<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Marco Politi</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/mpoliti/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Benedetto XVI, il re che non controlla più la corte</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/26/benedetto-controlla-corte/242343/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/26/benedetto-controlla-corte/242343/#comments</comments> <pubDate>Sat, 26 May 2012 06:47:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Politi</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category> <category><![CDATA[Gotti Tedeschi]]></category> <category><![CDATA[Tarcisio Bertone]]></category> <category><![CDATA[Vatileaks]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=242343</guid> <description><![CDATA[L’arresto di un assistente papale per i Vatileaks è l’inizio di un nuovo capitolo disastroso per la Santa Sede. Non la fine della vicenda. Intanto rivela una drammatica vulnerabilità dell’entourage papale. Ma c’è di più. Quando si arriverà al processo contro i responsabili della fuga di documenti, Benedetto XVI potrà ringraziare il suo Segretario di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>L’arresto di un assistente papale per i <strong>Vatileaks</strong> è l’inizio di un nuovo capitolo disastroso per la<strong> Santa Sede</strong>. Non la fine della vicenda. Intanto rivela una drammatica vulnerabilità dell’<em>entourage</em> papale. Ma c’è di più. Quando si arriverà al processo contro i responsabili della fuga di documenti, <strong>Benedetto XVI</strong> potrà ringraziare il suo Segretario di Stato <strong>Tarcisio Bertone</strong> per altre ondate di pubblicità negativa a livello planetario.</div><p><strong>L’AFFAIRE</strong> si intreccia con il caso <strong>Gotti Tedeschi</strong>. L’estrema brutalità del comunicato con cui è stato silurato il presidente dello <strong>Ior</strong> è il segno che la lotta di potere all’interno della Curia ha raggiunto un livello di parossismo impensabile. Mai era accaduto negli ambienti curiali, così felpati, che si colpisse così duramente nell’onore un uomo scelto dal Papa. La reazione del Segretario di Stato, che fa sfiduciare pubblicamente Gotti, rappresenta la rottura di una tradizione. Nella sua violenza svela la paura di<strong> Bertone</strong> di essere scalzato dalla carica. In pari tempo la vicenda rimanda ad un pontefice debole e fragile, incapace come <strong>re Lear</strong> di tenere a bada la sua corte.</p><p>É chiaro che c’è un gruppo clandestino in Curia (non un solo maggiordomo come nei gialli) a volere un cambio di gestione al vertice. L’arma che gli oppositori agitano sono gli autogol internazionali di Bertone. In un anno il Segretario di Stato, apparente vincitore in queste ore, ha piazzato tre formidabili boomerang, tutti dannosi per l’immagine di Benedetto XVI e il suo desiderio di garantire pulizia e trasparenza nelle finanze e nell’amministrazione vaticana. Monsignor <strong>Carlo Maria Viganò</strong>, segretario del Governatorato, aveva denunciato corruzione negli appalti e in alcuni settori amministrativi. Bertone lo ha rimosso quasi fosse un mitomane. Agli occhi del mondo diplomatico e mediatico è apparso chiaro che Viganò è stato colpito perché voleva fare pulizia.</p><p><strong>NEL DICEMBRE 2010</strong> Benedetto XVI istituisce l’Autorità di informazione finanziaria, guidata da un cardinale, per portare lo Ior nella “lista bianca” del sistema bancario internazionale. Passano pochi mesi e per iniziativa del Segretario di Stato si accredita la teoria che la trasparenza non vale per il passato e si emanano nuove norme, che imbrigliano l’autonomia della nuova <strong>Authority</strong>. A nulla valgono le accorate proteste del cardinale<strong> Nicora</strong> e di <strong>Gotti Tedeschi</strong>. Secondo autogol e pessima figura presso <strong>Moneyval</strong>, l’organismo europeo incaricato di verificare lo standard antiriciclaggio delle banche d’Europa.</p><p>Il terzo autogol è la cacciata di <strong>Gotti Tedeschi</strong>. Faceva resistenza all’operazione <strong>San Raffaele</strong>, voluta dal cardinale Bertone con il miraggio faraonico di un “polo ospedaliero cattolico” comprendente <strong>San Raffaele</strong>, policlinico <strong>Gemelli</strong> e l’ospedale di <strong>Padre Pio</strong>. Gotti Tedeschi inoltre non condivideva lo stile di comando di <strong>Giuseppe Profiti</strong>, presidente del <strong>Bambin Gesù</strong> (condannato in primo grado per il coinvolgimento nello scandalo delle mense in Liguria: “concorso in turbativa d’asta”) e fatto vice-presidente del San Raffaele in quanto longa manus di Bertone. Il Segretario di Stato non glielo ha mai perdonato. L’aver perseguito, poi, una linea senza compromessi e attivamente critica nei confronti di Bertone per la questione della trasparenza dello Ior, è costata la testa a Gotti. Lui lo presagiva e da mesi confidava agli amici: “Mi salva soltanto il rapporto con il Papa”.</p><p><strong>COSA SUCCEDERÀ</strong> adesso? Il Segretario di Stato, con questa prova di forza, dimostra di volere resistere ad ogni costo alle pressioni rivolte a Benedetto XVI perchè lo sostituisca a dicembre in occasione dei suoi <strong>78 anni</strong>. Ma l’estrema debolezza di Benedetto XVI, che in queste vicende non è riuscito a tenere ferma la barra nella direzione da lui stesso auspicata, mostra che il pontefice ormai ottantacinquenne e fisicamente fragilissimo (e occupato a scrivere il terzo libro su Gesù) non riesce a tenere sotto controllo gli affari della Curia e si affida – anche a costo di buttare a mare persone che stima – al Segretario di Stato, da cui non sembra in grado di staccarsi.</p><p>Il mondo cattolico è disorientato. <em>L’Avvenire</em>, mentre pubblica il comunicato vaticano, scrive che Gotti “aveva fatto proprio l’impegno per la crescita dello Ior nella trasparenza secondo standard internazionali”. Ha commentato l’ex vicedirettore dell’<em>Osservatore Romano</em> <strong>Gianfranco Svidercoschi</strong>: “Nel comunicato vaticano che definisce criminale la diffusione dei documenti arrivati alla stampa non c’è una sola riga dedicata ai fatti ivi descritti”. Il popolo delle parrocchie non ci capisce più nulla. É una deriva quale mai si era verificata in Santa Romana Chiesa.</p><p><strong><em>da Il Fatto Quotidiano del 26 maggio 2012</em></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/26/benedetto-controlla-corte/242343/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>I vescovi non vogliono indagare</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/23/vescovi-vogliono-indagare/238785/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/23/vescovi-vogliono-indagare/238785/#comments</comments> <pubDate>Wed, 23 May 2012 06:41:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Politi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[abusi sessuali]]></category> <category><![CDATA[conferenza episcopale]]></category> <category><![CDATA[linee-guida Chiesa]]></category> <category><![CDATA[vescovi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=238785</guid> <description><![CDATA[Molte parole, ottime intenzioni, nessun meccanismo concreto per portare alla luce i crimini di pedofilia commessi dal clero attraverso i decenni. Le Linee-guida “per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici”, emesse ieri dalla Conferenza episcopale italiana, deludono quanti dentro e fuori la Chiesa cattolica si aspettavano che anche...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Molte parole, ottime intenzioni, <strong>nessun meccanismo</strong> concreto per portare alla luce i crimini di pedofilia commessi dal clero attraverso i decenni. Le Linee-guida “per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici”, emesse ieri dalla Conferenza episcopale italiana, deludono quanti dentro e fuori la Chiesa cattolica si aspettavano che anche in Italia l’istituzione ecclesiastica si attrezzasse per rendere efficacemente giustizia alle vittime e scoprire i criminali nascosti al proprio interno. Si fa prima a elencare quello che non c’è nel documento che indicare<strong> le novità</strong>. Positivo è certamente l’incitamento ai vescovi a essere sollecitamente disponibili ad ascoltare le vittime e i familiari, ad offrire sostegno spirituale e psicologico, a proteggere i minori e a procedere immediatamente ad una “accurataponderazione” della notizia del crimine per aprire altrettanto rapidamente un’indagine ecclesiastica. Poi, se del caso, si passa al processo diocesano, allontanando nel frattempo il prete da ogni contatto con minori per evitare il “<strong>rischio che i fatti delittuosi si ripetano</strong>”.</p><p>Dopo due anni di riflessione e un anno di elaborazione del testo, la Conferenza episcopale si ferma qui. <strong>Chiudendo ostinatamente gli occhi</strong> di fronte alle esperienze più avanzate realizzate in altri paesi come gli Stati Uniti, la Germania, l’Austria, il Belgio, l’Inghilterra. In Belgio e in Austria hanno formato commissioni di inchiesta nazionali, guidate da personalità laiche indipendenti? Pollice verso dei vescovi italiani. In Germania esiste un vescovo incaricato a livello federale di monitorare il dossier pedofilia e di intervenire nelle diocesi – diciamo così – poco attente? In Italia non se ne parla nemmeno. In Inghilterra operano gruppi di vigilanza nelle parrocchie? La Cei si guarda bene dal suggerirlo. Nella diocesi di Bressanone era stato istituito un indirizzo mail e un referente per le vittime? La Cei non istituisce neanche questo piccolo strumento operativo.</p><p>Don Fortunato Di Noto, il prete siciliano impegnato nel contrasto alla pedofilia, aveva proposto che in tutte le diocesi venisse istituito un “<strong>vicario per i bambini</strong>”, una sorte di angelo custode per prevenire e vigilare. Proposta cestinata. Spira in tutto il documento un vento difensivo, concentrato nel respingere interventi energici delle autorità giudiziarie. “Eventuali informazioni o atti concernenti un procedimento giudiziario canonico possono essere richiesti dall’autorità giudiziaria dello Stato, ma non possono costituire oggetto di un ordine di esibizione o di sequestro”. È la paura che – come è accaduto in America – i tribunali possano ottenere la documentazione delle manovre che hanno portato a <strong>insabbiamenti</strong>. Impedito anche l’accesso agli archivi vescovili.</p><p>Altrove nel mondo gli episcopati si preoccupano di approntare anche un equo risarcimento per le vittime. Le Linee-guida si preoccupano di proclamare che “nessuna responsabilità, diretta o indiretta, per gli eventuali abusi sussiste in capo alla Santa Sede o alla Conferenza episcopale italiana”. Il culmine del documento si raggiunge nell’affermazione lapidaria che nell’ordinamento italiano il vescovo non riveste la qualifica di pubblico ufficiale e perciò “non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai <strong>fatti illeciti</strong>”.</p><p>È vero, in Italia l’obbligo non c’è. (Lo potrebbe introdurre il Parlamento!) Ma come dimenticare le migliaia di vittime soffocate <strong>dal silenzio</strong>. Sarebbe stato un gesto di responsabilità se la Cei, liberamente, avesse impegnato tutti i vescovi a denunciare i criminali. Non accadrà. Nonostante episodi vergognosi di inrzia verificatisi in passato. Si chiama – lo si legge nelle Linee – “rispetto della libertà della vittima di intraprendere le iniziative giudiziarie che riterrà più opportune”. Dice mons.Crociata, segretario della Cei, che non va dimenticato che gli abusi del clero sono un “delitto”. Aggiunge che la pedofilia è un fenomeno che “purtroppo ha un’estensione enorme e richiede uno sforzo collettivo per combatterlo” e che la cooperazione tra autorità ecclesiastiche e civili è prassi.</p><p>Ma quando gli si chiede perché i vescovi non sentono il dovere della denuncia, risponde: “Non possiamo chiedere al vescovo di diventare un pubblico ufficiale”. Una spiegazione razionale, giuridica o evangelica non c’è. C’è solo la grande paura dell’episcopato italiano di affrontare un bagno di verità. Dopo due anni (due anni!) la Cei ha fornito <strong>qualche cifra:</strong> 135 casi di abusi di chierici avvenuti tra il 2000 e il 2011 e portati alla Congregazione per la Dottrina della fede. “53 condanne, 4 assolti e gli altri casi in istruttoria”, spiega Crociata. E ancora: delle settantasette denunce alla magistratura: 2 condanne in primo grado, 17 in secondo, 21 patteggiamenti, 5 assolti e 12 casi archiviati.</p><p>Il rapporto tra la maggioranza dei colpevoli e la piccola percentuale di innocenti è palese. La grande paura di scavare nella realtà nasce da qui.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 23 Maggio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/23/vescovi-vogliono-indagare/238785/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Vaticano: i silenzi di sempre</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/20/vaticano-silenzi-sempre/235392/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/20/vaticano-silenzi-sempre/235392/#comments</comments> <pubDate>Sun, 20 May 2012 16:39:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Politi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Caso Orlandi]]></category> <category><![CDATA[Dino Boffo]]></category> <category><![CDATA[ior]]></category> <category><![CDATA[lettera]]></category> <category><![CDATA[omertà]]></category> <category><![CDATA[opinione pubblica]]></category> <category><![CDATA[Ratzinger]]></category> <category><![CDATA[Vaticano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=235392</guid> <description><![CDATA[Il riaprirsi del caso Orlandi, i nuovi documenti in fuga dal Vaticano, la vicenda Boffo, gli eterni interrogativi sulle passate gestioni dello Ior riportano in primo piano il male di fondo, che corrode l’immagine della Chiesa, oscurando anche l’impegno di solidarietà svolto da fedeli e preti, suore e vescovi in tante parti del mondo. È...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il riaprirsi del caso Orlandi, i nuovi documenti in fuga dal Vaticano, la vicenda Boffo, gli eterni interrogativi sulle passate gestioni dello Ior riportano in primo piano il <strong>male di fondo</strong>, che corrode l’immagine della Chiesa, oscurando anche l’impegno di solidarietà svolto da fedeli e preti, suore e vescovi in tante parti del mondo.</p><p>È un male che si chiama opacità dinanzi agli scandali, paura della trasparenza, testardo rifiuto di accettare il fatto che dare risposte all’opinione pubblica<strong> è un dovere, non una concessione</strong>. <a href="http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/454828/" target="_blank">Dice l’ex sostituto procuratore generale Giovanni Malerba, che si occupò del rapimento di Emanuela Orlandi: “La Santa Sede non collaborò alle indagini</a>&#8220;. È un’affermazione grave e ancora più grave è che si tratta di verità.</p><p>In quel groviglio di telefonate misteriose a segreti numeri di telefono del palazzo apostolico, che contrassegnò i tentativi andati a vuoto di allacciare una trattativa con i rapitori, il Vaticano non ha incoraggiato i propri funzionari – chierici o laici che fossero – a rispondere incondizionatamente alle domande degli investigatori italiani. Il guaio è che la<strong> stessa reticenza</strong> si era già manifestata con l’attentato del 1981 a Giovanni Paolo II. Un anno prima il capo dei servizi segreti francesi Alexandre de Marenches mandò a Roma una delegazione composta da un generale e da un monsignore per avvertire la Santa Sede della preparazione di un attentato contro il pontefice. È storia.</p><p>L&#8217;incredibile è che a trent’anni di distanza in Vaticano sostengono di <strong>non sapere nulla di questa missione</strong>. Don Georg, segretario particolare di Benedetto XVI, potrà un giorno raccontare nei suoi diari – se lo vorrà – come è potuto accadere che papa Ratzinger non abbia portato in Curia una fresca ventata di rigore tedesco e si sia lasciato invece irretire nella ragnatela di secolari abitudini vaticane, tendenti a occultare la sporcizia.</p><p>Da giovedì, da quando è in libreria il libro di Gianluigi Nuzzi e il Fatto ha pubblicato <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/boffo-scrive-bagnasco-parlo-poco-dopo-arriva-nomina/235223/" target="_blank">la lettera inquietante di Dino Boffo al cardinale Bagnasco</a>, è sul tappeto <strong>un documento incredibile</strong>. Nero su bianco è certificato che un direttore dell’<em>Avvenire</em> accusa direttamente dinanzi al Papa (con fax al suo segretario particolare) il direttore dell’<em>Osservatore Romano</em> Giovanni Maria Vian di aver passato a Feltri i documenti calunniosi, che lo dipingevano come omosessuale molestatore. E non succede niente!</p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/vaticano-reagisce-alla-fuga-documenti-riservati-furto-giornalisti-risponderanno/235217/" target="_blank">Il Vaticano diffonde una nota</a> per dire che la pubblicazione di documenti segreti è un “atto criminale… che viola la privacy e la dignità” del Papa e non va al nocciolo della questione. Vian, direttore dell’organo ufficiale della Santa Sede, e Boffo – ora direttore della Tv dei vescovi – sono tranquillamente al loro posto. Una situazione impensabile in qualsiasi paese. Boffo per di più si dichiara “felice che un po’ di verità sia fatta”. In tutto questo<strong> fedeli e opinione pubblica</strong> apprendono che Boffo – a domanda di don Georg Gaenswein – risponde di non essere omosessuale (cosa di per sé non vergognosa) e a nessuno nell’appartamento papale e ai vertici della Conferenza episcopale italiana viene in mente che Boffo dovrebbe anzitutto presentarsi all’opinione pubblica e quindi alla stampa italiana per spiegare per quali motivi sia stato riconosciuto colpevole dalla magistratura di Terni e come mai abbia accettato un’ammenda penale per molestie e poi abbia sepolto la querela contro Feltri, che lo accusò in maniera infamante. C’è una frase chiave nella lettera che papa Ratzinger scrisse nel 2010 ai cattolici d’Irlanda a proposito dei<strong> silenzi sugli abusi sessuali del clero</strong>. Si manifestò, disse il pontefice, una “preoccupazione fuori luogo per il buon nome della Chiesa e per evitare gli scandali”.</p><p><strong>Quest&#8217;ansia di nascondimento</strong>, questo muro di opacità eretto immediatamente appena esplode un caso, è un fenomeno che nella Chiesa romana perdura tuttora. Quale altro motivo può spingere, ad esempio, la Segreteria di Stato a perorare la causa di una non-retroattività della trasparenza delle operazioni bancarie dello <strong>Ior</strong>?</p><p>Sulla scrivania di Benedetto XVI la sporcizia si accumula. La domanda è perché non reagisce “alla tedesca”, costringendo alla pulizia. La svolta non arriva mai. Giorni fa l’<em>Avvenire</em> ha chiesto a Formigoni di ammettere che è stato ospite del lobbista Daccò. All’arrogante replica di avere pagato in proprio le vacanze ai Caraibi, il giornale dei vescovi non ha risposto informando i suoi lettori che in mancanza di esibizione dei bonifici, Formigoni è inadatto a guidare la Lombardia e l’Expo.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 20 Maggio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/20/vaticano-silenzi-sempre/235392/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Elezioni, l&#8217;armata cattolica si è dissolta</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/13/elezioni-larmata-cattolica-dissolta/228068/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/13/elezioni-larmata-cattolica-dissolta/228068/#comments</comments> <pubDate>Sun, 13 May 2012 07:42:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Politi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Acli]]></category> <category><![CDATA[Bagnasco]]></category> <category><![CDATA[cattolici]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[vescovi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=228068</guid> <description><![CDATA[Si è persa per strada la riscossa cattolica annunciata con squilli di fanfare a Todi. Sette mesi dopo non c’è traccia di ripresa bianca nel microcosmo variegato delle elezioni comunali e provinciali. Anzi, molti esponenti anonimi, volonterosi e “normali” del Movimento 5 Stelle si sono impadroniti di temi antichi del cattolicesimo di popolo: risparmio, partecipazione,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>Si è persa per strada la riscossa cattolica annunciata con squilli di fanfare a Todi. Sette mesi dopo non c’è traccia di ripresa bianca nel microcosmo variegato delle elezioni comunali e provinciali. Anzi, molti esponenti anonimi, volonterosi e “normali” del Movimento 5 Stelle si sono impadroniti di temi antichi del <strong>cattolicesimo di popolo</strong>: risparmio, partecipazione, taglio delle prebende, etica di una buona amministrazione. La Chiesa italiana si dovrà interrogare un giorno sulle sue responsabilità nell’aver permesso che fosse logorato quello spazio “medio” del Paese, fatto di onestà e voglia di lavorare per il bene comune. In questi anni l’area moderata è stata distrutta dall’estremismo berlusconiano e leghista. E un ruolo non secondario nel tollerare la deriva verso lo sfascio è stata la copertura offerta al centrodestra dalla gerarchia ecclesiastica sotto la guida di Ruini. Al di là di qualche sporadica critica.</div><p>L’area moderata, quel ceto medio che costituisce il baricentro delle società occidentali, è stata distrutta dallo <strong>scardinamento del senso di legalità</strong>, dall’impoverimento delle famiglie – nonostante gli elogi all’istituto familiare usati per bloccare la legalizzazione delle coppie di fatto – dall’aver consentito alle imprese di creare precariato di massa, dall’aver lasciato decadere la scuola pubblica, dal non avere salvaguardato rigorosamente l’etica pubblica. Ora masse di uomini e donne in carne ed ossa, smarriti, arrabbiati, schifati, fuggono nell’astensione o usano il voto come grido di protesta o per indicare la prospettiva di una politica purificata. L’idea che il “soggetto cattolico” potesse ereditare il comando, approfittando del crollo del berlusconismo, svanisce in “quel cumulo di macerie” del moderatismo che <strong>Pier Ferdinando Casini</strong> ha avuto l’onestà di riconoscere. Se poi qualcuno fra i partecipanti di Todi – e ce n’erano – accarezzava il progetto di un movimento confessionale nuovo di zecca, può lasciare perdere. L’Italia resta bipolare. Dunque era motivata la prudenza del presidente della Cei, cardinale <strong>Bagnasco</strong>, quando l’ottobre scorso in Umbria si attestò realisticamente sull’unica posizione possibile. Interloquire con la società così com’è. “<em>La comunità cristiana</em> – disse – <em>deve animare i settori pre-politici nei quali maturano mentalità e si affinano competenze, dove si fa cultura sociale e politica</em>”. Un approccio differente da certe frettolose indicazioni provenienti dal Vaticano, che pretendevano di decretare la fine della dispersione dei credenti nelle varie aree politiche per spingerli a una forzosa convergenza.</p><p>Il voto di maggio, invece, riconferma che i cattolici dividono il loro voto <strong>su tutto l’arco delle proposte elettorali</strong>. Da Pdl e Lega all’Udc, al Pd, ai partiti di Grillo, Vendola e Di Pietro. È un trend annunciato dalle inchieste sociologiche ripetutesi negli ultimi 15 anni. Soltanto che molti nella gerarchia ecclesiastica e fra gli aspiranti rifondatori di un cattolicesimo politico non ne hanno voluto testardamente tenere conto.</p><p>Ancora nel dicembre scorso un’inchiesta Ipsos per conto delle Acli certificava che per il 61 per cento dei cattolici la propria coscienza prevale sulle indicazioni dei vescovi, mentre il 62 per cento ritiene che un’“organizzazione dei cattolici è sbagliata, non bisogna confondere religione e politica”. È tramontata perciò la prospettiva di un impegno dei movimenti cattolici nell’ambito socio-politico? Forse no. Piuttosto <strong>è mutato radicalmente lo scenario</strong>. Sepolta appare la stagione di un cattolicesimo politico guidato dai vescovi. Fuori dalla storia è la tendenza, tuttora perdurante in gran parte dell’associazionismo, di attendere l’imbeccata dalle gerarchie. L’unica strada percorribile appare quella del rischio e della responsabilità in prima persona. Come fanno i fedeli, che si danno alla politica negli Stati Uniti o in Francia, senza aspettarsi benedizioni dall’alto. <strong>Si apre lo spazio per movimenti </strong>che sanno mobilitarsi e mobilitare su tema precisi, unendo credenti e diversamente credenti. Come è stato il referendum sull’acqua, che ha visto lottare insieme l’associazionismo cattolico e laico. Lo stesso potrà o potrebbe accadere su questioni riguardanti il lavoro giovanile, il sostegno alla famiglia come nucleo sociale (nelle sue forme vecchie e nuove, senza fumisterie ideologiche), l’ambiente, la riforma dello Stato. <strong>Esistono sottotraccia nella galassia cattolica molte energie e idee</strong>. Il loro ruolo non è finito, a patto di rendersi conto che è finita l’epoca della delega. O delle timidezze. Come le Acli che hanno rinunciato a premere per il contratto d’ingresso prevalente per il lavoro giovanile.</p><p>Nelle urne gli italiani non si dividono più tra cattolici e non cattolici, ma in base alle richieste e alle proposte. Il “soggetto unico cattolico” è tramontato. Definitivamente. Resta la scena per tanti protagonisti cattolici. Se hanno qualcosa da dire. E magari evitano di ammantare di cristianesimo – come Formigoni e Cl – lobbismo e manovre di potere.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 13 maggio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/13/elezioni-larmata-cattolica-dissolta/228068/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Agesci: sei gay? Puoi fare il capo scout</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/05/agesci-puoi-fare-capo-scout/219134/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/05/agesci-puoi-fare-capo-scout/219134/#comments</comments> <pubDate>Sat, 05 May 2012 07:13:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Politi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[agesci]]></category> <category><![CDATA[castità]]></category> <category><![CDATA[coming out]]></category> <category><![CDATA[gay]]></category> <category><![CDATA[omosessualità]]></category> <category><![CDATA[Ratzinger]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=219134</guid> <description><![CDATA[Un capo-scout gay: perché no? Meglio che non faccia il coming out , ma non c’è ragione di non affidargli la responsabilità di un gruppo a ragione del suo orientamento sessuale. L’Agesci, l’organizzazione degli scout cattolici, lancia il dibattito sull’omosessualità al suo interno e apre una breccia nel muro delle demonizzazioni della dottrina ufficiale ecclesiastica....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>Un capo-scout gay: perché no? Meglio che non faccia il <em>coming out</em> , ma non c’è ragione di non affidargli la responsabilità di un gruppo a ragione del suo orientamento sessuale.</div><p><strong>L’Agesci</strong>, l’organizzazione degli scout cattolici, lancia il dibattito sull’omosessualità al suo interno e apre una breccia nel muro delle demonizzazioni della dottrina ufficiale ecclesiastica. Perché lo stato attuale della posizione vaticana è sempre quello dettato dal cardinale <strong>Ratzinger</strong> quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina: niente persecuzioni o derisioni delle persone omosessuali, ma condanna totale della loro vita di relazione. <strong>Unica via d’uscita: praticare la castità</strong>.</p><p>Una posizione irrealistica, da cui si sono ormai allontanati moltissimi credenti sia gay sia eterosessuali, che ritengono i rapporti omosex una maniera legittima di vivere la propria sessualità. È di poche settimane fa la decisione dell’arcivescovo di Vienna cardinale Schoenborn di accettare la nomina di un cattolico gay dichiarato nel consiglio parrocchiale del paesino austriaco di Stuetzenhofen. Il parroco non voleva. Invece il cardinale non solo ha dato il suo placet, ma ha ricevuto ufficialmente in arcivescovado il ventiseienne Florian Stangl con il suo compagno.</p><p>D’altronde il cardinale <strong>Martini</strong> sostiene da anni di non avere mai provato l’impulso a biasimare una coppia omosessuale, quando la incontrava. E recentemente ha proposto che la Chiesa non ostacoli una legge sulle unioni civili, valide anche per i partner gay.</p><p>Lo stesso “Avvenire”, il giornale dei vescovi, ha pubblicato l’anno scorso nel suo mensile “Genitori e Figli” un articolo per invitare le coppie a circondare di affetto un figlio gay, sconsigliando perentoriamente ogni tentativo di “guarirlo”. Sempre su “Avvenire”, qualche anno fa, lo psichiatra <strong>Vittorino Andreoli</strong> in un reportage a puntate sui preti oggi esprimeva con garbo il parere di non vedere motivo per non accettare sacerdoti gay.</p><p>Il convegno di studio organizzato dalla rivista “Scout-Proposta educativa” nel novembre scorso si inserisce in questa traiettoria per portare la Chiesa ad abbandonare posizioni fossilizzate. Bisogna leggere attentamente ogni riga delle relazioni pubblicate in questi giorni – perché lo stile è necessariamente prudente data l’aria che tira ai vertici della Chiesa – ma è evidente il tentativo di sdoganare la presenza gay anche all’interno del movimento scout cattolico.</p><p>Al convegno uno dei relatori, il domenicano padre Francesco Compagnoni, ha sostenuto la posizione ufficiale vaticana ricordando che le Scritture condannano le relazioni omosessuali come “gravi depravazioni” e comunque sono atti “intrinsecamente disordinati”. Perciò un capo scout gay rappresenterebbe un “problema educativo”. Eppure anche Compagnoni traccia una differenza tra il capo, che è gay ma non lo dice, e l’omosessuale pubblicamente dichiarato.</p><p><strong>Sono contorsioni</strong>, ma fino a poco tempo fa era anche la dottrina ufficiale dell’esercito americano dove l’omosessualità era vietata e quindi vigeva la regola “<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Don't_ask,_don't_tell" target="_blank">Don’t ask, don’t tell</a>”: le gerarchie militari non chiedano, i soldati non dichiarino.</p><p>Più nette in direzione di una visione riformata della questione omosessuale sono le altre due relazioni, che aprono la strada nel campo dell’associazionismo cattolico ad un’accettazione sdrammatizzata dell’orientamento omosessuale. Manuela Tomisich, docente all’università Cattolica di Milano, sottolinea: “Costruire la propria identità attraverso una serena attenzione alla dimensione della sessualità – sottolinea – rende possibile esprimere la propria unicità e riconoscersi nella propria scelta”</p><p>Nessuna demonizzazione, quindi. Più chiaro ancora l’ex dirigente scout e psicoterapeuta Dario Contardo Seghi: “Le tendenze sessuali intime dei capi non sono criteri di selezione… Possiamo avere un capo con tendenze omosessuali bravissimo e capace e uno eterosessuale con limiti tali” da non affidargli un gruppo. Meglio, comunque, un capo scout gay, che mantenga la sua privacy senza coming out.</p><p>È il prezzo perché l’Agesci faccia passi in avanti. <strong>Ma sono da attendersi ruvide reazioni vaticane.</strong></p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 5 maggio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/05/agesci-puoi-fare-capo-scout/219134/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Vaticano, indagini o insabbiamento?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/29/vaticano-indagini-fatto/212544/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/29/vaticano-indagini-fatto/212544/#comments</comments> <pubDate>Sun, 29 Apr 2012 08:00:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Politi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category> <category><![CDATA[Carlo Maria Viganò]]></category> <category><![CDATA[ior]]></category> <category><![CDATA[Vaticano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=212544</guid> <description><![CDATA[Da cinque giorni è al lavoro la commissione cardinalizia incaricata di indagare sui “Vatileaks”, la fuga di notizie che nei mesi scorsi – grazie ai documenti diffusi in massima parte dal Fatto – ha permesso di portare alla luce la questione della corruzione negli appalti in Vaticano, gli ostacoli alla trasparenza dello Ior, il tentativo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Da cinque giorni è al lavoro la commissione cardinalizia incaricata di indagare sui “Vatileaks”, la fuga di notizie che nei mesi scorsi – grazie ai documenti <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/tag/vaticano/" target="_blank">diffusi in massima parte dal <em>Fatto</em></a> – ha permesso di portare alla luce la questione della corruzione negli appalti in Vaticano, gli ostacoli alla trasparenza dello <strong>Ior</strong>, il tentativo del cardinale Bertone di decidere chi mettere nella stanza dei bottoni dell’Università Cattolica e del Policlinico Gemelli, il misterioso memorandum sulle minacce di morte a Benedetto XVI. La guida l’82enne cardinale opusdeino Juliano Herranz, grande elettore di Benedetto XVI al conclave del 2005 (nella sua villa di Grottaferrata si tenevano le riunioni del gruppo pro-ratzingeriano), già segretario personale di Escrivà de Balaguer, ex presidente del Consiglio pontificio per i Testi legislativi ed ex responsabile della commissione disciplinare della Curia. Un uomo di ferro. Ma la cosa curiosa è che la commissione cardinalizia (di cui fanno parte anche i cardinali Tomko e De Giorgi) <strong>ha il mandato di perseguire i monsignori che hanno passato alla stampa i documenti, invece di cercare di scoprire i ladri</strong>.</p><p>Rivolgendosi al Papa e al Segretario di Stato Bertone, <strong>mons. Carlo Maria Viganò</strong> (ex segretario del Governatorato, frettolosamente trasferito a Washington come nunzio l’anno scorso) ha posto <strong>questioni molto precise</strong>. Nella sua lettera a Bertone dell’8 maggio 2011 ha denunciato “sprechi e spese” che andavano contenuti, un furto avvenuto nelle ville pontificie che era stato taciuto sia alla Gendarmeria vaticana che alle autorità del Governatorato, “assunzioni arbitrarie a fini personali” nei Musei vaticani. Personalmente a Benedetto XVI mons. Viganò ha denunciato il 4 aprile 2011 la <strong>discutibile gestione finanziaria</strong> dei fondi dello Stato Città del Vaticano e la situazione allarmante della Direzione dei servizi tecnici (dello stato pontificio) “compromessa da evidenti situazioni di corruzione: i lavori affidati sempre alle stesse ditte, a costi almeno doppi di quelli praticati fuori del Vaticano”. Tanto per fare un esempio eclatante – che nessuno in Segreteria di Stato ha mai tentato di smentire – Viganò citava le spese assurde del presepe natalizio. “Il presepe di piazza S. Pietro del 2009 era costato<strong> 550 mila euro</strong>, quello del 2010 300 mila euro”. Una prova eclatante di ruberie, impossibili senza <strong>singolari distrazioni curiali</strong>. Di questo dovrebbe occuparsi la commissione cardinalizia, se volesse rassicurare l’opinione pubblica e la massa dei fedeli interessati a una gestione vaticana dei soldi in maniera assolutamente trasparente.</p><p>Nel Palazzo apostolico replicano che il 4 febbraio 2012 la presidenza del Governatorato dello Stato Città del Vaticano ha reso noto un lungo comunicato per “dichiarare pubblicamente che le dette asserzioni (contenute nelle lettere di Viganò, ndr) sono frutto di valutazioni erronee o si basano su timori non suffragati da prove, anzi apertamente contraddetti dalle principali personalità invocate come testimoni”. Curioso documento, da cui risulta praticamente che Benedetto XVI avrebbe inviato come ambasciatore nella capitale della massima potenza mondiale un mitomane calunniatore, che diffonde accuse “non suffragate da prove”.</p><p>Già all&#8217;epoc i diplomatici accreditati in Vaticano <strong>erano rimasti stupiti</strong> per un comunicato, pubblicato pochi giorni dopo che il portavoce papale Lombardi aveva sottolineato che l’invio di Viganò a Washington era “prova di indubitabile stima e fiducia da parte del Papa”. Ma soprattutto il comunicato vaticano sulla presunta infondatezza delle denunce di corruzione e malversazione, prodotte da Viganò, è stato redatto <strong>senza un confronto</strong> trasparente sui singoli episodi. Troppo facile prendersela con le “bocche della verità”. Chi ha consigliato il pontefice a istituire una commissione limitata alla fuga di notizie, deve avere trascurato che un’indagine una volta iniziata è un meccanismo incontrollabile. Perché a spalare, vengono spesso fuori le verità più scomode.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/29/vaticano-indagini-fatto/212544/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Precari, svelato l&#8217;inganno</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/09/precari-svelato-linganno/203198/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/09/precari-svelato-linganno/203198/#comments</comments> <pubDate>Mon, 09 Apr 2012 06:40:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Politi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[articolo 18]]></category> <category><![CDATA[co.co.co]]></category> <category><![CDATA[licenziamenti]]></category> <category><![CDATA[precari]]></category> <category><![CDATA[retribuzioni Italia]]></category> <category><![CDATA[riforma del lavoro]]></category> <category><![CDATA[riforma Fornero]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=203198</guid> <description><![CDATA[Non è una svolta. Per milioni di giovani precari è un inganno. Perché i piccoli passi in avanti, i timidi correttivi – depurati dalle proclamazioni buoniste su apprendistato e lavoro a tempo indeterminato – non riducono la piaga dei contratti atipici e lasciano ampi spazi allo sfruttamento creativo delle aziende. Partiamo dai fatti. Per un...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non  è una svolta. Per milioni di giovani precari è un inganno. Perché i  piccoli passi in avanti, i timidi correttivi – depurati dalle <strong>proclamazioni</strong> buoniste su apprendistato e lavoro a tempo indeterminato –  non riducono la piaga dei contratti atipici e lasciano ampi spazi allo  sfruttamento creativo delle aziende.</p><p>Partiamo dai fatti. Per un ventennio  le aziende hanno stravolto la flessibilità disegnata dalla legge Biagi.  Spremendo milioni di giovani (e ormai non più giovani) in ruoli di pari  lavoro e impari <strong>retribuzione</strong> rispetto ai dipendenti a      tempo indeterminato “della scrivania  accanto”: con peggiori compensi, peggiori tutele previdenziali, orari  peggiori, zero diritti e spesso ampliamento non retribuito di mansioni.  Quattro milioni di precari (dati 2011, Associazione Artigiani e Piccole  Medie Imprese del Veneto) attendevano un immediato salto di qualità per  compensi e tutele.</p><p>Succede invece che i precari delle  finte partite Iva, ingaggiati in modo chiaramente subordinato, con una  postazione in azienda, non sono immessi in organico, ma dovranno  attendere 12 mesi per vedersi <strong>riconosciuti</strong> co.co.co.: il      tempo utile alle aziende per  “buttarli fuori”, secondo lo spirito di Emma Marcegaglia che all’idea di  uno stop agli abusi minaccia minore occupazione.</p><p>Autorizzare tre apprendisti per due  dipendenti a tempo indeterminato è una presa in giro: un invito a  fabbricare altro lavoro precario. E ancora, prevedere 36 mesi di  contratti successivi a tempo determinato per un precario, che (dopo tre  anni meno un giorno!) potrà essere tranquillamente <strong>sostituito</strong> da un  altro precario, è una beffa. Dal progetto sembra sparito il tetto ai  licenziamenti individuali per “motivi      oggettivi”. Così verranno aggirate le norme sui licenziamenti collettivi.</p><p>In tutta la vicenda il governo si è  comportato come se dovesse mediare equidistante tra sindacati e  imprenditori, invece di agire perché la sorte dei giovani in ingresso  lavoro venisse subito migliorata. Un <strong>esempio</strong>? Sancire che dopo 36 mesi  ogni prestazione continuata (in quanto tale) sia necessariamente coperta  da un contratto a tempo indeterminato.</p><p>Intanto Monti dichiara ai quattro  venti che il reintegro per licenziamenti economici ingiusti resterà  “improbabile”. Felice notizia per i <strong>cinquantenni </strong>che saranno rottamati  con vista sull’(irraggiungibile) pensione a sessantasette anni. Si era tanto parlato del triste  divario tra protetti e non garantiti. Ora finalmente è ristabilita  l’eguaglianza. Insicurezza spalmata per tutti.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 8 Aprile 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/09/precari-svelato-linganno/203198/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Caro Monti, la laicità dov’è?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/04/caro-monti-laicita-dov%e2%80%99e/195518/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/04/caro-monti-laicita-dov%e2%80%99e/195518/#comments</comments> <pubDate>Sun, 04 Mar 2012 18:25:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Politi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[8 per mille]]></category> <category><![CDATA[Chiesa]]></category> <category><![CDATA[ici]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[scuole private]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195518</guid> <description><![CDATA[Signor Presidente del Consiglio, tanti italiani laici e cattolici, credenti o diversamente credenti seguono con attenzione e simpatia la Sua azione di governo per eliminare incrostazioni di male pratiche, furberie e uso disinvolto del denaro pubblico lasciato in preda alle lobby. Non si tratta solo di risanare i conti pubblici – opera già meritoria –...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Signor Presidente del Consiglio, tanti italiani laici e cattolici, credenti o diversamente credenti seguono con attenzione e simpatia la Sua azione di governo per eliminare incrostazioni di male pratiche, furberie e uso disinvolto del denaro pubblico lasciato in preda alle lobby. Non si tratta solo di risanare i conti pubblici – opera già meritoria – ma di <strong>portare trasparenza </strong>in un sistema appesantito dallo scarso senso dello Stato di troppi protagonisti della vita sociale. Nei giorni scorsi Lei ha iniziato una piccola rivoluzione, bloccando l’evasione fiscale di tanti enti ecclesiastici dall’attività “non prevalentemente commerciale”. Lei ha compiuto un <strong>gesto di normalità</strong>, laddove i passati partiti di governo avevano fallito per opportunismo elettorale o per debolezza. La stragrande maggioranza degli italiani – alla luce dei <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.famigliacristiana.it/chiesa/approfondimenti/articolo/l-italia-non-volta-le-spalle-a-dio_251111184625.aspx" target="_blank">sondaggi sull’Ici</a></span> del Suo collega accademico, il sociologo cattolico Franco Garelli – <strong>sono dalla Sua parte</strong> e si augurano che Lei proceda sino in fondo portando chiarezza nei rapporti finanziari tra Stato e Chiesa.</p><p><strong>Gli italiani sanno distinguere</strong>. Apprezzano il ruolo delle parrocchie, spesso unico riferimento sociale nel deserto delle città. Conoscono bene l’impegno delle suore di strada, che la notte soccorrono tossici, prostitute ed emarginati. Non chiedono certo irrazionalmente “tasse sulla carità”. Ma sanno distinguere a fiuto e per saggezza popolare tra le mense della Caritas o i volontari di Sant’Egidio, in cammino di notte per raggiungere i senzatetto, e i furbetti in tonaca che usano gli inghippi di legge per praticare lo sport dell’evasione. È giusto parlare, come Lei fa, di regole generali per il no profit. Ma gli italiani sanno anche che il dopolavoro ferroviario non è certo una lobby, la Conferenza episcopale invece sì. Lei ha l’opportunità di portare a termine un processo di rigenerazione cavouriano, da cattolico liberale: un assetto di gestione delle finanze in cui libero Stato e libera Chiesa operino ciascuno <strong>secondo le proprie funzioni</strong>. Nella chiarezza. Non c’è tuttora chiarezza nel trattamento delle <strong>scuole private cattoliche</strong>. Affidare l’esenzione dell’Ici-Imu al mero fatto dello status “paritario” e dell’impegno a reinvestire gli utili nell’attività didattica non è sufficiente. La fantasia italiana nell’utilizzare la legge è infinita. Lo si è visto anche nel campo delle (false) cooperative o nel finanziamento a (falsi) giornali di partito. Se si vogliono premiare le iniziative di solidarietà, allora servono parametri oggettivi: primo fra tutti quello che le rette delle scuole private, che chiedono l’esenzione, non siano superiori alle tasse scolastiche statali. Si possono costituire rendite di posizione anche con bilanci formalmente in pareggio. Tuttavia è l’insieme dei rapporti Chiesa-Stato ad avere bisogno di una ventata fresca di regolarità europea. Lei ha spiegato in queste settimane ai suoi interlocutori ecclesiastici che le misure da Lei prese non sono sotto il segno dell’“ostilità”. Un giusto criterio.</p><p>Prosegua su questa strada e precisi per legge che qualsiasi persona giuridica – anche le diocesi – laddove riceve finanziamenti statali è tenuta a esibire <strong>bilanci pubblici</strong>. Sarebbe un grande contributo alla chiarificazione. In Germania, che Lei conosce bene e dove La stimano molto, questo requisito minimo è seguito da tutti senza problemi. La diocesi di Colonia non ha segreti per il fisco né per i concittadini contribuenti. Non Le sarà sfuggito che in queste settimane si svolge nel Palazzo apostolico un braccio di ferro tra chi ritiene che la via migliore per la Chiesa sia una trasparenza totale nella gestione finanziaria e chi esita a esserlo sino in fondo. Promuovere la trasparenza è un regalo che il credente può fare alla propria Chiesa. E un premier ai suoi connazionali. Lei ha l’occasione, infine, di riportare ordine nella questione dell’<strong>8 per mille</strong>. I maggiori partiti, terrorizzati dalle elezioni, non ce la fanno. Lei può annunciare anzitutto ai contribuenti, prima della dichiarazione dei redditi, come saranno utilizzati i fondi che andranno allo Stato per iniziative umanitarie. È un modo corretto per garantire ai cittadini la dovuta libertà di scelta. Ma soprattutto Lei ha la facoltà di attivare la commissione ecclesiastico-governativa, incaricata di valutare l’andamento del gettito dell’8 per mille. È la sede in cui sarà facile rendersi conto che l’attuale gettito di un miliardo è cinque volte superiore a quella che una volta era la congrua, l’aiuto diretto dello Stato alla Chiesa. Riesaminare la somma e<strong> riportarla a una proporzione equa </strong>rispetto al momento della riforma del Concordato e alle intenzioni dei suoi negoziatori sarebbe un giusto atto di tutela del bilancio dello Stato. Specie adesso che ogni centinaio di milioni di euro risparmiato è provvidenziale. Nessuno si nasconde che liberare tutta questa materia da bizantinismi e rendite ingiustificate Le procurerebbe qualche stridula accusa e anche opposizione nell’eterogenea maggioranza, che La sorregge. Però <strong>avrebbe dalla Sua la maggioranza degli italiani di ogni fede</strong>. E dissiperebbe l’impressione che basta essere lobby tenaci come tassisti e avvocati per intralciare la Sua politica.</p><p>Con stima, Marco Politi</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/04/caro-monti-laicita-dov%e2%80%99e/195518/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il Vaticano e la resa dei conti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/29/il-vaticano-e-la-resa-dei-conti/194456/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/29/il-vaticano-e-la-resa-dei-conti/194456/#comments</comments> <pubDate>Wed, 29 Feb 2012 11:31:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Politi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Bertone]]></category> <category><![CDATA[Luigi Frati]]></category> <category><![CDATA[Marco Simeon]]></category> <category><![CDATA[Ratzinger]]></category> <category><![CDATA[tettamanzi]]></category> <category><![CDATA[Vaticano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/29/il-vaticano-e-la-resa-dei-conti/194456/</guid> <description><![CDATA[Ha il sapore di un fine-regime la lotta di potere scatenatasi all’interno del Vaticano. Perché scontri e bracci di ferro sotterranei sono sempre avvenuti nel Palazzo apostolico. Ma l’asprezza degli attacchi rivolti al segretario di Stato, in un crescendo che pare inarrestabile, rivela che all’interno della Curia ci sono gruppi e persone che – con...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ha il sapore di un fine-regime la lotta di potere scatenatasi all’interno del Vaticano. Perché scontri e bracci di ferro sotterranei sono sempre avvenuti nel Palazzo apostolico. Ma l’asprezza degli attacchi rivolti al segretario di Stato, in un crescendo che pare inarrestabile, rivela che all’interno della Curia ci sono gruppi e persone che – con il pontefice ormai in età avanzata e l’evidente mancanza di direzione della barca di Pietro – ritengono necessario arrivare a un nuovo assetto ai vertici della Santa Sede. La novità assoluta è che non si procede, come in altre stagioni, per insinuazioni o messaggi tenuti rigorosamente segreti. Di fronte alla stagnazione, in cui si sta arenando il pontificato ratzingeriano, ci sono forze che hanno deciso di <strong>portare tutto alla luce del sole</strong>, di svolgere questa battaglia sul palcoscenico dei mass media, di rendere chiara anche la posta in gioco: una svolta nell’amministrazione delle finanze, nei rapporti tra Vaticano e Chiesa italiana, nelle relazioni tra il segretario di Stato e i cardinali. Non ci sono (più) “corvi” in questa storia. Ci sono combattenti clandestini.</p><p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/28/bertone-si-vant-con-tettamanzi-il-papa-vuole-cacciarti/194262/" target="_blank">Il carteggio Bertone-Tettamanzi</a></span> pone sotto la luce dei riflettori i <strong>punti più vulnerabili del governo bertoniano</strong>. Primo, un assolutismo che i suoi avversari denunciano come centralismo senza autentica managerialità: poiché procede per scatti di improvvisazione e crea opposizione laddove dovrebbe lavorare per la massima coesione dell’apparato su linee strategiche condivise. Secondo, la tendenza a scavalcare sistematicamente i confini del proprio ambito. Il segretario di Stato ha in cura la strategia della Chiesa universale. Invece, sottolineano i suoi oppositori, lo si è visto occuparsi di un fantomatico polo ospedaliero ecclesiastico italiano (caso <strong>San Raffaele</strong>). E ancora, l’Istituto Toniolo riguarda la Chiesa italiana, idem l’Università Cattolica. Non erano certo in ballo questioni dottrinali di massimo rilievo, tali da provocare un intervento del Papa. Assistere a un segretario di Stato, che pone e dispone a suo arbitrio,<strong> per puri disegni di potere </strong>è diventato allarmante in certi ambienti ecclesiastici e – per alcuni – talmente intollerabile da avere voluto informare l’opinione pubblica della sconfitta subita da Bertone dopo l’appello diretto del cardinale Tettamanzi al pontefice, come risulta dalle <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/28/bertone-si-vant-con-tettamanzi-il-papa-vuole-cacciarti/194262/" target="_blank">lettere pubblicate ieri dal Fatto</a></span>.</p><p>D’altronde al momento del cambio della guardia alla presidenza della Cei tra Ruini e Bagnasco il cardinale Bertone si è arrogato per lettera l’alto comando delle relazioni con la politica italiana, scavalcando la dirigenza della conferenza episcopale. Ma viene il momento in cui qualcuno e più d’uno <strong>presenta il conto</strong>. Già nel 2009, all’indomani del disastroso caso Williamson (il vescovo lefebvriano negazionista cui venne tolta la scomunica) e dell’altrettanto penoso caso Wagner (un prete reazionario austriaco nominato vescovo e poi costretto a rinunciare in seguito alla protesta dei cattolici e dell’episcopato d’Austria) alcuni porporati di rilievo avevano posto a Benedetto XVI la questione di un <strong>avvicendamento di Bertone</strong>. Quando in aprile, nella residenza di Castelgandolfo, i cardinali Scola, Schoenborn di Vienna, Bagnasco e Ruini interpellarono il pontefice, la risposta lapidaria fu, in tedesco: “Der Mann bleibt wo er ist, und basta”. L’uomo resta dove sta, e basta! Pochi mesi dopo Benedetto XVI fece pubblicare sull’Osservatore Romano uno sperticato elogio per il “grande impegno e la perizia” dimostrati dal segretario di Stato. Ora il vento è cambiato. Il suo braccio destro, ricordano quotidianamente i suoi silenziosi, ma attivi antagonisti, ha commesso in pochi mesi <strong>due errori capitali </strong>su un terreno, che papa Ratzinger considera sensibilissimo per il prestigio internazionale della Santa Sede. Bertone ha cacciato Viganò dopo che questi aveva denunciato storie di corruzione riguardanti appalti in Vaticano. Bertone ha frenato la strategia di trasparenza finanziaria della banca vaticana perseguita dal cardinale Nicora e dal direttore dello Ior Gotti Tedeschi. Due autogol micidiali per la Santa Sede.</p><p>Sono errori che avvelenano l’atmosfera. La cosa più pericolosa per il segretario di Stato è che i favorevoli a un suo avvicendamento si trovano sia nel campo conservatore sia in quello riformista. Anche tra i ratzingeriani di ferro. Si avverte il senso di un <strong>silenzioso accerchiamento</strong>. Mentre qualche monsignore già si avvicina al “candidato-segretario” cardinale Piacenza. Anche perché la guerra dei documenti non è destinata a finire. In un cassetto c’è un messaggio di Bertone al premier Monti – nelle ore frenetiche della formazione del governo a dicembre – per raccomandare a un posto di sottosegretario il suo pupillo <strong>Marco Simeon</strong>, già paracadutato come direttore di Rai Vaticano e responsabile delle relazioni istituzionali e internazionali. Un Segretario di Stato vaticano, che chiede un posto di sottosegretario per un suo protetto al presidente del Consiglio italiano? Che c’azzecca, direbbe Di Pietro.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 29 febbraio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/29/il-vaticano-e-la-resa-dei-conti/194456/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>Bene l&#8217;Ici alla Chiesa, ma non basta</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/bene-lici-alla-chiesa-ma-non-basta/193689/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/bene-lici-alla-chiesa-ma-non-basta/193689/#comments</comments> <pubDate>Sat, 25 Feb 2012 13:14:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Politi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Chiesa]]></category> <category><![CDATA[Europa]]></category> <category><![CDATA[ici]]></category> <category><![CDATA[immobili]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[radicali]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/bene-ma-non-basta/193689/</guid> <description><![CDATA[La Chiesa pagherà finalmente l’Ici anche per gli immobili dove svolge attività commerciali, in toto o in parte. Ci voleva un sobrio signore liberale come Monti, cattolico senza etichette, per rimediare ai favoritismi spudorati del governo Berlusconi e alle pasticciate soluzioni di un centrosinistra (anno 2006) sempre tallonato all’interno – ieri come oggi – dai...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Chiesa </strong>pagherà finalmente <strong>l’Ici </strong>anche per gli immobili dove svolge attività commerciali, in toto o in parte. Ci voleva un sobrio signore liberale come <strong>Monti</strong>, cattolico senza etichette, per rimediare ai favoritismi spudorati del governo Berlusconi e alle pasticciate soluzioni di un centrosinistra (anno 2006) sempre tallonato all’interno – ieri come oggi – dai reggicoda vaticani, travestiti da pensosi difensori della fede.</p><p>Va ricordato, però, che senza la minaccia delle sanzioni europee, su input dei <strong>Radicali</strong>, nessuno sarebbe intervenuto. Ancora una volta l’Italia si è rivelata non adulta nei rapporti tra Stato e Chiesa, dovendo ricorrere all’aiuto di <strong>Bruxelles</strong>.</p><p>Sebbene il governo escluda ogni sanatoria, ci sarà <strong>un’amnistia di fatto</strong> per l’enorme pregresso evaso. Con le elezioni in vista, i comuni di centrodestra e di centrosinistra tenderanno a chiudere entrambi gli occhi su accertamenti riguardanti il passato. È la contropartita offerta ai vertici ecclesiastici oltre all’abbuono (un po’ bizzarro) per l’anno fiscale 2012.</p><p>Ma sarebbe un errore considerare già chiusa la vicenda. Il bello deve ancora venire. Perché toccherà al ministero delle Finanze stabilire le direttive sul <em>“rapporto proporzionale tra <strong>attività commerciali e non commerciali</strong>”</em> all’interno di uno stesso immobile. In Italia, dove la maggioranza dell’attuale Parlamento ha sancito che Ruby è nipote di Mubarak, si apre la strada – nelle prossime settimane – a infinite proposte di azzeccagarbugli. Furbeschi suggerimenti per calcolare migliaia di metri quadrati “esenti”, in quanto necessari per accedere alla celebre cappellina.</p><p>Un assaggio delle manovre ecclesiastiche, già in corso per determinare il testo delle direttive ministeriali, si coglie nel documento vaticano del 2011, pubblicato recentemente dal <em>Fatto</em>, dove si dava per scontato un accordo con l’allora ministro Tremonti per valutare la natura commerciale della <strong>quota tassabile</strong> di immobile secondo <em>“superficie, tempo di utilizzo e ricavo”</em>. Tassabile solo dalle 8 alle 17? Un’idea degna di un Ghedini. Perciò da cassare.</p><p>Se il ministro delle Finanze (Monti) vuole facilitare la strategia di trasparenza del premier (Monti), sarà bene esigere anche la pubblicazione dei<strong> bilanci delle diocesi</strong>. Meglio abbondare in europeismo.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 25 febbraio 2012 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/bene-lici-alla-chiesa-ma-non-basta/193689/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>Ecco chi sceglie il prossimo Papa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/19/ecco-chi-sceglie-il-prossimo-papa/192314/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/19/ecco-chi-sceglie-il-prossimo-papa/192314/#comments</comments> <pubDate>Sun, 19 Feb 2012 08:29:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Politi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[cardinali]]></category> <category><![CDATA[Chiesa]]></category> <category><![CDATA[curia]]></category> <category><![CDATA[dissenso]]></category> <category><![CDATA[nomina]]></category> <category><![CDATA[Ratzinger]]></category> <category><![CDATA[Vaticano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/19/ecco-chi-sceglie-il-prossimo-papa/192314/</guid> <description><![CDATA[Curiale, italiana, bianca. L’immagine di Chiesa riflessa dai ventidue nuovi cardinali, cui Benedetto XVI ha imposto ieri la berretta rossa nel corso di una cerimonia solenne in San Pietro, è talmente occidentale da risultare imbarazzante. Non è questione delle singole persone. Tolti i quattro cardinali ultraottantenni honoris causa fra cui l’insigne studioso di antropologia religiosa,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Curiale, italiana, bianca. L’immagine di Chiesa riflessa dai <strong>ventidue nuovi cardinali</strong>, cui Benedetto XVI ha imposto ieri la berretta rossa nel corso di una <a href="http://ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2012/02/18/visualizza_new.html_100623726.html" target="_blank">cerimonia solenne in San Pietro</a>, è talmente occidentale da risultare imbarazzante. Non è questione delle singole persone. Tolti i quattro cardinali ultraottantenni honoris causa fra cui l’insigne studioso di antropologia religiosa, il belga Julien Ries, la mappa degli altri diciotto porporati destinati ad entrare nel futuro conclave è totalmente squilibrata a favore della <strong>Chiesa di un tempo</strong>: <strong>eurocentrica con le sue propaggini nelle Americhe</strong>.</p><p>Dei diciotto nuovi cardinali 8 sono membri della Curia,<strong> 7 italiani e 16 euro-americani.</strong> Solo uno è cinese, il vescovo di Hong Kong John Tong Hon, e l’altro è indiano: l’arcivescovo maggiore dei cattolici siro-malabaresi George Alencherry. Difficile dire se l’impostazione sia frutto di una scelta di Benedetto XVI o di pressioni del Segretario di Stato Bertone. Alla fine ha poca importanza. Il risultato è un collegio di elettori del futuro pontefice nel quale gli italiani hanno trenta esponenti, un quarto del totale – quasi rappresentassero trecento milioni di cattolici – e l’Europa ha di nuovo saldamente la maggioranza: sessantasette su centoventi. Quando invece il fulcro del cattolicesimo è ormai nell’America del Sud e in Africa. Sette anni dopo il suo avvento al trono papale Benedetto XVI costruisce dunque un collegio cardinalizio decisamente in <strong>controtendenza rispetto all’universalismo della Chiesa cattolica</strong>. Quando si tratterà di scegliere il successore, gli uomini di Curia e gli italiani costituiranno la forza determinante.</p><p><strong>Curiali ed ex curiali</strong> saranno nel futuro conclave ben quarantaquattro. È il segno di una involuzione generale, che sembra caratterizzare l’attuale pontificato. Il fatto non ha provocato solo stupore e sgomento tra chi teme una<strong> fossilizzazione dell’istituzione ecclesiale</strong>, ma persino in quel cattolicesimo popolare moderato che ammira la spiritualità di Ratzinger. Esiste in Italia un blog influente di ammiratori e difensori ad oltranza di Benedetto XVI, che denuncia quotidianamente le cosiddette aggressioni alla Chiesa e al Papa. Si chiama “<a href="http://paparatzinger5blograffaella.blogspot.com/" target="_blank">Il blog degli amici di Papa Ratzinger</a>”. Ecco come la sua animatrice “Raffaella” ha commentato l’elenco dei neoporporati: “Troppi italiani e soprattutto troppi curiali! Sono molto delusa di non vedere porpore assegnate all&#8217;America Latina e soprattutto all&#8217;Africa, il continente in cui la fede è viva. Perchè non concedere il cardinalato ad arcivescovi meritevoli e far saltare qualche turno alla Curia? … Non vorrei che passasse il messaggio che per diventare cardinali bisogna passare dalla curia perché sarebbe un ritorno indietro”.</p><p>C’è un filo che lega i monsignori, che per protestare contro la cattiva gestione mandano all’esterno documenti riservati, e il fortissimo <strong>disagio che anima i cattolici delle parrocchie</strong>. C’è un filo che lega i gridi di allarme, racchiusi in libri dove si parla di “mal di Chiesa” o del fatto che “manca il respiro”. È il malessere per una direzione di marcia, che non funziona. I cardinali giunti a Roma da tutto il mondo per una riunione straordinaria sulla “nuova evangelizzazione”, che si è svolta venerdì, sanno che la presenza internazionale della Santa Sede ha drammaticamente perso di peso. Al punto che alcune ambasciate di paesi non cattolici (senza alcuna intenzione polemica) riflettono sull’utilità di conservare una residenza presso il Vaticano. I cardinali sanno che il dialogo ecumenico e interreligioso ristagna e che l’attenzione dei media internazionali per il Papa e il Vaticano è crollata. Si parla di “nuova evangelizzazione”, ma non si affrontano problemi strutturali come la crescita sistematica delle parrocchie prive di preti.  Sotto-traccia si sta verificando anche un salasso dell’impegno delle donne cattoliche negli ordini religiosi. Tra il 2004 e il 2009 vi è stato un calo di ben<strong> quarantamila unità</strong> nelle congregazioni religiose femminili.</p><p>Tutto questo non viene affrontato. Prima della sua elezione <strong>Joseph Ratzinger</strong> aveva delineato una Chiesa non governata “in modo monarchico”. La promessa è stata tradita. Il collegio cardinalizio non viene riunito per partecipare realmente alle decisioni strategiche del pontificato. L’effetto è una <strong>grande stagnazione</strong>. Velata da dibattiti molto generali. Alla riunione cardinalizia di venerdì il neo-cardinale Timothy Dolan di New York ha suscitato applausi esortando a mostrarsi “sicuri sì, trionfalisti mai” e proponendo di “evangelizzare con il sorriso”. Sono intervenuti ventisette cardinali. Si è parlato un po’ di tutto: dalla Cina alla povertà dell’India, dall’America latina alla secolarizzazione in Europa.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 19 Febbraio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/19/ecco-chi-sceglie-il-prossimo-papa/192314/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;amnistia e la partita doppia sull&#8217;8 per mille</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/lamnistia-e-la-partita-doppia-sull8-per-mille/191866/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/lamnistia-e-la-partita-doppia-sull8-per-mille/191866/#comments</comments> <pubDate>Fri, 17 Feb 2012 13:02:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Politi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[8 per mille]]></category> <category><![CDATA[beni della Chiesa]]></category> <category><![CDATA[Bertone]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[ici]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[Vaticano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/lamnistia-e-la-partita-doppia-sull8-per-mille/191866/</guid> <description><![CDATA[&#8220;Fiducia”, esclama il cardinale Bertone uscendo dall’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede. “Il vostro sostegno e le vostre preghiere”, sussurra Mario Monti a mons. Paglia. Il tradizionale vertice Governo-Chiesa, che si tiene ogni anno in occasione dell’anniversario dei Patti Lateranensi, avviene in un clima di relax, sorrisi e sintonia. “Non può essere il problema dell’Ici a...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Fiducia”, esclama i<strong>l cardinale Bertone </strong>uscendo dall’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede. “Il vostro sostegno e le vostre preghiere”, sussurra <strong>Mario Monti </strong>a mons. Paglia. Il tradizionale <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/ici-alla-chiesa-e-alle-associazioni-arrivano-i-primi-altol-a-monti/191867/" target="_blank"><strong>vertice </strong></a><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/ici-alla-chiesa-e-alle-associazioni-arrivano-i-primi-altol-a-monti/191867/" target="_blank">Governo-Chiesa</a>,</strong> che si tiene ogni anno in occasione dell’anniversario dei Patti Lateranensi, avviene in un clima di relax, sorrisi e sintonia. “Non può essere il problema dell’Ici a mettere in discussione il rapporto tra Italia e Vaticano”, sostiene il presidente del Senato Renato Schifani. Giura e garantisce l’ambasciatore Francesco Maria Greco: “Non si è parlato di Ici. Si è parlato di tutto ma non di Ici”.</p><p>Non c’è motivo di non credergli. Vaticano e Cei, in realtà, erano a conoscenza in anticipo dell’architettura della lettera del premier Monti al vicepresidente della Commissione europea Almunia. Non conoscevano la lettera del testo, ma la “soluzione” era già stata comunicata per<strong> canali riservati</strong> e soprattutto il presidente del Consiglio si era speso durante la visita in Vaticano il 14 febbraio – parlando con il Segretario di Stato Bertone – a spiegare che il pasticcio dell’esenzione agli immobili ecclesiastici, dove si praticano attività commerciali seppure in maniera “non esclusiva”, andava rapidamente cancellato per evitare  una pesante multa retroattiva ai danni della Chiesa.</p><p>La morale di questa storia è <strong>duplice</strong>. Vaticano e Cei hanno accettato la linea Monti soltanto dinanzi alla forza bruta dell’intervento europeo. La soluzione del premier implica una <strong>tacita amnistia </strong>per le massicce evasioni del passato. L’esempio della piccola iniziativa della giunta Alemanno fa testo. É bastata un’azione-sondaggio presso alcuni istituti religiosi di Roma e si sono recuperati improvvisamente 9 milioni di euro. Anche senza avventurarsi nei calcoli di chi prevede circa due miliardi di introiti, si può ragionevolmente prevedere che una cifra tra i <strong>quattrocento e i cinquecento milioni </strong>possa essere recuperata. Non è casuale il gioco delle parti della Cei, che sottolinea si tratti di una iniziativa “unilaterale” del governo rispetto alla quale i vescovi si riservano di esaminare il testo del futuro decreto. Perché sulla terminologia precisa, che verrà impiegata, e particolarmente sui metodi di calcolo della superficie no profit e della superficie commerciale di uno stesso immobile ecclesiastico si giocano milioni di euro.</p><p>Il premier può certamente vantare a suo merito l’aver portato nell’alveo della pulizia e della correttezza fiscale una materia, che<strong> definire grigia era già un eufemismo</strong>. “Linea ineccepibile”, ha commentato durante il ricevimento in ambasciata Pier Ferdinando Casini: segno che l’ok di massima delle autorità vaticane era già arrivato. E tuttavia si pone l’interrogativo se e in che maniera i vertici della Cei intendono collaborare fattivamente per fare emergere il <strong>sommerso fiscale </strong>degli enti ecclesiastici che praticano attività commerciali. Un conto è il fatto che la finanza debba scovare ad uno ad uno gli ex-furbetti, un conto è che dalla Cei partano direttive (e si controlli) che ogni ente presenti uno stato dell’attività veritiero alla prossima dichiarazione dei redditi. Da questo punto di vista Monti, per allinearsi agli standard europei più avanzati, dovrebbe richiedere (come fa la Germania) che qualunque istituzione – quindi anche le diocesi – percepisca fondi pubblici, è tenuta a presentare il<strong> bilancio dei suoi beni mobili e immobili</strong>. Questo sarebbe il passo decisivo verso la moralizzazione fiscale delle proprietà ecclesiastiche.</p><p>Certo, in un primo tempo si alzerebbero <strong>lamenti biblici </strong>contro chissà quale attentato alla libertà della Chiesa, ma poi verrebbero a cessare. L’esperienza di questi mesi rivela che, appena si accennò a rivedere la legislazione sull’Ici, partirono bordate di indignazione e vittimismo da parte degli ultras clericali. Voci affievolitesi, quando i cardinali Bertone e Bagnasco hanno riconosciuto che il problema esisteva.</p><p>Per risanare il bilancio italiano si pone peraltro un’altra questione al governo Monti. Il premier ha la facoltà di attivare la <strong>commissione italo-vaticana </strong>per rivedere il gettito dell’<strong>8 per mille dell’Irpef</strong>. È previsto dalla riforma del Concordato del 1984. È noto, infatti, che gli introiti della Chiesa sono cresciuti in modo abnorme e sproporzionato alla sua struttura. Nel 1989 la Chiesa percepiva 406 miliardi di lire all’anno con le vecchie norme sulla congrua. Oggi il <strong>miliardo di euro</strong>, che incassa, equivale a quasi 2000 miliardi di lire. Perciò una revisione è urgente. Mentre radicali e atei dello Uaar gridavano in strada slogan per l’abolizione del Concordato, nelle sale dell’ambasciata si sono svolte le conversazioni politiche. Monti è venuto quasi con il governo al completo. Prima si è intrattenuto con Bertone e Bagnasco sui temi “bilaterali” tra Italia e Vaticano, poi con l’arrivo del presidente Napolitano si è passati alle questioni internazionali con particolare attenzione alle vicende europee, le crisi nel Vicino Oriente e la difficile situazione dei cristiani mediorientali.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 17 Febbraio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/lamnistia-e-la-partita-doppia-sull8-per-mille/191866/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Abusi sui minori: il Vaticano va al rendicontoPer la prima volta un convegno sulla pedofilia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/04/abusi-sui-minori-il-vaticano-al-rendiconto/188975/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/04/abusi-sui-minori-il-vaticano-al-rendiconto/188975/#comments</comments> <pubDate>Sat, 04 Feb 2012 06:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Politi</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category> <category><![CDATA[Chiesa]]></category> <category><![CDATA[Macial]]></category> <category><![CDATA[marx]]></category> <category><![CDATA[Papa]]></category> <category><![CDATA[pedofilia]]></category> <category><![CDATA[preti]]></category> <category><![CDATA[Ratzinger]]></category> <category><![CDATA[Scandalo]]></category> <category><![CDATA[Scicluna]]></category> <category><![CDATA[Università Gregoriana]]></category> <category><![CDATA[Vaticano]]></category> <category><![CDATA[Westpfahl]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/04/abusi-sui-minori-il-vaticano-al-rendiconto/188975/</guid> <description><![CDATA[E&#8217; la sfida del Vaticano dinanzi alle responsabilità della Chiesa per gli scandali di pedofilia. Confrontarsi con le vittime e riformare l&#8217;atteggiamento delle gerarchie ecclesiastiche rispetto a decenni (e secoli) di abusi. L&#8217;ambizioso progetto, che sarà lanciato in un simposio di quattro giorni all&#8217;università Gregoriana e che proseguirà con un programma di formazione continua sul...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/vaticano_proteste_interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-189094" title="vaticano_proteste_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/vaticano_proteste_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>E&#8217; la sfida del <strong>Vaticano </strong>dinanzi alle responsabilità della Chiesa per gli scandali di pedofilia. Confrontarsi con le vittime e riformare l&#8217;atteggiamento delle gerarchie ecclesiastiche rispetto a decenni (e secoli) di abusi. L&#8217;ambizioso progetto, che sarà lanciato in un simposio di quattro giorni all&#8217;università <strong>Gregoriana </strong>e che proseguirà con un programma di formazione continua sul web per la durata di tre anni, rivela la consapevolezza di papa <strong>Ratzinger </strong>della necessità di dare una scossa alla Chiesa universale perché nessuno si illuda che sia &#8216;passata&#8217; la tempesta provocata dalle violenze ai minori.</p><p>&#8220;Verso la guarigione e il rinnovamento&#8221; è il titolo dato all&#8217;iniziativa, sostenuta dalla <strong>Segreteria di Stato</strong>, dalla Congregazione per la Dottrina della fede e da altri dicasteri vaticani, che lunedì riunirà per la prima volta a Roma – a discutere con psicologi ed altri esperti – vescovi e religiosi di tutto il mondo, delegati di oltre cento episcopati e una trentina di ordini religiosi. A suo modo è un evento storico, che va al di là dell&#8217;emanazione di norme più severe da parte del <strong>Sant&#8217;Uffizio</strong>. L&#8217;obiettivo è quello di mobilitare tutta la Chiesa sul dramma (e le responsabilità) dell&#8217;abuso sessuale all&#8217;interno delle proprie file, gettando le basi di una strategia globale. Imperniata su tre punti: <strong>1. </strong>attrezzare diocesi e parrocchie nella vigilanza, nella scoperta e nella denuncia del fenomeno; <strong>2.</strong> coinvolgere concretamente nel contrasto alla pedofilia tutta la comunità ecclesiale; <strong>3.</strong> portare in primo piano la sorte delle vittime, ascoltarle, prendersi cura di loro, accompagnarle in un percorso di guarigione dai traumi.</p><p>Motori dell&#8217;iniziativa sono due personalità particolari. Un maltese e un tedesco. L&#8217;uno &#8220;promotore di giustizia&#8221; (procuratore generale) del Sant&#8217;Uffizio, l&#8217;altro cardinale di Monaco di Baviera. Il maltese <strong>Charles Scicluna</strong>, uomo di fiducia di Benedetto XVI, è il prelato che l&#8217;allora cardinale Ratzinger, in qualità di prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, spedì negli Stati Uniti e nel Messico durante l&#8217;agonia di Giovanni Paolo II per indagare sui crimini di <strong>Marcel Macial</strong>, fondatore dei Legionari di Cristo. In una dozzina di giorni, prima ancora che si aprisse il conclave che elesse Benedetto XVI, Scicluna tornò in Vaticano con prove schiaccianti che inchiodarono Macial e portarono alla sua rimozione e poi alla sua <em>damnatio memoriae</em>. Sull&#8217;<em><strong>Avvenire</strong></em> il maltese ha criticato nel 2010 la &#8220;cultura del silenzio&#8221;, che aleggia nella Chiesa italiana a proposito degli abusi. Oggi insiste sulla necessità di &#8220;prevenire altri crimini&#8221;, sostenendo che non bisogna &#8220;partire dall&#8217;omertà&#8221; ma bisogna avere di mira la guarigione delle vittime. Che anzitutto vanno ascoltate. <strong>Reinhard Marx</strong>, arcivescovo di Monaco di Baviera, è il cardinale che nella sua diocesi ha data carta bianca ad una donna, l&#8217;avvocato <strong>Marion Westpfahl</strong>, per un&#8217;inchiesta indipendente sugli abusi del clero.</p><p>Il risultato, comunicato pubblicamente, è che dal dopoguerra ad oggi si sono verificati nella diocesi monacense circa trecento casi di abuso, ignorando sistematicamente le vittime e con una diffusa manipolazione e distruzione della relativa documentazione. Domanda: come mai nessun cardinale italiano ha promosso una simile inchiesta? Perché non è stata aperta un&#8217;inchiesta ecclesiastica in nessuna parte d&#8217;Italia con la sola eccezione della diocesi di <strong>Bolzano-Bressanone</strong>? Sul sito della diocesi di Monaco appare ben chiaro l&#8217;indirizzo di due avvocati a cui le vittime possono rivolgersi per segnalare abusi. E anche il programma di rimborso delle terapie psicologiche e di risarcimento danni per i minori violati. Al convegno – cui seguirà a cura dell&#8217;università Gregoriana la creazione di una banca dati – interverrà una vittima celebre, l&#8217;irlandese <strong>Marie Collins</strong>. Nel 2009 denunciò &#8220;con orrore&#8221; il palleggio di responsabilità sul suo abuso tra le autorità di polizia e il suo vescovo. &#8220;Ero sorpresa di quanto fosse noto sul mio abusatore&#8221;, raccontò. Il vescovo ausiliare della sua diocesi avrebbe voluto denunciare il crimine, ma l&#8217;arcivescovo <strong>McQuaid</strong> non fece nulla. &#8220;Fui mobbizzata e minacciata&#8221;. Il simposio della Gregoriana dovrà sciogliere due nodi fondamentali. Dovrà o no il vescovo denunciare sempre i crimini alle autorità di polizia? O deve farlo solo nei paesi dove lo obbliga la legge? Papa Ratzinger finora non ha dato l&#8217;ordine di denunciare immediatamente. Tutte le associazioni a tutela delle vittime invece lo esigono. Il secondo nodo riguarda l&#8217;apertura di indagini per scoprire i crimini insabbiati del passato. Molti episcopati, fra cui l&#8217;italiano, non vorrebbero imboccare la strada della trasparenza a 360 gradi.</p><p><strong><em>da Il Fatto Quotidiano del 4 febbraio 2012</em></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/04/abusi-sui-minori-il-vaticano-al-rendiconto/188975/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>Peccati tecnici</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/peccati-tecnici/186251/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/peccati-tecnici/186251/#comments</comments> <pubDate>Wed, 25 Jan 2012 13:18:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Politi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Bagnasco]]></category> <category><![CDATA[cei]]></category> <category><![CDATA[economia]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/peccati-tecnici/186251/</guid> <description><![CDATA[Non è solo contro i peccati dei furbetti clericali, evasori dell’Ici, che il cardinale Bagnasco punta il dito. Parlando ai vertici della Cei il porporato denuncia anche altri peccati, che serpeggiano nella squadra di Monti e proiettano su alcune misure governative l’ombra di quel pensiero unico che livella uomini e donne al grado di sudditi-consumatori...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non è solo contro i peccati dei<strong> furbetti clericali</strong>, evasori dell’Ici, che il cardinale Bagnasco punta il dito. <a href="http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201201231807-ipp-rt10226-ici_bagnasco_non_chiediamo_privilegi_no_a_esenzioni_improprie" target="_blank">Parlando ai vertici della Cei</a> il porporato denuncia anche altri peccati, che serpeggiano nella squadra di Monti e proiettano su alcune misure governative l’ombra di quel pensiero unico che livella uomini e donne al grado di sudditi-consumatori e merce-lavoro. Bagnasco se la prende con chi vuole <strong>sacrificare la domenica alla macchina economica</strong>. Non lo fa (solo) in nome della messa. Contesta l’utilità di “parcellizzare il tempo del riposo in base alle leggi di mercato”. È un’analisi puntuale.</p><p>Più severo ancora è il suo attacco al “capitalismo sfrenato” – proprio così – che spezza il proprio storico legame con il lavoro stabile per propagandare l’immagine di un “<strong>lavoro-campeggio</strong>”, in cui la dignità del lavoratore è inesistente. L’analisi del cardinale dovrebbe spingere alla riflessione quanti dentro e fuori il governo giocano con l’idea che abolire o svigorire l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori sia qualcosa di particolarmente moderno e produttivo. I terminali sociali della Chiesa sembrano qui <strong>più attenti alla realtà </strong>di certi ideologismi radicati nel governo, in Confindustria o nei fan di Marchionne nel Pd.</p><p>A proposito di<strong> Marchionne</strong>, l’allarme di Bagnasco per la perdita di ruolo del lavoratore (parola desueta che il cardinale serenamente rispolvera) esige che prima o poi Monti cancelli la norma vergognosa per cui alla Fiat si hanno <strong>diritti sindacali solo se si dice sì all’azienda</strong>. I deputati li elegge l’elettore, non il governo. L’avvocato lo sceglie il cliente, non il giudice. Chi è sindacalista lo decidono i dipendenti, non la proprietà. Sarebbe bene che i cattolici al governo fossero sensibili a un tema così cruciale.</p><p>Fa effetto un cardinale che – forte della dottrina sociale della Chiesa – <strong>suona l’allarme</strong> contro i poteri sovranazionali che vogliono la politica sempre più “debole e sottomessa”. Fa effetto perché a quanti sembrano ipnotizzati e inebriati dalla parolina “concorrenza”, ricorda che la politica ha il compito di regolare il mercato e che il guadagno non è l’ultimo metro. Se poi, tra i nuovi peccati indicati da Bagnasco, c’è anche la<strong> tentazione tecnocratica transnazionale</strong> di prevaricare sulle democrazie, urgono esami di coscienza europei.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 25 Gennaio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/peccati-tecnici/186251/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Monti batta cassa in Vaticano</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/06/monti-batta-cassa-in-vaticano/181854/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/06/monti-batta-cassa-in-vaticano/181854/#comments</comments> <pubDate>Fri, 06 Jan 2012 13:10:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Politi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category> <category><![CDATA[evasione fiscale]]></category> <category><![CDATA[Marco Politi]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[tasse]]></category> <category><![CDATA[Vaticano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/06/monti-batta-cassa-in-vaticano/181854/</guid> <description><![CDATA[Un’ “operazione-Cortina” anche per scovare gli enti ecclesiastici che non pagano l’Iva. Se i Comuni, assistiti dalle agenzie governative, prendessero in mano seriamente la faccenda, si assisterebbe a belle sorprese. A Roma, tanto per fare un esempio concreto, la giunta Alemanno ha portato alla luce evasioni ecclesiastiche per quasi 10 milioni di euro. E nella...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Un’ “operazione-Cortina” anche per scovare gli enti ecclesiastici che non pagano l’Iva. Se i Comuni, assistiti dalle agenzie governative, prendessero in mano seriamente la faccenda, si assisterebbe a belle sorprese. A Roma, tanto per fare un esempio concreto, la giunta Alemanno ha portato alla luce <strong>evasioni ecclesiastiche</strong> per quasi 10 milioni di euro. E nella capitale non è finita! Immaginiamo quanto una ricerca su tutto il territorio italiano potrebbe portare alle casse pubbliche.</p><p>Il premier <strong>Monti </strong>andrà in Vaticano entro la fine del mese (o al massimo ai primi di febbraio) per un incontro con <strong>Benedetto XVI</strong>. Successivamente la delegazione italiana avrà un colloquio con il Segretario di Stato cardinale <strong>Bertone</strong>. <em>“Gli sherpa sono già al lavoro”</em>, spiegano negli ambienti governativi. I tecnici ministeriali stanno preparando i dossier bilaterali e internazionali.</p><p>In piena crisi la questione delle risorse economiche da destinare al bilancio statale italiano – e da reperire da chi le evade – riveste un’importanza primaria. In questo senso la missione Oltretevere del premier assume il carattere di un test sulla capacità e la determinazione del governo di imboccare una via europea nel trattare le questioni economiche con le autorità ecclesiastiche.</p><p><strong>Metodo europeo </strong>(o ancor meglio americano) significa gestire la materia con l’imparzialità e il rigore di chi esige da tutti i soggetti giuridici lo stesso comportamento fiscale senza chiudere gli occhi dinanzi a prepotenze e senza cadere nel vizio italiano di uno stato forte con i deboli e accondiscendente con i forti. Non è questione di clericalismi o anticlericalismi, ma solo di correttezza fiscale. Sono parecchie le novità che da questo punto di vista Monti potrebbe inaugurare.</p><p>1. Il nuovo governo ha deciso recentemente che i proventi dell’<strong>8 per mille</strong> dell’anno 2011, destinati dai contribuenti allo Stato, non saranno più distribuiti a pioggia (magari tornando a coprire spese ecclesiastiche) ma finalizzati a due obiettivi precisi: la <strong>protezione civile</strong> e <strong>l’edilizia carceraria</strong>. Un’innovazione importante perché dà un senso alle scelte dei cittadini. Se il governo annuncerà in anticipo la destinazione dei fondi della tassazione del 2012 avrà compiuto una rivoluzione a costo zero. Stimolando il contribuente a indirizzare la sua quota Irpef per l’ambiente, la cultura, la situazione carceraria ecc. Le autorità vaticane hanno sempre impedito finora che lo Stato annunciasse in anticipo cosa farà dei soldi, considerandolo una “concorrenza illecita” nei confronti dell’8 per mille che va alla Chiesa. Non c’è motivo di assecondare questa pretesa.</p><p>2. Mesi di discussione sull’<strong>evasione dell’Ici</strong> hanno chiarito alcuni fatti precisi. Esistono enti ecclesiastici (o non profit di vario indirizzo) che godono dell’esenzione legittima per edifici destinati esclusivamente a uso di culto o “attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative, sportive” come dall’art. 7 della legge del 1992. Tuttavia è noto e provato che esiste una “zona grigia” di enti che evadono l’Ici giocando sull’equivoco della legge del 2006, la quale estende l’esenzione anche a immobili <em>“sedi di attività che non abbiano fini esclusivamente commerciali”</em>. Il cardinale Bertone ha riconosciuto che ci sono aspetti da <em>“studiare e approfondire”</em>. Il cardinale Bagnasco, presidente della Cei, si è detto disposto a <em>“valutare la chiarezza delle formule normative vigenti”</em>. Il disordine nasce unicamente dalla formula <em>“non esclusivamente commerciali”</em>. È venuto il tempo di <strong>abrogarla </strong>semplicemente. Non è materia concordataria. Governo e parlamento possono procedere autonomamente.</p><p>3. L’attività degli azzeccagarbugli viene favorita dal fatto che le diocesi non pubblicano i loro <strong>bilanci integrali</strong>, comprensivi di tutti i beni patrimoniali e immobiliari. Le autorità e i media ecclesiastici tacciono da mesi caparbiamente su questo tema. Il premier Monti può prendere esempio dalla legislazione tedesca che vincola l’ottenimento di fondi pubblici alla pubblicazione del bilancio integrale dei soggetti interessati. Infatti in Germania i bilanci diocesani sono accessibili al pubblico. È un ottimo modello da introdurre in Italia.</p><p>4. L’8 per mille alla Chiesa cattolica è chiaramente deragliato dagli obiettivi previsti dalla riforma del Concordato del 1984. Lo scopo, a suo tempo, era di garantire alla Chiesa più o meno quello che lo Stato pagava con le “congrue” ai parroci. Il sistema adottato, falsando il peso delle scelte dei contribuenti, ha portato la Cei a incassare cinque volte di più. Nel 1989 la Chiesa otteneva 406 miliardi di lire all’anno: oggi il miliardo di euro, che incassa, equivale a quasi <strong>2000 miliardi di lire</strong>.</p><p>La legge istitutiva dell’ 8 per mille prevede l’attivazione di una commissione bilaterale per intervenire sul gettito. È urgente che Monti chieda ai suoi interlocutori vaticani la convocazione della commissione. La soluzione migliore è di riformare il meccanismo esistente, attribuendo i soldi dell’Ici soltanto in base alle <strong>scelte espresse</strong> (senza che siano ridistribuite truffaldinamente – come avviene oggi – anche le somme derivanti dalle quote non espresse!). In via immediata c’è la proposta di ridurre il gettito al <strong>7 per mille</strong>.</p><p>5. Il Vaticano non paga nemmeno una parte delle spese per l’evacuazione delle sue <strong>acque sporche</strong>. È una prepotenza e un aggravio di bilancio inammissibile in questa stagione.</p><p>Ecco, poche semplici innovazioni che un governo tecnico può fare benissimo.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 6 gennaio 2012 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/06/monti-batta-cassa-in-vaticano/181854/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Se la &#8220;primavera&#8221; terrorizza i cristiani</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/27/se-la-primavera-terrorizza-i-cristiani/180051/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/27/se-la-primavera-terrorizza-i-cristiani/180051/#comments</comments> <pubDate>Tue, 27 Dec 2011 08:36:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Politi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category> <category><![CDATA[copti]]></category> <category><![CDATA[cristiani]]></category> <category><![CDATA[Egitto]]></category> <category><![CDATA[Irak]]></category> <category><![CDATA[mondo]]></category> <category><![CDATA[Nigeria]]></category> <category><![CDATA[persecuzioni]]></category> <category><![CDATA[Primavera Araba]]></category> <category><![CDATA[Siria]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/27/se-la-primavera-terrorizza-i-cristiani/180051/</guid> <description><![CDATA[L’anno iniziato in Egitto con stragi di cristiani copti si avvia a chiudersi nel segno di un altro massacro: il bagno di sangue che ha funestato il Natale nigeriano. Benedetto XVI ha ribadito ieri il suo cordoglio per le vittime, condannando la violenza come “una via che conduce solamente al dolore, alla distruzione e alla...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L’anno iniziato in Egitto con stragi di cristiani copti si avvia a chiudersi nel segno di un altro massacro: il bagno di sangue che ha funestato il<strong> <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/26/nigeria-oltre-morti-negli-attentati-contro-cristiani/179982/" target="_blank">Natale nigeriano</a></strong>.</p><p>Benedetto XVI ha ribadito ieri il suo cordoglio per le vittime, condannando la violenza come “una via che conduce solamente al dolore, alla distruzione e alla morte”. Anche oggi come nell’antichità, ha ricordato il Papa, “la sincera adesione al Vangelo può richiedere il sacrificio della vita e molti cristiani in varie parti del mondo sono esposti a persecuzione e talvolta al martirio”. Una preoccupazione che conferma l’angoscia già espressa dal pontefice per i dolorosi precedenti dei mesi scorsi. Come a metà ottobre, quando una trentina di copti furono uccisi durante una manifestazione al<strong> Cairo</strong>, dove l’esercito intervenne brutalmente contro i dimostranti. Lo scoppio di violenza contro la <strong>minoranza copta</strong> rappresenta un crinale di quella “primavera araba” che, iniziata in gennaio in Tunisia, ha significato e continua a significare per milioni di cittadini da Tunisi a Damasco la speranza di <strong>società più democratiche e libere</strong>.</p><p>Tra il pericolo del montare delle forze fondamentaliste islamiche e lo spettro di nuovi autoritarismi il rischio maggiore è che tornino ad affacciarsi sulla scena difensori dei “regimi antichi”, insomma quelle dittature che per decenni hanno garantito bene o male una certa presenza delle comunità cristiane arabe nel gran mare della società islamica. In effetti, fossero capeggiati da <strong>Saddam, Assad padre o Mubarak</strong>, i regimi del pugno di ferro sono sempre stati prevalentemente “laici” e per motivi di politica estera o interna hanno sempre combattuto il fondamentalismo islamico e fatto mostra di preservare più o meno la presenza delle Chiesa cristiane.</p><p>Naturalmente, proprio perché la ricetta non consiste in un ritorno al “si stava meglio quando si stava peggio”, la questione della persecuzione dei cristiani in Medio Oriente<strong> non è un affare di soli diritti umani </strong>o un problema meramente confessionale. L’Europa dovrebbe muoversi con maggiore energia poiché è in gioco la prospettiva di arrivare (o no) sulla sponda opposta del Mediterraneo all’instaurarsi di regimi basati certamente sul patrimonio culturale e religioso islamico, ma chiaramente garantisti sul piano dei diritti civili, dell’effettiva eguaglianza dei cittadini, della piena libertà di culto. Da questo punto di vista preservare e difendere la presenza dei cristiani nelle società islamiche – cristiani spesso di antichissima tradizione come in Irak, Siria ed Egitto – equivale di per sé a garantire una<strong> dimensione pluralista a queste nazioni</strong>.</p><p>I segnali non sono incoraggianti. Dall’<strong>Egitto</strong>, secondo le ultime notizie, sono già in fuga centomila copti. Forse la cifra è eccessiva, ma il clima di paura per l’eventualità di un sopravvento del fondamentalismo islamico spinge alla partenza decine di migliaia di esponenti della borghesia copta che da sempre rappresenta una delle componenti più dinamiche e modernizzatrici della società egiziana. In <strong>Iraq </strong>la dissennata invasione di Bush ha provocato un caos, nel quale le minoranze cristiane sono finite logorate dalla lotta fra le fazioni musulmane e dall’avvento del terrorismo integralista. L’idea di creare un “distretto cristiano” nella zona di Ninive è stata giustamente respinta come la prospettiva di un ghetto, ma l’ipotesi stessa – sorta dopo una catena di attacchi terroristi a chiese e fedeli – rivela la situazione pericolosa in cui sono precipitati i cristiani. Oltre mezzo milione è già fuggito e secondo altre fonti il totale sarebbe già di seicentomila profughi. In<strong> Siria</strong> il vescovo Samir Mazloum, del patriarcato maronita di Antiochia, ha dichiarato che un “nuovo regime potrebbe essere anche più dittatoriale ed estremista di quello di Assad”.</p><p>Se si guarda oltre lo spazio mediorientale, anche al di là della cappa oppressiva del regime iraniano dove i cristiani sono sistematicamente ghettizzati, impressiona la catena di aggressioni anticristiane – culminate spesso in assassini – in<strong> Pakistan e in India</strong> a opera di estremisti islamici e induisti. Per questo motivo, all’indomani del massacro del Cairo, la Conferenza dei vescovi cattolici latini dei Paesi arabi – riunita in Vaticano – ha chiesto l’intervento della Santa Sede, augurandosi anche che i cristiani mediorientali non siano lasciati soli dall’Europa. Monsignor Camillo Ballin, vicario apostolico di Arabia del Nord esclama: “I cristiani hanno paura. In Egitto, in Iraq, Siria e Yemen si vive sotto una cappa di continua tensione. La nostra gente è esposta alla violenza e si avverte una mancanza di protezione”. Sarebbe un errore, dichiara ad Asia News il portavoce della Chiesa cattolica in Egitto, padre Greiche, se i governi europei si bloccassero in un non-intervento.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 27 Dicembre 2011</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/27/se-la-primavera-terrorizza-i-cristiani/180051/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>I panni sporchi si lavano in Chiesa?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/18/i-panni-sporchi-si-lavano-in-chiesa/178389/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/18/i-panni-sporchi-si-lavano-in-chiesa/178389/#comments</comments> <pubDate>Sun, 18 Dec 2011 18:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Politi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Bertone]]></category> <category><![CDATA[cei]]></category> <category><![CDATA[Chiesa]]></category> <category><![CDATA[don Fortunato Di Noto]]></category> <category><![CDATA[olanda]]></category> <category><![CDATA[pedofilia]]></category> <category><![CDATA[rapporto Adriaenssens]]></category> <category><![CDATA[Vaticano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/18/i-panni-sporchi-si-lavano-in-chiesa/178389/</guid> <description><![CDATA[Maggio 2010. All’assemblea generale della Cei il cardinale Bagnasco si innervosisce in conferenza stampa per una domanda sull’intervista del direttore dell&#8217; Osservatore Romano in cui viene lodato l’esempio dei vescovi di Inghilterra e Galles che hanno istituito in ogni diocesi e molte parrocchie una task force – cui partecipano molte donne – per sorvegliare e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Maggio 2010. All’assemblea generale della Cei il<strong> cardinale Bagnasco</strong> si innervosisce in conferenza stampa per una domanda sull’intervista del direttore dell&#8217; Osservatore Romano in cui viene lodato l’esempio dei vescovi di Inghilterra e Galles che hanno istituito in ogni diocesi e molte parrocchie una<strong> task force</strong> – cui partecipano molte donne – per sorvegliare e prevenire gli abusi sessuali del clero. I vescovi italiani non istituiscono nessun organismo di controllo.<br /> Maggio 2010 il segretario della Cei mons. Crociata comunica ai giornalisti che i casi di <strong>pedofilia del clero</strong> in Italia sono 100. Il presidente della Cei dichiara di non essere “in grado” di dire cosa è stato dei preti criminali. Destituiti? Trasferiti? Ridotti allo stato laicale? Silenzio assoluto.<br /> L’anno 2010 è segnato dall’esplodere degli enormi scandali di abusi in <strong>Irlanda e in Germani</strong>a, un drammatico seguito agli scandali avvenuti negli Stati Uniti, in Canada, in Brasile, in Australia.</p><p>In Italia l’episcopato non prende nemmeno in considerazione la proposta di <strong>don Fortunato Di Noto</strong>, il prete siciliano impegnato da anni specialmente nel contrasto della pedofilia on line, di istituire in ogni diocesi un “vicario per i bambini”. Una sola diocesi in Italia – Bressanone – istituisce un numero verde e apre un’inchiesta per portare alla luce gli abusi del clero. Un anno dopo vengono comunicati all’opinione pubblica i risultati: nel ventennio trascorso si registrano tredici vittime maschili e dodici femminili. La conferenza episcopale italiana ignora l’esempio della<strong> diocesi altoatesina</strong>. È evidente che se tutte le duecento diocesi italiane aprissero un’indagine, almeno qualche migliaio di casi insabbiati sarebbe scoperto. Per questo la gerarchia ecclesiastica non si muove.</p><p>In <strong>Belgio</strong> i vescovi hanno istituito una commissione che nel 2010 ha messo on line i risultati. La maggioranza delle vittime aveva intorno ai dodici anni. “Una vittima ne aveva due, cinque ne avevano quattro, otto ne avevano cinque e dieci sette”. (<em><a href="http://www.toscanaoggi.it/news.php?IDNews=20289&amp;IDCategoria=1" target="_blank">Rapporto Adriaenssens</a></em>). Almeno tredici vittime si sono suicidate. In <strong>Austria</strong> il cardinale Schoenborn ha affidato a un’ex governatrice regionale democristiana l’incarico di svolgere un’inchiesta indipendente.<strong> In Italia nessun cardinale ha preso una simile decisione per la sua diocesi</strong>. In <strong>Germania</strong> i vescovi hanno stabilito nell’estate del 2011 che un gruppo di lavoro di ex giudici ed ex procuratori in pensione passeranno al setaccio i dossier personali del clero di tutte le diocesi tedesche. Nulla del genere in Italia.<br /> Ancora nell’<strong>ottobre 2011</strong> il segretario della Cei ribadisce che la responsabilità sulla vigilanza degli abusi spetta unicamente al vescovo. La Cei sta elaborando severe linee guida per contrastare il fenomeno. L’esperienza ha ormai dimostrato incontrovertibilmente una cosa. Se si vuole fare luce, bisogna nominare un incaricato diocesano e un vescovo a livello nazionale per seguire sul serio il dossier. Se si vuole fare luce bisogna nominare un’<strong>inchiesta nazionale indipendente</strong>.</p><p>Non basta che <strong>Benedetto XVI</strong> a più riprese abbia condannato il fenomeno e si sia incontrato in varie parti del mondo con alcune vittime. Non è più sufficiente nemmeno l’esistenza di norme più severe della Congregazione per la Dottrina della fede o l’impegno che per <strong>maggio 2012</strong> le conferenze episcopali abbiano approntato linee guida nazionali. Servono concreti atti di governo della suprema gerarchia cattolica per fare luce su decine e decine di migliaia di crimini avvenuti in tutto il mondo. Il caso orripilante dell’Olanda è significativo. In un solo anno di lavoro la commissione indipendente, promossa dall’episcopato olandese e guidata dall’ex ministro democristiano Deetman, ha calcolato che dal 1945 ad oggi nei seminari, nelle scuole, negli orfanotrofi cattolici il numero delle vittime si colloca tra <strong>diecimila e ventimila.</strong></p><p>Basta un anno di lavoro, basta una commissione indipendente per arrivare a scoprire la verità. In Italia, in Europa, in tutto il mondo. La Cei si rifiuta di imboccare questa strada, Benedetto XVI che segue personalmente l’attività dell’episcopato italiano non ha voluto finora dare nessun ordine perché sia fatta chiarezza in Italia. Dal <strong>Vaticano </strong>non è giunta l’indicazione ad avviare un’indagine internazionale né si è deciso di <strong>aprire finalmente gli archivi </strong>per rivelare decenni di insabbiamento. Quando la bomba esploderà anche in Italia – perché esploderà – nessuno dica che è uno choc o una “dolorosa sorpresa”. Perché i vertici ecclesiastici non stanno muovendo un dito per cercare la verità.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 18 Dicembre 2011</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/18/i-panni-sporchi-si-lavano-in-chiesa/178389/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>I cattolici bocciano una nuova Dc</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/15/piazza-grande-i-cattolici-bocciano-una-nuova-dc/177560/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/15/piazza-grande-i-cattolici-bocciano-una-nuova-dc/177560/#comments</comments> <pubDate>Thu, 15 Dec 2011 12:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Politi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Chiesa]]></category> <category><![CDATA[dc]]></category> <category><![CDATA[Marco Politi]]></category> <category><![CDATA[pdl]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category> <category><![CDATA[todi]]></category> <category><![CDATA[Udc]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/15/piazza-grande-i-cattolici-bocciano-una-nuova-dc/177560/</guid> <description><![CDATA[Grandi manovre in campo cattolico. La carovana di Todi sta preparando una campagna di raccolta firme per tornare alle preferenze nella legge elettorale, mentre a Roma si è svolta una riunione un po ’ carbonara di Bonanni, Casini, Cesa, Fioroni con la partecipazione del ministro Riccardi (Sant’Egidio) e rappresentanti dell’associazionismo bianco, che pianifica un’iniziativa a...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Grandi manovre in campo cattolico. La carovana di <strong>Todi </strong>sta preparando una campagna di raccolta firme per tornare alle preferenze nella legge elettorale, mentre a Roma si è svolta una riunione un po ’ carbonara di Bonanni, Casini, Cesa, Fioroni con la partecipazione del ministro Riccardi (Sant’Egidio) e rappresentanti dell’associazionismo bianco, che pianifica un’iniziativa a Napoli per <em>“rilanciare la partecipazione e dialogare con la cultura laica”</em>. Se si chiede a <strong>Natale Forlani</strong>, portavoce degli organizzatori del convegno di Todi, se l’evento di Napoli sia un seguito del convegno umbro, risponde abbastanza seccato: <em>“Non confondeteci. L’iniziativa di Napoli non c’entra con noi che stiamo scrivendo un manifesto sociale-politico da pubblicare all’inizio dell’anno prossimo”</em>. Ringalluzzite dalla significativa presenza di esponenti cattolici nel governo Monti, alcune personalità dell’area bianca ritengono sia venuto il momento di mobilitarsi. Però resta poco chiaro l’obiettivo di queste iniziative.</p><p><strong>Casini </strong>non sa ancora se riuscirà a creare un nuovo partito (non confessionale) di centrodestra con la maggioranza del Pdl, ispirandosi al Partito popolare europeo, o se sarà costretto a correre da solo come Terzo polo alle prossime elezioni. Certo, finché Berlusconi manterrà la sua presa sul Pdl, le prospettive sono molto scarse per il leader dell’Udc. <strong>Fioroni</strong>, dal canto suo, deve decidere cosa farà da grande. La sua idea di “partito riformista” è un soggetto para-Udc totalmente in contrasto con il sentire della parte progressista del Paese e la lezione che scaturisce dalle vittorie elettorali del centrosinistra a Milano e Napoli.</p><p>Sì, perché una freschissima indagine Ipsos <em>“I <strong>cattolici </strong>nell’attuale scenario politico italiano”</em> – realizzata sotto la guida di Nando Pagnoncelli – rivela che il trend dell’Italia e dei cattolici in prima linea volge all’area di <strong>centrosinistra</strong>. E la prospettiva di una nuova <strong>Democrazia cristiana</strong> viene sonoramente bocciata dall’elettorato bianco. I dati sono incontrovertibili. La netta maggioranza dei cattolici ha una visione laica della politica e, pur rispettando le indicazioni della Chiesa, ritiene che le decisioni ultime vadano prese <em>“secondo la propria coscienza”</em>. Domanda Ipsos:<em> “Le indicazioni della Chiesa rispetto alla morale devono essere sempre seguite?”</em>. Risponde di sì solo il 17 per cento. Il 61 per cento ritiene, invece, che vadano ascoltate con attenzione, ma poi ciascuno si regola seguendo la sua coscienza. Se aggiungiamo coloro (13 per cento) che ritengono <em>“impropri o negativi”</em> gli interventi ecclesiastici, si raggiunge la cifra imponente del 74 per cento.</p><p>Sul piano legislativo significa che tre quarti degli italiani (in cui i cattolici praticanti, saltuari o per tradizione sono la stragrande maggioranza) ritengono che le leggi cosiddette eticamente sensibili debbano rispondere all’opinione pubblica e non alle indicazioni dell’autorità ecclesiastica. È il rifiuto delle posizioni “non negoziabili” di marca ratzingeriana. D’altronde il 47 per cento chiede una<strong> “politica laica”</strong>, sintesi fra le diverse culture, e il 34 considera le posizioni della Chiesa <em>“troppo presenti”</em> in politica. Quando ne trarrà le conclusioni il Parlamento?</p><p>Schiacciante è il <strong>rifiuto di un partito cattolico</strong>. Lo vuole solo il 9 per cento. Un altro 27 chiede un movimento per fare sentire la propria voce al mondo dell’economia e della politica (l’ipotesi avanzata dal cardinale Bagnasco all’ultimo Consiglio permanente della Cei), ma il 62 per cento delle risposte sancisce lapidario: <em>“Un’organizzazione dei cattolici è sbagliata, non bisogna confondere religione e politica”</em>. Contemporaneamente è diffusa la consapevolezza che i movimenti cattolici siano troppo diversi tra di loro per essere convogliati su una posizione comune. È la fotografia realistica di un’area cattolica che non vuole essere intruppata, ma rivendica la diversità e il pluralismo delle scelte.</p><p>Su nessun argomento (famiglia, sicurezza, lavoro giovanile, immigrazione, economia) gli interrogati raggiungono la maggioranza nel ritenere che i cittadini cattolici abbiano posizioni uguali o almeno abbastanza simili. Vale per tutte la risposta al quesito se ci sia un partito che <em>“più degli altri”</em> rappresenti i valori dei cattolici italiani. Solo il 31 per cento ne è convinto. È la prova che politicamente<strong> i cattolici italiani si sono europeizzati</strong>, cioè si giocano individualmente nelle urne la mediazione tra appartenenza religiosa e scelta politica. E infatti neanche la metà di questo 31 per cento ritiene l’Udc rappresentativa dei valori cattolici: circa un 13 per cento in cifra assoluta. Nel giudizio di “positività” oggi è nettamente in testa il Pd: 41 per cento, Casini è al 36, Vendola al 35, Di Pietro è al 34, il Pdl è crollato al 30. In termini generali il centrosinistra totalizza il 45,5 per cento, il Terzo polo il 12,9 mentre il centro-destra è al 34,3. Restano però alti gli astenuti: 40 per cento. E questo può cambiare molto nelle urne.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 15 dicembre 2011 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/15/piazza-grande-i-cattolici-bocciano-una-nuova-dc/177560/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Le &#8220;innocenti&#8221; evasioni di Santa Romana Chiesa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/09/le-innocenti-evasioni-di-santa-romana-chiesa/176237/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/09/le-innocenti-evasioni-di-santa-romana-chiesa/176237/#comments</comments> <pubDate>Fri, 09 Dec 2011 10:40:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Politi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Avvenire]]></category> <category><![CDATA[Bertone]]></category> <category><![CDATA[Chiesa]]></category> <category><![CDATA[ici]]></category> <category><![CDATA[Vaticano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/09/le-innocenti-evasioni-di-santa-romana-chiesa/176237/</guid> <description><![CDATA[Il cardinale Bertone e l ’Avvenire si mettano d’accordo. 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Cattolici o meno, gli italiani nutrono la certezza che in tutta questa faccenda vi sia qualcosa di poco chiaro e che l’istituzione ecclesiastica si rifiuti di pagare il dovuto.</p><p>Da due giorni di seguito il giornale dei vescovi si scaglia in prima pagina contro la “campagna di mistificazione dell’Ici non pagata”, accusando chi non sta zitto di volere “tassare la solidarietà”. Afferma l’editoriale dell’<em>Avvenire</em> che gli immobili ecclesiastici dati in affitto pagano l’Ici e che le “attività commerciali svolte da enti e realtà riconducibili alla Chiesa sono tenute a pagare l’Ici sugli immobili che le ospitano, esattamente <strong>come ogni attività commerciale</strong>”.</p><p>È una mezza verità e come tutte le cose non dette fino in fondo ha le gambe corte assai. Perché il punto è che all’indomani della sentenza della Corte di cassazione del 2004 – la quale stabiliva l’esenzione unicamente per gli immobili nei quali si svolgesse effettivamente attività di culto – venne varata una normativa compiacente che prevede l’esenzione anche per gli immobili dalle finalità “non esclusivamente commerciali”. È questa norma da azzeccagarbugli di cui si discute: permette evasioni colossali. Il <strong>cardinale Bertone</strong>, quando ammette la necessità di “approfondire”, si riferisce probabilmente a questa zona grigia fonte di illegalità, che vale almeno mezzo miliardo di euro di evasione se non quattro volte di più. Sarebbe bene allora che la Cei prendesse rapidamente misure efficaci in proposito. Scrive l’<em>Avvenire</em>: “Un’infinità di volte abbiamo spiegato che se qualcuno cercasse di non pagare il dovuto su attività a fini di lucro riconducibili alla Chiesa, violerebbe la legge e meriterebbe di essere sanzionato”.</p><p>I Comuni, aggiunge il giornale dei vescovi, avrebbero i mezzi per farlo. Questa l’abbiamo già sentita con i crimini di pedofilia. Denuncino le vittime o se ne occupi la polizia … La Chiesa non vede e non sente. Invece no. Mettiamo le cose in fila. Le diocesi pubblichino il bilancio integrale di redditi e patrimoni come avviene per legge in altri paesi. Le diocesi controllino che nel loro ambito non si verifichi nessuna illegalità. La Cei comunichi che non intende avvalersi di esenzioni anche per immobili a finalità “non esclusivamente commerciali”. Sottoscrive questa linea di trasparenza l ’ Avvenire? Certo è singolare che il giornale dei vescovi pubblichi per due giorni di seguito lo stesso editoriale di prima pagina contro “politicanti male ispirati e peggio intenzionati”.</p><p><strong>Urlare le stesse cose a ripetizione è segno di evidente difficoltà</strong>. Rivela che non si trovano risposte a domande molto semplici avanzate dall’opinione pubblica. Sicuramente è strano che la Chiesa italiana rifiuti il modello della legislazione tedesca, dove gli enti che ricevono soldi dallo Stato sono tenuti a pubblicare il loro bilancio patrimoniale. Forse perché l’emersione certificata delle grandi proprietà ecclesiastiche farebbe sorgere la domanda come mai per tante iniziative – <strong>a cominciare dalle scuole private </strong>– la gerarchia si è abituata a mungere le casse dello Stato? Qui non ci sono oscuri nemici della Chiesa, ma normali cittadini che domandano al cardinale Bertone, per esempio, se sia disposto ad attivare la commissione paritetica prevista dall’articolo 49 della legge istitutiva dell’ 8 per mille per rivederne il gettito alla luce del suo abnorme accrescimento. Basta rispondere con un sì o un no. Senza trasparenza, urlare “vergogna, vergogna” è solo ipocrisia. Le stesse domande operative i cittadini le pongono anche al governo Monti. Il premier sia europeo e tecnocrate sino in fondo. Se invece dovesse adeguarsi al “rito romano” secondo cui certi poteri non si toccano, provocherebbe grande delusione proprio in coloro che con i loro tangibili sacrifici lo sorreggono.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 9 dicembre 2011</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/09/le-innocenti-evasioni-di-santa-romana-chiesa/176237/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La Chiesa non fa sacrifici</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/07/piazza-grande-la-chiesa-non-fa-sacrifici/175705/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/07/piazza-grande-la-chiesa-non-fa-sacrifici/175705/#comments</comments> <pubDate>Wed, 07 Dec 2011 08:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Politi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[8 per mille]]></category> <category><![CDATA[Chiesa]]></category> <category><![CDATA[ici]]></category> <category><![CDATA[legge mancia]]></category> <category><![CDATA[manovra]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[Vaticano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/07/piazza-grande-la-chiesa-non-fa-sacrifici/175705/</guid> <description><![CDATA[La Chiesa si autoesenta, sacrifici mai. Resta attaccata ai suoi privilegi, ma è prodiga di consigli sull’equità della manovra. È da agosto che l’opinione pubblica aspetta dalla Cei un segnale di disponibilità ad aiutare lo Stato a ripianare il suo debito colossale. In tempi passati i vescovi fondevano l’oro dei sacri calici per sostenere la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/03/vaticano.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-97118" title="vaticano int" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/03/vaticano.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>La Chiesa si autoesenta, sacrifici mai. Resta<strong> </strong><strong>attaccata ai suoi privilegi</strong>, ma è prodiga di consigli sull’equità della manovra. È da agosto che l’opinione pubblica aspetta dalla Cei un segnale di disponibilità ad aiutare lo Stato a ripianare il suo debito colossale. In tempi passati i vescovi fondevano l’oro dei sacri calici per sostenere la difesa di un regno invaso. Ora che il nemico finanziario è molto più subdolo e spietato, non succede nulla. Dalla gerarchia non è giunto il più piccolo segnale di “rinuncia”. Solo la dichiarazione del Segretario di Stato Vaticano, <strong>Tarcisio Bertone</strong>, che ha affermato: “Il problema dell&#8217;Ici è un problema particolare, da studiare e approfondire”. Eppure quello che pensano gli italiani è chiarissimo. Sono contrari all’esenzione dell’Ici, sono contrari a spolpare le casse dello Stato ai danni della scuola pubblica, perché credono al principio costituzionale che chi fonda una scuola privata la paga con i propri soldi. Soprattutto gli italiani sono convinti a grande maggioranza che la Chiesa<strong> </strong><strong>predica bene e razzola male</strong>. Vedere per credere l’indagine del professor <strong>Garelli</strong> sulla “Religione all’italiana”.</p><p>Quando si parla di soldi, la gerarchia ecclesiastica si rifugia subito nel<strong> </strong>vittimismo, accusa complotti da parte dei nemici della Chiesa, si attacca a errori di conteggio sbagliati per qualche dettaglio o di chi mette sullo stesso piano la Cei (organismo nazionale) e il Vaticano, realtà internazionale. Nessuno trascura l’aiuto sistematico che è venuto in questi anni alle fasce più povere da parrocchie, episcopato e organizzazioni come la Caritas o Sant’Egidio. Ma ora<strong> </strong><strong>è il momento di gesti straordinari</strong><strong> </strong>e di uno sfoltimento di privilegi come avviene in tutto il Paese. Ci sono fatti molto precisi su cui la gerarchia non ha mai dato risposta e che costituiscono privilegi inaccettabili specialmente nella drammatica situazione economica attraversata dal Paese. Ne elenchiamo alcuni, che indignano egualmente credenti e diversamente credenti.</p><p>Non limitare l’esenzione Ici agli edifici strettamente di culto è<strong> </strong><strong>un’evasione fiscale legalizzata</strong>. L’attuale sistema di conteggio dell’ 8 per mille è truffaldino perché non tiene conto del fatto che quasi due terzi dei contribuenti – non mettendo la crocetta sulla dichiarazione delle tasse – intendono lasciare i soldi allo Stato. In Spagna, dove è stato a suo tempo copiato il sistema italiano, si conteggiano giustamente soltanto i “voti espressi”. In Germania il finanziamento alle chiese luterana e cattolica avviene con una “tassa ecclesiastica” che grava direttamente sul cittadino. Se il contribuente non vuole, si cancella.</p><p>L’attuale sistema dell’ 8 per mille è uscito fuori controllo. Doveva garantire una somma più o meno equivalente alla vecchia &#8220;congrua&#8221; data dallo Stato ai sacerdoti, ma essendo agganciata all’Irpef la somma che il bilancio statale passa alla Cei è cresciuta a dismisura. Nel 1989 la Chiesa prendeva 406 miliardi di lire all’anno, oggi il miliardo di euro che incassa equivale a quasi 2.000 miliardi di lire. Cinque volte di più! L’ 8 per mille è stato pensato (ed è approvato come principio dalla maggioranza degli italiani) per finanziare il clero in cura d’anime e l’edilizia di culto in primo luogo. Ciò nonostante la Chiesa si fa pagare ancora una volta a parte i cappellani nelle forze armate, nella polizia, negli ospedali, nelle carceri, persino nei cimiteri. Si tratta di<strong> </strong><strong>decine di milioni di euro.</strong> Nessuno ignora quanti splendidi preti siano impegnati specialmente nelle prigioni, ma è il sistema del pagamento aggiuntivo che non è accettabile. Lo stesso vale per le decine di milioni aggiuntivi versati dallo Stato, dalle regioni e dai comuni per l’edilizia di culto, che è già coperta dall’ 8 per mille.</p><p>Per non parlare dei milioni di euro elargiti ogni anno attraverso la famigerata “<strong>Legge mancia</strong>”. Invitando a uno stile di vita più sobrio per la festa di Sant’Ambrogio in Milano, il cardinale<strong> Scola</strong> afferma che con gli anni si è stravolto il concetto di “diritti”. In un clima di benessere e “senza fare i conti con le risorse veramente disponibili si sono avanzate pretese eccessive in termini di diritti nei confronti dello Stato”. Verissimo. C’è da aggiungere che anche la Chiesa ha partecipato alla gara. Non è bastato che gli insegnanti di Religione venissero stipendiati dallo Stato, si è preteso che da personale extra-ruolo venissero anche statalizzati.</p><p>Contemporaneamente si è iniziato a mungere le casse statali per finanziare le scuole cattoliche. Altrove in Europa lo fanno, ma non c’è l’ 8 per mille. È<strong> l’ingordigia nel ricorso ai fondi statali</strong> che spaventa.<br /> Quanto al <strong>Vaticano</strong>, i Trattati lateranensi garantiscono ad esempio un adeguato fornimento d’acqua al territorio papale. Non è prepotenza il rifiuto di contribuire allo smaltimento delle acque sporche? Costa all’Italia 4 milioni di euro l’anno. Cifra su cifra ci sono centinaia di milioni che possono essere risparmiati.<br /> Il premier <strong>Monti</strong> può fare tre cose subito. Decretare che, come accade in Germania e altri Paesi, i finanziamenti statali vanno solo a enti che pubblicano il bilancio integrale di patrimoni e redditi: così gli italiani e lo Stato conosceranno il patrimonio delle diocesi. Limitare l’esenzione dell’Ici esclusivamente agli edifici di culto. Attivare la commissione paritetica prevista dall’art. 49 della legge istitutiva dell’ 8 per mille per rivedere la somma del gettito. Sarebbe molto europeo.</p><p><em><strong>Da <em>Il Fatto Quotidiano</em>, 7 dicembre 2011 </strong></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/07/piazza-grande-la-chiesa-non-fa-sacrifici/175705/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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