<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Paolo Berdini</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/pberdini/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Il testa coda di Monti sull&#8217;Imu</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/17/testa-coda-monti-sullimu/205102/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/17/testa-coda-monti-sullimu/205102/#comments</comments> <pubDate>Tue, 17 Apr 2012 17:04:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Paolo Berdini</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Imu]]></category> <category><![CDATA[imu governo Monti]]></category> <category><![CDATA[riforme Monti]]></category> <category><![CDATA[Salva-Italia]]></category> <category><![CDATA[scadenza Imu]]></category> <category><![CDATA[tasse sulla casa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=205102</guid> <description><![CDATA[Continua ancora il testa-coda del governo Monti sul problema della nuova tassa sugli immobili, l’Imu. Ricordiamone i passaggi principali. Nel decreto “Salva Italia” era stato previsto il pagamento in due rate di una tassa pari a circa il doppio della vecchia Ici. Le aliquote per il calcolo erano infatti più alte e i valori immobiliari...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Continua ancora il testa-coda del governo Monti sul problema della nuova tassa sugli immobili, l’Imu. Ricordiamone i passaggi principali. Nel decreto “<em>Salva Italia</em>” era stato previsto il pagamento in due rate di una tassa pari a circa il doppio della vecchia Ici. Le aliquote per il calcolo erano infatti più alte e i valori immobiliari erano stati aumentati per legge. I professori che governano sono dei validi economisti e avevano calcolato le <strong>aliquote</strong> sulla base delle previsioni delle entrate da ricavare. Dobbiamo raccogliere oltre 20 miliardi ed ecco ricavata la percentuale da applicare. Da ciechi monetaristi non avevano però calcolato che quell’esborso sarebbe stato il colpo decisivo per milioni di famiglie cui –nel frattempo- avevano diminuito stipendi, pensioni e aumentato tutte le imposte.</p><p>Ecco allora la rocambolesca ritirata della scorsa settimana. Con la scusa che i comuni non avevano provveduto a <strong>definire</strong> le aliquote, si è coperta la preoccupazione che a giugno, di fronte alla necessità di far fronte ad un pagamento che variava da qualche centinaia fino a migliaia di euro per le abitazioni ubicate nelle grandi città,  le famiglie italiane avrebbero potuto avere reazioni incontrollate. Evidentemente qualcuno deve aver avvertito il Presidente del consiglio che stava scherzando con il fuoco.</p><p>Prima ritirata (la scorsa settimana). Si pagherà ancora in due<strong> rate</strong>, ma la prima calcolata con le tariffe della vecchia Ici, e dunque più bassa, a giugno. La seconda più devastante a dicembre: qualche mese di respiro e tempo prezioso per agguantare l’uscita di sicurezza visto che –di fronte al fallimento del governo- si parla sempre più spesso di elezioni anticipate in autunno. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/16/prima-rata-paghera-giugno-agevolazioni-possibili-solo-immobile/204737/" target="_blank">Seconda ritirata</a> (ieri). Meglio pagare in tre rate, perché come per le sostanze velenose, il pagamento diluito sarebbe stato meno impattante. Oggi è uscito dal cappello ancora un altro coniglio. La libertà prima di tutto, hanno tuonato i professori. Che siano i sudditi a decidere se svenarsi in due o tre rate.</p><p>Ma mentre era in atto il balletto, i professori hanno assestato un altro colpo <strong>micidiale</strong>. E’ stata varata la riforma del catasto che fino ad oggi valuta i valori immobiliari sull’astratto parametro del “vano” e che da domani li valuterà sulla più oggettiva base dei metri quadrati.  Provvedimento in se equo, perché i vani della case popolari sono come noto molto più piccoli di quelli delle case signorili. Ma un governo che ha a cuore il futuro della società avrebbe dovuto assicurare solennemente che la riforma non avrebbe comportato un aumento del gettito complessivo ma soltanto una sua redistribuzione. E invece si lasciano le famiglie nella <strong>preoccupazione</strong> che quanto prima dovranno pagare ancora di più per il fondamentale  bene casa.</p><p>L’accanimento monetarista sta mostrando la corda e non c’è chi non veda che il governo ha cacciato il paese in un vicolo cieco. Per la prima volta si pagherà l’Imu anche sulle proprietà agricole e molte aziende chiuderanno i <strong>battenti</strong>. Gli artigiani e le imprese -che stanno già fallendo con ritmi impressionanti- dovranno pagare somme insostenibili. La parte della società che vive in affitto vedrà aumentare le mensilità a causa dell’Imu.</p><p>A questo gravissimo errore di prospettiva, la risposta dei professori è sempre la stessa. Se non troviamo i soldi fallisce l’Italia. Giustissimo. Ammetteranno che c’erano altri modi molto più equi e moralizzatori. Ogni anno per la sanità spendiamo centinaia di miliari di euro: almeno cento vanno a <strong>beneficio</strong> delle cliniche private e nei comparti pubblici lavori e forniture sono appannaggio delle imprese legate al potere politico. Le connessioni tra la mala politica e il controllo di queste imponenti poste di bilancio sono stati certificati dagli scandali della sanità nella  Lombarda, nella Puglia, nella Liguria, nel Lazio e così via. Ci chiediamo perché non si è usato il pugno di ferro.</p><p>La tragedia sociale che stiamo vivendo è dunque quella che si potevano trovare i soldi laddove spariscono a <strong>fiumi </strong>e non dalle famiglie che spesso con molti sacrifici hanno acquistato la loro unica abitazione. Ma la monocultura monetarista del professor Monti non è stata in grado di praticare queste scelte auspicate da tutti.  Un paese intero ne paga le conseguenze.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/17/testa-coda-monti-sullimu/205102/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il professor Monti diventa doroteo senza equità</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/10/professor-monti-diventa-doroteo-senza-equita/203400/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/10/professor-monti-diventa-doroteo-senza-equita/203400/#comments</comments> <pubDate>Tue, 10 Apr 2012 10:28:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Paolo Berdini</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[aliquote]]></category> <category><![CDATA[dorotei]]></category> <category><![CDATA[equità]]></category> <category><![CDATA[Governo Monti]]></category> <category><![CDATA[Imu]]></category> <category><![CDATA[tasse]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=203400</guid> <description><![CDATA[A distanza di qualche giorno dal rinvio da parte del governo Monti dell’applicazione delle nuove aliquote dell’Imu, la nuova imposta sulle abitazioni, è il caso di analizzare le motivazioni reali della fuga. Nessuno può infatti ragionevolmente credere alla giustificazione ufficiale, e cioè che il rinvio si era reso necessario per i ritardi delle amministrazioni locali...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>A distanza di qualche giorno dal rinvio da parte del governo Monti  dell’applicazione  delle <strong>nuove aliquote dell’Imu</strong>, la nuova imposta sulle abitazioni, è il caso di analizzare le motivazioni reali della fuga. Nessuno può infatti ragionevolmente credere alla giustificazione ufficiale, e cioè che il rinvio si era reso necessario  per i ritardi delle amministrazioni locali nella definizione delle aliquote. Un governo che è a caccia di ogni nuova entrata, che ha aumentato tutte le tasse possibili, che ha  freddamente rinviato la pensione a milioni di lavoratori, avrebbe avuto il timore di mettere a bilancio un nuovo fiume di euro? Ma a chi vogliono  far credere una simile storiella?</p><p>Il problema del rinvio nasconde una motivazione più profonda che rende per la prima volta evidente il <strong>vicolo cieco</strong> in cui i professori hanno cacciato il paese. Tassa dopo tassa, infatti, non c’è chi non veda che i redditi della stragrande maggioranza degli italiani si sono ulteriormente ridotti. La parte  più debole della società, in particolare,  non riesce ad arrivare alla fine del mese.  In questo quadro, nel mese di giugno queste famiglie avrebbero dovuto sottoporsi ad un ulteriore salasso. Tutte le stime, anche le più prudenti, parlavano  che gli abitanti delle maggiori  città si sarebbero dovuti sobbarcare  aumenti  di centinaia di euro fino a cifre superiori ai mille euro a famiglia.  Una <strong>situazione insostenibile</strong> che avrebbe comportato concreti rischi di lacerazioni sociali:  c’è infatti un limite a tutto e i professori hanno avuto paura di proteste che avrebbero attecchito con grande facilità, dato lo scontento sociale che esiste.</p><p>Ecco i motivi della ritirata, altro che ritardi di applicazione. I professori hanno intuito per la prima volta di aver cacciato l’Italia in un pericoloso vicolo cieco. L’occupazione –specie quella giovanile- diminuisce sempre più. Le aziende, anche quelle più sane, non ricevono crediti.  In questo quadro sarebbe dovuta entrare in vigore la tassa sulla propria abitazione. Chi possiede 20 alloggi, come qualcuno dei ministri del governo, non avrebbe avuto difficoltà nel pagare la nuova tassa. Milioni di famiglie che nei decenni precedenti sono state costrette dall’assenza di politiche abitative ad acquistare con grandi sacrifici la casa –siamo il paese europeo con la<strong> più alta percentuale di abitazioni in proprietà</strong>-  e che talvolta  stanno ancora pagando la rata del mutuo, avrebbero avuto invece gravi difficoltà.</p><p>Il governo del professor Monti ha pensato bene di rinverdire le tecniche dei vecchi <strong>governi dorotei</strong>. Rinviamo. Non corriamo rischi. Lasciamo passare tempo. Chissà se a dicembre –quando dovranno entrare in vigore le nuove aliquote- ci saremo ancora. L’importante è raggiungere comunque concreti risultati.  Il governo dei tecnici ha infatti escluso dal pagamento dell’Imu le Fondazioni bancarie, potenti organismi che hanno attivi di bilancio superiori a un  miliardo di euro. Il governo della grande finanza non ha dunque deluso il proprio mondo di riferimento.  Pagano i soliti, con una<strong> tassa odiosa sulla propria casa</strong>. Le grandi proprietà immobiliari non vengono sottoposte ad aliquote progressive. Le fondazioni bancarie, invece,  non pagheranno neppure un euro.  Il professor  Monti aveva promesso solennemente equità. Scherzava.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/10/professor-monti-diventa-doroteo-senza-equita/203400/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il futuro delle nostre città</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/17/futuro-delle-nostre-citta/178230/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/17/futuro-delle-nostre-citta/178230/#comments</comments> <pubDate>Sat, 17 Dec 2011 09:02:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Paolo Berdini</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[città. socializzazione]]></category> <category><![CDATA[Firenze]]></category> <category><![CDATA[inquinamento]]></category> <category><![CDATA[servizi]]></category> <category><![CDATA[Torino]]></category> <category><![CDATA[welfare]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=178230</guid> <description><![CDATA[Una settimana fa, il 9 dicembre, le scuole dell’obbligo di Milano sono state chiuse per il mostruoso livello degli inquinanti nell’aria. Il Fattoquotidiano ne ha parlato diffusamente insieme a poche altre testate. La grande stampa di opinione ha invece  relegato l’evento nelle pagine di cronaca: forse per non impressionare l’opinione pubblica. Scelta singolare, perché ogni...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Una settimana fa, il 9 dicembre, le <strong>scuole dell’obbligo</strong> di Milano sono state chiuse per il mostruoso livello degli inquinanti nell’aria. Il <em>Fattoquotidiano</em> ne ha parlato diffusamente insieme a poche altre testate. La grande stampa di opinione ha invece  relegato l’evento nelle pagine di cronaca: forse per non impressionare l’opinione pubblica.</p><p>Scelta singolare, perché ogni giorno veniamo invece terrorizzati sulle vicende delle montagne russe dello stato dell’economia. Forse non abbiamo i soldi per gli stipendi; no, per le tredicesime; forse crolla l’euro; forse l’economia. Per i polmoni dei nostri bambini non c’è la stessa trepidazione. C’è un salto di attenzione: la <strong>monocultura dell’economia</strong> ha sommerso tutto, i bisogni delle persone vere, la salute delle fasce d’età più esposte.<br /> Eppure quei livelli di inquinamento dicono che oltre ai problemi –veri- della crisi economica e finanziaria ci si dovrebbe preoccupare anche del futuro dei bambini e degli anziani, ricercare le più appropriate tecnologie in grado di abbattere l’inquinamento, investire risorse economiche e intellettuali. Cambiare insomma nel profondo le nostre <strong>città invivibili e avvelenate.</strong></p><p>Ma di questo non c’è traccia, forse perché si vuole nascondere il tragico fallimento della<strong> cancellazione delle regole </strong>imposto dall’ideologia liberista. In questi ultimi venti anni ci hanno fatto credere che il “mercato” avrebbe risolto ogni problema della vita urbana. Mai promessa è stata più falsa! Il diluvio di cemento e asfalto che ha sommerso l’Italia ha infatti dilatato senza limiti le città, le ha rese deformi. Ha aggravato la vita dei cittadini distruggendo l’ambiente e il paesaggio.</p><p>E, ciò che ancor più grave, sta minando alla radice la vita stessa delle città.  Nella <strong>Torino degli anni ’60</strong> insieme ai cartelli “<em>non si affitta ai meridionali</em>” si era messo in moto un grande processo di integrazione basato sulla scuola pubblica e sui servizi sociali. Nella Firenze di Giorgio La Pira, sempre anni ’60, si mise in moto un unanime sostegno alla vertenza delle <strong>officine Pignone</strong> minacciate di chiusura e lo stesso sindaco fu in prima fila nella battaglia per dare una casa ai fiorentini, prendendo la decisione di requisire alloggi vuoti per darli agli sfrattati.<br /> Le <strong>città</strong> di quegli anni avevano dunque un senso di appartenenza che, al di là della collocazione sociale di ciascuno gruppo, fornivano servizi, assistenza e integrazione sociale. Erano insomma i luoghi della convivenza pubblica,  e come tali venivano percepite da tutti.</p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/13/firenze-uccide-senegalesi-uccide-killer-estrema-destra-terrorizza-citta/177285/" target="_blank">Martedì scorso</a> un “mostro” ha ucciso a freddo due senegalesi nei mercati rionali fiorentini. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/10/torino-stuprata-smentisce-fiaccolata-finisce-lincendio-campo/176718/" target="_blank">Sabato scorso</a> un nutrito manipolo di “mostri” ha messo in atto un tentativo di pogrom contro i rom torinesi accusati di violenza contro una minorenne bugiarda. Questi ultimi due accadimenti, analogamente alla chiusura delle scuole milanesi, avvengono in un vuoto di <strong>indifferenza e scetticismo</strong>. Come se la concezione stessa della<strong> città come luogo pubblico</strong> fosse stata spazzata via. E’ questo l’interrogativo più urgente cui dobbiamo dare una risposta. Dobbiamo cioè chiederci  se i venti anni di <strong>liberismo urbano</strong> messi entusiasticamente in pratica dai governi nazionali e locali non abbiano minato alla  radice  la città pubblica, il bene comune per eccellenza.</p><p>Nel darci una risposta, ci accorgeremmo allora che i protagonisti di Torino e Firenze non sono “mostri”: sono i frutti avvelenati della devastazione culturale. Esattamente come le scuole immerse in una nuvola di veleni. La città pubblica è stata smantellata sistematicamente. Le scuole dei piccoli centri sono state chiuse privandoli spesso dell’unica occasione di <strong>socializzazione</strong>. Gli istituti scolastici delle grandi città vivono in perenne stato di instabilità per le carenze di manutenzione e di personale. I servizi sociali sono stati falcidiati dovunque “perché non ci sono i soldi”. Questo mantra non vale per il servizio sanitario nazionale che è stato invece privatizzato affidandolo (a nostre spese) alle caritatevoli mani dei Don Verzè, degli Angelucci e dei Tarantini di turno. I <strong>trasporti urbani</strong> dal prossimo gennaio saranno ulteriormente tagliati fino quasi ad annullarli.</p><p>Ciascun cittadino è ormai solo nell’affrontare la vita: la<strong> rete sociale del welfare</strong> è stata cancellata. Le città sono state ridotte in luoghi anonimi che servono soltanto per far arricchire la proprietà fondiaria. Stanno in questo devastante deserto le radici della diffusa indifferenza. E stanno sempre qui i rischi dell’accendersi di una ulteriore spirale di cieca violenza. Gli ingredienti ci sono tutti. La crisi economica è sempre più senza uscita e aumenteranno le disuguaglianze sociali e le fasce di emarginazione. Senegalesi,  rom e tutto il mondo dell’immigrazione dai paesi poveri saranno ancora di più di oggi facili bersagli per tutti coloro che vogliono far dimenticare che le origini della crisi stanno in un sistema economico ed urbano perverso che non si ha il coraggio di arrestare.</p><p>Tornare ad interessarsi delle città come beni comuni è il solo modo per uscire dalla crisi che ci sta travolgendo. Non si tratta, come affermano molti, di alimentare la spesa pubblica senza scopo: si tratta al contrario di investimenti preziosi perché cadono in un momento di crisi e possono indirizzare e favorire gli investimenti privati. A patto di trovare il coraggio di fermare l’espansione urbana e decidere per sempre che le <strong>aree agricole</strong> non sono il luogo privilegiato delle scorribande di  un’economia di rapina. Sono le più <strong>preziose risorse</strong> per il futuro delle giovani generazioni.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/17/futuro-delle-nostre-citta/178230/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Trasferiamo il Raccordo Anulare in Padania</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/20/trasferiamo-il-raccordo-anulare-in-padania/120642/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/20/trasferiamo-il-raccordo-anulare-in-padania/120642/#comments</comments> <pubDate>Mon, 20 Jun 2011 14:43:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Paolo Berdini</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[anas]]></category> <category><![CDATA[grande raccordo anulare]]></category> <category><![CDATA[Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[ministeri]]></category> <category><![CDATA[padania]]></category> <category><![CDATA[pietro ciucci]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=120642</guid> <description><![CDATA[Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani. Questo è il mantra di Berlusconi e Tremonti. E’ vero: delegano ad altri questa ignobile funzione e sperano così di salvare la faccia. Il caso del Grande Raccordo Anulare di Roma è in tal senso da antologia. L’anello autostradale è tutto interno al comune di Roma e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani. Questo è il mantra di Berlusconi e Tremonti. E’ vero: delegano ad altri questa ignobile funzione e sperano così di salvare la faccia. Il caso del<strong> Grande Raccordo Anulare </strong>di Roma è in tal senso da antologia. L’anello autostradale è tutto interno al comune di Roma e funziona come una tangenziale. Nonostante sia perennemente intasata, è infatti l’unica ancora di salvezza per chi si deve spostare quotidianamente per raggiungere il lavoro o raggiungere un servizio pubblico.</p><p>Questo suo funzionamento è poi aggravato dal fatto che negli ultimi 20 anni la parte più debole della popolazione romana è stata costretta a trasferirsi nell’immensa periferia nata oltre il grande raccordo – un anello di 12 chilometri di raggio &#8211; dove le case costano meno, ma da dove occorre percorrere distanze ancora maggiori per arrivare in centro. Ogni giorno dall’area esterna al Gra e dalla periferia metropolitana entrano a Roma circa <strong>800mila cittadini</strong> e pochi  hanno a disposizione linee di trasporto su ferro.  Il raccordo anulare è dunque la spina dorsale della periferia romana.</p><p>Ma in tempi di primato dell’economia, cosa volete che importi della vita di queste persone, delle loro esigenze? Poco meno di nulla,  ed ecco che questo immenso bacino di utenza diventa solo un grande pollo da spennare. A mettere le mani in tasca a questi cittadini ci sta pensando <strong>l’Anas </strong>e il suo presidente <strong>Pietro Ciucci</strong>, che in questi ultimi tempi ha proposto più volte di introdurre il pedaggio. Una proposta in linea con il suo profilo: sostenitore delle privatizzazioni autostradali, prima di approdare all’Anas (2006) era amministratore delegato della società<strong> Ponte di Messina</strong>, come noto parsimoniosa struttura pubblica. I provvedimenti governativi vanno nella stessa direzione e le recenti manovre economiche votate dal Parlamento prevedono l’introduzione del pedaggio. Gli oltre 160mila veicoli che circolano quotidianamente lungo il Gra sono soltanto una fonte di finanziamento ambita, non persone in carne ed ossa. Se soltanto si pagassero 2 euro a veicolo, entrerebbero nella casse dell’Anas 320.000 euro al giorno. 120 milioni all’anno.</p><p>La <strong>Lega Nord</strong> è strenua sostenitrice di questa filosofia e dell’introduzione del pedaggio sul Gra. Un atteggiamento che nasconde il cieco risentimento verso <em>Roma ladrona</em>. Ieri a Pontida è iniziata in grande stile la raccolta delle firme per trasferire in <em>Padania</em> quattro ministeri. E’ un atto scellerato, criticato ancora come elemento folclorico. Un fatto invece inammissibile, perchè a perseguire la dissoluzione dello Stato – questo significa lo sparpagliamento dei ministeri in giro per l’Italia &#8211;  sono ministri in carica, e cioè proprio coloro che dovrebbero più di ogni altro tutelare l’unità della nazione.</p><p>Allora, viene in mente una piccola proposta. Per spostare i ministeri ci vorrà tempo. <strong>Trasferire immediatamente il Grande raccordo anulare </strong>è invece più semplice. L’utile e il dilettevole verrebbero perseguiti insieme. L’utile perché i pedaggi potranno dare ossigeno all’amato Tremonti e al  governo di cui fanno parte. Il dilettevole perché il nuovo raccordo <em>“padano”</em>, dopo aver cementificato quanto resta del corso dell’Adda, raggiungerebbe Pontida e il nuovo casello di pedaggio potrebbe diffondere 24 ore al giorno la musica del geniale Guzzanti-Venditti: <em>“All’uscita ventiquattro c’è il pratun de Pontida”</em>.</p><p>Così saranno felici e potremo sperare di toglierceli di torno dal governo del  paese, lasciando che torni nelle mani di persone serie che sappiano far tesoro del messaggio più profondo venuto dal risultato referendario. E cioè che i giovani hanno preso coscienza che occorre riappropriarsi di un concetto semplice e fondamentale: la<strong> cosa pubblica</strong> &#8211; ad iniziare dall’acqua, appunto &#8211; deve essere restituita alla sovranità popolare e sottratta alle fameliche bande che la stanno depredando.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/CT3WqFnJwWE" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/20/trasferiamo-il-raccordo-anulare-in-padania/120642/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>43</slash:comments> </item> <item><title>Lupi s’è fermato a Santa Giulia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/04/lupi-s%e2%80%99e-fermato-a-santa-giulia/115964/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/04/lupi-s%e2%80%99e-fermato-a-santa-giulia/115964/#comments</comments> <pubDate>Sat, 04 Jun 2011 14:02:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Paolo Berdini</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[abusivismo]]></category> <category><![CDATA[Giuliano Pisapia]]></category> <category><![CDATA[Letizia Moratti]]></category> <category><![CDATA[Maurizio Lupi]]></category> <category><![CDATA[milano]]></category> <category><![CDATA[urbanistica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=115964</guid> <description><![CDATA[Chi non ha mai visto almeno una volta l’onorevole Maurizio Lupi? Salta da un talk show all’altro, è molto verboso e di granitiche convinzioni. Impossibile non averlo mai intercettato negli zapping quotidiani. Il nostro ha molto a che fare con le città. E’ stato uno dei più lucidi teorici della distruzione dell’urbanistica nel nostro paese....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Chi non ha mai visto almeno una volta l’onorevole <strong>Maurizio Lupi</strong>? Salta da un talk show all’altro, è molto verboso e di granitiche convinzioni. Impossibile non averlo mai intercettato negli zapping  quotidiani.</p><p>Il nostro ha molto a che fare con le città. E’ stato uno dei più lucidi teorici della <strong>distruzione dell’urbanistica</strong> nel nostro paese. Quando ricopre la carica di assessore all’urbanistica del comune di Milano (1997-2001 con il sindaco Albertini) rende sistematica la politica dell’urbanistica contrattata che già esisteva nel capoluogo lombardo. Da deputato è stato l’autore della legge di controriforma del governo del territorio che pone sullo stesso piano le amministrazioni pubbliche con i proprietari delle aree edificabili.</p><p>Le città e il <strong>territorio</strong>, nella cultura liberista, sono soltanto questioni economiche e la distinzione tra pubblico e privato non ha più motivo di esistere. La sua legge non è stata approvata per un miracolo: se oggi non viene ripresa è perché approvarla è inutile: tra “<em>piani casa” e “decreto sviluppo</em>” ogni regola è stata cancellata. Obiettivo raggiunto, dunque: le città lasciate in mano alla <strong>speculazione</strong>.</p><p>Nei quindici giorni che separavano dal secondo turno elettorale, <strong>Letizia Moratti </strong>ha calato l’asso pur di recuperare terreno su Giuliano Pisapia.  Se sarò rieletta, disse solennemente, Maurizio Lupi sarà il nuovo assessore all’urbanistica. Sperava forse che il mondo della speculazione immobiliare manifestasse entusiasmo e appoggiasse ancor di più di quello che aveva fin lì fatto, la sua campagna elettorale. Il seguito lo sappiamo. Pisapia ha trionfato e il lupetto è stato spelacchiato e non sarà assessore all’urbanistica.</p><p>La questione non è secondaria. Dietro questa sconfitta si legge il crollo dell’egemonia culturale che ha trionfato in questi ultimi venti anni. La teoria che le città dovevano essere lasciate all’<strong>iniziativa privata</strong> e le amministrazioni pubbliche dovevano solo togliere ogni laccio e lacciolo ha avuto un indiscutibile successo. I comuni di centro sinistra (Roma ne è l’esempio più scandaloso), urbanisti d’antan e l’informazione controllata dai poteri forti hanno sostenuto convintamene questa tesi.</p><p>Oggi la spinta degli speculatori si è fermata. Il principale motivo sta nel giudizio che i cittadini di Milano hanno potuto esprimere sugli effetti della cancellazione dell’urbanistica. A <strong>Santa Giulia</strong>, che veniva contrabbandato come un quartiere modello, i promotori non hanno neppure eseguito la bonifica del suolo. Costava troppo, evidentemente, così scuole, case e parchi navigano su un mare di sostanze tossiche. Nella zona Garibaldi crescono inutili e smisurati grattacieli che soffocano l’antico tessuto urbano esistente. Grazie alla deregulation, Moratti junior e tanti come lui possono fare ciò che meglio credono delle loro proprietà: <strong>l’abusivismo </strong>è diventato legge dello Stato.</p><p>Ecco perché Pisapia ha trionfato. Dopo venti anni di liberismo urbano selvaggio si toccano con mano i  risultati. Le città sono sempre più invivibili e i milanesi  hanno deciso di voltare pagina. Se anche il Parlamento reintroducesse regole e poteri alle amministrazioni pubbliche, ci getteremmo alle spalle questi anni amari. Ma questa fase non è ancora matura e <strong>ci vorranno altri Pisapia</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/04/lupi-s%e2%80%99e-fermato-a-santa-giulia/115964/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>56</slash:comments> </item> <item><title>Brambilla, il Ministero sono io</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/27/brambilla-il-ministero-sono-io/114192/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/27/brambilla-il-ministero-sono-io/114192/#comments</comments> <pubDate>Fri, 27 May 2011 14:42:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Paolo Berdini</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[istituzioni]]></category> <category><![CDATA[Michela Vittoria Brambilla]]></category> <category><![CDATA[Ministero del Turismo]]></category> <category><![CDATA[ministri]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=114192</guid> <description><![CDATA[“La costituzione del Ministero del Turismo rappresenta per me e per tutti i nostri associati un risultato davvero storico, che corona con successo una battaglia che ho condotto con decisione da oltre dieci anni”. E&#8217; il commento di Bernabò Bocca, vicepresidente di Confcommercio e Presidente di Federalberghi e di Confturismo alla notizia del varo da...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/05/MInistro-per-il-Turismo.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-114200" title="MInistro per il Turismo" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/05/MInistro-per-il-Turismo-300x224.jpg?47e3a5" alt="L'ingresso del Ministero per il Turismo con l'insegna &quot;Ministro per il Turismo&quot;" width="300" height="224" /></a>“<em>La costituzione del Ministero del Turismo rappresenta per me e per tutti i nostri associati un risultato davvero storico, che corona con successo una battaglia che ho condotto con decisione da oltre dieci anni”</em>. E&#8217; il <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.confcommercio.it/home/ArchivioGi/2009/Varie/confturismo1.doc_cvt.htm" target="_blank">commento di <strong>Bernabò Bocca</strong></a></span>, vicepresidente di Confcommercio e Presidente di Federalberghi e di Confturismo alla notizia del varo da parte del Consiglio dei ministri del dicastero del Turismo, istituito l’8 maggio 2009.</p><p>I genuflessi del “governo del fare” non avevano risparmiato i soliti peana quando il governo aveva deciso di costituire il nuovo ministero e affidarlo a una delle più straordinarie personalità del nostro paese, <strong>Michela Vittoria Brambilla</strong>. Passando per via della Ferratella del Laterano, strada che costeggia la cinta delle mura Aureliane alle spalle di San Giovanni in Laterano, avevo scorto qualche giorno fa sopra l’ingresso di uno degli edifici che ospitano le funzioni dello Stato una scritta di grandi proporzioni, nuova di zecca che afferma: <strong>Ministro del Turismo</strong>. Proprio così, ministro. Mica ministero. Ho scattato una  foto perché nessuno avrebbe creduto una cosa simile. <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/05/MInistro-per-il-Turismo.jpg?47e3a5" target="_blank">Eccola</a></span></strong>. Sotto le bandiere italiana ed dell’Unione europea potete vedere l’incredibile scritta.</p><p>Ecco il senso dello Stato dei berlusconiani. Se il povero sindaco di Adro aveva tentato di fare una scappatella stampando il simbolo della Lega in ogni luogo della scuola elementare, oggi è un ministro che<strong> si sostituisce all’istituzione</strong>. Potevano scrivere dipartimento se non era ancora costituito il Ministero. Niente affatto: le istituzioni vanno cancellate.  Chissà quale effetto farà ad un omologo esponente dei più fortunati paesi d’Europa abituati ad aver chiara la distinzione tra istituzioni e ministri transeunti, ricevere la convocazione di una riunione che si svolgerà presso “<em>la sede del Ministro del Turismo</em>”. Il sistema Italia ci fa senza dubbio una gran bella figura.</p><p>So bene che questo disgustoso episodio <strong>sembrerà poca cosa</strong> rispetto alla demolizione delle fondamenta dello Stato in atto da tre anni. Vendita delle proprietà pubbliche; distruzione della scuola pubblica; smantellamento e privatizzazione di interi comparti della sanità; affidamento ai privati per venti anni della proprietà demaniali, sono infatti questioni ben più gravi della scritta di via della Ferratella. E’ però indispensabile tenere l’attenzione accesa anche verso questi fatti apparentemente marginali perché dimostrano una volta di più la <strong>crisi istituzionale</strong> che soffoca il nostro paese. Se non c’è più lo Stato c’è posto per amici, clienti, consulenti e quant’altro. E qualcosa in questi anni è venuto a galla, a partire dalla cricca della Protezione civile o dalle assunzioni facili di qualche ministro.</p><p>Sarebbe infine bello se i nostri ministri, così esigenti con il mondo dell’immigrazione nel richiedere la conoscenza della lingua e della nostra cultura, siano essi stessi sottoposti a tali esami. Quella che riportiamo, compreso l’improbabile italiano della conclusione, è una dichiarazione del ministro Brambilla rilasciata l’11 maggio 2009: <em>“Mi sembra tanto ovvio quanto superfluo evidenziare che è solo il governo Berlusconi a decidere se, come e quando destinare risorse al settore del turismo italiano piuttosto che ad altri comparti, secondo quelle che sono le nostre priorità e l&#8217;agenda dei nostri interventi a sostegno dell&#8217;economia e dello sviluppo. E non certo seguendo le astratte politiche di coloro che ci hanno preceduto, peraltro incapaci, nei fatti, di dare concrete risposte al settore e di riformarlo</em>&#8220;.  Ci vuole<strong> l’esame d’italiano e di Costituzione</strong>, ma per  i ministri.</p><p>Hanno mutuato dai  regimi autocratici dei secoli scorsi il motto <strong>“lo Stato sono io”</strong>. In quei secoli bui, imperatori e tiranni erano almeno alfabetizzati. Oggi <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefnazionale/View.aspx?ID=2011052618769614-1" target="_blank">si confonde Bad Godesberg con Goteborg</a></span> e si hanno difficoltà con la sintassi. E allora, invece di trasferire i ministeri si potrebbero trasferire i ministri. Aria pura a Roma, finalmente.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/27/brambilla-il-ministero-sono-io/114192/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>17</slash:comments> </item> <item><title>Vogliono la distruzione delle coste italiane</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/06/sara-la-distruzione-delle-coste-italiane/109473/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/06/sara-la-distruzione-delle-coste-italiane/109473/#comments</comments> <pubDate>Fri, 06 May 2011 13:39:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Paolo Berdini</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[burocrazia zero]]></category> <category><![CDATA[concessione spiagge]]></category> <category><![CDATA[speculazione edilizia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=109473</guid> <description><![CDATA[Una macchina perfetta per distruggere quanto resta delle coste italiane. Questo in sintesi il senso del decreto legge sul rilancio dell’economia che è stato approvato ieri dal Consiglio dei ministri. Ci sono in primo luogo i rituali rilanci del “piano casa”. E’ dal 2008, non appena insediato, che il governo Berlusconi ha puntato tutte le...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Una macchina perfetta per distruggere quanto resta delle coste italiane. Questo in sintesi il senso del <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/06/commissione-europea-le-concessioni-italiane-sulle-spiagge-non-conformi-a-norme-ue/109444/" target="_blank">decreto legge</a></span> sul rilancio dell’economia  che è stato approvato ieri dal Consiglio dei ministri. Ci sono in primo luogo i rituali rilanci del “piano casa”. E’ dal 2008, non appena insediato, che il governo Berlusconi ha puntato tutte le carte per la ripresa <strong>sul mattone</strong>.</p><p>Il primo provvedimento affermava che si sarebbero costruiti migliaia di alloggi pubblici, comprese alcune “new town”. L’anno successivo fu la volta del secondo piano casa legato alla possibilità di “<em>aumentare di una stanza la propria villa</em>”. Entrambi sono stati un fallimento. Analogo naufragio hanno avuto i piani casa che tutte le regioni (di  destra o sinistra) hanno approvato nel 2009.</p><p>La ripresa dell’edilizia non parte perché in questi venti anni di <strong>deregulation </strong>si è costruito troppo e male.  Pochi giorni fa il settore immobiliare della Confcommercio ha chiesto aiuto al comune di Roma perché ha sulle spalle 40mila <strong>alloggi invenduti</strong>. A Roma esistono oltre 100 mila alloggi invenduti: 300 mila persone potrebbero trovare casa solo con quanto esiste. Su scala nazionale si supera il milione di alloggi invenduti: e la ricetta per “far riprendere l’economia” è quella di costruire nuove case? Solo un governo fallimentare e senza prospettive può sostenere una simile banalità. Il fatto grave è che nell’opposizione parlamentare nessuno critica questa miopia.</p><p>Il decreto legge contiene poi due micidiali articoli che produrranno la distruzione di quanto resta inedificato delle coste italiane. Entrambi sono contenuti nell’articolo 5 del provvedimento. Al primo comma al fine di “rilanciare l’offerta turistica nazionale” si cedono spiagge e arenili ai privati per <strong>novanta anni</strong>. Anche in questo caso non si ragiona sul fatto che la nostra offerta turistica perde colpi sul mercato internazionale perché non ha le qualità d’impresa e ambientali che gli altri paesi del mondo perseguono. E invece di affrontare la questione si cedono i beni pubblici!</p><p>La parte peggiore sta nel comma 4 dove si afferma che “<em>possono essere istituiti nei territori costieri, con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, </em><em><span style="text-decoration: underline;">su richiesta delle imprese di settore che operano nei medesimi territori</span></em>” (la sottolineatura è mia) i Distretti turistico-alberghieri che vengono equiparati alle “zone a burocrazia zero” istituite con decreto legge 78/2010. Afferma l’articolo 43 di quel decreto che nel sud d’Italia per favorire l’economia “<em>possono</em>” essere istituite zone in cui le attività produttive sono approvate da un Commissario di governo che provvede mediante una conferenza di servizi ad approvare l’iniziativa economica proposta. Se questo non avviene entro 30 giorni, si intende approvata.</p><p>Quell’articolo permette dunque di poter fare ciò che si vuole dove si vuole: costruire un albergo, un ristorante, un supermercato, un campo da golf o tutto ciò che salterà in mente a una classe dirigente incapace di pensare a un orizzonte che non sia la più <strong>volgare speculazione edilizia</strong>. Ora questo scempio è esteso a tutto il sistema costiero italiano e il meccanismo potrà partire su richiesta delle imprese. Stiamo diventando un paese incivile che distrugge qual poco che resta delle sue meravigliose coste.</p><p>Del resto, che la regia dell’operazione sia molto oculata lo dimostra il recente <strong>spot  berlusconiano a Lampedusa</strong>. Nella foga del venditore che doveva piazzare alberghi e campi da golf, disse testualmente: “<em>Abbiamo la possibilità anche di fare delle zone a burocrazia zero. Cosa significa? Che mentre adesso per aprire un ristorante, per aprire un negozio ci vogliono autorizzazioni su autorizzazioni, in quelle zone si potrà far tutto, rispettando i regolamenti edilizi, rispettando le norme igieniche sanitarie, e il Comune manderà soltanto successivamente alla realizzazione dell&#8217;opera un suo incaricato a verificare che siano state costruite le opere in osservanza a tali regolamenti e se è il caso chiederà che vengano apportate le opportune modifiche</em>”.</p><p>Il governo riesce dunque a portare a casa ogni progetto mentre l’opposizione parlamentare è incapace di comprenderne il disegno generale o &#8211; in molti casi &#8211; ne condivide purtroppo lo spirito. I distretti turistico-alberghieri insieme alle zone a burocrazia zero rappresentano dunque un’altra tappa,<strong> l’ultima forse</strong>, del processo di dissoluzione del potere pubblico di governo del territorio.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/06/sara-la-distruzione-delle-coste-italiane/109473/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>24</slash:comments> </item> <item><title>La casa di Batman in paradiso</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/09/la-casa-di-batman-in-paradiso/96223/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/09/la-casa-di-batman-in-paradiso/96223/#comments</comments> <pubDate>Wed, 09 Mar 2011 11:23:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Paolo Berdini</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[batman]]></category> <category><![CDATA[casa]]></category> <category><![CDATA[edilizia]]></category> <category><![CDATA[Gabriele Moratti]]></category> <category><![CDATA[Piano casa]]></category> <category><![CDATA[piano regolatore]]></category> <category><![CDATA[regole]]></category> <category><![CDATA[urbanistica]]></category> <category><![CDATA[vincoli paesaggistici]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=96223</guid> <description><![CDATA[Nell’ennesimo caso di gravissimo malcostume rappresentato dalla casa del pargolo dei Moratti a Milano non c’è nessuno scandalo. Purtroppo. I piani regolatori e i vincoli paesaggistici hanno rappresentato per quasi cinquant’anni di vita repubblicana un nobile compromesso tra la classe dirigente e proprietaria e i cittadini. A partire dal 1992 – nel pieno trionfo di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nell’ennesimo caso di gravissimo malcostume rappresentato dalla <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/05/villa-ispirata-a-quella-di-batman-indagato-il-figlio-della-moratti/95545/" target="_blank">casa del pargolo dei Moratti</a></span></strong> a Milano non c’è nessuno scandalo. Purtroppo. I piani regolatori e i vincoli paesaggistici hanno rappresentato per quasi cinquant’anni di vita repubblicana un nobile compromesso tra la classe dirigente e proprietaria e i cittadini. A partire dal 1992 – nel pieno trionfo di Tangentopoli, prima che emergesse l’inchiesta di Mani pulite &#8211; le <strong>regole urbanistiche</strong> sono state cancellate una dopo l’altra e oggi la grande proprietà immobiliare non incontra nessun ostacolo nel raggiungere qualsiasi obiettivo. Con una impressionante lucidità entrambi gli schieramenti politici hanno teorizzato che il <em>“mercato</em>” fosse più importante delle regole e  le città sono state lasciate in mano a legioni di devoti di Batman.</p><p>Vediamo le due più gravi forzature di cui viene accusato Moratti. La prima è quella di aver cambiato la <strong>destinazione d’uso </strong>di una vecchia fabbrica per realizzarci un’abitazione con annesso ponte levatoio.  E quale problema è mai? Tutti i cosiddetti “piani casa” approvati dal 2009 da tutte (tutte) le Regioni italiane a prescindere dal loro colore politico consentono che si possano trasformare gli edifici industriali in abitazioni, a prescindere dalla loro localizzazione e cioè se siano più o meno adatti a realizzare un ambiente urbano gradevole e civile.</p><p>Del resto con una delle “lenzuolate” che dovevano aprire l’Italia alla modernità si può agevolmente fare anche il contrario. Da una abitazione si può ricavare ad esempio un bed &amp; breakfast. Tutto bene per carità, ma sarebbe stato meglio, come fanno in Europa, condizionare l’apertura di nuove attività dopo aver verificato l’esistenza di parcheggi pubblici. Del resto esiste ancora una fondamentale legge dello Stato (il decreto sugli standard urbanistici del 1968) che consentiva di porre un argine a ogni pretesa. Obbligava infatti il proprietario a dover realizzare <strong>il verde e i servizi pubblici</strong>, e cioè quel minimo di decoro e civiltà che tutte le città d’Europa conoscono. Ebbene, prima la regione Lombardia e poi il Lazio guidato dal Piero Marrazzo, consentono di poter aggirare questa norma: in cambio delle aree pubbliche il proprietario può infatti pagare una modesta somma di danaro (si chiama <strong>monetizzazione</strong>). Soldi in cambio del  diritto collettivo ad una città vivibile.</p><p>La seconda forzatura riguarda il fatto che quattro edifici preesistenti sono stati riunificati in un&#8217;unica abitazione mentre prima erano divisi. Anche in questo caso che problema c’è? Con una semplice denuncia di attività edilizia  si possono prevedere opere edilizie per poi avere titolo di presentare agli uffici del catasto <strong>tutte le variazioni che si vogliono</strong>, anche la riunificazione di immobili originariamente divisi. L’incultura dominante ha portato di recente a permettere di fare molte opere edilizie con una procedura (la cosiddetta Scia) ancora più semplificata della precedente, già fin troppo semplice: le amministrazioni pubbliche sono state poste in condizione di non poter intervenire.</p><p>La gravità della casa-Batman  del giovane rampollo non sta dunque nella violazione delle norme di legge. La questione è ben più grave: unico paese tra quelli ad economia di mercato,<strong> l’Italia ha cancellato ogni regola</strong> e le città sono state lasciate in balia di ogni speculazione. Da terreni destinati ad agricoltura si possono realizzare con <em>“accordo di programma</em>” ipermercati o grandi strutture commerciali. Da edifici industriali si possono realizzare abitazioni anche se sono localizzate in mezzo a svincoli autostradali o in luoghi privi di servizi. Su aree sottoposte a vincolo paesaggistico &#8211; chi non ricorda la vicenda del Salaria Sport Village della “cricca”? &#8211; si può costruire ciò che si vuole.</p><p>Se vogliamo dunque diventare un paese che rispetta la legalità, il problema che abbiamo di fronte è quello di <strong>ricostruire il rispetto del bene comune</strong> rappresentato dalle città. E’ la sfida più affascinante per delineare un futuro migliore per le giovani generazioni. Potremmo infatti contrapporre una visione di città ordinate basate su sistemi di trasporto non inquinanti a chi persegue solo il proprio interesse economico. La cancellazione delle regole voluta da un sistema politico incapace di pensare il futuro ha aperto il recinto ad una “classe dirigente” che esibisce una cultura di rapina fatta di prepotenze e di mobili in pelli di squalo. Esiste un’altra cultura che pensa invece a città vivibili e solidali. Ricostruire le regole urbanistiche permetterebbe la sua affermazione.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/09/la-casa-di-batman-in-paradiso/96223/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>14</slash:comments> </item> <item><title>Il governo che toglie ai poveri per dare ai ricchi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/27/il-paese-della-rendita-immobiliare-federale/88788/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/27/il-paese-della-rendita-immobiliare-federale/88788/#comments</comments> <pubDate>Thu, 27 Jan 2011 14:03:55 +0000</pubDate> <dc:creator>Paolo Berdini</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Affitti]]></category> <category><![CDATA[cedolare secca]]></category> <category><![CDATA[immobiliare]]></category> <category><![CDATA[Opposizione]]></category> <category><![CDATA[tassazione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=88788</guid> <description><![CDATA[Ci dicono ogni giorno che anche gli ultimi scandali non hanno riflessi sul consenso del Pdl. Forse non è più così vero, ma è indubbio che i poteri forti che hanno sostenuto il centrodestra alle elezioni sono sempre più convinti di continuare a sostenerli perché non si contano i provvedimenti che li favoriscono. Il governo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ci dicono ogni giorno che anche gli ultimi scandali non hanno riflessi sul consenso del Pdl. Forse non è più così vero, ma è indubbio che i <strong>poteri forti che hanno sostenuto il centrodestra</strong> alle elezioni sono sempre più convinti di continuare a sostenerli perché non si contano i provvedimenti che li favoriscono. Il governo che come un disco rotto recita il mantra del “<em>non ci sono soldi</em>” sta infatti per vararne uno che farà arricchire ulteriormente la grande proprietà immobiliare.</p><p>All’interno dei primi provvedimenti applicativi del federalismo è prevista infatti l’istituzione della <em>“cedolare secca</em>” e cioè un’aliquota fissa che tassa i guadagni provenienti dalle locazioni immobiliari. La nuova aliquota sarà con ogni probabilità del 23% ma forse la porteranno al 20%: le tasse le paga solo chi non fa parte del circolo dei furbi.</p><p>Uno studio della Confedilizia, e cioè dell’associazione confindustriale dei grandi proprietari immobiliari, ha fatto un po’ di luce sugli effetti. Oggi i contratti fino a 15 mila euro vengono tassati per un’aliquota del 19,55% e fino a 28 mila si paga il 23%. Per gli affitti superiori si paga tra il 35 e il 37% circa. Facciamo un esempio. Un esercizio commerciale di media grandezza paga un affitto non minore di 15 mila euro mensili, 180 mila ogni anno. Un ufficio di media dimensione può arrivare a pagare 20 mila euro, 240 mila all’anno. I due proprietari pagavano oggi rispettivamente 66 e 88 mila euro. Con la riforma fortemente <strong>sponsorizzata dalla Lega e da Tremonti</strong> pagherebbero 41 e 55 mila euro. Il primo proprietario si mette in tasca 25 mila euro. Il secondo 33 mila. I piccoli proprietari che affittano un piccolo alloggio acquistato a prezzo di sacrifici pagheranno invece di più, seppure di poco (dall’attuale 20 al 23%).</p><p>La sempre attendibile Cgia di Mestre ha calcolato che lo Stato perderà 1 miliardo di euro ogni anno. Non ci sono i soldi? E’ vero perché li danno ai grandi proprietari immobiliari! Ecco ad esempio cosa sostiene <em>Solo Affitti</em>, società di franchising immobiliare specializzato nelle locazioni: <strong>con l&#8217;introduzione della cedolare secca l&#8217;Italia diventerà il Paese europeo più conveniente in materia di tassazione sui redditi da locazione</strong>, sorpassando Ungheria, Finlandia e Olanda, dove sono vigenti imposte con aliquota fissa, rispettivamente pari al 25%, 28% e 30%. Del resto lo stesso  presidente di Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani afferma che la cedolare sugli affitti<strong> </strong><strong>diventa conveniente solo per i locatori con reddito superiore a 28.000 euro</strong>.</p><p>Di fronte a questo scempio, in un paese normale ci aspetteremmo che l’opposizione parlamentare facesse una battaglia radicale e di principio per sconfiggere questa vergognosa iniquità. Non è purtroppo vero. Singoli parlamentari si oppongono ma la vicenda non diventa insomma un tema su cui costruire consenso attraverso la denuncia e la diffusione di proposte alternative. I vertici dei partiti pensano ad altro e la vicenda passa in secondo piano.</p><p>Insomma, il governo <strong>favorisce la rendita immobiliare</strong> mentre le opposizioni parlamentari non danno battaglia. Eppure sarebbe facile dimostrare che questo governo favorisce gli interessi di pochi a danno di tutti gli altri cittadini. I sondaggi elettorali del Pdl sono dunque stabili perché non c’è opposizione.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/27/il-paese-della-rendita-immobiliare-federale/88788/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>97</slash:comments> </item> <item><title>Il pensiero giovane di Antonio Cederna</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/24/il-pensiero-giovane-di-antonio-cederna/83616/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/24/il-pensiero-giovane-di-antonio-cederna/83616/#comments</comments> <pubDate>Fri, 24 Dec 2010 08:55:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Paolo Berdini</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[antonio cederna]]></category> <category><![CDATA[cementificazione]]></category> <category><![CDATA[città vivibili]]></category> <category><![CDATA[Italia Nostra]]></category> <category><![CDATA[Luigi Mazza]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=83616</guid> <description><![CDATA[Nei giorni che hanno visto l’affermazione della maturità di un mondo giovanile stanco del sistema che li esclude sistematicamente, una pessima notizia viene dal mondo di Italia Nostra, la storica associazione che da 55 anni si batte per la tutela del patrimonio culturale e ambientale italiano. E questa vicenda tocca paradossalmente proprio la figura di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nei giorni che hanno visto l’affermazione della maturità di un mondo giovanile stanco del sistema che li esclude sistematicamente, una pessima notizia viene dal mondo di <strong>Italia Nostra</strong>, la storica associazione che da 55 anni si batte per la tutela del patrimonio culturale e ambientale italiano.</p><p>E questa vicenda tocca paradossalmente proprio la figura di un uomo che ha di continuo alimentato la cultura dei giovani che si affacciavano alle prime esperienze della maturità, fornendo loro idee e la lezione del rigore. <strong>Antonio Cederna</strong> è stata una delle figure più eminenti di Italia Nostra, portando al suo interno idee e battaglie sempre nuove. Forse questo suo carattere di apertura era legato ad un elemento autobiografico, perché non era neppure trentenne quando venne chiamato a scrivere sul <em>Mondo </em>di Pannunzio. La protesta giovanile ha messo il dito sulla piaga di una società gerontocratica che non lascia invece il minimo spazio alle nuove generazioni.</p><p>Antonio Cederna è scomparso quasi quindici anni fa. Eppure le sue idee continuano a formare intelligenze. Da poco, grazie alla donazione della famiglia, è accessibile il suo archivio di libri e scritti, gelosamente e intelligentemente custodito dalla Soprintendenza archeologica di Roma. Tanti giovani possono alimentarsi delle sue idee che, solo per fare un esempio, hanno permesso di mantenere nella sua integrità il <strong>Parco archeologico dell’Appia Antica</strong>, obiettivo per il quale Cederna ha combattuto scrivendo quasi 200 articoli di denuncia e proposta.</p><p>Il ritardo di una vecchia cultura incapace di comprendere le novità dei tempi, si trova in una recentissima pubblicazione che la sezione della Lombardia di Italia Nostra ha dedicato al pensiero del grande intellettuale. Un’operazione apparentemente lodevole. Non fosse per il gravissimo fatto che i suoi scritti sono stati fatti precedere da due “<em>contributi critici</em>” che sono assolutamente antitetici al pensiero di Cederna. E’ come se l’opera del pool di Mani pulite della procura di Milano fosse introdotta da Ligresti o Pizzarotti, e cioè da personaggi che di quell’inchiesta furono imputati.</p><p>Ma tant’è. Sembra a qualcuno che sia meglio annacquare, diluire. Non prendere posizione. Far parlare uno a favore e uno contro, perché così si è più educati. Se il padre di <strong>Eluana Englaro</strong> parla –per pochi minuti dentro un palinsesto di milioni di ore dedicate a nani e ballerine -  dell’urgenza di dotarsi di una legge civile sul fine vita, ecco che si chiede la “<em>riparazione</em>”. Se un civile leader degli studenti è invitato a parlare brevemente in una trasmissione di grande ascolto, ci pensa un ministro in carica a mettere in campo una  fredda provocazione di stampo squadristico per non consentirgli di parlare. Tutto deve essere sommerso dal <strong>chiacchiericcio</strong>.</p><p>Così gli scritti di Cederna sono stati fatti precedere da una critica espressa molti anni fa da <strong>Luigi Mazza</strong>, uno dei padri dell’urbanistica contrattata milanese. Quell’urbanistica che ha permesso l’ulteriore cementificazione della città e del suo hinterland, consentendo addirittura di far costruire quartieri residenziali senza neppure eseguire le bonifiche dei suoli ex industriali. Così i bambini vanno dentro scuole che navigano su un mare di veleni. E’ la modernità. E’ il trionfo della città privatizzata teorizzato da intellettuali come Mazza. L’esatto contrario della visione pubblica della città che stava a cuore a Cederna. In un altro incredibile “contributo critico” si arriva addirittura a giustificare la realizzazione dell’osceno parcheggio nato davanti a Sant’Ambrogio, uno dei luoghi di Milano più carico di storia e  fascino.</p><p>Questa <strong>stanca apologia dell’equilibrismo acritico</strong> sarebbe passata inosservata fino a poco tempo fa. Ancora non ci si era accorti che dietro alla demonizzazione di ogni pensiero critico si nascondevano solo vergognose speculazioni. Oggi i risultati sono invece evidenti a tutti. Roma è ormai una infelice città in preda ai più biechi appetiti speculativi. Firenze decide i destini dell’area di Castello in uno squallido pranzo tra l’ex sindaco Domenici, Ligresti e Della Valle. La (ex) bellissima Parma è preda di un manipolo di cementificatori. Centinaia di ettari di coste incontaminate della Sardegna, prima fra tutte quelle di Malfatano, sono a rischio di inutili lottizzazioni turistiche. Di Milano abbiamo parlato e gli esempi potrebbero continuare.</p><p>Ma il segnale nuovo che permette di ricollegarsi alle lotte dei giovani, è che <strong>il clima culturale sta cambiando</strong>. La famiglia Cederna ha infranto il mediocre tran tran dell’associazione, inviando una lettera di protesta alla presidenza di Italia Nostra. E questa protesta sta provocando un salutare dibattito che non potrà essere fermato. Le idee sempre giovani e attuali di Antonio Cederna non possono essere messe sullo stesso piano di quelle dei suoi nemici. Le sue città vivibili e il rispetto dell’ambiente sono i pilastri di un nuovo pensiero. Le idee degli speculatori e dei distruttori del futuro dei giovani sono il vecchio che sta tramontando. Anche se qualcuno non se ne è ancora accorto.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/24/il-pensiero-giovane-di-antonio-cederna/83616/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>8</slash:comments> </item> <item><title>La prossima alluvione del Veneto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/17/la-prossima-alluvione-del-veneto/82464/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/17/la-prossima-alluvione-del-veneto/82464/#comments</comments> <pubDate>Fri, 17 Dec 2010 11:57:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Paolo Berdini</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[alluvione]]></category> <category><![CDATA[cementificazione]]></category> <category><![CDATA[edilizia]]></category> <category><![CDATA[massimo calearo]]></category> <category><![CDATA[speculazione immobiliare]]></category> <category><![CDATA[veneto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=82464</guid> <description><![CDATA[Poco più di un mese fa, il 4 novembre, una vera e propria alluvione si è abbattuta sul Veneto. 121 comuni colpiti per un totale di più di 500 abitanti; oltre 3000 sfollati, devastati migliaia di ettari di zone agricole, annegati 150mila animali d&#8217;allevamento. La cementificazione selvaggia ha colpito duramente il paesaggio veneto, riducendolo ad...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Poco più di un mese fa, il 4 novembre, una vera e propria alluvione si è abbattuta sul Veneto. 121 comuni colpiti per un totale di più di 500 abitanti; oltre 3000 sfollati, devastati migliaia di ettari di zone agricole, annegati 150mila animali d&#8217;allevamento. La <strong>cementificazione selvaggia</strong> ha colpito duramente il paesaggio veneto, riducendolo ad un disordinato affastellarsi di capannoni industriali dismessi e ad un triste sequenza di nuovi ipermercati che stanno svuotando il tessuto produttivo delle sue meravigliose città. E, almeno stavolta, tutti o quasi erano d’accordo nel dare la colpa al cemento.</p><p>Sforzo inutile, perché proprio nei giorni delle piogge usciva il nuovo numero di ottobre-novembre del <em>Giornale dell’Architettura</em> che denunciava l’incombere sulle residue campagne venete di una dose devastante di cemento e asfalto. Andiamo con ordine.<br /> Nei comuni di <strong>Vigasio </strong>e <strong>Trevenzuolo</strong>, vicino a Verona, attende di essere costruita Motorcity, che cementificherebbe 458 ettari di terreno agricolo (un campo di calcio misura un ettaro, per dare un’unità di misura) per farci un autodromo, ipermercati, alberghi e abitazioni per un totale di 7 milioni di metri cubi di cemento.<br /> Ad <strong>Arino</strong>, vicino a Venezia, il pretesto è la costruzione di “una vetrina di eccellenza veneta” fatta di immancabili ipermercati, alberghi e abitazioni: 56 ettari di suoli agricoli verranno seppelliti sotto 2 milioni di metri cubi di calcestruzzo.<br /> A <strong>Verve</strong>, nel Brenta, è in partenza la “città della moda”: inutile dire che conterrà ipermercati, abitazioni e alberghi. Qui i metri cubi previsti sono 185 mila su 12 ettari. <strong>Portogruaro</strong> e <strong>Fossalta</strong>, a nord di Venezia attendono un “parco industriale integrato” da ipermercati che si svilupperà su 160 ettari  per oltre 3 milioni di metri cubi, premiato addirittura dall’Inu, storica istituzione che fu di Olivetti.<br /> A <strong>San Bellino</strong>, provincia di Rovigo, 23 ettari per un parco logistico rigorosamente “ecosostenibile”, così la speculazione si è impadronita delle nostre parole, per un previsione di mezzo milione di metri cubi.<br /> Sempre in provincia di Rovigo, ad <strong>Arquà Polesine</strong>, altro polo logistico completo di ipermercati: 140 ettari e 1 milione e mezzo di metri cubi di cemento.<br /> Infine, in ampliamento dell’<strong>aeroporto veneziano Marco Polo</strong>, 2 milioni di metri cubi faranno sparire 200 ettari di preziosa campagna: però sorgerà un magnifico parco giochi stile “Las Vegas”, ci dicono le schede che non hanno ritegno a definirla come la “nuova porta di Venezia”.</p><p><strong>Più di mille ettari</strong> di suolo ancora incontaminato verranno cementificati mentre il paesaggio veneto rimarrà caratterizzato da centinaia di capannoni vuoti. Se dunque questi moderni “imprenditori” non fossero speculatori immobiliari e se esistessero ancora amministrazioni pubbliche non sottomesse al dominio del mattone, quelle attività imprenditoriali verrebbero indirizzate sui terreni già edificati e dismessi. Ma non è così. In Italia l’unico motore dell’economia sono i giganteschi guadagni che si fanno senza sforzo comprando a quattro soldi terreni agricoli per poi “valorizzarli”, tanto l’urbanistica è stata cancellata e non ci sono più regole ad arginare la <strong>speculazione</strong>.</p><p>Speculazione che è fatta di <strong>nomi impressionanti</strong>. La società Autodromo del Veneto; la Veneto City Spa;  Monte dei Paschi, Unicredit e San Paolo; Pirelli Re; non potevano mancare gli sceicchi della Dubai Word; la Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e la Mip Engineering; la Savem, società che gestisce lo scalo aeroportuale veneziano. Ha ragione <strong>Marco Paolini</strong>, che nel suo recente monologo <em>Bisogna </em>tenta disperatamente di denunciare questi misfatti in procinto di cancellare quanto resta della campagna veneta. E tutto ciò avviene in un territorio già devastato che non resiste neppure ad una pioggia più violenta del solito.</p><p>La speculazione immobiliare locale e internazionale, padrona incontrastata di questa Italia senza regole, sta divorando tutto ciò che capita, compromettendo il futuro delle prossime generazioni. Dobbiamo bloccare la cementificazione di terreni agricoli e indirizzare questi investimenti &#8211; ammesso che siano veri &#8211; verso le <strong>aree già edificate da riqualificare</strong>. Lo fanno in tutta Europa. Per farlo ci vorrebbe un’opposizione politica, visto che quella sociale esiste già da tempo e chiede il blocco dello spreco del territorio. Ma il consenso unanime verso la speculazione è testimoniato da un fatto simbolico: il deputato dell’opposizione (sic!) eletto in quelle contrade era <strong>Massimo Calearo</strong>, il quale oggi ha permesso un’ulteriore breve vita al governo che ha cancellato ogni regola urbanistica. L’aveva scelto l’indimenticabile sindaco di Roma <strong>Veltroni </strong>che, prima di consegnarla ad Alemanno, ha regalato alla sua città un piano regolatore da 70 milioni di metri cubi di costruzioni! Tutti uniti nel cemento,  dunque, mentre l’Italia va alla deriva.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/17/la-prossima-alluvione-del-veneto/82464/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>38</slash:comments> </item> <item><title>Milano, un futuro senza cemento</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/12/milano-un-futuro-senza-cemento/76556/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/12/milano-un-futuro-senza-cemento/76556/#comments</comments> <pubDate>Fri, 12 Nov 2010 12:20:37 +0000</pubDate> <dc:creator>Paolo Berdini</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Giuliano Pisapia]]></category> <category><![CDATA[Letizia Moratti]]></category> <category><![CDATA[Lodovico Meneghetti]]></category> <category><![CDATA[Michele Sacerdoti]]></category> <category><![CDATA[primarie milano]]></category> <category><![CDATA[società civile]]></category> <category><![CDATA[stefano boeri]]></category> <category><![CDATA[Valerio Onida]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=76556</guid> <description><![CDATA[Domenica prossima le forze progressiste milanesi sceglieranno il candidato per le elezioni a sindaco di Milano. 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Per la prima volta da quindici ininterrotti anni di dominio della <em>“politica</em>” si sono confrontati  quattro esponenti della società civile da sempre schierati culturalmente e socialmente, lasciando giustamente in panchina la troppo screditata politica. <strong>Valerio Onida</strong> è uno dei migliori esponenti di quella cultura costituzionale di cui abbiamo così tanto bisogno; <strong>Giuliano Pisapia</strong> è  uno stimato avvocato, da sempre schierato con la parte debole della società milanese; <strong>Michele Sacerdoti </strong>ambientalista è uno storico punto di riferimento dei comitati milanesi; <strong>Stefano Boeri</strong> è uno degli esponenti in vista della cultura architettonica. E’ un buon segno che persone di questo livello abbiano sentito il bisogno di cimentarsi per la sfida amministrativa, ci dice che la società civile può riappropriarsi di spazi per quindici anni preclusi da una politica che ha oscurato ogni ricchezza culturale.</p><p>C’è poi un fatto specifico che rende particolarmente interessante l’esito delle primarie. All’interno del quartetto si confrontano due differenti concezioni della città.  Tre dei candidati sostengono che in questi anni Milano è stata sepolta sotto una mostruosa quantità di <strong>cemento e di asfalto</strong> e che è ora voltare pagina e di anteporre agli interessi speculativi quelli dei cittadini. Onida ha detto in proposito parole molto lucide: si deve voltare pagina e fermare la dissennata corsa ad una cementificazione senza fine e la fase dei progetti calati dall’alto.</p><p>Il quarto candidato, Stefano Boeri, non appartiene a questa cultura. Non che non abbia mutato in questi ultimi tempi il suo atteggiamento sul futuro della città, ma perché pesa come un macigno la sua sovraesposizione in questi anni in cui a Milano si è potuto costruire dappertutto. Boeri è stato infatti uno dei più attivi progettisti delle trasformazioni urbane promosse da Hines, Pirelli Re, Ligresti e altri. E’ stato consulente del sindaco Moratti e, pur essendosi dimesso da poco, ha avuto un ruolo chiave nella predisposizione del master plan per l’Expo 2015. Boeri, insomma, è stato <strong>uno dei protagonisti della cultura della privatizzazione della città</strong>, del predominio degli interessi della proprietà fondiaria, delle grandi opere che ha trionfato in questi anni. Peraltro, come noto, è stato anche progettista delle opere per il G8 alla Maddalena coordinate dall’indimeticabile “Cricca”.</p><p>La destra ultra liberista milanese del sindaco <strong>Moratti</strong>, attraverso la cultura della cancellazione dell’urbanistica, sta perseguendo la costruzione di una nuova Milano per 1.800.000 cittadini, mezzo milione in più degli attuali. Si pensa insomma di tornare agli anni ’70 quando grazie al potente sviluppo industriale la popolazione era arrivata proprio a  quel valore. Da allora Milano ha assistito ad una gigantesca chiusura di  una miriade di attività produttive ed ha subìto il predominio della speculazione immobiliare pubblica e privata. Oggi che le fabbriche hanno lasciato il posto a ogni tipo di speculazione e i prezzi delle case sono <strong>senza controllo</strong> (a City life Ligresti vende a 8.500 euro!). Costruire per mezzo milione di nuovi abitanti è dunque un obiettivo folle, dettato soltanto dagli smisurati appetiti della proprietà fondiaria e degli istituti finanziari.</p><p>Sembra insomma che nel futuro di Milano ci sia soltanto il sogno del cemento. In assenza di alcuna politica industriale di livello nazionale, tutte le carte del futuro produttivo della grande metropoli, oltre che al settore finanziario e terziario, sono affidate al cemento. In questo senso, nasce la candidatura  per ospitare l’<strong>Expo internazionale del 2015</strong>. Dietro all’ingannevole slogan della “<em>capitale mondiale dell’agricoltura e della sostenibilità</em>” si nasconde solo la devastante cementificazione delle ultime aree libere residue, dei pochi polmoni verdi rimasti. E poi, di quale tutela dell’ambiente può seriamente parlare chi ha permesso che &#8211; come a Pioltello e Santa Giulia e tanti altri casi minori &#8211; di costruire mostruose speculazioni su un mare di veleni che oggi attenta la salute dei milanesi? Onida, Pisapia e Sacerdoti, hanno le carte in regola per  rappresentare una cultura nuova che segni un punto di <strong>discontinuità</strong>.</p><p>Speriamo che l’effervescenza culturale che ha segnato queste settimane milanesi non vada perduta e si avveri il sogno di un grande urbanista come <strong>Lodovico Meneghetti</strong>, che nel suo recente <em>Promemoria di urbanistica</em> (Politecnica, 2010) dice tra l’atro “<em>avendo assistito al tradimento della mirabile costruzione storica valsa fino alla guerra…. riguardo al problema del verde agrario preteso e tradito dall’Expo proponiamo un nostro modello d’azione utopica come potendo da subito far cessare la colata di materia edile che sta colando dappertutto”</em>. Ecco, Milano ha bisogno di utopia e non di altro cemento.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/12/milano-un-futuro-senza-cemento/76556/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>19</slash:comments> </item> <item><title>Una gara per Pompei, ma di bighe</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/08/una-gara-per-pompei-ma-di-bighe/75781/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/08/una-gara-per-pompei-ma-di-bighe/75781/#comments</comments> <pubDate>Mon, 08 Nov 2010 12:08:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Paolo Berdini</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[bighe]]></category> <category><![CDATA[crollo]]></category> <category><![CDATA[Pompei]]></category> <category><![CDATA[scavi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=75781</guid> <description><![CDATA[Appena sei giorni prima del crollo della domus dei Gladiatori sulla via dell’Abbondanza, la cronaca locale del Mattino di Napoli dedicava un’intera pagina al “futuro” del sito archeologico più famoso del mondo. Affermava il sindaco di Pompei, Claudio D’Alessio che “dopo la proposta, mai andata in porto , di allestire set cinematografici nell’area archeologica, l’antica...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Appena sei giorni prima del crollo della domus dei <strong>Gladiatori </strong>sulla via dell’Abbondanza, la cronaca locale del <strong>Mattino di Napoli </strong>dedicava un’intera pagina al “futuro” del sito archeologico più famoso del mondo. Affermava il sindaco di <strong>Pompei,</strong> <strong>Claudio D’Alessio</strong> che “<em>dopo la proposta, mai andata in porto , di allestire set cinematografici nell’area archeologica, l’antica città romana potrebbe diventare punto di riferimento per gli appassionati di cavalli. Potrebbe essere una delle tante iniziative per riportare Pompei al centro dell’attenzione nazionale e internazionale. Ho già avviato uno studio per valutare quali siano le reali condizioni per realizzare un concorso ippico</em>.”. L’articolo diceva poi che si tratterebbe “<em>una sorta di corsa delle bighe dell’antica Roma, riproposta in chiave moderna”.</em></p><p>Straordinario davvero. Il sito archeologico più visitato al mondo e che incassa qualcosa come 20 milioni di euro all’anno, ha bisogno delle bighe per ritornare al centro dell’attenzione. Non ha bisogno di sistematica opera di manutenzione, di completamento dello scavo nelle aree ancora non indagate,  di servizi moderni e sempre sofisticati utilizzando le moderne tecnologie, di offerte culturali per aiutare a comprendere la storia urbana dell’antica città. Ha invece bisogno secondo il primo cittadino della corsa delle bighe. Poi arrivano i crolli e veniamo a sapere che, guarda caso, non ci sono i soldi per fare la normale manutenzione.</p><p>Il problema è sempre il solito. La pubblica amministrazione viene sistematicamente demolita dai fondamentalisti liberisti che ci governano e da un’opposizione imbelle. Stanno distruggendo le scuole e l’università pubblica, i tagli alla sanità sono ininterrotti; il patrimonio pubblico viene svenduto a pochi soldi. Nel silenzio della politica del palazzo si stanno trasferendo ricchezze dal pubblico al privato: prospera infatti l’istruzione pubblica, le cliniche private ricevono sempre maggiori finanziamenti e il patrimonio immobiliare dello stato andrà a pochi immobiliaristi.</p><p>Il gioco è pericolosissimo, perché rischia di minare lo stesso ruolo dello Stato nel nostro paese.  Ma è un gioco che fa comodo a molti. A conferma della crisi che attraversa l’Italia vale la pena di riportare dalla stessa pagina del mattino il giudizio entusiasta espresso dalla presidente degli albergatori <strong>Rosita Matrone</strong> che afferma: <em>“Nel 2008 presentammo come associazione un progetto simile all’ex  soprintendente <strong>Pietro Guzzo</strong>. Proponemmo di realizzare una passeggiata a cavallo all’interno degli scavi. Guzzo non ci ha mai risposto, solo perché, all’epoca, la soprintendenza si è sempre dimostrata chiusa verso le proposta e che arrivano dall’esterno”</em>. Il problema dello sfascio dell’Italia è dunque riconducibile alla rigidità dello stimatissimo ex soprintendente Guzzo.</p><p>Una comoda scorciatoia che nasconde le mire sulla privatizzazione di alcuni servizi di Pompei e di parti dell’area archeologica che da tempo sta prendendo forza. Di fronte all’incapacità delle amministrazioni pubbliche a svolgere funzioni “normali”, la soluzione del potere politico ed economico è soltanto quella di demolire ancora di più uno Stato in declino. C’è invece da cimentarsi con il tema difficilissimo -a causa dei guasti che tocchiamo quotidianamente con mano- della ricostruzione delle amministrazioni pubbliche. Tagliando sprechi e inefficienze, ma mantenendo gelosamente le prerogativa di delineare un futuro di cultura e bellezza e non di speculazioni e corse delle bighe.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/08/una-gara-per-pompei-ma-di-bighe/75781/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>38</slash:comments> </item> <item><title>Malfatano, l’ultimo scempio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/23/malfatano-l%e2%80%99ultimo-scempio/73236/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/23/malfatano-l%e2%80%99ultimo-scempio/73236/#comments</comments> <pubDate>Sat, 23 Oct 2010 11:16:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Paolo Berdini</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[maddalena]]></category> <category><![CDATA[Malfatano]]></category> <category><![CDATA[Marcegaglia]]></category> <category><![CDATA[Report]]></category> <category><![CDATA[Sardegna]]></category> <category><![CDATA[speculazione edilizia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=73236</guid> <description><![CDATA[Chi ha seguito la puntata di Report di domenica scorsa ha potuto vedere di che cosa sono capaci “gli energumeni del cemento”. Paolo Mondani ha infatti illustrato la distruzione delle coste dei Caraibi ad opera della speculazione edilizia: spiagge che scompaiono per far posto a moli di cemento, la natura violata nella sua integrità: 180 ettari...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Chi ha seguito la puntata di <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-cb133471-db2b-4c5c-aa5a-0041138c6164.html?p=0" target="_blank">Report</a></span></strong> di domenica scorsa ha potuto vedere di che cosa sono capaci “<em>gli energumeni del cemento</em>”. <strong>Paolo Mondani</strong> ha infatti illustrato la distruzione delle coste dei <strong>Caraibi</strong> ad opera della speculazione edilizia: spiagge che scompaiono per far posto a moli di cemento, la natura violata nella sua integrità: 180 ettari di paradiso sottratti per sempre alla naturalità.</p><p>Quello che sta accadendo in questi giorni in uno dei pochi lembi di costa della <strong>Sardegna</strong> scampato alla cementificazione selvaggia dei decenni passati è molto più grave: si tratta di 700 ettari (un campo di calcio ha dimensione di un ettaro) di territorio incontaminato su cui si vogliono a tutti i costi costruire <strong>150 mila metri cubi</strong>: ville esclusive e un resort a cinque stelle. Si tratta della splendida costa di <strong>Malfatano</strong>, che significa il <em>luogo della speranza</em>. I protagonisti dell’ennesimo scandalo urbanistico italiano vorrebbero invece riempirla di cemento e asfalto, altro che speranza.</p><p>Perché parliamo di scandalo? Perché i proprietari dell’area hanno ottenuto i permessi per costruire gli edifici attraverso la collaudata tecnica dello “<em>spezzatino</em>”. In sintesi, pur in presenza di un disegno unico, vengono presentati al comune di <strong>Teulada</strong> cinque stralci progettuali. In questo modo gli edifici appaiono con un impatto ben più modesto: un conto è vedere disegnati 150 mila metri cubi di cemento, strade, parcheggi e quant’altro, altro conto è vederne cinque molto più piccoli.</p><p>E’ lo stesso caso sollevato appena un anno fa sempre da Report. A <strong>Roma</strong> un potentissimo costruttore (<strong>Domenico Bonifaci</strong>, proprietario del quotidiano <em>Il Tempo</em>) ha ottenuto i condoni per un immensa costruzione di <strong>200 mila metri cubi</strong> chiedendo la <strong>sanatoria</strong> per ogni alloggio. La legge del condono edilizio vietava infatti la sanatoria per immobili più grandi di 750 metri quadrati e sarebbe stato impossibile ottenere i condoni. Così viene presentato lo “<em>spezzatino</em>” e il comune non si accorge che le 700 domande di condono fanno parte di un unico complesso edilizio!</p><p>Anche nel caso di Malfatano nessuna delle amministrazioni coinvolte –comune, regione Sardegna e Soprintendenza di Stato- si è accorto del trucco e rispedito al mittente i cinque progetti richiedendone uno globale. In questa povera Italia le amministrazioni pubbliche sono preda dell’<strong>economia di rapina</strong> e fingono di credere che dietro questa nuova <em>Colata</em>, per citare il bel libro edito da <strong>Chiarelettere</strong>, ci sia un futuro di lavoro per la popolazione sarda. E’ questa la giustificazione di tutti gli amministratori –rigorosamente bipartisan- coinvolti: affermano infatti che di fronte alla grave crisi economica non si può chiudere la porta a generosi investitori.</p><p>E’ questo un tema non banale e conviene dunque discuterne perché la gigantesca crisi economica e finanziaria mondiale in cui tutti i paesi ricchi si dibattono non sembra trovare vie di uscita solide. Ma intanto onestà intellettuale vorrebbe che si facesse un bilancio dei quarant’anni che hanno cambiato il volto delle coste sarde riempiendole di cemento. Ogni volta che venivano concessi i permessi per costruire di devastanti progetti si cantava il solito mantra: non si può rinunciare allo sviluppo. La Sardegna è nel pieno di una crisi economica e sociale devastante proprio perché ha creduto a questa falsa promessa. Le case di vacanza si riempiono solo per due mesi e gli alberghi chiudono almeno per nove mesi all’anno. Invece di investire nella produzione si è preferito aprire autostrade alla speculazione edilizia. Perpetuando il meccanismo di distruzione delle bellezze della Sardegna si otterrà oggi il progresso che non è avvenuto in quarant’anni di laissez faire?</p><p>Non c’è persona in buona fede che possa sostenere questa tesi. Eppure gli amministratori pubblici continuano a propagandare questa favola. La prova di una vergognosa mala fede la troviamo anche in una <strong>clausola contrattuale</strong> stipulata tra il comune di Teulada e i proprietari. Vi si afferma che <em>“nel caso venissero costruite case al posto di alberghi, i promotori dovranno pagare al comune un maggior onere di 200 euro al metro cubo</em>”. Il sindaco di Teulada, <strong>Gianni Albai</strong> è entusiasta di questa norma e la pubblicizza a dimostrazione del rigore pubblico. Vediamo di fare due conti. Una villa è grande circa 200 metri quadrati, 600 metri cubi. Così quando gli speculatori edilizi chiederanno di trasformare gli alberghi in case dovranno pagare al comune poco più di <strong>100 mila euro</strong>. Sembra tanto, ma una villa in quel paradiso si vende ad almeno <strong>3 milioni di euro</strong>: seconde case regalate alla speculazione da amministrazioni compiacenti. Altro che sviluppo.</p><p>Tutte queste irregolarità sono state denunciate con forza da <strong>Italia Nostra</strong> con l’azione instancabile di <strong>Maria Paola Morittu</strong> e dal <strong>Gruppo di intervento giuridico</strong>, ma finora le amministrazioni pubbliche non danno segni di vita. Del resto, <strong>Renato Soru</strong> è stato sconfitto anche con l’aiuto di pezzi del centro sinistra proprio perché il suo rigoroso piano paesistico impediva simili speculazioni.</p><p>E come questa classe politica governa i beni comuni è dimostrato dell’albergo dell’isola della <strong>Maddalena</strong>, la scandalosa vicenda dello svolgimento del <strong>G8</strong>. Lo Stato ha speso <strong>120 milioni di euro</strong> per realizzare l’albergo e ora lo ha dato in gestione alla <em>Mita resort</em> della famiglia <strong>Marcegaglia</strong> per un canone di <strong>60 mila euro all’anno</strong>. Vuol dire che riprenderà le spese in <strong>1500 anni!</strong> Un altro straordinario esempio di rigoroso uso dei soldi pubblici.</p><p>Che c’entra la Marcegaglia, si chiederà qualcuno. C’entra perché il nuovo resort di Malfatano sarà gestito dalla Mita. Dietro la grande speculazione sarda si scorgono ancora una volta le radici della crisi italiana. Tra i promotori dell’operazione speculativa condotta dalla società <strong>Sitas</strong> c’è infatti la classe dirigente italiana: la <strong>Sansedoni spa</strong> controllata dal <strong>Monte dei Paschi di Siena</strong>, la <strong>Benetton</strong>, il gruppo <strong>Toffano</strong>, il gruppo <strong>Toti</strong> (che sul suo sito già illustra il plastico dell’albergo). Un paese dedito esclusivamente alla speculazione immobiliare ha davvero poche speranze di futuro.</p><p><em>(ps. chi volesse rendersi conto della natura dello scempio, può vedere in rete il commovente documentario <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&amp;id=484" target="_blank">Furriadroxus</a></span></strong> di</em> <strong>Michele Mossa</strong><em> e</em> <strong>Michele Trentini</strong><em>)</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/23/malfatano-l%e2%80%99ultimo-scempio/73236/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>31</slash:comments> </item> <item><title>(S)valorizzazione immobiliare</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/24/svalorizzazione-immobiliare/64106/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/24/svalorizzazione-immobiliare/64106/#comments</comments> <pubDate>Fri, 24 Sep 2010 13:08:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Paolo Berdini</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Fincantieri]]></category> <category><![CDATA[Tremonti]]></category> <category><![CDATA[urbanistica]]></category> <category><![CDATA[valorizzazione immobiliare]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=64106</guid> <description><![CDATA[La denuncia sulle pagine del Fattoquotidiano di martedì scorso di Ferruccio Sansa e Salvatore Cannavò sulla riconversione immobiliare della Fincantieri ha la forza di aprire gli occhi all’opinione pubblica e, speriamo, anche se non conviene farsi molte illusioni a quella sparuta parte della politica che non è ancora sul libro paga dei potenti immobiliaristi sull’irreversibile...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La denuncia sulle pagine del <em>Fattoquotidiano</em> di martedì scorso di <strong>Ferruccio Sansa</strong> e <strong>Salvatore Cannavò</strong> sulla riconversione immobiliare della <strong>Fincantieri</strong> ha la forza di aprire gli occhi all’opinione pubblica e, speriamo, anche se non conviene farsi molte illusioni a quella sparuta parte della politica che non è ancora sul libro paga dei potenti immobiliaristi sull’irreversibile declino che rischia il <strong>sistema Italia</strong> se non viene tagliato di netto il dominio della rendita fondiaria.</p><p>Hanno ragione infatti i due giornalisti: quale imprenditore può ancora avere la voglia di rischiare investimenti in un qualsiasi settore produttivo se di fronte alla speculazione immobiliare è stata aperta con benedizione bipartisan un’immensa autostrada? Sono venti anni che colpo dopo colpo sono state smantellate tutte le regole di governo del territorio e della tutela dell’ambiente. I piani regolatori che, con tutti i limiti che ben conosciamo, tentavano di delineare un futuro condiviso alle nostre città sono stati sostituiti concetti come la <em>“valorizzazione immobiliare</em>” e <em>“l’accordo di programma” </em>per superare ogni previsione urbanistica.</p><p>Ad esempio, a <strong>Sestri Ponente</strong> il piano urbanistico destina l’area della Fincantieri come zona industriale. Non sarebbe dunque possibile realizzare villette, ipermercati e ogni altra sorta di speculazione. Lo stato liberale, che pure aveva a cuore l’iniziativa economica privata, aveva trovato nell’urbanistica un efficace punto di equilibrio tra interessi della collettività e interessi della proprietà, limitandone lo strapotere e imponendo vincoli.</p><p>Oggi siamo in un’altra prospettiva sociale e culturale. I liberisti forsennati alla <strong>Tremonti</strong> (è a lui che si devono infatti buona parte delle leggi sulla “<em>valorizzazione immobiliare</em>”) non tollerano più neppure questo dignitoso compromesso di interessi. Con i piani casa che tutte le regioni hanno approvato gli edifici industriali possono cambiare destinazione e avere anche un gigantesco premio di cubatura. Così la collettività deve rassegnarsi a subire sempre e comunque il dominio della proprietà immobiliare anche se questa è pubblica o dichiaratamente speculativa.</p><p>Gli esempi sono ormai infiniti. La Fintecna, società pubblica, sta portando a termine la valorizzazione degli uffici del <strong>ministero della Finanze</strong> all’<strong>Eur</strong>: al loro posto case di lusso con vista sul laghetto. Le regole urbanistiche hanno vincolato l’intero quartiere dell’Eur come area storica, ma con l’accordo di programma si supera tutto. Intanto gli uffici sono oggi in affitto in immobili privati e tutti noi paghiamo un fiume di soldi alla rendita immobiliare: e poi ci continuano a dire che non ci sono soldi! A <strong>Torino</strong> per risanare la casse del <strong>San Paolo</strong> si decide di costruire un grattacielo in spregio di ogni norma urbanistica. La vicenda delle aree dell’<strong>ex fiera</strong> di <strong>Milano</strong> sono un caso da antologia: per far cassa si vuol costruire una mostruosa quantità di cemento calpestando ogni regola di buon senso e urbanistica. A <strong>Salerno</strong> un ex sindaco di centrosinistra ammalato di manie di grandezza vuole seppellire il lungomare sotto un valanga di cemento, tanto con le deroghe si può fare. E l’elenco riguarda tutta l’Italia, come è dimostrato dal recente volume <em>La colata</em> (edizioni Chiarelettere 2010) curato da <strong>Andrea Garibaldi</strong>, <strong>Antonio Massari</strong>, <strong>Marco Preve</strong>, <strong>Giuseppe Salvaggiulo</strong> e <strong>Ferruccio Sansa</strong>.</p><p>Con il caso Fincantieri tocchiamo con mano che se non si taglia il dominio della rendita immobiliare, che -è bene precisarlo- non esiste negli altri paesi della civile <strong>Europa</strong>, il nostro declino economico e civile non si interromperà. Il problema non è <strong>Berlusconi</strong>: il vero nodo che stringe alla gola l’Italia è quello di un’opposizione politica incapace di avere un’idea di sviluppo lungimirante in grado di favorire gli investimenti produttivi veri. A solo titolo di esempio si può citare la folle corsa al cemento favorita dai quindici ininterrotti anni delle amministrazioni di centro sinistra di <strong>Francesco Rutelli</strong> e <strong>Valter Veltroni</strong> a Roma. Settanta milioni di metri cubi (sic!) regalati alla speculazione immobiliare in una città che non cresce più da vent’anni e che anzi ogni anni espelle migliaia di famiglie che non possono più permettersi di sostenere i folli prezzi delle abitazioni.</p><p>Il ripristino delle regole del governo delle città e del territorio è il primo elemento per poter rilanciare lo sviluppo produttivo del nostro paese. Chiudere la fase del sacco urbanistico dell’Italia è l’unica occasione che ci resta per favorire reali investimenti produttivi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/24/svalorizzazione-immobiliare/64106/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>17</slash:comments> </item> <item><title>I soviet a Tor Bella Monaca</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/01/i-soviet-a-tor-bella-monaca/55369/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/01/i-soviet-a-tor-bella-monaca/55369/#comments</comments> <pubDate>Wed, 01 Sep 2010 10:44:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Paolo Berdini</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Alemanno]]></category> <category><![CDATA[bella]]></category> <category><![CDATA[monaca]]></category> <category><![CDATA[periferie]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category> <category><![CDATA[Tor]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=55369</guid> <description><![CDATA[E’ durata poco la possibilità di parlare seriamente del recupero delle periferie romane (e di quelle italiane) aperte dalla proposta del sindaco Alemanno sulla demolizione del quartiere di Tor Bella Monaca. E’ infatti entrato in campo il teorema Berlusconi ed ha mandato tutto all’aria. Quando è in difficoltà, come noto, il primo ministro la “butta...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E’ durata poco la possibilità di parlare seriamente del recupero delle periferie romane (e di quelle italiane) aperte dalla proposta del sindaco Alemanno sulla demolizione del quartiere di Tor Bella Monaca.  E’ infatti entrato in campo il teorema Berlusconi ed ha mandato tutto all’aria. Quando è in difficoltà, come noto, il primo ministro la <em>“butta in caciara</em>” come dicono a Roma, sparandole sempre più grosse, tipo che la crisi economica è finita, come afferma indisturbato da due anni.</p><p>Quando poi le difficoltà perdurano, tira fuori  l’arma di distruzione di massa: è colpa dei comunisti. In un trasmissione radiofonica Alemanno-Berlusconi è nuovamente intervenuto sulla questione del recupero del quartiere romano affermando che Tor Bella Monaca è un quartiere sovietico! E che ci sia lo zampino del primo ministro è fuori di ogni dubbio. Alemanno appartiene alla cultura della destra sociale che conosce le difficoltà delle periferie e mai si sarebbe espresso in modo tanto improvvido. Sono tre –tra gli altri- i maggiori protagonisti della realizzazione del quartiere, Lucio Passarelli, Carlo Odorisio e Pietro Barucci.Tre persone di grande livello, dietro cui si nascondevano esponenti dei soviet nostrani. E chi l’avrebbe mai pensato, visto il loro profilo culturale?</p><p>L’affermato studio Passarelli ha ad esempio progettato e realizzato negli anno ’70 il bellissimo ampliamento dei Musei Vaticani. Paolo VI ha dunque chiamato un cosacco del Don a piazza San Pietro. Odorisio è stato uno stimatissimo imprenditore edilizio, una persona di grande equilibrio che ha contribuito alla costruzione di alcuni tra i migliori quartieri pubblici, nonostante –scopriamo- provenisse dalle lontane steppe. Pietro Barucci, infine, è uno dei più importanti architetti italiani che a Tor Bella Monaca ha progettato  tra l’altro un bellissimo edificio. Alemanno-Berlusconi ha dunque preso un abbaglio comico! Ma è più interessante ragionare sui motivi reali dell’uscita. E’ che la cultura della destra liberista incarnata da Berlusconi non riesce ancora a fare i conti con  la presenza dello Stato nella società. Al pari dei fondamentalisti raccolti intorno alla famiglia Bush, l’unico vero obiettivo che perseguono è quello di distruggere sistematicamente il ruolo e le prerogative pubbliche.</p><p>Tor Bella Monaca nasce negli anni ’80 per dare una casa vera alle centinaia di famiglie romane che ancora vivevano in baracche da terzo mondo. Solo l’intervento dello Stato può risolvere questi gravissimi problemi sociali. Chi vuole oggi demolire questo ruolo pubblico non è soltanto un mestatore, ma è anche fuori dal tempo. Da quando è emersa in tutta la sua rilevanza la crisi finanziaria mondiale è stato un susseguirsi di ricorsi agli aiuti di Stato, dalle banche al settore delle abitazioni. Lo stesso Marchionne, come ha documentato il Fatto Quotidiano di qualche giorno fa, non avrebbe conseguito i successi nel rilancio della Chrysler se non avesse potuto sfruttare consistenti aiuti delle autorità federali.</p><p>La destra berlusconiana conferma dunque ancora una volta di essere un’eccezione nel panorama mondiale: fa fatica a metabolizzare concetti e ruoli che negli altri paesi sono invece scontati. Con l’aggravante di nascondere la reale portata dei problemi in campo. Tor Bella Monaca, come tantissimi altri interventi pubblici realizzati negli anni delle grandi riforme, è infatti circondata da informi quartieri speculativi e –nel centro sud- abusivi. Quei quartieri pubblici nacquero proprio per realizzare viabilità, scuole e verde che nelle lottizzazioni private non erano stati realizzati. Avevano insomma  svolto un ruolo di supplenza nei confronti della speculazione edilizia. Oggi si punta il dito soltanto contro i quartieri pubblici per nascondere l’amara verità che il sacco edilizio d’Italia è stato compiuto dalla speculazione edilizia e dall’abusivismo. Della necessità e dell’urgenza di rendere più umani questi quartieri nessuno parla: è più facile prendersela con il pubblico.</p><p>Senza nascondere, ovviamente, che anche i quartieri pubblici presentano errori di realizzazione e necessità do interventi di riqualificazione, ma sempre a partire dall’oggettività e dal rispetto della condizioni di vita degli abitanti e dalle loro esigenze. Resta l’amara constatazione che non appena si aprono a fatica spazi di discussione sui problemi reali dell’Italia -e lo stato delle nostre periferie urbane è sicuramente uno di questi- il mondo politico tira fuori l’ideologie senza senso e senza storia al solo scopo di continuare il comodo balletto. E’ davvero ora di farla finita con il teatrino della politica.</p><p>Paolo Berdini</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/01/i-soviet-a-tor-bella-monaca/55369/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>32</slash:comments> </item> <item><title>Il disegno di Tremonti con l&#8217;appoggio del Pd</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/06/il-disegno-di-tremonti-con-lappoggio-del-pd/48122/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/06/il-disegno-di-tremonti-con-lappoggio-del-pd/48122/#comments</comments> <pubDate>Fri, 06 Aug 2010 08:44:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Paolo Berdini</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[gelli]]></category> <category><![CDATA[P2]]></category> <category><![CDATA[Ranieri]]></category> <category><![CDATA[Tremonti]]></category> <category><![CDATA[wwf]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=48122</guid> <description><![CDATA[Il processo di demolizione dello Stato va avanti senza intoppi. L’opposizione parlamentare non esiste e il PD, in particolare, ci fa sapere che il nome di Giulio Tremonti come nuovo primo ministro non andrebbe affatto male. Converrà allora rinfrescare la memoria degli esangui oppositori, ricordando i provvedimenti sulla vendita degli immobili pubblici, i beni comuni...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il processo di demolizione dello Stato va avanti senza intoppi. L’opposizione parlamentare non esiste e il PD, in particolare, ci fa sapere che il nome di Giulio Tremonti come nuovo primo ministro non andrebbe affatto male.</p><p>Converrà allora rinfrescare la memoria degli esangui oppositori, ricordando i provvedimenti sulla vendita degli immobili pubblici, i beni comuni per eccellenza, strenuamente voluta dal potente ministro per l’economia. Il provvedimento, infatti, anche alla luce di una recente denuncia del presidente del WWF Lazio, Vanessa Ranieri, getta una luce sinistra sul futuro del nostro paese.</p><p>Veniamo al provvedimento. Il 20 maggio è stato approvato il cosiddetto “federalismo demaniale” e cioè il passaggio agli enti locali dei beni di proprietà statale. Nel primo elenco sono contenuti 17.400 immobili: passeranno ai comuni che dovranno valorizzarli e venderli per fare cassa.</p><p>Il 31 maggio il ministro, ospitato dal Corriere della Sera, prepara il terreno ideologico affermando: <em>“Nel Medioevo tutta l’economia era bloccata da dazi e pedaggi d’ingresso e d’uscita, alle porte delle città, nei porti, sui valichi: in Europa pensano che “accisa” sia una parola inglese, “excise”, invece è una parola che viene dal Medioevo e significa “incidere”; se portavi un tronco appunto te lo incidevano, se portavi un sacco di grano ne prelevavano un tanto, se portavi un salame te lo tagliavano. Come il Medioevo era bloccato e fu superato d’un colpo dall’illuminismo giuridico che poi prese forma nella semplicità dei grandi codici borghesi, base dello sviluppo industriale, così il territorio attuale è popolato da un’infinità di totem giuridici o “democratici”, per cui un consiglio di quartiere blocca un Comune, un Comune blocca una Provincia, una Provincia blocca una Regione, una Regione blocca lo Stato e i Verdi o i ricorsi al Tar bloccano tutto”.</em></p><p>Il ministro fa il furbo, come si vede. Inventa inesistenti consigli di quartiere che bloccano tutto per nascondere la verità di un paese abbandonato alla speculazione edilizia e in cui si obbligano i comuni a vendere i gioielli di famiglia. E come fu per l’altro sciagurato provvedimento che riguardava la vendita di alcuni beni confiscati alla grande criminalità, conviene chiedersi: a chi andranno i gioielli del nostro paese costruiti in centinaia di anni di lavoro da tutta la popolazione?</p><p>Una risposta preoccupante viene, come accennavamo, dalla denuncia del WWF che sulla scorta di rigorose visure camerali, ha scoperto che un pezzo del parco di Monte Antenne di Roma, adiacente alla storica villa Ada, rischia di essere utilizzato da una società legata alla famiglia di Licio Gelli, capo della loggia massonica P2. Nella pineta era stato infatti realizzato un abuso edilizio dalla società Antiqua 2001 che fino al 2005 aveva nel consiglio di amministrazione Maria Sanarelli, moglie del primogenito del venerabile maestro, Raffaello. In quegli stessi anni, con uno dei tanti “<em>accordi di programma</em>” approvati dall’allora sindaco Valter Veltroni, l’area stessa veniva destinata alla realizzazione di una struttura assistenziale e affidata ad un’altra società, la Fio. Ver srl., riconducibile a Umberto Fioravanti, parente di Filiberto Morasca, anch’esso personaggio legato a Licio Gelli.</p><p>Non sappiamo se una parte del Monte Antenne è già contenuta nei primi elenchi destinati alla vendita, ma è evidente che questo mondo di spregiudicati affaristi vuole mettere le mani sul patrimonio immobiliare pubblico. Forte Antenne è un posto meraviglioso: realizzare residenze al posto di servizi pubblici, impianti sportivi privati al posto del parco, ristoranti al posto dell’asilo pubblico esistente, è un grande affare economico. Chissà quante società in odore di criminalità e di malaffare si stanno esercitando nell’accaparrarsi i beni comuni. Le risorse economiche non gli mancano: vale la pena ricordare che sempre Tremonti con il terzo scudo fiscale ha permesso nel 2009 il rientro di circa 100 miliardi di euro, soldi che potevano rientrare anche in contanti, con gravi sospetti di provenienza illecita.</p><p>Dietro il teatrino dei consigli di quartiere che “tengono il paese in ostaggio” emerge dunque la verità. Le politiche economiche di Tremonti hanno portato i comuni ad una grave crisi economica. Per poter sopravvivere sono oggi costretti a vendere i beni comuni e, visto che tutte le pubbliche amministrazioni sono state colpite dalle politiche neoliberiste, soltanto i privati sono in grado di accaparrarsi il bottino.</p><p>Tra di essi un posto di primo piano spetta alla grande criminalità organizzata che (dati della magistratura) ha un giro di affari annuale di oltre 100 miliardi di euro e ai poteri occulti da Gelli al recente affare Sardegna di Carboni. Questo è il disegno dello statista Tremonti. Il fatto che sia diventato un punto di riferimento anche per il segretario del Pd dimostra ancora una volta la devastazione morale a cui è arrivato il paese.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/06/il-disegno-di-tremonti-con-lappoggio-del-pd/48122/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>38</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;allarme tardivo di Nicola Zingaretti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/26/lallarme-tardivo-di-nicola-zingaretti/44113/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/26/lallarme-tardivo-di-nicola-zingaretti/44113/#comments</comments> <pubDate>Mon, 26 Jul 2010 10:31:36 +0000</pubDate> <dc:creator>Paolo Berdini</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[cemento]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category> <category><![CDATA[regolatore]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category> <category><![CDATA[Veltroni]]></category> <category><![CDATA[Zingaretti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=44113</guid> <description><![CDATA[Per comprendere perché le nostre città sono preda della speculazione edilizia torna utile il grido d’allarme lanciato pochi giorni fa dal presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, stimato esponente del Pd. Ha affermato che da 2001 fino ad oggi circa 300.000 cittadini romani sono andati via dalla città ed hanno ingrossato l’immensa periferia metropolitana....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Per comprendere perché le nostre città sono preda della speculazione edilizia torna utile il grido d’allarme lanciato pochi giorni fa dal presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, stimato esponente del Pd. Ha affermato che da 2001 fino ad oggi circa 300.000 cittadini romani sono andati via dalla città ed hanno ingrossato l’immensa periferia metropolitana.</p><p>Un grido d’allarme purtroppo tardivo e reticente allo stesso tempo. Sono anni che la migliore cultura urbanistica che si raccoglie intorno al sito Eddyburg (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.eddyburg.it/">eddyburg.it</a></span>) denunciano che le maggiori città italiane sono sottoposte ad un impetuoso processo di valorizzazione immobiliare che, non governato, crea squilibri e allontanamento di residenti dai centri. Gli abitanti vengono dunque espulsi dal processo di impetuosa crescita dei valori immobiliari di questi anni.</p><p>Roma, in particolare aveva già subito una diminuzione di popolazione nel decennio 1991 -2001 pressochè identica: 300 mila abitanti. Quegli urbanisti, denunciavano anche come fosse possibile che le amministrazioni di centro sinistra della città (sindaci Rutelli e Veltroni) avessero fatto approvare un nuovo piano regolatore che prevedeva un incremento edilizio spaventoso, pari a circa 70 milioni di metri cubi di cemento, qualcosa che poteva ospitare un aumento di popolazione di oltre 400 mila abitanti. Ci chiedevamo insomma, quale fosse la logica di continuare a riempire di cemento e di asfalto una città in evidente declino demografico. Se quegli abitanti erano andati via perché i valori immobiliari erano fuori controllo, come sarebbero potuti tornare se tutte le previsioni di nuova edilizia sono private e dunque con valori identici a quelli attuali?</p><p>Non ci fu risposta allora e -purtroppo- anche Nicola Zingaretti sorvola sullo scandalo: nel denunciare la ulteriore perdita di popolazione non dice infatti una parola sullo scandalo del 2008, quando l’allora sindaco Veltroni (e con lui tutto il coro dei dirigenti Pd) annunciava trionfante l’approvazione del nuovo piano regolatore.</p><p>Non è un caso isolato. A Milano che è interessata da un simile – anche se inferiore in termini numerici- fenomeno di diminuzione demografica è stato approvato un paino che prevede secondo l’entusiasta assessore all’urbanistica Masseroli, previsioni per nuovi 700 mila cittadini! A Torino accade la stessa cosa. Firenze è agli onori delle cronache per le speculazioni della cricca. Purtroppo non sono pazzi: sono soltanto docili pedine in mano ad un più complesso disegno economico: in questi anni un compatto schieramento politico e culturale che va dalla maggioranza all’opposizione oggi rappresentata in Parlamento ha deciso che le città e il territorio sono questione esclusivamente economica e la loro evoluzione non ha più alcun rapporto con le esigenze reali della popolazione.</p><p>Torniamo all’esempio romano. Quei seicentomila espulsi dalla città avrebbero il diritto di avere un moderno sistema di trasporti su ferro che li aiuti a spostarsi verso i luoghi di lavoro rendendogli almeno migliori le condizioni di vita. I sempre più numerosi anziani avrebbero il diritto a servizi che li aiutino nella difficili incombenze quotidiane. I giovani quello di avere parchi curati e scuole decenti. Per questi diritti elementari ci continuano a raccontare l’ignobile menzogna che “non ci sono i soldi”. Intanto continuano a cementificare le nostre città solo per sfamare gli appetiti della speculazione: da Santa Giulia a Milano ai due nuovi quartieri della Roma e della Lazio nella capitale, dal grattacielo del San Paolo a Torino alla cementificazione della piana di Castello a Firenze. Milioni di metri cubi che non servono alle reali esigenze delle comunità urbane ma sono imposte dal pensiero unico della “città come motore economico”. Fino a quando?</p><p>E quei poteri che dirigono l’orchestra continuano pure a raccontano che non si riesce a costruire perché ci sono troppi vincoli. Hanno in mano i grandi organi di stampa (Messaggero e Mattino: Francesco Gaetano Caltagirone; Il Tempo: Domenico Bonifaci; la grande totalità dei giornali locali ad iniziare dalla Nuova Sardegna sono in mano a “imprenditori” edilizi. Se si sale un po’, infine, si arriva al Corriere della Sera in cui siedono esponenti delle famiglie Ligresti e Berlusconi e del sistema bancario che ha finanziato allegramente ogni tipo di speculazione.</p><p>Non esiste nessun altro paese europeo che abbia cancellato il governo pubblico delle città. Da noi un ceto politico colluso culturalmente ed economicamente –salvo lodevoli eccezioni- con i poteri finanziari e il mondo del cemento continua sistematicamente a distruggere le regole urbanistiche. Si parla infatti del quarto condono edilizio e di ulteriori liberalizzazioni in materia. E mentre gli altri paesi europei tentano di uscire dalla crisi economica investendo nella ricerca, nell’università e nelle tecnologie di risparmio energetico, noi continuiamo ad espandere all’infinito le città per poi tagliare la spesa locale, così da rendere impossibile la realizzazione delle opere che rendono civili i quartieri. Siamo un paese in mano alla più feroce speculazione immobiliare.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/26/lallarme-tardivo-di-nicola-zingaretti/44113/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>9</slash:comments> </item> <item><title>Vi cediamo la nostra auto blu ma a un patto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/10/vi-cediamo-la-nostra-auto-blu-ma-a-un-patto/38369/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/10/vi-cediamo-la-nostra-auto-blu-ma-a-un-patto/38369/#comments</comments> <pubDate>Sat, 10 Jul 2010 09:35:56 +0000</pubDate> <dc:creator>Paolo Berdini</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[auto]]></category> <category><![CDATA[blu]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[manovra]]></category> <category><![CDATA[taglio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=38369</guid> <description><![CDATA[Dopo le notizie di speculazioni - e prima di ricominciare a parlarne, perché la lista è infinita &#8211; lasciamo spazio per una volta ad una buona notizia. O meglio ad una proposta concreta per mettere in crisi il clima di impunità di un sistema politico che si crede autorizzato a fare qualsiasi nefandezza. La proposta è...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Dopo le notizie di speculazioni - e prima di ricominciare a parlarne, perché la lista è infinita &#8211; lasciamo spazio per una volta ad una buona notizia. O meglio ad una proposta concreta per mettere in crisi il clima di impunità di un sistema politico che si crede autorizzato a fare qualsiasi nefandezza. La proposta è quella del taglio delle auto blu.</p><p>Già, ma che c’entra con il buon governo del territorio? C’entra, perché la lettera che pubblico di seguito viene dal sindaco di Cassinetta di Lugagnano, Domenico Finiguerra, coordinatore della rete dei comuni “consumo di suolo zero”. Nel silenzio della grande stampa esiste infatti un piccolo ma agguerrito numero di comuni che ha deciso di chiudere per sempre la cementificazione del territorio e passare alla fase del recupero urbanistico. Il sito è stopalconsumoditerritorio.it lì si trovano i germi di una nuova cultura del territorio.</p><p>La lettera che pubblichiamo di seguito è stata scritta dal sindaco di Cassinetta e delinea una visione completamente opposta al clima di ruberie e di speculazione che strozza l’Italia. Una lettera ironica che aiuta a ricercare l’alternativa nel rigore e nell’etica della pubblica amministrazione. E qui si trova l’altro elemento fondamentale di una nuova cultura che si sta lentamente affermando.</p><p>Nelle elezioni che lo hanno riconfermato sindaco, Finiguerra aveva esplicitato nel suo programma elettorale che non avrebbe fatto costruire su aree agricole e che la mancanza di introiti dovuti agli oneri di urbanizzazione (la molla che fa scattare la corsa alla speculazione) sarebbero stati compensati con un regime di conduzione della cosa pubblica più sobrio. Così Cassinetta di Lugagnano ha una sola auto blu: una Panda in condominio tra le diverse figure comunali.</p><p>Insomma, dietro questa breve e divertente lettera c’è una cultura alternativa che fa della “decrescita intelligente” la molla per un futuro sostenibile.</p><p><em>Egregi membri del Governo, perdonate questa mia informale lettera, che potrà apparire sarcastica, ma è in realtà molto meno irreale, molto più giusta e concreta e molto più vicina alle regole del buonsenso rispetto alle soluzioni per la crisi che state proponendo al paese.</em></p><p><em>Avete confezionato una manovra economica da 24 MLD di Euro. Ce lo chiede l’Europa. Ce lo chiede il mercato. Ce lo chiedono le banche. Ce lo chiedono le imprese. Ce lo chiedono tutti. Bene, bene. Pare che gran parte dei tagli sarà riversata sugli enti locali, Regioni e Comuni. Questi ultimi, ve lo dico per esperienza ormai quasi decennale, sono già quasi al collasso. Saranno lacrime e sangue. Servizi tagliati. Ticket sanitari. Tariffe in aumento. Blocco del rinnovo dei contratti per infermieri, insegnanti e tutti i dipendenti pubblici. Nelle famiglie normali, quando si deve decidere cosa tagliare per arrivare a fine mese, per prima cosa si elimina il superfluo, e solo alla fine si arriva a ridurre da 80 a 50 grammi la porzione di pasta per ciascun componente.</em></p><p><em>Nelle famiglie normali, prima di tirare la cosiddetta cinghia e mettersi a dieta, per trovare 100 euro per una spesa di sopravvivenza, si metterebbe in vendita la seconda auto. E se fosse possibile andare a lavoro a piedi, in bici o con i mezzi pubblici, si metterebbe in vendita anche la prima. E se necessario si metterebbe in vendita pure il box… Nelle famiglie normali. E in Italia? Nella grande famiglia di cui voi dovreste essere buoni padri di famiglia? I 24 MLD di euro necessari alla manovra, li state cercando tagliando anche le prime, le seconde, le terze…le millesime auto blu? No?</em></p><p><em>Alcuni giorni fa è circolata una notizia poi rivelatasi, pare, una bufala. Ovvero che l’entità della manovra che avete proposto e che tanto sta facendo dibattere il paese sarebbe stata quasi completamente coperta da un unico taglio: quello delle auto blu. In rete girava la notizia che le auto di rappresentanza  sarebbero 629.120 e che ci costerebbero 21 MLD di euro all’anno. Spese dovute ad autisti, carburante, pedaggi autostradali, leasing e noleggio. In realtà, in questo calcolo erano computate tutte le auto di servizio, di tutti gli enti pubblici. Ambulanze e volanti comprese. </em></p><p><em>La scorsa settimana, in occasione di una manifestazione pubblica contro la privatizzazione dell’acqua e la cementificazione del territorio, ho avuto modo di girare a piedi attorno ai palazzi della politica e sono rimasto davvero impressionato dalla quantità (e qualità!) di auto di rappresentanza. Centinaia di metri di carrozzerie lucide e vetri scuri. Centinaia di autisti con occhiali a specchio. E che sgommate!!!</em></p><p><em>Detto questo, lo confesso! Anche il Comune di Cassinetta di Lugagnano ha la sua Auto Blu. E’ una </em><em>Panda Verde</em><em>. La utilizziamo e guidiamo personalmente in tre. Io, il capo dell’ufficio tecnico e il messo comunale. Però, e quì viene la nostra proposta, abbiamo deciso di metterla a vostra disposizione. Noi andremo in bici, a piedi, con i mezzi pubblici o con i nostri mezzi. Non è un grosso sacrificio. Anzi, le prime tre soluzioni fanno anche bene alla salute fisica o mentale. Con grande dispiacere, ma vi cediamo la nostra Panda Verde. Per me è come una sorella! Ma ad un patto. Che voi rinunciate ad almeno una Lancia Thema con A/C e Frigobar.</em></p><p><em>Facciamolo. Un bel patto. Ma per una volta non lo chiamiamo con il nome di una pietanza, come spesso accade quando siglate accordi e alleanze varie di cui vi rendete protagonisti. Potremmo chiamarlo il </em><strong><em>Patto della Sobrietà</em></strong><em>. Suggellato da una </em><strong><em>NON CENA</em></strong><em>. Sarà per noi un onore vedere al TG1 la nostra verde ammiraglia da 900cc, con la scritta COMUNE DI CASSINETTA DI LUGAGNANO, giungere a Palazzo Chigi. Fermarsi davanti al portone. Aprire le sue porte anteriori (ci sono solo quelle), ribaltare il sedile lato passeggero e far sgusciare fuori con un gesto sobrio ma elegante un sorridente Ministro del Governo o ancor meglio un supersorridente Presidente del Consiglio.</em></p><p><em>Sarebbe davvero un onore per tutti i cittadini italiani vedere finalmente i loro rappresentanti nelle istituzioni dare il buon esempio. Con speranza, saluto</em></p><p><a href="http://www.domenicofiniguerra.it/?page_id=1672"><em>Domenico Finiguerra</em></a><em>, Sindaco di Cassinetta di Lugagnano </em></p><p><em>P.S. Se la nostra (vostra) Panda Verde non dovesse partire al primo colpo, basta bisbigliargli all’orecchio sinistro, vicino al cruscotto, due semplici parole: Basta Cemento! </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/10/vi-cediamo-la-nostra-auto-blu-ma-a-un-patto/38369/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>46</slash:comments> </item> <item><title>Su Berlusconi e Milano4 lo avevamo anticipato</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/07/su-berlusconi-e-milano-4-lo-avevamo-anticipato/37425/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/07/su-berlusconi-e-milano-4-lo-avevamo-anticipato/37425/#comments</comments> <pubDate>Wed, 07 Jul 2010 13:43:37 +0000</pubDate> <dc:creator>Paolo Berdini</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[4]]></category> <category><![CDATA[Berdini]]></category> <category><![CDATA[edilizia]]></category> <category><![CDATA[milano]]></category> <category><![CDATA[Paolo]]></category> <category><![CDATA[speculazione]]></category> <category><![CDATA[Unità]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=37425</guid> <description><![CDATA[L’Unità di oggi apre la prima pagina con la vicenda di Milano 4, e cioè il nuovo quartiere residenziale che una società della casa vorrebbe costruire su terreni di Berlusconi ad Arcore. 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Si acquistano terreni agricoli e con la “politica” (quella vergognosa che va tanto di moda) si cambia destinazione d’uso lucrando decine di milioni di rendita fondiaria parassitaria. Senza creare un solo posto di lavoro, con il solo cambio di categoria urbanistica si guadagna quanto un artigiano imprenditore di se stesso o una piccola azienda non guadagnerà in tutta una vita di lavoro.</p><p>Il paese è sempre più diviso nella categoria dei furbi, quelli per intenderci che frequentano le sale d’aspetto della politica, pagano mazzette e ottengono in cambio varianti urbanistiche ad hoc, e il restante 99% che vive di lavoro, da quello stabile, a quello precario, a quello delle partite iva.</p><p>E’ una situazione intollerabile perché fino a quando non verrà cancellato questo scandaloso modo di guadagnare fortune, saranno sempre meno coloro che avranno voglia di rischiare di fare impresa, di investire soldi nel futuro di una produzione o di una azienda. E’ questo il motivo profondo del declino italiano. Viene lasciata aperta, anzi incentivata da tutte le leggi approvate bipartisan negli ultimi venti anni, la comoda &#8211; per qualcuno &#8211; strada dell’urbanistica contrattata e ciò rappresenta oggettivamente un’anomalia del mercato economico. E’ infatti evidente che in questo modo si corrompe l’intero sistema produttivo.</p><p>Da sottolineare che siamo l’unico paese d’Europa in cui la speculazione edilizia è ancora tollerata e aiutata legislativamente. Negli altri paesi la pianificazione urbanistica viene rispettata e nessuno si sogna di fare speculazione come il caso del re di Arcore. L’urbanistica contrattata, e cioè il sistema discrezionale che permette a questa classe di politici di poter decidere qualsiasi cosa e in qualunque luogo, non esiste. Siamo un paese anomalo.</p><p>Un solo ultimo esempio dell’intreccio tra speculazione immobiliare e vita economica. Si sta concludendo come noto in questi giorni la trattativa economica tra le banche creditrici e la famiglia <strong>Sensi</strong>, proprietaria della Roma. Qualche mese fa era stato annunciato che su terreni a destinazione agricola si sarebbe costruita una gigantesca quantità di cemento. Case, ipermercati e lo stadio della Roma che rappresentava lo specchietto per le allodole. Il caso è identico a quello di Arcore ed è uguale alle centinaia che avvengono in ogni parte d’Italia nel silenzio degli organi di informazione.</p><p>La trattativa con le banche è ferma proprio sulla valutazione del valore dei terreni su cui sorgerà la nuova città della Roma. Oggi sono classificati agricoli e non valgono nulla. Ma con un aiutino della politica potrebbero aumentare il valore di cento volte. L’Italia è soffocata dalla speculazione edilizia.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/07/su-berlusconi-e-milano-4-lo-avevamo-anticipato/37425/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>26</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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