<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Matteo Mingazzini</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/mmingazzini/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Il razzismo della pietà</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/razzismo-della-pieta/203939/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/razzismo-della-pieta/203939/#comments</comments> <pubDate>Thu, 12 Apr 2012 17:08:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Matteo Mingazzini</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[boicottaggio]]></category> <category><![CDATA[cani]]></category> <category><![CDATA[europei]]></category> <category><![CDATA[strage]]></category> <category><![CDATA[ucraina]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=203939</guid> <description><![CDATA[Non è cosa nuova che le notizie siano tanto più interessanti quanto più siano vicine alla pelle del lettore. Non bastano tre Afriche per destare lo scalpore destato il mese scorso dall’incidente costato la vita a 22 bambini, quando un autobus belga si è schiantato in Svizzera in un tunnel. Poi ci sono le immagini,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non è cosa nuova che le notizie siano tanto più interessanti quanto più siano vicine alla pelle del lettore. Non bastano tre Afriche per destare lo scalpore destato il mese scorso dall’<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/14/tragedia-dopo-vacanze-sulla-neve-sbanda-tunnel-muoiono-bambini/197073/" target="_blank">incidente</a> costato la vita a 22 bambini, quando un autobus belga si è schiantato in Svizzera in un tunnel. Poi ci sono le immagini, altro evidente spartiacque: le tragedie più seguite sono quelle che portano in dote spettacolari gallerie fotografiche. Per quanto ci sforziamo, il nostro senso di pietà è <strong>profondamente razzista</strong>. Per le persone, ma anche per gli animali.</p><p>E’ di pochi giorni fa la diffusione su larga scala della <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/06/strage-cani-ucraina-bologna-appello-fermare-massacro/202714/" target="_blank">notizia</a> della strage di cani in Ucraina per epurare le città dai randagi, in vista degli Europei di calcio. Su Facebook immancabilmente spopolano pagine sul boicottaggio dell’evento: fatta la tara dei fondamentalisti, rimangono quelle migliaia di indignati a tempo determinato che sbocciano insieme ai titoli dei giornali. Ma com’è possibile che una società che si nutre indistintamente di maiali, cavalli, mucche, conigli, pecore, caprioli e cinghiali, senza preoccuparsi minimamente di come e dove queste carni vengano “coltivate”, si riscopra d’un tratto così scandalizzata di fronte a una mattanza di cani?</p><p>La risposta c’è: il cane ce lo fanno vedere, lì, agonizzante dopo l’avvelenamento. Per decenni le televisioni ci hanno martellato con immagini di cuccioli dalla dolcezza disneyana. Le scolaresche non organizzano visite guidate ai macelli. Il cane c’è anche in centro a Milano, dove il maiale viene avvistato al massimo nella graziosa e profumata forma di hamburger. Tuttavia non c’è dubbio che spetti a noi dare l’<strong>esempio di civiltà</strong>, a quei barbari degli ucraini che avvelenano i randagi, a quei mostri dei cinesi che i cani se li mangiano.</p><p>Eppure io in giro vedo un sacco di gente sfoggiare un Woolrich di vero Coyote. Sarà mica che il coyote è meno cane dei cani ucraini? Eppure qua sull’Appennino si sprecano le trappole e i bocconi avvelenati per volpi e lupi… saranno mica lupi e volpi meno cani dei cani cinesi?<br /> Evidentemente sì. E quanti nell’esercito dei boicottatori degli Europei si sono fatti un giro per Kiev, prima di farsi un’opinione tanto nobile? Magari a Kiev ci sono mamme terrorizzate che hanno paura che il figlio venga azzannato dai randagi. Ma noi non abbiamo foto di bimbi azzannati, sto fantasticando. Sono però convinto che, se arrivassero queste foto, i boicottatori duri e puri rimarrebbero pochi. Basta un altro clic e il gioco è fatto: non mi piace più, gli Europei me li guardo.</p><p>Attivismo usa e getta: vale solo per alcuni animali, fuori ore pasto, un tanto al kilobyte a seconda delle immagini disponibili; et voilà, gli italiani in prima linea per combattere i problemi degli animalisti ucraini. Che bella notizia: questo significa che nel mio paese non ci sono più mattatoi, né allevamenti intensivi, né pellicciai. Questo significa che è stata abolita la caccia. E siamo 60 milioni di vegetariani.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/razzismo-della-pieta/203939/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tumori in saldo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/08/tumori-saldo/193659/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/08/tumori-saldo/193659/#comments</comments> <pubDate>Thu, 08 Mar 2012 12:59:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Matteo Mingazzini</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[inquinamento atmosferico]]></category> <category><![CDATA[polveri sottili]]></category> <category><![CDATA[speranza di vita alla nascita]]></category> <category><![CDATA[traffico]]></category> <category><![CDATA[tumori]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=193659</guid> <description><![CDATA[Siamo sicuri che le speranze di vita stiano (ancora) aumentando? Che l’aria sia inquinata non è una novità. E non è nemmeno una novità che la gente muoia di tumore. Quello che invece si rinnova quotidianamente (e che non può non rimanere tema di attualità) è il gioco dello scaricabarile, la perenne tendenza della collettività...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Siamo sicuri che le speranze di vita stiano (ancora) aumentando? Che l’aria sia inquinata <a href="http://ec.europa.eu/italia/attualita/primo_piano/ambiente/particelle_sottili_it.htm" target="_blank">non è una novità</a>. E non è nemmeno una novità che la gente muoia di tumore. Quello che invece si rinnova quotidianamente (e che non può non rimanere tema di attualità) è il gioco dello <strong>scaricabarile</strong>, la perenne tendenza della collettività a individuare “altrove” i colpevoli in qualsiasi questione scomoda. Entità indefinite nel tempo, ma soprattutto nel luogo.</p><p>A Ravenna sono state raccolte <a href="http://settesere.it/main/index.php?id_pag=65&amp;id_blog_post=27350" target="_blank">1800 firme</a> per proteggere un parco rimasto per anni meravigliosamente incolto, tanto che si è ricreato al suo interno un ecosistema adatto alle lucciole. Questo coleottero &#8211; è bene specificarlo &#8211; non va inteso come “simpatico animaletto che fa luce di notte”, ma come indicatore biologico che non sopravvive al di sopra di una determinata soglia di urbanizzazione.</p><p>E questo, i milleottocento firmatari, lo sanno. Non si tratta di una battaglia contro un inceneritore, una base militare o una centrale nucleare, ma di una banale richiesta di un comitato: “vogliamo un prato, non vogliamo un parcheggio”. La risposta dell’amministrazione? Per ora negativa. Ravenna vuole un parcheggio, strategico e irrinunciabile. Una vicenda come tante, con un finale come tanti. Il problema, però, non è il democratico confronto socio-politico tra cittadini e sindaco: il problema è quanto ancora oggi vengano <strong>sottovalutate le piccole azioni</strong>, e questi casi ne sono la cartina tornasole.</p><p>Cosa mai potrà cambiare per la qualità dell’aria ravennate un parcheggino in più o in meno (o meglio, una fetta di verde in più o in meno)? Avanti con le ruspe. Solo che la nostra regione ha 348 comuni: trecentoquarantotto comuni che applicano lo stesso ragionamento. Per il parcheggino, per la lottizzazione residenziale, per quella industriale, per il centro commerciale, per la variante che allarga l’anello urbano e urbanizzabile e per quell’altra cagata che “ormai avevamo detto di sì e anche se adesso siamo pentiti non ci si può più fare niente”. E poi c’è la Regione, con la sua Cispadana e tante altre meraviglie, gli agricoltori con le centrali a biomasse, Trenitalia con la Tav, eccetera, eccetera, eccetera.</p><p>Poi guardi la pianura dalle colline e ti accorgi che &#8211; toh! &#8211; c’è una <strong>spessa coltre grigia</strong> sulle teste di tutti, poco diversa da quella che si vede nelle fotografie che ci arrivano da Pechino. Di chi è la colpa? Non del mio parcheggio, non della mia strada, non del mio centro commerciale (c’è anche chi, a scanso di equivoci, calcola il bacino di utenza in <a href="http://www.outletmagazine.it/comunicati/pdf/Perle_di_Faenza_Lifestyle_Village_scheda.pdf" target="_blank">minuti d’auto</a>).</p><p>D’altronde abbiamo bisogno di terremoti, alluvioni, siccità e guerre mondiali per fare (sempre quando è tardi) l’associazione corretta tra causa ed effetto. I cittadini si scannano per quegli otto inceneritori in croce che ci sono in regione: ma come cambierebbe la nostra vita se ogni volta che scegliamo di fare dieci chilometri con l’auto per comprare due pomodori, un paio di mutande, una custodia colorata per il telefonino, ci ricordassimo che <strong>contribuiamo attivamente all&#8217;incremento dei rischi tumorali</strong>?</p><p><strong>Patrizia Gentilini</strong> (copio dal biglietto da visita) è medico chirurgo specialista in oncologia ed ematologia. <a href="http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?auteur83" target="_blank">Qui</a> c’è una sua breve biografia. <a href="http://www.beppegrillo.it/2010/01/menzogne_sugli.html" target="_blank">Qui</a>, uno dei suoi interventi più conosciuti. E qui di seguito un’intervista che purtroppo non dice nulla di nuovo su uno stile di vita sempre più estraneo al benessere.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/lqKhafuGNr0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/08/tumori-saldo/193659/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il sole sotto la neve</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/sole-sotto-neve/189571/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/sole-sotto-neve/189571/#comments</comments> <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 21:22:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Matteo Mingazzini</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[consumo di suolo]]></category> <category><![CDATA[energie rinnovabili]]></category> <category><![CDATA[fotovoltaico]]></category> <category><![CDATA[risparmio energetico]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=189571</guid> <description><![CDATA[Il sole vale lo 0,6% del fabbisogno energetico nazionale. Almeno così era nel 2010, stando ai dati del Gse. Forse siamo arrivati allo 0,8 nel 2011, ma vogliamo essere ottimisti: fingiamo che il solare costituisca l’1% del mix di energie che oggi ci alimentano. E&#8217; superfluo sottolineare che questa orgogliosa autarchia energetica non abbia fatto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il sole vale lo 0,6% del fabbisogno energetico nazionale. Almeno così era nel 2010, stando ai dati del <a href="http://www.gse.it/it/Dati%20e%20Bilanci/Osservatorio%20statistico/Pages/default.aspx" target="_blank">Gse</a>. Forse siamo arrivati allo 0,8 nel 2011, ma vogliamo essere ottimisti: fingiamo che il solare costituisca l’1% del mix di energie che oggi ci alimentano. E&#8217; superfluo sottolineare che questa orgogliosa autarchia energetica non abbia fatto calare le bollette. Il fotovoltaico appare sempre di più per quello che è, in tutto il suo splendore: un <strong>bluff </strong>per il bene comune, una storia sbagliata per chi ne ha dettato le politiche, una gallina dalle uova d’oro per chi ha saputo e potuto approfittarne.</p><p>Epperò bisogna parlare di risparmio energetico: chi sa spiegare cosa sia, di fatto, questo fantomatico risparmio? Uno slancio di responsabilità collettiva o solamente un gesto di attenzione straordinaria alla propria bolletta? Io, a torto, ho sempre creduto che fosse entrambe le cose. Solo che mentre noi vispi cittadini siamo riusciti a far calare i consumi domestici dello 0,5%, il fabbisogno nazionale rispetto al 2009 è <strong>aumentato del 3%</strong> (un incremento che per di più è mutilato dalla crisi). Sfiga, eh? E quali problemi abbiamo risolto con lo strabiliante abuso di questa fonte rinnovabile? Se domani non esistessero più gli idrocarburi (ma grazie al sole potremmo dire “dopodomani”), noi con i nostri pannelli riusciremmo a malapena a far funzionare i trenini elettrici dei bambini, altro che Tav (è una battuta, è logico che riuscirebbero a funzionare anche le piste Polistil). Al modico prezzo di 33 milioni di metri quadri di suolo fertile, alla faccia degli oltre 2 miliardi di metri quadrati di eternit che più che produrre energia producono tumori.</p><p>“E io che credevo, e io che pensavo, e io che speravo”… eppure sono ormai 10 anni che si parla intensamente di risparmio energetico, da qualche parte si dovranno toccare con mano anche i vantaggi per la comunità, no? Per ora quel che si tocca con mano è il paradossale danno ambientale, mentre il governo ha decretato che i <a href="http://agreste-tv.blogspot.com/2012/01/i-boschetti-aziendali-potranno.html" target="_blank">boschetti aziendali</a> possono essere convertiti a loro volta in campi per le necessità degli agricoltori (i quali non vedono l’ora di avere un ettaro in più di produzioni sottopagate). Un travaso che sembra essere partorito da una fattoria orwelliana, ma che invece è realtà e riesce persino ad attirare consensi.<br /> Intanto il ritornello nazionale non è cambiato, nemmeno dell’1%: nevica e ci si preoccupa dei <strong>rubinetti della Gazprom</strong>; e perlomeno per qualche giorno i pannelli resteranno coperti da una spessa coltre bianca.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/sole-sotto-neve/189571/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Crescita, sviluppo e progresso: ma anche no</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/27/crescita-sviluppo-progresso-anche/186609/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/27/crescita-sviluppo-progresso-anche/186609/#comments</comments> <pubDate>Fri, 27 Jan 2012 07:42:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Matteo Mingazzini</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[decrescita]]></category> <category><![CDATA[energia]]></category> <category><![CDATA[globalizzazione]]></category> <category><![CDATA[progresso]]></category> <category><![CDATA[riduzione]]></category> <category><![CDATA[tutela territorio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=186609</guid> <description><![CDATA[No ai combustibili fossili, no al nucleare. No a nuove autostrade, no alla Tav. No agli inceneritori, no alle discariche. No all’eolico, alle biomasse, al fotovoltaico a terra. No alla caccia, no agli allevamenti intensivi. L’accusa più comune mossa contro gli ambientalisti è di essere contrari a tutto e di non rendersi conto che il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>No ai combustibili fossili, no al nucleare. No a nuove autostrade, no alla Tav. No agli inceneritori, no alle discariche. No all’eolico, alle biomasse, al fotovoltaico a terra. No alla caccia, no agli allevamenti intensivi.</p><p>L’accusa più comune mossa contro gli ambientalisti è di essere <strong>contrari a tutto</strong> e di non rendersi conto che il benessere quotidiano può esistere solo se esistono anche sacrifici in termini ambientali: anche un computer acceso, da qualche parte, inquina. Per dirla in altro modo, gli ambientalisti sono <strong>disfattisti</strong>: tante parole, nessuna alternativa. Ma chi non è disfattista, quali parole usa? Me ne vengono in mente tre che sono utilizzate in continuazione da politici, economisti, imprenditori, professori e opinionisti: <strong>crescita</strong>, <strong>sviluppo</strong>, <strong>progresso</strong>. Queste parole sono onnipresenti in qualsiasi proclama elettorale, e tutt’ora con il persistere della crisi continuano a essere un miraggio auspicato dai più. Tre parole che, proprio per l’abuso che ne è stato fatto, spesso sono vuotate del loro significato, distaccandosi sempre di più dalla realtà quotidiana, quella che negli appelli si dice di voler difendere.</p><p>La <strong>crescita </strong>non è altro che un lento suicidio, come dimostrato dal (parziale?) crollo del sistema industriale nazionale. Produrre “più dell’anno precedente” per non fallire. La finanza ha completamente divorato l’economia, tanto che chi oggi si appella al “buon senso” non è che un eretico, di fronte alla complessità dei calcoli che indicano la strada della sopravvivenza per un’azienda. Eppure un essere umano ha bisogno ogni giorno dello stesso numero di calorie per sopravvivere; l’economia che abbiamo creato, invece, non è mai sufficiente a sé stessa. Qualcosa non torna, lo capirebbe anche un bambino, e non a caso serve almeno una laurea per sostenere il contrario.</p><p>Lo <strong>sviluppo </strong>ci dice che abbiamo bisogno di nuove strade, di nuovi ponti, di nuove grandi opere. Come abbiamo fatto, fino ad oggi, a sopravvivere senza? La via dei grandi investimenti pubblici per contrastare la crisi è stata perseguita nel 1929; a 80 anni di distanza forse sarebbe il caso di valutare l’anacronismo di certi appelli che pensano al Pil di oggi, ma non alle conseguenze di domani: siamo o non siamo il Paese che sette miliardi di persone vogliono visitare? Non credo che dall’estremo Oriente vengano in Italia per vedere le nostre autostrade, anche perché probabilmente le sanno fare meglio di noi. Nella peggiore delle ipotesi una nuova strada serve a spostare il traffico, in quella più plausibile serve a incrementarlo. Eppure l’Europa, con la <a href="http://ec.europa.eu/climateaction/eu_action/index_it.htm" target="_blank">strategia 20-20-20</a>, pone la riduzione delle emissioni come obiettivo di primaria importanza. Parole al vento, evidentemente (quale coerenza, visto che è proprio il vento oggi l’unica arma contro lo smog nella stagnante pianura Padana).</p><p>Al <strong>progresso</strong>, infine, non resta che somigliare a una presa in giro. Non servono a nulla l’abitazione passiva, la sportina biodegradabile, l’auto ibrida e il pannello solare se questi strumenti continuano a essere nient’altro che una scusa per la crescita, per cadere nuovamente in una spirale autodistruttiva.</p><p>La geografia che si studia alle scuole elementari insegna che ogni territorio ha una sua <strong>vocazione</strong>. E prima o poi anche chi combatte il &#8220;disfattismo&#8221; dovrà farsene una ragione. Il fotovoltaico sarà nei <a href="http://www.ecoseven.net/energia/arriva-desertec-lenergia-dei-deserti-africani-e-mediorientali" target="_blank">deserti</a>, l’energia verrà dal mare e dai fiumi molto più di quanto non avvenga oggi. Riqualificare sarà obbligatorio, costruire sarà <a href="http://www.corriere.it/ambiente/11_ottobre_18/pgt-crescita-zero-fagnani_1db905ec-f965-11e0-bc4b-5084eabf7820.shtml" target="_blank">proibito</a>. Questa è crescita. Le bonifiche cancelleranno i segni delle speculazioni incapaci di produrre ricchezza senza creare debito pubblico, perché l’Italia dovrà tornare prima di tutto bella per continuare a sedurre il mondo e trarre profitto da quelle miniere d’oro chiamate turismo e cultura. Questo è sviluppo. Le discariche non serviranno, perché tutti i materiali non riciclabili verranno depennati dal ciclo produttivo. Le centrali a biomasse spariranno perché la produzione di cibo tornerà a essere un investimento più conveniente. I tir non dovranno trasportare l’insalata da Bari a Milano, perché la verdura può coltivarla anche il vicino di casa. Questo è progresso. Ma tornando al valore delle parole, queste si chiamano ancora <strong>utopie</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/27/crescita-sviluppo-progresso-anche/186609/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Paradossi fotovoltaici. E sprechi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/13/paradossi-fotovoltaici-sprechi/175627/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/13/paradossi-fotovoltaici-sprechi/175627/#comments</comments> <pubDate>Tue, 13 Dec 2011 08:17:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Matteo Mingazzini</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[agricoltura]]></category> <category><![CDATA[energie rinnovabili]]></category> <category><![CDATA[fotovoltaico]]></category> <category><![CDATA[lugo]]></category> <category><![CDATA[pannelli]]></category> <category><![CDATA[spreco]]></category> <category><![CDATA[tutela territorio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=175627</guid> <description><![CDATA[Non basta all&#8217;Italia che le sue pianure, tra le più fertili al mondo, vengano adibite a silicio, mentre sui capannoni (industriali e non) continua a marcire il cemento amianto. Non basta: ai piedi dei pannelli fotovoltaici viene dato anche il diserbante. Succede a Voltana, nel comune di Lugo, ma immagino succeda anche altrove. Probabilmente le...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non basta all&#8217;Italia che le sue pianure, tra le più fertili al mondo, vengano adibite a silicio, mentre sui capannoni (industriali e non) continua a marcire il cemento amianto.</p><p>Non basta: ai piedi dei pannelli fotovoltaici viene dato anche il <strong>diserbante</strong>. Succede a Voltana, nel comune di Lugo, ma <a href="http://www.colservice.it/fotovoltaico/diserbi.htm" target="_blank">immagino succeda anche altrove</a>. Probabilmente le erbacce intaccano i tronchi dei pannelli, compromettendo la produzione dei frutti. Dunque tabula rasa, alla faccia di chi giura che con il fotovoltaico i terreni tornino a respirare, grazie a una pausa dai prodotti chimici utilizzati dall’agricoltura.</p><p>Non basta: i campi fotovoltaici vengono illuminati. Succede, anche questo, nel lughese, ma sicuramente succede un po’ ovunque. L’energia prodotta di giorno serve per illuminare i pannelli di notte, per scoraggiare i ladri di rame. Così, alla deturpazione paesaggistica si aggiunge l’<strong>inquinamento luminoso</strong>, che fino a poco tempo fa perlomeno risparmiava l’aperta campagna.</p><p>Non basta: per seminare il fotovoltaico servono <strong>strade</strong>. Strade bianche, ma strade che comunque andranno bonificate se si vorrà restituire il terreno all’agricoltura. Perché evidentemente la terra sotto i piedi non è sostenibile per chi deve costruire e curare questi campi di energia pulita.</p><p>Non basta: alle moderne campagne fotovoltaiche servono <strong>recinzioni</strong>. Per prevenire i furti e per tutti i motivi per cui di solito si piazza una recinzione: divieto di accesso, di transito, di curiosità.</p><p>Ora provate a immaginare di vivere in una regione che, a differenza della nostra, non sia in grado di mettere in campo <a href="http://www.ermesambiente.it/wcm/ermesambiente/news/2010/dicembre/06_fotovoltaico_areesiti.htm" target="_blank">politiche serie ed efficaci</a> per la tutela del territorio.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/13/paradossi-fotovoltaici-sprechi/175627/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Da Bologna a Milano, i guerriglieri del verde: &#8220;Siamo gli anarchici del giardinaggio&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/10/bologna-milano-guerriglieri-verde-piantiamo-alberi-senza-chiedere-autorizzazioni/176726/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/10/bologna-milano-guerriglieri-verde-piantiamo-alberi-senza-chiedere-autorizzazioni/176726/#comments</comments> <pubDate>Sat, 10 Dec 2011 21:45:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Matteo Mingazzini</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[anarchici]]></category> <category><![CDATA[blitz]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[emilia romagna]]></category> <category><![CDATA[giardinaggio politico]]></category> <category><![CDATA[guerrilla gardening]]></category> <category><![CDATA[milano]]></category> <category><![CDATA[Movimento]]></category> <category><![CDATA[piante]]></category> <category><![CDATA[terra di nettuno]]></category> <category><![CDATA[verde pubblico]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=176726</guid> <description><![CDATA[L'obiettivo è portare il verde dove non arriva. O non cresce più. Si chiama Guerrilla gardening, un movimento formato da persone che si organizzano per rinverdire con fiori e alberi gli spazi pubblici degradati, senza chiedere il conto a nessuno, ]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/gradening_pp_er.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-176725" title="gradening_pp_er" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/gradening_pp_er.jpg?47e3a5" alt="" width="620" height="240" /></a>L&#8217;obiettivo è portare il verde dove non arriva. O non cresce più. Si chiama <em>Guerrilla gardening</em>, un movimento formato da persone che si organizzano per rinverdire con fiori e alberi gli spazi pubblici degradati, senza chiedere il conto a nessuno, abusivamente, &#8220;<strong>perché il verde non deve essere autorizzato</strong>&#8220;.</p><p>Il termine è stato coniato nel 1973 da attivisti newyorkesi e col tempo è stato adottato in tutto il mondo per inquadrare il “<strong>giardinaggio politico</strong>”, un’azione ambientalista non violenta e anarchica per riqualificare gli spazi urbani all’insegna dell’ecologia. In Italia il <em>Guerrilla gardening</em> è arrivato con i primi attivisti a <strong>Milano</strong>, e da pochissimo  ha creato un “nucleo operativo” di <strong>Bologna</strong>.</p><p>“Eravamo solamente in tre a dicembre dell’anno scorso &#8211; racconta Andrea Giordani, uno dei guerriglieri del verde -, ma ad oggi hanno partecipato alle nostre missioni almeno una sessantina di facce diverse”.</p><p>Dicembre non era però il mese migliore per seminare, dunque i tre amici hanno aspettato la primavera di quest’anno per la prima operazione: “Il nostro primo attacco è stato fatto a <strong>Quarto Inferiore, in via San Donato</strong>. C’erano due grandi vasi incolti, li abbiamo riempiti con delle petunie e con delle pervinche”.</p><p>Niente di eclatante, giusto un test di rodaggio che ha dato la spinta alle operazioni successive: al primo di maggio, grazie al passaparola di Facebook (alla pagina dell’associazione <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it-it.facebook.com/people/Terra-Di-Nettuno/100002256263489">Terra di Nettuno</a></span>), gli attivisti sono già una ventina e si ritrovano in via Malvasia per piantare otto oleandri e una marea di semi di girasole. “Abbiamo tentato anche di seminare girasoli nella rotonda di <strong>Porta Lame</strong>, un gesto simbolico che voleva unire la resistenza vera dei partigiani alla nostra, contro il degrado. Purtroppo l’idea non è piaciuta e i girasoli sono stati segati non appena sono spuntati”.</p><p>Sei degli otto oleandri piantati in via Malvasia sono stati invece rubati poco dopo l’operazione, ma dalla cittadinanza sono arrivate le prime risposte positive: “Qualcuno ha rimpiazzato due degli oleandri rubati e ha aggiunto altre piante. Inoltre, quando andavamo ad annaffiare trovavamo la terra già bagnata, segno che altri si stavano prendendo cura volontariamente delle piante”; e positiva è stata pure la reazione dei ragazzi della comunità <strong>L’Arcobaleno di via Badini</strong>, che sono usciti ad applaudire i guerriglieri e hanno adottato le zinnie piantate in luglio nell’aiuola spartitraffico di fronte alla loro struttura.</p><p>“<strong>Operiamo sempre di giorno</strong> perché ci piace l’idea che i cittadini ci vedano in azione. C’è chi si complimenta, chi si unisce al lavoro, chi si offre per prendersi cura delle piante e chi fa una donazione per la causa; una volta ci hanno anche portato la merenda, ed è capitato che i negozi ci facciano degli sconti quando vedono cosa vogliamo fare. E non mancano ovviamente gli scettici che ci dicono che è un lavoro inutile, ma proprio a loro vogliamo dimostrare il contrario”. Andrea spiega che il <em>guerrilla gardening</em> è completamente autonomo: “Siccome si tratta di un<strong> movimento anarchico e illegale</strong>, non accettiamo sponsorizzazioni, per evitare ogni tipo di complicazione”. Dire che il <em>guerrilla gardening</em> è “illegale” è sicuramente corretto, ma quasi paradossale e, anzi, coi tempi che corrono è lecito pensare che le casse comunali siano ben liete che qualcuno arredi gratuitamente le aiuole: “Le pattuglie dei vigili vengono a curiosare, una volta ci hanno fatto notare che la cosa era illegale; quando abbiamo risposto che stavamo solamente piantando dei fiori, non hanno fatto altro che raccomandarci di annaffiarli”.</p><p>Le regole per essere un buon guerrigliero sono poche e semplici: “E’ importante agire vicino alla propria abitazione per riuscire a prendersi cura delle piante finché non attecchiscono. Bisogna conoscere il luogo per capire se transitano pedoni e se il terreno è adatto, dopodiché sono sufficienti una paletta e poco più. Le piante vanno segnalate e protette per impedire che vengano falciate alla prima manutenzione del Comune. La prassi è quella di agire in luoghi ben in vista e magari lasciare un cartello che spieghi il motivo dell’azione, in modo che i passanti possano vedere il risultato ed essere eventualmente coinvolti. Non serve essere dei giardinieri esperti, è sufficiente avere qualche nozione di base per sapere scegliere le piante adatte per ogni luogo e periodo”. Quanti siano oggi gli attivisti in Emilia Romagna è difficile stimarlo: “Molti cittadini sono guerriglieri senza saperlo, d’altronde contribuire a migliorare il verde non è l’esclusiva di nessuno, ma fa bene a tutti”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/10/bologna-milano-guerriglieri-verde-piantiamo-alberi-senza-chiedere-autorizzazioni/176726/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>25</slash:comments> </item> <item><title>Crisi idrica in Romagna  Non piove da 4 mesi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/28/crisi-idrica-romagna-piove-mesi/173688/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/28/crisi-idrica-romagna-piove-mesi/173688/#comments</comments> <pubDate>Mon, 28 Nov 2011 14:12:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Matteo Mingazzini</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[bacino artificiale]]></category> <category><![CDATA[bagno di romagna]]></category> <category><![CDATA[cervia]]></category> <category><![CDATA[cesena]]></category> <category><![CDATA[faenza]]></category> <category><![CDATA[fiume bidente]]></category> <category><![CDATA[forlì]]></category> <category><![CDATA[hera]]></category> <category><![CDATA[ravenna]]></category> <category><![CDATA[ridracoli]]></category> <category><![CDATA[Rimini]]></category> <category><![CDATA[roberto zoffoli]]></category> <category><![CDATA[vasco errani]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=173688</guid> <description><![CDATA[Mentre mezza Italia viene travolta dalle alluvioni, per la Romagna è crisi idrica. L’invaso di Ridracoli, il bacino artificiale che si trova ]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/10/acqua-2.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-162765" title="acqua 2" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/10/acqua-2.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="220" /></a>Mentre mezza Italia viene travolta dalle alluvioni, per la Romagna è crisi idrica. L’invaso di <strong>Ridracoli</strong>, il bacino artificiale che si trova nel comune appenninico di <strong>Bagno di Romagna</strong> e che serve gli acquedotti delle province di <strong>Ravenna</strong>, <strong>Rimini</strong> e <strong>Forlì-Cesena</strong>, da aprile a oggi ha perso <strong>25 milioni di metri cubi</strong> di acqua e le poche piogge estive non sono bastate a migliorare la situazione.</p><p>La prima avvisaglia di quella che ormai è ufficialmente un&#8217;emergenza si è avuta lo scorso 26 settembre quando era stata emessa l’allerta della protezione civile. Poi lunedì 21 novembre è stato raggiunto lo <strong>stato di preallarme</strong> quando l’acqua disponibile è scesa sotto la soglia dei 6 milioni di metri cubi. Infine appena dopo è arrivato il decreto di <strong>stato di crisi idrica</strong> firmato dal governatore della Regione Emilia Romagna, <strong>Vasco</strong> <strong>Errani</strong>, che ha innescato una catena di ordinanze in tutti i comuni romagnoli.</p><p>Su questa scia, lo stesso giorno del decreto regionale, si è mossa l&#8217;amministrazione comunale di <strong>Cervia</strong>, per mano del sindaco <strong>Roberto Zoffoli</strong>, con un “provvedimento per il contenimento dei consumi idropotabili” che fino al <strong>31 maggio 2012</strong>, a meno di cambiamenti climatici che al momento non sembrano prevedibili, impone una serie di limitazioni nell&#8217;uso dell&#8217;acqua potabile. Vietato lavare veicoli a motore a casa, innaffiare orti, giardini o campi da gioco. Ma non solo. Gli abitanti di Cervia e delle frazioni dovranno adattare i rubinetti di casa con frangigetto per puntare a un risparmio del 50% e l&#8217;acqua potabile, per lavare stoviglie e verdure, va riservata solo alla fase del risciacquo, non a quelle precedenti. Inoltre meglio fare la doccia che il bagno e insaponarsi a rubinetto spento per arrivare a tagliare del 75% l&#8217;uso dell&#8217;acqua nell&#8217;igiene personale.</p><p>A Cervia polizia municipale e forze dell&#8217;ordine avranno il compito di vigilare sull&#8217;osservanza del provvedimento e i trasgressori saranno puniti con <strong>sanzioni che vanno dai 50 ai 500 euro</strong>. Sulla stessa scia si stanno muovendo anche i comuni di Ravenna e <strong>Faenza</strong> mentre in altrove le amministrazioni locali stanno disponendo lo stop a fontane ornamentali prive di ricircolo e agli impianti di irrigazione dei parchi. Dal canto suo <strong>Hera</strong>, multiutily della Regione Emilia Romagna, dovrà occuparsi della chiusura delle fontanelle di erogazione prive del rubinetto di arresto ed effettuare il servizio di igiene urbana con mezzi che non utilizzino acqua potabile.</p><p>Intanto a Ridracoli, a quasi una settimana dall’attivazione dello stato di preallarme, l’acqua continua a calare e a oggi non supera i 5 milioni e 600 mila metri cubi mentre all’orizzonte non si vedono nuvole. Il grande muro che taglia la vallata è visibile quasi per intero su entrambi i lati, anche dove dovrebbe essere nascosto dalle acque del <strong>fiume Bidente</strong>, che invece si sono ritirate di <strong>oltre 40 metri</strong>. Un dislivello notevole, dunque, segnalato non solo dai misuratori, ma anche dalla linea della vegetazione, che non si è sviluppata al di sotto dei livelli di norma. Ora si teme l’ormai inesorabile fase di allarme, prevista al raggiungimento dei 5 milioni di metri cubi nell’invaso, il quale continua a perdere circa 60 mila metri cubi ogni giorno che passa senza pioggia.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/28/crisi-idrica-romagna-piove-mesi/173688/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>La democrazia contro natura</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/26/democrazia-contro-natura/173364/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/26/democrazia-contro-natura/173364/#comments</comments> <pubDate>Sat, 26 Nov 2011 19:20:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Matteo Mingazzini</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Ambiente]]></category> <category><![CDATA[comodità]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[parchi]]></category> <category><![CDATA[servizi]]></category> <category><![CDATA[sostenibilità]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=173364</guid> <description><![CDATA[Madre natura ripudia la democrazia. La forma di governo cara a tutti i popoli del pianeta rischia di innescare nelle persone atteggiamenti sempre più scorretti nei confronti di ciò che crediamo o cerchiamo di tutelare. Gli esempi, in questo senso, si sprecano e si intrecciano con politiche troppo attente a voler fare contenti tutti in...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Madre natura ripudia la democrazia. La forma di governo cara a tutti i <strong>popoli del pianeta</strong> rischia di innescare nelle persone atteggiamenti sempre più scorretti nei confronti di ciò che crediamo o cerchiamo di tutelare. Gli esempi, in questo senso, si sprecano e si intrecciano con politiche troppo attente a voler fare contenti tutti in tutte le occasioni; ne voglio riportare uno, che a mio avviso spiega come la politica dell’intervento sostenibile dovrebbe cedere il passo, in molti casi, a quella del <strong>non intervento</strong>.</p><p>Esiste, a pochi chilometri da <strong>Castel del Rio</strong>, nell’Imolese, un piccolo paese disabitato chiamato <a href="http://www.appenninoromagnolo.it/borghi/castiglioncello.asp" target="_blank">Castiglioncello</a>. Questo posto, oltre al fascino del borgo in rovina, attrae un gran numero di turisti in estate data la vicinanza con un fiume dove è possibile fare il bagno (checché se ne <a href="http://bologna.repubblica.it/cronaca/2010/07/22/news/dal_reno_al_santerno_allarme_fiumi_acque_inquinate_balneazione_vietata-5742668/" target="_blank">dica</a>). Negli anni questa località si è fatta un nome, e la conseguenza ovvia dell’aumento di flusso di gente è stata la creazione di un nuovo parcheggio per accedere al fiume (e al borgo): più grande, più sicuro, più comodo. Il risultato è immaginabile: il paesello che prima era visitato da pochi volonterosi è ora meta di ogni sorta di esemplare umano. Scritte sui muri e rifiuti sono cresciuti in maniera esponenziale; i vecchi abbeveratoi in pietra sono ora collettori di lattine e bottiglie di plastica. Castiglioncello non è più l’obiettivo di chi cerca una passeggiata nel verde, ma di chiunque. Castiglioncello è diventato <strong>un luogo democratico</strong>.</p><p>Parlando con un alpinista, ho ascoltato un aneddoto che mi è rimasto impresso: “A quattromila metri di quota nessuno ti ruba il portafogli, né i viveri. A quattromila metri di quota nessuno penserebbe mai di farti del male, perché se uno arriva a quattromila metri, ci arriva perché ama la natura, e se ama la natura sa cosa significhi rispettarla e rispettare il prossimo”. Castiglioncello non è certamente a quattromila metri di quota, ma è un esempio di come gli incentivi al turismo democratico (o di massa) portino al degrado, perché trascinano in un posto anche chi non lo merita. Il parcheggio comodo serve al supermercato, e così il cestino per i rifiuti, la scala mobile, la strada asfaltata, la panchina. <strong>L’ambiente non è per tutti</strong>, ma solo per chi ha la volontà di rinunciare a servizi che non possono e non devono far parte di quei luoghi che ci ricordano che i diritti sono successivi ai doveri.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/26/democrazia-contro-natura/173364/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>La fabbrica Paul McCartney funziona ancora: a Bologna 14 mila persone al concerto-show</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/26/nostalgia-fuochi-dartificio-prima-europea-paul-mccartney-bologna/173412/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/26/nostalgia-fuochi-dartificio-prima-europea-paul-mccartney-bologna/173412/#comments</comments> <pubDate>Sat, 26 Nov 2011 19:13:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Matteo Mingazzini</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Beatles]]></category> <category><![CDATA[biglietti]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[concerto]]></category> <category><![CDATA[evento]]></category> <category><![CDATA[fab four]]></category> <category><![CDATA[fan]]></category> <category><![CDATA[George Harrison]]></category> <category><![CDATA[giradini margherita]]></category> <category><![CDATA[hotel baglioni]]></category> <category><![CDATA[john lennon]]></category> <category><![CDATA[Martin Scorsese]]></category> <category><![CDATA[on the run]]></category> <category><![CDATA[Paul McCartney]]></category> <category><![CDATA[unipol arena]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=173412</guid> <description><![CDATA[“Vi piacerebbe tornare indietro?” McCartney lo chiede al suo pubblico, sulle note di Get Back, e per una sera]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/11/paul_mccartney_er.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-170302" title="paul_mccartney_er" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/11/paul_mccartney_er.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="220" /></a>“Vi piacerebbe tornare indietro?” McCartney lo chiede al suo pubblico, sulle note di Get Back, e per una sera sembrerebbe quasi che il viaggio nel tempo si sia avverato. Sir Paul, per la prima volta a Bologna, ha incantato l’Unipol Arena a più di mezzo secolo di distanza dalla nascita dei Beatles, a trent’anni dallo scioglimento dei Wings. Il tempo sembra non scalfire la musica, né l’entusiasmo dell’ex Beatle ormai settantenne: quasi tre ore di concerto e ben 36 pezzi accompagnati impeccabilmente da Rusty Anderson alla chitarra, Paul Wickens alle tastiere, Brian Ray al basso e Abe Laboriel Jr. alla batteria. Lui, il polistrumentista mancino più famoso al mondo, si concede tanto al basso quanto al piano e alle chitarre.</p><p>La serata esordisce con le note di <strong>Magical Mistery Tour</strong>, seguite a ruota dall’incalzante <strong>Junior’s Farm</strong>: solo a questo punto il baronetto si ferma per dare il benvenuto alla platea, promettendo che si impegnerà a parlare (anche) in italiano: basterebbe questo per consegnare un inglese agli annali. Si ricomincia con <strong>All My Loving</strong> e l’atmosfera inizia a scaldarsi, Paul si toglie la giacca e si ferma a contemplare i suoi fan “per godersi tutti gli applausi”. Maniche rimboccate e via con <strong>Jet </strong>e <strong>Got To Get You Into My Life</strong>. C’è spazio anche per The Fireman a questo On The Run Tour, dunque viene rispolverata <strong>Sing The Changes</strong>, ma ovviamente non basta per stupire: così ecco <strong>The Night Before</strong> per la prima volta dal vivo in Italia, <strong>Let Me Roll It</strong> con un finale strumentale dedicato a Jimi Hendrix, e <strong>Paperback Writer</strong> “suonata  &#8211; dice lui &#8211; con la stessa chitarra utilizzata sul disco originale”. Paul si sposta al piano ed è la volta di <strong>The long And Winding Road</strong> e, dopo una dedica ai fan dei Wings con <strong>Nineteen Hundred and Eighty-Five</strong>, un’altra chicca targata Beatles arriva da <strong>Come And Get It</strong>, al suo esordio assoluto dal vivo. Chiusa la prima dozzina, sembrano passati appena una manciata di minuti quando Paul attacca <strong>Maybe I’m Amazed</strong> e <strong>I’m Looking Through You;</strong> su <strong>And I Love Her</strong> i cori del pubblico quasi sovrastano la voce di McCartney, prima di passare all’inossidabile <strong>Blackbird</strong>. E’ tempo di ricordare chi erano i Beatles, ed ecco la prima dedica con <strong>Here Today</strong>, scritta per John Lennon. Una parentesi con <strong>Dance Tonight</strong>, <strong>Mrs Vandebilt</strong> e l’immancabile <strong>Eleanor Rigby</strong>, poi è la volta di George Harrison, con una versione di <strong>Something</strong> a base di ukulele. I fan si sgolano, mentre l’epica <strong>Band On The Run</strong> tocca l’apice del repertorio Wings. <strong>Ob-la-di Ob-la-da</strong> e <strong>Back In The Ussr</strong> danno la scossa che chiude la seconda dozzina, ma ce n’è ancora per tutti  i gusti. <strong>I’Ve Got A Feeling </strong>è seguita dal medley di <strong>A Day In The Life</strong> e <strong>Give Peace A Chance</strong>, uno di quei rari ritornelli che chiunque canterebbe all’infinito senza mai stancarsi. Gran (finto) finale con <strong>Let It Be,</strong> l’esplosiva <strong>Live And Let Die</strong> (condita con la spettacolare coreografia di fuochi d’artificio “indoor” come promesso) e <strong>Hey Jude</strong>, cantata all’unisono dai tredicimila presenti. A quota trenta per la prima volta sir Paul lascia il palco, e quando rientra si concede una piccola ruffianeria, sventolando la bandiera italiana. E’ di nuovo tempo di fermare gli orologi per i grandi annunci: un’altra canzone dei Beatles mai suonata prima dal vivo, e parte <strong>The Word</strong>, seguita da un accenno in medley di <strong>All You Need Is Love</strong>. <strong>Day Tripper</strong> e <strong>Get Back</strong> chiudono il primo encore: stanchezza, fatti sotto. Il tris finale vale quanto un poker e dopo un’attesissima <strong>Yesterday</strong>, con <strong>Helter Skelter</strong> viene quasi da pensare che no, non può essere lui, forse “<em>Paul is dead</em>” per davvero, e quel sosia sul palco deve essere per forza più giovane dell’originale. Ultima canzone, anzi ultime tre, con il medley aperto da <strong>Golden Slumbers</strong> e chiuso come si sarebbe dovuto chiudere originariamente Abbey Road, con <strong>The End</strong>. Questa volta è davvero la fine, ma niente paura: Paul garantisce che si tratta solamente di un arrivederci.</p><p>Il  musicista di Liverpool era atterrato a<strong> Bologna</strong> venerdì pomeriggio intorno alle 17.30  con un volo privato, a bordo di un Falcon 900 decollato dall’aeroporto di Londra Ashford. Scortato da una decina di guardie del corpo è riuscito a sottrarsi ai fotografi e alla folla, anche a quella che lo attendeva in serata davanti all&#8217;hotel dove ha passato la notte in pieno centro cittadino.</p><p>Alle 12.30 di sabato in gran segreto, il baronetto inglese è andato ai giardini Margherita per una sgambata in bicicletta mentre fin dalla mattina centinaia di persone avevano praticamente intasato la centralissima via Indipendenza in attesa di vedere McCartney alla sua primissima uscita bolognese in 50 anni di carriera.</p><p>Subito dopo l&#8217;atterraggio del suo <em>jet </em>privato McCartney non ha perso tempo e nel giro di un&#8217;ora era già a Casalecchio di Reno per le prove del concerto di stasera. Ad attenderlo nel palazzetto del basket bolognese c&#8217;era una organizzazione gigantesca: 130 altoparlanti, tre mega-schermi, 31 tir, una mensa che serve 500 pasti vegetariani per circa 300 persone impegnate nella preparazione del concerto.</p><p lang="it-IT"> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/26/nostalgia-fuochi-dartificio-prima-europea-paul-mccartney-bologna/173412/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;alluvione dei luoghi comuni</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/07/lalluvione-dei-luoghi-comuni/168713/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/07/lalluvione-dei-luoghi-comuni/168713/#comments</comments> <pubDate>Mon, 07 Nov 2011 00:45:43 +0000</pubDate> <dc:creator>Matteo Mingazzini</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[alluvione]]></category> <category><![CDATA[Ambiente]]></category> <category><![CDATA[bonifica]]></category> <category><![CDATA[catastrofe]]></category> <category><![CDATA[speculazione edilizia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=168713</guid> <description><![CDATA[Ed ecco una nuova alluvione in Liguria. Nel marasma di parole che si susseguono, ce ne sono tre che da buon romagnolo non ho ancora letto, né sentito: “consorzi di bonifica”. Perché? Perché in Liguria non esistono. Eppure sembra che questo dettaglio non interessi a nessuno. Meglio la solita caccia alle streghe, quella che accompagna...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ed ecco una nuova alluvione in Liguria. Nel marasma di parole che si susseguono, ce ne sono tre che da buon romagnolo non ho ancora letto, né sentito: “<strong>consorzi di bonifica</strong>”. Perché? Perché in Liguria non esistono.</p><p>Eppure sembra che questo dettaglio non interessi a nessuno. Meglio la solita caccia alle streghe, quella che accompagna il valzer delle catastrofi italiane solo ed esclusivamente quando ci scappa il morto. Non è una novità che gli stranieri non comprendano la nostra politica, forse perché rifiutano di prendere in considerazione l’unica risposta: <strong>gli italiani sono i primi a disinteressarsi dei propri problemi</strong>.</p><p>Oggi <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/liguria/2011/11/05/visualizza_new.html_643729270.html" target="_blank">la colpa è del sindaco</a> di Genova. Non di chi per cent’anni ha tombinato i fossi. Non di chi per cent’anni ha tutelato gli argini dei fiumi. Non di chi per cent’anni ha terrazzato le montagne. Non di chi, per cent’anni, ha siglato i piani urbanistici (per arrivare a far dire a Silvio Berlusconi che “<a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2011/11/05/dirette/maltempo_alluvioni-24464002/?ref=HRER3-1" target="_blank">si è costruito là dove non si doveva costruire</a>”, bisogna averla fatta veramente grossa). La colpa dunque è del sindaco. Perché il problema diventa “chiudere le scuole se piove troppo”, e non “fare in modo che le scuole non debbano chiudere se piove troppo”. E allora mandiamolo a casa, questo sindaco, e torniamo in pace alle nostre faccende, <strong>in attesa della prossima alluvione</strong>. Facciamola facile anche questa volta: Piove? “Governo ladro”… e gli italiani? “Brava gente”, ovviamente.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/07/lalluvione-dei-luoghi-comuni/168713/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Treni ad Alta Visibilità</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/19/treni-ad-alta-visibilita/164322/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/19/treni-ad-alta-visibilita/164322/#comments</comments> <pubDate>Wed, 19 Oct 2011 07:31:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Matteo Mingazzini</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[cantieri]]></category> <category><![CDATA[ferrovie]]></category> <category><![CDATA[frecciarossa]]></category> <category><![CDATA[impatto ambientale]]></category> <category><![CDATA[No Tav]]></category> <category><![CDATA[tav]]></category> <category><![CDATA[Trenitalia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=164322</guid> <description><![CDATA[Premessa lunga, ma necessaria: per scavalcare gli Appennini emiliano-romagnoli e arrivare a Firenze in treno ci sono due, anzi tre alternative. La prima consiste nei Regionali che partono da Faenza: 7,05 euro di biglietto per 1 ora e 49 minuti di viaggio. La seconda e la terza alternativa prevedono entrambe la partenza dal capoluogo emiliano:...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Premessa lunga, ma necessaria: per scavalcare gli Appennini emiliano-romagnoli e arrivare a Firenze in treno ci sono due, anzi <strong>tre alternative</strong>. La prima consiste nei Regionali che partono da Faenza: 7,05 euro di biglietto per 1 ora e 49 minuti di viaggio. La seconda e la terza alternativa prevedono entrambe la partenza dal capoluogo emiliano: con la tradizionale linea, che tra Intercity e Regionali richiede dai 7,65 ai 14,50 euro (con tempi di percorrenza dai 55 minuti fino a 1 ora e 39), oppure con la nuova linea dedicata all&#8217;alta velocità, operativa ormai da un paio d&#8217;anni, al prezzo di 25 euro in seconda classe, per un viaggio di 37 minuti.</p><p>Tralasciamo le ipotesi di mezzo e prendiamo i due casi estremi, sia per prezzo, sia per tempi. Nel primo caso, all&#8217;<strong>apice del <em>low-cost</em></strong>, si possono valicare gli Appennini attraverso una ferrovia non elettrificata costruita verso la fine dell&#8217;Ottocento. I più fortunati viaggeranno su un comodo e moderno <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Minuetto_%28treno%29" target="_blank">Minuetto</a>, gli altri su un&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Automotrice_FS_ALn_668" target="_blank">automotrice Fiat</a> che&#8230; beh, che non merita nemmeno una battuta. Aldilà dei <a href="http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/2011/09/01/572624-ritardi_guasti.shtml" target="_blank">disservizi</a> di questa linea, i viaggiatori godranno indistintamente di un viaggio immerso nel verde, con numerose fermate in piccole e suggestive località montane. E’ vero che servono quasi due ore, ma “con un deca” avanzano anche i soldi per la colazione. Nel secondo caso si ha a che fare con poco meno di 80 chilometri percorsi in poco più di mezz&#8217;ora. Il prezzo è alto (più del triplo rispetto alla tratta faentina), ma il fondoschiena poggia sulle poltrone dei <a href="http://www.trenitalia.com/cms/v/index.jsp?vgnextoid=cbe209296b85a110VgnVCM10000080a3e90aRCRD" target="_blank">Frecciarossa</a>. Zero fermate, non si vedono stazioni, anzi non si vede proprio niente, dato che quasi tutto il viaggio è in galleria. Quasi.</p><p>Non voglio ricalcare le proteste contro la (le) TAV, per il semplice fatto che sugli Appennini questa infrastruttura esiste già e rimarrà per sempre, <a href="http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/ambiente/tav-torrenti/tav-torrenti/tav-torrenti.html" target="_blank">nonostante tutto</a>. In altre parole, non voglio mettere in discussione la sua <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/17/auto-elettriche-ancora-troppo-costose-i-treni-sono-il-futuro-della-mobilita-verde/164292/" target="_blank">utilità</a>. Vorrei, piuttosto, interrogarmi sulle <strong>capacità dell&#8217;uomo di costruire infrastrutture</strong>, se è vero che il progresso tecnologico dovrebbe aiutare a migliorare la qualità della vita, e quindi anche dell&#8217;ambiente (come suggeriscono a parole i governi). Nel 1888 è stata realizzata <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ferrovia_Faentina" target="_blank">una ferrovia</a> ancora oggi funzionante, integrata con i paesi che attraversa e quasi completamente invisibile nel suo tragitto, non più invadente dello spazio occupato dalle rotaie. Nel nuovo millennio l&#8217;Italia ha ritenuto necessario dotarsi di una nuova struttura: più grande, più veloce, più sicura.</p><p>Ora, fatevi un giro con lo Street View di <a href="http://maps.google.it/maps?hl=it&amp;hl=it&amp;tab=nl" target="_blank">Google Maps</a>: cercate la frazione di San Pellegrino, poco a nord di Firenzuola, e godetevi il panorama offerto dalla provinciale 610. Noterete che sì, l&#8217;alta velocità corre quasi interamente in galleria, ma appena mette il naso fuori è ben visibile, grazie a colate di cemento da fare invidia a un centro commerciale: strade, piazzali e ponti di servizio, edifici di ogni forma e dimensione. E un <strong>eliporto</strong>.</p><p>Non ho chiesto &#8211; e non voglio chiedere &#8211; a cosa servano tante infrastrutture contingenti a una ferrovia, perché voglio credere che abbiano una loro utilità; voglio credere che non siano semplici residui di cantiere troppo costosi da rimuovere, e che magari siano lì per la sicurezza di qualcosa o di qualcuno. Voglio credere che abbiano un loro ruolo fondamentale nel permettere ai cronometri degli Eurostar di fermarsi a <strong>37 minuti</strong>. Mi chiedo, piuttosto, come facessero nell&#8217;Ottocento a portare a termine una ferrovia (e a farla funzionare!) senza l&#8217;aiuto di un eliporto.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/19/treni-ad-alta-visibilita/164322/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>Riscaldamento globale&#8230; locale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/05/riscaldamento-globale-locale/161794/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/05/riscaldamento-globale-locale/161794/#comments</comments> <pubDate>Wed, 05 Oct 2011 14:31:15 +0000</pubDate> <dc:creator>Matteo Mingazzini</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Ambiente]]></category> <category><![CDATA[cementificazione]]></category> <category><![CDATA[lottizzazione]]></category> <category><![CDATA[riscaldamento globale]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=161794</guid> <description><![CDATA[Il caldo piace. Tuttavia, anche i più meteoropatici, di fronte a un paio di mesi di bel tempo ininterrotto, sono costretti a chiedersi che fine abbiano fatto le nuvole e la pioggia. In questi contesti, l’iter delle notizie a mezzo stampa è pressappoco sempre lo stesso: si inizia condannando il maltempo, poi quando arriva il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>caldo </strong>piace. Tuttavia, anche i più meteoropatici, di fronte a un paio di mesi di bel tempo ininterrotto, sono costretti a chiedersi che fine abbiano fatto le nuvole e la pioggia.</p><p>In questi contesti, l’iter delle notizie a mezzo stampa è pressappoco sempre lo stesso: si inizia condannando il maltempo, poi quando arriva il sole si festeggia; si continua a festeggiare per alcune settimane (sottolineando l’<a href="http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/economia/2011/09/23/586837-tedeschi_tornano_forze_sulle_nostre_coste.shtml" target="_blank">orgasmo degli operatori turistici balneari</a>), infine qualcuno si accorge che &#8211; diamine! &#8211; non ci sono più le stagioni. A questo punto, si può scegliere se concentrarsi sulla <strong><a href="http://www.dire.it/DIRE-EMILIA-ROMAGNA/la_siccita.php?c=41076&amp;m=14&amp;l=it" target="_blank">siccità</a> </strong>o sul <a href="http://bologna.repubblica.it/cronaca/2011/09/29/foto/via_orefici_i_ciliegi_in_fiore-22394638/1/" target="_blank"><strong>riscaldamento globale</strong></a>; ma se da un lato la siccità è sotto gli occhi di tutti, il riscaldamento globale risulta più difficile da credere e da argomentare.</p><p>Cosa ci dicono? A grandi linee, ci dicono che è <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www3.lastampa.it/ambiente/sezioni/news/articolo/lstp/422777/" target="_blank">colpa dell’anidride carbonica</a></span></strong>: dopo la minaccia dei clorofluorocarburi e del piombo nella benzina, ora il mondo ha paura dell’anidride carbonica. E dopo avere investigato anche sulle <a href="http://www.epa.gov/rlep/faq.html" target="_blank">flatulenze dei ruminanti</a>, si corre ai ripari con virtuosismi quali le omologazioni Euro 5 per le autovetture, gli <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/28/milano-e-il-mito-dellecopass/160595/" target="_blank">Ecopass</a></span> e una miriade di consigli su come cambiare la propria vita quotidiana per amore dell’ambiente. Ma i veri colpevoli del riscaldamento globale sono sempre in alto, lontani: sono i grandi del pianeta. E quindi i comuni mortali si possono tutto sommato rilassare.</p><p>Una volta assunta la giusta dose di deresponsabilizzazione, è sufficiente fare un giro in bicicletta per accorgersi che tra il centro abitato e la campagna ci sono almeno <strong>quattro gradi di differenza</strong>. Quella città che su Google Maps appare come una chiazza grigia, per chi ci vive dentro è come un’enorme caldaia.</p><p>Un’automobile, una volta spenta, cessa di inquinare. Una nuova lottizzazione, invece, toglie definitivamente respiro al pianeta. Continuiamo a pensare che sia colpa della Cina (per farla breve) e ad accettare che nei piani regolatori delle nostre amministrazioni siano previste <strong>espansioni urbanistiche a oltranza</strong>: una casa in più, magari <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Casa_passiva" target="_blank">passiva</a>, che differenza può fare? E ci sembra inverosimile che il pianeta si surriscaldi per davvero anche un po’ per colpa nostra, nonostante quei quattro gradi a portata di bicicletta.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/05/riscaldamento-globale-locale/161794/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>18</slash:comments> </item> <item><title>Ambientalismo da città</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/30/ambientalismo-da-citta/161152/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/30/ambientalismo-da-citta/161152/#comments</comments> <pubDate>Fri, 30 Sep 2011 12:27:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Matteo Mingazzini</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[agricoltura]]></category> <category><![CDATA[ambientalismo]]></category> <category><![CDATA[animali]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=161152</guid> <description><![CDATA[Capita che la cronaca dei giornali locali sia turbata da allarmanti fughe di animali esotici. Qua in Romagna, l&#8217;ultima in ordine di tempo riguarda una pantera nera (mai) avvistata sulle colline imolesi circa un mese fa, verso la fine di agosto. Ci sta che questi avvistamenti spaventino orde di padani che non hanno mai visto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Capita che la cronaca dei giornali locali sia turbata da allarmanti fughe di animali esotici. Qua in Romagna, l&#8217;ultima in ordine di tempo riguarda una <a style="text-decoration: underline;" href="http://www.romagnanoi.it/news/425970/Pantera-in-giro-per-Casalfiumanese.html" target="_blank"><strong>pantera nera</strong></a> (mai) avvistata sulle colline imolesi circa un mese fa, verso la fine di agosto.</p><p>Ci sta che questi avvistamenti spaventino orde di padani che non hanno mai visto in libertà un animale più pericoloso di una lepre. E ci sta che questi eventi &#8211; specialmente in estate &#8211; accendano l&#8217;entusiasmo dei cronisti alle prese con uffici stampa chiusi per ferie e Comuni deserti. Tuttavia, non sono solo gli animali d&#8217;importazione a terrorizzare i romagnoli. Per esempio, spesso e volentieri <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.dire.it/lupi_e.php?menu=14&amp;cont=18310&amp;lingua=it" target="_blank">le associazioni degli agricoltori</a></span> ricordano al mondo quanto siano<strong> dannosi per l&#8217;agricoltura e la pastorizia</strong> i lupi, i cinghiali, i caprioli, le volpi, gli storni e i passeri (io, che sono ignorante, sono terrorizzato dall&#8217;idea che i miei amici che fanno i contadini si ritrovino un giorno i frutteti dilaniati, messi in ginocchio dai passerotti).</p><p>La situazione non cambia se ci si sposta sulla splendida riviera romagnola: nelle cristalline acque dell&#8217;alto Adriatico, guai a nominare tracine e granchi di fronte ai quieti bagnanti&#8230; per non parlare poi di quando spunta l&#8217;allarme squalo. Insomma, gli animali selvatici non li vuole più nessuno, perché <strong>non rientrano nella norma</strong>. Mettiamo la camicetta al cane, ma siamo pronti a sparare alla volpe; ci incantiamo davanti a un bengalino e scalciamo i piccioni mentre camminiamo in stazione. La nostra cultura ambientale molto spesso si affida alla musicalità di una parola: chi salviamo tra il castoro e la nutria?</p><p>Mentre gli ambientalisti sono sempre più in voga (hanno persino il <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ecosia.org/" target="_blank">motore di ricerca</a></span> per salvare le foreste), la natura &#8211; quella vera &#8211; è sempre più estranea alla <strong>tolleranza della gente</strong>. Sicuramente in questo influisce il passare più tempo sull&#8217;asfalto che non sulla terra, mentre nei nostri corpi imperversano le più disparate allergie. E con i nostri piedi al sicuro e il moccio al naso, siamo pronti a sottoscrivere petizioni a volontà in difesa della tigre. Dalla Malesia con amore.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/30/ambientalismo-da-citta/161152/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>13</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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