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	<title>Il Fatto Quotidiano &#187; Marco Travaglio</title>
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		<title>La grande colazione</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 10:11:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Un testimone racconta che nel 1997, in piena Bicamerale, il presidente della medesima <strong>Massimo D’Alema</strong> incontrò a Venezia l’allora sindaco <strong>Massimo Cacciari</strong>. Al governo c’era Prodi e B. era reduce dalle rovinose elezioni del &#8216; 96, politicamente defunto, tant’è che i suoi alleati cercavano un modo carino per dirgli che era finita e gli cercavano sottobanco un successore (Di Pietro o Fazio o Monti).</p>
<p>Cacciari domandò: <em>“Scusa, Max, ma sei sicuro di questo <strong>accordo con Berlusconi</strong>? Non è che poi quello, come sempre, alla fine te lo mette in quel posto?”</em>. Il conte Max lo guardò dall’alto in basso pur essendo meno alto, sorrise a lungo in silenzio, congiunse il pollice e l’indice della mano destra rivolti verso il basso e li fece ciondolare con lieve moto ondulatorio. Poi sibilò: <em>“Tranquillo, Massimo, lo tengo per le palle”</em>.</p>
<p>Naturalmente finì che B., promosso al rango di padre ricostituente, dopo aver portato a spasso la Volpe del Tavoliere (e con lui tutto il centrosinistra) per quasi tre anni, fece saltare il tavolo della Bicamerale. E, da morto che era, rinacque a nuova vita più fresco che pria: nel 2001 era <strong>di nuovo a Palazzo Chigi</strong>.</p>
<p>La scena si ripeté dieci anni dopo, nell’autunno 2007, con <strong>Veltroni </strong>al posto di Max. Anche allora governava Prodi e B. era dato per defunto, tant’è che cercava disperatamente di comprare senatori dell’Unione. Ma Uòlter, neosegretario del Pd, incurante delle sfighe precedenti, aprì un bel <em>“tavolo”</em> per <em>“le riforme insieme”</em>. Legge elettorale, Costituzione e tutto il resto. Il cadaverino risorse un’altra volta: sei mesi dopo, complice Mastella, era <strong>di nuovo premier</strong>; intanto Uòlter, che in tutta la campagna elettorale non l’aveva neppure nominato (<em>“il principale esponente dello schieramento avverso”</em>), perse tutte le elezioni nazionali e locali e dovette dimettersi.</p>
<p>Ora, non c’è il due senza il tre, tocca a <strong>Bersani</strong>. Tre mesi fa aveva le elezioni in tasca, persino se si candidava lui. Poi sostenne il governo Monti con B., ma giurò che non era una maggioranza politica. In realtà lo era, ma si riuniva nelle catacombe. Ora è uscita allo scoperto, ha fatto outing: incontri alla luce del sole, comunicati congiunti. Mancano solo le pubblicazioni, ma i rapporti prematrimoniali sono tutt’altro che vietati. <strong>L’inciucio </strong>parte dalla legge elettorale, poi si vedrà. Ci sono tante pratiche da archiviare tipo i magistrati, che danno noia a destra e a sinistra. Tanto, dicono gli strateghi del Pd, B. è morto.</p>
<p>Lui manda avanti Al Fano (ma è solo un trompe l’oeil, neppure fra i più riusciti). E, siccome è Carnevale, estrae dalla naftalina il travestimento da statista, col fazzoletto da piccolo partigiano al collo, inaugurato tre anni fa a Onna con un certo successo. Punta al <strong>Quirinale </strong>e pur di arrivarci è pronto a tutto, anche a proseguire l’inciucio nella prossima legislatura con un bel governissimo Pdl-Pd-Terzo polo, magari guidato da Passera (sennò la gente si disabitua al conflitto d’interessi).</p>
<p>Il paraninfo di Pier Luigi e Silvio promessi sposi è <strong>Violante</strong>, che già vegliava sulla Bicamerale da presidente della Camera. Nel 1994 tuonava: <em>“Il nucleo di interessi che si aggruma intorno a Forza Italia è in profonda continuità col sistema di potere che ha causato tanti lutti e danni all’Italia&#8230; Forza Italia è un manipolo di piduisti e del peggio del vecchio regime. Berlusconi, con la chiamata alle armi contro il comunismo, ripete la parola d’ordine del fascismo e del nazismo quando morivano nei lager comunisti, socialisti ed ebrei. E con questa parola d’ordine la mafia uccideva i sindacalisti. È una chiamata alla mafia quella di Berlusconi”</em>.</p>
<p>Nel 2002 Violante diceva che <em>“le proposte di Berlusconi rispondono alle richieste dei grandi mafiosi”</em>. Nel 2004 parlava di <em>“interessi penali e criminali” </em>del centrodestra. E nel 2006 denunciò<em> “un giro di mafia intorno a Berlusconi”</em>. Oggi si batte come un leone per maritare Bersani con quel bel soggetto, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/intercettazione-fassino-consorte-berlusconi-ascoltata-ricorderei/189536/" target="_blank">rinviato a giudizio proprio ieri</a></span> perché passò al suo <em>Giornale </em>la bobina rubata della telefonata segreta tra Fassino e Consorte. Che gli fai a uno così? <strong>Te lo sposi.</strong></p>
<p><em>Il Fatto Quotidiano, 8 febbraio 2012 </em></p>
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		<title>In articulo Montis</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 18:36:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Finora Mario Monti non aveva sbagliato una dichiarazione. In un paese di politici gaffeur o cialtroni, parlava come un libro stampato, senza demagogie, smargiassate, promesse al vento. Un marziano anche rispetto <strong>a quel caravanserraglio che s’è rivelato il suo governo</strong>, un frittomisto di sobrii professori e tecnici veri (come l’ottima Cancellieri), banchieri e avvocati in conflitto d’interessi, boiardi con triplo stipendio e traffichini impresentabili. Poi ha iniziato a sbracare anche lui, martonizzandosi a <em>Matrix </em>con la fesseria sul posto fisso “monotono”. In un paese pieno di disoccupati che non trovano il primo lavoro, invitarli a pensare al secondo o al terzo è roba da dilettanti allo sbaraglio. E difenderla con le solite scuse dell’“equivoco” e del “fuori contesto” è la classica toppa peggiore del buco.</p>
<p>Nel forum con <em>Repubblica tv</em>, poi, il premier s’è vantato di <strong>misure “incisive con le banche”</strong>: roba da ridere, visti gli innumerevoli regali che il suo governo ha fatto ai banchieri (non ai risparmiatori). S’è vantato di aver “messo una tassa sugli scudi” (una barzelletta: l’ 1,5% per chi ha evaso aliquote fino al 43% pagando appena il 5). Ha detto che “lo spread è stato usato in modo esagerato come arma contundente contro Berlusconi”, mentre fu proprio lui, quand’era ancora editorialista del <em>Corriere</em>, a sparare a zero su B. mentre lo spread galoppava. <strong>Sull’Ici alle chiese</strong> ha parlato, più che da decisionista, da forlaniano: “Stiamo approfondendo e stiamo andando avanti nell’approfondimento”. Wow! Poi ha promesso, anzi minacciato, “una riforma strutturale della giustizia penale e civile”: ma questa è una scelta tutta politica, che richiede una maggioranza eletta, non un governo di tecnici piovuti dal cielo per il <strong>pronto soccorso finanziario</strong>. Infine ha detto che “l’articolo 18, per come viene applicato, sconsiglia l’investimento di capitali stranieri e italiani”. Ohibò: si pensava che non si investisse in Italia a causa delle mafie, della corruzione, degli appalti truccati, del falso in bilancio legalizzato, dei tempi biblici dei processi, dell’alto costo del lavoro. Invece, in un paese pieno di licenziati, per Monti licenziare è ancora troppo difficile: bisogna poterlo fare anche senza giusta causa. E viva la faccia: dopo due mesi di penosi balletti, siamo finalmente al dunque.</p>
<p>Il 18 dicembre, fra un pianto e l’altro, la <strong>ministra Fornero</strong> disse al <em>Corriere</em> che “<strong>l’articolo 18</strong> non è un totem” (voleva dire tabù). Poi, dinanzi alle polemiche, fece retromarcia a <em>Porta a Porta</em>: “Non avevo e non ho oggi in mente nulla che riguardi in modo particolare l&#8217;articolo 18. Sono stata ingenua, i giornalisti sono bravissimi a tendere trappole. Vogliamo lasciarlo stare questo articolo 18? Io sono pronta a dire che neanche lo conosco, non l&#8217;ho mai visto”. L’8 gennaio Monti smentì la retromarcia: “Niente va considerato un tabù. In questo senso il ministro Fornero ha citato l&#8217;articolo 18”. Il 30 gennaio la Fornero, in tournèe a <em>Otto e mezzo</em>, fece un passo avanti quasi indietro: “L&#8217;articolo 18 non è preminente, ma non deve essere un tabù e si può discutere”. E il 2 febbraio propose di sostituire il reintegro dei licenziati senza giusta causa con un indennizzo e minacciò di procedere anche contro i sindacati. Ora Monti comunica che l’articolo 18 – quello che andava “lasciato stare” e non era “preminente” &#8211; <strong>blocca addirittura gli investimenti</strong>.</p>
<p>Giovedì a <em>Servizio Pubblico </em>un <strong>cassintegrato di Pomigliano</strong> ha rivelato che, su 1300 cassintegrati riassunti, nessuno è della Fiom. Poi <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/03/minacce-allo-stabilimento-fiat-melfi-taglio-testa-metto-piazza/188781/" target="_blank">Santoro ha trasmesso un filmato</a> che mostra il “gestore operativo” della Fiat di Melfi mentre minaccia mafiosamente di morte un operaio: “Ti brucio vivo, ti stacco la testa e la metto in piazza … sai di che famiglia sono?”. La <strong>Fiat</strong> ha detto o fatto qualcosa? Niente. E il governo? Niente. Sta’ a vedere che pure le minacce mafiose agli operai e le discriminazioni politiche in fabbrica sono colpa dell’articolo 18.</p>
<p><em>Il Fatto Quotidiano, 5 Febbraio 2012</em></p>
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		<title>La balla della settimana: professori e pulpiti</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 08:21:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel governo dei professori, ci sono docenti in tutte le materie, tranne una: la logica. E meno male, perché un professore di logica in quella compagnia rischierebbe la labirintite. Siamo pieni di licenziati che non trovano un altro lavoro e Monti e la Fornero vogliono cambiare l&#8217;articolo 18 perché trovano che è ancora troppo difficile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel governo dei professori, ci sono docenti in tutte le materie, tranne una: la logica. E meno male, perché un professore di logica in quella compagnia rischierebbe la labirintite. Siamo pieni di licenziati che non trovano un altro lavoro e Monti e la Fornero vogliono cambiare l&#8217;articolo 18 perché trovano che è ancora troppo difficile licenziare. E siccome i giovani non trovano lavoro si allunga l&#8217;età pensionabile, da 60 a 65 anni, così i posti di lavoro si liberano cinque anni dopo. Ma per Monti non c&#8217;è problema: dice che i giovani devono abituarsi a cambiare lavoro perché il posto fisso è monotono. Di una noia veramente mortale, cioè uno non trova neanche il primo di lavoro ma&#8230;pensa al secondo o al terzo che così ti passa la noia.</p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/03/balla-della-settimana-professori-pulpiti/188761/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
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		<title>Una legge sulla responsabilità giuridica dei partiti. Il Fatto Quotidiano raccoglie le firme</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 19:37:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il gruppo parlamentare del Pd ha espulso all&#8217;unanimità il senatore Luigi Lusi che ha confessato di aver svaligiato la cassa della fu Margherita e ha provato a patteggiare 1 anno per appropriazione indebita, ma fortunatamente la Procura di Roma ha risposto picche perché la pena è “incongrua”. Vedremo quale congrua la sanzione infliggerà a Lusi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/fondi4.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-188565" title="fondi4" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/fondi4-300x249.jpg" alt="" width="300" height="249" /></a>Il gruppo parlamentare del Pd ha <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/scandalo-margherita-lusi-espulso-gruppo-pd-senato/188237/">espulso all&#8217;unanimità il senatore <strong>Luigi Lusi</strong> che ha confessato di aver svaligiato la cassa della fu <strong>Margherita</strong> e ha provato a patteggiare 1 anno per appropriazione indebita, ma fortunatamente la Procura di Roma ha risposto picche perché la pena è “incongrua”</a>. Vedremo quale congrua la sanzione infliggerà a Lusi la mitica Commissione di garanzia del Pd (quella che è riuscita a non espellere nemmeno Penati, accontentandosi della sua autosospensione).</p>
<p>Ma, quale che sia la punizione, i partiti non possono cavarsela così. Il vero scandalo non è quel che ha fatto Lusi, ma il sistema che l&#8217;ha reso possibile. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/la-macchina-mangia-soldi-dei-rimborsi-elettorali/188145/">Lo scandalo sono i partiti morti che restano in vita solo per incassare i rimborsi elettorali</a>, che seguitano ad affluire anche se i partiti non esistono più e dunque non corrono alle elezioni. Lo scandalo sono i rimborsi assegnati per cinque anni anche se la legislatura ne dura due. <strong>Lo scandalo sono i “rimborsi” stessi</strong>: finanziamenti pubblici mascherati, in barba al <strong>referendum del &#8217;93</strong>, che non coprono le spese sostenute dai partiti per le campagne elettorali, ma vengono assegnati “a prescindere”, senza l&#8217;ombra di una pezza d&#8217;appoggio.</p>
<p>Infatti i partiti spendono 1, incassano 4 e il resto di 3 lo mettono in banca,o lo investono in speculazioni immobiliari o finanziarie <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/09/lega-tanzania/182458/">in Tanzania (vedi Lega)</a>, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/31/margherita-dieci-anni-bilanci-segreti-nella-gestione-lusi-rutelli/188053/">oppure se lo intascano (vedi Lusi)</a>. Insomma regna la più assoluta anarchia, dove ciascuno fa quel che gli pare senza che nessuno controlli nulla. A giudicare su eventuali irregolarità è il “foro domestico” delle commissioni parlamentari: e lì una mano lava l’altra. Nel 2008 i revisori dei conti di Camera e Senato, esaminando i rendiconti dei partiti sui <strong>“rimborsi elettorali” 2006</strong>, stabilì che erano quasi tutti irregolari. Ma non accadde nulla e non pagò nessuno. Eppure si tratta di soldi pubblici (e parecchi: 1 miliardo a legislatura).</p>
<p>E&#8217; dal 1948 che si attende una legge sulla <strong>responsabilità giuridica dei partiti</strong> (il primo a proporne una fu don Luigi Sturzo), che li obblighi a rispondere della loro gestione patrimonial-finanziaria e del rispetto della democrazia interna (tesseramenti, congressi, candidature, gruppi dirigenti, organi di garanzia), con regole severe e sanzioni efficaci. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/sanzioni-revoca-rimborsi-detenzionele-regole-finanziamento-partiti-europa/188303/"><strong>In Germania</strong> il partito neonazista Npd è praticamente fallito</a> perché il Bundestag gli ha sospeso il finanziamento pubblico (300 mila euro) e gli ha affibbiato una supermulta di 2,5 milioni (nel 2006 gliene aveva appioppata una da 1,7 milioni) per gravi irregolarità contabili che hanno pure portato in carcere l’amministratore.</p>
<p><strong>Da oggi, sul sito del Fatto, raccogliamo firme per proporre una legge analoga anche in Italia, basata sui seguenti principi irrinunciabili.</strong></p>
<p><strong>1.</strong> I rimborsi elettorali non possono superare un certo tetto e devono essere erogati solo a fronte di fatture e ricevute che documentino le spese effettivamente sostenute in ogni singola campagna elettorale.</p>
<p><strong>2. </strong>I partiti possono ricevere finanziamenti da imprese o soggetti privati (non da società pubbliche o miste), purché li registrino a bilancio e li dichiarino sul sito internet delle Camere quando superano la soglia dei 5mila euro l&#8217;anno (quella vigente prima del colpo di spugna del 2006, che la elevò addirittura a 50 mila).</p>
<p><strong>3.</strong>Chi riceve contributi da aziende pubbliche o miste di qualsiasi importo, oppure da aziende o soggetti privati superiori ai 5 mila euro senza denunciarli, commette reato di finanziamento illecito. Ma incorre anche in sanzioni amministrative (affidate non più all&#8217;&#8221;autodichiarazione&#8221; delle Camere, ma alla Corte costituzionale): per il singolo parlamentare, l&#8217;immediata decadenza dal mandato e la perpetua ineleggibilità e interdizione dai pubblici uffici; per il partito, che risponde per responsabilità oggettiva anche in caso di condotte infedeli dei suoi amministratori, una multa salata e la revoca di tutti i rimborsi elettorali relativi all&#8217;ultima campagna. In queste ultime sanzioni incorrono anche i partiti che non rispettano le regole di democrazia e trasparenza interna.</p>
<p>da <em>Il Fatto Quotidiano </em>del 2 febbraio 2011</p>
<p><strong>Firma e condividi la proposta</strong><br />
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	<h3></h3>Numero di firmatari: 42501, di seguito le ultime 500 firme confermate<br><br><span class='signature'><b>Lorenzo Morandi</b></span> - <span class='signature'><b>Fulvio Marciante</b></span> - <span class='signature'><b>Paolo Comelli</b></span> - <span class='signature'><b>Ivan Foglia</b></span> - <span class='signature'><b>arturo formiggini</b></span> - <span class='signature'><b>pietro puglia</b></span> - <span class='signature'><b>Benedetto Lo Cicero</b></span> - <span class='signature'><b>osvaldo pagani</b></span> - <span class='signature'><b>Giorgio Bonarrigo</b></span> - <span class='signature'><b>iuri cracco</b></span> - <span class='signature'><b>PAOLA STERZA</b></span> - <span class='signature'><b>Piero VIGNOLA</b></span> - <span class='signature'><b>antonio</b></span> - <span class='signature'><b>luisa deiana</b></span> - <span class='signature'><b>Franca Velli</b></span> - <span class='signature'><b>Daniela Secchettin</b></span> - <span class='signature'><b>Michele Rossi</b></span> - <span class='signature'><b>Giacomo Domenichetti</b></span> - <span class='signature'><b>Davide Parere</b></span> - <span class='signature'><b>iliana rondanini</b></span> - <span class='signature'><b>Tania Diotallevi</b></span> - <span class='signature'><b>Rita Bevini</b></span> - <span class='signature'><b>Giorgio Gnagni</b></span> - <span class='signature'><b>Daniele Rocchi</b></span> - <span class='signature'><b>giulietta laconeo</b></span> - <span class='signature'><b>Katia Vallarola</b></span> - <span class='signature'><b>gerardo moscato</b></span> - <span class='signature'><b>Luca Redi</b></span> - <span class='signature'><b>Nazareno Sagretti</b></span> - <span class='signature'><b>Francesco Rossi</b></span> - <span class='signature'><b>Massimo Lamandini</b></span> - <span class='signature'><b>Mario de Santis</b></span> - <span class='signature'><b>francesco paoli</b></span> - <span class='signature'><b>Pasquale Marchionne</b></span> - <span class='signature'><b>davide greggio</b></span> - 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<span class='signature'><b>Raffaele Colella</b></span> - <span class='signature'><b>Nadia Bottini</b></span> - <span class='signature'><b>ANGELA MARIA LAVECCHIA</b></span> - <span class='signature'><b>Roberto Taiola</b></span> - <span class='signature'><b>Fulvia Patrizia Olivieri</b></span> - <span class='signature'><b>Angelo Grossi</b></span> - <span class='signature'><b>Alessio Moretto</b></span> - <span class='signature'><b>arcadio tommaso cavalli</b></span> - <span class='signature'><b>Vincenzo Basile</b></span> - <span class='signature'><b>Veronica Chiodi</b></span> - <span class='signature'><b>Antje Weber</b></span> - <span class='signature'><b>Simone Sapienza</b></span> - <span class='signature'><b>MARIO BELLANI</b></span> - <span class='signature'><b>Francesco Schino</b></span> - <span class='signature'><b>ADRIANO PACE</b></span> - <span class='signature'><b>Angelo Empirio</b></span> - <span class='signature'><b>Massimiliano La Paglia</b></span> - <span class='signature'><b>Renzo Simonetti</b></span> - <span class='signature'><b>giorgio berengan</b></span> - <span class='signature'><b>Ivano Davó</b></span> - <span class='signature'><b>luca lamanna</b></span> - <span class='signature'><b>luigia Arcioni</b></span> - <span class='signature'><b>Carlo Riva</b></span> - <span class='signature'><b>Riccardo Tomassucci</b></span> - <span class='signature'><b>Marta Martinelli</b></span> - <span class='signature'><b>Michele Spiazzi</b></span> - <span class='signature'><b>Roberto Fabrizi</b></span> - <span class='signature'><b>marcello scarpante</b></span> - <span class='signature'><b>bruno giulio mario gaudino</b></span> - <span class='signature'><b>Michele Donati</b></span> - <span class='signature'><b>Mario Bocchetti</b></span> - <span class='signature'><b>paolo tomba</b></span> - <span class='signature'><b>roberta costagli</b></span> - <span class='signature'><b>Licinia Campo Antico</b></span> - <span class='signature'><b>Maria Patrizia ALBERGA</b></span> - <span class='signature'><b>Cesare Arcuri</b></span> - <span class='signature'><b>renata silva</b></span> - <span class='signature'><b>bergo gianni</b></span> - <span class='signature'><b>Stefano DELLA VEDOVA</b></span> - <span class='signature'><b>Gino Franchini</b></span> - <span class='signature'><b>Gabriella Comparato</b></span> - <span class='signature'><b>Tommaso Villani</b></span> - <span class='signature'><b>Silvio Abbate</b></span> - <span class='signature'><b>Sara Pagliarini</b></span> - <span class='signature'><b>tiziano fabbri</b></span> - <span class='signature'><b>vittorio povinelli</b></span> - <span class='signature'><b>Maurizio Piadelli</b></span> - <span class='signature'><b>salvatore deias</b></span> - <span class='signature'><b>francesco rota conti</b></span> - <span class='signature'><b>Ciro Berdini</b></span> - <span class='signature'><b>Bruno Bruzzone</b></span> - <span class='signature'><b>Santi Monasteri</b></span> - <span class='signature'><b>Umberto Vignola</b></span> - <span class='signature'><b>Carmelo Buscema</b></span> - 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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 18:16:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le pantomime degli on. avv. Ghedini e Longo al Tribunale di Milano (ricusano i giudici del processo Mills che tagliano tre testimoni della difesa; si levano la toga ed escono platealmente dall’aula del processo Ruby perché i giudici non accolgono gli “impedimenti istituzionali” del loro cliente ormai disoccupato) appartengono ormai alla commedia dell’arte. Ma testimoniano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le pantomime degli on. avv. <strong>Ghedini</strong> e <strong>Longo</strong> al Tribunale di Milano (ricusano i giudici del <strong>processo Mills</strong> che tagliano tre testimoni della difesa; si levano la toga ed escono platealmente dall’aula del <strong>processo Ruby</strong> perché i giudici non accolgono gli “impedimenti istituzionali” del loro cliente ormai disoccupato) appartengono ormai alla commedia dell’arte. Ma testimoniano anche la stravagante concezione del diritto che regna in Italia da 18 anni, da quando B. entrò in politica per non finire in galera e rispettò scrupolosamente l’impegno. Da allora destra e sinistra si sono scatenate in un centinaio di “riforme della giustizia” che, con la scusa di sveltire i processi, li allungavano per mandarli in prescrizione.</p>
<p>Questa, da “agente patogeno” della giustizia come l’ha definita ieri il presidente della Corte d’appello di Milano <strong>Giovanni Canzio</strong>, è diventata un diritto acquisito per politici e compari. Ha salvato, negli anni, <strong>Andreotti </strong>dal processo di Palermo per mafia, poi <strong>D’Alema </strong>dall’accusa di un finanziamento illecito dall’imprenditore malavitoso Francesco Cavallari, poi<strong> B.</strong> nei processi Mondadori (corruzione giudiziaria), All Iberian (tangenti a Craxi) e in altri tre per falso in bilancio. E ora lo salverà certamente nel processo Mills (corruzione giudiziaria), non si sa ancora se subito prima o subito dopo la sentenza di primo grado. Alcuni giornali, tipo i suoi, scrivono stravaganze, tipo che il Tribunale calpesterebbe i diritti della difesa per “correre” e arrivare a una condanna purchessia. Il verbo “correre”, per un dibattimento iniziato il 13 marzo 2006 e non ancora giunto alla prima sentenza, è una barzelletta. Qui l’unico che corre è B.,<strong> ma per scappare</strong>. Ora s’è inventato, per giustificare la ricusazione, che i giudici avrebbero “anticipato il giudizio di colpevolezza” escludendo in extremis tre dei suoi testimoni. In realtà i giudici sono liberissimi di tagliare tutti i testi che vogliono quando vogliono, se li ritengono superflui: è probabile che – dopo sei anni di processo e una sentenza di Cassazione che ha già accertato la corruzione di Mills da parte di Fininvest nell’interesse di B. – si siano già fatti un’idea su B. Ma non hanno mai detto quale, dunque la ricusazione non sta né in cielo né in terra.</p>
<p>Come giustamente osserva il vicepresidente del Csm <strong>Vietti</strong> (ogni tanto ne dice una giusta anche lui), il giudice deve fare di tutto per scongiurare la prescrizione, visto che è pagato per accertare la verità processuale. Ma B. ha un sistema infallibile per far reintrodurre i suoi tre testi, peraltro superflui: rinunciare formalmente alla prescrizione per essere giudicato oltre i termini (da lui stesso accorciati da 15 a 10 anni con l’ex Cirielli). Perché non lo fa? Perché nessuno lo invita a farlo? Un politico accusato di un reato tanto grave non può incassare la prescrizione con mezzucci indecenti,<strong> soprattutto se ritiene di essere innocente</strong>. Il guaio è che qui, se c’è uno che anticipa la colpevolezza di B., è lo stesso B. Lui sa benissimo di essere colpevole: per questo è tanto sicuro di essere condannato.</p>
<p>Dopo gli appelli di Vietti, di Canzio e del primo presidente della Cassazione, la <strong>prescrizione</strong> è tornata al centro del dibattito, perché falcidia 160-200 mila reati all’anno. La soluzione è semplicissima: abrogare la Cirielli e allungare la prescrizione (come raccomandano Corte di Strasburgo e Osce), e uniformare il sistema italiano a quello delle democrazie più evolute, dove la prescrizione si ferma al rinvio a giudizio. Ma B. non vuole. Infatti ieri la ministra <strong>Severino</strong>, farfugliando di “efficienza della giustizia”, ha detto che “la prescrizione non è una priorità”: è quel che pensano anche decine di suoi ex clienti, che la aspettano con ansia per mandare in fumo i loro processi. E <strong>Bersani</strong>, nell’intervista al <em>Messaggero</em> sulla giustizia, di prescrizione non parla (preferisce attaccare le intercettazioni). Poi chiede agli alleati di smetterla di accusarlo di “inciucio”. Forse potrebbe aiutarli smettendola di inciuciare.</p>
<p><em>Il Fatto Quotidiano, 29 gennaio 2012</em></p>
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		<title>CatricaLetta e le frequenze congelate</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 07:47:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono le liberalizzazioni che si dicono e si fanno: i taxi, le farmacie, il gas&#8230; Quelle che si dicono e non si fanno: le banche e le assicurazioni. E quelle che non si dicono e non si fanno: la televisione, e la pubblicità. Monti, insieme al suo sottosegretario Catricalà, detto anche CatricaLetta, paiono però [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono le liberalizzazioni che si dicono e si fanno: i taxi, le farmacie, il gas&#8230; Quelle che si dicono e non si fanno: le banche e le assicurazioni. E quelle che non si dicono e non si fanno: la televisione, e la pubblicità. Monti, insieme al suo sottosegretario Catricalà, detto anche CatricaLetta, paiono però non preoccuparsene&#8230;</p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/27/catricaletta-frequenze-congelate/186913/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>da Servizio Pubblico del 26 gennaio 2012. (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/26/servizio-pubblico-riguarda-video-undicesima-puntata-rivolta-forconi/186791" target="_blank">Guarda tutti i video</a></span>)</p>
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		<title>Il populismo dei fatti</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 17:57:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non la pensi come me? Sei un “populista”. La nuova etichetta per squalificare il dissenso ricorda quella degli anni &#8217;70, quando chi non era di sinistra era “fascista”. La settimana scorsa ci siamo presi dei “populisti” perché abbiamo criticato la decisione della Consulta di cestinare le firme di 1.210.466 cittadini. Ieri di nuovo: “Populisti” per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non la pensi come me? Sei un “populista”. La nuova etichetta per <strong>squalificare il dissenso</strong> ricorda quella degli anni &#8217;70, quando chi non era di sinistra era “fascista”. La settimana scorsa ci siamo presi dei “populisti” perché abbiamo criticato la decisione della Consulta di cestinare le firme di 1.210.466 cittadini. Ieri di nuovo: “Populisti” per aver criticato l’intesa Pdl-Udc-Pd sulla norma Severino che fa scontare ai domiciliari, e non più in carcere, gli ultimi 18 mesi di pena.</p>
<p>In un articolo sul <em>manifesto</em> dal titolo “<a href="http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20120120/manip2pg/01/manip2pz/316704/" target="_blank">Il travaglio populista</a>”, il presidente di Antigone Patrizio Gonnella scrive che il mio “<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/19/giustizia-profumo-dintesa/184854/" target="_blank">Giustizia, profumo d’intesa</a>” turba l’accordo fra i partiti della “strana” maggioranza e iscrive <em>Il Fatto</em> in un fantomatico “fronte carcerofilo bipartisan” e “che vede protagonisti la Lega, i ‘ falchi ’ del Pdl guidati da Nitto Palma e l’Idv”, coagulando i “populismi di destra e di sinistra” in una “tentazione penal-populistica bipartisan”. Forse questo signore non legge <em>Il Fatto </em>o, se lo legge, non lo capisce. Altrimenti saprebbe che<em> Il Fatto</em><strong> non fa parte di “fronti”</strong>, con i politici non ha alcun rapporto (nemmeno finanziario, diversamente dai giornali che prendono soldi dallo Stato, compreso quello che ospita Gonnella) e pensa di Lega, “falchi” Pdl e Nitto Palma tutto il peggio possibile. Ma soprattutto saprebbe che cosa pensiamo del <strong>sovraffollamento delle carceri</strong>, visto che l’estate scorsa abbiamo pubblicato, quando nessun giornale ne parlava, un’inchiesta di due pagine in cui spiegavamo per filo e per segno come risolvere il problema alla radice e non con i <strong>soliti palliativi</strong> “svuotacarceri” (indulti e amnistie più o meno mascherati): abrogando le leggi che producono un così alto numero di detenuti e, intanto, costruendo nuove carceri o meglio riadattando alla bisogna le tante vecchie caserme inutilizzate.</p>
<p>Le leggi “riempicarceri” sono quelle<strong> sull’immigrazione, sulle droghe e soprattutto la ex Cirielli</strong> che aumenta a dismisura (e inutilmente) le pene per i recidivi (mentre accorcia la prescrizione per i colpevoli incensurati, rendendoli impuniti a vita). Poi c’è quella parte della Bossi-Fini, mai applicata, che consente di condonare al detenuto extracomunitario gli ultimi 2 anni di pena sostituendoli con l’espulsione. Oggi su 20 mila detenuti extracomunitari (il 40 % del totale) sono almeno 7 mila quelli che potrebbero essere espulsi subito con quel meccanismo. Invece restano in cella: un po’ per mancanza di fondi, un po’ per non turbare il<strong> mega-business dei centri di raccolta</strong>. La domanda è semplice: se le soluzioni ci sono, perché non vengono adottate? La risposta purtroppo è una sola (ed è curioso che chi, come Gonnella, segue il problema da una vita non l’abbia afferrata): il sovraffollamento carcerario è una piaga da lasciare sempre aperta e sempre più purulenta per giustificare l’inesauribile produzione di amnistie e indulti, perlopiù camuffati come quello in cantiere, da parte di una <strong>classe politica che se ne infischia dei detenuti</strong>, ma cerca semplicemente di salvare dalla galera gli amici e gli amici degli amici.</p>
<p>Dal carcere preventivo li salva il Parlamento, negando l’autorizzazione ai giudici. Da quello definitivo, si mettono al riparo con norme e normette tipo quella escogitata dalla <strong>ministra Severino</strong> e subito sposata dal neo-inciucio Pdl-Udc-Pd. Che non mira tanto a far uscire dal carcere i detenuti, ma a non farci entrare <strong>politici e compari banchieri, finanzieri e imprenditori</strong> che potrebbero presto finirci. Ma non ci finiranno più se, oltre alle scappatoie assicurate dall’ordinamento penitenziario (affidamento ai servizi sociali per gli ultimi 3 anni di pena) e dall’indulto (sconto di 3 anni per i reati commessi fino al 2006), potranno scontare a domicilio altri 18 mesi. È solo un cattivo pensiero? Chi lo pensa ha un modo semplicissimo per smentirci: escludere dai domiciliari per gli ultimi 18 mesi di pena i condannati per i reati di Tangentopoli e di mafia, per quelli finanziari e fiscali (che fra l’altro incidono in modo infinitesimale sull’affollamento delle carceri). Poi magari discutiamo.</p>
<p><em>Il Fatto Quotidiano, 21 Gennaio 2012</em></p>
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		<title>La balla della settimana: Schettino come B.</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 09:57:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ogni tanto troviamo un mostro. L&#8217;ultimo è il comandante Schettino. Lo vogliono addirittura in galera gli stessi che la settimana scorsa dicevano che prima del processo non si arresta nemmeno Cosentino, per camorra. Eppure è chiaro che Schettino scappare all&#8217;estero non può, perché dove va? Pure se va in Botswana lo riconoscono subito. Non può [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni tanto troviamo un mostro. L&#8217;ultimo è il comandante Schettino. Lo vogliono addirittura in galera gli stessi che la settimana scorsa dicevano che prima del processo non si arresta nemmeno Cosentino, per camorra. Eppure è chiaro che Schettino scappare all&#8217;estero non può, perché dove va? Pure se va in Botswana lo riconoscono subito. Non può inquinare le prove perché ci sono le telefonate registrate, non può ripetere il reato perché tanto nessuno gli affiderà più, non dico una nave, ma nemmeno un pedalò o un moscone. Quindi bastano e avanzano gli arresti domiciliari, prima del processo. Ma noi in Italia siamo così: prima affidiamo tutto a un solo uomo, un paese di 60 milioni di abitanti, una nave di 4.200 passeggeri. Poi se va male ce la prendiamo con un solo uomo:  siamo sempre in attesa di un salvatore della patria o di un capro espiatorio</p>
<p><a href="http://www.serviziopubblico.it/tutte_le_puntate/2012/01/20/news/salvare_tutti.html?cat_id=10" target="_blank"><strong>Guarda la puntata di <em>Servizio Pubblico</em></strong></a></p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/20/balla-della-settimana-schettino-come/185216/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
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		<title>Giustizia, profumo d&#8217;intesa</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 06:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Zitta zitta, mentre Monti ripete che il suo è un governo “strano”, cioè a tempo e senza maggioranza precostituita, la Triade Alfano-Bersani-Casini esce dai tunnel e dalle catacombe per trasformarsi in maggioranza politica. E da quale tema comincia? Ma dalla giustizia, naturalmente. Cioè dal settore che, negli ultimi vent’anni, ha prodotto le maggiori occasioni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Zitta zitta, mentre Monti ripete che il suo è un governo “strano”, cioè a tempo e senza maggioranza precostituita, la Triade Alfano-Bersani-Casini esce dai tunnel e dalle catacombe per trasformarsi in maggioranza politica. E da quale tema comincia? Ma dalla giustizia, naturalmente. Cioè dal settore che, negli ultimi vent’anni, ha prodotto le maggiori occasioni di conflitto politico. Dunque, almeno sulla carta, dovrebbe essere il meno indicato per le larghe intese: almeno agli occhi dei tanti ingenui che ancora accarezzano il sogno manicheo di un centrosinistra legalitario contrapposto a un centrodestra impunitario.</p>
<p>Purtroppo la realtà, come non ci siamo mai stancati di ripetere e come la storia recente dalla Bicamerale in poi s’è incaricata di dimostrare, è opposta: se c’è un comune denominatore fra i due schieramenti (salvo lodevoli ma trascurabili eccezioni) è proprio l’allergia di tutta la Casta politica ai poteri di controllo: a cominciare dalla magistratura più impegnata e autonoma. Dunque non c’è nulla di sorprendente se la Triade ha deciso di cominciare proprio dalla giustizia. Le voci – raccolte oggi dal nostro Fabrizio d’Esposito – sussurrano di imminenti larghissime intese su una qualche forma di condono penale (un’amnistia mascherata che non imponga la maggioranza qualificata dei due terzi e salvi la faccia ai partiti in vista delle elezioni), con la solita scusa del sovraffollamento delle carceri. Che, com’è noto, è sempre un ottimo alibi non tanto per far uscire di galera qualche migliaio di detenuti comuni, quanto per non far entrare in galera qualche decina di condannati eccellenti. Speriamo che si tratti di voci false e, soprattutto, che vengano smentite. Certo le prime uscite del ministro Paola Severino, portatrice di un monumentale conflitto d’interessi (basta scorrere la lista degli imputati Vip che assisteva fino all’altroieri come avvocato), fanno temere il peggio. Il suo via libera all’amnistia, subito temperato dalla precisazione che “è materia del Parlamento e non del governo”, è lì a dimostrarlo. Così come il suo silenzio di tomba sulle decine di leggi-vergogna (41 ad personam e una sessantina ad aziendas, ad mafiam e ad castam) varate nell’ultimo quindicennio dal centrodestra, ma anche dal centrosinistra. Se è vero che – come ha detto l’altro giorno la Severino, e sai che scoperta – “la lentezza dei processi costa ogni anno all’Italia 1 punto di Pil”, bisognerebbe precisare quali norme hanno allungato i processi a dismisura. E poi raderle al suolo con un solo decreto che le cancelli con un tratto di penna.</p>
<p>Invece, almeno a sentire il ministro, non è questo l’ordine del giorno. Quali sarebbero allora i punti dell’intesa della nascente maggioranza politica intorno alla Triade? La legge anticorruzione che la stessa Severino ha annunciato in pompa magna il mese scorso? In attesa che l’apposita commissione, composta anche dal professor Spangher noto amico di Previti, partorisca le sue proposte, ci sentiremmo di escludere che Al Fano, cioè il portaborse di B., possa avallare una legge che aggravi le pene per la corruzione e per l’evasione fiscale e ripristini il reato di falso in bilancio, visto che quei reati sono la specialità del suo principale. È anche una questione d’immagine: come può un partito, il cui leader sta per farla franca al processo Mills grazie ai certificati medici del malato immaginario inglese, pronunciare la parola “anticorruzione” senza scoppiare a ridere? E allora a pensar male si fa peccato, ma s’indovina. Del resto a marzo arriva in Cassazione il processo per mafia al braccio destro di B., Dell’Utri, che rischia, in caso di conferma della condanna d’appello a 7 anni, di raggiungere a Rebibbia l’amico Cuffaro (portato in Parlamento da Casini). Poi Penati, braccio destro di Bersani, finirà alla sbarra per milioni e milioni di tangenti. Un braccio destro di qua, un braccio destro di là. E una mano lava l’altra.</p>
<p><em>Il Fatto Quotidiano, 19 Gennaio 2012</em></p>
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		<title>Casta Crociere</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 17:02:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ora diranno che noi italiani non riusciamo a diventare seri nemmeno nelle tragedie, anzi riusciamo subito a trasformarle in macabre farse. Gli altri hanno il Titanic, noi la Concordia. L’italianissima “nave più grande del mondo” che, già per com’è posizionata, mezza sott’acqua e mezza sopra con uno squarcio nella chiglia, è la migliore icona del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ora diranno che noi italiani non riusciamo a diventare seri nemmeno nelle tragedie, anzi riusciamo subito a trasformarle in macabre farse. Gli altri hanno il Titanic, noi la Concordia. L’italianissima “nave più grande del mondo” che, già per com’è posizionata, mezza sott’acqua e mezza sopra con uno squarcio nella chiglia, è la migliore icona del paese che siamo. <strong>Più che un naufragio, una parabola</strong>.</p>
<p>Del capitano Schettino sappiamo tutto e forse, si spera, anche troppo. Ma non era mica solo, sulla nave. Invece è come se lo fosse: se il comandante impazzisce, o si ubriaca, o picchia la testa, non c’è niente da fare. Nessun controllo, nessuna valvola di salvaguardia. Un uomo solo al comando, con potere di vita e di morte su tutti gli altri. E, se dà via di matto o semplicemente si fa gli affari suoi, peggio per noi. <strong>Vi ricorda qualcosa?</strong> Poi ci sono i passeggeri, che al “si salvi chi può” danno il meglio, ma anche il peggio. Uno, accecato dalla disperazione, strappa il salvagente al vicino e lo lascia affogare. Altri fanno a botte o calpestano la massa per arrivare prima alle scialuppe saltando la fila e, conquistato un posto sulla barchetta, scacciano i bambini o i vecchi o le donne o disabili perché “non c’è più posto”. Vi ricordano qualcuno? Il “particulare”, lo chiamava Guicciardini. Poi c’è <strong>Costa Crociere</strong>, che prima difende il comandante e poi lo scarica, dichiarandosi parte lesa perché ha fatto tutto da solo (ma proprio perché poteva fare tutto da solo Costa Crociere non è parte lesa). Vi ricorda qualcuno?</p>
<p>E siamo a Schettino, per gli amici “Top Gun”, che nelle interviste fa il ganassa con le battute sul Titanic. Se c’era bisogno di qualcuno che rinfocolasse i luoghi comuni sull<strong>’italiano in gita</strong>, eccolo pronto alla bisogna. Il tipico fesso che si crede furbo, ganzo, fico. Il bullo abbronzato coi ricci impomatati e i Ray-ban neri che conosce le regole e le rotte, ma è abituato ad aggirarle, a smussarle. C’è l’amico di un amico a riva da salutare a sirene spiegate? Che problema c’è, <strong>se po’ fa’</strong>. C’è da accostare per il rito dell’ “inchino” ai turisti portati dalla proloco? Ma per carità, si accosta. Accosta Crociere. Perepèèèèè. Crash! Ops, uno scoglio. E lui dov’è, al momento del cozzo? Una turista olandese giura che era al bar a farsi un drink con una bella passeggera appena rimorchiata. Perché la patonza deve girare, no? A quel punto, con la nave gonfia d’acqua, si chiama la Capitaneria per dire “Tutto ok, positivo”. Poi si parla di “guasto a un generatore”. <strong>Minimizzare, sopire, troncare finché si può</strong>. Crisi? Quale crisi? I ristoranti sono pieni, le stive pure. L’affondamento è solo psicologico, il classico <strong>naufragio percepito</strong>. Basta non parlarne e sparisce. Negare tutto, anche l’evidenza.</p>
<p>Infatti è la Capitaneria a informarlo che la sua nave affonda. E allora “abbandonate la nave”: lui per primo, assicurando però “stavo a poppa, ora torno sul ponte, a bordo ci sono solo 2-300 persone” (sono ancora tutte e 4 mila, però il vero bugiardo dà sempre cifre false ma precise). Il solito <strong>De Falco</strong> –c’è sempre un De Falco sulla rotta dei furbi fessi– lo sgama: “Ma lei è a bordo?”. “No”. “Vada a bordo, cazzo! È un ordine”. “Sono qua sotto a coordinare i soccorsi, ora vado a bordo”. Invece è già all’asciutto, aggrappato a uno scoglio. Verrà avvistato sulla banchina mentre aspetta il taxi per l’hotel Bahamas. Manca ancora un ingrediente: la telefonata a mammà. “Sto bene, ho cercato di salvare i passeggeri”. Come si chiama mammà? <strong>Rosa</strong>, e come se no?  Lui intanto mente pure sull’ultima manovra: “L’ho fatta io per facilitare i soccorsi”. Invece l’han fatta le correnti. Poi pesca a piene mani dall’inesauribile serbatoio dello <strong>scusario vittimistico nazionale</strong>: tutta colpa di “uno sperone di roccia non segnalato, la carta nautica dice che non doveva essere lì”.</p>
<p>Il solito complotto degli speroni rossi, degli scogli spuntati a sua insaputa: se Vespa lo chiama a Porta a Porta, lui tira fuori il plastico. Non resta che svignarsela nella notte, quatto quatto, “per senso di responsabilità”, <strong>lasciando fare agli altri</strong>, ai tecnici. Vi ricorda qualcuno? Tipo un altro che aveva cominciato sulle navi da crociera?</p>
<p><em>Il Fatto Quotidiano, 18 Gennaio 2012</em></p>
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		<title>Bersamasutra</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 16:15:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ai politici italiani servirebbe una<strong> memory card</strong> che li aiutasse a ricordare. In fondo non è passato un secolo dal 30 settembre 2011, quando il comitato referendario anti-Porcellum annunciò di aver raccolto, quasi tutte nell’ultimo mese utile, <strong>1.210.466 firme</strong>. Quel giorno si schierarono col referendum, oltre alle forze che l’avevano promosso (Idv e comitati di Parisi e Segni) e sostenuto (Sel e Fli), anche i partiti che l’avevano malsopportato (Pd) e persino alcuni di quelli che l’avevano osteggiato, avendo votato la porcata Calderoli (l’Udc e pezzi di Lega e Pdl).</p>
<p>“Sono rimasto impressionato dal numero di firme raccolte – disse <strong>Bobo Maroni</strong>, ancora ministro dell’Interno – in così poco tempo. Quindi è un segnale forte che va ascoltato e credo che si debba procedere al referendum”. Casini si affrettò ad associarsi: “Vi sorprenderò, ma trovo che Maroni abbia perfettamente ragione. Fare ora una legge elettorale seria e condivisa è come scalare l’Everest a piedi nudi. Molto meglio dare la parola ai cittadini, che è sempre un grande fattore di democrazia”. Alfano, neosegretario del Pdl (almeno pro forma), chiese di “restituire ai cittadini il diritto di indicare il proprio parlamentare”. E financo il <strong>bossiano Calderoli </strong>ammise che la sua legge andava cambiata: “La riforma della legge elettorale può essere approvata entro la primavera del 2012”.</p>
<p>Intanto<strong> Bersani </strong>chiedeva ai referendari di “non mettere il cappello sul referendum” e addirittura invocava da loro un<strong> atto di pubblica gratitudine al Pd</strong>: “Mi aspetterei che ci ringraziassero perché abbiamo raccolto centinaia di migliaia di firme: noi non abbiamo messo il cappello sul referendum, ma abbiamo messo i banchetti”. Proprio lui che, prima che gli altri raccogliessero le firme, aveva sentenziato: “Meglio la via parlamentare”. Parisi domandò “perché Vizzini del Pdl ha firmato e D’Alema e Bersani no?”. Su facebook nacque un gruppo dal titolo “Ma Bersani ha firmato?”. Ma il segretario replicò furibondo: “Non vedo ragione di polemiche”, assicurando che la sua firma c’era eccome. E qualcuno ci credette pure, visto che il Pd si era mostrato maestro nel salto sul carro dei vincitori già con i<strong> referendum di primavera </strong>contro l’acqua privata, il nucleare e l’impunità: prima tiepido nella raccolta firme (Bersani, lungimirante: “Noi non abbiamo una strategia referendaria perché in 15 anni, si sono persi 24 referendum e poi manca l’aspetto propositivo”), poi entusiasta quando tirava aria di quorum, per potersi appropriare della vittoria il giorno dopo.</p>
<p>Dal 1 ° ottobre sono trascorsi<strong> cento giorni </strong>e oggi gli smemorati dicono diametralmente l’opposto di allora. Del resto, se avessero tenuto ferme le posizioni, questa Consulta ormai permeabilissima agli umori della politica non avrebbe osato tanto. Ora Calderoli vuol conservare il Porcellum che – parole di Bossi – “va benissimo”. Alfano ha smarrito la favella, anche perché parla B., il principale: “La Calderoli è una buona legge”. Maroni, dopo la figura barbina su Cosentino, balbetta “me l’aspettavo”. Casini elogia la “sentenza ineccepibile” della Corte. E Bersani? “Non possiamo gioire per la decisione della Consulta, ma la rispettiamo. Il Pd è impegnatissimo a cambiare il Porcellum”.</p>
<p>Talmente impegnatissimo da proporre una <strong>dozzina di leggi elettorali diverse</strong>, che si aggiungono al kamasutra di posizioni degli altri partiti: la miglior garanzia che nel 2013 – o quando sarà – voteremo per la terza volta col Porcellum. Cioè, di fatto, <strong>non voteremo</strong>. Del resto, se il vertice del Pd volesse davvero cambiare la legge elettorale, l’avrebbe fatto nel 2006-2008, quando si chiamava ancora Ds + Margherita e l’Unione aveva la maggioranza in Parlamento. Invece se ne guardò bene. Ultimo tocco di eleganza: lo staff di Bersani, un minuto dopo la sentenza della Consulta, ha fatto finalmente sapere al nostro giornale che il segretario il referendum non l’aveva firmato. Bravo, complimenti, ottima scelta di tempi: da vero leader.</p>
<p><em>Il Fatto Quotidiano, 14 Gennaio 2012</em></p>
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		<title>La balla della settimana: le banche e il fisco</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 15:17:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa sera ci arrendiamo. Il Monti versione 1, quello dei conflitti d&#8217;interessi al governo e delle tasse ai soliti noti non è che ci avesse convinto moltissimo, ma invece la fase 2 ci piace un sacco: le dimissioni del sottosegretario Malinconico che si faceva pagare le vacanze a sua insaputa, così finalmente avrà tempo di scoprire chi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa sera ci arrendiamo. Il <strong>Monti </strong>versione 1, quello dei conflitti d&#8217;interessi al governo e delle tasse ai soliti noti non è che ci avesse convinto moltissimo, ma invece la fase 2 ci piace un sacco: le dimissioni del sottosegretario Malinconico che si faceva pagare le vacanze a sua insaputa, così finalmente avrà tempo di scoprire chi diavolo gliele ha pagate quelle vacanze, e poi il blitz contro gli evasori a Cortina, che sa un po&#8217; di spot ma può servire, perché magari spaventa qualche evasore e lo induce a pagare le tasse se non per virtù, almeno per paura&#8230;</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.serviziopubblico.it/tutte_le_puntate/2012/01/12/news/il_rigore_di_stato.html?cat_id=10" target="_blank">Guarda la puntata di <em>Servizio Pubblico</em></a></span></strong></p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/13/la-balla-della-settimana-banche-chi-fa-pace-col-fisco/183648/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
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		<title>Memoria Cortina</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 13:50:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nei paesi seri non c’è bisogno di spiegare la differenza fra guardie e ladri, perché nessuno (a parte i ladri) difende i ladri. Invece nel Paese di Sottosopra, come lo chiamava Bocca, sgovernato per nove anni su 17 da un noto evasore che giustificava l’evasione, il direttore dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera deve discolparsi dall’accusa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nei paesi seri non c’è bisogno di spiegare la differenza fra guardie e ladri, perché nessuno (a parte i ladri) difende i ladri. Invece nel <strong>Paese di Sottosopra</strong>, come lo chiamava Bocca, sgovernato per nove anni su 17 da un noto evasore che giustificava l’evasione, il direttore dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera deve discolparsi dall’accusa di leso Caimano per aver dichiarato “se si dice che evadere è giusto non siamo un paese civile”. E Monti fa notizia perché rammenta quella che in un altro paese sarebbe un’<strong>ovvietà </strong>– sono gli evasori a “mettere le mani nelle tasche degli italiani” – e solidarizza con la Guardia di Finanza per i sacrosanti blitz a Cortina e a Portofino.</p>
<p>Intanto il primo partito della sua maggioranza solidarizza con gli evasori. Ma non potendolo dire esplicitamente (gli elettori sono nervosetti), si arrampica sugli specchi della logica per tener buoni sia gli evasori sia gli onesti. Quattro passi nell’ultimo delirio.</p>
<p><strong>Fabrizio Cicchitto</strong>: “Si criminalizza un’intera città a scopi ideologici, politici e mediatici”. Anche se è Cicchitto, prendiamo sul serio le sue parole: quale sarà mai l’ideologia politica della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate, i cui vertici li ha nominati il governo B.? Bolscevichi in divisa grigia? Mistero.<br />
<strong>Osvaldo Napoli/1</strong>: “Non è vero che il contribuente onesto non ha nulla da temere. Gli accertamenti con metodi polizieschi colpiscono a caso e nella rete finiscono spesso contribuenti onesti”. E come dovrebbero essere gli accertamenti di una forza di polizia, se non polizieschi? E come fa un contribuente onesto a finire nella rete degli evasori? Risposta: non pagando le tasse.<br />
<strong>Napoli/2</strong>: “L’Italia non è un popolo di evasori. Non c’era bisogno di arrivare fino a Cortina, bastava scendere nel bar sotto casa per scovare l’evasore”. Lievissima contraddizione: se basta scendere nel bar sotto casa, allora siamo un popolo di evasori.<br />
<strong>Napoli/3</strong>: “Se il fisco si toglie l’elmo e invece della sciabola impugna il pc e anziché invadere le strade di Cortina invita nei suoi uffici i contribuenti, la guerra all’evasione diventerebbe un accordo fra uno Stato vigile e dialogante e un contribuente meno reticente”. Ecco: si invita l’evasore in ufficio, gli si offre il tè coi pasticcini e si apre un dialogo per accordarsi: facciamo a mezzo?<br />
<strong>Maurizio Lupi/1</strong>: “No a uno stato di polizia fiscale. Non va fatta di tutta l’erba un fascio, non siamo tutti evasori. Mi preoccupa la spettacolarizzazione mediatica, la repressione totale”. Appunto: proprio perché non siamo tutti evasori, bisogna punire quelli che lo sono. La spettacolarizzazione mediatica fa parte della terapia: così l’evasore non ancora preso si spaventa e magari paga le tasse. Si chiama deterrenza. Quanto allo “stato di polizia”, non facciamo ridere: in America gli evasori finiscono su due piedi in galera: qui rischiano massimo una multa. Infine: come dovrebbe essere la repressione, se non totale? Parziale? Prendi due evasori e ne punisci uno solo? O li punisci tutti e due, ma solo un po’?<br />
<strong>Lupi/2</strong>: “Non c’era bisogno del blitz per sapere che c’è evasione” Infatti i blitz non si fanno per sapere se si evade, ma chi evade.<br />
<strong>Daniela Santanchè/1</strong>: “Ora chi va a Cortina è marchiato come evasore”. Ma perché mai? Chi va a Cortina e non evade gode come un riccio nel vedere chi evade finalmente nei guai. <strong>Santanchè/2</strong>: “A St. Moritz non ci sono forse evasori? Gli evasori stanno ovunque”. Giusto, ma St. Moritz è in Svizzera e dunque la Finanza non può andarci.<br />
<strong>Santanchè/3</strong>: “Ora tutti andranno in vacanza a St. Moritz”. Vuol forse dire che “tutti” quelli che vanno a Cortina sono evasori? E perché mai dovrebbero trasferirsi a St. Moritz, visto che con gli evasori la Svizzera è molto più severa dell’Italia?</p>
<p>Ps. Ieri il Suv della Santanchè è stato inopinatamente multato per divieto di sosta a Courmayeur. Un altro duro colpo all’economia del Paese. Ora tutti i Suv andranno in vacanza a St. Moritz.</p>
<p><em>Il Fatto Quotidiano, 8 Gennaio 2012</em></p>
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		<title>Non ci provate</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 16:55:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <em>Corriere della Sera</em> comunica: “Non sarà una sentenza della Consulta a far saltare il clima di tregua in Parlamento, non sarà la Corte a provocare fibrillazioni che metterebbero in difficoltà il governo di emergenza nazionale: in prossimità del verdetto sui referendum elettorali, istituzioni e partiti di ‘maggioranza’ sono stati rassicurati sul fatto che i quesiti per abrogare il Porcellum verranno bocciati. Così le forze politiche contrarie ai referendum non sarebbero costrette a muoversi d’urgenza per cambiare la legge, con l’obiettivo di evitare la consultazione. Una corsa affannosa contro il tempo alzerebbe il rischio di tensioni tra i partiti che si scaricherebbero sull’esecutivo. Con la bocciatura dei referendum, verrebbe quindi messo in sicurezza il sistema politico, non il sistema elettorale”. Secondo <em>Repubblica</em>, anch&#8217;essa molto informata, sei giudici sarebbero pro referendum, cinque contro e quattro incerti. Fra i contrari figurano i soliti <strong>Luigi Mazzella</strong> e <strong>Paolo Maria Napolitano</strong> (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/11/indovina-chi-viene-a-cena/38652/" target="_blank">noti per la cena con B., Letta e Alfano prima della decisione sul lodo Alfano</a></span>), oltre a <strong>Grossi </strong>(nominato dal presidente Napolitano), <strong>Frigo</strong> (indicato dal Pdl) e al presidente <strong>Quaranta</strong> (eletto dalla Corte dei conti e gradito al Pdl). Non sappiamo se tutto ciò sia vero, ma è molto probabile, visto che ieri nessuno ha smentito nulla.</p>
<p>Quindi, a una settimana dalla sentenza dell’11 gennaio, la <strong>Corte costituzionale</strong>, “giudice delle leggi” e massimo presidio di legalità del Paese, fa filtrare a due giornali, ai “partiti di maggioranza” e a imprecisate “istituzioni” gli orientamenti dei suoi membri, che devono restare segreti anche dopo la decisione, figurarsi prima. E se <em>Repubblica </em>attribuisce le divisioni a questioni giuridiche (il presunto “vuoto legislativo” che seguirebbe all’abolizione del Porcellum, peraltro smentito dai promotori che vogliono resuscitare il precedente Mattarellum), il <em>Corriere</em> dà una lettura tutta politica. Come se spettasse alla Consulta “mettere in sicurezza il sistema politico” (manco fosse una fognatura da coibentare) o preoccuparsi della “tregua in Parlamento” e del “governo di emergenza nazionale” (che i partiti, pur di sventare il referendum, rovescerebbero per andare al voto anticipato). E come se il referendum non fosse la più alta espressione della democrazia diretta, ma una cosa sporca da “evitare” a ogni costo per scongiurare “tensioni tra i partiti” e “sull’esecutivo”. Il tutto in barba a quei poveri illusi (<strong>1.210.466 cittadini</strong>) che hanno firmato il referendum pensando di vivere in una democrazia. Ora invece apprendono che non bisogna disturbare i manovratori: una casta, anzi una cosca di partitocrati nascosti dietro un pugno di banchieri e “tecnici” autoproclamatisi salvatori della Patria.</p>
<p>Destra e sinistra non esistono più: sopravvive solo la cultura autoritaria e oligarchica di queste sedicenti sentinelle del Bene che si sono autoinvestite del compito di confiscare la sovranità popolare e decidere loro, riunite in qualche tunnel, catacomba, loggia o angiporto, cosa è giusto per noi. <strong>Il silenzio della Consulta fa il paio con quello dei partiti</strong>: anche quelli che sei mesi fa esultavano per i referendum contro nucleare, acqua privata e impunità dopo averli sabotati in ogni modo; anche quelli (Pd e Fli) che hanno raccolto le firme contro il Porcellum con Parisi, Segni, Di Pietro e Vendola. Bersani e Fini non hanno nulla da dire su una Consulta che preannuncia la bocciatura del referendum? Nel 2009, alla vigilia della sentenza sul lodo Alfano – l’ha accertato il Tribunale del Riesame di Roma – la <strong>P3</strong> riuscì “a ottenere l’assicurazione sul voto, nel senso voluto dai sodali, di sette dei 15 giudici della Corte”. Poi uno cambiò idea e il lodo fu bocciato nove a sei: ma “resta il fatto che tale ingerenza ci fu e venne esercitata su almeno sei giudici costituzionali che anticiparono a un soggetto come il Lombardi la loro decisione”. Ora la P3 è imputata per un’impressionante serie di reati. Ma i sei giudici sono sempre alla Consulta. <strong>Nessun’istituzione ha pensato di stanarli e cacciarli</strong>. Nessun monito si è levato dai colli più alti contro questo scandalo a cielo aperto. Da oggi però quei sei giudici infedeli devono sentirsi osservati: 1.210.466 cittadini italiani li guardano.</p>
<p><em>Il Fatto Quotidiano, 6 gennaio 2012</em></p>
<p><em>(Aggiornamento del 6 Gennaio 2012, 19.17) - La Corte Costituzionale ha diffuso oggi una nota in cui &#8220;smentisce categoricamente le fantasiose illazioni relative a presunte dichiarazioni attribuite dalla stampa a componenti della Corte in relazione alla prossima decisione riguardante l’ammissibilità dei quesiti referendari in materia elettorale”. </em></p>
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		<title>Il pm è troppo bravo: licenziamolo</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 12:45:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Si sperava che la leggendaria sobrietà del governo tecnico comprendesse anche un’abitudine sconosciuta ai politici italiani: quella di evitare gli annunci con i <strong>verbi al futuro</strong>, limitandosi a quelli coi verbi al passato. Non se ne può più di ministri che vanno in tv o sui giornali a dire “faremo”: la vera sobrietà è tacere finché non si è fatto qualcosa e solo allora aprire bocca per comunicarlo e spiegarlo ai cittadini. Monti aveva cominciato bene, mantenendo il riserbo più assoluto sulla manovra e parlandone solo dopo averla varata. Purtroppo i suoi ministri fanno l’esatto contrario, sull’esempio dei predecessori, la cui logorrea era inversamente proporzionale alla <strong>concretezza</strong>.</p>
<p>Uno dei ministri più incontinenti è quello della <strong>Giustizia, Paola Severino </strong>che, a sentirla parlare, avrebbe già dovuto risolvere tutti i mali del settore: carceri affollate, processi lenti, sprechi di risorse, incertezza delle pene, certezza di impunità per i colletti bianchi. Nel breve volgere di un mese ha promesso braccialetti elettronici, via libera all’amnistia, norme svuota-carceri, pene più alte per tangenti, abuso d’ufficio e falso in bilancio, nuovi reati tipo traffico d’influenze e corruzione privata, ratifica delle convenzioni anticorruzione e chi più ne ha più ne metta. Ora, sarebbe assurdo pretendere che faccia in pochi giorni quel che gli altri non han fatto in 17 anni. Ma ci sono <strong>norme semplici semplici</strong>, poche righe e costo zero, che si potrebbero approvare subito. Nella sua ultima intervista quotidiana (<em>venerdì al Corriere</em>), la Severino auspica “una forte accelerazione e una specializzazione al processo civile”. Ecco: perché non favorire la <strong>specializzazione anche nel penale</strong>, che soprattutto su certi reati (mafia, corruzione, evasione fiscale, criminalità finanziaria, ambiente, sicurezza sul lavoro, colpe mediche, abusi sessuali, violenze su minori) richiede magistrati esperti e competenti su materie specifiche?</p>
<p>Una<strong> norma demenziale </strong>dell’ordinamento giudiziario Castelli-Mastella (un trust di cervelli mica da ridere) ha stabilito nel 2007 che ogni magistrato, dopo dieci anni di lavoro in un pool specializzato, deve uscirne e occuparsi d’altro. E purtroppo il Csm (complice la corrente di Md) non ha mosso un dito, anzi ha recepito con gioia, limitandosi a concedere sei mesi di proroga. Come se un’azienda che ha impiegato tempo e risorse per formare un dirigente lo spedisse a fare altre cose perché è diventato troppo bravo. Con questa folle regola già nel 1992, Cosa Nostra poteva risparmiarsi le stragi di Capaci e di via d’Amelio, visto che quando furono uccisi Falcone e Borsellino indagavano sulla mafia da ben più di dieci anni. Infatti, negli ultimi anni, il<strong> bollino di scadenza per i pm </strong>come per lo yogurt ha già falcidiato i pool antimafia di Palermo, Bari e Napoli, e dal 1 ° gennaio smembrerà (via sei pm su nove) il gruppo torinese di Raffaele Guariniello specializzato in sicurezza sul lavoro, salute e ambiente (processi Thyssen, Eternit, doping ecc.); idem per il pool milanese coordinato da Francesco Greco contro i reati finanziari (processi Parmalat, scalate bancarie, Enel, Eni, grandi evasori, San Raffaele, Lele Mora ecc.); e tanti altri.</p>
<p>“Nel 2012 – avverte <strong>Guariniello</strong> – dovremo affrontare processi delicatissimi su cui il ricambio di sostituti avrà conseguenze dirompenti. I nuovi colleghi, pur bravi, impiegheranno anni per acquisire esperienza e professionalità specifiche, mentre verranno meno quelle dei colleghi uscenti”. Aggiunge Greco: nel suo pool sulla criminalità economica “ci vorranno dai cinque ai dieci anni per ricreare lo stesso livello di professionalità. Con una perdita secca per lo Stato. È una norma di cui fatico a comprendere la ratio, specie quando tutti sostengono che occorre contrastare corruzione ed evasione fiscale”. Ministro Severino, che senso ha dichiarare guerra alla corruzione e all’evasione e cacciare i magistrati in grado di combatterla? Se ci risponde, smettiamo di scrivere che parla troppo.</p>
<p><em>Il Fatto Quotidiano, 31 Dicembre 2011</em></p>
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		<title>Il meglio e il peggio del 2011 visto dalla redazione del Fatto</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 06:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal bungabunga allo spread, dal Puttaniere al Professore, dalle olgettine travestite da infermiere e Ruby da nipote di Mubarak ai banchieri travestiti da tecnici. Il 2011 è tutto qui, un ribaltone che più totale non si può, consumato in appena 12 mesi che han cambiato l’Italia più che in 17 anni. Napolitano dice che abbiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal <strong>bungabunga</strong> allo <strong>spread</strong>, dal <strong>Puttaniere</strong> al <strong>Professore</strong>, dalle olgettine travestite da infermiere e <strong>Ruby</strong> da nipote di Mubarak ai banchieri travestiti da tecnici. Il <strong>2011</strong> è tutto qui, un ribaltone che più totale non si può, consumato in appena 12 mesi che han cambiato l’Italia più che in 17 anni. <strong>Napolitano</strong> dice che abbiamo ritrovato l’orgoglio nazionale giusto in tempo per i 150 anni dell’unità nazionale. Ma sarà vero? E di che mai dovremmo essere orgogliosi? In queste pagine c’è quasi tutto l’ultimo anno, commentato dalle firme del <em>Fatto</em>.</p>
<p>Anzitutto il meglio: i referendum che quasi nessuno voleva; le vittorie di <strong>de Magistris</strong> e <strong>Pisapia</strong> più il boom di 5Stelle che nessuno prevedeva; la nuova tv di <strong>Santoro &amp; C</strong>. su cui nessuno puntava (a parte 100mila cittadini sottoscrittori); la cultura dal basso al <strong>Valle</strong> e al Palazzo che nessuno si aspettava; la resistenza di studenti, lavoratori e no-Tav che nessuno si filava; la caduta di <strong>B.</strong> che nessuno più sperava. E che si porta via anche <strong>Geronzi</strong>, <strong>Ligresti</strong>, <strong>Guarguaglini</strong> e gentil consorte, <strong>Fazio</strong> (Antonio), <strong>Masi, Mora, Moggi, l’Auditel, il Bagaglino</strong> e i cinepanettoni. Ma purtroppo non <strong>Schifani</strong>.</p>
<div style="width:600px" id="__ss_10739725"> <strong style="display:block;margin:12px 0 4px"><a href="http://www.slideshare.net/ilfattoquotidiano/inserto-2011-l" title="Inserto 2011 l" target="_blank">SCARICA L&#8217;INSERTO</a></strong> <iframe src="http://www.slideshare.net/slideshow/embed_code/10739725" width="600" height="700" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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<p>Poi c’è tutto il peggio del 2011: i deputati all’asta e <em>à la carte</em>; il centrosinistra che, conoscendosi, ha paura di vincere e soprattutto di governare; il pragmatismo che diventa tangentismo dei <strong>Penati</strong>; la Lega del <strong>Trota</strong> e del dito medio; la <strong>Gelmini</strong> che cerca ancora il tunnel dei neutrini; le prove sulle trattative <strong>Stato-mafia</strong> anche sotto i governi <strong>Amato</strong> e <strong>Ciampi</strong>; la Rai che premia i flop di <strong>Vespa, Ferrara, Sgarbi e Minzo</strong> (torna, vedrete che torna), mentre tiene alla larga le <strong>Dandini</strong> e i <strong>Guzzanti</strong>; i giornali pagati da chi non li compra; le eterne logge con la <strong>P</strong> numerata (2, 3, 4); le lacrime di coccodrillo della <strong>Fornero</strong>, le risate di <strong>Marchionne e Moretti</strong>, il ghigno di caste, cricche e sacrestie; la gerontocrazia che regna dappertutto, anche nel governo dei tecnici e dei sobrii (età media 64 anni), ma non tra i faccendieri (dopo <strong>Carboni</strong> e <strong>Bisignani</strong>, largo ai giovani con <strong>Lavitola</strong> e <strong>Papa</strong>).</p>
<p>Poi ci sono le cose che sembrano belle e invece sono brutte, o partono belle e finiscono brutte. Tipo il pallone che esce da Calciopoli e subito entra a Scommessopoli; la lezione senz’allievi di <strong>Fukushima</strong>; la primavera araba, nata e morta nello spazio di un mattino; i tecnici in scena e i politici dietro le quinte, anzi nelle catacombe; gli annunci di lotta all’evasione e alla corruzione e agli sprechi e ai privilegi, che sarebbero bellissimi se non fossero solo annunci. Il 2011 ci ha resi ancor più esterofili: ah gli spagnoli che diventano indignados e mandano a casa con le elezioni il governo che ha fallito; ah gli americani che trattano <strong>Strauss Kahn</strong> come un portoricano di Harlem; ah i tedeschi governati da <strong>Angela</strong>, la culona che farebbe tanto comodo anche di seconda mano. Il 2011 ci ha liberati di <strong>Bin Laden, Gheddafi e Kim Jong-il</strong>. Ma ci ha anche privati di migliaia di africani morti di fame, e poi di <strong>Jobs, Lumet, Liz Taylor, Annie Girardot, Amy Winehouse, Havel, Zanzotto, Bonatti, Bonelli, Simoncelli, D’Avanzo, Lietta Tornabuoni e Giorgio Bocca</strong>. Invece le tare italiote del gattopardismo, del servilismo e del conformismo non muoiono mai. Chi leccava <strong>B. &amp; Tremonti</strong> ha subito preso a leccare <strong>Monti &amp; Passera</strong> senz’alzare la testa né accorgersi che son cambiati gli utilizzatori finali. Dopo l’igienista dentale del 2011, per il 2012 urge igienista mentale.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">UN ANNO DI FATTO.IT, LE NOSTRE HOME PAGE</span></strong></p>
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		<title>Lelemosina</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 18:35:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Per sfuggire all’accusa delle<strong> tricoteuses nostrane</strong> di occuparsi solo dei “detenuti Vip”, Pierluigi Battista si occupa sul <em>Corriere </em>dell’unico Vip detenuto: <strong>Lele Mora</strong>. Non prima di aver accusato imprecisati “spiritosi” che osano scherzare sul cognome della neoministra della Giustizia (“Severino, sia più severa”). Cioè noi del<em> Fatto</em>, che peraltro con quel titolo la invitavamo a maggiore severità contro la corruzione, mentre di carceri sovraffollate ci occupiamo dalla nascita del nostro giornale, quando Battista intervistava Checco Zalone. Ma ora che anche lui scopre il dramma delle carceri, non possiamo che felicitarci per la sua prontezza di riflessi.</p>
<p>Se poi volesse pure informarsi da qualche giornalista vero (ce ne sono parecchi anche al <em>Corriere</em>), scoprirebbe per esempio che “il 40 % dei detenuti” che “patisce la galera prima che un processo ne accerti la colpevolezza” comprende i condannati in <strong>primo e secondo grado</strong>, visto che l’Italia, unica al mondo, considera innocenti anche i condannati in tribunale e in appello in attesa di Cassazione (nei paesi anglosassoni le custodie cautelari sono rarissime proprio perché, dopo la prima condanna, si va dentro a scontare la pena e di lì, eventualmente, si ricorre). Quanto a Mora, per il giureconsulto Pigi, “sei mesi di galera preventiva per bancarotta fraudolenta appaiono una punizione leggermente esagerata prima ancora di una sentenza”.<br />
<strong><br />
Ma</strong> <strong>si sa come sono questi pm</strong>: “usano la galera per indurre l’indagato a conformarsi alla loro versione” e “la cultura giustizialista ascolta solo le ragioni dell’accusa”. Mora poi patisce la “ferocia diffusa che chiede provvedimenti esemplari contro “l’antipatico”, il soggetto eticamente discutibile ed esteticamente impresentabile, il flaccido malfattore (presunto)” che ora però “ha perduto molti chili”. Eppure – per il giurista Battista – “non bisogna ammalarsi come Mora (colpevole o innocente che sia) per comprendere che il carcere preventivo prolungato può essere tortura”.</p>
<p>Malfattore presunto? Le ragioni dell’accusa? Colpevole o innocente che sia? Forse a Battista sfugge un dettaglio: il 7 novembre Mora ha chiesto e ottenuto di patteggiare <strong>quattro anni e tre mesi</strong> per la bancarotta fraudolenta della sua <strong>LM Management</strong>, fallita nel 2010 con 16 milioni di passivo per un crac da 8, 4. Patteggiare vuol dire concordare una pena col pm davanti al gup per ottenere una pena scontata di un terzo: al dibattimento Mora si sarebbe beccato almeno sei anni. Anche perché è un pregiudicato per spaccio di droga e altri reati; ha sottratto al fallimento LM i 2, 8 milioni che B. gli regalò, <strong>comprandosi una Mercedes e dirottando il resto su un conto svizzero</strong>; non paga le tasse da anni col trucco delle false fatture; ha debiti milionari col fisco; ed è imputato in altri tre processi (fallimenti della sua persona fisica e di Diana Immobiliare, sfruttamento della prostituzione). Per caso Battista conosce qualcuno che concorda quattro anni e tre mesi di galera (il massimo consentito è cinque anni) essendo innocente? Se Mora non è ancora pregiudicato per la bancarotta è solo perché<strong> l’Italia, unica al mondo,</strong> consente d’impugnare in Cassazione la condanna appena patteggiata. Cosa che Mora ha subito fatto, per guadagnar tempo e trovare un Battista che lo spacci per un torturato.</p>
<p>Così <strong>torturato </strong>che, diversamente da migliaia di detenuti non Vip, sconta la custodia cautelare – confermata da vari giudici per il pericolo che fugga e nasconda altri soldi in Svizzera, dove ha un conto e una villa – in una <strong>cella singola del carcere di Opera</strong>. Ai primi sintomi del dimagrimento, il pm ha chiesto e il gip disposto una perizia medica (ancora in corso) sulla sua compatibilità col carcere. Negli Usa tanto cari ai Battista, migliaia di evasori e bancarottieri affollano i penitenziari con le catene ai piedi e i portoricani nella branda a fianco. In Italia i giornali tuonano contro l’evasione nei giorni pari e in quelli dispari i Battista lacrimano appena un evasore-bancarottiere finisce dentro.</p>
<p><em>Il Fatto Quotidiano, 29 Dicembre 2011</em></p>
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		<title>Giorgio Bocca, l&#8217;ultimo dei grandi</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 18:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando muore un grandissimo, come Giorgio Bocca, che se n’è andato oggi, giorno di Natale, a 91 anni, tutte le parole sono inutili tranne le sue. Ricordiamoci com’era, che cosa diceva, che cosa scriveva e soprattutto come scriveva. Acquistiamo i suoi libri, leggiamoli. Io vorrei ricordarlo con l’intervista che gli feci per il Fatto Quotidiano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando muore un grandissimo, come<strong> Giorgio Bocca</strong>, che se n’è andato oggi, giorno di Natale, a 91 anni, tutte le parole sono inutili tranne le sue. Ricordiamoci com’era, che cosa diceva, che cosa scriveva e soprattutto come scriveva. Acquistiamo i suoi libri, leggiamoli. Io vorrei ricordarlo con l’intervista che gli feci per <em>il Fatto Quotidiano</em> nel febbraio 2010, in occasione dell’uscita del suo penultimo libro, <em>Annus Horribilis</em>.<br />
<span style="font-weight: bold;"><br />
Giorgio Bocca, lei ha appena scritto <em>Annus Horribilis</em> (Feltrinelli): ma si riferiva al 2009. Il 2010 si annuncia ancora più horribilis…<br />
</span>Vedremo. Il 2009 mi è sembrato il più orribile per una tendenza irresistibile alla democrazia autoritaria. Più Berlusconi ne combinava di cotte e di crude, più i sondaggi lo premiavano. Ora, con questi ultimi scandali, la gente potrebbe cominciare a stancarsi e capire qualcosa.</p>
<p><strong>Quindi c’è speranza?<br />
</strong>Non esageriamo. Qualche barlume. E’ come all’inizio della guerra partigiana, ma allora ero giovane e forte dunque fiducioso. Ora sono vecchio e fragile, mi è più difficile essere ottimista. La cecità degli italiani mi ricorda la Germania all’ascesa di Hitler: tutti potevano vedere che tipo era, Hitler, eppure i tedeschi, e anche gli europei, gli cascarono tra le braccia come trascinati da un vento ineluttabile.</p>
<p><strong>Che cosa la spaventa di più?<br />
</strong>Il muro di gomma. Succedono cose terribili, o terribilmente ridicole, e nessuno reagisce. Lanci allarmi, provocazioni anche forti, e non risponde nessuno. Come dicono i giudici dello scandalo Bertolaso? “Sistema gelatinoso”. Ecco, è tutto gelatinoso. Non resta che sperare, come sempre nella nostra storia, in qualche minoranza coraggiosa che cambi la storia.</p>
<p><strong>Che cosa la colpisce di più negli ultimi scandali?<br />
</strong>La loro incomprensibilità. Leggo la confessione di questo consigliere comunale di Milano beccato con la tangente in mano:<em> ‘Mi sono rovinato per 5 mila euro’</em>.O è un pazzo incapace di ragionare, o faceva sempre così. Almeno Berlusconi ha le sue giustificazioni: è ricco sfondato, ha ville dappertutto. Almeno Tangentopoli era un sistema di corruzione che portava almeno una parte dei soldi ai partiti: una logica, sia pure perversa e criminale, c’era. Ma qui i partiti non ci sono più. E questi si vendono in cambio di qualche massaggiatrice, di qualche viaggio gratis, di pochi spiccioli… La corruzione dilaga a tal punto che c’è gente che ruba senza nemmeno sapere il perché.</p>
<p><strong>Anche Tangentopoli, 18 anni fa, partì da una mazzettina di 7 milioni a Mario Chiesa.<br />
</strong>Andai a intervistare Borrelli e gli domandai perché i magistrati fossero riusciti a scardinare il sistema così tardi. Mi rispose che la magistratura in Italia riesce a incidere nel profondo solo quando nella società c’è un grande allarme, quando si accende una grande luce. Oggi la luce non si accende, non ancora. Ce ne sarebbero tutti i presupposti, la corruzione ci costa decine di miliardi all’anno, siamo in fondo alle classifiche di tutti gli indicatori civili, scavalcati anche da metà del Terzo Mondo, eppure tutto va ben madama la marchesa.</p>
<p><strong>Possibile che, in Italia, le classi dirigenti non riescano a smettere di rubare?<br />
</strong>Quando esplose Tangentopoli, a costo di essere frainteso, dissi che i gerarchi fascisti rubavano molto meno dei democristiani e dei socialisti. Arrivai a elogiare i “barbari” della Lega che ce li avevano tolti dai piedi. Ora questi rubano ancor più della Dc e del Psi. E lo fanno alla luce del sole, con trucchetti da ciarlatani: invitiamo i capi del mondo al G8 e buttiamo centinaia di milioni. Ma non possono farsi una telefonata, i capi del mondo?</p>
<p><strong>Paolo Mieli dice che sta per saltare il tappo, come nel ’92.<br />
</strong>Eh eh, Mieli è un mielista, furbo ma intelligente. Siamo in attesa della grande luce di Borrelli. Forse Berlusconi finirà per stancare, ma siamo ancora all’accecamento della morale: quegli imprenditori che si fregano le mani per il terremoto dicono che la febbre del denaro è ancora alta. E’ come nella Bibbia: Mosè che scende dal Sinai con le tavole della legge e trova gli ebrei che festeggiano attorno al vitello d’oro. Noi li abbiamo superati.</p>
<p><strong>Che idea si è fatto di Bertolaso?<br />
</strong>Non credo che abbia rubato di suo, ma che abbia lasciato rubare gli altri. Quando si vuol fare tutto in fretta, si aboliscono i controlli e succede di tutto. L’ha perduto la vanità: si credeva Superman, uno che va a dare lezioni agli americani… Non era difficile capire cosa succedeva. Se gli italiani fossero raziocinanti gli avrebbero impedito di buttare i soldi in tante opere inutili.</p>
<p><strong>Forse, con più informazione e più opposizione, sarebbe più facile ribellarsi.<br />
</strong>La cosa più deprimente è la lettura dei giornali, per non parlare della televisione. La nostra democrazia diventa autoritaria anche perché ci sono giornalisti comprati con prebende e privilegi, ma soprattutto terrorizzati. Incontro colleghi, si finisce per parlare di quel che combina Berlusconi, e quelli cambiano subito discorso. Se diventi nemico, sei segnato. Tu ce l’hai spesso col <em>Corriere</em>: credo che la carta stampata sia rimasta democratica, ma ha paura di lui. Si inventa di tutto, pur di parlar d’altro: chiamano ‘terzismo’ il doppiogiochismo. Dicono persino che, a parlar male di Berlusconi, si fa il suo gioco. Ma a chi la danno a bere?</p>
<p><strong>Lei guarda molta televisione?<br />
</strong>Sì, ho il gusto dell’orrido. E’ una galleria di mostri. Non riesco a levarmi l’incubo di Feltri, Belpietro, quel Sallusti… E le facce di Ghedini, di Brunetta… Quando li critichi, ti rispondono che sei un vecchio arteriosclerotico. Ma come si fa a diventare così?</p>
<p><strong>La beatificazione di Craxi, i dossier su Di Pietro e ora l’immunità parlamentare d’accordo col Pd.<br />
</strong>Beh, è tutto collegato. E’ la complicità fra colpevoli delle due parti. Di Pietro lo attaccano perché ha il merito di essere l’unica opposizione. Craxi piace tanto a questa destra e a questa sinistra per due motivi: intanto perché era un corrotto, e poi perché, con l’idea della Repubblica presidenziale, ha dato un’ideologia alla democrazia autoritaria che questi selvaggi di oggi inseguono ma non riescono nemmeno a teorizzare. Questa democrazia malata la dobbiamo pure a questa sinistra alla D’Alema che collabora da 15 anni con Berlusconi. Hanno capito che, se non partecipano in qualche modo alla sua greppia, non campano più.</p>
<p><strong>Dicono che non bisogna attaccarlo, che i problemi sono altri.<br />
</strong>E quando ne parlano, degli altri problemi?Allora almeno parlino male di un aspirante tiranno, no? Prima avevamo i Bobbio, i Foa, ora che fine han fatto gli intellettuali di sinistra? Possibile che non nascano più persone intelligenti?</p>
<p><strong>Violante si spende molto per l’immunità parlamentare, dice che la magistratura non deve scalare il trono del principe.<br />
</strong>Perché lo fa? Boh, vorrà fare carriera anche lui. Che personaggio viscido, non lo sopporto.</p>
<p><strong>Il presidente Napolitano non le pare troppo condiscendente?<br />
</strong>Va considerato nella sua biografia. E’ sempre stato un comunista prudente. Vuole durare, e non so se sia un bene o no. Ogni tanto tira un colpetto, ma chiedergli di fare l’eroe è troppo.</p>
<p><strong>Che speranza abbiamo?<br />
</strong>Che la gente si accorga del suicidio di farsi governare da uno abilissimo a fare soldi: quello i soldi, invece di darteli, te li porta via. Che gli italiani si vergognino almeno per le sue cadute di stile, tipo gli sghignazzi sulle belle ragazze mentre parla del dramma degli immigrati col presidente albanese. Che capiscano come un minimo di decenza e legalità è meglio di questa anarchia lurida. Non dico la virtù, l’onestà: un po’ di normalità e di civiltà. L’unica bella notizia degli ultimi anni è il Popolo viola, spero che le prossime manifestazioni siano ancora più massicce e visibili. Se si ribellano i ragazzi, non tutto è perduto.</p>
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		<title>Lecco, provincia di Cazzullo</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 16:50:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Eravamo decisi ad assegnare il Leccone d’Oro 2011 al primatista mondiale Sallusti, per lo scatto finale di cui ha dato prova ieri, col memorabile titolone sul Giornale: ‘“Silvio non mi ha pagato’. Mills lo scagiona in aula: ‘ Ho inventato tutto per ingraziarmi i Pm’. Scoperto il bluff. Il processo che doveva dimostrare la corruzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eravamo decisi ad assegnare il <strong>Leccone d’Oro 2011</strong> al primatista mondiale Sallusti, per lo scatto finale di cui ha dato prova ieri, col memorabile titolone sul <em>Giornale</em>: ‘“Silvio non mi ha pagato’. Mills lo scagiona in aula: ‘ Ho inventato tutto per ingraziarmi i Pm’. Scoperto il bluff. Il processo che doveva dimostrare la corruzione del Cav finisce nel nulla”.<br />
L&#8217;idea che un tizio giudicato colpevole in Cassazione (Sallusti lo definisce strepitosamente “assolto per prescrizione”) di esser stato corrotto da B. in cambio di <strong>due false testimonianze </strong>ne faccia una terza per negare di essere stato corrotto e venga creduto da qualcuno, già ci pareva affascinante. E ancora più avvincente ci sembrava il movente usato per spiegare perché avesse scritto al commercialista e confermato ai pm di essere stato corrotto da B.: voleva salvare un certo <strong>Diego Attanasio</strong> e non aveva trovato di meglio che accusare il premier italiano.</p>
<p>Ma ciò che trovavamo <strong>davvero irresistibile</strong> era che Sallusti potesse immaginare che i giudici, fra una verità accertata in Cassazione e la bugia di un imputato colpevole, credano alla seconda. Insomma, ci eravamo convinti che il Leccone d’Oro lo meritasse lui, alla carriera. Poi però, sul<em> Corriere</em>, è uscita un’intervista di Aldo Cazzullo al cardinale ciellino <strong>Angelo Scola</strong>, arcivescovo di Milano. <strong>E abbiamo dovuto arrenderci</strong>: di fronte a cotanta lingua, Sallusti è un dilettante.</p>
<p>Quella di Cazzullo non è un’intervista: è una via di mezzo fra il terzo grado e il corpo a corpo. Un <strong>crescendo rossiniano</strong>: “Teme davvero il ritorno alla violenza?”, “Ritiene che il primo passo verso il risveglio dei cattolici si sia compiuto con la formazione di questo governo?”, “Sta dicendo che c’è un deficit della politica che i tecnici non possono colmare?”. Lavorato ai fianchi, Sua Eminenza vacilla: “Sì, ho questo timore”, “È solo un segnale”, “Certo”. Gancio destro in pieno volto: “Qual è il suo giudizio sull’era Berlusconi? La Chiesa gli ha concesso un credito eccessivo?”. Il presule si aggrappa alle corde del ring per non finire al tappeto: “Presto per dare un giudizio complessivo”. In effetti sono trascorsi solo 18 anni, ne riparliamo nella prossima era geologica. Però si può già dire che “la casa brucia”. <strong>Un intervistatore qualunque</strong> ne profitterebbe per ricordare che sulle sue, di case, la Chiesa non paga l’Ici. Ma <strong>Cazzullo è speciale</strong>. Lo previene il porporato, facendosi la domanda e dandosi la risposta: “Si sta facendo un gran polverone sull’Ici”. Ecco, un gran polverone. “Lei – incalza il Cazzullo – proviene da Cl. Non teme che, tra i quasi 17 anni di potere di Formigoni, gli affari, gli scandali, Cl sia caduta in qualche eccesso?”.</p>
<p>In effetti trovare un <strong>leader ciellino </strong>rimasto a piede libero è arduo: concetto che cazzullescamente si traduce in “qualche eccesso”. Risposta: “Conosco Formigoni da quando aveva 14 anni, anche se da tempo ci si vedeva di rado. Se è stato eletto 4 volte consecutive, ci sarà pure una ragione”. È quel che si domandano i pm che indagano sulle firme false della lista e sui bilanci falsi del San Raffaele. E infatti ecco l’uppercut cazzullesco: “Che idea s’è fatto del caso San Raffaele?”. Scola: “Mi mancano troppi elementi per formulare un giudizio”. Mancherebbero pure un paio di miliardi nelle casse del <strong>San Raffaele</strong>, ma non sottilizziamo. Ben altro allarma Sua Eminenza: “Qualche interrogativo è nato talvolta dalla ricerca biotecnologica”: ecco il guaio del San Raffaele, la ricerca biotecnologica. Assalto finale: “Lei è nato a Lecco e si è formato a Milano: come l’ha ritrovata?”. Magari col Tom-Tom? No, ce l’ha portato l’autista.</p>
<p>Alla parola “Lecco” pronunciata da un invidioso Cazzullo, che invece è solo di Cuneo, il cardinale ha l’istinto di farla finita: “La formula del mio ‘ ritorno a casa ’ è vera. Sarà forse un anticipo del crepuscolo dovuto all’età&#8230;”. E Cazzullo, affranto ma pronto: “Non dica così, lei ha appena compiuto settant’anni”. Così giovane e già così cardinale.<br />
<strong>Poche storie: Leccone d’Oro honoris causa</strong>.</p>
<p><em>Il Fatto Quotidiano, 24 Dicembre 2011</em></p>
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		<title>La balla della settimana: fondi pubblici e fini privati</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 07:59:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Le buone regole sono semplici: per esempio quella per cui non si usano soldi pubblici per scopi privati. Mentre i francesi, che non conoscono la prescrizione, hanno condannato Chirac vent&#8217;anni dopo aver assunto 21 persone con i soldi dello Stato, in Italia è ancora in corso il processo Mills, che vede B. imputato per corruzione&#8230;</p>
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