<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Nomadi Digitali</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/nomadidigitali/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description>News, inchieste e blog su politica, cronaca, giustizia, economia</description> <lastBuildDate>Thu, 20 Jun 2013 12:24:33 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Viaggiare? E’ come rinascere</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/07/viaggiare-e-come-rinascere/619239/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/07/viaggiare-e-come-rinascere/619239/#comments</comments> <pubDate>Fri, 07 Jun 2013 11:51:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Nomadi Digitali</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[Rinascita]]></category> <category><![CDATA[Viaggi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=619239</guid> <description><![CDATA[Mi sono spesso chiesta perché ogni volta che ci sentiamo prigionieri del quotidiano vivere, stritolati in rapporti e dinamiche che ci allontanano dal nostro vero io, la nostra idea di &#8221;salvezza&#8221; sia legata a una partenza, a un viaggio. “Io me ne vado”, “Io parto e non mi vedete più”, o più banalmente “Me ne andrei...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mi sono spesso chiesta perché ogni volta che ci sentiamo prigionieri del quotidiano vivere, stritolati in rapporti e dinamiche che ci allontanano dal nostro vero io, la nostra idea di &#8221;<strong>salvezza</strong>&#8221; sia legata a una partenza, a un <strong>viaggio</strong>. “<em>Io me ne vado</em>”, “<em>Io parto e non mi vedete più</em>”, o più banalmente “<em>Me ne andrei migliaia di chilometri lontano da qui</em>”. </p><p>Per formazione, mi piace cercare risposte nella cultura classica, nella quale anche il mito del viaggio affonda le proprie radici. Piero Boitani, filologo e critico letterario, nel suo libro “<em><a href="http://www.ibs.it/code/9788815234995/boitani-piero/ombra-di-ulisse-figure.html" target="_blank">L’ombra di Ulisse</a></em>”, ha definito il mito del viaggio “<em>uno dei nuclei più profondi attorno ai quali la cultura occidentale ha narrato il senso della vita”. </em>Nel viaggio sono racchiuse la<strong> ricerca della verità e di sé</strong>: il viaggio è scoperta, disvelamento, esperienza. Il viaggio è paradigma della conoscenza di sé attraverso il peregrinare, il nomadismo, il movimento.</p><p><strong>Ulisse è il viaggiatore </strong>per eccellenza: attraverso le avventure, i pericoli, le tentazioni, gli incontri e le esperienze fatti viaggiando nel mondo allora conosciuto, scopre i propri limiti, ma anche le proprie qualità e i suoi veri desideri. Ulisse è un viaggiatore che porta con sé la memoria e il desiderio delle proprie <strong>radici</strong>, il suo lungo viaggio è un ritorno. E’ un agognato ritorno alla terra natìa, Itaca, e così il luogo di partenza coincide con il luogo di arrivo.</p><p>Al suo ritorno Ulisse, così come tutti i viaggiatori di ogni tempo, però non è più lo stesso, <strong>il viaggio lo ha cambiato, arricchito, plasmato.</strong> Gli ha dato la percezione dell’essere piccolo in un mondo vasto e multiforme: con il viaggio Ulisse conquista un “io” migliore.</p><p>E così il mito ci spiega che nel <strong>distacco</strong> dalle proprie radici attraverso il viaggio sono espressi l’impulso e il desiderio di una rinascita.</p><p>Oggi esistono viaggiatori che hanno raccolto, seppure inconsapevolmente, l’eredità di Ulisse? Forse sono proprio i <strong>nomadi</strong> <strong>digitali</strong>, i nuovi nomadi che girano il mondo sostenendosi economicamente grazie a<strong> Internet</strong>, ad aver fatto proprio il significato epico del viaggio: non sognano l’espatrio, ma un <a href="http://www.nomadidigitali.it/lifestyle-e-nomadismo/una-strada-alternativa-all-espatrio-il-viaggio-a-tempo-indeterminato/">viaggio a tempo indeterminato</a>, scelgono mete e luoghi in base a desideri, inclinazioni e aspirazioni personali, e non disdegnano di tornare a casa… sì, anche di tornare in Italia. </p><p>Leggendo le loro esperienze e i loro <a href="http://www.nomadidigitali.it/news">racconti di vita e di viaggio</a>, guardando le foto dei loro volti sorridenti con lo <strong>zaino in spalla o con i piedi affondati nella sabbia</strong> di Paesi lontani, viene voglia di alzarsi dalla sedia e preparare una valigia. Vien voglia di vivere mille vite, proprio come Ulisse. <strong>Il cuore si riempie di speranza e di inspiegabile entusiasmo</strong>: sembra di sentire il vento sul viso dopo aver spiegato le vele sul mare aperto… e l’eco dei racconti dei nomadi digitali non è un ‘canto di sirene’.</p><p><em>di Marta Coccoluto</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/07/viaggiare-e-come-rinascere/619239/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il lavoro non è un gioco (ma dovrebbe esserlo)</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/09/lavoro-non-e-gioco-ma-dovrebbe-esserlo/588479/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/09/lavoro-non-e-gioco-ma-dovrebbe-esserlo/588479/#comments</comments> <pubDate>Thu, 09 May 2013 11:36:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Nomadi Digitali</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Condivisione]]></category> <category><![CDATA[Creatività]]></category> <category><![CDATA[Crisi Economica]]></category> <category><![CDATA[Lavoro]]></category> <category><![CDATA[Mercato del Lavoro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=588479</guid> <description><![CDATA[Dopo l’estenuante e direi poco proficua caccia all&#8217;individuazione del provvidenziale e salvifico “volano”, che avrebbe dovuto dare slancio a economia e lavoro, il mantra degli ultimi tempi sembra essere diventato “è necessario inventarsi un lavoro”. Sì, ma come? Da dove si parte? Un punto di partenza per individuare una nuova strada professionale potrebbe essere quello di concentrare l’attenzione...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Dopo l’estenuante e direi poco proficua caccia all&#8217;individuazione del provvidenziale e salvifico “volano”, che avrebbe dovuto dare <strong>slancio a economia e lavoro</strong>, il mantra degli ultimi tempi sembra essere diventato “è necessario <strong>inventarsi un lavoro</strong>”.</p><p>Sì, ma come? Da dove si parte? Un <strong>punto di partenza</strong> per individuare una nuova strada professionale potrebbe essere quello di concentrare l’attenzione su una attività che sia in grado di farci spostare il concetto di lavoro inteso come ‘fatica’, come ‘obbligato e privo di scelta’, come ‘non divertente’, al lavoro come un qualcosa che non solo sia <strong>piacevole</strong>, ma a tratti quasi divertente, che non sia fatica, che non sia un obbligo ma una scelta. Insomma, quasi come un<strong> gioco</strong>.</p><p>Più o meno questo è il concetto chiave sostenuto da <strong>Peter Gray</strong>, professore e ricercatore di Psicologia presso il Boston College, nel suo libro “<a href="http://amzn.to/11SLlFO" target="_blank">Free to Learn</a>”.</p><p>Gray guarda alle tribù di cacciatori-raccoglitori superstiti come a un esempio: il lavoro per loro non è fatica, ma è l’estensione delle attività di gioco, svolte fin da bambini per imparare tutte quelle attività, dalla caccia alla costruzione delle capanne, dalla creazione degli utensili alla preparazione dei pasti, dalla cura dei bambini al parto e alla guarigione, che servono alla comunità per vivere, nutrirsi, produrre.</p><p>Con la crescita il gioco si perfeziona e <strong>abilità</strong>, attitudine e capacità personali lo traghettano nell&#8217;età adulta, trasformandolo in una attività produttiva, senza però che questa perda quel lato giocoso che permette di non percepirla come una fatica.</p><p>Il lavoro è vario e richiede molta abilità, conoscenza e intelligenza: mettersi alla prova è una <strong>sfida positiva</strong>. E’ giocoso perché è fatto in un contesto sociale, con gli amici: la gran parte del lavoro è fatto in modo <strong>cooperativo</strong> e anche il lavoro individuale è svolto in contesti sociali, con gli altri intorno. Il lavoro ha anche un <strong>riconoscimento sociale</strong> condiviso.</p><p>Nell&#8217;ovvia impossibilità di trasformarci tutti in cacciatori-raccoglitori e nella forse vana speranza di un deciso e improvviso <strong>cambio di rotta</strong> verso la costruzione di un <strong>sistema sociale</strong> ed economico fondato sui principi di condivisione, di autonomia individuale e di uguaglianza, non resta forse che riflettere su questa teoria e cercare di <strong>applicarne il senso</strong> più profondo al nostro contesto.</p><p>Oggi dobbiamo necessariamente <strong>reinventare, riprogettare e re-immaginare</strong> noi stessi e il nostro lavoro molte volte nella vita, non ci sono molte alternative. <a href="http://www.nomadidigitali.it/storie/">Molti <strong>nomadi digitali</strong></a> hanno già dimostrato che è possibile riuscirci, anche con successo.</p><p>Davanti a una situazione di <strong>crisi</strong> profonda e oggettiva, per “inventarci un lavoro” non possiamo che puntare su noi stessi, su idee piccole ma efficaci, guardando a ciò che ci piace fare, a ciò che stimola la nostra <strong>curiosità</strong>, il nostro talento, a ciò che ci dà l’idea di giocare.</p><p><a href="http://www.tonywagner.com/">Tony Wagner</a> ha recentemente detto in una <a href="http://www.nytimes.com/2013/03/31/opinion/sunday/friedman-need-a-job-invent-it.html">intervista</a> che le “nostre conoscenze” contano molto meno di quello<strong> “che si può fare”</strong> con le stesse conoscenze, soprattutto perché oggi grazie a Internet la conoscenza è accessibile e disponibile a tutti. </p><p>Di gran lunga più importanti della conoscenza accademica, del “<strong>pezzo di carta</strong>”, come si dice qui in Italia, sono la capacità di innovare, ovvero la capacità di <strong>risolvere problemi in modo creativo</strong> o di creare alternative di vita e di lavoro, e abilità importanti, come il pensiero critico, la comunicazione e la collaborazione. </p><p>E’ forse proprio su questo che dobbiamo puntare oggi per <strong>metterci in gioco</strong> e trasformare il lavoro in qualcosa di divertente che amiamo e che dipende da una nostra scelta, che magari ci affatica anche ma è comunque portatore di valori positivi nella nostra vita.</p><p><em>di Marta Coccoluto</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/09/lavoro-non-e-gioco-ma-dovrebbe-esserlo/588479/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Lavoro, internet ci salverà dall&#8217;immobilismo?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/14/lavoro-internet-ci-salvera-dallimmobilismo/529914/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/14/lavoro-internet-ci-salvera-dallimmobilismo/529914/#comments</comments> <pubDate>Thu, 14 Mar 2013 10:35:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Nomadi Digitali</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[Lavoro]]></category> <category><![CDATA[Professioni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=529914</guid> <description><![CDATA[Mentre in Italia si continua a combattere una guerra di trincea tra vecchi e nuovi media, mentre si dibatte inutilmente cercando di capire se queste le elezioni siano state vinte o non vinte a colpi di share oppure di bit, mentre si discute ancora se investire sulla banda larga sia o meno una priorità per...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mentre in Italia si continua a combattere una guerra di trincea tra vecchi e nuovi media, mentre si dibatte inutilmente cercando di capire se queste le elezioni siano state vinte o non vinte a colpi di share oppure di bit, mentre si discute ancora se investire sulla banda larga sia o meno una priorità per lo sviluppo del nostro Paese, rimaniamo lì fermi, ad assistere passivamente allo <strong>scivolamento verso il basso della nostra cultura</strong> e al declassamento della nostra economia, mentre il mondo corre e internet continua inarrestabile la sua rivoluzione.</p><p><strong>Nuove opportunità di sviluppo, nuovi mercati, nuove professioni stanno sostituendo quelle tradizionali</strong>: a metà febbraio scorso è stato pubblicato dall’associazione IWA/hwg un documento per definire e normare i <a href="http://www.skillprofiles.eu/" target="_blank">profili professionali per il Web </a>secondo le direttive <a href="http://www.cen.eu/cen/aboutus/pages/default.aspx" target="_blank">CEN</a>.</p><p><strong>21 profili professionali per il web</strong>, definiti da una sintetica descrizione e dalle capacità, dalle conoscenze, dalle competenze e qualifiche certificate, che ne individuano standard, compiti e ambiti lavorativi di applicazione, completati dall’indicazione dell’iter per ottenere una certificazione, valida 3 anni, della propria professionalità.</p><p>Un elenco oggi esaustivo ma in aggiornamento continuo, data la tematica dinamica che si intende normare.</p><p>E’ un documento importante, rivolto a chi è in cerca di professionalità e offre lavoro e a chi offre competenze ed è in cerca di lavoro, così come a chi si affaccia alla formazione post scuola e non sa bene che strada intraprendere. La speranza è che se ne faccia largo e buon uso, perché è in queste figure professionali, quelle del Community Manager, del Reputation Manager, del Search Engine Expert o del Web Content Specialist, solo per fare alcuni esempi, che si gioca larga parte del <strong>futuro del lavoro in Italia</strong>, anche se purtroppo e inspiegabilmente, fuori dal raggio di comunicazione degli addetti ai lavori, pochi ne parlano.</p><p>Tra questi c’è, <strong>Giulio Xhaet</strong> esperto di comunicazione e nuovi media, <a href="http://goo.gl/KHxTd" target="_blank">autore del libro ”Le Nuove Professioni del Web”</a> uscito lo scorso luglio per Hoepli, che ha stilato un elenco completo delle nuove professioni nate con lo sviluppo di Internet. E’ un universo di voci, esperienze, professioni, raccontate da professionisti freelance e startupper, capaci di ispirare chi è in cerca di nuove opportunità, di modelli di riferimento, dell’idea giusta per lanciare la propria professionalità sul web, che parte da una provocazione lanciata dall’autore stesso:</p><p>“<em>Per lavorare sul Web contano di più le competenze o le attitudini?</em>” L’autore ci invita a riscrivere i nostri <em>curricula</em> e a scoprire come trarre il massimo dalla nostra formazione, ma soprattutto dalle nostre naturali inclinazioni, non vedendole più dal punto di vista del lavoro tradizionale, ma da quello delle nuove esigenze professionali nate con lo sviluppo del Web.</p><p>Professioni che non sono più legate esclusivamente all’informatica, ma che coinvolgono diversi aspetti della formazione di ciascuno di noi, come l’attitudine, il talento, gli asset personali che ci distinguono dagli altri e che nel mondo delle professioni di internet possono davvero fare la differenza.</p><p>Forse sta a ognuno di noi singolarmente prendere coscienza di queste nuove opportunità e iniziare a muoversi verso direzioni alternative, senza lasciarsi spaventare da ciò che non conosciamo e da un linguaggio che non sentiamo ancora nostro, senza aspettare che siano le grandi scelte collettive o i movimenti politici a dover guidare il nostro cambiamento personale.</p><p>di Alberto Mattei</p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/14/lavoro-internet-ci-salvera-dallimmobilismo/529914/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Donne e lavoro, sul web un mondo che si sta colorando di rosa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/15/donne-e-lavoro-sul-web-mondo-che-si-sta-colorando-di-rosa/500725/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/15/donne-e-lavoro-sul-web-mondo-che-si-sta-colorando-di-rosa/500725/#comments</comments> <pubDate>Fri, 15 Feb 2013 10:47:37 +0000</pubDate> <dc:creator>Nomadi Digitali</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Donne di Fatto]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Contratti di Lavoro]]></category> <category><![CDATA[Istat]]></category> <category><![CDATA[Lavoro]]></category> <category><![CDATA[Lavoro Femminile]]></category> <category><![CDATA[Mercato del Lavoro]]></category> <category><![CDATA[Web]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=500725</guid> <description><![CDATA[Sono in molti tra i nostri lettori a domandarci se la scelta di una vita da nomade digitale, magari espatriando in un altro Paese, non implichi un inevitabile sacrificio imposto a chi ci vive accanto. In effetti la scelta di cambiare Paese o di vivere spostandosi periodicamente è spesso solitaria e, quando è condivisa da una...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sono in molti tra i nostri lettori a domandarci se la scelta di una <strong>vita da nomade digitale</strong>, magari <strong>espatriando in un altro Paese</strong>, non implichi un inevitabile sacrificio imposto a chi ci vive accanto.</p><p>In effetti la scelta di cambiare Paese o di vivere spostandosi periodicamente è spesso solitaria e, quando è condivisa da una <strong>coppia</strong>, è in due che si desidera e si pianifica un cambiamento di vita, partendo alla ricerca di un <strong>equilibrio condiviso</strong> e spesso con un progetto lavorativo comune.</p><p>Le cose si complicano quando a <strong>espatriare o a viaggiare</strong>, spostandosi per scelta, per opportunità o per un’occasione lavorativa, è uno solo dei due e l’altro necessariamente deve adeguarsi.</p><p>E di norma, in Italia, “l’altro che deve adeguarsi” <strong>è quasi di certo la donna</strong>. E’ una questione di <strong>politiche mancate</strong>, ma soprattutto di cultura.</p><p>Sono <a href="http://www.linkiesta.it/donne-italia" target="_blank">i dati <strong>Istat </strong>a confermarci l’arretratezza dell’Italia (anche) su questo: nel nostro Paese il 33% delle donne tra i 25 e i 54 anni non ha un <strong>reddito</strong></a>. Il 52% delle laureate svolge un lavoro per il quale è richiesto un titolo di studio inferiore a quello posseduto (41,7% per gli uomini), guadagnando in media anche il 20% in meno dei colleghi uomini. Il <strong>part time</strong>, che penalizza la carriera, è il<strong> lavoro femminile</strong> per eccellenza, con un 30% per le donne rispetto al misero 5% degli uomini.</p><p>Il quadro già sconcertante dell’occupazione femminile raggiunge la piena completezza con i dati relativi alle <strong>madri</strong>: quando rimane incinta <strong>una neo mamma su 4 perde il lavoro</strong>; a due anni dal parto il 22% delle donne italiane non ha più il proprio posto di lavoro, tra chi diventa mamma il 30% interrompe il lavoro per motivi familiari (contro il 3% dei padri).</p><p>E’ chiaro che su tali premesse, per noi donne <strong>la prospettiva di un espatrio</strong>, o di una mobilità imposta dalle scelte dell’altro, è un’avventura che può presentare molte difficoltà, non solo dal punto di vista personale, ma soprattutto professionale.</p><p><strong>Claudia Landini</strong>, fondatrice di <a href="http://www.expatclic.com/">Expatclic</a>, un portale dedicato all&#8217;espatrio al femminile, e <strong>coach</strong> che aiuta le donne espatriate a intraprendere <strong>nuovi percorsi professionali</strong>, mi illustra dati che fanno riflettere.</p><p>Il 79% delle donne lavorava prima di seguire il proprio compagno o coniuge all’estero ma solo il 36% ha trovato lavoro nel nuovo Paese. Del 59% delle compagne o mogli che lavoravano prima di trasferirsi, solo l’8% ha potuto continuare a farlo (<a href="http://www.brookfieldgrs.com/insights_ideas/trends.asp">Global Relocation Trends Survey</a>).</p><p>Emerge chiaro che i percorsi tradizionali non funzionano per le donne che espatriano e forse <strong>costruirsi una carriera mobile</strong>, portatile, da svolgere tramite Internet, può essere una valida alternativa per rilanciare sul proprio futuro professionale e per conciliare vita, famiglia e lavoro.</p><p>La <a href="http://www.nomadidigitali.it/storie/claudialandini/">storia personale e professionale di Claudia</a>, e delle tante donne che lei ha incontrato e aiutato a realizzarsi, racconta proprio questo.</p><p>Non è facile rimettersi in gioco, riannodare i fili di sogni messi da parte, di <strong>ambizioni</strong> lasciate per strada, non è facile ammettere di volere qualcosa in più, quando per lungo tempo siamo state impegnate a raccontarci che in fondo andava bene così…non è facile, ma è possibile.</p><p>E <strong>sul Web non conta se sei donna</strong>, non conta se hai figli, non conta se non sei più sotto gli ‘anta’. Sei fuori da logiche e filosofia aziendali, spesso declinate esclusivamente al maschile.</p><p>Conta invece cosa sai fare e come lo sai fare, quanto <strong>sei in grado di aiutare gli altri</strong> con le <strong>competenze</strong> che hai maturato strada facendo, che sia con tutorial per realizzare torte di compleanno o con consulenze professionali a distanza sfruttando il tuo secondo Master.</p><p>C’è un mondo che <strong>si sta colorando di rosa sul Web</strong>…diamoci <strong>la possibilità di fare la differenza per gli altri</strong>… e anche per noi.</p><p><em>di Marta Coccoluto</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/15/donne-e-lavoro-sul-web-mondo-che-si-sta-colorando-di-rosa/500725/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Scambio casa: istruzioni per l&#8217;uso</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/18/scambio-casa-istruzioni-per-luso/473248/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/18/scambio-casa-istruzioni-per-luso/473248/#comments</comments> <pubDate>Fri, 18 Jan 2013 10:06:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Nomadi Digitali</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Immobili]]></category> <category><![CDATA[Viaggi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=473248</guid> <description><![CDATA[Sia che la si consideri come la peggiore delle cose che poteva capitare, sia che, più idealmente, si riesca a vederla come una opportunità per far uscire fuori il potenziale inespresso di persone e di situazioni, la crisi economica è ormai una costante della nostra vita. Influenza le scelte d’acquisto, orienta i consumi, ci spinge...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT">Sia che la si consideri come la peggiore delle cose che poteva capitare, sia che, più idealmente, si riesca a vederla come una <strong>opportunità</strong> per far uscire fuori il potenziale inespresso di persone e di situazioni, la <strong>crisi economica</strong> è ormai una costante della nostra vita.</p><p lang="it-IT">Influenza le scelte d’acquisto, orienta i <strong>consumi</strong>, ci spinge a vivere al <strong>risparmio</strong>, soprattutto su quello che consideriamo non strettamente necessario.</p><p lang="it-IT">Il bene considerato primario, la <strong>casa</strong> (<a href="http://www.istat.it/it/files/2012/05/Rapporto-annuale-2012.pdf" target="_blank">secondo l’ultima rilevazione Istat in Italia 7 famiglie su 10 vivono in case di proprietà</a>), da sogno della vita e investimento sicuro – il famoso ‘<strong>mattone</strong>’- sembra essersi trasformato improvvisamente in una pesante zavorra, legata com&#8217;è a doppio filo con tutti i nuovi balzelli da pagare (vedere alle voci: <strong>Imu</strong>, <strong>bollette</strong>, tasse sui <strong>rifiuti</strong>).</p><p lang="it-IT">Parlare di viaggi in questo scenario potrebbe forse apparire fuori luogo, lontano dalle possibilità che ciascuno di noi, anche quelli che qualche viaggio in più potevano permetterselo fino a solo pochi anni fa, si trova ad avere.</p><p lang="it-IT">Eppure il viaggio è una delle poche cose che possiamo comprare e ci arricchisce davvero. E infatti i <strong>viaggi</strong> restano al primo posto tra le <strong>esperienze irrinunciabili</strong> di noi italiani, anche in tempo di crisi. E, non so dirti se spinti dall&#8217;ingegno o finalmente aperti a vedere cosa succede oltre le Alpi, anche noi italiani stiamo scoprendo nuove possibilità per trarre il massimo dalle <strong>risorse</strong> che abbiamo a disposizione, <strong>casa</strong> compresa.</p><p lang="it-IT">Anche da noi è infatti (finalmente) esploso lo <strong>scambio casa</strong>, un modo economico, sociale e partecipativo di viaggiare, nato nei lontani anni ’50 in <strong>Europa</strong>, per iniziativa di un gruppo di <strong>insegnanti</strong> alla ricerca del modo per fare delle lunghe vacanze a budget ridotto, sfruttando la propria rete di amici in diversi Paesi.</p><p lang="it-IT">A quell&#8217;epoca gli scambi casa avvenivano forse sul filo di lunghe telefonate, scambi di lettere, invio di fotografie di cui si doveva attendere la stampa per giorni, ma funzionavano e hanno portato oggi alla nascita di <a href="http://www.nomadidigitali.it/affittare-e-scambiare-la-propria-abitazione/">portali online per lo scambio casa</a> tra viaggiatori o semplici vacanzieri.</p><p lang="it-IT">Tu mi dai la tua casa a Parigi e vieni nella mia a Roma, con uno scambio reciproco gratuito. Nel budget di viaggio, il costo per l’alloggio è azzerato e si può risparmiare anche sul mangiare.</p><p lang="it-IT">Non solo. La maggior parte dei servizi online di <strong>home exchange</strong>, o scambio casa, offrono anche altre possibilità: scambi di qualsiasi spazio (dai <strong>camper </strong>ai<strong> bungalow</strong>, dalle stanze nei castelli alla villa a <strong>Bali</strong>), scambi non simultanei, possibilità di affittare per brevi periodi dimore da sogno. E naturalmente di affittare anche per brevi periodi a nostra volta.</p><p lang="it-IT">Certo, il nostro non è un vero cambiamento culturale, ma più una scelta dettata dalle contingenze che lasciano poche alternative, e per questo mi sembra quasi di percepire il tuo scetticismo e la tua paura di ritrovarti in una casa da incubo e di aver lasciato la tua a un’orda di barbari.</p><p lang="it-IT">Rifletti un attimo: nel mondo, da decine di anni, le persone viaggiano risparmiando e ottimizzando le proprie risorse e lo scambio casa è un fenomeno in crescita, sempre più curato e garantito nei minimi dettagli dai portali internazionali che si occupano proprio di questo.</p><p lang="it-IT">Per chi vuole lanciarsi in questa nuova esperienza e approfondire l’argomento, consiglio “<a href="http://amzn.to/Y9K9Ao">Scambio casa. Istruzioni per l’uso</a>”, una <strong>guida</strong> allo scambio casa scritta da una coppia italiana, Vanessa Strizzi e Andrea Villarin, edita nel 2011 da Quodlibet.</p><p lang="it-IT"><em>di Marta Coccoluto</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/18/scambio-casa-istruzioni-per-luso/473248/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Sì, viaggiare&#8230;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/27/si-viaggiare/427878/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/27/si-viaggiare/427878/#comments</comments> <pubDate>Tue, 27 Nov 2012 10:35:40 +0000</pubDate> <dc:creator>Nomadi Digitali</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Viaggi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=427878</guid> <description><![CDATA[Passeggiando per Roma mi trovo spesso a pensare a quando, nel cosiddetto ‘secolo dei lumi’, la mia città era la meta privilegiata del Grand Tour, il grande e lungo viaggio (poteva protrarsi per mesi e anche per anni) che i giovani aristocratici inglesi intraprendevano per completare la propria formazione. Il viaggio aveva quasi una connotazione...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Passeggiando per Roma mi trovo spesso a pensare a quando, nel cosiddetto ‘secolo dei lumi’, la mia città era la meta privilegiata del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Grand_Tour">Grand Tour</a>, il grande e lungo viaggio (poteva protrarsi per mesi e anche per anni) che i giovani aristocratici inglesi intraprendevano per completare la propria formazione.</p><p>Il viaggio aveva quasi una <strong>connotazione pedagogica</strong>, completava l’educazione e formava in modo completo e cosmopolita le menti. L’Italia era una delle destinazioni d’obbligo, quella maggiormente in grado di dare un’esperienza quasi estatica.</p><p>Chissà se non sono stati questi inglesi del ‘700 ad aver aperto la via a tutti questi turisti che, passandomi accanto, marciano compatti sotto l’insegna dell’immancabile ombrellino della guida del gruppo? E oggi, perché viaggiamo? E cosa è cambiato e cosa si è perso rispetto ai tempi in cui il viaggio era l’esperienza formativa per eccellenza?</p><p><strong>Le motivazioni che spingono a viaggiare sono diverse</strong> e più che mai personali, intime, talvolta credo anche inconsce.</p><p>Viaggiamo <strong>per conoscere</strong> meglio quel mondo che abbiamo visto solo sui giornali e attraverso la televisione. Viaggiamo per lasciare a casa le nostre certezze e convinzioni, vedendo tutto quello che pensavamo di conoscere in una luce diversa. Viaggiamo per perderci e poi ritrovarci. Viaggiamo per aprire il nostro cuore e i nostri occhi. Nella nostra ignoranza, viaggiamo in alcune parti del mondo nell’illusione di restituire dignità a quei Paesi che per tanto tempo, e anche oggi, abbiamo sfruttato e piegato alle nostre logiche occidentali.</p><p><strong>O non viaggiamo</strong>. Perché consideriamo il viaggio un lusso che non possiamo permetterci, perché i soldi di un viaggio potrebbero essere ciò che domani ci servirà per mangiare e per pagare le bollette. Perché il viaggio sembra una <strong>parentesi dalla vita reale</strong>, una fuga. Meglio restare, come a presidiare la nostra vita, nell&#8217;illusione che se restiamo aggrappati alle nostre abitudini e alla nostra routine, nessuna crisi ce le potrà portare via.</p><p>E’ un momento confuso oggi, in cui siamo smarriti. Io so di essere un viaggiatore da sempre, più per desiderio innato di movimento e di scoperta che un viaggiatore in cerca di una nuova strada. </p><p>Ma a ciascuno dei ragazzi che vedo manifestare giustamente per una scuola che formi davvero, per una Università come vera palestra per il talento e l’aspirazione, a ognuno di quei giovani che sono in cerca del proprio futuro vorrei dire: viaggia! Apri i tuoi orizzonti, mentali e fisici. Oggi che viaggiare è economicamente accessibile a molti, con i voli low cost, le <a href="http://www.nomadidigitali.it/crearsi-una-rete-di-contatti-e-amici-nel-mondo/">reti di amicizia</a> e i <a href="http://www.nomadidigitali.it/trovare-alloggi-e-ospitalita-a-basso-costo/">servizi di ospitalità</a> nel mondo, <strong>non serve più essere un aristocratico per viaggiare</strong>. Serve intravedere nel viaggio l’opportunità di nuove possibilità che non riusciamo a vedere chiusi in questa realtà così opprimente. Datti la possibilità, per strada, di incontrare te stesso, ciò che sei davvero e ciò che vuoi essere. E’ questa la più grande ricompensa per un viaggiatore.</p><p><strong>Alberto Mattei</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/27/si-viaggiare/427878/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Start up, siamo pronti ad aprirci alle nuove opportunità?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/24/start-up-siamo-pronti-ad-aprirci-alle-nuove-opportunita/392116/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/24/start-up-siamo-pronti-ad-aprirci-alle-nuove-opportunita/392116/#comments</comments> <pubDate>Wed, 24 Oct 2012 13:16:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Nomadi Digitali</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Lavoro]]></category> <category><![CDATA[Lavoro Flessibile]]></category> <category><![CDATA[Start Up]]></category> <category><![CDATA[Web 2.0]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=392116</guid> <description><![CDATA[Occupandomi di nomadismo digitale, ho molto riflettuto su quali siano le convinzioni e i ragionamenti errati sul concetto di lavoro che sembrano impedire a noi tutti di sfruttare nuove opportunità. Mi sto convincendo che siano dei retaggi culturali molto forti, che ci impediscono oggi di pensare a nuove soluzioni possibili per superare la crisi del lavoro, provenienti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Occupandomi di <a href="http://www.nomadidigitali.it/dove-trovare-opportunita-e-offerte-di-lavoro-freelance/">nomadismo digitale</a>, ho molto riflettuto su quali siano le convinzioni e i ragionamenti errati sul concetto di <strong>lavoro</strong> che sembrano impedire a noi tutti di sfruttare nuove opportunità. Mi sto convincendo che siano dei retaggi culturali molto forti, che ci impediscono oggi di pensare a nuove soluzioni possibili per superare la crisi del lavoro, provenienti da un recente passato in cui le opportunità di scelta professionale erano notevolmente inferiori rispetto a quelle attuali.</p><p>Tra le più vecchie e <strong>radicate convinzioni c’è quella che un impiego è più sicuro di un lavoro autonomo</strong> e che per intraprendere un&#8217;attività servano un’idea sicura e tanti soldi. In concreto pensiamo che non si possa iniziare a sviluppare un’idea se prima non sappiamo esattamente dove ci porterà se non abbiamo un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Business_plan">business plan</a> rigorosamente scandito.</p><p>Questi concetti sono non solo superati, ma addirittura ribaltati, nell&#8217;era delle start up. ‘<strong>Start up</strong>’ è ormai uno di quei termini entrato nel nostro linguaggio, è possibile sentirlo echeggiare nelle notizie dei tg serali, spesso usato in modo inappropriato e con un certo distacco dai media tradizionali, che lo confinano in un mondo abitato da nerd e piccoli geni, insomma non un’opportunità concreta che tutti possono cogliere e sfruttare per rilanciare sul proprio futuro professionale.</p><p>Ed invece start up significa letteralmente “avvio” e rappresenta oggi un vero e proprio movimento che parte dal basso. Quello degli <strong>startupper</strong>, che non cercano un lavoro, ma lo creano, lo inventano, lo progettano, mettendo in gioco tempo ed energie personali per fare della propria abilità, del proprio <strong>know how</strong> o di un’idea originale il proprio lavoro.</p><p>La start up infatti non è un’azienda già strutturata ma un’organizzazione temporanea che è ancora alla ricerca di un <strong>modello di business</strong>, necessario per far diventare l’idea un prodotto o servizio che funzioni sul mercato. <strong>Superare la logica del posto fisso</strong> o del tradizionale modello imprenditoriale è davvero possibile in Italia? Cosa succede nel nostro Paese, oltre alla migrazione, seguita dal successo oltreoceano, delle start up made in Italy?</p><p>Nel Decreto Legge su “<a href="http://www.leggioggi.it/allegati/decreto-legge-recante-ulteriori-misure-urgenti-per-la-crescita-del-paese/">Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese</a>” sono finalmente disciplinate le ‘start up innovative’, individuate per avere come oggetto sociale esclusivo lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o <strong>servizi innovativi</strong> ad alto valore tecnologico (Sezione IX Misure per la nascita e lo sviluppo di imprese start-up innovative, Artt. 25-32).</p><p>Sono disciplinate anche le start up a <strong>vocazione sociale</strong>, per i settori educazione istruzione e formazione, tutela dell’ambiente, valorizzazione del patrimonio culturale, turismo sociale, formazione universitaria e post-universitaria, servizi culturali. Sono previsti<strong> incentivi e finanziamenti</strong>, non solo per i soci, ma anche per chi decide di investire in una start up (art. 29, dall’Irpef si detrae un importo pari al 19% della somma investita dal contribuente nel capitale sociale di una o più start-up innovative).</p><p>Un primo passo e un segnale incoraggiante, ma sono ancora molti i paletti per essere accreditati come start up e accedere alle agevolazioni e ai finanziamenti statali, come il <strong>sostenere spese in ricerca e sviluppo</strong> o essere titolare o licenziatari di almeno una privativa industriale relativa a un’invenzione afferente all&#8217;oggetto sociale e all&#8217;attività d’impresa. Insomma, si sente ancora odore di ‘impresa tradizionale’ e forse non sono poste le giuste basi per una <strong>Silicon Valley</strong> italiana. Voglio però pensare che non sia molto lontano il futuro delle start up in Italia e voglio ben sperare che le ultime misure normative non siano che il primo passo verso l’innovazione non solo tecnologica, ma anche sociale e culturale del nostro Paese.</p><p><a href="http://www.governo.it/governoinforma/dossier/restart_italia/Restart-italia_versione_completa_ITA.pdf" target="_blank">Per approfondire l’argomento ecco il rapporto della Task Force sulle start up istituita dal Ministero dello Sviluppo Economico</a>. </p><p>di <strong>Alberto Mattei</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/24/start-up-siamo-pronti-ad-aprirci-alle-nuove-opportunita/392116/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il Viaggiatore Sociale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/21/viaggiatore-sociale/359041/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/21/viaggiatore-sociale/359041/#comments</comments> <pubDate>Fri, 21 Sep 2012 10:32:27 +0000</pubDate> <dc:creator>Nomadi Digitali</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Couchsurfing]]></category> <category><![CDATA[Instagram]]></category> <category><![CDATA[Pinterest]]></category> <category><![CDATA[Social Media]]></category> <category><![CDATA[Social Network]]></category> <category><![CDATA[Vacanze]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=359041</guid> <description><![CDATA[La Rete influenza, e talvolta guida, abitudini, opinioni, scelte. Il viaggiare non fa eccezione. Anche se la parola ‘viaggio’ è nell&#8217;immaginario ancora legata al concetto di evasione, di fuga e di avventura, una nuova dimensione, il ‘Viaggiare Sociale’, sta facendosi avanti a passi sempre più lunghi. E’ una tendenza trasversale, che coinvolge tutti i tipi di viaggiatori:...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La Rete influenza, e talvolta guida, abitudini, opinioni, scelte. Il viaggiare non fa eccezione. Anche se la parola ‘viaggio’ è nell&#8217;immaginario ancora legata al concetto di evasione, di fuga e di avventura, una nuova dimensione, il ‘<strong>Viaggiare Sociale</strong>’, sta facendosi avanti a passi sempre più lunghi.</p><p>E’ una tendenza trasversale, che coinvolge tutti i tipi di viaggiatori: dai backpacker, ai nomadi digitali che girano il mondo lavorando ovunque grazie a Internet, passando per i viaggiatori per passione che partono con un biglietto di sola andata e uno aperto per il rientro, fino ai viaggiatori maniaci del tutto organizzato, che pianificano fin nei minimi dettagli ogni più piccola scelta che faranno lontani da casa.</p><p>Di cosa si tratta? Il ‘Viaggiare Sociale’, o ‘Social Travel’, è un modo di intendere e di organizzare il viaggio come un’esperienza collettiva, condivisa, sociale appunto. Un’esperienza che si prepara prima della partenza vera e propria, attraverso i Social Network (di qui l’appellativo di ‘sociale’) e i numerosi servizi online per <a href="http://www.nomadidigitali.it/crearsi-una-rete-di-contatti-e-amici-nel-mondo/">crearsi una rete di contatti e di amicizie</a> nel luogo dove si è scelto di andare, e che si continua a vivere una volta arrivati a destinazione, con il <strong>racconto online del proprio viaggio</strong>. Basti solo pensare che l’85% dei viaggiatori usa i Social Network quando è in viaggio e il 70% di loro mette le proprie foto su Facebook. Se a questo si aggiunge che ogni giorno, in Rete, sono aperti 172.800 nuovi blog, con una incredibile media di 2 al secondo, non è difficile intuire che il Social Travel è il segno di un cambiamento culturale importante.</p><p>Il profilo tipo del ‘viaggiatore sociale’, o ‘social traveller’, è facilmente definibile: innanzitutto strizza l’occhio al<strong> low budget</strong>, confrontando offerte, prezzi e opinioni su voli, sistemazioni, biglietti di aerei, treni e navi. Non per forza per mancanza di mezzi, ma perché è consapevole di poter trovare, grazie ai viaggiatori attivi sul Web, il meglio a meno! E’ un viaggiatore che desidera immergersi nei luoghi dove andrà: sceglie una sistemazione locale e non turistica – i più sono iscritti a <a href="http://www.couchsurfing.org/">Couchsurfing</a>, il più grande portale per scambiarsi ospitalità -, non cerca ‘cornetto e cappuccino’ appena sveglio ma è pronto anche al più ardito piatto – che poi posterà su <a href="http://pinterest.com/nomadidigitali/">Pinterest</a> o su <a href="http://instagram.com/">Instagram</a> – e, se è uno tra i viaggiatori sociali più ‘navigati’, sa che esiste un social network, <a href="http://newgusto.com/">New Gusto</a>, per andare a pranzo a casa di chiunque nel mondo.</p><p>La ‘sublimazione’ del viaggiare sociale è raggiunta in loco: il social traveller si sente quasi in dovere di condividere tutte le esperienze fatte in viaggio, quelle eccezionali e positive – un luogo nascosto, un museo inaspettato, un buon piatto, un’offerta da non lasciarsi scappare – così come quelle negative – un pessimo ristorante, un ostello senza collegamento a Internet, un prezzo troppo alto -, per evitare che qualcun altro le ripeta, secondo quello <a href="http://www.nomadidigitali.it/manifesto-dei-nomadi-digitali/">spirito di condivisione e di aiuto reciproco</a> che i nomadi digitali hanno fatto proprio.</p><p><strong>di Marta Coccoluto</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/21/viaggiatore-sociale/359041/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il viaggio: un percorso per ritrovare noi stessi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/27/viaggio-percorso-per-ritrovare-noi-stessi/334779/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/27/viaggio-percorso-per-ritrovare-noi-stessi/334779/#comments</comments> <pubDate>Mon, 27 Aug 2012 09:07:43 +0000</pubDate> <dc:creator>Nomadi Digitali</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Identità]]></category> <category><![CDATA[Libertà]]></category> <category><![CDATA[Viaggi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=334779</guid> <description><![CDATA[In questo caldo agosto sto leggendo “Destinazione Santiago”, un libro a metà tra il racconto di viaggio – l’autore ha percorso per la prima volta l’intero cammino da Roncisvalle a Santiago de Compostela nel 2001, 783 km zaino in spalla in 23 giorni – e la ricostruzione storica di un pellegrinaggio religioso che affonda le...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In questo caldo agosto sto leggendo “<a href="http://www.ilgiunco.net/2012/07/06/destinazione-santiago-presentato-il-libro-di-don-sandro-lusini/">Destinazione Santiago</a>”, un libro a metà tra il racconto di viaggio – l’autore ha percorso per la prima volta l’intero cammino da Roncisvalle a <strong>Santiago de Compostela</strong> nel 2001, 783 km zaino in spalla in 23 giorni – e la ricostruzione storica di un pellegrinaggio religioso che affonda le proprie radici prima ancora dell’anno Mille. Il primo viandante di cui abbiamo notizia su questo cammino è Godescalco di Le Puy: era l’anno 951.</p><p>Da allora gli undici diversi cammini che giungono a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cammino_di_Santiago_di_Compostela">Santiago de Compostela</a> sono stati percorsi da un numero incalcolabile di persone: pellegrini, viaggiatori, religiosi, mistici o semplici turisti, a piedi, in bicicletta, a cavallo, in auto e in autobus. Ognuno l’ha percorso a modo proprio, una o più volte, ispirato dalle motivazioni più diverse, dalla ricerca della fede all’evasione di una vacanza.</p><p>Non so quale sarà la motivazione con cui lo percorrerò io, spero di poterla raccontare presto.</p><p>L’autore, Sandro Lusini, racconta che il libro* è nato camminando, nei momenti di solitudine e di silenzio, <em>percorrendo monti e colli, pianure e altopiani deserti, minuscoli borghi e grandi città, camminando per antiche strade romane e moderne via, sentieri e viottoli di ogni genere…</em> e che la vera meta di questo viaggio non è Santiago, splendida città della Galizia, non è la venerazione di una tomba davanti all’immensità dell’Oceano, ma <strong>la meta è il camminare, l’andare, l’incontro con se stessi</strong>, la condivisione della fatica e della scoperta, ma anche dei posti dove dormire e lavarsi, del cibo e dell’acqua.</p><p>Ritrovo tra le pagine di questo libro il pensiero che tutti i veri viaggiatori condividono: il viaggio stesso è la meta. Ciò che spinge da sempre l’uomo a mettersi sulla strada è il valore iniziatico che ha il partire.</p><p>Il viaggio è un percorso per scoprire o per ritrovare noi stessi, per superare i nostri limiti e metterci alla prova, non è solo una serie di luoghi su una mappa accanto ai quali fare una X. <strong>Viaggiare è costruire la nostra identità</strong> attraverso il contatto con gli altri, con chi è diverso da noi. Viaggiare è recuperare la nostra interiorità e rimetterci in ascolto dei nostri veri bisogni.</p><p>Chi di noi non si è sentito rinato dopo un viaggio, libero, rigenerato, pieno di buoni propositi e di nuove idee? E’ molto difficile  riuscire a conservare a lungo questa energia e questa positività, l’unica soluzione sembra sia rimettersi presto sulla strada.</p><p>E se invece iniziassimo a porre le basi per un cambiamento duraturo, sperimentando stili <a href="http://www.nomadidigitali.it/">di vita alternativi… mobili, nomadi</a>, non legati e dipendenti da un solo luogo? Come cambierebbe la nostra vita?</p><p><strong>di Marta Coccoluto</strong></p><p>*Il ricavato della vendita è devoluto dall’autore per la realizzazione di un padiglione pediatrico dell’ospedale di Bam in Burkina Faso (Africa).</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/27/viaggio-percorso-per-ritrovare-noi-stessi/334779/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il lavoro come qualcosa da fare e non un posto dove andare</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/24/il-lavoro-come-qualcosa-da-fare-e-non-un-posto-dove-andare/303809/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/24/il-lavoro-come-qualcosa-da-fare-e-non-un-posto-dove-andare/303809/#comments</comments> <pubDate>Tue, 24 Jul 2012 10:43:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Nomadi Digitali</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Flessibilità]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[Nuove Tecnologie]]></category> <category><![CDATA[Rete]]></category> <category><![CDATA[Risparmio Energetico]]></category> <category><![CDATA[Telelavoro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=303809</guid> <description><![CDATA[Qualche mese fa, in un articolo pubblicato su La Repubblica (26 marzo 2012) era riportato un dato su cui riflettere: l’88% degli italiani vorrebbe utilizzare il telelavoro, come soluzione allo stress e alla mancanza cronica di tempo per se stessi e per gli affetti (fonte: Manageritalia). Il telelavoro è uno di quei temi capaci di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Qualche mese fa, <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/03/26/basta-open-space-telefoni-scrivanie-la-rivoluzione.html?ref=search" target="_blank">in un articolo pubblicato su La Repubblica (26 marzo 2012) era riportato un dato su cui riflettere: l’88% degli italiani vorrebbe utilizzare il <strong>telelavoro</strong>, come soluzione allo <strong>stress</strong> e alla mancanza cronica di tempo per se stessi e per gli affetti</a> (fonte: Manageritalia).</p><p>Il telelavoro è uno di quei temi capaci di fare ciclicamente la propria ricomparsa e di essere (ripro) posto come una <strong>soluzione innovativa</strong>, capace di cambiare in modo significativo la qualità del lavoro e perfino della nostra vita.</p><p>Sulle ragioni del perché l’Italia sia storicamente agli ultimi posti nel ricorso al telelavoro (3,9% contro il 7% della Francia, l’8,5% della Germania e il 16% della Danimarca- fonte: <a href="http://www.eurofound.europa.eu/pubdocs/2008/22/en/1/ef0822en.pdf">Eurofond 2007</a>) ci si potrebbe interrogare a lungo, alla base ci sono probabilmente una diffusa incapacità di valutare un lavoratore in base agli <strong>obiettivi raggiunti</strong> e non al tempo di permanenza in ufficio e anche un difetto di fiducia reciproca tra azienda e dipendente.</p><p>Se il telelavoro, teorizzato nel lontano 1973 dallo scienziato americano <a href="http://www.jala.com/jnmbio.php">Jack Nilles</a> per rispondere a esigenze di <strong>risparmio energetico</strong>, si fosse fatto progressivamente strada nel mondo del lavoro italiano, forse adesso ci troveremmo tutti molto meno impreparati di fronte alle possibilità che le <strong>nuove tecnologie</strong> ci offrono per migliorare il nostro lavoro e diversificare le opportunità professionali.</p><p>Nell’approccio del mondo del<strong> lavoro a Internet</strong> c’è probabilmente un errore di fondo: credere che basti traslare in digitale i vecchi schemi perché ci siano davvero un cambiamento e nuove possibilità per tutti.</p><p>Nel caso del telelavoro, l’abbaglio che io vedo è credere che trasferire semplicemente lo stesso lavoro da un luogo fisico a un altro, magari passando dall&#8217;ufficio a casa propria, sia il modo migliore di<strong> sfruttare la Rete</strong> per migliorare la qualità della nostra vita.</p><p>Trovo invece evidente che il beneficio sarebbe soprattutto per le grandi aziende, che ne guadagnerebbero in <strong>flessibilità</strong> organizzativa e in abbattimento dei costi.</p><p>Secondo me conviene piuttosto utilizzare il termine telelavoro per riferirsi a qualsiasi forma di lavoro liberata dai vincoli di tempo e di luogo, effettuata attraverso l’uso di tecnologie mobili e di una connessione alla Rete.</p><p>Flessibilità e mobilità, ormai diventati tratti distintivi del vivere e del lavorare oggi, continuerebbero altrimenti ad avere una <strong>connotazione negativa</strong>, continuando a tradursi, per la maggior parte delle persone, in precarietà e insicurezza, non in nuove opportunità.</p><p>Per vedere le opportunità e non nuove incertezze, proviamo a ragionare sul fatto che lo sviluppo tecnologico favorisce la possibilità di lavorare spostandosi, un concetto nuovo e sostanzialmente diverso rispetto a quello di doversi spostare per poter lavorare.</p><p>Da quanto detto sinora è chiaro che non esiste la professione del <strong>telelavoratore</strong> e, se è vero che vi sono alcuni lavori che meglio di altri si addicono al lavoro a distanza, in linea generale vale la regola che sono telelavorabili tutte le attività basate sulle informazioni anziché sugli oggetti fisici&#8230; ma non lasciamoci ingannare!</p><p>Per vendere oggetti fisici finora abbiamo avuto bisogno di uno spazio espositivo, di qualcuno che ci accogliesse e ci aiutasse a scegliere la merce, effettuando poi le procedure di vendita.</p><p>Ma se pensiamo che gli stessi prodotti possono oggi essere venduti tramite <strong>Internet</strong>, allora il commesso tradizionale non serve più al suo posto e troveremo delle professioni diverse, tutte largamente telelavorabili.</p><p>Il lavoro visto in questa ottica diventa sempre meno un posto dove andare o qualcosa da cercare e sempre di più un qualcosa da doversi inventarsi per riuscire a migliorare il nostro stile di vita.</p><p><em>di Alberto Mattei</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/24/il-lavoro-come-qualcosa-da-fare-e-non-un-posto-dove-andare/303809/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Lavoro, usare la nostra passione per trovare nuove strade</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/06/lavoro-usare-la-nostra-passione-per-trovare-nuove-strade/285755/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/06/lavoro-usare-la-nostra-passione-per-trovare-nuove-strade/285755/#comments</comments> <pubDate>Fri, 06 Jul 2012 10:20:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Nomadi Digitali</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[Lavoro]]></category> <category><![CDATA[Precari]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=285755</guid> <description><![CDATA[Da qualche mese pubblico sul mio sito storie di persone che girano il mondo lavorando ovunque grazie a Internet, con l’obiettivo di diffondere anche in Italia una nuova filosofia di vita e di lavoro, che in altri Paesi è già una realtà consolidata. L’impressione avuta leggendo le reazioni e i commenti delle persone che seguono il mio...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Da qualche mese <a href="http://www.nomadidigitali.it/storie/" target="_blank">pubblico sul mio sito storie di persone</a> che girano il mondo<strong> lavorando ovunque grazie a Internet</strong>, con l’obiettivo di diffondere anche in Italia una nuova filosofia di vita e di lavoro, che in altri Paesi è già una realtà consolidata.</p><p>L’impressione avuta leggendo le reazioni e i commenti delle persone che seguono il mio lavoro è che la crisi economica che stiamo attraversando sta portando a conseguenze negative non solo nei nostri portafogli, ma anche nel nostro modo di vivere la vita. I sentimenti prevalenti, e in qualche modo contrapposti, sono l&#8217;indignazione e la paura: si sono impossessate di noi, rendendoci più fragili e meno coraggiosi, e ci hanno permeati di un profondo senso nostalgico con il quale valutiamo sia il presente che il futuro.</p><p lang="it-IT">Questo sguardo sempre volto al passato rischia di farci buttare via definitivamente il nostro presente, con le grandi opportunità che esso offre. Ogni giorno che passiamo a indignarci o a resistere strenuamente sperando che passi<em>, perdiamo 1.440 minuti che non potranno mai tornare.  </em><em>Addio, minuti! Addio, opportunità! </em>( <a href="http://chrisguillebeau.com/3x5/the-end-is-always-near/">Chris Guillebeau</a> ).</p><p lang="it-IT">Abbiamo diritto di <strong>essere indignati</strong> e anche ‘paralizzati’ per la situazione economica e sociale che ci troviamo a vivere e di cui, almeno apparentemente, non siamo direttamente responsabili, ma credo che ognuno di noi abbia il dovere di dedicare una parte del proprio tempo alla ricerca di <strong>nuove strade</strong>.</p><p>Il mondo è pieno di persone che fanno cose diverse, divertenti e incredibili. </p><p lang="it-IT">Le persone che proprio in questo momento di crisi riescono a fare qualcosa di speciale non sono marziani, ma persone comuni che hanno scelto di guardare il mondoin una maniera differente dalla massa, mettendo i loro sogni davanti a tutto. </p><p lang="it-IT">Possiamo lasciare che i nostri sogni rimangano tali, ma se non iniziamo mai ad inseguirli non sapremo mai che cosa sarebbe potuto accadere se solo avessimo provato a realizzarli. In tutto il mondo, e in molti modi diversi, migliaia di persone stanno facendo esattamente questo,  riscrivendo le regole del lavoro e contribuendo alla creazione di un nuovo futuro. Quando usiamo la nostra passione per aiutare gli altri, finiamo spesso per superare le <strong>nostre stesse aspettative</strong>.</p><p>Il problema è che nella logica dominante dell&#8217;era industriale queste due prospettive sono state tradizionalmente viste come opposte. Puoi fare qualcosa di buono per te, oppure puoi fare qualcosa di buono per altre persone. Che equivale a puoi fare i soldi, oppure puoi rimanere un sognatore che spera di cambiare il mondo. Qualcuno ha capito che a seguire questa idea si perde qualcosa di grande e ha iniziato a ragionare in modo opposto. </p><p lang="it-IT">Perché non possiamo fare qualcosa di grande per gli altri mentre inseguendo i nostri obiettivi? Forse è arrivato per tutti il momento di scoprire che ognuno può offrire al mondo qualcosa di assolutamente unico. </p><p lang="it-IT"><em>Inventeremo, innoveremo e creeremo modi per risolvere le sfide che incombono</em>, è il messaggio di questo video di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Peter_Diamandis">Peter Diamandis</a>, che porta avanti<a href="http://www.ted.com/talks/lang/it/peter_diamandis_abundance_is_our_future.html" target="_blank"> l&#8217;idea dell&#8217;ottimismo</a>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/06/lavoro-usare-la-nostra-passione-per-trovare-nuove-strade/285755/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Diventeremo nomadi (e più liberi)</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/02/diventeremo-nomadi-liberi/215747/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/02/diventeremo-nomadi-liberi/215747/#comments</comments> <pubDate>Wed, 02 May 2012 13:55:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Nomadi Digitali</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=215747</guid> <description><![CDATA[Se gli scenari tratteggiati da Mc Luhan negli anni ’70 nel suo “Gli strumenti del comunicare” sembravano a dir poco visionari, la questione cominciava a delinearsi più seriamente qualche tempo fa, quando lessi la notizia che ‘diventeremo nomadi’ direttamente dalle colonne &#8211; online- di The Economist, il settimanale inglese punto di riferimento per le notizie...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Se gli scenari tratteggiati da <strong>Mc Luhan</strong> negli anni ’70 nel suo “Gli strumenti del comunicare” sembravano a dir poco visionari, la questione cominciava a delinearsi più seriamente qualche tempo fa, quando lessi la notizia che ‘diventeremo nomadi’ direttamente dalle colonne &#8211; online- di <em>The Economist</em>, il settimanale inglese punto di riferimento per le notizie di politica internazionale e business news.</p><p>A circa 10mila anni dalla rivoluzione neolitica, che vide trasformarsi i raccoglitori-cacciatori della Preistoria in agricoltori-allevatori, con il passaggio dalla vita mobile a quella stanziale, <strong>l’uomo diventerà a breve nuovamente un nomade</strong>, intendendo con ciò che gli elementi basilari della sopravvivenza non saranno più identificabili in un solo luogo geografico, ma sarà il <strong>mondo globale</strong> il nostro nuovo spazio di vita e il raggio di azione in cui ci muoveremo.</p><p>Grazie a Internet e allo sviluppo delle tecnologie mobili a esso legate siamo in grado di muoverci in giro per il mondo, liberamente, stando sempre connessi, portando tutto ciò che ci occorre per lavorare nel nostro laptop o, ancora meglio, spostando documenti, contatti, software direttamente negli spazi di archiviazione disponibili online: è un nuovo nomadismo, digitale. I luoghi del dibattito sociale, dell’incontro, delle nuove opportunità professionali e di business si sono ormai spostati dagli spazi fisici a quelli virtuali dei Social Network e delle startup e i nostri interlocutori sono i milioni di utenti della Rete sparsi per il mondo.</p><p>E’ lo spazio virtuale di Internet il <strong>non-luogo</strong> dove ci troviamo a scambiare idee, emozioni, esperienze, a condividere progetti e far nascere piccole imprese.</p><p>Molti pensano a un rischio di isolamento personale, di perdita di senso della spazialità e del reale: basta però fare un giro in Rete per rendersi conto di come questa assoluta libertà di esprimersi, di raggiungere chiunque, di dimostrare cosa si è e cosa si è in grado di fare, abbia già creato delle<strong> sinergie</strong> impensabili nel mondo offline, spingendo le persone a condividere, collaborare, progettare insieme.</p><p>Nessuno escluso: chi non vive o non nasce nelle città dove nascono mode, tendenze e opportunità, o dove si verificano i grandi eventi, non è più penalizzato a priori: nel nuovo nomadismo il luogo dove ci troviamo non sarà più determinante per affermarci e per emergere. </p><p>E questo è solo uno dei piccoli grandi miracoli democratici di Internet.</p><p><em>di Alberto Mattei</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/02/diventeremo-nomadi-liberi/215747/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Nuove opportunità dalla Rete: il crowdsourcing</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/14/nuove-opportunita-dalla-rete-crowdsourcing/204430/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/14/nuove-opportunita-dalla-rete-crowdsourcing/204430/#comments</comments> <pubDate>Sat, 14 Apr 2012 08:11:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Nomadi Digitali</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=204430</guid> <description><![CDATA[Tra le molteplici opportunità che offre oggi Internet per rendersi liberi di viaggiare lavorando ovunque, merita una attenzione particolare il crowdsourcing, un nuovo modo di fare business per le aziende e di trovare nuove forme di collaborazione professionale per i freelance della Rete. Letteralmente questo neologismo nasce dalla fusione di crowd, ovvero ‘folla, moltitudine’, e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Tra le molteplici opportunità che offre oggi Internet per rendersi liberi di viaggiare lavorando ovunque, merita una attenzione particolare il <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Crowdsourcing" target="_blank"><strong>crowdsourcing</strong></a></em>, un nuovo modo di fare business per le aziende e di trovare nuove forme di collaborazione professionale per i freelance della Rete.</p><p>Letteralmente questo neologismo nasce dalla fusione di <em>crowd</em>, ovvero ‘folla, moltitudine’, e <em>sourcing</em>, ovvero ‘esternalizzazione (del lavoro)’ ed è stato inizialmente associato a quelle forme volontarie e gratuite di creazione e di condivisione dei contenuti: Wikipedia e YouTube ne sono i primi lungimiranti esempi.</p><p>Adesso le aziende cercano creatività e professionalità tra il popolo della Rete, attingendo all’enorme capitale intellettuale e di conoscenza disponibile online: il sapere di molti può essere utilizzato per svolgere compiti e attività e per sviluppare progetti che un tempo erano prerogativa di pochi professionisti.<strong> Una rete di persone che condivide e collabora servendosi del Web</strong>, è straordinariamente più dinamica, più creativa e più produttiva di un singolo.</p><p>Il vantaggio di lavorare in <em>crowdsourcing</em> è facilmente intuibile: le aziende attingono all’intelligenza collettiva della Rete aprendo un <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Online_Contest" target="_blank">contest online</a>, una sorta di gara tra i freelance che lavorano su Internet, per affidare lo sviluppo di un progetto, la realizzazione di un prodotto o di un servizio, riuscendo così a rivolgersi a un numero teoricamente illimitato di professionisti.</p><p>Per chi vuole partecipare si profilano diverse opportunità. La strategia migliore per i freelance del Web è “fare rete” con gli altri, entrando in contatto con altri professionisti del settore per creare un gruppo di lavoro, instaurando collaborazioni e mettendo a disposizione le proprie conoscenze ed esperienze. Per chi è alle prime armi è un ottimo modo per farsi notare e per acquisire esperienza lavorando fianco a fianco, anche se fisicamente in posti diversi, con freelance già affermati.</p><p>Naturalmente tutti sono candidati all’assegnazione del progetto e quindi al riconoscimento economico del proprio lavoro.</p><p><a href="http://www.brandportal.it/" target="_blank">Brandportal.it</a>, <a href="http://www.bootb.com/it/" target="_blank">Bootb.com</a> e <a href="http://www.zooppa.com/contests" target="_blank">Zooppa.com</a> sono tra i siti più accreditati per la candidatura a progetti di crowdsourcing, soprattutto nei settori della pubblicità, del design e della moda.</p><p>Il crowdsourcing, inteso come l’incontro tra domanda e offerta in un nuovo mercato del lavoro, dinamico, partecipativo e collaborativo, è uno degli esiti felici di Internet e una delle tante opportunità concrete di mettere a frutto le proprie passioni, capacità e competenze.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/Buyub6vIG3Q" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/14/nuove-opportunita-dalla-rete-crowdsourcing/204430/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Vivere e lavorare ovunque grazie a Internet</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/19/vivere-lavorare-ovunque-grazie-internet/198607/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/19/vivere-lavorare-ovunque-grazie-internet/198607/#comments</comments> <pubDate>Mon, 19 Mar 2012 14:55:42 +0000</pubDate> <dc:creator>Nomadi Digitali</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[Lavoro]]></category> <category><![CDATA[Mobilità]]></category> <category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category> <category><![CDATA[Viaggi]]></category> <category><![CDATA[Web]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=198607</guid> <description><![CDATA[Una nuova Era è già iniziata: l’avvento di Internet, con lo sviluppo della tecnologia mobile, e la New Economy hanno creato le basi per una grande rivoluzione nel modo di vivere e di lavorare di tante persone, che hanno deciso di uscire dagli schemi classici e obsoleti della vecchia economia, basata sui grandi affari e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Una nuova Era è già iniziata: l’avvento di Internet, con lo sviluppo della tecnologia mobile, e la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/New_economy" target="_blank">New Economy</a></span> hanno creato le basi per una grande rivoluzione nel modo di vivere e di lavorare di tante persone, che hanno deciso di uscire dagli schemi classici e obsoleti della vecchia economia, basata sui grandi affari e sulle grandi aziende, per sperimentare un<strong> nuovo modello di economia sostenibile</strong>, basato su attività autonome online invece che dipendenti e stanziali, sulla condivisione e non su brevetti e copyright, sulla passione e sull’impegno e non sulle scale gerarchiche.</p><p>Sono coloro che io amo chiamare “<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Digital_nomad" target="_blank">nomadi digitali</a></span>”, persone comuni di tutte le età e con le più svariate esperienze professionali alle spalle, tra i primi ad aver raccolto la sfida di Internet: sfruttando le opportunità del Web, sono economicamente indipendenti, liberi di viaggiare e di lavorare ovunque nel mondo ci sia una connessione alla Rete.</p><p>Il loro life-style è un progressivo ritorno alla più atavica delle condizioni dell’uomo, il <strong>nomadismo</strong>, che oggi può essere letto in chiave culturale, sociale, oltre che come naturale aspirazione al movimento, alla scoperta, al viaggio. Viaggio inteso non come vacanza ma come condizione di vita.</p><p>E, proprio in questo senso, Internet è la strada da cui passa il cambiamento e, che ci piaccia o no, il <strong>nostro futuro prossimo sarà mobile</strong>: è sulla Rete che stanno nascendo i progetti più innovativi, che si stanno sviluppando <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marketing_sociale">nuove forme di marketing</a></span> e si sperimentano nuove opportunità professionali e di business. E’ nell’agorà digitale che le persone si mettono in connessione tra loro, comunicano e condividono.</p><p>Su Internet non c’è un nuovo mercato del lavoro tradizionalmente inteso, ma c’è per chiunque la possibilità di intercettare un mercato globale, di mettere a frutto le proprie competenze e le proprie passioni per soddisfare le esigenze di piccole nicchie di mercato, di creare la propria reputazione grazie al passaparola.<br /> Tutti sanno che Internet offre grandi possibilità ma nessuno sa quali siano davvero: manca a oggi la consapevolezza di <strong>come sfruttare il Web per migliorare la nostra vita</strong>, ridisegnandola in base alle nostre capacità e aspirazioni.</p><p>Credo che i requisiti indispensabili per avere successo su Internet siano soprattutto imparare a comunicare efficacemente usando i Social Network e una giusta predisposizione mentale, iniziando a pensare <strong>all’affermazione e al successo personale e professionale</strong> in modo diametralmente opposto rispetto a come siamo stati abituati fino a oggi.</p><p>In un sistema che crea ogni giorno nuovi e inarrivabili modelli a cui adeguarsi, con il solo scopo di affannarci in una inutile corsa per il loro raggiungimento, c’è qualcuno che crede che la vera ricchezza si ottenga vivendo oggi e non domani la vita che desideriamo, avendo la libertà di riappropriarsi del tempo, di uscire da una routine che spegne la creatività e l’entusiasmo, di muoversi ovunque nel mondo, di cambiare orizzonti e paesaggio ogni volta che sentiamo il bisogno di nuovi stimoli.</p><p>di Alberto Mattei</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/19/vivere-lavorare-ovunque-grazie-internet/198607/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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