<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Peter Kruger</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/pkruger/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Agenda copisteria, altro che digitale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/11/agenda-copisteria-altro-digitale/196562/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/11/agenda-copisteria-altro-digitale/196562/#comments</comments> <pubDate>Sun, 11 Mar 2012 08:33:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Peter Kruger</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[@pwk]]></category> <category><![CDATA[agenda digitale]]></category> <category><![CDATA[merito]]></category> <category><![CDATA[Profumo]]></category> <category><![CDATA[università]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196562</guid> <description><![CDATA[Scena: è in corso un esame presso una prestigiosa università italiana. Non un esame normale, ma uno di quelli su cui uno studente tipicamente si gioca un bel pezzo di curriculum, e che spesso richiede prove successive che possono essere sostenute solo un paio di volte l’anno. Siamo all’atto finale, l’ultima prova, quando lo studente...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Scena: è in corso un esame presso una prestigiosa università italiana. Non un esame normale, ma uno di quelli su cui uno studente tipicamente si gioca un bel pezzo di curriculum, e che spesso richiede prove successive che possono essere sostenute solo un paio di volte l’anno. <strong>Siamo all’atto finale</strong>, l’ultima prova, quando lo studente scopre di non aver preparato un argomento richiesto dal corso.</p><p>Professore: “Perché non ha preparato quest’argomento?”<br /> Studente: “Non era indicato in programma.”<br /> Professore: “Non è vero! Quest’argomento è riportato con chiarezza nel programma aggiornato”.<br /> Studente: “Non capisco”. Lo studente estrae dallo zaino una copia del programma che ha scaricato sul sito dell’università, e lo mostra al Professore.<br /> Studente: “Vede? Qui non è indicato”.<br /> Professore: “Ma questo non è il programma aggiornato…”<br /> Studente: “Non aggiornato? Questo è il programma che si trova sul sito.”<br /> Professore: &#8220;Ignoro cosa ci sia sul sito dell’università. Il programma aggiornato lo trova in copisteria…”<br /> Esito: lo studente è costretto a ritirarsi e a ripresentarsi dopo sei mesi per sostenere nuovamente tutte le prove previste dall’esame. Con l’occasione, si rivolge anche ad uno psicoterapeuta.</p><p>Non è una scena di fantasia. Quanto raccontato è realmente accaduto in un ateneo pubblico. Quando parliamo di <em>agenda digitale</em> dobbiamo parlare anche di <strong>scuola e università</strong>. Lo sa bene il ministro Profumo che, non a caso, ha deciso di far partire proprio dai luoghi pubblici della formazione la sua grande sfida per la digitalizzazione della Pubblica amministrazione.</p><p>In effetti, come ci mostra anche l’esempio sopra, le università e le scuole già dispongono spesso di strumenti e servizi digitali che, se correttamente impiegati, potrebbero portare benefici straordinari alla didattica e alla qualità della vita di studenti e formatori. Il vero ostacolo, quasi sempre, non è la dotazione ma <strong>la mancanza di formazione </strong>all’utilizzo delle novità tecnologiche, o, peggio, le forti resistenze culturali al cambiamento.</p><p>In tutto questo, pare che il merito debba ricoprire un ruolo molto importante nella nuova università. Ottima cosa, a patto di ricordare che il merito non si basa solo sull’incentivazione dei comportamenti virtuosi, ma altrettanto sulla disincentivazione di quelli viziosi. In un’università pubblica degna di questo nome, un comportamento, come quello mostrato dal professore nell’esempio riportato, non dovrebbe essere proprio tollerato, e chi perpetua tali atteggiamenti, dovrebbe essere messo in condizione di non insegnare.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/11/agenda-copisteria-altro-digitale/196562/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>E&#8217; ora di un pacchetto per l&#8217;emergenza digitale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/28/e-ora-di-un-pacchetto-per-lemergenza-digitale/173649/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/28/e-ora-di-un-pacchetto-per-lemergenza-digitale/173649/#comments</comments> <pubDate>Mon, 28 Nov 2011 12:11:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Peter Kruger</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[agenda digitale]]></category> <category><![CDATA[banda larga]]></category> <category><![CDATA[Internet Governance Forum Italia]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Neelie Kroes]]></category> <category><![CDATA[passera]]></category> <category><![CDATA[Profumo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=173649</guid> <description><![CDATA[Rigore, crescita ed equità non possono fare a meno della rete. Il nuovo governo pare esserne consapevole. &#8220;Occorre infine operare per raggiungere gli obiettivi fissati in sede europea con l’agenda digitale.&#8221; Con questa frase, pronunciata da Mario Monti nel suo discorso al Senato del 17 novembre, il digitale entra per la prima volta ufficialmente come...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Rigore, crescita ed equità <strong>non possono fare a meno della rete</strong>. Il nuovo governo pare esserne consapevole. &#8220;Occorre infine operare per raggiungere gli obiettivi fissati in sede europea con l’agenda digitale.&#8221; Con questa frase, pronunciata da <strong>Mario Monti </strong>nel suo discorso al Senato del 17 novembre, il digitale entra per la prima volta ufficialmente come impegno nel discorso d’investitura di un governo italiano.</p><p>Solo un primo passo, ma già un risultato storico che risponde a una vasta mobilitazione culminata, solo un paio di settimane fa, nella <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/12/caro-monti-affrontiamo-anche-lo-%E2%80%9Cspread-digitale%E2%80%9D/170257/" target="_blank">lettera inviata dall’Internet Governance Forum Italia (IGF Italia) al Senatore Mario Monti</a></span> affinché il nuovo governo affronti lo “spread digitale” che rallenta lo sviluppo del Paese.</p><p><strong>Risultato tutt’altro che scontato</strong>. Quando all’inizio di quest’anno, assieme a un centinaio di professionisti della rete, lanciammo un appello alla politica perché si impegnasse alla realizzazione di un&#8217;<span style="text-decoration: underline;"><a href="www.agendadigitale.org" target="_blank">agenda digitale</a></span>, furono pochi i politici a raccogliere l’invito. Eppure si tratta di impegno sancito dall’Europa, come ebbe a ricordarci<strong> Neelie Kroes</strong>, Vicepresidente della Commissione Europea con delega sull’agenda digitale europea, che proprio in quell’occasione diede con un <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://twitter.com/#!/NeelieKroesEU/status/35321668616323072" target="_blank">messaggio su Twitter</a></span> il proprio sostengo pubblico all&#8217;iniziativa.</p><p>Da allora è cresciuta la consapevolezza politica su questi temi. Ma non basta. Servono azioni concrete. Proprio in queste ore, in cui si fa più serrato il gioco di potere nel palazzo per la nomina di viceministri e sottosegretari, è essenziale che i ministri con le maggiori competenze in materia, a partire dal ministro<strong> Passera</strong>, che occupa il dicastero dello Sviluppo Economico, e dal ministro Profumo, titolare del Miur, ci dicano con chiarezza <strong>cosa intendono fare </strong>per dotare finalmente questo Paese di un’agenda digitale.</p><p>Non è questione di soldi. Le prime risorse per la <strong>banda larga</strong> si possono trovare impiegando in maniera efficiente i fondi della Cassa Depositi e Prestiti, i proventi delle aste delle frequenze, ma soprattutto le tante risorse comunitarie inutilizzate a livello regionale. Non è questione di poltrone, tanto più che il digitale incrocia trasversalmente le competenze di quasi tutti i ministeri. Non è neppure questione di reintrodurre politiche assistenziali. L’economia digitale ha più bisogno di deregolamentazione e di leggi che separino in maniera chiara le politiche di sostegno dalle azioni del mercato. <strong>Molto si può fare anche a costo zero</strong>.</p><p>In questi anni di latitanza della politica su un tema così vitale per lo sviluppo del Paese, tante organizzazioni, dall’Igf Italia agli <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.unarete.it/" target="_blank">Stati Generali dell’Innovazione</a></span>, da <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.confindustriadigitale.it/" target="_blank">Confindustria Digitale</a></span> al <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.digitaladvisorygroup.it/" target="_blank">Digital Advisory Group</a></span>, hanno lavorato individuando misure e azioni concrete per l’implementazione dell’agenda digitale nazionale. È tempo per il governo di raccogliere queste proposte e presentare un <strong>pacchetto per l’emergenza digitale</strong>.</p><p>Nessuno sa quanto durerà l’esecutivo Monti. Al di là del giudizio politico, tuttavia, una cosa è chiara: non si è mai visto in passato un governo dotato di personalità con competenze e sensibilità così qualificate sui temi del digitale. E c’è da giurarci: difficilmente ne vedremo di migliori in futuro. Anche se il governo dovesse durare fino al termine della legislatura, il tempo dell’azione sarà molto limitato. È importante pertanto che tutte le organizzazioni, che hanno a cuore l’innovazione digitale, si impegnino, da subito, non con chiacchiere, ma con proposte concrete. Sarà poi compito del governo assumersi le responsabilità delle scelte.</p><p>Già nel corso degli Stati Generali dell’Innovazione, che si sono tenuti la scorsa settimana, è stata presentata una prima lista di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.unarete.it/" target="_blank">8 azioni da sottoporre al governo</a></span>. Ora lo facciano anche tutti gli altri. Il 2012 potrebbe essere un anno di svolta per l’Italia digitale. Non lasciamoci scappare questa opportunità. Spetta a tutti coglierla.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/28/e-ora-di-un-pacchetto-per-lemergenza-digitale/173649/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Caro Monti, affrontiamo anche lo “spread digitale”</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/12/caro-monti-affrontiamo-anche-lo-%e2%80%9cspread-digitale%e2%80%9d/170257/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/12/caro-monti-affrontiamo-anche-lo-%e2%80%9cspread-digitale%e2%80%9d/170257/#comments</comments> <pubDate>Sat, 12 Nov 2011 11:23:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Peter Kruger</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[agenda digitale]]></category> <category><![CDATA[appello]]></category> <category><![CDATA[banda larga]]></category> <category><![CDATA[Dag]]></category> <category><![CDATA[Igf]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[spread digitale]]></category> <category><![CDATA[Stati Generali dell'Informazione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=170257</guid> <description><![CDATA[In queste ore drammatiche di apprensione per le sorti finanziarie del paese, dall’Internet Governance Forum Italia 2011 che si tiene a Trento con la partecipazione dei maggiori esperti nazionali di Internet e di economia digitale, giunge un accorato appello rivolto al neo senatore a vita Mario Monti. “Non si può aspettare il superamento della crisi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In queste ore drammatiche di apprensione per le sorti finanziarie del paese, dall’Internet Governance Forum Italia 2011 che si tiene a Trento con la partecipazione dei maggiori esperti nazionali di Internet e di economia digitale, giunge un accorato <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.igfitalia2011.it/2011/11/11/da-igf-trento-la-lettera-a-mario-monti-per-affrontare-lo-%E2%80%9Cspread-digitale%E2%80%9D" target="_blank">appello</a></strong></span> rivolto al neo senatore a vita <strong>Mario Monti</strong>.</p><p><em>“Non si può aspettare il superamento della crisi economica per <strong>investire nel digitale</strong>, perché, come sancito dalla Commissione Europea nella Strategia 2020, lo sviluppo dell’economia digitale è una delle condizioni imprescindibili per il superamento stesso della crisi”.</em></p><p>Mentre i più irresponsabili poltronari che siedono in Parlamento si affannano a sabotare l’unica soluzione che realisticamente ci può porre al riparo dal baratro, la rete invita con forza il candidato in pectore del nuovo governo a dare finalmente una risposta agli impegni che l’Unione Europea chiede a tutti gli stati membri, a partire dalla realizzazione di un’<span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.agendadigitale.org/" target="_blank">Agenda Digitale</a></strong></span> capace di fornire un indirizzo strategico coerente e organico: se l’Italia è minacciata da una crisi finanziaria, solo una risposta economica di modernità può avviarci verso un percorso sostenibile di crescita.</p><p><em>“Lo </em>spread digitale<em> dell’Italia nei confronti dei principali paesi del mondo ha ormai raggiunto livelli insostenibili anche per la tenuta economica nazionale”</em>. La distrazione della politica e <strong>l’irresponsabilità </strong>di governo sui questi temi sono un lusso che il Paese non può più permettersi.</p><p>Come recentemente emerso dallo studio condotto dal <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.digitaladvisorygroup.it/it/" target="_blank">Digital Advisory Group Italia</a></span></strong>, l’economia digitale rappresenta già il 2% del Pil dell’economia nazionale (a fronte di una media del 3,6% di tutte le economie più avanzate) e, negli ultimi 15 anni, ha creato oltre <strong>700 mila posti di lavoro</strong>. In un certo senso, è un miracolo, poiché questi risultati sono stati ottenuti dalle imprese, dalla società civile, dalle università senza praticamente alcun sostegno concreto da parte della politica, anzi, spesso, nonostante molti tentativi governativi di porre freno alla libertà e allo sviluppo di Internet. <em>“L’incapacità di affrontare i problemi legati alla diffusione della banda larga è indegna di un paese che voglia restare in Europa”</em>.</p><p>Le ricette sono note. L’impegno deve partire dal definire finalmente una strategia complessiva in sintonia con la strategia 2020 della Commissione Europea e con gli otto pilastri stabiliti dall’Agenda Digitale Europea. E’ tempo di implementare le tante proposte venute dall’Internet Governance Forum Italia, dal Digital Advisory Group che ha recentemente proposto <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.digitaladvisorygroup.it/it/12-ideas.html" target="_blank">12 azioni concrete</a></span> per stimolare l’economia digitale nazionale, così come quelle avanzate dagli <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.statigeneralinnovazione.it/online/" target="_blank">Stati Generali dell’Innovazione</a></span></strong> e da tante organizzazioni sorte in questi anni proprio per supplire all’inconsistenza della politica.</p><p>È tempo di agire. Al neo senatore Monti e al presidente della Repubblica, la rete si rivolge perché finalmente questi temi entrino a pieno titolo nell’azione di un governo del paese <em>“anche attraverso la nomina di un <strong>ministro </strong>se necessario”</em>, ossia anche entrando a gamba tesa nello sporco e maleodorante lavorio che in queste ore si consuma nei palazzi del potere per la scelta dei componenti del nuovo governo. È tempo di agire con  segnali di impegno concreto. Se non ora, quando?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/12/caro-monti-affrontiamo-anche-lo-%e2%80%9cspread-digitale%e2%80%9d/170257/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>11</slash:comments> </item> <item><title>Chi c’è veramente dietro il Big Bang di Renzi?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/07/c%e2%80%99e-veramente-dietro-bang-renzi/169063/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/07/c%e2%80%99e-veramente-dietro-bang-renzi/169063/#comments</comments> <pubDate>Mon, 07 Nov 2011 18:23:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Peter Kruger</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Big Bang]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Gori]]></category> <category><![CDATA[Leopolda 2011]]></category> <category><![CDATA[Matteo Renzi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=169063</guid> <description><![CDATA[Altro che grande fratello! A leggere la rassegna stampa di questi giorni pare quasi che il successo del Big Bang di Matteo Renzi sia merito della messa in onda di un format televisivo. È mancato solo che qualcuno titolasse il proprio articolo annunciando la discesa in campo del grande fratello. Segno evidentemente che non solo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Altro che grande fratello! A leggere la rassegna stampa di questi giorni pare quasi che il successo del <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/30/renzi-contro-i-burocrati-del-vecchio-pd-ma-non-siamo-qui-per-le-poltrone/167415/" target="_blank">Big Bang di Matteo Renzi</a></span></strong> sia merito della <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/03/renzinvest/168096" target="_blank">messa in onda di un format televisivo</a></span>. È mancato solo che qualcuno titolasse il proprio articolo <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/novembre/03/grandi_Ideologie_Tramonto_con_Renzi_co_9_111103049.shtml" target="_blank">annunciando la discesa in campo del grande fratello</a></span>. Segno evidentemente che non solo la politica fa fatica a liberarsi degli schemi polarizzanti del berlusconismo ormai al tramonto. A caderci evidentemente anche tanti giornalisti che, forse, avrebbero fatto meglio a venire di persona alla stazione Leopolda di Firenze per vedere cosa stava realmente accadendo.</p><p>Non è troppo tardi. Possono rifarsi andando a consultare le decine di interventi in video disponibili su <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/user/leopolda2011" target="_blank">YouTube</a></span>, oppure leggendo le migliaia di commenti fatti alle <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.leopolda2011.it/" target="_blank">100 proposte uscite dal Big Bang</a></span>. Possono pure consultare la <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.facebook.com/leopolda2011" target="_blank">pagina Facebook</a></span> dell’evento, dove si è assistito a livelli di <strong>partecipazione </strong>unici in questo paese per un evento politico. Vi troveranno idee, proposte, contenuti, commenti e, per la loro gioia, anche tante critiche.</p><p>I cinque minuti riservati a ciascun intervento sul palco non erano molti, eppure sono bastati per lanciare centinaia di <strong>proposte concrete</strong>. Ad avanzarle non erano i nominati di un talent show, ma oltre un centinaio di persone, in carne e ossa, che hanno portato sul palco le loro competenze e, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=zB-z2i8JLpE" target="_blank">come abilmente sintetizzato da Artuto Parisi</a></span> nel suo intervento, anche il coraggio di metterci la propria faccia.</p><p>Si è molto speculato sul contributo di <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/02/giorgio-gori-e-un-riciclato-di-lusso-il-guru-di-renzi/167937/" target="_blank">Giorgio Gori</a></strong></span> all’organizzazione dell’evento. Posso testimoniare che il suo impegno è stato importantissimo sia sul piano ideativo che organizzativo, ma, di certo, non è stato inferiore a quello di tanti altri professionisti o politici che, benché spesso altrettanto noti, non pare abbiano stuzzicato la curiosità dei media, come Fausto Brizzi, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=msS4Og-6Tcs" target="_blank">Riccardo Luna</a></span>, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Ezc8QYLZZe8" target="_blank">Matteo Richetti</a></span> e tanti altri. Nel mio piccolo, ho contribuito anche io supportando la promozione dell’evento sui social media e <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=DkTb6zwmZHY" target="_blank">facendo le mie proposte sul palco</a></span>. Chi ci conosce sa che non siamo i burattini in mano ad un grande fratello.</p><p>E non sono mancati gli intoppi. Come in ogni organizzazione, sorta rapidamente con poche risorse attorno a una mobilitazione volontaria, si sono dovuti affrontare tanti problemi. Alcuni li abbiamo risolti brillantemente, altri meno. Basti un dato. Tra interventi sul palco e mail inviate sono arrivate<strong> migliaia di proposte</strong>. Sfido qualunque organizzazione su base volontaristica a riuscire a gestire una tale mole di idee in così poco tempo. Così come ci sono ancora tanti interventi dal palco il cui video deve ancora essere messo in rete, anche se sono certo che ogni contributo verrà presto messo a disposizione di tutti.</p><p>Tra gli intoppi è anche accaduto che qualcuno si scordasse di cancellare il nome del proprietario del computer su cui è stato assemblato il file .pdf contenente le prime 100 proposte uscite dalla Leopolda (poi sostituito da una semplice piattaforma sul sito di Big Bang dove chiunque adesso può inserire i propri commenti). Il merito dello scoop va agli scrupolosi e scaltri ragazzi di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.termometropolitico.it/ecco-chi-e-lautore-delle-100-proposte-lanciate-da-renzi/" target="_blank">Termometro politico</a></span> che hanno saputo svelare il nome che si celava nel file: Giorgio Gori. La notizia, come prevedibile, ha fatto rapidamente il giro della rete. Pochi giornalisti, tuttavia, si sono accorti del commento che Gori ha lasciato sulla pagina che ospitava la notizia a pochi minuti dalla pubblicazione della stessa, dando esempio di capacità che pochi, tra politici e giornalisti, sembrano poter dimostrare in Italia:<strong> trasparenza e <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Accountability" target="_blank">accountability</a></span></em>.</strong> Troppo spesso, in questo paese, ci si dimentica che, aldilà delle chiacchiere facili, le cose vanno fatte e, per farle, occorrono persone, lavoro e tempo, tutte risorse scarse quando si basano sull’impegno volontario. Quel giorno, per fortuna, erano in tanti a lavorare alla Leopolda di Firenze.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/07/c%e2%80%99e-veramente-dietro-bang-renzi/169063/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>137</slash:comments> </item> <item><title>Il Big Bang della politica digitale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/31/il-big-bang-della-politica-digitale/167521/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/31/il-big-bang-della-politica-digitale/167521/#comments</comments> <pubDate>Mon, 31 Oct 2011 11:37:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Peter Kruger</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[Big Bang]]></category> <category><![CDATA[digitale]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[Matteo Renzi]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[rete]]></category> <category><![CDATA[Twitter]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=167521</guid> <description><![CDATA[Non ricordo un evento politico che sia stato tanto discusso, contestato, promosso dai cittadini digitali italiani quanto il Big Bang di Matteo Renzi. A un certo punto, su Twitter si contavano ben quattro trending topics chiaramente riconducibili alla manifestazione che si teneva alla Stazione Leopolda di Firenze. Per trovare un paragone, bisogna tornare indietro di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non ricordo un evento politico che sia stato tanto discusso, contestato, promosso dai cittadini digitali italiani quanto il <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/30/renzi-contro-i-burocrati-del-vecchio-pd-ma-non-siamo-qui-per-le-poltrone/167415/" target="_blank">Big Bang di Matteo Renzi</a></span></strong>. A un certo punto, su <strong>Twitter </strong>si contavano ben quattro<em> trending topics</em> chiaramente riconducibili alla manifestazione che si teneva alla Stazione Leopolda di Firenze. Per trovare un paragone, bisogna tornare indietro di qualche settimana quando, a dominare la discussione su Twitter, vi era un fantomatico <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/24/i-neutrini-del-cern-piu-veloci-della-luce-lelogio-della-gelmini-per-il-tunnel-che-non-ce/159769/" target="_blank">tunnel Gelmini</a></span> che collegava il Cern di Ginevra con l’Abruzzo.</p><p>Tuttavia, in quel caso, si trattava dell’ennesimo <em>epic fail</em>, il fallimento epico della politica tradizionale. Questa volta, invece, a muovere la discussione erano idee, proposte, provocazioni, critiche, in un rimbalzo continuo tra la rete e il palco della Leopolda. Un evento che si è svolto ben oltre i confini fisici di una stazione fiorentina. Insomma, un <em><strong>epic success</strong></em>.</p><p>Gli italiani hanno finalmente scoperto la <strong>politica su Internet</strong>? Molti lo hanno fatto da tempo, ma mai come in questo caso <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/31/internet-giustizia-cultura-diritti-le-100-proposte-del-big-bang-di-renzi/167520/" target="_blank">la politica digitale si è imposta</a></span> al centro del dibattito pubblico. Non è un caso. Molti hanno raccontato, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/30/da-giorgio-gori-a-martina-mondadori-renzi-affascina-la-galassia-fininvest/167429/" target="_blank">anche su questo sito</a></span>, dei tanti nomi della televisione che hanno partecipato alla manifestazione. Pochi sui media tradizionali si sono accorti, invece, dell’imponente adesione alla manifestazione di tanti <strong>professionisti della rete</strong>.</p><p>Impossibile citarli tutti. Da <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stefano_Quintarelli" target="_blank">Stefano Quintarelli</a></span></strong>, che è salito sul palco per parlare di economia digitale, a <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.linkedin.com/in/marcoferrari1972" target="_blank">Marco Ferrari</a></span></strong>, che ha raccontato le sue proposte di startupper. Da <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Riccardo_Luna" target="_blank">Riccardo Luna</a></span></strong>, che ha lanciato un accorato appello rivolto a tutti gli innovatori del paese perché si uniscano per cambiare l’Italia, a <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.linkedin.com/pub/paolo-baronci/7/639/97a" target="_blank">Paolo Baronci</a></span></strong>, che ha avanzato una proposta per incentivare il venture capital. Tra i tanti, anche io ho colto l’opportunità per raccontare l’iniziativa <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/28/economia-digitale-se-non-ci-pensa-la-politica-ce-dag/166971/" target="_blank">Dag</a></span></strong>, lanciata giovedì scorso a Milano.</p><p>Non voglio esagerare, ma da una mia rapida stima, in almeno la metà degli interventi si è citato Internet o si è parlato di qualcosa che potesse essere realizzato con l’aiuto della tecnologia. Non deve sorprendere, dunque, l’impatto che l’evento ha avuto in rete. Non vi è modo migliore di far parlare le persone “in Internet” che, appunto, parlare “di Internet”. Per i tanti che, come me, da anni si battono perché il tema della rete si imponga al centro della discussione politica, la Leopolda è stata una sorta di epifania: il <strong>Big Bang della politica digitale</strong>.</p><p>E’ una pessima notizia per coloro che sono legati alle forme tradizionali di partecipazione politica e di organizzazione del consenso. Le persone si stanno <strong>riappropriando </strong>della propria sfera di azione pubblica, domandando con sempre maggiore forza che la politica smetta di affrontare i problemi della “politica”, e si concentri invece su quelli delle persone reali. Lo fanno in un modo nuovo, dove conta sempre meno chi tiene in mano il megafono o siede sulla poltrona, e conta, invece, in maniera crescente, la capacità di proporre, condividere, discutere, ascoltare, criticare, aggregare. I cittadini sono chiamati a esercitare la propria leadership. Come ha splendidamente riassunto l’imprenditore e creativo <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.wethinkllc.com/blog/?page_id=22" target="_blank">J. Sakiya Sandifer</a></span></strong> in uno dei suoi più brillanti messaggi: <em>“True leaders don’t create followers… They create more leaders!” </em>(I veri leader non creano seguaci&#8230; creano altri leader).</p><p>Al pari di tanti che hanno partecipato alla Leopolda, trovo abbastanza noiosa e ininfluente la <strong><a style="text-decoration: underline;" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/30/bersani-su-renzi-non-scambiamo-per-nuove-idee-degli-anni-ottanta/167408/" target="_blank">querelle</a> </strong>sorta in questi giorni nel centrosinistra tra renziani e anti-renziani.  Non c’è dubbio, tuttavia, che se l’evento di Firenze ha avuto tanto impatto in rete, il merito va in buona parte attribuito al giovane sindaco fiorentino.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/31/il-big-bang-della-politica-digitale/167521/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>27</slash:comments> </item> <item><title>Il centro per l&#8217;impiego sbarca su Facebook</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/21/il-centro-per-limpiego-sbarca-su-facebook-2/165402/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/21/il-centro-per-limpiego-sbarca-su-facebook-2/165402/#comments</comments> <pubDate>Fri, 21 Oct 2011 09:41:14 +0000</pubDate> <dc:creator>Peter Kruger</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[Facebook]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[linkedin]]></category> <category><![CDATA[social network]]></category> <category><![CDATA[Usa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=165402</guid> <description><![CDATA[Da provare anche in Italia. Secondo un recente sondaggio condotto dalla Jobvite, il 92% delle imprese statunitensi intervistate usa o prevede di usare i social media per ricerche di lavoro. In genere, fa più notizia quando si viene a sapere che alcuni datori di lavoro sfruttano Facebook per carpire informazioni sulle abitudini personali dei candidati...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Da provare anche in Italia. Secondo un recente <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://recruiting.jobvite.com/resources/social-recruiting-survey.php" target="_blank">sondaggio condotto dalla Jobvite</a></span>, il 92% delle imprese statunitensi intervistate usa o prevede di usare i <strong>social media</strong> per <strong>ricerche di lavoro</strong>.</p><p>In genere, fa più notizia quando si viene a sapere che alcuni datori di lavoro sfruttano <strong>Facebook</strong> per carpire informazioni sulle abitudini personali dei candidati che cercano un nuovo impiego. È altrettanto vero, tuttavia, che la piattaforma di Palo Alto, così come la rete professionale <strong>LinkedIn</strong>, rappresenti una risorsa sempre più importante per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.</p><p>A confermarlo  arriva un’iniziativa appena lanciata in collaborazione con il Dipartimento del Lavoro degli Usa. Battezzata con il nome di <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.facebook.com/socialjobs" target="_blank">Social Job Partnership</a></span></strong>, l’iniziativa vede la partecipazione delle principali organizzazioni governative e non profit dedicate al mondo del lavoro in Usa, con l’obiettivo dichiarato di facilitare l’utilizzo di Facebook per la circolazione di offerte di impiego e la diffusione di programmi e ricerche sui temi del lavoro.</p><p>In particolare, l’iniziativa mira esplicitamente a contribuire al <strong>recupero degli impieghi persi </strong>dopo la terribile emorragia seguita alla crisi del 2008. Nonostante la forte ripresa economica seguita alla crisi finanziaria del 2008 e alla seguente crisi economica del 2009, i tassi di disoccupazione sono rimasti pressoché invariati in Usa (al punto da aver coniato il termine di <em>jobless recovery</em>, ripresa senza lavoro).</p><p>Del resto, secondo una recente indagine condotta dal Nace (l’associazione nazionale delle università e dei datori di lavoro), in Usa oltre il 70% degli uffici di collocamento ha già aperto una pagina su Facebook. Nel nostro paese, invece, i cosiddetti <strong>“centri per l&#8217;impiego”</strong> spesso non hanno neppure una mail. Che dite? Qualcuno gli dice di farsi un po’ più social?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/21/il-centro-per-limpiego-sbarca-su-facebook-2/165402/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>27</slash:comments> </item> <item><title>Steve Jobs fa miracoli anche in Rai</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/07/steve-jobs-fa-miracoli-anche-in-rai/162707/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/07/steve-jobs-fa-miracoli-anche-in-rai/162707/#comments</comments> <pubDate>Fri, 07 Oct 2011 08:31:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Peter Kruger</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[bbc]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[Rai3]]></category> <category><![CDATA[steve jobs]]></category> <category><![CDATA[tecnologia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=162707</guid> <description><![CDATA[Santo subito! Ieri Rai3 ha mandato in onda un’intera serata dedicata alla tecnologia. C’è voluta la morte del fondatore di Apple e l’intero tam-tam mediatico globale che ne è seguito, per far accorgere la nostra tv pubblica che i temi di Internet, dell’innovazione e della cultura digitale sono ormai a familiari anche alle masse. Tra...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Santo subito! Ieri <strong>Rai3 </strong>ha mandato in onda un’intera serata dedicata alla tecnologia. C’è voluta la morte del fondatore di Apple e l’intero tam-tam mediatico globale che ne è seguito, per far accorgere la nostra tv pubblica che i temi di Internet, dell’innovazione e della cultura digitale sono ormai a familiari anche alle masse.</p><p>Tra le varie ragioni del tragico ritardo tecnologico in cui versa il nostro paese, non mi stancherò mai di ricordare il pressoché totale disimpegno della Rai nella promozione, discussione e divulgazione dei <strong>temi digitali</strong>. Per carità, come per altri temi rilevanti d’informazione, esistono numerosissimi professionisti inascoltati del servizio pubblico che, nella più completa indifferenza dei vertici, hanno provato a ritagliare spazi che trattassero l’argomento. Il confronto, tuttavia, va fatto con l’impegno che si è visto in altri paesi, soprattutto in quelli dove l’innovazione e il digitale hanno compiuto, guarda caso, i passi più ambiziosi.</p><p>Un esempio su tutti è rappresentato dalla <strong>Bbc </strong>che, oltre a offrire un’ampia varietà di programmi da prima serata dedicati alla tecnologia (come l’ormai leggendaria rubrica <em>Click!</em>), già 13 anni fa riceveva dal Parlamento il “mandato Internet”, la terza gamba della comunicazione, assieme a radio e Tv, con lo stanziamento di ingenti fondi. Quell’impegno non ha solo consentito alla Bbc di divenire la più influente fonte di informazione on line del Regno Unito (ed una delle più ascoltate al mondo), ma, soprattutto, ha impresso all’intera società britannica una spinta fenomenale nella direzione dell’innovazione tecnologica. E i risultati si vedono. Non è certo solo merito della Bbc, ma è un fatto che oggi il regno di Sua Maestà si collochi <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.connectedkingdom.co.uk/" target="_blank">tra i paesi europei più avanzati in tutti gli indici di utilizzo e sviluppo del digitale</a></span>.</p><p>Non a caso, quando nel 2007 si trattò di rinnovare il contratto di servizio della Rai, assieme a uno sparutissimo gruppo di talebani (questo il modo in cui la classe dirigente italiana è solita vedere coloro che si battono per questi temi), mi ritrovai a essere tra coloro che, grazie al sostegno dell’allora ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, riuscirono a far digerire ai vertici della Tv di stato il famigerato art. 6, quello che, per l’appunto, istituiva il <strong>mandato Internet per la Rai </strong>e, più di ogni altra cosa, richiamava l’azienda a impegnarsi sulla promozione e divulgazione dei temi tecnologici. Un giorno, magari, qualcuno ci spiegherà come mai quegli impegni siano stati tanto disattesi.</p><p>Ora si spera, come anche ricordato da Riccardo Luna ieri in trasmissione, che Rai3 faccia seguire all’edizione straordinaria per la morte di Jobs un impegno più serio e costante nella divulgazione di questi temi. Contrariamente al pensiero di tanti professionisti dei media tradizionali, <strong>non ci vuole molto</strong>. La storia dell’informatica, di Internet, dell’innovazione tecnologica è facile da raccontare quando si mette mano alle passioni e alle ambizioni, dal tono quasi shakespeariano, che hanno caratterizzato la narrativa sorta attorno alla Silicon Valley e dintorni.</p><p>Magari, la prossima volta, ci si ricordi di chiamare anche qualche sviluppatore. Se c’è qualcosa che ieri nessuno ha ricordato, è che, come spesso sostenuto dallo stesso Steve Jobs, le grandi innovazioni non sono mai il frutto dell’immaginazione di un singolo ma del duro lavoro di un <strong>team</strong>. E se Apple è divenuta la più grande multinazionale dell’hi tech, non è solo per il genio di un visionario, ma soprattutto per il lavoro serissimo di migliaia di ingegneri, informatici e tecnici, senza le competenze dei quali Steve Jobs non sarebbe mai andato da nessuna parte. Per quanto possano essere affascinanti le sorgenti buddiste o narcolettiche dell’ispirazione geniale del visionario di Cupertino, senza gente che sappia scrivere almeno una riga di codice non sarebbero mai nati il Mac, l’iPhone e l’iPad.</p><p>Anche in questo, la Rai ha una responsabilità immensa nel rendere nuovamente attraente per le giovani generazioni la<strong> passione per le discipline tecno-scientifiche</strong>, settore in cui l&#8217;Italia una volta era leader, ma dove negli ultimi decenni abbiamo subito un’emorragia di talenti e competenze che forse, più di ogni altra cosa, ha veramente segnato il declino del nostro Paese.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/07/steve-jobs-fa-miracoli-anche-in-rai/162707/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>31</slash:comments> </item> <item><title>Dopo Jobs ci vuole un Nobel per l’imprenditoria</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/06/dopo-jobs-ci-vuole-un-nobel-per-l%e2%80%99imprenditoria/162512/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/06/dopo-jobs-ci-vuole-un-nobel-per-l%e2%80%99imprenditoria/162512/#comments</comments> <pubDate>Thu, 06 Oct 2011 09:36:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Peter Kruger</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[apple]]></category> <category><![CDATA[imprenditoria]]></category> <category><![CDATA[Nobel]]></category> <category><![CDATA[premio]]></category> <category><![CDATA[steve jobs]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=162512</guid> <description><![CDATA[Un premio Steve Jobs. Oggi Apple è l’azienda con la maggiore capitalizzazione al mondo. Ma l’eredità del suo fondatore non è solo la più grande corporation mondiale. Il fondatore della mela lascia anche l’ispirazione per milioni di giovani imprenditori e lavoratori (tanti anche nel nostro Paese) per un ideale di eccellenza e di mission che va...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Un<strong> premio Steve Jobs</strong>. Oggi Apple è l’azienda con la maggiore capitalizzazione al mondo. Ma l’eredità del suo fondatore non è solo la più grande corporation mondiale. Il fondatore della mela lascia anche l’ispirazione per milioni di giovani imprenditori e lavoratori (tanti anche nel nostro Paese) per un ideale di eccellenza e di <em>mission</em> che va ben al di là del valore economico che un’idea innovativa può generare.</p><p>Non sono <strong>mai stato un grande fan di Apple</strong>. Appartengo a quella sparuta minoranza che, per viarie ragioni, giuste o sbagliate che siano, ha sempre criticato la <em>vision</em> e i prodotti della mela per un eccesso di chiusura (verso utenti, sviluppatori, competitor ecc.). Eppure uso regolarmente un iPhone.</p><p>L’ossessione quasi maniacale che Steve Jobs aveva per la perfezione e per la semplicità della <em>user experience</em> è forse stata una delle forze più potenti nella diffusione della <strong>cultura digitale </strong>nel mondo. Grazie a quell’ossessione, centinaia di milioni di persone, senza necessariamente competenze particolarmente sofisticate, hanno trovato la chiave di accesso all’informatica e a Internet, ciascuno poi libero di costruire il proprio percorso verso la piena cittadinanza digitale.</p><p>In tutto questo, Steve Jobs incarna un’idea d’impresa, lontana secoli dalle ferriere del XIX secolo, che non ha solo l’obiettivo di remunerazione degli investitori, per quanto questo sia un aspetto imprescindibile per il successo e la vita di un’azienda innovativa. Certo, <strong>anche Apple ha le sue macchie</strong>. Gli alti margini nelle vendite dei prodotti della mela, sarebbero impossibili se oggi non fossero disponibili aree geografiche di produzione manifatturiera dove le tutele per i lavoratori non sono lontane dai modelli della prima industrializzazione. Ma, dal sogno nato nel garage di un hacker della generazione degli anni &#8217;70, che desiderava un “computer per tutti”, alla multinazionale capace di influenzare i comportamenti di centinaia di milioni di individui in ogni angolo del mondo, la costruzione di Apple sarebbe stata impossibile senza la più grande di tutte le ambizioni: <strong>cambiare il mondo</strong> in meglio.</p><p>Penso che il miglior modo che Apple avrebbe di ricordare la perdita di Steve Jobs, sarebbe proprio quello di celebrare il valore e i doveri che un’impresa ha nei confronti della collettività. Ci vorrebbe un <strong>Nobel per l’imprenditoria</strong>. Servirebbe, cioè, una fondazione indipendente che, come nel caso svedese, assegnasse un premio annuale per quegli individui che, al di là del merito di profitto, siano capaci di coniugare la grandezza di una visione con la capacità di realizzarla. Inutile dire che Steve Jobs sarebbe stato il primo a meritare il premio.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/06/dopo-jobs-ci-vuole-un-nobel-per-l%e2%80%99imprenditoria/162512/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>35</slash:comments> </item> <item><title>Cara Marcegaglia, e la tecnologia?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/30/cara-marcegaglia-e-la-tecnologia/161221/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/30/cara-marcegaglia-e-la-tecnologia/161221/#comments</comments> <pubDate>Fri, 30 Sep 2011 16:30:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Peter Kruger</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[innovazione]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[tecnologia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=161221</guid> <description><![CDATA[Bene, ora che perfino il presidente di Confindustria si è accorta che questo governo ci sta allegramente portando verso il baratro, accogliamo con interesse i 5 punti presentati da imprese e finanza per il rilancio dell&#8217;economia. Come previsto, tuttavia, salvo qualche timido accenno, manca un pilastro fondamentale: dov&#8217;è la tecnologia, dov&#8217;è il digitale, dov&#8217;è Internet,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Bene, ora che perfino il presidente di Confindustria si è accorta che questo governo ci sta allegramente portando verso il baratro, accogliamo con interesse i <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://media2.corriere.it/corriere/pdf/2011/Progetto-delle-imprese-per-l-Italia-30-settembre-2011.pdf" target="_blank">5 punti presentati da imprese e finanza</a></span> per il rilancio dell&#8217;economia. Come previsto, tuttavia, salvo qualche timido accenno, manca un pilastro fondamentale: dov&#8217;è la tecnologia, dov&#8217;è il digitale, dov&#8217;è Internet, dov&#8217;è la ricerca e sviluppo? Insomma, <strong>dov&#8217;è la vera innovazione?</strong></p><p>Eppure, nonostante, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/24/uscire-dalla-crisi-provate-facebook/159729/" target="_blank">come si disse</a></span>, &#8220;anche i semafori&#8221; abbiano capito che per uscire dai guai serva la crescita, sono veramente troppi a scordarsi che senza innovazione tecnologica non si va da nessuna parte. Per carità, le cinque aree di azione individuate da Confindustria e soci, sono degne della massima attenzione: debito e pensioni, riforma fiscale, cessione patrimoni pubblici, liberalizzazioni e semplificazioni, infrastrutture e energia. Meritano azioni di governo serie e responsabili che non si limitino all’improvvisazione di una manovra, ma individuino percorsi di politica economica di lungo termine, senza trascurare l’impatto sociale, che non è una variabile secondaria ma determinante, anche per la tenuta finanziaria del paese. Solo in questo modo sarà possibile <strong>recuperare quella credibilità </strong>presso gli investitori finanziari e presso i nostri partner europei che è stata frantumata da anni di distrazione della politica (per non parlare delle manovre circensi a cui il governo ci ha sottoposto nelle ultime settimane). Ma, benché tra le proposte avanzate ve ne siano alcune pienamente condivisibili e altre destinate inesorabilmente a inferocire il dibattito, non basta.</p><p>Se è vero che il debito pubblico diventa insostenibile quando sfonda la soglia dell’80-90% di Pil (specie per le generazioni che seguono), è altrettanto vero che non c’è modello di sviluppo che tenga se, solo per fare un esempio, la spesa complessiva in <strong>ricerca e sviluppo</strong> non supera il 3% del Pil. Dove pensiamo di andare se, tra stato e privati, arriviamo a malapena ad un misero 1,3%, superati anche da alcuni paesi emergenti? <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/27/internet-crea-o-distrugge-lavoro/160339/" target="_blank">Come ci ha mostrato uno studio che ha coinvolto 13 paesi</a></span>, negli ultimi 5 anni Internet ha creato 2,6 posti di lavoro nuovi per ogni impiego perso. Questo effetto positivo della cosiddetta economia digitale nella creazione di lavoro è solo destinato a crescere. Pensiamo realmente che il paese possa farcela se quasi metà della popolazione nazionale, tra cui non pochi rappresentanti della cosiddetta classe dirigente (inclusi numerosi imprenditori), pensa ancora che “<strong>Internet non serve a nulla</strong>”? Nei prossimi trent’anni, almeno l’ottanta per cento dei nuovi lavori saranno generati da aziende che ancora non hanno visto la luce. Saranno tutte imprese ad alto contenuto tecnologico. Come farà il paese a sviluppare, integrare e applicare le nuove tecnologie se la formazione di professionalità tecno-scientifica è stagnante (quando non proprio al collasso)? Soprattutto, come pensate che possano nascere nuove imprese innovative se questo è uno dei pochi paesi avanzati che non abbia ancora uno straccio di politica per lo sviluppo del venture capital e delle start-up innovative? E la lista prosegue.</p><p>Mi è capitato di essere criticato perché non tengo nel giusto conto le <strong>eccellenze </strong>che questo paese è ancora in grado di vantare. Per carità, l’Italia continua a sfornare talenti e capacità eccezionali, nonostante il sistema appaia progettato apposta per frustrare qualsiasi innovazione (o forse proprio per questo). L’esempio recente dei fisici italiani alle prese con lo studio dei neutrini è solo un esempio (in barba a chi andava sfoggiando quei mirabolanti investimenti del governo nella realizzazione di fantomatici tunnel tra l’Abruzzo e i cantoni svizzeri). Ma la verità è che il nostro è un paese <strong>tecnologicamente in declino</strong> che deve invertire rotta rapidamente. Dieci anni fa avevamo i più alti tassi di penetrazione Internet in Europa, oggi quasi metà della popolazione ancora non usa la rete. Quando ci renderemo conto che il nostro medioevo tecnologico deve finire e che, mai come oggi, con la crisi che bussa alle porte, è imperativo rimettere il paese in condizione di essere un protagonista nello sviluppo e nell’utilizzo della tecnologia? Lo abbiamo scritto in italiano. Lo abbiamo scritto anche in inglese. In quale altra lingua ve lo dobbiamo scrivere? In padano?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/30/cara-marcegaglia-e-la-tecnologia/161221/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>65</slash:comments> </item> <item><title>Internet crea o distrugge lavoro?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/27/internet-crea-o-distrugge-lavoro/160339/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/27/internet-crea-o-distrugge-lavoro/160339/#comments</comments> <pubDate>Tue, 27 Sep 2011 14:45:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Peter Kruger</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[economia digitale]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=160339</guid> <description><![CDATA[Tra le tante critiche piovute sul post in cui suggerivo di considerare i social media come una possibile fonte di crescita per l’Italia, nessuno ha posto la domanda forse più insidiosa: ok, ammesso anche che Internet crei posti di lavoro, quanti ne distrugge? Soprattutto, qual è il bilancio complessivo per l’economia? Che la rete abbia...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Tra le tante critiche piovute sul <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/24/uscire-dalla-crisi-provate-facebook/159729/" target="_blank">post</a></span> in cui suggerivo di considerare i social media come una possibile fonte di crescita per l’Italia, nessuno ha posto la domanda forse più insidiosa: ok, ammesso anche che Internet crei posti di lavoro,<strong> quanti ne distrugge?</strong> Soprattutto, qual è il bilancio complessivo per l’economia? Che la rete abbia comportato distruzione di lavoro, non vi sono dubbi. Chiedete ai commessi di Blockbuster o ai venditori delle agenzie di viaggio. Del resto Internet è un potente strumento di <strong>disintermediazione </strong>che procura benefici per chi può approfittarne, ma mette in forte difficoltà chi si trova sul lato sbagliato della disintermediazione. Dunque, domanda lecita: tra posti creati e distrutti, il processo è virtuoso o meno?</p><p>Recentemente, in occasione dell’<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/26/internet-alleg8-nessun-accordo-sulle-regole/113970/" target="_blank">eG8 di Parigi</a></span>, la società di consulenza <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.mckinsey.com/mgi/publications/internet_matters/index.asp" target="_blank">McKinsey ci ha fornito qualche primo dato significativo</a></span>. L’analisi mostra un contributo fortemente positivo della cosiddetta <strong>economia digitale</strong> nei 13 paesi presi in considerazione, tra cui l’Italia. I principali contributi sono in termini di crescita economica, produttività delle imprese e disponibilità di spesa per i consumatori. Per quanto riguarda il lavoro, lo studio mostra che per ogni posto perso negli ultimi 5 anni a causa dell’avvento della rete, se ne sono creati in media 2,6 nuovi. In Francia, ad esempio, a fronte di 500 mila impieghi persi, circa <strong>1,2 milioni </strong>sono stati creati. Un contributo decisamente positivo. Non abbiamo ancora dati ufficiali per l’Italia, anche se è noto che McKinsey sta conducendo una serie di approfondimenti sul nostro paese.</p><p>Rimane una questione aperta. Cosa ne è della distribuzione salariale e di ricchezza dei nuovi impieghi? Sono migliori di quelli persi? I recenti casi di <strong>maltrattamenti </strong>subiti dai magazzinieri della <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.amazon.com/" target="_blank">Amazon.com</a></span>, a cui aggiungere una serie di suicidi tra dipendenti di un fornitore cinese di componenti per Apple, sollevano più di un dubbio. Tuttavia, tali casi paiono più la manifestazione di un trend di<strong> abbassamento delle regole </strong>e delle tutele nei settori tradizionali, piuttosto che l’effetto di un degrado del lavoro nei nuovi settori tecnologici. Inoltre, come mostra la ricerca McKinsey, da qualunque punto di vista si osservi l’impatto di Internet sull’economia, il risultato è sempre virtuoso. Difficile quindi che si sia in presenza di un impoverimento netto nel processo di sostituzione da vecchie a nuove professioni.</p><p>E i social media? Non abbiamo dati precisi in termini di creazione occupazionale netta in questo settore dominato da aziende come Facebook, Twitter, Linked-in e altri. Ma vi è una considerazione che ci fa essere molto ottimisti. A differenza della prima ondata di servizi Internet, quelli nati tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, in cui i benefici ricadevano principalmente su chi disponeva delle risorse tecnologiche per approfittarne, la nuova ondata (chiamatela <strong>2.0</strong>, o come preferite), di cui fanno parte anche i cosiddetti <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cloud_computing" target="_blank">servizi cloud</a></span> di aziende come Google, Microsoft, Apple e altri, si caratterizzano proprio per il fatto di estendere l’accesso della tecnologia <strong>alla più vasta platea possibile</strong>. Non bisogna essere Mark Zuckerberg per aprire la fan-page del bar in cui lavoriamo.</p><p>Si tratta di piattaforme che portano efficienze e nuove opportunità di business a quasi ogni settore produttivo e commerciale. Ciò non vuol dire che non vi siano dei perdenti. Ironia della sorte, oggi sono spesso i beneficiari della prima ondata di disintermediazione a rischiare di essere<strong> tagliati fuori</strong>. Un caso esemplare è rappresentato da <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.airbnb.com/" target="_blank">AirBNB</a></span>, popolarissimo sito dove le persone possono affittare le camere di casa, che sta mettendo una pressione competitiva tremenda sui siti tradizionali di prenotazione alberghiera. Ma, più in generale, a parte qualche barca che finisce sugli scogli, questa nuova onda spinge in alto un po’ tutti (senza tenere conto dei nuovi vascelli che si creano). E il paese, che dite? <strong>Vogliamo approfittarne?</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/27/internet-crea-o-distrugge-lavoro/160339/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>111</slash:comments> </item> <item><title>Uscire dalla crisi? Provate Facebook</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/24/uscire-dalla-crisi-provate-facebook/159729/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/24/uscire-dalla-crisi-provate-facebook/159729/#comments</comments> <pubDate>Sat, 24 Sep 2011 07:56:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Peter Kruger</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Facebook]]></category> <category><![CDATA[social media]]></category> <category><![CDATA[telefonia mobile]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=159729</guid> <description><![CDATA[Ora che perfino i semafori hanno capito che per uscire dalla crisi deve ripartire la crescita (ok, molti parlamentari ancora non ci arrivano), sarà il caso di rivedere qualche pregiudizio su Facebook. In Italia si cela una miniera d’oro. Oro digitale. Non lasciamocelo sfuggire, come già accaduto in passato con la telefonia mobile. Qualche mese fa,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ora che perfino i semafori hanno capito che per uscire dalla crisi deve ripartire la crescita (ok, molti parlamentari ancora non ci arrivano), sarà il caso di rivedere<strong> qualche pregiudizio su Facebook</strong>. In Italia si cela una miniera d’oro. Oro digitale. Non lasciamocelo sfuggire, come già accaduto in passato con la telefonia mobile.</p><p>Qualche mese fa, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.pewinternet.org/Reports/2011/Technology-and-social-networks.aspx" target="_blank">una ricerca del PEW Research</a></span> smontava gran parte dei luoghi comuni sui social media. La popolazione adulta americana di Facebbok, con un <strong>età media di 38 anni</strong> (altro mito sfatato, quello per cui il sito sarebbe per soli giovani), corrisponde alla parte più attiva della popolazione, quella culturalmente più evoluta, con il livello di istruzione più alto, professionalmente più realizzata, socialmente e politicamente più consapevole.</p><p>A questo dato, si aggiungono ora <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.rhsmith.umd.edu/news/releases/2011/091911.aspx" target="_blank">altri clamorosi risultati</a></span> dall’Università del Maryland. Facebook non solo non abbassa la produttività, ma, al contrario, è una delle forze propulsive nella <strong>creazione di posti di lavoro</strong> negli Stati Uniti. Dal 2007 la piattaforma ha generato oltre 50 mila posti di lavoro diretti nel settore Internet, a cui aggiungere tra i 130 -180 mila posti di lavoro indiretti. Solo una sottostima, come riconoscono gli stessi ricercatori. Dunque, se pensate che l’azienda di Palo Alto impiega circa 2500 dipendenti, ciò implica un fattore moltiplicativo pari a circa 100 posti occupati nel resto dell’economia. E’ un dato esplosivo senza forse uguali nella storia economica contemporanea.</p><p>Le tecnologie di comunicazione sociale stanno introducendo una nuova rivoluzione nei meccanismi dell’economia. In maniera ancora più significativa di quanto già visto con l’arrivo delle comunicazioni mobili una ventina di anni fa, i social media, grazie all’apertura delle proprie piattaforme (e dei loro dati) alle applicazioni di società terze,  immettono nuove efficienze e creano nuove opportunità <strong>in quasi ogni settore commerciale</strong>.</p><p><strong>E in Italia?</strong> I cittadini online del belpaese sono tra i più voraci utilizzatori di Facebook al mondo. Quasi quattro italiani online su cinque hanno un profilo su Facebook. 13 milioni si collegano una volta al giorno, oltre 6 milioni lo fanno da cellulare, dedicando quasi un terzo del tempo totale su Internet.</p><p>Nulla di sorprendente. Se c’è una cosa che caratterizza gli italiani, è la loro propensione alla socialità. L’abbiamo visto già nello scorso ventennio con la telefonia mobile. Ora lo vediamo con Facebook. Ma non lasciamoci sfuggire anche questa occasione. La<strong> telefonia mobile</strong> è stata forse la più grande opportunità industriale persa da questo paese. A fronte di un utilizzo che non conosceva rivali al mondo, il sistema industriale non è stato in grado di coglierne l’opportunità. Da questo punto di vista siamo dei consumatori di tecnologie altrui.</p><p>I social media sono una <strong>nuova opportunità</strong> che consente al paese non solo di posizionarsi come leader nei consumi, ma anche nella creazione di servizi, applicazioni e modelli commerciali. Abbiamo talenti, professionisti, imprenditori e anche risorse finanziarie per approfittarne, ma non basta. Occorrono più investimenti nella formazione di professionalità e di imprese, oltreché nella semplificazione della vita delle aziende innovative. E se vogliamo veramente approfittare di questa enorme opportunità di ammodernamento del paese, dobbiamo muoverci subito. Tutto chiaro? Bene, <strong>ora viene la parte difficile</strong>. Provate a spiegarlo alla classe politica…</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/24/uscire-dalla-crisi-provate-facebook/159729/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>152</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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