del detto e contraddetto. Dell’Ici imposta al patrimonio immobiliare vaticano e delle contestuali manovre che ne sterilizzino gli effetti; del beauty contest bloccato per le frequenze televisive e dell’asta che non si sa se e quando si farà; del mercato del lavoro che va riformato all’insegna dell’equità in assenza di qualsivoglia politica che crei nuovo lavoro.</p><p>Gattopardo Monti – insomma – non lo pizzichi sul terreno del “bunga bunga” o della condiscendenza sottobanco verso le Mafie. Andrebbe atteso al varco dove “niente cambia mentre tutto cambia” (o meglio, veniamo indotti a pensare che il cambiamento sia effettivo).</p><p>Per farlo occorrerebbe &#8211; prima di tutto – lasciar perdere il folklore narrativo e relative retoriche stereotipate. Magari si scoprirebbe che, dopo un quasi ventennio di regime reazionario, è in atto una vera e propria <strong>restaurazione conservatrice</strong>. E che la luna di miele tra SuperMario e l’intero popolo italiano è ormai agli sgoccioli.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/29/monti-narrazione-complicata-2/194537/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Genova, il telecomando del Pci</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/14/il-telecomando-del-pci/191092/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/14/il-telecomando-del-pci/191092/#comments</comments> <pubDate>Tue, 14 Feb 2012 11:29:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[doria]]></category> <category><![CDATA[genova]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category> <category><![CDATA[primarie]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/14/il-telecomando-del-pci/191092/</guid> <description><![CDATA[Quando l’establishment ex Pci sgarrettò Sansa, sindaco uscente di Genova, la sentenza gli venne comunicata per strada: “Vedi quel Tir che passa? Se vogliamo, nominiamo l’autista al tuo posto”. Il trionfo alle primarie dell’outsider Marco Doria segna la fine di tale tracotanza. La chance del candidato esterno alla nomenclatura si fondava sull’abbassamento del numero dei...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Quando l’establishment ex Pci sgarrettò<strong> Sansa</strong>, sindaco uscente di Genova, la sentenza gli venne comunicata per strada: “Vedi quel Tir che passa? Se vogliamo, nominiamo l’autista al tuo posto”. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/12/primarie-genova-loutsider-doria-sel-vantaggio-sulle-pd-vincenzi-pinotti/190878/" target="_blank">Il trionfo alle primarie dell’outsider Marco Doria</a> segna la fine di tale tracotanza. La chance del candidato esterno alla nomenclatura si fondava sull’<strong>abbassamento del numero dei votanti</strong>.</p><p>E così è stato: rispetto alla consultazione 2007, si è ridotto da <strong>35 a meno di 24 mila</strong>. Ciò significa due cose: la perdita di controllo sociale della partitocrazia (i seguaci del Governatore Burlando, schierati in massa per l’organica senatrice Roberta Pinotti); il liquefarsi delle antiche reti d’appartenenza, grazie a cui Marta Vincenzi ottenne successi a ripetizione. Vittoria dell’antipolitica? Per favore!<br /> Semmai la cieca convinzione che i <strong>bacini elettorali del passato</strong> (le periferie disagiate) fossero acquisiti per sempre; che la spregiudicatezza potesse surrogare antiche identità. Ma c’è un altro sconfitto: il sistema dell’informazione locale, embedded nel raccontare realtà inesistenti: i futuri radiosi della città guidata da élite illuminate.</p><p>Salvo risvegliarsi davanti a <strong>catastrofi e scandali</strong>; mai preventivati, sempre narrati come episodi e non sintomi sistemici. Insomma, quello che emerge è un bisogno di verità. Saprà essere all’altezza del compito Marco Doria, che ha lucrato della saldatura tra gli abbienti delusi e l’indignazione delle marginalità tradite? Quanto la “strana” aggregazione terrà, in una città conservatrice per Dna? Il senatore Enrico Musso, ex PdL, è in agguato.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 14 Febbraio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/14/il-telecomando-del-pci/191092/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>La generazione sparita</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/la-generazione-sparita/189681/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/la-generazione-sparita/189681/#comments</comments> <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 17:34:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[disoccupazione]]></category> <category><![CDATA[Giovani]]></category> <category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[Neet Generation]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/la-generazione-sparita/189681/</guid> <description><![CDATA[&#8220;Se non hanno pane, che si mangino qualche brioche&#8221;. La celebre frase di Maria Antonietta moglie di Luigi XVI, probabilmente mai pronunciata, è diventata nel tempo il simbolo di una beata insensibilità alla sofferenza sociale, che prepara catastrofi prossime venture. La clamorosa brioche di Mario Monti si è materializzata nel corso della trasmissione televisiva Matrix, quando...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Se non hanno pane, che si mangino qualche brioche&#8221;. La celebre frase di <strong>Maria Antonietta moglie di Luigi XVI</strong>, probabilmente mai pronunciata, è diventata nel tempo il simbolo di una <strong>beata insensibilità alla sofferenza sociale</strong>, che prepara catastrofi prossime venture. La clamorosa brioche di Mario Monti si è materializzata nel corso della trasmissione televisiva <em>Matrix</em>, quando il premier se ne è uscito con la battuta alla Maria Antonietta “il posto fisso non esiste più. Ai ragazzi dico: dimenticatelo, è monotono”.</p><p>I tempi sono cambiati e Supermario non rischia certamente la ghigliottina. Semmai, a rischio di essere ghigliottinata è un’<strong>intera coorte generazionale</strong>, quella tra i 15 e i 29 anni. La cosiddetta “<strong>Neet Generation</strong>” (not in employment, education or training); che non solo è disoccupata e non studia, ma neppure cerca un lavoro. Lo sconvolgente fenomeno dell’accettazione anzitempo di una sconfitta personale, di accantonamento dell’idea stessa di progetto di vita, che sta precipitando nel fatalismo e nella passività la fascia di età che più avrebbe il sacrosanto diritto di guardare al futuro con occhi speranzosi. La catastrofe che ormai riguarda ben il <strong>22,1 per cento</strong> dei ragazzi e delle ragazze del nostro Paese, spariti dai <strong>circuiti della significatività</strong> prima ancora di esservi entrati.</p><p><em>Confindustria Varese</em>, l’organizzazione di rappresentanza imprenditoriale di una delle zone italiane a massima industrializzazione (e ricchezza), nel suo house organ ha pubblicato di recente un <strong><a href="http://swf.varesefocus.it/sfgl/2012/2012-01/index.html" target="_blank">rapporto</a> </strong>al riguardo, ricco di dati che mettono i brividi. Visto che anche in quell’isola felice i Neet si aggirerebbero attorno al 17 per cento. A fronte di un tasso di disoccupazione che tra il 2007 e il 2011 è passato <strong>dal 2,6 al 5,3 per cento</strong>, perdendo per strada 11 mila addetti. Del resto, il dato regionale lombardo – con il suo 15,7 per cento – è in linea con quanto si riscontra nelle altre aree tradizionalmente “ricche”: Piemonte (16,7), Emilia Romagna (15,6), Friuli Venezia Giulia (14,1) e Toscana (15,5). Un peggioramento del benessere da una generazione all’altra, il cui costo viene stimato dalla Fondazione Dublino in 27 miliardi l’anno. Largamente il peggior dato europeo, considerando che al secondo posto di coda si piazza la Gran Bretagna con 16,4 miliardi. Ed è qui che possiamo trovare la spiegazione dei tristi ruolini di marcia che accomunano<strong> Italia e Regno Unito</strong>: i gravi processi di deindustrializzazione che caratterizzano i due Paesi.<br /> Sicché l’esclusione dell’ultima generazione si accompagna all’handicap (purtroppo dobbiamo chiamarlo così) che è anche<strong> la più istruita</strong> rispetto alle precedenti. E proprio per questo non trova collocazione in un contesto economico/produttivo in via di<strong> inarrestabile rattrappimento</strong>. Però va detto che per gli inglesi tali processi – a partire dal lungo regno di Margaret Thatcher – discendevano da strategie deliberatamente perseguite: la finanziarizzazione della propria economia. Nel caso italiano si può parlare soltanto di <strong>sommatoria di inadeguatezze</strong>: assenza di governo politico dello sviluppo e incapacità managerial/industriale di promuovere innovazione competitiva.</p><p>Ma qui come là ci si consola con la bubbola del “<strong>workfare</strong>”, il mito che la mattanza di lavoro per giovani e vecchi invertirà la tendenza grazie alla creazione di nuovi posti di lavoro; che l’assetto economico vigente si guarda bene dal fare. Visto che all’ordine del giorno c’è solo il problema del <strong>riallineamento dei conti del sistema bancario</strong>, la messa in sicurezza del bilancio dello Stato. Mario Monti, dopo aver sfornato la sua brioche, si è molto seccato per le critiche che gli sono piovute addosso e ora replica deprecandone il presunto “buonismo”. Anche Maria Antonietta manifestava fastidio per le proteste degli straccioni parigini. Non averle ascoltate (e soprattutto capite) si rivelò un tragico errore. Ora – come sempre accade – la tragedia si mescola alla farsa: quella di prospettare il “Cresci Italia” cancellando i nuovi italiani.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 8 Febbraio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/la-generazione-sparita/189681/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Il vero blocco è del Paese</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/28/il-vero-blocco-del-paese/187085/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/28/il-vero-blocco-del-paese/187085/#comments</comments> <pubDate>Sat, 28 Jan 2012 13:45:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[cancellieri]]></category> <category><![CDATA[proteste]]></category> <category><![CDATA[tir]]></category> <category><![CDATA[trasporti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/28/il-vero-blocco-del-paese/187085/</guid> <description><![CDATA[&#8220;Tir selvaggio paralizza l’Italia”, così un quotidiano titolava mercoledì gli effetti devastanti sull’intero sistema nazionale dei trasporti e della distribuzione conseguenti ai blocchi selvaggi attuati dai camionisti. Intanto la ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri tuonava da par suo: “I blocchi non saranno tollerati”. Più che giusto, visto che a questi livelli di lotta si colpiscono diritti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Tir selvaggio paralizza l’Italia”, così un quotidiano titolava mercoledì gli effetti devastanti sull’<strong>intero sistema nazionale dei trasporti</strong> e della distribuzione conseguenti ai blocchi selvaggi attuati dai camionisti. Intanto la ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri tuonava da par suo: “I blocchi non saranno tollerati”. Più che giusto, visto che a questi livelli di lotta si colpiscono diritti elementari dell’intera cittadinanza. Ma è altrettanto giusto dipingere gli oltre 10.000 padroncini in agitazione come il nuovo “uomo nero” di turno? Operazione tipica di un modo di affrontare faccende che vengono da lontano prendendo in esame soltanto<strong> gli ultimi dieci metri</strong>. Perché la drammatica vicenda in questione è l’ennesima riprova dell’italica incapacità di governare le situazioni complesse, create dalle immense trasformazioni di questa fase della Modernità.</p><p>Nel caso, quanto taluno definisce “l’inferiorità logistica del sistema-Italia”. Inferiorità che nelle mutazioni del modo di produrre just-in-time (in cui le aziende decentrano all’indotto le componenti da assemblare) e nella crescita esponenziale dei flussi delle merci, affida questa immane movimentazione di media distanza a un pulviscolo di automezzi, nella maggior parte dei casi guidati dallo stesso proprietario. Solo un dato statistico: il <strong>peso dell’autotrasporto nella movimentazione italian</strong>a <strong>supera l’ 89%</strong>, contro il 53% tedesco e il 32% statunitense. Dato a cui andrebbero sommati <strong>aspetti umani e sociali</strong>. Ossia le forme di autosfruttamento parossistico a cui i padroncini si sottopongono (“consegna un carico e prendine un altro”, tipo catena di montaggio) per far fronte ai finanziamenti e le cambiali con cui hanno acquistato il proprio veicolo; che si trasformano in un crescente numero di incidenti, spesso mortali, coinvolgendo lo stesso conducente e i terzi che si trovavano a passare per caso. Un’inferiorità logistica – del resto – nota e dichiarata ormai da tempo immemorabile. Infatti, già nel 2001 il direttore del Centro Studi di Federtrasporto Gerardo Marletto parlava – riguardo alla situazione dei nostri operatori di settore di “imprese deboli in un territorio leader”: “Nell’arco di un decennio si è dimezzata la capacità delle imprese italiane di presidiare questo specifico e delicato mercato, raggiungendo così livelli minoritari di presenza: 38 % nel settore stradale (era il 54 % nel 1990), il 32 % in quello aereo (era il 66), il 20 % in quello navale (era il 39)”. E all’epoca non era ancora avvenuta la catastrofe di Alitalia né il declino di Trenitalia&#8230;</p><p>Che fare? La solita tiritera ripete che la cura è passare <strong>dalla gomma al ferro</strong>. Ma come sempre è una questione di tempi. E quando i tempi sono stati sprecati inutilmente, quando la stalla è ormai vuota, risulta improbabile ipotizzare soluzioni in positivo. Un po’ quanto sta avvenendo nella <strong>vicenda Fincantieri</strong>, dove si è perso un trentennio senza mai avviare strategie di risposta alle sfide che giungevano dall’Estremo Oriente per macroscopiche carenze di governance. Sicché ora i licenziamenti e la svendita degli immobili per operazioni speculative potrebbero risultare l’unica opzione realistica (alla faccia dei lavoratori e del patrimonio pubblico). Lo stesso si può dire per il trasporto nazionale di microimpresa, soffocato tra gli aumenti insostenibili dei costi, specie da Roma in giù (assicurazioni rincarate dal 30 all’ 80 %, pneumatici del 40 %, autostrade …), e la rabbia di chi non trova nel supermercato neppure il latte per i propri bambini.</p><p>Appunto, catastrofe riconducibile al <strong>solito vizio di fondo</strong>: l’eterna carenza di governo strategico in un Paese che vive alla giornata. Conseguenza di una cultura premoderna e delle sue modalità arcaiche nel maneggiare situazioni e oggetti complessi. In chiave di costume: il comandante della Costa Concordia che trasforma un grattacielo del mare nel trespolo da cui lanciare chicchirichì del gallo machista. Un po’ come nella barzelletta del jet pilotato dallo scimpanzé.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 28 Gennaio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/28/il-vero-blocco-del-paese/187085/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Il liberismo invade anche i giornali progressisti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/22/se-il-liberismo-invade-anche-i-giornali-progressisti/185568/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/22/se-il-liberismo-invade-anche-i-giornali-progressisti/185568/#comments</comments> <pubDate>Sun, 22 Jan 2012 15:32:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Alberto Bisin]]></category> <category><![CDATA[alessandro de nicola]]></category> <category><![CDATA[eugenio scalfari]]></category> <category><![CDATA[ezio mauro]]></category> <category><![CDATA[La Repubblica]]></category> <category><![CDATA[liberismo]]></category> <category><![CDATA[l’Espresso]]></category> <category><![CDATA[Rodolfo De Benedetti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=185568</guid> <description><![CDATA[Nelle redazioni di tutti i grandi quotidiani coesistono normalmente più anime. Quando La Repubblica era prevalentemente dalemiano-blairiana all’insegna della Terza Via neoliberista nella sua filiera più “istituzionale” (Scalfari-Mafai-Pirani?), si poteva – purtuttavia &#8211; individuare una seconda linea (Bocca-Maltese-Rinaldi?) decisamente critica dell’inciucismo neocentrista di cui si stava facendo promotore “il Blair de noiantri”D’Alema. Niente di strano:...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nelle redazioni di tutti i grandi quotidiani coesistono normalmente più anime.</p><p>Quando <strong><em>La Repubblica</em></strong> era prevalentemente dalemiano-blairiana all’insegna della Terza Via neoliberista nella sua filiera più “istituzionale” (Scalfari-Mafai-Pirani?), si poteva – purtuttavia &#8211; individuare una seconda linea (Bocca-Maltese-Rinaldi?) decisamente critica dell’inciucismo neocentrista di cui si stava facendo promotore “il Blair de noiantri”D’Alema.</p><p>Niente di strano: trattasi di un fisiologico e sano contesto pluralistico.</p><p>Molto più strano – invece &#8211; è assistere oggi alla colonizzazione della testata da parte di personaggi minori, tipo <strong>Alberto Bisin</strong> e <strong>Alessandro De Nicola</strong>, i quali venerdì scorso ne occupavano quasi <em>manu militari</em> la prima pagina con sproloqui che avrebbero deliziato Margaret Thatcher&gt;; imponendo una linea di critica da destra del pur moderatissimo governo Monti e recependo l’impostazione che Francesco Giavazzi promuove da tempo sulle pagine concorrenti del <strong><em>Corriere della Sera</em></strong>.</p><p>Tra l’altro, ottenendo con il De Nicola l’onore di quelle due pagine che in passato erano riservate a penne ben più robuste della sua, quale quella di <strong>Giuseppe D’Avanzo</strong> (e non è chiaro con quanta condivisione entusiastica  da parte dello stesso direttore <strong>Ezio Mauro</strong>).</p><p>Dunque, è davvero singolare che mentre si assiste sulle corazzate del giornalismo nazionale (<em>Repubblica e CorSera</em>) allo sminuzzamento delle notizie giornalistiche ridotte allo spazio di un boxino, questi bravacci manzoniani del pensiero <em>mainstream</em> ottengano l’onore di lenzuolate in controtendenza. Segno di potenti “santi in paradiso”, che non sembrano essere neppure il padre fondatore di <em>Repubblica </em><strong>Eugenio Scalfari</strong>, il quale su <strong><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/come-si-declina-la-parola-liberta/2171886" target="_blank">l’Espresso</a></span></em></strong> dell’altra settimana si domandava da dove spuntasse fuori questo De Nicola.</p><p>Anche noi ce lo domandiamo, sebbene si sappia che Alberto Bisin salta fuori dal crogiolo fondamentalistico di <strong><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/Noisefromamerika" target="_blank">NoisefromAmerika</a></span></em></strong> (e non è soltanto un quasi omonimo del ben noto <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/MBoldrin" target="_blank">Michele Boldrin</a></span>), mentre il De Nicola è animatore di quella società Adam Smith che vorrebbe stipare nella stessa gerla l’illuminismo scozzese e il fanatismo di Hayek (roba che deve far rivoltare nella tomba il venerando autore de “La ricchezza delle Nazioni”). Oltre che sistematico frequentatore dalle ospitate radiofoniche da parte di <strong>Oscar Giannino.</strong></p><p>Forse l’enigma del “da dove saltano fuori” questi neoliberisti un tanto al chilo può essere sciolto proprio ascoltando la voce di qualche padrone. Per esempio di <strong>Rodolfo De Benedetti,</strong> che poco tempo fa <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/ottobre/26/Italia_puo_evitare_declino_apriamo_co_8_111026062.shtml" target="_blank">manifestava tutta la propria ammirazione</a></span> per quel Centro Bruno Leoni (dal nome del guardaspalle di Hayek nelle manovre antikeynesiane dei liberisti da Guerra Fredda) di cui è diventato coordinatore l’ex dalemiano iperliberista Nicola Rossi.</p><p>Naturalmente fatti loro.</p><p>Resta ancora un’ultimo dubbio: ma dove pensa di andare una testata tradizionalmente progressista come <em>La Repubblica</em> consegnandosi all’<strong>attivismo polemico </strong>di questi fanatici banditori  di un filone ideologico, organico alle manovre della finanza ombra internazionale, smascherato nella sua pericolosità  dai ricorrenti disastri che ha promosso sulle due sponde dell’Atlantico?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/22/se-il-liberismo-invade-anche-i-giornali-progressisti/185568/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Liberalizzazione e speculazione</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/12/liberalizzazione-e-speculazione/183161/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/12/liberalizzazione-e-speculazione/183161/#comments</comments> <pubDate>Thu, 12 Jan 2012 15:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[benetton]]></category> <category><![CDATA[Cresci-Italia]]></category> <category><![CDATA[fase due]]></category> <category><![CDATA[Fincantieri]]></category> <category><![CDATA[liberalizzazioni]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/12/liberalizzazione-e-speculazione/183161/</guid> <description><![CDATA[Mentre stiamo attendendo il Godot governativo della “Fase Due” (rilancio di un Paese ormai incapace cronico di produrre ricchezza sociale; dopo quella “Uno” di tamponamento, che – in sostanza – ha ulteriormente compresso le condizioni materiali nell’area centrale della società, acuendo dinamiche all’esclusione) induce non poche perplessità apprendere dalla viva voce dei supremi reggitori dei...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mentre stiamo attendendo il Godot governativo della <strong>“Fase Due”</strong> (rilancio di un Paese ormai incapace cronico di produrre ricchezza sociale; dopo quella “Uno” di tamponamento, che – in sostanza – ha ulteriormente compresso le condizioni materiali nell’area centrale della società, acuendo dinamiche all’esclusione) induce non poche perplessità apprendere dalla viva voce dei supremi reggitori dei nostri destini che il cuore della manovra ipotizzata ruota attorno a un termine ambiguo (ovvero a dir poco sospetto; stanti le esperienze fatte) quale <strong>“liberalizzazione”</strong>. Ossia il mix – svendita dei beni pubblici e creazione di monopoli privati sotto forma di dono grazioso ai “soliti noti” – che ha impoverito lo Stato e incrementato il taglieggiamento dei cittadini; tra l’altro, pure peggiorando la qualità del servizio.</p><p>Su queste pagine <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/31/intoccabili-benetton/180451/" target="_blank">già si è parlato</a></span> della rete autostradale ridotta a bancomat del gruppo <strong>Benetton</strong>. Potremmo proseguire analizzando i molti casi di municipalizzate privatizzate che, inseguendo il dogma dell’efficienza intesa come amputazione di rami aziendali, aggiustano i conti economici decimando gli organici e – di conseguenza – riducendo le prestazioni erogate all’utenza. Per non parlare della trasformazione in semplici operazioni immobiliari di tutte le aziende finite in stato di crisi per l’incapacità manageriale delle rispettive dirigenze, tipo <strong>Fincantieri</strong>. E – in questo caso – oggetto di liberalizzazione sono non le attività (posti di lavoro inclusi), ma solo gli immobili e le aree aziendali di pregio; magari da trasformare in multisala o ipermercati. A conferma dell’assonanza tra liberalizzazione e <strong>speculazione</strong>, che la dice lunga sulle virtù imprenditoriali dei cosiddetti “capitani coraggiosi” che si accaparrano pezzi importanti di ricchezza collettiva.</p><p>Insomma, la strada preannunciata per riprendere la via dello sviluppo ingenera il ragionevole sospetto dell’ennesimo marchingegno <strong>a danno della collettività</strong>. Anche se te la raccontano in modi sobri e pensosi. Come quando ti spiegavano che si salvava il Paese soccorrendo il sistema bancario sull’orlo del baratro (perché ingolfato dai finanziamenti inesigibili, erogati ai vari Ligresti o don Verzé; ulteriore esempio della qualità manageriale che urgerebbe liberalizzare dai lacci e lacciuoli, tanto per quanto riguarda i finanziatori come i finanziati: se combinano tanti guai ora, figuriamoci come si scatenerebbero nel paradiso della liberalizzazione!). Eppure, davanti allo scempio di ricchezza sociale, il mantra è sempre lo stesso: non ci sono alternative. <strong>Una frottola clamorosa.</strong> Che si smaschererebbe subito se solo tornassimo a considerare nella giusta luce l’importanza della funzione regolativa dello Stato. Anche in termini di equità presa sul serio (che favorisce il diffondersi dell’essenziale variabile economica chiamata “stabilità”).</p><p>Ma qui non si parla di Stato imprenditore, le cui dissipazioni hanno dato adito, a partire dalla seconda metà degli anni Settanta, alle disastrose pratiche di <strong>deregulation</strong> (linea Thatcher-Reagan-Blair) teorizzate da risentiti reperti culturali (i cosiddetti “liberali da Guerra Fredda”) nei loro revival neoliberisti ascesi a “pensiero unico”. Basterebbe rendersi conto che oggi le forme più aggiornate di politiche pubbliche evitano sia la Scilla dell’interventismo diretto che la Cariddi del <em>laissez faire</em>. Dunque, perseguono una funzione “catalitica” di attivazione, orientamento, accompagnamento e controllo. In cui il soggetto regolatore non “fa” ma “fa fare”, Cioè definisce nel dibattito democratico<strong> linee strategiche </strong>coerenti quali cornici di indirizzo. Vogliamo impegnarci nella ricerca? Bisognerà individuare i settori dove abbiamo carte da giocare. Vogliamo ritrovare competitività? Allora occorre aggiornare antiche competenze produttive. Vogliamo giocare la carta turistica o quella logistica? Varrà la pena di determinare le condizioni indispensabili per farlo.</p><p>Sempre ci fosse una <strong>classe dirigente </strong>all’altezza. Che non c’è.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 12 gennaio 2012 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/12/liberalizzazione-e-speculazione/183161/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;età dell&#8217;eccesso</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/07/leta-delleccesso/182067/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/07/leta-delleccesso/182067/#comments</comments> <pubDate>Sat, 07 Jan 2012 08:59:30 +0000</pubDate> <dc:creator>Pierfranco Pellizzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[bisogni]]></category> <category><![CDATA[blitz]]></category> <category><![CDATA[consumismo]]></category> <category><![CDATA[cortina]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[eccesso]]></category> <category><![CDATA[evasione fiscale]]></category> <category><![CDATA[steve jobs]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=182067</guid> <description><![CDATA[Tra le tante conseguenze depressive dell’interminabile periodo di declino in cui stiamo languendo c’è la crescente sensazione ansiogena di un mondo in esaurimento; che si porta, via insieme alle tante sicurezze (reali e non) in cui ci crogiolavamo, anche una serie di eccessi da cui non è poi così male liberarci. Eccessi che qualcuno definisce...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Tra le tante conseguenze depressive dell’interminabile periodo di declino in cui stiamo languendo c’è la crescente sensazione ansiogena di un<strong> mondo in esaurimento</strong>; che si porta, via insieme alle tante sicurezze (reali e non) in cui ci crogiolavamo, anche una serie di eccessi da cui non è poi così male liberarci. Eccessi che qualcuno definisce “l’ultima illusione modernista” di vivere in una realtà dalle <strong>potenzialità materiali infinite</strong>.</p><p>Certo, fenomeno ancora allo stato latente. Di cui potremmo individuare una pur timida traccia nel generale applauso che ora accompagna la sconsacrazione del cafonal perpetrata dagli agenti della Finanza nelle puntate ispettive di Capodanno tra le pacchianerie esibizionistiche della fauna in passeggio a <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/03/controlli-fiscali-cortina-blitz-agenti-stanare-evasori/181286/" target="_blank">Cortina d’Ampezzo</a>. Ennesimo schiaffo incosciente &#8211; quello dello struscio riccastro &#8211; inferto al misero Natale dei più, tra spensierati olocausti di visoni e il rombare di SUV formato TIR.</p><p>Ma il <strong>becerume oversize</strong> della neoborghesia famelica di possessività ostentata è solo lo sgradevole cascame dell’involgarimento di lunga durata che ha marcato nel profondo un’epoca di eccessi consumistici; trasformati in miti fasulli, la cui coda produce tuttora effetti persistenti. A tutti i livelli. Infatti, mentre i negozi sono vuoti e le merci restano invendute, salta agli occhi il contrasto dell’affollarsi nevrotico nei supermercati dell’elettrodomestico attorno ai banchi che esibiscono i gadget con il marchio Apple e simili (iPad, iPhone, eccetera). Conferma dell’avvenuta beatificazione del massimo eroe di un’epopea del marketing -<strong> Steve Jobs</strong> &#8211; asceso in articulo mortis a “Leonardo del Terzo Millennio” o a “profeta del bello”; quando è stato soltanto uno straordinario creatore di bisogni indotti, resi accessibili alle tasche occidentali attraverso lo sfrenato sfruttamento della manodopera cinese (culminato nei troppo spesso non collegati casi di suicidio).</p><p>Intanto la<strong> colonna sonora dell’epoca</strong> continua a essere la musica plastificata immessa sul mercato dall’industria discografica anglo-americana monopolistica (con i suoi epigoni anche nostrani), effetto di un’operazione ricostruita brillantemente dallo storico Eric Hobsbawm risalente alla metà degli anni Cinquanta: l’uscita della musica rock dal ghetto in cui era confinata come “Race” o “Rhythm and Blues”, per diventare il linguaggio universale dei giovani e dei giovanili. Un successo eterodiretto, ottenuto grazie a spudorate operazioni commerciali gabellate come rivoluzione liberatoria autodiretta (che – di conseguenza &#8211; silenziava ogni altro suono non riconducibile/omologabile a quello dominante). Questa è la storia vera, con tutto il dovuto rispetto per gli apologeti dei vari poppismi come forma d’arte contemporanea e delle loro star.</p><p>Facendo un po’ di telegrafica analisi sistemica retrospettiva, due sono i motori impazziti che hanno determinato e imposto<strong> l’età dell’eccesso</strong>, da cui (forse) stiamo prendendo le distanze: non solo l’iperconsumismo occidentale, in cui l’Avere diventa un pallido simulacro dell’Essere, ma anche la Guerra Fredda, come incanaglimento della politica al servizio degli equilibri dominanti (la spartizione del mondo tra le due Superpotenze). Dunque, un eccesso di mercificazione che ha prodotto la massificazione del gusto in base alle scelte delle centrali che determinano gli status symbol del tempo, un eccesso di paura come nevrotizzazione dei modelli di comportamento e degli stili di vita per orientare le scelte collettive e <strong>cortocircuitare la democrazia</strong> intesa come decisione pubblica (ma anche per selezionare personale politico colluso con le logiche proprie dell’ordine vigente). Da qui la situazione paradossale per cui ora dovremmo uscire dall’età dell’eccesso guidati dalle leadership e dai modelli di rappresentazione forgiati nelle matrici di tale eccesso.</p><p>Per quest’ultimo aspetto &#8211; venendo al <strong>caso italiano</strong> &#8211; una situazione che Primo Levi descriveva quasi vent’anni fa in termini di vergogna nazionale collettiva. Profeticamente: “accade sovente, in questi tempi, di ascoltare gente che dice di vergognarsi di essere italiana. In realtà abbiamo buone ragioni di vergognarci: prima fra tutte, il non essere stati capaci di esprimere una classe politica che ci rappresenti, e di tollerarne da trent’anni una che non ci rappresenta”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/07/leta-delleccesso/182067/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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