<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Peter Gomez</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/pgomez/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description>News, inchieste e blog su politica, cronaca, giustizia, economia</description> <lastBuildDate>Sat, 25 May 2013 12:48:07 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Berlusconi e Ruby: il problema non è il sesso, ma i cortigiani</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/18/berlusconi-e-ruby-problema-non-sono-donne-ma-cortigiani/597960/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/18/berlusconi-e-ruby-problema-non-sono-donne-ma-cortigiani/597960/#comments</comments> <pubDate>Fri, 17 May 2013 22:05:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Peter Gomez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Ilda Boccassini]]></category> <category><![CDATA[Infermieri]]></category> <category><![CDATA[Iris Berardi]]></category> <category><![CDATA[Marysthell Garcia Polanco]]></category> <category><![CDATA[Michelle Conceicao]]></category> <category><![CDATA[Processo Ruby]]></category> <category><![CDATA[Ruby]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=597960</guid> <description><![CDATA[Dimenticatevi le tette, i lustrini, le donnine seminude travestite da infermiera sexy o da Ilda Boccassini. Smettete anche di chiedervi come stia di testa un tizio ultrasettantacinquenne che una volta alla settimana organizza cene con una ventina di ragazze in cui è (quasi sempre) l&#8217;unico uomo: tavolate durante le quali si mangia sempre lo stesso...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Dimenticatevi le tette, i lustrini, le donnine seminude travestite da<strong> infermiera sexy</strong> o da <strong>Ilda Boccassin</strong>i. Smettete anche di chiedervi come stia di testa un tizio ultrasettantacinquenne che una volta alla settimana <strong>organizza cene</strong> con una ventina di ragazze in cui è (quasi sempre) l&#8217;unico uomo: tavolate durante le quali <strong>si mangia sempre lo stesso menù</strong> e si raccontano sempre<strong> le stesse barzellette</strong>. Non perdete nemmeno tempo a interrogarvi su cosa succede dopo. E se davvero credete alla versione di nonno Silvio -<strong> “niente sesso, sono Berlusconi”</strong>, viene da dire &#8211; non fatevi poi domande sulla <strong>solitudine un po&#8217; triste di un vecchio tycoon</strong> prestato alla politica che, per piacere e avere la casa piena di giovani, è costretto a pagare le sue ospiti.</p><p>In questa storia, intanto, <strong>il vero problema non sono le ossessioni di un anziano signore</strong>, i reati eventualmente commessi (di questo se ne occupano i tribunali) o la disinvoltura delle sue cortigiane.<strong> Il problema sono i cortigiani</strong>. Sono gli uomini (e le donne) che (solo per ipocrisia) non farebbero mai commercio delle loro parti basse, ma <strong>che vendono, per denaro, potere, opportunismo e carriera</strong>, qualcosa d&#8217;infinitamente più prezioso: il cervello.</p><p>Discutere se ci sono o non ci sono le prove per condannare il leader del Pdl è infatti legittimo. Negare invece che con i suoi comportamenti Berlusconi, quando era premier, abbia <strong>consapevolmente messo a rischio la reputazione e la sicurezza del Paese</strong>, è da bugiardi.</p><p>Se ti porti a casa decine e decine di perfette sconosciute a pagamento, tra cui vi sono escort (per esempio <strong>Iris Berardi</strong> o<strong> Michelle Conceicao</strong>) o donne legate a personaggi implicati con il grande traffico di droga (il fidanzato di <strong>Marysthell Polanco</strong>), ti esponi al probabilissimo <strong>pericolo di ricatti</strong>, di incidenti e, proprio come è accaduto, di un loro coinvolgimento in clamorose indagini giudiziarie. La cosa, se sei un privato cittadino, ovviamente riguarda solo te, la tua famiglia e i tuoi amici. <strong>Se invece rappresenti una Nazione ha conseguenze su tutti</strong>. Anche economiche (vi ricordate come veniva trattato il Cavaliere durante i vertici internazionali?)</p><p>Oggi invece con fiumi di parole, in tv, sui giornali e in Parlamento, pure questo semplice principio, che non ha <strong>nulla da spartire con la morale o peggio ancora il moralismo</strong>, viene confuso, annacquato, nascosto.</p><p>E le interessate discussioni sul caso Ruby diventano nel mondo il simbolo di un <strong>Paese che sta scivolando dal declino al degrado</strong>, non perché lei fosse minorenne, ma perché le<strong> gattopardesche classi dirigenti italiane</strong> restano popolate da personaggi minori. Gente brutta. Gente pagata che pagherebbe per servire.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/18/berlusconi-e-ruby-problema-non-sono-donne-ma-cortigiani/597960/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Andreotti, potere e misteri/4. Dai nastri di Aldo Moro ai processi di mafia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/11/andreotti-potere-e-misteri4-dai-nastri-aldo-moro-ai-processi-mafia/588891/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/11/andreotti-potere-e-misteri4-dai-nastri-aldo-moro-ai-processi-mafia/588891/#comments</comments> <pubDate>Sat, 11 May 2013 14:15:45 +0000</pubDate> <dc:creator>Peter Gomez</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Aldo Moro]]></category> <category><![CDATA[Carlo Alberto Dalla Chiesa]]></category> <category><![CDATA[Francesco Cossiga]]></category> <category><![CDATA[Giulio Andreotti]]></category> <category><![CDATA[Gladio]]></category> <category><![CDATA[Mafia]]></category> <category><![CDATA[Stragi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=588891</guid> <description><![CDATA[Dai primi passi dentro le mura vaticane (con accesso diretto all’appartamento di Pio XII) ai rapporti con Sindona. Dal caso di Wilma Montesi ai presunti contatti con Licio Gelli. E poi Salvo Lima e i boss, Ciarrapico e gli appalti. Una storia politica lunghissima, tutta vissuta nei più importanti palazzi del potere, vedendo scorrere i...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>Dai primi passi dentro le mura vaticane (con accesso diretto all’appartamento di Pio XII) ai rapporti con Sindona. Dal caso di Wilma Montesi ai presunti contatti con Licio Gelli. E poi Salvo Lima e i boss, Ciarrapico e gli appalti. Una storia politica lunghissima, tutta vissuta nei più importanti palazzi del potere, vedendo scorrere i più clamorosi e misteriori eventi della storia del Paese. Dal dopoguerra agli anni ’90. Ecco il primo degli appuntiamenti con “Andreotti, potere e misteri”: la storia e i segreti del Divo raccontati in quattro puntate dal direttore de ilfattoquotidiano.it Peter Gomez</em>. <br />Clicca qui per leggere la prima puntata (“<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/06/andreotti-potere-e-misteri1-sponsor-vaticani-portano-giovane-giulio-in-alto/584922/" target="_blank">Gli sponsor vaticani portano il giovane Giulio in alto</a>”), la seconda (“<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/07/andreotti-potere-e-misteri2-premier-e-rapporto-con-sindona-e-lambrosoli-dimenticato/586010/" target="_blank">Il rapporto con Sindona e l’Ambrosoli dimenticato</a>”) e la terza (&#8220;<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/09/andreotti-potere-e-misteri-3-carte-della-p2-e-guerra-fredda-con-craxi/588888/" target="_blank">Le carte della P2 e la guerra fredda con Craxi</a>&#8220;)</p><p><span style="color: #c4161c;"><strong>MORO E DALLA CHIESA</strong></span> &#8211; Nell’ottobre del 1990, durante i lavori di ristrutturazione di un covo milanese delle <strong>Brigate rosse</strong>, perquisito 12 anni prima dagli uomini del generale <strong>Carlo Alberto Dalla Chiesa</strong>, vengono ritrovate 400 pagine di documenti risalenti all’epoca del <strong>sequestro di Aldo Moro</strong>. Si tratta di una ventina di lettere inedite scritte dallo statista assassinato e, soprattutto, di una copia di un <strong>suo memoriale</strong> già consegnato alla magistratura dai carabinieri nel ’78. A quell’epoca la rivista Op aveva quasi subito ipotizzato che quel documento fosse incompleto. Aveva denunciato la<strong> scomparsa delle bobine</strong> su cui i terroristi avevano inciso gli interrogatori del democristiano, e aveva intensificato, partendo dal <strong>caso Caltagirone</strong>, gli attacchi contro Andreotti.</p><p>Le carte, misteriosamente ritrovate nel ’90, confermano parte delle <strong>denunce di Pecorelli</strong>. Nella nuova copia del memoriale sono, infatti, presenti brani nei quali viene affrontata la questione dell’esistenza in Italia di una <strong>struttura anti-guerriglia segreta</strong> (<strong>Gladio</strong>) e, soprattutto, ci sono alcuni durissimi passaggi riguardanti Andreotti. Moro per esempio parla dello <strong>scandalo Italcasse-Caltagirone</strong> e sostiene, tra l’altro, che la nomina del nuovo presidente dell’istituto di credito era “stata fatta da un privato, proprio l’interessato Caltagirone che ha tutto sistemato…”. Come era già avvenuto nel caso delle bobine sul <strong>golpe Borghese</strong> registrate dal capitano <strong>La Bruna</strong>, insomma, ai magistrati nel ’78 era stato consegnato solo il materiale ritenuto più innocuo. Non è chiaro chi abbia materialmente omissato i memoriali e nemmeno si sa che fine abbiano fatto le bobine con gli interrogatori di Moro. E’ certo, invece, l’assassinio di Dalla Chiesa da parte di <strong>Cosa nostra</strong>.</p><p>Una volta andato in pensione il valoroso generale viene, infatti, inviato a Palermo come <strong>prefetto antimafia</strong>. E lì, abbandonato da tutti e attaccato pubblicamente dagli andreottiani ( definiti proprio da Dalla Chiesa in lettera indirizzata a Giovanni Spadolini, “la <strong>famiglia politica</strong> più inquinata del luogo”), crolla, con la moglie, sotto i colpi dei killer mafiosi. E’ il <strong>3 settembre del 1982</strong>. La sua cassaforte sarà trovata vuota. Prima di accettare quell’incarico Dalla Chiesa aveva incontrato, tra gli altri, anche Andreotti. Subito dopo, nel proprio diario aveva annotato: “Andreotti mi ha chiesto di andare e, naturalmente, date le sue <strong>presenze elettorali</strong> in Sicilia si è manifesta per via indiretta interessato al problema; sono stato molto chiaro e gli ho dato però la certezza che non avrò riguardo per quella parte di elettorato cui attingono i suoi <strong>grandi elettori</strong> […] sono convinto che la mancata conoscenza del fenomeno lo ha condotto e lo conduce a <strong>errori di valutazione</strong> […] il fatto di raccontarmi che intorno al fatto Sindona un certo <strong>Inzerillo</strong> morto in America è giunto in una bara e con un biglietto da 10 dollari in bocca, depone nel senso…”. Il 12 novembre del 1986, Giulio Andreotti sarà interrogato come testimone al primo <strong>maxi-processo</strong> alla mafia. Al centro della sua deposizione ci sarà ovviamente il contenuto del <strong>diario</strong> dell’eroico generale. Che, incredibilmente, Andreotti tenterà di <strong>smentire</strong>. Per lui Dalla Chiesa si è, infatti, confuso.</p><p>Andreotti negherà, così, di aver fatto con lui nomi di <strong>Inzerillo</strong> e di <strong>Sindona</strong>. E soprattutto sosterrà che il generale non gli disse mai che non avrebbe avuto riguardi per il suo elettorato compromesso con la mafia. Quel giorno, continuando a <strong>difendere Lima</strong> e tutti i suoi accoliti, Andreotti dimostra però che almeno su un punto Dalla Chiesa davvero sbagliava. Il suo non era stato un errore di valutazione. Era <strong>qualcos’altro</strong>.</p><p><span style="color: #c4161c;"><strong>SENATORE A VITA</strong></span> -  Il 27 luglio del ’90, il magistrato veneziano<strong> Felice Casson</strong>, è autorizzato dal presidente del Consiglio Giulio Andreotti ad acquisire nella sede del <strong>Sismi</strong>, documenti relativi a un’organizzazione segreta antiguerriglia destinata ad entrare in azione in caso d’invasione dai paesi del blocco sovietico. Il 3 agosto davanti alla <strong>Commissione stragi</strong> Andreotti spiega che la struttura è rimasta attiva fino al 1972. Il 12 ottobre viene ritrovato a Milano la copia del memoriale Moro in cui si fanno cenni all’organizzazione. Mentre montano le polemiche sulla strana scoperta, il 19 ottobre Andreotti fa arrivare in commissione un documento, sul frontespizio del quale compare per la prima volta <strong>la parola “Gladio”</strong>. Leggendo le dodici cartelle i parlamentari scoprono, però, che nel ’72 l’organizzazione non era stata sciolta, solo smilitarizzata e fatta rientrare nei servizi. <strong>Bettino Craxi</strong> intanto mette apertamente in dubbio le versioni ufficiali sul ritrovamento del secondo memoriale Moro. Parla di <strong>“manine e manone”</strong> e fa chiaramente intendere che i documenti dello statista (senza omissis) potrebbero essere stati fatti ritrovare apposta.</p><p>L’indagine della Commissione stragi prosegue. I capi dei servizi rivelano che Gladio è nata almeno nel ’51, quando era presidente del consiglio <strong>De Gasperi</strong>. Nel ’56 venne firmato un accordo segreto <strong>tra Cia e il Sifar</strong> in seguito al quale, tre anni dopo, Gladio entrò nelle strutture Nato. Tutti questi passaggi, ovviamente, avvennero all’insaputa del parlamento. Come campo di addestramento dei gladiatori veniva utilizzata la base militare di <strong>capo Marrangiu</strong>. E’ la stessa struttura dove, nel ’64, il capo del Sifar De Lorenzo aveva progettato di trasferire, in caso di colpo di Stato, tutti gli oppositori politici di sinistra. Andreotti in più interventi difende la legalità della struttura. E lo stesso fa il presidente della Repubblica<strong> Francesco Cossiga</strong>, molto coinvolto nell’organizzazione di questi “patrioti”. Cossiga però ipotizza che Andreotti abbia reso nota l’esistenza di Gladio per screditarlo e costringerlo alle dimissioni. Ad avviso del presidente-picconatore, Andreotti ha in mente un solo obiettivo: mandarlo a casa in anticipo e farsi eleggere al suo posto con l’appoggio del partito comunista.</p><p>Tra Andreotti e Cossiga è<strong> scontro aperto.</strong> A seguito delle polemiche, nella primavera del ’91, il sesto governo Andreotti cade. Una settimana dopo si arriva al suo <strong>settimo e ultimo governo</strong>, dal quale escono però i repubblicani. In giugno Andreotti, va in Sicilia per due giorni. Qui sostiene, al fianco di <strong>Salvo Lima</strong>, i propri candidati alle elezioni regionali. Cosa Nostra è inquieta. La prima sezione della Corte di Cassazione deve decidere le sorti del primo maxi-processo. La presenza di un giudice come <strong>Corrado Carnevale</strong>, secondo i collaboratori di giustizia, aveva fatto fino allora dormire sonni tranquilli agli uomini d’onore. Ma il nuovo ministro di Grazia e Giustizia, il socialista <strong>Claudio Martelli</strong>, adesso aveva accanto a sé al ministero un giudice come <strong>Giovanni Falcone</strong>. Per le sorti del processo, nella mafia, si cominciava a temere. E non era un errore. Nell’<strong>ottobre del ’91</strong>, infatti, il presidente della corte di cassazione cambia d’autorità il collegio che giudicherà il maxi. Di lì a tre mesi gli imputati di rispetto saranno tutti condannati. Andreotti invece, a sorpresa, si riappacifica con Cossiga. Il presidente in novembre lo nomina <strong>senatore a vita</strong>. Il suo governo, cosa mai accaduta prima, adesso combatte seriamente la mafia.</p><p><span style="color: #c4161c;"><strong>MA I BOSS NON STANNO A GUARDARE</strong></span> &#8211; Il <strong>12 marzo del ’92</strong>, Salvo Lima, il cugino di Sicilia, cade sotto i colpi di Cosa Nostra. Dopo mezzo secolo troppa gente in Italia aveva cominciato a <strong>non rispettare i patti</strong>. Esplodono di nuovo le bombe. Muore <strong>Giovanni Falcone</strong>. Muore <strong>Paolo Borsellino</strong>. La mafia scopre il 41 bis. Piegati dal<strong> carcere duro</strong>, gli uomini d’onore cominciano a raccontare. Alcuni di loro diranno di aver visto Andreotti da vicino. Altri parleranno per sentito dire. In aula al processo, contro l’ex presidente del Consiglio vengono prodotti e ripetuti <strong>decine e decine di verbali</strong>. Un fiume di ricordi, un mare di testimonianze che ora è inutile star qui ad analizzare. Perché alla fine, confermato dalla Cassazione, arriveranno un attestato di <strong>colpevolezza</strong> “fino alla primavera del 1980” e <strong>un&#8217;assoluzione</strong> per i fatti successivi. Abbastanza per salvare l’imputato Andreotti Giulio dalle pene comminate <strong>tribunale degli uomini</strong>. Troppo poco per evitargli di comparire, da lunedì 6 maggio 2013, davanti a quello della <strong>storia</strong>.</p><p>(4/4 fine)</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/11/andreotti-potere-e-misteri4-dai-nastri-aldo-moro-ai-processi-mafia/588891/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Andreotti, potere e misteri/3. Le carte della P2 e la guerra fredda con Craxi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/09/andreotti-potere-e-misteri-3-carte-della-p2-e-guerra-fredda-con-craxi/588888/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/09/andreotti-potere-e-misteri-3-carte-della-p2-e-guerra-fredda-con-craxi/588888/#comments</comments> <pubDate>Thu, 09 May 2013 16:22:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Peter Gomez</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Eni]]></category> <category><![CDATA[Giulio Andreotti]]></category> <category><![CDATA[Giuseppe Ciarrapico]]></category> <category><![CDATA[Presidente del Consiglio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=588888</guid> <description><![CDATA[Dai primi passi dentro le mura vaticane (con accesso diretto all’appartamento di Pio XII) ai rapporti con Sindona. Dal caso di Wilma Montesi ai presunti contatti con Licio Gelli. E poi Salvo Lima e i boss, Ciarrapico e gli appalti. 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Dal caso di Wilma Montesi ai presunti contatti con Licio Gelli. E poi Salvo Lima e i boss, Ciarrapico e gli appalti. Una storia politica lunghissima, tutta vissuta nei più importanti palazzi del potere, vedendo scorrere i più clamorosi e misteriori eventi della storia del Paese. Dal dopoguerra agli anni ’90. Ecco il primo degli appuntiamenti con “Andreotti, potere e misteri”: la storia e i segreti del Divo raccontati in quattro puntate dal direttore de ilfattoquotidiano.it Peter Gomez</em>. Clicca qui per leggere la prima puntata (<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/06/andreotti-potere-e-misteri1-sponsor-vaticani-portano-giovane-giulio-in-alto/584922/">&#8220;Gli sponsor vaticani portano il giovane Giulio in alto&#8221;</a>) e la seconda (<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/07/andreotti-potere-e-misteri2-premier-e-rapporto-con-sindona-e-lambrosoli-dimenticato/586010/">&#8220;Il rapporto con Sindona e l&#8217;Ambrosoli dimenticato&#8221;</a>).</p><p><span style="color: #c4161c;"><strong>I SOLDI DELL&#8217;ENI</strong></span> &#8211; Il 17 marzo del 1981, nell’ambito dell’<strong>inchiesta Sindona,</strong> i magistrati milanesi <strong>Turone e Colombo</strong> ordinano una perquisizione a <strong>Castiglion Fibocchi</strong>, nella villa di <strong>Licio Gelli</strong>. Scoprono così gli elenchi della loggia P2. Elenchi (962 persone) incompleti, come accerterà la commissione d’inchiesta, Sono presenti ministri, alti ufficiali dell’esercito e della Guardia di Finanza, dei carabinieri. <strong>10 parlamentari della Dc</strong>, i dirigenti dei servizi segreti dell’epoca, giornalisti e editori che riescono a condizionare nelle scelte anche una testata prestigiosa come quella del Corriere della Sera. Definita “un’associazione per delinquere dal presidente della Repubblica <strong>Sandro Pertini</strong>, la loggia <strong>Propaganda 2</strong> di Licio Gelli era più verosimilmente un’associazione segreta che si riproponeva di gestire in maniera occulta interi settori della vita economico-politica italiana. I suoi appartenenti erano tutti accomunati dalla fedeltà all’alleato americano e, molti di loro, nel nome dell’anticomunismo e del tornaconto personale utilizzavano la loggia per condurre affari illeciti di ogni tipo.</p><p>Della loggia in Italia i giornali avevano cominciato a parlare a partire dal ’74. Nel ’76, in occasione delle indagini sull’omicidio del <strong>giudice Occorsio</strong>, gli articoli su quotidiani e settimanali si erano moltiplicati. In parlamento tra il ‘76 e il ‘77 erano anche state presentate una serie d’interpellanze. <strong>Marco Pannella</strong>, nel ‘77, aveva rivolto un’interrogazione direttamente a Andreotti per sapere se il 15 dicembre avesse ricevuto Gelli a palazzo Chigi e se avesse avuto con lui un colloquio durato ore nella sede dell’ambasciata argentina. Nonostante ciò Andreotti ha sempre sostenuto di aver scoperto la P2 solo in seguito alla caduta del governo da lui presieduto nel 1979. Davanti alla <strong>commissione Anselmi</strong> ha detto di aver conosciuto Gelli solo di vista, durante l’inaugurazione dello <strong>stabilimento Permaflex</strong> di Frosinone e, ha aggiunto, di essere poi rimasto sorpreso ritrovandolo in Argentina alla festa d’insediamento del <strong>presidente Peron</strong>. Andreotti, come dimostra il caso delle<strong> bobine di La Bruna</strong>, mente. Ed è anche smentito da molti testimoni, Gelli compreso.</p><p>Se tra le carte sequestrate a Castiglion Fibocchi sono stati ritrovati i numeri di telefono di Andreotti ed Evangelisti e uno strano bigliettino di auguri indirizzato da Andreotti a Gelli nel quale il politico, in buona sostanza, ricordava al capo massone come l’uccellino che si posa sul ramo troppo debole rischia sempre di cadere, agli atti della commissione sono invece finite decine di testimonianze sull’intensità delle loro relazioni. <strong>Giovanni Fanelli</strong>, capo gruppo P2 e collaboratore dell’ufficio affari riservati del <strong>Viminale</strong>, diretto dal prefetto D’Amato, ha per esempio affermato di aver accompagnato personalmente Gelli a vari appuntamenti con Andreotti e <strong>Francesco Cossiga</strong>. Clara Canetti la vedova di <strong>Roberto Calvi</strong>, ha invece ricordato che suo marito gli spiegò che il vero numero uno della loggia era Andreotti. E anche l’avvocato <strong>Fortunato Federici</strong> ha di detto aver appreso, da un importante confratello come Ezio Giuchiglia, che Andreotti, soprannominato “il babbo” o il “gobbo”, era al vertice della P2. Una tesi, quella di Andreotti capo della loggia, fatta propria (senza però mai nominarlo) anche da Bettino Craxi, in un celebre editoriale intitolato Belfagor e Belzebù.</p><p>In quel periodo tra <strong>Giulio e Bettino</strong> tirava una gran brutta aria. I due non si parlavano da mesi. E a un certo punto persino Gelli aveva tentato di farli arrivare a una riappacificazione. Il gran capo piduista aveva bussato alla porta dello studio del leader del garofano e gli aveva detto: “Posso essere utile per molte relazioni, interne e internazionali: se lei vuole incontrare Andreotti..”. Niente da fare. Craxi gli aveva risposto a muso duro: “Guardi se lo voglio incontrare alzo il telefono e lo chiamo”. Per la pace sarebbe insomma stato necessario attendere qualche anno. Craxi, infatti, ce l’aveva con Andreotti per l’affare <strong>Eni-Petromin</strong>, un contratto miliardario concluso dal nostro paese per ricevere petrolio dall’Arabia Saudita. Quando era stato raggiunto l’accordo Andreotti era presidente del Consiglio e aveva personalmente avallato il pagamento a una società panamense di una commissione del 7% in teoria diretta ai mediatori arabi. In realtà era una tangente di 100 miliardi. Un grosso mazzettone che, secondo quanto scrivevano i giornali dell’epoca, era anche in parte destinata alla corrente di sinistra del Psi, facente capo a Claudio Signorile, e in parte agli stessi andreottiani  Stando alle più attendibili ricostruzioni, con quei soldi gli uomini di Signorile avrebbero voluto scalzare Craxi dalla sua poltrona di segretario Psi e arrivare anche al controllo del “Corriere della Sera”.</p><p>Sia Licio Gelli sia il <strong>giornalista Pecorelli</strong>, come dimostreranno gli appunti e le carte sequestrate, sanno tutto del retroscena dell’affare. Craxi invece capisce solo che qualcuno lo vuole fregare. Rino Formica, ministro craxiano delle Finanze, in parlamento fa il diavolo a quattro. Ma le prove dell’avvenuta corruzione, come sempre, non saltano fuori.</p><p><span style="color: #c4161c;"><strong>IL CIARRA</strong></span> &#8211; Nei primi anni ’90 era difficile trovare un andreottiano più andreottiano di lui. Ciociaro, amico dello scomparso leader MSI,<strong> Giorgio Almirante</strong> e lui stesso fascista non pentito, <strong>Giuseppe Ciarrapico</strong>, era (ed è) sempre al fianco di Andreotti. La stima del capo se l’è guadagnata negli anni ’80 seguendo da vicino, per conto del leader Dc, due affari importanti. Il primo, andato male, è il tentato salvataggio del Banco Ambrosiano del piduista Roberto Calvi. Il secondo è la guerra di Segrate, tra <strong>Carlo De Benedetti e Silvio Berlusconi</strong>, conclusa con la consegna (in odor di tangenti secondo le ipotesi della Procura di Milano) della Mondadori nelle mani del futuro leader di Forza Italia. Ciarrapico, con l’attuale presidente del Perugia Calcio <strong>Luciano Gaucci</strong>, e il defunto leader degli andreottiani romani, l’ex fascista <strong>Vittorio Sbardella</strong> detto “lo squalo”, è la punta di diamante della schiera di strani e da sempre discussi personaggi ammessi alla corte di re Giulio.</p><p>Proprietario di aziende produttrici di acque minerali e di tipografie (Evangelisti gli raccomandò Pecorelli per fargli stampare il suo giornale), l’oggi pluricondannato e pluriprocessato Giuseppe Ciarrapico, è sempre vicino ad Andreotti nei periodi di bufera. Tra i suoi dipendenti  annovera anche il giornalista <strong>Guido Giannettini,</strong> un ex agente del Sid condannato in primo grado per la strage di piazza Fontana. Assolto in appello e in cassazione, Giannettini, nel corso delle inchieste dalla magistratura fu coperto dai servizi segreti (che lo fecero anche fuggire all’estero). Quando i magistrati chiesero notizie su di lui, i servizi opposero agli inquirenti il segreto di Stato e spiegarono di averlo fatto perché una richiesta in tal senso era stata avanzata da una serie di politici Dc, tra i quali Giulio Andreotti. L’<strong>ex allievo di De Gasperi</strong> rispose che non era vero. Ma il contenuto della sua deposizione, resa durante il dibattimento di primo grado, spinse i giudici a chiedere inutilmente alla commissione inquirente l’apertura di un procedimento per falsa testimonianza.</p><p>Nel 1996, l’ordinovista <strong>Edgardo Bonazzi</strong>, ha sostenuto davanti ai pm di Milano, di aver saputo da Giannettini che la strage era stata favorita da Andreotti.  Giannettini infatti avrebbe spiegato all’amico che l’attentato (non ideato per fare delle vittime) si andava ad inquadrare in un progetto golpistico inizialmente appoggiato, in funzione anticomunista dal leader Dc e dagli Stati Uniti. Bonazzi ha anche aggiunto di essersi convinto della veridicità del racconto di Giannettini quando questi, uscito dal carcere, andò a lavorare per Ciarrapico. Il “<strong>re delle acque minerali</strong>”, del resto, deve molto al potentissimo Giulio. Soprattutto dal punto di vista economico. Buona parte delle sue fortune nascono dal lavoro di mediatore svolto presso Roberto Calvi per conto di Andreotti nel primi anni ‘80.  Nei mesi precedenti al crac del Banco Ambrosiano, infatti, Ciarrapico s’incontra  a ripetizione con il banchiere e con la sua famiglia e riesce a farsi imprestare  circa 39 miliardi poi utilizzati per acquistare l’Ente Terme Fiuggi. Clara Canetti, la vedova Calvi, racconta, di aver visto Andreotti a Roma proprio con Ciarrapico (e con l’agente segreto-faccendiere Roberto Pazienza). E dice che a quel faccia a faccia ne erano seguiti altri direttamente tra Calvi e il leader Dc.</p><p>A un certo punto però tra suo marito e Andreotti erano scoppiati profondi contrasti sul modo con cui gestire la crisi (il rischio era il coinvolgimento del Vaticano nell’insolvenza). Ricorda la vedova: “Mio marito mi parlò esplicitamente di minacce di morte ricevute direttamente dall’onorevole Andreotti”. Anche Calvi verrà ucciso dalla mafia. Sarà invece Ciarrapico a dire a <strong>Clara Canetti</strong>: “Quando vede Craxi gli ricordi che 30 miliardi non sono uno scherzo”. Un riferimento esplicito ai finanziamenti dati dal <strong>banco Ambrosiano al Psi</strong>. Andreotti, invece, parlando di Gelli, le dice: “Pensi, quel matto vuole vedermi a Hong Kong”.</p><p>In quegli anni, dunque, Giulio Andreotti frequenta personaggi di ogni tipo. Tra i più singolari c’è il massone coperto Francesco Pazienza, collaboratore esterno del gruppo deviato e piduista del Sismi, diretto dal generale <strong>Giuseppe Sansovito</strong>. Andreotti nega di conoscerlo. Ma Pazienza, amico di molti boss della mafia italo-americana, invece, è certo del contrario. Nel 1986, Pazienza racconta ai giudici di Bologna, “di essere stato incaricato da Sansovito di condurre un’operazione segretissima, denominata Ossa, una sigla che significava <strong>Onorata Società Sindona e Andreotti</strong>”. In pratica Pazienza doveva incontrare Sindona negli Stati Uniti e convincerlo a non parlare. Il nome di Andreotti è stato ritrovato, assieme ad alcuni numeri di telefono, nelle agende dell’anno 1981 della segreteria del faccendiere.</p><p>(3/4 continua)</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/09/andreotti-potere-e-misteri-3-carte-della-p2-e-guerra-fredda-con-craxi/588888/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ilfattoquotidiano.it, riunione di redazione in streaming e blog utente sostenitore</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/08/ilfattoquotidiano-it-riunione-di-redazione-in-streaming-e-blog-utente-sostenitore/585644/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/08/ilfattoquotidiano-it-riunione-di-redazione-in-streaming-e-blog-utente-sostenitore/585644/#comments</comments> <pubDate>Wed, 08 May 2013 12:51:55 +0000</pubDate> <dc:creator>Peter Gomez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Abbonamenti Il Fatto Quotidiano]]></category> <category><![CDATA[Ilfattoquotidiano.it]]></category> <category><![CDATA[Libertà d’Informazione]]></category> <category><![CDATA[Partecipazione]]></category> <category><![CDATA[Peter Gomez]]></category> <category><![CDATA[Redazione]]></category> <category><![CDATA[Utenti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=585644</guid> <description><![CDATA[Innanzitutto grazie. La campagna utente sostenitore è partita ed è partita bene. Nel fine settimana gli abbonamenti hanno sfiorato quota 1500 e, assieme alle sottoscrizioni, sono arrivati molti consigli e qualche critica (sempre utile). La prima idea suggerita dai lettori la vogliamo realizzare subito: nei prossimi giorni nascerà un blog utente sostenitore dove verranno ospitati...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/05/facebook-quadrata21.png?adf349"><img class="alignleft size-medium wp-image-587285" title="utente-sostenitore" src="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/plugins/lazy-load/images/1x1.trans.gif?adf349" id="no-script-hide" data-lazy-src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/05/facebook-quadrata21-300x300.png?adf349" alt="utente-sostenitore" width="300" height="300" /><noscript><img class="alignleft size-medium wp-image-587285" title="utente-sostenitore" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/05/facebook-quadrata21-300x300.png?adf349" alt="utente-sostenitore" width="300" height="300" /></noscript></a>Innanzitutto grazie. La campagna utente sostenitore è partita ed è partita bene. Nel fine settimana gli abbonamenti hanno sfiorato <strong>quota 1500</strong> e, assieme alle sottoscrizioni, sono arrivati molti consigli e qualche critica (sempre utile).</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">La prima idea suggerita dai lettori la vogliamo realizzare subito: nei prossimi giorni nascerà un<strong> blog utente sostenitore</strong> dove verranno ospitati (dopo una selezione) gli interventi di chi ha deciso di partecipare finanziariamente alla nostra sfida ai big della Rete. Presto vi sarà indicato a che indirizzo e-mail potrete inviare i vostri contenuti.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Anche per quanto riguarda<strong> i diversi sistemi di pagamento,</strong> di cui molti di voi parlavano, siamo sulla buona strada: abbiamo aggiunto la modalità PayPal (per il momento solo con versamento annuale) e il bonifico bancario.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Resta da risolvere invece la questione dei <strong>commenti</strong> che scompaiono anche se non violano la nostra <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/termini-e-condizioni-dutilizzo/" target="_blank">policy (che consiglio a tutti di leggere con attenzione) </a>o che vengono pubblicati con grande ritardo. <br />Comprensibilmente c&#8217;è chi grida alla censura. Ma chi lo pensa, vi assicuro, si sbaglia. I malfunzionamenti nascono da <strong>errori tecnici e umani</strong>. Errori inevitabili finché non saremo in grado di investire altre risorse nel sito.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Ormai raggiungiamo spesso i<strong> 30mila commenti al giorno</strong> e seguirli è davvero un lavoraccio. Per farlo spendiamo più di 100mila euro all&#8217;anno (tra piattaforma e contratto con la società esterna che cura la moderazione), ma i risultati sono obbiettivamente insoddisfacenti. Per trovare una soluzione ci servono almeno altri 50mila euro ogni 12 mesi.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Oggi, infatti, i moderatori (troppo pochi) seguono il flusso dei commenti in ordine cronologico indipendentemente dal post a cui si riferiscono. In questo modo perdono il senso delle conversazioni e commettono (non per colpa loro) degli errori.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Ma non basta: nei momenti di picco moltissimi commenti contenenti termini e concetti considerati da un software “a rischio” vengono bloccati per essere letti e ottenere il successivo via libera. Ma quando sono tanti il ritardo nella pubblicazione è notevole. Esattamente come accade ogni mattina quando i commenti vengono riaperti, dopo 9 ore di chiusura notturna (obbligatoria per evitare che utenti maleducati rendano il sito un posto poco piacevole da frequentare).</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Ci sono poi una serie di falle in Disqus che provocano rallentamenti, sospensioni del servizio, e scomparse di testo a volte inspiegabili. Risultato: accade persino che “evaporino” i miei commenti e quelli della redazione.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Questa penso, è la migliore dimostrazione di come dietro alle cancellazioni sbagliate non ci sia nessuna volontà di tipo censorio. E poi una cosa lasciatemela dire: io e gli altri colleghi, che partecipano a questa straordinaria avventura editoriale, abbiamo fondato <em>Il Fatto Quotidiano</em> (cartaceo e on line) proprio per sostenere la libertà di parola. Scoprire che c&#8217;è chi ti accusa di volere invece il bavaglio fa, davvero, un po&#8217; male.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Accettiamo comunque ogni punto di vista.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Grazie ancora. <a href="http://shop.ilfattoquotidiano.it/abbonamenti/" target="_blank">Se potete e volete, restateci vicini.</a></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Ps: Oggi, mercoledì 8 maggio<strong>, alle 16</strong>, terremo<strong> la nostra prima riunione di redazione aperta agli utenti sostenitori</strong>. <a href="http://shop.ilfattoquotidiano.it/riunione-di-redazione/" target="_blank">Seguiteci in diretta streaming</a> e inviate proposte e suggerimenti nei commenti. Un collega leggerà i più significativi e noi cercheremo di darvi subito qualche risposta.  </p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><a href="https://shop.ilfattoquotidiano.it/2013/05/08/riguarda-la-prima-diretta-della-riunione-di-redazione-de-ilfattoquotidiano-it/" target="_blank">Riguarda la prima riunione di redazione in diretta streaming</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/08/ilfattoquotidiano-it-riunione-di-redazione-in-streaming-e-blog-utente-sostenitore/585644/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Andreotti, potere e misteri/2 &#8211; Il rapporto con Sindona. E l&#8217;Ambrosoli &#8220;dimenticato&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/07/andreotti-potere-e-misteri2-premier-e-rapporto-con-sindona-e-lambrosoli-dimenticato/586010/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/07/andreotti-potere-e-misteri2-premier-e-rapporto-con-sindona-e-lambrosoli-dimenticato/586010/#comments</comments> <pubDate>Tue, 07 May 2013 14:46:12 +0000</pubDate> <dc:creator>Peter Gomez</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Democrazia Cristiana]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Ambrosoli]]></category> <category><![CDATA[Giulio Andreotti]]></category> <category><![CDATA[Michele Sindona]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=586010</guid> <description><![CDATA[Dai primi passi dentro le mura vaticane (con accesso diretto all’appartamento di Pio XII) ai rapporti con Sindona. Dal caso di Wilma Montesi ai presunti contatti con Licio Gelli. E poi Salvo Lima e i boss, Ciarrapico e gli appalti. Una storia politica lunghissima, tutta vissuta nei più importanti palazzi del potere, vedendo scorrere i...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>Dai primi passi dentro le mura vaticane (con accesso diretto all’appartamento di Pio XII) ai rapporti con Sindona. Dal caso di Wilma Montesi ai presunti contatti con Licio Gelli. E poi Salvo Lima e i boss, Ciarrapico e gli appalti. Una storia politica lunghissima, tutta vissuta nei più importanti palazzi del potere, vedendo scorrere i più clamorosi e misteriori eventi della storia del Paese. Dal dopoguerra agli anni ’90. Ecco il primo degli appuntiamenti con “Andreotti, potere e misteri”: ecco la seconda delle quattro puntate sulla storia e i segreti del Divo raccontati dal direttore de ilfattoquotidiano.it Peter Gomez. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/06/andreotti-potere-e-misteri1-sponsor-vaticani-portano-giovane-giulio-in-alto/584922/">Per rileggere la prima (&#8220;gli sponsor vaticani portano il giovane Giulio in alto&#8221;) clicca qui.</a><br /></em><br /><span style="color: #c4161c;"><strong>LOTTA AGLI EVASORI</strong></span> &#8211; “E pensare che quando ero all’università l’unico 18 che presi in quel periodo fu proprio in <strong>scienza delle finanze</strong>”. Nel luglio del ’55 quando Andreotti torna al governo con <strong>Antonio Segni</strong> presidente del consiglio, cerca di buttarla sul ridere. Segni gli ha affidato il ministero delle Finanze e in Italia se ne sentono quasi subito gli effetti. Andreotti a Milano conosce i grandi imprenditori lombardi. Gli speculatori. I maghi della borsa. Il conte Marinotti, patron della Snia-Viscosa, gli presenta durante una riunione della camera di commercio <strong>Michele Sindona</strong>, un fiscalista che in Sicilia aveva fatto fortuna commerciando al mercato nero con la mafia e gli alleati. Andreotti resta colpito dalla sua “genialità”. </p><p>Rientrato a Roma il neo-ministro introduce una postilla all’articolo 17 della legge Tremelloni, voluta dal suo predecessore per tentare di limitare l’enorme evasione fiscale e le speculazioni azionarie troppo spericolate. La legge, tra le polemiche, viene così vanificata. I raiders ringraziano. Poi Andreotti esenta dalle tasse i diplomatici italiani presso la Santa Sede. I beneficiati dalla norma sono solo tre. Due di loro vantano parentele importanti. Sono i nipoti di <strong>Papa Leone XIII</strong> e di Papa Pio XII, il primo grande protettore di Andreotti.</p><p>Ma non è finita. Il ministro non si accorge nemmeno dei debiti miliardari accumulati da <strong>Giambattista Giuffré</strong>, un ex impiegato di banca di Imola, che raccoglieva risparmi promettendo interessi oscillanti tra il 70 e il 100 per cento. La Guardia di Finanza indaga, è vero. Ma Giuffré, legatissimo alle gerarchie ecclesiastiche, ha qualche santo in paradiso. I rapporti delle <strong>Fiamme Gialle</strong>, corredati dagli interrogatori in cui il banchiere si difende affermando che gli alti interessi promessi erano frutto di “un miracolo della divina provvidenza”, restano lettera morta. Tutta la faccenda rimane segreta. A portarla in parlamento ci penserà il socialdemocratico <strong>Luigi Preti</strong>, successore di Andreotti alle Finanze. Giulio è nella bufera. Verrà scagionato da una commissione d’inchiesta. </p><p>Il caso Giuffré, che Andreotti, esattamente <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/06/andreotti-potere-e-misteri1-sponsor-vaticani-portano-giovane-giulio-in-alto/584922/">come farà con lo scandalo Montesi</a>, andrà a rivangare nel 1980 quando si troverà coinvolto nel secondo scandalo petroli, è comunque un’avvisaglia. E’ la bandierina che segna per il Paese l’inizio di una stagione fatta di mazzette, corruzione, e lotte sotterranee di potere. Alla base del malcostume sempre più spesso c’è la pratica della raccomandazione in cui Andreotti è un vero maestro. Quando scoppia lo scandalo delle banane (una truffa che, in barba alle gare d’asta, permetteva di assegnare ad imprese amiche la commercializzazione di questo tipo di frutta), si scopre che l’amministratore delegato dell’azienda monopoli banane è un suo raccomandato.</p><p>Andreotti non si scompone. Dalle colonne della sua rivista “Concretezza”,  dopo aver ricordato l’esempio di <strong>Enrico Di Nicola</strong> che mai ne aveva fatta una, spiega che quello dei deputati come lui è un “nobile interessamento” e una “routine pesante non priva di incomprensioni e amarezze”. “Onore a Di Nicola”, dunque, “ma onore anche a quanti servono il prossimo in un modesto contatto umano […]”.</p><p><span style="color: #c4161c;"><strong>LA DIFESA DI ANDREOTTI</strong></span> &#8211; Non basta. Dopo la commissione d’inchiesta sul caso Giuffré, Andreotti finisce al sotto i riflettori di una seconda commissione. E’ quella per il cosiddetto <strong>scandalo di Fiumicino</strong>, l’aeroporto di Roma costruito sui terreni acquitrinosi di proprietà della duchessa Anna Maria Torlonia, autorevole esponente di una delle più influenti famiglie dell’aristocrazia vaticana. L’area, acquistata al prezzo di 754.000 lire all’ettaro, non sembrava particolarmente indicata, ma, secondo la stampa dell’epoca, per interessamento di Andreotti, i sondaggi stratigrafici erano stati egualmente eseguiti rapidamente. Nel 1961 tre mesi prima dell’inaugurazione la pista numero uno però sprofonda. Si scopre così che la ditta cui era stata appaltata l’edificazione dell’aerostazione aveva anche costruito la sede della Dc all’Eur. E che, fatto ancor più grave, la direzione dell”Ufficio Progetti” per Fiumicino era stato affidato al colonnello <strong>Giuseppe Amici</strong>, già condannato per collaborazionismo.</p><p>Sospeso dal servizio Amici era diventato un consulente di ditte edili. Aveva, infatti, buone entrature in Vaticano. Era amico del presidente dell’Azione Cattolica, era intimo di <strong>monsignor Angelini</strong> e soprattutto era organizzatore del centro Pio XII “Per un mondo migliore”. La commissione finirà per criticare Andreotti. Giulio in qualità di ministro della Difesa aveva ordinato accertamenti sul passato del <strong>colonnello ex collaborazionista</strong>. In senato però aveva riferito “affrettatamente” i risultati delle indagini coprendo le responsabilità di Amici. Alla fine l’aeroporto costò decine di miliardi più del previsto. Indro Montanelli commenta: “Fiumicino è il classico pasticciaccio in cui è sempre destinata a sprofondare un’amministrazione tergiversante e spezzata da interessi di ogni genere, dove i funzionari non sono sicuri che la legge conti più del ministro […]”.</p><p>Durante gli anni che Andreotti trascorre alla Difesa, un ministero chiave che lo mette al riparo dagli agguati e gli attentati politici organizzati contro di lui da altre correnti democristiane, accadrà però molto di peggio. Sono gli anni delle schedature di oltre 150.000 italiani da parte del Sifar. E’ il periodo in cui il generale <strong>Giovanni De Lorenzo</strong> minaccia un golpe e un piano di deportazione degli avversari di sinistra. E’ il periodo in cui <strong>Pietro Nenni</strong> di fronte al rischio del colpo di stato accetta, a malincuore, di entrare nel secondo governo Moro. I servizi segreti lavorano a pieno ritmo. Persino su Mario Scelba, “reo” di avere un’amante. L’ex potentissimo ministro degli Interni, infatti, per usare le parole del suo biografo, Corrado Pizzinelli, “è fuori dubbio che tra il ‘63 e il ’65 fosse minacciato da un ricatto”.</p><p>Pizzinelli racconta: “Una mattina qualcuno ha telefonato a casa di Scelba chiedendogli se poteva ricevere al più presto due ufficiali dell’Arma. I due […] riferiscono di aver ricevuto l’ordine di condurre indagini su di lui… Nel pomeriggio Scelba, in Transatlantico, vede Andreotti e, davanti a testimoni, gli chiede se è vero che sta facendo un’inchiesta su di lui. Il ministro della Difesa nega[…] Scelba se ne va credendo più ai colonnelli che a lui”. Fatto sta che Scelba, il quale aveva deciso di schierare i suoi centristi contro il governo di centro-sinistra presieduto da Aldo Moro, cambia improvvisamente idea. Prima, il 13 settembre, annuncia in parlamento che lui e i suoi non daranno a Moro la fiducia.  Poi, il giorno dopo, legge un duro attacco dell’Osservatore Romano. E si riunisce con la sua corrente. Si sente Scelba gridare: “Il signor Papa, il signor Papa non può usare questi termini e coartare la nostra coscienza”. Tutti urlano. Protestano. Ma alla fine decidono di obbedire. Il voto arriva.</p><p>Andreotti, che pure era il <strong>responsabile politico dei servizi</strong>, dichiarerà sempre di non aver saputo nulla dell’attività di De Lorenzo e del Sifar. Pietro Nenni nei suoi diari si chiede: “E allora, a chi faceva capo il Servizio?”.</p><p>In quel periodo Andreotti, come gli americani e il Vaticano, è ormai approdato su posizioni favorevoli al centro-sinistra. Il progetto politico è quello di staccare sempre più il Psi dal Pci. I tempi, rispetto al comizio di Arcinazzo, sono insomma cambiati. Anche il ministero della Difesa può ormai essere abbandonato. Nel gennaio del ’66, <strong>Giulio trasloca all’Industria</strong>. Le cronache dell’epoca raccontano che per trasportare nei nuovi uffici il suo archivio vengono utilizzati sei camion militari.</p><p><span style="color: #c4161c;"><strong>ANDREOTTI, IL PRESIDENTE</strong></span> &#8211; Nel 1972 Giulio Andreotti riesce finalmente a diventare <strong>presidente del Consiglio</strong>, prima con un monocolore Dc che non ottiene la fiducia delle Camere e poi, dopo le elezioni, con il tripartito Dc-Psdi-Pli. Ma, l’esperienza, almeno dal punto di vista giudiziario, non sarà delle migliori. La pratica del sottogorverno fa aumentare gli scandali e le ruberie in maniera esponenziale.</p><p>Un coraggioso vice-direttore generale del Tesoro, <strong>Amos Carletti</strong>, sventa una truffa da 50 miliardi e spiega come grazie a pratiche irregolari sponsorizzate dalla classe politica un gruppo d’importanti imprese avesse cercato di farsi rimborsare falsi danni di guerra. Tra chi sollecitava i pagamenti, come dimostrerà una lettera sequestrata nel corso delle indagini, c’era anche il neopresidente del Consiglio.</p><p>I rapporti tra Andreotti, il resto della classe politica e le imprese diventano sempre più incestuosi. Tra il ’66 e il ’73 la maggioranza approva una lunga serie di provvedimenti a favore dei petrolieri. E questi allungano, in cambio, tangenti a piene mani. Nel giro di sei anni almeno 13 miliardi finiscono al sistema dei partiti. Tra i leader beneficiati c’è anche Andreotti, il cui nome in codice (Andersen), sarà ritrovato in alcuni appunti sequestrati nel corso dell’indagine. La vicenda però non avrà seguito. Così come sarà archiviata dall’inquirente una denuncia per interesse privato in atti d’ufficio presentata contro di lui dai magistrati di Torino in occasione del secondo scandalo petroli.</p><p><span style="color: #c4161c;"><strong>LO SCANDALO PETROLI NUMERO DUE</strong></span> &#8211; Nel 1974, il generale <strong>Raffaele Giudice</strong> é scelto dal Governo come<strong> comandante della Guardia di Finanza</strong>. Nel corso degli anni successivi Giudice, che aveva un figlio al vertice di una raffineria di petrolio a Civitavecchia, renderà di fatto impossibile ogni indagine su un vastissimo contrabbando di combustibili che causò evasioni fiscali per 2000 miliardi.</p><p>Per sponsorizzare la sua nomina una cordata di importanti petrolieri aveva organizzato una colletta. Nel luglio del ‘74 centocinquanta milioni erano arrivati alla segreteria politica del Psdi che allora, attraverso<strong> Mario Tanassi</strong>, controllava il ministero delle Finanze. Quattrocentocinquanta milioni erano invece andati nel ‘73 a Dc e Psi.  Andreotti, allora, era di nuovo ministro della Difesa. E in quelle vesti aveva concordato con il responsabile delle Finanze la nomina di Giudice.</p><p>L’ex allievo di De Gasperi come risulterà, dalle inchieste, riceve una serie di lettere di raccomandazione da parte del cardinale<strong> Ugo Poletti</strong>. E assieme a Tanassi si da fare per inserire il nome del generale nella terna dei candidati papabili. Giudice, non ha i titoli necessari per aspirare a qull’incarico. Durante il consiglio dei ministri, però, Salvo Lima, sottosegretario alle Finanze, e proconsole di Andreotti in Sicilia, si batte per lui come un leone. E ottiene ovviamente ragione. Immediatamente il neocomandante dichiara guerra al colonnello, Salvatore Florio, capo dello’ufficio I della Finanza, colpevole di aver condotto un’indagine sulle attività di <strong>Licio Gelli</strong>. Tra i due volano parole grosse, poi Florio muore in un incidente stradale. </p><p>Subito dopo la nomina di Giudice, Andreotti cambia di nuovo poltrona. Nel novembre del ’74 é ministro del Bilancio. Ma il suo arrivo è immediatamente salutato dalle dimissioni da membro del comitato tecnico scientifico del ministero di <strong>Paolo Sylos Labini</strong>. Lo stimato economista protesta perché Andreotti ha scelto Lima come sottosegretario anche nel suo nuovo dicastero. Sylos Labini scrive una lettera nella quale sostiene che «l&#8217;operato dell&#8217;onorevole Lima nella gestione del comune di Palermo è stato tale da attirare ripetutamente l&#8217;attenzione del giudice penale» e «da indurre la Camera ad accordare per ben quattro volte l&#8217;autorizzazione a procedere». Racconterà poi l’economista: «Prima di affrontare in modo così risoluto la questione, avevo tentato di conseguire lo stesso risultato attraverso altre vie. Avevo chiesto a <strong>Nino Andreatta</strong> di fare intervenire l&#8217;onorevole Aldo Moro. Andreatta, dopo qualche giorno, mi disse che aveva posto il problema a Moro e che questi aveva confessato la propria impotenza commentando che Lima &#8220;era troppo forte e pericoloso&#8221;».</p><p>Il caso<strong> Giudice-Lima,</strong> complice l’inquirente, si risolve in una bolla di sapone. In quel periodo, del resto, per una certa politica era assolutamente normale favorire l’imprenditoria privata ricevendo in cambio tangenti e finanziamenti illeciti. Lo dimostra la vicenda dei fratelli Caltagirone (Gaetano, Francesco e Camillo), i tre palazzinari romani che nel 1975 ottengono prestiti dall’Itlacasse per 209 miliardi di lire.</p><p>Intimi di Andreotti e elemosinieri della sua corrente, i Caltagirone, il 4 giugno del ‘77 festeggiano la nomina di loro fratello Gaetano a Cavaliere della Repubblica con un ricevimento cui vengono invitati oltre all’amico Andreotti, <strong>Franco Evangelisti</strong>, il ministro del lavoro <strong>Vincenzo Scotti</strong>, quello del tesoro Gaetano Stammati e ovviamente il comandante della Guardia di Finanza, Raffaele Giudice. A quell’epoca <strong>Gaetano Caltagirone</strong> dichiara 68 milioni di reddito e tra case all’estero, barche e casinò conduce una dispendiosissima vita da nababbo.</p><p>Le sue aziende sono però in crisi. E Gaetano non è quindi in grado di onorare gli impegni. La situazione viene più volte segnalata dall’agenzia Op del giornalista <strong>Mino Pecorelli</strong>, che attacca frontalmente Andreotti e l’Italcasse, noto feudo democristiano. Pecorelli è un caterpillar. Si prepara a pubblicare le fotocopie di una serie di assegni a suo dire “consegnati brevi manu” direttamente al presidente del Consiglio, Evangelisti lo blocca dandogli 30 milioni ricevuti proprio da Caltagirone. Poi candidamente racconta, in un’intervista, che dai Caltagirone arrivavano soldi a palate. Gaetano chiedeva “a Fra’ che te serve” e apriva i cordoni della borsa. </p><p><span style="color: #c4161c;"><strong>LE BOBINE TAGLIATE</strong></span> &#8211; Quando, il 12 marzo del ’74, Giulio Andreotti ridiventa, dopo otto anni, ministro della Difesa, il generale <strong>Gian Adelio Maletti</strong>, capo dell’ufficio “D” del Sid sta lavorando ormai da un anno su tutti tentativi eversivi ( a partire dal golpe Borghese) avvenuti tra il 1970 e il 1974. Andreotti lo incoraggia ad andare avanti. A fine giugno Maletti gli consegna un rapporto di 56 pagine. In ottobre il ministro riferisce al Parlamento gli esiti dell’inchiesta. E spiega che le conclusioni sono state inviate alla magistratura. La sua immagine di ne esce ovviamente rafforzata. Mino Pecorelli però prende di nuovo ad attaccarlo. Parla di “malloppo” e di “malloppino” lasciando chiaramente intendere che il rapporto di Maletti era stato alleggerito.</p><p>Non aveva torto. Almeno a sentire le dichiarazioni rese anni dopo alla magistratura milanese dal capitano del Sid Antonio Labruna, l’ufficiale che, nel corso dell’inchiesta di Maletti, aveva registrato una serie di conversazioni con i più stretti collaboratori di <strong>Valerio Borghese</strong>. Secondo l’agente segreto nel tentato golpe Borghese, oltre alla mafia, era coinvolto anche Licio Gelli, numero uno della Loggia P2, in quel periodo in grande espansione. E tra gli aspiranti golpisti compariva anche uno stretto collaboratore di Andreotti: un altro piduista, l’avvocato <strong>Franco De Jorio</strong>, direttore del settimanale “Politica e strategia”.</p><p>Fatto sta che il nome di Gelli e degli altri complici, tutti alti ufficiali dei carabinieri, dell’esercito e della marina, più molti professionisti e magistrati militari, scompaiono dai nastri. Nel corso di una riunione tenuta nel proprio studio, a fine luglio del ‘74, é Andreotti in persona a stabilire che cosa tagliare discutendone con il comandante generale dell’Arma, <strong>Enzo Mino</strong>, col capo del Sid, l’ammiraglio Mario Casardi. L’ex allievo di De Gasperi copre dunque la P2 e i suoi adepti. Ma il Paese se ne renderà conto solo qualche anno dopo in occasione <strong>del crac di Michele Sindona</strong>.</p><p><span style="color: #c4161c;"><strong>SINDONA, LA MAFIA E I FRATELLI DI LOGGIA</strong></span> &#8211; “Povero Sindona avvelenato con un caffè..” sospira un falso Amintore Fanfani dall’angolo destro di una vignetta di Alfredo Chiappori. Da quello sinistro un’altrettanto falso Andreotti lo guarda e considera: “più lo mandava giù e più si tirava su”. Era il 20 marzo del 1986 e il finanziere di Patti, il grande elemosiniere della Dc (2 miliardi come sovvenzione al referendum contro il divorzio più 15 milioni al mese di bustarelle) era appena morto suicida (così ha stabilito la magistratura) nel carcere di Voghera.  Il vero Andreotti poteva tirare un sospiro di sollievo. Tra tutti gli esponenti Dc, era, infatti, lui quello che aveva avuto i rapporti più intensi con il bancarottiere.</p><p>Sindona protagonista prima di una travolgente ascesa nel mondo della finanza internazionale e poi di un’altrettanto repentina cauta, aveva tentato di salvarsi rivolgendosi contemporaneamente ai confratelli della P2, alla mafia e alla Democrazia Cristiana. Ma non ci era riuscito. </p><p> A costo della propria vita gli si era opposto <strong>Giorgio Ambrosoli,</strong> il curatore fallimentare dei suoi istituti di credito italiani, che, solo nella lotta, aveva trovato ad appoggiarlo un coraggioso vice direttore generale della Banca d’Italia: Marco Sarcinelli. Sindona negli anni ’50 si era impiantato a Milano in via Turati conquistandosi una buona fama di fiscalista. Tra i suoi clienti, accanto ai maggiori industriali lombardi c’era più di un uomo d’onore. Nel ‘57 Cosa Nostra lo aveva scelto come consulente. Stessa cosa avrebbe fatto dopo qualche anno il Vaticano dove era stato introdotto da Massimo Spada, il responsabile dell’<strong>Istituto di Opere Religiose</strong>, la banca del Papa.</p><p>Proprio per questo i rapporti tra Sindona e Andreotti saranno particolarmente buoni. Nel ‘73, 12 mesi prima che venga spiccato dai giudici di Milano un mandato di cattura nei suoi confronti per bancarotta fraudolenta, Sindona invita Andreotti a un pranzo di gala organizzato a New York al Woldorf Astoria.  L’ex ambasciatore d’Italia a Washington Egidio Ortona, consiglia al politico democristiano di non andare, facendogli capire, sia pure con parole prudenti e misurate, che Sindona è un delinquente.  Andreotti risponde che il suo è un viaggio da libero cittadino, e che farà quello che vuole. Entra così al Woldorf Astoria dove, tra il pubblico, come testimonieranno i presenti, c’è il gotha della mafia italoamericana. Davanti a loro Andreotti celebra Sindona come “il salvatore della lira”.  Il banchiere lusingato ricambia finanziando la campagna referendaria Dc contro il divorzio.</p><p>Sindona, in quei mesi, è ancora sicuro di sé. Crede davvero di potersi tirare fuori dai guai. Ma gli andrà male. Il ministro del Tesoro Ugo La Malfa nega la propria autorizzazione all’aumento di capitale della Finambro, una delle società di Sindona. E’ il crac.</p><p>Inseguito dalla magistratura italiana <strong>il bancarottiere si rifugia negli Usa</strong>. Qui, prima elabora un piano di salvataggio che, se approvato, verrebbe a costare al contribuente 257 miliardi dell’epoca, poi inizia a ricattare la Dc.</p><p>Nel 1976, quando Andreotti diventa nuovamente presidente del consiglio, Sindona è dunque un latitante a tutti gli effetti. Ma è tranquillo, perché, come racconterà il massone italo-americano <strong>Philip Guarino</strong>, amico di Licio Gelli, a uno degli avvocati del bancarottiere, il primo ministro “aveva assicurato il suo completo interessamento” per evitare l’estradizione. </p><p>In settembre Sindona scrive ad Andreotti una lettera. Lo ringrazia “dei rinnovati sentimenti di stima che ha recentemente manifestato a comuni amici” e gli illustra la sua strategia partendo dalle “pressioni sull’apparato giudiziario e amministrativo”. Sindona vuole la “revoca della liquidazione” delle sue banche. E, con gentilezza, butta lì un primo avvertimento: “Farò presente con le opportune documentazioni che sono stato messo in questa situazione per volontà di persone e di gruppi politici a Lei noti che mi hanno combattuto perché sapevano che combattendo me, avrebbero danneggiato altri gruppi cui io avevo dato appoggi con tangibili e ufficiali interventi”.</p><p>Il 5 ottobre dello stesso anno Andreotti parte per un viaggio di tre giorni negli Usa dove, secondo quanto racconterà proprio il banchiere, incontra di nuovo il suo vecchio amico siciliano. Nei diari di Andreotti <strong>il nome di Sindona comparirà una volta sola</strong>. Sul fatto che Andreotti appoggi il piano di salvataggio ideato da Sindona non esistono però dubbi. Nel ‘78 Evangelisti, sottosegretario alla presidenza del consiglio, incontra anche lui a New York il latitante Sindona. Poi i rapporti con il bancarottiere vengono tenuti attraverso il presidente del consiglio di amministrazione del Banco di Roma, Fortunato Federici e, l’avvocato Rodolfo Guzzi, difensore del bancarottiere. Avvengono decine di riunioni.</p><p>Guzzi, agende alla mano, ricorda di aver parlato per telefono con Andreotti tre volte. Andreotti, interrogato, nega. “Forse era Noschese” dice tirando in ballo il popolare imitare di voci. Noschese, morto suicida da qualche mese, non può smentire. Andreotti in ogni caso informa dell’esistenza del piano il ministro del Tesoro, il piduista Gaetano Stammati, il quale effettua sondaggi in Banca d’Italia. Il direttore generale, Carlo Azelio Ciampi, dice che l’operazione non è possibile. Stessa risposta ottiene Evangelisti dal vice direttore Sarcinelli. Anche un altro piduista, il numero uno del banco ambrosiano, <strong>Roberto Calvi</strong> si fa portavoce del fratello di loggia Sindona, presso Andreotti. Ma nonostante tutti gli sforzi la situazione non si sblocca. Il curatore Ambrosoli e la Banca d’Italia, nella persona di Sarcinelli, sono irremovibili.</p><p>Nel ‘79, però qualcosa cambia. In marzo, a Roma, il giudice di destra Antonio Alibrandi arresta Sarcinelli “per pretestuose imputazioni” (così scrivono i magistrati milanesi) e l’11 luglio <strong>un killer della mafia uccide Ambrosoli.</strong> Sulle sue agende aveva annotato, tra l’altro: “…Andreotti è il più intelligente della Dc, ma il più pericoloso” e ancora, “Andreotti vuol chiudere la questione Sindona ad ogni costo”.</p><p>Nei diari di Andreotti, invece, <strong>Ambrosoli non verrà mai citato</strong>. Nemmeno il giorno dell’omicidio. L’assassinio in ogni modo è stato un errore. Da quel momento Sindona è davvero indifendibile.</p><p>Il banchiere organizza allora un falso sequestro. Finge di essere stato rapito da un gruppo terroristico e sbarca in Sicilia ospitato dal ghota di Cosa Nostra. Da lì tenta un ennesimo ricatto: paventa il rischio che venga resa pubblica la lista dei 500 esportatori di valuta che aggirando la legge avevano utilizzato le sue banche per portare denaro all’estero. Gli va male. I magistrati che tengono sotto controllo i telefoni dell’avvocato Guzzi svelano il trucco. E quando processeranno il banchiere per l’omicidio di Ambrosoli sosterranno a chiare lettere che quella morte non sarebbe avvenuta se Andreotti non avesse appoggiato il suo piano di salvataggio.</p><p>Il 4 ottobre del 1984 si apre in parlamento il dibattito sulle responsabilità politiche di Andreotti. L’aula è semideserta. Il Pci decide di astenersi. Giulio Andreotti, ministro degli Esteri nel governo Craxi, <strong>non è costretto a dimettersi</strong>.</p><p>(2/4 &#8211; continua)</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/07/andreotti-potere-e-misteri2-premier-e-rapporto-con-sindona-e-lambrosoli-dimenticato/586010/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Andreotti, potere e misteri/1. Gli sponsor vaticani portano il giovane Giulio in alto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/06/andreotti-potere-e-misteri1-sponsor-vaticani-portano-giovane-giulio-in-alto/584922/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/06/andreotti-potere-e-misteri1-sponsor-vaticani-portano-giovane-giulio-in-alto/584922/#comments</comments> <pubDate>Mon, 06 May 2013 18:55:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Peter Gomez</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Alcide De Gasperi]]></category> <category><![CDATA[Democrazia Cristiana]]></category> <category><![CDATA[Giulio Andreotti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=584922</guid> <description><![CDATA[Dai primi passi dentro le mura vaticane (con accesso diretto all&#8217;appartamento di Pio XII) ai rapporti con Sindona. Dal caso di Wilma Montesi ai presunti contatti con Licio Gelli. E poi Salvo Lima e i boss, Ciarrapico e gli appalti. Una storia politica lunghissima, tutta vissuta nei più importanti palazzi del potere, vedendo scorrere i...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>Dai primi passi dentro le mura vaticane (con accesso diretto all&#8217;appartamento di Pio XII) ai rapporti con Sindona. Dal caso di Wilma Montesi ai presunti contatti con Licio Gelli. E poi Salvo Lima e i boss, Ciarrapico e gli appalti. Una storia politica lunghissima, tutta vissuta nei più importanti palazzi del potere, vedendo scorrere i più clamorosi e misteriori eventi della storia del Paese. Dal dopoguerra agli anni &#8217;90. Ecco il primo degli appuntiamenti con &#8220;Andreotti, potere e misteri&#8221;: la storia e i segreti del Divo raccontati in quattro puntate dal direttore de ilfattoquotidiano.it Peter Gomez</em></p><p>Nato a Roma sotto il segno del Capricorno, il 14 gennaio del 1919, al terzo piano di via dei Prefetti 18, a un passo dalla Camera dei Deputati, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/06/e-morto-giulio-andreotti/584611/"><strong>Giulio Andreotti</strong> inizia in salita</a>. Il padre, maestro elementare, muore di pleurite quando Giulio ha due anni lasciando senza redditi e pensione la famiglia. Elementari alla “Gianturco”, liceo al Tasso dove studiano anche i figli del duce, Andreotti da ragazzo si mantiene lavorando come<strong> claqueur nei teatri romani</strong>. Deciso a diventare medico s’iscrive invece a giurisprudenza e si laurea con una tesi sulla “Personalità del delinquente nel diritto della Chiesa”.</p><p>«Non scrivo la storia, mi accontento della cronaca», è una delle sue frasi più citate. Ma la sua vita, sempre sospesa tra la cronaca politica e quella giudiziaria, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/06/morto-andreotti-stato-misteri/165102/">rappresenta il pezzo più ingombrante degli ultimi 70 anni di storia italiana</a>.</p><p>E’ stato per <strong>sette volte presidente del Consiglio</strong>. Per trentatré volte ministro. Ha retto per anni dicasteri importanti come quelli delle Finanze, della Difesa, degli Esteri, del Bilancio e del Tesoro. Tra il 1969 e l’84 ha visto il suo nome finire per 26 volte davanti alla commissione inquirente. Ma tutte le denunce sono state archiviate. Poi è stato processato. Per mafia a Palermo. Per omicidio a Perugia. Dall&#8217;accusa di omicidio l’hanno prima <strong>assolto, poi condannato e infine ancora assolto</strong>. Da quella di mafia l’hanno in parte assolto e <strong>in parte prescritto</strong>, ma solo uno degli oltre 35 collaboratori di giustizia che lo accusavano è stato indagato per calunnia.</p><p>Non è un caso. Come non è un caso che i giudici siciliani nella loro sentenze abbiano utilizzato il secondo comma dell’articolo 530, una norma che, secondo gli esperti di diritto, equivale alla vecchia insufficienza di prove. Nel 1989 aveva detto: “Chi non vuole far sapere una cosa, in fondo non deve confidarla neanche a se stesso”. La sua biografia dimostra come questa sia stata<strong> l’unica legge che ha sempre rispettato</strong>.</p><p><span style="color: #c4161c;"><strong>IL SOLDATO DEL PAPA</strong></span> &#8211; L’Andreotti politico muove i primi passi subito dopo il liceo. Appena diciottenne entra a far parte della Fuci, la federazione degli <strong>universitari dell’azione cattolica</strong>. Qui trova come guida un giovane monsignore: <strong>Giovan Battista Montini</strong>, poi salito al Soglio pontificio con il nome di <strong>Papa Paolo VI</strong>. La Fuci, tollerata a fatica dal regime, era allora il centro dell’antifascismo culturale appoggiato dalla chiesa. Nel 1938, durante un convegno tenuto da Giorgio La Pira, Andreotti vede <strong>Adriano Ossicini</strong> prendere la parola per sostenere che compito del cristiano “é quello di combattere il fascismo con tutte le forze concrete”. Giulio, seduto in prima fila, rimane sbalordito e a fine intervento lo avvicina chiedendo: “Vorrei capire bene che cosa hai detto”.</p><p>I due diventano amici. Cominciano a discutere sulla conciliabilità di marxismo e cristianesimo, a scriversi e a giocare a ping-pong: interminabili tornei cui partecipavano oltre a Ossicini, futuro capogruppo degli indipendenti di sinistra, Luciano Barca, futuro responsabile economico del Pci, e Franco Rodano, l’uomo che più di ogni altro spingerà Enrico Berlinguer verso il compromesso storico. Qualche mese dopo l’incontro con Ossicini, Andreotti conosce anche <strong>Alcide De Gasperi</strong>, perseguitato dai fascisti e ospitato dal Vaticano per evitargli il carcere. Non é un colpo di fulmine, ma poco ci manca. Giulio entra nella biblioteca della Santa Sede alla caccia di volumi che gli dovevano servire per una tesina sulla marina pontificia. Il bibliotecario, un uomo di mezza età dalla faccia ossuta, lo guarda storto e gli chiede: “Ma lei non ha di meglio da fare?”. Era De Gasperi.</p><p>Sarà lui ad offrire a Andreotti la possibilità di collaborare con il “Popolo”, il giornale clandestino che sarebbe poi diventato l’organo ufficiale della Dc. Così nel 1940 Andreotti si trova catapultato alla testa della Fuci, diventandone però ufficialmente presidente solo nel febbraio del ‘42. <strong>Prende il posto di Aldo Moro</strong> che, più vecchio di tre anni, deve partire militare. Andreotti invece non va in guerra. Per insufficienza toracica è assegnato ai servizi sedentari e poi riesce a farsi trasferire in Vaticano come “guardia palatina”. In pratica <strong>è un soldato di Pio XII</strong>.</p><p>Con Moro sotto le armi, Andreotti ha il campo libero.  Papa <strong>Eugenio Pacelli</strong> apprezza la sua pacatezza. Giulio può andare da lui senza appuntamento e restare nel suo studio per ore. Pio XII lo utilizza come un occhio sul mondo cattolico e gli chiede notizie sui ragazzacci della sinistra cristiana che intrattenevano segretamente rapporti con i pericolosi comunisti.</p><p>Adesso per loro in Vaticano tira una gran brutta aria. Andreotti fin che può cerca di proteggerli, poi li abbandona al loro destino. Ormai ha quasi 25 anni. De Gasperi per coptazione gli affida incarichi sempre più importanti.  Prima lo mette al vertice dei “Gruppi di studio e propaganda della Dc”, poi lo fa nominare delegato al congresso nazionale della democrazia cristiana. Accanto a sé adesso Giulio ha un nuovo amico, <strong>Franco Evangelisti,</strong> destinato a diventare il suo braccio destro.</p><p><span style="color: #c4161c;"><strong>IL DOMENICANO VENUTO DA WASHINGTON</strong></span> &#8211; In Italia tutto sta cambiando. <strong>Il fascismo é sconfitto</strong>. Gli alleati sono sbarcati nella penisola. Sul finire della guerra l’Oss, l’antenata della Cia, aveva preso a finanziare segretamente, in funzione antifascista e anticomunista, la neonata Dc. Dopo i primi contatti con <strong>don Luigi Sturzo</strong>, l’ex leader dei popolari, un agente segreto americano aveva aperto un canale anche con De Gasperi. Con i fondi di Washington s’inaugura così a Roma il centro universitario Pro Deo, la cui direzione è affidata a un domenicano. Si chiama padre Felix. A. Morlion. Si devono a lui i rapporti sulla situazione italiana che a partire dal ’44 arrivano a Washington. Morlion é, di fatto, una spia. E come scriverà lui stesso accanto a sé “ad assisterlo nella pubblicità c’é un giovane mandatogli da De Gasperi di nome Giulio Andreotti”. Da quel momento gli americani cominceranno ad inviare fondi allo scudocrociato. Nel corso degli anni, secondo il Congresso Usa, arriveranno in Italia circa 100 milioni di dollari.</p><p>Sempre i servizi segreti americani, come é pacificamente documentato dai dispacci dell’Oss, per risolvere la questione del fronte sud e riuscire finalmente a sbarcare in Italia, avevano preso accordi con Cosa Nostra. Nel ‘42 avevano trattano con <strong>Lucky Luciano</strong> organizzando uno sbarco di agenti prima e di truppe alleate poi nella Sicilia occupata dai nazisti. I primi mafiosi e i primi 007 arriveranno nell’isola nel gennaio e nel febbraio del ‘43. Dopo la liberazione gli amministratori locali legati al vecchio regime saranno sostituiti da uomini d’onore. A guerra finita molti di loro diventeranno democristiani e formeranno la base elettorale dei Dc seguaci di Bernardo Mattarella. La vicenda è fondamentale per comprendere i fenomeni successivi rappresentati da <strong>Vito Ciancimino e Salvo Lima</strong> (pupillo proprio di Mattarella).</p><p>Nell’aprile del ‘45 gli anglo-americani dilagano nell’Italia settentrionale. E in maggio, con l’aiuto delle brigate partigiane, costringono i tedeschi a capitolare. L’Italia é finalmente libera. Il 2 giugno del 1946 Andreotti viene eletto deputato all’assemblea costituente. Un anno prima si era sposato con Livia Danese, figlia di un funzionario delle ferrovie. I rapporti con De Gasperi, presidente del consiglio dal ‘45 al ‘53, e gli americani sono sempre più intensi. Tanto che quando il 10 giugno del ‘47 De Gasperi, dopo un viaggio negli Usa, pone fine al periodo dei governi di “Unità antifascista”, Giulio Andreotti diventa <strong>sottosegretario alla presidenza del Consiglio</strong>. Il suo grande sponsor, l’uomo che spinge per la nomina è Giovan Battista Montini. <strong>Andreotti ha 28 anni</strong>. Ricoprirà l’incarico fino al gennaio del 1954.</p><p>Per conto di De Gasperi Andreotti svolge missioni delicate. Quando nel ‘48 il governo italiano si trova tra le mani il documento costitutivo del Cominform, l’ufficio d’informazione creato un anno prima dai paesi del blocco sovietico, Andreotti va a Parigi e consegna il carteggio al governo francese perché lo faccia pubblicare. Il rapporto sul Cominform provoca sdegno in Italia e assieme all’emozione causata dall’invasione sovietica della Cecoslovacchia contribuisce alla vittoria della Dc nelle elezioni del successivo 18 aprile.</p><p><strong><span style="color: #c4161c;">ARCHIVI E MINI-ASSEGNI</span></strong> &#8211; Il giovane Andreotti, insomma, comincia da subito a imparare l’importanza degli archivi, dei servizi segreti e della stampa. De Gasperi gli affida in custodia l’elenco segreto degli intellettuali italiani che erano stati, finanziati dal <strong>Miniculpop</strong>, il ministero della cultura popolare fascista. Le potenzialità ricattatorie di quei documenti sono evidenti.</p><p>Ma non basta. Andreotti, con l’ormai inseparabile Evangelisti, si occupa anche di propaganda elettorale. E’ un mago della politica clientelare a tutti i livelli letta, a suo dire, con l’ottica della carità cristiana. E’ lui per esempio a decidere a chi intestare buona parte delle migliaia di assegni da 2000 lire inviati come sussidio dalla presidenza del Consiglio nei primi anni della Repubblica a famiglie di elettori bisognosi. E sarà lui ad organizzare periodicamente ricevimenti per dipendenti pubblici sulla via della pensione che potranno tornare a casa vantandosi di essere stati “invitati da Andreotti”.</p><p>Nasce così in <strong>Ciociaria la sua prima base elettorale</strong>. A Frosinone, la fabbrica di materassi Permaflex apre una propria succursale. La dirigerà, a partire da metà degli anni ’50 un ex fascista, il futuro capo della P2 Licio Gelli. La Permaflex gode dei finanziamenti della Cassa per il mezzogiorno. Sul finire degli anni ’60, Gelli consegnerà ai servizi segreti un appunto nel quale sostiene che fu Andreotti ad attivarsi per far arrivare i fondi pubblici alla sua impresa. Gelli, secondo il documento, si sarebbe sdebitato allungando al politico, tra il ‘56 e il ’60, mazzette per 20 milioni. Nel ’58 a Frosinone, Gelli diventerà amico anche di <strong>Giuseppe Ciarrapico</strong>, destinato a essere, negli anni 80 e 90, il più andreottiano di tutti gli imprenditori andreottiani. Nel 1983, la commissione inquirente, archivierà una denuncia presentata contro Andreotti per aver favorito la Permaflex in una gara per la fornitura di 40.000 materassi alla Nato.</p><p>Fedele alla chiesa e agli americani Andreotti negli anni ’50 guarda a destra per allargare l’elettorato. Mentre in parlamento e sui giornali infuria la polemica sulla legge truffa (un premio di maggioranza del 15 per cento dei seggi che doveva essere garantito al partito che superasse il 50 per cento dei consensi), Andreotti tiene un comizio ad Arcinazzo in Ciociaria dove, equipaggiate di cestini merenda forniti dall’organizzazione, accorrono 5000 persone. Tra di loro c’é anche l’ex maresciallo d’Italia, il repubblichino  <strong>Rodolfo Graziani</strong>. Il maresciallo, che proprio ad Arcinazzo qualche mese prima aveva organizzato un campo di simpatizzanti missini (definito “paramilitare” dalla stampa), davanti ad Andreotti, dice “se qualcosa abbiamo ottenuto in questa valle, l’abbiamo avuto da quando De Gasperi é al governo”. I due al termine del discorso si abbracciano. Scoppia lo scandalo.</p><p>Giulio é dunque un conservatore. E non solo in politica, dove si colloca decisamente più a destra di De Gasperi. Anche nel mondo della cultura. Nelle sue vesti di sottosegretario presidenza del Consiglio con delega alla Spettacolo e allo Sport, non si limita a ricostruire il cinema italiano, ma tenta anche di condizionarlo. Nel ‘52 manda una lettera a Vittorio De Sica in cui critica il pessimismo di “Umberto D”, la storia di un orfano, e gli chiede di far brillare “un raggio di sole in più”. Secondo i giornali ad Andreotti non piace il neorealismo perché “i panni sporchi si lavano in famiglia”. Lui, come spesso é accaduto, negherà di aver pronunciato la frase.</p><p><span style="color: #c4161c;"><strong>SCANDALI E RICATTI</strong></span> &#8211; La sua abilità, i suoi contatti, la sua capacità di raccogliere decine di miglia di preferenze, la sua giovane età, gli attirano addosso odi e malumori. Anche nel suo partito molti lo vorrebbero fare fuori. L’occasione sembra arrivare nel ‘53, quando con De Gasperi malato, nella Dc si scatena la guerra per la successione. In pole position c’é l’ex segretario della Dc <strong>Attilio Piccioni</strong>, vice-presidente del Consiglio in carica. L’11 aprile del ’53, però, sulla spiaggia di Torvaianica viene trovata morta &#8211; senza né calze, né reggicalze &#8211; <strong>una ragazza poco più che ventenne: Wilma Montesi</strong>. Inizialmente si parla di disgrazia. Poi salta fuori una storia oscura, fatta di festini e cocaina, che sembra coinvolgere direttamente un figlio del vice-primo ministro. Emergono una serie di coperture politiche democristiane attivate per soffocare lo scandalo. Piccioni esce di scena distrutto.</p><p>Ancor oggi non é chiaro chi abbia manovrato l’intera vicenda. Tutti gli storici sono comunque concordi nell’asserire che l’affaire fu utilizzato da correnti interne alla Dc per evitare che Piccioni succedesse a De Gasperi. Molti puntano il dito su <strong>Amintore Fanfani</strong>. Andreotti dal canto suo ha dimostrato di sapere benissimo come andarono realmente le cose. E nel  marzo del ‘74, quando si vedrà minacciato dal primo scandalo dei petroli, dirà in un’intervista all’amico giornalista Lino Jannuzzi: “Se veramente ci fosse qualcuno che mi vuole tirare dentro  […] ha sbagliato i suoi calcoli. Proprio in questo periodo stavo cercando di ricostruire come nacque veramente l’affare Montesi, e chi lo manovrò”. L’abitudine di andare a rivangare il passato e di minacciare, quando attaccato, rivelazioni clamorose sarà una costante della sua vita. All’epoca dello scandalo Montesi risale anche il <strong>primo grande mistero della storia della Repubblica</strong>.</p><p>E’, infatti, il 1954 quando Fanfani diventato presidente del consiglio, nomina Andreotti ministro degli Interni in un governo destinato a durare, proprio a causa della vicenda Montesi, solo 23 giorni. Il 9 febbraio, 24 ore prima, che Fanfani rassegnasse le dimissioni <strong>Gaspare Pisciotta</strong>, l’assassino del bandito Salvatore Giuliano, <strong>viene ucciso</strong> in carcere da un caffè avvelenato. Con sé Pisciotta porta tutti i suoi segreti. Durante un processo aveva ammesso di aver ucciso Giuliano (smentendo così la versione ufficiale che voleva il bandito morto in un conflitto a fuoco con i carabinieri), e aveva sostenuto di aver contrattato l’uccisione direttamente con il ministro siciliano degli Interni, Mario Scelba. La Dc, infatti, secondo Pisciotta, voleva morto il bandito perché Bernardo Mattarella e i deputati monarchici Alliata e Leone di Marchesano, lo avevano coperto ed erano stati mandanti di una serie di delitti politici da lui commessi.</p><p>Dopo la morte di Pisciotta <strong>sarà proprio Scelba ad andare al governo</strong> tenendo per sé ad interim anche la carica di ministro degli Interni.  Il giovane Andreotti invece resta fuori. In giugno parte per gli Stati Uniti  e al ritorno fonda una <strong>corrente</strong> tutta sua. Si chiama “<strong>Primavera</strong>”. E’ collocata su posizioni di destra, ma ha seguito solo nel Lazio e nel mondo del Vaticano. Gli andreottiani, infatti, saranno,  per anni destinati ad essere una forza minoritaria della Dc, finché nel ’69 non viene stretto un accordo con il fanfaniano Salvo Lima, ex sindaco di Palermo, figlio di un uomo d’onore e citato 149 volte nelle conclusioni della commissione antimafia. Nel 1956 <strong>Carlo Alberto Dalla Chiesa</strong>, ancora colonnello,  aveva parlato per la prima volta di lui in un’intervista a Giorgio Bocca “La mafia non c’è”, aveva detto con amara ironia, “Ci sono solo delle strane combinazioni. Per esempio c’è un tale <strong>Salvatore Lima</strong>. Lo hanno votato in massa tutti i dipendenti dell’azienda tranviaria diretta da un amico di Vassallo. Non conosce Vassallo? Faceva il carrettiere, poi ha costruito mezza Palermo”.</p><p>(1/4 &#8211; continua)</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/06/andreotti-potere-e-misteri1-sponsor-vaticani-portano-giovane-giulio-in-alto/584922/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Utenti sostenitori per ilfattoquotidiano.it che vuole crescere ancora</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/03/utenti-sostenitori-per-ilfattoquotidiano-it-che-vuole-crescere-ancora/580838/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/03/utenti-sostenitori-per-ilfattoquotidiano-it-che-vuole-crescere-ancora/580838/#comments</comments> <pubDate>Fri, 03 May 2013 07:52:48 +0000</pubDate> <dc:creator>Peter Gomez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Abbonamenti Il Fatto Quotidiano]]></category> <category><![CDATA[Donne di Fatto]]></category> <category><![CDATA[Fatto Quotidiano Emilia Romagna]]></category> <category><![CDATA[Fatto TV]]></category> <category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category> <category><![CDATA[Ilfattoquotidiano.it]]></category> <category><![CDATA[Inchieste]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=580838</guid> <description><![CDATA[Ci siamo. Dopo quasi tre anni di vita ilfattoquotidiano.it prova a spiccare il grande salto. Per questo, d&#8217;ora in poi, il nostro web giornale lo potrete fare anche voi. In redazione e con gli utenti ne abbiamo discusso a lungo. E abbiamo capito che, per tentare di competere subito alla pari con i giganti della...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ci siamo. Dopo quasi tre anni di vita ilfattoquotidiano.it prova a spiccare il grande salto. Per questo, d&#8217;ora in poi, il nostro web giornale lo potrete fare anche voi. In redazione e con gli utenti ne abbiamo discusso a lungo. E abbiamo capito che, per tentare di competere subito alla pari con i giganti della Rete, abbiamo un&#8217;unica strada. Mantenere <strong>gratuito</strong> il sito, ma coinvolgere i navigatori nell&#8217;ideazione dei servizi e chiedere di <strong>partecipare</strong>, a chi può e lo vuole, al nostro progetto con un piccolo contributo economico: <a href="http://shop.ilfattoquotidiano.it/products-page/negozio/diventa-utente-sostenitore-de-ilfattoquotidiano-it/">un abbonamento volontario da <strong>3 euro e 99 centesimi</strong> al mese che abbiamo chiamato “<strong>utente sostenitore</strong>”.</a></p><p>I numeri, del resto, parlano chiaro. In meno di tre anni l&#8217;homepage de ilfattoquotidiano.it è diventata <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/05/ilfattoquotidiano-it-terza-homepage-piu-letta-fra-quotidiani-generalisti/519381/" target="_blank">la <strong>terza homepage italiana</strong></a> dopo quelle delle corazzate di Repubblica.it e Corriere.it. Con molti meno soldi, con solo 10 giornalisti e con soluzioni tecnologiche che (per usare un eufemismo) lasciano ancora a desiderare, in marzo abbiamo tenuto una media di quasi 700mila browser unici giorno (oltre 9 milioni mese) e abbiamo sfiorato i 100 milioni di pagine viste (dati Nielsen Sitecensus).</p><p>Ci servono altre risorse per poter informare, far discutere e riflettere un numero sempre più alto di persone. Ci servono <strong>investimenti</strong> per far lavorare nuovi colleghi, per aumentare le inchieste, le notizie, i video, per commettere meno errori (anche nella moderazione dei commenti). Ci servono fondi per non rallentare la nostra crescita, per continuare a dire quello che gli altri non dicono, per dare ancora più spazio <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/" target="_blank">nei blog</a> a opinioni diverse tra loro che, a volte, sanno trovare punti di vista in comune. Senza mai mescolarsi, ma confrontandosi sempre a viso aperto.</p><p>Per migliorare e ottimizzare le forze, con <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/apadellaro/" target="_blank">Antonio Padellaro</a></strong>, il maggior sostenitore del nostro progetto, abbiamo preparato un piano per l&#8217;<strong>integrazione</strong> tra i colleghi delle redazioni carta e web de Il Fatto Quotidiano (che continueranno però ad avere direzioni separate), ma abbiamo fretta. Perché la partita con i big della Rete va giocata adesso.</p><p>E allora torniamo ai numeri. Quest&#8217;anno, se andrà bene, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/" target="_blank">ilfattoquotidiano.it</a> chiuderà 800.000 euro sotto il punto di pareggio. Che raggiungerà, forse, solo nel 2014. Al sito si è infatti affiancata una <strong><a href="http://tv.ilfattoquotidiano.it/" target="_blank">web-tv</a></strong> di sempre maggior successo che, nei prossimi mesi, ha l&#8217;ambizione di fornire i suoi programmi di news a un circuito nazionale di <strong>reti locali</strong>. Un investimento grosso, come notevoli sono ora le risorse (soprattutto in collaboratori) necessarie per fare il grande salto.</p><p>Così, noi che dobbiamo tutto alla Rete, chiediamo ancora una volta alla Rete di darci una mano. Per questo nasce l&#8217;utente sostenitore.</p><p><a href="http://shop.ilfattoquotidiano.it/products-page/negozio/diventa-utente-sostenitore-de-ilfattoquotidiano-it/" target="_blank">Chi si abbonerà, a 3 euro e 99 centesimi al mese</a>, potrà leggere tutti gli articoli dello straordinario <strong>archivio dell&#8217;edizione cartacea de Il Fatto Quotidiano</strong> sette giorni dopo la loro pubblicazione. Una volta alla settimana potrà seguire in <strong>diretta streaming l&#8217;intera riunione</strong> di redazione inviando proposte e commenti (primo appuntamento mercoledì 8 maggio); tutti i giorni potrà poi votare in un apposito <strong>sondaggio</strong> <strong>l&#8217;inchiesta</strong> che desidera veder realizzata tra quelle ideate dai nostri giornalisti o potrà segnalarne una diversa. La redazione ogni due settimane farà il punto della situazione e si metterà al lavoro per pubblicarla entro un mese.</p><p>Ogni quattro mesi, invece, <strong>rendiconteremo on line le somme</strong> che speriamo di ricevere da voi, spiegando anche come sono state investite. Ovviamente siamo in un work in progress. E contiamo, sulla base dei vostri suggerimenti, di aumentare le possibilità offerte agli utenti free e sostenitori.</p><p>Come molti di voi avranno notato, da pochi giorni è nata la <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/motori-2-0/" target="_blank">sezione Motori 2.0</a> dedicata a auto e mobilità sostenibile e abbiamo potenziato quella <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/economia-lobby/" target="_blank">Economia &amp; Lobby</a>, mentre in settembre dovrebbe partire una rinnovata <strong>sezione cultura</strong> che si andrà aggiungere a quelle (di successo) di <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/donne-di-fatto/" target="_blank">Donne di Fatto</a> e <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/emilia-romagna/" target="_blank">Emilia Romagna</a>.</p><p>Nei mesi in cui gli altri editori tagliano costi e posti di lavoro, noi insomma andiamo in direzione contraria. Rifiutiamo i <strong>finanziamenti pubblici</strong> chiedendo al (nostro) pubblico di finanziare in parte la nostra informazione. Cerchiamo di continuare a raccontare la realtà per come la vediamo, senza il timore di disturbare i manovratori. Proviamo, con tutti i nostri limiti, solo a fare i giornalisti.</p><p>Se volete e potete, restateci vicini. Il meglio, qui a ilfattoquotidiano.it, deve ancora venire. Ve lo promettiamo. <strong><a href="http://shop.ilfattoquotidiano.it/products-page/negozio/diventa-utente-sostenitore-de-ilfattoquotidiano-it/" target="_blank">Diventate utenti sostenitori de ilfattoquotidiano.it &gt;&gt;</a></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/03/utenti-sostenitori-per-ilfattoquotidiano-it-che-vuole-crescere-ancora/580838/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Napolitano e gli applausi dei parlamentari finti masochisti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/23/quirinale-2013-napolitano-leterno-e-camere-dei-finiti-masochisti/572498/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/23/quirinale-2013-napolitano-leterno-e-camere-dei-finiti-masochisti/572498/#comments</comments> <pubDate>Mon, 22 Apr 2013 22:20:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Peter Gomez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Centrodestra]]></category> <category><![CDATA[Centrosinistra]]></category> <category><![CDATA[Elezione Presidente della Repubblica]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category> <category><![CDATA[I 10 saggi]]></category> <category><![CDATA[Legge Elettorale]]></category> <category><![CDATA[Nuovo Governo]]></category> <category><![CDATA[Presidente della Repubblica]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=572498</guid> <description><![CDATA[La reprimenda ai partiti c&#8217;è stata ed è apparsa a tratti durissima. Talmente dura che, di fronte ai continui applausi scroscianti, un osservatore distratto avrebbe potuto persino chiedersi se il discorso dell&#8217;incoronazione di Giorgio Napolitano non si tenesse davanti a una platea di ferventi seguaci di Leopold Von Sacher Masoc. È stato infatti quasi uno...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La reprimenda ai partiti c&#8217;è stata ed è apparsa a tratti durissima. Talmente dura che, di fronte ai continui <strong>applausi scroscianti</strong>, un osservatore distratto avrebbe potuto persino chiedersi se il discorso dell&#8217;incoronazione di <strong>Giorgio Napolitano</strong> non si tenesse davanti a una platea di ferventi seguaci di Leopold Von Sacher Masoc.</p><p>È stato infatti quasi uno spettacolo hard, o comunque da stomaci forti, vedere più di <strong>800 grandi elettori che sprezzanti del ridicolo</strong> si spellano le mani di fronte a un presidente di 88 anni mentre <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/22/napolitano-rieletto-giuramento-imperdonabile-nulla-di-fatto-su-riforme/571843/">rinfaccia alle “forze politiche” (cioè a loro) le “omissioni”, i “guasti&#8221;, “l&#8217;irresponsabilità”</a>, “<strong>i calcoli di convenienza</strong>”, le “esitazioni” , “i tatticismi” e “<strong>la sordità</strong>” degli ultimi vent&#8217;anni.</p><p>Per la delusione degli amanti del genere, però, la scena non aveva<strong> nulla a che fare con il masochismo</strong>. Al netto delle emozioni (per il pubblico inesperto) e delle <strong>commozioni (sincere) dell&#8217;Eterno Presidente</strong>, il dato politico dell&#8217;incoronazione è piuttosto semplice.</p><p>Le Camere dopo lunedì 22 aprile hanno di fronte a loro la <strong>prospettiva di durare anni</strong>. L&#8217;obbiettivo dichiarato dell&#8217;<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/23/governo-via-alle-consultazioni-in-pole-giuliano-amato-dietro-ce-matteo-renzi/572549/" target="_blank">incombente governo</a> presidenziale non è più approvare una legge elettorale e 3 o 4 provvedimenti urgenti per l&#8217;economia, per poi tornare alle urne. Il <strong>programma del nuovo esecutivo</strong> è invece molto più lungo ed è già stato con preveggenza redatto a metà aprile dai 10 supposti saggi quirinalizi. Centotrenta pagine da discutere e votare con tutta calma, anche perché in molti casi riguardano <strong>provvedimenti di natura costituzionale</strong> che diventano legge solo dopo quattro passaggi parlamentari.</p><p>Di qui il <strong>sospiro di sollievo</strong> (e gli applausi) di molti dei presenti. Nel centrosinistra, perché elezioni a breve significavano sconfitta certa. Nel centrodestra, perché il nuovo esecutivo vuol dire tornare al potere coltivando la concreta speranza di una soluzione (politica o para-giudiziaria) ai <strong>processi di Silvio Berlusconi</strong>. Un evento su cui nemmeno il pidiellino più fervente, fino a pochi giorni prima, avrebbe scommesso un centesimo.</p><p>Ma non basta. Viva è anche la soddisfazione del partito trasversale – minoritario ma tradizionalmente fortissimo – dei <strong>ladri</strong>. Non perché Napolitano lo sponsorizzi. Ma perché solo su una parte del loro programma i saggi hanno saputo esprimere concordi parole definitive: <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/12/banda-dei-saggi-soldi-ai-partiti-e-inciucio-sulla-giustizia/561076/" target="_blank">la mancata abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e la giustizia</a>.</p><p>I dieci autorevoli rappresentanti del ceto burocratico e politico del<strong> secondo paese più corrotto d&#8217;Europa</strong>, sono stati infatti chiari. Hanno elencato con dovizia di particolari i provvedimenti con cui depotenziare le <strong>intercettazioni telefoniche</strong>, abbreviare i tempi d’indagine, <strong>mettere una mordacchia alla stampa</strong>, intimorire i magistrati (la creazione di una sorta di Csm di secondo grado i cui membri sono nominati un terzo dal parlamento e un terzo dall&#8217;Eterno Capo dello Stato), controllare in maniera più stringente i provvedimenti cautelari e i rapporti tra magistratura e mass media.</p><p>Forse proprio per questo Napolitano ci ha tenuto a ricordare, tra gli applausi, che la loro agenda di governo è composta da<strong> due documenti</strong> (uno sulle riforme e uno sull&#8217;economia) di cui, secondo Napolitano, “non si può negare – se non per gusto di polemica intellettuale – la serietà e la concretezza”.</p><p>Certo, sulla <strong>legge elettorale,</strong> lo ammette pure il Presidente, non è stata spesa nessuna parola definitiva. Ma il Parlamento avrà tutto il tempo per discutere. Mentre nel novero delle “polemiche intellettuali” vanno evidentemente incasellate le parole di economisti schierati su posizioni diverse secondo cui il documento “non fissa le priorità delle cose da fare” <strong>(Tito Boeri)</strong> o addirittura è caratterizzato da “proposte che sono troppe e vaghe” (<strong>Alberto Alesina e Francesco Giavazzi</strong>).</p><p>A risolvere tutto, intanto, ci penseranno i nuovi ministri. Dopo la ramanzina presidenziale il futuro che attende il Paese è radioso. Quasi quanto il passato che ci siamo lasciati alle spalle. <strong>Tutti lo hanno capito</strong>. Lo dimostrano le facce (le solite), le parole e, sopratutto, gli applausi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/23/quirinale-2013-napolitano-leterno-e-camere-dei-finiti-masochisti/572498/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Presidente della Repubblica: con Napolitano la partitocrazia si chiude nel bunker</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/20/presidente-della-repubblica-con-napolitano-partitocrazia-si-chiude-nel-bunker/570066/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/20/presidente-della-repubblica-con-napolitano-partitocrazia-si-chiude-nel-bunker/570066/#comments</comments> <pubDate>Sat, 20 Apr 2013 13:49:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Peter Gomez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Angelino Alfano]]></category> <category><![CDATA[Elezione Presidente della Repubblica]]></category> <category><![CDATA[Enrico Letta]]></category> <category><![CDATA[Finanziamenti Pubblici ai Partiti]]></category> <category><![CDATA[Gianni Letta]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category> <category><![CDATA[Giuliano Amato]]></category> <category><![CDATA[I 10 saggi]]></category> <category><![CDATA[Inciucio]]></category> <category><![CDATA[Napolitano Bis]]></category> <category><![CDATA[PD]]></category> <category><![CDATA[PDL]]></category> <category><![CDATA[Presidente della Repubblica]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=570066</guid> <description><![CDATA[La candidatura di Giorgio Napolitano, 87 anni, alla presidenza della Repubblica certifica il comatoso delirio di onnipotenza in cui si trovano i partiti. Di fronte alla decomposizione economica e sociale del Paese una classe politica di nominati è capace solo di replicare lo status quo. In molti gridano al golpe. E non è difficile capire...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/20/presidente-della-repubblica-elezione-in-diretta-pd-pdl-lega-verso-napolitano-bis/569667/" target="_blank">La candidatura di Giorgio Napolitano, 87 anni, alla presidenza della Repubblica</a> certifica il comatoso delirio di onnipotenza in cui si trovano i partiti. Di fronte alla <strong>decomposizione</strong> <strong>economica</strong> e sociale del Paese una classe politica di nominati è capace solo di replicare lo status quo. In molti gridano al golpe. E non è difficile capire perchè.</p><p>I cittadini chiedevano il <strong>cambiamento</strong>: volevano nelle istituzioni uomini e idee nuove perché quelle vecchie avevano portato l&#8217;Italia alla deriva. Invece, dopo il Colle, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/20/presidente-repubblica-nota-del-colle-chiesta-rielezione-di-napolitano/569886/" target="_blank">ci sarà un governo con tutti dentro:</a> seguendo <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/12/banda-dei-saggi-soldi-ai-partiti-e-inciucio-sulla-giustizia/561076/" target="_blank">il programma dei 10 saggi</a>. Nessun taglio al <strong>finanziamento pubblico ai partiti</strong>, riforme contro giudici, stampa e intercettazioni. Niente colpi d&#8217;ala nell&#8217;economia.</p><p>A pretenderlo, dopo aver ottenuto il bacio della pantofola dai <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/20/presidente-della-repubblica-elezione-in-diretta-pd-pdl-lega-verso-napolitano-bis/569667/" target="_blank">sedicenti leader che sono andati al Quirinale per imploralo</a>, è stato Napolitano. Lo raccontano politici e cronisti. Lui tenta di negarlo. Ma <a href="http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Notizia&#038;key=35556" target="_blank">sul sito della presidenza della repubblica l&#8217;oscena nota con cui il capo dello Stato accetta l&#8217;incarico</a> compare accanto a un articolo de “La Stampa” del 14 aprile. Il titolo è significativo: <a href="http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Discorso&#038;key=2684" target="_blank">“L&#8217;ultima domenica di Napolitano: &#8216;Non mi convinceranno a restare&#8217;”</a>. Basta leggerlo per farsi un&#8217;opinione precisa di quanto valga la parola dell&#8217;uomo.</p><p>Così, Presidente del Consiglio sarà, con tutta probabilità, l&#8217;ex braccio destro di Bettino Craxi, <strong>Giuliano Amato</strong>. Mentre, come vice si parla già di <strong>Gianni Letta</strong>. O in alternativa di suo nipote Enrico assieme a <strong>Angelino Alfano</strong>. Ci sarà poi qualche tecnico che, a questo punto, ci si augura essere specializzato in porte blindate.</p><p>Il bunker in cui si asserraglia la partitocrazia &#8211; <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/20/quirinale-2013-vendetta-di-prodi-fermare-linciucio-con-appello-pro-rodota/569587/" target="_blank">per colpa della follia del <strong>Pd</strong></a> e per la gioia di <strong>Silvio Berlusconi</strong>, unico momentaneo vincitore della partita – sarà assediato: dai cittadini.</p><p>C&#8217;è da augurarsi che almeno tra loro continui a prevalere la non violenza e il buon senso. Ma la minaccia che un esecutivo del genere duri per anni, assieme alla certezza che la recessione economica continuerà &#8211; a essere ottimisti &#8211; ancora molti mesi, non lascia presagire niente di buono.</p><p>Tenete i nervi saldi. Il peggio, purtroppo, deve ancora venire.</p><p><em>Ps (0re 21,23): Dopo la rielezione di Napolitano i cittadini, Sel e M5S hanno dimostrato buon senso. Le manifestazioni davanti a Montecitorio, a cui hanno partecipato tantissimi elettori Pd, sono state impressionanti, ma composte.  Beppe Grillo ha chiesto &#8220;una protesta civile&#8221; e ha rimandato di ore il suo arrivo a Roma proprio proprio per evitare qualsiasi rischio.  Nello sfascio delle istituzioni qualcosa che resiste per ora c&#8217;è: il senso dello Stato della maggioranza degli italiani. Il governissimo destinato a durare anni che il partiti hanno in mente, in queste condizioni, forse sarà molto più breve. O non sarà. </em></p><p><em>Diceva il Mahatma Ghandi: &#8220;Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere&#8221;. Ricordiamocene tutti.  Con la non violenza ha liberato un Paese.   </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/20/presidente-della-repubblica-con-napolitano-partitocrazia-si-chiude-nel-bunker/570066/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Quirinale 2013: Prodi vendicati! Ferma l&#8217;inciucio con un appello per Rodotà</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/20/quirinale-2013-vendetta-di-prodi-fermare-linciucio-con-appello-pro-rodota/569587/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/20/quirinale-2013-vendetta-di-prodi-fermare-linciucio-con-appello-pro-rodota/569587/#comments</comments> <pubDate>Fri, 19 Apr 2013 22:53:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Peter Gomez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Bettino Craxi]]></category> <category><![CDATA[Elezione Presidente della Repubblica]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category> <category><![CDATA[Massimo D’Alema]]></category> <category><![CDATA[Matteo Renzi]]></category> <category><![CDATA[Nicola Latorre]]></category> <category><![CDATA[Presidente della Repubblica]]></category> <category><![CDATA[Quirinale]]></category> <category><![CDATA[Romano Prodi]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Stefano Rodotà]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=569587</guid> <description><![CDATA[Anche Romano Prodi è fuori. La furia autolesionista del Pd e l&#8217;incapacità del suo ex segretario Pierluigi Bersani rendono sempre più vicino l&#8217;inciucio. Tanto che l&#8217;accordo con il Pdl di Silvio Berlusconi viene ora apertamente invocato dai dalemiani. “La candidatura di Stefano Rodotà spacca il Paese” dice Nicola Latorre che chiede di scegliere per il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Anche <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/19/presidente-repubblica-prodi-fermo-a-395-voti-si-ritira-i-gruppi-cercano-nuovi-nomi/568073/">Romano Prodi è fuori</a></strong>. La furia autolesionista del Pd e l&#8217;incapacità del suo ex segretario Pierluigi Bersani rendono <strong>sempre più vicino l&#8217;inciucio</strong>. Tanto che l&#8217;accordo con il Pdl di <strong>Silvio Berlusconi</strong> viene ora apertamente invocato dai dalemiani. “<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/19/bersani-si-e-dimesso-pd-nel-caos-prodi-ritirato-dalla-corsa-al-colle/569250/">La candidatura di Stefano Rodotà spacca il Paese” <strong>dice Nicola Latorre</strong></a> che chiede di scegliere per il Quirinale una personalità da votare con il centro-destra.</p><p>In un&#8217;intervista a<em> Sky</em> il braccio destro di Massimo D&#8217;Alema ne disegna pure il ritratto. Non fa nomi, ma l&#8217;immagine da lui dipinta assomiglia molto a quella di <strong>Giuliano Amato, il dottor sottile di Bettino Craxi.</strong> Non è un caso, anche se, quando gli chiedono di D&#8217;Alema al Colle, La Torre glissa con eleganza.</p><p>Pure<strong> <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/19/renzi-lancia-figura-esperta-e-di-caratura-internazionale-e-profilo-di-amato/569455/">Matteo Renzi è sulla stessa linea</a></strong>. Dopo aver incontrato nei giorni scorsi pubblicamente D&#8217;Alema (e in segreto Amato), il sindaco di Firenze su Facebook considera: “Il Quirinale richiede per definizione una persona esperta e competente. Lasciatevelo dire da rottamatore, il Quirinale <strong>non si trova il candidato &#8220;nuovo&#8221;</strong>. Il Presidente della Repubblica deve avere caratura internazionale e senso dello stato”.</p><p>L&#8217;operazione “bruciate il professore”, per marciare (o marcire) nell&#8217;immediato verso le luminose grandi intese, ha avuto successo. Ora si passa alla fase due. Non appena verrà scelto un Presidente condiviso (solo con il Pdl) <strong>partirà un governo</strong>. Un esecutivo che tenterà di seguire<strong> il programma dei supposti saggi dei Giorgio Napolitano</strong> su giudici, stampa e contro-riforme istituzionali. Tutto questo mentre Renzi proverà a prendersi in mano il partito o ciò che ne resta.</p><p>Il piano è perfetto e in fase avanzata. Ma ci sono ancora da <strong>risolvere alcuni problemi</strong>. Il 60 per cento e passa degli <strong>elettori italiani</strong> che l&#8217;accordo con l&#8217;anziano leader del centro-destra non lo vogliono. I moltissimi<strong> parlamentari del Pd che nel cambiamento credono davvero</strong>. I militanti, gli iscritti e i simpatizzanti democratici che in queste ore esprimono sempre più chiaramente la loro volontà per un Rodotà presidente. Una scelta che immediatamente dopo “aprirà praterie”, garantiscono<strong> i 5 stelle,</strong> alla nascita di un governo senza Pdl.</p><p>Per questo il molto probabile inciucio non è ancora scontato. <strong>Stefano Rodotà è sempre più stimato e conosciuto</strong> dai cittadini. A ogni votazione resta costantemente sopra i 200 voti e per farlo arrivare al Colle ne servono altri 300, <strong> due terzi dei grandi elettori democratici</strong>. Tanti, ma non troppi per un partito in cui ci muove in ordine sparso.</p><p>Per spingerli a fare ciò che il buon senso e la decenza imporrebbe <strong>servono due cose</strong>. La voce pacifica, ma insistente, dei <strong>cittadini e la vendetta servita calda del Professore</strong>. Un pubblico <strong>invito del cattolico Prodi a votare il laico Rodotà</strong>. Un intervento che dimostri come il Paese, nelle sue grandi vere anime, non sia affatto spaccato. E che marchi per sempre la differenza tra uno sconfitto statista e i suoi politicanti sicari.</p><p>Ne avrà il coraggio? Non lo sappiamo. Ma <strong>ci piace tanto sperarlo</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/20/quirinale-2013-vendetta-di-prodi-fermare-linciucio-con-appello-pro-rodota/569587/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Quirinale 2013: Bersani e il Pd, c&#8217;è della logica in questa follia?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/18/quirinale-2013-bersani-e-pd-ce-della-logica-in-questa-follia/567881/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/18/quirinale-2013-bersani-e-pd-ce-della-logica-in-questa-follia/567881/#comments</comments> <pubDate>Thu, 18 Apr 2013 20:33:48 +0000</pubDate> <dc:creator>Peter Gomez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category> <category><![CDATA[Inciucio]]></category> <category><![CDATA[PD]]></category> <category><![CDATA[PDL]]></category> <category><![CDATA[Pier Luigi Bersani]]></category> <category><![CDATA[Presidenza della Repubblica]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Stefano Rodotà]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=567881</guid> <description><![CDATA[Più osservi Pierluigi Bersani nella corsa per l&#8217;elezione del nuovo Presidente della Repubblica e più ti convinci che pure sul suicidio aveva ragione Voltaire. “Non che ammazzarsi sia sempre follia” scriveva nel &#8217;700 il filosofo francese, “Ma in genere non è in un eccesso di ragione che ci si toglie la vita”. E così ha...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Più osservi <strong>Pierluigi Bersani</strong> nella corsa per l&#8217;elezione del nuovo Presidente della Repubblica e più ti convinci che pure <strong>sul suicidio aveva ragione Voltaire.</strong> “Non che ammazzarsi sia sempre follia” scriveva nel &#8217;700 il filosofo francese, “Ma in genere non è in un eccesso di ragione che ci si toglie la vita”.</p><p>E così ha fatto anche il futuro ex segretario del (futuro ex?) Pd. <strong>Sprezzante della logica</strong>, delle richieste degli elettori (i suoi) e di un pezzo importante del partito, Bersani ha scelto <strong>la strada dell&#8217;accordo con Silvio Berlusconi</strong> e si è schiantato.</p><p>Ora però gli resta un problema. <strong>Il Pd è duro a morire</strong>. Il sostegno al governo Monti, la non sua non campagna elettorale &#8211; con conseguente disastroso risultato nelle urne &#8211; e la “bella sorpresa” della candidatura al Colle di <strong>Franco Marini,</strong> non sono bastate al segretario per dare il colpo di grazia ai democratici. Dalle parti del Pd c&#8217;è ancora vita. Non si per quanto, ma il caro estinto non è ancora tale. E anzi <strong>basterebbe poco per rivitalizzarlo</strong> e tentare di rivitalizzare con lui il Paese.</p><p>Ma Bersani non sembra capacitarsi di dover<strong> trapassare da solo</strong>. E da vero e coriaceo leader, per rassicurare tutti, dice: “Riuniremo<strong> l&#8217;assemblea dei grandi elettori</strong>, vedrete che una soluzione si troverà”.</p><p>Non ne dubitiamo. Il fatto è però che <strong>una soluzione</strong> non va trovata, perché<strong> c&#8217;è già. E si chiama Stefano Rodotà</strong>.</p><p>Capirlo non è difficile e dovrebbe arrivarci anche un futuro ex segretario in apparente stato confusionale. Rodotà è <strong>stimato dagli elettori di centro sinistra</strong>, è invocato a gran voce dalla base, è un giurista di caratura internazionale, ha <strong>insegnato nelle università di mezzo mondo</strong> (dalla Sorbona a Stanford), ha un lontano passato di politico &#8211; spesso critico nei confronti dell&#8217;apparato – e per la gioia della maggioranza dei piddini  è stato addirittura <strong>presidente del Pds</strong>. Certo è <strong>molto anziano</strong>, ma visto che Bersani aveva detto di sì a Marini, non si capisce perché per lui ora la cosa possa costituire un problema.</p><p>Non basta. Il Partito Democratico, nelle prime due votazioni per il Colle, si è pure reso conto che Rodotà, di suo, ha più di 200 grandi elettori (<strong>M5S</strong> e <strong>Sel</strong>). Per farlo salire al Quirinale, visto che il Pd di voti ne ha quasi 500, ci vuole davvero poco. E subito dopo, <strong>Beppe Grillo</strong> lo ha detto pubblicamente martedì 16 aprile, il dialogo per far partire <strong>un governo comincerà</strong>.</p><p>Insomma, qui è <strong>la ragione che dovrebbe spingere </strong>Bersani e i suoi<strong> a votare Rodotà</strong>. A questo punto qualunque altra scelta (a partire da <strong>Massimo D&#8217;Alema</strong>, che tanto piace a <strong>Berlusconi</strong>, fino a <strong>Piero Grasso</strong> o <strong>Sabino Cassese</strong>) non può più essere giustificata con l&#8217;intelletto</p><p>Per questo, se il segretario nelle prossime ore muoverà altri passi verso l&#8217;assassinio del suo partito, o ammette di essere uno stupido, o annuncia finalmente agli elettori che c&#8217;è <strong>qualcosa che non sanno</strong>. Che tra i vertici del Pd (nelle loro varie forme) e quelli del Pdl (nella loro unica forma) <strong>c&#8217;è almeno un patto, un ricatto, un accordo magari ventennnale</strong>. Un qualcosa che possa rendere, non diciamo accettabile, ma almeno ragionevole questa follia.</p><p><em>Ps: Nella mattina di venerdì 19 aprile il Pd, su indicazione di Bersani, ha stabilito che il suo nuovo candidato alla Presidenza della Repubblica è Romano Prodi.  Chi scrive, al contrario di molti italiani, ha un&#8217;opinione sostanzialmente positiva sul Professore e pensa che la sua caratura internazionale &#8211; è stato presidente della Commissione Europea &#8211; possa essere utile al Paese negli anni a venire. Detto questo la sua candidatura continua a sfuggire ai principi della logica. Fino a ieri Bersani diceva di volersi muoversi, per quanto riguardava il governo, lungo la strada del cambiamento e, per quanto riguardava il Quirinale, lungo quella della condivisione. Ora è evidente per tutti che Prodi non ha nessuno di questi due requisiti. </em></p><p><em>Il  nome di Prodi divide. Non solo i partiti, ma pure i cittadini. Il centrodestra non lo può soffrire (è stato l&#8217;unico a battere per due volte Silvio Berlusconi). Una parte importante del Movimento 5 Stelle, che lo ha votato solo all&#8217;ottavo posto alle Quirinarie, lo considera uno dei responsabili dell&#8217;attuale crisi economica: un rappresentante del sistema che gli attivisti M5s vogliono mutare. L&#8217;eventuale elezione di Prodi sarà quindi sofferta, come dimostra la decisione dei Montiani di votare nella terza chiama  Annamaria Cancellieri. Probabilmente, se Prodi ce la farà a sedersi sul Colle, sarà solo alla quinta votazione, quando gli eletti del movimento di Grillo decideranno nuovamente cosa fare.  </em></p><p><em>Il Professore pedala insomma in salita.  Bersani e il Pd , lo sanno, ma  accettano il rischio di bruciare subito anche il suo nome. E continuano a non spiegare il loro no a Rodotà, l&#8217;unico candidato che a maggioranza semplice, a partire dalla quarta chiama, può essere eletto a colpo sicuro. </em></p><p><em> Scriveva il grande poeta greco Euripide: &#8220;Gli Dei rendono pazzi coloro i quali vogliono perdere&#8221;.  Buona fortuna Italia.    </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/18/quirinale-2013-bersani-e-pd-ce-della-logica-in-questa-follia/567881/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La Banda degli Stolti: inciucio sulla giustizia e denari ai partiti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/12/banda-dei-saggi-soldi-ai-partiti-e-inciucio-sulla-giustizia/561076/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/12/banda-dei-saggi-soldi-ai-partiti-e-inciucio-sulla-giustizia/561076/#comments</comments> <pubDate>Fri, 12 Apr 2013 20:28:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Peter Gomez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Csm]]></category> <category><![CDATA[Gaetano Quagliariello]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category> <category><![CDATA[I 10 saggi]]></category> <category><![CDATA[Inciucio]]></category> <category><![CDATA[Intercettazioni]]></category> <category><![CDATA[Italia]]></category> <category><![CDATA[Legge Elettorale]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=561076</guid> <description><![CDATA[Come volevasi dimostrare: i 10 supposti saggi di Giorgio Napolitano si sono smascherati da soli. E quello che c&#8217;è sotto non è bello da vedere. Dovevano partorire un elenco di 4 o 5 cose da fare subito per fronteggiare la crisi economica e politica. Un breve documento attorno al quale mettere in piedi un governo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Come volevasi dimostrare: <strong>i 10 supposti saggi</strong> di Giorgio Napolitano <strong>si sono smascherati da soli</strong>. E quello che c&#8217;è sotto non è bello da vedere.</p><p>Dovevano partorire un<strong> elenco di 4 o 5 cose</strong> da fare subito per fronteggiare la crisi economica e politica. Un breve documento attorno al quale mettere in piedi un governo di scopo che, una volta approvata <strong>la nuova legge elettorale</strong>, riportasse il paese alle elezioni. Invece, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/12/saggi-di-napolitano-limitare-intercettazioni-ma-non-soldi-ai-partiti/560452/">dai loro 10 giorni di lavoro, sono saltate fuori <strong>130 pagine in cui di chiaro ci sono solo due passaggi</strong></a>. Quelli in cui i prescelti dal futuro ex Presidente della seconda nazione più corrotta d&#8217;Europa indicano, con dovizia di particolari, i provvedimenti con cui <strong>depotenziare le intercettazioni telefoniche</strong>, abbreviare i tempi d&#8217;indagine, mettere una mordacchia alla stampa,<strong> intimorire i magistrati</strong> (c&#8217;è la creazione di una sorta di Csm di secondo grado i cui membri sono nominati un terzo dal parlamento e un terzo dal Capo dello Stato), abolire in caso di assoluzione l&#8217;appello e <strong>salvare i soldi della partitocrazia</strong>.</p><p>I rappresentanti (solo maschi) della partitocrazia che ha portato il Paese allo sfascio hanno infatti stabilito – ovviamente con saggezza- che il risultato del<strong> referendum del &#8217;93 sull&#8217;abolizione finanziamento</strong> pubblico ai partiti non conta. E che non conta nemmeno l&#8217;opinione degli attuali elettori schierati (secondo tutti i sondaggi) per la cancellazione dei (finti) rimborsi elettorali. O quella del <strong>Movimento 5 stelle</strong>, dei parlamentari <strong>renziani</strong>, di quelli di <strong>Scelta Civica</strong> e persino del <strong>Pdl</strong> , chiamati al momento della candidatura a impegnarsi in questo senso per iscritto.</p><p>La cosa però non turba il saggio senatore Pdl, <strong>Gaetano Quagliariello</strong>, che preferisce giustamente ricordare come “il capitolo nel quale più significativa è risultata la piena legittimazione di importanti posizioni fin qui oggetto di pregiudizio è quello della giustizia”. E poi elenca felice tutti i punti dell&#8217;accordo, compresi il “più<strong> stretto controllo dei provvedimenti cautelari</strong>, i rapporti tra magistratura e mezzi di comunicazione, i limiti alla giurisprudenza creativa”. Come dire:<strong> ladri di partito, colletti bianchi, tirate un sospiro di sollievo</strong>, ci saranno meno indagini, meno galera e meno cattiva stampa per tutti.</p><p>Ovviamente per fare una riforma simile <strong>ci vogliono mesi</strong>. Ma è stata trovata una soluzione. Sulla <strong>fondamentale legge elettorale</strong>, indicata fino a ieri come un&#8217;urgenza, salta fuori l&#8217;ennesima ipotesi pastrocchio un <strong>po&#8217; proporzionale e un po&#8217; maggioritaria</strong>. L&#8217;idea che, per fare in fretta, si potesse copiare in toto le norme di un altro paese (magari la Francia) non ha sfiorato i rispettati esponenti della Casta che hanno redatto questo <strong>eccellente programma dell&#8217;inciucio</strong>. E anzi, giusto per far capire che se la cosa si fa durerà cinque anni, sono state previste in parallelo una serie di<strong> riforme costituzionali</strong>, ovviamente lunghissime da approvare.</p><p>Così almeno ci sarà il tempo di capire quali provvedimenti prendere davvero sull&#8217;<strong>economia</strong>. Nell&#8217;agenda dell&#8217;inciucio di <strong>indicazioni concrete, tra mille principi spesso condivisibili, non ve ne sono</strong>. Tutto è fumoso, come nella migliore tradizione dei partiti di italica concezione, e giusto per dimostrare al mondo che non si è capito nemmeno in quale anno si vive la parola internet, in 89 pagine, non compare mai. C&#8217;è però un accenno molto <em>vintage</em> alla <strong>trasparenza degli atti della pubblica amministrazione</strong> da ottenere “anche grazie all&#8217;uso del web”.</p><p>Povera italia, verrebbe da dire. L&#8217;hanno <strong>umiliata e offesa</strong>. E adesso la vogliono uccidere.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/12/banda-dei-saggi-soldi-ai-partiti-e-inciucio-sulla-giustizia/561076/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La Casta e la notte del futuro ex presidente Giorgio Napolitano</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/11/casta-e-notte-del-futuro-ex-presidente-giorgio-napolitano/559945/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/11/casta-e-notte-del-futuro-ex-presidente-giorgio-napolitano/559945/#comments</comments> <pubDate>Thu, 11 Apr 2013 20:09:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Peter Gomez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Casta]]></category> <category><![CDATA[Corruzione]]></category> <category><![CDATA[Denis Verdini]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category> <category><![CDATA[Paola Severino]]></category> <category><![CDATA[Presidente della Repubblica]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=559945</guid> <description><![CDATA[Riassumendo: 12 milioni di euro, frutto di una presunta truffa sulla legge per l&#8217;editoria, sono stati sequestrati al plenipotenziario Pdl, Denis Verdini, l&#8217;uomo che tratta con il Pd per tentare di mettere su un governo. Ignazio La Russa, stando a quanto scrive La Repubblica, va invece in giro a dire che Silvio Berlusconi per il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Riassumendo: 12 milioni di euro,<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/11/truffa-allo-stato-pm-firenze-sequestrano-12-milioni-a-verdini-pdl/559373/" target="_blank"> frutto di una presunta <strong>truffa sulla legge per l&#8217;editoria</strong>, sono stati sequestrati al plenipotenziario Pdl, <strong>Denis Verdini</strong>,</a> l&#8217;uomo che tratta con il Pd per tentare di mettere su un governo. <strong>Ignazio La Russa</strong>, stando a quanto scrive <em>La Repubblica</em>, va invece in giro a dire che <strong>Silvio Berlusconi </strong>per il Quirinale vuole una donna in grado di risolvergli l&#8217;annoso problema dei processi: <strong>“Di nome fa Salva, di cognome Condotto”.</strong> Raccontano che punti <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/11/quirinale-lidea-choc-di-berlusconi-si-alla-severino-in-cambio-del-salvacondotto/559852/" target="_blank">sull&#8217;avvocato dei potenti<strong> Paola Severino</strong>, attuale Guardasigilli del governo Monti</a> e ideatrice della nuova legge soft contro la corruzione.</p><p>Intanto le regioni scelgono i loro <strong>58 grandi elettori</strong> per la presidenza della Repubblica. Le donne sono solo cinque. In compenso ci sono <strong>due pregiudicati e 10 tra imputati e indagati</strong>. In totale fa il 20%.</p><p>Nemmeno nelle periferie più disagiate delle metropoli è facile trovare un palazzo in cui 2 inquilini su dieci hanno guai con la giustizia. Tra chi arriverà<strong> a Roma per eleggere il nuovo Capo dello Stato</strong>, sì. C&#8217;è da tremare solo al pensiero di che cosa potrebbe accadere se davvero una qualche riforma istituzionale al posto del Senato ci mettesse la<strong> Camera delle Regioni</strong>. Finiranno per chiamarla Camera di Sicurezza.</p><p>Comunque, per ora, non bisogna agitarsi. <strong>Giorgio Napolitano</strong>, il futuro ex presidente della seconda nazione più corrotta d&#8217;Europa (stando alle statistiche) è tranquillo. Ha spiegato a tutti che il problema sono “certe campagne che si vorrebbero <strong>moralizzatrici</strong>” e che “si rivelano, nel loro fanatismo, <strong>negatrici e distruttive</strong> della politica”.</p><p>La questione da affrontare, insomma, non è quella che (a molti sembrava) una brutta realtà, ma lo specchio che la riflette e l&#8217;amplifica distorta. Del resto Napolitano aveva avvertito il Paese per tempo. Già due anni fa, l&#8217;8 settembre del 2011,<a href="http://www.ecodibergamo.it/stories/apcom/491673/" target="_blank"> aveva ammonito: “Bisogna prestare attenzione all&#8217;uso dilagante di certe parole come <strong>l&#8217;espressione casta politica</strong>” perché l&#8217;Italia “rischia di diventare una notte in cui tutto è grigio, quasi nero”.</a></p><p>È il Capo dello Stato. <strong>Di sicuro aveva ragione.</strong> È solo per questo che i cittadini stanno vivendo un incubo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/11/casta-e-notte-del-futuro-ex-presidente-giorgio-napolitano/559945/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>I saggi di Napolitano a sigillo di un pessimo settennato</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/31/saggi-di-napolitano-a-sigillo-di-pessimo-settennato/547897/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/31/saggi-di-napolitano-a-sigillo-di-pessimo-settennato/547897/#comments</comments> <pubDate>Sun, 31 Mar 2013 11:19:10 +0000</pubDate> <dc:creator>Peter Gomez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Giancarlo Giorgetti]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category> <category><![CDATA[Giovanni Pitruzzella]]></category> <category><![CDATA[I 10 saggi]]></category> <category><![CDATA[Leggi ad personam]]></category> <category><![CDATA[Luciano Violante]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Renato Schifani]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=547897</guid> <description><![CDATA[Giorgio Napolitano di peggio non poteva fare. A coronamento di un brutto settennato, che solo una Casta politica e giornalistica sempre più scollegata dalla realtà riesce a continuare a osannare, il futuro ex presidente della Repubblica affida a dieci supposti saggi il compito di concordare un pugno di riforme istituzionali ed economiche. Tra di loro non...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Giorgio Napolitano di peggio non poteva fare</strong>. A coronamento di un brutto settennato, che solo una Casta politica e giornalistica sempre più scollegata dalla realtà riesce a continuare a osannare, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/30/napolitano-sceglie-dieci-saggi-per-riformare-paese-ma-vince-vecchia-politica/547569/">il futuro ex presidente della Repubblica affida a dieci supposti saggi il compito di concordare un pugno di riforme istituzionali ed economiche</a>. <strong>Tra di loro non ci sono donne e non ci sono giovani</strong>. In compenso nell&#8217;elenco compaiono cariatidi in politica da 40 anni e dinosauri dell&#8217;italica burocrazia.</p><p>Ci sono garanti nominati alla testa delle loro Authorithy (<strong>Giovanni Pitruzzella</strong>) non per la “notoria indipendenza” o per la specifica competenza, ma perché legati da rapporti di amicizia e professionali con l&#8217;attuale capogruppo Pdl al Senato, <strong>Renato Schifani</strong>. Ci sono parlamentari (il leghista <strong>Giancarlo Giorgetti</strong>) che conoscono le regole dell&#8217;omertà da quando hanno ricevuto e poi restituito – senza denunciare nulla &#8211; una busta piena di soldi gentilmente portata dall&#8217;ex big boss della Banca Popolare di Lodi, <strong>Giampiero Fiorani</strong>; ex magistrati di sinistra folgorati dalla politica (<strong>Luciano Violante</strong>) e specializzati nel <a href="http://www.youtube.com/watch?v=swntE1iWB5Y" target="_blank">compromesso opaco alle spalle di elettori e cittadini</a>. Poi, ovviamente, c&#8217;è <strong>Gaetano Quagliariello</strong>, passato con nonchalance dalle file del Partito Radicale ai banchi del Pdl da dove, dopo la morte di <strong>Eluana Englaro</strong>, dava degli assassini agli avversari.</p><p>Insomma, salvo rare eccezioni, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/30/dieci-saggi-nominato-da-napolitano-schede/547507/">la lista dei saggi che dovrebbe portare a un nuovo governo indicando al Paese le quattro o cinque cose importanti da fare nei prossimi mesi, è una <strong>perfetta fotografia della classe dirigente</strong>, bugiarda, incompetente e voltagabbana, che lo ha affossato</a>.</p><p>Questa volta però non basta prendersela con i partiti cattivi. O con il risultato elettorale confuso che obbliga il Parlamento a trovare qualche tipo di accordo. Il responsabile di questo scempio, va detto chiaro, è <strong>Giorgio Napolitano</strong>: il Capo dello Stato che, se proprio riteneva che la strada dei saggi fosse quella da seguire (cosa che dubitiamo), aveva il dovere di trovare dei nomi diversi. Oppure, e avrebbe fatto bene, avrebbe dovuto dimettersi senza indugio, in modo da far eleggere subito un successore. Un nuovo Presidente che, forte del voto appena ricevuto e del potere di sciogliere le Camere, mettesse immediatamente i partiti davanti all&#8217;alternativa: o trovate il modo di dare la fiducia a un governo, o andate a casa. </p><p>Ma Napolitano ha deciso altrimenti. E adesso è nudo di fronte a un Paese costretto a poco a poco ad accorgersi della realtà: i risultati politici dei suoi sette anni al Colle di fatto non esistono, quelli istituzionali neppure.</p><p><strong>Dietro le spalle di Re Giorgio restano solo una serie di moniti e appelli</strong> – dalla riforma elettorale alla situazione delle carceri – sempre inascoltati; la promulgazione, senza tentennamenti, di tutte le leggi ad personam di Berlusconi (dal Lodo Alfano al legittimo impedimento) poi dichiarate incostituzionali dalla Consulta; le risposte stizzite rivolte ai cittadini che subito dopo l&#8217;approvazione dello <strong>scudo fiscale</strong>, gli chiedevano: «Presidente, non firmi, lo faccia per le persone oneste».</p><p>Restano gli interventi a piedi uniti nelle indagini della magistratura e il fallimento dell&#8217;operazione <strong>Mario Monti</strong>, il tecnico che doveva essere il suo successore e che invece gli ha voltato le spalle entrando, con poco successo, direttamente in politica. Dietro Napolitano rimane insomma solo un cumulo di partitocratiche macerie. E adesso l&#8217;unica cosa saggia da fare non è affidarsi ai suoi supposti saggi, ma pensare a scegliere un capo dello Stato nuovo che non provenga dalle file dei partiti. Un uomo, o una donna, <strong>che conosca l&#8217;Italia per davvero</strong> e non solo la toponomastica delle stanze e delle segreterie dei Palazzi del Potere.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/31/saggi-di-napolitano-a-sigillo-di-pessimo-settennato/547897/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Presidenti delle Camere, qualcosa sta cambiando</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/16/presidenti-delle-camere-qualcosa-sta-cambiando/533019/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/16/presidenti-delle-camere-qualcosa-sta-cambiando/533019/#comments</comments> <pubDate>Sat, 16 Mar 2013 19:50:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Peter Gomez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Anna Finocchiaro]]></category> <category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category> <category><![CDATA[Camera dei deputati]]></category> <category><![CDATA[Dario Franceschini]]></category> <category><![CDATA[Laura Boldrini]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[Pietro Grasso]]></category> <category><![CDATA[Senato]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=533019</guid> <description><![CDATA[E alla fine un segnale è arrivato. Quando ormai tutti si erano rassegnati a vedere sedere sulle poltrone della seconda e della terza carica dello Stato due vecchie cariatidi del centrosinistra come Anna Finocchiaro e Dario Franceschini, Pierluigi Bersani e i suoi hanno sparigliato i giochi e hanno eletto due persone stimate da una larga...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E alla fine un segnale è arrivato. Quando ormai tutti si erano rassegnati a vedere sedere sulle poltrone della seconda e della terza carica dello Stato due vecchie cariatidi del centrosinistra come <strong>Anna Finocchiaro </strong>e<strong> Dario Franceschini, Pierluigi Bersani</strong> e i suoi hanno sparigliato i giochi e hanno eletto due persone stimate da una larga fetta di cittadini: <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/16/camera-boldrini-presidente-al-senato-bersani-sfida-5-stelle-con-grasso/532263/" target="_blank">Pietro Grasso</a></strong> e<strong> <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/16/boldrini-giornalista-portavoce-unhcr-russa-disse-disumana-o-criminale/532479/" target="_blank">Laura Boldrini</a>.</strong></p><p>Certo, si potrà a lungo discutere, e anche criticare, la scelta del Pd di proseguire con il brutto andazzo inaugurato da <strong>Silvio Berlusconi</strong> nel 1994 di non concedere la presidenza di una delle due Camere alle opposizioni. Ma il dato (positivo) per ora è questo: i due dinosauri si sono dovuti accomodare in panchina e <strong>Renato Schifani</strong>, l&#8217;indagato per fatti di mafia in attesa di archiviazione che sperava di convincere i montiani a rieleggerlo, non ce l&#8217;ha fatta.</p><p>Il risultato,<strong> impensabile fino a 48 ore prima della votazioni</strong>, non nasce per caso. Le elezioni hanno dimostrato con chiarezza come i cittadini si attendano dalla politica segnali di cambiamento. Il responso delle urne ha dato forza a chi nei vecchi partiti, per convinzione o realismo, vuole provare a mutare il corso delle cose.</p><p>A poco a poco, e tra molti errori, <strong>qualcosa nella politica italiana si muove</strong>. Molte certezze non hanno più valore, molte convinzioni vanno riviste. Tra queste anche quella, esemplarmente riassunta da Silvio Berlusconi, secondo la quale il Movimento 5 Stelle (percepito da un terzo degli elettori come il maggior rappresentante della spinta verso il rinnovamento) è &#8220;una setta come Scientology&#8221;. No, quel Movimento (che legittimamente può piacere o non piacere) non è una setta e nemmeno un partito teleguidato da <strong>Beppe Grillo</strong>. Lo dimostra proprio la spaccatura nell&#8217;assemblea degli eletti al Senato tra chi voleva votare scheda bianca e chi voleva opporsi al rischio Schifani. Idee e teste diverse si sono confrontate e alla fine una dozzina di senatori M5S hanno votato per Grasso.</p><p>Tra qualche dramma e molti musi lunghi, certo. Ma questa, in fondo, si chiama democrazia.</p><p><em>Ps: Nella tarda serata di sabato Grillo, dopo aver ricordato una norma del non statuto, ha invitato chi ha votato in maniera diversa da quanto stabilito dalla  maggioranza della loro assemblea </em><em>a uscire dall&#8217;anonimato e a trarre le dovute conclusioni (cioè ad andarsene)</em>. <em>Ha il regolamento dalla sua parte. E chiedere ai senatori di rendere palese il loro voto ha un senso. Tutto il resto &#8211; a partire dalla richiesta di dimissioni - non appare una gran trovata. Le regole non vanno solo rispettate. Vanno, alla luce dell&#8217;esperienza, pure migliorate. Anche </em><em>perché tra votare un governo, una legge o una carica istituzionale, le differenze ci sono. Basta, con intelligenza, volerle vedere.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/16/presidenti-delle-camere-qualcosa-sta-cambiando/533019/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Berlusconi, marcia sul Tribunale (con ricatto)</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/11/berlusconi-marcia-sul-tribunale-con-ricatto/527351/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/11/berlusconi-marcia-sul-tribunale-con-ricatto/527351/#comments</comments> <pubDate>Mon, 11 Mar 2013 21:01:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Peter Gomez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category> <category><![CDATA[PD]]></category> <category><![CDATA[PDL]]></category> <category><![CDATA[Pier Luigi Bersani]]></category> <category><![CDATA[Processo Ruby]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Tribunale di Milano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=527351</guid> <description><![CDATA[Mettiamola così. Se ne sono dimenticati. Oppure non se ne sono accorti. Centonovantasei parlamentari del Pdl marciano compatti sul Tribunale di Milano, lo invadono per qualche minuto, cosa mai avvenuta prima nella storia Repubblicana, e loro stanno zitti. Quelli, in spregio alla tripartizione dei poteri tipica di ogni democrazia liberale, protestano in massa contro tre provvedimenti dell&#8217;autorità giudiziaria riguardanti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mettiamola così. Se ne sono dimenticati. Oppure non se ne sono accorti. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/11/processo-ruby-cicchitto-nodo-giustizia-da-risolvere-o-pdl-si-chiama-fuori/526372/" target="_blank">Centonovantasei parlamentari del Pdl <strong>marciano compatti sul Tribunale di Milano, </strong>lo invadono per qualche minuto</a><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/11/processo-ruby-cicchitto-nodo-giustizia-da-risolvere-o-pdl-si-chiama-fuori/526372/" target="_blank">, cosa mai avvenuta prima nella storia Repubblicana,</a> e <strong>loro stanno zitti.</strong> Quelli, in spregio alla tripartizione dei poteri tipica di ogni democrazia liberale, protestano in massa contro tre provvedimenti dell&#8217;autorità giudiziaria riguardanti il Capo, e  gli altri, dal teorico arbitro agli avversari, <strong>rispondono con un silenzio assordante</strong>. Talmente assordante da far pensare &#8211; a chi ricorda i luminosi exploit dell&#8217;ultima campagna elettorale &#8211; che almeno il Pd si senta già impegnato in quella nuova.</p><p>Ovviamente è vero l&#8217;<strong>esatto contrario</strong>. Il futuro ex presidente della Repubblica,<strong> Giorgio Napolitano tace</strong> per tentare di far nascere un governo comunque vada. E tanto che c&#8217;è non fa nemmeno saltare la visita al Colle dell&#8217;ex segretario di Silvio Berlusconi, <strong>Angelino Alfano</strong>. Ma spiega, tramite indiscrezioni quirinalizie, che &#8220;la richiesta d&#8217;incontro era stata accolta dopo la rinuncia a una manifestazione di protesta contro i magistrati annunciata dal Pdl&#8221; e che la &#8220;marcia indietro&#8221; l&#8217;aveva chiesta proprio il Cavaliere.</p><p>Con la bocca cucita  resta pure <strong>il futuro ex segretario del Pd, Pierluigi Bersani</strong>, <a href="http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/03/11/orlando-pd-manifestazione-del-pdl-rappresenta-scorso-senso-delle-istituzioni/224320/" target="_blank">mentre in tutto il partito parla solo il responsabile giustizia <strong>Andrea Orlando</strong> che, a precisa domanda de <em>il</em> <em>fattotv</em>, risponde: &#8220;Il Pdl manifesta ancora <strong>scarso senso delle istituzioni</strong>&#8220;</a>. </p><p>Ora, qui capiamo tutto: la crisi del Paese, le necessità economiche, il bisogno che qualcuno cerchi da Palazzo Chigi di tamponare la situazione. È però mai possibile che nessuno, in un sussulto di <strong>dignità istituzionale</strong>, non dica chiaro e tondo: &#8220;<strong>Quello del Pdl è un ricatto</strong> e ai ricatti non si cede&#8221;? Sì, perché questo e non altro, è ciò che sta accadendo.</p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/10/berlusconi-dal-san-raffaele-contro-pm-vogliono-farmi-fare-fine-di-craxi/525783/" target="_blank">C&#8217;è un anziano e ricco signore che, per sua stessa ammissione, non vuol fare &#8220;<strong>la fine di Craxi&#8221;</strong></a>. E, sentendosi perduto, chiede una <strong>soluzione politica</strong> ai suoi processi. Come imputato ha giustamente diritto a essere condannato solo al di là di ogni ragionevole dubbio. Solo che lui sulla cosa ci ragiona da anni. E deve essere giunto alla ragionevole conclusione che di dubbi non ve ne sono. <strong>Troppi dibattimenti</strong> in corso per sperare che vadano tutti bene. <strong>Troppi reati</strong> commessi per sperare di farla di nuovo franca.</p><p>Così i nominati del suo partito, tra i quali figurano <strong>34 indagati e quattro pregiudicati,</strong> si presentano in massa a palazzo di Giustizia non per costituirsi, ma per dare un segnale preciso: questa volta siamo stati buoni e civili. La prossima, chissà.</p><p>È uno <strong>stile che in Sicilia la gente conosce bene.</strong> Arriva uno, entra in negozio e dice gentile: &#8220;Bello questo negozio, bello questo bancone, belle queste tende.<em> Bedde, beddissime</em>. Certo che sono tutte infiammabili&#8221;.</p><p>A volte il commerciante sta zitto e paga. A volte supera la paura, <strong>denuncia e vince</strong>. Ecco, sarebbe ora che qualcuno nel Pd come al Colle provasse a vincere. Non per loro ovviamente. Ma per noi e per ciò che resta di questo disgraziato Paese.</p><p><em>Ps: Il futuro ex segretario del Pd, Pierluigi Bersani,  a 24 ore dall&#8217;occupazione del Tribunale da parte dei nominati Pdl ha parlato. Per lui quanto accaduto è &#8220;una cosa sconvolgente&#8221;. Poco prima il futuro ex presidente Napolitano, dopo aver letto sui giornali che il blitz a Palazzo di Giustizia aveva ricevuto il pieno avallo di Berlusconi, aveva egualmente visto Alfano. E aveva condannato la manifestazione &#8220;esprimendo il suo vivo rammarico per il riaccendersi di tensioni e contrapposizioni tra politica e giustizia&#8221;. I  tempi e i modi di reazione sono la fotografia perfetta di una classe dirigente che, mentre tutto crolla, si muove al rallentatore. Buona fortuna, Italia!  </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/11/berlusconi-marcia-sul-tribunale-con-ricatto/527351/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>M5S e Pd, dal pragmatismo al gioco del cerino</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/28/m5s-e-pd-dal-pragmatismo-al-gioco-del-cerino/516544/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/28/m5s-e-pd-dal-pragmatismo-al-gioco-del-cerino/516544/#comments</comments> <pubDate>Thu, 28 Feb 2013 18:58:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Peter Gomez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Elezioni 2013]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category> <category><![CDATA[Elezioni Politiche 2013]]></category> <category><![CDATA[Governo di Larghe Intese]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[PD]]></category> <category><![CDATA[Pier Luigi Bersani]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=516544</guid> <description><![CDATA[A guardarla con ottimismo la situazione è semplice. Il Partito Democratico può sperare di far salpare un governo di minoranza se il suo eventuale presidente del consiglio incaricato si impegnerà ad abolire immediatamente il finanziamento pubblico dei partiti e a istituire subito un reddito di cittadinanza come avviene, sotto varie forme, in Germania, Gran Bretagna,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>A guardarla con ottimismo la situazione è semplice. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/28/elezioni-2013-grillo-pd-e-pdl-vogliono-governabilita-ci-votino/516067/" target="_blank">Il <strong>Partito Democratico</strong> può sperare di far salpare un <strong>governo</strong> di <strong>minoranza</strong> se il suo eventuale <strong>presidente del consiglio</strong> incaricato si impegnerà ad abolire immediatamente il <strong>finanziamento pubblico dei partiti</strong> e a istituire subito un <strong>reddito di cittadinanza</strong></a> come avviene, sotto varie forme, in Germania, Gran Bretagna, Francia, Austria, Norvegia e Paesi Bassi.</div><div>Certo, il <strong>Movimento 5 Stelle</strong> non voterà la <strong>fiducia</strong> al nuovo esecutivo. Ma per incassare subito (magari con un <strong>decreto legge</strong>) un risultato storico che i cittadini attendono da vent&#8217;anni (la cancellazione dei truffaldini <strong>rimborsi elettorali</strong>) potrebbe decidere, dichiarandolo apertamente, di <strong>uscire dall&#8217;aula del</strong> <strong>Senato</strong> prima del voto. Sopratutto se l&#8217;aspirante premier garantirà solennemente davanti alla nazione, in parlamento prima della fiducia, che verranno <strong>dimezzati gli stipendi dei parlamentari</strong>, che sarà approvata una vera <strong>legge anti-corruzione</strong>, una sul <strong>conflitto di interessi</strong> e che i molti miliardi di euro previsti per il <strong>Tav</strong> saranno invece destinati alla costruzione di una molto più utile rete Internet ultra veloce. Abbassato il <strong>quorum</strong> al Pd basterebbero così i voti dei montiani per partire con un esecutivo di minoranza pure a Palazzo Madama, anche in caso di voto contrario del centrodestra.</div><div>A guardarla con <strong>realismo</strong> tutto invece è molto più complicato. E non solo perché, dopo anni e anni di promesse disattese, è difficile pensare che gli eletti e i militanti del M5S si possano fidare di un discorso programmatico. In questo gioco del cerino inaugurato da <strong>Pierluigi Bersani</strong> (chi si prende la responsabilità o di riportare il paese ad <strong>elezioni</strong> o di inaugurare il governo dell&#8217;inciucio?) le variabili sono tante. Probabilmente troppe per credere davvero che una maggioranza <strong>Pd-Pdl</strong> sarà evitata.<br /> </div><div>La prima riguarda proprio il <strong>finanziamento pubblico</strong>: difficile pensare che il Pd e gli altri accettino l&#8217;<a href="http://www.beppegrillo.it/2013/01/il_pdmenoelle_rinunci_ai_rimborsi_.html" target="_blank">eliminazione dei rimborsi con effetto retroattivo, come ha chiesto <strong>Beppe Grillo</strong></a> sul suo blog e il candidato portavoce M5S del Lazio <strong>Davide Barillari</strong>. Del resto, lo scorso aprile, era stato proprio il <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/14/i-milioni-di-luglio-ci-servono-senn-i-partiti-chiudono/204361/" target="_blank">tesoriere dei democratici, <strong>Antonio Misiani,</strong> a dire tassativo: &#8220;Rinunciare all&#8217;ultima tranche? Impossibile, i partiti chiuderebbero</a>&#8220;.  <br /> </div><div>Ma pure ammettendo che il Pd, con un sussulto di buon senso, venga incontro alla volontà dei cittadini già certificata da un referendum del 1993,  che cosa farebbe il <strong>Pdl</strong>? Non è difficile immaginarlo: di fronte a un programma che comprende legge <strong>anti-corruzione</strong> più severa e norme stringenti sul <strong>conflitto di interessi</strong>, ci metterebbe un secondo a uscire anch&#8217;esso dall&#8217;aula del Senato prima del voto di fiducia. Perché se restano fuori sia M5S che Pdl, a Palazzo Madama manca il <strong>numero legale</strong> e il governo di minoranza resta al palo.</div><div>Ovvio, spiegare a chi ha votato centrodestra che Berlusconi e i suoi fanno saltare pure la garantita l&#8217;abrogazione del finanziamento pubblico (era uno dei punti del programma del Cavaliere), non sarà semplice per i vertici del Popolo della Libertà. Ma l&#8217;esperienza insegna che in fatto di balle il <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/03/imu-promessa-di-berlusconi-non-regge-alla-prova-dei-numeri/488294/" target="_blank">venditore di Arcore</a></strong> non è secondo nemmeno ad <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/20/giannino-dimissioni-irrevocabili-le-mie-balle-private-non-devono-nuocere-a-fare/506581/" target="_blank">Oscar Giannino</a></strong>. E poi il problema per Berlusconi non è un eventuale voto anticipato (è convinto, non a torto, che nemmeno questo Pd lo voglia per timore di un M5S al 40%), ma quello di creare le condizioni per un nuovo governo dell&#8217;inciucio. Insomma a Berlusconi di restare col cerino in mano non importa un bel nulla. <br /> </div><div>E allora la riedizione dell&#8217;<strong>esecutivo tecnico</strong>, magari presieduto dal banchiere <strong>Corrado Passera</strong>, o la prosecuzione del <strong>governo Monti</strong>, è segnata? No, in via teorica un sentiero, strettissimo, rimane. Se il M5S, dopo gli incontri tra i neo parlamentari, decide di portarsi a casa il risultato storico dell&#8217;abrogazione del finanziamento e il Pd vuole davvero evitare di governare con Berlusconi, i regolamenti del Senato offrono una soluzione. Sedici cittadini eletti a Palazzo Madama nelle fila del Movimento restano in aula al momento della fiducia e votano contro il governo, gli altri escono e non votano. In questo modo anche in caso di assenza in massa del Pdl il numero legale c&#8217;è (la metà dell&#8217;assemblea più uno) e se invece i senatori berlusconiani restano e votano contro, non bastano per bloccare la nascita dell&#8217;esecutivo.<br /> </div><div>Ovvio un governo in queste condizioni di strada non ne farebbe molta. Rischierebbe di durare qualche mese o poco più. Ma tanto basterebbe per approvare <strong>4 o 5 punti chiave</strong>, dare un po&#8217; di reddito ai cittadini più colpiti dalla <strong>crisi</strong>, e permettere di riscrivere in parlamento la<strong> legge elettorale</strong>. Pochissimo in tempi normali. Tantissimo per l&#8217;Italia degli ultimi vent&#8217;anni.</div><div>Ma questa, dicevamo, è solo teoria. Perché si realizzi ci vorrebbe gente di parola (nel Pd) e molta fantasia. Al potere.</div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/28/m5s-e-pd-dal-pragmatismo-al-gioco-del-cerino/516544/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Elezioni 2013, come votano gli apoti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/23/elezioni-2013-come-votano-apoti/510544/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/23/elezioni-2013-come-votano-apoti/510544/#comments</comments> <pubDate>Sat, 23 Feb 2013 21:35:02 +0000</pubDate> <dc:creator>Peter Gomez</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Elezioni 2013]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Elezioni Politiche 2013]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[PD]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=510544</guid> <description><![CDATA[Qui tra chi lavora a ilfattoquotidiano.it si vota, in diverse percentuali, un po&#8217; di tutto: Movimento 5 Stelle, Monti, Pd, Rivoluzione Civile, Sel, Radicali e, nonostante il notevole exploit del principe dei ballisti Oscar Giannino (principe, perché il re resta sempre lui, san Silvio Primo da Arcore), persino i liberisti acciaccati di Fermare il declino....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Qui tra chi lavora a <em>ilfattoquotidiano.it</em> <strong>si vota, in diverse percentuali, un po&#8217; di tutto</strong>: Movimento 5 Stelle, Monti, Pd, Rivoluzione Civile, Sel, Radicali e, nonostante il notevole exploit del principe dei ballisti Oscar Giannino (principe, perché il re resta sempre lui, san Silvio Primo da Arcore), persino i liberisti acciaccati di Fermare il declino. Qualcuno poi si astiene o teorizza un vecchio classico: scheda bianca con fettina di salame inclusa.</p><p>Ma, comunque voti <strong>la redazione fa idealmente parte della Società degli Apoti,</strong> la congregazione di prezzoliniana memoria di coloro i quali non se la bevono. Sappiamo tutti che, dopo lunedì, quasi nessuna tra le mirabolanti promesse elettorali in materia di riduzione di tasse o aumento dell&#8217;occupazione verrà mantenuta. E non solo perché aveva ragione <strong>Otto Von Bismarck</strong> quando ripeteva: “Non si dicono mai tante bugie quante se ne dicono prima delle elezioni, durante una guerra e dopo la caccia”.</p><p>Il fatto è che la situazione del Paese, in centinaia di articoli, l&#8217;abbiamo raccontata a fondo. E crediamo, purtroppo, che <strong>il peggio non sia ancora arrivato</strong>: ci sono i numeri dell&#8217;economia che restano pessimi, c&#8217;è una classe dirigente (non solo politica) che rimane vecchia, incompetente e spesso criminale, c&#8217;è un sistema produttivo che avrà bisogno di dieci anni per essere ammodernato. Sempre che qualcuno ne sia capace o abbia davvero intenzione di farlo.</p><p>Eppure proprio perché siamo apoti, e tentiamo di raccontare e analizzare le cose per quel che sono, dobbiamo ammettere che in questi mesi qualcosa è cambiato.</p><p>Centinaia di migliaia di cittadini hanno partecipato alle primarie del Pd, altri invece hanno deciso di impegnarsi in prima persona in liste che si sono aperte in tutto o in parte alla<strong> società civile</strong>, le piazze e la Rete si sono poi rivelate traboccanti di folla durante ogni incontro del Movimento 5 Stelle. Per la prima volta dopo tanti anni parole come <strong>legalità, etica, equità</strong> sono apparse essere patrimonio comune per milioni di aventi diritto al voto.</p><p>Certo, anche a causa di una legge elettorale antidemocratica che non permette agli italiani di scegliere direttamente i propri rappresentanti in Parlamento, resta sempre presente quella <strong>brutta voglia di uomini della Provvidenza</strong> che da secoli scorre nelle vene del Paese.</p><p>Il rifiuto da parte dei principali leader, diversamente e furbescamente motivato, di partecipare a confronti pubblici diretti tra i candidati; la decisione di <strong>evitare le vere interviste</strong> o, peggio ancora, quella di confrontarsi solo coi cronisti graditi ci dicono che l&#8217;Italia ha ancora molta strada da percorrere prima di poter essere una piena democrazia e non solo una sua goffa e incompiuta rappresentazione.</p><p>Ma ci sono pure delle ragioni di speranza. Il giusto sentimento di disgusto nei confronti di buona parte del ceto politico, sommato alla durissima crisi economica, non è sfociato nella violenza e in movimenti xenofobi, razzisti o neofascisti. Solo chi è accecato dal tifo elettorale, per esempio, non si è reso conto che a Roma in<strong> Piazza San Giovanni</strong> i simpatizzanti di Grillo erano schierati per la non-violenza e l&#8217;assoluto rispetto della Costituzione. Ed è difficile negare che la presenza in Parlamento di un&#8217;opposizione non votata al compromesso opaco, migliorerà l&#8217;operato della maggioranza. Qualunque essa sia.</p><p>Nelle democrazie mature a svolgere per prima le funzioni di controllo non è infatti né la stampa, né la magistratura. A verificare subito che cosa fa chi sta al governo è <strong>la minoranza</strong>. Se non inciucia nelle segrete stanze.</p><p>Insomma in queste settimane mentre molti leader straparlavano e stra-promettevano, tanti, tantissimi <strong>italiani si sono già dimostrati migliori di loro</strong>, sia come elettori che come candidati.</p><p>Anche per questo di <strong>indicazioni di voto noi non ne diamo</strong>. E a chi ci legge diciamo solo: informatevi, siate onesti e usate la testa.</p><p>Farete bene di sicuro.</p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/23/elezioni-2013-come-votano-apoti/510544/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Impresentabili Pd, vincono cittadini e informazione libera</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/18/impresentabili-pd-vincono-cittadini-e-linformazione-indipendente/474243/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/18/impresentabili-pd-vincono-cittadini-e-linformazione-indipendente/474243/#comments</comments> <pubDate>Fri, 18 Jan 2013 22:00:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Peter Gomez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Elezioni 2013]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Candidati Impresentabili]]></category> <category><![CDATA[Liste Pulite]]></category> <category><![CDATA[Marcello Dell’Utri]]></category> <category><![CDATA[Nicola Cosentino]]></category> <category><![CDATA[PD]]></category> <category><![CDATA[Pier Luigi Bersani]]></category> <category><![CDATA[Sicilia]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Vladimiro Crisafulli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=474243</guid> <description><![CDATA[Nel 1800 e fino ai primi anni del &#8217;900 gli Stati Uniti erano un paese estremamente corrotto. Le devianze criminali nel ceto politico erano la regola. Poi, a poco a poco, le cose mutarono. Da una parte vi fu uno sforzo legislativo per combattere i reati contro la pubblica amministrazione. Dall&#8217;altra, la stampa libera riuscì...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1800 e fino ai primi anni del &#8217;900 gli <strong>Stati Uniti</strong> erano un paese estremamente corrotto. Le devianze criminali nel ceto politico erano la regola. Poi, a poco a poco, le cose mutarono. Da una parte vi fu uno sforzo legislativo per combattere i reati contro la pubblica amministrazione. Dall&#8217;altra, la <strong>stampa libera</strong> riuscì a cambiare la percezione dei cittadini rispetto a questo tipo di comportamenti e, nei fatti, rese molto gravose le conseguenze politiche per chi veniva coinvolto negli scandali.</p><p>Gli storici economici hanno notato come questo processo positivo sia riassumibile in due dati. Nel <strong>1870</strong> i quotidiani indipendenti diffusi nelle grandi città americane rappresentavano solo l&#8217;<strong>11</strong>% del totale: il resto veniva prevalentemente pubblicato dai politici stessi. Cinquant&#8217;anni dopo, nel <strong>1920</strong>, quella percentuale era salita al <strong>62</strong>%. Stampare giornali, anche grazie alle innovazioni tecnologiche, si era rivelato un affare. Gli <strong>editori</strong> erano molti. Per vendere tante copie era necessario scrivere notizie più interessanti rispetto ai concorrenti. E le notizie che facevano davvero scalpore erano ovviamente quelle riguardanti chi amministrava il denaro dei contribuenti.</p><p>Ecco, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/18/liste-pd-garanti-escludono-impresentabili-crisafulli-papania-e-caputo/474067/" target="_blank">nella giusta decisione del <strong>Partito Democratico</strong> di escludere dalle liste tre impresentabili</a> (più altri due che hanno ritirato la loro candidatura) è facile scorgere l&#8217;eco, o per meglio dire l&#8217;embrione, di quanto accadde più di un secolo fa in America.</p><p><strong>Mirello Crisafulli</strong> di Enna, <strong>Antonio Papania</strong> di Trapani e <strong>Nicola Caputo</strong> di Caserta, erano stati tutti ammessi alle primarie dagli organismi regionali del Pd. Poi qualcosa è cambiato. <em>Il Fatto Quotidiano</em> ha raccontato con dovizia di particolari le vicende e le inchieste (anche archiviate) che li riguardavano. Le loro storie sono state diffuse dalla Rete. Altri giornali concorrenti, dopo giorni e giorni di silenzio, si sono decisi a riprendere il tema. L&#8217;opinione pubblica, come dimostra <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/16/elezioni-2013-appello-fuori-liste-impresentabili/470962/" target="_blank">la raccolta firme ideata da <strong>Franca Rame</strong></a>, si è mobilitata. E alla fine il partito di Pierluigi Bersani ha preso posizione.</p><p>Per una volta, insomma, anche in <strong>Italia</strong> è scattato quel principio di elementare prudenza che nelle democrazie mature porta a escludere dalle assemblee elettive chi ha frequentazioni criticabili (è il caso di <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/30/chi-e-wladimiro-crisafulli-detto-mirello/154276/" target="_blank">Crisafulli filmato dalla polizia mentre discuteva di appalti con il boss di Enna<strong> Bevilacqua</strong></a>) o si fa notare per comportamenti non trasparenti (per esempio <a href="http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/01/17/impresentabili-pd-papania-abuso-dufficio-non-e-reato-grave-capita-a-politico/217215/" target="_blank"><strong>Papania</strong> che reduce da un patteggiamento è risultato in oscuri rapporti con gli uomini</a> poi arrestati di una società per la raccolta rifiuti).</p><p>Il <strong>garantismo</strong> infatti deve valere nelle aule di tribunale, dove ogni imputato va condannato solo se colpevole al di là di ogni ragionevole dubbio. In politica deve invece prevalere il <strong>buon senso</strong>. Rappresentare gli elettori è un onore e un onere. Perché non tutto quello che, per i comuni cittadini, è penalmente lecito è consentito a chi aspira a rappresentarli.</p><p>Per capirlo basta guardare al caso Crisafulli. Il futuro ex parlamentare di Enna, nominato al <strong>Senato</strong> per due legislature, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/11/dossier-crisafulli-cosi-pilota-appalti-e-minaccia-onesti/466843/" target="_blank">non è solo sotto inchiesta per un <strong>abuso di ufficio</strong></a> (accusa dalla quale va considerato fino a prova contraria innocente). È stato anche protagonista di un&#8217;indagine da cui emergevano i suoi continui contatti con un importante capomafia appena scarcerato. Alla fine del loro lavoro i magistrati spiegarono di non poter dimostrare con certezza che Crisafulli avesse rafforzato con i propri comportamenti <strong>Cosa Nostra</strong> e tutto era così finito (giustamente) in archivio.</p><p>Riflettete però su che tipo di messaggio ha fin qui rappresentato la presenza di Crisafulli in parlamento. Da una parte molti elettori non sono riusciti a capire quale differenza ci fosse tra il Pd e il centrodestra in <strong>Sicilia</strong>, finendo così per votare sempre meno quel partito. Dall&#8217;altra la mafia ha potuto pensare : vedete anche loro sono come gli altri, anche con loro ci si può sedere per parlare. Certo, la lista degli impresentabili, è più lunga di quella che è stata esclusa o si è autoescluda dal Pd. Nel <strong>centrosinistra</strong> restano altri nomi che sarebbe stato meglio non candidare. E sopratutto rimane il lungo elenco di personaggi (<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/14/elezioni-da-cosentino-a-crisafulli-quando-limpresentabile-e-indispensabile/468874/" target="_blank">dai <strong>Dell&#8217;Utri</strong> ai <strong>Cosentino</strong> passando per almeno un&#8217;altra trentina di loro colleghi</a>) che infesta il centro destra.</p><p>Da questo momento però anche il partito capitanato dall&#8217;impresentabile <strong>Silvio Berlusconi</strong> avrà vita più difficile. Davanti all&#8217;opinione pubblica avrà difficoltà sempre maggiori a giustificare le proprie scelte. Insomma un passo (magari piccolo) verso un Paese che non demanda solo alla magistratura il compito di selezionare le proprie classi dirigenti, è stato fatto. Alcuni giornalisti hanno scritto quello che si doveva scrivere. Molti cittadini informati hanno fatto sentire la loro voce e la politica ha cominciato a reagire. La strada resta lunga. Ma per oggi c&#8217;è solo da essere contenti.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/18/impresentabili-pd-vincono-cittadini-e-linformazione-indipendente/474243/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>ilfattoquotidiano.it: auguri, classifiche e le vostre idee per il (nostro) futuro</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/31/ilfattoquotidiano-it-auguri-classifiche-e-le-vostre-idee-per-il-nostro-futuro/459007/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/31/ilfattoquotidiano-it-auguri-classifiche-e-le-vostre-idee-per-il-nostro-futuro/459007/#comments</comments> <pubDate>Mon, 31 Dec 2012 17:06:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Peter Gomez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Classifica]]></category> <category><![CDATA[Fatto TV]]></category> <category><![CDATA[Giornalismo Online]]></category> <category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category> <category><![CDATA[Ilfattoquotidiano.it]]></category> <category><![CDATA[Informazione]]></category> <category><![CDATA[Progetti]]></category> <category><![CDATA[Web]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=459007</guid> <description><![CDATA[Dicono che i giorni a cavallo tra la fine del vecchio anno e l&#8217;inizio di quello nuovo, siano giorni di bilanci e di buoni propositi. Ma visto che di buoni propositi è lastricata la strada dell&#8217;inferno forse qui è il caso di limitarci ai bilanci e a qualche ragionamento sul futuro. Il consuntivo del Paese...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Dicono che i giorni a cavallo tra la fine del vecchio anno e l&#8217;inizio di quello nuovo, siano giorni di bilanci e di buoni propositi. Ma visto che di buoni propositi è lastricata la strada dell&#8217;inferno forse qui è il caso di limitarci ai bilanci e a qualche ragionamento sul <strong>futuro</strong>.</p><p><strong>Il consuntivo del Paese è pessimo</strong>. Il 2012 è stato un anno di cui ben pochi si augurano il bis. È stato l&#8217;anno dei tecnici e della recessione profonda. È stato l&#8217;anno del rigore, dell&#8217;equità e dello sviluppo che, alla fine, si sono tradotti solo in<strong> rigore, niente equità e nessuno sviluppo</strong>. Le cifre del resto le conoscete bene: il debito pubblico è aumentato, i disoccupati sono ormai quasi 3 milioni, i giovani senza lavoro sono più del 35%, la ricchezza delle famiglie è tornata ai livelli degli anni &#8217;90.</p><p>La <strong>Casta</strong> non ha mollato la presa. Anche se oggi è molto meno sicura di ieri. Un po&#8217; perché se la nave affonda non basta viaggiare in prima classe per essere certi di salvarsi. E un po&#8217; perché tra gli antidoti all&#8217;arroganza del Potere c&#8217;è <strong>l&#8217;informazione</strong>: per evitare che certe cose accadano bisogna saperle. E per saperle è necessario che qualcuno le racconti. </p><p>Noi de <strong>ilfattoquotidiano.it</strong>, tra molti errori, nel 2012 ci abbiamo così provato. Forse per questo il nostro bilancio, a differenza di quello italiano, è buono. Durante l&#8217;anno abbiamo continuato a crescere. Dicembre, ci spiegano i dati di Nielsen-Sitecensus, con i suoi quasi <strong>sei milioni di utenti unici</strong> è stato addirittura il nostro miglior mese di sempre. Sono salite anche le pagine viste che arrivano a quota 55 milioni, ed cresciuto sopratutto il tempo di permanenza sul sito, ormai fisso intorno ai venti minuti. Segno che chi ci visita trova molto qui da leggere e guardare.</p><p>Per questo sento il dovere di ringraziare la nostra piccola redazione, sempre disposta a lavorare molte ore più del dovuto, i nostri collaboratori, molti dei quali meriterebbero un posto fisso in grandi giornali, che inviano e scrivono notizie da ogni parte d&#8217;Italia e del mondo, i tecnici, la squadra della web tv, i nostri 500 blogger, e soprattutto i navigatori e i lettori.</p><p>Quello che stiamo cercando di fare è infatti<strong> un prodotto collettivo</strong>. Un <strong>web giornale</strong> dove, quando non ci si occupa di fatti e notizie, opinioni diverse possano confrontarsi tra loro trovando a volte dei punti di vista in comune. Qualche segnale ci dice che la strada imboccata è quella giusta. La classifica dei post più letti del 2012 è, per esempio, significativa.</p><p><strong>Ai primi tre posti</strong> tra i nostri blogger, non troviamo le firme più note del nostro quotidiano o argomenti legati alla politica e alla giustizia. No, gli utenti hanno scelto questioni legate al mondo dell&#8217;insegnamento nella scuola primaria, alla formazione degli studenti all&#8217;estero e alla libertà dell&#8217;informazione in Rete.</p><p>E nella parte del sito legata alle notizie sono stati sorprendenti i risultati raccolti dalla nostra nuova sezione<strong> Donne di Fatto</strong>, da quella dedicata alle <strong>Scienze</strong> e da<strong> Cervelli in fuga</strong>. Tutto questo mentre il <strong>FattoTv</strong>, che ormai viaggia a più di 2milioni di video visualizzati al mese, si sta imponendo in Rete come standard di comunicazione multimediale.</p><p>L&#8217;idea di allargare sul web i nostri orizzonti, idea in cui tutti, a partire dalla nostra società e da Antonio Padellaro e Marco Travaglio, hanno sempre creduto, si è insomma dimostrata fin qui vincente.</p><p>Chiusi i bilanci è però giusto lanciare tra gli utenti quello che per noi sarà il tema dei prossimi 12 mesi: <strong>come trovare l&#8217;equilibrio economico sul web</strong>. Finora buona parte degli stipendi di chi lavorava quasi esclusivamente sull&#8217;online, gli ingenti costi economici legati alla manutenzione del sito e allo sviluppo della tv, sono stati coperti dagli introiti della carta: dagli abbonamenti e dalle vendite in edicola.</p><p>Questo però in prospettiva<strong> rischia di non bastare</strong>. Non per niente, come molti di voi avranno letto, le due corazzate italiane di internet, <em>Repubblica</em> e il<em> Corriere della Sera</em>, nel 2013 introdurranno forme di web a pagamento. Probabilmente un paywall sul modello del<em> New York Times</em>.</p><p>Qui al ilfattoquotidiano.it <strong>non abbiamo intenzione di seguire questa strada</strong>. Pensiamo (e speriamo) che i ricavi pubblicitari possano crescere molto il prossimo anno, avvicinandosi a quei <strong>due milioni e mezzo di euro</strong> che sono il costo complessivo del sito. Ma nei prossimi 12 mesi vorremmo tentare di fare un ulteriore passo avanti. Come sa chi, per esempio, si lamenta (spesso giustamente) per la moderazione dei commenti, sono necessari investimenti per migliorare. Detto in altre parole servono soldi per implementare la tecnologia e il personale. Se poi, come è nei nostri progetti, ci dedicheremo maggiormente agli esteri, all&#8217;economia e alla cultura, ecco che l&#8217;esigenza di nuovi finanziamenti diventa davvero inderogabile.</p><p>Per questo è giusto chiudere questa lettera di fine d&#8217;anno con una<strong> richiesta ai navigatori</strong>. Scriveteci la vostra opinione sull&#8217;idea a cui stiamo ragionando: lasciare tutto il sito a consultazione libera e creare una sezione di contenuti premium a cui si possa accedere tramite un abbonamento.</p><p>Ha un senso il progetto di fornire a pagamento la consultazione di tutto l&#8217;archivio del cartaceo, di dare la possibilità<strong> agli abbonati di</strong> <strong>partecipare alla scelta degli argomenti</strong> a cui dedicare video inchieste, e far assistere inviando suggerimenti (via web e a rotazione) gli abbonati alle nostre riunioni di redazione? Quali altri <strong>contenuti premium</strong> dovrebbero secondo voi essere riservati agli abbonati sostenitori? E a quanto dovrebbe ammontare l&#8217;abbonamento mensile? <strong>Quattro euro sono pochi o sono tanti?</strong></p><p>Ecco, per evitare di lastricare con i nostri progetti la strada dell&#8217;inferno, vorremmo capire cosa secondo voi è giusto fare. Pensateci su se volete. E scriveteci se ne avete il tempo.</p><p><strong>Grazie davvero a tutti. Buon Anno.</strong></p><p><em><br />Blog &#8211; La classifica dei post più letti del 2012</em></p><div><div><div>1) <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/17/lettera-ai-miei-allievi-oggi-hanno-bocciato-maestro/448870/" target="_blank">Lettera ai miei allievi: oggi hanno bocciato il maestro!</a> &#8211; Alex Corlazzoli</div><div>2) <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/06/addio-erasmus-giovane-illusione/374455/" target="_blank">Addio Erasmus, giovane illusione</a> &#8211; Paola Zanca</div><div>3) <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/08/fornero-chiude-sito-delirio-censura/203115/" target="_blank">La Fornero chiude un sito: il delirio e la censura</a> &#8211; Guido Scorza</div><div>4) <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/20/a-proposito-di-unintervista/269142/" target="_blank">A proposito di un&#8217;intervista</a> &#8211; Marco Travaglio</div><div>5) <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/16/movimento-stelle-anti-politica/204691/" target="_blank">Perché il Movimento 5 Stelle non è anti-politica</a> &#8211; Peter Gomez</div><div>6) <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/04/nasce-cortina-partito-ladri/181625/" target="_blank">Nasce a Cortina il Partito dei Ladri</a> &#8211; Peter Gomez</div><div>7) <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/25/tabucchi-uomo-libero/200072/" target="_blank">Tabucchi, uomo libero</a> &#8211; Marco Travaglio</div><div>8) <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/27/scandalo-siae/194040/" target="_blank">Lo scandalo Siae</a> &#8211; Guido Scorza  </div><div>9) <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/13/state-con-noi/444707/" target="_blank">State con noi?</a> Marco Travaglio</div></div><div>10)<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/26/cavaliere-perde-mediaset/200166/" target="_blank"> Il Cavaliere perde Mediaset (.com)</a> &#8211; Guido Scorza</div></div><div> </div><p><object width="620" height="400" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="flashvars" value="offsite=true&amp;lang=it-it&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Filfattoquotidiano%2Fsets%2F72157632395078278%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Filfattoquotidiano%2Fsets%2F72157632395078278%2F&amp;set_id=72157632395078278&amp;jump_to=" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=122138" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="620" height="400" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=122138" flashvars="offsite=true&amp;lang=it-it&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Filfattoquotidiano%2Fsets%2F72157632395078278%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Filfattoquotidiano%2Fsets%2F72157632395078278%2F&amp;set_id=72157632395078278&amp;jump_to=" allowFullScreen="true" allowfullscreen="true" /></object></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/31/ilfattoquotidiano-it-auguri-classifiche-e-le-vostre-idee-per-il-nostro-futuro/459007/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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