<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; PDeangelis</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/pdeangelis/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>La lezione di Carolina Kostner</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/01/campionessa-mondo-lezione-carolina-kostner/201658/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/01/campionessa-mondo-lezione-carolina-kostner/201658/#comments</comments> <pubDate>Sun, 01 Apr 2012 16:42:58 +0000</pubDate> <dc:creator>PDeangelis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[campionati del mondo]]></category> <category><![CDATA[Carolina Kostner]]></category> <category><![CDATA[medaglia d'oro]]></category> <category><![CDATA[nizza]]></category> <category><![CDATA[pattinaggio artistico]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=201658</guid> <description><![CDATA[Per la prima volta, in oltre un secolo di storia del pattinaggio sul ghiaccio, l’Italia riesce a vincere l’oro ai campionati del mondo. E’ successo ieri, a Nizza, dove Carolina Kostner (terza al termine del primo segmento di gara) è riuscita a eseguire un programma lungo praticamente perfetto (a parte una minima sbavatura su un...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Per la prima volta, in oltre un secolo di storia del pattinaggio sul ghiaccio, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ansa.it/web/notizie/photostory/sport/2012/03/31/visualizza_new.html_159697395.html" target="_blank">l’Italia riesce a vincere l’oro ai campionati del mondo</a></span>. E’ successo ieri, a Nizza, dove Carolina Kostner (terza al termine del primo segmento di gara) è riuscita a eseguire un programma lungo praticamente perfetto (a parte una minima sbavatura su un salto triplo uscito doppio). Solido il suo contenuto tecnico (cinque tripli di cui due in combinazione), e altissimo il punteggio artistico. Il titolo mondiale è giunto a coronamento di una stagione d’incredibili successi dove l&#8217;altoatesina ha trionfato in tutte le competizioni maggiori (gli Europei, per la quarta volta, e la finale di Gran Prix, altra vittoria già consegnata agli annali).</p><p>Quello che colpisce nella storia sportiva di Carolina Kostner, però, non sono i risultati. E’ piuttosto lo straordinario esempio di passione, tenacia e umiltà che ha saputo incarnare nel corso degli anni. Presentata alla ribalta mediatica come la giovane promessa dello sport italiano alle Olimpiadi di Torino del 2006 (dove arrivò nona), Carolina ha poi alternato alti e bassi, sempre a un passo dal vero successo senza riuscire mai ad agguantarlo. Fino ad arrivare alle due prestazioni catastrofiche di Los Angeleles 2009 (dodicesima) e di Vancouver 2010 (sedicesima). Dopo le ultime olimpiadi invernali la carriera della Kostner <strong>sembrava finita</strong>: la giovane promessa si era trasformata direttamente in un’atleta sul viale del tramonto, da tutti criticata con ferocia tanto quanto in passato era stata esaltata con forse troppo, prematuro, entusiasmo.</p><p>Ed è proprio qui, dal fondo, come spesso succede, che la rinascita prende inizio. Contro ogni previsione Carolina continua a pattinare. Dopo una breve parentesi in America, torna nel luogo dove tutto è cominciato, dal suo allenatore di sempre. Si rifugia nel calore della sua terra e dei suoi affetti. Si dimentica di giornali, federazioni, aspettative mediatiche. E sembra ritrovare una nuova pace e una nuova serenità. Va avanti per l&#8217;unica strada che conosce, fare quello che ha sempre amato, ma questa volta con un altro spirito. Ora pattina per se stessa, e non per il risultato. Il suo obiettivo non è vincere ma esibirsi al meglio. Lasciare ogni volta, a ogni gara, il cuore sul ghiaccio.</p><p>E il cambiamento è totale. L’affetto del pubblico, sempre immutato, si moltiplica su scala internazionale. Le giurie la riscoprono come una delle atlete più dotate non solo tecnicamente ma anche a livello interpretativo. I risultati seguono, medaglia dopo medaglia, inarrestabili, fino all&#8217;oro di Nizza.</p><p>Dalla luce alle tenebre di nuovo alla luce: un arco drammatico perfetto nella storia di questa atleta ancora giovane (venticinque anni) ma al tempo stesso veterana (dieci anni di carriera nella categoria senior). <strong>Ci insegna molto</strong>, Carolina Kostner, con il suo immancabile sorriso e la sua dignitosa compostezza: a non mollare mai, a credere nel duro lavoro, a non volere tutto e subito ma a imparare che, come è giusto che sia, il prezzo del successo siano due monete molto rare nella nostra Italia contemporanea: la dedizione e il sacrificio.</p><p>P. S. Sotto trovate due video, i due estremi della carriera di Carolina, le Olimpiadi di Vancouver 2010  e i Campionati del Mondo di Nizza 2012.</p><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=jWgNnJNMuEg&amp;feature=relmfu"></a><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/jWgNnJNMuEg" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/WOf6-8lT9t0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/01/campionessa-mondo-lezione-carolina-kostner/201658/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Gratta e studia: il piano del governo per la scuola</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/15/gratta-studia-piano-governo-scuola/197343/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/15/gratta-studia-piano-governo-scuola/197343/#comments</comments> <pubDate>Thu, 15 Mar 2012 08:53:51 +0000</pubDate> <dc:creator>PDeangelis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[diritto allo studio]]></category> <category><![CDATA[finanziamenti alla scuola]]></category> <category><![CDATA[Governo Monti]]></category> <category><![CDATA[governo tecnino]]></category> <category><![CDATA[riforma della scuola]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=197343</guid> <description><![CDATA[E’ qualcosa su cui riflettere. Viviamo in un paese in cui la possibilità o meno di stabilizzare diecimila insegnanti potrebbe dipendere da quanta birra si riesce a vendere in un anno. Per fortuna, la proposta di finanziare l’ampliamento degli organici scolastici con le accise sull’alcool è stata presto archiviata per lasciare il posto a una...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E’ qualcosa su cui riflettere. Viviamo in un paese in cui <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/06/semplificazioni-alcolici-cari-10mila-professori/" target="_blank">la possibilità o meno di stabilizzare diecimila insegnanti</a> potrebbe dipendere da quanta birra si riesce a vendere in un anno. Per <strong>fortuna</strong>, la proposta di finanziare l’ampliamento degli organici scolastici con le accise sull’alcool è stata presto archiviata per lasciare il posto a una vera misura strutturale. Secondo gli ultimi comunicati, infatti, i futuri fondi destinati all’autonomia delle scuole saranno ricavati da <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/07/semplificazioni-intesa-sugli-insegnanti-sostegno-anche-pdl-appoggia-lemendamento/195989/" target="_blank">una ben più stabile e meritevole sorgente di reddito: i “giochi di Stato”</a>!</p><p>Cari genitori italiani, è bene che cominciate a organizzarvi: se vi aspettate una didattica personalizzata per studenti con esigenze particolari, se l’escalation di bullismo minorile vi allarma a tal punto da vagheggiare istituti attrezzati per la prevenzione del fenomeno o se più semplicemente vi piacerebbe che ci fosse un numero sufficiente di insegnanti per alunno, allora potrebbe non restarvi altra alternativa: dovrete darvi al gioco d’azzardo. Del resto, la <strong>motivazione è nobile</strong>, e se qualcuno ci trovasse da ridere sarebbe facile zittirlo. Potreste giustificarvi dicendo che non lo fate per voi, bensì per le nuove generazioni, il futuro dell’Italia.</p><p>&#8220;Gratta e studia&#8221;: questo è per il momento l’unico piano di finanziamento della scuola pubblica che è riuscito a immaginare il nostro &#8220;governo dei tecnici&#8221;.</p><p>Di fronte a queste notizie, ogni volta si ripropone il dilemma che ci affligge da vent’anni: ridere o piangere? L’alternativa, per uscire dall’<em>empasse</em>, sarebbe indignarsi. Ma molti non ne hanno più la forza. Scioperi, proteste, negoziazioni tutto sembra rimbalzare contro il muro di gomma della politica e dell’informazione. La domanda, però, è più che legittima: questo governo ritiene che l’istruzione sia un <strong>settore strategico</strong> oppure no? Se la risposta è sì – e non potrebbe essere altrimenti – allora bisognerebbe fare lo sforzo di elaborare un piano di finanziamento della scuola a medio e lungo termine, che non sia legato alle vendite ondivaghe di determinati beni, ma che sia garantito in modo prioritario indipendentemente dalle entrate annuali. Un piano di finanziamento che, ad esempio, potrebbe cominciare con il reinvestire nell’istruzione gli eventuali <strong>soldi risparmiati</strong> <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/28/cost-perche-solo/194327/" target="_blank">dalla fantomatica Tav low-cost</a> o dalla r<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/15/paola-programma-rivederela-russa-revisione-limitata/184051/" target="_blank">iduzione dei cacciabombardieri F-35</a>. E’ una verità talmente evidente che ci si sente stupidi persino a scriverlo. Eppure, ormai, la politica a questo ci ha ridotto: a dover difendere e ribadire l’ovvio come se fosse qualcosa di insensato e quindi confutabile.</p><p>Nel giorno in cui Roberto Saviano ha parlato della <a href="http://www.youtube.com/watch?v=dGz4PENP6jc" target="_blank">sacralità degli insegnanti</a>, verrebbe da porsi anche un ultimo interrogativo: davvero non c’era un’altra voce nel bilancio dello Stato a cui legare il destino delle nostre scuole? Davvero in questo Paese il diritto allo studio – perché di questo si tratta – deve essere pagato dalla birra o dalle lotterie? Sarebbe bene ricordarcelo: a volte la forma vale quanto <strong>la sostanza</strong>, e questa è una di quelle volte. Accidenti, se lo è.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/15/gratta-studia-piano-governo-scuola/197343/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La scuola europea di Madame Gelmini</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/20/la-scuola-europea-di-madame-gelmini/158628/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/20/la-scuola-europea-di-madame-gelmini/158628/#comments</comments> <pubDate>Tue, 20 Sep 2011 11:54:54 +0000</pubDate> <dc:creator>PDeangelis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[classi pollaio]]></category> <category><![CDATA[Mariastella Gelmini]]></category> <category><![CDATA[riforma]]></category> <category><![CDATA[tagli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=158628</guid> <description><![CDATA[E’ iniziato un nuovo anno scolastico ma sembra piuttosto l’indomani di una catastrofe naturale. Ci aggiriamo per le scuole – insegnanti, alunni, personale Ata – con l’impressione di camminare sopra delle macerie pericolanti. Un terreno sdrucciolevole che da un momento all’altro potrebbe cedere, e farci cadere ancora più in basso. Le scuole hanno riaperto in...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E’ iniziato un nuovo anno scolastico ma sembra piuttosto l’indomani di una catastrofe naturale. Ci aggiriamo per le <strong>scuole </strong>– insegnanti, alunni, personale Ata – con l’impressione di camminare sopra delle macerie pericolanti. Un terreno sdrucciolevole che da un momento all’altro potrebbe cedere, e farci cadere ancora più in basso.</p><p>Le scuole hanno riaperto in un’atmosfera surreale, in cui lo stupore si mescola con il cinismo, l’indifferenza con l’insofferenza. Scuole senza insegnanti, senza bidelli, senza sedie, senza carta igienica, senza laboratori, senza attività alternative per chi non è di religione cattolica, senza sostegno per i ragazzi disabili, senza tempo pieno. Se si vuole cercare un segno positivo, anche qui, lo si deve cercare tra le carenze. Scuola con più alunni per classe, con strutture più fatiscenti, con sempre più probabilità di veder aumentare il già preoccupante fenomeno della <strong>dispersione scolastica</strong>.</p><p>Che dire… Più che altro da dove cominciare. Dalla <strong>Gelmini </strong>e dalla sua propaganda, dal preciso progetto politico di affossamento della scuola pubblica? Oppure dai casi limite ma destinati a diventare la norma: <a href="http://www.beppegrillo.it/2011/09/54_alunni_in_un/index.html" target="_blank">classi pollaio con cinquantaquattro alunni</a>, <a href="http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/la-super-preside-a-capo-di-17-istituti-e-dura-non-ho-il-dono-dell-ubiquita.flc" target="_blank">presidi che si ritrovano a dirigere diciassette plessi scolastici</a>, ecc.?</p><p>No. Voglio parlare di una realtà piccola, toccata da questa ignobile riforma ma, tutto sommato, ancora privilegiata. La mia, quella dove insegno da dieci anni. La realtà di un istituto comprensivo di montagna che il mio dirigente scolastico (bontà sua!) ha definito nel discorsetto d’inizio anno una <strong>“scuola europea”</strong>. Non so che cosa capiti nelle altre scuole europee della Francia o della Germania, ma vi dico cosa accade nella nostra.</p><p>Accade che a causa dei tagli non ci sono più soldi per pagare i <strong>bidelli</strong>, per cui ne abbiamo uno in meno. I bidelli, si sa, non fanno niente e prendono stipendi altissimi&#8230; Senza la presenza di un bidello, però, un plesso (cioè una sede) scolastica non può praticamente aprire la mattina, chiudere la sera, essere sorvegliata durante le lezioni. Se manca anche un solo bidello, per esempio, accade che tre classi di scuola secondaria di primo grado (la ex Scuola media) devono traslocare nella sede della scuola primaria (ex scuola elementare) e una classe della scuola primaria deve traslocare nella scuola dell’infanzia (ex scuola materna). Accade che si fa lezione e intervallo tutti insieme appassionatamente, bambini di sette anni con bambini di tredici. Che si usa tutti lo stesso bagno (sì, tutti quanti gli alunni). Che un solo bidello deve soddisfare le esigenze di due ordini di scuole (fotocopie, telefonate, avvisi, sostituzione temporanea degli insegnanti).</p><p>Se poi manca un insegnante, e non nel senso che è assente ma perché non viene nominato dal Ministero, accade qualcosa di ancora più assurdo. Che per sei ore a settimana, tutte le settimane, per un anno intero, gli alunni della scuola primaria devono fare lezioni a classi accorpate. A una certa ora, la terza si trasferisce in quarta e fanno lezione insieme, portandosi dietro per i corridoi sedie e materiale. Finita la lezione, ricomincia la transumanza e si torna nella propria classe. Gli insegnanti si esauriscono, i bambini si sfiancano. Non so, forse sarò pessimista, ma più che una “scuola europea” a me questa sembra una<strong> “scuola africana”</strong> (anzi no, probabilmente certe realtà africane sono molto meglio organizzate…).</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/20/la-scuola-europea-di-madame-gelmini/158628/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>34</slash:comments> </item> <item><title>E le quote rosa non sono incostituzionali?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/27/legge-su-omofobia-incostituzionale-anche-le-quote-rosa/148094/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/27/legge-su-omofobia-incostituzionale-anche-le-quote-rosa/148094/#comments</comments> <pubDate>Wed, 27 Jul 2011 09:28:00 +0000</pubDate> <dc:creator>PDeangelis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[don milani]]></category> <category><![CDATA[Fabrizio Cicchitto]]></category> <category><![CDATA[incostituzionalità]]></category> <category><![CDATA[legge]]></category> <category><![CDATA[Omofobia]]></category> <category><![CDATA[Paola Concia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=148094</guid> <description><![CDATA[Ieri, alla Camera, si è bocciata per la seconda volta la legge contro l’omofobia, ovvero la legge che prevedeva di introdurre l’aggravante dell’omofobia nei reati a rilevanza penale. La Camera ha accolto le pregiudiziali di costituzionalità presentate da Pdl, Lega e Udc. In altre parole, ha respinto la legge come incostituzionale. Il ragionamento cardine alla...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ieri, alla Camera, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/26/omofobia-la-camera-affossa-la-legge/147917/" target="_blank">si è bocciata per la seconda volta la<strong> legge contro l’omofobia</strong></a>, ovvero la legge che prevedeva di introdurre l’aggravante dell’omofobia nei reati a rilevanza penale. La Camera ha accolto le pregiudiziali di costituzionalità presentate da Pdl, Lega e Udc. In altre parole, ha respinto la legge come <strong>incostituzionale</strong>.</p><p>Il ragionamento cardine alla base di questa bocciatura è espresso in modo cristallino dall’esponente del Pdl <strong>Fabrizio Cicchitto</strong>: “<em>Noi non abbiamo nessun atteggiamento omofobo e la nostra posizione di fondo è quella di considerare i gay come dei cittadini uguali agli altri e proprio per questo contestiamo ogni trattamento giuridico specifico e differenziato che come tale ammetterebbe e accentuerebbe una diversità, sostanzialmente incostituzionale</em>”.</p><p>Insomma, il discorso è che di fronte alla legge siamo <strong>tutti uguali</strong>. Non si può concedere un trattamento privilegiato a una vittima piuttosto che a un’altra. Se ti hanno assalito e accoltellato perché sei gay, piuttosto che una vecchietta che ha appena ritirato la pensione, questo non ti dà diritto a pretendere una pena aggiuntiva. Le vittime devono essere considerate tutte sullo stesso piano.</p><p>Questo ragionamento è, a mio avviso, quantomeno discutibile. Se può reggere a livello teorico, si rivela capzioso e ipocrita al confronto con la realtà. E&#8217; sufficiente una semplice controprova. Se il principio deve essere &#8220;lo stesso trattamento per tutti&#8221;, allora perché, ad esempio, discutere di <strong>quote rosa</strong>? Perché riservare dei posti di lavoro ai portatori di handicap? Perché, in America, una quantità predefinita di posizioni è disponibile per legge alle minoranze etniche? Forse perché le minoranze, in quanto tali, non sono affatto sullo stesso piano del resto della popolazione, e pertanto necessitano di trattamenti speciali. Forse perché la legge, se davvero vuole tutelare tutti nello stesso modo, deve saper fare delle differenze.</p><p>Quando si parla di <strong>minoranze</strong>, infatti, si parla spesso di individui che sono già a monte<strong> discriminati.</strong> Gli omosessuali, ad esempio, non godono in questo Paese di alcuni fondamentali diritti civili. Non possono unirsi civilmente di fronte allo Stato. Non hanno accesso alla pensione di reversibilità. Non possono assistere chi amano in ospedale perché non riconosciuti dalla legge come familiari. L’unica cosa che possono fare come tutti è pagare le tasse e, da oggi, continuare a prendere botte, calci e coltellate. Spero che a questi indegni uomini e donne che siedono in Parlamento e che per motivi che nulla hanno a che fare con la Costituzione, hanno condannato ragazzi e ragazze a essere aggrediti senza un sensato motivo, alimentando il pregiudizio e il razzismo, capiti di rileggere quello che diceva molti anni fa <strong>Don Milani</strong>: “<em>Non c’è ingiustizia peggiore che fare parti uguali tra diseguali</em>”.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/HeaKs9bNWb8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/27/legge-su-omofobia-incostituzionale-anche-le-quote-rosa/148094/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>39</slash:comments> </item> <item><title>Bossi &amp; Co.: il Paese che non sa più arrossire</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/25/bossi-co-il-paese-che-non-sa-piu-arrossire/147599/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/25/bossi-co-il-paese-che-non-sa-piu-arrossire/147599/#comments</comments> <pubDate>Mon, 25 Jul 2011 10:05:14 +0000</pubDate> <dc:creator>PDeangelis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[comicità]]></category> <category><![CDATA[Henri Bergson]]></category> <category><![CDATA[istituzioni]]></category> <category><![CDATA[michela brambilla]]></category> <category><![CDATA[precari]]></category> <category><![CDATA[Protezione Civile]]></category> <category><![CDATA[renata polverini]]></category> <category><![CDATA[Renato Brunetta]]></category> <category><![CDATA[Umberto Bossi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=147599</guid> <description><![CDATA[L’Italia, tra le tante contraddizioni che la affliggono in questa fase storica, ne deve scontare una in più: è un Paese che fa sempre più ridere ma che non è più capace di arrossire. La nostra classe politica è ormai completamente screditata. Essendo un manipolo di cooptati e non di eletti, è composta per lo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’Italia</strong>, tra le tante contraddizioni che la affliggono in questa fase storica, ne deve scontare una in più: è un Paese che fa sempre più ridere ma che non è più capace di arrossire. La nostra classe politica è ormai completamente screditata. Essendo un manipolo di cooptati e non di eletti, è composta per lo più da persone incompetenti, corrotte, egoiste, avulse dalla realtà e insensibili ai bisogni dei cittadini. Ma, in questo, non sarebbero poi molto diversi da tanti altri che li hanno preceduti e che hanno trovato la loro fine nello scandalo di Tangentopoli, scontando il malcostume sulla pubblica gogna o direttamente in carcere.</p><p>Oggi, però, si è aggiunta una nuova caratteristica all’elenco di qualità sopra elencate: una assoluta, esibita, a volte addirittura rivendicata, <strong>mancanza di rispetto per il proprio ruolo istituzionale</strong> e per le istituzioni nel loro insieme. Sempre più spesso si assiste a ministri, sottosegretari, deputati e senatori che si lasciano andare a reazione scomposte e aggressive, che sarebbero state intollerabili soltanto quindici anni fa. C’è l’imbarazzo della scelta, al punto che è possibile individuare alcuni macrogruppi, elencandoli a caso perché si tratta di comportamenti ugualmente riprovevoli.</p><p>1) <strong>Quelli del non ti rispondo</strong>: gli ultimi casi annoverano la <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/14/lavoro-il-ministro-brunetta-ai-precari-siete-litalia-peggiore-e-scoppia-il-finimondo/118203/" target="_blank">perfomance del ministro Brunetta</a>, che scappa di fronte a un gruppo di precari dell’amministrazione; la presidente <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/22/festa-del-peperoncino-la-polverini-arriva-in-elicottero-e-il-cronista-del-fatto-viene-insultato/147026/" target="_blank">Polverini che evita di spiegare</a> nel merito il suo utilizzo di un elicottero della Protezione Civile per recarsi alla Festa del peperoncino; <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Fb2JANyEkHs" target="_blank">la ministra Brambilla che gira i tacchi</a> appena le chiedono se non ravvisi un conflitto di interessi nell’aver fatto assumere il suo compagno in un ente che dipende dal Ministero del Turismo.</p><p>2) <strong>Quelli dell’insulto pedagogico</strong>: qui le perfomance sarebbero talmente tante che è impossibile annoverarle tutte. Si va dal <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Shre4CMbigI" target="_blank"><em>&#8220;cogl&#8230;&#8221;</em> di Berlusconi rivolto agli elettori di sinistra</a>,  ai <em>“fannulloni”</em> di Brunetta (che però detiene anche il copyright per <em>“Voi siete l’Italia peggiore”</em> diretto ai precari), alla ormai mitica <a href="http://www.youtube.com/watch?v=QhI5HCTHx9E" target="_blank">perfomance della Polverini a Genzano</a> (e al suo urlo di guerra <em>“Questa è la democrazia, fattene una c&#8230; di ragione!”</em>), alla recente inaugurazione dei Ministeri del Nord in cui Bossi ha rivolto due saluti molto istituzionali ai presenti, nell’ordine <em>“Fan&#8230;”</em> e <em>“Cornuti” </em>(vedi sopra).</p><p>3) <strong>Quelli del dito medio</strong>: qui, nonostante il timido tentativo di emulazione del sottosegretario Santanchè, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=pP96oH0YVdQ" target="_blank">il primato spetta sempre al <em>senatur</em></a> che è stato condizionato meglio di un cane di Pavlov, al punto che gli scatta il dito medio appena sente la parola &#8220;tricolore&#8221;.</p><p>Insomma, gli esempi sono talmente tanti che viene il sospetto che siano in realtà sintomi di un paradigma comportamentale. In tutte le epoche di transizione si assiste a un fenomeno ricorrente: da una parte aumentano le spinte al cambiamento, dall’altra si fanno sempre più disperati i tentativi di <strong>difendere lo <em>status quo</em></strong>, l’ordine costituito, da chi detiene il potere. Ovvero da chi non si fa agente di cambiamento, ma verrebbe dal cambiamento travolto e spazzato via. La nostra classe politica si trova esattamente in questa fase, in cui i cittadini sono diventati non qualcuno da difendere, ma qualcuno da cui difendersi. Questo farebbe dei nostri politici figure tragiche, se la ricorrenza delle loro reazioni violente e imbarazzanti non li rendesse allo stesso tempo involontariamente comici.</p><p>Il filosofo e psicologo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Henri_Bergson" target="_blank">Henri Bergson</a>, nel suo saggio <em>Il riso</em>, affermava che il comico nasce da un <strong>irrigidimento contro la vita sociale</strong>. Ovvero da una serie di atteggiamenti automatici, meccanici, robotici che vengono costantemente ripetuti e che stridono rispetto alla natura fluida, plastica, mutevole della realtà in cui si inseriscono. Il comico sarebbe una <em>&#8220;meccanicità placcata sulla vita&#8221;</em> di cui il riso vuole essere il castigo. Ma il  riso può diventare un castigo soltanto se, dall’altra parte, c’è qualcuno disposto ad arrossire.</p><p>Ora, ci vorrebbe un altro saggio, per indagare davvero i motivi per cui i nostri governanti hanno smarrito il proprio senso del pudore e della dignità. Perché si dimostrano incapaci di incarnare con rispetto e decoro il ruolo istituzionale che è stato loro attribuito. Le risposte potrebbero essere tante (o magari una sola: &#8220;berlusconismo&#8221;). Quale che sia la ragione, però, da tutto ciò possiamo trarre almeno un insegnamento. Se vogliamo essere migliori di loro e sperare in un futuro diverso, dobbiamo proteggere ciò che apparentemente ci rende più deboli e vulnerabili. La nostra <strong>capacità di provare vergogna</strong>, per noi stessi e anche per loro.</p><p style="text-align: center;"> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/25/bossi-co-il-paese-che-non-sa-piu-arrossire/147599/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>31</slash:comments> </item> <item><title>La Lega che sputa nel piatto dove mangia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/13/la-lega-che-sputa-nel-piatto-dove-mangia/144900/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/13/la-lega-che-sputa-nel-piatto-dove-mangia/144900/#comments</comments> <pubDate>Wed, 13 Jul 2011 10:47:54 +0000</pubDate> <dc:creator>PDeangelis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[M5S]]></category> <category><![CDATA[roma ladrona]]></category> <category><![CDATA[tricolore]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=144900</guid> <description><![CDATA[La Lega Nord ha, da tempo, superato la soglia di ogni possibile credibilità. Se ne sono accorti tutti, tranne i loro elettori, nonostante malumori di pancia che circolano nella base. Ma il malumore si può placare facilmente, basta brandire qualche spada celtica, spostare due o tre Ministeri al nord (in una sede di enorme importanza...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Lega Nord</strong> ha, da tempo, superato la soglia di ogni possibile credibilità. Se ne sono accorti tutti, tranne i loro elettori, nonostante malumori di pancia che circolano nella base. Ma il malumore si può placare facilmente, basta brandire qualche spada celtica, spostare due o tre Ministeri al nord (<span style="text-decoration: none;">in una <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=155868&amp;sez=HOME_INITALIA" target="_blank">sede di enorme importanza storica e artistica</a> ma in totale degrado</span>) e soprattutto alzare <span style="text-decoration: none;"><a href="http://www.corriere.it/gallery/politica/07-2011/bossi/2/bossi-dito-medio-besozzo_bd69f542-abe5-11e0-a665-5070e23b7a33.shtml#1" target="_blank">un paio di dita medie</a> al solo sentir parlare di Tricolore</span>. Quando si dice a mali estremi, estremi rimedi. Cosa non si fa per riconquistare la fiducia del proprio elettorato (peccato per <span style="text-decoration: none;">il <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/03/i-nas-bloccano-il-banchetto-leghista-con-carne-dorso-mandati-dal-governo-bossi-lo-lasci/137849/" target="_blank">banchetto a base di carne di orso sloveno</a></span>, sarà per la prossima volta).</p><p>Tutte iniziative concrete e funzionali a liberare la Padania dall’Oppressor. Ecco, questo è il punto che a me fa schiattare dalle risate. Chi sarebbe l’Oppressor? E’ logico: l’Oppressor è <strong>Roma Ladrona</strong>. E come liberarsi da Roma Ladrona e dalle sue ignobili ruberie? Niente di più ovvio: ci si fa nominare ministri, sottosegretari, onorevoli, ecc. Insomma, anche se sembra un po’ paradossale, la strategia è chiara: per costruire la Padania Libera, bisogna starsene ben arroccati a Roma Ladrona. Ma mi domando – e sono dieci anni che me lo domando – possibile che nessun leghista si sia mai accorto che la Lega Nord è un<strong> </strong>partito <strong>oligarca e parassita</strong> esattamente come tutti gli altri? Che gli onorevoli leghisti sono affamati di poltrone e rimborsi ed emolumenti come i colleghi che onorano formalmente il Tricolore e pensano che la secessione sia una cazzata, se non altro per il bacino di voti assicurati dalla criminalità organizzata? Possibile? Evidentemente sì.</p><p>Ma la questione forse qualcuno comincia a porsela (o dovrebbe). Non si tratta più di fare i maggiordomi di Berlusconi, ingoiando qualche boccone amaro, per ottenerne un beneficio finale: il famoso, pasticciatissimo, federalismo, primo passo verso la secessione, e la liberazione della Padania. Qui si tratta di aver <strong>tradito palesemente il proprio mandato elettorale</strong>. Un partito nato per difendere gli interessi del Nord, ricco e industrializzato (?), di fatto finora ha assicurato soltanto molti benefici economici ai suoi rappresentanti, grazie alla tenace/vorace permanenza a Roma degli stessi (a qualunque costo, appunto).</p><p>Se davvero la Lega crede in Roma Ladrona, allora basterebbe che faccia qualche gesto netto e simbolico, come quelli fatti ad esempio dal <strong>Movimento Cinque Stelle</strong>. Il Movimento Cinque Stelle vuole l’abolizione delle Province: nessun esponente del Movimento si è candidato alle Provinciali. <span style="text-decoration: none;">Il Movimento è <a href="http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/piemonte/2010/07/rimborsi-elettorali-i-fatti-contro-le-parole.html" target="_blank">contro i contributi elettorali</a></span>: le liste che hanno avuto degli eletti <span style="text-decoration: none;">hanno <a href="http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/piemonte/2010/07/rimborsi-elettorali-i-fatti-contro-le-parole.html" target="_blank">rinunciato ai contributi</a></span> riversandoli nelle casse dello Stato. Il Movimento è contro la presenza di pregiudicati in politica: tutti gli esponenti sono rigorosamente incensurati. Il Movimento è contro gli assurdi compensi della casta: i consiglieri del Movimento si sono spontaneamente ridotti lo stipendio e hanno <span style="text-decoration: none;">lanciato <a href="http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/palazzolosulloglio/2011/07/zero-privilegi.html" target="_blank">iniziative per costringere gli altri partiti a fare lo stesso</a></span>. Che la vera Lega, che combatte contro i privilegi e la corruzione di Roma Ladrona, sia in realtà il Movimento fondato da Beppe Grillo?</p><p>Ps: A tutt’oggi, mi risulta che esista ancora il reato di<strong> vilipendio al Tricolore</strong>, spero che qualcuno lo ricordi a Bossi onde evitargli <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/10/modena-indagato-berlusconi-per-vilipendio-della-magistratura/117394/" target="_blank"><span style="text-decoration: none;">ulteriori incidenti</span></a>. Perché se davvero il Tricolore gli fa così tanto schifo, al punto di alzare il dito medio come riflesso condizionato appena lo sente nominare, allora forse non dovrebbe starci a Roma, la capitale d’Italia dove il Tricolore abbonda. Non solo per una questione di coerenza (?), decoro (?) e rispetto delle istituzioni (?). Anche per una questione di salute; chi è allergico a qualcosa, in genere, se ne tiene alla larga.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/pP96oH0YVdQ" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/13/la-lega-che-sputa-nel-piatto-dove-mangia/144900/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>39</slash:comments> </item> <item><title>La Tav e le nonne della Val di Susa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/29/la-tav-e-le-nonne-della-val-di-susa/131229/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/29/la-tav-e-le-nonne-della-val-di-susa/131229/#comments</comments> <pubDate>Wed, 29 Jun 2011 10:56:44 +0000</pubDate> <dc:creator>PDeangelis</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[blitz]]></category> <category><![CDATA[fiaccolata]]></category> <category><![CDATA[Maddalena di Chiomonte]]></category> <category><![CDATA[No Tav]]></category> <category><![CDATA[scontri]]></category> <category><![CDATA[tav]]></category> <category><![CDATA[Val di Susa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=131229</guid> <description><![CDATA[C’è un video, pubblicato sul blog di Beppe Grillo, in cui alcuni sindaci della Val di Susa fanno il punto dopo il blitz delle forze dell’ordine contro i manifestanti No Tav, lo scorso lunedì 27 giugno, per sgomberare l’area della Maddalena e cominciare i lavori di apertura dei cantieri. Sui motivi pro e contro la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>C’è un video, pubblicato sul <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.beppegrillo.it/2011/06/lasse_legapdmen/" target="_blank">blog di Beppe Grillo</a></span>, in cui alcuni<strong> sindaci della Val di Susa</strong> fanno il punto dopo il <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/27/tav-blindati-e-fozre-dellordine-circondano-il-presidio/127533/" target="_blank">blitz delle forze dell’ordine</a></span> contro i manifestanti <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.notav.eu/" target="_blank">No Tav</a></span></strong>, lo scorso lunedì 27 giugno, per sgomberare l’area della Maddalena e cominciare i lavori di apertura dei cantieri.</p><p>Sui motivi pro e contro la Tav ormai se ne sono dette e sentite di tutti i colori, ognuno ha gli strumenti per farsi la sua opinione. Lo stesso dicasi delle posizioni della politica sull’utilizzo delle forze dell’ordine contro i cittadini quando è in gioco un superiore interesse per il Paese. Quella che è difficile ascoltare, invece, come sempre, è la voce diretta dei partecipanti. Sono le ragioni dei cittadini o anche la semplice ricostruzione dei fatti. Insomma, la <strong>versione dei testimoni</strong>. Per cui, è proprio a un testimone, uno di quei sindaci di cui parlavo sopra, che lascio la parola, trascrivendo una parte del suo intervento:</p><p><em>“Quando le forze dell’ordine sono arrivate su, secondo me la partita era finita, nel senso che noi ci stavamo ritirando. Ma hanno pensato bene di riempire il piazzale della Maddalena di <strong>lacrimogeni</strong>. E queste signore </em>[partecipanti dei comitati No Tav, ndr]<em> hanno cominciato a sentirsi male. Sono persone di sessanta, settanta anni che di solito gestivano la cucina, che è il cuore pulsante del presidio, e loro sono anche il cuore pulsante del movimento. Perché sono le <strong>nonne</strong>, che si portano poi dietro le figlie, e i nipoti. Sono quelle che hanno la memoria storica di questa valle e sono state loro forse le prime a insegnarci a difenderla, questa valle, proprio perché la ricordano e la vogliono ricordare così com’era. E pertanto vedere queste signore, che cadevano a terra, con gli occhi gonfi, con i conati di vomito, che stavano soffocando, è stata una scena tremenda, che probabilmente non verrà presa in considerazione dalla controparte, che ci dirà che il blitz è andato benissimo e non ci sono stati feriti. Quando abbiamo pensato di andare nei boschi, non è che è finita lì. <strong>Ci hanno inseguito nei boschi</strong>. Hanno tirato i lacrimogeni nei boschi, durante una marcia di due ore che abbiamo dovuto fare…per un sentiero impervio, con quattrocento persone in fila indiana, che hanno dovuto scalare la montagna. E con appunto queste signore, che quando sono arrivate su, dopo due ore e mezza di marcia, erano sdraiate per terra e noi mettevamo loro l’acqua sulla bocca e in fronte per farle riprendere. Questo è stato quello che è successo.”</em></p><p>Domenica 3 luglio  è prevista una<strong> <a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=247534591926970" target="_blank">fiaccolata di protesta</a></strong> in Val di Susa. Un&#8217;ennesima battaglia nella guerra contro un&#8217;opera che, al di là di tutti i giudizi di merito, si porta addosso una condanna di metodo. Nessun Paese che voglia definirsi democratico può imporre ai cittadini una qualsiasi decisione che riguarda il bene pubblico attraverso l&#8217;utilizzo della forza. Lo Stato è dei cittadini, non dei politici (e tantomeno dell&#8217;Europa e dei suoi finanziamenti). Ma qualcosa mi dice che le nonne della Val di Susa saranno in testa alla fiaccolata, mano nella mano con figli e nipoti, e che la forza paziente e inflessibile della saggezza avrà la meglio sull&#8217;arroganza dei ministrucci, dei partitucoli e delle misere consorterie di destra e di sinistra.</p><p>Per maggiori informazioni, l&#8217;indirizzo a uno dei siti No Tav: <a href="http://www.notavtorino.org/" target="_blank">Comitato No Tav Torino</a>.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/EKIWAWU6Sg0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/29/la-tav-e-le-nonne-della-val-di-susa/131229/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>17</slash:comments> </item> <item><title>La Sora Cesira e il referendum</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/09/la-sora-cesira-e-il-referendum/116928/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/09/la-sora-cesira-e-il-referendum/116928/#comments</comments> <pubDate>Thu, 09 Jun 2011 11:51:50 +0000</pubDate> <dc:creator>PDeangelis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Berlusconismo]]></category> <category><![CDATA[referendum]]></category> <category><![CDATA[sora cesira]]></category> <category><![CDATA[vote]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=116928</guid> <description><![CDATA[Ormai da qualche tempo, la satira in rete ha una nuova protagonista: la Sora Cesira. Una misteriosa entità che si incarna periodicamente nella sacra trimurti internettiana: blog, Facebook e YouTube. Di se stessa dice: “Mi chiamo Sora Cesira, ho l’età di Marilyn Manson al quadrato, diviso gli anni di Shrek, meno il metabolismo basale di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ormai da qualche tempo, la satira in rete ha una nuova protagonista:<strong> la Sora Cesira</strong>. Una misteriosa entità che si incarna periodicamente nella sacra trimurti internettiana: <a href="http://lasoracesira.blogspot.com/" target="_blank"><span style="text-decoration: none;">blog</span></a>, <a href="http://www.facebook.com/pages/La-sora-Cesira/335366713353#!/pages/La-sora-Cesira/335366713353?sk=info" target="_blank"><span style="text-decoration: none;">Facebook</span></a> e <a href="http://www.youtube.com/user/soracesira" target="_blank"><span style="text-decoration: none;">YouTube</span></a>. Di se stessa dice: <em>“Mi chiamo Sora Cesira, ho l’età di Marilyn Manson al quadrato, diviso gli anni di Shrek, meno il metabolismo basale di Luciana Turina quando ha il ciclo… Ho scoperto che su internet si possono dire cazzate a più non posso senza andare in castigo o in galera, e ho deciso di approfittarne”</em>. Chi sia la persona dietro il personaggio non è dato saperlo, almeno per ora, ma è certo che la Sora Cesira è ormai un’istituzione del web, non tanto per i suoi post arguti (che lì la concorrenza sarebbe spietata) quanto per i suoi inimitabili <strong>video di satira politica</strong> in cui doppia, in un inglese maccheronico e surreale, attori e cantanti affrontando i temi più stringenti dell’attualità italiana.</p><p>Ciò che me (ce) la rende oltremodo simpatica è la sua naturale, quasi tenera e compassionevole, e perciò crudelissima, avversione non solo a Berlusconi ma anche alle sue scorie radioattive, cioè al <strong>berlusconismo</strong>. Rimangono mitici i suoi affondi alle disavventure elettorali della Polverini, alla tristissima <em>“parenti connection”</em> di Alemanno, ma è sul tema B. che la Sora Cesira dà sempre il meglio di sé. Spogliando, con le armi taglienti della satira, ogni nuovo scandalo berlusconiano di tutti i veli di cui la propaganda cerca di ricoprirlo. Meritano una menzione d’onore, almeno<em> </em><em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Jk3JougLuVI" target="_blank">Las Olgettinas</a> </em>e <em>Arcore’s night. </em></p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/SEk_aPqTK9M" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div><br /> Il motivo per cui parliamo oggi della Sora Cesira, però, non è tanto per aggiungere un ulteriore tassello alla sua fama, quanto per diffondere il suo ultimo progetto, <em><strong>Vote </strong></em>(cover di <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=GuJQSAiODqI" target="_blank">Vogue</a></span> </em>di Madonna), in cui la nostra lancia un accorato (e divertentissimo) appello ad andare a votare al <strong>referendum </strong>del 12 e 13 giugno. Come resistere al potere persuasivo di un simile invito? Quindi accogliamo, rilanciamo e giriamo! <em>Come on vote!</em></p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/5s8tBGbi_iE" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/09/la-sora-cesira-e-il-referendum/116928/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>13</slash:comments> </item> <item><title>Tassisti d&#8217;Italia uniti per il quorum!</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/05/tassisti-ditalia-uniti-per-il-quorum/116116/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/05/tassisti-ditalia-uniti-per-il-quorum/116116/#comments</comments> <pubDate>Sun, 05 Jun 2011 16:33:51 +0000</pubDate> <dc:creator>PDeangelis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[beppe grillo]]></category> <category><![CDATA[Corte costituzionale]]></category> <category><![CDATA[corte di cassazione]]></category> <category><![CDATA[quorum]]></category> <category><![CDATA[referendum]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category> <category><![CDATA[tassisti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=116116</guid> <description><![CDATA[Leggo, sul blog di Beppe Grillo, una lettera inviata da un tal Gian Luigi Soldi, tassista di Conegliano. Lettera che solleva l’annoso problema di tutti o quasi i referendum, fissati sempre con evidente malafede in periodi pre-estivi, sperando nell’effetto weekend (mare, lago o montagna che sia). Un effetto particolarmente affidabile visto che l’agognato quorum (circa...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Leggo, sul blog di Beppe Grillo, una <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.beppegrillo.it/2011/06/autisti_per_il.html" target="_blank">lettera inviata da un tal Gian Luigi Soldi</a></span>, tassista di Conegliano. Lettera che solleva l’annoso problema di tutti o quasi i <strong>referendum</strong>, fissati sempre con evidente malafede in periodi pre-estivi, sperando nell’effetto weekend (mare, lago o montagna che sia). Un effetto particolarmente affidabile visto che l’agognato quorum (circa venticinque milioni di votanti) non si raggiunge dal lontano 1993.</p><p>Ebbene, questo intraprendente tassista, animato da un ammirevole senso civico, sembra abbia deciso di offrire un <strong>passaggio gratuito</strong> a chiunque ne avrà bisogno, dalla spiaggia al seggio e ritorno, per tutta la giornata di domenica 12 giugno. Un’idea che gli è stata ispirata dalla situazione di una collega, dispiaciuta e arrabbiata di non poter votare perché aveva già programmato le proprie vacanze con la famiglia, approfittando del risparmio concesso dalla bassa stagione. Il nostro generoso eroe, ha prima pensato di dare un passaggio all’amica, e ha poi cominciato a pensare in grande, ovvero dare un passaggio a sue spese a chiunque glielo richiederà, e quindi ha concluso pensando in grandissimo: rivolgendo un<strong> appello a tutti i tassisti di buona volontà</strong> <strong>d’Italia</strong> affinché mettano a disposizione il proprio mezzo per trasportare i turisti balneari e montanari ai seggi.</p><p>Che l’idea sia fattibile o meno, che possa avere seguito o meno, di questi tempi, con l’urgenza che c’è, la disinformazione che impera, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/04/referendum-il-governo-ricorre-alla-consulta-obiettivo-impedire-ai-cittadini-di-votare/115940/" target="_blank">Berlusconi che ricorre alla Corte Costituzionale</a> contro il via libera della Cassazione, tutto fa brodo e niente va sprecato. Per cui, da questo blog, raccogliamo e rilanciamo ancora: tassisti, automobilisti, possessori di camion, autocarri, autocaravan, furgoncini e scooter a due posti <strong>uniamoci</strong>! E proviamo a guidare, almeno per un giorno, questo paese verso la democrazia!</p><p>Ps: Grazie alla buona volontà dei lettori, sull&#8217;onda di questo post è stata aperta anche una pagina Facebook, visitatela e diffondete: <strong>&#8220;<a href="http://www.facebook.com/pages/Taxi-Quorum/171905449535839" target="_blank">Taxi Quorum &#8211; il 12 e 13 giugno chi porti a votare?</a>&#8221; </strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/05/tassisti-ditalia-uniti-per-il-quorum/116116/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>14</slash:comments> </item> <item><title>Greenpeace all&#8217;Olimpico contro il nucleare</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/30/greenpeace-allolimpico-contro-il-nucleare/114619/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/30/greenpeace-allolimpico-contro-il-nucleare/114619/#comments</comments> <pubDate>Mon, 30 May 2011 10:08:49 +0000</pubDate> <dc:creator>PDeangelis</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[blitz]]></category> <category><![CDATA[Coppa Italia]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[greenpeace]]></category> <category><![CDATA[Inter]]></category> <category><![CDATA[Nucleare]]></category> <category><![CDATA[Palermo]]></category> <category><![CDATA[referendum]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=114619</guid> <description><![CDATA[Straordinario – ma hanno fatto anche di meglio in passato – blitz di Greenpeace allo stadio Olimpico di Roma per la finale di Coppa Italia, ieri 29 maggio. Mentre sul campo stava iniziando il primo tempo, tra Inter e Palermo, gli attivisti dell’associazione ambientalista più attiva e (quando serve) aggressiva che ci sia, si sono...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Straordinario – ma hanno fatto anche di meglio in passato – <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.facebook.com/media/set/?set=a.10150189175114499.306837.35346524498" target="_blank">blitz di Greenpeace allo stadio Olimpico</a></span> di Roma per la finale di Coppa Italia, ieri 29 maggio. Mentre sul campo stava iniziando il primo tempo, tra Inter e Palermo, gli attivisti dell’associazione ambientalista più attiva e (quando serve) aggressiva che ci sia, si sono calati dall’anello di copertura dello stadio, srotolando uno striscione giallo di duecento metri quadrati con la scritta: “Da Milano a Palermo, fermiamo il nucleare”. Per un lungo minuto hanno rubato la scena a quanto stava accadendo sul prato dell’Olimpico, accolti da un <strong>applauso trasversale </strong>dei tifosi presenti.</p><p>Non tutti, non sempre, riconoscono il valore delle iniziative di Greenpeace, che con grande <strong>intelligenza mediatica</strong> ha fatto della spettacolarizzazione delle proprie proteste un marchio di fabbrica (indimenticabile la <a href="http://www.youtube.com/watch?v=zVu9eawb1QY" target="_blank">scalata</a> del Cristo Redentore a Rio de Janeiro). Ma che se necessario non teme di lanciarsi anche nella lotta corpo a corpo, intralciando baleniere, bloccando centrali, infiltrando uomini. <a href="http://www.greenpeace.org/italy/it/" target="_blank">Greenpeace</a> è un’associazione internazionale non governativa che si autofinanzia e che è sempre presente ovunque ci sia un’emergenza ambientale da prevenire o, purtroppo, da denunciare all’opinione pubblica. Dovremmo <strong>ricordarcene più spesso</strong> ed essere grati a questi uomini e donne che a prezzo della propria incolumità e fedina penale sfidano l’Autorità dei Governi per la salvaguardia delle risorse di tutti.</p><p>Fa sorridere, nel contesto, il <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2011/05/29/visualizza_new.html_843359782.html" target="_blank">commento</a></span> del Presidente del Senato Schifani che ha voluto enfatizzare la forza aggregante dello sport, grazie a “una finale che ha una visione plastica dell’unità d’Italia, tra una squadra del Nord, una del Sud e giocata a Roma al centro d’Italia”. In effetti, ieri sera, l’Italia virtualmente rappresentata allo stadio Olimpico è stata unita, almeno per un minuto,<strong> contro un nemico comune</strong>. Il nucleare, i rischi connessi, i quesiti irrisolti, le speculazioni immancabili, la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=202290213143053" target="_blank">negazione palese del diritto di esprimersi a riguardo con un referendum</a></span>. In altre parole, tutti uniti, per sessanta secondi, contro chi ha deciso di calpestare senza vergogna la volontà popolare: il partito di Schifani, appunto.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/QOsg60mnzkI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/30/greenpeace-allolimpico-contro-il-nucleare/114619/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>9</slash:comments> </item> <item><title>Quanto costa un monolocale a Sucate?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/24/quanto-costa-un-monolocale-a-sucate/113374/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/24/quanto-costa-un-monolocale-a-sucate/113374/#comments</comments> <pubDate>Tue, 24 May 2011 17:51:20 +0000</pubDate> <dc:creator>PDeangelis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[ballottaggio]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[milano]]></category> <category><![CDATA[Moratti]]></category> <category><![CDATA[moschea abusiva]]></category> <category><![CDATA[sucate]]></category> <category><![CDATA[Twitter]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=113374</guid> <description><![CDATA[Come ormai ben saprete, in una di queste agitate nottate pre-ballottaggio, è apparso misteriosamente un nuovo quartiere di Milano: Sucate. Dalla sera alla mattina, in barba al Pgt (Piano di governo del territorio), la periferia (o il centro, non si è capito) ha partorito un nuovo figlio che, però, ha subito mostrato il suo carattere...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/24/dopo-leffetto-pisapia-su-facebook-nasce-il-quartiere-milanese-di-sucate/113469/" target="_blank"><span style="text-decoration: none;">Come ormai ben saprete</span></a>, in una di queste agitate nottate pre-ballottaggio, è apparso misteriosamente un <strong>nuovo quartiere di Milano</strong>: Sucate. Dalla sera alla mattina, in barba al Pgt (Piano di governo del territorio), la periferia (o il centro, non si è capito) ha partorito un nuovo figlio che, però, ha subito mostrato il suo carattere ribelle ospitando addirittura una moschea abusiva, quella notoriamente sita in “Via Gian Domenico Puppa”.</p><p>Che razza di città, questa Milano! Talmente pervasa dalle scorie radioattive dell’estremismo sinistrorso, da esserne ormai contaminata sin nelle fondamenta, di più sin nelle pieghe del finora insospettabile Pgt. Una città monstrum fuori da ogni controllo, che vive ormai di vita propria, che si contorce dagli spasmi e muta fattezze come una specie di Mister Hyde dell’urbanistica. Partorisce zingaropoli, Stalingrado in miniatura, moschee abusive, concentrazioni pericolosissime non di gas inquinanti ma di gay vocianti; insomma, un incubo da cui svegliarsi al più presto, una neoplasia, anzi no un cancro, anzi no una metastasi da eradicare senza pietà. Bisogna bonificare questo monstrum dalla malattia dell’estremismo che l’ha colpita e che rischia di contagiare tutto il Nord e poi, chissà, tutta l’Italia. Dobbiamo guarire Milano dalla sinistra! Ne va della sopravvivenza dei nostri valori unitari fondanti: l’illegalità, l’opportunismo, il nepotismo, il clientelismo, l’ipocrisia, la gerontocrazia, la mignottocrazia, il razzismo e l’xenofobia.</p><p>Possibile che non comprendiate la posta in gioco? L’assoluta emergenza nella quale ci troviamo? Volete una riprova? Chiedetevi: chi vorrebbe mai vivere vicino a una moschea abusiva in via Gian Domentico Puppa nel quartiere di Sucate? Eh?</p><p>Ehm, ecco, io sì. <strong>Io ci vivrei</strong>. Mi metterebbe di buon umore già solo il fatto di rispondere a chi mi chiede: “Dove abiti?”, “Sucate!”. Soprattutto se chi me lo chiede sono politici in cerca del mio voto… E poi mi piacerebbe svegliarmi e sentire l’odore di spezie del venditore di kebab, e magari cogliere l’occasione di avere una moschea a portata di mano per capirci finalmente qualcosa di Islam. E mi piacerebbe continuare a insegnare, proprio come faccio adesso, in una Scuola Elementare ma di Sucate. Una scuola senza bidelli, senza computer, senza materiale didattico, costruita senza criteri antisimici e soprattutto con pericolosissimi alunni extracomunitari (musulmani, rumeni, albanesi…). Insomma, una vera scuola estremista, un avamposto di terrorismo puro, una cellula dormiente del prossimo abominevole attentato: quello all’idiozia e all’ignoranza.</p><p>P.S. Se qualcuno è in grado di fornirmi informazioni sui costi di un monolocale a <a href="http://www.facebook.com/pages/Sucate/187186341332024" target="_blank">Sucate</a>, gliene sarei grato. Per chi volesse maggiori informazioni sulle attrattive del quartiere rimando a questa <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/24/dopo-leffetto-pisapia-su-facebook-nasce-il-quartiere-milanese-di-sucate/113469/" target="_blank">pagina</a>&#8230;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/24/quanto-costa-un-monolocale-a-sucate/113374/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>12</slash:comments> </item> <item><title>Il corpo dei bambini</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/17/il-corpo-dei-bambini/111774/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/17/il-corpo-dei-bambini/111774/#comments</comments> <pubDate>Tue, 17 May 2011 10:59:16 +0000</pubDate> <dc:creator>PDeangelis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[corpo delle donne]]></category> <category><![CDATA[minori]]></category> <category><![CDATA[moda]]></category> <category><![CDATA[Pubblicità]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=111774</guid> <description><![CDATA[Non so se vi è mai capitato di notare uno strano fenomeno, che si ripete ormai da qualche anno, e che si colloca orientativamente a cavallo in quella stagione particolare che è la P/E (Primavera-Estate). E’, questo, un periodo di fioritura, di allergie, ma soprattutto di rinnovo del guardaroba. In cui ci si trova un...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non so se vi è mai capitato di notare uno strano fenomeno, che si ripete ormai da qualche anno, e che si colloca orientativamente a cavallo in quella stagione particolare che è la P/E (Primavera-Estate). E’, questo, un periodo di fioritura, di allergie, ma soprattutto di rinnovo del guardaroba. In cui ci si trova un po’ tutti forzati di fronte a un bivio: bisogna disfarsi delle coperture vetero invernali e approcciare le novità estive.</p><p>Un momento cruciale per l’industria della moda, che deve conquistarsi i gusti degli acquirenti normali e (magari!) anche delle fashion-victims. Come diffondere il verbo labile e fluttuante dei trend nel minor tempo possibile e nella maniera più efficace? Per mezzo di paginoni e paginoni di pubblicità che inondano numeri all’improvviso ipertrofici di riviste e settimanali (soprattutto femminili).  Niente di diverso, si dirà, rispetto a ciò che capita a ogni cambio di stagione. E invece no. Da qualche anno si sta affermando una tendenza a dir poco abominevole, quella di dedicare <strong>numeri quasi monografici</strong> (dal punto di vista pubblicitario) non più soltanto a proposte di vestiario rivolte ad adulti, bensì specificatamente a bambini.</p><p>Bè, non so a voi, ma a me sfogliare queste pagine di giornali, e ritrovarmi davanti dei baby-modelli (si parla di alunni da Scuola Primaria), fa un effetto straniante. Sia per il numero impressionante di pubblicità presenti, ma anche per il modo in cui questi modelli mignon vengono presentati. <strong>L’infanzia sparisce</strong>, e viene sostituita da una imitazione parossistica della vita adulta. Piccoli innamoramenti. Balli della mattonella. Baci sulla bocca (sì, pure quelli). Pose artefatte. Trionfo della spersonalizzazione. Mi si dirà: ma sono immagini giocate sul filo dell’ironia, che ricreano situazioni da adulti ma per gioco e divertimento, un po’ come fa la bambina che si traveste con i vestiti e i trucchi della mamma. Sarà, ma io questa innocenza di intenti non riesco a coglierla. Quello che vedo sono bambini agghindati da adolescenti (e poi adolescenti agghindati da adulti), chiamati a interpretare (con quanta consapevolezza del gioco è tutto da vedere) delle situazioni estranee alla loro realtà quotidiana. Quello che vedo è un tentativo odioso di commercializzare l’infanzia e la prima adolescenza, omologandola a un certo modo di vestire, dettato da una serie di griffe che si propongono di firmare la <strong>divisa della normalità</strong>, dell’integrazione, dello status simbol popolare. Quello che vedo è un tentativo di plagio, che si basa sul più subdolo dei meccanismi pubblicitari, ovvero creare un bisogno artificiale (che prima non c’era) e poi fornire la soddisfazione a quel bisogno. Vesti il tuo bambino così, e farete parte anche voi di questo mondo dorato. Dopo la famiglia del Mulino Bianco, la famiglia della Griffe d’Oro.</p><p>Ebbene, amare la moda, è una cosa bella. Ma è una cosa che richiede intelligenza critica. La capacità di misurare il valore di ciò che si è, e di ciò che sono gli altri, non da ciò che si indossa ma da come si pensa o si parla o ci si comporta. La capacità di usare un vestito non come un&#8217;arma per stabilire una gerarchia tra sé e gli altri, ma come un mezzo per sentirsi più a proprio agio con se stessi e quindi anche con gli altri. La capacità, infine, di costruirsi un gusto personale che rispecchi la propria individualità, senza essere indottrinati, suggestionati, plasmati sin dalla più tenera età. Per questo le pubblicità rivolte agli adulti hanno un senso e una funzione. Al contrario, le pubblicità che sfruttano modelli minorenni sono pericolose, perché traghettano l’idea che se vuoi essere <em>cool</em>, se vuoi essere <em>in</em>, devi vestirti già dai banchi di scuola in un determinato modo; un’idea violenta e potenzialmente razzista. Come sono violente (e tutt’altro che ironiche o poetiche) le immagine patinate di questi bambinetti ridotti a manichini in miniatura di abiti griffati. Forse, ci vorrebbe <strong>una legge che regoli finalmente questo settore</strong>. Forse, dopo il <a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/" target="_blank"><span style="text-decoration: none;">corpo delle donne</span></a>, bisognerebbe cominciare a occuparsi anche del corpo dei bambini. Senza andare troppo lontano, cominciando dalle pagine della rivista che si tiene in borsa o sul comodino.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/17/il-corpo-dei-bambini/111774/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>13</slash:comments> </item> <item><title>La ministra della D-Istruzione colpisce ancora</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/12/la-ministra-della-d-istruzione-colpisce-ancora/110673/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/12/la-ministra-della-d-istruzione-colpisce-ancora/110673/#comments</comments> <pubDate>Thu, 12 May 2011 15:18:40 +0000</pubDate> <dc:creator>PDeangelis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[boicottaggio]]></category> <category><![CDATA[invalsi]]></category> <category><![CDATA[Mariastella Gelmini]]></category> <category><![CDATA[prove]]></category> <category><![CDATA[scuola pubblica]]></category> <category><![CDATA[scuole private]]></category> <category><![CDATA[test]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=110673</guid> <description><![CDATA[Il mondo della scuola è, ancora una volta, in subbuglio. Questa volta al centro del mirino di proteste e contestazioni, da parte di genitori e insegnanti, non ci sono i famigerati tagli orizzontali di Tremonti, la cronica carenza di materiale didattico e non (basta riguardarsi le inchieste di Presa diretta per farsi un’idea della tragicità...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il mondo della <strong>scuola </strong>è, ancora una volta, in subbuglio. Questa volta al centro del mirino di proteste e contestazioni, da parte di genitori e insegnanti, non ci sono i famigerati<strong> tagli orizzontali </strong>di Tremonti, la cronica carenza di materiale didattico e non (basta riguardarsi le inchieste di <a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-2db1ed36-8bbe-4a15-9edf-8b96f2f44df9.html#p=2" target="_blank"><em>Presa diretta</em></a> per farsi un’idea della tragicità della situazione), l’impossibilità di pagare i supplenti per mancanza di fondi, il taglio all’organico dei bidelli con una drastica riduzione della vigilanza interna, le classi sempre più numerose,<strong> gli edifici mai messi in sicurezza </strong>da rischi sismici, ecc. Al centro delle polemiche non c’è nemmeno la domanda, che sarebbe pur legittima, del senso invece dei pochi investimenti fatti sulla scuola (uno a caso: la famosa <a href="http://www.indire.it/scuola-digitale/lavagna/" target="_blank"><span style="text-decoration: none;">Lim</span></a>, la magica Lavagna Interattiva Multimediale, con proiettore integrato e personal computer).</p><p>No, al centro delle recenti proteste c&#8217;è qualcos&#8217;altro. Il fulcro dell’ennesimo scontro tra il mondo della scuola e la ministra della Pubblica D-istruzione, questa volta sono i <strong>Test Invalsi</strong> (dove <a href="http://www.invalsi.it/invalsi/index.php" target="_blank">Invalsi</a> è un acronimo che sta per Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione). I Test Invalsi, a quanto pare, sono diventati una delle punte di diamante nel grande progetto di riforma meritocratica della scuola pubblica fortemente voluto dal ministro e messo in opera coerentemente attraverso tagli indiscriminati alle risorse e al personale. Questi Test consistono in due prove a tempo, una di Italiano e una di Matematica. Il loro scopo dichiarato: quello di quantificare in modo più possibile <strong>oggettivo </strong>la qualità e l’efficacia dell’insegnamento/apprendimento nelle varie scuole italiane, onde decidere con lungimiranza verso quale di esse indirizzare dei premi in denaro. Ma qualcosa è andato storto, dato il coro di malumori, critiche e persino aperte diserzioni messe in atto da docenti e genitori dei tre ordini di scuola coinvolti (Primarie, Secondarie di Primo e Secondo Grado). Esemplare il caso della Scuola Primaria “Corrazza” di Parma, ove insegnanti e famiglie sono riuscite a <strong>boicottare </strong>parzialmente lo svolgimento del test. Ma voci di protesta si alzano da più parti.</p><p>Quali sono le accuse che si muovono a queste fantomatiche prove? Le accuse principali sono tre: voler valutare in modo scientifico un <strong>processo fluido e articolato</strong> come quello dell&#8217;insegnamento/apprendimento; introdurre un <strong>criterio classista</strong> in base al quale distinguere tra scuole di serie A e scuole di serie B (con le seconde sempre più in difficoltà); dirottare ulteriormente i pochi fondi disponibili alle <strong>scuole private</strong> che, anch’esse, hanno accesso alle prove Invalsi e quindi potranno beneficiare degli eventuali futuri incentivi economici. Ci sono poi altri problemi, legati alla tipologia stessa di un test a tempo. In una scuola che si dichiara aperta alla valorizzazione<strong> </strong>delle <strong>diversità </strong>e che ha appena introdotto nuove direttive didattiche per gli alunni D.S.A. (cioè afflitti da problemi di disgrafia, disortografia, dislessia e discalculia), non si capisce come la stessa prova possa essere somministrata con uguali modalità a qualsiasi tipologia di studente: extracomunitario, D.S.A., portatore di handicap, ecc. Un extracomunitario, per difficoltà linguistiche, potrebbe avere bisogno di più tempo. Così dicasi di un alunno D.S.A. che, forse, avrebbe bisogno proprio di un altro tipo di prova. Altrimenti, si rischia di discriminare e svantaggiare non solo gli alunni, ma anche le scuole in cui quegli alunni sono presenti a maggioranza, in quanto risulteranno per forza di cose scuole dove “si insegna male e si apprende peggio”, quando invece sono baluardi di civiltà e di democrazia che costruiscono ogni giorno la reale integrazione tra individualità, culture ed esperienze differenti. Questi, però, nella fantasmagorica scuola del merito, sono solo fastidiosi dettagli.</p><p>Per chi volesse approfondire consiglio l&#8217;ottima pagina Facebook <a style="text-decoration: underline;" href="http://www.facebook.com/notes/senza-tregua/materiale-di-analisi-contro-le-prove-invalsi-e-faq/207906625909168" target="_blank">Materiali di analisi contro le Prove Invalsi</a>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/12/la-ministra-della-d-istruzione-colpisce-ancora/110673/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>13</slash:comments> </item> <item><title>Rebirth Japan: il Giappone delle medaglie</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/30/rebirth-japan-il-giappone-delle-medaglie/108176/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/30/rebirth-japan-il-giappone-delle-medaglie/108176/#comments</comments> <pubDate>Sat, 30 Apr 2011 16:28:52 +0000</pubDate> <dc:creator>PDeangelis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Daisuke Takahashi]]></category> <category><![CDATA[Giappone]]></category> <category><![CDATA[Mao Asada]]></category> <category><![CDATA[Miki Ando]]></category> <category><![CDATA[pattinaggio]]></category> <category><![CDATA[Takahiko Kozuka]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=108176</guid> <description><![CDATA[Stanno per concludersi a Mosca, proprio in queste ore, i Campionati Mondiali di Pattinaggio di Figura. Campionati dal valore particolarmente simbolico. Erano previsti per la fine di marzo a Tokio, ma a causa del disastro accaduto in Giappone, sono stati prima sospesi e poi posticipati di un mese. Sono campionati simbolici anche per una seconda...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Stanno per concludersi a Mosca, proprio in queste ore, i Campionati Mondiali di Pattinaggio di Figura. Campionati dal valore particolarmente <strong>simbolico</strong>. Erano previsti per la fine di marzo a Tokio, ma a causa del disastro accaduto in Giappone, sono stati prima sospesi e poi posticipati di un mese. Sono campionati simbolici anche per una seconda ragione. Perché in Giappone il pattinaggio artistico sul ghiaccio è uno sport di grande rilevanza nazionale. I pattinatori giapponesi, tutti di ottimo livello e con diversi titoli internazionali nel loro carniere, in patria sono delle <strong>vere e proprie star</strong>, che incassano milioni di euro tra pubblicità e sponsor, e sono ospiti fissi in televisione. Insomma, la loro partecipazione a Mosca portava con sé la responsabilità di dover pattinare non solo per loro stessi, ma anche per il proprio popolo, piegato dall’immane tragedia del terremoto, dello tsunami e dell’incidente di Fukushima.</p><p style="text-align: justify;">La competizione si prefigurava accesa soprattutto nel singolo femminile e maschile, dove il Giappone schierava i due campioni del mondo in carica, <strong>Mao Asada</strong> e <strong>Daisuke Takahashi</strong>. Enormi erano le speranze di veder riconfermati i loro titoli, donando ai moltissimi tifosi giapponesi almeno un istante di gioia e magari un sorriso. Ma, come si dice nel gergo del pattinaggio, la gara è sempre la gara. Con le emozioni, le sorprese e anche gli imprevisti. Niente, o quasi, è andato secondo le aspettative.</p><p style="text-align: left;">I primi a scendere sul ghiaccio della Megarena di Mosca sono stati gli uomini. La gara (per chi non si intendesse di pattinaggio artistico che dalle nostri parti, purtroppo, è considerato ancora uno sport minore) si articola di due segmenti: lo <em>short program</em> o programma corto (con elementi obbligatori e della durata di circa tre minuti) e il <em>free program</em> o programma lungo (con maggiore libertà nella scelta degli elementi e della durata di circa quattro minuti). Dopo lo short program gli atleti giapponesi erano rispettivamente secondo, terzo e sesto; un ottimo esordio. Nonostante questo, da registrare la toccante conferenza stampa di <strong>Takahiko Kozuka</strong>, l’atleta classificatosi sesto dopo il primo round, che si è dichiarato “mortificato” per aver commesso degli errori e si è pubblicamente scusato di fronte al suo popolo. I pronostici sembravano comunque più che positivi e le speranze di andare a medaglia quasi una certezza. Ma poi arriva la gara, come si diceva, con il suo corredo di assurdità.</p><p style="text-align: left;"><strong>Nobunari Oda</strong>, il secondo classificato provvisorio, compie un banale errore strategico, ripete una volta di troppo un salto triplo e viene fortemente penalizzato dal pannello tecnico; scivola dal secondo posto fuori dal podio. Tutte le attese sono ora per <strong>Daisuke Takahashi</strong>, il campione del mondo in carica e terzo dopo lo short programm. Anche qui, però, il destino gioca subito un tiro sinistro. Ad appena trenta secondi dall&#8217;inizio del programma, mentre Daisuke sta puntando per staccare il salto quadruplo, salta una vite e la lama del suo pattino si stacca. L’altleta deve fermarsi, correre fuori dalla pista e cercare di ripare al guasto tecnico in due minuti (cronometrati, tanto concede il regolamento). Lo straordinario e organizzatissimo team giapponese riesce ad aggiustare il pattino, Daisuke può riprendere il suo esercizio ma l’esito è ormai compromesso. Anche lui è fuori dal podio. Non resta che <strong>Takahiko Kozuka</strong>, attualmente sesto nella classifica provvisoria, che deve tentare l’impresa quasi impossibile di scalare almeno tre posizioni. Evento che si verifica raramente dato che, a quei livelli, gli atleti hanno tutti notevoli capacità tecniche e artistiche. Ma il giovane giapponese, che si era detto mortificato e si era scusato davanti alla nazione, compie il miracolo. Con un programma libero praticamente perfetto, in cui presenta un quadruplo <em>toe-loop</em> e due tripli <em>axel</em>, riesce a vincere la medaglia d’argento. E a regalare il primo sorriso ai tifosi giapponesi.</p><p style="text-align: justify;">Ancora meglio la competizione femminile dove, a parte la delusione per la perfomance tesa e imperfetta di Mao Aasada (solo sesta al termine della gara), è proprio una giapponese a conquistare la medaglia d’oro. <strong>Miki Ando</strong>, che aveva già incantato la platea con uno struggente <em>short program</em> sulle note di “The mission” di Ennio Moricone, strappa il primo posto addirittura alla campionessa olimpica in carica, la coreana <strong>Yu-na Kim</strong>. Soddisfazioni anche per l’Italia, che arriva alla medaglia di bronzo grazie alla splendida prova di Carolina Kostner. Ma sono soprattutto gli occhi di Miki Ando a emozionare tutti i presenti, sia alla Megarena sia a casa. La neo campionessa del mondo, con uno sguardo che non riesce a essere fino in fondo felice, ringrazia il pubblico per il supporto ricevuto e mostra alle telecamere la scritta che tutto il team giapponese porta cucita addosso: “Rebirth Japan”: la rinascita del Giappone.</p><p style="text-align: left;">Da Mosca, loro, i giovani atleti giapponesi, orgoglio e gioia di un paese intero, hanno lottato e vinto. Per un mese, hanno continuato in silenzio ad allenarsi, nonostante la morte e la distruzione che li cirondava. Perché sentivano di dover mantener fede alla promessa fatta: donare, per un istante almeno, <strong>un sorriso ai loro compatrioti</strong>. Perché sapevano che tutto il Giappone li avrebbe guardati. Avrebbe guardato alla loro dignità, alla loro umiltà, alla loro forza di carattere come a un esempio. Come a un piccolo passo verso un nuovo futuro.</p><p style="text-align: justify;"><strong>Lo short program di Miki Ando</strong></p><p style="text-align: justify;"><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/vvJLFLlXHxM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p style="text-align: justify;"><strong>Il free program di Takahiko Kozuka</strong></p><p style="text-align: justify;"><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/cZMQdCEhFuc" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/30/rebirth-japan-il-giappone-delle-medaglie/108176/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>7</slash:comments> </item> <item><title>Donne brutte ai tempi del velinismo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/27/donne-brutte-ai-tempi-del-velinismo/107330/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/27/donne-brutte-ai-tempi-del-velinismo/107330/#comments</comments> <pubDate>Wed, 27 Apr 2011 08:01:12 +0000</pubDate> <dc:creator>PDeangelis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[bruttezza]]></category> <category><![CDATA[Maria Veladiana]]></category> <category><![CDATA[velinismo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=107330</guid> <description><![CDATA[E’ da poco uscito per i tipi di Einaudi, “La vita accanto”, il bel romanzo d’esordio di Mariapia Veladiano. Il romanzo parte da una premessa interessante che, in questi tempi di velinismo imperante, sembra quanto mai attuale: raccontare la vita di una donna brutta. Non deforme, non portatrice di handicap, ma semplicemente brutta. Di una...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E’ da poco uscito per i tipi di Einaudi, <em>“La vita accanto”</em>, il bel romanzo d’esordio di <strong>Mariapia Veladiano</strong>. Il romanzo parte da una premessa interessante che, in questi tempi di velinismo imperante, sembra quanto mai attuale: <strong>raccontare la vita di una donna brutta</strong>. Non deforme, non portatrice di handicap, ma semplicemente brutta. Di una bruttezza che, come il suo opposto, appare oggettiva e non si può negare. La domanda che si agita tra le pagine è allora: che significa portarsela addosso? Vivere dentro questa bruttezza ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. Come se si indossasse una maschera circense o, al contrario, un burka dell’invisibilità.</p><p>Nella premessa sta il maggior valore del libro. Nell’intuizione, lucida e spietata, che il mondo che condividiamo non è lo stesso per tutti. Ma è come un’autostrada, con le automobili che viaggiano a velocità diverse, <strong>a seconda della corsia riservata</strong>: quella riservata ai belli, quella riservata ai brutti, quella riservata ai sani, quella riservata ai malati, quella riservata alle donne, quella riservata agli uomini, quella riservata agli eterosessuali, quella riservata agli omosessuali, quella riservata al Nord, quella riservata al Sud. Ecc, ecc. Il tema iniziale si dilata in una pletora di interpretazioni possibili, assurgendo a un’universalità che gli spetta di diritto, riattivando in noi un archetipo fondamentale: quello dell’Ombra, dell’Altro, del Diverso.</p><p>Tuttavia, proprio tale densità tematica, non riesce a incarnarsi appieno nella storia raccontata. Qualcosa, man mano che le pagine si assottigliano, viene lasciato fuori. E il romanzo devia, verso la ricerca di un riscatto, di un possibile lieto fine. La protagonista, allora, non può essere solo brutta, ma sarà dotata di un talento pianistico fuori del comune. La natura, che le ha fatto un torto in prima istanza, è chiamata a rifonderla con un dono di uguale peso. Un talento musicale che le permetterà di ritagliarsi un posto privilegiato nel mondo, di svolgere un lavoro al riparo dal contatto diretto con gli altri (autrice di colonne sonore), di crearsi infine una sorta di nido &#8211; una comune al femminile &#8211; fatta di affetti e solidarietà in cui spendere serena (se non felice) il resto della vita.</p><p>Il romanzo della Veladiano, che per padronanza della lingua e maturità compositiva si pone già come una futura protagonista delle lettere italiane, diventa così una sorta di favola, di malinconica parabola sospesa in un tempo mai veramente reale. E questo, congedato il libro, lascia un retrogusto amaro. Perché ci si chiede, quasi con una punta di rabbia, non avere il coraggio di affondare il coltello nella carne viva? Perché non raccontare la storia di una donna brutta, sì, ma brutta e basta. Una donna che debba affrontare nuda, senza la corazza di un talento che la rende comunque unica e speciale,<strong> la realtà della sua condizione</strong>. Perché cercare a tutti i costi una possibile redenzione? Che suona come parziale omologazione o normalizzazione del diverso? La letteratura, che è la patria degli esuli per eccellenza, non dovrebbe, invece, prendersi il peso, sulle sue spalle, proprio di ciò che non può essere redento? Di ciò che non può essere curato, reintegrato, allineato. Di ciò che si rifiuta di diventare regola, o brutta copia di una regola, e preferisce piuttosto morire come un’eccezione.</p><p>Al di là di queste riflessioni, che possono o meno trovare spazio nella mente di un lettore, <em>“La vita accanto” </em>resta un bel romanzo che accende una luce soffusa su vite femminili borderline. Vite che non appaiono ma che nondimeno esistono. Vite che rivendicano una loro dignità e bellezza. Vite che elargiscono il contributo irrinunciabile della diversità. E che continuano, tenacemente, a fiorire anche all’ombra di velismi vari e Bunga Bunga.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/27/donne-brutte-ai-tempi-del-velinismo/107330/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>20</slash:comments> </item> <item><title>Donne, benvenute a Flatlandia!</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/13/donne-benvenute-a-flatlandia/76775/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/13/donne-benvenute-a-flatlandia/76775/#comments</comments> <pubDate>Sat, 13 Nov 2010 17:06:55 +0000</pubDate> <dc:creator>PDeangelis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Edwin A. Abbott]]></category> <category><![CDATA[flatlandia]]></category> <category><![CDATA[mondo narrativo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=76775</guid> <description><![CDATA[A volte per capire la realtà non c’è niente di meglio che rivolgersi all’immaginazione. In questi giorni di ennesimi scandali sessuali, di minorenni di serie A (assistiti dal potere) e minorenni di serie B (dimenticati da tutti), di corpi femminili esibiti come ornamento festaiolo, la satira più acuta e spietata su quanto sta accadendo ci...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong></strong>A volte per capire la realtà non c’è niente di meglio che rivolgersi all’immaginazione. In questi giorni di ennesimi scandali sessuali, di minorenni di serie A (assistiti dal potere) e minorenni di serie B (dimenticati da tutti), di corpi femminili esibiti come ornamento festaiolo, la satira più acuta e spietata su quanto sta accadendo ci viene da un breve romanzo fantastico scritto nel lontano 1882 dal reverendo <strong>Edwin A. Abbott</strong>. Il titolo di questo prezioso libretto è <em>Flatlandia</em> e (solo) apparentemente non ha nulla a che fare con la nostra squallida attualità.</p><p><em>Flatlandia</em> narra la storia di un Quadrato (abitante appunto della Flatlandia, ovvero la terra del piano e quindi delle due dimensioni) che per un caso fortuito si trova a fare esperienza anche degli altri mondi dimensionali (la Pointlandia, la terra del punto ovvero di nessuna dimensione; la Linelandia, la terra delle linee ovvero di una dimensione; la Spacelandia, la terra dello spazio ovvero delle tre dimensioni). Il destino del nostro Quadrato non sarà dei più rosei, anzi la scoperta diretta di altri mondi e della terza dimensione (l’altezza), lo porterà a essere <strong>trattato come eretico </strong>dalla sua società di appartenenza, processato e infine imprigionato a vita.</p><p>Prima del triste epilogo, però, il romanzo è un tripudio di fantasia e inventività, nel descrivere le caratteristiche della Flatlandia e i viaggi interdimensionali del protagonista. Sintetizzare le molte geniali trovate di Abbott in un singolo post sarebbe impossibile, ma, per rimanere ancorati al tema di questo blog, è importante sottolineare come la costruzione del mondo narrativo della Flatlandia sia un eccellente esempio pratico della teoria dei “sette elementi generatori” (che abbiamo più volte illustrato negli articoli precedenti <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/27/che-cos’e-un-mondo-narrativo/65028/" target="_blank">qui</a></span> e <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/07/come-costruire-un-mondo-narrativo/69651/" target="_blank">qui</a></span>).</p><p>Per esempio, si comincia con la descrizione del <em>topos</em>, cioè dello spazio fisico del mondo. In questo caso, si tratta di uno spazio che è appunto il piano geometrico, dominato da due sole dimensioni: la lunghezza e la larghezza. Abbott ce lo presenta così: <em>“Immaginate un vasto foglio di carta su cui delle linee Rette, dei Triangoli, dei Quadrati, dei Pentagoni, degli Esagoni e altre figure geometriche, invece di restar ferme al loro posto, si muovano qua e là, liberamente, sulla superficie o dentro di essa, ma senza potersene sollevare e senza potervisi immergere, come delle ombre, insomma – consistenti, però e dai contorni luminosi”</em>. Ma Abbott fa anche molto di più, calandosi nel punto di vista bidimensionale e spiegando le difficoltà di riconoscersi l’un l’altro <strong>quando ci si percepisce tutti piatti</strong>, quindi sostanzialmente con l’aspetto di una linea retta (in questo caso diventerà risolutivo proprio il fattore della <em>lucentezza</em> che permette di distinguere i vari lati delle figure). Ci parla inoltre della geografia della Flatlandia, del suo clima e anche della sua urbanistica, illustrandoci come siano costruite le case dei flatlandesi. Insomma, scende nel più vivo e minimo dettaglio, da sempre chiave di volta di ogni mondo narrativo ben riuscito.</p><p>La parte più satirica del romanzo è però quella dedicata all’elemento del <em>genos</em>, ovvero della rete di rapporti sociali, politici, personali che contraddistinguono una <strong>società</strong>. Apprendiamo così dal protagonista che: <em>“Le nostre Donne sono delle Linee Rette. I nostri Soldati e gli Operai delle Classi Inferiori sono dei Triangoli con due lati uguali. […] La nostra Borghesia è composta da Equilateri, ovvero da Triangoli dai lati uguali. I nostri Professionisti e Gentiluomimi sono Quadrati (classe a cui io stesso appartengo) e Figure a Cinque Lati, o Pentagoni. Subito al di sopra di costoro viene l’Aristocrazia, divisa in parecchi gradi,</em> <em>cominciando dalle Figure a Sei Lati o Esagoni per continuare, via via che il numero dei lati aumenta, fino a ricevere il titolo onorifico di Poligonali, o dai molti lati. Infine, quando il numero dei lati diventa tanto grande, e i lati tanto piccoli, che la Figura non è più distinguibile da un Cerchio, si entra a far parte dell’ordine Circoloare o Sacerdotale, e questa è la classe più elevata di tutte</em>”.</p><p>L’<em>etos</em>, cioè il sistema di valori, che governa un simile ordine sociale è quello della <em>“Regolarità, cioè dell’uguaglianza degli angoli”</em>. Come enuncia sempre il nostro protagonista: l’espressione <em>“Irregolarità di figura ha da noi lo stesso significato, o anche peggiore, che ha da voi una combinazione di stortura morale e di criminalità, ed è trattata di conseguenza.”</em> E per quanto non manchino i progressisti che cercano di dimostrare l’inesistenza di un’interrelazione tra <strong>irregolarità geometrica e degenerazione morale</strong>, i pregiudizi che vogliono tutti uguali hanno la meglio supportati dalla granitica convinzione che <em>“la tolleranza dell’Irregolarità sia incompatibile con la sicurezza dello Stato”</em> (che i flatlandesi fossero leghisti ante litteram?).</p><p>Verrebbe da chiedersi se Abbott non stia descrivendo, invece di un mondo di fantasia, una delle nostre <strong>moderne società occidentali</strong>. Il dubbio scompare – almeno per l’Italia – quando si arriva a parlare delle donne flatlandesi. La donna è la più pericolosa tra gli abitanti della Flatlandia, perché essendo una linea retta (vedi sopra), <em>“una Donna è un ago, tutta punta, almeno alle due estremità”</em> e come tale capace di infilzare letteralmente un uomo. Per esorcizzare questo mortale potere della donna sono state elaborate una serie di leggi, tra cui le più singolari, sono di certo le due seguenti: 1) <em>“a ogni Femmina è proibito sotto pena di morte camminare in qualsivoglia luogo pubblico senza emettere ininterrottamente il suo Grido di pace”</em>, come a dire che le donne devono, per poter essere ammesse alla vita pubblica, assicurare di essere <strong>innocue per gli uomini</strong>; 2) è proibito <em>“alle Femmine, sotto pena di morte, di camminare o anche di star ferme in qualsiasi luogo pubblico senza muovere continuamente il posteriore da sinistra a destra, in modo da segnalare la propria presenza”</em>. Ecco, una società in cui una donna per rivendicare il proprio diritto alla visibilità sociale debba dichiararsi inoffensiva e soprattutto sculettare senza soluzione di continuità, a me ricorda molto scenari attuali e vicende recenti. A voi no?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/13/donne-benvenute-a-flatlandia/76775/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>25</slash:comments> </item> <item><title>Divulgazione, colpi di scena e mondi narrativi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/28/mondi-narrativi-divulgazione-e-colpi-di-scena/74109/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/28/mondi-narrativi-divulgazione-e-colpi-di-scena/74109/#comments</comments> <pubDate>Thu, 28 Oct 2010 14:24:40 +0000</pubDate> <dc:creator>PDeangelis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[luoghi della narrazione]]></category> <category><![CDATA[mondi narrativi]]></category> <category><![CDATA[narrazione]]></category> <category><![CDATA[topos]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=74109</guid> <description><![CDATA[Riprendiamo il nostro discorso sugli elementi che costituiscono un mondo narrativo. Nei post precedenti ne abbiamo abbondantemente parlato, indicando come un mondo narrativo (e tutti i mondi appena li raccontiamo diventano mondi narrativi, non è necessario che siano contenuti in un libro o un film, possiamo ricostruirli anche in una conversazione in cui riferiamo ad...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Riprendiamo il nostro discorso sugli elementi che costituiscono un mondo narrativo. Nei post precedenti ne abbiamo abbondantemente parlato, indicando come un mondo narrativo (e tutti i mondi appena li raccontiamo diventano mondi narrativi, non è necessario che siano contenuti in un libro o un film, possiamo ricostruirli anche in una conversazione in cui riferiamo ad esempio del nostro luogo di lavoro o della nostra famiglia) sia formato da sette elementi o dimensioni fondamentali: il <em>topos</em> (lo spazio fisico), l’<em>epos</em> (la memoria storica), l’<em>ethos</em> (l’insieme dei valori), il <em>logos</em> (l’insieme dei linguaggi), il <em>genos</em> (l’insieme dei rapporti), il <em>telos </em>(le finalità comuni), il <em>chronos</em> (il tempo). Ognuna di queste dimensioni è sempre presente sia nel <em>mondo esterno</em> (il contesto in cui il personaggio si muove) sia nel <em>mondo interno</em> (l’interiorità del personaggio stesso).</p><p>E’ arrivato il momento di dare un’occhiata più da vicino al primo elemento che abbiamo citato: il <em>topos</em>. Per amor di sintesi potremmo dire che il <em>topos</em> è <strong>lo spazio in cui si svolge la storia</strong>. Riferito al contesto esterno può indicare i vari luoghi (naturali o artificiali) in cui sono ambientate le vicende. Riferito al personaggio ha a che fare con tutte le sue caratteristiche fisiche e con tutte le abitudini relative in generale al suo corpo (il modo di muoversi, di parlare, di vestirsi, ecc.). Il <em>topos</em> è un elemento estremamente importante, perché non solo colloca la storia in un <strong>contenitore</strong> preciso e caratteristico/caratterizzante, ma può aiutare il narratore a <strong>tenere alta l’attenzione</strong> del lettore/spettatore fornendogli due grandi opportunità narrative: la <em><strong>divulgazione</strong></em> e il <em><strong>colpo di scena</strong></em>.</p><p>Uno dei piaceri più squisiti della narrazione è proprio quello di farci scoprire ed esplorare mondi che non conosciamo: che si tratti di un pianeta alieno (<em>Dune</em>), uno stato totalitario (<em>1984</em>), una città del Far West (<em>Deadwood</em>), un luogo di lavoro come un Pronto Soccorso (<em>E.R.</em>) o un ufficio legale (<em>Ally Mc Beal, Damages</em>) o una centrale di polizia (<em>The Shield</em>), una famiglia nucleare o amicale (<em>I Robinson, Friends, Will and Grace, Sex and the city, Gilmore girls</em>). Quando qualcuno ci mostra dall’interno come è fatto e come funziona un mondo, la nostra curiosità è sempre solleticata e di conseguenza anche la nostra attenzione è più desta. Per questo i narratori si sforzano di trovare mondi narrativi vergini o di trovare nuove angolazioni da cui raccontare mondi già visti (scoprendone dettagli e particolari mai rivelati o scegliendo stili di narrazione ibridi e originali).</p><p>Ma l’esplorazione progressiva del <em>topos</em> di un mondo non soddisfa soltanto la nostra <strong>voglia di conoscenza</strong>, può anche servire per creare degli inquietanti colpi di scena. Un esempio ai limiti dell’eccesso di questo meccanismo è praticato nel telefilm <em>Lost</em>, dove un gruppo di passeggeri di un aereo precipitato si ritrova disperso su una misteriosa isola, scenario di fenomeni apparentemente inspiegabili. La lenta scoperta delle varie aeree dell’isola e dei suoi altri abitanti, è appunto fonte continua di <em>suspence</em> e tensione narrativa.</p><p>In conclusione, il <em>topos</em> è un elemento che si rivela preziosissimo per rendere concreta e affascinante una storia. Il successo di un fenomeno editoriale come <em>Harry Potter</em> nasce, in gran parte, dalla capacità dell’autrice di giocare con gli elementi classici del fantasy calandoli in un’ambientazione relativamente innovativa. L’idea della compresenza del “mondo dei maghi” e del “mondo dei babbani” e soprattutto l’invenzione di una “scuola di magia”, permettono di raccontare il noto sotto una forma nuova (la società degli umani) e di proporre l’ignoto sotto una forma familiare (la scuola di magia è una scuola a tutti gli effetti, un vero e proprio college, se non fosse che vi si studiano materie come Divinazione o Difesa dalle Arti Oscure).</p><p>Nei prossimi post indagheremo come nello specifico il <em>topos</em> possa rivelarsi un elemento di grande appeal narrativo, leggendo qualche mappa o cartina, visitando il sommergibile Nautilus, fumando un po’ di erba pipa, studiando il ciclo di alcuni vermi giganti, aprendo una porta e visitando un universo a una sola dimensione. Poi faremo la conoscenza di qualche personaggio interessante. E infine definiremo una serie di consigli pratici per costruire in maniera efficace il <em>topos</em> di un eventuale mondo. E così di seguito per tutti e sette gli elementi generatori. Alla prossima!</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/28/mondi-narrativi-divulgazione-e-colpi-di-scena/74109/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>37</slash:comments> </item> <item><title>Come costruire un mondo narrativo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/07/come-costruire-un-mondo-narrativo/69651/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/07/come-costruire-un-mondo-narrativo/69651/#comments</comments> <pubDate>Thu, 07 Oct 2010 14:07:27 +0000</pubDate> <dc:creator>PDeangelis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[chronos]]></category> <category><![CDATA[epos]]></category> <category><![CDATA[Ethos]]></category> <category><![CDATA[genos]]></category> <category><![CDATA[logos]]></category> <category><![CDATA[mondo narrativo]]></category> <category><![CDATA[telos]]></category> <category><![CDATA[topos]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=69651</guid> <description><![CDATA[Nei post precedenti ho cercato di circoscrivere il concetto di mondo narrativo sino a darne una definizione sintetica e semplice da utilizzare: un mondo narrativo è un ordine di esistenti, cioè l’insieme dei personaggi e degli ambienti di una storia che sono selezionati e correlati in modo da creare un’unità coerente e pulsante. E’ arrivato...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nei post precedenti ho cercato di circoscrivere il concetto di mondo narrativo sino a darne una definizione sintetica e semplice da utilizzare: un mondo narrativo è un <strong>ordine di esistenti</strong>, cioè l’insieme dei personaggi e degli ambienti di una storia che sono selezionati e correlati in modo da creare un’unità coerente e pulsante.</p><p>E’ arrivato ora il momento di capire come sia possibile generare un mondo narrativo. In altre parole, è necessario compiere un ultimo passo fondamentale, quello che dalla teoria ci trasporta nella pratica. Introdurre <strong>un metodo</strong> che ci consenta concretamente di creare gli ambienti e i personaggi della nostra narrazione e/o di verificare che siano stati costruiti in maniera compiuta ed efficace.</p><p>Il metodo che vi presento è stato elaborato dal sottoscritto e dallo scrittore/sceneggiatore <strong>Davide Pinardi</strong>, ed è stato ispirato dal lavoro dell’antropologo <strong>Carlo Tullio Altan</strong>, proprio come il lavoro di Christopher Vogler (l’ideatore del modello drammaturgico noto come “<em>il viaggio dell’eroe</em>”) si è nutrito degli studi di un altro antropologo, Joseph Campbell (autore del famoso <em>L’eroe dai mille volti</em>). Evidentemente, deve esistere una qualche connessione sotterranea tra antropologia e narrazione, le cui ragioni si possono intuire già nei post di apertura di questo blog dove si è più volte accennato a come il “narrare” sia un’attività connaturata a tutti gli esseri umani e non soltanto a scrittori, sceneggiatori o drammaturghi.</p><p>Il “<em>metodo sette elementi generatori</em>”, quale lo abbiamo denominato, si basa sull’idea che sette siano gli elementi o, per meglio dire, le dimensioni che interagiscono tra loro a formare un mondo narrativo:</p><p><strong>Topos</strong>, il territorio, lo spazio;</p><p><strong>Epos</strong>, la memoria storica;</p><p><strong>Ethos</strong>, i valori condivisi;</p><p><strong>Logos</strong>, i linguaggi;</p><p><strong>Genos</strong>, l’insieme dei rapporti di status parentela e stirpe;</p><p><strong>Telos</strong>, le finalità comunitarie;</p><p><strong>Chronos</strong>, il tempo.</p><p>Queste sette dimensioni possono riferirsi sia al personaggio (mondo narrativo interno) sia all’ambiente (mondo narrativo esterno) e possono quindi servire come guida o come griglia per costruire sia l’uno che l’altro.</p><p>Come sempre, il sistema migliore per illustrare un metodo è applicarlo, ma lo spazio è tiranno. Dal prossimo post ci addentreremo nei sette elementi (un post per ognuno), ma per dare una panoramica rapida e approssimativa di cosa significa rintracciarli all’interno di un’opera, vi allego una delle appendici al manuale <em>Il mondo narrativo &#8211; Come costruire e come presentare il mondo di una storia</em> (De Angelis – Pinardi, Lindau Editore). E’ una scheda di analisi, molto breve e sommaria, che individua i sette elementi riferiti a un mondo narrativo interno, quindi a un personaggio e non a un ambiente, ovvero nello specifico alla protagonista del film <em>Il favoloso mondo di Amelie</em> di <strong>Jean-Pierre Jeunet</strong> (che, come spesso capita nelle commedie romantiche, trova particolarmente sviluppati gli elementi dell’epos, del genos e dell’ethos).</p><p>“<em>Il favoloso mondo di Amelie</em>” rappresenta un esempio fin troppo lampante di narrazione costruita interamente attorno alla psicologia di un personaggio. Le stesse scelte narrative adottate consentono con estrema facilità di ricostruire in tutti i suoi aspetti il mondo interno del personaggio, in quanto per tutto il primo atto del film una voce fuori campo racconta in modo chiaro e puntuale la formazione del carattere di Amelie e il suo lento rifugiarsi in un mondo ideale avulso dalla realtà.</p><p><strong>Chronos</strong></p><p>Amelie ha ventitré anni, ma la sua età interiore è quella di un’adolescente, che si dibatte tra idealismo, tensione verso gli assoluti e capacità di sognare da una parte e paure, insicurezze e inibizioni dall’altra.</p><p><strong>Topos</strong></p><p>Amelie è mediamente alta, magra, con un fisico proporzionato. Ha capelli e occhi neri, un sorriso largo e generoso. Ha un portamento elegante e un modo di fare discreto. In generale, comunica una sensazione di dolcezza.</p><p>Più significativo il suo topos artificiale che è caratterizzato da due note dominanti: la sobrietà e un certo anacronismo. Amelie ha un taglio di capelli simile a quello di Audrey Hepburn, un caschetto nero che le incornicia il volto. Non è mai truccata o ornata di accessori vistosi come gioielli o borse. E’ spesso vestita in modo sobrio e leggermente demodé, con gonne lunghe e magliettine accollate che le conferiscono un fascino d’altri tempi.</p><p>Il topos sembra perfettamente coerente con le caratteristiche del personaggio, una giovane donna il cui isolamento non dipende dagli altri ma dalla sua indole. Amelie non è una donna sgraziata ed emarginata ma un’incantevole sognatrice che vive al di fuori del tempo.</p><p><strong>Genos</strong></p><p>Amelie è bianca, francese, di estrazione borghese. E’ figlia unica. Il padre è medico, la madre è maestra elementare.</p><p>Il genos famigliare è particolarmente importante nella storia e viene dedicata molta cura alla costruzione delle figure genitoriali. Di entrambe sono mostrate piccole idiosincrasie e preferenze. E viene specificato il tratto dominante del loro carattere: atono e poco comunicativo (fin quasi alla glacialità) il padre, isterica e nervosa la madre.</p><p>Amelie non ha un gruppo di amici di infanzia. Il suo genos amicale coincide inizialmente con quello professionale. Amelie fa la cameriera in un bar di Parigi dove lavorano anche: Suzanne, la padrona, ex-ballerina equestre del circo Mediano rimasta zoppa in seguito ad un incidente; Georgette, malata di ipocondria, che si occupa dei tabacchi; Gena, collega di Amelie. L’unica amica che almeno inizialmente è estranea a questo gruppo è Filomena, hostess di linea a cui Amelie tiene il gatto tra un volo e l’altro. Nessuno di questi personaggi è sviluppato in modo particolarmente accurato.</p><p>Nel corso della storia il genos amicale di Amelie si allargherà includendo alcuni dei suoi condomini, soprattutto un anziano pittore dilettante, sofferente di una rara malattia che gli impedisce di uscire di casa e lo costringe a vivere da recluso (è chiamato “l’uomo di vetro” perché le sue ossa si rompono al minimo urto al punto che tutta la sua casa è rivestita di gommapiuma in modo da non farsi male). Il pittore diventa una sorta di alter-ego negativo di Amelie, ovvero ciò che Amelie rischia di diventare se non riuscirà a risolvere il suo blocco emotivo, che le impedisce di prendere contatto con la realtà accettando di scontrarsi con essa e rimanerne ferita.</p><p>Infine, a questi personaggi, si aggiungerà Nino, il ragazzo di cui Amelie si innamorerà ricambiata. Nino viene presentato subito come uno spirito affine ad Amelie: è un bel ragazzo, timido, discreto, con un’infanzia di solitudine alle spalle (“<em>Spesso a 9 KM di distanza , uno sognava una sorella e l’altra un fratello con cui passare tutto il tempo…</em>”). Nino lavora in un sexy-shop e ha la mania del collezionismo (colleziona fototessere recuperate dalle macchinette pubbliche).</p><p>Amelie viene caratterizzata come una persona chiusa in un suo mondo: cresciuta sempre sola ha trovato nella solitudine la sua condizione di vita naturale. Non pratica quindi sport o hobbies sociali, né tantotomeno vengono fornite informazioni specifiche sui suoi rapporti con il contesto culturale, religioso o politico. Si tratta di informazioni non particolarmente utili da un punto di vista narrativo, poiché il personaggio di Amelie vive appunto al di fuori del tempo e della realtà.</p><p><strong>Logos</strong></p><p>Il logos di Amelie è coerente con il personaggio di una donna educata, timida e distaccata dalla realtà. Amelie è spesso silenziosa, affidandosi più che alle parole a luminosi sorrisi. Quando parla, non alza mai la voce, non usa mai un linguaggio scurrile, non ricorre a doppi sensi o allusioni volgari. Il suo modo di muoversi è aggraziato e discreto, ma anche in un certo senso dinamico e vitale.</p><p>Il personaggio di Amelie comunica raramente con l’esterno, ma questo non vuol dire che sia priva di empatia o insofferente agli altri, che è invece capace di ascoltare con partecipazione e aiutare segretamente.</p><p><strong>Epos</strong></p><p>La dimensione dell’epos di Amelie è ricostruita con un’enorme cura. Tutta la prima parte del film è dedicata a raccontare la sua vita famigliare e gli eventi significativi che hanno segnato la sua crescita. E’ possibile affidarsi direttamente alla voce narrante del film per delineare l’epos del personaggio: “<em>All’età di sei anni Amelie vorrebbe che suo padre l’abbracciasse…Invece il padre ha un contatto fisico con lei solo durante il controllo medico mensile. La piccola sconvolta da tanta intimità eccezionale non riesce a trattenere il batticuore e per questo il padre la crede affetta da una anomalia cardiaca. A causa della malattia fittizia Amelie non va a scuola. E’ la madre che le fa da maestra…Senza contatto con gli altri bambini, sballottata tra lo stato febbrile di sua madre e la glacialità di suo padre, Amelie si rifugia in un mondo tutto suo…E poi un giorno il dramma. La madre muore investita da una turista…Dopo la morte della madre Amelie si ritrova a tu per tu con il padre; costui, già poco comunicativo, si richiude ancora di più in se stesso e si lancia nella costruzione maniacale di un mausoleo in miniatura per raccogliere le ceneri di sua moglie…Passano i giorni, i mesi, gli anni…Il mondo esterno appare così morto che Amelie preferisce sognare una sua vita nell’attesa di avere l’età per andarsene…Cinque anni più tardi lavora come cameriera in un bar di Montmarte…la vita scorre tranquilla…Non ci sono uomini nella vita di Amelie…ma coltiva un gusto particolare per i piccoli piaceri: tuffare la mano in un sacco di legumi, rompere la crosta della creme brule con la punta del cucchiaino, far rimbalzare i sassi sul canale Saint Martin…Col tempo non è cambiato nulla: Amelie continua a rifugiarsi nella solitudine…Fino alla notte del 30 Agosto 1997 quando si verifica l’avvenimento che sconvolge la vita di Amelie…</em>”</p><p>Il 30 Agosto del 1997 muore Lady Diana ma non è questo l’avvenimento che sconvolge la vita di Amelie. Mentre al telegiornale danno la notizia della morte della Principessa del Galles, Amelie scopre accidentalmente nel suo bagno una scatoletta contenente alcuni oggetti infantili che appartenevano al precedente inquilino del suo appartamento. E’ da questo piccolo evento straordinario che si scatena il suo conflitto interiore.</p><p><strong>Ethos</strong></p><p>Al centro dell’ethos di Amelie c’è il rapporto sogno/realtà: è meglio limitarsi a sognare o confrontarsi con la realtà?</p><p>Fino alla famosa notte che segna l’inizio della sua una nuova vita, Amelie è sempre vissuta preferendo i sogni alla vita reale. L’isolamento in cui vive non l’ha però resa arida ed egoista: essendo un isolamento in qualche modo voluto o comunque serenamente accettato ha avuto su di lei l’effetto contrario. Amelie si è mantenuta pura: è una sognatrice, un’idealista, a cui sono estranei il cinismo e la cattiveria gratuita.</p><p>Non a caso quando decide di entrare in contatto con il mondo reale lo fa in una maniera totalizzante. Il ritrovamento della “scatoletta dei ricordi” le suggerisce un’improvvisa missione: ritrovarne il legittimo proprietario e, nel caso in cui questo rimanga colpito dall’evento, incominciare a occuparsi attivamente della vita degli altri.</p><p>La prima parte della missione ha un esito positivo e Amelie inizia a dedicarsi alle esistenze di quelli che la circondano, cercando in maniera discreta di risolvere i loro problemi, vendicare le ingiustizie che subiscono, migliorare le loro condizioni di vita. La sua è una regia occulta, i suoi interventi rimangono sempre nascosti, ma questo non le impedisce di auto-rappresentarsi come “<em>…la madrina di tutti gli emarginati, la madonna degli indesiderati…</em>” e di pensare alla sua vita come a quella di un’autentica missionaria, una “<em>…donna privata di se stessa eppure sensibile al fascino discreto delle piccole cose…che come Don Chisciotte aveva deciso di combattere contro l’implacabile mulino di tutte le miserie umane</em>”.</p><p>L’idealismo di Amelie è un retaggio del suo isolamento, che non le consente di avere una visione realistica e oggettiva delle cose, filtrando tutto attraverso la sua indole romantica e spingendola a immaginarsi anche nei panni di uno Zorro versione femminile.</p><p>Tuttavia il suo altruismo nascosto e “mascherato” le permette ancora di intervenire nella realtà rimanendone al tempo stesso al di fuori. Per uscire concretamente dal suo mondo Amelie deve “sporcarsi le mani” ed esporsi in prima persona. La vera scelta morale di Amelie si compirà allora in riferimento al ragazzo di cui si innamora: Amelie dovrà decidere se scontrarsi finalmente con la realtà, rivelandosi a lui e correndo il rischio di essere rifiutata, o invece rimanere per sempre prigioniera del suo universo privato di sogni e fantasie.</p><p>La voce narrante è anche su questo punto estremamente chiara: “<em>Una ragazza normale correrebbe il rischio di chiamarlo subito per capire se vale la pena di sognare ancora…Questo si chiama confrontarsi con la realtà ma è una cosa cui Amelie non tiene affatto</em>”.</p><p>Nel dilemma se è meglio sognare o vivere Amelie sarà spesso assalita da dubbi e ripensamenti. In alcuni momenti prevarrà la convinzione che è necessario aprirsi agli altri (“<em>Amelie ha la sensazione di essere in armonia con se stessa, la vita le appare semplice e limpida, si sente sommersa da uno slancio d’amore, un desiderio di aiutare l’umanità intera…</em>”), in altri casi la paura di rischiare in prima persona la porterà a dubitare e a rifugiarsi di nuovo in se stessa (“<em>Se Amelie preferisce vivere in un sogno e restare una ragazza introversa è un suo diritto. Perché fallire la propria vita è un diritto inalienabile</em>”).</p><p>Alla fine sarà l’uomo di vetro che la spingerà ad agire e a dichiararsi a Nino, quindi a misurarsi per la prima volta con la realtà (“<em>Lei non ha le ossa di vetro, lei può scontrarsi con la vita. Si lanci!</em>”).</p><p><strong>Telos</strong></p><p>Il telos conscio, cioè l’obiettivo consapevole, di Amelie è appunto quello di “occuparsi della vita degli altri” uscendo dal suo isolamento.</p><p>Il telos inconscio è in realtà l’opposto, ovvero trovare qualcuno che si occupi finalmente di lei, dandole l’amore che le è sempre mancato e rompendo il cerchio di solitudine che la vita le ha costruito intorno.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/07/come-costruire-un-mondo-narrativo/69651/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>27</slash:comments> </item> <item><title>Mondi, sottomondi, sovramondi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/29/mondi-sottomondi-sovramondi/65886/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/29/mondi-sottomondi-sovramondi/65886/#comments</comments> <pubDate>Wed, 29 Sep 2010 14:36:08 +0000</pubDate> <dc:creator>PDeangelis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[mondi]]></category> <category><![CDATA[narrazione]]></category> <category><![CDATA[sottomondi]]></category> <category><![CDATA[sovramondi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=65886</guid> <description><![CDATA[Fino a questo punto, per esigenze di sintesi, abbiamo inteso il mondo narrativo come una dimensione che contiene, al contempo, i personaggi e l’ambiente che fanno da attori e da teatro di una determinata storia. E’ ora giunto il momento di fare una distinzione. Un mondo narrativo si presenta sempre doppio, come le due facce...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Fino a questo punto, per esigenze di sintesi, abbiamo inteso il mondo <em>narrativo</em> come una dimensione che contiene, al contempo, i <em>personaggi</em> e <em>l’ambiente</em> che fanno da attori e da teatro di una determinata storia.</p><p>E’ ora giunto il momento di fare una distinzione. Un mondo <em>narrativo</em> si presenta sempre <strong>doppio</strong>, come le due facce di una moneta, e l’elemento di congiunzione tra le due parti è il personaggio. In altre parole un mondo <em>narrativo</em> si divide sempre in un <em>mondo esterno</em> al personaggio e in un <em>mondo interno</em> al personaggio stesso.</p><p>Il <em>mondo esterno</em> è appunto l’ambiente (fisico, sociale, culturale, politico, economico, artistico…) in cui i personaggi si muovono e interagiscono, il quale, a sua volta, può ulteriormente suddividersi in due sottocategorie:</p><ul><li>il <em>sovramondo</em></li><li>i <em>sottomondi</em>.</li></ul><p>Per comprendere che cosa s’intenda con questi termini, è sufficiente considerare che nel suo complesso ogni grande collettività è simile  a un enorme <strong>insieme</strong> composto da numerosi <strong>sottoinsiemi</strong>. E’ cioè una sorta di sovramondo contenente al suo interno una serie di sottomondi che ne riproducono in scala – anche se in maniera non meccanica – l’intera struttura. I meccanismi di aggregazione che funzionano per una società in generale sono attivi, in forme “<em>specializzate</em>”, anche in ogni gruppo in essa compreso che tenda a organizzarsi come una comunità. Una classe sociale, un ambiente di lavoro, una setta religiosa, una corrente artistica, un partito politico, una corporazione professionale, un gruppo di amici, una famiglia sono tutti esempi di sottomondi (reali e narrativi) che si formano e si sviluppano sulla base dei sette elementi generatori a cui abbiamo accennato nel post precedente (<em>topos</em>, <em>epos</em>, <em>ethos</em>, <em>telos</em>, <em>logos</em>, <em>genos</em>, <em>chronos</em>).</p><p>Stringendo ancor di più la prospettiva, si arriva infine al mondo interno al personaggio, cioè appunto alla sua <strong>interiorità</strong>, <strong>personalità</strong>, <strong>psicologia</strong>. Tutto ciò che è vero per il contesto in cui un eroe (letterario,  cinematografico, ecc.) si muove è altrettanto vero per la fisicità e l’interiorità dell’eroe medesimo. Ogni individuo, esattamente come ciò che lo circonda, ha un <em>topos</em>, un <em>epos</em>, un <em>ethos</em>, un <em>telos</em>, un <em>logos</em>, un <em>genos </em>e un<em> chronos</em>, coincidenti o in conflitto con quelli dell’ambiente in cui vive. Si tratta di dimensioni spesso psichiche ma non per questo meno “<em>obiettive</em>”, descrivibili e “<em>oggettivabili</em>” da parte del narratore.</p><p>Di conseguenza <em>anche il personaggio, al pari dell’ambiente, può essere considerato come un mondo narrativo</em>.</p><p>I rapporti tra <em>mondo esterno</em> (sovramondo + sottomondi) e <em>mondo interno</em> si possono efficacemente rappresentare attraverso una serie di cerchi concentrici: se nella teoria narrativa è infatti possibile generare ambiente e personaggio <em>separatamente</em> l’uno dall’altro, nella pratica di una narrazione essi tornano sempre a influenzarsi e a modificarsi a vicenda.</p><p><strong>Sovramondo</strong></p><p>(Società, Stato, Nazione, Continente, Natura, Pianeta…)</p><p><em>contiene</em></p><p><strong>Sottomondi</strong></p><p>(ambienti professionali, scientifici, artistici, politici, affettivi…)</p><p><em>e</em></p><p><strong>Mondo interno</strong><em></em></p><p>(singola persona)</p><p>Proprio come un <strong>organismo vivente</strong>, il mondo narrativo è fatto di parti diverse che si integrano e dalla cui integrazione dipende la possibilità dell’organismo stesso di rimanere in vita. Nel suo laboratorio, il narratore può costruire ambiente e personaggio in maniera autonoma facendo ricorso a un unico metodo comune (il metodo dei sette elementi generatori), ma nello svolgersi di una narrazione i due mondi si saldano in una continuità di rapporti e in un sistema di relazioni implicite o esplicite che rendono unitario e inscindibile il loro legame.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/29/mondi-sottomondi-sovramondi/65886/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>45</slash:comments> </item> <item><title>Che cos’è un mondo narrativo?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/27/che-cos%e2%80%99e-un-mondo-narrativo/65028/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/27/che-cos%e2%80%99e-un-mondo-narrativo/65028/#comments</comments> <pubDate>Mon, 27 Sep 2010 08:53:11 +0000</pubDate> <dc:creator>PDeangelis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[alementi]]></category> <category><![CDATA[mondi]]></category> <category><![CDATA[narrazione]]></category> <category><![CDATA[realtà]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=65028</guid> <description><![CDATA[Le storie esistono soltanto dove si presentano sia eventi che esistenti, e non vi possono essere eventi senza esistenti. (S. Chatman, Storia e discorso) Il mondo non esiste. Esistono i mondi. Mondi continuamente creati e ricreati dalla filosofia, dalla religione, dalla scienza, dalla psicologia, dal marketing. Negli ultimi anni abbiamo pensato – ci hanno convinto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>Le storie esistono soltanto dove si </em></p><p><em>presentano sia eventi che esistenti, </em></p><p><em>e non vi possono essere eventi senza esistenti.</em></p><p><em>(</em>S. Chatman<em>, Storia e discorso)</em></p><p>Il mondo non esiste. Esistono <strong>i mondi</strong>. Mondi continuamente creati e ricreati dalla filosofia, dalla religione, dalla scienza, dalla psicologia, dal marketing. Negli ultimi anni abbiamo pensato – ci hanno convinto – che la versione reale e oggettiva del mondo fosse quella scientifica. Ma poi è arrivata la meccanica quantistica. Una disciplina quasi esoterica che ha affermato da subito un’incontrovertibile verità. A livello infinitamente piccolo il mondo non appare come a livello macroscopico: le leggi cambiano, il comportamento della materia muta, il paradosso è dietro l’angolo a ogni nuovo esperimento.</p><p>Molti psicologi cognitivisti sostengono che un’attività conoscitiva fondamentale del pensiero umano sia <strong>narrare</strong> e narrare significhi ritessere gli eventi della nostra vita in una sequenza temporale e in una concatenazione logica; cioè, raccontare storie. E’ una visione ormai universalmente riconosciuta, ma a mio avviso è una visione parziale. Prima di cominciare a raccontare una storia, infatti, tutti noi – narratori spontanei o esperti – ci siamo già figurati il mondo in cui quella storia si svolgerà.</p><p>Il primo atto che il pensiero umano compie per cercare di riordinare e dare senso alla realtà non è raccontare storie bensì costruire e ri-costruire i mondi nei quali quelle storie personali e/o fittizie si troveranno ad ambientarsi e articolarsi.</p><p>Non facciamo altro, tutto il tempo, che <strong>manipolare</strong> il mondo che ci circonda secondo criteri narrativi per orientarci, adattarci e difenderci da esso.</p><p>La domanda, a questo punto, è semplice: se costruire mondi narrativi, sia nella vita che nella finzione, è un’attività che ci è così congeniale e che rivela una così grande importanza, non sarà necessario affrontare una volta per tutte il campo minato delle definizioni?</p><p>Che cos’è, infine, un mondo narrativo? Che cosa lo definisce, appunto? Che cosa facciamo quando, sia nella vita quotidiana sia nello scrivere la sceneggiatura di un film, riorganizziamo il materiale della narrazione (esistenziale o finzionale) per creare il mondo della nostra storia?</p><p>La prima operazione che compiamo, lo abbiamo già detto, è <strong>selezionare</strong> per creare un ordine. Ma, verrebbe da chiedersi, un ordine di che cosa? Risposta: <em>un ordine di esistenti</em>.</p><p>Secondo <strong>Seymour Chatman</strong> per esistenti, all’interno dell’ambito narratologico, bisogna intendere i personaggi e gli ambienti di una storia. Ecco dunque la nostra definizione. Un mondo narrativo è un ordine di <strong>esistenti</strong>, cioè un insieme di personaggi e ambienti relazionati in modo tale da creare un’unità coerente e pulsante, un organismo complesso e delicato, un’entità con una struttura riconoscibile ma al tempo stesso capace di evolversi.</p><p>Mi rendo conto che ciò non basta. C’è da fare un passo ulteriore. O, almeno, indicare la direzione verso la quale questo passo sarà compiuto.</p><p>Quali sono gli strumenti che, nell’infinità di tutte le rappresentazioni possibili, ci permettono di ricostruire (anche inconsapevolmente) proprio quell’ordine di esistenti che ci risulta più utile, più rassicurante e più piacevole? Lo scopriremo nei prossimi post. Per ora, anticipiamo che si tratta di sette elementi, che potrebbero essere pensati come un setaccio al quale passiamo costantemente la realtà per operare una delle trasformazioni alchemiche più importanti ai fini della nostra stessa sopravvivenza: la riduzione del caos magmatico nel quale ci troveremmo immersi nell’immagine di un mondo dotato di <strong>senso</strong> e <strong>stabilità</strong>.</p><p>I sette elementi generatori, i tiranti che tengono in piedi il tendone che di volta in volta ospita il circo che chiamiamo mondo, sono:</p><ul><li><strong>Topos</strong>, il territorio;</li><li><strong>Epos</strong>, la memoria storica;</li><li><strong>Ethos</strong>, i valori condivisi;</li><li><strong>Logos</strong>, i linguaggi;</li><li><strong>Genos</strong>, l’insieme dei rapporti di status parentela e stirpe;</li><li><strong>Telos</strong>, le finalità comunitarie;</li><li><strong>Chronos</strong>, il tempo.</li></ul> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/27/che-cos%e2%80%99e-un-mondo-narrativo/65028/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>56</slash:comments> </item> </channel> </rss>
<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Minified using memcached
Page Caching using memcached (User agent is rejected)
Object Caching 1742/1743 objects using memcached
Content Delivery Network via st.ilfattoquotidiano.it

Served from: www.ilfattoquotidiano.it @ 2012-05-27 08:31:02 -->
