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	<title>Il Fatto Quotidiano &#187; Natalino Balasso</title>
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		<title>Approfittiamo della crisi, mettiamoci in rete</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 08:55:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Natalino Balasso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che le banche stiano governando gli Stati e non da adesso è cosa risaputa. Che la Politica, dopo essersi trasformata in Economia, si stia mestamente trasformando in Finanza, è sotto gli occhi di tutti. Ma c&#8217;è un lato nascosto di questa crisi che sembra essersi insediata nelle vite di tutti e non volerne uscire più. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che le banche stiano governando gli Stati e non da adesso è cosa risaputa. Che la Politica, dopo essersi trasformata in Economia, si stia mestamente trasformando in <strong>Finanza</strong>, è sotto gli occhi di tutti. Ma c&#8217;è un<strong> lato nascosto di questa crisi</strong> che sembra essersi insediata nelle vite di tutti e non volerne uscire più.</p>
<p>Da teatrante ho osservato un fenomeno che sta avvenendo nel mondo dei teatri, un mondo che conosce la crisi (finanziaria) da molti anni. Da qualche tempo molti teatri si sono <strong>messi in rete</strong>. La cosa è sempre più frequente. Ciò può avvenire per questioni meramente economiche, per condividere spese di materiale e di promozione, ma anche per questioni più profonde: teatri piccoli, facenti parte di un territorio ristretto, condividono gli spettatori creando un unico cartellone il quale, formato dai cartelloni dei singoli teatri, diventa ricco ed interessante. Si possono così condividere gli abbonati, programmare le date in modo che non si accavallino e incassare più denari. Il momento di difficoltà spinge al <strong>consociativismo</strong>.</p>
<p>Il mio maestro e regista<strong> Gabriele Vacis</strong> dice sempre agli attori che un oggetto che cade, un vestito che impaccia, un qualsiasi impedimento sulla scena non deve mai essere considerato un ostacolo, ma un&#8217;opportunità per avere un&#8217;idea scenica o per dare veridicità alla scena che si sta interpretando.<strong> L&#8217;ostacolo può essere un&#8217;opportunità</strong>, che bella intuizione.  Trasferendo questo ragionamento al momento attuale di crisi, credo che le difficoltà economiche spingeranno necessariamente la gente a cercare nuove soluzioni attraverso una maggiore apertura <strong>agli altri</strong>, a mettersi in rete, a consociarsi, a condividere.</p>
<p>E&#8217; vero che il verbo preferito dagli italiani è &#8220;arrangiarsi&#8221;, un verbo riflessivo che manifesta chiusura, ma forse partendo da qui potremmo cominciare a pensare di <strong>arrangiarci tutti insieme</strong>. Questa crisi può diventare l&#8217;opportunità di pensare a nuovi modelli produttivi ma anche a nuovi modelli di vita. Certo, i banchieri-governanti ci stanno dicendo che le crisi avvengono perché il mercato non è sano. Ma io credo che <strong>il mercato sia come il comunismo</strong>: sulla carta funziona tutto ma poi sono gli uomini a metterlo in pratica e gli uomini portano nei meccanismi sociali tutti i loro difetti.</p>
<p>I <strong>gruppi di spesa</strong> organizzati, nati per risolvere impacci economici e di organizzazione della vita, non risolvono solo quello, sono portatori di istanze che come le ciliegie si attirano l&#8217;una con l&#8217;altra; ad esempio ci hanno fatto pensare che è possibile un modello di vita nel quale senza perdere del tutto le nostre abitudini e i nostri ritmi, possiamo mangiare in modo più sano. E possiamo scambiare informazioni nutrizionali con molta gente, anche se non ci aggiriamo disperati tra gli scaffali di un supermercato. <strong>Un&#8217;intuizione</strong> può portarne con sé altre cento, forse dobbiamo spremere le meningi tutti e cercare di farci venire nuove idee, uscire dagli schemi ormai consunti del mercato.</p>
<p>Abbiamo ora due scelte: o approfittiamo di questo momento per <strong>metterci in rete</strong>, per cercare nuovi spunti e nuovi modelli di società, rinunciando a ciò che abbiamo acquisito per tentare di guadagnare terreno in campi che ora non frequentiamo, oppure continuiamo a lamentarci cercando di &#8220;arrangiarci&#8221; al meglio attraverso conoscenze e truffe varie. La prima ipotesi credo sia portatrice di civiltà, la seconda mi sembra un grosso passo indietro.</p>
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		<title>Federalismo: l&#8217;abisso tra Calamandrei e la Lega</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 09:19:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Natalino Balasso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono fitte in questi giorni le discussioni con gli amici, quelli veri, oppure quelli virtuali, ad esempio di Facebook. Ci sentiamo tutti come ad una vigilia. Si parla di politica. E per quanto possa essere consolatorio discutere con chi la pensa come te, arricchisce molto anche discutere con chi non la pensa come te o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono fitte in questi giorni le discussioni con gli amici, quelli veri, oppure quelli virtuali, ad esempio di Facebook. Ci sentiamo tutti come ad una vigilia. Si parla di <strong>politica</strong>. E per quanto possa essere consolatorio discutere con chi la pensa come te, arricchisce molto anche discutere con chi non la pensa come te o con chi la pensa esattamente al contrario. In tutto questo mare virtuale di idee, confuse certo, ma anche interessanti e però indistinguibili e a volte chiassose, sembra difficile udire le voci che aggiungono qualcosa. Le voci che <strong>aggiungono un&#8217;idea</strong>, una sensazione, senza gridare, senza voler essere accattivanti, senza eccitare.</p>
<p>Una di queste voci a mio avviso è quella di <strong>Piero Calamandrei</strong>, uomo dell&#8217;800, morto nel 1956, costituzionalista e del quale si può dire senza abusare dell&#8217;espressione &#8220;libero pensatore&#8221;. Ad esempio leggo dall&#8217;instant book di fresca pubblicazione <em>Lo Stato siamo noi </em>(Chiarelettere) ciò che lui dice del <strong>federalismo</strong>: <em>&#8220;La libertà è indivisibile, basta che sia minacciata in una sola città, perché subito si trovi in pericolo in tutti i continenti&#8230; I popoli saranno veramente liberi quando si sentiranno anche giuridicamente &#8220;interdipendenti&#8221;. Il federalismo, prima che una dottrina politica, è la espressione di questa raggiunta coscienza morale della<strong> interdipendenza della sorte umana</strong>&#8220;</em>.</p>
<p>Quando leggo questo penso alla distanza abissale con chi parla oggi di federalismo che parte dall&#8217;idea esattamente opposta, di compartimenti stagni, penso all&#8217;illustre trevigiano Gentilini che a dispetto del proprio cognome ha dichiarato: <em>&#8220;Voglio eliminare tutti i figli dei zingari&#8221;</em>, penso al leghista Cavallotto, che in Liguria gioisce perché l&#8217;alluvione fa sgomberare i campi nomadi, penso che costoro <strong>non abbiano capito nulla </strong>del federalismo di cui si riempiono la bocca e che spesso anche noi usiamo frasi e parole copiaeincolla senza averle capite.</p>
<p>Parlando dell&#8217;Italia come di una &#8220;Repubblica pontificia&#8221;, lui che ha fatto parte dell&#8217;assemblea costituente dice che <em>&#8220;se si dovesse poi scoprire che in Italia i cittadini professanti una certa religione hanno diritti maggiori degli altri, o che i cittadini seguaci di una certa opinione politica hanno diritti minori degli altri o addirittura non ne hanno alcuno, bisognerebbe allora concludere che la <strong>democrazia scritta sulla Carta costituzionale</strong> è una menzogna&#8221;</em>. Non posso non pensare alle mille disparità che questo Paese è riuscito a mettere insieme nei 60 anni che sono trascorsi da quando Calamandrei diceva questo.</p>
<p>Certo, può sembrare retrò ascoltare una voce dell&#8217;800 per cercare strumenti adatti ad affrontare i complicati temi che ci stanno davanti, ma quando un Paese va in retromarcia, credo che occorra <strong>ascoltare anche le voci di chi ci ha preceduti </strong>e non è stato ascoltato da chi ha provocato il disastro che abbiamo davanti agli occhi.</p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/11/federalismo-labisso-calamandrei-lega/169970/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
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		<title>Perché do 10 euro a Santoro</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 07:51:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Natalino Balasso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La lunga pausa estiva ha aiutato i più recidivi a capire che la tv non è fatta di 6 o 7 canali. C&#8217;è qualcosa di più nel satellite e nel digitale. Qualcosa certo, non molto, perché molti canali non sono che la fotocopia di altri e in fondo il pubblico &#8220;generalista&#8221; fa ancora gola alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La lunga pausa estiva ha aiutato i più recidivi a capire che <strong>la tv non è fatta di 6 o 7 canali</strong>. C&#8217;è qualcosa di più nel satellite e nel digitale. Qualcosa certo, non molto, perché molti canali non sono che la fotocopia di altri e in fondo il pubblico &#8220;generalista&#8221; fa ancora gola alle aziende, ma tra internet e i canali digitali, se l&#8217;offerta non si può dire &#8220;diversificata&#8221; si sta comunque diversificando il pubblico.</p>
<p>Perché è  importante che l&#8217;operazione tv di Santoro funzioni? Perché è importante che funzioni prima ancora di capire se il suo programma ci piacerà?</p>
<p>Perché può smuovere un bel po&#8217; di pensieri e può far funzionare un bel po&#8217; di teste. Primo può far passare un bello spavento a chi ritiene che la torta delle sponsorizzazioni sia un <strong>giochino blindato</strong> che non si può forzare. Secondo può dimostrare a chi ha voglia di scommettere sulla propria professionalità che le strade per accedere al pubblico non sono né segnate né scontate. Terzo, può dimostrare che non sempre il circuito dei media &#8220;minori&#8221; deve fare da trampolino per accedere ai media &#8220;maggiori&#8221; ma può avere una vitalità autonoma sia come meccanismo comunicativo che come linguaggio.</p>
<p>Non so se il nuovo programma di Santoro mi piacerà. Ultimamente non mi piaceva e lo preferivo quando proponeva tesi proprie a quando ha ceduto al meccanismo &#8220;ballarò&#8221; con discussioni tra maggioranza e opposizione e lo studio si è riempito di politici.</p>
<p>In ogni caso penso sia doveroso fare di tutto perché questo programma funzioni, perché è un&#8217;idea che non si lega a un canale, a un sito, a un mezzo comunicativo, ma è fatto da gente che ha capito (forse forzatamente) che il mondo della comunicazione si è evoluto e sarebbe ora che ci evolvessimo anche noi fruitori spesso troppo passivi della comunicazione vetero-televisiva.</p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/01/perche-do-10-euro-a-santoro/167707/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p><strong><a href="http://www.serviziopubblico.it/" target="_blank">www.serviziopubblico.it</a></strong></p>
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		<title>Tu quoque ilfattoquotidiano.it?</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 13:19:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Natalino Balasso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro ilfattoquotidiano.it, Molti della vostra redazione hanno chiara in mente l&#8217;equazione di Noam Chomsky secondo cui la funzione dei giornali funzionali al potere è quella di distrarre i lettori dal nucleo, dall&#8217;essenza distillata dei fatti che si raccontano. Leggo un vostro articolo il cui solo titolo, devo ammetterlo con raccapriccio, mi fa venire i brividi: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro ilfattoquotidiano.it,</p>
<p>Molti della vostra redazione hanno chiara in mente l&#8217;equazione di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Noam_Chomsky" target="_blank">Noam Chomsky</a></span> secondo cui la funzione dei giornali funzionali al potere è quella di <strong>distrarre </strong>i lettori dal nucleo, dall&#8217;essenza distillata dei fatti che si raccontano. Leggo un vostro articolo il cui solo titolo, devo ammetterlo con raccapriccio, mi fa venire i brividi: <em>&#8220;<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/17/dalla-val-di-susa-alla-guerriglia-di-roma-ecco-il-piano-organizzato-dei-violenti/164295/" target="_blank">Dalla Val di Susa alla guerriglia di Roma. Ecco il piano organizzato dei violenti</a></span>&#8220;</em>.</p>
<p>La cosa che trovo un po&#8217; triste di questo articolo, che avete pubblicato ieri, è l&#8217;equazione che unisce i cortei e i movimenti come i No Tav, che sono nella grande maggioranza ambientalisti e localisti democratici, oltraggiati dalla finanza e da governi corrotti come succede al popolo greco, oltraggiati da questa &#8220;politica-verminaio&#8221; (copyright: Ida Dominijanni, <em>il Manifesto</em>) come le centinaia di migliaia di persone che sfilavano a Roma: tutti accomunati nel roveto della violenza e del <strong>terrorismo</strong>.</p>
<p>L&#8217;articolo, seguendo la falsariga di <em>Repubblica </em>e del <em>Corriere della Sera</em>, lega tutti, questi luoghi e queste genti, con un filo rosso che sa di terrore e di allenamenti alla guerriglia.</p>
<p>Non conosco i fatti così da vicino da poter giurare che non ci siano degli <strong>esaltati </strong>che si allenano alla guerriglia urbana e magari che ci sia persino qualcuno che per allenarsi sceglie, guarda caso, proprio i terreni della protesta democratica o della protesta disperata contro il sopruso del potere. Non voglio per un istante mettere in dubbio questo. Di assai dubbio gusto è invece tracciare una mappa che vuole significare una cosa sola: i luoghi in cui si protesta in maniera sacrosanta per i diritti a un territorio migliore, ad una migliore società, a una politica meno corrotta, a una finanza meno parassita, sono proprio i luoghi ideali per le esercitazioni terroristiche. Con in più la ciliegina sulla torta di inserire nel novero degli <em>&#8220;<strong>esperti della piazza</strong>, con un curriculum penale di tutto rispetto&#8230; un giovane di 22 anni già denunciato per aver preso parte ad un rave in passato&#8221;</em>.  Mi rendo conto che si possa essere definiti<em> &#8220;esperti&#8221;</em> a 22 anni e che aver partecipato a un rave in passato sia cosa davvero sospetta e molto più sospetta che aver fatto un festino a Palazzo Grazioli, ma questo precedente a mio avviso fa di un giovane un<em> &#8220;esperto della piazza&#8221;</em> alla stessa stregua di un venditore di fiori al semaforo.</p>
<p>Che la stragrande maggioranza dei media si sarebbe buttata a fotografare il dito dei teppisti invece che la luna delle proteste era da prevedersi, che vada evitato il pericolo che le violenze generino movimenti terroristici in un paese emotivo come il nostro è chiaro. Ma che anche voi, proprio voi, sareste caduti nella trappola della <strong>Distrazione di Massa</strong>, beh, davvero non me lo aspettavo.</p>
<p><strong>La risposta di Peter Gomez, direttore de ilfattoquotidiano.it:</strong></p>
<p>Caro Natalino,</p>
<p>Ho riletto con attenzione l&#8217;articolo che tu critichi e devo dire che non sono d&#8217;accordo con le tue considerazioni. Questo giornale web ha sempre dato conto, al contrario di molti altri, delle ragioni di chi protesta in Val Susa e in molti casi le ha anche esplicitamente condivise. Noi però siamo giornalisti, anzi cronisti, e dobbiamo riportare per prima cosa i <strong>fatti</strong>. Anche quando non ci piacciono.</p>
<p>È indubbio che in piazza a Roma tra chi ha usato la violenza ci fossero anche più persone che avevano partecipato agli scontri con la polizia intorno ai cantieri Tav. E questa è una notizia, <strong>verificata sul campo </strong>dai nostri giornalisti, su cui era giusto fare un titolo. In molti altri articoli e post è invece stato sottolineato come il corteo, formato da decine di migliaia di persone, fosse una cosa diversa e come i violenti abbiano ottenuto il risultato di oscurarne le (per noi buone) ragioni. Anzi, sulla questione dell&#8217;oscuramento del corteo da parte delle azioni dei violenti abbiamo pubblicato un grande titolo di primo piano.</p>
<p>Un giornale è un <strong>prodotto collettivo</strong>, fatto di più pezzi e più titoli, e secondo me va giudicato nel suo complesso. Quindi se è vero che citare tra i precedenti di chi ha <em>&#8220;un curriculum penale di tutto rispetto&#8221; </em>anche un giovane denunciato per aver organizzato un rave è un&#8217;imprecisione (ma la frase voleva riferirsi all&#8217;insieme dei fermati), non è vero dire che a 22 anni non si può avere una lunga esperienza di scontri di piazza. Chi, come me, ha condotto sul campo molte inchieste sugli ultras del calcio, può per esempio testimoniare, come anche a venti anni c&#8217;è chi sa benissimo come comportarsi (male) con le forze di polizia.</p>
<p>Insomma, accade e può accadere, che qui si facciano degli errori. Non penso invece che sia vero che ilfattoquotidiano.it, nel caso della manifestazione di sabato, sia caduto <em>&#8220;nella trappola della Distrazione di Massa&#8221;</em>. Abbiamo riportato, in buona fede, i fatti. Abbiamo gerarchizzato le notizie valutando come più importanti, visto che ci sono state ore e ore di guerriglia, quelle sugli scontri. Ma abbiamo anche documentato<strong> tutto il resto della protesta</strong>. Certo, avremmo di gran lunga preferito poter fare il contrario. Ci sarebbe piaciuto poter scrivere che a Roma si era svolta una gigantesca e pacifica manifestazione di massa, durante la quale,  al massimo, si era verificato qualche piccolo incidente. Ci sarebbe piaciuto, ma non si poteva. Perché siamo giornalisti. E per noi le <strong>notizie </strong>vengono prima di ogni altra cosa.</p>
<p>Con amicizia<br />
Tuo</p>
<p>Peter Gomez</p>
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		<title>Caro Pd, la &#8220;Lingua Veneta&#8221; non esiste</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Oct 2011 10:06:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Natalino Balasso</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella confusione totale che governa il Paese, un Paese in cui governanti pagati con soldi pubblici scelgono le politiche in base alle direttive di una Banca Privata (la Bce) ci si mette anche il localismo di <strong>sinistra </strong>ad offuscare un quadro già abbastanza surreale di per sé. Il concetto è: se la <strong>Lega </strong>dicendo stupidaggini vince, proviamo a dirne anche noi.</p>
<p>Nel Comune di Albignasego (provincia di Padova) un consigliere comunale del Pd propone che sia permesso a chi lo vuole, nei Consigli comunali e nelle sedute pubbliche, di parlare in <strong>&#8220;Lingua Veneta&#8221;</strong>, avete capito bene, proprio quella lingua propugnata dalla Lega (veneta) e i cui studi sono sovieticamente foraggiati dalla Regione con la solita solfa dell&#8217;identità, e che non esiste al pari della Padania.</p>
<p>Perché forse quello che <strong>Mirco Cecchinato</strong> del Pd, così pronto a seguire la Lega sui suoi stessi errori, non ha ancora capito è che il dialetto che parla lui, probabilmente una specie di padovano, non può essere la stessa lingua che parla un bellunese, non ha ancora capito che in Veneto c&#8217;è una lingua che si chiama veneziano e una<strong> miriade di dialetti </strong>come un po&#8217; in tutte le regioni.</p>
<p>Perché dunque un esponente di paese del Pd parla di &#8220;Lingua Veneta&#8221; al pari dei linguisti leghisti? Forse non sa che un vicentino non capisce quello che dice un rovigotto (o rodigino)? Che i veronesi capiscono molto male il trevigiano? E&#8217; davvero bizzarro che una regione che convince i propri cittadini sulla base del settarismo e della divisione, poi cerchi unità e <strong>coesione proprio dove non può esserci</strong>.</p>
<p>Sul piano linguistico la difesa delle minoranze e del localismo non esiste più, si cerca un esperanto che non esiste in natura. Ed è altrettanto curioso che mentre su altri piani (ad esempio quello economico) si vuole lasciar parlare gli esperti (cioè gli economisti, insomma, quelli che non ne hanno azzeccato una negli ultimi anni) in ambito linguistico invece gli esperti non vengono interpellati, all&#8217;improvviso <strong>i politici diventano tutti linguisti</strong>.</p>
<p>Io non sono un linguista, potrei sbagliarmi, ma non credo: vorrei mi venisse citato <strong>un solo libro</strong> scritto in questa fantomatica &#8220;Lingua veneta&#8221; dal &#8217;500 ad oggi, perché non me ne viene in mente nemmeno uno, vorrei capire le regole di una lingua che per dire &#8220;sai?&#8221;, a Padova dice &#8220;seto?&#8221; a Venezia dice &#8220;sastu?&#8221; a vicenza dice &#8220;setu?&#8221; e nella bassa dice &#8220;sato?&#8221; e via di questo passo. Insomma una lingua senza regole ma piena di eccezioni.</p>
<p>Mirco Cecchinato dice che non vuole seguire la Lega sul suo terreno. Crediamogli, ma, a parte che se la segue arriva davvero in ritardo, che un esponente del Pd dica <em>&#8220;La televisione ha trasformato i nostri giovani in italiani&#8221;</em> <strong>a me preoccuperebbe non poco</strong> se votassi Pd e abitassi ad Albignasego.</p>
<p>Insomma, persa l&#8217;occasione coi disastri governativi di affermare una solida alternativa politica, le opposizioni si buttano alla rinfusa a tentare di conquistare un terreno ormai fin troppo molliccio. Parliamo perciò tutti i dialetti e le lingue che vogliamo, purché nelle sedute pubbliche ci rendiamo comprensibili, ma non parliamo per favore <strong>lingue inventate</strong>!</p>
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		<title>I forcaioli con lo spritz</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Sep 2011 15:33:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Natalino Balasso</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; il 14 settembre. Siamo fuori Padova. Un ladro sfugge ai carabinieri col motorino rubato. Si butta nel Brenta ma non sa nuotare. Muore annegato. Quel ladro ha commesso due errori: il primo è stato scegliere, così giovane, la morte anziché la galera, il secondo è stato nascere in Moldavia. Si, perché <strong>Ruslan Moisei</strong>, di anni 23, in questo modo non avrà pace neanche da morto. Essere moldavo e morire braccati in Veneto è un errore. <strong><span style="text-decoration: underline;"><em><a href="http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2011/09/16/news/ladro-annegato-nel-brenta-cinismo-e-insulti-nei-commenti-sul-web-4972545" target="_blank">Il Mattino di Padova</a></em></span></strong> ne ha dato notizia e sul sito in rete fioccano commenti che vanno da <em>&#8220;San Brenta&#8221; </em>a <em>&#8220;Uno di meno&#8221;</em>. E tutto il discorso si sposta sul tema<em> &#8220;Io non sono razzista ma ne abbiamo le palle piene&#8221;</em>.</p>
<p>Ora, ripetendo per l&#8217;ennesima volta che non si capisce perché per un imprenditore che truffa o un politico che intasca bustarelle si debbano coniare termini come &#8220;concussione&#8221; e &#8220;corruzione&#8221;, mentre per uno che ruba nelle macchine, anche quando lo fa per la prima volta, si dice che è un ladro, la <strong>deriva morale e culturale </strong>della nostra società si fa sempre più evidente. Così come non si capisce come si possa invidiare politici corrotti e cocainomani e diventare all&#8217;improvviso moralisti e forcaioli quando si tratta di un disgraziato. Il problema è che anche i giornali sembrano perdere il senso dei fatti. E il fatto è che un giovane di 23 anni è morto.</p>
<p>Rubava nelle macchine perché non aveva a disposizione tecniche come l&#8217;evasione fiscale o la prostituzione ai politici o amicizie nei consigli d&#8217;amministrazione. <strong>Rubava in una nazione di ladri</strong>. Ma per la gente per bene, i cui furti quotidiani non sono classificati come roba da ladri, che si vanta di essere cinica e lo può essere, era un ladro speciale che meritava di morire. A quanto pare sui giornali In internet se scrivi &#8220;cazzo&#8221; sei passibile di censura, ma se dici che è un bene che un ragazzo di 23 anni sia morto e che anzi dovrebbero morire tutti quelli come lui, nessuno ti dice niente.</p>
<p>Da queste parti è nato <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Felice_Maniero" target="_blank">Felice Maniero</a></span></strong>, il pluriomicida che oggi è libero perché aveva un po&#8217; di cose da raccontare. Da queste parti, qualcuno ne parla ancora bene, perché faceva delle belle feste.</p>
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		<title>Sanità leghista in Veneto: soldi pubblici ai privati</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Aug 2011 09:46:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Natalino Balasso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vedo su Youtube un recente servizio del tgR della Rai sulla sanità nella Regione Veneto, settore in mano ad amministratori leghisti da qualche anno a questa parte. L&#8217;assessore alla sanità della Provincia di Rovigo (e qui invito gli spiritosi ad astenersi sul tema Rovigo Provincia) Guglielmo Brusco denuncia una delibera del 2007 a firma Zaia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=N_3cKX2peyA&amp;feature=player_embedded" target="_blank">Vedo su </a></span><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=N_3cKX2peyA&amp;feature=player_embedded" target="_blank">Youtube</a></span></em><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=N_3cKX2peyA&amp;feature=player_embedded" target="_blank"> un recente servizio del </a></span><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=N_3cKX2peyA&amp;feature=player_embedded" target="_blank">tgR</a></span></em><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=N_3cKX2peyA&amp;feature=player_embedded" target="_blank"> della </a></span><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=N_3cKX2peyA&amp;feature=player_embedded" target="_blank">Rai</a></span></em><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=N_3cKX2peyA&amp;feature=player_embedded" target="_blank"> sulla </a></span><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=N_3cKX2peyA&amp;feature=player_embedded" target="_blank">sanità nella Regione Veneto</a></span></strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=N_3cKX2peyA&amp;feature=player_embedded" target="_blank">, </a></span>settore in mano ad amministratori leghisti da qualche anno a questa parte. L&#8217;assessore alla sanità della Provincia di Rovigo (e qui invito gli spiritosi ad astenersi sul tema Rovigo Provincia)<strong> Guglielmo Brusco </strong>denuncia una delibera del 2007 a firma Zaia (allora assessore alla sanità), che regala bei soldoni alle cliniche private in cambio di minori ricoveri. Cosa significa? Significa che se tu fai meno ricoveri rispetto al 2005 prendi un bonus. Ma qui sorge un problema di aritmetica: se il bonus serve ad incentivare un risparmio, può l&#8217;entità del bonus superare l&#8217;entità del risparmio? In altre parole, questa geniale delibera creerebbe <strong>sprechi</strong> anziché risparmi. Secondo un calcolo di Brusco, nell&#8217;arco di 4 anni sono stati erogati oltre 200 milioni di euro che sembrerebbe una cifra ben minore rispetto al risparmio ottenuto, cifra che, non dimentichiamolo va a discapito della sanità pubblica, settore che in veneto è di ottimo livello e potrebbe esserlo anche di più. Insomma, in quattro anni, gli assessori leghisti hanno distribuito 200 milioni pubblici, pagati coi soldi di tutti, in mani private.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.rovigooggi.it/articolo/2011-02-18/qualcuno-lo-ascolta/" target="_blank">E&#8217; stata chiamata in causa la</a></span><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.rovigooggi.it/articolo/2011-02-18/qualcuno-lo-ascolta/" target="_blank"> Corte dei Conti </a></span></strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.rovigooggi.it/articolo/2011-02-18/qualcuno-lo-ascolta/" target="_blank">e se ne saprà qualcosa di più</a></span>. Ma ciò che io mi chiedo è perché mai <strong>stampa e televisione</strong>, così alacri nel riferire dei sacrifici economici dei poveri ventenni milionari del nostro campionato di calcio, non abbiano affrontato analisi di <strong>approfondimento</strong> di questo caso. In un periodo in cui si invitano gli stipendiati a 1000 euro a &#8220;<em>fare sacrifici</em>&#8221; come se prima non li facessero già, anche una previsione sbagliata può trasformarsi in uno spreco e certi sprechi potrebbero essere visti come non del tutto &#8220;<em>fortuiti</em>&#8220;.</p>
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		<title>Sì ai McDonald&#8217;s, no ai Kebab</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Aug 2011 14:16:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Natalino Balasso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari amici di Cittadella in provincia (molto in provincia) di Padova, per chi ama la carne il kebab è una trovata alimentare davvero buona, privarvi di questa opportunità non è solo stupido, è anche una possibilità di conoscenza in meno. Perché conoscere i cibi significa conoscere le persone. La giunta leghista di Cittadella, privando quelli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari amici di Cittadella in provincia (molto in provincia) di Padova, per chi ama la carne il kebab è una trovata alimentare davvero buona, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/veneto/2011/08/05/visualizza_new.html_758308276.html" target="_blank">privarvi di questa opportunità</a></span> non è solo stupido, è anche una possibilità di conoscenza in meno. Perché conoscere i cibi significa conoscere le persone. La giunta leghista di Cittadella, privando quelli che (immagino senza costrizione alcuna) vogliono assaggiare un cibo diverso da quelli della propria zona, non credo riuscirà davvero a dare &#8211; come dicono loro &#8211; un &#8220;giro di vite&#8221; alle abitudini esterofile che tanto minano l&#8217;identità delle persone di Cittadella. La motivazione principale (ma anche un bambino immagina che non è quella) è che &#8220;Non sono certo alimenti che fanno parte della nostra tradizione e della nostra identità&#8221;.</p>
<p>Io vorrei fare una proposta alle amministrazioni venete che si riempiono la bocca con parole di cui non conoscono il significato, di smetterla di tirare fuori l&#8217;identità. <strong>Cosa sarebbe dunque l&#8217;identità dei cittadini di Cittadella?</strong> Forse i suv tedeschi o giapponesi? Forse le pizzerie napoletane? O si hanno notizie di pizzerie celtiche a Cittadella? Cosa rende peculiari i cittadini di Cittadella da doverli definire quasi identici, forse i ristoranti che preparano pesce di mare? Sono cibi tradizionali il limoncello o l&#8217;ananas servito a fine pasto? Perché questi coraggiosi sindaci così bravi a fare i forti coi deboli non chiudono i McDonald&#8217;s? Perché non chiudono i pub che vendono birre irlandesi? o tedesche? Persino lo spritz non è di origine italiana e, diciamolo pure, fa veramente male al fegato. Io mi chiedo se ad esempio gli abitanti di Saronno debbano passare il proprio tempo a mangiare amaretti e bere liquore o se gli abitanti di Battipaglia debbano mangiare tutti i giorni mozzarella. E sono davvero preoccupato per il fegato degli abitanti di Prosecco. La biodiversità sarebbe un miraggio con queste idee. Cari amministratori leghisti di Cittadella, cercate nei vostri vecchi sussidiari di quinta elementare, lì troverete scritto che <strong>l&#8217;uomo è onnivoro</strong>.</p>
<p>Sicuramente ci saranno altre nazioni civili che vietano la preparazione di ricette di origine straniera al proprio interno. Mi sono messo alla ricerca, devo dire che ho trovato l&#8217;Iran e alcune simpatiche combriccole di talebani. Ecco, amministratori di Cittadella, vi ritenete in buona compagnia?</p>
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		<title>L&#8217;arroganza degli umili</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 07:29:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Natalino Balasso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In una lettera a una rivista anarchica degli anni &#8217;20, un lavoratore socialista si scagliava contro il lavoro alle donne. La donna, diceva, è fatta per stare accanto al focolare, non per rubare il lavoro all&#8217;uomo. Vien da chiedersi come potesse un uomo che predicava l&#8217;uguaglianza sociale propugnare allo stesso tempo una tale diseguaglianza. E come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In una lettera a una rivista anarchica degli anni &#8217;20, un lavoratore socialista si scagliava contro il lavoro alle donne. La donna, diceva, è fatta per stare accanto al focolare, non per rubare il lavoro all&#8217;uomo. Vien da chiedersi come potesse un uomo che predicava <strong>l&#8217;uguaglianza sociale</strong> propugnare allo stesso tempo una tale diseguaglianza. E come possiamo essere un po&#8217; tutti così progressisti a parole e così reazionari nei fatti? Così umili nelle intenzioni e così arroganti nella realtà?</p>
<p>Si potrebbe partire dallo schema di Laborit, il quale affermava che di fronte a un tentativo di dominanza ci sono tre possibilità: <strong>sottomissione</strong>, lotta, fuga. In base a questo schema il potere non esisterebbe se non ci fosse molta gente disposta alla sottomissione. Ma come può il potere di pochi tenere sotto scacco tanta gente? Credo che ciò avvenga attraverso la geniale invenzione della gerarchia.</p>
<p>La <strong>gerarchia </strong>è un astuto stratagemma per moltiplicare a cascata il meccanismo di dominanza-sottomissione. A parte il vertice, tutti sono sottomessi, ma tutti hanno l&#8217;illusione di dominare qualcun altro, via via, fino agli ultimi in un meccanismo che dà l&#8217;illusione della libertà, ma che visto da lontano ci rimanda l&#8217;immagine di una guerra di tutti contro tutti.</p>
<p>Probabilmente gli esseri umani hanno cominciato a collaborare tra loro quando hanno compreso che collaborare è più utile che lottare. La <strong>collaborazione</strong>, il lavoro comune, è l&#8217;unico meccanismo che permette di sfuggire alla trappola delle tre opzioni: sottomissione-lotta-fuga. La collaborazione estromette dalla società l&#8217;idea di dominanza e di privilegio. Ma la classe dei privilegiati dominanti, da sempre la più potente, allo scopo di tenersi in vita cercherà sempre di rendere ostico il concetto di collaborazione ed esaltare il culto della persona. Ecco perché, nonostante sia sconveniente ai più, il vecchio e rugginoso sistema dominanza-sottomisisone torna a più riprese in auge corroborato da amplificatori sociali regolati ad arte per invitare alla lotta o alla sottomissione.</p>
<p>A tutti i livelli, in ogni classe sociale, anche tra i più umili, vengono creati <strong>miti </strong>che spingono tutti nella trappola a suon di coraggio, di fierezza, di sicurezza, di ordine, di patriottismo, di concorrenza, di speranza, di onore, di ambizione, di avidità e di altri euforizzanti sociali.</p>
<p>Chi non entra nella trappola ha la possibilità della <strong>fuga </strong>attraverso l&#8217;espatrio, il suicidio, la droga, il misticismo e alcuni tipi di malattia mentale.</p>
<p>Fino al giorno in cui non avremo compreso veramente l&#8217;utilità del lavoro comune, fino a quando non difenderemo questa opzione dagli assalti del meccanismo dominanza-sottomissione, saremo vittime e compici dell&#8217;<strong>arroganza dei potenti</strong>.</p>
<p>Secondo me è per questo motivo che un socialista può essere maschilista, un sindacalista può essere mafioso, un prete può essere avido, un comunista può essere fascista.</p>
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		<title>Lettera a Luigi Meneghello sulla &#8220;cultura&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jul 2011 15:38:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Natalino Balasso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro Gigi, lo so che secondo la tua professione di lucido ateismo, ora che sei morto, sei convinto di non esistere più. Io ti voglio scrivere lo stesso, un po&#8217; perché mi rimproveravi di non farlo, un po&#8217; perché c&#8217;è una cosa che ti devo dire. Tu hai reso noto il tuo paese natale: Malo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Meneghello" target="_blank">Gigi</a></span>, lo so che secondo la tua professione di lucido ateismo, ora che sei morto, sei convinto di non esistere più. Io ti voglio scrivere lo stesso, un po&#8217; perché mi rimproveravi di non farlo, un po&#8217; perché c&#8217;è una cosa che ti devo dire. Tu hai reso noto il tuo paese natale: <strong>Malo</strong>, grazie al tuo celebre romanzo e a Malo riposi, nel cimitero del paese. E&#8217; giusto quindi che tu sappia che il tuo paese natale <strong>non ha più un assessorato alla cultura</strong>. Eppure c&#8217;è una biblioteca i cui responsabili si danno molto da fare, ci sono le scuole, ci sono gruppi di lettura e di canto. Si organizzano ogni anno interessanti iniziative culturali. Al posto dell&#8217;assessorato c&#8217;è un&#8217;istituzione (bisognava pur assicurare un posto all&#8217;assessore mancato) con tanto di Consiglio di amministrazione che gestisce un bel po&#8217; di denari e che ha un filo diretto col sindaco il quale tra l&#8217;altro si occupa anche dell&#8217;identità veneta. Così come l&#8217;assessore all&#8217;ecologia e all&#8217;ambiente si occupa anche della sicurezza.</p>
<p>Ma non c&#8217;è più l&#8217;assessorato alla cultura perché vedi, Gigi, qualcuno deve aver preso sul serio quello che diceva quel tizio e cioè che <strong>con la cultura non si mangia</strong>, ora si mangia con l&#8217;identità e quando si è trattato di scegliere (c&#8217;erano troppi assessorati) quale assessorato eliminare, ci si è guardati in faccia e ci si è detti: chi facciamo fuori? Non certo il settore caccia, visto che i voti dei cacciatori sono importanti e poi, a cosa serve il teatro o il cinema in fondo? A cosa servono i libri? Si mangia col teatro? Con la letteratura? Ci si diverte un po&#8217; e basta. Tu potresti replicarmni con la domanda &#8220;a cosa serve la caccia?&#8221;. Dovrai ammettere che per lo meno con la caccia si mangia, anche se si mangia cacciagione che diciamocelo pure, è <strong>anche un po&#8217; rincoglionita</strong>, uccelli di allevamento liberati e disorientati.</p>
<p>Io non credo Gigi che questo avvenga perché a Malo c&#8217;è la Lega.</p>
<p>Anzi, mi stavo proprio chiedendo: e se avessero ragione loro? Diciamoci la verità, se quello che fa l&#8217;assessorato alla cultura è organizzare il concerto dei Pooh o la notte bianca o lo spettacolo dell&#8217;ultimo nome di moda televisivo senza nemmeno premurarsi di rientrarci coi soldi, se organizza grazie agli sponsor incontri in cui si parla dei suddetti sponsor, se quello che conta è far lavorare qualcuno, con iniziative tipo <strong>spendere 70.000 euro per i fuochi d&#8217;artificio</strong>, se parlo di Zanzotto e mi chiedono in che squadra gioca, se il festival shakespeariano di Verona presenta come spettacolo di punta uno Shakespeare interpretato dai cabarettisti di Zelig, a cosa serve l&#8217;assessorato alla cultura? Qualunque Pro Loco può organizzare robetta del genere. Quando si parla dei tagli alla cultura tutti si premurano di dimostrare che la cultura porta profitto, ma perché? <strong>Ma chi l&#8217;ha detto che tutto deve portare profitto</strong>, quando sappiamo che non è vero? Perché la missione in Afganistan non porta profitto, il Ponte sullo Stretto non porterebbe profitto, ormai persino l&#8217;alta velocità porterebbe ben poco profitto, perché proprio la cultura dovrebbe essere obbligata a portare profitto?</p>
<p>Oltretutto, quando penso alla cultura, non so perché, mi viene in mente il vecchio loggionista del teatro dell&#8217;opera che conosce i libretti a memoria e ha la quinta elementare, il giardiniere che conosce tutte le piante che vede, il meccanico che sa come funziona una macchina, il dilettante che sta coi piedi in laguna una vita e scopre che Venezia è stata romana. Quella cultura identificava un paese, non c&#8217;era bisogno di assessorati all&#8217;identità, di camicie verdi, di loghi inventati, di terre da libri fantasy come la Padania. <strong>Quella cultura non esiste più</strong>. Non c&#8217;è più la cultura Gigi e ormai, vedi anche tu che gli unici ai quali non riesce di darla a bere sono i morti. Un altro morto, Pier Paolo Pasolini, direbbe alla nazione &#8220;sprofonda nel tuo bel mare, libera il mondo&#8221;. Io mi limiterei a dire che il problema dei fondi alla cultura non si pone, perché siamo già riusciti da tempo nell&#8217;impresa di abolire la cultura.</p>
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		<title>Ecologisti con la Volvo</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jun 2011 15:41:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Natalino Balasso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lucia è una bella ragazza, ha gli occhi verdi e una faccia solare, come si dice. E solare lo è veramente, ama i campi di pannelli fotovoltaici, ammesso che si possa amare un campo di pannelli fotovoltaici. Ama l&#8217;energia del vento come si può leggere anche sull&#8217;adesivo posto nel vetro posteriore della sua bella Volvo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lucia è una bella ragazza, ha gli occhi verdi e una faccia solare, come si dice. E solare lo è veramente, ama i campi di <strong>pannelli fotovoltaici</strong>, ammesso che si possa amare un campo di pannelli fotovoltaici. Ama l&#8217;energia del vento come si può leggere anche sull&#8217;adesivo posto nel vetro posteriore della sua bella Volvo. Lucia ama la semplicità e rispetta gli animali, usa insetticidi ecologici e mangia verdure <strong>biologiche</strong>. Non sapevo esistessero anche verdure non biologiche.</p>
<p>Lucia ama la campagna, anche se non ci ha mai lavorato, quando passa un week end nella casa della nonna, taglia due fette di salame, le appoggia su un tovagliolino di carta e le mangia con gusto. Poi estrae dalla borsetta una <strong>salvietta disinfettante</strong> e se la passa con cura sulle mani. Non prende mai il caffé dalla nonna, non ama il caffé della moka, è troppo abituata al suo ottimo espresso in cialde di <strong>plastica</strong> che beve in bicchierini di plastica mescolandolo con palettine di plastica. Tutto riciclabile, ovviamente. Lucia abita in un appartamento di <strong>classe A</strong> con un ottimo condizionatore d&#8217;aria e un climatizzatore elettrico con umidificatore per l&#8217;inverno.</p>
<p>Lucia ha una <strong>grande coscienza ecologica</strong>.</p>
<p>Quando aggrotta le sopracciglia ricorda la nonna. La nonna pone le fette di salame su un piattino, fa il caffé con la moka e lo beve nella tazzina di <strong>ceramica </strong>che poi lava. Lava la stessa tazzina e gli stessi piattini tre o quattro volte al giorno. Usa fazzoletti di stoffa che poi lava, usa canovacci di stoffa. La nonna non ha idea di cosa sia il <strong>riciclaggio</strong>. Il cancello del suo orto era in precedenza la rete del letto. La nonna è sempre andata in bicicletta, non ha la patente. La casa della nonna non è di classe A. Non ha impianto di riscaldamento né condizionatore.</p>
<p>La nonna non ha <strong>nessuna coscienza ecologica</strong>.</p>
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		<title>Giornalismo per analfabeti</title>
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		<pubDate>Fri, 06 May 2011 08:04:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Natalino Balasso</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Per amor dello humour, riporto un paio di frasi di <strong>Domenico Scilipoti</strong>, che è uno scrigno prezioso per tutti gli amanti del grottesco, il suo repertorio è sugosissimo e dove peschi peschi bene. <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/05/scilipoti-presenta-linno-dei-responsabili-e-delira-alla-zanzara/109147/" target="_blank">A <em><strong>La Zanzara</strong></em></a></span>, la trasmissione del bilioso <strong>Cruciani </strong>su Radio 24, replicando a <strong>Parenzo </strong>che aveva definito l&#8217;inno dei Responsabili un <em>&#8220;inno che va bene per una sagra&#8221;</em>, lo Scilipoti si sfoga per diversi minuti dicendo tra l&#8217;altro: <em>“Parenzio non capisci niente, sei fuori dalla <strong>logica di Cristo</strong>. Parenzio sei un <strong>grande mediocre</strong>&#8220;</em>. In due frasi, due grandi misteri. Ora, noi abbiamo conosciuto gente fuori dalla grazia di Dio, e conoscevamo la logica di Aristotele, ma della logica di Cristo non eravamo a conoscenza. La definizione <em>&#8220;grande mediocre&#8221;</em> è un ossimoro interessante, perché la mediocrità consiste proprio nel non essere né grandi né piccoli. Mediocri lo si è e basta e, così come non si può essere tanto mediocri o poco mediocri, essere grandi mediocri è una dote che sta fuori della logica, di Cristo.</p>
<p><em>“La possibilità che Silvio Berlusconi possa salire al Quirinale fa venire i brividi”</em>, questo dice Bersani al <em>Corriere della Sera </em>e il suo pensiero mi sembra molto chiaro. Il titolo però ne sconfessa le intenzioni: <em><strong>“<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.corriere.it/politica/11_aprile_25/bersani-berlusconi-quirinale-brivido_ee69c6e6-6f44-11e0-bbe9-0230826059ec.shtml" target="_blank">Berlusconi al Quirinale? Da brivido</a></span>”</strong></em>.  Sappiamo bene che l&#8217;espressione <em>“da brivido”</em> racchiude qualcosa di positivo, di adrenalinico, quasi di giovanilistico se così vogliamo dire. Il fatto che la frase sia tra virgolette vuole indicare che la frase è stata pronunciata da qualcuno. Già, ma da chi?</p>
<p>Lezioni di giornalismo dal <em>Giornale.it</em>. Un articolo parla dei debiti del Pci trasferiti ai Ds e poi al Pd che nessuno vuole più pagare e che finiremo per pagare noi con le nostre tasse. A un certo punto, parlando del patrimonio immobiliare del Pd si dice: <em>&#8220;Un tesoro forse capace di coprire i debiti accumulati dall’</em>Unità <em>di quegli anni (ora graziosamente diretta da <strong>Concita De Gregorio</strong>, dispensatrice di lezioni su varie materie, la cui gestione non ha niente a che vedere con i vecchi debiti)&#8221;</em>. Uno si potrebbe chiedere: a che pro, se l&#8217;attuale direttrice dell&#8217;<em>Unità</em> non ha niente a che fare coi debiti, si aggiunge quella vezzeggiante e fastidiosa chiosa sulla<em> &#8220;dispensatrice di lezioni&#8221;</em>? Ovviamente per poter fare il titolo, che è: “<em><a style="text-decoration: underline; font-weight: bold;" href="http://www.ilgiornale.it/interni/il_debito_176_milioni_maestrina_concita/05-05-2011/articolo-id=521036-page=0-comments=1" target="_blank">Concita fa la maestrina, ma ha 176 milioni di debiti</a>”</em>. Sapendo che metà degli italiani, dei giornali, legge solo i titoli, quale conclusione ne trarrà quel folto numero di &#8220;lettori&#8221;?</p>
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		<title>Ecco come esportiamo la democrazia</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 13:38:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Natalino Balasso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi che il secondo Paese a introdurre le leggi razziali in Europa dispensa insegnamenti di democrazia e si prodiga nel favorire lo shopping guerrafondaio per disturbare il dittatore libico con cui poco tempo prima condivideva banchetti e prostitute, è il caso di chiedersi cosa intendiamo per &#8220;esportare la democrazia&#8221; nel mondo. La prima cosa che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi che il secondo Paese a introdurre le leggi razziali in Europa dispensa insegnamenti di democrazia e si prodiga nel favorire lo shopping guerrafondaio per disturbare il dittatore libico con cui poco tempo prima condivideva banchetti e prostitute, è il caso di chiedersi cosa intendiamo per <strong>&#8220;esportare la democrazia&#8221;</strong> nel mondo. La prima cosa che viene da pensare è che per esportare qualcosa bisogna prima possederla, ma qui il dibattito si farebbe eterno.</p>
<p>Prendiamo allora ad esempio <strong>l&#8217;Afghanistan</strong>. Il problema in Afghanistan era la democrazia o il petrolio? A gran voce il club degli &#8220;amici dei bombardieri&#8221; afferma che abbiamo esportato democrazia. Ma dunque perché il Paese, con un presidente simpatico agli americani, rimane uno dei più maschilisti del mondo? Perché Karzai sta aprendo ai talebani e ha proposto a febbraio una legge che chiuderà le case-rifugio per le donne perseguitate dalle proprie famiglie? C&#8217;è un interessante articolo di Monika Bulaj nell&#8217;edizione goriziana del <em>Piccolo</em>, che si chiede quali passi avanti siano stati fatti in Afghanistan dopo l&#8217;attacco americano del 2001 nel campo dei <strong>diritti delle donne</strong>. Le minacce di morte che di continuo subisce chi gestisce queste case-rifugio testimonia in quale clima di terrore stiano vivendo le donne in quel paese. Con la legge che chiuderà queste ultime oasi e con la ripresa della lapidazione pubblica per adulterio si chiude un&#8217;altra porta in faccia alla liberazione della donna.</p>
<p>Cito un passo di questo duro articolo:<em> &#8220;Il corpo della donna, non il territorio, è <strong>il vero campo di battaglia</strong> in Afghanistan. Le adolescenti rubate, stuprate, uccise, vendute o imprigionate col permesso della legge per pagare sgarbi tribali commessi da maschi. L&#8217;acido contro le studentesse in posti come Kandahar o il Nuristan, il veleno sparso nelle scuole femminili di Kunduz, le lettere minatorie notturne inchiodate alle porte delle famiglie di Balkh, che mandano le loro bambine a istruirsi, ragazzine che studiano di nascosto in case private</em>&#8220;. Si evince un dramma a monte: in alcuni casi il fatto che le donne si istruiscano è considerato <strong>reato </strong>e comunque disdicevole. Molte donne accettano il <strong>burqa </strong>e lo considerano necessario a causa di convinzioni religiose che le rende schiave e a causa del fatto che sono ignoranti.</p>
<p>Nessuno oggi riterrebbe di dover fare una <strong>guerra </strong>contro l&#8217;Afghanistan per il fatto che le donne in quel paese soffrono. A chi importa, ora che gli affari petroliferi sono stati ripristinati? Le leggi che autorizzano gli stupri in famiglia sono avallate anche dalle nostre ambasciate, quindi anche da noi. Credo che sia chiara la menzogna di chi, con la scusa di esportare la democrazia, dà fondo agli avanzi di magazzino degli <em>store </em>bellici. Credo dovrebbe essere chiaro che le <strong>battaglie culturali </strong>sono le più lunghe e difficili e anche le più importanti e vanno combattute con un&#8217;arma che non si può comprare nei discount dei guerrafondai, quella dell&#8217;intelligenza.</p>
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		<title>Retorica di sinistra</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Feb 2011 09:41:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Natalino Balasso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho sempre trovato vacuamente retorico l&#8217;inno di Mameli, non per il buon Mameli, che era anche tanto giovane e quindi giustificabile, ma perché qualunque inno è necessariamente retorico. Ora che lo canta Benigni non vedo perché dovrei cambiare idea. Se poi dovessimo cantarlo tutto intero, ci sarebbero anche strofe a dir poco imbarazzanti per chi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho sempre trovato vacuamente retorico <strong>l&#8217;inno di Mameli</strong>, non per il buon Mameli, che era anche tanto giovane e quindi giustificabile, ma perché qualunque inno è necessariamente retorico. Ora che lo canta <strong>Benigni</strong> non vedo perché dovrei cambiare idea. Se poi dovessimo cantarlo tutto intero, ci sarebbero anche strofe a dir poco imbarazzanti per chi crede nella democrazia. Che l&#8217;Italia sia unita nella crescita culturale e sociale di un Paese mi va bene, che l&#8217;Italia sia unita nella <strong>retorica</strong> del volemosebene o dell&#8217;orgoglio dei soldati no.</p>
<p>L&#8217;orgoglio è un sentimento pericoloso, non vedo perché dovrei sentirmi orgoglioso di essere italiano, quando questo dovrebbe significare che preferisco essere italiano invece di francese o lèttone o curdo o israeliano o americano. Mi sarebbe indifferente appartenere a qualsiasi nazionalità, perché ritengo che l&#8217;amor patrio sia una cosa vuota oltre che pericolosa. E in fondo <strong>non è da questo che nascono le guerre?</strong> Non è dagli inni nazionali? Non è dallo stringiamci a coorte? Dalle bandiere?</p>
<p>Quando al telegiornale danno notizia di un disastro o di un attentato all&#8217;estero, si affrettano a dire che fra le vittime non vi sono italiani. Ma, fatte salve le preoccupazioni degli eventuali parenti delle vittime, per quale motivo dovrei sentirmi sollevato se fra centinaia di morti non ci sono italiani? Non sono morti gli altri? C&#8217;è da dispiacersi meno se i morti non parlavano la nostra lingua? Rispondere alla retorica della Lega con una retorica ancor più vecchia non mi sembra cosa utile. No, Benigni che canta l&#8217;inno nazionale <strong>non mi commuove affatto</strong> e a dire il vero mi preoccupa una sinistra che sembra rispondere alla mancanza di moralità e all&#8217;arroganza dei governanti con un bigottismo cieco o una vacua retorica.</p>
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		<title>La tele-visione del mondo</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Feb 2011 17:59:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Natalino Balasso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi chiedo perché mai si faccia differenza tra Rai e tv così dette &#8220;a pagamento&#8221;. La Rai è a tutti gli effetti una tv a pagamento, con la differenza che il pagamento è obbligatorio, basta il semplice possesso di un televisore per stabilire che il possessore guarderà i canali Rai e se non li guarderà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi chiedo perché mai si faccia differenza tra Rai e tv così dette &#8220;a pagamento&#8221;. La Rai è a tutti gli effetti una tv a pagamento, con la differenza che il pagamento è <strong>obbligatorio</strong>, basta il semplice possesso di un televisore per stabilire che il possessore guarderà i canali Rai e se non li guarderà li paga comunque. Ma anche i canali così detti commerciali prevedono un tempo che lo spettatore dovrà obbligatoriamente dedicare alla visione di <strong>spot </strong>che promuovono prodotti. Se un film dura 1 ora e 30 minuti, in realtà la visione totale da parte dello spettatore sarà di almeno 1 ora e 45 minuti (per non dir di più) e il tempo che ad ogni visione si somma, di materiali inseriti all&#8217;interno di film o eventi, diventa a fine anno qualche giornata interamente dedicata alla visione di filmati non richiesti. Come lavorare.</p>
<p><strong>All&#8217;estero</strong> le cose stanno più o meno come da noi, con qualche differenza sul tempo dedicato alla pubblicità.<br />
In Francia (su idea di Sarkozy) non c&#8217;è pubblicità in fascia serale nei canali pubblici.<br />
In Inghilterra non c&#8217;è pubblicità nella tv pubblica (e gli inglesi si lamentano dei 175 euro di canone).<br />
In Spagna, Portogallo, Olanda e Ungheria non si paga il canone televisivo, ma l&#8217;Europa sembra non essere d&#8217;accordo con questo principio.</p>
<p>Nella nostra nazione siamo all&#8217;assurdo che canali a pagamento su Sky Tv o digitale terrestre sbattano ingenti quantitativi di pubblicità tra un programma e l&#8217;altro arrivando addirittura a<strong> ritardare la messa in onda</strong> di film (solo di recente Sky ha introdotto, correttamente, una sorta di conto alla rovescia che indica quanto manca alla trasmissione di un film).</p>
<p>La verità è che tutte le leggi sembrano mirare a far sì che la televisione fagociti tutto il resto. Al punto che in Francia si stanno già facendo proposte per far pagare il <strong>canone anche ai possessori di computer e telefonini</strong>, visto che la tv ormai si può vedere attraverso internet e ciò fa pensare che non sarà (come si diceva) internet a inglobare la tv, ma presto il sistema televisivo ingloberà internet e, a ben guardare, internet non sta diventando altro che una tv interattiva.</p>
<p>Quando vedo povere case di immigrati, che non hanno nemmeno una mano di colore sul cemento, i cui serramenti non sono finiti, ma che ad ogni terrazzino presentano una parabola puntata verso le stelle, mi chiedo se la nostra visione del mondo non stia diventando sempre più <strong>tele-visione</strong>. E&#8217; una domanda retorica: siamo sempre più certi che ciò che si vede in tv sia la verità, chi legge solo i giornali e non guarda i Tg non si rende conto di quanto i giornali riportino i fatti raccontati dalla tv. Viviamo già nella <strong>finzione</strong>: i bagnanti dei mari in cui ci sono squali sono ingiustamente terrorizzati da quei pesci solo perché hanno visto dei film in cui gli squali attaccano gli umani e non sono invece terrorizzati dalle noci di cocco, anche se le statistiche dimostrano che è più frequente morire colpiti dalla caduta di una noce di cocco che dall&#8217;attacco di uno squalo.</p>
<p>Le ultime proposte sul controllo totale della <strong>politica </strong>nei confronti della tv di stato (come se non fosse già opprimente e deprimente) fanno pensare che la politica dovrebbe andarsene definitivamente dalla tv ma sarà invece il contrario. Di più, sarebbe stato giusto non permettere ad un solo cittadino di possedere più di un canale televisivo, sarebbe stato giusto non credere a chi dieci anni fa diceva: <em>&#8220;Tra dieci anni ci saranno migliaia di canali televisivi e la gente potrà scegliere&#8221;</em>. Non è vero, nella moltitudine di proposte abbiamo migliaiala di canali fotocopia,<strong> la gente non sceglie</strong> e sceglierà sempre meno perché sempre meno realtà potranno permettersi di affacciarsi alla pubblica attenzione, i canali televisivi costano e internet avrà sempre più legacci e bavagli, informare su internet sarà sempre più difficile e costerà sempre di più. Già oggi i così detti &#8220;blog d&#8217;informazione&#8221; sono, nella maggior parte dei casi, siti copiaeincolla inaffidabili. Non serve un regime per opprimere la libertà d&#8217;informazione, basta un sano <strong>liberismo</strong>. Finché non si compirà il disegno finale: fare del mondo un programma televisivo.</p>
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		<title>E&#8217; la maggioranza a decidere come sbagliare</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jan 2011 09:03:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Natalino Balasso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Molti dicono: &#8220;Io sono uno che pensa con la sua testa&#8221;. Già, in fondo tutti pensiamo con la nostra testa ma le teste sono quasi sempre in connessione e un pensiero veramente libero da influenze è quasi impossibile. Solomon Asch, uno psicologo di origini polacche del secolo scorso divenne celebre per un esperimento che, semplificando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molti dicono: &#8220;Io sono uno che pensa con la sua testa&#8221;. Già, in fondo tutti pensiamo con la nostra testa ma le teste sono quasi sempre in connessione e un pensiero veramente libero da influenze è quasi impossibile. <strong>Solomon Asch</strong>, uno psicologo di origini polacche del secolo scorso divenne celebre per <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Solomon_Asch" target="_blank">un esperimento</a></span> che, semplificando molto, consisteva in questo: si formava un gruppo di persone che dovevano rispondere alla presenza di tutti sulla somiglianza tra due linee che erano palesemente differenti. In realtà nel gruppo un solo individuo si sottoponeva senza saperlo all&#8217;esperimento, perché tutti gli altri erano d&#8217;accordo con lo sperimentatore e davano una risposta palesemente errata. Nel 75% dei casi, almeno una volta la &#8220;cavia&#8221;, che era sempre interpellata per ultima o penultima, <strong>dava la stessa risposta degli altri </strong>anche se oggettivamente sbagliata. Tendeva quindi a conformarsi al pensiero comune anche contro la propria opinione.</p>
<p>La maggioranza non ha sempre ragione ed è giusto dissentire anche se ciò sembra portarci svantaggi sociali o provochi in noi quel sentimento che tutti rifiutiamo di provare e che si chiama vergogna. Ma però bisognerebbe maturare la capacità di vergognarsi non solo di fronte agli altri, ma anche di fronte a se stessi. Scrivo &#8220;ma però&#8221; alla faccia dei &#8220;saputelli da blog&#8221; che sono pronti a tralasciare il contenuto di questo post per concentrarsi su quello che la maggioranza ritiene un errore di sintassi, perché così ci hanno insegnato a scuola, in questo sono confortato dall&#8217;<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=4290&amp;ctg_id=93" target="_blank">Accademia della Crusca</a></span> che sostiene che &#8220;L&#8217;espressione &#8211; ma però &#8211; non è da condannare&#8221;.</p>
<p>Ci sono casi un po&#8217; stupidi, che so, <strong>Emilio Fede</strong> tifoso juventino che diventa milanista nel momento in cui è nel libro paga del PdT (Presidente di Tutto); ma ci sono casi più sottili, che andrebbero messi in discussione, come il fatto che un non violento non dovrebbe cosiderare un eroe <strong>Carlo Giuliani</strong>, una vittima, ma non un eroe. E neppure si dovrebbe ritenere che (sempre nel caso di Carlo Giuliani o dell&#8217;irruzione nella caserma di Bolzaneto) la polizia faccia semplicemente il proprio lavoro anche quando si macchia di fatti visibilmente criminosi, per i quali tutti, anche i democratici di destra, dovrebbero chiedere le dimissioni del governo.</p>
<p>Non ci sono state, da destra, censure in veneto all&#8217;ennesima provocazione anticulturale da parte  dell&#8217;assessore regionale all&#8217;istruzione <strong>Elena Donezzan</strong>, con il sostegno morale del presidente <strong>Luca Zaia</strong>. La Donezzan afferma: &#8220;<em>Inviteremo tutte le scuole del Veneto a non adottare, far leggere o conservare nelle biblioteche i testi diseducativi degli autori che hanno firmato l&#8217;appello a favore di Cesare Battisti</em>&#8220;. Proprio nessuno a destra ritiene questa una disposizione antidemocratica e anticulturale?</p>
<p>E ancora, è possibile che tra &#8220;quellidisinistra&#8221; ci sia qualcuno che non vuole ammettere chiaramente che Cesare Battisti è un criminale? Molti cattolici stanno mettendo in discussione il Presidente di Tutto perché qualche vescovo ha detto che in effetti una vita da puttaniere non si confà ad un&#8217;alta carica dello Stato, ma se ne accorgono ora che qualcuno del &#8220;loro gruppo&#8221; ha cominciato ad alzare la voce.</p>
<p>Nei lunghi viaggi in cui sono da solo in macchina, mi diverto a fare un gioco: se incrocio per strada un&#8217;auto uguale ad una macchina che ho posseduto, immagino che al volante di quella macchina ci sia <strong>il me stesso degli anni passati</strong>, di quando guidavo quella macchina e lui mi chiede: &#8220;<em>Sei contento di quello che fai, di come la pensi?</em>&#8221; perché quell&#8217;altro me stesso era un po&#8217; diverso, magari aveva una macchina meno costosa e si recava a fare lavori meno gratificanti, ma talvolta mi capita di vergognarmi di fronte a lui.</p>
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		<title>Contestualizzare il razzismo</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 10:28:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Natalino Balasso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;82, a Bologna, mi aggiravo per i vicoli ed ho assistito ad una scena che ho trovato irritante: un ragazzo magrebino fuggiva da un negozio con in mano un tetrapak di latte da 1/2 litro (già, non più di mezzo litro) mentre il negoziante gli era già alle spalle e gridava: &#8220;Fermatelo!&#8221;. Un robusto signore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;82, a Bologna, mi aggiravo per i vicoli ed ho assistito ad una scena che ho trovato irritante: un ragazzo <strong>magrebino </strong>fuggiva da un negozio con in mano un tetrapak di latte da 1/2 litro (già, non più di mezzo litro) mentre il negoziante gli era già alle spalle e gridava: &#8220;Fermatelo!&#8221;. Un robusto signore si è avventato sul ragazzo gettandolo a terra. Qualcuno aveva già chiamato i carabinieri. Nelle vicinanze passava un vigile, il quale si è diretto sul capannello che si era formato. In presenza del vigile, il robusto signore che teneva il ragazzo a terra, gli strusciava la testa sull&#8217;asfalto gridandogli: &#8220;Non si ruba!&#8221;. Il vigile non interveniva, lasciava sfogare quel signore il quale non era nemmeno il padrone dell&#8217;oggetto rubato. Tutti intorno sembravano approvare. Vista <strong>l&#8217;inazione del vigile</strong> ho pensato che si trattasse di una &#8220;sana lezione&#8221; che prevedeva il rilascio del ragazzo prima che arrivassero i carabinieri, ma al loro arrivo, il terribile ladro di latte veniva consegnato alle forze dell&#8217;ordine.</p>
<p>E&#8217; vero, non si ruba, ma come direbbe un vescovo permissivo nei confronti dei ricchi bestemmiatori, bisognerà anche <strong>contestualizzare</strong>. Al di là della natura e dell&#8217;esiguità del furto, sono sempre stato convinto che se il ragazzo non fosse stato di chiare origini straniere (e africane per giunta) lo si sarebbe trattato con più rispetto, in fondo non era un teen ager. La Lega doveva ancora arrivare ma si sa che le idee danno frutti quando il terreno è fertile e il terreno del <strong>razzismo </strong>negli ultimi 40 anni in Italia è stato ben irrigato.</p>
<p>Come nel Far West, sentirsi dalla parte della ragione può portare i violenti a sfogare i propri istinti con la scusa della difesa della <strong>moralità</strong>. In fondo, un certo spirito goliardico che a Bologna sbeffeggiava i <em>maruchein</em> come meridionali che per farsi accettare dalla comunità tentavano di parlare dialetto bolognese ma con l&#8217;accento meridionale, ricorda molto da vicino lo sberleffo medievale nei confronti degli ebrei ma soprattutto dei <strong>&#8220;marrani&#8221;</strong>, cioè quegli ebrei che tentavano di redimersi agli occhi degli spagnoli convertendosi al cattolicesimo.</p>
<p>I marrani, come i <em>maruchein </em>dovevano insomma capire che non si acquista <strong>diritto di cittadinanza</strong> nemmeno tentando di adeguarsi ai costumi locali. <em>Civis romanus sum</em>, dicevano anticamente i galeotti che, potendo comprovarlo, volevano avere il privilegio di essere processati dai tribunali importanti dell&#8217;impero e non da quelli periferici e meno &#8220;evoluti&#8221;. Per i Greci gli stranieri erano &#8220;barbari&#8221; nel senso di balbuzienti, come se parlare una lingua straniera fosse un difetto di pronuncia. Insomma, il razzismo esiste da sempre e un po&#8217; razzisti lo siamo tutti, più o meno inconsciamente, anche quando dichiariamo di non esserlo e magari ci diciamo <strong>&#8220;tolleranti&#8221;</strong>, che è un termine che designa sopportazione. Giorgio Gaber cantava: <em>&#8220;In Virginia il signor Jones era l&#8217;uomo più antirazzista, un giorno sua figlia sposò un uomo di colore, lui disse &#8216;Bene!&#8217; ma non era di buon umore&#8221;</em>.</p>
<p>Ho citato volutamente Bologna perché a mio avviso rappresenta una delle città più civili e ospitali d&#8217;Italia. Come si suol dire, figuriamoci il resto! Oggi che la Lega è al governo e Berlusconi si permette di definire &#8220;abbronzato&#8221; il presidente degli Stati Uniti, in nome della guerra al &#8220;buonismo&#8221;, come se essere buoni fosse una colpa, la parola d&#8217;ordine è <strong>vantarsi </strong>del proprio razzismo. Esultando addirittura per la nobile impresa di rimandare a casa dei morti di fame che saranno prede facili dei luoghi deserti di civiltà.</p>
<p>Ecco una premessa di un&#8217;ordinanza del 2009 del comune di Drezzo (Co):<br />
<em>&#8220;Premesso che possono verificarsi in luoghi vari fenomeni di <strong>assembramento di persone</strong>, spesso legato al consumo di alcolici, tali da determinare turbamento e disturbo alla quiete pubblica; nei luoghi pubblici e aperti al pubblico del territorio di Drezzo è possibile che si trattengano stranieri in violazione delle disposizioni&#8230; etc. Nei luoghi pubblici e aperti al pubblico è inoltre possibile che circolino persone con il volto coperto o con qualsivoglia <strong>copricapo (o velo)</strong> tale da renderne difficoltoso il riconoscimento&#8230; E&#8217; vietato l&#8217;utilizzo se non per motivi di sicurezza di qualsivoglia copricapo (o velo) che copra il viso e tale da rendere difficoltoso il riconoscimento della persona&#8221;</em>.</p>
<p>Ora, è evidente che questa ordinanza è rivolta a stranieri di <strong>religione musulmana</strong>, ma siccome ciò sembrerebbe razzista, si parla di assembramento di persone legato al consumo di alcol (sostanza che mi sembra proibita ai musulmani osservanti). A Drezzo d&#8217;inverno fa freddo e qualcuno potrebbe decidere di girare con la sciarpa che gli copre il naso e il berretto in testa, ma in seguito a quest&#8217;osservanza ciò non sarebbe possibile, può quindi essere che le forze dell&#8217;ordine siano costrette a &#8220;contestualizzare&#8221;. Sicuramente ci sono votanti e politici leghisti che la pensano diversamente, ma è davvero vomitevole vedere quel video che gira su YouTube, tratto dal documentario di Canal+ <a style="text-decoration: underline; font-style: italic;" href="http://www.youtube.com/watch?v=lk8vpuajKGc" target="_blank">Ascenseur pour les fachos</a>, in cui Borghezio parla a riunioni di neonazisti ed elargisce consigli come: <em>&#8220;Voi dovete penetrare nella politica senza dichiararvi apertamente, dovete partire dal regionalismo se no vi scambieranno per <strong>fascisti </strong>nostalgici&#8221;</em>. Gente come quel tizio siede sugli scranni parlamentari votata &#8220;democraticamente&#8221; da gente che si reputa per bene.</p>
<p>In una canzone scritta dieci anni prima dell&#8217;82, intitolata <em>La ballata di quelli nati in qualche posto</em>, Georges Brassens diceva: <em>&#8220;Essi compiangono di cuore tutti gli sfortunati e i maldestri che non hanno avuto la presenza di spirito di nascere nel loro paese&#8221;</em>. L&#8217;idea che noi siamo il centro del mondo è insita in noi e dobbiamo conviverci, ma dobbiamo anche tenere le debite distanze dai nostri <strong>luoghi comuni mentali</strong>, in caso contrario non saremo diversi da quel tizio, che in un villaggio di vacanze per francesi in Italia, frequentato esclusivamente da francesi, ascoltando stupito alcuni bambini che parlavano tra loro disse: &#8220;<em>Guarda &#8216;sti bambini, così piccoli e sanno già così bene il francese!&#8221;</em>.</p>
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		<title>Veneto: i soldi per l&#8217;alluvione ci sono già</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 10:56:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Natalino Balasso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prima che il dibattito nazionale fosse alimentato da ex fascisti, che erano fascisti quando già il fascismo era fuori legge e che pretendono leggi anti-terrorismo dopo aver tentato invano di fomentare un clima terroristico, ho letto battute feroci riguardo l&#8217;alluvione recente del Veneto a reggere il classico gioco delle parti. Da un lato un fronte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima che il dibattito nazionale fosse alimentato da <strong>ex fascisti</strong>, che erano fascisti quando già il fascismo era fuori legge e che pretendono leggi anti-terrorismo dopo aver tentato invano di fomentare un clima terroristico, ho letto battute feroci riguardo l&#8217;alluvione recente del Veneto a reggere il classico gioco delle parti. Da un lato un fronte antisettentrionalista che spara sentenze contro il presunto menefreghismo del nordest nei confronti della politica nazionale associando geograficamente tutti gli abitanti del nord est a Luca Zaia e alla Lega. Anche gente di sinistra che reputo intelligente ha dichiarato <em>&#8220;Vogliono la secessione? <strong>Si arrangino</strong>&#8220;</em> senza pensare neppure un attimo che il nord est è terra di gente suscettibile, che se stavolta riuscirà (e secondo me ci potrebbe riuscire) a farcela da sola senza i soldi di Roma, difficilmente la sinistra prenderà più del 10% alle prossime elezioni.</p>
<p>Dall&#8217;altra, la tronfia prosopopea ancor più <strong>retorica </strong>della vecchia Dc (da cui deriva) dell&#8217;attuale giunta regionale, la quale dice che ha stanziato soldi in tempi record (e non possiamo negare che sia vero, anche se a esser pignoli, non li ha veramente &#8220;stanziati&#8221; ma richiesti) e si vanta di avere strappato a Roma un primo acconto (che non è ancora arrivato ma viene anticipato dalle casse regionali tramite prestiti delle banche) di ben 109 milioni e arriva a dire che è uno scandalo dare 250 milioni per i &#8220;calcinacci&#8221; di Pompei.</p>
<p>Partiamo dall&#8217;ultimo dato: io non credo che lo scandalo sia rappresentato dai 250 milioni di Pompei ma dai 109 milioni al Veneto che sono una vergognosa miseria. Se i soldi sono (quasi) pronti a 45 giorni dal disastro e questo è un record, a questo punto la gente che a <strong>L&#8217;Aquila</strong> vive in albergo dopo due anni è una roba normale.</p>
<p>La verità è che i soldi in questo Paese non ci sono mai perché se li è sempre già pappati qualcun altro. <em>En passant</em>, a proposito di meriti &#8220;politici&#8221;, vorrei dire che spesso si accampano <strong>meriti non propri</strong>, ad esempio: c&#8217;è un numero di sms per mandare soldi al Veneto, il numero è 45501 al costo di 2 euro e si può ancora contribuire; al 30 novembre tra conti correnti e sms erano stati raccolti circa 2 milioni e mezzo di euro. Sarebbe bene dire chiaramente che quelli non sono soldi &#8220;stanziati&#8221; ma inviati direttamente dalla gente e magari indicarne l&#8217;uso. E sarebbe bene anche dire chiaramente che i &#8220;soldi da Roma&#8221; non sono di Roma ma di tutti quelli che pagano le tasse.</p>
<p>A proposito di tasse. In realtà ci sarebbe un bel gruzzolo di soldi da utilizzare per rifondere i cittadini veneti colpiti dall&#8217;alluvione, basta farseli dare. E sono soldi che verrebbero dati dai veneti ai veneti, in linea con l&#8217;idea secessionista della Lega. Sono i soldi degli<strong> evasori veneti</strong>, di tutti quei veneti che non pagano le tasse, che mettono in difficoltà noi che le paghiamo e che magari lamentano il fatto che il Sud ruba. La Guardia di Finanza esegue controlli incrociati da cui risulta che, per fare un esempio, nel campo delle pompe funebri, due morti su tre si sotterrano da soli. Non occorre prenderli tutti i soldi, in fin dei conti è tutta gente che deve pagare le colf, la servitù e magari una casa in vacanza, perciò gliene lasciamo un po&#8217;. Prendiamogli solo quelli dei primi quattro mesi di quest&#8217;anno, sono cifre che pongono il Veneto ai primi posti della nazione, perfettamente <strong>in linea col Sud</strong> per quanto riguarda l&#8217;evasione.</p>
<p>Facciamo una botta di conti:<br />
- Venezia: 364 milioni di euro evasi<br />
- Vicenza: 250 milioni di euro evasi<br />
- Verona: 222 milioni di euro evasi<br />
- Padova: 59 milioni di euro evasi<br />
- Belluno: &#8230; (io a Belluno li lascerei perché hanno evaso &#8220;solo&#8221; 13 milioni)</p>
<p>Se aggiungiamo a questi dati della Guardia di Finanza quelli di Treviso e di Rovigo superiamo il <strong>miliardo di euro</strong>.</p>
<p>Lasciamo perdere l&#8217;ammanco dell&#8217;Iva (che per me è un furto statale anche se la pago regolarmente) che arriva in tutto quasi a 500 milioni di euro (anche qui va fatto un plauso a Belluno che evade pochissimo). Non mi mettete in croce sui dati di Rovigo perché non li ho trovati, giuro, non è campanilismo (non li ho nemmeno cercati, devo dire). La verità è che ogni anno il Veneto evade cifre accertate di <strong>3-4 miliardi di euro</strong>. I primi &#8220;signori&#8221; da cui mi farei dare i soldi sono le 288 persone (accertate nei primi quattro mesi del 2010) totalmente sconosciute al fisco tra le quali non è detto non ci sia anche qualcuno di quelli che gridano &#8220;Roma ladrona&#8221;.</p>
<p>Luca Zaia, che coi suoi amici leghisti ha fatto parte del precedente governo e quindi è tra i responsabili della grave crisi di questo paese, perché invece di appoggiare il suo amico Tremonti, che continua a dissanguare la gente onesta e a premiare gli evasori che portano capitali all&#8217;estero, non dice una parola chiara sul fatto che coi governi di cui ha fatto parte la Lega <strong>le tasse sono aumentate</strong>? I soldi per l&#8217;alluvione ci sarebbero già tutti e magari chi le tasse le paga tutte potrebbe venire alleviato in questo martirio che dura da decenni e finalmente si pagherebbe tutti il 30% come sarebbe giusto in una nazione che vuole sollevarsi dallo stato feudale.</p>
<p>A <strong>Vicenza</strong>, che è da sempre città civilissima checché ne dicano gli antisettentrionalisti, nel &#8217;500 è stata affissa e ancora si può vedere una lapide in Piazza dei Signori per ricordare un certo signor Baldus (cerco nella memoria e potrei sbagliare nome), il quale, essendo stato connestabile in quella città, si rese meritevole di vergogna imperitura per aver creato un &#8220;grave ammanco di cassa&#8221;; perché nelle città civili rubare i soldi di tutti è un <strong>crimine</strong>.</p>
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		<title>Tolleranza doppio zero</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Dec 2010 11:19:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Natalino Balasso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggo sul sito ufficiale del comune di Mogliano Veneto, che in quanto a sicurezza si fa forte dello slogan &#8220;Tolleranza doppio zero&#8221; (insomma, una tolleranza fior di farina), un titolo che definirei un capolavoro di semantica del terrore: &#8220;Colpite prostitute cinesi irregolari&#8221;. Mi sono subito chiesto: perché &#8220;colpite&#8221;? Di solito si usa questo verbo quando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggo sul <a style="text-decoration: underline;" href="http://www.comune.mogliano-veneto.tv.it/index.php/component/content/article/1-news-prima-pagina-mogliano/579-la-polizia-locale-interviene-in-via-ronzinella-colpite-prostitute-cinesi-irregolari.html" target="_blank">sito ufficiale</a> del comune di Mogliano Veneto, che in quanto a <strong>sicurezza </strong>si fa forte dello slogan <em>&#8220;Tolleranza doppio zero&#8221;</em> (insomma, una tolleranza fior di farina), un titolo che definirei un capolavoro di semantica del terrore: <em>&#8220;Colpite prostitute cinesi irregolari&#8221;</em>.</p>
<p>Mi sono subito chiesto: <strong>perché &#8220;colpite&#8221;?</strong> Di solito si usa questo verbo quando si colpisce al cuore un&#8217;organizzazione, ma qui si trattava di 2 (due) ragazze cinesi che <em>&#8220;stentavano a parlare l&#8217;italiano&#8221;</em>. Si dice nell&#8217;articolo che gli uomini dell&#8217;Arma entravano in un appartamento <em>&#8220;riscontrandovi una vera e propria casa di appuntamenti abusiva&#8221;</em>, insomma, se la casa d&#8217;appuntamenti non era abusiva (pensate voi a un palazzo della politica a caso, trasformato in casa di tolleranza; e non doppio zero&#8230;) andava tutto bene, ma l&#8217;abusivismo in campo bagascesco non verrà tollerato (doppio zero!).</p>
<p>A parte il verbo colpire, si dice anche <em>&#8220;prostitute cinesi irregolari&#8221; </em>e mi sono chiesto se le due siano state <em>&#8220;colpite&#8221; </em>perché prostitute, perché cinesi o perché irregolari. Insomma quale dei tre era <strong>reato</strong>? Forse tutti e tre. Forse le prostitute non cinesi ma regolari (pensate voi al nome di una giovane politica a caso) sono tollerate con tolleranza 100. Una prostituta italiana regolare di siffatto genere non verrà &#8220;colpita&#8221; forse perché ha già preso le &#8220;bottarelle&#8221; giuste. Ma qual&#8217;è il motivo per cui questo <strong>vocabolario della sicurezza</strong> piace alla gente? Stiamo diventando un paese del far west? Io non ho una risposta, ma può essere che quando non ci sono regole o sparisce il rispetto per le poche condivise, quando l&#8217;edilizia, la politica, il lavoro, gli affari diventano &#8220;selvaggi&#8221;, arriva sempre il tempo degli sceriffi. Esaltare questi tempi non è esaltante.</p>
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		<title>La religione del Tg</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Dec 2010 08:26:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Natalino Balasso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da millenni, periodicamente si parla di crisi della religione. Etimologicamente potremmo dire che la religione, così come la superstizione, è ciò che rimane (religio-relitto, superstitio-superstite), una sorta di relitto superstite al diluvio dei valori precedenti. Alle religioni si accompagnano i riti e i rituali che sono il vestito esteriore delle credenze. Ma i riti non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da millenni, periodicamente si parla di <strong>crisi della religione</strong>. Etimologicamente potremmo dire che la religione, così come la superstizione, è ciò che rimane (<em>religio</em>-relitto, <em>superstitio</em>-superstite), una sorta di relitto superstite al diluvio dei valori precedenti. Alle religioni si accompagnano i riti e i rituali che sono il vestito esteriore delle credenze. Ma i riti non scompaiono, tutt&#8217;al più si trasformano.</p>
<p>Se vogliamo, il <strong>telegiornale delle 20.30</strong> è un rito di tipo religioso perché ha una sua liturgia, che consiste in un pasto da consumarsi ascoltando la &#8220;parola&#8221;. Una volta (ma purtroppo anche adesso&#8230;) si diceva:<em> &#8220;E&#8217; vero, l&#8217;ho sentito al telegiornale&#8221;</em>, dunque succede che la <strong>&#8220;parola&#8221;</strong> è sinonimo di <strong>&#8220;verità&#8221;</strong>. I direttori più o meno servili dei telegiornali italiani ci stanno dimostrando che la &#8220;parola&#8221; può essere verità anche quando la somma delle parole racconta una <strong>bugia</strong>. Si può ad esempio dire che tizio è sospettato di un reato e immediatamente parlare di un altro tizio che un reato l&#8217;ha commesso veramente; a questo punto la nostra intelligenza associativa unirà le due immagini: abbiamo due reati e due tizi, dunque i due tizi sono criminali.</p>
<p>Non occorre calunniare veramente per essere calunniosi. Si può dire la verità con le parole e contraddirla con le <strong>immagini</strong>. Io posso montare immagini con un uomo che parla e una folla festante, ma non necessariamente l&#8217;uomo sta parlando proprio a quella folla e quella folla non fa necessariamente le feste proprio a quell&#8217;uomo. Tuttavia il <strong>ricordo </strong>che resterà nelle menti, anche nelle meno deboli, è quello di un uomo che parla ad una folla festante. Potrei addirittura, se fossi veramente perfido, cambiare la luce dello studio a seconda di quanto vorrei fosse gradevole la notizia che sto dando.</p>
<p>Il rito è fatto di <strong>sfumature </strong>a cui piano piano i fedeli tendono ad assuefarsi e le sfumature fanno lentamente cambiare i significati del rito stesso. Come l&#8217;ostia non è che il rimasuglio di un atto di cannibalismo e l&#8217;incenso non è che il rimasuglio dell&#8217;assunzione di sostanze allucinogene, relitti di credenze precedenti, come a celebrare il rito è una persona vestita in foggia molto antica, così possiamo far leggere il telegiornale a un giornalista. E&#8217; chiaro che a leggere il telegiornale potrebbe essere un lettore, che non ha necessariamente a che fare con le notizie che legge, magari ha solo un bel modo di leggerle. Perché a leggere è un giornalista? Perché ciò sta a significare che c&#8217;è una redazione che ha confezionato il giornale e che quella è una voce &#8220;sacerdotale&#8221; e non laica, dunque la &#8220;verità&#8221; è assicurata dal <strong>&#8220;professionismo&#8221;</strong>.</p>
<p>Eppure quante <strong>bugie travestite da verità</strong> questi professionisti sottoscrivono! Ora sta ai fedeli di questo rito decidere se il rito abbia ancora un senso, ossia se c&#8217;è ancora una fede dietro a questa liturgia. E sta anche ai <strong>genitori </strong>stabilire se i loro figli dovranno assuefarsi a quei suoni tutte le sante sere che ci si mette a cena, assuefarsi al punto che non ne potranno più fare a meno quando saranno grandi. I sacramenti ci vengono impartiti fin da piccoli.</p>
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