<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Noisefromamerika</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/noisefromamerika/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Un esorcista per affrontare la crisi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/11/unesorcista-affrontare-crisi/203480/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/11/unesorcista-affrontare-crisi/203480/#comments</comments> <pubDate>Wed, 11 Apr 2012 09:31:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Noisefromamerika</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[padoa schioppa]]></category> <category><![CDATA[politica economica]]></category> <category><![CDATA[Tremonti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=203480</guid> <description><![CDATA[Fino a qualche giorno fa ingenuamente credevo che la soluzione della crisi fosse una questione di politica economica. Ero vittima di un tragico errore. Io per primo mi batto il petto per la cecità che mi ha ottenebrato la mente. Dobbiamo arrenderci di fronte ad un’evidenza empirica che abbiamo colpevolmente ignorato. Gli economisti nulla possono....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Fino a qualche giorno fa ingenuamente credevo che la soluzione della crisi fosse una questione di politica economica. Ero vittima di un tragico errore. Io per primo mi batto il petto per la cecità che mi ha ottenebrato la mente. Dobbiamo arrenderci di fronte ad un’evidenza empirica che abbiamo colpevolmente ignorato. Gli economisti nulla possono.<strong> </strong><strong>La crisi italiana va </strong><strong>affrontata</strong> da un Esorcista.</p><p>È incontrovertibile. Il Maligno è tra noi nelle sue molteplici incarnazioni. <strong>Si insinua </strong><strong>subdolamente</strong> nei corpi e negli spiriti umani<strong> </strong>per perseguire i suoi fini scellerati. Ma noi, sia pur immersi nella condizione di creature fragili e imperfette, per contrastare il disegno satanico abbiamo ricevuto quella scintilla di gnosi che ci permette di individuarne la presenza, con l’aiuto della Fede. Noi miseri peccatori per accertare le presenze oscure dobbiamo esaminare con purezza di cuore le parole suadenti che il Maligno pronuncia attraverso i corpi in cui si annida, per fare scempio del Vero. Una volta era tutto più facile. I posseduti parlavano come Sandro Ciotti, vomitavano liquami, giravano la testa con la velocità di una trottola e si libravano nell’aria come aquiloni. Oggi magari vestono loden o cravatte stile Upim, fanno sognare le suocere e vergano messaggi oscuri sul Corriere. L’aspersione dell’acqua santa non li disturba affatto, anzi a volte la sollecitano in cambio di un’esenzione dell’IMU (la tetra Imposta del Maligno Usurpatore) o di un 8 per mille.</p><p>Però i segni che Satana lascia sono inequivocabili. Fratelli non siate ciechi di fronte<strong> all’empio </strong><strong>traguardo perseguito dal Figlio delle Tenebre</strong><strong> </strong>servendosi attraverso gli anni di governi diversi, ma in realtà sempre posseduti dagli stessi istinti luciferini!!!! Brandite un crocefisso in una mano, la Bibbia nell&#8217;altra, allontanate i bambini, inginocchiatevi sullo Statuto del Contribuente, e scoprite il nefando legame:</p><p><em> “Il nostro più grande successo negli ultimi due anni è stato quello di non essere diventati un caso tipo Grecia. Attesi al collasso, invece abbiamo tenuto bene” Giulio Tremonti, Intervista a Oggi settembre 2010.</em></p><p><em>&#8220;Gli aumenti tariffari e fiscali, per quanto rozzi, ci hanno evitato di fare la fine della Grecia&#8221;, Mario Monti, durante il viaggio in Asia, 2 aprile 2012.</em></p><p><span style="font-style: italic;">“Il rischio di un crollo, del peggio, e&#8217; abbastanza alle nostre spalle”, Giulio Tremonti 29 marzo 2011.</span></p><p><em>“La crisi è passata ora possiamo rilassarci”, Mario Monti durante il viaggio in Asia 2 aprile 2012.</em></p><p><em>“Il consolidamento fiscale è proceduto anche meglio del previsto” Tommaso Padoa Schioppa, Rapporto sull’Economia e la Finanza Pubblica per il 2008, 12 Marzo 2008.</em></p><p><em>“Noi abbiamo messo i conti in sicurezza. Abbiamo messo la casa in ordine. E tutti qui ce lo riconoscono. Ora bisogna lavorare di più sulla crescita”, Giulio Tremonti 24 settembre 2011 in occasione degli Annual Meetings del Fmi e della Banca Mondiale.</em></p><p><em>“Abbiamo assunto tutte le misure per centrare gli obiettivi [sui conti pubblici] e ci siamo anche presi dei margini di sicurezza [....] Ora i provvedimenti di crescita richiedono più tempo” Mario Monti Intervista a La Stampa, 4 Aprile 2012.</em></p><p><em>“Il risultato e’ solido e destinato a durare. L’Italia rimane fermamente in zona sicurezza [sui conti pubblici] ed e’ sul sentiero per un bilancio in pareggio” Tommaso Padoa Schioppa, Rapporto sull’Economia e la Finanza Pubblica per il 2008, 12 Marzo 2008.</em></p><p><em>&#8220;Non occorrono altre manovre&#8221; Mario Monti intervistato da Fabio Fazio a “Che tempo che fa” gennaio 2012.</em></p><p><em>&#8220;Non servono nuove manovre&#8221; Giulio Tremonti alla conferenza stampa dopo la riunione Ecofin 9 novembre 2009.</em></p><p><span style="font-style: italic;">“Mi rendo conto che sarebbe bello avere un maggiore tasso di crescita economica” Mario Monti 4 aprile 2012 Intervista a La Stampa.</span></p><p><em>“La crescita non si fa con un governo o una legge”, Giulio Tremonti, 6 luglio 2011, concetto ribadito il 4 gennaio 2012 in un’intervista al Corriere della Sera “neanche Stalin riusciva a fare crescita con gli ukaze”.</em></p><p><em></em><span style="font-style: italic;">“A decorrere dall&#8217;anno 2014 le maggiori entrate derivanti negli anni 2012 e 2013 dalle disposizioni di cui al presente decreto in materia di contrasto all&#8217;evasione, potenziamento della riscossione e revisione delle sanzioni, accertate, sulla base dei risultati conseguiti, con apposita relazione del ministro dell&#8217;Economia e delle finanze da presentare al Parlamento entro il mese di febbraio dell&#8217;anno successivo, sono riassegnate nel rispetto degli obiettivi di finanza pubblica [a un Fondo] per essere destinate, con decreto del presidente del Consiglio dei ministri di concerto con il ministro dell&#8217;economia e delle finanze, a misure, anche non strutturali, di sostegno del reddito di soggetti appartenenti alle fasce di reddito più basse, con particolare riferimento all&#8217;incremento delle detrazioni fiscali per i familiari a carico”. Articolo 15 della bozza di provvedimento fiscale preparato a febbraio 2012. Il Fondo è poi ovviamente sparito dalle successive versioni del decreto.</span></p><p><em>“Ridurre il disavanzo pubblico e far affluire ai contribuenti onesti in forma di minori tasse il gettito di maggiore lotta all’evasione” Mario Monti febbraio 2012.</em></p><p><em>“Le maggiori entrate che arriveranno dalla lotta all&#8217;evasione vogliamo ridarle ai cittadini” Vittorio Grilli 29 febbraio 2012.</em></p><p><em>“La lotta contro l’evasione puo’ fornire ampie risorse per ridurre il carico fiscale sui contribuenti onesti” Tommaso Padoa Schioppa, Rapporto sull’Economia e la Finanza Pubblica per il 2008, 12 Marzo 2008.</em></p><p><em></em><span style="font-style: italic;">“Abbiamo forse l’avanzo primario migliore in Europa. E l’avanzo primario è uno degli indicatori più forti per la stabilità di un Paese” Giulio Tremonti 24 settembre 2011 in occasione degli Annual Meetings del Fmi e della Banca Mondiale.</span></p><p><em>“Al netto degli interessi sul debito pubblico il nostro Paese ha un avanzo primario del 5% per il 2011, una situazione che ci pone in una situazione di privilegio rispetto ad altri paesi” Mario Monti intervistato da Fabio Fazio a “Che tempo che fa” gennaio 2012.</em></p><p><em></em>Di fronte allo scempio compiuto da Belzebù (per non prostrarvi nello sconforto vi ho risparmiato le farneticazioni sugli Eurobond) ho dovuto abbandonare i sacri testi di economia per immergermi in quelli sacri davvero custoditi nei cunicoli più segreti degli Archivi Vaticani. Mi sono documentato sull&#8217;esperienza di Don Gabriele Amorth considerato il più grande esorcista vivente. Seguendo il suo insegnamento potremmo portare membri autorevoli del governo in alcuni<strong> luoghi</strong> che don Amorth predilige per liberare dall’influenza del Demonio, ad esempio Sarsina, dove il collare di ferro usato da S. Vicinio per mortificarsi le carni ha ottenuto liberazioni da influenze sataniche; oppure il Santuario di Caravaggio; oppure ancora Clauzetto, dove si venera &#8220;una reliquia del preziosissimo sangue di Nostro Signore&#8221; (io mi affiderei al potere anche di una qualche reliquia contenente sangue di contribuente, ma tralasciamo).</p><p>Fratelli, vi imploro, ascoltatemi!!! Io propugno un rito collettivo più potente. Formiamo <strong>una </strong><strong>catena umana</strong> da via XX settembre fino a Palazzo Chigi e brandendo ciascuno un crocefisso prendiamo a gridare ritmicamente con voci sempre più incalzanti e possenti: &#8220;Nefaste presenze clientelari di Andreotti, Craxi, Forlani, Cirino Pomicino, spiriti consociativi maledetti di De Mita, Formica, Nicolazzi, oscuri spettri politici di De Michelis, Gava, Cossiga e Goria uscite da questo governo&#8221;!!!!!</p><p><strong>di Fabio Scacciavillani</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/11/unesorcista-affrontare-crisi/203480/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>A Ma&#8217;! Versace n&#8217;artro LTRO!!!! (*)</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/versace-nartro-ltro/196412/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/versace-nartro-ltro/196412/#comments</comments> <pubDate>Fri, 09 Mar 2012 16:40:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Noisefromamerika</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[Banche]]></category> <category><![CDATA[Draghi. Bce]]></category> <category><![CDATA[Eba]]></category> <category><![CDATA[Ltro]]></category> <category><![CDATA[politica monetaria]]></category> <category><![CDATA[Prestatore di ultima istanza]]></category> <category><![CDATA[stress test Ue]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196412</guid> <description><![CDATA[Ora che la seconda operazione di rifinanziamento a lungo termine (LTRO) della BCE è andata a segno sarebbe ora di fare un po’ di pulizia semantica sul concetto di “prestatore di ultima istanza” (“Lender of Last Resort”, LoLR) per riposizionare qualche puntino sulle “i”. La funzione di LoLR si riferisce al sistema bancario, non agli...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ora che la seconda operazione di rifinanziamento a lungo termine (LTRO) della BCE è andata a segno sarebbe ora di fare un po’ di pulizia semantica sul concetto di “<strong>prestatore di ultima istanza</strong>” (“Lender of Last Resort”, LoLR) per riposizionare qualche puntino sulle “i”.</p><p>La funzione di LoLR si riferisce al <strong>sistema bancario</strong>, non agli Stati, come viene erroneamente inteso nel dibattito tra dattilografi di lusso, che affollano le redazioni e soubrettes (ambosessi), che sgomitano negli studi televisivi.</p><p>Alla Bce non erano state conferite né funzioni di LoLR per le banche né funzioni di salvataggio per governi in bancarotta. Il Trattato di Maastricht non poteva essere più esplicito. L&#8217;art. 104 recita &#8220;È vietata la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia, da parte della BCE o da parte delle Banche centrali degli Stati membri, a istituzioni o organi della Comunità, alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di diritto pubblico o a imprese pubbliche degli Stati membri, così come l&#8217;acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da parte della BCE o delle Banche centrali nazionali&#8221;. Quando fu firmato non c’era assolutamente alcun dissenso in materia. Poi l’incalzare della crisi ha reso questo divieto, insieme ai limiti su debito e deficit pubblico “chiffons de papier” secondo una venerabile definizione tedesca dei trattati internazionali.</p><p>Oggi dopo 5 anni di danze della pioggia per fermare la crisi siamo a questo punto:</p><p>1) E’ saltata la distinzione logico-funzionale tra i bilanci di banca centrale, banche commerciali e governo. Le passività di queste entità sono in realtà un unico calderone, o, se preferite, le tasche di un unico pantalone (nel guardaroba di Pantalone). L’indipendenza della Bce è sbiadita mentre il settore bancario, forte dell’appoggio politico, ha di fatto nazionalizzato le perdite, ma privatizzato enormi proventi da arbitraggi a zero rischi a spese del contribuente tramite le operazioni di liquidita&#8217; della Bce.</p><p>2) La Bce (sulla scia di Fed, Banca d’Inghilterra e Banca del Giappone) è diventata il LoLR di governi alla canna del gas, attraverso una finzione contabile che utilizza i bilanci della banche come foglia (alquanto trasparente) di fico per coprire le pudenda alla vista dell&#8217;opinione pubblica tedesca.</p><p>L’Es  pragmatico potrebbe freudianamente sussurrare che non è il caso di farne una tragedia. Di fronte alla crisi epocale meglio le foglie di fico che i fichi secchi. Però al sussurro (Ingmar docet) opporrei un grido.</p><p>La funzione LoLR va a braccetto con la <strong>supervisione bancaria</strong>. Le banche centrali forniscono liquidità come LoLR alle banche illiquide, ma non a quelle insolventi. Siccome la distinzione tra le due situazioni è complessa, questo compito viene svolto dalla banca centrale che ha l’obbligo di mettere in liquidazione le banche ritenute insolventi e passare i documenti alla magistratura se ravvisa ipotesi di reato.</p><p>La Bce invece sta riversando una fiumana di soldi senza sapere <strong>quali sono le banche insolventi </strong>perché la supervisione bancaria è demandata alle banche centrali (o alle agenzie) nazionali che non si scambiano informazioni, anzi le tengono segrete per paura di scoperchiare i letamai e dare un dispiacere ai potentati politici che quei letamai concimano (vedi le Fondazioni in Italia). Insomma la Bce tiene in vita degli zombies finanziari senza sapere nemmeno chi sono e quanto siano deleteri per la stabilità europea e mondiale.</p><p>Esiste una sorta di autorità di supervisione a livello europeo, la European Bank Authority (EBA) ma è sostanzialmente una parodia, in cui recitano guitti con il colabrodo in testa e le spade di latta, senza poteri effettivi. Sotto l’egida di questa EBA sono stati condotti due stress test a distanza di un anno che hanno concluso “Tutto bene Madama Marchesa”. Tre mesi dopo il primo test e’ fallito il sistema bancario dell’Irlanda, e dopo il secondo ha rischiato di collassare l’intero sistema bancario europeo per il congelamento del credito interbancario (proprio perché nessuno si fidava dello stress test).</p><p>Tutto il sistema di  regolamentazioni bancarie e&#8217; inefficientemente prociclico:  ti impongono di ingozzarti ai pranzi di matrimonio e poi ti impongono di non mangiare durante un&#8217;arrampicata. E cosi&#8217; l’EBA adesso costringe le banche a raccogliere fondi con il cappello in mano oppure a tagliare gli attivi, cioé il credito al settore privato (visto che quello al settore pubblico è incagliato), aggravando la recessione già in atto.</p><p>Insomma questo sistema di regolamentazione bancaria  è diventato una mina vagante di incompetenza, che andrebbe disattivata. Le funzioni di supervisione sul settore finanziario, ora gestite a livello nazionale, dovrebbero essere trasferite sotto l’autorità della Bce, che dovrebbe procedere alla liquidazione coatta delle banche insolventi. Invece di cincischiare in inconcludenti vertici europei, i leader europei farebbero meglio a procedere speditamente in questo senso, in modo da rimuovere la gravissima anomalia di una Bce che a colpi di mezzo trilione di euro beneficia un sistema bancario di cui non ha modo di accertare la salute.</p><p>Ma che questa salute sia molto cagionevole lo prova un dato inquietante: i depositi overnight delle banche presso la Bce hanno raggiunto la cifra stratosferica di 777 miliardi di euro. Le banche prendono a prestito dalla Bce, ma quelle che hanno eccedenze di liquidità a fine giornata non si fidano a prestarle ad altre banche attraverso il mercato interbancario e preferiscono il porto sicuro dell&#8217;Eurotower anche a tassi infimi. Usque tandem?</p><p>(*) Il titolo e&#8217; ispirato da un lettore de il Fatto Quotidiano che aveva ripreso il titolo di blog su Goofynomics</p><p><em>di Fabio Scacciavillani</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/versace-nartro-ltro/196412/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Parlamentari a cottimo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/18/parlamentari-a-cottimo/184517/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/18/parlamentari-a-cottimo/184517/#comments</comments> <pubDate>Wed, 18 Jan 2012 09:39:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Noisefromamerika</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[avanzo primario]]></category> <category><![CDATA[parlamentari]]></category> <category><![CDATA[pil]]></category> <category><![CDATA[salario]]></category> <category><![CDATA[tasso di crescita]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/18/parlamentari-a-cottimo/184517/</guid> <description><![CDATA[La discussione sui salari dei parlamentari seguita alla pubblicazione del rapporto della ‘commissione Giovannini’ sui costi della politica è partita male ed è finita nel nulla. Proviamo a porci una domanda un po&#8217; differente: non quanto, ma come è giusto pagare i parlamentari. La pratica consolidata a livello internazionale è di pagarli con un salario...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La discussione sui <strong>salari dei parlamentari</strong> seguita alla pubblicazione del rapporto della ‘commissione Giovannini’ sui costi della politica è partita male ed è finita nel nulla. Proviamo a porci una domanda un po&#8217; differente: non quanto, ma come è giusto pagare i parlamentari. La pratica consolidata a livello internazionale è di pagarli con un salario fisso. Ci sono almeno due ottime ragioni perché, in casi normali, sia così. Primo, è difficile definire cosa sia un ‘buon risultato’ per i parlamentari. Secondo, ammesso che sia possibile trovare variabili esattamente misurabili da cui far dipendere la remunerazione, è<strong> rischioso far dipendere la compensazione dai risultati </strong>perché si rischia che gli sforzi si concentrino sulle variabili più facilmente misurabili a scapito di altre meno esattamente misurabili, ma magari più importanti.</p><p>Per esempio, se si pagano gli insegnanti in base ai risultati raggiunti dai loro studenti in test standardizzati, si rischia che gli insegnanti dedichino troppo tempo a sviluppare capacità nozionistiche che permettono di ottenere buoni risultati nei test a scapito dell&#8217;abilità a pensare in modo innovativo e creativo. In presenza di compiti multipli e con differenti gradi di misurabilità è quindi consigliabile usare una compensazione fissa.</p><p>Pur essendo cosciente delle difficoltà che una compensazione basata sui risultati può generare, io credo che il momento sia<strong> sufficientemente eccezionale</strong> da consigliare una deviazione temporanea dalla regola del salario fisso. La mia proposta è che <strong>per i prossimi 5 anni</strong> i parlamentari vengano remunerati in funzione di due variabili: l&#8217;avanzo primario e il tasso di crescita del Pil. In particolare propongo un processo in due passi: 1) Se il bilancio pubblico non presenta un avanzo primario, la remunerazione dei parlamentari è<strong> zero</strong>. 2) Se il bilancio pubblico presenta un avanzo primario, la remunerazione dipende dalla differenza tra il tasso di crescita del Pil italiano e il tasso di crescita del Pil tedesco. Specificamente, la remunerazione (identica a quella attuale) viene pagata per intero se il Pil italiano cresce almeno quanto il Pil tedesco, e viene ridotta proporzionalmente altrimenti, fino ad azzerarsi quando il Pil italiano cresce molto meno del tedesco.</p><p>Quali sono i vantaggi di tale formula? È importante che il governo mantenga l&#8217;<strong>avanzo primario</strong> (ossia, le entrate devono essere superiori alle spese non per interessi). Una dipendenza esclusiva dal tasso di crescita del Pil può generare incentivi perversi, portando a politiche di aumento della spesa in deficit che generano effetti positivi di breve periodo, ma creano enormi problemi debitori nel medio e lungo periodo (tutti ricordiamo gli anni Ottanta). Anche una dipendenza esclusiva dall&#8217;equilibrio di bilancio può generare incentivi perversi, portando ad aumenti draconiani delle tasse che ammazzano la crescita. È quindi opportuno che entrambe le variabili entrino in gioco. La remunerazione non deve dipendere solo dalla crescita del Pil italiano, dato che essa è influenzato non solo dalle politiche domestiche, ma anche dal ciclo internazionale. Appunto per depurare gli effetti del ciclo internazionale è opportuno guardare alla differenza con un paese di riferimento. La formula può essere cambiata, ad esempio, prendendo la media dell&#8217;area euro anziché la Germania o altre simili combinazioni del genere. L&#8217;importante è che sia chiara e che il principio di base, ossia la <strong>dipendenza della remunerazione dal tasso di crescita italiano depurato degli effetti del ciclo internazionale</strong>, resti.</p><p>Anche se il bilancio pubblico è stato portato sotto controllo, principalmente grazie a una <strong>caterva di tasse</strong>, è ormai abbastanza chiaro che il Parlamento italiano è stato completamente incapace, e non da oggi, di affrontare il problema della crescita. C&#8217;è un problema di assenza di cultura economica tra i nostri parlamentari, ma c&#8217;è anche un problema di incentivi: per il parlamentare medio risulta essere políticamente più remunerativo<strong> difendere le corporazioni</strong>, che bloccano la crescita, piuttosto che puntare allo sviluppo economico. Rendere la compensazione dei parlamentari dipendente dalla crescita può quindi servire da bilanciamento, aumentando gli incentivi dei parlamentari ad approvare provvedimenti efficaci per la crescita.<br /> <strong><br /> Nel più lungo periodo</strong>, credo sia giusto tornare a remunerare i parlamentari come in tutti gli altri Paesi, ossia con un salario fisso. Ma per questa situazione emergenziale un periodo transitorio in cui i nostri parlamentari son pagati ‘a cottimo’ in base alla crescita del paese può fornire un notevole aiuto al miglioramento delle nostre decisioni in tema di politica economica.</p><p><em>Di Sandro Brusco,  professore alla University of New York at Stony Brook</em></p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 18 Gennaio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/18/parlamentari-a-cottimo/184517/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Le buvette e la teoria economica</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/27/buvettes-parlamentari-teoria-economica/180112/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/27/buvettes-parlamentari-teoria-economica/180112/#comments</comments> <pubDate>Tue, 27 Dec 2011 11:43:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Noisefromamerika</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[buvette]]></category> <category><![CDATA[casta]]></category> <category><![CDATA[sussidi]]></category> <category><![CDATA[tasse]]></category> <category><![CDATA[teoria economica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=180112</guid> <description><![CDATA[Recentemente i bar/ristoranti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica (noti col più elegante nome di  buvette) hanno raggiunto le prime posizioni nella lista degli odiosi simboli dei privilegi della “casta”. La buvette del Senato ha offerto la settimana scorsa un’utile lezione di economia. Come noto, in questi esclusivi ristoranti e’ possibile acquistare...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Recentemente i bar/ristoranti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica (noti col più elegante nome di  <em>buvette</em>) hanno raggiunto le prime posizioni nella lista degli <strong>odiosi simboli</strong> dei privilegi della “casta”.</p><p>La buvette del Senato ha offerto la settimana scorsa un’utile<strong> lezione di economia</strong>. Come noto, in questi esclusivi ristoranti e’ possibile acquistare raffinati piatti a prezzi notevolmente inferiori ai prezzi di mercato. E’ stato calcolato che al Senato, fino a pochi giorni fa, lo sconto fosse nell’ordine dell’80-90% del prezzo. L’azienda appaltatrice del servizio di ristorazione (attualmente la Gemeaz Cusine Srl) intasca naturalmente il prezzo pieno, altrimenti non avrebbe convenienza ad offrire il servizio. La differenza è <strong>a carico del contribuente</strong>. Adesso che nel profondo della crisi italiana il contribuente viene spremuto dal fisco con un’intensità senza precedenti l’opinione pubblica ha più che mai il dente avvelenato: questo sussidio pubblico ai pasti dei già ben pagati parlamentari è  intollerabile. I <strong>senatori questori</strong> hanno udito il grido di vendetta e sono corsi ai ripari aumentando la quota del costo delle portate alla buvette a carico dei senatori (dal 10-20% a qualcosa come il 60-70%, pare), riducendo così il sussidio pubblico. La vicenda è stata <a href="http://www.corriere.it/politica/11_dicembre_21/prezzo-giusto-ristorante-vuoto-camerieri-perdono-lavoro-rizzo_6e025efc-2b9e-11e1-92c6-0bc88599d431.shtml" target="_blank">raccontata da Sergio Rizzo sul Corriere della Sera</a>.</p><p>Una volta ridotto il sussidio (e quindi ridotto un particolare costo della politica) sono successe<strong> tre cose</strong>. Primo, il ristorante del Senato si è semi-svuotato e i senatori rimasti hanno iniziato a consumare portate più economiche rinunciando a quelle diventate più costose. Secondo, la società appaltatrice ha iniziato a<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/21/occupato-il-ristorante-del-senato/179071/" target="_blank"> licenziare</a> personale. Terzo, i clienti fuggiti sono migrati verso i concorrenti circostanti. Questi fatti insegnano una lezione da manuale di economia che è utile ripassare. Il primo è un effetto che gli economisti chiamano di “equilibrio parziale”. Come il nome suggerisce si tratta solo di parte della storia, e della parte meno interessante (tutti sanno che quando un aumenta il prezzo di un bene si consuma meno di questo bene, tanto meno quanto più esistono sostituti a miglior prezzo). Il secondo e il terzo effetto sono invece del tipo che gli economisti chiamano di “equilibrio generale”. Questi sono più difficili da cogliere.</p><p>Utilizzando un elementare <a href="http://www.noisefromamerika.org/articolo/economia-buvette" target="_blank">diagramma</a> di <strong>domanda e offerta</strong> dei pasti dei senatori, è facile vedere che l’utilizzo di un sussidio al pasto dei senatori induce un equilibrio in cui si domandano più pasti (tanti più quanto maggiore è il sussidio) di quanti se ne domanderebbero al prezzo di mercato. Questo fa si che l’azienda appaltatrice assuma più lavoratori di quanti ne assumerebbe in assenza del sussidio. Inoltre, il sussidio distorce la concorrenza con gli altri bar e ristoranti (quelli circostanti il Senato, plausibilmente). A questa inefficienza (c’è sempre un’inefficienza quando la concorrenza viene limitata) corrisponde u<strong>n costo per i contribuenti</strong>: il Senato non è un’azienda privata che elargisce “fringe benefits” ai propri dipendenti nella forma di prezzi ridotto alla mensa aziendale , è un’istituzione che assorbe e utilizza risorse che provengono dalla tassazione.</p><p>Cosa succede quando il sussidio viene ridotto e, come in questo caso, i prezzi aumentano di 4 o 5 volte? Succede che i senatori con più bassa disponibilità a pagare (una cosa che dipende dalle preferenze e che e’ indipendente dal reddito) fuggono verso bar e ristoranti circostanti al Senato, riducendo così i pasti serviti alla buvette. La ditta appaltatrice, quindi, inizia a scrivere lettere di licenziamento. <strong>Tutto come da manuale, insomma</strong>. Eppure in questa vicenda c’è chi sragiona. Per esempio, i sindacati prima chiedono <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/agosto/09/muro_dei_sindacati_Prima_dimagrisca_co_8_110809028.shtml" target="_blank">che lo stato dimagrisca</a> (e con esso i senatori mangiando a prezzi più elevati) e poi <a href="http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_dicembre_20/licenziati-dipendenti-senato-barricati-ristorante-1902606606745.shtml" target="_blank">si lamentano</a> se questo dimagrimento conduce a licenziamenti.</p><p>La lezione è quindi la seguente: i sussidi, quando non correggono “esternalità”, <strong>distorcono la corretta allocazione delle risorse</strong>. I prezzi troppo bassi hanno generato domanda troppo alta per i beni e servizi prodotti dalla buvette e, corrispondentemente, occupazione sovradimensionata. E’ cioè possibile creare lavoro sussidiando particolari attività, ma il giorno che i sussidi scompaiono scompariranno anche quei posti di lavoro.</p><p>Il personale della buvette che ha ricevuto la lettera di licenziamento (cosa certamente spiacevole), insomma, non deve prendersela col cattivo mercato. Deve prendersela con la<strong> cattiva politica</strong> che ha creato posti di lavoro sussidiando i pasti dei senatori. Adesso ci vuole tempo per cercare un nuovo lavoro. Senza sussidio non ci sarebbe oggi questa spiacevole riallocazione per queste persone e per le loro famiglie.</p><p>Ricordiamocene quando si taglieranno gli svariati miliardi di euro di<strong> sussidi pubblici di cui godono innumerevoli imprese pubbliche e private in Italia</strong> (incolperemo il cattivo mercato o la cattiva politica dei sussidi?). Ricordiamocene anche quando qualcuno dirà che per risollevare l’Italia ci vuole una nuova, grande, politica industriale.<br /> Fosse stato per il cattivo mercato, i contribuenti non avrebbero offerto l’80-90% del costo del pasto ai senatori e i lavoratori che perdono il posto oggi avrebbero un altro lavoro, quello che adesso devono cercare.</p><p>Dove lo andranno a cercare? Una buona idea è iniziare a cercare <strong>dietro l’angolo</strong>. C’e’ infatti un ultimo effetto di equilibrio generale. Come detto, i senatori fuggiti dalla buvette sono migrati verso bar e ristoranti circostanti al Senato. Se questi si aspettano un aumento di domanda permanente, allora potrebbero presto appendere in vetrina un cartello con su scritto “cercasi personale”.</p><p>Quando al mercato ci vendono una maglietta a 3 euro noi pensiamo: &#8220;Dove sta la sòla?&#8221; Cosa doveva pensare un senatore quando gli facevano pagare un risotto con rombo e fiori di zucca a 3,34 euro?</p><p><em>di Giulio Zanella e Giovanni Prarolo</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/27/buvettes-parlamentari-teoria-economica/180112/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ancora su pensioni, caccia e IdV</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/10/ancora-pensioni-caccia-idv/176503/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/10/ancora-pensioni-caccia-idv/176503/#comments</comments> <pubDate>Sat, 10 Dec 2011 15:47:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Noisefromamerika</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[idv]]></category> <category><![CDATA[massimo donadi]]></category> <category><![CDATA[Massimo Donadi; IdV; spese militari]]></category> <category><![CDATA[NoiseFromAmeriKa]]></category> <category><![CDATA[pensioni]]></category> <category><![CDATA[spese militari]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=176503</guid> <description><![CDATA[Nei giorni scorsi  ho scritto un post con alcune domande per l&#8217;on. Donadi riguardanti i risparmi ottenibili evitando l&#8217;acquisto dei cacciabombardieri F35.  L&#8217;on. Donadi ha ora risposto, confermando quello che era nel frattempo diventato chiaro. Il presunto risparmio di 18 miliardi va riferito a un periodo temporale che arriva al 2026. Ha quindi poco senso...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nei giorni scorsi  ho scritto un <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/07/domande-allon-donadi-caccia-bombardieri/175930/" target="_blank">post con alcune domande</a></span> per <strong>l&#8217;on. Donadi </strong>riguardanti i risparmi ottenibili evitando l&#8217;acquisto dei<strong> cacciabombardieri F35</strong>.  L&#8217;on. Donadi <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/09/rispondo-a-sandro-brusco-non-solo-sulla-spesa-militare/176316/" target="_blank">ha ora risposto</a></span>, confermando quello che era nel frattempo diventato chiaro. Il presunto risparmio di 18 miliardi va riferito a un periodo temporale che arriva  al 2026. Ha quindi poco senso  usare tale cifra per la discussione degli effetti della manovra nei  prossimi due anni. Secondo Donadi il risparmio annuale nel biennio  2012-2013 è di 900 milioni annui. In questo pezzo vorrei svolgere alcune ulteriori riflessioni al riguardo. Per chi è interessato, una versione più estesa è stata pubblicata su <a href="http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/La_%27%27manovra_Monti%27%27_e_l%27IdV#body" target="_blank">Noisefromamerika.org</a> (in cui rispondo anche alla domanda di Donadi sull&#8217;accordo con la Svizzera).</p><p>Dall&#8217;intervento di Donadi, e assumendo che la sua posizione coincida con quella di Italia dei Valori, io capisco quanto segue:</p><ol><li>Idv è sostanzialmente favorevole alla<strong> riforma delle pensioni</strong> proposte dal governo Monti. Donadi afferma che &#8221;<em>questa riforma è da me largamente condivisa</em>&#8221;.</li><li>Propone tuttavia alcune modifiche a margine. Donadi quantifica in  circa 8 miliardi l&#8217;incidenza della manovra pensionistica per il periodo  2012-2013. Visto che i risparmi proposti per quel periodo sono di 1,8  miliardi, stiamo parlando di aggiustamenti relativamente piccoli. Nelle  parole di Donadi, si tratta di una &#8221;<em>parziale e limitata modifica relativamente ai tempi di piena applicazione della riforma</em>&#8221; che incide sulla spesa in &#8221;<em>misura relativamente modesta</em>&#8221;.</li></ol><p>Se è così, buone notizie. Mi perdonerà però Donadi se insisto. Dal suo post iniziale io non avevo  proprio capito che Italia dei Valori condivide largamente la riforma delle pensioni, e forse un po&#8217; più di chiarezza sarebbe stata opportuna. Se poi andiamo sul <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.antoniodipietro.com/2011/12/chi_ci_critica_spieghi_le_ragi.html" target="_blank">blog dell&#8217;onorevole Di  Pietro</a></span>, troviamo un post significativamente intitolato <em>&#8220;<a href="http://www.antoniodipietro.com/2011/12/meglio_le_pensioni_dei_caccia.html" target="_blank">Meglio le pensioni dei caccia&#8217;</a>&#8216; </em>in cui si afferma:</p><blockquote><p><em>&#8220;Per il 2012 abbiamo previsto un finanziamento di 783 milioni per   costruire quattro sommergibili e due fregate. Abbiamo in programma l’acquisto di <strong>131 aerei F35/Jsf che ci costeranno 18 miliardi </strong>di euro solo come spesa base.   A  cosa ci servono tutte queste armi e perché, in un momento di crisi,   sono più importanti dell’assistenza ai malati e ai bambini o delle   pensioni di chi ha lavorato tutta la vita?&#8221;</em></p></blockquote><p>Occorre essere un  lettore molto attento e anche molto scafato per non mettere in relazione  i 18 miliardi con l&#8217;anno 2012. Sì, ho visto che ci ha messo un punto ed  è un&#8217;altra frase, ma stiamo spaccando il capello in quattro. Per quel che mi è dato capire, il chiaro <strong>appoggio  dell&#8217;Idv alla manovra</strong> sulle pensioni è una novità che apprendo ora, e mi  pare contraddire in modo abbastanza pesante quanto detto da Di Pietro e  da altri dirigenti dell&#8217;Idv. Ne prendo atto e me ne rallegro, dato che  finora ho avuto l&#8217;impressione che l&#8217;Idv volesse cavalcare in modo  demagogico, come sta facendo la Lega Nord, questo tema. Mi siano però consentite un paio di ulteriori riflessioni.</p><p>La prima è che, siano 18, 16, 13 oppure 1,8 i miliardi in ballo, trovo  abbastanza fuori luogo che decisioni di politica estera e militare  vengano prese sull&#8217;onda emozionale del &#8221;far cassa&#8221; in una manovra  emergenziale.  Ammetto un mio certo pregiudizio contro le spese militari, e non faccio  alcuna fatica a credere che in questo come in altri settori della spesa  militare ci siano inefficienze da cancellare e risparmi, anche  sostanziosi, da fare. Ma questo è un argomento totalmente indipendente  dalla manovra attuale. Se gli F35 sono un  cattivo affare allora<strong> l&#8217;accordo va cancellato</strong>, e non importa assolutamente se il bilancio  pubblico è in deficit, in pareggio o in superavit. Le pensioni non c&#8217;entrano nulla.  Per fare un parallelo, è un po&#8217; come usare la lotta all&#8217;evasione fiscale  per far cassa come parte di una manovra. È una sciocchezza. La lotta  all&#8217;evasione va fatta sempre e comunque. Perché le leggi vanno  rispettate, non perché c&#8217;è bisogno di far cassa. Lo stesso vale per la  spesa militare. Occorre valutare le nostre esigenze strategiche e  soddisfarle al minor costo possibile. La spesa non va certo decisa in  modo congiunturale e sulla base di esigenze di cassa di breve termine.</p><p>La seconda è che io resto francamente perplesso da questa spasmodica  esigenza di difendere persone che comunque, anche dopo le ultime  modifiche, andranno in pensione a condizioni nettamente migliori di  quelle delle <strong>generazioni più giovani</strong>. O meglio, capisco il guadagno  elettorale di breve periodo che si può ottenere agitando il tema (lo  capisce bene anche la Lega, che infatti spande <strong>demagogia </strong>a piene mani)  ma non mi piace per nulla. Anche dopo la manovra le regole per chi andrà in pensione nei prossimi anni restano parecchio più favorevoli di quelle che si applicheranno a chi ha oggi 20-30 anni. Chi è giovane oggi si troverà con una  pensione calcolata interamente con il metodo contributivo, e quindi non  godrà delle pensioni di anzianità, e andrà in pensione più tardi. Per  aggiungere danno alla beffa, passerà anche tutta la vita a pagar tasse  per ripagare un debito che è in non piccola misura il risultato di un  regime pensionistico troppo generoso verso le generazioni attualmente  più anziane. Veramente è compito di una forza progressista fare in modo  che i giovani paghino ancora di più?</p><p><em>di Sandro Brusco </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/10/ancora-pensioni-caccia-idv/176503/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Domande all&#8217;on. Donadi sui caccia-bombardieri</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/07/domande-allon-donadi-caccia-bombardieri/175930/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/07/domande-allon-donadi-caccia-bombardieri/175930/#comments</comments> <pubDate>Wed, 07 Dec 2011 16:47:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Noisefromamerika</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Massimo Donadi; IdV; spese militari]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=175930</guid> <description><![CDATA[In un articolo pubblicato nel suo blog sul fattoquotidiano.it propone una manovra alternativa a quella appena approvata dal governo Monti. Punto centrale della proposta è la cancellazione del pianificato acquisto di 131 cacciabombardieri F-35, provvedimento che a suo avviso condurrebbe a un risparmio di 18 miliardi di euro. Ecco le domande. Primo, su quanti anni...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In un <a href="../2011/12/06/dove-togliere-dove-mettere/175661/">articolo pubblicato nel suo blog sul fattoquotidiano.it</a> propone una manovra alternativa a quella appena approvata dal governo  Monti. Punto centrale della proposta è la cancellazione del pianificato  acquisto di 131 cacciabombardieri F-35, provvedimento che a suo avviso  condurrebbe a un risparmio di 18 miliardi di euro. Ecco le domande.  Primo, su quanti anni si svolge il programma di acquisto degli F-35  approvato dal governo precedente? Capisce bene che è diverso spendere 18  miliardi in due anni o in venti. Secondo, può per favore segnalare il  documento ufficiale da cui risulta la cifra di 18 miliardi, o almeno  spiegare come è stata calcolata?</p><p>Le domande sorgono da una semplice considerazione. Secondo <a href="http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Servizio-s/Studi-e-do/La-spesa-dello-stato/La_spesa_dello_Stato_dall_unit_d_Italia.pdf">questo documento della Ragioneria Generale</a> (si vedano la figura 3 a pagina 10 e la Tavola 3 a pagina 27) la spesa  italiana per la difesa è più o meno in linea con la media europea e si  colloca normalmente tra l&#8217;1 e l&#8217;1,5% del Pil. Una spesa addizionale di  18 miliardi quindi rappresenterebbe, a occhio e croce, un raddoppio del  bilancio della difesa, se attuato in un singolo anno. Pare cosa  abbastanza improbabile, per cui sorge qualche dubbio o sull&#8217;entità  effettiva della spesa o sul periodo temporale su cui si svolge.</p><p>Ho cercato di trovare le fonti originarie per valutare quale è  effettivamente la spesa per gli F-35 e su quanti anni essa è  programmata. Purtroppo non le ho trovate. Le fonti secondarie mi paiono  un po&#8217; confuse. In questo <a href="../2011/11/12/novara-protesta-contro-caccia-costano-miliardi-spendiamoli-altrove/170347/" target="_blank">articolo del Fatto del mese scorso si parla di una spesa di 16 miliardi</a> (come ha fatto a crescere di due miliardi in meno di un mese?). Sul sito pacifista Disarmiamoli.org si parla di una <a href="http://www.disarmiamoli.org/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=856&amp;Itemid=99" target="_blank">spesa aggiuntiva di 15 miliardi</a> (oltre a 1,5 già spesi, ma su quelli già spesi non possiam far nulla,  giusto?) ma mi confonde affermando che &#8221;il Governo tiene bloccata da  tempo (almeno dalla fine 2009) la decisione definitiva di acquisto.&#8221;  Sembrerebbe quindi che, almeno nel bilancio 2012, tale spesa non appaia. <a href="http://www.peacelink.it/disarmo/a/29312.html" target="_blank">Nel 2009 il sito pacifista peacelink parlava di 13 miliardi</a>.</p><p>Può per favore fare chiarezza su questa cifra? Come sono stati  stimati i 18 milardi? Quali documenti ufficiali dobbiamo guardare?</p><p>Passiamo ora al periodo temporale. Anche qui non ho trovato le fonti originarie. Un articolo <a href="http://economia.virgilio.it/soldi/cacciabombardieri-vs-asili-nido-spese-tagli-finanziaria-confronto.html" target="_blank">apparso su Virgilio Economia</a> nel 2010 parla dello &#8221;stanziamento, <strong>da qui al 2026</strong>, di oltre 15 miliardi di euro per l&#8217;acquisto di ben 131 aerei F35<em> Joint Strike Fighter</em>. Il Parlamento con la prossima Finanziaria stanzierà circa <strong>472 milioni di euro</strong> per il <strong>2011</strong>,  cifra che dovrà più che raddoppiare negli anni successivi stando al  programma di spesa.&#8221; Secondo questo articolo, che pare tratto dalla  campagna di Sbilanciamoci.org contro l&#8217;acquisto di questi aerei, quindi  la spesa per il 2011 è meno di mezzo miliardo di euro. Se effettivamente  raddoppierà nel 2012 sarà circa un miliardo. I 18 miliardi, pare,  vengono spesi in un arco di tempo assai lungo, dal 2011 al 2026. In modo  simile, <a href="http://www.radiocittaperta.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=918" target="_blank">Enrico Piovesana di Peacereporter, in un articolo che pare scritto nel 2009</a>,  ci informa che il programma del ministro La Russa &#8221;prevede l&#8217;acquisto  di 131 caccia-bombardieri da attacco F-35 Lightning  II nell&#8217;arco dei <strong>prossimi diciotto anni</strong>. Spesa complessiva: oltre 13  miliardi di euro&#8221;.</p><p>Ripeto, queste sono fonti secondarie e delle quali non sono in grado  di giudicare l&#8217;affidabilità. Può per favore segnalarci i documenti  ufficiali in cui si descrive l&#8217;arco temporale su cui si snoda la spesa  dei 18 miliardi? Sarebbe interessante avere sia i preventivi sia, dato  che il provvedimento pare essere del 2009, i consuntivi sulle spese  effettive che si sono effettuate nel 2010 e nel 2011.</p><p>Tengo a precisare che non ho alcuna particolare posizione riguardo  alla spesa per cacciabombardieri. Sono ignorante di tecnologia militare e  di politica internazionale, per cui non so se questa spesa sia o meno  una buona idea. Essendo tendenzialmente pacifista e tendenzialmente in  favore della riduzione della spesa pubblica, ho un pregiudizo favorevole  nei confronti della riduzione delle spese militari, ma questo è un punto che  lascerò discutere a chi sa più di me.</p><p>Ho però una posizione estremamente chiara riguardo al prendere in  giro gli elettori e usare trucchi contabili. Sono cose che non si fanno,  punto e basta. Ora, caro Donadi, nel suo articolo ha presentato la  riduzione della spesa per cacciabombardieri come alternativa concreta  alla manovra appena approvata dal governo Monti. Si rende conto,  immagino, che fa una grande differenza se questi 18 miliardi (se 18  sono) vengono risparmiati nel 2012-2013 oppure da qui al 2026. Nel  primo caso l&#8217;alternativa proposta è reale, nel secondo, beh, è fumo  negli occhi. In effetti, è esattamente il tipo di trucchetti che usava  il governo precedente e che ci hanno portato alla crisi attuale. Spero  quindi non sia così.</p><p>Ringrazio anticipatamente per l&#8217;attenzione e resto in attesa di una risposta.</p><p>Sandro Brusco, noisefromamerika.org</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/07/domande-allon-donadi-caccia-bombardieri/175930/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La disuguaglianza della ricchezza</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/03/la-disuguaglianza-della-ricchezza/174509/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/03/la-disuguaglianza-della-ricchezza/174509/#comments</comments> <pubDate>Sat, 03 Dec 2011 09:25:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Noisefromamerika</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[disuguaglianze]]></category> <category><![CDATA[indignados]]></category> <category><![CDATA[patrimoniale]]></category> <category><![CDATA[ricchezza]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=174509</guid> <description><![CDATA[In una società di individui uguali la ricchezza è ugualmente distribuita, giusto? No! sbagliato. E di grosso. Il &#8221;dibattito&#8221; sulla distribuzione della ricchezza in Italia è fondato sulla completa ignoranza sia dei principali fatti empirici sia di osservazioni scontate. Il dibattito è partito da un dato riportato nella indagine sui bilanci delle famiglie della Banca d&#8217;Italia,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In una società di individui uguali la ricchezza è ugualmente distribuita, giusto? <strong>No! s</strong><strong>bagliato. E di grosso</strong>. Il &#8221;dibattito&#8221; sulla distribuzione della ricchezza in Italia è fondato sulla completa ignoranza sia dei principali fatti empirici sia di osservazioni scontate. Il dibattito è partito da un dato riportato nella indagine sui bilanci delle famiglie della Banca d&#8217;Italia, ossia <strong>il fatto che</strong><strong> il 10% delle famiglie possedesse il 45% della ricchezza</strong>. Questo dato ha fornito la giustificazione morale per l&#8217;introduzione di una &#8220;patrimoniale&#8221;. Ma cosa va considerato <strong>&#8220;normale&#8221; in termini di distribuzione della ricchezza</strong>? Nessuno si pone questa domanda dando per scontato che il 45% in mano al 10% più ricco sia <em>ipso facto</em> inaccettabile.</p><p>Allora <strong>immaginiamo</strong><strong> </strong>Rawlslandia Superiore, <strong>una società formata da individui perfettamente uguali</strong>. Ciascun cittadino<strong> vive esattamente 80 anni</strong>, ma per i primi 20 non forma famiglia e non percepisce redditi (quindi non consideriamo gli under-20 nei calcoli della distribuzione della ricchezza). Per 40 anni lavora e per 20 percepisce la pensione. Poi muore e viene sostituito da un altro cittadino esattamente identico. La valuta di questo paese è il rawlso. Tutti i cittadini <strong>guadagnano</strong><strong> 100 rawlsi ogni anno</strong>; di questi, 30 vengono pagati in tasse per finanziare le pensioni e altre spese per l&#8217;infanzia, mentre 70 rawlsi restano al lavoratore. Quando sono in pensione i lavoratori percepiscono 40 rawlsi e non sono tassati. Ogni cittadino cerca di mantenere un livello di consumo costante per tutta la vita. Dato che tutti i cittadini guadagnano esattamente lo stesso ammontare nell&#8217;arco della vita, anche il loro consumo è esattamente lo stesso. Nessuno lascia eredità. E&#8217; una società immutabile: i cittadini adulti sono ugualmente ripartiti tra le diverse classi di età: un sessantesimo ha ventun anni, un sessantesimo ha ventidue anni etc. <strong>Questa è una società così uguale che più uguale non si può.</strong></p><p><strong>E la ricchezza?</strong> <strong>Il punto fondamentale è che </strong><strong>la ricchezza evolve con l&#8217;età</strong>. Ricordate che ciascun cittadino ha l&#8217;obiettivo di mantenere inalterato il suo tenore di vita. Quindi metterà da parte durante i 40 anni di lavoro (accumulando quindi ricchezza) e spenderà più di quello che guadagna durante i 20 di pensione.</p><p>Ipotizziamo un tasso di interesse al 2%. Un cittadino può finanziare un flusso costante di consumo pari a 63,61 rawlsi (è il numero che si ottiene uguagliando il valore attuale di un flusso costante di reddito per 60 anni scontato al 2% con il valore attuale di un reddito di 70 per 40 anni e di 40 per i 20 successivi, sempre scontati al 2%). Se volete verificare i calcoli o proporre delle variazioni vi mettiamo a disposizione <a href="https://docs.google.com/spreadsheet/ccc?key=0AmKEX50Nsb0mdFhjWjNja2s5VU93RDNRb1lGWkg0VVE&amp;hl=en#gid=0" target="_blank">il foglio elettronico con i dati</a>.</p><p>Mentre lavora quindi il cittadino riparmia 70-63,61=6,39 rawlsi l&#8217;anno. Alla fine del primo anno di lavoro la sua ricchezza è 6,39. Il secondo anno è 6,39*1,02 + 6,39, e così via. L&#8217;accumulazione della ricchezza è illustrata in questo grafico</p><p><iframe width='500' height='380' frameborder='0' src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/tab1.png?47e3a5"></iframe></p><p>La ricchezza raggiunge un picco a 60 anni (ultimo anno di lavoro). A partire da quel punto la ricchezza viene intaccata per continuare a consumare 63,61 rawlsi a fronte di una pensione di 40 rawlsi. <strong>In questa società i più ricchi sono i cittadini con </strong><strong>un&#8217;età intorno a quella di pensionamento</strong> (appena prima o appena dopo) e i più poveri sono i cittadini che hanno appena iniziato a lavorare e quelli che sono vicini alla fine. Nel foglio Excel scoprirete che a 60 anni, l&#8217;età a cui si è più ricchi, la ricchezza è di 386 rawlsi.</p><p><strong>Quanta ricchezza possiede il 10% più ricco?</strong> Per semplicità, immaginate che ci sia un cittadino in ogni classe di età da 21 a 80 anni. La ricchezza totale è 10.826 rawlsi. Il 10% più ricco è costituito dai cittadini con età compresa tra 57 e 62 anni. La ricchezza totale da essi controllata è di 2.186 rawlsi, pari al 20,2% della ricchezza totale. Ossia, in questa società di perfettamente uguali <strong>il 10% più ricco controlla più del 20% della ricchezza</strong>. Il 10% più povero è costituito dai cittadini di età da 21 a 24 e 79-80 anni. Tutti assieme hanno un patrimonio complessivo di soli 88 rawlsi, meno dell&#8217;1% della ricchezza totale. In questa società di cloni quindi il 10% più ricco ha <strong>una ricchezza più di 20 volte maggiore di quella del 10% più povero</strong>.</p><p><strong>Rendiamo l&#8217;esempio più realistico.</strong><strong> A Rawlslandia Inferiore i cittadini sono anch&#8217;essi uguali, ma i loro salari </strong>sono bassi da giovani e crescono a un ritmo dell&#8217;1,5% annuo. Per il resto è tutto come in Rawlslandia Superiore (con cui esiste una unione monetaria, quindi si usa il rawlso): stessi 40 anni di lavoro, stessa pensione di 40 rawlsi netti.</p><p>Il numero di partenza del salario netto (il salario nel primo anno di lavoro) lo scelgo in modo da generare lo stesso valore attuale del flusso di consumo che nell&#8217;esempio precedente: è pari a 53,65 rawlsi. Come detto il salario cresce dell&#8217;1,5% annuo, per cui al momento di andare in pensione un lavoratore ha un salario di 95,88 rawlsi. Dato questo flusso di reddito un cittadino può di nuovo finanziare un flusso costante di consumo di 63,61 rawlsi l&#8217;anno. Di nuovo non c&#8217;e&#8217; disuguaglianza nel consumo. I redditi ovviamente saranno più disuguali che nell&#8217;esempio precedente, con i vecchi che guadagnano più dei giovani.</p><p>E veniamo alla ricchezza. Qua c&#8217;è una complicazione. <strong>Per mantenere costante il flusso di consumo è necessario indebitarsi quando si è giovani, e si ha un salario basso, per poi pagare i debiti </strong>quando si è più vecchi e si guadagna di più. Per semplificare un cittadino paga, sul proprio debito, lo stesso tasso di interesse (il 2%) che ottiene sui propri investimenti. Ecco il grafico con l&#8217;evoluzione della ricchezza a Rawlslandia Inferiore.</p><p><iframe width='390' height='310' frameborder='0' src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/tab2.png?47e3a5"></iframe></p><p>Ciascun cittadino si indebita fino a quanto il suo salario raggiunge il livello di 63,61 rawlsi, cosa che accade nell&#8217;anno 33. A partire da quel punto il reddito supera il consumo e si inizia a risparmiare. Fino a 45 anni si ripaga il debito, e da quel punto in poi si inizia ad accumulare. L&#8217;accumulazione dura fino ai 60 anni e procede a passo sostenuto, essendo ora il salario più alto. Quando si va in pensione si inizia a decumulare ricchezza per mantenere il consumo costante.</p><p>In questa società tutti quelli tra 21 e 45 anni hanno una ricchezza negativa e salari più bassi. Se calcoliamo la ricchezza totale netta di questa società, ossia sottraendo il debito, otteniamo 5242 rawlsi. <strong>Il 10% più ricco a Rawlslandia Inferiore comprende ovviamente i cittadini</strong><strong> vicini alla pensione</strong>, per l&#8217;esattezza i cittadini tra 59 e 64 anni. Questi cittadini controllano una ricchezza pari a 2.115 rawlsi, cioe&#8217; il<strong> </strong><strong>40,34% della ricchezza totale</strong>. I più poveri sono gli appartenenti alle età comprese tra 31 e 36, ossia intorno all&#8217;età in cui si smette di accumulare debito e si comincia a risparmiare per ripagarlo. Intorno a queste età il debito è un po&#8217; più di 70 rawlsi.</p><p><strong>In effetti il 40,34% non è tanto lontano dal 45% che ha scatenato lo scandalo</strong>. Allora il 45% in mano al top 10% in Italia è tanto o poco? Aspettiamo i commenti. Poi in un prossimo post faremo un altro esempio.</p><p>di Sandro Brusco, Noisefromamerika</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/03/la-disuguaglianza-della-ricchezza/174509/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Occupazione femminile. Una proposta</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/24/occupazione-femminile-proposta/172173/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/24/occupazione-femminile-proposta/172173/#comments</comments> <pubDate>Thu, 24 Nov 2011 15:18:52 +0000</pubDate> <dc:creator>Noisefromamerika</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[detrazioni]]></category> <category><![CDATA[disoccupazione femminile]]></category> <category><![CDATA[Irpef]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[occupazione femminile]]></category> <category><![CDATA[tasse]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=172173</guid> <description><![CDATA[L&#8217;Italia ha una bassa partecipazione alla forza lavoro, soprattutto per le donne, e un&#8217;alta tassazione del lavoro. In corrispondenza all&#8217;installazione del nuovo governo si è parlato di affrontare il problema della bassa occupazione femminile mediante una tassazione differenziata per uomini e donne. Vorrei fare una proposta alternativa: permettiamo a tutti (uomini e donne) di utilizzare...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Italia ha una<strong> bassa</strong><strong> p</strong><strong>artecipazione alla forza lavoro</strong>, soprattutto   per le donne, e un&#8217;alta tassazione del lavoro. In corrispondenza all&#8217;installazione del nuovo governo si è parlato di affrontare il problema della bassa occupazione femminile mediante una <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/21/meno-tasse-donne-inefficace-ingiusto/172137/" target="_blank">tassazione differenziata per uomini e donne</a></span>. Vorrei fare una proposta alternativa: permettiamo a tutti (uomini e donne) di  utilizzare nel futuro le <strong>detrazioni fiscali per lavoro dipendente</strong> non godute negli anni di inoccupazione. La proposta si  applica a tutti, uomini e donne, ma c&#8217;è  ragione di pensare che sarebbe particolarmente efficace per l&#8217;occupazione femminile. Nel seguito spiego meglio le ragioni della proposta; chi è particolarmente interessato può leggere il <a href="http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/2288" target="_blank">post originario su Noisefromamerika</a>, che contiene dati addizionali.</p><p>L&#8217;imposta sul reddito dipende dalle aliquote e dalle detrazioni. In particolare un lavoratore dipendente, per il solo fatto di essere tale, può   applicare una detrazione   decrescente con il reddito. Limitandoci alle due prime aliquote, queste sono pari al 23% per i redditi fino a 15mila euro e al 27% per i redditi tra 15mila e 28mila euro. Ai redditi inferiori a 15mila euro si applica però una detrazione di 1.840 euro, che poi scende gradualmente fino ad annullarsi a 55mila euro. Le detrazioni sono modulate in modo che un contribuente con un    reddito di 8.000 euro paghi zero (1.840 è    esattamente il 23% di 8.000). Un contribuente con un reddito di 15.000    euro invece gode di una detrazione pari a 1.338 euro, per cui la tassa    pagata è 2.112 euro.</p><p>I redditi    inferiori agli 8.000 euro non godono interamente della detrazione, dato    che la detrazione non si applica oltre l&#8217;imposta lorda dovuta. Quindi,    per esempio, un contribuente con un reddito imponibile di 5.000 euro    avrà un&#8217;imposta lorda pari a 1.150 euro (il 23% di 5.000) e userà la    detrazione solo fino a tale ammontare, ottenendo un&#8217;imposta netta di    zero. In particolare chi resta fuori dal mercato del lavoro e in un dato    anno ha un reddito di zero non ottiene <strong>alcun beneficio </strong>dalla    detrazione. La proposta è che, a partire da una certa età (per esempio 35 anni),    le detrazioni (minime) non godute in un determinato anno possano  essere   utilizzate negli anni successivi, funzionando quindi come <strong>credito   d&#8217;imposta</strong>. Tale possibilità non dovrebbe avere limitazioni  temporali.</p><p>Per capire meglio, consideriamo il seguente esempio. Consideriamo una donna che ha un    figlio a 35 anni e che esce dalla forza lavoro. Resta fuori dalla forza    lavoro per dieci anni, mentre accudisce il figlio. In molti casi  questa  donna non rientra più nella forza lavoro. La scelta di  non  rientrare  nella forza lavoro è influenzata ovviamente dal fatto che  il  reddito  netto che si finisce per percepire non compensa la disutilità   del  lavoro. Ma ora la nostra contribuente ha un credito d&#8217;imposta di   18.400  euro (1.840 all&#8217;anno per 10 anni). Questo significa che, su un  reddito di 15.000 euro, <strong>l&#8217;imposta  risulta essere zero per 8 anni</strong> e  pari a solo 608 euro nel nono  anno.</p><p>Si noti che ho parlato qui soprattutto di occupazione femminile   perché, empiricamente, è lì che si concentra il problema della mancanza   di partecipazione alla forza lavoro. Il problema è   assolutamente drammatico per le donne nel Mezzogiorno. Se guardiamo ai <a href="http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/occprov/20110429_00/testointegrale20110429.pdf" target="_blank">dati Istat (riferiti al marzo 2011)</a> che forniscono il quadro sul tasso di attività per genere, osserviamo che il <strong>48,5% delle donne</strong> tra 15 e 64 anni restano fuori dalla forza lavoro, ossia non sono occupate né cercano attivamente lavoro. Per i maschi il numero è 26,9%. In parte ciò è dovuto alle differenti regole di pensionamento, ma il dato è senz&#8217;altro abnorme e rende l&#8217;Italia una evidente anomalia a livello internazionale. La percentuale di donne fuori dalla forza lavoro è infatti del 35,2% in Spagna e del 33,7% in Germania (meglio evitare di parlare dei paesi scandinavi; <a href="http://noi-italia.istat.it/index.php?id=7&amp;user_100ind_pi1[id_pagina]=45&amp;cHash=9644cb68ec3aa301e4579519f04e7209" target="_blank">questo documento</a> contiene dati aggiuntivi). I dati aggregati però nascondono una realtà molto variegata per età e area territoriale. Rimando al <a href="http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/2288" target="_blank">post su Noisefromamerika</a> per i dettagli, ma la conclusione è questa: sono principalmente le donne meno istruite che   restano fuori dalla forza lavoro. Per i laureati il tasso di attività per le donne nel Mezzogiorno   è del 71,5%, a fronte di un 81,5% per gli uomini, una differenza   relativamente piccola e in parte spiegabile dalle diverse regole   pensionistiche. Invece se  guardiamo alle persone con licenza media,  nel Mezzogiorno il tasso di  attività femminile è del 25,3% a fronte del  61,6% per gli uomini.</p><p>Nel lungo periodo la   riduzione del tasso di inattività passa per un aumento della   scolarizzazione, ma nel breve periodo, lo stimolo alla   partecipazione alla forza lavoro può essere ottenuto solo riducendo la   tassazione dei redditi più bassi. Il sistema qui proposto dovrebbe conseguire ciò in modo relativamente poco oneroso per l&#8217;erario. Infatti la riduzione delle imposte finirebbe per applicarsi principalmente a persone<strong> che sarebbero altrimenti rimaste fuori </strong>dalla forza lavoro, e quindi non avrebbero prodotto alcun reddito imponibile.</p><p>È una proposta limitata e che non produrrà miracoli (sarebbe necessario alleggerire molto di più il prelievo fiscale e contributivo sui redditi bassi), però <strong>dovrebbe risultare attraente</strong> sia a coloro che  ritengono prioritario ridurre le tasse sia a coloro che  ritengono prioritario migliorare le condizioni dei  più poveri. Come  risulta chiaro dai dati riportati sopra, le donne con  alto livello di  istruzione partecipano già attivamente alla  forza lavoro. Se  un aumento della partecipazione si verificherà, questo  verrà quindi  principalmente dalle donne con livello di istruzione più  basso e andrà  quindi a beneficio delle famiglie a più basso reddito.</p><p>di Sandro Brusco, Noisefromamerika</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/24/occupazione-femminile-proposta/172173/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>23</slash:comments> </item> <item><title>Nobel ed economia: una risposta alle polemiche</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/22/nobel-ed-economia-una-risposta-alle-polemiche/165521/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/22/nobel-ed-economia-una-risposta-alle-polemiche/165521/#comments</comments> <pubDate>Sat, 22 Oct 2011 08:23:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Noisefromamerika</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Bob Lucas]]></category> <category><![CDATA[economia]]></category> <category><![CDATA[Nobel per l'Economia]]></category> <category><![CDATA[Peter Nobel]]></category> <category><![CDATA[Pirate Party]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=165521</guid> <description><![CDATA[L&#8217;astrofisico Francesco Sylos Labini (FSL) ha recentemente, nel suo blog sul Fatto Quotidiano, dubitato della capacità dei premi nobel in Economia di migliorare la condizione umana. In risposta, mi piacerebbe limitarmi a fare qualche battuta sull’opportunità o meno di considerare Plutone un pianeta. E invece abbocco: il messaggio è abbastanza giusto come spiegherò in seguito, ma...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;astrofisico Francesco Sylos Labini (FSL) ha recentemente, nel <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/21/premio-nobel-per-leconomia/165209">suo blog sul Fatto Quotidiano</a>, dubitato della capacità dei premi nobel in Economia di migliorare la condizione umana. In risposta, mi piacerebbe limitarmi a fare qualche battuta sull’opportunità o meno di considerare Plutone un pianeta. E invece abbocco: il messaggio è abbastanza giusto come spiegherò in seguito, ma gli argomenti sono tutti sbagliati.</p><p>Questo è perciò un invito a fisici, ingegneri, biologi, architetti e notai a non avventurarsi a determinare a quale membro di quale scuola debba essere assegnato il nobel per l&#8217;Economia. Tantomeno a cercare di capire quanto importanti siano i loro contributi. L&#8217;economia è una disciplina difficile, che richiede anni di studi dopo la laurea. Anche un laureato in economia ha solo una pallida ed imprecisa idea di quali siano le metodologie ed i risultati ottenuti dalla ricerca economica degli ultimi quaranta anni. Ancora meno se questi siano risultati rilevanti per il benessere collettivo. Nessuno di noi economisti si permette di consigliare quale sia la migliore cosa da fare per curare l&#8217;itterizia, né di discutere quanto importante sia per l&#8217;umanità il <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/fisica/2011/10/04/visualizza_new.html_695389904.html" target="_blank">nobel conferito quest&#8217;anno ai fisici</a></span> che hanno scoperto che l&#8217;universo si stia espandendo più velocemente osservando le supernove.</p><p>Il nobel in Economia viene conferito a studiosi che hanno ottenuto risultati fondamentali per la disciplina. Viene scelto da economisti affermati (selezionati fra gli svedesi), ed è in un certo senso affare interno alla disciplina. Il premio non verrà mai dato a chi ha semplicemente contribuito con qualcosa di importante al benessere economico dell&#8217;umanità. Non l&#8217;ha preso <strong>Steve Jobs</strong>, non lo prenderà <strong>Bill Gates</strong>. Non l&#8217;ha preso nemmeno l&#8217;economista <strong>Yunuf</strong>, l&#8217;inventore del microcredito, che ha vinto invece, meritoriamente a mio avviso, il Nobel per la pace.</p><p>Mi scuso se la seguente discusione apparirà come una diatriba fra gente che ha scelto di studiare cose diverse. Esempi concreti di come lo studio dell&#8217;economia ha migliorato la condizione umana non mancano, e sono spesso traducibili in termini comprensibili ai non studiosi, ma sono l&#8217;argomento di un altro post. Qui mi limito a parlare del Nobel.</p><p><strong>Le critiche al premio per l&#8217;economia</strong> si ripetono continuamente. Il primo argomento è sempre il solito, lo ripetono tutti, fino alla nausea: quello in economia non è un premio Nobel, è il “Bank of Sweden prize in honor of Alfred Nobel”. Quindi non ha lo stesso valore! Eh sì il povero Alfred si sta rigirando nella tomba. La risposta a queste obiezioni è ovvia, ma la ripetiamo ancora una volta: la reputazione di un premio non è data da chi lo ha istituito, né dal nome, ma da chi lo assegna. Se cominciano a elargire premi a caso, del premio si comincerà a parlare sempre meno. Se domani cambiano il nome da Nobel a Sylos, se ne parlerà in ugual misura, forse di più. Le intenzioni di Alfred Nobel, per quanto nobili, contano poco.</p><p>Ma FSL ci rivela che<strong> Peter Nobel</strong>, avvocato e discendente, si è dissociato assieme alla sua famiglia da tale premio. Insomma, l’avvocato invoca una specie di copyright sul nome del premio, come se di copyright non ce ne fosse abbastanza (ma il <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Pirate_Party_(Sweden)" target="_blank">Pirate Party</a></span> non è nato in Svezia? Chissà cos’hanno loro da dire su questa pretesa). Il buon avvocato si lamenta anche (e FSL ritiene che questo meme debba essere propagato &#8211; e io ci casco) che ci deve essere qualcosa di sbagliato se tutti i premi tranne due siano andati ad economisti occidentali.</p><p>Non so se ci sia qualcosa di sbagliato, ma qualche fattore importante c’è: studiare l’economia, come l&#8217;astrofisica del resto, è un lusso, e se lo possono permettere solo i paesi più ricchi. L&#8217;economia però, al contrario dell’astrofisica, ha come scopo anche il capire come i paesi poveri possano crescere e svilupparsi, così magari un giorno qualche premio nobel (uno di quelli veri) potrà essere assegnato anche a un astrofisico del Bangladesh che studia in Africa.</p><p>Ma FSL rilancia: si lamenta (citando qualcun altro a me sconosciuto) che due terzi dei premi siano andati ad economisti americani della “Scuola di Chicago che creano modelli matematici per speculare sui mercati azionari e delle opzioni &#8211; L’opposto degli scopi di Alfred Nobel di migliorare la condizione umana”. Non so neanche cominciare a sgarbugliare questa frase: sono i premi nobel a speculare o sono i modelli? Il fatto che gli economisti siano americani è grave? Ad Alfred Nobel davano fastidio i mercati o solo le opzioni?</p><p>La verità è che di premi nobel che si siano occupati direttamente di mercati finanziari ce ne sono stati cinque (Merton e Scholes nel 1997 e Markwowitz, Miller e Sharpe nel 1990), due dei quali (il primo e l’ultimo) nemmeno associati alla Chicago University. I loro studi non sono serviti tanto a speculare sul mercato, quanto a capire come funzionano i mercati finanziari. Non mi avventuro nemmeno a spiegare quanto tutti vivremmo molto peggio se non esistessero i mercati azionari o le opzioni, perché non è questo il luogo.</p><p>FSL continua lamentandosi dell’alto tasso di conflittualita interna fra “diverse scuole”. Certo, esiste un dibattito scientifico, come in tutte le discipline, astrofisica compresa. Certo, non ci occupiamo del nome da dare alla moneta greca se uscirà dall’euro. I nostri temi sono un tantino più rilevanti per l’uomo della strada. È vero che la conflittualità esiste, ma i nobel vengono conferiti a studiosi affermati per scoperte che hanno avuto un impatto ampio e durevole nella disciplina. Scorrendo l’elenco dei premiati, trovo solo peccati di omissione più che di inclusione. Tutto sommato, questo gruppetto di svedesi che tanta importanza sembra avere fra gli economisti non sceglie proprio così male.</p><p>Infine, FSL se la prende con una frase di <strong>Robert Lucas</strong> pronunciata nel settembre 2007. Il povero BOB avrebbe scritto che i subprimes non erano un problema e che non si sarebbe andati in recessione. Ok, questa la incasso: Bob non è un santone, né un visionario. Per chi lo conosce, non si tratta di una grande novità. Perché, caro FSL, una delle cose che Lucas &amp; Co. ci hanno insegnato (sì proprio loro della famigerata scuola di Chicago) è che l’unica previsione che possiamo fare in economia è che <strong>non si possono fare previsioni</strong>. Se Lucas avesse potuto prevedere che due settimane dopo i mercati sarebbero crollati, i mercati sarebbero crollati il giorno dopo, falsificando la sua stessa previsione.</p><p>Bob Lucas resta però una delle menti più acute del ventesimo secolo, una mente che ha avuto un impatto reale sul modo di concepire ed eseguire politiche monetarie e fiscali, e che per questo ha influito, positivamente, sulla vita di tutti oggigiorno. Lucas ha fornito contributi fondamentali nella disciplina sui fattori che determinano la crescita di un paese. Grazie a lui ne sappiamo di più, anche se ancora troppo poco, su <strong>cosa fa rimanere povera l&#8217;Africa</strong>. Questo anche se non ha saputo, nel settembre 2007, prevedere la crisi. Mi piacerebbe spiegare perché (per esempio, parlare della Lucas Critique) ma non posso farlo. Non posso perché l’economia è una disciplina difficile che richiede anni di studi e sudore. Come l’astrofisica. Per questo non trovo opportuno discettare (neanche sul mio blog) sull’opportunità di conferire il nobel a questo piuttosto che a quest’altro fisico. O ad analizzare la distribuzione dei luoghi di nascita dei premi Nobel in chimica.</p><p>Ma veniamo al punto fondamentale di FSL: tutto sommato, gli economisti non migliorano più di tanto la condizione umana. Su questo sono d’accordo. Usando un criterio certamente consono alla “scuola di Chicago”, il salario è una misura del contributo di un lavoratore al prodotto di un paese. Lo è di più in condizioni di concorrenza nel mercato del lavoro, di meno in condizioni monopolistiche, ma almeno serve a dare un’ordine di grandezza. Accettando questo criterio, per misurare il contributo degli economisti al benessere globale <strong>basta sommare tutti i loro salari</strong>. Ad essere fortunati, arriveremo sì e no a una frazione di millesimo del Pil globale. Ecco, questo è il nostro contributo al miglioramento della condizione umana. Giusto un pelino più grande di quello degli astrofisici.</p><p>di Andrea Moro, Professore associato Vanderbilt University</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/22/nobel-ed-economia-una-risposta-alle-polemiche/165521/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>194</slash:comments> </item> <item><title>Il governo resta il principale problema</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/21/il-governo-resta-il-principale-problema/158971/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/21/il-governo-resta-il-principale-problema/158971/#comments</comments> <pubDate>Wed, 21 Sep 2011 14:52:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Noisefromamerika</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Confindustria]]></category> <category><![CDATA[Corriere Della Sera]]></category> <category><![CDATA[declassamento]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[il sole 24 ore]]></category> <category><![CDATA[privatizzazioni]]></category> <category><![CDATA[rating]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Standard & Poor's]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=158971</guid> <description><![CDATA[Cosa significa la decisione di Standard &#38; Poor di ridurre il rating del debito italiano? A ben vedere non molto. I rating di queste agenzie sono modi sintetici di comunicare informazione agli investitori, allo stesso modo in cui il voto dato allo studente è un modo sintetico per comunicare i suoi risultati scolastici. Come tutte...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Cosa significa la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/20/debito-sp-declassa-il-rating-dellitalia-da-a-ad-a/158520/" target="_blank">decisione di Standard &amp; Poor di ridurre il <strong>rating </strong>del debito italiano</a></span>? A ben vedere non molto. I rating di queste agenzie sono modi sintetici di comunicare informazione agli investitori, allo stesso modo in cui il voto dato allo studente è un modo sintetico per comunicare i suoi risultati scolastici. Come tutte le misure sintetiche, siano esse il rating di un’obbligazione o il voto scolastico, il vantaggio sta nel fatto che il messaggio è facilmente intelleggibile e comparabile, mentre lo svantaggio è che inevitabilmente la sinteticità impedisce una comunicazione più ricca e dettagliata della situazione. In effetti se già abbiamo informazioni dettagliate che permettono di farsi una buona idea della probabilità che un’obbligazione verrà ripagata, o di quanto uno studente stia apprendendo, il rating dell’agenzia, o il voto del professore, diventa abbastanza <strong>inutile</strong>, dato che riassume semplicemente cose note.</p><p>La decisione di Standard &amp; Poor non ha aggiunto niente che non fosse già chiaro a chi segue il dibattito politico-economico italiano, ed è in questo senso una non-notizia. In realtà l’agenzia ha fatto poco più che ratificare <em>ex post</em> giudizi che sono stati <strong>già espressi dai mercati</strong>. I problemi del debito italiano si sono chiaramente acuiti nell’ultimo trimestre ma le radici del problema sono lontane. I tre anni di governo Berlusconi, caratterizzate sostanzialmente dalla più totale inazione e da una montagna di menzogne, hanno peggiorato parecchio la situazione. Ma, di nuovo, per chiunque si sia informato decentemente sul dibattito político-economico italiano, guardando i numeri e gli atti di governo e non le falsità dei telegiornali, la situazione era <strong>già chiara almeno un paio di anni fa</strong>. E sicuramente tra le persone che guardavano i dati e gli atti effettivi, e non la propaganda, c’erano gli analisti delle banche e dei grandi investitori internazionali che acquistano i titoli del debito pubblico italiano.</p><p>Visto che la decisione di S&amp;P non porta nuova informazione, nemmeno cambia la nostra opinione su <a href="http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/2376" target="_blank">ciò che andrebbe fatto</a>: la prima e più importante misura da intraprendere è <a href="http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/2383" target="_blank"><strong>cacciare questo governo</strong></a>, che si è dimostrato completamente incapace di affrontare  i problemi di finanza pubblica in modo minimamente serio. È evidente che i nostri governanti, e Berlusconi in particolare, non sono in grado di reagire in modo appropriato alla gravità della situazione, o perché non capiscono o perché se ne disinteressano. Il ricordo del tentativo mascalzonesco, effettuato a inizio luglio, di introdurre di soppiatto una <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/04/normaproberlusconiilgovernobloccalodomondadori/139570/" target="_blank">norma per mettere Fininvest al riparo</a></span> dalle conseguenze di una imminente sentenza brucia ancora. Che <strong>credibilità </strong>ha un presidente del Consiglio che, mentre chiede sacrifici ai cittadini con proclami altisonanti, si mostra in realtà unicamente preoccupato di manipolare le leggi a proprio personale vantaggio? Ma questo episodio, di per sé sufficiente a distruggere la credibilità di qualsiasi governo, è stato solo uno dei tanti. A completare questo lavoro di distruzione, è arrivato il ridicolo balletto agostano sulle differenti versioni della manovra, che alla fine è risultata essere <a href="http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/Amarcord_tremontiano%2C_ovvero_della_%22delega_fiscale%22#body" target="_blank">la solita minestra riscaldata</a> spostata in modo preponderante sul lato delle entrate.</p><p>Ripetiamo che queste cose sono chiare da tempo. La novità di oggi sembra essere che dell’impossibilità di conseguire qualunque risultato utile se permane questo governo sembrano essersi accorti anche diversi rappresentanti dell’<em>establishment</em>: <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/21/il-sole-e-il-corriere-chiedono-al-premier-di-farsi-da-parte-per-il-bene-dellitalia/158915/" target="_blank"><strong>editorialisti di <em>Corriere </em>e <em>Sole 24 Ore</em></strong></a></span> e la <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/20/ultimatum-della-marcegaglia-al-governo-o-riforme-in-due-settimane-o-a-casa/158674/" target="_blank">Confindustria</a></span></strong>. Che dire? Meglio tardi che mai. Ancora una volta le é<em>lite</em> italiane si sono dimostrate estremamente pavide, sempre timorose di disturbare troppo gli equilibri politici e pronte ad agire solo quando la situazione è vicina al punto di non ritorno. Abbiamo <a href="http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/2387" target="_blank">già chiesto conto al <em>Corriere </em>e agli altri di questa pavidità</a>, senza ottenere risposta. Domande molto simili si potrebbero porre a Confindustria, che per anni ha avuto un timore reverenziale di questo governo di inetti, tradendo così non solo gli interessi del Paese, ma in particolare quelli dei suoi associati.</p><p>Per il momento, però, vogliamo essere ottimisti e guardare al bicchiere mezzo pieno. Anche se disastrosamente tardive, le pressioni per la cacciata del governo stanno finalmente arrivando. Vanno accelerate e intensificate. Il problema infatti è che ogni giorno che passa il problema si fa più acuto e senza un cambio di governo è praticamente impossibile attuare misure che aumentino la credibilità del paese. Si considerino per esempio le <strong>privatizzazioni</strong>. Se fatte bene, evitando sia la creazione di monopoli privati sia la svendita, queste possono essere utili, riducendo lo strock del debito e aumentando l’efficienza del paese. Ma se fatte male possono essere letali. E chi può onestamente fidarsi che questo governo possa farle bene? Fin dall’<em>affaire</em> Alitalia è stato chiaro che  per questo governo gli <strong>interessi privati</strong> stanno sopra agli interessi pubblici. Non c’è ragione di credere che le cose sarebbero diverse, per esempio, se il governo cercasse di vendere Eni o Finmeccanica.</p><p>La permanenza di questo governo quindi non può che generare paralisi. Vada via subito. Poi bisognerà iniziare a discutere seriamente di cosa fare. E sarà una discussione dura, perché molti dei provvedimenti da prendere saranno <strong>politicamente difficili</strong>.</p><p><em>di Sandro Brusco</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/21/il-governo-resta-il-principale-problema/158971/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>44</slash:comments> </item> <item><title>Cari giornalisti, come fate a fidarvi di Tremonti?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/02/cari-giornalisti-come-fate-a-fidarvi-di-tremonti/154816/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/02/cari-giornalisti-come-fate-a-fidarvi-di-tremonti/154816/#comments</comments> <pubDate>Fri, 02 Sep 2011 14:44:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Noisefromamerika</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Corriere Della Sera]]></category> <category><![CDATA[economia]]></category> <category><![CDATA[giornalismo finanziario]]></category> <category><![CDATA[Giulio Tremonti]]></category> <category><![CDATA[informazione]]></category> <category><![CDATA[sole 24 ore]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=154816</guid> <description><![CDATA[Un paio d’anni fa pubblicammo con altri colleghi un libro titolato Tremonti, istruzioni per il disuso, documentando quanto strampalate fossero le teorie del ministro dell’Economia e dannose le sue politiche. Circa un anno fa pubblicammo la seconda edizione, che esaminava la politica economica del 2008-2010 e ne prevedeva, ahinoi, le conseguenze che ora sono palesi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Un paio d’anni fa pubblicammo con altri colleghi un libro titolato <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788883252631//TREMONTI-ISTRUZIONI-PER-DISUSO.html?shop=5277" target="_blank"><strong>Tremonti, istruzioni per il disuso</strong></a></span></em>, documentando quanto strampalate fossero le teorie del ministro dell’Economia e dannose le sue politiche. Circa un anno fa pubblicammo la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788883252792//TREMONTI-ISTRUZIONI-PER-DISUSO-CONTINUANO-CHIAMARLO-VOLTREMONT.html?shop=5277" target="_blank">seconda edizione</a></span>, che esaminava la politica economica del 2008-2010 e ne prevedeva, ahinoi, le conseguenze che ora sono palesi ai più. Documentammo anche come la stampa italiana sembrasse in preda a una “congiura del consenso” e ci divertimmo a ribattezzare “Voltremont” il nostro ministro e “Mangiamorte” quei giornalisti e intellettuali che, per ragioni a volte inconfessabili, prendevano sul serio le bislacche teorie dell&#8217;Oscuro Signore.</p><p>La crisi di questa estate ha cambiato molte cose, tra queste il clima sulla stampa. Tremonti ha ora meno ammiratori di un tempo. In questo cambio generale d’orientamento si è distinto il <em><strong>Corriere</strong></em>. Ha cominciato Sergio Romano sulla vicenda dell&#8217;affitto in nero a Milanese.  In seguito è stato il direttore <strong>Ferruccio de Bortoli</strong> a definire <em>“millenariste”</em> le analisi di Tremonti, <em>“immaginifico ministro dell’Economia”</em>, e concludendo: <em>“Il mondo non è cambiato cinque giorni fa, come ha detto ieri Tremonti. È cambiato molto prima”</em>. L&#8217;editoriale faceva seguito a un commento di Mario Monti di plauso all&#8217;intervento europeo.</p><p><strong> Monti </strong>ricorda che <em>“ciò che l&#8217;Europa e i mercati hanno imposto non comprende nulla che non fosse già stato proposto da tempo dal dibattito politico, dalle parti sociali, dalla Banca d&#8217;Italia, da molti economisti” </em>e segnala come l’aver ignorato queste proposte <em>“è stata una delle cause del molto tempo perduto e dei conseguenti maggiori costi per la nostra economia e società”</em>. La scoperta dei limiti dell&#8217;immaginifico ministro e delle sue analisi millenariste impone domande scomode. Che rivolgiamo a De Bortoli e a Monti, naturalmente, ma anche al resto della stampa italiana, dato che, tanto per dire, non è che il <strong><em>Sole 24 Ore</em></strong> abbia seguito in questa vicenda una traiettoria molto diversa da quella del <em>Corriere</em>.</p><p>Tremonti ha scritto almeno due libri pieni di analisi millenariste e di colbertismo. Nel nostro libro abbiamo messo in evidenza che le analisi di Tremonti tali non erano, ma <strong>baggianate pseudo-colte</strong>. E che il colbertismo, oltre a predicarlo, il ministro lo ha praticato concretamente in tante occasioni, dall’Alitalia alla Banca del Sud, fino alla recentissima creazione della Società per le partecipazioni strategiche della Cassa depositi e prestiti.</p><p>Amici della stampa, non è il momento di una serrata <strong>autocritica</strong>? Il favore accordato per anni a un chiacchierone che – mentre affermava d&#8217;aver tutto compreso e tutto previsto – stava portando alla malora il Paese, è molto grave e deve far riflettere. Sul vostro ruolo, sull&#8217;informazione economica italiana e su come il potere politico (e l&#8217;aspirazione ad ottenerlo) manipoli l&#8217;opinione pubblica. Come hanno potuto importanti direttori di giornali scambiare le assurde analisi millenariste dell&#8217;immaginifico ministro per raffinata analisi intellettuale?</p><p>Un’altra domanda riguarda il<strong> mito di Tremonti guardiano del bilancio</strong>. L&#8217;Italia era nel 2008 un paese con alto debito e conti disastrati; continua a esserlo oggi. Tremonti ha mantenuto il deficit a “solo” il 4-5% del Pil (principalmente grazie a tasse e trucchetti come lo scudo fiscale, con spruzzatina di tagli lineari) solo perché qualunque cosa diversa avrebbe scatenato la reazione dei mercati. Il poco rigore che abbiamo avuto è stato imposto dai mercati, non da Tremonti. Tutto era chiarissimo a chi  volesse vedere.</p><p>Veniamo al cuore della questione, le fandonie del governo hanno ripetutamente riguardato i fatti e i numeri nudi e crudi. Tra i tanti possibili, ricordiamo un episodio concreto. Nell&#8217;aprile 2010 Tremonti, ai margini di una riunione del Fmi, rilasciò trionfali dichiarazioni. Il <em>Corriere</em>, in un articolo del 24 aprile, titolò: <em>“Debito pubblico, Tremonti: &#8216;L&#8217;Italia come la Germania e meglio degli Usa&#8217;”</em>. L’articolo raccoglieva acriticamente dichiarazioni tremontiane di questo tenore: <em>“I dati ci dicono che dobbiamo fare almeno come i tedeschi e magari un po&#8217; di più, ma sicuramente le manovre che andranno fatte dagli altri Paesi sono molto più grandi e più pesanti per la gente di quelle che dovremmo fare anche noi i prossimi anni”</em>. Non vorremmo dare l&#8217;impressione che la<strong> pavidità del <em>Corriere </em></strong>sia stato un unicum nel panorama della stampa italiana. Il comportamento era generalizzato  e c&#8217;è stato chi ha fatto molto peggio. Ma il <em>Corriere </em>ha sempre occupato una posizione speciale nel panorama informativo e questo conferisce a chi lo dirige speciali privilegi, ma anche speciali doveri. Come è potuto succedere?</p><p><em>Alberto Bisin, Michele Boldrin e Sandro Brusco </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/02/cari-giornalisti-come-fate-a-fidarvi-di-tremonti/154816/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>47</slash:comments> </item> <item><title>Alcune risposte su credibilità, governo e Rai</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/20/alcune-risposte-su-credibilita-governo-e-rai/152619/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/20/alcune-risposte-su-credibilita-governo-e-rai/152619/#comments</comments> <pubDate>Sat, 20 Aug 2011 17:17:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Noisefromamerika</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[commenti]]></category> <category><![CDATA[credibilità]]></category> <category><![CDATA[evasione fiscale]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[Rai]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=152619</guid> <description><![CDATA[Intanto, grazie a tutti quelli che sono intervenuti, anche su posizioni critiche,  commentando il mio post su credibilità, governo e Rai (per gli interessati c&#8217;è una versione più estesa su Noisefromamerika.org). Volevo cogliere l’occasione per fornire alcune risposte ai dubbi e ai quesiti che sono stati posti. Punto primo. Vari commentatori mi hanno rimproverato una...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Intanto, grazie a tutti quelli che sono intervenuti, anche su posizioni critiche,  commentando il mio<strong> <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/17/per-aumentare-la-credibilita-cacciamo-il-governo/151818/" target="_blank">post su credibilità, governo e Rai</a></strong> (per gli interessati c&#8217;è una <a href="http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/Credibilit%C3%A0._Teoria_e_applicazioni#body" target="_blank">versione più estesa su Noisefromamerika.org</a>). Volevo cogliere l’occasione per fornire alcune risposte ai dubbi e ai quesiti che sono stati posti.</p><p><strong>Punto primo</strong>. Vari commentatori mi hanno rimproverato una certa ingenuità, suggerendo che i nostri governanti non molleranno certo le poltrone solo per fare un favore ai governati. Vorrei tranquillizzare tutti. Sono probabilmente ingenuo e sprovveduto su molte cose ma, per quanto riguarda la politica italiana, se ho un difetto è probabilmente l’eccessivo cinismo. So benissimo che il fatto di spiegare in modo teoricamente rigoroso che la cosa migliore che questo governo può fare è andarsene immediatamente non convincerà certo Tremonti e la sua banda a mollare la presa. Il mio obiettivo era un altro: demistificare gli argomenti di chi, sulla stampa &#8220;indipendente&#8221; e anche all’opposizione, dice che in questo momento non possiamo permetterci una crisi di governo. È vero il contrario, <strong>non possiamo permetterci che continui questo governo</strong>. Ho cercato di spiegare con la massima chiarezza possibile ai cittadini ed elettori perché le cose stanno così, in modo che essi possano farsi una migliore idea della situazione. So benissimo che la persistenza o meno del governo dipende da giochi politici interni alla casta e dagli sviluppi della crisi di fiducia sui mercati, non certo dal fatto che io possa argomentare  in modo convincente che sarebbe un bene per il paese se il governo se ne andasse.</p><p><strong>Punto secondo</strong>. Il lettore Civil Servant mi chiede di rispondere con un secco sì o no a cinque domande. Adempierò alla richiesta. Spero i lettori non me ne vorranno se, oltre al monosillabo, offrirò anche qualche riga di spiegazione. Notare che la formulazione iperbolica e logorroica delle domande non è mia, ma del lettore, ed è stata adattata dalla redazione.</p><p><strong>1. E’ d’accordo su misure a mezza via tra lo squadrismo e il furto legalizzato quali lo scippo della liquidazione ai dipendenti pubblici e la determinazione della loro tredicesima in base alla performance dei dirigenti (valutata solo in base al rispetto degli obblighi di risparmio)?<br /> </strong><strong>No</strong>. In uno stato di diritto i patti vanno rispettati, per cui la modifica delle modalità di pagamento della liquidazione è assolutamente scandalosa. Far dipendere il salario dei dipendenti pubblici dalla performance non è una cattiva idea, se serve ad aumentare l’efficienza della pubblica amministrazione. Ma per farlo, occorre prima mettere in piedi un serio sistema di misurazione della performance, e questo non è stato fatto. Farlo come pretende di fare il governo, per risparmiare all’ultimo minuto qualche soldo, è una buffonata che finirà per peggiorare l’efficienza della macchina pubblica.</p><p><strong>2. E’ d’accordo sulla tutela degli evasori scudati a scapito di tutta quella classe media (sempre più ex) che evadere non può, o se anche può non vuole?</strong><br /> <strong>Sì.</strong> Per la stessa ragione del punto anteriore: in uno stato di diritto i patti vanno rispettati. Io e i miei colleghi di Noisefromamerika ci siamo <a href="http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/Brevi_osservazioni_sullo_scudo_fiscale" target="_blank">scagliati con molta durezza contro lo scudo fiscale</a> e abbiamo contestato puntualmente gli argomenti di chi lo presentava come un grande successo.  Purtroppo la legge è passata. Ma ora che è passata e che i capitali sono rientrati, dire &#8220;ci abbiamo ripensato, dovete pagare di più&#8221; è una cosa da repubblica delle banane.  Il solo fatto che una tale proposta sia stata fatta da personalità prominenti è un danno alla credibilità del paese.</p><p><strong>3. E’ d’accordo sulle basse manovre di un uomo ossessionato dai diritti dei lavoratori (Sacconi) per asfaltarli completamente?</strong><br /> <strong>No.</strong> Non sono sicuro di aver capito la domanda, ma le riforme del mercato del lavoro non si fanno nei decreti di emergenza.</p><p><strong>4. E’ d’accordo sull’abolizione delle festività civili della Repubblica italiana?</strong><br /> <strong>No.</strong> Ho trovato questo provvedimento veramente offensivo. Non capisco neanche a  cosa serva, in questo momento. Sembra veramente una pura manifestazione di odio ideologico.</p><p><strong>5. E’ d’accordo sul fatto che pensionati a 500 euro al mese paghino un salato ticket per prestazioni di pronto soccorso?</strong><br /> <strong>No.</strong> Qui però sono necessarie due qualificazioni. Primo, non capisco perché i pensionati debbano avere un trattamento speciale. Sono favorevole al trattamento di favore per chi ha reddito basso, ma deve valere per tutti, pensionati o no. Secondo, esentare il pronto soccorso ma non altre prestazioni rischia di spingere la gente a usare il pronto soccorso in modo improprio. Questo è un rischio che va evitato. Siccome non conosco bene la materia evito d dire altro. Osservo solo, di nuovo, che queste sono questioni che andrebbero pensate con maggiore attenzione e non regolate in fretta e furia con un decreto fatto per mettere un tampone al bilancio pubblico.</p><p>Fine delle risposte. Temo di avere un po’ deluso il lettore Civil Servant, che indubbiamente cercava di dimostrare quanto fossi un inaffidabile e selvaggio liberista. Quindi, per dargli una mano e per rinforrzare un po’ le mie credenziali di maledetto <em>yankee</em>, offro la seguente considerazione: dopo aver tagliato i costi della política e tante altre spese inutili, occorrerà <strong>mettere mano alle pensioni</strong>. Al momento il sistema è congegnato in modo che chi è nato nel 1955 gode di un sistema di calcolo molto più favorevole a quello di chi è nato nel 1985. Questo è ingiusto e molto costoso. E, no, anche se mi piacerebbe non è possibile unificare tutti i trattamenti verso l’alto. Spero questo sia sufficiente a confermare il pregiudizio che i selvaggi liberisti di Noisefromamerika sono servi dei padroni.</p><p><strong>Punto Terzo</strong>. La Rai. Cari lettori che sostenete che la Rai va tenuta pubblica ma &#8220;liberata dai partiti&#8221;, mi spiace tanto ma quello che dite è una fregnaccia. Dire che la política va tenuta fuori è completamente inutilñe se non spiegate come questo sia possibile. Sono decenni che ci si prova con Commissioni di vigilanza, controlli parlamntari eccetera eccetera. E, per favore, non venite a dire che basta cambiare i politici. Non è così, come decenni di mala informazione e mala gestione con i governi più vari stanno a dimostrare. La verità pura e semplice è che finché la Rai resta un’impresa statale resterà al servizio della casta, con buona pace delle anime belle che sognano &#8220;il servizio pubblico&#8221;. Un servizio che paghiamo con tassa di 106 euro per famiglia, uguali per tutti e quindi orrendamente regressiva.</p><p><strong>A chi la vendiamo? </strong>Si comincia ponendo paletti antitrust, ossia nessuno che ha già una presenza televisiva può partecipare; niente Berlusconi e Murdoch, per intenderci. Si divide l’azienda in tre o più pezzi, e poi si mettono i pezzi all’asta e si vende a chi  paga di più, senza differenza tra italiani o stranieri: Cnn, Walt Disney Corporation, Beppe Grillo, Editoriale Il Fatto Spa, Banco Santander, quello che è. Ripeto, l&#8217;unico criterio deve essere chi paga di più. Volete scommettere che qualcuno si trova?  E se non troviamo proprio nessuno, la regaliamo a chi se la piglia, sempre con i vincoli antitrust prima detti. Guardate, se è gratis (ma scommettete che qualcuno che paga si trova?) ce la pigliamo noi di Noisefromamerika. Sai il divertimento.</p><p>Infine, cari lettori difensori della televisione di Stato, vi siete resi conto che negli ultimi 30-40 anni le uniche novità positive nel campo dell’informazione sono venute dal <strong>settore privato</strong>? Dalla nascita delle radio libere negli anni &#8217;70 fino al <em>Fatto Quotidiano</em>, passando per l’esplosione dei blog di informazione, il progrsso non è mai venuto dalla Rai e non è mai venuto dagli organi di stampa sussidiati dallo Stato. Al contrario, il settore publico è stato un bastione di conservazione, oltretutto carissimo per i contribuenti. Veramente pensate che sia un caso?</p><p><em>di Sandro Brusco</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/20/alcune-risposte-su-credibilita-governo-e-rai/152619/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>44</slash:comments> </item> <item><title>Aumentare la credibilità? Mandiamo via il governo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/17/per-aumentare-la-credibilita-cacciamo-il-governo/151818/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/17/per-aumentare-la-credibilita-cacciamo-il-governo/151818/#comments</comments> <pubDate>Wed, 17 Aug 2011 08:19:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Noisefromamerika</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[credibilità]]></category> <category><![CDATA[debito pubblico]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[governo tecnico]]></category> <category><![CDATA[manovra]]></category> <category><![CDATA[Rai]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=151818</guid> <description><![CDATA[In queste settimane si è ripreso a parlare di &#8221;fiducia&#8221; e &#8221;credibilità&#8221;, soprattutto con riferimento al debito pubblico italiano e alle collegate manovre governative. In questo articolo vorrei spiegare come gli economisti ragionano sulla credibilità, e perché oggi la credibilità si può aumentare solo cacciando il governo e adottando serie misure anti-casta, come la vendita...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In queste settimane si è ripreso a parlare di &#8221;fiducia&#8221; e &#8221;credibilità&#8221;, soprattutto con riferimento al debito pubblico italiano e alle collegate manovre governative. In questo articolo vorrei spiegare <strong>come gli economisti ragionano sulla credibilità</strong>, e perché oggi la credibilità si può aumentare solo cacciando il governo e adottando serie misure anti-casta, come la vendita della Rai, l’eliminazione dei privilegi pensionistici per i parlamentari, etc.</p><p>Cosa intendiamo con l&#8217;espressione &#8221;credibilità&#8221; riguardo al pagamento del <strong>debito pubblico</strong>? Il risparmiatore che deve decidere se prestare o meno i propri soldi allo stato si deve porre almeno due domande importanti. La prima riguarda il futuro economico del paese. Quanto crescerà l&#8217;Italia nel futuro, quante risorse saranno disponibili per ripagare i debiti che oggi vengono contratti? Senza risorse sufficienti, nessuno riuscirà a pagare il debito. La seconda riguarda il tipo di governo. Assumendo di avere le risorse per pagare il debito (ossia, assumendo che sia possibile tagliare la spesa pubblica e/o aumentare le tasse a sufficienza), il governo vorrà veramente farlo, e fino a che punto?</p><p>La questione della credibilità è connessa alla seconda domanda. Più precisamente, la domanda è: quanto è pronto il governo a intraprendere azioni che garantiscano il pagamento del debito anche se vanno <strong>contro i suoi interessi politici o personali </strong>(nel senso di interesse personale dei membri della casta)?  Più alta è la probabilità che si assegna al fatto che il governo non sia capace di fare le cose necessarie per pagare il debito, più basso sarà il prezzo che il risparmiatore è disposto a pagare per acquistare i titoli del debito pubblico. O, per metterla in termini equivalenti, più alto sarà il tasso d’interesse che è necessario pagare per indurlo a prestare i suoi soldi al governo.</p><p>L&#8217;aumento dei tassi d&#8217;interesse sul debito italiano, osservato a partire dal mese di luglio, è dipeso da modifiche nelle aspettative degli operatori. Oltre all’aumentata probabilità di recessione, c&#8217;è stata una caduta di credibilità del governo dovuta al fatto che, a fine giugno, Tremonti ha presentato una manovra che spostava le scelte políticamente difficili a dopo le elezioni. Da allora il governo sta disperatamente tentando di <strong>riacquistare la fiducia dei mercati</strong>, e sta imparando a sue spese quando ciò sia difficile.</p><p>La ragione per cui è così difficile acquistare credibilità una volta persa non sono misteriose. Ho discusso più in dettaglio come evolve nel tempo la credibilità in una <a href="http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/Credibilit%C3%A0._Teoria_e_applicazioni#body" target="_blank">versione più ampia di questo scritto pubblicata su Noisefromamerika</a>. La sintesi è questa: se si vuole veramente convincere qualcuno a cambiare idea occorre presentare evidenza “sorprendente”, occorre che si osservino fatti ritenuti improbabili. Se vogliamo quindi rispristinare rapidamente la fiducia dei mercati è necessario che si osservino provvedimenti inattesi.</p><p>La permanenza di questo governo è un ostacolo al ripristino della credibilità del paese. Anche in questi giorni, il suo comportamento si è allineato a un copione atteso, che viene recitato da anni. Il governo agisce, di malavoglia, solo <strong>quando una crisi di fiducia lo </strong><strong>costringe ad agire</strong>. Tagli sostanziali e un riordino e razionalizzazione della spesa sono impossibili. Le tasse colpiscono sempre le solite, esauste, tasche. D&#8217;altra parte, al di là della palese bassa qualità intellettuale e morale dei suoi componenti, il governo mantiene la sua maggioranza parlamentare grazie a un gruppo di <strong>mercenari</strong> che hanno reso il termine &#8221;responsabilità nazionale&#8221; un preclaro esempio di <em>doublespeak</em> orwelliano. Nei prossimi giorni vedremo, come sempre, gli interventi ad hoc qua e là per placare gli interessi colpiti. Oggi sono le province di Sondrio e Siena, domani sarà qualcos&#8217;altro. Alla fine resteranno le nuove tasse, e l&#8217;ulteriore erosione di credibilità del governo. Piccola, perché non si può erodere più di tanto ciò che è quasi del tutto consunto.</p><p>Per queste ragioni la cosa migliore che il governo può fare per il bilancio pubblico è andarsene immediatamente. A chi <strong>pensa seriamente </strong>che la situazione emergenziale richieda che il governo resti per attuare provvedimenti immediati, consiglio due cose. Primo, si compari il costo di un 3% di <em>spread</em> addizionale sul debito italiano con l&#8217;entità della manovra. Anche se la cosa richiederà tempo, alla fine il 3% percolerà nella intera struttura del debito. Con 1.900 milardi di euro di debito, il 3% in più corrisponde a  57 miliardi annui. Questo numero non va preso alla lettera, il debito a scadenza breve ha tassi minori e comunque ci vorrà tempo per rinnovare tutto il debito ai nuovi e più alti tassi, ma lo stesso fornisce un&#8217;idea dell&#8217;ordine di grandezza. Cacciando immediatamente un governo corrotto e incompetente tale costo sarebbe significativamente ridotto. Secondo, i provvedimenti straordinari, che pur van presi, li può tranquillamente prendere un <strong>governo tecnico</strong> in attesa delle elezioni. Visto che da destra e sinistra si invoca la ragionevolezza e la serietà, lo si faccia in un modo veramente utile al paese.</p><p>Ma non basta cacciare il governo. Per scuotere veramente i mercati, per convincerli che l’Italia sta effettivamente imboccando un sentiero di risanamento delle finanze pubbliche, occorre prendere provvedimenti che segnalino realmente un profondo cambiamento di attitudine, che mostrino che la presa strangolatrice della casta sull&#8217;economia e sulla società italiana si sta allentando. Una possibile proposta è la <strong>vendita della Rai</strong>. Non perché ci si fanno soldi; senza canone l&#8217;azienda dovrà ristrutturarsi profondamente anche solo per sopravvivere. La cosa più urgente e più importante da fare non è raccattare qualche miliardo qua e là. La cosa più urgente da fare è convincere il pubblico che <strong>la musica è cambiata</strong>. Senza questo cambiamento di aspettative i miliardi che verranno raccattati con nuove tasse evaporeranno istantaneamente alla prima ripresa di tensione nei mercati.</p><p>La Rai, ricordiamo, è da sempre la riserva favorita della casta. Non è solo questione di manipolazione dell&#8217;informazione e della cultura. È, in tante occasioni, la fonte diretta di privilegi personali importanti e sostanziali per i politici. La lista è lunga, dal <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Barbarossa_%28film_2009%29" target="_blank">finanziamento di film fallimentari</a> alla sistemazione di parenti e amici, e non è il caso di ripercorrerla ora. Vendere la Rai sarebbe pertanto un segnale estremamente potente, in grado di dire a tutti &#8221;ciò che prima si pensava impossibile è ora possibile&#8221;. In altre parole, è esattamente il tipo di <strong>evento inatteso</strong> che può far guadagnare credibilità in modo rapido e sostanziale. Non è ovviamente il solo. Riduzione del numero dei parlamentari, eliminazione del loro favorevole trattamento pensionistico e tante altre cosucce possono fornire segnali altrettanto potenti. Meglio ancora se tutti questi provvedimenti verrano intrapresi allo stesso tempo.</p><p>Poi, certo, ai segnali bisognerà far seguire i fatti. Pezzi più importanti e succosi del patrimonio statale andranno venduti, misure dolorose di controllo della spesa andranno effettuate. Ma queste sono cose che è bene fare con calma e con cura. Le<strong> misure immediate</strong> da attuare sono quelle che dicono in modo prorompente ai mercati che nei palazzi governativi italiani si respira aria nuova.</p><p>Mi aspetto che tutto questo succeda? No. Ma ci tengo a far presente che le nostre richieste, per politicamente impossibili che siano, non sono (solo) la rabbiosa reazione di un pugno di intellettuali che mancano da troppo tempo dal paese e che sono disgustati dal marciume. Sono, al contrario, la semplice e logica conseguenza di considerazioni di teoría economica assolutamente standard.</p><p>di Sandro Brusco</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/17/per-aumentare-la-credibilita-cacciamo-il-governo/151818/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>35</slash:comments> </item> <item><title>Nove risposte sul precariato made in Usa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/22/nove-risposte-sul-precariato-made-in-usa/106438/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/22/nove-risposte-sul-precariato-made-in-usa/106438/#comments</comments> <pubDate>Fri, 22 Apr 2011 16:36:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Noisefromamerika</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[commenti]]></category> <category><![CDATA[globalizzazione]]></category> <category><![CDATA[precari]]></category> <category><![CDATA[Stati Uniti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=106438</guid> <description><![CDATA[Sapevo che le idee esposte avrebbero provocato reazioni anche fortemente negative. Alcuni lettori – che ringrazio &#8211; hanno provato a difendere le idee del post ma sono stati facilmente subissati dalla massa di insulti. Le cose che ho scritto sono definite castronerie, spocchiosità, caz&#8230;, panzane, deliranti, ridicole, un tanto al chilo, qualunquiste, scempiaggini, bischerate, vecchie e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sapevo che le idee esposte avrebbero provocato <strong>reazioni anche fortemente negative</strong>.  Alcuni lettori – che ringrazio &#8211; hanno provato a difendere <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/13/si-puo-essere-precari-e-felici-negli-usa/104001/" target="_blank">le idee del post</a></span> ma sono stati facilmente subissati dalla massa di insulti. Le cose che ho scritto sono definite castronerie, spocchiosità, caz&#8230;, panzane, deliranti, ridicole, un tanto al chilo, qualunquiste, scempiaggini, bischerate, vecchie e abbandonate, da bar, e &#8211; insulto degli insulti &#8211;  la stessa zuppa di Boldrin.</p><p>Di me si dice che sono un famigerato, sacerdote, sciacallo, con aria da vate dell’economia, dall’alto del suo scranno universitario, professorino, pseudo-professore,  servitore delle multinazionali. Mi si accusa di prestarmi (dietro compenso?) a sostenere teorie molto apprezzate dalle lobby delle multinazionali, di essere un firmatario bushista della lettera contro la riforma sanitaria americana, e addiruttura di accordare favore alla liberalizzazione della vendita di armi da fuoco. Per la cronaca, nessuna delle tre accuse è corretta. E infine mi si dice <em>“va in mona”</em>, espressione veneta che però mi è sempre piaciuta e mi ricorda l’infanzia.</p><p>Non mi lamento degli insulti (più di quanto non abbia implicitamente già fatto) e rispondo in gruppo a varie tipologie di commentatori.</p><p>1. Quelli 	che mi confondono con <strong>Boldrin</strong>. Che tutti i veneti siano uguali?</p><p>2. Quelli 	che richiedono dati e sono profondamente offesi dal mio riferimento 	al <strong>principio d’autorità</strong>, in un paese dove tale principio è (mai esplicitamente) richiesto da qualunque deficiente abbia una 	cravatta o millanti letture marxiane. Tornerò con un post coi 	dati. Ma anticipo: guardate alla correlazione tra la protezione del 	lavoro e il tasso di occupazione per età e sesso (sono giovani e 	donne a pagare le condizioni del mercato del lavoro in Italia).</p><p>3. Quelli 	che in Italia si può licenziare. L’Italia è uno dei paesi 	sviluppati in cui il lavoro è più protetto e in modo più inefficiente.   Innanzitutto perché la protezione si estende 	indipendentemente dal merito, a tutti.  E poi perché la 	protezione è del posto di lavoro, non del lavoratore; così che 	posti di lavoro economicamente inefficienti sono mantenuti e il 	lavoratore non è protetto sul mercato alla ricerca di un nuovo 	lavoro. Ebbene sì, sto parlando degli<strong> ammortizzatori sociali</strong>.</p><p>4. Quelli 	che Bisin riconsegni il dottorato, venga a studiare, torni a fare 	il ricercatore… Ma siamo matti! Con tutta la fatica che ho 	fatto. Mica sono nato nella <strong>buona società italiana</strong>, io, che 	sennò avrei fatto il professore in Italia: posto fisso e studi 	marxisti.</p><p>5. Quelli 	che facciamo pagare le tasse agli evasori, prendiamocela con le  	aziende 	che licenziano e scaricano sulla collettività, e con le 	libere professioni protette. <strong>Completamente d’accordo</strong>, su 	tutta la linea.</p><p>6. Quelli 	che è tutta colpa della globalizzazione, cioè dei <strong>cinesi </strong>(come 	il ministro Tremonti). Noi famigerati di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.noisefromamerika.org/" target="_blank">Noisefromamerika.org</a></span> ci 	abbiamo addirittura scritto un libro per argomentare che hanno 	torto. A modico prezzo in tutte le librerie.</p><p>7. Quelli 	che Bisin non sa cosa significhi essere <strong>precario</strong>. Non ho avuto 	lavoro fisso per 10 anni (più 5 di dottorato). Sarà che il 	precariato degli altri è sempre più verde del proprio!</p><p>8. Quelli 	che, quanto prende il precario Americano? Negli Stati Uniti il 	lavoro precario tende ad avere <strong>salari superiori</strong> a quello fisso 	(perché richiede la remunerazione del rischio di perdere il 	lavoro). In Italia non è così perché il lavoro precario è sfruttato dalle imprese che devono offrire rendite al lavoro fisso 	(incluse le imprese pubbliche che infatti fanno uso enorme del 	lavoro precario).</p><p>9. Quelli 	che il paragone non tiene:  magari stessimo <strong>negli Stati uniti o in Gran Bretagna</strong> dove c&#8217;è una gran domanda di lavoro. Vi siete mai chiesti perché?</p><p>Infine, vorrei ringraziare <em>il Fatto</em> e mandare<em> in mona</em> quello che suggerisce che io sia pagato dalle multinazionali e il sociologo che pontifica senza avere ancora capito cos’è un mercato.</p><p><em>di Alberto Bisin </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/22/nove-risposte-sul-precariato-made-in-usa/106438/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>104</slash:comments> </item> <item><title>Nuove domande sulla patrimoniale della Cgil</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/12/nuove-domande-sulla-patrimoniale-della-cgil/103904/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/12/nuove-domande-sulla-patrimoniale-della-cgil/103904/#comments</comments> <pubDate>Tue, 12 Apr 2011 14:18:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Noisefromamerika</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Cgil]]></category> <category><![CDATA[fisco]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[immobili]]></category> <category><![CDATA[imposta]]></category> <category><![CDATA[patrimoniale]]></category> <category><![CDATA[tasse]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=103904</guid> <description><![CDATA[Riccardo Sanna, dell&#8217;ufficio economia Cgil, ha risposto alle domande sulla proposta di patrimoniale. Credo che la risposta non sia soddisfacente. Visto che l&#8217;articolo originale conteneva tre domande abbastanza precise, manterrò in questo mio intervento lo stesso formato, discutendo una per una le domande originarie e le risposte della Cgil. La prima domanda era: dato che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Riccardo Sanna, dell&#8217;ufficio economia Cgil, ha risposto alle <a style="text-decoration: underline;" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/02/i-dubbi-sulla-patrimoniale-cgil/101654/" target="_blank">domande</a> sulla <strong>proposta di patrimoniale</strong>. Credo che la <a style="text-decoration: underline;" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/07/la-cgil-difende-la-patrimoniale/102658/" target="_blank">risposta</a> non sia soddisfacente. Visto che l&#8217;articolo originale conteneva tre domande abbastanza precise, manterrò in questo mio intervento lo stesso formato, discutendo una per una le domande originarie e le risposte della Cgil.</p><p>La prima domanda era: dato che la nuova tassa è simile alla imposta sulle grandi fortune francese, <strong>perché la Cgil prevede un gettito quadruplo?</strong> La risposta di Sanna è che <em>“il gettito in Italia sarebbe decisamente più alto”</em> a causa della<em> “maggiore concentrazione della ricchezza rispetto alla Francia”</em>. In sostanza la Cgil rivendica la bontà delle sue stime sul gettito e imputa alla maggiore concentrazione della ricchezza italiana il fatto che il gettito sarebbe quadruplo che in Francia. È vero che in Italia la ricchezza è notevolmente più concentrata che in Francia? Dico “notevomente” perché, per giustificare un gettito quadruplo sulla base della concentrazione della ricchezza, è necessario che la differenza sia molto forte.</p><p>I dati sulla distribuzione della ricchezza non sono molto buoni, soprattutto quando si cercano di fare comparazioni internazionali. Però, per i dati che io ho a disposizione, risulta che non esiste assolutamente <strong>alcuna evidenza che in Italia la ricchezza sia maggiormente</strong> concentrata che in Francia; sembra casomai vero il contrario. In attesa di conoscere quali dati ha usato Sanna, produco l&#8217;evidenza di cui sono a conoscenza (ho pubblicato una <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/2269" target="_blank">versione più estesa</a></span> di questo articolo sul blog di Noisefromamerika, e chi lo desidera può trovare lì indicazioni più precise).</p><p>Lo studio più recente sulla distribuzione internazionale della ricchezza è il <a href="http://piketty.pse.ens.fr/fichiers/enseig/ecoineg/EcoIneg_fichiers/DaviesShorrocks2010%28CSGlobalWealthReport%29.pdf" target="_blank"><em><span style="text-decoration: underline;">Global Wealth Report</span></em></a> del Credit Suisse. Lo studio riporta dati sulla distribuzione mondiale della ricchezza espressa in dollari Usa. L’Italia ha una ricchezza media di 226.423 dollari, mentre per la Francia il valore è di 255.156. Invece il valore della ricchezza mediana in Italia è di 115.182 dollari, mentre in Francia è solo 66.521. Quindi la mediana in Italia è molto più alta che in Francia, mentre la media è più bassa. Questo indica una <strong>ricchezza più ugualmente distribuita in Italia</strong> che in Francia (i due paesi sono comparabili per popolazione e livello della ricchezza).</p><p><a href="http://economics.uwo.ca/centres/epri/wp2009/Davies_Sandstrom_Shorrocks_Wolff_01.pdf" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Un altro studio recente</span></a> è stato effettuato da Davies, Sandström, Shorrocks e Wolff. Questo studio riporta che la quota di ricchezza in mano al top 10% è pari al <strong>48,5% in Italia</strong>, mentre è pari al 61% in Francia. Inoltre lo studio riporta anche una stima dei coefficienti di Gini per la concentrazione della ricchezza. Per la Francia il valore è 0,730 mentre per l&#8217;Italia è di 0,609. Ricordiamo che valori più alti corrispondono a maggiore concentrazione.</p><p>Tutti i dati a disposizione vanno quindi in direzione abbastanza univoca: in Italia la ricchezza è meno concentrata che in Francia. Può darsi che i dati, che non sono di qualità eccelsa, non siano sufficienti a trarre conclusioni molto precise. Ma si può affermare senza timori di smentita che è semplicemente assurdo attendersi un gettito quadruplo dell&#8217;imposta in base alla differente concentrazione della ricchezza. Al contrario, l&#8217;evidenza disponibile ci dice che, a parità di altri fattori, la minore concentrazione della ricchezza in Italia dovrebbe condurre a un <strong>gettito inferiore</strong> a quello dell&#8217;imposta francese.</p><p>Esclusa quindi tale spiegazione, mi pare che ne restino solo altre due. La prima è che la stima della Cgil è sbagliata e l&#8217;alto valore del gettito è in buona misura immaginario. La seconda è che l&#8217;imposta come immaginata dalla Cgil è in realtà <strong>assai più gravosa</strong> di quella francese. Per esempio, in Francia le famiglie possono abbattere del 30% il valore dell&#8217;abitazione di proprietà, una possibilità che non pare far parte della proposta Cgil.</p><p>La seconda domanda era: come pensa la Cgil di riuscire a <strong>tassare gli immobili al valore di mercato? </strong>Sanna risponde che <em>“sarebbe indispensabile pensare ad una revisione degli estimi catastali”</em>. In sostanza, la Cgil sta chiedendo un drastico aumento dei valori catastali. Non sono esperto in diritto tributario e quindi faccio fatica a valutare quanto sia facile portare rapidamente i valori catastali ai valori di mercato, per poi aggiornarli continuamente e mantenere la coincidenza tra i due valori. Ma ignoriamo i dubbi.  Quello che voglio segnalare in questa sede è che la Cgil sta proponendo un drastico <strong>aumento di tutte le tasse</strong> che prendono come base imponibile il valore catastale, per esempio l&#8217;imposta municipale sugli immobili che entrerà in vigore nel 2013. Difficile al momento dire quanto e su chi inciderà questo ulteriore aumento di imposte.</p><p>La terza domanda era: il gettito della tassa va usato per <strong>aumentare la spesa pubblica, pagare il debito o diminuire altre tasse?</strong> Qui sono abbastanza confuso. Sanna elenca una serie di nuove tasse che la Cgilvorrebbe introdurre, afferma che ci dovrebbe essere<em> “un fisco più leggero”</em> per i redditi fissi e conclude dicendo che tutto ciò va fatto <em>“senza aumentare la pressione fiscale complessiva che, al contrario, diminuirebbe in rapporto alla maggiore progressività, all’emersione fiscale e soprattutto con l’aumento del Pil”</em>.</p><p>Ora, la <em>“maggiore progressività”</em>, di per sé, può far aumentare o diminuire la <strong>pressione fiscale</strong>. La fa diminuire se è ottenuta riducendo le tasse per i redditi bassi, la fa aumentare se è ottenuta aumentando le tasse sui redditi alti. L&#8217;emersione fiscale invece fa aumentare senza ambiguità la pressione fiscale. Ricordiamo che la pressione fiscale si calcola già includendo una stima dell&#8217;economa sommersa come parte del Pil. Questo significa che l&#8217;emersione fa aumentare il numeratore della frazione (le tasse pagate), mentre lascia intatto il denominatore (il Pil). Quindi, la pressione non può che aumentare. L&#8217;ultima frase (<em>“soprattutto con<strong> l&#8217;aumento del Pil</strong>”</em>) è incomprensibile. Se il Pil aumenta, aumentano anche le tasse pagate, quindi non è chiaro cosa succede al rapporto tasse/Pil. Se la struttura della tassazione diventa più progressiva, un aumento del Pil è più probabile che aumenti la pressione fiscale. Ma lasciamo stare, che tanto di aumenti sostenuti del Pil è un pezzo che non ne vediamo e probabilmente continueremo o non vederli.</p><p>Quindi riformulo la domanda, invitando alla maggiore chiarezza e concisione possibile nella risposta: <strong>quali tasse si vogliono diminuire, e di quanto</strong>, in corrispondenza dell&#8217;introduzione della patrimoniale? E visto che ho la vostra attenzione ne aggiungo altro due.</p><p>Primo, quando si parla di “pressione fiscale costante”, <strong>a che livello state pensando?</strong> Il 43%, il 42%, il 40% o altro ancora? Siate per favore il più specifici e precisi possibile.</p><p>Secondo, visto che la pressione fiscale va tenuta costante e visto che per il 2010 il deficit pubblico è stato del 4,6% del Pil, questo deve significare che la Cgil è a favore di una riduzione del rapporto spesa pubblica/Pil (l&#8217;alternativa è mettere l&#8217;Italia su un sentiero esplosivo di indebitamento, e sono certo che la Cgil considera questo inaccettabile). <strong>Quali spese propone la Cgil di tagliare </strong>per riportare il bilancio pubblico verso il pareggio? Di nuovo, per favore, siate specifici e precisi sulle tipologie di spesa e sulle stime quantitative dei vari tagli.</p><p><em>di Sandro Brusco</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/12/nuove-domande-sulla-patrimoniale-della-cgil/103904/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>43</slash:comments> </item> <item><title>Economia: i numerie le chiacchiere</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/08/economia-i-numeri-e-le-chiacchiere/103125/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/08/economia-i-numeri-e-le-chiacchiere/103125/#comments</comments> <pubDate>Fri, 08 Apr 2011 15:37:59 +0000</pubDate> <dc:creator>Noisefromamerika</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[casta]]></category> <category><![CDATA[evasione fiscale]]></category> <category><![CDATA[pil]]></category> <category><![CDATA[reddito]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=103125</guid> <description><![CDATA[Grazie a tutti dei commenti, alcuni veramente utili. Evito di commentare insulti o scempiaggini di anonimi (come quella secondo cui aumentare le tasse aumenta il PIL, o i calcoli pieni di banali errori di un tal “zeppo”, o l’economia del socialismo immaginario mai realizzato di un tal nero). Non amo molto discutere con persone che,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Grazie a tutti dei commenti, alcuni veramente utili. Evito di commentare insulti o scempiaggini di anonimi (come quella secondo cui aumentare le tasse aumenta il PIL, o i calcoli pieni di banali errori di un tal “zeppo”, o l’economia del socialismo immaginario mai realizzato di un tal nero). Non amo molto discutere con persone che, non avendo il coraggio delle proprie idee, non si firmano. Quindi cerco di andare stringato. Il dibattito lo preferisco pubblico e fra persone con nome e cognome.</p><p>Ringrazio anzitutto “concetto lo bello” per il commento in cui chiarisce la semplice aritmetica che sta dietro ai miei numeri principali. Visto che non sembra essere stata intesa, provo di nuovo.</p><p>L’Agenzia delle Entrate fa questo (step by step):<br /> 1) Attraverso indagini proprie stima, provincia per provincia il reddito totale effettivo prodotto (chiamiamolo PIL), indipendentemente dal fatto che sia o meno dichiarato.<br /> 2) Su questo PIL, provincia per provincia e tipo di persona per tipo di persona, applica il codice fiscale in essere, dall’IVA all’IRPEF a tutto il resto.<br /> 3) Ottiene così un valore delle imposte che <strong>si dovrebbero pagare</strong> se a PIL dato tutti applicassero fedelmente la legge. Chiamiamo questo importo X. In percentuale del PIL non sappiamo cosa sia, e vogliamo calcolarlo.<br /> 4) Dai propri dati rileva che, invece, si paga Y &lt;X. Dall&#8217;ISTAT sappiamo che, in % del PIL, y=.43, ossia 43%.<br /> 5) Chiamiamo D=X-Y il non pagato.<br /> 6) L&#8217;Agenzia definisce &#8216;tax gap&#8221; il valore D/Y espresso in percentuale. Ci dice che è uguale a .38, ossia 38%.  Ossia: D=.38Y (i 38 centesimi di Y o il 38% di Y). Per calcolare X, allora, occorre usare X=D+Y, sostituendo X=.38Y +Y=(1.38)Y.<br /> Da questi numeri segue che (siccome in % del PIL le tasse pagate, ossia Y, sono uguali a .43) X=(1.38).43 =.60 (60% circa).<br /> Spero sia chiaro.</p><p>@Capacchione: esatto da un lato e sbagliato dall’altro. Io insisto sul fatto che recuperare l’evasione fiscale a <strong>legislazione vigente</strong> aumenta la pressione, come da me indicato. Se si cambia la legislazione allora tutto cambia. Ma è esattamente ciò che sostengo: che per cambiare le cose occorre cambiare <strong>radicalmente</strong> il regime fiscale.</p><p>@The_Zeppo: non sai come sono fatti i calcoli. Rileggi <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/02/i-dubbi-sulla-patrimoniale-cgil/101654/" target="_blank">l’articolo mio</a></span> o vai su <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.noisefromamerika.org/" target="_blank">nFA</a></span> ed impara. Sei confuso, forse perché vuoi esserlo. Lo stesso per sailing. Ringrazio emil per aver tentato di farvi capire come sono fatti i calcoli (di ISTAT sul PIL e dell’Agenzia sui redditi) ma temo che non vogliate capire. Questo mi conferma che in Italia il potere e la casta fanno il bello e il cattivo tempo perché ci sono troppe persone che, come voi, parlano a vanvera di cose che non hanno capito e si fanno imbambolare da chiacchere ideologiche. L’eterno problema dell’elisir d’amore … solo che qui invece che &#8220;amore&#8221; il supposto elisir produce solo chiacchere a gogo. Ringrazio emil anche per gli sforzi sovrumani fatti per far ragionare il soggetto che si cela dietro a jeegross &#8230; mission impossible.</p><p>Questioni più concettuali e meno numeriche<br /> Quando dico che i dati contraddicono il mito secondo cui evadono “solo” ricchi e padroni intendo dire che i dati mostrano, come mostrano, che evadono anche migliaia di autonomi piccoli e certamente non molto ricchi (specialmente al Sud) oltre a molti lavoratori dipendenti che mantengono un secondo lavoro. Non voglio entrare nel dettaglio di che tipo di lavoratori dipendenti questi siano perché non c’è spazio, ma basta guardarsi intorno per capire. Quanto affermo non implica che i dipendenti del private evadano, ovvio che no! Infatti sono quelli maggiormente massacrati da questo sistema fiscale! Solo che l’Italia non è composta solo di padroni ricchi e dipendenti del privato poveri. C’è parecchio altro, circa il 60% dell’occupazione è altro, infatti. Mi spiego?</p><p>Molti sono convinti che se lo stato incassasse 138 invece dei 100 che oggi incassa, i 38 verrebbero risparmiati e, per esempio, usati per ripianare il debito. Tralasciamo il fatto che, se lo stato riuscisse ad incassare 138 di tasse, con il sistema economico che l’Italia oggi si ritrova, una fetta sostanziale di tale sistema collasserebbe. Il fatto è che l’esperienza degli ultimi 50 anni dimostra che la pressione fiscale è aumentata di quasi tre volte nel secondo dopoguerra (ossia, era un numero inferiore al 20% dopo la Seconda Guerra, ben lontano dall’attuale 43%) eppure ogni volta le spese statali sono aumentate ancor più. Tanto che, ora, siamo ancora in deficit di bilancio ogni anno, come sempre. Insomma, l’evidenza mostra che se si spreme ancora di più il limone non solo si rischia di ammazzarlo definitivamente (come sta già avvenendo: è questa la crisi italiana) ma, perdippiù, lo spremitore continuerebbe a bere allegramente invece di mettere il sugo da parte!</p><p>Occorre infine capire che la vera lotta all&#8217;evasione si fa creando sviluppo economico e progresso. Le aziende grandi evadono molto meno. Permettere, per esempio, l&#8217;arrivo di centri commerciali che sostituiscano la miriade di piccoli negozi inefficienti non solo fa abbassare i prezzi dei beni di consumo ma riduce l&#8217;evasione. Permettere la concorrenza nel settore dei servizi professionali, permettendo a grandi studi di avvocati e commercialisti e tributaristi ed architetti eccetera di competere con gli studi tradizionali tramandati da padre in figlio riduce l&#8217;evasione. McKinsey non evade il fisco, il piccolo consulente sì. Lo stesso vale nella relazione fra cliniche e medici individuali, eccetera. Il piccolo meccanico inefficiente evade, la catena di officine non evade. Il singolo tassista evade, la compagnia di taxi con i lavoratori dipendenti non evade. E via così. Ecco quindi che le mancate liberalizzazioni in tutto il settore dei servizi non solo mantengono i prezzi alti, non solo rendono il paese inefficiente, ma alimentano anche l&#8217;evasione.</p><p>di Michele Boldrin</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/08/economia-i-numeri-e-le-chiacchiere/103125/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>106</slash:comments> </item> <item><title>Teheran o Varsavia?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/18/teheran-o-varsavia/92792/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/18/teheran-o-varsavia/92792/#comments</comments> <pubDate>Fri, 18 Feb 2011 10:00:37 +0000</pubDate> <dc:creator>Noisefromamerika</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[al jazeera]]></category> <category><![CDATA[dittature]]></category> <category><![CDATA[Egitto]]></category> <category><![CDATA[Fratelli musulmani]]></category> <category><![CDATA[Hosni Mubarak]]></category> <category><![CDATA[iran]]></category> <category><![CDATA[militari]]></category> <category><![CDATA[partiti religiosi]]></category> <category><![CDATA[polonia]]></category> <category><![CDATA[Primavera Araba]]></category> <category><![CDATA[regimi]]></category> <category><![CDATA[rivolta]]></category> <category><![CDATA[Solidarnosc]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=92792</guid> <description><![CDATA[Ogni volta che si vedono turbe nelle strade di un paese islamico, in Occidente scatta il riflesso condizionato acquisito nel 1979 quando in Iran prese il potere Khomeini. L&#8217;opinione pubblica occidentale va in fibrillazione perché l&#8217;opposizione, talora violenta, ai despoti e ai cleptocrati mediorientali, ha connotati marcatamente religiosi, il che, dopo l&#8217;isteria sugli scontri di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ogni volta che si vedono turbe nelle strade di un paese islamico, in Occidente scatta il riflesso condizionato acquisito nel 1979 quando in Iran prese il potere Khomeini. L&#8217;opinione pubblica occidentale va in fibrillazione perché l&#8217;opposizione, talora violenta, ai <strong>despoti </strong>e ai cleptocrati mediorientali, ha connotati marcatamente religiosi, il che, dopo l&#8217;isteria sugli scontri di civiltà, giustifica qualche brivido lungo la schiena. In Algeria, in Palestina, in Egitto, in Siria, in Giordania, nel Bahrain ecc. , sono proprio <strong>partiti religiosi</strong> (spesso clandestini e costantmente perseguitati) ad opporsi allo status quo e in qualche caso a vincere le elezioni.</p><p>Questo fenomeno però ha una spiegazione meno sinistra e più logica di quanto si immagini. L&#8217;analogia non è con l&#8217;Iran, bensì con la<strong> Polonia di Solidarnosc</strong>. In Polonia l&#8217;opposizione ai comunisti era ispirata e si appoggiava alla Chiesa, perché il regime era riluttante a perseguitare preti e parrocchie che mantenevano da secoli una presa sulle coscienze. Le sagrestie divennero il <em>refugium </em>sia dei credenti che degli anticomunisti senza particolare afflato religioso.</p><p>Nel <strong>mondo arabo</strong>, come nella Polonia comunista,<strong> </strong>le forme di associazione e di riunione pubbliche tollerate sono legate alle<strong> attività religiose</strong>, e quindi si fa di necessità virtù. Tra l&#8217;altro nel Medio Oriente molti governanti e sovrani si dichiarano devoti (a differenza dei comunisti polacchi) quindi non oltrepassano certi limiti nella repressione dei capi religiosi a meno che non avvertano una diretta minaccia al proprio potere. In questo modo tengono vive anche le paure degli occidentali.</p><p>In buona approssimazione gli <strong>Iman </strong>sono gli unici personaggi pubblici relativamente<strong> liberi di parlare</strong> e di scagliare critiche non troppo velate ai responsabili delle miserie quotidiane, aiutati dalla repressione sistematica di tutte le forze politiche liberali o di sinistra che ha eliminato potenziali concorrenti. Non a caso i Fratelli Musulmani in Egitto non hanno mai protestato per gli arresti dei leader di opposizione non religiosa.</p><p><strong>L’Egitto non è l’Iran.</strong> Per fortuna in Egitto è emerso un leader abbastanza popolare come Al Baradei e vi sono altri personaggi (<strong>Amr Moussa</strong>, Segretario della Lega Araba, il giudice <strong>Yahya al-Jamal, </strong>senza dimenticare l&#8217;outsider <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://topics.nytimes.com/top/reference/timestopics/people/g/wael_ghonim/index.html?inline=nyt-per" target="_blank">Wael Ghonim</a></span></strong>) e quindi c&#8217;è da sperare che le pulsioni fondamentaliste non prevalgano. Al Baradei, che al momento fa il vezzoso e nega ambizioni presidenziali (ma se proprio me lo dovessero chiedere&#8230;),  ha iniziato coraggiosamente a dare calci negli stinchi a Mubarak da un anno ed è lui che ha realizzato la saldatura tra i blogger e i vari gruppi di opposizione politica non islamica. Il <em>New York Times</em> ha pubblicato un affascinate <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.nytimes.com/2011/02/14/world/middleeast/14egypt-tunisia-protests.html" target="_blank">reportage</a></span> sulla storia di questo movimento, le tecniche di resistenza passiva e il proselitismo via internet.</p><p>I <strong>Fratelli Musulmani</strong> e i partiti religiosi sono stati colti alla sprovvista e non hanno nemmeno partecipato né alla fase organizzativa, né alle prime proteste di piazza, guidate da <strong>professionisti</strong> spesso con esperienze di vita e lavoro all&#8217;estero (estranei a barbe e turbanti). Questa è la differenza tra l&#8217;Egitto del 2011 e l&#8217;Iran del 1979. In Iran furono le popolazioni religiose rurali e gli emarginati urbani a tirare la volata a Khomeini e poi a sostenere la soppressione di tutte le forme di dissenso interno. Inoltre oggi nel mondo arabo c&#8217;è <strong>Al Jazeera </strong>che ha rotto gli argini dell&#8217;informazione paludata (Fede e Minzolini all&#8217;ennesima potenza) e ha indotto una mutazione inimmaginabile nelle coscienze dei telespettatori.</p><p>Ma anche se i partiti islamici guadagnassero influenza, va ricordato che al loro interno convivono posizioni che vanno dai tradizionalisti ai modernizzatori. Del resto <strong>anche in Italia</strong> esiste un selezione variegata di politici religiosi. Vendola è gay, Buttiglione è integralista omofobico, la Binetti veste il cilicio, Casini ha due famiglie, Marino è  laico non omofobico, Formigoni  ha fatto voto di castità, ma non si scandalizza per le serate di Arcore, la Bindi non saprei, fate voi.</p><p><strong>Considerazione finale.</strong> Le Rivoluzioni trionfano in un tripudio di folla solo nei sogni dei romantici e degli illusi. Basta andare con la memoria alla rivoluzione arancione in Ucraina. La defenestrazione di Mubarak non elimina il <strong>potere dei militari</strong> che costituiscono uno stato nello Stato, con ramificazioni in ogni settore economico, un po&#8217; come i partiti comunisti nell&#8217;Europa del Patto di Varsavia. Sbarazzarsi di Mubarak equivale a sbarazzarsi di Jaruzelski lasciando intatto il potere comunista.</p><p>La prossima fase della <strong>Primavera Araba </strong>sarà caratterizzata dalle contromosse dei militari che, abbandonando Mubarak, hanno orchestrato una ritirata strategica, ma che hanno tutta l&#8217;intenzione di raggrupparsi per la <strong>controffensiva</strong> una volta che, sgombrata Piazza Tahrir, la guardia sarà bassa. La dissoluzione del Parlamento (un simulacro di Parlamento) e la presa di potere da parte della giunta militare è una mossa molto simile all&#8217;arrocco in questa partita a scacchi multidimensionale.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/18/teheran-o-varsavia/92792/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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