<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Massimo Zucchetti</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/mzucchetti/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Aria, acqua, terra. Risorse preziose da tutelare</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/26/sopravvivenza-dell%e2%80%99ambiente/242750/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/26/sopravvivenza-dell%e2%80%99ambiente/242750/#comments</comments> <pubDate>Sat, 26 May 2012 15:59:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Massimo Zucchetti</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[acqua pubblica]]></category> <category><![CDATA[grandi opere]]></category> <category><![CDATA[raccolta differenziata]]></category> <category><![CDATA[Valle di Susa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=242750</guid> <description><![CDATA[Ho partecipato oggi come relatore ad un Convegno a Torino, che mi aveva colpito inizialmente per il suo titolo, al di là dei contenuti: “Aria, acqua, terra: una giornata in difesa delle risorse pubbliche per una politica della sopravvivenza”. Una giornata organizzata dal Movimento “2 Giugno”, al quale ho dato un contributo relativamente all’impatto ambientale...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ho partecipato oggi come relatore ad un <a href="http://www.movimento2giugno.it/" target="_blank">Convegno a Torino</a>, che mi aveva colpito inizialmente per il suo titolo, al di là dei contenuti: “Aria, acqua, terra: una giornata in difesa delle risorse pubbliche per una politica della sopravvivenza”. Una giornata organizzata dal <a href="http://www.movimento2giugno.it/">Movimento “2 Giugno”,</a> al quale ho dato un <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/val-di-susa-sparisce-l%e2%80%99acqua-restano-i-disastri/191975/" target="_blank">contributo</a> relativamente all’impatto ambientale delle Grandi Opere Inutili sulle risorse idriche e idrogeologiche, andando dal passato del Mugello al presente e al futuro della <strong>Valle di Susa</strong>.</p><p>Si tratta ormai di una battaglia fondamentale, all’interno della quale i diversi Movimenti si trovano raggruppati: la difesa dei beni fondamentali, fonti della vera ricchezza del genere umano, mezzi essenziali della sua sopravvivenza sulla Terra: risorse pubbliche sempre più preziose da difendere contro gli appetiti dei grandi potentati economici. Di qua può cominciare una nuova Politica.</p><p><strong>Angelo D’Orsi</strong>, docente all’Università di Torino e Presidente del “2 Giugno”, ha condiviso con me battaglie di onestà intellettuale da ormai due decenni. Sentirlo oggi lanciare un allarme parlando di “Primum vivere! Una politica “nuova” o una politica ritrovata?” mi ha dato un segnale che davvero – forse – è il momento di abbandonare le collusioni ed i distinguo e rivendicare il nostro ruolo di cittadini <strong>proprietari dell’ambiente</strong> in cui viviamo.</p><p>A livello locale, torinese, il grande vulnus è ora il <a href="http://www.noinctorino.org/?p=1690">mega-inceneritore del Gerbido</a>. Un’opera basata su concetti superati sia dal punto di vista tecnico che da quello etico: i rifiuti si bruciano, la <strong>raccolta differenziata</strong> e il riciclo dei rifiuti non convengono, la gestione della parte – piccola, lo dimostrano molte realtà in giro per l’Italia – non riciclabile tramite tecniche differenti dall’incenerimento sono soltanto fastidiose alternative scomode, invise da chi lo vuol costruire, ancora una volta a dispetto della volontà della popolazione e del buon senso. Fra i tantissimi realizzati, <a href="http://www.noinctorino.org/media/uploads/2011/06/001Monitoraggio-ambientale-.pdf">gli studi di impatto ambientale  sugli incrementi di inquinamento dell&#8217;aria rispetto all&#8217;inceneritore del Gerbido</a> di Torino dimostrano come l’impatto ambientale e sulla salute dei cittadini, foss’anche soltanto per i livelli di diossine previsti, sono un prezzo che sarebbe arduo pagare anche se questo inceneritore servisse a qualche cosa, oltre che a chi lo costruisce. Al solito, la valutazione costi-benefici lascia stupiti: quali benefici, a fronte di costi sicuri?</p><p>In <strong>Valle Susa</strong>, l&#8217;attività del <a href="http://www.ambientevalsusa.it/studio_epidemiologico.pdf">Coordinamento Sanitario dei medici della Valle</a> in difesa della salute pubblica si intreccia con gli <a href="http://www.cmvss.it/item.asp?i=873&amp;stile=0">studi della Comunità Montana</a> sugli impatti ambientali della Grande Opera Inutile ormai paradigmatica, il cosiddetto Traforo ad <strong>Alta Velocità</strong>, per il quale tanto abbiamo detto in passato da non poter più aggiungere altro, se non rimandare alle decine di documenti pubblicati su riviste, libri e in rete. Gli aspetti riguardanti l’amianto si sono riallacciati alla terribile esperienza passata di <a href="http://www.pressenza.com/npermalink/amianto-condannati-i-due-alti-dirigenti-eternit">Casale Monferrato e sull’Eternit</a>: la memoria e la costruzione del domani deve passare attraverso le lezioni imparate dai morti del passato e dalle sentenze recenti: l’amianto di Casale e quello della Valsusa sono lo stsso problema, al di là delle distinzioni di lana caprina da parte di chi si aggrappa alle pieghe delle legislazioni per poter perpetrare un ulteriore disastro ambientale, anche stavolta, per nulla.</p><p><strong>E l’acqua?</strong> <a href="http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php">L’acqua pubblica</a>, come avrebbe decretato un Referendum popolare circa un anno fa. I suoi risultati, inequivocabili, sono in pericolo, come sappiamo: le decisioni del Governo passato e di quello attuale lo stanno mettendo in pericolo. Si scrive acqua, si legge democrazia: la democrazia diretta che scuote le istituzioni, cerca di dare una scossa alla tradizionale forma del fare politica, alla sclerotizzazione dei partiti che è ormai così evidente in ogni aspetto e non solo sulle tematiche ambientali.</p><p>Le risorse economiche sono un altro bene comune, dato che originano da noi tutti, siano esse statali italiane o europee. Un concetto vecchio ci propone come unica soluzione possibile quella di continuare a drogarci di Grandi Opere Inutili: la <a href="http://areeweb.polito.it/eventi/TAVSalute/">dis-economia della crescita</a> è un equivoco che ha proprio nella Nuova Linea Ferroviaria Torino Lione un esempio ormai paradigmatico.</p><p>E infine la “terra”: il consumo di suolo agricolo e la densificazione insostenibile dei centri urbani sono le due facce della <strong>speculazione immobiliare</strong>. Anche questo bene comune, incluso il poco definibile “Paesaggio”, va speso con molta parsimonia, e solo quando ne valesse davvero la pena e vi fosse una reale, e documentata, necessità.</p><p>Non possono esservi conclusioni generali, di fronte ad una simile situazione. Se non forse un appello al sentire comune: smettiamola di dilapidare quello che abbiamo ricevuto in eredità, in discrete condizioni, dai nostri padri, ma che in realtà abbiamo in prestito dai nostri figli, verso i quali abbiamo un dovere di restituzione in decenti condizioni.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/26/sopravvivenza-dell%e2%80%99ambiente/242750/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Alta Velocità: risposte peggiori delle domande</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/10/alta-velocita-risposte-peggiori-delle-domande/225945/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/10/alta-velocita-risposte-peggiori-delle-domande/225945/#comments</comments> <pubDate>Thu, 10 May 2012 17:25:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Massimo Zucchetti</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[alta velocità]]></category> <category><![CDATA[amianto]]></category> <category><![CDATA[emissioni co2]]></category> <category><![CDATA[tav]]></category> <category><![CDATA[Val Susa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=225945</guid> <description><![CDATA[Sul Progetto “Alta Velocità” Torino-Lione (uso le virgolette, perché vedremo che è una definizione impropria), il Governo ha recentemente emesso un documento in risposta a quello diffuso dai tecnici della Comunità Montana Valle Susa e Val Sangone (CMVSS). Pare quindi che, obtorto collo, il Governo stia entrando nell&#8217;ottica di considerare le tantissime obiezioni che da...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Sul Progetto “Alta Velocità” Torino-Lione (uso le virgolette, perché vedremo che è una definizione impropria), il Governo ha recentemente emesso un </span></span><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/TAV/TAV_risphttp:/www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/TAV/TAV_risposte_osservazioni_comunita_montana.pdf" target="_blank"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">documento</span></span></a></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> in risposta a quello diffuso dai tecnici della </span></span><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.cmvss.it/item.asp?i=873&amp;stile=0"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Comunità Montana Valle Susa e Val Sangone</span></span></a></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> (CMVSS).</span></span></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Pare quindi che, obtorto collo, il Governo stia entrando nell&#8217;ottica di considerare le tantissime obiezioni che da anni vengono sollevate. Non ancora del tutto, però, dato che gli inviti all’importante Convegno svoltosi al Politecnico di Torino su “</span></span><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://areeweb.polito.it/eventi/TAVSalute/"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">TAV Torino-Lione. Quali opportunità e criticità?</span></span></a></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">” ad esponenti del Governo sono andati deserti, salvo poi lamentarsi da parte di questi ultimi che il Convegno risultasse “sbilanciato”. Le molte presentazioni e video degli interventi sono tutte disponibili sul sito.</span></span></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">La CMVSS considera il documento del Governo estremamente debole e discutibile, e sta approntando una risposta che non sia “Punto per punto”, ma che ne metta in evidenza i vizi di fondo. Qui mi limiterò a far leggere alcune risposte ad alcune domande, quelle che più mi competono, aggiungendo dei commenti che forse sono superflui dato che le risposte si commentano da sole.</span></span></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><strong>Dice la CMVSS sulle emissioni di CO</strong></span><sub><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><strong>2:</strong></span></sub></span></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">“<span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><em>Nel documento governativo si afferma che «</em></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><em>in base ad uno studio specifico sul “bilancio carbonio” del progetto a vita intera si stima che a regime la riduzione annuale di emissioni di gas serra sia pari a 3 milioni di Teq Co2 (…)</em></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><em>». Si rileva immediatamente che in base all’affermazione del governo una riduzione di 3 milioni di tonnellate equivalenti di CO2 nella sola tratta Torino-Lione corrisponderebbe mediamente al risparmio pari a circa lo 0.6% dei consumi italiani di energia. Tale risparmio (…) appare difficilmente credibile.”</em></span></span></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Il Governo risponde:</strong></span></span></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">“<span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><em>I tre milioni di tonnellate equivalenti di CO2 non riguardano la sola tratta Torino-Lione, ma rappresentano l’insieme dei benefici prodotti complessivamente sulle direttrici Origine/destinazione interessate dal progetto. La quantità viene raggiunta con l’ultimo orizzonte di previsione di traffico, intorno al 2055.”</em></span></span></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><strong>Commento dello scrivente</strong></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">: Ah, ecco: tutta la supposta “tratta-fantasma” (Kiev?-Lisbona?) e nel 2055.</span></span></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Dice la CMVSS sull’analisi del ciclo di vita:</strong></span></span></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">“<span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><em>D’altra parte, i documenti dell’Unione Europea che propongono una riduzione delle emissioni climalteranti grazie a modalità di trasporto ferroviario passeggeri ad alta velocità [10-1, 10-3] </em></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><em>non includono mai nelle loro stime l’energia e le materie prime spese per la realizzazione dell’infrastruttura </em></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><em>(…). Stando alla letteratura scientifica basata su Analisi del Ciclo di Vita delle infrastrutture (LCA), questa energia indiretta può essere (per unità di servizio reso) anche molto superiore all’energia diretta di esercizio, e dunque va inclusa nei calcoli in maniera trasparente, come mostrato dalle analisi sulla tratta AV Milano-Napoli [10-4, 10-5] e dagli studi dell’Università della California che evidenziano come per la modalità ferroviaria la quota di emissioni ed energia indiretta possa contribuire per un 155% aggiuntivo all’energia di esercizio [10-6]. Anche il rapporto dello Swedish National Road and Transport Research Institute [10- 7] e il lavoro del Royal Institute of Technology di Stoccolma [10-8] concludono che </em></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><em>le infrastrutture ad alta velocità non sono energeticamente e ambientalmente più convenienti rispetto ad altre modalità</em></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><em>, </em></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><em>soprattutto allorché comportano la costruzione di lunghi tratti in galleria.”</em></span></span></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">[10-1] – [10-8] sono tutte referenze a documenti dell’Unione Europea, oppure a riviste e studi internazionali del settore, reperibili nel </span></span><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.cmvss.it/item.asp?i=873&amp;stile=0"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">documento originario</span></span></a></span></span></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><strong>Il Governo risponde:</strong></span></span></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">“<span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><em>1) La tratta Torino-Lione non è ad alta velocità, quindi non è paragonabile alla Milano-Napoli</em></span></span></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><em>2) Sull’applicazione dei modelli di analisi LCA vi sono dubbi, come ad esempio sostiene il dott. Filippo Zuliani nel suo blog: </em></span></span><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilpost.it/filippozuliani/2011/07/01/i-numeri-della-tav"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><em>http://www.ilpost.it/filippozuliani/2011/07/01/i-numeri-della-tav</em></span></span></a></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><em>”</em></span></span></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><strong>Commento dello scrivente:</strong></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> Ah ecco, non è un’alta velocità. Occorrerebbe però citare qualche referenza scientifica, in un documento Governativo, in contrapposizione a 8 riferimenti scientifici, e non quanto un singolo, pur magari persona degnissima, scrive sul suo blog. Se no, la prossima volta, passiamo direttamente ai post di Facebook.</span></span> </p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><strong>Dice la CMVSS sui danni ambientali:</strong></span></span></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">“<span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><em>Affermazioni categoriche quali quelle contenute nel documento governativo sul fatto che «</em></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><em>il progetto non genera danni ambientali diretti e indiretti» </em></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><em>e che «</em></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><em>l’impatto sociale sarebbe assolutamente sostenibile» </em></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><em>si commenterebbero da sole, se non fosse che le risposte oltre ad essere surreali dal punto di vista tecnico sono molto scorrette”</em></span></span></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Risponde il Governo:</strong></span></span></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">“<span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><em>Si ribadisce che il progetto non genera danni ambientali diretti e indiretti. Il danno ambientale è infatti “qualunque fatto doloso o colposo in violazione di disposizioni di legge, che comprometta l’ambiente, ad esso arrecante un danno alterandolo, deteriorandolo o distruggendolo tutto o in parte”. La CMVSS ha commesso l’errore di non capire la differenza fra impatto ambientale e danno ambientale.</em></span></span></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><strong>Commento dello scrivente</strong></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">: No comment.</span></span></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><strong>Dice la CMVSS sull’amianto</strong></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">:</span></span></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">“<span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><em>Nel documento governativo e nel progetto preliminare della tratta italo-francese elaborato da LTF il problema dell’amianto è stato minimizzato: si ammette «la </em></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><em>presenza di amianto solo per i primi 400/500 metri. (…) </em></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><em>Per lo scavo del tunnel si definisce come “tenore molto basso” un tenore sotto il 5% delle rocce potenzialmente riscontrabili durante lo scavo, mentre il limite di legge parla di 0.1%. Si ricorda che l’impiego dell&#8217;amianto è fuori legge in Italia dal 1992. La legge è chiara al riguardo (…)”</em></span></span></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><strong>Risponde il Governo</strong></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">:</span></span></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">“<span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><em>Il problema amianto non è stato trascurato. (….) Per la protezione dell’ambiente di lavoro saranno attuate procedure speciali con barriere di acqua nebulizzata, sistemi di decontaminazione dei mezzi, ambiente di lavoro confinato, filtraggio assoluto aria ed acque reflue, inertizzazione del marino e sua gestione come “rifiuto pericoloso”, deposito sotterraneo (es. galleria di Cesana) o confinamento in contenitori sigillati e invio in discarica speciale o impianto di trattamento. Per la propria protezione il personale addetto dovrà indossare tute e maschere speciali.<br /></em></span></span><em style="font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: medium;">Per quanto riguarda il riferimento alla legge, essa parla dell’amianto in quanto materia prima per produzione e commercio e non di quello che si estrae durante la realizzazione di scavi e gallerie.”</em></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><strong>Commento dello scrivente:</strong></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> Appare che il problema amianto, dalle precauzioni che il progetto prevede, possa definirsi, appunto, un grossissimo problema. Sulla distinzione formale a livello legislativo fra amianto che si estrae per commerciarlo e amianto che si estrae per scavare gallerie: no comment.</span></span></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Una risposta articolata verrà diffusa, come detto, fra breve. Alcuni tecnici del nostro gruppo però, di fronte al tenore di questi documenti, sarebbero dell’opinione che forse i documenti governativi stessi siano la miglior critica possibile alla realizzazione dell’opera.</span></span></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/10/alta-velocita-risposte-peggiori-delle-domande/225945/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Basse dosi di radiazioni: quanto ci fanno male?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/25/basse-dosi-radiazioni-quanto-fanno-male/207610/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/25/basse-dosi-radiazioni-quanto-fanno-male/207610/#comments</comments> <pubDate>Wed, 25 Apr 2012 11:17:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Massimo Zucchetti</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[danni radiazioni]]></category> <category><![CDATA[icpr]]></category> <category><![CDATA[normativa di radioprotezione]]></category> <category><![CDATA[onde radio]]></category> <category><![CDATA[radiazioni]]></category> <category><![CDATA[radiazioni alfa]]></category> <category><![CDATA[radiazioni beta]]></category> <category><![CDATA[raggi gamma]]></category> <category><![CDATA[raggi x]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=207610</guid> <description><![CDATA[Le radiazioni ionizzanti sono costituite da radiazioni corpuscolari chiamate alfa e beta e da radiazioni elettromagnetiche, della stessa natura della luce o delle onde radio, chiamate raggi x o gamma. Il termine ionizzante indica la capacità di queste radiazioni di rompere i legami atomici e molecolari della materia bersaglio in cui interagiscono modificandone lo stato...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Le radiazioni ionizzanti sono costituite da radiazioni corpuscolari chiamate<strong> alfa </strong>e <strong>beta</strong> e da radiazioni elettromagnetiche, della stessa natura della luce o delle onde radio, chiamate<strong> raggi x </strong>o<strong> gamma</strong>. Il termine<strong> ionizzante</strong> indica la capacità di queste radiazioni di rompere i legami atomici e molecolari della materia bersaglio in cui interagiscono modificandone lo stato chimico. La ionizzazione può causare negli organismi viventi fenomeni chimici che portano a lesioni osservabili sia a livello cellulare che dell’organismo, con conseguenti alterazioni funzionali e morfologiche,  fino alla morte delle cellule o alla loro radicale trasformazione.</p><p>Le radiazioni ionizzanti sono prodotte da nuclidi radioattivi, da particelle provenienti dal cosmo (raggi cosmici), dalle centrali nucleari e le scorie da esse prodotte, da apparecchiature per uso industriale delle radiazioni ionizzanti e apparecchiature mediche.</p><p>Le attività che comportano l’impiego di radiazioni ionizzanti sono potenzialmente rischiose per la salute, perciò devono essere disciplinate da norme specifiche chiamate <strong>norme di radioprotezione</strong>. Le norme sono discusse a livello internazionale da gruppi di esperti che costituiscono “<strong>La commissione internazionale di radioprotezione</strong>” (<a href="http://www.icrp.org/">Icpr</a>). L’Icpr fissa delle linee guida tecniche a cui si uniformano i vari Stati emanando leggi che fissano gli adempimenti necessari al fine di realizzare di fatto la radioprotezione stessa.</p><p>I danni prodotti dalle radiazioni ionizzanti sull&#8217;uomo possono essere distinti in tre categorie principali: danni immediati, danni genetici e danni ritardati sull’individuo irraggiato. Questi ultimi sono i più noti e comprendono le leucemie e i tumori solidi. In questa patologia soltanto la probabilità d&#8217;accadimento, e non la gravità, è in <strong>funzione</strong> della dose di radiazioni ricevute ed è cautelativamente esclusa l&#8217;esistenza di una dose-soglia. Danni di questo tipo sono dimostrati dalla sperimentazione radiobiologica e dall&#8217;evidenza epidemiologica (associazione causale statistica); la frequenza di comparsa è maggiore se le dosi sono elevate; si manifestano dopo anni, talora decenni, dall&#8217;irradiazione e sono indistinguibili dai tumori indotti da altri cancerogeni.</p><p>L&#8217;elaborazione della relazione dose-effetto è avvenuta nel corso degli anni sulla base di osservazioni epidemiologiche che riguardano esposizioni a dosi medio-alte (sopravvissuti <strong>giapponesi</strong> alle esplosioni atomiche, pazienti sottoposti ad irradiazioni per scopi medici, esposizioni lavorative). I dati epidemiologici sono abbastanza numerosi per le alte dosi, sono piuttosto rari per le dosi medie e mancano per le basse dosi.</p><p>Recentemente, l’effettiva pericolosità di basse dosi da radiazione è stata messa in <strong>discussione.</strong> Da un lato, <a href="http://www-3.unipv.it/webgiro/ricerch/Pubblic/04-RiDanni-04-FisMedc-Ormesi.pdf">alcuni studi</a> sostengono addirittura che basse dosi abbiano effetti benefici sulla salute per una sorta di effetto di mitridatizzazione, chiamato “ormesi”.</p><p>D’altra parte, evidenze recenti parlano in maniera del tutto differente; uno <a href="http://www.emopatie.it/?p=6624">studio condotto su quattro impianti nucleari</a> per la produzione di energia elettrica a scopo civile ed un cantiere militare nucleare, ha fornito prove  di un’associazione fra <strong>esposizione</strong> a dosi molto basse (inferiori a 100 mSv) e leucemia linfatica cronica.</p><p>Sono numerosi gli studi fatti in passato<a title="" href="#_ftn1">[1]</a> che hanno considerato la relazione tra insorgenza di vari tipi di tumore e vicinanza a centrali nucleari. Le prime pubblicazioni su una correlazione tra leucemia infantile e installazioni nucleari risalgono al 1983, anche se le evidenze erano comunque questionabili e la correlazione causa-effetto di difficile dimostrazione. Il Governo Tedesco nel 2003 commissionò uno studio all&#8217;Università di Mainz. <strong>Lo studio è noto come studio KiKK </strong>(Kinderkrebs in der Umgebung von KernKraftwerken = Childhood Cancer in the Vicinity of Nuclear Power Plants)<a title="" href="#_ftn2">[2]</a>. Gli autori hanno rilevato aumenti statisticamente significativi, anche se non di grande entità ed ancora attribuibili ad altre cause che le radiazioni, fra tumori solidi e liquidi nei bambini, al diminuire dalla distanza dagli impianti nucleari, senza però riuscire a spiegare i motivi per cui le radiazioni emesse da un reattore normalmente funzionante, inferiori a quelle naturali (terrestri, cosmiche) potrebbero indurre leucemie o altri tumori nei bambini molto piccoli.</p><p>Dopo lo studio KiKK, che con la sua autorevolezza, con la sua significatività statistica e con l&#8217;ampiezza dei casi trattati, si è distaccato da precedenti approcci meno scientifici, gli</p><p>studi che confermano queste evidenze sono <strong>continuati</strong> ad apparire su serie riviste internazionali<a title="" href="#_ftn1">[3]</a></p><p>Pare forse giunto il momento che Icpr riconsideri il modello attualmente in vigore per la stima della pericolosità delle basse dosi. Al di là dei grandi disastri nucleari, fortunatamente rari, le basse dosi interessano tutti ed è giusto conoscerne gli effetti e adeguare la <strong>normativa</strong> di radioprotezione.</p><div><hr align="left" size="1" width="33%" /><div><p><a title="" href="#_ftnref1">[1]</a> Heasman MA et al. Childhood leukaemia in Northern Scotland. Lancet 1986;i:266 and 355; Forman D, Cook-Mozaffari P, Darby S, Davey G, Stratton I, Doll R,Pike M. Cancer near nuclear installations. Nature 1987;329:499-505; Cook-Mozaffari PJ, Darby SC, Doll R, Forman D, Hermon C, PikeMC, Vincent T. Geographical variation in mortality from leukaemia and other cancers in England and Wales in relation to proximity to nuclear installation, 1969-78. Br J Cancer 1989;59:476-85; Michaelis J, Keller B, Haaf G, Kaatsch P. Incidence of childhood malignancies in the vicinity of west German nuclear power plants . Cancer Causes Control 1992;3:255-63.16; Leukemia in the Proximity of a German Boiling-water Nuclear Reactor: Evidence of Population Exposure by Chromosome Studies and Environmental Radioactivity, Inge Schmitz-Feuerhake et al:  Environ Health Perspect 105(Suppl 6):1499-1 504 (1997); Carre A. Incidence of leukaemia in young people around the La Hague nuclear waste reprocessing plant: a sensitivity analysis. Stat Med 1995; 14:2459-72; Viel JF, Pobel D . Case-control study of leukaemia among young people near La Hague nuclear reprocessing plant: the environmental hypothesis revisited. BMJ 314 : 101 January 1997</p></div><div><p><a title="" href="#_ftnref2">[2]</a> Spix C, Schmiedel S, Kaatsch P, Schulze-Rath R, Blettner M. Case control study on childhood cancer in the vicinity of nuclear power plants in Germany 1980-2003. Eur J Cancer, 44 (2008) 275 -284</p><p><a title="" href="#_ftnref1">[3]</a> Baker PJ, Hoel D: Meta-analysis of standardized incidence and mortality rates of childhood leukemias in proximity to nuclear facilities. Eur J Cancer Care 2007, 16:355-363); Hofmann W, Terschueren C, Richardson DB. Childhood leukemia in the vicinity of the Geesthacht nuclear establishments near Hamburg, Germany. Environ Health Perspect 2007,115:947-52; Ian Fairlie. Commentary: childhood cancer near nuclear power stations, Environmental Health 2009, 8:43)</p></div></div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/25/basse-dosi-radiazioni-quanto-fanno-male/207610/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Non solo il Tav minaccia la Valsusa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/solo-valsusa/204044/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/solo-valsusa/204044/#comments</comments> <pubDate>Thu, 12 Apr 2012 16:41:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Massimo Zucchetti</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[acqua]]></category> <category><![CDATA[galleria]]></category> <category><![CDATA[Giaglione]]></category> <category><![CDATA[inquinamento]]></category> <category><![CDATA[tav]]></category> <category><![CDATA[Uranio]]></category> <category><![CDATA[Valsusa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=204044</guid> <description><![CDATA[Chi ha visto la prima pagina di questo sito online qualche giorno fa, con il servizio di Andrea Bertaglio e Lorenzo Galeazzi, sono stato recentemente ancora una volta a Giaglione in Valle di Susa, per misurare la radioattività di quella che potremmo chiamare, senza ovviamente farlo sapere a chi propone il Tav, la miniera d’uranio...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Chi ha visto la prima pagina di questo sito online qualche giorno fa, con <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/09/acqua-uranio-amianto-minacce-incombono-sulla-susa/203254/" target="_blank">il servizio</a> di Andrea Bertaglio e Lorenzo Galeazzi, sono stato recentemente ancora una volta a<strong> Giaglione</strong> in Valle di Susa, per misurare la radioattività di quella che potremmo chiamare, senza ovviamente farlo sapere a chi propone il Tav, la<strong> miniera d’uranio d’Italia</strong>.</p><p>Ma non di uranio né di Tav parleremo oggi, ma di <strong>acque</strong>. Di acque del <a href="http://www.comune.giaglione.to.it/" target="_blank">Comune di Giaglione</a> che sono messe in pericolo dalle piccole grandi opere che già sono in atto e che non riguardano l’Alta Velocità Torino-Lione. Giaglione è un comune piccolo, ma stupendo: ricco di boschi, di declivi anche aspri ma verdi, di pascoli, di ruscelli, di prati, di case abitate da gente che definire schietta e ospitale è una realtà e non un complimento: un piccolo grande luogo, reso suo malgrado famoso dalle minacce presenti e future alla sua bellezza.</p><p>A Giaglione, il “canale di Maria Bona” è fonte di vita: un corso d’acqua che continua a scorrere a valle, dispensando fertilità e vita, parte di un equilibrio ambientale che perdura da secoli. Come la sorgente che alimenta le acque delle piccole borgate alte di S.Antonio, S.Anna e S.Rocco.</p><p>Adesso, nella frazione di S.Antonio, direttamente sulle sorgenti delle fontane di borgata e dietro le abitazioni, si sta realizzando la costruzione di un <strong>vascone antincendio</strong> delle gallerie SITAF dell’autostrada del Frejus. Nonostante fossero possibili altri siti per la sua costruzione, nonostante sia concreto il rischio di perdere le sorgenti, nonostante sia insensato utilizzare l’acqua dell’acquedotto comunale per il riempimento del vascone.</p><p>Inoltre l’IREN S.p.A. ha ottenuto il consenso dall’amministrazione comunale di Giaglione per scaricare nel canale storico di Maria Bona a monte dell’abitato e di tutte le captazioni irrigue. Il canale diventerebbe pertanto un’altra cosa: da canale irriguo, ma anche con valenza storica e ambientale, a <strong>canale di sfogo industriale </strong>per un bacino artificiale. Il rischio concreto è quello di trovare inquinanti di vario tipo, fanghi e acqua clorata nelle coltivazioni e nei prati. Infatti, il solo fatto che l’acqua che si vorrebbe scaricare debba essere clorata pone degli interrogativi sulla reale portata del pericolo di tale scarico. Il canale, infine, diventerebbe utilizzabile – nella pratica dei fatti – a discrezione dell’IREN e non sarebbe più “il canale dei Giaglionesi” come è ora.</p><p>Non è finita: i progetti presentati per il tunnel geognostico della Maddalena interverrebbero, qualora questo fosse realizzato, direttamente sulle captazioni dell’acquedotto comunale, chiamato “di Boscocedrino”.</p><p>A fronte di questa serie impressionante di minacce e di disastri, la popolazione locale, tramite un Comitato spontaneo (Tutela e Salvaguardia delle nostre acque) ha presentato una petizione al Comune di Giaglione, che però non pare interessato a dar troppo ascolto alle loro preoccupazioni e ai fatti e studi presentati. Molte iniziative di informazione sono state intraprese dal Comitato in questi mesi. Una <a href="http://www.comune.giaglione.to.it/usrimg/81nt.pdf" target="_blank">petizione popolare</a> è stata lanciata.</p><p>Io sono stato là molte volte, a Giaglione. Ho passeggiato fra quei prati per salite che per me cittadino erano ripide ma che loro percorrevano con studiata lentezza per non lasciarmi indietro. Ho visto la bellezza dei loro torrenti, ho visto che cosa purtroppo già succede a Giaglione, ho visto<strong> che cosa potrebbe succedere</strong>. Al di là dell’Alta Velocità, per la quale abbiamo almeno la consolazione che con ogni probabilità mai si farà, rivolgiamo un appello affinché Giaglione rimanga il bellissimo luogo che è attualmente, con un regime delle acque il cui equilibrio non va mutato con interventi fatti senza le necessarie cautele.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/solo-valsusa/204044/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Non mettiamo il petrolio nell&#8217;acqua del Pertusillo?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/mettiamo-petrolio-nellacqua-pertusillo/201829/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/mettiamo-petrolio-nellacqua-pertusillo/201829/#comments</comments> <pubDate>Mon, 02 Apr 2012 17:04:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Massimo Zucchetti</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=201829</guid> <description><![CDATA[Qualche tempo fa ho messo per la prima volta piede in Basilicata, l’ultima Regione d’Italia che a me piemontese mancava di visitare. Un Convegno sull’inquinamento ambientale a Potenza, organizzato dalla collega, prof. Albina Colella dell’Università della Basilicata (che mi ha anche aiutato a scrivere questo articolo fornendomi tutti i dati) e dal “Comitato Aria Pulita”...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Qualche tempo fa ho messo per la prima volta piede in Basilicata, l’ultima Regione d’Italia che a me piemontese mancava di visitare. Un <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.blogallo.it/index.php/201201151253/15-gen-ZUCCHETTI-PER-TUTELARE-L-AMBIENTE-SERVE-L-INTERVENTO-DELLA-MAGISTRATURA.html" target="_blank">Convegno sull’inquinamento ambientale a Potenza</a></span>, organizzato dalla collega, prof. Albina Colella dell’Università della Basilicata (che mi ha anche aiutato a scrivere questo articolo fornendomi tutti i dati) e dal “<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://giornalelucano.com/2011/10/17/potenza-nasce-il-comitato-aria-pulita-basilicata-postare-subito-la-siderpotenza/" target="_blank">Comitato Aria Pulita</a></span>” della Basilicata.</p><p>A valle del <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.indipendentelucano.it/articolo/985/Ama-il-tuo-prossimo.aspx" target="_blank">Convegno</a></span>, durante un forum di discussione, lessi un commento, che inizialmente presi come serio, fino a quando la collega non mi spiegò essere ironico: “<em>E’ bello vivere in Basilicata: una terra incontaminata dove tutto funziona a meraviglia. Una regione dove aria, acqua e suolo sono liberi da ogni forma di inquinamento</em>”. Io, da profondo nordico, avevo della Basilicata l’idea di una regione più o meno incontaminata e con una magnifica natura: e se la seconda parte è senz’altro vera (la Basilicata è bellissima, provate per credere), sull’incontaminata ho avuto modo – purtroppo – di ricredermi per un caso. Il <strong>Lago di &#8220;Pietra del Pertusillo&#8221;</strong> è un lago artificiale costruito tra il 1957 e il 1962, a sbarramento del fiume Agri. Le sue acque vengono usate per scopo irriguo e potabile, sia in Lucania che in Puglia, ma nel contempo è ubicato nell’area del <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/royalties/fondo.asp" target="_blank">più grande giacimento di idrocarburi in terraferma d’Europa </a></span> e dista circa 8 chilometri da un centro di desolforazione dell’olio greggio, il Centro Oli di Viggiano. Il lago si trova in una zona ricca di risorse idriche, con fertili aree agricole, in gran parte nel Parco Nazionale della Val d’Agri, ma che ospita <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.malitalia.it/2012/03/il-bluff-delloro-nero-lucano-ne-lavoro-ne-soldi/" target="_blank">25 pozzi petroliferi attivi</a></span>.</p><p>Nel lago del Pertusillo scaricano 3200 tubature che riversano materiale inquinante; il dato <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://basilicatamia.altervista.org/2011/11/04/3200-scarichi-inquinanti-nella-diga-del-pertusillo/" target="_blank">viene fornito dall’Arpab</a></span>, gli scarichi sono sia privati che pubblici. Denunce sull’inquinamento da idrocarburi delle acque del Pertusillo sono state fatte a più riprese, fino a culminare in un articolo (“Hydrocarbons in Sediments and Waters of the Pertusillo Dam, Italy”, Pag. 19 del <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.mesaep.org/fileadmin/MESAEP/PDF/2011/Symposium_Program.pdf" target="_blank">Programma</a></span>)<strong> </strong>presentato dalla prof. Colella ad un <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.mesaep.org/mesaep/symposia/ioannina/invitation/index.html" target="_blank">Convegno Internazionale</a></span> sulla Protezione Ambientale nei Paesi del Mediterraneo, lo scorso anno. Un giornale d’inchiesta lucano (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://basilicata24tv.com/" target="_blank">Basilicata24</a></span>) ha appena denunciato pressioni “in alte sfere” per non diffondere notizie sull’inquinamento con un <a href="http://basilicata24tv.com/inchieste/pertusillo-verita-idrocarburi-lago-top-secret-107.php" target="_blank">video-shock</a> che sta facendo il giro della rete in questi giorni, che ha fatto seguito ad un <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://d7c.basilicata24tv.com/inchieste/puzza-petrolio-diga-pertusillo-frutti-malati-104.php" target="_blank">altro</a></span> video documentale. <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.radicali.it/comunicati/20110904/inquinamento-pertusillo-elisabetta-zamparutti-interroga-ministri-dellambiente-sa" target="_blank">Episodi “spiacevoli”</a></span> sono accaduti nel recente passato a esponenti dell&#8217;Ehpa (Associazione per la Tutela della Salute e dell&#8217;Ambiente di Basilicata) e ad altri, dopo aver analizzato le acque della diga e averne <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/matera/2011/08/idrocarburi-nelle-acque-e-nei-sedimenti-del-pertusillo.html" target="_blank">divulgato pubblicamente l’inquinamento</a></span>, oltre che da idrocarburi anche da bario (un metallo pesante usato nei fanghi di perforazione petrolifera).</p><p>L’acqua del Pertusillo è acqua che “scotta”. L’Istituto Superiore di Sanità sta collaborando con l’Arpab per lo studio della qualità biologica delle acque di questo invaso: le analisi più recenti confermerebbero la presenza di idrocarburi, già denunciata e documentata anche nei sedimenti dell’invaso  dal gruppo Ehpa e Oipa (Guardie Eco-Zoofile di Potenza) guidato dalla Prof.ssa Colella: <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDCategoria=12&amp;IDNotizia=345840&amp;res_start=10" target="_blank">analisi fatte dopo la moria di pesci nel lago del 2010 e 2011</a></span>.</p><p>Un’area designata come parco nazionale, ma compromessa dalle trivellazioni petrolifere, dove l’agricoltura continua a morire e l’inquinamento sembra essere entrato nella catena alimentare: si trovano idrocarburi nel miele, fanghi e scarti di perforazione petrolifera sepolti  nei <a href="http://ilpuntontc.com/attualita/2111-terra-avvelenata.html" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">campi contaminati dove vanno a pascolare le pecore</span>, <span style="text-decoration: underline;">benzene e toluene nelle falde idriche</span></a> intorno al Centro Oli Eni di Viggiano. Il <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.regione.basilicata.it/giunta/site/giunta/detail.jsp?otype=1012&amp;id=583421&amp;value=AGR" target="_blank">centro di monitoraggio ambientale</a></span> è stato avviato solo nel 2012, 13 anni dopo la stipula dell’accordo con l’Eni, e si riscontra la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/03/15/news/il_petrolio_lucano-31577295/">mancanza di un archivio storico dei dati</a></span> utile per monitorare negli anni l&#8217;andamento delle emissioni inquinanti.</p><p>Gli abitanti lamentano un aumento delle patologie e i giovani emigrano in maniera inarrestabile. Ma ci sono in ballo miliardi di royalties delle compagnie petrolifere, che occupano i 2/3 del territorio regionale con 51 tra permessi di ricerca, istanze di ricerca, concessioni e campi di stoccaggio del gas, con due centri olio esistenti dell’Eni ed il costruendo centro olio a Corleto Perticara. <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.malitalia.it/2012/03/il-bluff-delloro-nero-lucano-ne-lavoro-ne-soldi/" target="_blank">Il memorandum recentemente siglato tra Stato e Regione Basilicata</a></span> prevede il passaggio dell’estrazione di petrolio in Val d’Agri da 80 mila fino a circa 129 mila barili al giorno, che con l’attivazione dell’impianto di Tempa Rossa, a Corleto Perticara, saliranno fino a 175 mila barili.</p><p>Forse, la ricetta sarebbe poi semplice: evitare di mescolare il petrolio con l’acqua da bere e che si usa per coltivare. Ma che si debba sempre arrivare a denunce di ricercatori e a formazione di Comitati di cittadini in lotta per l’ambiente, pare un passaggio irrinunciabile, in Italia.</p><p><em>scritto in collaborazione con la Prof. Albina Colella, dell&#8217;Università della Basilicata</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/mettiamo-petrolio-nellacqua-pertusillo/201829/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Alta velocità, ecco un documento serio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/alta-velocita-ecco-documento-serio/200948/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/alta-velocita-ecco-documento-serio/200948/#comments</comments> <pubDate>Thu, 29 Mar 2012 10:44:27 +0000</pubDate> <dc:creator>Massimo Zucchetti</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[alta velocità]]></category> <category><![CDATA[Documento governo Tav]]></category> <category><![CDATA[documento professori Tav]]></category> <category><![CDATA[tav]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=200948</guid> <description><![CDATA[Il 9 marzo 2012 il Governo ha pubblicato sul proprio sito istituzionale un documento con il quale, rispondendo a 14 domande da se stesso formulate, motivava le ragioni per la realizzazione della nuova linea ferroviaria ad Alta Velocità/Capacità Torino-Lione. Le risposte presentate sono improprie, imprecise e non risultano soddisfacenti a chiarire con il rigore e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il 9 marzo 2012 il Governo ha pubblicato sul proprio sito istituzionale un <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/TAV/domande_risposte.pdf">documento</a></span> con il quale, rispondendo a 14 domande da se stesso formulate, motivava le ragioni per la realizzazione della nuova linea ferroviaria ad Alta Velocità/Capacità Torino-Lione. Le risposte presentate sono improprie, imprecise e non risultano soddisfacenti a <strong>chiarire</strong> con il rigore e la qualità auspicabili le motivazioni di un’opera così costosa e impattante. In attesa di poter avviare un serio confronto basato su dati oggettivi e su criteri di valutazione verificabili con metodo scientifico, è stata presentata oggi dalla <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.cmvss.it/">Comunità Montana Valle Susa e Val Sangone</a></span> una <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://areeweb.polito.it/eventi/TAVSalute/ANALISI%20DOCUMENTO%20GOVERNO%2028.03.12.pdf">approfondita analisi del documento del Governo</a></span> (scaricabile anche <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://ascoltateli.org/images/materiali/analisidocumentogoverno28marzo2012.pdf">qui</a></span>) essa è frutto dell’impegno collettivo degli Autori afferenti alla Commissione Tecnica «Torino-Lione» della Comunità Montana e del contributo di esperti esterni in varie materie. Ha comportato alcune centinaia di ore di lavoro prestate a titolo personale e non retribuite.</p><p>Si tratta di un documento molto corposo e, contrariamente, al documento del Governo, tutto basato su dati verificabili, fonti e citazioni disponibili.</p><p>Io ho contribuito specificatamente per la parte che riguarda <strong>l’impatto ambientale</strong>. Mi riprometto di riportare ed analizzare le altre questioni, ma ora inizio a parlare “del mio”, anche se già in parte anticipato su un mio <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/11/alta-velocita-quando-documento-serio/196633/">articolo</a></span> qui su <em>Il Fatto Quotidiano</em>.</p><p>Affermazioni categoriche quali quelle contenute nel documento governativo sul fatto che <strong>«</strong><strong>il progetto non genera danni ambientali diretti e indiretti»</strong> si commenterebbero da sole, se non fosse che le risposte oltre ad essere surreali dal punto di vista tecnico (qualsiasi grande o piccola opera genera impatti sul contesto territoriale ed ambientale in cui viene inserita) sono molto scorrette, alla luce anche delle pesanti prescrizioni del Cipe e delle integrazioni della Commissione Speciale di Valutazione di Impatto Ambientale, considerato lo stato attuale delle conoscenze e delle procedure amministrative sin qui avviate.</p><p>Nel documento governativo e nel progetto preliminare della tratta italo-francese elaborato da Ltf il problema dell’amianto è stato minimizzato: si ammette «la presenza di amianto solo per i primi 400/500 metri», in una zona dove per anni Ltf  ha negato che si potessero trovare rocce amiantifere. Salvo poi ammettere nella documentazione prodotta nell’ambito della procedura di via “…la presenza di rocce potenzialmente contaminate da presenza naturale di vene asbestiformi che possono determinare durante le fasi di scavo e movimentazione di materiale di risulta una contaminazione ambientale in aria e su superfici di entità non trascurabile”.</p><p>Le misure di cautela per lo smarino amiantifero affermano che esso verrà chiuso in sacchi per spedirlo all’estero: anche solo 500 metri di tunnel di base corrispondono a 170.000 m<sup>3</sup>, pari al carico di 17.000 Tir. Per lo scavo del tunnel si definisce come “tenore molto basso” un tenore sotto il 5% delle rocce potenzialmente riscontrabili durante lo scavo, mentre il limite di legge parla di 0.1%. Si ricorda che l’impiego dell&#8217;amianto è fuori legge in Italia dal 1992. La legge <strong>[1]</strong> è chiara al riguardo: anche poche fibre possono causare gravi danni sanitari. Il documento <strong>[2]</strong> dimostra che l’Università di Torino nel 1995-1998 effettuò sondaggi nell’area evidenziando una presenza certa di crisotilo e tremolite, minerali amiantiferi. Gli studi erano stati commissionati da Alpetunnel, la prima società incaricata della progettazione della tratta.</p><p>I sondaggi più recenti effettuati che affermano scarsa presenza di amianto sono contestabili. Le trivellazioni sono state effettuate in punti dove era notorio non vi fosse amianto: la struttura tettonica della catena alpina è molto complessa, essendo stata interessata nelle varie ere geologiche dalla sovrapposizione di diversi eventi plicativi, quindi con molta probabilità, in aree limitrofe, si sarebbero conseguiti risultati diversi. Rilievi dell’università di Siena su 39 campioni di roccia testati in bassa valle indicano ben venti casi di fibre di amianto <strong>[3]</strong>.</p><p>Anche le misure della radioattività, che nel documento governativo sono qualificate come “al di sotto delle soglie di legge”, fanno riferimento a recenti e limitati carotaggi. Innanzitutto la Legge Italiana, a riguardo, non presenta soglie, ma livelli di riferimento e azione basati sul principio di giustificazione e non applicabili univocamente [4]. Inoltre, le mineralizzazioni di uranio in Valsusa sono una realtà appurata in tempi precedenti al progetto Tav: la presenza di Pechblenda uranifera nelle rocce del massiccio D&#8217;Ambin, oggetto dello scavo del tunnel di base, è ampiamente documentata fin dagli anni 1960-1970, fino a misure dell’Arpa negli anni 1990 [5]. Sul versante francese, analoghe prospezioni furono svolte dalla società Minatome. Sul versante italiano, in valle di Susa e Cenischia l’uranio abbonda, si contano ben 28 anomalie spettrometriche e tutte le ricerche sopracitate riportano presenze rilevanti di minerali radioattivi.</p><p>E’ ingiustificato affermare, sulla base di alcuni carotaggi effettuati in aree limitate, che un tunnel di 57 km passi indenne dall’uranio in una formazione geologica (Scisti d’Ambin) che ne è ricca.</p><p>Il documento si avvale anche delle riflessioni contenute in un <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.notav.eu/notav/Articoli/2012/02/Lettera%20al%20Presidente%20Mario%20Monti_9%20febbraio%202012.pdf">appello</a></span> che centinaia di Docenti  universitari e professionisti hanno recentemente inviato al Presidente del Consiglio, richiedendo di riconsiderare le ragioni alla base di questa iniziativa, così come è stato fatto, apprezzabilmente, per il ponte sullo stretto di Messina e le Olimpiadi di Roma. L’appello è rimasto inascoltato. Cosa ne sarà ora di questo documento?</p><p><strong>[1]</strong> Legge n. 257/92, Pubblicata in Suppl. Ord. n. 64 alla Gazz. Uff. n. 87, Serie Generale, Parte Prima del 13.4.92.</p><p><strong>[2]</strong> “Studi geologici in Val Susa finalizzati ad un nuovo collegamento ferroviario Torino-Lione”, pubblicato dalla Regione Piemonte nel 2004.</p><p><strong>[3]</strong> Vari articoli in: Medicina Democratica numeri 165-167 gennaio / giugno 2006</p><p><strong>[4]</strong> <em>Decreto Legislativo del Governo n° 230 del 17/03/1995</em>, doc. 395B0230.900 di Origine Nazionale e pubblicato su : Gazz. Uff. Suppl. Ordin. n° 136 del 13/06/1995, e s.m.i., tra cui <em>Decreto Legislativo del Governo n° 241 del 26/05/2000</em>, doc. 300B0241.000 di Origine Nazionale emanato dal Presidente della Repubblica e pubblicato su : Gazz. Uff. Suppl. Ordin. n° 203 del 31/08/2000.</p><p><strong>[5]</strong> G. Borello, “Relazione Tecnica relativa al Permesso di Ricerca per minerali di Uranio e Torio, denominato “VENALZIO”, nei Comuni di Venalzio, Novalesa e Giaglione”, Diverse Relazioni per Somiren SpA. e Agip SpA Attività Minerarie. S.Donato Milanese (MI) 1959/1960.</p><p>Sergio Lorenzoni<strong>, “</strong><em>Studio geo-petrografico del versante italiano del Massiccio d’Ambin</em>”. Consiglio Nazionale delle Ricerche, Centro Nazionale per lo Studio Geologico e Petrografico, Società Cooperativa Tipografica, Padova, 1965, in particolare: pp.79-80. <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.legambientevalsusa.it/Images/uranio-amianto/cnr65.jpg">http://www.legambientevalsusa.it/Images/uranio-amianto/cnr65.jpg</a></span></p><p>Daniele Ravagnani, “<em>I giacimenti uraniferi italiani e i loro minerali</em>”, Gruppo Mineralogico Lombardo, Museo Civico di Storia Naturale, Milano, 1974, in particolare p.49 e segg.</p><p>Emilio Pacchiarotti, “<em>Relazione Geomineraria e Programma dei lavori relativi al permesso di ricerca per minerali di uranio e di torio denominato Rocca d’Ambin</em>”, Agip S.p.a., S. Donato Milanese, 15 aprile 1977.</p><p>Lettera dell’Arpa Piemonte, Dipartimento Subprovinciale di Ivrea, a Legambiente, su “Risultati analisi campione di roccia”, a firma Mauro Magnoni e Giampaolo Ribaldi Ivrea, 9.10.1997, rif. 1372/IR 93, prot. n.3065. Reperibile al sito: <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.legambientevalsusa.it/Images/uranioamianto/">http://www.legambientevalsusa.it/Images/uranioamianto/</a></span></p><p>arpa.jpg e “<em>Relazione tecnica sul problema della radioattività in Val di Susa</em>”. Relazione n. 193/IR (1998); trasmessa al Prefetto di Torino, alla Regione Piemonte e all’Arpa Piemonte Dip. Grandi Rischi, con lettera dell’Arpa Piemonte, Dipartimento Subprovinciale di Ivrea, a firma Giampaolo Ribaldi del 19.2.1998, rif. IR/49, prot. 1798.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/alta-velocita-ecco-documento-serio/200948/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Scorie radioattive?  Anche &#8220;naturali&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/scorie-radioattive-anche-naturali/199379/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/scorie-radioattive-anche-naturali/199379/#comments</comments> <pubDate>Thu, 22 Mar 2012 13:08:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Massimo Zucchetti</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Naturally Occurring Radioactive Materials]]></category> <category><![CDATA[Potassio]]></category> <category><![CDATA[radioattività]]></category> <category><![CDATA[Technological Enhanced Natural Occurring Radioactive Materials]]></category> <category><![CDATA[Torio]]></category> <category><![CDATA[Uranio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=199379</guid> <description><![CDATA[Le scorie radioattive come noi le intendiamo sono rifiuti ad alta radiotossicità che derivano da processi nucleari, ad esempio gli scarti di combustibile esausto nel caso di reattori nucleari. Ma anche, più in generale, si possono avere rifiuti contaminati per uso industriale e medico. Lo smaltimento dei rifiuti radioattivi è un problema di grande attualità...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Le scorie radioattive come noi le intendiamo sono rifiuti ad alta radiotossicità che derivano da processi nucleari, ad esempio gli scarti di <strong>combustibile</strong> esausto nel caso di reattori nucleari. Ma anche, più in generale, si possono avere rifiuti contaminati per uso industriale e medico.</p><p>Lo smaltimento dei rifiuti radioattivi è un problema di grande attualità al quale non è ancora stata trovato una soluzione <strong>definitiva</strong>. Esistono in materia pareri contrastanti di tecnici e scienziati.</p><p>La situazione si complica se si considera che la radioattività è presente in natura, ed interessa moltissimi, se non tutti, i processi industriali. I materiali a debole ma non irrilevante radioattività non sono infatti prodotti esclusivamente nelle centrali nucleari, ma derivano anche da processi relativi all’industria e dall’uso medico. Al fine di salvaguardare l’ambiente e la salute dell’uomo, si debbono prendere le giuste precauzioni e capire il livello sotto il quale la radioattività costituisce un rischio <strong>accettabile</strong>. Quando la radioattività, naturale e artificiale, è pericolosa nelle scorie di processi industriali, ad esempio?</p><p>La radioattività è infatti una componente naturale dell’ambiente. E’ dovuta principalmente ad un fattore terrestre e ad uno cosmico. Nel primo caso abbiamo i radionuclidi naturali presenti in diverse concentrazioni nella <strong>crosta terrestre</strong>, quali ad esempio Uranio, Torio e Potassio-40; la seconda componente è dovuta ai raggi cosmici.</p><p>I radionuclidi naturali si trovano in concentrazioni anche molto diverse tra loro da luogo a luogo in dipendenza dalle caratteristiche di conformazione geologica delle <strong>diverse aree</strong>. I valori di radioattività nel suolo variano mediamente da 100 a 700 Bq/kg nel caso del K-40 e da 10 a 50 Bq/kg nel caso di Uranio e Torio. (Bq = Bequerel, unita di misura della radioattività).</p><p>Viste le conseguenze che la radioattività ha sugli <strong>esseri viventi</strong> e dato che nessuna esposizione alle radiazioni ionizzanti, seppur in dosi minime, si può ritenere sicura al cento per cento, è necessario dettare alcuni principi al fine di preservare l’uomo e l’ambiente. Perciò, l’Icrp (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.icrp.org/">International Commission on Radiation Protection</a></span>), ha esposto nella pubblicazione n. 26 del 1977 tre principi fondamentali su cui si deve basare il sistema di protezione radiologica:</p><ol><li><strong>Giustificazione 	della pratica:</strong><p>“le pratiche che comportano esposizione alle radiazioni ionizzanti debbono essere preventivamente giustificate<strong> </strong>e periodicamente riconsiderate alla luce dei benefici che da esse derivano”.</li><li><strong>Ottimizzazione 	della protezione:</strong><p>“le esposizioni alle radiazioni ionizzanti debbono essere mantenute al livello più basso ragionevolmente ottenibile, tenuto conto dei fattori economici e sociali”.</li><li><strong>Limitazioni delle 	dosi individuali:</strong></li></ol><p>“le dosi individuali ricevute in ciascuna tipologia di esposizione (lavoratori, popolazione) non devono comunque superare i limiti prescritti dalle normative”.</p><p>In Italia tali principi sono stati integralmente recepiti tramite il <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.radon.it/site/download/l230-dlgs241-2000.pdf">decreto legislativo 230/95 modificato dal 187/00 e dal 241/00.</a></span></p><p>Tutte le attività industriali in cui sono utilizzati o manipolati materiali radioattivi generano rifiuti radioattivi. Il contributo più consistente è sicuramente dovuto ai rifiuti provenienti dalla disattivazione delle installazioni nucleari o dalle scorie prodotte dal combustibile <strong>esausto</strong>. Tuttavia non sono da sottovalutare tutti quei materiali a elevato contenuto di radioattività naturale utilizzati quotidianamente nell‘industria:</p><p>• i Norm <em>(Naturally Occurring Radioactive Materials</em>);</p><p>• i Tenorm <em>(Technological Enhanced Natural Occurring Radioactive Materials)</em>.</p><p>I materiali Norm sono quelli che contengono radionuclidi <strong>naturali</strong> in concentrazioni superiori alla media della crosta terrestre. I materiali Tenorm, invece, a causa delle manipolazioni tecnologiche dell’uomo, presentano una tipologia di radioattività diversa da quella originaria.</p><p>In questi ultimi casi, pur essendo la normativa in realtà più complessa, si può stabilire un &#8220;confine&#8221; fra il &#8220;radioattivo&#8221; e il &#8220;non radioattivo&#8221;: una concentrazione di 1000 Bq/kg. Se una scoria chimica che dovete smaltire ha una radioattività inferiore a questo <strong>valore</strong>, tendenzialmente nessun problema. Se lo oltrepassa, si potrebbe dare il caso che la vostra scoria, oltre che per la sua pericolosità chimica, vada trattata anche per la sua radioattività: e questo, specie in un paese come l’Italia, potrebbe complicare assai le cose.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/scorie-radioattive-anche-naturali/199379/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Alta Velocità: a quando un documento serio?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/11/alta-velocita-quando-documento-serio/196633/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/11/alta-velocita-quando-documento-serio/196633/#comments</comments> <pubDate>Sun, 11 Mar 2012 14:52:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Massimo Zucchetti</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[alta velocità]]></category> <category><![CDATA[amianto]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[tav]]></category> <category><![CDATA[Uranio]]></category> <category><![CDATA[Valsusa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196633</guid> <description><![CDATA[Il Governo italiano ha pubblicato, di fronte alle imponenti manifestazioni di dissenso alla proposta grande opera “Alta Velocità” Torino-Lione un breve documento di 9 pagine “Tav Torino-Lione: Domande e Risposte”. Nel mondo scientifico e tecnico, questo documento ha causato imbarazzo. Fa davvero specie riscontare in un documento firmato dal Governo, e del quale il “tecnico”...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il Governo italiano ha pubblicato, di fronte alle imponenti manifestazioni di dissenso alla proposta grande opera “Alta Velocità” Torino-Lione un breve documento di 9 pagine “<a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/TAV/domande_risposte.pdf">Tav Torino-Lione: Domande e Risposte</a>”.</p><p>Nel mondo scientifico e tecnico, questo documento ha causato imbarazzo. Fa davvero specie riscontare in un documento firmato dal Governo, e del quale il “tecnico” Monti si prende in qualche modo la responsabilità, l’affastellarsi di affermazioni approssimative, errate, e soprattutto &#8211; questa la cosa più grave &#8211; <strong>prive di fonti e studi verificabili a loro supporto</strong>. Lo scrivente, insieme ad un gruppo di tecnici e studiosi “seri”, sta elaborando un documento che metta in evidenza l’imbarazzante pochezza di questo compitino di nove pagine, evidentemente messo a punto allo stesso modo di quando noi, studenti delle medie, facevamo i compiti per la giornata scrivendoli sul tram che ci portava a scuola. Come è possibile che il governo ancora oggi non faccia uscire uno studio o un complesso di studi a supporto delle sue affermazioni che siano analizzabili e criticabili da esperti indipendenti?</p><p>Parlando di merito, farò un esempio unico, che concerne quel che mi compete. Dice il documento: “<em>Il progetto non genera danni ambientali diretti ed indiretti. L’impatto sociale sulle aree attraversate, sia per la prevista durata dei lavori sia per il rapporto della vita delle comunità locali e dei territori attraversati è assolutamente sostenibile.</em>”. Una affermazione molto netta, e basata sulle nuvole. Vediamo invece la realtà.</p><p>La Valsusa è stata per 40 anni oggetto di cantieri per grandi opere: la diga internazionale del Moncenisio, il raddoppio della ferrovia e dei tunnel ferroviari, il tunnel autostradale e l’autostrada del Frejus, poi l’impianto e la centrale idroelettrica di Pont Ventoux: la pretesa “sostenibilità” della nuova opera (a parte che il concetto di “sostenibile” non è definito se non in modo euristico) non viene mai valutata considerando l’impatto ambientale <strong>di quanto è già presente</strong>, che non è poco.</p><p>I cantieri danneggiano gravemente la salute degli abitanti: lo stesso studio di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) presentato da LTF, i proponenti l’opera [1], calcola un incremento del 10% nell’incidenza di <strong>malattie respiratorie e cardiovascolari</strong> a causa dei livelli di polveri sottili prodotte dai cantieri. In base alle statistiche attuali questo aumento corrisponde a circa 200 morti in dieci anni. I documenti considerano le polveri sottili PM 10, senza considerare, ad esempio per la tratta italiana &#8211; le polveri sottilissime PM 2,5 e altri inquinanti: attendiamo quindi una <a href="http://www.notavtorino.org/documenti/oss-assamb-prel-rfi-27-5-11-parte-10-di12.pdf" target="_blank">valutazione seria su questi aspetti</a>, che tuttora manca.</p><p><a href="http://areeweb.polito.it/eventi/TAVSalute/Articoli/Tomalino.pdf" target="_blank"><strong>Il problema dell’amianto</strong></a>, poi, è stato minimizzato: si ammette la presenza di amianto solo per i primi 500 metri, in una zona dove per anni LTF ha negato che si potessero trovare rocce amiantifere. Salvo poi ammettere che “…la presenza di rocce potenzialmente contaminate da presenza naturale di vene asbestiformi (ofioliti, pietre verdi e serpentiniti) che possono determinare durante le fasi di scavo e movimentazione di materiale di risulta una contaminazione ambientale in aria e su superfici di entità non trascurabile”. Le misure di cautela per lo smarino amiantifero sono poi incredibili: dire che lo si chiuderà in sacchi per spedirlo all’estero significa non rendersi conto che anche solo 500 metri di tunnel di base corrispondono a 170.000 mc, pari al carico di 17.000 TIR. Per lo scavo del tunnel nella tratta italiana, si definisce come “tenore molto basso” un tenore sotto il 5% delle rocce potenzialmente riscontrabili durante lo scavo: <strong>che ne è del limite di legge, che parla di 0.1%?</strong></p><p><a href="http://areeweb.polito.it/eventi/TAVSalute/Articoli/Zucchetti.pdf" target="_blank">Le mineralizzazioni di uranio in Valsusa</a> sono una realtà: a <a href="http://areeweb.polito.it/eventi/TAVSalute/Articoli/Relazioneintroduttiva.pdf" target="_blank">presenza di uranio nelle rocce del massiccio D&#8217;Ambin</a> oggetto dello scavo del tunnel di base sono ampiamente documentate fin dagli anni &#8217;60 e &#8217;70. Si va dallo s<em>tudio del </em>Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) del 1965 [2] alle <a href="http://www.ambientevalsusa.it/documento_UE_%20Bruxelles.pdf" target="_blank">prospezioni condotte dall&#8217;<em>Agip nel 1978</em></a>, alle misure dell’ARPA [3]. Sul versante francese, analoghe prospezioni furono svolte dalla società <em>Minatome [4]</em>. Chi propone l’opera afferma che sono stati effettuati dei carotaggi nei dintorni del tunnel geognostico e che tutti i valori “rientrano nella norma”. Appare peculiare, innanzitutto, che proprio nella zona dove si pensa di costruire il tunnel geognostico e poi il tunnel di base, decine di chilometri in totale, sia assente la presenza di uranio, quando tutta la Valle di Susa abbonda (se ne contano ben 28) di affioramenti di filoni uraniferi. In realtà, <strong>nulla si conosce su quello che si incontrerà scavando</strong>, se non la ragionevole probabilità di andare ad incocciare in filoni uraniferi grandi e piccoli. Inoltre, <a href="http://staff.polito.it/massimo.zucchetti/Seconda_Relazione.pdf" target="_blank">valutazioni indipendenti</a> effettuate sulla base di “valori normali” del contenuto di uranio prevedono, a causa dell’emissione di gas radon da parte di queste rocce “normali”, la necessità di ricambiare ogni ora l’intero contenuto di aria del tunnel in fase di scavo, oltre al problema della risospensione di polveri e al dilavamento del materiale di smarino, con <a href="http://areeweb.polito.it/eventi/TAVSalute/presentazioni/TAV%20E%20SALUTE%20Zucchetti.pdf" target="_blank">dosi alle popolazioni </a> non trascurabili.</p><p>Per lo smarino, una stima conservativa darebbe un volume da mettere a discarica sul lato italiano di 15 milioni di metri cubi, pari al volume di 6 piramidi di Cheope, il triplo di quanto dichiarato dal progetto. E quindi per 2/3 senza alcuna ipotesi di collocazione a discarica.</p><p>In ultimo, un cenno va fatto al problema del <strong>dissesto idrogeologico</strong> in seguito agli scavi dell’opera, alla sparizione di fonti, falde, corsi d’acqua, all’enorme spreco di una risorsa preziosa come l’acqua. Il Mugello insegna. Non aggiungiamo nulla a quanto scritto in un nostro <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/val-di-susa-sparisce-l%E2%80%99acqua-restano-i-disastri/191975/" target="_blank">precedente articolo</a>: le belle parole passano, i grandi disastri restano, al Mugello, e resterebbero anche in Valsusa, qualora questa pazzia venisse effettivamente messa in opera. Ma tutte le evidenze – foss’anche soltanto la rigidità di chi dice “discutiamone pure, ma non si discute che l’opera si faccia” (un ossimoro quasi comico) – ci fanno capire come la vada a pochi. Occorre soltanto capire quanti ulteriori soldi pubblici verranno sprecati prima che il progetto venga abbandonato.</p><p>[1] LTF sas - <em>Progetto preliminare in variante &#8211; Studio d&#8217;impatto ambientale-sintesi non tecnica </em>(documento PP2-C3C-TS3-0105-A_AP-NOT del 9/7/2010 basato sull&#8217;originario trattato italo-francese del 29/1/2001)</p><p>[2] Studio geo-petrografico del versante italiano del massiccio d&#8217;Ambin; Lorenzoni S., <em>Memorie degli Istituti di Geologia e Mineralogia dell&#8217;Università di Padova</em>, 1965, vol. 25.</p><p>[3] ARPA Piemonte &#8211; documento prot. 3065 del 9/10/1997 relativo all&#8217;analisi delle rocce prelevate presso la miniera di venaus</p><p>[4] Le socle du massif d&#8217;Ambin (Alpes franco-italiennes); Gay M.; Vialette Y. , <em>Bulletin de la Societe Geologique de France</em>, 1974, Vol. 16, Issue 3, pp. 245-246</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/11/alta-velocita-quando-documento-serio/196633/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Sicurezza nei cantieri Tav? Ci passiamo sopra</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/01/sicurezza-cantieri-passiamo-sopra/194679/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/01/sicurezza-cantieri-passiamo-sopra/194679/#comments</comments> <pubDate>Thu, 01 Mar 2012 07:59:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Massimo Zucchetti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Cantiere]]></category> <category><![CDATA[luca abbà]]></category> <category><![CDATA[sicurezza]]></category> <category><![CDATA[sicurezza sul lavoro]]></category> <category><![CDATA[tav]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=194679</guid> <description><![CDATA[Ho avuto notizia che una persona umana, Luca Abbà, di 37 anni, trovatosi all’interno di un terreno trasformatosi &#8211; dopo che lui era entrato &#8211; in un cantiere, è rimasto vittima di un grave incidente: arrampicatosi su un traliccio dell’alta tensione che si trovava all’interno del cantiere, sorgente d’altra parte su un terreno che era...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ho avuto notizia che una persona umana, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/27/cominciate-operazione-allargamento-cantiere-presidio-permamente-solo-dieci-attivisti/194028/" target="_blank"><strong>Luca Abbà</strong></a>, di 37 anni, trovatosi all’interno di un terreno trasformatosi &#8211; dopo che lui era entrato &#8211; in un cantiere, è rimasto vittima di un grave incidente: arrampicatosi su un traliccio dell’alta tensione che si trovava all’interno del cantiere, sorgente d’altra parte su un terreno che era in parte anche di sua proprietà – è rimasto folgorato, è caduto da un’altezza di circa 15 metri, e si trova ora in coma farmacologico presso l’Ospedale CTO di Torino, in condizioni gravi anche se pare non in pericolo immediato di vita.</p><p>Dato che mi trovo ad aver insegnato per oltre un decennio la materia “Sicurezza e Analisi di Rischio” presso la mia Università, vorrei provare in questo pezzo a prendere la questione sotto un aspetto un po’ differente, dato che molto è già stato detto in questi giorni sotto gli altri punti di vista, e credo che la mia opinione sull’Alta Velocità e la mia solidarietà a Luca Abbà siano ben note.</p><p>Prendiamo allora per buono quanto ci dicono i sostenitori dell’Alta Velocità: quello sorto in queste ore intorno alla “Baita Clarea”, sopra Chiomonte, Valle di Susa, è un cantiere, e non un fortino militare. Molto bene. <strong>Se è un cantiere, deve sottostare alle norme di sicurezza sui cantieri</strong>. In particolare, queste sono dettate da una normativa italiana ben precisa: se la Valsusa è in Italia, e non in Afghanistan, si applica la legge, come a gran voce invocano tutti coloro che vogliono che in Valsusa “ritorni la legalità”.</p><p>Il <a href="http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=document&amp;file=/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2008/03/decreto-sicurezza/decreto-sicurezza.pdf?cmd=art" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro</span><span style="text-decoration: underline;"> (TUSL)</span></a>, è l&#8217;insieme di norme contenute nel Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 che ha riformato, riunito e armonizzato, abrogandole, le disposizioni dettate da numerose precedenti normative in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro succedutesi nell&#8217;arco di quasi sessant&#8217;anni. Il nuovo Testo unico ha previsto l&#8217;abrogazione (con differenti modalità temporali) di molte normative, quali il D.lgs. 19 settembre 1994, n. 626, il D.lgs. 14 agosto 1996, n. 494 e il D.lgs. 19 agosto 2005, n. 187.</p><p>La legge prima <em>individua i soggetti responsabili</em> e poi descrive le <em>misure gestionali</em> e gli <em>adeguamenti tecnici</em> necessari per ridurre i rischi lavorativi. Alla fine di ciascun titolo sono indicate le sanzioni in caso di inadempienza. Vorrei in particolare concentrarmi sugli aspetti che riguardano la<strong> sospensione dell’attività</strong>.</p><p><strong>Secondo le disposizioni del TUSL</strong> gli ispettori possono disporre, <strong>in caso di gravi violazioni delle norme antinfortunistiche</strong>, la sospensione dell’attività (art. 14). In particolare questo provvedimento scatterà nel seguente caso, fra gli altri:</p><ul><li>gravi 	e reiterate violazioni in materia di tutela della salute e della 	sicurezza, individuate con DM del Ministero del Lavoro e della 	Previdenza Sociale, sentita la conferenza Stato Regione.</li></ul><p>In attesa di decreto, le gravi violazioni che possono portare, in caso di reiterazione, alla sospensione dell’attività, sono quelle indicate nell’<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.lavoro.gov.it/NR/rdonlyres/9AE49A72-84D4-4FE2-843B-0EDD9ED3DA2E/0/TU8108EdSettembre2010.pdf" target="_blank">allegato I al TUSL.</a></span></p><p>Nell’Allegato I vengono elencate le “Gravi violazioni ai fini dell’adozione del provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale”. Troviamo in particolare:<br /> Violazioni 	che espongono al rischio di caduta dall’alto</p><li>Mancato 	utilizzo della cintura di sicurezza;</li><li>Mancanza 	di protezioni verso il vuoto.</li><p>Violazioni 	che espongono al rischio di elettrocuzione:</p><li>Lavori 	in prossimità di linee elettriche;</li><li>Presenza 	di conduttori nudi in tensione;</li><li>Mancanza 	protezione contro i contatti diretti ed indiretti (impianto di 	terra, interruttore magnetotermico, interruttore differenziale).</li><p>Non mi voglio dilungare oltre, ma mi si permetta di concludere questo:</p><ul><li><strong>In 	un cantiere, se fosse un cantier</strong><strong>e,</strong> in presenza di macchine movimento 	terra,<strong> le condutture ad alta tensione si staccano</strong>. Chi non l&#8217;ha 	fatto, ne è responsabile.</li><li>In 	un cantiere, se fosse un cantiere, se succede un incidente, i lavori 	si fermano, la magistratura pone il cantiere sotto sequestro, si 	apre un&#8217;inchiesta, e si accertano le responsabilità. Nulla di tutto 	ciò è successo. <strong>Luca Abbà era a terra, le ruspe continuavano a 	lavorare</strong>.</li><li>In 	un cantiere, se fosse un cantiere, non si iniziano i lavori in 	presenza di estranei.</li></ul><p>Vedo però che il mio ragionamento ha alcune pecche, che debbo infine io stesso mettere in evidenza:</p><ul><li>Quello 	di cui parliamo non è un cantiere, ma un <strong>fortino militare</strong>. Nessuna 	reale opera civile vi viene messa in atto.</li><li>Luca 	Abbà non era un estraneo. Vive in Valsusa. Ed è <strong>proprietario di un 	pezzetto di quel terreno</strong>.</li></ul><p>Non mi pare sia un buon inizio, per il tanto sbandierato progresso, un cantiere nel quale avviene tutto questo. Auguri Luca. Tieni duro e rimettiti presto.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/01/sicurezza-cantieri-passiamo-sopra/194679/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Una “prima lezione” sull’energia nucleare</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/%e2%80%9cprima-lezione%e2%80%9d-sull%e2%80%99energia-nucleare/193746/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/%e2%80%9cprima-lezione%e2%80%9d-sull%e2%80%99energia-nucleare/193746/#comments</comments> <pubDate>Sat, 25 Feb 2012 08:17:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Massimo Zucchetti</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[fissione nucleare]]></category> <category><![CDATA[fusione]]></category> <category><![CDATA[Nucleare]]></category> <category><![CDATA[reattori]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=193746</guid> <description><![CDATA[Ho notato che i miei recenti articoli sull’energia nucleare hanno riscosso un certo interesse, come era logico attendersi: molti arrabbiati con me, altri contenti. Allora provo qui a scriverne uno dove nel breve spazio a disposizione metterò soltanto le nozioni basilari, come se fosse la prima lezione di un mio corso al Politecnico. L’energia nucleare...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p lang="en-US">Ho notato che i miei recenti articoli sull’<strong>energia nucleare</strong> hanno riscosso un certo interesse, come era logico attendersi: molti arrabbiati con me, altri contenti. Allora provo qui a scriverne uno dove nel breve spazio a disposizione metterò soltanto le nozioni basilari, come se fosse la prima lezione di un mio corso al Politecnico.</p><p lang="en-US">L’energia nucleare si ottiene in seguito a trasformazioni nei nuclei atomici: le reazioni coinvolte sono principalmente due, quella di fissione e quella di fusione, oltre a quelle legate al decadimento radioattivo. Nella <strong>fissione</strong>, quando un neutrone colpisce un nucleo fissile<em> </em>(p.es. uranio-235 o plutonio-239), questo si spacca in due frammenti e rilascia altri neutroni. La somma delle masse dei due frammenti e dei neutroni emessi è leggermente minore di quella del nucleo originario e del neutrone che lo ha fissionato: la massa mancante si è trasformata in energia. Se accanto al nucleo fissionato se ne trovano altri in quantità sufficiente e in configurazione geometrica adatta (massa critica), si svilupperà una reazione a catena in grado di autosostenersi per effetto delle successive fissioni dei nuclei causate dai neutroni secondari emessi dalla prima fissione.</p><p lang="en-US">Il funzionamento di una <strong>centrale nucleare</strong> è simile a quello di una convenzionale centrale termoelettrica, con la differenza che l&#8217;acqua viene riscaldata da un reattore nucleare (“nocciolo”). Nel <strong>nocciolo</strong>, oltre al combustibile, c’è un sistema di barre di controllo che assorbono neutroni, regolando la reazione e la potenza generata. Il nocciolo è racchiuso in un contenitore di acciaio pieno di acqua o di altro “moderatore” che, riducendo l’energia dei neutroni emessi da fissione, ne rende agevole la cattura da parte degli altri atomi fissili. L&#8217;acqua è spesso anche usata come fluido termovettore, cioè per raffreddare il nocciolo e –scaldandosi &#8211; per generare vapore da inviare alle turbine e produrre elettricità. In certi reattori anziché normale acqua vengono usate altre sostanze, quali acqua pesante, gas o leghe metalliche.</p><p lang="en-US">Il combustibile più diffuso è <strong>l&#8217;uranio arricchito</strong>, cioè con una percentuale di uranio-235 maggiore del normale: la maggior parte dei reattori non potrebbe funzionare con uranio naturale, nel quale la percentuale di U235 è soltanto dello 0.7%.</p><p lang="en-US">I reattori sono classificati in base al tipo di combustibile, al sistema di raffreddamento e al tipo di moderatore. Oltre ai pochi reattori a Gas-Grafite e  ad Acqua Pesante, si sono maggiormente affermati i modelli raffreddati (e moderati) ad acqua. Di questi esistono due modelli, quelli in cui la vaporizzazione dell&#8217;acqua avviene nello stesso recipiente che contiene il combustibile, detti <strong>Bwr </strong>(<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.nucleartourist.com/type/bwr.htm" target="_blank"><em>Boiling Water Reactor</em></a></span>), che quindi inviano il vapore direttamente in turbina, e quelli che utilizzano un circuito intermedio, per cui l’acqua entra a contatto del combustibile, si scalda e circola in un generatore di vapore esterno in cui cede calore ad altra acqua, che vaporizza e genera energia elettrica nel gruppo turbina-alternatore: sono i <strong>Pwr </strong>(<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.nrc.gov/reading-rm/basic-ref/teachers/04.pdf"><em>Pressurized Water Reactor</em></a></span>)</p><p lang="en-US">Per quanto riguarda l’evoluzione dei reattori nucleari, i <strong>reattori di 3ª generazione</strong> (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://world-nuclear.org/info/inf08.html" target="_blank">Gen III</a></span>) prevedono un approccio diverso alla progettazione, con l&#8217;implementazione di ulteriori salvaguardie ingegneristiche (ad esempio sistemi di refrigerazione passivi, ecc.) che rendono questi impianti più sicuri. Alcuni <sup> </sup>sono già in esercizio, altri sono in costruzione.</p><p lang="en-US">L’evoluzione futura è rappresentata dai reattori nucleari <strong>di 4<sup>a</sup> generazione</strong><strong> </strong>(<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.gen-4.org/" target="_blank">Gen IV</a></span>), che sono un gruppo di sei famiglie di progetti per nuove tipologie di reattore. La Gen IV introduce marcate innovazioni soprattutto nel progetto e nei materiali impiegati.</p><p lang="en-US">La fissione produce residui radioattivi (<strong>scorie</strong>). Si tratta del combustibile esaurito , che contiene uranio, plutonio e altri radioelementi e i prodotti di fissione. Vi sono poi, a fine vita del reattore, le sue <strong>strutture interne</strong>. Questi materiali sono radiotossici e richiedono dunque precauzioni nello smaltimento: la radioattività si riduce nel tempo secondo il fenomeno naturale del dimezzamento, ma i tempi necessari sono molto lunghi. Esistono due modi principali per smaltire le scorie: per quelle a basso livello di radioattività si ricorre al <em>deposito superficiale</em>; per le scorie a più alto livello di radioattività si ricorre invece al <em>deposito geologico</em>, cioè allo stoccaggio in cavità sotterranee profonde.</p><p>Per la “chiusura del ciclo” nucleare vi sono poi degli impianti di rigenerazione, detti di <strong>riprocessamento</strong>, in grado di estrarre l&#8217;uranio, il plutonio e altri radioelementi dalle scorie e renderli riutilizzabili.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/%e2%80%9cprima-lezione%e2%80%9d-sull%e2%80%99energia-nucleare/193746/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Val di Susa: sparisce l’acqua, restano i disastri</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/val-di-susa-sparisce-l%e2%80%99acqua-restano-i-disastri/191975/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/val-di-susa-sparisce-l%e2%80%99acqua-restano-i-disastri/191975/#comments</comments> <pubDate>Fri, 17 Feb 2012 15:46:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Massimo Zucchetti</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[bacini idrici]]></category> <category><![CDATA[beni comuni]]></category> <category><![CDATA[impatto ambientale]]></category> <category><![CDATA[tav]]></category> <category><![CDATA[Torino]]></category> <category><![CDATA[Val di Susa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=191975</guid> <description><![CDATA[Ho partecipato oggi al VII Congresso Nazionale di Medicina Democratica, che si sta tenendo a Milano, all’Università degli Studi, da ieri a domani. Ero, insieme all’amico Luigi Robaldo della Val di Susa, nel gruppo di lavoro che ha riguardato i beni comuni: che cosa sono e come difenderli. Ho parlato di acqua, inteso come bene...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ho partecipato oggi al <a href="http://www.medicinademocratica.org/article.php3?id_article=352" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">VII </span><span style="text-decoration: underline;">Congresso Nazionale</span></a> di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.medicinademocratica.org/" target="_blank">Medicina Democratica</a></span>, che si sta tenendo a Milano, all’Università degli Studi, da ieri a domani.</p><p>Ero, insieme all’amico Luigi Robaldo della Val di Susa, nel gruppo di lavoro che ha riguardato i <strong>beni comuni</strong>: che cosa sono e come difenderli. Ho parlato di acqua, inteso come bene comune, primo indicatore dell’impatto ambientale di una “Grande Opera”, in questo caso dell’Alta Velocità.</p><p>Su un aspetto dell’impatto ambientale dell’Alta Velocità, infatti, non crediamo ci sia possibilità di grande discussione, di confronto fra previsioni da una parte e dall’altra, dato che riguarda quanto è già successo, quanto è evidente nell’ambito di opere precedenti: l’impatto sul bene comune acqua e il dissesto idrogeologico causato dalle grandi opere.</p><p>L’alta velocità Bologna-Firenze e quanto successo al Mugello costituiscono l’esempio più eclatante. Non servono sismografi – ci dice Paolo Rumiz in un suo noto <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://mir.it/servizi/radiopopolare/acqua/?tag=rumiz-tavmugellodisastri" target="_blank">articolo del 2009</a></span> &#8211; per capire dove passa il tunnel dalla <strong>Tav</strong><strong> </strong>tra Bologna e Firenze. Basta seguire una traccia di foreste rinsecchite, alvei vuoti, macerie. Persino i cinghiali rifiutano di vivere lassù. Sopra la “grande opera” esiste una scia di “grandi disastri” che la segnala fedelmente. Il peggio è il sistema idrico distrutto: per ripagarlo non basterebbe una mezza finanziaria. Fra 750 milioni e un miliardo 200 milioni, per ventidue minuti di viaggio in meno. Spariti o quasi 81 torrenti, 37 sorgenti, 30 pozzi, 5 acquedotti: in tutto 100 chilometri di corsi d’acqua.</p><p>Per quanto riguarda la Val di Susa, occorre guardare al passato – con le grandi opere che la Valle ha già subito negli anni scorsi – e al futuro, in modo da valutare l’effetto combinato e non pensando ai singoli impatti non collegati temporalmente fra di loro: la sovrapposizione degli effetti mi venne insegnata, come principio, fin dai primordiali banchi di scuola media superiore, ma sembra che chi ha valutato con grande faciloneria l’impatto ambientale dell’Alta Velocità non ne abbia minimamente tenuto conto.</p><p>L’impatto di questa opera <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilpuntodivistaonline.it/?p=2203" target="_blank">a livello idrico</a></span> sarebbe rilevante. I precedenti grandi lavori hanno già <strong>inciso pesantemente sulle sorgenti della Valle di Susa</strong>: il raddoppio della ferrovia Torino-Modane ha provocato la scomparsa di 13 sorgenti nel territorio di Gravere e di 11 nella zona di Mattie, per restare ai casi più significativi. Le gallerie dell’autostrada tra Exilles e la val Cenischia hanno fatto scomparire 16 sorgenti delle frazioni di Exilles, oltre ad alcune altre nelle più disparate località. I lavori della centrale di Pont Ventoux, per una galleria di soli due metri di diametro, hanno prosciugato il rio Pontet, 2 sorgenti a Venaus, 2 a Giaglione, una decina in territorio di Salbertrand, tra cui quella che alimentava l’acquedotto di Eclause. Secondo il <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://ec.europa.eu/ten/transport/priority_projects/doc/2006-04-25/2006_ltf_final_report_fr.pdf" target="_blank">Rapporto Cowi</a></span> redatto per conto della commissaria europea De Palacio, il solo tunnel di base drenerà <strong>da 60 a 125 milioni di metri cubi di acqua all’anno</strong>, che corrisponde al fabbisogno idrico di una città con un milione di abitanti<strong>.</strong> Oltre alla Torino che già abbiamo, avremmo un’altra Torino-equivalente a consumare acqua in Valle di Susa.</p><p>Quando si costruiscono opere in sotterraneo molto estese, si dovrebbe cercare di valutare le <strong>variazioni idrologiche</strong> indotte dall&#8217;opera nell&#8217;ambiente circostante alle lavorazioni. Bisogna capire se le opere in sotterraneo, in particolare le porzioni costruite in posizione &#8220;parietale&#8221; (in prossimità del versante), captano acque circolanti nelle rocce e/o sedimenti. Queste acque normalmente seguono il loro decorso naturale e tendono, nella loro diffusione sotterranea, a rifornire le falde profonde dei fondovalle. Se invece esistono degli scavi molto estesi, questi ultimi svolgono un&#8217;azione di vero e proprio &#8220;richiamo&#8221; delle acque, dovuto al fatto che il vuoto (lo scavo) determina una significativa diminuzione di pressione che agevola il processo di attrazione idrica. Un fenomeno del genere è evidente nelle condizioni di subduzione che molte volte caratterizzano le aree limitrofe ai pozzi di emungimento, soprattutto quando si prelevano quantitativi di acque superiori rispetto alle possibilità di ricarica naturale delle falde sfruttate. Ad esempio, la zona del fondovalle compresa tra Borgone Susa e Ferriere è interessata negli ultimi decenni da un costante e diffuso abbassamento della superficie topografica, nell&#8217;ordine di diversi millimetri, dovuto proprio a quest&#8217;ultimo fenomeno.</p><p>E’ stato valutato tutto questo dai proponenti l’opera? “Nemmeno per idea!” avrebbe risposto il vecchio Giorgio Bocca.</p><p><em>In collaborazione con Gregorio Fontana, esperto di impatto ambientale sui bacini idrici</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/val-di-susa-sparisce-l%e2%80%99acqua-restano-i-disastri/191975/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il nucleare dopo Fukushima</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/12/nucleare-dopo-fukushima/190862/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/12/nucleare-dopo-fukushima/190862/#comments</comments> <pubDate>Sun, 12 Feb 2012 18:34:47 +0000</pubDate> <dc:creator>Massimo Zucchetti</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[fukushima]]></category> <category><![CDATA[Giappone]]></category> <category><![CDATA[Nucleare]]></category> <category><![CDATA[reattori]]></category> <category><![CDATA[Tepco]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=190862</guid> <description><![CDATA[La notizia sulla nuova situazione di allarme, sebbene non grave, alla centrale di Fukushima, mi spinge a dare un contributo di informazione. La notizia in sé parla della temperatura sul fondo del reattore n.2 della centrale che è tornata a salire, raggiungendo il punto più alto da quando lo scorso dicembre è stato dichiarato lo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La notizia sulla nuova<strong> <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2012/02/12/visualizza_new.html_97646702.html" target="_blank">situazione di allarme</a></strong>, sebbene non grave, alla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Centrale_nucleare_di_Fukushima_Dai-ichi" target="_blank"><strong>centrale di Fukushima</strong></a>, mi spinge a dare un contributo di informazione. La notizia in sé parla della temperatura sul fondo del reattore n.2 della centrale che è tornata a salire, raggiungendo il punto più alto da quando lo scorso dicembre è stato dichiarato lo stato di arresto a freddo dell’impianto danneggiato dall’evento del 2011. Il <a href="http://www.tepco.co.jp/en/index-e.html">gestore Tepco</a> ha aumentato la portata dell’acqua utilizzata per rimuovere il calore residuo generato dal nocciolo, ancora molto radioattivo e quindi “caldo”, passando da 13,6 a 14,6 tonnellate all&#8217;ora. La situazione resta così <strong>sotto controllo</strong>.</p><p>Nel caso vi fossero nel nocciolo danneggiato situazioni di “ri-criticità” anche parziale, ovvero se il <strong>nocciolo </strong>riprendesse spontaneamente a “funzionare”, cioè a intrattenere reazioni di fissione a catena autosostenentisi, la situazione diverrebbe più preoccupante, a causa della produzione di ulteriore potenza (calore nell’unità di tempo da rimuovere) e di ulteriori prodotti di fissione a vita media corta e potenzialmente più pericolosi. Ma un indicatore della presenza di questi processi è un prodotto di fissione gassoso e radioattivo appartenente ai gas nobili, lo Xeno-133, che è invece stato rilevato essere ora assente. Va da sé che <a href="http://ajw.asahi.com/article/0311disaster/fukushima/AJ2011110316446" target="_blank">la presenza di questo radionuclide venne rilevata anche nel novembre scorso</a>, ma la Tepco ne spiegò la generazione non già ad eventi di “criticità”, quanto alla fissione spontanea del Curio ed altri transuranici, un evento <strong>normale </strong>nei noccioli spenti.</p><p>Una prima osservazione “di costume” è relativa alla difficoltà di questo mestiere, anche a livello lessicale. In italiano, “criticità” e “situazione critica” hanno un significato negativo. In tecnologia nucleare,<strong> “criticità”</strong> è cosa diversa: indica quando un nocciolo di un reattore nucleare funziona “a regime”, cioè la sua potenza resta costante. Se il nocciolo è “sottocritico” tende a spegnersi, se è “sopracritico” la sua potenza aumenta. Un nocciolo “critico” non è quindi in “situazione critica”, ma funziona come dovrebbe. Ma una “criticità” anche parziale in un nocciolo spento, e oltretutto danneggiato come quello di Fukushima-2, sarebbe sì una “situazione critica”.</p><p>Parlando di Fukushima, tanto è stato detto e non ho spazio per ritornarci sopra con completezza. Ma voglio raccontare una mia esperienza lavorativa recente. Sono stato, nello scorso novembre, al grosso <a href="http://www.new.ans.org/meetings/m_77" target="_blank">Convegno dell’American Nuclear Society</a> (Ans) tenutosi  a Washington: in quei giorni, sono stato immerso in un’atmosfera priva di dubbi e <strong>ottimista sul futuro dell’energia nucleare</strong>, e volevo renderne partecipi anche i lettori italiani, che potrebbero esserne stupiti; a valle di Fukushima, a valle del referendum italiano, a valle del ripensamento di alcuni paesi sull’energia nucleare, cosa succede da altre parti?</p><p>L’industria nucleare va avanti in molte parti del mondo. In questo momento ci sono sulla nostra Terra oltre ai <strong>433 reattori</strong> nucleari operanti e <a href="http://www.world-nuclear.org/info/reactors.html" target="_blank"><strong>62 in costruzione</strong></a>. Al Convegno si è anche parlato degli oltre <strong>150 reattori “ordinati”</strong>, dei quali cioè la costruzione è decisa dai governi delle differenti nazioni, pur se i lavori veri non sono ancora iniziati. Di questi 62 reattori in costruzione, il grosso è in Cina (26), Russia (10), India (6) e Corea del Sud (5): quasi nulla, e questo è un altro dato da meditare, in Europa e Stati Uniti. Il “rinascimento nucleare” (<em>nuclear renaissance</em>) pare perlomeno interessare solo certe aree del mondo.</p><p>Al Convegno dell’American Nuclear Society la questione dell’incidente di Fukushima è stata affrontata con una sessione speciale dedicata all’incidente stesso, ma il tono è stato molto tecnicista e nella sostanza privo di tentennamenti: un <strong>“incidente di percorso” </strong>che alla fine “è stato gestito abbastanza bene”, con “conseguenze limitate” a livello di inquinamento. Le virgolette sono messe appositamente, non posso evitare di precisare che ho opinione diversa. Delle ripercussioni di Fukushima nel mondo intero, anche soltanto a livello di crollo della fiducia nell’energia nucleare, oltre che per aver “eliminato” dai paesi che sviluppano questa fonte un caposaldo come il <strong>Giappone</strong>, pochi fugaci cenni.</p><p>Ho voluto provare qui a scrivere un articolo “tecnico” con lo scopo principale di informare e far riflettere, sebbene le mie opinioni – come è naturale – un poco traspaiano. <em>“Uno è lieto di poter servire”</em>, diceva il robot del film <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/L'uomo_bicentenario_(film)" target="_blank"><em>L’uomo del bicentenario</em></a>, l’ultimo rimasto in un mondo ormai totalmente mutato: il mio atteggiamento rispetto a questa disciplina – oggi in Italia &#8211; è un po’ questo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/12/nucleare-dopo-fukushima/190862/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Clima: è solo colpa del Sole?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/05/clima-solo-colpa-sole/189244/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/05/clima-solo-colpa-sole/189244/#comments</comments> <pubDate>Sun, 05 Feb 2012 16:41:48 +0000</pubDate> <dc:creator>Massimo Zucchetti</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category> <category><![CDATA[Co2]]></category> <category><![CDATA[effetto serra]]></category> <category><![CDATA[sole]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=189244</guid> <description><![CDATA[E’ appena uscito un mio articolo[1] su una rivista scientifica estera nel quale ho dato un contributo ad un dibattito interessante che si ha attualmente nella comunità scientifica internazionale, e in particolare degli Stati Uniti, sulla questione dei cambiamenti climatici[2]. Per riassumervelo in una frase: gli scienziati “negazionisti” americani, avendo ormai dovuto riconoscere come realtà...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E’ appena uscito un mio articolo<a href="file:///D:/Utenti/sabati75/My%20Documents/Downloads/20120205%20Effetto%20Serra.doc#_ftn1">[1]</a> su una <a href="http://www.jieas.com/">rivista scientifica estera</a> nel quale ho dato un contributo ad un dibattito interessante che si ha attualmente nella comunità scientifica internazionale, e in particolare degli Stati Uniti, sulla questione dei <strong>cambiamenti climatici</strong><a href="file:///D:/Utenti/sabati75/My%20Documents/Downloads/20120205%20Effetto%20Serra.doc#_ftn2">[2]</a>.</p><p>Per riassumervelo in una frase: gli scienziati “negazionisti” americani, avendo ormai dovuto riconoscere come realtà l’incremento della temperatura globale, provano ad attribuirne la causa non già all’effetto serra, ma <strong>all’aumento della potenza del Sole</strong> negli ultimi decenni. Lo “scopo del gioco” è evidente: se l’effetto serra non è responsabile dell’incremento globale di temperatura, allora possiamo continuare a bruciare combustibili fossili, e il Protocollo di Kyoto e le sue limitazioni – che per certi paesi industrializzati possono essere un “fastidio” economico – possono essere tranquillamente disattesi.</p><p>La temperatura media della superficie terrestre è in crescita sin dalla seconda metà dell’Ottocento. Nel 20° secolo e primo decennio dell’attuale, l’incremento è stato di 0.8 °C. Lo spessore dei ghiacci dell’Antartide durante la fase estiva-autunnale si è ridotto di circa il 40% durante gli ultimi decenni. Il livello del mare è salito di 10-20 cm nel corso del 20° secolo. La frequenza di eventi atmosferici catastrofici è cresciuta, con la comparsa di fenomeni quali <em>El Nino</em> ed altri (ho riportato in fondo un paio di miei articoli in italiano per approfondire e trovare altri riferimenti).</p><p><strong>L’influenza di fattori diversi sul clima</strong> si può confrontare introducendo il concetto di “Radiative Forcing” ((RF). Esempi di RF positivo , che porta ad un incremento di temperatura, sono i gas-serra e l’aumento della potenza del Sole, mentre RF negativo hanno certi tipi di aerosol oppure, fra i fattori naturali, le esplosioni vulcaniche.</p><p>Fra i principali gas-serra (CO<sub>2</sub>, CH<sub>4</sub>, CFC e N<sub>2</sub>O), la <strong>concentrazione di CO<sub>2</sub></strong> è salita del 31% dal 1750 ad oggi, raggiungendo un livello mai toccato. Circa il 75% dell’incremento di concentrazione della CO<sub>2</sub> è attribuito alle emissioni derivanti dall’uso di combustibili fossili (petrolio, carbone, gas naturale). Il restante 25% è attribuito alla deforestazione. Anche i clorofluorocarburi (CFC), oltre ad avere una azione negativa verso la fascia d’ozono, sono gas-serra. Un confronto fra gli RF dei vari gas serra ci porta ad attribuire alla CO<sub>2</sub> il 60% dell’effetto-serra dal 1750 ad oggi, contro il 19% circa del CH<sub>4</sub>, il 13% circa dei CFC, il 6% circa del N<sub>2</sub>O.</p><p>Esaminando i dati dell’ultimo secolo, si vede che ai <strong>fattori naturali</strong> (oscillazioni della potenza solare, eruzioni vulcaniche) è attribuito un contributo assai piccolo ai mutamenti climatici. Prima dell’avvento dei satelliti i dati relativi alla potenza del Sole erano incerti; ma sono state eseguite ricostruzioni basate sull’andamento delle macchie solari, e sulla produzione di alcuni nuclidi radioattivi seminaturali, come il <sup>10</sup>Be e <sup>14</sup>C, la cui presenza più o meno elevata dipende dall’azione dei raggi solari sull’atmosfera. Dal 1979, l’irraggiamento solare è effettivamente aumentato del 0,08 – 0,1%. Grazie a questi dati si arriva a determinare come il RF dovuto all’aumento della potenza solare sia circa un decimo rispetto a quello dei gas serra. Il contributo del sole all’innalzamento della temperatura globale dell’ultimo secolo pertanto esiste, ma è molto piccolo, responsabile al più di 0,1 – 0,2°C: il resto, purtroppo, è proprio dovuto all’<strong>effetto serra</strong> causato dall’anidride carbonica e gli altri gas climalteranti.</p><p>E’ importante allora che i provvedimenti sulle riduzioni delle emissioni climalteranti siano presi e seguiti velocemente: quando una nave assai pesante è lanciata con discreta velocità verso una scogliera, occorre iniziare a fare “macchina indietro” prima possibile, per poterla fermare in tempo. I modelli di previsione ci suggeriscono che potremmo farlo, sebbene qualche danno è ormai inevitabile. Per ora, purtroppo, chi è al governo della nave – cioè del mondo -  sta ulteriormente forzando le macchine in avanti.</p><p>Approfondimenti:</p><ul><li>M.Zucchetti, ‘L&#8217;origine antropica del cambiamento climatico, in: AA.VV.  “Scenari del XXI secolo”, UTET, Torino 2005, pp. 237-242.</li><li>M. Zucchetti, “I cambiamenti dovuti alle emissioni di origine antropica”, in AA.VV. La Scienza. Vol. 13: L’ambiente e l’Energia. La  Biblioteca di Repubblica, 2005. pp. 555-566.</li></ul><p><a href="file:///D:/Utenti/sabati75/My%20Documents/Downloads/20120205%20Effetto%20Serra.doc#_ftnref1">[1]</a> M. Zucchetti, The impact of Natural and Anthropogenic Forcing on Past and Present Global Climate Change, Journal of  International Environmental Application and Science, Vol. 6(5): 630-635 ( 11)</p><p><a href="file:///D:/Utenti/sabati75/My%20Documents/Downloads/20120205%20Effetto%20Serra.doc#_ftnref2">[2]</a> Molti dati si trovano nei rapporti del IPCC (Panel Intergovernativo sul Cambiamento del Clima), <a href="http://www.ipcc.ch/">www.ipcc.ch</a> &#8211; un gruppo dei maggiori esperti a livello mondiale sui problemi climatici, costituito sin dal 1988, dell’UNEP (Agenzia per l’Ambiente delle Nazioni Unite, <a href="http://www.unep.org/">www.unep.org</a> ) e del WMO (World Meteorological Organization, <a href="http://www.wmo.int/">www.wmo.int</a> ).</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/05/clima-solo-colpa-sole/189244/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>I veleni dell&#8217;Alta Velocità</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/30/veleni-dellalta-velocita/187648/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/30/veleni-dellalta-velocita/187648/#comments</comments> <pubDate>Mon, 30 Jan 2012 12:35:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Massimo Zucchetti</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[alta velocità]]></category> <category><![CDATA[inquinamento]]></category> <category><![CDATA[Kyoto]]></category> <category><![CDATA[No Tav]]></category> <category><![CDATA[tav]]></category> <category><![CDATA[Valle di Susa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=187648</guid> <description><![CDATA[Leggere il bel pezzo di Paolo Ferrero sul blog del Fatto.it mi ha fatto capire come fosse il momento di gettare la maschera. Ebbene sì, lo scrivente è un pericoloso attivista NoTav. Da tempo sono consulente gratuito della Comunità Montana Valle di Susa e Valsangone per i problemi ambientali legati al progetto di Ferrovia Alta...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Leggere il bel <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/27/grande-esperienza-politica/186972/" target="_blank">pezzo di Paolo Ferrero</a></span> sul blog del Fatto.it mi ha fatto capire come fosse il momento di gettare la maschera. Ebbene sì, lo scrivente è un pericoloso attivista NoTav. Da tempo sono consulente gratuito della <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.cmvss.it/" target="_blank">Comunità Montana Valle di Susa e Valsangone</a></span> per i problemi ambientali legati al progetto di Ferrovia Alta Velocità / Alta Capacità fra Torino e Lione. In tempi poco sospetti, anni fa, ultimai il mio <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://staff.polito.it/massimo.zucchetti/Seconda_Relazione.pdf" target="_blank">Rapporto</a></span> che riguardava in particolare il problema della presenza di <strong>Uranio</strong> nelle mineralizzazioni attraversate dal tunnel proposto dal Progetto. Ritorneremo sulle questioni dell’Alta Velocità molte volte, temo, e ne esploreremo i dettagli e i risvolti sin nelle sue pieghe più profonde e ripugnanti. Dovremo smontare una ad una tutte le varie approssimazioni sulle quali si regge l’opinione, magari legittimamente disinformata, di molti<strong> italiani in buona fede</strong>, positivamente prevenuti nei confronti delle facce assolutamente rispettabili e bipartisan che dichiarano la Tav obiettivo strategico nazionale. Va da sé che molti di loro erano anche degli irriducibili innamorati del Ponte sullo Stretto di Messina, ora velocemente passato da Opera Strategica Irrinunciabile ad anticaglia e curiosità dello stupidario storico italiano.</p><p>Sono però un supposto esperto in energetica, e allora inizierei ad occuparmi proprio di questo. Una delle principali giustificazioni “ecologiste” dell’Alta Velocità , sarebbe la scelta di trasferire merci e passeggeri dalla strada alla rotaia, con una riduzione di emissioni climalteranti e inquinanti associata al risparmio energetico ottenibile dal mezzo ferroviario rispetto a quello su gomma azionato da motore termico.</p><p>Ce ne siamo occupati in un <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.polito.it/Tavsalute" target="_blank">Congresso al Politecnico di Torino</a></span>, il 6 ottobre 2011, i cui atti &#8211; disponibili in rete &#8211; verranno fra breve pubblicati in un numero speciale di MD, la Rivista scientifica dell’Associazione Medicina Democratica. I dati che citerò sono tutti inclusi nelle relazioni di quel giorno, in particolare in quelle di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://areeweb.polito.it/eventi/TAVSalute/Articoli/Mercalli.pdf" target="_blank">Luca Mercalli</a></span> ed <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://areeweb.polito.it/eventi/TAVSalute/Articoli/Tartaglia.pdf" target="_blank">Angelo Tartaglia</a></span>.</p><p>La supposta virtuosità del treno non è sempre vera, e dipende fortemente dall&#8217;investimento di energia utilizzata per la costruzione dell’infrastruttura, comprensiva di quella inglobata nei materiali e di quella necessaria alla gestione e manutenzione. Nel caso di un progetto pervaso da <strong>ingiustificato gigantismo infrastrutturale </strong>come la linea Torino-Lione, si rischia che la cura sia peggiore del male, e si richiede comunque un&#8217;accurata analisi del ciclo di vita dell&#8217;opera.</p><p>Il trasporto ferroviario, pur meno versatile di quello stradale, inquina meno. Ma ciò è vero solo se si utilizza e/o si migliora una<strong> rete esistente</strong>. Se invece si progetta un’opera colossale, con oltre 70 chilometri di gallerie, dieci anni di cantiere, decine di migliaia di viaggi di camion, materiali di scavo da smaltire, talpe perforatrici, migliaia di tonnellate di ferro e calcestruzzo,  oltre all’energia necessaria per farla poi funzionare,  si scopre che il consumo di materie prime ed energia, nonché relative emissioni, è così elevato  da  vanificare l’ipotetico guadagno del parziale trasferimento merci da  gomma a rotaia. I calcoli sono stati fatti <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://areeweb.polito.it/eventi/TAVSalute/presentazioni/TAV%20e%20Salute%20Mercalli.pdf" target="_blank">dall’Università di Siena e  dall’Università della California</a></span>.</p><p>Per quanto riguarda il trasporto passeggeri, possiamo valutare l’energia globale spesa per trasportare un passeggero per un chilometro, espressa in unità MegaJoule (MJ/p-km). L’Autobus ha il minor impatto ambientale in assoluto, con 0.33 MJ/p-km. L’auto con una persona a bordo è invece la peggiore soluzione, con 1.87 MJ/p-km. Mentre il treno classico mostra rispetto all’auto un consumo di energia globale pari alla metà (fra 0.62 e 0.77 MJ/p-km, a seconda dell’utilizzo), la Tav mostra consumi doppi rispetto al treno e paragonabili alle auto (fra 1.02 e 1.44 MJ/p-km). Questo significa che se un Tav dovesse trasportare meno di 300  persone, diventerebbe più energivoro di un’auto con 2 persone a bordo.</p><p>Per il trasporto merci, la miglior soluzione dal punto di vista energetico e quindi anche di emissioni inquinanti globali  è rappresentata dai Camion (1.25 MJ/p-km). Il treno mostra consumi che possono variare a seconda se viaggi a pieno carico o semi vuoto (1.79-2.5 MJ/p-km); Il Tav mostra consumi che vanno invece dal doppio al triplo dei Camion (2.17 – 3.09 MJ/p-km).</p><p>So che questi discorsi di energetica possono risultare ostici, aggiungo allora un dato più concreto: sull’autostrada del Frejus transitano circa 3000 Tir al giorno. Il cantiere Tav aggiungerebbe oltre 2300 passaggi al giorno di camion, a fronte di un beneficio futuro che abbiamo visto difficile da valutare e non conveniente.</p><p>Molti dicono – e lo dicono da 20 anni – che senza il Tav saremo tagliati fuori dall’Europa. A parte che ultimamente non mi pare che dall’Europa ci giunga molto di buono, un risultato concreto il Tav lo otterrebbe subito: allontanarci ulteriormente dal <strong>Protocollo di Kyoto</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/30/veleni-dellalta-velocita/187648/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>E se avesse comandato sommergibili nucleari?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/24/avesse-comandato-sommergibili-nucleari/186111/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/24/avesse-comandato-sommergibili-nucleari/186111/#comments</comments> <pubDate>Tue, 24 Jan 2012 13:23:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Massimo Zucchetti</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Antonio Mazzeo]]></category> <category><![CDATA[Nucleare]]></category> <category><![CDATA[referendum]]></category> <category><![CDATA[sottomarini]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=186111</guid> <description><![CDATA[Me lo aspettavo. L&#8217;incidente della “Costa Concordia” ha fatto riemergere (è proprio il caso di dirlo&#8230;) in articoli in rete i miei studi sul rischio dei sottomarini nucleari, che portano nella pancia impianti nucleari e che incrociano davanti ai nostri litorali e nei nostri porti. E se Schettino avesse comandato un sommergibile nucleare che attraccava...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Me lo aspettavo. L&#8217;incidente della “Costa Concordia” ha fatto riemergere (è proprio il caso di dirlo&#8230;) in <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.articolotre.com/2012/01/italia-mari-e-porti-nucleari/57932" target="_blank">articoli in rete</a></span> i miei <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://staff.polito.it/massimo.zucchetti/Rapporto_Sommergibili.pdf" target="_blank">studi sul rischio</a></span> dei <strong>sottomarini nucleari</strong>, che portano nella pancia impianti nucleari e che incrociano davanti ai nostri litorali e nei nostri porti. E se Schettino avesse comandato un sommergibile nucleare che attraccava a La Spezia, in Sicilia, e in molti altri porti italiani?</p><p>Siamo già andati vicino al disastro nel settembre 2003: il <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/USS_Hartford_%28SSN-768%29" target="_blank">sottomarino nucleare Hartford</a></span> si <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.peacelink.it/disarmo/a/2342.html" target="_blank">danneggiò gravemente</a></span> per aver urtato contro il fondale marino, nella zona vicina alla Base per sottomarini nucleari della Maddalena, in Sardegna. L’incidente costrinse il sottomarino a ritornare negli Usa per riparazioni, impiegando un mese di viaggio. Il comandante della base e il comandante del sottomarino vennero processati e rimossi.</p><p>Negli anni più recenti, addirittura l’intera Base della Maddalena è stata abbandonata. Le misurazioni della radioattività diedero inizialmente <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ecologiasociale.org/pg/maddalena.html" target="_blank">dati allarmanti</a></span>. Poi, la straordinaria capacità dell’ecosistema marino fece sì che le acque tornassero pulite naturalmente. Ma noi riuscimmo a determinare la presenza di materiale radioattivo, ed in particolare <strong>Plutonio</strong>, in certe alghe nella zona dell’arcipelago della Maddalena. A fronte di un rilascio fortunatamente contenuto, questi organismi marini servirono da “bioconcentratori” dell’inquinante, un po’ come i famigerati “pesci al mercurio” o gli altrettanto tristi “funghi al Cesio” (senza parlare delle acque di Fukushima), permettendoci di dimostrare &#8211; contrariamente a quanto sostennero le autorità militari &#8211; che era avvenuta una sia pur limitata immissione di inquinanti nelle nostre acque. Il nostro lavoro è stato poi pubblicato su riviste scientifiche internazionali del settore, come ad esempio il “<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.psp-parlar.de/" target="_blank">Fresenius Environmental Bulletin</a></span>” tedesco, e riportato nell&#8217;ambito di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://staff.polito.it/massimo.zucchetti/Zucchetti_MESAEP_2005.pdf" target="_blank">Conferenze internazionali.</a></span></p><p>Quale rischio abbiamo corso? Quali rischi stiamo correndo tuttora, al di là del disattendere moralmente la volontà popolare espressa dai <strong>referendum </strong>sul nucleare? Secondo i miei dati, molti porti italiani ospitano sottomarini o unità navali nucleari (Augusta, Napoli, Brindisi, Cagliari, Castellamare di Stabia, Gaeta, La Spezia, Livorno, Taranto e Trieste).</p><p>Purtroppo, la sicurezza dei reattori nucleari su navi a propulsione nucleare <strong>è secondaria</strong> rispetto ad altre ragioni, strategiche, di produzione e di presenza della flotta. Poi, la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.bellona.org/english_import_area/international/russia/nuke_industry/co-operation/31750" target="_blank">statistica sul numero e la gravità di incidenti</a></span> avvenuti a questo tipo di reattori nel passato è amplissima, con dispersioni in mare di radioattività e molte vittime. In quaranta anni, si sono avute ben oltre un centinaio di emergenze nucleari o radiologiche, anche se quasi tutte in mari lontani e con la flotta sovietica: ma gli incidenti nel Mediterraneo e alle flotte Usa, Francese, Britannica non mancano.</p><p>Ancora, in campo nucleare civile esistono sistemi di sicurezza che sono obbligatoriamente presenti e senza i quali l’impianto non ottiene il permesso di funzionamento da parte delle autorità: tuttavia, su un sottomarino, la presenza di questi sistemi di sicurezza è limitata, per ragioni di spazio, di peso e di funzionalità. Essendo vascelli militari, i sottomarini nucleari sono soggetti all’approvazione e alla responsabilità esclusivamente delle autorità militari. Quindi ci ritroviamo col paradosso di reattori nucleari che non otterrebbero la licenza di esercizio civile in nessun paese, e che circolano invece liberamente nei nostri mari.</p><p>Il mio allarme venne <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2011/04/tre-centrali-nucleari-sotto-il-mare.html" target="_blank">ripreso</a></span> dal giornalista siciliano <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/" target="_blank">Antonio Mazzeo</a></span>, quando la scorsa primavera la Sicilia divenne la base dalla quale vorticosamente andavano e venivano i sottomarini nucleari che collaboravano alla guerra contro la Libia. La sua <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2011/04/la-guerra-nel-sud-italia-dei.html" target="_blank">denuncia</a></span> mise in evidenza il pericolo per gli abitanti della <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.saluteme.it/news/ambiente/2062-augusta-sommergibili-nucleari.html" target="_blank">Rada di Augusta</a></span>.</p><p>Esistono dei piani di Emergenza per i “Porti Nucleari” italiani? Cosa si può fare in caso di incidente? L’elaborazione dei piani e la loro pubblicità è richiesta dalla Legge, ma molte di queste informazioni mancano, a causa del “<strong>segreto militare</strong>”. Le informazioni per il siracusano sono comunque inesistenti, mentre dove si è avuto accesso ai piani di emergenza di altri porti nucleari, la loro valutazione ha dato esiti agghiaccianti: in caso di incidente, un rimorchiatore dovrebbe intervenire per cercare di portare al largo l’unità danneggiata e magari in fiamme, che nel frattempo avrebbe però fatto a tempo a cospargere ampiamente l’ambiente di radioattività. E i punti di attracco e di fonda delle imbarcazioni nucleari sono posti a distanze minime da aree densamente abitate.</p><p>La conclusione è semplice: in nessuno degli attuali porti italiani è ammissibile la presenza di unità nucleari. Anche se chi le pilota è un “capitano coraggioso” e abile, <strong>perché e per cosa dobbiamo continuare a correre questi gravi rischi?</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/24/avesse-comandato-sommergibili-nucleari/186111/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;energia e il nostro modo di concepire il progresso</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/20/lenergia-nostro-modo-concepire-progresso/185275/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/20/lenergia-nostro-modo-concepire-progresso/185275/#comments</comments> <pubDate>Fri, 20 Jan 2012 14:50:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Massimo Zucchetti</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category> <category><![CDATA[ecologia]]></category> <category><![CDATA[energia]]></category> <category><![CDATA[Luca Mercalli]]></category> <category><![CDATA[Nucleare]]></category> <category><![CDATA[progresso]]></category> <category><![CDATA[suv]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=185275</guid> <description><![CDATA[Ieri sera ero al Caffè Basaglia, a Torino, per una Cena meteorologica con Luca Mercalli, meteorologo di Rai3 a “Che tempo che fa”, Presidente della Società Meteorologica Italiana e amico dei lettori del “Fatto”. L’idea era quella di parlare del nuovo libro di Luca, “Prepariamoci”, insieme ai giornalisti Carlo Grande e Leonardo Bizzaro, e a...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sera ero al <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.caffebasaglia.org/" target="_blank">Caffè Basaglia</a></span>, a Torino, per una <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.facebook.com/events/291004354283082/" target="_blank">Cena meteorologica</a></span> con <strong>Luca Mercalli</strong>, meteorologo di Rai3 a “Che tempo che fa”, Presidente della <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.nimbus.it/" target="_blank">Società Meteorologica Italiana</a></span> e amico dei lettori del “Fatto”.</p><p>L’idea era quella di parlare del nuovo libro di Luca, “<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/prepariamoci-9.php" target="_blank">Prepariamoci</a></span>”, insieme ai giornalisti <strong>Carlo Grande</strong> e <strong>Leonardo Bizzaro</strong>, e a un po’ di amici radunatisi per l’occasione, cenando e discutendo – anche allegramente – delle questioni così importanti e a volte per nulla allegre che Luca denuncia nel suo libro e delle quali parla ormai da anni.</p><p>Il libro ha un sottotitolo: “A vivere in un mondo con meno risorse, meno energia, meno abbondanza&#8230; e forse più felicità”. Risalgono infatti ai primi anni Settanta i moniti iniziali relativi ai pericoli di un’umanità che non tenga conto dei limiti fisici del pianeta. Invece di far riflettere e indurre ad approfondire il problema, questo monito è caduto nell’indifferenza, meritando ai movimenti ecologisti e ai successivi campanelli di allarme lanciati dagli scienziati il titolo di “catastrofisti”. Nel frattempo la popolazione globale del pianeta è continuata a crescere (<strong>raddoppiata dal 1972</strong>), molte risorse cominciano già a scarseggiare e i problemi diventano di mese in mese più evidenti. Nasce quindi l’urgenza di agire da soli, senza decisioni politiche che rischiano di arrivare troppo tardi. Ognuno di noi può contribuire, cominciando proprio là dove abbiamo tutte le possibilità di farlo, ovvero nel proprio <strong>dominio domestico</strong>, assumendo abitudini più sane ed economiche: sono semplici azioni che ognuno può realizzare in prima persona, continuando una vita normale e senza privarsi di nulla.</p><p>Io ho sentito l’introduzione di Luca, che in vent’anni è passato da essere un semplice, anche se bravissimo, glaciologo, a una persona impegnata così a largo spettro sulle questioni riguardanti l’ecologia, i cambiamenti climatici, l’uso razionale dell’energia, la critica puntuale e tecnica alle grandi opere inutili e dannose come l’Alta Velocità (Tav) Torino-Lione. E ho portato il mio contributo con una riflessione. Sono cresciuto negli anni &#8217;60 e &#8217;70, mi sono entusiasmato per lo sbarco sulla Luna, per il Concorde che volava più veloce del fuso orario, e la mia auto preferita da ragazzino era una “fuoriserie” di una nota marca italiana con un motore da 4200 cc e che poteva fare i 250 all’ora, consumando però un litro di benzina ogni 5 chilometri. Va beh, allora la “benza”, come la chiamava mio padre, costava 162 lire (circa 8 centesimi di euro) al litro. Crescendo, mi sono laureato in ingegneria nucleare nel 1986 e pensavo che il mio lavoro sarebbe stato, appunto, costruire impianti nucleari. Ma il mese prima della mia laurea scoppiò la centrale di<strong> Chernobyl</strong>. Da allora ho iniziato un percorso, anche difficile, che mi ha portato a partecipare attivamente, la scorsa primavera, alla campagna in favore dei quattro Sì al referendum, portando in decine di conferenze le ragioni per le quali era bene che l’Italia non si riavventurasse un’altra volta nel nucleare, come giustamente gli italiani hanno poi scelto.</p><p>Si cambia, si evolve, si imparano cose, e anche il mondo cambia intorno a noi. <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.22passi.it/downloads/sertorio.pdf" target="_blank">Luigi Sertorio, è professore di ecofisica dell’Università di Torino</a></span>, un maestro mio e di Luca Mercalli, anche lui con un passato “nucleare” di tutto rispetto, avendo lavorato al Centro di Los Alamos in Usa. Con lui abbiamo discusso la scorsa primavera su un semplice dato. Se gli automobilisti statunitensi cambiassero auto, passando da auto con il loro attuale consumo medio ad un’auto con il consumo medio di una europea, l’energia risparmiata ogni anno sarebbe equivalente a quella prodotta da tutti gli impianti nucleari Usa. Non si parla quindi di auto elettriche, di biciclette, di cambiamenti drastici al nostro concetto di mobilità: <strong>si parla di passare dal Suv a un’auto media</strong>, come l’ha la maggior parte della gente, qui.</p><p>La morale è semplice: non rassegnamoci all’ineluttabile, perché l’ineluttabile è solo quello che ci raccontano per spingerci ancora sempre più avanti lungo la china che stiamo percorrendo. Lo spreco di risorse energetiche è talmente diffuso nelle nostre società avanzate, che pochi e semplici interventi possono fare molto, darci del bel respiro: sia in senso reale che figurato. Forse dobbiamo smetterla di “fare di più”, <strong>occorre invece “fare meglio”</strong>, con intelligenza, cambiando come prima cosa il nostro modo di concepire il progresso.</p><p>Abbiamo discusso molto bene, con Luca, e poi ognuno è tornato a casa sua. Lui, con la sua auto elettrica che l’ha portato, spero, fino alla bassa Valle di Susa dove vive. Io, con la mia auto a motore a scoppio – un po’ troppo grande per le mie necessità ma che mi piace tanto: dobbiamo ancora fare parecchia strada…</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/20/lenergia-nostro-modo-concepire-progresso/185275/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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